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LABORATORIO

INGRANDITORI:
SISTEMI A LUCE DIFFUSA
O A CONDENSATORE?
Il sistema di illuminazione condiziona in modo rilevante le prestazioni degli
ingranditori; quali sono le caratteristiche dei due sistemi e quale conviene scegliere.

La ricerca chimico-fotografica ha sempre za problemi ad un trattamento spinto ri- dipende dalla quantità di luce: una luce di
considerato un dovere fondamentale pro- spetto a sottoesposizioni intenzionali di 2 debole intensità attiverà, rendendoli svi-
durre ogni sforzo per ridurre progressiva- o 3 stop senza mostrare gli ingrossamenti luppabili, soltanto pochi germi di sviluppo
mente le dimensioni della grana delle emul- della grana a cui ci avevano abituato le Tri- sui granuli, mentre una luce forte sarà re-
sioni e ai giorni nostri la sua riduzione a X o le HP4 anni Settanta, potremmo esse- sponsabile della trasformazione di un nu-
una visibilità prossima allo zero ad in- re indotti a credere che il problema grana mero di germi molto più elevato.
grandimenti di 10x pare a portata di mano. non esista più. In parte è vero; non esiste Al di là del materiale impiegato per la ri-
Semmai si pone il problema opposto, ov- più se si considera la sua presenza come un presa, le dimensioni di questi granuli di-
vero come sia oggi possibile esaltare l’ef- fattore di disturbo, lo diventa se si ritiene pendono anche dal tipo e dalle modalità di
fetto grana a scopi espressivi, dato che an- che la granulosità di una stampa sia un mez- trattamento. Ad esempio, la temperatura
che le pellicole di maggiore sensibilità han- zo espressivo. più o meno elevata rispetto allo standard di
no una granularità estremamente ridotta. Oggi sono passate di moda le foto molto 20°C, l’agitazione più o meno intensa, la
L’emulsione di un qualsiasi film in B/N è ‘sgranate’, anche perché gli ultimi mate- composizione chimica del rivelatore più o
composto da una sospensione di granuli di riali fabbricati con tecnologie del passato meno energico, sia esso finegranulante o
alogenuro d’argento dalle dimensioni più sono stati progressivamente tolti di produ- meno, influiscono sull’aggregazione dei
o meno fini, la quale viene stesa su un sup- zione; ricordiamo ad esempio la pur otti- granuli d’argento e quindi sulle loro di-
porto trasparente di triacetato di cellulosa, ma Kodak Recording dalla sensibilità stra- mensioni. In questa sede sarà opportuno
tagliato poi nei vari formati, 135, 120, pel- biliante per l’epoca di 1250/31 ISO, con distinguere fra due termini che spesso ven-
licole piane eccetera. Come si sa, maggio- sensibilizzazione ai colori iperpancroma- gono confusi, granularità e granulosità.
re è la sensibilità di un materiale sensibile tica spinta verso le prime fasce dell’infra- Con granularità ci si riferisce solo al ma-
e maggiore è la dimensione apparente dei rosso; la sua scomparsa non è stata com- teriale negativo, nel quale il granulo è un
granuli presenti nell’emulsione. pensata da materiali analoghi, ma da pelli- elemento ben definito e quantificabile sot-
Un tempo, circa trenta anni fa, parlando di cole più “ordinarie” anche se molto più sen- to alcune condizioni standard di misura-
pellicole “normali” destinate alle riprese in sibili. zione, mentre con granulosità ci si riferi-
esterni senza particolari esigenze di rapi- sce di solito alla percezione suscitata in un
dità, ci si riferiva a un film di 40/17 ISO o La grana di una pellicola osservatore in condizioni medie dalla gra-
nel migliore dei casi di 100/21 ISO; oggi Ma che cos’è la grana di una pellicola? Co- na di una stampa: se la prima è misurabile
queste sensibilità sono considerate pelli- me si è detto, l’emulsione sensibile alla lu- con un densitometro, la seconda è sogget-
cole “lente”, dato che si ritiene materiale ce contiene in sospensione nella gelatina ta a diversi fattori, quali il rapporto di in-
ordinario di lavoro una pellicola di 400/27 gli agglomerati di cristalli di alogenuro d’ar- grandimento del negativo in oggetto, la gra-
ISO, visto che la granulosità delle stampe gento, cristalli di forma cubica, come nei dazione della carta, il sistema ottica-in-
da esse prodotte è decisamente buona e che materiali tradizionali, tabulare o ‘t-grains’. granditore-sorgente luminosa impiegato per
sono in grado di risolvere situazioni mol- L’azione della luce colpisce il materiale la realizzazione della stampa che andiamo
to diverse fra loro, dagli scatti in luce pie- sensibile e provoca un mutamento mole- ad osservare; non ultima, la distanza a cui
na in esterni alle riprese in “available light” colare dell’argento con la creazione di la fotografia viene osservata.
senza ausilio di illuminatori. un’immagine latente che sarà resa visibile La granularità di un film viene misurata
Se poi pensiamo che esse si prestano sen- dallo sviluppo. L’intensità del fenomeno con l’ausilio di un microdensitometro, in
Ingranditore a luce condensata Meopta Opemus 6 con cap-
pa illuminante, gruppo condensatori pianoconvessi e slit-
ta portafiltro: in evidenza il filtroanticalore per separare la
cappa dal sistema condensatori-portanegativi.

