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Italiano IV – Instituto Inter

Bella Ciao – Canto popolare

Una mattina mi son' svegliato E seppellire lassù in montagna


O bella ciao, bella ciao, bella ciao, O bella ciao, bella ciao, bella ciao,
ciao, ciao ciao, ciao
Una mattina mi son' svegliato E seppellire lassù in montagna
E ho trovato l'invasor Sotto l'ombra di un bel fior

O partigiano, portami via Tutte le genti che passeranno


O bella ciao, bella ciao, bella ciao, O bella ciao, bella ciao, bella ciao,
ciao, ciao ciao, ciao
O partigiano, portami via Tutte le genti che passeranno
Che mi sento di morir Mi diranno: “che bel fior”

E se io muoio da partigiano E’ quest' è il fiore del partigiano


O bella ciao, bella ciao, bella ciao, O bella ciao, bella ciao, bella ciao,
ciao, ciao ciao, ciao
E se io muoio da partigiano E’ quest'è il fiore del partigiano
Tu mi devi seppellir Morto per la libertà

L'Esercito Del Selfie -Takagi & Ketra Arisa, Lorenzo Fragola

Hai presente la luna il sabato sera


Intendo quella vera, intendo quella vera
Hai presente le stelle, le torri gemelle
Quelle che non esistono più, quelle che non esistono più
E se ti parlo di calcio
E se ti suono un po' il banjo
Dici che sono depresso, che non sto nel contesto, che profumo di marcio
Ma se ti porto nel bosco
Mi dici portami in centro
Perché lì non c'è campo, poi vai fuori di testa come l'ultima volta

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Siamo l'esercito del selfie


Di chi si abbronza con l'iPhone
Ma non abbiamo più contatti
Soltanto like a un altro post
Ma tu mi manchi
Mi manchi, mi manchi
Mi manchi in carne ed ossa
Mi manchi nella lista
Delle cose che non ho, che non ho, che non ho

Hai presente la notte del sabato sera


Intendo quella nera, intendo quella nera
Hai presente la gente che corre in mutande
Dici che non esistono più, dici che non esistono più
E se ti parlo di sesso
Carta forbice o sasso
Dici che sono depresso, che non sto nel contesto, che profumo di marcio
Ma se ti porto nel parco
Mi dici portami in centro
Perché lì non c'è campo, poi vai fuori di testa come l'ultima volta

Siamo l'esercito del selfie


Di chi si abbronza con l'iPhone
Ma non abbiamo più contatti
Soltanto like a un altro post
Ma tu mi manchi
Mi manchi
Mi manchi
Mi manchi in carne ed ossa (mi manchi in carne ed ossa)
Mi manchi nella lista (mi manchi nella lista)
Delle cose che non ho, che non ho, che non ho (che non ho)
Siamo l'esercito del selfie
Di chi si abbronza con l'iPhone
Ma non abbiamo più contatti

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Soltanto like a un altro post


Ma tu mi manchi
Mi manchi
Mi manchi
Mi manchi in carne ed ossa (mi manchi in carne ed ossa)
Mi manchi nella lista (mi manchi nella lista)
Delle cose che non ho, che non ho, che non ho (che non ho)

L’altra dimensione - Måneskin che questa passione non possa


curare
E adesso, _______ , faccio le valigie Io, io dalla polvere, come Fenice
E ______ via in un’altra dimensione __________ ed ___________anche a
Son stanco delle vostre facce grigie volare
Voglio un mondo rosa, pieno di Soltanto perché ho fatto le valigie
colore Ed ______________ la dolce Marlena
Voi comprate amore con le carte
Visa Marlena, sì, portami a ballare
Con le facce intrise, sì, ma di sudore stasera, Marlena, Marlena
E adesso, giuro, faccio le valigie sì, portami a ballare, stasera,
E scappo via dalla dolce Marlena Marlena
Marlena, sì, portami a ballare
Marlena, sì, _________ _______________ stasera, Marlena, Marlena
stasera, Marlena, Marlena sì, portami a bailar
sì, portami a ballare, stasera, Il ballo della vida
Marlena Il ballo della vida
Marlena, sì, __________ a ballare Il ballo della vida
stasera, Marlena, Marlena Il ballo della vida
sì, portami a bailar Il ballo di Marlena

