Sei sulla pagina 1di 24

Roberto Di Paolo

Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore.


Matteo 26-28 e Targum Esodo 12,42: una corrispondenza?

Introduzione

Obiettivo del presente lavoro è verificare se il racconto della Pasqua del Si-
gnore in Mt 26,1–28,201, e il poema delle Quattro notti salvifiche di Israele, nel
Targum di Es 12,422, presentino elementi corrispondenti, che aiutino a compren-
dere meglio il testo evangelico3.
L’esposizione presenterà dapprima i tratti essenziali del poema delle Quattro
notti4 e del racconto della Pasqua del Signore in Matteo analizzato con gli occhi
della retorica biblica5. Si tenterà poi di individuare dei punti di contatto signifi-
cativi per un ulteriore sviluppo della ricerca6.

1. Poema delle Quattro notti

Dopo alcuni cenni sulla datazione del Poema, si offrirà una traduzione del

1  È stato utilizzato il testo curato da Nestle - Aland, Novum Testamentum Graece, Stuttgart

199327.
2  Per il testo, vedi R. Le Déaut (ed.), Targum du Pentateuque. Tome II: Exode et Lévitique (SC

256), Paris 1979; con le recensioni di Neofiti I e Add. 270131.


3  I Professori R. Meynet, della Pontificia Università Gregoriana - Roma, e F. Manns, dello

Studium Biblicum Franciscanum (Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologiche) - Jerusalem, hanno


incoraggiato e orientato questo studio. A entrambi un doveroso e filiale ringraziamento.
4  Il testo di riferimento è: R. Le Déaut, La Nuit pascale. Essai sur la signification de la Pâque

juive à partir du Targum d’Exode XII 42 (AnBib 22), Rome 1963; 1980.
5  R. Meynet, Jésus passe: testament, jugement, exécution et résurrection du Seigneur Jésus

dans les évangiles synoptiques (Rhétorique biblique 3), Paris - Rome 1999; trad. italiana: La Pasqua
del Signore: testamento, processo, esecuzione e risurrezione di Gesù nei vangeli sinottici (Retorica
Biblica 5), Bologna 2002.
6  F. Manns, «“Pour que l’Ecriture s’accomplît”. Vers une rétroversion araméenne», in Id., Je-

rusalem, Antioche, Rome. Jalons pour une théologie de l’église de la circoncision (SBF. Analecta
73), Milano 2009, 134-147, esamina le citazioni del Primo Testamento nel racconto della passione
secondo Giovanni, individuando dei punti di contatto tra il Poema e la Passione nel Quarto Vangelo.

Liber Annuus 60 (2010) 63-85


64 Roberto Di Paolo

Poema stesso, quindi i rimandi biblici più significativi, poi gli elementi teologici
più rilevanti; infine alcune conclusioni per il passaggio al NT.

1.1 Datazione

Il cosiddetto poema «delle Quattro notti» compare nel Targum Palestinese


(TP). Il testimone fedele di tutta la tradizione manoscritta del TP è il Codex
Neofiti I7. Riguardo alla datazione del Poema, l’analisi di alcuni suoi elementi
mostra per lo meno che questi sono tradizionali e si incontrano a uno stadio molto
antico della tradizione di Israele8, anche se la redazione del Poema è successiva
al NT9. Ciò nonostante resta il fatto che una bella somma di probabilità patrocina
l’esistenza del poema delle Quattro notti a una data che permette di utilizzarne i
temi per illustrare la teologia della Redenzione10.

1.2 Testo

Il Targum parte da Es 12,42, per illustrare le quattro notti che scandiscono la


storia della salvezza. Si propone qui una traduzione del Poema, secondo la re-
censione del Codex Neofiti I11.
«È una notte di veglia e predestinata per la liberazione nel nome di JHWH nel
momento in cui Egli fece uscire i figli di Israele, liberati, dal paese d’Egitto. Ora
quattro notti sono iscritte nel libro dei Memoriali. La prima notte, quando JHWH
si manifesta sul mondo per crearlo. Il mondo era confusione e caos e la tenebra
era diffusa sulla superficie dell’abisso. E la Parola di JHWH era la Luce e brilla-
va. Ed Egli la chiamò: Prima Notte. La seconda notte, quando JHWH apparve ad
Abramo12 all’età di cento (anni) e a Sara, sua moglie, all’età di novanta anni, per
compiere quello che dice la Scrittura13: Forse che Abramo, all’età di cento anni,
potrà generare e Sara, sua moglie, all’età di novanta anni, partorire? E Isacco
aveva trentasette anni allorquando fu offerto sull’altare14. I cieli si abbassarono
e discesero e Isacco ne vide le perfezioni e i suoi occhi si oscurarono a causa
delle loro perfezioni. Ed Egli la chiamò: Seconda Notte. La terza notte, quando

7 
Le Déaut, La Nuit pascale, 63.
8 
Le Déaut, La Nuit pascale, 279.
9  Le Déaut, La Nuit pascale, 339.
10  Le Déaut, La Nuit pascale, 371.
11  Le Déaut (ed.), Targum du Pentateuque. Tome II: Exode et Lévitique, 96.98.
12  Il Targum Frammentario aggiunge: «tra i pezzi».
13  Gen 17,17.
14  C’è una duplice tradizione legata alla seconda notte: essa richiama Gen 15 e Gen 22. Il lega-

me tra Pasqua e Aqedah è molto antico e si trova già implicito nel Libro dei Giubilei 17–18 (cf. Le
Déaut, La Nuit pascale, 200-201).
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 65

JHWH apparve agli egiziani, nel mezzo della notte: la sua mano15 uccideva i
primogeniti degli egiziani e la sua destra proteggeva i primogeniti d’Israele,
perché si compisse quello che dice la Scrittura: mio figlio primogenito è Israele16.
Ed Egli la chiamò: Terza Notte. La quarta notte, quando il mondo arriverà alla
sua fine per essere dissolto17; i gioghi di ferro saranno spezzati e le generazioni
perverse saranno annientate e Mosè salirà di mezzo dal deserto <e il Re Messia
verrà dall’alto>18. L’uno procederà alla testa di un gregge e l’altro procederà alla
testa di un gregge e la sua Parola procederà tra i due e io e loro procederemo
insieme.19 È la notte della Pasqua per il nome di JHWH, notte riservata e fissata
per la liberazione di tutto Israele, per la lunghezza delle loro generazioni»20.

1.3 Rimandi biblici

I riferimenti biblici che possono essere individuati nel poema delle Quattro
notti sono molteplici21. Tra quelli più evidenti, il primo riferimento, punto di
partenza del Poema, è Es 12,42: «È una veglia di notte per il Signore per condur-
re loro fuori dalla terra di Egitto. Questa è la notte, questa è una veglia per il
Signore per tutti i figli di Israele per le loro generazioni».
Riguardo alla prima notte, il rimando è a Gen 1,1-5: «1 In principio Dio creò
il cielo e la terra. 2 E la terra era invisibile e informe e tenebra sopra l’abisso e
uno spirito di Dio si muoveva sopra l’acqua. 3 E Dio disse: “Sia luce”. E luce fu.
4 E vide Dio la luce che era buona e Dio separò in mezzo alla luce e in mezzo

alla tenebra. 5 E Dio chiamò la luce giorno e la tenebra notte. E fu sera e fu mat-
tina: primo giorno».
Per la seconda notte, i testi di riferimento, legati alla storia di Abramo, sono
almeno tre: Gen 15,17-18: «17 Dopo che il sole era verso l’occidente, ci fu una

15  Alcuni codici aggiungono: «sinistra».


16  Es 4,22.
17  «Dissolto» è da preferire a «liberato». Cf. Le Déaut, La Nuit pascale, 266.
18  Il testo lo omette. Due tratti paralleli indicano che uno scriba ha notato la lacuna.
19  Un manoscritto aggiunge: «E i figli di Israele diranno: a JHWH appartiene la sua sovranità

in questo mondo, e nel mondo avvenire è a lui che essa appartiene».


20  Non si omette di presentare anche una traduzione del Poema secondo la recensione di Add.

27031 (Jonathan o Pseudo Jonathan), desunta da Le Déaut (ed.), Targum du Pentateuque. Tome II:
Exode et Lévitique, 97.99: «Quattro notti sono iscritte nel Libro dei Memoriali davanti al Signore
del mondo. La prima notte, quando egli si manifesta per creare il mondo; la seconda, quando egli
apparve ad Abramo; la terza, quando egli apparve in Egitto: la sua mano uccise tutti i primogeniti
d’Egitto e la sua destra salvò i primogeniti di Israele; la quarta, quando si manifesterà per liberare il
popolo della casa d’Israele di mezzo alle nazioni. E tutte, Egli le chiama notti di veglia. È perché
Mosè dice esplicitamente: c’è una notte di veglia per la liberazione davanti ad JHWH, per fare
uscire il popolo dei figli di Israele dal paese d’Egitto. È la notte custodita dall’Angelo Sterminatore,
per tutti i figli di Israele che (stavano) in Egitto e (riservata) ugualmente per liberarli dai loro esili,
durante le loro generazioni».
21  Considerato l’obiettivo del presente studio, i rimandi biblici si riferiscono al testo dei LXX.
66 Roberto Di Paolo

