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Giovanni Ferraris

UN’INEDITA RELAZIONE SULL’ASSEDIO


DI CASALE MONFERRATO DEL 1640

Introduzione

L’assedio di Casale Monferrato del 1640 è un episodio della guerra civi-


le che, tra il 1637 e il 1642, afflisse il ducato di Savoia in conseguenza dei
dissidi intercorsi tra Maria Cristina, Madama Reale (1606-1663) - vedova
del duca Vittorio Emanuele I, morto improvvisamente a Vercelli nel 1637, e
sorella del re di Francia Luigi XIII - e i fratelli del defunto duca: il cardinale
Maurizio (1593-1657) e il principe Tommaso (1596-1656). Motivo del con-
trasto era il ruolo di reggente, in quanto i figli del duca Vittorio Emanuele
I, Francesco Giacinto (1632-1638) e Carlo Emanuele II (1634-1675), erano
minorenni. Tale ruolo fu assunto e fermamente condotto da Maria Cristina,
ma era pure ambito dai cognati. A fianco dei contendenti locali stavano le
potenze europee: Francia, protettrice di Madama Reale, e Spagna, con cui
si allearono i cognati. I fatti locali venivano a inserirsi in un teatro ben più
ampio: la Guerra dei Trent’anni (1618-1648), che sconvolse l’Europa per
una serie di motivi mutevoli, insieme alle alleanze, nel corso del trentennio.
Nello scacchiere europeo i Francesi, cui dal 1635 si era stabilmente al-
leato il duca di Savoia, presidiavano le varie città sabaude che gli Spagnoli,
saldamente installati nel ducato di Milano fin dal 1535, cercarono di con-
quistare nell’ambito della situazione venutasi a creare con la guerra tra i co-
gnati. Particolarmente prese di mira erano le piazzeforti (Casale, Chivasso,
Trino, Vercelli, Verrua) che sbarravano la strada alla conquista di Torino.
La relazione qui presentata (Fig. 1 e 4) occupa 10 delle 12 pagine - l’ulti-
mo foglio è bianco - di un fascicoletto manoscritto di dimensioni 20x30 cm
acquisito presso una libreria antiquaria di Asti. I fogli sono cuciti insieme
e non sono inseriti in una copertina; la carta è vergata ma non filigranata.
Il manoscritto è sconosciuto e il suo testo è inedito1, anche se alcuni fatti

1
Una (persa?) relazione analoga potrebbe essere quella citata da Acerbi (1819) come
presente “presso il sig. cav. Tiraboschi”, ove si “attribuisce la colpa dell’infelice riuscita di
tale impresa alla poca previdenza del generale spagnuolo marchese di Leganes, al quale,
peraltro dà vanto di molto coraggio”. Una recente ricerca compiuta dai curatori degli Annali

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Giovanni Ferraris

sono riportati con analo-


ghe parole a pagine 554,
578, 584-585 del volume
settimo della monumentale
opera di De Conti (1838-
1842) che cita un anonimo
Veridico Monferrino quale
fonte delle notizie. L’igno-
to autore del nostro mano-
scritto si firma Il Veridico
Casalasco e lo intitola Vera
relatione dell’attacco fatto
da Spagnuoli a Casale et
Rosignano 1640, datatan-
dolo in fondo “Casale a 4.
Maggio 1640”. La scrittura
è tonda e di facile lettura;
non vi sono correzioni e,
presumibilmente, anche
a motivo del suo caratte-
re polemico, riflesso nello
pseudonimo adottato, la re-
lazione fu fatta circolare in
via riservata, seppure forse
in più copie. Probabilmen-
Fig. 1 - Frontespizio della relazione del conte di Harcourt. te non è fortuito il fatto che
anche Vittorio Siri (1608-1685) firmi con lo pseudonimo di Capitano Lati-
no Verità Monferrino la sua opera polemica (Siri, 1641) che prende le mos-
se dal risolutivo soccorso che liberò Casale dall’assedio di cui qui si tratta2.

di Vassallo (2004) non ha segnalato la presente relazione.


2
Grazie allo scritto in questione, smaccatamente partigiano per la Francia, l’abate
Siri si guadagnò la protezione del cardinale di Richelieu (1585-1642), che gli mise a
disposizione gli archivi parigini, fonte primaria di una copiosa produzione storica tra cui
Il Mercurio overo historia de’ correnti tempi (15 volumi pubblicati tra il 1644 e il 1682) e
Memorie recondite (8 volumi che, in forma aneddotica, riguardano la storia di Francia tra
il 1601 e il 1640).

