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STORIA ECONOMICA AVANZATA 12 CFU

PROF. BULGARELLI A.A. 2018/2019

LEZIONE 1 (25-09-18)
GUERRA COMMERCIALE TRA STATI UNITI(TRUMP) E CINA(XI JIN PING)
Iniziamo con un articolo del sole 24 ore di domenica che titola “Gelo Cina-USA Pechino
sospende a tempo determinato i negoziati”. Tra il 2005 e il 2017 c’è stato un interscambio tra
Stati Uniti e Cina e possiamo notare che il paese statunitense importa dal paese cinese
prodotti per circa 243 miliardi di dollari nel 2005 e queste importazioni sono cresciute in
maniera quasi continuativa per toccare nel 2017 i 505 miliardi. Gli Stati Uniti esportano in
Cina prodotti per un valore di circa 41 miliardi di dollari nel 2005 , vi è una crescita ma non è
sufficiente a colmare il divario con il paese cinese e riesce ad arrivare a circa 129 miliardi nel
2017, dunque questo rapporto commerciale causa un disavanzo a carico degli Stati Uniti da
circa -240 a circa -375 miliardi di dollari.
Nel gennaio del 2018 Donald Trump(inizio mandato gennaio 2017), l’attuale presidente degli
Stati Uniti d’America, introduce il protezionismo con una tassa del 10% su prodotti dal valore
di 3,5 miliardi di dollari dopo qualche settimana nel marzo ha allargato ulteriormente la cifra
poi c’è stato un momento di calma perché si è cercato un equilibrio e quindi c’è stato un
incontro tra i delegati dei due paesi e sembrava che si potesse comporre in qualche modo il
contrasto però gli accordi presi sono stati vaghi in quanto la Cina aveva assicurato agli Stati
Uniti che avrebbe acquistato un numero maggiore di beni ma non ha precisato quali e poco
dopo dai principali organi di stampa cinesi è venuta l’affermazione che avrebbe acquistato i
beni che riteneva funzionali nella sua economia. Questo diciamo non ha soddisfatto il
presidente degli Stati Uniti che appunto nell’estate scorsa ha deciso di iniziare una vera
politica di protezionismo doganale il 6 luglio 2018 provocando lo scoppio di una guerra
commerciale tra Cina e Stati Uniti perché vara una lista di 1300 prodotti per un valore
complessivo di 50 miliardi di dollari che sarebbero stati soggetti a tariffe del 25% sull’entrata
degli Stati Uniti, di questi 1300 il 6 luglio vengono individuati 818 prodotti che vengono
realmente tassati e colpiscono il rapporto commerciale Cina-Stati Uniti per un valore di 34
miliardi di dollari. La Cina risponde immediatamente il giorno dopo che vengono varate
queste tariffe, la Cina ugualmente colpisce prodotti americani sempre per il 25% e i prodotti
sono 545. Il 24 settembre 2018 mentre si trovava nel Montana apre una nuova decisione e
procede nel decidere sul varo di un imposta daziaria che riesca a bloccare 500 miliardi dollari
nelle importazioni cinesi(200 dal 25 settembre e 300 in futuro), quindi c’è una nuova
offensiva che viene lanciata sui beni di largo consumo ed avrà un impatto di circa il 90% delle
merci cinesi. La lista dei beni colpiti è di circa 205 pagine elencate dai funghi secchi ai succhi
di frutta ,al mangime per gli animali, al sapone e quant’altro, circa 10.000 i prodotti importati
negli U.S.A. che vengono colpiti da tariffe e in questa fase nessuna delle potenze sembra voler
trovare una soluzione.
Ovviamente si tratta di un sasso lanciato nell’economia globale, si tratta dunque di valutare
quale sarà l’impatto di queste decisioni protezionistiche che sono state varate da Trump. Quali
sono le ragioni? Perché Trump si muove in questa direzione? Trump di fronte a un disavanzo
di questo tipo deve intervenire cercando di frenare questa corsa, ci sono anche ragioni
politiche dal momento in cui è stato eletto ovvero nel gennaio 2017. Per essere eletto Trump
usò lo slogan “American First” cioè l’America è il primo paese del mondo e deve mantenere
la sua posizione adottando una politica difensiva del mercato americano e il timore di tutti gli
osservatori politici all’epoca di questo discorso programmatico, al momento della presa del
potere, è stata quella che l’America imboccasse una strada di isolazionismo, dunque questa
politica va contro la globalizzazione.
Cosa ha fatto la Cina in questo periodo? Gli Stati Uniti perdono potere sulla scena mondiale, è
un dato indiscutibile che si legge attraverso le statistiche soprattutto del commercio mondiale,
dall’altro canto invece abbiamo la Cina che compie un salto qualitativo in questi ultimi
decenni. La Cina in effetti ha compiuto negli ultimi 30/40 anni un percorso accelerato verso la
crescita e quindi una modernizzazione, quindi tutto il mondo asiatico insieme alla Cina ha
proceduto a ritmi elevatissimi sconosciuti per l’Europa e l’Occidente se non nel periodo
limitato successivo alla Seconda Guerra Mondiale, solo allora abbiamo avuto una “golden
age” per circa un ventennio, in Italia si è parlato di “miracolo economico” negli anni 50/60, e
che poi si è arrestata difronte alla crisi del 1973(crisi petrolifera). Questa vicenda ora viene
percorsa dall’estremo Oriente a ritmi impensabili cioè li c’è una crescita annua del PIL del 7/8
anche 10% annuo e la Cina nel 2012 diventa il primo esportatore del mondo e recupera circa
10 punti nel ritardo con gli Stati Uniti, Germania e Giappone; ha compiuto un grandissimo
percorso da quando Deng Xiao Ping ha varato nel 1978 una serie di riforme che sono andate
nella direzione della liberalizzazione dell’economia. Tra il 2000 e il 2015 la Cina ha compiuto
questo percorso nel commercio mondiale ma non ci dimentichiamo anche che in questi 5 anni
ha investito in innovazione e sviluppo tanto quanto forse di più degli Stati Uniti(innovazione,
ricerca e sviluppo), ma mentre ha fatto questo il suo sistema politico è diventato più rigido
con controlli più stretti a tutti i livelli ed ha inaugurato una politica autoritaria, un neo-
autoritarismo del regime.
Un altro elemento va segnalato, in questo rapporto tra Stati Uniti e Cina il commercio
ovviamente la fa da padrone, vengono messe in evidenza alcune scelte che ha compiuto la Cina
risultate in disaccordo con quanto era stato stabilito dagli Stati Uniti, e mi riferisco in
particolar modo all’acquisto di armi e di sistemi di offesa dalla Russia, il problema è che erano
state varate delle sanzioni nei confronti della Russia (un embargo nei confronti della Russia) a
seguito dell’invasione della Crimea(guerra tra Russia e Ucraina con lo scopo di ottenere le
risorse minerarie di quest’ultima). Le sanzioni sono state date alla Russia per queste invasioni
che diciamo non sono state concordate annessioni territoriali concordate con le comunità
internazionali; l’embargo dunque avrebbe dovuto significare escludere la Russia dal mercato
mondiale per determinati prodotti(la Cina non ha tenuto conto di questo). Richiamare questi
obblighi alla Cina è stato come dire vissuto dalla Cina come una inframettenza nella sua
autodeterminazione e nella sua sovranità .

GLOBALIZZAZIONE
Cosa si intende per globalizzazione? Per globalizzazione si intende che tutti paesi del mondo
(ad eccezione di alcuni come la Corea del Nord o Cuba che si tengono fuori da un mercato
globale) creano un rapporto commerciale fra di loro per importare o esportare prodotti di
vario tipo creando di conseguenza un mercato globale quindi un nuovo ordine mondiale e
politico in cui gli stati nazionali perdono l’importanza rispetto a organismi decentrati
deterrioralizzati( non identificati in un luogo preciso fisicamente) ma che hanno compiti di
supervisione di regolazione del mercato internazionale. Quando parliamo di globalizzazione si
introducono anche altri concetti.
Cosa può produrre la globalizzazione? Può avere degli impatti negativi per esempio
accentuare la disuguaglianza nel caso di un paese meno attrezzato, oppure può portare a una
perdita di identità cultura, di identità linguistica, di identità religiosa; per omologazione si
intende schiacciamento, appiattimento delle peculiarità di ciascuno e non tutti i paesi sono
pronti per questo anzi l’impatto con il mercato mondiale con le sue regole e i suoi poteri ha
portato anche all’emergere dei radicalismi religiosi della volontà di esprimere la propria
identità richiamandola attraverso la rimessa in vita di pratiche religiose medievali o che
risalgono alla notte dei tempi al fine di distinguere la propria identità religiosa da quella dei
paesi dominanti. La globalizzazione è anche liberismo ovviamente, entrare nel mercato
mondiale vuol dire praticare una politica liberista, cioè apertura dei mercati, e chiaramente
quando un’economia è prospera crea opportunità per la produzione nazionale e quindi beni e
capitali che fanno aumentare la ricchezza nazionale, le espansioni delle importazioni lasciano
immaginare un saldo positivo che rifluirà nel paese per aumentare la ricchezza pubblica ma
anche quella privata.
Perché si sente il bisogno di proteggere i mercati nella fase negativa di un’economia di paese?
La soluzione è la politica del protezionismo, adottata nel 1933 dagli Stati Uniti per
fronteggiare la crisi borsistica del 1929. Questa politica è stata adottata anche nel periodo
della Grande Depressione e nella Seconda Rivoluzione Industriale, i cui paesi emergenti erano
Stati Uniti, Regno Unito e Germania. Inoltre queste politiche di protezionismo vengono
continuamente riesumate ogni volta che il paese si trova in difficoltà , la stessa Italia, nella fine
dell’ottocento difronte alla Grande Depressione, vive una crisi bancaria devastante che però
dà origine a una trasformazione del sistema creditizio che porta alla nascita della Banca
d’Italia e vive anche una stagione di protezionismo che la porterà a una guerra commerciale
con la Francia.
Come si riflettono le tariffe doganali nel mercato globale? In questo caso i prezzi salgono e la
domanda si riduce. Queste tariffe vengono utilizzate da paesi in difficoltà economica ed
effettuano politiche di rilancio ovvero lo Stato interviene e fa spesa pubblica per cercare di
stimolare l’economia.
Un’economia che viene pompata attraverso la circolazione dei liquidi da parte dello Stato in
diversi settori industriali, tutto ciò porta ad una disponibilità che può indirizzarsi
nell’acquisto di merci dall’estero e dunque aumentano le importazioni mentre si rilancia
l’economia, ma queste importazioni devono essere pagate dallo Stato in difficoltà creando
come conseguenza dei disavanzi crescenti i quali andranno a finire per esempio sul debito
pubblico il cui aumento dovrà essere sanato dalle generazioni future dunque si innescano una
serie di processi a catena in una fase di rilancio dell’economia che penalizzano l’economia
nazionale e va a vantaggio dell’economia degli altri paesi, nel tentativo di arginare gli effetti a
cascata che si possono innescare con politiche di rilancio si varano contemporaneamente
politiche di difesa dei confini nazionali.
Ritorniamo a parlare di due concetti che abbiamo visto precedente ovvero
autoritarismo(contrario di democrazia) e la sovranità nazionale(Stato-nazione), accoppiate
queste due paroline con globalizzazione.
Rodrick, un’economista che insegna ad Harvard di origine turca, ha introdotto il concetto di
globalizzazione “intelligente” dicendo che una globalizzazione accelerata produce molte
vittime dunque è necessario considerare alcune variabili prima di poter ragionare in termini
di globalizzazione dei mercati e le variabili che lui esamina sono quello della democrazia,
Stato-nazione e globalizzazione quindi crea il trilemma dell’economia mondiale, cioè dice che
simultaneamente non si può avere democrazia, autodeterminazione e globalizzazione. Se si
sceglie la globalizzazione allora bisognerà scegliere tra Stato-nazione e democrazia.
Nel 2012 la Cina, primo paese esportatore nel mondo in quel periodo, sperimentò
l’autoritarismo con controlli rigidi sulla popolazione quindi svolta autoritaria del potere
politico, centralizzazione del potere politico.
La globalizzazione può esistere se ci sono regole internazionali condivise che devono essere
rispettate da tutti e regolamentate da una sorta di governo globale ma in realtà i paesi non
vogliono rinunciare alla loro autodeterminazione e non vogliono rinunciare a gestire la loro
economia in proprio e dunque la sovranità nazionale(esempio Unione Europea, Cina,
Giappone).
Che cos’è il gold standard? Il gold standard è un sistema monetaristico basato sul rapporto
oro-sterlina e per poter applicare tale sistema bisognava seguire determinate regole:
- fissare la parità della moneta con l’oro e rispettarla;
- l’oro poteva circolare liberamente dentro e fuori i confini del paese;
- la convertibilità della moneta vista dal portatore in oro.
Come poteva reggersi un sistema del genere? Con un’economia proiettata sui mercati esteri
con rapporti commerciali intensi e con un saldo attivo della bilancia dei pagamenti ovvero
flusso di valuta pregiata di oro e di argento nelle casse dello Stato che rendeva possibile la
convertibilità della moneta e l’Inghilterra arriva al gold standard proprio perché aveva
abbondanza di oro che era arrivato nel paese attraverso il commercio internazionale.
Che differenza c’è tra bilancia commerciale e bilancia dei pagamenti?
La bilancia commerciale fa parte della bilancia dei pagamenti e serve per registrare
l’ammontare delle importazioni e delle esportazioni di un paese(in Inghilterra è sempre in
passivo).
La bilancia dei pagamenti è uno schema contabile che registra le transazioni tra i residenti
in un’economia e i non residenti, in un dato periodo di tempo.

Lezione 2 (26-09-18)
DIVERGENZA FRA PAESI RICCHI E PAESI POVERI
La globalizzazione, sotto il profilo economico, porta anche un accentuarsi della divergenza
tra paesi ricchi(principali) e paesi poveri(subordinati, dipendenti).
Noi andremo ad analizzare i processi dinamici di cambiamento che avvengono in alcuni o
diversi paesi del mondo. Perchè alcuni paesi sono poveri ed altri sono ricchi?
Questa divergenza fra i paesi è causata da fenomeni politici(dittatura, monarchia...) che sono
l'esito di un malessere sociale, una difficoltà della popolazione a stare in livelli di vita precari(
esempio la dittatura in Italia prima della Prima Guerra Mondiale). Nonostante le nazioni
ricche sostengano le nazioni povere, il divario economico che c'è fra loro non si è mai
attenuato, anzi con il passare dei decenni nei secoli questa differenza di reddito si è andata
allargando. (Tabella reddito pro capite minuto 23-31).
Il reddito pro-capite è un indicatore estremamente rozzo, per capire l'effettivo livello di vita di
una popolazione. E' l'indicatore più utilizzato ma andrebbe accoppiato anche ad altri
indicatori(aspettativa di vita alla nascita, sistema di comunicazione, livelli di istruzione). Il
reddito pro-capite rappresenta un indicatore non molto attendibile sulla qualità della vita
perchè dovrebbero essere esaminati altri indicatori come l'aspettativa di vita alla nascita
come l'istruzione, il sistema di comunicazioni. Nei paesi poveri l'aspettativa di vita oscilla fra i
40 e i 69 anni, mentre nei paesi più avanzati è almeno di 10 anni di più , sopra i 70 in Italia.
Perchè l'Olanda era un paese leader all'inizio del 1800?
L'uomo, sfruttando la posizione territoriale dei Paesi Bassi(il cui terreno si trova al di sotto del
livello del mare come l'Olanda), ha creato sistemi di canalizzazione delle acque e togliere
l'acqua al terreno ed indirizzarle in queste vie d'acqua che sono diventate un'enorme risorsa
nelle vie di comunicazione, i canali hanno preceduto le ferrovie nel trasporto soprattutto delle
merci pesanti(periodo 1600/1700). Parliamo ora delle terre "pesanti" piene d'acqua.
Sono terre difficili da coltivare soprattutto il grano quindi farina, carboidrati, alimento base
per la popolazione. Dunque il grano doveva essere acquistato all'estero e per acquistarlo
all'estero bisognava offrire prodotti in cambio per cui l'Olanda difronte alle difficoltà e alle
avversità di una natura ingrata, esce dalla logica dell'agricoltura di sussistenza(produzione
individuale senza considerare il mercato) per inaugurare un'agricoltura e una produzione
rivolta al mercato ma per poter accedere a tale mercato era necessario convertire l'agricoltura
di sussistenza in un'agricoltura "specializzata".
Che cosa produce l'Olanda?
L'Olanda produce il lino e la canapa per i tessuti, successivamente arriverà il cotone simbolo
della prima rivoluzione industriale.

Quali sono i simboli della seconda rivoluzione industriale?


I simboli della seconda rivoluzione industriale sono: il ferro, l'acciaio, elettricità , chimica.
Poi con la vendita di tulipani, burro e merci sono nati i titoli quotati su tali prodotti
provocando una bolla speculativa; poi abbiamo la marina mercantile che diventa
fondamentale e si attrezza in maniera da diventare una delle prime potenze del mondo nel
campo del commercio marittimo. Dapprima si rivolge ai paesi del Baltico ma poi va a cercare
altri prodotti, diventano marinai esperti capaci di affrontare l'oceano e capaci di andare alla
ricerca di una merce che era fortemente richiesta
nei mercati internazionali dell'epoca, le merci in questioni erano le "spezie" come: i chiodi di
garofano, la cannella, il pepe, erano prodotti molto richiesti sul mercato europeo e quindi
vanno attraverso compagnie commerciali e attraverso questi strumenti cioè la marineria a
vela. Con il commercio delle spezie cresce la ricchezza di Amsterdam che diventa un centro
finanziario di prima grandezza e assolutamente leader rispetto a Londra(il seicento è il secolo
degli olandesi mentre il settecento è il secolo degli inglesi).
Quali sono gli effetti della divergenza fra i paesi ricchi e i paesi poveri?
Consideriamo come paese l'Egitto. E' un'area densamente popolata e urbanizzata con
un'economia diversificata, non è un paese solo agricolo ma anche industriale dove si è
affermata un'economia di servizi e sicuramente nell'area nord africana, ha una posizione di
tutto rispetto. Se andiamo a guardare il famoso reddito pro-capite notiamo che quello di un
egiziano è il 12% di quello di un cittadino statunitense e l'aspettativa di vita è 10 anni meno di
un abitante degli Stati Uniti. Perchè l'Egitto è più povero degli Stati Uniti? Purtroppo l'Egitto,
oltre ad avere un'area densamente popolata e urbanizzata ed un'economia di servizi, possiede
anche un'area desertica abitata da popolazioni nomadi.
Che cosa dicono i giovani egiziani? I giovani egiziani soffrono per la corruzione, l'oppressione
e la cattiva istruzione; in pratica vivono in un sistema corrotto che deve cambiare. Poi c'è la
repressione, la mancanza di libertà , la mancanza di pari opportunità , assenza di diritti politici.
La questione del salario per esempio è una questione che è emersa fra le ultime
rivendicazioni. Dunque le radici di questi problemi economici sono prettamente politiche.
Quali sono le ragioni economiche? L'Egitto è un paese che è stato governato per 30 anni da
Mubarack(1980/81-2011) il quale ha accumulato una fortuna personale di 70 miliardi di
dollari impoverendo il popolo egiziano.
Mentre l'Inghilterra affrontava la Seconda Rivoluzione Industriale, l'Egitto era governato dai
Turchi(impero Ottomano) i quali non guardavano alla ricchezza e al progresso perchè erano
considerati come pericoli che potessero destabilizzare il sistema e avevano quindi interesse
piuttosto a mantenere la situazione nello status quo, in maniera da non affrontare nessun tipo
di destabilizzazione.
Quando l'Egitto fu liberato dalle truppe napoleoniche, finì sotto il controllo dell'impero
britannico. Nel 1688 ci fu la Glourious Revolution in Inghilterra che portò alla trasformazione
del parlamento.
Come accade che certi paesi sono ricchi di risorse diventano poveri e come
accade che alcuni paesi poveri di risorse diventano ricchi?
Paese Italia Giappone Argentina
Superficie in Kmq 301.302 372.819 2780.092
Popolazione 56.411.000 123.612.000 32.423.000
PIL (miliardi di 1.020 3.509,8 101,2
dollari)
Lezione 3 (2-10-18)
Storia del Giappone
Quali sono le origini dello sviluppo del Giappone? Il Giappone dell'età pre-industriale è un
paese immerso in tradizioni millenarie con una società densamente popolata, urbanizzata con
un commercio interno molto vivace, una società stratificata non solo feudale con un
artigianato molto qualificato, specializzato; un ceto di mercanti che si era arricchito attraverso
l'intermediazione nella vendita di prodotti raffinati al ceto aristocratico che si era arricchito
attraverso la concezione di prestiti all'aristocrazia, al “daimyo”, feudatari locali che erano
fortemente indebitati e lo erano anche i samurai, il ceto militare quindi una società in
movimento anche se era "chiusa" perchè aveva rifiutato il confronto con l'Occidente il
cosiddetto "sakoku" ovvero le barriere che erano state erette contro qualsiasi contatto con
l'esterno. E poi dopo arriva dall'alto una trasformazione che è data dall'arrivo della
produzione americana la quale era nettamente superiore rispetto a quella giapponese.
Intorno al 1860 vi è una trasformazione del sistema politico, istituzionale ed economico
perchè viene restaurata la dinastia imperiale, quindi tolto di mezzo il dittatore, ritorna
l'imperatore (che aveva solo funzioni rappresentative e religiose) con i suoi pieni poteri che
guarda all'Occidente e decide quindi una modernizzazione del paese e la realizza calando
dall'alto per volere dello Stato e del Governo. Quest'era si chiama "Meiji"(illuminata) perchè
guarda ai modelli migliori che ha davanti a se nell'Occidente e quindi prende la burocrazia
francese, l'apparato militare tedesco, la tecnologia americana o britannica e cerca di portare il
paese da una situazione di tradizione imperante a una modernizzazione su stampo
occidentale. Con questo processo di modernizzazione il Giappone arriva alla Prima Guerra
Mondiale passando attraverso fasi di inflazione e deflazione. Quando arriva la Seconda Guerra
Mondiale il Giappone, che era schierato con le potenze dei fascismi europei, esce sconfitto e
con questa sconfitta perde le sue colonie e i suoi possedimenti. Avviene una Seconda
Rivoluzione ma questa volta calata dagli Americani che effettuano un ulteriore passo verso la
modernizzazione(fino alla Seconda Guerra Mondiale il mercato del lavoro giapponese non era
tutelato dai sindacati, i rapporti di lavoro era affidati al paternalismo degli imprenditori e
dunque abbiamo i salari molto bassi quindi un mercato interno molto ristretto). Con una
domanda limitata il Giappone va continuamente alla ricerca di sbocchi per la sua produzione,
il mercato interno fino alla Seconda Guerra Mondiale appare insufficiente, nonostante il paese
giapponese sia densamente popolato, è uno dei tassi più elevati di crescita e di densità di
popolazione e vi è un'urbanizzazione delle grandi città ma nonostante ciò il mercato interno è
ristretto alla produzione industriale. L'arrivo delle truppe americane guidate dal generale
MacArthur sul suolo giapponese segna un altro giro di boa. Innanzitutto vengono poste le basi
per un diritto del lavoro che sia in linea con i principi universalmente accettati soprattutto nel
mondo occidentale, anche gli Stati Uniti, quindi vengono creati i sindacati, viene tutelata la
figura del lavoratore sotto molteplici aspetti tra cui anche quello salariale( ferie pagate)
quindi arrivano tutta una serie di diritti che prima erano affidati alla benevolenza
dell'imprenditore ma se ci spostiamo dalle grandi città alle campagne vediamo che la figura
dell'imprenditore poteva offrire un salario al limite della sussistenza. Gli Stati Uniti hanno
bisogno del Giappone perchè la sua collocazione nell'oceano pacifico è strategica per le rotte
militari e commerciali del paese statunitense. Nel 1950, quando inizia la guerra di Corea, il
Giappone è una base strategica per gli Stati Uniti perchè hanno bisogno quindi di un luogo di
rifornimento capace di dare, rispondere alla domanda bellica e quindi è necessario che
l'industria giapponese riprenda vita e da lì inizia la crescita del Giappone che presenta nei
primi decenni 50/60/70 tassi di crescita vertiginosi. Poi una volta che ha raggiunto i livelli
occidentali, il Giappone inizia una fase di crescita molto più contenuta.
Quali sono i fattori dello sviluppo giapponese? Perchè il Giappone diventa la prima potenza
industriale dell'Oriente capace di competere con l'Occidente, capace di essere un concorrente
pericoloso per l'Occidente.
Gli osservatori britannici che guardavano alla produzione industriale giapponese degli anni
Trenta dicevano che il pericolo delle invasioni delle merci giapponesi erano assolutamente
vicino e l'Inghilterra doveva prepararsi a questo confronto.
Quali sono i fattori propulsivi? La superficie è simile all'Italia molto inferiore a un paese come
l'Argentina, ha una popolazione di tutto rispetto ma la cosa più interessante è il suo PIL, il
quale è 3 volte quello dell'Italia, 35 volte quello dell'Argentina.

Storia dell’Argentina
Cosa sappiamo dell'Argentina? Questo paese è stato considerato come meta per la Grande
Emigrazione avvenuta verso la fine dell'Ottocento per varie opportunità che poteva offrire e
anche perchè con la rivoluzione dei trasporti aveva potuto beneficiare di una serie di
opportunità che si erano aperte nei mercati europei per i suoi prodotti, primo fra tutti la carne
argentina per mezzo delle navi frigorifere, che appunto troviamo operanti alla fine
dell'Ottocento, arriva in Europa e quindi il suo settore di punta era l'allevamento del bestiame
che produceva carni ma anche pellame, lana. Questi prodotti invadono i mercati europei e la
domanda dell'Europa è in crescita, sia la produzione sia il reddito crescono in maniera
significativa e raggiungono livelli paragonabili ai paesi europei in via di industrializzazione,
quindi ci sono una serie di elementi che lasciano intravedere un percorso di sviluppo. Da
questi stimoli del commercio internazionale si hanno degli effetti: il primo della Grande
Emigrazione, quindi si ha una crescita della popolazione che arriva sulla costa e poi da lì si
sposta verso l'interno. Vi è un processo di industrializzazione del paese e gli investimenti, a
differenza del Giappone, arrivano dall'estero(le grandi multinazionali che operano nel settore
dell'alimentazione e occupano il mercato argentino, anche il settore minerario ha un ruolo
trainante mentre il settore manifatturiero occupava solamente il 13%. Al livello locale
l'iniziativa, gli stimoli all'innovazione, le trasformazioni il paese sudamericano è scarso e
l'industria appare impantanata nell'arretratezza; c'è un altro fattore ovvero che la società è
"polarizzata" tra un elitè di famiglie che hanno nelle mani le sorti del paese e dall'altro lato
una massa di contadini, allevatori che sono praticamente analfabeti e incapaci di poter
tutelare i loro diritti. Cosa accade durante la Prima Guerra Mondiale e successivamente? I
grandi debiti e i contratti con l'estero vincolano l'andamento dell'economia argentina alle
vicende di questi prestiti e degli investitori quindi nel momento in cui gli Stati Uniti decidono
di ritirare i loro prestiti, l'Argentina si trova scoperta di conseguenza subisce il ciclo
economico e diventa dipendente dal denaro estero. Questo processo di dipendenza economica
non coinvolge solo l'Argentina ma anche i paesi dell'America latina.

INTERPRETAZIONI DELLO SVILUPPO


Quali sono le origini delle differenze tra paesi ricchi e poveri?
Vi sono varie interpretazioni: unilineare, multilineare, istituzionalista.
1)Interpretazione unilineare: Da un’economia tradizionale e arretrata ad una moderna e
sviluppata. Dall’agricoltura di sussistenza all’industria e poi ai servizi seguendo una
traiettoria simile nei vari paesi. Queste trasformazioni hanno una serie di ricadute su diversi
aspetti economici (consumo, risparmio, domanda, istruzione, informazione). Questo modello è
stato definito da due economisti uno è Parson(tradizione/modernità ) e Rostow che parla di
"fasi di sviluppo" cioè lui seziona in fasi questa traiettoria:
-prima fase: società arretrata, tradizionale, agricola;
-seconda fase: i pre-requisiti dello sviluppo;
-terza fase: take-off(decollo);
-quarta fase: l'assestamento.
Sembra quasi che questo percorso unilineare possa essere applicato a tutte le vicende dei
singoli stati, quindi viene escluso qualsiasi riferimento alle specificità storiche degli stati e al
rapporto che c'è tra fattori endogeni e fattori esogeni dello stato.
2)Interpretazione multilineare: Più vie allo sviluppo e differenziazioni storiche nei singoli
paesi. Due approcci: 1. Neomarxista con attenzione a fattori globali esogeni (colonialismo e
neocolonialismo) e all’azione degli istituti e agenti internazionali(Fondo Monetario
Internazionale). 2. Neoliberista. Dibattito sul ruolo dello stato nell’economia. Suo
indebolimento. Rifiuto dell’economia dello sviluppo.

