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Corso di laurea in Scienze Filosofiche

Filosofia teoretica (a.a. 2016-2017)

Paper: Per una interpretazione complessiva di Empirismo e filosofia della mente di Wilfrid Sellars

1. Considerazioni preliminari
Nell’opera Empirismo e filosofia della mente (1956), Wilfrid Sellars critica il «mito del Dato», ossia l’idea stessa
del dato inteso come un concetto giustificativo e fondativo.
Con l’espressione «mito del Dato» Sellars non si riferisce alla sensibilità che mostriamo per determinati caratteri
percettivi degli oggetti. La critica è invece indirizzata contro l’ipotesi che ci siano credenze (conoscenze)
esplicite, espresse in giudizi osservativi, che non richiedono altre credenze e che svolgono un ruolo fondativo
(fondazionalismo) per tutto il sapere.
Per Sellars il Dato è non epistemico e quindi è epistemicamente inefficace e non può fondare la scienza.
L’argomentazione sellarsiana è rivolta contro l’utilizzo del concetto di dato nella teoria della conoscenza, che
per Sellars ha una forma linguistica: è riferita a fatti, la cui struttura formale è espressa nel linguaggio. Inoltre,
per Sellars, la conoscenza implica la pratica del dare e chiedere ragioni: l’enunciato deve costituire la premessa
o la conclusione in un ragionamento inferenziale.
Questa concezione porta a una considerazione olistica del sapere – come operato nello stesso arco di tempo da
Quine in Due dogmi dell’empirismo – in cui non esistono fondamenta ultime ma ogni parte concorre a
giustificare le altre ed è dalle altre giustificata.
Per Sellars il fondazionalismo è errato perché poggia sull’idea di una conoscenza statica. Per il filosofo
americano la conoscenza è la capacità di rendere ragione qui e ora, è giustificativa e razionale in quanto si auto-
corregge e rientra nello spazio logico delle ragioni.
L’anti-fondazionalismo sellarsiano costituisce il punto chiave della critica all’empirismo (da Locke al
neopositivismo logico): ignorando l’aspetto dinamico e auto-correttivo del processo conoscitivo, esso postula
l’esistenza di un insieme di enunciati indipendenti tra loro (enunciati protocollari) che costituiscono le
conoscenze basilari da cui tutte le altre sono inferite (atomismo). Tale insieme è concepito stabile e non
revisionabile: i suoi enunciati non possono venire giustificati da nessun’altra proposizione. Ecco quindi che si
giunge alla conclusione che essi devono fondarsi direttamente nell’esperienza.
Aderendo al «nominalismo psicologico», Sellars critica invece l’ambiguità delle teorie del dato sensoriale, che
da un lato hanno un senso proposizionale, e dall’altro evidenziano un senso non proposizionale (immediatezza)
che conduce al fondazionalismo.
L’anti-fondazionalismo sellarsiano è rivolto anche contro il razionalismo cartesiano. Descartes, infatti, nel
tentativo di superare il dubbio scettico, fonda (fondazionalismo) la conoscenza su un insieme di enunciati nei
confronti dei quali il soggetto che conosce non può essere né ignorante, né in errore: se li crede sa anche di
crederli, e viceversa (trasparenza e infallibilità). Ciò porta all’identificazione tra vita psichica e vita cosciente:
tutto quanto è osservabile alla coscienza è anche conoscibile da essa. Questa conclusione identifica la percezione
di contenuti sensoriali e la loro conoscenza, evidenziando in tal modo come l’empirismo e il razionalismo
cartesiano abbiano in comune le medesime problematiche.
La questione centrale è che il riconoscimento di un dato implica l’associazione di un predicato a particolari simili
tra loro, e questa associazione è un’operazione epistemica che si compie all’interno del linguaggio. Sia gli
empiristi sia Descartes, riferendosi a una capacità di osservazione non teorica, postulano uno spazio logico
strutturato e familiare, la cui consapevolezza è pre-linguistica.
Sellars sostiene invece che non può esserci consapevolezza di tipi e rassomiglianze antecedente, o svincolata
dall’acquisizione linguistica. L’osservazione presenta una connotazione teorica intrinseca che le attribuisce
immediatamente un valore epistemico; bisogna al contrario evitare di parlare di un contenuto sensoriale
dell’esperienza.
Questa tesi sellarsiana non mira a negare valore intersoggettivo agli enunciati di percezione, e in tal modo prende
le distanze sia dall’eliminativismo comportamentista di Ryle, sia dalla critica di Wittgenstein.
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Riguardo a Ryle, che nega l’esistenza delle impressioni sensoriali sulla base della loro natura non
manifestamente osservabile, Sellars ribadisce che la nozione (o concetto) di impressione sensoriale ha comunque
uno statuto teorico, che attribuisce una controllabilità intersoggettiva agli enunciati in cui compare; l’assenza di
valore osservativo non è pertanto una condizione sufficiente a privare una nozione (o concetto) di ogni valore
funzionale.