Amico mio, ______essere felice, Marlena, sì, ________________________


perché il nuovo mondo ____ per __________, Marlena
arrivare Marlena, io ________ a ascoltare
E non c’è ______ , non c’è cicatrice, Ti prego, Marlena

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Marlena, ________ a lottare Il ballo della vida


Ti prego, Marlena Il ballo della vida
Marlena, sì, portami a bailar Il ballo della vida
Il ballo della vida

Le parole lontane - Måneskin

Come l'aria mi respirerai Per portare via le parole forse inutili


Il giorno che ti nasconderò Canteremo insieme ma restando
Dentro frasi che non sentirai muti
Che l'errore tuo è stato amarmi Ma adesso portami a casa che mi
Come se domani il mondo fosse spaventa l'inverno
uguale Le gambe stanno cedendo
A com'era ieri Non vedi che ho troppo freddo
Ma adesso lasciami credere che Marlena portami a casa che il tuo
questo sia reale sorriso è stupendo
Che sento l'ansia che sale Ma sai se adesso ti perdo
Bevo le lacrime amare Non vedo neanche più a un metro
Ti prego lasciami perdere Perché ti sento lontana
Dentro l'acqua del mare Lontana da me
Che le parole lontane Perché ti sento lontana
Giuro te le voglio urlare Lontana da me
Perché ti sento lontana Perché ti sento lontana
Lontana da me Lontana da me
Perché ti sento lontana Perché ti sento
Lontana da me Perché ti sento lontana
Perché ti sento lontana Lontana da me
Lontana da me Perché ti sento lontana
Perché ti sento lontana da me Lontana da me, yeah
Il tempo brucerà tutti i fogli che Perché ti sento lontana
Parlan di te, piangerai con me Lontana da me
Sotto il sole poi diluvierà Perché ti sento lontana da me

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Come l'aria mi respirerai Dentro frasi che non sentirai


Il giorno che ti nasconderò

LETTURE PER ITALIANO IV


Gianni Rodari

              

Gianni Rodari nasce il 23 ottobre 1920 ad Omegna. Suo


padre è un fornaio e sua madre lavora nel negozio del
padre, cresce quindi seguito da una balia. Purtroppo suo
padre muore presto, e Rodari viene prima iscritto ad un
seminario cattolico e poi, nel 1934, alle magistrali. Nel
1937 si diploma come maestro per le scuole elementari.
Suo fratello viene chiuso in un campo di
concentramento nazista e il suo migliore amico muore in
un naufragio. Così Rodari si avvicina alla Resistenza e,
nel 1944, si iscrive al Partito Comunista.
Dopo la guerra comincia la sua carriera di giornalista e collabora per
diversi giornali. Allo stesso tempo scrive dei racconti per bambini. Nel 1970
vince il premio Andersen, il più importante concorso internazionale per la
letteratura dell’infanzia. E i suoi libri vengono tradotti in tantissime lingue.
La fantasia, per Gianni Rodari, è utile per migliorarsi, per crescere, per
correggere gli errori. I bambini, scrive, devono essere accompagnati in modo
piacevole, nella cultura. Non bisogna insegnare con le lacrime, ma con la gioia.
Dopo un viaggio in URSS, Gianni Rodari muore a Roma nel 1980.

La Parola Piangere

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Questa storia non è ancora accaduta, ma accadrà sicuramente domani. Ecco


cosa dice.

Domani una brava, vecchia maestra condusse i suoi scolari, in fila per due, a
visitare il Mueseo del Tempo Che Fu, dove sono raccolte le cose di una volta
che non servono più, come la corona del re, lo strascico della regina, il tram di
Monza, eccetera.

In una vetrinetta un po’ polverosa c’era la parola “Piangere”.

