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(Cagliari)

L'uso dei tempi verbali nelle fiabe orali e scritte

0. Non sappiamo ancora molto, se non in termini generali, sulle differenze tra
oralità e scrittura e tra lingua parlata e lingua scrittal anche perché troppo
spesso si è trascurato il fatto che occorrerebbe ricavare tali differenze dal con-
fronto tra testi il più possibile omogenei per argomento, funzione, ecc. e tali
che, a spiegarne le differenze, risulti pertinente la sola variazione del canale
utilizzato.
Può essere utile, pertanto, confrontare tra loro testi orali e scritti apparte-
nenti allo stesso genere narrativo (quello fiabesco), anche se si tratterà di fiabe
orali e popolari da una parte e di rielaborazioni scritte di queste, o di vere e
proprie fiabe d'autore, dall'altra; di testi, dunque, in cui
- ovviamente - lo
statuto del produttore (ma anche del destinatario) è molto diverso. Tuttavia i
narratori popolari sono quelli che, nell'oralità, possiedono, meglio di altri ap-
partenenti alla loro stessa comunitàl,|a tecnica del narrare e sono i meno in-
fluenzati dallo stile delle narrazioni scritte3, che può influenzare notevolmen-
te, invece, chiunque si improvvisi narratore di fiabe, magari dopo averle lette.
Perciò le differenze tra narrazioni orali e scritte, pur tarate dal diverso statuto
culturale degli emittenti, potranno risultare meglio evidenti.
Tale lavoro di confronto è possibile anche perché oggi possediamo varie
raccolte di fiabe trascritte fedelmente dall'oralità, o meglio con un alto grado
di attendibilità per quanto concerne la 'fedeltà' della trascrizione, compatibil-
mente con quanto è possibile nel passaggio dal testo verbale orale alla sua rap-
presentazione visiva mediante la scrittura. Inutile dire che tali fiabe orali-
trascritte spesso si rivelano chiaramente fonte di rielaborazioni fiabesche
ambito della scrittura ad opera di autori pitr o meno accorti e plu o meno
tesi a rispettare lo'stile'particolare delle narrazioni orali.
Ora, rìtengo che una delle componenti fondamentali di questo'stile'orale
almeno per quanto riguarda il testo verbale consista in un uso partico-
- -

' È quanto lamentano anche molti di coloro che se ne sono occupati più di recente. Cfr., ad
esempio, Nencioni (1976), Parisi-Castelfranchi (1977).
'z
Ed è irr genere la stessa comunità cui apparten6lono a riconoscere loro apertamente tale pri-
vilegiata competenza narrativa, indicandoli facilmente e senza ombra di dubbio come coloro che
<{sanno» narrare ai ricercatori esterni che vogliano raccogliere racconti popolari, come ben sanno
per esperienza comune e diffusa tutti gli studiosi di tradizioni popolari.
- -
r Tanto piìr che essi sono spesso analfabeti.
290 cRrsrrNA LAvrNro
r'uso orr rEMpr scRrrrE 291
vERBALT NELLE FrABE oRALr E

lare dei tempi. Infatti, mettendo a confronto le fiabe orali e quelle scritte , non
nella raccolta effettuata in Toscana da G" Siciliano per Pitrè (1885) (e non ca:
risultano confermate le osservazioni di §Teinrich (1,971,2) sul fatto che il ràc-
rattetizzata da un grado altrettanto fedele di trascrizione)e e in raccolte di fia-
conto meraviglioso è la sede per eccellenza dei tempi del mondo narrato: usan-
be scritte e letterarie (Straparola 1550-155310, Basile 1634-163611, Nerucci
do la fondamentale distinzione proposta dallo stesso'§Teinrich tra tempi del
1 88012, Capuana 1,894-190213).
mondo commentato e tempi del mondo narrato, si scopre che nelle fiabe orali
Bisogna aggiungere che, per la scelta delle fiabe orali-trascritte da analiz-
si ha una certa prevalenza di tempi commentativi4 di contro alla ancora pir)
zare, si è cercato di combinare il criterio dell'affinità tematica con l'esigenza di
netta prevalenza di tempi narrativi nelle fiabe scritte. Si arriva a queste conclu-
prendere in esame testi facenti parte del repertorio di narratori diversi, per re-
sioni, peraltro, esaminando la sola parte diegetica dei testi (con l'esclusione,
perire le costanti della narrazione orale facendo astrazione dallo stile partico-
dunque, di tutti i discorsi diretti) perché altrimenti, essendo il dialogo una si-
lare dei singoli narratori.
tuazione di per sé commentativa, la discrepanzatra ternpi narrativi e commen-
Di ognuna delle nove raccolte citate sono stati esaminati quattro testi, per
tativi è ancora più marcata a favore di questi ultimi nelle fiabe orali mentre si
