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L’atteggiamento Socratico.

Con atteggiamento Socratico si intende indicare tutti gli insegnanti che,


nonostante abbiano in testa una loro idea didattica, decidono di non lasciare
nulla di scritto, ma di trasmettere le proprie idee a stretto contatto con
l’allievo, tenendo conto della sua personalità e del suo carattere.

Questo è quello che è avvenuto infatti con la filosofia di Socrate, il quale non
ha lasciato nulla di scritto, dato che quello che sappiamo sul suo pensiero è
giunto a noi attraverso i Dialoghi di Platone.

Socrate al pari di Platone, riteneva che la filosofia fosse basata sul dialogo,
sulla discussione, sull’interazione diretta tra colui che insegna e colui che
apprende. Il linguaggio parlato permette la maestro di produrre effetti
immediati sull’allievo, guidandolo passo dopo passo nel processo di
apprendimento.

Nel Fedro di Platone, Socrate afferma che la scrittura è simile alla pittura “
infatti, le creature della pittura ti stanno di fronte come se fossero vive, ma se
domandi loro qualcosa, se ne restano zitte..”

Il valore della scrittura consiste solo nel richiamare alla memoria ciò che
abbiamo imparato attraverso il dialogo e il contatto diretto con l’altro.

I testi dunque presentano argomentazioni mute, e perdendo il contatto con


l’autore, non abbiamo la possibilità di capire bene le implicazioni e di
orientarne la comprensione attraverso domande e risposte.

Il testo scritto, dunque per Socrate è soltanto un’imitazione imperfetta del


linguaggio parlato.

Nel campo dell’insegnamento dello strumento musicale abbiamo avuto due


esempi dell’atteggiamento Socratico, con due grandi didatti come Arnold
Jacobs e Paul Rolland.

Entrambi non hanno lasciato nessuna testimonianza scritta dello loro lavoro
didattico.

Arnold Jacobs (1915-1998) è stato la prima tuba della Chicago Symphony


dal 1944 al 1988, è anche un grande insegnante, in particolare per gli ottoni
e gli strumentisti a fiato, era considerato un grande esperto della tecnica
della respirazione in ambito musicale.

Questo suo interesse era nato anche in conseguenza della sua ridotta
capacità polmonare, dovuta a delle malattie infantili e dell’asma che era
insorta in età adulta.

Nel 1978 tenne anche lezioni presso un ospedale di Chicago su come usare
lo studio gli strumenti a fiato per il trattamento terapeutico dell’asma nei
bambini.

Il suo insegnamento era basato sul rapporto diretto con l’allievo, non ha
lasciato nessuna testimonianza scritta del suo lavoro didattico, tutti i libri che
abbiamo su di lui sono stati scritti dai suoi allievi che hanno diffuso quello
che più di un metodo era la sua filosofia, sopratutto per quanto riguarda la
respirazione negli strumenti a fiato e nel canto.

Jacobs infatti era molto attento e scrupoloso nel modo con il quale
trasmetteva, tramite le parole, le indicazioni riguardo la tecnica della
respirazione e delle motivazioni, e le modellava sulle caratteristiche psico-
fisiche dell’allievo.

Paul Rolland (1911-1978) è stato un violista e un insegnante di violino


ungherese, che si dedicò alla pedagogia e alla didattica degli strumenti ad
arco.

Negli anni sessanta si trasferisce negli Stati Uniti, in un clima di forte


rinnovamento sia sociale che culturale, gli viene chiesto di fare un metodo.
Rolland chiede allora la collaborazione di un neuropsichiatra, di un esperto di
movimento e di alcuni compositori, i quali dovevano scrivere dei brani
musicali su vari aspetti tecnici dello strumento scelti da Rolland.

Il metodo Rolland non è mai uscito a stampa perché l’autore è morto due
anni dopo l’inizio del lavoro, e i familiari hanno litigato tra di loro per i diritti
d’autore.

L’unica cosa che è stata messa in commercio sono stati dei video molto
costosi, nei quali si vedono i suoi giovani allievi con il maestro eseguire i vari
brani del sistema Rolland, che erano basati sull’idea di movimento attraverso
uno strumento ad arco.

Nel caso di Rolland abbiamo però un atteggiamento Socratico forse non


voluto, perché non sappiamo che sviluppi avrebbe potuto il metodo se non
fosse sopraggiunta la scomparsa del suo autore, e anche perché l’esistenza
dei video rivela forse l’intenzione di diffonderlo anche se in maniera diversa.

Oggi l’ampia diffusione di video e tutorial che imperversano sul web, e in


particolare su canali come You tube, sembrerebbe mettere fine
all’atteggiamento Socratico nell’insegnamento musicale, ma solo
apparentemente, perché questo mezzo non riesce a sostituire la qualità del
rapporto umano e del dialogo fra insegnante e allievo, fatto di domande,
sguardi e indicazioni specifiche a secondo l’esigenze e le caratteristiche
dell’allievo .

È un pò come la differenza che c’è tra parlare con una persona, o


telefonargli, o mandargli una mail.

Speriamo che la musica, e il suo insegnamento, non risenta troppo di questa


mancanza di contatto umano, che sembra oramai imperare nella nostra
epoca dove tutto, e quindi anche la musica, deve essere “consumata” in
maniera veloce e asettica.