genere dotato di una finestrella del diame- Vetrino superiore dell’ingranditore Meopta, leggermente smerigliato per ridurre il feno-
tro di 48 micron, che vada a leggere a 12x meno degli anelli di Newton, spesso presenti con vetri pianparalleli non lavorati. Al centro,
il materiale da testare, con una densità dif- in evidenza, il sistema di messa a fuoco semiautomatico Meopta: estraendo il cassetto por-
fusa pari a 1 per le pellicole invertibili, e tanegativi è necessario far collimare due sottili strisce luminose per eseguire correttamen-
ad 1 più il valore del velo e del supporto te la messa a fuoco senza far ricorso ad un focometro.
per le pellicole negative.

Il controllo della grana


Quando occorre ridurre i valori di granu-
larità si possono usare dei rivelatori appo-
siti che incorporano dei solventi del gra-
nulo di alogenuro d’argento, oppure si può
ricorrere ad una procedura di sviluppo
orientata allo stesso risultato. O.F. Ghedi-
na ricorda nel suo Fotoricettario che, a par-
te la struttura fisica degli agglomerati di
alogenuro d’argento presenti nelle emul-
sioni, le dimensioni degli stessi dipendo-
no anche dal tipo di esposizione che il ne-
gativo subisce, dalla qualità della sorgen-
te luminosa e dal trattamento in fase di svi-
luppo. È noto infatti che una eccessiva so-
vraesposizione del materiale provoca un
naturale ingrossamento della grana dopo In alto la cappa illuminante dell’ingrandi-
lo sviluppo, mentre una sottoesposizione tore Meopta e in basso il complesso filtro
anticalore e condensatori.
Ingranditore a luce reflex Durst M 601, pro-
genitore di molti apparecchi di costruzione
analoga oggi in commercio. A destra il co-
perchio della testa con lo specchio a 45° che
Ingranditore Durst M 601: al centro i due condensatori per il formato 120, uno dei quali de-
convoglia i fasci luminosi verso i due con-
ve essere impiegato con quello a lente rotonda per il formato 135; in evidenza l’ottica adat-
densatori intercambiabili a seconda del for-
ta per tale formato e il disco rientrante di montaggio.
mato 135 o 120.

