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Prof. T. Basiricò a.a.

2014-15

FONDAZIONI

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FONDAZIONI
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ALLA CLASSE DI UNITA’ TECNOLOGICA:


STRUTTURA PORTANTE

CORRISPONDONO LE UNITA’ TECNOLOGICHE:


STRUTTURA DI FONDAZIONE
STRUTTURA DI ELEVAZIONE
STRUTTURA DI CONTENIMENTO

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“La struttura è l’insieme delle unità tecnologiche e degli elementi


tecnici appartenenti al sistema edilizio aventi funzione di sostenere i
carichi del sistema edilizio stesso e di collegare staticamente le sue
parti” (UNI 8290)

Nel campo delle costruzioni con il termine struttura si indica il


complesso di opere specificamente dedicate a sopportare i carichi
che gravano su di esse e necessarie per la stabilità dell’insieme.

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I carichi si dividono in statici e dinamici.


I carichi statici sono il peso proprio della struttura, i carichi permanenti
sulla struttura (pavimenti, manti di copertura, macchinari fissi, ecc..) ed
i carichi accidentali (o sovraccarichi), gravanti sulla struttura in modo
non permanente (persone, arredi, neve, vento, ecc.).

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I carichi si dividono in statici e dinamici.

I carichi dinamici sono forze di


cui può variare l’intensità, come
l’azione sismica, il vento, ecc..
I carichi possono essere
considerati concentrati se
agiscono su una superficie
piccola e possono essere
pensati come agenti in un punto
della struttura, oppure possono
essere considerati distribuiti se
la loro azione è distribuita su
una superficie sufficientemente
ampia.

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I carichi delle strutture sovrastanti (peso proprio dell’edificio + peso


persone e cose all’interno) si trasmettono al terreno attraverso la
superficie di contatto (fondazioni)

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STRUTTURE DI FONDAZIONE
La struttura di fondazione è l’insieme degli elementi tecnici che ha
la funzione di trasmettere i carichi permanenti ed i carichi accidentali
dell’edificio al terreno sottostante, che deve a sua volta essere in
grado di equilibrare tali carichi.

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La configurazione (tipologia, forma e dimensioni) delle fondazioni


sono, quindi, funzione della natura del terreno su cui insiste, dei
carichi e della struttura di elevazione.
Il corretto dimensionamento delle fondazioni evita il presentarsi di
cedimenti differenziali che si riflettono nelle strutture in elevazione.

Le strutture di fondazione possono distinguersi in:


Fondazioni dirette (continue o Fondazioni indirette
discontinue)

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Le fondazioni dirette vengono adottate quando il terreno alla quota


di imposta desiderata presenta valori di portanza soddisfacenti per il
carico che si prevede debba essere trasmesso dalle strutture in
elevazione.
A seconda della tipologia di struttura di elevazione e del valore di
portanza del terreno si possono realizzare strutture di fondazione:
• Discontinue (a plinti)
• Continue (muratura, a travi rovesce e/o a platea)

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Le fondazioni dirette discontinue si applicano quando il terreno ha


valori di portanza omogenei. Esse vengono realizzate con elementi
tecnici puntuali (plinti).
Detti plinti hanno una sezione
maggiore di quella dell’elemento
puntuale della struttura in elevazione
che consente di trasmettere carichi
minori sul terreno.

Nelle zone sismiche questa tipologia


di fondazioni è consentita solo in
presenza di elementi rocciosi nei quali
incassarsi e mediante travi di
collegamento (travi pastoia) tra i
diversi plinti.
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Forma in pianta dei plinti


La forma in pianta è in genere quadrata o rettangolare e dipende
da quella del pilastro sovrastante. In presenza di soli carichi assiali si
fa coincidere il baricentro della sezione del pilastro con quella del
plinto.

Tipicamente il plinto è costituito da un blocco in calcestruzzo armato


a forma di parallelepipedo, a base solitamente quadrata o
rettangolare, che viene realizzato al di sotto di ciascun pilastro della
struttura, e centrato rispetto a questo, allo scopo di trasmettere il
carico derivante dalla stessa al terreno di fondazione con valori
ammissibili di tensioni sul sedime.