un totale dunque di 36 fiabe in cui sono state computate le ricorrenze dei di-
attenua
- se non viene meno - in quelle scritte, controbilanciando il prevale-
re dei tempi narrativi nella diegesis.
versi tempi verbali senza perdere di vista, nel contempo, la loro distribuzione
all'interno dei testi: i "nidi, di tempi di volta in volta dominanti che conribui-
Restano valide dunque solo per l'ambito della scrittura le consider azioni
scono alla delimitazione di segmenti testuali precisi e ben caratterizzati. Tale
di §Teinrich (1.971.2) sui tempi caratteristici della fiaba che, introdotta dall'im-
corpus può forse apparire esiguo, ma lo ritengo sufficientemente rappresenta-
perfetto, "uno dei tempi principali del mondo narrato>>, vedrebbe poi tutti gli
tivo e si rivela già piuttosto ampio per un lavoro di rilevazione effettuato senza
altri tempi del testo rispondere «come un'eco costante» a tale segnale iniziale
l'aiuto del calcolatore, schedando pazientemente ogni singola occorrenza di
(p. 65). Né è un caso che Weinrich tenga presenti sempre fiabe scritte e colte
tempi verbali nella diegesi, e in testi generalmente piuttosto lunghi. Inoltre i ri-
come quelle dei Grimm.
sultati ottenuti sono confermati nella loro validità generale dalle parziali veri-
fiche dei risultati su altri testi delle raccolte non inclusi nel corpus. Le stesse
1. Ma vediarno meglio il corpus considerato ed i criteri seguiti per la sua costi- raccolte, poi, sono sempre state tenute presenti complessivamente.
tuzione. A partire da quattro testi fiabeschi compresi nella Nouellaja fiorenti- Occorre inoltre precisare che, per la classificazione dei tempi verbali, si
na diY.Imbriani (trascritti stenograficamente in modo molto fedele all'orali- sono seguite le indicazioni di §(einrich (1,971,'z), ma limitando la schedatura ai
tà, caso unico nelle raccolte ottocentesche italiane di fiabe popolari) e dalla soli tenrpi nfiniti", anche se, con una leggera forzatura rispetto alle posizioni
rielaborazione fattane da I. Calvino nelle Fiabe italiane,, si sono cercati i testi di §Teinrich, si sono fatti rientrare al loro interno i congiuntivi e se si è incluso
che presentassero gli stessi motivi, o motivi il più possibile analoghi, in raccol- l'imperativo tra i
tempi commentativi. D'altra parte è lo stesso §Teinrich
te recenti di fiabe orali trascritte fedelmente (Barozzr'1.9767 e Coltro 1978s), il congiuntivo è un "semifinito» solo nel francese mo-
(1.971.2) a precisare che
derno, ndove dalla lingua parlata, e in buona parte anche da quella scritta, so-
a È questo, peraltro, ufl carattere frequente in altri tipi di narrazioni orali, specie se infram-
no stati eliminati gli antichi imparfait e plus-que parfait du subjonctif" 1r.
mezzate da numerosi discorsi riferiti direttamente.
320). Per cui, se, come nell'italiano, le diverse forme del congiuntivo (presente
' È lo stesso §7e inrich (19712) ad awertire che .qualora un racconto presenti un'alta percentua-
le di discorso diretto, è consigliabile separare il resoconto del narratore dai brani di dialogo" (p. 53).
6 Si tratta cioè di: La uerdea(Imbrìani1877,pp.30-4L) etrlre nelpaniere (Calvino 1956, pp. e I tre cani (pp. 9-21), ll mago delle sette teste (pp. 22-27), La Mel.a (pp. 44-49), La Maestrd
443-449), L'uccellino che parla (Imbriani 1877, pp. 81-93) e L'Uccel bel-uerde (Calvino 1956, (pp. 100-106).
pp. 433-442), La Prezzemolina (Imbriani 1977 , pp. 209-215) e Prezzomolina (Calvino 7956, pp. ro Favola I, notte II, volume I (pp. 63-69); fav. III, n. III, vol. I (pp.l27-137.\; fav. IlI, n. IV,
427-432),ll re attaro (Imbriani 7877, pp. 217-227) e L'assassino senza tna.no (Calvino 1956,pp. vol. I (pp. 176-188); fav. I, n. Xi, vol. II (pp. 159-162).
450-4ss). 1t Petrosinell.a (pp. 125-1,29), Cannetella (pp. 200-206), La Penta Mano-mozza (pp. 207-
7
La moglie sciocca (pp. 56-7'1,), La codà dell'asino in fronte (pp. 66-7il, Rosa aiutami (pp. ) I (t), Sapia Licarda (pp. 226-231).
376-387), Pepina (pp. 474-478). 12 La Prezzemolina (pp. 166-176),1figlioli della campagnala (pp. 238-247),1 cinque L,adri
8 L'uselinbeluedere (parteI, pp,243-261"),L'acquachebala, lapiantachesona, I'wcelinoche
(;rp. 385-395), Caterina furba (pp. 463-47A).
parla (parte II, pp. 32-53), Bela-In-Fronte (parte II, pp. 284-298), La madurana (parte II, pp. tt
426-439). §snla-orecchie (pp. 32-37), L'albero che parla (pp. 56-62), Grillino (pp. 170-17 6). Mastro
,'l t i oncia-e-gt4asra (pp. 21. 1. -218)
"

