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[VIRGIN RADIO] [VOICEBOOKRADIO.

COM] [ROLLINGSTONES]

1970: SPOSA ANGELA

All’inizio dell’anno Bowie forma un gruppo elettrico con Tony Visconti al basso,
John Cambrige alla batteria e Mick Ronson alla chitarra.

Con il nome “Hype” fecero alcune apparizioni, mentre usciva il singolo “Prettiest
Star” con Marc Bolan alla chitarra solista.

Quest’ultimo fu il precursore di Bowie, un


personaggio androgino: capelli ricci ribelli,
make up esagerato e scarpette da danza
classica.

Il 20 marzo all’ufficio del registro di Bromley,


Bowie sposa Angela Barnett di fronte a pochi
amici.

In quel periodo lavorava al nuovo album, “The


Man Who Sold The World”.

Un anno prima, nel 1969 esce il singolo


“Space Oddity“ ispirato al film “2001 Odissea
nello spazio” di Stanley Kubrick.

Nel 1970 il successo della canzone fu tale da


spingere Bowie a realizzare versioni in altre
lingue, tra cui “Ragazzo solo Ragazza sola”,
con il testo di Mogol, che non ebbe il
successo sperato.(PARAGONI)

In Inghilterra con Bowie, nasce il “glam rock”: trionfano paillettes, boa di piume, le
jumpsuit e le zeppe glitterate in versione extraterrestre. La libertà sessuale
sdoganata in questo periodo però, non va valorizzata soltanto per il suo lato
estetico, ma è importante focalizzarsi sul lato musicale in quanto codice
d’appartenenza. La musica infatti diventa un testamento vero e proprio che libera
le emozioni e le paure del pubblico, che attraverso questi linguaggi, viene
incoraggiato ad essere se stesso. Ciò che conta per lasciare il segno era racchiuso
nei contenuti delle sue canzoni e di questo, Bowie ne è il paladino indiscusso.

Disegnate dall’amico designer Freddie Burretti, le tute erano ricoperte da lustrini e


piume, oppure completamente bianche e dotate di mantello. La ricerca stilistica si
basava su Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, il film che secondo Bowie
rappresentava quel futuro, possibile o meno, in cui Ziggy Stardust avrebbe potuto
vivere.
Conquista la critica, ma non gli basta:vuole diventare famoso. Ci riuscirà attraverso
la combinazione impossibile tra un essere interstellare e un attore della
rappresentazione teatrale giapponese Kabuki.
Il Kabuki di Bowie è ampiamente riconosciuto per la qualità musicale unica, per i
capelli color rosso elettrico (che rimandano all'aspetto della parrucca utilizzata dalle
danzatrici del teatro giapponese nello spettacolo del leone Kabuki), i costumi in
vinile elaborati dallo stilista Kansai Yamamoto (ampiamente noti per il loro stile
insolito, accattivante e unico) e per il trucco spaziale di Sachiko Shibayama.
Esiste una parola in giapponese chiamata "kabuki-mono" che significa: "una
persona che attira l'attenzione a causa dei suoi strani vestiti / acconciatura e
comportamento strano”, proprio per questo Bowie lo trovò perfettamente adatto. La
sua peculiarità, è quella di far ragionare sul dubbio: di cosa fosse la mascolinità per
un cantante interprete, rispetto ad una rockstar.
Gran parte del suo addestramento iniziale, è dovuto all’istruttore/mimo Lindsay
Kemp, che lo ha introdotto nel mondo delle performance. Grazie a quest’ultimo
Bowie impara a muoversi sul palco, a utilizzare l’illuminazione in scena per dare
risalto al significato delle canzoni, e ad usare il trucco facciale del mimo ( come il
PIERROT)
Jean Paul Gaultier ha dedicato la sfilata “Ziggy Stardust” per la primavera del 2013
a David Bowie e alla scena musicale degli anni’70. I protagonisti dello stile erano
Kajal nero, acconciature estreme, e abiti con spalline.
Jeremy Scott si è ispirato alle silhouette più androgine e ai colori più graffianti
(ispirati dalla pop art) sfoggiati dal cantante nella collezione maschile 2016/17 di
Moschino, presentata alla Men Fashion Week di Londra.
1971: conferenza stampa in Usa : si presenta con una gonna a fiori

