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Da Doreen:

A mio padre William e al mio Creatore,


Dio Padre.

Dal cuore di Andrew:


Desidero dedicare questo libro al mio padre
biologico e al mio patrigno, i miei migliori
insegnanti. Desidero inoltre tributare un
riconoscimento ai miei antenati russi. Grazie,
Padre Celeste. Come una piantina affonda
nel terreno le proprie radici, così anche noi ci
facciamo strada nel nostro tormento e cresciamo.
Indice

Introduzione: Puoi guarire dalle ferite paterne...........................5

PARTE I: CHE COSA SONO LE FERITE PATERNE

Capitolo 1. Un’indagine sulle ferite paterne..................... 21


Capitolo 2. L’impatto delle ferite paterne ....................... 33
Capitolo 3. Il bisogno di amore paterno
e altre ferite archetipiche............................... 51
Capitolo 4. Uomini feriti: la paternità
e il bambino interiore.................................... 62
Capitolo 5. Figure paterne positive ed energia
maschile equilibrata...................................... 73

PARTE II: GUARISCI DAL DOLORE

Capitolo 6. Porta alla luce


le tue emozioni.............................................. 86
Capitolo 7. L’elaborazione
del lutto....................................................... 100
Capitolo 8. Supera la rabbia........................................... 111
Capitolo 9. Accetta le tue emozioni
con la mindfulness...................................... 123
Capitolo 10. Guarisci il tuo bambino interiore ferito....... 134

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Capitolo 11. Diventa il genitore di te stesso:

reinventa la tua infanzia e la tua storia........ 149

PARTE III: GUARIGIONE SPIRITUALE

Capitolo 12. L’amore divino: guarisci spiritualmente

il tuo cuore.................................................. 166

Capitolo 13. Trova la pace: integra le lezioni di vita........ 177

Capitolo 14. La saggezza che nasce dalle ferite paterne... 184

Postfazione: Il tuo cammino di guarigione continua............... 195

Appendice: Risorse............................................................... 200

Bibliografia..........................................................................202

Gli autori............................................................................ 204

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Introduzione
Puoi guarire
dalle ferite paterne

Prima di tutto ti faccio i complimenti perché hai il corag-


gio di riconoscere che dentro di te ci sono questioni irrisolte
riguardanti il rapporto con tuo padre. Decidendo di leggere
questa pagina, hai già fatto un grande passo avanti verso la
guarigione.
Sono molte le persone che soffrono per le ferite dell’in-
fanzia e non sanno come affrontarle, altre hanno intrapreso
un cammino di crescita personale e sono arrivate a un punto
di stallo. Meriti un applauso per aver acquistato una copia di
questo libro, perché significa che vuoi andare avanti.
L’argomento delle ferite causate dalla relazione con il padre
è trattato spesso in modo scherzoso, con commenti del tipo:
“Mi sa che ha avuto qualche problema con suo padre.” In
verità queste ferite restano nel profondo dentro di noi e pro-
babilmente influenzano anche i nostri rapporti con gli altri.
Ecco alcuni segnali che indicano la presenza, in te, di fe-
rite irrisolte:

• Hai una scarsa autostima e una mancanza di fiducia in


te stesso.
• Tendi a compiacere gli altri, ricerchi la loro approva-
zione e instauri rapporti caratterizzati da dipendenza e
codipendenza.

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• Vorresti che tuo padre si trasformasse nella figura pa-
terna che credi dovrebbe essere.
• Hai frequenti attacchi di rabbia, anche esplosioni di
rabbia repressa.
• Ti è difficile prendere decisioni e desideri che altri lo
facciano per te.
• Scegli partner affettivi che ti ricordano tuo papà o sei
attratto da uomini più anziani.
• Non ti senti mai amato né apprezzato dagli uomini del-
la tua vita.
• Nutri sfiducia nei confronti degli uomini.
• Sei intimidito dalle figure maschili che rappresentano
l’autorità.
• Ti senti a disagio con l’autorità religiosa maschile, per
esempio fatichi a chiamare Dio “Padre” o a entrare in
contatto con Gesù.
• Ti senti defraudato dell’infanzia cui avevi diritto.
• Sei perfezionista (cerchi di essere lo studente, il figlio, il
coniuge, l’impiegato “perfetto”).
• Percepisci come un vuoto dentro di te che ti sembra di
non riuscire a colmare.
• Ti stordisci con sostanze e comportamenti che danno
dipendenza.
• Hai problemi legati alla sfera sessuale.

Più questi problemi ti riguardano, più è possibile che le


ferite dell’infanzia ostacolino la tua salute, la tua felicità, la
carriera e i tuoi rapporti interpersonali. Per fortuna, la consa-
pevolezza della loro esistenza è il primo, importante passo verso la
guarigione.

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Se guarisci dalle ferite dell’infanzia, ti liberi del senso di
vuoto e del bisogno disperato dell’approvazione e dell’amore
degli uomini. Il cammino verso la guarigione, però, richie-
de pazienza: è come se sbucciassi una cipolla, togliendo uno
strato dopo l’altro. Abbi fiducia nel fatto che questo percorso
merita l’intensità emotiva che sperimenterai lungo la strada,
perché è proprio così.
Le ferite relative alla relazione con tuo padre possono mi-
nare il tuo rapporto con gli uomini. Nel momento in cui un
uomo ti ricorda tuo padre, in te s’innesca una reazione emoti-
va che ti fa regredire in un bambino piccolo e indifeso. Cedi il
tuo potere a quell’uomo nel tentativo di conquistarne l’affetto
e l’approvazione. Agisci in modi che ti provocano vergogna…
e il ciclo continua.
A volte la tua reazione nei confronti degli uomini è di rab-
bia, anche di rabbia cieca. Sei talmente arrabbiato con tuo
padre che sovrapponi la sua figura a quella di ogni uomo che
incontri. Questa rabbia allontana gli uomini e crea in te una
visuale distorta.
Quando hai paura di tuo padre o sei arrabbiato con lui,
puoi anche disconnetterti dal divino. Benché abbia qualità sia
materne sia paterne, per tradizione ci riferiamo a Dio usando
il pronome maschile. Chi ha ferite che nascono dalla rela-
zione con il padre preferisce termini neutri come Sorgente e
Universo.
Questo tipo di ferite può allontanarti anche dalla figura di
Gesù, ma noi t’invitiamo a sviluppare un rapporto personale e
amorevole con lui.
Alcuni hanno avuto esperienze negative con le religioni
organizzate, però è illogico allontanarsi dal divino a causa
delle persone che abbiamo incontrato. La spiritualità è un bi-
sogno umano, che può essere soddisfatto se il nostro cuore si

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apre a ricevere la più pura energia di guarigione che sia pos-
sibile immaginare.
Se affronti le ferite, riesci a sentire l’amore puro e incon-
dizionato del divino, di Gesù e degli uomini positivi e since-
ri. Se desideri davvero una relazione affettiva e sana con un
uomo, allora hai un motivo in più per intraprendere con noi il
cammino di guarigione.
Una nota importante prima di proseguire: se sei un pa-
dre, in questo libro troverai trattati aspetti della paternità. Se
ciò suscita in te un senso di colpa o di dispiacere, continua a
leggere, così da rilasciare e guarire queste parti. Nessuno è
un “padre perfetto” e ci sono sempre occasioni per imparare
e crescere, mettendo in pratica le nuove capacità genitoriali
offerte in questo libro.
Ci rivolgiamo in particolare alle donne, ma parleremo
anche dell’impatto che le ferite risalenti alla relazione con il
proprio padre possono avere sugli uomini, rifacendoci nello
specifico all’esperienza personale di Andrew. Perciò, troverai
molto interessanti gli argomenti trattati anche se sei un uomo
e ti aiuteranno a capire le donne che fanno parte della tua vita
e che si relazionano con questi aspetti.
L’impatto delle ferite paterne sugli uomini e sulle donne
è simile, e i metodi di guarigione sono validi per entrambi a
ogni età. Come sempre, ti raccomandiamo di rivolgerti a un
terapeuta o a un counselor per ricevere maggior sostegno ed
essere seguito passo per passo.
Agli uomini che leggono questo libro auguriamo che in
queste pagine trovino sostegno nella loro ricerca di guarigio-
ne dalle ferite paterne. Il mondo ha bisogno di più uomini che
vogliano intraprendere un cammino di guarigione per cresce-
re la futura generazione di figli sani, equilibrati e amorevoli.

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Un messaggio da Doreen

Mio padre è un tipo molto gentile e intellettuale. Fu cre-


sciuto dalla madre – che divorziò quando lui era piccolo – e
dalle zie. Gli mancò quindi una figura paterna e, dal mo-
mento che era figlio unico e circondato da donne molto forti,
non sapeva bene quale fosse il proprio ruolo. Mi raccontò di
aver pensato che gli uomini non fossero necessari e per questo
crebbe silenzioso, timido e introverso.
Da piccola ero molto sensibile e scambiai l’introversione di
mio padre per disapprovazione. Quando papà era silenzioso,
spesso pensavo che fosse arrabbiato con me. Questo schema
continuò nelle relazioni che, una volta cresciuta, instauravo
con altre figure maschili. E dal momento che gli uomini ten-
dono spesso a rimanere in silenzio con i propri pensieri, mi
sono sentita spesso non amata e respinta.
Mio padre non sapeva come esprimere il proprio amore a
parole, così come altri uomini della sua generazione (era nato
negli anni Trenta). Il suo modo di dimostrare l’amore per la
famiglia consisteva nel portare lo stipendio a casa. Non ho
mai ricevuto abbracci da lui, né mi ha mai detto “ti voglio
bene”: a prendersi cura di me fu mia madre che, fortunata-
mente, è molto tenera e amava coccolarmi.
Da adulta sono diventata una psicoterapeuta specializzata
nel trattamento di disordini alimentari e dipendenze. Si dice
che le persone diventino terapeuti per comprendersi meglio, e
probabilmente è vero.
Mio padre non mi ha mai maltrattata, ma durante la for-
mazione universitaria ho capito di aver sofferto per la sua di-
stanza emotiva. Papà era sempre a casa fisicamente, ma assen-
te emotivamente.

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Così, quando cominciai a lavorare come psicoterapeuta,
provavo empatia per le persone che avevano problemi con il
proprio padre. All’inizio però ero impreparata ad affrontare
le forme di abuso di cui venivo a conoscenza. Dal momento
che la mia specializzazione in disturbi alimentari comportava
il trattamento dell’immagine distorta del proprio corpo che le
persone possono sviluppare, il mio studio era pieno di donne
che erano state sessualmente abusate dai padri.
Completai il dottorato in psicologia con una tesi sulla cor-
relazione tra abuso infantile e sviluppo di dipendenze. I miei
studi mi portarono a conoscere ricerche mediche e psicologi-
che sugli atteggiamenti disfunzionali che adottiamo nel ten-
tativo di ottenere l’amore e l’approvazione paterna.
Le persone che venivano da me si erano avvolte in strati
di rabbia, colpa e amarezza su cui lavoravamo insieme perché
arrivassero a una guarigione. Erano arrabbiate con chi aveva
abusato di loro, con il genitore che aveva acconsentito tacita-
mente e non era intervenuto per proteggerle e spesso con se
stesse. In questo libro affronteremo molti di questi argomenti.
Gli anni trascorsi a lavorare con persone che avevano subi-
to abusi ed erano state abbandonate dai padri mi hanno for-
nito la base per comprendere le mie stesse ferite paterne e per
guarirle.
Diversi anni fa, mentre pregavo e meditavo, mi sentii di-
vinamente guidata a scrivere questo libro insieme ad Andrew
Karpenko, che ha un master come assistente sociale, per cui
anche lui, come me, ha una prospettiva sia clinica sia spiritua-
le sul tema delle ferite che hanno origine nella relazione con
il padre. Il risultato della nostra collaborazione è il libro che
hai tra le mani.

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Un messaggio da Andrew

Quando Doreen mi ha chiesto di scrivere un libro sulle fe-


rite relative alla relazione con il padre, mi sono sentito un po’
ansioso. Avevo paura di immergermi in un argomento che mi
toccava da vicino. Mi fidavo della guida di Doreen e sapevo
che lei è in grado di vedere nel profondo del cuore e dell’ani-
ma delle persone. Intuiva che in me c’erano questioni irrisolte
relative al rapporto con mio padre.
Se stai leggendo questo libro, probabilmente sei consape-
vole che, in qualche modo, questo tipo di ferite ha un im-
patto sulla tua vita. Forse abbiamo vissuto molte esperienze
simili. Per quanto mi riguarda, ho seguito un percorso di
guarigione spirituale, sono stato da chinesiologi per affron-
tare le mie difficoltà emotive, ho provato l’EFT, le letture
delle vite precedenti e ho consultato sensitivi e astrologi. Ho
pregato e mi sono sfogato. Però, ripetutamente, m’imbattevo
negli stessi problemi relazionali, negli stessi schemi di disor-
dine alimentare e in comportamenti di dipendenza. Tutti i
metodi che ho sperimentato, i terapeuti da cui mi sono recato
e i seminari che ho frequentato di sicuro mi hanno aiutato
e hanno avuto un ruolo importante nel modificare schemi
comportamentali e convinzioni, e nel lenire il mio sistema
nervoso traumatizzato.
Ma come spesso accade, la tessera mancante nel mosaico
della guarigione consisteva nel sentire e nell’affrontare il do-
lore del passato. Per cui, complimenti per aver scelto questo
libro! Se pensassi che esista un’affermazione magica, un cri-
stallo o un angelo in grado di evitarti questo disagio tempora-
neo te lo proporrei! Non fraintendermi: gli angeli, i cristalli e
le affermazioni possono aiutarti a guarire; sono strumenti che
utilizzo abitualmente. E non dico nemmeno che dovremmo

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crogiolarci nel dolore e nell’infelicità: non promuovo di certo
lo status della vittima. Dico che possiamo accogliere le nostre
paure, la rabbia e la tristezza insieme all’amore e alla gioia e
trovare un equilibrio tra loro.
La mia vita è stata felice sotto molti punti di vista. Ho
sempre avuto da mangiare. I miei genitori divorziarono quan-
do avevo circa sette anni, ma mio padre e il mio patrigno aiu-
tarono mia sorella e me fornendoci tutto il sostegno materiale
di cui avevamo bisogno. Voglio ringraziarli con rispetto per
ciò che hanno fatto, aiutandomi anche a trovare un impiego.
Sono però cresciuto con un patrigno molto negativo, che
mi criticava spesso; a volte le sue parole erano crudeli. Penso
che cercasse di schiacciare il mio spirito. Probabilmente aveva
tratti narcisistici e si presentava in modo diverso alle persone
che non facevano parte della famiglia. Tutti gli scambi più
crudeli si svolgevano quando eravamo soli. La mia educazione
era interamente volta a mantenere la facciata di una famiglia
allargata felice e di successo. La mia verità e la mia esperienza
però erano differenti. Versai molte lacrime e mi arrabbiai pa-
recchio. Riuscii a respingere numerose sue osservazioni cru-
deli. Da adolescente diventai un ribelle. Ammetto che il mio
comportamento fu difficile da gestire e mi prendo la mia parte
di responsabilità per quanto accadde nel nostro rapporto.
Ero una persona sensibile e probabilmente ne risentii più di
quanto sarebbe accaduto a qualcun altro. Dopotutto, il dolore
e il trauma sono relativi. Ritengo però che le mie esperien-
ze potrebbero essere classificate come trauma dello sviluppo.
(Desidero rispettare la privacy dei miei familiari ancora in
vita, ragion per cui non rendo pubblica la loro identità né rac-
conto delle mie esperienze. Sono sicuro, inoltre, che gli altri
membri della mia famiglia abbiano la propria verità e le pro-
prie percezioni. Li rispetto e rispetto il loro punto di vista.)

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Il mio padre biologico era in qualche modo assente. C’era,
ma il contatto emotivo tra noi era molto limitato. Credo che
la separazione da mia madre l’abbia ferito profondamente.
Come il padre di Doreen, anche il mio era cresciuto in un’e-
poca in cui gli uomini non esprimevano le proprie emozioni,
e il rapporto con i figli era molto più circoscritto rispetto a
oggi. Forse per lui non fu facile relazionarsi con un figlio gay
che non amava lo sport.
Crebbi con la sensazione di non essere mai all’altezza e
di non essere abbastanza bravo, perché non combaciavo con
lo stereotipo dell’identità maschile. La mancanza di modelli
maschili positivi e di legami sani con altri uomini m’influen-
zò molto. Non avevo un senso d’identità ben definito, per cui
la mia adolescenza fu un periodo d’incertezze. Credo che
questo aspetto sia una componente chiave dell’ansia e della
depressione che si fecero strada in me all’epoca.
Alla fine mi recai da un assistente sociale presso un centro
di salute mentale, che mi aiutò ad accettare la mia sessualità
e a elaborare molti dei miei problemi familiari. Chiusi il cer-
chio circa dieci anni dopo, quando diventai assistente sociale
a mia volta e cominciai a seguire gli adolescenti, molti dei
quali avevano problemi con la legge.
Opero nel campo della salute mentale con donne, uomini e
bambini dal 2001. Come assistente sociale, indago il sistema
familiare di ogni persona, cercando il potenziale impatto di
genitori assenti o che maltrattano. Ho scoperto che le ferite
che hanno origine nella relazione con il padre sono correlate
a traumi e a disturbi dello sviluppo. Patologie come ansia,
depressione, schizofrenia e disturbo bipolare possono essere
esacerbate dal trauma di avere un padre violento.
Un padre assente o che ti maltratta può portare a una bas-
sa autostima, a comportamenti autodistruttivi e anche a idee

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suicide. Alcune giovani donne che inconsciamente cercano
l’amore di un padre assente o che le mortifica possono trovar-
si coinvolte in relazioni inappropriate con uomini più anziani.
Anche l’abuso di sostanze psicotrope è associato a ferite rela-
tive al rapporto con il padre.
Sembra che questo problema rimanga in qualche modo
nascosto nella nostra psiche e che parlarne sia quasi un tabù.
Nelle terapie di gruppo ho sentito diversi uomini affermare di
aver sofferto per la mancanza di una relazione positiva con il
proprio padre. Un tema, però, che non è materia di discussio-
ne nella vita quotidiana.
Allo stesso modo, quando ho chiesto ad alcune donne con-
sapevoli e spiritualmente ricche se volessero scrivere la loro
storia perché fosse pubblicata in questo libro, ho visto spesso i
loro volti cambiare e loro stesse diventare insicure, quasi spa-
ventate dall’argomento. Riconoscevano che c’era un proble-
ma e che ci stavano ancora lavorando. Desidero ringraziare
le donne che hanno raccontato la propria storia di guarigione
dalle ferite paterne; con il loro permesso ho utilizzato molte
storie, cambiando i nomi per proteggere la loro privacy. Vo-
glio inoltre ringraziare le donne che fanno parte della mia vita
passata e presente, che mi hanno fornito alcuni degli esempi
proposti nel libro.

La realtà è che molti di noi stanno ancora lavorando sulle


situazioni vissute con il proprio padre. Tra cui noi due, anche
se riusciamo a vedere i risultati incoraggianti del nostro per-
corso di guarigione. Per esempio, Doreen non è più intimi-
dita dalle figure autoritarie maschili, e gli uomini silenziosi o
arrabbiati non scatenano in lei reazioni emotive come accade-
va un tempo.

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Come leggere questo libro

L’obiettivo del libro è:

• permetterti di rapportarti agli uomini come una per-


sona adulta, sana ed efficiente, evitando che i fantasmi
emotivi del passato ti perseguitino;
• aiutarti a scegliere un partner affettivo maschile appro-
priato che sia disponibile e degno di fiducia;
• aiutarti ad aprire il tuo cuore, in modo da sentirti al
sicuro nel ricevere amore in una relazione appropriata;
• riconnetterti con la spiritualità del divino femminile e
anche del divino maschile.

Questo libro indaga sulle ferite che hanno avuto origine


nella relazione con tuo padre. Presenta inoltre una gamma
di tecniche di autoguarigione. Non vuole essere un sostituto
della psicoterapia, anche se alcune tecniche potrebbero essere
utilizzate congiuntamente al lavoro con un terapeuta. Se stai
sperimentando disturbi di salute mentale, t’invitiamo a cerca-
re un aiuto professionale.
Mentre leggi questo libro ti raccomandiamo inoltre di usa-
re molta delicatezza nei tuoi riguardi. Durante il percorso,
ricordati di nutrire la tua anima e di prenderti molta cura di
te. Cerca il sostegno di amici fidati e di professionisti, oltre
che della preghiera, se lo desideri.

La guarigione dalle ferite e la tempistica


divina

Crediamo che la guarigione avvenga secondo una tempi-


stica divina. Se stai leggendo questo libro, probabilmente è il

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momento giusto per intraprendere un percorso di risanamen-
to. Non cercare di eseguire le tecniche alla perfezione e non
aspettarti di risolvere tutto in una volta. Per la maggior parte
delle persone la guarigione avviene a tappe. Potresti sentirti
esausto anche occupandoti di un aspetto alla volta, come scri-
vere una lettera a tuo padre o comunicare con il tuo bambino
interiore. Si tratta di passi molto importanti, e ti suggeriamo
di affrontarli quando ti trovi in un momento della tua vita di
relativa tranquillità. A volte sentirai di stare compiendo gran-
di progressi, emotivamente più leggero e integro. Altre ti sen-
tirai giù, come bloccato, o persino preoccupato di regredire.
È piuttosto normale sentirsi così. Spesso, quando intra-
prendiamo un percorso di guarigione emotiva, ci sono mo-
menti in cui sembra che non accada niente e di essere in una
condizione stazionaria. Anche questo è normale. In realtà
spesso “dietro le quinte” si muovono molte cose. Il cuore, la
mente e l’anima sono progettati per guarire, e possono farlo
in modo sicuro e a un ritmo gestibile.
Se pensi che questo libro sollevi più questioni di quante
riesci ad affrontarne, sentiti libero di metterlo da parte fino
a quando ritieni di essere abbastanza forte per indagare de-
terminati aspetti. Se ti senti invadere dall’angoscia, prova a
respirare profondamente, a pregare o ad ascoltare musica ri-
lassante. Nel libro troverai anche alcune tecniche di rilassa-
mento che possono esserti utili.
Non sorprenderti se tuo padre ti contatta mentre stai leg-
gendo questo libro: è parte del processo di guarigione. Cre-
diamo che la vita prosegua oltre la morte, per cui, anche se
tuo padre non è più tra noi, sei ancora in tempo per guarire la
vostra relazione. Ne beneficerà anche la sua anima.
Forse ti capiterà di notare un numero maggiore di sincro-
nicità, per esempio incontri persone che ti offrono sostegno.

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Il metodo di guarigione o il professionista più adatti a te ten-
dono a presentarsi al momento giusto. Scegliere questo libro
è stato il primo passo e, tramite la legge di attrazione, esso ti
connette alle persone e alle tecniche di guarigione migliori
per te e ad altre risorse che favoriranno la risoluzione delle
ferite che hanno origine nella relazione paterna.
Tutte le esperienze dolorose possono portare gioia, forza,
compassione e perseveranza. Alcune parti della tua psiche ti
richiedono guarigione e attenzione. Quando capisci che la
vita è generosa e che cerca solo di aiutarti, la tua prospettiva
cambia e puoi accettare il compito, che forse ora ti appare
gravoso, di guarire le tue ferite. Sappi che la tua psiche e il
tuo Sé Divino non ti propongono nulla più di quanto tu possa
gestire in ogni momento.

Apri le ali

Inizialmente questo libro avrebbe dovuto intitolarsi Il


complesso di Cordelia. Nel Re Lear, tragedia di Shakespeare,
Cordelia è l’unica figlia del re a rimanere fedele al padre, ma
viene fraintesa. È bandita dal regno perché gli dice la verità.
Le sorelle maggiori, invece, compiacciono il padre e ne sono
abbondantemente ricompensate.
Se ti sei sentito attratto da questo libro, è probabile che tu
sia stato frainteso e ti sia sentito escluso dal resto della fami-
glia. Forse sei considerato “la pecora nera”. A volte la vita è
più difficile per le persone sincere e autentiche. L’onestà può
portare conflitti. Capita che le persone fraintendano le tue
motivazioni e vieni tagliato fuori in favore di chi dice ciò che
gli altri vogliono sentirsi dire.
Viviamo in un’epoca in cui diventa sempre più importante
esprimere le nostre idee con empatia e con amore ed essere

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autentici con noi stessi. Questo può essere più facile a dirsi
che a farsi. La società sembra ancora favorire chi ha un atteg-
giamento acritico e passivo e, se esprimi opinioni contrarie
alla norma, puoi metterti nei pasticci.
È così che ti senti nel rapporto con la tua famiglia? Anche
Andrew si sentiva così. In un certo senso era diverso e non si
adattava alla propria famiglia e all’ambiente circostante. Que-
sta situazione può generare paura e insicurezza.
Le ferite irrisolte dell’infanzia e dell’adolescenza possono
lasciare cicatrici. È come se le tue ali fossero tarpate e la tua
vita non fosse decollata come immaginavi. Come ti poni di
fronte alla sensazione di incedere nella vita zoppicando, in-
capace di raggiungere le altezze che desideri? Senti che nella
vita c’è più di quanto stai vivendo?
Se è così, anche solo in parte, sappi che non sei solo. Tutti
noi abbiamo sofferto in modo simile. L’obiettivo di questo
libro è aiutarti a staccarti dalle vecchie ferite e a volare libero.
Guarire da queste ferite ti libera e ti permette di seguire le tue
passioni e lo scopo della tua vita.

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Una nota sulle ferite materne


Se le tue ferite emotive comprendono anche la re-
lazione con tua madre, molti dei metodi di guarigio-
ne proposti qui possono esserti d’aiuto. (Al momento
stiamo scrivendo il libro Mother Therapy, che affronta
nello specifico questo importante lavoro di guarigione.)
Le ferite materne e quelle paterne sono al tempo stesso
simili e diverse: dalle madri ci si aspetta amore incon-
dizionato; mentre, se il bisogno di cure e accettazione
paterne è radicato, la norma culturale è che l’affetto
dei padri sia più condizionato. Quando questi bisogni
e aspettative non sono soddisfatti si creano ferite che
risalgono al rapporto con entrambi i genitori.
Le ferite materne possono essere particolarmente
dolorose. Che cosa accade quando la persona che ci ha
messo al mondo ci affida a qualcun altro, abusa di noi,
ci abbandona o ci tradisce? Come possiamo superare
un dolore simile? Le nostre preghiere di guarigione e la
nostra empatia sono con te e ti esortiamo ad applicare
le tecniche proposte nel libro per guarire queste ferite.

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Parte I

Che cosa sono


le ferite paterne
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Capitolo 1

Un’indagine
sulle ferite paterne

Le relazioni primarie, come quelle che ci legano ai genitori,


sono molto profonde e di conseguenza anche le ferite a esse con-
nesse. Il lavoro di guarigione da quello che può essere un grave
danno psicologico, infatti, può non avere mai termine. Diventa
più semplice, però, una volta che abbiamo affrontato e superato
diversi livelli di rabbia e dolore. Dopo aver contrastato queste
ingombranti emozioni, è come se ci fossimo liberati di un peso.
Se ti sembra che tuo padre ti eviti, se ti senti abbandonato,
ignorato, abusato o tradito, questi sentimenti possono depo-
sitarsi dentro di te e produrre una ferita. Se non li esprimi,
s’inaspriscono, come una piaga che ha bisogno di spurgare.
Continuano a lavorare sullo sfondo senza che tu ne sia con-
sapevole, influenzando ogni aspetto della tua vita, compreso
il modo di vedere le figure autoritarie e i partner più intimi e
di rapportarti a loro, il tuo senso di potere o di fiducia in te
stesso e la capacità di creare il futuro che desideri.
Ciò che rende un comportamento paterno traumatico di-
pende in parte dal bambino. I figli rispondono in modi diversi

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al comportamento dei genitori ed è evidente che ciò che è
traumatico per qualcuno può esserlo meno per un altro. Di-
pende dal modo di vedere del bambino e dalla breccia creata
nel suo senso di sicurezza. Il trauma si verifica quando un
evento o un’assenza di cure violano o alterano negativamente
l’identità di un bambino.
L’elenco che segue può scatenare in te alcuni ricordi e por-
tarti a riconoscere una situazione, generando emozioni inten-
se. Se puoi resisti, perché lo scopo è offrirti una soluzione. Ma,
prima di tutto, è importante che tu capisca qual è la base delle
tue ferite paterne. Se senti il bisogno di alzarti e di aspettare
a leggere questo capitolo, ascoltati e fallo. Poi ritorna e leggi
qualche altra pagina. Puoi anche cercare un sostegno mentre
fai affiorare i ricordi delle tue esperienze infantili.

Ecco una preghiera per sostenerti durante il cammino:

“Sorgente Divina, tu sei il mio vero Padre e sei sempre


qui per me. Ti prego, aiutami a capire meglio mio padre
e le figure paterne, in modo che possa rafforzarmi, gua-
rire le mie relazioni e trovare la salute mentale e fisica.”

Le ferite che hanno origine nella relazione


con il padre

Elencheremo alcuni dei modi più comuni in cui un pa-


dre può ferire un figlio. È vero che nella maggior parte dei
casi le ferite sono provocate involontariamente, ciononostante
l’impatto psicologico può durare tutta la vita senza che una
persona riesca a riconoscerlo.

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Il padre assente
Si tratta di una figura molto comune nella nostra società.
L’assenza può assumere diverse forme. Un padre può essere:

• assente per parte del tempo, dopo un divorzio o una


separazione: il figlio vede il padre solo durante i fine
settimana, le vacanze e in occasioni simili;
• molto assente dopo un divorzio o una separazione:
il figlio lo vede in maniera irregolare e imprevedibile.
Questa categoria comprende i padri che non mantengo-
no la promessa di far visita ai figli e coloro ai quali l’ex
moglie impedisce il contatto;
• completamente assente in seguito a un divorzio o ad al-
tre circostanze: il padre e la madre interrompono ogni
contatto. Il figlio non vede mai e a volte nemmeno co-
nosce il padre. In alcuni casi la madre può persino non
sapere di chi sia il figlio, circostanza che include la triste
situazione di una gravidanza in seguito a uno stupro.
Anche i padri carcerati rientrano in questa categoria;
• assente per abuso di sostanze psicotrope: è il caso dei
padri che si allontanano quando bevono o sono sotto
l’effetto di sostanze stupefacenti. La famiglia non ha
idea di dove si trovi il padre, ignora quanto starà lonta-
no o se sia ancora in vita e in salute. Questo tipo di as-
senza è una violenza che causa ansia all’intera famiglia;
• assente in seguito alla morte: il figlio necessita di soste-
gno per affrontare il lutto e comprendere la situazione.
Questo caso può aggravarsi se la morte è stata trauma-
tica o dovuta a un suicidio;
• assente a causa di impegni lavorativi: un padre con una
carriera militare, oppure che svolge la sua attività in una

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città lontana, fa parte di una squadra sportiva, di un
gruppo musicale o è sempre al lavoro; in tutti questi
casi il figlio soffre per una mancanza di attenzione e di
cure paterne. Frequenti videochiamate possono aiutare
il bambino a capire che il papà pensa a lui e che lo ama;
• assente emotivamente: è il caso del padre presente fisi-
camente ma che non dispensa cure, amore o attenzioni
al bambino. Questa categoria comprende anche i padri
che comunicano al figlio che la sua nascita non è stata
voluta o che si lamentano per i costi connessi all’avere
un figlio. Se il bambino non sente di essere una priorità
per il padre, può provare sentimenti correlati all’idea
di non essere meritevole. Spesso i padri sono assenti
emotivamente per l’uso di sostanze psicotrope, per fe-
rite non risolte causate dai loro padri (o madri), per un
disturbo da stress post traumatico non trattato o per
malattie mentali;
• assente economicamente: è il padre che non fornisce
sostegno economico ai figli. In casi estremi, il figlio è
lasciato solo senza cibo o altri beni di prima necessità.

Tutte queste situazioni generano ferite che necessitano di


cure. Il primo passo consiste nell’ammettere l’accaduto. In al-
cune famiglie l’assenza del padre non è mai posta in discus-
sione o, se succede, l’argomento è affrontato in una maniera
poco sana o che non è di alcun conforto ai figli. La madre può
parlare del padre con rabbia, usando parole sprezzanti che
il figlio finisce col far proprie. Alcuni bambini pensano che
forse c’è qualcosa di sbagliato in loro se il papà è descritto in
modo tanto brutto. Oppure può accadere che i figli incolpino
se stessi perché il padre se n’è andato.

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Molti figli crescono ignorando chi sia il loro padre. Posso-
no sentirsi non amati e di non meritare amore a causa dell’as-
senza del padre.
Forse tuo padre ti ha abbandonato e ha creato un’altra fa-
miglia. Questa situazione ti suscita paura e può dare il via a
uno schema in cui ti senti tradito e messo da parte. Se un pa-
dre continua a mantenere i contatti con la sua prima famiglia
e fornisce sostegno emotivo e materiale, anche grazie a visite
e telefonate regolari, l’impatto dell’assenza è attenuato.
Un padre può essere presente fisicamente ma assente emo-
tivamente, oppure lavora molto o trascorre tutto il tempo in
ufficio o in garage dando l’idea di disinteressarsi e di non
essere disponibile. Questo modello era molto diffuso tra la
generazione cresciuta negli anni Sessanta e Settanta, quando
gli uomini pensavano di dover fornire cure esclusivamente di
tipo economico e lasciavano l’educazione e la crescita dei figli
nelle mani della madre e delle altre donne della famiglia. A
quei tempi non era molto riconosciuta l’importanza di un le-
game affettivo amorevole e forte con il padre.
Che l’assenza di tuo padre sia fisica o emotiva, l’effetto è
lo stesso. In quanto bambino che non capisce la psicologia
di un maschio adulto, forse hai creduto che la colpa fosse
tua: hai pensato di aver fatto qualcosa di sbagliato o di aver
allontanato tuo padre da te. Purtroppo è un modo di pensare
tipico dei bambini che interiorizzano ciò che è accaduto loro
perché non hanno la capacità e le basi per comprendere il
mondo degli adulti.
Ugualmente, tu, in quanto bambino, credi di poter con-
quistare l’amore e l’attenzione di tuo padre conseguendo dei
risultati. Una convinzione che viene rinforzata se lui ti elogia
solo quando realizzi qualcosa, per esempio vinci un premio o

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prendi un ottimo voto a scuola. Il che può portarti a diventare
una persona eccessivamente ambiziosa e stacanovista.
Da adulto potresti essere troppo sollecito nelle relazioni
interpersonali e farti carico di questioni che spettano ai tuoi
colleghi di lavoro. Credi che sia compito tuo rendere le perso-
ne felici e, se sono tristi, ti senti in colpa. Sei convinto che sia
l’amore a muoverti, in realtà questo comportamento è disfun-
zionale e può portare alla codipendenza.

Ecco una preghiera utile se sei cresciuto con un padre


assente:

“Sorgente Divina, ti prego, aiutami a sentire le Tue sane


cure paterne e a capire che Tu sei il mio vero Padre, che
mi ama incondizionatamente e completamente. Ti pre-
go, manda i Tuoi angeli perché mi accolgano fra le loro
braccia e mi facciano sentire amato.”

Il padre affetto da dipendenze


I padri che sono affetti da dipendenze e che non seguono
un programma di guarigione possono ferire. Rendono la vita
familiare caotica, generando una situazione molto destabiliz-
zante per i figli, che necessitano di tranquillità e routine per
crescere e sentirsi al sicuro.
Ci sono diversi tipi di padri affetti da dipendenze:

• il padre che attualmente abusa di sostanze e i cui com-


portamenti causano problemi alla famiglia, per esempio
perché lo stipendio viene speso in sostanze stupefacenti,
per problemi legali e per frequenti traslochi dovuti alla

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sua incapacità di mantenere un posto di lavoro o una
casa. Le persone affette da dipendenza, inoltre, han-
no spesso un temperamento irascibile, sbalzi d’umore,
possono agire in modo violento o abbandonare i figli.
Alcuni padri portano i figli in giro per bar e feste e in
altre situazioni inappropriate;
• il padre che ha abusato di sostanze in passato e che non
ha risolto i problemi di fondo che lo avevano portato
alla dipendenza;
• il bevitore o consumatore sociale, che abusa di sostanze
stupefacenti e di alcol “solamente” durante le vacanze o
in situazioni di socialità. Non ritiene che ci sia un pro-
blema perché riesce a mantenere il proprio lavoro e altre
responsabilità. Nega però che questi eccessi occasionali
creino sofferenza alla famiglia;
• il padre codipendente o che accetta in silenzio, che non
soffre di dipendenze ma consente alla madre di essere
un’alcolista o di drogarsi e la giustifica.

Se sei cresciuto in un ambiente turbolento dove hai sentito


che la vita era “fuori controllo”, forse ti è rimasta la sensazione
che il mondo sia un posto insicuro e che non ci siano luoghi
in cui trovare riparo. Questo può provocare lo sviluppo di un
tipo di attaccamento instabile o disorganizzato o caotico. A volte
provi affetto nei confronti di tuo padre, mentre altre ti senti
arrabbiato o sei investito dalla rabbia di tuo padre mentre è
sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
Una relazione caotica con il padre può portare, in futu-
ro, a insicurezze, rabbia, dipendenze e problemi relazionali.
Per fortuna, in quanto adulto, sei in grado di riacquistare un

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maggior controllo della tua vita e delle tue emozioni e rag-
giungere una salute mentale ed emotiva migliori.
Le dipendenze possono assumere molte forme diverse,
come il gioco compulsivo, l’alcolismo, l’abuso di sostanze, la-
vorare troppo e altri comportamenti che privano tuo padre
della propria forza, dell’autostima e del benessere. I padri af-
fetti da dipendenza possono consumare tempo e denaro nu-
trendo la propria dipendenza anziché i propri figli.
Forse ti sono mancate cure materiali: non hai avuto abba-
stanza da mangiare o andavi a scuola senza il pranzo o senza
i soldi per comprartelo. Forse hai dovuto indossare vestiti di
seconda mano e a scuola sei stato deriso ed emarginato.
Questo tipo di trascuratezza o di privazione può trasmet-
terti la sensazione che i tuoi bisogni non siano importanti o
siano difficili da soddisfare. Sei pervaso da un senso di man-
canza e di vergogna che puoi portare nella vita adulta, dove
ripeti lo schema della povertà.
Una situazione particolarmente drammatica è quella in cui
tuo padre condivideva l’alcol o le sostanze stupefacenti con te
quand’eri bambino, rischiando di danneggiare i tuoi modelli
di sviluppo e trascinandoti in una situazione illegale.
Se sei consapevole di questo, puoi capirti meglio e anche
vedere che non è stata colpa tua. Eri un bambino. D’altro
canto, se biasimi tuo padre perché è stato irresponsabile, non
giungi di certo a una guarigione. Puoi sentirti discolpato, ma
non sarai in pace. Capire, però, che la colpa non è tua è un
primo passo verso la guarigione.