3)Interpretazione istituzionalista: Ruolo delle istituzioni nel garantire un equilibrio tra


poteri costituiti, un quadro normativo di certezza dei contratti burocrazia efficiente, tensione
verso l’eguaglianza. Non si oppone alla visione neo-classica ma considera il mercato “ordine
naturale” e non “naturale”. L’Economia Sociale di mercato.

IL TRATTATO DI MAASTRICHT (1992)


• Momento di mutamento del quadro delle istituzioni formali dell’economia per
l’Europa e l’Italia.
• Il mutamento dell’istituzione economica più importante di un’economia capitalistica:
la moneta. Ma anche di altre, come: la concorrenza, armonizzazione degli standard
produttivi, etc.
• Ideologia che sottende il trattato: la Soziale Marktwirtschaft o Economia sociale di
mercato.
• Confronto con il liberalismo economico anglosassone.

CONFRONTO TRA NEOLIBERISMO E ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO


Pensiero economico liberista anglosassone e americano:
1) il mercato ha un carattere “spontaneo” quindi l’uomo ha una tendenza naturale verso la
cooperazione e lo scambio;
2) il mercato deve essere lasciato libero, quindi solo il libero gioco della domanda e
dell’offerta può determinare efficienza;
3) lo Stato non deve intervenire, altrimenti si producono distorsioni;
4) unici interventi dello Stato: garanzia dei diritti di proprietà e rimozione dei privilegi e delle
barriere tariffarie;
5) l’individuo è visto come massimizzatore delle utilità attese;
6) restano fuori dal discorso economico il ruolo delle istituzioni e delle norme.
7) Tutto ciò che non è offerta e domanda è qualcosa di esogeno ed è considerato
un’interferenza al suo funzionamento. Restano fuori dal discorso economico le preferenze per
assetti distributivi del reddito o della ricchezza diversi da quelli che risultano dallo scambio di
mercato.
Per ottenere un’efficiente economia di mercato è necessario che la libertà venga sostenuta da
regole e istituzioni. Vigilanza.

L’economia sociale di mercato, ovvero libertà di mercato e giustizia sociale. Le sue origini
nella repubblica di Weimar (von Mises). Ripreso negli anni del secondo dopoguerra.
1. Il puro liberismo non può garantire equità sociale, indispensabile per cooperare in
condizioni di pari opportunità .
2. E’ necessario garantire libertà di impresa, di iniziativa, di mercato e la proprietà privata.
3. Necessario il ruolo regolatore dello stato.
4. Ma lo stato deve intervenire solo dove il mercato fallisce. L’economia di mercato è un “bene
pubblico” il cui mantenimento non è nell’interesse specifico degli individui.
5. Gli individui hanno interesse a perseguire comportamenti “opportunistici”.
6. Occorre strutturare il funzionamento del mercato. Il libero mercato ha un ordine
“istituzionale” e non naturale. Deve essere definito da una cornice istituzionale. Moneta,
credito, fisco, ambiente, consumi.
7. Contro qualsiasi idea di pianificazione e di collettivismo.

Lezione 4 (3-10-18)
LA REPUBBLICA DI WEIMAR
Tra il 1920 e il 1925 la Germania, uscita sconfitta dalla Prima Guerra Mondiale, vive una
situazione di crisi di ricostruzione del paese e nei rapporti con l'esterno c'è la questione delle
riparazioni di guerra. Qual'era la posizione di Keynes? Secondo Keynes il pagamento di
123.000.000 che la Germania doveva sostenere una volta uscita sconfitta dalla Grande Guerra,
avrebbe penalizzato non solo l'economia tedesca ma anche tutta l'economia europea. Durante
questo periodo venne creato anche il piano Dawes per permettere alla Germania di
mantenersi in grado di pagare le riparazioni di guerra. La maggior parte dei finanziamenti
necessari a far ripartire l'industria produttiva tedesca sarebbero stati messi a disposizione
proprio dagli Stati Uniti che, in questo modo, avrebbero potuto collocare i capitali eccedenti,
investendoli in Germania in cambio di grandi profitti. (Viene ripreso il concetto di “economia
sociale di mercato”)

SULLA CONCORRENZA
Esperienza storica della Germania. (Periodo metà Ottocento)
I cartelli. I tipi di accordi (divisione del mercato, i prezzi, il volume della produzione, quote di
partecipazione agli utili). Cartelli verticali e orizzontali.
Cartelli verticali: dalla materia prima al prodotto finito e le fasi sono regolamentate da più
imprese;
Cartelli orizzontali: tutte le imprese operano nella stessa fase di produzione.
Obbiettivo: mantenere alti i prezzi. Nella crisi e a fronte della diminuzione della domanda:
ugualmente alti prezzi e licenziamenti.
Economia sociale di mercato: uno stato di diritto= autorità antitrust.
La dottrina anglosassone:
L’economia capitalistica tendenza innata alla cartellizzazione.
I approccio: questa tendenza deve essere contrasta da politiche antitrust
II approccio: è lo stesso processo di mercato che porta a erodere le posizioni di monopolio e i
cartelli. Se questi hanno lunga vita è perché lo stato li protegge con una legislazione ad hoc.
Anche le politiche antitrust non sono neutre, ma favoriscono gruppi economici e di interesse
(Public Choice).

LE ISTITUZIONI
Il termine viene utilizzato per indicare concetti molto diversi: forme organizzative, principi
legali, meccanismi di interazione tra imprese, incentivi che coordinano le azioni degli agenti
economici.
In sostanza una configurazione organizzata di relazioni sociali il cui fine è garantire la
conservazione o attuazione di norme o attività sociali, giuridiche economiche sottraendole
all’arbitrio individuale e del potere.
Sono “le regole del gioco di una società” (North)
Sono endogene. Nascono all’interno di un preciso contesto e da determinate condizioni.
Sono diverse da paese a paese.
Istituzioni formali e reali (leggi, regolamenti, politiche economiche) e istituzioni simboliche o
informali (valori, norme sociali, tradizioni culturali).
Ribaltamento della prospettiva dell’analisi. Dai tradizionali modelli interpretativi fondati sul
mercato alle istituzioni al centro dell’andamento economico.

LE ISTITUZIONI EFFICIENTI
Esse abbassano i costi di transazione (costi per misurare ciò che viene scambiato) e garantire
l’applicazione dei diritti di proprietà , riducono l’incertezza nei rapporti sociali.
Di conseguenza rendono i mercati trasparenti, sicuri, concorrenziali, ricchi di informazione,
garantiti, fonti di opportunità produttive.
La loro efficienza è condizionata da:
-interessi degli insiders
-dalla loro capacità di comprendere quali sono i bisogni di un sistema economico.
L’efficienza non è statica.
Quando le istituzioni sono efficienti creano le condizioni favorevoli allo sviluppo degli scambi
e per l’emergere delle organizzazioni produttive. Determinano la crescita e la distribuzione
delle risorse. Spiegano le divergenze nello sviluppo.

LE ISTITUZIONI SECONDO I NEOCLASSICI ( Adam Smith)


Secondo gli economisti neoclassici. Nel mondo reale:
1. La razionalità economica. 1. Informazioni limitate
2. Il ruolo del mercato. 2. Carenza di cooperazione
3. La concorrenza perfetta. 3. Costi di transazione alti
4. Allocazione ottimale delle risorse. 4. L’imperfezione è carattere
5. Senza frizioni e senza costi di transazione. dominante nei mercati
6. I mercati sono efficienti

LA POSIZIONE ISTITUZIONALISTA
I suoi sostenitori (A. Alchian, R. Coase, C.D. North, M. Olson, O. Williamson).
Non è una visione opposta a quella neoclassica ma complementare ad essa.
Tiene conto dei vincoli che le istituzioni, formali e informali, forniscono agli operatori
economici in un mercato competitivo.
Si ribalta la prospettiva rispetto ai tradizionali modelli interpretativi senza abbandonare gli
strumenti teorici già messi a punto.
Lezione 5 (4-10-18)
QUALI ISTITUZIONI (RODRICK 1999)
• Rodrik D., (“Making openness work”, John Hopkins University Press, 1999) afferma che
le istituzioni che agiscono nell’ambito economico e che consentono ai mercati di
funzionare sono 5:
• (i) i diritti di proprietà (e di controllo);
• (ii) le istituzioni che regolamentano i mercati – l’antitrust;
• (iii) le istituzioni che consentono la stabilizzazione macroeconomica – le banche
centrali;
• (iv) le istituzioni che provvedono a fornire l’assicurazione sociale – la famiglia
ma anche i sistemi di welfare;
• (v) le istituzioni tipicamente politiche che consentono la risoluzione pacifica
delle controversie all’interno di un paese, quali il sistema di leggi, le corti di
giustizia, il Parlamento.

1. DIRITTI DI PROPRIETA’ 2. REGOLAMENTAZIONE DEI MERCATI


3. BANCHE CENTRALI
1)I diritti di proprietà , e più in generale i sistemi giuridici e legali, consentono di creare uno
status di certezza nell’economia che da credibilità ai contratti e agli scambi.
La tutela dei diritti di proprietà è la precondizione per gli investimenti. (per esempio: un
contadino che lavora la terra per un determinato periodo di tempo oppure l’investimento
nella casa di proprietà per migliorarla o ancora l’acquisizione del brevetto da parte di un
inventore). Il diritto di proprietà nasce in Francia con il “Codice Napoleonico”.
Il dibattito diritto di proprietà versus proprietà e gestione collettive: Hardin/Ostrom.
Il ragionamento di Hardin partiva dall’ esempio delle enclosures inglesi, precondizione della
Rivoluzione industriale. La recinzione delle terre comuni, in questa visione, costituiva il
necessario presupposto di una gestione razionale ed efficiente: mentre in regime di libero
accesso il pascolo indiscriminato stava portando alla rovina del territorio, il proprietario
privato, in quanto detentore del surplus, aveva l’interesse a sfruttare il bene in modo ottimale
e a investire per il suo miglioramento.
Quando non vi sono le condizioni per un’appropriazione privata, deve essere semmai lo Stato
ad assumere la proprietà pubblica. Solo i beni così abbondanti da non avere valore
economico possono essere lasciati al libero accesso; per tutti gli altri occorre definire un
regime di diritto di proprietà privato o pubblico.
Il merito di Elinor Ostrom è stato quello di ipotizzare l’esistenza di una “terza via” tra Stato e
mercato, analizzando le condizioni che devono verificarsi affinché le common properties non
degenerino.

2)I mercati imperfetti. Le cause: nel passato, carenza di informazioni; oggi, tendenze
monopolistiche.
3)Banche centrali. Compiti. Ruolo di stabilizzazione macroeconomica (inflazione): Le cui
politiche possono consistere in variazioni:
-del costo e della disponibilità del credito(->politica monetaria),
-dell’entità e composizione di spesa pubblica o di tasse e trasferimenti
(->politica fiscale),
-della quantità di valuta nazionale presente sui mercati per orientare il tasso di cambio o
mantenere un accordo di cambio (politica del cambio).
Cos’è il tasso ufficiale di sconto?
Il tasso ufficiale di sconto(TUS) è il tasso al quale la Banca Centrale effettua il risconto delle
altre banche. Se la banca ha degli effetti da scontare, si presenta la Banca Centrale applicando
il suddetto “tasso di sconto”. Quando lo innalza il costo del credito aumenta e il TUS a cascata
si ripercuote sul tasso di sconto delle banche praticato ai clienti ovvero il pubblico, e quindi il
pubblico che vuole ottenere un credito dalle banche si trova a pagare un prezzo più alto.
(Dunque un operatore economico o un imprenditore che decide di investire o creare una
nuova linea di produzione fa un piano di investimento e chiede alla banca un investimento ma
il tasso è troppo alto e quindi rinuncia). Mai bisogna alzare il tasso ufficiale di sconto anzi deve
essere uguale a zero. Cosa succede se il tasso ufficiale di sconto aumenta? Quando il tasso
ufficiale di sconto aumenta, si è in presenza di una stretta creditizia cioè di una tendenza atta
a ridurre i crediti, in conseguenza dell'aumento del costo del denaro. Quando, invece, la Banca
Centrale tende a ridurre il tasso ufficiale di sconto, si avrà una tendenza all'aumento dei
consumi e investimenti, in conseguenza del minor costo del denaro.

NON TUTTE LE ISTITUZIONI SONO EFFICIENTI


• Douglas North economista statunitense, premio Nobel per l’economia (1993), tra i
maggiori esponenti della corrente istituzionalista. Il suo lavoro più famoso: Istituzioni,
cambiamento istituzionale, evoluzione dell’economia.
• Afferma che bisogna distinguere tra istituzioni efficienti e istituzioni inefficienti.
• Le prime creano ambienti favorevoli a soluzioni cooperative in un complesso contesto
di scambio. Le seconde frenano lo sviluppo e possono condurre al declino e alla
stagnazione economica.
• Es. I mercati orientali e la mancanza di informazione. Le scelte di quegli attori politici.
• Es. La globalizzazione. Non tutti i paesi hanno tratto vantaggio dall’apertura al
commercio. Perché?

UN’ISTITUZIONE CHE DURA NEL TEMPO E’ EFFICIENTE


I casi di:
-servitù della gleba=è un’istituzione che legava gli uomini alla terra (gleba infatti significa
“zolla di terra”), il contadino ,in determinate parti del mondo , era un servo che non poteva
lasciare il suo posto di lavoro e per qualsiasi tipo di permesso doveva essere autorizzato da un
suo superiore. Questa istituzione dura dalla metà del 1300(periodo della peste risalente al
1348) fino alla metà dell’Ottocento;

-corporazioni=associazioni di lavoratori di uno stesso settore a sostegno di coloro che ne


fanno parte tutelando il loro posto di lavoro e vigilando sulla qualità dei prodotti immessi nel
mercato da tali lavoratori. Questa istituzione si oppone all’innovazione e dura dalla metà del
1300 fino alla metà del 1800.

-mezzadria = contratto agrario in base al quale un proprietario o affittuario terriero assegna al


socio-bracciante un pezzo di terra(podere) adatto alla produzione agricola, con la presenza
dell’abitazione e quindi di una residenza stabile del coltivatore e della sua famiglia; il
bracciante si impegna a lavorarlo e partecipa con i familiari alle spese di gestione e agli utili
nella misura del 50%.

-il peso delle scelte del passato: path dependence


(dipendenza dal sentiero di sviluppo)= è una visione secondo la quale piccoli eventi passati
possono avere conseguenze significative negli eventi futuri che l’azione economica può
modificare in maniera limitata.

Lezione 6 (9-10-18)
La crescita secondo A. Smith
-Condizione ottimale è lo stato progressivo. Quello stazionario sembrava sconfitto per
sempre e il progresso non avrebbe avuto fine.
-L’incremento della produttività si ha con: la divisione e specializzazione del lavoro.
Proporzionale alla dimensione del mercato.
-Ampliamento del mercato e scambi commerciali (riduzione tariffe e barriere, costi di
trasporto, imposte per la redistribuzione del reddito) attraverso l’intervento dello Stato.
Corn laws: sono leggi protezionistiche in materia di cereali(leggi sul grano) utilizzate più volte
in Inghilterra sin dal diciassettesimo secolo; le più importanti risalgono al 1815 che, facendo
rialzare il prezzo del pane, provocarono agitazioni sociali e l’opposizione della borghesia
industriale. Esse furono revocate nel 1849.
Trattato Cobb-Descevalier(1860): segnò il passaggio della Francia a una protezione moderata
e l'abbandono completo da parte dell'Inghilterra della protezione economica, la tendenza a
sostituire l'accordo alla lotta doganale e a regolare stabilmente e uniformemente i commerci,
poté manifestarsi vivacemente dappertutto e alla politica differenziale, essenzialmente
deformatrice degli scambi, successe in breve una lunga serie di trattati, non più tendenti a
costituire particolari situazioni di privilegio, ma a provocare un generale abbassamento di
tariffe.

I fattori della crescita


Gli investimenti. Il capitale si accumula ad un tasso più rapido rispetto alla crescita della
forza lavoro = aumento del prodotto pro-capite.
Espansione del commercio= aumento del reddito per i partecipanti. Secondo Smith:
attraverso divisione del lavoro, specializzazione, aumento della produttività .
Aumento delle conoscenze, progresso tecnologico e cambiamenti nelle istituzioni=aumenti
di efficienza.
Effetti di scala e di dimensioni. Economia di scala:
Aumentando la dimensione degli impianti diminuisce il costo medio di produzione. I costi fissi
non variano in proporzione al crescere del volume di output.

Teorie sulla crescita (‘800-‘900 fino II guerra mondiale)


La letteratura sulla crescita economica poggia su una larga gamma di assunti che evidenziano
ora un fattore ora un altro.
-A. Smith: allargamento dei mercati, specializzazione, migliore organizzazione del processo
produttivo.
-K. Marx: fattore tecnologico e con il tempo venir meno degli incentivi a migliorare le tecniche.
-Schumpeter: il progresso tecnologico come il fulcro della crescita di un paese, distinguendo
tuttavia le scoperte scientifiche, non guidate da motivi economici, dalle innovazioni, ossia le
applicazioni di queste scoperte al mondo produttivo.

Perché i fattori dello sviluppo non sono presenti in tutti i paesi?


Economia di mercato, Divisione del lavoro, formazione del capitale umano, specializzazione,
sono determinati da:
-Il clima e le condizioni ambientali. L’interpretazione di Diamond (Guns, germs and steel) e
la nascita dell’agricoltura e di qui aumento della popolazione e nascita delle città . La
differenza tra aree temperate e aree tropicali. La relazione tra uomo e ambiente. Le catastrofi
naturali: le ragioni del divario tra Occidente e Oriente (Jones 1981).
-La popolazione. Tema controverso. Malthus versus Ester Boserup. Il rapporto del Club di
Roma sui limiti dello sviluppo.
-Il capitale umano/istruzione. Periodo preindustriale. Riforma
protestante=alfabetizzazione. Little divergence. Il periodo della rivoluzione industriale. La II
rivoluzione industriale. Le sole macchine non garantiscono lo sviluppo: il caso dell’India. Dal
secondo dopoguerra in avanti. ICT. Il caso dell’Italia.
-Le città. Diversificazione della struttura sociale e economica. Glaeser (The triumph of the
city). Motori di innovazione e diversificazione economica. Economie di agglomerazione, di
urbanizzazione e di localizzazione. Investimento in capitale fisso sociale. Città /campagna=
agricoltura intensiva di tipo capitalistico. Nesso tra urbanizzazione e prosperità . Dal Medioevo
ai nostri giorni.
-L’ambiente culturale. Lo spirito capitalistico e l’etica protestante. Mentalità economica in
ambiente cristiano. Rivoluzione scientifica nel XVII secolo.

Lezione 7 (10-10-18)
Approfondimento Malthus versus Boserup
Il pensiero del reverendo Malthus: la popolazione tende a crescere a un tasso superiore alla
crescita delle risorse; si sofferma sul fatto che la progressione della popolazione è di tipo
geometrico mentre quello delle risorse è di tipo aritmetico. Il momento della crisi avviene
quando le rette della popolazione e delle risorse si incrociano.
Il pensiero di Ester Boserup: negli anni 60 scrive a proposito del rapporto popolazione-risorse
e ritiene che una popolazione densa possa essere un incentivo o uno stimolo per
l’innovazione, per la trasformazione e l’utilizzo migliore delle risorse; mentre una popolazione
scarsa che può distribuire risorse in quantità , in effetti, non stimola l’innovazione, non stimola
la trasformazione dell’economia e una migliore produttività .

Approfondimento del capitale umano/istruzione


Learning by doing: processo in base al quale i giovani effettuavano un percorso di
apprendistato, organizzato dalle corporazioni, per migliorare le loro conoscenze nell’industria
manifatturiera che producevano beni di lusso.
Il rapporto tra alfabetizzazione e riforma protestante: se si guarda all’alfabetizzazione nel
lungo periodo è possibile notare la forte correlazione esistente tra la presenza di elevati tassi
di popolazione capace di leggere, se non di scrivere, e la diffusione della riforma protestante.
A metà Ottocento infatti tutti i Paesi che in Occidente avevano una percentuale di analfabeti
tra la popolazione adulta inferiore al 30%, vale a dire Danimarca, Prussia, Paesi Bassi, Scozia,
Svezia e Svizzera, avevano aderito, in tutto o in parte, alla Riforma. Ciò si deve a una delle più
importanti novità introdotte da Lutero, il libero esame delle Scritture, il cui obiettivo era
quello di creare un rapporto diretto tra il fedele e Dio senza bisogno dell’intermediazione
della Chiesa e dei suoi ministri. E’ evidente infatti che se compito e dovere fondamentale di
ogni fedele era quello di confrontarsi personalmente con la Bibbia, la precondizione
fondamentale era proprio quella di essere quanto meno in grado di leggere.
La formazione del capitale umano dopo la seconda Rivoluzione industriale: si è manifestato
uno strettissimo legame tra conoscenze scientifiche e crescita industriale, tale da rendere
molto più complessa, non solo la produzione di innovazioni, ma anche il loro utilizzo, creando
così una situazione in cui, per la prima volta, le sole macchine, in assenza di un capitale umano
adeguato, non bastavano a garantire lo sviluppo. Esemplare al riguardo è il caso del cotonificio
indiano tra Ottocento e Novecento perché, pur potendo contare sulle stesse tecnologie
utilizzate da quello britannico, è risultato molto meno competitivo e concorrenziale in quanto
fortemente penalizzato da una produttività del lavoro più bassa che dipendeva proprio dalla
ridotta qualificazione della manodopera impiegata e dalla sua indisciplina.
Approfondimento delle città-Glaeser
Edward Glaeser, nel suo libro “Triumph of the city”, va a evidenziare i numerosi vantaggi
prodotti dalla presenza delle città , da lui considerate veri e propri motori dell’innovazione e
della diversificazione economica perché il gran numero di attività presenti nelle aree urbane
contribuisce a stimolare l’innovazione e la crescita, attraverso la diffusione di idee e di
conoscenza fra settori e ambiti produttivi differenti.
Questo dipende dalla pratica assenza dello spazio e dal conseguente facile contatto tra
persone e imprese che consente le economie di agglomerazione ossia i benefici che possono
derivare per un’impresa dal localizzare le proprie attività in prossimità di altre imprese. I
principali vantaggi sono le economie di urbanizzazione e di localizzazione che sono definite
anche economie esterne perché derivano da processi esterni alle singole imprese. Le
economie di urbanizzazione in particolare rendono possibile l’investimento in capitale fisso
sociale (infrastrutture di trasporto, sistemi di comunicazione e strutture di ricerca) che a sua
volta incrementa la produttività e/o riduce i costi di produzione di tutte le imprese localizzate
nell’area. Inoltre al crescere della dimensione urbana aumenta la varietà di attività produttive
e la disponibilità di beni intermedi e di servizi specializzati.
Le economie di localizzazione derivano invece dalla concentrazione geografica di imprese
operanti nello stesso settore industriale. La loro vicinanza rende possibile la condivisione dei
fattori produttivi, come dimostra la nascita di imprese specializzate nella fornitura di beni e
servizi intermedi; il conseguimento di significative economie nel mercato del lavoro, basti
pensare alla riduzione dei costi di ricerca; lo sfruttamento di rilevanti esternalità di
conoscenza, perché la prossimità geografica fra imprese simili facilita la diffusione delle
informazioni e del sapere produttivo promuovendo in tal modo l’innovazione.
Certo è anche possibile che nelle aree urbane si presentino diseconomie, come
l’inquinamento, il traffico, i costi crescenti del lavoro e degli affitti, oppure i costi di trasporto
compensino i benefici dell’agglomerazione, inducendo le imprese a scegliere una
localizzazione prossima al mercato e alla domanda finale. Tuttavia è impossibile sottovalutare
l’importanza delle città ai fini dello sviluppo, visto che lo hanno promosso e alimentato in
tutte le molteplici forme che i centri urbani hanno assunto nel corso della storia, fossero essi
località centrali, capitali e/o porti, grandi centrali manifatturiere e/o luoghi di produzione di
idee.
Ancora nel 1800 i tre maggiori centri urbani europei, nell’ordine Londra, Parigi e Napoli. La
radicale trasformazione industriale che ha preso avvio nell’Inghilterra del XVIII secolo ha
comportato anche una nuova dislocazione della popolazione sul territorio prodotta
dall’inarrestabile inurbamento di legioni di contadini che abbandonavano le campagne per
lavorare nelle fabbriche cittadine. Si tratta di un processo dalle grandi conseguenze
economiche perché ha comportato un allagamento del mercato senza precedenti dovuto al
fatto che gli abitanti dei centri urbani, a differenza dei contadini che possono anche auto-
consumare quanto prodotto nei campi, dipendono totalmente dal mercato.
E’ stato dunque solo a partire dal XX secolo che le città hanno progressivamente conquistato il
pianeta, al punto che tra 2008 e 2009 per la prima volta nella storia dell’umanità la
popolazione urbana ha superato, a scala mondiale, quella rurale, grazie soprattutto alla
fortissima crescita degli agglomerati urbani nei Paesi poveri o emergenti, con tutti i problemi
sociali e sanitari che ne derivano. La crescita tra l’altro è stata rapidissima perché se la
popolazione di Londra ha impiegato 130 anni per passare da uno a otto milioni di abitanti.
Lezione 8 (11-10-18)
Approfondimento dell’ambiente culturale-Max Weber
Max Weber in verità non fa discendere direttamente il capitalismo dalla Riforma, ma mette
piuttosto in relazione la mentalità religiosa, in particolare della variante calvinista, e il
diffondersi dello spirito capitalistico, affermando che la prima è stata una precondizione assai
utile al formarsi del secondo. In effetti, dal momento che il capitalista vero è colui che ottiene
la massima soddisfazione dal conseguimento del profitto in sé, e non dai piaceri che il
guadagno può procurare, era necessaria una grande rivoluzione socio-culturale, la Riforma
appunto, in grado di consolidare una mentalità che appariva del tutto contraria alle logiche
economiche medievali perché sosteneva che il segno sicuro e visibile della grazia divina erano
la ricchezza e il benessere generati dal lavoro. Al punto che il lavoro in sé acquistava valore di
vocazione religiosa.
La tesi di Weber, per quanto molto suggestiva, è stata assai criticata sin dagli anni Venti del
secolo scorso soprattutto in nome del fatto che la cosiddetta etica protestante era ben
presente già prima della Riforma in vari gruppi sociali, a cominciare dal ceto mercantile delle
città italiane protagoniste della rinascita commerciale europea del basso medioevo.
Un’importante forma di capitalismo, il capitalismo commerciale, esisteva già nei Comuni
italiani e ha continuato a esistere e a prosperare nell’età moderna nelle cattoliche Siviglia,
Lisbona, Milano, Venezia. Così come si deve a un frate francescano, Luca Pacioli, la
sistematizzazione, nel 1494, della pratica contabile della partita doppia, già nota e divulgata
nell’ambiente mercantile della Penisola. Sembra quindi condivisibile quanto sostenuto da
Stark in merito all’importanza avuta dalle radici filosofiche del cristianesimo occidentale nel
creare un ambiente favorevole al diffondersi del calcolo e di una mentalità “economica”
perché privilegiavano la logica e il pensiero deduttivo rispetto al mistero e alla meditazione,
come avveniva invece nelle religioni orientali.
Del resto proprio l’importanza assunta dalla ragione e dal calcolo è alla base della rivoluzione
scientifica che, a partire dal XVII secolo, ha cambiato il destino dell’Occidente anche dal punto
di vista tecnologico.
E’ vero che le innovazioni della prima rivoluzione industriale sono state soprattutto opera di
abili artigiani, ma lo è altrettanto che questa prima accelerazione della crescita nasconde un
cambiamento radicale del clima intellettuale che Mokyr ha definito l’illuminismo industriale
cioè un’indagine razionale sulle leggi naturali per comprenderle e arrivare a piegare la natura
alle esigenze degli uomini.

