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direzione. Ma problemi di questo geneze, dove si tata principalmente di sfumature, sono estremamente difficili, @ si deve, almeno in questo caso, lasciare ai posteri il com- pito di trovare una risposta. Il latino medievale con Je sue variazioni locali cosi come stilistiche — cid che Franz Blatt, can espressione assai efficace, ha denominato «i latini me- dievalin — costituisce un tagguardevole campo di ricerca, Ja cui topogtafia comincia solo ora ad essere tracciata. iodlieb, Questo verbo ha nel Host sorpee sect grand 6 ,Noto sano ® i nedievale diverse funzior Seiler 51 spooler. Ci 2d 28 4 que bende, secondo St sprechen. 7 rallelo re bbunaas lat, Ls sande feqente me 7 i$¢ si spiega almeno in parte at- 70. «Banos» a5, 1949. 67. CAPITOLO QUARTO Il latino medievale Occorre fare qualche aggiunta a quanto & gid stato detto sul carattere generale, Ia struttura ¢ il tipo linguistico del latino medievale nel suo complesso. Esso @ stato spesso deSnito semplicemente e senza limitazioni una lingua mor- ta, e a volte & stato persino paragonato all’esperanto o a simili lingue ausiliarie moderne. Altti studiosi hanno pit volte protestato con vivacit’ contro questa tendenza a di- sconoscere una vita effettiva del latino medievale; tra i quali il celebre romanista Vossler!, che possedeva une straordinaria sensibiliti per i valori letterati e poetici, molto pritna di lui Perudito archivista Thuzot?, Infine Wilamowitz nella sua Geschichte der griechischen Spra- che’, parla esplicitamente del latino come vivente fino al xvsec.: una di quelle affermazioni un po’ categoriche econ- sapevolmente esagerate che il grande flologo non di rado usava, Pitt solido e approfondite @ Pottimo saggio di Paul Lehmann, Vom Leben des Lateinischen im Mittelalter, U atino me Tia det gala os gia, ves wesebbe fatto quash di paragonare questo tina a seve a uno’ gi quel ctemnt spit elementai, come gil gnomt del sotosvolo,oppe radina, che da una seyret unions con wn vomo peedestinas gone: gli veri e vite che da tale amplesso fecondatore riers ese. sess ‘usfunima umanae (Geist und Kalter i dor Sprache, Hleicelbsrg 1925, 57) 1 paragone pud seobrare un poco romantic, ma conten, come Chtistine ‘Moh:mann ha osservate, un necsiclo di vert, 2.Charles Thutot, Notices et extras uscrits lating (Notices et extrats des ef gutres Bibliotheque, Torse 22), Peis 1858, 5005, 3.Balin 1928, 8, 87 pubblicato per la prima volta nel r929, ota anche nella sua grande opera Erforschung des Mitielalters (vol.1, 1941)*, Inoltre sono usciti in questi ultimi anni alconi brevi saggi di notevole interesse non solo in se stes: anche in relasione al fatto che, benché seritti da auto: molto lontani tra loro, cuttavia dimostrano una cetta un 12 di vedute sul latino medievale e sui suoi caratteri essen ziali, Mi limito a menzionare Richard Meister, Mittella- tein als Traditionssprache (in Liber Floridas, Festschrift Paul Lebreann, 1950); Ludwig Bieler, Das Mittellatein as Sprachproblem (nel nuovo periodico «Lexis» 2 1, 1949, 9885.); Christine Mohrmann, Le dualisme de ta latinité médiévale («REL» 29, 1952, 33088) °. Come il Lehmann ha giustemente sottolineato, il lati- no medievale non trae la sua origine, come si é a volte af- fermato, dal latino classico, ma dal latino tardo. Sebbene i ptincipali scrittori medievali tendessero sotto certi aspet- ti ad una veste espressiva classica, il punto di partenza reale e storico per Ia lingua di tutto