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PERIODO DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE

Alla fine della seconda guerra, le condizioni economiche e sociali dell’Italia erano pesanti: ingenti le
distruzioni nei settori delle comunicazioni, dei trasporti e delle abitazioni; il reddito nazionale dimezzato
rispetto all’anteguerra, la produzione industriale ridotta e quella agricola insufficiente al fabbisogno; alti
tassi di inflazione.
Altrettanto gravi erano le condizioni morali e politiche: il paese sconfitto e l’istituzione monarchica in crisi.
Molti erano i problemi da risolvere: la questione istituzionale, la ripresa economica, la definizione del
trattato di pace, la ricostruzione dello Stato.

Il referendum del 2 giugno 1946 aveva assegnato la vittoria ai sostenitori della Repubblica che con
l’Assemblea Costituente avrebbe disegnato il nuovo Stato repubblicano.
Capo provvisorio dello Stato fu Enrico De Nicola e alla Presidenza della Costituente fu nominato Saragat.

De Gasperi formò il suo secondo governo. A seguito delle elezioni del 2 giugno il Partito d’Azione cessò di
esistere.
De Gasperi nel 1947 fu impegnato in una visita a Washington dove si analizzarono i problemi legati agli aiuti
alimentari e finanziari, la ricostruzione, non la politica internazionale.
Una minaccia sarebbe stata il comunismo e già si prefigurava lo scenario della guerra fredda, Sforza
(ministro degli Esteri) e De Gasperi volevano che l’Italia si schierasse a fianco delle potenze occidentali, però
ciò non sarebbe stato possibile con la presenza al governo delle forze di sinistra in particolare del PCI.
Prima che nell’estate 1947 lo scontro si facesse aperto, la collaborazione governativa andò avanti.
Togliatti voleva continuare a partecipare al governo, proponendo una democrazia progressiva.

Anche a De Gasperi interessava avere l’appoggio della sinistra per ricostruire lo Stato e per ratificare il
trattato di pace.
Per quanto riguarda quest’ultimo, il Consiglio dei Ministri ne autorizzò la firma il 10 febbraio 1947.
L’Italia dovette rinunciare ai possedimenti d’oltremare in Albania ed Etiopia. Le sorti della Libia, dell’Eritrea
e della Somalia rimasero in sospeso finché nel 1950 l’ONU proclamò la Libia indipendente, assegnò l’Eritrea
all’Etiopia e affidò la Somalia all’amministrazione fiduciaria italiana per dieci anni.

L’Italia conservò la Valle d’Aosta ma la maggior parte della Venezia Giulia fu assegnata alla Jugoslavia. Fu
costituito il Territorio Libero di Trieste, diviso in zona A degli alleati e zona B degli jugoslavi.
Nel maggio del 1947 le forze di sinistra furono allontanate dal governo.
Questo quarto ministero De Gasperi era un monocolore DC in cui faceva parte il liberale Einaudi che seguì
una linea liberista.
Furono decisi l’aumento delle tariffe postale, ferroviarie, elettriche e l’abolizione del prezzo politico del
pane. Per ridurre l’inflazione ci fu una stretta creditizia per ridurre il denaro in circolazione e la modifica del
tasso ufficiale di cambio della lira.
Questa politica liberista di Einaudi incontrò le resistenze di alcuni settori della DC che ritenevano utile
l’intervento dello Stato nell’economia.
Sotto il controllo dello Stato rimasero l’IRI e l’AGIP.
Inizialmente la stretta creditizia rallentò gli investimenti e provocò malumore tra gli imprenditori che però
con la svalutazione della lira poterono collocare i loro prodotti sui mercati esteri.
Molte imprese però furono costrette a ridurre il personale, i più colpiti gli aderenti alla CGIL.
L’aumento della disoccupazione provocò scioperi e scontri tra lavoratori e forze dell’ordine.
A queste manifestazioni si aggiunsero quelle di protesta contro il piano Marshall che però furono
mantenute sotto controllo sia perché la CGIL temeva la rottura del sindacato sia perché il PCI pensava che
desse l’opportunità per uscire dal donare un contributo ai lavori della Costituente. Nel luglio 1947
l’Assemblea Costituente ratificò il trattato di pace.
I lavori della Costituente terminarono alla fine del 1947.
Sulla base della nuova Costituzione e di una legge elettorale di tipo proporzionale, gli italiani si
apprestarono ad eleggere il primo parlamento repubblicano.
Lo scrutinio dei voti sancì la sconfitta delle sinistre e il successo del Partito democristiano con 48,4% dei
consensi.
La tensioni elettorali esplosero il 14 luglio 1948 quando un giovane anticomunista di destra sparò a Togliatti
e ci furono contrasti nella CGIL dove la componente cattolica uscì dalla confederazione e creò la CISL, i
socialdemocratici e repubblicani fondarono la UIL.

