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DOMANDE APERTE DIRITTO TRIBUTARIO AVANZATO

I COMPONENTI POSITIVI DEL REDDITO.*

I componenti positivi del reddito sono:

- Il RICAVO, corrispettivo per la cessione di un bene o per la prestazione di un servizio che non si
rileva quando si incassa il corrispettivo ma quando si verifica uno degli eventi che determina il
momento impositivo della cessione di un bene o di servizio.
- Le PLUSVALENZE, differenza positiva tra due valori dello stesso bene in momenti diversi. Derivano
da beni strumentali che non costituiscono oggetto dell’attività d’impresa. Per il suo calcolo occorre
determinare il valore iniziale, ossia il costo del bene che non sia ancora ammortizzato, e il valore
finale o corrispettivo. Per i beni posseduti da più di tre anni è possibile ripartire la plusvalenza in più
anni ma non oltre i 4 anni.
- Le SOPRAVVENIENZE ATTIVE, le quali derivano da fatti estranei alla normale gestione dell’impresa.
Parliamo quindi di indennità risarcitorie per danni su beni che non generano ricavi, di proventi
conseguiti a titolo di liberalità, o di contributi con esclusione dei versamenti a fondo perduto.
- I DIVIDENDI, percepiti da società soggette ad IRES, escluse quelle a regime consolidato, e sono
soggetti a tassazione pari al 5% secondo il principio di cassa; mentre i dividendi percepiti da
imprenditori individuali o società di persone sono tassati al 40% del loro ammontare.
- Gli INTERESSI ATTIVI, che concorrono a formare il reddito nell’esercizio in cui maturano.
- Gli IMMOBILI, fonte autonoma di reddito solo se beni patrimoniali e pertanto concorrono a
formare il reddito sulla base del valore attribuito e in base agli estimi catastali.

I COMPONENTI NEGATIVI DEL REDDITO*

I componenti negativi del reddito non sono disciplinati tutti dalle norme fiscali questo perché possono
essere dedotti se rispecchiano i principi della competenza, dell’inerenza e dell’imputazione al conto
economico. I singoli componenti sono:

- Le SPESE PER PRESTAZIONE DI LAVORO (stipendi) integralmente deducibili anche se si tratta di


liberalità.
- Gli INTERESSI PASSIVI, dove la disciplina della deducibilità prevede tre norme che ne limitano la
deducibilità: la PRO RATA ORDINARIA, per effetto della quale in presenza di proventi tassabili e non
tassabili viene ridotta la deducibilità degli interessi passivi; la PRO RATA PATRIMONIALE, la quale
comporta che il possesso di partecipazioni esenti rileva, ai fini della deducibilità, sugli interessi
passivi connessi all’acquisto di partecipazioni esenti; la THIN CAPITALIZATION RULE, che ha lo scopo
di frenare l’utilizzo di finanziamenti dei soci qualificati da parte delle società. Pertanto gli interessi
che vanno a remunerare i finanziamenti di tali soci non sono deducibili oltre una certa cifra e la
remunerazione del socio è considerata dividendo.
- Le MINUSVALENZE, valori di cessioni di beni ad un importo inferiore al costo fiscalmente
riconosciuto. Assumo rilievo da un punto di vista del bilancio al momento del realizzo.
- Le SOPRAVVENIENZE PASSIVE, si hanno quando si ha un mancato conseguimento dei ricavi che
hanno concorso alla formazione del reddito in esercizi precedenti, oppure quando si sostengono
spese ed oneri relativi a proventi di esercizi precedenti, oppure quando vi è una sopravvenuta
insussistenza di attività iscritte a bilancio.
- Le PERDITE, le quali possono riguardare beni e crediti. Le perdite dei beni sono deducibili in misura
pari al costo dei beni al netto degli ammortamenti effettuati, se risultano elementi certi e precisi. Le
perdite sui crediti, invece, sono deducibili quando la valutazione negativa in ordine all’insolvibilità
del debitore è assoggettato a procedure concorsuali.
- L’AMMORTAMENTO MATERIALE DEI BENI, è ammesso solo per quelli strumentali in quanto quelli
non strumentali sono ammortizzabili civilisticamente ma non ai fini fiscali
- L’MMORTAMENTO IMMATERIALE, distinto in brevetti, marchi e avviamento, e diritti di
concessione.
- I COSTI PLURIENNALI, i quali possono essere quelli per studi e ricerche,spese per pubblicità o
propaganda, spese di rappresentanza.
- Gli ACCANTONAMENTI, deducibili agli accantonamenti ai fondi TFR e ai fondi di previdenza del
personale dipendente ; e quelli ai fondi rischi.
- Le RIMANENZE, in quanto concorrono a formare il reddito di esercizio anche le variazioni delle
rimanenze finali dei beni-merce.

COSA E’ IL MODELLO ALL IN, ALL OUT?

Per spiegare cos’è il modello all in all out dobbiamo parlare del consolidato mondial il quale è un regime di
tassazione opzionale in cui alla capogruppo italiana vengono imputati i risultati fiscali (utili e perdite) delle
controllate estere, in misura proporzionale alla quota di partecipazione e prevede la tassazione di un solo
soggetto passivo ( la controllante residente) a cui sono imputati i redditi delle partecipazioni controllate
estere. Quindi questa opzione è irrevocabile, ha efficacia per 5 esercizi sociali e determina l’imputazione
proporzionale alla controllante di tutti i redditi delle controllate non residenti. Questa è la c.d. regola dell’all
in all out, la quale serve ad impedire un consolidamento che interessi le sole società in perdita con danno
all’erario che subirebbe un pregiudizio dalle perdite delle controllate non residenti senza giovarsi del
beneficio dell’imputazione degli utili delle controllate non residenti.

