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TOPICS

1) Natural and artificial immunity


Concetto di immunità risalente a Tucidide-> este durante guerra peloponneso. Immunità descritta
naturale, perché contatto con antigene non predeterminato, attiva, perché immunità sviluppata per
produzione Ab vs antigene da parte dello stesso organismo, e acquisita, perché immunità non già
presente dalla nascita, ma sviluppata dopo contatto con Ag. Esiste anche immunità naturale innata,
ovvero sempre presente nell’organismo, e passiva, perché le molcole responsabili dell’immunità non
sono prodotte dall’organismo stesso ma provengono da un altro organismo (anticorpi placenta).
L’immunità può essere anche artificiale, ovvero indotta dall’uomo provocando contatto con l’antigene;
anche in questo caso si parla di immunità passiva, con molecole immunitarie da altro organismo
(sieroterapia), o attiva, con Ag che induce produzione Ab nell’organismo stesso (vaccinazione).
Primi tentativi immunità artificiale attiva: cinesi e indiani, ingrafting vs vaiolo (narici vs variolizzazione);
riportato a royal society, ma ignorato, poi Jenner prova con vaiolo bovino, meno letale, e ha successo,
si autopubblica e dopo 10 anni la scoperta viene riconosciuta, dal 1838 vaccinazione vs vaiolo
obbligatoria.

2) The history of smallpox vaccination


Primo esempio di immunità acquisita adattativa, prima causa di morte per molto tempo nei paesi
europei. Tecniche già in uso di ingrafting da parte di cinesi e indiani, a volte riuscivano a volte no.
Riportato da Timoni alla Royal Society, ignorato, da Lady Montague, ignorato, poi esperimento su sei
carcerati, riuscito, ma ignorato. Inizi ‘700 Jenner conosce mungitrice che è sopravvissuta a vaiolo
bovino, ed è immune a quello umano. Prende materiale da pustole vaiolo bovinoe usa la variolizzazione
indiana: successo, ma ignorato, si autopubblica, resistenza clero e establishment medico, dopo 10 anni
riconoscimento scoperta, dal 1838 obbligatorio. Termine vaccinazione coniato da Pasteur, perché per
per produrre quello del colera usa materiale vaccino, derivato da vacche. Pasteur scopre anche
l’attenuazione, durante la ricerca del vaccino, perché si dimentica coltura batterica in lab.

3) Pre-Jennerian inoculation procedures


Prima della scoperta di Jenner erano già praticate delle tecniche di inoculazione da indiani e cinesi:
cinesi prendevano materiale da pustole di infetti allo stadio intermedio e le inserivano nelle narici delle
persone da immunizzare; indiani inserivano materiale essiccato in tagli sulla pelle (ingrafting). Spesso
funzionano, ma a volte causano la morte. Timoni, lady Montague descrivono queste tecniche, ma
ignorate. Poi esperimento Royal. Poi Jenner e poi Pasteur.

4) The impact of vaccination on human health


McKewn, epidemiologo, studia impatto vaccinazioni su mortalità. Dati da doomesday book, da galles,
inghilterra, scozia. Nell’ultimo secolo diminuzione mortalità e natalità, ma più mortalità. per cui
aumento demografico. Calo soprattutto mortalità malattie infettive, in concomitanza con intro
vaccinazione. Per alcune patologie (vaiolo, difterite) vaccinazione determina calo mortalità, per altre
(tubercolosi, difterite) non così incisiva (comunque contenimento). Secondo Mckewn principale
contributo a calo mortalità dato da miglioramento condizione di vita, di igiene e di acqua potabile,
impatto vaccinazione relativo, ma comunque significativo.

5) The McKewn thesis and medicine


Impact of his analysis on our understanding of the role of medical science and practice in human
health.
(i) The striking outcome of McKeown's analysis have led a number of epidemiologists to challenge the
methods and the conclusions of his work. E Wrigley and R Scho?ield working in Cambridge published in
1981 a major study on the population history of England and reached the conclusion that increased
natality signi?icantly contributed to the rise in population that had occurred from the early part of the
19th century. Thus T McKeown may have overestimated the effect on population growth of reduced
mortality due to infectious diseases.
(ii) McKeown's data on the reduction of mortality due to tuberculosis in the early part of the 19th
century may have been overestimated as a result of confusion between the data on tuberculosis,
bronchitis and pneumonia.
(iii) McKeown's may also have underestimated the role of public health measures (water sanitation ,
food hygiene, milk supply etc,) as demonstrated by a 1988 study of S Szreter, also working in
Cambridge.
(iv) All in all, McKeown argument about the limited impact of curative medicine on population growth
and health until (at least) the last part of the 20th century is intact. S Szreter's work demonstrates a
greater role than McKeown acknowledged in his work for public health. The role of vaccination in the
decline of the mortality due to smallpox, diphteria and tetanus was readily acknowledged in
McKeown's own work.

6) Vaccine controversies
Vaccinazione considerata principale scoperta medica, ma spesso ancora oggi ostacolata. Negli anni ’70
studio su vaccinazione DPT che la associava ad autismo: grande polemica, rifiuto madri di vaccinare
figli-> dimostrato dati falsi, ma intanto diffusione morbillo, anche forma letale. Ancora oggi
controversie su MMR. Diffusione proteste soprattutto per posizione presa da persone famose, attori
ecc., soprattutto nel passato. Altro ostacolo diffusione religione: inizialmente anche le principali
religioni ostacolavano, oggi no, ma piccole comunità ancora contrarie (Amish, epidemia di morbillo
negli anni 2000). Problema perché vaccino per essere efficace globalmente deve avere maggior
diffusione possibile, altrimenti perde efficacia (es. morbillo almeno 85%).