L^
292 cRrsrrNA LAvrNro L'uso oet rEMpI vERBALI NELLE FIABE oRALI E scRITTE 293

e imperfetto, passato e trapassato) coesistono, è pitr che legittimo considerare tempo narrativo e che tuttavia, se isolato in contesti commentativi, continua a
finiti tali tempi: commentativi il congiuntivo presente e passato e narrativi svolgere il ruolo di tempo della retrospezione commentativa, analogamente a
quello imperfetto e trapassato, precisando che il congiuntivo passato e trapas- quanto succede per rl passè composè del francese orale2o. Essendo però, come
sato sono tempi retrospettivi, rispettivamente, del mondo commentato e di risulta anche dalle fiabe orali toscane, abbastanza bassa la frequenza della re-
quello narrato. l,'imperativo, poi, «presenta un'affinità strutturale con le for- trospezione commentativa nei testi fiabeschi, si è preferito computare tout
me commentative"la e
"offre le meilleur accès au problème des rapports qui court il passato prossimo tra i tempi narrativi. D'altra parte la bassa frequenza
existent entre le langage et la réalité dans une situation communicative,l5. Ciò di tutti i tempi di retrospezione (e la bassissima di quelli di prospezione) è ca-
grazie, potremmo dire, alla sua particoiarmente'coinvolgente' forza illocuti- ratteristica delle fiabe sia orali che scritte, dato l'andamento lineare della con-
va. Ma se il coinvolgimento del destinatario è proprio dell'uso dei tempi com- secuzione naffativa dei testi fiabeschi, in cui lo scarto tra fabula e intreccio è
mentativi mediante la "tensionerl6 che lo accompagna, si può includere I'im- minirno per quanto riguarda la disposizione dei motivi.
perativo tra i tempi commentativi tout caurt, considerandolo, anzi, come un Un discorso a parte merita Ia raccolta di fiabe toscane effettuata da G. Si-
tempo privilegiato al loro interno, in quanto più strettamente'agganciato' alia ciliano per Pitrè. Non si tratta qui di fiabe trascritte fèdelmente e integralmen-
situazione dell'enunciazione (verso la quale è orientato l'atteggiamento com- te: come è possibile inferire anche dalle note ai testi, il trascrittore ha spesso
mentativo in generale). omesso le parti più commentative, contenenti "divagazioni» o osservazioni di
carattere generale, non ritenendole, erroneamente, parti integranti del testo.
2. 1 . Non si può qui fare un discorso puntuale sulle singole raccolte da cui i te- Ciò che gli interessava era, in fondo, registrare la «storia» vera e propria e non
sti del corpus sono stati desunti (ad esempio sulle fiabe-novelle di Straparoia o le modalità del racconto: da qui le abbreviazioni o Ie parti riassuntive ammes-
sulle fiabe tutte d'autore di Capuana)17. Si può solo rilevare come la dominan- se anche da Pitrè (1885) nell'introduzione («qualche volta, quando non potè
za dei tempi commentativi seguire il racconto, fsiciliano] abbreviò con le parole stesse delle novellatrici",
- determinata
tratta di narrazioni al presente (storico)18
fondamentalmenre dal fatto che si
sia compresa tra 11 70,9 e rl p. XXXVIII). Questo modo di procedere può spiegare perché, in qualche ca-
78,7"/" nei testi di Imbriani presi in esame, tra- 11 55,7 e 1172,4"/" in quelli di so, la percentuale dei tempi commentativi si abbassi sensibilmente al di sotto
Barozzi, tra il 54,3 e1172"/" in quelli di Coltro. Tuttavia in alcuni casi (in un del 50%: se in due delle quattro fiabe di questa raccolta prese in esame regi-
testo di Barozzi e in due di Coltro) la percentuale dei tempi commentativi è striamo, nonostante tutto, il predorninio dei tempi commentativi (62,4 e
leggermente inferiore al 50o/"1e. Bisogna dire, però, che si tratta, in questi casi, 57,1."/"), in una essi scendono al 36,7"/o, mentre nell'altra interessan-
di percentuali calcolate per difetto, dal momento che il passato prossimo, rem-
- e ciò è
te * essi costituiscono solo il 5,6"/" del totale. Si tratta però, in quest'ultimo
po della retrospezione del mondo commentato in un sisterna verbale in cui es- caso, di una fiaba narrata da una novellatrice che, osserva il curatore, "dà al
so coesista con il passato remoto (come nel toscano o nell'italiano scritto), è suo racconto un andare più letterario che non le altre" (p . 21) . (Oggi ' non ne-
stato qui computaro in toto tra i tempi narrativi: nei dialetti settentrionali gando lo statuto di'letterarietà'che anche le fiabe orali possiedono, specifiche-
(mantovano e veneto) delle due raccolte non esiste infatti il passato remoto, e remmo che essa dà I'impressione di una maggiore vicinanza alle modalità nar-
le sue funzioni sono ricoperte dal passato prossimo che diventa dunque un rative tipiche della scrittura). Ma questa impressione di un rnaggiore tono let-
terario, non meglio esplicitata ed argomentata, può essere dovuta proprio al
predominio, in questa fiaba, dei tempi narrativi. Un predominio insolito nelle
la Weinrich (79712, p. 321). narrazioni orali che, anche se come elemento non consapevolmente individua-
15 §Teinrich (1979, p. 342). to ma interiorizzato nella competenzanafiativa passiva e implicita di un rac-
15 Cfr. §Teinrich (1.971.'z, pp. 44-47 in particolare). coglitore di fiabe orali, può avere determinato il giudizio sopra riportato. Ed è
17 Per ogni raccolta si rinvia, comunque, almeno alle introduzioni dei curatori delle edizioni interessante il riscontro con i giudizi di Imbriani (1877) sulle poche fiabe det-
citate.
r8 Anche il presente tradizionalmente designato come «storico» pur
è sempre un tempo com-
rnentativo, serve ad «attualizzare» il racconto coinvolgendo emotivamente il destinatario, e se ne
fa un uso tanto pirì frequente quanto pir) si vuol narrare in modo awincente,
re Cfr., per i dati più analitici, le tabelle allegate..
20 Cft. La ocrise, du Passè simple, cap. 10 (pp.29l'316) della trad. francese di Weinrich
(1971'1), omesso invece nella trad. it.