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Ecco una preghiera utile se sei cresciuto con un padre


affetto da dipendenze:

“Sorgente Divina, ti prego di guarire il mio cuore e di


aiutarmi a conoscere forme sane di amore. Ti pre-
go di darmi la forza e la perseveranza per interrom-
pere il ciclo di dipendenze che si è creato nella mia
famiglia, a cominciare da me. Ti prego, aiutami a ri-
conoscere le mie vere emozioni e a sentirmi al sicu-
ro, a prendermi buona cura di me, per comprendere
come mi sento.”

Il padre che maltratta


Maltrattamento è un termine carico di significato che ne-
cessita di spiegazioni. Un maltrattamento può provocare dan-
ni fisici, psicologici e/o emotivi.
I padri violenti approfittano del proprio potere. Vessano fi-
gli vulnerabili e minano il loro senso di fiducia. In alcuni casi,
i padri stessi sono delle vittime, perpetuando così il circolo
della violenza.
Le forme di abuso sono diverse:

• abuso fisico: ferire il figlio fisicamente. Non è mai giu-


stificato e nella maggior parte dei casi è illegale;
• abuso sessuale: approfittare di un figlio, magari pro-
mettendogli doni, amore, approvazione e così via in
cambio di atti sessuali e minacciarlo se racconta a qual-
cuno della situazione;
• abuso verbale: insultare il figlio, criticarlo eccessiva-
mente o esprimere dubbi riguardo alla sua intelligenza
o alle sue capacità; minacciarlo o trattare con lui argo-

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menti che un bambino non è emotivamente pronto a
capire o ad affrontare;
• abuso psicologico: mettere in atto giochi psicologici
con un figlio, come usare la colpa, la paura e la rabbia
per manipolarlo.

Alcuni studi mostrano che l’abuso psicologico può essere


devastante quanto quello fisico, se non di più. L’aggressione
verbale può nuocere alla psiche in fase di sviluppo di un bam-
bino e sfociare in un trauma che dura tutta la vita e in una
difficoltà di adattamento, che comprende la bassa autostima e
lo sviluppo di dipendenze.
Tutte le forme di abuso possono portare a sintomi post
traumatici per il bambino, come ansia, insonnia, sviluppo di
dipendenze, problemi relazionali, bassa autostima, tendenze
autodistruttive, rabbia cronica e flashback. Per fortuna, questi
sintomi possono essere trattati e guariti se ci s’impegna ad
affrontare e a comprendere le cause sottostanti.
Alcuni padri che maltrattano sono alcolisti o hanno dipen-
denze che li portano a manifestare un comportamento vio-
lento. Ciò non scusa né giustifica l’atto, ma permette di com-
prenderlo in modo che l’adulto che è stato abusato da bambino
possa procedere verso la guarigione. Alcuni padri hanno pro-
blemi a gestire la rabbia e il loro comportamento fisicamente
o emotivamente violento nasce dall’incapacità di controllare
le emozioni e di esprimere i bisogni in maniera costruttiva.
Ancora una volta, però, questo non giustifica la violenza.
I padri che maltrattano di solito hanno disturbi di salute
mentale che necessitano di cure. Nel caso dei padri narcisisti
(che incolpano sempre gli altri dei propri problemi), c’è una
mancanza di motivazione al cambiamento.

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Se questi padri riescono ad assumersi la responsabilità del-
le proprie azioni e s’impegnano a cambiare, allora la crescita è
possibile. Anche se questo ovviamente non cancella il passa-
to, è pur sempre un passo verso la guarigione.

Ecco una preghiera utile se sei cresciuto con un padre


che ti maltrattava:
“Sorgente Divina, ho bisogno del Tuo aiuto per vedermi
attraverso gli occhi degli angeli, in modo da riconosce-
re i miei meriti e il mio valore. Ti prego, permettimi di
lasciar andare la negatività e di focalizzarmi su come
aiutare altre persone che hanno avuto esperienze simili
alla mia. Ti prego di sostenere il mio cammino mentre
imparo a essere in pace.”

Le conseguenze dell’infedeltà paterna,


del divorzio e di un rapporto instabile

Se tuo padre ha tradito tua madre, hai maggiori probabi-


lità di credere che tutti gli uomini siano infedeli. È possibile
che tu attiri relazioni sentimentali con uomini infedeli nel
desiderio inconscio di cambiare tuo padre.
L’infedeltà distrugge l’immagine che un bambino si è creato
del proprio sistema familiare come sicuro e duraturo. Questo è
vero in particolare se il padre si trasferisce altrove. Il bambino
cerca quindi di comprendere perché il proprio mondo sia an-
dato in frantumi a causa di quel tradimento. Molti s’incolpano
nel tentativo di trovare un senso all’infedeltà e al divorzio, il
che può provocare depressione e ansia se manca il sostegno
emotivo e la comprensione di un attento counselor o familiare.
La situazione comprende anche “l’infedeltà emotiva”, in cui
il padre è fisicamente monogamo ma tradisce la moglie flirtan-

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do o guardando materiale pornografico. I figli restano confusi e
avviliti quando capiscono che il padre è attratto da altre donne.
Se la madre divorzia dal padre a causa della sua infedeltà,
il figlio sperimenta il lutto della perdita del padre, oltre che la
rabbia, in ragione della sua assenza. Nella maggior parte dei
casi di infedeltà la madre sarà tanto sconvolta da non riuscire
a dare il giusto sostegno emotivo dei figli.
I bambini crescono bene se la situazione familiare è coe-
rente, cioè se sono in grado di sapere quando e dove vedranno
il padre o la madre. Nel contesto di un divorzio caotico e pie-
no di rabbia, molti figli hanno una routine imprevedibile con
il genitore che non ha la loro custodia (spesso il padre).
Accade anche che la madre racconti al figlio storie orribili sul
padre e che questi si convinca di essere per metà cattivo come
il padre, o che “tutti gli uomini sono cattivi”, perdendo così la
fiducia necessaria a instaurare una relazione a lungo termine.
Purtroppo, la convinzione di un bambino che tutti gli uo-
mini siano traditori ha spesso l’effetto, una volta adulto, di
attirare un partner traditore. Questo accade inconsciamente,
per via della legge di attrazione.
Ci sono molti uomini fedeli alle proprie mogli, ma è possi-
bile trovarne uno solo se si è attratti dai “bravi ragazzi”. Molte
donne ferite dal padre infatti si annoiano quando gli uomini
sono troppo bravi. Sono attratte dai “cattivi ragazzi”, che as-
somigliano al padre: affronteremo nel dettaglio questo argo-
mento nel capitolo successivo, che esamina approfonditamen-
te l’impatto nel tempo di una relazione frammentaria con il
proprio padre. Unire i puntini per comprendere come le ferite
causate dal rapporto con tuo padre possono influire sulla tua
vita affettiva, insieme alla preghiera, può aiutarti a trovare la
relazione sana di cui hai bisogno e che meriti.

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Capitolo 2

L’impatto
delle ferite paterne

In caso di assenza di una figura paterna amorevole nella


propria vita, sia le ragazze sia i ragazzi ne risentono. Le ricer-
che mostrano come il rapporto con il padre sia tanto impor-
tante quanto quello con la madre, a volte persino di più.
I benefici della relazione con un padre amorevole sono
molti, per esempio i figli hanno meno problemi comporta-
mentali. Le ragazze, in particolare, ottengono risultati mi-
gliori in matematica e hanno minori probabilità di incorrere
nell’uso di droghe e alcol. Anche i ragazzi hanno risultati sco-
lastici migliori, tendono inoltre ad avere un senso di identità
ben definito e si rapportano con le donne con rispetto, proprio
come hanno visto fare al padre.

Sentimenti feriti

Le ferite paterne possono condizionarti in modi di cui for-


se non sei immediatamente consapevole. Se, per esempio, tuo
padre non ti ha espresso il suo amore, potresti inconsciamente

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credere di non esserne degno, o che non è possibile amarti.
Ciò ha a che fare con l’intima convinzione che non meriti
nulla di buono, di conseguenza le circostanze della tua vita
rifletteranno questa idea. La sofferenza che provi adesso forse
deriva da ferite che sono in te fin da quando eri piccolo.
Forse soffri di bassa autostima. Come abbiamo detto, se
quando eravamo bambini ci siamo sentiti insicuri, non amati
e non rispettati, possiamo arrivare a soffrire di depressione e
ansia. L’impatto del trauma è in fase di studio e si evidenzia-
no collegamenti con lo sviluppo di disturbi mentali.
Un comportamento violento da parte di una figura paterna
è correlato con un successivo sviluppo di dipendenze da dro-
ghe o alcol e da relazioni negative. I comportamenti malsani
possono essere un modo per reagire a sensazioni sgradevoli,
effetto del trauma vissuto. Anche sovraccaricarci di lavoro è
un modo per nasconderle: magari otteniamo buoni risultati,
però, dietro la facciata del successo, ci sentiamo soli e vuoti.
Questo può portare a un senso di vacuità che si fa strada
dentro di noi, nel profondo, soprattutto quando siamo soli la
sera e tentiamo di prendere sonno. È la prima avvisaglia della
disperazione, e può anche portare a comportamenti compul-
sivi, come la bulimia o l’abuso di alcol.
C’è un modo per superare e padroneggiare queste sensa-
zioni. Molti hanno l’impressione di essere preda dei propri
sentimenti e di non riuscire a controllarli, come se avessero
una vita propria. In effetti, forse li sperimentiamo da sempre,
per cui li accettiamo come naturali o normali e arriviamo alla
conclusione che non possiamo farci nulla.
Non sei solo: molti di noi si sono sentiti così. La buona no-
tizia è che non è mai troppo tardi per guarire e per riprendersi
dal trauma o dalle ferite.

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Ascolta la tua saggezza interiore
Il dolore (emotivo e fisico) spesso ci segnala che è tem-
po di fermarci a prendere in esame ciò che sta accadendo
nella nostra vita. Le emozioni fanno parte del sistema di
guida della nostra saggezza interiore, un po’ come i sensori
dell’auto che suonano per indicarci di allacciare le cinture di
sicurezza, o come le spie che si accendono per avvisarci di
controllare il motore.
La nostra saggezza interiore ci dice quando qualcosa non
va e a cosa dobbiamo prestare attenzione. In un primo mo-
mento sembra più facile ignorare questi sistemi di allarme
e continuare a guidare. Se trascuriamo i segnali più deboli,
allora l’allarme aumenta d’intensità e inizia a reclamare la no-
stra attenzione.
La vita può cambiare corso se rifiuti di ascoltare i campa-
nelli di allarme e continui a procedere. Se hai qualche dubbio,
accosta. Fermati a esaminare che cosa ti stanno dicendo le tue
sensazioni prima di rimetterti in marcia.

Schemi di sofferenza
Se hai avuto un’infanzia complicata e hai vissuto un abuso,
una delusione, una separazione da tuo padre o altre situazioni
difficili, forse ti senti bloccato in un circolo di dolore senza
fine; sei insoddisfatto, come se i tuoi rapporti di lavoro e la
tua vita personale riproducessero di continuo gli eventi o le
sensazioni del tuo passato doloroso, con la convinzione che:

• la tua carriera incontrerà sempre una battuta d’arresto o


finirai sempre per ritrovarti in un vicolo cieco;
• ti mancano la passione e la spinta per raggiungere i tuoi
obiettivi;

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• la vita è molto dura e avara;
• non sei apprezzato;
• le tue opinioni non contano;
• gli altri si approfittano di te e ti trattano male.

Adesso potrebbe essere il momento giusto per riflettere su


ogni somiglianza che riconosci tra la relazione che hai avuto
con tuo padre e i rapporti che hai con gli altri oggi. Osser-
va in particolare quelli che instauri con altre figure maschili
o che ricoprono un ruolo di autorità (maschili o femminili),
perché rappresentano l’energia paterna.
Forse osservare gli schemi comportamentali e gli ostacoli
che hai incontrato in passato nelle tue relazioni e nel lavo-
ro può sembrarti un po’ difficile. Come un artista davanti al
cavalletto, a volte hai bisogno di ridisegnare o ridipingere lo
stesso quadro prima di passare a un altro soggetto. La vita ci
ripropone il nostro doloroso passato più e più volte finché im-
pariamo un altro modo di agire e guariamo consapevolmente.
Per esempio, il padre di Gloria morì quando lei aveva cin-
que anni. Data la giovane età, Gloria non fece in tempo a
instaurare un forte legame con lui. Si sposò a diciotto anni,
anche se non aveva una sintonia emotiva con il marito. Con
il passare degli anni, Gloria capì di averlo sposato per denaro
e per lo status che le conferiva, e che in quel matrimonio non
c’era vicinanza emotiva.
Alla fine si separarono. Gloria interpretò la sofferenza
correlata alla separazione come un campanello dall’allarme e
un’opportunità per prendere in esame e per guarire la propria
vita. Cominciò allora un cammino per conoscere se stessa,
attraverso la riflessione e la lettura di libri di autoaiuto. Rico-
nobbe la similitudine tra il rapporto con il padre morto quan-

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do lei era molto piccola e il matrimonio con un marito da cui
era emotivamente distante.
Gloria comprese che la bambina che era in lei desiderava
con tutte le forze l’amore del padre. Doveva però imparare ad
amare se stessa, perché nessun altro avrebbe potuto sostitu-
ire chi non c’era più. Quando Gloria comprese ciò che stava
accadendo, fu in grado di cominciare una nuova vita, usando
il divorzio come un’opportunità per liberarsi del passato e cre-
are spazio per una nuova relazione amorevole. Anche la sua
posizione lavorativa migliorò avviandola verso una soddisfa-
cente carriera di successo.

I segni che indicano la presenza di ferite


sorte nella relazione con il padre

Uno dei modi principali in cui le ferite che risalgono al


rapporto con il padre si presentano nella nostra vita è attra-
verso le relazioni interpersonali. Il rapporto che hai con tuo
padre può influenzare tutte le relazioni che seguono e più in
generale il tuo approccio alla vita.

L’attrazione per gli uomini distanti emotivamente


o che maltrattano
Dopo un’infanzia difficile o un’adolescenza tumultuosa,
entriamo nell’età adulta e instauriamo relazioni in cui si ma-
nifestano i segnali spia della presenza in noi di ferite paterne
irrisolte, che richiedono la nostra attenzione e un impegno a
intraprendere un percorso di guarigione.
Per esempio, se hai avuto un padre gentile e amorevole, è
più probabile che cercherai un partner gentile e amorevole.
Ovviamente, è vero anche l’opposto. Se tuo padre era freddo
e distante, forse cerchi partner ugualmente incapaci di espri-

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mere le proprie emozioni. È un desiderio inconscio di “cor-
reggere” tuo padre e di ricevere, infine, l’amore e l’approva-
zione di cui hai bisogno.
Le figlie di padri che, purtroppo, le hanno maltrattate (o
che continuano a farlo) spesso cercano partner violenti perché
questo è lo schema che conoscono, anche se è doloroso.
Accade a livello inconscio. Non andiamo certo consape-
volmente alla ricerca di qualcuno che sia freddo e anaffettivo
e che non soddisferà i nostri bisogni emotivi. In ogni caso,
fino a quando non ci fermiamo davvero a riflettere e non ci
chiediamo: Perché continuo ad attrarre uomini emotivamente di-
stanti?, continueremo a ripetere questo schema.

Andrew: Mi sono ritrovato coinvolto in rapporti in cui l’al-


tra persona semplicemente non era emotivamente disponibi-
le. Credo di aver attirato questo tipo di relazione in cui i miei
sentimenti spesso non erano corrisposti, per via delle ferite
che risalgono al rapporto con mio padre. La parte di me che
desiderava amore e accettazione dagli altri uomini era guidata
dalla mia psiche che tentava di guarire da quelle ferite.

Purtroppo cercare un rapporto quando si è in una situazio-


ne di bisogno non funziona, ed è probabile che continueremo
ad attrarre lo stesso tipo di partner finché non osserviamo
apertamente lo schema ed esaminiamo le ragioni che ci por-
tano a ripeterlo.
Nella seconda parte del libro imparerai come guarire il tuo
bambino interiore per riportare in equilibrio le tue emozioni,
e vedrai che comincerai ad attrarre relazioni più sane. Anche
le affermazioni sono utili per adottare nuovi modelli compor-
tamentali.

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Affermazione

“Scelgo relazioni sane che rispecchiano


la mia grande autostima.
Mi consento di attrarre un partner gentile
e amorevole.”

L’attrazione per uomini più anziani


Che tu sia una donna eterosessuale o un uomo gay, l’attra-
zione per uomini più anziani di te può essere un segnale della
presenza di ferite che risalgono alla relazione con tuo padre o
di problemi da affrontare. Un partner più anziano può offrirti
sicurezza economica, esperienza, consigli e protezione. Spes-
so, però, quando la differenza d’età è significativa, il rapporto
può rivelarsi dispotico o mostrare i tratti della codipendenza,
nel senso che ti rivolgi a una figura maschile più forte di te
perché soddisfi i tuoi bisogni.
Questo partner agisce, a tutti gli effetti, come una figu-
ra paterna. A dire la verità è come una relazione tra padre e
figlio/a che, per un periodo di tempo, può darti quel senso di
sicurezza, stabilità e amore che cerchi da tutta la vita. Questo
tipo di relazione di solito non dura a lungo, perché è sbi-
lanciata, e quando maturi e scopri la tua forza interiore puoi
trovarla limitante.

Affermazione

“Ho la responsabilità della mia vita.


Mi prendo cura di me stesso e mi sostengo.”

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L’attrazione per i “cattivi ragazzi”
o per gli “eterni bambini”
Allo stesso modo, forse provi attrazione per i “cattivi ra-
gazzi”, che portano nella tua vita drammi ed eccitazione.
Oppure hai un’attrazione inconscia per uomini che non sono
stabili emotivamente o abbastanza maturi da instaurare rela-
zioni sane. Se non hai avuto un rapporto stabile e amorevole
con tuo padre, ti manca quel modello relazionale e non sei
in grado di replicarlo nella tua vita. Di conseguenza tendi a
scegliere partner instabili, immaturi o distanti emotivamente.
Le ferite che hanno avuto origine nella relazione con tuo
padre forse ti spingono verso gli “eterni bambini”, un genere
di uomini che stimola e appaga il tuo lato materno. A meno
che l’uomo in questione non ne sia consapevole e abbia deciso
di sviluppare il proprio sé adulto, queste relazioni avranno
una dinamica del tipo madre/figlio. Se tuo padre non era una
persona matura e affidabile da un punto di vista emotivo, puoi
provare un’attrazione inconscia per uomini insicuri, infantili e
in cerca di una figura materna, più che di un partner alla pari.
In verità, in questi casi, sei mossa dal bisogno di sentirti indi-
spensabile e dal desiderio inconscio di guarire tuo padre. Per
questo motivo offri tutto di te all’eterno bambino che appro-
fitta della tua natura generosa senza nemmeno apprezzarla,
convinto che tutto gli sia dovuto. Prenderti cura di te e della
tua vita può essere più utile.
Se ti accorgi che continui a ripetere questi schemi, chiediti
perché. Attraverso la riflessione e con impegno, puoi rompe-
re gli schemi e scegliere relazioni con uomini emotivamente
maturi e consapevoli di sé.

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Affermazione

• “Permetto alla Sorgente Divina e agli angeli di sce-


gliere partner che siano sani per me.”
• “Mi permetto di incontrare persone nuove diverse da
ciò che considero essere ‘il mio tipo’.”
• “Permetto all’amore romantico di manifestarsi se-
condo il disegno dell’Universo.”

Insicurezza, gelosia e vulnerabilità


Come conseguenza della mancanza di un padre affidabile
e amorevole durante la crescita, forse tendi a nutrire gelosia
e insicurezza nelle relazioni interpersonali, sentimenti che
spesso mascherano la vulnerabilità e il senso di pericolo che
hai provato nell’infanzia.
L’insicurezza può far nascere in te una forma di sfiducia nei
confronti dei partner, portarti a diventare asfissiante o a voler
controllare e dirigere le loro azioni. È come se la tua bussola
interna fosse costantemente settata per rilevare situazioni di
pericolo ovunque tu vada. Le persone sempre in cerca di un
motivo per preoccuparsi sono dette ipervigili. È importante
riconoscere questa condizione e comprendere da dove ha ori-
gine come passo nel cammino di guarigione.
Può richiedere tempo, perché spesso gli schemi operano
a livello inconscio. Essere consapevole delle tue convinzioni
e delle tue tendenze significa avere la possibilità di lasciarle
andare e cominciare a costruire una relazione amorevole e di
fiducia con te stesso, con il partner e con la vita.

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Affermazione

“Ho un rapporto di fiducia con la vita. Mi sento al si-


curo e so che posso fidarmi del mio Sé Superiore, della
Sorgente Divina e degli angeli.”

La sindrome “l’amore non basta mai”


Le questioni irrisolte con il proprio padre possono rivelarsi
in un continuo bisogno di dimostrazioni d’amore, rassicura-
zione e affetto da parte delle persone che ti circondano e dal
partner in particolare.
Hai l’impressione che il “bicchiere dell’amore” non sia mai
pieno, come se i complimenti e l’affetto che ricevi non bastas-
sero mai? Sembra quasi che quel bicchiere sia forato sul fondo.
Tutti noi a volte abbiamo bisogno costante di attenzioni:
è nella natura umana. Quando però si tratta di un bisogno,
può prosciugare le persone che fanno parte della nostra vita,
compresi i partner.
Siamo stati creati perfetti, integri e completi. Le nostre
esperienze infantili, però, possono lasciarci con una sensa-
zione di incompletezza. Il tuo bambino interiore, bisognoso di
amore e di affetto paterni, risiede nel tuo inconscio e richiede
approvazione.
Riconoscere questi bisogni è un primo passo, gravoso ma
necessario, per affrontare la sindrome “l’amore non basta
mai”. Quando il tuo bambino interiore si sente al sicuro e
amato tu non hai più bisogno di cercare l’amore all’esterno.
Diventi una persona più divertente, il partner e gli altri ap-
prezzano maggiormente la tua compagnia e non ti trovano
più estenuante.

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Impegnarsi in un’autoguarigione a volte è dura all’inizio,
ma può darti grandi soddisfazioni e sollevare anche le perso-
ne che hai intorno.

Affermazione

“Mi nutro dell’amore divino. Mi amo e mi approvo.”

Il comportamento sessuale compulsivo


In alcuni casi cerchiamo di soddisfare i nostri bisogni emo-
tivi con il sesso. Le ferite che hanno origine nella relazione
con il padre influenzano la nostra sessualità in due modi: 1) ci
concediamo in maniera compulsiva a più partner; 2) evitiamo
del tutto la sessualità.
Per la maggior parte delle persone il sesso è piacevole, ma
c’è chi lo pratica in modo compulsivo. Se ti sembra di perdere
il controllo quando si tratta di sesso, è segno che stai cercando
di soddisfare i tuoi bisogni emotivi, cosa che può rivelare una
dipendenza.
Tutti noi, in quanto esseri umani, desideriamo amore e at-
tenzione. È parte della nostra natura. Praticare molto sesso
può darti la sensazione temporanea e illusoria di essere ama-
to. Se continui a ripetere uno schema di sesso occasionale,
non riesci però a sviluppare relazioni basate sull’amore, sul
rispetto e sulla complicità.
Non giudicarti in ogni caso. Si tratta di essere onesti e ca-
pire se facciamo sesso perché mossi da una passione genuina
o per un comportamento compulsivo.

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Nessuno vuole ammettere di sentirsi solo e non amato e
di cercare amore e intimità nel sesso. Riconoscere e prendere
atto dei tuoi veri sentimenti, però, è un passo importante ver-
so la guarigione.
Gli studi dimostrano inoltre che un’elevata percentuale di
persone che si prostituisce (maschi e femmine) è stata vit-
tima di un abuso sessuale, spesso perpetrato dal padre o da
una figura paterna. Ciò ha danneggiato l’autostima di quelle
persone, e alcune di esse pensano che il proprio “valore” sia
connesso alle performance sessuali.
Provare desiderio sessuale è normale. È come agisci di
conseguenza a determinare se tale desiderio sia sano o disfun-
zionale. La sessualità suscita in te un sentimento di vergogna?
Questo può segnalare il bisogno di perdonarti e forse la ne-
cessità di ricevere un supporto psicoterapico. I tuoi compor-
tamenti sessuali ti lasciano un senso di vuoto? È un segnale
del bisogno di una maggiore sintonia emotiva con il partner.
La tua vita sessuale ti sembra poco soddisfacente perché ma-
schera altri bisogni? Potresti aver bisogno di esprimerti crea-
tivamente attraverso l’arte.
Se hai avuto rapporti non protetti o hai instaurato relazio-
ni di natura sessuale problematiche per te o per altri, allora
una parte del tuo cammino di guarigione emotiva e di cura
comprenderà smettere di scegliere situazioni distruttive.
Un counselor formato nel trattamento delle dipendenze
può aiutarti a identificare e a risolvere questi problemi di
fondo. Inoltre il gruppo di sostegno gratuito Sex and Love
Anonymous (che organizza anche incontri online, in italia-
no e in inglese, via Skype) può aiutarti a individuare qual è
il nucleo fondativo delle tue dipendenze di tipo sessuale e
sentimentale.

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Affermazione

“Esprimo la mia sessualità come un atto d’amore,


ntegrità e vera passione. Conosco la differenza
tra passione e compulsione.”

La disfunzione sessuale
Chi è stato vittima di abuso o violenza sessuale può svi-
luppare un disprezzo per la sessualità, perché gli atti sessuali
suscitano in lui o in lei flashback degli abusi subiti. Questa
situazione può portare alla frigidità o alla mancanza di de-
siderio sessuale. La disfunzione sessuale può anche prendere
la forma di una fobia del contatto intimo con un partner; del
dismorfismo corporeo (la continua insoddisfazione per il pro-
prio aspetto fisico); o di una dedizione eccessiva al lavoro che
non lascia il tempo per una relazione sentimentale.
Alcune persone sopravvissute a un abuso sessuale diven-
tano “autosessuali”: instaurano cioè una relazione sessuale
solo con se stesse, attraverso la fantasia e la masturbazione
compulsiva. La paura dell’intimità con l’altro può trasformar-
si in una fobia e impedire di apprezzare una relazione. Se
il problema non viene affrontato, quando la persona si sposa
possono esserci incomprensioni, delusioni e anche relazioni
extraconiugali o divorzio.
Di solito, per guarire una disfunzione sessuale che nasce in
seguito a uno stupro o a un abuso, è necessario un terapeuta
specializzato nel trattamento dei traumi. Il metodo EMDR
(Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desen-
sibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari)

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facilita il processo di guarigione. Sul sito dell’Associazione
EMDR trovi gli specialisti che operano anche nella tua zona.

Affermazioni

• “Mi amo e mi rispetto.”


• “Onoro me stesso e il mio corpo.”
• “Mi tratto con rispetto.”
• “Esprimo il mio desiderio sessuale con amore e con
comportamenti creativi.”

Il loop del dramma


Se la relazione che hai avuto con tuo padre è stata trau-
matica e ti sembra di non riuscire a controllare i tuoi com-
portamenti e i tuoi schemi d’azione, potresti sperimentare un
circolo senza fine di drammaticità, in cui temporaneamente ti
senti meglio, prima che l’umore crolli di nuovo.
Il dramma può indurre dipendenza. Ogni volta che un’an-
tica ferita si riapre o che nella nostra vita entra qualcuno che
ci ricorda la sofferenza causata da nostro padre, nel cervello si
riattivano i circuiti collegati al trauma. Come reazione, il cor-
po rilascia una valanga di ormoni dello stress, che provocano
uno stato simile all’assunzione di stimolanti.
Alcuni ormoni rilasciati nella situazione di stress innal-
zano l’umore e ci permettono di uscire dalla depressione che
forse stiamo vivendo. Nel tempo questo ovviamente logora il
sistema endocrino, mentre il dramma e gli ormoni dello stress
di solito non ci portano a scelte nuove e più sane.

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Reiterare uno schema del tipo “combatti, fuggi o rimani
congelato” è come una dipendenza. È un circolo ininterrot-
to di dolore che ci tiene bloccati. Forse, però, non ne siamo
consapevoli se anche le nostre vite lavorative e personali sono
piene di relazioni difficili. Il dramma e le reazioni fisiologiche
danno una temporanea carica energetica all’umore. Questo
argomento è trattato ampiamente nel libro di Doreen Fai
brillare l’angelo che è in te.
La situazione di dolore e dramma ti sembra familiare e
stranamente “sicura”, perché probabilmente è tutto ciò che
hai conosciuto per gran parte della vita. Questa in sé può es-
sere una consapevolezza dolorosa che ti porta a sentirti dispe-
rato e incapace di fare qualcosa per eliminare la sofferenza.
A volte provi il desiderio di scappare e di nascondere tutto
con un’alimentazione compulsiva o rifugiandoti nell’alcol o
nelle droghe. Tutte soluzioni che ti fanno stare meglio ma
solo per poco; così facendo, in realtà, le maglie della rete della
sofferenza s’infittiscono, perché si vanno ad aggiungere senti-
menti di vergogna, senso di colpa e rimorso.
Non sei solo: molte persone stanno affrontando il cammi-
no per liberarsi dalle dipendenze. Se al momento attui com-
portamenti che riducono la tua autostima, la tua salute o il
tuo benessere è essenziale che tu prenda in esame i tuoi modi
di agire e gli schemi sottostanti.

Sofferenza e dipendenze

Hai dovuto confrontarti con il problema della mancanza


di autostima e con emozioni difficili che ti hanno portato
a sviluppare qualche dipendenza? Entrambi, Doreen e An-
drew, ci siamo trovati a combattere questa battaglia e abbia-
mo compreso che quei comportamenti erano un tentativo di

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“curare” le nostre emozioni. Per fortuna abbiamo riconosciuto
lo schema che stavamo mettendo in atto e siamo così riusciti
ad affrontarlo con efficacia.
Se ti senti sopraffare da un senso di vuoto, dalla solitudine
o dalla depressione e non hai ancora trovato un modo efficace
per gestire queste emozioni, forse sei vulnerabile o predispo-
sto alle dipendenze. Significa che:

• provi il desiderio incontrollabile e ossessivo di una so-


stanza o di un comportamento;
• senti di non avere altra scelta se non cedere a quella so-
stanza o a quel comportamento;
• hai problemi di salute, relazionali, sul lavoro, finanziari,
con la scuola o l’università e altro ancora a causa di quel-
la sostanza o di quel comportamento;
• provi un senso di colpa e di vergogna cronico per quel
comportamento.

Che tu ricorra al cibo, a internet, al gioco d’azzardo, allo


shopping, all’alcol o alle droghe, i comportamenti eccessivi
influiscono sulla tua salute e sulla tua autostima. Queste atti-
vità stimolano i centri del piacere del cervello, che rilasciano
neurotrasmettitori del benessere come dopamina, oppioidi,
serotonina, i quali danno una piacevole euforia o una sensa-
zione di intorpidimento.
Se ti accorgi di avere qualche dipendenza o credi di essere
intrappolato nel circolo della sofferenza e del dramma, non
vergognarti e non esitare a cercare supporto.

Doreen: A causa delle dipendenze ho perso due persone


che amavo: mio nonno, ucciso in un incidente d’auto provoca-

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to da una persona ubriaca, e un caro amico, per aver abusato di
medicinali antidolorifici che in un primo momento gli erano
stati regolarmente prescritti. Le dipendenze non vanno prese
alla leggera o sperando che “si risolvano” da sé. Le dipenden-
ze ci privano della gioia, della salute, del tempo, del rispetto e
del denaro. Nessuno sballo né intorpidimento merita questo.

Se sei nella morsa di una dipendenza, ti consigliamo di


cercare il sostegno di un professionista o di gruppi di mutuo
aiuto dei 12 passi (come gli Alcolisti Anonimi, i Mangiatori
Compulsivi Anonimi, i Narcotici Anonimi, i Debitori Ano-
nimi, gli Emotivi Anonimi o Al-Anon per problemi di co-
dipendenza). Cerca informazioni su internet per capire come
funzionano questi gruppi e se fanno al caso tuo.
Il primo passo consiste nell’ammettere la tua debolezza
nei confronti della dipendenza, un’esperienza di umiltà che ti
permette di aprirti a ricevere il sostegno divino, di un counse-
lor o di altre persone che stanno vivendo le tue stesse difficol-
tà. Alcuni studi dimostrano che la preghiera e la spiritualità
sono utili per guarire dalle dipendenze. (Parleremo in detta-
glio del potere della preghiera nel Capitolo 9.)

Per la maggior parte delle persone la guarigione emotiva


è un processo graduale. E, proprio come i proverbiali “strati
della cipolla”, ci sono diversi livelli da portare alla luce per
poi rimuoverli. Molti di noi sono in grado di affrontare solo
una piccola parte di sofferenza e di malessere per volta. Stra-
fare o cercare di apportare molti cambiamenti o di risolvere
tutto in una volta, alla lunga può bloccarti e risultare contro-
producente.

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Ricordati di perdonarti e di trattarti con dolcezza nel “mo-
mento di guarigione”, mentre leggi attivamente questo libro.
Nel capitolo successivo scoprirai quanto sia diffusa la soffe-
renza che ha origine nella relazione con il proprio padre – in-
tessuta nell’arazzo culturale dei miti e delle favole – e troverai
esempi di guarigione per illuminare il tuo cammino.

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Capitolo 3

Il bisogno di amore
paterno e altre ferite
archetipiche

Qual è il desiderio profondo che tutti proviamo di tanto


in tanto? Quanti di noi hanno sentito quel dolore sordo e il
bisogno insoddisfatto di essere amati e apprezzati da qualcun
altro? Il bisogno di amore paterno che è in noi è un desiderio
d’amore, di energia maschile e di approvazione.

Il bisogno d’amore

Il bisogno di amore paterno si manifesta in ragazzi e ra-


gazze adolescenti sotto forma di assenze a scuola, abbandono
scolastico, molte esperienze sessuali e partner, gravidanze. Per
le ragazze e per le giovani donne, un comportamento sessuale
precoce esprime il bisogno d’amore e attenzione maschili. Le
ragazze provano a compensare la perdita dell’amore paterno
cercando il contatto con l’altro sesso e interpretano la perdita
come un rifiuto nei loro confronti. Purtroppo questo spesso le
porta a essere sfruttate sessualmente.

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Il padre di Liz era sempre occupato e molto assorbito e
sembrava non curarsi dei suoi bisogni di ragazzina. Durante
l’adolescenza, la distanza tra loro aumentò. Fu allora che lei
iniziò a cercare la compagnia dei ragazzi e più tardi degli
uomini.
Ai primi anni del liceo, Liz cominciò a sentirsi attratta
dai ragazzi. Ne apprezzava le attenzioni e segretamente ne
desiderava l’amore. Ciò che voleva di più erano le effusioni
fisiche: non era però in grado di esprimere questo bisogno
chiaramente o in maniera sana.
Alcuni ragazzi e alcuni uomini intuirono la sua vulnera-
bilità e sfruttarono il suo bisogno d’amore. Liz cominciò ad
avere rapporti sessuali per soddisfare i propri bisogni emotivi.
Si rese conto, però, che così facendo appagava solo tempora-
neamente il suo bisogno d’amore e che alla fine i ragazzi si
stancavano di lei, cosa che la portava a sperimentare con loro
lo stesso rifiuto che aveva avuto dal padre.
Liz ripeté lo schema della disponibilità sessuale come modo
per cercare amore anche da adulta. Anche se inizialmente le
sembrò che il suo bisogno fosse soddisfatto, presto realizzò di
sentirsi vuota, persino usata. Con il passare del tempo questa
sensazione crebbe progressivamente e la sua autostima crollò.
Liz decise allora di rivolgersi a un counselor e finalmente fu
in grado di capire che stava cercando una compensazione per
l’amore e per l’affetto che non aveva ricevuto dal padre.
Liz gli scrisse una lettera in cui aprì il proprio cuore.
Espresse il senso di abbandono, perdita e rifiuto che l’aveva
lasciata ferita e vulnerabile. Non spedì la lettera ma la bruciò.
Dopo essersi liberata del dolore e del rifiuto si sentì sollevata.
E lasciò andare il senso di colpa che aveva provato per i propri
comportamenti sessuali.

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Liz decise di trascorrere un anno senza uomini, per sco-
prire chi era e quali fossero i suoi valori. Si sentì meglio quan-
do cominciò a frequentare corsi d’arte e trovò nuove amiche
donne. La sua ferita cominciò a guarire grazie a un rinnovato
senso di sé.

Alcuni archetipi della manifestazione delle


ferite paterne

Il complesso di Cenerentola
Ricordi quanto ti affascinava questa famosissima fiaba? Il
padre non era più accanto a Cenerentola per proteggerla e la
piccola dovette lottare con una matrigna e due sorellastre me-
schine finché fu salvata e portata via da quella casa.
Forse pensavi che anche nella tua storia ci sarebbe stato il
lieto fine e che avresti incontrato il principe azzurro.
Hai il segreto desiderio che qualcuno ti salvi? Stai aspet-
tando il principe che ti tiri fuori dai guai e ti ami?
Fiabe e film romantici si sviluppano spesso con una trama
in cui il principe salva la futura sposa. Questo predispone una
donna a pensare che gli uomini siano gli unici in grado di
risolvere le cose, salvo poi rimanere delusa quando si accorge
che anche loro sono persone ferite.
Nel complesso di Cenerentola il desiderio di una figura
paterna amorevole è sostituito dal potente mito di un principe
che si prenda cura di noi e con cui vivere per sempre felici e
contenti. Nel film “Pretty Woman” ci sono alcuni paralleli-
smi con la fiaba: il personaggio interpretato da Julia Roberts
viene salvato in modo simile. Purtroppo la vita non funzio-
na così. Anche se incontri il tuo “principe”, potresti caricare

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quella persona di troppe aspettative. Per la verità, nessuno
può soddisfare tutti i desideri.
Cindy ha una carriera di successo. Si prende cura del suo
aspetto fisico e ha un’ampia cerchia di amici. C’è però un am-
bito della sua vita che non funziona: le relazioni interpersona-
li. Passa da un ragazzo all’altro. All’inizio le cose vanno bene,
ma subito lei comincia a puntare il dito su ogni loro sbaglio
o fallimento, il che porta presto a discussioni e disarmonia.
Ciò che Cindy ignora è che sta cercando un uomo che la trat-
ti come una principessa per compensare la trascuratezza del
padre. Inoltre Cindy ha standard molto elevati e aspettative
irrealistiche riguardo a come desidera essere trattata.
In un primo momento Cindy non riesce a capire come nel-
le sue relazioni si trovi a replicare i bisogni non soddisfatti
dell’infanzia. Quando il counselor le indica lo schema, Cindy
ammette di essere stata influenzata dai romanzi e dai film
d’amore con cui è cresciuta. Aveva vissuto in un mondo di
fantasia per sfuggire alla delusione di un’infanzia priva di at-
tenzioni e di cure.
Cindy modificò le sue aspettative riguardo al partner e
scese a qualche compromesso. Riusciva ancora a vivere la
propria relazione con romanticismo, ma aveva aspettative più
realistiche e una visione più equilibrata dell’altro. Imparò ad
accettarne gli errori e le imperfezioni e a focalizzarsi sui punti
di forza e i lati positivi.
Il complesso di Cenerentola ha in sé un archetipo simile
a quello dell’eterna bambina o della principessa che sembra
imprigionata in un’infanzia o in un’adolescenza perpetue. Un
evento traumatico dell’infanzia ha congelato una parte della
donna in uno stadio infantile. Il suo sviluppo si è bloccato in
un punto del passato.