7) The evidence for humoral immunity


Innanzitutto scoperta proprietà battericide sangue da parte di Nathan, poi si dimostrano dovute a siero,
in particolare agente inizialmente chiamato alessina, poi Ehrlich la chiama complemento. 1890 Von
Behring eseguì esperimenti di estrazione tossina difterica, poi denaturata con calore e iniettata in cavia.
Dopo qualche settimana preleva siero cavia e inietta in altra cavia, a cui inocula anche tossina nativa:
seconda cavia risulta immune a tossina difterica. Di conseguenza siero contiene sostanze solubili,
chiamate antitossine, che conferiscono protezione a organismo contro tossina. Negli anni successivi
scoperte altre sostanze solubili ad azione antipatogena: batteriolisine, emolisine, agglutinine batteriche,
precipitine batteriche e opsonine (aumentano fagocitosi). Von Behring deduce che tutti i diversi
fenomeni sono dati da espressioni diverse di una classe di molecole dette anticorpi, la cui produzione è
indotta da sostanze definite antigeni.

8) Sierology and sieroterapy


Nata in seguito a scoperta anticorpi da parte di von Bhering (esperimento di von Behring descrizione),
sviluppata grazie a Ehrlich, che creò metodi titolazione antitossine per stabilire la quantità di siero da
introdurre nel pz. Basata sulla possibilità di trasferire anticorpi solo tramite il siero, non necessaria la
componente cellulare. Anticorpi nel siero hanno diverse attività che consentono la difesa dai patogeni.
Sierologia basata sul principio che sostanze dette antigeni possono indurre produzione anticorpi contro
quell’antigene, pertanto utilizzando in laboratorio siero contenente anticorpi contro l’antigene che si
sospetta presente nel sangue del pz si può confermare la propria ipotesi.

9) Richet-Portier’s anaphilaxis
In alcuni casi il sistema immunitari determina risposte immunitarie che risultano dannose per lo stesso
organismo: questi fenomeni furono individuati e studiati per la prima volta da R. e P. osservando gli
effetti della tossina dell’anemone mediterranea. Iniettarono dosi piccole di tossina in cani, osservando
che basse dosi non davano effetti collaterali, o comunque non gravi. Poi accidentalmente inocularono
un cane che già aveva ricevuto una dose di tossina, e il cane morì in poco tempo. L’organismo aveva
quindi determinato una risposta immunitaria a un antigene che aveva già incontrato, la quale era
risultata dannosa per l’organismo: questo tipo di risposta venne definita dai due anafilassi, in
contrapposizione alla profilassi, immunità vantaggiosa. Questo fenomeno, definito di R-P, è oggi anche
detto ipersensibilità di tipo I, e corrisponde a quello che avviene durante una reazione allergica in
individui atopici, cioè geneticamente predisposti. I due dimostrarono poi che questo tipo di anafilassi è
trasferibile tramite il siero, pertanto la reazione è mediata da anticorpi.

10) Arthus’ phenomenon


Negli stessi anni in cui R e P scoprirono il fenomeno dell’anafilassi, Arthus inidividuò un altro fenomeno,
caratterizzato da una reazione che determinava danno tissutale locale, ovvero che si verifica in
corrispondenza del sito di inoculo del siero. Osservò questo fenomeno in conigli in cui iniettò dosi di
siero di cavallo con proprietà antidifteriche: intorno alla zona di inoculo si formavano dei noduli
necrotici che potevano poi sfociare in ulcere. Questo fenomeno venne definito fenomeno di Arthus,
prima evidenza della ipersensibilità di tipo terzo, ovvero mediata da immunocomplessi.

