Sei sulla pagina 1di 22

Dalla Relazione annuale 2017 sull’attività svolta e sui totali della televisione in chiaro è stabilmente detenuto dai

programmi di lavoro dell’Agcom si colgono importanti segnali gruppi RAI e Fininvest/Mediaset, con il primo che raggiunge

per quanto concerne il comparto radiotelevisivo. una quota (in crescita) pari a circa la metà del totale, e il

Anzitutto, tutti i media elettronici, con particolare riferimento secondo che possiede una quota (in riduzione) stimata

alla tv e alla radio, tornano a crescere; le nuove tecnologie si attorno a un terzo.

stanno consolidando velocemente, con in testa l’IP attraverso

connessioni mobili che raggiungono con i 4G il 90% di

copertura che sale al 99% per i 3G, aprendo le porte

alla Hybrid Radio.

Sale al 43% la copertura il DAB+, mentre in DTT l’impiego del

formato H264 è ormai al 20% in rapida crescita.

In un contesto segnato dal trend di generale contrazione


Il grado di concentrazione del mercato della Tv a pagamento
degli ultimi anni, il settore della televisione è quello che ha
è tipicamente molto elevato, anche in considerazione della
subito le minori perdite in valori percentuali e che mostra nel
relativa struttura che risente dell’entità dei costi sostenuti per
2016 i più evidenti segni di ripresa.
la produzione e l’acquisizione dei contenuti premium.
Per il 2016, si stima che il valore delle risorse complessive del
Il gruppo 21st Century Fox/Sky Italia, che propone offerte a
settore televisivo torni ad attestarsi sopra gli 8 miliardi di
pagamento fruibili attraverso la piattaforma satellitare e
euro. La composizione dei ricavi afferenti al mezzo televisivo
online, si conferma di gran lunga il primo operatore (77%),
rispecchia quella tipica del sistema dell’informazione italiano,
mentre il gruppo Fininvest/Mediaset, che offre contenuti a
con la raccolta pubblicitaria che rappresenta la principale
pagamento sulla piattaforma digitale terrestre e  sul web,
fonte di finanziamento (oltre il 40% del totale, pari a circa 3,5
occupa la seconda posizione (21%).
miliardi di euro, riconducibili per il 90% alla Tv in chiaro),
Sotto il profilo degli ascolti, considerando sia la Tv in chiaro
seguita dalla vendita di offerte televisive (36% dei ricavi
sia la Tv a pagamento, l’andamento registrato dal 1990 al
complessivi), che nel 2016 diminuisce la propria incidenza sul
2016 rivela da un lato una contrazione delle audience delle
totale di quasi 2 punti percentuali, in favore dei fondi pubblici
TV generaliste e una crescita degli altri operatori, con offerte
(ossia, il canone per il servizio pubblico televisivo, le
prevalentemente tematiche o semi-generaliste, dall’altro
convenzioni con soggetti pubblici e le provvidenze pubbliche
come RAI e Mediaset raggiungano da sempre quote
erogate alle emittenti).
ampiamente superiori a qualsiasi altro operatore del settore.
Questi ultimi costituiscono un’ulteriore e rilevante fonte di

introiti per il settore (pesando sul totale per il 23%). All’interno

del settore televisivo, all’esito di una complessa analisi

(delibera n. 41/17/CONS), l’Autorità ha confermato la

separazione merceologica tra il mercato dei servizi di media

audiovisivi in chiaro e quello dei servizi di media audiovisivi a

pagamento, in virtù delle ancora marcate differenze tra le

due categorie di prodotti, che rendono gli stessi non

sostituibili sia dal lato della domanda che dell’offerta.

Nel mercato della televisione in chiaro si rileva il permanere La radio rappresenta, dopo la televisione, il secondo mezzo in

di un livello di concentrazione elevato: oltre l’80% dei ricavi termini di accesso.


Sul versante dell’offerta, il mercato radiofonico italiano è device a livello mondiale negli ultimi cinque anni indica una

sempre stato caratterizzato da un’elevata frammentazione, crescita della spesa riferibile agli apparecchi mobili, rispetto

con operatori aventi diversa copertura geografica, che spazia alla pubblicità veicolata attraverso desktop, che è passata dal

dagli ambiti iperlocali e locali fino a tutto il territorio nazionale. 25% nel 2014 al 42% nel dato previsionale per il 2016.

I recenti processi di concentrazione hanno determinato una I ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria online

modifica degli assetti del mercato a livello nazionale. complessivamente

L’operazione di consolidamento attuata dal gruppo Fininvest realizzati (includendo anche la raccolta di pubblicità diffusa

nel 2016 che ha acquisito attraverso R.T.I. – Reti Televisive attraverso i siti degli editori dei media tradizionali) si

Italiane, il controllo esclusivo del gruppo Finelco (ad eccezione attestano su un valore stimato pari a 1,9 miliardi di euro.

di RMC), ha determinato un aumento del grado di L’analisi degli assetti nazionali del settore della raccolta di

concentrazione del settore, come indicato dall’incremento pubblicità online evidenzia la stabile presenza di importanti

dell’indice di Herfindahl-Hirschmann (HHI), che passa da 989 a player internazionali che gestiscono diverse piattaforme di

1.083, pur rimanendo, comunque, al di sotto della soglia dei intermediazione pubblicitaria e sono verticalmente integrati su

2.500 punti. tutta ovvero in alcuni segmenti della filiera di Internet, quali

Google e Facebook che, congiuntamente, detengono ben oltre

il 50% dei ricavi netti da pubblicità online, ossia del valore

calcolato al netto della quota retrocessa ai proprietari dei siti

web/applicazioni.

Sotto il profilo economico, nel 2016, le fonti di finanziamento

della radio, pari complessivamente a 639 milioni di euro,

mostrano un incremento del 3% rispetto al 2015.

La RAI, concessionaria del servizio pubblico radiofonico,

conferma la propria posizione di operatore principale anche Quanto allo spettro radio, la valutazione dell’operato
nel 2016, con una quota pari a circa un quarto del settore. dell’Autorità in termini di raggiungimento di un uso efficiente
Segue il gruppo Fininvest, con una quota di mercato del 13%. delle risorse scarse è affidata, nel settore delle comunicazioni
Il maggior consenso degli ascoltatori è a favore delle emittenti elettroniche, al grado di copertura delle reti mobili così come
a carattere commerciale. all’indicatore di banda assegnata.
La tendenza connessa al crescente accesso e uso da parte La copertura delle reti mobili rimane su livelli superiori al 90%
dell’utenza di device mobili e delle relative applicazioni per ciò che riguarda i servizi 4G e raggiunge il 99% per quelli
finalizzate a incrementare le funzionalità dei propri 3G. L’indicatore di banda assegnata risulta stabile all’88%.
apparecchi ha prodotto conseguenze nel versante Nel settore dei media, gli indicatori di risultato sono
pubblicitario e, in particolare, nelle tecnologie e rappresentati dalla copertura della rete radiofonica DAB e
caratteristiche sottostanti alle modalità di vendita delle dall’utilizzo della capacità trasmissiva multiplex nazionali. Sul
inserzioni attraverso le app fruite da device mobili. fronte delle frequenze assegnate ai servizi radiofonici, il

processo di passaggio alla radiofonia digitale (DAB) procede

con l’aumento progressivo dei

La ripartizione degli investimenti in pubblicità online per


Tali settori restano caratterizzati, inoltre, da livelli di

concentrazione differenti (con un indice HHI pari a più di 6.000

nella Tv a pagamento, poco meno di 3.600 nella Tv in chiaro, e

circa 1.000 punti nell’editoria quotidiana), in linea con le

specifiche caratteristiche strutturali di ciascuno, ma che sono,

comunque, in riduzione se si osserva il loro andamento nel

tempo. L’unica eccezione è costituita quest’anno dal comparto

della radio in cui l’operazione di concentrazione R.T.I.-Finelco

ha prodotto un aumento del grado di concentrazione, che

comunque rimane a un livello basso o moderato (1.083 punti).

(E.G. per NL)

bacini  territoriali pianificati

dall’Autorità, che sono passati da circa il 14% a circa il 43%

della popolazione nell’ultimo anno. Con riferimento all’utilizzo

della capacità trasmissiva per la diffusione di programmi

televisivi, si osserva che il numero medio di programmi per

ogni multiplex è pari a 6,7 nel 2016, mentre continua la Approfondendo nel dettaglio le dinamiche e gli assetti di
mercato, si riscontra come, in un con- testo segnato dal
diffusione dei formati di compressione MPEG-4 e HEVC, che
trend di generale contrazione de- gli ultimi anni, il settore
risultano utilizzati nel 20% dei programmi, con un beneficio della televisione sia quello che ha subito le minori perdite in
valori percentuali e che mostra nel 2016 i più evidenti segni di
atteso in termini di efficienza nell’uso delle frequenze. La
ripresa. Come evidenzia la Figura 2.2.11, per il 2016, si
salvaguardia del pluralismo e della parità di accesso ai diversi stima che il valore delle risorse complessive del settore
televisivo torni ad attestarsi sopra gli 8 mi- liardi di euro, in
mezzi di informazione viene monitorata sotto il profilo
virtù di un incremento del 7% ri- spetto al 2015. La
quantitativo, oltre che attraverso l’analisi delle quote di composizione dei ricavi afferenti al mezzo televisivo
rispecchia quella tipica del si- stema dell’informazione
mercato e degli indici di concentrazione, tramite la
italiano (cfr. Figura 2.2.1), con la raccolta pubblicitaria che
misurazione delle audience e le tirature dei quotidiani. Dagli rappresenta la principale fonte di finanziamento (oltre il
40% del totale, pari a circa 3,5 miliardi di euro, riconducibili
indicatori rilevati emerge una generale tenuta dell’assetto
per il 90% alla Tv in chiaro), seguita dalla vendita di offerte
concorrenziale, come evidenziato dalle quote di mercato dei televisive (36% dei ricavi complessivi), che nel 2016
leader nei mercati della Tv, della radio e dell’editoria diminuisce la propria incidenza sul totale di quasi 2 punti
percentuali, in favore dei fondi pubblici (ossia, il canone
quotidiana, che hanno subito delle leggere variazioni, legate per il servizio pub- blico televisivo, le convenzioni con
all’andamento dei rispettivi ambiti. soggetti pub- blici e le provvidenze pubbliche erogate alle
emit- tenti). Questi ultimi costituiscono un’ulteriore e
rilevante fonte di introiti per il settore (pesando sul totale
per il 23%).
9.004
8.388 8.360
% 8.024
7.844 7.830
100
100%

