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I Compendi per la scuola

Giuseppe Rocco

COMPENDIO DI STORIA 1

Per la scuola media

Dalla preistoria al Medioevo


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Indice

Presentazione 3

INTRODUZIONE: 4
1. I PERIODI DELLA STORIA 4
2. LE FONTI DELLA STORIA 4
3. LE SCUOLE STORIOGRAFICHE 4

Modulo 1: La preistoria 7
Modulo 2: Le civiltà dei fiumi 10
Modulo 3: La nascita di nuove civiltà 13
Modulo 4: I Greci 17
Modulo 5: I primi abitatori dell’Italia e la nascita di Roma 24
Modulo 6: La fine della repubblica e l’impero di Roma 29
Modulo 7: La fine dell’impero romano d’Occidente 33
Modulo 8: L’Islam 41
Modulo 9: L’alto Medioevo
Modulo 10: Il basso Medioevo 56

Glossario 71
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PRESENTAZIONE

Compendio di storia 1 – Dalla preistoria al Medioevo è un volumetto che si propone di presentare


in modo chiaro, organico ed essenziale i tratti salienti della preistoria, dell’antichità e del Medioevo
nei loro aspetti politici, sociali, economici e culturali, secondo gli orientamenti dell’attuale
storiografia. Si rivolge prevalentemente agli studenti di scuola media con lo scopo di fornire loro
uno strumento facile da utilizzare per lo studio, in preparazione alle verifiche orali e scritte. Non ha
la pretesa di sostituirsi al libro di testo, molto più ricco e articolato, vuole semplicemente essere un
utile supporto al manuale adottato dall’insegnante per aiutare l’alunno a cogliere i saperi
fondamentali. Può essere utilizzato anche da persone adulte desiderose di rinfrescare la memoria e
aggiornarsi sugli eventi storici.
L’impostazione metodologica è molto semplice e nello stesso tempo sistematica e precisa:
suddivisione del percorso didattico in 10 moduli, ciascuno dei quali contiene:
 mappa concettuale;
 sintesi;
 tabelle e approfondimenti;
 cronologia.
All’inizio c’è un’introduzione che illustra i periodi della storia, le fonti storiche e le scuole
storiografiche. Alla conclusione è stato inserito un glossario.
Tutto questo lavoro non è solo il risultato di studi teorici, ma è frutto della mia pluridecennale
esperienza di insegnamento nella scuola media.
Auspicando di aver fornito un testo pregevole, auguro agli studenti un buon lavoro.

Camisano Vicentino, 23/08/2011.

L’autore
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INTRODUZIONE

1. I PERIODI DELLA STORIA:

 PREISTORIA: - ETA' PALEOLITICA


- ETA' NEOLITICA
- ETA' DEI METALLI O URBANA (rame, bronzo, ferro)

 STORIA: - EVO ANTICO (fino al 476 d.C.)


- MEDIO EVO (alto: 476-1000; basso: 1000-1492)
- EVO MODERNO (1492-1789)
- EVO CONTEMPORANEO (dal 1789 a oggi)

2. LE FONTI DELLA STORIA.

Gli uomini hanno lasciato testimonianze diverse della loro esistenza; queste testimonianze, queste
memorie sono chiamate documenti o fonti della storia. Esse diventano sempre meno numerose man
mano che ci allontaniamo dai giorni nostri. E’ evidente che la scarsità dei documenti rappresenta
una difficoltà per lo storico, ma anche un’eventuale sovrabbondanza di informazioni non agevola il
compito del ricercatore che, in questo caso, dovrà saper scegliere e coordinare i dati in modo da
avvicinarsi quanto più possibile alla verità.
Le fonti storiche sono molteplici e possono essere raggruppate in tre categorie fondamentali: le
fonti mute, le fonti orali, le fonti scritte.

1. Le fonti mute sono proprie soprattutto della preistoria. Anche gli uomini vissuti per
migliaia di anni senza conoscere la scrittura hanno lasciato tracce della loro esistenza:
utensili, armi, suppellettili, arredi, dipinti, tombe, resti di abitazioni.
2. Le fonti orali sono costituite da canti, leggende, racconti, notizie trasmesse direttamente da
uomo ad uomo e da generazione a generazione e poi riportate, solo in un secondo tempo,
nelle opere dei narratori e dei poeti.
3. Le fonti scritte (lapidi, materiale diplomatico e notarile, diari, libri) hanno origine quando
gli uomini imparano a scrivere e incominciano a incidere i primi segni su lastre di pietra,
fogli di papiro, pergamene, monete, medaglie, tramandandoci così le prime notizie sicure su
determinati fatti.

3. LE SCUOLE STORIOGRAFICHE.
La storiografia è la scienza che studia la storia, cioè l’insieme degli avvenimenti del passato. Essa,
come ogni scienza, segue una precisa metodologia, cioè un insieme di procedure e tecniche che
permettono di conseguire risultati attendibili.
Nell’ambito della storiografia le fonti costituiscono la materia prima su cui opera lo storico che,
però, non si limita a raccogliere i dati forniti dalle fonti, ma deve anche interpretarli per poterne
comprendere meglio il significato, per integrarne le informazioni lacunose e per poter fornire
spiegazioni articolate.
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Da un lato ogni storico è unico, perché propone, per ogni fenomeno esaminato, un proprio punto
di vista particolare; d’altro canto esistono vere e proprie scuole storiografiche, ovvero dei gruppi
di storici che condividono metodologie di ricerca e di interpretazione dei fenomeni storici. E’
corretto affermare che ogni storico può essere fatto rientrare in una scuola storiografica, anche se gli
storici più bravi sono quelli che usano in modo più autonomo e originale i metodi della propria
scuola di riferimento.

Le scuole storiografiche si differenziano tra di loro principalmente per il tipo di fenomeni


analizzati. In ogni epoca avvengono fatti di ogni genere – politici, sociali, economici, culturali, ecc.
– tra i quali lo storico deve scegliere i più importanti ai fini di un’adeguata comprensione del
passato. Ora, ciò che divide le varie scuole storiografiche è proprio il criterio da adottare nella
selezione dei fatti da studiare.

 Gli storici dell’Ottocento. Gli storici dell’Ottocento tendevano, perlopiù, a occuparsi dei
fenomeni politici. Erano dunque gli stati, la loro evoluzione, la loro organizzazione interna,
i loro rapporti reciproci (la diplomazia e le guerre) e i loro capi a essere prevalentemente
trattati nelle ricerche storiche ottocentesche. Non bisogna dimenticare che la moderna
storiografia nasce proprio nell’Ottocento. Furono infatti alcuni storici del XIX secolo,
primo fra tutti il tedesco Leopold von Ranke (1795-1886), a fare della storiografia una
disciplina che studia il passato a partire da fonti primarie la cui autenticità deve essere
rigorosamente verificata; fino ad allora molto spesso gli scritti di storia si basavano su
fonti poco, o per nulla, verificate. Tuttavia gli storici ottocenteschi, pur avendo avuto il
grande merito di aver fatto della storiografia una rigorosa disciplina di ricerca, si
soffermarono soprattutto sulle questioni politiche sia perché i documenti politici erano più
facili da reperire, sia perché l’opinione pubblica e gli studiosi ritenevano allora che i veri
soggetti della storia fossero gli stati.
 L’approccio marxista. Una svolta verso nuovi approcci interpretativi cominciò a partire
dagli ultimi decenni dell’Ottocento e dai primi decenni del secolo successivo. Sotto
l’influenza di studiosi come il filosofo, economista e teorico socialista Karl Marx (1818-
83), molti storici del XX secolo cominciarono a occuparsi anche della sfera economica
delle società del passato. Secondo questo tipo di interpretazione, i principali mutamenti
storici sono determinati dai grandi mutamenti economici e sociali: per la storiografia
marxista, infatti, è il conflitto tra le classi sociali per il controllo dei mezzi di produzione
economica il principale motore della storia.
 La svolta delle “Annales”. Una ulteriore e forse ancor più importante svolta nella
storiografia del XX secolo venne determinata dal gruppo di storici francesi capeggiati da
Marc Bloch (1886-1944) e Lucien Febvre (1878-1956), che nel 1929 fondarono la rivista
“Annales”. Gli storici della scuola delle “Annales”, come vennero ben presto chiamati,
riprendevano alcuni aspetti dell’approccio marxista, in particolare l’importanza attribuita ai
fenomeni economici, ma ampliavano notevolmente il campo di interessi della storiografia.
Secondo uno dei più prestigiosi esponenti di questa scuola, Fernand Braudel (1902-85), si
può fare una “storia di avvenimenti” e una “storia della lunga durata”: la prima si
sofferma solo sugli avvenimenti che durano poco tempo (battaglie, guerre, vicende
politiche) e producono conseguenze di breve periodo; la seconda è invece interessata a
studiare gli aspetti delle epoche passate che sono durati più a lungo e i cui cambiamenti
hanno determinato i mutamenti sociali più profondi. Per Braudel e altri esponenti della
scuola delle “Annales” tra i fenomeni di lunga durata bisogna annoverare innanzitutto i
fenomeni economici legati alle modalità di produzione dei beni.
Tuttavia, oltre a questi aspetti, rientrano nella lunga durata anche fenomeni di altro tipo: la
mentalità, cioè l’insieme delle credenze, quali quelle religiose, che in molte società non
mutano per centinaia o addirittura migliaia di anni; la civiltà materiale, ovvero l’insieme
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delle tecniche utilizzate dagli esseri umani nelle loro attività (dagli strumenti di lavoro ai
metodi per la cottura dei cibi, dai sistemi di costruzione delle case alle tecniche di
fabbricazione dei vestiti); la vita quotidiana, cioè i rapporti familiari, i rapporti tra i sessi, i
sistemi educativi, l’alimentazione, l’igiene, ecc.; la demografia, cioè l’evoluzione della
popolazione, studiata nei suoi aspetti quantitativi e nelle sue cause e conseguenze.
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Modulo 1: La preistoria.
In questo primo modulo studieremo la preistoria dell’uomo, un periodo lunghissimo che non ha
lasciato alcun racconto dei fatti accaduti e che perciò è ancora ricco di misteri.
Seguiremo soprattutto le principali tappe evolutive della specie umana, i suoi rapporti con
l’ambiente e le capacità tecniche che ha conquistato.

MAPPA CONCETTUALE
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Molte conoscenze sulla preistoria si basano soprattutto su ipotesi. Possiamo affermare che il nostro
pianeta si è formato circa 4,5 miliardi di anni fa.
E’ particolarmente interessante percorrere il fenomeno dell’ominazione, cioè il cammino che ha
condotto allo sviluppo dell’uomo.
Si è per molto tempo pensato che la nostra specie derivasse direttamente dalla scimmia; in realtà
l’uomo e la scimmia hanno un antenato in comune, ma il cammino dell’evoluzione delle due specie
si è ben presto distinto.
Ricostruire l’itinerario delle nostre origini non è semplice perché i resti fossili che vengono scoperti
sono di difficile datazione e interpretazione. Bisogna inoltre considerare l’importanza del fattore
ambiente. Un fenomeno come la riduzione delle foreste, ha avuto conseguenze enormi su tutto
l’ecosistema (cioè l’insieme degli organismi viventi): in particolare ha significato la modificazione
dell’andatura con l’assunzione della posizione eretta. Questo portò al cambiamento dei
comportamenti e delle attività e, di conseguenza, ad uno sviluppo sempre maggiore del cervello.
Al Paleolitico, che ha inizio circa 2,5 milioni di anni fa, si fanno risalire gli utensili in pietra usati
dall’Homo habilis che possedeva un’abilità delle mani sufficiente a lavorare la pietra. Ma fu
l’Homo erectus a costruire le prime strutture abitative, elaborare una tecnica particolare di
lavorazione della pietra (con la produzione del cosiddetto bifacciale) e, probabilmente, utilizzare
una prima forma di linguaggio. Ma la conquista più importante è quella del fuoco. Poiché per il
periodo compreso tra 600.000 e 200.000 anni fa, nel quale si sono verificate due glaciazioni, non si
hanno quasi testimonianze, è molto difficile conoscere il passaggio tra l’Homo erectus e la fase
successiva dell’Homo sapiens, di cui conosciamo una particolare forma presente in Europa e nel
Vicino Oriente con il nome di Neandertal. Questo ominide sviluppò il linguaggio, le tecniche per la
caccia di animali di grandi dimensioni, la tecnologia per la lavorazione della pietra: la maggior
complessità della sua vita e della sua cultura è testimoniata inoltre dalle sepolture.
Così come la sua origine è avvolta da mistero anche la scomparsa del Neandertal, soppiantato
dall’Homo sapiens sapiens, detto di Cro-Magnon, il nostro più vicino antenato.
L’aspetto che più colpisce di questa forma più sviluppata di ominide è l’arte, testimoniata dai dipinti
rupestri. Nel corso della preistoria la grande capacità di adattamento porta questo ominide ad abitare
tutto il pianeta terra.
Circa 12.000 anni fa, al termine dell’ultima glaciazione, una serie di trasformazioni e
sconvolgimenti climatici segna l’inizio di una nuova era, il Neolitico, caratterizzata dall’invenzione
dell’agricoltura, dallo sviluppo dell’allevamento degli animali, dal miglioramento graduale della
tecnica. Di conseguenza, gli uomini si organizzarono in società sempre più complesse in cui
nacquero le attività artigianali e si svilupparono gli scambi: e questo rese possibile la nascita delle
prime civiltà della Terra.

Preistoria:
 età della pietra: - Paleolitico o della pietra antica o scheggiata (3 milioni di
anni fa - 10.000 anni fa): caccia e pesca; inizia l'addome-
sticamento; sepoltura dei cadaveri; comunicazione; fuoco.
- Neolitico o della pietra nuova o levigata (10.000 anni fa -
6.000 anni fa): agricoltura; villaggi; primi veri mestieri;
norme per regolare la vita in comune.

 età urbana, detta anche età dei metalli (rame, bronzo, ferro): nuovi mestieri;
ruota.
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CITTÀ:
 funzione politica;
 funzione amministrativa;
 funzione religiosa;
 funzione giuridica;
 funzione militare;
 funzione economica.

Cronologia

 4,5 miliardi di anni fa: Origine della Terra: il nostro pianeta, da poco staccatosi dal Sole, è
una sfera infuocata, avvolta da densi vapori.
 600 milioni di anni fa: Inizio dell’era paleozoica.
 4 milioni di anni fa: Comparsa del più antico ominide, l’australopiteco.
 2,5 milioni di anni fa: Inizia il Paleolitico: con la comparsa dei primi utensili di pietra,
fabbricati dall’Homo habilis, ha inizio la preistoria dell’uomo.
 1,8 milioni di anni fa: Prima testimonianza fossile dell’Homo erectus.
 100.000 anni fa: Comparsa dell’Homo di Neandertal.
 40.000 anni fa: Prime tracce in Europa dell’Homo sapiens sapiens, detto anche uomo di
Cro-Magnon.
 12000/10000 anni fa: Fine della glaciazione di Wurm e inizio del disgelo: si innalza la
temperatura della Terra.
 10000 anni fa: Inizia il Neolitico. In Medio Oriente tracce dei primi insediamenti stabili
(villaggi).
 10000/8000 anni fa: Inizia la coltivazione di grano e orzo in Medio Oriente, di miglio in
Indocina, di riso in Cina e di mais in Sudamerica. Si sviluppa anche, nelle stesse regioni,
l’allevamento di animali.
 8000 anni fa: Fondazione di Gerico (Palestina), la più antica città di cui ci sia rimasta
traccia.
 6500 anni fa: Primi resti delle civiltà megalitiche.
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Modulo 2: Le civiltà dei fiumi.

Continuiamo il nostro viaggio nella Storia studiando le civiltà che si svilupparono lungo il corso
di grandi fiumi. Ci soffermeremo in modo particolare sui popoli che vissero in Mesopotamia e in
Egitto, senza tralasciare un accenno ad altre due importanti culture, quella cinese e quella
indiana.
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In una zona molto vasta, che va dal mar Mediterraneo alla Cina, tra il quarto e il terzo millennio
a.C. si svilupparono importanti civiltà che hanno lasciato tracce significative: resti di costruzioni,
opere di canalizzazione, prodotti artigianali, documenti scritti.
Questi segni ci dicono che l’uomo prese a vivere in città sempre più grandi e ad organizzarsi in veri
e propri stati. Una caratteristica accomuna queste civiltà: esse sono sorte e si sono sviluppate lungo
il corso di grandi fiumi. Ciò ha permesso lo sviluppo dell’agricoltura e il conseguente
miglioramento delle condizioni di vita: l’aumento della popolazione, una graduale organizzazione
del lavoro, lo sviluppo della tecnica.

Nella zona inferiore della regione compresa tra i due fiumi Tigri ed Eufrate, e chiamata
Mesopotamia, il popolo dei Sumeri fece sorgere una civiltà agricola molto ben organizzata in grandi
città, la più antica delle quali fu probabilmente Uruk.
Questa civiltà rimase suddivisa in numerose città-stato, ciascuna con un suo re e una propria
divinità protettrice venerata, assieme agli altri dei principali, Anu, Enlil ed Enki, nella più tipica
costruzione numerica: la ziqqurat.
I Sumeri furono i primi a elaborare un sistema di scrittura che assunse diverse forme:
 dapprima furono utilizzati i pittogrammi;
 poi gli ideogrammi;
 infine la scrittura cuneiforme.
A seguito di successive invasioni (dal 3500 al 1300 a.C.) molte popolazioni si susseguirono in
questa regione.

Lungo un altro grande fiume, il Nilo, le cui prevedibili inondazioni permettevano raccolti
abbondanti, sorse la civiltà degli Egizi i quali, a differenza dei Sumeri, si organizzarono in un
grande regno unitario con a capo il faraone.
Gli storici distinguono tre periodi nella storia di questo grande popolo: l’Antico Regno, il Medio
Regno (in cui l’Egitto subì l’invasione degli Hyksos), e il Nuovo Regno (durante il quale gli Egizi
dovettero resistere all’invasione dei popoli del mare), cui fece seguito un periodo di decadenza fino
alla conquista dell’Egitto da parte di nuove potenze.
L’organizzazione politica e sociale dell’Egitto era molto rigida e prese di fatto la forma di una
teocrazia (il che significa che il faraone era considerato un dio).
Il potere era esercitato grazie a una complessa burocrazia, a capo della quale stavano dei funzionari
chiamati scribi. Questi rivestivano particolare importanza, visto che tutto era registrato tramite il
complesso sistema dei geroglifici.
Tra il popolo si distingueva una parte più qualificata, composta dagli artigiani.
I contadini, invece, erano anche utilizzati come operai nelle grandiose opere di costruzione, prime
fra tutte le piramidi.

POPOLI Sumeri Assiri Egizi


organizzazione città-stato regno regno teocratico
politico-sociale
attività principali agricoltura guerra agricoltura, artigianato
regione di Mesopotamia Mesopotamia valle del Nilo
provenienza meridionale settentrionale
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Mesopotamia:
mosaico di popoli.

LA CIVILTA’:
- Vita sociale e politica:
dal codice di Hammurabi, la società mesopotamica ci appare divisa in classi sociali.

La società:
 liberi: erano, generalmente, i proprietari di terre, i commercianti e
i sacerdoti. Tutti i diritti ma anche dei grandi doveri.
 semiliberi: non possedevano terre o le avevano perdute, e avevano
più doveri che diritti: potevano lavorare in proprio e possedere ric-
chezze ma non terre.
 schiavi: erano prevalentemente prigionieri di guerra, ma potevano
anche essere dei debitori insolventi.

Le tre classi non erano chiuse.


Le leggi: il codice di Hammurabi ammette le differenze di classe, non prevede delle leggi
“veramente” uguali per tutti e si
basa sulla legge del taglione.
Il governo: tutti i poteri dello Stato erano in mano al re: egli dettava le leggi (potere
legislativo), le faceva eseguire (potere esecutivo) e ne giudicava i trasgressori (potere
giudiziario); il re era anche il capo supremo dell’esercito (potere militare) e il sommo
sacerdote (potere religioso). Il re, insomma, era il padrone assoluto dello Stato.

- Vita economica:
 agricoltura;
 commercio;
 artigianato.

Cronologia

 3500 a.C.: Iniziano a sorgere le prime civiltà, che nascono in Mesopotamia fra il Tigri e
l’Eufrate.
 3000-2000 a.C.: Antico Regno egizio. L’Egitto del Nord e l’Egitto del Sud vengono
unificati. Costruzione delle prime piramidi.
 3200-2800 a.C.: Periodo della civiltà sumerica. Nascono le prime città.
 2500 a.C.: Nasce la civiltà dell’Indo.
 2300 a.C.: Dominio degli Accadi; fondazione dell’impero del re Sargon. Sviluppo della
civiltà del Fiume Giallo.
 2000 a.C.: Invasione degli Amorriti.
 2000-1700 a.C.: Sviluppo di un nuovo centro politico-culturale: Babilonia. Il re Hammurabi
(che regnò dal 1792 al 1750 a.C. promulga il primo codice di leggi scritto.
 1980-1600 a.C.: Medio Regno egizio. Dal 1700 a.C. l’Egitto viene invaso dagli Hyksos.
 1540-1070 a.C.: Nuovo Regno egizio. Gli Hyksos vengono cacciati. Dopo aver vissuto un
periodo di tranquillità, gli Egizi devono affrontare prima gli Ittiti e poi i “popoli del mare”.
 1100-612 a.C.: Impero degli Assiri, che si estese fino a conquistare il regno babilonese.
 612 a.C.: Distruzione di Ninive e crollo dell’impero assiro.
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Modulo 3: La nascita di nuove civiltà.