Riguardo a Wittgenstein, che nega la conoscibilità degli episodi interiori (o privati) evidenziando la natura
pubblica del linguaggio, Sellars replica sottolineando la natura intersoggettiva delle impressioni sensoriali, che
le rende potenzialmente conoscibili: si deve invece dubitare del loro carattere privato.
Alla critica e al tentativo di destrutturare il concetto di dato sensoriale, Sellars fa seguire una proposta alternativa
che ne concili il carattere intersoggettivo con il carattere privato.
2. La critica al mito del Dato
Sellars sviluppa due argomentazioni principali contro il mito del Dato:
 la prima poggia sulla contraddittorietà del concetto di dato;
 la seconda poggia su una esplicazione alternativa dei contesti linguistici in cui il termine «impressione
sensoriale» fa la propria comparsa.
- Per quanto attiene alla prima argomentazione, Sellars muove dagli ‘episodi interiori’, in cui rientrano le
impressioni sensoriali e i pensieri. Per Sellars è problematico riunire in una stessa classe due generi di entità
differenti, poiché le impressioni sensoriali hanno origine dalla percezione di particolari, mentre i pensieri
rivelano operazioni di conoscenza attinente ai fatti. Inoltre, mentre l’esperienza di una impressione sensoriale
sembra essere immediata, la padronanza di una conoscenza implica un processo di acquisizione. I due generi
di ‘episodi interiori’, per Sellars sono pertanto apparentemente distinti; il teorico del dato sensoriale, al
contrario, li connette affermando che «la sensazione di un triangolo rosso è il paradigma della conoscenza
empirica» (Par. 7). Sellars, invece, sottolinea l’ambiguità del concetto di dato sensoriale: da una parte le
impressioni sensoriali sono il risultato di osservazioni con cui il soggetto conoscente entra in contatto con il
mondo (processo «fisico-causale»); dall’altra parte le impressioni sensoriali hanno un valore «normativo-
epistemico» (ragioni), poiché sono la base mediante cui le osservazioni di una teoria scientifica vengono
connesse con il mondo. Questi aspetti risultano problematici da assimilare.
- Per quanto attiene alla seconda argomentazione, Sellars cerca di spiegare come si arriva a inferire l’esistenza
delle impressioni sensoriali. Notiamo qui un caso emblematico dell’analisi sellarsiana: il nostro autore
trasferisce una questione ontologica sull’esistenza, o meno, delle impressioni sensoriali all’analisi linguistica
degli enunciati che parlano di tali entità (gli enunciati del tipo ‘x appare F a i al tempo t’), offrendo in questo
modo una esplicazione funzionale che non ha più bisogno di presupporle. Sellars riporta come esperimento
mentale il caso di John, un commesso in un negozio di cravatte. John è stupito dal fatto che una cravatta che
vede verde sotto la lampada elettrica, sia in realtà blu se esposta alla luce del sole. Con il tempo, ciò
nonostante, egli impara a riconoscere il colore della cravatta all’interno del negozio sostenendo che essa è
blu, anche se «appare» verde. Il concetto di impressione sensoriale trova la propria spiegazione nella pratica
linguistica. Si è propensi a credere che John stia riferendo un fatto oggettivo dentro di sé quando afferma che
la cravatta gli sembra verde; in realtà sta riferendo il risultato del ragionamento che sotto la lampada elettrica
le cose non sono del loro colore. Il predicato ‘apparire’, o ‘sembrare’, non indicano quindi una conoscenza
diretta (non inferenziale) di tipo osservativo: essi compaiono nel linguaggio per ridurre l’impegno ontologico
in rapporto ad alcune asserzioni, che possono essere in tal modo «affermate» senza essere «sottoscritte».
Il caso di John è finalizzato a mostrare che il linguaggio delle impressioni sensoriali ha origine nella pratica
linguistica dell’apparire. Questa rilevazione fonda il «nominalismo psicologico di Sellars», in base al quale
non è sensato parlare del riconoscimento di proprietà se non facendo riferimento agli enunciati di percezione
mediante cui tale riconoscimento si esprime, e quindi ogni consapevolezza di tipi e rassomiglianze – dunque
ogni capacità di categorizzazione degli stimoli – è epistemicamente connotata e dipende dall’acquisizione
della lingua.
Sellars identifica in tal modo l’impressione sensoriale con l’enunciato osservativo che ne esprime il
riconoscimento: l’osservazione si spoglia della sua tradizionale natura empirica per acquisire un carattere
intrinsecamente teorico. Conseguentemente appare anche illusorio che si possa contraddistinguere in modo
diretto (non inferenziale) il contenuto descrittivo di un’esperienza basandosi sulle sue proprietà; esso è invece
un’entità teorica che consente di confrontare tipi differenti di percezione, come quelli in cui vediamo che ‘x
è verde’ e quelli in cui diciamo soltanto che ‘x appare verde’.
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La tesi della natura epistemica dell’osservazione motiva anche l’olismo di Sellars: se i processi causali di
