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Cap 1: Le origini del pensiero moderno


La sociologia nasce dalla congiunzione tra il concetto di mondo moderno e scienza moderna.
Per gli storici il mondo moderno inizia nel 1492, con la scoperta dell’America, quando si passa da un mondo (europeo)
chiuso a uno illimitato, quando ebbero inizio conquiste, commerci, sviluppi economici, scoperte scientifiche senza
precedenti.
Per i sociologi il concetto di modernità coincide con profonde trasformazioni, mutamenti sociali e materiali, che
vengono percepiti come tali anche da coloro che ne sono stati coinvolti, non solo a posteriori a seguito di una
periodizzazione storica (1492). A tal proposito fanno coincidere la nascita del mondo moderno con 2 rivoluzioni:
1. Rivoluzione industriale (economica e tecnologica) in Inghilterra - seconda metà del Settecento
2. Rivoluzione Francese (politica e istituzionale) in Francia - fine Settecento

Tali eventi sono stati percepiti dagli stessi individui coinvolti come epici, come l’inizio di una nuova fase, sia a livello
europeo che mondiale.
Altro concetto fondamentale per i sociologi è quello di scienza moderna, che si sviluppa tra il XVI-XVII sec, con Bacone
e Galilei, concetto ripreso poi da Newton con la sua Fisica moderna, in seguito dall’illuminismo francese e
dall’empirismo inglese e scozzese. L’uomo può acquisire sapere/conoscenza attraverso l’osservazione metodica della
natura, l’esperienza e l’esperimento. In questo modo può avvicinarsi al concetto di sapere universale e vero, che da
Platone al Medioevo è stato attribuiti esclusivamente a Dio (attraverso la mediazione della filosofia, teoretica,
religione). Per Galilei il libro di Dio è la natura, osservandola ed esperimentando anche l’uomo può avvicinarvisi.
Pertanto, la sociologia, ovvero la disciplina che studia le relazioni e le istituzioni sociali e che nasce dalla curiosità nei
confronti dei mutamenti del mondo e della scienza, non è un sistema codificato, ma un insieme di criteri, concetti,
problemi, che si rispondono l’un l’altro per comprendere il mondo sociale.

Rivoluzione industriale
La rivoluzione industriale ha avviato un processo di industrializzazione a partire dalla seconda metà del Settecento
partendo dall’Inghilterra, passando al continente e al resto del mondo.
I presupposti sono stati:
• Prezzo conveniente delle materie prime
• Controllo delle vie commerciali e dei mercati coloniali
• Flusso di masse di lavoratori dalle campagne alle fabbriche
• Utilizzo di nuove tecnologie

Il nuovo sistema produttivo prevede l’utilizzo di lavoratori + macchine + fonti di energia inanimata.
Il termine Rivoluzione è usato impropriamente, in quanto già dal XVI sec. si avvia un processo di meccanizzazione,
pertanto si è trattato di uno sviluppo graduale, il cui culmine è rappresentato dalla rivoluzione industriale.

Specificità: questo nuovo modo di produrre comporta la produzione di beni e un accrescimento/sviluppo economico.
Da qui nasce l’idea di progresso, cioè che il mondo materiale e sociale di domani, sarà diverso da quello di oggi.

Rivoluzione francese
Rivoluzione politica da cui si sviluppa una visione diversa del mondo, ovvero in fieri, non più statica.
Ha comportato una trasformazione dell’Europa e dell’America del Nord a partire dalla fine del Settecento.
Da cosa nasce e cos’ha comportato?
La nuova classe (borghesia), costituita da banchieri, commercianti, élite delle professioni tecniche, proprietari
manifatture, ha delegittimato e destituito la vecchia aristocrazia terriera e militare, fondata sui privilegi e sulla
trasmissione del potere di figlio in figlio.
Il tutto partendo dal concetto che le loro aspirazioni, erano quelle di tutta la società, sviluppano una ideologia alla
base del mondo occidentale e dei suoi valori:
tutti i cittadini hanno gli stessi diritti, in questo modo svincolano il destino individuale di ciascuno dalla nascita, in
opposizione al potere feudale; i cittadini hanno il diritto di partecipare al governo dello Stato attraverso l’elezione
libera di loro rappresentanti, i quali riuniti in Istituzioni possono definire e ridefinire regole/norme, attraverso un
confronto razionale. Da qui scaturisce il concetto che le leggi sono perfettibili e non immutabili.
I cittadini sono tenuti al rispetto di tali leggi e all’obbedienza ai governati eletti in modo libero.

