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ARCHITETTURA

SCHEMI RIASSUNTIVI, QUADRI DI APPROFONDIMENTO

Per conoscere e ricordare la storia


dell'architettura, dalle costruzioni preistoriche
alle sperimentazioni contemporanee. Sintesi
e approfondimenti su periodi storici e stili
architettonici, forme e materiali, soluzioni
costruttive e grandi architetti.

TUTTO
Studio • Riepilogo • Sintesi
LO STUDIO
IL CONCETTO DI ARCHITETTURA E I SUOI RAPPORTI CON LA SOCIETÀ
DALLA PREISTORIA ALL'ARCHITETTURA CONTEMPORANEA: STILI, TECNICHE,
MATERIALI - CARATTERI GENERALI ED EVOLUZIONE DELLE FORME, ASPETTI
TIPOLOGICI E STRUTTURALI - I GRANDI ARCHITETTI DI OGNI EPOCA
LA SINTESI
INQUADRAMENTI STORICI E GEOGRAFICI - TAVOLE RIASSUNTIVE PER OGNI
CAPITOLO - APPROFONDIMENTI SU ARTISTI E PRINCIPALI OPERE - SCHEDE
DEDICATE AI PIÙ IMPORTANTI ELEMENTI COSTRUTTIVI E AI MATERIALI
DA COSTRUZIONE - DISEGNI E SEZIONI DI TIPOLOGIE E DI PARTICOLARI
TUTTO
Studio Riepilogo Sintesi

ARCHITETTURA
SCHEMI RIASSUNTIVI, QUADRI DI APPROFONDIMENT

TESTI DI
MARCELLO TOMEI
SETTORE DIZIONARI E OPERE DI BASE

Testi: Marcello Tomei, con la collaborazione di Marco Decarlis e Raffaella Raiteri


Disegni: Banca dati opere DeA, ad eccezione di quelli alle pagine 20, 24, 28, 33,
38, 40, 41, 50, 52, 53, 66, 67, 75, 76, 101, 102, 105, 124, 127, 130, 139, 140, 161,
164, 176, 180, 190, 197, 209, 211, 222, 226, 238, 245 (Marcello Tomei)

Realizzazione: Studio Angelo Ramella, Novara


Redazione e impaginazione: Nicole Montanari, Nicoletta Mosca

Copertina: Marco Santini

ISBN 978-88-418-6930-7

© Istituto Geografico De Agostini, Novara


prima edizione, marzo 2010
prima edizione elettronica, marzo 2011

www.deagostini.it
Redazione: corso della Vittoria 91, 28100 Novara

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo volume può essere
riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo,
elettronico, meccanico, in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi
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essere effettuate solo a seguito di specifica autorizzazione
rilasciata da AIDRO, corso di Porta Romana n. 108, 20122 Milano,
e-mail segreteria@aidro.org e sito web www.aidro.org
C
he cosa è l’Architettura? A un tale quesito, solo
apparentemente banale, il presente libro cerca di dare
una risposta, non riversando sul lettore un interminabile
e noioso “fiume” di date, luoghi e opere, ma cercando
di cogliere gli aspetti peculiari che hanno determinato
lo sviluppo dei differenti approcci all’arte della
manipolazione dello spazio. Architettura che non
si configura come materia chiusa in se stessa, regolata
da uno specifico quadro disciplinare, ma che estende
il proprio campo di indagine alle altre forme artistiche
e si rivela strettamente correlata ai molteplici aspetti
della vita sociale (politica, economia, religione, cultura,
scienza e tecnica), di cui diviene inevitabile espressione.
Questo libro, corredato di schizzi, schemi compositivi
e dettagli costruttivi, si presenta come utile strumento
di conoscenza per chi, studente o semplice appassionato
della materia, desideri disporre di un immediato quadro
di riferimento per una corretta collocazione geografica
e temporale delle differenti manifestazioni architettoniche,
ma anche come supporto per chi, come lo scrivente,
per esigenze professionali è chiamato quotidianamente
a confrontarsi con i fondamenti della disciplina, nel
momento in cui si accinge, con consapevolezza delle
esperienze passate, alla progettazione di spazi coerenti
con le istanze della società contemporanea. Concepito
come lavoro di sintesi e di facile consultazione, il libro
si pone l’obiettivo di fornire un quadro complessivo di
riferimento: alla curiosità e all’interesse del lettore attento
è riservata la facoltà di approfondire tematiche specifiche,
particolari aspetti tecnici e costruttivi, così come le figure
emergenti nelle diverse epoche, attingendo ai numerosi
volumi, manuali tecnici e monografie dedicati alla materia.
Sempre consapevole che nessun testo scritto è in grado
di sostituire l’esperienza conoscitiva diretta, sensoriale
e quasi “fisica” che ogni opera architettonica richiede.

L’Autore
Guida alla consultazione
Note a margine per la rapida individuazione
Sintesi introduttiva al capitolo e memorizzazione dei temi principali

2 Architettura gotica
2 - Architettura gotica

de uno stile fiammeggiante con ricchissime decorazioni scul- Ricche decorazioni


toree a traforo (facciata di Strasburgo, iniziata nel 1277). Gli scultoree
Lo stile gotico fiorisce tra la prima metà del XII e il XV secolo: dai primi splendidi cicli scultorei delle cattedrali, pur sul modello di
quelli francesi, mostrano spesso una spiccata originalità e un
cantieri delle cattedrali francesi dell’Île-de-France fino alle tarde manifestazioni intenso naturalismo di alto valore espressivo. Ma il maggior
dell’Europa occidentale, il Gotico rappresenta in campo artistico l’ultima contributo del Gotico tedesco è il tipico schema della chiesa La chiesa a sala
fase unitaria nell’ambito dell’arte medievale. a sala (Hallenkirche), assai diffuso dal XIV al XVI secolo. Un
volto particolare ha anche l’architettura delle zone settentrio-
nali (Lubecca), semplicissima nelle strutture, priva di decora- Lo stile delle regioni
Inquadramento storico e geografico zione scultorea e interamente costruita in mattoni invece che settentrionali
in pietra, secondo moduli che si diffondono nei Paesi scandi-
Oggi il termine Gotico indica lo stile artistico nato nella re- navi. I tradizionali schemi gotici hanno lunga vita nei Paesi te-
Nascita del Gotico gione dell’Île-de-France, nel nord della Francia, verso la deschi, soprattutto negli edifici civili, disegnando l’intera fi-
metà del XII secolo. Gradualmente l’arte gotica si estende a sionomia delle città germaniche fino al periodo barocco.
buona parte dell’Europa occidentale, interessando molti Scarsa originalità ha invece l’architettura gotica in Austria, fat- Il Gotico in Austria
Stati (Gran Bretagna, Germania, Spagna, Portogallo) fino al ta eccezione per la cattedrale di Santo Stefano, a Vienna.
L’eccezione italiana XV secolo, ad eccezione dell’Italia, che, nel corso del Quat- La Svizzera, tra il XIII e il XIV secolo, risente sia dell’apporto Il Gotico in Svizzera
trocento, vedrà sorgere un differente movimento culturale francese (Ginevra, Losanna, Friburgo) sia di quello tedesco
(Umanesimo) e artistico (Rinascimento). (gli architetti della famiglia Ensinger, di origine sveva, lavora-
Definizione Il termine denota quindi lo stile diffusosi nell’Europa occi- no a Costanza, Berna e Basilea). Come avviene per gli altri Pae-
dentale grosso modo tra la fine del Romanico e la diffusio- si dell’area germanica, fino a tutto il XVI secolo il Gotico è lo
ne del Rinascimento. stile nazionale delle città svizzere (edifici pubblici e privati, log-
Il significato Diverso era il significato originario del termine “gotico”: co- ge, fontane e così via).
originario niato nel XV secolo dalla storiografia rinascimentale e attribuito
del termine da alcuni storici a Lorenzo Valla, da altri a Raffaello, era usato ■ Il Gotico nell’Europa orientale
in senso dispregiativo e polemico come sinonimo di “barba- L’influenza francese è tangibile anche in Paesi lontani come Influenza francese
ro”; inizialmente definiva un tipo di grafia opposta a quella ro- l’Ungheria (Castello Reale e cappella di Esztergom) e la Ce-
mana, e successivamente venne usato per indicare una forma coslovacchia (la cattedrale di Praga fu iniziata da Mathieu d’Ar-
artistica rozza e poco raffinata, nella migliore delle ipotesi ar- ras, 1344-1352). Tuttavia, gli stretti legami storici tra l’Austria e
bitraria e bizzarra, antitetica rispetto all’equilibrio e all’armo- la dinastia di Boemia creano una comune corrente culturale,
nia espresse dall’arte classica greca e romana. Il Vasari stesso legata soprattutto all’attività degli architetti della famiglia dei
nei suoi scritti si riferisce alla «maniera dei Goti» per criticare Parler, operanti a Vienna e a Praga. Qui Peter Parler realizza
opere architettoniche medievali, in cui molte soluzioni stili- nel coro della cattedrale (1353-1385) un modello di architet-
tura per vetrate che, oltre a esercitare una notevole influenza
stiche dimostrano il decadimento della civiltà romana e il ne- in Polonia (Marienkirche, a Cracovia, 1384) e Ungheria, a Jàk,
fasto effetto delle invasioni barbariche. si estende ai Paesi tedeschi, da Vienna a Norimberga.
L’evoluzione Nel corso dei secoli XVII e XVIII si diffondono diverse inter-
del significato pretazioni del Gotico, inteso sia come forma d’arte inven- ■ Il Gotico nella Penisola Scandinava
tata dai Goti, antico popolo germanico, e importata in Fran- Nella Penisola Scandinava il maggior tramite per la diffusione
cia, sia come “art got o cot”, ossia arte della Luce e dello Spi- del Gotico è costituito dagli ordini monastici. I legami con l’ar- Il ruolo
rito. È però solo con gli approfonditi studi dedicati al Me- te francese, specie dal XIII secolo, sono molto stretti, ma l’uso degli ordini
dioevo dal Romanticismo che si attua un processo di riva- tradizionale del mattone dona agli edifici nordici un sapore par- monastici
lutazione dell’arte e dell’architettura gotiche, superando i ticolare. Le cattedrali di Roskilde (fine XII sec.) e di Uppsala
numerosi pregiudizi storici e giungendo a una serena valu- (XIII sec.), quest’ultima eccezionalmente di pietra, si avvalgo-
tazione dei loro caratteri specifici: giudizio che si è protrat- no anche di maestranze francesi. In Norvegia e Svezia è sensi- Influenze inglese
to fino ai nostri giorni. bile l’influsso inglese, mentre gli schemi della Germania del e tedesca
134 143

Testo con le parole e i concetti


chiave evidenziati in nero

Il volume inizia con un’introduzione che definisce il concetto di Architettura e i suoi


ambiti di applicazione, le figure coinvolte nei processi di realizzazione di un’opera
architettonica, il ruolo dell’architetto nella storia. Chiarisce inoltre il concetto
di urbanistica e affronta altri temi generali, utili alla comprensione degli argomenti
trattati nelle dieci sezioni successive, che corrispondono ad altrettanti periodi
o argomenti significativi della storia dell’architettura, dalle origini ai giorni nostri.
Ogni sezione è introdotta da una presentazione che ne espone i caratteri generali
e seguita da un sintetico specchietto riassuntivo.
Il testo è articolato in modo da favorire la memorizzazione rapida dei tratti salienti
di correnti artistiche e architetti, del loro stile e delle loro opere. I capitoli sono
aperti da un cappello introduttivo, che fornisce un rapido inquadramento generale
4
Riquadro
di approfondimento

2 - Neoclassicismo 1 - Dal Modernismo alla Secessione viennese

fondazione pubblica nata nel 1897 allo scopo di reperire nuove


IL CAMPIDOGLIO DI WASHINGTON
figure professionali nel campo progettuale e creativo.
Le forme classiche di questo edificio, se- neoclassico e il riferimento all’antico e- Emblema architettonico del movimento è il palazzo della Se- Palazzo
de del Congresso degli Stati Uniti, simbo- sprimono il potere governativo, compara- cessione, costruito in tempi record tra il 1898 e il 1899 come della Secessione
leggiano le virtù americane e derivano da to a quello dell’Impero Romano. L’edificio spazio espositivo alternativo a quelli dell’arte accademica,
un rapporto di collaborazione tra diversi attuale è frutto di numerosi interventi suc- sotto il motto «Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà».
architetti. La pianta di William Thornton è cedutisi nel corso dell’Ottocento, tra cui la Il progetto è di Olbrich: parte da una pianta rigorosamente
del 1793: è costituita da un corpo centra- sostituzione della cupola originaria di le- quadrata che si innalza con pareti lisce e quasi disadorne (sal-
le a T collegato a 2 ali rettangolari che tra- gno con una nuova struttura di ghisa. La vo un fregio floreale); finestre e porte si aprono insolitamente
smettono orizzontalità all’edificio. Il vano cupola attuale si erge su un tamburo a 2 con tagli netti, senza cornici o timpani. La grande invenzio-
centrale si proietta all’esterno attraverso piani colonnato, terminante con la lanter- ne decorativa è l’ampia cupola di rame traforata a motivi flo- La cupola di rame
un portico con colonne a sostegno del na e la statua della Libertà. Anche gli in- reali, rilucente di lamine d’oro. L’interno, illuminato dalla cu-
timpano triangolare superiore e ampie terni richiamano il classico, con forme ad pola, dispone di ampia flessibilità spaziale e si adatta quindi
scalinate; un’enorme cupola sovrasta il anfiteatro, mezze cupole cassonettate e alle funzioni espositive.
vano centrale. La progettazione di stampo l’impiego di ordini classici. L’austriaco Adolf Loos, pur ponendosi in contrasto con la Se- Adolf Loos
cessione, ne è l’ultimo e più raffinato interprete. Propugna l’i-
dea che «l’architettura non è un’arte perché qualsiasi cosa ser-
classico: una struttura che trasmette stabilità e robustezza com- va a uno scopo va esclusa dalla sfera dell’arte». La sua è quin-
positiva – grazie anche alla sua collocazione in posizione so- di un’architettura nuova totalmente funzionale, in cui ogni
praelevata –, insieme a forme limpide e semplici. Per la sua re- decorazione è abolita per rispondere solo alle necessità di chi
sidenza, Casa Monticello (1768), in Virginia, si ispira alla Ro- Casa Monticello la abita: così nasce casa Steiner, caratterizzata da semplicità
tonda del Palladio: un corpo centrale coperto a cupola è an- dei volumi e funzionalità delle aperture. Inserito ormai nel con- La diffusione
ticipato da un pronao colonnato con timpano; bassi bracci non testo dell’Art Nouveau, all’inizio del Novecento il Sezessionstil del Sezessionstil
sono più intesi come semplici portici, ma espansioni spaziali assume rilevanza internazionale e le principali istituzioni ven-
e funzionali; queste ali sono collegate alla casa attraverso pas- gono a loro volta messe in discussioni da altri piccoli gruppi.
saggi semisotterranei che richiamano Villa Adriana, a Tivoli. Il
tetto a terrazza favorisce la contemplazione della natura cir-
costante, dove sono inseriti bassi edifici di servizio, disposti in
modo da formare una grande U. SCHEMA RIASSUNTIVO
Vi è una separazione tra gli ambienti pubblici e quelli pri- INCONTRO FRA TRADIZIONE In Europa si sviluppa una serie di tendenze architettoniche accomunate da carat-
vati; all’interno le stanze semiottagonali intendono ottimizza- E INNOVAZIONE teristiche analoghe e che vengono identificate con i termini Modernismo o Liberty.
re gli spazi, secondo il concetto generale della formazione di La nascita del Modernismo si colloca in Catalogna, più precisamente a Barcello-
un ambiente continuo anche con il parco. Ordine e armonia na, intorno al 1880; la sua diffusione si arresta solo verso il 1930.
emergono da questa costruzione, archetipo della villa ameri- Archetipo
cana. Jefferson si dedica allo studio dell’architettura romana, della villa americana ART NOUVEAU L’Art Nouveau, diffusa tra il 1893 e il 1914, si sostituisce ai revival stilistici diffon-
di cui adotta le forme per il progetto dell’università della Vir- dendo un linguaggio inedito: suo tratto fondamentale è la trasformazione di ogni
elemento in un pezzo unico, in opposizione all’imitazione degli stili del passato.
ginia (1817): 2 file di padiglioni sono collegate a colonnati, po-
sti ai lati di un ampio prato; i fronti sono tutti differenti e al- DE STIJL Il movimento avanguardistico De Stijl nasce nei Paesi Bassi sulle orme della rivi-
l’interno vi sono aule e alloggi per i docenti; nella parte retro- sta omonima fondata nel 1917 che raggruppa pittori, scultori, architetti e poeti pro-
stante sono dislocati stanze e dormitori per gli studenti. pugnatori di un’arte nuova capace di investire ogni aspetto dell’esperienza umana.
Il progetto esprime bene il rapporto tra uomo e natura, ope- Rapporto tra uomo
rosità e contemplazione, grazie all’integrazione fra strutture e natura SECESSIONE VIENNESE In Austria e in Germania verso il 1890 inizia a diffondersi un nuovo fenomeno arti-
per lo studio e giardini, con grande fluidità dell’impianto. La stico chiamato Sezessionstil, che si inserisce nella linea del ripudio delle istitu-
zioni accademiche e della messa in discussione dei canoni tradizionali. Edificio sim-
biblioteca, posta a un’estremità del complesso, è a pianta bolo del movimento è il palazzo della Secessione (1898-1899), realizzato su pro-
centrale, coperta a cupola con pronao e timpano (su modello getto di Joseph Maria Olbrich.
del Pantheon).
199 227

Schema riassuntivo

dell’argomento trattato. Le frequenti note a margine permettono la rapida


individuazione dei temi principali e agevolano la loro ricapitolazione.
Nel testo sono evidenziati in carattere nero più marcato i concetti, le opere
o gli architetti che è particolarmente utile ricordare. I capitoli sono conclusi
da schemi riassuntivi che espongono in sintesi i lineamenti di fondo degli autori
o delle scuole. All’interno dei capitoli sono presenti riquadri di approfondimento,
che possono trattare argomenti collaterali all’esposizione principale e importanti
per la sua comprensione, oppure autori e/o scuole non altrimenti collocabili.

In coda al volume è disponibile un indice in cui sono riportati le opere, le località


e gli architetti citati nel testo.
5
Sommario
INTRODUZIONE ARCHITETTURA
Il concetto di Architettura 11 DEL SETTECENTO
1 Tardobarocco e Rococò 187
DALLE ORIGINI 2 Neoclassicismo 192
ALL’ANTICO EGITTO
1 Prime forme di architettura ARCHITETTURA
preistorica 19 DELL’OTTOCENTO
2 Architettura mesopotamica 30 1 L’architettura dell’età
3 Architettura dell’antico Egitto 37 della macchina 203
2 Eclettismo 213
ARCHITETTURE MINOICA, 3 Urbanesimo e architettura 216
MICENEA E GRECA
1 Architetture minoica e micenea 49 ARCHITETTURA
2 Architettura greca 55 DEL NOVECENTO
1 Dal Modernismo
ARCHITETTURE ROMANA alla Secessione viennese 221
E PALEOCRISTIANA 2 Dal Futurismo
1 Architettura romana 73 al Razionalismo 228
2 Architettura paleocristiana 93 3 Dal Movimento Moderno
all’Architettura Organica 231
ARCHITETTURE ROMANICA
E GOTICA ARCHITETTURA
1 Architettura romanica 115 CONTEMPORANEA
2 Architettura gotica 134 1 Dall’Hi-Tech
al Postmoderno 237
ARCHITETTURA 2 Dal Decostruttivismo
DEL RINASCIMENTO al Neorazionalismo 243
1 Inquadramento storico 153 3 Nuove tendenze 249
2 Aspetti tipologici 158
Indice 251
3 Architetti e opere 163

ARCHITETTURA BAROCCA
1 Le origini romane 171
2 Il Barocco nel resto d’Italia
e in Europa 179
7
INTRODUZIONE

Il concetto di Architettura
Estremamente articolato e complesso è il campo
disciplinare dell’architettura, antica arte del costruire
costantemente in equilibrio tra una ricerca teorica volta
alla comprensione dell’evoluzione storica dell’abitare
nonché all’interpretazione dell’apporto fornito da altri campi
del sapere (sociologia, antropologia, economia)
e una pratica del costruire attenta agli aspetti fisici
e materiali dell’oggetto architettonico e rivolta a una
continua ricerca relativa alle componenti tecniche,
estetiche e culturali dei materiali e delle tecniche impiegate.
Tipico strumento di programmazione di un’opera
architettonica è il progetto, inteso come l’insieme
di documenti e atti in grado di sviluppare un processo
metodologico che, dalle prime idee di massima relative
ai requisiti, alle aspettative e alle esigenze espresse dalla
committenza e dagli utilizzatori, porta alla prefigurazione
della futura costruzione in ogni minimo dettaglio,
sia per quanto riguarda gli aspetti architettonici, tecnici
e costruttivi sia per quanto concerne gli aspetti economici
e finanziari atti alla realizzazione dell’opera.
Strettamente legata al tema del progetto è la scala
di intervento, che, a partire dall’Ottocento e durante
i secoli successivi, si estende progressivamente
alla grande scala della pianificazione territoriale
e dell’urbanistica (disciplina interessata alla conoscenza
e alla pianificazione progettuale dello sviluppo dei centri
urbani), così come alla piccola scala del disegno
industriale (disciplina orientata allo studio e al controllo
formale e prestazionale di oggetti di uso quotidiano
prodotti industrialmente).
Il concetto di Architettura
Definizione di “architettura”
Il primo obiettivo che un testo di architettura dovrebbe por-
si è quello di dare una definizione quanto più chiara e com-
pleta del termine “architettura” e del suo ambito di applica-
zione. In linea generale designa una disciplina che, attraver-
so contributi intellettuali e tecnici, interviene sull’ambiente fi-
sico esistente allo scopo di modificarlo e adattarlo alle esi-
genze umane. Tale disciplina risponde al bisogno primario del- L’architettura come
l’uomo di costruire manufatti non solo in grado di costitui- risposta sia alla
re un riparo e una protezione rispetto alle condizioni clima- necessità di riparo
tiche avverse, ma anche di fornire una risposta alle esigenze sia a esigenze
più evolute, quali ritrovarsi con i propri simili, praticare scam- più evolute
bi commerciali, pregare, curarsi, esercitare il potere e, più in
generale, insediarsi in un determinato luogo attraverso strut-
ture stabili e durature.
Numerose sono state nel corso dei secoli le definizioni del- Numerose
la disciplina architettonica formulate da architetti, teorici e definizioni
uomini di cultura; tra queste, quella che ancora oggi risulta
una delle più complete si deve a Marco Vitruvio Pollione Marco Vitruvio
(80/70-23 a.C.). Nel suo trattato De architectura l’architet- Pollione
to e scrittore romano concepisce questa disciplina come l’in-
sieme di tre fattori:
• Firmitas (stabilità)
• Utilitas (utilità)
• Venustas (bellezza)
Secondo la sua definizione ogni realizzazione architettonica
non può infatti prescindere da:
• una componente costruttiva e strutturale, senza la quale Le componenti
l’opera è effimera e pericolosa nel suo utilizzo; secondo Vitruvio
• una componente funzionale, senza la quale l’opera è un ma-
nufatto privo di utilità per i potenziali fruitori, equiparabile a
una scultura in grande scala;
• una componente estetica e di ricerca artistica, senza la qua-
le l’opera non può essere definita tale e scade nel campo del-
la semplice edilizia.
Un altro aspetto caratterizzante è legato ai concetti di spazio Spazio e tempo
e di tempo. Specifica dell’architettura è la facoltà di definire
e delimitare gli spazi interni destinati alle diverse esigenze
umane e di regolare i rapporti spaziali reciproci tra i volumi e
tra questi e l’ambiente circostante. Tale spazio però non è fis-
so e immutabile, bensì legato alla variabile tempo.
11
Il concetto di Architettura

Percezione La percezione dello spazio avviene da parte del potenziale


dello spazio fruitore in una serie di sequenze architettoniche, in una pro-
gressiva visione dell’opera considerata da tutti i punti di vista,
secondo la successione di vani, elementi costruttivi, volumi e
percorsi predisposti dal progettista.
Confronto con altre Dal confronto tra architettura e altre forme artistiche (pittu-
forme artistiche ra e scultura) emerge pertanto un’ulteriore caratteristica:
mentre le opere pittoriche e scultoree vengono percepite dal-
la sola componente visiva (al limite tattile per quanto riguar-
da la scultura), la reale percezione dell’opera architettonica e
della sua spazialità richiede un’esperienza diretta che coin-
volge tutti i sensi.
Questa non avviene in maniera simultanea da parte del frui-
tore, ma richiede uno sforzo intellettivo per comprendere e
valutare le impressioni fornite dalla visione esterna del com-
plesso, dalla vivibilità dei singoli spazi interni, dalla qualità dei
materiali impiegati e dagli effetti chiaroscurali determinati dal-
la modulazione della luce naturale e di quella artificiale, e in-
fine dalle sensazioni che la molteplicità degli aspetti di tale
esperienza riesce a trasmettere.
Tramite l’esperienza diretta (e non sicuramente solo attra-
verso la consultazione di libri e riviste) è possibile cogliere la
ricchezza dei molteplici aspetti che costituiscono un’opera di
architettura.

Edilizia corrente e architettura


Oggetto di interesse Oggetto di interesse dell’architettura sono quindi la pratica
dell’architettura del costruire e il prodotto di tale pratica, comunemente defi-
nita edilizia. A differenza però dell’edilizia corrente, orienta-
ta alla realizzazione del prodotto nei suoi aspetti pratici e fun-
zionali, l’architettura ricerca anche una finalità estetica.
Alla base di un’opera architettonica, oltre alla componente
strutturale e funzionale ci deve essere, insomma, un concet-
to formale che si esplicita nell’opera stessa.
L’opera architettonica, a differenza del semplice edificio, si
configura come la composizione armonica di elementi che
costituiscono un insieme organico, all’interno del quale con-
fluiscono molteplici aspetti caratteristici della società e del-
l’epoca nella quale viene realizzata (tendenze culturali, aspi-
razioni del progettista e del committente, conoscenze tecni-
che e organizzazione economica e sociale).
Rapporto Da questo punto di vista emerge chiaramente come ciascuna
con la società opera architettonica risulti intimamente connessa alla vita ci-
vile e alla società nella quale viene creata, tanto da costituir-
12
Il concetto di Architettura

ne, nei casi più felici, una vera e propria rappresentazione.


Ne sono un esempio le piramidi della civiltà egizia, i sontuo-
si palazzi della società rinascimentale e i grattacieli metropo-
litani della società contemporanea.

Rapporto tra architettura e città:


tipologia edilizia e morfologia urbana
Dal punto di vista storico si incomincia a parlare di architet-
tura con l’insediamento delle prime forme di civiltà e con il
sorgere delle prime città. Molto stretto si è rivelato appunto
nel corso dei secoli il rapporto tra architettura e città, in cui
ciascun intervento architettonico risulta sottoposto al condi-
zionamento del contesto esterno (sia esso naturale o artifi- Rapporti con
ciale) e si pone in un determinato rapporto (di continuità o il contesto esterno
di opposizione) rispetto all’esistente.
Secondo la disciplina architettonica il rapporto tra la forma
del singolo edificio e quella dell’insediamento urbano viene
analizzato tramite due concetti fondamentali: la tipologia edi-
lizia e la morfologia urbana.
La tipologia edilizia analizza la forma dell’edificio e ne dà una Tipologia edilizia
classificazione dal punto di vista dello sviluppo storico e del-
la funzione: tipi edilizi residenziali (a blocco isolato, accosta-
to, a corte chiusa, a corte aperta, in linea, a torre), tipi degli
edifici pubblici (scuole, ospedali, teatri, stazioni ), elementi del
rapporto tra tipo edilizio e città (lotto, isolato urbano, spazio
costruito, spazio libero: strade, piazze, verde pubblico, corti).
La morfologia urbana studia la forma della città, analizzan- Morfologia urbana
dola nei suoi elementi costitutivi (assi viari, aree edificate e li-
bere, centralità, margini naturali e artificiali) e nelle relazioni
reciproche tra loro. Entrambi i concetti hanno costituito in
passato – e costituiscono ancora nel presente – un utile stru-
mento di conoscenza delle regole razionali della composi-
zione edilizia e urbana e del graduale sviluppo nel tempo del-
la morfologia fisica, sociale e culturale degli insediamenti, per
una comprensione delle dinamiche evolutive e per una con-
sapevole progettazione dei nuovi interventi.

Gli “attori” del processo di produzione


dell’opera architettonica
Come in passato, anche oggi la riuscita di un’opera architet- Creazione
tonica non è un merito da attribuire esclusivamente a un il- di un’opera
luminato committente o a un architetto creativo, ma alla stret-
13
Il concetto di Architettura

ta collaborazione di diversi “attori” (variabili come numero e


tipo di specializzazione in relazione alla complessità dell’o-
pera), ciascuno impegnato nel proprio ruolo.
Gestione Nelle epoche passate la gestione del processo di realizzazio-
del processo ne di un’opera architettonica avveniva in maniera diretta: l’u-
di realizzazione tente (un singolo individuo o la collettività) provvedeva in pri-
ma persona a programmare, progettare e realizzare l’opera
architettonica. In epoca moderna, con l’avvento della Rivolu-
zione Industriale e la specializzazione del lavoro, si assiste in-
vece a un’articolazione del processo di produzione e al pro-
liferare delle figure coinvolte. Figure che si possono suddivi-
dere nelle seguenti categorie:
Le figure coinvolte • Gli utenti, ossia i fruitori dell’opera. In tempi recenti, in ca-
si di utente rappresentato dalla collettività, si è assistito a for-
me di associazionismo volte a una partecipazione il più pos-
sibile diretta alle scelte progettuali e alla definizione delle ri-
chieste funzionali.
• Il committente, ovvero colui che assume l’onere di finan-
ziare la realizzazione dell’opera architettonica. Spesso, ma
non sempre, coincide con l’utente finale.
• Le istituzioni pubbliche (enti statali, regionali, comunali),
che, secondo le proprie competenze e le differenti scale di in-
tervento, determinano le scelte strategiche di sviluppo e so-
vrintendono alla verifica del rispetto delle norme.
• L’apparato industriale, costituito dalle imprese di costru-
zione – direttamente impegnate nel cantiere – e dalle indu-
strie produttrici delle materie prime e delle componenti edi-
lizie, dislocate sul territorio.
• I tecnici e i professionisti, ossia coloro che operano negli am-
biti della progettazione, pianificazione e direzione esecutiva,
nonché nel collaudo e controllo delle opere. In passato queste
figure erano rappresentate fondamentalmente dall’architetto,
dall’ingegnere e dal tecnico diplomato come direttore di can-
tiere; in tempi recenti, invece, il gruppo si è maggiormente ar-
ticolato, comprendendo al suo interno specialisti come l’ur-
banista, il geologo, il sociologo, il progettista ambientale, il pro-
gettista impiantistico-strutturale, l’esperto in progettazione di-
gitale e modellazione solida e altri ancora. In virtù di questa ten-
denza e per la realizzazione di opere di una certa importanza
e complessità si è assistito in tempi recenti alla nascita di so-
cietà di progettazione integrata, costituite da molteplici com-
petenze specialistiche riunite in un’unica struttura.
• Le maestranze, cioè gli operai edili impiegati presso le im-
prese di costruzione impegnate direttamente in cantiere o
presso le industrie produttrici di materie prime e componenti,
dislocate sul territorio.
14
Il concetto di Architettura

IL RUOLO DELL’ARCHITETTO NELLA STORIA


Quella dell’architetto è una figura profes- d’arte e presero corpo due diverse stra-
sionale caratterizzata da una duplice fun- de: quella dei maestri riformatori e quel-
zione, artistica e tecnica, che nel corso la dei semplici costruttori.
dei secoli ha visto il proprio ruolo consi- Nei secoli XVI-XVIII l’architetto era consi-
derato di volta in volta in modo diverso derato il depositario di tutte le nozioni tec-
dalla società e ha subito più di una mo- niche e artistiche necessarie per realizza-
difica del proprio campo d’azione. re compiutamente qualunque edificio, ed
Nell’antico Egitto l’architetto era un era ritenuto idoneo a seguire la realizza-
funzionario che aveva il compito di pro- zione di qualsiasi opera dalle fasi iniziali di
gettare templi e palazzi, nonché di so- ideazione fino allo sviluppo esecutivo e al
vrintendere alla loro edificazione. dettaglio minuzioso di ogni elemento.
Gli antichi Greci, a parte l’aspetto tecnico Nell’Ottocento, grazie allo sviluppo tec-
della sua attività, ne valorizzarono la com- nologico (utilizzo del cemento armato e
ponente artistica: l’architetto era innanzi- di strutture in ferro) e di nuovi processi
tutto uomo di cultura e di gusto che im- di produzione edilizia, si verifica l’affer-
piegava le proprie conoscenze e la propria mazione della figura dell’ingegnere civi-
raffinatezza nel campo delle costruzioni. le, mentre l’architetto viene relegato al
A Roma, caput mundi, data l’importanza ruolo di decoratore e progettista delle
rivestita dalle grandi opere di tipo infra- componenti estetiche degli edifici.
strutturale e utilitaristico, l’architetto era Nel corso del XX secolo la figura dell’ar-
principalmente un costruttore alle dipen- chitetto riacquista progressivamente pre-
denze di enti pubblici, civili e militari. stigio e un proprio ruolo ben definito con
Nel Medioevo era una figura itinerante: specifiche competenze e responsabilità,
progettisti-costruttori organizzati in coo- per arrivare – al giorno d’oggi – a esplo-
perative andavano da una città all’altra per rare nuovi settori, dall’arredamento alla
realizzare cattedrali e altri edifici religiosi. decorazione, dal design industriale all’ur-
Con il Quattrocento si impose il con- banistica, integrando il proprio operato
cetto di architettura come espressione con quello di altri professionisti.

Architettura come metodologia


progettuale applicabile
alla piccola e alla grande scala
Connaturato alla disciplina architettonica è il concetto di pro- Il progetto
getto (dal latino tardo proiectare, “gettare avanti”, “propor-
re”), inteso non solo come momento di redazione degli ela-
borati grafici e contabili, ma più in generale come processo
di elaborazione teorica e metodologica che precede la rea-
lizzazione di un’opera architettonica. Questo processo si ar-
ticola in più fasi:
• analisi delle esigenze da soddisfare; Fasi di realizzazione
• programmazione e pianificazione dell’intervento;
• elaborazione della forma del manufatto architettonico sia
negli aspetti generali sia nei dettagli;
• realizzazione materiale dell’opera;
• verifica e collaudo di quanto realizzato.
15
Il concetto di Architettura

Il progetto in tal senso diviene un processo di sintesi dei mol-


teplici fattori che concorrono alla sua realizzazione, conden-
sati in un’unica forma espressiva: la forma dell’opera archi-
tettonica risulta pertanto il momento finale del complesso
processo analitico che la precede.
Vista la capacità dell’architettura di interpretazione e trasfor-
mazione della realtà attraverso il progetto, nel corso dei se-
coli l’oggetto del suo operare si è progressivamente amplia-
to rispetto al manufatto architettonico, estendendo il proprio
Urbanistica campo di indagine alla grande scala urbana e territoriale (ur-
e industrial design banistica), così come alla piccola scala degli oggetti d’uso pro-
dotti industrialmente (industrial design).

SCHEMA RIASSUNTIVO
DEFINIZIONE Disciplina che trova le proprie origini nell’esigenza dell’uomo di trasformare l’am-
DI ARCHITETTURA biente naturale per adattarlo al proprio bisogno primario di trovare un rifugio rispetto
alle condizioni climatiche avverse e alle insidie dell’ambiente naturale.
Con l’affermarsi di civiltà stabili ed evolute anche l’architettura si confronta con esi-
genze differenti, relative alle attività commerciali, all’esercizio delle pratiche reli-
giose, alla cura del corpo, all’esercizio e alla rappresentazione del potere.

TIPOLOGIA EDILIZIA Concetto relativo allo studio della forma dell’edificato, analizzato dal punto di vi-
sta della sua evoluzione storica e della sua funzione, concepite sia nella propria au-
tonomia sia in rapporto al contesto urbano di riferimento.

MORFOLOGIA URBANA Concetto relativo allo studio della forma urbana, analizzata nel suo sviluppo storico e
nelle sue componenti costitutive fondamentali, ponendo particolare attenzione alle re-
ciproche relazioni tra esse.

GLI “ATTORI”COINVOLTI NEL Numerose e diversificate sono oggi, più che in passato, le figure professionali coin-
PROCESSO DI PRODUZIONE volte a vario titolo nel lungo e complesso processo di produzione di un’opera archi-
DELL’OPERA ARCHITETTONICA tettonica, variabili come numero e come specializzazione in relazione alla tipologia
dell’opera da realizzare e al suo grado di complessità.

URBANISTICA Disciplina che si occupa dello studio analitico e della pianificazione dello svilup-
po dei centri urbani tramite l’elaborazione di progetti articolati su vasta scala.

INDUSTRIAL DESIGN Disciplina dedicata alla conoscenza dell’evoluzione storica e formale degli oggetti
d’uso prodotti industrialmente e al futuro sviluppo progettuale degli stessi.

16
DALLE ORIGINI
ALL’ANTICO EGITTO

1 Prime forme di architettura


preistorica
2 Architettura mesopotamica
3 Architettura dell’antico Egitto
La comparsa dell’uomo sulla Terra vede il proliferare di
gruppi nomadi di cacciatori e allevatori che continuamente
si spostano sul territorio in cerca di prede o di nuovi terreni
di pascolo, servendosi di ricoveri precari offerti dalla
natura, come grotte o caverne, o di rudimentali capanne,
erette rapidamente utilizzando materiali subito disponibili.
È solo con l’avvento delle prime civiltà stanziali dedite
all’agricoltura, intorno al 6500 a.C., che
le costruzioni dell’uomo assumono un carattere più stabile
e duraturo, atto a rispecchiare la formazione di gruppi
sociali consolidati e organizzati. Le singole costruzioni
si aggregano a costituire primitive forme di villaggi
e al contempo si differenziano secondo tipologie diverse
in relazione alla funzione cui sono destinate.
In Mesopotamia, nelle terre rese fertili dalle periodiche
inondazioni del Tigri e dell’Eufrate, sorsero le prime
importanti civiltà urbane, e in un arco di tempo di tre
millenni si succedettero le civilità dei Sumeri, degli Assiri,
dei Babilonesi e dei Persiani, ciascuna artefice
di imponenti e fondamentali opere che grande influenza
avranno nelle epoche successive.
La civiltà egizia infine, con le maestose opere a carattere
religioso giunte fino ai giorni nostri (mastabe, piramidi
e templi), testimonia l’elevato livello organizzativo raggiunto
dal proprio apparato statale e religioso.
1 Prime forme
di architettura preistorica
Mentre nelle aree mediorientali si assiste al progressivo passaggio dal nomadismo
alla formazione dei primi insediamenti urbani, in Europa si attua lo sviluppo della
civiltà megalitica nelle aree geografiche di Francia, Spagna, Italia e Inghilterra.
Massime espressioni di questa civiltà, ancora oggi visitabili nei siti archeologici
di Carnac e Stonehenge, sono gli imponenti manufatti di pietra, evidenti punti
di riferimento nel paesaggio per segnalare luoghi di culto e di sepoltura.
Sul territorio italiano va segnalata, per la sua notevole importanza, la civiltà
nuragica della Sardegna, culla di un’evoluta organizzazione sociale
e di un’originale concezione architettonica.

La comparsa dell’uomo sulla Terra:


popolazioni nomadi e stanziali
L’origine dell’architettura viene fatta coincidere dagli storici Dal nomadismo alle
con il passaggio epocale dalle popolazioni nomadi di cac- prime civiltà stanziali
ciatori e allevatori alla nascita delle prime civiltà stanziali, av-
venuto intorno al 6500 a.C. I primi ripari costruiti dalle po-
polazioni nomadi, pur avendo un carattere precario legato al-
la scarsità delle risorse disponibili, ai frequenti spostamenti
determinati dalla migrazione delle prede o dall’alternanza dei
terreni di pascolo, contengono in nuce principi, credenze e
aspirazioni che saranno alla base delle successive civiltà.
Nelle stesse speculazioni teoriche della cultura architettonica
occidentale sono ricorrenti i riferimenti al concetto di “capan- Il concetto di
na primitiva”, inteso come primo atto di occupazione del mon- “capanna primitiva”
do da parte dell’uomo, di definizione di un ambiente dome-
stico favorevole alla sopravvivenza, in contrapposizione ai ri-
gori della natura. A causa del carattere effimero e transitorio dei
manufatti risalenti alla fase preistorica del nomadismo, oggi di
questi non abbiamo alcun reperto; tuttavia un’indicazione piut-
tosto precisa è fornita dagli studi di antropologia culturale e di
etnologia. I primi ripari delle popolazioni nomadi erano rap-
presentati da rudimentali capanne, con pavimento di terra bat-
tuta, ossatura di rami e copertura a falde rivestita e protetta da
frasche, foglie e fascine. Tali strutture avevano la caratteristica
di poter essere montate in breve tempo e abbandonate al ter-
mine della battuta di caccia o del periodo di pascolo.
19
Dalle origini all’antico Egitto

Figura 1 Altro tipo di riparo che si presentava a portata di mano in si-


Pittura rupestre mili occasioni era costituito dalle grotte naturali, che non ve-
raffigurante una scena
nivano semplicemente occupate dagli allevatori o dai caccia-
di caccia (Altopianotori, ma modificate e adattate alle loro esigenze. Le caverne
del Tassili, Sahara costituivano ampi rifugi naturali, di cui le popolazioni primi-
algerino).
tive si appropriavano, modellandone per quanto possibile le
asperità, organizzando al loro interno percorsi e luoghi di so-
sta, modificandone la percezione visiva tramite l’apertura di
prese di luce naturale o tramite l’utilizzo del fuoco, e deco-
Graffiti rupestri randone le superfici interne: ne sono testimonianza i nume-
rosi ritrovamenti di graffiti rupestri raffiguranti scene di cac-
cia e di vita quotidiana.
Popolazioni Intorno al VI millennio a.C. le popolazioni che abitavano le
della Palestina regioni mediorientali della Palestina e della Mesopotamia (at-
e della Mesopotamia tuale Iraq), in seguito allo sviluppo dell’agricoltura nelle loro
terre – inondate e rese fertili dalle periodiche inondazioni del
Tigri e dell’Eufrate – modificarono progressivamente le pro-
prie condizioni di vita, divenendo stanziali. Questo cambia-
mento garantì raccolti regolari, accumulo delle eccedenze da
destinare al commercio e formazione di gruppi sociali con-
solidati e organizzati “politicamente”. Il cambiamento socia-
le determinò nuove modalità di insediamento sul territorio
e l’esigenza di edificare costruzioni che si differenziassero le
une dalle altre in relazione all’utilizzo cui erano destinate.
20
1 - Prime forme di architettura preistorica

Le tende delle popolazioni nomadi si trasformano presto in Prime abitazioni


strutture più solide, abitazioni a pianta circolare con inte- a pianta circolare
laiatura di rami rivestita di cannicciato, reso consistente da un
impasto di fango e paglia. Nel Neolitico questa struttura tro-
va grande diffusione in un’area che si diffonde fino alla Mon-
golia, e acquisisce caratteri di sempre maggiore stabilità: alle
orditure perimetrali di legno e alle coperture leggere si so-
stituiscono strutture murarie a pianta circolare in pietra a sec-
co, sassi e mattoni che si prolungano sulla copertura a for-
mare una sorta di igloo. È questa la tipologia a thòlos, che Struttura a thòlos
grande importanza rivestirà nella edificazione delle tombe a
tumulo delle civiltà cretese e micenea.
Questi primi insediamenti rurali, inizialmente isolati al centro
delle principali regioni agricole, con il diffondersi dell’agricol-
tura cominciano a dar vita ai primi villaggi, evidenziando subi- Nascono i villaggi
to la difficoltà di aggregazione di strutture edilizie a pianta cir-
colare. Di conseguenza la tipologia a thòlos viene progressiva-
mente sostituita da edifici con strutture murarie disposte or-
togonalmente tra loro e in posizione verticale, in modo da fa-
vorire razionali composizioni e aggregazioni di elementi. Cen-
tri come Gerico in Palestina, Catal Hüyük in Anatolia e Tell Has-
suna in Mesopotamia divengono punti di organizzazione della
vita collettiva, centri religiosi e amministrativi, nodi commer-
ciali e luoghi di nascita della produzione artigianale. Al di là del-
le specificità locali, queste prime forme di aggregazione pre-
sentano alcuni caratteri comuni, che costituiranno la base per
lo sviluppo delle successive civiltà urbane.

■ L’insediamento agricolo di Catal Hüyük


Catal Hüyük è una delle più antiche città neolitiche dell’A-
natolia. Durante gli scavi che, a partire dagli anni Cinquanta
del Novecento, l’hanno riportata alla luce (ma solo in parte),
si è scoperto che questo centro di allevatori e agricoltori ave-
va tutte le caratteristiche di un primitivo modello urbano. Ad-
dossate le une alle altre a formare una sorta di alveare e cin-
te da mura sprovviste di aperture, le case (vista l’assenza di Case accessibili
strade) erano accessibili dai tetti mediante scale retrattili di dai tetti
legno. Questi tetti, terrazzati e posti ad altezze diverse, con-
sentivano alla luce di raggiungere l’interno delle abitazioni tra-
mite piccole finestre. Ogni casa era fatta di mattoni di fango
essiccato ed era a un piano, con un unico ambiente rettan-
golare ricoperto di stuoie al cui centro troneggiava il focola-
re; due piattaforme con i giacigli fungevano da “stanza” da let-
to. Le abitazioni potevano essere provviste di un collega-
mento al santuario, un ambiente più ampio dove si seppel-
livano i defunti e si celebravano riti in onore degli dei.
21
Dalle origini all’antico Egitto

Il Neolitico: architettura megalitica


A differenza di quanto avviene nelle aree geografiche medio-
rientali tra il V e il III millennio a.C., in Europa non si registra
la nascita di analoghi insediamenti urbani, bensì lo sviluppo
della civiltà megalitica, che tra il 5000 e il 1800 a.C. si diffon-
de in Francia, Spagna, Inghilterra e Italia.
Caratteristica principale, nonché potente espressione delle
credenze religiose di tale civiltà, è l’uso di imponenti blocchi
di pietra conficcati nel terreno, veri e propri segnali architet-
tonici che costituivano punti di riferimento all’interno del pae-
saggio indicando luoghi rituali e importanti sepolture.
Questi manufatti arcaici, composti in forme elementari, sono
di cinque tipi:
Tipologie dei • I menhir (termine che in bretone significa “pietra lunga”)
manufatti megalitici sono grandi blocchi isolati di pietra appena sbozzata dalla for-
ma approssimativa di parallelepipedo, infissi verticalmente
nel terreno.
• Gli allineamenti (alignements) sono raggruppamenti di più
menhir, disposti in file rettilinee e parallele; esempi celebri
sono ubicati a Carnac, in Bretagna.
• I cromlech (termine che in gallese significa “cerchio di pie-
tra”) sono raggruppamenti di più menhir disposti secondo
cerchi concentrici, spesso intorno a un masso centrale. Uno
degli esempi più noti e significativi è costituito dal comples-
so di Stonehenge, in Inghilterra, la cui costruzione pare ri-
salga al II-III millennio a.C. Dall’orientamento degli elementi
che lo compongono sembra fosse dedicato al culto del Sole.
• I dolmen (“tavola di pietra”), monumenti megalitici com-
posti da una lastra di pietra grezza di forma appiattita, sorretta
da 2 o più ritti, anch’essi in pietra. Il dolmen, nella sua estrema
semplicità, costituisce il fondamento del sistema costruttivo tri-
litico (dal greco trèis = 3 e lìtos = pietra), in cui 2 elementi ver-
ticali (piedritti) sostengono il peso di un elemento orizzonta-
le (architrave) posto come copertura dello spazio sottostante.
Numerosi sono stati i ritrovamenti di dolmen in Francia e in
Bretagna: uno dei più celebri è la Table des Marchands a Loc-
mariaquer, nel dipartimento di Morbihan, in Bretagna.
• L’allée couverte è un raggruppamento di più dolmen alli-
neati in modo da costituire una sorta di galleria.

■ Gli allineamenti di Carnac


Con i suoi 3000 menhir allineati, la cittadina bretone di Carnac
è un simbolo indiscusso della civiltà megalitica. Vi si possono
individuare 5 allineamenti, anticipati da un cromlech ovale e
concepiti, secondo alcuni studiosi, come un gigantesco oro-
22
1 - Prime forme di architettura preistorica

logio astronomico con cui prevedere le eclissi e determinare L’orologio


i periodi di aratura e semina. A confermare questa tesi ci sa- astronomico
rebbe il fatto che i campi di pietre traguardano monumenti di Carnac
megalitici delle zone circostanti, tra cui il Grand Menhir Bri-
sé, sulla penisola di Locmariaquer, che probabilmente costi-
tuiva il principale punto di riferimento per calcolare le pause
delle perturbazioni lunari e prevedere le eclissi. Inoltre pare
che, per stabilire le distanze tra le file, gli antichi avessero fat-
to riferimento alla yarda megalitica, unità di misura pari a 81,6
centimetri, che sarebbe alla base di tutte le costruzioni mega-
litiche della zona di Carnac, ipotesi non da tutti condivisa.
Il primo allineamento, Le Ménec (o “luogo delle pietre”), è
orientato verso nordest ed è costituito da 11-12 file di menhir
che si dipanano per 1165 metri: 1099 monoliti che arrivano a
essere alti fino a 4 metri e a pesare anche 50 tonnellate. Al ter-
mine di Le Ménec s’incontra un altro cromlech ovale. Termina
invece con il piccolo allineamento di Le Manio il secondo via-
le di pietrefitte, Kermario (o “luogo dei morti”), che dista dal
primo circa 250 metri ed è costituito da 1029 monoliti di altez-
za decrescente (da oltre 6 m a 60 cm). Dopo un menhir alto
quasi 6 metri, il Gigante del Manio, s’incontrano le 13 file di
555 menhir disposte a ventaglio del terzo allineamento, Ker-
lescan (o “luogo bruciato”). Seguono l’allineamento di Petit
Ménec (o “piccolo luogo delle pietre”), che pare costituisse
con Kerlescan un unico lunghissimo viale, e quello di Kerzerho.

■ Il complesso di Stonehenge
Il complesso megalitico di Stonehenge, nella contea inglese
di Wiltshire, sarebbe stato costruito fra il 3000 e il 1550 a.C.
Considerato il più importante monumento preistorico d’Eu- Il più importante
ropa, viene interpretato come un santuario dedicato al dio monumento
Sole, nonché un progredito osservatorio astronomico. Nel preistorico europeo
corso dei 1500 anni che portarono alla realizzazione di que-
sto tempio monumentale, abbandonato a metà del secondo
millennio, si individuano tre fasi costruttive. Dapprima le co-
munità neolitiche spianarono un’area circolare (detta henge),
al cui ingresso furono posti un masso di arenaria (detto per
la sua forma Pietra del Calcagno) e 2 monoliti. Lungo il pe-
rimetro furono scavate una sessantina di buche (per l’esat-
tezza 56, numero che diviso per 3 dà 18,6: il tempo occor-
rente alla Luna per compiere un giro completo della linea dei
nodi), utilizzate – lo si deduce dai ritrovamenti – come tom-
be. A completare il quadro, che vede protagonista la cultura
di Windmill Hill, 4 monoliti di arenaria sarsen: si pensa che
fossero impiegati per le osservazioni astronomiche. In un se-
condo momento al centro dell’area furono eretti 80 menhir
23
Dalle origini all’antico Egitto

Figura 2 di pietra disposti in 2 semicerchi concentrici. Successiva-


Complesso mente, al posto dei 2 semicerchi fece la sua comparsa – sia-
di Stonehenge mo nella fase della cultura guerriera del Wessex dell’Età del
(Piana di Salisbury,
Gran Bretagna). Bronzo – un anello di 29,5 metri di diametro (29,5 è il nu-
mero dei giorni del mese lunare sinodico), formato da bloc-
chi verticali di arenaria sarsen, alti oltre 4 metri e sormontati
da un architrave circolare di blocchi orizzontali; al centro 5 co-
lossali triliti disposti in modo da racchiudere la cosiddetta “pie-
tra dell’altare”. Più tardi all’interno dell’anello sarsen venne-
ro aggiunti un cerchio di 40 pietre azzurre alte fino a 2 metri
e una ventina di menhir di forma conica, disposti a ferro di ca-
vallo nello spazio circoscritto dai 5 triliti.
Tra i resti di questo complesso megalitico – che si sono con-
servati fino ai giorni nostri –, frammenti di blocchi e menhir,
i 4 monoliti della prima fase, la Pietra del Calcagno e l’altare.
Un complesso Ciò che ancora lascia stupefatti è l’imponenza di Stonehen-
di rara imponenza ge, soprattutto se si considera che, per il trasporto e l’innal-
zamento dei giganteschi blocchi di pietra, nel Neolitico non
c’erano a disposizione i macchinari di cui ci si può avvalere
oggigiorno. Tuttavia non si può certo dire che queste popo-
lazioni preistoriche non potessero contare su architetti, ma-
nodopera e astronomi all’altezza della situazione.
Per quanto riguarda la funzione di osservatorio astronomico
William Stukeley attribuita al tempio, fu l’archeologo William Stukeley, nel 1740,
il primo a riscontrare l’orientamento verso nordest – nel pun-
to in cui sorge il sole al solstizio d’estate, il 21 giugno – della
24
1 - Prime forme di architettura preistorica

Pietra del Calcagno e della strada che conduce al centro del-


l’henge. Un’interpretazione in chiave astronomica che ha il suo
più recente sostenitore in Gerald Hawkins (1928-2003), con- Gerald Hawkins
vinto che Stonehenge consentisse di traguardare e calcolare il
sorgere e il tramontare del sole e della luna nei solstizi, di de-
terminare un calendario lunare e di prevedere le eclissi.