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Un’inedita relazione sull’Assedio di Casale Monferrato del 1640

Per quanto riguarda le coincidenze testuali tra Veridico Monferrino e Ve-


ridico Casalasco, vi è da notare che rilevanti analogie lessicali con quanto
riferito sullo stesso argomento dal nostro manoscritto ricorrono anche nel
testo di pagina 586 in De Conti (1838-1842), attribuito a “Alghisi num.
124”3. Verosimilmente, le strette analogie espositive di autori diversi sono
da attribuire alle loro fonti comuni che, almeno in parte, saranno stati i co-
municati dei belligeranti, sovente diffusi a stampa. Tra questi, è giunto fino
a noi, sotto forma di un raro opuscoletto di 20 pagine (Fig. 1), il resoconto
della battaglia intercorsa tra i soccorritori degli assediati guidati dal conte
di Harcourt4 e gli assedianti, prontamente stampato a Parigi nel 1640 (Har-
court, 1640), ma già precedentemente diffuso, come si ricava da alcune
precisazioni riportate in chiusura del testo5.
Sotto il dominio dei Gonzaga, sancito dalla pace di Cateau-Cambrésis
(1559), il marchesato del Monferrato fu promosso a ducato nel 1575 e,
come tante altre terre contigue, fu sovente teatro di guerre che le potenze
europee, in testa Francia e Spagna, continuamente alimentavano. In par-
ticolare, il ducato fu interessato dalle cosiddette guerre di successione di
Mantova e del Monferrato (1612-1617 e 1627-1631). Il breve episodio qui
trattato si svolge nel mese di aprile 1640 e si inserisce nella guerra tra i co-
gnati sabaudi sopra menzionata.
Giovanni Domenico Bremio (1590-1663)6, “speciaro di Casale Mon-
ferrato”, riporta le proprie memorie sull’assedio del 1640 nell’ambito della
sua più ampia Cronaca Monferrina (1613-1661) edita da Giuseppe Gior-
celli nel 1911 (Bremio, 1911). Una relazione dell’assedio, di sole due pagi-
ne (13r e 14v), è contenuta negli Annali di Vassallo (2004) recentemente

3
Fulgenzio Alghisi (1611-1683) Il Monferrato. Istoria copiosa e generale, manoscritto
conservato presso la Biblioteca del Seminario Vescovile di Casale Monferrato.
4
Henri di Lorena conte di Harcourt (1601-1666) (Arcourt nel testo manoscritto) era il
generale comandante le truppe francesi in Italia, come evidenziato sul frontespizio del citato
opuscolo (Fig. 1).
5
Nel catalogo della Biblioteca Nazionale di Francia l’esemplare di Fig. 1 ha la segnatura
RES-F-183(FOL. 42). Un secondo esemplare (s.l.n.d.), da ritenersi di poco anteriore al
precedente, data la relazione 14 maggio 1640 e ha la segnatura Clair-384, fol. 117. L’autore
descrive le varie fasi del suo riuscito assalto agli assedianti e si dilunga nel riportare i nomi
degli ufficiali morti o feriti di entrambi gli schieramenti, oltre che di quelli prigionieri e, solo
per la propria parte, di quelli distintisi per valore.
6
Masino (1957) ha integrato notizie biografiche riportate da Giuseppe Giorcelli nella
prefazione a Bremio (1911).

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Giovanni Ferraris

Fig. 2 - Prima pagina della relazione manoscritta.

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Un’inedita relazione sull’Assedio di Casale Monferrato del 1640

pubblicati a cura di Adriano Galassi, Blythe Alice Raviola e Romano Sarzi.


Lo stesso assedio è stato trattato in dettaglio da storici del Seicento (Siri,
1641; Brusoni, 1671) e, più recentemente, da De Conti (1838-1842) e
da studiosi della reggenza di Maria Cristina (Bazzoni, 1865; Claretta,
1868). Marotta (1990) ha pubblicato due disegni riguardanti l’assedio in
questione: Carte particulière de Casal et de ses environs à plus deux livres
à la ronde levée exactement en 1690 (p. 44) e Plan du siège de Casal. Posé
par l’espagnol le 2e Avril 1640 (p. 131); gli originali sono conservati presso
gli Archives du Génie de Vincennes. Un recente volume (Ferraris, 2006)
traccia la storia del Monferrato.

La relazione

Di seguito è trascritta La relazione con uso normalizzato alle regole at-


tuali per punteggiatura, accentatura, maiuscole e minuscole; le abbreviazio-
ni sono sciolte. Alcuni inserimenti, racchiusi tra parentesi quadre, hanno la
funzione di rendere più comprensibili passi contorti.

Vera relatione dell’attacco fatto dagli Spagnuoli a Casale e Rosignano.


1640
Desiderando li Spagnuoli di pervenire alla Monarchia d’Itaglia tentoro-
no gli anni 1628 et 30 di opprimere Casale (scala necessaria per compire i
luoro desiderij)7; come pure mai han lasciato di fare in diversi tempi d’ag-
gregare a luoro stati ogni terra, benché minima, et sotto colorati pretesti che
alcuno non fosse oppresso da Prencipe, o Repubblica Itagliana o del Turco,
gli hanno agiutato in tal modo che essi ne sono restati padrone, come ne
sono piene le historie.
Aspirando l’eccellentissimo signor marchese Leganes8, governatore del-
lo stato di Milano, di conseguire la palma de luoro antichi desij, cercò l’anno
passato, 1639, d’impedire con ogni solertia l’introduttione de viveri e fieni
in Casale, prohibendo a tutti tal introduttione sotto pena di vita, che crudel-
mente (contro la divina et humana giustitia) fu eseguita in alcuni Monferini,

7
Si tratta dei due assedi avvenuti nell’ambito della guerra di successione di Mantova e
del Monferrato sopra citata.
8
Diego Felipe de Guzmàn (1580-1655) primo marchese di Leganes.