Il gap tra paesi poveri e paesi ricchi a partire dalla geografia


Una prima distinzione che dobbiamo fare è quella fra clima temperato e clima tropicale .
I Paesi che si estendono ai tropici sono America centrale, Asia meridionale e gran parte
dell’Africa. Le aree poste al Nord e a Sud dell’equatore sono zone con clima temperato.
Anche qui la distribuzione del reddito ci mostra che più ci spostiamo dai tropici verso
l’equatore ( siamo in zone umide, soggette a precipitazioni continue e clima molto caldo) più
abbiamo una diminuzione del PIL, soprattutto se quest’ultimo è misurato per abitante.
Le zone temperate sono meno popolate , infatti solo 8% delle terre sono abitate ma queste
rappresentano il 23% della popolazione mondiale e presentano il 53% del PIL mondiale.
Naturalmente, anche il PIL pro-capite è più alto di due o tre volte la media mondiale.
Le zone tropicali , soprattutto quelle distanti dalla costa, hanno un PIL pro-capite che è 1/3
rispetto a quello della media mondiale.
Un’ idea diffusa è che le popolazioni che vivono ai tropici sono per natura pigre, prive
d’iniziativa e popolazioni che si lasciano vivere senza manifestare una capacità d’intervenire
sulla propria vita. Inoltre, l’affidabilità e la produttività sul lavoro sono molto scarse .
Ma dobbiamo tener conto che ci sono Paesi che vivono ai tropici ma che sono molto
sviluppate, ricordiamo: Singapore, Malesia, Taiwan e Hong Kong. Tali Paesi contraddicono
questo luogo comune. Ma è un luogo comune? Perché se guardiamo ciò che dicono i geografi,
questi ritengono che si tratta di fattori determinanti per la crescita.
Sachs si muove su questa linea, ma non si concentra solo sull’effetto del clima bensì sulla
presenza nelle aree tropicali di malattie endemiche:
-Malaria portata dalla zanzara Anopheles, provoca una patologia cronica che si ripresenta
periodicamente o si manifesta in forma acuta e letale. Questa malattia miete milioni di vittime
nelle aree tropicali.
-Malattia del sonno trasmessa attraverso una mosca, la mosca tse-tse e provoca una serie di
inabilità al lavoro.
-Schistosomiasi, cioè la malattia dei vermi. I lavoratori affetti da questa malattia hanno
rendimenti molto scarsi.
Sachs ha dimostrato come, dal 1965 al 1990, le aree tropicali colpite da queste malattie hanno
tassi di crescita medi del PIL pro-capite dello 0,4%, mentre negli altri Paesi la crescita media è
stimata intorno al 2,4%.
La moderna teoria dello sviluppo economico trascura i fattori geografici e punta l’ attenzione
su altri aspetti quali l’accumulazione di capitale, l’ innovazione, la tecnologia e soprattutto le
politiche economiche. L’interesse verso i fattori geografici è un interesse che si è rinnovato
recentemente di pari passo ad una sensibilità ambientale e insieme a ciò il settore delle
risorse naturali ha preso luce.
Queste , appena illustrate, sono le posizioni che tengono conto della geografia.
Invece, chi ritiene che la geografia può essere considerato solo un fattore indiretto d’ influenza
della crescita sono gli Istituzionalisti. Ad ogni dimostrazione che alcuni Paesi hanno dei
caratteri che pregiudicano o possono influenzare negativamente lo sviluppo economico
ribattono dicendo che, se ci fossero politiche adeguate questi problemi sarebbero ridotti o
accantonati.

L’ipotesi geografica
I caratteri originali di un paese(disponibilità di risorse, fertilità dei terreni, morfologia del
suolo, clima) possono influenzare lo sviluppo economico?
Le aree vicine alla costa: concentrazione della produzione mondiale.

Ancora la geografia
La geografia influenza la crescita direttamente o indirettamente?
Gli istituzionalisti: Acemoglu, Johnson, Robinson: Le aree tropicali sono davvero le più
povere? Davvero le aree tropicali lo sempre state?
La posizione di Daron Acemoglu: nega tale influenza.
Nelle aree tropicali vi erano nel passato gli imperi Inca e Azteco.
Le malattie endemiche non sono la causa della povertà ma il suo effetto. Diffusione
asimmetrica della scienza e tecnologia. Riconoscono un’influenza indiretta.
Dibattito ancora aperto.

LE RISORSE NATURALI SONO UN PREREQUISITO PER LA CRESCITA?


Le risorse riproducibili e quelle non riproducibili.
La presenza di risorse non è una condizione necessaria.
Correlazione tra il tasso di crescita e il tasso di risorse naturali presente nelle esportazioni.

La maledizione delle risorse naturali o il paradosso dell’abbondanza


-Regioni con abbondanza di risorse soprattutto non rinnovabili tendono a avere peggiore
sviluppo rispetto a paesi con minori risorse naturali.
-I teorici: R. Auty; J. Sachs e A. Warner
-Quali le ragioni:
-Economiche: Apprezzamento del tasso di cambio o sindrome olandese; volatilità dei redditi;
mancanza di diversificazione; enclave
-Istituzionali: deboli sistemi istituzionali; distribuzione del reddito asimmetrica; risorse
umane/istruzione; eccessivo indebitamento; effetti: conflittualità e violenza con pericolo per i
diritti umani; guerre civili; corruzione(caso Nigeria)

Ragioni economiche
All’interno del modello possiamo distinguere due settori:
- Settore dei beni tradable: che rappresenta il “settore fiorente”, di solito ci riferiamo a
quello dell’estrazione mineraria (petrolio, gas naturale, ma anche oro, rame, diamanti),
nonché quello della produzione di colture (caffè e cacao).
- Settore dei beni non tradable: si riferisce ad un “settore lento” che in genere è quello
manifatturiero, ma può anche riferirsi all’agricoltura.
Un periodo di espansione legato ad una risorsa influenzerà questa economia in due modi:
- EFFETTO TRASLATIVO DELLE RISORSE, per cui una prosperità determinata dalle
esportazioni delle risorse comporta un aumento della domanda di lavoro e il conseguente
spostamento della manodopera dal settore manifatturiero a quello fiorente
(DEINDUSTRIALIZZAZIONE DIRETTA). Tuttavia, questo effetto può risultare trascurabile
se si parla di miniere poiché tali settori sono caratterizzati da bassi livelli di
specializzazione del personale.
- EFFETTO SPESA conseguenza degli extra redditi che arrivano all’interno del paese. Si
parla di DEINDUSTRIALIZZAZIONE INDIRETTA e s’intende quella legata alla domanda di
beni manifatturieri che non sono esportati. Questi beni per effetto del prezzo che sale
vengono sostituiti dalle importazioni (trasformazione dell’economia di tipo indiretto). I
prezzi del settore manifatturiero cambiano perché sono sotto l’effetto del ribalzo
sull’economia nazionale e dell’apprezzamento del tasso di cambio.

Bisogna ricordare che quando si ragiona sull’esportazione di risorse naturali non siamo
soggetti all’evoluzione del mercato valutario perché quelli sono determinati a livello
internazionale e vengono sempre determinati in dollaro, quindi strettamente agganciati
all’andamento del dollaro.
Questa è solo una delle tesi che ci spiega l’effetto della maledizione delle risorse naturali.

Lezione 9 (16-10-18)
LA DEINDUSTRIALIZZAZIONE DELL’OLANDA(MALEDIZIONE OLANDESE)
Abbiamo visto come le risorse naturali possono provocare non una crescita dell’economia
bensì le economie che esportano una percentuale elevata di risorse naturali sul totale delle
loro esportazioni finiscono per diventare delle economie dipendenti e delle economie che
hanno un tasso di crescita molto basso se non negativo. Questo fenomeno lo abbiamo
sintetizzato come maledizione delle risorse naturali e abbiamo visto quali sono gli aspetti che
vengono presi in considerazione e sono gli aspetti economici e aspetti istituzionali. Degli
aspetti economici siamo andati ad esaminare, quello che viene definito, male olandese. Come
mai un’economia dipende dall’esportazioni di queste risorse? Questo termine (Male olandese)
è stato coniato dall’Economist (1977) in riferimento all’andamento dell’economia olandese
(non quella del ‘600 ma quella dei giorni nostri) dovuta alla scoperta di gas naturale che aveva
fatto registrare un inceppamento dei meccanismi di crescita di un paese avanzato quale
l’Olanda. Si manifesta tramite un incremento delle esportazioni che comportava aumento
della domanda interna verso prodotti stranieri; Apprezzamento della moneta nazionale in
relazione alle valute estere perché affluiscono risorse pregiate che rendono possibile quindi il
rafforzamento della moneta e rende possibile anche una maggiore liquidità che significa
inflazione, aumento dei prezzi, riduzione della competitività rispetto ai mercati esteri e
rapporto tra beni manufatti e beni naturali, rapporto dei prezzi, cambia perché il valore, i
prezzi, dei beni naturali esportati vengono determinati su valuta internazionale (relazione
rispetto alla domanda internazionale). Esiste un settore che non dipende dal mercato
internazionale (non esportabili) che dipendono, quindi, dalla sola domanda interna che
subiscono un aumento dei prezzi che quindi non sono più competitivi e dunque con questo
rafforzamento della moneta si tende ad acquistare beni dall’estero e non beni interni che
hanno subito un aumento dei prezzi. Cosa accade all’economia nazionale? Aumentano le
importazioni a discapito delle esportazioni, gli investimenti si riducono perché il tasso di
interesse si è alzato facendo scaturire il fenomeno della deindustrializzazione quindi questi
paesi che entrano nel mercato mondiale come paesi che producono beni naturali sentono la
necessità di non produrre questi beni per la domanda interna ma fanno riferimento al
mercato internazionale e quindi si crea una situazione di dipendenza e quindi un economia
che è soggetta a tutte le fluttuazioni. Quando queste risorse aumentano, perché la domanda
internazionale aumenta, aumentano naturalmente i profitti che arrivano dall’estero e questo
genera anche uno spostamento del lavoro dai settori azionari verso quelli che producono il
mercato internazionale ovvero verso quelle delle risorse naturali. Cosa si intende per effetto
enclave? Si intende questo settore nazionale diventa un settore che ha poche integrazioni
verticali o orizzontali con il resto della produzione economica, quindi, scarsa integrazione. Ciò
significa che il settore minerario, sostanzialmente, non è un settore che funziona da traino per
l’economia. Inoltre ci sta da considerare che un settore che assorbe scarsa manodopera ed è
un settore che la produttività cresce lentamente a differenza di quello manifatturiero dove la
produttività cresce molto più velocemente.

PATTO FISCALE
Sul piano istituzionale cosa succede? Abbiamo detto che esistono sistemi istituzionali che
sono instabili, deboli, corrotti. Perché sono deboli? perché non si riesce ad avere una forte
unità nazionale (come ad esempio nei paesi africani dove nello stesso paese esistono più
tribù ) dato dalle varie diversità (religioni, razze) fino ad arrivare a delle vere e proprie guerre
civili. La popolazione vede una divisione della ricchezza non uguale fortemente diversificata.
Altra causa è quella degli interventi esteri (multinazionali estere). Non si struttura uno stato
moderno con un apparato burocratico o un sistema di tassazione (vedremo perché l’Europa è
quella che ha uno stato moderno). Uno stato moderno è uno stato che si impegna non solo a
fare le norme ma si impegna anche a farle rispettare quindi ha una struttura burocratica,
militare, giudiziaria che è presente in tutto il territorio, che è ramificata in tutto il territorio.
La tassazione ha un forte valore istituzionale, non solo perché grava sul contribuente, ma
perché tra contribuente e fisco, tra governanti e governati, fissa un rapporto (un patto). Io
pago le tasse ma tu stato devi offrirmi dei servizi (protezione, istruzione, sanità ), questo è un
patto fiscale. Uno stato che può fare affidamento su entrate enormi non ha bisogno di tassare i
suoi cittadini ed il fatto che i cittadino non vengono tassati fa venir meno questo patto fiscale
tra stato e cittadini, il che vuol dire che i governanti si sentono esonerati dal fornire servizi ai
cittadini e anzi temono che fornendo dei servizi come quello dell’istruzione (di massa e
gratuita) possono mettere in discussione il loro potere e se i cittadini protestano lo stato
incomincia a fornirsi di forza militare per mettere a tacere queste rivolte (nonostante lo stato
riceva grosse entrate non fornisce servizi).

LA MALEDIZIONE DELLE RISORSE: IL CASO DELLA NIGERIA


La Nigeria è uno Stato dell’Africa occidentale che si affaccia sul Golfo della Guinea. E’ il paese
più popoloso del continente africano con oltre 136 milioni di abitanti. Dopo un periodo di 16
anni di regime militare, la Nigeria ha adottato nel 1999 una costituzione divenendo una
Repubblica Federale. Il sistema legale nigeriano è basato sul sistema inglese della common
law e in 12 stati del Nord sulla Shariah islamica. Il PIL pro-capite nel 2003 è di circa $1.000.
Negli anni ’60-70 grandi proventi dalla vendita del petrolio. In 35 anni (1975-2000) dal
petrolio circa 350 miliardi di dollari (20% del PIL e il 95% delle entrate dal commercio
estero).
Il reddito pro-capite è diminuito del 15%.
Tra il 1970 e il 1980, periodo degli shock petroliferi, il capitale fisico (tutte le risorse non
umane) è aumentano e dunque vi è stato processo di accumulazione. Non vi è stato aumento
della produttività .
Le cause: Conflitti (violenza e guerre tra la regione del delta del Niger ricca di giacimenti e il
resto del Paese); conflitti hanno aperto la strada a regimi militari analfabetismo,
disoccupazione, povertà . Corruzione.

CASO AZERBAIJAN
Enormi giacimenti del petrolio, siamo nella regione del Caucaso. Le esportazioni sono dovute
da petrolio e idrocarburi per quasi il 90%, paese scarso di infrastrutture infatti importa
macchinari dall’Europa per l’industrializzazione. Anche in questo paese ci sta un forte governo
corrotto, famiglia a capo da 16 anni, e molto autoritario. Diritti umani calpestati e giornalisti
indagati e arrestati per le loro indagini. Questo è un paese che ha un percorso di lunghissimo
periodo nella storia dell’umanità perché fino dall’età romana le vie di comunicazione
partivano dall’Italia, attraversando Bisanzio che era la capitale dell’impero romano d’oriente,
arrivavano in una regione dell’Azerbaijan. Queste comunicazioni si sono alimentate nel corso
dei secoli perché questa linea tracciata rappresentava l’antica via della seta indicata da Marco
Polo. Era una via di terra e non di mare. Oggi questa via della seta è ritornata all’attenzione
tramite un gasdotto che mette in comunicazione l’Italia con l’Azerbaijan, non a caso l’Italia è
uno dei primi partner commerciali dell’Azerbaijan. Questo perché l’Italia importa non tanto il
petrolio ma gas metano. Siamo molto interessati al gas metano, il 46% delle risorse mondiali
di gas metano sono in questa regione del mar nero. L’UE è la terza consumatrice di gas metano
nel mondo dopo Usa e Cina. Oggi l’Azerbaijan è un’economia traballante con una valuta
nazionale in caduta libera, inflazione e dalla parte sociale prime proteste. Cosa è successo? Nel
2006/2007 il paese era cresciuto del 28,6% del Pil (in Italia oggi si cresce di massimo 1%)
nonostante la crisi mondiale che ha colpito tutti i paesi, l’Azerbaijan cresceva, a differenza per
esempio della Norvegia che registrava un calo della valuta nazionale, e il governo era molto
fiducioso a mantenere dei prezzi dei barili di petrolio molto alti (45$). Nel 2014 il prezzo del
barile era intorno ai 103,4$ e dunque riuscire a mantenerlo a 45 era un obiettivo perché era
calato ancora di più . Il tasso di crescita medio fino al 2014 è stato del 5% dopo è iniziato a
crollare. Questo è un paese dove il governo è in mano alla stessa famiglia da 16 anni. È un
sistema che non rispetta i diritti umani, li calpesta senza alcuna considerazione e nello stesso
tempo c’è una distribuzione della ricchezza che è delicata pero investe. Investe risorse in
infrastrutture e viene definita la capitale del mar Caspio con Baku che viene definita la Dubai
del mar caspio dovuta alla crescita velocissima. Cosa è successo all’economia in questi ultimi
anni? Nel 2016 il prezzo di un barile è sceso intorno ai 30$ dai 103,4 degli anni precedenti e il
primo riflesso si è avuto sulla moneta locale. Prima la moneta aveva un cambio fisso con il
dollaro e questo era sostenuto dai petrodollari ma dal momento che si riduce questo afflusso,
dopo anche il sostegno della banca centrale che ha esaurito le risorse, si è passato al tasso di
cambio variabile e da quel momento l’andamento della valuta si è svalutata tantissimo circa
del 55% del suo valore. Ma non solo questo è stato l’effetto. Difronte a questa svalutazione
della moneta, il risparmiatore Azero, si è immediatamente spostato sui dollari e tutti i depositi
azeri ora sono in dollari e molte banche non hanno potuto sostenere questa trasformazione e
sono state costrette a chiudere. Solo l’anno scorso 7 banche hanno perso la possibilità di
esercitare. Il crollo del prezzo del petrolio ha avuto effetti anche sulle entrate dello stato che
sono diminuite e i governi si erano impegnati in grandi costruzioni di infrastrutture e lavori
pubblici di ogni genere (strade, comunicazioni, manifestazioni internazionali) e dunque il
governo si trova indebitato. Per tentare di frenare l’inflazione aumenta il tasso di interesse dal
3% al 5% e con questo aumento si cerca di frenare l’inflazione e di incoraggiare i depositi in
Manat. In questa situazione, il governo, si vede franare il terreno sotto i piedi e promette varie
cose tra cui (pensioni, ridistribuzione delle terre ai contadini, di abbassare il prezzo del pane,
aumentare gli stipendi agli statali) tutto ciò per ottenere consenso sociale. È una popolazione
che vive sotto, quasi, controllo militare e le proteste vengono bloccate sul nascere. Pero
adesso la situazione incomincia a vacillare e dunque ci sono questi annunci che non potrà
mantenere se il petrolio continua a viaggiare in questa direzione. È un paese dove i diritti
umani sono calpestati e siamo molto lontani da un rispetto per la persona. Le nazioni unite
hanno dichiarato che l’Azerbaijan è uno stato che viola i principi del popolo. Dunque ci sta un
regime di oppressione che cerca di mantenere l’ordine. Perché le nazioni che dialogano con
questo paese continuano ad avere rapporti senza sollevare il problema dei diritti umani? La
risposta è banale. Perché gli stati hanno bisogno di queste risorse ma non è solo questo. Un
motivo è la sua posizione molto vicina alla Russia. I legami con la Russia sono ormai secolari e
il timore è che possa di nuovo seguire le direttive russe. L’Europa ha bisogno del gas russo e
difronte all’invasione della parte orientale dell’ucraina si è tentato di bloccare i rapporti
commerciali con la Russia ed emanare una serie di sanzioni economiche. Il timore è che quindi
questo paese possa rientrare nell’orbita russa e finire sotto al controllo della Russia. Un’altra
ragione è che è l’unico paese di quella zona che combatte con l’Europa e Usa nelle operazioni
anti terrorismo(Isis) e quindi cerca in tutti i modi di eliminare l’influenza islamica. Quindi ci
sono sia ragioni politiche ed economiche. Nonostante la sua posizione geografica (asiatica) fa
parte del consiglio europeo.

Istituzioni-sviluppo economico
• Relazione duplice tra istituzioni e sviluppo economico.
• Estrema varietà delle istituzioni economiche. Non hanno un modello verso cui
convergono
• Anche dove sono simili non è detto che svolgono la stessa funzione
• Non è detto che raggiungano gli stessi effetti.
• Il ruolo delle istituzioni non è univoco e omogeneo in tutti i sistemi economici
• Dipende dalla percezione da parte della comunità di individui, dall’interazione delle
istituzioni con gli agenti, dalle regole vigenti e da altri fattori che caratterizzano il
tessuto sociale.
• Fatta questa premessa, è lecito chiedersi quali sono le cause fondamentali che
spingono alcune società a migliorare la dotazione tecnologica, a investire in capitale
fisico ad accumulare capitale umano?

Perché le istituzioni degli USA sono più adatte a promuovere il successo economico di
quelle del Messico?
Per comprendere è necessario illuminare le origini. Domandarsi quando e perché alcuni paesi
iniziarono a crescere ad un ritmo più rapido degli altri.
L’attuale differenza del mondo tra paesi ricchi e poveri ebbe origine all’epoca in cui Colombo
scoprì l’America.
Gli obiettivi della colonizzazione spagnola nell’America centrale e meridionale e di quella
inglese nell’America settentrionale.
Cortez in Messico e Pizzaro in Perù . Imperi plurisecolari (Aztechi, Maya e Incas)
Popolazione decimata tra il 1505 e il 1605 (da 80 a 3 milioni gli indigeni dell’America latina).
Cause: malattie, sfruttamento del lavoro. Encomiendas(feudi).
L’azione della Corona. Scarto tra legislazione e pratica.
Gli ordini religiosi (francescani, domenicani e poi gesuiti). La denuncia di Bartolomè de Las
Casas.

Lezione 10 (17-10-18)
GLI ASPETTI ECONOMICI DELLA COLONIZZAZIONE NELL’AMERICA CENTRO-
MERIDIONALE
• Ricerca di spezie, di oro, di argento.
• Agricoltura e allevamento.
• Industria laniera.
• Industria mineraria di argento. Nascita di centri urbani.
• Il crollo demografico rappresentò un problema rilevante sotto il profilo della forza-
lavoro. Squilibrio tra risorse e lavoro
• Commercio degli schiavi di cui i portoghesi nella prima fase furono gli indiscussi
protagonisti, seguiti poi, per volume di tratta da Inghilterra, Francia, Spagna e Olanda.
• Nel corso di circa 3 secoli (nel 1870 la tratta degli schiavi fu abolita), 9 milioni e mezzo
di persone furono condotte dall’Africa nelle Americhe.
• Nonostante i trasferimenti coatti di manodopera india e americana, l’importazione di
schiavi africani e l’immigrazione semilibera e libera dal ‘500 al ‘700 il lavoro rimase
una risorsa scarsa. (Una delle motivazioni della guerra di secessione)

L’ECONOMIA DELLE COLONIE DELL’AMERICA CENTRO-MERIDIONALE


• Spazio economico fortemente disomogeneo. Aree di alta produttività e aree di bassa
produttività indipendentemente dallo sbocco finale delle loro produzioni.
• Centralità del commercio. Sbocco a produzioni essenzialmente regionale che non
favorisce la formazione di un mercato nazionale. La struttura dell’esportazione è
semplice: beni di lusso, ovvero beni che hanno un alto valore per unità di peso(metalli
preziosi, zucchero, tabacco, cacao, coloranti).
• Ad eccezione dei metalli, gli altri beni cessarono dalla metà del XVII secolo di essere
beni di lusso per divenire generi di consumo di massa. Nel corso dell’età del
mercantilismo (dal XVI al XVIII) le piantagioni del nuovo mondo americano (compresa
la parte nord) produssero la grande maggioranza dei rifornimenti europei di materie
prime, derrate alimentari e prodotti tropicali
• Due sistemi produttivi erano destinati all’esportazione: quello minerario e quello della
piantagione.
• Capacità di organizzare e riorganizzare la produzione in funzione della domanda,
cercando di cogliere volta per volta le possibilità che si aprono. Dinamicità delle
economie coloniali.
NELL’AMERICA SETTENTRIONALE
• I francesi sono i primi (anni ‘20 XVI secolo). Esplorazione delle coste di Terranova e
Nuova Scozia e del golfo di San Lorenzo. Colonizzazione lenta ma rete di scambi
commerciali con i nativi (pelli e pellicce). Fitta rete di piste commerciali difese da un
sistema di forti e avamposti militari. Estesi territori scarsamente popolati (Nuova
Francia).
• Gli inglesi per ultimi dopo olandesi (Compagnia olandese delle Indie Occidentali per
gestire commerci e colonie nelle Americhe) e francesi.

AMERICA SETTENTRIONALE-GLI INGLESI


Solo alla fine del ‘500 primi tentativi.
• Il Nord America non era un’opportunità attraente.
• L’occupazione sotto l’impulso di libere associazioni e piccoli gruppi religiosi di
orientamento puritano. Sotto la guida della Virginia Company. Jamestown.
• Non c’era oro, non c’era argento e la popolazione locale non poteva essere costretta a
lavorare.
• Il nuovo modello di sviluppo: divisione della terra tra i coloni (50 acri); Assemblea
generale dei capifamiglia, poi eletti a suffragio universale maschile. Valori della libera
iniziativa e dell’autogoverno.
• Crescita demografica rapida. Tra il 1700 e il 1770 da 250.000 a 2 milioni di abitanti
anche grazie ai flussi di immigrazione.
• Nel ‘700: Economia diversificata: attività agricole, pesca, taglio del legname, si
aggiungono le attività mercantili e la cantieristica e più a sud piantagioni di cotone,
grano, tabacco. Attività dei porti di New York, Filadelfia, Baltimora. Proprio commercio
con i Caraibi e con paesi europei emarginando mercanti e navi inglesi.
• Espansione territoriale: dapprima soppiantano gli olandesi nel Nord America. Nuova
Amsterdam diviene New York (1664). Un secolo dopo con la guerra dei Sette Anni
(1754-1763) decretano la fine della Nuova Francia nel nord America. Territori del
Canada, della Florida, della Lousiana.

LA NASCITA DEGLI STATI UNITI


• Richiesta di rappresentanza politica nel parlamento di Londra. No taxation without
representation.
• Vivace opinione pubblica. Le idee dell’illuminismo.
• Congressi di Filadelfia. Dichiarazione di Indipendenza (1776). Guerra. Interventi di
Francia, Spagna e Olanda al fianco degli insorti. Pace di Parigi (1783).
• Congresso di Filadelfia. Costituzione (1783).

• I principi fondamentali dell’Illuminismo:


• La costituzione
• la rappresentanza politica attraverso elezioni (suffragio maschile)
• La separazione dei poteri
• L’intangibilità dei diritti individuali
• Originale forma repubblicana e federale di Stato

L’INDIPENDENZA DELL’AMERICA LATINA (1810-1831)


L’indipendenza dell’America Latina non arriva così lontano rispetto a quella degli Stati Uniti
avvenuta alla fine del 1700. Negli Stati Uniti l’indipendenza arriva attraverso un moto che
parte dal basso e che in coinvolge tutta la popolazione nel ribellarsi all’Inghilterra che voleva
controllare l’economia delle colonie, limitare l’espansione dei territori delle colonie. La forza
nasce dall’interno, con l’aiuto poi di olandesi, spagnoli e francesi.
Nell’America centro-meridionale l’indipendenza arriva quando Spagna e Portogallo vengono
invase dalle truppe di Napoleone I e non hanno più la capacità di controllare i territori
americani. Nel vuoto di potere che si determina, questi paesi proclamano l’indipendenza. La
vicenda si conclude in maniera veloce e forse superficiale dicendo che era la debolezza della
Spagna e del Portogallo ad aver determinato l’indipendenza di questi paesi e non la loro
capacità di rendersi indipendenti. Questo nelle linee generali è valido ma non dobbiamo
dimenticare che c’erano stati nel 1700 ed inizio 1800 in questi paesi importanti fenomeni di
ribellione contro la Spagna ed il Portogallo.
- Ricordiamo JOSÈ DE SAN MARTIN e SIMON BOLIVAR, che rispettivamente in Cile e
Bolivia si mettono a capo di gruppi spontanei e contribuiscono alla liberazione di tutto il
Sud America.
Nel 1826 Bolivar elabora un progetto di unificazione di tutti gli stati dell’America del
Sud a modello di quella del nord, ma finiscono per prevalere le istanze localistiche e
soprattutto ci sono Inghilterra e Stati Uniti che premono per impedire la formazione di
un’organizzazione politica perché vedono nell’America centro-meridionale un mercato
nel quale volevano avere libertà di movimento. Nel 1831 il sogno di Bolivar è sfumato
per sempre.

Il percorso di indipendenza dell’America Latina si compie tra il 1810 e il 1831.