La civiltà nuragica in Sardegna


La civiltà nuragica nasce e si sviluppa in tutto il territorio del-
la Sardegna in un arco temporale che dalla prima Età del Bron-
zo (XVIII sec. a.C.) arriva all’Età del Ferro (900-238 a.C.), fino
al suo declino nel II secolo d.C., in piena epoca romana.
L’origine della civiltà nuragica, che prende il nome dal suo Origine
monumento più rappresentativo (il nuraghe), pare sia da at- della civiltà nuragica
tribuire alla stessa popolazione sarda che, durante il Neoliti-
co e l’Età del Rame, aveva dato vita alla grande cultura della
Sardegna prenuragica e che, nel 1700 a.C., con la scoperta e
l’utilizzo del bronzo, determina trasformazioni economiche
e sociali che portano a forme più evolute di organizzazione
delle comunità e a un’originale concezione architettonica.
La prima fase della civiltà nuragica, denominata dagli storici
Nuragico I A (1700-1500 a.C.), vede l’affermarsi dei caratteri Nuragico I A
distintivi di questa società, e in campo architettonico si assi-
ste all’edificazione dei primi protonuraghi o nuraghi a cor-
ridoi. Tali costruzioni, costituite dall’aggregazione di grandi
blocchi sbozzati di pietra, presentano una forma piuttosto toz-
za (la loro altezza non supera i 10 m) e uno sviluppo plani-
metrico irregolare; internamente sono attraversati da uno o
più corridoi, intervallati da qualche piccola cella ricoperta da
una falsa volta. Peculiarità dell’insieme è la predominanza Predominanza
della massa muraria rispetto all’esiguità degli spazi interni, della massa muraria
compensata dalla presenza di una terrazza superiore, spes-
so coperta da una struttura lignea.
Intorno al 1500 a.C. (Nuragico I B), durante la media Età del Nuragico I B
Bronzo, cominciano a comparire i nuraghi veri e propri, o nu-
raghi monotorre: si tratta di costruzioni di forma troncoco-
nica realizzate con massi in pietra grezza o appena lavorata
per agevolarne la posa in opera, assemblati a secco, senza l’im-
piego di leganti cementizi.
La tipologia costruttiva è la stessa che si rinviene nelle tombe Differenze tra
minoiche e micenee (costruzione a pianta circolare costitui- le thòlos di area
ta da filari concentrici aggettanti di conci di pietra, conclusa egea e i nuraghi
sulla sommità da una falsa cupola), con la differenza però che,
mentre le thòlos dell’area egea venivano edificate all’interno
25
Dalle origini all’antico Egitto

ARCHITETTURE IN LEGNO
Il legno è stato il primo materiale da co- padiglione, composto da una gabbia di
struzione impiegato dall’uomo fin dalla elementi portanti di legno tamponati da
preistoria, e le sue peculiarità (facile re- pannelli leggeri in carta o bambù. Per
peribilità, buone caratteristiche fisiche consentire la protezione di tali strutture
e meccaniche, agevole lavorabilità e, in a vista, la copertura, composta da
alcuni casi, possibilità di utilizzo anche un’ossatura di travi di legno e da un
senza alcuna lavorazione) ne hanno fat- manto in tegole di laterizio, è dotata di
to una materia prima tra le più diffuse in forti aggetti.
campo edilizio, soprattutto tra le civiltà Anche in Giappone la struttura delle co-
primitive. Le più antiche testimonianze struzioni anticamente era di legno, co-
di costruzioni lignee risalgono al Paleoli- perta da tetti a falda in paglia e caratte-
tico e riguardano sia strutture simili a rizzata da un’estrema chiarezza compo-
tende sia costruzioni sotterranee in sitiva e da un eccellente livello tecnico
cui le pareti verticali e la copertura pia- delle carpenterie. È nelle abitazioni e
na erano realizzate con tronchi d’albero nelle case del tè che la cultura giappo-
allineati e giuntati tra loro, ricoperti di nese riesce a esprimere il rigore compo-
terra. Successivamente, durante il Neoli- sitivo degli spazi e il proposito di massi-
tico, si hanno testimonianze relative a in- ma integrazione tra la costruzione e il
sediamenti su palafitte costituiti da abi- contesto naturale.
tazioni di legno edificate sopra a piat- In Europa gli edifici interamente realiz-
taforme sostenute da un gran numero di zati in legno nascono e si diffondono
pali conficcati nel terreno o sul fondo nelle regioni nordoccidentali, dove sono
dei laghi (insediamenti di Ledro e Fiavè tuttora presenti, soprattutto nei contesti
nei pressi del Lago di Garda). Nei secoli montani e rurali. Le tecniche di assem-
successivi il legno ha caratterizzato la blaggio sono di diverso tipo e vanno dal-
costruzione di manufatti architettonici in la semplice sovrapposizione di tronchi
tutto il mondo, divenendo il materiale scortecciati, incastrati tra di loro in corri-
preponderante sia per singoli elementi spondenza degli angoli, all’utilizzo di
costitutivi (come coperture, solai e ser- strutture lignee completate da tampona-
ramenti) sia per interi sistemi costruttivi. menti in mattoni, fino alla tipologia dello
In Cina il modulo generatore comune a chalet, la cui struttura è costituita da
tutte le tipologie edilizie è costituito dal un’orditura di travi squadrate e tavole

di un tumulo di terra (o di una collina artificiale), i nuraghi


erano realizzati a partire dal piano di campagna, ossia all’aria
Struttura interna aperta. Internamente la struttura del nuraghe presenta una
del nuraghe o più camere sovrapposte, di cui quella al piano terra è col-
legata con il vano di ingresso tramite un andito più o meno
lungo. A partire dall’andito di ingresso, o dalla camera al pia-
no terra, una scala di pietra conduce alle camere superiori e
alla terrazza posta sulla sommità, seguendo l’andamento cir-
colare delle masse murarie perimetrali. Nel notevole spesso-
re di queste ultime, costituite da un doppio paramento mu-
26
1 - Prime forme di architettura preistorica

piallate, lavorazioni rese possibili dall’af- gio di listelli di legno per formare grandi
finamento degli utensili impiegati. elementi strutturali, quali pilastri e travi
In contesti urbani e in tempi recenti, ad andamento rettilineo o curvilineo (im-
grazie alla sempre più accentuata sensi- piegati per coperture e strutture di di-
bilizzazione verso i problemi ambientali mensioni rilevanti).
e verso le qualità percettive dei materia- • I legni prodotti per sfibratura. Appar-
li tradizionali, si registra un rinnovato in- tengono a questa famiglia prodotti realiz-
teresse per l’utilizzo del legno, non solo zati con scarti di lavorazione delle tavole
in ambito strutturale, ma anche per di legno, economicamente vantaggiosi,
quanto riguarda le opere provvisorie, le generalmente impiegati nel campo del-
finiture, i rivestimenti e gli isolanti, non- l’arredamento e come isolanti termoacu-
ché nel campo dell’arredamento, dove stici. Sono costituiti da pannelli di lana di
l’impiego di questo materiale non ha legno, pannelli OSB (Oriented Strand
mai avuto flessioni. In tal senso, paralle- Board) e truciolari, ottenuti dall’aggrega-
lamente all’impiego del legno naturale zione di trucioli, scaglie e fibre di legno,
delle diverse essenze (abete, quercia, tenuti insieme da collanti che ne miglio-
frassino, olmo, larice, castagno e così rano le caratteristiche meccaniche.
via), si è avuta negli ultimi tempi una no- • I legni migliorati sono sottoposti a
tevole diffusione e messa a punto di trattamenti specifici per conferire loro
prodotti derivati dal legno, che possono determinate caratteristiche. I legni im-
essere raggruppati in tre grandi famiglie: pregnati sono sottoposti a un processo
• I legni compensati. Appartengono a di imbibizione con resine sintetiche per
questa famiglia i compensati propria- migliorarne la resistenza al fuoco e la re-
mente detti, composti da strati sottili di sistenza all’aggressione di parassiti; i le-
legno incollati tra loro a fibre incrociate; gni metallizzati sono sottoposti a imbi-
i panforti, composti da un’anima interna bizione con metalli in fusione per miglio-
costituita da listelli di legno e rivestita e- rarne la resistenza meccanica; i lamina-
sternamente da fogli di legno a fibratura ti sono sottoposti a pressatura e imbibi-
incrociata (impiegati, come i precedenti, zione con resine sintetiche, per ottenere
per realizzare tamponamenti interni, un prodotto dalle migliori caratteristiche
controsoffittature, rivestimenti e serra- di resistenza e minore variazione dimen-
menti); i lamellari, ottenuti dall’incollag- sionale in relazione agli sbalzi di umidità.

rario di grossi massi, esterno e interno, colmato nell’inter-


capedine centrale da pietrame di piccole dimensioni, veni-
vano generalmente ricavati alcuni spazi minori di servizio
per soddisfare l’esigenza di ottimizzare lo spazio disponibi-
le. Si realizzavano così nicchie e cellette, o venivano scavati
pozzi al di sotto del piano del pavimento per la conservazio-
ne delle derrate alimentari.
In un secondo periodo, collocabile tra il 1300 e il 900 a.C. (Nu- Nuragico II e III
ragico II e III), al nuraghe monotorre si affiancano strutture
più articolate e complesse, costituite da diverse torri nuragi-
27
Dalle origini all’antico Egitto

Figura 3
Schemi planimetrici
delle costruzioni
nuragiche in Sardegna:
A) protonuraghi A
B) nuraghi monotorre
C) nuraghi complessi.
B

Maggiore che (da 2 a 5, che si aggiungono al mastio, la torre principa-


complessità le) raccordate tra loro da cortine murarie, a formare impo-
costruttiva nenti bastioni turriti a carattere militare e difensivo. Il livello
di complessità dell’insieme varia in relazione alla funzione
svolta e al ruolo della costruzione all’interno dell’ambito ter-
ritoriale di influenza.
Tombe megalitiche In ambito funerario, diffuse su tutto il territorio della Sarde-
a corridoio gna sono le tombe megalitiche a corridoio, conosciute con il
termine, inizialmente di origine popolare e successivamente
adottato dal mondo archeologico, di tombe di giganti. Il no-
me trova la propria motivazione nelle rilevanti dimensioni del
corpo tombale e della camera funeraria, spazi destinati ad
ospitare decine – ma in alcuni casi anche centinaia – di se-
polture. La tomba di giganti è costituita da un corridoio fu-
nerario (delimitato lateralmente da una successione di ritti in
pietra e ricoperto da lastroni orizzontali o da filari aggettan-
ti) nella cui parte terminale veniva collocato un bancone per
la deposizione delle offerte. Esternamente il corridoio era ce-
lato alla vista da un tumulo di terra che decresceva in altez-
za dal fronte di ingresso fino al fondo absidato. Ai lati del fron-
te di ingresso due bracci, costituiti da filari di pietra di altez-
za decrescente, formavano l’esedra, spazio sacro nel quale si
svolgevano i rituali in onore dei defunti.

28
1 - Prime forme di architettura preistorica

SCHEMA RIASSUNTIVO
DAL NOMADISMO ALLE Il passaggio dalle prime forme di nomadismo alla creazione dei primi insediamenti
PRIME CIVILTÀ STANZIALI stanziali, con conseguente realizzazione di costruzioni stabili, durature e integrate
tra loro, viene identificato dagli storici come la nascita dell’architettura, espres-
sione fisica e materiale di una società complessa e organizzata.

CIVILTÀ MEGALITICA Diffusasi in Europa tra il 5000 e il 1800 a.C., nel corso dei secoli diventa in grado di
IN EUROPA realizzare una grande quantità di imponenti manufatti in pietra dalla diversa confor-
mazione (menhir, dolmen, cromlech, allineamenti e allée couverte), di grande sug-
gestione e potere simbolico.

CIVILTÀ NURAGICA Nata e sviluppatasi in Sardegna dalla prima Età del Bronzo fino al II secolo d.C., prende
IN SARDEGNA il nome dal suo monumento più rappresentativo, il nuraghe, e nel corso dei secoli svi-
luppa una nutrita serie di originali costruzioni da esso derivate.

29
2 Architettura mesopotamica
La Mesopotamia, ricca regione dell’Asia Minore, è la culla in cui si sono
avvicendate civiltà e culture differenti, che sono riuscite a portare la tecnica
della lavorazione della terra cruda a livelli molto elevati. Queste civiltà hanno
edificato templi, ziqqurat e palazzi, fino a raggiungere l’apice con la città
di Babilonia, considerata nell’antichità una delle Sette Meraviglie del Mondo.

Inquadramento storico e geografico


Prime civiltà Le prime civiltà urbane nacquero e si diffusero in Mesopo-
mesopotamiche tamia, fertile regione dell’Asia Minore compresa tra i fiumi Ti-
gri ed Eufrate, corrispondente all’odierno Iraq.
In particolare furono tre le regioni che videro avvicendarsi ci-
viltà e culture differenti, per un ciclo complessivo di oltre tre
millenni (dal 3500 al 331 a.C., anno della sconfitta dei Persia-
ni da parte di Alessandro Magno):

ARCHITETTURE IN TERRA CRUDA


L’uso della terra per la realizzazione di quali paglia, pezzetti di legno e fibre ve-
opere architettoniche è una pratica getali, con lo scopo di costituire una leg-
molto antica, nata con i primi insedia- gera armatura e consolidare l’impasto;
menti umani del Paleolitico (intorno al • torchis: tecnica di realizzazione di
6000 a.C.) e sviluppatasi successiva- tamponamenti esterni di edifici tramite
mente in tutti i continenti fino ai giorni un impasto di terra e paglia che riveste
nostri, epoca in cui si assiste a una ri- un grigliato di legno o bambù, fissato a
scoperta di questa tecnica, in relazione sua volta alla struttura portante della
alle sue caratteristiche biologiche, eco- costruzione;
logiche e ambientali. • bange: tecnica adottata per la realizza-
Diverse sono le tecniche costruttive che zione di murature portanti tramite un
utilizzano la terra come materia prima: denso impasto di terra e paglia, che vie-
• adobe: consiste nel confezionare mat- ne preparato, trasportato in loco e getta-
toni con terra ricca di argilla entro forme to in opera senza l’ausilio di casseformi.
di legno o metallo, lasciati essiccare al La superficie della spessa muratura così
sole dopo essere stati cosparsi di sabbia; ottenuta viene successivamente lisciata
• pisé: tecnica di origine mediorientale tramite il taglio delle parti in eccesso.
consistente in una colata di fango liquido Numerose sono nel mondo le realizza-
effettuata in casseformi di legno che ven- zioni in terra cruda, caratterizzate cia-
gono man mano spostate per completa- scuna da elementi comuni ricorrenti e
re la costruzione. Nella colata vengono specificità legate a cultura e tradizioni
generalmente inseriti materiali naturali locali. In Africa sono molto diffusi i vil-

30
2 - Architettura mesopotamica

• La regione ubicata a sud, in prossimità del corso termina- Tre regioni


le del Tigri e dell’Eufrate, dove sorsero i centri religiosi di Ur,
Eridu, Uruk, Nippur, Lagash, Larsa, che divennero le città-sta-
to dei Sumeri.
• La regione ubicata a nord, lungo il corso superiore del Ti-
gri, dove sorsero Kalash, Gawra, Ninive, Khorsabad, Assur, Tell
Hassunah, principali centri urbani degli Assiri.
• La regione centrale, con le città di Kish, Akkad, Mari, Bor-
sippa e Babilonia, principali centri abitati dei Babilonesi.

I Sumeri
La civiltà sumerica è la prima a insediarsi, intorno al IV mil-
lennio a.C., nel sud del Paese. Sua peculiarità è il fatto di es-
sere strutturata su basi religiose: ciascun centro urbano ap- Una civiltà
parteneva a una divinità, la popolazione era al suo servizio e su basi religiose
i mezzi di lavoro venivano collettivizzati.
L’edificio più importante della città è il tempio, che si inseri- Il tempio sumerico
sce in un tessuto urbano costituito da un’aggregazione di-

laggi interamente realizzati in terra, in zioni di materiali prodotti dalla moderna


cui un unico recinto racchiude diverse industria (principalmente cemento ar-
costruzioni a pianta circolare raccolte mato, acciaio e vetro), nel mondo occi-
intorno a un cortile centrale. La tipolo- dentale si assiste a un progressivo ab-
gia è generalmente a thòlos, oppure a bandono della terra cruda, divenuta or-
copertura piana, sostenuta da una mai nell’immaginario collettivo simbolo
struttura lignea. di obsolescenza e povertà, da rimuove-
Nel Mali numerose sono le moschee re e dimenticare. Un atteggiamento ne-
realizzate in terra, caratterizzate da uno gativo causato molto spesso da pregiu-
spesso muro di cinta rinforzato da con- dizi e dal prevalere di interessi econo-
trafforti e torrioni a pianta quadrata, in mici volti all’utilizzo dei nuovi materiali
cui il più alto svolge la funzione di mina- da costruzione.
reto (moschea del Venerdì a Djenné, no- Recente è però la riscoperta delle terre
ta anche come grande moschea di Mop- crude, soprattutto da parte dell’architet-
ti). Celebri sono pure le antiche case a tura bioecologica. Questa disciplina ne
torre della città di Shibam (la “Manhattan apprezza le qualità di economicità, faci-
del deserto”), nello Yemen, edifici alti fi- lità di lavorazione ed elevato potere di i-
no a 8 o 9 piani, realizzati in adobe e u- solamento termico, prefigurando possi-
bicati all’interno di un fitto reticolo di bili e diffusi impieghi in un’ottica genera-
stretti vicoli, ai margini del deserto. le di risparmio energetico, utilizzo prefe-
A partire dal secondo dopoguerra, con renziale delle risorse locali e recupero e
l’introduzione sul mercato delle costru- riciclaggio delle materie prime.

31
Dalle origini all’antico Egitto

sordinata di abitazioni di fango, paglia e canne, servito da


strade tortuose e cinto da mura difensive; oltre a svolgere
Importanza politica funzioni religiose, il tempio riveste importanza politica e am-
e amministrativa ministrativa. Generalmente è a pianta rettangolare e si svi-
del tempio luppa intorno a una corte; spesso gli vengono annessi ma-
gazzini, laboratori per gli artigiani, uffici amministrativi e for-
ni per il pane.
Dal punto di vista tecnico-costruttivo si assiste all’impiego di
Mattoni crudi e cotti mattoni di argilla cruda essiccati al sole, dalla duplice
funzione strutturale ed estetica, per la realizzazione di spesse
mura e contrafforti, mentre per le fondazioni e i pavimenti
sono utilizzati mattoni cotti in fornace e giuntati con bitume.
Le pareti esterne sono rivestite con formelle di ceramica
smaltata che, oltre ad avere una valenza decorativa, si sono
successivamente rivelate strumento efficace per la protezione
delle strutture murarie.
I templi più antichi Citiamo qui i templi più antichi.
• Il tempio di Eridu (V millennio a.C.), costituito da un’am-
pia sala rettangolare suddivisa in più vani mediante divisori
interni e chiusa sul fondo da uno spazio absidale dove è col-
locato un altare.
• Il tempio Bianco di Uruk (IV millennio a.C.), monumenta-
le costruzione a pianta rettangolare con murature caratteriz-
zate da contrafforti e nicchie; sorge sopra un basamento al-
to circa 15 metri, a cui si accede tramite una rampa.
• Il tempio di Khafajah (2750 a.C.) che, a differenza degli al-
tri, presenta una pianta ovale.
Evoluzione verso Nel corso dei secoli la complessità funzionale dei templi
forme più articolate: (luoghi di culto, ma anche di valenza politica, economica e
i templi-palazzo amministrativa) evolve verso forme sempre più articolate e
complesse – i cosiddetti templi-palazzo, ampie costruzioni
sviluppate intorno a cortili aperti, composte da santuari, re-
sidenze dei dignitari, botteghe, magazzini –, fino ad arrivare
a costituire il nucleo di vere e proprie città-stato (Palazzo A
di Kish del 2800 a.C., Palazzo Ekhursag di Ur del 2100 a.C.)

Gli Assiri
Al periodo protostorico (IV millennio a.C.) e antico-dinastico
(3000-2340 a.C.) della civiltà sumerica segue il periodo acca-
dico (2340-2230 a.C.), durante il quale il re Sargon e i suoi
Riunificazione successori tentano una riunificazione politica della Mesopo-
della Mesopotamia tamia mediata dalla devozione al sovrano, subentrato alle di-
e nascita vinità come riferimento per lo Stato. In quest’epoca com-
delle ziqqurat paiono templi edificati su alti basamenti gradonati, spesso rea-
32
2 - Architettura mesopotamica

lizzati sulle macerie di edifici precedenti: è il tipo edilizio del- Figura 4


la ziqqurat (in sumero E’-temen-an-ki, “fondazione del cielo Ricostruzione
e della terra”), costruzione templare costituita dalla sovrap- di una ziqqurat
posizione di tronchi di piramide. mesopotamica.
Sulla terrazza posta alla sommità i sacerdoti praticano le ce-
rimonie rituali e osservano i corpi celesti per trarne auspici e
profezie. Alto è il carattere simbolico e religioso di queste co-
struzioni, che nella loro morfologia esprimono con evidenza
la tensione dalla Terra verso il Cielo.
Per la civiltà assira acquista sempre maggiore importanza il ti- Importanza
po edilizio del palazzo, che con la sua struttura ortogonale urbanistica
condiziona gradualmente il tessuto edilizio delle città, orga- del palazzo
nizzato secondo una trama regolare a reticolo. Le principali
testimonianze sono costituite dal palazzo di Assurnasirpal a
Nimrud e dal palazzo di Khorsabad (la capitale del regno),
entrambe città di nuova fondazione.

I Babilonesi
In seguito al declino della civiltà assira, la dinastia dei Babi-
lonesi assume il ruolo di potenza egemone durante il co-
siddetto Periodo Paleobabilonese (2030-1595 a.C.). In que- Il Periodo
st’epoca si consolidano le istituzioni politiche e si opera una Paleobabilonese
33
Dalle origini all’antico Egitto

separazione del potere regale da quello religioso. Dopo un


ritorno dell’egemonia della civiltà assira durante i periodi
Medioassiro (1365-932 a.C.) e Neoassiro (932-612a.C), che
Caduta di Ninive termina con la caduta della città di Ninive ( 612 a.C.), assu-
me sempre maggiore importanza la città di Babilonia che,
con le sue mura, i palazzi e le ziqqurat, diviene espressione
dell’eccellenza raggiunta dall’intera civiltà mesopotamica,
tanto da essere annoverata da Greci e Romani tra le Sette
Meraviglie del Mondo, in virtù del rigoglio e dello splendo-
re dei suoi giardini pensili.
Impianto ortogonale La città è organizzata sulla base di un impianto ortogonale, re-
della città golato da principi geometrici, e si sviluppa intorno al Palazzo
Reale, ricostruito da Nabucodonosor e collegato alla città at-
traverso l’imponente Porta di Ishtar (580 a.C.), rivestita di mi-
gliaia di formelle policrome in ceramica smaltata, decorate
con raffigurazioni di animali sacri. Simbolo della grandezza e
della ricchezza raggiunta dalla civiltà babilonese, questa por-
ta marcava l’accesso alla Via Processionale, lunga 300 metri e
larga 22, che, fiancheggiata da mura turrite, raggiungeva la
doppia Porta di Astarte.
Oggi è possibile visitare al Pergamon Museum di Berlino una
fedele ricostruzione con reperti originali della Porta di Ishtar.

I Persiani
Caduta di Babilonia La supremazia babilonese crolla nel 539 a.C. per opera di Ci-
ro il Grande, capo della prima dinastia persiana (Achemeni-
di), che in breve tempo conquista ampi territori dell’Asia Mi-
nore, della Macedonia e della Tracia.
La cultura architettonica persiana recupera ampiamente l’u-
so del laterizio smaltato, di provenienza assira e babilonese,
come pure l’impiego di elementi architettonici di prove-
nienza hittita e assira (bassorilievi in pietra e decorazioni an-
tropo-zoomorfe), integrando il tutto con l’uso massiccio del-
le colonne di pietra, mutuate dalla civiltà egizia.
I palazzi persiani Nelle città di Susa, Pasargade (prima capitale) e Persepoli
(capitale voluta da Dario I) sono concentrati i principali pa-
lazzi persiani, costituiti da grandi sale colonnate collocate su
basamenti cui si accede tramite monumentali scalinate, de-
corate con maestosi bassorilievi policromi, celebrativi della
grandezza del sovrano. La massiccia massa muraria tipica del-
le realizzazioni mesopotamiche viene ora alleggerita dalla
presenza di ampi porticati, che stabiliscono un nuovo rap-
porto tra gli spazi interni delle sale e quelli aperti del pae-
saggio circostante.
34
2 - Architettura mesopotamica

Nuova è anche la posizione di questi palazzi: non più eretti Palazzi ai margini
al centro delle città come avveniva in precedenza, bensì col- dei centri abitati
locati ai margini dei centri abitati, in luoghi geometricamen-
te organizzati e protetti da mura.

■ Persepoli
La città di Persepoli fu fondata nel 518 a.C. per volere di Da- Una città voluta
rio I il Grande, che intendeva così celebrare l’eterna gloria da Dario I il Grande
del suo impero; a completarla furono Serse I, Artaserse I e Ar-
taserse III. Costruita ai piedi del monte Kuh-e Rahmat su una
terrazza rettangolare sopraelevata, l’antica capitale degli Ache-
menidi era circondata da possenti mura. L’accesso era costi-
tuito da una grandiosa scalinata a doppia rampa che condu-
ceva alla Porta delle Nazioni, eretta da Serse I. Si trattava di
un ambiente a pianta quadrata con il soffitto sorretto da 4 co-
lonne alte 16 metri; ai lati si aprivano 3 porte, una delle qua-
li – quella posta a occidente – era fiancheggiata da una cop-
pia di giganteschi tori androcefali.
Dalla porta a sud si accedeva all’Apadana, l’edificio più im- Apadana
portante della città, riservato alle udienze del re. Eretto tra il
515 e il 465 a.C., presentava lati quadrati lunghi 75 metri, 72
colonne alte 20 metri (ne sono rimaste 13), ordinate su 6 file
e, su 3 lati, portici colonnati; agli angoli si ergevano 4 torri
quadrate impreziosite da sculture in rilievo. Tutte le colonne
erano di pietra scanalata, poggiavano su basi a forma di fiore
di loto rovesciato ed erano dipinte a colori vivaci, come pure
i rilievi e i soffitti lignei.
Di fronte alla scalinata est dell’Apadana si trovava il Tripy- Tripylon
lon, una sala quadrata sostenuta da 4 colonne che, come
suggerisce il nome, era provvista di 3 portali. Il portale nord
collegava l’ambiente con il cortile a L su cui si affacciava l’A-
padana, il portale est lo metteva in comunicazione con gli
edifici pubblici e il portale sud, infine, dava accesso alle stan-
ze private del palazzo.
Altra sontuosa costruzione di Persepoli era il palazzo di Da- Palazzo di Dario I
rio I, costruito su un basamento alto più di 2 metri; vi si ac-
cedeva mediante una scalinata adorna di sculture. All’inter-
no, un vano centrale sorretto da 12 colonne e l’appartamento
del sovrano. Erano 36, invece, le colonne che sostenevano la
sala centrale del palazzo di Serse, preceduta da un atrio an- Palazzo di Serse
ch’esso ipostilo (con 12 colonne) e da un cortile.
Degni d’interesse anche il santuario dedicato al culto del fuo-
co, l’Harem – che probabilmente era l’appartamento riserva- Harem
to alle concubine del re –, l’arsenale e l’archivio.
Ma è la Sala delle Cento Colonne l’edificio in cui l’aspetto Sala delle Cento
monumentale di Persepoli trova la sua massima espressione: Colonne
35
Dalle origini all’antico Egitto

si trattava di un vasto ambiente ipostilo a pianta quadrata in


cui trovava posto il trono di Serse I, che aveva dato inizio al-
la costruzione, portata a termine sotto Artaserse I. Le colon-
ne della sala erano effettivamente 100, suddivise in 10 file, e
sostenevano un soffitto di oltre 4500 metri quadrati.

SCHEMA RIASSUNTIVO
SUMERI Civiltà insediata nel sud della Mesopotamia verso il IV millennio a.C., la cui organiz-
zazione avveniva su basi religiose; il tempio è l’edificio più importante della città,
dedicato, oltre che al culto, anche all’attività politica e amministrativa. Organizzato
intorno a una corte interna, con il tempo annette alla sua struttura molteplici locali
ausiliari adibiti a magazzini, laboratori, uffici e forni per il pane.

ASSIRI Civiltà insediata nel nord della Mesopotamia, lungo il corso superiore del Tigri, ca-
ratterizzata da un ritorno della figura del sovrano alla guida del Paese; edifici tipici
sono la ziqqurat, costruzione templare generata dalla sovrapposizione di tronchi di
piramide, e il palazzo, costruzione a struttura ortogonale intesa come centro gene-
ratore della trama di sviluppo dell’intera città.

BABILONESI Civiltà insediata al centro del territorio mesopotamico, caratterizzata da una separa-
zione del potere del sovrano rispetto a quello religioso; tra le numerose città, Babilo-
nia. Con l’estrema ricchezza dei suoi giardini, delle mura e dei sontuosi palazzi, agli
occhi degli occidentali Babilonia diviene simbolo dell’eccellenza raggiunta dall’intera
civiltà mesopotamica.

PERSIANI Nel VI secolo a.C. la civiltà persiana subentra a quella babilonese in ampie zone
della Macedonia e della Tracia; in ambito architettonico opera una reinterpretazio-
ne del modello del palazzo, integrando elementi mutuati dalle civiltà precedenti ed
esempi forniti dall’arte egizia.

36
3 Architettura
dell’antico Egitto
Sviluppatasi in un’ampia area geografica corrispondente all’intero corso
del fiume Nilo, la civiltà egizia abbraccia un ampio arco temporale
che va dal 3100 fino al 332 a.C., anno in cui il Paese viene definitivamente
conquistato da Alessandro Magno e privato della propria identità culturale.
Passata alla storia per le imponenti realizzazioni delle piramidi – oggi meta
di innumerevoli visite turistiche da tutto il mondo –, la civiltà egizia elaborò
l’ideazione di molti altri edifici religiosi (màstabe, templi), ammirevoli
per l’ingegnosità delle soluzioni architettoniche adottate.

Inquadramento storico e geografico


La civiltà dell’antico Egitto si sviluppa in una fascia geogra-
fica corrispondente al corso del fiume Nilo, dalle sue cate-
ratte (al confine con il Sudan) fino allo sbocco nel Mar Me-
diterraneo, durante un arco temporale che va dal 3100 fino
al IV secolo a.C.
Gli studiosi hanno suddiviso questo ampio periodo in cinque Cinque epoche
epoche storiche:
• Periodo Protodinastico (I e II dinastia; 3100-2850 a.C.);
• Antico Regno (III-VI dinastia; 2850-2200 a.C.);
• Primo Periodo Intermedio (VII-X dinastia; 2200-2052 a.C.);
e Medio Regno (XI-XII dinastia; 2052-1786 a.C.);
• Secondo Periodo Intermedio (XIII-XVII dinastia; 1786-1567
a.C.) e Nuovo Regno (XVIII-XX dinastia; 1567-1075 a.C.);
• Bassa Epoca (XXI-XXXIX dinastia; 1075-332 a.C.).

Periodo Protodinastico
Di questo periodo arcaico non ci rimane alcuna testimonian-
za diretta; solo attraverso l’interpretazione di fregi e imma-
gini decorative gli storici hanno potuto ricostruire le prime Ricostruzione
forme architettoniche dell’epoca, edificate con materiali na- delle prime forme
turali facilmente reperibili quali legno, fibre vegetali e terra architettoniche
cruda essiccata al sole.
Con l’unificazione tra Alto e Basso Egitto operata nel 3150 Unificazione tra Alto
a.C. per volontà dei primi sovrani Tiniti, per il consolidamen- e Basso Egitto
37
Dalle origini all’antico Egitto

to e lo sviluppo della società furono fondamentali le opere di


Ingegneria idraulica ingegneria idraulica, realizzate con grande perizia per irregi-
mentare le acque del Nilo, in una rete di dighe e canali ca-
paci di sfruttare i benefici delle periodiche inondazioni e ga-
rantire in modo continuativo la fertilità delle terre. In questo
periodo l’Egitto, divenuto uno Stato unitario, trasferisce la ca-
pitale da Thanit a Menfi.
Prime tombe In campo architettonico compaiono le prime tombe a mà-
a màstaba staba, termine derivante dalla lingua araba, in cui significa
“panca” o “banchetto”. Queste strutture funerarie erano co-
stituite da un gradone di forma troncopiramidale di matto-
ni crudi – contenente alcune cappelle rituali – che sovrasta-
va un pozzo, dal quale si accedeva alla camera sepolcrale in-
terrata. Scopo dell’ampio gradone (unica porzione visibile
della màstaba) era quello di sigillare l’accesso alla tomba ve-
ra e propria, ove erano custoditi la salma mummificata e il
suo corredo di tesori.
A

B
C
Figura 5
Schema compositivo
di una màstaba egizia:
A) gradone Nel corso dei secoli al basamento principale della màstaba,
di mattoni crudi destinata a divenire il monumento funebre caratteristico del-
B) pozzo le classi sacerdotali e degli alti funzionari statali, vengono ag-
C) camera sepolcrale. giunte ulteriori terrazze via via più strette verso l’alto.

■ Le necropoli di Menfi
La prima capitale Menfi, prima capitale dei faraoni, fu per lungo tempo il bari-
dei faraoni centro politico, religioso e commerciale dell’Egitto. Se del-
l’antica città è rimasto ben poco (resti del tempio di Ptah e
due gigantesche statue, trasferite altrove), le vastissime ne-
cropoli situate lungo il Nilo possono dire molto del genio e
delle capacità tecniche di chi fu incaricato di realizzarle.
38
3 - Architettura dell’antico Egitto

La necropoli di Saqqara, situata a due chilometri da Menfi, Saqqara


ospitava originariamente solo le spoglie dei funzionari del re-
gno. Fu con la II dinastia che incominciarono a esservi sepol-
ti anche i faraoni e videro la luce le prime tombe a màstaba.
Al faraone Zoser, della III dinastia, si deve il merito di aver in-
trodotto un tipo di sepoltura dalla forma innovativa: si tratta-
va di una piramide a gradoni decrescenti, alta una sessantina
di metri, che al di sotto presentava il pozzo funerario. A sud,
all’interno di un grande recinto che ospitava diversi edifici, si
svolgevano le cerimonie sacre.
Altra necropoli di grande interesse è quella di Dahshur, do- Dahshur
ve si erge la Piramide Rossa, realizzata con blocchi di calcare
di colore rossiccio. Di dimensioni di poco inferiori rispetto al-
la più celebre – e più tarda – Piramide di Cheope, nella ne-
cropoli di Giza (dove verrà trasferita la necropoli reale), la Pi-
ramide Rossa, voluta da Snefru, faraone della IV dinastia, è al-
ta 100 metri e ha i lati lunghi 220.
Nella vicina necropoli di Meidum si erge la prima costruzio- Meidum
ne dotata di camera sepolcrale interna, cappella funeraria
esterna e un tempio in valle: nata come piramide a gradoni
durante la III dinastia, fu trasformata durante la IV da Snefru,
che volle rivestirla di lastre calcaree. Il crollo del rivestimen-
to ha conferito alla costruzione la forma troncoconica con cui
si presenta oggi ai nostri occhi.

Antico Regno
Con la III dinastia lo Stato egizio assume il ruolo di centro di
controllo delle attività economiche e culturali del Paese, ma-
gnificando il proprio potere con l’edificazione di opere mo-
numentali. È di quest’epoca il passaggio dal tipo della mà- Dalla màstaba
staba a quello della piramide, costruzione nella quale trova- alla piramide
no applicazione la grande capacità organizzativa del lavoro
da parte dello Stato e l’abilità tecnica di artigiani, scalpellini
e tagliatori di pietre.
Il primo esempio della nuova tipologia è costituito dalla pi-
ramide di Djoser, a base rettangolare – composta di 6 gra-
doni sovrapposti, tutti interamente di pietra –, che raggiun-
gono un’altezza complessiva di 60 metri, ubicata all’interno
di un complesso funerario occupante una superficie di ol-
tre 15 ettari a Saqqara.
Intorno alla piramide sorge una serie di màstabe destinate al
culto funerario del re, disposte secondo l’orditura di un reti-
colo riproducente l’impianto di una città; il tutto è racchiuso
da una cinta muraria di ragguardevole estensione (554 x 77 m),
39
Dalle origini all’antico Egitto

alta circa 10 metri. Il percorso inter-


no alla struttura è evocativo dell’im-
E maginario viaggio compiuto dai de-
funti attraverso la morte verso una
C nuova esistenza ultraterrena.
F
L’ulteriore evoluzione del tipo a pi-
A ramide gradonata conduce alle im-
ponenti e famose piramidi a base
D
quadrata e superfici lisce di Cheope
(unica tra le Sette Meraviglie del
Mondo giunta fino ai giorni nostri),
Chefren e Micerino (Mykerinos),
rinvenute nella necropoli di Giza,
B C costituite da un nucleo di grossi
blocchi di calcare e granito rifinito
Figura 6 da un manto esterno di pietre tagliate, levigate e giuntate
Sezione verticale della con grande precisione. La piramide di Cheope, detta anche
Piramide di Cheope Grande Piramide, la più imponente delle tre della necropoli
(necropoli di Giza): di Giza, risulta impostata su una base quadrata di circa 230
A) ingresso metri di lato e occupa una superficie di oltre 5 ettari. In ori-
B) camera sotterranea
C) corridoi gine aveva un’altezza di 147 metri, che si sono progressiva-
D) camera della regina mente ridotti ai 137 attuali a causa dell’azione erosiva degli
E) grande galleria agenti atmosferici. Il nucleo interno della piramide è costi-
F) camera del faraone. tuito da monoliti di granito che arrivano a pesare anche 80
tonnellate ciascuno, ed è rivestito da un manto esterno di
lastre di calcare, basalto e granito.
Nuovi elementi Compaiono in quest’epoca nuovi elementi architettonici: le
architettonici colonne di pietra a forma di palma, di fiore di loto o di foglia
di papiro. Sono costituite da blocchi monolitici di pietra o da
tamburi sovrapposti sormontati da trabeazioni.
Durante la V e VI dinastia e nei secoli successivi, le piramidi
(dato l’enorme sforzo economico e organizzativo richiesto al-
Ridimensionamento lo Stato per la loro realizzazione) si ridimensionano e si sem-
e semplificazione plificano nella struttura, essendo ora composte da un nucleo
della struttura di detriti rivestito da lastre di pietra.

Medio Regno
Espansione L’espansione del regno determina un progressivo amplia-
del regno mento del numero di governatori e funzionari locali addetti
al governo dello Stato (monarchi), con conseguente indebo-
limento del potere centrale. Questa modifica a livello politi-
co si riflette in campo architettonico: alla grandiosità e unifor-
mità stilistica tipica dell’Antico Regno subentra una maggior
differenziazione delle opere, legate alle tradizioni locali. In
40
3 - Architettura dell’antico Egitto

ambito funerario all’imponenza delle piramidi si sostituisco-


no forme di sepoltura più economiche e razionali: màstabe
di grandi dimensioni e templi, sia edificati sul terreno sia sca-
vati all’interno della roccia.
Il tempio egizio, che trae origine da costruzioni analoghe sor- Il tempio egizio
te in epoca arcaica, è il luogo in cui si venera il defunto uo-
mo-dio ed è inserito in un contesto di elementi predisposti al
fine di generare un percorso processionale riflettente la co-
smogonia egizia.
Attraverso un portale di ingresso, costituito da 2 muraglioni
rastremati verso l’alto (pilone), normalmente preceduto da
2 obelischi e da un viale di sfingi (dròmos), si giunge in una
corte a cielo aperto circondata da portici e successivamente
in una sala ipostila, per poi accedere alla camera sepolcrale,
dove è custodito il simulacro della divinità.
Di grande effetto risulta pertanto il percorso lineare “a can-
nocchiale”, in cui il visitatore, procedendo, incontra via via
spazi in successione che si riducono nelle dimensioni (i sof-
fitti si abbassano gradualmente e i pavimenti si innalzano tra-
mite gradini) e divengono sempre più intimi e raccolti: dalla
luce accecante dell’esterno si giunge alla penombra della sa-
la ipostila e al buio totale della camera sepolcrale. Esempi no-
tevoli sono costituiti dai templi del dio Ammone di Karnak Figura 7
(dal XVI al I sec. a.C.) e di Luxor (XIV sec. a.C.). Schema compositivo
Numerosi e caratteristici di quest’epoca sono i templi ru- del tempio egizio:
A) pilone
pestri, costruzioni in cui il percorso rituale si snoda lungo B) peristilio
le pendici montuose (templi di Mentuhotep e di Hatshe- C) sala ipostila
psut a Deir el-Bahari) o è scavato sul fianco roccioso della D) vestibolo
montagna, come nel caso dei templi di Abu Simbel (presso E) nàos
Assuan), Beni Hasan, el-Bersha e Meir. F) cappelle laterali.

D A

F
C
B

41
Dalle origini all’antico Egitto

■ I templi di Karnak e Luxor


La città di Tebe, che acquista sempre maggiore importanza
e diventerà capitale del Nuovo Regno, accoglie le vestigia dei
templi di Karnak (detto la “fortezza”), più volte modificato
nel corso di 1600 anni, e Luxor (o harem meridionale). Il
Il complesso complesso di Karnak, dalle dimensioni monumentali, com-
di Karnak prende 3 recinti – con i templi di Amon-Ra, Mut e Montu –,
4 cortili, 10 piloni (grandi porte) e diversi edifici minori.
A conferirgli l’aspetto attuale fu Nectanebo, sovrano della
XXX dinastia. Questi fece innalzare il primo pilone davanti al
bacino collegato al Nilo mediante un canale, e il viale d’ac-
cesso fiancheggiato da sfingi criocefale (dalla testa di ariete)
che accompagnano al primo cortile, dove per volere di Seti II
e Ramesse II furono erette 2 cappelle per la sosta delle bar-
che trasportate durante le processioni.
Fu Horemheb a far erigere il secondo pilone, che costituisce
la facciata del tempio. Il terzo pilone, voluto da Amenofi III,
conduce al punto d’incrocio dei due assi stradali, indicato da
4 obelischi. Tra il quarto e il quinto pilone, in una piccola sa-
la ipostila, si ergevano 2 obelischi con le sommità rivestite di
bronzo dorato (ne è rimasto uno solo). Oltrepassato il sesto
pilone si raggiunge il cortile del Medio Regno e poi il giardi-
no botanico, nei cui pressi sorgeva l’obelisco di granito rosso
che oggi troneggia nella piazza di San Giovanni in Laterano a
Roma. Proseguendo si incontrano il settimo, l’ottavo e il no-
no pilone. Il decimo conduce all’esterno del recinto dove,
lungo un viale fiancheggiato da sfingi androcefale (dalla testa
umana), si raggiunge il tempio della dea Mut. Il tempio di
Montu si trova all’esterno del recinto.
La costruzione più rappresentativa del complesso di Karnak
è la sala ipostila del tempio di Amon, ambiente cui si acce-
de dal lato est del primo cortile: eretta nell’arco di un secolo,
occupa una superficie di 5500 metri quadrati, è sostenuta da
2 file centrali di 12 colonne papiriformi adorne di bassorilie-
vi e alte 22 metri e da 122 colonne laterali di 14 metri; il sof-
fitto è decorato con raffigurazioni di divinità e costellazioni.
A tre chilometri da Karnak sorge dalla sabbia un altro mae-
Il complesso stoso complesso templare, quello di Luxor, la cui costruzio-
di Luxor ne fu voluta da Amenofi III e completata sotto Tutankhamon.
Originariamente l’edificio comprendeva 14 colonne alte qua-
si 20 metri e della circonferenza di 10; attraverso un cortile
delimitato da 2 file di colonne si raggiungevano una sala ipo-
stila e il santuario della Barca Sacra.
A Ramesse II (1290-1224 a.C.) si deve invece l’ampliamento
del tempio con la realizzazione del primo pilone, un ingres-
so maestoso formato da 2 torri trapezoidali; 16 statue raffi-
42
3 - Architettura dell’antico Egitto

guranti il sovrano e un peristilio con 74 colonne papiriformi


popolavano il primo cortile, che accoglieva la cappella della
triade tebana. Ancora ad Amon, Mut e Khonsu Ramesse II de-
dicò un tempio interno. Sul primo pilone vegliavano 2 obeli-
schi e 2 imponenti statue del sovrano.
Risale al regno di Nectanebo la realizzazione dei 200 metri di
viale fiancheggiato da sfingi androcefale che in parte suben-
trarono a quelle criocefale volute da Amenofi III ai lati del via-
le di 3 chilometri che univa i 2 maestosi complessi templari.

Nuovo Regno
Dopo una fase caratterizzata dal tentativo di ritorno alla figu-
ra centralizzante del sovrano (XI e XII dinastia), con la XIII di-
nastia si apre un periodo di crisi dello Stato, minacciato dalla
pressione esercitata da popolazioni straniere (gli Hyksos).
Con l’inizio del Nuovo Regno (XVIII dinastia) si profila un’e-
poca di rinnovato rafforzamento del potere dello Stato e di Rinnovato potere
nuove campagne militari di espansione, volte alla conquista dello Stato
di Nubia, Siria e Palestina. Con la salita al trono della regina
Hatshepsut si assiste alla creazione del mito della teogamia, Il mito
secondo cui si attribuiscono alla sovrana origini divine per le- della teogamia
gittimare il suo ruolo di comando. In questa fase prolifera una
grande attività costruttiva a Tebe, la capitale.
Durante il regno di Amenofi IV si registra un tentativo di rifor-
ma religiosa monoteista con la proclamazione del culto di
Aton (disco solare), e la fondazione della nuova capitale di Aketaton,
Aketaton (oggi Tell el-Amarna), in suo onore. nuova capitale
La città, che ricopriva una superficie di circa 290 chilometri
quadrati e si sviluppava lungo l’asse nord-sud, presenta al-
cuni aspetti di sicuro interesse. Al suo interno erano indivi-
duabili 3 quartieri (a nord, al centro e a sud) che si svilup-
pavano intorno a 3 palazzi principali; quello che sorgeva al-
l’interno del quartiere centrale era il Palazzo Reale, sede del
governo e residenza privata dei sovrani. I quartieri residen-
ziali presentavano una tipologia di abitazioni a schiera, ra-
zionalmente disposte e allineate con il lato corto parallelo al-
la strada; presso le classi sociali più elevate si diffusero im-
pianti a corte, circondati da giardini e resi unici dal gusto per-
sonale del proprietario.
Altro edificio rilevante all’interno della struttura urbana di
Aketaton era il tempio di Aton, che, a differenza dei templi Tempio di Aton
precedenti, voleva celebrare il globo solare e rappresenta il
trionfo della luce. Le sale ipostile interne e le corti colonna-
te, al centro delle quali sono posti gli altari sacrificali, sono ora
43
Dalle origini all’antico Egitto

EDILIZIA ABITATIVA POPOLARE E DELLE CLASSI NOBILIARI


Poche sono le informazioni che ci sono generalmente nell’agricoltura o nell’edi-
giunte relativamente all’edilizia abitativa ficazione delle imponenti strutture pub-
nell’antico Egitto, a causa della deperibi- bliche, vivevano in capanne a pianta cir-
lità dei materiali impiegati (legno, terra colare, dotate di una struttura di legno e
cruda, fibre vegetali) e della conseguen- tamponamenti perimetrali in fibre vege-
te mancanza di ritrovamenti archeologi- tali intrecciate o mattoni di terra cruda,
ci. Le uniche testimonianze che ci sono di probabile derivazione mesopotamica.
pervenute provengono da raffigurazioni Le classi sociali più elevate - sacerdoti,
ornamentali che decoravano tombe e amministratori, funzionari dello Stato -
sarcofagi e che ci parlano di due diffe- disponevano di palazzi e residenze
renti tipologie edilizie: una al servizio spesso integrati negli edifici pubblici e
del popolo e l’altra delle classi nobiliari. ubicati all’interno del nucleo centrale
Gli strati sociali più indigenti, impiegati delle città.

aperte al centro, permettendo l’ingresso a una grande quan-


tità di luce. Nei secoli successivi appare sempre più evidente
Crisi del potere il progressivo indebolimento politico ed economico dell’E-
gitto, legato alla difficoltà di mantenere la supremazia in Asia.
La crisi si trascina fino alla scomparsa dell’impero egiziano,
smembrato dall’invasione della nuova potenza assira.

Bassa Epoca
Durante la XXVI dinastia, quando il sovrano Psametek si allea
con la Libia e sconfigge gli Assiri invasori, l’Egitto conosce una
nuova fase di unità. La capitale viene di nuovo trasferita a
Menfi, da dove il sovrano procede alla riorganizzazione del
governo delle varie province e dell’esercito. In campo archi-
tettonico poche e frammentarie risultano le vestigia dei tem-
pli di Bubasti, Sais e Busiride, edificati sul delta del Nilo.
Con la conquista del Paese da parte del sovrano persiano Cam-
bise nel 525 a.C., e successivamente con quella di Alessandro
Perdita dell’identità Magno nel 331 a.C., l’Egitto perde la propria identità cultura-
culturale le ed entra progressivamente a far parte di un nuovo assetto
politico ed economico.

44
3 - Architettura dell’antico Egitto

SCHEMA RIASSUNTIVO
PERIODO PROTODINASTICO Epoca arcaica di cui poco si conosce a causa della deperibilità dei materiali impie-
gati per le costruzioni, di origine naturale e facile reperibilità. Le prime opere di rilie-
vo sono le dighe e i canali necessari a regolare le acque del Nilo per sfruttarne i
benefici a scopo agricolo. Compaiono in quest’epoca le prime tombe a màstaba,
costituite da un gradone di forma troncopiramidale a protezione di un pozzo e di una
camera sepolcrale nascosta nel sottosuolo.

ANTICO REGNO Periodo caratterizzato dal ruolo centrale svolto dallo Stato nel governo del Paese,
espresso architettonicamente tramite la realizzazione di opere monumentali, in gran
parte giunte fino ai giorni nostri: le piramidi.

MEDIO REGNO Epoca in cui l’espansione continua del regno detemina l’aumento del numero di funzio-
nari impiegati, la difficoltà di controllo e il conseguente indebolimento del potere cen-
trale. Le costruzioni realizzate presentano un carattere meno unitario e sono orientate
alla valorizzazione delle tradizioni locali. Alle grandi piramidi subentrano le più economi-
che màstabe e i templi.

NUOVO REGNO Epoca di rinnovato rafforzamento del potere dello Stato dopo le minacce di invasio-
ni straniere, caratterizzata dal proliferare dell’attività costruttiva nella città di Tebe,
nuova capitale.

BASSA EPOCA Fase di declino del regno egizio, nonostante il tentativo di riorganizzazione delle
varie province e dell’esercito. Frammentari ed esigui sono i resti dei templi edi-
ficati in quest’epoca sul delta del Nilo.