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facendone giustitiare et altri mandandone alla galera, per non cessare questi
di prestare il dovuto homaggio al luoro natural prencipe9 nel portar robbe a
Casale, non essendo tenuti d’obbedire al commandamento spagnuolo.
Continuò egli [in] detto anno in fare scorrerie da soldati a cavallo per
impedire tal introduttione, rubbando bestiammi, spogliando i poveri paesani;
con quali operationi pensò facilitare i suoi pensieri. Ma ritrovandosi Casale
fornito de viveri per quattro anni, et bastantemente de fieni, non si giudicava
che fosse assalita la città il presente anno. Per non essere finite le revolutioni
del Piemonte, sapendosi che il Leganes non haveva tante forze d’opprimere
detta città et assistere all’interesse di quel Stato, e certiorati che il Leganes
veniva a Casale fomentato (per quanto si dice) da fuoresciti sotto pretesto che
Francesi fossero pochi, né havessero danari, che Monferini fossero discordi
con essi, che i medemi non havrebbero preso l’armi, determinò d’assediare
la città, per la cui diffensione s’attese con maggior fretta alla fortificatione,
chiamando nella città le militie monferine per resistere all’assalitore.
Penetrò il Leganes gli ordini et al 1° d’aprile10 spinse il conte Moncastello
con alcune truppe ad Occimiano per impedire ai Monferini l’entrata di Ca-
sale, facendo detto conte battere le strade giorno e notte et pubblicare molti
ordini stampati nei quali commandava che niun Monferino ardisse d’entrare
in Casale a prender armi, et a quelli che erano nella città d’uscire nel termine
di tre giorni sotto pena di ribellione d’essere abbattute le case et distrutti i
luoro beni; all’incontro, quelli restarebbero a casa, sarebbero ben trattati.
Impedì la diligenza usata dal Moncastello et ordini pubblicati la venuta
d’essi [Monferrini] a Casale; ma, riuscendo i fatti de soldati contrarij agli
ordini pubblicati, volendo questi da Monferini pane, vino, carne et danari,
né [i Monferrini] potendo luoro satiarsi l’ingordigia luoro, erano battuti e
tormentati. Siché, violentati dalle luoro tiranniche oppressioni et da tor-
menti, [i Monferrini] fugirono di notte a Casale, affermando tutti tal’op-
pressione, il che confermò gli animi di molti a fermarsi, [anche di coloro]
che volevano partirsi per fuggire il tedioso assedio e più tosto patire ogni
dissagio che sottoporsi al giogo spagnuolo, sapendosi parimente come [gli
Spagnoli] maltrattano i luoro proprij sudditi del Milanese.

Nel 1640 era duca di Mantova (e del Monferrato) il minorenne Carlo II Gonzaga-
9

Nevers (1629-1665) sotto la tutela della madre, duchessa Maria Gonzaga (1609-1660).
10
Bremio (1911, p. 185) data l’episodio al 2 aprile. Lo stesso autore riporta razzie a
Ozzano il 5 aprile.

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Un’inedita relazione sull’Assedio di Casale Monferrato del 1640

Alli otto dunque d’aprile, domenica di Pasqua, giorno della gloria del
Redentore, i Spagnuoli attacorono a Casale11, prendendo i passi alla collina
et alle Tre Colonne12, fossa antica della città verso Frassineto.
Alli dieci attacorono parimenti a Rosignano.
Alli undici fecero i signori Francesi una valorosa sortita verso la collina,
uccidendo questi [(gli Spagnoli)] nelle proprie trincere et strade coperte da du-
cento soldati, lasciando in quelle grande quantità de feriti, facendo prigione il
signor Giorgio Sersales cavaglier di Malta napolitano13, capitano di corazze. Et
de nostri rimasero tre morti et cinque feriti, tra quali il signor cavaglier di Malta.
Non mancavano in questo mentre Spagnuoli d’approchiarsi alle nostre
fortificationi con strade coperte, redotti et trincere. All’incontro, il signor
della Torre14, commandante in Casale et maresciale di campo per la Maestà
Christianissima15, [e] il signor di Bona, colonnello et tenente generale nel
commando in detta città per detta Maestà16, non mancavano di diligenza
et d’assidua fatica per reprimere gli assalitori. A quali li cittadini restano
grandemente obbligati alle luoro nobilissime qualità e gran diligenze usate,
per quali si può dire che siasi conservata la città e piaccia alla Sua Divina
Maestà concedere ad ambi continua felicità.
Non mancavano parimente tutti gli altri signori capitani et ufficiali fran-
cesi et itagliani di vigilanza, stando cadun di luoro ogni notte a suoi posti,
prontissimi ad ogni moto dell’inimici. Gli signori Francesi et soldati ita-
gliani pagati guardavano i posti fuori della città; le militie monferine con li
Casalaschi guardavano le mura. Entrava ogni sera cento corazze sotto a suoi
capitani per guardia del fosso che è tra la cittadella et Casale. [Il fosso è]
guarnito di tre rastelli17 dentro a due trincere, et di fuori [è guarnito] d’una
forte e ben intesa mezaluna per cadun lato18.