Illuminismo:
La società moderna distrugge l’ordine precedente (feudale), per cui si crea un mutamento a livello sociale, innescato
dalla rivoluzione industriale e francese, che rappresentano il contesto in cui si sviluppa la sociologia. A livello culturale
invece l’illuminismo, prima, l’empirismo dopo, sono fondamentali per la nascita del pensiero sociologico.
L’illuminismo è un movimento culturale del XVIII sec sviluppatosi in Francia. Tra i suoi esponenti ricordiamo:
Montesquieu, Diderot, Rousseau, Voltaire.
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• Critica l’ordine feudale nel nome della ragione, ovvero ritiene legittimo solo ciò che si può motivare in modo
razionale. Sono destituite di fondamento la Tradizione e i Dogmi, soprattutto religiosi.
• Il mondo umano per gli illuministi è storico e la sua direzione è il progresso
• La società è osservabile e descrivibile come la Natura, in particolare nei suoi oggetti sociali: uomini e vivere
collettivo, i quali si dotano di proprie leggi, che è necessario conoscere e eventualmente trasformarle,
secondo ragione.
• Il governo della nazione è cosa pubblica, appartiene a tutti e a nessuno nello specifico. Tutti possono
muovere critiche o proporre idee, perché la Ragione è l’insieme di dialogo e critica.

Il primo a usare il termine Sociologia è stato Comte. Il primo sociologo è


Montesquieu Scrisse due libri significativi per il futuro sviluppo della sociologia:

Lo spirito delle leggi – 1721: avvia un discorso comparativo, basato sull’osservazione, delle leggi che governano gli
uomini in diversi stati. Le mette in relazione con altri elementi quali il clima, i costumi, i tipi di relazione, la storia di un
popolo, ecc. Non stabilisce i principi in base ai quali gli uomini dovrebbero vivere, ma osserva come vivono e constata
la relatività delle leggi e delle abitudini. Osserva la varietà delle istituzioni umane e prova a spiegarla. Atteggiamento,
questo, alla base del pensiero sociologico.

Lettere Persiane – romanzo epistolare, l’autore finge di pubblicare alcune lettere che il principe persinao Uzbek invia
agli eunuchi e alle mogli del suo serraglio, insieme ad altre che riceve. Il lettore, prima è messo a confronto con un
mondo che gli appare esotico, tutto stupisce e diverte. Poi Uzbek arriva in Europa e la descrive. E’ stupito dei costumi
europei, quanto il francese lo è dei suoi. Così il lettore vede la propria nazione con gli occhi di uno straniero e così è
portato a vederne la relatività, non dà più per scontata la propria realtà abituale. Si trova a vedere come esotico il
proprio mondo e a chiedersi quanto normale sia. Fondamentale per la sociologia è quanto si annuncia qui: la
constatazione della differenza e della relatività dei mondi sociali, e il desiderio di comprenderne le cause. Esotici lo
siamo tutti, dipende dalla prospettiva.

Empirismo
Movimento culturale sviluppatosi in Inghilterra e Scozia alla fine del XVIII sec.
• Osservazione delle cose umane
• Critica i dogmi. Per David Hume la realtà umana è un sistema di credenze, gusti, regole morali, dove non c’è
spazio per alcuna certezza stabilita (es. Religione, Tradizione)
• Non condivide con l’illuminismo la stessa fede nella capacità della ragione di venire a capo della realtà.

Adam Ferguson
La conoscenza dei fatti ha la priorità su quella dei principi (come per la sociologia). Le istituzioni sono il risultato
dell’azione umana, ma non l’esecuzione di un disegno. Il mondo sociale è il prodotto dell’attività degli uomini, ma lo è
in un modo che non corrisponde al disegno individuale di nessuno, ma all’interazione di tutti. (Saggio sulla Storia della
società civile).
Come fa la società a sembrare un insieme regolato? Grazie al mercato

Adam Smith
Viene studiato in riferimento alla storia dell’Economia Politica, con il suo Trattato sulla natura e le cause della
ricchezza delle nazioni (1776), ma è importante anche per la sociologia.
La ricchezza di una nazione è correlata alla sua capacità di produrre, e questa dipende dal grado raggiunto dalla
divisione del lavoro.
La divisione del lavoro comporta la specializzazione di ciascuno in una determinata attività, accresce le capacità
produttive dell’intera collettività.
Più aumenta la dipendenza del lavoro, più aumenta la dipendenza di ciascuno rispetto agli altri membri della società.
Se ognuno produce un solo tipo di beni, per gli altri beni necessari alla sua sussistenza dovrà affidarsi ad altri
produttori. Quindi scambierà parte di ciò che produce con quanto producono gli altri.
Come realizzerà questi scambi, evitando che tutti producano scarpe, e nessuno pane?
Attraverso il mercato, che è l’istituzione sociale, che regola ciò attraverso la domanda e l’offerta e la definizione dei
prezzi di ciascun bene.
Es. sopraesposto: le scarpe costeranno poco, il pane moltissimo, in base alla offerta e alla domanda. I produttori si
sposteranno sul pane e questo provocherà un mutamento dei prezzi.
Questi aggiustamenti continui sono finalizzati a suddividere armoniosamente il lavoro tra i diversi membri della
società. Tutto ciò al fine di garantire l’autoregolazione della società, al di là delle intenzioni e delle volontà dei singoli.
Tale mercato, perfettamente concorrenziale immaginato da Smith è una realtà assai rara. La sociologia si svilupperà in
buona parte in relazione all’economia politica.
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Cap 2: Sociologia e positivismo

