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Anziani e giovani

Emanuele Maffezzoli 3bs

Il rapporto tra anziani e giovani è da sempre una relazione


complicata e difficile nel mondo moderno. Innanzitutto
andrebbe chiarito il ruolo che queste due categorie giocano
all’interno della società : le persone “vecchie” rappresentano
malinconia e saggezza mentre i giovani energia e svogliatezza.
Chiaramente queste sono descrizioni basate su stereotipi
comuni e tantissimi individui ne fanno, come è giusto che sia,
eccezione. Inoltre l’Italia è tra i primi paesi in Europa per
invecchiamento del popolo e quindi le persone in età avanzata
occupano una buona fetta di popolazione. Ma cos’hanno in
realmente di differente queste due categorie? Partiamo dagli
anziani: essi sono più deboli e meno attivi, ma anche saggi,
disponibili ed un ottimo punto di riferimento all’interno della
società . Dall’altra parte invece abbiamo i giovani, i quali sono
energetici, sani ma spesso con poca esperienza. Basterebbe
osservare queste due descrizioni per comprendere come
dovrebbero comportarsi queste categorie di persone: il
rapporto deve essere di aiuto reciproco e di collaborazione.
Ebbene sì perchè molto comunemente queste caratteristiche
sono opposte ed in quanti tali andrebbero messe insieme per
ottenere un equilibrio. In questi casi il distaccamento è sempre
la via peggiore perché, per esempio, quando l’anziano ha
bisogno di aiuti pratici allora può intervenire il giovane e
quando un ragazzo non sa fare qualcosa ed ha bisogno di
consigli a riguardo può chiedere al “vecchio”. Analizzando
ulteriormente la figura dell’anziano, dovremmo istigarlo noi
stessi a fare ragionamenti del tipo: ”Come mi sarei comportato
40 (o anche 50) anni fa?”. In questo modo metteremmo i due
in uno stato di simbiosi e ciò aiuterebbe molto a mettersi nei
propri panni ed eviterebbe problemi di comprensione. Questi
ultimi potrebbero comunque avvenire non solo a causa del
diverso tipo di linguaggio in uso, ma anche perché spesso
l’anziano rivolge critiche poco fondate e senza considerare che
la giovinezza è un periodo di profondo cambiamento. Tali
accuse sono spesso riferite alla tecnologia. L’argomento
“anziani e modernità ” è molto vasto e non mi dilungherò molto
su ciò , ma basta ribadire il concetto di collaborazione per
migliorare questa situazione. Altri problemi, a parer mio
comunque meno irreversibili, vedono come soggetto i giovani,
i quali tendono ad “ignorare” coloro che sono in età avanzata
invece cercare un contatto. Questo non è riferito solo al
rapporto nonno-nipote ma è piuttosto esteso ad un concetto
generale. Un'altra ed ultima nota che posso riferire a questa
relazione è il fatto che l’anziano è, come detto
precedentemente, saggio, ma solo di esperienze vissute e
quindi è inerme di fronte ai problemi tecnologici o comunque
moderni, i quali possono essere risolti dai più giovani.
Valentino Bompiani, in una sua riflessione, dice: “Su una fitta
ai reni ai reni o per l’udito ridotto, anche il nemico diventa
parente. Lo spazio e le cose si riducono: la vecchiaia è
zingaresca, vive di elemosine[…..]Da vecchi si diventa
invisibili[….]”. Non sono per niente d’accordo con queste sue
asserzioni perché credo che un anziano, in situazioni mediche
che lo consentano, non debba limitarsi a vivere di aiuti esterni
o talvolta isolarsi ma debba impegnarsi perché può ancora
migliorare la società . Può fare ciò in moltissimi modi differenti
ma principalmente potrebbe istruire gli altri con le sue
esperienze di vita. Questo può servire anche a non rendersi
“invisibili”. In conclusione posso affermare con certezza che
ognuno di noi, giovane e non, può e deve fare la sua parte per
rendere il mondo in cui viviamo un posto in cui si possa
raggiungere ogni obiettivo tramite l’aiuto reciproco. Tramite
ciò inoltre miglioreremmo anche la vita quotidiana di altre
persone, non solo la nostra, in modo da rendere i momenti più
difficili, specialmente per gli anziani, più semplici da superare.