11
Brusoni (1671, p. 219) riferisce che Leganes era uscito il giorno precedente da
Milano con l’esercito.
12
Bremio (1911, p. 186) usa il termine dialettale Piglie invece di Colonne.
13
“Don Giorgio Sarzana, napolitano, Cavaliere di Malta” specifica Bremio (1911, p. 188).
14
Henri de La Tour d’Auvergne-Bouillon, visconte di Turenne (1611-1675).
15
Il re di Francia Luigi XIII (1601-1643).
16
“Signor Bone, Luogotenente del Governo della Città” secondo Bremio (1911, p. 186).
17
Cancelli.
18
Come sopra detto, De Conti (1838-1842, vol. 7, p. 586) attribuisce all’incirca le
stesse parole a “Alghisi num. 124”.

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Il signor d’Ermitte, generale di finanze, assisteva alle fortificationi col si-


gnor della Malva, ingegniere espertissimo per la Maestà Christianissima19,
che andava provedendo et fortificando, in faccia li nemici, mezzelune, redotti
et altre fortificationi per rendere difficili gli attachi et render vani i luoro di-
segni.
A 14 fecero i signori Francesi sortita alla Chiesotta della Consolata ver-
so Frassineto, assalendo questi uno forte che fu sostenuto da Spagnuoli.
Restorono però estinti in esso et strade coperte da 40 soldati et [vi furono]
moltissimi feriti. Et de li nostri [vi furono] cinque morti et 14 feriti.
A 18 fecero i soldati un’altra sortita verso le fornaci20. Et havendo Spa-
gnuoli provato il valor francese, subito che gli hebbero scoperti, comincio-
rono fugire a tutto corso dalle strade coperte a farsi fraposti delle stationi.
Non potero però essere si presti, che i nostri soldati a cavallo non uccides-
sero alcuni, seguendone perciò poco danno dall’una e dall’altra parte. Solo
il canone di Casale e della cittadella fece molta strage nella luoro cavalleria,
non sapendo li morti per non essersi fatti prigionieri.
A 19 cominciorono Spagnuoli tirare dalla collina il canone a disturbo
delle fortificationi et a rovina della città.
A 24 diedero Spagnuoli l’assalto da cinque lati a Rosignano, da quali valo-
rosamente furono ributati con morte di 350 soldati et altrettanti feriti, essendovi
in detta terra cento Francesi, cento Monferini pagati et, tra terrieri et forastieri,
altri cento huomini. Restorono morti 10 nostri soldati, tra quali il signor capi-
tano Carlo Bido21, che intrepidamente sostenne tre rinnovati assalti alla brechia
fatta dalla mina, et il signor alfiere Capello, gentilhuomo di Casale. Restò ferito
in detto posto monsù Sant’Angelo22, commandante in detta terra, d’un colpo
di picca, il signor Allessandro Sannazzaro, sergente maggiore del signor co-
lonnello Gabrielle Natta23, di moschettata in una spalla, et quindeci altri feriti.

19
De Conti (1838-1842, vol. 7, p. 577) riporta le stesse parole per il “della Malva”; il
“signor d’Ermitte” è qualificato come “M. d’Hèrmite, generale de’ francesi”. Nella nota 61
di Vassallo (2004) si scrive che non si hanno notizie su “l’Armitte”.
20
Presso queste fornaci vi era un fortino degli Spagnoli (Bremio, 1911, p. 189).
21
Carlo Bido era figlio di Bernardino (1579-1668), che fu presidente del Magistrato di
Mantova e aggregato alla nobiltà di Casale (Vassallo, 2004, p. 42). De Conti (1838-1842,
vol. 7) afferma che Carlo era provveditore della città di Casale (p. 567) e fu fatto capitano
per meriti del padre nel 1683 (p. 581); quest’ultima data è evidentemente errata.
22
Sant-Ange, militare francese (De Conti, 1838-1842, vol. 7, p. 579).
23
De Conti (1838-1842, vol. 7, p. 504) riporta “Gabriele Natta, gentiluomo di Casale, e

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Un’inedita relazione sull’Assedio di Casale Monferrato del 1640