fiamma ed ecco un forno fumante e fiaccole di fuoco che passarono in mezzo a


quelle parti tagliate. 18 In quel giorno il Signore concluse alleanza con Abramo
dicendo: “Alla tua discendenza darò questa terra: dal fiume d’Egitto fino al fiu-
me, il grande fiume Eufrate”»; Gen 17,17: «E cadde Abramo sulla faccia e rise
e disse in mente sua: “potrà mai succedere a uno di cento anni e Sara potrà mai
generare avendo novant’anni?”»; Gen 22,9-12: «9 Venne al luogo che Dio gli
aveva detto e Abramo costruì là un altare e pose la legna e avendo legato per i
piedi Isacco suo figlio lo pose sull’altare sopra la legna. 10 E Abramo stese la sua
mano per prendere il coltello e per sgozzare suo figlio. 11 E l’angelo del Signore
lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo”. Egli rispose: “Eccomi”.12 E
disse: “Non stendere la tua mano sopra il ragazzo e non fargli niente. Ora ho
conosciuto che tu temi Dio e non risparmiasti il tuo figlio amatissimo per me”».
Per la terza notte, il riferimento è Es 4,22-23: «22 Tu dirai al Faraone: “Questo
dice il Signore: mio figlio primogenito è Israele”. 23 Disse a te: “fa’ uscire il mio
popolo perché mi serva; se dunque non vuoi farli uscire, vedi: io stesso dunque
ucciderò il figlio tuo primogenito”».
Riguardo alla quarta notte, non ci sono rimandi espliciti alla Scrittura. Ci si
potrebbe tuttavia riferire ai passi in cui il tema dell’alleanza mosaica si ritrova
trasposto sul piano escatologico (cf. Ger 31) e ai passi in cui si annuncia una
nuova creazione: cieli nuovi e terra nuova (cf. Is 65,17)22.
Si può dunque concludere, a questo punto dell’esposizione, che, sulla base
dei riferimenti biblici, la notte di veglia per Israele in onore di JHWH ricapitola
tutta la storia dell’umanità, dalla creazione del mondo, passando attraverso Abra-
mo e la Pasqua di Israele, fino alla consumazione del mondo e all’avvento del
Messia.

1.4 Elementi teologici

Gli elementi teologici che scaturiscono dal poema delle Quattro notti sono
ampi e profondi. L’Autore sceglie infatti gli avvenimenti cardine della storia e
mostra Dio all’opera come creatore e come salvatore23. È da notare, prima di
tutto, che il Poema fa riferimento due volte al compimento della Scrittura: quan-
do presenta la nascita del figlio promesso ad Abramo e quando presenta Israele
come figlio primogenito di JHWH.
Riguardo alla prima notte, quando nella tenebra, nel caos e nella confusione
globale, la parola di JHWH è stata la luce, il Poema indica la creazione come
l’inizio del disegno salvifico di Dio; non dice perché Dio abbia creato il mondo;
presenta piuttosto la creazione come la manifestazione della volontà salvifica di

22  Le Déaut, La Nuit pascale, 123; 238.


23  Le Déaut, La Nuit pascale, 91.
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 67

Dio, che appartiene quindi all’ordine più assoluto della creazione. Se tutto è
perfetto, ciò significa che tutta la creazione è orientata verso il compimento pie-
no del disegno di Dio24. Per di più, il tema della creazione è associato a quello
dell’Esodo e della Pasqua25: Dio ha creato il mondo a Pasqua26.
La seconda notte presenta i momenti decisivi in cui JHWH si rivela ad Abra-
mo: quando stringe alleanza con lui; quando, dopo avergli promesso il figlio
Isacco, gli chiede di legarlo27. Si tratta quindi di una sola notte articolata in due
notti (Gen  15 e 22)28. L’alleanza conclusa quando JHWH passa «tra i pezzi»
viene infatti confermata dopo la legatura di Isacco, il figlio promesso. Il raccon-
to della legatura, aqedah, di Isacco (Gen 22) presenta poi degli sviluppi teologi-
ci di ampio e sconvolgente respiro. Nel Targum di Gen 22, Isacco, legato e posto
sulla legna dell’altare, raccomanda al padre: «Padre mio, legami bene perché io
non ti dia dei colpi con il piede di modo che la tua offerta sia resa invalida e che
io sia precipitato nella fossa della perdizione nel mondo avvenire»29. E, poco più
avanti, la voce dal cielo dichiara: «Venite, vedete due persone uniche nel mio
universo. L’uno sacrifica e l’altro è sacrificato: quello che sacrifica non esita e
quello che è sacrificato tende la gola»30. Terminato il sacrificio, Abramo, offren-
do a Dio la sua pronta obbedienza, chiede: «E ora, allorquando i suoi figli si
troveranno in un tempo di angoscia, ricordati dell’aqedah del loro padre Isacco
e ascolta la voce della loro supplica. Esaudiscili e liberali da ogni tribolazione»31.
La Pasqua evoca quindi non soltanto la notte dell’Esodo, ma anche la libera-
zione dalla morte di colui che è il primogenito della promessa32. E in tal modo il
racconto di Gen 15 è messo in rapporto non solo con gli eventi dell’Esodo ma
anche con tutto l’avvenire di Israele, ivi compresa l’epoca messianica ed escato-

24  Le Déaut, La Nuit pascale, 94.


25  Le Déaut, La Nuit pascale, 236. L’A. precisa che questa associazione è un fenomeno costan-
te. Tant’è che l’antico calendario faceva cominciare l’anno a Nisan, con la coincidenza liturgica
della lettura di Gen 1 e della celebrazione della Pasqua.
26  P. Nautin (ed.), Homélies Pascales. I: Une homélie inspirée du traité sur la Paque d’Hippo-

lyte (SC 27), Paris 1950, n. 17,2, 145, precisa: «Diciamo, riprendendo dall’inizio, prima di tutto
perché questo mese è il primo dei mesi e perché quello della Pasqua è il primo dei mesi dell’anno.
Una spiegazione segreta degli Ebrei dice che questo è il momento opportuno nel quale l’artefice e
demiurgo di tutte le cose allora creò l’universo, e che questo è il primo fiore della creazione, la
bellezza del mondo, quando la meraviglia che aveva fatta con arte secondo la sua ragione il creato-
re vide armoniosamente muoversi».
27  Le Déaut, La Nuit pascale, 142, precisa che la seconda notte originaria è quella di cui parla

Gen 15, dove il rapporto con l’Esodo e la storia futura di Israele è già esplicito: nascita di Isacco,
esodo pasquale e anche conquista della terra promessa sono presentati come la realizzazione della
promessa fatta ad Abramo nella scena dell’alleanza.
28  Le Déaut, La Nuit pascale, 138.
29  R. Le Déaut (ed.), Targum du Pentateuque. Tome I: Genèse (SC 245), Paris 1978, 218.
30  Le Déaut (ed.), Targum du Pentateuque. Tome I: Genèse, 218.
31  Le Déaut (ed.), Targum du Pentateuque. Tome I: Genèse, 220.
32  Le Déaut, La Nuit pascale, 110.
68 Roberto Di Paolo

logica33. Per quanto riguarda la nascita di Isacco, essa sembra inseparabile


dall’ideologia pasquale: è capitale nel poema delle Quattro notti, che mette in-
sieme quattro interventi della potenza di Dio che possono, tutti e quattro, essere
compresi come interventi di creazione, di nascita, di liberazione. L’Aqedah può
essere interpretata allo stesso modo, a motivo del contesto in cui è inserita: ridan-
do Isacco a suo padre, Dio lo rende doppiamente figlio della promessa e in certo
modo figlio di Dio; in lui tutta la stirpe di Abramo si trova salvata, giacché la sua
morte annulla la promessa. È questa un’immagine della minaccia che pesa su
tutto Israele al momento della Pasqua: Dio lo salva perché è il primogenito. Isra-
ele come popolo prende il posto di Isacco, figlio della promessa che tuttavia
rappresenta la discendenza per eccellenza, che è Cristo (cf. Gal 3,16). Ma, come
la nascita del popolo di Dio all’Esodo ha preso la forma di una liberazione, così
la più importante nascita di Isacco è in questa notte, dove lui è stato risparmiato34.
Riguardo alla terza notte, in cui Dio salva Israele e uccide i primogeniti
d’Egitto, è da rilevare quanto il Targum Es 12,13 precisa circa la Pasqua35: «Voi
avrete cura di mescolare il sangue del sacrificio della Pasqua e quello della cir-
concisione per farne un distintivo sulle case dove voi dimorate; io vedrò i meriti
del sangue e avrò pietà di voi e l’Angelo della morte, a cui è stato dato il potere
di sterminare, non dominerà affatto su di voi, mentre io seminerò la morte nel
paese d’Egitto»36. La circoncisione quindi, anche se non direttamente menziona-
ta nel Poema, vi compare sullo sfondo, come prescrizione per la celebrazione
della Pasqua (Es 12,44.48), ma ancora prima come prescrizione per appartenere
alla discendenza di Abramo (Gen 17,10-14)37. L’unione tra il sangue del sacrifi-
cio della Pasqua e il sangue della circoncisione rivela il valore espiatorio di
quest’ultima, ulteriormente accentuato dall’associazione frequente nell’aggadah
tra il sangue della Pasqua e il sangue della circoncisione38.
La presenza della quarta notte nel Poema, con la dissoluzione del mondo e la
liberazione definitiva di Israele, rivela prima di tutto che la categoria dell’Esodo
è il tipo di ogni liberazione, compresa quella finale39. La concezione fondamen-
tale è di un nuovo atto creatore, il cui senso è contemporaneamente cosmologico
e soteriologico40. Il Poema non parla esplicitamente di una creazione nuova alla
fine dei tempi; tuttavia la suggerisce, segnalando la dissoluzione dell’universo
presente, e soprattutto mettendo la quarta notte in relazione con la prima41. La

