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Calvino nacque nel 1923 a Santiago de Las Vegas (CUBA) dove il padre dirigeva una stazione sperimentale di

agricoltura, nel 1925 la famiglia si trasferisce in Italia stabilendosi a Sanremo.


Nel 1941 si iscrisse alla facoltà di agraria a Torino, ma dopo l’8 settembre 1943 entrò nella Resistenza, per
evitare l’arruolamento nell’esercito della repubblica di Salò (dopo questa data l’Italia non esiste più, viene
resa nota la tregua tra l’Italia e gli anglo-americani, i quali hanno invaso la Sicilia e prima o poi arriveranno a
Roma. Il re lascia senza ordini l’esercito italiano, lascia roma e scappa a Brindisi e fino al 25 aprile 1945
l’Italia del nord e del centro sarà occupata dai nazifascisti).
Nel dopoguerra militò nel PCI e si trasferì a Torino dove si laureò nel 1947 alla facoltà di Lettere.
In questa città entra in contatto con la casa editrice Einaudi e conobbe intellettuali come Pavese e Vittorini.
Proprio Pavese fu il suo “scopritore”facendo pubblicare presso Einaudi (a soli 24 anni), il suo primo
romanzo IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO.
DAL 1950 fu assunto dalla stessa casa editrice e ad essa collaborò per diversi anni.
Nel 1956 si scopre che l’Unione sovietica era un inferno, al congresso del Cruss vengono svelati al mondo i
crimini di Stalin, inoltre l’Unione sovietica in quest’anno mostra al mondo di essere uno stato totalitario che
sopprime la libertà e per questo gli intellettuali comunisti tra cui Calvino si staccano dal PCI.
Nel 1967 si trasferì a Parigi entrando in diretto contatto con la cultura francese e conobbe un gran numero
di intellettuali.
Nel frattempo la sua fama si diffonde in tutto il mondo.
Nel suo ritorno in Italia collaborò a vari giornali come “Corriere della Sera” e “la Repubblica” e si stabilì a
Roma. Nel 1983 provò una profonda amarezza per la crisi della casa editrice Einaudi.
Nel 1985 veniva colto da emorragia cerebrale e morì la notte tra il 18 e il 19 settembre a Siena.

Il romanzo d’esordio di Calvino, Il SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO (1947) si colloca nell’ambito del
Neorealismo.
Affrontando l’argomento della lotta partigiana, lo scrittore trasferisce sulla pagina il clima di fervore degli
anni postbellici mettendo in primo piano l’entusiasmo di chi credeva che dopo la guerra l’Italia sarebbe
diventata corretta e sarebbero diminuite le varie disuguaglianze.
Tuttavia Calvino non vuole offrire un quadro celebrativo della Resistenza, infatti rappresenta una banda di
partigiani che era costituita dagli scarti di tutte le altre formazioni, da emarginati, di balordi, di pìcari; questi
non erano dei geni nell’arte militare ma comunque si sono impegnati per avere un riscatto umano.
Si manifesta in tal modo quell’indipendenza intellettuale in comune con Pasolini, che contraddistinguerà
poi sempre la posizione di Calvino e il suo rifiuto a imposizioni da seguire.
Il suo libro non ha la funzione di fotografare la realtà anzi la vicenda è trasferita in un clima fantastico, di
fiaba che ha come prospettiva dei fatti narrati, il punto di vista di un bambino.
Il protagonista, Pin, è un ragazzino cresciuto con malizia nei vicoli della città vecchia di Sanremo, ma che
conserva l’ingenuità e lo stupore tipici dell’infanzia vivendo la realtà a mo’ di fiaba.
Lo scrittore precisa che nell’estraneità dello sguardo del bambino metaforizza il suo stesso rapporto con la
guerra partigiana.