A 25 Spagnuoli si partirono da Rosignano, restandovi alcune truppe di


cavalleria come per assedio alla larga24.
A 27, alla seconda hora di notte, quelli di Rosignano, non havendo arti-
glieria, fecero segni con fuochi et tre salve di moschettate, per quali si sep-
pe la gionta25 del sperato soccorso mandato dalla Maestà Christianissima,
essendo detta terra distante quattro miglia da Casale et a vista della città.
A 28 comparve sopra la collina di San Michele26, alle 20 hore circa, la
vanguardia del soccorso prendendo i posti a vista della città.
Non cessorono Spagnuoli alli 21 di aprile, sino a 28 detto, di molestare
la città tirando, con mortari, bombe: la maggiore di peso [era di] lire27 125,
la minore di peso [era di] lire 75. Uccisero la prima notte una donna gravida
di sette mesi con duoi suoi piccoli fanciulli, uno di 20 mesi et l’altro di tre
anni; et un’altra notte [fu uccisa] una povera forestiera et ferita una monaca.
Giudicavano forse luoro d’intimorire i Casalaschi con questa diabolica
operatione, qual fece contrario effetto. Riducendosi i cittadini alle mura
della città et ardevano tutti di desiderio essere alle mani con essi per dimo-
strarli la luoro virtù; ma non hanno avuto i Casalaschi questa gratia, non
havendo mai Spagnuoli attaccato una nostra trincera.
A 29, giorno di domenica, il signor conte di Arcourt, generale per la
Maestà Christianissima in Itaglia, gionse col corpo dell’esercito a detta col-
lina di San Michele e spinse l’avanguardia a Monvillone, colle dirimpetto a
Spagnuoli squadronati28 nel piano al longo del torrente Gattola29. E perché

mastro di campo del re di Francia”. Nelle note 50 e 102 di Vassallo (2004), rispettivamente,
si riporta che i Sannazzaro erano nobili di Casale e si ipotizza che il Natta appartenesse alla
famiglia monferrina dei marchesi del Cerro.
24
Secondo Brusoni (1671, p. 226), in vista dell’arrivo di Harcourt, gli Spagnoli
occupanti Rosignano erano stati richiamati per rafforzare la linea degli assedianti.
25
L’arrivo. Harcourt lasciò Poirino il 23 aprile con 9000 fanti, 4000 cavalieri e 10
cannoni; si diresse verso Casale passando per Villafranca, Calliano e Lignano (Frassinello
Monferrato), dove si fermò il 27 aprile (Siri, 1641, p. 25). Altre truppe si aggregarono lungo
il tragitto.
26
Località in territorio di S. Giorgio Monferrato.
27
Lire = libbre. Bremio (1911, p. 190) riferisce che queste bombe erano una novità e
scoppiavano lanciando schegge tutt’intorno. Vassallo (2004) dedica buona parte della sua
breve relazione alla descrizione dei danni arrecati da tali “bombole” lanciate a più riprese nel
periodo 21-28 aprile.
28
Dislocati. Una tenuta Monvillone si trova in comune di Cereseto.
29
Il torrente Gattola nasce alle pendici del colle di Ozzano e scorre a sud-ovest di Casale,

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Giovanni Ferraris

non fui presente alla battaglia, mi rimetto alla relatione particolare che si
stamparà30, raccontando solo quello ho veduto.
Detto giorno, circa l’hore 21, furono rotti li Spagnuoli et presero tal fuga
che, lasciando dietro l’armi, non cessorono di fugire sino al ponte fatto da
essi sopra Casale su il fiume Poo’31, distante dal principio della rotta per due
miglia e tale [fu] il luoro timore, che gli ultimi cacciavano i primi su quel
ponte, che s’annegorono più di 1500 persone tra soldati e vivandieri. Né qui
cessò la pauura, che la cavalleria corse fuggendo sino a Trino; chi [fuggì]
verso Vercelli et chi verso Candia, pagando questi al fiume Sesia tributo de
corpi con negarsene molti in esso. E dalla parte di Frassineto solo gli Ale-
mani conservorono gli ordini militari, ritirandosi in ordinata battaglia, quali
grandemente furono lodati dal signor d’Arcourt.
Fui il seguente giorno al luogo della rotta et viddi esservi restati sul
campo a un luogo e agli altri da mille morti circa et de Francesi circa cento
morti et da duecento feriti32.
Questa rotta è notabilissima, poiché qui in Casale habbiamo più di 1500
prigioni compresi da 400 presi dal signor de Bona et [dal] signor Roccaforte
suo fratello, che sortendo di Casale col presidio gli assaltorono nei proprij
forti, a quali si resero salve le vite. Il signor d’Arcourt mandò a donare al
Leganes tre barche di feriti, i paggi et altri della sua corte, che ricomprò dalle
mani de soldati. Hanno più di 200 priggioni tra maestri di campo, sergenti

tra la città e la frazione di San Germano; è un affluente di sinistra del torrente Rotaldo, a sua
volta tributario del Po.
30
Evidentemente il Veridico Casalasco si riferisce alla relazione del conte di Harcourt.
31
Si trattava di un ponte di barche e la caduta in acqua delle truppe in ritirata è stata
anche la conseguenza dell’affondamento di una barca (Brusoni, 1671, p. 230).
32
Il teatro della vittoria francese è rappresentato in una rara stampa celebrativa dell’evento
(Fig. 3). La stampa si intitola “Disfatta di 6000 Spagnoli per opera del conte di Harcourt
in occasione della liberazione di Casale dall’assedio nel maggio 1640” e raffigura quanto
segue, commentato dai richiami numerati mostrati tra parentesi. A destra: Casale (1) e la sua
cittadella (2); a sinistra vi è la località di S. Giorgio. Al centro vi sono le truppe del conte di
Harcourt (3) e dei suoi comandanti: Henri de la Tour d’Auvergne (1611-1675), visconte di
Turenne (4); César de Choiseul (1598-1675) conte di Plessis-Praslin, governatore di Torino
nel 1640 (5); Philippe conte della Mothe-Houdancourt (1605-1657) e duca di Cardone e
Fayel (6); Augusto Manfredo Scaglia (n. 1587), conte di Verrua (7). Il torrente Gattola (14)
e il fiume Po (13) sono raffigurati in basso e in alto, rispettivamente. È evidenziata la presa
di otto cannoni nei pressi della cittadella (8) e di altri quattro che gli Spagnoli cercano di
mettere in salvo attraverso il ponte sul Po che crolla (9); poco distante vi è la strada per
Vercelli (12). Ai punti 10 e 11 sono evidenziate la rotta e la fuga degli sconfitti.

