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Mozart e le sinfonie “rubate”

È possibile che a Mozart siano state attribuite alcune tra le più famose sinfonie composte
senza averle effettivamente scritte lui?
L’elevata densità di composizioni scritte dal compositore (700 lavori con una media di 23
lavori all’anno, 2 al mese per 30 anni) ha portato il direttore d’orchestra e compositore Enzo
Amato, tramite il suo lavoro “La musica del sole”, a dubitare dell’attribuzione di molte tra le
sinfonie di maggior successo del compositore.
A confermare la tesi sono i manoscritti presenti nella Biblioteca Estense di Modena, parti
staccate della sinfonia Jupiter di autore anonimo del 1784 anziché 1788 come nella partitura
del compositore.
La fruizione musicale ai tempi del classicismo viennese, inoltre, portava i ricchi ad acquistare
composizioni da autori e riassegnare le stesse ai direttori a servizio dei nobili di turno,
comprando il silenzio degli autori tramite accordi notarili.
Tra gli autori “derubati”, si presume ci siano composizioni di Andrea Luchesi.
Tra gli indizi a favore di questa tesi troviamo una firma autografa di Mozart coprire quella del
compositore veneto sulla partitura della sinfonia Parigi (conservata a Regensburg) in cui
possiamo notare la sovrapposizione delle firme.
È pur vero che in quel periodo i grandi compositori spesso si avvalevano di assistenti per le
correzioni ma soprattutto per le trascrizioni, che giustificherebbe sia il manoscritto della
Biblioteca Estense di Modena che la quantità smisurata di opere composte da Mozart.
Una vicenda raccontata sia da Amato nell’opera sopracitata sia da Bianchini e Trombetta ne
“Mozart, la caduta degli dei” prova a confermare la tesi iniziale: giunto a Parigi (nel 1777),
Mozart fu cacciato dalla città dal barone Melchiorre Von Grimm perché considerava la
medesima sinfonia un falso.
Nella possibilità che si concretizzino queste ricerche, potremmo pensare seriamente pensare
di dover riscrivere la storia della musica così come la conosciamo.