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Spettro visibile

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In fisica lo spettro visibile è quella parte dello spettro
elettromagnetico che cade tra il rosso e il violetto
includendo tutti i colori percepibili dall'occhio umano
che danno vita dunque al fenomeno della luce. La
lunghezza d'onda della luce visibile nell'aria va
indicativamente dai 390 ai 700 nm[1]; le lunghezze
d'onda corrispondenti in altri mezzi, come l'acqua,
diminuiscono proporzionalmente all'indice di
rifrazione. In termini di frequenze, lo spettro visibile
varia tra i 770 ed i 430 THz.

La massima sensibilità media dell'occhio umano Un prisma separa per rifrazione la luce nei colori che
probabilmente si ha ai 560 nm (540 THz) dello spettro compongono lo spettro visibile (esperimento di
elettromagnetico, più o meno in corrispondenza del Newton)
colore giallo citrino anche se la temperatura media
della superficie della fotosfera solare di 5777 Kelvin dà
un picco ai 400-450 nm (azzurro-ciano, gradazioni di blu) fuori dall'atmosfera terrestre (diagramma
wavelength-picco emissione W.A.Steer) e mediamente ai 510-530 nm sulla Terra a causa della rifrazione
atmosferica ovvero nel verde citrino.

Indice
Storia
Descrizione
I colori dello spettro
Spettro dei colori di un display
Spettroscopia
Note
Voci correlate
Altri progetti

Storia
I primi studi sullo spettro visibile furono condotti da Isaac Newton, nel suo trattato intitolato Opticks, e da
Goethe, nel saggio La teoria dei colori, benché osservazioni precedenti furono eseguite in questo senso da
Ruggero Bacone, quattro secoli prima di Newton.
Newton per primo usò il termine spettro (dal latino spectrum, con il
significato di "apparenza" o "apparizione"), in una stampa del 1671,
dove descriveva i suoi esperimenti di ottica. Egli osservò che quando
un raggio di luce colpiva una superficie di un prisma di vetro con un
certo angolo, una parte del raggio veniva riflessa, mentre la parte
restante attraversava il prisma e ne usciva scomposta in bande
colorate. Newton ipotizzò che la luce fosse composta da particelle di
differenti colori, e che ogni colore viaggiasse con una propria
velocità, compresa tra quella del rosso (il più veloce) e quella del
violetto (il più lento). Ne conseguiva che ciascun colore subiva la
rifrazione in maniera diversa, cambiando traiettoria e separandosi
dagli altri. Il cerchio dei colori di Newton, che
mostra i legami tra i diversi colori, le
note musicali e i pianeti
Newton divise così lo spettro in sette diversi colori: rosso, arancione,
giallo, verde, blu, indaco e violetto. La scelta di sette colori non
poggiava su basi scientifiche, ma filosofiche, in particolare sulla
teoria esoterica della connessione tra colori, note musicali (sette), pianeti (allora erano ritenuti essere sette) e
giorni della settimana (sempre sette)[2][3]. L'occhio umano d'altra parte riesce solo con difficoltà a distinguere
l'indaco dal blu e dal violetto, fatto che ha spinto molti a ritenere di dover eliminarlo dal novero dei colori
dello spettro.

Johann Wolfgang von Goethe


contestò invece le conclusioni
di Newton, attribuendo al
prisma la scomposizione
della luce nei differenti colori
dell'iride, e proponendo una
descrizione qualitativa del
Spettro luminoso: distanziando fenomeno:[4] i colori non sono Spettro oscuro: distanziando il
progressivamente il prisma, i due poli contenuti nel bianco, ma prisma, i due poli del colore tendono
del colore tendono a congiungersi nascono dall'interazione della a congiungersi nel magenta (o
nel verde luce col buio, cioè da opposte porpora)

polarità. Goethe sperimentò


infatti che non basta far
passare un raggio di luce bianca attraverso un prisma per ottenere i colori, ma che questi diventano visibili
solo lungo i bordi di una striscia o una macchia di colore nero, che sia stata precedentemente tracciata sulla
parete oggetto dell'osservazione, o sulla quale viene proiettato il raggio.[5] In tal modo si ottengono due tipi di
spettro:

quello luminoso, quando il bianco della luce, proiettato a distanza attraverso il prisma, produce
un raggio i cui bordi si uniscono progressivamente a formare il verde;
e quello oscuro, non tenuto in considerazione da Newton, che si osserva guardando attraverso
il prisma una striscia nera, i cui bordi si uniranno progressivamente a formare il porpora man
mano che ci si allontana dalla parete.[4]
Anche il filosofo idealista Georg Wilhelm Friedrich Hegel, schierandosi dalla parte di Goethe, sottolineò
come il prisma non sia uno strumento neutro, ma sia la causa dell'insorgere dei diversi offuscamenti della
luce chiamati "colori", enumerati arbitrariamente da Newton come sette:
«Nella teoria dei colori il prisma era finora uno strumento essenziale ma è merito di
Goethe averlo demolito. La conclusione che viene da questo fenomeno è soltanto quella
che, siccome nel prisma si mostrano sette colori, questi dunque sono l'elemento originario,
e la luce è costituita da essi. Questa conclusione è barbara. Il prisma è trasparente e
offuscante [...] e offusca la luce secondo il modo della sua figura. [...] Ma ora si dice che il
prisma non ne è la causa; ma i colori che sono contenuti nella luce, vengono poi prodotti.
Sarebbe lo stesso se qualcuno volesse mostrare che l'acqua pura non è originariamente
trasparente, dopo aver rimestato un secchio pieno con uno straccio immerso
nell'inchiostro, e dicesse poi "vedete signori miei l'acqua non è chiara".»

(Friedrich Hegel, Filosofia della natura, lezioni del 1823-24[6])

Descrizione
L'onda elettromagnetica nel vuoto viaggia sempre alla medesima velocità; in presenza di altri mezzi, viaggia
ad una velocità inferiore, e il rapporto tra le due velocità è detto indice di rifrazione del mezzo. Tale indice
dipende dalla frequenza dell'onda luminosa e dal momento che la luce è composta da differenti frequenze
elettromagnetiche, essa verrà dispersa nel passaggio dal vuoto (o dall'aria) ad un altro mezzo. L'acqua e il
vetro sono ottimi materiali per sperimentare tale fenomeno: un prisma di vetro, come si è visto prima, rende
visibile lo spettro ottico mentre l'arcobaleno è l'esempio ideale della rifrazione naturale della luce nell'acqua.

Le radiazioni con lunghezza d'onda minore (e quindi frequenza maggiore) sono gli ultravioletti, i raggi X e i
raggi gamma; quelle con lunghezza maggiore (e frequenza minore) sono gli infrarossi, le microonde e le
onde radio. Tutte queste radiazioni hanno la stessa natura, sono infatti tutte composte da fotoni. Lo spettro
visibile rappresenta la parte centrale dello spettro ottico che comprende anche infrarosso e ultravioletto.

Lo spettro visibile non contiene come si può pensare tutti i colori che l'occhio e il cervello possono
distinguere: il marrone, il rosa, il magenta, per esempio, sono assenti, in quanto si ottengono dalla
sovrapposizione di diverse lunghezze d'onda.

Le lunghezze d'onda visibili occupano la cosiddetta "finestra ottica", una regione dello spettro
elettromagnetico che può attraversare indisturbata l'atmosfera della Terra (benché come è noto il blu venga
diffuso più del rosso, dando al cielo il suo colore caratteristico). Esistono anche "finestre" per l'infrarosso
vicino (NIR), medio (MIR) e lontano (FIR), ma sono al di là delle capacità umane di percezione.

Alcune specie animali, come per esempio le api, possono "vedere" in differenti regioni dello spettro
elettromagnetico, in questo caso l'ultravioletto, per facilitare la ricerca del nettare dei fiori, i quali
cercheranno quindi di attirare gli insetti mostrandosi "invitanti" proprio a quelle lunghezze d'onda. All'altro
capo dello spettro alcuni serpenti non vedono gli infrarossi perché, pur essendo animali a sangue freddo, la
loro retina sarebbe comunque più calda del corpo da vedere. Dato che un rilevatore IR deve essere più freddo
della radiazione da rilevare (vedi quelli del telescopio spaziale Hubble, raffreddati con elio liquido pur
essendo nello spazio esterno), eventuali recettori IR in un occhio interno sarebbero accecati dal sangue e dal
corpo stesso del serpente, per questo l'animale ha appunto dei ricettori termici sulla pelle ai lati del cranio,
nella posizione più adatta, che gli permettono di cacciare anche al buio.
Posizione dello spettro visibile all'interno dello spettro elettromagnetico (a dx infrarossi, microonde e onde radio, a sx
ultravioletti, raggi X e raggi gamma)

I colori dello spettro


I colori dell'arcobaleno nello spettro includono tutti quei colori che sono prodotti da un raggio di luce visibile
,di una precisa lunghezza d'onda (raggio monocromatico o puro).