45
ARCHITETTURE MINOICA,
MICENEA E GRECA

1 Architetture minoica e micenea


2 Architettura greca
Fin dal Neolitico il Mediterraneo orientale fu luogo
di nascita e sviluppo delle prime forme di civiltà, che
vi si insediarono a partire dal 6000 a.C. Successivamente
(tra il 2500 e il 100 a.C.) quest’area, situata nel punto
d’incontro delle rotte di collegamento tra l’Europa,
l’Egitto e il Vicino Oriente, fu centro di sviluppo delle civiltà
minoica, micenea e greca, che si rivelarono determinanti
per la formazione della cultura architettonica occidentale.
La civiltà minoica, detta anche cretese dall’isola di Creta
in cui fiorì, si sviluppò principalmente nelle città
di Cnosso, Festo e Mallia. Prioritaria fu la costruzione
di imponenti complessi palaziali, che si caratterizzano
per l’estrema articolazione degli spazi interni, organizzati
intorno a una corte centrale e distribuiti secondo
uno schema libero, generato da esigenze contingenti
più che dall’applicazione di rigidi schemi planimetrici.
La civiltà micenea, che prende il nome dalla città di Micene,
organizza la propria struttura sociale sulla presenza di alcune
città-stato cinte da mura (Micene, Tirinto, Pilo e Tebe),
all’interno delle quali prospera la vita della comunità.
Tra il XIII e l’XI secolo una fase di profondi rivolgimenti politici
e sociali causa il declino della civiltà micenea
e un periodo di instabilità, durante il quale differenti
popolazioni gravitano nell’area del Peloponneso.
È sul rapporto tra queste genti e sul “collante”
rappresentato da lingua e religione comuni che si fondano
le basi della civiltà greca, culla delle più alte espressioni
artistiche che la storia abbia mai visto.
1 Architetture minoica
e micenea
Tra il III e il II millennio a.C. il bacino del Mediterraneo si configura come
importante crocevia di contatti e scambi culturali tra le popolazioni che risiedono
in Europa, Egitto e Vicino Oriente: ciò favorisce lo sviluppo di due importanti civiltà,
quella minoica e quella micenea, fondamentali per l’elevato livello culturale
espresso e per l’influenza esercitata sulla nascita della civiltà greca.

Architettura minoica:
inquadramento storico e geografico
La civiltà minoica (che prende il nome dal celebre re di Cre-
ta Minosse) rappresenta, insieme alla civiltà micenea, l’esem-
pio più importante e significativo nell’ambito della cultura ar-
chitettonica del bacino del Mediterraneo, crocevia tra Euro-
pa, Egitto e Oriente, durante il III e il II millennio a.C. En-
trambe le esperienze riuscirono a esprimere un livello archi- Civiltà anticipatrici
tettonico elevato, unico, originale e, per molti aspetti, pre- del genio greco
cursore dell’architettura greca. L’architettura minoica, svilup-
patasi sull’isola di Creta, in particolare nelle città di Cnosso,
Festo e Mallia, viene suddivisa cronologicamente dagli stori-
ci in quattro periodi, legati alle vicende dei grandi palazzi: Le quattro fasi
• Periodo Prepalaziale (2500-2000 a.C.); della civiltà minoica
• Periodo dei primi palazzi o Protopalaziale (2000-1700 a.C.);
• Periodo dei secondi palazzi o Neopalaziale (1700-1400 a.C.);
• Periodo Postpalaziale (1400-1100 a.C.).

Costruzioni cretesi: caratteri tipologici,


tecnologici e funzionali
Nel Periodo Prepalaziale gli edifici mostrano le caratteristiche Periodo Prepalaziale
costruttive tipiche del Neolitico: sono realizzati con mattoni di
argilla cruda essiccata al sole, posta sopra un basamento di pie-
tra. Solo in seguito viene esteso all’intera costruzione l’uso del-
la pietra: emblematico è il caso degli insediamenti urbani rin- Myrtos e Vasilikì
venuti a Myrtos e Vasilikì, nella parte orientale dell’isola.
In ambito funerario assai diffusa è la tomba a thòlos, costru- Tombe a thòlos
zione in pietra a pianta circolare con copertura a falsa cupo-
la, composta da filari concentrici aggettanti di elementi in pietra.
49
Architetture minoica, micenea e greca

Periodo dei primi È durante il periodo dei primi palazzi che si assiste alla nascita,
palazzi nelle città di Cnosso, Festo e Mallia, degli imponenti comples-
si palaziali per i quali l’isola di Creta è conosciuta da secoli.
La dimora Il palazzo è la dimora del sovrano, vero e proprio nucleo ge-
del sovrano neratore intorno al quale si sviluppa, per stratificazioni e ag-
gregazioni successive, l’intero centro abitato. Si imposta in-
torno a un grande cortile rettangolare, con giacitura paral-
lela all’asse nord-sud, intorno al quale si sviluppa una fitta tra-
ma di locali abitativi, sale di rappresentanza, depositi, magaz-
Figura 8
zini, laboratori, percorsi e scalinate: il tutto organizzato se-
Pianta del palazzo condo uno schema libero – dettato più da esigenze contin-
di Cnosso genti che non da un modello rigido – e caratterizzato da ric-
(isola di Creta). che decorazioni e dall’alto livello tecnologico degli impianti.

Cortile
rettangolare

50
1 - Architetture minoica e micenea

Nell’estrema articolazione e complessità degli spazi molti stu-


diosi hanno colto riferimenti al mito del labirinto, leggenda- Il mito del labirinto
ria costruzione fatta erigere dal re Minosse per rinchiudere il
Minotauro, figura mitologica di uomo con testa di toro, ucci-
so poi da Teseo con l’aiuto del filo donatogli da Arianna.
Oltre alle dimensioni maestose, i palazzi della civiltà minoica Caratteristiche
presentano altre importanti peculiarità: sontuose decora- uniche
zioni (tra cui spiccano numerosi affreschi parietali e i rivesti-
menti in gesso alabastrino che impreziosiscono i pavimenti),
impianti di adduzione e scarico delle acque tramite un si-
stema di condutture in terracotta (tecnicamente avanzati per
l’epoca) e assenza di strutture difensive, rese superflue per
molti secoli dalla presenza del mare.
Il periodo dei secondi palazzi vede l’edificazione di edifici an- Periodo
cora più imponenti di quelli dell’epoca precedente, sorti sul- dei secondi palazzi
le rovine di questi ultimi, distrutti con molta probabilità da
eventi sismici. Uno dei tratti distintivi di questo periodo è
l’accentuato sviluppo in senso verticale, ottenuto attraverso Sviluppo verticale
la sovrapposizione di più piani, serie di scalinate e monu-
mentali propilei, in cui la struttura asseconda, tramite ter-
razzamenti e gradonate, le pendenze naturali e i movimenti
altimetrici del terreno.
Un’atra tipologia edilizia di rilievo è il teatro (i principali so- Il teatro
no a Cnosso e Festo), che si compone di una scalinata per gli
spettatori, di posti riservati ai dignitari e di uno spazio cen-
trale lastricato per le rappresentazioni.
Durante il periodo conclusivo, definito Postpalaziale, l’ege- Periodo
monia di Creta sul piano commerciale viene progressiva- Postpalaziale
mente osteggiata dai Micenei fino alla definitiva invasione del-
l’isola e alla conseguente caduta della civiltà minoica.
Il palazzo di Cnosso resiste alla dominazione fino alla prima
metà del XIV secolo a.C., quando crolla definitivamente.

Architettura micenea:
inquadramento storico e geografico
Verso la metà del XIV secolo a.C. i Micenei assumono gra- Il trionfo dei Micenei
dualmente il predominio economico, politico e culturale del-
l’area che gravita intorno al Mediterraneo.
A una prima fase segnata dall’eccellenza raggiunta nel cor-
so dei secoli dall’arte e dall’architettura della civiltà mi-
noica segue quindi un periodo di fusione e compenetra- Fusione
zione tra le due culture, fino a quando l’ormai matura ci- delle due civiltà
viltà micenea non è in grado di dar vita a espressioni ar-
chitettoniche autonome e originali.
51
Architetture minoica, micenea e greca

La civiltà micenea si sviluppa nella Grecia continentale (più


precisamente nella città di Micene) in un arco temporale che
Tre periodi gli studiosi suddividono in tre periodi:
• Miceneo antico (1570-1400 a.C.);
• Miceneo medio (1400-1200 a.C.);
• Miceneo tardo (1200-1125 a.C.).

Le città-stato e i loro resti: palazzi,


bastioni, porte e tombe
La struttura della società micenea si fonda sul potere militare
esercitato da alcune città-stato (Micene, Tirinto, Petra e Mi-
dea), costruite come acropoli fortificate, all’interno delle
quali si svolge la vita della comunità.
Lo schema Al centro dell’acropoli sorge il palazzo (sono noti quelli di
del palazzo Micene, Tirinto, Pilo e Tebe), che, pur con qualche piccola
differenza, replica sempre il medesimo schema: un cortile
centrale collegato a un portico colonnato, a sua volta con-
nesso a un vestibolo, spazio che anticipa il mégaron, ampia
sala rettangolare al centro della quale è collocato il focolare,
Figura 9 circondato da 4 colonne lignee con basamento in pietra. In-
Porta dei Leoni torno a questo nucleo una moltitudine di sale, servizi igieni-
(Micene). ci, magazzini, dispense e archivi completa il complesso che,
a differenza di quanto avveniva a Cre-
ta, è circondato da possenti mura di-
fensive: realizzate con enormi blocchi
di pietra grezza o appena sbozzata,
hanno meritato l’epiteto di “ciclopi-
che”, quasi fossero edificate dai mito-
logici Ciclopi.
Le abitazioni residenziali sorgono sia al-
l’interno della cinta sia all’esterno, adot-
tando come tracciato ordinatore il tes-
suto di vicoli, strade e percorsi origi-
nato dal palazzo. Mentre nella Creta mi-
noica il tessuto urbano era molto caoti-
co e intricato, assimilabile al mitico la-
birinto, qui assume una connotazione
più ordinata e razionale, secondo mo-
delli geometrici di riferimento.
A Micene numerose sono le testimo-
nianze conservate fino ai nostri giorni;
tra queste di rilievo è l’ingresso monu-
mentale alla rocca in direzione nord-
ovest, la celebre Porta dei Leoni, com-
52
1 - Architetture minoica e micenea

posta da colossali monoli-


ti di pietra squadrata a for-
mare un trilite, sul quale è
collocata una grande la-
stra triangolare raffigu-
rante due leoni in posi-
zione araldica ai lati di una
colonna, simbolo del po-
tere regale. Anche in am-
bito funerario i Micenei
sanno concretizzare l’im-
ponenza costruttiva e-
spressa in campo civile:
realizzano infatti grandi
tombe a fossa, ricoperte
di lastroni e terra, segnalate in superficie da una stele di pie- Figura 10
tra calcarea, adorna di bassorilievi raffiguranti scene militari o Sezione verticale
di caccia. Ancora più imponenti sono le tombe a thòlos, strut- del Tesoro di Atreo
(Tomba di Agamennone)
ture in pietra a pianta circolare sormontate da una falsa cupo- a Micene.
la ottenuta mediante la sovrapposizione di filari concentrici di
blocchi di pietra, accessibili tramite un lungo corridoio aper-
to (dròmos) e ricoperte di terra in modo da formare un tu-
mulo, oppure scavate nel fianco di colline naturali.
Tra le numerose testimonianze pervenuteci (si ricordano le
thòlos di Kakovatos in Messenia, di Vaphio in Laconia, di Myr- Le thòlos principali
sinochorion in Messenia, di Dendra in Argolide), la più nota
è rappresentata dal Tesoro di Atreo a Micene (conosciuto an- Tesoro di Atreo
che come Tomba di Agamennone, figlio di Atreo), che risale a Micene
alla fine del XIV secolo a.C. Anch’essa caratterizzata da un im-
pianto a thòlos, presenta dimensioni monumentali nello spa-
zio a pianta circolare (diametro di 14,40 metri e altezza della
copertura a sezione ogivale di 13), che è introdotto da un cor-
ridoio scoperto inclinato lungo 36 metri. La camera funera-
ria vera e propria, ove si suppone fosse conservata la celebre
maschera di Agamennone, è costituita da una stanza cubica
connessa, tramite un breve passaggio, allo spazio centrale.
Ricco doveva essere l’apparato decorativo della tomba: oltre Ricco apparato
agli ornamenti della superficie della falsa-cupola in oro, ar- decorativo
gento e bronzo, particolari erano le semicolonne in calcare
verde con motivi a zigzag sul fusto e fregi con spirali in marmo
rosso e alabastro verde.

53
Architetture minoica, micenea e greca

SCHEMA RIASSUNTIVO
CIVILTÀ MINOICA Sviluppatasi sull’isola di Creta, comprende un arco temporale che va dal 2500 a.C.
al 1100 a.C., e la sua storia viene suddivisa dagli studiosi in quattro periodi, legati
all’evoluzione dei complessi palaziali, principale tipologia edilizia dell’isola. Il palaz-
zo, dimora del sovrano, urbanisticamente costituisce il nucleo generatore dell’inte-
ro centro abitato, che sorge per stratificazioni successive.

CIVILTÀ MICENEA Conquistata e gradualmente assimilata la precedente civiltà minoica nel XIV seco-
lo a.C., la civiltà micenea si insedia nella Grecia continentale dal 1570 al 1125 a.C.
e da qui assume il predominio economico e politico dell’area del Mediterraneo. La
struttura sociale si fonda sul potere militare delle città-stato, vere e proprie città
fortificate all’interno delle quali si svolge la vita della comunità.

54
2 Architettura greca
Nella storia della civiltà europea un ruolo di primissimo piano viene
svolto dall’architettura greca, che per la prima volta, insieme a pittura
e scultura, esprime una concezione umanistica della vita. L’uomo,
centro dell’universo e misura di tutte le cose, diventa artefice di un
pensiero etico che ha come obiettivo la realizzazione di un equilibrio
armonioso tra razionalità e passione, armonia che troverà massima
espressione in molte opere dell’età classica.

Inquadramento
storico e geografico
Durante il periodo storico compreso tra il XIII e l’XI secolo
a.C. nell’area del Mediterraneo ha luogo una serie di feno-
meni (migrazioni di popolazioni dal Centroeuropa, guerre, ri-
volgimenti politici e sociali) che determinano il declino della Declino della civiltà
civiltà micenea e il profilarsi di un nuovo assetto nel bacino micenea
del Mediterraneo. Al termine di questa fase si delinea un di-
verso quadro generale di equilibrio, che vede la popolazione
dei Dori stabilirsi nel Peloponneso e gli Achei occupare le co-
ste dell’Asia Minore. L’area d’influenza della cultura greca ri-
sulta estremamente frammentata, priva di uno stato unita-
rio e governata da una serie di città-stato autonome e in com- Città-stato
petizione tra loro. È in questo contesto generale che, dopo i autonome
“secoli tormentati e bui” del Medioevo Ellenico, nasce la ci- in competizione
viltà greca, culla delle più alte espressioni artistiche che ab-
biano mai visto la luce nel corso della storia. Questa cultura
ha avuto grande influenza in epoca classica presso i Romani, Influssi della cultura
e poi in tutta Europa durante il Rinascimento e nei secoli suc- greca sulle civiltà
cessivi, fino al XX secolo, con la breve parentesi rappresenta- successive
ta dall’architettura postmoderna.

Le fasi essenziali dello sviluppo della civiltà greca sono: Le fasi dello sviluppo
• Medioevo Ellenico (XI-VIII sec. a.C.; a questo periodo ri-
salgono tracce di edifici templari);
• Periodo arcaico (VIII-metà V sec. a.C.);
• Periodo classico (metà V-fine IV sec. a.C.);
• Periodo ellenistico o Ellenismo (fine IV-I sec. a.C.).
Dal punto di vista geografico si assiste a una progressiva Espansione
espansione degli insediamenti, che, dalle regioni meridio- degli insediamenti
nali dell’area balcanica, dalle isole dello Ionio e dell’Egeo,
55
Architetture minoica, micenea e greca

sotto la spinta colonizzatrice si estendono alle coste medi-


terranee dell’Asia Minore e a tutto il bacino del Mediterra-
neo, fino alle coste del Mar Nero.

Periodo arcaico
Il periodo arcaico subentra alla fase di transizione del Me-
dioevo Ellenico, durante il quale una serie di rivolgimenti po-
litici e sociali aveva determinato la caduta della civiltà mice-
nea e una situazione di scambio reciproco tra popolazioni
differenti (Dori, Ioni, Eoli) che gravitavano nell’area del Pelo-
I caratteri formali ponneso. Durante questo periodo si definiscono i caratteri
dell’architettura formali dell’architettura greca, del tutto originali e indipen-
greca denti dagli influssi orientali, nonché un vasto repertorio di
tecniche, stili e canoni estetici che, pur con piccole varia-
zioni e aggiustamenti, costituiranno un linguaggio formale co-
dificato e rappresenteranno categorie di riferimento comuni
per i Greci e per molte civiltà successive.
Dal momento che la religione, insieme alla lingua, aveva ini-
zialmente rappresentato un fattore di coesione nella nascen-
te civiltà greca, è proprio in ambito religioso che inizia la ca-
ratterizzazione della tipologia edilizia del tempio.
Il tempio Considerato la dimora del dio, questa costruzione nasce co-
me organismo molto semplice, costituito da una cella ret-
tangolare di mattoni crudi e legno (erede con molta proba-
bilità del mégaron miceneo) collocata sopra un basamento
di pietra, in cui il vano di ingresso viene ricavato su uno dei
due lati corti e preceduto da un portico ipostilo. Solo suc-
cessivamente l’edificio si caratterizza come “periptero” (cir-
condato da una fila di colonne su tutti e quattro i lati) e si de-
linea nella sua stabilizzazione formale, che lo vede composto
da una cella vera e propria (nàos), destinata ad accogliere l’ef-
figie del dio protettore della comunità, preceduta da un ve-
stibolo (pronao), costituito dal prolungamento delle pareti
del nàos, e conclusa da un portico posteriore (opistodomo).
Il tempio era detto in antis se il pronao racchiudeva tra le an-
te (prolungamenti delle mura del nàos) 2 colonne, prostilo
se il fronte presentava una serie di colonne, anfiprostilo se la
fila di colonne veniva riproposta nella parte posteriore.
La copertura La copertura è a doppia falda inclinata con struttura di legno
e manto originariamente in paglia. Successivamente, duran-
te il VII secolo a.C., si assiste a un importante cambiamento,
risultato del progresso tecnico: l’introduzione di un manto
fatto di tegole di terracotta, che risultavano molto più resi-
stenti e assai più durature.
56
2 - Architettura greca

Lato con sei colonne


Elemento
decorativo Metopa
(acroterio) Frontone Triglifo
Fregio Timpano
Architrave

Trabeazione
Anta
Pronao

Ambulacro
Stilobate

Nàos
a
m
Àdyton ido
ep
Cr

Opistodomo Podio

Peristilio Rampa

Crepidoma Colonnato

Rampa Colonne

Stilobate

I materiali poveri (legno e mattoni crudi) con cui è realizza- Figura 11


ta la costruzione vengono progressivamente sostituiti con la Tempio greco esastilo:
pietra, secondo un processo costruttivo razionalizzato, in ba- pianta e spaccato
assonometrico
se al quale i blocchi lapidei venivano estratti dalle cave, tra- della fronte.
sportati in loco, rifiniti e messi in opera da maestranze spe-
cializzate con l’ausilio di semplici leve e sigillature in piom-
bo. Gli interventi di finitura relativi alle scanalature delle co-
lonne e al labor limae sui capitelli venivano completati in un
secondo tempo.

La codificazione degli ordini classici


Caratteristica dell’epoca arcaica è la codificazione degli ordi-
ni architettonici (dorico, ionico e corinzio), ossia il ricorso a Dorico, ionico
un criterio compositivo armonico, in cui i singoli elementi e corinzio
costitutivi sono costantemente in relazione con il tutto.
57
Architetture minoica, micenea e greca

Ricerca di equilibrio Questa ricerca di armonia e di equilibrio trova le proprie ori-


gini nel pensiero filosofico greco e nella tensione intellettua-
le verso l’unità, la perfezione e la stabilità, espresse sempre in
relazione alla figura dell’uomo e alla natura, come contesto da
preservare e rispettare. In termini tecnici questi principi si tra-
ducono nell’impiego di moduli, ossia riferimenti dimensionali
e proporzionali che regolano l’intera composizione architet-
Figura 12
tonica, e nel ricorso a opportune correzioni ottiche, che con-
Raffronto sentono di volta in volta di adattare i rigidi modelli geometri-
delle caratteristiche ci e matematici alle condizioni reali del sito e alla percezione
degli ordini classici. dell’oggetto architettonico da parte dell’osservatore.

Dorico Frontone Ionico Corinzio

Gronda
Capitello Trabeazione

Trabeazione
Timpano
Cornice
Trabeazione

Fregio

Metopa
Triglifo

Capitello
Architrave
Capitello

Abaco
Echino
Fusto

Fusto

Fusto scanalato
Fusto

a spigoli vivi

Stilobate

Crepidoma
Base

Base

Il Dorico
Il primo ordine architettonico fu quello dorico: nato nell’a-
rea occidentale della Grecia intorno all’VIII secolo a.C. e poi
Potenza diffusosi nell’entroterra e nelle colonie in Italia, esprime la po-
delle strutture tenza delle strutture, pensate come maestose sculture. L’edi-
ficio ha forma di parallelepipedo e facciata sui lati brevi, con
l’ingresso collocato a est per motivi sacrali.
Il tempio Il tempio dorico sorge su un basamento di pietra locale che
comprende sia le fondazioni – il cui strato superiore è noto
come euthyntèria – sia i gradini (crepidoma), il più alto dei
58
2 - Architettura greca

quali, lo stilobate, costituisce il piano di appoggio delle co-


lonne, prive di base. Il fusto delle colonne (ciascuna di al- Le colonne
tezza pari a 4, 5 o 6 volte il diametro) è rastremato (ossia con
diametro inferiore maggiore di quello superiore) e presenta
scanalature unite a spigolo vivo per sottolineare la verticalità
dell’elemento e per creare effetti chiaroscurali sotto i raggi
del sole mediterraneo. Il fusto può essere monolitico, ossia
lavorato in un unico blocco di pietra, o formato da più ele-
menti sovrapposti, detti rocchi (non meno di 4). Nel punto
in cui capitello e rocchio superiore si incontrano si trovano
3 solchi circolari. La porzione terminale del fusto, detta ypo-
trachèlion, era lavorata in un unico blocco insieme al capi-
tello. Quanto alle scanalature, il cui numero è sempre mul-
tiplo di 4, va detto che la lavorazione era una delle operazioni
conclusive, al fine di evitare che gli spigoli si scheggiassero
in corso d’opera.
Il capitello è composto da un elemento a forma di cuscinet- Il capitello
to (echino) sormontato da un secondo elemento a forma di
parallelepipedo a base quadrata (abaco), sopra il quale pog-
gia la trabeazione. La parte più bassa dell’echino era decora-
ta con tre anelli incisi, detti armille, che separavano il capi-
tello dall’ypotrachèlion.
La trabeazione rappresenta la struttura orizzontale di soste- La trabeazione
gno della copertura e, dal basso verso l’alto, si compone di
un architrave (detto anche epistilio; si tratta di un elemento
di pietra a superficie liscia composto da blocchi che si con-
giungono in corrispondenza del centro delle colonne), di un
listello continuo sul quale sono applicati elementi decorati-
vi (regulae), di un fregio, composto dall’alternanza di meto-
pe (campiture rettangolari scolpite, dipinte o lasciate lisce) e
triglifi (ripetizione di 3 elementi verticali, memoria delle an-
tiche costruzioni di legno). Al di sopra della trabeazione è col- La cornice
locata la cornice, che racchiude il timpano, spazio triangola-
re prospettante sul fronte di ingresso del tempio, destinato
ad accogliere statue e bassorilievi decorativi.
Il tempio dorico canonico è periptero, ossia circondato da
portici, con colonnato che cinge completamente la cella.
Gli esempi più importanti di tempio dorico in Grecia sono Gli esempi più
quelli di Zeus a Olimpia (470-456 a.C.), di Artemide a Corfù rappresentativi
(590-580 a.C.), con il più antico frontone decorato da scultu-
re, di Hera a Olimpia (600 a.C.), di Apollo a Corinto (540 a.C.,
in pietra calcarea rivestita di stucco bianco), di Atena a Egina
(500 a.C.). Nella Magna Grecia i più celebri sono il tempio di
Apollo a Siracusa (570-560 a.C.), i templi di Hera, di Atena e di
Nettuno a Paestum (VI-V sec.), il gruppo di templi a Selinunte
(550-530 a.C.) e il tempio di Zeus ad Agrigento (500 a.C.).
59
Architetture minoica, micenea e greca

■ I templi di Zeus e di Hera a Olimpia


L’edificio più rappresentativo dell’architettura dorica è senza
Tempio di Zeus dubbio il tempio di Zeus, che fa parte del santuario di Olim-
pia (sede dei Giochi Panellenici dal 776 a.C. al 393 d.C.). Eret-
to dall’architetto Libone tra il 470 e il 456 a.C., era alto 20 me-
tri, largo 28 e lungo 68. Il tetto era ricoperto di lastre di mar-
mo e caratterizzato da oltre 100 gocciolatoi a testa di leone.
La cella, divisa in 3 navate, accoglieva una delle Sette Meravi-
Statua di Zeus glie del Mondo, opera dello scultore Fidia: la statua crisoele-
fantina (di oro e avorio) raffigurante Zeus sul trono. Il tempio
aveva 6 colonne sui lati brevi e 13 su quelli lunghi; quelle che
lo sostenevano – alte 11 metri e del diametro di 2,25 – pog-
giavano su un basamento di 3 gradini. Metope e decorazioni
dei frontoni sono dell’anonimo Maestro di Olimpia.
Tempio di Hera Un altro importante tempio dorico di Olimpia è quello di He-
ra: eretto nel 600 a.C., presentava la parte superiore in mat-
toni, aveva 6 colonne in facciata ed era cinto da colonne do-
riche di legno (successivamente rifatte in pietra). Al pronao e
alla cella è stato in seguito aggiunto un vano posteriore cir-
condato da colonne.

■ I templi di Hera, Atena e Nettuno a Paestum


Tre edifici simbolo Tra gli edifici più rappresentativi dell’architettura dorica nella
Magna Grecia si citano i templi di Hera, di Atena e di Nettuno
Paestum, a Paestum. In principio era Posidonia – questo il nome dato
l’antica Posidonia dai Greci di Sibari che fondarono la colonia nel VII secolo e vi
costruirono diversi edifici, fra cui 3 templi –, poi, con l’occu-
pazione da parte dei Lucani nel V secolo, fu la volta di Paistom
e infine, con l’arrivo dei Romani nel III secolo, si giunse al no-
me di Paestum. Le mura poste a difesa del sito erano di pietra
calcarea e avevano un perimetro di 5 chilometri; realizzate nel
IV secolo a.C., erano interrotte da 4 porte.
I templi dorici di Hera, Nettuno e Atena furono eretti tra il VI
e il V secolo a.C. Il più antico è quello di Hera, che sorge in-
Il tempio di Hera, sieme al tempio di Nettuno nell’area sacrale dedicata a He-
il più antico ra. Questo edificio enneastilo (con 9 colonne in facciata), ori-
ginariamente denominato “basilica”, è costituito da blocchi
di calcare e sorge su uno stilobate di 25 x 55 centimetri; pre-
senta 18 colonne sui lati lunghi, 9 su quelli brevi e una fila a
sostegno dell’architrave lungo tutto il perimetro, posta “a cu-
stodia” della cella. Quest’ultima è a 2 navate con colonnato
centrale e dà accesso a un vano chiuso destinato a esigenze
di culto, il cosiddetto àdyton, che è situato nell’atrio poste-
riore in sostituzione dell’opistodomo.
Il tempio di Nettuno Il più importante dei 3 templi dorici è quello di Nettuno, che
mostra 14 colonne sui lati lunghi e 6 sui brevi; la cella pre-
60
2 - Architettura greca

LE CORREZIONI OTTICHE
Diversi sono gli accorgimenti – o per me- che si sarebbe avuto nel caso di colonne
glio dire le correzioni ottiche – utilizzati da- perfettamente troncoconiche.
gli architetti greci a partire dalla metà del Riguardo l’intero edificio i “trucchi” più usa-
VI sec. a.C. al fine di migliorare la perce- ti erano:
zione d’insieme delle loro opere. Le prin- • l’inclinazione delle colonne verso l’inter-
cipali correzioni ottiche che è possibile rav- no del tempio, per contrastare l’impres-
visare nei templi sono, per quanto riguar- sione ottica di pendenza delle stesse ver-
da le colonne (che nell’insieme assumono so l’esterno;
un aspetto più “leggero”): • la convessità dello stilobate nella sua por-
• la rastremazione: il diametro della co- zione centrale, realizzata per contrastare
lonna si riduce dalla base verso la sommità, la deformazione ottica generata dal gran
per mettere in evidenza la contrapposizio- numero di colonne e ottenere l’effetto vi-
ne di forze tra capitello e architrave; sivo della sua perfetta orizzontalità;
• l’entasi, ossia un rigonfiamento del fusto • ingrossamento e sezione ellittica delle
della colonna localizzato a due terzi del- colonne angolari, volti a contrastare l’as-
l’altezza, realizzato con lo scopo di con- sottigliamento e la deformazione degli an-
trobilanciare l’effetto di assottigliamento goli dell’edificio “cancellati dalla luce”.

senta una ripartizione in 3 navate, delimitate da 2 file di 7 co-


lonne doriche. In origine una doppia rampa di scale dava ac- Doppia rampa
cesso al sottotetto. Tra le peculiarità del tempio di Nettuno di scale
vanno ricordati i capitelli con echini alquanto schiacciati e le
24 scanalature sulle colonne.
Il tempio di Atena (in origine chiamato tempio di Cerere) ri- Il tempio
sale al 510-500 a.C e sfoggia colonne doriche nella peristasi, di Atena
ioniche nel pronao. Prende il nome dal fatto che vi sono sta-
te rinvenute numerose statuette raffiguranti la dea guerriera.

Lo Ionico
Il secondo ordine architettonico fu quello ionico, nato nell’a-
rea orientale della Grecia tra il VI e il V secolo a.C. A influenzarlo
furono le tradizioni artistiche e culturali del popolo degli Ioni, Il popolo degli Ioni
etnia insediata sulle coste dell’Asia Minore a stretto contatto con
le culture orientali. A differenza del dorico, quest’ordine pre-
senta una molteplicità di forme, come dimostrano l’Eretteo di
Atene, dalla raffinata eleganza, e i maestosi templi microasiati-
ci dipteri (cioè con un doppio colonnato a cingere la cella).
Anche il tempio ionico, come quello dorico, sorge su un ba- Il tempio
samento in pietra composto da gradini (crepidoma), con una
differenza: le colonne, anziché poggiare direttamente sull’ul-
timo gradino (stilobate), si innalzano su una base costituita
da 2 elementi convessi (tori), che al centro ne presentano uno
concavo, detto scozia.
61
Architetture minoica, micenea e greca

La colonna Il fusto della colonna non presenta rastremazione, le scana-


lature sono separate da listelli e non a spigolo vivo come nel-
l’ordine dorico, l’altezza raggiunge in alcuni casi una valore
pari a 10 volte il diametro: il risultato è pertanto quello di un
elemento snello e slanciato, differente dalla forma tozza e
possente della colonna dorica.
Il capitello Il capitello ionico è costituito da pulvino (elemento decorato
con 2 ampie volute sui lati paralleli all’architrave), echino (ele-
mento decorato con un motivo a lancette e ovoli) e abaco (ele-
mento di forma più schiacciata rispetto al capitello dorico).
La trabeazione La trabeazione è composta da architrave – realizzato da 3 fa-
sce sovrapposte e aggettanti una sull’altra –, fregio, continuo
e interamente figurato o decorato a dentelli, e cornice.
In Grecia i primi templi edificati secondo l’ordine ionico so-
Il recinto sacro no tempietti per doni votivi all’interno del recinto sacro di
di Apollo a Delfi Apollo a Delfi: il Tesoro degli Cnidi (545 a.C.) e il Tesoro dei
Sifni (530-525 a.C.). Anticamente il sito archeologico di Delfi
era la sede dell’oracolo più venerato. Tra gli edifici che gli
scavi avviati nel 1889 hanno riportato alla luce spicca il Teso-
Il Tesoro dei Sifni ro dei Sifni, dotato di particolare fascino. Si tratta di un tem-
pietto distilo in antis, con due grandi cariatidi al posto delle
colonne del pronao, elementi ripresi nell’Eretteo di Atene.

Il Corinzio
Il terzo ordine nato in Grecia e diffusosi ampiamente presso
i Romani è il corinzio, nato nell’area di Corinto intorno al IV
secolo a.C. e considerato una variante dell’ordine ionico.
La colonna Il fusto della colonna corinzia presenta proporzioni simili a
quella ionica, anche se spesso risulta più snello, con scanala-
ture piatte separate da listelli.
Il capitello Il capitello, di forma troncoconica, trae ispirazione dal “ge-
mello” ionico (rispetto al quale ha però un’altezza maggiore)
per quanto riguarda la riproposizione di piccole volute nella
porzione superiore, completate nella parte centrale da un
doppio ordine di foglie di acanto. L’abaco presenta i lati con-
cavi e gli angoli aggettanti, mentre nella parte inferiore il ca-
pitello è concluso da una modanatura circolare.
La trabeazione Per quanto riguarda la trabeazione, l’ordine corinzio non pre-
senta una propria originale caratterizzazione, ma si ispira ai
modelli precedenti (dorico e ionico), riproponendo la scan-
sione in architrave, fregio e cornice.
Il tempio di Apollo Il più antico esempio di colonna corinzia risale al tempio di
Epicureo a Vasse Apollo Epicureo a Vasse (l’antica Bassai), in Arcadia, eretto tra
il 450 e il 420 a.C. L’edificio, proclamato Patrimonio dell’Uma-
62
2 - Architettura greca

Dorico Ionico Corinzio


Abaco Abaco
Capitello Abaco Echino Capitello Echino Capitello
Echino
Armilla
Sommoscapo Sommoscapo Sommoscapo
(diametro
dell’estremità
superiore)
Rocchio

Fusto Fusto Fusto

Entasi Scanalatura

Imoscapo
(diametro Imoscapo Imoscapo
dell’estremità Toro Toro
inferiore) Scozia Scozia
Base Base
Stilobate Plinto Plinto

nità dall’Unesco, presenta un allineamento nord-sud, anziché Figura 13


est-ovest come altre costruzioni analoghe, ed è caratterizzato Le colonne dei tre ordini
dalla compresenza di colonne di ordine ionico, dorico e co- e le loro parti costitutive.
rinzio; l’isolata colonna corinzia all’interno della cella mostra
il capitello corinzio più antico che sia giunto ai nostri giorni.
In termini di strutture esterne esemplare è il Monumento co- Monumento
regico di Lisicrate (335 o 334 a.C.) ad Atene (“coregico” per- coregico di Lisicrate
ché eretto per commemorare il trionfo teatrale del corego Li-
sicrate). Questo tipo di edificio doveva essere sormontato da
un tripode bronzeo, il premio che simboleggiava la vittoria.
La particolarità della costruzione sta nell’alta struttura circo-
lare adorna di semicolonne corinzie eretta su podio quadra-
to (una peculiarità che si ritroverà successivamente anche nel-
l’architettura funeraria); sulla sommità si erge un pinnacolo a
sostegno del tripode.

Periodo classico
Nel 480 a.C. la città di Atene viene invasa e saccheggiata dai
Persiani, le mura difensive vengono distrutte e i templi rasi al
suolo. Solo nel 449 a.C., sotto la guida di Pericle, si stipula la L’età di Pericle
pace definitiva con la Persia e si ristabiliscono condizioni di
prosperità economica. Ciò consente un programma edilizio
63
Architetture minoica, micenea e greca

Ricostruzione di ricostruzione monumentale dell’Acropoli, teso a celebra-


monumentale re la grandezza della civiltà greca e a dare espressione al-
dell’Acropoli l’eccellente qualità estetica raggiunta dai Greci nel campo del-
l’architettura, della scultura e delle arti applicate.
Successivamente alla nascita e allo sviluppo tipologico del
tempio greco si elabora la definizione di un insieme di altre
tipologie di edifici civili, che nel loro complesso concorrono
al disegno della città greca. Questa viene concepita come il
luogo nel quale il libero cittadino trova soddisfazione alle pro-
prie complesse esigenze di vita quotidiana, politiche e cultu-
Infrastrutture di rali, che in termini pratici si traducono nell’abbondanza di in-
servizio collettivo frastrutture di servizio collettivo.
Nascono pertanto forme architettoniche legate a un’intensa
Architettura vita pubblica: la piazza pubblica (agorà), luogo di incontri po-
e vita pubblica litici e scambi commerciali, intorno alla quale vengono di-
sposti lo spazio protetto dei portici (stoà) e l’edificio per le
assemblee (bouleutèrion); il ginnasio, palestra per l’attività
fisica e scuola (secondo la stretta relazione esistente secon-
do i Greci tra educazione intellettuale ed educazione fisica);
il teatro, edificio a valenza civile e sacra allo stesso tempo, che
non presenta una caratterizzazione architettonica specifica,
ma si adatta all’andamento sinuoso del terreno per ricavare i
propri spazi scenici e le gradinate. Nei secoli iniziali della ci-
Struttura della città viltà greca la struttura della città non segue rigidi schemi di
riferimento, ma, come avveniva a Creta, insediamenti edilizi,
strade e quartieri si conformano alla morfologia del territo-
rio. È in una fase successiva, intorno al 480 a.C., che il dise-
gno della città evolve verso forme ordinate e regolari, per ope-
ra dell’architetto Ippodamo di Mileto.

■ Il teatro di Epidauro
La città di Epidauro ospita un santuario sacro ad Asclepio, il
dio della Medicina, e, all’interno di questo, il teatro greco me-
glio conservato: il teatro di Epidauro, di cui non ci è perve-
nuta la scena. Realizzato dall’architetto Policleto il Giovane in-
Un’acustica torno al 350 a.C., è dotato di un’acustica particolarmente buo-
eccezionale na e ha una capienza di 14 000 spettatori (prima del II seco-
lo poteva accoglierne solo 6500). Ogni quattro anni il santua-
rio ospitava le Asclepiee, celebrazioni in onore di Asclepio con-
sistenti per lo più in gare sportive, alle quali, nel 395, si ag-
giunsero recite e competizioni musicali. Ad accogliere queste
performance era un palco di legno, che si rivelò presto insuf-
ficiente. Fu Policleto il Giovane a ricevere l’incarico di realiz-
zare un teatro in muratura: la scelta del luogo cadde sul pen-
Monte Kynortion dio del monte Kynortion, concavo e al riparo dai raggi solari
durante gli spettacoli. Il risultato è un teatro perfettamente in-
64
2 - Architettura greca
Kerkìdes (spicchi
serito nel paesaggio circostante. La verticali che dividono
cavea aveva 55 gradinate (alle qua- l’ordine inferiore)
li si accedeva dal basso, attraverso Scena
2 porte laterali in tufo) disposte a Klìmakes
semicerchio, divise in ordine supe- (scalette)
riore e ordine inferiore mediante
un corridoio. Le file più basse di po-
sti (sagomati e dotati di schienale)
situate intorno all’orchestra erano
riservate a magistrati, sacerdoti e
notabili; le file più alte erano riser-
vate al popolo e non avevano schie-
nale. Tutti i blocchi presentano nel-
la parte posteriore un incavo che
fungeva da poggiapiedi per gli
spettatori delle file precedenti. Il Stoà
semicerchio della cavea avvolgeva
lo spazio circolare dell’orchestra,
destinato ai canti del coro e alle Corridoi
danze e al cui centro troneggiava
l’Ara di Dioniso, utilizzata per i ri-
ti che precedevano le varie rap-
presentazioni. La scena, a pianta Parascenio
rettangolare, era distribuita su 2
Gradinate
piani e chiusa da 2 ali. Orchestra
Figura 14
Pianta
L’Acropoli di Atene di teatro greco.

Il piano di recupero e di riqualificazione degli insediamenti pre-


senti sull’Acropoli di Atene dà vita al più imponente esempio Il più imponente
di complesso monumentale dell’epoca classica, realizzato gra- complesso
zie all’ambizione di Pericle e alla collaborazione di grandi figu- monumentale
re professionali. Tra queste, lo scultore Fidia e gli architetti Mne-
sicle, Ictino e Callicrate, i quali recepiscono dalla tradizione i
linguaggi degli ordini dorico e ionico e li fondono in nuove for- La nuova
me espressive riferibili alla nuova Scuola Attica. Scuola Attica
All’interno della possente cerchia muraria dell’Acropoli, colli-
na calcarea emergente per più di 150 metri sulla pianura atti-
ca, sorgono numerosi edifici, di cui si citano i principali.
• I Propilei. Localizzati nella porzione occidentale della roc-
ca, costituiscono l’ingresso monumentale del complesso, pro- Ingresso
gettato e realizzato dall’architetto Mnesicle tra il 437 e il 432 monumentale
a.C. La struttura è complessa e articolata, dal momento che
la loro funzione è quella di raccordare differenti quote alti-
metriche del terreno, ma l’insieme risulta molto equilibrato
65
Architetture minoica, micenea e greca

D C B A H

E
F O
G
I

M
L
P N

Figura 15 e armonioso. Si compongono di un portico dorico esastilo e


Pianta dell’Acropoli di un imponente atrio colonnato, raggiungibile tramite ram-
di Atene: pe di scale asimmetriche che si adattano alle asperità del suo-
A) Partenone
B) Antico tempio lo roccioso. La facciata di questa sorta di vestibolo era divisa
di Atena da 2 doppie file di colonne ioniche; il pronao posteriore era
C) Eretteo formato da colonne doriche.
D) Statua di Atena • Il tempietto di Atena Nike. Localizzato nelle immediate vi-
Pròmachos cinanze dei Propilei (ed eretto proprio per mettere in risalto
E) Propilei
F) Tempio di Atena Nike l’entrata monumentale realizzata da Mnesicle), sorge sul fron-
G) Brauronìa te ovest dell’Acropoli, a strapiombo sulle rocce. Realizzato in-
H) Altare di Atena torno al 420 a.C. su un probabile progetto di trent’anni prima
I) Odeon di Erode dell’architetto Callicrate, è il primo e unico edificio in stile
Attico esclusivamente ionico dell’Acropoli. Anfiprostilo (presenta
L) Teatro di Dioniso una fila di 4 colonne ioniche in facciata e una sul retro) e pri-
M) Odeon di Pericle
N) Témenos di Dioniso vo di pronao, ha il fregio ornato da preziosi bassorilievi raffi-
O) Santuario di Pandion guranti scene della guerra tra i Greci e i Persiani e di combat-
P) Stoà di Eumene. timenti con le Amazzoni e i Giganti. La terrazza su cui fu rea-
lizzata questa elegante costruzione era protetta su tre lati da
una balaustra decorata con rilievi dedicati alla Vittoria.
L’opera più solenne • Il Partenone. In posizione dominante su tutti gli altri edifi-
ci, è dedicato ad Atena Parthénos e costituisce l’opera più so-
lenne e monumentale dell’intera Acropoli. Costruito tra il 447
e il 438 per volontà di Pericle, su progetto di Callicrate e Icti-
no e con la supervisione di Fidia (responsabile anche della
decorazione dell’edificio), è un tempio dorico ottastilo (8 co-
lonne sui fronti corti e 17 sui fronti lunghi) e periptero, con
le colonne separate dal muro della cella. Caratteristica che dif-
66
2 - Architettura greca

ferenzia il Partenone dagli altri templi dorici è la ricchezza (in Ricco corredo
qualità e quantità) del corredo scultoreo, tipica dello stile io- scultoreo
nico, realizzata grazie all’utilizzo dello stesso marmo: un ac-
corgimento che sortisce l’effetto di grande omogeneità tra
struttura architettonica e scultura. Il numero delle colonne
sui lati lunghi fu portato a 17, a 8 sui lati corti; le scanalature
sono a spigolo vivo. Sia il pronao sia la parte posteriore adi-
bita a deposito del tesoro si presentano di dimensioni ridot-
te, mentre la cella, cinta su 3 lati da colonne doriche e desti-
nata a custodire la colossale statua votiva di Atena Parthé-
nos, è molto ampia. Numerosi sono anche gli accorgimen- Numerose correzioni
ti, apportati presumibilmente in corso d’opera, per correg- ottiche
gere i difetti percettivi: curvatura convessa dello stilobate e
della trabeazione, entasi nelle colonne, ispessimento delle
colonne d’angolo (per contrastare il forte bagliore della lu-
ce solare mediterranea), inclinazione verso l’interno delle
colonne e delle pareti della cella. Oltre a un’immagine di im-
ponenza, le colonne del Partenone trasmettono grazia, un
mix di armonia ed equilibrio che rende questa costruzio-
ne diversa da tutti gli altri templi dello stesso tipo. Un ulte-
riore elemento da sottolineare è l’utilizzo del marmo pen- Marmo pentelico
telico, le cui tonalità contribuiscono a mettere in risalto l’in-
tero complesso, le scanalature delle colonne e i giochi chia-
roscurali creati dalla luce. Figura 16
• L’Eretteo. Capolavoro dello stile ionico-attico per la raffina- Loggia delle Cariatidi
tezza delle decorazioni, è un tempio multiplo dedicato ad Ate- (Eretteo, Acropoli
na Poliàs, l’ultimo edificio a essere realizzato sull’Acropoli (421- di Atene).
406 a.C.) su progetto degli
architetti Filocle e Callicrate.
Articolato su 3 livelli diffe-
renti per adattarsi all’irrego-
larità del terreno, sul lato
meridionale si conclude con
la celebre Loggia delle Ca-
riatidi, così denominata per
la presenza di 6 statue di gio-
vani donne con funzione di
sostegno dell’architrave. La
delicata grazia e naturalez-
za delle statue conferisce al
monumento un’armonia e
un equilibrio che sono rap-
presentativi dell’arte greca
del periodo. Costruito in sti-
le ionico sull’area più sacra
dell’Acropoli, l’Eretteo ha
67
Architetture minoica, micenea e greca

pronao di 6 colonne, cella col simulacro di Atena Poliàs nella


parte orientale e altare all’esterno. Il complesso monumenta-
Gli edifici minori le dell’Acropoli è completato da edifici minori, via via costrui-
ti nel tempo, quali la Brauronìa, santuario dedicato ad Arte-
mide, la casa delle Arrefore, il Pandroso, i santuari di Zeus Po-
lieo e di Pandione, l’altare di Atena e il tempio di Roma e Au-
gusto, tutte costruzioni oggi distrutte.

Periodo ellenistico (o Ellenismo)


Come periodo ellenistico, o Ellenismo, si designa il periodo sto-
rico-culturale durante il quale la civiltà greca si diffonde nel Me-
diterraneo, in Asia e in Oriente e viene a contatto con differenti
civiltà (egizia, mesopotamica, indiana), con cui nel corso dei
secoli stringe rapporti politici, culturali e mercantili. Stimolo
Crisi delle pòleis propulsore di tale spinta espansionistica è la crisi progressiva
delle pòleis, continuamente in lotta tra loro e convinte che la
pace possa essere raggiunta solo tramite l’intervento di un mo-
Filippo II e narca straniero. In tale contesto politico Filippo II di Macedo-
Alessandro Magno nia prima, e Alessandro Magno poi, riescono a conquistare il
potere e a imporre il proprio disegno di creazione di un regno
universale assimilato alla cultura greca.
In ambito architettonico si assiste in quest’epoca allo sviluppo
di uno spiccato carattere eclettico, che si manifesta nel pro-
gressivo abbandono dell’ordine dorico (cristallizzato in forme
manieriste) e nel favore accordato sempre più all’ordine ioni-
co e al nuovo ordine corinzio, che notevole sviluppo avrà suc-
cessivamente in epoca romana. Proprio il carattere di ricchez-
za decorativa di questi ultimi due ordini ben si adatta all’esi-
Lusso celebrativo genza di lusso celebrativo del nuovo potere centrale, espresso
nei grandi complessi monumentali del mausoleo di Alicar-
nasso e dell’altare dell’acropoli di Pergamo, città capitale del-
l’omonimo regno ellenistico. Sempre in campo architettonico
numerose sono le sperimentazioni stilistiche di elementi co-
struttivi quali portici, peristili e vie colonnate nelle città di nuo-
va fondazione (Delo, Eleusi, Mileto, Rodi e Pergamo), così co-
me in ambito templare compaiono soluzioni tipologiche alter-
native all’impianto classico, rappresentate dall’esedra semicir-
colare e dalla pianta circolare a thòlos.
In campo urbanistico durante quest’epoca si assiste all’evo-
Forme regolari luzione del disegno urbano verso forme regolari e ordinate
e ordinate che, come gli odierni piani regolatori, vengono applicate allo
sviluppo delle colonie e delle città di nuova fondazione. De-
terminante in questo senso l’apporto fornito dall’architetto
Ippodamo di Mileto (IV sec. a.C.) alla definizione di una dot-
68
2 - Architettura greca

trina urbanistica e di una sociologica, fondate sull’applicazio-


ne di schemi planimetrici regolari composti da tracciati via-
bilistici ortogonali e sul concetto di distribuzione funzionale, Distribuzione
in base al quale le aree territoriali venivano differenziate in re- funzionale
lazione all’uso cui erano preposte. Da evidenziare la flessibi-
lità di tali schemi planimetrici, in grado di assecondare le ir-
regolarità del paesaggio naturale e di estendere i propri prin-
cipi insediativi agli edifici pubblici e alle abitazioni private, che
in quest’epoca si concretizzano nella tipologia della casa me-
diterranea con corte centrale. Esempi tangibili dell’applica-
zione di tale metodo sono i centri della Magna Grecia (Agri-
gento, Selinunte, Posidonia, Metaponto), così come quelli del-
l’Attica (Pireo) e dell’Asia Minore (Pergamo e Priene).
Pergamo, che s’impose come potenza imperiale tra il 282 e il Pergamo
131 a.C., fu edificata su terrazze situate lungo ripidi crinali,
con l’effetto di un contrasto alquanto suggestivo tra le sue
splendide costruzioni e le ampie distese di verde circostanti.
L’altare di Pergamo, con le sue possenti sculture, è il monu-
mento più grandioso del II secolo a.C.
Priene era un’antica città ionica. Nei pressi dell’agorà sorge- Priene
va un portico lungo 16 metri; eretto nel 130 a.C. circa, aveva
colonne doriche all’esterno e ioniche all’interno, una com-
mistione di stili comune nei templi dell’Atene del V secolo.

SCHEMA RIASSUNTIVO
MEDIOEVO ELLENICO Fase iniziale di formazione della civiltà greca, successiva alla caduta della civiltà
micenea. In questo periodo buio e tormentato a esercitare il potere sono le città-
stato autonome, in competizione per il controllo di un territorio frammentato e
privo di uno stato unitario. A questo periodo risalgono resti di edifici templari.

PERIODO ARCAICO Fase successiva al Medioevo Ellenico, in cui vengono definiti i caratteri formali del-
l’architettura greca, insieme a un vasto repertorio di tecniche, stili e canoni esteti-
ci che daranno vita a un linguaggio codificato. Caratteristica peculiare dell’epoca è
la definizione tipologica del tempio e la codificazione degli ordini dorico, ionico e
corinzio, criteri compositivi fondati su equilibrio e armonia.

PERIODO CLASSICO Fase di pace e prosperità economica, successiva allo scampato pericolo delle in-
vasioni persiane, in cui si attua la ricostruzione monumentale dell’Acropoli di
Atene a scopo celebrativo. Oltre al tempio trovano sviluppo numerosi altri edifi-
ci civili e spazi pubblici, che insieme concorrono al disegno di una città proget-
tata per soddisfare le esigenze dei cittadini.

PERIODO ELLENISTICO Fase espansionistica della civiltà greca nel Mediterraneo, in Asia e in Oriente, se-
condo l’ambizioso disegno, concepito da Alessandro Magno, di creazione di un
regno universale assoggettato alla cultura greca. Trionfa la ricchezza decorati-
va degli ordini ionico e corinzio.