L’AMERICA LATINA TRA ‘800 E ‘900


Pochi mutamenti economici.
Il più importante l’apertura al commercio estero. Principi del liberismo imperante.
Ma la concorrenza delle merci inglesi atterò la nascente industria del cotone
messicano.
Dipendenza dalle nazioni industriali più avanzate.
Lezione 11 (18-10-18)
L’AMERICA LATINA DOPO L’INDIPENDENZA
-Profilo istituzionale e sociale: c’è la nascita di organismi politici nei quali i creoli prendono
il sopravvento, la situazione non cambia molto rispetto al passato, vengono varate delle
costituzioni ma sono scarsamente osservate. I creoli si impadroniscono quindi dello spazio
politico lasciato libero e non si hanno trasformazioni istituzionali in senso democratico. Si
instaurano nella sostanza delle dittature militari. I caudillos sono appunto i dittatori militari.
Nonostante l’affermazione di un potere centralizzato in realtà si tratta di governi fragili, che
durano poco. Si succedono cospirazioni, intrighi, colpi di stato che portano ad un continuo
rovesciamento dei governi precedenti e tutto questo lascia spazio libero per malgoverno,
corruzione, insicurezza sociale ed economica che si traduce in mancato sviluppo. È una realtà
sociale fortemente polarizzata in cui c’è una élite sociale che controlla il paese e detiene la
maggioranza delle risorse e dall’altro lato una massa di contadini se non ancora di schiavi o
indios locali che vengono tenuti ancora nelle stesse condizioni nelle quali vivevano al tempo
degli spagnoli. Tutto ciò si traduce nel 900 in repressioni di massa, violenze fisiche, uccisioni
di migliaia di abitanti. In Cile, sotto il governo di Pinochet, tra il 1973 e il 1990 sparirono circa
50000 persone; in Argentina così come in Guatemala la storia non è diversa, persone
imprigionate, torturate, uccise (DESAPARECIDOS: "scomparsi", si riferisce alle persone che
furono arrestate per motivi politici, o anche semplicemente accusate di avere compiuto
attività "anti governative" dalla polizia dei regimi militari argentino, cileno e di altri paesi
dell'America latina, e delle quali si persero in seguito le tracce).
-Profilo economico: cosa cambia rispetto ai 3 secoli precedenti di dominio coloniale? La
novità più importante è l’apertura al commercio estero. La libertà politica si coniuga con il
liberismo sotto il profilo economico e dunque apertura delle frontiere. Questi paesi avevano
una manifattura artigianale volta al soddisfacimento locale se non addirittura domestico, però
qualcosa si era mosso, ad esempio in Messico c’era l’industria nascente del cotone. Ebbene
questa concorrenza nei tessuti di cotone provenienti dall’Inghilterra
(* ricordiamo che il cotone era per l’Inghilterra la chiave della ricchezza perché la lana l’aveva
sul territorio mentre il cotone lo importava, lavorava ed esportava; la domanda di cotone
divenne domanda di massa non solo inglese ma mondiale, in quanto la fibra di cotone ben si
adattava ai climi tropicali). Il cotone Inglese quindi spazza via la concorrenza della nascente
industria messicana, che non ha lo stadio di avanzamento dell’industria inglese, i prodotti non
sono standardizzati, hanno costi di produzione più elevati e quindi determinano prezzi che
non sono competitivi con quelli inglesi. E quindi mentre l’America Latina si apre al commercio
internazionale si crea una situazione di dipendenza dal mercato internazionale perché
l’America Latina termina di produrre quei pochi manufatti che produceva in loco e diventa
dipendente dai manufatti esteri e per fare questo deve avere prodotti da poter scambiare e
quindi si va progressivamente a incanalare verso una produzione spesso monoculturale di
materie prime o di derrate alimentari.
-Popolazione: già dalle origini c’era stata l’importazione di schiavi dall’Africa. Questa
popolazione in condizione di semi o di schiavitù non solo è analfabeta ma anche non
specializzata, con salari al limite della sussistenza e viene utilizzata al posto delle macchine.
Negli anni 40 del 1800 era ancora preferita la trazione umana alla trazione animale.
-Agricoltura: in passato c’erano le ENCOMIENDAS, aziende agricole di grandi dimensioni,
erano una eredità del periodo coloniale, quando il territorio era stato assegnato ai
conquistatori in premio per la loro attività di conquista; inizialmente non erano ereditarie
proprio per evitare un radicamento sui luoghi ma innescando processi di sfruttamento
intensivo. In seguito invece diventano ereditarie e si trasformano nelle grandi ACIENDAS:
proprietà che diventano ancora più grandi nel corso del 1800 perché si realizza l’esproprio
della “mano morta”, cioè dei beni della chiesa, che vengono espropriati e suddivisi tra chi
aveva ricchezze e che poteva accedere all’acquisto di queste terre a bassissimo prezzo, si
tratta di enormi latifondi. C’è grande differenza con il passato? Gli elementi di permanenza
sono la presenza del signore proprietario che esercita il suo potere su queste aree dapprima
in modo feudale e poi successivamente come un grande aristocratico che mira allo
sfruttamento di questi beni. Dapprima questi avevano l’obiettivo economico
dell’autosufficienza rispetto al mercato e troviamo all’interno di queste proprietà piccole
manifatture che servivano per soddisfare le esigenze dei lavoratori, piccole manifatture tessili
per vestire i lavoratori. Successivamente con le aciendas muta la destinazione economica
perché nel momento che queste aree entrano nel mercato internazionale (e ciò avviene con
decisione alla fine del 1800) la destinazione è sempre più monoculturale.

TENTATA INDUSTRIALIZZAZIONE DEL MESSICO, FINE


‘800-900
Infine ci sono tentativi di industrializzazione, il più famoso è quello di PORFIRIO DIAZ,
siamo in Messico tra il 1877 e il 1910, egli detiene il potere e imprime una svolta nella politica
economica. Diaz impianta la STRATEGIA DELLO SVILUPPO: cercare di limitare la
concorrenza delle merci dei paesi esteri e quindi limitare l’accesso significa aumentare i dazi,
instaurare un regime protezionistico, promuovere la produzione industriale locale. Viene
creato un mercato nazionale protetto ma integrato, grazie alla costruzione delle ferrovie (con
capitali stranieri) tra fine 1800 e inizio 1900 e l’introduzione di innovazioni tecnologiche
provenienti dall’estero. I risultati ci furono, il Pil nell’arco di 40 anni aumentò di 2-3 volte. Ma
perché allora il Messico non divenne un paese industriale? Quali furono i limiti? Questo
processo di sviluppo aveva dentro di sè delle carenze/limiti quali:
-Inabilità della forza lavoro, mancanza di specializzazione dovuta all’analfabetismo, i
macchinari e il know how veniva tutto importato dall’estero. Basti pensare che in Messico nel
1946 la metà della popolazione era analfabeta.
-Mancata distribuzione dei profitti: la ricchezza era nelle mani dell’elite bianca. A questo si
aggiunse l’esproprio delle terre con violenza per costringere i contadini a lasciare la terra e
diventare operai (si accentua la differenza tra ricchi e poveri), questo alienò il consenso della
massa della popolazione.
-Il sistema creditizio era ancora agli albori: esistevano 46 banche in tutto il paese ma soltanto
2 erano quelle che praticavano il credito per le attività produttive selezionando i clienti in
maniera molto cetuale, solo chi era ricco poteva accedere al credito. L’istruzione era riservata
all’elite.
Alla fine di questo percorso che mirava allo sviluppo del paese troviamo la rivoluzione del
1910. Questo delle terre è un problema centrale nei paesi dell’America Latina, negli Stati Uniti
c’era una assegnazione delle terre in porzioni uguali che si rinnovò in tutto il periodo della
conquista del west (ricordiamo l’homestead act). L’Argentina si muove nella stessa direzione
quando decide la conquista del desierto, cioè procedere verso sud per strappare la Patagonia
ai locali e distribuirla tra coloro che avevano maggiori risorse in modo da dare alle oligarchie
locali il possesso di aciendas di grandissime dimensioni. La stessa cosa avviene in Brasile dove
il governo offre immense distese di terra della foresta amazzonica alle grandi compagnie
internazionali le quali scacciano i nativi ed eliminano le famiglie che la coltivavano. Quando gli
economisti si trovano a ragionare sulle divergenze economiche tra Nord e Sud America
ragionano su alcuni aspetti di natura ambientale: risorse, posizione geografica e
popolazione.

RIVOLUZIONE MESSICANA
Una delle maggiori rivoluzioni del ‘900: durò un ventennio.
I protagonisti: contadini poveri contro i privilegi della proprietà terriera e della Chiesa.
Obiettivi: porre fine alla dittatura del presidente-generale Diaz, formazione di un
regime costituzionale democratico e riforma agraria.
Mobilitò grandi masse di contadini poveri e fu molto sanguinosa. Oggi si stima che
durante il periodo della rivoluzione siano morte più di 900.000 persone fra civili e
militari.
Solidarietà da tutto il mondo. Incarnava il mito della lotta di classe dei poveri contro i
ricchi, dei liberali contro la dittatura.

GLOBALIZZAZIONE E AMERICA LATINA


In sintesi:
La fine dell’800, vede trasformazioni economiche indotte dalla globalizzazione, dalla
domanda internazionale e da fattori esogeni. Le economie nazionali sono plasmate
sulle esigenze del commercio internazionale.
Ampliamento delle grandi proprietà terriere. Dalle encomiendas alle grandi haciendas.
L’eredità delle istituzioni coloniali si riflette sull’economia dell’800-900. Segna la
differenza tra Stati Uniti e Messico. Solo questo fattore?

LA STORIA DIVERGENTE DEL NORD AMERICA E DELL’AMERICA LATINA. QUALI


RAGIONI? RISORSE AMBIENTALI?

Stati Uniti
• Caratteri geografici:1. più vicina all’Europa = maggiore commercio ; 2. vie di
comunicazione agevoli per l’orografia del territorio
• Popolazione: gli indigeni in numero esiguo e decimato prima e durante l’arrivo degli
europei. Maggioranza della popolazione era britannica, tranne che nel Sud per
l’importazione di schiavi africani.
• L’alfabetizzazione era pari se non superiore a quella inglese che era tra le più alte del
mondo (70% degli uomini liberi era in grado di firmare).

America Latina/Messico
• Caratteri geografici: 1. intreccio di montagne, aree desertiche e aree pianeggianti.
Queste ultime, sede delle attività economiche, lontane dalla costa; 2. vie di
comunicazione ostacolate = alti costi di trasporto= isolamento (leggi spagnole).
• Popolazione: dopo il crollo demografico del primo ‘600, la popolazione riprende a
crescere: 3/5 della popolazione erano indigeni, 1/5 meticci; 1/5 i dominatori bianchi.

Lezione 12 (23-10-18)
ARGENTINA
L’Argentina si sviluppa velocemente nell’arco di 50 anni, un caso anomalo nel panorama
dell’America latina e tra il 1870 e il 1920 diventa un paese ricco. Ha un pil elevato che può
avvicinarsi a quello dei paesi più avanzati. Questa situazione rimanda ad un modello di
crescita legato al modello Ricardiano: quello dell’importanza del commercio
internazionale e dei costi comparati. Nella divisione internazionale del lavoro si era
determinata una specializzazione e il settore chiave che aveva consentito lo sviluppo
dell’Argentina era l’allevamento del bestiame, la produzione di carni, di pelli, di materie
prime come la lana. Queste attività avevano consentito all’Argentina di rispondere ad una
domanda crescente da parte dell’Europa che nella fine 800 vive un periodo di espansione fino
alla prima guerra mondiale. In Francia si parla di Belle Epoque, in Italia di età Giolittiana con il
decollo industriale del paese. Siamo in una fase di espansione della domanda: cresce la
popolazione, crescono i bisogni di questa popolazione perché cresce il suo tenore di vita,
cresce la domanda europea e l’Argentina risponde facilitata da una serie di trasformazioni
tecnologiche: la prima nave frigorifera consente di trasportare merci altamente deperibili
come la carne. Fino a quel momento l’Argentina produceva carne e la consumava
internamente, ma nel 1877 arriva la prima partita di carne di montone che viene portata in
Europa. Oltre a produrre carne producono anche pelli e lana che ancora oggi grandi aziende
usano per le loro produzioni.
Nello stesso periodo avviene anche una espansione territoriale verso sud che porta alla
conquista della Patagonia dove i nativi, gli Indios, vengono trucidati ed eliminati. Da questa
conquista del “desierto” si fecero grossissimi appezzamenti di territorio: circa 8 mln e mezzo
di ettari divisi tra 825 proprietari.
Da questo momento inizia una fase di industrializzazione. Il modello coloniale in cui le
colonie producono materie prime, derrate alimentari e importano prodotti manufatti
dall’Europa sembra essere superato da questa fase di industrializzazione che avviene con
investimenti esteri. Si cerca inoltre di fare una politica di sostituzione delle importazioni: Il
mercato viene protetto da alcune tariffe doganali e viene ampliato attraverso accordi
bilaterali con l’estero.
Il problema è che la gran parte degli investimenti si dirigono verso il settore minerario:
l’Argentina è ricca sia sul suolo con disponibilità sterminata di terra (priva di alberi
procedendo verso sud, ottima per l’allevamento), ma nel sottosuolo c’è una ricchezza
mineraria che va dal rame al petrolio. L’attività manifatturiera costituisce circa il 13,6%, una
percentuale modesta e le tecnologie sono importate dall’estero. C’è una scarsa capacità di
innovare il prodotto e il modo di produzione, anche legata a una scarsa istruzione a cui si
cerca di rimediare attraverso un processo di alfabetizzazione della popolazione. Le condizioni
di lavoro si svolgono in modo primitivo: non c’è nessuna garanzia per il lavoratore, nessuna
tutela nell’ambiente di lavoro, insomma l’industria che viene delineata in questo periodo ha
una fisionomia arretrata.
La ricchezza è concentrata nelle mani della grande possidenza agraria, una elite di ricchi e
potenti famiglie, mentre l’intero paese vive perennemente e cronicamente una carenza di
capitali e dunque fa ricorso a prestiti esteri.
Questo ovviamente crea spazi di vulnerabilità perché si dipende dall’andamento del ciclo
economico dei paesi creditori. Il legame Inghilterra-Argentina è sempre stato molto forte,
l’Inghilterra è stata la prima a promuovere lo sviluppo in Argentina, le ferrovie per esempio e
la tecnologia arrivava soprattutto dall’Inghilterra. Durante la prima guerra mondiale però
l’Inghilterra aveva bisogno di capitali per finanziare la sua partecipazione alla guerra e quindi
per prima cosa smobilita gli investimenti in Argentina.
Subentrano gli Usa che si muovono secondo le logiche del proprio ciclo economico. In questa
situazione si creano una serie di difficoltà all’interno del paese e iniziano le tensioni nei
confronti dei creditori, si denunciano i misfatti di queste potenze e di tutte le politiche e
attività ai danni degli Argentini. Questa vulnerabilità del paese rispetto al commercio
internazionale di merci e capitali è definita dipendenza.

TEORIA DELLA DIPENDENZA


È una teoria formulata all’interno della CEPAL, una commissione economica per l’America
latina che nasce all’interno delle nazioni unite nel 1948. Vengono messi insieme economisti,
teorici dello sviluppo, per ragionare sulle possibilità dello sviluppo di quest’area.
Gli scopi sono prettamente pratici, cioè ricercare soluzioni al problema del non sviluppo
dell’America latina e tirare fuori dei modelli ai quali uniformarsi per promuovere lo sviluppo
di questi paesi. Nonostante gli scopi prettamente pratici, viene elaborata una teoria originale
che costituisce un punto di svolta nel dibattito sullo sviluppo ed elabora concetti e termini che
diventeranno un punto di riferimento: la teoria della dipendenza, ancora oggi spesso
richiamata quando si parla di America latina.
Il suo massimo esponente è l’economista Prebish che elabora il concetto di periferia. Egli
innanzi tutto parte dalla considerazione che la teoria classica Ricardiana del commercio
internazionale, che ha in sé un ruolo propulsivo nello sviluppo dei paesi, è da rivedere. L’idea
che ci sia una distribuzione del reddito tra tutti i partecipanti al commercio internazionale è
falsa, anzi osserva che c’è piuttosto una situazione asimmetrica tra paesi che sono al centro e
paesi che sono nella periferia del mondo.
 I paesi centrali (Europa occidentale, Inghilterra, Germania, Francia ecc) hanno una
alta produttività che si coniuga ad un incremento del reddito e quindi ad un aumento
quantitativo e qualitativo della domanda aggregata. L’aumento della domanda
aggregata porta sviluppo e diversificazione del mercato interno e tutta la struttura
produttiva ne risulta stimolata. In questo sistema l’innovazione e il progresso
tecnologico sono una costante che si autoalimenta in un sistema produttivo integrato.

 I paesi periferici hanno una situazione economica fondata sull’esportazione di


prodotti primari, sono quasi privi di un settore di produzione di beni capitali e hanno
un industria esigua,nella quale la tecnologia è importata. Quando questa viene
importata viene immessa nel settore destinato all’esportazione, dunque l’economia è
afflitta da una carenza di capitali e le conoscenze tecnologiche che ha acquisito
attraverso l’importazione non riesce a diffonderle negli altri settori produttivi. In una
prospettiva dinamica si osserva che la domanda di questi prodotti primari destinati
all’esportazioni tende nel mondo a crescere lentamente in relazione alla produttività . I
prezzi dei prodotti primari da esportare tendono verso il basso, diminuiscono in
relazione ai prezzi dei prodotti manufatti che invece vengono importati. Si assiste a
una deteriorazione dei termini di scambio: gli argentini hanno bisogno di esportare
una quantità sempre maggiore di prodotti primari per importare la stessa quantità di
prodotti secondari. Una parte della ricchezza nazionale argentina defluisce verso
l’esterno, verso il centro a causa dei prezzi relativi crescenti delle importazioni. E’ una
relazione asimmetrica che produce un allargamento della forbice tra centro e
periferia.

Una possibile soluzione: strategia di sostituzione delle importazioni


L’obiettivo è far svincolare l’Argentina dal bisogno di importare dall’estero, dunque sono
necessarie una serie di misure di politica economica che devono essere rivolte a stimolare la
produzione nazionale. In questo contesto ruolo centrale è ricoperto dallo stato che deve
sostenere l’economia del paese con una serie di interventi: proteggere la produzione con dazi,
agevolazioni fiscali e credito agevolato per le imprese, creazioni di infrastrutture: strade,
ferrovie, porti con l’obiettivo di determinare l’infrastruttura necessaria per il mercato interno
cosicché le merci una volta prodotte possano circolare su un territorio estremamente vasto.
In questo periodo la dottrina Keynesiana era molto seguita, l’intervento dello stato doveva
costituire un innesco di un processo virtuoso in cui ci sarebbe stato un aumento del reddito,
che avrebbe prodotto un aumento della domanda aggregata nazionale, una diversificazione
della produzione contemporaneamente a una innovazione tecnologica: un effetto
moltiplicatore.
I risultati attesi erano quelli di una modifica della struttura produttiva, non più una
produzione di beni primari destinati solo all’esportazione, ma una produzione articolata in
settori diversi che consentisse di coprire le esigenze della domanda nazionale, quindi di
conseguenza un aumento del peso della produzione industriale. Di conseguenza si auspicava
che in questa maniera anche la composizione delle esportazioni sarebbe mutata: non più
soltanto beni primari ma anche prodotti manufatti. In America latina si adoperarono molto in
questa direzione, questa strategia dello sviluppo fu molto divulgata attraverso conferenze,
seminari, pubblicazioni di ogni genere, nacque una scuola di pensiero. Siamo negli anni 60 e
gli interventi degli Usa andarono ancora nella direzione di continuare a sostenere i settori
primari dell’agricoltura e dell’allevamento, molto poco si fece nel campo dell’industria.
Questo interesse degli Usa era determinato anche dal timore che potessero crearsi dei focolai
simili a quelli che si erano avuti a Cuba, e cioè delle forme di rivolta contro il sistema
americano o di adesione ai modelli del comunismo con legami con l’unione sovietica. Era una
scelta economica dettata da interessi di politica internazionale. Non riuscendo a raggiungere
questi risultati, in Argentina il processo di industrializzazione che viene avviato in realtà
mostra presto i suoi limiti. L’esigenza di cercare di industrializzare il paese si scontra con la
necessità di dover importare dall’estero tecnologia, macchinari, tutto ciò che era necessario
per avviare l’industrializzazione e questo pesò sulla bilancia dei pagamenti che diventò poi un
volano per la crisi finanziaria ed economica del paese.
L’Argentina si ritrova ancor più indebitata con l’estero con crisi economica, recessione,
disoccupazione. Si cerca il più possibile di emettere moneta per tentare di far quadrare i conti,
portare il bilancio in pareggio, e pagare le importazioni dall’estero. Così facendo si determina
inflazione, in particolare si tratta di inflazioni galoppanti difficili da tenere a bada che, unito a
un sistema che traballa sul piano economico, ha immediati riflessi sul piano politico lasciando
spazio aperto per l’affermazione di dittature militari (come avviene anche in Brasile, Bolivia,
Cile, Uruguay).

ALTRE TEORIE
 TEORIA DELLO SGANCIAMENTO. Prospettiva di uno sviluppo economico autonomo
sul piano nazionale, un processo che deve nascere dal basso, una iniziativa popolare
che prevede l’introduzione come precondizione di riforme sociali e politiche che
portino ad una maggiore eguaglianza, distribuzione del reddito e processi decisionali
che nascono dal basso. Da qui si auspica la capacità di innovare sul piano tecnologico.
Per quanto riguarda invece il piano internazionale bisogna sganciarsi dal rapporto
con il centro, uscire dal rapporto centro periferia, e auspicare la formazione di un
sistema mondiale policentrico a cui ciascuna nazione deve fare riferimento avendo la
possibilità di svilupparsi secondo le proprie vocazioni originarie, le proprie specificità ,
capacità e raggiungere un equilibrio nel rapporto tra nazioni che sia basato sul rispetto
delle peculiarità di ciascuno.
 NEOLIBERALISMO. Nasce negli anni 80-90 e giustifica il sistema dello sviluppo
generato dal commercio internazionale. In particolare, secondo il Neoliberalismo, la
distorsione del mercato internazionale che prevede un assetto asimmetrico, non
preclude lo sviluppo delle nazioni periferiche. È uno sviluppo diseguale ma è pur
sempre uno sviluppo, meglio questo che il non sviluppo. Uno degli esponenti di questa
scuola di pensiero è Cardoso, uomo politico ed economista, in questo sistema mondiale
afferma che non è detto che i paesi che sembrano partire svantaggiati debbano per
forza restare in questa posizione di svantaggio. Anzi, in una prospettiva dinamica, gli
investimenti che arrivano dall’estero, la partecipazione al commercio internazionale
attraverso prodotti di base può significare introduzione di nuova tecnologia, aumento
della produttività del lavoro, aumento del mercato dei consumi , formazione di una
società più articolata con un ceto medio anche imprenditore sempre stimolato dal
sistema del mercato internazionale. Lo sviluppo anche se dipendente è pur sempre uno
sviluppo quindi Cardoso si dice assolutamente contrario a chiudere il mercato
argentino dall’interazione con il mercato mondiale, e quindi favorevole all’apertura
delle frontiere a tutti i costi, valutando che gli effetti positivi si potranno avere nel
lungo periodo. Ovviamente anche queste idee non funzionarono perché determinarono
aumento del debito, crescita della povertà , disuguaglianza e disoccupazione.
IL RUOLO DELLE ESPORTAZIONI DI MONOCOLTURE
La staple thesis = crescita basata sulle esportazioni di risorse naturali (H. Innis). Quasi sempre
un prodotto base.
• La ricerca è fondata sull’osservazione della storia economica del Canada: prima le
pellicce, poi il legname(Svezia), poi i cereali, seta(Giappone). Ma trova applicazione in
molti paesi: Gli USA (tabacco, cotone, frumento); i migliori esempi nei Caraibi e in
Brasile (zucchero), le sugar colonies.
• Le caratteristiche delle staple colonies:
• i prezzi dei prodotti primari erano minori di quelli europei;
• i prezzi nei due mercati si muovevano simultaneamente;
• i proventi dalle esportazioni costituiva una porzione elevata del reddito
coloniale e i ricavi dei coloni erano più elevati di quelli percepiti in Europa.
• Ma davvero le esportazioni promuovono sempre lo sviluppo? Molto dipende dalla
distribuzione del reddito di un paese e dal regime di proprietà della terra.

STATI UNITI
-Abbondanza di risorse naturali; distribuzione della ricchezza e regime della proprietà e
regime della proprietà della terra egualitari: sono la culla della democrazia e
dell’imprenditorialità .
-Alti salari: stimolo a sostituire le macchine all’uomo.
-Innovazioni non solo di prodotto ma soprattutto di modo di produzione.
-Le 4 politiche di sostegno allo sviluppo (Allen). Il modello standard (istruzione, mercato
nazionale e trasporti, banca nazionale, dazi protettivi).