80
80%

60
60%

40
40%

20
20%
140%

Mln
0
0%
120% 2011 2012 2013 2014 2015 2016
Pubblicità Offerte televisive a pagamento Fondi pubblici Ricavi totali

Figura 2.2.11 - Ripartizione dei ricavi complessivi della televisione per tipologia

In merito alla ripartizione dei ricavi dell’intero slativo 31 luglio 2005, n. 177. (Fase I)”, anche alla luce
settore tra gli operatori, si conferma la netta distanza tra i dei mutamenti e delle innovazioni intervenute, si conferma la
gruppi che tradizionalmente occupano le prime tre posizioni, separazione merceologica tra il mercato dei servizi di media
detenendo quote non distanti tra loro, e tutti gli altri audiovisivi in chiaro e quello dei servizi di media audiovisivi a
soggetti. Nello specifico, il gruppo pagamento. Tale distinzione deriva dalle ancora marcate
21st Century Fox/Sky Italia, che opera sia nella te- levisione differenze tra le due categorie di prodotti, che rendono gli
in chiaro sia nella pay Tv, mantiene la quota maggiore stessi non sostituibili sia dal lato della domanda che
(32%), seppur in riduzione di 1,5 punti percentuali. Seguono il dell’offerta.
gruppo RAI – titolare della concessione per il servizio Dal punto di vista della domanda, vale osservare innanzitutto
pubblico televisivo come la Tv in chiaro copra la totalità del pubblico televisivo
– che, a fronte dell’incremento dei ricavi conseguiti, balza al (circa 25 milioni di famiglie), mentre coloro che accedono alla
secondo posto (con una quota prossima al Tv a pagamento rappresentano un insieme di gran lunga
30%) – e il gruppo Fininvest/Mediaset, presente in entrambi inferiore, pari a poco più di un terzo della popolazione italiana
i comparti della Tv in chiaro e a paga- mento, che presenta (circa 9 milioni di famiglie). Il diverso grado di pe- netrazione
un’incidenza sul totale del 28%. Tra la moltitudine degli altri della televisione in chiaro e della Tv a pa- gamento è indice di
operatori, si distin- guono i gruppi Discovery e Cairo una consolidata distinzione del target dei consumatori delle due
Communication (La7), che in ogni caso mostrano quote molto tipologie di servizi audiovisivi. I telespettatori, infatti, esibiscono
infe- riori rispetto ai primi tre (vicine al 2%, sebbene in prefe- renze e gusti diversi rispetto ai servizi di media au-
leggero aumento; cfr. Figura 2.2.12). diovisivi in chiaro e a quelli a pagamento: la televi- sione in
All’interno del settore televisivo, si distinguono ambiti di
chiaro continua a distinguersi come l’unico mezzo in grado di
mercato differenti. Come rilevato dall’Au- torità all’esito della
raggiungere tutte le fasce della popolazione, indipendentemente
complessa analisi di cui alla de- libera n. 41/17/CONS,
dalla connotazione sociale, economica e culturale.
recante “Individuazione dei mercati rilevanti nel settore dei
servizi di media audiovi- sivi, ai sensi dell’articolo 43, comma
2, del decreto legi-

Il sistema informativo italiano

Il sistema informativo sta attraversando, da al- cuni anni,


una fase di passaggio caratterizzata da profondi cambiamenti
tecnologici e di mercato.
In tale ambito, l’Autorità, alla luce delle molte- plici
competenze regolamentari, di vigilanza e san- zionatorie in
materia di servizi media audiovisivi radiofonici ed editoriali,
basa la propria attività sulla ricerca e l’analisi del
funzionamento di tutte le com-
ponenti del sistema dell’informazione e della co- rappresentare circa la metà delle risorse complessive del
municazione. sistema dell’informazione64.
Nello specifico, l’Autorità analizza l’offerta in- formativa,
Questa dinamica si sta dispiegando in un conte- sto di
sia sotto il profilo delle imprese editoriali, verificando le fonti
contrazione delle risorse, che, tuttavia, si sta attenuando negli
di finanziamento dell’informa- zione e gli assetti di mercato,
ultimi due anni (cfr. Figura 2.2.2). Infatti, il Sistema Integrato
sia sotto il profilo della produzione informativa, analizzando
delle Comunicazioni (SIC) nel suo complesso, dal 2011 al
l’evoluzione della professione giornalistica e delle diverse de-
2015, ha subito un’importante contrazione economica (-16%),
terminanti dell’informazione. Analogamente, esa- mina la
anche
domanda di informazione per rilevare l’evo- luzione delle
modalità di fruizione della stessa da parte dei cittadini e le
relative implicazioni. Vendita di prodotti/servizi
Dalle analisi svolte si riscontra come l’evoluzione Fondi pubblici
tecnologica degli ultimi anni abbia esaltato alcune
14% 37%
caratteristiche del bene informazione tra cui, in par- ticolare,
la non rivalità e la non escludibilità nel re- lativo consumo,
con l’effetto di aggravare i problemi di finanziamento
dell’informazione. Al riguardo, si evidenzia che, aumentando
l’offerta gratuita del- l’informazione e riducendosi 49%
contestualmente la di- sponibilità a pagare dei consumatori, la
componente pubblicitaria assume sempre più rilevanza tra le
fonti di finanziamento dei mezzi di comunicazione, tanto da Pubblicità
Figura 2.2.1 - Fonti di finanziamento dei media

–––––––––
64 I valori relativi ai ricavi del settore dei media per l’anno 2016 rappresentano delle stime dell’Autorità.

20.323
19.063
20.000
17.637 17.137 17.076

15.000

10.000

5.000

0
2011 2012 2013 2014 2015
Radio e Tv Editoria Pubblicità online Altre aree
Figura 2.2.2 - Dinamica del Sistema Integrato delle Comunicazioni (mln €)
se con variazioni differenti da mercato a mercato. Focalizzando l’attenzione sulle sole risorse
L’area radiotelevisiva si conferma il principale seg- mento del pubblicitarie, come si evince dalla Figura 2.2.3, si evidenzia
SIC, con un peso che nel 2015 è stato pari al 49,5%, mentre lo stesso andamento negativo, anche se sembrano
continua a ridursi quello dell’edi- toria, che subisce riscontrarsi alcuni segnali di ripresa a partire dallo scorso
complessivamente una contra- zione pari al 34% nel periodo anno, che appaiono consoli- darsi nel 2016.
considerato. Viceversa, il settore della pubblicità online vede Analizzando nel dettaglio i singoli mezzi, la te- levisione
crescere nel tempo la propria incidenza. rappresenta il settore che ha affrontato meglio la crisi,
L’andamento delle fonti di finanziamento sta ac- mentre si è assistito ad un declino strutturale nel comparto
compagnando alcuni processi di consolidamento, che dei quotidiani e dei perio-
saranno analizzati meglio nei prossimi para- grafi, in grado di
produrre effetti sull’assetto plura- listico del sistema
informativo italiano.
dici, con una riduzione importante dei ricavi pub- Parallelamente, gli investimenti in informazione (non solo
blicitari. Al contrario, la pubblicità online è cresciuta, nel personale ma anche in tecnologia) hanno seguito
soprattutto nella componente attribuibile alle piat- taforme l’andamento dei ricavi, con una dra- stica riduzione a partire
digitali (come i motori di ricerca e i social network). In dalla fine dello scorso de- cennio che non può non avere
particolare, nell’ultimo anno, mentre quotidiani e periodici effetti sulla qualità di informazione, minando l’attività di
continuano a veder ridursi le proprie risorse (calo che supera approfondi- mento e verifica delle fonti e generando
il 6%), la radio re- gistra un modesto aumento (+0,8%), la fenomeni patologici, quali quello delle cd. fake news.
televisione torna a crescere (di quasi il 7%), mentre la compo- Oltre alle Indagini conoscitive attualmente in corso su
nente online continua a crescere a due cifre (di quasi il 15%), Piattaforme digitali e sistema dell’informazione (delibera n.
come mostrato in Figura 2.2.4. 309/16/CONS)65 e sull’Informazione lo- cale (delibera n.
310/16/CONS)66, un particolare ap-

–––––––––
65 https://www.agcom.it/documents/10179/5041493/Delibera+309-16-CONS/7f6d711a-ac5d-48b1-9b30-faa27d6a1ecb?
version=1.0.
66 https://www.agcom.it/documents/10179/5041493/Delibera+310-16-CONS/04871326-f0f9-4d03-b4fb-49907be63d77?
version=1.0.
10.000
8.84
9.000 4
7.76
8.000 0 7.252
6.933 6.860
7.000 6.884

6.000

5.000

4.000

3.000

2.000

1.000

0
2011 2012 2013 2014 2015 2016

Tv Radio Quotidiani Periodici Internet Totale

Figura 2.2.3 - Dinamica della raccolta pubblicitaria per mezzo (mln €)