Nel 1971 uscì in America il nuovo album “The Man Who Sold The World”. Alla
conferenza stampa di Los Angeles, Bowie arrivò con una gonna a fiori che fece
scandalo(MODA), nel sud degli States infatti ebbe problemi per il suo aspetto
ambiguo.
Ad aprile il disco uscì in Inghilterra, però a causa delle polemiche americane
riguardanti il suo aspetto, la copertina iniziale (in cui troviamo Bowie disteso in un
divano con abiti da donna) venne cambiata. Il disco, benché buono, passò sotto
silenzio, ma in America vendette 50.000 copie. Nello stesso periodo nacque il
primo figlio Duncan Zowie Haywood Jones, noto solamente come “Zowie”.

Bowie lavorava già al suo successivo album “Hunky Dory”. Nel frattempo, il
manager De Fries lo introduce alla RCA ed è li che Bowie conosce i futuri “Spiders
of Mars”: (Trevold Bolder bassista e Mick Woodmansey batterista). Fa vari
concerti in Europa (Francia, Olanda, Belgio) e promette grosse novità per l’anno
seguente.

1972: CON LOU REED E MOTT THE HOOPLE

L’anno inizia con la scioccante intervista a Melody Maker del 22 gennaio, in cui
Bowie ammette di essere bisessuale (modelli comportamentali). Fu uno
scandalo, tutti si gettarono sul personaggio. Bowie intanto si preparava a partire
con lo sconvolgente tour di “Hunky Dory”, prova generale per quello di Ziggy
dell’anno dopo. Sul palco, tuta spaziale e capelli color carota, con Mick
Ronson(chitarrista della sua band “spiders of Mars”) in lustrini a fargli da spalla.

Bowie esegue anche canzoni che giacevano già pronte negli studi RCA per il
nuovo album, che, a seguito dell’enorme successo della tournée inglese, fu
pubblicato in anticipo, solo 5 mesi dopo “Hunky Dory”. Il clou venne raggiunto l’8
luglio quando, in uno show per salvare le balene (MODELLI
COMPORTAMENTALI) eseguì un concerto memorabile, facendo vedere tutto il suo
futuro potenziale. Quella sera Bowie presentò agli inglesi Lou Reed: insieme
cantarono “White Light/ White Heat” “I’m Waiting for my Man” e “Sweet Jane”.
Sempre in luglio, decine di invitati della stampa americana furono fatti arrivare a
Londra ( a spese di De Fries, abile regista della carriera di Bowie) per conoscere il
musicista. La cosa funzionò, e alla conferenza stampa Bowie si presentò con Lou
Reed e Iggy Pop, sconvolgendo tutti con le sue dichiarazioni. La risonanza fu
enorme, anche perché mentre Bowie parlava, Lou Reed lo baciò sulla bocca.
Sempre in estate Bowie scrisse “All the Young Dudes” per i Mott The Hoople in
crisi ( fu il più grande successo), produsse “Transformer” di Lou Reed ( un altro
straordinario successo) e partì per uno storico primo tour americano: da otto le
date divennero quasi trenta mentre cresceva la Bowie- Mania. (Al suo primo
concerto a NY la platea era composta quasi tutta da uomini vestiti da donna:
BOWIE ERA L’EROE DI TUTTI.) (RAPPORTO CON CULTURA DELL’EPOCA)

