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Alla Liuc gli ingegneri studiano il diritto: sei domande calde

Gaia Fiertler 25 marzo 2020

Un corso sperimentale sugli impatti giuridici dell’emergenza sanitaria è al centro dell’esame Law for
engineering, progettato in tempi non sospetti per gli studenti di ingegneria gestionale alla Liuc-Università
Cattaneo di Castellanza. Anche noi abbiamo rivolto 6 domande “calde” alla giurista Elena Falletti, ricercatrice
di diritto privato comparato alla Liuc.

All’Università Liuc di Castellanza i futuri ingegneri gestionali a rontano i temi giuridici emersi in questo
mese di emergenza sanitaria nel corso Law for Engineering della Laurea magistrale in Ingegneria
gestionale. Salute pubblica, supply chain, mercato del lavoro, restrizione dei trasporti pubblici, di usione
di fake news, limitazione delle libertà individuali sono tutti temi interconnessi, che Elena Falletti,
ricercatrice di diritto privato comparato alla Liuc, sta a rontando in classe con i futuri professionisti.

Si tratta di un corso sperimentale e una s da per tutti. Sperimentale, perché non si può fare riferimento
ad esperienze analoghe, perché la situazione è in continua evoluzione e perché l’approccio è
multidisciplinare.

«Vogliamo fare emergere la necessità del metodo multidisciplinare,


evidenziando l’intreccio tra la prospettiva giuridica, che è la mia, e quella
ingegneristica degli studenti. Ho chiesto loro di ragionare su soluzioni
ingegneristiche da attuare rispetto ai problemi, anche giuridici, che questa
emergenza porta con sé», spiega la Falletti. Ed è una s da, perché vuole
fornire una preparazione di base su alcuni elementi di diritto a studenti
abituati a misurarsi con altre discipline e linguaggi.

«Già prima dell’avvio delle lezioni, con l’avvento del coronavirus in Cina, ho
Elena Falletti adattato il programma perché potessimo parlare anche delle norme che si
stavano adottando in quella circostanza straordinaria. Può succedere che
la realtà superi i programmi d’esame», commenta la giurista. Ci siamo rivolti anche noi a Elena Falletti
per fare un po’ di chiarezza su quanto sta accadendo a livello individuale, sociale e nel mondo del lavoro
da una prospettiva giuridica.

1. Quali sono i punti caldi da un punto di vista giuridico?

I punti caldi che possono cambiare il nostro mondo come lo abbiamo conosciuto no ad oggi sono
principalmente due: la ducia e la sorveglianza. La ducia come concetto generale parte dalla
ducia dei cittadini verso i loro pari, perché se inizia a mancare è di cile coesistere in una società
organizzata. Quindi la ducia dei cittadini nel loro complesso, come società, nei confronti di chi sta Privacy
gestendo la crisi. Se iniziamo a pensare che le misure siano inutili, stupide o non funzionino, non
potranno mai essere e caci perché, non credendoci, non verranno messe in pratica. Ed è assai di cile
coercire milioni di persone, come nella situazione che stiamo vivendo. In ne esiste una forma
di erente di ducia, quella tra Stati, che è il presupposto della cooperazione, importantissima in questo
momento. I virus non hanno bisogno di passaporti per muoversi, quindi la risposta dovrebbe essere
coerente e coordinata, almeno nelle aree geogra che più vicine, soprattutto nell’Unione Europea, ma
non solo, per avere risposte e caci ed evitare i contagi di ritorno.

L’altro punto cruciale è la sorveglianza. La gravità dell’attuale epidemia giusti ca misure estreme di
controllo. La nostra Costituzione prevede una simile possibilità all’articolo 16, quando si veri chino
situazioni di pericolo per la sanità e la sicurezza pubbliche, purché si tratti di misure temporanee. Molti
auspicano che venga adottato il modello coreano di tracciabilità individuale, applicato soprattutto nei
confronti dei soggetti positivi al virus a nché si possa tracciare e quindi bloccare il contagio. È vero che
stiamo vivendo una situazione di emergenza, tuttavia, una volta terminata l’emergenza, rimarrà l’idea di
un sistema di monitoraggio continuo della popolazione per segnali biometrici, ovviamente giusti cato
per prevenire future epidemie. Tuttavia, come ha osservato lo storico Yuval Harari, si tratta di una
circostanza che può anche costituire le basi per un regime totalitario estremo, una fusione tra il baratto
hobbesiano della sicurezza collettiva con la libertà individuale e i romanzi distopici orwelliani.