33  Le Déaut, La Nuit pascale, 147.


34  Le Déaut, La Nuit pascale, 150.
35  Secondo la recensione Add. 27031.
36  Le Déaut (ed.), Targum du Pentateuque. Tome II: Exode et Lévitique, 87.
37  Le Déaut, La Nuit pascale, 209.
38  Le Déaut, La Nuit pascale, 210.
39  Le Déaut, La Nuit pascale, 121.
40  Le Déaut, La Nuit pascale, 239.
41  Le Déaut, La Nuit pascale, 248.
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 69

presenza di Mosè, come accolito del Messia, denota il suo legame con la restau-
razione messianica: Mosè ricapitola, per così dire, tutti i salvatori della storia
della salvezza; è chiamato infatti: servitore di JHWH, profeta, intercessore, me-
diatore dell’alleanza, dottore del suo popolo42.
È da precisare infine che la presentazione dell’avvento messianico nella festa
di Pasqua, coincidente con la fine dei tempi, come pure della conseguente libe-
razione del popolo di Dio con il castigo degli empi, corrisponde alla rappresen-
tazione degli ultimi tempi nell’insieme della letteratura giudaica, tanto apocrifa
quanto rabbinica: il Messia arriverà durante una Pasqua43.
In conclusione, si può affermare che il Poema presenta quattro temi principa-
li: creazione, gesta di Abramo con sacrificio di Isacco, Pasqua, escatologia, indi-
cando quattro tappe della creazione, della nascita del popolo di Dio; o, meglio,
quattro nascite: all’origine dell’universo, alla vocazione di Abramo, alla Pasqua,
alla fine dei giorni durante la salvezza messianica44. Il targumista di Es 12,42
raggruppa gli eventi considerati più importanti della storia del mondo e li collega
alla festa di Pasqua. La fede in JHWH è fondata sulla certezza dell’elezione di-
vina di Abramo, elezione confermata dai miracoli formidabili della liberazione
d’Egitto. Tale fede è fonte inesauribile di speranza nella fedeltà di Dio che non
può abbandonare il suo popolo e gli procurerà al tempo stabilito la salvezza e la
liberazione definitiva45.

1.5 Conclusioni per il Nuovo Testamento

Sembra opportuno presentare a questo punto alcuni elementi teologici di rac-


cordo tra il poema delle Quattro notti e la Pasqua di Risurrezione, giacché la
Pasqua del Primo Testamento è un memoriale che diviene, negli ultimi secoli che
precedono il Cristianesimo, una celebrazione volta verso l’avvenire. In essa si
concretano e trovano la loro più bella espressione tutte le speranze di Israele,
fino alla speranza della salvezza definitiva alla fine dei tempi. La celebrazione
rituale della Pasqua viene così a trovarsi tra il fatto storico commemorato, quel-
lo dell’Esodo, e la liberazione escatologica46.
In riferimento alla prima notte, la redenzione messianica è interpretata come
una luce nuova che si leverà in Sion, al pari della luce della creazione, menzio-
nata cinque volte in Gen 1,3-547. La tradizione giudaica concepisce infatti l’inau-
gurazione di cieli nuovi e terra nuova in rapporto con la Pasqua. C’è finanche

42  Le Déaut, La Nuit pascale, 122.


43  Le Déaut, La Nuit pascale, 237.
44  Le Déaut, La Nuit pascale, 65.
45  Le Déaut, La Nuit pascale, 74.
46  R. Le Déaut, «Pâque juive et pâque chrétienne», BVC 61 (1965) 21.
47  Cf. Le Déaut, «Pâque juive et pâque chrétienne», 18.
70 Roberto Di Paolo

un’antica tendenza a legare alla data della Pasqua tutti i grandi eventi della storia:
anche i patriarchi risusciteranno a Nisan, al momento dell’apparizione del Mes-
sia48.
In riferimento alla terza e alla quarta notte, dal momento che la salvezza mes-
sianica è compresa a immagine della liberazione dall’Egitto, tutto viene natural-
mente situato a Pasqua. L’antico adagio, che fa legge nelle fonti rabbiniche più
antiche, afferma: «A Nisan furono liberati, a Nisan lo saranno ancora». Si atten-
de dunque il Messia per la data di Pasqua. Tutto il rituale pasquale, almeno del I
secolo, riceve una interpretazione escatologica e messianica, e serve a ravvivare
ogni anno le speranze nazionali49.
Un discorso a parte merita la seconda notte50. Il sacrificio e la liberazione di
Isacco coincidono infatti con la Pasqua51 e diventano il tipo della grande Pasqua
futura e di tutte le liberazioni, causa «meritoria» della salvezza pasquale52; e
vengono legati fin dagli inizi a Gesù che si offre53: Gesù viene messo alla prova,
come Abramo (Eb 11,17-19; Gc 2,21-23)54; Gesù è il figlio amatissimo (Mc 1,11;
Is 42)55, come Isacco (Eb 11,17)56; come Isacco, Gesù offre se stesso volontaria-
mente, anche se in questo caso il riferimento è soprattutto al Quarto canto del
Servo57. Nonostante l’idea della morte espiatrice di Isacco, a differenza di Gesù,
sia una tappa ancora lontana e i testi giudaici antichi non presentino ancora
un’idea di redenzione dell’Aqedah in senso cristiano, è tuttavia chiaro che, grazie
ai meriti acquisiti con l’accettazione volontaria di Isacco, si può sperare dalla
benevolenza divina la salvezza dalle nazioni; finanche il perdono dei peccati. In

48  Le Déaut, «Pâque juive et pâque chrétienne», 19. L’A. a p. 20 collega questo concetto a

Mt 27,52, rilevando che l’Evangelista, segnalando che al momento della morte di Cristo numerosi
corpi di santi trapassati sono risuscitati, forse vuole offrire una testimonianza messianica nuova.
49  Le Déaut, «Pâque juive et pâque chrétienne», 21.
50  Le Déaut, La Nuit pascale, 200, precisa che, nell’aggadah sviluppata attorno a Gen 22, il

tratto più importante per l’esegesi cristiana è il collegamento di questo episodio all’idea pasquale,
specie l’identica datazione al 15 di Nisan.
51  G. Vermes, «Redemption and Genesis XXII», in Id., Scripture and Tradition in Judaism.

Haggadic Studies (StPB 4), Leiden 1961, 215, precisa che c’è una evidenza definita che l’associa-
zione dell’Aqedah con Pasqua sia ben stabilita prima dell’inizio dell’era cristiana. Il legame tra i due
grandi eventi è infatti un solo legame dottrinale. L’efficacia salvifica dell’agnello della Pasqua
procede dai meriti del primo agnello, il figlio di Abramo, che ha offerto se stesso sopra l’altare.
E. Kessler, «Aqedah II. Judaism – Rabbinic Judaism», in Encyclopedia of the Bible and its Recep-
tion, II, Berlin - New York 2009, 530, precisa ugualmente che c’è evidenza di un legame antico tra
Aqedah e Pasqua. Isacco è associato con l’agnello pasquale in una interpretazione di Es 12,5 e i
rabbini pure suggeriscono che l’Aqedah è una ragione della divisione del Mar Rosso.
52  Le Déaut, «Pâque juive et pâque chrétienne», 23.
53  Le Déaut, La Nuit pascale, 202. Cf. A. Jaubert, «Symboles et figures christologique dans le

Judaïsme», RevSR 47 (1973) 381.


54  Le Déaut, La Nuit pascale, 203.
55  Le Déaut, La Nuit pascale, 204.
56  Le Déaut, La Nuit pascale, 203.
57  Le Déaut, La Nuit pascale, 204.
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 71

Isacco sono quindi accennati tutti gli elementi che giungeranno a delineare la
figura del Servo: Isacco dona la sua vita e Dio gradisce il sacrificio; viene così
guidato come un agnello e la sua morte è stata ugualmente voluta da Dio58.
L’Aqedah è dunque considerata come un vero sacrificio e diventa, nel I secolo,
il tipo stesso del sacrificio che il Signore gradisce e ricompensa59.

2. Mt 26–28 secondo l’analisi retorica biblica

A questo punto del cammino, è bene presentare l’insieme del racconto della
Pasqua del Signore in Mt 26–28, a partire dalle quattro sequenze individuate con
i criteri di analisi della retorica biblica (ARB)60, evidenziando le linee principali
di composizione e gli elementi teologici più rilevanti; infine alcune conclusioni
per un raccordo con il compimento della storia della salvezza.