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Quando siamo bambini dipendiamo dagli altri per la no-
stra sicurezza e la nostra sopravvivenza. Ma se scegliamo di
non crescere, evitiamo di assumerci la responsabilità della no-
stra vita.
Se ti identifichi con il desiderio di essere salvata o di avere
un uomo che si occupi di te, allora è fondamentale che tu
riconosca questa tendenza per superare lo schema e crescere.
Essere una principessa delle fiabe è fantastico, ma pretendere
che gli altri ci trattino come tali e rinunciare ad agire e alla
nostra autonomia può limitarci e pesare su chi ci circonda.

Wonder Woman
Tradizionalmente i padri – soprattutto quelli delle genera-
zioni passate – hanno mantenuto nella società il ruolo di chi
porta a casa il pane e si sono distaccati dalle proprie emozio-
ni. A molte ragazze è perciò mancato il loro affetto e, come
conseguenza, possono aver costruito la propria idea di sé a
partire da un padre apparentemente imperturbabile, che non
mostrava mai la propria vulnerabilità.
Se provi spesso un senso di ottundimento emotivo e ti
sembra di non provare particolare affetto per nessuno signifi-
ca che sei diventata una wonder woman, più attenta ai risultati
e ai riconoscimenti che alla pace interiore.
Storicamente, gli uomini hanno dominato il mondo del
lavoro e molti settori professionali, poi, negli anni Ottanta,
arrivarono i tailleur e le spalline, e le donne che riuscivano ad
apparire dure e inflessibili conquistarono posizioni di potere.
Per sopravvivere in ambienti difficili e tipicamente maschili,
le donne hanno imparato a reprimere le proprie emozioni e a
diventare supercompetitive. Per farcela, alcune hanno perso
il contatto con la propria femminilità, i propri sentimenti e
la propria vulnerabilità. Motivazione, ambizione e raggiungi-

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mento dei risultati sono oggi norme accettate e tratti deside-
rabili sia per gli uomini sia per le donne.
Linda era cresciuta come un maschiaccio. Era molto vicina
al papà e insieme praticavano diverse attività sportive all’a-
perto. Il papà però – come molti uomini delle generazioni
passate – non era in grado di darle affetto.
Divenuta grande, Linda notò che doveva comportarsi in
modo competitivo e maschile per guadagnare promozioni
nella sua carriera da infermiera. Pur essendo una professio-
ne prettamente femminile, Linda era costretta a mostrare
un comportamento dominante per andare avanti. Una sera
si sentì demoralizzata pensando alla propria cultura lavora-
tiva e al tipo di persona che era diventata per raggiungere il
successo.
Linda aveva ottenuto la posizione di caposala quando si
accorse che le colleghe non erano più cordiali con lei. Aveva
permesso alla propria ambizione di avere il sopravvento sul-
le sue qualità umane. Dopo aver parlato con alcuni mentori,
comprese che avrebbe potuto essere gentile, cordiale, empa-
tica e attenta senza sacrificare la propria posizione di potere.
Imparò che era possibile bilanciare un ruolo da leader come
coordinatrice senza perdere se stessa e la propria femminilità.
Linda si accorse che le persone che lavoravano con lei co-
minciarono a trattarla con calore, e l’energia dell’ambiente di
lavoro migliorò.
Le supereroine, del passato e del presente, sembrano ave-
re caratteristiche spiccatamente maschili. Wonder Woman,
Xena e Lara Croft di “Tomb Raider” sono forti fisicamente
e sexy invece che delicate e con tratti tipicamente femmini-
li. Anche se sembra bello essere una wonder woman, questo
cammino può rivelarsi freddo e solitario. E se i tuoi senti-
menti sono anestetizzati, è impossibile provare un felice senso

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di appagamento, amore o pace. Tutto ha a che fare con la
competizione e con la vittoria.
Per essere efficienti nel mondo degli affari o in qualunque
altro ambito, spesso è necessario rimanere calmi e relativa-
mente anaffettivi. È necessario bilanciare i sentimenti con il
nostro lato più razionale. Più avanti parleremo di come impa-
rare a equilibrare e a calmare le emozioni con alcune semplici
tecniche.
Nelle relazioni interpersonali le wonder woman possono
scoraggiare ogni tentativo di instaurare un’intimità emotiva.
Le persone ti ammirano o forse sono intimidite da te, ma la
maggior parte di noi in un amico cerca soprattutto qualcu-
no con cui sentirsi a proprio agio. Non vuoi certo respingere
buone amicizie con la tua durezza.
Nessuno ti chiede la perfezione o di aver risolto questi pro-
blemi. Tutti noi ci stiamo lavorando. Equilibrare entrambi i
lati, maschile e femminile, è importante sia per gli uomini
sia per le donne ed è qualcosa su cui lavorare ogni giorno.
Come donna puoi essere forte e femminile al tempo stesso.
Gli uomini possono essere forti, attivi e motivati ma anche
affettuosi e sensibili. L’identità tradizionale maschile si sta
addolcendo, e questa è un’ottima cosa.
Se sei una donna che lavora in un settore a prevalenza ma-
schile, forse tornando a casa porti con te una forte energia
maschile. Concediti un po’ di tempo per passare al tuo lato
femminile quando rientri: per esempio, puoi toglierti i vesti-
ti da lavoro, scegliere della musica dolce, meditare, rilassarti
con un bagno, praticare un po’ di yoga o parlare con un’amica.

Doreen: Credo che Maria sia un modello di donna mera-


viglioso, femminile e straordinariamente forte. È anche affet-
tuosa, ovviamente. Raccomando sempre di rivolgersi a Maria

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con la preghiera e la meditazione per connettersi con il suo
equilibrio divino di energia femminile e maschile. Puoi visi-
tare un santuario, come Lourdes, Fatima o Medjugorje, per
intensificare la tua connessione con Lei e averla come guida.

Il bambino ferito
Se hai vissuto un’infanzia difficile, con un padre violento
o assente, è probabile che dentro di te ci sia un bambino fe-
rito. Questa parte può manifestarsi in età adulta attraverso
sentimenti di impotenza, oppure puoi pensare di non essere
abbastanza bravo o meritevole.
Avere dentro di sé un bambino interiore ferito è come cre-
scere un figlio che si comporta male. Il tuo bambino interiore
potrebbe fare i capricci per cui, anche da adulto, ti è difficile
regolare le emozioni. Magari sei soggetto a scatti emotivi,
come accessi di rabbia incontrollabile, paura che immobilizza
o una tristezza schiacciante.
Forse il tuo bambino interiore cerca di attirare l’attenzione
del tuo sé adulto mostrandosi “dispettoso”, così prova a sa-
botare il modo in cui prendi una decisione, oppure con altri
comportamenti negativi. Il bambino non guarito può impulsi-
vamente farti sbandare verso le dipendenze e altre debolezze.
Permetteresti a un bambino di guidare un veicolo ad alta
velocità? È quel che accade se consenti al tuo bambino inte-
riore ferito di gestire la tua vita. Se sospetti o sai di avere un
bambino interiore ferito, il primo passo è prestargli adeguata
attenzione. Non dargli in mano le chiavi della tua vita, ma
ascolta i suoi (cioè i tuoi) sentimenti e rassicuralo che sei un
adulto affidabile che sa prendersi cura di lui. E sii un adulto
affidabile assumendoti la responsabilità dell’accudimento di
te stesso.

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Alcune persone sono spaventate all’idea di dialogare con il
proprio bambino interiore, oppure non sanno da dove comin-
ciare o come entrare in contatto con lui. Nella seconda parte
del libro troverai indicati alcuni metodi su come fare.
Come ti comporteresti con un bambino triste, ferito nei
propri sentimenti? Lo conforteresti e lo tratteresti con amo-
re ed empatia, lo prenderesti tra le braccia e lo coccoleresti.
Noi, però, tendiamo a ignorare, a reprimere o a punire quella
parte di noi che ha un bisogno urgente di amore e attenzio-
ne. Troppo spesso riteniamo che una richiesta d’amore sia un
segno di debolezza invece che di forza. Quando il bambino
interiore ferito è ignorato, “urla” comportandosi male o ma-
nifestando malesseri fisici.
Un bambino interiore ferito può essere un alleato potente e
un maestro meraviglioso. Dopo che ti sarai occupato di que-
sto aspetto di te e l’avrai integrato nella tua persona, riuscirai
a comprenderti e ad accettarti.

Ovviamente ci sono molti altri modi in cui possono ma-


nifestarsi le ferite, tra cui la paura dell’abbandono e del tradi-
mento. Nella seconda parte del libro parleremo di come gua-
rire queste paure e come sviluppare una relazione di fiducia
con te stesso.
Sappiamo bene che queste sono solo etichette e che in
verità siamo tutti esseri complessi: nessuno corrisponde pie-
namente a una specifica categoria. Le etichette servono per
guidarci nel riconoscimento degli schemi che si ripetono nella
nostra vita e che rappresenta il primo passo per la guarigione.

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Il padre ombra nelle fiabe, nella mitologia
e nel cinema

La relazione difficile che hai vissuto con tuo padre non è


cosa rara: nel corso del tempo è stata messa in scena diverse
volte. Diciamo questo non certo per minimizzare la tua soffe-
renza o la tua esperienza, ma per dimostrarti invece che prima
di te molte altre persone hanno affrontato gli stessi problemi.
Le ferite originate nella relazione con il padre sono oggetto di
racconti mitologici fin dai tempi antichi e riconosciute come
uno schema archetipico dell’esperienza umana.
Le fiabe, i miti, la Bibbia, la letteratura e il cinema ci raccon-
tano storie di relazioni tra padri e figli e tra padri e figlie, quasi
sempre piene di conflitti, incomprensioni e persino di morti.
Nella mitologia greca si narra la vicenda di Edipo che uc-
cise il padre dopo essersi innamorato della madre, un mito
utilizzato nella teoria psicoanalitica di Sigmund Freud per
spiegare le tensioni che si generano tra padri e figli, ma anche
tra padri e figlie.
Le storie moderne, le soap opera e le pièce teatrali conti-
nuano a raccontare dell’impatto di padri assenti.
I padri assenti o deceduti sono un tema costante delle fiabe
e dei film. Uno studio recente sui film per bambini della Di-
sney e della Pixar ha rilevato che 40 personaggi su 69 avevano
un genitore morto, disperso o single. Peter Pan non aveva
genitori e Jasmine (del film “Aladdin”), Belle (“La bella e la
bestia”) e Pocahontas sono state cresciute da un padre single.
Se esaminiamo le fiabe classiche, individuiamo l’archetipo
del padre ombra, in cui la figura paterna è rappresentata in
modo negativo.
Prendiamo l’esempio di Cenerentola, la cui madre è mor-
ta e il padre si risposa con una matrigna malvagia, con due

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sorellastre cattive che la tormentano. Secondo la versione tra-
dizionale della storia, Cenerentola non può chiedere aiuto al
padre: “La povera ragazza sopportava tutto con pazienza e
non osava rivolgersi al padre che l’avrebbe sgridata, perché la
moglie lo comandava in tutto e per tutto.”
Alla morte del padre la vita della giovane prende una svol-
ta terribile e la speranza rinasce in lei solo quando sposa un
principe. Nel complesso, Cenerentola è una storia eroica in cui,
benché le probabilità siano tutte contro di lei, la protagonista
trova il suo principe e raggiunge il finale fiabesco “per sempre
felici e contenti”.
Se solo la vita funzionasse così! Noi non crediamo al mito
del lieto fine, perché l’esistenza ci presenta sfide continue.
D’altro canto, è vero che puoi superare un’infanzia opprimen-
te e vivere la vita dei tuoi sogni, che si avvicina al mito del
“per sempre felici e contenti”.
“Alla ricerca di Nemo” è un film d’animazione che presenta
il lato luminoso o positivo della paternità. In questo film per
bambini, il personaggio del pesce pagliaccio Nemo si perde
nel mare. E chi attraversa l’oceano a nuoto, superando molti
ostacoli, squali inclusi, per salvarlo? Marlin, l’amato padre. È
un esempio piuttosto raro, in forma di fiaba, di padre affet-
tuoso ed eroico pronto a tutto pur di proteggere e salvare il fi-
glio in pericolo. Non vorremmo tutti un padre come Marlin?
Nel capitolo 5 indagheremo l’archetipo del padre ideale
per cominciare la guarigione emotiva nella nostra relazione.
Ma, prima di tutto, cerchiamo di capire meglio la dinamica
padre-figlio.

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Capitolo 4

Uomini feriti:
la paternità
e il bambino interiore

Anche se l’obiettivo primario del libro è l’impatto che le


ferite causate dalla relazione con il padre hanno sulle donne, è
importante riconoscerne l’effetto anche negli uomini, perché
possono incidere sulla tua vita se hai una relazione con un
partner che ne soffre. Quanto leggerai in questo capitolo può
aiutarti anche a comprendere tuo padre, che probabilmente
aveva ferite irrisolte.
Il padre influisce in maniera importante anche sugli uomi-
ni e sui ragazzi, in alcuni casi più di quanto avviene per le ra-
gazze. Se sei una donna, questa consapevolezza può aiutarti a
essere più empatica nei confronti degli uomini feriti che fanno
parte della tua vita, che si tratti del tuo capo, di un collega, di
tuo fratello, tuo figlio, tuo zio, tuo padre o del tuo compagno.
La verità è che tutti noi condividiamo le stesse ferite e
sofferenze segrete. La differenza sta nel modo in cui si pre-
sentano. Diciamo “segrete” perché non se ne parla quasi mai

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apertamente, tranne che nello studio di uno psicoterapeuta,
oppure nei gruppi di aiuto tra uomini, tra buoni amici o nei
luoghi dedicati alla guarigione emotiva. La società in cui vi-
viamo non ci incoraggia a esprimere liberamente la nostra
vulnerabilità o le nostre ferite.
È un problema complesso che richiede onestà, oltre a forza
di volontà e motivazione al cambiamento, dato che bambini e
adulti a volte si trovano ad affrontare gli effetti a lungo termi-
ne di un padre con problemi di controllo, incapace di manife-
stare le proprie emozioni e di rapportarsi a esse, o di gestire il
proprio potere. Ti aiuteremo in questo cammino.

Uno sguardo alla paternità nella storia

La paternità e il ruolo dei padri sono cambiati nel tempo.


Comprendere com’è evoluta questa figura, soprattutto negli
ultimi tempi, può aiutarti a capire meglio tuo padre e il pa-
dre di lui.
Anni fa il ruolo paterno era quello di guadagnare denaro per
la famiglia. Quando rientrava a casa dal lavoro, la moglie gli ser-
viva diligentemente la cena e si assicurava che i figli rimanessero
tranquilli e non disturbassero il suo momento di riposo.
Non è sempre stato così. È sorprendente notare che, nelle
società pre-agricole di cacciatori-raccoglitori, gli uomini era-
no coinvolti nella crescita dei figli con un ruolo protettivo,
nella misura in cui i figli avevano bisogno di essere trasportati
e tenuti al sicuro.
Quando, con lo sviluppo dell’agricoltura, l’umanità cambiò,
le grandi famiglie allargate cominciarono a collaborare nell’ac-
cudimento dei figli. Intere famiglie lavoravano, fianco a fianco,
nella coltivazione dei campi, e i padri si allontanavano per de-
dicarsi all’agricoltura solo per parte della giornata. Le donne

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morivano più spesso di parto, per cui c’era un numero maggiore
di padri single che si trovavano ad allevare i figli da soli.
Fino a qui sembra che i padri fossero abbastanza coinvolti
nella crescita dei figli e che i figli avessero modo di costruire re-
lazioni strette con loro. L’attribuzione del ruolo parentale a uno
solo dei due genitori sembra risalire, in Occidente, all’ultima
fase dell’industrializzazione. Gli uomini andavano a lavorare,
mentre le donne accudivano i figli. È in questo periodo che si
sviluppano i ruoli stereotipati per gli uomini e per le donne.
Anche le due guerre mondiali contribuirono ad allontanare gli
uomini dai figli e dalle famiglie rinforzando i ruoli di genere.
Tutto questo cambia tra il XX e il XXI secolo. In questo
periodo più donne sono entrate a far parte del mondo del la-
voro e alcune di esse guadagnano più di altri uomini. Nell’at-
tuale epoca tecnologica sembra che i “lavori da uomini”, se-
condo lo stereotipo, siano diminuiti. La società si è orientata
maggiormente sulle attività al chiuso e sul lavoro da casa, così
gli uomini possono trascorrere più tempo tra le mura dome-
stiche, e l’ambiente casalingo, un tempo dominato dalle don-
ne, è cambiato.
Insieme a queste transizioni e cambiamenti di ruolo per
entrambi i generi, gli uomini vivono anche tensioni e confu-
sione riguardo alla propria identità maschile: cercano di ri-
conciliarsi con il proprio ruolo educativo mentre, al tempo
stesso, si occupano del mantenimento della famiglia, come ci
si aspetta da loro.
La buona notizia è che sembra che gli uomini riescano a
trovare un equilibrio e si stiano adattando ai ruoli che cam-
biano, traendone anche una certa soddisfazione.
Come probabilmente avrai notato, l’attuale generazione di
padri è molto più partecipe nell’educazione dei figli, e si oc-
cupa della loro crescita con amore.

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È una tendenza sana, perché gli uomini stanno imparando
a equilibrare le loro energie maschili e femminili. Il futuro
appare luminoso. Sono necessari padri amorevoli e attenti per
crescere ragazzi e ragazze sani e sensibili, quelli che spesso
sono chiamati “generazione cristallo e arcobaleno”.
Hai notato intorno a te uomini più sensibili però sempre
mascolini? Ti sei accorto che sempre più uomini si ritrovano
in gruppo per affrontare le loro problematiche, proprio come
hanno fatto le donne in passato? Questa situazione riflette
le mutate aspettative della società relativamente alla capacità
degli uomini di esprimere le proprie emozioni e di mostrare
la propria vulnerabilità.
Se tuo padre non era così, lo capiamo bene. Questo sguar-
do storico d’insieme non vuole di certo scusare il compor-
tamento di un padre assente o violento, ma ti aiuta a capire
la confusione che molti uomini provano riguardo al proprio
ruolo e a ciò che ci si aspetta da loro.

La formazione dell’identità maschile

Gli uomini cresciuti con padri assenti o che li maltratta-


vano possono trovarsi a disagio, se non in contrasto, con la
propria identità maschile. È una situazione simile a quella
degli uomini e dei ragazzi che hanno una bassa autostima o si
sentono indegni, che pensano di non essere abbastanza bravi,
di avere poco o nessun valore.
Alcune statistiche sull’argomento sono allarmanti. I ra-
gazzi che crescono senza un padre hanno più probabilità di:

• suicidarsi;
• scappare di casa;

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• avere problemi comportamentali;
• essere coinvolti in uno stupro, abbandonare la scuola o
finire in prigione.

Le statistiche rivelano quanto sia difficile per i ragazzi


cresciuti senza un padre imparare a rispondere all’autorità o
a controllare le proprie emozioni. Non hanno una figura di
riferimento maschile che possa insegnare loro quali sono i
confini e le regole del vivere sociale.

Andrew: Ho coordinato un programma che offriva


counseling a giovani uomini e ragazzi che erano stati sospesi
dalla scuola o avevano avuto problemi con la giustizia. Spesso
nella loro storia c’era un padre assente o inadeguato che non
era stato in grado di dare loro sostegno, guida o limiti.
Ho notato inoltre che, quando questi ragazzi crescono, ne-
cessitano della guida di una figura paterna positiva che li aiuti
a sviluppare un’identità maschile sana e a rispettare le donne.
Il mio lavoro clinico ha evidenziato l’importanza di un in-
tervento tempestivo e il bisogno, per le famiglie monoparen-
tali, di modelli e figure di riferimento positivi per entrambi
i generi. In alcuni casi può essere d’aiuto un parente di sesso
maschile, emotivamente sano, o un amico fidato che trascorra
del tempo con la madre e con i figli.

Dagli uomini adulti i ragazzi imparano come trattare le


donne, capiscono come instaurare relazioni e comportarsi in
modo appropriato. I ragazzi modellano la propria identità
maschile entrando in rapporto con altri uomini e altri ragaz-
zi. Senza questi legami sani, fanno fatica a definire la loro
identità di uomini o a interagire con le donne.

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Se t’incolpi ingiustamente

Se riesci a capire che anche tuo padre ha in sé ferite irri-


solte o il perché della sua assenza dalla tua vita, allora forse
puoi provare una maggiore empatia nei suoi riguardi ed essere
meno severo con te stesso, perché capisci di non aver fatto
nulla di sbagliato. Semplicemente, il dolore della ferita di tuo
padre si è trasferito su di te.
Da bambini pensiamo che l’umore di nostro padre dipenda
da noi. Il nostro lato compassionevole vuole aiutare, guarire e
amare gli altri e ci porta a sentirci in colpa per cose che invece
non possiamo controllare.
I bambini credono erroneamente di aver provocato la rab-
bia o l’assenza del padre, che sia colpa loro se i genitori si sono
separati o se il papà è arrabbiato o emotivamente distante.
Questo tipo di convinzione può portare, da adulti, a un com-
portamento di codipendenza, in cui ci riteniamo responsabili
dei sentimenti del partner. In realtà è l’altro il responsabile
della propria rabbia. Tuo padre se n’è andato, si è allontanato
emotivamente o ha divorziato per problemi che non potevano
essere risolti all’interno della struttura familiare.
Comprendere e distinguere la tua ferita da quella di tuo
padre è importante. Se non impari a distinguere che cosa è un
suo problema da risolvere e che cosa è un tuo problema, puoi
ritrovarti invischiato in schemi relazionali malsani, come un
coinvolgimento eccessivo nei confronti dell’altra persona.
Sembra che la tossicità delle ferite del padre si trasmetta
al figlio o alla figlia quasi in automatico. A causa dell’agire
inconsapevole del padre, al figlio o alla figlia viene trasmessa
la stessa ferita e la medesima sensazione di vuoto incolmabile:
e potrebbe volerci una vita intera per guarirle e risolverle.

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Louise Hay, autrice di testi di autoaiuto e pioniera nel
campo dell’autoguarigione emotiva, raccomanda di vedere
i genitori come bambini molto piccoli e bisognosi d’amore.
Una fotografia di tuo padre bambino o adolescente può esser-
ti d’aiuto. Oppure prova a immaginarlo come un bambino tra
i cinque e gli otto anni; è più o meno l’età in cui tuo padre ha
imparato a comportarsi da “ometto”, ossia ad amare in modo
condizionato, del tipo: “Se ti comporti in un modo che appro-
vo, ti amerò.” A quell’età il bambino ha imparato che è inac-
cettabile piangere o esprimere le proprie emozioni. Potrebbe
anche essere stato il momento in cui suo padre se n’è andato
di casa o l’ha in qualche modo ferito, indebolendolo.
Di conseguenza, potresti aver “ereditato” questa ferita da
tuo padre, che non è riuscito a esprimere il proprio amore nei
tuoi confronti o a manifestare la propria vulnerabilità. Forse
a quell’età è stato maltrattato oppure gli sono mancati i mo-
delli maschili amorevoli di cui aveva bisogno per sviluppare
un’energia maschile equilibrata.

Doreen: Trovo utile pensare all’infanzia difficile di mio


padre per comprenderlo e relazionarmi con lui. Mentre pri-
ma ero solita prendere sul personale il suo carattere freddo
e distaccato, adesso so che la sua è una strategia di difesa e
il suo modo di affrontare i rapporti. Questa prospettiva mi
aiuta a essere empatica nei suoi confronti, invece di desiderare
inutilmente che cambi e si trasformi in un uomo accogliente
e tenero.

Se individui qual è la fonte della sofferenza emotiva di tuo


padre, puoi evitare di riprodurre inconsciamente gli stessi sche-
mi disfunzionali nelle tue relazioni. L’obiettivo non è incolparlo,
ma comprenderlo, per arrivare a una guarigione emotiva.

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Come relazionarti con uomini feriti

Se comprendi e provi una maggiore empatia per i doloro-


si schemi comportamentali di tuo padre, le relazioni con gli
uomini che fanno parte della tua vita saranno più facili. Può
trattarsi del tuo partner, dei tuoi colleghi di lavoro, dei tuoi
fratelli o dei tuoi cognati. In effetti, molti uomini (me com-
preso, Andrew) hanno al proprio interno un bambino ferito
o un adolescente che sta sulla difensiva e che, a volte, prende
il controllo. L’uomo adulto con cui stai parlando in un attimo
può regredire a quel bambino ferito, insicuro e arrabbiato.
È difficile se l’uomo che fa parte della tua vita non si rende
conto che questi vecchi modi di comportarsi sono inefficaci.
Molti uomini si sentiranno feriti nell’orgoglio se sostieni che
quel comportamento è da bambini anche se, in realtà, è esat-
tamente così.
Ecco perché è meglio parlare a un uomo quando è più tran-
quillo e ragionevole. Chiedigli con dolcezza della sua infanzia
e del rapporto che ha avuto con il padre, ma ricorda che a
volte è meglio lasciarlo fare a un counselor o a un terapeuta.
Per molti di noi può essere una trappola voler aiutare o
guarire emotivamente gli uomini che fanno parte della nostra
vita. Per quanto il desiderio che un uomo guarisca, maturi
e cresca sia amorevole, può rivelarsi una forma di controllo.
Può anche significare che tra voi è cambiata la dinamica re-
lazionale. Magari ti accorgi di comportarti con lui come un
counselor o un educatore.
Anche se non ne sei pienamente consapevole, può essere
proprio questo, in un primo momento, il fattore che ti attira
verso una persona. Il guaritore che è in te vuole averla vinta
sul maschio ferito attraverso una grande capacità di ascolto
e l’offerta di comprensione. Queste sono competenze fonda-

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mentali in ogni relazione, l’importante è che quell’uomo non
si rivolga a te come fonte di guarigione invece di intrapren-
dere il suo personale cammino di crescita e indagine del sé.

Quando gli uomini feriti se la prendono con te


Alcuni uomini vedono inconsciamente le donne come ma-
dri sostitutive, specie se hanno avuto una relazione non del
tutto sana con la propria madre. Spesso proiettano la rabbia,
il bisogno e la paura di essere controllati, criticati o abbando-
nati sulle donne che fanno parte della loro vita. Comprendere
questo aspetto può aiutarti a stabilire dei confini in modo che
non vi ritroviate ad avere una relazione madre-figlio.
Spesso gli uomini esprimono la propria sofferenza con pa-
role e gesti di rabbia. Piangere ed esprimere apertamente le
loro paure, sofferenze e vulnerabilità è ancora un tabù che li
porta a provare vergogna. Ai ragazzi viene ancora insegnato
a essere forti, sfacciati e duri. Sono immagini tuttora radicate
nella nostra cultura.
Una complessa interazione di fattori biologici e sociali ren-
de alcuni uomini violenti. Con questo non si vuole giustifi-
care o tollerare alcuna forma di abuso, solo comprenderne le
ragioni. Gli uomini sono condizionati a comportarsi in modo
aggressivo a fronte del comportamento dei padri.

I gruppi di mutuo aiuto tra uomini


Spesso gli uomini cercano un sostegno psicoterapico per-
ché le loro compagne minacciano di lasciarli oppure perché
hanno ricevuto un’ingiunzione dal tribunale che li costringe
a cominciare una terapia. Anche se questa non è la maniera
ideale di iniziare un percorso di guarigione, alcuni uomini
traggono giovamento da questi programmi.

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Socialmente, gli uomini non sono portati a percepire il
counseling come un’opzione. Di solito preferiscono reagire
bevendo invece di esaminare con onestà le proprie emozioni
per cercare di capire che cosa scatena in loro un certo com-
portamento.
Oggi la consapevolezza dei problemi maschili, delle diffi-
coltà correlate alla paternità e dell’importanza della guarigio-
ne emotiva dell’uomo ferito è sempre più diffusa. Anche se in
alcuni film gli incontri di mutuo aiuto tra uomini vengono ri-
dicolizzati, se ben organizzati questi gruppi possono rappre-
sentare un ambiente sicuro in cui intraprendere un percorso
di guarigione emotiva.

Andrew: Per un breve periodo ho partecipato alle riunio-


ni di un gruppo di uomini. Mi sono sentito accettato come
omosessuale dagli eterosessuali presenti. In effetti, mi sono
reso conto che i problemi degli eterosessuali e degli omoses-
suali spesso sono simili.

Quasi tutti gli uomini nutrono dubbi e insicurezze su di


sé e hanno difficoltà a definire il significato della mascolinità.
Possono anche sentirsi confusi riguardo a quanto ci si aspetta
da loro in una società dove i ruoli di genere stanno cambian-
do. Avere un gruppo di aiuto come punto di riferimento può
essere terapeutico, e già semplicemente instaurare amicizie
positive con altri uomini aiuta a guarire emotivamente.
La rabbia nasce spesso da una ferita. Affrontare i propri
sentimenti rischia di far sentire gli uomini vulnerabili, e per
la maggior parte delle persone non è facile riconoscere la pro-
pria vulnerabilità. Tuttavia il farlo e trovare modi per rappor-
tarsi a questi sentimenti aiuta gli uomini ad apprendere nuovi
comportamenti e soluzioni per gestire la rabbia.

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L’obiettivo di questo capitolo era dimostrare che gli uomi-


ni spesso sono bambini bisognosi di amore e comprensione
che devono assumersi la responsabilità della propria rabbia e
imparare a gestirla costruttivamente, con strategie che per-
mettano loro di rapportarsi alle proprie ferite. Il capitolo suc-
cessivo illustra che cos’è un padre amorevole e comprensivo,
per chi di noi non ne ha avuto uno.

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Capitolo 5

Figure paterne positive


ed energia maschile
equilibrata

È facile vedere quali siano le mancanze dei nostri padri,


che si sono espresse nella forma dell’abuso, della trascuratez-
za, della dipendenza o dell’assenza. Ma che cosa stiamo cer-
cando in nostro padre che sappiamo esserci mancato? Anche
se da piccoli non abbiamo avuto il “padre ideale”, possiamo
cambiare attivamente la nostra relazione con l’energia ma-
schile in modo che questa sia equilibrata e di sostegno per
creare il futuro che desideriamo.

Le caratteristiche di guarigione di una


paternità sana: che cosa cercavamo in nostro
padre?

Nel libro The Blessing: Giving the Gift of Unconditional


Love and Acceptance [Il regalo più bello: il dono dell’amo-
re e dell’accettazione incondizionati], John Trent e Gary

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Smalley individuano cinque caratteristiche dell’amore ge-
nitoriale che trasmettono ai figli un senso di autostima e di
benessere emotivo.

Il contatto fisico appagante


Tutti noi proviamo il bisogno innato di effusioni fisiche
sicure e adeguate. In quanto mammiferi, siamo programmati
per cercare calore e contatto nei nostri genitori.
Il contatto fisico che vivi nella relazione con tuo padre è un
esempio positivo di che cosa sia un’effusione autentica, sicura
e adeguata da parte dell’energia maschile. Molti uomini gay
sostengono di non aver avuto una relazione stretta con il pa-
dre. I ragazzi omosessuali e le ragazze eterosessuali possono
cercare quel contatto fisico che non hanno avuto con i propri
padri nei partner di sesso maschile.
Allo stesso modo, chi non è stato abbracciato o non ha
ricevuto tenerezze dal padre in forma di contatto fisico può
diventare promiscuo o ritrovarsi intrappolato in una serie in-
finita di rapporti alla ricerca di amore. Queste persone a volte
sono attratte da uomini simili ai padri, nel tentativo inconscio
di conquistare l’amore paterno.

Le parole dell’amore
I bambini hanno bisogno di sentirsi dire costantemente
che sono amati. Molti però non sentono mai il padre pronun-
ciare le parole “ti voglio bene”.

Andrew: Non mi ricordo di aver mai sentito dire queste


parole né a mio padre né al mio patrigno quand’ero piccolo.
Credo che a loro modo mi amassero. Solo di recente ho sen-
tito mio padre affermarlo. Come detto in precedenza, gli uo-

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mini della sua generazione, nati negli anni Quaranta e Cin-
quanta, non erano stati educati a esprimere l’amore a parole.
Ci si aspettava che i figli capissero e sentissero di essere amati
osservando le azioni dei padri che, per esempio, portavano a
casa uno stipendio.

Un genitore amorevole, che ci dice abitualmente che ci


vuole bene, imprime questo messaggio nel profondo del no-
stro inconscio. Cresciamo, così, con un senso innato del nostro
valore. Ci sentiamo apprezzati e non ci chiediamo se siamo
meritevoli d’amore; diventiamo predisposti a una vita adulta
d’appagamento e di sicurezza emotiva, e siamo in grado di ac-
cettare un rifiuto dai compagni o da potenziali partner perché
sappiamo che non mette in discussione il nostro valore.
Se ti è stato detto spesso che eri amato, sai esprimere più
facilmente il tuo amore per gli altri, una caratteristica che ti
aiuta anche a sviluppare relazioni positive e fiducia in te stesso.
Ci sono ovviamente molti altri fattori, ma l’aver avuto un
padre che dimostrava il proprio amore a parole e con il con-
tatto fisico, in modo sicuro e adeguato, ci fa sentire amati per
tutta la vita.

Il riconoscimento
Quanti di noi sono cresciuti con la sensazione di essere
importanti?

Andrew: Per gran parte della mia vita ho sofferto di man-


canza di autostima. Ne attribuisco parzialmente la causa a una
radicata idea di fondo che in qualche modo non fossi impor-
tante. Sono cresciuto con la convinzione che, quando mia ma-
dre si è risposata, in un certo senso, mia sorella e io fossimo un
“bagaglio extra” che si portava dietro dal primo matrimonio.

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Per tuo padre era una priorità vederti, stare con te e dirti
che per lui eri importante? Forse nella sua vita c’erano richie-
ste in conflitto con la possibilità di trascorrere del tempo con
te, come gli obblighi di lavoro. Magari per tuo padre è stato
difficile trovare un equilibrio familiare. Forse un senso di col-
pa, di vergogna e di bassa autostima l’ha allontanato comple-
tamente dalla tua vita. Oppure non sapeva come instaurare
un rapporto positivo con tua madre, e la loro relazione è finita.
Quando sei bambino, non capisci che il tuo stesso padre
probabilmente è ferito e non è in grado di comunicarti a pa-
role che sei importante e che sei una priorità. Tutto ciò che
vedi è che tuo padre è impegnato o di cattivo umore, o evita il
contatto con la famiglia rifugiandosi nei propri hobby o nella
sua “grotta”.
Verosimilmente tuo padre non si è comportato in questo
modo di proposito per ferirti. Stava reagendo alle proprie
emozioni nella forma migliore che conosceva, che a volte può
aver significato richiudersi in se stesso. Forse ha pensato che
tu fossi consapevole del tuo valore, perché lui lavorava tanto
proprio per mantenere te e la vostra famiglia.

Doreen: Ho vissuto questa situazione con mio padre, che


era figlio unico, cresciuto dalla madre e dalle zie. Papà mi dis-
se che era arrivato alla conclusione che le donne crescevano
i figli, mentre gli uomini dovevano limitarsi a rimanere sullo
sfondo e a lavorare. Non avendo avuto un rapporto importan-
te con il proprio padre, non aveva un modello di ruolo che lo
aiutasse a capire come crescere me e mio fratello, né pensava
che il suo contributo fosse necessario.

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La capacità di immaginare un futuro speciale
Se tuo padre ritiene che tu sia figlio dell’amore divino o
che tu sia nato per uno scopo specifico e speciale, è più fa-
cile che tu condivida questa immagine di te e che compia il
tuo destino. La figura paterna può aiutarti a individuare quali
sono i tuoi talenti e stimolarti a esprimerli, incoraggiandoti a
coltivare le tue passioni, i tuoi hobby, i tuoi interessi e dando
alla tua vita un senso di scopo e un significato.
Quanti di noi sono stati lasciati soli a chiedersi quale fosse
lo scopo della propria vita? Io (Andrew) ricordo che, da ado-
lescente, mi ponevo domande sulla vita e mi chiedevo perché
fossi qui. Mi mancava una figura maschile positiva che mi
guidasse o mi dicesse cose come:

• “La tua vita è importante.”


• “Hai un valore innato.”
• “La tua vita ha uno scopo specifico che solo tu puoi
realizzare.”
• “Hai un insieme unico di doni, talenti e abilità da con-
dividere con il mondo.”
• “Sono qui per aiutarti a esplorare quali sono i tuoi doni,
i tuoi talenti e le tue capacità.”

Quante persone hanno sentito il proprio padre dire: “Ti


sosterrò e ti incoraggerò, a prescindere dalla strada che sce-
glierai?”. Di solito ai bambini s’insegna che il sostegno che
ricevono è condizionato.
A molti di noi è mancato l’incoraggiamento a eccellere e a
esprimere il nostro pieno potenziale. Spesso siamo stati spro-

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nati a realizzare solo ciò che i genitori si aspettavano da noi. A
volte finiamo per realizzare i desideri dei genitori e non i nostri.
Forse vieni da una famiglia in cui ci si aspettava che avessi
ottimi voti e hai ricevuto pressioni perché diventassi avvocato,
medico o intraprendessi qualche altra professione ben pagata
e considerata “di successo” per gli standard dei tuoi genitori.
Se ti fossero stati concessi la libertà e l’incoraggiamento
per diventare chi desideravi, in accordo con i tuoi doni, talen-
ti, passioni o interessi innati, chi saresti ora? A volte abbiamo
bisogno di provare diversi percorsi o carriere professionali per
scoprire che non sono ciò che ci aspettavamo.
In un mondo ideale, saremmo incoraggiati semplicemente
a essere e a esprimere chi siamo per natura, con la consa-
pevolezza che saremo sempre sostenuti, a prescindere dalle
circostanze. In quel mondo, avremmo l’opportunità di com-
mettere errori e di sentirci poi dire che va tutto bene.