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294 cRrsrrNA LAVINro L,USO DEI TEMPI VERBALI NÉLLE FIABE ORALI E SCRITTE 295

Nerucci' pur indicando


tategli da "colte signore", alle quali egli però, riscontrandovi una certa «man- l'82,7"/o)che, ancora una volta, non è casuale' Infatti
canza di brio" e un che rielaborò personalmente
"di pesante nel dettato, (p. 308), antepone e preferisce informatori, scrisse e
,f.rro f:ia.rtltà precisa dei suoi egli stesso
quello delle sue «povere ciane analfabete» (p. 1 1 1 ) . Ma è proprio nei testi delle cercando pero di calarsi
le fiabe solo dopo avede sentitenartare)
si ha dunque una simulazio-
"colte signors"
(non compresi nel corpus)2r che predominano i tempi narrativi nelle vesti di rr, ,rr..rtor. otalt t popolare' In lui
e che viene eliminato un altro dei tratti caratteristici dello stile fiabesco e che r,,*'iot'e à"le che incide anche sulla maggiore fre-
;;;;;;;rti.^ dell"
invece permane, in genere, anche nelle fiabe scritte: l'uso frequentissimo, se scritti del corpus) dei tempi commenta-
lu.rrru"..l".iva (rispetto agli altri testi fenomeni tipici delle
non eslcusivo, dei discorsi messi direttamente in bocca ai vari personaggi. Il ri- ;;i;;;; uso del^presenL storito che si associa ad altri
gli appelli continui agli
sultato è che vi si usano spesso i discorsi indiretti, in testi dalla maggiore com- narrazioni orali e t"tti..p*iUili spesso nei suoi testi:
nell'orga-
plessità sintattica a livello frasale, ma pirì brevi e meno ridondanti, privati così uditori (i va:nfigurateui' Zhe ti fai ' deccori ), il loro coinvolgimento (i inter-
plurale diversi
nizzazionedel racconto, .o" l""o della prima
di altri tratti tipici del genere fiabesco. Infatti la ridondanza, tipica della lingua persona
ecc'' che ne scan-
parlata e spia della stessa genesi orale del genere "fiaba", è stata poi canoniz- ,arrri "ai regiar, cioè, come lasciamo, torniamò' ueniamo2a ' che fa
oideologica' del narratorezs
zata nelle fiabe, sia orali che scritte, in un vero e proprio procedimento lettera- discono le macroseq".*tl, f^ fo"'io"e di valo-
riamente connotato: quello della triplicazione (o anche quadruplicazione). morale e ad un insieme
lp.*. tri*rr*",o, "iii"rÉo del testo, ad una svolgimento le vi
ri e di conoscenze'comuni'per commentare nel loro stesso *Quando alle donne
mo'»'
cende narrate (es., "Si-sa, la gt"tt nun è tutta
a un
2.2. Se passiamo ora ad esaminare velocemente le fiabe scritte del nostro cor-
e anco di cornmet-
gii plgfi, labizza,si sa pur troppo, sono capaci d'ugni cosa
pus, notiamo che ovunque la situazione è nettamente rovesciata22, con il pre-
dominio,ancora piìr marcato dei tempi narrativi (il 100% in una fiaba di Cal- ter de' delitti"26)"
l'abile riscrit-
vino)23, con valori intorno o al di sopra del 90"/",oltre che in Calvino, anche A parte il caso particolare di Nerucci comunque' abbiamo
il storico' specie in prossi-
nei testi di Stràparola e Basile, che pure sono messi in bocca a narratori rap- tura di Calvino .t., ot,.. 'J usare talvolta presente
pitr sporadicamente (così co-
presentati come orali nella cornice delle due raccolte. Tale fatto dunque, alme- mità di scene dialogate2T, inserisce - ma molto per dare lo-
no per quanto concerne l'uso dei tempi verbali, è privo di conseguenze rilevan- me Capuana) espressioni dello stesso tipo nei suoi tèsti' proprio
-orale e PoPolare'
ti all'interno dei testi ivi compresi. ro una Patina
invece' i pochi
In Capuana le cui fiabe furono in un primo tempo scambiate per tra- Nelle raccolt. foàii. di cornice di Straparola e Basile'
- sequenze introduttive e
scrizioni fedeli di narrazioni popolari, fino a che Capuana stesso non precisò a.-p1 .orrr-entativi ,o,'o tott"""trati per lo fiù nelle
all'interno del
conclusive dei singolirrcconti: si traft; delle;equenze !!t'p"
trattarsi di fiabe d'autore
- il predominio dei tempi narrativi si abbassa, in
qualche. caso, leggermente (86,5"À è il valore pirì basso). turno narrativo dei diversi narratori '"pp""ttt"ti'
richiamano preliminar-
a.it'raitotio (ugualmente rappresentato) sul significato
In Nerucci si ha un ulteriore calo (con valori compresi tra il 75,2 e ;;;;-iùi*.rior. talvolta
(morale) della storia che sta per essere nartata'con riferimenti
- o l'analogia - a
o la contiguità'
quella precedente p.t t","fittarne l'opPosizione'
'z1 Cfr. in particolare Imbriani
(1877): L'uccel bel uerde (pp. 104-1 10), Le tre fornarine (pp.
290-297), Le tre melarance (pp. 305-307)"
pur corrire a quel mo' e tor"i*'no alla
22 Del resto un'inversione di tendenza si può notare già nelle traduzioni, per altri versi abba-
2a Es.: ..e via a gambe a traverso i campi' E lassamogli
Catèra, (Nerucci 1S80' P' 171)'
stanza fedeli, fornite da Coltro (1978) in calce ai testi dialettali trascritti: vi si rileva infatti la fre-
quente trasposizione al passato remoto di forme al presente. Cfr. ad esempio, le pp. 38-39, dove 25 le diverse funzioni del natratore, come
quella 'di regia'o quella "ideologica' cfr' Ge-
Per
tutte le forme presenti (el, la) dise vengono tradotte con disse se non, con una variazione anche nette (L972, PP. 303-307)'
lessicale, con rispose. 26 Nerucci (i880, p. 56 e p'.137)' Cfr' anche Imbriani (1577 ' p' 219,): 'lJn l:: 'ut'"-11i,1:
2r In altra occasione(Lavinio I 983), per le fiabe di Imbriani e Calvino, ho calcolato dei valori
leggermentediversi: adesempionel caso delRenelpanierediCalvino (1956) davounapercentua- ilt':,',",'ffitltriirlt*,':iTtli:lil*arm'*:;iJi:Ì'T[ffi?:l?,H'::i'::'"'3:TiiT:
t"t" alcuni dei molti esempi possibili'
le dello 0,6% di tempi commentativi considerando commentativo
- e non narralivo come invece, #d"i. ffi";".t,i
maggiore dei temri com1111tivi è ll Gallo
secondo §Teinrich (1,977'z), tutti i condizionali
- un condizionale presente che compare, in effetti, 27 Una delle fiabe in cui Calvino (1956) fa un uso al
in un inciso di tipo commentativo (oUn giorno il Re gli comandò d'andare a fare un lavoro fuori Cristallo p'it'
(pp.495-a9.7)."h.;;;i;';;';;' letru'-a' à[pa'e narrata quasicompletamente
via, come sarebbe a tagliare un bosco in un paese lontano», p. aa3), Le conclusioni cui giungevo nresente.computanclo,"".'Éiiffi;;il;;ì;tili dtlla diÉgesi' ci si accorge che anche in questo
erano comunque identiche. #" ;,;;t ;;'J;;;; ito't 29,2ò/" del totare'
295 cRrsrrNA LAvlNro L'uso oBt rEMpI vERBALI NELLE FIABE oRALr E scRI'rrE 297