11) The evidence for cell mediated immunity


Le prime prove dell’esistenza di un’immunità cellule mediate si ottennero grazie agli esperimenti di
Metchnikoff, Koch, Chase e Gorer. M. scoprì per primo l’esistenza dei macrofagi studiando larve di
stella marina in cui osservò cellule che fagocitavano il materiale estraneo e lo degradavano. Osservò poi
che cellule con analogo comportamento nei confronti di agenti estranei e patogeni si osservavano nel
sangue dei mammiferi: diede pertanto a queste cellule il nome di macrofagi. Successivamente Koch
condusse altri studi che lo portarono a isolare il Mycobacterio della tubercolosi: nel tentativo di
sviluppare un vaccino contro questo batterio, egli iniettò in una cavia il micobatterio vivo, e osservò la
formazione di una lesione transitoria iniziale, seguita da colonizzazione batterica dell’organismo e
ulcera locale, e infine morte della cavia. Ripetè poi l’esperimento iniettando una seconda dose di
micobatterio nell’animale prima che questo morisse, e osservò la formazione di una lesione locale
diversa da quella iniziale, con formazione di nodulo duro e scuro seguito da necrosi tissutale. Ripetendo
l’esperimento iniettando nella seconda dose batteri morti e tubercolina (supernatante crudo di una
coltura di micob.) osserva gli stessi risultati. Koch tenta poi di usare la tubercolina come forma
terapeutica, ma con effetti disastrosi. Questi esperimenti portano però alla scoperta di un metodo
diagnostico per la tubercolosi: oggi la tubercolina è sostituita con PPD (derivato proteico purificato),
che viene iniettato nel pz. Se dopo qualche giorno si verifica reazione locale, significa che il pz è stato
infettato da tbc. Questa reazione prende il nome di fenomeno di Koch o reazione di ipersensibilità di
tipo IV o ritardata. Successivamente Chase dimostrò l’impossibilità di trasferire questa reazione tramite
il siero: il fenomeno è trasferibile solo, come il rigetto per il trapianto, tramite trasferimetno di cellule
del sangue periferico. Infine Gorer effettuò studi sui trapianti di tessuto utilizzando come cavie topi di
diversi ceppi, e arrivò a elencare, nella sua pubblicazione, le leggi del trapianto: un autotrapiano viene
sempre accettato dall’organismo; un allotrapianto viene sempre rigettato nel giro di qualche giorno; un
allotrapianto da un organismo da cui si è già ricevuto un trapianto viene rigettato più rapidamente; uno
xenotrapianto viene sempre rigettato in qualche min; un trapianto da un genitore omozigote a un topo
F1 eterozigote viene sempe accettato, il trapuanto contrario vine sempre rigettato. Osservò poi che
perché si verificasse il rigetto era necessaria la presenza di un particolare tipo cellulare nel ricevente o
nel tessuto trapiantato, dimostrando così che il rigetto del trapianto è un fenomeno di immunità
cellulomediata.
12) Koch’s phenomenon
Scoperto da Koch durante studi per cercare vaccinazione tubercolosi: inietta in cavia batterio vivo e
osserva lesione transitoria iniziale, diffusione del batterio, ulcera, necrosi e morte. Poi inietta batterio
vivo, e prima di morte seconda iniezione: seconda volta vede lesione locale con nodulo duro e scuro,
necrosi tissutale e guarigione lesione. Stesso risultato con batterio morto e tubercolina. Usa tubercolina
(estratto di supernatante crudo da coltura batterica) per tentare di creare il vaccino, ma animali
muoiono. Fenomeno locale osservato definito fenomeno di Koch o ipersensibilità di tipo IV o ritardata.
Chase dimostrò poi che questa non è trasferibile con il siero, ma con elementi del sangue periferico->
unica forma di ipersensibilità cellulomediata. Sfruttata oggi per diagnosticare tbc: se inietto a pz
derivato proteico purificato e osservo reazione locale, allora pz infettato da batterio tubercolosi,
almeno da qualche giorno.

13) The mycrobiota and immunity


Batteri non solo patogeni: nel nostro organismo esistono microorganismi detti simbionti, in quanto
vivono in simbiosi con il nostro corpo, che si è evidenziato avere una funzione fondamentale in sviluppo
immunità. Studiando animali germ-free si è notato che essi sono privi di tessuto linfoide associato a
mucose, non solo localmente, ma anche in organi distanti dal tratto gastro-intestinale dove si
concentrano questi batteri, come la milza. I simbionti sono dunque fondamentali nello sviluppo del
tessuto linfoide, ma si è visto che determinano anche lo sviluppo di particolari tipi di risposte
immunitarie anti-commensalismo mediate da anticorpi, e inoltre competono per i substrati energetici
con i microorganismi estranei, rendendo più difficile la loro sopravvivenza. Infine, si è osservato che
svolgono anche un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’immunità cellulomediata, in quanto
presentano antigeni di membrana analoghi a quelli dei gruppi sanguigni, di conseguenza i linfociti in via
di sviluppo nel feto entrano in contatto con tutti gli antigeni del sangue, riconoscendoli come non self, e
poi vengono eliminati per selezione negativa quelli self-reactive, per cui consentono lo sviluppo delle
reazioni emolitiche nei confronti di gruppi sanguigni diversi da quello dell’organismo ospite.

14) CRISPR/Cas system of bacterial immunity


Gli organismi invertebrate sono di solito indicati come caratterizzati da immunità innata, e non
adattativa; tuttavia esistono alcuni meccanismi dell’immunità adattativa che sono stati osservati anche
negli organismi invertebrati, e addirittura nei batteri e negli archea. Un esempio di questi sistemi è il
meccanismo CRSPR/Cas, scoperto da Mojica e successivamente dimostrato sperimentalmente. Nel DNA
della Drosophila, in cui il sistema è stato studiato, esiste un locus, denominato CRISPR (clustred
regularly interspaced short palindromic repeats), costituito da sequenze conservate intervallate da
sequenze variabili, derivate da DNA esogeno. Durante il primo contatto dell’organismo con il patogeno,
infatti, il DNA estraneo viene riconosciuto con un meccanismo simile a quello degli enzimi di restrizione,
tagliato dal complesso proteico Cas, e poi, anziché essere degradato, inserito nel locus CRISPR, che
pertanto nel corso della vita dell’organismo si arricchisce di sequenze di genoma estraneo. Le sequenze
vengono trascritte, tagliate in sequenze di riconoscimento e caricate su Cas. Nei contatti successivi il
genoma estraneo si appaia alle sequenze su Cas, che lo degrada. Se le sequenze in CRISPR vengono
rimosse, il batterio non sopravvive, nonostante presenti ancora il meccanismo degli enzimi di
restrizione.
Questo meccanismo è oggi sfruttato come tecnica di gene editing: viene prodotta e trascritta una
sequenza genomica complementare a quella con la mutazione nel genoma del pz, poi viene appaiata ad
una sequenza invariante del locus CRISPR e caricata su Cas. A questo punto viene inserita nelle cellule
del pz in modo che vada a rimuovere la sequenza che presenta la mutazione, creando un gap nel
genoma che può essere riparato con meccanismo NHEJ, che causa inserzioni/delezioni, o HEJ, che
ripara il genoma riunendo le estremità complementari, per cui corregge la mutazione.
15) RNA-based immunity in drosophila
Invertebrate associate a immunità innata, ma anche alcuni meccanismi immunità adattativa: tra questi,
uno molto importante anche in uomo-> RNA interference. Coinvolge small RNA, di cui esistono 3 classi:
si-RNA, mi-RNA e pi-RNA, ultima non partecipa a immunità. Si-RNA è coinvolto soprattutto
nell’immunità degli invertebrati, miRNA nei vertebrati. Entrambi agiscono tramite un meccanismo
mediato da due RNAsi, Droscha (e Pascha) e Dicer1. Droscha agisce clivando alla base struttura a
forcina formata da RNA prodotto da RNA polII, mentre DICER agisce tagliando la porzione che unisce i
due bracci della forcina, lasciando solo due frammenti di RNA appaiati. Questi vengono caricati su Ago2,
e, nel citoplasma, uno dei due segmenti, detto passengere, viene degradato, l’altro, detto guide, viene
usato per individuare sequenze complementari di RNA target, che si appaiano a guide e vengono di
conseguenza distrutte. Questo meccanismo di difesa è fondamentale negli invertebrati: si è osservato
che in caso di mutazioni in uno dei geni codificanti per gli enzimi coinvolti nel processo la probabilità di
sopravvivenza della d. a infezioni virali è ridotta del 95%.

