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Le responsabilità speciali: il danno da cose, da animali e da rovina di edificio - 28.10.

2019

In molti casi di apparenza di colpa omissiva, si deve individuare un obbligo di intervenire.


Caso portato da un nostro collega: soggetto travolto da un treno. Come si fa a prevedere un risarcimento in
un caso del genere? Perché non sarebbe applicabile l’art. 2054 (guida di veicoli non su rotaie). L’art. 1227
viene tirato in ballo per capire se in un caso del genere sia o meno opportuno prevedere la responsabilità
del conducente o della sede ferroviaria. Il danneggiato in questo caso ha commesso una grave negligenza
(passare sulle rotaie a luci accese).
Si può immaginare che un soggetto con la sua imprudenza possa influire sul decorso causale.
L’art. 1227 imporrebbe di attribuire all’imprudenza in un caso del genere una portata esoneratoria: la Corte
dovrebbe escludere la responsabilità del danneggiante.
L’art. 1227 era letto inizialmente nei termini in cui l’analisi economica imporrebbe. (Cosa significa??)
Si potrebbe pensare che, dato che le imprudenze sono statisticamente attese, la responsabilità dei
dipendenti delle FS sia responsabilità oggettiva. Ma agire preventivamente nei confronti di queste
imprudenze avrebbe costi alti (es. previsione di un casellante ad ogni passaggio a livello; es. ogni
attraversamento sostituito da un viadotto).
La nostra giurisprudenza si è espressa nei termini che l’art. 1227 non è di per sé capace ad escludere la
responsabilità del danneggiante. Al massimo si potrà ripartire la responsabilità tra danneggiante e
danneggiato.

Altro caso: incidente sull’autostrada del Brennero.


Un camionista tedesco si ferma con il tir in panne di notte. Decide di cercare soccorso. Cammina sul bordo
strada a ritroso (già questa è un’imprudenza). Vede una colonnina nell’altra carreggiata e attraversa la sede
stradale. Non vede che tra le due corsie c’è un buco, cade e muore.
C’è qualcosa che l’autostrada poteva fare per impedire il danno? Ma a questo proposito si deve ragionare
ancora una volta in merito ai costi: ad esempio, quanto costa totalmente la precauzione su tutta
l’autostrada?
Si potrebbe anche prevedere che l’autostrada debba provare che c’è stato un caso fortuito (inversione
dell’onere della prova).
Altra opzione: si potrebbe prevedere un contratto tra l’autostrada e chi entra nell’autostrada (contratto
innominato di fruizione della sede autostradale) e quindi considerare una responsabilità contrattuale.
Problema: stabilire in quale misura il 1227 può essere invocato in un caso del genere.
Viene riconosciuta una quota di responsabilità in capo all’autostrada.
Se si sposta l’asse del ragionamento dalla precauzione ad un discorso di canalizzazione del rischio e
diffusione del rischio (???), il problema di considerare la prestazione specifica necessaria viene meno: il
gestore autostradale risulterà responsabile oggettivamente. Si sta imputando un problema sociale. Si fa
decidere all’autostrada: preferisci pagare il risarcimento quando si verificherà il danno, oppure pagare per
tutte le precauzioni? Ma questo ragionamento non è convincente.

Altro caso: caso del sangue infetto.


Contenzioso con alto grado di serialità (ha colpito in tutto il mondo).
Banco di prova per vedere come negli ordinamenti ci si comportasse rispetto a questo tipo di problema.
In Italia, la vicenda ha subito assunto una strada emblematica: l’addebito di responsabilità è stato trovato
rimproverando allo stato di non aver posto in essere misure di approvvigionamento del sangue in grado di
contrastare per tempo il verificarsi del problema.
L’HIV è stato scoperto nel 1982 ad Atlanta.
La scienza non capiva quale fosse il fattore eziologico che determinasse l’insorgere della patologia.
Presi dall’entusiasmo della scoperta che si potevano curare malattie ritenute incurabili (come l’emofilia),
però, si riuscì anche a scoprire che per alcune malattie bastava entrare in contatto con il sangue di qualcuno
affetto da quella patologia per restarne contagiati.
In Italia non furono citate case farmaceutiche per aver venduto farmaci salvavita: perché affrontare grandi
aziende che hanno grandi avvocati anche se forse i loro farmaci avevano causato l’insorgere di alcune
patologie? Invece furono promosse cause civili nei confronti dello stato ex art. 2043.
La donazione di sangue è una pratica che Calabresi prende in considerazione nella misura in cui si reputa
che debba essere prestata altruisticamente. Il dono del sangue ha interessato gli economisti: perché il
sangue scarseggia? Perché l’altruismo è efficace solo se si coltiva una cultura del dono. Ma il sangue
potrebbe essere venduto? Perché non soggiace all’art. 5 c.c. (oppure sì?).
Fino agli anni ’90, in Italia, era possibile vendere il sangue (anche se c’era una battaglia per rendere il
sangue oggetto solo di dono). Negli anni ’90 fu cambiata la legge per prevedere solo la possibilità di
donazione del sangue (anche in seguito ai rischi e ai problemi derivanti dall’HIV).
Soprattutto al sud, il sangue veniva donato solo ai propri familiari.
Questo portava l’Italia ad essere dipendente da sangue straniero.
Questa situazione ha determinato il contagio in Italia, e si è fatta causa allo Stato.