In questo modulo studieremo i Fenici, i Cretesi, i Micenei e gli Ebrei. Sono quattro popoli con
caratteristiche comuni, ma anche profondamente diversi tra loro, e particolarmente importanti
per la storia dell’Occidente.
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Nel terzo millennio a.C., nacquero civiltà importanti in due particolari zone del Mediterraneo: la
prima, tra l’Egitto e la Mesopotamia, comprendeva la Fenicia e la Palestina; la seconda, posta tra il
Mediterraneo e il mar Egeo era rappresentata dall’isola di Creta e dalle città micenee.
Il periodo di fioritura di queste civiltà comprende un periodo, tra il 2500 a.C. e il 1200 a.C.,
chiamato dagli storici età del bronzo, per la scoperta e la diffusione della lega ottenuta dalla fusione
del rame con lo stagno.
Guardando la posizione geografica dell’area in questione, si nota che l’importanza della Fenicia e
della Palestina consisteva nell’essere un passaggio obbligato per le carovane di commercianti che si
spostavano tra l’Egitto e la Mesopotamia. Tra i vari popoli che si susseguirono in questo luogo, due
in particolare, entrambi di origine semitica, hanno avuto un rilievo notevole per la cultura
occidentale: i Fenici e gli Ebrei.
I Fenici non costituirono mai uno stato unitario ma rimasero sempre organizzati in città-stato,
all’inizio sotto l’influenza degli Egizi, poi sempre più autonome. L’importanza di questo popolo è
legata soprattutto alle notevoli capacità di navigazione, frutto di tecniche innovative nella
costruzione di navi resistenti e capaci, realizzate con il legno particolarmente adatto del cedro di cui
la regione abbondava. I Fenici, dunque, furono un popolo di marinai: esploratori, commercianti,
fondatori di colonie (una di queste Cartagine, resistette al declino fenicio) e, proprio grazie alla
ricchezza di scambi e contatti con popoli diversi, anche portatori di cultura: è da attribuire ad essi,
in particolare, l’invenzione dell’alfabeto.
Al contrario, gli Ebrei erano un popolo di pastori nomadi organizzati in tribù, guidate da patriarchi.
Come racconta la Bibbia, condotti da Abramo arrivarono in Palestina, dove si stanziarono verso il
1800 a.C. Alcune tribù si trasferirono in Egitto dove successivamente furono ridotte in schiavitù
(forse dal faraone Ramesse II): liberatesi dagli egiziani, sotto la guida di Mosè tornarono in
Palestina e si organizzarono in un regno che, alla morte del re Salomone, fu diviso in due: a nord il
regno di Israele, a sud il regno di Giuda. Questa divisione portò ad un indebolimento che aprì la via
per successive occupazioni straniere.
Nel tratto di mare che unisce il Mediterraneo con l’Egeo, a partire dal 2600 a.C. l’isola di Creta
sviluppò una civiltà raffinata (detta minoica dal nome del mitico re Minosse) centrata nel palazzo
che costituiva il fulcro della vita economica, politica e religiosa. Grazie alla sua posizione e alla
ricchezza delle risorse naturali (soprattutto il legname), Creta sviluppò una rete di relazioni
commerciali e culturali nella parte orientale del bacino mediterraneo. I Cretesi conoscevano e
utilizzavano una forma di scrittura, detta lineare A, che però non è stata ancora decifrata; restano
oscure anche le ragioni del declino della civiltà minoica, imputabile forse a un disastro naturale o ad
un’invasione nemica.
La ricchezza della civiltà di Creta fu raccolta da una società complessa, organizzata in città
fortificate: la civiltà micenea, che prende il nome dalla maggiore di queste città, Micene. I Micenei
erano inizialmente pastori e agricoltori, poi divennero abili navigatori che affinarono la loro cultura:
utilizzavano una forma di scrittura detta lineare B, oggi decifrata. La struttura sociale era fortemente
gerarchizzata: al vertice stava il re con il capo dell’esercito e un ristretto gruppo di aristocratici, tutti
proprietari terrieri; al di sotto, alcuni capi locali amministravano il popolo, composto da contadini,
artigiani e schiavi. Come per la civiltà cretese, non si sa con chiarezza quali siano le ragioni del
declino dei Micenei: forse l’invasione di un’altra popolazione greca, i Dori.
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MIGLIAIA DI ANNI DI STORIA.

Alcuni concetti di base.

Da un primo, sommario studio di circa 3.000 anni di storia – dal 3200 al 300 a.C. circa –
possiamo ricavare alcuni dati di fondo, che qui riassumiamo.
- Verso il 3000 a.C. la popolazione della Terra fu di circa 100 milioni di persone; verso il 300
a.C. gli abitanti della Terra furono circa 550 milioni.
- L’uomo, prima cacciatore, raccoglitore e nomade, diviene allevatore, agricoltore, sedentario.
- Le prime grandi civiltà nacquero sulle rive dei grandi fiumi, lungo il Nilo, il Tigri e
l’Eufrate, l’Indo, l’Hoang-ho.
- Altri popoli, più tardi, si organizzarono e trovarono la base della loro attività sul mare.
- Gli uomini si organizzarono in Stati e fondarono città.
- Avvennero grandi migrazioni di popoli.
- Si distinsero gli Indoeuropei, i Semiti, i Camiti, i Mediterranei, gli Altaici, gli Uralici
che, nel corso dei secoli, si mossero dalle loro sedi originarie e andarono via via
mescolandosi con altre genti.
- Il potere fu quasi sempre nelle mani di un re, che dominò in modo indiscusso e totale sui
suoi sudditi.
- Rigida e molto netta fu la divisione della società: a un ristretto strato di persone dotate di
ricchezza e di potere si contrappose un popolo sovente miserabile e privo di diritti. La
schiavitù fu diffusa.
- I materiali più usati furono il legno, la pietra, il rame, il bronzo, lo stagno; il ferro fu
conosciuto, lavorato e utilizzato solo a partire dal 1000 a.C. circa.
- Il commercio avvenne essenzialmente mediante lo scambio tra un oggetto e un altro; la
moneta fu sconosciuta per un lunghissimo periodo.
- La religione ebbe una grande importanza; gli dei ebbero prevalentemente l’aspetto del
mondo circostante: cielo, terra, acqua, sole, luna.
- L’architettura, la scultura, la pittura ebbero quasi sempre lo scopo di dare gloria e prestigio
al sovrano e alla fede.
- Nacquero e si affermarono alcuni modi di scrivere e di raccontare che ancora oggi
conosciamo e usiamo: la poesia che esprime amore, dolore, rabbia, solitudine; i proverbi; le
favole; i racconti d’avventure.
- Sviluppate furono scienze come la matematica, la medicina, l’ingegneria, l’astronomia.
- Le guerre, gli scontri, le battaglie furono molto frequenti, e portarono alla fine o al sorgere
di imperi e di Stati.
- Le fonti e i documenti su cui ci si basa per ricostruire la storia degli antichi imperi d’Oriente
e delle prime civiltà mediterranee sono prevalentemente rappresentati da resti di edifici,
vasi, armi, statue, dipinti, oggetti di uso quotidiano; relativamente scarsi sono i documenti
scritti.
- Conosciamo pochi personaggi: abbiamo il nome di alcuni re, sacerdoti, capi, ricchi
proprietari di terre; non abbiamo un solo nome di artista o di scienziato; abbiamo pochissimi
nomi di gente del popolo.
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Cronologia

 2500-1200 a.C.: Periodo che gli storici identificano con l’età del bronzo.
FENICI
 2000 a.C.: Primi stanziamenti di una popolazione semitica nella Fenicia.
 1200 a.C.: Le città fenicie si rendono indipendenti dall’Egitto.
 800 a.C. circa: Fondazione di Cartagine.

EBREI
 1800 a.C.: Abramo lascia Ur, in Mesopotamia, per stabilirsi in Palestina.
 1280-1250 a.C.: Esodo dall’Egitto e ritorno in Palestina.
 1250-1030 a.C.: Epoca dei Giudici.
 1030-1010 a.C.: Regno di Saul; inizio della monarchia: le dodici tribù
costituiscono il regno di Israele.
 1010-970 a.C.: Regno di Davide; conquista di Gerusalemme, che diventa capitale del regno.
 970-931 a.C.: Regno di Salomone; costruzione del tempio. Alla morte di Salomone il regno
si divide in due parti: il regno di Israele e il regno di Giuda, con capitale Gerusalemme.
 722 a.C.: Gli Assiri conquistano il regno di Israele.
 587 a.C.: I Babilonesi entrano in Gerusalemme e conquistano il regno di Giuda.
 587-539 a.C.: Periodo della schiavitù babilonese.
 539 a.C.: I Persiani sconfiggono i Babilonesi e consentono agli Ebrei di ritornare in
Palestina.
 70 d.C.: I Romani distruggono il tempio di Gerusalemme.

CIVILTA’ DELL’EGEO
 2600-1400 a.C.: Si sviluppa la civiltà cretese. Scrittura: lineare A (non decifrata).
 1600 a.C.: Inizia ad affermarsi la popolazione di guerrieri che darà vita alla civiltà micenea.
 1425 a.C.: Scompare la civiltà cretese; i Micenei conquistano Creta. Scrittura: lineare B
(decifrata).
 1250 a.C.: Guerra di Troia; momento della massima potenza dei Micenei.
 1200 a.C.: Fine della civiltà micenea, probabilmente dovuta all’invasione dei Dori.
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Modulo 4: I Greci.

Affronteremo un periodo di importanti trasformazioni e di grandi protagonisti: una cultura che è


direttamente all’origine della civiltà occidentale. Studieremo lo sviluppo di Sparta e Atene e le
loro strutture politiche e sociali. Analizzeremo le vicende di Alessandro Magno e dei regni
ellenistici.
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A partire dal 1200 a.C., con l’invasione dei Dori che soppiantarono la civiltà micenea, ha inizio il
Medioevo ellenico. Fu un periodo di grandi trasformazioni in cui vennero interrotti gli scambi
commerciali con l’Oriente, si tralasciò l’uso della scrittura e si formarono gli elementi fondamentali
dello sviluppo successivo: le poleis divennero centri sempre più importanti, si fece più abbondante e
raffinata la produzione artistica, vennero elaborati i racconti utilizzati successivamente nella
letteratura, si organizzò la navigazione e l’espansione coloniale, si unificò il culto di Zeus e la
religione attorno ai santuari panellenici. Progressivamente la Grecia e le coste dell’Asia Minore
furono occupate da genti appartenenti ad un unico mondo culturale.
L’età arcaica, compresa tra l’800 e il 600 a.C., vide soprattutto l’evoluzione di due fenomeni
importanti: lo sviluppo delle città-stato, costruite attorno all’acropoli, e la fondazione delle colonie.
In particolare, molte di queste nacquero sulle coste dell’Italia meridionale che prese il nome di
Magna Grecia.
In questo periodo i Greci, a seguito degli scambi con i Fenici, ripresero l’uso della scrittura che
migliorarono con l’introduzione delle vocali.
Le città-stato greche ebbero differenti sviluppi politici e sociali: tra esse furono soprattutto Sparta e
Atene a ricoprire un ruolo di rilievo. La società spartana era rigidamente suddivisa in classi: al
vertice erano gli spartiati e, a livelli progressivamente inferiori, c’erano i perieci e gli iloti. Solo gli
spartiati si riunivano nell’apella che eleggeva sia i magistrati chiamati efori, sia il consiglio degli
anziani, la gherusia. Differente era la struttura politica di Atene, che subì progressivi aggiustamenti,
in particolare per l’opera riformatrice di Solone, prima, e di Clistere, poi. Gli elementi fondamentali
erano: i governatori, detti arconti, il consiglio che amministrava la giustizia, chiamato areopago,
l’assemblea generale dei cittadini liberi, detta ecclesìa.
L’aumentata ricchezza e capacità organizzativa delle città greche si mostrò soprattutto in occasione
delle guerre con i Persiani. Il re persiano Dario inizialmente soffocò una rivolta delle città della
costa dell’Asia minore ma nel 490 a.C., durante la prima guerra persiana, fu sconfitto a Maratona,
così come lo fu, dieci anni dopo, suo figlio Serse nella battaglia di Salamina. La civiltà greca poté
così svilupparsi liberamente e raggiungere il suo massimo splendore durante l’età classica.
Il ruolo sempre maggiore assunto da Sparta e Atene portò le due città a estendere il proprio dominio
in due confederazioni rivali: così, mentre Atene, che sotto la guida di Pericle conobbe il massimo
splendore economico e culturale, costituì la lega di Delo, Sparta formò la lega peloponnesiaca, con
l’intento di contenere l’egemonia sempre maggiore degli Ateniesi. Tra le due fazioni si arrivò, nel
431 a.C., alla guerra. Dopo un breve periodo di egemonia degli Spartani, che riuscirono a imporre ai
nemici un governo oligarchico detto dei trenta tiranni, la città di Tebe sconfisse Sparta e permise il
ritorno ad un governo democratico.
Tutti questi conflitti avevano ormai indebolito la compattezza delle città greche che non riuscirono a
reagire all’opera di conquista di una popolazione del nord, i Macedoni, guidati prima dal re Filippo
II, poi da suo figlio Alessandro. Egli s’impossessò di tutto l’impero persiano e giunse fino all’India
e in Egitto costituendo un impero immenso.
Alla sua morte, avvenuta nel 323 a.C., questo fu diviso in tre regni che, nonostante raggruppassero
popolazioni molto differenti, avevano una lingua ed una cultura comune (la cultura ellenistica) la
quale fiorì fino alla successiva conquista romana e influenzò molti aspetti della vita dei nuovi
conquistatori d’Occidente.

I GRANDI PERIODI DELLA STORIA GRECA.


La storia greca si può dividere in quattro periodi:
- La Grecia Achea, la cui storia va dal XV all’VIII secolo a.C.
- La Grecia Arcaica, dall’VIII al VI secolo a.C., periodo in cui si organizzarono le
poleis.
- La Grecia Classica, nel V e nel IV secolo a.C., in cui la civiltà greca raggiunse il
19

suo apogeo.
- La Grecia Ellenistica, dal III al I secolo a.C.

GRECIA: economia:
 commercio marittimo (prese un grande slancio a partire dal VII-VI sec. a.C.);
 agricoltura (cereali, vite, olivo, miele) e allevamento del bestiame;
 sfruttamento del bosco (per la costruzione delle navi);
 industria della ceramica;
 sfruttamento del sottosuolo (ferro, rame, argento e oro).

POLIS:
 città: - parte più alta (acropoli): edifici pubblici importanti (templi, palazzo del
governo, tribunale);
- piazza (agorà): piccolo commercio, discussione dei problemi politici;
- parte bassa: case di abitazione, botteghe artigiane, negozi.
 territorio rurale circostante.
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LA COSTITUZIONE A SPARTA E AD ATENE.

Nel primo schema è sintetizzata la Costituzione di Sparta; nel secondo la Costituzione di Atene.

Potere
2 RE militare
esecutivo.

GHERUSIA EFORI
Consiglio di Potere 5 persone Tutti
28 anziani giudiziario i poteri.
legislativo.

APELLA
Assemblea di tutti Potere consultivo.
gli Spartiati con
più di 30 anni

Spartiati Perieci Iloti

vari incarichi

BULÈ

Consiglio dei 500

ECCLESIA

Assemblea di tutti i cittadini

 Educazione spartana: mirava a formare il soldato.


 Educazione ateniese: mirava a formare il cittadino libero.
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LA CIVILTA’ GRECA.
 L’arte greca fu grande soprattutto nell’architettura (palazzi, tombe, templi, teatri) e nella
scultura, che si ispirarono ad un ideale di compostezza e di perfezione, curando l’armonia
e le proporzioni; la pittura espresse il meglio di sé nella decorazione delle ceramiche.
 La letteratura cominciò con la mitologia, divulgata oralmente dagli aedi, fino a che non
sorsero degli autori di veri poemi epici, come Omero; era coltivata anche la poesia nelle sue
varie forme e la produzione teatrale (commedia e tragedia).
 In Grecia fece i suoi primi passi anche la filosofia, e le scienze erano abbastanza sviluppate,
dalla matematica (Pitagora, Euclide) all’astronomia (Tolomeo), dalla geografia (Eratostene)
alla medicina (Ippocrate).
 Particolare importanza ebbero le Olimpiadi, che costituivano un altro elemento di unione fra
i Greci: in occasione dei Giochi olimpici, ad esempio, si sospendevano le guerre.
L’educazione era rivolta a creare dei cittadini liberi, equilibrati, curandone armonicamente
il fisico e il carattere, ma nella società greca la donna ricopriva un ruolo di secondo piano,
anche se le veniva affidato il governo della casa.
 La religione greca era politeista. Gli dei greci erano simili agli uomini (antropomorfismo)
anche nei vizi e nelle virtù, e ne differivano solo perché erano immortali: le cerimonie
religiose, presiedute dai sacerdoti, si svolgevano nei santuari ed erano spesso collegate alle
gare sportive. Importanti erano gli oracoli, che gli dei emettevano per bocca delle sibille.
Pur credendo nell’al di là, i Greci erano profondamente legati alla vita e ritenevano che le
anime dei defunti non si dessero mai pace della loro condizione di ombre.
 In Grecia furono poste le basi della democrazia.

Il pensiero greco, nelle sue varie manifestazioni, costituisce assieme al cristianesimo e al


germanesimo un elemento fondamentale dell’identità europea.

MONDO DELLA CULTURA GRECA NELL’ETA’ CLASSICA:

 TRAGEDIOGRAFI:
Sofocle;
Eschilo;
Euripide.

 COMMEDIOGRAFI:
Aristofane.

 STORICI:
Erodoto;
Senofonte;
Tucidide.

 FILOSOFI:
Socrate;
Platone;
Aristotele.
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 SCULTORI:
Prassitele;
Mirone;
Policleto;
Scopa.

 ARCHITETTI:
Fidia.

 PITTORI:
Polignoto;
Zeusi;
Parrasio.

 MEDICI:
Ippocrate.

N.B. Civiltà ellenica è quella nata in Grecia.


Civiltà ellenistica è quella nata dalla fusione della cultura greca con la
cultura orientale.

LETTERATURA, ARTE E SCIENZE DEL PERIODO ELLENISTICO:


letteratura arte scienze
Demostene Torre dei venti Archimede
Menandro Faro di Alessandria Aristarco
Eschine Gruppo del Laocoonte Eraclide
Polibio Nike di Samotracia Eratostene
Altare di Zeus Euclide

Cronologia

 1200-800 a.C.: Medioevo ellenico. E’ un periodo segnato da flussi migratori di popoli


(Dori, Eoli, Ioni) che daranno un nuovo volto alla Grecia.
 800-600 a.C.: Età arcaica: nascono le poleis. Dal 750 a.C. circa si sviluppa un movimento di
colonizzazione verso l’attuale Turchia, la Sicilia, l’Italia meridionale e il mar Nero.
 776 a.C.: Prima Olimpiade, giochi sacri in onore di Zeus tenuti ogni quattro anni a Olimpia.
 500 a.C.: Le città della Ionia si ribellano a Dario I, re dei Persiani; Atene ed Eretria, alleatesi
per aiutare le città ribelli, vengono sconfitte.
 490 a.C.: Prima guerra persiana; sconfitta dei Persiani a Maratona.
 480-479 a.C.: Seconda guerra persiana; vittorie dei Greci a Salamina e a Platea. I Persiani
vengono ancora una volta allontanati dalla Grecia.
 477 a.C.: Formazione della lega di Delo tra le città ioniche, tra le quali Atene ricopre un
ruolo egemone.
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 460-429 a.C.: Età di Pericle. Nel 454 il tesoro della lega di Delo viene trasportato ad Atene
e impiegato per l’abbellimento della città.
 431-404 a.C.: Guerra del Peloponneso fra Atene, a capo della lega di Delo, e Sparta, che
comandava la lega peloponnesiaca. Sconfitta di Atene e breve egemonia spartana. Segue
l’egemonia della città di Tebe.
 360-336 a.C.: Regno di Macedonia di Filippo II.
 338 a.C.: A Cheronea i Macedoni sconfiggono i Greci. Nasce l’impero macedone.
 336-323 a.C.: Regno di Alessandro Magno.
 323 a.C.: Nascita dei regni ellenistici.
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Modulo 5: I primi abitatori dell’Italia e la nascita di Roma.

In questo modulo conosceremo i più antichi popoli d’Italia, fra cui gli Etruschi che svilupparono
una raffinata civiltà. Vedremo poi come i Romani riuscirono ad assoggettare tutte queste genti e
si lanciarono alla conquista del Mediterraneo.
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Resti archeologici datati al periodo precedente il primo millennio a.C. dimostrano che l’Italia era
abitata da diversi popoli che svilupparono culture differenti, anche in base ai territori in cui vissero:
per esempio la nuragica in Sardegna e la terramaricola nella valle del Po.
Da queste antiche genti si originò una serie di popoli che, all’inizio del primo millennio a.C.
occupavano tutte le aree della nostra penisola e avevano in comune lo sviluppo dell’agricoltura e
dei commerci.
Fra questi popoli si distinguono gli Etruschi, dalla incerta origine, i quali adottano l’alfabeto greco
di Cuma e fondano numerose città dalla valle del Po alla Campania. I loro maggiori centri erano
comunque quelli dell’attuale Toscana detta perciò Etruria. Gli Etruschi erano organizzati secondo
città-stato, guidate da un’oligarchia di nobili con a capo un re detto lucumone. Le maggiori città
spesso si confederavano in gruppi di dodici, le dodecàpoli, senza però stabilire forti alleanze
militari. Gli Etruschi seppero ben sfruttare le risorse del loro territorio: terre fertili per l’agricoltura
e soprattutto ricchi giacimenti di minerali. I prodotti della loro terra e del loro artigianato diedero
vita ad un fiorente commercio.
L’espansione degli Etruschi fu bloccata dalle incursioni dei Celti a nord e dalle città greche
nell’Italia meridionale: dopo la distruzione della loro flotta a Cuma ad opera dei Greci, gli Etruschi
entrarono in un lento periodo di declino che nel giro di due secoli li portò a essere completamente
assoggettati ai Romani.