69
ARCHITETTURE
ROMANA
E PALEOCRISTIANA

1 Architettura romana
2 Architettura paleocristiana
Grande importanza nella celebrazione della potenza
economica, politica e militare dell’Impero Romano ebbe
l’architettura, la cui evoluzione risulta strettamente
collegata alle vicende storiche di Roma, dalla sua nascita
alla fase espansionistica. Nelle fasi iniziali del periodo
monarchico e repubblicano, l’originalità artistica
dell’architettura ha uno sviluppo abbastanza lento,
rimanendo legata alle forme espressive della tradizione
italica, a sua volta condizionata dall’architettura greca,
con il proprio bagaglio teorico e i propri principi
compositivi. Nella tarda età repubblicana e nel primo
periodo imperiale le campagne militari di conquista
portano a un’intensa opera di urbanizzazione del territorio,
alla costruzione di un’efficiente rete viabilistica e alla
fondazione di nuove città: tutte attività che comportarono
un impiego massiccio di architetti e ingegneri, in stretta
collaborazione tra loro. Con l’età imperiale, fase
di massima espansione, l’architettura romana giunge
a maturità e, grazie anche ai rapporti culturali intrattenuti
con le popolazioni conquistate, elabora un proprio
linguaggio architettonico del tutto originale e compiuto,
dominato da complesse forme monumentali,
atte a rappresentare la maestosità dell’Impero.
Dalla crisi e disgregazione dell’Impero Romano e dalla
contemporanea crescita del Cristianesimo si sviluppa
l’architettura paleocristiana: sua prima manifestazione
sono le domus ecclesiae, forme di accoglienza per i fedeli,
e le catacombe (aree sotterranee utilizzate per seppellire
i defunti), ma l’apoteosi è rappresentata dall’edificazione
delle imponenti basiliche, simbolo del nuovo ruolo di Roma
quale fulcro religioso e spirituale del mondo.
1 Architettura romana
L’architettura fu l’attività prediletta dei Romani ed esercitò grande influenza su tutte
le altre forme artistiche. Considerata un fenomeno sociale in grado di procurare
ai cittadini dell’Impero benefici mai goduti prima, ebbe sviluppi eccezionali e si
meritò in breve tempo un suo posto nella tradizione architettonica dell’Occidente.

Inquadramento storico e geografico


La storia di Roma viene suddivisa dagli storici in tre periodi.
Il periodo della Monarchia va dalla mitica fondazione di Ro- Periodo
ma sulla sommità del colle Palatino (753 a.C.) alla cacciata di della Monarchia
Tarquinio il Superbo (509 a.C.), ultimo re di origine etrusca.
Durante quest’epoca si succedono i governi dei sette re di
Roma, ai quali la tradizione attribuisce l’esercizio del potere
politico, nonché l’organizzazione dello Stato, dell’esercito e
del culto religioso (di tipo politeistico e naturalistico). La so-
cietà è divisa in tre caste:
• patrizi, che, detenendo il potere economico e politico, si
considerano i discendenti dei fondatori della città di Roma;
• plebei, la classe popolare di umili lavoratori senza diritti po-
litici né la possibilità di accedere ai traffici commerciali;
• schiavi (originariamente prigionieri di guerra assegnati ai
propri padroni), che non godono di alcun diritto.
Il periodo della Repubblica va dalla sconfitta degli Etruschi Periodo
(cacciata di Tarquinio il Superbo) alla fondazione dell’Impero della Repubblica
nel 30 a.C. È l’epoca della prima espansione militare di Roma
nel Lazio, in Magna Grecia e a danno degli Etruschi. A questi
primi “passi” seguono altre conquiste, che culminano nel II se-
colo a.C. con le guerre puniche: a questo punto Roma è la
più grande potenza del Mediterraneo occidentale. In ambi-
to artistico e architettonico il rapido processo espansionistico
conduce i Romani a confrontarsi con le opere artistiche di sva-
riati popoli: il risultato è l’elaborazione di una visione artistica
e architettonica che ha reso Roma celebre in tutto il mondo.
Il periodo dell’Impero va dalla fondazione, per opera di Augu- Periodo
sto, alla caduta dell’Impero d’Occidente (476 d.C.). È la fase di dell’Impero
massima espansione, caratterizzata da una concezione globa-
le dello Stato, inteso come vasto complesso di regioni che in-
trattengono tra loro fitti rapporti commerciali e culturali. A que-
sto periodo di prosperità e di equilibrio interno segue una fase
involutiva, segnata da un abbassamento della produttività e dal-
le minacce delle invasioni barbariche.
73
Architetture romana e paleocristiana

Periodo della Repubblica


Alla fase monarchica – in cui la popolazione insediatasi nella
Posizione di cerniera valle del Tevere si trova in una posizione di cerniera tra gli
Etruschi a nord, le colonie della Magna Grecia a sud e gli in-
sediamenti umbri, sabini e sanniti a nordest – segue, intorno
Espansione al V secolo a.C., una fase di espansione territoriale.
Fin dalle origini si manifestano i caratteri fondanti di Roma, os-
Apertura verso sia l’apertura verso le differenti culture con cui entra in con-
le altre culture tatto e la capacità di assimilare i principi culturali e di rielabo-
rarli in un linguaggio proprio e originale. Gli influssi del prag-
matismo etrusco amalgamati con l’eleganza e la fastosità del-
l’architettura ellenistica determinano, dopo un lento proces-
Architettura so di maturazione tecnica, la formalizzazione di un’architettu-
monumentale ra elaborata, monumentale e, allo stesso tempo, pragmatica e
e pragmatica attenta al rapporto con il contesto naturale: insomma un uti-
le strumento nelle mani dei patrizi, che possono celebrare il
proprio potere, accrescere il consenso politico e consolidare
l’equilibrio sociale.

L’urbanizzazione del territorio


e le opere infrastrutturali
Come precedentemente accennato, fin dall’epoca repubbli-
cana Roma manifesta il proprio desiderio espansionistico e l’a-
spirazione al dominio stabile dei territori conquistati, obietti-
Grandi opere vi che raggiunge grazie alla realizzazione di grandi opere in-
infrastrutturali frastrutturali, in cui stretto risulta il rapporto tra architettura
e ingegneria. In primo luogo il controllo delle rotte maritti-
me sul Mediterraneo è assicurato dalla realizzazione dei por-
Porti di Napoli ti di Napoli e Ostia, il primo di tipo militare, il secondo di ri-
e Ostia lievo per quanto riguardava i traffici commerciali.
I rapidi spostamenti delle truppe e dei messi imperiali al-
l’interno della penisola, e successivamente la libera circola-
zione delle merci, vengono garantiti da un fitto innervamento
Fitta rete viaria costituito dalla rete viaria: le celebri strade consolari, quali
l’Appia (che collegava Roma a Brindisi), la Casilina (da Roma
a Cassino), la Salaria e l’Ostiense (da Roma verso il mare), la
Flaminia (da Roma a Fano), la Tiburtina (da Roma a Pescara),
l’Aurelia (da Roma a Ventimiglia), la Cassia (da Roma a La Spe-
zia) e la Clodia (da Roma verso la costa tirrenica).
Per garantire durabilità a queste vie di comunicazione, che ge-
neralmente presentano una larghezza di 3 o 4 metri (necessa-
ria al passaggio di due carri affiancati), viene messa a punto una
Tecnica efficace tecnica efficace, che consiste nella posa di un letto di pietrisco,
74
1 - Architettura romana

al quale si sovrappone
uno strato di ghiaia e sab-
bia; completa il tutto un
piano di calpestio fatto di
lastre di pietra levigata e E
squadrata posate a sec-
co, per uno spessore D
complessivo di circa un
metro e mezzo. La grande
cura posta nella realizza- C
zione del sottofondo ga-
rantisce buona resistenza B
all’usura e buon drenag-
gio delle acque meteori-
che: queste, tramite la A
curvatura della sede stra-
dale e la presenza di canaline di scolo provviste di chiusini, Figura 17
vengono raccolte e convogliate all’esterno. Il percorso di que- Schema costruttivo
sti assi viari segue per quanto possibile l’andamento altimetrico di una strada romana:
A) terra
del territorio; in presenza di terreni accidentati procede in rile- B) strato di ciottoli
vato per evitare eccessivi dislivelli e strettoie che potrebbero ral- di fiume
lentare la marcia delle legioni. L’attraversamento di colline e cor- C) strato di pietrisco
si d’acqua è possibile grazie a gallerie di derivazione etrusca e D) strato di ghiaia
ponti di legno, pietra e barche. Si citano i ponti di Martorell e sabbia
E) lastra di pietra
del 219 a.C., Aemilius del 142 a.C. (oggi conosciuto come Pon- levigata.
te Rotto) e Fabricius del 62 a.C. (oggi conosciuto come Ponte
dei Quattro Capi) a Roma, il ponte di legno sul Danubio del 104
a.C. e il ponte di barche sul Reno del 55 a.C.
Sin dalla fine del VI secolo a.C., ai tempi di Tarquinio Prisco e
Tarquinio il Superbo, Roma viene dotata di un diffuso im-
pianto fognario, la Cloaca Maxima, impiegando per la realiz- La Cloaca Maxima
zazione tecniche e conoscenze costruttive attinte dall’inge-
gneria etrusca: il suo corso in origine avveniva a cielo aperto
e raccoglieva i numerosi corsi d’acqua che scendevano dalle
colline attorno alla città per convogliarli nel Tevere. Successi-
vamente, per motivi di igiene pubblica e per esigenze di spa-
zio, i condotti fognari vengono progressivamente interrati.
Fino al IV secolo a.C. per il proprio approvvigionamento idri-
co i cittadini di Roma si erano serviti delle acque del Tevere,
di pozzi e sorgenti sparsi sul territorio. Si deve ai censori Caio
Plauzio Venox e Appio Claudio Cieco, nel 312 a.C., la co-
struzione del primo acquedotto romano, l’Aqua Claudia o L’Aqua Claudia
Aqua Appia. La condotta portava a Roma le acque raccolte dal-
le colline circostanti tramite percorsi interrati in galleria, con
una tecnica costruttiva simile a quella delle canalizzazioni im-
piegate dagli Etruschi nelle loro campagne.
75
Architetture romana e paleocristiana

Figura 18 Il primo esempio emblematico di tipico acquedotto romano


Acquedotto romano edificato all’aperto e costituito da una successione di archi è
Pont du Gard, il grande acquedotto dell’Aqua Marcia (144 a.C.), che attin-
sul fiume Gardon
(Nîmes, Francia). geva le acque direttamente dalle sorgenti dell’alto bacino del-
l’Aniene, particolarmente abbondanti e pure, tanto da essere
considerate da Plinio il Vecchio le migliori tra quelle che giun-
gevano a Roma: «clarissima aquarum omnium».

Urbanistica e fondazione di nuove città


L’espansione dei confini di Roma, resa possibile dallo svilup-
po delle infrastrutture sopra descritte, è accompagnata dalla
La centuriazione centuriazione delle campagne, ossia la suddivisione dei terreni
delle campagne agricoli in lotti regolari, ottenuti da una fitta trama di assi or-
togonali. A presidio delle nuove terre di conquista vengono col-
locate postazioni militari (castra) e insediamenti residenziali di
nuova formazione, entrambi influenzati dalla visione urbanisti-
ca dell’architetto greco Ippodamo di Mileto (V sec. a.C.): l’im-
Praetorium e forum postazione prevede un nucleo generatore (il praetorium – al-
loggio del comandante – nell’accampamento, e il forum – la
piazza – nelle nuove città) determinato dall’incrocio di 2 assi
Cardo e decumano perpendicolari, il cardo (direzione nord-sud) e il decumano (di-
rezione est-ovest), che, ripetendosi molteplici volte nelle due
direzioni, generano un reticolo di quadrilateri racchiuso da un
muro di cinta pure di forma quadrilatera, spesso protetto da fos-
sati, palizzate o terrapieni. Nei punti di incrocio tra i 2 assi prin-
cipali e il muro di cinta vengono ubicate, in corrispondenza dei
4 punti cardinali, le 4 porte d’ingresso.
Città edificate Numerose sono le città edificate a partire dall’originario ca-
a partire dal castrum strum romano: tra le principali si ricordano in Italia Torino,
Como, Pavia, Brescia, Bologna, Firenze e Belluno; in Spagna
Barcellona; in Inghilterra Chester, Lancaster e Manchester.
76
1 - Architettura romana

Periodo dell’Impero
Sotto Augusto la realizzazione degli edifici è per lo più volta Augusto
ad affermare gli ideali etico-religiosi dell’Urbe. Qualunque
monumento eretto fuori Roma è simbolo della penetrazione
politico-culturale attuata dalla città caput mundi e coniuga
perfetta funzionalità e sobrietà estetica. Fra le tipologie edili-
zie si afferma il sepolcro monumentale, costruito non all’in-
terno di una necropoli ma lungo le grandi vie consolari; tut-
tavia a imporsi sono soprattutto costruzioni come ponti, ac-
quedotti, teatri e strade. Inoltre va affermandosi l’esigenza di Il De architectura
una codificazione della disciplina architettonica, che trova
espressione nel De architectura di Vitruvio.
L’originalità dell’architettura romana incomincerà a palesarsi do-
po l’incendio del 64 d.C., attribuito a Nerone: si pensi alla Do-
mus Aurea, alla Porta Maggiore e, più tardi, all’Anfiteatro Fla-
vio (il Colosseo). In questo periodo il monopolio delle forna-
ci di mattoni e tegole impone di “bollare” ciascun manufatto:
ciò ha consentito di datare con precisione ogni singolo edificio.
Sotto Traiano si afferma un nuovo tipo di colonna, partico- Traiano
larmente ricco di decorazioni, e viene dato un nuovo volto a
un edificio tipicamente romano: le terme, che si fanno molto
più articolate e complesse. Al principato di Adriano si devono Adriano
la ricostruzione del Pantheon, massima espressione del tem-
pio a pianta centrale, e le ardite soluzioni architettoniche at-
tuate nella Villa Adriana a Tivoli. Nel periodo che vede al po-
tere i Severi e poi Diocleziano la manovalanza è soprattutto I Severi
di origine microasiatica. S’impongono forme architettoniche e Diocleziano
grandiose – emblematiche sono le terme di Caracalla – e con-
tro le incursioni barbariche nascono edifici come il palazzo
di Diocleziano (eretto non a Roma ma a Spalato), più che un
edificio residenziale un accampamento militare. Con Costan- Costantino
tino vedrà la luce uno dei più sontuosi archi onorari che sia-
no giunti fino a noi: il cosiddetto Arco di Costantino, eretto
nel 315 vicino al Colosseo.

Fori, templi e basiliche


Nel II secolo a.C., dopo i successi militari riportati in Oriente
e in Grecia, Roma acquisisce un rilevante ruolo politico e am-
ministrativo, che impone un programma di riqualificazione
delle strutture pubbliche della città. Sotto il diretto control-
lo dell’imperatore Augusto, nella capitale vengono realizzate
per la prima volta tipologie edilizie e programmi funzionali che Nuove tipologie
serviranno da modello per le costruzioni di tutto l’Impero. edilizie
77
Architetture romana e paleocristiana

Il foro Fulcro della vita economica e sociale urbana è il foro, una gran-
de piazza posta in posizione baricentrica, dove le persone si in-
contrano e praticano scambi commerciali. In questo spazio,
erede dell’antica piazza italica circondata da botteghe, così co-
me dell’agorà greca e dell’ampio spiazzo che precedeva la fac-
ciata del tempio etrusco, si concentrano le sedi principali del
potere religioso e civile.
Il tempio Il tempio è l’elemento architettonico con funzione di quinta
scenica, posto all’estremità dell’asse longitudinale del foro, su
un podio sopraelevato di circa 3 metri rispetto al suolo. Pre-
senta pianta rettangolare, costituita da pronao e cella; la sua
struttura compositiva accentua la visione frontale e l’impor-
tanza della facciata, fulcro di interesse per le grandi masse di
popolazione che seguivano i discorsi politici o assistevano ai
riti religiosi celebrati sul podio davanti alla facciata. L’impor-
tanza dell’aspetto percettivo del tempio determina sotto Au-
gusto un appesantimento degli elementi decorativi, l’utilizzo
di capitelli compositi e di trabeazioni fortemente aggettanti:
ne deriva uno stile ricco e monumentale, particolarmente
indicato a rappresentare la magnificenza dell’Impero (un
esempio è il tempio di Giove eretto a Baalbek nel 60 d.C.).
La basilica La basilica è l’emblema dell’edificio pubblico romano, desti-
nato alle assemblee e all’amministrazione della giustizia, sede
Figura 19 del mercato e della borsa. Costruzione di derivazione greca,
Pianta con i Romani sviluppa un’identità originale, in cui si delineano
della Basilica Ulpia. i principali tratti delle future basiliche paleocristiane.

Navate laterali
Testata
(o prospetto corto) Navata
centrale
Testata

Esedra

Esedra (ambiente Navate laterali


semicircolare
o poligonale)

78
1 - Architettura romana

Ubicata al margine del foro (di cui costituisce un’espansione Un’espansione


al coperto), la basilica presenta pianta rettangolare e in ge- del foro
nere è costituita da una navata centrale e da 2 o più navate
laterali, più basse della precedente e sormontate da gallerie.
La luce penetra dall’alto attraverso una serie di finestre rica-
vate nella porzione di muratura compresa in sezione tra la
navata centrale e quelle laterali.
Tra le principali basiliche romane la più antica è la Basilica Basilica Porcia
Porcia (184 a.C.), fatta costruire da Catone il Censore e ora
distrutta; seguono le basiliche Emilia, Giulia, Ulpia e una co-
struzione pompeiana del 120 a.C. La basilica di Massenzio Basilica
(306-312 d.C.) rappresenta la massima evoluzione di questo di Massenzio
tipo di edificio: alla struttura puntiforme delle basiliche tra-
dizionali, costituite da molteplici colonne e architravi, si so-
stituiscono 4 poderosi pilastri in calcestruzzo che sorreggo-
no una volta a botte sviluppata su 3 campate, a costituire il
più imponente dei luoghi di riunione laici dell’Impero, in gra-
do di accogliere una moltitudine di cittadini.

■ La basilica di Massenzio
La basilica di Massenzio, di cui si è conservato solo il lato nord,
fu iniziata da Massenzio e portata a termine da Costantino.
Realizzato in parte sull’area precedentemente occupata dagli
horrea piperataria (i magazzini in cui venivano conservate
le spezie) e collegato al Foro Romano, questo maestoso edi- Un edificio
ficio – uno dei più imponenti e importanti dell’età imperiale – maestoso
presenta una navata centrale più alta sulla quale si aprono 3
grosse nicchie per lato, anziché le classiche navate minori se-
parate dalla centrale mediante colonne. I nicchioni sono co-
perti da una volta a botte con lacunari ottagonali. A coprire la Volte a crociera
navata centrale 3 enormi volte a crociera in opus caementi-
cium, poggianti sui setti murari trasversali e su colonne di
marmo, delle quali è sopravvissuta solo quella che dal 1613
troneggia in piazza Santa Maria Maggiore. La volta centrale do-
veva essere particolarmente grandiosa.
Sul lato corto occidentale, all’inizio della navata centrale, si Abside
apriva un’abside preceduta da 2 colonne, alla quale corri-
spondeva, sul lato corto orientale, l’entrata originaria della ba-
silica, cui si accedeva attraverso una scalinata.
Questo impianto fu successivamente modificato, con l’intro-
duzione di un secondo ingresso sul lato meridionale, costitui- Secondo ingresso
to da un portico tetrastilo accessibile mediante una scalinata
che consentiva di colmare il dislivello tra strada e basilica. Sul
fondo del nicchione che si trovava in corrispondenza del se-
condo ingresso fu realizzata una seconda abside, coperta da Seconda abside
una semicupola e movimentata da nicchie.
79
Architetture romana e paleocristiana

Il tribunal dei giudici Un podio in muratura ospitava il tribunal dei giudici, data la
funzione di amministrazione della giustizia che aveva l’edifi-
cio. Degni di rilievo sono poi i diversi collegamenti verticali di
Scale a chiocciola cui era provvista la basilica, tra cui alcune scale a chiocciola.

Portici, mercati, teatri e anfiteatri


Un altro elemento architettonico tipico dello sviluppo urba-
Portici nistico di Roma sono i portici, importanti per il fatto che de-
finiscono luoghi pubblici riparati e coperti. Inoltre la loro in-
trinseca natura di artificio progettuale permette di unifor-
mare i prospetti degli edifici che gravitano intorno al foro, re-
stituendo un quadro scenografico armonico e unitario.
Mercati Traianei Caso emblematico di struttura architettonica complessa è
quello dei Mercati Traianei (110 d.C.): composti da un’esedra
monumentale affacciata sui Fori Imperiali e addossata al de-
clivio del colle del Quirinale, nascono dall’aggregazione di
Figura 20 strade interne, botteghe, volte e gallerie.
Pianta Altri edifici di notevole importanza sono i teatri e gli anfi-
di teatro romano. teatri, destinati allo svago del popolo.
Muro del
boccascena
Scena
Gradinate a cuneo
Corridoio

Cavea

Arcate
a tutto
sesto
Proscenio

Prima
galleria

Seconda
galleria

Vomitoria
(accessi
alla cavea)
Palcoscenico

Parascenio
(o pulpito)

80
1 - Architettura romana

La prima tipologia architettonica, di derivazione greca, si de-


linea ben presto come costruzione autonoma all’interno del Costruzione
tessuto cittadino, composta da una cavea sorretta da pilastri autonoma
e archi in muratura e pietra e da un’alta parete scenica de-
corata come fosse la facciata di un palazzo. Il primo esempio
di teatro in pietra è costituito dal teatro di Marcello (11 a.C.) Teatro di Marcello
a Roma, a cui seguono quelli di Orange, Arles, Timgad e Sa-
bratha, costruiti tra il I e il III secolo d.C.
Tra gli anfiteatri (ottenuti compositivamente dall’accorpa-
mento “faccia a faccia” di 2 teatri), il più celebre è senz’altro
l’Anfiteatro Flavio (più noto come Colosseo per la presenza Anfiteatro Flavio
di una gigantesca statua di bronzo raffigurante Nerone, o co-
losso di Nerone, situata anticamente nel piazzale esterno), in
grado di ospitare 50 000-60 000 spettatori, a cui seguono per
importanza (con una capienza di circa 25 000 spettatori) gli
anfiteatri di Verona, Pola, Nîmes e Arles.

■ Il Colosseo
Il Colosseo, simbolo di Roma, è il più grande anfiteatro del Il simbolo di Roma
mondo romano. La valle del Colosseo è chiusa tra il colle Pa-
latino, parte del Celio e parte dell’Esquilino. Sebbene le carat-
teristiche geomorfologiche non fossero particolarmente adat-
te all’insediamento umano, la valle fu abitata fin dalle origini
della città. Degli edifici che vi furono eretti prima dell’incendio
del 64 d.C. non resta traccia. La valle viene così utilizzata da Ne-
rone per realizzare la Domus Aurea e un laghetto artificiale
(stagnum Neronis), quest’ultimo situato nell’area in cui vedrà
la luce il Colosseo. A fare da cornice a questo bacino, portici e
terrazze. Nel luogo in cui poi sorgerà il tempio di Venere si er-
geva il vestibolo della Domus, che secondo le fonti antiche cu-
stodiva la maestosa statua bronzea raffigurante Nerone. Con la
damnatio memoriae di cui fu oggetto l’imperatore, gli edifici
progettati nella valle non vennero portati a termine.
Sono i Flavi, con la realizzazione dell’anfiteatro e delle costru- I Flavi
zioni annesse, a trasformare la valle del Colosseo in un quar-
tiere interamente dedicato all’intrattenimento pubblico. Ro-
ma non ha mai beneficiato di un anfiteatro stabile, e con i loro
progetti Vespasiano, Tito e Domiziano intendono avvicinare
la plebe urbana alla nuova dinastia.
Occorrono solo dieci anni prima che questo imponente edi- Realizzato
ficio veda la luce nella sua interezza. Innanzitutto si bonifica in soli dieci anni
il terreno e poi si realizzano le fondamenta, con pilastri di tra-
vertino e una robusta base di calcestruzzo. Coordinate dagli
architetti, operano 4 squadre di manovali. Per evitare di “ap-
pesantire” la costruzione vengono impiegati mattoni e archi
all’esterno su 3 ordini e volte a botte all’interno.
81
Architetture romana e paleocristiana

L’inaugurazione L’inaugurazione ha luogo nell’80 d.C. con 100 giorni di spet-


tacolo, anche se gli ultimi ordini esterni e il piano di servizio
sotto l’arena non sono ancora completi. Alla base della rapi-
dità con cui fu realizzato l’Anfiteatro Flavio pare ci sia il reim-
piego di strutture preesistenti. E alla base del gradimento che
anche con gli imperatori successivi riscuoteranno gli spetta-
Giochi gladiatori coli, c’è la passione del popolo per i giochi gladiatori. Una del-
le prime “rappresentazioni” fu un combattimento navale (nau-
machìa) simulato mediante l’allagamento dell’arena.
Al 410 d.C., anno del saccheggio di Roma da parte dei Visi-
goti, seguono alcuni anni in cui il Colosseo rimane inutilizza-
Figura 21 to; nel 438 d.C., ad attività riprese, vengono aboliti i combat-
Pianta (sotto)
e sezione (in basso) timenti tra gladiatori. Questi due avvenimenti danno il via a
di un anfiteatro romano un periodo di degrado, spoglio e riutilizzo dei materiali del-
dell’età flavia. l’anfiteatro, che si protrarrà per secoli.
Cavae (piani Primo meniano (primo insieme dei ripiani
ipogei posti che costituiscono gli ordini delle gradinate)
sotto l’arena)
Secondo meniano

Cavea

Arena

Ultimo meniano
Vomitoria

Praecinctiones (corridoi
che dividevano le gradinate
in settori orizzontali)
Podio

Ultimo
meniano

Secondo
Cavea meniano
Primo
meniano

Podio
Cavae

82
1 - Architettura romana

L’anello esterno è alto circa 60 metri, l’asse maggiore dell’ellis- L’anello esterno
se misura 188 metri e quello minore 156. L’area intorno all’an-
fiteatro presentava pavimentazione in travertino ed era deli-
mitata da enormi cippi di pietra. L’anello esterno in travertino
(oggi ne possiamo ammirare solo il settore settentrionale) è
suddiviso in 4 piani sovrapposti: i primi 3 mostrano una serie
di arcate inquadrate da semicolonne, mentre il quarto costi-
tuisce un attico cieco diviso da lesene (elemento decorativo a
forma di semicolonna o semipilastro) in scomparti aperti da fi-
nestre quadrate che si susseguono a intervalli regolari. Le fine-
stre sono sormontate da mensole poste in corrispondenza dei
fori del cornicione superiore; questi venivano utilizzati per fis-
sare i pali che dovevano sorreggere il velarium, una sorta di Il velarium
tendone azionato mediante funi dai marinai della flotta di Mi-
seno per riparare dal sole cavea e spettatori.
Ognuna delle arcate del pianterreno dalle quali il pubblico ac-
cedeva al monumento era numerata: un accorgimento fina-
lizzato a facilitare lo smistamento degli spettatori. Non era-
no segnati da alcun numero gli ingressi dell’asse minore ri-
servati alle autorità e quelli dell’asse maggiore destinati ai gla-
diatori. Alla tribuna imperiale si accedeva dall’entrata setten- La tribuna imperiale
trionale, preceduta da un piccolo portico a farne risaltare l’im-
portanza. L’ingresso era gratuito, ma i posti erano assegnati Ingresso gratuito,
in base alla classe sociale e indicati su una tessera apposita posti assegnati
che lo spettatore aveva con sé. A indirizzare gli spettatori ver-
so i propri posti c’erano percorsi obbligati, diversi a secon-
da del settore di cavea. Si trattava quindi di un sistema di pas- Sistema di passaggi,
saggi, scale e rampe che non ha nulla da invidiare a quelli di scale e rampe
oggi (considerata anche la capienza del Colosseo, calcolata in
50 000-60 000 posti), volto a garantire un veloce afflusso e
deflusso della folla (si è stimato che potessero essere evacuati
circa 20 000 spettatori in 10 minuti) e a distribuire il pubbli-
co su tutte le gradinate.
Il settore più basso della cavea, riservato ai senatori e alle lo- Il settore
ro famiglie, presentava sedili in pietra, situati, per motivi di dei senatori
sicurezza poiché più vicini all’arena, su un podio sormontato
da una ringhiera. Il secondo settore era riservato all’ordine I settori di ordine
equestre ed era costituito da gradinate di marmo. I settori equestre e plebe
destinati alla plebe, che quindi erano i più affollati, erano il
terzo, il quarto e il quinto; quest’ultimo si trovava in corri-
spondenza dell’attico esterno e aveva gradinate lignee. Il pia- Il settore donne
no più alto era quello riservato alle donne.
I sotterranei di servizio (cavae) erano nascosti dal tavolato di I sotterranei
legno che costituiva l’arena. I gladiatori vi accedevano dagli in- di servizio
gressi posti sull’asse maggiore; a ovest si entrava e a est si usci-
va. Le strutture ipogee erano indispensabili per lo svolgimen-
83
Architetture romana e paleocristiana

Giochi e venationes to dei giochi e delle venationes (spettacoli che avevano gli ani-
mali come protagonisti), poiché ospitavano le fiere e tutti i mac-
chinari necessari per allestire gli apparati scenici. Fondamen-
tale la presenza di 50 montacarichi, messi in movimento me-
diante un sistema di contrappesi che azionava l’apertura di ap-
posite botole che portavano in superficie gladiatori e animali.
Sotto l’arena correvano 2 gallerie collegate con l’esterno del
Il Ludus Magnus monumento: una conduceva al Ludus Magnus, la caserma dei
gladiatori, che si presenta come un piccolo anfiteatro; l’altra
Il “passaggio consentiva all’imperatore di raggiungere il palco d’onore (è il
di Commodo” cosiddetto “passaggio di Commodo”). Nell’area del Colosseo
c’erano altri edifici analoghi, tra cui il Ludus Matutinus per i
venatores, i Castra Misenatium per i marinai della flotta di Mi-
seno, e servizi come il Sanitarium per la cura dei gladiatori fe-
riti e l’Armamentarium (deposito delle armi).
Il sistema Di rilievo anche il sistema di canalizzazione delle acque, conce-
di canalizzazione pito per dare alle migliaia di spettatori che accedevano per gior-
ni all’anfiteatro la possibilità di usufruire di latrine e fontane.

Le terme
Le terme rappresentano strutture di grande rilevanza a Ro-
Edifici di rilievo ma, sia dal punto di vista sociale sia in ambito architettoni-
in campo sociale co. Preposte all’esercizio fisico e all’igiene personale (in so-
e architettonico stituzione dei rudimentali servizi igienici della maggior par-
te delle abitazioni private), divennero presto occasione di
svago, di scambi culturali e di incontri mondani. Racchiuse
entro apposite recinzioni, le terme presentano una pianta ri-
gidamente simmetrica, composta da una innumerevole se-
Un complesso rie di locali organizzati intorno all’asse centrale, provvisti di
articolato di locali palestre, ginnasi, vasche per il nuoto e ambienti caldi e
freddi disposti secondo temperature decrescenti. L’impian-
tistica era molto evoluta per l’epoca: si trattava di impianti di
riscaldamento ad aria calda realizzati tramite canalizzazioni
inserite nelle pareti o sotto il pavimento (ipocausti), di ab-
bondanti rifornimenti d’acqua e di efficaci sistemi di scarico.
Oltre alle terme erette a Roma da Agrippa (33 a.C.), Nerone
(58-62 d.C.), Tito (80) e Traiano (109), oggi non più esistenti,
Le terme vale la pena di citare le imponenti terme di Caracalla (212-
di Caracalla 217) e quelle di Diocleziano (298-306), di cui è possibile am-
e di Diocleziano mirare i resti. Le terme di Diocleziano rappresentano il più
maestoso complesso termale della Roma antica, grande il dop-
pio dell’edificio di Caracalla: basti pensare che l’ottocentesco
colonnato semicircolare dell’attuale piazza della Repubbli-
ca ricalca l’emiciclo dell’esedra delle terme.
84
1 - Architettura romana

■ Le terme di Caracalla
Uno dei più pregevoli esempi di edificio termale della Roma
imperiale è costituito dalle terme di Caracalla, costruite sul-
l’Aventino tra il 212 e il 217.
Per rifornire idricamente questo complesso fu costruito un ra-
mo speciale dell’acquedotto Aqua Marcia, l’Aqua Antoniniana; Aqua Antoniniana
per il riscaldamento dell’acqua si usavano focolari situati ai
piani inferiori che diffondevano aria calda attraverso interca-
pedini appositamente create nel pavimento. A occuparsi del
recinto esterno – in sostanza un portico con 2 esedre ai lati –
furono Eliogabalo e Alessandro Severo. Tra il recinto e il cor-
po centrale erano stati realizzati dei giardini. Destinate al po-
polo dei quartieri circostanti, le terme potevano accogliere ol-
tre 1500 persone. Il corpo centrale, che misurava 220 x 114
metri, accoglieva la gigantesca stanza circolare per i bagni in Il calidarium
acqua calda, ossia il calidarium (34 m di diametro), che, con-
cepito per sfruttare al meglio l’esposizione solare, era ubicato
sul lato sud e costituiva un corpo sporgente; per tutto il gior-
no la luce solare pervadeva gli ambienti grazie a grosse fine- Figura 22
stre. Oltre a un’enorme vasca d’acqua calda di forma circola- Pianta del corpo centrale
re posta al centro, ce n’erano altre 6 lungo il perimetro. La co- delle terme
pertura a cupola era sorretta da 8 robusti pilastri. La pianta di Caracalla.

Calidarium Alveo Sudatorio


Tepidarium (ambiente Destrictorio
per i bagni di sudore) (sala
Ginnasio per detergersi
(palestra) Servizi il sudore)

Frigidarium Natatio Ginnasio

85
Architetture romana e paleocristiana

del corpo centrale richiamava quella degli altri edifici termali


di epoca imperiale, con le stanze più importanti lungo l’asse
centrale e le stanze minori disposte simmetricamente. Gli in-
Vestiboli e palestre gressi erano 4 e davano accesso a 2 vestiboli e alle 2 palestre
(con al centro un cortile scoperto delimitato da colonne), che
si trovavano sui lati brevi del complesso e fiancheggiavano la
natatio (una grande piscina), da cui erano separate mediante
un portico tetrastilo. Il percorso fatto di bagni ed esercizi spor-
tivi, che iniziava nella natatio, si concludeva nella vasca non ri-
Il frigidarium scaldata detta frigidarium (o viceversa).
Un altro ambiente importante per chi accedeva al complesso
Il tepidarium termale era il tepidarium, una piccola sala quadrata con vasche
laterali e nicchie. Sul lato opposto ai 2 ingressi della natatio si
trovavano 2 spogliatoi. Il lato sudovest era occupato da stanze
Il laconicum di forma e dimensioni diverse; tra queste il laconicum (oggi
diremmo “bagno turco”), una sala rettangolare con piccoli in-
gressi obliqui che impedivano la dispersione del calore. Meri-
tano un cenno anche gli ambienti sotterranei, che ospitavano
le stanze di servizio e il mitreo (santuario ipogeo) più grande
ritrovato nell’Urbe.

Le opere private: insula, domus e villa


All’interno degli isolati urbani che compongono la fitta trama
del tessuto cittadino si articolano diverse tipologie residen-
ziali, distinte in base alla suddivisione gerarchica degli abitan-
L’insula ti. Il tipo più popolare è costituto dall’insula, edificio a bloc-
co con cortile interno ad alta densità abitativa (equiparabile
all’attuale condominio), che in media si sviluppa su 4 livelli,
ma che in numerosi casi raggiunge i 6, 8 e 10 piani di altezza.
Il piano terra era destinato a ospitare le botteghe artigiane (ta-
bernae), dotate di soppalco interno per il deposito dei mate-
riali o il ricovero degli artigiani più poveri. I piani superiori era-
no composti di alloggi, di pregio sempre minore man mano
che dal primo piano (ove erano ubicate le unità abitative mi-
gliori) si procedeva verso l’alto. Le insulae, realizzate in cal-
cestruzzo rivestito esternamente di mattoni privi di intonaco,
presentavano spesso solai e coperture sostenute da volte ed
erano prive di servizi igienici (per l’igiene personale gli abitanti
si servivano delle latrine pubbliche e delle terme).
La domus La domus costituisce l’abitazione indipendente della piccola e
media aristocrazia romana: ha sviluppo orizzontale e rielabo-
ra il modello della casa mediterranea, con la successione di
ambienti diversi, ciascuno avente una propria funzione. Lo
schema distributivo della casa tipo era costituito da un ingres-
86
1 - Architettura romana

Compluvium Pròdomos (atrio prima del tablinum)


Protiro Cenaculum
(piccolo portico) (sala da pranzo)

Protiro Impluvium Pròdomos Ala Triclinium Hortus


Tablinum

Ingresso Fauces Atrium Cubicula Impluvium Ala Peristilio Viridario Posticum


(corridoio) (orto) (ingresso posteriore)

so (vestibulum), tramite il quale si accedeva all’atrium, ampia Figura 23


stanza centrale scoperta che aveva la funzione di illuminare gli Sezione longitudinale
ambienti circostanti attraverso un’apertura del tetto (com- e pianta
di una casa romana.
pluvium) e di raccogliere l’acqua piovana in una cisterna po-
sta al centro (impluvium). Intorno all’atrium sono dislocate
le camere da letto (cubicula), le stanze di servizio (alae), lo
studio del capofamiglia (tablinum) e la stanza per il culto re-
ligioso (lararium). La porzione retrostante della casa è occu-
pata dall’hortus, il giardino domestico. Nelle dimore più pre- Il giardino
stigiose alla zona dell’atrium fa da contraltare il peristilio, am-
pio giardino porticato attrezzato con alberi da frutto, giochi
d’acqua, fontane e piscine, su cui si affacciano bibliotheca, so-
larium e triclinium (la sala dei banchetti).
La villa è la dimora più ricca e articolata dell’alta aristocrazia La villa
(dotata di giardini, portici, belvedere, terme, piscine e ninfei) e
si differenzia in due diverse tipologie: la villa suburbana, loca-
lizzata al di fuori delle mura della città, utilizzata come residen-
za; la villa rustica, ubicata in aperta campagna e destinata ai la-
vori agricoli, occupata in modo permanente dai servi e abitata
stagionalmente dalla proprietà. Esempio tra i più autorevoli è
Villa Adriana (118-138), a Tivoli, voluta dall’imperatore Adria-
no per sfuggire alla confusione e alla promiscuità di Roma.
87
Architetture romana e paleocristiana

Materiali, tecnologie ed elementi costitutivi


Una nota distintiva dell’architettura romana è l’utilizzo di
Materiali poveri materiali poveri per la realizzazione di imponenti masse mu-
rarie (muri a sacco). Questi muri infatti erano costituiti da un
doppio paramento esterno in blocchetti di travertino, tufo o
mattoni di argilla, legati insieme da una malta cementizia di
ottima resistenza ottenuta da un impasto di calce, sabbia e
pozzolana (sabbia di origine vulcanica comune in Lazio e in
Opus caementicium Campania). L’impasto è noto come opus caementicium, poi-
ché vi si inglobavano i caementa, ossia frammenti di pietra
spezzati con funzione di consolidanti durante le fasi di asciu-
gatura e ritiro della malta.
A seconda del tipo di materiale impiegato per la finitura ester-
Opus incertum na, le murature in elevazione assumono diversi nomi: opus
incertum se il paramento è costituito da blocchi di pietra di
forma irregolare con la faccia a vista più o meno piana; opus
Opus testaceum testaceum o latericium, composto da mattoni di argilla cot-
e opus vittatum ta in fornace; opus vittatum, costituito da corsi alternati di
mattoni in laterizio e piccoli blocchi di tufo; opus reticula-
Opus reticulatum tum, composto da piccole pietre a forma di piramide tronca
e opus mixtum con base quadrata in vista; opus mixtum nei casi di compo-
sizione mista tra pietra e laterizio, dove quest’ultimo veniva
impiegato per le ammorsature negli angoli e negli spigoli.
Grazie alle qualità strutturali e alla flessibilità d’impiego del
calcestruzzo i Romani furono in grado di elaborare fonda-
Opus testaceum Opus incertum

Figura 24 Opus reticulatum Opus polygonale


Esempi di muratura
romana. Si chiamava
opus polygonale
la tecnica impiegata
per la costruzione
di mura fortificate
con grandi massi
sommariamente
squadrati legati a secco,
ossia senza calce.

88
1 - Architettura romana

Giunto Chiave di volta (o serraglia)


Freccia (o monta:
è il raggio dell’arco
misurato dal piano
Ghiera d’imposta alla chiave)

Estradosso

Concio cuneo Cuneo

mb so
e)
Piano

(o i ados
ott
Sesto (o alle reni

Intr
profilo)
Tirante Archivolto Punto d’innesto
della volta
Imposta Luce (o cord
(o cuscino) a) Piano d’impo
sta

Peduccio
Piedritto

Spalla

mentali elementi architettonici impostati su linee e superfici Figura 25


curve, quali l’arco, la volta e la cupola, tutti ampiamente uti- Schema tipo
lizzati in molte delle grandi opere di cui ancora oggi esistono di un arco.
esempi mirabili.
L’arco a tutto sesto è il primo fondamentale tratto costitutivo L’arco a tutto sesto
delle costruzioni romane: si tratta di una struttura bidimen-
sionale sostenuta da 2 piedritti (elementi verticali) sospesa
su uno spazio vuoto; comunemente impiegato per sovrasta-
re aperture, è costituito in genere da conci di pietra o ele-
menti di laterizio disposti in modo radiale intorno a un ipo-
tetico centro. L’elemento di chiusura, che mette in atto le spin- La chiave di volta
te di contrasto e consente alla struttura di sostenersi, è de-
nominato chiave di volta. Di origine greca (impiegato per
opere di fondazione) e ripreso successivamente dagli Etru-
schi, con i Romani l’arco raggiunge la completa maturazio-
ne formale, trovando ampio impiego in tutte le principali ope-
re infrastrutturali (ponti e acquedotti) ed edilizie (teatri e an-
fiteatri), fino ad acquisire la dignità di organismo architetto- Organismo
nico a sé stante avente scopi commemorativi (arco di trionfo architettonico
ad uno o 2 fornici, arricchito da statue onorarie e celebrati- a sé stante
ve), ubicato in posizione autonoma o in posizioni di passag-
gio come porta di accesso alla città.
89
Architetture romana e paleocristiana

Volta a botte Volta a vela


Arco di
testata Estradosso
Controtravatura
provvisoria

Generatrice
Spalla Intradosso

Volta a padiglione Volta a crociera

Costolone
(o nervatura
Arco longitudinale)
trasversale

Concio
dell’arco
Unghia (superficie Costolone
compresa (o nervatura
Intersezione tra 2 nervature) diagonale)
ad angolo retto

Figura 26 Dalla ripetizione di una serie di archi affiancati in profondità


Esempi di volte semplici si genera la volta, importante elemento architettonico utiliz-
e volte composte. zato per la copertura di spazi anche molto ampi senza appoggi
intermedi. Così come avviene per l’arco, anche la volta gene-
ra spinte laterali che per l’equilibrio dell’insieme devono es-
sere contrastate da contrafforti o elementi di trazione detti
La volta a botte tiranti. Dall’evoluzione della più semplice volta a botte, im-
piegata per coprire ambienti di forma rettangolare, nascono
e si sviluppano forme assai più complesse. Di seguito si cita-
no le principali.
La volta a crociera • La volta a crociera è determinata dall’incrocio perpendi-
colare di 2 volte a botte, la cui superficie è costituita da 4 ar-
chi perimetrali e 2 archi diagonali. Questi ultimi si interseca-
no nel centro geometrico della volta e hanno dimensioni mag-
giori rispetto a quelli perimetrali. La proiezione della volta su
un piano orizzontale è generalmente costituita da una forma
quadrata, detta campata; quest’ultima è delimitata da 4 o più
pilastri di sostegno.
La volta a vela • La volta a vela è definita geometricamente come la porzio-
ne interna dell’intersezione tra una semisfera e un cubo.
La volta a bacino • La volta a bacino o a catino è una cupola ribassata impo-
stata su pennacchi, elementi di raccordo tra la base circolare
e la struttura a pianta quadrata o poligonale sottostante.
90
1 - Architettura romana

La cupola, un tipo di volta a calotta a perfetta simmetria cen- La cupola


trale, nasce dalla rotazione dell’arco rispetto al proprio asse
di simmetria; presenta una forma semisferica e si imposta su
una base circolare o, mediante opportuni raccordi, poligona-
le. Destinata a coprire ampi spazi monumentali, la cupola si
caratterizza come elemento portatore di significati e sugge-
stioni legati all’espressione del potere centrale di Roma.
La massima espressione di questo elemento architettonico
è rappresentata dal Pantheon (fatto costruire da Agrippa ne- Il Pantheon
gli anni 27-25 a.C. e interamente ricostruito nell’età di Adria-
no). Si tratta di un tempio a pianta circolare sormontato da
un’imponente cupola (impropria, in quanto realizzata tra-
mite un getto di calcestruzzo anziché con l’impiego di con-
ci orientati) decorata da cassettoni e illuminata mediante un
oculo. Attraverso quest’apertura centrale, collocata al posto
della chiave di volta, penetra una luce radente che crea sce-
nografici effetti chiaroscurali e una suggestiva dilatazione
dello spazio interno.
Nel Pantheon si coglie in modo evidente lo spostamento del-
l’interesse progettuale dei Romani dall’involucro esterno ver-
so lo spazio interno.

Morfologia e spazialità dell’architettura


romana
L’impiego delle tecniche e degli elementi costruttivi sopra de-
scritti introduce numerosi aspetti di differenziazione tra l’ar- Differenze
chitettura romana e quella greca. Il tempio greco si configu- con l’architettura
ra come armonica aggregazione di singoli elementi (come greca
basamento, colonna, architrave, timpano), le cui forme e re-
ciproche relazioni esprimono spazialmente una disposizio-
ne statica dei carichi verticali. Al contrario, negli edifici ro-
mani la sostituzione della struttura puntiforme con muratu- Murature continue
re continue determina organismi plastici, in cui l’azione dei
carichi statici è contrastata da una moltitudine di archi, con-
trafforti e volte che, oltre a svolgere un ruolo di sostegno, ar-
ricchiscono i manufatti di una spazialità interna articolata e
complessa. Una spazialità tutta romana, i cui elementi costi-
tutivi sono ampi volumi arricchiti da molteplici soluzioni for-
mali, destinati a momenti di vita sociale della collettività e Senso
volti a diffondere ovunque il comune senso di appartenenza di appartenenza
a una grande potenza. alla grande potenza
Diverso era l’obiettivo della civiltà greca, tesa a creare volu-
mi quanto più possibile idealizzati e puri, che si potessero
contemplare esternamente nella loro perfezione formale.
91
Architetture romana e paleocristiana

SCHEMA RIASSUNTIVO
PERIODO DELLA MONARCHIA Fase iniziale della storia di Roma corrispondente al governo dei sette re, che va dal-
E ORGANIZZAZIONE SOCIALE la fondazione sul colle Palatino alla cacciata di Tarquinio il Superbo. Formazione del-
la struttura sociale, organizzata in tre caste: patrizi, plebei e schiavi.

PERIODO DELLA REPUBBLICA Fase che si protrae sino alla fondazione dell’Impero per opera di Augusto, caratteriz-
ED ESPANSIONE TERRITORIALE zata dalle prime campagne di espansione militare su Lazio, Magna Grecia e terre etru-
sche. Fondamentale è l’arricchimento derivato dai contatti con le opere delle varie
popolazioni straniere, che genera una visione di arte e architettura tutta romana.

PERIODO DELL’IMPERO Fase di massima espansione di Roma sino alla caduta dell’Impero d’Occidente,
E REALIZZAZIONE composto da un variegato insieme di regioni legate tra loro da fitti rapporti com-
DELLE OPERE PUBBLICHE merciali e culturali. In ambito architettonico Roma si fa promotrice di un intenso
programma di riqualificazione delle strutture pubbliche (fori, templi, basiliche,
teatri e terme), modello per l’edificazione in tutto l’Impero.

TECNOLOGIE E MATERIALI I Romani furono maestri nell’elaborazione di elementi architettonici (arco, volta,
cupola) fondamentali per la realizzazione di strutture articolate e complesse, im-
postate su linee e superfici curve in grado di generare una nuova spazialità de-
stinata alle esigenze della vita sociale. Nota distintiva, l’uso di materiali poveri.

92
2 Architettura paleocristiana
L’architettura paleocristiana nasce e si sviluppa in stretta relazione con le origini
e la diffusione del Cristianesimo: dalle prime e segrete manifestazioni
rappresentate da catacombe e domus ecclesiae, antecedenti all’Editto di Milano,
fino alle massime espressioni, costituite dalle imponenti basiliche a pianta
longitudinale e centrale che si affermano quando la religione di Cristo viene
ufficialmente riconosciuta e il suo culto liberamente accettato.

Inquadramento storico e geografico


Con l’espressione “architettura paleocristinana” si definisce
la produzione architettonica dei primi secoli di nascita e svi-
luppo del Cristianesimo, dall’età imperiale di Roma fino al
601 d.C., anno della morte di Gregorio Magno.
Gli storici sono soliti suddividere lo sviluppo architettonico cri-
stiano in due fasi, una anteriore e l’altra posteriore all’Editto di Due fasi
Milano del 313 d.C., in cui l’imperatore Costantino proclama
ufficialmente la libertà di culto per i cristiani (“pace religiosa”)
e la possibilità di erigere edifici pubblici per la liturgia.
L’evento si inserisce in un quadro storico generale che vede
l’Impero Romano in una fase di profondo declino, minaccia- Declino dell’Impero
to da continui disordini e turbolenze che si verificano nelle Romano
province più lontane dall’Urbe, compromettendone la stabi-
lità politica, sociale e commerciale. In questa situazione si af-
ferma sempre di più, tra le classi inferiori della popolazione Affermazione della
(proletariato urbano e piccola borghesia), la dottrina cristia- dottrina cristiana
na, che in breve tempo mina alla base l’autorità del potere
centrale e si configura come potere alternativo.
Dal punto di vista geografico, le opere dell’architettura pa-
leocristiana si diffondono nei territori assoggettati all’Impero
Romano, sia nell’Impero d’Occidente sia nell’Impero d’O-
riente, anche se in quest’ultima area verranno demolite e rie-
dificate in epoca bizantina.