Gli scolaretti di Domani lessero il cartellino, ma non capivano.

– Signora, che vuol dire?

– È un gioiello antico?

– Apparteneva forse agli Etruschi?

La maestra spiegò che una volta quella parola era molto usata, e faceva male.
Mostrò una fialetta in cui erano conservate delle lacrime: chissà, forse le aveva
versate uno schiavo battuto dal suo padrone, forse un bambino che non aveva
casa.

– Sembra acqua – disse uno degli scolari.

– Ma scottava e brucciava – disse la maestra

– Forse la facevano bollire prima di adoperarla?

Gli scolaretti propio non capivano, anzi cominciavano già ad annoiarsi. Allora la
buona maestra li accompagnò a visitare altri reparti del Mueseo dove c’erano
da vedere cose più facili come: L’inferriata di una prigione, un cane da guardia,
il tram di Monza, eccetera, tutta roba che nel felice paese di Domani non
esisteva più.

A toccare il naso del re

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Una volta Giovannino Perdigiorno decise di andare a Roma a toccare il


naso del re. I suoi amici lo sconsigliavano dicendo: “Guarda che è una cosa
pericolosa. Se il re si arrabbia ci perdi il tuo naso con tutta la testa”.
Ma Giovannino era cocciuto. Mentre preparava la valigia, per fare un po’
di allenamento andò a trovare il curato, il sindaco e il maresciallo e toccò il
naso a tutti e tre con una prudenza e abilità che non se ne accorsero
nemmeno.
“Ecco che non è difficile”, pensò Giovannino.
Giunto nella città vicina si fece indicare la casa del governatore, quella
del presidente e quella del giudice e andò a far visita a quegli illustri
personaggi e anche a loro toccò il naso con un dito o due. I personaggi ci
rimanevano un po’ male, perchè Giovannino pareva una persona bene educata
e sapeva parlare di quasi tutti gli argomenti. Il presidente ci si arrabbiò un
tantino, ed esclamò: “Ma che, mi sta prendendo per il naso?”.
“Per carità”, disse Giovannino, “c’era una mosca. Il presidente si guardò
intorno, non vide né mosche né zanzare, ma intanto Giovannino si inchinò in
fretta e se ne andò senza dimenticarsi di chiudere la porta. Giovannino aveva
un libretto e ci teneva il conto dei nasi che riusciva a toccare. Tutti nasi
importanti.
A Roma però il conto dei nasi salì tanto rapidamente che Giovannino
dovette comprare un quaderno più grosso. Bastava camminare per la strada e
da qui a lì si era sicuri di incontrare un paio di eccellenze, qualche sotto-
ministro e una decina di grandi segretari.
Non parliamo poi dei presidenti: c’erano più presidenti che mendicanti.
Tutti quei nasi di lusso erano abbastanza a portata di mano. I lori proprietari
infatti scambiavano la tastatina di Giovannino Perdigiorno per un omaggio alla
loro autorità e qualcuno si spinse fino a suggerire ai suoi dipendenti di fare
altrettanto, dicendo:
“D’ora in avanti, invece di farmi l’inchino, potreste tastarmi il naso. E’
un’usanza più moderna e più raffinata”.
I dipendenti, in principio, non osavano allungare le mani sui nasi dei loro
superiori. Questi però li incoraggiavano con sorrisi larghi così, e allora giù
toccatine, strizzatine, tastatelle: i nasi altolocati diventavano lucidi e rossi per
la soddisfazione.