La città di Roma sorse nell’VIII secolo a.C. dall’unione di preesistenti villaggi sui colli che si
ergono nel basso corso del Tevere. All’inizio si possono ancora ben distinguere in Roma le genti
che ne costituivano la popolazione: Latini, Sabini ed Etruschi.
Gli Etruschi hanno influenzato moltissimo la prima società romana: infatti Roma era retta da una
monarchia e alcuni re erano Etruschi.
In seguito ad un’insurrezione popolare, secondo la tradizione nel 509 a.C., la monarchia fu
abbattuta e venne instaurata una repubblica.
Nella repubblica i poteri che erano stati del re vengono divisi fra vari magistrati, fra cui i consoli, in
numero di due, erano i più importanti. I magistrati erano eletti da un’assemblea di cittadini, i comizi
centuriati, in cui avevano più importanza le classi più ricche (i patrizi) a scapito di quelle più povere
(i plebei). Questa discriminazione nei confronti dei cittadini più poveri fu la causa di un periodo di
aspre lotte sociali nel V e nel IV secolo a.C., che si conclusero con una più equa divisione dei poteri
fra le varie classi sociali e rafforzarono le istituzioni repubblicane.
L’organizzazione compatta e stabile della società romana permise ai Romani di intraprendere una
politica di espansione nei confronti dei suoi vicini.
Quindi i Romani, secondo il progetto di conquiste sostenuto dal loro Senato, iniziarono una serie di
guerre: le più importanti furono quelle contro i Sanniti e i Tarantini (che chiamarono in Italia Pirro,
re dell’Epiro). A seguito di queste guerre nel IV e III secolo a.C. i Romani s’impadronirono di tutta
la penisola dalla Toscana alla Calabria.
L’espansione di Roma in Italia portò allo scontro con Cartagine che stava cercando di espandersi in
Sicilia.
L’attacco dei Cartaginesi contro Messina provocò l’intervento dei Romani e l’inizio della prima
guerra punica, che vedrà Roma vittoriosa soprattutto sul mare, grazie ad una flotta di navi munita di
ponti mobili detti corvi. La guerra si concluse nel 241 a.C. con la decisiva vittoria romana nella
battaglia navale delle isole Egadi, e sancì il controllo romano sulla Sicilia, la Sardegna e la Corsica.
Per rifarsi delle perdite territoriali i Cartaginesi si lanciarono alla conquista della Spagna, ma
quando cercarono di assoggettare Sagunto, città alleata di Roma, furono di nuovo in guerra contro i
Romani (218 a.C.). L’esercito cartaginese, guidato da Annibale, dopo aver attraversato le Alpi,
invase l’Italia e, nonostante infliggesse pesanti sconfitte ai Romani in campo aperto (fra cui la più
importante fu quella di Canne nel 216 a.C.) non riuscì a spezzare l’alleanza fra Roma e gli Italici.
Per cui quando i Romani sconfissero sul Metauro un esercito di rinforzo cartaginese guidato da
Asdrubale, fratello di Annibale, passarono al contrattacco e invasero l’Africa.
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Annibale allora dovette lasciare l’Italia per difendere Cartagine, ma fu sconfitto a Zama da Scipione
(poi, detto l’Africano) nel 202 a.C. Finì così la seconda guerra punica e Cartagine perse tutti i suoi
possedimenti in Europa.
I Romani all’inizio del II secolo a.C. intervennero anche in Grecia e in Asia Minore in difesa delle
città greche minacciate da Filippo V di Macedonia e da Antioco III di Siria. Sconfiggendo
Macedoni e Siriani i Romani acquisirono il controllo della Grecia e dell’Asia Minore.
Nel 149 a.C., in risposta ad una richiesta di aiuto di Massinissa, re della Numidia, i Romani
attaccarono Cartagine e la distrussero nel 146 a.C. ponendo fine a quella che fu la terza guerra
punica.

Le età di Roma:
 Età monarchica: dal 753 a.C. al 509 a.C.
 Età repubblicana: dal 509 a.C. alla fine (circa) del I sec. a.C. (la crisi della Repubblica
inizia già verso la fine del II sec. a.C., dopo le guerre puniche).
 Età imperiale: da Ottaviano Augusto alla fine dell’impero romano d’Occidente (476 d.C.).

IL MONDO ROMANO: economia:


 agricoltura;
 allevamento.

CLASSI SOCIALI NELLA ROMA DI ROMOLO:


 PATRIZI* (nobili): ricchi proprietari terrieri.
 PLEBEI* (clientes - liberti*): piccoli agricoltori, commercianti, artigiani.
 SCHIAVI*.

*PATRIZI: coloro che discendevano dai primi abitanti di Roma, dai patres, i “padri” della città.
*PLEBEI: discendenti dai forestieri che si erano stabiliti a Roma dopo i patrizi.
*LIBERTI: schiavi “liberati”.
*SCHIAVI: per lo più prigionieri di guerra.

N.B. I plebei erano esclusi dalla vita politica.


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ORGANI E POTERI
DELLO STATO
NELLA ROMA
MONARCHICA

TUTTI I POTERI

RE

SENATO* *SENATO: ristretta assemblea di patrizi.

COMIZI CENTURIATI
(Assemblea popolare)

PATRIZI E PLEBEI

Le deliberazioni del Senato dovevano essere approvate dalle assemblee popolari, che eleggevano i
senatori e avevano la facoltà di deliberare la pace e la guerra.

Queste assemblee, al tempo di Romolo, venivano dette Comizi Curiati, perché i cittadini (patrizi) vi
partecipavano divisi in “curie” o gruppi; con la riforma serviana (=di Servio Tullio) questo tipo di
comizi perse la sua importanza e fu soppiantato dai Comizi Centuriati, perché il popolo (patrizi e
plebei) vi partecipava diviso in centurie: nell’esercito romano, come vedremo, la centuria
comprendeva 100 soldati.

Assemblee e magistrati della repubblica:


 assemblee (riunioni dei cittadini che si adunavano per trattare le questioni di interesse
generale): - "senato" (patrizi ed ex-magistrati). Era l'organo princi-
pale della repubblica;
- "comizi centuriati" (patrizi e plebei): eleggevano i ma-
gistrati e votavano le leggi.
 magistrati (esecutori - potere esecutivo - delle decisioni delle assemblee):
- "consoli" (2): potere esecutivo, giudiziario e militare;
- "pretori": potere giudiziario;
- "censori": censivano i cittadini e i loro beni, e ne sorvegliavano la buona
condotta;
- "edili": curavano i lavori pubblici e l'ordine pubblico;
- "questori": curavano l'amministrazione dello Stato:
- "dittatore": tutti i poteri, ma solo in caso di pericolo.
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Cronologia

 VIII-VI sec. a.C.: Massima potenza degli Etruschi, popolo stanziato nell’attuale Toscana e
nell’alto Lazio.
 753 a.C.: Anno in cui la tradizione fissa la fondazione di Roma. Inizio del periodo
monarchico.
 VII-VI sec. a.C.: Roma è controllata dagli Etruschi, che impongono loro sovrani alla città.
 509 a.C.: Viene cacciato il re etrusco Tarquinio il Superbo. Termina il periodo monarchico e
inizia quello repubblicano.
 450 a. C.: Promulgazione delle Leggi delle Dodici Tavole.
 445 a.C.: Viene abolito a Roma il divieto di matrimonio fra patrizi e plebei, le due classi
sociali presenti nella città e tra le quali spesso si creavano delle tensioni.
 396 a.C.: Distruzione di Veio. Gli Etruschi perdono il predominio sul Lazio.
 390 a.C.: I Romani sono sconfitti dai Celti che giungono a invadere Roma e a saccheggiarla.
 343-290 a.C.: Guerre sannitiche, al termine delle quali Roma afferma la propria egemonia
su tutto il Lazio e l’Appennino centrale.
 280-272 a.C.: Guerra contro Taranto e Pirro re dell’Epiro, vinta da Roma.
 264-241 a.C.: Prima guerra punica, che si conclude con la sconfitta dei Cartaginesi presso le
isole Egadi. La Sicilia diventa una provincia romana.
 237-219 a.C.: I Cartaginesi conquistano la penisola iberica.
 218 a.C.: La guerra dei Cartaginesi per la conquista della penisola iberica provoca
l’intervento dei Romani in aiuto della città di Sagunto loro alleata. Scoppia la seconda
guerra punica.
 218-216 a.C.: I Romani vengono sconfitti sul Ticino, al lago Trasimeno e a Canne, ma
Annibale non riesce ad avere completamente ragione dell’esercito di Roma.
 207 a.C.: Asdrubale, accorso in aiuto di Annibale, viene sconfitto sul fiume Metauro.
 202 a.C.: Vittoria definitiva dei Romani, guidati da Scipione Africano, presso Zama.
 149-146 a.C.: Terza guerra punica. Roma interviene in aiuto di Massinissa, re di Numidia, e
distrugge Cartagine, mettendo fine al ciclo delle guerre puniche.
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Modulo 6: La fine della repubblica e l’impero di Roma.

Dopo le guerre puniche Roma divenne il centro politico del Mediterraneo. Questa evoluzione
provocò intensi conflitti all’interno della società agricola dei conquistatori. Per circa un secolo e
mezzo Roma fu scossa da lotte civili. Solo con la concentrazione del potere nelle mani di un
imperatore fu possibile godere di pace e stabilità in tutta l’area dominata dalla civiltà romana e
dalle sue istituzioni.
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Il ruolo di potenza dominatrice del Mediterraneo che Roma aveva acquisito con la vittoria su
Cartagine e la conquista della Grecia, dopo un secolo fi guerre, ebbe forti ripercussioni sulla
struttura della società romana.
Vi furono alcune classi sociali che si arricchirono notevolmente durante le guerre con le forniture
per l’esercito o i bottini di guerra. Questi nuovi ricchi, detti anche cavalieri, iniziarono a contare di
più nella vita politica di Roma e, alleandosi con le classi plebee diedero vita ad uno schieramento
politico detto dei popolari, che contese il potere a chi tradizionalmente lo gestiva: i nobili e i loro
alleati (ottimati). Vecchi e nuovi ricchi grazie alle conquiste di Roma potevano ora permettersi un
lusso fino allora sconosciuto ai sobri Romani: fra di essi presero piede mode ed usanze importate
dall’Oriente. Questo processo è conosciuto come ellenizzazione della società romana.
Accanto ai nuovi ricchi vi erano però anche i nuovi poveri: i contadini. Questi essendo il nerbo
dell’esercito, a causa delle continue guerre furono costretti ad abbandonare spesso i loro poderi; di
conseguenza si indebitarono e dovettero vendere le loro terre a grandi proprietari terrieri che così
formarono estesi latifondi in cui misero a lavorare gli schiavi, cioè principalmente prigionieri di
guerra, di cui ora Roma disponeva abbondantemente.
Queste disuguaglianze minacciavano alle basi la potenza romana, per cui Tiberio Gracco e il
fratello Gaio Gracco, tribuni della plebe, iniziarono una politica di riforme agrarie per migliorare le
condizioni dei contadini. Le loro riforme s’infransero contro la dura opposizione dei nobili e dei
grandi proprietari terrieri causando scontri e lotte sociali. A questa turbolenta situazione politica,
s’aggiunse la rivolta della Numidia e l’invasione della Gallia di Cimbri e Teutoni. La situazione
militare stava precipitando: le varie fazioni politiche di Roma misero allora da parte le loro lotte e
affidarono la guida dell’esercito ad un generale di provato valore, Mario, che però non apparteneva
alle classi nobili.
Mario riportò alla vittoria l’esercito romano e lo riformò arruolando anche gli italici. Allora il
tribuno Druso nella sua politica di riforme inserì anche la proposta di estendere la cittadinanza
romana a tutti gli italici. La mancata approvazione di questa legge per la fiera opposizione del
Senato e delle plebe di Roma (che temevano di perdere i loro privilegi) causò la violenta rivolta
degli italici che sfociò in una breve e sanguinosa guerra civile, detta guerra sociale perché contro i
socii ossia gli alleati italici. Si pose fine alla guerra sociale solo concedendo la cittadinanza romana
a tutti i popoli dell’Italia centromeridionale.
Questo fatto accrebbe ancora di più il prestigio di Mario, per cui il Senato gli oppose un altro
generale vittorioso: Silla. Scoppiò un’altra guerra civile che vide Silla vittorioso.
Silla si fece nominare dittatore e accentrò tutto il potere nelle sue mani. Con Silla divenne evidente
che il potere andava in mano a chi fosse abbastanza ricco e avesse l’appoggio dell’esercito.
Dopo la morte di Silla si scatenarono una serie di scontri fra diversi generali che si contendevano il
potere e alla fine presero il sopravvento tre personaggi: Cesare, Pompeo e Crasso i quali stringendo
un patto, detto triumvirato, si spartirono il potere. Tale accordo ebbe breve durata e Cesare, dopo
aver sconfitto Pompeo rimase il solo padrone di Roma. Si fece eleggere dittatore a vita e iniziò una
politica di riforme. Cesare rimase però vittima di una congiura di nobili che lo fecero uccidere con
l’intento di restaurare la piena sovranità del Senato.
Ma la congiura fallì e a Cesare succedette un secondo triumvirato, quello fra Ottaviano, Antonio e
Lepido. Fra questi prevalse Ottaviano che riuscì a governare a lungo e a concentrare su di sé tutto il
potere.
Egli ricevette i titoli di princeps e di Augustus e con lui si inaugura l’impero di Roma. Con gli
imperatori Roma raggiunse la massima estensione, i confini erano difesi da un esercito di
professionisti stipendiati, e l’appoggio popolare all’imperatore era ottenuto con generose elargizioni
di cibo e denaro e con l’organizzazione di feste e spettacoli.
Roma visse quindi di rendita sulle ricchezze delle province a cui assicurava la pace e la protezione.
Dopo la morte di Domiziano il problema della successione fra gli imperatori, che scatenò talvolta
scontri fra i generali, fu inizialmente risolto con il sistema dell’adozione, per cui almeno in questo
31

primo periodo Roma fu guidata da imperatori di grande valore, fra cui ricordiamo Traiano e
Adriano.

La crisi della repubblica e le guerre civili.


 133-123 a.C.: i territori conquistati e i numerosi schiavi catturati finivano nelle mani di chi
poteva permettersi di acquistarli, e la questione sociale si aggravava maggiormente, mentre
a Roma si metteva in luce la classe dei cavalieri. I fratelli Gracchi cercarono di fare
approvare delle leggi favorevoli ai plebei, ma incontrarono la tenace opposizione dei
senatori (partito aristocratico) e furono uccisi.
 107-105 a.C.: i popoli di confine tentarono di aggredire Roma (Numidi, Cimbri, Teutoni),
ma i cavalieri (partito democratico) fecero eleggere console Mario, che riorganizzò
l’esercito (facendone un fedele strumento dei generali) e sconfisse i nemici. Divenuto
l’”uomo forte” della città, Mario non riuscì a far ottenere la cittadinanza romana agli Italici,
che scatenarono la guerra sociale.
 90 a.C.: contro Mario insorse Silla (capo degli aristocratici), che con un colpo di stato
instaurò una repubblica oligarchica trasformandola in una dittatura personale. Il malcontento
non finì con la morte di Silla: le province si ribellarono allo sfruttamento dei governatori, i
gladiatori scatenarono una rivolta e anche il commercio nel Mediterraneo fu minacciato dai
pirati: Crasso e Pompeo ristabilirono l’ordine e, padroni di Roma, si allearono con Cesare
(primo triumvirato: 60 a.C.) e si spartirono il governo delle province.
 58 a.C.: ottenuta la Gallia, Cesare ne fece una provincia romana, nonostante la resistenza di
Vercingetorige, e si spinse fino alla Germania e alla Britannia.
 44 a.C.: a Roma, frattanto, Pompeo tentava di impadronirsi del potere e Cesare marciò in
armi sulla città: l’antico scontro tra il partito popolare e quello aristocratico si trasformava in
lotta tra due soli uomini. Vinse Cesare, che ampliò le conquiste romane e divenne il padrone
di Roma, pur non abolendo le magistrature e varando numerose riforme: questo tuttavia non
gli impedì di finire sotto il pugnale dei congiurati. Con la morte di Cesare non rinacque la
Repubblica, ma continuò la guerra civile: gli “eredi” del dittatore dapprima si accordarono
(secondo triumvirato) per spartirsi l’impero, poi ripresero la lotta che si risolse con la
vittoria di Ottaviano su Antonio.

L’impero romano.
 30 a.C-14 d.C..: unico padrone dello stato, Augusto ottenne tutti i poteri e assicurò
all’impero un lungo periodo di pace, durante il quale poterono svilupparsi l’economia, l’arte
e la cultura.
 14 d.C.-235 d.C.: ad Augusto successero una trentina di imperatori (Giulio-Claudii, Flavi,
“per adozione” e Severi) sotto i quali l’impero raggiunse la massima estensione e un alto
grado di civiltà e di benessere. Non tutti però furono all’altezza del loro compito. Quindi si
cercò di rimediare con il sistema delle adozioni. Continuarono le guerre, sia per sedare le
ribellioni nelle province, sia per alleggerire la pressione dei barbari ai confini; durante i
primi due secoli dell’impero acquistarono sempre maggiore importanza i militari, soprattutto
con gli imperatori che governarono in contrasto con il Senato. Roma conobbe il suo periodo
migliore e fu abbellita di splendidi monumenti e opere pubbliche; l’Italia partecipò al
benessere e al progresso generale e non fu toccata dalle guerre, ma la presenza dei latifondi
e la concorrenza dei prodotti provinciali danneggiarono le campagne e la gente cominciò ad
emigrare verso le province dell’Occidente. Fu concessa la cittadinanza romana a tutti gli
abitanti dell’impero.
32

Il Cristianesimo.
Col Cristianesimo venne messo in discussione tutto il “sistema” su cui si basava il mondo antico,
del quale venivano respinti gli errori e le profonde ingiustizie. La predicazione di Gesù fu osteggiata
soprattutto dalla classe dirigente ebrea, che per sbarazzarsene lo accusò presso i Romani di un
crimine “politico”. Ma la condanna non ottenne l’effetto sperato perché la nuova fede, predicata
dagli Apostoli, fece numerosi proseliti che si organizzarono in comunità (chiese) guidate dai
vescovi, assistiti dai preti e dai diaconi: e il Vangelo si diffuse.
Lo Stato romano, nonostante la sua tolleranza in materia religiosa, “dovette” perseguitare i Cristiani
in base a precisi motivi economici e politici, ma neppure le persecuzioni poterono impedire
l’ulteriore diffusione della parola di Cristo.
Le persecuzioni dei Cristiani erano dovute a tre motivi:
1. i Cristiani erano monoteisti;
2. i Cristiani si rifiutavano di venerare l’imperatore come un dio;
3. i Cristiani rifiutavano la schiavitù.

Cronologia

 264-133 a.C.: Periodo di guerre che portano alla supremazia di Roma nel Mediterraneo.
 133 a.C.: Tiberio Gracco viene eletto tribuno della plebe.
 123 a.C.: Gaio Gracco (fratello di Tiberio) viene eletto tribuno della plebe e riprende le
riforme di Tiberio.
 107 a.C.: Gaio Mario diventa console.
 105 e 101 a.C.: Mario sconfigge Giugurta, i Cimbri e i Teutoni.
 90-88 a.C.: Guerra sociale.
 88-84 a.C.: Guerre civili tra Mario e Silla.
 83 a.C.: Silla si impadronisce del potere.
 82-79 a.C.: Dittatura di Silla seguita da grandi disordini.
 63 a.C.: Congiura di Catilina.
 60 a.C.: Primo triumvirato di Pompeo, Crasso e Cesare.
 58-51 a.C.: Cesare conquista la Gallia.
 48 a.C.: Pompeo viene ucciso in Egitto.
 48-44 a.C.: Cesare riforma lo Stato instaurando una dittatura personale.
 44 a.C.: Uccisione di Cesare.
 43 a.C.: Secondo triumvirato di Ottaviano, Antonio e Lepido.
 31 a.C.: Battaglia di Azio: Antonio viene sconfitto da Ottaviano.
 31 a.C.-14 d.C.: Ottaviano Augusto diviene, di fatto, imperatore.
 14-37 d.C.: Tiberio. Durante il suo regno viene crocefisso Gesù di Nazaret.
 50 d.C.: Il Cristianesimo comincia a diffondersi a Roma: iniziano le persecuzioni contro i
cristiani.
 98-117 d.C.: Traiano. Durante il suo regno l’impero romano raggiunge la massima
estensione.
 212 d.C.: L’imperatore Caracalla estende la cittadinanza romana a tutti gli abitanti
dell’impero.
33

Modulo 7: La fine dell’impero romano d’Occidente.

Nel III secolo l’impero conosce una crisi profonda, cui gli imperatori più illuminati cercano di
rispondere con importanti riforme: soprattutto quella di Diocleziano, che divide l’impero in due
parti perché possa essere più facilmente governato.
Tutto questo non impedirà che nel V secolo la parte occidentale dell’impero cada sotto il dominio
di nuovi re “barbari”.
34

Durante il II secolo l’impero romano godette di un periodo di stabilità. Gli imperatori, infatti,
seppero scegliere bene i loro successori e Roma fu guidata da uomini autorevoli e capaci, da
Traiano (fino al 117) a Marco Aurelio (fino al 180). Dopo quest’ultimo, tuttavia, il sistema di
successione entrò in crisi e gli imperatori si imposero attraverso l’omicidio dei loro predecessori e
la forza dell’esercito.
Solo nel 284, con l’avvento al potere di Diocleziano, fu possibile introdurre alcune indispensabili
riforme. Diocleziano si impegnò per la riorganizzazione dell’apparato dello Stato e il
consolidamento delle frontiere.
Egli divise l’impero in dodici parti e stabilì che venisse governato da una tetrarchia: due Augusti
che sceglievano a loro volta due Cesari, destinati alla successione.
Diocleziano si ritirò dal potere nel 305. In seguito la successione al trono imperiale non avvenne
pacificamente e anche se la divisione in due parti dell’impero ne garantì in qualche modo una
migliore difendibilità all’esterno, la crisi economica e sociale dell’impero continuò ad aggravarsi
lungo tutto il IV secolo. I frequenti scontri tra eserciti rivali e le incursioni dei barbari crearono
insicurezza nelle campagne e fecero diminuire la produzione agricola.
Nello stesso tempo divenne indispensabile spendere molte risorse per la difesa delle città. Le tasse
che lo Stato imponeva per mantenere un esercito potente contribuirono a deprimere lo sviluppo
economico.
La moneta messa in circolazione valeva sempre meno, mentre i prezzi dei beni alimentari
crescevano sempre di più. Questo portò a una grave e crescente inflazione e al graduale
spopolamento delle città che vivevano soprattutto di commerci.
Il crescente indebolimento dell’impero spinse l’imperatore Costantino a stabilire la propria capitale
a Bisanzio, nel 330. La parte orientale dei domini romani era infatti la più ricca e la più sicura. In
Occidente, invece, crebbero le difficoltà economiche e l’insicurezza.
L’imperatore Teodosio cercò di ridare unità all’impero attorno al Cristianesimo e di garantire la
sicurezza ai confini tramite accordi con i barbari, l’impero d’Occidente cadde in balia di
popolazioni germaniche.
Nel 410 Roma venne saccheggiata dai Visigoti e nel 455 dai Vandali.
Nel 476 Odoacre depose l’ultimo imperatore romano d’Occidente, Romolo Augustolo.
Egli non ebbe successori e sul territorio occidentale dell’impero nacquero i regni romano-
barbarici.