Introduzione

La sociologia propriamente detta, ha inizio verso la metà dell’Ottocento, ovvero quando il mondo muta
profondamente a seguito del diffondersi della produzione industriale, che comporta:
• Nuovi luoghi di lavoro: fabbriche
• Nuovi strumenti di produzione: macchine
• Nuovi soggetti sociali: proprietari di fabbriche e macchine; lavoratori salariati
• Nuovi materiali: ferro prodotto in scala industriale
• Nuove fonti di energia: carbone per le macchine a vapore
• Nuovi mezzi di trasporto: ferrovia
• Nuovi mezzi di comunicazione: telegrafo

L’espansione economica, però, porta con sé nuove forme di conflitti sociali.

Dopo le guerre napoleoniche, che diffondono in Europa gli ideali della Rivoluzione francese, si assiste a un’evoluzione:
si passa da monarchie assolute, a monarchie costituzionali, a nuovi Stati (nazionalisti).
Inoltre, l’ordine e l’armonia delle società sono messi in discussione dalle lotte di classe.
Per l’Europa è un periodo di pace, in quanto le nazioni principali si contendono gli spazi dei paesi meno sviluppati,
ridotti a colonie.
Internamente, invece, vi sono rivoluzioni sanguinose, in particolare nel 1821,1848, e nel 1871 (Comune di Parigi).

Sul piano culturale l’Ottocento è caratterizzato, in particolare, dal movimento Positivista, contraddistinto da un
atteggiamento laico, scientista, orientato al progresso. È erede dell’illuminismo, ma non così critico, inoltre l’aggettivo
“positivo” indica:
1. Volontà di aderire all’osservazione dei fatti, contrapponendosi all’illusorio o all’irreale
2. Desiderio di superare la dimensione negativa e critica proprie dell’illuminismo.

L’osservazione dei fatti comporta una conoscenza oggettiva degli stessi, volta a perseguire il bene comune, a rifondare
la società.

Henri de Saint – Simon 1760-1825

Importante perché segna il passaggio dalle istanze illuministiche a quelle del positivismo.
Studiò ingegneria, rinunciò al titolo nobiliare, conobbe anche il carcere, immaginò il futuro canale di Suez, poi
realizzato da suoi allievi, teorizzò un nuovo cristianesimo, e una società in cui i tecnici avessero un ruolo di primo
piano. Tanto che in una Parabola del 1819 ipotizza cosa succederebbe se da un lato, la Francia perdesse:
1. I suoi 50 primi fisici, chimici, meccanici, ingegneri, architetti, banchieri, negozianti, muratori, falegnami,
carpentieri. I quali forniscono beni importanti per cui sarebbe un corpo senz’anima, in inferiorità rispetto agli
altri stati
2. Sua Altezza il fratello del Re, una serie di Duchi che cita per nome, grandi ufficiali della corona, ministri di
Stato, cardinali, vescovi, marescialli, prefetti, ecc, tale perdita non causerebbe un danno politico allo Stato,
ma un dolore “sentimentale”. Aristocrazia descritta come uno strato sociale parassitario.
Secondo Saint-Simon la nuova società, che prende forma dal feudalesimo in poi, è fondata sulla produzione
industriale e sul progresso. Definito da Marx un “socialista utopista” perché non si basava sull’analisi dei
conflitti sociali reali.

Comte 1798-1857

Il primo a utilizzare la parola Sociologia è Comte, segretario particolare di Henri de Saint – Simon, non è stato uno
scrittore brillante, ma ha influenzato altri sociologi come Durkheim.
Sono 2 le questioni dominanti nella sua opera: il mutamento e la restaurazione dell’ordine.
Per Comte la conoscenza umana e la storia universale dell’uomo si svolgono attraverso 3 stadi, la cui successione
rappresenta una legge naturale:
1. teologico: l’uomo, per spiegare i fenomeni, si serve di nozioni magiche e poi religiose
2. metafisico: le spiegazioni sono date attraverso concetti astratti = speculazioni filosofiche
3. positivo: conoscenza basata sulla ricerca dei fatti = sapere scientifico
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Per Comte la sociologia è una fisica sociale, volta a rilevare fatti e riconoscere leggi (“Corso di filosofia positiva” - 1842)
Ed è composta da 2 branche:
• la statica sociale che studia come le società si autoregolano
• la dinamica sociale che studia il mutamento