1973: IL TRIONFO DI ZIGGY STARDUST

Verso la fine dell’anno precedente emerge la figura di “Ziggy


Sturdust” : Un semidio bisessuale con i capelli arancioni, gli
stivali rossi e la tuta spaziale multicolor che metteva i suoi
attributi sessuali al centro dell’attenzione del pubblico, e del
suo personaggio. Disegnata per lui e con lui da Freddie Burretti
nel '72 per l'album “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the
Spiders from Mars” in cui interpreta il ragazzo divenuto rockstar
grazie agli extraterrestri venuti da Marte. E' il Bowie androgino
che appare sulla Bbc che inventa uno stile sessualmente
ambiguo. Fu proprio Ziggy Stardust che diede a David Bowie la
svolta di cui aveva bisogno. Ma c'è molto di più dietro questo
personaggio, a parte il desiderio di distinguersi. Era la formula
perfetta per diventare famosi: un grande cantautore con un look da icona e una
performance teatrale. L'album “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the
Spiders from Mars” (1972) ora è considerato uno dei più grandi album di tutti i
tempi e le sue canzoni fanno emergere una nota critica su questioni di politica,
droghe e orientamento sessuale.La creazione del personaggio di Ziggy Stardust è
venuto fuori come il risultato di diversi episodi e problemi nella vita di Bowie. Dai
testi dell’album, possiamo dire che Bowie ha cercato di affrontare la minaccia del
tempo e dell'invecchiamento, riferendosi alla storia di Ziggy Stardust, che
sosteneva che mancassero solo cinque anni alla fine della terra. La decisione di
Bowie di fare Ziggy bisessuale dimostra un'accettazione di tutti i tipi di
orientamento sessuale, cosa incredibilmente controversa in quel periodo. Lo fece
“alieno” perché è sempre stato interessato alla fantascienza e ai viaggi nello
spazio, come mostrato nelle precedenti canzoni( ad esempio "Space Oddity, del
1969”), ma si presume che avesse un'altra fonte di ispirazione: il pioniere del rock
Vince Taylor, che ebbe un crollo mentale dopo aver assunto troppe droghe ed
essersi creduto in seguito, un dio alieno.

Gennaio 1973, l’anno inizia con la registrazione dell’album “Aladdin Sane” poi con
il secondo tour americano, il 14 febbraio al Radio City di NY. Quest’album è molto
più sinistro dell'album “Ziggy”, si basava sul lato oscuro della cultura americana
come lasciano intendere canzoni tipo “Cracked Actor" e "Panic in Detroit". Bowie
conquistò finalmente l’attenzione americana, ma imparò a sue spese che non era
tutto così bello come sembrava.

Lo show era diverso, Bowie cambiava vestito 5 volte, iniziava calandosi in una
gabbia dal cielo mentre cantava “Hang on to Yourself”. Intanto uscì “Aladdin
Sane”, subito definito l’ On the Road” dell’artista, con chiaro riferimento al
romanzo “Sulla strada” di Kerouac (RIFERIMENTO AL LIBRO) una sorta di “bibbia
degli hippies”.

(Kerouac è uno scrittore statunitense ,molto amato da Bowie durante la sua


adolescenza).

Il disco “ALADDIN SANE” era composto da Bowie l’anno prima durante il tour
americano e ogni canzone aveva come sfondo una metropoli USA o il deserto
(VIDEOCLIP:STILE=TIPOLOGIA DEL VIDEOCLIP) (come in “Drive in Saturday”)
dell’Arizona, attraversato da Bowie in treno perché odiava volare.

l titolo è un doppio-senso: “A lad insane” significa “un ragazzo pazzo”, il gioco di


parole si ripete in tutta la canzone. Il brano è ispirato all'opera letteraria di Evelyn
Waugh Waugh e soprattutto al romanzo “Vile Bodies”.

Dopo aver fatto innamorare il mondo di Ziggy Stardust, Bowie introduce un nuovo
personaggio. Si suppone che Aladdin Sane sia ispirato al
fratellastro di Bowie, Terry, a cui fu diagnosticata la
schizofrenia, da qui il gioco di parole del nome del
personaggio - "Un giovane pazzo" ( “a lad insane”). I numeri
nel titolo della canzone "Aladdin Sane (1913-1938-197?)"
suggeriscono che stia per scoppiare una terza guerra
mondiale.
Scritto durante lo Ziggy Stardust tour del 1973, l’album è un
manifesto del personaggio Ziggy – Bowie. In questi anni
l’artista si è trasformato nella creatura della sua immaginazione, e l’ha resa reale a
tal punto da diventarne costretto.
La saetta sul volto di Bowie è diventata un simbolo utilizzato all’infinito,
rimaneggiato, modificato nel significato. Ma da dov’è nata la foto che verrà
chiamata “The Mona Lisa of Pop”?.
L’autore della copertina è il fotografo Brian Duffy, che ai tempi della produzione si
ritrovò a chiedere a David quale sarebbe stato il titolo dell’album. David rispose “A
Lad Insane” (un ragazzo pazzo), e nella testa del fotografo si palesò la scritta
Aladdin Sane, pensando al racconto di Aladino. Proprio per questo si presuppone
che la fiammella che spunta dalla “i” di “Aladdin” è proprio la fiamma che uscirebbe
dalla lampada del genio.
Il simbolo della saetta era nella testa di Bowie sin dal principio, e richiamava il suo
fascino per Elvis Presley. Infatti, intorno al ’70 tutti gli oggetti che si rifacessero al re
del rock and roll erano tutti segnati dal simbolo del suo motto TCB: Taking Care of
Business in a Flash: un fulmine.