16) Toll-pathway
Il pathway Toll è un pathway fondamentale dell’immunità solubile della dros., che porta alla
produzione di AMP che agiscono contro gli agenti patogeni. Il pathway è conservato anche nell’uomo. Il
gene Toll codifica per un recettore di membrana , ed è coinvolto nel controllo dell’orientamento
antero-posteriore dell’embrione. Per quanto riguarda il processo immunitario, il recettore Toll
extracellulare solubile può legare antigeni come peptidoglicani presenti sulla membrana di batteri
Grham positivi e fughi: questo legame porta a attivazione fattori di conversione che convertono
precursore inattivo pro-Spatzle in SPatzle attivo. Questo lega recettore, che recluta diverse chinasi tra
cui Pelle e Tube: pelle attivata fosforila il complesso Cactus-Dorsal, da cui poi si stacca Cactus, liberano
Dorsal, che entra nel nucleo e agisce da fattore di trascrizione per molti geni AMP tra cui il gene per la
drosomicina, che è un amp specifico nei confronti dei batteri gram+.

17) IMD pathway


Altro pathway immunità solubile, diretto però contro i batteri gram-. Recettore è proteina intrinseca di
membrana, che lega il batterio su superficie cellula. Il complesso recluta varie chinasi, tra cui TAK1 e la
caspasi DREDD. TAK1 fosforila e attiva un complesso analogo a quello del pathway di Toll, che poi viene
tagliato dalla caspasi DREDD, che libera RELish, fattor di trascrizione che entra nel nucleo determinando
tracrizione di gene per diptericina, che è amp diretto contro batteri gram-.
Anche questo pathway conservato in adulto; se inattivo Toll, dros. Noon sopravvive a infezioni fungine
a di batteri gram+, se inattivo imd, drosofila non sopravvive a infezioni gram-.

18) Domeless pathway


Primo esempio nella scala evolutiva di collaborazione tra cellule dell’imunità. Domless è recettore di
membrana fat body cells, anolghe a epatociti. Emociti incontrano patogeno e lo inglobano, producendo
poi unpaired, ligando del recettore domeless, che va quindi ad attivare la fat body cell, in cui il recettore
dimerizza, recluta chinasi hopskotch, che fosforila e attiva fattore di trascrizione Stat, che entra in
nucleo e determina trascrizione vari geni tra cui Turandot A. Turandot A codifica per proteina ad alpha
elicache va a sua volta ad agire su emociti amplificando attività fagocitaria. Le cellule quindi cooperano
per dare risposta immunitario, anologo a uomo.

19) Evolution of innate immunity in sea urchid and amphioxus


Importante lo studio di queste specie perché mostrano un’evoluzione nell’immunità rispeto alle speci
precedenti nella scala evolutiva. Moltissimi geni codificanti per recettori cellule immunità, tra cui più di
200 TLR, più di 200 NLR (NACHT domain leuci rich repeats) e SRCD (scavenger receptors cystein rich
proteins). Invece il numero di recettori per proteoglicani e batteri gram negativi sono uguali alle altre
specie. Oltre a ciò, nell’amfiosso sono stati individuati geni codificanti per recettori appartenenti alla
famiglia dell IG, detti VCBP (v region containing chitin rich binding proteins).questi recettori hanno due
domini Ig e uno solo chitin rich, e sono codificati da 5 famiglie di geni diversi per la porzione codificante
dominio Ig. Questa diversità data da polimorfismo genico, evidenziabile all’interno di una singola
popolazione, è caratteristica di un locus sottoposto a intensa pressione selettiva da parte di patogeni,
ma non si sa ancora se i VCBP vadano incontro a ulteriore differenziazione a livello somatico.

20) The adaptive immunity of the lamprey, cells


La lampreda è un agnato, cioè un vertebrato privo di mandibola, su cui sono stati fatti importanti studi
sullo sviluppo dell’immunità. Essa ha delle cellule analoghe ai linfociti, e la produzione di anticorpi
monoclonali anti-linfociti ha consentito di stabilire che presentano due sottopopolazioni di cellule, VLRA
e VLRB (corrispondenti rispettivamente ai linfociti B e T degli gnatostomi). La proporzione delle due
sottopop. È diversa nei vari organi, 1:1 nelle branchie, 8:1 nei reni. In seguito a contatto con Ag entrabe
le sottopo. Proliferano, e VLRB si differenzia da cellula con recettori di membrana a cellula con
secernente anticorpi solubili. Le crllule VLRA invece proliferando mantengono i recettori di membrana,
ma iniziano a secernere citochine. Non si sono trovate prove di una presentazione di Ag da parte di altri
tipi cellulari, nonostante il differenziamento sia analogo a quello dei linfociti. Entrambe le sottopo.
Producono citochine analoghe a quelle secrete dai linfociti: VRLA acquisiscono fenotipo
proinfiammatorio e secernoo MIF e IL17, che agisce su cellule VRLB in modo paracrino. VLRB
producono IL-8, che agisce in modo paracrino su VRLA. Per cui anche qui c’è prova di cooperazione
funzionale tra cellule immunitarie.