IL LEGISLATORE HA PREVISTO PER LE C.D. IMPRESE MINORI LA POSSIBILITA’ DELLA TENUTA DI UNA
CONTABILITA’ SEMPLIFICATA. COME CONSIDERATE SE UN’IMPRESA E’ MINORE?!!!!!*

Sono considerate imprese minori le società di persone a forma commerciale e le persone fisiche che
esercitano attività di impresa con ricavi entro certi limiti previsto, a seconda se effettuano prestazioni di
servizi o se la loro attività è di cessione di beni. In questi casi, diversamente sa quanto avviene per i soggetti
IRES, il reddito non viene determinato attraverso rettifica in aumento o diminuzione del risultato di
bilancio, ma attraverso la semplice contrapposizione di costi e ricavi. Pertanto, secondo l’art. 66 il reddito
viene calcolato come differenza tra ricavi, dividendi, e proventi da un lato, e spese sostenute nel periodo
regolarmente documentate. Questa differenza sarà poi diminuita dalle quote di ammortamento dei beni
materiali ed immateriali, e aumentate o diminuite dalle plusvalenze o minusvalenze, o dalle sopravvenienze
attive o passive. Il risultato finale sarà poi aumentato dalle rimanenze finali e diminuito da quelle iniziali.

IN GENERE, COME SI DETERMINA IL REDDITO DELLE SOCIETA’ E DEGLI ENTI NON RESIDENTI*

Anzitutto occorre dire che il settore no profit è costituito da varie attività esercitate da soggetti collettivi
come società e associazioni, senza perseguire scopo di lucro. Pertanto, per le società e gli enti non residenti
l’oggetto principale della loro attività deve essere individuato avendo riguardo all’attività effettivamente
esercitata. Circa la determinazione del loro reddito, esso viene calcolato secondo le disposizioni degli enti
commerciali residenti sulla base di un apposito conto economico relativo alla gestione delle stabili
organizzazioni e alle altre attività produttive di redditi imponibili dello Stato. Per stabile organizzazione si
intende una sede fissa di affari per mezzo della quale l’impresa non residente esercita in tutto o in parte la
sua attività sul territorio dello stato. Inoltre, viene considerata stabile organizzazione anche il soggetto non
indipendente, residente e non, che abitualmente conclude, nel territorio dello stato, e in nome
dell’impresa, affari diversi dall’acquisto di beni; oppure il soggetto non legato con l’impresa da rapporti di
dipendenza legale ma che comunque esegue senza autonomia le istruzioni della stessa. Dunque, ai sensi
dell’art 151 e 153 del TUIR, il reddito complessivo delle società ed enti non residenti è formato dai soli
redditi prodotti nel territorio dello stato.

QUALI SONO LE OPERAZIONI STRAORDINARIE NEL REDDITO DI IMPRESA?

Le operazioni straordinarie nel reddito di impresa possono riguardare sia beni che soggetti, e sono regolate
nel TU dall’art 170 e seguenti, per le nazionali; e dall’art 178 e seguenti per le internazionali. Queste
operazioni sono le cessioni e/o i conferimenti di azienda o rami di aziende, le cessioni di partecipazioni
sociali rilevanti, le trasformazioni, le fusioni e le scissioni di azienda.

LE DIFFERENZE TRA UNA SOCIETA’ NON OPERATIVA E UNA SOCIETA’ DI COMODO.

Le società non operative e le società di comodo spesso sono sinonimi ma nella realtà la prima si riferisce a
situazioni di esclusivo godimento dei beni, mentre la seconda si riferisce all’ipotesi di interposizione
soggettiva. Il legislatore considera società non operative le società per azioni, in accomandita semplice,
nonché società ed enti non residenti con stabile organizzazione nel territorio dello stato, se l’ammontare
complessivo dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi, esclusi quelli straordinari, risultanti
dal conto economico, è inferiore alla somma degli importi che risultano applicando:

- Il 2% al valore delle azioni, delle quote, degli strumenti finanziari similari alle azioni, delle
obbligazioni e altri titoli in serie o di massa;
- Il 6% del valore delle immobilizzazioni costituite da beni immobili, anche in locazione finanziaria.
Per gli immobili classificati nella categoria catastale A/10 la percentuale è ridotta al 5%, per gli
immobili abitativi acquisiti o rivalutato nell'esercizio o nei 2 precedenti la percentuale è ridotta al
4%;
- Il 15% del valore delle altre immobilizzazioni anche in locazione finanziaria.

NEL CASO DI NON CONGRUITA’, I CONTRIBUENTI POSSONO:

anzitutto occorre parlare degli studi di settore ossia strumento di tipo matematico, il quale attraverso
l’immissione di dati contabili ed extracontabili in un software, permette di individuare i ricavi attesi. Questo
metodo però non si limita solo ad un’analisi quantitativa ma individua anche anomalie nell’ambito della
gestione dei fattori di produzione. Infatti, da un lato esprime la congruità dei ricavi dichiarato rispetto a
quelli espressi dallo studio stesso, dall’altro esprime la coerenza. Nel caso di non congruità il contribuente
ha 2 possibilità ossia quella di non adeguarsi a tali risultato e quindi affrontare il rischio dei controlli fiscali;
oppure adeguarsi integrando ricavi e compensi esposti nella dichiarazione, a quelli risultanti dagli studi.

LA LEGGE FINANZIARIA 2008.