il periodo non & Io stile di Cicerone o di Virgilio, ma l'idioma letteratio svi- luppatosi nel tardo impero romano con tratti caratteristi- ci di natura assai composita: classica e retotica, biblica e poetica, colloquiale ¢ in certa misura anche volgare. A cid si deve aggiungere i! notevole influsso del greco, di cui si parlera pitt diffusamente in seguito®. Il latino medievale & quindi un fenomeno abbastanza eterogeneo, ¢ in partico- Jare, per la sua grande continuitA ¢ la relativa uniformit, Ja lingua della Chiesa @ stata in esso di fondamentale im- portanza. Cito a questo riguardo le parole del Lehmann: ‘Per opeta del clero cristiano il Jatino tardo nella sua va- sieta diviene per parecchi secoli la principale lingua scritta ‘ogni a parte di grande impoctanzs, peticolarmentt! per i storia dei manescind e della leterstura 5.Cie. anche Walter Stach, Wort und Bedeatwrg ine {iBeurschee Archiv far Exforechang des Mircelalterss, 9, 1952, 332 6-V. eapitlo 4-Questopera sls slo soto. 88, ¢ insegnata in Europa». E per spiegare tale straordinatia soliditi, soggiunge: «Si susseguirono i secoli: la versione Vulgata della Bibbia restd in uso pressoché inaltereta. La Titurgia continud a esprimersi con infinite formule; per eli seperti giusidiei e costituzionali rimasero in vigore ca- decteti e le sentenze degli antichi concili e dei pre- cedenti papi; sempre di nuovo si lessero € ricopiaiono | gzandi pedri della Chiesa dei primi sei secoli del Cristin nesimo a istruzione ed edificazione di sé e d’altzi» (Erfor. scbung des Mittelalters 1, 65). Nataralmente vi sono an: che altri elementi che concotsero alla stabilizzazione, tra i quali soprattutto Veredita della cultura antica, che costi- tul un eospicuo fattore unificante fra le persone colte di ogni paese’, Ma stabilira € continuita non escludono la vita, Seppu- re il latino, al pitt tardi dalla fine dell’vrn sec., forse es. senzialmente una lingua dotta, la lingua della sevolg e del. Js Chiese, dell’amministrazione e della diplomazia‘, della scienza e dell'istruzione supetiote, tuttavia essa dimostra- va entto questo ambito una vitalita, una duttilita e w ricchezza di variazioné che nessuna lingua morta nel vero senso del termine potrebbe avere’, «Una lingua ® viva fin tanto che in essa si d& poesia», dice il Bieler; e se si pen- sa ai gioielli della poesia innografica cristiana o alle canzo ni del vagantes sull’amore e sulla primavera, la sua opinio. ne ha del vero, se rettamente intesa. Ma anche il caratte- Tistico stile narrative mediolatino, chioto, semplice ¢ tea listico, e parimenti, daltro lato, Ia terminologia anche troppo raflinata della scolastica ¢ della Glosofia, testimo- niano nello stesso senso. 7.Cte. Christine Motumean, 1 337. Do un punto di vies pit leterato « co il problema viene affrontato da Exnst Robert Custi a ¢ fondanenle tavero Esropticke Lierstur wed lt (Geen 1548). Lo steso titelo di guesto libro ha valce pt ln Unghei 3868, 9-Cle. Thre Richard Meister chiama il latino medievale «eine Tra- ditionssprachen, ¢ Christine Mohsmann (/.c., 333.) pensa che, tra le definizioni finora elaborate, questa «sia quella che pit si avvicina alla realtd della Lingua», Tale punto di vista comporta, secondo il Meister, che il latino medieva Je non debba essere considerato né una lingua morta né ina Jingua viva, ma rappresenti un genere particolare di vita linguistica («eine besondere Lebensform der Spra- che»). Senza dubbio ess0 @ Ja «lingua della tradizione> per