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Elettronica generale - Santolo Daliento, Andrea Irace

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1. Per il circuito raddrizzatore a doppia semionda di Fig. 3.21


si valuti la massima tensione inversa che può esser presente su
ogni diodo e si disegni l’uscita del raddrizzatore nel caso in cui
il valore di picco della sinusoide di ingresso superi il valore della
tensione di breakdown dei diodi stessi.
Consideriamo il circuito raddrizzatore a doppia semionda ridisegnato in
figura

Durante la semionda positiva i diodi D2 e D4 sono in conduzione. Uti-


lizzando per essi il modello del diodo ideale il circuito si riduce a quello
seguente
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Da questo circuito è evidente come ai diodi non in conduzione (D1 e D3)


sia applicata l’intera tensione di ingresso, che li polarizza inversamente.
È, quindi, necessario scegliere dei diodi che siano in grado di sopportare
una tensione inversa pari alla tensione di picco della sinusoide di ingresso.
In caso contrario la forma d’onda del raddrizzatore appare come in figura
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La figura si riferisce ad una tensione di ingresso (in rosso) con valore di


picco pari a 50V e diodi con tensione di BV pari a 20 V. Appena la ten-
sione di ingresso supera 20 V i diodi D1 e D3 entrano in conduzione (du-
rante la semionda positiva) e limitano la tensione di uscita, riportata in
verde (Confronta con il funzionamento del diodo Zener). Analogamente
durante la semionda negativa con riferimento ai diodi D2 e D4.

2. Per il circuito raddrizzatore ad una semionda di Fig. 3.13 si


disegni l’uscita corrispondente ad un ingresso sinusoidale con
valore di picco Vp = 5V utilizzando per il diodo il modello a
caduta di tensione costante.

Il modello a caduta di tensione costante prevede che il diodo non conduca


fino a che la tensione di polarizzazione diretta ai suoi capi non supera
0.7V. Questo significa che la tensione di uscita del raddrizzatore differisce
sempre di 0.7 V dalla tensione di ingresso. In particolare la tensione di
uscita è nulla fino a che la tensione di ingresso non raggiunge 0.7 V.
Questo comportamento è illustrato nella figura seguente.
La figura è stata ottenuta con una simulazione spice del circuito raddriz-
zatore, la frequenza del segnale sinusoidale di ingresso è stata impostata
pari a 100 Hz, ma tale frequenza è irrilevante rispetto al risultato che si
voleva evidenziare.
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3. Si ripeta l’esercizio precedente assumendo Vp = 1V .


Quando la tensione di picco è prossima alla caduta di tensione sul diodo si
è in una condizione in cui l’approssimazione a caduta di tensione costante
può comportare errori considerevoli. Ovviamente le considerazioni sulla
forma relativa delle tensioni di ingresso e di uscita sono le stesse dell’e-
sercizio precedente, nel senso che tali tensioni differiscono sempre di 0.7
V, per cui gli andamenti sono quelli mostrati nella figura.
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È chiaro come in questo caso si perda gran parte del contenuto energetico
della tensionedi ingresso.

4. Per il circuito raddrizzatore ad una semionda di Fig. 3.13 si de-


termini l’uscita corrispondente ad un ingresso sinusoidale con
valore di picco Vp = 5V utilizzando per il diodo il modello a
caduta di tensione costante con resistenza serie. Il valore della
resistenza serie lo si assegni con riferimento alla figura contenu-
ta nell’esempio del Paragrafo 4. Mentre il valore della resistenza
R sia pari, rispettivamente, a 10Ω, 1Ω, 1kΩ.

Dalla figura contenuta nell’esempio osserviamo che il salto di corrente


corrispondente ad un salto di tensione di 0.1 V è pari a 0.4 A. Il valore
della resistenza che descrive la pendenza della caratteristica in quella
regione è quindi pari a 0.1/0.4=0.25 Ω; questo valore di resistenza va
confrontato con la resistenza R perchè il segnale di ingresso (meno la
caduta sul diodo) si ripartisce su di esse secondo la regola del partitore
di tensione.
la figura seguente mostra l’uscita del raddrizztore quando R = 1Ω
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Rispetto al modello con caduta di tensione costante si nota come la dif-


ferenza tra la tensione di uscita e quella di ingresso cresca al crescere
della tensione (perchè aumenta la corrente erogata dal generatore).
La prossima figura si riferisce ad R = 10Ω
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In questo caso la differenza percentuale tra le due forme d’onda è minore


che nel caso precedente perchè la resistenza serie del diodo è quasi del
tutto trascurabile. Si nota ancora, però, in corrispondenza del massimo,
una differenza tra le tensioni di ingresso e uscita superiore a 0.7 V
Infine nella figura seguente sono mostrati i risultati relativi a R = 1kΩ
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Questa volta l’andamento è identico a quello che si avrebbe trascurando


del tutto la resistenza serie.
5. Si ripetano gli esercizi precedenti con riferimento ad un rad-
drizzatore a doppia semionda.
Con riferimento ala figura del circuito a doppia semionda mostrata di
seguito con riferimento alla semionda positiva, durante la quale i diodi
D1 e D3 sono interdetti e pertanto non presenti nel circuito
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osserviamo che la caduta sulla resistenza R differisce dalla tensione di


ingresso per la caaduta sui due diodi in conduzione, per cui, rispetto
ai risultati precedenti, si avrà, per esempio nel caso in cui si utilizzi il
modello a caduta di tensione costante, che la tensione di ingresso differisce
da quella di uscita di 1.4 V. La conseguenza è che una tensione di ingresso
con valore di picco pari ad 1 V non riesce a portare in conduzione i diodi e
l’uscita risulta sempre nulla. È ovvio, pertanto, che i modelli semplificati
si possono usare solo quando la tensione di picco dell’ingresso è molto
maggiore di 1.4 V.