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IL FASCISMO

Tra il 1919 e il 1920, a causa delle problematiche che affliggevano il


Paese, si organizzarono vaste manifestazioni socialiste. Il periodo
fu perciò detto biennio rosso.
n questo contesto di instabilità politica nacque il Movimento dei
fasci di combattimento. Fu fondato dall’ex socialista Benito
Mussolini (1883-1945), espulso dal partito per la posizione
bellicista assunta allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Al
termine del conflitto Mussolini si era battuto a mezzo stampa in
favore dei reduci di guerra, dando voce alle manifestazioni di
scontento sociale che non trovavano spazio in politica. Per questo
motivo al suo movimento aderirono principalmente ex combattenti
ed esponenti dei ceti più colpiti dalla crisi postbellica. Nei fasci
confluivano in maniera contraddittoria rivendicazioni sociali, un
anticlericalismo radicale e istanze nazionalistiche.

Tuttavia le elezioni del 1919 portarono al movimento fascista


pochissimi consensi, mentre popolari e socialisti ottennero da soli la
metà dei seggi in Parlamento. L’attuale governo, guidato da
Francesco Saverio Nitti, fu messo in minoranza, ed al suo posto i
liberali richiamarono Giolitti. Ma la politica di quest’ultimo, un
tempo tanto efficace, si rivelò assai inadeguata alle mutate
condizioni del Paese.
Intanto i fascisti, delusi dall’esito delle elezioni, modificarono la
propria posizione in aperto contrasto con i socialisti. Organizzarono
squadre d’azione paramilitari allo scopo di aggredire scioperanti
e sindacalisti, spesso con l’appoggio della classe imprenditoriale.
Da tali violenze, approvate anche tra i vertici delle forze armate e
presso i piccoli borghesi più impressionabili, Giolitti pensò di trarre
vantaggio contro l’espansione socialista. Dunque non ostacolò
l’azione del fascismo, bensì, nonostante le ideologie avverse, si
impegnò affinché si annettesse all’alleanza liberale (Blocco
nazionale).
Dal 1921 il movimento dei fasci mutò in un vero e proprio Partito
fascista ed assunse un nuovo e più chiaro allineamento. Divenne
una forza nazionalista espressamente conservatrice, antisocialista
e antiliberale; rivide anche i propri rapporti con la Chiesa.
In quello stesso anno Giolitti indisse nuove elezioni convinto di
rafforzare la presenza liberale in Parlamento. Il Partito socialista si
era infatti indebolito a causa di un’ulteriore scissione interna: una
parte riformista, guidata da Giacomo Matteotti, si era distaccata
fondando un proprio partito (Partito socialista unitario). La tornata
elettorale, tuttavia, disattese le aspettative dei liberali, ma conferì al
Partito fascista maggiore influenza nell’esecutivo. Il governo Giolitti
fu sostituito e gli seguirono due amministrazioni liberali fallimentari,
poiché sostenute da una maggioranza debole. Il fascismo, invece,
continuò a rafforzarsi, finché sfuggì definitivamente ad ogni
controllo. I dirigenti del Partito di Mussolini organizzarono un colpo
di mano paramilitare allo scopo di incrementare la propria influenza
politica. Il 28 Ottobre 1922 colonne di “camicie nere” fasciste
marciarono su Roma senza che nessuno le ostacolasse. Il re, che
avrebbe potuto decretare lo stato d’assedio contro
quell’insurrezione, incaricò invece Mussolini di formare un nuovo
governo, legalizzando di fatto le sue azioni.

Obiettivo principale del governo fascista era ristabilire l’ordine


civile e sociale in Italia. Perciò Mussolini interruppe lo squadrismo
paramilitare e ne fece l’elemento fondamentale della nuova Milizia
volontaria, un corpo speciale destinato alla sicurezza nazionale.
Consolidata la composizione del Partito fascista attraverso la
formazione del Gran Consiglio del fascismo (un organo direttivo),
Mussolini avviò una serie di riforme atte ad esaltare il ruolo del
governo esautorando progressivamente il Parlamento dai suoi
compiti legislativi. Il governo fascista s’impegnò inoltre
nell’attuazione della sua politica antisocialista reprimendo
scioperi e sindacati.
In vista delle elezioni del 1924 l’esecutivo approvò la legge
Acerbo, che introduceva il sistema elettorale maggioritario. Grazie
a tale provvedimento il cosiddetto “listone” governativo, coalizione
delle forze conservatrici a cui aderiva anche una parte liberale (non
Giolitti), si impose nettamente sugli avversari. Le elezioni si tennero
in un clima di intimidazione nei confronti dell’opposizione. Il
deputato socialista Matteotti denunciò in Assemblea le ingiustizie
subite; fu rapito pochi giorni dopo e ritrovato morto.
Lo sdegno provocato da un simile evento indusse l’opposizione a
protestare e reclamare giustizia. Di fatto molti schieramenti non
fecero che abbandonarono il Parlamento, dando modo ai fascisti di
rafforzarsi.