Lezione 13(24-10-18)
APPROFONDIMENTO MODELLO STANDARD DI ALLEN
Questo modello standard prevede:
1. ISTRUZIONE DI MASSA: gli USA prima dell’indipendenza, al tempo delle colonie, dei
quaccheri, dei calvinisti puritani. Che facevano? Prima cosa, istruire la popolazione, la
quale era in grado di leggere, scrivere, comprendere un testo. E quindi un elevato
livello di alfabetizzazione della popolazione, addirittura superiore a quello inglese.
Siamo nel ‘600.
Un’istruzione, inoltre, di massa, non un’istruzione elitaria per i soli figli degli
aristocratici.
2. CREAZIONE DI UN MERCATO NAZIONALE: abolizione dei dazi interni e protezione
del mercato nazionale e, quindi, barriere all’esterno. Per creare un mercato nazionale
cosa ci vuole? Sicuramente, INFRASTRUTTURE (nel momento in cui l’Italia diventa
unita, il primo obiettivo del Governo Nazionale è quello di costruire ferrovie  la
ferrovia, insieme alla locomotiva e al motore a vapore, diventa il simbolo del progresso
e dello sviluppo, ma è anche la premessa per la creazione di un mercato nazionale. Ma
in Italia, negli anni ’70 dell’800 non siamo ancora in un mercato nazionale. Vi ricordate
qual è l’indice attraverso cui si comprende se si è in presenza o meno di un mercato
nazionale? Prendiamo l’Italia, siamo nel 1870-80, si è unificata da poco e da poco sono
state abbattute le frontiere tra uno staterello e l’altro, siamo in una Nazione: facile a
dirsi, più difficile a realizzarsi. E per realizzarsi costruiamo infrastrutture. La prima
cosa che si fa è costruire ferrovie lungo la costa adriatica e tirrenica, questa è la
struttura di base sulla quale si vanno a innescare tutte le vie laterali (difficile da
realizzare perché c’è la dorsale appenninica che taglia a metà l’Italia), quindi si
costruiscono strade che collegano le aree regionali adriatiche e le aree regionali
tirreniche; più difficile è realizzare i trafori per passare da una parte all’altra. Bene, una
volta che si è realizzato questo e andiamo a guardare l’Italia nel 1890, noi ce l’abbiamo
già una situazione di una rete ferroviaria strutturata sul territorio e integrata con le vie
stradali (e fluviali, al Nord). Abbiamo anche un commercio di cabotaggio (cioè tra porti
di una stessa Nazione o regione), un percorso lungo le coste. Come facciamo a dire che
è vero che l’obiettivo del mercato nazionale è stato raggiunto? Quale indice si guarda?
Quando parliamo di mercato, noi non parliamo di un luogo fisico, ma dell’incontro tra
domanda e offerta. E come si incontrano domanda e offerta? Attraverso i PREZZI. I
prezzi sono l’indice dell’incontro tra domanda e offerta. Il dislivello dei prezzi di uno
stesso genere sul territorio nazionale, prendiamo i prezzi del pane, genere di prima
necessità , nell’area campana sono diversi rispetto a quelli dell’area barese o di quella
veneta? Oppure, non prendiamo il pane che a volte è un genere che viene calmierato
(cioè gli viene dato un prezzo politico al di fuori del quale non ci si può muovere);
prendiamo, invece, il prezzo di un genere diverso, che può essere un prodotto
manufatto, oppure lo zucchero o il caffè (generi di largo consumo e che troviamo su
tutto il territorio nazionale, insomma): se noi vediamo che il prezzo dello zucchero o
del caffè sono diversi tra Nord e Sud, tra Est e Ovest, non si è ancora realizzato un
mercato nazionale. Questo mercato nazionale, come sappiamo, ha dei riflessi
importanti sull’economia, è un obiettivo da raggiungere.
L’Unione Monetaria è fondamentale per il mercato nazionale. Monete diverse vogliono dire
cambi tra una zona e l’altra. È difficile fare una gerarchia tra ferrovia ed unione monetaria,
perché se poi questi prodotti non vengono trasportati e se il costo del trasporto è così elevato
da far balzare il prezzo verso l’alto… Insomma, non è di poco conto la capacità di far circolare i
beni in maniera libera e senza oneri eccessivi. L’unificazione monetaria è di fondamentale
importanza in quei Paesi che presentano ancora più di una unità di riferimento.
Allora dicevamo “Creazione del mercato nazionale”, con abolizione delle barriere
interne, con la creazione delle infrastrutture. Questo mercato nazionale, per un Paese
che intende svilupparsi, è necessario che sia PROTETTO. Protetto dalla concorrenza
estera  quindi PROTEZIONISMO, ovvero DAZI alle frontiere, o tutta una serie di
misure che possono limitare le quantità , definire i tempi, creare dei rapporti
privilegiati, ossia tutta una architettura di interventi che possono essere attuati per
proteggere il mercato.
3. ADEGUATA STRUTTURA DEL CREDITO: quindi BANCHE, INTERMEDIARI
FINANZIARI, BANCA CENTRALE (che garantisca il valore della moneta, che svolga
funzioni di vigilanza sull’intero sistema creditizio locale  e, quindi, tenere stabile la
moneta e garantire agli operatori economici una regolare disponibilità di credito)
Le banche centrali hanno un percorso di lunga durata. Se noi andiamo a rintracciare le
origini delle BC vanno anche più indietro della famosa Banca d’Inghilterra che è alla fine
del ‘600, ma possiamo risalire con la Svezia anche al secolo precedente. E poi, diciamo,
ogni Paese si regola secondo le proprie possibilità e secondo le proprie scelte politiche. E’
chiaro che una BC non può esistere in un Paese che ancora non abbia raggiunto l’unità
nazionale. Però noi nella stessa Germania troviamo banche, come la Banca di Prussia, che
inizia a svolgere, ben prima dell’unificazione, delle funzioni di BC per il territorio che
controlla. Accanto a queste limitazioni alla creazione di una BC, che sono insite nella
struttura di una Nazione, ci sono poi delle scelte politiche  Gli USA diventano
indipendenti alla fine del ‘700 e creano una BC, la FED, molto tardi, all’inizio del ‘900
(1913); ma quella è una scelta politica, perché lì si preferisce un sistema che si fonda sulla
Borsa (Stock Exchange) e non soltanto sulla banca. Quindi, è un sistema che si affida al
mercato, alla vendita delle azioni, per il finanziamento dell’impresa e non è una BC, spesso
regolata o sostenuta dallo Stato, a creare credito per le imprese. Quindi ci sono dei sistemi
definiti “Bank Oriented” (cioè, orientati verso le banche) e sistemi che sono “Market
Oriented” (cioè, orientati verso il mercato, e la Borsa è il mercato).
Ora questo Modello Standard di Sviluppo, tranne che per il punto dell’Istruzione, gli altri tre
punti che vi ho elencato vengono già definiti nella loro “essenzialità ” da Hamilton (uno dei
Padri Fondatori degli USA) alla fine del ‘700. Questo modello viene assorbito dall’Europa
attraverso Friederich List (filosofo ed economista tedesco all’inizio dell’’800) che, guardando
al modello inglese (che si affida totalmente al mercato; modello del liberismo classico, aperto
al confronto con le altre Nazioni, del funzionamento e dell’equilibrio del mercato),
sicuramente modello di riferimento in un’Europa dell’’800 che sta sperimentando
l’industrializzazione, ecco dice “questo modello inglese non fa per noi in Germania, stiamo
attenti, non è quella la strada da seguire. Elaboriamo un nostro modello che è quello
dell’intervento dello Stato, della politica economica che è rivolta alla creazione del credito, alla
creazione di infrastrutture, alla protezione del mercato, alla creazione di un mercato
nazionale”. E questi due modelli (quello inglese e quello tedesco) sono presenti
nell’architettura politica che i governanti di ogni stato organizzano.
Il modello italiano si può riferire a quello tedesco? Sì, però dobbiamo andare a collocare
cronologicamente, perché quando poi l’Italia diventa unita (1861) siamo in un periodo di
libero scambio  il Trattato Cobden–Chevalier inaugura proprio il libero scambio in Europa
e di cui probabilmente ricordiamo la “clausola della Nazione più favorita” attraverso la quale
se un terzo Paese (rispetto a Inghilterra e Francia) stipula con la Francia (ad esempio) un
trattato più favorevole rispetto a quello stipulato tra Francia e Inghilterra (es. dazi più bassi),
automaticamente anche l’Inghilterra beneficerà di questo vantaggio. E allora l’Europa diventa
un’area di libero scambio. Siamo nel 1860-70). In questo contesto, l’Italia, inizialmente, cosa
fa? Invece che proteggere il mercato e quindi sviluppare la propria economia, Cavour, da
acceso fautore del liberismo, per far accettare l’Italia come Nazione unita a Francia e
Inghilterra, il primo passo è quello di dire “noi aderiamo a questo sistema economico
liberista”, con ripercussioni sull’economia italiana non sempre positive, proprio perché era
un’economia che ancora doveva svilupparsi e raggiungere i livelli degli altri Paesi. E ciò
avviene soprattutto nell’Italia Meridionale, la quale aveva sempre vissuto sotto l’ombrello
fortemente protezionistico dei Borbone e, per giunta, un protezionismo che veniva rafforzato
dal fatto che l’Italia meridionale si trovava proiettata più verso il Mediterraneo che verso
l’Europa centro-settentrionale (e, quindi, fisicamente lontana dalla concorrenza che potevano
portare le merci inglesi). Bene, protezionismo + lontananza avevano, in qualche modo,
favorito le manifatture del Sud. Arriva l’unificazione e tutto questo salta in aria, sia perché il
protezionismo viene abbattuto e sia perché vengono costruite le ferrovie, e merci che prima
non arrivavano incominciano ad arrivare. E poi ancora, il decennio successivo è la rivoluzione
dei trasporti marittimi che cambia radicalmente il modo di navigare (lo scafo non è più in
legno ma in acciaio, il motore a vapore, le navi frigorifero (la prima nave frigorifero si ha le
1877 per il trasporto della carne argentina in Europa) che favoriscono l’afflusso in Europa di
derrate e tipologie alimentari che mai erano state commerciate nel Mediterraneo, cominciano
ad arrivare. Quindi, l’Italia meridionale ne subisce un forte contraccolpo e quando i prezzi
iniziano a scendere per la crisi internazionale (Grande Depressione  1873-1896) l’economia
meridionale ne rimane schiacciata. La soluzione per il “povero cristo” è andarsene al di là
dell’oceano e quindi trovare la fortuna nelle Americhe (grande migrazione), mentre per lo
Stato Italiano la soluzione è data dal PROTEZIONISMO. Quindi in Italia, all’inizio della sua
storia, abbiamo due periodi diversi: uno è quello del liberismo (e, quindi, non rientra in
questo modello standard di sviluppo) e l’altro è quello del protezionismo.
Ma, quindi, nell’arco di 20 anni abbiamo questo passaggio dal libero scambio al
protezionismo? Anche meno, se consideriamo che la prima tariffa protezionistica viene
introdotta nel 1877, all’indomani di inchieste che vengono compiute su sollecitazione degli
industriali, capeggiati da Alessandro Rossi (quello delle “Lane Rossi”, sita nell’area vicentina),
e che chiedono che il Governo intervenga sulle condizioni di difficoltà dell’industria italiana. E,
quindi, ci sono queste inchieste che vengono compiute su tutto il territorio italiano (molto
interessanti per gli storici, dal momento che sono una fonte primaria di informazione su quale
fosse lo stato dell’industria italiana all’epoca). Ci furono anche inchieste “agrarie” su tutto il
territorio per conoscere le condizioni dei contadini. Alla fine si decide per la prima tariffa
protezionistica del 1878 (la seconda è del 1887, che va a rilanciare ancora di più la protezione,
fino al punto da arrivare a guerre commerciali con la Francia, che erano combattute a suono di
aumento dei dazi, fino al punto di chiudere completamente le porte ai prodotti francesi  Ci
guadagnammo? Ci guadagnarono? Assolutamente no, perché i prodotti italiani persero un
mercato importante e inoltre il protezionismo acuisce le tensioni che portarono allo scoppio
del primo conflitto mondiale)
Il protezionismo dal punto di vista dell’agricoltura fu un danno perché perdemmo mercato,
mentre dal punto di vista dell’industria, sicuramente, aiutò a spingere questa nascente
industria moderna. E l’industrializzazione si colloca in Italia proprio alla fine di questo
periodo (della Grande Depressione, dell’età giolittiana; siamo fra il 1896 e il 1914, gli anni
della Belle Epoque, così definiti perché in Italia sono quelli del decollo industriale  l’Italia
diventa una Nazione industriale, o perlomeno, si avvia a diventare una Nazione industriale in
questo periodo)
Il Sud agricolo risulta svantaggiato dal protezionismo. Ma il Sud non è solo agricolo: proprio
l’area intorno a Napoli (e in piccola parte anche quella intorno a Salerno) ha una zona
industriale che si è sviluppata anche nel periodo Borbonico, ci sono manifatture del cotone,
tessili, manifatture nel settore della metalmeccanica  Per iniziativa dei Napoletani? No. È il
capitale straniero che viene a investire in questa area, attratto da notevoli incentivi, quali il
protezionismo (borbonico) e la manodopera a bassissimo costo. Il resto del Sud è, invece,
coltivato con agricolture estensive (specie quella del grano), ma anche con agricolture di
valore aggiunto (agrumi, vite, olio).
Dove lo ritroviamo in maniera più strutturata? In Germania, principalmente. È la Germania
che realizza questi obiettivi prefissati.
Dunque, ritornando agli USA. Essi avevano un’abbondanza di risorse naturali strepitosa:
disponibilità di terra per chi la volesse, ma anche abbondanza di materie prime  le materie
prime dell’industrializzazione sono tutte lì:
- c’è il cotone, il ferro, il legname, il carbone
- energia idraulica lungo tutta la costa orientale
- poi dopo si sono scoperti giacimenti di petrolio (Titusville, Pennsylvania), il quale
viene inizialmente utilizzato per l’illuminazione e come lubrificante, e poi, solo in
un secondo momento, come propellente per i motori a scoppio
- il rame (fondamentale per l’industria elettrica, tanto che gli USA competono con la
Germania in tale settore fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, ma nello stesso
periodo non riescono a eguagliare la stessa Germania nell’industria chimica, prima
al mondo all’epoca).
Quindi, hanno tutte le risorse possibili. Eppure, qui la maledizione delle risorse naturali, che
avrebbe dovuto destinare gli USA a una stagnazione e dipendenza dal mercato estero, non
colpisce. Ma non è neanche questo, però , il motivo unico per cui gli USA diventano la prima
potenza del mondo, come le tesi deterministiche dei geografi imputerebbero, ma perché su
questa realtà si va ad innestare un modello di sviluppo che vede l’intervento dello
Stato, oltre che il mercato. E questo lo dicono gli economisti. Se noi, poi, andiamo a
considerare gli istituzionalisti (neo-istituzionalismo), essi considerano ulteriori fattori,
come la divisione della terra in maniera egualitaria (non esistono negli USA élite che sono tali
per diritto di sangue, che hanno ereditato possedimenti delle dimensioni di un’intera
provincia, anzi fin dall’inizio, la colonizzazione aveva diviso la terra in maniera egualitaria e
aveva creato, quindi, piccoli possedimenti di terra, piccoli proprietari, con coltivatori che sono
ben remunerati  il costo del lavoro negli USA è alto, e secondo Allen, questo carattere dei
salari americani è un motivo della meccanizzazione americana, nell’essere la frontiera della
meccanizzazione. Perché? Perché l’operaio costava molto, e dunque, la macchina labour
saving è un investimento che richiede l’impegno dell’imprenditore nel realizzarlo  i salari
elevati sono un incentivo per l’imprenditore nell’investire nella meccanizzazione. Gli USA
sono così avanti nella meccanizzazione che quando si fece la prima esposizione universale nel
1851 il mondo restò stupefatto nel vedere le macchine nuove che erano state inventate negli
USA (la sgranatrice meccanica che sgranava il grano nel momento in cui lo raccoglieva, la
seminatrice meccanica che consentiva di seminare 8 o 10 volte la quantità che poteva
seminare la mano dell’uomo, e molte invenzioni vengono e verranno dopo). Ma la cosa più
innovativa nel processo produttivo non è tanto l’invenzione di un prodotto, ma l’invenzione di
un sistema di produzione, ovvero la catena di montaggio, un sistema di lavorazione che è
assolutamente innovativo e che risparmia il tempo del lavoro (si inizia col produrre parti
intercambiabili, non si produce più il pezzo unico come faceva l’artigiano, si producono pezzi
che vengono poi assemblati insieme e questo è poi il motivo di superiorità degli Stati del Nord
sugli Stati del Sud quando vincono la Guerra di Secessione: gli Stati del Nord non sono solo
superiori per numero, per quantità di armi, ma hanno la possibilità di usare i fucili e nel
momento in cui si rompono, si guastano, di sostituire la parte che si è rotta. Oggi questo ci
sembra molto banale, perché quasi tutti gli oggetti che abbiamo sono riparabili sostituendo la
parte danneggiata, anche se ci sono casi in cui converrebbe comprare il prodotto da capo
piuttosto che ripararlo perché la sostituzione costa più o quasi del prodotto nuovo. Però a
metà ‘800 questa era una grande innovazione e questo consente un forte risparmio del lavoro.
Quindi gli istituzionalisti partono da questi vantaggi americani, che sono:
-il diritto della proprietà
-il sistema giudiziario inglese
-i controlli legislativi e giudiziari sull’esecutivo
-i concetti di uguaglianza e democrazia che si affermano dal tempo della costituzione nel
1792 e che vengono continuamente richiamati.
La società americana è davvero eguale e democratica? Ancora oggi, sappiamo che le differenze
sono molto marcate, che il mondo dei neri eredi degli schiavi africani vive in condizioni
difficili (soprattutto al Sud), hanno dovuto lottare contro la discriminazione razziale e ancora
oggi non si può dire che effettivamente sia stata superata. Però diciamo che questi concetti di
uguaglianza e democrazia a rappresentanza di tutte le istanze popolari sono alla base della
formazione degli USA.
-questi concetti di uguaglianza e di democrazia hanno fatto sì che questa popolazione abbia
fondato il proprio sviluppo su una profonda fiducia dell’individuo nelle possibilità di riuscire,
chiamiamola autostima o ambizione o predisposizione a entrare e competere nel mercato,
uno spirito di avventura che è congenito nei coloni americani che avevano attraversato
l’Oceano e che credono di poter raggiungere obiettivi elevati, rischiando in proprio. Questo
spirito imprenditoriale che è nel DNA della popolazione americana ha costituito un
elemento che ha giocato insieme a tutti questi fattori. Pensate che quando loro arrivano lì e
trovano condizioni di vita difficili, riescono a superare i primi inverni nonostante le
decimazioni e iniziano subito a produrre, ma non soltanto prodotti agricoli. Pensate che negli
anni ’20 del ‘600 già avevano iniziato a mettere su cantieri navali per la costruzione di
imbarcazioni, fabbricavano tessuti, aratri e all’epoca della rivoluzione industriale inglese
(metà ‘700) erano attivi 200 forgiatori con una produzione annua di 30mila tonnellate. La
repubblica americana era appena nata alla fine del ‘700 e già a Providence (Rhode Island,
sopra New York) vi era una produzione con telai e filatori meccanici e tutto il New England
divenne un grande centro manifatturiero della lana.
Quando si va a misurare la produttività del lavoro si scopre che nel confronto con l’Inghilterra,
gli USA sono più avanti, ma l’Inghilterra e l’Europa ancora non lo sanno. Per tutto l’800 gli USA
crescono fino a diventare la prima potenza mondiale, ma non sono ancora presenti sui mercati
europei, non solo per le difficoltà di comunicazione, ma soprattutto per una scelta politica:
ricordando la Dottrina Monroe, essa si può riassumere in uno slogan che viene proclamato
negli anni ’20 dell’800, “L’America agli Americani”, e con questo si voleva dire che il resto
del mondo si doveva tenere fuori, da quel momento in poi, dalle questioni americane
(l’America centro-meridionale raggiunge l’indipendenza in questi anni dalla Spagna e dal
Portogallo, gli USA l’avevano già raggiunta, avevano combattuto una seconda guerra contro
l’Inghilterra nel 1810-12  quindi negli anni ’20 dell’800 il profilo politico del continente
americano si era delineato e gli USA non volevano più ingerenze europee sul territorio
americano e nello stesso tempo non pensano di poter andare in Europa a interessarsi dei fatti
europei). Quindi, “l’America agli Americani” e si chiudono le interrelazioni tra Europa e USA.
L’Europa dialoga con gli USA perché gli USA non hanno un sistema creditizio avanzato e per
tutte le relazioni finanziarie internazionali fanno capo agli intermediari (soprattutto)
londinesi. Questo ingenera una sensazione in Europa che gli USA siano sì un paese in via di
sviluppo (perché erano andati all’esposizione universale, avevano visto quanto bolliva quella
pentola dell’industrializzazione americana), però non potevano mai immaginare che si stava
costruendo una potenza che avrebbe sopravanzato (e di molto) la realtà europea.

LA PRIMA TEORIA DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE: RICARDO E I COSTI COMPARATI


-Attraverso il commercio i paesi si specializzano nella produzione di merci che possono
produrre in modo relativamente efficiente, ovvero ai costi minori. Esportano tali merci.
Importano invece quelle prodotte in modo relativamente inefficiente.
-A. Smith parla di vantaggio assoluto quando i paesi beneficiano dello scambio.
-D. Ricardo formulò per primo la teoria e prese in considerazione e il costo del lavoro. I paesi
differiscono solo per la produttività del lavoro (poi il principio è stato esteso a più fattori).
-Il costo-opportunità: il valore dell’opportunità cui si rinuncia operando una scelta tra
alternative diverse. Il costo opportunità di un bene è dato dalla quantità del secondo bene a
cui occorre rinunciare per liberare le risorse necessarie per produrre un’unità addizionale del
primo bene. La produzione perduta è il costo-opportunità della specializzazione.

RICARDO E I COSTI COMPARATI.2


Un paese ha un vantaggio assoluto nella produzione di un bene, rispetto ad un altro paese,
quando essa richiede un numero inferiore di ore lavoro.
L’esempio di Ricardo: Inghilterra e Portogallo e due beni: la stoffa e il vino.
Il lavoro è il fattore libero di spostarsi da una produzione all’altra.
Il Portogallo è +. Ore di lavoro necessarie per un bene.

PAESI STOFFA VINO


Portogallo 80 70
Inghilterra 90 120

Mentre in I. occorrono 90 ore di lavoro per un’unità di stoffa e 120 ore per un’unità di vino, in
P. rispettivamente 80 e 70. Il Portogallo ha un vantaggio assoluto nella produzione di
entrambi i beni.
Se il Portogallo rinuncia alla produzione di vino, il costo opportunità è 70/80 =0,87: ovvero
per un’unità di vino dovrebbe rinunciare a 0,87 di stoffa.
RICARDO E I COSTI COMPARATI.3
Vediamo ora la comparazione tra le due nazioni.

PAESI STOFFA VINO ORE LAVORO ORE LAVORO 2


IPOTESI 1 (UN SOLO
(STOFFA+VINO PRODOTTO)
)
Portogallo 80/70=1,14 70/80=0,87 150 140
Inghilterra 90/120=0,75 120/90=1,33 210 180

Si ha un vantaggio comparato nella produzione di una merce nel caso in cui il suo contenuto
di lavoro relativo è inferiore rispetto a quello del secondo paese. Nel confronto tra I. e P.=l’I
ha un vantaggio comparato nella produzione di stoffa in quanto la differenza in termini di
lavoro è inferiore nel caso del tessuto (0,75) mentre il Portogallo ha un vantaggio comparato
nella produzione di vino (0,87).
Di conseguenza l’Inghilterra ha convenienza a specializzarsi e esportare il bene stoffa e
importare il bene vino, mentre il Portogallo ha convenienza a specializzarsi e esportare il bene
vino e importare stoffa.
Attraverso lo scambio si realizza un risparmio di lavoro. Se l’I. produce 2 unità di stoffa
(invece che 1 vino 1 stoffa) ha un risparmio pari a 30 unità lavoro e il Portogallo pari a 10
unità lavoro. Complessivamente 40 unità lavoro potranno essere utilizzate per produrre
quantità ulteriori di beni.

DIVARIO CINA-EUROPA. CINA IL CENTRO DEL MONDO NELL’ETA’ PREINDUSTRIALE?


Se si sposta lo sguardo dall’Europa al resto del mondo, ci rendiamo conto come nascano
imperi ben prima di quelli coloniali, oppure in contemporanea a quelli coloniali realizzati da
Spagna e Portogallo nel continente Americano. Guardando all’intera configurazione del
mondo, abbiamo individuato tre stati, tre imperi che si definiscono proprio tra il 1400 e il
1500, e sono l’impero Ottomano, che va dai Balcani, fino alla zona turca per poi prolungarsi su
tutte le coste del Mediterraneo meridionale, l’impero dei Safavidi, che sostanzialmente
occupavano lo spazio della Persia, dell’Iran e poi l’impero Moghul, che occupa invece la zona
dell’India. Queste sono formazioni contemporanee alla nascita degli imperi Spagnoli e
Portoghesi, al di là dell’oceano atlantico, ma ce ne sono altri di imperi, anche di dimensioni più
vaste, e sono quelli Cinese e quello Russo, tali imperi, proprio in questo periodo allargarono
enormemente i propri confini. Quello cinese li allarga verso occidente, invadendo le pianure
dell’Asia centrale, mentre l’impero Russo si allunga sia verso l’oceano pacifico che verso il Mar
Baltico. Sono imperi sterminati. Ciò si collega alla teoria più recente di economisti, sociologi e
scienziati sociali che ha rimesso in discussione la visione eurocentrica della storia per
richiamare invece la capacità della Cina, in particolar modo di alcune regioni dell’impero
cinese di contendere, di competere con l’Europa sotto il profilo economico. Per quanto
riguarda la formazione di questi imperi: perché nascono tutti questi imperi? L’impero
Mongolo che si espande nel corso del XIII, la Mongolia è una regione dell’asia che si estende
tra Cina e Russia, in quell’epoca era formata da tribù nomadi, che progressivamente, nel corso
di alcuni decenni, riesce a costruire l’impero più vasto del mondo, confrontato con qualsiasi
impero della storia dell’umanità che va dall’oceano pacifico, fino al Mediterraneo. La figura
leggendaria che compie questa impresa è Gengis Khan, che riunisce sotto di sé, non solo
queste tribù nomadi, ma conquista progressivamente questi territori. Un impero vastissimo
che viene realizzato attraverso una conquista militare particolarmente aggressiva, nessun
esercito riesce a fronteggiare l'arrivo di questa cavalleria che ha cavalli particolarmente
addestrati ed anche cavalieri capaci di resistere intere settimane sempre in attività , dallo
sfaldamento, perché andiamo così indietro nel tempo, per capire l'origine di questi imperi, nel
corso del 1400 e 1500 che sono imperi musulmani che ridanno potere e forza alla religione
musulmana, fondendola con la cultura araba, impero ottomano, impero dei Safavidi e l'impero
moghul, questi tre imperi nascono e si espandono sul disfacimento dell'impero creato da
Gengis Khan. Dal disfacimento di questo impero, anche la Cina ne trae vantaggio, perché
l'allargamento dell'impero cinese, avviene proprio a discapito della potenza di Gengis Khan e
si sfilaccia dapprima i confini, poi progressivamente queste potenze emergenti riescono ad
appropriarsi di immensi territori. Quindi anche la Cina si muove in questa direzione, con
l'avvento della dinastia Ming, siamo nella seconda metà del 1300, conosce una forte crescita e
tenta una espansione nell'oceano indiano o nella zona del Pacifico, a discapito del Giappone,
però non riesce questo tentativo, per cui abbandona le vie del mare per rivolgersi alle vie di
terra.
Durante l'impero Manchu dei Quing, arrivò all'apice del suo controllo, tra il 1644 e il 1912, che
prevede proprio il controllo dei territori che erano stati dell'impero di Gengis Khan, cioè la
Mongolia, il Tibet, la Manciulia, tutte zone che rientrano in questo controllo. La corea, sempre
contesa, che assume la posizione di vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro, vicino a Russia,
Cina e Giappone, come è possibile sopravvivere vicino a queste potenze, in questo periodo, nel
1700 subisce il controllo da parte della Cina. La Cina si allunga nella penisola endocinese, nel
Nepal, verso nord, Birmania che restano sotto il controllo della Cina.
Guardando l'estensione dell'impero cinese, è un'area del mondo che si va densamente
popolando, passa da 100 milioni di abitanti a 400 milioni di abitanti tra il 1700 e il 1800, ci
rendiamo conto che questa tesi che si è definita negli scorsi decenni che attribuisce alla Cina il
centro del mondo economico prima della rivoluzione industriale, è una tesi che ha delle basi
su cui fondarsi.
Cosa dice la California School, il cui rappresentante più significativo è Pomeranz. Queste
regioni dell'asia, non tutta la Cina, soltanto alcune regioni della Cina, avevano livelli di
ricchezza, di produttività del lavoro e della terra, avevano un mercato di merci, e un mercato
di fattori (terra, lavoro, capitale) che erano evoluti quanto, se non più , di quelli europei, il
tenore di vita anche era simile, sempre nel periodo che va dal 1400 al 1700. 
La grande divergenza si situa con l'800. Prima di allora vi erano delle sorprendenti
somiglianze nei mercati, nella speranza di vita alla nascita, nei consumi, anche nelle strategie
familiari, nei vincoli posti all'attività economica, nella produttività agricola, tutti indici che
vengono portati per sottolineare questa capacità della Cina di essere al pari dell'Europa.
Cosa determina la differenza? Perché è dall'800 in avanti che l'Europa si differenzia? Perché la
rivoluzione industriale nasce in Europa secondo la California School?
Essenzialmente per due ragioni: una legata alla presenza del carbone, in Inghilterra e in tutte
le nazioni che si vanno ad industrializzare insieme con l’Inghilterra o subito dopo, e l'altra è
quella che viene definita la "Ghost acreage", cioè questa estensione di terra misurata in acri, di
cui si può avvantaggiare l'Europa avendo conquistato territori oltre oceano, ovvero, quelle
colonie americane avevano dato all’Europa una dosa aggiuntiva di fattori produttivi misurati
in termini di terra, materie prime per l'industria, di braccia da lavoro che avevano consentito
il grande salto dell'industrializzazione e quindi una trasformazione della qualità del sistema
economico. Non si tratta di fattori istituzionali, bensì questi fattori che consentono all'Europa
lo sviluppo secondo un modello che è basato su un alto sfruttamento del lavoro e delle risorse,
con una bassa intensità del lavoro.
L'Europa può raggiungere questo sviluppo. Quindi alto sfruttamento delle risorse disponibili e
bassa produttività del lavoro. Questo è il modello iniziale con cui l'Europa avvia
l'industrializzazione e compie un salto qualitativo, la rivoluzione industriale è un giro di boa,
non soltanto perché significa un nuovo sistema economico, ma è un giro di boa all'interno di
un sistema economico mondiale in cui la condizione delle diverse aree del mondo non era così
differenziata quanto lo diventerà a partire dall'inizio dell'800, dove gli indici, che ci
consentono di misurare tali differenze ci mostrano che ci sono già delle marcate differenze e
queste differenze andranno ad accentuarsi nel corso dei secoli.
Come fanno a sostenere che la Cina era una grande potenza economica, non soltanto un
grande impero esteso, con i suoi confini, con una densità di popolazione, perché anche una
grande potenza economica? Perché è questo che si sostiene.
Innanzitutto, l'attenzione va sui metalli preziosi, l'argento affluisce in Cina, l'argento
americano, derivante anche dallo sfruttamento delle miniere in Perù , Bolivia, questo flusso di
argento americano, che attraversa l'oceano americano e arriva in Europa, poi si ridistribuisce,
dalla Spagna, in Europa per poi affluire in Cina. Quindi grande quantità di argento, i metalli
preziosi americani finiscono in Cina e la Cina in alcuni periodi detiene circa i 3/4 dell'argento
del nuovo mondo. Riesce a detenere tutto questo argento grazie all'esportazione di prodotti,
ma non esportava soltanto materie prime, (riferimento al modello della base delle
esportazioni) la Cina esportava anche beni manufatti, di grande tradizione, la seta, la
porcellana, quindi era un produttore. Esportava anche materie prime, il tè, il riso ed anche
l'oro.
Lezione 14 (25-10-18)
DIVARIO CINA-EUROPA. L’EUROPA ERA UN’ECONOMIA SECONDARIA?
• Tesi contraria:
• L’Europa nel 1800 dopo un periodo di espansione aveva raggiunto:
• il controllo di 1/3 del mondo;
• era superiore per metodo scientifico e tecnologia;
• aveva un sistema commerciale mondiale.
• Sul piano delle relazioni commerciali tra i due paesi:
• L’argento affluiva verso la Cina per profitti d’arbitraggio con l’oro che una volta
giunto in Europa vi rimase e continuò ad affluire da tutto il mondo
• L’iniziativa del commercio tra i due paesi era europea. Alti rischi e costi di
viaggi e trasporti su lunga distanza.
• I guadagni maggiori degli scambi andarono agli europei. Le importazioni
consistevano per larga parte di materie prime, derrate e spezie.

DIVARIO CINA- EUROPA. I LIMITI DELLA CINA


• La Cina non dominava l’economia mondiale. Non aveva l’iniziativa del commercio
anche perché mancava di navi adatte alla navigazione d’alto mare e si era chiusa ai
traffici. Fino al 1400 alla Cina spettava il primato della tecnologia (bussola, polvere da
sparo, stampa). Governo centralizzato con forte regolamentazione dell’economia e
della società .
• Misurare il divario Cina - Gran Bretagna. Indicatore nel livello di benessere ovvero
attraverso il livello dei salari reali.
• Indicatore attendibile? Dal salario nominale al salario reale. I prezzi del grano e i prezzi
dell’argento. Risultati divergenti. Perché?
È una tabella che ci mostra il PIL pro capite nel mondo tra il 1820 e il 2008, all'inizio dell'800
si era già definita una gerarchia tra le potenze economiche. Al primo posto vi sono i Paesi
Bassi, e ricordo che guardando questa tabella vi ho spiegato perché i Paesi Bassi erano più
avanti dell’Inghilterra, quale eredità di una posizione raggiunta nel corso del 600, dopo di loro
ci sono gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia e ancora altri paesi occidentali, l’Europa
mediterranea arranca un po', ma se andiamo fuori da questa area e iniziamo a guardare verso
l’Europa orientale o verso l’America latina, scendiamo decisamente, si parte da circa 1800
dollari annui per andare sempre più giù , verso i 680 dollari della Russia, l'Argentina, l’America
latina, sui 700 dollari, ma se andiamo in Cina scendiamo a 600, per non parlare poi dell'Africa
su sahariana che si attesta sui 415 dollari annui pro capite.
Questa gerarchia del mondo, sostanzialmente, nelle sue grandi linee non muta. Quello che
muta è l'incremento dei valori nel corso del tempo, dai 1800 dollari delle potenze più
avanzate si arriva a 20-25000, 30000 negli Stati Uniti, e per gli altri paesi progressivamente
più in basso fino all'Africa sub sahariana che è sui 1387 dollari annui pro capite.
Cosa è possibile osservare?
Il divario è aumentato, la gerarchia non è cambiata, ma mentre alcuni paesi hanno visto
aumentare di 15-20 volte il loro PIL pro capite, altri l'hanno visto aumentare di circa 10 volte,
e altri ancora di solo 5-6 volte. È aumentato ovunque, ma le differenze tra ricchi e poveri si
sono accentuate.
Perché l’Europa è diventata ricca? Cosa ha consentito all’Europa di raggiungere la ricchezza?
quali sono i fattori? Cosa si può richiamare? Vi ho elencato tutta una serie di opzioni che
possono spiegare la ricchezza del mondo occidentale, non solo l’Europa, ma il mondo
occidentale, in cui inseriamo anche gli Stati Uniti, il Canada... 