La crisi dell’impero.
La crisi dell’impero investì l’esercito, l’economia, la società e lo Stato.
L’esercito, arruolati anche provinciali e Barbari, combatteva soprattutto per i generali-imperatori,
costringendoli a dilapidare ingenti fortune; a un certo punto fu l’arbitro della politica di Roma,
eleggendo e deponendo gli imperatori e trasformando lo Stato in una dittatura militare.
Anche l’economia entrò in crisi: la confusione e le guerre frenavano il commercio e le attività
artigianali; l’agricoltura risentì della fuga dalle campagne e della diminuzione degli schiavi. Il
Senato perdeva il potere a favore dei militari e per far funzionare l’enorme macchina statale si
ricorse all’inasprimento fiscale.
 284.305: le riforme politiche (tetrarchia) ed economiche (calmiere, servitù della gleba) di
Diocleziano non riuscirono ad evitare la crisi e le guerre di successione, che si risolsero col
trionfo di Costantino. Questi concesse la libertà di culto ai Cristiani, ma si intromise negli
affari religiosi (Concilio di Nicea) e trasferì la capitale a Costantinopoli, accentuando il
distacco tra Occidente e Oriente.
 395: con Teodosio, che dichiarò il Cristianesimo unica religione di Stato, la divisione tra le
due parti dell’impero divenne definitiva.
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Fattori di crisi dell’impero:


1. anarchia militare;
2. pressione fiscale;
3. rovina della piccola proprietà;
4. brigantaggio e rivolte;
5. crisi dei valori tradizionali;
6. cristianesimo.

DIOCLEZIANO:

 riforma costituzionale: divisione dell’impero in quattro parti (tetrarchia).


 Riforma militare: istituzione di un esercito di riserva, aumento del numero dei soldati.
 Riforma sociale: decreto sull’ereditarietà dei mestieri.
 Riforma economica: editto sul massimo dei prezzi, costo del lavoro, dei servizi, delle
materie prime e dei beni di prima necessità.

COSTANTINO E TEODOSIO:

riforme
Costantino Teodosio
Abolizione della tetrarchia X
Concessione della libertà di X
culto
Dichiarazione del cristianesimo X
come religione di stato
Trasferimento della capitale X
dell’impero da Roma a Bisanzio
Divisione dell’Impero in X
Oriente e Occidente
Concessione di una “pensione” X
ai soldati congedati
Revoca dei provvedimenti X
contrari agli interessi della
chiesa per intercessione del
vescovo di Milano S. Ambrogio
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ROMANI E GERMANI:

ROMANI GERMANI
Vestivano in tunica e toga Indossavano le “brache”, cioè i calzoni
Bevevano vino Bevevano birra
Mangiavano soprattutto pesce Mangiavano carne e tanta cipolla
Pranzavano sdraiati Sedevano a tavola su sgabelli
Condivano con l’olio Condivano con il burro
Si profumavano con unguenti Emanavano cattivi odori
Amavano i gioielli Amavano i gioielli
Erano grandi costruttori Non sapevano usare pietra e mattoni
Erano buoni fabbri Erano i migliori fabbri dell’Occidente
Combattevano con lancia e spada corta Combattevano con spadoni lunghi e pesanti
Cavalcavano senza sella e senza staffa Cavalcavano senza sella e senza staffa
Avevano uno Stato organizzato Non avevano Stato
Avevano un sistema giuridico avanzato Avevano solo qualche legge tramandata
oralmente
Erano prevalentemente cattolici Erano pagani
Molti sapevano leggere e scrivere Tutti erano analfabeti

Cronologia

 138-161: Antonino Pio.


 161-180: Marco Aurelio.
 180-192: Comodo.
 193-211: Settimio Severo.
 250: Primi forti segnali di instabilità politica.
 211-284: Periodo di grandi disordini; vorticose successioni di imperatori.
 284: Sale al trono Diocleziano, che tenta la riorganizzazione dell’impero.
 303-304: Diocleziano decreta le persecuzioni contro i cristiani.
 312-337: Regno di Costantino.
 313: Editto di Milano: Costantino stabilisce la libertà di culto religioso in tutto l’impero.
 330: Costantino trasferisce la capitale dell’impero a Bisanzio, che da allora verrà chiamata
Costantinopoli.
 379-395: Regno di Teodosio.
 380: Teodosio dichiara il Cristianesimo religione ufficiale dell’impero (editto di
Tessalonica).
 410 e 455: Roma saccheggiata da Visigoti e Vandali.
 476: Odoacre depone Romolo Augustolo, segnando la fine dell’impero romano d’Occidente.
Inizia il Medioevo.
37

Modulo 8: L’Islam.

Mentre l’Europa è ancora in cerca di un nuovo equilibrio dopo il crollo della parte occidentale
dell’impero romano, un popolo, fino ad allora considerato di scarsa influenza, si affaccia da
conquistatore lungo le rive del Mediterraneo. Sono gli Arabi, discendenti di quei beduini nomadi
ai quali Maometto, il profeta di Allah, aveva dato l’unità religiosa e politica.
38

All’inizio del VI secolo, tra i popoli che abitavano ai confini dell’impero romano, gli Arabi erano
ancora considerati tra i meno importanti. Essi erano divisi in tribù, che percorrevano il deserto in
cerca di pascoli per le greggi. Non vi era tra loro unità politica e neppure religiosa.
Nel 570 nacque alla Mecca Maometto. Egli, dopo aver raggiunto l’indipendenza economica, si
dedicò allo studio e alla meditazione. Presto cominciò a predicare l’esistenza di un unico Dio,
Allah, creatore del mondo e unico giudice del bene e del male.
Le ricche famiglie della Mecca gli si opposero ed egli si ritirò nella città di Medina. Era l’anno 622,
che i musulmani, cioè i seguaci della nuova religione, considerano l’anno di partenza del loro
calendario.
Nel 630, dopo aver convertito un gran numero di seguaci, Maometto fece ritorno da trionfatore alla
Mecca. Qui egli fissò il centro della nuova fede, rispettando l’antica tradizione che circondava di
venerazione il santuario della Kaaba, che contiene la pietra nera, considerata un segno del cielo.
Ormai l’islam era diventato la religione di appartenenza per tutte le tribù arabe e i suoi principi
fondamentali furono fissati nel libro del Corano. In esso sono indicati i cinque doveri fondamentali
del credente: la professione di fede in Allah come Dio unico, la preghiera cinque volte al giorno
rivolta verso La Mecca, l’elemosina per i poveri della comunità, il digiuno durante il mese del
Ramadàn e il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita.
Avendo trovato una forte unità politica sotto la guida del profeta e dei suoi successori, gli Arabi,
spinti anche dal dovere di annunciare al mondo la loro fede, si lanciarono alla conquista prima dei
territori circostanti e poi di ampie regioni sulle coste del Mediterraneo e nel Vicino Oriente.
Già nel 634 essi sconfissero le truppe dell’impero bizantino in Siria. In seguito conquistarono
l’Egitto, la Palestina e, dopo aver sconfitto i Persiani, la Mesopotamia.
Verso occidente furono occupate, in pochi decenni, tutte le coste del Nord Africa e poi fu invasa la
Spagna (nel 708).
Nella battaglia di Poitiers nel 732, i Franchi riuscirono a porre un argine all’espansione araba in
Europa.
Nel frattempo i musulmani conobbero anche una scissione in due fazioni, che ancora oggi sono
divise: da una parte gli Sciiti (che fanno riferimento al solo Corano), dall’altra i Sunniti (che
seguono anche la Sunna, una raccolta di detti ed esempi di vita del profeta Maometto).
Anche in seguito a queste divisioni, vaste aree dell’impero degli Arabi cominciarono ad essere
governate da dinastie autonome, come quella degli Omayyadi, in Spagna.
Nei territori conquistati gli Arabi concedevano ai fedeli di altre religioni di seguire i loro culti,
chiedendo loro di pagare per questo una tassa. Ben presto le conquiste della raffinata cultura araba
si rivelarono utili e furono conosciute e in parte imitate anche dalle popolazioni cristiane d’Europa.

I principi fondamentali della fede islamica.


Con la sua predicazione, Maometto rinnovò profondamente la tradizione religiosa del suo popolo,
che da politeista divenne monoteista, ma seppe anche salvaguardare alcuni elementi di continuità.
Tutti i suoi insegnamenti furono trascritti nel Corano, il libro sacro dei musulmani (dall’arabo
qur’an, che significa “recitazione, lettura sacra”).
Il credente musulmano ha cinque fondamentali doveri, che costituiscono i cinque pilastri
dell’Islamismo:
 la fede in Allah (“non c’è alcun Dio all’infuori di Allah: Maometto è il suo profeta”);
 la preghiera rituale, da compiersi cinque volte al giorno, che deve essere recitata
rivolgendosi, ovunque ci si trovi nel mondo, verso La Mecca e il suo santuario;
 l’elemosina ai poveri, perché nessun appartenente alla comunità debba soffrire la miseria
senza l’aiuto dei fratelli;
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 il digiuno, come gesto di purificazione e di richiesta di perdono ad Allah per i propri


peccati. Esso deve essere praticato dall’alba al tramonto di ogni giorno del mese di
Ramadàn;
 il pellegrinaggio alla Mecca da compiersi almeno una volta nella vita.

Ogni buon musulmano ha il dovere di professare apertamente la propria fede e di testimoniarla


anche a costo della vita. Da questa convinzione nasce l’obbligo, in alcuni casi, di lottare anche con
le armi in difesa della comunità islamica e della propria fede.
E’ il principio della “guerra santa” (o jihad), che però si deve interrompere quando il nemico non
minaccia più la vita della comunità.
Il giorno di riposo e consacrato alla preghiera è il venerdì. In questo giorno il musulmano maschio
si reca presso il tempio, la moschea, per ascoltare la lettura del Corano e pregare con gli altri fedeli.
Ci sono poi una serie di precetti che regolano la vita quotidiana e la vita familiare, dove la donna,
secondo la più antica tradizione, è rigidamente sottomessa all’uomo e ha particolari doveri, come
quello di vestire decorosamente o, in alcune tradizioni, di muoversi fuori casa solo con il volto
velato.
E’ consentita la poligamìa (cioè si possono avere contemporaneamente più mogli), e l’uomo può
allontanare da sé una moglie con relativa facilità.
Il Corano, inoltre, offre anche delle regole per l’intera vita sociale: un vero codice di leggi che
fanno sì che la vita civile sia regolata dalla tradizione religiosa.
Con queste chiare indicazioni la religione di Maometto dava alle tribù di beduini un’unica fede in
cui identificarsi. Questo permise loro di superare le divisioni e di iniziare una politica di
espansione che, tra l’altro, aveva il compito di diffondere la fede islamica nel mondo.

La donna nel mondo islamico.


E’ opinione comune che l’islam sia una religione che tiene in scarsa considerazione le donne.
In realtà Maometto migliorò la condizione delle donne islamiche, tradizionalmente sottomesse
all’uomo, condannando alcuni soprusi nei loro confronti e limitando a quattro soltanto il numero
possibile di mogli.
Anche le donne, inoltre, sono destinate al paradiso.
Si legge nel Corano: “le donne agiscano con i mariti come i mariti agiscono con loro: con
gentilezza”.
Ma anche: “O donne, rimanetevene quiete nelle vostre case , compite la preghiera e obbedite a Dio
e al suo Messaggero”.
Il regno della donna, dunque, è la casa ed essa non dovrebbe uscire neppure per la preghiera o per
andare a scuola.
E’ questo un punto sul quale nelle società islamiche oggi si discute molto.
Occorre precisare che, nonostante la rigidità delle leggi musulmane, oggi in alcuni Paesi islamici
anche le donne possono partecipare attivamente alle funzioni religiose, studiare e persino navigare
in Internet.
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CIVILTÀ GRECO- CIVILTÀ ROMANA CIVILTÀ ARABA


ELLENISTICA
Ideale educativo fondato Religione politeistica. Invenzione dell’algebra e
sull’equilibrio tra il corpo e della trigonometria.
lo spirito.
Filosofia orientata verso la Strade, ponti, acquedotti. Cupole, minareti, piazze,
conoscenza dell’uomo. fontane, giardini.
Religione politeistica. Economia fondata sulla Religione monoteistica.
schiavitù.
Diffusione della
numerazione decimale,
ricerche di chimica,
medicina, ottica e
astronomia.
Uso della carta e del
mulino ad acqua e a vento.

LA SOCIETÀ ISLAMICA.
 Gli Arabi conquistatori vivevano nella città di presidio e godevano dei diritti
politici e civili.
 I Musulmani non arabi erano coloro che si erano convertiti all’islamismo dopo le
conquiste e godevano dei diritti civili.
 I sudditi non musulmani erano cristiani, ebrei, berberi, pagani, zoroastiani, indù;
godevano piena libertà di culto ed erano sottoposti a maggiori carichi fiscali.
 Gli schiavi erano prigionieri greci, turchi, berberi, armeni, spagnoli, africani e
venivano utilizzati come servitù dall’aristocrazia mussulmana e come soldati
negli eserciti dei califfi e degli emiri.

Cronologia

 VI secolo: La Mecca diventa importante centro religioso.


 570: Nascita di Maometto a La Mecca.
 622: Fuga di Maometto a Medina.
 630: Ritorno di Maometto alla Mecca.
 632: Morte di Maometto.
 632-634: Califfato di Abu Bakr, successore di Maometto.
 634: Abu Bakr conquista la Siria.
 634-644: Califfato di Omar.
 634-732: Espansione della potenza musulmana.
 732: Battaglia di Poitiers: i musulmani vengono fermati dai Franchi nella loro
espansione verso occidente.
 VIII-IX secolo: Secoli d’oro della cultura musulmana.
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Modulo 9: L’alto Medioevo.

Dopo le invasioni delle popolazioni germaniche, la parte orientale e quella occidentale d’Europa
conoscono un diverso destino.
In Italia, Francia e Spagna nascono i regni romano-barbarici, spesso in conflitto tra loro. Solo
all’inizio del nono secolo il re dei Franchi, Carlo Magno, riuscì a unificare l’Europa in un
nuovo impero, al quale la Chiesa garantì l’unità culturale.
42

Mentre l’impero romano d’Oriente resisteva alla pressione dei barbari, anche grazie a una serie di
abili accordi, l’Occidente conobbe le invasioni dei Franchi, dei Vandali, dei Visigoti e degli
Ostrogoti. Il re di questi ultimi, Teodorico, fondò in Italia il primo stabile regno romano-barbarico,
dove i nuovi conquistatori germanici convivevano con le genti latine e apprendevano da queste
molti elementi della loro cultura, per esempio in campo giuridico.
In Oriente i Bizantini (dall’antico nome della loro capitale) chiamavano se stessi Romani e si
consideravano unici eredi legittimi della civiltà romana.
La loro potenza economica crebbe grazie ai commerci con l’Asia, allo sviluppo della produzione
agricola e alla stabilità politica. L’impero era guidato da monarchi dotati di potere assoluto, che
mantenevano un forte esercito e intervenivano anche nelle questioni culturali e religiose.
Alla morte di Teodorico, nel 526, l’imperatore Giustiniano decise di riconquistare l’Italia,
considerata possesso dei successori di Roma. Dopo venti anni di guerre fu così abbattuto il regno
degli Ostrogoti.
L’impero bizantino raggiunse così, anche se per breve tempo, la sua massima espansione, mentre
Giustiniano rimase famoso soprattutto per la pubblicazione del Codice giustinianeo.
Nel 568 furono i Longobardi ad invadere l’Italia, intenzionati a stabilirvisi e a fondare un loro
regno. Dopo che essi ebbero occupato l’Italia settentrionale e fondato i ducati di Spoleto e
Benevento, si convertirono al Cristianesimo sotto la guida della regina Teodolinda e mantennero da
quel momento ottimi rapporti con la Chiesa di Roma.
In quello stesso periodo si organizzò, in Francia, il regno dei Franchi, che, guidato dal 751 dalla
nuova dinastia fondata da Pipino il Breve, seppe proporsi come miglior alleato del papa.
Dopo aver sconfitto i Longobardi nel 774, il figlio di Pipino, Carlo, creò un vasto impero vincendo
anche i Sassoni, gli Avari e gli Slavi e opponendosi vigorosamente all’espansione araba dalla
Spagna.
Nell’800 Carlo fu incoronato imperatore da papa Leone III. L’impero fu detto sacro e romano,
perché si fondava sull’autorità della Chiesa e si poneva come continuatore della romanità.
Carlo riuscì a tenere unito l’impero grazie a una complessa serie di legami tra la propria autorità e
quella dei conti e marchesi ai quali venivano affidate le diverse regioni d’Europa. Egli si dedicò
anche alla rinascita delle arti e della cultura. In questo trovò alleati nella gerarchia della chiesa e
maestri tra i monaci che, seguendo la regola principale del monachesimo d’Occidente, quella di san
Benedetto, si dedicavano alla preghiera, al lavoro e allo studio, ricopiando e salvando antichi
manoscritti.

Civiltà medioevale:
 aspetti del mondo greco-romano;
 aspetti del mondo barbarico;
 aspetti del mondo cristiano.

Le migrazioni dei Germani e i regni romano-barbarici.


Con la caduta dell’impero romano d’Occidente (476 d.C.) avvenuta in seguito alle invasioni delle
popolazioni germaniche, inizia un periodo che gli storici chiamano alto Medioevo.
La parte orientale dell’impero seppe reagire con vigore all’invasione di questi popoli e mantenne la
sua unità. In Occidente, invece:
 nel 358 i Franchi si stabilirono nel territorio dell’odierno Belgio e da lì, a poco a poco,
occuparono le pianure della Francia settentrionale e occidentale;
 i Vandali e poi i Visigoti occuparono la Spagna;
 i Burgundi occuparono la Francia centro-orientale e l’attuale Svizzera;
 sempre i Vandali occuparono le coste dell’Africa del Nord;
43

 gli Ostrogoti fondarono nel 493 il loro regno, occupando i territori dell’Italia e dei Balcani;
 gli Angli le coste orientali dell’attuale Inghilterra e i Sassoni la zona corrispondente
all’attuale Germania del Nord.

La conquista degli Ostrogoti, guidati dal re Teodorico, fu favorita dall’imperatore d’Oriente


Zenone, il quale li spinse a invadere l’Italia per distoglierli dal suo impero e per sconfiggere
Odoacre, il re germanico che aveva deposto, nel 476, l’ultimo imperatore d’Occidente (Romolo
Augustolo).
Teodorico ottenne un successo straordinario e fondò il primo stabile regno romano-barbarico.
A questo punto l’impero era ormai diviso e le due parti che lo costituivano avrebbero seguito d’ora
in poi un diverso destino.

I regni romano-barbarici.
Con questa espressione vengono indicati i regni barbarici costituiti nei territori dell’impero
d’Occidente e modellati sulla preesistente cultura romana (che finì ben presto per “conquistare” gli
stessi conquistatori).
Così avvenne che il re ostrogoto Teodorico, per esempio, poté reggere in pace il suo regno solo
dopo aver promulgato un codice di leggi (“Editto di Teodorico”) secondo la secolare tradizione
romana.
In questo modo, grazie all’evoluzione delle popolazioni germaniche anche dal punto di vista
culturale, artistico, e spirituale (i regni romano-barbarici furono tutti cristiani), fu possibile tornare
a vivere con una certa sicurezza e intravedere l’abbozzo di una nuova civiltà.

I principali regni romano-barbarici furono:


- regno dei Visigoti (una parte della Gallia meridionale e quasi tutta la penisola
iberica, tranne la parte nord-occidentale);
- regno degli Svevi ( parte nord-occidentale della penisola iberica);
- regno dei Franchi (quasi tutta la Gallia e la parte occidentale della Germania);
- regno dei Burgundi (Gallia centro-meridionale);
- regno degli Angli e dei Sassoni (in Britannia);
- regno degli Ostrogoti (Italia, Gallia meridionale, parte nord-occidentale della
penisola balcanica);
- regno dei Vandali (Africa settentrionale, Sardegna e altre isole del Mediterraneo).

Giustiniano e la reazione dell’impero d’Oriente.


La parte orientale dell’impero romano mantenne la sua stabilità. Essa, con capitale Costantinopoli,
vide il fiorire della civiltà bizantina, cosiddetta dall’antico nome della città, Bisanzio.
I Bizantini chiamavano se stessi Rhomàioi, cioè “Romani”, perché si consideravano gli unici eredi
della cultura romana e continuatori dell’impero romano.
Nel V e VI secolo l’impero bizantino conobbe una fase di grande sviluppo e ciò spiega la sua
resistenza a ogni tentativo di invasione da parte dei popoli germanici.
Contrariamente a quanto avveniva in Occidente, infatti, le città divennero sempre più grandi e
abitate, la popolazione nel suo complesso aumentò sensibilmente, si fece più attento il controllo
sulle rotte commerciali del Mediterraneo (i barbari, in questo senso, erano poco competitivi).
44

 Un impero forte e ben organizzato.