2. Dopo tre settimane è arrivato un protocollo d’intesa tra le parti sociali e il governo su salute e sicurezza
in fabbrica e dopo un mese, il 22 marzo, si è decisa la sospensione di tutte le attività produttive non
considerate essenziali o strategiche. A cosa vanno incontro gli imprenditori delle attività, pur essenziali o
strategiche, che ignorano le condizioni di salute e sicurezza indicate dal protocollo, provocando anche
scioperi?

La situazione è in continua evoluzione, ma vorrei fare alcune ri essioni. Il fatto che le parti sociali si siano
incontrate e abbiano trovato un accordo per continuare le attività è davvero positivo, signi ca che le parti
coinvolte (e i singoli che esse rappresentano) sono disponibili a continuare a darsi le une delle altre, e
torniamo al tema della ducia. Si tratta di un discorso pre-giuridico. Il diritto, la regolamentazione
giuridica e le sue sanzioni subentrano quando questo patto sociale si rompe, in modo da evitare quella
che si de nisce “giustizia sommaria”, condizione pericolosa per la stabilità sociale. In una situazione
come questa le risposte del diritto non sono sempre immediate e applicabili: ci vuole tempo per stabilire
ciò che è e ettivamente accaduto (ad esempio delle indagini), stabilire chi ha torto o ragione, oppure chi
ha fatto cosa (processo) e poi la decisione nale (sentenza). Si comprende bene che in un contesto di
emergenza come questo, l’elemento più importante è la collaborazione nel rispetto dell’altro. Non è un
concetto banale, è la base della sopravvivenza della società nel suo complesso e dei singoli stessi. Il
protocollo è importante perché serve a stabilire un patto di ducia, ma il patto va rispettato da tutte le
parti, indipendentemente dalle sanzioni. É una questione di rispetto per l’altro, di empatia, di capacità di
mettersi nei panni di chi ci sta di fronte.

3. Quali sono le priorità su cui si devono concentrare gli imprenditori ora per tenere insieme sicurezza e
sanità e continuità del business? La tutela della sicurezza e sanità sta vincendo sul diritto costituzionale di
fare libera impresa. Ci sono molte discussioni in corso…

La Costituzione protegge tanto il diritto alla salute dei singoli e della società (sanità pubblica), quanto alla
libertà economica (l’esercizio dell’impresa). La prospettiva da valorizzare, secondo me, non è quella di
mettere in competizione i due diritti. Non si va molto lontano, se viene a mancare il tessuto economico in
quanto i consociati necessitano di un lavoro per vivere e realizzare i propri desideri. Tuttavia il tessuto
economico ha bisogno degli individui sia in qualità di lavoratori impiegati nel processo produttivo, sia in
qualità di consumatori dei beni prodotti dal tessuto economico. In una società complessa come la nostra
non esistono l’uno senza l’altro, quindi occorre cooperare, collaborare per trovare soluzioni idonee a
salvaguardare le ragioni della salute e quelle dell’economia. Privacy
4. Lo smart working è stato concesso d’urgenza a tutti i dipendenti dove possibile, pubblici e privati,
secondo lei cosa ne sarà di questo modello di lavoro a conclusione dell’emergenza?

