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Lezione medievale 11 dic

Seconda via: nozione di causa efficiente


Causa efficiente della persona i genitori che hanno messo al mondo, e. sarebbe la causa efficiente
prossima, ma io non sarei mai potuta essere causa della esistenza di me stessa. C’è bisogno di una causa
esterna a se stessi, e questa ha bisogno a sua volta di una causa esterna efficiente. I genitori hanno avuto
bisogno di una causa efficiente, etc.
Un processo infinito sarebbe assurdo. Se eliminiamo la causa efficiente è tolto anche l’effetto, se dunque
nel ordine delle cause efficiente non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neppure l’ultima.

Se vogliamo pensare ad una causa prima efficiente dobbiamo passare ad un altro livello causale : a quella
causa efficiente che a sua volta non è stata causata.

Procedere al infinito vuol dire eliminare la. Prima causa efficiente e cos non avremmo neppure l’effetto
ultimo ne le cause intermedie, e questo evidentemente è falso. Dunque va ammessa una prima causa
efficiente che tutti chiamano Dio.

Per aristotele il mondo è infinito, non ha avuto origine ne avrà una fine. Aristotele ha bisogno di ciò che
esiste, e il movimento- contente un continuo emergersi e attualizzarsi delle forme che sono già tutte nella
materia. Per Aristotele gli uomini sono esistiti da sempre e semper esisteranno. Le specie sono eterne e
non trasformabili proprio perché sono il modo in cui si realizzano gli individui la dove ogni individuo è
causa efficiente di un altro individuo, della stessa specie.

In questa prova aristotele non c’entra niente.


È una forma di aristotelismo platonico, preso dal Libro delle cause: testo arabo degli elementi di
teologia di Proclo,che viene fatto passare sotto il. Nome di Aristotele e nel momento in cui viene
tradotto in Latino, entra nel mondo latino come testo di Aristotele, e Tommaso capisce che non si
tratta di Aristotele ma di Proclo.
Questo libro delle Cause trasforma la nozione aristotelica di motore immobile in una nozione di
divinità come CAUSA EFFICIENTE.

La prima prova si appoggia di Aristotele sfruttando la sua nozione di motore primo.


La seconda prova di appoggia a Proclo sfruttando la nozione di causa efficiente.

La terza via: ciò che è possibile

Tutte le cose sono contingenti, hanno la possibilità di esserci ma possono anche non esserci.
È impossibile che le cose contingenti abbiano una esistenza eterna, se fosse cos’ vuol dire che non sono
cose contingenti. Noi pensiamo pensare, logicamente, in cui nessun contingente c‘è. In un dato momento
posiamo pensare che non ci fu niente nella realtà.

Se ipotizziamo un momento in cui non c’è nulla, allora ne consegue che non ci sarà mai nessuna realtà
contingente. Una cosa contingente come fa a darsi l’essere da sola? La contingenza come tale come fa a
esserci se questa possibilità non deriva a sua volta da una necessità?
Siamo immersi in un mare di cos e contingenti, ma com’è che le cose sono contingenti se possono essere e
non essere?
Da dove deriva questa loro contingenza?
nella realtà vi sia qualche cosa di necessario, che sia fondamento anche della contingenza.
Se una contingenza vuol dire che non è per sempre, vuol dire che in un momento non c’è.
Dal punto di vista logica dobbiamo pensare dal. Fatto che non possono essersi dati da solo la contingenza*
Contingenza per essere tale deve avere fondamento nella necessità.