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In generale è opportuno che i plinti vengano realizzati a base


quadrata.
Nel caso in cui il carico trasmesso dal pilastro sia notevolmente
eccentrico o il pilastro notevolmente allungato si adotta la sezione
rettangolare.

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Forma in elevazione dei plinti


- Plinti tronco-piramidali
- Plinti parallelepipedi (a spessore uniforme o variabile)

La scelta tra le due forme deriva dalla maggiore rapidità e semplicità


esecutiva.
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Andamento delle linee isostatiche in un plinto


I carichi trasmessi dalle strutture sovrastanti si distribuiscono
all’interno del plinto secondo linee isostatiche che formano
idealmente un cono.
Pertanto la forma ideale del plinto è quella tronco-conica o
tronco –piramidale.

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Plinti tronco-piramidali di minore rapidità


nell’esecuzione delle carpenterie e dei getti
consentono:
- minore impiego di armature (essendo molto
ridotte le tensioni tangenziali, compensate
dalla maggiore quantità di calcestruzzo
impiegato in prossimità della verticale
sull’area di spiccato del pilastro).
- minore quantità di calcestruzzo impiegata
nelle zone dove i momenti flettenti sono
modesti.
Quando i costi della manodopera sono
elevati rispetto al costo del materiale risulta
economicamente più vantaggioso adoperare
plinti parallelepipedi.
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Situazioni contingenti possono tuttavia richiedere plinti di forma


differente (ad esempio, il plinto zoppo per pilastri posti sul confine
della proprietà dove non è possibile centrare il plinto sotto il pilastro).

Plinto zoppo Plinto con trave di collegamento


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Plinti parallelepipedi di grande rapidità


esecutiva nella formazione delle
carpenterie e nella esecuzione dei getti
ma con maggiore utilizzo di armature
per ovviare alle sollecitazioni di taglio
che vengono a verificarsi in prossimità
della verticale sull’area di spiccato del
pilastro.

Plinto a “gradoni” per un pilastro in


c.a.

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Dimensioni dei plinti


Usualmente, i plinti ordinari hanno un’altezza che varia tra 40 cm e
80 cm, e dimensioni in pianta di circa 1,00 m per lato.

L’altezza è legata fondamentalmente alle sollecitazioni di taglio o


punzonamento, mentre le dimensioni e la forma della base sono
correlate alla capacità portante del terreno ed ai carichi provenienti
dalla sovrastruttura.

Normalmente in corrispondenza dell'estradosso del plinto viene


realizzata una risega di non più di 5 cm che serve per l'appoggio in
piano delle casseforme del pilastro.

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Plinti si dividono in:


Plinti alti e rigidi quando l’angolo formato
dalla congiungente il profilo esterne
della sovrastruttura e la base del plinto è
minore di 35°, rispetto alla verticale,
ovvero, non inferiore a 55°, rispetto
all’orizzontale. In tal caso l’altezza del
plinto è maggiore di 1,5 volte la sua
sporgenza.
Plinti bassi e flessibili quando l’altezza
del plinto è minore di 1,5 volte la sua
sporgenza. In tal caso il plinto si
deforma comportandosi come una
mensola rovescia. Plinto a “gradoni” per un pilastro in
c.a.

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Armatura plinti alti


Il materiale di cui sono costituiti i plinti alti quindi ove il cono di
propagazione dei carichi trasmessi dalla struttura sovrastante rimane
entro un angolo, rispetto all’orizzontale, non inferiore a 55° risulta
sollecitato solo a sforzi di compressione, pertanto i plinti alti non
necessitano di alcuna armatura. Tuttavia è buona norma disporre
almeno una semplice griglia in corrispondenza della base maggiore.
I plinti alti possono essere
confezionati con cls di resistenza
inferiore a quello della struttura in
elevazione poiché l’altezza del
plinto è tale da rendere compatibili
la resistenza del cls non armato con
le sollecitazioni di flessione e taglio
che si generano per effetto delle
sporgenze del plinto rispetto al
pilastro.
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Armatura dei plinti


L'armatura dei plinti di fondazione è
costituita da ferri disposti sulla faccia
inferiore e nelle due direzioni, tali da
realizzare in ciascuna direzione
un'area metallica in grado di
assorbire con tassi ammissibili della
tensione di lavoro, gli sforzi di
trazione.
Per plinti alti nei quali il rapporto tra il
lato del pilastro e quello del plinto è ≥
0,3 è opportuno che l'armatura venga
distribuita all'incirca uniformemente
sulla lunghezza del plinto.