Per Comte il positivismo è sottomissione, da parte degli uomini, alle leggi della natura (scienza). La natura umana è
equiparata a quella studiata dalle scienze naturali, ma più complessa. L’élite dominate è composta da scienziati e
tecnici (tendenza tecnocratica).
Nella fase finale del suo pensiero non considera più la religione come un elemento di uno stadio primitivo
dell’umanità, m come un elemento fondamentale dell’integrazione della società.
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Cap 3: Karl Marx


Nacque a Treviri, in Germania, nel 1818, morì a Londra nel 1883.
Studiò filosofia a Berlino, esordì come giornalista con degli articoli sulle “condizioni dei lavoratori della Renania”,
quando la rivista fu soppressa causa un atteggiamento eccessivamente radicale, si trasferì a Parigi, dove iniziò la sua
amicizia con Engels. Espulso da Parigi, a causa della sua attività intellettuale e politica andò a Bruxelles, dove scrisse Il
Manifesto di fondazione del Partito comunista 1848. Nello stesso anno si trasferisce a Londra dove visse in estrema
miseria con moglie e figli, aiutato da Engels.
Tra le sue opere ricordiamo: il Capitale (I volume pubblicato nel 1867), gli altri 2 volumi pubblicati postumi da Engels;
Per la critica dell’economia politica (1859).
Marx è stato particolarmente influenzato dalla filosofia di Hegel.
Perché Marx è rilevante ai fini del pensiero sociologico? Perché si è soffermato, in particolare, ad analizzare i
mutamenti prodotti dalla rivoluzione industriale nella società moderna.
Per comprendere il pensiero di Marx, è necessario soffermarsi su alcuni concetti/idee, di stretta derivazione
Hegeliana:
• Dialettica: mutamento del pensiero o della realtà, che, attraverso la negazione di un’affermazione
precedente, conduce a una sintesi, che rappresenta il superamento di entrambe.

• Superamento: processo costituito da 3 momenti


▪ Conservare
▪ Far scomparire
▪ Portare a un livello superiore
Marx se ne servirà quando parlerà di “superare la società capitalistica”, tramite il comunismo.
• Alienazione: secondo Hegel quando gli uomini lavorano producono oggetti, che sono il risultato dell’azione
del soggetto, ma sono altro da lui, essendo oggetti.
L’alienazione è l’oggettivazione, cioè il farsi altro del soggetto. L’oggetto è la negazione del soggetto, è il suo
contrario.
Per Hegel questa negazione può essere superata tramite l’autocoscienza dell’uomo, può riappropriarsi
dell’oggetto riconoscendo che è un suo prodotto.

Marx, invece, distingue l’oggettivazione dall’alienazione.


Dice che il lavoro è alienato in certe condizioni, ovvero quando vi è sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e
quando il soggetto che produce non ha il possesso del frutto del proprio lavoro.

Marx ed Engels hanno denunciato le condizioni di duro lavoro degli operai nelle fabbriche e la loro miseria.
L’alienazione non è la miseria, ma il produrre per un altro uomo (padrone).
In quanto il lavoratore non ha il controllo di quello che produce, né di come lo produce, né delle relazioni che
instaura con i propri compagni.
In questo modo il lavoro non è autorealizzazione, ma è la negazione dell’uomo stesso.
Per riappropriarsi del proprio lavoro, non serve l’autocoscienza ma un’azione concreta, una rivoluzione.
Concezione materialistica della storia o materialismo storico
Marx afferma che per capire una società, è necessario comprendere come si sono organizzati gli uomini per produrre
e per garantire la loro sopravvivenza.
Sembra, scorrendo la storia, in modo ineguale: es. all’epoca di Roma schiavi e plebei lavorano per i patrizi; nel Medio
Evo i servi lavoravano per i Signori; nel mondo industriale gli operai lavorano per dei padroni.
La struttura di una società è data dalla compresenza di questi elementi:
come il lavoro viene suddiviso + come viene divisa la proprietà + tecniche di produzione disponibili.
Questa struttura influisce su tutto il resto, cioè la sovrastruttura: istituzioni giuridiche, religiose, filosofiche, morali.
“Il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo sociale, politico, spirituale della vita”.
Ideologia
Per Marx il concetto di ideologia è importante, ritiene che sia un insieme di proposizioni che rappresentano il mondo
in modo parzialmente falsificato, occultando le sue condizioni reali. È una forma di pensiero che giustifica l’esistente,
nascondendo le contraddizioni o i conflitti al suo interno. Lo attribuisce alle classi dominanti della società.