Libro di cause+ metafisica di aristotele


Avicenna ci parla di un recesso emanatistico che si fonda sulla nozione di necessario e contingenze
Parte dalla constatazione che le cose sono contingenti e che la causa della contingente non può essere
contingente, (come in Tommaso) arriva a sottolineare la neessità che esista una causa prima assolutamente
nccesssria.
Cmoeè possibile che la causa prima possa produrre cose contingenti? Avicenna risolve questo problema
ricostruendo il cosmo aristotelico:
La prima causa è necessaria, quel intelletto che sta al di solo della causa prima sarà a sua volta
necessaria in quanto guarda necessariamente a quella prima causa, tuttavia guardando
necessariamente a quella prima causa, quella stessa intelligenza pensa se stessa anche come
delibata dalla prima causa, o in subordine della prima causa,o causata rispetto la prima causa. Avrà
in se una nozione di possibilità che la prima causa non ha.
La nozione di possibile e contingenza viene letta ne processo emanativo delle intelligenze dalla
prima intelligenza che è Dio.
Prima intelligenza atto puro di pensiero e causa efficiente necessaria.
La seconda atto puro e pensiero di prima causa, ma riconoscendosi come pensiero della prima
causa, pepnserà se stessa come possibile e non come necessaria.
Quidi l’intelligenza del cielo di Saturno sarà essa stessa forma, necessaria in quanto
necessariamente emanata Dalla forma superiore, ma riconoscerà se stesso come possibile rispetto
ciò che la precedere, fino ricostruire tutto l’ordine cosmico di cui ci parla Aristotele.

Questa intelligenza emana le forme di tutte le cose. Cielo della luna la emana.

Questa decima intelligenza sarà il datore di tutte le forme, che si attualizzano nella materia in virtù
di questa decima intelligenza.
Da le form anch alla nostra mente, questa decima intelligenza. È il nostro intelletto agente.
E qui ci spostiamo dalla metafisica di Aristotele alla De anima di Aristotele.

Terzo libro del de anima grande problema che pone Aristotele: se tuto ci che esiste è. Frutto di
movimento, anche gli stessi processi mentali saranno frutto di movimento, e se questo movimento
non. È alto che l’attualizzazione di potenza, fa si che ci sia qualcosa in atto che fa si che questa
potenza abbia modo di attualizzarsi.
Noi abbiamo conoscenza sensibile e riusciamo a ottenere immagini di cose che percepiamo, e
restano legate alle cose sensibili. Come faccio quindi. A definire cos’è Irene? A fare in modo che
questa conoscenza legata a forme particolari possa diventare conoscenza universale? Che
corrisponde ad esempio ad una donna? Dare definizione di cosa è Irene?
Dove si compie questo scarto tra conoscenze particolari dai sensi e conoscenze universali di cui la
nostra mente è capace?
È segno che per il movimento c’è qualcosa in atto che consente alla nostra mente di poter rendere
in atto le conoscenze che abbiamo di cose particolari
Quando c’è il sole vediamo le cose illuminate, se il sole non c’è andiamo al buio. Questo nous che
è attivo e agente è un po’ come la luce del sole.
Però è una risposta poco esaustiva.
Avicenna: È qualche cosa di esterno: l’intelletto agente non è altro che datore delle forme. Come
da le. Forme a tutte le forme, così da le forme al nostro intelletto. Quindi quando noi pensiamo, in
realtà ciò che noi facciamo è di portare la nostra mente, se riusciamo a pensare in maniera
universale, collegandola con l’intelletto agente. Ci lasciamo illuminare da questo intelletto agente
quindi e cogliamo la forma. Coglie le forme universali direttamente da questa luce che proviene.
Il Profeta: riesce a cogliere anche cose non accadute perché riesce a cogliere queste luce
intellettuale.

La quarta via: i gradi che si riscontrano nelle cose

Ciò che è al massimo grado possiamo dire che sia necessariamente la causa di ciò che ha un grado minore
di quella perfezione. Il fuoco al massimo grado sarà causa del calore di tutte le cose che possono essere
piu o meno calde, ma nulla è più caldo del fuoco. Avranno calore in virtù della presenza di fuoco. È il
fuoco come elemento sarà ciò che è caldo al massimo grado.

Monologo di Anselmo: aveva portato quattro prove della esistenza di Dio partendo dalla nozione di causa,
di grandezza, dal essere-non essere, e dalla perfezione.

Anselmo partendo dalla osservazione delle cose naturali dicendo che hanno una certa perfezione in gradi
diversi*, e che quindi ci deve essere qualche cosa di criterio di paragone che ci consente di arrivare a ciò
che è sommo.
Tommaso: dio è causa di perfezione, causa di ogni bontà, causa di essere. Dio non è un ente, in dio infatti
ente è tutto ciò in cui l’esistenza è l’atto rispetto l’essenza. L’atto equivale alla esistenza effettiva.
Anselmo: come sommo ente, che ha delle prorpieta.