Ha avuto conseguenze nella procedura di determinazione del reddito in quanto ha stabilito una maggiore
derivazione dell’imponibile fiscale dalle risultanze del bilancio. Ciò ha avuto un maggiore peso per i soggetti
che adottano gli IAS, in quanto la legge finanziaria 2008 ha previsto l’abolizione delle variazioni in aumento
e in diminuzione corrispondenti ai componenti che per effetto degli IAS vengono imputati a patrimonio.
Inoltre, per quanto riguarda le partecipazioni di trading sono stati eliminati i problemi di dividend washing
attraverso la tassazione integrale degli stessi. L’obiettivo del legislatore è stato quello di stabilire per chi
adotta gli IAS una più forte dipendenza della determinazione dell’imponibile dal bilanci di esercizio,
andando a tassare il reddito effettivo piuttosto che quello potenziale.

LA PARTECIPATION EXEMPATION NASCE PER?

La partecipation exempation nasce per vari motivi: adeguare l’ordinamento tributario italiano a quello degli
altri paesi industrializzati ed evitare pianificazioni con i paesi in cui vige un regime agevolato; tassazione
definitiva sulle società dove si è prodotta la materia imponibile, evitare la doppia imposizione degli utili
conseguiti o conseguibili che dovranno essere tassati definitivamente presso la società che li ha prodotti,
incorporati nella plusvalenza ceduta. Affinchè si possa applicare sono necessarie alcune condizioni:
possesso interrotto della partecipazione dal primo giorno del dodicesimo mese precedente a quello
dell’avvenuta cessione; le partecipazioni devono essere iscritte tra le immobilizzazioni finanziarie dal primo
bilancio dall’acquisto; la società partecipata non deve avere sede in un paese privilegiato, elencato nella
lista nera; la partecipata deve svolgere effettiva attività commerciale.

PARTECIPATION EXEMPTION PER SOGGETTI IRES.

Per quanto riguarda le partecipazioni exemption per i soggetti Ires, in caso di plusvalenze si ha esenzione
del 95% dal primo gennaio 2008, se la partecipazione è posseduta da più di 12 mesi ; nel caso di
minusvalenze, esse sono indeducibili totalmente se la partecipazione è posseduta da almeno 12 mesi.

PARTECIPATION EXEMPTION PER I SOGGETTI IRPEF.

Per quanto riguarda le partecipazioni exemption per i soggetti Irpef, se le plusvalenze sono realizzate da
persone fisiche esercenti attività di impresa o da società di persone commerciali , si ha una tassazione del
49,72% della plusvalenza. In caso di minusvalenza, invece, se correlate a partecipazioni aventi i requisiti per
l’esenzione, si ha deducibilità parziale pari al 49,72% delle minusvalenze da realizzare; se correlate a
partecipazioni senza requisiti di esenzioni si ha deducibilità totale; e se si tratta di minusvalenza da
valutazione, esse sono sempre indeducibili.

I VANTAGGI DEL REGIME DI TRASPARENZA.

Con il regime di trasparenza si ha una tassazione diretta del reddito in capo ai soci proporzionalmente alla
loro quota di partecipazione agli itili indipendentemente dalla percezione. Questo regime presenta alcuni
vantaggi ossia permette il consolidamento del risultato della società in capo a tutti i soci in misura
proporzionale alla quota detenuta da essi; le percentuali di partecipazione sono ridotte rispetto al
consolidato; si ha la possibilità di compensare i risultati, sia negativi che positivi, all’interno del gruppo delle
partecipanti; l’opzione è esercitabile anche se l’esercizio della partecipata non coincide con quello della
partecipation; gli utili già tassati per trasparenza, qualora vengono distribuiti, non generano reddito
imponibile in capo ai soci anche se è decaduta l’opzione o siano subentrati nuovi soci.

GLI SVANTAGGI DEL REGIME DI TRASPARENZA.

Con il regime di trasparenza si ha una tassazione diretta del reddito in capo ai soci proporzionalmente alla
loro quota di partecipazione agli itili indipendentemente dalla percezione. Questo regime presenta alcuni
svantaggi quali la tassazione degli utili prima che siano effettivamente percepiti; rideterminazione del
reddito in capo alle partecipazioni nel caso in cui siano avvenute svalutazioni delle partecipazioni derivanti
da rettifiche di valore fiscalmente indeducibili; responsabilità solidale della società partecipata con ciascuna
società partecipata per sanzioni; interessi riferiti ai redditi imputati per trasparenza.
QUALI SONO LE SOCIETA’ NON SOGGETTE A IRES?

Le società che non sono soggette a IRES sono le società di persone e le ditte individuali non essendo
società. I soggetti passivi dell’IRES sono le società di capitali, gli enti pubblici e privati, i trust residenti nel
territorio dello Stato, le società e gli enti di qualsiasi tipo, compresi i trust, con o senza personalità giuridica,
non residenti nel territorio dello Stato. Inoltre non sono soggette a IRES le società sottoposte a fallimento o
liquidazione coatta amministrativa e quelle che godono di agevolazioni totali o parziali ai fini IRES.

SECONDO QUANTO STABILITO DALL’ART162 COMMA 4 DEL TUIR, QUALI SONO LE IPOTESI NEGATIVE?