Nel Gennaio 1925 Mussolini tenne un discorso in cui si assumeva


in prima persona la responsabilità morale, politica e storica di
quanto accaduto, e dichiarava di voler porre fine ad ogni contrasto
politico.
Così sorgeva una vera e propria dittatura.

Consolidato il proprio potere, il Governo di Mussolini s’impegnò nel


processo di fascistizzazione del Paese. Intendeva, cioè,
instaurare un regime che ne controllasse tutti i settori politici e civili.

Attraverso una nuova serie di provvedimenti, detti leggi


fascistissime, l’esecutivo rafforzò il controllo sulla società italiana e
nel giro di pochi anni eliminò i suoi oppositori.

Con l’approvazione della Carta del lavoro il Governo instaurò il


sistema corporativo, una riforma sociale atta a sostituire i sindacati
con nuovi organismi, chiamati appunto corporazioni.
S’impegnò nella rivalutazione della Lira, e quindi in un’opera
deflazionistica che ridefinì dazi, costi e salari in tutto il Paese.
Per far fronte alla depressione del ’29, si concentrò nella
realizzazione di molte opere pubbliche.

Con la riforma Gentile accordò i metodi educativi della scuola con


l’ideologia fascista. I giovani venivano coinvolti in associazioni
ricreative paramilitari (figli della lupa, balilla, avanguardisti).
Ottenne notevole successo, infine, ristabilendo definitivamente i
rapporti con la Chiesa. L’accordo noto come Patti lateranensi
“promosse” il cattolicesimo a religione nazionale e lo riportò nella
vita civile.
Negli anni successivi all’instaurazione del regime fascista, attorno al
Gran consiglio del partito nacquero numerose organizzazioni
collaterali destinate al controllo di informazione, stampa,
comunicazioni, cinema (Istituto Luce), ed ogni altro mezzo di
divulgazione pubblica. Tuttavia il governo fascista non poté
realizzare del tutto il suo disegno politico, poiché chi lo appoggiava,
come clero e monarchia, non fu mai realmente assorbito. E
sebbene in Italia non fosse possibile osteggiare legalmente il
regime, non mancavano gli oppositori. Alcuni personaggi politici
esiliati avevano infatti ricostituito i propri partiti all’estero, e
clandestinamente diffondevano la loro ideologia oltre confine. Fra
questi si ricordano il filosofo Benedetto Croce e Antonio Gramsci,
leader dei comunisti.

Sul fronte estero Mussolini non aveva accantonato l’idea di


estendere i confini dell’Italia. Ottenuta la sovranità su Fiume (patto
di Roma), strinse accordi con Albania (patto di mutua assistenza),
Romania e Ungheria per rafforzare l’influenza italiana sui Balcani, a
cui era interessato. Tale proposito contrastava però con la posizione
della Francia, la quale, in risposta alle mosse del Duce, si era
alleata con la Jugoslavia.
Nonostante tutto Mussolini era orientato a collaborare con la stessa
Francia e con la Gran Bretagna. Fu firmatario prima del patto
Briand-Kellogg, che prospettava un fronte pacifista internazionale
tra oltre 60 paesi, poi di un patto a quattro volto a distendere i
rapporti tra le potenze dell’Europa occidentale e la Germania. Ma
nei primi anni 30, con la Grande depressione e l’ascesa al potere di
Hitler, quest’ultima iniziativa finì per fallire, e i nuovi obiettivi
diplomatici mirarono a contrastare la pericolosa situazione tedesca
(Conferenza di Stresa).

La svolta definitiva si verificò con la spedizione di conquista


dell’Italia in Etiopia, del 1935. Al termine della campagna africana
Mussolini proclamò la fondazione dell’Impero italiano (a cui fu poi
annessa anche l’Albania, occupata nel 1939), probabilmente senza
aspettarsi le dure sanzioni che ne sarebbero conseguite.
L’intransigenza di Francia e Gran Bretagna di fronte all’aggressione
italiana ad uno stato sovrano e indipendente determinò
definitivamente l’assetto diplomatico europeo. Con l’Asse Roma-
Berlino e poi con il Patto d’Acciaio, le sorti di Italia e Germania si
accomunarono. Mussolini finì per dipendere da Hitler, al punto da
introdurre anche in Italia le leggi razziali che colpivano gli ebrei. La
Carta della razza (1938 ) avviò un antisemitismo che per 7 anni
mutilò le antiche comunità ebraiche della penisola.