I NOSTRI ANTENATI (trilogia di romanzi fantastici)

Nei primi anni Cinquanta, su suggerimento di Vittorini (responsabile editoriale dell’Einaudi) Calvino sceglie
di puntare sulla componente fantastica della sua ispirazione
 Nel 1952 esce cosi il VISCONTE DIMEZZATO un romanzo breve che ha l’apparenza della favola. Il
protagonista è un visconte che durante le guerre contro i Turchi a fine seicento, viene diviso in due
parti da una palla di cannone: ne nascono due personaggi opposti, il Gramo (cattivo/ il male) e il
buono (il bene), che incorrono in varie avventure sinchè un intervento chirurgico torna a riunirli in
una sola persona.
La favola al di là del divertimento narrativo e fantastico, assume un valore allegorico che rimanda al
significato del “doppio” = unica persona, due personalità (ALLEGORIA: qualcosa che rimanda ad
altro, non ci si ferma al significato letterale ma c’è sempre un significato simbolico dietro. Ex:
Dante).
L’idea di fondo è che solo vivendo due vite diverse si può acquisire una profonda conoscenza della
realtà.
 Nel 1957 esce IL BARONE RAMPANTE (che prosegue sulla linea del romanzo precedente) : nel 1767
un ragazzo dodicenne di nome Cosimo, dopo un litigio con il padre autoritario, decide di salire sugli
alberi per trascorrere tutto il resto dei suoi giorni, riuscendo a costruirsi un habitat confortevole,
spostandosi agilmente su tutto il territorio e dedicandosi alle più varie attività dalla caccia alla
lettura alla scrittura interessandosi alla vita politica. Anche morendo rifiuta di scendere a terra:
difatti si aggrappa ad una mongolfiera che casualmente passa sopra il suo albero e si lascia
precipitare in mare.

Il racconto potrebbe sembrare un puro divertimento, immerso in una dimensione fantastica ma la


narrazione è in realtà ricca di temi di grande profondità.
1) Cosimo rappresenta l’individuo moderno che nello scontro col padre rifiuta il sistema feudale
chiuso, è animato da una curiosità di scoprire e sperimentare cose ignoti inaugurando una nuova
civiltà. La caratteristica fondamentale della modernità = affermarsi in maniera progressiva
dell’individuo e dei suoi diritti (libertà e autodeterminazione). MODERNITA’/INDIVIDUALISMO è un
processo storico lunghissimo (che non si è concluso; cominciato con la rivoluzione francese e con la
Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino)
2) pur distaccandosi dalla società, Cosimo non diviene un eremita ma prende parte alla vita sociale
in tutte le sue forme.
Teorizza infatti che “chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria” sostiene
che quel margine di distacco serve per capire meglio la realtà.
Cosimo non è un misantropo (non odia l’umanità); si può scorgere in lui l’allegoria dell’intellettuale
ovvero colui che per meglio capire il mondo in cui vive deve collocarsi ad una certa distanza, non
per isolarsi ma per incidere positivamente sulla vita civile.
Cosimo infatti ha tutti i tratti dell’intellettuale: legge molto, segue le correnti culturali ed è in
contatto con filosofi e scrittori di tutta Europa; in lui vi è il rifiuto della realtà com’è e ha un impulso
al cambiamento.
L’eroe non riuscirà a tradurre in atto le sue aspirazioni, poiché dopo la sua morte sull’Europa calerà
la Restaurazione.
Ma il libro nel suo insieme contiene un messaggio positivo, un invito all’impegno per la democrazia,
la giustizia e la libertà.
E per concludere citava una famosa frase di Gramsci (fondatore del partito comunista italiano, una
antifascista che nei suoi anni di carcere a Turi scrive su dei quaderni.
Dopo la sua morte i suoi quaderni sono stati pubblicati) “pessimismo dell’intelligenza, ottimismo
della volontà” => colui che capisce la realtà, che sa leggere oltre le apparenze è pessimista, ma che
vuole con tutte le forze impegnarsi per migliorare la realtà.
Il racconto è affidato alla voce del fratello minore Biagio, che lo ammira ma è molto diverso da lui:
Cosimo è geniale, inquieto e ribelle (tratti intellettuale) mentre Biagio è conformista, segue la
massa. Calvino decide di far narrare la vicenda dal filtro dell’ottica mediocre dell’uomo comune
perché si ottiene l’effetto di accrescere la statura d’eroe di Cosimo. Il romanzo utilizza vari generi
narrativi come: romanzo storico, di avventure, fantastico, picaresco, di formazione e filosofico.

