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SOCIAL LEARNING

instructional technology (Cuban) → qualsiasi dispositivo utilizzabile dai docenti per istruire gli
studenti in modo piu' efficace e stimolante rispetto al solo uso della voce.

Un testo di Emilie Durkheim sostiene che parlare di educazione ideale astraendo da qualsiasi
condizione di tempo e di luogo significa ammettere che un sistema educativo non ha niente di reale
in se stesso.
Conoscere i sistemi educativi che sono esistiti consente di comprendere che l'educazione e' fatta di
diversi tipi di educazione in relazione ai diversi ambienti sociali.
Molti studiosi ricostruiscono la storia dell'educazione a partire dall'egitto in cui i temi pedagogici
fondamentali sono l'obbedienza in relazione al comando e l'edacazione a parlare.
Via via nel tempo si consolida il passaggio dalla saggezza all'istruzione per cui si e' saggi non piu'
perche in possesso di intelligenza ed esperienza ma perche' si conosce la tradizione attraverso i libri.
Compare con maggiore frequenza l'immagine del giovane indisciplinato e riluttante allo studio, da
correggere mediante punizioni corporali, il giovane viene paragonato spesso ad animali indocili da
ddomesticare.
A sparta l'educazione e' collettiva affidata ad un magistrato, sta prendendo forma la scuola di cultura
aperta a tutti, con le prime leggi in materia a disporre di insegnamento delle discipline, di
educazione per i poveri,di orari delle lezioni, del numero di allievi e della loro eta'.
Con la scuola alfabetica nascono in Grecia le scuole di scritura e sono tendenzialmente aperte a tutti
i cittadini.
Viene sottolineato qualche secolo dopo che la didattica separa del tutto la preparazione strumentale
dall'istruzione concreta.
Si va verso l'aumento di maestri liberi che insegnavano le arti liberali del trivio e del quadrivio, la
medicina e la giurisprudenza ( da qui si procede verso la nascita delle universita' e dei modelli
educativi accademici).
I metodi didattici nelle scuole sono simili a quelli greci: si impara l'alfabeto, poi la pronuncia delle
sillabe, poi la lettura.
La diffusione dell'istruzione riguarda sempre piu' persone.
Il CONCILIO DI TRENTO (1545) sottolinea il ruolo fondamentale della scuola e dei libri,
arrivando a condannarne diversi. La ratio studiorum regolamenta l'intero sistema scolastico
gesuitico: orari,programmi,discipline e organizzazione in classi
Nel 700 cultura intellettuale,scienze,arti e mestieri assumono pari dignita' nella formazione
dell'uomo, le punizioni diventano meno corporali e piu' concentrate su trascrizioni di lezioni e
ripetizioni.
Il XIX secolo traduce in pratica le istanze ideali formulate nel secolo precedente:
statalita',laicita',gratuita', universalita'.
La scuola incentra meno l'insegnamento mediante parole non tradotte in atto, e con sempre piu'
stimoli per far trovare agli allievi le vie per risolvere i problemi .
L'imparare facendo (learning by doing) diventa criterio via via piu' centrale nei processi educativi.
Chi insegna deve quindi occuparsi anche della formazione della giusta vita sociale.
Durante tutto il XX secolo non sono pochi gli studiosi che criticano la persistenza di modelli
educativi troppo identici a se stessi nel tempo.
Si sottolinea la distanza tra le istituzioni educative e il mondo esterno.
Tra la fine dell'800 e gli anni 80 del XX secolo si assiste a una proliferazioni di nuovi media,
dunque di nuove modalita' per la produzione, archiviazione e circolazione del sapere. In molti paesi
cinema,radio, televisione diventano sempre piu' tecnologie normali.
Nel 1910 George Kleine pubblica un volume di piu' di 300 pagine con una lista di oltre 1000 titoli
di film a disposizione delle scuole e a Rochester vi e' il primo utilizzo di film a scuola.
Eppure la maggior parte degli insegnanti non utilizza i film in aula.
Le ragioni dello scarso utilizzo del medium cinematografico risiedono nella mancanza di
competenze nell'utilizzo della strumentazione da parte degli insegnanti, nella difficolta' di trovare
film giusti per le lezioni oltre che nei costi e nelle indisponibilita' della strumentazione stessa nelle
scuole.
La ford foundation ha un ruolo di primo piano nella promozione della televisione come medium per
l'apprendimento nelle scuole e nelle universita', la televisione risulta uno tra i media piu'
sponsorizzati e finanziati.
Negli anni 60 l'utilizzo del medium televisivo a scuola consiste in un aiuto all'insegnamento.
Negli anni 70 e 80 l'uso della tv in aula si riduce fino a occupare non piu' di un'ora alla settimana e
sono pochissimi gli insegnanti che lo utilizzano com costanza ed entusiasmo.
Tra le cause di questo insuccesso vi sono due credenze diffuse:
1.ritenere che le istituzioni educative siano simili in tutto a quelle militari
2.credere che la mera introduzione delle tecnologie porti a risultati concreti in termini di
innovazione didattica. Questa concezione dei media si distingue per il suo determinismo.

Per Durkheim a chi si occupa di educazione e' richiesto di comprendere il sistema del proprio
tempo,che va conosciuto nella sua dimensione storica.
La disciplina dello spazio e del tempo, con pratiche didattiche ancora fortemente centrate su
alfabetizzazione e libro mantiene l'ambiente educativo immutato nel tempo.
Secondo Ely la scuola si accontenta dell'insegnamento tradizionale della lettura e della scrittura, cio'
che non basta piu' a chi vive in un ambiente altamente complesso, che esige di piu'.
La scuola insegna male perche' insegna a tutti le stesse cose nello stesso modo e nella stessa
quantita' non tenendo conto delle infinite diversita' d'ingegno, di razza, di provenienza sociale, di
eta', di bisogni ecc...

La mediologia e' un campo di studi che sceglie i media come territorio di osservazione privilegiato
per lo studio della societa' e dei mutamenti.
Walter Benjamin negli ani tra il 1935 e 1936 usa il termine medium per indicare il modo secondo
cui si organizza la percezione uman.
Benjamin anticipa di 3 decenni le teorie di McLuhan sostenendo che il canale che si adotta per
comunicare condiziona il senso di cio' che si comunica, e' questo infatti il senso dello slogan “il
medium e' il messaggio”.
McLuhan parla in quegli anni anche di logica dello specchietto retrovisore, per la quale davanti a
ogni innovazione tecnologica e sociale si tende a continuare ad applicare logiche precedenti al
cambiamento stesso, ovvero ad arretrare nel futuro.