21) The adaptive immunity of lamprey, genes and receptors


Nella lampreda i recettori per Ag si differenziano durante l’ontogenesi di VRLA e B, per cui sono stati
definiti variable lymphocite receptors. VLR sono di tipo LRR, il gene è costituito da un peptide segnale,
SR, seguito da una LRR N terminal lunga 27-34 residui, una LRR1 di 24 aa, una LRR variable di 24 aa, una
LRR variable ending di 24 aa, un pepride LRR di connessione (LRRCP) di 16 aa e un LRR C terminal di 48-
63 residui. C’è un singolo gene codificante per VRLA e uno per VRLB, che è incompleto nella
configurazione germiline, e che durante lo sviluppo di VRLA e B subisce sostituzione delle sequenze non
codificanti nella regione centrale con sequenze LRR codificanti, con la produzione di un gene funzionale
codificante per il recettore VLR. L’assemblaggio del gene non avviene per ricombinazione RAG type, ma
per un meccanismo di copia di brevi segmenti (10-30bp) di nucleotidi omologhi tra sequenze donatrici e
accettrici; il rodotto finale contiene un numero fisso di LRR cassettes scelti casualmente nell’ampio pool
disponibile di questi moduli. Lo studio di questa specie ha consentito quindi importanti scoperte
sull’immunità adattativa e sul fatto che in natura sono presenti due vie per ottenere recettori
riarrangiati somaticamente: quella degli agnati, che producono VLR, e quella degli gnatostomi, che
producono anticorpi e TCR.

22) Proprietà generali dell’immunità innata nei vertebrati


Esistono due tipi di immunità nei vertebrati, innata e adattativa, accomunate dal fatto che l’immunità
esiste solo grazie alla capacità dell’organismo di distinguere tra self e non self. In entrambi i tipi di
immunità esistono quindi molecole che consentono ai meccanismi immunitari di distinguere le cellule
estranee da quelle appartenenti all’organismo; inoltre i vertebrati possiedono anche meccanismi per
riconoscere le cellule self alterate. L’immunità adattativa presenta questa capacita sono in un ristretto
gruppo di cellule, le cellule NK. Esistono altre caratteristiche che distinguono i due tipi di immunità:
innata più antica, adattativa più recente; innata più rapida, si attiva in pochi minuti/ore, adattativa più
lenta, richiede molte ore/giorni; innata aspecifica, riconosce PAMP, non singoli Ag, adattativa
altamente specifica; adattativa è in grado di sviluppare memoria immunologica, di conseguenza
efficacia maggiore in risposte successive, più rapida e specifica, innata no, risposta sempre nello stesso
tempo e con la stessa efficacia. Inoltre appunto l’immunità adattativa è in grado sempre di distinguere il
self alterato, l’innata solo con le NK. È difficile stabilire contributo immunità innata, ma comunque
fondamentale, anche per collaborazione con adattativa (NK; complemento).

23) Innate immunity cells


Cellule partecipanti a immunità innata sono granulociti, mastociti, macrofagi, cellule dendritiche e cell
NK (linea linfoide, tutti gli altri tipi cellulari appartengono a mieloide). Neutrofili e macrofagi attifità
fagocitaria, neutrofili già differenziati, entrano in sede infiammazione, fagocitano e poi muoiono,
macrofagi si differenziano da monociti, e dopo fagocitosi possono tornare in circolo. Richiamate da
sostanze chemiotattiche. Cellule dendritiche hanno scarsa attività fagocitaria, ma molto impo nello
sviluppo dell’immunità adattativa che riconosce il self e non reagisce, ruolo principale presentazione
Ag. Eosinofili scarsa attività fagocitaria, ruolo principale in immunità antiparassitaria. Mastociti e basofili
percepiscono cambiamenti tissutali dovuti a infiammazioni o infezioni; basofilo circolante, mastocito già
nel tessuto. Mastocito amplifica fenomeno chemiotattico rilasciando sostanze cin questa attività che
richiamano cellule come neutrofoli e monociti, dopo aver percepito tramite recettori le variazioni nel
tessuto.

24) DNA/RNA immunity in vertebrates


Immunità adattativa basata su DNA/RNA fondamentale negli invertebrati, mantenuta anche nell’uomo.
Diverse forme, RNA interference come negli invertebrati, ma con prevalenza miRNA. In più immunità
mediata da DNA grazie a azione proteine APOBEC, scoperte da Scott. Azione deamminasica, analoga ad
azione di APOBEC1 a livello epatico, che agisce su apolipoprot. Apo100 a livello di trascritto RNA
inducendo deamminazione e quindi inserzione U invece di C in RNA-> inserzione codone di stop invece
di codone codificante-> catena peptidica più corta, Apo48 invece di 100 (processo di RNA EDITING).
APOBEC di altro tipo non ha attività di RNA editing, ma ha attività antivirale e agisce a livello di DNA
(APOBEC 3A, 3G, 3H). sempre attività deamminasica, inseriscono U che nel DNA non c’è, per cui
destabilizzano, sito abasico, troppi per correzione-> degradazione genoma estraneo.