percezione di particolari sono tra loro autonomi, non è invece autonoma l’attribuzione di proprietà. Per dire
che ‘x è rosso’, un soggetto deve conoscere:
 L’intera gamma di variazioni (i colori);
 Le corrette circostanze per l’attribuzione della proprietà (il fatto cioè che i colori si osservano alla
luce del sole);
 Il fatto di trovarsi nelle circostanze corrette per l’attribuzione della proprietà (il fatto di trovarsi alla
luce del sole).
- Solamente riferendosi alla capacità riflessiva espressa dal terzo punto è possibile, per Sellars, distinguere la
vera e propria capacità linguistica, che si accompagna al riconoscimento dell’autorità delle proprie asserzioni,
dalla disposizione a formulare risposte verbali adeguate in risposta a determinati stimoli – quella che
contraddistingue il comportamento di un pappagallo, che dice ‘rosso’ quando vede una cosa rossa. Tuttavia
le prime attitudini linguistiche del bambino sembrano di questo secondo tipo; si dovrebbe concluderne che
il bambino non è in grado di attribuire proprietà alle cose. Ma allora in quale fase si può sostenere che il
bambino ha appreso la lingua? Sellars risponde dicendo che un parlante impara a un certo punto a dare
ragione dei propri resoconti d’osservazione, e che solo da quel momento in poi i suoi giudizi possono essere
considerati degli atti di osservazione. Una risposta che lascia insoddisfatti.
3. Scienza e senso comune
Definita la natura teorica dei giudizi di osservazione, Sellars si propone di spiegare in che modo il linguaggio
degli ‘episodi interiori’ possa svilupparsi all’interno del linguaggio osservativo. Questo obiettivo lo porta a
determinare la natura del linguaggio scientifico.
La teoria scientifica presenta un duplice aspetto: logico e ontologico. Dal punto di vista logico, essa è un
complesso di entità descritte da alcuni principi fondamentali; dal punto di vista ontologico, essa mette in
correlazione un complesso di entità ad oggetti e situazioni osservative.
Tuttavia, nella pratica scientifica, gli assunti fondamentali, solitamente, non vengono elaborati come principi
astratti, ma sulla base di un modello, che descrive un ambito di fenomeni familiari e fissa un’analogia tra questi
e i fenomeni da spiegare.
Pertanto, se nella versione classica della teoria scientifica i termini teorici sono descrizioni definite, mediante la
nozione di modello essi sono anche posti in relazione con oggetti del mondo, e in quanto tali sembrano assumere
un contenuto. Questa seconda possibilità porta a equivocare la funzione delle impressioni sensoriali e dei
pensieri, una volta che siano inseriti come termini teorici nel linguaggio del senso comune, e conduce a
disconoscere la loro natura teorica.
Sellars pertanto deve chiarire il rapporto tra linguaggio scientifico e linguaggio del senso comune, tra immagine
scientifica e immagine manifesta. Per l’uomo comune la via privilegiata alla conoscenza delle cose è quella del
riferimento ostensivo: in questa ottica è evidente che l’autorità del discorso scientifico non può che essere
ritenuta come derivata e strumentale.
La distinzione tra linguaggio scientifico e linguaggio del senso comune può essere vista anche come sfumata.
La scienza si fonda sul senso comune, e insieme ne sostituisce l’ontologia.
I termini teorico-scientifici non spiegano soltanto un ambito di fenomeni, ma sono anche aperti all’esplicazione
di varie discipline che operano su piani descrittivi diversi, favorendo l’integrazione delle singole scienze in
un’immagine unitaria. È possibile, pertanto, che alcuni concetti teorici divengano in un secondo momento parte
della visione del mondo del senso comune e per questa via, essi possono dotarsi anche di un carattere osservativo.
La distinzione tra teorico e osservativo, quindi, riguarda criteri disponibili in un determinato momento per
identificare dei concetti all’interno di una scienza, e non deve essere ritenuta la norma che fissa quali oggetti
esistono di fatto.
Sellars si occupa in particolare del rapporto tra scienza e filosofia: il nostro autore considera erronea l’idea che
la filosofia sia indipendente dalla scienza e ritiene corretta l’idea che la filosofia non è scienza, ma si occupa di
scienza.
La filosofia, attraverso lo sguardo sul tutto, offre una visione stereoscopica.
4. Il mito di Jones
In forza di queste riflessioni, il comportamentismo non si caratterizza per l’intento di eliminare le entità teoriche
riducendole alla loro manifestazione comportamentale, ma piuttosto come modalità rigorosa e verificabile in
modo intersoggettivo per la definizione del vocabolario psicologico.
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Quello di Sellars è un comportamentismo non standard che include anche i concetti teorici.
Questa analisi consente di capire come deve essere concepita l’esplicazione di Sellars del lessico teorico, il quale
ha una funzione mentale, che lo fonda a prescindere dalla questione dei correlati fisici dei suoi termini.