Modo di produzione capitalistico e critica dell’economia politica (Teoria capitalistica)


Un modo di produzione = mezzi per la produzione (materie prime, strumenti, tecniche) + rapporti di produzione
(rapporto tra proprietari di mezzi di produzione e operai salariati)
Capitalistico = modo di produrre che ha coinciso con l’avvento della produzione industriale, fondato sul capitale.
Capitale: materie prime, strumenti di lavoro, mezzi di sussistenza, impiegati per la produzione di nuove materie prime,
nuovi strumenti di lavoro, nuovi mezzi di sussistenza = prodotti del lavoro, creazioni del lavoro, lavoro accumulato.
Il Capitale è il lavoro accumulato che serve come mezzo per una nuova produzione.
Cos’è che rende, il lavoro accumulato, Capitale?
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Il capitale è il lavoro accumulato quando sussistono determinati rapporti sociali:


• Capitalisti (coloro che detengono i mezzi di produzione) – Proletari (coloro che dispongono della propria
forza/capacità-lavoro)
• La forza-lavoro (merce) viene venduta ai capitalisti ad un certo prezzo (salario), attraverso il quale possono
acquistare beni necessari alla propria sussistenza. I lavoratori salariati sono pagati con un salario, che
corrisponde ad una certa quota del loro tempo (che vendono).
• I beni economici prodotti sono merci, che vengono vendute/scambiate sul mercato.
Ogni merce ha
o un valore d’uso (es. indumenti servono a vestirsi)
o un valore di scambio (prezzo della merce), per Marx corrisponde alla quantità medi di lavoro
socialmente necessario a produrle.
• Il lavoro accumulato rappresenta il capitale, quando viene utilizzato nella produzione, assieme al lavoro dei
salariati per ottenere un profitto (del capitalista).
Chi è un capitalista?
Chi produce con delle merci, altre merci, che hanno un valore maggiore di quello iniziale.
La differenza tra valore iniziale e finale determina il profitto.
Per gli economisti il profitto è la ricompensa del capitalista per il rischio dell’investimento.
Secondo Marx il tempo dell’operaio è suddiviso in:
 Tempo in cui produce merci, con un valore di scambio pari a quello del suo salario
 Lavoro che l’operaio svolge in aggiunta = pluslavoro = plusvalore della merce = profitto che il
capitalista realizza vendendo la merce sul mercato
Quindi per Marx, il profitto nasce dallo sfruttamento dell’operaio da parte del capitalista, che si appropria del
plusvalore dell’operaio, generando la sua alienazione.
Riassumendo: il modo di produzione capitalistico per Marx è un modo di produzione dove uomini formalmente liberi
vendono la propria forza-lavoro per la produzione di merci al fine di ottenere un profitto, che resta di loro proprietà.
Marx ricorda agli economisti che sul mercato effettivamente la forza-lavoro dell’operaio è pagata al suo prezzo, come
una merce, ma è nella produzione che si verifica questa appropriazione capitalistica del plusvalore, che loro non
includono. Per tale motivo taccia l’economia politica come ideologia, perché descrive qualcosa, ma tace l’essenziale.

Teoria delle classi: insieme di individui, collocati diversamente all’interno dei rapporti di produzione, pertanto
sviluppano interessi differenti e possono entrare in conflitto (lotta tra classi), nel momento in cui si rende necessario
definire il potere all’interno della società. Ogni società è caratterizzata da classi, quella capitalistica da: borghesia
(composta da capitalisti – il cui interesse è sfruttare gli operai) e proletariato (lavoratori salariati – liberarsi dallo
sfruttamento). Gli operai non hanno coscienza dei propri interessi, per farlo devono organizzarsi insieme.

Teoria del Mutamento: la storia per Marx è dialettica e il modo di produzione capitalistico è un sistema in grado di
produrre mutamento. E’ il più potente generatore di mutamento sociale e materiale mai apparso nella storia. Nella
società moderna il mutamento diviene normale, la produzione si accresce e genera numerosi cambiamenti nella vita
materiale. Il motore di questo processo è la ricerca di profitto da parte dei capitalisti.
Come può ottenere un maggiore pluslavoro il capitalista?
1. Allungando la giornata lavorativa dei lavoratori salariati: obiettivo perseguito nella prima fase della
rivoluzione industriale, ma abbandonato per i limiti fisiologici della resistenza umana e per l’opposizione degli
operai al fine di ridurre la quota di tempo destinata al lavoro
2. Rendendo il loro lavoro più produttivo: attraverso un’organizzazione efficiente del lavoro di fabbrica e
l’introduzione delle macchine. A parità di tempo impiegato, l’operaio produce una quantità maggiore di
merci.
Questo innesca anche un processo di (mutamento) innovazione tecnologica, reso possibile da un parallelo
sviluppo delle scienze. Allo stesso tempo si evidenziano dei limiti (altro tipo di mutamento): cambiano i modi
di lavorare e ciò che la gente “consuma” e quindi acquista, perché si espandono i mercati. L’incremento delle
fabbriche genera richieste di nuove materie prime, fonti di energia, nuovi mezzi di comunicazione e di
trasporto, ecc.
Questo processo porta all’accrescimento del potere dei capitalisti e alla crescita (numerica) della classe operaia, la
quale però diventa sempre più povera. Prendendo coscienza di ciò, può organizzarsi per rivoluzionare i rapporti sociali
esistenti e creare una società senza più classi e senza proprietà privata, fondata sull’uguaglianza e la giustizia, ovvero
una società comunista, nella quale i produttori associati tra loro si approprieranno collettivamente del proprio lavoro.