25) The interferon pathway


Fondamentale per immunità virale; molecola così chiamata perché interferisce con replicazione virale.
A livello del reticolo endop c’è recettore TLR che lega DNA virale e lega altre proteine, attivando la
trasduzione del segnale che arriva a livello nucleare, dove viene attivata la trascrizione di vari geni tra
cui quello dell’interferone. Ci sono due famiglie di interferoni: alpha-beta, ubiquitari, codificati da due
geni attivabili in qualunque cellula, gamma è prodotto solo daNK e alcuni linf T. una volta prodotto,
dlalla cellula infetta, inf a-b viene secreto dalla cellula in quanto solubile, e va a legare recettore su
membrana cellule adiacenti, inducendo in queste cellule attivazione meccanismi immunità antivirale.
Consente pertanto il contenimento dell’infezione. Tramite esperimenti di spegnimento di geni del
pathway si è visto che la sopravvivenza ad infezioni ad alta carica virale è molto ridotta, pertanto il
ruolo delpathway inf nell’immunità antivirale è fondamentale.

26) PRR
Recettori, scoperti da Janeway, che riconoscono strutture non specifiche di un singolo Ag, ma di una
classe di Ag. Sono recettori caratteristici dell’immunità innata, e ne esistono diverse classi, tra cui i
recettori Toll-like. I TLR sono recettori con folf LRR, molto flessibile e stabile: in queste proteine si
ripete in modo imperfetto una sequenza di 20/25 aa tra i quali ci sono sempre, in certe posizioni,
residui di leucina, che fanno in modo che la struttura abbia da un lato un breve beta strand e dall’altro
spesso, ma non sempre, una breve elica. La struttura finale è a ferro di cavallo , formato da un beta
sheet esteso costitutio dai beta strand, con le eliche poste dall’altra parte. Spesso legano altre proteine
con funzione enzimatica a livello tipicamente della superficie concava, con il foglietto beta, ma può
avvenire anche sulla superficie convessa. A forma attiva del recettore è dimerica. Nell’uomo sono
codificati 12 TLR, di cui almeno 3 o 4 intracellulari, gli altri di membrana: quelli intracellulari
riconoscono acidi nucleici, dando inzio ad una risposta immunitaria.

27) Nf-kb pathway


Pathway di trasduzione del segnale fondamentale nell’immunità dei vertebrati. Coinvolge trasmissione
del segnale attivata da recettori antigenici delle cellule linfocutarie B e T ed è fondamentale nella
sopravvivenza e sviluppo dei linfociti e degli organi linfoidi. È conservato nell’evoluzione, pertanto ha
un ruolo fondamentale anche negli invertebrati. Nell’uomo ci sono 5 fattori appartenenti alla famiglia
Nf-kb: Rel-A, Rel-B c-Rel, Nf-kb1 e Nf-kb2; essi sono normalmente inattivi in quanto associati a due
proteine inibitrici dette inibitori di Kb (IkbA e IkbB). La cascata di attivazione di questi fattori può partire
da TRL4, ma anche da recettori per TNF e IL1. Il legame determina dimerizzazione del recettore, che
recluta la proteina TRIF e MYd88. Questi reclutano varie proteine, inclusa la chinasi TAK1, che può
attivare per fosforilazione IKK, che fosforila IkbB e ne determina degradazione, liberando i fattori della
famiglia Nf-kB, che entrano nel nucleo e attivazo la trascrizione. Questo pathway determina
sopravvivenza e differenziamento cellulare nel caso dei linfociti, mentre i geni dipendenti da questo
pathway nelle cellule dell’immunità innata codificano per chemochine e altri fattori dell’infiammazione.
28) The role of lymphocites in immunity
Il ruolo dei linfociti nell’immunità venne stabilito grazie ad alcuni esperimenti effettuati nella prima
metà del 900, dopo che, per molti anni, i macrofagi erano stati ritenuti le uniche cellule dell’immunità.
Innanzitutto furono effetuati degli esperimenti per stabilire il ruolo dei linfociti nel graft vs host
desease: in questo tipo di reazione non è l’organismo ricevente a rigettare il trapianto, cosa che può
avvenire perché l’organismo è immunocompetente o immunodepresso, ma è il tessuto trapiantato a
riconoscere ocme estraneo l’organismo e determinare una risposta immunitaria. Questo si verifica solo
se il tessuto trapiantato contiene linfociti, che pertanto sono riconosciuti in grado di distinguere self e
non-self. Questo è stato dimostrato effettutando due tipi di trapianto: uno in un topo appena nato, e
quindi immunoincompetente, in cui vengono trapiantate cellule da un topo adulto
immunocompetente. L’organismo del topolino non rigetta il trapianto, ma si verifica Runt desease,
ovvero i linfociti del tessuto trapiantato riconoscono come non self l’organismo e causa una risposta
immunitaria che porta emorragie e altri danni gravi, fino alla morte. Nel secondo esperimento si
effettua un trapianto in un topo F1 eterozigote, ottenuto dall’incrocio di due topi di ceppi inbred diversi
omozigoti. Il trapianto, proveniente da uno dei genitori, viene accettato da F1, che riconosce come self
le cellule di entrambi i genitori perché ha entrambi gli alleli, ma i linfociti del tessuto, avendo solo gli
alleli di un genitore, riconoscono come non sel gli alleli dell’altro e determinano risposta immunitaria.
Lo stesso avviene se il trapianto è da F1 a genitore.
Il secondo esperimento condotto per determinare la funzione dei linfociti è l’esperimento di Gowans:
egli sottopone topi a drenaggio toracico, eliminando dall’organismo la maggior parte die linfociti
circolanti, e osserva le risposte dell’organismo a infezioni e trapianti. Vede che la risposta sia
anticorpale sia al trapianto è molto ridotta, e che la sopravvivenza alle infezioni patogene è molto
bassa. Conclude quindi che i linfociti sono coinvolti sia nella risposta umorale che in quella cellulo
mediata.