Espressione delle esigenze


del Cristianesimo
Fin dagli esordi la comunità cristiana manifesta specifiche esi- Esigenze legate alle
genze legate alle pratiche liturgiche, che riguardano le at- pratiche liturgiche
trezzature necessarie al battesimo per immersione, la dispo-
93
Architetture romana e paleocristiana

nibilità di un’ampia sala per riunioni all’interno della quale


viene collocato un tavolo per il pasto rituale, la necessità di
sepolture separate da quelle dei pagani.
Scarsità di mezzi Per far fronte a queste esigenze e data la scarsità di mezzi eco-
economici nomici della comunità, in epoca precostantiniana non si ri-
corre alla costruzione di edifici appositi, ma all’utilizzo di abi-
tazioni private per riunioni e battesimi e alla concessione di
loculi o aree cimiteriali per le sepolture.
Solo durante il III secolo, di pari passo con la considerevole
crescita della popolazione cristiana, iniziano a nascere i primi
Le domus ecclesiae centri comunitari costruiti ex novo, le cosiddette domus ec-
clesiae (“case dell’assemblea” o “case della chiesa”): si tratta
di piccole costruzioni, la cui tipologia si rifà con molta pro-
babilità alla casa romana provvista di atrio, che continuano a
mantenere un carattere privato, dal momento che la religio-
ne cristiana viene considerata illecita dal potere centrale. Du-
rante quest’epoca si diffonde l’uso, da parte dei più facoltosi
proprietari di alcune domus ecclesiae, di donare questi edi-
I tituli fici alla Chiesa e costituire i cosiddetti tituli (nel 312 nell’or-
ganizzazione parrocchiale di Roma se ne contavano 25, co-
nosciuti come titulus Clementis, titulus Praxedis, titulus By-
zantis e simili), antesignani degli odierni titoli cardinalizi.
Il termine titulus si riferisce alla lastra di pietra su cui era in-
ciso il nome del proprietario e si specificava a quale titolo pos-
sedeva l’immobile in questione. Successivamente, dal VI se-
colo in poi, il termine viene attribuito alle parrocchie mino-
ri, ubicate in zone periferiche o in piccoli borghi rurali, sot-
toposti al controllo delle pievi più importanti. Inizialmente
soggette a uno stretto controllo da parte delle pievi, in seguito
Autonomia acquisiscono una certa autonomia, essendo gestite diretta-
e importante mente da un rettore segnalato dalle pievi stesse. Di gran ri-
ruolo sociale lievo sono il ruolo sociale svolto dai tituli, che vengono adi-
biti a centri di assistenza per i più poveri, a ospedali e orfa-
notrofi), e il contributo che danno in ambito religioso: infat-
ti le fasce sociali più deboli si convertono al Cristianesimo, ri-
conoscendo in queste strutture la soluzione pratica agli in-
numerevoli problemi della quotidianità (mangiare, dormire,
avere un riparo, curarsi dalle malattie).
Sia le domus ecclesiae sia i tituli prendono generalmente il
Il nome nome dall’originario proprietario dell’edificio e lo conserva-
del proprietario no anche in seguito alla costruzione di una vera e propria chie-
sa: per esempio il titulus Ceciliae, in origine proprietà di una
certa Cecilia, divenne successivamente ecclesiae Ceciliae, o
“chiesa di Cecilia”, che corrisponde all’attuale chiesa di San-
ta Cecilia. Da parte degli studiosi non è stato semplice indivi-
duare con certezza, al di sotto di molte chiese romane (come
94
2 - Architettura paleocristiana

le chiese dei Santi Giovanni e Paolo e di San Martino ai Mon-


ti, nonché la già citata chiesa di Santa Cecilia), le tracce di abi-
tazioni private adibite a luoghi di culto: la causa è da ricercarsi
nella mancanza di una precisa caratterizzazione architettoni- Mancanza
ca. Anche gli elementi decorativi rinvenuti non sono specifi- di caratterizzazione
ci della cultura cristiana ma derivati dalla cultura pagana.
Uno dei più antichi esempi rinvenuti fuori Roma è costituito
dalla domus ecclesiae di Doura Europos (III sec.), città della La domus ecclesiae
Mesopotamia situata presso il villaggio di Salhieh. Questa co- di Doura Europos
struzione è nota per il buono stato di conservazione, dovuto
al fatto che, completamente sepolta dal crollo della cinta mu-
raria della città in seguito all’assedio dei Parti nel 258, si è co-
sì conservata fino ai nostri giorni. L’edificio, di 2 piani fuori Edificio a 2 piani
terra e di aspetto analogo a quello delle altre case della città,
presenta al piano terra una sala adibita a battistero (decora-
ta con motivi pittorici ispirati alla religione cristiana) e al pri-
mo piano una serie di locali adibiti ad abitazione, raccolti in-
torno a una corte centrale.
Per quanto riguarda le sepolture dei defunti, i cristiani, come
già anticipato, avvertono la necessità di separarle da quelle
dei pagani (i quali peraltro praticano prevalentemente la cre-
mazione) e, fedeli alla dottrina della resurrezione predicata
da Gesù Cristo, ricorrono all’inumazione in sepolture sot-
terranee dette catacombe. Queste non sono, come erronea- Le catacombe
mente si pensa, luoghi di culto o rifugi segreti nati per sfug-
gire alle persecuzioni, bensì veri e propri cimiteri, costituiti
da un intrico di corridoi e cunicoli in grado di ospitare mol-
te salme, scavati a vari livelli di profondità nel terreno. I trac-
ciati irregolari di questi corridoi seguivano la struttura geolo-
gica del terreno, molto spesso composto di tufo, e si artico-
lavano in una serie di ambulacri (gallerie che i Latini chiama-
vano criptae, larghe circa 80-90 cm e alte 2,5 m), nei quali ven-
gono scavati numerosissimi loculi, chiusi da lastre di pietra o
tegole di cotto.
Ai membri delle classi sociali più agiate sono destinate vaste
camere sepolcrali a pianta poligonale chiamate cubicula, al- I cubicula
l’interno delle quali si trovano tombe ad arcosolio, ossia ur-
ne chiuse sormontate da una nicchia coperta da un arco.
Nella città di Roma, ancor prima dell’Editto di Milano, al di
fuori della cinta muraria cittadina esistono 7 zone diaconali,
ciascuna delle quali dotata di una propria zona catacombale,
che prende il nome dal proprietario del terreno o dai marti-
ri che vi sono sepolti: ne sono esempi le catacombe di Do-
mitilla del II secolo, quelle di San Callisto del III secolo e quel-
le di Panfilo del III-IV secolo. Questi labirinti nascosti hanno
un’estensione di oltre 100 chilometri e si diramano in una
95
Architetture romana e paleocristiana

moltitudine di corridoi, snodi e cunicoli. Tra i ritrovamenti più


Le catacombe significativi sono da ricordare le catacombe di Priscilla, loca-
di Priscilla lizzate lungo la via Salaria: iniziate nel II secolo e terminate
nel V, mostrano uno sviluppo complessivo di 13 chilometri.
Acquisito il nome della proprietaria del terreno sotto il quale
vennero scavate, in seguito hanno assunto il titolo di “regina
delle catacombe”, per l’elevato numero di martiri cui danno
sepoltura. Gestite dal monastero delle Suore Benedettine di
Priscilla, che sorge sul terreno sovrastante, presentano am-
bienti particolari, caratterizzati da cospicue testimonianze di
pittura paleocristiana, derivata dai moduli stilistici della co-
siddetta “pittura compendiaria” romana, di cui sviluppano ul-
teriormente la tendenza alla schematizzazione delle forme.
Si citano le più significative.
Il cubicolo • Il cubicolo della Velata: prende il nome da un affresco, mol-
della Velata to ben conservato, che raffigura la donna ivi sepolta con un
velo sul volto; probabilmente la defunta è stata qui immor-
talata in un momento importante della vita. Nella volta sopra
questo dipinto sono affrescati episodi dell’Antico Testa-
mento (il salvataggio di Giona dal mostro, quello dei tre gio-
vani ebrei dal fuoco e quello di Isacco dal suo sacrificio) che
simboleggiano la salvezza raggiunta grazie alla Redenzione.
La cappella greca • La cappella greca: anch’essa in buono stato di conservazio-
ne, è riccamente decorata con pitture in stile pompeiano,
finto marmo e stucchi. Le sue raffigurazioni rappresentano di-
versi episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Madonna • Riproduzione pittorica della Madonna seduta col Bambino
col Bambino sulle ginocchia, con accanto un profeta che indica una stella:
localizzata nella parte iniziale del cimitero, risalente al III se-
colo, è ritenuta la raffigurazione di Madonna col Bambino
più antica al mondo.
Come in tutte le forme artistiche dell’epoca paleocristiana (va-
Difficoltà le a dire in pittura e scultura), anche nell’architettura si ri-
nel rappresentare scontrano difficoltà nel dare una rappresentazione chiara e
la trascendenza intelligibile della trascendenza del divino, tema per sua natu-
ra inafferrabile se non tramite un atto di fede.
La religione cristiana, che affonda le proprie radici nel mon-
do ellenistico-romano (dove le divinità venivano raffigurate
tramite forme umane idealizzate) e nel mondo ebraico (do-
ve la raffigurazione di Dio era vietata per non incorrere nel-
l’idolatria), trova un proprio modo originale di rappresen-
Impiego del simbolo tare il sacro, ricorrendo all’impiego del simbolo, oggetto ter-
reno di facile comprensione per tutti che rimanda a concetti
e significati religiosi. Esempi dell’uso simbolico degli oggetti
sono la luce, simbolo del bene, e il pavone, che simboleggia
la Resurrezione. Un altro importante espediente è rappre-
96
2 - Architettura paleocristiana

sentato dall’impiego in campo pittorico della bidimensiona- La bidimensionalità


lità, soluzione atta a togliere fisicità agli oggetti e alle perso-
ne, evidenziandone in tal modo l’anima e la spiritualità.

Edifici pubblici per la liturgia: la basilica,


il battistero e il martỳrion
Con l’Editto di Milano (313 d.C.) e il riconoscimento dell’uf-
ficialità della religione cristiana per opera di Teodosio (391
d.C.), il Cristianesimo assume un ruolo determinante nel qua-
dro politico e sociale europeo, e Roma da potenza militare si
trasforma in polo di riferimento religioso e spirituale.
In questo contesto l’architettura paleocristiana eredita il pa- Erede del patrimonio
trimonio edilizio romano classico e lo rielabora in forme au- edilizio romano
tonome, raggiungendo il proprio periodo di massimo splen-
dore durante l’epoca costantiniana.
In primo luogo si pone il problema di accogliere le grandi
masse di fedeli in occasione delle funzioni liturgiche. A tal fi- No al tempio
ne si opta per il modello costituito dalla basilica civile roma- classico
na piuttosto che per il tempio classico, e questo avviene per
una serie di motivi: il tempio classico era il simbolo della con-
cezione religiosa politeistica romana, decisamente avversata
dai cristiani. Inoltre il tempio era sempre stato, nella civiltà
greca e romana, la dimora della divinità (rappresentata tra-
mite statue ed effigi collocate al suo interno) ed era accessi-
bile ai sacerdoti e non ai fedeli, che lo potevano contempla-
re solo dall’esterno.
La basilica civile romana costituisce un modello facilmente Il modello
accessibile che risponde a una serie di requisiti: pur non es- della basilica civile
sendo stata concepita come luogo religioso, è uno spazio am-
pio e razionalmente organizzato a carattere collettivo, de-
stinato ad accogliere un gran numero di persone.
La basilica cristiana si caratterizza pertanto nella sua tipolo- La basilica cristiana
gia definitiva come un edificio a pianta rettangolare suddi-
viso da file di colonne architravate o sormontate da archi
in una, 3 o 5 navate, con l’ingresso spostato sul lato corto
(nella basilica romana, invece, l’accesso era generalmente
ubicato sul lato lungo) e l’abside collocata sul lato opposto,
rivolto a oriente (dove si tramandava fossero collocati il Pa-
radiso e Cristo). La navata centrale, di dimensioni maggiori
rispetto alle altre, sia in larghezza sia in altezza, presenta nel-
la porzione superiore del muro che svetta sulle navate late-
rali (cleristorio) una serie di aperture finestrate che con-
sentono alla luce naturale di penetrare dall’alto e diffonder-
si nell’edificio.
97
Architetture romana e paleocristiana

Coro
Calotta Arco
trionfale Capocroce Abside
Abside Transetto Altare
(braccio destro) Transetto
Presbiterio
Transetto Bema
(braccio (o sopralzo)
sinistro)
Presbiterio Arco trionfale

Schola cantorum

Navata centrale

Navate laterali

Esonartece
Cantaro (vasca
Colonne per le abluzioni
di sostegno rituali)
della navata Quadriportico
Navate (o atrio)
laterali
Sagrato
Navata principale

Figura 27 La parte terminale della navata centrale, riservata al clero, è


Spaccato assonometrico costituita dal presbiterio, al centro del quale è posizionato
e pianta di una basilica l’altare. Questa nuova distribuzione interna introduce una
cristiana.
diversa assialità longitudinale, che caratterizza il percorso (fi-
sico e simbolico) del fedele dall’ingresso fino all’altare, ossia
il cammino verso Dio. Proprio sull’altare, fulcro visivo del-
l’intero sistema, risulta concentrarsi l’attenzione dei visitato-
ri, grazie alla distribuzione architettonica degli spazi e alla sim-
metria bilaterale rispetto all’asse longitudinale.
La successiva introduzione di una nuova componente archi-
Il transetto tettonica, il transetto (navata trasversale collocata a tre quar-
ti della lunghezza dell’edificio, in corrispondenza del presbi-
terio), inserisce altresì un nuovo elemento simbolico all’in-
Croce latina, terno della struttura, rievocando in pianta l’immagine della
croce greca croce latina. Altri tipi di pianta basilicale sono rappresentati
e croce commissa dalla croce greca (in cui navate e transetto hanno la stessa lun-
ghezza) e dalla croce commissa (con pianta a forma di T).
L’esterno Esternamente la basilica presenta una facciata a capanna,
della basilica composta da un tetto a 2 falde inclinate come copertura del-
la navata centrale; le navate laterali sono invece coperte da 2
semplici spioventi (salienti), integrati nel disegno della fac-
98
2 - Architettura paleocristiana

ciata. La copertura è in genere di legno a capriate, a volte co- La copertura


perte da cassettoni, come nella basilica di Santa Maria Mag-
giore a Roma. Talvolta lo spazio antistante la facciata è costi-
tuito da un cortile porticato scoperto di forma quadrangola-
re, denominato quadriportico: è il luogo di raccolta dei cate- Il quadriportico
cumeni (coloro i quali non erano stati ancora battezzati e che
pertanto non erano ammessi all’interno della basilica) du-
rante il periodo della loro istruzione. Il lato del portico ad-
dossato alla facciata si chiama esonartece; se interno alla ba-
silica è detto endonartece.
Oltre alle basiliche a sviluppo longitudinale vengono svilup-
pate basiliche a pianta centrale (circolare o poligonale) con Le basiliche
struttura interna a nicchie o con ambulacro a colonne, se- a pianta centrale
condo i modelli forniti dai ninfei termali romani o dai mau-
solei imperiali, in cui gli spazi e i singoli elementi architetto-
nici sono distribuiti secondo una simmetria raggiata intorno
all’asse centrale. All’interno di questa tipologia si distinguo-
no il battistero, riservato al rito del battesimo, e il martỳrion, Il battistero
dedicato alla memoria dei martiri: il primo, generalmente a e il martỳrion
pianta ottagonale o circolare, presenta una copertura a cu-
pola e accoglie il fonte battesimale, costituito da un’ampia
vasca in marmo, adeguata all’usanza paleocristiana di immer-
gere il corpo del battesimando. Il secondo, anch’esso a base
centrale, veniva edificato sopra i luoghi di sepoltura dei mar-
tiri, e conteneva famose reliquie. Decisivo nella definizione
di questo genere di spazi è l’utilizzo della luce, impiegata con L’uso
attenzione e sensibilità al fine di diffondere una sensazione di della luce
serenità e religiosità all’interno dell’edificio.

■ Le principali strutture basilicali a Roma


Le testimonianze di basiliche paleocristiane giunte integre fi-
no ai giorni nostri non sono numerosissime a causa delle ma-
nomissioni e delle continue ricostruzioni che si sono succe-
dute nei secoli. La prima basilica cristiana è con molta proba-
bilità quella di San Giovanni in Laterano a Roma (314-335), San Giovanni
cattedrale della diocesi di Roma nonché sede ecclesiastica uf- in Laterano
ficiale del Papa. In origine viene edificata in una zona cono-
sciuta con il nome di Horti Laterani, antichi possedimenti del-
la famiglia dei Laterani, successivamente confiscati ed entrati
a far parte delle proprietà imperiali al tempo di Nerone. Per-
venuti in seguito all’imperatore Costantino, che ne dispone-
va come proprietà personale, vengono da questi donati al ve-
scovo di Roma in segno di gratitudine a Cristo. Dopo l’Edit-
to di Milano (313), che legalizza il Cristianesimo e autorizza
la celebrazione dei relativi riti, su questi terreni viene edifica-
ta la primitiva basilica. Nel 324 papa Silvestro I la dedica uffi- La primitiva basilica
99
Architetture romana e paleocristiana

cialmente al Santissimo Salvatore, dichiarando la chiesa e il vi-


cino Palazzo del Laterano “Casa di Dio”. L’originale basilica,
nota per il suo splendore e per il suo prestigio con il nome di
Donazioni continue Basilica Aurea, è oggetto di continue e importanti donazioni
da parte di imperatori, papi e vari benefattori. Presenta l’o-
rientamento tipico delle basiliche paleocristiane secondo la
direttrice est-ovest, con la facciata rivolta a ovest e abside e
altare rivolti a est, direzione nella quale si riteneva fosse col-
locato il Paradiso e dalla quale Cristo sarebbe tornato sulla Ter-
La pianta ra dopo la Resurrezione. La pianta è a forma di rettangolo al-
lungato, suddivisa al suo interno in 5 navate separate da fila-
ri di colonne. La navata centrale, più larga e alta di quelle la-
terali e coperta da un tetto a falde inclinate con struttura in
capriate lignee, è fornita di una lunga serie di finestre aperte
nel cleristorio, che permettono alla luce naturale di fluire co-
piosamente all’interno. La porzione terminale delle navate è
attraversata da una primordiale forma di transetto (una sorta
di navatella disposta in senso ortogonale alle altre), nella qua-
le durante la Messa trovava posto il vescovo su un seggio rial-
zato al centro, affiancato dai sacerdoti ai lati. Lo spazio posto
tra le navate e il transetto è occupato da un imponente arco
L’arco trionfale sorretto da 2 colonne, denominato arco trionfale, elemento
di separazione tra la parte di basilica riservata al clero e quel-
la destinata ai fedeli.
Sempre a Roma si sono susseguiti numerosi altri esempi di
strutture basilicali, tra i quali si citano i più importanti.
San Pietro • L’antica basilica originaria di San Pietro in Vaticano fu fatta
in Vaticano costruire tra il 326 e il 333 da Costantino nel sito ove era ubi-
cato il Circo di Nerone ai piedi del colle Vaticano. Dell’edifi-
cio rimangono solo rappresentazioni iconografiche (disegni
e affreschi), letterarie e in parte archeologiche, che descrivo-
no un imponente corpo di fabbrica a 5 navate divise da 4 co-
lonnati, sormontati da architravi nella navata centrale e da ar-
chi in quelle laterali. La navata centrale, più larga e alta delle
laterali, presentava una copertura in capriate di legno. L’illu-
minazione interna era ottenuta tramite numerose finestre ri-
cavate nel cleristorio. Particolare la conformazione del tran-
setto, alto quanto la navata centrale e dotato di una copertu-
ra propria; all’estremità dei 2 bracci erano collocate 2 nicchie
rettangolari che sporgevano all’esterno.
San Sebastiano • San Sebastiano fuori le mura (IV sec.), una delle 7 chiese vi-
fuori le mura sitate dai pellegrini in occasione del Giubileo, è dedicata al
venerato martire-soldato romano del tempo di Diocleziano,
poiché edificata sulle catacombe intitolate al Santo nel IV se-
colo. La denominazione “fuori le mura” indica che la chiesa
sorgeva al di fuori delle Mura Aureliane e la distingueva dal-
100
2 - Architettura paleocristiana

l’omonima chiesa di San Sebastiano che si trovava al colle Pa-


latino. Nel 350 le spoglie del martire vengono rimosse e nel-
l’826 trasferite nella basilica di San Pietro in Vaticano. Succes-
sivamente un assalto dei Saraceni provoca la distruzione del-
la chiesa, che viene riedificata
(858-867) sotto la guida di papa
Nicola I. La basilica visitabile at-
tualmente è il risultato di un in-
tervento di ricostruzione ese-
guito nel XVII secolo sotto il car-
dinale Scipione Borghese, che
operò un rimodellamento della
basilica, della cripta di San Seba-
stiano e del cornicione. Interna-
mente gli spazi sono definiti da
un soffitto di legno intagliato e
dalla zona dell’altare, ove sono
ubicate l’urna contenente i resti
di San Sebastiano e la statua che
rappresenta il Santo, in posizio-
ne sdraiata, trafitto dalle frecce
del martirio. Sul lato destro del-
la navata si trova la Cappella del-
le Reliquie, che custodisce una
freccia del martirio di San Seba-
stiano, la colonna cui fu legato il
martire e la pietra del «Quo vadis
Domine?», che reca impresse le
impronte dei piedi del Cristo.
• San Lorenzo fuori le mura. La
basilica originaria, detta anche
Basilica Maior, fu edificata dal-
l’imperatore Costantino nel IV
secolo vicino alla tomba del mar-
tire cui è dedicata, così come ac-
cadeva normalmente per le basi-
liche cimiteriali della stessa epoca. Sopra la tomba del Santo Figura 28
vengono costruiti, nello stesso periodo, prima un oratorio e Pianta della basilica
poi una nuova chiesa, una sorta di basilica minore voluta da costantiniana
di San Pietro in Vaticano.
papa Pelagio II. Tra il IX e il XII secolo la Basilica Maior viene
progressivamente abbandonata, mentre quella di Pelagio II è
oggetto di interventi di restauro e ampliamento: infatti viene
prolungata verso ovest, fino a occupare il posto della vecchia
abside, e sopralzata nella zona del presbiterio, che sorgeva sul
sedime della vecchia basilica. Internamente la nuova basilica
viene decorata con numerosi affreschi raffiguranti i santi Lo-
101
Architetture romana e paleocristiana

Figura 29 renzo e Stefano (primo martire cristiano), entrambi sepolti sot-


L’interno della chiesa to l’altare maggiore. Gravemente danneggiata durante i bom-
di Santa Maria bardamenti alleati della Seconda Guerra Mondiale, viene suc-
Maggiore, a Roma.
cessivamente ricostruita e restaurata con materiali originari;
con l’occasione vengono eliminate le superfetazioni (aggiun-
te improprie) accumulatesi durante il XIX secolo.
Santa Maria • Santa Maria Maggiore (352-366), conosciuta anche con il no-
Maggiore me di Santa Maria della Neve o come Basilica Liberiana (dal
nome del fondatore della basilica originaria, papa Liberio),
sorge sulla sommità dell’Esquilino. È giunta ai nostri giorni
conservando l’originaria struttura paleocristiana, seppur in
parte contaminata da aggiunte posteriori. Riedificata per ope-
ra di papa Sisto III tra il 432 e il 440 sulle rovine della chiesa
102
2 - Architettura paleocristiana

precedente, fu dedicata al culto della Madonna della Neve,


che il 5 agosto di ogni anno viene celebrata tramite la rievo-
cazione del “miracolo della nevicata”, con il quale la Madon-
na stessa avrebbe indicato il luogo dove si sarebbe dovuta co-
struire la basilica. La struttura interna, a pianta rettangolare,
presenta una divisione dello spazio in 3 navate separate da
un duplice colonnato ionico architravato e concluse nella
porzione terminale da un’unica abside. La copertura interna-
mente si presenta piana, con cassettoni lignei su cui l’inci-
denza della luce naturale, che filtra dalle finestre del cleristo-
rio, crea suggestivi effetti chiaroscurali. Altri elementi furono Aggiunte posteriori
oggetto di aggiunte di epoche posteriori, quali il transetto (in-
serito nel Medioevo), il pavimento cosmatesco (risalente al
XII secolo), il mosaico absidale (rifatto nel XIV secolo) e la
facciata principale, costituita da un portico e da una loggia
per le benedizioni (realizzata nel corso del 1700).
• Sant’Agnese, costruita verso la metà del IV secolo per vole- Sant’Agnese
re di Costanza (o Costantina), figlia dell’imperatore Costanti-
no, era sorta al posto del precedente sepolcreto pagano pres-
so la tomba della martire Agnese, a cui la principessa era mol-
to devota. La sua destinazione era cimiteriale, dal momento
che all’epoca le funzioni religiose si svolgevano all’interno del-
le domus ecclesiae. Nel VI secolo la basilica, ormai in pessime
condizioni di conservazione, viene restaurata da papa Sim-
maco e poi precocemente dismessa nel VII secolo, quando per
opera di papa Onorio I viene realizzata una nuova basilica sul
sepolcro di Agnese. Composta da una grande aula a pianta
rettangolare, internamente la basilica presenta l’abside de-
corata con un mosaico raffigurante Sant’Agnese e i santi (ri-
salente al 625-638) che, nelle tecniche e nei materiali impie-
gati, testimonia la crescente influenza bizantina.
• Santa Sabina (425) conserva ancora oggi, come la basilica di Santa Sabina
Santa Maria Maggiore, l’aspetto originario, ben visibile nell’au-
la rettangolare divisa in 3 navate con colonne corinzie ru-
dentate (ossia decorate con elementi a forma di bacchetta ci-
lindrica, detti rudenti) sormontate da archi. La navata centrale,
alta e slanciata, presenta una copertura in capriate di legno
che, in quanto struttura non spingente, non ha richiesto la
realizzazione di contrafforti sui muri perimetrali esterni. Ca-
ratterizzato da pareti nude e decorazioni sobrie, l’insieme col-
pisce per la semplicità e l’equilibrio delle proporzioni.
• Un’altra importante basilica è quella di Santa Maria in Tra- Santa Maria
stevere (V sec.), la cui fondazione si deve, secondo la tradi- in Trastevere
zione cristiana, al pontefice San Callisto, il quale decide di in-
sediarla nel luogo in cui, nel 38 a.C., si sarebbe verificata un’e-
ruzione di petrolio dal terreno, fenomeno all’epoca interpre-
103
Architetture romana e paleocristiana

tato come annuncio del futuro avvento di Gesù Cristo sulla


Terra. La realizzazione della chiesa in forma basilicale avviene
per opera di Giulio I in un arco di tempo che va dal 337 al
Interventi 352. La conformazione attuale dello stabile, modificato più
a più mani volte nei secoli successivi, risale all’opera di ricostruzione at-
tuata negli anni 1138-1148 per volontà di papa Innocenzo II.
Seguono, nel 1702, la riconfigurazione del portico e della fac-
ciata con papa Clemente XI e, dal 1866 al 1877, un comple-
to restauro stilistico sotto papa Pio IX. Dal punto di vista com-
positivo la basilica presenta un’aula rettangolare divisa in 3
navate da colonne di granito di recupero sormontate da una
trabeazione composta da antichi frammenti. La copertura è
in legno a lacunari, mentre la pavimentazione cosmatesca del
XII secolo è stata rifatta in occasione dell’ultimo restauro sti-
listico. Nella porzione terminale della navata centrale, di fron-
Il ciborio te all’abside, sorge il ciborio (un baldacchino situato sopra l’al-
tare maggiore), sorretto da 4 colonne in porfido, anch’esso in-
trodotto nel corso dell’ultimo restauro. L’abside è decorata con
molteplici mosaici di epoca medievale. Da rilevare il ritrova-
mento verso la metà del 1700 dei resti di una domus roma-
na al di sotto del pavimento del battistero, collocato nella pri-
ma cappella della navata sinistra.
Sempre a Roma sono ubicati edifici a pianta centrale di gran-
de pregio. Di seguito si citano alcuni esempi.
Il mausoleo • Il più elegante è il mausoleo di Santa Costanza, edificato
di Santa Costanza nel 350 per volontà di Costanza, figlia dell’imperatore Co-
stantino. È composto da un ambulacro circolare coperto da
volta a botte ricorrente che circonda un vano centrale, a sua
volta sormontato da una cupola, su cui si innesta un atrio a
forcipe. Vano centrale e ambulacro sono separati da un giro
di colonne e illuminati da 12 finestre, ricavate sotto l’impo-
sta della cupola.
All’estrema semplicità degli esterni si contrapponeva il ricco
apparato decorativo dello spazio interno, che consisteva di
preziosi mosaici sulla superficie della cupola e dell’ambula-
cro; nel 1620 vengono rimosse le decorazioni musive della
cupola e conservate quelle dell’ambulacro. Il mausoleo è sta-
to per lungo tempo identificato come tempio di Bacco per
la presenza di numerose raffigurazioni di scene di vendem-
mia al suo interno. Di pregio è il sarcofago imperiale di por-
fido rosso decorato con motivi cristiani che riprendono le
decorazioni dell’ambulacro.
Il battistero • Il battistero di San Giovanni in Laterano, rimasto per molti
di San Giovanni secoli l’unico edificio di quel tipo a Roma, è costituito da un
in Laterano corpo di fabbrica separato dalla basilica di San Giovanni in La-
terano. Inaugurato dall’imperatore Costantino nel 315, viene
104
2 - Architettura paleocristiana

Figura 30
Sezione verticale
(in alto) e pianta
(in basso) del mausoleo
di Santa Costanza,
a Roma.

edificato sulle rovine di una villa romana del I secolo e di un


impianto termale del III secolo. Tra il 432 e il 440 viene am-
pliato nell’atrio da papa Sisto III e completato a più riprese fi- Ampliato
no al XVII secolo. La struttura è a pianta ottagonale e presenta a più riprese
2 ordini di colonne trabeate a sostegno della cupola: l’ordi-
ne inferiore è costituito da colonne in porfido rosso con ca-
pitelli compositi, quello superiore da colonne più esili fatte
di marmo. Al centro del recinto colonnato, in corrisponden-
105
Architetture romana e paleocristiana

Il fonte battesimale za della cupola, è collocato il fonte battesimale per le immer-


sioni complete. Il battistero lateranense ha costituito per mol-
ti secoli un modello architettonico di riferimento per i bat-
tisteri di tutta Italia.
Santo Stefano • La chiesa di Santo Stefano Rotondo (468-483), che sorge sul
Rotondo Celio, nel rione Monti, fu realizzata per volere di papa Leone
I durante gli ultimi anni del suo pontificato, ma consacrata
successivamente da papa Simplicio nel 468. L’edificio appar-
tiene alla fase dell’architettura paleocristiana improntata al
classicismo, con un preciso ed esplicito riferimento alle ope-
re dell’epoca romana e tardoantica: in questo senso può es-
sere accomunato a costruzioni quali la basilica di Santa Maria
Maggiore, la chiesa di Santa Sabina e il battistero di San Gio-
vanni in Laterano. In origine la chiesa presentava una pianta
circolare composta dalla sovrapposizione di 3 cerchi con-
centrici: il primo di 22 metri di diametro, il secondo di 42 e
il terzo di 62. Il primo cerchio, posto a delimitazione dello
spazio centrale, era definito da un giro di 22 colonne archi-
travate (i cui fusti e le cui basi provenivano da precedenti ope-
re architettoniche, mentre i capitelli di ordine ionico erano
stati appositamente realizzati per la chiesa), sulle quali pog-
giava un tamburo (struttura di raccordo tra cupola ed edifi-
cio) alto 22 metri; intorno allo spazio centrale erano disloca-
ti 2 ambulacri ad anello, di cui il primo definito da un secondo
cerchio di colonne sormontate da archi, e il secondo cinto da
un muro. All’interno di questa pianta circolare era inserita una
croce greca, con entrambi i bracci uguali, costituita da 4 am-
bienti di altezza maggiore (come si evince anche dall’esterno
per la maggiore altezza della copertura) sorretti da colonna-
ti a disposizione radiale. In questo modo la chiesa fonde in-
sieme le due differenti tipologie, proprie degli edifici di cul-
to e dei martỳria, della pianta circolare con deambulatorio
e della pianta a croce greca.

■ Le principali strutture basilicali a Milano


Tra gli edifici paleocristiani più rappresentativi di Milano, di-
venuta nel 379 capitale dell’Impero Romano d’Occidente,
meritano di essere ricordate la basilica di Santa Tecla e la chie-
sa di San Lorenzo.
Basilica • La basilica di Santa Tecla, non più esistente (rimangono i
di Santa Tecla resti delle fondamenta, oggi visitabili al di sotto di piazza del
Duomo, dove era collocata prima della costruzione della nuo-
va cattedrale), fu costruita dall’imperatore romano Costante
I nel 345 con il nome di Basilica Maior. Edificio di impianto
basilicale, presentava 5 navate e un pavimento sopraelevato
con funzione di palco in corrispondenza dell’altare.
106
2 - Architettura paleocristiana

• La chiesa di San Lorenzo (372-402) è un esempio impor- Chiesa


tante di edificio a pianta centrale, per la struttura articolata di San Lorenzo
degli spazi interni ed esterni e per i riferimenti compositivi
tratti dai ninfei e dalle volte a crociera degli stabilimenti ter-
mali romani. L’impianto è composto da un vano centrale cu-
bico smaterializzato da 4 grandi lobi che ne dilatano il volu-
me, da matronei e da una copertura a cupola, il tutto cir-
condato da un ampio ambulacro.
■ Le principali strutture basilicali a Ravenna
A Ravenna sono due le costruzioni basilicali a pianta longitu-
dinale: Sant’Apollinare Nuovo e Sant’Apollinare in Classe.
• Sant’Apollinare Nuovo viene edificata nel 505 da Teodori- Sant’Apollinare
co nei pressi del proprio palazzo per la celebrazione del cul- Nuovo
to ariano. Verso la metà del VI secolo, con la conquista della
città di Ravenna da parte dei Bizantini, l’edificio viene sotto-
posto a interventi volti alla cancellazione dei simboli e dei ca-
ratteri legati ai Goti e all’arianesimo, secondo un programma
di restaurazione dell’ortodossia cattolica. Per volontà del ve-
scovo Agnello la fascia di mosaici decorativi posta sopra gli ar-
chi della navata centrale, raffigurante scene ispirate dalla reli- Sostituzione dei
gione ariana, viene completamente rimossa e sostituita da sce- mosaici ariani
ne di matrice cristiana: da questa operazione si salvano solo con altri cristiani
le raffigurazioni del porto di Classe e del palazzo di Teodori-
co, ripulite dei ritratti dei membri della corte. La basilica vie-
ne così intitolata a San Martino di Tours, celebre per la pro-
pria lotta all’eresia, e solo successivamente a Sant’Apollina-
re, primo vescovo di Ravenna. I numerosissimi mosaici che
impreziosiscono la basilica di Sant’Apollinare Nuovo rappre-
sentano una caratteristica comune alle chiese ravennati dei
periodi imperiale, ostrogotico e giustinianeo; alcuni risalgo-
no all’epoca di Teodorico, altri al vescovo Agnello.
Esternamente la chiesa non presenta quadriportico, ma è pre- L’esterno
ceduta dal solo nartece, atrio porticato addossato alla faccia-
ta e dotato di copertura a falda unica spiovente verso l’e-
sterno, dove si trovano le colonne; questo atrio di marmo
bianco spicca sulla struttura di fondo della basilica in matto-
ni rossi, creando un interessante accostamento materico-cro-
matico. La facciata a capanna è costruita interamente in la-
terizio ed è aperta da una grande finestra bifora di marmo po-
sta lungo l’asse di simmetria della stessa e sormontata da al-
tre 2 piccole aperture; a lato della basilica si erge un campa-
nile a base circolare, anch’esso fatto di laterizio.
Lo spazio interno di Sant’Apollinare Nuovo è organizzato L’interno
su 3 navate, di cui la centrale, larga il doppio di quelle late-
rali, è delimitata lateralmente da un doppio filare di 12 co-
107
Architetture romana e paleocristiana

lonne che sostengono archi a tutto sesto e termina con


un’ampia abside semicircolare.
Sant’Apollinare • Sant’Apollinare in Classe è ubicata a una distanza di circa 5
in Classe chilometri dal centro urbano di Ravenna. Fu costruita nella
prima metà del VI secolo per volere del vescovo Ursicino.
Consacrata nel 547 dall’arcivescovo Massimiano, anch’essa è
stata intitolata a Sant’Apollinare, primo vescovo di Ravenna.
L’esterno Esternamente la facciata a capanna, di epoca successiva ri-
spetto alla fondazione, presenta una finestra trifora e un im-
portante portale di ingresso in cui stipiti e architrave sono
stati realizzati impiegando marmo proveniente dalla Grecia.
Originariamente la facciata era preceduta da un quadriporti-
co, del quale oggi rimane la porzione addossata alla facciata,
sotto il quale sono custoditi numerosi marmi e iscrizioni an-
tiche. Il campanile del IX secolo che sorge a lato della chie-
sa, a pianta circolare, è traforato nella struttura muraria da nu-
merosi ordini di finestre che aumentano la propria superfi-
cie aperta man mano che si procede verso l’alto: si ritrovano
così finestre monofore ai livelli più bassi, bifore ai livelli in-
termedi e trifore ai livelli superiori del campanile.
L’interno Internamente la chiesa presenta un’ampia aula a pianta ret-
tangolare divisa in 3 navate, di cui quella centrale rialzata ri-
spetto alle laterali e conclusa nella porzione finale da un’ab-
side poligonale affiancata da 2 cappelle absidate. Le pareti in-
terne della basilica sono spoglie, ad eccezione del catino ab-
sidale, adorno di mosaici risalenti a epoche diverse: nella
parte superiore, che si estende per tutta la larghezza dell’ar-
co, campeggia la raffigurazione di Cristo entro un medaglio-
ne circolare, circondato dai simboli alati degli Evangelisti (l’a-
quila di Giovanni, l’uomo alato di Matteo, il leone di Marco e
il vitello di Luca). La parte inferiore dell’abside è decorata con
la raffigurazione di Gerusalemme e Betlemme, con gli agnel-
li, rappresentativi dei dodici apostoli.
Basilica Un significativo esempio di chiesa ravennate a pianta centrale
di San Vitale è la basilica di San Vitale, che si ispira a modelli orientali come
le chiese di Costantinopoli. L’edificio, una delle più celebri ope-
re architettoniche di Ravenna, fonde insieme i principali ca-
ratteri dell’arte occidentale (paleocristiana) e orientale (bi-
zantina). I lavori di edificazione ebbero inizio nel 525 per vo-
lere del vescovo Ecclesio, che resse il vescovato della città tra
il 522 e il 532, e si conclusero tra il 547 e il 548, anno in cui la
basilica fu consacrata dall’arcivescovo Massimiano: allora Ra-
venna era già divenuta possedimento bizantino.
L’esterno A pianta ottagonale, esternamente si presenta come una
composizione di volumi geometrici ben definiti da cui emer-
gono la cupola inglobata e nascosta dal tiburio – rivestimen-
108
2 - Architettura paleocristiana

to esterno utilizzato nell’architettura romana, bizantina e go-


tica – con copertura poligonale a falde, e l’abside, poligona-
le all’esterno e semicircolare all’interno, affiancata da 2 am-
bienti accessori. I paramenti murari esterni sono di laterizio,
semplici e sobri come nella tradizione del luogo, articolati da
contrafforti posti a rinforzo degli spigoli, da paraste (pilastri
portanti incassati nella parete, da cui sporgono leggermente)
e cornici dentellate. L’accesso all’interno avviene tramite 2 L’interno
porte, l’una posta in asse alla chiesa, l’altra in posizione obli-
qua rispetto all’abside. Anche il nartece risulta tangente a uno
spigolo obliquo dell’ottagono, contravvenendo alla consue-
tudine paleocristiana di mantenere un percorso rettilineo tra
ingresso e abside. Lo spazio è tripartito in fasce concentriche,
in cui all’interno è posto un vano centrale, cinto da un anel-
lo formato da 7 esedre delimitate da pilastri di marmo africa-
no e colonnine di marmo greco, il tutto concluso da un am-
bulacro ottagonale che si attesta sul presbiterio.
L’apparato decorativo è assai ricco, costituito, oltre che dai ce- Ricchissimo
lebri mosaici, da marmi policromi, stucchi, pulvini e capitelli apparato decorativo
così finemente traforati da ricordare delle ceste.

■ Le principali strutture basilicali in Terra Santa


Di qualche anno successive alle basiliche romane sono le tre
basiliche edificate in Terra Santa per volere dell’imperatore
Costantino e della madre, Sant’Elena: la basilica della Nati-
vità di Betlemme, quella dell’Annunciazione a Nazareth e quel-
la del Santo Sepolcro a Gerusalemme
• La basilica della Natività a Betlemme sorge nel luogo in cui, Basilica
secondo la tradizione cristiana, avvenne la nascita di Gesù. Si della Natività
compone dell’aggregazione di 2 chiese e di una cripta, la Grot- a Betlemme
ta della Natività, luogo preciso in cui sarebbe nato Gesù. L’e-
dificio, meta fondamentale dei pellegrinaggi in Terra Santa, fu
fondato nel 326 da Sant’Elena sull’appezzamento di terreno
nel quale l’imperatore Adriano aveva precedentemente fatto
piantare un bosco consacrato al dio Adone. La struttura è com-
posta da un’ampia aula rettangolare (26,20 x 53,90 m) divisa
in 5 navate, preceduta da un ampio quadriportico, luogo di
sosta per i catecumeni e i pellegrini, all’interno del quale ve-
niva anche allestito un piccolo mercato. All’interno della na-
vata centrale, in prossimità dell’altare, è collocato il martỳ- Martỳrion
rion, una struttura a pianta ottagonale rialzata di 3 gradini, al e Grotta
di sotto della quale si trova la Grotta della Natività. Sporgen- della Natività
dosi dalla balaustra che protegge il martỳrion, si nota un fo-
ro praticato nella sommità della volta della grotta sottostan-
te, che ha la funzione di mettere in comunicazione (sul pia-
no visivo) la cripta e l’esterno.
109
Architetture romana e paleocristiana

La Grotta della Natività è costituita da una cripta di forma ret-


tangolare (12,3 x 3,5 m), luogo in cui nacque Gesù e fu col-
locata la mangiatoia nella quale Maria depose il Bambino al
momento della nascita.
Basilica • La basilica dell’Annunciazione, anch’essa meta di pellegri-
dell’Annunciazione naggi, è la principale chiesa cattolica della città di Nazareth,
a Nazareth in Israele. La prima basilica venne eretta nel V secolo nel luo-
go in cui, secondo la tradizione cristiana, l’Arcangelo Gabrie-
le annunciò alla Vergine Maria la nascita di Gesù. Nell’XI se-
colo la chiesa fu ricostruita in stile romanico al posto della
vecchia struttura in disfacimento. L’attuale basilica è una co-
struzione moderna progettata dall’architetto Giovanni Mu-
zio nel 1955. L’edificio è costituito da una basilica inferiore e
una superiore: al di sotto del piano principale della chiesa vi
è una cripta molto ampia in cui si trova la Grotta dell’An-
nunciazione, tradizionalmente identificata con la casa di Ma-
ria. Si ritiene che la casa fosse costituita di una parte scavata
nella roccia (la grotta) e di una parte in muratura.
Basilica del Santo • La basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, conosciuta
Sepolcro anche come chiesa della Resurrezione, sorge sul luogo nel
a Gerusalemme quale la tradizione narra che Gesù fu crocifisso, fu sepolto e
risorse. Localizzata all’interno delle mura della città vecchia
di Gerusalemme, ingloba la collina del Golgota, luogo della
crocifissione, e il sepolcro scavato nella roccia, dove Gesù sa-
rebbe stato sepolto. Nel 325 l’imperatore Costantino ordinò
che fosse costruita nel sito della crocifissione una basilica,
composta da 3 strutture collegate tra loro: una basilica
(martỳrion), un atrio chiuso colonnato (triportico), realiz-
zato intorno alla Roccia del Calvario, e la rotonda dell’Ana-
stasi o Resurrezione (la rotonda è un edificio a pianta circo-
lare avente in genere copertura a cupola), contenente i resti
della grotta in cui fu sepolto Gesù.
Sottoposta nel corso dei secoli a incendi, danneggiamenti e
ricostruzioni continue, nel 1009 la basilica del Santo Sepolcro
fu rasa al suolo fino alle fondamenta. Risale all’epoca delle
Crociate (metà del XII sec.) il lavoro di ricostruzione della
chiesa in stile romanico, con l’aggiunta di un campanile.

110
2 - Architettura paleocristiana

SCHEMA RIASSUNTIVO
NUOVO CREDO, L’architettura paleocristiana è strettamente legata alla nascita e ai primi secoli di
NUOVA ARCHITETTURA sviluppo del Cristianesimo. La produzione abbraccia un arco di tempo compreso
tra l’età imperiale e l’anno della morte di Gregorio Magno (601). Edifici improntati
ai nuovi schemi compositivi sorgono in tutte le terre dell’Impero Romano d’Occi-
dente e d’Oriente.

DOMUS ECCLESIAE Sono le prime tipologie edilizie impiegate dai Cristiani per far fronte alle esigenze
E CATACOMBE delle pratiche liturgiche (è il caso delle domus ecclesiae, piccole costruzioni ispi-
rate alle case romane) e per rispondere alla necessità di disporre di sepolture sot-
terranee separate da quelle dei pagani (si tratta delle catacombe, veri e propri ci-
miteri, e non rifugi nati per sfuggire alle persecuzioni).

EDIFICI LITURGICI Dopo l’Editto di Costantino, in seguito al continuo sviluppo del Cristianesimo, ven-
gono eretti a Roma – polo religioso e spirituale di riferimento – appositi edifici de-
dicati al culto di Cristo. I nuovi luoghi di incontro per il crescente numero di fedeli
nell’Urbe e nel mondo sono basiliche (tra cui Santa Maria Maggiore a Roma, San-
ta Tecla a Milano e Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna), battisteri (come quello di
San Giovanni in Laterano a Roma) e martỳria (tipologie architettoniche edificate
nel luogo del martirio o sulla tomba di un santo; celebre quello della basilica del-
la Natività a Betlemme).

111
ARCHITETTURE
ROMANICA E GOTICA

1 Architettura romanica
2 Architettura gotica
Il declino e la caduta dell’Impero Romano costituiscono
una severa battuta d’arresto per il progresso
dell’architettura che, con Roma capitale, aveva conosciuto
una stagione di grande sviluppo e di notevoli successi. La
disgregazione dell’Impero tuttavia,
se analizzata con attenzione, non porta solo aspetti
negativi, bensì genera un complessivo rimescolamento
di genti, culture e saperi specialistici attraverso l’Europa,
creando le condizioni per la nascita di un clima fervido
e dinamico, che troverà espressione dopo l’anno Mille.
In questo contesto storico e sociale anche l’architettura,
dopo gli anni bui del tardo Medioevo, manifesta un forte
desiderio di rinascita, di riscoperta di una comune identità
europea e di affermazione di un linguaggio unitario
e omogeneo, sul modello della tradizione classica romana.
La prima espressione di questa tendenza si avrà
con la nascita del Romanico – una forma culturale estesa
a livello europeo e caratterizzata dalle numerose specificità
locali –, durante il periodo storico che va dalla fine dell’XI
secolo alla metà del XIII . Dalla prima metà del XII fino
al XV secolo si assisterà poi al fiorire del Gotico, stile
organico e coerente segnato da un forte idealismo
religioso e da inedite soluzioni spaziali, rese possibili
da avanzate innovazioni tecnico-progettuali.
1 Architettura romanica
Espressione di un’epoca in cui la dimensione religiosa e spirituale riveste un ruolo
preponderante nella società, il Romanico si fa promotore in Europa di una visione
culturale unitaria che era venuta meno con la caduta dell’Impero Romano.
Lo stile che ne deriva non è tuttavia omogeneo, ma viene declinato nelle molteplici
specificità locali che danno luogo alle diverse “scuole regionali”.

Inquadramento storico e geografico:


aspetti economici, sociali, politici
e religiosi dell’epoca
Con l’espressione “architettura romanica” si intende la pro-
duzione architettonica sviluppatasi in tutta l’Europa in un pe-
riodo storico che va dalla fine dell’XI secolo sino alla metà
del XIII secolo.
L’aggettivo “romanico” venne introdotto in ambito architet- Introduzione
tonico dall’archeologo francese Charles de Gerville nel dell’aggettivo
1818, con un duplice intento: evidenziare i legami culturali ”romanico”
con la tradizione classica dell’Impero Romano e al contempo
stabilire un riferimento con i territori di diffusione dello stile
romanico in cui si parlavano le lingue neolatine o romanze
(dal francese roman). La diffusione della cultura romanica
non si limita tuttavia agli Stati di lingua romanza, ma si diffon-
de anche ai Paesi germanici, in un processo globale che ri-
comprende l’intera area europea.
L’epoca storica precedente, l’Alto Medioevo, era stata carat- La crisi dell’Alto
terizzata dall’istituzione del feudalesimo, che aveva preso il Medioevo
posto del decadente corpus legislativo e istituzionale del-
l’Impero Romano, segnato da un periodo di profonda crisi
economica, instabilità politica e frammentazione del potere.
In questo contesto economico e sociale le città iniziano un
percorso di declino e di perdita di quella centralità rivestita
durante l’Impero Romano: vengono infatti progressivamen-
te abbandonate dai feudatari, che preferiscono vivere nei lo-
ro castelli, e da gran parte della popolazione che si sposta al
loro seguito verso centri rurali esterni, sopravvivendo di
un’economia precaria e di sussistenza.
Solo dopo l’anno Mille nella società medievale si verifica un Profondo
profondo rinnovamento che investe molteplici settori – eco- rinnovamento
nomico, politico, sociale e religioso – e che determina un mi-
glioramento delle condizioni di vita della popolazione: e-
115
Architetture romanica e gotica

stesi diboscamenti migliorano la produttività dell’agricoltu-


ra, vengono incrementati gli scambi commerciali e aperte
nuove rotte di traffico (si pensi all’imponente fenomeno del-
Nuovo impulso le Crociate), viene dato nuovo sviluppo alla viabilità e nuovo
all’economia impulso all’economia. Ne consegue un incremento demo-
grafico che stimola una rinnovata crescita delle città, intese
come nuovi sistemi di scambi e relazioni sociali tra gruppi di-
versi. Determinante è il ruolo giocato, con risultati comples-
si e contrastanti, dalle grandi potenze: l’Impero, la nobiltà
feudale, il Papato e i nuovi ordini religiosi.
Ambito religioso In ambito religioso si assiste a una spinta riformatrice che
induce la Chiesa cattolica a opporsi alla superiorità del po-
tere politico e ad affermare la centralità del proprio ruolo
nella società.
Ambito In campo architettonico, dopo gli anni bui del tardo Me-
architettonico dioevo, si manifesta un desiderio di rinascita e ripresa di
un’identità comune ai popoli europei; desiderio che si e-
sprime in un linguaggio architettonico omogeneo, utilizzato
in tutta Europa e predominante rispetto a tutte le altre for-
me artistiche (pittura, scultura, miniatura e oreficeria).
Rispetto al frazionamento culturale dei secoli dell’Alto Me-
dioevo, gli sviluppi del Romanico esprimono una sostanzia-
le unità d’intenti: la prima aspirazione unitaria dell’Europa
dopo la caduta dell’Impero Romano, che si concretizza nel-
Un nuovo linguaggio l’elaborazione di un nuovo e originale linguaggio. Di fronte
alla tradizione delle culture auliche – come la bizantina, la ca-
rolingia e l’ottoniana, ispirate all’arte classica imperiale – il
Romanico rappresenta infatti lo sviluppo dei linguaggi e-
spressi dai contemporanei aspetti “preromanici” (il sermo
humilis), arricchiti di riferimenti classici tratti dall’arte delle
province romane e reinterpretati in modo originale.
La cultura romanica non è compatta né omogenea, ma si e-
Fenomeni articolati sprime in fenomeni articolati e contrastanti, manifestando
e contrastanti l’apparente antitesi tra internazionalismo e localismo. Da
un lato infatti si configura come forma culturale estesa a livel-
lo internazionale che nasce e si sviluppa negli stessi anni in
Francia, Italia, Spagna e Germania, mostrando scambi e in-
fluenze reciproche tra i vari Stati. Dall’altro lato ciascuno Sta-
to, nato dal crogiolo di razze e culture diverse successivo al di-
sfacimento dell’Impero Romano, mostra peculiarità costrutti-
ve, formali e materiche che caratterizzano i propri manufatti
architettonici e li differenziano dagli altri. Ne nasce una note-
vole varietà di espressioni artistiche (le diverse scuole ro-
maniche), motivate più da esigenze pratiche – dettate in mol-
ti casi dalle differenti modalità liturgiche dei vari ordini mo-
nastici – che non da una codificazione stilistica comune.
116
1 - Architettura romanica

Dal punto di vista storico l’architettura romanica viene gene-


ralmente suddivisa in quattro epoche: Quattro epoche
• Protoromanico (955-1030)
• Prima età romanica (1030-1080)
• Seconda età romanica (1080-1150)
• Tardoromanico (1150-1200)
Il periodo protoromanico, rifacendosi alla tradizione archi- Il Protoromanico
tettonica tardoravennate e carolingia, introduce una speci-
fica ricerca architettonica provinciale in Lombardia, nelle re-
gioni delle Prealpi e dei Pirenei e nella bassa Borgogna, che
prelude all’affermazione del Romanico vero e proprio. Primo
esempio illustre è la basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
La prima età romanica è l’epoca di maggiore sperimentazio- La prima
ne architettonica, diffusa su vaste aree geografiche e riguar- età romanica
dante aspetti compositivi, tecnologici e tipologici. In partico-
lare ci si concentra sugli interni delle basiliche: questi sono
strutturalmente costituiti da un sistema di arcate sormontate
da volte a crociera costolonate e sorrette da pilastri crucifor-
mi che scandiscono lo spazio in modo rigoroso e continuo.
La seconda età romanica è l’epoca del consolidamento dei La seconda
caratteri compositivi caratteristici del Romanico, che si deli- età romanica
nea in modo sempre più preciso attraverso la definizione
formale di molteplici elementi (navata, transetto, tiburio, ci-
borio, cripta e coro), basilari per l’organizzazione della litur-
gia cristiana.
Il Tardoromanico costituisce un’estensione del Romanico Il Tardoromanico
nel successivo Gotico, localizzato in determinati territori (In-
ghilterra, area della Mosa e del Danubio); è caratterizzato da
una minore chiarezza compositiva e di definizione delle
masse volumetriche rispetto ai periodi precedenti e dalla
proliferazione di decorazioni e ornamenti.