Individuo e società: per Marx l’uomo è un essere sociale, gli uomini esistono esclusivamente in società, in rapporto tra
loro e in rapporto con la natura. Per produrre quanto è loro necessario, devono modificare gli strumenti, il pensiero,
le forme di convivenza, il pensiero, la sua coscienza, alla cui base sta il linguaggio. Di contro la divisione del lavoro
necessaria per perseguire questo tipo di produzione capitalistica, porta l’uomo a alienarsi, essendo la sua vita
finalizzata a lavorare/produrre, invece che a relazionarsi con gli altri.
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Cap 5: Introduzione

Periodo storico interessato: metà 800 – I guerra mondiale. In Europa si verificano mutamenti notevoli a livello
economico, sociale, politico:
• Industrializzazione dei principali paesi europei; concentrazione del capitale che ha portato alla creazione di
imperi finanziari; la merce prodotta su scala industriale viene celebrata nelle Esposizioni Universali in Europa
e Nord America.
• Reti ferroviarie, navi a vapore, aeroplani a motore, telegrafo, poi il telefono.
• Avvento elettricità; progressi medicina; aumento popolazione (quasi 400.000.000); diffusione istruzione;
urbanizzazione; burocratizzazione
• Sviluppo regimi parlamentari; ampliamento diritto di voto; partiti politici, tra cui quelli della classe operaia; in
Europa non ci sono stati conflitti armati di gande rilievo dalle guerre napoleoniche; al di fuori dell’Europa
però si diffonde “l’imperialismo” = espansionismo coloniale Europeo. Africa, Asia, Oceania, India, Malesia,
Birmania, Afghanistan, Indocina, Filippine, Puerto Rico, Cuba, Taiwan, Manciuria.
Le colonie fornirono all’Europa: materie prime, mercati, mano d’opera, armate.
Furono pochi i critici della colonizzazione, molti l’appoggiarono come una missione civilizzatrice. Ad eccezione
dei marxisti che nel 1900 teorizzarono l’imperialismo.
Il termine “modernità” fu coniato da Baudelaire nel 1861 col significato di epoca del nuovo. Un’epoca che riconosce di
essere caratterizzata dal mutamento.
Si diffuse un sentimento di euforia a seguito di questo sviluppo senza precedenti che caratterizzava l’Europa, nello
stesso tempo il termine “civiltà” divenne sinonimo di Europa ed Occidente, a significare lo stile di vita e pensiero che
caratterizzava i principali paesi Europei e il Nord America. La Prima guerra mondiale rappresenterà un trauma.

Premessa: la Germnia della fine dell’Ottocento e inizio Novecento è molto diversa da quella analizzata nei primi scritti
di Marx. Dal 1871 è uno stato unitario, industrializzazione accelerata, spostamento della popolazione verso Berlino
(1.500.000 ab. nel 1890).
Questi mutamenti generarono anche qualche critica verso la modernità, tra queste Tonnies.

Ferdinand Tonnies

Tra i fondatori dell’associazione tedesca di sociologia di cui fu anche presidente. Opere: Comunità e società (1887)

Comunità e Società
Sono modelli di organizzazione sociale, ricordano la divisione di Durkheim tra società semplici e complesse.

Per comunità si intende un gruppo stabile nel tempo e nello spazio, radicato in un territorio, nel quale gli individui
hanno rapporti personali e diretti. Estremamente chiusa verso l’esterno, caratterizzata da staticità normativa.
Gli appartenenti sono condizionati da tradizioni radicate a cui sono legati da sentimenti di lealtà e appartenenza. Vi
aderiscono sulla base di un sentimento, più che sulla ragione. Un esempio è la famiglia, ma anche un paese, un
villaggio. I ruoli di ciascuno sono definiti, la mobilità è limitata. La vita economica è caratterizzata da divisione del
lavoro, scambio di prodotti e servizi, ma non vigono le regole del mercato, quanto quelle di reciprocità delle
prestazioni e redistribuzione.

La società è una forma di associazione più vasta, i cui membri hanno molte più possibilità di movimento, non hanno
rapporti diretti, ma impersonali mediati dalla subordinazione alle stesse regole, istituzioni, stessi mezzi di scambio
(denaro). Perdita di vincoli affettivi e di certezze morali da parte dei suoi membri.

Si troveranno tracce del suo pensiero anche in Weber.


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Georg Simmel - origine ebraica - (Berlino 1858- Strasburgo 1919)

Si occupa soprattutto di descrivere ciò che i mutamenti avevano prodotto nella società. Scrisse opere di sociologia,
filosofia (influenzato da Kant), estetica. La differenziazione sociale (1890), Filosofia del denaro (1900), Sociologia
(1908), Forme e giochi di società (1917).
Docente universitario tra i suoi allievi Block, Lukacks, Park.
La sociologia di Simmel rappresenta lo sguardo di uno straniero perpetuo, dotato di curiosità, capace di rintracciare
connessioni, analogie.