Il Simbolo della TCB di Elvis

Pierre Laroche, truccatore dell’artista per diversi anni, prepara Bowie alla figura
congelata di Ziggy Stardust. Gli autori del catalogo della mostra leggono quel
materiale sconosciuto sulla clavicola del cantante come un richiamo alle forme
organiche, sessuali e deformi di Salvador Dalì. Nelle ascelle ne vedono degli organi
genitali femminili, simili a ferite chirurgiche. Ziggy si sdoppia in un’androginia che
ricorda le pose plastiche delle dive del bianco e nero come Katharine Hepburn. È
relegato nella sua immagine come se fosse in ibernazione. La stessa ibernazione
che troviamo in 2001: Space Odyssey, durante il viaggio degli astronauti.
Ma in Aladdin Sane, (l’uomo caduto sulla terra, come Prometeo avendo rubato il
fuoco agli dei), deve pagare il suo conto. Per aver cercato di diventare un
Superuomo, la sua cicatrice è la saetta rossa e blu, diventata un simbolo del Glam
Rock, del Pop stesso, e del messaggio di aspirazione alla libertà dalla
condizione umana, che può anche diventare una vera e propria alienazione. Per
andare avanti ed evolvere in qualcos’altro, il personaggio alieno e l’essere umano
che ci sta dietro hanno bisogno di una trasformazione. Questa trasformazione
richiama la rinascita dallo stato embrionale dello Starchild di 2001.
È così che questo trio geniale, il fotografo Duffy, il truccatore Laroche e il musicista
Bowie hanno creato una delle immagine più rappresentative ed iconiche della
seconda metà del Novecento.
Bowie poi passò in Giappone per 10 date in aprile. Poi attraversò la Siberia e
giunse a Mosca, quindi Parigi e Londra. Centinaia di ragazze lo attendevano a
Victoria Station, la polizia dovette scortarlo. In maggio giugno e luglio partecipò ad
un gigante tour inglese: l’ultimo concerto fu a Londra il 3 luglio con un clamoroso
colpo di scena, Bowie uccide Ziggy and the Spiders, presentando “Rock n Roll
Suicide” con queste parole: “Dei concerti del tour, questo rimarrà con noi più di
tutti, non solo perché è l’ultima data, ma perché è l’ultimo concerto che faremo”.
Tutti rimangono sorpresi, soprattutto i componenti della band.

Secondo Bowie, Ziggy Stardust era solo un personaggio teatrale: «Ma io interpreto
i miei personaggi fino in fondo». «Non riuscivo a capire se fossi io a creare i miei
personaggi o se fossero i miei personaggi a creare me, oppure se eravamo la
stessa cosa», racconterà anni dopo. Fondamentalmente aveva paura che la
confusione lo facesse impazzire, era la cosa che temeva di più. Quando lascia
l’Odeon quella notte vuole lasciarsi alle spalle Ziggy Stardust, ma sta lasciando
indietro anche l’azione più importante della sua vita: ha creato un esempio di
coraggio per milioni di ragazzi emarginati che non sono mai stati presi in
considerazione da un’icona della cultura popolare prima di questo momento. Ha
aiutato gli altri a liberarsi, nonostante non riuscisse a farlo con se stesso.

In seguito Bowie andò alla Chateau d’Herouville (residenza di Chopin vicino Parigi,
resa celebre nel pop da Elton John con “Honky Chateau” ) per registrare l’album
“PIN UPS” (MODELLI RIFERIMENTI SOCIALI E
ISPIRAZIONI).
Il disco, uscito d’ottobre, fu subito un successo:
in copertina la foto di Bowie e Twiggy (famosa
modella degli anni 70).