Un impegno attivo
Immagina come sarebbe la tua vita se tuo padre fosse sta-
to in grado di darti continuamente quanto abbiamo descritto
sopra. Avresti un trampolino solido da cui lanciarti verso una
vita di successi, relazioni ed emozioni stabili. Ovviamente,
questo accadrebbe in un mondo ideale, e molti di noi vivono
situazioni che non si avvicinano neanche lontanamente a quel
modello.
La presenza ferma e costante di un padre amorevole ci
aiuterebbe a compensare parte del dolore e del rifiuto che
potremmo sperimentare nella vita. Avremmo qualcuno che,
con il suo incoraggiamento e il suo supporto, ci aiuterebbe a
realizzare lo scopo della nostra esistenza.
Vogliamo chiarire che non stiamo incolpando i padri se
i figli sono allo sbando. Spieghiamo semplicemente perché

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questo accade così spesso. Incolpare non aiuta nessuno, ma
comprendere le ragioni per cui le persone si sentono disperate
può essere utile per guarire.

In un certo senso, queste caratteristiche descrivono un pa-


dre ideale. Sono pochissimi gli uomini in grado di mostrare
abitualmente qualità simili. Molti di noi hanno ricevuto solo
in parte un sostegno del genere, altri ancora ne hanno avuto
pochissimo.
Vogliamo ricordarti che non sei solo in questo cammino.
Come te, molte persone vivono vicende analoghe e sperimen-
tano le conseguenze dell’assenza di un padre o di una figura
paterna amorevole nella propria vita. Molti stanno guarendo
o sono già guariti. Le persone come te procedono sulla pro-
pria strada e hanno relazioni appaganti, un senso di autostima
e una vita di emancipazione pur avendo avuto un padre che
non ha soddisfatto i loro bisogni di bambini o di adolescenti.
Nella seconda parte del libro, parleremo di come fare da
genitore a te stesso, reinventare la tua infanzia e recuperare
alcuni aspetti della cura paterna.

Trova il padre ideale o un padre equilibrato

Quindi, che cosa cerchiamo o desideriamo tutti?


Analizziamo quali sono le caratteristiche di un padre idea-
lizzato o dell’archetipo del padre equilibrato, o semplicemen-
te dell’energia paterna.

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L’archetipo del padre sano o equilibrato
Molti di noi, influenzati dai libri o da altre fontin, hanno
un’immagine idealizzata di come dovrebbe essere un padre.
Di solito, la realtà è ben diversa. Se stai leggendo questo libro,
allora è probabile che tuo padre non abbia soddisfatto i tuoi
bisogni o le tue aspettative.
Il grande autore Wayne Dyer impersonava molto bene l’ar-
chetipo del padre positivo per quanti lo conoscevano e aveva
una combinazione di caratteristiche che gli permettevano di
parlare al cuore di tante persone in cerca di un padre spiritua-
le. Era gentile ed empatico e aveva anche un’energia maschile
calorosa e amichevole. Si è dimostrato una persona saggia ed
è stato una guida, chiara e semplice, per milioni di persone.
Ha parlato apertamente degli abusi che aveva conosciuto du-
rante l’infanzia e dei suoi problemi con la moglie. Percorreva
inoltre un cammino personale intenso rivolto alla guarigione
e alla spiritualità.
Il modo in cui “è stato un padre” per le anime di numerose
persone era fermo ma autorevole. Ovviamente era molto al-
tro, non solo una figura paterna: è stato un insegnante e uno
scrittore fantastico, che ha reso comprensibili verità e principi
spirituali che sono stati fonte d’ispirazione per molti.
Non è forse quello che tutti segretamente desideriamo da
un padre? Qualcuno che:

• sia fonte d’ispirazione;


• sia accogliente;
• ci approvi e ci incoraggi;
• sia un leader (della famiglia o nell’ambiente lavorativo);
• sia protettivo;
• sia in grado di elevarci e di darci consigli saggi;

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• sia umano (che commette errori ma lavora consapevol-
mente alla propria guarigione).
In un mondo ideale forse avremmo un padre come Wayne,
fermo ma amorevole, saggio e comprensivo e un modello di
riferimento per quanto riguarda un’identità maschile positiva.
A prescindere dalla nostra identità di genere, la presenza
di una persona così nella nostra vita ci aiuterebbe a sviluppare
l’autostima e un senso positivo di chi siamo. È poi possibile
che, come conseguenza, attrarremmo relazioni più sane.

Come trovare l’equilibrio tra energia maschile


e femminile

Connesso all’archetipo del padre c’è il principio maschile o


energia maschile. Chi porta i segni delle ferite originatesi nella
relazione con il padre lotta per trovare un equilibrio tra i pro-
pri aspetti maschili e femminili.
Sia gli uomini sia le donne hanno entrambe queste energie.
Assumere un ruolo più maschile nella nostra vita è un modo
per compensare le ferite paterne; per contro, un lato femmi-
nile forte, senza una controparte maschile, può privarci della
capacità di compiere i passi opportuni per agire con efficacia
nel mondo.
L’energia maschile è necessaria per generare nuova vita. Se
sei un uomo, è essenziale che ti riappacifichi con la tua ener-
gia maschile. Respingere la tua mascolinità significa rifiutare
te stesso. Persino l’uomo più effemminato ha un’energia ma-
schile, così come tutte le donne.

Doreen: Nel mondo c’è un grande bisogno di energia


femminile divina, che porti comprensione e sostegno. Ma per
agire c’è bisogno anche di energia maschile che è connessa

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alla forza di volontà o motivazione, entrambe aspetti dell’e-
nergia maschile.
È necessario che le energie femminili e maschili siano in
equilibrio:

• le energie femminili ci aiutano con le idee creative, le il-


luminazioni, l’intuizione e la comprensione profonda.
• le energie maschili ci danno il coraggio, la forza e la moti-
vazione necessarie per portare le nostre idee nel mondo.

È come se l’energia femminile fosse l’artista e quella ma-


schile il manager: entrambe sono indispensabili per sviluppa-
re una vitale carriera creativa. Se trascuri un aspetto della tua
energia, avrai un accesso ridotto alle tue risorse.
Le ferite che hanno origine nella relazione con il padre ti
portano a rifiutare la tua stessa energia maschile, perdendo
in questo modo parte della tua motivazione e della tua sicu-
rezza. Guarire da queste ferite ti aiuta ad accettare entrambi i
tuoi aspetti maschile e femminile.
Accade lo stesso con le energie spirituali divine femmi-
nili e maschili. A volte le persone ferite dalla relazione con
il padre vogliono entrare in contatto unicamente con il divi-
no femminile, per cui si focalizzano sulle divinità femminili.
Ma non sarebbe bello avere anche il sostegno spirituale delle
energie divine maschili, per esempio di Gesù, dell’Arcangelo
Michele o di san Francesco? Mentre percorri il cammino di
guarigione, puoi pensare a queste figure spirituali come fra-
telli maggiori fidati, che ti proteggono e ti aiutano.
Forse l’energia maschile si è manifestata nella tua vita nel-
la forma di abuso di potere, rabbia, comportamento aggres-
sivo, violenza, crudeltà o critica. Oppure si è espressa come

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squilibrio di potere o, nel caso di un padre assente, è mancata
del tutto.
Sono tutti aspetti negativi o aspetti ombra dell’energia
maschile, e probabilmente sono caratteristiche che tuo padre
o la tua figura paterna di riferimento ha manifestato.
Al contrario, alcuni aspetti luminosi dell’energia maschile
si ritrovano in chi è un leader forte: attivo, resiliente e mo-
tivato al successo. L’aspetto luminoso dell’energia maschile
è costituito dalla forza e dalla motivazione che sono in te,
necessari per ottenere ciò che desideri.
Senza un’energia maschile sana, che tu sia uomo o donna,
puoi sentirti spento, privo di entusiasmo o apatico, deprivato
della forza e della motivazione per fare scelte responsabili.
Oppure ti sei attrezzato per lottare contro l’abuso o contro
il mondo e hai assorbito alcuni tratti dell’energia maschile ne-
gativa. Magari provi una rabbia incontrollata e ti vedi ripetere
lo stesso abuso o abbandono che hai sperimentato da piccolo.
A questo punto vale la pena di fare un inventario per ca-
pire in quale situazione ti trovi rispetto all’energia “paterna”
maschile che è in te.

• Attualmente sei in mezzo a una crisi in cui la tua ener-


gia “yang” (o maschile) è carente?
• Sei soggetto a scoppi d’ira che sembrano nascere dal
nulla (energia maschile ferita)?
• Hai interiorizzato il tuo lato maschile ferito e adesso
rivolgi la rabbia contro di te al punto da essere depresso,
sentirti indegno, impotente e tormentato?

Guarire emotivamente dalle ferite paterne e sviluppare


un’energia maschile positiva ti rende una persona più forte,

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equilibrata e completa, consentendoti di sperimentare una
motivazione sana e l’ambizione a raggiungere e a perseguire i
tuoi obiettivi e le tue aspirazioni.
L’energia paterna e l’energia maschile sono ovviamente in
rapporto tra loro. Scoprire in te la ferita che ha avuto origine
nella relazione con tuo padre e osservare con onestà qual è la
situazione di squilibrio, ti porta sul cammino della guarigio-
ne emotiva e dell’equilibrio.
Un’energia paterna e maschile equilibrata può condurti a
nuove opportunità, e il mondo ti sembrerà più ricco e gene-
roso. L’azione del dare è una caratteristica maschile. L’energia
paterna positiva è generosa, dona di cuore e in abbondanza.
Una relazione sana con la tua stessa energia maschile ti ren-
de una persona più forte, capace di prendere l’iniziativa per
accrescere il tuo livello di prosperità, di conseguenza sei in
grado di dare di più agli altri e a te stesso.
È fondamentale per una vita di successo su questa Terra.
L’energia maschile è necessaria per lanciarti in avanti invece
di sentirti bloccato o di continuare a rimuginare sugli eventi
del passato che ti hanno ferito.
Se la tua relazione con il maschile divino e con gli uomini
in generale è sana, significa che sei in pace con il 50 per cento
della popolazione e che puoi vivere la vita che vuoi, libero da
ogni impedimento.

Obiettivo della prima parte del libro è stato far luce sugli
schemi mentali e di comportamento che si sviluppano dalle
ferite nella relazione con il padre. L’argomento della seconda
parte del libro invece è come aprirsi al cammino di guarigione
più adatto a noi.

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PARTE II
Guarisci dal dolore
86

Capitolo 6

Porta alla luce


le tue emozioni

Abbiamo parlato a lungo dell’impatto che le ferite paterne


hanno sulla tua vita, sulla tua autostima e sulle tue relazioni
interpersonali… Bene, come puoi affrontarle? La buona no-
tizia è che hai a disposizione una varietà di tecniche e metodi
di guarigione cui ricorrere per andare avanti nella vita.
Come scegliere, dunque, quale tecnica o quale approccio è
più adatto a te? Be’, magari sei attirato da una pagina in par-
ticolare. Potresti sentire una sorta di “sì” dentro di te, o una
consapevolezza, oppure gli occhi corrono spontaneamente a
un certo titolo. Forse una sensazione di pancia o un tuffo al
cuore t’inviteranno a sperimentare qualche tecnica.
Ti suggeriamo d’intendere le spiegazioni qui contenute come
una guida e di seguire il tuo intuito per scegliere la tecnica o
la combinazione di strategie più adatta a te. In un certo senso,
questa parte del libro è come un buffet di idee e possibilità tra
cui scegliere per proseguire sul tuo cammino di guarigione.
I prossimi capitoli non vogliono di certo sostituirsi al per-
corso con uno specialista o un counselor, ma puoi adoperare le

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tecniche qui presentate nel lavoro che svolgi con un terapeuta.
Se, durante la lettura, hai la sensazione di essere affaticato,
trattati con amore e fai una pausa finché non ritrovi di nuovo
l’equilibrio giusto per proseguire. E se senti il bisogno di un
sostegno spirituale, la terza parte del libro ti suggerisce come
entrare in contatto con l’energia divina, per trovare conforto
e guarigione.
Se hai pensieri autodistruttivi, rivolgiti immediatamente a
un professionista. E ricorda che c’è bisogno di te su questa Terra,
altrimenti non saresti qui. Puoi anche aiutare gli altri a guarire
emotivamente dal dolore e dalla sofferenza che hai vissuto tu
o impegnarti in campagne di prevenzione sull’abuso infanti-
le. In questo modo tutto il tuo dolore diventa la base per un
dono meraviglioso che offri al mondo.

Rompi gli schemi basati sulla paura

Prima notiamo con coraggio quali sono gli schemi mentali


e comportamentali del nostro bambino interiore, prima co-
minciamo il cammino verso la guarigione e la completezza.
Ciò avviene nel momento in cui riconosciamo di essere feriti
e muoviamo passi come quelli suggeriti qui.
A volte hai cercato di sfuggire alla sofferenza allaccian-
do relazioni di codipendenza, rifugiandoti nell’alcol o altro e
scegliendo partner molto più vecchi di te. Non sei solo quan-
do ti comporti così. Queste scelte indicano che forse dentro di
te c’è una ferita di cui non sei consapevole.
Le ferite originatesi nella relazione con tuo padre restano
attive nella psiche, che tu ne sia consapevole o meno. Ne hai
la prova accorgendoti degli “stimoli” che ti fanno regredire
emotivamente alla tua infanzia.

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Riconoscere e affrontare le emozioni spiacevoli è fonda-
mentale per rompere gli schemi basati sulla paura e rilasciare
il dolore e la rabbia, piangere per la tristezza e la gelosia e fare
spazio al balsamo guaritore dell’accettazione, del perdono,
della pace e dell’amore, così che possa entrare e prendere il
posto prima occupato dalle ferite. Molti di noi sono carichi di
dolore represso nel proprio campo energetico. Perché vivere
così quando possiamo facilmente disporre di un aiuto?

Come reagiamo all’autorità


Una parte molto importante della guarigione viene dalla
consapevolezza di sé e dall’essere onesti con noi stessi sulle
nostre emozioni e reazioni. Per esempio, nota le tue reazioni
a figure autoritarie maschili come politici, leader aziendali,
agenti di polizia e così via.
Se la pressione sanguigna e il battito cardiaco aumentano
anche solo pensando a queste figure significa che la tua rispo-
sta allo stress si attiva perché percepisci un pericolo.
Immagina di essere comodamente seduto su un divano,
accanto a uno dei tuoi migliori amici, che non ti giudica, e di
parlargli delle tue reazioni al pensiero delle figure autoritarie
maschili. Chiediti:

• Quanti anni avevo quando ho reagito per la prima volta


in questo modo all’autorità maschile?
• Che cosa accadde?
• Chi si trovava insieme a me?
• Come ho reagito?
• Come hanno reagito le persone che erano insieme a me?

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Doreen: Per esempio, a me agitavano gli uomini scontenti
e rancorosi, perché mio padre non esprimeva la sua rabbia
verbalmente. Era un tipo silenzioso attuato per evitare di par-
lare di sentimenti, così non era possibile avere una conversa-
zione costruttiva che permettesse di superare la rabbia.
Non compresi quanto questo mi avesse ferito fino a quan-
do notai come reagivo nei confronti degli uomini umorali o
scontenti. Mi trasformavo immediatamente in una ragazzina
spaventata, priva di forza e fuori controllo. A volte diventa-
vo passivo-aggressiva e facevo sporadici commenti sul loro
malumore invece di affrontare apertamente l’argomento. Ho
posto fine ad alcune relazioni con uomini sempre scontenti,
invece di aiutarli o di comprenderli.
Una volta individuato lo schema, la ragazzina passò im-
mediatamente il timone della responsabilità al mio sé adulto.
Adesso riesco a parlare direttamente e in maniera assertiva
con un uomo che percepisco come rancoroso senza che mi
tremi la voce. La consapevolezza è la nostra migliore amica.

Le relazioni altalenanti
Alcuni preferiscono instaurare rapporti disfunzionali o in-
soddisfacenti piuttosto che rimanere single. Altri saltano da
una relazione all’altra, senza cercare di capire che cosa non ha
funzionato nella prima.
Stare un po’ da soli è importante per comprendere che cosa
è accaduto nella relazione precedente. Sembra difficile conce-
dersi il tempo di affrontare le proprie emozioni, come la paura
della solitudine o dell’abbandono, prima di cercare una nuova
relazione.
Farlo, però, consente di lasciare andare vecchi pesi, guarire
le ali ferite e poi volare verso un futuro di speranza e di rela-
zioni amorevoli, liberi dal passato. È un’alternativa migliore

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rispetto a quella di lasciare un partner che ti ricorda incon-
sciamente tuo padre ed entrare nella relazione successiva che
presenta gli stessi problemi. Affrontando le ferite nascoste in-
terrompi il circolo vizioso delle relazioni fallimentari quando
ti rendi conto di trovarti con qualcuno simile a tuo padre.
Come abbiamo già detto, le persone sopravvissute a un
trauma spesso ricercano situazioni drammatiche e la scossa
adrenalinica di una relazione altalenante. Inoltre se, crescen-
do, hai vissuto solo situazioni drammatiche, probabilmente ti
senti a disagio in una relazione tranquilla e stabile.
Guarire emotivamente da questo schema significa avere la
volontà di uscire con uomini gentili verso i quali in un primo
momento forse non provi attrazione. Significa abituarti a sta-
re con un ragazzo che ti compera regali, che ti rispetta e che
mantiene le promesse. Te lo meriti.
La preghiera può aiutarti a ricalibrare il tipo d’uomo che
attrai e da cui sei attratta. Prega sinceramente per essere at-
tratta da uomini gentili e per riuscire ad apprezzare una for-
ma di divertimento più tranquilla.

Doreen: Mi sono trovata anch’io in una situazione simile


perché tendevo ad avere relazioni con uomini che facevano
uso di alcol e droghe. Io ero sobria, ma codipendente da loro
e gli permettevo di giustificarsi per aver bevuto o assunto stu-
pefacenti. Scusavo il loro comportamento e soffrivo perché
stavo con una persona alcolizzata o tossica.
Il mio unico obiettivo era “fare” felice il mio partner, fin-
ché un giorno compresi che il mio intento era controllarlo.
Realizzai inoltre che una persona deve scegliere da sé di esse-
re felice. E la rivelazione più grande fu quando compresi che
stavo ancora cercando di ottenere l’approvazione di mio padre
e di accontentarlo attraverso il mio partner sentimentale.

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Alla fine misi tutto ciò in relazione con la ferita di aver
avuto un padre emotivamente assente; non beveva ma si rin-
chiudeva nel lavoro per allontanare gli altri da sé. Mi ricordo
che, quando da bambina andavo a trovarlo in ufficio, le nostre
conversazioni vertevano invariabilmente sulla sua attività.
Per questo, in seguito, scelsi partner sentimentali che, a
loro volta, respingevano ogni contatto emotivo, legati a una
forma diversa di dipendenza. Invece che dal lavoro erano di-
pendenti dall’alcol o dalle droghe. Di solito provavo con la
terapia di coppia e, quando non funzionava, li lasciavo.
Alla fine mi stancai di questo schema malsano e pregai con
tutta me stessa di non provare più attrazione per una persona
dipendente… e funzionò. Adesso ho una relazione a lungo
termine, coinvolgente, felice e sana con un uomo che è in
contatto con le proprie emozioni, che riconosce facilmente
quando diventa troppo egocentrico e che ama parlare dei pro-
pri sentimenti. (E… sì, è eterosessuale.)

Quando il nostro bambino interiore ferito s’impone su noi


adulti, possiamo intenderla come una richiesta di guarigione
e di riconoscimento. Una volta consapevole del legame tra la
ferita che ha avuto origine nella relazione con tuo padre e il modo
in cui il tuo capo, il tuo partner, tuo fratello o un altro uomo ti
maltratta, allora puoi scegliere di guarire emotivamente con
le tecniche presentate in questo libro.

Affronta con coraggio le tue emozioni

Gli eventi della vita connessi alla ferita nel rapporto con
tuo padre continuano a ripresentarsi perché tu possa prestare
attenzione a ciò che accade e darti il tempo di guarire. Se ci

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teniamo sempre occupati e facciamo finta che vada tutto bene
non riusciremo mai a vedere la ferita né a guarire.

La paura di essere soli


Andrew: Mentre me ne stavo seduto a scrivere questo li-
bro, mi sono confrontato con sentimenti molto spiacevoli. La
solitudine è stata uno stimolo perché molte problematiche si
riaffacciassero in me. Affrontarle è stato un momento neces-
sario del mio processo di guarigione emotiva, come lo è per te.
Sentirsi a proprio agio quando si è soli con se stessi è una
capacità fondamentale che si può acquisire con il tempo. Cer-
to, siamo esseri sociali e abbiamo bisogno d’interagire con
gli altri, ma è importante trovare un equilibrio tra queste due
dimensioni.
Cercare conforto nella natura, scrivere su un diario dei
propri sentimenti, pregare o esprimersi attraverso il disegno o
la pittura sono tutte attività per la cura di sé che puoi svolgere
in solitudine.

Doreen: Se venerdì o sabato sera sei solo (proprio quan-


do molti escono e si ritrovano in compagnia), fai qualcosa di
bello per te. Se pianifichi in anticipo, eviterai di richiuderti
in te stesso e di crogiolarti nei tuoi sentimenti. Preparati una
cenetta deliziosa, guarda un film divertente o interessante,
oppure fai un bagno con sali, oli essenziali e candele, come se
fossi alle terme. Goditi un buon libro o una rivista. Oppure
invitati a uscire, gusta una cena al ristorante o un evento.
Un sacco di uomini e di donne adesso cenano tranquilla-
mente da soli.
Una volta, mentre ero in viaggio da sola per condurre un
workshop, andai a un concerto di Sting che suonava proprio

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in quella città. Mi divertii tantissimo e stabilii un’ottima sin-
tonia con le persone accanto a me che assistevano al concerto.
Alcuni gestiscono l’isolamento, che è diverso dallo stare da
soli, cercando contatti nelle chat online. Per quanto Facebook
e altri social media siano un’ottima risorsa per rimanere in
contatto non sostituiscono, però, le amicizie e i rapporti della
vita reale.
Come affronti, dunque, le tue paure o come ti relazioni al
senso di isolamento? Riconoscere con onestà i tuoi sentimenti
di solitudine è il punto di partenza. Ammettili, e sappi che
essere solo o isolato non rappresenta una condanna di ciò che
sei. Ci sono molte brave persone che vorrebbero diventare tue
amiche. Devi solo essere consapevole che meriti amicizie sane
e amorevoli. E noi ti aiuteremo a trovarle.
Osserva anche che cos’altro accade nei tuoi pensieri. A vol-
te il problema è che sei convinto di non meritare amore o di
non esserne degno. È possibile che tu abbia allontanato gli
altri per timore che ti rifiutassero? Tutti noi l’abbiamo fatto.
Non hai di che vergognarti. Si tratta di fare un inventario per
capire quali schemi comportamentali vuoi tenere e di quali
invece ti vuoi liberare.

Andrew: Mi sono sentito solo per gran parte della mia vita.
La stesura di questo libro mi ha portato ad affrontare le mie
paure e quelle sensazioni spiacevoli. Sì, è forte la tentazione
di mangiare qualcosa di poco sano o di attuare un comporta-
mento negativo, invece di affrontare i nostri sentimenti; ma
questo serve solo a mascherare, non a guarire, le emozioni.

Affrontare le paure più buie, come credere che sarai solo


per il resto della tua vita, che non piaci a nessuno o che nes-

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suno ti ama, può essere spiacevole. Ma queste sensazioni per-
dono forza se le illumini con la luce della consapevolezza.

Evitare qualcosa come strategia


Andrew: Per scrivere questo libro ho impiegato tanto tem-
po, perché in diverse occasioni non volevo affrontare i miei
sentimenti. In un primo momento ho creduto che ciò signi-
ficasse che stavo solo rimandando, un’espressione che detesto
perché, in pratica, significa “evitare”. Ho trascorso settimane
senza scrivere granché né condurre ricerche sugli argomenti
che intendevo affrontare. Era una sorta di blocco dello scrit-
tore e ho dovuto capire perché si era creato.
Non volevo guardare al mio passato né riconoscere il dolo-
re e i sentimenti spiacevoli che si celavano sotto la superficie.
Mi dicevo cose del tipo: “La mia infanzia non è stata poi tan-
to terribile.” È vero: quella di molte altre persone probabil-
mente è peggiore. È importante però non sminuire la nostra
sofferenza e non paragonare le nostre ferite a quelle di altri.
Ogni persona è unica e ha la propria soglia del dolore. Tut-
ti noi risentiamo delle ferite che hanno avuto origine nella
relazione con nostro padre, anche se in modi diversi.
Prendere in esame le conseguenze di queste ferite non è
divertente. Se hai voglia di sgranocchiare uno spuntino o di
ricorrere a ogni tipo di diversivo per evitare di affrontare il
dolore del passato, sappi che non sei solo. Io stesso mi sono
ritrovato a farlo molte volte.

In un certo senso, una parte della tua mente cerca di difen-


dersi. Quello di aggirare un problema è uno schema compor-
tamentale messo in atto nel tentativo di proteggerti. Evitare il
cammino di guarigione emotiva, però, non è una scelta sana
e sicura.

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Quando ti senti bloccato nel passato
Un’altra ragione per cui la stesura di questo libro mi ha
richiesto più tempo del previsto è stato il pensiero: “Tutto ciò
è accaduto nel passato.” Forse dici a te stesso (o te lo dice qual-
cun altro): “Perché non vai avanti e basta?”.
Se hai appena cominciato il cammino di autoguarigione
emotiva o se hai detto ad amici e parenti che stai per intra-
prendere un percorso di guarigione dalle ferite paterne, pro-
babilmente qualcuno ti dirà: “Ma sono cose del passato, vai
avanti.”
È quanto faceva la maggior parte delle persone prima che
la psicoterapia prendesse piede. Se fosse tanto facile andare
avanti, lo avresti già fatto. Sfortunatamente “andare avanti”
per la maggior parte di noi significa congelare vecchi ricordi
o reprimerli.
Molti sono bravi ad assumere un’espressione coraggiosa o
a indossare la maschera della felicità o del “va tutto bene”,
quando invece sotto sotto si sentono inadeguati e reprimono
le proprie emozioni.
Adesso sappiamo che reprimere le emozioni è malsano.
Anche prestargli troppa attenzione lo è. In ogni caso, c’è una
differenza tra dedicare coraggiosamente un po’ di tempo a
esaminare le proprie emozioni con l’intento di rilasciarle e
crogiolarsi nel passato compatendosi.
Affrontare le proprie emozioni significa anche dover ri-
spondere ad alcune domande che emergono durante questo
percorso e che esamineremo qui di seguito.

“Dovrei vedere mio padre o no?”

Ed ecco che emerge la domanda su come comportarti con


tuo padre. Dovresti evitarlo o vederlo? Mentre affronti il pro-

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cesso di guarigione emotiva può esserti utile prendere le di-
stanze da lui, finché non ti senti più forte.
Una donna di nome Lucy provava rabbia perché il padre,
che aveva abusato di lei, adesso ne richiedeva le cure perché
la sua salute era in declino. In precedenza, Lucy aveva affron-
tato con il padre l’argomento dell’abuso e lui aveva sminuito
l’accaduto e chiuso la conversazione. Per questo motivo, Lucy
si sentiva arrabbiata ogni volta che era accanto al padre, spe-
cialmente quando lui sottintendeva che lei “doveva” prendersi
cura di lui. Le pretese del padre portarono al limite Lucy, che
alla fine consultò uno specialista nel trattamento dei traumi.
Il terapeuta le diede il suo supporto perché affidasse il padre
alle cure di un infermiere. Adesso Lucy non si sente usata dal
padre e il suo terapeuta l’ha aiutata a rilasciare la rabbia e il
senso di colpa in modo sano.
Se le riunioni di famiglia, come le festività religiose, i ma-
trimoni o le feste di laurea scatenano in te forti reazioni emo-
tive, ecco alcune strategie utili per prenderti cura di te.
Sappi che non sei obbligato a partecipare a ogni occasione,
in particolare se i parenti hanno usato con te parole violente
o sgradevoli o se questo minaccia il tuo equilibrio. Puoi sce-
gliere di trascorrere le festività con amici sani che ti amano e
ti sostengono. Puoi aver bisogno del sostegno di un professio-
nista per affrontare il senso di colpa o la sofferenza che provi
quando non partecipi ai raduni familiari.
Pianifica visite brevi e piacevoli. Non occorre che ti fermi
per ore, soprattutto se alcuni familiari hanno la tendenza a
bere e a perdere il controllo. Una puntata veloce in famiglia
spesso è sufficiente per soddisfare il bisogno di vedersi.
Fai in modo che gli incontri siano meno stressanti. Per
esempio, organizza l’evento a casa tua per assicurarti che in
tavola non ci siano alcolici. Metti della musica calma e rilas-

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sante. Fai accomodare i parenti che litigano lontani gli uni
dagli altri, oppure organizza due incontri separati.
Se durante la riunione di famiglia senti nascere in te una
forte reazione emotiva, allora fai una passeggiata o vai in ba-
gno finché non trovi la maniera di calmarti.
Porta con te un talismano che ti aiuti a mantenere la tua
identità adulta, per esempio un simbolo di un progetto di la-
voro che ti ricordi che adesso sei grande.
Se vivi con tuo padre oppure ti capita di incontrarvi da
soli, puoi affrontare la situazione in modi diversi.

• Evitalo. Alcuni scelgono di allontanarsi dal genitore


che li ha maltrattati perché quella persona non è in gra-
do di parlare o di agire con rispetto.
• Fatevi seguire da un consulente familiare. Una terza
parte, neutrale e professionista, può contribuire a ren-
dere più chiara la comunicazione e a evitare un compor-
tamento violento.
• Usa la catarsi. Racconta i tuoi sentimenti in una lettera
indirizzata a tuo padre (che non gli spedirai), per butta-
re fuori tutta la tua rabbia e avere, infine, una conversa-
zione civile con lui.
• Confrontati apertamente con lui. Questo implica spie-
gare a tuo padre come ti senti. Quasi sempre è una so-
luzione che va a finire con il padre che nega o difende
le proprie azioni, a meno che non abbia affrontato un
percorso di guarigione e non sia più consapevole di sé.
Se riesci a parlargli di come ti senti in modo più pacato
e assertivo (invece di inondarlo con la rabbia che covi da
anni), hai maggiori probabilità che ti ascolti.

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• Fingi che vada tutto bene. È un metodo malsano per
entrambi. Reprimere i tuoi sentimenti può portarti alla
malattia e a sviluppare dipendenze. Inoltre privi tuo pa-
dre dell’opportunità di un confronto utile che gli per-
metterebbe di crescere e imparare.
• Prega. La preghiera ti aiuta a decidere quali passi intra-
prendere nella relazione con tuo padre.
• Usa l’assertività. Questa scelta implica che tu sia con-
sapevole di essere un adulto e di poter parlare con tuo
padre affermando ciò che provi e pensi, fino a quando
entrambi non avrete chiarito la questione. È la soluzio-
ne ideale, sappi però che richiede un po’ di pratica da
parte tua se non sei abituato a esprimerti con lui. Nel
caso di un padre vicino alla morte, questo è il metodo
migliore per avere una “conversazione finale” che possa
aiutare le vostre anime a riconciliarsi.

“Parlo del mio cammino ad altre persone?”

Mentre percorri il tuo cammino di guarigione, puoi senti-


re il forte desiderio di parlare delle tue ferite ad altre persone,
a volte persino a qualcuno che hai appena conosciuto o che
appartiene al tuo ambiente di lavoro. Ma queste non sono le
circostanze migliori per parlarne. Meglio rivolgersi a gruppi
e incontri di counseling dove ci sono professionisti esperti in
materia e altri componenti del gruppo disposti a offrirti il loro
sostegno. In questo modo eviti anche di scaricare totalmente
sui tuoi amici il peso delle difficoltà e del dolore che provi.
Infatti anche loro potrebbero avere ferite irrisolte nel rapporto
con il padre che magari non sono ancora dispositi ad affron-

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tare, e i tuoi racconti li metterebbero a disagio, rovinando il
vostro rapporto.
Sì, ci sono anche cari amici disposti ad ascoltarti con em-
patia. Ma rivolgersi a uno specialista o a un counselor in gra-
do di aiutarti a trovare le strategie migliori può essere la solu-
zione migliore in molti casi.

Andrew: Di tanto in tanto parlo con gli amici della mia


situazione. Avendo già elaborato il problema, però, non mi
ritrovo a “scaricarlo” sugli altri o a chiedere loro di portarne
il peso per me.

Se riesci a risolvere i tuoi problemi con un aiuto esterno


(gruppi di autoaiuto, consulenza specializzata o anche con
questo libro), sarai più efficiente al lavoro e più presente con i
tuoi amici e nelle relazioni interpersonali. Se non sei consa-
pevole delle dinamiche che sono in te, tenderai a replicare i
vecchi scenari familiari nei rapporti di lavoro e ti ritroverai a
cercare continue conferme da conoscenti e colleghi.

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Capitolo 7

L’elaborazione
del lutto

Mentre leggi questo libro potresti provare emozioni forti,


come il lutto. Ciò è particolarmente vero se hai cercato di
reprimere o di evitare la tristezza, il sentimento della perdita,
la paura e la rabbia. In effetti, il tuo bambino interiore po-
trebbe cercare di ottenere la tua attenzione attraverso questi
sentimenti. Parleremo del dialogo con il bambino interiore
più dettagliatamente in un altro capitolo.
Una chiave per guarire emotivamente dalle ferite paterne
consiste nell’accettare e nell’esprimere le sensazioni di tristez-
za, solitudine, disconnessione dal mondo, deprivazione o rab-
bia che provi perché non hai avuto il padre che desideravi.
Forse adesso sperimenti una di queste emozioni oppure passi
dall’una all’altra. Ti senti tradito, come se ti fosse mancato
qualcosa di fondamentale. Noi ti capiamo: anche noi, infatti,
abbiamo sentito la stretta allo stomaco della perdita e dell’invi-
dia quando ci è capitato di osservare padri amorevoli che inte-
ragivano con i propri figli. A questa si aggiungeva una “stretta”
al cuore e un desiderio che quel bisogno venisse soddisfatto.

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Gli stadi dell’elaborazione del lutto

I cinque stadi ben noti dell’elaborazione del lutto, descritti


dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross, si possono anche rife-
rire al lutto per la perdita di una relazione sana con il padre.
Sono categorie ampie, pensate per aiutarti a comprendere un
po’ meglio questo processo. Il lutto può essere difficile per la
complessità delle emozioni che suscita, ma ricorda che la gua-
rigione emotiva è un processo più che una meta. È come to-
gliere gli strati a una cipolla: una volta che abbiamo affrontato
un’emozione, ecco che se ne affaccia un’altra. A volte sembra
che non si arrivi mai a una fine, invece vedrai che progressi-
vamente i periodi di pace e tranquillità tenderanno a essere
sempre più lunghi. L’obiettivo dell’elaborazione del lutto è
trovare un senso di pace rispetto a quanto è accaduto tra te
e tuo padre, integrando l’evento doloroso (o gli eventi) nella
persona che sei oggi. Forse la ferita rimane, ma non domina
più i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti come un tempo.

Stadio 1: Negazione e isolamento


Come conseguenza delle ferite paterne, molte persone evi-
tano l’intimità e si isolano dagli altri per paura di riprodurre
il rapporto disfunzionale o di abuso che hanno avuto con il
padre. È una forma di protezione da altro dolore, ma non
funziona nel lungo termine perché fa emergere un forte senso
di solitudine.
La negazione si verifica quando nelle relazioni ripetiamo
degli schemi e fingiamo che vada tutto bene, pensando che
ogni problema sia causato dall’altra persona. Neghiamo di
avere un ruolo. Negare le ferite paterne vuol dire nasconderle,
mentre in realtà rimangono attive nell’inconscio, influenzano
le nostre scelte e la vibrazione che inviamo all’Universo, fino

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a quando scegliamo di portarle alla luce della consapevolezza
cosciente, come abbiamo visto nel capitolo precedente.
Negare la sofferenza ci proteggere e ci evita di affronta-
re emozioni difficili o il ricordo di un trauma, ma anche in
questo caso, nel lungo termine, c’impedisce di riconoscere e
risolvere il nostro problema.
Mary passava da una relazione turbolenta all’altra. Con
ogni partner la comunicazione era complicata e le cose non
duravano a lungo. Alla fine si rivolse a un counselor che le
domandò come fosse stata la relazione con il padre, e lei am-
mise che era stata problematica e che aveva avuto difficoltà a
comunicare con lui.
Dapprima Mary negò che i problemi attuali fossero in re-
lazione con il passato, ma con il tempo, fu in grado di affron-
tare il dolore di non sentirsi capita dal padre. Il counselor
la informò che gli uomini e le donne comunicano in modi
diversi e lei riuscì a comprendere meglio il padre, registrando
un miglioramento anche nei suoi altri rapporti.
In un certo senso, la fase della negazione è la più pericolosa
ed è quella a cui si ferma la maggioranza delle persone che
soffrono per le ferite dovute alla relazione con il padre. Se stai
leggendo questo libro significa che hai già preso la decisione
di recuperare questa parte di te e di ritornare a essere una
persona integra. Ben fatto, e complimenti per essere arrivato
fino a qui e per voler affrontare le tue emozioni. La volontà è
la chiave per la guarigione emotiva.

Stadio 2: Rabbia
La rabbia è un’emozione complicata da capire, spesso per-
ché pensiamo che non sia socialmente accettabile. Alle don-
ne, in particolare, viene insegnato a non esprimere quest’e-
mozione. Eppure è normale sentirsi arrabbiati o provare

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risentimento nei confronti di un padre che non ci ha dato
l’amore che desideravamo quando eravamo bambini.
È normale anche rivolgere la rabbia su di noi. Da piccolo
probabilmente ti sei incolpato perché non eri abbastanza bra-
vo da guadagnarti l’affetto di tuo padre. Forse avevi aspetta-
tive troppo irrealistiche. Razionalmente sai che non è colpa
tua, ma i bambini spesso s’incolpano in ogni caso. In molti di
noi c’è ancora quel bambino arrabbiato che si sente abbando-
nato, pieno di vergogna, immeritevole d’amore o rancoroso a
causa di ferite ancora aperte e della relazione non risolta con
il padre.
Spesso la rabbia maschera altre emozioni, come il dolore
o il senso d’impotenza. Molti bambini imparano ad adattarsi
alla società nascondendo la rabbia. Questo è vero nelle fami-
glie disfunzionali che si preoccupano di apparire perfette agli
occhi degli altri piuttosto che affrontare e risolvere i propri
problemi. Ai bambini viene quindi insegnato che non c’è nul-
la che non va e di mostrare un’immagine di perfezione che le
persone possano ammirare.
La rabbia si esprime anche con un sarcasmo passivo-ag-
gressivo e con un cattivo comportamento. Purtroppo, le frec-
ciatine sarcastiche e la scortesia sono considerate un modo di
comunicare pressoché normale. Anche se in un primo mo-
mento sembra divertente, in realtà le parole feriscono e il sar-
casmo allontana le persone.
Jill si serviva della rabbia come di uno scudo. Al lavoro i
colleghi la trovavano inavvicinabile e persino un po’ ostile.
Jill ammise che la rabbia la faceva sentire potente, ma poi
comprese che la usava come uno scudo per proteggersi, con il
risultato di isolarsi.
Riuscì ad abbassare la guardia con i buoni amici che ave-
vano il coraggio di dirle che la trovavano tagliente e scorte-

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se, e fu in grado di aprirsi e confrontarsi sulle sue esperienze
infantili con gli uomini – compreso il padre – che avevano
violato i suoi confini. Così comprese che si era servita della
rabbia come misura di protezione.
All’inizio molti di noi possono cedere alla rabbia quando
prendono in esame quanto è accaduto loro da piccoli. Come
hanno potuto farmi questo? Come hanno potuto comportarsi così
con un bambino? Ci chiediamo indignati. Questo risentimen-
to, anche se giustificato, può cristallizzarsi nell’abitudine di
affrontare rabbiosamente ogni conversazione, come se voles-
simo veicolare il messaggio “Non ferirmi!”. Questa energia
serve da avvertimento per chi potrebbe essere intenzionato a
farci del male, ma respinge anche le persone amichevoli.