con la successiva. Rispetto a tali sequenzela haba vera e propria si qualifica, definire di primissimo piano (ciò è particolarmente evidente a testo tra-
tra l'altro, quasi come un exemplum. Inoltre, in Straparola, essa è inìrodotta scritto) che porta alla ribalta, all'interno del testo stesso, la situazione
talvolta da un passato remoto seguito da imperfettizs, così come awiene spes- dell'enunciazione narrativa e coloro che vi interagiscono, e che è rafforzato da
so nel Decameron data la presenza di una cornice a;nalogaze . tutti gli altri elementi testuali che ad essa rinviano.
All'interno del testo, poi, sia in Straparola che in Basile, i pochissimi tem- E una situazione dell'enunciazione che entra con forza ad organizz.are 1l
pi commentativi che vi si reperiscono si hanno nel caso di similitudini, di indi- racconto
cazioni temporali sulla stagione o sull'ora del giorno3o, di asserzioni di *verità - nei cui confronti non mancano i riferimenti metanarrativi - ed a
deterrninarne i movimenti, che viene utilizzata per istituire similitudini relative
generali, o in sporadici riferimenti all'io del narratore o al suo uditorio3l. I al piano della storia35, per costruire quasi uno spazio scenico36, al cui interno
presenti storici, invece, sono rarissimi in Straparola (se ne può trovare uno so_ il narratore sfrutta poi tutte le proprie risorse vocali, mimiche e gestuali, spes-
lo, ad esempio, in un'interu fiaba) e del tutto assenti in Basile. È da segnalare so sostitutive, e probabilmente più efficaci, di una loro eventuale verbalizza-
tuttavia, in Straparola, l'interessante passaggio al presente all,interno di certi zione esplicita3T.
discorsi indiretti che in tal modo, assumendone i ternpi, sembrano quasi com- In tale situazione il narratore orale tende a'drarnmatizzare'dunque il pro-
mutarsi in discorsi diretti, anche se non canonicamente riportati32. prio racconto (attualizzandolo anche nella diegesi
- quasi una didascalia -
con l'uso del presente), in una sorta di rappresentazione degli avvenimenti as-
3. A proposito di tutti i fenomeni che, in un modo o nell'altro, rinviano alla si- sociata all'uso di un presente (storico) di primo piano. Cio nella parte cen-
tuazione dell'enunciazinne narrativa e che sono frequenti nelle fiabe orali (ele- trale (e quantitativamente più rilevante) del testo, quando inizia il vero e pro-
menti deittici, appelli all'uditorio per richiamarne l'attenzione o per accrescelr- prio movimento del racconto dopo che la situazione iniziale, introdotta da
ne l'attesa rispetto al seguito del racconto, ecc.), si può osservare che essi com- C'era una uolta (o simili) è stata presentara soprattutro tramire gli imperfetti,
portano l'uso di un tempo presente (sia indicativo che imperativo) corrispon- che potremmo dire tipici dei sommariss, e prima del ritorno ai tempi narrari-
dente al presente reale dell'hic et nunc della situazione dell'enunciazione narra- vi (soprattutto passati rernoti) nella parte finale del testo, quasi ìn preparazio-
tiva e che ad essa, in modo esoforico, rinvia. Tale uso, che ricopre una percen- ne delle formule di chiusura del tipo <(e se ne vissero e se ne godettero, e in pace
tuale del 6,3o/" in media rispetto al complesso dei tempi commentativi com- sempre stettfro»3e.
presi nei testi di Imbriani (1,877), è dunque da tenere distinto rispetto ai pre- E in pratica lo stesso schema individuato per le narrazioni orali in france-
senti storici che riguardano 1o svolgimento del racconto: segnala un modifiiar- se da §Teinrich, che però sernbra legare i'uso dei tempi commentativi nelle nar-
si della «prospettiva di comunicazioner33 ed è associato, spesso, alla prima o razioni orali (in cui comunque prevarrebbero i tempi narrativi) alla particolare
seconda persona singolare o plurale3a. Si tratta di un presente che potremmo sittrazione del francese, che vede l'assenza, nell'uso orale, del passè simpleao. Si
tratta invece di un fenomeno più generale riguardante le narrazioni orali (al-
meno quelle fiabesche) anche in situazioni in cui oralmente (come nel caso del
28 E-s.:..1)6ys6s_adunque
sapere, donne mie care, che Galeotto/a re d'Anglia [,..) ed aueua toscano) passato prossimo e remoto coesistano,
per moglie 1a figliuola di Martias" (I, p. 63).
Cfr. ri7einrich (1971,, pp. 176-1,82).
'?e
ri Benveniste (1966). Es.:
r0 Es., : "Quello dormiva, lo stesso che dire a questo tavolino", Imbriani
" .«quanno lo _Sole auza trofei de luce pe la vittoria guadagnata contro la Notte, ieze a lo (1877, p. 173).
palazzo de lo re" (Basile 1634-1636, p" 228).
36 Es.: «ma qui, dichiarno, questa fosse la camera; e qui, dichiamo, ci fosse le guardie", Im-
t'.Et.! Straparola (1550-1553), «non so se-questo_fusse per causa della presa moglie,,
_ ^. I,'-p. briani (1,877, p. 17).
137; "lascio a ciascuno pensare quanra e qual fuise l'allegteiza di Meldina,, l,pp.6É-69. r7 Es.:
r2 Es.: "e si vede in carne sin qui 1l serpente», Imbriani (1,87'7 , p.429); "l'uccellino le accenna
"ed entrativi dentro, addimandorono l'oste s'egli per aventura saprebbe insignarli il col becco facendo col capo così", Imbriani (1,877, p. 92).
luogo.dove ora si.troua il pomo che dolcemente canta,,,\ p. 184; .a cui risposà fu essere uno luo- r8 Genette (1972).
go dalla madre chiamato giardino, nel quale alle volte né prende diporto", l,p. 1,28.
re Non è detto che però tali formule non possano essere seguite da altre che presentano un ri-
rr
Segre (197 4, p. 27). Sulla necessità, anche intuitivamenre rilevanre, di distinguere nell,ana_
..
lisi testuale i vertri relativi alla situazione dell'enunciazione da quelli relativi a"lla situazione
torno ai tempi commentativi: è il tipo "Stretta la foglia e larga la via, dite la vostra chè ho detto la
mia», con un ritorno alla situazione dell'enunciazione narrativa che originariamente doveva essere
dell'enunciato, cfr. anche Simonin-Grumbach (197 5 ). inteso come un invito reale agli uditori perché, a loro volta, prendessero la parola'narrativa'.
ra Siano cioè sul piano del discorso (nel senso di Benveniste 1966). oo Cfr. la nota 20.