Twiggy era l’icona della generazione di cui la


minigonna, da lei indossata, era divenuta il
simbolo della rivoluzione del costume che di lì a
poco sarebbe scoppiata definitivamente.

In realtà la foto era stata scattata per British


Vogue: Bowie voleva essere il primo uomo a
comparire nella cover rivista, ma l’editore, se da
una parte mandò in fumo le ambizioni del cantante, dall’altra scrisse una pagina
indimenticabile nella vita di Twiggy.
Justin de Villeneuve, il fotografo che ha realizzato lo scatto, racconta come è nato
l’idea della collaborazione.
Era il 1973 e nella canzone Drive-in Saturday Bowie cantava “Twig the wonder
kid”. Così, nell’incontro in cui il cantante aveva espresso la sua ambiziosa idea per
la copertina di Vogue, Justin propose proprio la modella per affiancarlo nel servizio
fotografico.
Gli scatti si tennero a Parigi, dove Bowie lavorava all’album “Pin Ups”. Il motivo
della maschera era l’abbronzatura di Twiggy, appena tornata dalle vacanze in
Bermuda, accostata al colorito del cantante che invece era pallido.
Il make-up si rivelò una soluzione convincente e quando Justin mostrò le foto a
Bowie, il cantante espresse subito il desiderio di inserirla nella copertina dell’album,
il resto è storia.
L’anno terminò con l’annuncio che Bowie, negli ultimi due anni, aveva venduto,
solo in Gran Bretagna, un milione di album e un milione di singoli.

1974: L’APOCALISSE E I “DIAMOND DOGS”


Bowie chiude agli Olympic Studios per incidere “Diamond Dogs”, un album fosco
e politico nei contenuti. (DISCOGRAFIA) L’album esce ad aprile. Bowie aveva
sospeso la realizzazione di due musical, “1980 Flootshow”
(di cui esiste però la versione TV per il programma
americano “Midnight Special” registrato al Marquee) e
“The Ziggy Stardust Show”, sospeso anche il film e il disco
live del “last concert” di Londra, quando De Fries voleva
far tornare Bowie in scena.

Il suono è duro e tagliente, ma l’album scala comunque le


classifiche inglesi, quelle americane e anche quella
italiana.
L’opera è considerata un concept album, anche se
l’ispirazione è fornita da due importanti volumi, Ragazzi
Selvaggi di William S. Burroughs e 1984 di George Orwell, in
cui si dipinge una società futura guidata dall’onnipotente Big Brother. L’album
Diamond Dogs si può reputare,(sia per il tema trattato che per la crudezza dei testi
con cui viene narrato e per le sue atmosfere cupe) uno dei lavori tra i precursori del
movimento punk e addirittura di quello dark che lo seguirà dopo qualche anno.
La particolarità e la rarità di Diamond Dogs, risiede nella copertina creata
dall’artista belga Guy Peellaert. In questa cover, il volto di Bowie, perfettamente
riconoscibile, è inserito su un corpo di cane. La copertina non fu censurata per
questa forte immagine, bensì perché nella facciata B della prima edizione
dell’album, i genitali dell’uomo-cane erano in bella mostra. La casa discografica
dell’artista, la potente RCA, per evitare rischi con la censura, pensò di oscurare la
zona genitale invitando il pittore belga ad annerire con l’aerografo l’area
sopracitata. La prima edizione, bruscamente tolta dal mercato, vale oggi 10mila
dollari.
A giugno parte il più pazzesco tour americano di Bowie: al centro di una
scenografia apocalittica Bowie raccontava la storia di “Hunger City” e i “Cani di
Diamante” con un gruppo che comprendeva Earl Slick alla chitarra. Gli Spiders
erano sciolti da tempo. In Usa si innamora del funky (MODELLI RIFERIMENTI
SOCIALI) e conosce il giovane Carlos Alomar: inizia a pensare all’album “ Young
Americans”. Intanto la RCA pubblica “David Live” registrato dal vivo a luglio a
Filadelfia, città dove Bowie chiama altri musicisti che avevano lavorato per Aretha
Franklin.(DISCOGRAFIA:PARALLELI/ RIFERIMENTI SOCIALI) Il risultato fu un disco
di svolta, nel quale appare anche come musicista e autore JOHN LENNON. A
settembre Bowie si trasferisce a Los Angeles per restarvi un anno, facendo largo
uso di droghe, vicino all’autodistruzione.