60
Fig. 3 -Stampa intitolata La Deffaicte de 6,000 Espagnols par le comte d’Harcourt an la levée du siège de Cazal aux mois de may 1640 incisa
da J(ean) Poinssart (attivo ca. 1612 - 1641) e pubblicata a Parigi (ca 1640) da Jacques Lagniet o Lagnet (1620 - 1675). La stampa è mutila
in basso a destra e le sue dimensioni originali sono 16,5 x 8 cm. Biblioteca Nazionale di Francia, segnatura IFN- 8403500; liberamente

61
Un’inedita relazione sull’Assedio di Casale Monferrato del 1640

scaricabile dal sito Gallica. Cf. nota 32.


Giovanni Ferraris

maggiori, capitani, alfieri et altri officiali, che detto signore et officiali dell’ar-
mata francese hanno condotti seco. Oltre più di 100 altri officiali spagnuoli
feriti et sani priggioni nella città et [nel] castello di Casale. Hanno perso i
Spagnuoli quattordeci insegne, otto cornette, quattro pezzi d’artigliaria, otto
pettardi e doi mortai che tiravano le bombe. [Si è preso] il danaro che haveva il
marchese Leganes in campo per pagare i soldati, tutte le munitioni et apparati
da guerra, gli argenti, et i bagaglie del Leganes, de maestri di campo, capitani
et altri officiali. Si sono havute tutte le scritture del medesimo Leganes e cifre,
per le quali s’è scuoperto i suoi segreti et intelligenze. S’è ritrovata una pa-
tente fatta dall’imperatore, nella quale dichiara il Leganes vicario imperiale,
concedendoli facoltà di prender gli stati del Piemonte, Monferrato ceterosque
Italiae Status ad dispositionem Regis Catholici. [Si è trovata] una carta nella
quale era il comparto33 del sacco di Casale, concedendo a mastri di campo li
monasterij di monache, conventi de frati et altre chiese di Casale; alli soldati
[erano concesse] le case de cittadini. Et quella patente imperiale si mandarà
fuori authentica, a fin che li prencipi d’Itaglia sappino la giustitia austriaca34.
Noi riputiamo miracolosa questa vittoria poiché Spagnuoli erano dodeci
milla fanti e più di cinque milla cavalli. S’erano i Spagnuoli fortificati al
luogo della Gattola, che in alcuni luoghi ha le ripe alte sei braccia35. Have-
vano fatto le trincere con fossi duplicati, i redotti con fossi guerniti d’arti-
gliaria; gli moschettieri [erano] benissimo compartiti tra una battaglia36 e
l’altra, la fiancheggiava la cavalleria. E perciò la vittoria [è] venuta da Dio
onnipotente che non abbandona la giustitia havendo Sua Divina Maestà
concesso tal favore al signor d’Arcourt di superare tutte le oppositioni37,
di fugar li nemici et riportare tal segnalata vittoria, mercé l’intercessione

33
La spartizione.
Dal 1637 era imperatore del Sacro Romano Impero Ferdinando III d’Asburgo (1608-1657).
34

35
Brusoni (1671, pp. 226-227) scrive che Leganes, saputo dell’arrivo del soccorso,
aveva scelto di fortificare la linea della Gattola per aspettare ivi l’urto delle truppe di Harcourt.
Questi, dopo un sopralluogo, decise di puntare sulla collina da cui nasce la Gattola che,
contando sulle cattive condizioni del terreno collinare, non era stata fortificata da Leganes.
Questi aspetti sono dettagliatamente descritti in Harcourt (1640).
36
Batteria.
37
Brusoni (1671, pp. 223-24) si dilunga sui contrastanti pareri degli ufficiali al servizio
di Harcourt; secondo Harcourt (1640, pp. 7-8) le decisioni furono prese unanimemente tra
i comandanti, che in un primo momento avevano stabilito di attaccare gli assedianti dalle
parti di Frassineto.