eccellenza, e tuttavia @ stato una lingua viva, in quan- to ha saputo adattarsi alle diverse esigenze della societa medievale™; il latino medievale stato scritto, compreso ¢ in Jarga misura anche parlato dalle classi colte di tutti i esi, ¢ ha dato origine a una letteratura gtande € viva Ma la sua essenza non pud essere esaurientemente caratte- rizzata con una formula; esso @ in effetti un fenomeno uni co nella storia delle lingue europee. Il latino medievale, di ce il Bieler, & una lingua senza popolo; ¢ conclude (1.c. ‘To4) con wn tiepilogo del quale mi sia concesso citare qualche parola: «Il latino medievale non @ dunque una lnngua nazionale, né una lingua univetsle, e neppure une lingua ausiliatia internazionale, sebbene abbia avuto que- sta funzione lungo 'intero medioevo ¢ in altte epoche an- cora, Non 8 esclusivamente lingua della Chiesa, né la lin fgua di una classe. E una lingua senza comunita linguistica, é tuttavia non una lingua morta. Il latino medievale @ le Jingua di una comunione di idee (‘Ideengemeinschatt') La lingua madre del? Occidenter. Quest altima («die Mut. tersprache des Abendlandes») & una bella definizione, ¢ in- sufficiente quanto qualsiasi altra a comprendere Pintera realta storica; ma ne esprime comunque una buona parte, e dovrebbe bastare, secondo quanto detto sopra 10. Cle, Ch.H.Haskins, The Renaissonce of the Twelfth Century (Harvard Cero si deve a questa efletiva sdata Alla stessa opinione circa il carattere particolare del le tino medievale conduce, per quanto posso vedere, uno stu dio pit preciso della lingua medesima. In considerazione dellenorme estensione della letteratuza medievale, questo genere di ricerca non si presenta punto facile, ma'é neces sario impostarla, se non vogliamo che la nostta conoscen- 2a in questo campo si riduca a vaghe impressioni e a gene- talizzazioni senza basi sicure. Come ho gid avuto occasio- ne di dire, il latino medievale ha Ia sua origine in quello che si usa definite latino tardo", ed @ Ia continuazione na- turale ed organica di esso, Come il latino tardo serve spes- so a gettar luce sullo sviluppo del Jatino classico e anche di quello arcaico, allo stesso modo il Iatino medievale, quando lo si conosca meglio, ci fornisce la chiave di molti problemi e la conferma di molti fenomeni del Iatino tar- do, Diversi esempi si possono trovare cost nelle mie Ver- mischte Studien Coniectanea come nei lavori ci Blatt, Norberg e Svennung™. Alcuni casi tipici si possono qui riportare; altri dovranno essere trattati pitt accuratamente in seguito. Dalle Defixionsum tabellae lo Jeanneret™ cita un esem- pio assai antico di perdere-intransitivo (assolato} (5 sec. aC}: male perdat, male exeat, male disperdat. Que- st’uso in precedenza ignoto sopravvive, come ha osserva to il Norberg (Synt. Forsch., pp. 1805.), non solo presso Venanzio Fortunato, ma anche, ad es., in un testo poetico del nono secolo, Bella Parisiacae urbis di Abbone, 161: Aurora perdente, «quando Yaurora svanisce», «impalli- disce»; e continua nelPant. fr. perdere nel senso di «pe- rire», notato dal Tobler, Verm. Beitr. 1, 448. Altrettan- to peculiare appare Commod. instr. 1 30,9 vixit et extin- 21.Chr, anche sopre, p88, 22.Di panticolace signifieno sono le nung (1933) © le Syutakeiscbe Fosschungen (1943) di Nocberg r5,.M,Jeanneret, La langue des tableties deséeretion chitel, PatisNeachitel 1918, 244. xéé pauper, ed @ del tutto naturale che gli editori abbiano considerato dubbio i] testo. L’intransitivo extinguere si trova tuttavia anche nel Chronicon Salernitanum (X sec.) come in altre opere medievali, ed @ confermato dall’sat. fe. esteindre; cfr, Coniect. 