Le grandi risorse economiche servivano a mantenere un forte esercito e una numerosa
burocrazia di funzionari, incaricati di riscuotere le tasse in ogni parte dell’impero e di far
rispettare la legge.
Un impero così vasto e così minacciato doveva essere guidato da imperatori dotati di
potere assoluto e di grande autorità anche nei riguardi della gerarchia della Chiesa.
Il sovrano, infatti, pur rispettando l’autorità morale e spirituale del patriarca di
Costantinopoli, poteva imporgli alcune decisioni anche in campo religioso per mantenere,
anche con il controllo della religione, l’unità dell’impero e la propria autorità.
E’ il sistema chiamato cesaropapismo, che deve il suo nome all’unione dell’autorità
imperiale (rappresentata da “Cesare”) e di quella spirituale (il papa).
Nel 526, alla morte di Teodorico, l’imperatore d’Oriente Giustiniano decise di riconquistare
l’Italia, da sempre considerata legittimo possesso dei successori della tradizione di Roma.
Dopo due decenni di violentissima guerra, Giustiniano riuscì ad abbattere il regno degli
Ostrogoti e a riconquistare anche la quasi totalità delle coste occidentali del Mediterraneo.
Con Giustiniano l’impero bizantino raggiunse il suo massimo splendore. Esso riuscì a
estendersi a occidente e a respingere con successo ogni tentativo di invasione da oriente e da
nord.
I traffici commerciali con i popoli più lontani, fino all’India e alla Cina, facevano giungere
ricchezze alle città più importanti.
L’esercito era forte e vittorioso.
Il potere dell’imperatore indiscusso.
Giustiniano ha lasciato anche un’eredità importante per lo sviluppo della civiltà dei secoli
successivi. Egli, infatti, ordinò che fossero raccolte in un unico codice tutte le leggi che,
nei secoli, avevano fatto grande Roma dal punto di vista della scienza del diritto. Fu il
cosiddetto corpus iuris civilis, ossia la “raccolta di leggi del diritto civile”, o “codice
giustinianeo”, ancora oggi studiato in quanto offre criteri tuttora validi e utili
all’elaborazione delle leggi.

Il codice di Giustiniano.
Il codice di Giustiniano, pubblicato tra il 529 e il 534, permise di riordinare in un’unica opera le
leggi e le sentenze emesse nel corso di più secoli nella lunga storia romana.
Esso si inquadra in un disegno politico teso a ripristinare l’unità e la grandezza dello Stato romano
con il sostegno delle culture ellenistica e cristiana.
Era diviso in tre parti:
 Il Codice, che riuniva tutte le leggi dell’impero romano;
 Il Digesto, che conteneva le sentenze dei più noti giuristi di età imperiale;
 Le Istituzioni, cioè un vero e proprio manuale scolastico per chi studiava legge.

Nuovi dominatori dell’Italia: i Longobardi.


Per secoli i Longobardi erano vissuti nelle pianure della Pannonia (l’odierna Ungheria). Erano un
popolo piuttosto progredito: abili guerrieri, sapevano lavorare con molta abilità i metalli; il loro
nome può significare “uomo dalle lunghe lance”, con riferimento ad un particolare
equipaggiamento per la guerra, oppure “uomo dalla lunga barba”, secondo un uso che li
caratterizzava.
Inizialmente furono indirizzati verso l’Italia dagli stessi imperatori di Costantinopoli, che ancora
una volta cercavano di mettere un popolo germanico contro l’altro (in questo caso contro gli
Ostrogoti e i Franchi).
Nel 568, però, il re Alboino guidò i Longobardi alla conquista della penisola, non più da alleati di
Costantinopoli, ma da nemici intenzionati a conquistare una nuova patria.
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Essi occuparono l’Italia settentrionale e posero la capitale a Pavia. Poi occuparono vaste zone
dell’Italia centrale e meridionale, ove fondarono i ducati di Spoleto e di Benevento.
I Bizantini mantennero il controllo delle coste.
 Trono e altare.
I Longobardi imposero le loro leggi ai popoli conquistati. Il re Ròtari, nel 643, impose un
codice di leggi che risentono delle tradizioni germaniche.
Con la regina Teodolinda (589-625), però, avvenne la graduale adesione di tutti i
Longobardi al Cristianesimo, eliminando così un motivo di separazione e di discordia con le
popolazioni italiche e con la Chiesa di Roma.
Da quel momento tra i Longobardi e la Chiesa di Roma, guidata dal papa, i rapporti furono
buoni.
Nel 728 il re Liutprando donò al papa il castello di Sutri, ponendo così le basi del futuro
Stato della Chiesa.
Con i Longobardi, furono frequenti i matrimoni tra i nuovi conquistatori e la popolazione
preesistente, segno di un periodo di pace che favorì il sorgere di molte città e cittadine
italiane.
La presenza dei Longobardi ha lasciato tracce profonde anche nella lingua italiana: parole
come “casa” e “spada” sono, infatti, di origine longobarda.

Il monachesimo.
Durante tutta l’epoca dei regni romano-barbarici la Chiesa ebbe un ruolo sempre più importante,
non solo dal punto di vista religioso, ma anche politico e civile.
I vescovi divennero più che mai punti di riferimento per gran parte delle popolazioni. Mentre si
susseguivano le invasioni e le nuove dominazioni, essi assicuravano la continuità della convivenza
tra le popolazioni impaurite, disperse e confuse.
I beni della Chiesa aumentavano: con essi era possibile aiutare le popolazioni più povere e garantire
la pace in vaste aree altrimenti preda delle conquiste e dei saccheggi provocati dalle guerre.
Aumentava, in particolare, l’autorità del vescovo di Roma, il papa. Molto esaltata fu la figura di
papa Gregorio, detto Magno, cioè grande. Egli resse la Chiesa dal 590 al 604 e fu alleato della
regina longobarda Teodolinda, grazie alla quale ottenne la conversione dei Longobardi al
cattolicesimo.
Il crescente impegno civile, politico ed economico della Chiesa (iniziato già all’epoca dell’impero
romano) era considerato da molti fedeli un pericolo per la purezza e la libertà della fede.
In Oriente, dal IV secolo in poi, alcuni cristiani preferirono vivere la loro fede come un ritiro dal
mondo e andarono a vivere in luoghi deserti e in solitudine.
Nacque così il monachesimo (dalla parola greca mònos, che significa “solo”). Dapprima i monaci
vissero soli, come eremiti, poi si formarono delle comunità con altri monaci che decidevano di
vivere insieme in un monastero secondo una regola di vita comune.
Personaggi come san Basilio e san Pacomio organizzarono diverse comunità in Siria, in Grecia, in
Egitto.
Intorno al 500, in Italia, san Benedetto (480-543), fondatore del monastero di Montecassino, diede
ai suoi compagni una regola monastica che si diffuse presto in tutta l’Europa occidentale.
La sua regola poteva essere sintetizzata con una semplice formula: ora et labora, cioè “prega e
lavora”. I monaci benedettini, infatti, oltre che dedicare molte ore del giorno alla preghiera, si
dedicavano al lavoro, in quanto, nelle intenzioni di san Benedetto, essi dovevano guadagnarsi da
vivere con le proprie mani.
In questo modo acquistava un grande valore anche il lavoro, che all’epoca era ancora considerato
un’occupazione degna solo degli schiavi.
Ogni monastero divenne ben presto un punto di riferimento per la regione che lo circondava.
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I monaci si dedicarono instancabilmente a lavorare i campi e a rendere fertili nuove terre,


rimettendo così in moto l’economia di intere regioni.
Intorno al monastero si tennero di nuovo (dopo le guerre e i disordini) mercati e fiere.
Altra attività cui i monaci si dedicarono presto e con efficacia fu quella della conservazione dei
testi antichi, ricopiati pazientemente in modo da evitarne la dispersione e la scomparsa. Presso il
monastero si poteva così trovare una biblioteca e una scuola dove si studiavano le Sacre Scritture,
le arti degli antichi e le scienze.
Infine i monaci si dedicarono all’evangelizzazione dei barbari. Quando un monastero aveva
acquisito una certa stabilità, spesso un gruppo di monaci partiva per andare a fondare una nuova
comunità in una terra dove ancora non ve n’erano.

Monastero.
È il luogo in cui vivevano i monaci, spesso una vera e propria cittadella nella quale, accanto alla
chiesa e alle abitazioni dei monaci, sorgevano laboratori, magazzini e tutto quanto poteva servire
come punto di riferimento per le popolazioni che vivevano nel territorio circostante.

Il monachesimo ebbe una notevole rilevanza sul piano spirituale (in quanto contribuì alla
diffusione del Cristianesimo nelle campagne), sul piano sociale (in quanto prospettava un modello
di comunità cristiana), sul piano economico (in quanto contribuì alla diffusione delle tecniche
agricole e alla bonifica di zone paludose) e sul piano culturale (in quanto promosse l’istruzione e
favorì la conservazione e la trasmissione del sapere).
Il monastero era un centro spirituale, sociale, economico e culturale.

I Franchi e il sacro romano impero.


Mentre i Longobardi consolidavano il loro predominio in Italia, un altro popolo germanico, quello
dei Franchi, riuscì prima a imporre la sua supremazia in Francia (sotto la guida dell’abile re
Clodoveo, che regnò dal 481 al 511) e poi a proporsi come miglior alleato del papa e guida di un
nuovo impero romano-germanico d’Occidente.
Clodoveo si convertì per primo al Cristianesimo e a questa scelta restarono fedeli anche i suoi
successori, i re della dinastia dei Merovingi. Essi, tuttavia, non seppero mantenere unito e forte il
regno. Governarono infatti appoggiandosi all’autorità dei principi dell’aristocrazia, che ricoprivano
la carica di maestri di palazzo e ricevevano per la loro fedeltà terre e ricchezze. In questo modo si
arrivò di fatto a un regno in cui l’autorità era suddivisa tra diverse famiglie importanti.
Una di queste famiglie, i Pipìnidi (in seguito chiamati Carolingi), acquistò gradualmente una certa
supremazia sulle altre.
Da essa sorse un grande condottiero, di nome Carlo Martello, che nel 732 guidò i Franchi, alleati
dei Longobardi, nella battaglia di Poitiers, nella quale gli Arabi (che ormai avevano conquistato la
Spagna e volevano penetrare nel resto dell’Europa) furono fermati.
Il figlio di Carlo Martello, Pipino, su soprannominato il Breve per la rapidità con cui prendeva le
sue decisioni. Nel 751 egli depose l’ultimo dei re merovingi e si fece eleggere re dei Franchi
dall’assemblea dei nobili.
Fu poi incoronato da papa Stefano II, che riconobbe anche ai suoi figli il diritto di successione al
trono.
Da quel momento il re dei Franchi diventò il protettore e difensore della Chiesa, mentre il papa
garantiva, con la sua autorità spirituale, i diritti della monarchia.
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La battaglia di Poitiers.
Alla battaglia di Poitiers parteciparono insieme sia i Franchi sia i Longobardi, questi ultimi
guidati dal re Liutprando. Un cronista dell’epoca scrisse che si trattò di “una bella vittoria per gli
europei”.
Per la prima volta con questo nome venne indicata una comunità di popoli con una comune
identità: quella romano-cristiano-germanica, che li distingue dagli altri popoli.

 Carlo Magno.
Nel frattempo i rapporti tra il papa e i Longobardi (il cui potere era aumentato in Italia) si
erano fatti più difficili. Mentre la presenza dei Bizantini si indeboliva, i Longobardi
dominavano, ormai, quasi tutta la penisola e il papa sentiva minacciata la sua indipendenza e
la sua autorità.
Chiamato in aiuto dal papa, Pipino strappò con la forza ai Longobardi il ducato romano e la
città di Ravenna e li donò al papa.
Era così nato un vero e proprio Stato dipendente direttamente dall’autorità della Chiesa.
Lo scontro finale con i Longobardi fu guidato dal figlio di Pipino, Carlo. Egli decise di
conquistare il regno dei Longobardi e, nel 774, invase l’Italia, sconfisse il re longobardo
Desiderio e cominciò così a ingrandire il suo regno. In seguito egli combatté
vittoriosamente contro i Sàssoni, gli Avari e gli Slavi, estendendo il suo dominio fino a
occupare terre mai conquistate dall’impero romano.
A occidente, in Spagna, Carlo condusse invece una strenua lotta contro gli Arabi, sempre
minacciosi, riuscendo a ricacciarli oltre i Pirenei e a liberare una piccola parte di territorio
(detta la “marca spagnola”).
Nella notte di Natale dell’800 Carlo (ormai da tutti soprannominato Magno, cioè grande) fu
incoronato imperatore da Leone III. Carlo venne da allora considerato il protettore del
papa, dei vescovi e di tutti i cristiani contro la minaccia degli Arabi e dei popoli pagani. Il
suo impero fu detto sacro e romano: infatti, esso poneva alla sua base il Cristianesimo
come forza che univa popoli diversi, giustificava l’autorità dell’imperatore e si proponeva
come continuatore dell’impero romano.
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Lo Stato della Chiesa, una nuova potenza destinata a durare per più di 1.000 anni.
Nel 728 il re longobardo Liutprando donava al papa il castello di Sutri, considerato poi dalla
tradizione come il primo nucleo territoriale dello Stato della Chiesa e il punto d’inizio del potere
temporale dei papi.
Nel 756 i Longobardi di Astolfo posero l’assedio a Roma. Il papa chiese aiuto ai Franchi; Pipino
piombò in Italia, sconfisse ripetutamente i Longobardi, liberò la città.
Non solo: Pipino, sbaragliando e inseguendo gli avversari, aveva conquistato molte terre, le località
che oggi sono il Lazio, l’Umbria, la Romagna. Quelle terre non furono tenute da Pipino, né furono
rese ai Longobardi. Esse furono date in donazione al papa. Sino a quel momento il pontefice
aveva avuto una grande autorità come rappresentante di Cristo; ora diveniva anche sovrano di uno
Stato con terre, sudditi, frontiere da difendere.
Con la donazione di Pipino, unita a quella di Liutprando, nacque ufficialmente lo Stato della
Chiesa, che si ingrandirà pian piano e si conserverà nel cuore della penisola fino al 1870.
Si apriva la questione del potere temporale dei papi e dei difficili rapporti tra stato e chiesa, che
saranno causa di aspri conflitti. Inoltre all’interno della Chiesa, in seguito ai suoi crescenti interessi
terreni, si determineranno spaccature e fioriranno movimenti riformatori che avranno sbocco nella
scissione protestante di Lutero.
Sempre in quegli anni, per giustificare il potere temporale del papa, veniva compilata la famosa
donazione di Costantino, un documento risultato poi falso nel XV secolo. In esso si sosteneva che
l’imperatore romano, prima di trasferire la capitale a Bisanzio, aveva donato a papa Silvestro,
come ricompensa per averlo guarito dalla peste, non solo la città di Roma e le province d’Italia ma
la sovranità imperiale su tutto l’Occidente.

Il sacro romano impero di Carlo Magno.


Per guidare il suo vasto impero Carlo ne divise il territorio in province, dette contee (guidate da
conti) e marche (guidate da marchesi e poste ai confini dell’impero).
Conti e marchesi (i vassalli dell’imperatore) radunavano l’esercito quando l’imperatore lo
richiedeva e, in suo nome, riscuotevano le tasse e amministravano la giustizia.
Per sincerarsi che conti e marchesi svolgessero bene il loro compito, Carlo inviava senza preavviso,
dei missi domìnici (“inviati del signore”), ossia dei funzionari incaricati di controllare e di riferire
all’imperatore ogni cosa.
Il conte e il marchese avevano con l’imperatore un rapporto di vassallaggio (cioè di dipendenza).
Essi prestavano un giuramento di fedeltà al loro signore e questo li legava dal punto di vista
religioso (si giurava in nome di Dio) e morale (si giurava su proprio onore). Il giuramento era il
vincolo fondamentale sul quale si basava la stabilità dello Stato.
In questo modo il rapporto tra i vassalli (conti, marchesi) e l’imperatore era ben regolato da diritti e
doveri: i vassalli dovevano governare secondo la volontà dell’imperatore e in cambio ricevevano
terre e benefici.
Si capisce quindi quanto fosse importante il ruolo della Chiesa in questo sistema. Essa era garante
dei giuramenti solenni e solo il papa, la suprema autorità spirituale, poteva sciogliere un suddito dal
suo giuramento all’imperatore.
Spesso i missi dominici venivano scelti proprio tra i vescovi (e ciò comportava che l’imperatore
intervenisse anche nella scelta di chi doveva diventare vescovo o abate di un monastero).
Per questo Carlo protesse la Chiesa, difese i territori che dipendevano direttamente dal papa e
concesse molti benefici ai vescovi e ai grandi monasteri presenti su tutto il territorio.
Il rapporto personale tra il principe e i suoi sudditi, basato sul giuramento, e la comune
appartenenza alla fede cristiana (che garantiva la fedeltà al giuramento stesso) erano le due forze
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che consentirono a Carlo di tenere unito un impero vasto e abitato da popoli anche molto diversi
tra loro.

Il giuramento di fedeltà.
Il giuramento di fedeltà era importante per mantenere l’unità dello Stato.
Chi lo infrangeva era accusato di sacrilegio, di fellonìa (ossia di viltà) e di usurpazione del potere e
rischiava pene severissime: l’esilio, la perdita di ogni protezione imperiale, l’amputazione della
mano destra, la condanna al fuoco eterno dell’inferno.
Secondo l’imperatore, chi si impegnava con giuramento si impegnava per la prosperità
dell’impero, per il rispetto della giustizia, dei diritti dei più deboli, della Chiesa e dei suoi benefici
e per l’osservanza scrupolosa di ogni decreto del sovrano.
Il giuramento di fedeltà veniva suggellato con la cerimonia dell’investitura, un rito che
ufficializzava il rapporto tra vassallo e sovrano.

 La rinascita della cultura.


Carlo Magno si appoggiò alla Chiesa anche per dare unità culturale al suo impero. Come
lingua ufficiale comune si impose il latino, che solo gli ecclesiastici conoscevano bene, e fu
dato da Carlo un forte impulso allo studio dei testi classici e allo sviluppo delle scienze.
Egli riunì presso la sua corte (ad Aquisgrana, nell’attuale Germania) uomini dotti
provenienti da ogni parte d’Europa e fondò la cosiddetta scuola palatina.
Per salvare dalla distruzione e dalla dimenticanza i testi della cultura antica furono impiegati
moltissimi copisti e fu utilizzato un nuovo modo di scrivere, più rapido e facile, detto
scrittura carolingia.
Così si poteva limitare al massimo gli errori e far sì che i nuovi testi fossero fedeli agli
originali.
Carlo volle che almeno i figli dei nobili, in ogni parte dell’impero, imparassero a leggere e a
scrivere in apposite scuole istituite presso i monasteri.
Egli pensava a una cultura che fosse disponibile non solo ai religiosi. Le condizioni di
estrema povertà delle campagne non permisero di raggiungere l’obiettivo di un’ampia
diffusione della cultura in ogni regione, ma l’intenzione dell’imperatore era chiara e diede
impulso a ogni forma di arte, letteratura e scienza note all’epoca.
Si riprese anche la costruzione di palazzi, chiese, monasteri.
La capitale dell’impero, Aquisgrana, acquistò in breve tempo l’aspetto di una città elegante
e arricchita da palazzi e giardini. Oggi vi si può ancora ammirare lo splendore della cappella
palatina, la cappella privata del palazzo dell’imperatore.
Contemporaneamente, grazie alla pace e alla possibilità di viaggiare da una parte all’altra
dell’impero, ci fu anche una certa ripresa dei commerci.
Nelle campagne, intanto, l’opera dei monaci e dei contadini recuperava vaste aree lasciate
incolte, in modo da aumentare la produzione agricola e riprendere a scambiare, nelle fiere e
nei mercati, i prodotti in eccesso.

I dotti e Carlo Magno.


Presso la corte di Carlo si trovarono a insegnare tutti i più grandi dotti dell’epoca:
 Alcuino, di origine anglosassone, direttore della scuola palatina;
 Paolo Diacono, un longobardo che scrisse la storia del suo popolo;
 Eginardo, autore di una Vita di Carlo imperatore.
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Per ispirazione del dotto inglese Alcuino furono da Carlo emanati dal 787 in poi vari “capitolari”
(“decreti”) riguardanti la fondazione di scuole in ogni monastero e in ogni vescovado oltreché
presso le parrocchie.
Si ebbero così scuole claustrali (o monacali o monastiche o abbaziali), vescovili e parrocchiali.
Il programma di studio stabilito da Alcuino nelle scuole era costituito dalle sette “arti liberali”
che egli, accentuando una distinzione già operata nella tradizione romana, raggruppa nel “trivio”
(grammatica, retorica e dialettica), e “quadrivio” (aritmetica, geometria, astronomia e musica), a
cui si aggiunge, nelle scuole più importanti, la “teologia”, come coronamento dello scibile.

La fine dell’impero di Carlo Magno: un’epoca di divisioni e insicurezza.


Alla morte di Carlo Magno, nell’814, l’unità dell’Europa venne di nuovo infranta. Il figlio di Carlo,
Ludovico il Pio, divise l’impero tra i suoi tre figli:
 a Lotario andarono l’Italia e il regno centrale dei Franchi;
 a Ludovico la Germania a est del Reno;
 a Carlo il Calvo la Francia.

Tra i fratelli si accese però subito la lotta per la supremazia (840), che terminò nell’843, con la pace
di Verdun, che sancì la seguente divisione:
 Lotario ottenne il titolo imperiale, la parte centrale dell’impero e una striscia di territorio che
andava dall’Italia al mare del Nord;
 Ludovico divenne re della Germania;
 Carlo il Calvo acquisì il titolo di re dei Franchi occidentali.

La carica di imperatore e la sua autorità perdettero presto valore e a dominare furono di nuovo i
principi.
L’Europa risultò così di nuovo divisa. I re successori di Carlo furono costretti a concedere sempre
più potere ai nobili.
Nell’877, per esempio, l’imperatore Carlo il Calvo, per ottenere la fedeltà dei conti, concesse, con la
legge detta capitolare di Kiersy che le terre appartenenti alla sua famiglia attribuite in beneficio ai
nobili potessero essere ereditate dai figli di conti e marchesi. Questi divennero così autonomi dal
potere centrale.
Nell’888 l’ultimo imperatore, Carlo il Grosso, venne deposto e i nobili decisero di non eleggerne
un altro.
Da quel momento, i conti, come anche i vescovi e gli abati, iniziarono ad amministrare in proprio le
terre che un tempo l’imperatore aveva loro affidato, la giustizia e l’economia locale.