Stadio 3: Negoziazione
In questa fase negoziamo con noi stessi e con Dio per af-
frontare le ferite paterne. Un esempio è il pensiero: Se solo
fossi stato un figlio migliore mio padre non avrebbe lasciato me e
la mamma.
Un altro esempio è: Se divento una superdonna e raggiungo
grandi risultati professionali, allora Dio riporterà indietro mio
padre e guarirà me e la mia sofferenza emotiva. La verità è che
tu sei meritevole, a prescindere dalla presenza o dall’assenza
di tuo padre, e che Dio può guarirti indipendentemente dai
tuoi risultati.
Spesso non siamo consapevoli di questa negoziazione che,
oltre a essere la leva che ci spinge verso traguardi troppo ele-
vati, può assumere anche la forma di preghiere ripetitive del
tipo: “Se faccio questo per Te, Dio, puoi riportare la persona
che amavo [figura paterna] nella mia vita?”.

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Un altro modo è quello di negoziare con te stesso: “Se ri-
esco a essere più amabile o perfetto/a incontrerò il partner
ideale.”
Marcy era una madre single. La gravidanza in giovane età
aveva reso la sua vita molto dura e lei ricordava di aver creduto
che Dio la stesse punendo per le sue azioni. Marcy si rivol-
se alla religione cercando di riappacificarsi con Dio e con il
suo difficile passato. In precedenza aveva rifiutato la religione,
ma riceveva continue pressioni dalla famiglia per tornare a
una spiritualità convenzionale. Marcy dedicò molto tempo a
cercare di espiare quelli che gli altri giudicavano peccati. Si
confessò, pregò e supplicò Dio di perdonarla. Credeva che se
avesse recitato le preghiere giuste e avesse frequentato buone
compagnie, Dio alla fine l’avrebbe ricompensata con un part-
ner amorevole, in grado di sostenerla, e che la sua vita sarebbe
cambiata.
Marcy alla fine comprese che la contrattazione con Dio
non funzionava, doveva imparare a essere felice di se stes-
sa e della propria vita. Così decise di riprendere gli studi e
cominciò anche un lavoro part time. Trovò una Chiesa che
la sostenne senza esprimere giudizi sul suo passato né sulle
sue azioni. Alla fine fece pace con se stessa e, una domenica,
un uomo dall’aria amichevole catturò il suo sguardo. Senza
ricorrere alla contrattazione, Marcy riuscì a crearsi un futuro
positivo con un partner attento che non replicava gli schemi
della relazione con il padre e che fu una meravigliosa figura
paterna per suo figlio.

Stadio 4: Depressione
Sentirti triste quando comprendi che ti è mancata una fi-
gura paterna amorevole è normale. La tristezza è un’emozio-
ne. La depressione è una diagnosi clinica. Come capire se sei

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depresso? Ti senti triste per la maggior parte del tempo. L’u-
more e l’appetito cambiano. Le cose che prima ti piacevano
fare adesso non ti divertono più. Mangi troppo oppure con
minore frequenza rispetto a prima. La depressione colpisce le
persone in modi diversi.
Forse soffri di disturbi del sonno. Se hai difficoltà ad ad-
dormentarti può trattarsi di una forma d’ansia. Se ti svegli
presto e non riesci a riprendere sonno può essere un sintomo
di depressione.
Se ti senti triste, l’importante è riconoscerlo. Se hai amici
fidati, chiamali. I veri amici non ti giudicheranno perché sei
triste, al contrario t’incoraggeranno a praticare attività diver-
tenti insieme a loro. Magari non hai voglia di fare nulla e
devi sforzarti per uscire per una passeggiata o per un pranzo
con gli amici. A volte devi prendere tu l’iniziativa e dopo ti
sentirai meglio.

Andrew: Non sono un medico, ma posso dire che, nel caso


di sintomi lievi di depressione e ansia, ho trovato utili alcuni
integratori. SAM-e, DHA (olio di pesce e olio di semi di
lino), 5-HTP, iperico e magnesio. Se assumi farmaci anti-
depressivi, tieni presente che questi integratori possono su-
scitare un’interazione, per cui consulta il medico e rivolgiti a
un professionista di medicina naturale che ti aiuti a scegliere
la combinazione giusta per te. Anche alcuni oli essenziali –
come limone, arancio, menta e rosa – contribuiscono a mi-
gliorare l’umore.

Se hai voglia di piangere, fallo. Le lacrime ti purificano e


rilasciano tristezza e tensioni. Se ti capita di singhiozzare in
maniera incontrollata per lunghi periodi e dopo non ti senti
meglio, forse stai entrando in depressione.

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Se i sintomi persistono per più di due settimane, potrebbe
essere arrivato il momento di cercare un aiuto professionale,
sempre consigliabile in caso di depressione e ansia, soprattut-
to nelle forme più gravi: un buon counselor, una linea anticrisi
o un gruppo di mutuo aiuto possono aiutarti a superare questi
momenti difficili e a ritrovare la gioia di vivere.
Una donna di nome Rose si sentiva molto triste dopo che
l’ultima relazione sentimentale era finita. Ogni volta che una
relazione finiva, a Rose tornava in mente il modo in cui il
padre si era allontanato dalla sua vita quand’era piccola. Si
ritrovò a trascorrere lunghi periodi da sola e a mangiare molto
cioccolato. Smise di richiamare gli amici, non si divertiva più
a uscire con loro. Preferiva stare da sola e scrivere un diario.
Si accorse che la musica che sceglieva influiva sul suo umo-
re, quindi optò per brani più edificanti. Cercò anche un so-
stegno online. Alla fine decise che per troppo tempo aveva
sofferto per quelle sensazioni e che era arrivato il momento
di agire. Si accorse che parlare con un terapeuta e assumere
qualche integratore l’aiutava. Si sforzò di praticare esercizio
fisico. Notò che, da quando aveva iniziato a fare lunghe pas-
seggiate, il suo umore era migliorato, soprattutto se stava vici-
no all’acqua. Con l’aiuto del terapeuta identificò quali erano le
convinzioni infantili che avevano contribuito a renderla triste
e riuscì a superarle.

Stadio 5: Accettazione
Accettazione significa capacitarsi di quanto è accaduto e in-
tegrarlo nella propria vita. Il che non vuol certo dire perdonare
o giustificare un comportamento violento o un abbandono. Non
significa nemmeno che hai superato il lutto, né che hai comple-
tato la guarigione emotiva. Vuol dire che ti senti maggiormente
in pace e che, in un certo modo, hai integrato quelle esperienze

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nella tua prospettiva. A volte si rimane in questo stadio per un
po’, altre capita di ripassare per gli stadi precedenti.
Goditi i periodi in cui ti sembra di aver integrato le tue fe-
rite anche se solo parzialmente. Significa che sei consapevole
del colpo inferto alla tua autostima o al tuo senso di valore, e
che hai accettato quell’esperienza nella tua vita.
Accettare le ferite e la condizione in cui ti trovi adesso è
importante a prescindere dallo stadio di guarigione in cui sei.
La piena accettazione delle tue ferite, delle tue manie e dei
tuoi comportamenti peculiari ti permette di superarli. Note-
rai che alcune emozioni o schemi malsani diminuiscono, la
sofferenza si fa meno intensa e ti senti più integro, controllato
ed equilibrato.
Più ti accetti e ti focalizzi sui tuoi punti di forza, sui tuoi
talenti e sulle tue capacità, più lasci emergere altri aspetti di te.

Andrew: Molti fattori hanno contribuito alla mia bassa


autostima, tra cui una Chiesa che non accettava la mia omo-
sessualità. Mi sentivo anche abbandonato e rifiutato da mio
padre e da molte altre persone. In cerca di amore e accettazio-
ne, per anni ho frequentato locali gay. Apprezzavo la libertà e
al contempo mi ribellavo al mio passato oppressivo.
Dopo un po’ di questa vita, però, mi sentii di nuovo solo.
Gli amici e gli amanti andavano e venivano. Mi accorsi anche
che non mi trovavo più a mio agio nella mia cerchia di amici
gay. Desideravo un contatto sincero e autentico, non avventu-
re di una notte. Una sera toccai il fondo della sofferenza. Ero
anche stanco di stare male e cercavo un modo per anestetiz-
zare le emozioni.
Poi una sera ebbi una visione e sentii una voce, che istintiva-
mente attribuii a Gesù: “Se continui a comportarti così, scivo-
lerai sempre più verso il basso, e potresti non riuscire a risalire.”

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Sapevo cosa voleva dirmi: dovevo smettere di fuggire da
me stesso e di cercare di anestetizzare le mie emozioni. Poi
udii splendide voci angeliche che mi dicevano che ero amato
e sacro. Le voci continuarono a parlare in modo amorevole e
privo di giudizi, per dirmi che avevo uno scopo da realizzare
nella vita.
L’esperienza fu tanto confortante ed estatica che cominciai
a ridere di gioia. Non riuscivo a credere a ciò che stava acca-
dendo, ma fu tanto potente e reale che non potei classificarlo
come un’allucinazione.
Fu un punto di svolta nella mia vita. Compresi che essere
gay non era sbagliato, né un male. Dopo tutto, mi era appe-
na apparso Gesù che pregava per me. Dio, Gesù e gli angeli
non condannano nessuno. Imparai anche ad allineare il mio
cuore con le mie azioni. Fu allora che cominciai a prendere in
esame diverse comunità spirituali che non giudicassero la mia
sessualità. Accettai che Gesù e gli angeli fossero disponibili
e pronti ad aiutare anche me. E, cosa più importante, riuscii
a guardarmi allo specchio e a osservare, con amore e accetta-
zione, ogni aspetto di me e della mia vita.

Dio, Gesù e gli angeli sono a disposizione di chiunque


si rivolga loro chiedendo aiuto. Tutti abbiamo la libertà di
scegliere come esprimere quest’energia potente. Ognuno è
diverso dagli altri e ha l’intima consapevolezza di ciò che è
giusto per sé.
Un avviso per quando si affronta una terapia o qualunque
cammino di guarigione: potremmo sentirci sommergere da
emozioni negative, o potrebbe sembrarci che la sofferenza co-
minci a prendere il sopravvento. È importante comprendere
che siamo molto più delle nostre ferite e della nostra sofferenza.

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Sei un figlio divino e sei meritevole per il solo fatto di esi-
stere. Può essere difficile da accettare. Mentre cerchi di su-
perare i sentimenti di vergogna, colpa e mancanza di valore
attraverso un’accettazione gentile, cominci a comprendere che
dentro di te c’è altro. Scopri quale preziosa gemma sei, e le
tue ferite possono rivelarsi una porta o una strada per cono-
scere i tuoi punti di forza e le tue capacità.

Ancora una volta, è importante sottolineare che questi


cinque stadi non sono lineari o sequenziali: le emozioni ten-
dono a fluttuare da uno stadio all’altro. La panoramica che
abbiamo presentato qui è una guida per fornirti informazioni
riguardo a dove ti trovi mentre affronti il dolore per la perdita
connessa alle ferite paterne. Ti invitiamo ad adattare quanto
letto alla tua situazione specifica.
Come abbiamo detto, gli stadi dell’elaborazione del lutto
possono presentarsi anche simultaneamente. Probabilmente
tu li vivrai in modo unico e personale. Detto ciò, nella nostra
esperienza abbiamo notato che le persone con ferite inferte
dalla figura paterna tendono a incontrare particolari difficoltà
nel superare la rabbia, per cui, nel capitolo successivo, pren-
deremo in esame le tecniche per evitare di rimanere “impan-
tanati” in questo stadio critico.
Mentre sei in questo spazio di guarigione, rivolgiti a te
stesso con amore e gentilezza. Va bene mettere il libro da par-
te per un po’ e riprenderlo in mano quando ti senti più forte.
Riteniamo che le tecniche presentate qui portino rapida-
mente a una guarigione emotiva con il minimo disagio, ma se
ti senti sopraffatto, fermati e considera la possibilità di rivol-
gerti a un terapeuta o a un counselor.

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Capitolo 8

Supera la rabbia

Riconoscere la rabbia è il primo passo per superarla. Per-


mettiti di provare questa emozione e sfogala in modo ade-
guato. Come vedremo nel corso del capitolo, puoi prendere
a pugni cuscini o materassi, gridare nell’auto (con i finestrini
chiusi) o scrivere una lettera di sfogo (che non spedirai).
L’obiettivo dell’esercizio è esprimere le emozioni represse
in te e nel tuo sistema energetico in maniera sicura e rilasciare
la rabbia. Così crei spazio per sentimenti positivi, come pace,
accettazione, perdono e puoi intraprendere il percorso di gua-
rigione emotiva del tuo bambino interiore di cui si parla nel
capitolo 10. Il tuo bambino interiore forse è arrabbiato per
quanto ti è successo da piccolo. Se hai vissuto un abuso, allora
non sapevi che cosa provare o come gestire le tue emozioni,
specialmente se eri molto piccolo.
È naturale che tu ti senta indignato per aver subito una
violenza dalle persone di cui ti fidavi. Probabilmente la tua
rabbia si estende anche a tua madre, per non averti protetto.
Inoltre, come molte persone sopravvissute a un abuso, forse
provi rabbia nei tuoi stessi confronti, soprattutto se la persona
che ha commesso l’abuso ha scaricato la colpa su di te.

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Molte persone sopravvissute a un abuso temono di perde-
re il controllo se esprimono la propria rabbia, ma secondo la
letteratura clinica entrare in contatto con la rabbia di fondo
dona calma. È come lasciare uscire l’aria da un pallone che è
stato gonfiato troppo. Se riesci a entrare in contatto con la tua
rabbia, allora sei sul cammino della guarigione emotiva.
Come per le altre emozioni, ricordati che un terapeuta o
un counselor possono sostenerti mentre affronti la rabbia.
Alcuni studi sulla guarigione dal trauma mettono in luce
che è meglio intervallare momenti in cui affrontiamo la no-
stra rabbia con momenti di tranquillità, lasciando che il pro-
cesso di guarigione proceda secondo il proprio ritmo.

La catarsi e il lasciare andare

Esprimere la rabbia fisicamente e colpire un materasso, dei


cuscini o un sacco da pugile può essere d’aiuto. Si chiama
catarsi. È importante anche sfogarsi con la voce mentre lo si
fa. Ti suggeriamo però di sfogarti in privato, con le finestre
chiuse, così che i vicini non si preoccupino. Se puoi andare in
mezzo alla natura, dove nessuno può sentirti, è ancora me-
glio. C’è chi prende a pugni i sedili dell’auto mentre urla con i
finestrini chiusi. Chi va in spiaggia a tirare pugni nella sabbia
e a urlare vicino alle onde che s’infrangono sugli scogli.
Lasciare uscire questa energia tossica dal corpo e dal cam-
po energetico è importante. Il tuo bambino interiore si sentirà
molto più felice quando avrai affrontato ed espresso la rabbia.
Dapprima può arrivarti a ondate, poi si dissolverà, perché la
tua intenzione è di esprimerla e rilasciarla.
Gli esperti di guarigione dal trauma dicono che è neces-
sario lasciar andare le emozioni represse poco alla volta, con
intervalli in cui ci distraiamo piacevolmente. Dedicati a qual-
che momento di catarsi, in cui urli o colpisci qualcosa in tut-
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ta sicurezza e poi fai qualcosa di piacevole. La mente non è
pronta per scaricare e guarire emotivamente ogni cosa in un
solo giorno, anche se vorresti sfogare tutto e subito. La guari-
gione emotiva dalle ferite paterne è un percorso, proprio come
ogni altro tipo di guarigione.

Rilascia la rabbia con l’aiuto degli angeli


Se esprimi la tua rabbia, inizialmente puoi sentirti molto
carico, cosa che ti aiuta a uscire dall’indolenza o dalla de-
pressione. Permetti a questa potente energia di vorticare in
ciascuno dei tuoi centri energetici e chiedi di poter rilasciare
la tua rabbia facilmente, in sicurezza e tranquillità.

“Grazie,angeli custodi e Arcangelo Michele, perché mi li-


berate dalla rabbia racchiusa nel mio corpo energetico.”

Dopo, però, puoi sentirti vuoto e stanco. È importante


sostituire la rabbia con l’amore e la luce divini. In Matteo
12:43-45, Gesù sottolinea che, se ci limitiamo a rilasciare la
negatività e non ci impegniamo a riempire quello spazio vuo-
to con l’amore divino, arriverà ancora più negatività a riem-
pire quel vuoto. Per questo è importante pregare, perché la
presenza divina ci colmi dopo che abbiamo lasciato andare la
rabbia. Se la parola Signore ti crea problemi sostituiscila con
Sorgente.

“Signore, ti ringrazio perché mi colmi del Tuo amore e


della Tua presenza divina e mi proteggi dalla negatività.”

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L’arte-terapia
Lavorare la creta, sbizzarrirti con la sand play therapy (la
terapia del gioco con la sabbia) e con ogni tipo di arte-tera-
pia sono modi divertenti e creativi per guarire emotivamente
dalla rabbia. Uno specialista in arte-terapia può assisterti con
una sequenza specifica pensata per affrontare e trasformare
questa emozione.
Oppure lavora da solo. Prendi un panetto di creta e gettalo
per terra o contro una lavagna. Emetti un suono come “Arrr!”
o “Braa!”, e anche la creta farà un appagante “Splat”. Ti sem-
brerà strano, ma è un metodo rapido e sicuro per esprimere la
rabbia. Abbi cura però di cercare il sostegno di un esperto se
la rabbia è troppo forte e ti senti travolgere.
I pensieri di vendetta sono normali. Va tutto bene se ri-
conosci in te fantasie oscure, fino a quando non le metti in
pratica. Meglio trovare un modo sicuro e sano per liberarti di
questi pensieri. Un esperto in EMDR può aiutarti a ridurre i
flashback post traumatici che suscitano in te queste fantasie.
La rabbia è un’energia che ci porta all’azione e potresti ca-
nalizzarla nell’attivismo, per esempio, oppure aiutando altre
persone che stanno vivendo quello che hai affrontato tu. La
rabbia contribuisce a smuovere e ad allontanare emozioni pe-
santi e depressive, e ha potere di guarigione, se non la rivolgi
contro gli altri.

Per una comunicazione efficace


Doreen: Per esempio, possiamo dire a un amico o al part-
ner: “Mi sento frustrato/confuso quando mi parli così. Mi
chiedo se possiamo entrambi abbassare i toni e parlarci con
maggior rispetto.” All’inizio ti sembrerà poco naturale, poi
imparerai a regolare le tue reazioni nei confronti degli altri.

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Anche se in un primo momento è uno strumento di pro-
tezione, con il passare del tempo la rabbia rischia di diventare
un’abitudine. Imparare qualche strategia, come allontanarti
per un po’ e calmarti respirando profondamente può esserti
di aiuto. Riprendi la discussione quando ti senti più sereno.
Anche meditare e coltivare emozioni tranquille ascoltando
musica rilassante è importante.

Guarisci dalla rabbia nei confronti di tuo padre

Una delle strade per raggiungere la pace è il perdono. Per-


donare non significa accettare o ritenere giusto ciò che qual-
cuno ti ha fatto (quando eri piccolo, adolescente o adulto),
ma ti libera dalla prigione emotiva in cui ti sei rinchiuso. Se
rimani attaccato a risentimento e rabbia, dapprincipio puoi
sentirti più sicuro ma, con il tempo, ti troverai imprigionato.
Perdonare significa trovare la chiave della porta della pri-
gione. Magari puoi sentirti in apprensione quando infili la
chiave nella serratura, perché forse in te c’è ancora un deside-
rio di punire.
Perdonare non significa giustificare, scusare o dimenticare
l’azione violenta. Non vuol nemmeno dire che devi rivedere
quella persona e rischiare di essere ferito ancora. Significa che
non hai più intenzione di tenere ancora dentro di te – nel
corpo, nella mente o nelle emozioni – una rabbia tossica. Il
perdono è la purificazione definitiva.

Il perdono con la preghiera


Come perdonare? Questo libro offre diverse proposte, ma il
metodo che preferiamo è la preghiera. Per perdonare l’imper-
donabile hai bisogno di una forza maggiore della tua. Hai biso-
gno della saggezza infinita e dell’amore incondizionato divini.

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Dopo tutto, giudicando un’altra persona condizioni la tua
stessa prospettiva. Se pensi di essere stato danneggiato o ti
identifichi come una persona “sopravvissuta a un abuso”, non
riconosci te stesso come una creatura perfetta, integra, com-
pleta e divina. Lasciar andare ogni forma di giudizio è il re-
galo più grande che puoi farti, con il beneficio aggiunto che i
tuoi figli avranno un genitore più felice e più sano.
Infatti, solo una persona ferita può far del male agli altri.
È molto probabile che, quando era bambino, tuo padre sia
stato ferito dal padre o dalla madre. Come abbiamo detto più
volte, questo non giustifica, ovviamente, un comportamento
violento ma può spiegarlo.
Forse tuo padre si è accorto di non essere in grado di ma-
nifestarti il suo amore nel modo che desideravi e di cui avevi
bisogno quand’eri piccolo, perché anche a lui è mancata que-
sta espressione d’amore. Come abbiamo detto, i padri delle
precedenti generazioni (dagli anni Trenta agli anni Settanta)
spesso non erano coinvolti nella crescita dei figli, a differenza
dei papà di oggi (dagli anni Ottanta in poi).
Il modello di ciò che è socialmente accettato per un uomo
sta cambiando. Gli uomini stanno evolvendo ed entrano sem-
pre più in contatto con le proprie emozioni.
Forse questa consapevolezza non ti aiuta se hai sofferto
perché tuo padre era di un’altra generazione. Magari ti capita
di provare invidia se vedi padri più giovani amorevolmente
presenti per i loro figli.
Perdonare te stesso e tuo padre è la via d’uscita da questo
inferno di rabbia e risentimento continui.
Per tutta l’infanzia June si era sentita vicina a Dio e agli
angeli, e i genitori accettavano il suo lato spirituale. Un gior-
no, quando aveva dodici anni, June perse tragicamente il pa-

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dre, che l’amava e l’accettava in modo incondizionato. Dopo
questo evento smarrì la propria fede in Dio.
Non riusciva più a sentire né a vedere gli angeli, nemmeno
ad avvertirne la presenza. Si sentiva tradita e abbandonata da
Dio. Fu come se il lutto e il trauma avessero chiuso il canale
di comunicazione con il Cielo.
Dopo un periodo di lutto, dopo aver affrontato le proprie
emozioni e successivamente agli incontri con un consulente
spirituale, quando diventò più grande, June decise che poteva
ancora fidarsi di Dio e di se stessa. Imparò che doveva per-
donare il padre per averla abbandonata. Una volta che ebbe
perdonato il padre terreno, ristabilì la connessione anche con
il Padre celeste.

Ecco una preghiera utile per il perdono (se la parola Si-


gnore ti crea problemi sostituiscila con Sorgente):

“Signore, mi affido alla Tua forza e al Tuo potere, per


trovare la mia forza e il mio potere. Ho bisogno del Tuo
aiuto per guarire il cuore e la mente dalla rabbia e dalla
tristezza legate a mio padre. Ti prego di aiutarmi a ca-
pire che sei il mio vero Padre, così che, per Tuo tramite,
possa accedere all’amore paterno che desidero. Ti pre-
go, aiutami a purificarmi da un risentimento malsano
e dall’invidia. Aiutami a non prendere sul personale le
azioni di mio padre ma a capire, invece, che non era in
grado di darmi amore e cure. Prego perché avvenga il
miracolo del perdono che guarisce.”

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Scrivi una lettera a tuo padre
Questa tecnica è molto utile in particolare quando scopri
la ferita paterna e senti il bisogno di toglierti un peso e di
parlare con tuo padre. Forse però non puoi farlo apertamente,
affrontando con lui in maniera diretta le conseguenze della
sua assenza o delle sue azioni.

Andrew: Se tuo padre è come il mio, è probabile che non


sia in grado di sostenere una conversazione sulle emozioni.
Quando ho provato a parlare a cuore aperto con lui, non si è
dimostrato molto comprensivo. Fondamentalmente, ha smi-
nuito le mie preoccupazioni e i miei sentimenti. Per evitare di
essere ulteriormente ferito, scrivere una lettera che non spedi-
rai può essere la soluzione migliore.

Apri il tuo cuore e descrivi il senso di perdita, di ingiu-


stizia, di tradimento, di rabbia e di collera che hai vissuto.
Esprimi pienamente l’impatto che la ferita nella relazione con
tuo padre ha avuto su di te. Scrivi come ti senti quando pensi
che lo stesso schema di tradimento si è ripresentato più volte
nella tua vita. Forse ti senti derubato della possibilità di vivere
una vita felice e relazioni positive.
Mentre scrivi, potresti sperimentare un senso di colpa per-
ché stai portando alla luce torti ed esperienze dolorose. Molti
di noi sono stati condizionati a “non lavare in piazza i panni
sporchi”, oppure sei cresciuto in una famiglia in cui la polvere
si nascondeva sotto il tappeto.
Bene, questo esercizio è come fare le pulizie a livello men-
tale ed emotivo. Il senso di colpa che provi è naturale. Proba-
bilmente ti è stato detto che i genitori vanno rispettati sempre
e comunque, per cui ti sembra che parlare o scrivere del tuo
dolore violi le regole della famiglia.

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In seguito puoi anche decidere di scrivere una versione
modificata della lettera e poi spedirla, se ti sembra appropria-
to. Non mettere però a rischio la tua salute emotiva o fisica se
temi ripercussioni di qualunque tipo. A dire la verità, scrivere
la lettera e bruciarla o seppellirla è già di per sé un gesto o un
rituale potente. Può liberarti dalle sensazioni accumulate che
forse porti con te da molto tempo.

Come guarire dalla rabbia contro te stesso


Il senso di colpa è una forma di rabbia che indirizzi verso
di te. Se ti biasimi per l’abuso o per l’abbandono che hai vissu-
to da piccolo (come fanno molti bambini), da adulto puoi con-
tinuare inconsciamente a sentirti in colpa. I bambini si danno
la colpa per ogni genere di cose su cui di fatto non hanno
alcun controllo. A volte, il senso di colpa è talmente radicato
che ce ne accorgiamo solo per i sintomi che si manifestano,
come bassa autostima e tendenza all’autosabotaggio.
Ti sembrerà strano perdonare te stesso, ma, come abbiamo
visto nel Capitolo 1, un bambino non capisce ciò che gli è ac-
caduto quando era molto piccolo. Magari ti sei incolpato per-
ché i tuoi genitori litigavano oppure perché hanno divorziato.
In qualche strano modo, pensi che sia stata colpa tua se hai
subito un abuso o se sei stato maltrattato. È naturale, per un
bambino, assumersi la responsabilità della ferita che in realtà
gli è stata inferta dai genitori.
Renderti conto che hai caricato sulle tue spalle la sofferen-
za dei tuoi genitori e perdonarti per averlo fatto è di primaria
importanza. Continua semplicemente a ripetere al tuo bam-
bino interiore: “Non hai fatto nulla di sbagliato. Non sei tu
il responsabile. Hai fatto quanto potevi per superare questa
esperienza.” Rassicuralo che d’ora in poi ti occuperai di lui,
che adesso che sei adulto sai difenderti e proteggerti.

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L’abuso non è mai colpa di un bambino. A prescindere da
quanto possano essere contorte le giustificazioni della per-
sona che lo ha commesso, un bambino non “merita” che gli
sia inferto dolore, in nessuna circostanza. Il fatto di essere
un genitore non dà il diritto di far del male a un altro essere,
né fisicamente né emotivamente. Essere un genitore significa
amare, proteggere, crescere e guidare un figlio o una figlia.

Doreen: Nella mia esperienza di psicologa clinica, ho no-


tato che i bambini vittime di abuso sessuale hanno un’im-
magine confusa di sé. Spesso quell’esperienza è stata l’unica
volta in cui il bambino ha ricevuto attenzione dal genitore. E
il bambino è talmente desideroso d’amore da essere plagiato
e condotto all’atto, proprio perché ha un bisogno disperato
dell’amore paterno o di sentirsi speciale.
Più tardi subentra il disprezzo di sé, perché il bambino
sa che l’abuso sessuale non è sano e si sente in colpa perché
ha “tradito” la mamma. Quando le persone sopravvissute a
un abuso sessuale confessano questi sentimenti segreti a se
stesse, si tolgono un grosso peso dal cuore. A questa con-
sapevolezza segue spesso una rabbia nei confronti di chi ha
commesso l’abuso e del genitore che è rimasto in silenzio, che
non lo ha protetto o non è intervenuto (di solito è la madre).

Da adulti può nascere in noi un senso di colpa per le scelte


difficili che dobbiamo compiere. Per esempio, hai deciso di
non vedere tuo padre a causa delle sue continue violenze e
maltrattamenti. Oppure non riesci “a chiudere e a superare la
questione”, anche se razionalmente sai che nessuno dovrebbe
affrontare un abuso.
Sbloccare o rilasciare la vergogna è uno strumento potente
di guarigione dalle ferite paterne se la colpa e la paura erano

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correlate al non aver avuto esperienze amorevoli e sicure con
tuo padre.
Bianca è stata abusata da molti uomini, compreso il padre,
fin da quando era piccola. Si sentiva consumata dal senso di
colpa e dalla vergogna anche se nulla di quanto era accaduto
era dipeso da lei. Non riusciva più a fidarsi degli uomini e
trovava difficile identificarsi con figure maschili, nemmeno
con Gesù.
Bianca amava invece leggere della sacra energia femminile
divina, come quella delle dee e degli angeli. Apprezzava, in
particolare, l’Arcangelo femminile Ariel, il cui nome significa
“Leonessa di Dio”. Dopo aver imparato a invocare questo an-
gelo dotato di forza e potenza femminili, Bianca riconquistò
la propria forza e il proprio coraggio.
Lesse anche molti libri su Maria, la madre divina. Non
era cattolica, ma amava guardare le icone di Maria. Bianca
sapeva che Maria era disponibile ad assistere chiunque, a pre-
scindere dal retroterra religioso, e quando la invocava riceveva
una splendida energia che le dava forza. Una sera, dopo aver
recitato alcune preghiere e acceso qualche candela, Bianca av-
vertì la sua presenza. Sentì che Maria l’abbracciava e percepì
il suo velo blu che scendeva con leggerezza sul suo capo e sul
suo cuore. Bianca singhiozzò per qualche momento, sentendo
che, con le lacrime, venivano lavati via anni di vergogna, sensi
di colpa e dolore. Poi provò un profondo sollievo.
Maria, talvolta chiamata “rosa senza spine”, aveva guarito
l’anima di Bianca dal lutto, dalla vergogna e dalla dispera-
zione. Bianca sentì il cuore aprirsi nuovamente perché sapeva
di essere in grado di proteggersi con il suo potere femminile
divino. Adesso usa abitualmente l’olio di rosa e il suo cuore si
gonfia per l’emozione ogni volta che si ricorda dell’amore di
Maria, Madre divina.

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Siamo qui per apprendere alcune lezioni e risolvere antichi

conflitti in modo pacifico. Ciò non vuol dire diventare amico

o amica della persona che ha abusato di te. Significa trovare

un po’ di pace mentale attraverso il perdono e la grazia divina.

Questa è la nostra preghiera e anche l’intento di questo libro.

Portare con te il dolore, la rabbia e la sofferenza di un’infanzia

di maltrattamenti ti appesantisce e ti opprime. L’intento del

libro è aiutarti a trovare la libertà e a vivere una vita senza

carichi emotivi.

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Capitolo 9

Accetta
le tue emozioni
con la mindfulness

Quando vivi sentimenti sgradevoli, come il senso di per-


dita, la gelosia, la rabbia, il rifiuto o qualunque altro stato
emotivo, è importante sapere che non sono definitivi. Sono
segnali del tuo sé più profondo che cerca di attirare la tua
attenzione e t’incoraggia ad affrontare cambiamenti positivi
sul cammino di guarigione.
La mindfulness è una tecnica della tradizione buddista che
ci aiuta a essere presenti a ciò che sta accadendo nella nostra
vita, senza fuggire o evitare le emozioni. Una parte della tua
mente è un osservatore. Risiede nella mente ma appartiene
anche alla dimensione più grande e ampia del tuo Sé Superio-
re o della tua anima. È la tua parte saggia e in qualche modo
neutrale cui puoi accedere con molta calma, respirando e po-
nendoti domande semplici del tipo: Chi sta provando questo?
Infatti si chiama mente saggia. È consapevole delle emo-
zioni e le riconosce come naturali nubi di passaggio nel cielo.

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È uno spazio molto ampio o una consapevolezza posta tra il
tuo sé emotivo e il tuo sé intellettuale, e puoi percepirla nel
cuore o nella mente. Quando accedi a questa parte di te non
rimani attaccato a ciò che senti e le emozioni hanno una presa
minore su di te.
Sono molti i libri sulla mindfulness che puoi leggere. Que-
sto capitolo ne è soltanto un’introduzione.

Calmati e radicati

Osserva i tuoi sentimenti invece di lasciarti sommergere.


Accettali, semplicemente. Non giudicarli.
Permetti all’emozione di fluire, spesso svanisce da sola.
Cerca di darle un nome e portala nella parte sinistra del cer-
vello con affermazioni come:

• “Questa sensazione di stress nasce dalle mie esperienze


infantili.”
• “Riconosco che il mio passato è stato difficoltoso.”
• “Posso accettare e affrontare questa emozione.”
• “So che questa emozione è passeggera.”
• “Per me c’è molto altro al di là delle mie emozioni.”

La consapevolezza del momento presente


Focalizzati sul presente. Indossa un cristallo o un talisma-
no (un oggetto che per te abbia un significato particolare),
può anche essere un libro, un crocifisso, una boccetta di acqua
santa o di olio, o qualunque altra cosa ti sia di conforto quan-
do la tocchi o la tieni in mano. Se hai un animale domestico,
giocare con lui può riportarti al momento presente.

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Si tratta di dirigere, con attenzione e amore, la consape-
volezza sul tuo corpo, sentendo come sei seduto sulla sedia e
come i piedi poggiano saldi sul terreno. Indirizzare la consa-
pevolezza ai piedi e immaginare radici che dai piedi affonda-
no nel terreno è una maniera per evitare che l’esperienza sia
troppo mentale e ti riporta nello spazio del cuore. Alleggeri-
sce il “carico energetico”. La Terra accetta questa energia con
amore e potresti percepire che il Pianeta ricambia, inviandoti
il suo amore. Anche tu puoi ricambiare, prendendoti cura del
Pianeta con scelte ecologiche.

L’autorilassamento
L’autorilassamento è un’altra tecnica. Magari senti di non
meritare il piacere nella tua vita, oppure ti colpevolizzi perché
ti diverti e pensi di non meritartelo. Le ferite che hanno avuto
origine nella relazione con il padre possono farci dimenticare
di osservare la bellezza nella vita di ogni giorno. L’autorilas-
samento è una tecnica che nasce in ambito psicologico dalla
terapia dialettico-comportamentale.
Consiste in parte nel focalizzarci sul momento presente, per
apprezzarlo o migliorarlo. Alcune sue strategie forse ti suona-
no familiari e comprendono affermazioni tranquillizzanti e
rassicuranti come: “Questa sensazione passerà” o “Scelgo la
pace invece di questo”. Oppure richiedono di svolgere attività
molto semplici che coinvolgono i cinque sensi, con lo scopo di
ridimensionare sensazioni sgradevoli e portarti nel momento
presente, come ascoltare musica d’ispirazione o suonare uno
strumento musicale. Anche cantare è efficace, e non importa
se sei stonato. L’essenziale è il buon umore che cantare, ascol-
tare o suonare della musica ti regala. Se sei timido o ti senti in
imbarazzo, chiudi porte e finestre, così nessuno potrà sentirti.

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Gli aromi gradevoli
Gli aromi, tra cui gli oli essenziali, stimolano la parte del
cervello coinvolta nelle emozioni. L’uso di oli essenziali puri
– come arancio, ylang ylang e rosa – possono aiutarti a stare
meglio. Se sei stressato, scegli un profumo rilassante, come
la lavanda. Non occorre un fornello o un diffusore: semplice-
mente annusare il profumo dalla boccetta o spruzzare un po’
d’olio su un tessuto o sotto il cuscino può migliorare rapida-
mente il tuo umore.
Anche cucinare del buon cibo ritemprante è un’attività che
dona calma, sparge un aroma gradevole e un senso di calore
e di benessere in tutta la casa. Ricordati però di non abbuf-
farti, segno di disagio emotivo. In questo caso, per rompere
lo schema, può esserti utile il programma dei 12 passi per i
Mangiatori compulsivi anonimi e/o una terapia con uno psi-
cologo o un counselor esperto di disordini alimentari.
Cammina in un bosco. Inspira gli odori intensi della natu-
ra. Anche il profumo del mare calma e rivitalizza rapidamen-
te, così come stare vicino all’acqua.

Bellezza per gli occhi


Se ci sentiamo feriti, immeritevoli o depressi, possiamo
non cogliere la bellezza che invece è presente nel nostro quo-
tidiano. Trovare la bellezza e apprezzarla – anche nell’arte e
nella musica - risolleva l’umore e ci riempie di gratitudine, e
non è appannaggio solo di “persone speciali” o di pochi pri-
vilegiati. I dipinti, le sculture e le installazioni sono a disposi-
zione di chiunque. Non costa nulla visitare una galleria d’arte
e molte gallerie private sono aperte al pubblico. Riempiti gli
occhi di arte che t’ispiri e ti elevi, evitando le esposizioni tetre
o macabre.

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Una passeggiata all’orto botanico per apprezzare le piante
in fiore, gli alberi e gli arbusti di molte varietà differenti col-
ma di bellezza e ammirazione. Osservare le farfalle, le api e
gli uccelli acquatici, come anatre e cigni, dona pace e sereni-
tà, soprattutto se li guardi con consapevolezza e ti accorgi di
come non lottino di continuo, né vivano sotto stress.
Per la gran parte del tempo sembrano placidi, radicati nel
momento presente e intenti a vivere una vita senza sforzo.