1, 64; Noxberg, l.c., 181. Una costruzione che @ stata assai poco osservata si in- contra nei Dialogi di Gregorio Magno, 1 7 (p. 148,4 Mo- ticca)"; guod tamen ad boc™ legentibus ut valeat exap- to, quatinus...ro1 praestimant. Dopo valeat un solo codi- ce, normalizzando, insetisce prodesse, ma un tardo-latino aleve alicui nel significato di prodesse, auxilio esse & con- fermato dal latino medievale. Cfr. ad es. gesta Romaro- rum ¢.28 (p. 326,8 Oesterley) sepe tamen illuc ibat, sed ‘chil ei valuit eo quod domina per omnia eurt sprevit €.69 (p. 382,38); ©. 120 (p. 468,38) dixit ei, quod medici- na sua von valeret ei, nisi prius confiteretur omnia pec- cata sua, Alcuni esempi ebbastanza arditi di valere per ati xilio esse, attestanti uno sviluppo in tale direzione, sono dati nel Du Cange, ad es. da un documento del 1251 cebit omnibus civibus Avinionis cuilibet amico suo valere de guerra; patimenti in un altro documento: proniitto.. quo vobis valean: et adjuvert vos. Qui il verbo & usato anche con un soggetto personale, ¢ con questo fenomeno ti raggiunge lo stadio finale": quel che troviamo in que- sti ultimi esempi 2 semplicemente un riflesso dell'uso ro- mmanzo, che mostra in diversi luoghi il significato di «aiu- tate», «proteggere>. Chr, ant. fr. valeir, per il quale Go- defroy var p.¥43 cita ad es, per uos valeir e aidier/e 14. Fond vol. 57. ad bos tiferse al sequent ¢ 36 Espresinl del geen HEN Sece dal punto vit elaine sono fee nto i prensa dela cexrione in quesoe Pele weno moda a ua ne ano mediele odente nel ino ot iit catentiam ts wushan, promon sct ce Da Cana 8 che equivele 2 ut ces, con il dativo sono di se evidente por vos tox reconforter (Beneeit, Chron. des ducs de Nornz.), inoltre sp. e portog. valer etc. Anche da altri punti di vista lo studio di un numeto suf ficientemente ampio di testi dall’epoca merovingia fino al rinascimento mostrerebbe che il latino medievale 8 una Tingua viva, nel senso che si sviluppa in modi diversi, per Jo pitt naturalmente ricollegandosi al latino tardo o pers no al latino arcaico. Troviamo ad es. diverse parole, certa- mente o verosimilmente ben note fin dall’eta classica, che ora si presentano con significati del tutto diversi rispetto alle epoche precedenti, in relaafone a cause che verranno esaiminate pitt da presso in uno dei capitoli seguenti Inalite, fatto altrettanto interessante, possiamo pid volte constatare come spunti ¢ tendenze che erano venute in Ik ce solo sporadicamente nei petiodi anterioti crescano ¢ si espandano in epoca medievale in misura sorprendente. Un esempio assai notevole @ Puso cutioso di neduna...sed etiam al posto di non solu... sed etiam. Come ho da poco fatto cossetvate”, in epoca Classica si trova soltanto un caso di tale costruzione, in una lettera di Balbo ¢ Oppio a Cice- tone (Aft, rx 74,r), e nell’antichité nemmeno nel latino postclassico si trovano altri esempi di essa. Che tuttavia non sia un lapsus grammaticale isolato, come si sarebbe propensi a credere, & dimostrato dal fatto che essa riappa- re nel latino medievale, ad es. ripetute volte negli ac sanctorurm; inoltre diviene persino abbastanza comun certi autoti della fine del medioevo ¢ del rinascimento™. Il fenomeno & un esempio lampante a dimostrazione del. Punita della lingua latina, in cui anche i petiodi pits tardi gettano luce sui precedenti e viceversa Un caso simile in campo semantico ® l'uso di dubitare nel senso di timere. Un’espressione del genere dubitare de salute alictsius & buon latino cicezoniano, numerosi altzi esempi di epoca piti tarda, nei quali «inest notio quaedam ans 39.Coniect. 