marcata, richiedendo un trattamento spin-


LA COMPOSIZIONE CHIMICA DELLO SVILUPPO to (push), è parimenti responsabile di un fe-
nomeno analogo, anche se dovuto a cause
La composizione chimica del bagno è di basilare importanza per regolare le dimen- del tutto opposte. L’esposizione in condi-
zioni normali andrebbe infatti commisura-
sioni della grana. Un bagno produce effetti diversi a seconda del suo grado di alca-
ta al minimo indispensabile per poter ave-
linità, del tipo di agente rivelatore presente e della aggiunta di solventi del bromuro
re del segnale nelle ombre.
d’argento; se il pH è elevato in genere la grana che si produce è grossa, infatti i ba- Il trattamento del negativo ha un ruolo fon-
gni finegranulanti non superano il valore pH 9. damentale nel determinare un aumento op-
L’idrochinone e il metolo danno una grana più evidente di quanto fornisca il fenido- pure una diminuzione delle dimensioni dei
ne o la p-fenilendiamina. I solventi del bromuro d’argento hanno la proprietà di scio- granuli. Se si sviluppa un negativo ad una
gliere lentamente il granulo mentre avviene lo sviluppo procedente dai germi for- temperatura elevata, ad esempio maggiore
matisi al momento dell’esposizione ma, dato che alla fine i granuli risulteranno più dei classici 20°C, si avrà una grana dimen-
piccoli e quindi meno visibili in fase di stampa, si deve ricorrere (spesso ma non sem- sionalmente più evidente di quanto sia pos-
pre) ad una maggiorazione della posa in sede di ripresa per coinvolgere un maggior sibile ottenere trattandolo a temperature in-
numero si granuli e compensare la riduzione dimensionale degli stessi indotto dal feriori, per intenderci a 18 °C; attenzione
solvente. Al contrario, l’impiego di bagni al para-amminofenolo in soluzione cau- però a non far scendere ulteriormente la
temperatura, poiché in quella situazione
stica, quali il Rodinal Agfa, consente un’esaltazione della grana, con un aspetto ni-
molti rivelatori iniziano a perdere la loro
tido e compatto, riducibile se si diluisce anche fortemente il rivelatore, ad esempio
efficacia, senza contare che il tempo ne-
da 1+25 a 1+100, in modo che agisca in profondità e non in superficie. cessario a completare lo sviluppo potrebbe
Oltre che sulle dimensioni, il rivelatore influisce anche sulla forma della grana, il cui allungarsi eccessivamente.
aspetto potrà essere quello di una trama fitta e compatta, oppure fioccosa e sfilac- Anche la qualità della sorgente luminosa
ciata. Se si sviluppa una Kodak T-max 3200, esposta alla sua sensibilità dichiarata, della ripresa influisce sulle dimensioni dei
in HC-110 concentrato, si otterrà una trama della grana ben diversa da quanto si ot- granuli; infatti una sorgente di luce lampo
tenga con l’X-tol: fioccosa e irregolare nel primo caso, precisa e nitida nel secondo. tende a fornire una illuminazione molto in-
La stessa gloriosa Kodak Recording mostrava una nitidezza piuttosto bassa e una tensa e breve che produce molti germi di
grana confusa se sviluppata in HC-110, ma acquistava una insospettabile acutanza e sviluppo all’interno dei granuli, mentre una
una trama nitida e secca se trattata in Rodinal 1+25 o 1+50. sorgente di luce di bassa intensità, magari
Con questo non bisogna pensare che l’HC-110 sia un pessimo rivelatore, ma a mio fornita da una comune lampadina dome-
stica di media potenza produce un numero
avviso funziona molto meglio sotto molti parametri a diluizioni spinte, da 1+31 in
minore di germi di sviluppo sulla superfi-
su che a diluizioni concentrate, ad esempio 1+7 o 1+15.
cie del granulo e richiede un’azione più pro-
Particolare della ca-
mera di diffusione del-
la luce del Focomat
V35; in alto l’ingres-
so della luce prove-
niente dalla alogena,
schermato da un filtro
anticalore, e in basso
un filtro distributore,
leggermente opalino
al centro, per ottimiz-
zare la distribuzione della luce ai bordi, punto spesso dolente di
molti ingranditori a luce condensata.

Focomat V35: vista dall’alto Focomat V35: camera di diffu-


della testa illuminante, con sor- sione e modulo luce di sicurez-
gente alogena puntiforme. za alloggiati; la luce proveniente
Ingranditore Focomat V35 autofocus a luce diffusa con braccio oscil- dall’alogena entra nella came-
lante sospeso e camma di messa a fuoco automatica di precisione. Al ra e si diffonde prima di illumi-
centro la scatola di diffusione della luce proveniente da una alogena da nare in basso il portanegativi.
75W. A destra il modulo per il filtro rosso di sicurezza, sostituibile a pia-
cere con il modulo per carte MC o per il colore.

lungata o energica da parte del rivelatore clinata o a bracci sospesi, né il tipo della
al fine di ottenere una densità e un contra- messa a fuoco, manuale, semiautomatica o LA MISURA DELLA
sto accettabili, anche se i valori esposime- totalmente automatica; ci interessa invece GRANULARIT À
trici sono stati rispettati. andare a vedere come è stato progettato e
I valori RMS (root mean square - of de-
realizzato il sistema di illuminazione della
viation - cioè scarto quadratico medio)
Il ruolo dell’ingranditore testa di proiezione e il relativo percorso ot- esprimono di fatto una media matematica
Se fino a questo punto abbiamo visto cosa tico della luce emessa prima di investire il delle variazioni di densità che si possono
accade al negativo, dobbiamo chiederci ora negativo. misurare su delle zone molto limitate del
come venga influenzata la riproduzione del- Possiamo individuare tre tipi diversi di il- film in esame e il valore ottenuto rappre-
la grana nella fase finale di stampa. Come luminazione, il primo costituito da un si- senta lo scarto quadratico medio moltipli-
abbiamo già detto sopra, in questa sede par- stema lampadina-condensatore posti in ver- cato per 1000.
leremo non di granularità del negativo, ma ticale sullo stesso asse, un secondo sempre Tanto più elevato è questo valore, tanto più
di granulosità della stampa, ovvero della a condensatore in cui la luce della lampa- grosse saranno le dimensioni dei granuli
maggiore o minore visibilità della grana dina è convogliata mediante uno specchio di quel materiale.
nella riproduzione su carta sensibile. secondo un percorso a 90°, e un terzo nel Vediamo un esempio. Leggendo le note
Non tutti gli ingranditori sono progettati al- quale la luce emessa da una sorgente pun- tecniche fornite dall’Agfa per le sue pel-
lo stesso modo, infatti vi sono diverse scuo- tiforme è proiettata in una camera di diffu- licole in B/N si possono trovare i valori
le di pensiero circa la costruzione del si- sione prima di arrivare ad illuminare il ne- RMS di granularità delle varie emulsioni
stema di illuminazione del negativo, al di gativo. esposte in luce diurna per 1/50 di secon-
Nei primi due casi la luce viene fornita da do e trattate per 6 minuti in Refinal a 20°C;
là della realizzazione meccanica e della
una lampadina opalina dotata di filamento il valore di grana diffusa RMS (x1000) del-
qualità relativa.
l’Agfapan APX 25 è pari a 7, per l’Agfa-
Per quello che ci riguarda in questo mo- a corona, nel terzo da una lampada aloge-
pan APX 100 è pari a 9 e infine per l’Ag-
mento, non ha importanza ad esempio il ti- na, il cui filamento viene detto puntiforme
fapan 400 è pari a 14.
po della colonna, se essa sia verticale, in- per la ridotta superficie di emissione, op-
Massimo ingrandimento della colonna con
Meopta Opemus 6. Grana un poco sfumata
ma contrastata, scala tonale ridotta.