 Nel 1959 compare il CAVALIERE INESISTENTE, che si rifarà al modello del romanzo cavalleresco.
Ambientato all’epoca di Carlo Magno e narrato dalla monaca Teodora, il breve romanzo segue le
avventure di un cavaliere, Agilulfo, che non ha corpo e si riduce ad una vuota armatura. Il cavaliere
si suicida, sfasciando l’armatura.

Nel 1960 i tre romanzi furono raccolti da Calvino in un unico volume, con il titolo I nostri antenati, che
allude al fatto che le vicende narrate, sia nel loro impianto fiabesco hanno un stretto legame con il presente
e con i suoi problemi. Per Calvino la struttura non significa evasione ma è uno strumento per misurarsi con
il reale.

MARCOVALDO => insieme di racconti tra il 1952 e 1956

Il Marcovaldo è un manovale di origine contadina che si trova inserito nell’alienante città industriale
moderna (Torino industriale).
Lui nel raccontare quello che vive in questa grande città ne stravolge i comportamenti in forme surreali e
stralunate (città industriale vista dal suo punto di vista, con le sue lenti; ciò che non riesce a capire lo
trasforma in elemento fiabesco.
Le storie di Marcovaldo affrontano i problemi della rivoluzione industriale e l’impatto che essa aveva avuto
sull’Italia. (vedi PASOLINI)
Il suo sguardo sulla realtà della rivoluzione industriale è lo sguardo di un estraneo (effetto straniante ->
STRANIAMENTO = indica il procedimento letterario per cui un oggetto noto e “normale” appare “strano”,
insolito, incomprensibile se presentato attraverso un punto di vista estraneo).
Calvino è famoso per aver spiegato l’Orlando furioso alla radio e per aver raccolto in un volume LE FIABE
ITALIANE (raccolte tutte le fiabe regionali e le ha tradotte in italiano.)

IL FILONE “REALISTICO”:

 La SPECULAZIONE EDILIZIA (1957) : è dedicato al boom delle costruzioni abusive, che in quel
periodo caratterizzava le città italiane.
 La NUVOLA DI SMOG (1958): affronta la realtà industriale che ha come tema l’inquinamento e la
devastazione operata dall’industria sull’ambiente.
 La GIORNATA D’UNO SCRUTATORE (1963): (lo scrutatore è colui che è presente ai seggi elettorali) il
romanzo è ambientato nel 1953 quando si vota per la seconda volta il parlamento repubblicano.
Il protagonista Amerigo nelle elezioni è scrutatore in un seggio collocato all’interno del Cottolengo
(istituto torinese che raccoglie i casi umani più disperati).
Lui entra in crisi perché con il suo pensiero dogmatico marxista e preciso, non riusciva a spiegarsi
questi sbagli della natura (uomo ridotto come una bestia).
Entra in crisi la visione dell’uomo che può risolvere tutti i problemi, l’uomo non può cambiare il
mondo. Il libro si conclude dicendo che “l’uomo arriva dove arriva l’amore” nel senso che quei
uomini/ donne sono detti tali perché sono amati.
“LA SFIDA AL LABIRINTO”
Calvino nel 1967 si trasferisce a Parigi ed entra a contatto con la cultura francese.
Nel secondo Calvino, le opere sono influenzate dallo strutturalismo (le opere esaltano la scrittura letteraria
come combinazione di elementi).
In questo periodo Calvino è influenzato dall’Oulipo e da Queneau, una tendenza che mette in rilievo gli
artifici su cui la letteratura si fonda.
Dietro l’esercizio combinatorio si cela un’avventura conoscitiva, la volontà di indagare il “labirinto” senza
smarrirsi in esso.
Il labirinto è metafora della realtà. Calvino non si rassegna a conoscere la realtà ma sfida il labirinto.
La sfida al labirinto è il titolo di un suo famoso saggio; il labirinto allude ad un luogo da cui è difficile uscirne
(come il mito del Minotauro; Luogo già citato nella letteratura da Jorge Luis Borges e da Umberto Eco,
topos letterario).
Calvino capisce che il racconto tradizionale non corrisponde ai cambiamenti della società delle tecnologie
avanzate e dei processi multimediali.
La realtà di oggi è sempre più irriconoscibile e piena di misteri.
Lo scrivere non consiste più nel raccontare ma nel dire che si racconta e muovendo il concetto di lingua
come sistema di segni convenzionali: l’uomo sta cominciando a capire come si smonta e si rimonta il
linguaggio. Anche la letteratura si dovrà basare sul montaggio e lo smontaggio di testi.