1, 67, timendi» vengono dati in Thes. v 1, 2092,4088. € 2098, 35 8s. Abbastanza chiara & questa sfumatura di significato in cod. Iustinianus vit 4,37 pr.: veteris iuris interpretes dubitobant, ne quod obstaculur libertali ex bac cause ‘procedat. 1] verbo denota esitazione quanto timote, ma & costruito semplicemente come verbum timendi. Lo stesso vale per Cassiod, var. vitt 3,1 (anno 526). Tf Du Cange fornisce per il medioevo un solo esempio, che per di pit, non eppare del tutto chiaro. Nondimeno dubitere per «te mere» (anche con l'accusativo dell’oggetto) si sviluppa gradualmente, durante questo periodo, fino ad avere un 1uso piuttosto comune: lo troviamo infatti negli acta sanc- rorurs cosh come nel romanzo di Alessandro dell’arciprete Leone (x sec.)#, ad es. 143 Alexander, non rebellando ti bi clausimus portas, sed dubitando Daritm, regen Per- sarum?; inoltre nella Historia destructionis Troiae (scxit- tanel 1287), nei Gesta Romanorurt, in fonti britanniche cfr, Baxter Johnson s.v.) etc.™, Il carattere organico di questo processo & corroborato dal fatto che il significato ctemere» si conserva nelle lingue romanze: tanto in anti. co fr. (ad es.: 4 ces qui dotent Deu riens ne lor faut) quanto in antico prov. ¢ in antico italiano™ ‘Piuttosto curioso, e nell’antichita estremamente rato, & uso di sedere nel signilicato di esse, «trovarsi, con sog- getto impersonale. Un antico e notevole esempio ticorre in Antonino Piacentino, itiverarian (verso gli anni 570- 580), c.5 (CSEL 39, 161,14): Deinde venimus in civi a1.Der Alexandesvoman des Arcbipresbyters Leo, herausg. von Fr. Pfister (SMT 6, Heidelberg 1953) 75, 28 nes 30, 25 Kroll: BeBorxdees thy vv Tepody Baa b5.Cir, ed. Grifin, Cambridge, Mass, 1936. as. Indicezioni in «Erancs» 44, 35058 25.Cfe, Godeftoy, Diction ‘von Wariburg dubisare cereses, doris, ebar mys Tobler Lemmatsich, tv. dover; Appel, Proveie tallache Chresto ed 1930) 24z 0 doptar, dublar etc. =, FEW sx. 4 tatem Nazareth, in qua sunt multae virtutes®, Tbi etiant sedit in sinogoge torus, in quo abed babuit Dominus i ositum. Gia il Geyer™ ha sottolineato che il vero senso di sedere & qui scomparso, e che esso non si distingue pid chiaramente da esse, Analogo residere, ibid. 20 (p. t42 19) stella apparet in caelo et venit super locurn, ubi cri resedit®, Geyer cita anche un esempio del vt 6 vit sec. jormulae Andecav. 33 (MGH, Leg, sect.v, 16,12) ub ipsa casa resedit, a cui si pud agglungere 4 (p.6.24) illa iniola...residit im tervaturiura sanch illus: Ota > veto™ che sedere si usa gid in epoca classica quasi nello stesso si gnificato di esse, situm esse nelle notizie di caratrere geo. srafico e topografico, ma in genete si riferisce a luogh si tuati in basso. Cf. Mela 1 19,98 e 11 2,24 (a proposito eh Jocalita situate su penisole); Sil, Teal. vt 647 lars in care, pis...sedet...Mevania; xm 162 campo Nola sedet®. Pit inconsueto & Mela mt 1,33 tres arae, guas Sestiana? v0. cant, in paeneinsula sedent. Sebbene anche qui si :ratti di una penisola, il che diffcilmente dipendera da un caso for- tuito, Pesempio ricorda effettivamente quelli dei testi dolatini sopra citati ete Quest’uso indebolito di sedere si titrova anche ia lati no