Sellars presenta il “mito di Jones”: la narrazione prende avvio dalla descrizione di una comunità di uomini
primitivi, i quali padroneggiano un linguaggio caratterizzato da un lessico descrittivo per cose e proprietà del
mondo esterno. Questo linguaggio (chiamato “ryleano” da Sellars) non basta e va arricchito, pur mantenendo la
matrice empirica, con elementi sintattici, logici, riferimento, relazioni logiche meno sistematiche, risorse del
linguaggio semantico e inserimento di termini teorici.
In questa comunità primitiva emerge un comportamentista “ante litteram”, Jones, il quale per spiegare e
prevedere il comportamento dei propri compagni elabora una teoria secondo cui i loro enunciati verbali manifesti
sono il momento culminante di determinati episodi interiori (i pensieri), privi di un corrispettivo osservativo.
Questi episodi interiori, ciononostante, sono elaborati sul modello degli episodi linguistici, dai quali ricevono
l’applicabilità delle categorie semantiche al mondo, elemento che ne spiega il carattere intenzionale.
Jones elabora inoltre una teoria della percezione sensibile – per spiegare i casi di errore percettivo – secondo cui
esistono determinati episodi interiori (le impressioni sensoriali), che sono gli esiti finali dell’azione degli oggetti
fisici sugli organi di senso, ma che possono darsi anche in assenza di questi.
La correlazione tra enunciati di osservazione e percezione di determinate impressioni sensoriali non dovrebbe
tuttavia essere presa alla lettera.
Le impressioni sensoriali, in quanto entità teoriche, sono definite come stati del soggetto epistemico, e le loro
proprietà sono definite dai postulati della teoria.
Ciononostante la teoria della percezione di Jones è elaborata nei termini di un modello, il mondo esterno. Se
l’analogia stabilita dal modello viene accentuata, le impressioni sensoriali possono essere concepite come dei
particolari, e in modo corrispondente si può ritenere di percepirle, come anche credere che derivino delle
proprietà intrinseche dalle entità di cui il modello è composto. Tale errore inserisce nel linguaggio delle
impressioni sensoriali la logica del linguaggio dei pensieri (concettualismo).
Il mito di Jones legittima il linguaggio mentale evidenziandone il carattere teorico e il valore funzionale; questi
elementi fondano inoltre la sua autonomia e l’irriducibilità al comportamento manifesto.
Ciononostante il carattere linguistico della teoria degli episodi interiori consente che le entità teoriche denotino
innanzitutto concetti pubblici: il loro carattere intersoggettivo è originario, e la loro privatezza è solamente
derivata da questo.
La natura teorica delle impressioni sensoriali e dei pensieri spiega quindi in che modo si può congiungere la
«privatezza» dell’accesso privilegiato all’«intersoggettività» dei contenuti degli episodi interiori.
Il mito di Jones mostra anche come si arriva all’errore di credere nell’esistenza di episodi del genere di quelli
interiori: il teorico del dato sensoriale, non vedendo che il linguaggio ryleano non è soltanto un modo per parlare
di fatti ma contiene in sé anche una spiegazione teorica, finisce per fondare la sua teoria della conoscenza delle
ipotesi teoriche pregresse.
In sintesi:
 il mito di Jones ci presenta una società originaria (soggetti ryleani) in cui tutto è pubblico (coincidenza
di interno e esterno);
 Jones, però, rovescia la questione: la causa del comportamento verbale manifesto è l’episodio interiore;
 il modello privato, che ha lo stesso contenuto proposizionale del modello pubblico, si capisce in
analogia con il modello pubblico;
 le proprietà del pensiero sono proprietà linguistiche;
 Ryle fornisce una spiegazione soltanto pubblica, mentre Jones fornisce una spiegazione compatibile
con le scienze naturali: epistemologia + ontologia.
5. Conclusione
Le argomentazioni esposte si possono comprendere meglio alla luce di alcuni concetti-chiave del sistema
filosofico sellarsiano:
 gli episodi interiori (intersoggettivi) includono le impressioni sensoriali o sensazioni (fotografia delle
cose, non inferenziali e immediate) e i pensieri (linguistici, inferenziali e non immediati). Tra i due c’è
quindi una diversità di genere.
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 Il pensiero, per Sellars, è irriducibile al linguaggio (contro il comportamentismo di Ryle che identifica
pensiero e linguaggio); esso è un costrutto teorico (contro Cartesio che definiva il pensiero «res
cogitans») e si caratterizza per tre aspetti: intenzionalità, riferimento e direzionalità.
Il pensiero, come concetto teorico, è un ideale regolativo.
 Sellars stabilisce delle importanti distinzioni per spiegare la logica degli episodi privati:
a) Impressione sensoriale o sensazione (entità teorica): immediata, non proposizionale, non
concettuale e non linguistica;
b) Percezione: dalla parte del pensiero in quanto proposizionale, concettuale e linguistica;
c) pensiero.