h.
298 cRrsrrNA LAVrNro L'USO DEI TEMPI VERBALI NELLE FIABE ORALI E SCRITTE 299

Tornando alla situazione iniziale del testo fiabesco, la sua rottura si effet- modo piir economico dalle virgolette o lineette tipografiche nei testi scritti (es':
tua rapidamente ed è introdotta da sintagmi riferiti ad un momento preciso .-o.po l* dise,lvarda che bela butela che l'è/ la dise/ ah,/ l'è tuta despetenà,/
(una uolta, un giorno sono tra i piìr comuni). Da questo momento in poi il pre- ladie/sel'ècontentalapèteno/ ahladise,,,ColtrolgTS,pattel,pp'255-256)'
sente storico, pur intercalato da qualche passato remoto o da qualche imper- .Le ricorrenze delle voci del verbo odire' sono le maggitlri in assoluto ri-
fetto 'descrittivo', prende il sopravvento. E lo prende in modo sistematico in spetto a quelle di lessemi verbali di altro tipo: costituiscono, ad esempio, il
'solidarietà' con un avverbio deittico come (d)ecco(rl)at, insieme endoforico in i3,8"/o dèl totale delle ricorrenze verbali nella Prezzemolina di Imbriani
quanto riferito (cataforicamente) allo svolgimento del racconto nel cotesto, ed (1,877), in cui l'unico altro verbo di comunicazione usato - e una sola volta
esoforico in quanto immediatamente seguito da una scena (nel senso di Ge- è risipondere. Ciò è ancora una volta in rapporto con la frequenza predomi-
nette '1.972) rappresentata nella situazione dell'enunciazione (contesto), con
-nante dei discorsi diretti nelle fiabe orali (in cui è raro, come si è già detto, tro-
una esoforicità spesso rafforzata dalla referenza al destinatario (-ti). vare discorsi riferiti indirettamente), così come è in rapporto con il fatto che il
I-a sistematicità dell'uso del presente è poi più evidente nelle sequenze die- narratore ha la possibilità di variare la propria voce, quasi recitando le parole
getiche che accornpagnano le scene drammatiche, cioè dialogate. Queste ul- di chi di volta in volta viéne fatto parlare, e quindi non gli è necessario ricorre-
time però non sono, spesso, singolativ eaz: infatti la stessa scena drammatica re a uerba dicendi piùr precisi e tesi a fornire maggiori informazioni sulla (uali-
può essere ripetuta più volte nel testo, ripresa quasi negli stessi termini all'in- tà della voce: i vali esclamare, gridare, supplicare, ecc. che si trovano invece
terno delle parole dei singoli personaggi. Un esempio tipico è nella fiaba L'uc- più spesso nelle fiabe scritte, seppure con una frequenza sempre molto inferio-
cellino che parla (Imbriani 1877), dove il colloquio tra le tre ragazze, presen- ie a quella di dire. Inoltre nelle fiabe scritte, come avviene quasi sistematica-
tato direttamente una prima volta dal narratore, viene ripetuto al re dal cuo- ment; in Capuana, si può avere un'omissione completa dei uerba dicendi: i di-
co, per essere ribadito dalle stesse ragazze al re che le interroga e tornare poi scorsi diretti, se*pre-frequentissimi, sono introdotti semplicemente dalle li-
nel racconto finale dell'uccellino: esso è ripetuto dunque per ben quattro volte neette tipografichà, mentre i capoversi segnalano gli scambi delle battuteaa'
all'interno del testo. Se questo è un procedimento tipico, rispondente del resto Si può dire ora che, in generale, le scene, intercalate da un presente (stori-
alla più generale strurura "isolanre, (Lùthi, 1947-1978) della fiaba, sono po- co) almeno dei uerba dicendi, corrispondono dunque ad un primo piano del
chi, dunque, nel testo racconto, che finisce così per essere quasi recitato: è la particolare vocazione
- non usati neanche
scene già ampiamente sviluppate
per riprendere coreferenzialmente
i fenorneni anaforici di sostituzione te- teatrale della fiaba, ricordàta anche da studi recentias, che ha facilitato la tra-
-,
stuale. Solo talvolta viene usato un sostituto come "dice: Così e così,, op- sposizione di genere talvolta effettuatasi (si pensi alle Fiabe teatrali di Gozzi)'
pure e questo (in riferimento a quanto già
-detto nel cotesto
- pre- Né l. r...r. diàlogate sono accessorie rispetto alla fabula: è invece spesso in es-
- Questo -
cedente). I sostituti di questo tipo, però, spesso vengono specificati (e resi ri- se e tramite esse che si attua la stessa progressione narrativa'
dondanti) in quanto seguiti immediatamente dalla ripresa puntuale del discor- Un caso a parte ma particolarmente interessante che comporta sem-
- - compositivi (e itera-
so diretto o dell'intera conversazione che in un primo tempo sembrava essere pre l'uso del prèsente, è poi rappresentato dagli stereotipi
stata sostituita in tale modoa3. iiui) aa tipo cammina cammina, tanto frequenti nella fiaba e non a caso cri-
Per tornare all'uso dei verbi, si può rilevare inoltre che, nelle scene dialo- stallizzatisi al presente, tempo dominante nelle fiabe orali. Essi sono una spia,
gate, le battute dei vari personaggi sono precedute (o seguite), ma anche inter- ancora ,ru uoltr, della originaria genesi orale del genere fiabesco ed è facile
calate da un dice apparentemente ridondante, in realtà funzionale a segnalare trovarli (almeno nella forma cammina cammina) anche nelle fiabe scritte, in
non solo I'inizio o la fine dei discorsi diretti ma anche la loro prosecuzione, se cui assumono un particolare rilievo se isolati all'interno di contesti narrativi46'
inserito al L:ro interno. È la stessa funzione, si può dire, di quella assolta in

oa Capuana pone tra lineette anche gli indiretti liberi, i cui tempi verbali sono stati però
qui
a1 Tale sistematicità è evidente, oltre che nelle fiabe orali, anche in Nerucci (1880). Ed è pro- computrti assieme agli altri della diegesi'
prio dopo ecco che è più probabile aspettarsi un presente anche in Calvino (1956). a5 Cfr. Sanguineti (1979), Felici (1980).
a2 Anche per le scene drammatiche e il racconto singolativo cfr. Genette(1972). a6Alcuni esempi desunti da Capgana, che ne (a un.uso variato e particolarmente frequente:
a3 Es.: ragazze? Questo e questo; Sua maestà vole che si vada alla festa da ballo, girardie. Fruga e ifruga, cutto fu inutile,, p.32; "La povera Reginona riprese'
".rr"o "-..or..ie
così e così" -
"Sapete
Imbriani \1877, p. 151). Scaua, scatta, scaia,la corona non vgnivs fu63i», p' 176'
-,
300 cRrsrrNA LAVrNro L'trso oni rEMPI VERBALI NELLE FIABE oRALI E SCRITTE 301