2.1 Prima sequenza (Mt 26,1-56)

Intitolata «La Pasqua del Servo per la remissione dei peccati», la sequenza
comprende dieci passi organizzati in tre sottosequenze61. La prima (Mt 26,1-19)
inquadra i preparativi per la Pasqua di Gesù; da Lui indicati e dai discepoli rea-
lizzati, agli estremi; mentre al centro si staglia l’episodio dell’unzione di Betania;
preceduto e seguito dai preparativi della morte di Gesù perpetrati dai suoi nemi-
ci, in posizione intermedia62. La sottosequenza centrale (Mt 26,20-35) presenta
il racconto dell’Ultima Cena, con il sangue versato per la remissione dei peccati,
inquadrato dall’annuncio del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro63.
La terza e ultima sottosequenza (Mt 26,36-56) presenta il duplice dramma che si
consuma nel Getsemani, con Gesù che, solo, si abbandona alla volontà del Padre,
mentre i discepoli cedono alla tentazione del sonno; con Gesù che, tradito, si

58  Le Déaut, La Nuit pascale, 199-200.


59  Le Déaut, La Nuit pascale, 200.
60  Meynet, La Pasqua del Signore, 21-75; 179-206; 279-303; 363-389. È doveroso precisare

che, tra i commentari consultati, non si è trovata un’analoga ipotesi di struttura dell’intero racconto
di Mt 26–28, cioè della Passione e della Risurrezione. P. Gaechter, Das Matthäusevangelium, Inn-
sbruck - Wien - München 1963, presenta un interessante tentativo di struttura a chiasmo del raccon-
to della Passione, in alcuni punti assai simile a quello proposto dall’ARB. Si nota anche che H. Luz,
Das Evangelium nach Matthäus. 26–28 (EKK 4), Zürich 2002; trad. inglese: Matthew 21–28. A
Commentary (Hermeneia), Minneapolis MN 2005, 299-300, osserva che non è possibile strutturare
il racconto coerente della Passione e Risurrezione secondo un principio formale unificato; sembra
che il narratore eviti intenzionalmente un sistema di composizione lineare.
61  Meynet, La Pasqua del Signore, 21.
62  Meynet, La Pasqua del Signore, 35.
63  Meynet, La Pasqua del Signore, 48.
72 Roberto Di Paolo

consegna ai suoi nemici, mentre i suoi discepoli cedono alla tentazione della
violenza e quindi della fuga64.
L’insieme della sequenza presenta una chiara opposizione, tra Gesù e la don-
na di Betania da una parte, e Caifa, Giuda, Pietro, e coloro che essi rappresenta-
no, dall’altra. Posta al centro della prima sottosequenza (Mt 26,6-13), nella casa
di Betania, la donna senza nome dona senza misura, quasi spreca il profumo, che
avrebbe potuto essere utilizzato in modo assai più redditizio. Similmente al cen-
tro della sequenza (Mt 26,26-29) Gesù offre spontaneamente il suo corpo e il suo
sangue, dell’alleanza, versato per la remissione dei peccati. Nel Getsemani Gesù
offre quindi se stesso al Padre nella preghiera e poi nell’arresto. Tutti gli altri non
offrono nulla; al contrario, cercano di prendere; anche quando danno, è solo per
guadagnare. Questo vale per Caifa, per Giuda, per i discepoli, per la folla che con
spade e bastoni si impossessa di Gesù. L’opposizione tra Gesù e la donna che
donano, e tutti gli altri che prendono, è molto più articolata, giacché quelli che
prendono cedono alla tentazione del denaro, della violenza, dell’inganno; ele-
menti questi che fungono da discriminante per appartenere al gruppo di Gesù o
a quello dei suoi avversari. Lungo il fluire della sequenza, il gruppo di quelli che,
al pari di Gesù, danno o potrebbero dare, si assottiglia sempre di più a favore di
quelli che prendono: i discepoli stessi, non resistendo alle tentazioni fondamen-
tali del denaro, della violenza e dell’inganno, cadono e lasciano Gesù solo, che,
unico con la donna, percorre una strada nuova, quella dell’offerta totale di sé,
fino a farsi carico della violenza e del peccato dei suoi nemici. L’opposizione non
si limita al racconto della Pasqua di Gesù ma giunge fino al racconto della cadu-
ta dei progenitori (Gen 3), che compare sullo sfondo del racconto di Matteo65: se
la prima donna e il primo uomo hanno ceduto alla tentazione originale, impos-
sessandosi del frutto per diventare come Dio; Gesù e la donna senza nome, cir-
condati da peccatori che finiscono per scegliere il denaro, la violenza e l’inganno,
offrono senza misura, gettando le basi per una nuova creazione, fondata sul per-
dono dei peccati. L’alleanza offerta da Gesù al centro della sequenza è dunque
totalmente nuova, perché offre, in modo incondizionato, il perdono dei peccati,
che Gesù stesso, unico giusto, prende su di sé66.
Riguardo al compimento della Scrittura, è da notare il rimando di Gesù, du-
rante l’Ultima Cena, alla Parola che si compie circa lo scandalo e alla fuga dei
discepoli: «Tutti vi scandalizzerete in questa notte, sta scritto infatti …»

64 
Meynet, La Pasqua del Signore, 60.
65 
R. Meynet, Mort et ressuscité selon les Écritures, Paris 2003; trad. italiana: Morto e risorto
secondo le Scritture (Collana biblica), Roma 2003, 27-33.
66  La presentazione estesa di questi temi si trova in Meynet, La Pasqua del Signore, 71-75. Non

si omette di aggiungere che Meynet, Morto e risorto secondo le Scritture, 39-42, collega il raccon-
to del diluvio (Gen 6), dove l’unico giusto viene salvato, mentre tutti i peccatori muoiono per la
loro violenta cattiveria, all’arresto di Gesù nel Getsemani, dove l’unico giusto si offre e accetta di
andare a morire al posto dei peccatori, conservati in vita.
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 73

(Mt 26,31). Ma soprattutto nel Getsemani, Gesù, mentre viene arrestato, collega,


due volte, quanto sta avvenendo alla Scrittura che si compie; quando rimprovera
uno dei presenti che, colpendo con la spada, cerca di opporsi all’arresto del suo
Maestro: «Come dunque si compirebbero le scritture che così deve avvenire?»
(Mt 26,54)67; quando biasima le folle venute ad arrestarlo come un criminale, di
nascosto e con violenza: «Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le
scritture dei profeti» (Mt 26,56)68.

2.2 Seconda sequenza (Mt 26,57–27,26)

Intitolata «I giudei e i pagani condannano il Servo», la sequenza è composta


da un passo centrale e da sei passi organizzati in due sottosequenze69: la prima
(Mt 26,57-75) descrive il processo davanti a Caifa, con i falsi testimoni che si
avvicendano contro Gesù, e Pietro che rifiuta di testimoniare in favore di Gesù;
al centro si colloca la solenne dichiarazione di Gesù davanti al sommo sacerdote
circa la sua identità divina. Quattro rimandi alla parola di Gesù scandiscono il
ritmo della sottosequenza70. L’ultima (Mt 27,3-26) descrive il processo di Gesù
davanti a Pilato: agli estremi compaiono Giuda, che riporta le trenta monete
d’argento a testimonia a favore di Gesù, e Pilato, che si dichiara innocente di
fronte alla morte di Gesù e poi lo consegna per farlo crocifiggere71. Al centro, la
dichiarazione di Gesù davanti al governatore circa la sua identità regale72.
La sequenza, nel suo insieme, presenta una struttura concentrica, con le due
sottosequenze costruite attorno al brevissimo passo centrale (Mt 27,1-2) che fun-
ge da cerniera, giacché articola il passaggio di Gesù da Caifa a Pilato e contiene
i termini chiave della sequenza: «condussero» e «diedero», che rispettivamente
introducono e concludono la sequenza, e «per farlo morire», che indica al centro
lo scopo di tutto il processo; Gesù, legato, è l’oggetto di questi verbi73.

67  Tra i vari studi consultati, sembra opportuno menzionare H. Kosmala, «Matthew XXVI 52

– A Quotation from the Targum», NT 4 (1960) 3, che collega questo rimando del compimento alla
sentenza del v. 52: «Tutti quelli infatti che prendono la spada di spada moriranno», che sarebbe di
fatto una citazione della Scrittura secondo Targum Is 50,11.
68  Non si rinuncia, a questo punto, a citare P. Beauchamp, «Lecture christique de l’Ancien Te-

stament», Bib 81 (2000) 105, che parte da Mt 26,56 per approfondire l’interpretazione del Primo
Testamento nel Nuovo Testamento. A p. 110, l’A. rileva che, all’interno e al più profondo della re-
lazione di Gesù con le Scritture, i Vangeli ci fanno scoprire la sua obbedienza. Essa prende forma
di accettazione: «deve avvenire», per mezzo della quale Lui si è unito al Padre. Alla luce dell’intel-
ligenza che illumina per Lui le Scritture, si aggiunge quindi una disposizione intima della volontà,
che lo fa comunicare al Padre non soltanto direttamente ma per mezzo del Libro. Senza questo, non
sarà completamente solidale con la storia dell’uomo.
69  Meynet, La Pasqua del Signore, 179.
70  Meynet, La Pasqua del Signore, 189.
71  Matteo descrive con gli stessi termini la situazione di Giuda e quella di Pilato.
72  Meynet, La Pasqua del Signore, 199.
73  Meynet, La Pasqua del Signore, 203.
74 Roberto Di Paolo

Riguardo al compimento della Scrittura, è da notare il rimando, combinato, a


Sal 110,1 e a Dn 7,13, che Gesù applica a se stesso: «D’ora innanzi vedrete il
“Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza” e “venendo sulle nubi del
Cielo”»74; come pure la citazione profetica introdotta dalla formula di compi-
mento in Mt 27,9-10, sul destino delle trenta monete d’argento del tradimento75.