Il potere della preghiera


La preghiera è un altro mezzo per accedere a uno spazio
più ampio di te e delle tue ferite; rappresenta una dimensione
profonda capace di guarire in un attimo emozioni radicate. Si
tratta di arrenderti al potere di guarigione dell’Infinito.

Doreen: Ho riscontrato, personalmente e professional-


mente, come la preghiera possa eliminare completamente le
voglie correlate alle dipendenze. Anni fa avevo un fortissimo
desiderio di vino, caffè e cioccolato ogni giorno. Non riuscivo
mai a resistere, per cui non si trattava più di piacevoli strappi
alla regola. Questi alimenti mi lasciavano gonfia, confusa e
con il mal di testa, così pregai per liberarmi della dipendenza.
Ero aperta e ben disposta alla guarigione, senza pregiudizi, e
volevo lasciarmi tutto quello alle spalle. Il giorno successivo,
dopo la preghiera, non desideravo più vino, caffè né ciocco-
lato. Per me fu un miracolo. L’astinenza da queste sostanze
continua ancora oggi e non le desidero nemmeno.
Ho anche ricevuto numerose testimonianze da parte di
persone che si sono liberate delle proprie voglie dopo aver
pregato per ricevere aiuto. La guarigione non dipende da una
preghiera speciale: nasce invece dal chiedere, con umiltà e
sincerità, l’aiuto divino e accettarlo.

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Alcuni studi evidenziano come la preghiera abbia un effet-
to di guarigione nei confronti delle dipendenze. Per esempio,
sulla rivista “ScienceDaily” si afferma che le preghiere recitate
dagli Alcolisti Anonimi hanno l’effetto di ridurre sensibil-
mente il desiderio di alcol.

Nel primo studio che ha esplorato la fisiologia cerebrale dei


componenti degli Alcolisti Anonimi, i ricercatori del Lango-
ne Medical Center della New York University hanno scoper-
to che i partecipanti che avevano recitato le preghiere dei 12
passi e a cui erano state mostrate immagini connesse all’al-
colismo segnalavano un minore desiderio di alcol dopo aver
pregato piuttosto che dopo aver letto un giornale. Secondo i
risultati degli studi pubblicati di recente sulla rivista “Ameri-
can Journal of Drug and Alcohol Abuse”, la riduzione della
voglia in chi pregava corrispondeva a un aumento dell’attività
– misurata con la risonanza magnetica – nelle aree del cervel-
lo responsabili dell’attenzione e dell’emotività.
“I nostri risultati suggeriscono che la frequentazione de-
gli Alcolisti Anonimi, nel corso degli anni, ha trasmesso ai
membri l’innata capacità di usare l’esperienza – in questo caso
la preghiera – per minimizzare l’effetto degli stimoli al desi-
derio di alcol” afferma Marc Galanter, professore di Psichia-
tria e direttore del Dipartimento Alcolismo e Abuso di Dro-
ghe presso il Langone Medical Center. “Sul lungo termine, il
desiderio della sostanza è diminuito tra gli Alcolisti Anonimi
rispetto ai pazienti che hanno smesso di bere per un certo pe-
riodo di tempo ma che risultano più vulnerabili alla ricaduta.”

Non è importante la forma della preghiera, quanto la sin-


cerità e l’apertura alla guarigione. Se una parte di te teme di
essere controllata da Dio e si ribella, non sarai del tutto aperto

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a ricevere la guarigione. Devi davvero essere disposto a libe-
rarti dalle dipendenze, e la tua preghiera sarà ascoltata.
Senza dipendenze che attutiscono il dolore, il bambino
interiore ferito sembra difficile da gestire. Ecco perché è im-
portante trovare il sostegno emotivo della preghiera, di un
counselor o di un tutor del programma dei 12 passi. Forse
sarà necessario anche cambiare cerchia di amici se le feste
a cui partecipi rischiano di farti ricadere nella dipendenza.
Scegliere amicizie sane è parte del cammino di guarigione
dalle ferite paterne.
Allineare la tua volontà a quella divina e pregare Dio, lo
Spirito Santo, Gesù e gli angeli per ricevere guarigione men-
tale ed emotiva è un’azione importante. Ti accorgi che entrare
in connessione con qualcosa di più grande o con il tuo Sé Su-
periore ti accresce e ti rafforza di per sé. La preghiera ti mette
in contatto con quel potere e con quell’energia universale e
non ti senti più solo con la tua sofferenza o con il tuo dolore.
Se tutto ciò ti sembra un po’ troppo religioso, sappi che al-
cune persone preferiscono non usare la parola Dio e sostituirla
invece con Universo, o Potere Superiore. Sii però onesto con te
stesso, e riconosci se usi i sinonimi perché non ami l’energia
maschile o perché non ti fidi di lei. È segno di un bisogno
di guarire dalle ferite paterne, in modo da beneficiare delle
energie divine femminili e maschili.

Il restorative yoga e lo yoga dolce


Doreen: Come ho scritto nel libro Fai brillare l’angelo che
è in te, la ricerca mostra che lo yoga dolce e il restorative yoga
possono ridurre in misura significativa i livelli di stress del
corpo e i sintomi post traumatici. Gli ormoni dello stress di-
minuiscono e, dopo una sessione, hai un atteggiamento più
pacifico e tranquillo.

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Scegli lo yoga dolce o il restorative yoga per ottenere i se-
guenti effetti di guarigione.

• Lo yoga dolce propone posture facili che richiedono


una minore forza fisica, con passaggi lenti da una po-
stura all’altra. Gli insegnanti in genere parlano con un
tono di voce dolce e gentile, e la musica è meditativa.
• Il restorative yoga prevede posture rilassanti tenute anche
per 10 minuti e spesso realizzate con l’aiuto delle cinture
da yoga e altri sostegni. Questo permette alla memoria
muscolare di rilasciare energie emotive represse.

Alcuni centri preferiscono la dicitura yin yoga anziché yoga


dolce o restorative yoga.
Diverse ricerche mostrano che, mentre tipi di yoga più at-
tivi e che richiedono maggiore forza fisica sono importanti
per raggiungere obiettivi legati alla forma fisica, possono però
anche aumentare gli ormoni dello stress. Ciò è vero in par-
ticolare se il gruppo è competitivo, se c’è l’abitudine di para-
gonarsi ad altri allievi, se c’è una musica dal ritmo sostenuto
o se ci si vergona quando l’insegnante corregge le posizioni.
Su YouTube trovi meravigliosi video tutorial gratuiti e,
con una sottoscrizione, anche su Gaia.com. Puoi sperimen-
tare anche lo yoga della risata, in cui apprezzerai i benefici
connessi al ridere di gusto.
Accertati di eseguire le posture in sicurezza e non forzarti
a fare nulla che possa nuocerti. Se hai un qualunque tipo di
problema fisico, parla con il tuo medico prima di cominciare
la pratica.
Se puoi permettertelo, l’ideale è chiedere a un insegnante
lezioni private, oppure dividi il costo con un amico. Le lezioni

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private sono importanti per praticare in sicurezza e con una
supervisione accurata.
Lo yoga consente di ridurre rapidamente lo stress. È molto
semplice: ti basta stendere un tappetino sul pavimento, sdra-
iarti sulla schiena, distendere i muscoli e rotolare da una parte
all’altra.

I bagni con sale marino


Il sale purifica in modo naturale, specie se lo sciogli in ac-
qua tiepida per accelerarne l’attività molecolare. Immergerti
in un bagno caldo pieno di sali è rilassante e purifica il corpo
e l’energia.
Se hai la tendenza ad assorbire le energie degli altri, i ba-
gni con i sali ripuliscono la negatività che forse è sedimentata
in te. Le persone ipersensibili sono in grado di percepire le
emozioni di chiunque e spesso scambiano le emozioni degli
altri per proprie.
Immergerti in un bagno caldo di sali marini ti aiuta a tor-
nare la persona che sei, divinamente creata come pacifica,
gioiosa e amorevole.
Consigliamo di utilizzare sali marini biologici, reperibi-
li anche online. Aggiungili ai tuoi oli essenziali preferiti e
disponi candele intorno alla vasca per creare un ambiente ri-
lassante, simile a quello di un centro benessere. Metti della
musica meditativa perché il tuo bagno sia ancora più benefico.
Se non hai una vasca da bagno, miscela acqua tiepida e sale
per ottenere un impasto simile all’argilla. Quindi appoggialo
sul petto, all’altezza del cuore, per purificarlo dalle emozioni
dolorose. Se hai la pelle sensibile, applica l’impasto nella doc-
cia, in modo da risciacquare subito il sale.
Una volta che ti sarai purificato e avrai rilasciato le emo-
zioni represse, è fondamentale riempire lo spazio rimasto

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vuoto con pensieri positivi. La via più semplice e immediata è
con la preghiera: “Sorgente Divina, per favore, colmami con
il Tuo amore, puro e benefico.” Avvertirai un cambiamento
positivo e troverai più facile riposare sapendo che adesso sei
super protetto, all’interno e all’esterno.

I sogni e il diario dei sogni


I sogni e l’elaborazione delle informazioni durante il sonno
sono metodi efficaci per guarire dai problemi che hai avuto
con tuo padre e da altre difficoltà.
Quando dormi, anche il tuo corpo e il tuo ego si riposano,
e questo significa che puoi entrare in contatto più facilmente
con i regni superiori divini, con il tuo Sé Superiore e con gli
angeli, per ricevere guarigione e una guida.
Mentre ti addormenti, puoi chiedere aiuto, guarigione
emotiva e la possibilità di comprendere le questioni irrisolte
con tuo padre. Lo Spirito Santo (grande maestro di saggezza
divina) e i tuoi angeli custodi, in particolare l’angelo “guida
dei sogni”, faciliteranno la guarigione emotiva e una com-
prensione profonda durante il sonno. Al risveglio, probabil-
mente non ricorderai cosa ti è stato trasmesso, ma beneficerai
comunque dell’esperienza.
Tieni un diario dei sogni accanto al letto per prenderne
nota appena sveglio. Alcuni sogni hanno il potere di liberarti
la mente.

Andrew: Una donna si vide in sogno in piedi accanto al


padre: fu come una “prova generale” di quanto sarebbe real-
mente accaduto nella sua vita.
Poco dopo la donna, in seguito a una visita al padre, si sentì
confusa e arrabbiata; probabilmente aveva assorbito parte della
sofferenza emotiva e fisica di lui quand’era andata a trovarlo.

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La stessa notte, la donna domandò alla sua guida dei sogni
e agli angeli di eliminare quel dolore dal corpo e dalla mente.
Bastò questo. La donna si svegliò al mattino rigenerata e libe-
ra dalla sofferenza emotiva che portava dentro di sé.

L’importanza del respiro


Un’altra tecnica che permette di entrare in uno spazio
mentale di tranquillità è la respirazione. Per arrivare a un im-
mediato senso di calma, utilizza la respirazione diaframmati-
ca o la respirazione profonda addominale.
Focalizzati semplicemente sul respiro e afferma mental-
mente: “Respiro in pace”; quando espiri, pensa: “Con il respi-
ro, lascio uscire la paura.” Dopo averlo ripetuto alcune volte,
le tue emozioni si placheranno. Se qualche pensiero o emo-
zione si presenta alla mente, riconoscilo, accettalo e riporta
l’attenzione sul respiro.
È uno dei metodi più semplici per recuperare la calma.
È efficace anche in caso di ansia e depressione. Quando sei
calmo e centrato, è più facile entrare in contatto con la mente
saggia, con l’osservatore tranquillo che è in te. Puoi percepire
il tuo stesso essere o la tua essenza che ti dona guarigione,
perché le emozioni che prima avevano la meglio hanno per-
duto la loro presa, e tu ti rendi conto che sei molto più grande
di loro. Questo t’induce un senso di controllo sulle emozioni
e smetti di esserne tormentato.

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Capitolo 10

Guarisci il tuo
bambino interiore
ferito

Entrare in contatto con il tuo bambino interiore è un passo


importante per guarire da un’infanzia difficile. La sofferenza
emotiva che si è creata in te quando tuo padre o altre figure
maschili ti hanno trattato male può influire sul tuo inconscio.
Quando sei piccolo, non riesci a comprendere le intenzioni
di un adulto arrabbiato. In quel periodo della vita non eri in
grado di proteggerti e di affermare i tuoi bisogni.
Se ti senti violato fisicamente, sessualmente, emotivamente
o mentalmente, è probabile che una parte di te provi rabbia,
terrore, impotenza e un senso di tradimento e vulnerabilità.
Proprio come non riuscivi a capire la rabbia degli adulti, allo
stesso modo non eri in grado di comprendere e di affrontare
le emozioni forti che nascevano in te. Di conseguenza, quelle
emozioni sono rimaste nel profondo del tuo inconscio.
Quando eri piccolo desideravi amore e approvazione, e vo-
levi sopravvivere; non era sicuro per te esprimere le tue emo-

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zioni, e hai dovuto reprimerle. Probabilmente hai provato an-
sia, che si è presentata in forma di comportamenti compulsivi
o ripetitivi. Magari ti è capitato di regredire e di diventare
appiccicoso. Se facevi la pipì a letto, questo è un altro segno
che soffrivi d’ansia.
L’infanzia è un periodo molto critico in cui avresti dovuto
sentirti al sicuro, protetto e amato. Sembra che in qualche
modo noi conosciamo questa verità e, se non viviamo una
situazione del genere, possiamo esserne traumatizzati.
Non negare i tuoi sentimenti dicendo a te stesso cose del
tipo: “Oh, la mia infanzia non è stata poi tanto brutta” oppure
“So che per altri è stato peggio.” Si chiama minimizzare, ed è
un rifiuto, una forma di difesa. Minimizzare è un tentativo di
far apparire le cose meno importanti di quanto siano in realtà.
Invece di minimizzare il passato, quando entri in contatto
con il tuo bambino interiore l’intenzione dev’essere quella di
guarire e trasformare la sofferenza che hai vissuto.

L’incontro con il bambino interiore

In diversi punti del libro abbiamo parlato di bambino in-


teriore o di bambino ferito: ma a che cosa ci riferiamo esat-
tamente?
In parole semplici, il bambino interiore è una parte del
nostro inconscio. Sembra avere una vita propria. Alcuni la
descrivono come una subpersonalità o un altro aspetto del
sé. Ovviamente al tuo interno non c’è un bambino nel sen-
so letterale del termine, c’è però una parte della mente che
si trova ancora imprigionata nel dramma, nella confusione e
nella sofferenza della tua infanzia.
Grazie agli esercizi proposti in questo libro, il bambino
interiore o ferito non sarà più al timone della nave. Ti sentirai

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più in pace e in grado di controllare emozioni e comporta-
menti. Più di ogni altra cosa, il bambino che è in te vuole che
tu non l’abbandoni, che tu sia presente per proteggerlo e per
crescerlo.
Una nota: entrare in contatto con il bambino interiore è
un’esperienza intensa. Il bambino può provare pulsioni grezze
e primordiali che sono rimaste a lungo inespresse. Possono
cominciare ad affiorare in superficie ricordi rimossi che por-
tano con sé emozioni forti e irrisolte. Se sei particolarmen-
te vulnerabile e instabile, ti consigliamo di non fare questi
esercizi da solo ma con il supporto di un terapeuta o di un
counselor esperto di questo tipo di lavoro.
Portare in superficie emozioni forti, come la rabbia e la
collera, può essere destabilizzante, sostanzialmente perché
non siamo abituati ad averci a che fare. Giudichiamo queste
emozioni, oppure da piccoli ci è capitato di essere puniti per
averle espresse, per cui le abbiamo represse per tutta la vita.
Se le sensazioni che questo esercizio solleva sono troppo
intense, rallenta e prenditi qualche giorno di pausa prima di
ricominciare a entrare in contatto o a dialogare con il tuo
bambino interiore.
Oggi sempre più testimonianze dimostrano che entrare in
contatto con il proprio bambino interiore ferito è efficace e
riprogramma realmente il cervello. È un modo per ricevere le
cure che i tuoi genitori probabilmente non sono stati in grado
di darti quando eri piccolo, perché non sapevano come fare o
perché anche loro erano feriti.
Se cominciano ad affiorare ricordi di un abuso dimenti-
cato, è meglio fissare una serie di sedute con un counselor o
partecipare agli incontri gratuiti del gruppo Emotivi Ano-
nimi – se presente nella tua città – per trovare un sostegno
emotivo. Ancora una volta, lo scopo di questo lavoro non è

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ricreare il dramma o rivivere il trauma. L’obiettivo è esprime-
re e rilasciare emozioni a lungo trattenute.
Se adesso ricordi uno scenario d’abuso che avevi rimosso,
probabilmente non sai come gestire questo cambio di pro-
spettiva nella relazione con quella persona. Evita di assecon-
dare l’impulso di affrontarla finché non sei diventato più for-
te. Spesso chi ha commesso abusi nega quando gli si parla
apertamente; anche per lui il senso di colpa è talmente forte
da non riuscire ad ammettere quanto accaduto. E tanti conti-
nuano a negare di averlo fatto.
Nella tua fantasia quell’uomo chiederà scusa e diventerà
il padre ideale. Nella realtà, però, sfortunatamente questo
accade di rado. Molti hanno commesso violenze ottenebrate
dall’alcol, o mentre erano fuori di sé per aver assunto droghe o
perché erano preda di un episodio psicotico, per cui, in effetti,
possono non ricordare.
Ecco perché è importante aspettare per capire se affrontare
direttamente quella persona sia la soluzione migliore. L’im-
portante è concentrarsi sulla propria guarigione invece di pu-
nire chi ha abusato di noi.
Ricorda che non devi affrontare tutto questo da solo. È
infatti consigliabile che tu ti rivolga a un terapeuta o a un
counselor per trovare sostegno. Se si affacciano ricordi trau-
matici o se senti il desiderio di farti del male, puoi aver bi-
sogno del supporto di un professionista, perciò non esitare a
cercarne uno.

I passi per la guarigione del bambino interiore

I seguenti passi per guarire il bambino interiore sono


un’ottima aggiunta o un complemento a qualsiasi counseling
o terapia.

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1. Entra in contatto con il tuo bambino interiore. Comin-
cia con il chiedere: Come ti senti adesso? Che cosa vuoi che
io sappia? Può essere d’aiuto tenere accanto una fotogra-
fia di quand’eri piccolo, decorare lo spazio in cui svol-
gi l’esercizio in modo evocativo, disponendo qualche
giocattolo, un orsacchiotto, un lenzuolino o una lucina
notturna.
2. Conquista la fiducia del tuo bambino interiore. In ef-
fetti, quella parte di te può essersi sentita abbandonata,
tradita, trascurata e dimenticata e serve del tempo per
riconquistare la sua fiducia.
Proprio come se parlassi con un amico che si sente vul-
nerabile, rasserena il bambino dicendogli che è sicuro
per lui comunicare. In un primo momento potrebbe
non fidarsi di te, perché si è sentito ignorato o repres-
so troppo a lungo. Rassicuralo (cioè rasserena te stesso)
che adesso sei presente e disposto ad aiutarlo a sentirsi
al sicuro. È importante che il tuo bambino interiore si
fidi della tua intenzione di ascoltare, sentire, vedere o
percepire in altro modo ciò che sta provando.
3. Concediti di ascoltare le emozioni del tuo bambino in-
teriore. Permetti alle emozioni di risalire in superficie.
Ti sorprenderà ciò che emerge quando decidi di acco-
gliere quella parte di te. Esprimere le emozioni con l’in-
tenzione di lasciarle andare è molto salutare. Probabil-
mente ci saranno lacrime di tristezza, dolore, vergogna
e rabbia. Il pianto è sempre un buon modo per liberarsi
e, in breve tempo, comincerai a sentirti più comprensivo
nei tuoi confronti.
Forse temi che liberando la rabbia perderai il controllo.
Non accadrà. Anzi, avrai una maggiore padronanza di
te una volta che avrai liberato l’energia accumulata delle

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emozioni represse. Senza uno sfogo, questi sentimenti
sepolti rischiano di esplodere in modi e situazioni inop-
portune, per cui è importante portarle alla luce. L’in-
conscio non ti offre niente di più di quanto tu sia in
grado di affrontare.
Impegnati a svolgere questo esercizio ogni settimana,
così da stabilire un rapporto di fiducia con gli aspetti
perduti e abbandonati del tuo sé. Il tuo bambino inte-
riore comincia a fidarsi di te e a sentirsi ascoltato e com-
preso. Prendi l’impegno di non abbandonarti mai più.
È una promessa che devi mantenere con te stesso, e si-
gnifica prenderti cura di te e del tuo bambino interiore.
All’inizio questo esercizio può essere intenso, per cui
procedi poco alla volta e non cercare di forzare nulla.
Tutto procede secondo il perfetto tempismo divino.

La scrittura automatica
Altre tecniche per entrare in contatto con il bambino inte-
riore sono il disegno e la scrittura con la mano non dominante
(la mano con cui di solito non scrivi). In questo modo aggiri
la mente conscia e accedi a livelli della psiche di cui normal-
mente non sei consapevole.
Forse otterrai un simbolo, una parola o una frase. La scrit-
tura ti sembrerà disordinata e persino infantile, e ciò che
emerge potrà sorprenderti. Non preoccuparti e non censurare
le parole o le immagini di rabbia che affiorano. Lasciale fluire
sulla pagina e liberale.

Andrew: Mi ricordo che, quando svolsi per la prima volta


questo esercizio, rimasi sorpreso per l’immagine violenta che
disegnai e che nasceva dalla rabbia repressa in me. Ho avuto
bisogno di questa tecnica per rilasciarla.

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Dopo aver fatto alcune volte questo esercizio puoi percepi-
re che tu e il tuo bambino interiore cominciate a sentirvi più
leggeri, e anche il vostro rapporto di fiducia migliora. Il tuo
bambino interiore sarà più felice e il tuo modo di comunicare
più amichevole, perché libero da rabbia e sarcasmo. Questo
significa che sei sulla strada giusta verso la guarigione.
Forse noterai un senso di calma e di pace che non senti-
vi da tempo, come se l’angoscia, la rabbia, la sofferenza e la
paura non si annidassero più nel tuo inconscio e fossero state
rilasciate in sicurezza.
Ogni schema e comportamento di dipendenza si attenua
spontaneamente. La ragione che in primo luogo ti aveva por-
tato a una dipendenza diventa chiara e non senti più il biso-
gno né il desiderio di allontanare il dolore con il cibo o con
le droghe.

Premia il tuo bambino interiore

Se senti che il tuo bambino interiore è imbronciato o non


vuole interagire, promettigli (cioè prometti a te stesso) che
dopo gli “darai un premio”. Assicurati di farlo e dopo questo
esercizio trova un’attività divertente.
Ecco alcune idee per premiare il tuo bambino interiore
perché ha collaborato con te.

1. Libri da colorare. Stanno diventando un metodo anti-


stress molto diffuso. Mentre colori con delicatezza, sii
consapevole di quel che fai e apprezza questa attività
semplicemente per ciò che è.
2. Scrivi un biglietto amorevole al tuo bambino interiore
e decoralo con brillantini, adesivi e immagini colorate.

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3. Esci a giocare. Trova un parco tranquillo con un’altale-
na, accertati che possa sostenere il peso di un adulto e
non preoccuparti di ciò che pensano gli altri. Oppure,
se preferisci la privacy della tua casa, costruisci un forti-
no con le lenzuola appendendole alle sedie in soggiorno.
4. Guarda un film per bambini che allieterà il tuo cuore (e
il tuo bambino interiore), come il tuo cartone animato
preferito di quando eri piccolo.
5. Concediti un dolcetto o il tuo piatto preferito, per risve-
gliare emozioni positive.
6. Gioca con una bambola o un orsetto per divertire il tuo
bambino interiore.

Potresti sentirti un po’ sciocco nel fare queste cose. Cer-


ca un luogo appartato, così da non preoccuparti del giudizio
della gente.

Ecco altre attività per giocare con il tuo bambino interiore.

1. Organizza una festa in maschera con gli amici o gioca


a travestirti con qualche bambino. Ci sono anche even-
ti in maschera per adulti, come ritrovi di cosplay (per
esempio ai festival del fumetto), giochi di ruolo dal vivo
e a tema fantasy, con fate, gnomi e draghi, oppure con
ambientazioni medievali o magiche.
2. Iscriviti a una scuola di teatro o a un gruppo d’improv-
visazione. Recitare stimola l’immaginazione. Per lo
scopo di questo esercizio, scegli un personaggio allegro
e concediti di fare sciocchezze.

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3. Divertiti con giochi da tavolo piacevoli e sport non
competitivi. In genere, fare il giocherellone risveglia lo
spirito infantile e rafforza l’energia.
4. Regalati un animale di peluche da abbracciare e da
coccolare.

Entra in contatto con il tuo adolescente


ferito

Forse stai pensando: Non abbiamo ancora finito di parlare


con il nostro sé interiore? A dire la verità, dialogare con le di-
verse parti del sé, come il bambino o l’adolescente interiore, è
un processo che può continuare per tutta la vita.
L’aspetto positivo è che diventa sempre più facile, e puoi
chiedere velocemente e con semplicità al tuo bambino inte-
riore che cosa gli piacerebbe fare in quel momento. A volte è
sufficiente una rassicurazione o la promessa di un’attività in-
sieme, di divertirsi e giocare di più. Fai in modo di mantenere
la promessa.
L’adolescente interiore è un’estensione naturale del bambi-
no interiore. Il tuo sé bambino matura e diventa adolescente.
Come sono stati gli anni della tua adolescenza? Eri de-
presso, solo o ansioso? Hai agito con rabbia o in preda alla
confusione? Quale tipo di amicizie attraevi? Hai fatto uso di
sostanze psicotrope?
Se ti è mancata una figura paterna amorevole, è molto pro-
babile che tu abbia avuto problemi di fiducia in te stesso, as-
sertività e autostima. Il trauma è alla base di diversi problemi
psicologici, per cui occuparti di questi aspetti feriti è benefico
e importante per ritrovare la pace mentale. A dire la verità,
quando eri adolescente ti avrebbe fatto bene seguire un per-
corso di counseling; se ti è mancato un adeguato sostegno

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emotivo, hai tutta la nostra comprensione. E non è mai trop-
po tardi per guarire il tuo cuore adolescente.
È curativo riflettere sulla tua infanzia o sulla tua adole-
scenza e pensare ai momenti in cui hai vissuto una perdita,
un trauma o un cambiamento importante. Quando questi ri-
cordi affiorano, rassicura il tuo bambino o il tuo adolescente
interiore che l’adulto maturo di oggi fornisce loro amore e
protezione.
L’adolescente e il bambino ferito sono parti di te che si
“congelano” per la paura o lo shock di un abuso o di un ab-
bandono. Se hai vissuto un grande trauma infantile, puoi
esserti “congelato emotivamente” a una certa età. Anche se
fisicamente e anagraficamente sei cresciuto, a livello emotivo
sei bloccato all’età in cui hai sofferto tanto.
È importante trascorrere del tempo con il bambino o l’a-
dolescente che è stato ferito a quell’età, perché ti chiede at-
tenzione, rassicurazione e amore. Tu sei la persona più adatta
a provvedere ai tuoi bisogni in ogni momento.

Andrew: Quando svolsi l’esercizio del bambino ferito, sco-


prii la parte di me triste e che non si adattava. In passato ave-
vo provato vergogna riguardo al mio orientamento sessuale,
non avevo le conoscenze né le capacità per farmi accettare
dall’ambiente religioso in cui ero cresciuto, cosa che portò il
mio sé adolescente a sentirsi vulnerabile e inadeguato.
Credo che questi aspetti di me siano stati notati da al-
tri che forse volevano sfruttare la mia debolezza. È stata una
dura lezione.

Vale la pena esplorare questa parte di te, a prescindere da


quanto sia difficile. Il potere destabilizzante dei ricordi e dei
sentimenti esiste solo quando sono repressi. Una volta portati

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alla luce della coscienza, questi hanno una presa minore. Il
tuo sé adulto prende il comando invece di essere governato
dal giovane sé ferito.
Come si sente attualmente il tuo adolescente interiore?
Prendi qualche fotografia delle scuole superiori e rientra in
contatto con quel ragazzo o con quella ragazza che è in te.
Come si sente? Che cosa vuole sapere? Probabilmente pro-
verai sentimenti intensi e sentirai il bisogno di comunicare al
tuo adolescente interiore messaggi altrettanto forti come:

Non preoccuparti, la tua vita migliorerà e io mi prenderò


cura di te. Le cose che ti disturbano adesso non avranno lo
stesso peso quando sarai più grande. Sei resiliente e puoi
difenderti sa solo. Focalizzati sulle tue qualità positive e
concediti una pausa. Non devi risolvere tutto in una volta.
La tua vita acquisirà un significato maggiore quando
crescerai e imparerai ad accettare e ad amare le parti di te di
cui ora ti vergogni.

Parlare con il tuo adolescente interiore ti aiuta ad accettarti


e ad amarti di più.

La vergogna
La vergogna è una di quelle emozioni tossiche che nascono
durante l’infanzia e proseguono nell’adolescenza, soprattutto
se ci sono ferite segrete o profonde non risolte. La differenza
tra vergogna e senso di colpa è che, nel primo caso, il sen-
timento spiacevole è nei confronti di noi stessi, mentre nel
secondo l’oggetto del sentimento è un’azione.
Puoi addirittura arrivare a sentire che in qualche modo hai
meritato o provocato gli eventi dolorosi della tua vita. Spiri-

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tualmente l’anima magari ha accettato alcune esperienze che
ti sono capitate, ma la tua parte umana non ne è consapevole.
Il bambino che è in te si sente spaventato e in colpa, e l’a-
dolescente (a meno che tu non abbia seguito un percorso di
counseling) magari cerca di mascherare questi sentimenti, che
allora rimangono silenti e sono vissuti sotto forma di vergogna.
Vogliamo sottolineare che, anche se provi vergogna, que-
sto non significa che ci sia qualcosa di cui vergognarti.

Se tuo padre non è stato in grado di volerti bene, questo


riguarda lui e non è una conseguenza del fatto che non
sei amabile.
Il suo cuore era chiuso all’amore e tu avresti potuto es-
sere il bambino migliore del mondo, ma lui non sarebbe
comunque stato capace di amarti quanto tu ne avevi
bisogno.

Soltanto accettare queste verità e queste emozioni è bene-


fico. Di’ al tuo adolescente interiore che va bene qualunque
sentimento provi in rapporto agli eventi del passato – rim-
pianti per le azioni compiute o per le bugie dette – o riguardo
a te stesso, al tuo corpo o alla tua sessualità.
Comprenderti con empatia allevia enormemente le emo-
zioni nascoste per anni dietro a dipendenze, autolesionismo,
alimentazione compulsiva o sentimenti negativi nei tuoi
confronti.

Le emozioni represse
Andrew: Mentre ero impegnato nella stesura di questo
libro il mio patrigno si ammalò. Venni inoltre a sapere che
anche la salute del mio padre biologico stava venendo meno.

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Questi eventi scatenarono in me un sentimento di dispiace-
re per la relazione che non avevo mai avuto con loro e mi trovai
a provare gli stessi sentimenti di quando ero adolescente.
Pensai che, adesso che mio padre e il mio patrigno erano
ammalati, sarebbero diventati più gentili e comprensivi. Mi
accorsi invece che io ero in grado di avere conversazioni più
serie con loro; tuttavia, un paio di commenti superficiali di
uno dei due mi gettò in un abisso di sconforto e di dolore che
non avevo più sperimentato da quand’ero ragazzo.
Le ferite del mio adolescente interiore riaffiorarono. Fui
tentato di placare quelle sensazioni mangiando compulsiva-
mente, stordendomi e guardando tanta televisione. Pensai che
al mondo non c’erano abbastanza carboidrati per tamponare
la marea di dolore che si stava alzando.
Alla fine, permisi semplicemente alle lacrime di scorrere.
Appena mi sedetti e mi concessi di ascoltare pienamente i
miei sentimenti, la sofferenza cominciò a rifluire.
Ciò che avrebbe potuto facilmente essere diagnosticato
come depressione era in realtà un insieme di sentimenti pro-
fondamente trattenuti che dovevano essere esternati. Dopo
diversi giorni di pianto mi sentii meglio.
Trovai molto utile anche pregare, prima di andare a dor-
mire, per ricevere guarigione e perché tornasse la pace. Molte
guarigioni avvengono durante il sonno, e dormire bene e a
sufficienza mi aiutò tantissimo in quel periodo. Importante
fu anche un integratore a base di erbe che incrementò in ma-
niera naturale i livelli di serotonina. Anche la luce del sole e
l’esercizio fisico possono fare molto. (Se però dormi troppo e
non hai voglia di alzarti dal letto, questo può essere un segna-
le di depressione che necessita del sostegno di un terapeuta.)
Dopo aver permesso alle mie emozioni di fluire libera-
mente, riuscii a essere presente per il mio adolescente interio-

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re ferito. Cominciai un dialogo onesto con lui e gli domandai
che cosa desiderasse. Sentii subito che voleva semplicemente
essere riconosciuto e ascoltato.
Ricordo che da ragazzo tendevo a reprimere le emozioni,
spaventato dal dolore che provavo. Pensavo che la tristezza e
la depressione non avrebbero mai avuto una fine.

Alla maggior parte di noi non è stato insegnato a gestire


le proprie emozioni o semplicemente ad ascoltarle e a per-
mettere che fluiscano. Quindi le abbiamo ignorate, represse o
espresse in modo inappropriato.

Doreen: In famiglia ci hanno insegnato a “non agitare le


acque” e a cercare di “stare calmi” ogni volta che mio fratello
Ken e io eravamo arrabbiati. Sia mia madre sia mio padre
avevano avuto genitori alcolizzati che litigavano sempre, ur-
lavano e facevano un dramma di qualunque cosa. Per questo
motivo si sentivano insicuri quando si trattava di emozioni
forti che ricordavano l’infanzia.
Mio fratello e io imparammo entrambi a reprimere la rab-
bia e la tristezza invece di comunicarle. Mentre frequentavo
psicologia all’università, un professore invitò noi studenti a
rivolgerci la domanda: “Come mi sento adesso?”. Le mie ri-
sposte erano tutte razionali, per esempio: “Mi sento stanca”
oppure “Sono annoiata.” Il professore mi aiutò a comprendere
e a sentire le mie emozioni con il cuore e con il corpo, non
solo con la mente.
Ci diede un grafico con alcune faccine con espressioni dif-
ferenti (simili alle emoticon) che indicavano decine di emo-
zioni. Quel grafico e il professore mi aiutarono a notare, rico-
noscere, comprendere ed elaborare le mie emozioni represse.
È stata un’esperienza piacevole e tranquilla che mi ha aiuta-

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ta a diventare la persona che sono oggi, molto consapevole
e grata dell’arcobaleno di emozioni che tutti noi proviamo.
Inoltre ho imparato ad affrontare il conflitto in maniera sana
e con onestà.

Entrare in contatto con il tuo adolescente interiore può ri-


velarsi un’azione molto potente in grado di rinnovarti.
Una volta che hai sentito ed espresso tristezza, dolore,
umiliazione e rabbia, puoi entrare in contatto più facilmente
e con maggiore consapevolezza con la tua pace e la tua cal-
ma interiori. Ed essere così più libero di sentire ed esprimere
emozioni felici.

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Capitolo 11

Diventa il genitore
di te stesso: reinventa
la tua infanzia
e la tua storia

Dopo che sei entrato in contatto con il tuo bambino inte-


riore e hai espresso ed esplorato la sofferenza, il dolore, la rab-
bia e il lutto che sono in te, allora puoi donare a quel bambino
tutto ciò che gli è mancato quando era piccolo e indifeso, con
gentilezza e amore.
Potrebbe non essere possibile riconciliarti con tuo padre e
avere con lui la relazione che desideri. Forse il suo cuore è chiu-
so, è un alcolista, o semplicemente non è in grado di esprimere
il suo amore e il suo apprezzamento per te. Forse teme di pro-
vare forti emozioni, oppure è terrorizzato all’idea di affrontare
il senso di colpa. Dove ti porta questo? Per fortuna ci sono
modi in cui tu, adulto, puoi diventare il genitore di te stesso.
In aggiunta alla voce del bambino interiore c’è in noi una
parte adulta, saggia e amorevole che è pronta, volenterosa e
capace di prendersi cura degli aspetti feriti di noi stessi.

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Da un punto di vista spirituale, noi siamo già guariti.
All’interno di una più ampia prospettiva metafisica, la tua
essenza, la tua verità suprema è già guarita e integra. Sei stato
creato perfetto, integro e completo, e questo non è cambiato.
Il nostro obiettivo è aiutarti a raggiungere la consapevolezza
della tua perfezione divina.
Magari cerchi giustificazioni per evitare di entrare in con-
tatto con il tuo dolore. Forse stai pensando: Bene, se siamo già
guariti e integri, perché svolgere questi esercizi?
L’esperienza del dolore e delle difficoltà emotive spesso ci
sprona a raggiungere un nuovo livello di crescita e di con-
sapevolezza spirituali. Le esperienze non servono a renderci
fragili così da pensare che non siamo in grado di gestire con
efficacia la nostra vita.
Se diventi il genitore di te stesso e guarisci emotivamente
il tuo bambino interiore, ti liberi del senso di vulnerabilità.
Ascoltare i tuoi sentimenti e guarirli, partendo da una pro-
spettiva di saggezza e amorevolezza, ti aiuta a trovare pace.
Se parti da quel centro che è in te, non avrai più preoccupa-
zioni e riuscirai a integrare il tuo sé ferito.
Non aspettarti una guarigione miracolosa fin dalla prima
volta che esegui questo esercizio. All’inizio sembra difficile,
ma gradualmente ti renderai conto dei tuoi progressi. Ti sen-
tirai più leggero e il bambino che è in te comincerà a sentirsi
sicuro e amato.

Ma che cosa significa diventare il genitore


di te stesso?

Nella prima parte del libro hai imparato a riconoscere e a


esplorare gli effetti delle ferite paterne su di te. La buona no-

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tizia è che non è troppo tardi per il tuo bambino interiore per
sperimentare l’infanzia felice che desideravi.
Se ti sembra insolito, concediti un po’ di tempo per valu-
tare e per giocare con le idee suggerite qui. Sono pensate per
essere una guida fai-da-te.
Quando svolgi l’esercizio, è importante che entri in con-
tatto con il genitore saggio e amorevole che è in te. È il sé
adulto e amorevole che sei davvero. Secondo la nostra espe-
rienza, esso fa parte della “mente saggia” o dell’osservatore
che guarda te e il tuo bambino interiore, senza portare su di
sé l’intero carico di emozioni. Da questo spazio neutrale, il
saggio genitore interiore è in grado di dare al bambino tutto
l’amore, la comprensione, l’incoraggiamento e il sostegno di
cui ha bisogno.
Per esempio, dopo che il tuo bambino interiore ha espres-
so la propria sofferenza e il senso di tradimento, rassicuralo
con affermazioni del tipo: “Sono qui per proteggerti. Non
permetterò che succeda di nuovo.” Visualizza il te stesso di
adesso che avvolge il tuo bambino interiore in un abbraccio
protettivo. Se immaginarti in un ruolo parentale ti crea agita-
zione, allora pensati come un fratello o una sorella maggiore
che insegna, guida e protegge il tuo bambino interiore.