TEORIE SUL PERCHE’ L’EUROPA E’ DIVENTATA RICCA(ROSEN-BIERDZEN)


• La scienza e le invenzioni
• Le risorse naturali=non sono un prerequisito per la crescita
• La minaccia della concorrenza come incentivo
• Il caso o fortuna
• Diseguaglianze nel reddito
• Colonialismo e imperialismo(grande divergenza tra Europa e Cina)
• Schiavitù

ASPETTI CHE FAVORISCONO LA CRESCITA OCCIDENTALE


Cosa accade in Europa in questi secoli? Cosa rende possibile che l’Europa sia pronta per il
decollo industriale?
1) C’è un mutamento della mentalità.
Tra medioevo e la prima età moderna, al centro dell’universo non viene posto più il divino,
l’elemento religioso, ma l’uomo. Non è un’affermazione banale. Nelle religioni orientali ad
esempio ancora oggi la divinità , l’obiettivo della trascendenza è prioritario sull’uomo. In
Europa accade che con la riforma protestante si afferma una nuova etica, una nuova morale:
l’impegno dell’uomo nel lavoro e il raggiungimento di una posizione sociale che vuole dire
ricchezza che significa il segno di dio, la manifestazione della volontà divina nell’assicurare un
posto in paradiso. Dunque impegno massimo per raggiungere una posizione economica:
questo obiettivo e questo credo religioso fa sì che il concetto di ricchezza venga liberato da
tutti gli attributi che la religione cristiana dava nel passato.
Dall’età dei primi cristiani fino al medioevo era la povertà ad essere praticata e la ricchezza
era considerata un segno del diavolo. Adesso invece una nemica della fede è proprio la
povertà . Ricordate le parole di Cristo: è più facile che un cammello passi nella cruna di un ago
piuttosto che un ricco entri in paradiso. Dunque una chiara condanna per la ricchezza che
viene poi ereditata per secoli fino a tutta l’età medievale. Con la riforma protestante questa
mentalità viene depurata dall’eredità religiosa contro la ricchezza, diventare ricco e affermato
non è più un peccato, ma è anzi una delle manifestazioni della grazia di Dio.

2) La scienza, la razionalità e la sperimentazione.


Ci si allontana dalla magia del Medioevo, come la persecuzione contro le streghe che perdura
ancora durante il 400-500. Donne perseguitate, emarginate, condannate a morte e bruciate
sul rogo per alcune manifestazioni che appaiono sovrannaturali, ma non volute da Dio ma dal
Diavolo. Questo elemento magico scompare dalla società della prima età moderna perché
avviene in questo periodo una rivoluzione scientifica portata da Copernico, che pone il sole al
centro dell’universo, da Galileo che sostiene la teoria copernicana (la teoria eliocentrica) e
fonda inoltre il metodo scientifico-sperimentale: solo quello che può essere osservato,
registrato e si ripete è un processo scientifico degno di attenzione. Bacone con il metodo
induttivo: cioè la capacità di trarre, dall’osservazione di singoli fattori ed eventi, leggi
universali.
Tutto questo avviene nel corso dei secoli 16-18esimo. Siamo ancora molto prima della
rivoluzione industriale. L’ambiente più ricettivo a questi processi di cambio di mentalità e
favore verso la scienza è l’Inghilterra, dove c’è un dialogo costante tra scienziati e artigiani. La
scienza è empirica in Inghilterra, si osserva il learning by doing, sperimentando. Si parla di
illuminismo industriale nell’Inghilterra preindustriale.

In economia abbiamo:
1) Un’estensione del commercio mondiale
Si parla di I Globalizzazione, e abbiamo anche l’apparire sulla scena di nuovi protagonisti
sociali come i mercanti: un ceto medio intraprendente che affronta i rischi di un’attività
commerciale su lunghissimi raggi, si arricchisce e trasferisce ricchezza al paese, acquista una
posizione sociale. Questa classe di mercanti sfida le istituzioni ereditate dal medioevo, le
corporazioni che regolamentavano in maniera rigida e stringente l’attività economica, e cerca
libertà rispetto a queste regole.
Le corporazioni risalgono al medioevo. Avevano come funzione quella di tutelare gli iscritti in
caso di infortuni, malattie, morti tutelando vedove e orfani. Tutelano anche la qualità del
lavoro e nel fare questo controllano la produzione, stabiliscono regole relative alle modalità di
produzione, sul lavoro, sull’apprendistato, sui tempi. Nel tutelare i loro iscritti evitano o
cercano di impedire qualsiasi trasformazione che possa mettere a rischio il loro lavoro.
Frenano dunque innovazione, sviluppo, l’adozione di macchine, come telai meccanici della
rivoluzione industriale, per impedire che i tessitori possano vedere ridotte le loro attività di
lavoro. Limitano e regolano le possibilità di trasformazione del settore economico.

Questo allargamento dei mercati porta a nuove figure economiche e ad un allargamento dei
consumi, nuovi prodotti vengono offerti dalle interrelazioni commerciali che si stabiliscono
da una parte all’altra del mondo. Dalle America arrivano patata, zucchero, caffe, cacao. Bere
caffè diventa una pratica diffusa, all’inizio solo elitaria delle corti europee ad inizio 700, e poi
progressivamente questi consumi si diffondono, come la cioccolata anch’esso estremamente
elitario dai costi notevoli. Esso non era in tavolette, o in cioccolatini ma in polvere che veniva
somministrata liquida.
Poi progressivamente questo consumo si diffonde prima nella borghesia poi nel popolo,
nascono i primi Caffè nel corso del 700, luoghi di ritrovo della società dove si possono provare
questi prodotti e ai quali possono accedere oramai tutti. Questo è importante per capire come
cambiano i consumi dal contatto con queste economie lontane, i prodotti coloniali quali
zucchero, caffè, cioccolata, pomodoro patata etc.
Dunque si allargano i consumi, aumenta la domanda aggregata. Questo significa stimolo per
l’economia e ricerca di innovazione, uno stimolo per l’industria. Ad esempio un prodotto
coloniale che stimola il prodotto industriale sono le cotonine, cioè i tessuti di cotone stampato
che arrivavano dall’India.
Le donne europee scoprono questi tessuti leggeri, colorati, femminili e abbandonano i panni
pesanti, di grande pregio che le avevano vestite fino ad allora. E così nel 700 ai velluti, alle
sete, ai broccati si sostituiscono questi tessuti di cotone indienne, nome dato dalla loro origine
geografica.
Se si osservano i quadri di quell’epoca si osserva il cambiamento di moda delle donne che
inizia dalle corti e passa anche agli altri strati della società . I vestiti sono leggeri, chiari e
colorati, fino ad arrivare poi alla moda napoleonica con i vestiti a vita alta e leggerissimi anche
in pieno inverno, molto scollati che rendono la donna estremamente femminile rispetto a
quegli infagottamenti che l’avevano accompagnata per secoli.
L’Inghilterra di fronte a questa massiccia domanda che cresce sempre di più nelle corti
europee, vieta il cotone colorato. La domanda non si accontenta di questo cotone solo bianco e
quindi l’Inghilterra comincia sempre più a importare materie prime ed attrezzarsi di industrie
per il trattamento del cotone. L’Inghilterra non ha materie prime, le va a cercare nel resto del
mondo, non è un paese adatto alla crescita del cotone. Lo cerca altrove per poi trattarlo e
diffonderlo in tutto il mondo. Perché il cotone diventa il simbolo della rivoluzione industriale?
Perché è un materiale fresco. Il mercato diventa mondiale, è un mercato di massa! Anche i
paesi tropicali vogliono il cotone. C’è una domanda che cresce ma che non è solo inglese. Col
cotone si fa dell’ottima biancheria intima che prima era di lana, scomoda, e con la biancheria
intima in cotone si invadono i mercati mondiali. Quindi sia domanda che anche offerta di
massa. Cambia completamente il modo di produzione, e questa produzione vede i costi
scendere perché entrano in gioco le macchine, e quindi i prezzi di questi prodotti sono
accessibili a tutti.
LEZIONE 15 (30-10-18)
Quali sono le trasformazioni istituzionali?
Abbiamo nuove istituzioni politiche e giuridiche che si possono riassumere nella nascita dello
stato moderno. Questo è l’altro elemento che contraddistingue il percorso europeo rispetto ai
percorsi delle altre formazioni territoriali, degli altri imperi che abbiamo visto sulla carta del
mondo. Noi in Europa abbiamo lo Stato moderno. Quali sono i caratteri che
contraddistinguono lo stato moderno, che comincia a definirsi a partire dalla metà del 600? Uno
stato centralizzato, strutturato sul territorio, ha una sua burocrazia, ha un suo esercito (non si
affida più ad eserciti mercenari, agli eserciti che i singoli feudatari fornivano), ha una sua
struttura fiscale per sostenere queste spese. Quindi ha forti capacità fiscali, finanziarie e
attraverso queste può (o almeno tenta) garantire ai suoi abitanti la pace interna e la tutela dei
confini. E’ uno stato che progressivamente va verso la garanzia dei diritti individuali, dei
diritti di proprietà , dell’integrazione del mercato interno, nazionale, e della creazione di tutte
quelle istituzioni che possono creare un contesto favorevole per lo sviluppo economico.
(Nascita del sistema fiscale tra 1500 e 1700)
La data dalla quale possiamo partire è la metà del 600, cioè dalla fine della guerra dei 30 anni
e della pace di Acquisgrana, di Westfalia(1648) che si innesta l’evoluzione dello stato
moderno. Ovviamente le caratteristiche sono declinate in ogni area territoriale in modo
diverso ma queste che abbiamo citato sono la base sulla quale si va a costruire. Quindi il
percorso di crescita economica è strettamente intrecciato con l’evoluzione politica e
istituzionale. L’Europa rappresenta un laboratorio istituzionale in questi secoli, proprio per le
trasformazioni alle quali si assiste sotto questo profilo e la varietà delle soluzioni che vengono
prospettate.

Quali sono le tipologie principali di formazioni politiche che abbiamo in questi secoli in
Europa?
Partendo dal periodo più vicino al medioevo abbiamo:
1) Il feudalesimo e le città stato.
Siamo nei secoli dal medioevo fino al XV secolo. Abbiamo formazioni che possono essere date
su territori molto vasti e un’elite feudale. Il sovrano che esiste è un primus inter pares ovvero
non ha una capacità di poter imporre la sua volontà sugli altri, la sua figura è soprattutto una
figura di rappresentanza all’esterno e una figura a volte dotata anche di potere religioso, man
mano che ci spostiamo verso est la figura del sovrano, come lo Zar in Russia, è una figura che
riassume in sé non solo il potere politico ma anche religioso. Quindi una separazione tra
religione e politica ancora non è chiara.
Contemporaneamente abbiamo anche formazioni di piccolissima dimensione ma di grande
potenza economica che sono le città stato. C’è il caso italiano dove ci sono le Repubbliche
marinare di Venezia, Pisa che hanno una forte proiezione verso l’esterno, commerciale,
finanziaria e sono governate da elite aristocratiche: non c’è sovrano, non c’è il feudalesimo, ma
sono elite aristocratiche che si spartiscono il potere non solo politico ma anche economico.

2) Le monarchie assolute che poi diventano monarchie illuminate nel 700


All’interno della realtà feudale la figura del sovrano progressivamente va riassumendo in sé
maggiori poteri e gli viene riconosciuta la capacità di decidere della vita e della morte dei suoi
sudditi, di esercitare un potere legislativo che si riassume nella sua figura (“Lo Stato sono io “
diceva il Re Sole=Luigi XIV) e nella strutturazione della figura del monarca si accompagna
anche una progressiva espansione dei confini del territorio. La forza del sovrano si esplicita
anche attraverso un’aggressività della nazione nei confronti dei territori confinanti o di
territori lontani. Si parla di monarchia assoluta che poi in realtà assoluta non è quasi mai,
tranne forse nelle aree più estreme dell’oriente perché anche quando noi parliamo di
monarchia assoluta c’è sempre da parte del sovrano la ricerca e la necessità del consenso da
parte di gruppi di potere, che possono essere rappresentati dalla stessa feudalità o da una
borghesia emergente come i mercanti che si misurano su terre lontano e acquisiscono enormi
ricchezze, questo è un altro potere presente nella società del tempo. Altro potere è la Chiesa.
Quindi alleanze tra la monarchia e questi gruppi di potere per gestire il territorio.

3) Monarchie costituzionali nell’800


Monarchie assolute che nel corso del 700 perdono il carattere dell’assolutismo. In Inghilterra
lo perdono presto cioè già a metà 700 un sovrano perde la testa perché non ha voluto
rispettare la volontà del parlamento e ha voluto scegliere in materia di spesa pubblica e di
debito pubblico, e da quel momento in poi in Inghilterra si afferma alla fine del 600 il potere
del Parlamento che affianca o sovrasta quello del sovrano. Ma questo è un percorso
eccezionale perché in altri stati la monarchia parlamentare è una vicenda molto più tarda,
arriva nel corso dell’800, così come la concessione di una costituzione, ovvero una legge
scritta in cui i poteri di sovrano e parlamento vengono ben definiti e i diritti dell’uomo
vengono ben tutelati. Ma prima che si arrivi a questo passano decenni se non secoli. In Italia
tutte le guerre del risorgimento sono rivolte, insurrezioni che hanno come bandiera la
concessione della costituzione. [Il percorso del risorgimento italiano che precede
l’unificazione è tutto segnato dalla volontà del popolo o dell’elite che guida il popolo dei vari
stati italiani, nell’ottenere la costituzione. È Carlo Alberto in Piemonte che la concede nel
1848, siamo quasi 2 secoli dopo l’Inghilterra, che è considerato quasi un eroe per la storia
nazionale.
Dunque questo percorso di monarchia assoluta, che prima cerca il consenso e patteggia con i
gruppi di potere presenti sul territorio e che va progressivamente stemperando i suoi
caratteri, è una vicenda tipica dell’Europa, e che apre la porta alla nascita della monarchia
costituzionale.
Nell’area orientale dell’Europa assistiamo ad un consolidamento del potere del sovrano che
diventa ancora più assoluto: lo Zar delle Russie di fine 700 (Caterina II e prima di lei Pietro il
Grande e poi dopo tutta la dinastia dei Romanoff fino allo sterminio del 1917) sono la
rappresentazione di un potere assoluto, di un’autocrazia cioè il potere nelle mani di uno solo].
Quindi man mano che ci spostiamo verso oriente abbiamo questa manifestazione, ma nel 700
il dispotismo diventa illuminato. Ovvero vengono calate dall’alto una serie di riforme per
promuovere lo sviluppo di quei territori, riforme nel campo delle infrastrutture,
dell’istruzione, una modernizzazione dell’economia. Già con Pietro il Grande che aveva
viaggiato, era stato in Europa occidentale, si cerca di modernizzare e anche occidentalizzare la
Russia che appare al giovane sovrano ritornato dai suoi viaggi, un mondo immerso nel
medioevo. Siamo tra fine 600 e inizio 700. Dispotismo illuminato nell’Europa centrale e
orientale (Russia, Prussia, Austria) e c’è appunto questo sforzo collettivo.
Con l’800 abbiamo una presenza del parlamento consolidata e un sistema rappresentativo che
diventa un parlamento elettivo, elitario, liberale, non ancora a suffragio universale. È
importante dire che da questo momento abbiamo una tripartizione e separazione dei poteri: il
sovrano era prima rappresentate religioso e riassume in sé il potere legislativo, esecutivo,
amministrativo. Invece nel corso dell’800 si ha la separazione di questi poteri e l’affermazione
una volta e per sempre della rappresentanza politica nel parlamento ,della costituzione e della
burocrazia pubblica(ordinata gerarchicamente).

LA PRIMA MODERNIZZAZIONE
La modernizzazione classica (o liberale) si compie nell’arco di tre secoli. All’interno si
distinguono un insieme di fenomeni: economico, culturale, sociale, giuridico, politico.
Ebbe un punto di forza decisivo nella delegittimazione del precedente principio di autorità . Si
compiono rivoluzioni decisive per il passaggio alla modernità :
-Riforma protestante (che possiamo considerare come una rivoluzione religiosa, avendo
messo in discussione il principio dell’autorità papale).
-Rivoluzioni di Olanda, Inghilterra, Nord America e Francia.
Gradualità del processo. Le grandi scoperte geografiche. La Riforma Protestante e la pace di
Westfalia che sancisce l’ordine europeo fra Stati. La rivoluzione olandese. Quella inglese.
Quella americana. La prima rivoluzione industriale. La rivoluzione francese.
Ad esse corrispondono le tappe lungo le quali si sono affermati i processi di sviluppo
economico, di laicizzazione della società , di formazione del moderno stato nazionale.

MERCANTILISMO
Non un sistema di pensiero. Non una teoria economica né un portavoce del pensiero di questo
periodo che va dalla metà del XV alla metà del XVIII secolo.(Mirabeau)
Alcuni aspetti condivisi da tutti:
-Nazionalismo economico=politica aggressiva promuovendo la propria nazione sul piano
economico a discapito delle altre;
-Bilance commerciali, circolazione delle merci, commercio con l’estero;
-La ricchezza=possesso di metalli dovuta a una bilancia dei pagamenti attiva. La ricchezza è
una quantità statica. Importanza della bilancia commerciale. Antonio Serra scrive “come far
abbondare oro e argento anche quando non ce ne”, scritto nelle carceri e lo dedica al vicerè
Conte di Lemos; Thomas Munn dice “il tesoro dell’Inghilterra nel commercio estero”;
-Ruolo dei governi. Intervento dello stato nell’economia. Alleanza tra autorità statale e
mercanti. Protezionismo. Privilegi e monopoli. Regolamenti per le manifatture. Immigrazione
specializzata. Infrastrutture. Trattati commerciali. Compagnie privilegiate. Azione militare.
LEZIONE 16 (31-10-18)
LA I GLOBALIZZAZIONE
I rapporti di forza in Europa tra XV e XVIII secolo. Dapprima l’Europa meridionale e
mediterranea (dall’età romana fino al XVII secolo) e poi prevale l’Europa settentrionale. La
piccola divergenza fra Europa settentrionale e meridionale.
Nel Medioevo, arabi, veneziani e indiani facevano giungere in Europa pepe e spezie via terra.
Venezia. Atti di navigazione. Arsenali e cantieri navali. Posizione geografica tra Germania
meridionale e Levante. Il confronto con l’impero ottomano e poi con le compagnie mercantili
olandesi e inglesi(Piccola divergenza tra Europa meridionale e settentrionale). Perché Venezia
diventa il primo grande impero commerciale? Perché costituisce un punto di raccordo
fondamentale tra Europa occidentale e i costanti territori. Attraverso Venezia si compie
l’interrelazione tra il Levante e l’area interna. Nel frattempo emerge l’impero ottomano e
Venezia inizialmente trova un nuovo mercato attraverso cui far partire relazioni con l’Asia. Il
raggio di azione si restringe all’Adriatico mentre il baricentro del commercio si sposta
nell’Atlantico. Nel 1500 l’attacco da parte dei Turchi provocò la perdita delle ricchezze
veneziane. Venezia investì nell’agricoltura e nella manifattura e cercò le spezie via terra
nell’Oriente. Nello scoppio della guerra dei Trent’anni Venezia retrocede(fine 1600). L'altra
area funzionale del traffico costiero è data dalle città della lega anseatica.
Portoghesi: Dalle rotte terrestri alle rotte marittime in cerca delle spezie(tra cui il pepe); i tre
alberi, il timone, le carte nautiche, il sistema di velatura; il Brasile(legno, zucchero).
Spagnoli: impero azteco, impero inca; giacimenti di argento e amalgama per il mercurio.
Flusso verso l’Europa. Inflazione in Europa.
Olandesi: si affermarono a spese dei portoghesi (conquistano Indonesia e Molucche, per un
breve periodo il Brasile, fondano New York).
Inglesi: anche nell’oceano indiano oltre che nel continente americano. 3 o 4 guerre con gli
olandesi per i possedimenti nel 1600(gli Inglesi conquistano New York). Spese per la flotta
militare. Navigation acts.

LE COMPAGNIE COMMERCIALI PRIVILEGIATE


Combinavano politiche imperiali con imprenditorialità privata.
Avevano la forma di società per azioni ad elevata capitalizzazione (valore di mercato e
liquidità delle azioni).
Commerciavano in Asia e nelle Americhe.
Disponevano di forze militari terrestri e navali; creavano centri navali fortificati.
Avevano il privilegio della protezione dello Stato: posizione di monopolio, esenzione dalle
imposte, diritto di stipulare trattati e muovere guerra.
Le più importanti quelle olandesi (VOC) e inglesi (East India Company).
Primi esempi di multinazionali? Le differenze.
IL MERCANTILISMO INGLESE
Tutta la politica fiscale e di finanza pubblica appariva orientata a promuovere le esportazioni
e a proteggere le reti commerciali seguendo tre strategie interconnesse:
-ottenere un surplus della bilancia commerciale per assicurare al paese le risorse monetarie
per pagare le importazioni di materie prime e beni che non esistevano in patria;
-aprire nuovi mercati per accrescere l’occupazione nel commercio e nell’industria;
-stimolare l’espansione della navigazione per sviluppare la flotta commerciale, i servizi
marittimi, la difesa nazionale;
-Alti/altissimi profitti, attrazione di capitali. Rete di rapporti commerciali complessa.
Triangolare e oltre. Ridistribuzione dei prodotti coloniali in Europa attraverso i porti.

LEZIONE 17 (6-11-18)
L’INDIA AL TEMPO DELL’EAST INDIA COMPANY
• Impero Moghul (musulmano). Impero potente e raffinato.
• Economia rurale ma con grande produzione manifatturiera e al centro di reti
commerciali soprattutto di terra.
(Solo l’oro e l’argento erano richiesti dall’India. Era la quarta manifatturiera nel mondo. Lo
stato interviene emanando il Calicou Act che impedisce l’importazione dei tessuti indiani. Con
la Compagnia delle Indie Orientali si crea un’alleanza tra gli inglesi e gli indiani.
John Stuart Mill, esponente del liberismo, difende la compagnia privilegiata quindi il
mercantilismo.)
Analizziamo cosa succedeva in India durante l’arrivo degli inglesi. Quando arrivarono gli
inglesi, in questi territori c’ erano i Moghul, popoli con tradizioni mussulmane che arrivarono
da nord e invasero India; India densamente popolata, caratterizzata da popolazioni multiple e
da varie religione dove prevale l’induismo. La convivenza tra mussulmani e induisti non è
facile e gli imperatori cercano una situazione di equilibrio tra le 2 religioni; equilibrio che non
sempre veniva trovato però alla metà del 600 avevano realizzato la conquista del sud
continente indiano e avevano creato un impero raffinato, avevano raggiunto ricchezze enormi,
infatti tale economia che era prevalentemente rurale iniziò anche a produrre manifatture e a
commercializzare i loro prodotti specialmente via terra attraverso carovane lunghe
chilometri, che collegavano i vari territori asiatici da est a ovest. Quando arrivano gli inglesi,
ciò che gli inglesi avevano da offrire a loro non interessava perché tutto quello che
producevano localmente era di qualità superiore a quello offerto dagli inglesi. Uno dei simboli
della civiltà , della ricchezza e della cultura orientale era il “taj mahal” che fu costruito
dall’imperatore dei moghul in onore della moglie e secondo la leggenda furono impiegati
20000 operai per 20 anni. Si potrebbe congetturare che le manifatture i tessuti e l’artigianato
raffinatissimi e le reti commerciali via terra fossero strade che potrebbero portare al
capitalismo asiatico? Quando arrivarono gli inglesi queste capacità economiche che potevano
portare ad uno sviluppo economico di tali paesi furono stroncate. Gli Inglesi dovettero
affrontate delle grandi sfide che incombono su qualsiasi agente economico che opera su
territori stranieri ovvero come gestire le relazioni politiche sui territori. Ci sono 2 modi:
1)stare fuori da qualsiasi contesa locale del territorio, stare fuori dalle vicende politiche locali.
2) Risolvere le vicende politiche locali usandole in maniera responsabile. Naturalmente
questa fu la strada seguita perché avendo attivato relazioni commerciali con questi paesi ed
essendo attivi economicamente in questi territori era impossibile non immischiarsi nelle
vicende politiche ed infatti tali compagnie svolgevano funzioni politiche su questi territori per
gestire al meglio il commercio su questi territori.
La storia della Virginia Company può essere suddivisa in 2 periodi: un primo periodo, nel
quale osservavano e rispettavano le disposizioni della casa madre ovvero di non immischiarsi
nelle vicende politiche locali soprattutto in una realtà come quella dell’ India estremamente
articolata con gruppi etnici religiosi differenti in contrasto tra di loro con tutte una serie di
sfumature nelle pratiche della vita quotidiana, quindi il compito era attivare solo pacifici
commerci. Nella seconda fase, invece si trovano pesantemente coinvolti nelle politiche locali e
per far fronte a queste conflittualità incominciano una penetrazione e una politica di
conquista nel territorio indiano non più soltanto lungo la costa e le basi commerciali create,
ma cominciano ad avanzare sul territorio indiano, entrano nell’entroterra del territorio
proprio fino a quando nella metà del 700 hanno conquistato tutto il territorio indiano.
Queste conquiste territoriali furono guidate da dirigenti spietati, ad esempio “Clive” fu uno dei
dirigenti della East indian Company che inizia tale politica territoriale intorno alla metà del
700. Queste conquiste territoriali finirono per ridurre i profitti delle compagnie perché
aumentarono le spese dovute guerra continua, inoltre tali guerre videro entrare gli inglesi
nelle questioni amministrative di gestioni politica e culturale di questi territori finendo per
compromettere la pace di queste culture e quindi la fine dei rapporti tra l’Inghilterra e le
realtà locali indiane. Si scaturì una vera e propria rivolta contro la East indian Company da
parte degli stessi soldati che erano stati arruolati sul territorio ed erano soldati al servizio
dell’Inghilterra ma di origine locale e la motivazione e le cause per cui ci fu questa rivolta
intorno alla metà dell’800 furono di natura prettamente religiosa, si diffuse l’idea che le armi e
i proiettili che erano stati dati, furono “ricoperte” dal grasso delle mucche che gli indù
considerano animali sacri quindi quando furono avvisati di tale cosa e si scatenò la rivolta
contro gli inglesi causando la morte di migliaia di inglesi e la fine dell’East Indian Company.
Dalla metà dell’800 in poi tali territori saranno direttamente gestiti dal governo inglese fino
all’indipendenza dell’India. La cosa interessante della storia dell’East indian Company è che
vede John Stuart Mill un economista liberista che deriva dalla scuola di Ricardo e Smith, che
erano per il libero mercato e la difesa della concorrenza, che difende la East indian Company
contro la gestione diretta da parte del governo inglese. Quali furono le motivazioni che
spinsero una figura come Mill alla difesa dell’East indian Company? Sostiene che la vita della
compagnia ha difeso per secoli i territori conquistati dall’Inghilterra e quando invece c’è stato
il governo diretto di questi territori, i contrasti interni tra i partiti politici di Londra, in balia di
questi contrasti, hanno provocato la perdita di questi territori e ricordava la vicenda delle 13
colonie americane; quindi le conflittualità politiche interne tra i partiti politici si traducevano
in termini di inefficienza determinando anche la perdita del controllo di questi territori (come
era accaduto con le colonie americane).Per Mill quindi il governo di Londra non era in grado
di gestire territori coloniali perché a causa dei contrasti tra i partiti politici si sarebbe creato
solo inefficienza commerciale e politica su questi territori che avrebbe portato alla fine del
loro dominio. Questa difficoltà a interagire con la cultura locale, nel rispetto delle tradizioni,
delle religioni, degli usi e abitudine e nella capacità di restare in questi territori le vivono le
multinazionali ancora oggi.
LEZIONE 18 (7-11-18)
IN CHE MODO LA I GLOBALIZZAZIONE STIMOLO’ LO SVILUPPO ECONOMICO?
L’occupazione in agricoltura, in attività rurali non agricole ma manifatture, urbanizzazione in
Inghilterra, Paesi Bassi, resto d’Europa, Spagna e Italia.
Il successo nell’economia globale ebbe conseguenze in:
-Urbanizzazione e industrie manifatturiere, salari;
-Domanda di generi alimentari che generò rivoluzione agricola;
-Domanda di fonti energetiche. Combustibili alternativi a carbone di legna: torba(deriva dalla
decomposizione di piante che si trovano sul fondo del lago scoperta dall’Olanda) e carbon
fossile(Inghilterra);
-Alfabetizzazione e capacità professionali.

