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Learning News Dicembre 2010, anno IV - N.

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Esperienze, stimoli e riflessioni sulla crossmedialità


Il laboratorio del FORFILMFEST 2010
di Vittorio Canavese∗

Il laboratorio che anticipa l’apertura ufficiale del FORFILMFEST ha


costituito, dal momento della nascita, nella seconda edizione del
Festival, una tappa di un percorso di avvicinamento e coinvolgimento a
forme innovative di formazione degli adulti centrate sulla narrazione.
Quest’anno i curatori (il sottoscritto, Sergio Di Giorgi, Dario Forti e
Emanuele Toscano, che ha collaborato anche a questo articolo) hanno
affrontato il tema della crossmedialità, una delle possibili forme più
innovative che le tecniche narrative per la formazione possano
assumere; tema difficile da definire, quasi sfuggente, per la sua
flessibilità e varietà, che ne determinano l’utilità ma anche le difficoltà
concettuali per non parlare di quelle tecniche. Per parlare di
crossmedialità abbiamo invitato Sergio Basso, partendo proprio dal suo
lavoro sulla comunità cinese di Milano nelle forme del documentario
cinematografico “Giallo a Milano” e del sito “Made in Chinatown”.
“Giallo a Milano” racconta, facendo parlare e seguendo nelle loro attività
quotidiane i cinesi della capitale lombarda. A legare le parti del film sono
le regole per scrivere un romanzo giallo. Ecco che “L’ideale sarebbe che
il morto potesse parlare” introduce il racconto in prima persona di un
collaboratore di giustizia, che fa la sua scelta dopo aver assistito ad un
inutile omicidio, per rapina, di un ristoratore cinese ad opera di criminali
della stessa comunità; in questo caso tutta la narrazione è illustrata da
animazioni: l’esigenza di non rivelare il volto del soggetto diventa scelta
stilistica e consente una sintesi del racconto altrimenti impossibile da
ottenere. La storia di Isabella, che studia da soprano, è introdotta da
“Una sventola disposta a cantare”. L’effetto è quello di dare una trama
formale a dei contenuti di per sé significativi ma separati e conclusi,
facilitando la spiegazione del fenomeno analizzato nel suo complesso.
Ma già durante le riprese, l’autore si è reso conto che quantità e qualità

Formatore ICT per il CSI Piemonte, componente del Comitato di progetto del FORFILMFEST,
membro del Comitato Scientifico del Premio AIF P.A. Filippo Basile.
E-mail: vcanavese@gmail.com, blog: www.dellaplane.it
dei materiali erano tali da non poter essere messi in un film senza
rinunce, e viene così individuato nella rete il canale adatto; nasce la
collaborazione con il Corriere della Sera, che nel suo sito produce una
piattaforma in cui vengono organizzati in brevi video sia altre storie degli
stessi protagonisti del film che di altri personaggi, le cui storie sono solo
on line. A questo punto si comincia a comprendere cosa possa essere la
crossmedialità: il rilancio a risorse diverse; ma anche pubblici diversi che
si intersecano. Nel caso proposto, al documentario ed alla sua
drammaturgia chiusa si contrappone una piattaforma video-web
caratterizzata da una drammaturgia aperta. Questo perché
l’ipertestualità della pagina web viene sfruttata per disporre gli oggetti
video in modo apparentemente casuale, ma con la possibilità di vederli
seguendo percorsi predisposti: per personaggi,

per archetipi

e per mappa
Ma anche dai singoli video è possibile “navigare” seguendo percorsi
logici:

Il potenziale per la formazione degli adulti è evidentemente alto, sia per


quanto riguarda la fruizione da parte di formandi, sia nel caso di un uso
didattico della progettazione di materiali del genere.
Non bisogna però dimenticare le implicazioni in termini di linguaggio che
progetti del genere sollevano, ed in cui il punto di vista del formatore può
caratterizzare il progetto cross mediale differenziandolo da quanto può
essere concepito per il pubblico generico della sala e della rete. Per il
formatore l’attenzione agli elementi che attirano l’attenzione dello
spettatore può apparire eccessiva, avendo presenti situazioni in cui il
patto formativo fornisce motivazioni alla fruizione e, semmai, occorre
spingere alla discussione critica e alla partecipazione attiva. Resta il fatto
che il linguaggio a cui il pubblico si abitua deve essere ritrovato anche in
occasioni formative. Come Sergio Basso faceva notare, il livello di
attenzione su un video su pc non supera il minuto, ed in quel tempo si
cerca un inizio, una storia ed un finale, che magari colleghi ad altri video.
In questo senso è fondamentale il ricorso attento alle metafore, che non
servono solo da guida tra le unità, ma devono essere una chiave
interpretativa forte. Il potere della metafora e il fascino dell’immediata
comprensibilità di un video di senso compiuto in poco più di un minuto,
hanno anche un'altra potenzialità, ovvero quella di poter efficacemente
“richiamare” l’utente della piattaforma a visionarla anche in un secondo
momento, dal momento che il visitatore stesso realizza che può
interrompere il suo percorso formativo quando vuole, avendo comunque
la garanzia di aver ricevuto una serie di stimoli di senso compiuto. D’altra
parte ci è piuttosto difficile immaginare di mettersi a curiosare un film-
documentario per poi interromperlo e riprenderlo, mentre con una
piattaforma crossmediale si può immaginare che il visitatore decida di
curiosare velocemente in un primo approccio, per poi tornare ad
utilizzare la piattaforma in una seconda fase, per decidere, infine, di
esplorarla a lungo soltanto in un terzo momento, avendo comunque già
parzialmente recepito il messaggio formativo e metaforico. Tutto questo
perché il messaggio metaforico e la visione di pochi brevi video tematici,
e di senso compiuto, non solo lo hanno già colpito, ma hanno anche
lasciato traccia nella sua memoria, dal momento che è il visitatore stesso
che si è creato un suo personalissimo “trailer” della piattaforma (e del
documentario).
Il concetto stesso di creatività da applicare a questo genere di progetti si
evolve, i limiti si fanno più labili, gli strumenti si moltiplicano, il possibile
riferimento a metafore insolite si amplia. Si può pensare di farsi guidare
dalla tecnologia: per il nuovo progetto che Basso ha in cantiere -
raccontare una storia tanto sconosciuta quanto toccante come quella dei
profughi forzati del Buthan in Nepal- i riferimenti vanno, ad esempio, dal
musical al videogioco (il documentario “di partenza” si è già aggiudicato
la prestigiosa Menzione Speciale della Giuria del Premio Solinas 2009).
Fedele alla sua natura di laboratorio, di crossmedialità non si è solo
parlato, ma si è anche provato ad andare sul pratico, se non utilizzando
tecnologie per motivi di tempo e di conoscenza degli strumenti
tecnologici, almeno provando a definire percorsi formativi di lettura della
piattaforma “Made in Chinatown” o prefigurando possibili percorsi
formativi su basi cross mediali.
Proprio perché argomenti del genere richiedono tempo e
approfondimenti, il blog www.forfilmfest.it è pronto ad ospitare il
prosieguo del lavoro iniziato a Bologna in presenza, con le “bozze” di
progetto che i partecipanti (ma anche tutti i colleghi interessati) vorranno
condividere e che potremo discutere in rete, anche con la collaborazione
dell’esperto Sergio Basso. Lo spazio in rete è aperto anche ai
suggerimenti e alle indicazioni sull’argomento, a cominciare dagli
strumenti informatici che potrebbero essere utilizzati in progetti cross
mediali per la formazione.
Ad esempio una risorsa utile per provare almeno a progettare bozze
cross mediali può essere VUE, acronimo di Visual Understanding
Envirnment, piattaforma Open Source per la produzione di mappe
mentali multimediali (http://vue.tufts.edu/).