L’art.162 c.4 del TUIR definisce quando una sede fissa di affari non è considerata una stabile organizzazione.
Le ipotesi negative sono:

a- La sede viene utilizzata solo per deposito, esposizione o consegna dei beni o merci dell’impresa;
b- I beni o le merci dell’impresa sono immagazzinati solo ai fini di deposito, di esposizione o di
consegna;
c- I beni o le merci delle imprese sono immagazzinati solo ai fini della trasformazione da parte di
un’altra impresa;
d- Una sede fissa di affari è utilizzata ai soli fini di acquisizione beni o merci o di raccogliere
informazioni per l’impresa;
e- Viene utilizzata per svolgere altre attività dal carattere preparatorio o ausiliario;
f- Viene utilizzata ai soli fini dell’esercizio combinato delle attività menzionate nella lettera a e d e
abbia carattere preparatorio o ausiliario.

QUALI PRINCIPI HA INTRODOTTO LA LEGGE FINANZIARIA 2007?

La legge finanziaria 2007 ha introdotto 2 presunzioni, la prima relativa e la seconda assoluta, di residenza
fiscale del trust con intento elusivo. Circa la prima disposizione è una presunzione relativa che ammette la
prova contraria, ossia è possibile dimostrare l’effettiva residenza fiscale del trust all’estero attraverso ad
esempio la localizzazione degli elementi istitutivi del trust, gli uffici, la struttura del trust, ecc.. Inoltre, il
trust estero deve essere istituito in un paese non whitelist e almeno uno dei disponesti e uno dei beneficiari
del trust sia fiscalmente residente in Italia. Circa la seconda disposizione, è anch’essa una presunzione
relativa di residenza con possibilità di dimostrare l’effettiva residenza ed anche qui il trust estero deve
essere istituito in un paese non whitelist . l’ulteriore condizione prevista è che il soggetto residente in Italia,
successivamente all’istituzione del trust, effettui in favore dello stesso un attribuzione che comporto il
trasferimento di proprietà di immobili o la costituzione/trasferimento di diritti reali immobiliari, anche per
quota, nonché vincoli di destinazione sugli stessi.

AI FINI DELLE IMPOSTE SUI REDDITI, QUANDO SI CONSIDERANO RESIDENTI LE SOCIETA’ E GLI ENTI?

Come disposta dal comma 3 dell’articolo 73 del TUIR, si considerano residenti le società e gli enti che per la
maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale, risultante dall’atto costitutivo, o la sede
dell’amministrazione, luogo in cui le decisioni più importanti e strategiche per la società vengono prese, o
l’oggetto principale nel territorio dello Stato.

IL PRINCIPIO DI LIBERA CONCORRENZA.

Il principio di libera concorrenza si basa sul fatto che i prezzi di trasferimento nelle transazioni tra parti
correlate possano essere confrontati con quelli tra imprese indipendenti in condizioni liberamente
comparabili. Per evitare informazioni errate circa le transazioni tra parti indipendenti è necessario basare le
comparazioni non solo sulle caratteristiche proprie del prodotto ma anche sugli aspetti legati al processo
produttivo e su una attenta analisi funzionale. I metodi per determinare i prezzi per i beni materiali in libera
concorrenza sono diversi e sono. Metodo del prezzo comparabile di libero mercato, metodo del prezzo di
rivendita e metodo del costo maggiorato. Va detto che qualora questi metodi non sono applicabili l’OCSE
raccomanda l’applicazione di metodi di tipo reddituale come ad esempio il metodo della ripartizione degli
utili e il metodo del margine netto della transazione.

I METODI REDDITUALI.

In caso di impossibilità di individuazione di un prezzo congruo con conseguente inapplicabilità dei metodi
tradizionali, l’OCSE raccomanda l’applicazione dei metodi reddituali che sono:

- Ripartizione dei profitti globali, consiste nella ripartizione di questi profitti derivanti dalle vendite o
dalle transazioni effettuate tra imprese collegate sulla base di una congrua chiave di allocazione;
- Comparazione dei margini netti, confronto tra i margini di utili netti relativi ad una base di
riferimento ritenuta adeguata, conseguiti da parti correlate ed operatori indipendenti coinvolti in
attività commerciali simili.

DELINEARE IL PRINCIPIO STABILITO DALL’ART.37-BIS, DEL DPR 600/1973 (DISCIPLINA L’ELUSIONE).

L’art.37-bis disciplina l’elusione attraverso diversi disposizioni normative che si sono evolute nel tempo e
che si riferiscono a specifiche operazioni: trasformazioni, fusioni, scissioni, liquidazioni volontarie e
distribuzione ai soci, conferimenti, trasferimenti o godimento di aziende, cessioni di crediti e di eccedenze
di imposte, adeguamento alle direttive comunitarie, valutazioni e classificazioni di bilancio, operazioni
infragruppo. Le norme antielusive che si riferiscono a queste operazioni stabiliscono che sono in opponibili
all’amministrazione finanziaria tutte le attività prive di validi ragioni economiche dirette ad aggirare
obblighi e divieti previsti dall’ordinamento tributario e ad ottenere benefici fiscali altrimenti indebiti. Per gli
stessi motivi, l’amministrazione fiscale può disconoscere i vantaggi fiscali ottenuti attraverso queste attività
elusive.

DELINEARE LA DISCIPLINA DEL REGIME FISCALE NAZIONALE DELLA CFC CONTROLLED FOREIGN
COMPANIES DAL D.L.N°78 DEL 2009.

La disciplina del regime fiscale nazionale della CFC è stata introdotta con il D.L. n°78 del 2009. Questa
disciplina si fonda sull’attrazione a tassazione immediata di tutta una serie di redditi passivi o facilmente de
localizzabili, a prescindere dal paese in cui sono prodotti attraverso una CFC. Ciò consente di scoraggiare la
estero vestizione anche nel caso in cui si rispettino le norme sul trasfer pricing.