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Armatura plinti bassi


Se l’angolo è inferiore a 55° il materiale viene sollecitato a sforzi di
flessione e taglio.

I plinti bassi devono essere confezionati con cls di resistenza pari a


quello della struttura in elevazione e devono essere verificati a
flessione e taglio delle parti a sbalzo.
La rottura del plinto si può avere per:
- effetto delle sollecitazioni di taglio (collasso per punzonamento)
- effetto della flessione dovuta al momento delle coppie di forze agenti
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Armatura dei plinti bassi


L'armatura sulla faccia inferiore dei
plinti bassi (costituita da ferri disposti
e nelle due direzioni, tali da assorbire
gli sforzi di trazione) è opportuno
addensare l'armatura in
corrispondenza del pilastro.

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Armatura dei plinti bassi


Alcuni ferri sono piegati a 45° per assorbire le tensioni tangenziali;
Oltre a dette armature vanno posizionati due staffoni perimetrali
orizzontali usualmente dello stesso diametro delle armature.

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Altri ferri si dispongono nella


parte superiore, in caso di
modesta altezza del plinto,
poiché le sollecitazioni di
pressione che si generano nella
parte superiore sono talmente
elevate da richiedere
un’armatura metallica anche
nella zona compressa.

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Tipologie di fondazioni superficiali discontinue

Plinti nervati (quando la Le nervature si comportano


superficie di contatto con il come mensole rovesce che
terreno è molto estesa rispetto irrigidiscono la piastra.
alla sezione del pilastro, per
L’economia di materiale non
utilizzare minore quantità di
compensano in genere il costo
calcestruzzo)
delle casseforme

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Fasi di realizzazione dei plinti


Al di sotto delle fondazioni viene realizzato uno strato di calcestruzzo
a basso contenuto di cemento detto magrone, di spessore variabile
tra 10 e 20 cm che serve a:
• avere un piano di posa delle fondazioni livellato
• evitare l’ossidazione dei ferri a causa del
contatto diretto col terreno
• limitare la permeazione di umidità di risalita

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Comunque le armature non vengono direttamente posate sul


calcestruzzo magro, ma sono tenute distanziate da questo mediante
distanziatori in calcestruzzo prefabbricato o in plastica, ciò perché
risultino avvolte bene dal calcestruzzo garantendo il giusto
copriferro.
Il plinto viene realizzato all'interno
di una cassaforma in legno o
talvolta metallica, dove viene
disposta l'armatura del plinto
stesso e i ferri di ripresa verticali
per il pilastro spesso sagomati a
molletta.
Posata l'armatura viene effettuato
il getto di calcestruzzo.

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Le fondazioni superficiali continue


Le fondazioni continue sono caratterizzate da una doppia
funzionalità:
• aumentare la superficie resistente sul terreno
• collegare le strutture di elevazione sovrastanti

Esse sono utilizzate sia con strutture portanti di elevazione


puntiformi (discontinue) sia con strutture di elevazione a pareti
portanti (continue).

Infatti, nel caso di terreni poco resistenti i plinti occuperebbero una


superficie tale da risultare molto ravvicinati fra loro.

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Le fondazioni a cordoli o a travi rovesce sono caratterizzate dall’essere


un vero e proprio allargamento della sezione trasversale terminale
della struttura.
I cordoli si utilizzano in presenza di murature portanti in elevazione
realizzate con materiali lapidei, hanno la funzione principale di ripartire
i carichi in maniera omogenea sul terreno, essendo trascurabili le
sollecitazioni a flessione ed essendo invece determinanti quelle di
compressione, reciproche tra fondazione e terreno.