LE COSMICOMICHE
l’interesse di Calvino per le scienze umane si fonde con quello per le scienze matematiche e naturale e
soprattutto per le teorie epistemologiche (come funziona la conoscenza scientifica).
La prima opera basata su questi interessi sono Le cosmicomiche.
Si tratta di una serie di racconti che traducono in forme narrative ipotesi scientifiche sull’origine e
l’organizzazione del cosmo, sulla struttura della materia, sui corpi celesti, sull’evoluzione della vita.
Lo scenario è quello di un universo che non ha ancora visto la comparsa dell’uomo ma le entità che lo
compongono assumono forme umanizzate.
Ad esempio in Tutto in un punto, l’ipotesi secondo cui tutta la materia destinata a dare vita all’universo era
originariamente concentrata in un punto, fa nascere una serie di gustosi personaggi e di situazioni comiche.
La voce narrante di queste storie è un personaggio denominato Qfwfq, che assume le più varie fisionomie e
si è trovato presente nei più diversi momenti dell’evoluzione del cosmo.
Nel 1967 uscì Ti con zero che conteneva altre quattro “cosmicomiche”, insieme a testi riguardanti la vita
delle cellule o riferiti al gioco infinito di possibilità che si apre nelle situazioni più comuni del quotidiano.

Dalla combinatoria delle possibilità del reale, indagate con strumenti scientifici nascono altre opere come:
 Il castello dei destini incrociati, in cui una serie infinita di storie viene ricavata dalle figuri di un
mazzo di tarocchi.
Qui Calvino dà concretezza alle teorie della narratologia (disciplina che studia le scritture
narrative). Ne risulta l’immagine di un reale vertiginosamente complesso, inesauribile in cui l’arte
combinatoria del narratore riesce a far tornare i conti.
L’origine della narrazione è nel Medioevo e un cavaliere errante (vagante) giunge in una locanda,
dove è riunita una brigata (come i racconti di Canterbury di Chaucer).
Il fatto che tutti i presenti abbiano perso l’uso della parola sta a indicare l’impossibilità di
riproporre i meccanismi tradizionali del novellare.
Ma non per questo si rinuncia al racconto: le storie vengono affidate alle figure dei tarocchi,
disposti sul tavolo.
 Nel 1972 uscì Le città invisibili. Il libro è una serie di descrizioni di città ipotetiche, presentate da
Marco Polo all’imprenditore tartaro Kublai Kan.
Anche qui è possibile cogliere i riferimenti all’inferno della civiltà tecnologica e industriale però
Calvino è convinto che occorra cercare e saper riconoscere cosa in mezzo all’inferno non è inferno
e dargli spazio.
Di segno in segno tutte le città irreali e fantastiche descritte da Marco Polo sembrano ricondursi
alla sola Venezia dell’infanzia del narratore. Il molteplice si è ridotto a unità che non esclude la
molteplicità (ridurre al minimo qualcosa che non si può ridurre.

SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE


In Se una notte di inverno un viaggiatore Calvino sconvolge la struttura e le funzioni del romanzo, a partire
dal fatto che il lettore sia fatto coincidere con il suo protagonista.
Il romanzo è costituito dalla ricerca da parte di un lettore e di una lettrice, di un romanzo da loro iniziato
che per difetti di stampa resta interrotto.
La ricerca si dipana attraverso altri inizi di romanzi sospesi.
Qui l’oggetto non è l’Arca perduta o il Graal ma è la letteratura stessa. Ciò che i due lettori ingenui aspirano
a trovare è un libro che racchiuda la realtà ma il loro desiderio è sempre frustrato perché la letteratura non
riesce a rappresentare tutta la realtà.

TRAMA: Dopo aver letto le prime pagine, il lettore scopre di stare a leggere un libro stampato male e decide
di recarsi nella libreria in cui ha acquistato il libro e incontra una lettrice, Liudmilla che ha subito lo stesso
inconveniente.
Insieme vanno alla ricerca del libro di Calvino che però continuamente si allontana. P
rima di ritrovarlo scoprono altri nove libri di cui possono leggere solo le prime pagine e restano coinvolti in
misteriose vicende.

Calvino organizza una materia complessa ed eterogenea, attraverso la quale vuole introdurci nei
labirintici sentieri della narratività.
I primi dieci capitoli narrano le vicende del Lettore e Liudmilla.
A questi si affiancano gli inizi di dieci romanzi diversi che confermano la straordinaria duttibilità
della scrittura di Calvino, capace di trasformare il suo stile adattandolo a varie tematiche.
Si assiste anche a un abile assemblaggio e montaggio di tutti gli elementi narrativi che corrisponde
all’invito a smontare il testo, a individuarne le parti che lo compongono e definirne la funzione
strutturale. L’eterogeneità dei materiali narrativi è sottoposta a un rigoroso controllo formale
Alla forma è affidato il compito di dominare una materia caotica, difficile da contenere (la lingua
riporta ordine).
La vicenda del Lettore richiama l’antico motivo delle “queste”, dell’inchiesta (ricerca di qualcosa che
si è perduto e muove la narrazione) diffusa nei romanzi cavallereschi fino all’Orlando furioso di
Ariosto. Ma la ricerca non riguarda qui la donna amata bensì un libro, la cui identità reste sino alla
fine misteriosa.
Ci si può chiedere se sia un abbozzo di micro-romanzi oppure il romanzo dei romanzi.
LE ULTIME OPERE
Una più netta sfiducia nella possibilità di una conoscenza esaustiva del mondo è espressa in Palomar, opera
costituita da una serie di prose che presentano le osservazioni delle stesso protagonista sulla realtà
quotidiana il nome coincide con quello di un famoso osservatorio astronomico statunitense.
L’indagine sul reale, condotta attraverso una scrittura di complessa e minuziosa chiarezza analitica, rinuncia
a proporre una sua interpretazione complessiva.
Diventato anziano non riesce a dare ordine alla realtà. I modelli si sbriciolano di fronte al continuo
riproporsi di una realtà distinta e inafferrabile.
Calvino ha saputo cogliere le drammatiche contraddizioni del mondo in cui viviamo dove l’apparente
perfezione dei sistemi più sofisticati e complessi può continuamente essere messa in crisi dal venir meno di
un semplice elemento.
Uno stesso fallimento si riflette nei saggi Collezione di sabbia e Sotto il sole giaguaro che sono dedicati alla
scoperta del mondo attraverso i sensi.
L’ultimo lavoro di Calvino è costituito dalle Lezioni americane scritte prima della sua morte: sono testi di sei
conferenze che lo scrittore avrebbe dovuto tenere ad Harvard i temi erano Leggerezza, Rapidità, Esattezza,
Visibilità, Molteplicità (Consistenza non poté essere scritta)