In questo modo Sellars si distanzia sia dal razionalismo (per il quale il concetto di sensazione è innato), sia
dall’empirismo (per il quale il concetto di sensazione nasce dalla sensazione). In particolare, Empirismo e filosofia della
mente ha contribuito al tramonto del neo-empirismo e ha stimolato una serie di dibattiti in ambito accademico.
Personalmente ritengo che l’analisi di Sellars sia ancora attuale perché riconosce la peculiarità del contributo che la
filosofia può dare nelle scienze cognitive.

Bibliografia

 W. Sellars, Empirismo e filosofia della mente, Einaudi 2004.


 W. Sellars, La filosofia e l’immagine scientifica dell’uomo, Armando Editore 2007.
 Francesco Gusmano, Naturalismo e filosofia. Sulle tracce di Wilfrid Sellars, Mimesis 2013.
 Luca Corti, Wilfrid Sellars. Un kantisno normativo, in L. Corti, Ritratti hegeliani, pp. 29-58, Carocci
2015.
 James O’Shea, How to be a Kantian and a Naturalist about Human Knowledge: Sellars’ Middle Way.
--: --, --. “Journal of Philosophical Research” 36 (2011), pp. 327-359.
 Willem De Vries, Wilfrid Sellars. --: --, --. http://plato.stanford.edu/entrie/sellars/ (si tratta della voce
della Stanford Encyclopedia of Philosophy).
 Willem De Vries, Wilfrid Sellars, Chesham, Acumen 2005.
 Francesco Gusmano, Significato, uso e inferenza . APhEx, portale italiano di filosofia analitica
(Giornale di filosofia network, n. 3 Gennaio 2011), PDF.
 Andrea Guardo, Empirismo senza fondamenti, Cinque lezioni su Empirismo e filosofia della mente,
PDF.
 Giorgio Rizzo, La filosofia della mente di Wilfrid Sellars – giornale di filosofia, PDF.

Padova, 15/12/2016.

Giuseppe Rocco
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