29) Lymphocites subpopulations


L’esistenza di diverse sottopopolazioni di linfociti è stata ipotizzata dopo la scoperta della loro
partecipazione sia all’immunità cellulomediata sia all’immunità umorale. Questa ipotesi è stata
confermata dagli esperimenti di timectomia e borsectomia di Slick: operando timectomia in polli
neonati egli osservò che essi da adulto non manifestavano rigetto del trapianto, e la risposta
anticorpale era mantenuta per alcuni tipi di antigeni, ma non per altri, ma i livelli di Ab circolanti
rimangono invariati e anche quelli delle plasmacellule. Quindi i linfociti responsabili della produzione di
ab non sono prodotti nel timo e non sono coinvolti nel rigetto del trapianto. Eseguendo invece
borsectomia si ottiene risposta quasi speculare, ovvero assenza di plasmacellule e Ab, assenza di
risposta anticorpale, ma mantenuto rigetto del trapianto. Pertanto nel midollo osseo (o nella borsa del
fabrizio per gli uccelli) viene prodotta una sottopopolazione di linfociti responsabile della risposta
anticorpale, mentre nel timo un’altra diversa sottopopolazione responsabile del rigetto e partecipe
anche della risposta anticorpale.
30) Cell cooperation in immunity
Il primo esperimento volto a dimostrare cooperazione cellualre fu quello di Claman, che prese topi in
cui distrugge il SI con irraggiamento e timectomia e provò in vari modi a ricostituire la risposta
immunitaria. Effettuò trapianti di midollo, timo, midollo e timo e milza, e osservò che si verificava un
completo recupero della risposta immunitaria solo in caso di trapianto di milza o di timo e midollo
insieme. Pertanto dimostra che perché si verifichi un’efficace risposta anticorpale è necessaria la
presenza di entrambi i tipi di linfociti. Successivamente Mitchell e Miller effetuarono un esperimento
per stabilire quale sottopopolazione di linfociti svolgesse quale funzione. Presero un ceppo di topi
inbred CBA e lo irradiarono in modo da distruggere il sistema iimmunitario, poi operarono un trapianto
di midollo dallo stesso ceppo, e successivamente iniettarono linfociti T di un topo F1 ottenuto da
incrocio tra ceppo CBA e ceppo C57BL/6. Poi prelevano da questi topi delle cellule della milza che
testano con il saggio di Jerne, aggiungendo anticorpo anti-CBA e complemento, in modo da eliminare
tutte le cellule con marker CBA, e valutano la risposta anticorpale. Osservarono che la risposta
anticorpale veniva abbattuta in seguito a eliminzione di queste cellule, prodotte dal midollo, mentre
trattando con anticorpo anti-C57BL/6, ovvero linfociti T, la risposta rimaneva invariata. Pertanto
concludono che i linfociti B sono i responsabili della risposta anticorpale, mentre i T del rigetto del
trapianto. Mosier invece, tramite esperimento su milza di topo, dimostro la partecipazione dei
macrofagi alla risposta anticorpale, osservando che, separando i linfociti B e T dalle altre cellule della
milza, non si verifica risposta anticorpale efficace se non con aggiunta di Ab.
31) Subpopulations of T lymphocites
Oggi sappiamo che esistono due sottopopolazioni di linfociti T, H e C, con funzioni diverse. Questo è
stato dimostrato da Canter e Boyse con un esperimento su ceppi inbred di topi. Prendono 3 gruppi di
topi ottenuti dall’incorcio tra ceppo B6 e C, e in uno trattano T con ab anti Ly1 (=CDR4), nell’altro con ab
anti Ly3 (=CDR8). Il terzo gruppo è il controllo. Nel gruppo 1 vengono quindi uccise tutte le cellule Ly1,
nel gruppo 2 tutte le cell Ly3. Poi testano la risposta anticorpale: nel gruppo 1 la risposta anticorpale
non si verifica, mentre nel gruppo 2 si; pertanto concludono che esistono 2 sottopo di linfociti, di cui
una coopera nella risposta Ab, l’altra no, e che le due sottopo non possono sopperire l’uno alle funzioni
dell’altra. Quando i linfociti TH e Tc sono differenziati, quindi, non possono tornare indietro e
trasformarsi in cellule dell’altra sottopop.
32) General properties of adaptive vs innate immune response
Vedi sopra
33) Clonal selection theory
La teoria della selezione clonale fu riformulata diverse volte, la prima volta fu proposta da Ehrlic,
mentre quella odierna fu formulata da McFarlane-Bournet, e corrisponde alle osservazioni effettuate.
La eoria descrive il funzionamento dei linfociti e come questi possano essere specifici per un
determinato Ag. I linfociti nel corso dell’ontogenesi maturano, producendo i recettori di membrana per
gli Ag. Una volta completata la maturazione essi lasciano l’organo linfoide primario e circolano
nell’organismo: a questo stadio essi non hanno ancora incontrato l’Ag, e se non lo incontrano muoiono
in breve tempo. I linfociti che escono dagli organi linfoidi primari costituiscono il repertorio primario di
linfociti dell’organismo. I linfociti del repertorio primario che incontrano l’ag ricevono il segnale di
sopravvivenza e vanno incontro a differenziazione e proliferazione clonale. Una volta che il clone ha
raggiunto dimensioni sufficienti, esso produrra non più recettori di membrana, ma anticorpi,
trasformandosi pertanto in plasmacellula. Altri cloni invece si trasformeranno in cellule della memoria,
che, in caso di un ulteriore contatto con quello stesso ag, garantiscono una risposta più rapida, precisa
ed efficace. Il processo di produzione di linfociti che poi si svilupperano in plasmacellule e cellule della
memoria è un processo di selezione darwiniana: l’organismo non produce linfociti con lo scopo di
renderli specifici per un determinato ag, ma produce linfociti che se non incontrano l’ag per cui sono
specifici muoiono; l’ag quindi è l’agente responsabile della sopravvivenza del linfocita, che è pertanto
sottoposto a selezione clonale. Se il linfociti è specifico per l’ag presente allora si legherà ad esso e
sopravviverà, differenziandosi, se no morirà.
34) Lymphocites antigen receptors
I linfociti sia B che T interagiscono con l’ag tramite uno specifico recettore di membrana, BCR o TCR. I
due recettori presentano caratteristiche diverse: BCR ha un fold Ig, è dimerico, riconosce ag di divers
natura (proteica, lipidica, glucidica, nucleotidica ecc.) e soprattutto interagisce direttamente con l’ag,
ovvero lega direttamente l’epitopo ag senza bisogno di altre cllule che fungano da cellule presentanti
ag. I TCR invece sono sempre dei recettori di membrana diemrici, ma non hanno un fold Ig, riconoscono
solo Ag di natura proteica e soprattutto necessitano di una seconda cellula, detta appunto ag
presenting cell, che elabori l’ag, ne estragga l’epitopo, ovvero il frammento lineare amminoacidico che
consente a T di riconoscere l’ag, e lo associ alle proteine del complesso MHC, per poi esporlo sulla
propria membrana, da dove interagirà con TCR. Le due sottopop di linfociti T riconscono Ag presentati
da 2 classi diverse di MHC: i linfociti TH riconoscono ag presentati da MHC di classe 2, che è espresso
solo dalle apc (macrofag, cell dendritiche), mentre i Tc riconoscono ag presentati da MHC di classe 1,
ubiquitario. Le cellule presentanti MHC1 espongono ag di origine endogena, ovvero pframmenti
proteici sintetizzati dalla cellula stessa, per esempio in seguito a invezione virale. Virus sfrutta apparato
sintesi cellula, e produce proteine che si accumulano in citoplasma. Vengono degradate da proteasoma
dopo essere state marcate da ubiquitina, e associate al proteasoma ci sono proteasi che tagliano aa in
corrispondenza di specifiche posizioni (legami tra aa idorofbi ecc.), generando degli oligopept, detti
LMP2,7,10, che hanno alta affinità per MHC1. Questi peptidi vengono trasportati in apparato del golgi
per associazione con MHC1,e poi tramite vescicole portati sulla membrana ed esposti per interazione
con Tc. Invece MHC2 lega ag esogeni che la cellula ha internalizzato, sempre nel golgi. Per far si che non
leghino ag endogeni esse sono legate nel golgi dai TAPs, proteine che legano contemporaneamente 3
MHC a livello del sito di legame per sg. Man mano che MHC2 matura lungo il golgi, tap degradati finchè
rimangono solo peptidi CLIP in sito legame per ag, che poi vengono rimossi con reazione che coinvolge
molecola HLA-MD non classica. Dopo aver legato ag vengono esposti su membrana. In seguito a
presentazione contatto con T, T va incontro a proliferazione clonale e differenziazione, rilascia citochine
e altre sostanze che vanno a stimolare proliferazione di cell B ag-specifiche.
35) Antigen presentation