medievale, sebbene finora, per quanto io sappia, non sia stato preso in seria considetazione dagli studiosi, L'e sempio pit lampante che io abbia incontrato si trov in Las peregrinaciones a Santiago de Compostela”, tom. ut Seraph time tae 2 28.FiD comune 2 sedere (resi forming 1893), 5 23, Soto siaica ‘oltadiae SedeBant, Aetten 20, 3) ce 2, so4Srs) 95 p.153 (fine del xn sec.): tabulant, que supra altare sedet retro, in qua imagines sunt... By di particolare interesse che tale espressione ricorra in un testo spagnolo, poiché in spagnolo e portoghese sedere si in parte confuso con es- ‘se acquistandone le funzionis cfr. Meyer-Liibke 1 § 228; uit § 397; Menéndez Pidal 73,3 (egli fa anche notare, $ 72,4, che esse in gl. Siles. 72.8 spiegato con sedere, e per- Gi non veniva pit) compreso da coloto che parlavano sol- tanto la lingua volgare). In altri termini: il passo in que- tione & senza dubbio una latinizzazione di un'espressione dell’antico spagnolo. ‘Aggiungerd soltanto un altro esempio di genere analo- go. Come & ben noto, sic nel significato di «sin, «certo», Heorre git in Terenzio (cfr. Phorm. 316) ¢ poi anche in Iatino tardo ¢ medievale; da cid 5? (si) in italiano”, in spa- gnolo ¢ in alcane altre lingue romanze (Meyer-Litbke, REW 7892). Nessun commento ® dungue necessario per tun caso come il seguente: historia s. Ursulae et s0c., .12 («Anal. Boll.» 3, p.14,28; decimo sec.) Vir angelicae ve- nustatis ... mellifluo an excubaret perguirit affatu. Quae sic projesse («disse dist») quis... heros ille foret... mirabe- tur. Riguardo al francese moderno, il Meyer-Litbke osser- va (art § 547) che esso ha abbandonato si in molte fonzio- |, mantenendo tuttavia il si avversativo nel dislogo, ad es.: est-ce que vous wallex pas & Paris? Si, j’y vais. Di genete pid singolare & Ia costruzione dire que si (oltre @ dire que oti) in francese, Gli esempi pit antichi dati dal Godefroy sono in conseguenza di una domanda negativa: Tes resolutions des Conciles n’auront elles aalle authorité? je respon que si (Calvino); dopo una domanda senza ne- gazione: je demanday s'il Vavoit vene de par Ta; il me dit que si (Brantéme). Questa espressione @ tuttavia, credo, i data considerevolmente pid antica. Essa ticorre ia for- me latinizzate, ads. in Stefano di Borbone, Anecdotes is- Cis, L.Spltzer, Ielianische Usegangssprecbe (Bonn 3922), x00. 3 toriques® toriques® (sun sec) p.283 quevvit ab epscopis, st boc minus; et ipsis respondentibus guod sic, ait: quomodo ergo vos super boc...dubitetis? Un ulteriore ©. sempio si ova nella vita s. Ludowici episcopi Tolosani™ Gelso det xv sec), c.43 (Anal. Boll» 9, 313,29) auisivit ab ea, si comedere vellet. Qua respondente quod sic, misit et fecit aferri de pane suo, La somiglian. 2a fra queste espressioni e quelle citate dal Godefroy (cf Bastcclarmente je respon que si) & santo Teimpante che Cilfciimente pud dipendere da mera coincidenza: qui co me in tanti altri casi ci troviamo di fronte ad una latiniz. zazione, in testi medievali, di una costruzione romanza ai suei inizi, che possiamo in tal modo seguire tisalendo in dictzo nel tempo pit di quanto sia stato fatto finota, Al f. ni della nostra conoscenza delle origin’ della frasecloei remanza é quindi di notevole importanza non soltanto i tad latino volgare, ma anche il latino medievale. se ut to exemple 2, per quanto mi sembra, nor obstan 1 italiano si usa nom ostante e in spagnolo no obstan. 