1975: CON JOHN LENNON SCALA LE CLASSIFICHE

Da Los Angeles si spostò poi a New York, dove gli venne proposto di interpretare
“L’uomo che cadde sulla terra” diretto da Nick Roeg, (nel deserto del New Mexico
le riprese del film). Intanto “Young Americans” e il singolo “Fame” (con John
Lennon) scalavano le classifiche americane: “Fame” fu il primo num uno di Bowie
in Usa. Bowie era in causa con De Fries: voleva liberarsi del manager che lo stava
usando per altri scopi. La causa finirà con un accordo alla fine dell’anno. Bowie
fonda un’industria di management “la Bewlay Bros.inc”, poi torna a Los Angeles
per incidere l'album “Station to Station” con Alomar, Slick, Dennis Davis più il
pianista di Springsteen, Roy Bittan. Il disco nacque in un’atmosfera di creatività
continua e fu praticamente improvvisato in studio.

In USA partecipava a molti programmi televisivi. (in uno di questi duettò con Cher,
mentre in Inghilterra la ristampa di Space Oddity raggiungeva il numero uno).
(DISCOGRAFIA)

Bowie ormai era assente da due anni da casa.

1976: IL RITORNO DEL DUCA BIANCO

Nella tournée americana di febbraio e marzo Bowie presentò un nuovo look: Il


Duca Bianco (che esordisce con Station to Station, nel 1976) e i successivi anni
berlinesi, dove le ideologie confuse (e controverse) si sposarono con alcune delle
sue produzioni migliori e un look rinnovato nel suo minimalismo, elegante con
camicia bianca, panciotto nero e capelli biondo platino. Nei suoi spettacoli
trionfavano luci bianche e un gruppo misto (3 bianchi e 3 neri) che presentavano
un programma di canzoni recenti, senza affondare nel passato, molto compatto e
FUNKY. Mancava Earl Slick che aveva sollevato problemi di soldi.

L'incarnazione di questo alter ego avvenne quindi, durante gli anni bui di David
Bowie, quando era alle prese con stress e tossicodipendenza. Questo alter ego
rappresenta un uomo tormentato, che canta una storia d'amore, ma è
completamente insensibile ai sentimenti.

L’impatto del concerto era l’elemento di stupore, non più i vestiti di scena: ormai
ridotti al massimo della semplicità. È il personaggio più controverso, chiamato
aristocratico psicopatico e zombie immortale. In un primo momento, Bowie ha
dichiarato che le sue affermazioni a sfondo fascista, quasi nazista, facevano
semplicemente parte del suo personaggio. Più tardi ha
accusato le droghe pesanti di cui faceva uso in quel
periodo. 

A New York ci furono problemi di droghe in cui era


coinvolto anche Iggy Pop, che produsse “The idiot”, un
disco stupendo scritto quasi tutto a metà tra i due, uscito
nel 1977. A maggio tornò in Inghilterra e suonò per sei sere
a Wembley per 60mila fans. Poi con Brian Eno andò alla
Chateau per lavorare al nuovo album, che fu terminato a
Berlino: “Low” è il primo disco elettronico di Bowie
(DISCOGRAFIA) affascinato in quel periodo dalla musica
dei tedeschi Kraftwerk (BIOGRAFIA: ISPIRAZIONE E
MODELLI)

“LOW” fu consegnato a novembre ma uscì l’anno dopo per lo sconcerto della RCA
di fronte a quel disco quasi strumentale e non molto commerciale.

1977:BERLINO, IL MURO E MARLENE DIETRICH

La prima metà dell’anno fu dedicata da Bowie alla carriera


dell’amico Iggy Pop a Berlino dove si era trasferito, con
parte del suo gruppo ( con Carlos Alomar), scrisse e registrò
“Lust For Life” che diede un buon risultato commerciale.
(DISCOGRAFIA)

Poi andò con Iggy in tournée in Europa e America, suonando


le tastiere seminascoste nell’ombra. Tornato a Berlino
chiamò Brian Eno, e l’ex King Crimson Robert Fripp, per
registrare “Heroes” un disco espressionista e denso di problematiche decadenti,
ma in senso nuovo, europeo.