ANNI CINQUANTA

Con l’elezioni del 1948 la DC avrebbe potuto governare da sola ma De Gasperi volle mantenere gli accordi.
Venne eletto Luigi Einaudi come Presidente della Repubblica. Tale maggioranza fu nota come centrismo,
consolidò le istituzioni dell’Italia repubblicana e con l’adesione al Patto Atlantico, pose il paese a fianco
degli altri Stati dell’Europa occidentale.
L’adesione alla NATO fu inserita in un programma europeista che si concretizzò con gli accordi per la
costruzione della CECA. La ricostruzione economica si avvalse del piano Marshall.
La ripresa si poggiò sull’iniziativa privata ma sull’intervento pubblico.
Nel 1950 fu attuata una riforma agraria e furono espropriati e frazionati 750.000 ettari di terreno e
assegnati a 110.000 famiglie contadine ma i lavoratori senza proprietà erano ancora 6 milioni. Inoltre fu
istituita la Cassa per il Mezzogiorno con l’obiettivo di promuovere l’economia meridionale. Altri interventi
furono il piano INA-casa per la costruzione di case popolari e la riforma tributaria di Ezio Vanoni che impose
l’obbligo della dichiarazione dei redditi annuale e progressività delle imposte.
Negli anni dal 1950 al 1954 il PIL crebbe a un tasso medio annuo del 5% ma preoccupanti erano i dati
relativi alla disoccupazione.
In prossimità delle elezioni del 1953, i partiti di governo approvarono una nuova legge elettorale
maggioritaria il 50% dei consensi avrebbe permesso di ottenere il 65% dei seggi però i quattro partiti
ottennero il 49,85% dei voti segnando la fine dell’era degasperiana dopo otto governi.
In questi anni l’Italia conseguì in politica estera piena di risultati.
Fu riconosciuta la piena sovranità su Trieste e sulla zona A, nel 1955 fu accolta all’ONU e infine dal 1954 al
1957 il governo italiano aderì alla UEO e contribuì alla preparazione dei trattati istitutivi dell’EURATOM e
della CEE.
Nella seconda metà degli anni ‘50 la crescita economica continuò e si ebbe una riduzione della
disoccupazione.
Pian piano il centrismo, a seguito della loro poco compattezza di fronte ai problemi stava attraversando
numerose difficoltà, al contrario del partito socialista. In seguito alle rivelazioni sullo stalinismo nel Partito
socialista si rafforzò la linea di autonomia dal PCI.
Dopo le elezioni del 1958 si ebbero i governi di Fanfani e Segni.