Prenditi un momento, proprio adesso, per respirare e


trovare il tuo centro, e immaginati come un bambino piccolo
e bisognoso. Adesso vedi e senti te, adulto, entrare in questa
scena e avvicinarti con dolcezza al tuo sé bambino. Permetti
a te stesso di sentire la paura del tuo bambino interiore e
rassicura il tuo sé bambino della purezza delle tue intenzioni
di guarirlo, guidarlo e proteggerlo. Sei diventato l’angelo
custode di te stesso.

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Puoi entrare in contatto con questa parte di te che è saggia
e amorevole e che è già una sola cosa con il tuo Sé Divino o
la Sorgente Divina. Fai qualche respiro profondo. Espirando,
rilascia ogni tensione, paura e preoccupazione.
Prova questa preghiera o qualcosa di simile pronunciando-
la con il cuore. Se la parola Signore ti crea problemi sostitui-
scila con Sorgente.

“Signore, ti ringrazio per il Tuo amore incondizionato e


completo. Per favore, aiutami a sentire il Tuo amore e a
guarire dalle conseguenze di quei periodi della mia vita
in cui non mi sono sentito amato. Ti chiedo di aiutarmi a
sentirmi integro e completo e a mostrarmi come posso
aiutare anche gli altri a sentire la Tua energia e la Tua
pace divina.”

Percepirai un’energia calma, pacifica, paziente e di genere


neutro che è l’infinita saggezza divina. Questa energia amo-
revole è la Sorgente Divina, che ti dona l’accesso completo
a tutta la saggezza, la conoscenza e la guarigione di cui hai
bisogno per comunicare con il tuo bambino e con il tuo ado-
lescente interiore.
Da questo ampio spazio, comincia un dialogo con il tuo
sé più giovane e ferito. Puoi letteralmente avvolgerti in un
abbraccio.
Rassicura e conforta il tuo sé interiore più giovane con tut-
to l’amore possibile. I messaggi che gli comunicherai saranno
del tipo:

• “Non è colpa tua.”


• “Sei un figlio di Dio, divinamente perfetto.”

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• “Sei molto amato.”
• “Perdonati per ogni sbaglio che pensi di aver commesso.”
• “Sei meritevole e degno d’amore.”
• “Per favore, accetta il mio amore.”
• “Non ti lascerò mai.”
• “Adesso sei al sicuro e protetto.”

Utilizza questo metodo per rassicurare te stesso che non ti


abbandonerai mai. Il tuo bambino interiore può sentirsi tra-
dito o deprivato di un’infanzia felice con genitori amorevoli.
Impara ad alleviare i sentimenti feriti:

• cantando ad alta voce o canticchiando a bocca chiusa;


• scrivendo una poesia o una canzone d’amore per il tuo
bambino interiore;
• cullandoti dolcemente;
• ascoltando musica che ti risolleva e ti conforta, anche
ninne nanne;
• abbracciando un morbido orsetto;
• dicendo al tuo bambino interiore che non è “mai solo”.

Adesso sei qui, il saggio e amorevole sé adulto che proteg-


ge e aiuta quella parte di te a guarire.

Rimetti in scena e riscrivi la tua infanzia

In maniera simile a quanto accade nelle regressioni alle vite


precedenti, puoi tornare indietro nel tempo con la visualizza-
zione e riscrivere eventi chiave della tua infanzia. Compren-
diamo che puoi accogliere l’idea con scetticismo: il tempo,

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però, è un’illusione, e con l’aiuto di un ipnoterapista o della
meditazione puoi andare indietro nel tempo, al momento in
cui quell’evento si è verificato e rimetterlo in scena, reagendo
come avresti voluto. Se rimpiangi profondamente qualcosa
che hai o non hai fatto, richiama alla mente l’episodio con
chiarezza e scegli di fare ciò che davvero avresti voluto.
A volte vedere la vita come fosse una rappresentazione tea-
trale o un film può essere d’aiuto. Immagina di essere seduto
nella sala di un cinema al buio. L’ambiente è accogliente e
confortevole e cominci a vedere la storia del rapporto con tuo
padre dispiegarsi sullo schermo. Stavolta sei rilassato su una
comoda poltrona, per cui i momenti dolorosi della storia non
ti feriscono come quando li hai vissuti in prima persona, per-
ché adesso li osservi obiettivamente, da adulto.
Ovviamente se sei stato vittima di un grave abuso, avrai
forti reazioni emotive mentre rivedi quei ricordi. Se ti senti
sopraffare, ferma il film mentale e allontanati per elaborare
le tue emozioni. Se senti che stai perdendo il controllo, cerca
un sostegno.
Guardando la tua infanzia come fosse un film riesci a ve-
dere in che modo hai interiorizzato e accettato ciò che tuo
padre o una figura paterna ti ha detto. Da bambino o da ado-
lescente non eri in grado di capire, né avevi la saggezza per
sapere che tuo padre agiva in maniera malsana quando ti di-
ceva cose crudeli o era brutale con te.
Non sapevi elaborare le tue emozioni ed è possibile che
in certi momenti tu abbia “lasciato il tuo corpo”. Si chiama
dissociazione, un meccanismo di difesa cui sei ricorso per so-
pravvivere.
La dissociazione diventa un problema solo se continui a
ricorrervi anche in seguito, perché può portare a una separa-
zione della coscienza, in cui ti sembra che la tua intera vita sia

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un film surreale. Un esempio comune è non ricordarti come
sei arrivato a casa perché eri altrove con la testa. Chi vive abi-
tualmente in uno stato di dissociazione non ricorda molto del
passato, perché è in un continuo stato di trance per proteg-
gersi da un potenziale dolore. Se ritieni di vivere abitualmente
in uno stato di dissociazione, un terapeuta esperto in traumi
può aiutarti.
Guardando il bambino interiore con gli occhi di un sé più
maturo, più saggio e più amorevole, impari ad assumerti la
responsabilità della tua vita e del tuo destino. Alla fine sei
l’unica persona al comando della nave della tua vita e puoi
scegliere una nuova destinazione verso cui dirigerti.
Per esempio, se hai avuto un’infanzia difficile in cui hai
sperimentato un abuso, puoi visualizzarti mentre ti difendi
dalla persona violenta dicendo: “No! Lasciami in pace!”. Im-
maginati mentre corri verso un posto sicuro e ti metti in salvo.
Questo può aiutarti a vedere te e il tuo bambino interiore
come più forti. È molto rassicurante, per il bambino interio-
re, sapere che può rispondere con efficacia a ogni eventuale
futuro pericolo. Stai insegnando a te stesso che nella tua vita
puoi recitare un copione diverso. Per esempio, se in passato ti
sei sentito una vittima e rimetti in scena quegli avvenimenti
in modo consapevole, allora puoi riuscire a gestire con più
efficacia quel che accade nel presente e nel futuro.
Il tuo sé passato, presente e futuro sono un tutt’uno. Esi-
stono simultaneamente nell’essenza spirituale: se cambi il
presente o il passato, questo ha conseguenze sul tuo sé futuro.
Ciò non vuol dire che l’abuso di cui hai sofferto da bambi-
no non si sia verificato, ma che scegli di creare un’altra realtà
altrettanto valida.
Spesso ci sembra che le nostre vite siano bloccate in un
circolo continuo che ci ripropone le stesse esperienze in una

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forma diversa. Per esempio, attrai sempre gli stessi tipi di
rapporti o di lavoro che in qualche modo riproducono le tue
esperienze infantili. Se adotti l’approccio creativo in cui vi-
sualizzi nuovi risultati, crei nuove possibilità e alternative.
Riscrivere la storia della tua vita ti dà un grande pote-
re, perché sei tu a dirigere il film. Se riesci a immaginare la
nuova versione della tua storia, con emozioni più felici, il tuo
inconscio crederà che la nuova versione sia vera. Puoi modi-
ficare ciò che innesca in te una reazione, in modo che i fla-
shback post traumatici si attenuino. Se visualizzi e percepisci
un’infanzia sana e felice, puoi riscrivere anche i tuoi modelli
relazionali.

Doreen: Come ho accennato nell’Introduzione, ero una


psicoterapeuta prima dell’evento che cambiò la mia vita,
quando gli angeli mi avvisarono e mi protessero durante un
tentativo di furto d’auto a mano armata. Mentre lavoravo
come psicoterapeuta, ero spesso guidata ad aiutare le don-
ne che riportavano i segni delle ferite paterne a reinventa-
re la propria infanzia con risultati migliori. Visualizzavamo
padri che chiedevano scusa, erano sobri e si comportavano
in maniera appropriata. Quelle donne erano consapevoli che
stavamo mettendo in scena un film più felice delle loro vite e
al tempo stesso comprendevano che sarebbero potute guarire
anche se il loro padre non fosse mai cambiato e non avesse mai
chiesto scusa per le sue azioni.

Se non ti è facile visualizzare, prova a scrivere e a recitare


una nuova sceneggiatura. Torna al passato e rimetti in scena
gli eventi, interpretando il ruolo di un bambino forte e saggio,
oppure reinventa il presente in modo consapevole.

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Scrivere un nuovo copione della tua vita è una tecnica po-
tente ed efficace. Il cervello non conosce la differenza tra fin-
zione e realtà. Agire in vari scenari immaginari, crea e raffor-
za nuove connessioni neurali.
Questo metodo è finalizzato all’autoguarigione e non si-
gnifica che il tuo rapporto con la persona che ha perpetrato
l’abuso sarà guarito. Non ti stiamo consigliando di frequen-
tare qualcuno che ti ha ferito profondamente, a meno che tu
sia in grado di farlo senza sentire che stai tradendo te stesso.

Gioca a fare l’eroe


Se l’idea di riscrivere il passato non funziona, vederti come
il supereroe della tua vita può aiutarti a superare le avversità.
Nella tragedia Re Lear, il re subiva l’influenza delle sorelle
di Cordelia, e quest’ultima si sentiva emarginata. Alla fine il
padre comprese che Cordelia era onesta e leale.
Ti sei mai sentito così? Frainteso e come se i tuoi stessi
fratelli cospirassero contro di te? La Bibbia è piena di storie
simili, quasi che le disfunzioni della famiglia siano parte della
condizione umana. Se ti sei sentito una vittima della tua stes-
sa famiglia, può esserti d’aiuto trovare il tuo eroe interiore.
Chi sono, dunque, le tue supereroine? Wonder Woman,
Xena, Supergirl o un altro personaggio di un romanzo fan-
tasy che hai letto?
Se sei un uomo e ti senti inerme, chi sono i tuoi supereroi?
Forse Superman, Batman o Thor?
Ricorda, se scegli di identificarti con il tuo supereroe pre-
ferito, prendine gli aspetti positivi. Vogliamo prendere a pre-
stito e personificare la loro forza e la loro capacità di superare
gli ostacoli per sconfiggere i “demoni”. Questo ovviamente
non significa ricorrere alla violenza o diventare troppo ma-
schile, se sei una donna.

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Significa invece trovare quel coraggio e quella determina-
zione interiori per dire:

• “Sono più grande delle mie ferite.”


• “Con la mia forza interiore, il mio coraggio e la mia
fiducia posso vincere.”
• “Posso superare le limitazioni del mio bambino interio-
re ferito.”
• “Posso vivere la vita dei miei sogni.”
• “Posso evitare le persone difficili, superare gli ostacoli e
appagare i miei bisogni facilmente.”

Scopri le risorse del tuo bambino interiore


e fai spazio al bambino magico
Se trovi che mettere in scena eventi che riguardano il tuo
bambino interiore sia troppo difficile, questo può significare
che a te o al tuo bambino interiore sembra di avere pochi
mezzi o che non vi sentite abbastanza forti da riuscire ad af-
frontare quanto è accaduto nell’infanzia.
Nella play therapy, solitamente diretta ai bambini, c’è una
parte che può essere efficace anche per gli adulti e che con-
siste nel vedere te stesso e il tuo bambino interiore sotto una
nuova luce.
È tempo di chiedere al bambino interiore che cosa lo aiu-
terà a sentirsi più sicuro e meno spaventato. La visualizzazio-
ne mentale associata agli eroi o alle eroine della tua infanzia
può aiutare il tuo bambino a sentirsi più forte e competente.
Hai mai vestito i panni da Supergirl, Wonder Woman, Har-
ry Potter, Spider Man o altri modelli e figure di riferimento
maschili o femminili? Prova a indossare un mantello o a reg-
gere una bacchetta magica e fingi di essere un potente mago

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bambino in grado di controllare il proprio destino. Oppu-
re indossa grossi bracciali metallici e fingi di essere Won-
der Woman che dirige l’energia universale verso la giustizia.
Oppure visualizza uno scudo e una spada simbolici, simili a
quelli dell’Arcangelo Michele, in segno di forza.
La parte di te ferita può apprezzare questo esercizio, men-
tre il tuo bambino interiore si sente libero per la prima volta.
Puoi correre in tutte le direzioni, sconfiggere demoni o qual-
siasi altra forza o paura negativa, e sentirti ancora potente.
Sembra sciocco, ma travestirsi e giocare è una maniera effica-
ce per entrare in contatto con aspetti di te mai raggiunti prima.
Scopri che dentro di te c’è un potente bambino interiore
magico o mistico che può fare amicizia con il bambino feri-
to. Trovare il bambino interiore magico ti aiuta a scoprire di
nuovo la magia in te stesso e nella vita.
Il tuo sé ferito è rimasto al comando della tua vita troppo a
lungo e adesso è tempo che il bambino interiore ferito riceva
un po’ di aiuto dal bambino magico che è in te.
Il bambino magico ha un’immaginazione sconfinata, ca-
pace di escogitare modi per sconfiggere mostri spaventosi e di
superare senza sforzo pensieri terribili. Quella parte di te sa
che sei una cosa sola con il potere creativo dell’Universo e che
puoi trasformare ogni situazione difficile della vita creandone
una nuova, fantastica ed entusiasmante.

Una nuova prospettiva

A volte ti sembra di non avere controllo su ciò che ti acca-


de, su come ti senti e reagisci. Forse finora la tua vita è stata
costellata da una serie di perdite e relazioni difficili, magari
con una sensazione sottostante e diffusa di vuoto, ma puoi
cambiare la storia della tua vita, basta riscriverla in modo di-

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verso da come te la sei raccontata finora. Invece di pensarti
come una vittima, scegli di vederti come l’eroina o l’eroe vit-
torioso della tua storia.

Andrew: Mi sono sentito vittima di alcune circostanze


della mia vita. Mi è sembrato che certe sensazioni di tristez-
za, depressione, paura e ansia fossero piuttosto insidiose, che
penetrassero nella mia vita e nella mia mente senza che ne
fossi consapevole.
Ho scoperto che, se non ti assumi la responsabilità delle
tue sensazioni, è difficile che la vita cambi in meglio. Non hai
colpe per gli abusi e per l’abbandono che hai vissuto, ma d’ora
in poi sei responsabile di come affronti emotivamente queste
esperienze. Puoi permettere che il passato doloroso rovini il
tuo futuro o scegliere che ti renda più forte.
Un tempo sognavo d’incontrare un partner che cancellasse
la tristezza e il mio senso di solitudine. E per un certo perio-
do, in effetti, ho conosciuto qualcuno così, poi il sogno ovvia-
mente è finito. Quell’esperienza mi ha insegnato che l’amore
non si trova fuori di noi. Certamente una relazione sana può
aprire il tuo cuore all’amore, ma sei tu, in ogni caso, a con-
sentirgli di aprirsi.

Se non ti assumi la responsabilità dei tuoi sentimenti, è


difficile che la tua vita cambi in meglio. Non hai colpe per
l’abuso e per l’abbandono che hai vissuto, ma d’ora in
poi sei responsabile di come affronti emotivamente que-
ste esperienze. Puoi permettere che il passato doloroso
rovini il tuo futuro o scegliere che ti renda più forte.

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Oltre a riscrivere la storia della tua infanzia, puoi adottare
una nuova prospettiva immaginando un lieto fine per ogni
esperienza futura. Per esempio ti immagini di tener testa a
tuo padre. Anche se non l’hai mai fatto realmente, l’impor-
tante è che tu ti veda come l’eroina o l’eroe della tua storia.
Utilizza tutti i tuoi sensi per rappresentare questo finale.
Cambiare la tua storia aiuta a rompere lo schema in cui
permetti a persone violente e che ti abbandonano di entrare
nella tua vita. I tuoi standard s’innalzeranno, aspetterai e ac-
cetterai solo persone che ti trattano con il rispetto che ognuno
di noi merita. Diversamente, forse ti capiterà di cercare solu-
zioni all’esterno, sognando l’amico o il partner meraviglioso
che ti salverà come un cavaliere dall’armatura scintillante.
La raccomandazione è di non immaginarti che sia qual-
cun altro a salvarti. Vediti mentre offri a te stesso la salvezza.
Oppure vedi Dio, Gesù, Maria e i tuoi angeli custodi che ti
traggono in salvo. Non immaginare alcuna vendetta, sempre
correlata a energie negative. Utilizza tutti i tuoi sensi per ri-
disegnare una prospettiva diversa. Senti, vedi, ascolta e credi
che il nuovo lieto fine sia reale.
Il cervello e il corpo reagiscono a ciò che pensi e a come
percepisci le cose. Con questo metodo puoi riprogrammare
i tuoi processi mentali e contribuire a risolvere gli schemi di
pensiero creati in seguito al trauma.
Adottare una nuova prospettiva della tua vita è come pro-
vare un nuovo paio di scarpe: all’inizio sembra scomodo, so-
prattutto se sei solito compatirti. Alcune persone ricevono
così tanta comprensione e attenzione per le loro difficoltà che
sono riluttanti a vedersi autonome.
Puoi riscrivere la storia della tua vita in modo da sentirti
meritevole (d’amore, successo, felicità, rispetto). Se tuo padre
ti ha criticato o ti sei sentito indesiderato, la sensazione di non

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meritare amore può essere un problema continuo nella tua
vita, a meno che tu non decida di affrontarlo.
Ecco alcuni passi per rielaborare la tua vita.

• Incoraggia e sostieni il bambino interiore. Offrigli l’ap-


provazione di cui avevi bisogno molto tempo fa: “Puoi
farcela” e “Sei meritevole e amato.”
• Metti una fotografia di qualcuno che pensi sia meri-
tevole sul tuo poster della visione o in un altro punto
che vedi ogni giorno. Potrebbe essere un supereroe o
qualcuno che ammiri e che ha raggiunto il successo.
Immagina come si vedrebbe quella persona e come af-
fronterebbe le critiche. Sovrapponi una fotografia del
tuo viso al suo.
• Visualizza una luce blu-violetta che cancella la tua sto-
ria negativa. In passato avremmo detto: cancellare una
registrazione da un nastro, adesso è come premere i tasti
“ctrl+alt+canc” o eliminare i file che non vuoi più sul
computer. Immagina di spostare nel cestino tutti i tuoi
file che ti fanno sentire indegno o sbagliato. Ricorda poi
di svuotare il cestino. Dopodiché è importante che tu
riempia lo spazio rimasto vuoto con convinzioni positi-
ve. La preghiera e le affermazioni possono riscrivere la
valutazione che dai di te in una luce amorevole.
• Scrivi le parole degno, meritevole e autostima elevata su
alcuni fogli di carta e attaccali allo schienale di una se-
dia. Siediti sulla sedia e comincia a parlare come fareb-
be una persona che ha un’autostima elevata. Immaginati
mentre parli con tuo padre in modo assertivo e sicuro di
te. Come il gioco di ruolo, questa è una tecnica potente
per interrompere i vecchi schemi di bassa autostima. È

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un’ottima pratica se ti è difficile stare con tuo padre:
sarai preparato e molto più in grado di affrontare la si-
tuazione quando lo vedi.
La nostra intenzione è aiutarti a considerarti l’eroe o
l’eroina della tua vita e come la persona che ti ama e ti
sostiene più di ogni altra. Anche se può essere difficile
al momento, visualizzare te e la tua vita da un punto
di osservazione relativamente distaccato e confortevole,
come se fossi al cinema, è un modo più gentile e attento
di rivolgerti a te stesso. E forse ti ritroverai a provare
compassione per tuo padre per il comportamento mal-
sano e privo d’amore che ha avuto nei tuoi confronti.

Trova la tua tribù o la tua famiglia spirituale

Se l’esperienza con la tua famiglia d’origine è stata doloro-


sa e ti sembra che il rapporto sia irrecuperabile, per diventare
genitore di te stesso puoi crearti una famiglia surrogata con
gli amici più cari, che la vedono come te e ti sostengono.

Andrew: All’età di vent’anni in un certo senso fui adotta-


to da un’altra famiglia, il che fu per me fonte di guarigione.
Scoprii inoltre la maniera di divertirmi e di soddisfare i miei
bisogni emotivi praticando attività come escursionismo, yoga
e frequentando gruppi di meditazione. Anche internet è un
ottimo strumento per trovare la propria tribù, iscrivendosi a
gruppi e siti che organizzano incontri non solo virtuali.
Io per esempio mi sono iscritto a un gruppo di Meetup per
scrittori e ho provato un senso di sollievo e di spirito di squa-
dra. Avere interessi in comune è un’ottima base per sviluppare
amicizie e relazioni.

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Doreen: Unisciti a un gruppo o iscriviti a un corso sulla
base dei tuoi hobby o dei tuoi interessi. Quando decisi di fre-
quentare un corso di danza del ventre, ricordo che la prima
volta ero intimidita, ma mi rilassai subito appena compresi
che anche le altre erano nervose. Fu divertentissimo ballare
al ritmo di quella bellissima musica e con quegli abiti scintil-
lanti. Una donna che conobbi durante il corso è ancora una
mia cara amica.
Molte persone rimpiangono il passato, quando vivevamo
in comunità molto unite. Alcuni decidono di reagire a questo
desiderio costruendo “comunità d’intenti” formate da indi-
vidui con una mentalità simile che decidono di condividere
obiettivi come la cura di un giardino biologico, aiutarsi nel
cucinare e nelle pulizie e vivere in modo “alternativo”, ricor-
rendo all’energia solare e ad altre scelte ecologiche. Le comu-
nità d’intenti sono soluzioni moderne per creare una “fami-
glia d’elezione”, specialmente se non condividi gli stessi valori
della tua famiglia d’origine.

Anche se hai sperimentato gran parte di queste strategie,


ti sei rivolto a un counselor o a un terapeuta e hai cercato di
risolvere la tua ansia o la tua depressione, a volte ti senti di-
sperato perché sembra che niente funzioni e hai voglia di get-
tare la spugna. Spesso ciò significa che sei giunto a un punto
di svolta. Sei pronto ad arrenderti all’amore universale che
guarisce. Nella terza parte del libro parleremo di come aprire
il cuore alla guarigione spirituale possa aiutarti a riempire il
vuoto lasciato nell’anima dalle ferite paterne, permettendoti
di trovare un significato nella tua sofferenza e, conseguente-
mente, superarla.

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PARTE III
Guarigione spirituale
166

Capitolo 12

L’amore divino:
guarisci
spiritualmente
il tuo cuore

In questa parte affronteremo argomenti spirituali che tra-


valicano la logica e l’intelletto. Possono donarci un senso di
pace profonda e una calma rigenerante, e aiutarci a guarire
quel “vuoto nell’anima” di cui alcuni parlano e che forse an-
che tu hai sperimentato.
Dio non è esterno a te: tu sei un tutt’uno con la saggezza e
con l’amore infiniti e senza confini della Sorgente. Non esiste
una parte di te in cui non risplenda la luce divina, perché la
Sorgente è onnipresente (ossia ovunque).
Il senso di connessione con un Potere superiore può guarire
le tue insicurezze e la paura di essere solo. È meraviglioso ave-
re una famiglia, amici e anche qualche animale domestico nel
mondo fisico. Rivolgerti al divino, però, ti aiuta a sentirti meno
bisognoso e più connesso anche quando sei fisicamente da solo.

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Da questo pensiero nasce un sentimento profondo di liber-
tà, perché comprendi di non essere più legato al bisogno che
qualcun altro compensi l’amore paterno che non hai ricevuto.
Ti accorgi di non avere nessuna dipendenza malsana dagli al-
tri. Quando conosci qualcuno appari più interessante, perché
gli altri avvertono che l’energia che trasmetti proviene da un
senso di integrità e non dal bisogno.
Accetta Dio come il tuo vero Padre, come la tua vera Sor-
gente. Come un Padre ideale che ti ama, ti protegge e si è
sempre occupato di te. Un Padre che ti capisce, ti apprezza
e ti accetta. Un Padre che ti vede divinamente perfetto, nella
tua vera essenza.

Entra in contatto con il Padre Divino

Quali sono i tuoi sentimenti all’idea che esista un Padre


Divino? Se sei nato in una famiglia che seguiva una religione
organizzata e ti sei sentito ferito o offeso da persone di quella
Chiesa, o se ti è stato insegnato che Dio è iracondo e punitivo,
potresti avere qualche difficoltà con l’idea della sua esistenza.
Può però costituire un passo importante per guarire emotiva-
mente il tuo rapporto con l’energia maschile in generale.
Riappacificarti con questo archetipo o con questo tipo di
energia è benefico. Per credere in Dio non è necessario che
tu sia religioso né che ti attenga ad alcuna fede. Dio è parte
di chi sei, perché tu sei una cosa sola con Lui. Dio è la tua
energia vitale e la tua saggezza superiore.
Forse non credi in Dio perché ti sembra che le tue preghie-
re siano rimaste inascoltate. Ti chiedi perché non ha impedito
a tuo padre di abusare di te o di abbandonarti. Forse sei giun-
to alla conclusione: Se esiste un Dio amorevole, perché permette
che il dolore esista?

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Anche se non abbiamo tutte le risposte a queste importanti
domande, possiamo dire che Dio rispetta il libero arbitrio di
ciascuno, comprese le persone che fanno scelte che feriscono
gli altri.
Noi siamo certi che Dio e gli angeli abbiano cercato di
dirigere le azioni di tuo padre verso una genitorialità respon-
sabile. Tuo padre però non li ha ascoltati. Forse non sentiva
di meritare una guida divina, oppure era ateo, o così alterato
da sostanze psicotrope o disturbato mentalmente da non riu-
scire a percepire le proprie intuizioni. Forse è stato cresciuto
da un padre violento o che l’ha abbandonato e questo è tutto
ciò che conosce.
Con ciò non vogliamo giustificare l’abuso, che non è mai
scusabile. È per aiutarti a capire come un uomo adulto si sia
potuto comportare nel modo in cui ha fatto tuo padre.
Prenditi un momento, respira e concentrati sull’intenzione
di riappacificarti con Dio che sembra non rispondere alle tue
preghiere. Abbatti ogni barriera che hai costruito perché non
ti piacevano le persone o le convinzioni delle religioni orga-
nizzate. Guariamo le convinzioni negative sugli uomini.
Quando stabilisci un rapporto personale con il tuo vero
Padre Divino, non esiste senso di colpa o paura, solo com-
prensione e amore incondizionato. Sì, Dio può motivarti a
compiere scelte sane o azioni positive. Ma la guida divina è
priva di volontà intimidatoria e di minacce. È forza e deli-
catezza al tempo stesso. Puoi sentire la presenza divina ogni
volta che preghi, a prescindere da come lo fai.
In effetti l’energia maschile è neutrale, motiva e protegge,
e può aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi e a manifestare
ciò che desideri. L’energia divina ti aiuta a realizzare la tua
creatività.

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Religione e spiritualità

Grazie alla spiritualità e alla religione puoi superare la so-


litudine e guarire dalla sofferenza. Pur con alcuni punti di
contatto, queste due aree si differenziano l’una dall’altra:

• la spiritualità si riferisce alle tue convinzioni e alle tue


pratiche spirituali;
• la religione si riferisce a un’organizzazione con cui ti
identifichi o di cui segui le celebrazioni.

La spiritualità e la religione sono modi per superare la sof-


ferenza umana terrena e per trovare in essa un significato. Ti
mettono in contatto con Dio, come un Potere superiore da cui
trarre forza. A volte chi riporta i segni delle ferite paterne pre-
ferisce vedere il Creatore di genere neutro o caratterizzato da
un’energia femminile. Va bene fintanto che questa preferenza
proviene dall’amore e dall’attrazione e non dal disprezzo per
le energie maschili.
La spiritualità è la tua connessione personale e privata con
il divino. Tutte le tue esperienze hanno dato forma alle tue
convinzioni, per cui non rientri in nessuna “categoria” spiri-
tuale e religiosa. Inoltre comprendi che non c’è alcun bisogno
di etichettarti con un’identità religiosa definita.
Forse però ti senti chiamato a unirti a una comunità spi-
rituale o religiosa di persone affini a te. Le chiese e i centri
spirituali sono luoghi meravigliosi per incontrare nuovi amici
e per accrescere le tue conoscenze e le tue capacità. Alcuni of-
frono anche l’opportunità di praticare attività di beneficienza
che potenziano l’attitudine positiva di donare, in termini di
tempo e di energia, una parte di quanto abbiamo ricevuto e
di aiutare gli altri. Lavorare in un gruppo all’interno di fon-

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dazioni benefiche o di un’organizzazione spirituale o religiosa
offre quel senso di appartenenza di cui tutti abbiamo bisogno,
in particolare chi non ha ricevuto approvazione e sostegno
durante gli anni della crescita.

Doreen: Sono cresciuta frequentando una scuola dome-


nicale e ancora oggi amo andare in chiesa il fine settimana.
Anche se leggo la Bibbia ogni giorno a casa e prego e parlo
spesso con Dio e con Gesù, mi piace molto farlo anche insie-
me agli altri. Se riesci a trovare la chiesa, il tempio o il centro
spirituale adatto a te, stringerai amicizie che durano tutta la
vita. Molti incontrano il partner proprio in questi ambienti,
perché è più facile entrare in contatto con persone affini.

Qualunque forma di culto tu scelga – che tu segua messe,


partecipi a gruppi di studio della Bibbia, frequenti seminari
o circoli di preghiera – riteniamo che chi crede in un Potere
superiore abbia una vita più felice e in salute. Alcuni studi
dimostrano che una fede spirituale o religiosa protegge dallo
stress. Inoltre la ricerca indica come il sostegno di una comu-
nità spirituale sia correlato con un’aspettativa di vita sana e
più lunga.
Se hai avuto esperienze negative con la religione, è com-
prensibile che tu abbia preso le distanze. Però la distanza da
Dio porta solo a sentimenti di vuoto, solitudine e confusione.
È come pilotare un aereo senza essere in contatto con i con-
trollori di volo.
Tutti noi abbiamo bisogno della guida divina per naviga-
re nella vita. Se la caratterizzazione maschile per cui Dio è
chiamato “Padre” o con il pronome “Egli” ti disturba, utilizza
termini come “Dio madre-padre” o “Sorgente”.

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Ricorda che le religioni sono il modo in cui le persone cer-
cano di interpretare i misteri della vita terrena e della morte.
La Bibbia e altri testi sacri offrono una guida, ma non esiste
una fonte di conoscenza migliore della comunicazione diretta
con la Sorgente.
Per farlo, crea un ambiente tranquillo dove sederti o sdra-
iarti comodamente. Dio non ha bisogno di formalismi ma
semplicemente di sincerità. Non c’è un “modo giusto” per en-
trare in contatto con Lui, per cui segui il tuo cuore.
Per esempio, concentrati sull’intenzione di parlare con
Dio. Puoi farlo sia in un momento di crisi sia in un momento
più calmo. Pensa, scrivi o parla dei tuoi sentimenti, compresi
quelli che per te sono difficili da ammettere. Più sei sincero
e onesto, più sentirai il sostegno divino. La tua vulnerabilità
non è qualcosa di negativo, perché ogni essere umano prova
sentimenti simili.
Confessa ogni cosa a Dio come faresti con il tuo migliore
amico. Se hai dubbi, rabbia, frustrazioni o paure, parla anche
di quelli. Apri il tuo cuore in ogni suo aspetto e poi chiedi aiuto.
Le tue parole saranno intese come una preghiera e, dal mo-
mento che il Cielo rispetta le tue libere scelte, riceverai imme-
diatamente aiuto. Il sostegno arriverà dapprima in forma di
un’energia di pace. Avrai la sensazione che tutto andrà bene.
Poi riceverai messaggi intuitivi che ti chiederanno di com-
piere azioni positive. Per esempio, puoi essere guidato in un
luogo specifico o a entrare in contatto con una certa persona,
a cambiare la tua alimentazione o a orientare il tuo stile di
vita in una direzione più sana. Come un controllore del traf-
fico aereo, Dio riesce a vedere che cosa accade intorno a te.
A volte il bambino interiore che reca i segni delle ferite pa-
terne si ribellerà e resisterà alla guida divina, perché non ama
che gli sia detto che cosa fare. Se ti ritrovi in questa descrizio-

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ne, parla con Dio delle tue resistenze e chiedigli di aiutarti ad
abbassare le difese.
Il tuo rapporto con Dio diventa più profondo con il pro-
cedere di queste conversazioni. Quando ricevi l’aiuto divino,
cominci a fidarti dell’amore puro della Sorgente. Vedi che
Dio non è arrabbiato e pronto a punirti, ma un Padre che ti
ama incondizionatamente e ti dona attenzione.
Può essere d’aiuto avere una conversazione simile anche
con Maria, che porta alla luce l’energia materna universale e
ideale per guarire emotivamente dalle ferite materne e a ripri-
stinare il contatto con le energie femminili e maschili divine.
L’obiettivo è trovare la pace con te stesso. La società c’in-
segna a focalizzarci all’esterno e a impegnarci a raggiungere
continuamente sempre nuovi obiettivi al di fuori di noi. Tro-
vare quella sorgente di pace in te o semplicemente imparare
a calmare e ad attenuare le tue emozioni è l’antidoto perfetto
allo stress.

Focalizzati sull’amore

Molto probabilmente hai già sentito parlare dell’amore di


sé, delle affermazioni positive e dell’importanza in generale
di orientare i pensieri verso la gioia.
Una delle chiavi fondamentali per guarire è entrare in con-
tatto con l’energia e con l’esperienza dell’amore. La gratitu-
dine è un atteggiamento che apre il cuore e aiuta a vedere il
buono in te e nella vita.
Forse stai pensando: In che modo questo può aiutarmi a gua-
rire? La risposta è che l’amore è una forza sacra e mistica che
segue vie miracolose.

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La neuroscienza rivela come cambiare i pensieri possa in
effetti modificare il cervello – congegno meraviglioso – atti-
vando aree diverse.
I pensieri cambiano in automatico se risvegli in te senti-
menti amorevoli.
Ecco alcuni modi per aprirti all’amore.

• Prega ed entra in contatto con Dio, Gesù, Maria e con


i tuoi angeli custodi.
• Prova gratitudine per ciò che hai e riconosci che la vita
sostiene te e il tuo cammino di guarigione.
• Trascorri del tempo con i tuoi animali domestici perché
il tuo cuore guarisca. Gli animali trasmettono amore
incondizionato e accettazione.
• Donati un abbraccio dicendoti “ti amo”.

Tutte queste azioni ti guariscono per il solo fatto che ti


concentri sull’amore. Compiendole, inviti l’amore a entrare
nel tuo cuore. Una volta che l’amore entra nel tuo cuore, gua-
risce ogni cosa.

Una preghiera per l’amore che guarisce:

“Signore, Ti prego di aiutarmi ad accettare il Tuo amore


puro e incondizionato. Ti prego di aiutarmi a sentirmi
al sicuro quando apro il cuore alla Tua guida fidata e ti
chiedo di prenderTi cura di me abbastanza da permet-
termi di essere amato e di amare. Ti prego, aiutami a
sentirmi guarito.”

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Invoca l’Arcangelo Michele
Se la relazione con tuo padre ti ha ferito, forse non hai
più fiducia negli uomini. Magari hai costruito un muro che
respinge chi cerca di avvicinarsi a te e la paura di venire ferito
diventa una profezia che si autoavvera.
L’Arcangelo Michele, che è infinito, instancabile, privo di
ego e aconfessionale, ti sostiene mentre apri il tuo cuore all’a-
more. È un guerriero di pace e fa in modo che accanto a te ci
siano solo persone amabili, altrimenti compie una di queste
azioni:

• t’invia forti segnali intuitivi perché tu ti allontani;


• scaccia chi ha cattive intenzioni in modo che scompaia
dalla tua vita.

L’Arcangelo Michele assiste chiunque chieda il suo aiuto.


Non devi mai preoccuparti pensando che forse lo stai anno-
iando o stancando, perché lui è onnipresente, proprio come
Dio. Inoltre gli angeli sono pura energia, e l’energia non si
stanca mai. L’Arcangelo Michele può essere accanto a ognu-
no simultaneamente e avere con ciascuno un’esperienza unica
e individuale.
Noi non preghiamo né adoriamo gli angeli (e loro non de-
siderano la nostra adorazione). Tutta la gloria va a Dio, che
ha creato gli angeli come guide e protettori del nostro viaggio
sulla Terra.
Per rivolgerti all’Arcangelo Michele, pronuncia semplice-
mente il suo nome e lui arriverà all’istante. Ecco un’invoca-
zione che noi amiamo particolarmente:

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“Arcangelo Michele, ti chiedo di stare al mio fianco


adesso e per sempre. Con il mio libero arbitrio ti do il
permesso di proteggermi da chi non ha a cuore il mio
bene. Ti prego di aiutarmi a scegliere relazioni con per-
sone amorevoli e affidabili.”

Risveglia il tuo sacro cuore o il tuo sacro sé

L’amore è la porta per entrare in contatto con il divino che


è in te e con il Divino che si esprime attraverso Dio, Gesù e
gli angeli.
Forse hai chiuso il tuo cuore perché ti sembrava più sicuro.
Per natura sei una persona amorevole e gioiosa, ma senti che
la vita ha schiacciato il tuo spirito. Ignorare le tue emozioni
è stato un meccanismo di difesa per sopravvivere a quelle che
possono essere state un’infanzia e un’adolescenza difficili e
a un’età adulta dolorosa. Magari le difficoltà nelle relazioni
hanno aggravato i tuoi sentimenti feriti.
Il problema di questo meccanismo di difesa è che può di-
ventare una gabbia in cui rimani intrappolato.
Per fortuna, hai la chiave per aprire la porta e volare via
libero. Se il tuo cuore è aperto, arriverai alla guarigione e alla
trasformazione.