40%

20%
0%
Tv Radio Quotidiani Periodici Internet Totale
-20%

-40%

-60%

2016-2011 2016-2015

Figura 2.2.4 - Variazioni della pubblicità sui mezzi classici e su Internet


profondimento sulla qualità dell’informazione è della direttiva sui servizi di media audiovisivi; 3)
stato svolto dall’Autorità nell’ambito della seconda edizione regolamentazione delle nuove piattaforme digitali.
dell’Osservatorio sul giornalismo, pubbli- cato a marzo 2017, In riferimento ai servizi di comunicazione elettronica, una
che ha consentito di analizzare i fattori che maggiormente parte della riforma TSM è stata completata con il nuovo
Regolamento del novembre 2015, che modifica le regole
incidono sulla produzione di informazione, con particolare
del roaming internazionale e determina i criteri di
riguardo alla ca- pacità di approfondimento, all’affidabilità, regolamentazione della net neutrality. Infatti, in seguito
attendi- bilità e autorevolezza delle fonti di informazione67 all’avvio del periodo transitorio che porterà a partire dal 14
giugno 2017 alla tariffa unica europea, l’Autorità è intervenuta
Da ultimo, l’Autorità non ha potuto tralasciare gli ultimi con una serie di azioni adottando, tra l’altro, un generale atto
avvenimenti in campo internazionale, con il referendum che di indirizzo in ordine all’applicazione della nuova normativa a
ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. tutti i piani nazionali esistenti ed ad una maggiore trasparenza
Nel suo discorso dinanzi al Parlamento, infatti, il Presidente informativa nei confronti della clientela, con conseguente
Cardani ha evidenziato come tale evento ha implicazioni non riformulazione dei prezzi intra-UE rispetto a quelli nazionali se
solo di ordine economico e finanziario, ma anche di ordine non coerenti con il regolamento. In tema di net neutrality,
sociale e culturale influenzando l’economia e la società invece, l’Autorità dovrà valutare le condizioni commerciali e
digitale, perimetro di riferimento dell’AGCOM, specialmente tecniche di fornitura dei servizi di accesso alla rete tenendo
nell’ambito del Digital Single Market. Il Presidente Cardani ha conto sia dell’assetto competitivo dei mercati, sia dell’impatto
sottolineato come tocchi alla politica e alle istituzioni trovare le che le condotte degli operatori possono produrre sui
risposte giuste al germe di disgregazione e alla rivalsa nei consumatori, sulla libertà di espressione degli utenti e sul
confronti delle istituzioni europee che, sebbene sia ormai pluralismo dei media.
evidente nella sola Gran Bretagna, nella realtà si nasconde in La Relazione fornisce molti dati ed osservazioni in ordine
tutti gli stati, inclusa l’Italia. Le istituzioni, infatti, devono dare il all’obiettivo strategico, condiviso e non più rinviabile,
proprio contributo per rafforzare l’idea di Europa, dell’infrastrutturazione a banda ultralarga del Paese, alla cui
trasformandola concretamente in un’Europa di cittadini e realizzazione l’Autorità ha contribuito, anche nel corso
consumatori digitali connessi. Come risposta alla Brexit e alle dell’ultimo anno, con diverse azioni, come la definizione delle
influenze che essa potrebbe esercitare anche negli altri Stati, condizioni tecniche ed economiche di accesso alla rete in fibra
Cardani invita le istituzioni ad accelerare ed essere più dell’incumbent nell’ambito dell’analisi di mercato;
coraggiose nelle decisioni. Con riguardo alle possibilità l’approvazione di Linee guida per disciplinare
dell’AGCOM, invece, bisogna fare di tutto per invertire la l’accesso wholesale alle reti a banda ultralarga destinatarie di
deriva che mette a rischio l’esistenza stessa dell’idea di Europa contributi pubblici secondo quanto previsto dalla Strategia BUL
e del Digital Single Market. approvata dal Governo nel marzo dello scorso anno; l’avvio dei
Nel prossimo futuro l’Autorità intende perseguire gli stessi procedimenti sul servizio universale delle comunicazioni
obiettivi che hanno guidato il suo operato nell’anno appena elettroniche.
trascorso, volti a coniugare la promozione della concorrenza e Sul secondo versante, invece, la proposta di emendamenti
la tutela del pluralismo, l’efficiente allocazione delle risorse alla direttiva sui servizi di media audiovisivi è volta a creare un
scarse e il sostegno allo sviluppo di reti in fibra ottica, la quadro di regole idoneo ad assicurare la vigilanza sulle
garanzia della parità di accesso ai mezzi di informazione e posizioni dominanti e la parità di armi nell’arena competitiva
promozione della legalità, sempre con l’obiettivo ultimo di tra le imprese che forniscono servizi tradizionali
migliorare l’azione amministrativa in un contesto di efficienza, di broadcasting e quelle che operano in modalità “over-the-
efficacia e trasparenza. top”, garantendo in prima istanza adeguati presidi per la tutela
del pluralismo, della correttezza dell’informazione e dei minori.
Anche sull’ultimo scenario, ossia la regolamentazione delle
Lo scorso 5 luglio l’Autorità per le Garanzie nelle piattaforme digitali, l’Autorità ha seguito la stessa strada
Comunicazioni (AGCOM) ha presentato la propria relazione dell’adozione di regole tendenzialmente simili per servizi
annuale al Parlamento relativa all’attività svolta nel 2015 e ai funzionalmente sostituibili, svolgendo una complessa attività
programmi di lavoro futuri. conoscitiva finalizzata a proporre suggerimenti normativi a
livello nazionale e comunitario e a delineare le nuove priorità
Nella sua presentazione, il presidente Angelo Marcello Cardani strategiche della propria regolamentazione per i prossimi anni.
ha sottolineato che l’attività dell’Autorità ha seguito il percorso
già tracciato nei programmi di lavoro del 2015, ma anche è !!!!!
stata intrapresa una strada regolamentare nuova, segnata da
un’attenta attività di verifica dell’efficacia delle misure
proposte nei diversi settori di competenza, ripensando, Relazione annuale 2018 sull’attività svolta e sui programmi di
laddove necessario, a nuove e più efficaci modalità di
lavoro dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
intervento.
Presentazione del Presidente Angelo Marcello Cardani
Più nel dettaglio, la relazione annuale si sofferma su diversi
aspetti oggetto di intervento nel corso dell’anno trascorso, fra
cui (i) le iniziative adottate nell’ambito del Digital Single
L’11 luglio 2018, presso la Camera dei deputati, a Roma, si è
Market; (ii) la gestione e allocazione delle risorse
frequenziali; (iii) la tutela dei consumatori, (iv) il servizio svolta la presentazione della “Relazione annuale 2018
universale; (v) il pluralismo dell’informazione e il pluralismo
politico; e (vi) il settore dei servizi postali. sull’attività svolta e sui programmi di lavoro dell’AGCOM” alla
Nell’ambito della strategia europea del Digital Single Market,
ossia la creazione di un mercato unico digitale connesso volto presenza delle più alte cariche dello Stato.
a “creare le giuste condizioni per lo sviluppo delle reti digitali e
dei servizi”, si inseriscono 1) la revisione
del framework regolamentare sui servizi di comunicazione
elettronica (c.d. Telecom Single Market-TSM); 2) la revisione
Nel suo intervento, Sintetizzando il voluminoso Rapporto  la radio perde qualcosa nel suo complesso (-

2018, il Presidente AGCOM si è soffermato anche sullo studio 0,7%), ma in un contesto che manifesta segnali

dei “mercati regolati”, che – di seguito – sunteggiamo: di ripresa;

 gli investimenti pubblicitari globali appaiono

1. Assetto e prospettive dei mercati regolati sempre più re-indirizzati dai media tradizionali

alle piattaforme online, che

1.1 Premessa  complessivamente crescono di oltre il 12%.

Google e Facebook sono naturalmente i

I ricavi del settore delle comunicazioni e dei singoli segmenti principali beneficiari di questo trend;

che lo compongono (telecomunicazioni, media e servizi

postali) rappresentano anche per il 2017 oltre il 3% del

PIL nazionale.
1.2 Telecomunicazioni

Le risorse economiche del complesso dei mercati vigilati da


1.3 Media
Agcom ammontano a oltre 54 miliardi di euro, confermando

il trend di lieve crescita (+1,2%) già osservato lo scorso anno.


Il settore media – 14,6 miliardi di ricavi complessivi nel 2017
Cresce il peso relativo di Internet, del settore postale e, in
(0,9%) – presenta immagini differenti nei singoli comparti. Il
misura meno accentuata, del settore telecomunicazioni. Tende
dato complessivo sembrerebbe deporre per una sostanziale
invece a ridursi, anche se con un diverso grado di intensità, il
tenuta: crescono, ad esempio, i ricavi pubblicitari globali.
peso degli altri comparti vigilati, ossia TV, radio ed editoria.
Tuttavia, solo la scomposizione dei diversi mercati del settore è
Più nello specifico, nel confronto tra i ricavi 2016 e i ricavi 2017
in grado di fornire una istantanea credibile. L’aumento della
si osservano le seguenti dinamiche:
raccolta pubblicitaria è dovuto esclusivamente all’online, che

cresce ancora a due cifre e vale ora 2,2 miliardi (la raccolta


 la crescita del segmento
pubblicitaria di quotidiani, periodici e radio assieme non arriva
delle telecomunicazioni è dovuta
a 1,9 miliardi), mentre quasi tutti i mezzi tradizionali
all’accelerazione registrata nella diffusione degli
registrano un andamento negativo.
accessi broadband e ultrabroadband da rete

fissa (+3,8%), in grado di compensare

positivamente la complessiva riduzione

registrata per i servizi di rete mobile (-1,9%);


1.4 TV
 nel settore televisivo, la flessione dei ricavi

riguarda essenzialmente la TV in chiaro (-3,5%).