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Giovannino non aveva dimenticato il suo scopo principale, che era di


toccare il naso del re, e aspettava soltanto l’occasione buona. Questa si
presentò durante un corteo. Giovannino notò che ogni tanto qualcuno dei
presenti usciva dalla folla, balzava sui gradini della carrozza reale e
consegnava la re una busta, certo una supplica, che il re passava sorridendo al
suo primo ministro.
Quando la carrozza fu abbastanza vicina, Giovannino saltò sul predellino
e mentre il re gli rivolgeva un sorriso invitante, lui disse: “Compermesso”,
allungò il braccio e strofinò la punta del suo dito indice sulla punta del naso di
sua Maestà.
Il re si toccò il naso stupefatto, aprì la bocca per dire qualcosa ma
Giovannino, con un salto indietro, si era già messo al sicuro tra la folla. Scoppiò
un grande applauso e subito altri cittadini si affrettarono con entusiasmo a
imitare l’esempio di Giovannino: saltavano sulla carrozza, acchiappavano il re
per il naso e gli davano una buona scrollatina.
“È un nuovo segno di omaggio, Maestà”, mormorava sorridendo il primo
ministro nelle orecchie del re.
Ma il re non aveva più tanta voglia di sorridere: il naso gli faceva male e
cominciava a colare e lui non aveva nemmeno il tempo di asciugarsi la candela
perchè i suoi fedeli sudditi non gli davano tregua e continuavano allegramente
a prenderlo per il naso.
Giovannino tornò al paese soddisfatto.

Verbi riflessivi

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I verbi riflessivi sono verbi particolari. Il soggetto di questi verbi fa un’azione


su se stesso.
I verbi riflessivi si formano con: pronome riflessivo + verbo

I pronomi riflessivi sono:  mi, ti, si, ci, vi, si


Esempio: il verbo alzarsi al presente
(io) mi alzo (noi) ci alziamo
(tu) ti alzi (voi) vi alzate
(lui/lei) si alza (loro) si alzano
ATTENZIONE! Al passato prossimo, i verbi transitivi vogliono l’ausiliare
essere.

Esempio: il verbo alzarsi al passato prossimo


(io) mi sono alzato/a (noi) ci siamo alzati/e
(tu) ti sei alzato/a (voi) vi siete alzati/e
(lui/lei) si è alzato/a (loro) si sono alzati/e

I più importanti verbi transitivi sono:

annoiarsi lamentarsi sentirsi


arrabbiarsi mettersi sposarsi
chiamarsi pettinarsi svegliarsi
dimenticarsi preoccuparsi trovarsi
divertirsi radersi vergognarsi
impegnarsi truccarsi vestirsi
innamorarsi rilassarsi
interessarsi sedersi

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Pronomi italiani

Pronomi Pronom Pronom Prono


personali i i mi
diretti indirett tonici
i
io mi mi me
tu ti ti te
lui lo gli lui
lei la le lei
noi ci ci noi
voi vi vi voi
loro li loro
(masc.) gli
loro le loro
(femm.) loro

lo lo li le
mi me lo me la me li me
le
ti te lo te la te li te le
gli/le glielo gliela glieli gliel
e
ci ce lo ce la ce li ce le
vi ve lo ve la ve li ve le
gli/lor glielo gliela glieli gliel
o e

Pronomi indiretti

Il pronome si usa per parlare di una persona, un animale o una cosa senza
ripetere il suo nome. I pronomi possono essere diretti o indiretti.

I pronomi indiretti rispondono alla domanda: a chi? a che cosa? (Sono quindi un
complemento di termine). Si chiamano indiretti perché usano la preposizione a.
Do un regalo a Marco → gli do un regalo (gli = a lui)
Ho detto una cosa a Lucia → le ho detto una cosa (le = a lei)
Hanno telefonato a noi → ci hanno telefonato (ci = a noi)

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Mentre i pronomi diretti vanno insieme all’avverbo, ECCO:


– Ecco a te i documenti → Eccoti i documenti
– Ecco a voi i libri → Eccovi i libri!
– Ecco a lei la pizza → Eccole la pizza!