Immagine di riferimento. Negativo Agfapan APX 400, carta Iford n.3.

Massimo ingrandimento della colonna con


pure da una sorgente di luce diffusa ‘fred- mensioni apparenti della grana sono in ef- Durst M 601. Grana ancora appariscente,
da’, non ad incandescenza, ma in grado di fetti differenti. scala tonale ancora più contratta della foto
fornire luce diffusa. Diamo per scontato che l’ottica impiegata precedente a causa dell’impiego di un con-
Nei sistemi a condensatore la luce che col- sia la stessa o per lo meno della stessa qua- densatore circolare per formato 135. Le al-
pisce il negativo viene riflessa maggior- lità, ad esempio un obiettivo con schema a te luci sono scarsamente riprodotte e la gra-
mente dalle zone più annerite e pertanto sei lenti simmetrico, oppure a tre-quattro na ha un notevole microcontrasto.
nelle zone più chiare della stampa si avrà lenti asimmetrico. Allo stesso rapporto di
una perdita di dettaglio maggiore rispetto ingrandimento, la luce condensata produ-
a quanto avviene con i sistemi a luce dif- ce una granulosità dell’immagine maggio-
fusa. re rispetto a quella prodotta da una luce dif-
Quindi il primo tipo di illuminazione for- fusa.
nisce stampe più contrastate e ‘trasparen- Se estendiamo queste considerazioni al ca-
ti’, in apparenza dotate di maggiore acu- so dei granelli di polvere presenti sul ne-
tanza, impressione dovuta per lo più ad un gativo, alle abrasioni dell’emulsione o ai
maggiore contrasto, il secondo invece pro- graffi del supporto, questi difetti saranno
duce stampe caratterizzate da una scala to- evidenziati in misura maggiore se l’in-
nale più estesa. granditore ha un sistema a luce condensa-
Massimo ingrandimento della colonna con
La differenza è abbastanza sensibile tanto ta. Il vantaggio di un sistema a luce diffu-
Leitz Focomat V35 autofocus. Le alte luci so-
che se stampiamo normalmente con una sa è quindi costituito dalla sua capacità di
no più ricche di dettagli con una grana un
carta n.2 con un sistema a luce condensa- attenuare la granulosità dell’immagine e di poco meno appariscente che nei casi prece-
ta, per ottenere all’incirca la stessa separa- rendere meno evidenti i segni di polvere e denti, regolare e compatta.
zione tonale con un ingranditore a luce dif- graffi; inoltre questa illuminazione produ-
fusa sarà necessario utilizzare una carta di ce una scala tonale più estesa, rendendo
gradazione n.3. meno necessarie leggere bruciature locali
Il maggior contrasto può essere attenuato e dando la possibilità di utilizzare una car-
mediante l’interposizione di un filtro opa- ta di gradazione leggermente più contra-
lino o finemente smerigliato fra la sorgen- stata. Il vantaggio di un ingranditore a lu-
te luminosa e il gruppo ottico del conden- ce condensata sta invece nella maggiore
satore, ma occorre tenere presente che que- brillantezza e nel contrasto più elevato del-
sto determina una perdita di luminosità di le stampe; questo ingranditore inoltre di-
circa un diaframma. spone di una “forza luminosa” maggiore
Ma cosa c’entra tutto questo con la ripro- che si traduce in tempi di posa minori a pa-
duzione della grana? Se osserviamo le stam- rità di potenza applicata.
pe dello stesso negativo ricavate da in-
granditori diversi potremo notare che le di- Andrea Valsasnini