La televisione perde un 2% di ricavi, ma con una significativa
La tenuta della pay tv è riconducibile
differenza tendenziale tra tv free (-3,5%) e tv pay (-0,2%). La TV
principalmente all’andamento della spesa
si conferma ancora il mezzo con la maggiore valenza
d’utente, il cui incremento ha parzialmente
informativa, sia per frequenza di accesso anche a scopo
assorbito le minori entrate pubblicitarie;
informativo, sia per importanza e attendibilità
 l’editoria palesa ancora risultati negativi (-
percepite. Crescono le forme di accesso non tradizionali alla
5,2%). Il settore dei quotidiani, in particolare,
tv; in tal senso il 2017 può essere ricordato anche come l’anno
registra una ulteriore contrazione dei ricavi
della definitiva consacrazione della “televisione liquida”, con
dell’8,9%;
mediante le pagine e gli account delle diverse piat- taforme
una stima di circa 3 milioni di cittadini che guardano
digitali. Una porzione ancora minoritaria di operatori
abitualmente la tv in streaming e in numero 3/4 volte comprende i fornitori di servizi di media audiovisivi soltanto
online offerti a pagamento, che hanno fatto il loro ingresso nel
superiore che scaricano abitualmente contenuti televisivi sui settore più di recente. Tra questi si annovera anche Netflix,
che a livello internazionale ha da poco superato i 100 milioni
propri device. La televisione tradizionale manifesta comunque
di abbonati e che in Italia è presente dalla fine del 2015,
importanti segni di tenuta sia in termini di valore economico, registrando alcune centinaia di migliaia di fruitori. Peraltro,
stante l’ampliamento delle modalità di con- sumo dei
come si è appena ricordato, sia in termini di ascolti, con una
contenuti televisivi e il crescente interesse per i nuovi servizi
audience media nel prime time serale stabilmente sopra i 25 audiovisivi e apparati di fruizione, nonché la diffusione delle
reti di telecomunicazione a banda larga e ultra-larga fisse e
milioni di contatti, come a fine 2016. mobili, si registra il rafforzamento del processo di
convergenza tra i servizi di media audiovisivi e le
telecomunicazioni, come testimonia l’affermarsi di offerte di
tipo triple/quadruple play, comprendenti la fornitura con-
giunta, attraverso soluzioni integrate o accordi com- merciali
tra soggetti operanti nei diversi settori, di servizi voce (fissi e/o
mobili), connessione Internet e contenuti audiovisivi.
Approfondendo nel dettaglio le dinamiche e gli assetti
di mercato, si riscontra come, in un con- testo segnato dal
La televisione trend di generale contrazione de- gli ultimi anni, il settore
della televisione sia quello che ha subito le minori perdite in
All’interno del sistema dell’informazione, la te- levisione
valori percentuali e che mostra nel 2016 i più evidenti segni
riveste storicamente un ruolo di primaria importanza. La
di ripresa. Come evidenzia la Figura 2.2.11, per il 2016, si
rilevanza della Tv è ascrivibile, in primo luogo, alla massa di
stima che il valore delle risorse complessive del settore
fruitori (non ancora rag- giunta da nessun altro dei media)
televisivo torni ad attestarsi sopra gli 8 mi- liardi di euro, in
che accedono al mezzo attraverso le varie piattaforme
virtù di un incremento del 7% ri- spetto al 2015. La
(digitale ter- restre, tuttora la più diffusa, satellite e web) e i
composizione dei ricavi afferenti al mezzo televisivo
diversi dispositivi (dai televisori tradizionali con decoder
rispecchia quella tipica del si- stema dell’informazione
digitale terrestre e satellitare alle smart Tv e altri de- vice
italiano (cfr. Figura 2.2.1), con la raccolta pubblicitaria che
dotati di connessione a Internet) e che utilizzano lo stesso
rappresenta la principale fonte di finanziamento (oltre il
anche allo scopo di informarsi, sebbene i contenuti
40% del totale, pari a circa 3,5 miliardi di euro, riconducibili
informativi rappresentino soltanto una parte dell’offerta
per il 90% alla Tv in chiaro), seguita dalla vendita di offerte
proposta. Al riguardo, dal punto di vista dell’informazione televisive (36% dei ricavi complessivi), che nel 2016
prodotta, si riscontra che la quota parte di giornalisti italiani diminuisce la propria incidenza sul totale di quasi 2 punti
impiegati nel comparto televisivo è pari a poco più della metà percentuali, in favore dei fondi pubblici (ossia, il canone
della porzione di giornalisti assorbita dalle testate quotidiane per il servizio pub- blico televisivo, le convenzioni con
(cfr. Figura 2.2.8 e Osservatorio sul gior- nalismo), unico soggetti pub- blici e le provvidenze pubbliche erogate alle
mezzo a veicolare contenuti quasi interamente dedicati emit- tenti). Questi ultimi costituiscono un’ulteriore e
all’informazione. rilevante fonte di introiti per il settore (pesando sul totale
In secondo luogo, il rilievo assunto dalla televi- sione è per il 23%).
legato all’entità degli introiti generati dal set- tore, che si
conferma ampiamente quale area econo- mica principale del
Sistema Integrato delle Comunicazioni (cfr. delibera n.
10/17/CONS). In proposito, vale osservare che, anche
considerando le singole tipologie di fonti di finanziamento
(pub- blicità, vendita di prodotti/servizi e fondi pubblici), la
televisione esercita, per ciascuna di esse, un peso di gran
lunga superiore rispetto agli altri mezzi di informazione.
D’altra parte, il numero di imprese che operano nel settore
televisivo è ampio, ma ri- mane inferiore a quello dei soggetti
presenti in altri settori della comunicazione, come periodici,
Internet e radio. In particolare, gli operatori televisivi attivi in
ambito nazionale e locale sono complessivamente oltre 500,
pochi dei quali hanno grandi dimensioni, in termini
occupazionali e di fatturato. La gran parte degli operatori
propone un’offerta televisiva classica, seppur affiancata,
sempre più spesso, da contenuti veicolati online, attraverso i
siti web e le applicazioni riconducibili ai propri canali e
programmi, oltre che
9.004
100
100% 8.388
%
19,2 22,1 20,4 20,8 22,6
8.024 7.830 8.360
140%

Mln
7.844
120%
80
80%

60
60%

40
40%

20
20%

0
0% 2011 2012 2013 2014 2015 2016
Pubblicità Offerte televisive a pagamento Fondi pubblici Ricavi totali

Figura 2.2.11 - Ripartizione dei ricavi complessivi della televisione per tipologia

In merito alla ripartizione dei ricavi dell’intero slativo 31 luglio 2005, n. 177. (Fase I)”, anche alla luce
settore tra gli operatori, si conferma la netta distanza tra i dei mutamenti e delle innovazioni intervenute, si conferma
gruppi che tradizionalmente occupano le prime tre posizioni, la separazione merceologica tra il mercato dei servizi di
detenendo quote non distanti tra loro, e tutti gli altri media audiovisivi in chiaro e quello dei servizi di media
soggetti. Nello specifico, il gruppo audiovisivi a pagamento. Tale distinzione deriva dalle
21st Century Fox/Sky Italia, che opera sia nella te- levisione ancora marcate differenze tra le due categorie di prodotti,
in chiaro sia nella pay Tv, mantiene la quota maggiore che rendono gli stessi non sostituibili sia dal lato della
(32%), seppur in riduzione di 1,5 punti percentuali. Seguono il domanda che dell’offerta.
gruppo RAI – titolare della concessione per il servizio Dal punto di vista della domanda, vale osservare
pubblico televisivo innanzitutto come la Tv in chiaro copra la totalità del
– che, a fronte dell’incremento dei ricavi conseguiti, balza al pubblico televisivo (circa 25 milioni di famiglie), mentre
secondo posto (con una quota prossima al coloro che accedono alla Tv a pagamento rappresentano un
30%) – e il gruppo Fininvest/Mediaset, presente in entrambi insieme di gran lunga inferiore, pari a poco più di un terzo
i comparti della Tv in chiaro e a paga- mento, che presenta della popolazione italiana (circa 9 milioni di famiglie). Il
un’incidenza sul totale del 28%. Tra la moltitudine degli altri diverso grado di pe- netrazione della televisione in chiaro e
operatori, si distin- guono i gruppi Discovery e Cairo della Tv a pa- gamento è indice di una consolidata distinzione
Communication (La7), che in ogni caso mostrano quote molto del target dei consumatori delle due tipologie di servizi
infe- riori rispetto ai primi tre (vicine al 2%, sebbene in audiovisivi. I telespettatori, infatti, esibiscono prefe- renze e
leggero aumento; cfr. Figura 2.2.12). gusti diversi rispetto ai servizi di media au- diovisivi in chiaro
1 All’interno del settore televisivo, si distinguono ambiti e a quelli a pagamento: la televi- sione in chiaro continua a
di mercato differenti. Come rilevato dall’Au- torità all’esito distinguersi come l’unico mezzo in grado di raggiungere tutte
della complessa analisi di cui alla de- libera n. le fasce della popolazione, indipendentemente dalla
41/17/CONS, recante “Individuazione dei mercati rilevanti connotazione sociale, economica e culturale. Viceversa, la
nel settore dei servizi di media audiovi- sivi, ai sensi televi-
dell’articolo 43, comma 2, del decreto legi-
35
32,0 29,
7 27,9
30