4" A questo punto si potrebbero fare altre osservazioni sulla maggiore artico- D'altra parte, sottoiineare il predominio dei tempi commentativi nelle fia-
lazione del sistema remporale, cioè sulla maggiore varietà dei tempi usati, nel- be orali non significa metterne in discussione il carattere, che è, e resta, fonda-
le fiabe scritte rispetto a quelle orali; sulla tendenza alla semplificazione, lungo mentalmente narrativo. Infatti, a parte la presenza pur sempre rilevante anche
I'asse diacronico, del sistema temporale usato nell'ambito della stessa scrittu- se non dominante dei tempi verbali narrativi, permangono altri segnali di nar-
ra, con la frequenza sempre minore di alcuni tempi verbali, ecc.a7. ratività che
- se associati a segnali commentativi - acquistano maggior
peso
E però opportuno sottolineare almeno il fatto che la ricorrenza molto in- e rilievoao: tali, per esempio, l'uso della terza persona associata a tempi
feriore dei tempi di sfondo (come l'imperfetto) rispetto a quelli di primo piano commentativito, di avverbi narrativi, di segnali macrosintattici come le formu-
(sia passati remoti che presenti) è particolarmente evidente in tutti i testi fiabe- le introduttive e finali delle fiabe, di altri segnaii metanarrativi che qualificano
schi (sia orali che scritti), quasi a confermare, anche al livello microlinguistico la fiaba narrata come racconto, di segnali situazionali riferiti a degli ascoltato-
dell'uso dei tempi verbali, quella .mancanza di prospemiva» individuata da ri in atteggiamento di distensione (nell'atteggiamento tipico, cioè, della frui-
Lnthi (1947-1978) come tipica della fiaba. Con la sola grossa eccezione delle zione dei generi narrativi).
fiabe di Capuana, in cui il nurnero di ricorrenze degli imperfetti tende ad egua- Per l'uso del presente nei testi narrativi è del resto lo stesso §Teinrich
gliare (e talvolta è superiore) quello dei passati remori: sembra che anche nelle (1976) a sostenere che "l'arte consiste nel collocare bene questi presenti in un
fiabe scritte di un autore verista si ripercuota quella maggiore frequenza d,uso quadro in cui tempi corne l'imperfetto e il perfetto non lascino alcun dubbio
che I'imperfetto assume nella narrativa naturalista (e verista) in cui, come acu.- sul carattere narrativo del testo" (p. 21a). I1 presente, tipico della narrativa
tamente ha evidenziato §Teinrich (19712), lo sfondo narrarivo acquista avvincente, risulta inquadrato, nelle fiabe orali, in una primaria situazione
un'enorme importanza in quanto sfondo sociologico. E si può ricordare come di distensione sia pragrnaticasl sia cotestuale (dato il raggrumarsi di tempi
le {iabe di Capuana si prestino ad una lettura di tipo sociologico. Tuttavja il Ma il raccon-
fenomeno è in rapporto anche con l'incidenza assunta dall'indiretto libero in
narrativi
- e dunque distensivi - all'inizio e alla fine del testo).
to, dato l'uso predomiflante del presente nella parte centrale del testo, si svi-
tali fiabe. luppa come se si cornrnentasse, richiamando e coinvolgendo costantemente i
destinatari con quei segnali di oall'erta"52 costituiti dagli imperativi lnro rivol-
5. §Teinrich (1.971.'z) considera il racconto orale in cui dominino i tempi com-
mentativi come un racconto mal fatto o nato dal tentativo di omologare i tem-
ti. Esso è, inoltre, intercalato da espliciti incisi commentativi (ad esempio di
approvazione o disapprovazione)5r a proposito dei fatti o dei personaggi nar-
pi del racconto a quelli meglio conosciuri dal baurbino (e da lui appresi per pri-
mi in ordine di ternpo), in un adattamento speculare al linguaggio infantile rati, dall'inserzione di aforismi o di massime di carattere generale rinvianti ad
una concezione del mondo di segno tradizionale e popolare comune al narra-
che, peraltro, egli giudica controproducente, dai mornento che i bambini ap-
tore ed ai suoi uditori, ecc.
prendono l'uso dei tempi narrativi proprio attraverso Ia narrazione.
I-'uso del presente finisce così per essere anche la spia di urn più generale
Tuttavia non si può essere d'accordo sul fatto che le fiabe orali in cui pre-
atteggiamento commentativo che pervade il testo. Ne cousegue che le fiabe
dominano i tempi commenrativi siano fiabe mal racconrare. Né le fiabe orali e
orali sono sem.pre delle fiabe-favole la cui "morale" è disseminata lungo l'inte-
popolari sono un genere rivolto esclusivamerlte a un uditorio infantile. Non si
ro testo e non concentrata in una sua porzione particolare, come ad esernpio
può, inoltre, avallare la pericolosa e semplicistica equazione che ne derivereb-
nella .,morale clellir favola" alla firre dei testi scritti.
be: lingua del narratore popolare (e quindi del popolo) = lingua del bambino"
In realtà, nelle fiabe narrate oralmente, prevalgono i tempi commentativi
perché esse hanno legami molto pirì stremi
sottolineato - come si è già abbondantemente
che non le fiabe scritte con il contesro pragmatico in cui la nar-
ae
"il bilaneio informativo può essere equìlibrato da un rendimento superiore delle altre clas-
--
razione si sviluppa e in cui, anche per esigenza di maggiore vivacità ed effica-
si, (§(einrich 1976, p. 21,3).
50 Cfr. §Tsinrich (1979).
cia, devono essere usati i tempi commentativi4s. 51 La narrazione fiabesca popolare si sviluppa nelle pause del lavoro, durante le veglie, ecc.:

in tipiche situazioni pragmatiche rJi distensione, dunque.


a7 Cfr. le tabelle allegate.
a8 Si
' Weinrich (1979).
pensi ad un altro genere'orale'come la barzelletta, il cui tempo dominante è di solito il J3 Ma un commento è già implicito neile interiezioni di cui il narratore orale dissemina ab-
presente, e che per essere efficace esige una analoga, se non maggiori,'dramrnatizzazione,. [:ondantemente il suo racconto
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Tab. I - Ricorrenze dei singoli tempi verbali nelle fiabe orali-trascritte

Tempi Narativi Tempi Comentativi

Pas Cong. Cong. Cond. Cond. Totale Pass. n--^ r--^- Cong. Cong' Fut.- Fut. Totale
rmpr. T:X. i-pi. trapl pres. pass. TN pross. rres' rmPer' plesl pass-' sempl. ant. TC
If::
Imbriani
La uerdea 28 55 9 3 71 98 5 233 154-21 260
L'uccellino... 18 81 2t 1 3 1- 125 9 275 L45- 304
La Prezzemolina 12 28 2 1 43 4 t47 158
Il re auaro 27 49 2 5 t- 85 6 298 7-t2 374

Pitrè
I tre can, 2lt 54 8 - 9 2 4288 1.5 1 - t7
Il Mago.. 343315338851 51
La Mela 2521.41 51 266 68
La Maestra 827315-44268',1 t1- 73

Barozzi
La moglie sciocca 16 2 2 500 300 131
La coda dell'asino 35 t t ; 64* 25* 243
Rosa aiutami t40 L6 283* 123* 354 1-1356
Pepina 38 t4 3 1 126* 71* g3 44101
Coltro
L'uselin beluerde 16 2 68* 500 173 2- 1.75
L'aqua che bala 25 3 128* 1C00 148 t52
Bela-in-Fronte 42 1 1030 600 83 86
La madurana 22 1 1 7lo 4vo 62 62

'" Per le ragioni già illustrate nel testo, i passati prossimi delle fiabe diBarczzt e Coltro rientrano nel computo dei tempi narrativi
Tab. II - Ricorrenze dei singoli tempi verbali nelle fiabe scritte

Tempi Narrativi Tempi Commentativi


Pass. , Trap. Trap. Cong. Cong. Cond. Cond. Totale Pass. Cong. Cong, Fut. Fut. Totale
MDI. Pres. Im1rer
fem. pross. rem. impf. trap. pres. pass. TN pross. pres. pass. sempl. ant, TC

Straparola
Fau. I, tt. II 11065 4 3 27 1. 210 5 L-2-8
Fau. IIl, n. III L7793 16 6 45 5 3 -2 347 8 2-1-1.1
Fau. III, n" IV 24893 29 2 36 3 5 4t6 1 18
Fau. l, n. XI 6046 6 - 7 - 1 t20 4
Basile
64 '7
Petrosinella 35 9 4-3 1.22 3 6 1 3-t3
Cannetella 93 40 1t ; 9 31.3 1.61 1. 14 2 1-18
1a )
La Penta Mano-mozza L35 50 l/ 2 19 423 233 4 15 1. 23
Sapia Licarda 70 31 5 I 3 t2 11.4 L1. 1 7-L3
Nerucci
La Prezzemolina 14866 1.6 5 7 t 2 246 73 71 81
I Jiglioli della campa-
gnola t39 80 19 8 1.4 z 1. 253 54 1-55
I cìnque Ladri t47 75 5 3 17 L 250 59
Caterina furba 12t 43 8 3 15 t 191 1 59 L-51
Capuana
Senza arecchie 55 63 1.7 4 t-1 L41.
L'albero che parld 77 56 5 6 t2 L47 4-4
Grillino 89 80 10 2 3.-2 1.86 24 24
Mastro Acconcia.." 55 89 7 5 2 ts9 6-1-t-8
Calvino
Ilre ne!
pdniere i11 355-3-11, 157
L'Uccel
hel-uerde 2t3 7623623 323 17 t9
Prezzemolina 94 302- 1.26 tl 2! L4
L'assassino senza mdno 743 624-77L 218 t2 1- 13