I pronomi indiretti normalmente vanno prima del verbo, anche del verbo
composto.
Ti dico di no!
Mi ha chiesto scusa.
Ci ha dato ragione.
Con i verbi modali, con stare per + infinito, con stare + gerundio, cominciare a
+ infinito, finire di + infinito i pronomi possono andare prima o dopo il verbo.
Gli voglio dare un bacio Voglio dargli un bacio
Le sta per telefonare Sta per telefonargli
Mi stanno parlando di ieri Stanno parlandomi di ieri
Gli cominciate a dare fastidio Cominciate a dargli fastidio
Ti finisco di dire il racconto Finisco di dirti il racconto

Verbi con i pronomi indiretti

Alcuni verbi che reggono i pronomi indiretti e usano la preposizione a sono


molto importanti.
 parlare  rispondere
– Giovanni mi ha parlato di te. – Ti rispondo domani.
– Ci parli dei tuoi viaggi? – Maddalena mi ha risposto!
– Ora Moira vi parla di lei. – Ci hanno risposto di no.

 chiedere  Credere
– Ci ha chiesto la password di – Se dici così, ti credo.
internet. – Non mi credi?
– Vi hanno chiesto qualcosa? – Marco non le crede più.
– Le chiedo dove è il mio cellulare.

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I verbi seguenti sono particolari perché normalmente il soggetto viene dopo il


verbo:
 piacere
– Ti piace lo sport? (soggetto: lo sport) Sì, mi piace il tennis! (soggetto: il
tennis)
– Vi piacciono le mie scarpe nuove? (soggetto: le scarpe)
 Interessare
– Ti interessa il corso di fotografia? – No, non mi interessa. (soggetto: il
corso)
– Ci interessano le novità tra te e Marco! (soggetto: le novità)
 servire (nel senso di avere bisogno)
– Ti serve una penna? (= hai bisogno di una penna?) (soggetto: la penna)
– Ci servono gli abiti neri. (= abbiamo bisogno di abiti neri) (soggetto: gli
abiti neri)
 andare (nel senso di avere voglia)
– Ti va un caffè? (= hai voglia di un caffè?) (soggetto: il caffè)
– Ci vanno i biscotti al cioccolato! (soggetto: i biscotti)
sembrare
– Non mi sembra vero! (soggetto: indefinito)
– Ti sembrano incredibili i miei progetti? (soggetto: i progetti)
 mancare
– Mi mancano le nostre passeggiate! (soggetto: le passeggiate)
– Ci mancano i nostri amici. (soggetto: gli amici)
 voler bene (sentire affetto per qualcuno)
– I tuoi cani ti vogliono bene! (soggetto: i cani)
– Mi vuoi bene? (soggetto: tu)
– I nostri genitori ci vogliono bene. (soggetto: i genitori)

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Condizionale -Verbi irregolari

I verbi irregolari sono verbi che non hanno una regola nella loro
formazione. I verbi sono irregolari soprattutto al: presente – futuro –
condizionale – participio passato.

I verbi non sono sempre irregolari con tutti i tempi, a volte sono
irregolari al presente e regolari al futuro ecc…

ANDARE (voi) stareste DIRE


(io) andrei (loro) starebbero (io) direi
(tu) andresti (tu) diresti
(lui/lei) andrebbe (lui/lei) direbbe
(noi) andremmo (noi) diremmo
(voi) andreste DARE (voi) direste
(loro) andrebbero (io) darei (loro) direbbero
(tu) daresti
VENIRE (lui/lei) darebbe
(io) verrei (noi) daremmo
(tu) verresti (voi) dareste SCEGLIERE
(lui/lei) verrebbe (loro) darebbero (io) sceglierei
(noi) verremmo (tu) sceglieresti
(voi) verreste FARE (lui/lei) sceglierebbe
(loro) verrebbero (io) farei (noi) sceglieremmo
(tu) faresti (voi) scegliereste
STARE (lui/lei) farebbe (loro) sceglierebbero
(io) starei (noi) faremmo
(tu) staresti (voi) fareste TENERE
(lui/lei) starebbe (loro) farebbero (io) terrei
(noi) staremmo (tu) terresti

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(lui/lei) terrebbe (voi) salireste (tu) moriresti