Architettura religiosa:
cattedrali, abbazie e monasteri
Come già detto, all’interno della società medievale la Chiesa
cattolica riveste un ruolo di primaria importanza, sia dal pun-
to di vista spirituale sia dal punto di vista del potere politico,
e l’architettura dell’epoca è per la stragrande maggioranza
ecclesiastica.
Gli edifici religiosi nel corso degli anni divengono sempre Presenza capillare
più importanti e imponenti, testimoni della presenza capilla- della Chiesa
re della Chiesa sul territorio, arrivando a oscurare con il loro
splendore le opere civili, al confronto molto più povere e di-
messe. Nella città medievale la chiesa rappresenta quasi sem-
117
Architetture romanica e gotica

pre l’edificio di rilievo (affacciato molto spesso sulla piazza


principale) ed è il punto di riferimento visivo e simbolico
nel panorama urbano: non solo luogo di accoglienza per la
comunità cristiana e di sepoltura per personalità illustri, ma
anche, attraverso l’imponenza delle dimensioni e la robu-
stezza del materiale – la pietra –, simbolo della vita eterna
promessa dalla fede.
I principali esempi di edilizia religiosa dell’epoca sono costi-
tuiti da cattedrali, abbazie e monasteri.
La cattedrale La cattedrale romanica, derivata dalla trasformazione del mo-
romanica dello della basilica paleocristiana, basa il proprio sistema co-
struttivo sull’uso di massicce murature in blocchi di pietra
da taglio, squadrata in conci regolari lasciati a vista (frequen-
te anche l’impiego del mattone nei luoghi privi di cave di pie-
tra, come la Pianura Padana), e su robusti pilastri (a sezione
cruciforme o a fascio) allineati lungo le navate, che gradual-
mente prendono il posto delle colonne dell’epoca prece-
dente. Queste, quando permangono all’interno delle chiese
romaniche e non derivano dallo spoglio di edifici di epoche
precedenti, non rispettano i canoni classici nel rapporto mo-
dulare tra il diametro della colonna e l’altezza del fusto. Piut-
tosto tozze, sono concluse verso terra da un plinto di forma
quadrata e nella parte alta da un tipo di capitello differente ri-
spetto ai modelli romani o paleocristiani: di struttura geo-
metrica (cubica o a tronco di piramide rovesciata), oppure
vagamente ispirato all’ordine corinzio, scolpito con richiami
al mondo vegetale o fantastico.
Le coperture tipiche delle basiliche paleocristiane, realizzate
con capriate di legno, spesso soggette all’azione dell’umidità,
dei parassiti e a frequenti incendi, vengono ora sostituite da
Volte di pietra volte di pietra, in un primo tempo a botte e successivamente
a crociera. Il loro ingente peso viene trasmesso al suolo tra-
mite archi di scarico, paraste o semicolonne di rinforzo che,
oltre a svolgere il proprio fondamentale ruolo statico, artico-
lano il disegno delle pareti e dei pilastri e ampliano di conse-
guenza la percezione della spazialità interna.
Gli interni La consuetudine di utilizzare le volte a crociera permette di
incrementare le dimensioni e la monumentalità degli in-
terni delle cattedrali romaniche: le volte a crociera, genera-
te dall’incrocio in senso perpendicolare di 2 volte a botte,
consentono infatti di concentrare il peso della struttura sui
4 sostegni d’angolo, anziché lungo tutta la linea d’imposta.
In tal modo liberano le pareti dalla funzione statica e per-
mettono di innalzarle maggiormente in altezza e di arric-
chirle con aperture e trafori di vario genere. Predominante
Arco a tutto sesto è l’uso dell’arco a tutto sesto (anche se non mancano e-
118
1 - Architettura romanica

sempi di arco a sesto acuto in Borgogna e nel Poitou), sim-


bolo di trionfo, attinto dai fasti dell’epoca imperiale roma-
na, che caratterizza il Romanico e lo differenzia dal succes-
sivo stile Gotico.
Al complesso gioco di spinte e controspinte generato dalla Gioco di spinte
successione delle volte poste a copertura della navata cen- e controspinte
trale viene contrapposta la struttura delle navate laterali,
coperte da volte e sormontate dai matronei, spazi riservati
alle donne, anch’essi voltati. In questo modo l’elevato carico
strutturale della navata centrale viene compensato dall’arti-
colazione volumetrica di quelle laterali, con relative volte e
matronei, e il risultato è un insieme equilibrato.
In pianta la cattedrale romanica rivela a un primo sguardo la In pianta
propria derivazione da modelli romani (basilica civile) e pa-
leocristiani (basilica cristiana): presenta un’organizzazione
degli spazi interni modulati sul sistema delle campate, unità
spaziali a pianta quadrata o rettangolare, delimitate agli an-
goli da robusti pilastri e sormontate da coperture a volta che,
nella loro scansione ritmica, compongono la navata centrale
e quelle laterali (da 2 a 4). Queste ultime in genere si pro-
lungano intorno al transetto e alla zona absidale e terminano
con piccole absidi che si affiancano alla principale.
Anche in sezione la cattedrale rivela una nuova articolazione In sezione
spaziale impostata su tre livelli: il piano delle navate (desti-
nato ai laici), il piano del presbiterio rialzato su gradini (uno
spazio sacro destinato allo svolgimento del rito eucaristico e
riservato agli ecclesiatici) e quello della cripta sottostante
(luogo semisotterraneo di conservazione delle reliquie del
Santo a cui la cattedrale è dedicata).
Le principali differenze rispetto ai modelli paleocristiani si ri- Differenze rispetto
scontrano soprattutto nella porzione terminale dell’impian- ai modelli
to, dove la zona absidale viene circondata dal coro e colle- paleocristiani
gata al deambulatorio, su cui si affacciano una serie di cap-
pelle radiali sporgenti verso l’esterno, spesso adibite al culto
delle reliquie. Questo tipo di struttura trova fortuna soprat-
tutto nelle numerose chiese dislocate lungo i percorsi di pel-
legrinaggio (basilica di Santiago de Compostela, basilica di
Saint-Sernin a Tolosa), in quanto consente un’agevole visio-
ne dei reliquiari portati in processione: la soluzione aveva i-
noltre una certa valenza simbolica, poiché richiamava alla Valenza simbolica
mente l’impostazione centrica del martỳrion paleocristiano,
edificato intorno alla tomba del Santo.
Tipica degli interni romanici è la notevole articolazione de-
gli spazi e dei volumi, ciascuno dotato di una propria au-
tonomia formale, che porta a un arricchimento dell’im-
pianto generale. Per essere compresa nella sua interezza,
119
Architetture romanica e gotica

una struttura così complessa va analizzata dall’osservatore


nelle sue molteplici componenti.
L’esterno L’aspetto esterno della cattedrale si presenta assai articolato.
Le possenti masse murarie sono trattate plasticamente e ar-
ticolate nella trama dei mattoni o dei blocchi di pietra squa-
drata e nello spessore stratificato; le alleggerisce la presenza
di nicchie, loggette composte da archeggiature cieche sor-
rette da esili colonnine o lesene e di partizioni orizzontali e
verticali delle superfici murarie. Tali partizioni sono attuate sia
tramite cornicioni, modanature, fasce decorative con motivi
geometrici e lesene, sia tramite la presenza di imponenti con-
trafforti, cioè rinforzi murari con funzioni strutturali.
La facciata La facciata principale di ingresso può essere a capanna, con
principale copertura a 2 falde, oppure monocuspidata, con la porzio-
ne corrispondente alla navata centrale sopraelevata e quelle
Figura 31 corrispondenti alle navate laterali coperte da uno spiovente
Esempi di modanatura, (saliente) a falda unica. Presenta spesso un ampio portale
elemento decorativo di ingresso riccamente decorato, a volte affiancato da 2 por-
avente la funzione tali minori, caratterizzato da un’accentuata strombatura e
di definire
architettonicamente dotato di archivolto, una fascia a rilievo – cordonata o scol-
le diverse parti pita – che segue il profilo ad arco – a tutto sesto o a sesto a-
dell’edificio. cuto – del portale stesso.

A dentelli
Listello Gola dritta

Guscio
Fascia

Toro

Cordone
Gola rovesciata

Astragalo

Tondino

Ovolo Scozia (o cavetto)

120
1 - Architettura romanica

Ulteriore elemento tipicamente romanico, che spesso pre-


cede il portale di ingresso, è il protiro: si tratta di un ma-
nufatto costituito da un arco sorretto da 2 colonne pog-
gianti su leoni stilofori e sormontato da una piccola coper-
tura a 2 falde inclinate.
Le porte, spesso realizzate in bronzo, testimoniano l’elevato Tecnica della fusione
livello raggiunto nel corso del XII secolo dalla tecnica della dei metalli
fusione dei metalli.
Al di sopra del portale di ingresso e in posizione centrata ri-
spetto all’asse di simmetria della facciata, spesso compare il
rosone, ampia presa di luce di forma circolare o ellittica atta
a illuminare la navata centrale.
La luce, che nelle basiliche paleocristiane penetrava abbon- L’uso della luce
dantemente nello spazio interno attraverso le numerose fi-
nestre ricavate nella parte alta della navata centrale, ora filtra
in modo soffuso attraverso piccole e strette feritoie ricavate
nello spessore delle pareti perimetrali, avvolgendo gli am-
bienti di una generale penombra che contribuisce a una sen-
sazione di raccoglimento e spiritualità.
Il campanile, a pianta quadrata o rettangolare, completa in Il campanile
molti casi la costruzione, inserito nel transetto o, come av-
viene in Italia, posizionato a lato della facciata a costituire un
elemento autonomo.
L’estrema libertà con cui i costruttori romanici interpretano i
modelli di riferimento costituiti dagli edifici principali deter-
mina in molte aree geografiche (come ad esempio la Sicilia e
il Veneto) inserimenti di elementi esterni, provenienti dal-
l’architettura bizantina o araba, che contaminano le forme e-
spressive consolidate e le arricchiscono di nuove varietà.
In ambito extraurbano la colonizzazione di ampie porzioni di
territorio è affidata a strutture edilizie religiose che sorgono
numerose sulle vie dei pellegrinaggi: si tratta di abbazie e Abbazie e monasteri
monasteri, retti da abati appartenenti agli ordini benedetti-
no, cistercense e cluniacense.
Situati sulle vie di transito di pellegrini, cavalieri e mercanti,
questi insediamenti si configurano come roccaforti in cui
vengono gelosamente custoditi i fondamenti della cultura
del tempo (conservati nelle biblioteche e affidati alla cura di
copisti e amanuensi), vengono sviluppati e discussi studi e-
conomici e tecnici, sorgono laboratori artigiani e agricoli e
vengono promosse ricerche relative alle tecniche costruttive
in ambito architettonico: in definitiva vi convergono tutte le
forme di sapere sorte in ambito europeo.
Dal punto di vista dell’organizzazione architettonica, le ab-
bazie e i monasteri si caratterizzano per il fatto che intorno
alla chiesa vengono sistemati gli ambienti dedicati alla pre-
121
Architetture romanica e gotica

ghiera e alla vita quotidiana: il chiostro, la sala capitolare,


la biblioteca, le celle o i dormitori dei monaci e gli am-
bienti di servizio (magazzini e dispense), secondo una rigi-
Rigida disposizione da disposizione planimetrica che scandisce i tempi e i riti
planimetrica della vita monastica, così come quelli del lavoro e dell’ospi-
talità per i visitatori.

■ Strutture conventuali in Europa


Esempi esplicativi di queste forme di organizzazione degli
spazi conventuali sono forniti in particolare da alcune opere.
Chiesa di Santa • La chiesa conventuale di Santa Maria Laach, in Renania (Ger-
Maria Laach, mania). Edificata nel 1093 dall’ordine benedettino e termina-
in Renania ta nel XIII secolo, è considerata il caposaldo dell’architettu-
ra romanica in Germania. L’edificio presenta un aspetto or-
ganico e unitario – sebbene la sua realizzazione abbia richie-
sto tempi molto lunghi –, determinato da un articolato acco-
stamento di masse e volumi differenti.
La parte centrale La porzione centrale è racchiusa dalla zona monumentale del
transetto e dal westwerk (il corpo di fabbrica esterno che
fungeva da ingresso e facciata), entrambi cinti da 2 torri; nel
punto di intersezione fra il transetto e la navata si erge un
corpo ottagonale; il westwerk è dominato da una robusta
torre centrale composta di volumi parallelepipedi sovrappo-
sti e culminante con un tetto a spioventi, che segna il punto
più alto della basilica.
Le pareti esterne Le pareti esterne sono movimentate da lesene di pietra più
scura e archetti pensili.
Caratteristica peculiare della chiesa è il contrasto cromatico
generato dall’accostamento tra le strutture portanti, esterne
e interne, in pietra lavica scura e le pareti perimetrali, in are-
naria giallo ocra. Il risultato è una struttura giallo ocra con se-
micolonne, costoloni e archetti ornamentali scuri molto ben
marcati, che sortiscono l’effetto di un ricercato ricamo, vol-
to a impreziosire l’intera struttura.
Sempre per accentuare l’effetto decorativo, tutti i ricami a
sbalzo in pietra scura, le arcate cieche e i capitelli sono sot-
tolineati con un filo di pittura rossa e gialla all’esterno e ros-
sa, gialla e azzurra all’interno.
La chiesa presenta 2 absidi ai lati estremi della navata, en-
trambe semicircolari e con mosaici di epoca successiva sulla
volta dell’abside orientale. Il portale d’ingresso, sul lato oc-
cidentale, è finemente decorato e rifinito con i colori che ri-
corrono nella chiesa.
I preziosi capitelli delle colonnine, di ottima fattura, riporta-
no motivi floreali e animali o figure umane. Un atrio con co-
lonne binate (disposte a coppie), con una fontana retta da
122
1 - Architettura romanica

Chiesa

Chiostro Chiostro
grande piccolo

Accesso

Cucina Sala
capitolare
Dispensa

Foresteria

Giardino Refettorio Biblioteca


dei semplici o scrittorio

leoni al centro, precede l’ingresso alla chiesa, che avviene da Figura 32


un lato dell’abside occidentale. Schema planimetrico
Un complesso di 6 torri svetta sulla chiesa: 4 scalari ai lati di un’abbazia medievale.
delle navate, cilindriche a ovest e a sezione quadrata a est;
una a pianta quadrata posta all’incrocio del transetto occi-
dentale con la navata, e una a pianta ottagonale sulla crocie-
ra orientale. Entrambe queste ultime sono prive di aperture
finestrate. L’insieme è arricchito con un trionfo di archi cie-
chi, semicolonne e archetti ornamentali di colore scuro con
pitture rosse.
• La chiesa abbaziale di Notre-Dame, a Jumièges (Francia). L’ab- Notre-Dame,
bazia è edificata tra il 1040 e il 1067, sul modello di quella di a Jumièges
Mont Saint-Michel. Tra le caratteristiche salienti l’alta facciata af-
fiancata da 2 torri gemelle, secondo la tipologia derivata dal
westwerk tedesco, l’alternanza di colonne e pilastri con semi-
colonne addossate e la presenza di una torre quadrata posta
nell’intersezione tra la navata centrale e il transetto.
• L’abbazia di Cluny, in Borgogna (Francia). Inizialmente il Abbazia di Cluny,
monastero rappresenta una sorta di laboratorio di speri- in Borgogna
mentazioni architettoniche dell’ordine cluniacense; in se-
guito, grazie a numerosi ampliamenti e ricostruzioni che si
123
Architetture romanica e gotica

susseguono dal X al XII secolo, diviene una delle opere più


significative della Cristianità.
La chiesa originaria, detta Cluny I, di medie dimensioni, vie-
ne fondata nel 909 dal duca di Aquitania e Alvernia Gugliel-
mo I, che la pone sotto la diretta autorità di papa Sergio III.
Tra il 948 e il 981 si procede alla ricostruzione della chiesa
principale, la cosiddetta Cluny II, dotata di un ampio presbi-
terio, absidi collocate sul transetto e un coro tripartito con
deambulatorio.
Nel 1088 viene fondata la terza chiesa abbaziale (la chiesa di
San Pietro e Paolo o Cluny III), di notevoli dimensioni: lun-
ga 187 metri, è preceduta dal nartece e si articola in 5 navate,
un coro allungato con deambulatorio e cappelle radiali, un
doppio transetto e 5 torri. In questa occasione la vecchia
chiesa abbaziale non viene demolita, ma rimane intatta a
fianco della nuova.
Prima della ricostruzione della basilica di San Pietro a Roma,
L’abbazia più grande nel XVI secolo, l’abbazia di Cluny deteneva il primato del più
d’Europa grande edificio religioso d’Europa.
A cavallo fra il XVIII e il XIX secolo l’abbazia viene secolariz-
zata e, sebbene sia la più grande d’Europa, gradualmente de-
molita, tanto che oggi dell’edificio rimangono solo poche
Figura 33 tracce della crociera meridionale, della parte orientale del
Ricostruzione
assonometrica transetto e di una delle torri. Questi pochi resti sono co-
dell’abbazia munque sufficienti a rendere l’idea delle monumetali dimen-
di Cluny III. sioni che ebbe un tempo.

124
1 - Architettura romanica

In seguito al modello fornito da queste realizzazioni, succes- Cluny: un modello


sivamente in Spagna, Irlanda, Germania e Inghilterra si svi- per l’Europa
luppa una rete di 1500 monasteri dislocati lungo le vie di
pellegrinaggio che contribuiranno alla definizione tipologi-
ca dell’edificio religioso romanico.

Architettura civile: castelli, strutture


difensive, torri gentilizie, infrastrutture
Come già detto, l’architettura romanica trova la sua massima
espressione in ambito religioso: numerosissimi sono gli e-
sempi di cattedrali, abbazie e monasteri in tutta Europa che
testimoniano un livello tecnico tanto elevato da stupire an-
cora oggi gli studiosi.

ORDINE BENEDETTINO E CLUNIACENSE


L’ordine di San Benedetto rappresen- nedettini è autonoma e associata agli al-
ta una delle pietre miliari dell’organiz- tri solo in maniera informale, Cluny crea
zazione conventuale europea dell’XI se- una grande federazione in cui gli ammi-
colo; in parte anche grazie alla fedele nistratori di sedi minori rispondono all’a-
aderenza a una rinnovata “regola be- bate della casa madre. I vari responsabili
nedettina”, Cluny diviene la guida illu- dei monasteri cluniacensi, in quanto posti
minata del monachesimo occidentale sotto la diretta supervisione dell’abate di
già a partire dalla fine del X secolo. Cluny, sono chiamati non abati, bensì prio-
Diversi tra gli abati che si susseguono al- ri o capi di prioria, e una volta all’anno si
la guida dell’abbazia di Cluny rivestono ritrovano a Cluny per trattare di questioni
anche importanti cariche di stato e so- amministrative e fare rapporto. Tutte le
no noti a livello internazionale. strutture benedettine, comprese quelle di
Lo stesso monastero diviene la più fa- formazione più datata, finiscono con il ri-
mosa, prestigiosa e sovvenzionata isti- conoscere Cluny come propria guida.
tuzione monastica d’Europa, la cui in- Quando nel 1016 papa Benedetto VIII
fluenza comincia a manifestarsi a partire decreta che i privilegi di Cluny si esten-
dalla seconda metà del X secolo per pro- dano anche alle sedi minori, per le co-
trarsi fino ai primi anni del XII secolo. munità benedettine è un ulteriore in-
Agli occhi di molti l’intercessione mona- centivo a entrare a far parte dell’ordine
stica appare indispensabile al raggiungi- cluniacense. I monaci ospiti di Cluny ri-
mento di uno stato di grazia e i potenti valutano l’originale ideale del monachesi-
fanno a gara per essere ricordati nelle in- mo benedettino, che intende il monaste-
finite preghiere del monastero, dando ini- ro come un’entità produttiva e autosuf-
zio alle donazioni e ai benefici che ren- ficiente: un’entità simile alle contempora-
dono possibile lo sviluppo delle arti. nee ville, tipiche delle zone dove l’in-
Ciò che più di ogni altra cosa distingue fluenza dell’Impero Romano era ancora
l’abbazia di Cluny dagli altri centri e con- predominante, e ai manieri, manifestazio-
federazioni benedettini sono la struttu- ne del feudalesimo, in cui ogni membro
ra organizzativa e l’esecuzione della li- era parte integrante della vita della co-
turgia come principale forma di lavoro. munità non solo con la preghiera, ma an-
Mentre la maggior parte dei monasteri be- che con il proprio lavoro manuale.

125
Architetture romanica e gotica

Poche costruzioni Diversamente, le costruzioni civili sopravvissute allo scorrere


civili dei secoli non sono molte: questo perché i castelli, le rocche
e le strutture difensive dell’epoca, una volta persa la loro fun-
zione residenziale, militare e strategica (il che avvenne so-
prattutto in seguito all’invenzione delle armi da fuoco), si so-
no rivelate ben presto obsolete e sono state abbandonate,
cadendo così rapidamente in rovina.
Rinascita delle città Il fenomeno più imponente della cultura romanica è la rina-
scita delle città, che si esprime sia nell’utilizzazione e rivita-
lizzazione di preesistenti strutture romane (specialmente in
Italia), sia nella fondazione di centri urbani ex novo, che e-
laborano lo schema del castrum romano o sorgono in segui-
to all’ampliamento di monasteri e castelli feudali (special-
mente in Francia).
Nella maggior parte dei casi la nuova struttura della città è
determinata da ragioni difensive: in epoca romanica si elabo-
rano le forme sia della città cinta di mura sia della fortifica-
Figura 34
zione isolata, ossia il castello – è ai Normanni, in Francia e In-
Ricostruzione ghilterra, che si deve la prima elaborazione del dongione o
di un castello medievale mastio, la torre più alta del castello –, anche se i maggiori svi-
turrito e cinto da fossato. luppi di questa tipologia edilizia si avranno con il periodo go-

Battifredo (torretta
Càssero (parte più
di vedetta)
elevata e fortificata)

Merlo
Agucchia Torrione Dongione o mastio
(apertura o battifolle
per il passaggio Bertesca
della luce)
Ballatoio Androne
o cammino (collega
di ronda castello
e fossato)

Fossato
Rivellino

Balestriera Ponte levatoio


Barbacane (rinforzo a forma di scarpata) Bastione Spalto (massa di terreno inclinato)

126
1 - Architettura romanica

Figura 35
La cinta muraria
della città di Avila,
in Spagna.

tico. Tra i più significativi esempi di città fortificata si ricorda


Avila, in Spagna, circondata da circa 3 chilometri di mura in-
terrotte da 9 porte d’ingresso alla città e arricchite da 86 torri
semicilindriche, poste a distanza regolare.
Situati in luoghi strategici e circondati da un fossato, i castelli Il castello
si compongono di una residenza fortificata in cui abitano la
famiglia feudale e la corte, torri difensive, un mastio e mura
concentriche lungo le quali si snodano i cammini di ronda e
che ospitano il rivellino (una fortificazione avanzata), la ber-
tesca (torre di avvistamento) e le balestriere (feritoie per i ba-
lestrieri). La definitiva maturazione delle nuove strutture di
difesa si ha durante il periodo delle Crociate, specialmente in
Palestina, negli anni del regno di Gerusalemme (1100-1187).

■ Simboli di architettura civile


Tra i primi esempi di imponenti masti di pietra giunti fino ai
giorni nostri vi sono la fortezza della White Tower (1077-
1097), nella Torre di Londra, e il castello di Colchester, nel-
l’Essex, probabilmente entrambi opera dello stesso progetti-
sta. La prima, edificata entro le mura romane di Londra, nei Fortezza
pressi del Tamigi, era ubicata in una posizione strategica che della White Tower
permetteva di controllare gli accessi alla città sia dal fiume sia
dalla campagna. Utilizzata in origine come residenza reale e in
seguito come carcere, si erge su 3 piani e presenta pareti di
pietra calcarea proveniente da Caen, tanto massiccie che in
prossimità della base rivelano uno spessore di 3,6 metri.
Su ispirazione della White Tower londinese vengono realizza-
127
Architetture romanica e gotica

te costruzioni di analoga tipologia, quali il castello di Roche-


ster, nel Kent, il castello di Dover, il castello di Hendigham,
nell’Essex, il castello di Richmond, nel North Yorkshire, e il
castello di Durham, parte di un complesso (insieme al mo-
nastero e alla cattedrale) arroccato su una rupe scoscesa.
In Italia In Italia si trova il palazzo dei Normanni, o Palazzo Reale di
Palermo, edificato appunto dai Normanni nel XII secolo su
una preesistente struttura araba del IX secolo.
Torri civiche All’interno della città medievale è frequente anche la presen-
za di torri civiche, derivate dal modello dei torrioni difensivi
romani. In epoca romanica si diffonde la tipologia a base
quadrata o rettangolare, anche se non mancano esempi a ba-
se poligonale.
Dal momento che l’altezza della torre simboleggia il potere
e l’importanza del committente, queste costruzioni si spin-
gono ad altezze considerevoli, spesso intorno ai 100 metri,
grazie a solide fondamenta e spesse murature di elevazione,
coadiuvate da archi di scarico e contrafforti. La superficie in-
terna della torre, non molto estesa data la tipologia della
struttura, viene in molti casi ampliata nei piani superiori tra-
mite la realizzazione di ballatoi esterni di legno.
Tra gli esempi più celebri di organizzazione urbana dell’età
San Gimignano comunale vi è la città di San Gimignano, in Toscana. Con le
sue attuali 14 torri (in origine erano circa 70) rappresenta
una delle realtà più significative e meglio conservate al mon-
do, tanto che nel 1990 l’Unesco l’ha dichiarata Patrimonio
dell’Umanità.
Infrastrutture Tra le infrastrutture più conosciute giunte in buone condizio-
ni fino a oggi va citato, infine, il ponte di Besalù, in Catalogna
(Spagna), edificato nel corso del XII secolo sul fiume Fluviá.

Principali esempi di Romanico in Europa


Come anticipato nel paragrafo relativo all’inquadramento sto-
rico, l’architettura romanica, estesa a livello europeo secondo
principi di coerenza e uniformità, si esprime nelle singole rea-
lizzazioni secondo peculiarità costruttive, formali e materi-
che tipiche dello Stato in cui sorgono.

■ Il Romanico in Francia
In corrispondenza della rapida maturazione della lingua ro-
manza, le cui prime opere letterarie risalgono alla fine del-
Nuovo linguaggio l’XI secolo, la Francia elabora precocemente un linguaggio
architettonico architettonico monumentale, ricco di fantasia, complesso e
talora raffinato, anche per l’influsso dell’aulica tradizione
128
1 - Architettura romanica

carolingia e per l’azione determinante di una civiltà mona-


stica di alta cultura come quella cluniacense. Caratteristica
del Romanico francese è la ricca articolazione di scuole re-
gionali, che si influenzano reciprocamente: per prime la
Normandia e la Borgogna elaborano le forme tipiche dello
stile romanico, con accentuazioni particolari. Le chiese nor- Le chiese normanne
manne, dallo stile sobrio e sostenuto, presentano spesso
una facciata a doppia torre (Saint-Étienne e la Trinità, a
Caen) e un’intensa articolazione plastica dell’interno, scan-
dito dalle campate divise da pilastri (Notre-Dame, a Jumiè-
ges; Mont Saint-Michel). Il sistema di copertura a volta, che
compare precocemente intorno alla metà dell’XI secolo, nel
secolo successivo conosce una rapida maturazione che pre-
lude al Gotico. La scuola borgognona risulta improntata su- La scuola
gli schemi cluniacensi, complessi e monumentali, esemplifi- borgognona
cati nella gigantesca abbazia di Cluny (5 navate e 2 transet-
ti, copertura con volte a botte), nelle ricche soluzioni absi-
dali, con coro a deambulatorio e cappelle radiali (Saint-Mar-
tin, a Tours; Saint-Philibert, a Tournus) e nell’impiego este-
so della volta a crociera (Saint-Étienne, a Nevers; Sainte-Ma-
deleine, a Vézelay).
I modi stilistici di queste due scuole hanno larga diffusione
(da Cluny dipendono le chiese di Paray-le-Monial, Beaune e
Autun), e intrecciano altre varianti regionali: lo schema a sa- Le varianti regionali
la, con navate di uguale altezza, nella provincia francese del
Poitou (Saint-Savin); il grande sviluppo del transetto con ti-
burio e abside a deambulatorio nell’Alvernia (Notre-Dame-
du-Port, a Clermont-Ferrand; Saint-Sernin, a Tolosa), sche-
ma tipico delle chiese-stazioni di pellegrinaggio ampiamente
diffuse in Europa; le chiese a cupola dell’Aquitania, singola-
re episodio di derivazione bizantina (Saint-Front, a Péri-
gueux); l’impronta fortemente classica in Provenza; il lin-
guaggio nobilissimo, e più tardo, dell’Île-de-France (Saint-
Denis; facciata occidentale di Chartres), che rapidamente
sfocia nelle forme del Gotico primitivo.
Non meno ricchi e imponenti sono gli sviluppi della scultu- La scultura
ra, dai primi esempi decorativi (capitelli del coro di Cluny,
1090 circa) alle mature, robuste espressioni plastiche del
XIII secolo.
Lo stile dell’architettura romanica francese ha ben presto lar- Larga diffusione
ga diffusione in Europa e nelle terre del Levante mediterra-
neo: le chiese costruite dai Crociati in Terra Santa derivano
dallo stile borgognone e provenzale (Santo Sepolcro, a Ge-
rusalemme; cattedrale di Byblos), mentre la fitta rete di ca-
stelli e opere di difesa elabora e perfeziona schemi già creati
in Francia, in Normandia e in altre regioni.
129
Architetture romanica e gotica

■ Il Romanico in Italia
Quasi in contemporanea con la Francia, gli schemi tipici del-
l’architettura romanica vengono elaborati anche in Italia, e
più precisamente in Lombardia. Primo modello è la basilica
di Sant’Ambrogio a Milano (XI sec.), che definisce gli aspet-
ti propri del Romanico lombardo: la facciata a capanna, l’ac-
Figura 36
centuazione delle linee orizzontali (a differenza dei tipi fran-
Facciata della basilica cesi tendenti alla verticalità) e la robusta e sobria articola-
di Sant’Ambrogio, zione plastica dell’interno, con ampie campate coperte da
a Milano. volte a crociera.

Questo schema viene sviluppato rapidamente e con genia-


lità nelle grandi chiese sorte fra l’XI e il XII secolo tra Pavia e
I primi sviluppi del la via Emilia: San Michele a Pavia, il duomo di Modena, le
prototipo milanese cattedrali di Parma e Piacenza e la basilica di San Zeno a
Verona arricchiscono il prototipo milanese accentuando il
connubio organico di struttura architettonica e decorazione
plastica ed esaltando in chiave monumentale la parte pre-
sbiteriale (abside, transetto, tiburio), secondo un processo
evolutivo che culminerà nello slancio protogotico del batti-
stero di Parma, iniziato da Benedetto Antelami nel 1196.
La diffusione dell’architettura lombarda è notevolissima, non
130
1 - Architettura romanica

solo in Italia, ma anche in Spagna e Germania, al punto che in


essa si è finito per identificare l’intero fenomeno del Romanico Il modello lombardo
italiano: anche se questa linea interpretativa necessita di corre-
zioni e sfumature, è però indubbio che l’accezione lombarda
è quella più coerente alle comuni matrici del Romanico euro-
peo, cui risultano sostanzialmente estranei molti episodi, pe-
raltro di altissimo livello, dell’architettura italiana del periodo.
Così è per le creazioni fiorentine dell’XI-XII secolo, che appaio- Altre influenze
no come un’elegante e originale continuazione del classicismo in Italia
paleocristiano e altomedievale; per le esperienze di Roma e
del Lazio, che danno nuovo respiro alle forme della tradizione
locale, classica e paleocristiana; per Venezia e il litorale veneto,
legati al prevalente influsso dell’orientalismo bizantino; per
gran parte degli sviluppi dell’Italia meridionale e della Sicilia in
particolare, da un lato schiettamente bizantini, dall’altro tocca-
ti da influssi arabi, che interessano anche costruzioni norman-
ne come il duomo di Cefalù e quello di Monreale. Un caso par-
ticolarissimo è rappresentato dall’architettura pisana: il duo- Duomo di Pisa
mo di Pisa, iniziato da Buscheto nel 1063 secondo un ideale di
astratta classicità del tutto estraneo alla tematica romanica, vie-
ne modificato in chiave lombarda dal successivo intervento di
Rainaldo (metà XII sec.), dando vita a un connubio di alto va-
lore formale che sostanzia modi architettonici i quali, da Lucca
e Pistoia, si diffondono fino alla Puglia e alla Sardegna.
Gli sviluppi della più schietta tradizione lombarda interessano Diffusione della
tutta l’Italia settentrionale, espandendosi al centro (Arezzo) e tradizione lombarda
lungo il litorale adriatico, nelle Marche (Santa Maria in Porto in Italia
Nuovo; Santa Maria a Piè, a Chienti) fino in Puglia, dove il
prototipo della basilica di San Nicola, a Bari, arricchito di mo-
tivi normanni (le torri in facciata), dà vita a un’imponente fio-
ritura di cattedrali (Trani, Ruvo, Bitonto).

■ Il Romanico in Inghilterra
Il Romanico inglese appare strettamente legato a quello fran- Influenza del
cese: con la conquista normanna (1066) gli schemi architet- modello francese
tonici della Normandia e della Borgogna penetrano nell’iso-
la, dove vengono articolati in forme complesse e riccamente
strutturate (abbazia di Saint Albans; cattedrali di Lincoln,
Ely, Winchester, Durham, Gloucester, Norwich), evolvendo
rapidamente verso gli elementi costitutivi (volta costolonata,
ovvero con costoloni che ne suddividono la superficie con-
vogliando le spinte ai pilastri di sostegno) e formali (vertica-
lismo) del Gotico primitivo.
L’influenza francese è sensibile anche nella scultura, stretta-
mente integrata alle strutture architettoniche, che rielabora gli
intrecci zoomorfi di ascendenza vichinga e irlandese.
131
Architetture romanica e gotica

■ Il Romanico in Spagna e in Portogallo


Poco adatta (per vicende storiche e tradizioni culturali) a ela-
borazioni autonome della civiltà romanica, la Spagna è rag-
Influenze lombarde giunta dal Romanico tramite la penetrazione di correnti lom-
e francesi barde e francesi, attraverso la Catalogna, in Aragona e Castiglia
e León, soprattutto lungo le vie di pellegrinaggio che portano
al santuario di Santiago de Compostela, di derivazione clu-
niacense; l’impronta lombarda è prevalente in complessi quali
i monasteri di Santa Maria di Ripoll e Santo Domingo di Silos.
Il Romanico Dagli esempi architettonici spagnoli discendono direttamente
portoghese quelli portoghesi come la cattedrale di Coimbra, derivata da
Santiago de Compostela, e la cattedrale di Évora.

■ Il Romanico in Germania
Nei Paesi dell’Europa centrale, particolarmente in Germania,
la grande tradizione aulica ottoniana condiziona ampiamen-
te la nascita del Romanico, che acquista lentamente autono-
mia verso la fine dell’XI secolo, per svilupparsi rapidamente
nel secolo successivo, specialmente in Sassonia e Renania: il
duomo di Spira (interamente voltato a crociera), il duomo di
Treviri e le cattedrali di Magonza e di Worms presentano
possenti masse plastiche, ritmicamente organizzate, caratte-
rizzate dalla presenza di 2 cori contrapposti e dalla frequente
soluzione a torre unica della facciata. I partiti decorativi (co-
me fregi, statue e mosaici), specie in Renania (Santa Maria in
Influenza lombarda Campidoglio e Santi Apostoli, a Colonia), mostrano eviden-
ti influssi lombardi, mentre le chiese conventuali (abbazia di
Schemi borgognoni Santa Maria Laach) si ispirano a schemi borgognoni. Gli altri
aspetti dell’architettura romanica tedesca sono assai meno ti-
picizzati, o perché ancora legati alle forme ottoniane, o per-
ché rapidamente volgenti verso il Gotico: così è per le strut-
ture in cotto tipiche dei Paesi Baltici (Lubecca) e per i grandi
edifici della prima metà del XIII secolo (cattedrali di Limburg,
Naumburg, Bamberga).

■ Il Romanico in Austria e in Svizzera


In Austria l’architettura romanica, diffusasi nel corso del XII
Austria secolo secondo modelli lombardi (duomo di Gurk), cono-
sce un precoce sviluppo dello stile di transizione introdotto
dai cistercensi (chiese capitolari di Heiligenkreuz e Lilien-
feld) che prelude al Gotico.
In Svizzera il Romanico si prolunga fino al XIII secolo, racco-
Svizzera gliendo influssi renani, francesi e lombardi (cattedrale di
Sciaffusa; abbazia di Hauterive). Le cattedrali di Ginevra, Lo-
sanna, Zurigo, Coira e Basilea, iniziate in periodo romanico,
sono tutte completate e modificate in epoca gotica.
132
1 - Architettura romanica

■ Il Romanico nell’Europa del Nord


Nei Paesi Bassi, zona di tradizionale irradiazione delle arti Paesi Bassi
francese e tedesca, il Romanico non conosce sviluppi auto-
nomi (la cattedrale a 5 torri di Tournai, del XII secolo, è una
derivazione dal Romanico normanno) e in conseguenza del-
la veloce penetrazione dello stile cistercense passa rapida-
mente al Gotico.
I Paesi scandinavi, accanto a un’originale versione locale di Penisola Scandinava
chiese lignee, in gran parte perdute (un esempio conservato
è la chiesa di Urnes, del XII secolo), presentano forme ro-
maniche di tipo anglonormanno (Danimarca, Norvegia), di
derivazione renana (cattedrali di Ribe e Roskilde) e anche di
netta impronta lombarda (cattedrale di Lund, in Svezia).

■ Il Romanico nell’Est europeo


In tutto l’Est europeo il predominio incontrastato dell’arte Influenza bizantina
bizantina lascia poco spazio alla penetrazione delle forme ro-
maniche, di cui non mancano tuttavia singoli nonché inte-
ressanti episodi. Tra l’XI e il XII secolo l’Istria e il litorale dal-
mata, direttamente aperto all’influsso italiano, accolgono
numerosi esempi di architetture schiettamente lombarde
(San Donato, a Zara; cattedrale di Traù), adorne di una ric-
ca decorazione scultorea, anch’essa di forme lombarde, che
successivamente alimenterà una fiorente scuola locale.

SCHEMA RIASSUNTIVO
CONTESTO STORICO Dopo l’anno Mille un profondo rinnovamento generale, che investe i settori poli-
tico, economico, sociale e religioso, risolleva le sorti della società medievale, por-
tando un netto miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e il conso-
lidamento di centri di potere quali l’Impero, la classe nobiliare, il Papato e i nuovi
ordini religiosi.

ARCHITETTURA RELIGIOSA La Chiesa, con il suo ruolo di primaria importanza all’interno della società, si fa pro-
motrice della realizzazione di importanti opere, punti di riferimento nel panorama ur-
bano, quali le cattedrali, le abbazie e i monasteri, luoghi di accoglienza per i fede-
li e simboli di vita eterna.

ARCHITETTURA CIVILE Sicuramente in ombra rispetto all’architettura religiosa, quella civile esprime le proprie
potenzialità nel processo di rinascita delle città, sviluppato sia attraverso la fondazio-
ne di nuove città fortificate, sia tramite il recupero di preesistenti strutture dell’antica
Roma, modello di riferimento incontrastato.

133
2 Architettura gotica
Lo stile gotico fiorisce tra la prima metà del XII e il XV secolo: dai primi
cantieri delle cattedrali francesi dell’Île-de-France fino alle tarde manifestazioni
dell’Europa occidentale, il Gotico rappresenta in campo artistico l’ultima
fase unitaria nell’ambito dell’arte medievale.

Inquadramento storico e geografico


Oggi il termine Gotico indica lo stile artistico nato nella re-
Nascita del Gotico gione dell’Île-de-France, nel nord della Francia, verso la
metà del XII secolo. Gradualmente l’arte gotica si estende a
buona parte dell’Europa occidentale, interessando molti
Stati (Gran Bretagna, Germania, Spagna, Portogallo) fino al
L’eccezione italiana XV secolo, ad eccezione dell’Italia, che, nel corso del Quat-
trocento, vedrà sorgere un differente movimento culturale
(Umanesimo) e artistico (Rinascimento).
Definizione Il termine denota quindi lo stile diffusosi nell’Europa occi-
dentale grosso modo tra la fine del Romanico e la diffusio-
ne del Rinascimento.
Il significato Diverso era il significato originario del termine “gotico”: co-
originario niato nel XV secolo dalla storiografia rinascimentale e attribuito
del termine da alcuni storici a Lorenzo Valla, da altri a Raffaello, era usato
in senso dispregiativo e polemico come sinonimo di “barba-
ro”; inizialmente definiva un tipo di grafia opposta a quella ro-
mana, e successivamente venne usato per indicare una forma
artistica rozza e poco raffinata, nella migliore delle ipotesi ar-
bitraria e bizzarra, antitetica rispetto all’equilibrio e all’armo-
nia espresse dall’arte classica greca e romana. Il Vasari stesso
nei suoi scritti si riferisce alla «maniera dei Goti» per criticare
opere architettoniche medievali, in cui molte soluzioni stili-
stiche dimostrano il decadimento della civiltà romana e il ne-
fasto effetto delle invasioni barbariche.
L’evoluzione Nel corso dei secoli XVII e XVIII si diffondono diverse inter-
del significato pretazioni del Gotico, inteso sia come forma d’arte inven-
tata dai Goti, antico popolo germanico, e importata in Fran-
cia, sia come “art got o cot”, ossia arte della Luce e dello Spi-
rito. È però solo con gli approfonditi studi dedicati al Me-
dioevo dal Romanticismo che si attua un processo di riva-
lutazione dell’arte e dell’architettura gotiche, superando i
numerosi pregiudizi storici e giungendo a una serena valu-
tazione dei loro caratteri specifici: giudizio che si è protrat-
to fino ai nostri giorni.
134
2 - Architettura gotica

■ Il contesto storico
Per comprendere appieno i caratteri fondamentali dell’archi-
tettura gotica può essere utile delineare un quadro generale
di riferimento dell’Europa dell’epoca, caratterizzata da gran-
di cambiamenti storici, sociali, economici e tecnologici.
Il contesto storico vede il declino dell’Impero Romano d’O- Nascita delle
riente, la crisi del Sacro Romano Impero e la nascita delle mo- monarchie nazionali
narchie nazionali, sostenute sul piano filosofico dal principio
scolastico di San Tommaso d’Aquino, secondo cui «l’uomo
è per natura animale sociale» e allo stesso tempo «non può
esservi vita sociale in una moltitudine, senza il governo di uno
solo che miri al bene di tutti; il bene comune è preminente
rispetto al bene individuale».
A questo si aggiunge il proliferare dei monasteri benedettini
(circa 40 000), cluniacensi e cistercensi che garantiscono la
custodia del sapere e un’uniformità culturale europea, oltre Uniformità culturale
a un capillare controllo religioso e amministrativo di vaste
porzioni di territorio. Da ricordare, inoltre, la nascita degli or-
dini mendicanti francescani e domenicani e, nel corso del-
le Crociate, degli ordini cavallereschi dei Templari e dei Ca-
valieri di Malta, che favoriscono lo spostamento in massa dei
pellegrini dal Nordeuropa all’Oriente.
In ambito tecnologico alcune invenzioni, quali il mulino ad Innovazioni sul piano
acqua e le apparecchiature per la tessitura, cui si aggiungo- tecnologico
no scoperte quali l’utilizzo del carbone, favoriscono un’e-
voluzione nell’organizzazione del lavoro e delle attività arti-
gianali e i conseguenti sviluppo economico e notevole cre-
scita demografica.
In questo quadro le città, i territori e le monarchie diventano
sistemi aperti, che risentono di molteplici influssi e costitui-
scono terreno fertile per il consolidarsi di una cultura euro-
pea e occidentale.
L’avvento sul piano sociale ed economico di una ricca bor- Un nuovo ceto
ghesia mercantile e imprenditoriale, alleata al potere reli- sociale
gioso e monarchico, costituisce infine un potente motore per
la realizzazione di imponenti opere architettoniche, che tro-
va nel Gotico un degno veicolo espressivo.

■ Le fasi di sviluppo del Gotico


L’architettura gotica, dagli esordi al suo decadimento, ha uno
sviluppo temporale di circa quattro secoli, dal XII al XV; co-
me già detto, si afferma in alcuni Stati europei (Francia, In-
ghilterra e Germania) piuttosto che in altri (Italia). Lo svilup- Quattro periodi
po complessivo viene generalmente suddiviso cronologica-
mente in quattro periodi.
• Gotico primitivo o Protogotico (1150-1230 circa): è la fase Protogotico
135
Architetture romanica e gotica

d’avvio, che ha inizio con la ristrutturazione del primo edifi-


cio con caratteristiche gotiche compiute, ossia l’abbazia di
Saint-Denis, nell’Île-de-France, a nord di Parigi, centro cul-
turale, artistico e politico d’Europa, e prosegue con il con-
solidamento delle tecniche costruttive qui sperimentate in
altri cantieri, quale quello della cattedrale di Saint-Étienne,
a Sens (Borgogna).
Gotico classico • Gotico classico (1230-1300 circa): è il periodo di apogeo
dello stile gotico, che viene inaugurato con la riedificazione
della cattedrale di Chartres e la successiva realizzazione del-
le imponenti cattedrali di Reims, Amiens e Bourges, sim-
boli della massima perfezione raggiunta dall’architettura go-
tica francese.
Gotico radiante • Gotico radiante (XIV sec.): questa fase è caratterizzata da
un’estremizzazione dei principi del Gotico francese, che si
esprime nell’abolizione delle pareti perimetrali degli edifici
e nell’esasperato assottigliamento delle strutture portanti, a
vantaggio di leggere e diafane vetrate. Esempi significativi
sono costituiti dalle testate dei transetti di Notre-Dame e
dalla Sainte Chapelle, a Parigi. Fiammeggiante è il termine
utilizzato per indicare l’ultima fase del Gotico francese, uno
stile costituito dall’utilizzo di elementi allungati e snelli, ri-
conducibili nella loro configurazione formale all’immagine
della fiamma.
Tardogotico • Tardogotico (seconda metà del XIV e XV sec.): è il periodo
conclusivo del Gotico, in cui lo stile si sviluppa seguendo
nuove direzioni rispetto alle forme dei secoli XII e XIII: esau-
rita la sperimentazione architettonica delle grandi cattedra-
li, ci si concentra su nuove tipologie, quali le parrocchie cit-
tadine, le chiese degli ordini mendicanti e le abbazie degli
ordini tradizionali. Dal punto di vista geografico le regioni
più innovative del periodo risultano Germania, Polonia,
Boemia e Inghilterra.

Le origini francesi e le declinazioni


nazionali e regionali (Gran Bretagna,
Italia, Germania, Spagna e Portogallo)
Diversamente da quanto era avvenuto per l’architettura ro-
manica, policentrica e priva di una località originaria consi-
derata quale centro propulsore per la diffusione dello stile,
gli stilemi dell’architettura gotica vengono espressi per la pri-
Primo esempio ma volta nel 1136 nell’Île-de-France, in occasione della rico-
di architettura gotica struzione del coro e del nartece dell’abbazia di Saint-Denis
(intitolata al santo martire Dionigi) diretta dall’abate Suger,
136
2 - Architettura gotica

influente consigliere del re di Francia Luigi VII e reggente in


sua assenza durante le Crociate. Intento dell’abate è quello
di far ricostruire la sua chiesa, intimamente legata alla storia
del regno di Francia e alla dinastia regnante, secondo con-
cezioni per l’epoca moderne e fastose, in modo da creare
un’opera architettonica nuova, che si differenzi dalle altre e Un taglio netto
sia portatrice di una rinnovata spazialità, adatta a ricevere la con il passato
moltitudine di fedeli che periodicamente accorre a venerare
le reliquie del Santo.
Il programma ideologico e artistico del Gotico è inoltre in-
fluenzato da una serie di scritti, rinvenuti da Suger all’interno
dell’abbazia stessa, appartenuti a Dionigi l’Areopagita, filo-
sofo plotiniano del V secolo promotore di una metafisica del-
la luce. Questo tema diviene di fondamentale importanza nel-
l’immaginazione dell’abate, il quale si appassiona al mistero Il tema della luce
della luce tanto profondamente da riconoscere a esso valen-
ze sovrannaturali e divine.
In tal senso i caratteri dell’architettura gotica, all’epoca ap-
pena abbozzati in alcuni esempi di chiese minori dell’Île-de-
France, offrono all’abate Suger un ottimo spunto di rifles-
sione sulle possibilità offerte dal nuovo stile in relazione al-
la massima valorizzazione della spazialità e della luce in cam-
po architettonico.
È così che nel 1144 Suger, alla presenza della nobiltà, del cle-
ro e dei sovrani di Francia (Luigi VII ed Eleonora d’Aquitania),
inaugura il deambulatorio del coro della chiesa abbaziale, ca-
ratterizzato da uno spazio libero e arioso, privo delle pareti Nuova concezione
divisorie tra le cappelle, sorretto da esili pilastri e delimitato dello spazio
da un ondulato diaframma di vetrate. Aspetto interessante del
coro, valorizzato come elemento centrale della composizio-
ne, è il fatto che esso costituisca un ambiente non più suddi-
viso in sezioni, come avveniva precedentemente, ma caratte-
rizzato da uno spazio unitario.
Nello stesso periodo, a partire dal 1135, e sempre nell’Île-de-
France, un’altra cattedrale viene costruita secondo i principi
dello stile gotico, quella di Saint-Étienne, a Sens. La chiesa, Cattedrale
composta di 3 navate coperte da volte a crociera ogivali tipi- di Saint-Étienne,
camente gotiche, è consacrata da papa Alessandro III nel 1164; a Sens
tra il 1490 e il 1517 viene aggiunto un transetto poco pro-
nunciato e nel 1534 è completata la torre della facciata.
Internamente la cattedrale presenta una navata centrale de- Gli spazi interni
cisamente larga e poco slanciata, impostata su campate di for-
ma rettangolare e quadrata sormontate da volte a crociera esa-
partite; il peso di queste ultime viene scaricato in modo non
uniforme su pilastri polilobati (a fascio, cinti da nervature)
più robusti e su sostegni più deboli, costituiti da 2 colonne
137
Architetture romanica e gotica

appaiate. Le pareti che delimitano la navata centrale sono ar-


ticolate su 3 livelli: le arcate che immettono sulle navate la-
terali, il triforio cieco – galleria ricavata nella fascia muraria
posta sopra le navate laterali e composta da una teoria di log-
gette – e le finestre, nella porzione più alta.
Le navate laterali, impostate su campate di forma quadrata,
hanno proporzioni più slanciate in rapporto alla navata cen-
trale e alla loro dimensione in pianta, raggiungendo un’altez-
za di oltre 12 metri. Il coro presenta 3 campate con volte a
crociera esapartite analoghe a quelle della navata centrale, l’ul-
tima delle quali si conclude con una cupola a semicerchio sud-
divisa in 5 porzioni. Il coro è poi circondato dal deambulato-
rio, ideale prosecuzione delle navate laterali, composto dalla
successione di 6 cappelle.
Un esempio Tra i primi esempi di cattedrali gotiche francesi particolare è
sui generis il caso della cattedrale di Noyon, edificata a partire dal 1145
secondo uno stile di transizione tra il Romanico e il Gotico (il
cosiddetto Protogotico). Il corpo di fabbrica è a pianta a cro-
ce latina, l’interno è articolato in 3 navate, di cui quella cen-
trale è il doppio delle laterali. Il coro è costituito da 3 campa-
te rettangolari, oltre a una quarta semicircolare, il tutto cir-
condato da un deambulatorio cui sono annesse cappelle ret-
tangolari sui lati rettilinei e semicircolari disposte a raggiera
nella parte curvilinea (chapelles rayonnantes). I bracci del
transetto, abbastanza pronunciati, presentano un’insolita ter-
minazione absidata. La facciata, di aspetto robusto e massic-
cio, ben esprime la fase transitoria tra Romanico e Gotico,
ed è preceduta da un portico a 3 arcate che inquadrano i por-
tali di ingresso alla chiesa.
A differenza della cattedrale di Saint-Étienne, questa risulta ar-
ticolata su 4 livelli: un primo livello di arcate, un secondo ri-
servato ai matronei, un terzo costituito dal triforio e un quar-
to dalle alte finestre del claristorio (la parte superiore della
navata centrale).
La particolarità dell’alzato quadripartito sarà una caratteristi-
ca tipica anche delle successive cattedrali di Soissons e Laon,
Cattedrale fino alla cattedrale di Notre-Dame, a Parigi. Ubicata nella par-
di Notre-Dame, te orientale dell’Île de la Cité, nella piazza omonima nel cuo-
a Parigi re della capitale francese, Notre-Dame rappresenta una delle
costruzioni gotiche più grandi e celebri al mondo, nonché
uno dei monumenti più visitati di Parigi.
La costruzione dell’opera inizia nel 1163 e si protrae fino al
1225, quando vengono completate la facciata principale e le
torri campanarie gemelle. Il fronte più noto dell’intero com-
La facciata plesso è rappresentato dalla facciata occidentale, scandita dal
occidentale punto di vista compositivo in 3 fasce: quella bassa dei 3 por-
138
2 - Architettura gotica

tali fortemente strombati (cioè allargati a forma di tromba) e


decorati da un ricco apparato scultoreo (portali della Vergi-
ne, del Giudizio Universale e di Sant’Anna), quella di mezzo
occupata dal grande rosone centrale affiancato da 2 ampie
finestre ogivali, e quella superiore costituita dalle 2 torri ge-
melle, raccordate alla base da una serie di colonne e archi in-
trecciati (la Galleria delle Chimere, grotteschi mostri mito-
logici). La chiesa ha pianta rettangolare, con la parte absida- La struttura
le conclusa da un semicerchio e lo spazio interno organizza-
to sulla base di una croce latina a 5 navate; queste termina-
no in un doppio deambulatorio e sono attraversate da un tran-
setto contenuto all’interno del perimetro dell’edificio. Carat-
teristiche di rilievo sono i massicci pilastri circolari che sud-

Figura 37
Facciata occidentale
della cattedrale
di Notre-Dame,
a Parigi.