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305 cRrsrrNA LAvrNro DeNrcre CeLr-Enr
(Torino)
LE RACCOLTE

Basile (1634-1536) = 6.3. Basile,Lo cunto de li cunti11634-1,636), a c. di M. Petrini,Bari7976. L'acquisizione di strutture testuali in bambini in età prescolare:
Barozzi (197 6) = G. Barczzi (a c. di), Ventisette fiabe raccolte nel mantouano, Mrlano 1,976. la distinzione tra topic e comment
Calvino (1956) = I. Calvino, Fiabe italiane, Torino 1956.
Capuana (1894-1902) = L. Capuana, Fiabe 11.894-19021, con introduzione di D. Aristodemo e
P. de Meiier, Palermo 1980.
Coltro (1978) = D. Coltro, Paese perduto, vol. IV, parti I e II, Verona 1978. La ricerca ha avuto una nascita casuale, nel senso che ha preso spunto dal
Imbriani (1.877) = V. Imbriani, La nouellaja fiorentina con la nouellaja milanese ll877l, crono. materiale raccolto per alri scopi (si intendeva verificare la presenza di diffe-
logia e nota introduttiva di I. Sordi, Milano 1,976. renze rapportabili alla variabile sesso in bambini di un asilo torinese)l. Uno
Nerucci(1880) = G.Nqrucci,Sessantanouellepopolarimontalesi[1880],ac.diR.Fedi,Milano
1,977.
dei test contenuti nella ricerca (volto ad ottenere dati sulla fluenza del discor-
Pitrè (1885) = G. Pitrè, Nouelle popolari toscane 17885), parte I, Roma 1941. so) consisteva nella presentazione ai bambini di una fotografia (che rappresen-
Straparola (1550-1553) = G.F. Straparola, Le piacèuoli notti 11,550-'1,5531, a c. di M. Pastore tava un gruppo di bambini cinesi vestiti da soldati che mimava un'azione di
Stocchi, Bari 197 5. guerra) a cui seguiva semplicemente la domanda: 'Che cosa vedi'?.
L'interesse per le modalità testuali di risposta è sorto a posteriori, di fron-
BIBT,IOGRAFIA te al fatto che il materiale raccolto presenrava delle difformità che sono parse
significative, là dove compaiono differenze di strutturazione che sembrano ri-
Benveniste (1966) E. Benveniste, Le relazioni di tempo nel uerbo francese,inProblemi di lin-
=
guistica generale [1966], Milano 1971, pp.283-300. mandare a usi diversi delle funzioni di topic e comment.Infatti le risposte otte-
Felici (1980) = L. Felici, Le fiabe teatrali di Carlo Gozzi, in Aa.Vv., Tutto è fiaba, Atti del Con- nute si possono sostanzialmente ricondurre alle due seguenti strutture 'tipo':
vegno Internazionale di studio sulla Fiaba, Milano 1980, pp. 169-182.
a) bambini cbe sparano
Genette (1972) = G. Genette, Figure III [1,972],Totino L976.
Lavinio (1983) = C. Lavinio, Fiaba orale, tlasclitta e scritta nella scuola, in AA.VV., Racconto: b) i bambini sparano
tra oralità e scrittura, Milano 1983, pp. 33-57.
Lùthi (1947-i978) = M. Lùthi, La fiaba popolare europea 11947-1978), Milano 1979. entrambe evidentemente'appropriate' (hanno lo stesso contenuto proposizio-
Nencioni (1,976) = G. Nencioni, Parlato-parlato, pdrlato-scritto, parlato-reciUro, «Strumenti nale), ma non'canoniche', se vogliamo usare la terminologia, che mi sembra si
critici», 29 (1976), pp. 1-56. attagli bene al nostro caso, di Dore (1977).
Parisi-Castelfranchi (1977) = D. Parisi-C. Castelfranchi, Scritto e parlato, grammarica
"Studi di La risposta b) non è'canonica'da due punti di vista: 1) sintartico, perché
italiana,, 6 (1977), pp. 169-190.
non è strutturalmente corretta (il tipo di domanda richiede infatti corne risposra
Sanguineti (1979) = E. Sanguineti, La donna serpente come fiaba, in C. Cozzi, La donna serpen-
te, Genova 1979. una struttura nominale2) e 2) testuale, ed è di ciò che tratteremo pirì a fondo.
Segre (1974) = C. Segre, Le strutture e il tempo, Torino 1974. Infatti la risposta a) (composta da w comment'complesso') è 'canonica'
Simonin-Grumbach(1975) = J. Simonin-Grumbach, Perunatipologiadeidiscorsi [1975],inD. perché la domada ('Che cosa vedi'?) è una di quelle per cui è normale I'esplici-
Gambarara (a c. di), Lingua discorso società,Parma 1979, pp. 56-106. taziorne del solo commeflt3, non esistendo un dato precedente comune a par-
§fleinrich (1971'z) = H. §Teinrich , Tempus. Le funzioni dei tetnpi nel testo,1L971.'z), trad. france-
se Parigi 1.973, tad. it. Bologna 1978.
Weinrich (1976) = H. Weinrich, Le strutture narratiue del mito,in Metafora e menzogna: la se-
renita deil'arte, Bologna 1.976, pp. 209-226. I La ricerca si è svolta tra gennaio e maggio del 1979 in un asilo della periferia di Torino. I
§?eiririch (1979) = H. §feinrich, Les teups et les personfles, (1979), pp. 338- soggetti esaminati, di età compresa tra i 3 ,3 ei6,2 anni, erano 116, di cui 51 maschi e 65 femmi-
"Poétique", 39 ne, così suddivisi in fasce d'età:
352.
IIIIIIIV
3/4 4/5 5/6 6/7
18 24 63 11
2 La struttura b) risulterebbe accettabile come la a) se vi si aggiungesse un connettivo, che la
trasformasse ad esempio inche i bambini spdrdno. Ma un esperimento di controllo che abbiamo
effettrrato con 50 persone adulte (scelte casualmente, trai 27 e i 66 anni) hanno confermato la'ca-
nonicità' della struttura a): appartenevano infatti tutte a qùesto tipo.
3) cfr. Bates-Macl7hinney (1.979, p. L8l).

§É