La vita a Berlino lo aveva influenzato in maniera positiva, intellettuale, senza


spingerlo alle eccessive pose di Los Angeles. Poi si recò in Inghilterra per
registrare uno show televisivo con il vecchio amico Marc Bolan e il gruppo punk
“Eddie and The Hot Rods”, che però nell’ultimo momento non raggiunse lo studio,
pregiudicando cosi l’iniziativa.

A natale registrò la voce per il disco “Pierino e il Lupo” di Prokofiev, molto amato
dal figlio Zowie. Intanto firmava il contratto per il film “Gigolò” (VIDEOCLIP:
RIFERIMENTI A FILM) con Marlene Dietrich e Sidney Rome. A Berlino continuava a
dipingere: i sogg dei dipinti erano immigrati turchi che popolavano Neukoln, un
quartiere a cui Bowie dedica una parte di “Heroes” (VIDEOCLIP: STILE,
LOCATION)

1978:ON STAGE

Tra la fine del 77 e l’inizio del 78 conclude le riprese di “Just a Gigolò”, diretto da
David Hemmings. Storia di ambientazione tedesca nel periodo della nascita del
nazismo. (MODELLI COMPORTAMENTALI).

Il film, fu molto commerciale per l’insipienza dell’insieme, nonostante la buona


prova di Bowie e della Rome. Bowie doveva produrre successivamente il primo
disco dei Devo con Eno, ma lasciò il suo posto perché impiegato nei preparativi
del massiccio tour mondiale di oltre 60 concerti. Il tour fu un nuovo shock, per via
dell’ambientazione ipermoderna creata da moltissime luci al neon bianche
(posizionate all’interno di una grata), che facevano da sfondo, e per le sue pose sul
palco che servivano a direzionare le luci.

Il concerto era basato sui nuovi dischi, e Bowie suonava il sintetizzatore in un paio
di brani, inoltre c’era un intermezzo di canzoni del periodo di Ziggy. La tournée si
concluse in modo trionfante. Dal tour sarà tratto il doppio dal vivo “Stage”, uno dei
dischi più belli.

Alla fine dell’anno si incontrò nuovamente con Eno per registrare “Lodger”, il terzo
capitolo della “trilogia” Berlinese. Iniziato in Svizzera, l’album fu completato
all’inizio del 1977 a Berlino.

1979: LODGER: UN DISCO DIVERSO CON MOMENTI MAGICI

A Berlino completa “Lodger”, un disco che già mostra segni di distacco dai due
precedenti della “trilogia”( composta da “Low”, “Heroes”, e “Lodger” ). Le
tematiche sono legate alla ossessiva osservazione di una realtà filtrata dalla
certezza della prossimità della fine.

“Lodger” (che avrebbe dovuto chiamarsi in un primo momento “Look Back in


Anger” come il suo brano più significativo esteticamente ) è più frammentario
rispetto ai due precedenti.(DISCOGRAFIA:PARALLELI) Ha momenti magici in
“Boys Keep Swinging” e “Yassasin”, soprattutto nei testi Bowie mantiene il
senso intellettuale della sua musica. I video tratti dal disco furono significativi,
( l’era di MTV era ormai iniziata e condizionava il mercato di vendita dei dischi) con
le metafore di “Look Back in Anger” (l’artista e la sua immagine, un richiamo forse
a “The Image”) o gli scherzosi travestimenti di “Boy Keeps Swinging”.

Si può dire quindi, che David Bowie ha interpretato la sua vita in una dimensione
artistica completa e sempre d'avanguardia che lo ha consegnato alla storia non
solo per la musica. Non è un caso che la Bbc tre anni fa lo avesse messo al primo
posto, più di qualunque altra personalità, Re dello stile, in una classifica di Storia
definendo David Bowie il britannico meglio vestito di tutti i tempi.