STATO E SVILUPPO ECONOMICO


Le condizioni favorevoli allo sviluppo economico e nello specifico la formazione
“dell’economia mondiale dell’Europa” e lo sviluppo del capitalismo moderno (Wallerstein)
devono all’affermarsi degli stati nazionali.
L’entità politica fondamentale della società capitalista è lo stato.
La formazione di un efficiente apparato statale favorisce l’integrazione all’interno del
territorio abbassando i costi di transazione e contribuì a formare economie di scala.
Per gli istituzionalisti – a partire da Douglass North (Istituzioni, cambiamento istituzionale,
evoluzione dell’economia) – le istituzioni sono al centro della teoria dello sviluppo economico.
Qualsiasi teoria dello sviluppo deve tener conto dei meccanismi attraverso i quali le classi
dominanti hanno potere economico e si riflette sul potere politico.

STATO: LA SUA FUNZIONE ECONOMICA


La teoria degli economisti classici non ha considerato la funzione economica dello Stato. Anzi
ogni sua interferenza sulla libera concorrenza delle forze del mercato è da limitarsi.
Tuttavia sin dall’800, a partire dalla dottrina tedesca e poi nel ‘900 con Keynes, si è portato in
luce la necessità dell’intervento dello stato e il mal funzionamento del mercato a causa dei
suoi limiti:
a) nella sua capacità di autoregolazione (piena utilizzazione delle risorse produttive e
promozione dello sviluppo);
b) negli effetti di ordine equitativo (che i meccanismi di mercato producono sulla
distribuzione del reddito e della ricchezza);
c) nell’idoneità dei processi decisionali a favorire scelte e comportamenti coerenti con
un’ordinata evoluzione della vita economica.

LEZIONE 19 (8-11-18)
COSA E’ LO STATO?
Un’organizzazione che controlla la popolazione sul territorio è Stato se è un’organizzazione:
-Differenziata da oltre organizzazione;
-Autonoma(sovrana);
-Centralizzata;
-Coordinata nelle sue branche.
Differenze con le altre obbligazioni economiche: a) universalità (appartenenza allo stato è
obbligatoria per tutti), b) potere coercitivo (può fare uso della forza).
Alla base dell’obbedienza dovuta dai cittadini allo Stato vi è il PRINCIPIO DI LEGITTIMAZIONE
del potere politico. La legittimazione può essere (Weber):
-tradizionale: tramandata per tradizione o eredità .
-carismatica: che si fonda sul carisma del soggetto che prende il potere.
-legale: che si basa sulla legittimazione tramite la legge.
Dalla legittimazione legale nasce il PRINCIPIO DI LEGALITA’: ogni potere politico deve
operare sulla base di una previa norma che indica un ambito di competenza. Su questa
premessa nasce il costituzionalismo che mira proprio a limitare il potere politico con la
fissazione di una Costituzione che è superiore ad ogni altro potere.

PROCESSO DI FORMAZIONE DELLO STATO


Durante l’ultimo secolo, grosso modo tutti gli stati occidentali hanno raggiunto un livello
relativamente alto di statalità .
Lo Stato del XIX secolo è:
-stato nazionale;
-con un diffuso apparato burocratico;
-che governa un territorio sottoposto uniformemente alla legge;
-Dispone di un esercito con soldati professionisti.
Ma non è stato sempre così.
L’Europa ha inventato lo Stato e lo ha esportato attraverso il colonialismo.
Inizialmente il termine (status, stato, estado, estate, stat) indicava una proprietà terriera del
signore, del principe, poi la corte e la sfera della sua politica, infine la res publica.
Si tratta in genere di un processo di trasformazione e consolidamento di un’organizzazione
che già svolgeva alcune funzioni di stato. Si svolge in un tempo lungo che va dal Medioevo al
‘900.
Un incremento di statalità comporta:
-Incremento del controllo sulle risorse;
-capacità di liberare risorse;
-potere di incanalarle in appoggio a precisi obiettivi.
L’edificazione degli stati si è accompagnata ad alti costi umani e sociali. Da una struttura
decentralizzata ad una autonoma, differenziata e centralizzata.
Primo stadio: monopolio della violenza organizzata. Il ‘600 il secolo di Marte (guerra). La
‘rivoluzione militare’.
Il percorso di formazione dello Stato = controllo sulle risorse e sul territorio
• L’incremento della statalità comporta:
• Controllo sulle risorse
• Liberazione di risorse stagnanti
• Incanalare queste risorse per gli obiettivi nazionali o internazionali (quasi sempre
guerra di conquista)
• Opposizione delle autorità semi-autonome, alto costo in vite umane.

Condizioni per lo sviluppo e la sopravvivenza dello stato


• Disponibilità di risorse sfruttabili. Maggiore commercio. Migliori eserciti.
Rafforzamento dello stato
• Posizione geografica e politica protetta(Polonia, Portogallo)
• Abili statisti
• Successo in guerra
• Omogeneità della popolazione. Assetti amministrativi uniformi. Le difficoltà dello stato
‘mosaico’ come la Jugoslavia (Strayer). Opera di omologazione.
• Alleanze tra il potere politico e le élite terriere
• Contesto internazionale (pace di Vestfalia, 1648; congresso di Vienna, 1815; trattato di
Versailles, 1918)

Fasi di costruzione dello stato


• I fase: unificazione amministrativa e politica. Periodo: dal medioevo alla rivoluzione
francese
• II fase: costruzione dell’identità nazionale. Inserimento di settori sempre più
consistenti di masse (eserciti di leva, scuole obbligatorie, ecc.). Periodo: Ottocento
• III fase: partecipazione attiva delle masse al funzionamento del sistema politico
territoriale (diritto di voto, partiti, sindacati)
• IV fase: politiche nazionali volte alla parificazione delle condizioni economiche (servizi
assistenziali, tassazione progressiva=aliquota unica sul reddito, trasferimenti di
ricchezza).

Le fasi sul territorio europeo


• La spinta iniziale alla formazione degli stati avvenne in Europa ai margini del vecchio
impero romano, sul mare e poi nelle zone interne (Danimarca, Norvegia, Svezia,
Inghilterra, Francia).
• La fascia interna e centrale (dal Mediterraneo al Mare del Nord e mar Baltico) fu
abbastanza forte da rendere vano ogni tentativo di amministrazione militare. Aveva:
una rete di città autonome, un corpo di norme giuridiche e una lingua ufficiale, il latino,
ereditate dall’età romana.
• La nascita degli stati nazione in periferia dell’Europa seguì una sequenza tipica:
graduale sviluppo del centro, espansione territoriale rapida in territori periferici,
consolidamento su un territorio più omogeneo.
• La fascia centrale darà luogo molto più tardi a due stati: quello tedesco e quello
italiano. In questi casi si ebbe l’annessione di territori costellati di città
economicamente evolute da parte di piccoli stati militarmente e amministrativamente
evoluti.

LEZIONE 20 (13-11-18)
LE ISTITUZIONI (DEFINIZIONE)
• Il termine istituzione deriva da istituire = «stabilire un ordine, fondare, regolare»
Molteplicità di accezioni.
• Nel linguaggio comune, sono gli apparati preposti a funzioni e compiti di interesse
pubblico (scuole, ospedali, imprese economiche)..
• In sociologia e antropologia, sono i comportamenti, le azioni e le relazioni sociali
disciplinati da regole, valori e consuetudini (famiglia, Stato, mercato).
• In economia, sono le regole del gioco, scritte o orali, spontanee o imposte con la forza
in cui gli individui agiscono in modo strategico.

IL CICLO DI VITA DELLE ISTITUZIONI


1. La nascita di un’istituzione può avvenire:
• in modo spontaneo, attraverso un processo lento di standardizzazione
di modelli di comportamento
• Imposte con la forza da gruppi che si pongono determinati obiettivi
2. La durata di un’istituzione. Ha un ciclo di vita più lungo di quello degli individui.
Talvolta percepite come cristallizzazioni di norme e valori vincolanti,
possono provocare ribellione e rifiuto.
3. Antropologia: spiegazione evoluzionista (progresso evolutivo, un passaggio dal
semplice al complesso) e spiegazione funzionalista (risposta culturale a bisogni
universali, Malinowski)
4. Sociologia: funzionalismo (Talcott Parsons): le istituzioni soddisfano i 4
requisiti o imperativi funzionali:
• Deve porsi precisi fini,
• Deve adattare i mezzi ai fini(istituzioni economiche),
• Deve regolare i rapporti tra le sue parti(istituzioni
giuridiche),
• Deve conservare nel tempo i suoi orientamenti di
fondo(istituzioni culturali).

LE ISTITUZIONI: TEORIE ECONOMICHE


• In economia: le regole del gioco (North 1990). Sono creatrici e attuatrici di norme,
leggi, regolamenti; creatrici di un gioco in cui gli individui agiscono in modo strategico
e auto-interessato ma prevedibile. Sono regolarità di comportamento.
• Secondo North sono i limiti che l’uomo si è dato per delineare le interazioni umane.
Esse strutturano gli incentivi agli scambi umani siano essi politici, sociali ed
economici.

LE ISTITUZIONI: GLI EFFETTI


Gli effetti: attenzione su efficienza e effetti distributivi.
La lunga durata è indice di efficienza di un’istituzione?
Principali approcci:
• Efficienza. Incremento dell’efficienza rispetto alla situazione di partenza.
Vantaggio collettivo, es. diritti di proprietà (North)
• Meccanismi redistributivi(esempio legislazione sulla regolamentazione dei
mercati modellata sulle loro esigenze) favorevoli ai gruppi contrattuali forti.
Equilibrio inefficiente. Esiti predefiniti (scuola di Chicago)
• Ordine negoziato. Partecipazione collettiva. Esiti incerti. La democrazia come
sistema di incertezza organizzato.

Da quanto detto la determinante chiave è la distribuzione del potere politico


che spiega l’evoluzione delle istituzioni politiche ed economiche.

COME VENGONO DETERMINATE LE ISTITUZIONI (ACEMOGLU, JOHNSON, ROBINSON)


• In generale le istituzioni sono endogene. Vengono determinate come scelte collettive
della società . Non tutti preferiscono le stesse istituzioni e vi sarà un tipico conflitto di
interessi. Chi prevarrà ? L’arbitro sarà il potere politico.
• Le differenze tra istituzioni economiche sono una causa fondamentale di prosperità dei
diversi paesi.
Le istituzioni economiche determinano:
• Gli incentivi dei principali attori economici;
• Influenzano gli investimenti e l’organizzazione della produzione;
• Il potenziale di crescita a livello aggregato;
• Determinano un insieme di esiti tra cui il più importante: la distribuzione delle risorse.
Ne influenzano non solo la dimensione della “torta” ma anche il modo in cui essa viene
suddivisa tra i vari gruppi.

ISTITUZIONI ECONOMICHE INCLUSIVE E ISTITUZIONI ECONOMICHE


ESTRATTIVE
• Istituzioni economiche sono inclusive: partecipazione della maggioranza di persone
ad attività economiche garantendo la libertà di fare le scelte che desiderano.
• Per essere tali devono garantire:
• Rispetto della proprietà privata,
• sistema giuridico imparziale,
• servizi per scambi e contrattazioni.
• Istituzioni estrattive: caratteristiche opposte. Vengono usate da determinati gruppi
sociali per appropriarsi del reddito e della ricchezza prodotta da altri.
• Quando le istituzioni economiche inclusive si realizzano?
• Se il potere politico non è concentrato nelle mani di pochi e c’è pluralismo. Ma è
necessario che lo stato sia sufficientemente forte. Può essere inclusivo un sistema
centralizzato e pluralista. Se manca una di queste condizioni si parla di sistemi
istituzionali estrattivi.
LEZIONE 21 (14-11-18)
LA GRANDE DIVERGENZA
Abbiamo parlato di istituzioni. Ci domandiamo se queste possono essere un elemento di
innovazione. Solitamente l’elemento innovativo dipende dagli aspetti tecnologici che
comportano una trasformazione dei modi di produzione. L’innovazione è soprattutto
tecnologica. È quella che compete, secondo Schumpeter, a determinare le trasformazioni delle
economia, a produrre un salto qualitativo nello sviluppo economico, che porta ad un punto dal
quale non si può tornare indietro, come con la prima Rivoluzione industriale. Le istituzioni
mutano, anche se a volte con lentezza; spesso serve un evento dirompente, esogeno o
endogeno, per produrre una trasformazione istituzionale. Secondo i neo istituzionalisti si
distinguono istituzioni inclusive ed estrattive. Le inclusive prevendono la partecipazione di
una maggioranza, libera di agire nel mercato, e di svolgere le attività economiche che
desidera. Una realtà economica inclusiva garantisce diritti di proprietà , un sistema giuridico
imparziale, un sistema di scambi e di contrattazioni, cioè un mercato attivo. Le istituzione
estrattive sono quelle in qui c’è un élite che detiene il potere e fa convogliare i flussi di
ricchezza a proprio vantaggio. Ricordiamo che per la scuola di North basta che ci siano le
istituzioni perché l’economia sia efficiente. Anche la servitù della gleba o le corporazioni sono
importanti perché migliorano il mercato. Un’altra teoria è quella che dice che le istituzioni
hanno una funziona redistributiva. Secondo la scuola di Chicago spesso le leggi sono varate
per proteggere gli interessi delle classi più forti, come nell’Inghilterra con le corn laws, che
furono varate per gli interessi dell’aristocrazia terriera, che sedeva nel Parlamento inglese.
Anche nell’Inghilterra della rivoluzione industriale di alcuni decenni prima, commercianti e
industriali ancora non sedevano in Parlamento, ma negli anni’30 ci fu una prima riforma
elettorale che ridisegnò i confini amministrativi delle circoscrizioni elettorali. Le istituzioni
estrattive quindi sono proprio quelle che garantiscono gli interessi dei più forti. Visto che
funzionano in maniera da produrre la ridistribuzione della ricchezza in modo più equo,
perché le istituzioni inclusive non sono diffuse ovunque? Cosa determina la nascita di
istituzioni inclusive? Secondo i neo istituzionalisti serve un sistema sociale pluralista e
centralizzato, in rappresentazione delle varie forze presenti, uno stato forte che non è in balia
di alcun gruppo forte, e che può fronteggiare le diverse istanze.
Tornando alla domanda iniziale sulle istituzioni, possono essere un elemento di innovazione?
Abbiamo visto il caso della peste nera della metà del ‘300. C’è una società feudale, dopo la
caduta dell’impero romano. Una società dove la ricchezza è distribuita in modo diseguale, la
terrà è la ricchezza. La peste nera arriva dall’Oriente tramite la via della seta, arriva prima ad
Istanbul e poi si sparge in Europa. In Inghilterra dimezza la popolazione e produce effetti
economici. Quali sono e come si distribuiscono in maniera differenziata? Per prima cosa c’è
una carenza della forza lavoro. Ciò induce i contadini a avanzare pretese di miglioramento
salariale, e a volersi liberare dell’obbligo di prestare lavoro gratuitamente. Il governo cerca di
rispondere emanando uno statuto dei lavoratori (1351) che blocca i salari. Dopo qualche anno
di tregua i contadini si ribellano, è famosa una rivolta dell’81. Lo stato non interviene più per
bloccare i salari. Le prestazioni feudali spariscono gradualmente e in Inghilterra emerge un
mercato del lavoro più inclusivo, che rispetta l’andamento dell’economia e registra un
aumento lavorativo. Il mercato di lavoro è un mercato libero, i contadini ricevono salari in
coerenza con l’andamento del mercato. Invece in Europa centrale, dove i contadini prestavano
lavoro gratuito, la peste causa l’allargamento delle proprietà feudali, dato che molte terre
vengono lasciate libere. Questa rafforza il potere feudale e i contadini vengono ulteriormente
schiacciati. Il numero di giornate di lavoro settimanali gratuite diventano 3 o 4. In Ungheria i
servi della gleba (della terra) sono il 90% dei contadini nel 1400. Questo peggioramento delle
condizioni dei contadini è dovuto all’ aumento della domanda europea (da parte di realtà
urbanizzate e relativamente ai cereali), spinto da una crescita della popolazione. Un evento
congiunturale come la peste o come l’aumento della domanda può avere effetti diversi in base
alla realtà sociale. Abbiamo due realtà diverse tra Europa Occidentale e Orientale. La peste
costituisce una differenziazione anche tra Italia meridionale e settentrionale. Finora abbiamo
visto la grande divergenza, tra Europa/Stati Uniti e Estremo Oriente (Cina, India,...) che viene
spiegata da una serie di ragioni, non condivise da tutti. Anche per la piccola divergenza, che si
viene a creare tra Europa Settentrionale e Meridionale, abbiamo una serie di ragioni che si
collocano temporalmente nel periodo della peste del ‘600.

La piccola divergenza. Le ragioni demografiche


• Spiegazioni di tipo demografico. 1. L’età al matrimonio relativamente elevata.
Regolazione della fertilità . Miglioramento delle condizioni di vita
( la linea di Hajnal). 2. Le terribili epidemie del XVII secolo colpirono più pesantemente
l’Europa meridionale rispetto a quella settentrionale (Alfani).
• Il mercato del lavoro si estende per la presenza di donne. Aumento delle ore lavorate.
Aumento dei consumi (rivoluzione industriosa). Precede la rivoluzione industriale.

La “piccola divergenza”
• Declino delle aree più avanzate dell’Europa meridionale. Declino relativo.
• Quali le cause?
• Quelle istituzionali. Nuove istituzioni.
• 1. Corporazioni, borse valori, compagnie privilegiate. Le corporazioni stabilivano i
ritmi, i metodi, gli standard qualitativi, i livelli dei salari e dei profitti. Si indeboliscono
al nord. Anche un ruolo positivo? Nuove istituzioni emergono: compagnie privilegiate e
borse valori (che consentono di commerciare titoli compresi quelli delle compagnie
privilegiate).
• 2. Diritti di proprietà e di cittadinanza. I diritti di proprietà riducono l’incertezza delle
attività economiche e i costi di transazione. I diritti di cittadinanza (Prak e van
Zanden). Diritti e obblighi reciproci tra governo e cittadini. Ma società senza diritti di
proprietà sono davvero incapaci di essere economie efficienti (Ostrom)?

L’innovazione nelle istituzioni


• Le istituzioni politiche sono durature, tendono a resistere nel tempo. Difficile una
transizione graduale e pacifica.
• E’ necessario un cambiamento, uno shock, per determinare un cambiamento
significativo nella distribuzione del potere e un mutamento a livello istituzionale. Come
la transizione dal sistema feudale a quello costituzionale. Come la transizione da una
dittatura a una democrazia. Come lo sviluppo dei diritti di proprietà in Europa con la
rivoluzione francese.
• Il cambiamento tramite rivoluzione.
• In Europa: Glorious Revolution e Rivoluzione francese.

Caso inglese. Un percorso esemplare di sostituzione dell’assolutismo con forme di


governo rappresentative
• Nel 1500 ancora l’Inghilterra non era una potenza mondiale. La sua marina non poteva
competere con quella spagnola.
• Confronto tra Francia, Inghilterra, Spagna
• Nel Seicento processo di crescita duratura dovuto all’espansione dei commerci in
Atlantico. Compagnie mercantili. Formazione di una classe di ricchi mercanti.
All’interno conflitti tra gruppi di potere.
• Guerra civile. Affermazione del parlamento.
• Glorious Revolution del 1688. Si limitano le prerogative del sovrano e del potere
esecutivo. La Glorious Revolution (Gloriosa non per gesta degne di menzione quanto
piuttosto per aver evitato spargimento di sangue). Si afferma il principio, sanzionato
nel Bill of Rights (Dichiarazione dei diritti, 1689) per il quale ogni sovranità risiede nel
Parlamento e non nel sovrano. Avvio della monarchia costituzionale. Fine del conflitto
interno tra Tories e Whigs.
• Ruolo del parlamento. Centralizzazione politica. Diritto di esproprio. Garantiti i diritti
di proprietà . Tassazione universale ed equa (che colpisce tutti compresi i nobili).
• Costruite le basi per una società pluralistica.
LEZIONE 22 (20-11-18)
IL MUTAMENTO ISTITUZIONALE NELL’EUROPA CONTINENTALE
L’esperienza del continente europeo. Il riformismo illuminato
• Inghilterra e Olanda modelli vincenti. Potenza economica, ricchezza,
• Dalla fine del ‘600 a metà ‘700 espansione dell’economia (demografia, agricoltura,
manifatture, scambi) che prelude alle così dette rivoluzioni: demografica, agricola e
demografica.
• Trasformazioni sul piano amministrativo e istituzionale. Origine nella crescita
della spesa determinata dalle guerre e dall’ampliamento dell’amministrazione. Sono
rese possibili dai cambi dinastici. Circolazione di correnti di pensiero più avanzate.
Cameralismo, fisiocrazia(potere della natura, è una corrente di pensiero successiva al
mercantilismo, è considerata come teoria economica, i suoi seguaci sono economisti,
nasce in Francia nella metà del 700)
• Assolutismo illuminato. Il sovrano da guerriero e giudice diviene padre della patria:
tra gli obiettivi migliorare le condizioni di vita dei sudditi, “il buon governo dei popoli”.
Favorire le riforme. Accentramento dei poteri.
• Uniformità amministrativa. Modernizzazione. Europa centro-orientale: lo stato
accentratore come un motore di modernità e progresso. Ceto medio debole.
• Tentativi di riforma. Esigenza di conoscenza del territorio. Il prelievo fiscale
(tentativi di perequazione dei carichi). I catasti.
• Tentativi di eliminare i privilegi e le esenzioni fiscali. Riformismo solo amministrativo.
Non si intacca l’impalcatura sociale. Resistenza corporativa delle corti e dei ceti
privilegiati.

FRANCIA DEL ‘700


• Anche qui sviluppo di un apparato amministrativo-burocratico. Scuole per la
formazione di funzionari.
• Progetti di riforma. In particolare sulla finanza e la fiscalità . Tassazione sulla terra.
• Dopo la guerra dei Sette anni. Deficit abnorme. Ricorso al credito (tassi di interesse
quasi due volte quello inglese e olandese). Tentativi di riforma dell’imposta sulla terra.
Più tentativi di catasto (1763, 1775)
• Resistenza dei privilegi di ogni tipo (clero, nobiltà , esenti). I parlamenti provinciali
che erano tribunali di appello si proponevano quali unici rappresentanti della nazione
dal momento che gli Stati generali non erano stati più convocati dal 1614. Sabotarono
l’impresa. Il peso delle forze conservatrici. Lungo e problematico il passaggio da una
fase progettuale alle effettive riforme. Mancava una società civile articolata e
consapevole.
LEZIONE 23(21-11-18)
RIVOLUZIONE FRANCESE. LE RIFORME ISTITUZIONALI.
Dichiarazione dei diritti di libertà = abolizione del servaggio
• Costituzione del 1791 = si riconosce al popolo il diritto di organizzarsi in unità
politiche. Si pongono fine agli obblighi feudali e alle restrizioni commerciali imposte
dalle corporazioni
• Abolizione del feudalesimo = emancipazione dei contadini = si sanciscono i diritti di
proprietà privata
• Codificazione del diritto. Code civil. Code de
• commerce
• Moneta stabile, il franco di 5 grammi di argento(dal 1803 fino alla Prima guerra
mondiale)
• Creazione della Banca di Francia
• Sistema doganale unificato=mercato unificato
• Pareggio del bilancio e consolidamento del debito pubblico
• Società per azioni anonime con autonomia patrimoniale
• Istruzione elementare laica, scuole secondarie,
ist.tecnici, università
• Camere di Commercio, Borse, Società economiche:
promuovere l’industria e l’agricoltura.
Blocco continentale.

Eredità della rivoluzione e dell’età napoleonica


Le campagne napoleoniche esportarono le riforme nei paesi conquistati e aprono la strada ai
primi cambiamenti in Europa e la resero matura per il decollo industriale.
• Secondo gli istituzionalisti lo sviluppo dell’Europa continentale era stato frenato da
istituzioni arcaiche che vennero in fine spazzate via dalla Rivoluzione francese. Le
armate napoleoniche rimodellarono l’Europa secondo la loro immagine istituzionale.
• Tra il 1815 e il 1870 la rivoluzione industriale si propagò dall’Inghilterra al continente
e all’America settentrionale.

LO STATO NELL’800

L’affermazione dei principi di libertà e di cittadinanza


• Nel corso dell’800 le istituzioni politiche tendono a trasformarsi in senso liberale in
Europa (ad eccezione della Russia).
• Dopo le rivoluzioni (1789, 1830, 1848), si affermano i principi:
• La sovranità(partecipazione alla vita politica) risiede nella cittadinanza
• Alla cittadinanza sono riconosciute le principali libertà civili (di pensiero, parola,
stampa, associazione) e il diritto di esprimere dei rappresentanti nel parlamento
• Al parlamento era attribuito la titolarità del potere legislativo.
• Nascita dello stato rappresentativo, sotto forma prima di monarchia costituzionale e
poi parlamentare(2 camere: deputati e senatori) .
• Peculiarità solo dell’Occidente (Europa e Stati Uniti). Differenza del profilo istituzionale
con l’Asia e l’Africa.

LEZIONE 24 (22-11-18)
ISTITUZIONI CHE SI AFFERMANO NELL’800
• istituzioni parlamentari con un certo grado di rappresentanza.
• La legge è la base del rapporto politico ed è espressione della volontà generale (lo
stato di diritto). Necessità di una costituzione. Essa costituisce la garanzia che
l’individuo non sarà soggetto all’arbitrio dello stato e che i governati sono uguali ai
governanti (soggetti a loro volta alla legge).
• lo sviluppo di sistemi fiscali basati su principi di universalità , proporzionalità ed
efficienza
• l’istituzione di banche centrali in grado di gestire il debito pubblico e garantire il
monopolio dell’emissione monetaria, concedendo ad un solo istituto il privilegio
dell’emissione. Il caso Italia.
• Vasta ed efficiente burocrazia professionale formata da funzionari stipendiati.
Espansione pressoché costante in tutti i paesi industrializzati: nel 1870 in media solo il
2,4% della popolazione attiva lavorava per lo Stato alla fine del ‘900 quasi 1/5 (20%)
era impiegata per lo Stato. In Italia già solo i primi 50 anni dell’Unità conobbe un balzo
di circa 10 volte passando da 30.000 unità nel 1860 a 286.000 nel 1914.
Coscrizione obbligatoria con potenziamento delle forze armate.

Potere statale e sviluppo economico


La diffusione della rivoluzione industriale si accompagna a:
-La dilatazione del commercio internazionale (di 30 volte tra il 1820 e il 1913). Dopo le
guerre napoleoniche tasso medio del 3,5% annuo.
Incremento maggiore della popolazione e della produzione.
-Secolo della globalizzazione. Nel decennio 1860-70 l’Europa vicina al competo libero
scambio. Cause:
a) domanda materie prime e offerta manufatti;
b) ferrovie;
c) divisione intern. Lavoro;
d) disponibilità di moneta;
e) apertura commerciale impero turco, Cina, Giappone.
-Effetti:
a) riorganizzazione dell’industria per la concorrenza;
b) separazione aree produttrici materie prime e quelle produttrici prodotti industriali: più
netta divisione del lavoro;
c) livellamento dei prezzi al di là delle frontiere nazionali.
Adozione generalizzata di un unico sistema monetario: gold standard.
L’economia non gira ovunque alla stessa velocità .
L’espansione del potere statale.

Dal liberalismo all’interventismo statale


• Il pensiero liberale. Sul piano economico.
• Lo Stato liberale. Libertà e autonomia del soggetto. Sicurezza.
• Stato liberale e sviluppo economico. Minimum state. La mano invisibile del mercato.
• Sviluppo economico e sconvolgimento delle strutture sociali. Dall’agricoltura
all’industria=dalle campagne alle città . Dai contadini a operai.
• Il pensiero di List in contrasto con la teoria classica. Il ruolo dello Stato.
• Wagner=espansione della spesa pubblica e tendenza alla sostituzione dell’impresa di
stato a quella privata.
• Peacock e Wiseman. L’effetto displacement e il processo di concentrazione.
LEZIONI 25-26(27e28-11-18)
LE PRIME FORME DI INTERVENTO DELLO STATO
• Le prime forme di intervento: ferrovie e infrastrutture; protezione sociale; istruzione
• Nelle infrastrutture e in particolare nelle ferrovie: consorzi privati con attività di
controllo e pianificazione dello Stato
• La protezione sociale. In un primo momento solo il piano legislativo mentre i costi
ricadevano sulle parti sociali. Il ruolo di battistrada della Germania di Bismarck:
assicurazione obbligatoria malattie e infortuni sul lavoro, invalidità e vecchiaia. Lavoro
femminile e minorile. Contributi dei datori di lavoro, lavoratori e in parte lo Stato.
Diffusione in altri paesi
• Istruzione. Prima forma di intervento. Due gli obiettivi: alfabetizzazione di massa;
formazione di personale tecnico qualificato.