Nessuno ha la sfera di cristallo per sapere cosa resterà del ricorso massiccio al lavoro da remoto
implementato oggi. Ci possono essere dei problemi oggettivi, come il sovraccarico della rete, ma secondo
me il punto dovrebbe essere decidere cosa implementare da questa esperienza, o meglio quali sono i
fattori positivi che possono essere mantenuti a vantaggio di tutte le parti: imprese, lavoratori e anche le
loro famiglie, visto che il lavoro da remoto si svolge generalmente nell’ambiente domestico. Questo è il
punto da cui partire, a mio parere, anche a norme vigenti: riuscire ad adattare questa fattispecie in
ciascuna realtà imprenditoriale al ne di migliorare la qualità lavorativa e anche la vita familiare. Questo
a mio modesto avviso è uno dei punti sui quali non si potrà tornare indietro, una volta tornati in una
situazione di normalità. Abbiamo visto che è possibile, bisogna capire come renderlo abituale.

5. Qual è l’inghippo giuridico per cui non si può vietare del tutto di uscire? Tutti si lamentano della non
chiarezza del limite di movimento concesso. Quali sono i limiti oltre cui i provvedimenti non possono
andare?

In e etti siamo alle prese con una situazione molto delicata e complessa perché riguarda la
regolamentazione, e quindi la gestione delle vite delle persone sia nelle loro attività individuali (andare a
correre, portare a spasso il cane), sia collettive o di gruppo (lavoro, vita sociale). Secondo me
bisognerebbe cambiare prospettiva: date le circostanze occorrerebbe ragionare “bottom up”, cioè
ciascun singolo dovrebbe rendersi conto di cosa può fare, o meglio astenersi dal fare, per ottenere lo
scopo di rallentare il contagio a nché il sistema sanitario possa essere alleggerito e tutti i malati, se
“scaglionati” nel tempo, possano avere la possibilità di curarsi e guarire. È una questione di
responsabilità individuale verso gli altri, legata al rispetto verso la comunità nel suo complesso. Può
sembrare illusorio, ma secondo me è l’unico modo per vedere degli e etti in tempi relativamente brevi.
Le imposizioni delle autorità, le norme giuridiche sono indubbiamente utili, ma l’utilizzo dello strumento
del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri va nel senso di indicare un comportamento
opportuno al ne del raggiungimento del risultato summenzionato. Una indicazione quasi paternalista,
forse, il cui enforcement attraverso l’art. 650 c.p. è alquanto debole, perché l’infrazione di massa della
norma ha quale e etto la paralisi dell’organo giudiziario e quindi ci ritroveremo di fronte all’e cacia delle
note “grida manzoniane”.

6. Quali sono i rischi giuridici e politici di una e ettiva limitazione della libertà individuale? Quali i rischi di
leggi in stato d’emergenza? Che tutele costituzionali abbiano?

In questo momento l’urgenza costituzionale più importante nel nostro Paese è il ristabilimento
dell’ordinaria attività parlamentare. Tocca al Parlamento, secondo Costituzione, convertire gli
importantissimi decreti legge emanati dal governo in questa fase emergenziale relativi a tutti i
provvedimenti di natura economica. Infatti, il Parlamento sta so rendo una sorta di esautoramento della
sua attività legislativa, principalmente per la di coltà di riunirsi alla luce delle prescrizioni sanitarie volte
a prevenire il contagio, in particolare la distanza minima di un metro tra una persona e l’altra. A questo
proposito si potrebbero estendere anche al Parlamento di riunirsi in forma telematica. In via teorica
sarebbe possibile, l’articolo 64 della Costituzione consente a entrambe le Camere di disciplinare
autonomamente la propria attività anche in circostanze eccezionali, anche in via telematica. Nella stessa
direzione si sta indirizzando il Parlamento Europeo che nella prima seduta plenaria in calendario, il 26
marzo, voterà le misure d’emergenza di contrasto al Covid-19 attraverso un sistema di voto a distanza. La
forma dello strumento giuridico utilizzato per fronteggiare l’emergenza è importante e legittima
l’impalcatura organizzativa che, per motivi di tutela della salute pubblica, impone misure restrittive assai
invasive alla libertà di movimento delle persone. Questo è davvero un elemento distintivo e importante,
perché quando si tratta di diritti e garanzie democratiche la forma è sostanza.
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