4g, spesso senza [aggiunta di nome o pronome, nel signi icato di «nondimeno», «pure». Cosi troviamo ads, in ita liano: i quale oriundo d’Epiro, non ostante, insegnava in Tatino. Sullo sviluppo in questa lingua v. Vocabolario degli Accedemici della Crusca x1, 7445. Liesempio pit tratto da Lorenzo Lippi (1606-1665). Ma uso antico 2 della forma in questione — o almeno la tendenza ad essa 2 senza dubbio molto pit antico; ho notato ad es. gesta Rowanorum, ed. Oestetley, p. 625: sed leo hoe viens non obstante in mare saltavit et post navert natabet Rex vera hoc videns naute precepit ut enm introduceret, Ce. in Filippo Corsini: tardarono non ostante a pors fr. in sini: tardarono non osta in mare, ‘ s3-Edio da A.Lecoy de Max, Pals 177 34S dun ext Toannes de Ore, dl gules moto po 35. Cfr. sopra, pp. 47 ss. fee Pi st approfontisce la conoscenza de lasing medievay I, pit ssunno chia li srt inti legato it i stadi prece i. primo luogo e sopratnutto con gli sta ; no, in onde Tuogo anche con Jo sviluppo delle lingue ro rmanze. 1 diversi aspettiparticolari i wat cratteristit potcbbero sembrare, se consideratiisolatamente, di aon i 80 arrecal na se; ma visti nel loro comples : ane della continuita ello sviluppo, manifesta testimonianza della contnuita pe pee, uno suiluppa che nor & stato sao lings, ma ha inte ificato pitt ampio. E essato la cultura nel suo significat 1 Cotamente detto che Cicerone fu P wore che cb 7 Tinga erali, in Jatino, Ma il panosa- della filosofia, delle idee generali, in latino. Mail panosa- sua isla asi incompeto se non prendiane a cons re i el a, la pre one anche Ia lingua della Bibbia, one dei pe a della Chiesa, le sotli distinzioni dei tele dei pea iS i in tal modo ma tori medievali, Solo se cerchiamo in tal n com svendiete la storia del latino come un tutto, in cui gli si ck Ponclosivi dellimponente processo sono alttano im santo quelli iniziali, potremo capire appi pnfonda dell'etd delle parole del Meillet™: «Fino alle s rofonda delle aro} Pie dell’eta moderna chiungue abbia pensato non ‘ato che in latino». ba pen: 36, Exquine, 283 (el Feavo pet Io Hettesatura ¢ lx CAPITOLO QUINTO ‘influsso cristiano La penetrazione del cristianesimo ¢ Ja sua vittoria finale allintemo del mondo romano fu ua fatto di importanza fondamentale da un punto di vista non solo religioso, ma anche sociale e culturale, La nuova concezione del mando esigeva, e a tale scopo cred, se non proprio un linguaggio del tutto nuovo, almeno dei mezzi espressivi completa. mente auovi. Ma avvenne pure un mutamento sadicale nelle struttura della societ’, sebbene lentamente e gradual- mente; perché proprio presso le classi inferiori, tra gli u- mili e i negletti, Pevangelo mise radici pid presto e pid seldamente', Va da sé che una rivoluzione cos) profonda avtebbe lasciato trace rilevanti anche nella vita della lin- gua; il latino cristiano costituisce infatti una delle fasi di sviluppo pit importanti nella lunga storia della lingua ro- mana, e si distingue sotto diversi aspetti tanto dal latino classico quanto dal latino tardo nel suo complesso. In par- ticolare Ia sua impronta caratteristica si delinea, come & naturale, nell’ambito del lessico e della semantica. Per guanto concerne Ia sintassi, il latino cristiano mostra cer- tamente diverse costruzioni ed espressioni peculiati, che sono influenzate dal linguageio biblico — alcune di esse ver- & primis svi ae sim plici serm ti, Contenrmuntar iteque ob tis expatica ae cert Sug element pone tistiano v. anche Christine Mohrmann ix «Vig. Christ»? 19/0, $5 3