2.3 Terza sequenza (Mt 27,27-61)

La sequenza, dal titolo «La giustificazione del Servo di Dio», è composta da


un brevissimo passo centrale e da sei passi, articolati in tre sottosequenze76: la
prima (Mt 27,27-37) presenta Gesù come «re dei Giudei» davanti ai soldati ro-
mani: prima «acclamato», cioè deriso e beffeggiato; poi «intronizzato», cioè
crocifisso77. La sottosequenza centrale (Mt 27,38-51a) presenta Gesù crocifisso
e morente schernito dai suoi connazionali, mentre, al centro, la tenebra copre la
terra78. La terza sottosequenza (Mt 27,51b-61) descrive gli effetti della morte di
Gesù e anticipa i prodigi che avverranno dopo la sua risurrezione, presentando
la reazione di romani e giudei presenti sotto la croce: il centurione e quelli con
lui riconoscono in Gesù il Figlio di Dio; Giuseppe di Arimatea è detto discepolo
di Gesù e Maria Maddalena e l’altra Maria siedono, come i discepoli, davanti
alla tomba del loro Maestro79.
L’insieme della sequenza, organizzata in modo concentrico, descrive la mor-
te di Gesù con i tratti del Quarto canto del Servo di Isaia (Is 52,13–53,12): solo
e disprezzato, condannato a una morte infame. Dietro la beffa dei soldati si na-
sconde tuttavia la verità: Gesù è veramente il re dei Giudei. Oltre agli scherni dei
suoi connazionali, al centro della sequenza, c’è la tenebra che, come prodigio
divino, accompagna la morte di Gesù, coprendo la terra in pieno giorno. Di fron-
te a Gesù spirato, perfino i pagani fanno la loro professione di fede; mentre
Giuseppe di Arimatea, come già prima Simone di Cirene, insieme con le donne,
circondano Gesù come discepoli che si stringono attorno al loro Maestro80.
Il compimento delle Scritture, anche se non direttamente menzionato, permea
di sé tutta la sequenza; soprattutto per la figura del Servo che appare sullo sfondo;

74 
Meynet, La Pasqua del Signore, 184.
75 
Meynet, La Pasqua del Signore, 192. Non si rinuncia a notare che J. Miler, Les citations
d’accomplissement dans l’Évangile de Matthieu. Quand Dieu se rend présent en toute humanité
(AnBib 140), Roma 1999, 255, precisa che il centro della pericope comunemente detta della morte
di Giuda è in verità la relazione dei sacerdoti con le trenta monete d’argento, metafora del sangue
di Cristo che sarà versato.
76  Meynet, La Pasqua del Signore, 279.
77  Meynet, La Pasqua del Signore, 285.
78  Meynet, La Pasqua del Signore, 291.
79  Meynet, La Pasqua del Signore, 298.
80  Meynet, La Pasqua del Signore, 301.
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 75

per il Sal 22, citato da Gesù e richiamato da diversi particolari del racconto81; per
il rimando alla piaga delle tenebre (Es 9) e alla morte dei primogeniti d’Egitto
(Es 11).

2.4 Quarta sequenza (Mt 27,62–28,20)

La quarta sequenza, dal titolo «Il Servo si rivela come il Figlio maggiore di
una moltitudine di fratelli» è composta da un breve passo centrale e da quattro
passi, organizzati in due sottosequenze82. La prima (Mt 27,62–28,8) contrappone
le autorità giudaiche e l’angelo del Signore: entrambi riferiscono le parole pro-
nunciate da Gesù circa la sua risurrezione: i primi per impedirne l’eventuale re-
alizzazione, il secondo per proclamarne l’effettivo compimento83. Il breve passo
centrale (Mt 28,9-10) descrive l’incontro tra Gesù e le donne, con l’invito, per i
discepoli, definiti da Gesù «miei fratelli», di andare in Galilea per vederlo84.
L’ultima sottosequenza (Mt 28,11-20) contrappone le due testimonianze su Ge-
sù: la prima, falsa, fondata sul denaro ricevuto dalle autorità giudaiche e divul-
gata dai soldati tra i giudei fino a oggi; l’altra, autentica, basata sull’incontro
personale con Gesù e proclamata dagli apostoli in mezzo alle nazioni fino alla
fine del mondo85.
La sequenza, nel suo insieme, ha come cardine non tanto, come ci si potrebbe
aspettare, il racconto della risurrezione, quanto piuttosto l’annuncio di Gesù alle
donne che i discepoli sono suoi fratelli e che lo incontreranno in Galilea; lì Gesù
affiderà loro la missione di annunciare a tutte le nazioni che la volontà del Padre
è che tutti gli uomini diventino figli nel Figlio: riconciliati, perdonati e salvati.
Opposto a questo annuncio c’è lo sforzo, vano e inesorabile, dei nemici di Gesù,
che continuano ad accusarlo di essere un impostore86.
Riguardo al compimento delle Scritture, pur mancando riferimenti espliciti,
c’è un rimando all’esito della missione del Servo del Quarto canto di Isaia, a
beneficio delle moltitudini; un riferimento alla conclusione gravida di speranza
della dolorosa vicenda descritta dal Sal 22, con la menzione dell’annuncio ai
fratelli e delle nazioni che riconosceranno l’opera del Signore87; un rimando in-
fine all’incontro di Giuseppe con i suoi undici fratelli in Gen 45,3-988.

81  Meynet, La Pasqua del Signore, 302.


82  Meynet, La Pasqua del Signore, 363.
83  Meynet, La Pasqua del Signore, 372.
84  Meynet, La Pasqua del Signore, 374.
85  Meynet, La Pasqua del Signore, 382.
86  Meynet, La Pasqua del Signore, 384.
87  Meynet, La Pasqua del Signore, 386-387.
88  Meynet, Morto e risorto secondo le Scritture, 49-52.
76 Roberto Di Paolo

2.5 Conclusione

Questi elementi, riportati in modo sommario e sicuramente incompleto, in-


quadrano la Pasqua del Signore sullo sfondo della missione del Servo del Quar-
to canto di Isaia, che Gesù compie in modo definitivo. Già dalla prima sequenza,
Gesù, tradito e minacciato di tradimento, offre se stesso per il perdono dei pec-
cati, gettando così le basi di una nuova creazione, nata dal dono totale e gratuito
di sé. Nella seconda sequenza, Gesù, legato, proclama francamente la sua iden-
tità divina e regale, facendosi carico del groviglio di menzogne che Caifa e Pila-
to gettano su di lui, fino ad accettare, come innocente, che il suo sangue, la sua
vita, venga mercanteggiata e ingiustamente condannata. Nella terza sequenza,
Gesù, deriso e oltraggiato, continua a confidare in Dio e Dio risponde, mandan-
do le tenebre sulla terra, mentre alcuni riconoscono in Gesù il Figlio di Dio e
restano accanto a lui. La quarta sequenza presenta finalmente Gesù che, vittorio-
so sulla morte e sul peccato di quanti lo hanno condannato, si rivela Figlio mag-
giore di una moltitudine di fratelli, giacché comunica la sua vittoria ai discepoli,
perché questi la portino a tutte le nazioni. Se al principio del racconto quindi
solo Gesù, con la donna senza nome, getta la basi di una nuova creazione; alla
fine tutte le nazioni sono destinate a vivere, nel Figlio risorto, come figli di Dio89.
Per quanto riguarda il compimento della Scrittura, si può dunque affermare
che, nel racconto della Pasqua del Signore, Matteo presenta Gesù come il Servo
del Quarto canto di Isaia, sfigurato e trasfigurato90, che, a sua volta, ricapitola in
sé i «servi» di Dio lungo la storia della salvezza, fino a diventare «figura delle
figure»91.

3. Le Quattro notti e la Pasqua del Signore in Matteo

Presentate le linee generali del poema delle Quattro notti e del racconto della
Pasqua del Signore in Matteo secondo l’ARB, è ora il momento di verificare se
i contenuti del Poema presentino delle corrispondenze con il testo evangelico92.
Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe in un’opera di rigore scientifico, nel
racconto della Pasqua del Signore non si ravvisa una rispondenza unica e imme-
diata con i vari elementi del Poema, per cui ogni notte è precisamente ricordata
in un punto del racconto di Matteo e solo in quel punto. Si avverte piuttosto una

89 
Meynet, La Pasqua del Signore, 463-467.
90 
Meynet, Morto e risorto secondo le Scritture, 119-127.
91  Meynet, Morto e risorto secondo le Scritture, 113-115.
92  Le Déaut, La Nuit pascale, 252, osserva che alcuni testi del NT sembrano apparentati, per il

contenuto più che per il vocabolario, alle concezioni teologiche che suppongono il poema delle
Quattro notti, citando poi Mt 19,28, Lc 21,25-36 e altri testi.
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 77

molteplicità di rimandi, alcuni ben delineati e riconoscibili, altri più sfumati. Il


presente studio cercherà di evidenziarne i più significativi nella strategia del
racconto di Matteo93.
La prima corrispondenza che attira l’attenzione emerge fra le annotazioni
iniziali del racconto della Pasqua di Israele, base del poema delle Quattro notti,
e della Pasqua del Signore. Afferma infatti Es 12,50: «E fecero i figli di Israele
come ordinò il Signore a Mosè e ad Aronne per loro, così fecero». Con gli stessi
termini, Mt 26,19 precisa: «E fecero i discepoli come ordinò loro Gesù e prepa-
rarono la Pasqua». Il verbo «fare» è il medesimo in entrambi i testi; mentre
«ordinò» corrisponde in greco a due diversi verbi, tra loro sinonimi. Nel primo
caso, i figli di Israele fanno così come JHWH ha ordinato a Mosè e ad Aronne;
nel secondo caso, i discepoli fanno così come ha loro ordinato Gesù.