139
Architetture romanica e gotica

dividono le campate e il matroneo,


schermato da finestre trifore e sor-
montato da bifore attraverso le quali
filtra la luce.
Importante per le novità introdotte
C nei modi costruttivi è la cattedrale di
Chartres, ubicata nell’omonima citta-
dina a sudovest di Parigi e considera-
ta uno degli edifici gotici più impor-
tanti e meglio conservati di Francia, al
punto che nel 1979 l’Unesco l’ha di-
B chiarata Patrimonio dell’Umanità. La
costruzione, distrutta da un incendio
nel 1194 e immediatamente sottopo-
sta a un intervento di ricostruzione
che si è protratto per una sessantina
d’anni, è di fondamentale importan-
za per l’introduzione di una serie di
A elementi innovativi che hanno con-
tribuito a chiarire in modo esemplare
la tipologia della chiesa gotica.
Innanzitutto va rilevata la modifica
nella composizione dell’elevazione
interna tramite l’abolizione delle tri-
bune o matronei. I piani di suddivi-
Figura 38 sione del fronte interno scendono quindi da 4 a 3 (archi del-
Alzato interno della la navata, loggetta del triforio e alte finestre del claristorio):
cattedrale di Chartres: in questo modo la cesura costituita dalla zona d’ombra delle
A) archi della navata
B) loggetta del triforio tribune viene eliminata, tutti gli elementi sono portati sullo
C) finestre del claristorio. stesso piano e si definiscono una maggiore continuità e omo-
geneità interne.
La seconda innovazione è data dalla sostituzione delle volte
a crociera esapartite (tipiche delle prime costruzioni goti-
che) con volte quadripartite, più funzionali dal punto di vi-
sta statico. In questo modo si risolve l’inconveniente carat-
Uniforme teristico delle prime volte a crociera, cioè la difforme distri-
distribuzione buzione dei carichi, secondo cui si venivano a determinare
dei carichi elementi di sostegno “forti” (i pilastri compositi polilobati
su cui convergevano i costoloni diagonali e i grandi archi tra-
sversali che separavano le campate) ed elementi di sostegno
“deboli” (i pilastri più snelli su cui scaricavano il loro peso
gli archi trasversali supplementari che si intersecavano al
centro di ogni campata). La soluzione introdotta nella chie-
Eliminazione sa di Chartres elimina ogni squilibrio statico e adotta solu-
degli squilibri zioni portanti uguali tra loro, introducendo per la prima vol-
ta il concetto di serialità in edilizia.
140
2 - Architettura gotica

Il terzo elemento innovativo è rappresentato dall’uso inten-


sivo degli archi rampanti e dei piloni in sostituzione degli an-
tichi contrafforti di origine romanica. Questo sistema co-
struttivo, ideato per liberare lo spazio interno da eccessive pi-
lastrature adottando un impianto strutturale puntiforme – Impianto puntiforme
portato parzialmente al di fuori del corpo di fabbrica –, assu-
me un significativo impatto estetico, evidenziato dalla sim-
bolica impalcatura che circonda la navata centrale e che ma-
terializza l’intricata sovrapposizione di linee di forza necessa-
rie a sostenere l’insieme. Questo stratagemma consente di
evidenziare lo sviluppo verticale dell’edificio e di alleggerire
le masse murarie, ora semplici tamponamenti atti a ospitare
grandi e luminose finestre.
Il XIII secolo vede la piena maturità dello stile, caratterizzato Uno stile più maturo
da un sempre maggiore slancio verticale, dalla perfetta strut-
tura a volta, dall’apertura di grandi finestre e rosoni e dallo
sviluppo imponente del coro con cappelle radiali (cattedra-
li di Reims, Amiens e Beauvais).
Legata alle sorti della monarchia francese, sotto i regni di Fi-
lippo Augusto (1180-1223) e Luigi IX (1226-1270), l’architet-
tura gotica si diffonde in tutto il Paese, con alcune particola-
rità regionali, come nell’Angiò (volte ribassate) e nella Lin-
guadoca (cattedrale fortificata di Albi, 1282-1390).
Il XIV secolo arricchisce le strutture con le complessità de-
corative del Gotico fiammeggiante, ma ormai la Francia ha
perso il ruolo di centro espansivo di questo stile. Al fasto re-
gale delle cattedrali, le chiese dell’ordine cistercense con- Il modello
trappongono una grande nitidezza di struttura (assenza del cistercense
coro con cappelle, ridotto verticalismo) e la rinuncia alla de-
corazione scultorea (abbazie di Fontenay, 1147, e Pontigny,
1120-1170), secondo moduli fedelmente ripresi dalle chiese
dell’ordine in tutta Europa (Germania, Italia).
Tra il XIII e il XIV secolo anche l’architettura civile conosce im- Sviluppo
portanti sviluppi, con le tipiche soluzioni della città cinta di dell’architettura
mura (Carcassonne) e del castello-fortezza, col mastio difen- civile
sivo che diviene anche residenza signorile (Angers; Vincen-
nes; l’imponente palazzo dei papi ad Avignone, 1336-1342).
Con l’ascesa sociale e la progressiva affermazione della clas-
se borghese anche l’edilizia privata giunge a un alto grado di
perfezionamento.

■ Il Gotico nei Paesi Bassi


Dopo aver preso il sopravvento sul Romanico, dalla fine del
XIII secolo il Gotico si estende a tutta la zona dei Paesi Bassi,
dove perdura tenacemente fino al XVI secolo. Gli influssi fran- Influenze francesi
cesi sono predominanti sia nelle chiese abbaziali cistercensi
141
Architetture romanica e gotica

sia nelle cattedrali di Tournai, Bruxelles, Anversa e nelle re-


gioni della Schelda e della Mosa, mentre nelle Fiandre pre-
Influenze tedesche dominano influenze tedesche, anche nell’uso del laterizio. Lo
schema tedesco della chiesa a sala (Hallenkirche) prevale in
Olanda, dove ha grande sviluppo l’architettura in mattoni.
La prosperità economica delle città fiamminghe è simboleg-
Abbondanza giata dall’abbondanza e varietà degli edifici civili: mercati, tor-
di edifici civili ri civiche e palazzi municipali (Bruges, 1377; Oudenaarde,
1526-1537), per i quali viene elaborata una versione partico-
larmente notevole del Gotico fiammeggiante.

■ Il Gotico in Inghilterra
In Inghilterra il Gotico si afferma precocemente – già alla fi-
ne dell’XI secolo è in uso la volta a crociera costolonata – e,
nonostante il rapporto con la Francia (nel 1174 la ricostru-
zione della cattedrale di Canterbury viene affidata a Gugliel-
mo di Sens, che utilizza il modello della cattedrale della sua
Scelte originali città), secondo scelte specifiche e originali: pianta assai al-
lungata con doppio transetto, abside rettilinea in luogo del
coro a cappelle radiali, facciate molto distese, spesso con tor-
ri poderose e uno spazio interno frantumato e pittoresco,
Due fasi estraneo alla logica razionale delle costruzioni francesi. Alla
prima fase del Gotico inglese (early English, fino al 1250 cir-
ca) segue la piena maturità del Gotico ornato (1250-1350),
che ha per centri di diffusione la corte inglese e l’abbazia di
Westminster. Seppur in rapporto con la coeva architettura
francese, evidenzia originali scelte decorative, specie nelle co-
stolonature delle volte e nei finestroni traforati come una tri-
na (interni di Ely, Wells e York). La forma più tipica del Goti-
co inglese è lo stile perpendicolare, vero linguaggio nazio-
nale protrattosi fino al XVI secolo, la cui imponenza è ravvi-
vata dal raffinatissimo gioco delle volte a vela o a ombrello,
con infinite nervature (cappelle reali di Cambridge e West-
minster); tale linguaggio caratterizza anche l’architettura ci-
vile, in pieno sviluppo dal XV secolo, con i primi grandi col-
legi e castelli meno rudi di quelli medievali.
La decorazione plastica delle cattedrali non presenta caratteri
La scultura propri di originalità, mentre tipici della scultura inglese sono
i monumenti sepolcrali con la figura giacente del defunto.

■ Il Gotico in Germania, in Austria e in Svizzera


La permanenza della forte tradizione romanica contraddi-
Il Gotico in Germania stingue la prima fase del Gotico in Germania (da Bamberga,
1201-1237, a Halberstadt, dal 1230 circa), mentre nella secon-
da metà del XIII secolo si verificano trasposizioni dal Gotico
francese (Strasburgo, Colonia), in seguito alle quali si diffon-
142
2 - Architettura gotica

de uno stile fiammeggiante con ricchissime decorazioni scul- Ricche decorazioni


toree a traforo (facciata di Strasburgo, iniziata nel 1277). Gli scultoree
splendidi cicli scultorei delle cattedrali, pur sul modello di
quelli francesi, mostrano spesso una spiccata originalità e un
intenso naturalismo di alto valore espressivo. Ma il maggior
contributo del Gotico tedesco è il tipico schema della chiesa La chiesa a sala
a sala (Hallenkirche), assai diffuso dal XIV al XVI secolo. Un
volto particolare ha anche l’architettura delle zone settentrio-
nali (Lubecca), semplicissima nelle strutture, priva di decora- Lo stile delle regioni
zione scultorea e interamente costruita in mattoni invece che settentrionali
in pietra, secondo moduli che si diffondono nei Paesi scandi-
navi. I tradizionali schemi gotici hanno lunga vita nei Paesi te-
deschi, soprattutto negli edifici civili, disegnando l’intera fi-
sionomia delle città germaniche fino al periodo barocco.
Scarsa originalità ha invece l’architettura gotica in Austria, fat- Il Gotico in Austria
ta eccezione per la cattedrale di Santo Stefano, a Vienna.
La Svizzera, tra il XIII e il XIV secolo, risente sia dell’apporto Il Gotico in Svizzera
francese (Ginevra, Losanna, Friburgo) sia di quello tedesco
(gli architetti della famiglia Ensinger, di origine sveva, lavora-
no a Costanza, Berna e Basilea). Come avviene per gli altri Pae-
si dell’area germanica, fino a tutto il XVI secolo il Gotico è lo
stile nazionale delle città svizzere (edifici pubblici e privati, log-
ge, fontane e così via).

■ Il Gotico nell’Europa orientale


L’influenza francese è tangibile anche in Paesi lontani come Influenza francese
l’Ungheria (Castello Reale e cappella di Esztergom) e la Ce-
coslovacchia (la cattedrale di Praga fu iniziata da Mathieu d’Ar-
ras, 1344-1352). Tuttavia, gli stretti legami storici tra l’Austria e
la dinastia di Boemia creano una comune corrente culturale,
legata soprattutto all’attività degli architetti della famiglia dei
Parler, operanti a Vienna e a Praga. Qui Peter Parler realizza
nel coro della cattedrale (1353-1385) un modello di architet-
tura per vetrate che, oltre a esercitare una notevole influenza
in Polonia (Marienkirche, a Cracovia, 1384) e Ungheria, a Jàk,
si estende ai Paesi tedeschi, da Vienna a Norimberga.

■ Il Gotico nella Penisola Scandinava


Nella Penisola Scandinava il maggior tramite per la diffusione
del Gotico è costituito dagli ordini monastici. I legami con l’ar- Il ruolo
te francese, specie dal XIII secolo, sono molto stretti, ma l’uso degli ordini
tradizionale del mattone dona agli edifici nordici un sapore par- monastici
ticolare. Le cattedrali di Roskilde (fine XII sec.) e di Uppsala
(XIII sec.), quest’ultima eccezionalmente di pietra, si avvalgo-
no anche di maestranze francesi. In Norvegia e Svezia è sensi- Influenze inglese
bile l’influsso inglese, mentre gli schemi della Germania del e tedesca
143
Architetture romanica e gotica

Nord, innestandosi sulla tradizione locale romanica, caratteriz-


zano l’architettura del Gotland (cattedrale di Visby, XIII sec.) e
della Finlandia. Numerose sono le chiese abbaziali e degli or-
dini mendicanti fatte di laterizio e dalla struttura semplice.

■ Il Gotico in Spagna e in Portogallo


Gli inizi del Gotico in Spagna sono segnati da una permanenza
di forme romaniche, specie in Galizia, e dalla diffusione nel
Nord di monasteri cistercensi, che sovrappongono gli sche-
mi francesi alle tradizioni romanica e araba.
Influenza francese Nel XIII secolo su modello del Gotico francese vengono rea-
lizzate la cattedrale di Burgos (1221), con il maggior ciclo scul-
toreo spagnolo, derivato da Amiens, e la cattedrale di León
Contaminazioni (1255), con un insieme di vetrate unico in Spagna, mentre ele-
moresche menti moreschi animano la cattedrale di Toledo (1226).
Caratteri più originali compaiono all’inizio del XIV secolo nel-
le cattedrali di Barcellona e Gerona, e raggiungono il culmi-
ne con la stupenda cattedrale di Palma di Maiorca (1306). Un
Architettura cenno particolare merita l’architettura della Catalogna, di for-
catalana me sobrie e severe, sia negli edifici religiosi sia in quelli civili.
Nel Regno di Castiglia, nel XV secolo, una coerente sintesi di
elementi gotici e islamici dà vita a un vero e proprio stile na-
zionale, che elabora forme fiammeggianti in una versione fa-
stosamente decorativa, in auge fino al XVI secolo.
Il Gotico portoghese Molto meno significativo il panorama dell’arte gotica in Por-
togallo, dove lo stile penetra, con forte ritardo alla fine del XIV
secolo, in forme fiammeggianti subito contaminate da apporti
arabizzanti. La particolare versione portoghese sfocia (XVI
sec.) nell’originale e fantasiosa architettura manuelina (da
Manuel I, che regnò in Portogallo dal 1495 al 1521).

■ Il Gotico in Italia
La particolarità La posizione dell’Italia nel Gotico europeo è del tutto parti-
del Gotico italiano colare: la forza della tradizione romanica, la ricchezza e la
varietà degli apporti regionali e la persistenza di un’innata
tendenza al classico permettono all’arte italiana di elabora-
re, tra il XIII e il XIV secolo, un linguaggio nuovo che, pur
collocato nel grande flusso spirituale della civiltà gotica, lo
supera, per offrire nuovi sviluppi fondamentali per l’avveni-
re della cultura europea.
L’accezione di Gotico per l’Italia ha quindi un senso molto
meno specifico che per gli altri Paesi europei. In architettu-
ra non esistono corrispettivi del Gotico francese, se non nel-
le chiese dell’ordine cistercense (Chiaravalle e le sue deri-
vate; Fossanova, Casamari, San Galgano), poiché, anche
dove vengono usati specifici elementi strutturali, le propor-
144
2 - Architettura gotica

zioni dell’insieme, il ridotto verticalismo e la chiarezza or-


ganizzativa rivelano una ben diversa disposizione mentale.
Lo spazio di Santa Croce e Santa Maria del Fiore, a Firenze Anticipazioni
(dello scultore e architetto Arnolfo di Cambio), è già presago del Rinascimento
del Rinascimento, e perfino l’ornatissima facciata del duomo
di Orvieto (1310) è organizzata per geometriche, classiche
stesure, di modo che solo grandi costruzioni del Tardogoti-
co, come San Petronio a Bologna (1390) o il duomo di Mi-
lano (1386), si avvicinano alle consorelle europee.
Con l’affermarsi dei Comuni, tutte le città italiane possiedo- L’età dei Comuni
no un palazzo pubblico, a blocco compatto con torre o nel-
la forma del broletto, con portico al pianterreno, ma è so-
prattutto l’intera forma urbana che si modifica, dando luogo La forma urbana
a una fisionomia tipica, talora sopravvissuta nei secoli (San
Gimignano).
La Lombardia fornisce un vivacissimo apporto al Gotico inter- Il Gotico lombardo
nazionale con il cantiere del duomo milanese. In genere so-
lo alcuni centri dell’Italia settentrionale (Verona, Venezia) o zo-
ne periferiche (Marche, Italia meridionale) si attardano nelle
dolcezze dello stile cortese quando, già all’alba del Quattro-
cento, a Firenze inizia la grande vicenda del Rinascimento.

Aspetti compositivi e spaziali


e innovazioni tecniche
Caratteristica peculiare dell’architettura gotica è la perfetta
corrispondenza tra il forte idealismo religioso e le notevoli
innovazioni tecniche dell’epoca, che rendono possibile la
materializzazione fisica di tali aspirazioni.

■ Elementi strutturali dell’architettura gotica


La ricerca del verticalismo e della luminosità da parte del- I temi
l’architettura gotica richiede lo studio di soluzioni tecnico- dell’architettura
progettuali molto avanzate rispetto all’esperienza romanica gotica
e l’utilizzo di componenti costruttive di per sé non assoluta-
mente originali (vedremo in seguito come molti elementi fos-
sero già comparsi in forme architettoniche precedenti), ma
per la prima volta usate insieme secondo un disegno organi-
co, unitario e consapevole, volto alla creazione di un nuovo
stile coerente e definito.
Il primo aspetto preso in considerazione dagli architetti goti-
ci per raggiungere gli obiettivi del verticalismo delle strutture
e della massima luminosità degli spazi interni è il passaggio da
un’architettura di imponenti masse a un’architettura di linee,
ossia una radicale modifica delle strutture degli edifici che fa-
145
Architetture romanica e gotica

cevano riferimento alle epoche romaniche e precedenti. Da


Nuovo concetto strutture delimitate da massicce pareti portanti rinforzate da
architettonico contrafforti, atte a scaricare il peso delle volte, si passa a edifi-
ci a scheletro portante, in cui il peso delle coperture voltate
non si distribuisce sull’intera parete, ma si concentra in punti
precisi, i pilastri polilobati, cinti da nervature continue che
dai pilastri si innalzano sulle costolature delle volte, contri-
buendo a scaricare al suolo il peso di queste ultime.
Altri elementi che concorrono all’alleggerimento della strut-
Innovazioni tura complessiva della cattedrale sono l’arco a sesto acuto (di
strutturali derivazione araba), la volta a crociera ogivale costolonata (già
comparsa in Lombardia, Normandia e Inghilterra) e l’arco
rampante (utilizzato precedentemente in edifici normanni e
inglesi, nascosto sotto i tetti).
• Arco a sesto acuto: generata dall’intersezione di 2 archi a
tutto sesto, questo tipo di struttura prevede un innalzamento
della chiave di volta e un avvicinamento dei piedritti, accorgi-
menti che determinano una prevalenza dei carichi verticali
su quelli orizzontali. Di conseguenza la struttura è più effi-
ciente dal punto di vista statico, rendendo superflue grandi
masse murarie di controspinta.
• Volta a crociera ogivale: impostata sul modello della vol-
ta a crociera romanica, presenta la particolarità di utilizzare
archi a sesto acuto al posto di archi a tutto sesto, con la con-
seguenza di avvicinare i 4 pilastri che sostengono la volta e
Figura 39 di innalzare la chiave di volta. I risultati sono un maggiore
Principali elementi senso di verticalità e una struttura più elastica, solida e leg-
architettonici gotici. gera, che permette di ridurre lo spessore dei pilastri interni
e di alleggerire le pareti perimetrali,
destinate quindi a diventare ele-
Doccione menti di tamponamento e non più
di sostegno. L’alleggerimento della
Guglia massa muraria esterna consente
Costolone inoltre di aprire grandi superfici fi-
Pilastro
verticale nestrate, decorate con vetrate poli-
crome (spesso offerte dalle varie
corporazioni), leggere e delicate
Arco rampante come pizzi, che, oltre a illuminare
abbondantemente l’interno, assol-
Arco vono a funzioni di educazione reli-
a sesto
acuto giosa attraverso raffigurazioni di
personaggi e santi tratte dall’Antico
Contrafforte e dal Nuovo Testamento. L’effetto
Pilastro scenografico generato dall’abbon-
dante luce solare che filtra attraver-
so le immense finestre colorate
146
2 - Architettura gotica

diffonde un’aura spirituale e la suggestione della presenza


divina, contribuendo in modo determinante all’indottrina-
mento dei fedeli. Le campate derivate dalle volte a crociera
ogivale presentano inoltre il vantaggio di non essere più sog-
gette alla limitazione dell’impiego della forma quadrata (co-
me accadeva per il Romanico), ma sono impostate su forme
rettangolari, più flessibili nell’articolazione delle volumetrie
e dello spazio interno.
Tipi particolari di volta gotica sono costituiti dalla volta esa-
partita a pianta quadrata e dalla volta a pianta bislunga. La Due tipologie
prima, diffusa agli inizi del XIII secolo nelle cattedrali di Pa- di volte
rigi, Laon, Bruges e Soissons, comprende 2 campate ed è
costituita da 6 porzioni (da cui prende il nome) divise da un
doppio arco supplementare a rinforzo della volta. Questa so-
luzione presenta l’inconveniente di distribuire i carichi sui 6
pilastri di sostegno in modo non uniforme e di non realizza-
re una corrispondenza fra il tracciato della volta e la pianta
dell’edificio. La seconda, la cui proiezione al suolo è costi-
tuita da un quadrilatero irregolare, è impiegata nelle catte-
drali di Amiens e di Reims. Si sviluppa su un’unica campa-
ta ed è suddivisa in 4 porzioni: in questo modo i pilastri di
sostegno ricevono lo stesso numero di nervature e i carichi
risultano bilanciati.
• Arco rampante: costituisce l’elemento architettonico ester- Elemento
no al corpo della cattedrale con funzione strutturale, volto a di sostegno esterno
contrastare le spinte laterali generate dalle volte. Dal mo-
mento che non si vuole compromettere l’unitarietà spaziale
del volume interno, parte dell’ossatura portante (composta
dall’arco rampante vero e proprio e da un sostegno sotto-
stante denominato pilone) viene trasferita al di fuori dell’e-
dificio, costituendo una sorta di traliccio di rinforzo.
Nelle costruzioni poco elevate gli archi rampanti sono sem-
plici, con apertura di un quarto di cerchio, e collegano i con-
trafforti esterni alla navata centrale; negli edifici più alti gli ar-
chi rampanti sono articolati su 2 piani, mentre nei casi in cui
sono presenti 2 navate laterali gli archi rampanti vengono rea-
lizzati a 2 piani e a doppia rampa e muniti di un pilone inter-
medio (come nel caso della cattedrale di Bourges).
Oltre alla funzione strutturale, l’arco rampante assolve al Un arco
compito di smaltimento delle acque meteoriche, grazie a multifunzione
una scanalatura ricavata nell’estradosso (la superficie con-
vessa) e culminante nel doccione (gargouille), elemento
esterno al canale di gronda, spesso decorato con figure mo-
struose o fantastiche che servivano a spaventare gli “spiriti
maligni” e a tenerli lontani dall’edificio.
Altra componente architettonica che contribuisce alla sta-
147
Architetture romanica e gotica

tica dell’edificio è il pinnacolo, struttura verticale a forma


di guglia, collocata dove gli archi rampanti scaricano il pe-
so sui contrafforti, così da contrastare la spinta obliqua che
veniva generata.
Da elementi Nati con funzione strutturale, archi rampanti, contrafforti e
strutturali pinnacoli con il tempo acquistano un ruolo fondamentale
a fattori estetici nella definizione estetica e formale dell’architettura gotica,
contribuendo sia al processo di smaterializzazione del cor-
po di fabbrica sia alla proiezione fisica e ideale dell’edificio
verso l’alto. La presenza di ciascuno dei diversi elementi strut-
turali e ornamentali sopra descritti nelle differenti opere ar-
chitettoniche gotiche non è di per sé sufficiente alla deter-
minazione dello stile (dal momento che, come già accenna-
to, molte soluzioni costruttive erano state impiegate prece-
dentemente in opere e contesti geografici diversi); ma ciò che
si rivela determinante nella sua definizione è l’uso contem-
poraneo e consapevole di queste componenti, finalizzato a
un risultato organico dell’insieme.
In definitiva, l’insieme degli elelmenti portanti interni (siste-
ma di volte a crociera ogivali, archi acuti e pilastri polilobati)
ed esterni (archi rampanti, piloni, guglie, pinnacoli e torret-
te) concorre a definire una struttura costituita da profili e sa-
gome che si fanno sempre più esili e slanciate verso l’alto,
Tensione ideale quasi a voler annullare la forza di gravità per esprimere la ten-
verso Dio sione ideale verso Dio.

148
2 - Architettura gotica

SCHEMA RIASSUNTIVO
CONTESTO STORICO E ORIGINI Lo stile gotico, nato e sviluppatosi nell’Île de France nel XII secolo e successi-
vamente diffusosi nel resto d’Europa, occupa un periodo che si estende dalla
fine del Romanico alla nascita del Rinascimento. Il contesto storico nel qua-
le si delinea il Gotico vede il declino dell’Impero Romano d’Oriente, la crisi del
Sacro Romano Impero e la formazione delle monarchie nazionali. A ciò si ag-
giungono la diffusione dei monasteri benedettini, cluniacensi e cistercensi e le
numerose invenzioni tecnologiche che favoriscono lo sviluppo economico e la
crescita demografica.

IL GOTICO IN FRANCIA La Francia può senza dubbio essere riconosciuta quale centro propulsore del-
E NEL RESTO D’EUROPA la nascita dello stile gotico, dalle prime sperimentazioni nei cantieri dell’Île de
France, a nord di Parigi, fino alle mature realizzazioni del periodo classico, con
le imponenti cattedrali di Chartres, Reims, Amiens e Bourges. Da qui lo stile si
diffonde gradualmente nel resto d’Europa, acquistando caratteri specifici e ori-
ginali soprattutto in Inghilterra e Germania. In Italia l’affermazione del Gotico ri-
mane condizionata dalla forza della tradizione romanica e dal legame con il lin-
guaggio classico.

ASPETTI COMPOSITIVI Nell’architettura gotica il forte idealismo religioso porta alla costante ricerca del
E TECNICI verticalismo delle strutture e al raggiungimento della massima luminosità degli
spazi interni: questi obiettivi vengono perseguiti attraverso il radicale passaggio da
un’architettura di masse (tipica del Romanico) a un’architettura di linee, struttu-
rata su impianti puntiformi e articolata sulla base di originali elementi costruttivi
quali, in particolare, l’arco a sesto acuto, il pilastro a fascio, la volta a crociera ogi-
vale e l’arco rampante.

149
ARCHITETTURA
DEL RINASCIMENTO

1 Inquadramento storico
2 Aspetti tipologici
3 Architetti e opere
L’Umanesimo apre le porte a una nuova concezione
dell’uomo, a un nuovo modo di pensare se stessi
all’interno del Creato. La ragione diviene lo strumento
principale, comune a tutti gli uomini, con il quale provare
a comprendere il mondo e l’uomo stesso. Queste idee
vengono portate a pieno compimento nel Rinascimento,
epoca in cui grandi artisti polivalenti quali Filippo
Brunelleschi, Leon Battista Alberti, Donato Bramante
e Michelangelo Buonarroti traducono in opere
architettoniche le nuove teorie razionali e geometriche.
L’architettura non è più un mestiere come un altro,
ma diventa una scienza vera e propria in merito alla quale
nascono i primi trattati teorici. Firenze e Roma in primis,
insieme ad altre città minori, portano i segni di questa
ventata di novità e di ripresa delle forme classiche,
in particolare con la modifica dell’impianto urbanistico
mediante giochi prospettici che conducono l’occhio dello
spettatore lungo linee precise, “disegnate” non solo dagli
edifici religiosi, ma anche dai palazzi delle grandi famiglie.
Tra gli architetti si fa strada il desiderio di fondare la città
ideale, ripensata nel suo insieme secondo canoni razionali
e forme geometriche ricorrenti.
Questa estrema razionalità di approccio al progetto viene
però rinnegata dal Manierismo, che introduce la ricerca
dell’eccesso e del capriccio, dove l’occhio di chi osserva
non viene più guidato, ma sorpreso di continuo attraverso
lo scardinamento delle regole consolidate.
1 Inquadramento storico
Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento un generale clima di interesse
nei confronti dell’arte e della cultura classiche, romana in particolare, fanno
di Firenze un fervido centro di pensiero per la nascita e la diffusione di un
movimento culturale che, nel corso del Cinquecento, porterà con il Rinascimento
all’affermazione di elaborazioni concettuali e architettoniche originali e autonome.

Umanesimo: la nuova concezione


dell’individuo, dell’architetto
e del progetto
Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento prende Nascita
vita un nuovo fenomeno sia nel campo letterario sia in quel- dell’Umanesimo
lo delle arti figurative: l’Umanesimo, così definito per l’atten-
zione rivolta alla dignità dell’uomo, costituisce un movi-
mento culturale unitario insieme al Rinascimento, periodo
storico e artistico compreso tra il 1420 e il 1550.
Il termine Rinascimento esprime un desiderio di rinascita, Gli ideali
una nuova concezione dell’uomo e della natura: l’uomo può rinascimentali
conoscere e comprendere il mondo e risalire al suo Creatore
in virtù della ragione, forma di intelletto donatagli da Dio e
quindi uguale a quella di Dio stesso. Il passato non è qualco-
sa cui attingere per ricavarne una semplice imitazione delle
forme espressive, ma è fonte di ispirazione per elaborazioni
autonome e legate al contesto storico. L’arte diviene anch’essa L’arte come
strumento di conoscenza del reale, assumendo i metodi di strumento
indagine della scienza e basandosi su fondamenti razionali di conoscenza
quali la prospettiva. L’architetto del Quattrocento è parago-
nabile a uno scienziato, poiché fa tesoro del passato per ri- L’architetto
leggerlo in un’ottica nuova, basata sull’analisi scientifica. si fa scienziato

Le origini italiane e gli aspetti politici


e culturali dell’epoca
All’inizio del Quattrocento il clima generale di interesse per la
civiltà classica vede la città di Firenze rivestire il ruolo di culla La culla
del Rinascimento. Le ragioni dell’origine fiorentina si possono del Rinascimento
cogliere nel fatto che tra la fine del XII e la metà del XIII se-
colo si afferma il Protorinascimento, caratterizzato da una sen-
sibilità verso i motivi architettonici romani e da una propen- Protorinascimento
153
Architettura del Rinascimento

LA PROSPETTIVA RINASCIMENTALE
I principi del metodo prospettico erano zonte di fronte all’occhio dell’osservatore;
già contenuti in nuce nella teoria ottica su queste diagonali visive vengono distri-
medievale, ma, mentre questa tendeva a buite le figure, che assumono dimensioni
mostrare l’apparenza della realtà, la pro- differenti in relazione alla lontananza o vi-
spettiva rinascimentale si pone l’obiettivo cinanza rispetto allo spettatore. La pro-
di dare una fedele rappresentazione del spettiva è di tipo lineare e risolve l’anno-
mondo, ricostruito su regole geometri- so problema della rappresentazione di
che. Nata dallo studio della geometria e una realtà tridimensionale su una superfi-
dell’ottica, permette di codificare la realtà cie piana; è unitaria perché relaziona la
sottoponendola a una legge razionale u- molteplicità degli elementi del reale all’u-
niversale. Questa soluzione tecnica rap- nico punto di vista dello spettatore, che ri-
presenta gli oggetti secondo una serie di sulta protagonista dello spazio; è infine di
linee convergenti in un unico punto origine matematica, perché segue preci-
(punto di fuga), posto sulla linea dell’oriz- se leggi razionali imposte dall’uomo.

Il contesto politico sione per l’eleganza e la grazia. Firenze all’epoca è una re-
pubblica dove il cittadino contribuisce alla crescita della col-
lettività (particolarità riscontrabile anche nel mondo classico).
Tra il 1418 e il 1434 si passa dal regime oligarchico al potere
della famiglia Medici, che diviene una delle maggiori com-
mittenze private (la fama degli artisti è subordinata ai com-
mittenti, che si identificano con le famiglie facoltose).
Da Firenze Lo sviluppo del Rinascimento non avviene in modo omoge-
al resto d’Italia neo in tutta la penisola: da Firenze, tramite gli spostamenti
degli artisti, il linguaggio figurativo viene esportato nel resto
d’Italia, dapprima a Roma e Venezia, successivamente a Fer-
rara, Urbino, Siena, Pisa, Perugia, Mantova, Milano e Napoli.
Per comprenderlo al meglio è quindi necessario tenere con-
to delle differenti realtà storiche, politiche e culturali delle
diverse città italiane. Le fasi nelle quali gli storici sono soliti
Tre fasi suddividere il periodo rinascimentale sono tre.

■ Primo Rinascimento
Il primo Rinascimento interessa gli anni compresi tra il 1420
e il 1500. L’utilizzo di forme geometriche, chiaramente deli-
neate per mezzo della prospettiva e dell’introduzione del
Nuova concezione modulo quadrato, dà luogo a una nuova concezione dello
dello spazio spazio: rigoroso, armonico, semplice. Altro elemento distin-
tivo è l’impiego della pianta a schema centrico e di quella a
schema longitudinale per gli edifici religiosi. La facciata è
concepita come proiezione all’esterno della distribuzione
spaziale interna, per esprimere la relazione tra l’uomo e
l’ambiente. Non meno importante è la ripresa degli ordini
154
1 - Inquadramento storico

architettonici, espressione dell’equilibrio e dell’eleganza Il modello classico


dell’architettura classica: la loro scansione è usata per de-
scrivere lo scheletro strutturale. Gli ordini, così come le cam-
pate, vengono combinati insieme secondo leggi geometri-
che di aggregazione e ripetuti all’infinito creando nuove ti-
pologie edilizie, non solo per gli interni, ma anche per le fac-
ciate (esempi significati sono le chiese di San Lorenzo e di
Santa Maria Novella, a Firenze).
Tali applicazioni possono trovare espressione, ad esempio,
nella sovrapposizione degli ordini, allo scopo di dare armo-
nia e dinamismo, e nell’ordine architravato o archivoltato.
La ricerca della bellezza attraverso la classicità si manifesta con Ricerca
il sapiente connubio tra elementi verticali (le colonne, le le- della bellezza
sene, le paraste e i capitelli) e orizzontali (le trabeazioni e le
cornici), con la ripresa del modello dell’arco romano a 3 for-
nici e tramite l’uso dell’arco a tutto sesto. L’impiego di una ric-
ca decorazione (tipica del Tardogotico) scompare per lasciare
il posto a scansioni ritmiche degli elementi architettonici, chia-
ra definizione dei volumi costruiti ed equilibrato rapporto tra
pieni e vuoti. Le facciate dei templi religiosi fanno mostra di
timpani, coronamenti a lunetta sulle finestre e portali privi di
strombature; per le coperture si preferiscono volte a botte o a
vela e tetti a capanna, e si evidenzia un interesse per l’impiego
della cupola intesa come forma armonica e perfetta.
I padri fondatori del primo Rinascimento sono Filippo Bru- I primi protagonisti
nelleschi e Leon Battista Alberti. Dopo il 1450 il linguaggio
rinascimentale da Firenze si sposta a Venezia e a Milano, con
Michelozzo Michelozzi di Bartolomeo (1396-1472) e Fila-
rete (1400-1469), per non dimenticare le corti principesche
di Rimini, Mantova e l’ambiente urbinate con Luciano Lau-
rana (1420-1479).

■ Medio Rinascimento
Il medio Rinascimento si sviluppa in un arco di tempo che va
dal 1500 al 1530 circa. Il XVI secolo vede il ritorno a Roma Il ritorno del Papato
del Papato da Avignone e il conseguente rinnovamento edi-
lizio e culturale della città, con il moltiplicarsi di nuovi palazzi
e chiese cui si accompagna il rimaneggiamento di numerose
vecchie costruzioni. Il centro della vita artistica da Firenze si Roma capitale
sposta quindi a Roma. artistica
Il maggior esponente del periodo è Donato Bramante, at-
traverso le cui opere si colgono i tratti salienti del Rinasci-
mento maturo: la grande innovazione consiste in un nuovo
procedimento di progettazione che supera quello del Bru-
nelleschi, poiché introduce una spazialità in cui l’organismo
architettonico è costituito da una semplice aggregazione di
155
Architettura del Rinascimento

cellule tridimensionali aventi volumi diversi. Altri elementi


cardine del periodo sono la compenetrazione tra pieni e
vuoti e la relazione tra architettura e ambiente: l’impiego
di balaustre, colonnati e nicchie permette allo spazio di pe-
netrare all’interno dell’edificio, e contemporaneamente al-
l’edificio stesso di proiettarsi all’esterno attraverso elementi
Continuità con il aggettanti (gradoni, cupole e lanterne). Proseguono la pro-
primo Rinascimento pensione per gli impianti centrali, con piante cruciformi o
quadrate, la sovrapposizione degli ordini, l’orizzontalità dei
tetti con frontoni, la ricchezza degli elementi decorativi e
la ripresa del motivo dell’arco onorario, utilizzato sia nei pro-
spetti sia all’interno delle chiese.
Apice e declino Il Rinascimento raggiunge l’apice nel Cinquecento, ma nel-
lo stesso secolo si segnala anche l’inizio della crisi: l’uomo ri-
nascimentale, proprio perché crede nella ragione, è costan-
temente spinto dall’ansia della ricerca fino all’estremo delle
possibilità, e perciò è destinato all’insoddisfazione.
La diaspora Il Sacco di Roma del 1527 segna la sottomissione degli Sta-
degli artisti ti italiani alla dominazione spagnola; nel mondo delle arti
inizia la diaspora di molti artisti attivi a Roma e il conseguente
ampliamento del linguaggio rinascimentale su scala europea.

■ Tardo Rinascimento e Manierismo


Il tardo Rinascimento copre un arco di vent’anni, dal 1530 al
1550; le idee nate nei decenni tra la fine del Quattrocento e
l’inizio del Cinquecento si sviluppano e il loro significato vie-
ne ampliato. La cultura del tardo Quattrocento giudica ogni
Tensione ideale esperienza reale con il metro della perfezione assoluta cui si
verso la perfezione può tendere; la successiva generazione del Cinquecento sfio-
ra questa perfezione, con artisti come Raffaello Sanzio (1483-
1520) e Michelangelo Buonarroti (1475-1564). Il tardo Rina-
scimento non può non essere analizzato insieme con il Ma-
nierismo, movimento stilistico che si colloca tra il 1520 e il
1620 circa. I segni precursori del Manierismo si possono già
vedere nei grandi maestri del tardo Rinascimento, che ingi-
L’ordine gigante gantiscono gli stili dell’antichità con l’introduzione del cosid-
detto ordine gigante, accentuando gli elementi chiaroscurali
con la realizzazione di spazi poliprospettici.
I massimi esponenti del tardo Rinascimento, che nelle loro ope-
re anticipano lo stile manierista, sono Raffaello, con villa Ma-
dama, a Roma, Baldassarre Peruzzi (1481-1536), con villa Far-
nesina e Palazzo Massimo, Michelangelo, con la Sacrestia Nuo-
va, lo scalone della Biblioteca Laurenziana e il Campidoglio.
Il principio fondante Alla base del Manierismo c’è il rifiuto dell’armonia e della com-
del Manierismo postezza classica, e quindi la sua deformazione. Questo porta
a una trasgressione delle regole, alla ricerca del capriccio, al-
156
1 - Inquadramento storico

l’accentuazione delle decorazioni, a ritmi ambigui, all’indeter-


minazione spaziale e a un’architettura volta a divertire e stupi- Divertire e stupire
re attraverso elementi sovradimensionati o tramite un’artico-
lazione complessa delle superfici. A questo atteggiamento tra-
sgressivo mancano la chiarezza d’intenti e la sistematicità ne-
cessarie a un rinnovamento del linguaggio architettonico, per
il raggiungimento del quale bisognerà attendere l’epoca ba- Mancanza di un
rocca. Il repertorio artistico della “terza maniera”, cioè del pie- linguaggio comune
no Manierismo, rende difficile la formazione di una cultura
omogenea, dando vita a differenti realtà locali; i due primi cen-
tri di elaborazione sono Firenze e Roma.
Consulente del granduca Cosimo I è Giorgio Vasari (1511-
1574), scrittore e architetto, che si ricorda tra l’altro per il pro-
getto della galleria degli Uffizi (1560), costituita da 2 corpi di
fabbrica paralleli che creano 2 lunghe linee prospettiche con-
vergenti nel punto di fuga, individuato nella grande finestra ser-
liana (a 3 aperture) del piano terra.
Ricordiamo anche i manieristi michelangioleschi alla corte I manieristi
medicea nei nomi di Bartolomeo Ammannati (1511-1592) e michelangioleschi
Bernardo Buontalenti (1536-1608).
A Roma si afferma la produzione monumentale della corte pon-
tificia. Personaggio chiave fu il Vignola, il quale, oltre a scrivere Il Vignola
il trattato Regola delli cinque ordini di architettura, introdu-
ce una tipologia edilizia per gli edifici religiosi, mentre per gli
edifici civili utilizza il bugnato e la sovrapposizione degli ordi-
ni, con paraste che dividono le facciate in moduli regolari.

SCHEMA RIASSUNTIVO
NUOVA CONCEZIONE L’Umanesimo è un movimento di rinascita che mette l’uomo al centro dell’Univer-
DELL’INDIVIDUO so. L’architettura diventa un modo di conoscere la realtà, grazie al legame con la
E DEL PROGETTO scienza e la sfera razionale.

LE ORIGINI ITALIANE Il potere della famiglia Medici a Firenze fa da catalizzatore di architetti e artisti ri-
E GLI ASPETTI POLITICI nascimentali. Il primo Rinascimento (1420-1500) si distingue per l’uso di forme
E CULTURALI DELL’EPOCA geometriche e del modulo quadrato, che creano uno spazio rigoroso, armonico e
semplice. Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti ne sono i massimi esponen-
ti. Il medio Rinascimento (1500-1530) vede il ritorno della sede papale da Avignone
a Roma. Il Bramante introduce una nuova concezione di progettazione basata sul rap-
porto tra altezza e larghezza, con la compenetrazione tra pieni e vuoti. Altri esponenti
di spicco del periodo sono Leonardo, Michelangelo e Raffaello. Il tardo Rinascimen-
to (1530-1550) si fonde con l’inizio del Manierismo (1520-1620 ca.), che rifiuta l’ar-
monia e la compostezza classiche, ricercando la trasgressione delle regole. A Firenze
opera Giorgio Vasari, a Roma il Vignola.

157
2 Aspetti tipologici
Tema fondamentale dell’architettura rinascimentale è lo studio della città, idealizzata
sulla base di schemi geometrici e leggi prospettiche che consentono di pianificare
un sistema equilibrato e armonico. Stato e Chiesa erigono le proprie costruzioni,
rappresentate rispettivamente da palazzi urbani e ville e da cattedrali e chiese.

Architettura rinascimentale: la chiesa,


il palazzo, la villa, la città ideale
Ognuno dei tre periodi rinascimentali, pur mantenendo co-
stanti lo stile architettonico e l’ambiente culturale dell’epo-
ca, ha caratteristiche proprie. Anche le tipologie edilizie, di
conseguenza, sono soggette a lievi modifiche lungo il tra-
scorrere dei secoli.

■ La chiesa
Primo Rinascimento Nel primo Rinascimento viene impiegato più frequentemen-
te lo schema longitudinale a croce latina, con navata unica
circondata da cappelle laterali o a 3 navate; l’ingresso è posto
sul lato breve, mentre l’abside conclude il lato opposto dove è
presente il coro; quest’ultimo è anticipato dal presbiterio, po-
sto all’incrocio tra la navata centrale e i bracci del transetto. La
predilezione per queste piante a croce latina, specialmente da
parte del Brunelleschi, è dovuta all’introduzione del modulo
prospettico e di una nuova conseguente conquista lineare del-
lo spazio. La ripetizione del modulo quadrato in pianta (cu-
bico in alzato) permette la formazione delle navate, dei tran-
setti e delle cappelle laterali impostate su campate quadrate.
Equilibrio Questo elemento modulare, moltiplicato o diviso, genera un
delle tre dimensioni equilibrio delle tre dimensioni. Per quanto riguarda gli alzati
dell’interno, le pareti sono il piano su cui viene disegnata l’in-
telaiatura prospettica; la scansione dell’ordine descrive invece
lo scheletro strutturale. Nel muro di tamponamento sono sca-
vate nicchie semicircolari sovrastate dall’uniforme disposizio-
ne delle finestre, che consente alla luce di illuminare ogni an-
golo dell’intera aula. La copertura può essere piana, a botte li-
scia o cassettonata; la cupola posta all’incrocio tra navata e tran-
setto costituisce un elemento costante per gli edifici religiosi.
Esempi di impianti longitudinali sono la chiesa di San Lo-
renzo e quella di Santo Spirito, a Firenze, del Brunelleschi,
e la chiesa di Sant’Andrea, a Mantova, dell’Alberti.
158
2 - Aspetti tipologici

Insieme agli schemi longitudinali vengono ripresi gli schemi Ripresa dello
centrici già diffusi nell’antichità, poiché il cerchio è il simbolo schema centrico
del divino e forma perfetta (ricordiamo esempi di impianti a
croce greca, cruciforme o centrali come la Sacrestia Vecchia e
la Cappella dei Pazzi, a Firenze, del Brunelleschi). Le facciate
delle chiese sono arricchite da tarsie dicrome che dividono in
parti geometriche le superfici insieme con l’impiego di lesene,
le quali a loro volta definiscono l’altezza della navata centrale
interna, in una corrispondenza reciproca tra esterno e interno
(Sant’Andrea, a Mantova; Santa Maria Novella, a Firenze).
Nel medio Rinascimento si rivoluzionano definitivamente gli Medio Rinascimento
impianti delle chiese, preferendo quelli a pianta centrale: si
abbandona l’equilibrio quattrocentesco per ottenere maggior
dinamismo e plasticità.
Un esempio fondamentale di tempio religioso del tardo Ri- Tardo Rinascimento
nascimento si ritrova nei differenti progetti per la pianta a
croce greca della basilica di San Pietro. I più rilevanti sono
quello del Bramante, del 1505, e quello di Michelangelo, del
1546. Il Bramante propone una croce greca con absidi a con-
clusione di ogni braccio, fissando così il modello spaziale. Mi-
chelangelo mantiene l’impianto a croce greca, l’ambulacro
quadrato sormontato dalla cupola centrale e i bracci della cro-
ce, ma elimina tutte le aggregazioni di cellule spaziali bra-
mantesche per arrivare a un unico spazio cruciforme sor-
montato dalla gigantesca cupola.
Con il tardo Manierismo si ritorna all’impianto basilicale, in Tardo Manierismo
particolare per volere della Compagnia dei Gesuiti, che chiede
al Vignola il progetto per la chiesa del Gesù, a Roma (1568).
Rifacendosi alla pianta albertiana, anche qui il progetto confi-
gura una navata unica con volte a botte, cappelle laterali basse
e cupola all’incrocio tra navata e transetto, con bracci trasver-
sali cortissimi. Il Palladio, dal canto suo, rivoluziona la facciata
delle chiese venete attraverso l’uso di motivi classici (chiesa del
Redentore, del 1577, e di San Giorgio Maggiore, del 1566), men-
tre nelle piante riprende lo schema del Vignola.

■ Il palazzo
La tipologia del palazzo rinascimentale si forma in modo gra- Rivisitazione
duale, tramite un processo di aggregazione delle cosiddette delle case
case a corte medievali. Queste case erano dimore organiz- a corte medievali
zate intorno a un cortile circondato da torri, botteghe, ma-
gazzini e abitazioni, fino a formare un complesso unitario; il
rinnovamento di queste strutture porta alla nascita del pa-
lazzo urbano. Edificio prestigioso, il palazzo è un elemento Elemento simbolo
simbolo della tipologia architettonica rinascimentale, poiché
non è solo residenza di grandi famiglie, ma anche strumento
159
Architettura del Rinascimento

di potere che contribuisce a modificare il tessuto urbano e


a dare magnificenza alla città. Un prototipo del primo Rina-
Primo Rinascimento scimento è rappresentato da palazzo Rucellai (Firenze,
1460), dell’Alberti, primo esempio di applicazione degli or-
dini classici al fronte di un edificio civile. Due cornici oriz-
zontali dividono la facciata in 3 parti uguali: ogni settore è
scandito da un sistema modulare di lesene alternato a bifo-
re a tutto sesto. I semipilastri seguono la sovrapposizione
degli ordini, partendo da tuscanico e ionico per concludere
con il più leggero corinzio; i due estremi dell’edificio, corri-
spondenti all’attacco al suolo e al suo coronamento, sono ca-
ratterizzati dalla fascia basamentale con alto zoccolo e da un
pronunciato cornicione. Si genera così una griglia prospetti-
ca sovrapposta al bugnato che ricopre il palazzo.
Altri palazzi fiorentini ricalcano le medesime caratteristiche
tipologiche: basti pensare, ad esempio, a palazzo Medici-
Riccardi, di Michelozzo (1444), e a palazzo Strozzi, di Be-
nedetto da Maiano (1489).
Tardo Rinascimento Il tardo Rinascimento vede la realizzazione di opere come pa-
lazzo Farnese, di Antonio da Sangallo il Giovane (Roma,
1534), dove permangono la monotonia delle finestre “ingi-
nocchiate”, tipiche cinquecentesche, e il cornicione agget-
tante finale, ma emerge il contrasto tra la superficie muraria
liscia e il bugnato, utilizzato soltanto intorno al portone cen-
trale o a rinforzo degli angoli.
Il Manierismo Con il Manierismo ci si allontana dai tradizionali principi ri-
nascimentali a favore di nuove illusioni ottiche e palazzi con
forme scenografiche: la varietà delle facciate con prospetti-
ve distorte, unita all’uso irregolare delle decorazioni, rompe
gli schemi di armonia. Un esempio lampante è Palazzo Te, a
Mantova, di Giulio Romano (1499-1546): qui l’architetto
adotta un linguaggio fatto di serliane ripetute, nicchie dise-
guali, bugnato molto accentuato, fregi irregolari, finestre in-
corniciate entro archi con motivi ornamentali a ventaglio e
colonne tortili. Anche l’architettura civile del Palladio ri-
specchia i caratteri dei palazzi rinascimentali: si ritrovano il
portico a pianterreno, l’ordine gigante, la sovrapposizione
degli ordini, l’equilibrio tra larghezza e altezza, ripetuti gio-
chi chiaroscurali, cornicioni, balaustre e un abbondante uso
di sculture (palazzo Thiene, palazzo Chiericati, palazzo Val-
marana, palazzo della Ragione, Vicenza, 1550-1566).

■ La villa
Villa Madama Il primo esempio di villa rinascimentale è il progetto di villa Ma-
dama, di Raffaello, del 1516; posta nelle immediate vicinanze di
Roma, ricorda nell’impianto una struttura termale. Di stile più
160
2 - Aspetti tipologici

elegante è Baldassarre Peruzzi: nella sua villa Farnesina, a Ro- Villa Farnesina
ma, propone una pianta a U con avancorpi laterali aggettanti
verso il giardino e un sottile marcapiano (la fascia orizzontale
che segna la divisione in piani, in questo caso 2). Il ritmo delle
facciate è dato dal loggiato ad arco e da finestre trabeate con pa-
raste angolari lievi. Di tipologia simile sono le ville del Vignola,
per l’integrazione dell’edificio con il giardino retrostante grazie
all’impiego di bracci laterali rettilinei o semicircolari, alleggeriti
da loggiati e belvedere. In villa Farnese, a Caprarola (1559), il Vi- Villa Farnese
gnola raccorda i dislivelli mediante scale rettilinee o curvilinee;
la villa, a pianta pentagonale, offre
contemporaneamente la vista
frontale e laterale, generando un
inserimento della massa edificata
nello spazio.
L’architetto che stabilì nuove re-
gole nell’architettura delle ville fu
Andrea Palladio: di proporzioni
armoniche è villa Capra, detta La
Rotonda (Vicenza, 1566), la cui
particolarità è la pianta geometri-
ca articolata sulla forma del qua-
drato, del cerchio e del rettango-
lo. Una sala centrale circolare e
cupolata è circondata infatti da 4
sale rettangolari; da ciascuno dei
4 lati del quadrato sporge un pro-
nao, dando origine così a 4 fac-
ciate simmetriche. Grazie ai pro-
nai con colonnato ionico e tim-
pano triangolare, al porticato aperto con arco laterale e ai gra- Figura 40
dini di accesso al giardino, il blocco chiuso e compatto della Pianta di villa Capra,
villa si apre in tutte le direzioni verso la campagna, in una fu- detta La Rotonda,
a Vicenza.
sione tra armonia classica e natura.