ANNI SESSANTA

Nel 1960 divenne Presidente del Consiglio Fernando Tambroni alla guida di un monocolore DC. Siccome al
governo mancarono i voti dei repubblicani e dei socialdemocratici. Tambroni accettò l’appoggio del Partito
monarchico e del Movimento sociale italiano (MSI), partito che non rinnegava il fascismo.
La tensione esplose quando il governo autorizzò il MSI a tenere il suo Congresso nazionale a Genova, città
antifascista.
Gli anni ‘60 sono indicati come il periodo del boom economico.
Avvantaggiata dalla partecipazione al MEC, l’economia italiana registrò una fase di notevole espansione:
aumento del produzione manifatturiera, degli investimenti, crescita del PIL di oltre il 30%, riassorbimento
quasi completo della disoccupazione e miglioramenti salariali.
L’aumento generale delle retribuzioni favorì una crescita dei consumi (acquisti automobili, tv, frigoriferi).
Ci fu anche un aumento della popolazione urbana. L’adesione alla CEE rappresentò un forte incentivo alla
modernizzazione.
I governi di centro-sinistra fecero alcune riforme: la nazionalizzazione dell’energia elettrica affidato all’ENEL,
la riforma della scuola media nel 1963 con l’abolizione degli istituti post-elementi e creazione di una scuola
media per tutti e obbligo scolastico a 14 anni; assicurazione obbligatoria per le malattie, un Piano Verde per
l’agricoltura, una legge per la riconversione industriale delle imprese.
L’introduzione dell’imposta sui dividendi azionari, sotto forma di cedolare secca che portò a una massiccia
esportazione di capitali all’estero.
Nel 1962 alla Presidenza della Repubblica fu eletto Antonio Segni che però nel 1964 dovette abbandonare
per motivi di salute e salì Saragat.
I primi anni ‘60 furono anche contrassegnati dalla ripresa delle agitazioni sindacali: i temi riguardavano il
salario, i livelli di occupazione, orari di lavoro e parità salariale uomo e donna.
Su questa ripresa di conflittualità punto il PCI per creare difficoltà nella collaborazione tra DC e PSI.
Gli accordi firmati dai sindacati nel 1962 con l’Intersind riconobbero il diritto alla contrattazione aziendale,
la riduzione dell’orario di lavoro e aumenti retributivi. L’innalzamento del costo del lavoro e l’aumento della
spesa pubblica coincisero con il delinearsi nel 1963 di una fase recessiva dell’economia italiana.
Moro aveva portato la DC ad accettare la collaborazione con i socialisti al Congresso di Napoli del gennaio
1962.
Il Sessantotto italiano, con l’occupazione delle scuole e delle Università e con le agitazioni nelle fabbriche
mostrò la sfasatura tra le esigenze di rinnovamento presenti nella società e l’assetto gerarchico degli
apparati. Alcune frange del movimento studentesco spostarono il loro raggio di azione fuori dalle Università
e cercarono di collegarsi con le lotte operaie.
Nell’ottobre 1969 (autunno caldo) il rinnovo dei contratti nazionali dei lavoratori dell’industria dette il via
ad agitazioni estese.
Protagonisti di questa stagione di lotte furono le nuove leve operaie.
Le risposte date dai governi furono parziali: modifica della normativa sugli esami di Stato, apertura degli
accessi alle facoltà universitarie a tutti gli studenti delle scuole medie superiori e concessione delle
assemblee studentesche; approvazione Statuto dei lavoratori e istituzione Magistratura del Lavoro.
L’onda del ‘68 accelerò il processo di secolarizzazione della società italiana.