Ci ha lasciato allo stesso tempo la sua fascinazione incontrollabile per lo spazio


infinito, quella spinta quasi ossessiva alla ricerca del nuovo e dello sconosciuto, la
voracità intellettuale attraverso la quale negli anni si è appropriato di generi e stili
musicali tra loro opposti, come un vero camaleonte. 
Da più parti si ricorda la sua incredibile capacità di manipolare l'immagine di se
stesso, in un fluire continuo di alter ego progettati nel tentativo instancabile di
costruire e ricostruire la forma di un personaggio che potesse sempre rispecchiare
lo spirito culturale contemporaneo.
Per ricostruirsi, Bowie ha utilizzato tutti i trucchi a sua disposizione, come un vero
prestigiatore: dal glam esagerato di Ziggy Stardust (The Rise and Fall of Ziggy
Stardust and the Spiders from Mars è del 1972), umano emissario degli alieni
diventato ben presto il rappresentante ideale del nascente movimento omosessuale
britannico, passando per il pirata spaziale Halloween Jack (Diamonds Dogs, 1974)
dopo la morte di Ziggy, fino al sottile Duca Bianco (che esordisce con Station to
Station).
Il colore dei capelli e le acconciature, i tacchi, lo sguardo felino, l'esplorazione del
genere, l'impostazione teatrale, le collaborazioni d'autore, le interpretazioni
cinematografiche e i messaggi di speranza e libertà all’interno dei suoi testi
musicali: Bowie è tutto questo.
Prende in prestito dagli esempi di Lou Reed dei Velvet Underground e Iggy Pop
degli Stooges, entrambi artisti influenti che fanno musica di un livello superiore, ma
sono stati distrutti dalla critica e dal pubblico. Bowie usa questi elementi per creare
qualcosa di assolutamente unico, senza precedenti e liberatorio. Se “Hunky Dory”
inizia con la speranza di Changes e termina con la delusione di The Bewlay
Brothers (che sembra parlare del suo fratellastro Terry), “Ziggy Stardust and the
Spiders from Mars” inverte completamente la narrazione. La prima traccia, la
suggestiva Five Years, descrive il momento in cui un gruppo di persone scopre che
il pianeta Terra morirà tra cinque anni. Dieci canzoni dopo, quando tutti i presunti
messia vanitosi sono andati e venuti senza lasciare il segno, Bowie porta a termine
un ultimo atto di redenzione cercando di salvare una singola anima in Rock’n’Roll
Suicide: “Non sei solo / Non importa cosa o chi sei stato / Tutti quei coltelli che
sembrano lacerare la tua mente / Ho avuto anche io la mia parte / Ti aiuterò con il
dolore / Non sei solo”. Questo pezzo, come tutto l’album, è il modo con cui Bowie
vuole mettersi in contatto con un pubblico che conosce istintivamente: emarginati
che si sentono perduti e depressi, rovinati dalla loro stessa disperazione o dalla
cattiveria del mondo. Quando la canta dal vivo, Bowie si allunga verso il pubblico e
dice: “Dammi le tue mani / Perché sei bellissimo / Dammi le tue mani”. È un
momento di grande amore, e anche un atto politico: l’offerta di un abbraccio, di un
incoraggiamento. Un gesto forte per un personaggio che ha dichiarato di non avere
nessun tipo di calore umano.
David Bowie è una star senza precedenti. I suoi album vendono più rapidamente di
quelli di ogni altro artista rock dai tempi dei Beatles. Nessuno è mai stato come
Bowie, si è mosso sul palco come lui alternando momenti di incredibile grazia e
movimenti spasmodici, spigolosi, quasi inumani. Nonostante i vari cambiamenti di
stile, la sua intenzione (di dar coraggio al pubblico attraverso i contenuti importanti
all’interno dei testi delle sue canzoni) rimane invariata.

«Quello che ho voluto più di qualsiasi cosa era contribuire in qualche modo
alla cultura in cui vivevo, e mi sembrava una sfida spingerla sempre un po'
in là nella direzione in cui mi sembrava interessante potesse andare»

1973 Radio City Music Hall, NY. Kabuki dal teatro giapponese. Design: Kansai Yamamoto.
Fotografia: Masayoshi Sukita

(1970)

Ziggy Stardust
(1973)

Dall’album “Aladdin Sane”, 1973.


Halloween Jack (1974)

Duca Bianco (1976)

“Pierrot” di Bowie (1970)


Lindsay Kemp nel 1969, fotografato da Allan Warren