QUALI SONO LE VARIE TIPOLOGIE DI ESIMENTI?!!!!!

Gli esimenti impediscono l’imputazione del reddito della controllata estera. Ve ne sono diversi tipi:

- Quando la società controllata estera distribuisce una certa quantità percentuale dei propri utili
realizzati nell’esercizio.
- Quando la società controllata ha come propria attività principale una effettiva attività industriale o
commerciale e mira a verificare la natura dell’attività svolta, la modalità di insediamento nel
paradiso fiscale e la natura del reddito percepito dal soggetto estero.
- quando la localizzazione della società controllata non ha avuto lo scopo principale di sfuggire alla
tassazione del Paese a fiscalità ordinaria.
- quando gli utili della controllata non superano un certo ammontare.
- quando la società controllata è quotata in un mercato regolamentato.

QUALI SONO I DUE PRINCIPALI EFFETTI DELLA NUOVA NORMATIVA CFC (ART.10 DELLA LEGGE 212 SWL
2000) IN ITALIA?

Il primo effetto è che le attività operative svolte nei paradisi fiscali non sono state sanzionate dalla
normativa né dalla sua applicazione concreta ad opera dell’Agenzia ricevendo piena legittimazione
nell’ottica di una libera pianificazione fiscale. Il secondo effetto è che molti soggetti controllanti anziché
scegliere la strada della disapplicazione hanno percorso quella della dismissione delle proprie attività che
probabilmente erano elusive.

IL LEGISLATORE ITALIANO E’ INTERVENUTO CON L’ART.167, COMMA 5, DEL TUIR REGOLANDO LE


ESIMENTI SULLE CFC ED HA STABILITO CHE L’IMPUTAZIONE DEL REDDITO NON AVRA’ LUOGO SE :

La società o altro ente non residente svolge un’effettiva attività industriale o commerciale, come sua
principale attività, nello stato o nel territorio nel quale ha sede; dalle partecipazioni non consegna l’effetto
di localizzare i redditi in stati o territori in cui sono sottoposti a regimi fiscali privilegiati.

PERCHE’ E’ FONDAMENTALE CONOSCERE IL MOMENTO IN CUI UN OPERAZIONE E’ DA CONSIDERARSI


EFFETTUATA?

Perché in quel momento scattano obblighi e doveri. Infatti nel momento in cui l’operazione si considera
effettuata sorge il diritto per l’acquirente di computarla in detrazione e contestualmente anche il dovere,
per il cedente, di conteggiarla a debito.

LE CESSIONI DI BENI E LE PRESTAZIONI DI SERVIZI EFFETTUATE NELL’ESERCIZIO DI IMPRESA O


NELL’ESERCIZIO DI ENTI O PROFESSIONI POSSONO ESSERE RITENUTE AUTOMATICAMENTE RILEVANTI AI
FINI IVA QUANDO VENGONO ESEGUITE NEL TERRITORIO DELLO STATO?

No,non devono essere ritenute automaticamente rilevanti ai fini IVA quando vengono eseguite nel
territorio dello Stato, ma si dovrà verificare di volta in volta il criterio per quel tipo di cessione o di
prestazione. In Italia, un’operazione è rilevante ai fini IVA quando si verificano contemporaneamente il
presupposto soggettivo, il presupposto oggettivo ed il presupposto territoriale.

DEFINIRE L’ASPETTO TERRITORIALE AI FINI IVA DELLE PRESTAZIONI DI SERVIZI SECONDO LA REGOLA
GENERALE B2B E B2C.

La regola generale B2B prevede che si considera come luogo di prestazione quello dove è stabilito il
committente del servizio, individuato con riferimento alla sede della sua attività economica. Nel caso in cui i
servizi sono prestati ad una stabile organizzazione situata in un luogo diverso dalla sede dell’attività
economica, il luogo della prestazione è quello della stabile organizzazione. In mancanza di sede dell’attività
o di stabile organizzazione, il luogo della prestazione è da individuarsi o nel domicilio o nella residenza
abituale del committente. La regola generale B2C stabilisce invece che il luogo della prestazione di servizi è
quello dove è stabilito il prestatore-soggetto passivo. Per determinare il luogo di stabilimento del
prestatore si utilizzano gli stessi criteri del committente nelle operazioni B2B.
AI FINI IVA E PER LE PRESTAZIONI DI SERVIZI QUAL’E’ LA REGIONE PER CUI ESISTONO DELLE REGOLE AI
CRITERI GENERALI PER SPECIFICI SERVIZI?

La ragione risiede nel fatto che per alcuni servizi i criteri generali non conducono alla tassazione del luogo in
cui avviene il consumo effettivo.

DEFINIRE LA NOZIONE DI STABILE ORGANIZZAZIONE AI FINI IVA.

La stabile organizzazione è un centro di attività stabile organizzata sia di mezzi che di persone alle
dipendenze del soggetto passivo non residente. Ai fini IVA occorre la contemporanea presenza sia
dell’elemento materiale che di quello personale. La normativa comunitaria però non aveva una definizione
di stabile organizzazione pertanto la Corte di Giustizia ha affermato che la stabile organizzazione ai fini iva
in un dato paese è l’attività imprenditoriale caratterizzata da un collegamento non occasionale con il
territorio di quello stato, dall’effettivo impiego di beni e di attività lavorativa, con la presenza di persone
operanti e , infine, da un’effettiva, seppur limitata, autonomia funzionale.

LA DIRETTIVA COMUNITARIA INDIVIDUA DUE TIPI PRINCIPALI DI CESSIONI ALL’ESPORTAZIONE QUALI


SONO?