ANNI SETTANTA

Nel 1970 fu approvata la legge sul divorzio. Nel 1975 il Parlamento approvò la riforma del diritto di famiglia
che introdusse la parità giuridica dei coniugi e l’abbassamento della minore età e nel 1978 votò la
legalizzazione dell’aborto.
Nella prima metà degli anni ‘70 l’Italia attraversò una difficile fase congiunturale caratterizzata da
recessione economica, tensioni sociali e ripetuti attacchi contro le istituzioni. Ci fu un forte calo degli
investimenti, diminuzione del PIL e aumento dell’inflazione. La lievitazioni dei prezzi petroliferi e l’aumento
del costo del lavoro, il rallentamento delle esportazioni e infine la monetarizzazione del debito pubblico, la
tendenza a fronteggiare il disavanzo del Tesoro con l’emissione di carta moneta.
Per cercare di contrastare l’aumento dell’inflazione la Banca d’Italia alzò il costo del denaro che portò però
alla riduzione degli investimenti.
Alla crisi economica si affiancarono le tensioni sociali e per diversi anni l’Italia visse in una situazione di
violenza. In quegli anni vennero
alla luce alcuni scandali: gli episodi di corruzione per la fornitura di armi all’esercito, l’erogazione dei fondi
neri da parte dell’ENI, la protezione di alcuni potenti con la malavita organizzata.
Nel 1974 il Parlamento votò una legge che assegnava finanziamenti ai partiti.
Gli attacchi alle istituzioni vennero dall’intrecciarsi e dal sovrapporsi del terrorismo e tentativi di colpi di
Stato. La “notte della Repubblica” ebbe inizio nel 1969 con l’eccidio a Milano, nella Banca dell’Agricoltura di
Piazza Fontana con 17 morti e 100 feriti.
Seguirono gli anni di piombo. Il terrorismo di destra diffondeva panico tra la popolazione.
Oltre alla strage del 1969 a Milano, ci fu l’attentato ad un treno presso Reggio Calabria il 22 luglio 1970 (6
morti), l’autobomba fatta esplodere a Peteano il 31 maggio 1972 (3 carabinieri uccisi), la bomba in Piazza
della Loggia a Brescia il 28 maggio 1974 (8 morti, 101 feriti), la bomba sul treno Italicus 4 agosto 1974 (12
morti, 48 feriti).
Il terrorismo di sinistra puntò su azioni punitive contro i “complici” del sistema capitalistico: magistrati,
giornalisti, politici. Il gruppo originario fu quello delle Brigate Rosse a cui si seguivano i Nuclei Armati
Proletari, le Brigate comuniste, Prima Linea.
A livello politico la conclusione del 1975 del trattato di Osimo con la Jugaslavia pose fine alla controversia
sui confini tra i due paesi. Nel sistema politico italiano la DC continuava ad occupare la posizione di centro.
In questi anni oscillò tra richiami a destra e aperture a sinistra e accettò i voti del MSI per l’elezione di
Giovanni Leone alla presidenza della Repubblica nel 1971.
Un punto di incontro tra la DC e il PCI fu la propensione di entrambe le forze all’ampliamento
dell’intervento statale nell’economia.
Il PSI sotto la segreteria di Francesco De Martino operò a favore dell’ingresso del PCI nel governo.
Nelle elezioni del 1975 il PCI registrò una notevole affermazione dovuto alla presa di distanza dall’URSS in
seguito all’invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968, l’abbandono del rivoluzionarismo, un parziale
accoglimento delle esigenze emerse nel movimento giovanile e in quello femminile.
Dal 1974, segretario del partito era Enrico Berlinguer che propose un compromesso storico tra comunisti,
socialisti e cattolici e indicava il perseguimento di una politica di austerità e di sacrifici disegnando una sorta
di democrazia consociativa.
I dirigenti del PCI si sforzarono a disegnare un eurocomunismo con la salvaguardia del pluralismo politico e
sindacale, la laicità dello Stato e delle libertà personali. L’idea di fondo dell’eurocomunismo fu quello di una
terza via e l’obiettivo di un superamento del capitalismo.
Nel DC il promotore dell’allargamento della maggioranza ai comunisti fu Moro con Benigno Zaccagni. Alle
elezioni del 1976 fu varato un governo di solidarietà nazionale sotto la guida di Giulio Andreotti.
Nel PSI De Martino fu sostituito da Bettino Craxi ancorando il partito a posizioni di convinta accettazione
dell’economia di mercato e di confronto con la tradizione del pensiero liberal-democratico.
Gli anni della solidarietà nazionale 76-78 registrarono risultati modesti in termini di riforme: fu emanata la
legge sull’equo canone e fu istituito il Servizio Sanitario locale che però portò alla dilatazione della spesa
pubblica.
Queste riforme significarono il fallimento del compromesso storico che non seppe gestire le dinamiche
presenti nella società italiana.
Sotto la leadership dei gruppi di Autonomia operaia, ripresero le occupazioni nelle scuole e nelle Università;
si verificarono ancora attentati ed episodi di violenza armata. Il momento più drammatico il 16 marzo 1978
un commando delle Brigate Rosse rapì Moro e uccise gli uomini della scorta. La vicenda si concluse con
l’uccisione dello statista, il cui corpo ritrovato il 9 marzo in una strada nel centro di Roma. Il terrorismo
continuò ad imperversare anche nel periodo successivo: 29 omicidi nel 1978, 22 nel 1979, 30 nel 1980.
Un contributo importante per rilanciare i valori costituzionali della Repubblica venne dall’elezione a
Presidente della Repubblica l’8 luglio 1978, del socialista Sandro Pertini. La sua burbera figura di Pertini
divenne un punto di
riferimento per tutti gli italiani e riscosse larga popolarità. L’esperienza dei governi di solidarietà nazionale
si interruppe nel febbraio 1979.