3.1 La prima notte

I rimandi alla prima notte della salvezza, quando Dio crea il mondo e, vincen-
do le tenebre, crea la luce, si riscontrano nella terza (Mt 27,27-61) e nella quarta
sequenza (Mt 27,62–28,20) di Matteo.
Riguardo alla prima notte, i rimandi appaiono nitidi, in rapporto di opposizio-
ne, al centro della terza sequenza: «Dall’ora sesta tenebra avvenne su tutta la
terra fino all’ora nona» (Mt 27,45). È il momento in cui Gesù crocifisso e mo-
rente è schernito dai suoi connazionali. Il rapporto fra i due testi trova conferma
anche all’inizio del racconto della creazione (Gen 1,1-5), dove il termine «tene-
bra», lo stesso utilizzato da Matteo, compare tre volte, contro le cinque ricorren-
ze del termine «luce», che in Matteo è invece ampiamente sostituito dalla dupli-
ce menzione temporale delle ore che scandiscono la presenza della luce sulla
terra. La prima notte salvifica e la morte di Gesù sono chiaramente opposte: se
nella prima notte Dio crea la luce vincendo il caos; alla morte di suo Figlio, le
tenebre vincono la luce e tornano a coprire la terra, con un processo inverso a
quello della creazione.
Riguardo alla quarta sequenza, un riferimento alla prima notte vi si ravvisa
nel primo versante: «1 Dopo il sabato, alla prima luce del primo giorno dopo il
sabato, venne Maria Maddalena e l’altra Maria a vedere la tomba. 2  Ed ecco
avvenne un terremoto grande: l’angelo del Signore infatti sceso dal cielo e avvi-
cinatosi rotolò la pietra e sedette su di essa. 3 Il suo aspetto era come lampo e il
suo vestito bianco come neve» (Mt 28,1-3). La notte, nel giorno appena inizia-
to94, è improvvisamente illuminata dal fulgore dell’angelo di Dio venuto dal

93  Per i testi del Primo Testamento, i riferimenti saranno sempre al testo dei LXX. Per i riman-

di bibliografici, si citeranno solo i contributi, tra quelli consultati, che presentino elementi rilevanti
per il presente lavoro.
94  Matteo precisa che le donne vanno al sepolcro il sabato sera, subito dopo l’apparire delle
78 Roberto Di Paolo

cielo, la cui veste, come la neve, riflette e potenzia la luce. Qui il rapporto con la
prima notte salvifica è sinonimico; in entrambi i casi infatti Dio vince le tenebre:
all’inizio creando la luce; in Matteo mandando il suo angelo di luce e rotolare la
pietra dall’ingresso della Tomba vuota.
In base a questi riferimenti, si può affermare che, nel racconto della Pasqua
del Signore in Matteo, la prima notte salvifica di Israele è la chiave per interpre-
tare la crocifissione e morte di Gesù: come all’inizio Dio crea la luce che preva-
le sulle tenebre; così alla morte del suo Figlio innocente, deriso, oltraggiato e
condannato da giudei e pagani, Dio permette che le tenebre vincano la luce, en-
trando così nuovamente nel caos iniziale; quasi si tratti di un’anticreazione95. La
menzione dell’angelo che, splendente come un lampo, illumina la notte della
Risurrezione, sembra preludere all’inizio di una nuova creazione, il cui perno è
il Figlio di Dio morto e risorto96.

3.2 La seconda notte

La seconda notte salvifica, quando Dio si rivela ad Abramo, si può ravvisare


nella prima sequenza (Mt 26,1-56) e al centro della seconda (Mt 26,57–27,26),
nel racconto di Matteo.
Riguardo al rapporto con la prima sequenza, è da rilevare prima di tutto, al
centro di questa (Mt 26,20-35), la duplice precisazione temporale «in questa
notte» (Mt 26,31.34)97, con cui Gesù indica ai discepoli l’importanza decisiva di
quella notte, preannunciando il loro scandalo, abbandono e tradimento. Ma quel-
la stessa notte, poco prima, Gesù, stando a mensa con i suoi discepoli, ha offerto
loro, nel pane e nel vino, il suo corpo e il suo sangue, dichiarando che il sangue
è quello «dell’alleanza» (Mt 26,28). Ora questo termine ricorre in Matteo solo a
questo punto. È possibile quindi collegare questa notte, in cui Gesù offre il san-
gue dell’alleanza, alla notte di Gen 15,1-21, in cui Dio stringe alleanza con Abra-
mo; con la differenza che, nel caso di Abramo, il sangue è quello degli animali
sacrificati (Gen 15,9-10); nel caso di Gesù, è lui stesso che offre il suo sangue.
Riguardo all’alleanza tra Dio e Abramo, è bene ricordare che, in Gen 17,1-22, il
termine «alleanza» ricorre ben tredici volte (2; 4; 7bis; 9; 10; 11; 13bis; 14; 19bis;

prime tre stelle, proprio all’inizio del primo giorno della settimana.
95  J.T. Pennigton, Heaven and Earth in the Gospel of Matthew (NT.SS 126), Leiden - Boston

2007, 214, nota che si può anche vedere una probabile allusione alle tenebre della precreazione di
Gen 1,2 in Mt 27,45 dove tutta la terra è coperta dalla tenebra alla morte di Gesù.
96  Le Déaut, La Nuit pascale, 257, osserva che il sacrificio pasquale di Gesù diviene veramen-

te il centro della storia del mondo, dal momento che questa notte momentanea di cui parlano i Si-
nottici (Mt 27,45) prelude, come nelle origini, come nell’Esodo, come alla fine dei tempi, alla luce
della salvezza.
97  In verità la prima indicazione temporale del testo è «fattasi sera» (Mt 26,20), che introduce

il centro della sequenza.


Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 79

21); di queste, due volte con l’aggettivo «eterna» (7; 19), in riferimento al per-
durare dell’alleanza con i discendenti di Abramo.
Un altro rimando alla seconda notte salvifica si può riscontrare alla fine della
prima sequenza (Mt 26,36-56), quando Gesù nel Getsemani offre se stesso al
Padre e si consegna ai peccatori. Le corrispondenze con il racconto della legatu-
ra di Isacco (Gen 22,1-18) sono molte: come Abramo ai suoi servi, così anche
Gesù dice ai suoi discepoli: «Fermatevi qui» (Gen 22,5; Mt 26,36)98; come Abra-
mo procede insieme con Isacco, così anche Gesù procede da solo, «per prostrar-
si» (Mt 26,39); come Abramo prende il coltello e poi «stende la sua mano per
prendere il coltello» per sgozzare suo figlio (Gen 22,6.10), così anche uno di
quelli che sta con Gesù, al momento dell’arresto, «stesa la mano estrae la sua
spada» e colpisce uno degli avversari (Mt 26,51)99; come l’angelo dal cielo or-
dina ad Abramo: «Non gettare la tua mano sopra il ragazzo» (Gen 22,12), così
nel Getsemani, «gettano le mani su Gesù» e si impossessano di lui (Mt 26,50).
Un ultimo riferimento alla seconda notte salvifica si potrebbe riscontrare al
centro della seconda sequenza, dove i sommi sacerdoti e i capi del popolo «aven-
do legato» Gesù lo conducono da Pilato (Mt 27,2), come già Abramo «avendo
legato per i piedi» Isacco lo pone sull’altare (Gen 22,9)100.

Tutte queste corrispondenze dilatano lo sguardo, non solo per scorgere nella
scena del Getsemani gli echi dell’Aqedah, fino a vedere Gesù come nuovo Isac-
co101, ma soprattutto per interpretare l’alleanza offerta da Gesù nel suo sangue
sullo sfondo dell’alleanza conclusa tra Dio e Abramo e confermata dalla legatu-
ra di Isacco102. Si avverte tuttavia non una mera ripetizione ma un passo in avan-
ti che ha tutto il sapore del compimento della Pasqua: se Dio comanda ad Abra-
mo di predisporre la carne degli animali come sacrificio per stipulare l’alleanza,
Gesù offre, nel pane e nel vino, il suo corpo e il suo sangue per l’alleanza, fon-

98  A onor del vero, dopo aver già individuato le corrispondenze terminologiche tra la scena del

Getsemani e la legatura di Isacco, chi scrive si è accorto che W.D. Davies - D.C. Allison, A Critical
and Exegetical Commentary on the Gospel according to Saint Matthew (ICC III), Edinburgh 1997,
494, evidenziano alcune di queste stesse corrispondenze e altre più ampie, fino a indicare come
reale la possibilità che Matteo voglia suggerire un parallelo tra la fede di Abramo e la fede di Gesù.
Similmente L.A. Huizenga, «Obedience unto Death: The Matthean Gethsemane and Arrest Sequen-
ce and the Aqedah», CBQ 71 (2009) 519-520, evidenzia le numerose corrispondenze terminologiche
e tematiche tra i due racconti.
99  «Coltello» e «spada» corrispondono in greco al medesimo termine.
100  I due verbi che esprimono la legatura, in greco sono sinonimi, non identici.
101  Huizenga, «Obedience unto Death», 507-508.
102  L. Sabourin, «Sacrifice», in H. Cazelles - A. Feuillet (ed.), DBS X, Paris 1985, 1516, affer-

ma che la migliore conoscenza che abbiamo al presente dei Targum conferma che un rapporto può
essere fatto tra i due sacrifici, di Isacco e di Gesù, anche se la teologia cristiana dirà piuttosto che
l’Aqedah ha orientato la formulazione del sacrificio di Gesù, senza tuttavia avergli dato origine.
80 Roberto Di Paolo

data sulla remissione dei peccati103. Se Abramo conduce suo figlio Isacco e lo
lega sull’altare per offrirlo in olocausto, mentre Isacco stesso collabora con il
padre perché l’offerta sia gradita a Dio, Gesù attua l’alleanza, proclamata nell’of-
ferta del corpo e del sangue, offrendo se stesso spontaneamente, consegnandosi
ai suoi nemici e lasciandosi condurre alla morte104. Se la mano di Abramo viene
fermata dall’angelo del Signore e non colpisce Isacco, i nemici di Gesù, al con-
trario, mettono le mani addosso a Gesù e si impadroniscono di lui. La menzione
di Gesù legato, al centro della sequenza di Matteo, indica, come un fulmine nel
mezzo della notte, il rapporto di compimento tra Isacco legato e Gesù, il Figlio
unigenito, che, legato, in mano a giudei e pagani, si offre per la remissione dei
peccati. Ora Isacco si salverà, mentre Gesù morirà per mano dei suoi nemici.
L’alleanza stipulata da Gesù non è dunque mera ripetizione dell’alleanza stipu-
lata da Dio con Abramo e confermata dalla legatura di Isacco, ma ne rappresen-
ta il compimento105. I meriti della legatura di Isacco, dell’obbedienza di padre e
figlio alla volontà di Dio, della fedeltà all’alleanza da parte di Abramo, trovano
il loro compimento nella fedeltà totale del Figlio alla volontà del Padre, che
guadagna agli uomini una alleanza fondata sull’offerta del suo sangue per il
perdono dei peccati106.