25

20

15
10
6,3
5 2,4
1,7
21st Century Fox/Sky
0 Italia
2
RAI Fininvest/Mediaset Discovery Cairo Communication Altri

1,8

0,3 0,2
0

-0,1
-0,6

-2 Differenza vs. 2015 (punti percentuali)


-1,5

Figura 2.2.12 - Incidenza dei ricavi per operatore (2016, %)

sione a pagamento appare focalizzata su profili spe- televisione a pagamento, sussiste una relazione com-
cifici di cittadini, raggiungendo principalmente in- dividui con merciale diretta con gli utenti finali (oltre che con gli
una disponibilità di spesa più elevata e che soddisfano per lo inserzionisti). La presenza di un prezzo maggiore di zero, in
più la propria domanda di contenuti premium (quali, in contrapposizione a un prodotto offerto gra- tuitamente,
particolare, film in prima visione, serie Tv, eventi e determina una significativa differenzia- zione del prodotto
manifestazioni sportive). Per quel che concerne l’offerta, nella percezione del consumatore, che chiama direttamente in
molteplici elementi concorrono a differenziare la televisione causa la propria dispo- nibilità a pagare. Conseguentemente,
in chiaro dalla televisione a pagamento. In primo luogo, le per gli operatori della televisione a pagamento la principale
due tipologie di offerte televisive sono sostenute da modelli leva com- petitiva è costituita dall’acquisizione di contenuti di
di business differenti, per cui se la Tv in chiaro viene particolare pregio, in grado di suscitare l’interesse dei
finanziata dalla raccolta pubblicitaria (che rap- presenta la consumatori e motivare la loro disponibilità a pagare. Dato il
fonte di ricavo principale) e da fondi pub- blici, la Tv a carattere altamente motivante dei contenuti premium per i
pagamento viene finanziata in misura largamente prevalente telespettatori, ai fini della sottoscrizione dell’abbonamento, è
dalla vendita di abbonamenti (inclusi i servizi di pay per proprio nei me- desimi contenuti che gli operatori della pay Tv
view), nonché, in modo decisamente più contenuto, dalla con- centrano maggiormente i loro investimenti. Poiché la
raccolta pubblici- taria (cfr. Figure 2.2.14 e 2.2.17). Quindi, produzione e l’acquisizione degli stessi (o dei re- lativi diritti di
come rap- presentato nella Figura 2.2.13, nella televisione in trasmissione) comportano il sosteni- mento di costi fissi
chiaro, l’unica relazione commerciale intercorre tra le endogeni irrecuperabili molto elevati, la presenza di sunk cost
emittenti e gli inserzionisti e si fonda sulla circo- stanza che le di questo tipo rap- presenta un fattore di ulteriore distinzione
prime, essendo in grado di raggiungere una grande massa di tra la fi- liera industriale della televisione a pagamento e
fruitori, innalzano la disponi- bilità a pagare degli quella della televisione in chiaro.
inserzionisti. Diversamente, nella
Figura 2.2.13 - Modelli di business della Tv in chiaro e della Tv a pagamento

Esaminando nel dettaglio la composizione dei Tale andamento positivo deriva da una varia-
ricavi dei due ambiti televisivi, si rileva come la te- levisione zione in aumento sia della raccolta pubblicitaria
in chiaro (considerando entrambe le com- ponenti, (che supera i 3 miliardi di euro, +6% rispetto al
nazionale e locale), che vale circa il 60% delle risorse totali 2015) sia, in maniera ancor più marcata, del canone
del settore televisivo, raggiunga nel 2016 quasi 5 miliardi di corrisposto dai cittadini per la detenzione degli ap- parecchi
euro, grazie ad un in- cremento del 10% rispetto al 2015 (cfr. televisivi (1,8 miliardi di euro, +17% sul
Figura 2.2.14). 2015), a fronte di un indice Istat del canone televi-

38%
62
6.00 5.51
% Fondi
0 3 4.99 4.97
4.70 pubblici
3 4.468 9
0 Pubblicità
4.536

3.79 2%
4.00
3
0 3.093
Mln

74
2.00 1.797
1.606 % 98%
0

113
89 26%
0
2011 2012 2013 2014
2015 2016
CONCESSIONA ALTRE EMITTENTI
RIA SERVIZIO
Totale Pubblicità Canone PUBBLICO
Convenzioni e provvidenze

La quota parte di canone imputabile all’attività televisiva è stata calcolata applicando al valo re totale del canone radiotelevisivo una
percentuale pari alla quota di costi diretti attribuiti a tale attività sul totale dei costi diretti del servizio pubblico (c.d. aggregato A
della contabilità separata di RAI). In particolare, per il valore del canone relativo agli anni 2015 e 2016, si è fatto riferimento alla
contabilità separata RAI 2015.

Figura 2.2.14 - Ricavi della Tv in chiaro


sivo in riduzione e inferiore all’indice generale dei prezzi al come l’incremento dei ricavi da ca- none abbia fatto seguito
consumo (cfr. Figura 2.2.15). Al riguardo, vale osservare alle mutate modalità di ri- scossione dello stesso. Per il 2016,
infatti, oltre ad essere stata fissata una misura del canone dal valore assunto dall’indice di Herfindahl-Hir- schman
inferiore rispetto agli ultimi anni e pari a 100 euro, è stato (HHI), che rimane superiore alla soglia critica di 2.500 (cfr.
previsto per la prima volta l’inserimento di tale im- porto Figura 2.2.16). In particolare, oltre l’80% dei ricavi totali della
all’interno della bolletta per la fornitura del- l’ene rgia televisione in chiaro è stabil- mente detenuto dai gruppi RAI
elettrica, con una drastica riduzione del fenomeno e Fininvest/Media- set, con il primo che raggiunge una quota
dell’evasione contributiva. (in crescita) pari a circa la metà del totale, e il secondo che
Si evidenzia, inoltre, che nell’ambito della Tv in pos- siede una quota (in riduzione) stimata attorno a un
chiaro, è possibile individuare due tipologie di attività: terzo. Seguono, con quote in leggero aumento ma
quella di carattere commerciale, che gli operatori sensibilmente più basse (comprese tra l’1% e il 4%), i gruppi
finanziano attraverso i ricavi della rac- colta pubblicitaria, Discovery (che trasmette in chiaro i canali Nove, Real Time,
per i quali sono in competizione con gli altri soggetti K2, Frisbee, Dmax, Focus e Giallo), Cairo Communication
presenti nel mercato, e quella finanziata da fondi pubblici, (editore dei canali La7 e La7d) e 21st Century Fox/Sky Italia
ossia mediante risorse economiche non contendibili. In tal (presente nella televi- sione in chiaro con i canali TV 8, Cielo
senso, la con- cessionaria del servizio pubblico, RAI, e Sky TG24). Gli altri operatori hanno quote inferiori all’1% e
rappresenta un caso peculiare, dal momento che, oltre a sono rappresentati prevalentemente da emittenti locali.
fornire ai cittadini il servizio pubblico televisivo, svolge Passando ad esaminare le risorse della Tv a pa-
anche attività televisiva di natura commerciale. Tuttavia, gamento, si registra un aumento delle stesse (+3%), che
il gruppo RAI deriva dal canone oltre il valgono circa 3,4 miliardi di euro nel 2016. La Figura 2.2.17
70% dei propri ricavi da attività televisiva (cfr. Fi- gura indica come quasi il 90% degli introiti della Tv a pagamento
2.2.14). derivi dalla vendita di offerte televisive (pay Tv, pay per
Quanto agli assetti che caratterizzano il mercato della view), il cui valore dal
televisione in chiaro, si rileva il permanere di un livello di 2011 non ha subito significative oscillazioni, pur re- gistrando
concentrazione elevato, come segnalato un corrispondente indice dei prezzi in continuo aumento e
superiore all’indice generale dei prezzi al consumo (cfr. Figura
2.2.15). Tra le of- ferte televisive a pagamento rientrano,
oltre a quelle disponibili sulle piattaforme satellitare e
digitale

120

110

100

90
1 2 3 4 5 6 7
Indice canone Tv Indice prezzo pay Tv Indice prezzi al consumo (NIC)
Fonte:
Istat Figura 2.2.15 - Indice dei prezzi del settore televisivo
60
49,9
50

HHI(*)=3.588
40
32,8
30

20
10 9,2

3,9 2,8 1,
4
0 Altri
RAI Fininvest/Mediaset Discovery Cairo 21st
Communication
Century
Fox/Sky
Italia
1,6
2
0,4 0,4
0,
2

-1 -0,4

-3 Differenza vs. 2015 (punti percentuali)


-2,2

(*) HHI=Indice di concentrazione di Herfindahl-Hirschman

Figura 2.2.16 - Quote di mercato dei principali operatori della Tv in chiaro (2016, %)

terrestre, anche quelle fruibili attraverso il web (in- considerazione della relativa struttura, che, come
clusi i contenuti audiovisivi veicolati soltanto online, come le sopra descritto, risente anche dell’entità dei costi fissi e
offerte Now Tv di Sky, Infinity di Mediaset, Chili, Netflix). affondati (di natura endogena) sostenuti per la produzione e
L’ammontare generato dalla raccolta pubblicitaria nella l’acquisizione dei contenuti pre- mium. L’indice di
televisione a pagamento rimane, invece, al di sotto dei 400 concentrazione, sebbene in ridu- zione, risulta tuttora
milioni di euro, pur mo- strando una crescita del 6%. superiore a 6.000 punti. Il gruppo 21st Century Fox/Sky
Il grado di concentrazione del mercato della Tv a Italia, che propone offerte a pagamento fruibili attraverso la
pagamento è tipicamente molto elevato, anche in piatta- forma satellitare e online, si conferma di gran lunga