(noi) terremmo (loro) salirebbero (lui/lei) morirebbe
(voi) terreste (noi) moriremmo
(loro) terrebbero RIUSCIRE (voi) morireste
(io) riuscirei (loro) morirebbero
USCIRE (tu) riusciresti TRADURRE
(io) uscirei (lui/lei) riuscirebbe (io) tradurrei
(tu) usciresti (noi) riusciremmo (tu) tradurresti
(lui/lei) uscirebbe (voi) riuscireste (lui/lei) tradurrebbe
(noi) usciremmo (loro) riuscirebbero (noi) tradurremmo
(voi) uscireste BERE (voi) tradurreste
(loro) uscirebbero (io) berrei (loro) tradurrebbero
(tu) berresti
(lui/lei) berrebbe SPEGNERE
(noi) berremmo (io) spegnerei
RIMANERE (voi) berreste (tu) spegneresti
(io) rimarrei (loro) berrebbero (lui/lei) spegnerebbe
(tu) rimarresti (noi) spegneremmo
(lui/lei) rimarrebbe SEDERE (voi) spegnereste
(noi) rimarremmo (io) siederei (loro) spegnerebbero
(voi) rimarreste (tu) siederesti
(loro) rimarrebbero (lui/lei) siederebbe PRODURRE
(noi) siederemmo (io) produrrei
SALIRE (voi) siedereste (tu) produrresti
(io) salirei (loro) siederebbero (lui/lei) produrrebbe
(tu) saliresti (noi) produrremmo
(lui/lei) salirebbe MORIRE (voi) produrreste
(noi) saliremmo (io) morirei (loro) produrrebbero

Condizionale composto (condizionale passato)

Il condizionale composto (o condizionale passato) si usa per:

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– esprimere un’opinione, un’ipotesi o una notizia non sicura → es:


Secondo la tv oggi il Presidente del Consiglio sarebbe andato in
Parlamento.
– esprimere un desiderio non realizzato o non realizzabile → es: Avrei
preso un taxi, ma non avevo abbastanza soldi.
– dare consigli non più realizzabili → es: Avresti dovuto parlare con
Anna!
– esprimere il futuro nel passato → es: Mi ha detto che sarebbe tornata
presto.

Si forma con: il condizionale del verbo esssere o avere + il participio


passato del verbo

Il verbo essere: Il verbo avere:


(io) sarei stato/a (io) avrei avuto
(tu) saresti stato/a (tu) avresti avuto
(lui/lei) sarebbe stato/a (lui/lei) avrebbe avuto
(noi) saremmo stati/e (noi) avremmo avuto
(voi) sareste stati/e (voi) avreste avuto
(loro) sarebbero stati/e (loro) avrebbero avuto

I verbi in -are, parlare: (io) avrei conosciuto I verbi in -ire, dormire:


(io) avrei parlato (tu) avresti conosciuto (io) avrei dormito
(tu) avresti parlato (lui/lei) avrebbe (tu) avresti dormito
(lui/lei) avrebbe parlato conosciuto (lui/lei) avrebbe
(noi) avremmo parlato (noi) avremmo dormito
(voi) avreste parlato conosciuto (noi) avremmo dormito
(loro) avrebbero (voi) avreste (voi) avreste dormito
parlato conosciuto (loro) avrebbero
(loro) avrebbero dormito
I verbi in -ere, conosciuto
conoscere:

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Futuro e condizionale – Come si usano

Il futuro e il condizionale hanno, in alcuni casi, degli usi simili. Sono,


però, due verbi differenti. Vediamo come si usano.

Per fare progetti si usa il futuro semplice:


– Quest’estate andremo al mare!
– Questa sera mangerò poco, ho mangiato tanto a pranzo.
Per fare previsioni si usa il futuro semplice:
– Monica diventerà un’ubriacona.
– Secondo me, Giuseppe andrà in prigione.
Per fare ipotesi sul presente si usa il futuro semplice o il futuro
composto:
– Angelica sarà già andata via.
– E’ tardi? Saranno le sei e mezza, credo.
Per fare promesse si usa il futuro semplice:
– Non ti offenderò più, giuro!
– Mi impegnerò al massimo.
Nel periodo ipotetico della certezza si usa il futuro semplice:
– Se non ti copri bene, avrai freddo.
– Se partirai, non ci potremo più vedere.
Per esprimere un desiderio realizzabile si usa il condizionale semplice:
– Mangerei ancora un po’ di torta.
– Prenderei volentieri un altro gelato.