Benché lo spettro sia continuo e non vi siano "salti" netti da un colore all'altro, si possono comunque stabilire
degli intervalli approssimati per ciascun colore[7].

Colore Frequenza Lunghezza d'onda


Violetto 668-789 THz 380-435 nm
Indaco 631-668 THz 435-500 nm
Blu 606-631 THz 500-520 nm
Verde 526-606 THz 520-565 nm
Giallo 508-526 THz 565-590 nm
Arancione 484-508 THz 590-625 nm
Rosso 400-484 THz 625-740 nm

Spettro dei colori di un display


I moderni display a colori (presenti nei monitor
dei computer o nei televisori, per esempio)
utilizzano solo il rosso, il verde e il blu, che
servono ad "approssimare" anche gli altri colori
Spettro di un display a colori
dello spettro. Nell'illustrazione a fianco, si
possono vedere gli intervalli in cui questi tre
colori vengono utilizzati.
Spettroscopia
Lo studio di oggetti basato sullo spettro della luce visibile che essi emettono è chiamato spettroscopia; un
importante campo di ricerca della spettroscopia si ritrova nell'astronomia, dove essa è fondamentale per
l'analisi delle proprietà fisiche dei corpi celesti. In generale, la spettroscopia astronomica utilizza reticoli di
diffrazione con alto potere di dispersione, in modo da ottenere un'altissima risoluzione. Si possono rilevare in
questo modo gli elementi chimici che compongono il corpo celeste attraverso le linee di emissione e di
assorbimento; l'elio fu scoperto proprio attraverso l'analisi spettroscopica della luce solare. Misurando inoltre
lo spostamento delle linee spettrali, si può ricavare il valore dello spostamento verso il rosso o dello
spostamento verso il blu dell'oggetto. Il primo pianeta extrasolare fu scoperto analizzando tale spostamento,
che era causato da variazioni di velocità della stella (influenzata gravitazionalmente dal pianeta) dell'ordine
di pochi metri al secondo.

Note
1. ^ Cecie Starr, Biology: Concepts and Applications, Thomson Brooks/Cole, 2005, ISBN 0-534-
46226-X.
2. ^ Niels Hutchison, Music For Measure: On the 300th Anniversary of Newton's Opticks, su
Colour Music, 2004. URL consultato l'11 12/12/2013.
3. ^ Isaac Newton, Opticks, 1704.
4. Johann Wolfgang von Goethe, Zur Farbenlehre (1810), trad. it., La teoria dei colori, a cura di
Renato Troncon, Milano, Il Saggiatore, 1979.
5. ^ «La conclusione di Goethe fu che, affinché il colore sorgesse, era necessario un CONFINE,
un margine dove luce e oscurità potevano incontrarsi e dar luogo al colore» (Renato Troncon,
Goethe e la filosofia del colore (http://digilander.libero.it/VNereo/Goethe-e-la-filosofia-del-colore-
(R-Troncon).htm), appendice del libro Goethe - La teoria dei colori, a cura di Nereo Villa,
Milano, Il Saggiatore, 1981).
6. ^ Trad. it. in Hegel, Filosofia della natura. Lezioni del 1823-1824, a cura di Marcello Del
Vecchio, pp. 101-102, FrancoAngeli, 2009 ISBN 9788856819304.
7. ^ Thomas J. Bruno, Paris D. N. Svoronos. CRC Handbook of Fundamental Spectroscopic
Correlation Charts. (http://books.google.com/books?id=FgjHjhCh5wsC&pg=PP1&dq=intitle:%22
CRC+Handbook+of+Fundamental+Spectroscopic+Correlation+Charts%22&ei=A3TYRvGjJYqK
oQK5oYzMBQ&sig=rsr8R_QF8j-fcWljMbTPF14Kcms#PPA2,M1) CRC Press, 2005.

Voci correlate
Luce
La teoria dei colori (Goethe)
Visione del colore

Altri progetti
Wikizionario contiene il lemma di dizionario «spettro»
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altri file su spettro (https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Visible_spectrum?usel
ang=it)

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