Quinta via: il governo delle cose.


Le cose nel mondo naturale sono orientate al loro fine che manifesta la loro perfezione. Ciò che è privo di
intelligenza a come possono essere dirette al loro fine se non sono guidate da qualche cosa che è invece
intelligente? Come può il fuoco bruciare? Il mondo essere per quello che è se non è guidato, se non sta
sotto la volontà di un essere intelligente?
In queste 5 prove abbiamo una dimostrazione della esistenza di Dio che è causa finale, causa efficiente,
causa formale di tutte le cose, e causa motrice di tutte le cose.

La teologia che riflette sulla esistenza di dio è Filosofia, quella parte di filosofia che si chiama Metafisica,
perché è la scienza delle cause, o scienza di Dio come la chiama Aristotele, la dove Dio va inteso alla
maniera filosofica.

Per Tommaso la metafisica non è altro ne una parte della teologia, quella dei filosofi. E le cinque prove
sono la chiara dimostrazione che della esistenza di dio si possono dare dimostrazioni. Che dio esiste è una
verità che non è solo di fede ma è anche verità filosofica. Dio esiste perché è causa.
Nella rivelazione si parla di dio come trinità, reincarnazione, resurrezione dei morti, tante cose che sono
dogmi della fede cristiana che non cadono sotto la filosofia. Non possono essere dimostrati. Sono il.
Rovesciamento della razionalità che dio si fa uomo. Lì c’è la fede.
La teologia delle sacre scritture non significa che è una scienza come le altre, perché nella teologia delle
sacre possiamo attuare il metodo scientifico ma non possiamo fare vere dimostrazioni pechè si parte dai
dati della fede.

Tommaso ci consente di pensare realmente alla otra razionalità, che è la nostra anima- come la forma
sostanziale del nostro copro.
La funzione intellettiva ci distingue come uomini e deve essere uguali per tutti gli uomini perché è la
nostra forma sostanziale. Le modalità di conoscere devono essere uguali in tutti gli uomini e dovono
portare ai medesimi risultati. Questo si dimostra nelle vie dimostrative. È si comprende con queste il
mondo che ci circonda, sfruttando il principio delle dimostrazioni induttive. Che partono dagli effetti e ci
portano verso le cause. Come quelli che ha usato Tommaso nelle cinque vie.
Queste sono dimostrazioni tipiche nel ambito delle conoscenze naturali ma anche metafisico. Nella
filosofia naturale sono il fondamento, e attraverso questo procedimento noi riusciamo a cogliere
l’universale dal particolare. Riusciamo a cogliere che cosa sono le cose,astraendole dalla loro particolarità.
Un altro procedimento è quello deduttivo. Che ci servono ad astrarre la materia dalla forma. Da principi
primi arrivando a conclusioni. Metodo a fondamento di scienze come le matematica, scienze i senso pieno
proprio perché partono da primi principi, si trattano le forme come se fossero separate dalla materia,
quindi le forme della quantità e grandezza le consideriamo come se fossero separate dalla realtà, non lo
sono. Con usato 35 posso fare un processo mentale pensando sia assestante ma non esiste mai un 35
assestante.
È poi c’è quello metafisico che riguarda le cause, qui non opera la nostra mente traverso un processi di
astrazione ma da separazione del essere e non essere. Da ciò che è e non è.

Sono i 3 ambiti di scienza teoretiche secondo aristotele e che secondo Tommaso sono quei 3 ambiti verso i
quali il nostro intelletto ha pieni poteri perché ha gli strumenti adeguati per poter arrivare a conoscere il
vero.
In questo processo c’è bisogno del intelletto agente? Per Tommaso non c’è nessu datore dellle forme che
ci da conoscenza delle cose, ma le conosciamo perché il nostro intelletto opera in modo tale d a farcele
conoscere. E questo intelletto funziona semper nello stesso modo.
L’uomo è unione di materia forma, corpo e anima, genere e specie, animale razionale, e in tutte queste
cose non c’è nessuna differenza tra tutti noi.
Non è d’accordo a quello che dice Avicenna a proposito del intelletto.