4.00
3.491 3.395
0 3.32 3.37 3.29 3.38 11%
4 5 4 1

3.00
0 3.050 3.016
Mln

2.000

1.00
0 428 363

0 89%
2011 2012 2013 2014 2015
2016

Totale Offerte televisive a pagamento Offerte televisive a pagamento


Pubblicità Pubblicità

Figura 2.2.17 - Ricavi della Tv a pagamento


il primo operatore, con una quota del 77%, mentre il gruppo piattaforma digitale terrestre e sul web, occupa la seconda
Fininvest/Mediaset, che offre contenuti a pagamento sulla posizione, con una quota di molto inferiore e pari al 21%.
Sono presenti nel mercato altri operatori che offrono Sotto il profilo degli ascolti, considerando sia la Tv in
contenuti online.
chiaro sia la Tv a pagamento, l’andamento re- gistrato dal
1990 al 2016 rivela, per un verso, come RAI e Mediaset
raggiungano da sempre quote am- piamente superiori a
qualsiasi altro operatore del settore (congiuntamente la
quota dei due gruppi è
ancora superiore ai due terzi). Per altro verso, la Fi- gura
80
77,1 2.2.19 evidenzia nel tempo una contrazione delle audience
HHI(*)=6.362 delle TV generaliste e una crescita degli altri operatori, con
70 offerte prevalentemente te- matiche o semi-generaliste,
tanto che nel 2016 la quota complessiva attribuibile a questi
60 ultimi è pari al 32%.
Tra gli altri operatori, i gruppi 21st Century Fox7/Sky
50 Italia e Discovery in particolare regi- strano buone
performance di ascolto nel giorno me- dio, con quote in
40 aumento dal 2011 e pari, nel 2016, rispettivamente all’8% e
7%. Su valori pressoché
20,
30 costanti permane invece la quota di ascolto di Cairo
6

20

10

0
21st Fininvest/Mediaset Communication, sempre prossima al 4% (cfr. Fi- gura
Century Altri
Fox/Sky 2.2.20).
Italia Con specifico riferimento ai contenuti televisivi a
2
1,0 carattere informativo, se si concentra l’analisi sull’ascolto
dei principali Tg, si conferma ancora una volta la preminenza
0,1 di RAI e Mediaset. Il TG1 e il TG5, infatti, anche nel 2016
risultano i più se- guiti in entrambe le edizioni del giorno e
0 della sera,
arrivando a raggiungere oltre 5 milioni di ascolta-

-1,1
-2
Differenza vs. 2015 (punti percentuali)
tori nel giorno medio (24% di share) nel caso del- l’edizione
(*) HHI=Indice di concentrazione di Herfindahl-
serale del TG1. Tra i telegiornali più ap- prezzati dal pubblico
Hirschman
figura anche il TGR, testata a
Figura 2.2.18 - Quote di mercato dei principali operatori
della Tv a pagamento (2016, %)

60

50,5
50

40 36,7
35,7
31,8

30 31,6
1993

1994

1995

1996

1998

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2015

20
13,8

10
2000

2003

2004

2005

2006
2002
1997

1999

2007

2014

2016

0
2001
1990

1991

1992

RAI Fininvest/Mediaset Altri


Fonte:
Auditel
Figura 2.2.19 - Ascolti televisivi (1990-2016, %)
%

40 40,2
Rai
Fininvest/Mediaset 36,7
35 35,4

31,6
30
16
Altri

12,3 12,6
12

7,9
8 21st Century Fox/Sky Italia
6,7
5,2
4 4,1 3,7
2,4
0,9
0 0,5

2011 2012 2013 2014 2015 2016


Fonte: Auditel
Figura 2.2.20 - Quote di ascolto annuale nel giorno medio (%)

carattere locale del canale nazionale Raitre, che nel Infine, si conferma l’importanza assunta dal TG di
2016, con riferimento all’edizione del giorno arriva a La7, che nell’edizione serale ha superato i telegior- nali di
raggiungere quasi 2,4 milioni di ascoltatori medi. Rete 4 e Italia 1.

Tabella 2.2.1 - Audience dei principali Tg


201 201 201
4 Ascolto 5 Ascolto 6 Ascolto
Canale Testat Edizione
a medio medio medio
Share (.000) Share (.000) Share (.000)
(%) (%) (%)
RAIUNO TG1 Giorno 23,0 3.972 22,8 3.847 22,2 3.570
RAIDUE TG2 Giorno 16,6 2.641 16,7 2.619 16,0 2.360
RAITRE TG3 Giorno 10,1 988 10,0 997 9,7 889
RAITRE TGR Giorno 16,8 2.857 15,8 2.620 14,7 2.373
RETE 4 TG4 Giorno 6,9 494 6,4 471 5,4 369
CANALE 5 TG5 Giorno 19,2 3.098 19,0 3.018 19,4 2.892
ITALIA 1 STUDIO APERTO Giorno 16,0 2.061 14,5 1.841 13,3 1.558
LA7 TG LA7 Giorno 3,8 655 3,3 556 3,3 532
RAIUNO TG1 Sera 23,8 5.302 24,7 5.424 24,0 5.061
RAIDUE TG2 Sera 8,5 2.025 8,4 1.959 8,1 1.852
RAITRE TG3 Sera 10,6 1.781 10,4 1.741 10,0 1.566
RAITRE TGR Sera 12,5 2.487 12,3 2.414 11,4 2.135
RETE 4 TG4 Sera 4,5 762 4,4 726 3,6 556
CANALE 5 TG5 Sera 19,4 4.351 18,2 4.054 18,5 3.953
ITALIA 1 STUDIO APERTO Sera 7,0 962 6,0 843 5,0 692
LA7 TG LA7 Sera 5,7 1.291 5,1 1.119 5,4 1.150
Fonte: Auditel - Nielsen
Tabella 2.2.2 - Audience dei canali all news
201 201 201
4 Ascolto 5 Ascolto 6 Ascolto
Canale Editore
medio medio medio
Share (.000) Share (.000) Share (.000)
(%) (%) (%)
SKY TG24 21st Century Fox (Sky Italia) 0,34 35,66 0,40 40,98 0,56 55,86
RAI NEWS 24 RAI 0,57 58,99 0,52 53,87 0,51 51,22
TGCOM 24 Fininvest/Mediaset (R.T.I.) 0,27 28,42 0,31 32,40 0,28 28,40
I dati relativi a Sky TG24, per il 2014 e il 2015, si riferiscono alla sola piattaforma satellitare, in quanto gli ascolti del canale,
trasmesso anche sulla piattaforma digitale terrestre a partire dal 2015, sono rilevati per entrambe le piattaforme soltanto nel 2016.
Fonte: Auditel

il rilievo assunto dalla televisione è legato all’entità degli introiti generati dal settore, che si conferma ampiamente quale area
economica principale del Sistema Integrato delle Comunicazioni (cfr. delibera n. 10/17/CONS).

stante l’ampliamento delle modalità di consumo dei contenuti televisivi e il crescente interesse per i nuovi servizi audiovisivi e
apparati di fruizione, nonché la diffusione delle reti di telecomunicazione a banda larga e ultra-larga fisse e mobili, si registra il
rafforzamento del processo di convergenza tra i servizi di media audiovisivi e le telecomunicazioni, come testimonia l’affermarsi di
offerte di tipo triple/quadruple play, comprendenti la fornitura con giunta, attraverso soluzioni integrate o accordi commerciali tra
soggetti operanti nei diversi settori, di servizi voce (fissi e/o mobili), connessione Internet e contenuti audiovisivi.

. Nello specifico, il gruppo 21st Century Fox/Sky Italia, che opera sia nella television e in chiaro sia nell a pay Tv, mantiene la quota
maggiore (32%), seppur in riduzione di 1,5 punti percentuali. Seguono il gruppo RAI – titolare della concessione per il servizio pubblico
televisivo – che, a fronte dell’incremento dei ricavi conseguiti, balza al secondo posto (con una quota prossima al 30%) – e il g ruppo
Fininvest/Mediaset, presente in entrambi i comparti della Tv in chiaro e a pagamento, che presenta un’incidenza sul totale del 28%.
Tra la moltitudine degli altri operatori , si distinguono i gruppi Discovery e Cairo Communication (La7), che in ogni caso mostrano
quote molto inferiori rispetto ai primi tre (vicine al 2%, sebbene in leggero aumento; cfr. Figura 2.2.12). inserisci nel testo

Dal punto di vista della domanda, vale osservare innanzitutto come la Tv in chiaro copra la totalità del pubblico televisivo (circa 25
milioni di famiglie), mentre coloro che accedono alla Tv a pagamento rappresentano un insieme di gran lunga inferiore, pari a poco più
di un terzo della popolazione italiana (circa 9 milioni di famiglie). Il diverso grado di penetrazione della televisione in chiaro e della Tv a
pagamento è indice di una consolidata distinzione del target dei consumatori delle due tipologie di servizi audiovisivi. I telespettatori,
infatti, esibiscono preferenze e gusti diversi rispetto ai servizi di media audiovisivi in chiaro e a quelli a pagamento: la televisione in
chiaro continua a distinguersi come l’unico mezzo in grado di raggiungere tutte le fasce della popolazione, indipendentemente dalla
connotazione sociale, economica e culturale. Viceversa, la a pagamento appare focalizzata su profili specifici di cittadini, raggiungendo
principalmente individui con una disponibilità di spesa più elevata e che soddisfano per lo più la propria domanda di contenuti premium
(quali, in particolare, film in prima visione, serie Tv, eventi e manifestazioni sportive). per gli operatori della televisione a pagamento la
principale leva competitiva è costituita dall’acquisizione di contenuti di particolare pregio, in grado di suscitare l’interesse dei
consumatori e motivare la loro disponibilità a pagare. Dato il carattere altamente motivante dei contenuti premium per i telespettatori,
ai fini della sottoscrizione dell’abbonamento, è proprio nei medesimi contenuti che gli operatori della pay Tv concentrano
maggiormente i loro investimenti Metti come la ragazza

Per quel che concerne l’offerta, molteplici elementi concorrono a differenziare la televisione in chiaro dalla televisione a pagamento. In
primo luogo, le due tipologie di offerte televisive sono sostenute da modelli di business differenti, per cui se la Tv in chiaro viene
finanziata dalla raccolta pubblicitaria (che rappresenta la fonte di ricavo principale) e da fondi pubblici, la Tv a pagamento viene
finanziata in misura largamente prevalente dalla vendita di abbonamenti (inclusi i servizi di pay per view), nonché, in modo decisamente
più contenuto, dalla raccolta pubblicitaria (cfr. Figure 2.2.14 e 2.2.17). inserisci
.