Quando ci sono due azioni al futuro e una accade dopo che è accaduta
l’altra si usa il futuro semplice + futuro composto:
– Quando avrò smesso di fumare, starò molto meglio.
– Appena ci saremo trasferiti, faremo una festa!
Per chiedere gentilmente si usa il condizionale semplice:
– Mi presteresti una penna?

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– Le telefoneresti per avvisarla?


Per esprimere un’opinione, un’ipotesi o una notizia si usa il condizionale
semplice o il condizionale composto:
– Questo libro è antico, dovrebbe costare tanto.
– Secondo la tv oggi Berlusconi sarebbe andato in Parlamento.
Per dare consigli realizzabili si usa il condizionale semplice:
– Dovresti uscire con Marco, sembra proprio un bravo ragazzo.
– Dovresti dimagrire!
Per esprimere un desiderio non realizzato o non realizzabile si usa il
condizionale composto:
– Avrei preso un taxi, ma non avevo abbastanza soldi.
– Avresti incontrato Lucia, ma hai perso tempo.
Per esprimere un’azione futura rispetto ad un’altra azione passata si usa
il condizionale composto:
– Ha detto che avrebbe cucinato lei.
– Ha visto che sarebbe uscita più tardi.
Per dare consigli non più realizzabili si usa il condizionale composto:
– Saresti dovuto dimagrire!
– Avresti dovuto vedere lo spettacolo!

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Imperativo informale – (tu, noi, voi)

L’imperativo informale si usa per:


– dare ordini → es: Mangia tutta la minestra!
– dare consigli → es: Prendi le chiavi di casa, non sappiamo
quando torniamo.

L’imperativo informale si forma così:


– Verbi in -are → parlare
(tu) parl-a! (come il LUI/LEI del verbo presente)
(noi) parl-iamo! (come il NOI del verbo presente)
(voi) parl-ate (come il VOI del verbo presente)
– Verbi in -ere → leggere
(tu) legg-i! (come il TU del verbo presente)
(noi) legg-iamo (come il NOI del verbo presente)
(voi) legg-ete (come il VOI del verbo presente)
– Verbi in -ire → partire
(tu) part-i (come il TU del verbo presente)
(noi) part-iamo (come il NOI del verbo presente)
(voi) part-ite (come il VOI del verbo presente)
– Verbi essere e avere hanno questa forma:
ESSERE AVERE
(tu) sii (tu) abbi
(noi) siamo (noi) abbiamo
(voi) siate) (voi) abbiate
– I verbi irregolari si comportano NORMALMENTE come i verbi in -ere e
-ire:
SCEGLIERE
(tu) scegli (come il TU del verbo presente)
(noi) scegliamo (come il NOI del verbo presente)

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(voi) scegliete (come il VOI del verbo presente)

ATTENZIONE!
Alcuni verbi irregolari, però, hanno DUE forme per il TU
dell’imperativo informale:
ANDARE → (tu) va’ / vai + (noi) andiamo, (voi) andate
DARE → (tu) da’ / dai + (noi) diamo, (voi) date
FARE → (tu) fa’ / fai + (noi) facciamo, (voi) fate
STARE → (tu) sta’ / stai + (noi) stiamo, (voi) state
ATTENZIONE!
Il verbo DIRE ha una sola forma irregolare per il TU:
DIRE → di’ + (noi) diciamo, (voi) dite

L’mperativo informale negativo


La forma dell’imperativo informale negativo è uguale in tutti i verbi.
L’imperativo formale negativo si forma così:
(tu) non + infinito del verbo
(noi) non + NOI del verbo presente
(voi) non + VOI del verbo presente
Verbi in -are → parlare Verbi in -ire → partire
(tu) non parlare! (tu) non partire!
(noi) non parliamo! (noi) non partiamo!
(voi) non parlate (voi) non partite!
Verbi in -ere → leggere Verbi irregolari → dare
(tu) non leggere! (tu) non dare!
(noi) non leggiamo! (noi) non diamo!
(voi) non leggete! (voi) non date!
ATTENZIONE! I verbi essere e avere sono irregolari:
ESSERE (noi) non siamo!
(tu) non essere! (voi) non siate!