Forme di intervento dello Stato


• Forme molteplici e diverse tutte motivate dagli obiettivi della crescita economica e
dello sviluppo sociale.
• Intervento tanto più necessario quanto più arretrato l’ambiente (Gerchenkron).
• Intervento diretto: lo Stato assume in prima persona gestione e proprietà di
determinate attività economiche.
• Intervento indiretto: lo stato non diventa imprenditore ma si indirizza a creare il
contesto favorevole per l’attività economica. Questa forma di intervento è la più diffusa

Intervento indiretto: politica istituzionale e legislativa


• Obiettivo: rendere più efficiente il mercato: ridurre i costi di transazione/costi di
funzionamento del mercato/garantire la titolarità di beni e servizi.
• Impatto duraturo e continuo.
• Inghilterra. Il prototipo del liberismo. Eppure in età pre-industriale: atti di
navigazione, il sistema fiscale, il diritto comune, le recinzioni. Nell’800 il peso del
settore pubblico misurato nelle spese dell’amministrazione centrale in rapporto al
prodotto nazionale lordo (circa 10%) fu simile al resto dell’Europa. Anche la posta, i
telegrafi, il telefono erano governativi. Invece l’istruzione e le ferrovie su iniziativa
privata.
• Resto d’Europa: rivoluzione francese e impero napoleonico
• Stati Uniti: politica commerciale, fiscale, monetaria; property rights/assegnazione di
terre (Homestead act, 1862); società anonime e principio di responsabilità limitata
(1816).
• Giappone: lunga tradizione di iniziativa statale.

Intervento indiretto/politica fiscale e finanziaria: la spesa pubblica


• Il principio del pareggio del bilancio è il fondamento di una sana politica economica. La
spesa pubblica = entrata fiscale.
• Offerta di moneta doveva essere regolamentata e aumentare con il crescere del reddito
nazionale reale.
• Wagner. La legge della crescente espansione della spesa pubblica che cresce ad un
saggio più rapido del prodotto sociale.
• Crescita di dimensioni dell’apparato statale.
• Monarchia amministrativa ad inizio ‘800. Crescono gli impegni per: apparato
burocratico, forze militari, istruzione, infrastrutture (strade, canali, ferrovie), sicurezza
sociale.
• La questione sociale. Lo stato sociale in Germania (le leggi per l’assicurazione
obbligatoria, tutela del lavoro femminile e minorile). Il movimento cristiano-sociale e
la Rerum novarum(emanata da Leone XIII)

Intervento indiretto: il finanziamento della spesa/imposizione fiscale


• Tre strumento tradizionali: imposizione fiscale, alienazione delle proprietà pubbliche,
ricorso al prestito.
• Imposizione fiscale. Incremento della produzione e del reddito = incremento della
quota di reddito reclamata dallo stato. Nel 1870 circa il 10%, nel 2000 circa 36%.
Imposte dirette/imposte indirette.
• Prima dell’800.
• Divario tra il potere dell’autorità statale e le sue basi fiscali e finanziarie.
• Privilegi ed esenzioni fiscali. Prassi comune in gran parte degli stati europei nella
duplice forma del privilegio passivo, (esenzione da una o più imposte), e privilegio
attivo (capacità di imporre imposte in modo autonomo). Così le imposte non misurano
la capacità produttiva delle diverse aree d’Europa, perché era il sistema dei privilegi,
più che il sistema economico a stabilire di volta in volta l’onere fiscale effettivo.

Il finanziamento della spesa/imposizione fiscale


-Con la rivoluzione francese: uguaglianza dinanzi all’imposta: si afferma il sistema
dell’imposta proporzionale, imposta neutrale che prescinde dalla persona.
-Secondo Adam Smith erano due i criteri di ripartizione:
Principio del beneficio o della controprestazione secondo cui l’imposta è il
corrispettivo di un servizio;
Principio della capacità contributiva: pagamento dell’imposta commisurata al
reddito o alla ricchezza o altri indicatori.
Ad essi si aggiungerà con Stuart Mill l’uguaglianza dei sacrifici ovvero l’uguaglianza
individuale di sacrificio cui risponde l’imposta proporzionale sul reddito.
L’imposta dell’800 favorisce il patrimonio e i redditi elevati.
Quali erano i tributi? Imposte indirette sui consumi e dazi doganali. Anche imposte
dirette, patrimoniali: catasti.
Rispecchiava solo lontanamente i redditi dei contribuenti.
LEZIONE 27 (29-11-18)
INTERVENTO INDIRETTO: IL FINANZIAMENTO DELLA SPESA/ DEBITO PUBBLICO
• Debito pubblico.
• Teoria classica. Se lo stato spende più di quanto preleva con le imposte si deve
indebitare sul mercato dei capitali emettendo titoli del debito pubblico. Sono una
forma di impiego del risparmio privato. Secondo la teoria del reddito pre-keynesiana:
Lo stato sottrae risorse che potrebbero essere investite in attività produttive.
Concezione ortodossa del bilancio. La rendita.
• Alienazione di proprietà pubbliche. Altro strumento di finanziamento dello Stato
dopo le imposte e dopo il debito. Es. Italia dopo l’unificazione.

POLITICA COMMERCIALE E COMMERCIO INTERNAZIONALE E SVILUPPO ECONOMICO


Quattro fasi tra liberalizzazione e protezionismo:
a)Progressiva liberalizzazione alla metà dell’800;
b)Protezionismo dal 1870 agli anni ’20 del ‘900, eccetto G.B.;
c)Forti restrizioni negli anni ’30;
d)Progressiva liberalizzazione nel secondo dopoguerra.
Effetti del protezionismo sull’economia. La struttura dei dazi dipende dall’influenza politica
dei produttori e dalle necessità del bilancio.
Qual è il ruolo delle esportazioni dei beni primari nello sviluppo economico? Staple theory.
Il protezionismo era indispensabile per l’industrializzazione?
LA MONETA FIDUCIARIA E LE BANCHE CENTRALI

Verso la moneta cartacea


-A fronte di maggiore domanda di mezzi di pagamento che la crescita dei mercati e dei flussi
richiedeva, la moneta metallica rivela la sua anelasticità nell’offerta. Erano necessari
strumenti cartacei e tecniche di credito.
-Processo di monetarizzazione: evoluzione delle istituzioni monetarie e accettazione di
diverse forme di moneta, credito e strumenti finanziari.
-Tra le guerre napoleoniche e la prima guerra mondiale la moneta fiduciaria superò quella
metallica (quasi 9/10 dell’offerta complessiva) mentre all’inizio dell’800 era meno di 1/3.
Parallelo sviluppo anche di moneta scritturale(depositi bancari). Insieme formano la moneta
bancaria.
Decisa contrazione nell’offerta della moneta metallica.

Garantire la fiducia nella moneta cartacea


-I metalli preziosi continuano ad avere un ruolo importante in quanto standard monetari,
l’unità di conto del sistema monetario, nella quale tutte possono essere convertite.
-Nell’800 stabilità monetaria dopo fasi di inflazione e deflazione.
-Il gold standard svolse questa funzione.
-La necessità di istituzioni che preservassero la fiducia nella moneta quale riserva di valore e
dare stabilità al sistema.
-Prime banche di emissione create per emettere moneta e gestire il debito pubblico. Per
intervento dello stato si trasformarono in banche centrali: governano l’offerta di moneta e
garantiscono la stabilità assumendo anche il ruolo di prestatore di ultima istanza.
LEZIONE 28 (4-12-18)
BANCHE CENTRALI
Processo di articolazione gerarchica del sistema. Pluralità di percorsi nazionali.
Le banche di emissione: create per emettere banconote e gestire il debito pubblico.
Nascita delle banche centrali promosse dagli Stati (Banca d’Inghilterra, Banca di Francia,)
per ottenere credito. In contropartita potevano emettere biglietti di banca (inizialmente solo
grosso taglio) garantiti dallo stato e scontare cambiali al pubblico e ai banchieri privati.
Poi divennero banche delle banche: fornirono credito al sistema e esercitarono su di esso
controllo e vigilanza. Diressero la politica bancaria.
Stretto rapporto con il governo. Dipendenza dell’offerta di moneta alle necessità della
finanza pubblica. Si finanziano i disavanzi con l’espansione della massa cartacea. Pericoli di:
inflazione, instabilità monetaria, delegittimazione dell’autorità della Banca Centrale.
I suoi strumenti: tasso ufficiale di sconto; gestione delle riserve; operazioni di mercato aperto
in titoli di stato.

Inghilterra e rivoluzione nelle istituzioni finanziarie


Nell’ultimo decennio del ‘600 rivoluzione finanziaria e nascita del fiscal state:
a)istituzione del debito consolidato,
b)creazione della Banca d’Inghilterra,
c)diffusione della carta moneta,
d)mercato organizzato per i titoli pubblici e privati,
e)riforma del sistema tributario

Una guerra (con la Francia) e la necessità di un prestito per pagare le truppe. Prestito a lungo
termine con garanzia del Parlamento (responsabilità collettiva). E’ l’atto di fondazione del
Debito Pubblico (distinto da quello personale del sovrano) a. 1693.
Il sistema si rivelò efficace per affidabilità , semplicità e trasparenza. I titoli potevano sempre
essere liquidati su un ampio mercato secondario.
Debito nazionale: il numero degli investitori passò da poche migliaia a mezzo milione.

Banca d’Inghilterra
La Banca d’Inghilterra nasce con lo scopo di: facilitare il collocamento del debito pubblico in
tempo di guerra e prestare banconote di nuova emissione.
E’ una società per azioni sancita da atto parlamentare. 1.200.000 sterline, in massima parte
sotto forma di cambiali negoziabili, vengono fornite al governo che pagò i suoi creditori. I
quali a loro volta potevano ottenere dalla Banca il corrispettivo delle cambiali in: contante o in
banconote o lasciarle in deposito.
In cambio del prestito i sottoscrittori ottennero:
-ricevute di riscontro dal Tesoro utilizzate a garanzia della carta-moneta,
-interessi all’8% garantiti da tributi,
-diritti di: 1. Prendere denaro a prestito con garanzia parlamentare, 2. Trafficare in metalli
preziosi, 3. Agire come banco dei pegni, 4. Emettere carta moneta per un ammontare
equivalente al prestito, con garanzia le ricevute rilasciate dal governo.
La Banca accettò di riscattare gli ordini di pagamento dello Scacchiere e in questo modo il
rapporto con il governo si fece più stretto. Non ha il monopolio dell’emissione.
Il prezzo delle quote della banca raddoppiarono nello stesso anno di fondazione.

LEZIONE 29(5-12-18)
I CARATTERI GENERALI DELL’ECONOMIA IN VIA DI INDUSTRIALIZZAZIONE
Per la prima volta nella storia un forte incremento demografico si accompagna ad alti tassi di
crescita dei redditi e della produttività del lavoro.
Trasformazione della struttura economica: passaggio di popolazione attiva dall’agricoltura
all’industria e ai servizi.
Il commercio accrebbe il suo carattere globale. Mercato interno e estero: mutamenti nei
trasporti e espansione del commercio a lunga distanza.
Radicali mutamenti nella vita sociale (urbanizzazione e secolarizzazione) e nelle ideologie.
Forte divergenza tra le aree industrializzate e sviluppate e quelle non industrializzate e
sottosviluppate.

Caratteristiche del processo di industrializzazione


Processo irreversibile di crescita autosostenuta nella produzione e nella produttività dei
fattori attraverso:
Nuova forma di energia (forza vapore) più potente, più versatile e più a buon mercato.
Invenzione e applicazione di nuove macchine. Innovazione tecnologica: macchine che
sostituiscono l’uomo; macchine che producono energia.
Effetto cumulativo: i progressi interni favoriscono altri di altro tipo con trasformazioni a
catena.
Incremento della produzione, specie nell’industria tessile e metallurgica, fino a divenire
produzione di massa per il mercato.
Nuovi metodi di organizzazione del lavoro: il sistema di fabbrica.
Crescente consumo domestico di merci e di derrate commerciali.

I fattori e le variabili che hanno favorito l’industrializzazione/le istituzioni


Tre i fattori di maggiore rilievo: 1. Le istituzioni; 2. I fattori della produzione (lavoro, energia,
capitale); 3. La demografia.
Contesto culturale e politico favorevole all’innovazione: le istituzioni.
Le regole del gioco. Sono endogene. Formali (il governo, la legislazione, la regolamentazione
dei mercati) e Informali (norme di comportamento accettate, consuetudini, mutua fiducia).
Istituzioni politiche e istituzioni economiche.
La performance economica dipende da: certezza dei diritti di proprietà e “struttura degli
incentivi” all’intraprendenza.

I fattori e le variabili che hanno favorito l’industrializzazione/fattori produzione


Il caso della Gran Bretagna:
Salari alti e energia a basso costo (Allen) = tecnologie labour saving.
L’espansione commerciale = urbanizzazione, migliore divisione del lavoro, salari più elevati,
aumento della domanda, innovazione di prodotto e maggiore alfabetizzazione.
Materie prime e energia a buon mercato (giacimenti di carbone).
Rivoluzione energetica con il coke e la macchina a vapore.
Rivoluzione dei trasporti.
Il capitale per l’avvio delle attività era dato dall’accumulazione nel settore commerciale e
agricolo. Capitale fisso in impianti industriali era modesto.
Capitale circolante. Costo del capitale basso: più basso del costo del lavoro.
La cultura scientifica emergente (illuminismo industriale, Mokyr)= mentalità scientifica,
fenomeni naturali, sperimentazione, analisi di problemi tecnici e soluzione di problemi.

I fattori e le variabili che hanno favorito l’industrializzazione /la demografia


Nuovi cicli demografici. Incremento irreversibile.
Da metà ‘700 aumento demografico dell’1% annuo. Le sue cause (scomparsa delle grandi
epidemie e catastrofi demografiche; attenuazione crisi di sussistenza, commercio
internazionale dei cereali).
Miglioramento del rapporto popolazione, risorse per l’aumento delle derrate e della
produttività in agricoltura a seguito di innovazioni.
Inurbamento. Braccia da lavoro dalle campagne verso le aree industriali.
La crescita demografica stimolò la crescita produttiva che a sua volta stimolò la crescita
demografica.

LEZIONE 30 (6-12-18)
LE POLITICHE PER L’INDUSTRIALIZZAZIONE
L’Inghilterra non aveva una politica di industrializzazione, invece tutti gli altri paesi
ebbero una strategia per emulare il suo successo.
Nel XIX secolo emersero politiche per lo sviluppo che furono adottate da molti paesi.
Elaborate negli Stati Uniti, si fondarono su 4 politiche di sostegno all’industrializzazione, di
cui le ultime tre elaborate da Alexander Hamilton (Report on Manifactures, 1792):
-Istruzione di massa per facilitare l’adozione e l’invenzione di tecnologia;
-Mercato nazionale con abolizione dazi interni e miglioramento sistema di trasporti;
-Banca nazionale per stabilizzare la moneta e assicurare un’offerta di credito;
-Dazi protettivi a tutela dell’industria nascente (infant industry).
Esse costituirono il “sistema americano” che fu conosciuto e divulgato in Europa per opera di
Frederic List che aveva vissuto negli USA e tornato in Germania aveva scritto Il sistema
nazionale di economia politica.
Il caso della Germania (istruzione, mercato nazionale, trasporti, banche).
Il ruolo delle banche d’investimento.

Rivoluzione industriale: diffusione/resistenza


La geografia della diseguaglianza.
La diffusione della rivoluzione industriale secondo modalità diverse a seconda del tipo di
istituzione in vigore nei singoli paesi.
In modo rapido in Stati Uniti, Canada, Australia, simili all’Inghilterra.
Dopo la rivoluzione francese arriva nell’area occidentale del continente europeo.
Nell’area orientale (Russia) invece le differenze si acuirono.
In Africa non si è ancora affermata.
Eccezione il Botswana.

L’evoluzione industriale del continente europeo


Tra il 1815 e il 1870 nascono le principali industrie della rivoluzione industriale.
Industria del ferro, il caso dell’acciaio.
L’Europa continentale supera le carenze tecnologiche che la separano dall’Inghilterra, mentre
i livelli quantitativi restano inferiori all’Inghilterra. Solo con la I guerra mondiale avviene il
sorpasso dei tre paesi di Francia, Germania e Belgio, considerati nel loro insieme, e degli Stati
Uniti.
Trovare sbocchi alla produzione. Il ruolo dei possedimenti imperiali. Tensioni internazionali.
Industrie nuove alla fine dell’800: chimica, elettrica, automobile, petrolio. Con l’automobile
invenzioni in tutti i paesi industriali.
Il ruolo dell’innovazione e della scienza. Il caso della Germania e degli Stati Uniti.
LEZIONE 31(11-12-18)
CRONOLOGIA DELL’INTERVENTO STATALE NEL’900
Nel Novecento abbiamo una situazione che appare molto più definita nel senso che il ruolo
dello Stato dell’economia si amplia a dismisurare quasi a invadere ogni settore dell’economia,
una presenza macroscopica che connota tutto l’andamento economico e su questo è nato un
dibattito molto acceso che vede su fronti contrapposti schierati gli economisti. Durante la
Prima Guerra Mondiale lo Stato interviene in maniera molto concreta per le esigenze imposte
dalla guerra, quali sono queste esigenze? Sono quelle legate all’economia come il
finanziamento(ampliamento della tassazione, ampliamento del debito, la circolazione
monetaria fino all’inflazione), c’è anche l’approvvigionamento, le forniture belliche e quindi si
creano agenzie per tali forniture belliche e la distribuzione dei viveri alle truppe ma anche alla
popolazione civile e poi c’è il terzo settore quello relativo alla mobilitazione industriale ovvero
sia molte industrie civili si convertono a usi bellici ma non soltanto questo ma vengono
controllate direttamente dallo Stato che impone un regime militare agli operai e impone ritmi
e quantità da produrre , qualità dei prodotti.
In Italia alla fine del primo conflitto mondiale oltre 200 impianti industriali erano di proprietà
dello Stato. Quindi nell’arco di questi 3 / 4 anni di guerra il ruolo dello Stato si amplia a
dismisura. Quando ritorna la pace la situazione non riprende i ritmi tradizionali, la situazione
politica è cambiata, c’è una tendenza verso la massificazione della politica: partiti e sindacati
vedono crescere i propri scritti diventando di “massa” poiché prima erano ristretti a delle elitè
, gli apparati si fanno più complessi più centralizzati, vi è ovunque un’esigenza di un ordine
nuovo che va a sovvertire quegli assetti politici e istituzionali ereditati dall’800 ovvero quello
Stato liberale(una composizione politica per lo più monarchica ma costituzionale governata
da elitè aristocratico-borghesi con il consenso parlamentare). Quindi lo Stato liberale viene
sostituito da formazioni politiche che vedono potere nelle mani di un uomo solo(dittatura,
tendenze cesaristiche, tendenze autoritarie dove c’è l’emarginazione dei parlamenti e
l’introduzione di strutture amministrative molto più accentuate in modo da assicurare
maggiore efficacia e rapidità nelle decisioni prese(Italia=fascismo, Germania=nazismo).
Terza soluzione è quella del sistema sovietico dove prende il partito operaio bolscevico che
annulla le libertà dell’individuo a favore di un regime di collettivizazzione dell’economia dove
la proprietà privata scompare insieme al mercato. Abbiamo quindi un modello interventista di
Stato, molto distante dai principi classici del liberismo in cui il capitalismo viene organizzato
dall’alto.
Sotto il profilo economico noi possiamo distinguere due fasi nell’900:
Fase 1 : dura circa 40 anni e arriva fino alla Seconda Guerra Mondiale;
Fase 2 : dal Secondo Dopoguerra fino ai giorni nostri.
Nella prima fase gli interventi dello Stato sono imponenti e lo Stato diventa regolatore,
coordinatore dell’attività economica, ma lo Stato può essere anche imprenditore cioè gestisce
direttamente imprese quindi intervento diretto dello Stato nell’economia. I Primi quarant’anni
e in specie dopo la crisi del ‘29: in Europa interventi dello Stato nella funzione di coordinatore
e regolatore dell’attività economica e in quella di imprenditore (intervento diretto). I regimi
autoritari, dittatoriali, militari imboccano la via del dirigismo economico: interi settori a
proprietà pubblica, protezionismo, pianificazione, assistenza dello stato. Obiettivi: economia
forte al servizio di un militarismo forte. Stabilità interna e espansione all’estero. Stato +
interessi dell’impresa privata. Concezione collettivistica con adozione di misure populiste di
welfare(piena occupazione, organizzazione del tempo libero, istituzioni per la solidarietà e
identità nazionale e razziale). Stato di guerra e stato sociale vanno di pari passo(pensiero di
Mussolini). Con il secondo dopoguerra noi abbiamo una situazione che incomincia a mostrare
delle crepe in questo dirigismo economico perché se da un lato noi abbiamo l’apogeo delle
soluzioni fiscali e monetarie di tipo keynesiano e quindi intervento dello Stato per correggere
le distorsioni del mercato, dall’altro soprattutto a partire dagli anni 70 si assiste alla crisi di
questo modello(nato con la crisi del ’29), la crisi del ’73 rimette in discussione questo modello
per lasciare spazio a un neoliberismo quindi un ritorno alle dottrine classiche rivisitate in
chiave monetarista. Negli Stati Uniti vige lo Stato regolatore.

Intervento diretto nell’economia/nazionalizzazioni


Cosa si intende per nazionalizzazione? E’ il passaggio di attività produttive dal settore privato
a quello pubblico e questo avviene attraverso provvedimenti di carattere legislativo. La
nazionalizzazione(considerando l’esempio della Russia)
è la premessa per la realizzazione di un processo complessivo di centralizzazione
dell’economia cioè lo Stato assume su di sé le attività economiche e le sottrae al mercato. Negli
altri paesi lo stato affianca il mercato.
Le ragioni di carattere:
-Politico-ideologico: ridimensionare o annullare la proprietà privata(URSS/Russia).
-Sociale: garantire l’occupazione, stimolare la classe imprenditoriale assente (Giappone).
-Economico (settori della pubblica utilità ). Il caso degli Stati Uniti. Promozione della crescita
economica, favorendo settori strategici o in difficoltà con tariffe contenute. Redistribuzione
del reddito (prezzi e tariffe).
La redistribuzione avviene in tre settori principali: servizi pubblici, industrie di base, banche
e assicurazioni. La nazionalizzazione la troviamo in Gran Bretagna dopo la Seconda Guerra
Mondiale dal momento che vincono le elezioni i partiti laboristi. Vi fu nazionalizzazione anche
in Francia e Italia(industria elettrica,1962).

LEZIONE 32(12-12-18)
STORIA DELLA NAZIONALIZZAZIONE
Il concetto di nazionalizzazione si avvia all’inizio del Novecento, per esempio nella Repubblica
di Weimar in Germania troviamo diversi settori dell’economia sono in mano pubblica come i
servizi, il settore ferroviario e settori della produzione quindi l’industria pesante. Negli anni
’20 lo Stato della Repubblica di Weimar inizia a sperimentare la nazionalizzazione però la vera
e propria cesura è la crisi del ’29 che rende palese l’esigenza di fare qualcosa di intervenire
per correggere le distorsioni del mercato, c’è un radicale ripensamento della teoria
economica, viene rimessa in discussione la teoria classica, il pensiero di Keynes prende piede,
la sua teoria della moneta è del 1930 però già alcuni anni prima aveva elaborato un altro
saggio sulla moneta in India con lo scopo di correggere il mercato con interventi opportuni,
interventi che si collocavano sul lato della domanda soprattutto la domanda pubblica
attraverso il finanziamento della spesa. E’ un deficit-spending quindi una spesa in deficit che lo
Stato deve praticare nei momenti difficili quindi incrementare la spesa pubblica nel settore
dei lavori pubblici, costruire anche dove non c’è necessità pur di assorbire
manodopera(pensiero di Keynes, slogan=viva la domanda).
Negli anni ’30 il fenomeno della nazionalizzazione lo troviamo nella Francia del fronte
popolare, in Inghilterra, in Germania, nella Spagna di Franco; ma la nazionalizzazione
continuano a essere operate anche successivamente alla Seconda Guerra Mondiale. In Italia
troviamo ,accanto al fenomeno di nazionalizzazione, il sistema di partecipazioni statali ovvero
lo Stato non si sostituisce alla proprietà privata quindi non altera la natura privatistica delle
imprese ma acquista consistenti pacchetti azionari e quindi partecipa all’attività
imprenditoriale assumendo anche il controllo di interi settori industriali o bancari sempre in
funzione anticiclica, abbiamo settori sotto il controllo dello Stato: come la Rai, quello
siderurgico, ci sono una serie di banche, c’è l’Alitalia.
La nazionalizzazione si trova anche nei paesi ex coloniali per sottrarre il controllo delle
risorse nazionali a società o paesi stranieri.
2° periodo. I decenni del secondo dopo-guerra (1945-70)
Qui la scena dell’economia cambia. Siamo in un’epoca di crescita sostenuta dell’economia e
contemporaneamente si assiste ad un considerevole aumento dell’attività settore pubblico,
anche qui lo slancio viene dato dalla Seconda Guerra Mondiale che porta verso l’alto gli indici
della pressione fiscale della partecipazione dello Stato all’attività finanziaria e più in generale
all’attività produttiva. Quando termina la guerra, questi livelli alti non vengono perduti del
tutto, ma continuano a mantenere alti nonostante che sia terminato l’evento congiunturale
che li aveva determinati. Quindi parliamo di una spesa pubblica elevata che negli anni ‘40/’50
era intorno al 40% del PIL, negli anni ’70 la troviamo fino al 50% del PIL e aumenta anche
l’entrata governativa(tributaria).

Ruolo dello stato nell’economia(Welfare State)


Il Welfare State si sostituisce al Wolfore State ovvero lo stato di guerra del 500,600,700.
Adesso nel’900 non è più quello l’obiettivo non è più lì che si dirige la spesa pubblica, non è
più la spesa per la guerra ma è la spesa del cittadino; e quindi abbiamo dal rapporto
Beveridge(1942) vengono elaborati i principi di equità sociale, di giustizia sociale, per cui tutti
hanno diritto ad una vita dignitosa, non soltanto coloro che hanno un lavoro, non soltanto i
contribuenti, non soltanto coloro che hanno diritto alle assicurazioni sociali ma tutti coloro
che abitano nel territorio dello Stato hanno diritto a una vita dignitosa.
Assicurazioni nazionali contro le malattie, la vecchiaia, gli incidenti sul lavoro, sussidi ai
disoccupati, ampliamento istruzione obbligatoria(dottrina della sicurezza sociale).
Tre punti chiave:
• Il diritto all’occupazione e a un reddito minimo per tutti i cittadini (universalità
della copertura)
• Il diritto di accedere a beni e servizi essenziali a prezzi amministrati (sottratti al
mercato)
• Sistema di sicurezza sociale finanziato dai contributi di lavoratori e datori di
lavoro e integrato da stanziamenti statali. Attraverso il fisco si distribuiva il
reddito a favore di chi era in stato di bisogno.

Età dell’economia mista


• Governi di unità nazionale. Economia mista con specifici obiettivi:
• crescita del sistema (della produzione, dei redditi, piena occupazione)
• stabilità (dei prezzi e della bilancia dei pagamenti).
• A questi obiettivi si sono aggiunti anche quelli di:
• più equa distribuzione del reddito
• modifica degli squilibri territoriali.
• Come raggiungere tali obiettivi? Soluzioni diverse da paese a paese.
• Il caso francese: nazionalizzazioni (settore energetico, assicurazioni, banche)
pianificazione. Quali obiettivi (settori chiave di carbone, acciaio, cemento, elettricità ,
trasporti, settore agricolo, petrolio).
• I costi di: instabilità dei prezzi, inflazione e instabilità del franco. Risanamento a
partire dal 1958 (De Gaulle=conservatore) con riduzione della spesa pubblica,
dell’indicizzazione dei salari, del credito e alzando il tasso di sconto.

LEZIONE 33(13-12-18)
MENO STATO PIU’ MERCATO
Crisi delle politiche keynesiane. L’instabilità finanziaria degli anni ‘70 apre la strada ad
un ritorno al liberismo classico. Von Hayek e Milton Friedman e la scuola monetarista,
nuova macroeconomia classica.
Ridimensionamento del potere statale. Margaret Thatcher e Ronald Reagan.
Deregulation=deregolamentazione (esempio Stati Uniti crisi 2008-2009). Smobilizzo di
interi comparti controllati dalla mano pubblica(governo Amato 1992). Privatizzazioni.
In Italia.
La politica mira a: riduzione degli oneri fiscali e riduzione della spesa pubblica.
Riduzione della spesa sociale? Il peso del debito.