Società e sociologia
L’oggetto della sociologia è la società. Cos’è la società? In un certo senso non esiste, noi vediamo degli individui, ma
non vediamo la società.
Il pensiero umano opera per astrazioni, che dipendono dalla distanza con cui osserviamo le cose, cioè dalla
prospettiva. Se ci avviciniamo troppo vediamo che l’individuo è composto di arti, organi, o al microscopio di cellule.
Ogni individuo, inoltre, muta nel tempo, cresce, cambia atteggiamenti.
Come facciamo a concepire l’unità? Dalla prospettiva, dalla distanza che mettiamo con l’oggetto dell’osservazione.
La società è un oggetto del pensiero che emerge osservando insiemi di individui da una certa distanza.
Effetto di reciprocità – influenza reciproca (concetto fondamentale del pensiero di Simmel)
Gli uomini stanno tra loro in relazioni di reciprocità, agiscono gli uni sugli altri.
Concezione della realtà come rete di relazioni di influenza reciproca tra una pluralità di elementi.
Al termine causa si sostituisce corrispondenza, influenza scambievole tra ordini di fenomeni, perché si rinuncia a
cercare una singola serie causale che spieghi un fenomeno.
Quindi oggetto della sociologia per Simmel sono le forme delle relazioni di influenza che sussistono tra gli uomini.
La società emerge quando gli individui entrano in relazione tra loro. Quindi società è una cerchia di individui, legati
l’un l’altro da varie forme di reciprocità. La società è interazione.
Sociazione
Processo attraverso cui una forma di azioni reciproche si consolida nel tempo.
Es. di azioni reciproche: salutarsi, scambiarsi uno sguardo, pranzare, giocare, sposarsi, aggredire qualcuno.
Ciò che fa uno, in queste relazioni, ha influenza sull’altro.
Una società in senso proprio è il risultato di una sedimentazione nel tempo.
La sociologia è una scienza formale, descrive le forme che le relazioni di reciprocità assumono in situazioni e tempi
differenti, solidificandosi nelle grandi istituzioni o rimanendo relazioni più fuggevoli.
Le forme e la vita
Per spiegare la sua sociologia formale, che studia le forme di relazioni e i processi sociali, usa l’analogia con la
geometria, nella realtà il triangolo non esiste, ma esistono oggetti a forma di triangolo, allo stesso modo non esistono
cose come potere, amicizia, ma esistono forme concrete la cui forma astratta può essere chiamata così.
Vita: la vita è un fluire incessante e una produzione di forme in cui questo fluire si fissa.
Forme di relazione, istituzioni, simboli, idee, prodotti della vita economica, opere artistiche, ovvero la cultura nel suo
aspetto materiale, linguistico, espressivo.
La vita fluisce, quindi è in continuo divenire, muta, così come le forme che la rappresentano, questa è la sua tragedia,
perché attraverso le forme la posso comprendere, ma nello stesso tempo queste le si contrappongono per superarla
La comprensione del mondo e della storia avviene attraverso la costruzione di forme, che sono espressione della vita
ma anche una sua riduzione, pertanto non si raggiungerà mai il sapere esaustivo.
Metropoli e Intellettualizzazione della vita e denaro
Simmel descrive la modernità e ne comprende anche la crisi. La modernità è flusso e instabilità di ogni forma.
Indaga le forme dell’esperienza moderna, che per lui coincide con quella metropolitana.
Vita metropolitana: l’individualità metropolitana è portata a un’intensificazione della vita nervosa, e al conseguente
intellettualismo della coscienza (carattere intellettualistico della vita psichica metropolitana), a causa del continuo
avvicendarsi di impressioni esteriori e interiori.
L’intelletto è la parte della nostra psiche più adattabile, per cui più portata alla vita metropolitana perché viene a patti
con i continui mutamenti. E’ una difesa allo sradicamento a cui è sottoposto continuamente nelle metropoli.
L’intelletto è orientato al calcolo, per cui rifugge da giudizi di valore.
L’ipertrofia, tipica della modernità, corrisponde ad un atteggiamento strumentale e calcolistico nei confronti delle
relazioni e della vita.
Vita di provincia e di campagna: ritmo lento, abitudinario, inalterato dell’immagine sensorio-spirituale. Basata sulla
sentimentalità della nostra psiche e sulle relazioni affettive.
Le metropoli sono la sede dell’economia monetaria. Come l’intelletto anche il denaro è indifferente alla qualità dei
beni di cui consente lo scambio (scarpe o carbone possono corrispondere alla stessa quantità di denaro).
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Il denaro è l’equivalente universale. Tanto più diviene medium degli scambi, tanto più la sensibilità per il valore
qualitativo si attenua.
La personalità dell’uomo blasé, il cittadino disincantato e annoiato, che si comporta come se avesse già visto tutto,
l’emblema dell’indifferenza nei confronti della varietà qualitativa delle cose. Questo carattere è dovuto alla rapida e
fitta successione di stimoli nervosi. Al blasè tutto appare grigio, il significato e il valore delle cose risultano irrilevanti,
riflesso questo dell’economia monetaria.
Per Simmel, quindi, la modernità è data dalla combinazione di questi 3 elementi: sviluppo della metropoli,
intellettualizzazione della vita, diffusione del denaro. Il sistema di relazioni sociali che ne nasce è contraddistinto
dall’anonimità che volge all’indifferenza, sia per la densità di popolazione di una metropoli, che per
l’intellettualizzazione e il denaro.
Al contempo sono necessari e vengono sviluppati altri tratti, per vivere nella metropoli: per es. la puntualità, essendo
necessario coordinare e integrare le molteplici attività dei cittadini è doveroso svolgere un rigido controllo dei ritmi e
del rispetto degli orari di ciascuno, sennò si sprofonderebbe nel caos, se tutti gli orologi di Berlino smettessero di
funzionare.
Simmel descrive la modernità senza giudicare e non nega che si possano sviluppare anche tendenze contrarie a quelle
descritte.
Differenziazione sociale
Tanto più stretta, poco numerosa e indifferenziata è al suo interno una cerchia sociale, tanto meno individualizzati
sono i contenuti della coscienza dei suoi membri. Quanto più la cerchia si allarga, il singolo sviluppa il senso della
propria unicità.
Essendo la metropoli in luogo della massima concentrazione e differenziazione sociale, rappresenta la sede
dell’individualità per eccellenza, dove il singolo ha la massima libertà di movimento e di espressione.
Di contro vi è la sua dipendenza da istituzioni tecniche e apparati che sovrastano gli individui.