 Corona di Carlo Magno (=corona imperiale):


- Ludovico il Pio (+840);
- Lotario (+855);
- Carlo il Grosso (+888);
- re di Germania, Arnolfo di Carinzia (+899);
- re d’Italia, Berengario I (+924);
- Ottone I di Sassonia e suoi successori;
- dinastia di “Franconia”;
- dinastia di “Svevia”;
- signori del Lussemburgo;
- dinastia degli “Asburgo” d’Austria, che conservarono il titolo imperiale fino alle
soglie dell’età contemporanea, nel 1806, quando la tradizione del Sacro Romano
Impero Germanico venne soppressa da Napoleone Bonaparte.
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La divisione della terra e le dimensioni delle proprietà agricole.


In età carolingia si distinguevano tre tipi di proprietà:
1. il manso (proprietà di una famiglia);
2. la villa (terreno di grandissime dimensioni, tutto di un unico padrone, diviso a sua volta in
due parti: il “dominicum”, lavorato dal proprietario e dai suoi servi; il “massaricium”, dato
in affitto a tanti contadini);
3. la corte (cuore del “dominicum”: vi erano la casa del padrone, casupole per i servi, capanne
per gli schiavi, granai, magazzini, cantine, frantoi, forni, stalle, a volte un mulino).

L’Europa terra di conquista.


La debolezza dei regni carolingi rese insicura la vita delle popolazioni. Esse erano minacciate da tre
diversi nemici:
1. gli Arabi, che occupavano stabilmente la Spagna e dominavano il mar Mediterraneo, da
dove attaccavano le coste della Francia meridionale e quelle italiane;
2. i Magiàri (o Ungari), i quali, prima di stanziarsi nell’attuale Ungheria e di convertirsi al
Cristianesimo (sotto il re Stefano, che governò dal 997 al 1038), invasero più volte l’Europa
centrale e giunsero anche in Italia;
3. i Normanni, un fiero popolo del Nord che si spostava con navi agili e veloci e compiva
scorrerie sanguinose lungo le coste del Nord Europa prima e poi del Mediterraneo.

Tutto questo provocò almeno due conseguenze:


1. una diffusa insicurezza, per cui, di nuovo, le città si spopolarono come ai tempi delle prime
invasioni barbariche. L’unico punto di riferimento sicuro furono i castelli, fatti costruire dai
signori locali, oppure i monasteri. Intorno a questi centri si organizzò la vita delle
popolazioni, ben contente di sottomettersi all’autorità di un signore piuttosto che restare
senza difesa.
2. Un forte impoverimento dei territori europei che comportò una riorganizzazione
dell’attività agricola.

Il feudalesimo.
Con il termine feudalesimo intendiamo quel sistema economico, sociale e politico che sorse in età
carolingia e si diffuse nei secoli seguenti nell’Europa Occidentale e Centrale.
Caratteristica fondamentale del feudalesimo: frantumazione dello Stato in una moltitudine di
feudi (terre) autonomi rispetto al potere centrale del sovrano. Si indebolisce il potere del
sovrano e si rafforza il potere dei feudatari, cioè di coloro che possedevano le terre, ossia i feudi.

Gli elementi costitutivi del feudo:


 beneficio;
 vassallaggio (=legame personale tra vassallo e sovrano);
 immunità (=particolari poteri e privilegi concessi dal sovrano ai vassalli
nell'ambito dei rispettivi feudi).
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La piramide feudale.
Il rapporto di vassallaggio, ossia il rapporto di dipendenza personale, da uomo ad uomo, dal potente
al meno potente, si estese dall’alto verso il basso, dal re attraverso i vassalli, i valvassori, i
valvassini fino ai servi della gleba:
1. il sovrano era “proprietario” di tutto il territorio dello stato e concedeva il feudo ai
vassalli, cioè ai suoi fedeli compagni d’arme;
2. i vassalli a loro volta, per dirigere e controllare efficacemente il feudo, affidavano a
loro fidati dipendenti, i valvassori, un castello o la difesa di qualche città situata
entro i territori del feudo;
3. i valvassori assegnavano infine ai valvassini la custodia delle mura delle città e dei
castelli;
4. i valvassini si trovavano dunque al grado più basso della nobiltà feudale ma come i
loro superiori avevano l’obbligo di militare a cavallo, armati pesantemente;
5. i servi della gleba erano quasi tutti vincolati di padre in figlio al campo affidato al
loro lavoro (servi della gleba, cioè servi della zolla) e quindi dipendevano
direttamente dal proprio vassallo.

Al di fuori di questa piramide sociale, attorniava i potenti la moltitudine irrequieta e violenta dei
cavalieri.
Essi appartenevano alla nobiltà, ma essendo cadetti, cioè non primogeniti, erano esclusi dall’eredità
paterna. Elementi in genere irrequieti, non certo soddisfatti della loro condizione sociale che li
poneva ai margini del potere, i cavalieri erano sempre con la spada in pugno per dar prova della
propria destrezza e del proprio coraggio.
Infine nelle città vivevano e lavoravano artigiani e mercanti relativamente liberi, mentre nelle
campagne esistevano qua e là piccoli proprietari indipendenti, gli allodi, non sottoposti ai gravami e
ai vincoli feudali.

L’agricoltura e l’economia curtense.


La terra venne divisa in tre parti:
1. la parte del signore (pars domìnica) coltivata dai servi della gleba, che lavoravano
gratuitamente per il padrone;
2. la parte colonica (pars massaricia), meno fertile, coltivata sempre dai servi della gleba con
il sistema della mezzadrìa: metà del raccolto andava al signore, l’altra metà al contadino;
3. la parte costituita da foreste (molto vaste all’epoca), pascoli, paludi, laghi e fiumi. In
questa parte tutti potevano cacciare o raccogliere i frutti selvatici e la legna. Questo aiutava
molte famiglie di contadini a sopravvivere.

La popolazione europea viveva in poveri villaggi, costituiti da capanne di legno, fango e paglia,
stretti intorno al castello del signore o a una abbazia.
Gli scambi commerciali erano scarsissimi: tutta la vita economica si svolgeva presso il castello o
l’abbazia fortificata.
E’ la tipica economia chiusa: il contadino è, nello stesso tempo, coltivatore, artigiano dei suoi
pochi attrezzi di lavoro, costruttore della sua casa e servo del signore per tutto ciò di cui egli può
avere bisogno.
Questo tipo di economia (detta economia curtense, cioè della corte) resisterà secondo questo
sistema fino all’anno Mille, per poi aprirsi lentamente a contatti più ampi, nei secoli successivi.
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LA SOCIETÀ (gruppi od ordini):


 oratores (coloro che pregano): ECCLESIASTICI;
 bellatores (coloro che combattono): NOBILI;
 laboratores (coloro che lavorano): CONTADINI*, ARTIGIANI, MERCANTI.

*Obblighi a cui erano sottoposti: censo in natura, corvées, erbatico, legnatico, pontiatico, taglia;
“manomorta” (quando moriva il contadino non poteva fare testamento). (Il termine di
“manomorta” fu usato in seguito per indicare i beni della chiesa, ritenuti morti, cioè inalienabili,
non trasferibili ad altri).

Il castello.
Il castello è il cuore del feudo. I primi castelli eretti tra il IX e il X secolo erano di legno. A partire
dall’XI secolo i castelli vennero costruiti con pietre e mattoni. La parola castello deriva dal latino
castellum, che presso i Romani indicava una piccola fortificazione: il termine, infatti, era il
diminutivo di castrum, grande presidio fortificato.
Elementi fondamentali del castello:
 mastio o torrione;
 cinta: rudimentale palizzata che si trasformò in una poderosa muraglia;
 maniero: piccola ma massiccia costruzione nella quale viveva il feudatario.

La cavalleria.
In un primo tempo i cavalieri (figli cadetti del feudatario) compivano “pazze follie”. Per frenare la
violenza e mitigare i crudeli costumi dei cavalieri-predoni, la Chiesa cercò di imporre paci e tregue
di Dio, avvalendosi del proprio prestigio e della propria autorità. Vescovi e abati convocarono
infatti numerose assemblee e fecero giurare a nobili e cavalieri di combattere solo in giorni
prestabiliti, di mantenere la parola data, di essere generosi e cortesi con donne, vecchi e bambini.
Le tregue si diffusero durante l’XI secolo, ma poi restarono lettera morta perché nessuno aveva la
forza e i mezzi per punire i trasgressori.
I cavalieri infatti, pur aspirando al titolo di “senza macchia e senza paura”, erano convinti che la
giustizia di Dio stesse sulla punta delle loro spade. Nonostante ciò la cavalleria, in un mondo che
rischiava di diventare schiavo del più forte e del più feroce, portò un soffio di idealità, un segno dei
principi cristiani: il senso dell’onore che impediva di compiere azioni tali da macchiare l’emblema
disegnato sullo scudo, il sentimento di generosità verso la donna, la pietà verso i deboli e la carità
verso i poveri.

L’anarchia feudale.
1. La Francia.
Lottarono fra loro i discendenti di Carlo il Grosso e i conti di Parigi, fino al 987, quando Ugo
Capeto, capostipite della nuova dinastia dei capetingi, riuscì a conquistare stabilmente il Regno
di Francia, rafforzando la monarchia.
2. L’Italia.
Anche in Italia le lotte per cingere la corona del Regno durarono a lungo. Si combatterono fra
loro i marchesi del Friuli e i marchesi di Ivrea, i duchi di Borgogna e i conti di Provenza. Si
succedettero vari sovrani; l’ultimo fu Berengario II di Ivrea; il potere di tali sovrani fu piuttosto
debole.
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3. La Germania.
In Germania le lotte tra i feudatari furono meno violente, perché si dovevano fronteggiare le
scorrerie degli Ungari e degli Slavi. Emerse ben presto il duca di Sassonia, Enrico
l’Uccellatore, che consolidò la monarchia. Gli successe al trono il figlio Ottone (936).

L’Europa del 900.


L’Europa del 900 aveva, a grandi linee, questo aspetto:
 territori cristiani, comprendenti una serie di regni (regno di Francia, regno di Germania,
regno d’Italia, regni dell’alta e della bassa Borgogna) e lo Stato della Chiesa, sede del
Papato;
 territori controllati dagli Arabi (tra questi la Spagna e la Sicilia);
 territori abitati da popoli diversi (Normanni o Vichinghi, Anglosassoni, Slavi, Ungari),
prevalentemente non cristiani.

Cronologia

 358: I Franchi si stabiliscono nei territori dell’odierno Belgio e della Francia


settentrionale.
 476: Fine dell’impero romano d’Occidente.
 493: Regno degli Ostrogoti in Italia e nei Balcani.
 500 circa: Nascita e sviluppo del monachesimo occidentale per opera di san
Benedetto (480-543).
 526: Giustiniano diventa imperatore d’Oriente. Riconquista parte dell’antico impero
romano d’Occidente ed emana il “codice giustinianeo”.
 568: Alboino, re dei Longobardi, occupa l’Italia settentrionale e stabilisce la capitale
del suo regno a Pavia.
 589-625: Regno della regina Teodolinda che favorisce la conversione dei
Longobardi al cattolicesimo.
 590-604: Pontificato di Gregorio Magno.
 643: Codice di leggi del re longobardo Rotari.
 728: Liutprando dona al papa i territori che saranno alla base della costituzione dello
Stato della Chiesa.
 732: Battaglia di Poitiers: Franchi e Longobardi fermano gli Arabi.
 751: Pipino il Breve viene incoronato re dei Franchi: inizia la dinastia dei Carolingi.
 774: Carlo, figlio di Pipino, sconfigge Desiderio re dei Longobardi.
 800: Carlo viene incoronato imperatore dal papa. Nasce il sacro romano impero.
 814: Morto Carlo Magno, gli succede il figlio Ludovico il Pio, che dividerà l’impero
fra i suoi tre figli.
 840: Alla morte di Ludovico il Pio inizia un periodo di lotte e di divisioni tra i figli
che terminano nell’843 con la pace di Verdun.
 877: Capitolare di Kiersy, legge con la quale Carlo il Calvo stabilisce l’ereditarietà
delle terre concesse a conti e marchesi.
 888: Carlo il Grosso viene deposto: termina con lui la dinastia dei Carolingi.
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Modulo 10: Il basso Medioevo.

Dall’inizio dell’XI secolo l’Europa conosce una forte ripresa economica e politica. L’aumento
della produzione agricola e dei commerci fa nascere la nuova classe sociale della borghesia,
protagonista dello sviluppo dei liberi comuni e delle città marinare. Nel frattempo l’impero e la
Chiesa regolano con accesi contrasti la questione della loro preminenza.
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Dopo il 1000 l’Europa godette di una certa ripresa della vita economica. La produzione agricola
aumentò considerevolmente, grazie all’estensione delle terre coltivabili, all’introduzione della
rotazione triennale, delle colture e alla scoperta di nuovi strumenti di lavoro.
La maggiore disponibilità di prodotti agricoli diede un nuovo impulso anche al commercio. Allo
stesso modo si svilupparono le arti e furono costruiti in stile romanico castelli sempre più maestosi
e grandi cattedrali decorate con l’opera di scultori, pittori e vetrai.
L’impero romano-germanico conobbe un rinnovato vigore sotto la nuova dinastia degli Ottoni. Essi
governarono appoggiandosi alla fedeltà dei vescovi, scelti da loro e incaricati di svolgere compiti
anzitutto politici.
Nel 1075, quando la nuova dinastia della casa di Franconia pretese di affermare il proprio diritto a
eleggere non solo i vescovi, ma anche lo stesso papa, Gregorio VII affermò che solo il pontefice
poteva nominare i vescovi, assicurando così che la scelta cadesse sui più degni di annunciare il
Vangelo e non sui più adatti al governo e alla politica. Lo scontro con l’imperatore Enrico IV ebbe
fasi alterne: egli ricorse anche alla forza, mentre Gregorio usò lo strumento della scomunica.
Solo nel 1122 i successori dei due contendenti raggiunsero un accordo, detto concordato di
Worms: il papa avrebbe scelto i vescovi, mentre l’imperatore avrebbe potuto affidare loro incarichi
anche politici.
Altrettanto duro fu lo scontro tra l’impero e la nuova realtà che si andava imponendo soprattutto in
Italia: i liberi comuni. Questi ultimi, animati da una sempre più intraprendente borghesia di
mercanti, artigiani, e banchieri seppero resistere con le armi alle pretese di Federico I, detto il
Barbarossa e nel 1176 lo sconfissero nella battaglia di Legnano, costringendolo ad accordare loro
una sostanziale autonomia.
Lo sviluppo delle grandi città autonome, governate dai cittadini più ricchi, fu particolarmente
evidente per quanto riguarda le grandi città marinare (Amalfi, Pisa, Genova e Venezia), che
vivevano grazie al monopolio dei commerci con l’Oriente.
Esse furono protagoniste, con le loro navi e con i loro interessi economici, delle crociate che i regni
cristiani combatterono dal 1097 al 1187 contro i Turchi senza riuscire a liberare definitivamente i
luoghi santi della cristianità, ma sviluppando l’influenza commerciale e gli scambi con le
popolazioni del vicino e del lontano Oriente.
Alla morte di Federico Barbarossa salì al trono Federico II di Svevia, che attuò una serie di riforme
nell’Italia meridionale. Quando morì l’impero germanico entrò in crisi.
A partire dal Trecento si registrò una crisi in Europa, dovuta, tra le altre cose, a una serie di
epidemie di peste, tra cui quella particolarmente grave del 1348.

La rinascita dell’impero romano-germanico.


Dall’anno Mille inizia un periodo che gli storici chiamano basso Medioevo. In quegli anni l’Europa
incominciò ad uscire da un lungo periodo di isolamento e di sottosviluppo.
Il principale fattore di questa ripresa fu la rinascita dell’impero romano-germanico che rimase,
nei secoli successivi, uno dei protagonisti della storia del continente (anche se ormai non più
l’unico, come ai tempi di Carlo Magno).
Nel 936 Ottone I, DUCA DI Sassonia, fu eletto re di Germania dai grandi signori tedeschi. Egli
riuscì a ottenere una serie di importanti successi politici e militari che gli permisero di rafforzare il
suo potere.
Dopo aver sconfitto definitivamente gli Ungari e aver così ridato sicurezza ai confini orientali
dell’impero, egli ridusse l’autorità dei principi tedeschi.
A tale scopo, si appoggiò per l’amministrazione del regno a collaboratori ecclesiastici, i vescovi-
conti, da lui personalmente scelti e, in quanto religiosi, non in grado di lasciare in eredità il feudo ai
propri figli.
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Non solo: egli affermò anche il diritto dell’imperatore di confermare o meno l’elezione del vescovo
di Roma, cioè del papa.
In questo modo la Chiesa era di nuovo sotto la protezione dell’imperatore: nel 962, a Roma, Ottone
si fece incoronare dal papa imperatore di Germania e re d’Italia.
Nello stesso tempo, però, la Chiesa subiva il controllo dell’imperatore, e questo la privava della sua
autonomia.
I successori di Ottone I, Ottone II e Ottone III, continuarono la sua politica:
 Nominarono i vescovi-conti e cercarono (anche se con poco successo) di esercitare il loro
potere di conferma dell’elezione dei nuovi papi, in modo che essi fossero sempre graditi
all’imperatore;
 Mantennero, con costanti controlli, l’autorità sui principi tedeschi;
 Esercitarono il proprio potere sul Nord Italia, dove le più importanti città tendevano a
rendersi indipendenti dall’impero;
 Mantennero la stabilità dei confini orientali contro gli Ungari (che fondarono poi un loro
regno) e contro gli Slavi.

L’impero si proponeva ancora, come ai tempi di Carlo Magno, come il difensore della cristianità e
come il nuovo impero romano.
Ma ormai vasti territori, un tempo appartenuti ai Romani e poi a Carlo Magno, erano avviati a
svilupparsi in modo autonomo.

Ottone I:
 Politica estera: Sconfitta degli Ungari. Sicurezza ai confini orientali dell’impero.
 Politica interna: Riduzione dell’autorità dei principi tedeschi.
 Politica nei confronti della Chiesa e del papato: Nomina dei vescovi-conti. Conferma
dell’elezione del papa. Protezione della Chiesa.
Ottone II e Ottone III:
 Politica estera: Potere sul Nord Italia. Stabilità dei confini orientali (contro Ungari e
Slavi).
 Politica interna: Controllo dei principi tedeschi.
 Politica nei confronti della Chiesa e del papato: Nomina dei vescovi-conti.

Il risveglio dell’Europa.
 Il risveglio economico. A cominciare dalla metà dell’XI secolo e fino all’inizio del XIV
secolo, l’Europa conobbe un nuovo periodo di stabilità e di relativa pace.
Arabi, Ungari e Normanni si erano ormai stanziati in importanti aree geografiche,
fondando regni autonomi.
La pace e altri importanti fattori consentirono lo sviluppo dell’agricoltura, e questo portò a
un consistente e costante aumento della popolazione.
Furono estese le terre coltivabili, grazie a un grande sforzo di diboscamento e di bonifica
delle paludi.
Furono introdotte alcune importanti innovazioni tecniche: l’aratro pesante in ferro, capace
di scavare solchi molto più profondi, l’erpice e nuovi attrezzi agricoli in ferro, il collare di
spalla per il cavallo e il giogo frontale per il bue, che permettevano di meglio sfruttare la
loro forza, la ferratura degli zoccoli dei cavalli.
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Per la macinazione dei cereali furono introdotti il mulino ad acqua e quello a vento. In
questo modo, sfruttando a suo vantaggio le stesse forze della natura, l’uomo poté
moltiplicare la propria capacità di lavoro.
Infine furono perfezionate le tecniche di coltivazione dei terreni con la diffusione della
rotazione triennale delle colture.
Con l’aumentare della produzione agricola ricominciò a svilupparsi anche il commercio,
perché il lavoro non era più destinato esclusivamente alla sussistenza.
Il piccolo contadino aveva a disposizione prodotti che potevano essere scambiati nei mercati
e nelle fiere in cambio di attrezzi, tessuti, vasellame e altri oggetti con i quali migliorare la
propria vita. Ciò avveniva ancora di più per il signore, interessato a procurarsi beni di lusso
come stoffe di seta o di bella lana colorata, vini e cibi pregiati, opere di fine artigianato
anche provenienti da città lontane.

I Normanni.
Agli occhi dei contemporanei l’origine dei Normanni, provenienti dal Nord Europa, era avvolta di
mistero.
Essi erano celebri per la loro abilità di navigatori e di guerrieri. Per le loro scorrerie e poi per i loro
insediamenti non ebbero confini: giunsero fin nel cuore delle pianure russe, in Danimarca, in
Francia (dove occuparono la Normandia, regione che porta il loro nome), in Inghilterra (che
conquistarono), nel Mediterraneo.
Qui contrastarono ferocemente gli Arabi e occuparono prima la Puglia e la Calabria, poi la Sicilia,
fondando, sotto la guida del loro re Ruggero, un regno che ebbe per capitale Palermo e divenne la
culla di una straordinaria civiltà frutto dell’incontro tra cultura normanna, araba e bizantina.
La cappella palatina a Palermo, la stupenda chiesa di Cefalù, e la cattedrale di Monreale sono la
testimonianza di questa civiltà.
Solo dopo essersi insediati in questi diversi regni (e anche a seguito della loro conversione al
Cristianesimo) i Normanni cessarono di essere quei terribili pirati che per secoli avevano reso
insicure le coste di mezza Europa.