3.3 La terza notte

La terza notte della salvezza, quando il Signore uccide gli egiziani e salva i
primogeniti di Israele, compiendo così la Parola: «Israele è il suo primogenito»,
compare al centro della prima (Mt  26,1-56) e della terza sequenza di Matteo
(Mt 27,27-61).

103  S. Lyonnet - L. Sabourin, Sin, Redemption and Sacrifice. A Biblical and Patristic Study

(AnBib 48), Rome 1970, 181, affermano, in riferimento alle parole di Gesù nell’ultima cena circa
il proprio sacrificio, che queste possono riferirsi contemporaneamente al sacrificio pasquale, come
si capisce dal giorno e dall’ora scelta; al sacrificio di alleanza, esplicitamente indicato quando Gesù
parla del «sangue della nuova alleanza»; e, con grande probabilità, al sacrificio di espiazione, che
sembra essere implicato dalle parole aggiunte da Mt 26,28: «per la remissione dei peccati».
104  Huizenga, «Obedience unto Death», 516, indica nell’obbedienza fino alla morte la chiave

tematica che lega la figura di Isacco e quella del Gesù di Matteo.


105  G.J. Steyn, «Aqedah III. New Testament», in Encyclopedia of the Bible and its Reception,

II, Berlin - New York 2009, 540, afferma, al contrario, che una interpretazione particolare della
morte espiatrice di Gesù contro lo sfondo dell’Aqedah ai tempi del NT è una questione assai con-
troversa. Una interpretazione espiatrice con Isacco come tipo della sofferenza o della risurrezione
di Cristo venne fuori solo dopo il 70 d.C. e divenne prominente nel II secolo.
106  G. Michelini, Il Sangue dell’alleanza e la salvezza dei peccatori. Una nuova lettura di

Mt 26–27 (AnGr 306), Roma 2010, 423, interpretando l’offerta del sangue di Gesù durante la cena
(Mt 26,26-30), precisa che il sangue di Gesù rinnova ogni alleanza precedente; Matteo intendereb-
be quindi affermare che il patto è rinnovato e i peccati saranno rimessi, in virtù dell’alleanza con
Gesù, come già avvenuto in forza dell’alleanza con Abramo, e in virtù del perdono attraverso il suo
sangue, come quello del Kippur.
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 81

Riguardo al centro della prima sequenza (Mt 26,20-35), il riferimento è qua-


si obbligato, giacché la terza notte s’impone sullo sfondo della cena pasquale,
allorquando Gesù, facendo memoria con i suoi discepoli della notte in cui Dio
libera Israele dalla schiavitù, dona il suo corpo e il suo sangue nel pane e nel
vino: è appunto la memoria della terza notte salvifica di Israele. La corrispon-
denza sembra immediata e lineare, se non fosse che, al posto del sangue dell’agnel-
lo, Gesù offre il proprio sangue, dell’alleanza, per la remissione dei peccati.
Decisamente più complesso è il riferimento al centro della terza sequenza
(Mt 27,38-51a), dove la terza notte compare sullo sfondo della tenebra che rico-
pre la terra quando Gesù, schernito e deriso dai suoi connazionali, muore sulla
croce. In questo caso il rapporto è di opposizione: il Figlio primogenito, innocen-
te, viene oltraggiato e crocifisso e ucciso, mentre giudei e pagani, colpevoli,
continuano a vivere.
Questi due rimandi permettono di meglio comprendere il compimento della
terza notte nella Pasqua di Gesù in modo complementare: da una parte Gesù
celebra la cena pasquale, fa memoria della liberazione di Israele e in quel conte-
sto rinnova l’alleanza offrendo nel pane e nel vino il proprio corpo e il proprio
sangue; dall’altra parte Gesù stesso accetta di entrare nella notte del caos, offren-
do la sua vita, innocente, per i peccatori. Se quindi al momento della liberazione
dei figli di Israele dall’Egitto, dopo la piaga delle tenebre, Dio, uccidendo i pri-
mogeniti degli egiziani e salvando i primogeniti del suo popolo, dichiara aperta-
mente che Israele è il suo figlio primogenito; nella Pasqua del Signore, mentre
le tenebre avvolgono la terra, è il Figlio stesso di Dio, l’Unigenito, che, dopo aver
donato il suo corpo e il suo sangue, offre tutta la sua vita sulla croce. Se c’è quin-
di compimento della Scrittura, questo avviene in modo totalmente nuovo: Dio
non si preoccupa di salvare un solo popolo a scapito di un altro, ma preferisce
mandare a morire suo Figlio sulla croce, al cospetto di giudei e pagani, senza
imprecare contro coloro che lo crocifiggono e lo insultano, ma confidando fino
alla fine nel Padre. Per dirla con P. Beauchamp, Gesù, nella notte che fa memoria
dell’Esodo, associando il rito del pane azzimo e dell’agnello, è un Mosè che
prenderà il posto della manna e quello dell’agnello, dal momento che l’immola-
zione di questo agnello è la sua propria morte. Questo Mosè entra nel mare, più
forte tuttavia della paura che lo afferra, entra in agonia. Ma, a differenza di Isra-
ele, Lui non uscirà dal mare prima di essere andato fino al fondo dell’abisso, fino
al fondo della morte. Malgrado la promessa: gli egiziani che oggi vedete non li
rivedrete mai più, Israele vede i cadaveri sulla riva del mare. Qui al contrario, il
cadavere di questo nuovo Mosè è il solo che viene mostrato al mondo. Il primo-
genito consegnato allo Sterminatore non è dell’Egitto, ma rappresenta i primo-
geniti di Israele. Il Mosè del Vangelo, che è morto al posto dell’agnello, è il
82 Roberto Di Paolo

primogenito di Israele. Nella sua morte, Giudei e pagani si incontrano nella me-
desima volontà omicida107.

3.4 La quarta notte

La quarta notte salvifica, quando il mondo verrà dissolto, il male distrutto e


Israele salvato in modo definitivo, si intravvede nella quarta sequenza di Matteo
(Mt 27,62–28,20); si rintraccia nella seconda (Mt 26,57–27,26), nelle parole di
Gesù davanti a Caifa, la notte del tradimento.
Riguardo alla quarta sequenza, si parla non tanto di notte, quanto di giorno
improvviso che vince la notte, non solo per il fulgore dell’angelo che vince le
tenebre, come già rilevato per la prima notte, ma anche e soprattutto al centro per
l’incontro sconvolgente che le donne hanno con Gesù risorto e quindi il messag-
gio, ancora più sconvolgente, che Egli affida loro, di andare ad annunciare ai suoi
fratelli di andare in Galilea per incontrarlo (Mt 28,10). Si tratta quindi di due
fatti completamente nuovi, l’incontro e il messaggio, che si compiono in quella
notte, vinta dalla luce.
Riguardo alle parole di Gesù davanti a Caifa, nella seconda sequenza, il rife-
rimento alla quarta notte salvifica è doveroso108, giacché Gesù risponde alla do-
manda se lui sia il Cristo, attribuendo a sé due profezie messianiche sul Figlio
dell’uomo, seduto alla destra di Dio, che verrà sulle nubi del cielo (Mt 26,64)109.
È possibile leggere quindi il racconto della risurrezione di Gesù sullo sfondo
della quarta notte salvifica di Israele, in termini di compimento110; se il Poema
preannuncia infatti la quarta notte che avverrà alla fine dei tempi, il racconto di
Matteo dapprima introduce Gesù come il Messia salvatore, che, nella notte del
tradimento, fa sue, davanti a Caifa, le parole profetiche e si dichiara Figlio di Dio;
poi presenta la quarta notte come già avvenuta, vinta dalla luce del Figlio di Dio

107  P. Beauchamp, L’Un e l’Autre Testament. Tome II: Accomplir les Écritures (Parole de Dieu),

Paris 1990; trad. italiana: L’Uno e l’Altro Testamento. 2: Compiere le Scritture, Milano 2001, 296-
297.
108  H.L. Strack - P. Billerbeck, Das Evangelium nach Matthäus erläutert aus Talmud und Mi-

drasch (Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch I), München 19613, 85, spie-
gando che la liberazione di Israele dall’Egitto è un tipo della liberazione messianica, precisa che una
tradizione antichissima si è accordata sul fatto che nessuno al di fuori del Messia può compiere la
liberazione finale.
109  Cf. Le Déaut, La Nuit pascale, 267, precisa che la variante: «sulla cima di una nube», nel

poema delle Quattro notti, collegherebbe la quarta notte al Messia, secondo il testo di Dn 7,13, ap-
plicato al Messia. Il NT riprenderà questa concezione della venuta messianica applicandola alla
parusia di Gesù in Mt 26,64.
110  Pennigton, Heaven and Earth, 214-215, amplia il collegamento tra il racconto della Pasqua

e gli eventi fondamentali della storia della salvezza, affermando che la pericope, conclusiva e cul-
minante, di Mt 28,16-20 serve come chiave di volta per la sua corrispondenza intenzionale con
Genesi, creando quasi un’inclusione: Gen 1,1 e Mt 28,16-20, con un punto forte di questa inclusio-
ne in Mt 1,1, formando così una inclusione che spazia dalla creazione alla fine.
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 83

risorto dai morti, che definisce i suoi discepoli «fratelli», i quali, nella notte del
tradimento, lo hanno abbandonato e rinnegato. Si può dunque affermare che la
notte è annullata e, anche se il mondo non è stato ancora dissolto, come prean-
nunciato dal Poema, si fa strada tuttavia una nuova creazione, in cui i malvagi
possono convertirsi ed essere così perdonati, dal momento che il Risorto si fa
vicino ad ogni creatura e i discepoli, resi «fratelli» del Risorto, sono inviati ad
annunciare a tutte le nazioni la conversione, per credere in Lui e diventare così
discendenza di Abramo111, figli nel Figlio112.