Esaminando nel dettaglio la composizione dei ricavi dei due ambiti televisivi, si rileva come la televisione in chiaro (considerando
entrambe le componenti, nazionale e locale), che vale ci rca il 60% delle risorse totali del setto re televisivo, raggiunga nel 2016 quasi 5
miliardi di euro, grazie ad un incremento del 10% rispetto al 2015 (cfr. Figura 2.2.14). inserisci
Tale andamento positivo deriva da una variazione in aumento sia della raccolta pubblicitaria (che supera i 3 miliardi di euro, +6% rispetto
al 2015) sia, in maniera ancor più marcata, del canone corrisposto dai cittadini per la detenzione degli apparecchi televisivi (1,8 miliardi di
euro, +17% sul 2015), a fronte di un indice Istat del canone televi sivo in riduzione e inferiore all’indice generale dei prezzi al consumo
(cfr. Figura 2.2.15) Per il 2016, infatti, olt re ad essere stata fissata una misura del canone inferio re rispetto agli ultimi anni e pari a 100
euro, è stato previsto per la prima volta l’inserimento di tale importo all’interno della bolletta per la fornitura del- l’ene rgia elettrica,
con una drastica riduzione del fenomeno dell’evasione contributiva. forse
Si evidenzia, inoltre, che nell’ambito della Tv in chiaro, è possibile individuare due tipologie di attività: quella di carattere
commerciale, che gli operatori finanziano attraverso i ricavi della raccolta pubblicitaria, per i quali sono in competizione con gli altri
soggetti presenti nel mercato, e quella finanziata da fondi pubblici, ossia mediante risorse economiche non contendibili. In tal senso,
la concessionaria del servizio pubblico, RAI, rappresenta un caso peculiare, dal momento che, oltre a fornire ai cittadini il servizio
pubblico televisivo, svolge anche attività televisiva di natura commerciale. Tuttavia, il gruppo RAI deriva dal canone oltre il70%
dei propri ricavi da attività televisiva (cfr. Fi- gura 2.2.14).
cfr. Figura 2.2.16). In particolare, oltre l’80% dei ricavi totali della televisione in chiaro è stabilmente detenuto dai gruppi RAI e
Fininvest/Mediaset, con il primo che raggiunge una quota (in crescita) pari a circa la metà del totale, e il secondo che possiede una
quota (in riduzione) stimata attorno a un terzo. Seguono, con quote in leggero aumento ma sensibilmente più basse (comprese tra l’1%
e il 4%), i gruppi Discovery (che trasmette in chiaro i canali Nove, Real Time, K2, Frisbee, Dmax, Focus e Giallo), Cairo Communication
(editore dei canali La7 e La7d) e 21st Century Fox/Sky Italia (presente nella televisione in chiaro con i canali TV 8, Cielo e Sky TG24). Gli
altri operatori hanno quote inferiori all’1% e sono rappresentati prevalentemente da emittenti locali. Inserisci nel testo
Passando ad esaminare le risorse della Tv a pagamento, si registra un aumento delle stesse (+3%), che valgono circa 3,4 miliardi di
euro nel 2016. La Figura 2.2.17 indica come quasi il 90% degli introiti della Tv a pagamento derivi dalla vendita di offerte televisive
(pay Tv, pay per view), il cui valore dal 2011 non ha subito significative oscillazioni, pur registrando un corrispondente indice dei
prezzi in continuo aumento e superiore all’indice generale dei prezzi al consumo (cfr. Figura 2.2.15). Tra le offerte televisive a
pagamento rientrano, oltre a quelle disponibili sulle piattaforme satellitare e digitale ter restre, anche quelle fruibili attraverso il web
(inclusi i contenuti audiovisivi veicolati soltanto online, come le offerte Now Tv di Sky, Infinity di Mediaset, Chili, Netflix). L’ammontare
generato dalla raccolta pubblicitaria nella televisione a pagamento rimane, invece, al di sotto dei 400 milioni di euro, pur mostrando
una crescita del 6%.
RAI, Fininvest/Mediaset (per mezzo di R.T.I.) e
21st Century Fox/Sky Italia trasmettono anche ca- nali interamente dedicati all’informazione (cd. ca- nali all news), che nel 2016
esibiscono valori di share che vanno dallo 0,28% di TGCOM 24 allo 0,51% di RAI News 24, fino allo 0,56% di Sky TG24. Que-
st’ultimo si configura, dunque, come il Tg con il maggior numero di ascoltatori nell’arco di una gior- nata media (55.860) del 2016,
primo anno nel quale, oltre alla piattaforma satellitare, la rilevazione tiene conto anche della fruizione del canale sulla piatta-
forma digitale terrestre (su cui è presente dal 2015).

Analisi Economica

All’interno del settore televisivo, si distinguono ambiti di mercato differenti:


- il mercato dei servizi di media audiovisivi in chiaro;
- il mercato dei servizi di media audiovisivi a pagamento.
Il mercato della televisione in chiaro è caratterizzato da un livello di concentrazione elevato. Oltre l’80% dei ricavi totali è
stabilmente detenuto dai gruppi RAI e Fininvest/Mediaset: la RAI conferma la propria posizione di operatore principale anche nel
2016 e raggiunge una quota pari a circa la metà del totale, seguita da gruppo Fininvest, con una quota di mercato del 13%.
Seguono, con quote in leggero aumento ma sensibilmente più basse (comprese tra l’1% e il 4%), i gruppi Discovery (che trasmette
in chiaro i canali Nove, Real Time, K2, Frisbee, Dmax, Focus e Giallo), Cairo Communication (editore dei canali La7 e La7d) e 21st
Century Fox/Sky Italia (presente nella televisione in chiaro con i canali TV 8, Cielo e Sky TG24). Gli altri operatori hanno quote
inferiori all’1% e sono rappresentati prevalentemente da emittenti locali. Inserisci nel testo cfr. Figura 2.2.16)
TROVA NEL TESTO VEDI SE E VERO
Il grado di concentrazione del mercato della Tv a pagamento è parecchio elevato, anche in considerazione della relativa
struttura che risente dell’entità dei costi sostenuti per la produzione e l’acquisizione dei contenuti premium. Il gruppo 21st Century
Fox/Sky Italia, con offerte a pagamento fruibili attraverso la piattaforma satellitare e online, è il primo operatore (77%), seguito dal
gruppo Fininvest/Mediaset (21%), che offre contenuti a pagamento sulla piattaforma digitale terrestre e sul web. TROVA NEL
TESTO VEDI SE E VERO
Per quel che concerne l’offerta, molteplici elementi concorrono a differenziare la televisione in chiaro dalla televisione a pagamento.
In primo luogo, le due tipologie di offerte televisive sono sostenute da modelli di business differenti, per cui se la Tv in chiaro viene
finanziata dalla raccolta pubblicitaria (che rappresenta la fonte di ricavo principale) e da fondi pubblici, la Tv a pagamento viene
finanziata in misura largamente prevalente dalla vendita di abbonamenti (inclusi i servizi di pay per view), nonché, in modo
decisamente più contenuto, dalla raccolta pubblicitaria (cfr. Figure 2.2.14 e 2.2.17). Esaminando nel dettaglio la composizione dei
ricavi dei due ambiti televisivi, si rileva come la televisione in chiaro (considerando entrambe le componenti, nazionale e locale), che
vale circa il 60% delle risorse totali del settore televisivo, raggiunga nel 2016 quasi 5 miliardi di euro, grazie ad un incremento del
10% rispetto al 2015 (cfr. Figura 2.2.14). inserisci Tale andamento positivo deriva da una variazione in aumento sia della raccolta
pubblicitaria (che supera i 3 miliardi di euro, +6% rispetto al 2015) sia, in maniera ancor più marcata, del canone corrisposto dai cittadini
per la detenzione degli apparecchi televisivi (1,8 miliardi di euro, +17% sul 2015), a fronte di un indice Istat del canone televisivo in
riduzione e inferiore all’indice generale dei prezzi al consumo (cfr. Figura 2.2.15) Per il 2016, infatti, oltre ad essere stata fissata una
misura del canone inferiore rispetto agli ultimi anni e pari a 100 euro, è stato previsto per la prima volta l’inserimento di tale
importo all’interno della bolletta per la fornitura del- l’energia elettrica, con una drastica riduzione del fenomeno dell’evasione
contributiva. forse
Si evidenzia, inoltre, che nell’ambito della Tv in chiaro, è possibile individuare due tipologie di attività: quella di carattere
commerciale, che gli operatori finanziano attraverso i ricavi della raccolta pubblicitaria, per i quali sono in competizione con gli
altri soggetti presenti nel mercato, e quella finanziata da fondi pubblici, ossia mediante risorse economiche non contendibili. In
tal senso, la concessionaria del servizio pubblico, RAI, rappresenta un caso peculiare, dal momento che, oltre a fornire ai cittadini
il servizio pubblico televisivo, svolge anche attività televisiva di natura commerciale. Tuttavia, il gruppo RAI deriva dal canone
oltre il 70% dei propri ricavi da attività televisiva (cfr. Figura 2.2.14).
Passando ad esaminare le risorse della Tv a pagamento, si registra un aumento delle stesse (+3%), che valgono circa 3,4
miliardi di euro nel 2016. La Figura 2.2.17 indica come quasi il 90% degli introiti della Tv a pagamento derivi dalla vendita di offerte
televisive (pay Tv, pay per view. Tra le offerte televisive a pagamento rientrano, oltre a quelle disponibili sulle piattaforme
satellitare e digitale terrestre, anche quelle fruibili attraverso il web (inclusi i contenuti audiovisivi veicolati soltanto online, come le
offerte Now Tv di Sky, Infinity di Mediaset, Chili, Netflix). L’ammontare generato dalla raccolta pubblicitaria nella televisione a
pagamento rimane, invece, al di sotto dei 400 milioni di euro, pur mostrando una crescita del 6%.