62
Un’inedita relazione sull’Assedio di Casale Monferrato del 1640

(come si deve credere) dell’Immacolata Vergine Maria et del nostro glorio-


sissimo protettore38, facendo ogni giorno all’una et all’altro preghiere d’ot-
tenere da Sua Divina Maestà misericordia delle nostre colpe et di giustitia
nel deffendere la nostra causa.
Da questa notabilissima rotta manifestamente appare che il marchese Le-
ganes ha poca fortuna con Francesi, poiché sempre vien battuto da luoro in
campagna, e la verità è quella che chiarifica tutte le cose. Rammentansi39 Spa-
gnuoli della rotta datali dalla felice memoria del duca di Créqui40 al Tesino41?
Raccordansi della rotta datali dal medemo a Mombaldone42, dove persero sei
canoni? Si raccordano ancora della rotta datali dal medesimo signor d’Ar-
court sopra di Chieri43, essend’hallora Spagnuoli con gli aiuti del serenissimo
prencipe Tomaso cinque per un Francese? E se diranno che egli ha liberato lo
stato di Milano ed espugnate molte piazze, contrapesasi il modo, ritrovaran-
no esser più tosto fatale dispositione che virtù del capitano. Primieramente di
Bremio44, la Maestà Christianissima pagava per quella piazza mille huomini
tra fanti et cavalli, haveva pagato al commandante il danaro per la perfettione
delle fortificationi et fraudando questi il suo Re nell’uno e nell’altro si perse
la piazza pagando egli la fellonia col capo. Di Vercelli si sanno i colpevoli,
essendo uno morto senza eseguire gli ordini havuti dall’eminentissimo car-
dinal Valletta, et un altro poneva la polvere ne cesti45. Espugnò Trino perché

38
Bremio (1911, p. 198) ricorda che “La battaglia fu incominciata nel preciso luogo,
ove fiorì il bastone di Sant’Evasio mentre era inseguito dagli Ariani”. Il commentatore della
Cronaca del Bremio, G. Giorcelli, annota (p. 192) che vi fu un’apparizione della Madonna
incoraggiante gli abitanti di Rosignano. Anche gli Annali di Vassallo (2004) si dilungano
su aspetti miracolosi. È conservata a stampa (Luigi XIII, 1640) una lettera con cui il Re di
Francia annuncia il canto di un solenne Te Deum di ringraziamento in Notre Dame a Parigi
(Biblioteca Nazionale di Francia, segnatura LB36-3195).
39
Si elencano le sconfitte subite dal Leganes da parte di Francesi e alleati durante la
Guerra dei Trent’anni.
40
Carlo de Blanchefort duca di Lesdiguières e maresciallo di Créqui (1567-1638).
41
Battaglia di Tornavento o Boffalora (26 giugno 1636).
42
Mombaldone in provincia di Asti (8 novembre 1636).
43
19-20 novembre 1639.
44
Breme. Questa località fortificata fu presa da Leganes nel 1638 a seguito del
comportamento del capitano Pierre-Paul de Percin barone di Montgaillard (1591-1638);
questi, processato per tradimento, fu decapitato sulla piazza del castello di Casale.
45
Il riferimento è all’assedio di Vercelli (26 maggio - 4 luglio 1638), difesa dai Francesi
ed espugnata dal marchese di Leganes (Avonto, 1978; Chicco, 1938). Le allusioni
dell’autore verosimilmente si riferiscono alle voci (Claretta, 1868, p. 317) che accusavano

63
Giovanni Ferraris

il commandante pose ad un posto i Francesi et per l’altro faceva entrare gli


Spagnuoli46. Per il cui atto, detto commandante fu sublimato47 dal prencipe
Tomaso a maggiori gradi; che di presente ha pagato il fio sotto a Casale,
restando ucciso nella rotta. L’altre piazze il mondo sa il modo con che l’ha
acquistate. Ma dove ha ritrovato huomini virili e fedeli al suo prencipe, non
ha potuto prendere, come dice il marchese Leganes di Rosignano, un colom-
baio, il qual posto (non dico Casale) batterà tutte le sue imprese.
A ragione si dolgono i Casalaschi che alcuni Mantovani e Monferini
procurino la rovina del suo serenissimo padrone et della città di Casale,
havendo quelli passati ufficij con Monferini di non prestare agiutto a Fran-
cesi; che mandino guastadori a servire Spagnuoli per espugnar Casale; che
quelli di Rosignano debbano cedere la piazza a Spagnuoli. Veramente non
meritava questa felicissima città d’esser trattata a questo modo, essendo
quella che ha mantenuto il diadema in capo al luoro duca; senza la virtù de
Monferini et assistenza della Maestà Christianissima, che per tre volte48 ha
diffeso detta città et detto prencipe, non vi era più duca di Monferrato.
Diciamo un poco, se i Casalaschi havessero operato con Spagnuoli come
fecero i Mantovani del 1630 con gli imperiali49, a che termine sarebbe il Du-
cato del Monferrato? Non hanno cosi poco cervello i Casalaschi che non co-
noschino i trattamenti francesi et le callidità spagnuole. Non è vero [che] dove
alloggiano i soldati del Re catholico, bisogna quelli che gli albergano contribu-