La cessione di beni spediti o trasportati direttamente dal fornitore, o per conto suo, fuori dal territorio della
sua comunità; e la cessione di beni spediti o trasportati fuori dalla comunità dell’acquirente o per suo
conto. La prima categoria riguarda le cessioni all’esportazione definite dirette ed è la forma più comune, la
seconda, invece, riguarda le cessioni all’esportazione definite improprie in cui il trasporto viene organizzato
dall’acquirente con mezzi propri o tramite terzi.

DESCRIVERE I PROFILI IVA DEGLI SCAMBI CON LA CITTA’ DEL VATICANO.

Le cessioni eseguite mediante trasporto o consegna dei beni nel territorio dello Stato Vaticano e le
prestazioni ad esse connesse sono NON imponibili. Ad esse si applica lo stesso regime previsto per le
esportazioni e per i servizi internazionali o connessi a scambi internazionali. Ai fini della prova dell’avvenuta
introduzione dei beni nel territorio del Vaticano è sufficiente il timbro del Governatorio Pontificio su una
copia della fattura. Gli acquisti provenienti dalla città del Vaticano inoltre sono auto fatturati.

DESCRIVERE I PROFILI IVA DEGLI SCAMBI CON LA REPUBBLICA DI SAN MARINO.

La disciplina speciale per gli scambi con la Repubblica di san Marino si applica solo alle cessioni di merci. Le
imprese residenti che effettuano cessioni verso la Repubblica di San Marino devono emettere un
documento di trasporto o di consegna in tre esemplari due dei quali devono essere consegnati
all’acquirente sammarinese per l’esibizione all’Ufficio Tributario di San Marino ed inoltre vi è l’obbligo di
emissione del ddt anche in caso di fatturazione immediata.

DELINEARE I PRINCIPI GENERALI DELLA DISCIPLINA SUI DEPOSITI IVA.

I depositi iva sono luoghi di custodia dove sono introdotti beni per i quali resta sospeso il pagamento Iva, il
quale avviene alla data di estrazione dei beni immessi nello stesso attraverso l’applicazione del meccanismo
del REVERSE CHARGE. Tuttavia questo istituto può portare a degli usi distorti tanto da realizzare delle vere
e proprie operazioni fraudolente. Pertanto, per evitare ciò il legislatore ha individuato le strutture che
possono essere adibite a deposito Iva, rafforzando il ruolo di garante dell’Iva all’importazione
dell’importatore ed impedendo al depositante, nel caso di introduzione di beni extracomunitari immessi in
libera pratica, la previa prestazione di una garanzia commisurata all’imposta sospesa. Inoltre, il legislatore
ha stabilito che l’estrazione dei beni può essere effettuata solo dai soggetti iscritti alla CCIAA da almeno un
anno secondo modalità definite.

SI PARLA DI OPERAZIONI STRAORDINARIE IN SENSO ECONOMICO QUANDO:

si fa riferimento alle operazioni sui beni, ossia cessioni e conferimenti di aziende o di partecipazioni di
controllo o collegamento, dove resta immutata la struttura giuridica del soggetto ma si modifica la struttura
patrimoniale.

SI PARLA DI OPERAZIONI STRAORDINARIE IN SENSO GIURIDICO QUANDO:

si fa riferimento alle operazioni sui soggetti, nel senso che la struttura giuridica dell’operazione riguarda gli
assetti societari, il mutamento di tipo sociale, la modifica del controllo sociale, per creare nuovi soggetti
(scissione) o per unirsi con altri soggetti (fusione).

COME SI DETERMINA LA PLUSVALENZA O LA MINUSVALENZA NELL’AMBITO DI CESSIONE DI AZIENDA?

Anzitutto occorre dire che la cessione di azienda è considerata come cessione di un bene unitario che
produce una plusvalenza imponibile o una minusvalenza deducibile. La plusvalenza e la minusvalenza si
determina come differenza tra il corrispettivo pattuito, al netto degli oneri accessori di diretta imputazione,
e il valore netto dell’azienda. La minusvalenza è interamente deducibile, la plusvalenza è interamente
imponibile nell’esercizio di competenza indipendentemente dalla percezione del corrispettivo.

INDICA IL MOTIVO PER CUI IL CONFERIMENTO RIENTRA TRA LE OPERAZIONI STRAORDINARIE.

Il conferimento rientra tra le operazioni straordinarie in quanto esula dai normali fatti di gestione, essendo
volto ad una radicale riorganizzazione dell’attività produttiva attraverso il trasferimento di un’azienda da un
soggetto economico conferente ad un diverso ente conferita rio, in cambio non di denaro ma di una
partecipazione al capitale della conferita ria.

LE REGOLE STABILITE DALLA RIFORMA DELLE OPERAZIONI DI RISTRUTTURAZIONE AZIENDALE DEL 1997 E
POTENZIATE DALLA RIFORMA FISCALE IN VIGORE DAL 2004 SONO CARATTERIZZATE:

dalla volontà del legislatore fiscale di rendere fiscalmente neutrali le operazioni di conferimento, cioè non
produttive di risultati tassabili. Infatti, le plusvalenze che si generano dall’operazione rimangono latenti fino
a quando il conferente cederà la partecipazione avuta in cambio del conferimento oppure quando il
conferitario cederà l’azienda ricevuta o i singoli beni di cui è composta. In quel momento il maggior valore
sarà tassato. La riforma del 2004 ha anche abolito la tassazione con imposta sostitutiva del 19% sulla
plusvalenza e ha riformato il metodo di determinazione del risultato del conferimento stabilendo che si
devono valutare i valori contabili di aziende o di partecipazioni e si applica il regime di doppia sospensione
d’imposta avente ad oggetto solo le aziende escludendo le partecipazioni.