 Il risveglio culturale. Presso i castelli dei signori si sviluppano anche le arti: non si
pensava più solo alla difesa dai nemici, ma si desiderava anche che il castello fosse abbellito
con opere d’arte e animato da spettacoli di compagnie di attori, giullari e saltimbanchi.
Veri e propri poeti girovaghi, i cantastorie percorrevano le città durante le fiere e poi erano
ospiti dei signori nei loro castelli.
Essi cantavano le gesta dei cavalieri (i paladini) di Carlo Magno e del mitico re Artù. Le
virtù di questi nuovi eroi erano tipiche del mondo della cavalleria: l’onore, il coraggio, la
fede incrollabile.
In Provenza, nella Francia del Sud, i trovatori (da una parola provenzale che significa
“comporre poeticamente”) cantavano l’amore tra i cavalieri e le dame, componendo non
solo i versi, ma anche la musica con cui accompagnavano la recita dei loro componimenti.
Anche nell’arte sacra abbiamo degli importanti sviluppi. Grazie alle nuove risorse
disponibili e a nuove tecniche di costruzione, vennero edificate importanti cattedrali nel
nuovo stile romanico.
Il termine romanico è stato introdotto nell’Ottocento da alcuni studiosi francesi che vollero
sottolineare il legame tra l’arte di questo periodo e l’arte romana.
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Le costruzioni romaniche, infatti, cercarono di unire passato e presente, adattando


l’architettura classica alle esigenze della società medioevale: questo stile, quindi,
caratterizzò soprattutto i castelli e gli edifici sacri (cattedrali, chiese, abbazie).

Vediamo i principali elementi della chiesa romanica:


1. i muri sono spessi e compatti;
2. al centro della facciata spicca un rosone, cioè una grande finestra circolare;
3. accanto alla chiesa vi è spesso un imponente campanile;
4. le aperture non sono molto numerose;
5. all’interno è decorata con sculture e affreschi che rappresentano la vita di Cristo e dei
santi che tutti possono riconoscere e contemplare anche se non sanno leggere il testo
scritto.

L’arte romanica presenta notevoli variazioni da una città all’altra: per esempio, in Italia, il romanico
si esprime in modo diverso a Venezia, dove è possibile rintracciare una forte influenza orientale,
rispetto all’Italia meridionale, dove è evidente l’influsso della cultura araba e normanna.
L’arte romanica si diffuse non solo nei Paesi neolatini (Italia, Francia, Spagna) ma anche
nell’Europa del Nord.

Il rinnovamento della Chiesa e la lotta per le investiture.


Scegliendo tra i vescovi i loro collaboratori più fedeli, gli imperatori finirono per trasformare
gradualmente queste guide della Chiesa in prìncipi dotati di capacità più politiche che morali e
spirituali. Anche i monasteri, grazie ai grandi benefici di cui venivano arricchiti, tendevano ad
essere centri di ricchezza e di potere piuttosto che luoghi di preghiera e di raccoglimento.
Gli imperatori proteggevano la Chiesa, ma rischiavano anche di rovinarla. Accadeva anche che la
carica di vescovo o di abate venisse acquistata dall’una o dall’altra famiglia, desiderosa di mettere
le mani sui beni di cui la Chiesa era sempre più fornita.
A questa situazione si ribellavano tutti coloro che, laici o appartenenti al clero, desideravano che la
Chiesa fosse libera dal controllo politico e capace di testimoniare liberamente e onestamente il
Vangelo.
Fu così che sorsero nuovi centri di vita monastica, ispirati a un forte desiderio di rinnovamento,
dove si cercava di vivere con coerenza i valori della fede.
Nel 910 sorse in Borgogna (Francia) il monastero di Cluny.
Sotto la guida di abati fedeli alla regola di san Benedetto e autonomi dal controllo dei prìncipi, esso
divenne la prima di una serie di nuove fondazioni, dove la vita spirituale si rinnovava
profondamente.
Pochi anni dopo nacque il primo monastero dei certosini. Essi presero il nome dalla valle della
Chartreuse, in Francia, dove sorse appunto la loro prima comunità.
I certosini erano monaci particolarmente dediti alla preghiera e alla contemplazione, passavano gran
parte della loro giornata in solitudine e in silenzio e divennero presto celebri per la severità della
loro vita e la grande povertà.
Nacque anche l’ordine dei cistercensi (dal nome della regione della Borgogna, Citeaux, in latino
Cistercium, in cui sorse la nuova comunità).

Nel frattempo, sotto la guida di una nuova dinastia (quella di Franconia), l’impero si rafforzò
ulteriormente e pose nuovi limiti ai signori, ai prìncipi e alle città, sia in Germania che in Italia.
Nel 1046 Enrico III (1017-1056) rivendicò nel Concilio di Sutri (una cittadina del Lazio) il diritto
non solo di confermare la scelta del papa, ma di eleggerlo personalmente; dopo di che depose il
papa Gregorio VI e, in seguito, elesse e depose altri quattro papi.
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A questo punto lo scontro tra la Chiesa e l’impero era ormai inevitabile.


Il figlio di Enrico III, Enrico IV (1050-1106) divenne imperatore quando era ancora un bambino.
Due papi, entrambi provenienti da Cluny, ne approfittarono per porre un limite al potere dell’impero
sulla Chiesa.
Papa Nicolò II (nel 1059) decretò che il papa fosse eletto solo dai cardinali; papa Gregorio VII
stabilì (nel 1075) che l’imperatore non dovesse intervenire nella nomina di vescovi e abati.
Gregorio VII considerava l’autorità dell’imperatore inferiore a quella del papa, che, dunque, poteva
deporlo qualora questi non si dimostrasse degno della sua autorità.
Divenuto adulto, Enrico IV si oppose alle decisioni del papa Gregorio VII e lo fece deporre dai
vescovi tedeschi.
Il papa, a sua volta, scomunicò Enrico IV e sciolse i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà.
L’imperatore dovette correre ai ripari e si sottomise al papa, chiedendogli perdono a Canossa (in
Emilia) nel castello della contessa Matilde.
Il papa ridiede a Enrico IV la sua autorità, ma questi, appena possibile, di nuovo si oppose al papa,
lo depose con la forza e lo scacciò da Roma con le armi.
La lotta tra impero e papato continuò fino al 1122, quando, con il Concordato di Worms (Worms è
una città tedesca) Enrico V e papa Callisto II posero fine alla questione.
A Worms si decise che al papa spettava l’investitura religiosa dei vescovi (ossia la loro scelta),
mentre l’imperatore poteva conferire loro terre e privilegi e avvalersi dei loro servigi.

Fasi salienti della lotta per le investiture:


1. Stretto legame tra vescovi e imperatori e funzione sociale e politica della Chiesa.
2. Ricchezze dei monasteri.
3. Acquisto delle cariche ecclesiastiche da parte dei potenti.
4. Ribellione dei sostenitori di una Chiesa libera e indipendente dal potere.
5. Nascita del monastero di Cluny (910).
6. Nascita del primo monastero di certosini (inizio X secolo).
7. Nascita dell’ordine cistercense.
8. L’imperatore Enrico III rivendica il diritto di eleggere direttamente il papa
(1046).
9. Papa Nicolò II decreta che il papa sia eletto solo dai cardinali (1059).
10. Papa Gregorio VII stabilisce che l’imperatore non deve intervenire nella nomina
di vescovi e abati (1075).
11. L’imperatore Enrico IV fa deporre papa Gregorio VII.
12. Papa Gregorio VII scomunica Enrico IV.
13. L’imperatore Enrico IV si sottomette al papa, chiedendogli perdono a Canossa.
14. Con il concordato di Worms tra Enrico V e papa Callisto II (1122) viene stabilito
che il papa scelga i vescovi (investitura religiosa), mentre l’imperatore può
donare loro terre e privilegi.

Lo sviluppo delle città e i liberi comuni.


La ripresa economica e sociale dell’XI secolo portò anche a un nuovo sviluppo delle città, un
tempo spopolate e insicure.
Fu soprattutto la ripresa dei commerci a dare nuovo impulso alla produzione artigianale, ai
mercati e alle fiere, alla costruzione di nuove strade e di porti sempre più attrezzati, sia lungo i
fiumi che sui mari.
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Furono fondati nuovi piccoli centri in corrispondenza di terre appena liberate dalle paludi e dai
boschi (molti di essi portano nomi significativi, come Villanova, ossia “nuova cittadina”); altri
centri sorsero accanto a importanti monasteri e furono abitati da contadini liberi, ma soprattutto da
artigiani e mercanti.
A riprendere particolare importanza furono, tuttavia, soprattutto le antiche città fondate dai
Romani in luoghi adatti ai grandi insediamenti e ben collegati con il resto dell’impero.
Nel Nord Europa, invece, dove non era molto presente la tradizione romana, divennero importanti
soprattutto le città con sbocco sul mare, animate da attivissimi mercanti e spesso alleate tra loro.
Nelle città italiane la popolazione mista di mercanti, artigiani, uomini di legge, proprietari terrieri
era sempre più consapevole della propria libertà dai vincoli della società rurale feudale e della
distanza del potere imperiale, cui tutti, teoricamente, erano sottomessi.
Dapprima, con il favore dell’imperatore, ebbero grande autorità i vescovi, che ottenevano privilegi
per la Chiesa, ma anche per i cittadini.
In seguito, gradualmente, furono i cittadini stessi, a partire dai membri delle famiglie più
importanti, a darsi un governo autonomo.
Nasceva così il libero comune, retto da consoli eletti dalla popolazione cittadina riunita in
assemblea.
Le città italiane furono quelle che svilupparono il più alto livello di autonomia dal potere
dell’imperatore e di altri principi; ma, in misura diversa, anche altre città d’Europa conobbero un
analogo sviluppo.
Coloro che praticavano la stessa professione si univano in associazioni giurate (dette corporazioni)
per la difesa dei propri interessi. Queste associazioni erano presenti in tutta Europa, ma quasi solo in
Italia esse seppero anche affermare e sostenere l’autonomia politica della propria città.
I protagonisti dello straordinario sviluppo delle città furono gli appartenenti a una nuova classe
sociale, destinata a cambiare il volto dell’Europa: la borghesia, ossia l’insieme degli abitanti della
città (del “borgo”).
Della borghesia facevano parte mercanti, artigiani, banchieri, notai, medici, avvocati, ecc.
A poco a poco i liberi comuni ebbero anche una loro cultura. Dal 1088, a Bologna, si svilupparono
le strutture che sono all’origine della prima università, che divenne ben presto il più grande centro
europeo di studi giuridici; qui si formavano gli esperti di diritto che diventavano consiglieri dei
principi, dei vescovi e delle città nelle questioni di legge.
Nel comune si distinguevano quattro classi sociali:
 nobili (piccoli e medi feudatari uniti nelle consorterie);
 popolo grasso /ricchi mercanti e artigiani, professionisti e banchieri associati nelle arti
maggiori);
 popolo minuto (modesti artigiani delle arti medie o minori);
 plebe (operai, salariati e popolani).

L’evoluzione della società comunale.


La città medioevale ha come caratteristica le mura che separano nettamente il territorio
circostante. La città diviene un luogo privilegiato: inizialmente sottomessa all’autorità di un
vescovo o di un signore feudale, riesce presto a rendersi indipendente, dandosi una nuova forma di
governo che prenderà il nome di comune.
 La fase consolare.
Il comune nasce nell’Italia del Nord e del Centro fra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo,
grazie al vuoto di potere che la lotta per le investiture crea tra Impero e Chiesa.
Le famiglie più ricche della città ne approfittano per proclamare l’autogoverno, che si
realizza con la nomina di propri capi, detti consoli.
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In una prima fase il comune è di fatto una città-stato autonoma, solo formalmente
dipendente dall’impero o dal papato.
Le leggi sono decise da un parlamento molto ampio, che nei comuni più grandi viene
convocato di rado, e da un Consiglio più ristretto (detto di “credenza”, degli “anziani”, dei
“savi”) che decide la vita politica quotidiana.
Il governo è affidato ai consoli (all’inizio sono spesso diverse decine) che sono eletti
democraticamente ed esprimono le esigenze delle famiglie più ricche, dalle quali peraltro
provengono.
 La fase podestarile.
Nella fase consolare il comune ha una sua politica estera e un suo esercito; ma la gestione
dello Stato è sempre più difficile. Occorrono dei veri tecnici dotati di conoscenze specifiche.
Questi tecnici, i podestà, sono spesso chiamati da fuori e stipendiati con contratti di pochi
anni. Il podestà rimane però un esecutore; le decisioni politiche sono sempre prese dal
Consiglio.
 Il conflitto fra nobili e popolani.
Nel frattempo il comune si amplia, nascono forti conflitti che oppongono poveri e ricchi ma
che scoppiano anche tra i ricchi, ad esempio tra artigiani e commercianti.
Anche le corporazioni sono in conflitto fra lro: scoppiano contrasti forti e il podestà, con i
suoi notai e tecnici finanziari, spesso non è in grado di risolvere la situazione.
 I governi del popolo.
Verso la metà del Duecento si assiste, pressoché in tutti i comuni italiani, a un profondo
mutamento politico.
Gli abitanti dei diversi quartieri, le corporazioni, le associazioni religiose o politiche (i
guelfi e i ghibellini, fautori rispettivamente, dell’egemonia politica del papato e
dell’impero) creano loro eserciti, loro statuti, spesso in contrasto con il comune.
In molti comuni l’aristocrazia è costretta a cedere il potere, in parte o in tutto, a governi del
popolo, che in realtà non mirano al bene comune, ma solo al proprio particolare interesse e
perseguitano la parte nemica esiliandola ed espropriandone le ricchezze.

Le università.
Le università nacquero come libere associazioni tra studenti e docenti. Il nome ha due origini.
A Bologna l’imperatore decretò che solo il vescovo e gli insegnanti avessero il diritto di giudicare
l’universitas scholàrium, ossia la totalità degli studenti.
Tra le corporazioni della città venne così riconosciuta anche la libera associazione degli studenti.
A Parigi, invece, il re definì l’insieme di studenti e professori universitas studiorum (università
degli studi).
Metodo di insegnamento nelle università medioevali:
1. lectio;
2. quaestio;
3. disputatio.
Facoltà universitarie nel Medioevo:
1. facoltà delle arti (corrispondente grosso modo all’attuale liceo classico);
2. medicina;
3. diritto;
4. teologia.
Principali università europee nel Medioevo: Bologna, Padova, Napoli, Salerno, in Italia; Oxford e
Cambridge, in Inghilterra; Valencia e Salamanca, in Spagna; Parigi, in Francia.
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Le eresie e i nuovi ordini religiosi.


La borghesia si fece protagonista di un profondo rinnovamento della vita spirituale. Molti
predicatori itineranti proposero di ritornare alla purezza del Vangelo e spesso si scagliarono contro i
privilegi, la ricchezza e la corruzione dei vescovi e degli abati. Nacquero così movimenti ostili alla
Chiesa e capaci di minacciare la sua unità di fede.
A Lione (Francia) un ricco mercante, Pietro Valdo, distribuì tutti i suoi averi ai poveri e fondò una
nuova Chiesa, detta dei “poveri di Lione” o “valdese”. I valdesi vennero ben presto condannati dal
papa e combattuti con la forza.
Ancora più ostili e lontani dal cattolicesimo furono i càtari, ossia i “puri”, che consideravano il
corpo una creatura del demonio.
Nella Francia meridionale essi erano detti albigesi, dal nome della città francese di Albi; la lotta
contro di loro si concluse con una strage nel 1229, a seguito di una missione repressiva voluta da
papa Innocenzo III.
Anche in Italia si vissero forti spinte al rinnovamento spirituale. A Milano acquistò importanza il
movimento dei patarini (o straccioni), che riuscirono a scacciare dalla città un vescovo corrotto,
ponendo al suo posto Anselmo da Baggio, che diverrà poi papa col nome di Alessandro II.
Ma i due grandi riformatori della Chiesa del Duecento furono Francesco d’Assisi (1182-1226),
figlio di un ricco mercante, e Domenico di Guzmàn (1170-1221), un nobile spagnolo.
Essi fondarono nuovi ordini religiosi, non più isolati nella solitudine dei monasteri, ma riuniti in
conventi costruiti in città; francescani e domenicani percorrevano le vie della città predicando il
Vangelo e vivendo di elemosina: per questo motivo i loro ordini furono in seguito detti ordini
mendicanti.
Essi si dedicarono attivamente allo studio e all’approfondimento della filosofia e della teologia,
perché compresero che occorreva sviluppare la cultura dei cristiani per evitare pericolose eresie.
Alcuni fra i più grandi teologi di tutti i tempi appartennero proprio a questi due nuovi ordini
religiosi: Tommaso d’Aquino (1225 circa- 1274) era un domenicano, Bonaventura da
Bagnoregio (1217 circa-1274) un francescano. Essi animarono gli studi e le dispute dell’università
di Parigi e delle grandi università inglesi.
All’insegnamento dei nuovi predicatori si ispirarono anche artisti e letterati; basti ricordare Giotto
(1267 circa-1337), il grande pittore degli affreschi della basilica di san Francesco ad Assisi e poi
Dante Alighieri (1265-1321) e Francesco Petrarca (1304-1374), i due massimi poeti italiani di
questo periodo.

N.B. Nel Medioevo ogni momento della vita era impregnato di fede.

I comuni difendono la loro autonomia: la lotta contro l’imperatore.


Dopo la morte di Enrico V divenne imperatore Federico I, detto il Barbarossa. Egli apparteneva a
una nuova dinastia (quella degli Hohenstaufen) e volle anzitutto rafforzare il suo potere in ogni
parte dell’impero.
Sceso in Italia nel 1154, fu incoronato imperatore dal papa Adriano IV. Egli trovò nel nostro
Paese una realtà politica che non aveva uguali nel resto d’Europa.
I comuni italiani del Nord riconoscevano l’autorità dell’imperatore come supremo legislatore e
difensore dei cristiani, ma amministravano se stessi in piena autonomia, senza sottostare al controllo
che, nel Nord Europa, i principi e i re esercitavano sulla vita delle loro città.
Nel 1158 l’imperatore convoca a Roncaglia, vicino a Piacenza, una grande assemblea (detta dieta)
per esporre le sue richieste ai comuni italiani:
 in tutti i comuni avrebbe dovuto essere presente un funzionario di fiducia dell’imperatore;
 i consoli avrebbero dovuto essere nominati o confermati dall’imperatore;
 le città avrebbero dovuto pagare le tasse all’imperatore;
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 tutti i diritti sui territori divenuti patrimonio delle città più importanti, dovevano essere
restituiti all’imperatore, che avrebbe provveduto a distribuirli a signori a lui fedeli.

Quasi tutti i comuni si opposero a queste richieste e scoppiò un conflitto destinato a durare
trent’anni.
Milano fu distrutta dalle truppe dell’imperatore. Dopo la ricostruzione si alleò con altri comuni,
formando la cosiddetta Lega Lombarda, appoggiata anche dal papa Alessandro III.
Nel 1176 la Lega sconfisse l’esercito imperiale nella battaglia di Legnano.
Nel 1183 Federico I firmò con i comuni la pace di Costanza (in Germania): l’imperatore
riconosceva l’autonomia dei comuni e questi riconoscevano l’imperatore come suprema autorità.
Tra i comuni italiani, ormai padroni del proprio destino, spiccavano per importanza le città di
Milano e Firenze, destinate a grandi sviluppi anche nei due secoli successivi.

Milano e Firenze.
Milano, nel Duecento, era una città di dimensioni notevoli la cui popolazione era di ben 200.000
abitanti. Essa era ottimamente collegata sia attraverso strade che conducevano ai più importanti
centri d’Europa, sia attraverso canali che sfociavano nei fiumi navigabili. Secondo Bonvesin de la
Riva, un cronista dell’epoca, nel 1288 la città aveva dieci ospedali che si occupavano degli infermi,
200 chiese, 300 panetterie e 440 macellerie, 150 locande, 1000 taverne.
In cento botteghe diverse i maestri artigiani ferrai fabbricavano e vendevano corazze e armi di ogni
tipo, richieste in tutta Europa. C’erano poi tessitori di lana, di lino, di cotone e di seta, calzolai,
conciatori di pelle, sarti e fabbri di ogni genere e mercanti che giungevano anche dal più lontano
Oriente.
Anche Firenze era già a quell’epoca importante. Aveva 100.000 abitanti tra cui artisti di grandi
qualità e artigiani molto abili.
Centro di scambi culturali e commerciali sempre più ricchi, a Firenze sorsero numerose
corporazioni che ebbero, nel corso del tempo, un ruolo importantissimo nelle vicende politiche
della città: va ricordato, in questo contesto, il notevole sviluppo dell’attività dei banchieri
fiorentini.

Le città marinare e le crociate.