Lo stato è stato travolto da centinaia di cause che rimproveravano al ministero di non aver implementato
comandi volti ad introdurre delle politiche per evitare quello che si è saputo dopo in maniera tempestiva.
Nel 2005 la Cassazione si pronuncia (sentenza su moodle) fissando dei paletti: si può rimproverare allo
stato una colpevole inazione (ossia il non aver agito per evitare il contagio) solo quando la scienza ha
offerto ai decisori pubblici la possibilità di implementare le precauzioni in maniera celere; poiché solo nel
1985 sono stati disponibili i saggi di ricerca sull’HIV (scelta di fare screening sul donatore), solo a partire da
quel momento si poteva rimproverare un’inazione colpevole. La causalità omissiva non si può disgiungere
dalle possibilità che la scienza offre di contrastare il danno.
Interviene nel 2008 la Cassazione a Sezioni Unite. Decide che non è rapportabile alla possibilità di
intervenire in prevenzione, ma bisogna guardare al momento in cui per la prima volta si era resa disponibile
la possibilità di contrastare l’epatite B (1978). Nell’art. 2043 si ragiona di colpa extracontrattuale; siccome
nella responsabilità aquiliana la misura del risarcimento non conosce il limite dell’art. 1225 (è risarcibile il
danno contrattuale nella misura in cui si poteva attendere che si verificasse al momento della
contrattazione), significa che si è responsabili anche per il danno che non si poteva attendere al momento
della prestazione. Nel 2043 il fatto non c’è, e quindi il fatto si può leggere solo se si identifica la situazione
che permette di dire che da un momento in poi l’azione era colpevole. (chi lo capisce è bravo………)
Questa sentenza è stata dettata dalla volontà di risarcire comunque e porre in capo allo stato un
risarcimento.
Conseguenza: tutti coloro che avevano l’epatite andavano dall’avvocato dicendo che anche il loro danno
era risarcibile. Allora lo stato con legge stabilisce che lui darà i soldi, ma a titolo di indennizzo e non di
risarcimento.
Questo apre a tante altre opzioni: le vittime dell’amianto, dell’inquinamento, …?

La vicenda del sangue infetto ha permesso di dimostrare come attraverso la causalità la giurisprudenza è
arrivata alla previsione di una responsabilità ancora più stringente della responsabilità oggettiva.

Nel caso dell’incapace abbiamo visto che l’incapace potrebbe dover indennizzare il danno nel caso in cui il
responsabile del suo controllo non possa risarcire.
Va messo in rilievo anche che la norma sull’incapace trova applicazione sia per chi si trova in uno stato di
incapacità naturale transeunte, sia per i bambini che non si rendono conto della gravità della situazione.
Il minore risponde in base al 2047 se ritenuto incapace, ma ex art. 2048 altrimenti.
Se si accogliesse l’idea secondo la quale il 1227 presuppone sempre la colpa del danneggiato, si potrebbe
pensare che nel caso di un minore che opera senza rendersi conto del suo comportamento il 1227 non
dovrebbe applicarsi.
La giurisprudenza attribuisce invece all’art. 1227 una considerazione sotto il profilo causale: se il
danneggiato minore è incapace di intendere e di volere, si deve comunque tenere conto della causalità
nella determinazione del danno del gesto inconsulto del minore. Quindi il 1227 trova applicazione anche
per l’incapace.
La responsabilità dell’incapace può essere fondata su una serie di eventi: su un contesto fattuale (non
fondata su un contratto, ma su un affidamento e quindi si risponde per contatto sociale), oppure c’è una
relazione contrattuale che lega l’incapace e le persone che hanno rappresentanza legale (in quel caso il
danno sarà vagliato anche alla luce di una responsabilità contrattuale; es. una badante risponde ex art.
1227).
A questo punto, ci si può chiedere: qual è il caso fortuito che un responsabile può invocare per non essere
responsabile?

La cassazione ha deciso (caso su moodle) che la responsabilità si può evitare.


Un anziano ricoverato in una casa di cura che durante un momento di convivialità colpisce nell’occhio un
altro vecchietto. I parenti fanno causa alla struttura.
La Cassazione dice che l’imprevedibilità del fatto (l’ospite non aveva mai dato segni di squilibrio) e
l’immediatezza del fatto ritiene provata la non responsabilità della struttura.
Se fosse stata data responsabilità, le corti avrebbero portato all’assoggettamento di tutte le persone
sottoposte a strutture a trattamenti simili ad Hannibal Lecter (controllo continuo senza limiti).
La stessa situazione (imprevedibilità, gesto repentino, …) viene applicata anche alla responsabilità della
scuola.
In questa situazione, quando si applica il 2047, si può recuperare la possibilità di prevedere una
responsabilità dell’incapace al pagamento di un’indennità.

Responsabilità di genitori, insegnanti e scuole


Nella responsabilità di precettori e scuole, l’interpretazione giurisprudenziale ha messo dei punti fermi.
L’art. 2048 parifica la responsabilità di vari soggetti all’idea che sostanzialmente questa responsabilità grava
sui soggetti chiamati a rispondere in maniera vicaria rispetto al comportamento illecito posto in essere da
coloro che agiscono sotto la loro temporanea signoria e sorveglianza solamente se non provino di non aver
potuto impedire il fatto.
Questa necessità di prova viene letta in maniera diversa rispetto al caso dell’incapace.
Elemento chiave della fattispecie: si tratta di una responsabilità vicaria, quindi il soggetto risponde se il
comportamento del sottoposto integra un illecito. A monte di questa responsabilità c’è un illecito
giustiziabile ex art. 2043, semplicemente si ha lo spostamento della responsabilità dal minore al
responsabile.
Questa norma prevede che la responsabilità sia attribuita al soggetto in base alla prova di aver impedito il
fatto; la giurisprudenza legge questo criterio dando rilievo a due aspetti: aver impartito una buona
educazione al minore (come si dimostra in concreto? Testimonianze, documenti come possono essere
quelli scolastici, …) (non ha detto il secondo).