36) The interface between innate and adaptive immunity


Immunità innata e adattativa interagiscono tra di loro e cooperano attraverso vari meccanismi: le
cellule B incontrano ag e vanno incontro a proliferazione clonale, differenziandosi in cellule della
memoria e plasmacellule. Le plasmacellule producono ab, che però, nella maggior parte dei casi,
necessita del complemento per uccidere l’ag. Il complemento è una componente dell’immunità innata
solubile, che ququindi è attivato da molecole dell’immunità adattativa e coopera con esse per la
distruzione dell’ag. Le cellule B inoltre devono anche interagire cn le cell Th, che secernono citochine e
stimolano la proliferazione e il differenziamento. I linfociti Th a loro volta necessitano delle apc che
presentino loro l’antigene: le apc sono cellule dell’immunità innata, macrofagi e cellule dendritiche.
Inoltre i linfociti Tc sono responsabili della risposta citotssica alle infezioni, ma lo stesso compito hanno
anco le cell NK, cellule dell’immunità innata la cui tossicità, a differenza di quella delle cell Tc, è sempre
attiva.
37) General properties of the antigens
Il termine ag fu coniato da Ehrlic, che li definì come tutte le sostanze in grado di innescare produzione
ab; oggi diversa definizione: secondo alcuni sostanze in grado di legare recettori linfociti e innescare
risposta immunitaria, altri sostanze in grado di legare linfociti, anche se non danno risposta immunitaria
(allora immunogeni se danno risposta immunitaria). Ci sono infatti alcune sostanze molto piccole, dette
apteni (<1000Da), che legano recettore, ma non danno risposta immunitaria se non associati a
molecola carrier di grandi dimensioni. Gli ag presentano 3 proprietà fondamentali: estraneità (ag
riconosciuto come tale sono se riconosciuto come non self da organismo, proprietà fondamentale
immunità, ciò accade solo se ag non è entrato in contatto con SI durante
38) Adjuvants
39) B cells VS T cells epitopes
40) Superantigens
41) Structure of antibodies
42) Subunity structure of antibodies
43) Isotypes. Allotypes, idyotipes
44) Structure of T cell receptors