Conclusione

Il cammino fin qui percorso, attraverso una presentazione, certo sommaria,


del poema delle Quattro notti e della Pasqua del Signore in Matteo secondo i
criteri dell’ARB, e di un possibile raccordo tra le idee contenute nei due testi,
porta a scoprire che, sullo sfondo dei punti cruciali del racconto di Matteo, com-
paiono i riferimenti alle quattro notti salvifiche di Israele: la prima notte, nelle
tenebre del caos al centro della terza sequenza e nella luce della nuova creazione
nella quarta; la seconda notte, nell’alleanza offerta al centro della prima sequen-
za e nel Figlio che si consegna al termine della prima e al centro della seconda;
la terza notte, nella cena pasquale al centro della prima sequenza e nelle tenebre
al centro della terza; la quarta notte infine, nella luce che vince la notte nella
quarta sequenza, con al centro la nuova creazione, e nella dichiarazione messia-
nica di Gesù nella seconda sequenza. Si può ritenere quindi che gli elementi fin
qui considerati siano sufficienti ad affermare che il poema delle Quattro notti
costituisca lo sfondo, o quanto meno un riferimento assai rilevante, per l’orga-
nizzazione del racconto della Pasqua in Matteo: Gesù Cristo, Figlio di Dio e Re
dei Giudei, è il Messia che compie, a beneficio di tutte le nazioni, la salvezza
promessa e riservata a Israele.
Il rapporto tra le quattro notti e la Pasqua del Signore è dunque di compimen-
to : se il poema della Quattro notti menziona per ben due volte il compimento
113

111  Pennigton, Heaven and Earth, 214, individua un forte legame in Mt 28,18-19, che comple-

ta la menzione di Abramo in Mt 1,1: ora finalmente tutte le nazioni saranno benedette in lui.
112  È da notare che, in Gen 17,1-22, quando Dio appare ad Abramo all’età di novant’anni, il

termine «nazioni», riferito alla discendenza di Abramo, compare ben sette volte (Gen 17,4.5.6.
16bis.20bis).
113  P.-M. Beaude, L’Accomplissement des Ecritures. Pour une histoire critique des systèmes de

représentation du sens chrétien (CFi 104), Paris 1980, offre una presentazione critica dei modelli di
compimento delle Scritture. P.-M. Beaude, «Judaïsme rabbinique et Christianisme: deux modèles
d’accomplissement», in P. Bovati - R. Meynet (ed.), «Ouvrir les Écritures». Fs. Paul Beauchamp
(LeDiv 162), Paris 1995, 288, chiarisce i tre livelli di comprensione del termine «compimento»
individuati dai saggi di Israele, i farisei, intorno al 70 d.C.: scoprire attraverso il midrash quello che
84 Roberto Di Paolo

della Scrittura114, la Pasqua del Signore compie tutta la storia salvifica, che il
Poema riassume e compendia. Si potrebbe ripetere, a questo proposito, quanto
afferma F. Manns: se si ammette che il poema delle Quattro notti soggiace al
racconto della Passione – Risurrezione del Quarto Vangelo, allora il tema del
compimento acquista un doppio senso: prima c’è la storia della salvezza che si
realizza in pienezza e poi c’è la Scrittura che conferma la messianicità di Gesù115.
Nei termini del compimento, la Pasqua di Gesù dà un valore nuovo alla legatura
di Isacco116 che pure è interpretata come morte e risurrezione e causa di libera-
zione di Israele da tutte le prove future, fino ad assurgere, superando le barriere
della storia, a causa della risurrezione finale117. Nei termini del compimento,
Gesù è l’agnello della Pasqua, che compie la vera liberazione, fino a diventare
Lui stesso la nostra Pasqua118. Nei termini del compimento, la Pasqua di Gesù dà
inizio a una creazione nuova, che compie quella della prima notte e supera quel-
la della quarta notte. Per dirla con P. Beauchamp, la Pasqua del Signore, in rap-
porto alla Pasqua di Israele, porta l’irruzione di una novità paradossale: e mentre
rivela questa novità, la rivela come quella precisamente che gli antichi desidera-
vano e che già orientava e fortificava il loro cammino. Si può dire che la Pasqua
è il luogo privilegiato dove s’organizza il rapporto dei due Testamenti119. Nei
termini del compimento dunque, Gesù non distrugge la storia salvifica rivelata a
Israele, bensì la compie: se la Pasqua di Israele è non soltanto la commemorazio-

la Scrittura vuole dire; il compimento è l’interpretazione orale senza la quale il testo scritto non dà
il suo senso. «Compiere» significa agire conformemente ai midrash dei saggi. «Compiere» signifi-
ca infine realizzare le promesse della Torah e dei Profeti. Ma la tradizione rabbinica interpreta
questo terzo livello di compimento sulla base di altri due: «la fine della storia, la venuta del Regno
di Dio è sicuramente il compimento di tutte le cose, ma al centro e alla base di tutte le cose c’è la
Torah, studiata e compiuta da Israele«». Priorità dunque è data, nel giudaismo rabbinico, alla com-
prensione della Torah e alla sua pratica.
114  Cf. Manns, «“Pour que l’Ecriture s’accomplît”», 144-145.
115  Manns, «“Pour que l’Ecriture s’accomplît”», 146.
116  J.D. Levenson, The Death and Resurrection of the Beloved Son. The Transformation of Child

Sacrifice in Judaism and Christianity, New Haven - London 1993, 200, osserva che è ragionevole
sospettare che l’antico ascolto dei Vangeli sinottici connettesse la predilezione di Gesù con la sua
passione e crocifissione. La morte cruenta di Gesù non fu una negazione dell’amore di Dio, che il
Vangelo andava proclamando, ma una manifestazione di esso, evidenza che Gesù era il Figlio pri-
mogenito prediletto prefigurato in Isacco. Tale punto era vitale per l’auto definizione della nascente
comunità cristiana.
117  F. Manns, «The Targum of Gen 22», in Id. (ed.), The Sacrifice of Isaac in the Three

Monotheistic Religions. Proceeding of a Symposium on the Interpretation of the Scriptures held in


Jerusalem, March 16-17, 1995 (SBF. Analecta 41), Jerusalem 1995, 79.
118  M. Remaud, «“Tale è la circoncisione di Cristo”. Dal sangue della Pasqua alla morte di

Cristo», in Id., Vangelo e tradizione rabbinica (Studi biblici 47), Bologna 2005, 129, precisa che
l’affermazione cristiana, secondo cui Cristo è la nostra Pasqua, è preceduta, nella tradizione ebraica
antica, dall’identificazione di Isacco con l’agnello pasquale. Certo la cristologia primitiva non sa-
rebbe passata direttamente dall’immolazione dell’agnello alla morte di Gesù, se la tipologia di
Isacco non avesse preparato questa elaborazione teologica.
119  Beauchamp, L’Uno e l’Altro Testamento, 295.
Il poema delle Quattro notti e la Pasqua del Signore 85

ne annuale del sacrificio di Isacco, ma anche un gioioso ricordo del suo primo
frutto decisivo e una preghiera a Dio per determinare la salvezza finale dell’uo-
mo; e se tale ricordo è richiesto non soltanto ogni anno, in Nisan, ma giorno per
giorno in un sacrificio perpetuo dell’agnello, invocando il suo perdono, miseri-
cordia e amore; a partire dalla Pasqua del Signore, la celebrazione frequente del
pasto eucaristico può essere compresa come il ricordo perpetuo dell’unico sacri-
ficio gradito, finché venga il Regno120. L’Eucaristia, memoriale della Pasqua del
Signore, è il dono totale da parte del Figlio di quanto Egli ha ricevuto dal Padre:
il Figlio si rende uguale al Padre nella proporzione tra il suo proprio atto di dono
e il suo atto di ricevere. Lui crede, senza alcuna figura, al Padre, fonte della vita,
che vuole, nell’assenza di appoggio, fargli attraversare la notte121.
Per concludere, il presente lavoro ha cercato solo di accennare a un tema che,
sulla scia della teologia del compimento, potrebbe essere sviluppato e approfon-
dito, a partire dal fatto che, come scrive R. Le Déaut, la Chiesa, vero Israele, è
entrata a pari titolo nella storia della salvezza dell’umanità scelta da Dio; e questa
continuità appariva un tempo una meraviglia, nel modo in cui essa celebrava la
sua propria «notte pasquale» nelle letture dell’antica veglia (Gen 1–2; Es 14–15;
Ez 37; Es 12): le notti della preparazione nel piano di Dio sono diventate la sola
e unica notte di salvezza definitiva che compie tutte le figure: haec igitur nox
est!122

Roberto Di Paolo, OFMConv


Professore invitato Studium Biblicum Franciscanum, Jerusalem

120  Vermes, «Redemption and Genesis XXII», 226-227.


121  Beauchamp, L’Uno e l’Altro Testamento, 297.
122  Le Déaut, La Nuit pascale, 376.

Potrebbero piacerti anche