Abbiamo già detto che tra le città in grande ripresa dall’XI secolo in poi ebbero notevole
importanza quelle che sorgevano sul mare.
In Italia furono quattro le protagoniste di quest’epoca: Amalfi, Genova, Pisa e Venezia.
Amalfi fu la prima a stringere vantaggiosi accordi commerciali con l’impero bizantino e a poter
aprire, di conseguenza, delle basi commerciali a Costantinopoli, in Siria, in Egitto e in Palestina.
Ad Amalfi furono scritte le Tavole amalfitane, il primo codice di diritto marittimo europeo. La
città lentamente decadde per la concorrenza della altre città marinare e fu infine occupata dai
Normanni nel 1073.
Genova e Pisa condussero una lunga lotta contro i musulmani per il controllo del Tirreno e del
Mediterraneo occidentale.
Verso la fine dell’XI secolo, finalmente, la Sardegna e la Corsica furono strappate ai nemici e le due
città italiane poterono controllare i commerci verso la Spagna e, più tardi, avere importanti scali
commerciali in Oriente.
Venezia crebbe dapprima come importante scalo commerciale per l’impero bizantino. Poi si
conquistò l’autonomia e condusse una dura e vittoriosa lotta contro i Normanni per il controllo del
mare Adriatico. Nel 1082 l’imperatore bizantino Alessio I Comneno riconobbe Venezia come
alleata.
I commerci con l’Oriente fecero la fortuna di queste città.
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Da est provenivano prodotti richiesti in tutta Europa: spezie, cotone e tessuti, arance, riso,
profumi e coloranti per l’artigianato tessile.
Verso l’Oriente partivano legno da costruzione, armi, tessuti di lana italiani e delle Fiandre.
Mentre i rapporti commerciali con l’Oriente erano buoni (e favorivano anche continui scambi
culturali), la situazione politica del Medio Oriente era in evoluzione.
Il mondo islamico era ormai dominato non più dagli Arabi, ma da una popolazione proveniente
dall’Asia centrale, i Turchi, convertiti all’islam.
I Turchi erano più intolleranti degli Arabi nei confronti delle altre religioni ed erano in grado di
ridare slancio alla politica di conquista dei popoli musulmani. Ben presto essi minacciarono
direttamente l’impero bizantino.
Nel 1095 l’imperatore Alessio I Comneno chiese aiuto a papa Urbano II contro i Turchi, in nome
della comune fede cristiana.
Il papa lanciò allora un invito solenne a tutti i cristiani perché si alleassero e combattessero una
vera e propria guerra santa per la liberazione di Gerusalemme e la difesa dell’Europa cristiana: la
crociata.
L’appello suscitò entusiasmi in tutti gli strati della popolazione: principi, cavalieri, borghesi, gente
del popolo.
I predicatori itineranti promettevano a chi si fosse messo in marcia verso oriente il perdono dei
propri peccati, per quanto gravi. Ci fu anche una “crociata degli straccioni”, con dodicimila uomini
mal armati presto annientati dai Turchi.
Nel 1097 partì invece la prima crociata, con un esercito di nobili ben armati e assistiti dalle navi
messe a disposizione dalle città marinare.
La prima crociata ebbe un certo successo: fu riconquistata Gerusalemme nel 1099 e furono fondati
dei regni cristiani in Palestina.
Presto, tuttavia, i Turchi riconquistarono la Palestina e gli Europei organizzarono altre spedizioni,
guidate anche dai più importanti sovrani d’Europa: Luigi VII di Francia, Federico Barbarossa e
Riccardo I d’Inghilterra, detto Cuor di Leone.
Più volte, tuttavia, fu chiaro che a trarre maggior beneficio dalle crociate erano proprio le città
marinare e i ricchi mercanti di tutta l’Europa, che conquistarono nuovi porti, ridussero l’influenza
dell’impero bizantino nel Mediterraneo orientale (nel 1204 fu addirittura conquistata Costantinopoli
dagli stessi crociati) e incrementarono i guadagni facendosi pagare per il trasporto delle truppe
verso le coste orientali.
Nel 1187 Gerusalemme fu definitivamente riconquistata dal sultano Saladino (Salah-ad-Din). Egli
concesse tolleranza ai pellegrini cristiani e permise alle città di Genova e Pisa di commerciare
liberamente.
Si concludeva così una lunga stagione di conflitti che ha lasciato anche nel linguaggio comune il
ricordo dell’intolleranza reciproca tra culture e religioni (tra musulmani e cristiani, ma anche tra
cristiani d’Oriente e d’Occidente), destinata a provocare conseguenze anche nei secoli successivi.
L’impero bizantino uscì fortemente indebolito da questa serie di spedizioni e divenne preda degli
interessi delle città marinare italiane, dell’espansione normanna nel Sud dell’Italia e della crescente
forza dei Turchi.
Anche le due parti in cui si era separata la Chiesa cristiana, quella orientale legata a
Costantinopoli e al suo impero, e quella occidentale sotto la supremazia del papa di Roma, si
trovarono ad essere più divise che mai.
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LE CROCIATE:
 cause religiose: liberare il Santo Sepolcro dai Musulmani. Segreta aspirazione di recuperare
la chiesa Bizantina alla fede di Roma;
 cause sociali: dirottare in Oriente la popolazione eccedente. Speranza dei cadetti di
conquistare feudi personali. Speranza dei contadini e dei servi di conquistare la libertà;
 cause economiche: speranza dei mercanti di arricchirsi e di rafforzare la propria presenza
economica in Oriente;
 conseguenze economiche: vantaggi alle città marinare con i traffici marittimi;
 conseguenze sociali: nuovo impulso alle attività e allo spirito di iniziativa della borghesia
cittadina;
 conseguenze culturali: possibilità di conoscere la mentalità, i costumi, gli ideali della
civiltà orientale.

La divisione della Chiesa.


Le crociate, combattute per arginare la minaccia musulmana ed affermare i diritti che la cristianità
riteneva di avere sulle terre dove avevano vissuto Gesù e gli apostoli, ebbero tra i loro effetti anche
quello di aumentare la già grave divisione tra i cristiani d’Occidente e quelli d’Oriente.
Fin dai tempi del crollo della parte occidentale dell’impero romano, infatti, la Chiesa che viveva
nell’impero bizantino e faceva riferimento al patriarca di Costantinopoli come somma autorità
spirituale, aveva dimostrato la massima fedeltà agli imperatori, considerati i veri eredi dell’impero
romano e i veri protettori della Chiesa.
In Occidente, invece, era cresciuta l’autorità dei papi, i vescovi di Roma, e a essi facevano
riferimento gli altri vescovi e i sovrani dei diversi regni romano-barbarici così come fecero gli
imperatori successori di Carlo Magno.
Fino all’inizio dell’XI secolo le distanze di lingua (il greco a Oriente, il latino a Occidente), di
tradizioni liturgiche e spirituali si erano accentuate fino a sfociare in aperto conflitto. Nel 1054, il
patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario e gli ambasciatori di papa Leone IX si
scomunicarono a vicenda. Iniziava lo scisma d’Oriente.
Dopo oltre un secolo di reciproche accuse e incomprensioni e senza riuscire a ritrovare la via
dell’unità nemmeno di fronte alla minaccia crescente dei musulmani, la separazione venne resa
definitiva dalla IV crociata che, nel 1204, fu dirottata contro la stessa Costantinopoli, saccheggiata
con la scusa di imporvi i riti occidentali e l’obbedienza al papa.
Nei secoli successivi vi furono tentativi di riconciliazione, motivati più da questioni politiche che
da vere intenzioni spirituali e fallirono miseramente. Ancora oggi la Chiesa occidentale si fa
chiamare “cattolica” (cioè “universale”) e quella orientale “ortodossa” (da una parola greca che
significa “retta fede”) e il cammino di riconciliazione tra di esse deve ancora compiersi nonostante
alcuni importanti progressi.

Gregorio VII - Innocenzo III - Bonifacio VIII: teocrazia papale.

Il Duecento in Italia: impero e comuni.


La lotta tra l’impero e i comuni fu ripresa da Federico II di Svevia, nipote di Federico Barbarossa.
Il nuovo imperatore riuscì a conseguire una vittoria contro la Lega lombarda a Cortenuova
(attualmente in provincia di Bergamo) nel 1237. Poi, però, fu sconfitto a Parma e pochi anni dopo
morì (1250).
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Federico II, incoronato prima re di Germania e poi re di Sicilia, attuò una serie di importanti riforme
nell’Italia meridionale:
 riorganizzò il sistema fiscale, cercando di distribuire il peso delle tasse su tutte le classi
sociali;
 rinforzò il suo regno, ormai indebolito dalle continue lotte tra i feudatari normanni;
 favorì gli studi e la cultura: presso la sua corte nacque la scuola dei poeti siciliani; questi
letterati, nelle loro composizioni, usarono per la prima volta il volgare anziché il latino.

Alla morte di Federico II l’impero germanico entrò in una grave crisi. L’Italia meridionale divenne
teatro di feroci battaglie tra Spagnoli e Francesi, che si contesero i possedimenti del sovrano.
Nell’Italia settentrionale, invece, con la caduta dell’impero germanico, i comuni non ebbero più
ostacoli al loro sviluppo economico e politico.

Costanza d’Altavilla + Enrico VI


(erede al trono normanno). (re di Germania e d’Italia,
Imperatore: 1190-1197, re
di Sicilia dal 1194).

Federico II di Svevia
(re di Germania e d’Italia,
re di Sicilia – dal 1197 -,
Imperatore: 1212-1250).

FEDERICO II DI SVEVIA:
1. riorganizzazione del Regno di Sicilia;
2. restaurazione dell’Impero: fu costretto a scontrarsi col Papato e coi Comuni
(affermare l’universalità dell’Impero, significava infatti sottomettere sia lo Stato
della Chiesa sia le città-Stato italiane).

IL POTERE DALL’ALTO (=ogni potere proviene da Dio).


La teoria del potere dall’alto sarebbe durata per lunghi secoli, fino a quando la Rivoluzione
Americana e quella Francese non affermarono l’esatto contrario: la teoria del potere dal basso,
secondo la quale ogni autorità proviene dal popolo. Anche il primo articolo della nostra
Costituzione lo afferma solennemente: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle
forme e nei limiti della Costituzione”.

Verso una nuova epoca: il Trecento.


La ripresa economica e sociale che aveva caratterizzato l’Europa a partire dall’XI secolo continuò a
far sentire i suoi benefici effetti fino al Trecento.
Dopo aver difeso con successo la loro autonomia, i comuni italiani e le grandi città marinare si
svilupparono come centri di produzione di beni e come motori del commercio in Europa e tra
l’Europa e l’Oriente.
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Non bisogna tuttavia dimenticare che la produzione agricola era alla base della vita economica e
sociale e che la maggior parte della popolazione era composta da contadini che spesso lavoravano
duramente su terre che non erano di loro proprietà.
A partire dal Trecento, in Europa, si verificarono una serie di condizioni negative:
 una caduta della produzione agricola, dovuta a un susseguirsi di condizioni
meteorologiche sfavorevoli;
 una grave carestia, causata dagli scarsi raccolti dell’agricoltura;
 una serie di terribili epidemie di peste, una malattia che proveniva dall’Oriente e che era
favorita dalle scarse condizioni igieniche dell’epoca. Particolarmente grave (anche se non
unica) fu quella del 1348.

La diminuzione della popolazione, la conseguente scarsità di manodopera e le crescenti incertezze,


derivate dal frequente ricorso alle armi di eserciti mercenari per risolvere le contese tra i prìncipi,
furono all’origine di un generale periodo che fece del Trecento un secolo di grandi cambiamenti e
che portò a nuovi equilibri politici in tutta Europa.

Nel frattempo, le tipiche istituzioni politiche che avevano caratterizzato il basso Medioevo europeo
subirono importanti cambiamenti:
 il sogno di ricostituire l’unità del continente attorno alla figura di un sovrano, erede degli
imperatori romani, tramontò definitivamente di fronte al formarsi progressivo di grandi
Stati nazionali (fu il caso soprattutto della Francia, dell’Inghilterra, della Spagna) ben
distinti tra loro per lingua, cultura e interessi politici;
 l’autonomia conquistata a spese del sempre più debole impero germanico rese liberi i
comuni italiani. Questo fece sì che si verificassero lotte di potere all’interno di ogni
comune, dove si scontravano (quasi sempre per motivi economici) famiglie e gruppi sociali
impegnati nell’affermazione dei loro interessi. I conflitti porteranno al tramonto delle
istituzioni comunali e alla guida di principi con pieni poteri (signorie);
 l’unità spirituale e culturale dell’Europa occidentale sotto la guida del papa di Roma
resistette fino all’inizio del Cinquecento. Poi furono sempre più forti le resistenze dei
sovrani a sottomettersi all’autorità pontificia. Questa crescente affermazione di autonomia
creò le condizioni perché la Chiesa cattolica perdesse la sua unità, un processo favorito
anche dal cattivo esempio delle alte istituzioni ecclesiastiche, spesso più interessate alla
difesa del proprio potere che alla cura pastorale dei credenti.

La signoria.
I governi del popolo si dimostrano incapaci di governare. Il popolo poi, al suo interno, è diviso fra
fazioni con interessi diversi: banchieri e operai, mercanti e diseredati non hanno interessi in
comune.
Sempre più spesso si comincia a pensare che un uomo forte, magari proveniente dall’esterno, un
signore, possa riportare la concordia.
Questi signori sono inizialmente dei nobili ai quali vengono affidati poteri eccezionali.
In cambio della pace, e pur di abolire le più evidenti ingiustizie, gli abitanti del comune accettano di
perdere la loro libertà.
Col tempo i signori esercitano questi poteri per tutta la vita e possono tramandarli ai loro eredi.
Nascono così le forme di governo dette signorie.
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Cronologia

 910: Eretto, in Francia, il monastero di Cluny.


 936: Ottone I eletto re di Germania.
 962: Ottone I incoronato dal papa come imperatore di Germania e re d’Italia.
 1046: Rivendicazioni di Enrico III al Concilio di Sutri.
 1050: Enrico IV eletto imperatore ancora bambino.
 1059: Decreto di papa Nicolò II per cui solo i cardinali sono elettori del papa.
 1073: Occupazione di Amalfi da parte dei Normanni.
 1075: Decisione di papa Gregorio VII sulla non ingerenza dell’imperatore nella nomina di
vescovi e abati.
 1082: Alessio I Comneno, imperatore bizantino, riconosce Venezia come alleata.
 1097: Inizio della prima crociata.
 1099: I crociati riconquistano Gerusalemme.
 1122: Concordato di Worms tra l’imperatore Enrico V e il papa Callisto II.
 1154: Federico I detto il Barbarossa è incoronato imperatore dal papa Adriano IV.
 1158: Dieta di Roncaglia.
 1176: Battaglia di Legnano.
 1183: Pace di Costanza.
 1187: Salah-ad-Din riprende Gerusalemme.
 1237: Federico II sconfigge la Lega Lombarda a Cortenuova.
 1250: Morte di Federico II.
 1348: Scoppio di una violenta epidemia di peste in Europa.
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GLOSSARIO

Acropoli: roccaforte costruita nella parte alta della città.


Agorà: piazza, centro della vita pubblica della città.
Allodi: piccoli proprietari non sottoposti ai gravami e ai vincoli feudali.
Anacoreti: solitari dediti alla contemplazione mistica.
Anarchia: situazione di disordine conseguente alla mancanza o all’insufficienza di poteri
governativi.
Aristocrazia: governo dei migliori.
Aruspici: interpreti della volontà degli dei attraverso l’osservazione delle viscere degli animali
sacrificati.
Auguri: interpreti della volontà degli dei attraverso l’osservazione del volo degli uccelli.
Avesta: testo sacro della religione persiana.
Baratteria: commercio di cariche pubbliche.
Beduini: nomadi del deserto.
Beneficio: concessione di un feudo in uso come compenso dei servizi resi.
Beneplacito: approvazione, consenso, permesso accordato dall’autorità costituita.
Borghesia: l’insieme degli abitanti della città (del “borgo”). Della borghesia facevano parte
mercanti, artigiani, banchieri, notai, medici, avvocati, ecc.
Cadetti: figli non primogeniti del feudatario esclusi dall’eredità paterna.
Capitolari: decreti imperiali, così chiamati perché divisi in brevi capitoli.
Capostipite: colui dal quale ha origine una famiglia.
Cenobiti: appartenenti ad una comunità di eremiti.
Cesaropapismo: lo stato considera la chiesa subordinata alla sua autorità e si riserva il potere di
guidarla.
Civiltà: modo di essere, di pensare e di agire.
Clan: unione di più famiglie.
Comune: forma di autogoverno cittadino, con propria moneta, truppe, riscossione di tasse,
magistrati propri.
Concistoro: eletto numero di consiglieri al tempo di Diocleziano.
Concordato: convenzione, accordo tra la chiesa e lo stato per regolare materie di comune interesse.
Conte: governatore civile delle contee per conto del re.
Corporazione: associazione professionale o di mestiere volta a tutelare gli interessi degli associati.
Cultura: l’insieme di tradizioni, conoscenze ed esperienze religiose di un popolo. Dall’arte al cibo,
dalla scrittura ai giochi, la parola cultura serve a designare tutte le espressioni in cui l’essere umano
investe la propria intelligenza, la propria sensibilità e le proprie abilità.
Darìco: moneta d’oro usata dai Persiani.
Demiurgi: artigiani e professionisti che svolgevano la loro attività nella polis.
Democrazia: governo del popolo.
Diaspora: dispersione di un popolo nel mondo dopo l’abbandono delle sedi di origine.
Dieta: assemblea composta dai signori feudali e dai delegati dei singoli comuni.
Dinastia: serie di sovrani di una medesima stirpe che si succedono al trono.
Diritti civili: diritto alla libertà di parola, di pensiero e di opinione; diritto alla libertà religiosa;
diritto di proprietà, di matrimonio e di far causa.
Diritti politici: diritto di voto e diritto di essere eletto.
Egira: fuga di Maometto dalla Mecca a Medina.
Esarca: rappresentante dell’imperatore bizantino con sede a Ravenna.
Esorcista: chi pretende di allontanare o di espellere i demoni o gli spiriti maligni da luoghi o
persone delle quali si sarebbero impossessati.
Faida: riparazione dell’offesa con la vendetta.
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Fellone: colui che tradisce il giuramento di fedeltà al suo signore.


Feudalesimo: sistema economico, sociale e politico che sorse in età carolingia e si diffuse nei
secoli seguenti nell’Europa Occidentale e Centrale. Caratteristica fondamentale del feudalesimo:
frantumazione dello Stato in una moltitudine di feudi (terre) autonomi rispetto al potere centrale del
sovrano. Si indebolisce il potere del sovrano e si rafforza il potere dei feudatari, cioè di coloro che
possedevano le terre, ossia i feudi.
Gasindi: dipendenti diretti dei duchi longobardi.
Gastaldi: funzionari del re longobardo che amministravano le proprietà della corona.
Guidrigildo: riparazione dell’offesa con una somma di denaro.
Iconoclastia: condanna del culto delle immagini sacre voluta da Costantinopoli.
Immunità: particolari poteri e privilegi concessi dal sovrano ai vassalli nell’ambito dei rispettivi
feudi.
Incoronazione: solenne conferimento della corona come riconoscimento di sovranità.
Indovino: chi pretende con arti misteriose di conoscere e di svelare il futuro.
Interregno: periodo di intervallo fra due successivi governi monarchici.
Invasione: occupazione di un territorio altrui attuata in genere con le armi.
Investitura: concessione, attribuzione di un feudo, di una carica, di un diritto, con atto solenne.
Islam: sottomissione assoluta alla volontà onnipotente di Allah.
Kaaba: tempio a forma cubica della Mecca in cui è conservata la “pietra nera”.
Lucumone: re elettivo delle popolazioni etrusche.
Magnati: piccola e media nobiltà feudale stabilitasi in città.
Marchese: governatore civile e militare di vasti territori di confine per conto del re.
Messia: il Salvatore promesso da Dio agli Ebrei.
Missi dominici: inviati di Carlo Magno con funzioni ispettive e di controllo.
Monachesimo: forma di vita religiosa ispirata alla concezione che qualsiasi attività umana,
spirituale o materiale, deve essere intesa solo come atto d’amore verso Dio e annullamento dei fini
mondani. Presente in molte delle grandi religioni, i suoi principali indirizzi sono verso una vita di
solitaria ascesi (anacoretismo) o di comunità (cenobitismo), che può essere puramente
contemplativa oppure rivolta a una concreta attuazione dei principi di fratellanza umana.
Monarchia: governo di un re.
Monastero: casa religiosa di monaci o di monache organizzata e autonoma. Nel Medioevo il
monastero era un centro di vita religiosa, economica, sociale e culturale.
Monoteismo: sistema religioso che ammette l’esistenza di un solo Dio.
Morbilità: frequenza di una malattia in un luogo o in una collettività.
Mummia: cadavere imbalsamato.
Muslim: credente.
Nirvana: stato di perfetta quiete spirituale.
Obelisco: monumento a forma di colonna quadrangolare terminante a punta.
Oligarchia: governo di pochi.
Ominidi: quasi uomini, tendevano a camminare in posizione eretta.
Orde: masse umane spinte a nuove conquiste dalla violenza e dalla povertà.
Ostracismo: esilio inflitto nella antica Atene ai cittadini che destavano gravi sospetti politici.
Pacifista: colui che tende a risolvere le vertenze fra gli stati non con la guerra ma con negoziati e
accordi.
Pankus: assemblea di nobili Ittiti.
Papiro: pianta acquatica da cui gli Egiziani ricavavano fogli per scrivere.
Patriarca: capo delle tribù del popolo ebraico.
Patrizi: grandi proprietari terrieri e collaboratori del re nel governo della città.
Piramide: monumento sepolcrale di dimensioni grandiose.
Placito generale: assemblea generale dei grandi feudatari dell’Impero carolingio.
Plebei: agricoltori, artigiani, commercianti che erano esclusi dalle cariche pubbliche.
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Podestà: capo comunale medievale.


Polis: città-stato greca.
Primati: gruppo di mammiferi comprendente le scimmie, le scimmie antropomorfe e gli ominidi.
Proselitismo: tendenza a creare nuovi seguaci sia nei riguardi di una fede che di un’idea.
Regalie: diritti spettanti al sovrano o concessi ad altra autorità dal sovrano stesso.
Repubblica: forma di governo di carattere rappresentativo in cui l’organo supremo (capo dello
stato) viene eletto o dai cittadini o dal parlamento.
Satrapia: distretto dell’Impero persiano con ampia autonomia amministrativa.
Sceriffi: magistrati delle contee nominati dal re in Inghilterra.
Sciiti: integralisti islamici che reclamavano la rigida attuazione dei precetti del Corano.
Scisma: separazione, distacco dalla chiesa col pretesto di errori o abusi.
Scomunica: pena ecclesiastica consistente nella messa al bando dalla comunità dei fedeli.
Scorreria: incursione improvvisa di armati a scopo di saccheggio.
Scriba: impiegato addetto ai lavori di registrazione e di copiatura.
Sfinge: mostro con corpo leonino, testa di fanciulla.
Simonia: traffico, commercio per lucro di cose sacre e di cariche religiose.
Sinodo: riunione, concilio di prelati o di vescovi per decidere su questioni normative e di fede.
Statuto: raccolta delle leggi proprie del comune; regolamento delle associazioni di categoria e delle
corporazioni.
Storia: 1. il passato dell’uomo;
2. la scienza che studia il passato dell’uomo.
Storiografia: la scienza che studia la storia.
Sunniti: moderati islamici.
Talassocrazia: potere fondato sul dominio del mare.
Teocrazia: supremazia spirituale e politica del papa su tutti i sovrani della terra.
Teti: contadini che lavoravano nei campi.
Tetrarchia: governo esercitato contemporaneamente da quattro persone.
Totem: essere simbolico ritenuto il comune antenato, il capostipite di più famiglie.
Tumulazione: sepoltura dei morti in apposite tombe.
Vassallaggio: rapporto personale che lega un uomo libero al suo signore.
Ziggurat: tempio dedicato agli dei e caratterizzato da ampie scalinate.