Spirito oggettivo: cultura oggettivata nei prodotti dell’uomo, quella delle enciclopedie, volumi biblioteche,
realizzazioni della tecnica, nei macchinari di una fabbrica.
Spirito soggettivo: cultura di un soggetto, ciò che sa per averlo imparato, vissuto, elaborato.
La cultura dei soggetti dipende da quella oggettiva, perché uno diviene colto facendo propri i contenuti della cultura
oggettiva. Ma se questa muta continuamente, e diventa complessa, il soggetto non riesce a stare al passo (da qui la
dissonanza della modernità).
Individuo
Simmel non ritiene la sociologia superiore alle altre scienze dell’uomo, né che la società sia superiore all’individuo, ma
ritiene che sia innegabile che ci siano delle tensioni tra individuo e società.
C’è un dissidio tra il tutto (complementarietà e unità dei suoi elementi) e la parte (che vuole essere tutto a sua volta).
Ogni collettività tende a imporsi sul singolo, chiedendo di espletare certi compiti in modo coordinato con gli altri, per
garantire la sopravvivenza della società (es. se tutti fanno i barbieri, nessuno coltiva i campi, ecc).
Tale dissidio è evidente nell’epoca moderna in cui si enfatizza la libertà di ogni individuo, la sua unicità, la sua
responsabilità personale nel definire il proprio destino, nel realizzare sé stesso.
Individualismo qualitativo o della differenza: nel Settecento si affermò il principio dell’uguaglianza naturale di tutti gli
uomini; nell’Ottocento si afferma quello dell’unicità, ovvero ognuno è responsabile di sviluppare le proprie
potenzialità.
La moda
L’individualismo qualitativo spesso, si risolve in una parodia di sé stesso, soprattutto a causa della densità di
popolazione negli agglomerati urbani. Eccentricità e ricerca ossessiva di segni distintivi o di novità, soprattutto nei ceti
più colti, esprimono un tentativo di costruire la personalità, ma partendo dall’esterno.
Questo fenomeno trova espressione soprattutto nella moda, caratterizzata da
• Distinzione: esigenza di differenziarsi, affermare la propria singolarità rispetto agli altri
• Imitazione: bisogno di affermare la nostra partecipazione ad una cerchia sociale.
Seguendo una moda il singolo, da un lato afferma la volontà di distinguersi da coloro che non la seguono, dall’altro di
assomigliare a coloro che ne sono i rappresentanti.
Nella società moderna, in cui la differenziazione tra individui non si afferma per nascita, ma nella capacità di farsi
valere, la moda rappresenta un processo di mobilità sociale apparente.
La moda esprime nello stesso tempo autonomia e obbedienza (per individui non autonomi e bisognosi di appoggio).
All’inizio è una tendenza, praticata da pochi, ma poi diviene moda, per cui la praticano tutti, ma coloro che l’hanno
lanciata l’hanno già abbandonata per la successiva.