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Le travi rovesce, siano esse unidirezionali che incrociate, sono


fondazioni solitamente adottate per edifici a struttura intelaiata in
calcestruzzo armato.
Esse ripartiscono sulla superficie di appoggio i carichi trasmessi dalle
strutture sovrastanti, e risultano caricate uniformemente dalla reazione
del terreno (dal basso verso l’alto). Da questo comportamento
“rovesciato” (uguale e contrario a quello delle travi dei telai in
elevazione) deriva l’appellativo di trave rovescia.

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Le armature sono disposte in maniera rovesciata rispetto a quella delle


travi in elevazione.

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Tipologie di fondazioni superficiali continue

Fondazioni con travi Travi rovesce nelle Travi rovesce a


rovesce in una sola due direzioni (a larghezza variabile
direzione maglia chiusa)

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Rispetto alla portata delle travi di piano le travi rovesce devono


sopportare i carichi più elevati gravanti da tutto l’edificio, pertanto le
dimensioni in altezza di tali elementi tecnici sono piuttosto
ingombranti.
In funzione delle particolari sollecitazioni e delle eventuali
eccentricità dei pilastri o dei setti si possono avere conformazioni
della sezione semplicemente a parallelepipedo oppure a T
rovesciata, a L, o ancora a parallelepipedo con superficie superiore
inclinata verso l’esterno.

Similmente a quanto avviene per i plinti grande cura dovrà essere


adottata nella preparazione del livello fondale. E’ prassi che le travi
rovesce non poggino direttamente sul terreno ma su uno strato di
calcestruzzo a basso contenuto di cemento (150 Kg) detto magrone
di spessore di circa 20 cm.

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Fondazioni superficiali a platea


Se il terreno superficiale ha resistenza unitaria modesta rispetto al
carico trasmesso dalla costruzione, essendo quello resistente
eccessivamente profondo, o quando si devono realizzare strutture in
elevazione con carichi rilevanti, si adottano fondazioni:
- a platea

Tale tipo di fondazione è tra le preferite dai progettisti poiché:


- dà maggiori garanzie di omogeneità di comportamento delle
fondazioni tali da evitare cedimenti differenziali nelle strutture
- non necessita di eccessiva manodopera per le carpenterie

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La fondazione a platea può essere considerata uno sviluppo della


fondazione a travi rovesce, con in più la presenza di un solettone
inferiore a cui spesso si aggiungono nervature ortogonali secondarie
rispetto a quelle delle travi rovesce, per garantire un ulteriore
irrigidimento della struttura.
Le fondazioni a platea trasmettono il peso di tutto l’edificio al terreno
interessando una estesa superficie continua.
Le platee si realizzano in cls armato e possono paragonarsi a dei solai
rovesciati con travi principali, travi secondarie e solette caricate dalla
reazione del terreno che si suppone uniformemente ripartita.
Si distinguono due tipi di platee:
- Normale
- Scatolare

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La fondazione a platea normale è composta da:


- travi principali che si incontrano in corrispondenza della base dei
pilastri, ed hanno larghezza modesta ed altezza notevole (1/4-1/5
della luce). In genere le travi perimetrali hanno ali a sbalzo che si
estendono oltre il perimetro dell’edificio
- travi secondarie, anche queste strette ed alte, incastrate a quelle
principali e poco distanziate tra loro (1,70-2,00 m) per ridurre la luce
delle solette e limitarne quindi l’altezza. Esse possono essere
disposte ad incrocio o parallelamente.
- solette, incastrate alle travi principali e secondarie armate con ferri
unidirezionali o incrociati

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Fondazioni a
platea con
travi principali
a maglia
chiusa e travi
secondarie
incrociate (a)
e travi
secondarie
parallele (b)

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La fondazione a platea scatolare è composta da:


- nervature verticali incrociate di piccolo spessore e notevole altezza
con maglia costante di 60-80 cm collegate superiormente ed
inferiormente da solette continue
- soletta continua superiore
- soletta continua inferiore

Tale sistema risulta notevolmente rigido e leggero


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Fasi di costruzione di una fondazione a platea

Scavo Getto magrone Posizionamento armatura

Getto del Cls Platea completata e ferri di ripresa a vista


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