Esercizio per aprire il tuo cuore


Trova un posto tranquillo dove non sarai disturbato. Puoi
usare la luce di una candela e l’essenza di rosa, elementi che
aiutano, ma non sono indispensabili.

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Inizia con profondi respiri per calmarti. Porta
l’attenzione al tuo interno e immagina un ingresso chiuso,
con porte pesanti che impediscono l’accesso al tuo cuore, che
ora si apre. Anche se si apre solo in parte, è un buon punto di
partenza. La porta si aprirà sempre di più mentre ti rilassi
e trovi maggior fiducia in te stesso.
Immagina che Gesù sia accanto a te. Senti il Suo amore
puro e la Sua compassione per tutto ciò che hai vissuto. Egli
comprende le tue esperienze dolorose e ti offre il dono di
guarigione del perdono.
Permetti a te stesso di vedere o sentire i raggi di una luce
dorata di guarigione che irradiano dal cuore di Gesù fino al
tuo cuore. Mentre inspiri puoi sentire il calore del Suo amore
che ti aiuta a guarire e ad aprirti.
Rimani in questo spazio d’amore e di sicurezza tutto il
tempo che desideri.

Entrambi (Doreen e Andrew) abbiamo trovato una guari-


gione profonda nel contatto con Gesù in quanto essere spiri-
tuale presente, senza provare né paura né senso di colpa. Le
parole che Egli pronuncia nei Vangeli sono perfette per chi è
stanco di portare il peso delle ferite paterne: “Venite a me, voi
tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mat-
teo 11:28). Tutti possiamo entrare in contatto con Gesù come
canale di guarigione semplicemente chiedendo il Suo aiuto.
177

Capitolo 13

Trova la pace: integra


le lezioni di vita

Noi crediamo che ci siano un ordine e un piano divini per


ognuno di noi e che siamo venuti sulla Terra per apprendere
alcune lezioni molto importanti, che ci permettono infine di
crescere spiritualmente. Nel frattempo Dio ci aiuta: “Risana i
cuori affranti e fascia le loro ferite” (Salmo 147:3).
Ogni vita comporta una pianificazione attenta. Ogni vita
è preziosa e offre opportunità di crescita spirituale. La tua
posizione sociale, il tuo retroterra familiare e culturale sono
stati scelti con cura da Dio prima che tu ti incarnassi.
Ciò significa che la tua anima ha scelto anche tuo padre.
Può essere difficile da accettare o da credere. Concediti però
un po’ di tempo per chiederti perché la tua anima lo abbia
scelto in questa vita.
Una spiegazione potrebbe essere che sei giunto sulla Terra
per imparare il perdono e la comprensione. Forse la tua anima
ha deciso di essere un angelo terreno in una famiglia disfun-
zionale, perciò ti sei incarnato come un bambino dolce in un
ambiente familiare difficile e non ti sei mai sentito adeguato.

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Non eri inadeguato. Il tuo compito divino era portare la pace
e il perdono di Dio in una famiglia che ne aveva bisogno.
Le energie inferiori dell’oscurità spesso “si servono” del-
le persone per diffondere paura e confusione. Probabilmente
tuo padre ha risentito di questi influssi a causa dell’abuso di
sostanze o della sua mancanza di contatto con Dio. Forse l’o-
scurità ha cercato di ostacolare lo splendido obiettivo della
tua vita controllando le azioni di tuo padre.
Con ciò non vogliamo assolverlo dalle sue responsabilità,
perché ognuno è libero di scegliere se seguire Dio o il pro-
prio ego. Può essere però una buona ragione per pregare più
intensamente per te e la tua famiglia. Questa consapevolezza
ti permette inoltre di superare le paure che ti frenano dal re-
alizzare l’obiettivo della tua vita.

Come guarire dopo la morte del padre

E se tuo padre è morto? Puoi guarire la tua relazione con


lui mentre sei ancora qui sulla Terra? La risposta è sì!
Una donna di nome Barbara si sentiva in colpa perché ave-
va portato il padre in una casa di cura e la sua salute si era
deteriorata. Era arrabbiata con se stessa perché non riusciva a
fargli visita più spesso dal momento che era molto occupata
con il proprio lavoro e con i figli. E quando riuscì a essere
onesta con se stessa, Barbara si rese conto che non voleva far
visita al padre. “Era così sgradevole!” ricordò.
Quando il padre entrò in coma, a Barbara, in quanto figlia
unica, toccò l’ingrato compito di firmare l’autorizzazione a
interrompere i trattamenti che lo tenevano in vita. Mentre
guardava il padre esalare l’ultimo respiro, Barbara si sentì
combattuta riguardo alla propria decisione. Pianse anche per-
ché era la fine del sogno secondo cui il padre avrebbe aperto

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179
gli occhi e le avrebbe parlato con amore. Barbara si rese conto
che non aveva mai ricevuto l’amore tanto desiderato.
Riuscì a guarire i propri sentimenti grazie al conforto del-
la religione. Il prete che celebrò il funerale e i membri della
Chiesa si assicurarono che Barbara fosse circondata da per-
sone che l’amavano. Quel sostegno la convinse che era me-
ritevole d’amore e che non era certo la brutta persona di cui
parlava il suo senso di colpa.
Dopo la morte del padre, Barbara ha cominciato a vede-
re moltissime farfalle. Sente che sono un segno divino della
riconoscenza del padre per il suo sostegno filiale e del dispia-
cere per non essere stato il genitore di cui lei aveva bisogno.
Ogni volta che vede una farfalla Barbara dice: “Ciao papà”, e
si sente sollevata quando la farfalla vola in cielo.
La verità è che, dopo la morte, tuo padre può provare ri-
morso e dolore perché comprende l’impatto che hanno avuto
le sue azioni su di te.
Noi siamo convinti che tutti, dopo la morte, passiamo in
rassegna la nostra vita con amore e comprensione. Se ci rendia-
mo conto di aver ferito altre persone e vediamo l’impatto che le
nostre azioni hanno avuto sulla loro esistenza, possiamo prova-
re a correggere e a rimediare al danno attraverso gli angeli che
fanno visita alla persona che abbiamo ferito presentandole le
nostre scuse, o aiutandola a costruire una vita migliore.
Se ci sono emozioni irrisolte nel rapporto con tuo padre,
questo può essere difficile da capire. In effetti, se tuo padre è
morto, probabilmente è pieno di rimorsi e desideroso del tuo
perdono. Se credi in una giustizia divina e hai fiducia in essa,
puoi trovare la quiete mentale. Le persone si trovano sempre
faccia a faccia con se stesse, in questa vita e in quella dopo
la morte. Si accorgono del dolore che hanno causato e spesso
ne soffrono.

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Cresci attraverso il perdono

Perdonare tuo padre aiuta la tua anima a crescere, apre la


porta a dimensioni spirituali più elevate ed è l’unica strada per
raggiungere la pace interiore. Non c’è bisogno che perdoni
le sue azioni, è importante che ti disintossichi dell’antica e
dannosa rabbia che hai immagazzinato. È un compito arduo,
ma ricorda che il Divino e gli angeli sono pronti ad aiutarti in
questo lavoro di guarigione.
Acquista online un cofanetto delle preghiere (prayer box),
oppure realizzalo da te con una scatola da scarpe che decore-
rai con immagini di angeli e di fiori. Riserva uno spazio della
casa a un altare sul quale metterai il cofanetto e alcune im-
magini sacre con cui entrare in contatto. Metti nel cofanetto i
foglietti su cui hai scritto i tuoi desideri e le tue intenzioni di
guarigione per te stesso e per gli altri. È un modo simbolico
per “lasciar andare e affidarsi a Dio”.
Un’alternativa a scrivere e poi bruciare una lettera per tuo
padre consiste nel tenerla per un po’ sull’altare. Chiedi a Dio,
a Gesù e agli angeli di guarire la tua relazione con la figura
paterna. Quando senti che la guarigione è avvenuta, disfati
della lettera. Saprai di essere guarito nel momento in cui rie-
sci a desiderare che tuo padre stia bene. Magari ti ritroverai a
pregare per lui e a chiedere a Dio di averne cura.
Probabilmente ti vedi come una vittima e ti chiedi: “Per-
ché dovrei essere io a perdonare quando è stato lui ad abusare
di me?”. Ti sembra di essere l’unico a impegnarsi per guarire
la relazione. E forse è vero, se lui non è in grado di provare
empatia per gli altri (a causa di una ferita emotiva, di un’in-
tossicazione da sostanze, di un’energia di basso livello o di
problemi di salute mentale).

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Ricorda, però, che il perdono è per la tua anima, non per
cambiare tuo padre. Perdonare non significa giustificare o
minimizzare il suo comportamento.
Per Ariel la morte per suicidio del padre fu un punto di
svolta e uno stimolo a cominciare un cammino spirituale.
Ariel si rivolse a un consulente spirituale che l’aiutò a sce-
gliere il perdono. Sentì un peso togliersi dalle spalle e un sol-
lievo immediato. Oggi Ariel sente di aver guarito la sua bam-
bina interiore e di aver ritrovato la pace con il padre.
Il ciclo di dolore continua finché non decidiamo di fer-
marlo. Nessuno dice che sarà facile, qui sulla Terra, in questi
tumultuosi tempi di cambiamenti, ma è possibile.

Guarisci la tua vulnerabilità

Se hai la sensazione persistente di non meritare nulla, il


primo passo è esserne consapevole e guardarti con compren-
sione. Molti di noi spesso non si sentono all’altezza, a pre-
scindere dal successo raggiunto.
Forse ti sei già reso conto che le ferite che hanno avuto
origine nella relazione con tuo padre possono portarti a pro-
vare sentimenti di indegnità e impotenza, sintomo delle ferite
subite, non certo un’affermazione di chi sei. Sei stato creato a
immagine e somiglianza di Dio. Dio è meritevole, e quindi lo
sei anche tu. Dio è potente, e quindi lo sei anche tu. Dio è il
tuo vero Padre, e ti ama.
Sei completo e perfetto. Dio non compie errori, perciò
non vederti come una persona guasta o perennemente ferita.
Non fare del tuo passato di abusi la tua identità principale.
Sì, in quanto essere umano sperimenti la sofferenza, ma non
è ciò che sei.

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Scopri la tua grandezza. Se ti focalizzi solo sul dolore, non
vedi altro che un piccolo riflesso della tua esperienza. La me-
ditazione, stare nella natura e le attività creative possono aiu-
tarti a scoprire altri lati di te.

Andrew: Per molto tempo ho pensato a me stesso come a


una persona impotente e mi sono trovato intrappolato nella
mentalità della vittima: mi sono sentito prevaricato e trattato
ingiustamente e mi sono lasciato coinvolgere in relazioni a
senso unico. Mi convinsi che era quanto mi era toccato in
sorte nella vita. Mi imbarazza un po’ ammettere di essermi
sentito così, pur percorrendo un cammino spirituale. Anche
se ero un essere divino, con doni, talenti e capacità, non ero
in grado di controllare il modo in cui le persone si comporta-
vano nei miei confronti. Nessuno può farlo.
Ecco una meditazione che mi ha aiutato a imparare ad
amarmi e apprezzarmi, e che spero aiuti anche te.

Meditazione per accedere alla sorgente


di compassione che è in te
Fai qualche respiro profondo e rallenta il ritmo della
respirazione. Nota i pensieri che si presentano alla mente
e lasciali andare. Non cercare di contrastarli, accettali
semplicemente e lasciali passare.
Focalizza l’attenzione sullo spazio del cuore e sulla pancia
e nota come senti queste zone. Lascia andare ogni tensione
o preoccupazione che porti con te; notale e scegli la pace e la
tranquillità.
Nel profondo, dentro di te, c’è una fiamma, una luce o un
faro interiore che puoi vedere o percepire. Lo scintillio divino
può farsi sempre più luminoso, finché senti che avvolge
l’intero tuo corpo.

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Permetti a ogni figura che simboleggia la compassione di
giungere a te: il tuo angelo custode, Maria o Gesù. Chiedi
loro di starti accanto. Ti tengono per mano e poggiano l’altra
mano sul tuo capo.
Senti che ogni dolore, ansia o ferita si dissolve in questo
calore divino.
Pronuncia le parole: “Compassione… Sono profondamente
comprensivo… La compassione avvolge me e le persone
che mi stanno intorno… È sicuro per me lasciar andare le
difese… So che l’universo è perfettamente in equilibrio e mi
arrendo alla Giustizia Divina perché corregga i torti.”
Senti il peso sulle tue spalle divenire più leggero. Sappi
che, per tutta la vita, hai fatto del tuo meglio. Sii disposto a
perdonarti per ciò che pensi di aver fatto o di non aver fatto.
Consenti al balsamo guaritore della compassione di
dissolvere ogni ferita che senti in te.

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Capitolo 14

La saggezza che nasce


dalle ferite paterne

È facile rimanere bloccati nella sofferenza del passato. La


rabbia e il desiderio di rimediare ai torti subiti nell’infanzia e
nell’adolescenza sono reazioni naturali. Speriamo che la let-
tura di questo libro ti abbia aiutato ad affrontare il dolore e il
senso di tradimento. Adesso sei pronto ad apprezzare ciò che
hai imparato dall’esperienza con tuo padre.

• Riesci a pensare a quali lezioni di vita hai appreso come


conseguenza delle ferite paterne?
• La sofferenza ti ha portato a scoprire il tuo cammino
spirituale?
• Potremmo dire che le tue esperienze ti hanno reso la
persona che sei oggi? E che hai imparato come soprav-
vivere ed essere forte?

Se sei sopravvissuto a quell’esperienza e hai scelto di af-


frontare il dolore e di perdonare, è probabile che tu compren-

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da profondamente la sofferenza degli altri. Per molti cercare
un significato nel dolore vissuto è una porta sulla consapevo-
lezza spirituale.
Quando sei pronto, l’insegnante arriva. Dal momento che
hai scelto di guarire dalle ferite paterne, richiamerai letteral-
mente a te insegnanti, terapeuti e altre persone che hanno
vissuto esperienze simili e che sono in grado di offrirti per-
corsi di guarigione pensati per aiutare chi si trova nella tua
situazione.
C’è la mano divina in tutto ciò. Comincerai a vedere le
connessioni e la legge dell’attrazione in azione. Se rimani sal-
do nell’intento di guarire, chiamerai a te tutto l’aiuto di cui
hai bisogno.
Comincerai a provare un senso di “adeguatezza” e ti rende-
rai conto che sei accudito e amato dall’universo. È tutto vero.
Sotto la superficie di questa meravigliosa vita sulla Terra, una
squadra invisibile, guide e aiutanti lavorano con impegno die-
tro le quinte per portarci alla consapevolezza.
Se raggiungi la pace rispetto alle esperienze con tuo padre,
hai ottenuto l’equivalente di una laurea in crescita personale.

Lezioni per una crescita spirituale

Affrontare le ferite paterne è parte dello scopo della tua


vita. Se guarisci quest’aspetto, gli altri ambiti ne beneficeranno
e potrai usare le lezioni che hai imparato per aiutare gli altri.
Sì, siamo tutti in cammino. Ci saranno giorni in cui senti
che la situazione con tuo padre è risolta. Poi qualcosa inne-
sca in te una reazione e regredisci subito al bambino interiore
ferito. Ancora una volta, come se sbucciassi gli strati di una
cipolla, non fermarti.

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Sii paziente con te stesso e con la vita
Se stai leggendo questo libro, significa che sei realmente
interessato a crescere e a guarire emotivamente, in particolare
per quanto riguarda le ferite paterne.
Naturalmente la guarigione richiede tempo, ma diventa
sempre più facile. Arrivi a conoscerti meglio e puoi indivi-
duare gli schemi ricorrenti nelle tue relazioni.
Se ti sei trovato coinvolto ripetutamente nello stesso tipo
di rapporto come tentativo per compensare le ferite paterne,
sii dolce e comprensivo con te stesso. Impari sempre qualcosa
di nuovo. La crescita assomiglia a una spirale che si avvicina
sempre più alla completezza e alla guarigione. Ogni volta che
ripeti uno schema, riesci a vedere con maggior chiarezza per-
ché ti comporti ancora così e quale aspetto di te ha attratto
quell’esperienza.

Criterio per scegliere relazioni sane:


ascolta i campanelli d’allarme
Se sei attratto da uomini più anziani e con una stabilità fi-
nanziaria, da uomini che non sono emotivamente disponibili
o dai maschi alfa che controllano tutti e tutto, è segno che
stai cercando un sostituto del padre. Inconsciamente provi il
desiderio di conquistare l’amore paterno tramite un uomo che
te lo ricorda. Fai qualunque cosa per compiacerlo ma, come
tuo padre, questa persona ha un cuore chiuso e non è in grado
di dare o di ricevere amore.
La ragione per cui sei attratto da relazioni malsane è com-
plessa. I problemi che hai avuto con tuo padre sono solo un
aspetto importante del problema. Impegnandoti a capire gli
schemi ricorrenti, hai fatto il primo passo importante per
cambiare la situazione.

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Una volta che hai compreso chiaramente quali sono i tuoi
schemi, puoi riconoscere con facilità i campanelli d’allarme e
scegliere di non ripetere gli stessi errori.
Se sei in grado di riconoscere gli schemi e se i campanelli
d’allarme ti allontanano dalle relazioni disfunzionali rispar-
mi molto tempo, energia e patemi d’animo. È meglio stare
da soli che cominciare un’altra relazione sbagliata. Una volta
guarito dalle ferite, puoi imparare a fare scelte sagge nella
sfera relazionale, dopo anni trascorsi sulle montagne russe di
rapporti malsani.
Questo include avere la forza e l’amor proprio per rima-
nere lontano dagli ex nocivi. La preghiera può infonderti la
forza di dire “no” alle relazioni disfunzionali e “sì” a una vita
di vero amore.

L’empatia e l’aiuto agli altri


Se hai sofferto per una relazione infelice con tuo padre,
solo con il tempo riuscirai a capire che questa ferita ti ha inse-
gnato molto. Mentre percorri il cammino di guarigione, hai il
potenziale – e forse anche il desiderio – di aiutare chi si trova
in una situazione simile.
Gli eventi dolorosi possono averti portato a sviluppare una
comprensione profonda degli altri; il che, a sua volta, ti per-
mette di comprendere la sofferenza umana e le ragioni per
cui tendiamo a ripetere alcuni schemi fino a quando non li
portiamo alla luce divina e scegliamo di guarirli.
Anche se ognuno cresce in maniera diversa e non puoi
obbligare nessuno ad accettare la tua saggezza, le esperienze
che hai vissuto ti danno l’empatia e le capacità per offrire un
sostegno agli altri in modo professionale (per esempio puoi
diventare un counselor, un assistente sociale o uno psicologo)

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e/o per diventare un sensitivo (per esempio leggere le carte o
operare guarigioni energetiche).
In psicologia c’è un concetto noto come il “guaritore feri-
to”. Molte persone (incluse noi due, Doreen e Andrew) hanno
sperimentato dolore e sofferenza nella propria famiglia e nelle
relazioni personali e ciò le sprona a intraprendere un percorso
spirituale.
Non è necessario che i guaritori siano del tutto guariti: è
praticamente impossibile essere sani mentalmente ed emoti-
vamente al 100 per cento. Se i guaritori aspettassero di essere
completamente sani prima di cominciare a lavorare non ci
sarebbero guaritori.
L’importante non è se in te ci sono questioni da affrontare
ma come ne sei consapevole. Sappi che il lavoro di guarigione
può risvegliare in te ricordi dei tuoi stessi vissuti. Prega e fai
del tuo meglio per non proiettarli sulle persone che si rivol-
gono a te.

Andrew: Ho scelto di lavorare come assistente sociale per-


ché capisco le persone che affrontano momenti difficili e rie-
sco a relazionarmi con loro.
Se avessi avuto un’infanzia felice e una relazione positiva
con il mio patrigno e con mio padre, è improbabile che avrei
scelto una professione tanto difficile – ma gratificante – come
quella dell’assistente sociale… e non mi sarei impegnato a
scrivere questo libro.
Come conseguenza della sofferenza che hai provato da
bambino, il tuo cervello può riorganizzarsi per diventare più
sensibile al conflitto e può capitarti di assorbire le emozioni
degli altri. Ovviamente non tutti sono particolarmente sen-
sibili ma, di solito, almeno un membro della famiglia lo è.
Posso affermare con sicurezza di essere stato quella persona.

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Le mie sorelle hanno affrontato la sofferenza dell’infanzia in
maniera diversa.
Io mi sentivo obbligato a comprendere perché la mia fami-
glia fosse in quel modo. Perché esistono gli schemi comportamen-
tali e come posso cambiarli? mi chiedevo quand’ero bambino.
Certo, provare a fare “l’assistente sociale” con la propria fa-
miglia probabilmente non è una buona idea, perché sei troppo
legato agli altri membri per aiutarli con obiettività. Ma, gra-
zie a quanto ho capito delle mie dinamiche familiari, adesso,
nelle mie sessioni terapeutiche, sono in grado di sostenere le
famiglie che cercano aiuto.
Forse la sofferenza che hai provato da bambino ha pla-
smato la tua vita in modi inaspettati e ricchi di significato,
guidando il tuo destino verso uno scopo.

Sii un libero pensatore


Una delle “fortune nascoste” di chi ha una ferita paterna è
che molto probabilmente pensa fuori dagli schemi ed è una
sorta di spirito libero. In altre parole: forse sei un anticon-
formista.
Sei un pioniere? Hai uno stile di vita non convenzionale?
Sono tratti meravigliosi perché significano che probabilmen-
te non stai seguendo lo stesso binario dei tuoi genitori. Hai
superato i limiti della tua educazione. In effetti potresti essere
la persona destinata a interrompere i cicli malsani dei tuoi avi.
Per chi è un libero pensatore, anticonvenzionale, creativo e
innovativo, è il momento di farsi avanti e rivestire posizioni di
leadership. Se tutti noi ci fossimo semplicemente conformati
a quanto hanno fatto i nostri genitori, e avessimo vissuto la
nostra vita per compiacerli, non saremmo in grado di adem-
piere a un destino che rompa gli schemi.

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Doreen: Non sono stata educata con molte regole né linee
guida. Mia madre e mio padre, che avevano entrambi sof-
ferto in quanto figli di genitori dispotici, collerici e alcolisti,
decisero di crescere me e mio fratello liberi di fare quello che
volevamo. Così seguii ciò che mi dava gioia, il che a volte in-
cludeva situazioni e relazioni che la maggior parte dei genito-
ri avrebbe considerato pericolose. Questo ha significato anche
che ho appreso presto moltissime lezioni di vita. Ho imparato
ad assumermi la responsabilità delle mie azioni nel costruire
il mio futuro invece di incolpare gli altri o aspettarmi che
assumessero il comando al posto mio.
Anche tu, a dispetto del dolore, hai imparato a fare affida-
mento su te stesso. Hai capito che non puoi attendere l’appro-
vazione o la guida degli altri. Sei diventato più saldo nelle tue
convinzioni e più autonomo nel pensiero.

Andrew: Crescere in un ambiente religioso repressivo


e senza figure paterne o una guida ha significato per me
trovare da solo le risposte alle mie domande sulla vita, sul
lavoro e sulla mia identità. Probabilmente ci sono alcune
aree della tua esistenza in cui un padre presente avrebbe
potuto fornirti una guida, ma in compenso hai l’opportunità
di scoprire con le tue forze qual è lo scopo della tua vita. Per
quanto riguarda me, verso la fine dell’adolescenza avvertii
una spinta interiore a esplorare alcune delle domande più
profonde dell’esistenza.

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Forgiato con il fuoco: vedi i tuoi punti
di forza e scopri qual è il tuo obiettivo
spirituale

In qualità di assistente sociale (Andrew) ho scoperto che


focalizzarmi sui punti di forza e sulle capacità di qualcuno
può essere efficace per aiutare quella persona a superare le
difficoltà che sta attraversando.
Chi affronta circostanze problematiche spesso sente di non
avere la forza per cambiarle. Si percepisce quasi come una
vittima. Forse anche tu pensi che la vita cospiri contro di te
mentre vivi, una dopo l’altra, relazioni che sembrano votate
all’insuccesso. Magari pensi di essere maledetto o sfortunato
o che solo chi è ricco e potente abbia una vita piacevole.
Ti sei mai chiesto: Che cosa ho mai fatto per meritarmi questa
vita? In realtà, non è e non è stata colpa tua se tuo padre se
n’è andato, se era assente o violento. Non hai fatto nulla di
sbagliato.
Hai tenuto un diario, recitato le preghiere e le affermazioni
e hai scoperto che la situazione non è cambiata o ti sembra di
sbattere la testa contro un muro?
In ambito sociale si parla di oppressione quando una serie di
circostanze, relazioni e fattori culturali paiono unirsi e forma-
re una ragnatela appiccicosa in cui ci sentiamo intrappolati.
Liberarti è possibile. Tanti si sono ritrovati coinvolti in
schemi di oppressione simili, hanno superato le circostanze
difficili e poi si sono impegnati per aiutare gli altri.
Un modo per trovare la tua strada è focalizzarti sui tuoi
punti di forza, sui doni e sulle tue capacità. Ognuno di noi è
venuto al mondo con un obiettivo. Sei giunto qui per impa-
rare alcune cose e le lezioni più importanti comprendono la
capacità di amare di più e di avere più comprensione, saggez-

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za, pazienza e capacità di perdono. Sono virtù enormi che sei
venuto a sviluppare e a esprimere in questa difficile scuola che
è la Terra. Inoltre hai un obiettivo o una missione personale,
per esempio essere genitore o avere un lavoro appagante gra-
zie al quale aiuti i bambini o gli adulti, gli animali, le piante
o il mare.
Focalizzarti per trovare lo scopo della tua vita equivale a
concentrarti sui tuoi punti di forza e sulle tue capacità. Per
esempio, se nella vita hai incontrato delle difficoltà, vederti
come una persona che è sopravvissuta e prospera è un modo
per farlo.
Sei flessibili e resiliente: hai sofferto ma sei ancora qui. È
come se una colla invisibile ti avesse tenuto insieme, anche
quando la tua vita sembrava andare in pezzi.
Qual è quella qualità mistica o quella colla magica che ci
tiene ancorati al nostro sentiero?
Per molti è un sistema di convinzioni spirituali, la fede in
Dio o la fiducia nel fatto che la vita migliorerà. La spiritualità
aiuta a essere felici e a trovare un senso di scopo.

Prova a considerare quali possono essere alcuni dei tuoi


punti di forza:

“Sono ________________ [intelligente, saggio, resi-


liente, pieno di risorse, comprensivo, completo, orien-
tato al risultato, premuroso, amorevole, leale, degno di
fiducia, generoso, gran lavoratore e così via].”

Ecco chi sei in verità in quanto essere spirituale che fa un’e-


sperienza umana. Sei molto di più che un insieme di emozio-
ni dolorose e la sensazione di essere una vittima.

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Alla fine della tua vita sarai più felice e soddisfatto ripen-
sando ai momenti in cui hai prodigato amore, gentilezza e
comprensione, portando più luce nel mondo. Non ti focaliz-
zerai sui momenti più bui se non per ricordare la maniera
sana in cui li hai affrontati.
Cambia il tuo dialogo interiore e complimentati sincera-
mente con te stesso e con gli altri per i tuoi e per i loro punti
di forza. Questa energia positiva aiuta gli altri e anche te.

Supera il dolore e la tristezza e vivi una vita


prospera

Forse noti che, dopo aver versato lacrime, espresso in modo


sicuro la tua rabbia, scritto quella lettera a tuo padre e averla
bruciata, dopo aver fatto ricorso a ogni altro processo catarti-
co, come parlare con un amico o con un counselor, tenere un
diario sui tuoi sentimenti o scrivere su un foglio le tue paure e
le tue ferite e poi metterlo nel cofanetto delle preghiere, la tua
vita comincia a essere contraddistinta da una nuova tranquil-
lità e da una nuova pace.

Andrew: Quando le mie ferite paterne hanno cominciato


a guarire, ho sperimentato una maggiore pace con me stesso
e un maggiore appagamento. I miei spasimi di tristezza e di
solitudine si sono dissolti. Ho iniziato ad attrarre amici au-
tentici e ho chiuso relazioni insincere. Mi sono sentito molto
più a mio agio con me stesso, con il mio dolore e con la mia
esistenza.
La ferita paterna ha preso il posto giusto nel mosaico della
mia vita. In effetti, se ci rifletto, vedo che quello che una volta
era un grosso strappo si è trasformato in una vena aurea, come
un’alchimia sacra.

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Quando riesci a vedere i doni che una ferita porta con sé,
significa che hai affrontato con coraggio quei terribili senti-
menti, facendo risplendere la luce della consapevolezza su di
loro. Una volta che li hai sfidati, li hai messi al bando, con
l’aiuto di Dio, di Gesù, di Maria, dell’Arcangelo Michele e
dei tuoi angeli custodi.

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Postfazione

Il tuo cammino
di guarigione continua

Se sei arrivato alla fine del libro, complimenti! Ricono-


sciamo che non è stata una lettura facile e forse talvolta sei
rimasto turbato.
Volevamo che questo libro fosse chiaro e autentico. Abbia-
mo fatto ricorso alle nostre esperienze cliniche per spiegare
il possibile impatto delle ferite paterne. Dio ti guiderà verso
ogni altra tecnica di guarigione, ogni altro libro o terapia di
cui puoi aver bisogno per completare questo percorso.
Nel frattempo, ricordati di vivere in pace assecondando il
flusso della vita. Vorremmo lasciarti alcuni promemoria.

Tieni sempre presente che…

• Non sei da solo a riconoscere e a guarire le ferite che


hanno avuto origine nella relazione con tuo padre. Mi-
gliaia di donne e di uomini stanno affrontando proble-
matiche simili. Molti altri sono riusciti a guarire e ad
andare avanti con la propria vita.
• Il cammino diventa più facile una volta che hai affron-
tato la parte più pesante. Vivrai esperienze sempre più
serene e starai meglio con te stesso.

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Se hai sperimentato un trauma importante, è probabile
che ne risentirai a lungo. Potresti avere flashback emoti-
vi, ossia gravosi stati in cui ti senti impotente e spaven-
tato. Potrai provare sentimenti di vergogna, colpa, soli-
tudine o depressione, a volte simultaneamente. Questi
stati d’animo possono insorgere in qualsiasi momento, a
volte c’è uno stimolo chiaro, altre no. Questi sentimenti
richiedono semplicemente la tua amorevole attenzione.
Una volta che li ascolti e li affronti con gentilezza, essi
perdono forza. Se hai fiducia nel potere divino e natura-
le, avrai meno paura e sarai più in pace e tranquillo con
te stesso e nella vita.
• Con pazienza e perseveranza, puoi superare ogni cat-
tiva abitudine. Puoi vivere una vita più consapevole e ce
la farai. Nel tempo troverai amicizie e hobby sani, un
lavoro appagante e relazioni importanti.

Durante questo periodo di guarigione, ti invitiamo a essere


particolarmente gentile e comprensivo con te stesso. Se ti sen-
ti sopraffatto, cerca il sostegno di un professionista, parteci-
pando agli incontri di un gruppo di autoaiuto come quelli dei
12 passi, parlando con un consigliere spirituale o un terapeu-
ta. Ti esortiamo caldamente a lavorare solo con persone felici,
che siano in grado di insegnarti la felicità perché per primi la
sperimentano ogni giorno. Utilizza ogni tecnica di autoaiuto
presentata in questo libro o qualunque altra che trovi utile.

Controlla regolarmente lo stato di felicità


del tuo bambino interiore

Se ti senti triste senza una ragione apparente, chiedi al tuo


bambino interiore: “Che cosa vuoi che faccia per te oggi?”.

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Spesso il bambino risponderà: “Voglio divertirmi di più”
oppure “Voglio giocare.” Questo non significa ignorare le
proprie responsabilità, ma che hai bisogno di fare una pro-
messa a te stesso e al tuo bambino interiore e di rispettarla.
Impegnati a trovare il tempo per giocare ogni giorno con
lui, o almeno una volta alla settimana. Ecco alcuni esempi:

• Gioca con i tuoi animali domestici o con un bambino.


• Dondolati sull’altalena o arrampicati su un albero.
• Cucina e assapora un piatto sano e gustoso.
• Guarda una commedia divertente.

Ridere aiuta a lasciar andare la sofferenza. Attraverso le


risate puoi, in effetti, liberarti dei problemi. Permetti alle la-
crime di scendere, se capita, non trattenerle.
Libera la creatività suonando uno strumento, disegnando
o colorando. Esprimi la ferita del tuo bambino interiore in
modo artistico. Disegna come si sente il tuo bambino. Se il
disegno è triste, chiedi ai tuoi angeli, a Dio e al tuo Sé Supe-
riore: “Che cosa può guarire o far tornare il buonumore al mio
bambino interiore?” o “Di quali attributi o qualità ho bisogno
per guarire?”.
Cospargi il disegno di brillantini o incolla adesivi che ri-
traggono bei fiori o angeli intorno al soggetto. Queste azioni
hanno la caratteristica di proteggere con uno scudo divino il
tuo bambino interiore, che si sentirà sicuro e amato.
Utilizza i colori per rappresentare le qualità di cui il tuo
bambino interiore necessita per sopravvivere e prosperare: per
esempio, il bianco per l’amore, il viola per la protezione, il ver-
de acceso o il rosa per la comprensione e il giallo per la forza.

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Vestiti con colori sgargianti e luminosi, come il lilla, il blu,
il verde o il rosa, oppure come il tuo supereroe preferito. Met-
titi un paio di ali da fata. Organizza una festa in maschera.

Impegnati a rispettare te stesso

Se lo proteggi amorevolmente, il tuo bambino interiore


non farà più i capricci e non prenderà più il controllo della
situazione. Tutti i bambini apprezzano i confini stabiliti con
amore e conoscere le regole: li fa sentire al sicuro. Quindi puoi
essere fermo con il tuo bambino interiore.
Questo vale anche per il critico interiore che può affiorare
in te. Ascolta quella voce, ma non lasciare che ti schiacci.
Potrebbe dire cose come Non hai ancora superato questa ferita?
oppure Non guarirai mai. I critici, compreso quello interiore,
non sanno fare altro che criticare. Per fortuna non hai biso-
gno di ascoltare nessun commento a eccezione dei suggeri-
menti costruttivi che ti aiuteranno a migliorare la tua vita.
Affronta poco alla volta la questione modificando il modo
in cui ti vedi. Comincia a pensare e ad agire come qualcuno
che ha una grande autostima.

• Tratta la tua mente con rispetto. Questo può significare


notare con delicatezza le volte in cui ti butti giù, anche
con l’autosarcasmo, e poi cambiare prospettiva. Esplora
nuove idee e opportunità per imparare.
• Scegli pensieri amorevoli verso di te. Afferma che sei
abbastanza bravo e meritevole semplicemente perché sei
un figlio divino.

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• Progetta il tuo lavoro in modo che sia in relazione con
le tue vere passioni e i tuoi interessi. Rafforzerà la tua
autostima e ti darà un senso di scopo.
• Trova un percorso spirituale che ti sostenga e che sia
in risonanza con te. Sviluppa regolari pratiche spiri-
tuali, come la meditazione e la preghiera. Studia una
filosofia che ti ha sempre destato interesse. Unisciti a
un gruppo spirituale o fonda una community in cui
discutere di scritti spirituali e filosofia. Comincia a
frequentare una chiesa o un tempio per costruire la
tua rete di sostegno spirituale e per approfondire la tua
connessione con il divino.

Tutte queste scelte, se portate avanti con perseveranza e


amore, ti regaleranno un senso di benessere. Se continui sulla
strada che hai intrapreso, i pensieri che ti dicono che non sei
abbastanza bravo svaniranno per essere sostituiti dall’amore di-
vino, puro e incondizionato, che è sempre dentro e intorno a te.

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Appendice
Risorse

Sostegno per la codipendenza. Se sei coinvolto in una rela-


zione con una persona tossicodipendente o cerchi cronicamen-
te di compiacere gli altri o di evitare i conflitti a ogni costo,
potrebbe farti bene partecipare agli incontri dei Codipendenti
Anonimi. Per trovare il gruppo più vicino a te o una commu-
nity online, visita il sito: www.codipendenti-anonimi.it

EMDR (Eye Movement Desensitization and Repro-


cessing – Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i
movimenti oculari). Trova un terapeuta nella tua zona spe-
cializzato nella guarigione di traumi e in grado di aiutarti a
superare i sintomi post traumatici. Visita il sito: www.emdr.it

Gruppi di counseling per dipendenze da droga o alcol. Se


stai affrontando queste problematiche, frequentare un gruppo
come gli Alcolisti Anonimi o i Narcotici Anonimi può esser-
ti d’aiuto. Le agenzie territoriali forniscono inoltre servizi di
counseling e di sostegno a soggetti e famiglie che affrontano
questo tipo di difficoltà, e informazioni su come accedere a
programmi di disintossicazione e di riabilitazione anche re-
sidenziali. Visita i siti: alcolistianonimiitalia.it e na-italia.org

Gruppi di autoaiuto per donne. Ci sono gruppi che si oc-


cupano di autostima, assertività e gestione delle emozioni e

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possono esserti d’aiuto e di sostegno nel tuo percorso di gua-
rigione emotiva. Incontrare altre donne che, come te, sono in
un percorso di guarigione ti darà forza e sarà liberatorio. Fai
una ricerca su internet per trovare i gruppi di autoaiuto per
donne che s’incontrano nella tua zona.

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Gli autori

Doreen Virtue è scrittrice, life coach e intuitiva. Ha con­


seguito importanti qualifiche americane in counseling psico-
logico, BA, MA, PhD. Partecipa regolarmente ai principali
show televisivi e radiofonici di tutto il mondo. Doreen è sem-
pre in contatto con i suoi fan italiani tramite il sito ufficiale
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Andrew Karpenko ha un master in Servizi sociali e si oc-


cupa di salute mentale, tossicodipendenza, alcolismo e consu-
lenza in diversi ambiti.
Andrew unisce le sue capacità intuitive alle competenze
professionali per offrire un approccio integrato alla guarigio-
ne delle ferite emotive e dei problemi dell’infanzia.
Facebook.com/AndrewKarpenkoAuthor

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Copyright © 2017 by Doreen Virtue and Andrew Karpenko
Published and distributed in the United States by Hay House, Inc.
Titolo originale: Father Therapy.
How to Heal Your Father Issues So You Can Enjoy Your Life
Traduzione: Arianna Bevilacqua

Sintonizzati con Hay House su: www.hayhouseradio.com

© 2018 My Life
I edizione: marzo 2018
My Life srl, Coriano (RN)
Finito di stampare nel febbraio 2018 presso Lineagrafica, Città di Castello (PG)

Gli autori di questo libro non dispensano consigli medici né prescrivono l’uso di alcuna tecnica
come forma di trattamento per problemi fisici e medici senza il parere di un medico, direttamente
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generale per aiutarvi nella vostra ricerca del benessere fisico, emotivo e spirituale. Nel caso in cui
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