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AVERE (noi) non abbiamo!


(tu) non avere! (voi) non abbiate!

Imperativi monosillabici coi pronomi

I verbi che hanno una forma monosillabica della seconda persona singolare
dell'imperativo informale, come da', fa' di' e sta' , quando sono seguiti da un
pronome perdono l'apostrofo e il pronome (fatta ecccezione
per gli) raddoppia la consonante iniziale:

DARE da' damm


i!
DIRE di' dicci!
FARE fa' fallo!
STARE sta' stacci!

Imperativo informale positivo e pronomi


I pronomi diretti, indiretti e doppi, così come i pronomi dei verbi
riflessivi, seguono le forme dell'imperativo positivo, con il quale
formano una parola sola:
 2  Ecco la mela: mangiala!
sing.  Giulio, alzati!
 1  Gino vuole il caffè:  offriamoglielo!
plur. Vestiamoci, è tardi!
 2  Parlatemi, vi prego! 
plur. Ragazzi, sedetevi subito!
 
Imperativo informale negativo e pronomi
I pronomi diretti, indiretti, doppi e riflessivi possono,
invece, precedere o seguire le forme dell'imperativo negativo. Quando le
precedono rimangono separati, altrimenti formano una sola parola (in questo
caso la seconda persona singolare perde la -e finale dell'infinito):
 2
 Non la mangiare!  Non mangiarla!
sing.

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Italiano IV – Instituto Inter

 1 plur.  Non glielo offriamo!  Non offriamoglielo!


 Non mi parlate, vi  Non parlatemi, vi
 2 plur.
prego! prego!
 2
 Non ti sedere!  Non sederti!
sing.
 1 plur.  Non ci vestiamo!  Non vestiamoci!
 2 plur.  Non vi alzate!  Non alzatevi!
L’imperativo formale

Si usa per rivolgersi alla terza persona singolare e plurale (lui, lei e loro) e per
le forme di cortesia (Lei e Loro). L'imperativo formale è uguale al presente
congiuntivo:

 PARLARE  VEDERE  SENTIRE  CAPIRE


 lui/l  parli!  veda!  senta!  capisca!
ei
 loro  parlino!  vedano!  sentano!  capiscano!

L'imperativo negativo formale si ottiene semplicemente


premettendo non alla forma positiva:
 PARLARE  VEDERE  SENTIRE  CAPIRE
 lui/l  non parli!  non veda!  non senta!  non capisca
ei !
 loro  non parlin  non veda  non senta  non capisca
o! no! no! no!

Tutti i verbi che hanno forme irregolari nel congiuntivo presente, hanno


un imperativo formale irregolare

Imperativo formale e pronomi


I pronomi diretti, indiretti e doppi, così come i pronomi dei verbi
riflessivi, precedono sempre l'imperativo formale, sia positivo sia negativo:
 3 sing.  Ecco la sua medicina,  Quello spettacolo è offensivo:
Signora: la prenda! non lo guardi!
Da questa parte, Signorina: si La prego, Signora, non si
accomodi! offenda!
 3 plur.  Qui ci sono i loro caffè:  li  Per piacere, Signori, non ci

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bevano! deludano!
Ecco gli aperitivi:  si servano a Non si preoccupino, Signori!
loro piacimento!

*** Letture e testi di grammatica di: parliamoitaliano.altervista.org [10-09-19] e del


Middlebury College Index: http://cr.middlebury.edu/Italian%20Resources/ [11-09-
19]

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