VI POSSONO ESSERE DEI CONFERIMENTI CAPACI DI GENERARE MINUSVALENZA, SE SI QUANDO?

Si e possono avvenire quando:

- Il perito ha attribuito all’azienda un valore economico inferiore al costo fiscale riconosciuto,


pertanto le parti, non potendo superare il valore di perizia senza disattendere le norme dettate a
tutela del patrimonio sociale, lo accoglieranno nelle proprie scritture contabili.
- In assenza di stima peritale le parti hanno convenzionalmente attribuito al complesso aziendale un
valore inferiore al costo fiscale riconosciuto.

LE PLUSVALENZA REALIZZATE CON CONFERIMENTO VENGONO TASSATE, SE SI IN QUALE MODALITA’?

Vengono tassate con modalità differenti a seconda della natura dei soggetti partecipanti e del periodo di
possesso dell’azienda. Se l’azienda è stata posseduta per più di 3 anni il cedente ha la facoltà di frazionare
le plusvalenze fino a 5 esercizi in rate costanti; l’imprenditore individuale può optare per la tassazione
separata della plusvalenza qualora ne abbia avuto il possesso per più di 5 anni.

DELINEARE GLI ASPETTI GIURIDICI NELLA TRASFORMAZIONE DA UNA SOCIETA’ DI PERSONE A UNA
SOCIETA’ DI CAPITALI.

La trasformazione consiste nel cambiamento del tipo di organizzazione sociale e nel caso di trasformazione
di società di persone a società di capitale occorre il consenso della maggioranza dei soci,deve essere
stimato il patrimonio sociale sulla base dei valori attuali degli elementi attivi e passivi e si devono assegnare
le quote o azioni in modo proporzionale alle partecipazioni di ogni socio. I soci illimitatamente responsabili
non sono liberati fin quando non siano stati eseguiti tutti gli adempimenti previsti.

DELINEARE GLI ASPETTI GIURIDICI NELLA TRASFORMAZIONE DA UNA SOCIETA’ DI CAPITALI A UNA
SOCIETA’ DI PERSONE.

La trasformazione consiste nel cambiamento del tipo di organizzazione sociale e nel caso di trasformazione
di società di capitali a società di persone occorre che la maggioranza prevista per la delibera è quella
prevista per la modifica dello statuto. Nel caso di Spa o SAA deve essere convocata un’assemblea
straordinaria. Gli amministratori devono redigere una relazione illustrante le motivazioni e gli effetti
dell’operazione. Per quanto riguarda la responsabilità, nel caso di soci illimitatamente responsabili nella
nuova società, questi lo sono anche per le obbligazioni sorte anteriormente alla trasformazione. Inoltre,
ciascun socio riceverà una partecipazione proporzionale al valore delle quote o azioni precedentemente
possedute.

GLI ADEMPIMENTI NELLA TRASFORMAZIONE IN SPA,SAA E SRL.

Per la trasformazione è necessario che la forma dell’atto sia quella dell’atto pubblico contenente le
indicazioni previste dalla legge per la tipologia adottata; che si applichino le norme relative alla pubblicità
previste per la tipologia adottata è quelle richieste relative alla cessazione dell’ente che effettua la
trasformazione. Infine la trasformazione ha effetto dall’ultimo degli adempimenti pubblicitari previsti dopo
il quale la invalidità dell’atto non può essere più pronunciata. Resta salvo il risarcimento del danno
eventualmente spettante.

LA TRASFORMAZIONE ETEROGENEA.

È la trasformazione da società di capitali in ente associativo viceversa. La trasformazione in soggetti non


commerciali comporta il realizzo al valore normale dei beni della società, salvo che non confluiscano
nell’attività dell’impresa del soggetto non commerciale. In particolare , in questo caso è stato disposto lo
stesso trattamento riservato all’affitto dell’unica azienda da parte dell’imprenditore individuale la
previsione della cassazione della plus valenza è corretto in quanto esiste un passaggio dei beni da una
realtà imprenditoriale ad una non commerciale.
QUALI SONO I DOCUMENTI CHE IL LEGISLATORE PREVEDE PER IL PROCEDIMENTO DI FUSIONE?

Per il procedimento di fusione il legislatore prevede la redazione di una serie di documenti quali:

- Progetto di fusione, redatto congiuntamente dagli organi amministrativi e contiene gli elementi
fondamentali che caratterizzano la fusione;
- Situazione patrimoniale , riferita ad una data non anteriore ai 120 giorni dal deposito del progetto
di fusione,
- Relazione degli esperti volta ad attestare la congruità del rapporto di concambio al fine di tutelare i
soci di minoranza.

DELINEARE LE FASI DELL’OPERAZIONE DI FUSIONE DI SOCIETA’.

Le fasi del processo di fusione possono essere diverse. Tra i diversi processi di fusione uno è l’LBO,
Leverage Buy Out, tecnica finanziaria che consente di acquisire il controllo di una società riducendo al
minimo utilizzo di capitale di rischio e facendo il maggior ricorso possibile al credito. Le fasi del processo di
fusione tramite LBO sono le seguenti:

- Costituzione di una società ad hoc che effettuerà l’operazione di leveraged buy out;
- Ricorso a prestito di terzi (investitori privati e istituzioni)
- Acquisto del patrimonio o delle azioni della società target (asset o stock based transaction);
- Fusione per incorporazione della società target nella newco, o viceversa ( forward merger o reverse
merger);
- Restituzione del debito tramite il cash flow generato dalla società target.