La Relazione annuale 2017 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle
comunicazioni) analizza l’andamento del mercato. Da essa si evince che la TV in chiaro continua a rappresentare la modalità più
utilizzata per l’accesso ai contenuti televisivi. In un contesto segnato dal trend di generale contrazione degli ultimi anni, il settore
della televisione è quello che ha subito le minori perdite in valori percentuali e, per il 2016, si stima che il valore delle sue risorse
complessive torni ad attestarsi sopra gli 8 miliardi di euro, in virtù di un incremento del 7% rispetto al 2015.
Il rilievo assunto dalla televisione è legato all’entità degli introiti generati dal settore, che si conferma ampiamente quale
area economica principale del Sistema Integrato delle Comunicazioni (cfr. delibera n. 10/17/CONS). Per quanto riguarda la
composizione dei ricavi relativi al mezzo televisivo, essa riflette quella tipica del sistema dell’informazione italiano. La raccolta
pubblicitaria costituisce la principale fonte di finanziamento (oltre il 40% del totale, equivalenti a circa 3,5 miliardi di euro,
riconducibili per il 90% alla Tv in chiaro), seguita dalle offerte televisive a pagamento (36% dei ricavi complessivi), che nel 2016
diminuiscono la propria incidenza sul totale in favore dei fondi pubblici (vale a dire: il canone per il servizio pubblico televisivo, le
convenzioni con soggetti pubblici e le provvidenze pubbliche erogate alle emittenti). Questi ultimi rappresentano un’ulteriore fonte
di introiti per il settore (23 % del totale). CONFRONTA FILE ORIGINALE
Ripartizione dei ricavi complessivi della televisione per tipologia

Fonte : Relazione annuale 2017 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro, AGCOM

Dal punto di vista della domanda, vale osservare innanzitutto come la Tv in chiaro copra la totalità del pubblico televisivo (circa 25
milioni di famiglie), mentre coloro che accedono alla Tv a pagamento rappresentano un insieme di gran lunga inferiore, pari a poco
più di un terzo della popolazione italiana (circa 9 milioni di famiglie). Il diverso grado di penetrazione della televisione in chiaro e
della Tv a pagamento è indice di una consolidata distinzione del target dei consumatori delle due tipologie di servizi audiovisivi. I
telespettatori, infatti, esibiscono preferenze e gusti diversi rispetto ai servizi di media audiovisivi in chiaro e a quelli a pagamento: la
televisione in chiaro continua a distinguersi come l’unico mezzo in grado di raggiungere tutte le fasce della popolazione,
indipendentemente dalla connotazione sociale, economica e culturale. Viceversa, la a pagamento appare focalizzata su profili
specifici di cittadini, raggiungendo principalmente individui con una disponibilità di spesa più elevata e che soddisfano per lo più la
propria domanda di contenuti premium (quali, in particolare, film in prima visione, serie Tv, eventi e manifestazioni sportive). per gli
operatori della televisione a pagamento la principale leva competitiva è costituita dall’acquisizione di contenuti di particolare pregio,
in grado di suscitare l’interesse dei consumatori e motivare la loro disponibilità a pagare. Dato il carattere altamente motivante dei
contenuti premium per i telespettatori, ai fini della sottoscrizione dell’abbonamento, è proprio nei medesimi contenuti che gli
operatori della pay Tv concentrano maggiormente i loro investimenti Metti come la ragazza

Relazione annuale 2018 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni .
Presentazione del Presidente Angelo Marcello Cardani
L’11 luglio 2018, presso la Camera dei deputati, a Roma, si è svolta la presentazione della “Relazione annuale 2018 sull’attività
svolta e sui programmi di lavoro dell’AGCOM” alla presenza delle più alte cariche dello Stato.
Nel suo intervento, Sintetizzando il voluminoso Rapporto 2018, il Presidente AGCOM si è soffermato anche sullo studio dei “mercati
regolati”, che – di seguito – sunteggiamo:
1. Assetto e prospettive dei mercati regolati
1.1 Premessa
I ricavi del settore delle comunicazioni e dei singoli segmenti che lo compongono (telecomunicazioni, media e servizi postali)
rappresentano anche per il 2017 oltre il 3% del PIL nazionale.
Le risorse economiche del complesso dei mercati vigilati da Agcom ammontano a oltre 54 miliardi di euro, confermando il trend di
lieve crescita (+1,2%) già osservato lo scorso anno. Cresce il peso relativo di Internet, del settore postale e, in misura meno
accentuata, del settore telecomunicazioni. Tende invece a ridursi, anche se con un diverso grado di intensità, il peso degli altri
comparti vigilati, ossia TV, radio ed editoria. Più nello specifico, nel confronto tra i ricavi 2016 e i ricavi 2017 si osservano le seguenti
dinamiche:
• la crescita del segmento delle telecomunicazioni è dovuta all’accelerazione registrata nella diffusione degli accessi
broadband e ultrabroadband da rete fissa (+3,8%), in grado di compensare positivamente la complessiva riduzione registrata per i
servizi di rete mobile (-1,9%);
• nel settore televisivo, la flessione dei ricavi riguarda essenzialmente la TV in chiaro (-3,5%). La tenuta della pay tv è
riconducibile principalmente all’andamento della spesa d’utente, il cui incremento ha parzialmente assorbito le minori entrate
pubblicitarie;
• l’editoria palesa ancora risultati negativi (-5,2%). Il settore dei quotidiani, in particolare, registra una ulteriore contrazione
dei ricavi dell’8,9%;
• la radio perde qualcosa nel suo complesso (-0,7%), ma in un contesto che manifesta segnali di ripresa;
• gli investimenti pubblicitari globali appaiono sempre più re-indirizzati dai media tradizionali alle piattaforme online, che
complessivamente crescono di oltre il 12%. Google e Facebook sono naturalmente i principali beneficiari di questo trend;

1.2 Telecomunicazioni
1.3 Media
Il settore media – 14,6 miliardi di ricavi complessivi nel 2017 (0,9%) – presenta immagini differenti nei singoli comparti. Il dato
complessivo sembrerebbe deporre per una sostanziale tenuta: crescono, ad esempio, i ricavi pubblicitari globali. Tuttavia, solo la
scomposizione dei diversi mercati del settore è in grado di fornire una istantanea credibile. L’aumento della raccolta pubblicitaria è
dovuto esclusivamente all’online, che cresce ancora a due cifre e vale ora 2,2 miliardi (la raccolta pubblicitaria di quotidiani,
periodici e radio assieme non arriva a 1,9 miliardi), mentre quasi tutti i mezzi tradizionali registrano un andamento negativo.

1.4 TV
La televisione perde un 2% di ricavi, ma con una significativa differenza tendenziale tra tv free (-3,5%) e tv pay (-0,2%). La TV si
conferma ancora il mezzo con la maggiore valenza informativa, sia per frequenza di accesso anche a scopo informativo, sia per
importanza e attendibilità percepite. Crescono le forme di accesso non tradizionali alla tv; in tal senso il 2017 può essere ricordato
anche come l’anno della definitiva consacrazione della “televisione liquida”, con una stima di circa 3 milioni di cittadini che
guardano abitualmente la tv in streaming e in numero 3/4 volte superiore che scaricano abitualmente contenuti televisivi sui propri
device. La televisione tradizionale manifesta comunque importanti segni di tenuta sia in termini di valore economico, come si è
appena ricordato, sia in termini di ascolti, con una audience media nel prime time serale stabilmente sopra i 25 milioni di contatti,
come a fine 2016.

L'analisi SWOT (conosciuta anche come matrice SWOT) è uno strumento di pianificazione


strategica usato per valutare i punti di forza (Strengths), le debolezze (Weaknesses), le opportunità
(Opportunities) e le minacce (Threats) di un progetto o in un'impresa o in ogni altra situazione in cui
un'organizzazione o un individuo debba svolgere una decisione per il raggiungimento di un obiettivo.
L'analisi può riguardare l'ambiente interno 

Se per la televisione gratuita la prima condizione è il raggiungimento


di un bacino di utenza capace di attrarre investimenti pubblicitari, per
quella a pagamento è il raggiungimento di un parco abbonati. Per
entrambi i modelli televisivi, invece, la seconda condizione è la
maturità del pubblico dei telespettatori, i quali non sono
completamente soddisfatti dall’offerta generalista