il comandante della piazza Emanuele Solaro, conte della Moretta e marchese di Dogliani,
di strane incertezze nel condurre la difesa di Vercelli, o addirittura di intese con il nemico.
Il cardinale Louis de Nogaret de La Valette (1593-1639) era il comandante delle forze
francesi inviate in soccorso di Vercelli assediata. Il soccorso non entrò mai in città e le
relative vicende sono esposte nelle memorie dello stesso comandante (Nogaret (de) de la
Valette, 1772), redatte dal suo segretario Jaques Talon (1598-1671) e pubblicate postume
nel 1772 in due tomi. Il citato Claretta (1868, p. 317) riferisce di sospetti anche sulla
condotta del Nogaret.
46
Per spiegare la rapida resa di Trino in occasione dell’assedio posto dal Leganes nel
1639, Borla (1977, p. 107) riferisce che il governatore e comandante della milizia ordinaria
e popolare trinese, conte Onorato Roero di Monticelli, avrebbe appositamente tenuto
sgombra da soldati una parte delle mura attraverso cui gli assedianti entrarono.
47
Elevato.
48
Ci si dovrebbe riferire agli assedi subiti da Casale nel 1628, nel 1630 e nel 1640 qui descritto.
49
Si fa riferimento al sacco di Mantova del 1630 da parte dei lanzichenecchi al soldo
dell’Imperatore Ferdinando II. L’autore pare insinuare che i Mantovani non difesero
propriamente la loro città, contrariamente a quanto fatto dai Casalaschi nell’assedio oggetto
del manoscritto e nei due precedenti del 1628 e del 1630.

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Un’inedita relazione sull’Assedio di Casale Monferrato del 1640

ischino sette soldi e mezzo di Milano per cadun pedone et dieci soldi per huo-
mo a cavallo, oltre l’estorsioni fatte da soldati che il Monferrato ha provate?
I Francesi quand’hanno albergato su il Monferrato, erano i paesani solamente
tenuti a dargli il coperto per il dormire, né altra cosa. Et qui in Casale hanno

Fig. 4 - Pagina finale della relazione manoscritta con la firma dell’anonimo autore Il Veridico
Casalasco.

65
Giovanni Ferraris

sempre alloggiato a caserme, anzi nel tempo presente ultimo assedio niun cit-
tadino è stà aggravato d’alloggio francese, né d’alcun’altra contributione, per il
che restano tutti obbligatissimi alla Maestà Christianissima, pregando tutti Id-
dio la difendi e gli concedi sempre vittoria de suoi nemici et perpetua felicità.
Questi sono i modi del farsi amare e non le estorsioni, rapine e violen-
ze. Dicano pure i maldicenti quello che li pare nei suoi scritti stampati,
che questa è la mera verità, per il che mai i Casalaschi si machiaranno di
quel brutto vitio d’ingratitudine verso un tanto Re luoro benefattore, né di
fellonia verso il luoro natural padrone, per quali sono et saranno sempre
prontissimi a perdere le luoro sostanze, spargere il sangue et lasciar la vita
in difesa della Patria, per mantenere intatta et inviolabile quella fede che
hanno sempre dimostrata. Casale à 4 maggio 1640.
Il Veridico Casalasco

Conclusioni

La relazione sull’assedio di Casale del 1640, redatta da un testimone


oculare che si firma Il Veridico Casalasco e qui trascritta, si aggiunge a
quelle, pure coeve, di Giovanni Domenico Bremio (Bremio, 1911) e di
Giovanni Battista Vassallo pubblicata nel 2004 (Vassallo, 2004). Un’ipo-
tetica quarta relazione coeva, che però risulterebbe persa, potrebbe essere
quella citata in nota 1. Per quanto si conosce, resterebbe inedita la relazione
di Fulgenzio Alghisi citata in nota 3, comunque ampiamente utilizzata da
De Conti (1838-1842). Si può aggiungere la relazione a stampa di Har-
court (1640), ma essa riguarda solo la conclusione dell’assedio, rotto a
seguito dell’intervento del soccorso comandato dall’autore stesso.
La relazione de Il Veridico Casalasco si differenzia dalle altre per andare
oltre ad una semplice cronaca degli eventi, esprimendo ampiamente giudizi
su eventi e persone coinvolte. La partigianeria a favore dei Francesi e il
giudizio negativo sugli Spagnoli non sono inferiori a quelli che permeano
l’opera di Vittorio Siri già commentata in nota 2. Tutte queste relazioni ri-
entrano in un genere di letteratura, sviluppatosi dal XVI secolo e analizzato
recentemente da Infelise (2005) con particolare riferimento alla produzio-
ne del Siri, che potremmo definire un giornalismo ante litteram.

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Un’inedita relazione sull’Assedio di Casale Monferrato del 1640

Bibliografia

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Bremio, Gian Domenico (1911) - Cronaca Monferrina (1613-1661). (Con
prefazione e note di Giuseppe Giorcelli). Alessandria.
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nezia.
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De Conti, Vincenzo (1838 - 1842) - Notizie storiche della città di Casale e
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Monferrato nel XVII secolo. Minerva Farmaceutica, 6, pp. 236 - 238. Torino.
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sopra gli affari di Casale, del Capitano Latino Verità Monferrino. Con la relazione
del soccorso introdotto in Casale, dal generale Arcurt. Casale Monferrato.
Vassallo, Giovanni Battista (2004) - Annali che contengono avvenimenti in
Casale Monferrato et altrove (1613-1695). A cura di Adriano Galassi, Blythe Alice
Raviola e Romano Sarzi. Mantova.

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