Inoltre,occorre che vi sia il deposito degli atti presso le sedi delle società partecipanti nei 30 giorni che
precedono l’assemblea e fino alla delibera della fusione; occorre la delibera di approvazione da parte delle
società partecipanti e la stipula dell’atto di fusione e successiva iscrizione presso il registro delle imprese.

LA DETERMINAZIONE DEL REDDITO DELLE SOCIETA’ PARTECIPANTI ALLA FUSIONE.

La disciplina prevede che il reddito delle società fuse o incorporate relativo al periodo compreso tra l’inizio
del periodo d’imposta e la data in cui ha effetto la fusione, venga determinato in base alle risultanze di
apposito conto economico. La frazione di esercizio si configura come autonomo periodo d’imposta di
durata inferiore ai 12 mesi. Per la determinazione del reddito della società risultante dalla fusione o
incorporata si ammette la deduzione delle quote di ammortamento dei beni provenienti dalle società fuso
o incorporate in misura proporzionale alla durata dell’utilizzo dei beni stessi, nella misura residua a quella
già operata dalla società fusa o incorporata.

CHE COSA E’ IL PRINCIPIO DI NEUTRALITA’ FISCALE?

È la continuità dei valori attribuiti, ai fini delle imposte sui redditi, ai beni delle società partecipanti alla
fusione e, di conseguenza, nella mancata emersione di un reddito imponibile o di una perdita deducibile.

DELINEARE LE FASI DELL’OPERAZIONE DI SCISSIONE DELLE SOCIETA’.

La scissione è l’istituto con il quale una società trasferisce parte o tutto il patrimonio apiù società
preesistenti o di nuova costituzione. Le fasi della scissione sono:
- Progetto di scissione
- Situazione patrimoniale
- Relazione dell’organo amministrativo
- Relazione degli esperti.

Successivamente occorre il deposito degli atti, la delibera di approvazione da parte delle società
partecipanti e la stipula dell’atto di scissione con successiva iscrizione presso il registro delle imprese.

NELL’AMBITO DELLA SCISSIONE DI SOCIETA’, QUALI SONO I DOCUMENTI CONTABILI?

I documenti contabili della scissione sono:

- situazione patrimoniale della società scissa e delle società beneficiarie preesistenti;


- situazione patrimoniale dei patrimoni trasferiti alle società beneficiarie;
- bilancio di chiusura della società scissa;
- bilancio di apertura della società beneficiaria.

DAL PUNTO DI VISTA DELLE IMPOSTE INDIRETTE, LA SCISSIONE E’ UN OPERAZIONE?

Fuori campo IVA, ex art. 2 DPR 633/72 ed è soggetta all’imposta di registro in misura fissa. Quindi è
un’operazione fiscalmente irrilevante, infatti non si generano plus/minusvalenze imponibili in capo alla
società scissa, è irrilevante anche il concambio delle azioni o quote che avviene in capo ai soci, per effetto
della sostituzione delle azioni o quote detenute nella scissa, con quelle attribuite dalla/e beneficiaria/e;
sono irrilevanti i plusvalori iscritti nella contabilità della società beneficiaria, per effetto dell’imputazione
dell’eventuale disavanzo emerso, sia che si tratti di disavanzo da annullamento che da concambio.

DELINEARE LE FASI DELLA LIQUIDAZIONE DI SOCIETA’.

La liquidazione di una società è un insieme di operazioni volte a disinvestire attività, estinguere passività,
acquisire il residuo patrimoniale da liquidare e ripartire tra i soci, cancellare la società dal registro delle
imprese. L’operazione può essere suddivisa in 3 fasi:

- accertamento del verificarsi di una causa di scioglimento della società e relativa pubblicità: la
gestione dell’impresa è affidata agli amministratori fino alla data di pubblicazione della nomina dei
liquidatori;
- procedimento di liquidazione, che va dalla data di pubblicazione della nomina dei liquidatori fino al
deposito del bilancio finale di liquidazione ed all’esecuzione del piano di riparto;
- estinzione della società a seguito della sua cancellazione dal registro delle imprese e deposito dei
libri contabili sociali.

DELINEARE GLI ASPETTI GENERALI DELLA CANCELLAZIONE DELLA SOCIETA’.

Una volta approvato il bilancio finale di liquidazione, la disciplina dispone che i liquidatori in carica
procedano alla richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese. L’approvazione del bilancio
può avvenire o tacitamente decorsi 90 giorni senza reclami, o espressamente, quando il socio rilascia senza
riserve la relativa quietanza riferita all’ultima quota di riparto. Dopo la cancellazione dal registro si ha
l’estinzione dell’ente indipendentemente dalla sussistenza o meno di creditori insoddisfatti, i quali possono
rivolgersi nei confronti dei soci ed eventualmente liquidarli.
DEFINIRE GLI ELEMENTI CHE DIFFERENZIANO LE MODALITA’ DI TASSAZIONE PREVISTE DAL NOSTRO
ORDINAMENTO.

Gli elementi che differenziano le modalità di tassazione previste dal nostro ordinamento sono:

- la natura del soggetto percipiente, quindi si fa una distinzione a seconda che i dividendi siano
percepiti da una società di capitali o da persona fisica, nonché a seconda che la persona fisica
agisca nell’esercizio d’impresa commerciale, ovvero privatamente.
- La tipologia della partecipazione, la quale può determinare un diverso regime di tassazione a
seconda che si tratti di una partecipazione qualificata o non qualificata.