■ La città ideale
La città diviene il principale centro di potere e il luogo in cui
si accentrano le ricchezze e le attività umane. Negli architetti
rinascimentali nasce il desiderio di fondare nuove città o di Nuovo ideale di città
riprogettare quelle più antiche ispirandosi agli stili dell’anti-
chità: le città ideali sono insediamenti urbani che seguono
schemi geometrici e leggi della prospettiva in un sistema
equilibrato e armonico. Lo scopo è quello di stabilire un in-
sieme coerente di edifici e di spazi pubblici, che esprima an-
che i rapporti tra Stato e Chiesa. I palazzi ridisegnano il pro-
filo urbano, le strade e i viali assumono una disposizione cen-
161
Architettura del Rinascimento

tralizzata in base alle regole prospettiche, le cattedrali sono


ubicate nel centro cittadino con l’inserimento di fortificazio-
ni per una maggiore difesa.
Pienza, città ideale Un esempio di città ideale è Pienza: la piazza, di forma trape-
zoidale, viene iniziata nel 1459 da Bernardo Rossellino (1409-
1464); il palazzo vescovile e quello papale divergono rispetto
al duomo, posto sul lato lungo del trapezio.
Urbino Anche il grande cantiere di Urbino è un esempio d’aggrega-
zione di edifici perfettamente coerente con il paesaggio natu-
rale e urbano; dal 1466 Luciano Laurana e Francesco di Gior-
gio Martini (1439-1502) progettano una città-palazzo: l’ele-
gante cortile rettangolare è l’elemento ordinatore delle varie
parti del complesso edilizio, illuminato dall’alto, circondato da
pareti traforate mediante l’impiego del loggiato e di finestre
rettangolari intervallate da paraste. L’organismo ben si raccor-
da con le preesistenze edilizie, nel suo alternarsi di corti e tor-
ri cuspidate medievali, generando una compenetrazione tra
costruzione e spazio libero. Nel 1538 Michelangelo, con il pro-
Piazza getto di piazza del Campidoglio, a Roma, si pone l’obiettivo di
del Campidoglio trasformare uno spazio aperto in una piazza trapezoidale che
guarda verso la città moderna attraverso una scala, la quale si
allarga via via che si procede verso l’alto creando una pro-
spettiva centrale perfetta. Ricordiamo infine Sabbioneta, vici-
Sabbioneta no a Parma, datata 1554, e Palmanova, presso Udine (1593),
e Palmanova raro esempio di città ideale a planimetria stellare.

SCHEMA RIASSUNTIVO
LA CHIESA Il tipo di pianta prediletto nel primo Rinascimento è quello a croce latina, con navata
unica circondata da cappelle laterali e con un rapporto tra moduli quadrati in pianta e
cubici in alzato. Elemento costante è la cupola, posta all’incrocio tra navata e transet-
to. La pianta a schema centrico, scarsamente utilizzata, viene invece preferita nel
medio Rinascimento, come mostrano i progetti di Bramante e Michelangelo per la ba-
silica di San Pietro. Il Manierismo ripropone poi l’impianto basilicale.

IL PALAZZO Il palazzo rinascimentale ha una forma geometrica chiusa intorno a una corte (vedi pa-
lazzo Rucellai, a Firenze), con elementi decorativi classici. Il Manierismo introduce nuo-
ve illusioni ottiche e prospettive distorte, come in Palazzo Te, a Mantova.

LA VILLA Andrea Palladio stabilisce nuove regole nell’architettura delle ville, con una pianta geo-
metrica articolata sul quadrato, sul cerchio e sul rettangolo. Il blocco della villa si apre
verso la campagna, fondendo l’armonia classica dell’edificio con la natura.

LA CITTÀ IDEALE Nel Rinascimento nasce il desiderio di costruire città ideali, o di rimodellare quelle esi-
stenti, basandosi su schemi geometrici razionali e leggi prospettiche. Esempi sono
Pienza, Urbino e piazza del Campidoglio, a Roma. Palmanova è un raro modello di città
costruita ex novo a planimetria stellare.

162
3 Architetti e opere
Artefici del pieno compimento degli ideali espressi durante l’Umanesimo
– primo fra tutti la riscoperta della centralità dell’uomo all’interno del Creato
tramite l’utilizzo della ragione –, gli architetti del Rinascimento, figure complesse
e polivalenti dedite alle più diverse attività artistiche e scientifiche, riescono
a concretizzare in importanti opere lo spirito del proprio tempo.

I protagonisti del Rinascimento


La maggior parte delle caratteristiche peculiari degli artisti
del Rinascimento è stata già descritta nei paragrafi prece-
denti; qui di seguito vengono analizzate le figure dei princi-
pali architetti attraverso una breve biografia e un’analisi del-
le opere salienti.

■ Filippo Brunelleschi
Uno dei principali fondatori del linguaggio architettonico ri-
nascimentale è Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377-1446). I I primi studi
suoi primi viaggi a Roma, dove studia i monumenti della clas-
sicità, risalgono al 1417 circa; conseguenza di questo tipo di
studi, uniti a quelli di matematica e fisica, è l’elaborazione del-
la prima formulazione delle leggi sulla prospettiva.
Nel 1418 presenta il modello per la cupola di Santa Maria del Santa Maria
Fiore, a Firenze, sua opera maggiore, che viene ricordata per del Fiore
i rivoluzionari sistemi costruttivi adottati: la muratura di mat-
toni con andamento a spina di pesce gli permette di elimi-
nare centine e armature progettando una struttura che si au-
tosostiene, tramite mattoni autoportanti. I pesi e le spinte
vengono scaricati per mezzo di una doppia calotta a sesto
acuto divisa in 8 spicchi, composti ciascuno da 2 costoloni;
in tal modo il volume interno della cupola si differenzia in
maniera armonica da quello esterno. La cupola esterna ha la
funzione di proteggere quella interna più sottile, che a sua
volta sostiene il peso della cupola esterna; la lanterna, pro-
gettata nel 1432, è il necessario punto di convergenza delle
linee di forza dei costoloni. La considerevole altezza della cu-
pola viene ulteriormente aumentata con la costruzione di un
tamburo ottagonale dotato di grandi finestre circolari su ogni
lato. Le altre opere del Brunelleschi richiamano sempre i suoi Altre opere
principi della prospettiva e del modulo cubico spaziale; tra
esse ricordiamo la chiesa di San Lorenzo (1420), la Sacrestia
163
Architettura del Rinascimento

Vecchia a San Lorenzo (1422), la Cappella dei Pazzi, a San-


ta Croce (1429), l’ospedale degli Innocenti (1424), il Palaz-
zo di Parte Guelfa (1421), la rotonda di Santa Maria degli
Angeli (1434), la chiesa di Santo Spirito (1434) e palazzo Pit-
ti (1440), tutte costruzioni ubicate a Firenze.

■ Leon Battista Alberti


Influente architetto, teorico e scrittore, Leon Battista Alberti
Gli studi (Genova, 1404 - Roma, 1472) si laurea in diritto canonico pres-
so l’università di Bologna, per dedicarsi successivamente a stu-
di di matematica, filosofia e letteratura. La sua vasta cultura e
la conoscenza di testi classici come il De architectura di Vi-
Figura 41 truvio lo portano a diventare uno dei fondatori della moder-
Veduta aerea della
cattedrale di Santa na teoria architettonica. A Roma scrive il suo più importante
Maria del Fiore, trattato, De re aedificatoria(1452), in cui si occupa dell’a-
a Firenze. spetto urbanistico della città quattrocentesca, della tipologia

164
3 - Architetti e opere

e distribuzione degli edifici, nonché degli ordini architettoni- La teoria


ci nella decorazione degli edifici e dei materiali da costruzio-
ne. Argomenta inoltre sull’armoniosa connessione tra le par-
ti strutturali, avendo come interesse primario il tema della ri-
cerca della bellezza attraverso la classicità. La bellezza è in-
tesa dall’Alberti come «la concordanza delle varie parti al tut-
to» ed è legata alla regolarità prospettica.
Le sue realizzazioni sono il Tempio Malatestiano, a Rimini Le opere
(1450); Santa Maria Novella, a Firenze (1458); palazzo Ru-
cellai, sempre a Firenze (1446); Sant’Andrea (1471) e San Se-
bastiano, a Mantova (1458); la ricostruzione della città di Pien-
za con Rossellino (1459); il tempietto del Santo Sepolcro, nel-
la cappella Rucellai (1467).

■ Donato Bramante
Poco si conosce degli anni di formazione di Donato di Pa-
scuccio d’Antonio, detto il Bramante (Fermignano, 1444 - Ro-
ma, 1514); alcune fonti indicano in Piero della Francesca e
nel Mantegna i suoi maestri. Il Bramante si dedica a studi di Gli studi
matematica e di statica, oltre che di pittura architettonica, e in
particolare di illusionismo prospettico. Riprende l’eredità di
maestri come Alberti e Brunelleschi, ma apporta novità ri-
guardanti la rappresentazione dello spazio che si basano sul-
l’applicazione del metodo prospettico. Un esempio è la pian-
ta della chiesa di Santa Maria presso San Satiro (Milano, 1478).
Dal 1479 lavora presso la corte degli Sforza, a Milano: la sua Alla corte
opera maggiore è la zona della tribuna, che si aggiunge come degli Sforza
corpo a sé stante all’impianto basilicale quattrocentesco della
chiesa di Santa Maria delle Grazie. I volumi esterni sono for-
mati da blocchi quadrangolari per le tribune, semicircolari per
le absidi e poligonali per la cupola, in un gioco di andamenti
concavi e convessi. Altri principi fondamentali della sua archi-
tettura sono l’uso di decorazioni uniformemente distribuite
e una spazialità data dal rapporto tra altezza e larghezza. Di ri-
levante importanza è anche la compenetrazione tra l’archi-
tettura e lo spazio circostante mediante colonnati circolari o
rettilinei, rapporti di luci e ombre, pieni e vuoti, nonché la pre-
dilezione per la pianta centrale rispetto a quella longitudina-
le. Questi concetti sono chiaramente rappresentati in San Pie-
tro in Montorio (1502) e nella basilica di San Pietro (1505).
Non meno rilevante il suo contributo in ambito urbanistico; il
Bramante si interessa del tracciato di importanti vie di Roma Opere in ambito
e dell’integrazione tra edificio e tessuto urbano; ne è un urbanistico
esempio il rifacimento dei Palazzi Vaticani con il cortile del Bel-
vedere (1506), voluti da papa Giulio II. Si tratta di un cortile
rettangolare articolato su più livelli sovrapposti collegati da sca-
165
Architettura del Rinascimento

le e culminanti in una grande nicchia: i fronti che lo circonda-


no, di grandi dimensioni, sono costituiti da una sequenza inin-
terrotta di pareti porticate e ordini sovrapposti.

■ Michelangelo Buonarroti
Pittore, scultore, architetto e poeta, Michelangelo Buonarroti
(Caprese, 1475 - Roma, 1564) viene introdotto dal padre agli
Gli inizi da pittore studi umanistici nel 1488, quindi inizia l’attività di pittore nel-
la bottega del Ghirlandaio. Accolto nella cerchia di artisti, let-
terati e filosofi di Lorenzo il Magnifico, Michelangelo viene a
conoscenza delle dottrine neoplatoniche e studia la classicità.
Nel 1494, a seguito della crisi di Firenze, si trasferisce a Bolo-
Il ritorno a Firenze gna, quindi a Roma. Il ritorno nella città toscana, nel 1513, è
segnato dall’incontro con Leonardo e Raffaello e dall’inizio del-
l’attività di architetto e scultore con il progetto della Sacrestia
Nuova di San Lorenzo e della Biblioteca Laurenziana, a cui
lavora dal 1524 al 1571. In queste realizzazioni emergono i trat-
Gli elementi ti fondamentali della sua architettura: egli dona alle composi-
tipici della sua zioni grande plasticità, con le pareti interne che fungono da
architettura struttura organica e definiscono lo spazio perimetrale. Gli ele-
menti verticali e orizzontali si staccano dalle pareti in un gio-
co di sporgenze e rientranze, effetto ottenuto grazie anche
al contrasto cromatico tra la pietra serena e lo sfondo murario
chiaro. La Sacrestia Nuova è uno spazio delimitato, ma il ver-
ticalismo viene accentuato dalla fascia intermedia delle cor-
nici e dall’ordine gigante delle colonne binate.

I trattatisti del Cinquecento


Nel Rinascimento insieme a un rinnovamento filosofico inizia
Il trattato a diffondersi un nuovo genere letterario, il trattato di archi-
di architettura tettura. Questo contiene regole e normative riguardanti l’ar-
monia delle proporzioni, gli orientamenti e la descrizione de-
gli edifici, gli elementi decorativi e gli esempi di tipologie strut-
turali. È un apparato teorico e concettuale completo, consul-
tato da tutti gli architetti dell’epoca e dei secoli seguenti.

■ Sebastiano Serlio
Sebastiano Serlio (1475-1554) è uno dei più importanti tratta-
Gli inizi tisti del Cinquecento. Inizia la sua attività come scenografo e
successivamente come ingegnere. Trasferitosi a Roma nel 1515,
è allievo di Peruzzi e attento studioso del rinnovamento archi-
tettonico operato da Bramante e Raffaello. Dopo il Sacco di Ro-
ma del 1527 si trasferisce a Venezia, dove si diffonde la sua fa-
ma legata alla pubblicazione del trattato Sette libri dell’archi-
166
3 - Architetti e opere

tettura di Sebastiano Serlio bolognese, i cui volumi appaiono I trattati


in ordine irregolare. Nel 1537 viene pubblicato il quarto volu-
me, Regole generali di architettura sopra le cinque maniere
de li edifici, riguardante gli ordini architettonici; nel 1540 il ter-
zo, sull’architettura antica. Nei suoi trattati descrive esempi di
tipologie architettoniche come la finestra serliana (largamen-
te sfruttata dai manieristi), illustra portali bugnati ed espone il
tentativo di codificare i 5 ordini architettonici.

■ Il Vignola
Il più importante architetto attivo a Roma, le cui opere riflet-
tono lo stile del tardo Rinascimento e del Manierismo e an-
ticipano il Barocco, è Jacopo Barozzi detto il Vignola (Vigno-
la, 1507 - Roma, 1573). Dopo una prima formazione in Emilia La formazione
come pittore e prospettico, viene influenzato dal trattato di
Serlio, dalla tradizione rinascimentale, dall’Alberti e da Anto-
nio da Sangallo il Giovane. Lavora come pittore in Vaticano,
soggiorna a Fontainebleau, in Francia, dal 1541 al 1543, e nel
1550 viene scelto come architetto da papa Giulio II. Delle sue
opere è stato già ampiamente trattato nei paragrafi prece-
denti; qui lo ricordiamo come trattatista per il suo scritto Re- Il trattato
gola delli cinque ordini d’architettura, del 1562. Il trattato
codifica e sintetizza il lessico architettonico classico in una sor-
ta di manuale; fornisce una semplice interpretazione modu-
lare degli ordini, punti sicuri dell’architettura, con una serie
di tavole e brevi didascalie per descrivere le regole ordinatri-
ci dei processi architettonici. Il suo sistema proporzionale si
basa su quello di Vitruvio, esprimendo notevole semplicità
nelle misure. Da Serlio riprende l’ordine composito romano,
introdotto da Peruzzi, ma poi riproposto anche dal Palladio.

■ Andrea Palladio
Andrea Palladio (Padova 1508 - Vicenza, 1580), illustre architet-
to e teorico del Rinascimento, viene introdotto nei circoli cul-
turali dal letterato Giangiorgio Trissino, cui deve l’appellativo di
Palladio (il suo vero nome era Andrea di Pietro della Gondola).
La sua formazione prende spunto da nomi come Sanmicheli, La formazione
Sansovino, Giulio Romano, dal trattato di Vitruvio e dai viaggi a
Roma, che gli permettono di studiare gli antichi e di applicarne
i principi, come la proporzione e la simmetria.
Il connubio tra l’antico, Bramante, Raffaello e Peruzzi lo
porta a concepire il classico non in modo imitativo, ma ad ac-
costare in modo nuovo gli elementi stilistici e architettonici.
Il Palladio vive e opera a Vicenza e Venezia e nel 1570 diviene
l’architetto ufficiale della Serenissima. Lo stesso anno pub- Il trattato
blica I quattro libri dell’architettura, nei quali prende in esa-
167
Architettura del Rinascimento

me i fondamenti teorici, gli edifici privati, le città e i templi,


gli ordini classici, le sue opere e quelle dell’antichità. Il riferi-
L’influenza mento ad altri trattatisti suoi predecessori, come l’Alberti, lo
dell’Alberti porta a definire la forma dell’edificio come un elemento che
deriva dalla sua funzione e dalla collocazione in un luogo de-
terminato. La misura è definita come rapporto tra le parti in
cui vengono messi in relazione i rapporti proporzionali dei
suoi edifici con quelli musicali (i pieni e i vuoti sono configu-
rati secondo un rapporto 1:2, 2:3, 3:4). Dietro l’apparente se-
Semplicità renità delle sue opere, data dal rispetto della sezione aurea,
e complessità dall’uso di materiali poveri, di forme semplici e delle pro-
porzioni, si nascondono la complessità e l’inquietudine non
solo personali, ma caratteristiche della crisi della società del-
la seconda metà del Cinquecento.

SCHEMA RIASSUNTIVO
FILIPPO BRUNELLESCHI Filippo Brunelleschi studia i monumenti antichi a Roma e formula studi sulla prospetti-
va. Rivoluzionaria per metodo costruttivo è la cupola di Santa Maria del Fiore, a Fi-
renze, edificata con mattoni disposti a spina di pesce. Le sue opere richiamano sempre
la prospettiva e il modulo cubico.

LEON BATTISTA ALBERTI Leon Battista Alberti, laureato in diritto canonico, studioso di matematica, filosofia e let-
teratura, scrive diversi trattati, tra cui il De re aedificatoria, nel quale definisce la bel-
lezza come la concordanza delle varie parti con il tutto.

DONATO BRAMANTE Donato Bramante predilige la pianta centrale nella progettazione delle chiese. In am-
bito urbanistico si interessa del tracciato di importanti vie a Roma e dell’integrazione tra
edificio e tessuto urbano.

MICHELANGELO BUONARROTI Michelangelo Buonarroti, pittore, scultore, architetto e poeta, opera a Firenze (Sacrestia
Nuova) e a Roma (Campidoglio, Cupola di San Pietro). All’equilibrio rinascimentale con-
trappone forza e drammaticità.

I TRATTATISTI Il trattato di architettura nasce, come genere, nel Rinascimento. Esso contiene regole e
DEL CINQUECENTO normative riguardo a ogni aspetto di un edificio, proponendo i canoni del bello. I più im-
portanti autori sono Sebastiano Serlio, con i Sette libri dell’architettura di Sebastia-
no Serlio bolognese, Jacopo Barozzi detto il Vignola, con Regola delli cinque ordini
d’architettura, e Andrea Palladio, con I quattro libri dell’architettura.

168
ARCHITETTURA
BAROCCA

1 Le origini romane
2 Il Barocco nel resto d’Italia
e in Europa
Il periodo barocco è caratterizzato dallo sforzo
del Cattolicesimo di rispondere all’offensiva protestante
ribadendo la centralità della Chiesa e del Papato, sforzo
che prende corpo nella riforma cattolica, detta anche
Controriforma. In questo periodo Roma diviene il centro
culturale a cui tutta la Cristianità deve guardare come
a un esempio. Su volontà dei papi, grazie ad artisti quali
Carlo Maderno, Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini
e Francesco Borromini, Roma subisce radicali mutamenti
urbanistici, che tendono a mettere in risalto i monumenti
di maggiore importanza. Il nuovo stile si contraddistingue
per l’uso che gli architetti fanno dello spazio, costituito
non più da rigorose scansioni geometriche,
ma da un’alternanza di linee curve, stucchi e affreschi,
impiegati in modo da sorprendere e ingannare l’occhio
dello spettatore. Da Roma l’architettura barocca
si diffonde in altre città italiane e in Europa. Ne troviamo
esempi importanti a Torino, nuova capitale del ducato
di Savoia, dove l’innovativa concezione architettonica
è introdotta da Guarino Guarini, e a Venezia, con le opere
dell’architetto Baldassarre Longhena.
1 Le origini romane
Il Cattolicesimo risponde alla riforma protestante con un ampio movimento
culturale che vede Roma e il Papato promotori di una concezione
architettonica in cui lo sfarzo e la volontà di destare meraviglia sono il cuore
di un nuovo stile: il Barocco.

Inquadramento storico e sociale:


la Controriforma
Il periodo medievale aveva caratterizzato l’Europa con la pro-
pria unità religiosa. La riforma luterana e le successive rifor- L’unità religiosa
me protestanti minano alle radici quest’unione, generando inizia a sgretolarsi
nella seconda metà del Cinquecento e per gran parte del Sei-
cento sanguinose guerre di religione. In questo clima di lot-
ta per la supremazia, che culmina nella Guerra dei Trent’an-
ni, si colloca la nascita dell’assolutismo monarchico in Fran-
cia; in Italia, intanto, il Papato continua a difendere il proprio
potere come centro della fede cattolica. Il Cattolicesimo si Le riforme cattoliche
trova di fronte alla necessità di rispondere al Protestantesi-
mo, e lo fa con un insieme di riforme (dette Controriforma
o riforma cattolica) che, partendo dagli aspetti teologici,
giungono a influenzare ogni settore culturale, compresa na-
turalmente l’architettura. Il Concilio di Trento (1545) riba-
disce con forza l’autorità papale e la presenza reale di Cristo
nell’Eucarestia, entrambe negate dai protestanti, così come
l’importanza del culto dei santi e della Vergine Maria.
Lo stile barocco, ovvero l’arte che scaturisce da questa svol- Svolta culturale
ta culturale, si diffonde in tutte le regioni cattoliche europee
e, tramite i Gesuiti, nell’America Latina.
Il termine Barocco deriva dal portoghese barrôco, che indi- L’evoluzione del
ca un tipo di perla dalla forma irregolare. Nel Settecento il si- termine Barocco
gnificato di Barocco assume una connotazione negativa, indi-
cando il gusto aberrante e ampolloso degli artisti del Sei-
cento; il Romanticismo non cambia questa valenza. Solo tra il
1888 il 1915 il termine assume un valore positivo grazie alle
teorie romantiche e come reazione al classicismo accademi-
co. Già il Manierismo anticipa in qualche modo il Barocco, poi- Le radici
ché esprime il travaglio spirituale dell’uomo, non più conce- nel Manierismo
pito come perfetto e immutabile, ma in continua lotta contro
le forze della natura, oppresso dal dubbio e dall’angoscia. Dal
bisogno di visibilità della Chiesa, che vuole richiamare alla
fede e alla salvezza, e dalla crisi estetica e conoscitiva del Ma-
171
Architettura barocca

nierismo, nel Seicento nasce il desiderio di forme espressive


che siano in grado di rivalutare aspetti quali l’apparenza, la fan-
tasia e la ricerca del nuovo.

Roma e i suoi principali esponenti: Carlo


Maderno, Pietro da Cortona, Gian Lorenzo
Bernini, Francesco Borromini
Le due fasi Roma è la culla dello stile barocco, che vive qui la sua prima
del Barocco fase per poi diffondersi in tutta Europa senza veder alterate
le originarie caratteristiche italiane. Una seconda fase del Ba-
rocco vede invece lo sviluppo di caratteri specifici a secon-
da delle singole realtà sociali e nazionali. Il primo Barocco
interessa un periodo che va dal 1600 al 1660-1670, quando
si fonde con il Tardobarocco, che resterà in auge fino alla
prima metà del Settecento.
Differenze Idea fondante del Barocco è quella di ampliare le forme rina-
e continuità scimentali con innovazioni di metodo: liberandosi della ten-
con il Rinascimento sione dei canoni degli ordini classici e della prospettiva cen-
trale, si creano relazioni spaziali complesse che si dilatano ver-
so una dimensione ambientale più ampia di quella del sin-
golo edificio. Non manca comunque una continuità nell’uso
degli ordini classici, che però sono impiegati in modo diffe-
Nuova concezione rente. Caratteristica innovativa del Barocco è una nuova con-
dello spazio cezione dello spazio, non più suddiviso da moduli disposti geo-
metricamente, ma corporeo, plasmato, che si fa avvolgente e
organico. Al fine di creare effetti spaziali dinamici si accentua
la tridimensionalità tramite superfici curve, in un’alternanza
continua di forme concave e convesse. Le facciate presentano
profili ondulati ed elementi architettonici obliqui rispetto al
piano del fronte; le grandiose scenografie, l’uso della pro-
spettiva illusiva e gli effetti ingannevoli creati da sculture, stuc-
Carattere fantasioso chi e pitture sono espressione di un nuovo carattere fantasio-
ed emotivo so ed emotivo. Si ricercano gli effetti cromatici, il dinamismo
compositivo, la ricchezza dell’ornato e l’uso di materiali va-
riegati, come bronzi e marmi policromi. La luce è intesa come
elemento primario del progetto e irrompe all’interno delle
chiese per esaltarne le strutture in un forte contrasto tra luci
e ombre. Anche le piante delle chiese prediligono forme el-
littiche composte da ovali interconnessi, longitudinali centra-
lizzate o centrali allungate, in una complessa matrice geome-
trica dove anche le cupole hanno la funzione di esaltare gli am-
bienti principali e mediare il passaggio tra la solidità della mas-
sa muraria e la fluidità dello spazio circostante. Colonne e pi-
lastri sono accoppiati verso il centro della facciata, che è sem-
172
1 - Le origini romane

pre più in relazione con il contesto urbano, quasi ad ab-


bracciare gli edifici circostanti.
Queste linee base testimoniano come pittura e scultura si in- Fusione tra pittura,
seriscano all’interno dell’architettura modificandola, e la fu- scultura
sione di tali elementi dà origine a un’opera d’arte unitaria. e architettura

■ Carlo Maderno
I papi Sisto V e Paolo V danno vita a un nuovo piano urbani- Nuovo piano
stico della città di Roma incentrato sulle direttrici prospettiche urbanistico di Roma
verso i maggiori monumenti; un collaboratore di questi pro-
getti è Carlo Maderno (Capolago, 1556 - Roma, 1629), chia-
mato a Roma per la realizzazione della facciata della chiesa di Il primo progetto
Santa Susanna (1596). Il fronte richiama la facciata della chie-
sa del Gesù del Vignola, ma con un rimpicciolimento delle vo-
lute nonché un andamento più mosso e chiaroscurato degli
elementi aggettanti, che danno così alla superficie un effetto
scenografico. Il Maderno può essere considerato il capostipi- Capostipite
te del nuovo stile barocco: confrontando nella basilica di San del Barocco
Pietro la finestra nel coronamento della facciata, da lui pro-
gettata nel 1605, con la finestra di Michelangelo sulla calotta
della cupola, si nota infatti che la prima presenta un timpano
spezzato attraverso una conchiglia – espressione dell’esube-
ranza decorativa e degli effetti sorpresa barocchi –, mentre la
seconda ha un timpano integro e volte di sostegno, in perfet-
to stile manierista. La soluzione del Maderno risulta però an-
cora poco organica; il Borromini infatti sostituirà il timpano
spezzato con una cornice continua che si piega plasticamen-
te all’altezza della conchiglia.
Al Maderno si deve, tra gli altri, il progetto di palazzo Barbe-
rini, a Roma, iniziato nel 1628 e completato poi dal Bernini.

■ Pietro da Cortona
Esponente di spicco del Barocco romano, l’architetto Pietro Ber-
rettini, meglio noto come Pietro da Cortona (Cortona, 1596 -
Roma, 1669), sviluppa alcune intuizioni del Maderno ed espri-
me i principi chiave del Barocco nella chiesa dei Santi Luca e Chiesa dei Santi
Martina (1634). Disposto su 2 piani, a croce greca con 4 brac- Luca e Martina
ci conclusi a semicerchio (secondo lo schema cinquecente-
sco), lo spazio interno della chiesa è scandito da gigantesche
colonne ioniche staccate dalla parete ed è coperto da un’alta
cupola costolonata di stucco che affiora nel disegno convesso
della facciata, mosso dalle sporgenze di colonne e paraste, con
contrazioni spaziali e notevole plasticismo.
Nella chiesa di Santa Maria della Pace (1656) l’alternanza di vo- Chiesa di Santa
lumi concavi e convessi si protende verso lo spazio della piaz- Maria della Pace
za antistante; un pronao semicircolare e 2 ali laterali collega-
173
Architettura barocca

no l’edificio alle vie adiacenti. La particolarità della chiesa è in-


fatti la sua integrazione con il tessuto urbano circostante,
poiché il progetto non è concepito con una facciata posta di-
nanzi a un solido geometrico, ma il tutto si articola grazie al-
l’impiego di linee curve e rette che si proiettano in direzioni
diverse senza contrapporsi; l’edificio è come un teatro, e la lu-
ce è l’elemento unificatore dello spazio.
L’opera residenziale più significativa di Pietro da Cortona è in-
Villa Sacchetti vece villa Sacchetti, realizzata vicino a Roma nel 1635; l’edifi-
cio, oggi distrutto, era impostato su un gioco di rampe, ter-
razze ed esedre d’ingresso con ali laterali cinquecentesche, co-
me il diaframma di colonne.

■ Gian Lorenzo Bernini


Architetto, pittore, scultore e scenografo, Gian Lorenzo Ber-
nini (Napoli, 1598 - Roma, 1680) rappresenta l’anima armo-
nica ed equilibrata del Barocco, ma è anche il principale in-
terprete del fasto della Chiesa cattolica e dell’aristocrazia ro-
Gli inizi mana. Figlio d’arte, viene condotto a Roma dal padre, sculto-
re e pittore; nella capitale frequenta la bottega e gli apparta-
menti vaticani, confrontandosi con i capolavori di Michelan-
gelo e Raffaello, e lavora per i papi Urbano VII e Alessandro
VII. Tra le caratteristiche principali della sua architettura ri-
Le tematiche della cordiamo l’amore per la natura e il mondo classico, ma an-
sua architettura che la piena adesione alle ideologie del suo tempo espresse
tramite una progettazione guidata da una visione urbana glo-
bale. Il Bernini è solito combinare in uno stesso progetto la
sua duplice abilità di scultore e architetto, integrando le due
Baldacchino forme d’arte. Ne è un esempio il baldacchino di San Pietro, del
di San Pietro 1624, concepito in modo tale che struttura e decorazione sia-
no partecipi di un unico disegno: un’edicola retta da 4 colon-
ne tortili di bronzo e oro che sorreggono il coronamento a
frange e volute, costituito da una stoffa disposta a festone. Le
colonne imprimono un movimento rotatorio verso l’alto e di-
latatorio verso i 4 pilastroni d’angolo, che sostengono la cu-
pola sovrastante. Il baldacchino dà l’idea del movimento del-
le masse e della drammaticità, mentre le sue proporzioni co-
lossali vengono alleggerite dal colore a membrature chiare su
fondo scuro, in un gioco di effetti luminosi. Nel 1628 il Berni-
Palazzo Barberini ni prosegue il progetto iniziato da Maderno per palazzo Bar-
berini, la villa residenziale di papa Urbano VII. La struttura a
H presenta un atrio ninfeo tra il loggiato d’ingresso e il giar-
dino retrostante; il Bernini progetta lo scalone d’onore a pian-
ta quadrata e il porticato del corpo centrale, sovrastato da fi-
nestre archivoltate divise da cornicioni con sovrapposizione
degli ordini. Le zone d’ombra, generate dal porticato e dalle
174
1 - Le origini romane

finestre strombate, creano un senso di movimento. La grande


abilità nella gestione scenografica dello spazio emerge con
il progetto del colonnato (1656) della basilica di San Pietro. Il colonnato
Scopo del Bernini è quello di accogliere i visitatori della basi- di San Pietro
lica in un abbraccio: sostituisce quindi l’antico quadriportico
paleocristiano con 2 piazzali contigui, il primo trapezoidale
– formato da 2 corpi rettilinei che divergono verso la facciata
della chiesa, creando un effetto distorto della prospettiva e fa-
cendo apparire più grandi il fronte e la cupola –, e il secondo
a pianta ellittica, costituito da 2 emicicli di colonne doriche ar-
chitravate. Due fontane sono collocate lungo l’asse maggiore,
disposto in senso trasversale. Il colonnato si introduce così nel
tessuto urbano, invitando a una relazione continua fra inter-
no ed esterno, con grande senso dinamico e di dilatazione
dello spazio. Riferimenti al mondo classico si ritrovano nella
terminazione del colonnato con timpano e attico. Un cambia-
mento urbanistico consiste nella chiusura dei due vecchi in- Modifica
gressi laterali alla piazza e nell’apertura dell’unica larga via in dell’impianto
asse con la basilica, soluzione che conferisce all’insieme un urbanistico
punto di vista centrale. Altro esempio di artificio prospettico
si ritrova nella Scala Regia (1663), che dal colonnato condu-
ce agli appartamenti papali; qui lo spazio risultava irregolare e
stretto, per cui i muri non sono paralleli, ma divergono dal Escamotage
basso verso l’alto per aumentare la distanza; sempre a que- architettonici
sto scopo viene impiegato l’accorgimento della riduzione del-
l’altezza delle colonne ioniche binate che corrono lungo le pa-
reti; la luce penetra a metà della scalinata.
Altro fiore all’occhiello del Bernini è Sant’Andrea al Quirinale Sant’Andrea
(1658), dove in un piccolo spazio viene condensata una nuo- al Quirinale
va unità spaziale. La pianta ellittica, tipica del Barocco, sim-
boleggia tensione e dinamismo: l’asse maggiore è disposto in
senso trasversale; in corrispondenza dell’asse minore una nic-
chia ospita l’altare di fronte al quale sorge l’ingresso. Entram-
bi sono incorniciati da colonne di ordine gigante architravate
che sostengono un frontone concavo. Le cappelle, disposte
radialmente rispetto al centro, circondano lo spazio interno
che si espande dal vano centrale alla cupola costolonata, gra-
zie anche al proseguimento delle paraste corinzie di ordine gi-
gante nei costoloni sovrastanti. L’esterno è caratterizzato da L’esterno
un netto contrasto tra linee rette e curve: le prime sono da-
te dal frontone e dai grossi pilastri corinzi di ordine gigante, le
seconde sono visibili invece nella trabeazione curvilinea del
pronao, nelle 2 ali laterali concave e nelle scalinate a semicer-
chio che si aprono su un piccolo sagrato.
Nel 1665 il Bernini è in Francia, dove progetta la pianta per il Il progetto
Louvre, ma la commissione viene poi affidata a Claude Perrault. del Louvre
175
Architettura barocca

In tutta Europa Ma al grande architetto non manca certo il lavoro: progetta pa-
lazzi, fontane e sculture in tutta Europa rivaleggiando con un
altro artista coevo, Francesco Borromini.

■ Francesco Borromini
Francesco Castelli, detto il Borromini (Bissone, 1599 - Roma,
1667), è un personaggio malinconico e introverso: opera se-
condo una ricerca individuale che lo porta a produrre archi-
tetture che esprimano il proprio tormento interiore attra-
verso l’uso dei grigi invece che dei colori, e nelle quali le fon-
ti luminose siano nascoste e le tonalità stravaganti si accosti-
I primi lavori no a una fantasiosa tecnica di pianificazione. Dal 1621 il Bor-
romini è a Roma, dove inizia a lavorare alle dipendenze di Car-
lo Maderno nel cantiere di San Pietro; si dedica inoltre alla
scala ellittica e a interventi sulla facciata posteriore di palaz-
zo Barberini. Studioso dell’opera di Michelangelo, il Borro-
mini esprime il suo interesse per i rapporti tra natura e geo-
metria e per una reinterpretazione dell’antico in una nuova
fusione tra Gotico, Rinascimento e Barocco.
Figura 42
Pianta della chiesa Lavora per ordini monastici rigorosi, ma trova comunque un
di San Carlo alle Quattro metodo e uno stile personali per produrre le proprie opere.
Fontane, a Roma. San Carlo alle Quattro Fontane, datata 1634, è il suo primo
incarico autonomo: la pianta è
costituita da 2 triangoli equilate-
ri disposti in forma di losanga,
sui quali sono inseriti ovali in-
terconnessi fra loro e uniti da ar-
chi in modo da formare un’el-
lisse. L’impianto è disposto lon-
gitudinalmente, conferendo al-
l’insieme un senso di compres-
sione. Solo in corrispondenza
del cornicione della cupola la
pianta diviene un’ellisse vera e
propria. Tutti gli elementi archi-
tettonici dell’alzato interno so-
no subordinati alla pianta: sono
presenti 16 colonne che seguo-
no l’andamento curvilineo delle
pareti, legate a loro volta da una
trabeazione continua a fascia.
Ciò, insieme con il gioco di spor-
genze e rientranze, genera un
senso di verticalità che dona di-
namismo alla struttura. La cu-
pola è impostata su pennacchi
176
1 - Le origini romane

trapezoidali (in genere triangolari) e su 4 arconi d’imposta; è


intiburiata e decorata con originali motivi a lacunari (l’inte-
laiatura delle travi del soffitto) a stelle e a croci.
La facciata si stacca dal resto della chiesa per il colore del ma-
teriale impiegato, per la presenza di 4 rigide colonne giganti
sui 2 piani e per le sporgenze delle cornici ad andamento cur-
vilineo. Le innovazioni del Borromini sono visibili nella scelta Le innovazioni
dell’unico punto di vista laterale della facciata, studiato in architettoniche
modo da esaltare gli aggetti, e nel gioco di sporgenze e rien-
tranze, dato dalle nicchie con statue o dalle cornici marcapia-
no che generano superfici articolate e dinamiche. Anche nel-
la facciata dell’oratorio di San Filippo Neri, di tre anni poste- Oratorio
riore, si ritrovano le medesime caratteristiche, in particolare il di San Filippo Neri
tema delle contraddizioni, secondo cui tutto può apparire in
un modo come nel suo opposto: concavità della facciata e con-
vessità del balcone, solidità del cornicione che divide la fac-
ciata in 2 piani interrotta dalle finestre; rigore geometrico dei
pilastri e forma fantasiosa ad arco o a timpano delle finestre,
coronamento mistilineo del fabbricato.
Tra il 1644 e il 1655 papa Innocenzo X promuove l’opera del
Borromini, che in questo periodo si dedica al suo progetto
più audace: Sant’Ivo alla Sapienza (1640-1660). La composi- Sant’Ivo
zione geometrica è impostata sull’intersezione di 2 triangoli alla Sapienza
equilateri invertiti che formano una stella a 6 punte, all’in-
terno della quale si è creato uno spazio esagonale. Le punte a
loro volta sono tagliate da linee alternativamente concave e
convesse che generano 3 absidi, determinando una forma fi-
nale costituita appunto da un triangolo con 3 absidi. Il profilo
ottenuto è la forma generatrice di tutto lo spazio interno, cir-
condato da un cornicione a fascia che corre sopra i pilastri, se-
guendo l’andamento della pianta. La cupola finestrata è im-
postata direttamente sul cornicione senza tamburo e ha una
superficie sfaccettata. La chiesa sorge lungo uno dei lati mi-
nori di un cortile cinquecentesco: lo spazio antistante è carat- Ripresa del tema
terizzato dall’andamento rettilineo dei pilastri, ma anche da delle contraddizioni
quello curvilineo degli archi del portico e del loggiato, così
come dalle superfici concave dell’esedra della facciata e della
cupola contrapposte a quella convessa del tamburo.
La cupola termina con una lanterna circondata da colonne bi-
nate con intercolumni concavi, mentre un moto vorticoso
ascensionale è generato dal motivo a spirale con costoloni e
lobi che concludono la lanterna.
L’attenzione del Borromini per progetti che pongano in rela- Relazione tra edificio
zione l’edificio con il contesto urbano si ritrova anche negli in- e contesto urbano
terventi messi in atto sulla chiesa di Sant’Agnese (1653), in
piazza Navona a Roma, dopo la morte di Rainaldi, l’architetto
177
Architettura barocca

inizialmente designato. Il Borromini cambia i punti d’ingres-


so e modifica la pianta, che diviene a croce greca segnata da
profonde cappelle, per formare un lungo asse parallelo alla
facciata; quest’ultima presenta il corpo principale concavo
con ali ad andamento rettilineo in contrasto con la contro-
curva della cupola restrostante all’altezza del tamburo, di in-
solita altezza. Da tutto ciò emerge un senso di equilibrio tra
la cupola, la facciata e i 2 campanili mossi, aperti e con gu-
glia finale; la chiesa acquista maggiore importanza con una
visuale di scorcio.
Dopo la morte di Innocenzo III, il mancato compimento di
Il suicidio alcuni progetti e l’indole tormentata e scontrosa portano il
Borromini al suicidio. La sua concezione spaziale però non
La sua eredità svanisce con la sua morte, ma viene seguita e sviluppata da
diversi architetti posteriori, uno su tutti Guarino Guarini.

SCHEMA RIASSUNTIVO
LA CONTRORIFORMA In risposta alla riforma protestante che rompe l’unità religiosa dell’Europa medie-
vale, la Chiesa cattolica mette in atto un insieme di riforme passate alla storia con
il nome di Controriforma. Queste non solo hanno effetto sul piano teologico, ma
influiscono anche sui diversi aspetti della cultura, dando vita a un nuovo stile, il
Barocco.

ROMA E IL RIASSETTO Il primo Barocco comprende gli anni dal 1600 al 1660-1670; il Tardobarocco va dal-
URBANISTICO la fine del Seicento alla prima metà del Settecento. La caratteristica peculiare di
questo stile è l’uso dello spazio, non più suddiviso in moduli geometrici, ma avvol-
gente e organico. Da qui l’ampio impiego di superfici curve, prospettiva illusiva, pian-
te ellittiche ed effetti cromatici creati con una commistione di diversi materiali e lu-
ce. Roma, centro del mondo cattolico, è la culla di questo stile e vede un drastico
riassetto urbanistico, con l’organizzazione di direttrici prospettiche orientate verso
i maggiori monumenti.

CARLO MADERNO Carlo Maderno contribuisce a ridisegnare il profilo della capitale con la facciata della
chiesa di Santa Susanna e con palazzo Barberini (poi concluso dal Bernini).

PIETRO DA CORTONA Le idee architettoniche espresse dal Maderno vengono riprese da Pietro da Cortona nel-
le chiese dei Santi Luca e Martina e Santa Maria della Pace.

GIAN LORENZO BERNINI Di Gian Lorenzo Bernini è il celebre colonnato antistante la basilica di San Pietro. Altre
sue opere architettoniche rilevanti sono la Scala Regia e Sant’Andrea al Quirinale.

FRANCESCO BORROMINI Le chiese di San Carlo alle Quattro Fontane e Sant’Ivo alla Sapienza sono fra le
maggiori opere di Francesco Borromini; nella loro concezione dello spazio evidenziano il
tema delle contraddizioni: tutto può apparire in un modo come nel suo opposto.

178
2 Il Barocco nel resto d’Italia
e in Europa
Il Barocco si distingue per la particolare concezione dello spazio, definito
dinamicamente da un articolato andamento dei volumi, risultato della
contrapposizione di curve concave e convesse, di illusioni scenografiche
e dell’uso di stucchi e affreschi. Architetti di spicco al di fuori del contesto
romano sono Guarino Guarini a Torino e Baldassarre Longhena a Venezia.

La diffusione
da Roma al resto d’Italia
Due sono le principali figure di architetti che si fanno pro-
motori della diffusione del Barocco nel resto d’Italia: Guari-
no Guarini e Baldassarre Longhena.

■ Guarino Guarini
Nel Seicento la capitale artistica italiana è Roma, ma anche To- L’ascesa di Torino
rino incomincia ad acquisire importanza, già quando nel 1563
Emanuele Filiberto decide di conferirle il ruolo di capitale del
ducato di Savoia, prima di stanza a Chambery, in Francia. To-
rino fino a quel momento era una piccola città di 20 000 abi-
tanti e conservava l’impianto quadrato del castrum, con stra-
de rettilinee che si intersecavano ortogonalmente; nel corso
del Seicento si susseguono due ampliamenti a livello urba-
nistico che conservano però l’impianto originario.
Il maggiore architetto torinese dell’epoca è Guarino Guarini
(Modena, 1624 - Milano, 1683). Personalità complessa e dai
molteplici interessi, il Guarini è anche religioso, teorico, fi-
losofo e matematico. Entrato nell’ordine religioso dei Teati- Gli studi
ni, trascorre un periodo di noviziato a Roma, dove può co- e l’insegnamento
noscere in prima persona le opere del Borromini. Dopo un
breve soggiorno a Modena, per altro non gradito al duca
Alfonso IV d’Este, il Guarini inizia una lunga serie di viaggi a
Messina e a Parigi, dedicandosi all’insegnamento della mate-
matica e della filosofia e alla progettazione di edifici religio-
si. Un esempio di questo suo impegno è la chiesa dei Padri Chiesa dei Padri
Comaschi, a Messina (1666), in cui compare per la prima vol- Comaschi
ta la cupola aperta ad archi intrecciati, che diverrà uno dei
motivi predominanti delle sue opere. Nel 1666 il Guarini vie-
ne chiamato a Torino dal duca Carlo Emanuele II di Savoia
179
Architettura barocca

per riprendere i lavori, iniziati da Amedeo di Castellamonte,


relativi alla cappella della Santa Sindone.
Cappella La cappella è collocata dietro l’abside del duomo e adiacen-
della Santa Sindone te a Palazzo Reale; vi si può accedere grazie a 2 portali posti
ai lati del presbiterio del duomo; questi a loro volta condu-
cono a 2 scalinate a gradini curvi, che salgono dalla chiesa sot-
tostante alla cappella sopraelevata e si concludono in vesti-
boli circolari. Il Guarini modifica l’edificio a pianta circolare
preesistente; l’interno appare funebre per l’impiego del mar-
mo nero-grigio che orna portali e scalinate, mentre il vano
della cupola risulta più luminoso.
La cupola La cupola è innovativa per l’audacia strutturale impiegata,
che, insieme alla tecnica, ha come fine quello di suscitare
meraviglia nell’osservatore. Impostata su di un alto tambu-
ro con 6 finestre alternate a nicchie, la cupola è sorretta da
6 ordini di archetti sottesi, disposti a forma di esagono, so-
vrapposti, sfalsati progressivamente e più stretti dal basso
Figura 43
verso l’alto. Un cerchio, sopra il quale si imposta la lanter-
L’interno della cupola na, chiude al vertice 6 archetti: ogni archetto incornicia una
della chiesa di San finestra, generando una struttura esagonale in pianta e
Lorenzo, a Torino. troncoconica in alzato. All’esterno sono visibili gli archetti

180
2 - Il Barocco nel resto d’Italia e in Europa

che si alternano con i costoloni, con andamento a zigzag; su


di essi vi è un anello retto da montanti che poggia su un tam-
buro a finestre ellittiche.
Anche la lanterna si riduce progressivamente di diametro lun-
go 3 livelli con motivi a stella. La particolarità del progetto sta
nel fatto che all’esterno si intuisce la struttura interna: lo
slancio e il rapporto reciproco degli archetti generano un ef-
fetto dinamico, grazie anche al gioco di luce che filtra dalle fi-
nestre della lanterna, del tamburo e della cupola.
Un’ulteriore innovazione del Guarini è il metodo compositi- Il metodo
vo per cellule spaziali autonome, addizionate tra loro per compositivo
creare nuovi effetti spaziali. Ciò era visibile nella pianta della
ormai distrutta chiesa di Santa Maria da Divina Providencia,
a Lisbona (del 1656), dove lo schema longitudinale era otte-
nuto per giustapposizione di cellule spaziali cupolate, gene-
rando una serie di ellissi con archi trasversali che si fletteva-
no verso l’alto e in avanti.
Anche la chiesa di San Lorenzo, costruita nel 1668 per i Tea- Chiesa
tini, dimostra come la forma geometrica di base, costituita di San Lorenzo
dal quadrato, sia articolata secondo superfici concave e con-
vesse: all’interno della pianta quadrata è ricavato uno spazio
centrale, circoscritto da 8 lati convessi nei quali si aprono ar-
chi a serliana su colonne corinzie. Queste aperture condu-
cono a cappelle a pianta ellittica. La navata centrale, ottago-
nale, si apre su un presbiterio anch’esso di forma ellittica co-
perto dalla cupola circolare. Grazie a un altro arco a serliana
si giunge a un ulteriore spazio ellittico dove è posto l’altare
maggiore. Anche qui l’elemento fondamentale è la cupola a La cupola
torre conica, con archi acuti disposti secondo un disegno
stellare: 8 costoloni si diramano a coppie divergenti, for-
mando una stella a 8 punte, ottagono di base su cui si impo-
sta la lanterna. Fra gli arconi si aprono finestre ovali e penta-
gonali, creando vuoti tra i costoloni e un motivo decorativo
di contrasti chiaroscurali. L’esterno nasconde la particolarità L’esterno
dell’interno, dal momento che la struttura della cupola non
si legge e, come nella cappella della Sindone, emerge sol-
tanto la linea sinuosa delle pareti flesse e inflesse con fine-
stre ovali e rettangolari, di spunto borrominiano.
In palazzo Carignano, sempre a Torino (1679), la tecnica ar- Palazzo Carignano
dita scompare a favore di contrapposizioni tra linee curve e
rette: il fronte mistilineo si dilata per abbracciare gli edifici
circostanti. Si nota un maggiore gusto pittorico, dato dalla
variata incidenza della luce, dall’uso del cotto e dal doppio
ordine di semipilastri e cornici.
La dinamica delle curve è quindi il tema dominante, in una Tema dominante
correlazione tra interno ed esterno: in tal senso l’andamen-
181
Architettura barocca

to convesso della zona centrale della facciata corrisponde al-


la forma ovale del salone interno.
L’attività Il Guarini viene ricordato anche come trattatista: nel 1671 scri-
di trattatista ve il Trattato di geometria e matematica, in cui esplica sia
la teoria scientifica sia la sperimentazione architettonica, con
riferimenti all’astrologia e alla metafisica. La sua architettura
è una riuscita combinazione di rigore matematico e arte, ca-
pace di colpire direttamente e coinvolgere lo spettatore.

■ Baldassarre Longhena
Scultore e architetto veneziano, Baldassarre Longhena (Ve-
nezia, 1598-1682) cresce in un clima di intensa attività edili-
zia per la città, che mantiene una certa ricchezza grazie ai traf-
Gli studi fici economici di cittadini illustri. Il Longhena è allievo di Sca-
mozzi, ma attinge anche allo studio di Sansovino e Palladio,
lasciando un segno nella Venezia seicentesca.
Nel 1631 inizia il lunghissimo cantiere per la costruzione del-
Chiesa della Salute la chiesa della Salute, a Venezia, terminata solo nel 1687; l’e-
dificio religioso, che sorge nel punto di confluenza tra due ca-
nali, presenta una pianta poligonale, per poter offrire all’os-
servatore diversi punti di vista.
La struttura L’ottagono della pianta è circondato da un deambulatorio (ca-
ratteristico degli edifici paleocristiani bizantini) che si affaccia
su 6 cappelle quadrangolari attraverso altrettanti grandi archi
di trionfo portanti. Il settimo lato ospita l’ingresso, mentre
l’ottavo il passaggio al presbiterio a pianta ellittica, disposta
trasversalmente.
Nel vano centrale, coperto a cupola, sono collocati l’altare e
il coro rettangolare; all’interno il moto centrifugo tipico del
Seicento è espresso dagli archi di trionfo disposti radial-
mente, dalla ricchezza delle decorazioni e dalle colonne po-
ste su alti piedistalli, che si alternano alle arcate. Da notare
L’importanza le variazioni della luce che filtra dalla cupola e cambia di in-
della luce tensità al passaggio nel deambulatorio. La cupola emisferica
a calotta è maestosa e priva di costoloni, sorretta da 12 con-
trafforti a volute – tipici del Barocco – che hanno la funzio-
ne di raccordarla con il solido ottagonale che costituisce il
vano della chiesa.
L’esterno All’esterno emblematici sono la mobilità architettonica e l’a-
spetto scenografico dati dall’alternarsi di rientranze e spor-
genze, come i prospetti delle cappelle disposti a raggiera e
decorati con colonne. La ricchezza plastica dei volumi edifi-
cati e i giochi di luce sono introdotti da architravi e timpani
in stile palladiano che annullano le masse del corpo centrale,
della doppia cupola (quella centrale e quella minore del pre-
sbiterio), delle statue e degli obelischi posti a coronamento.
182
2 - Il Barocco nel resto d’Italia e in Europa

L’impostazione barocca seguace del filone veneziano si af- Le architetture civili


ferma anche in edifici civili come Ca’ Pesaro, del 1660. Qui i
modelli di Palladio e Sanmicheli sono resi con la robustezza
plastica del bugnato impiegato alla base del palazzo, che con- L’uso del bugnato
trasta con la prevalenza di vuoti dei piani superiori, a loro vol-

LA DIFFUSIONE DEL BAROCCO IN FRANCIA


L’elemento architettonico del Barocco i- no le caratteristiche di equilibrio e sim-
taliano che più influenza lo stile degli al- metria del corpo doppio, ma anche la
tri Stati europei è una particolare con- monumentalità dell’ampio frontone e la
cezione dello spazio, definito dinami- cupola ovale che dominano la facciata.
camente dal flettersi delle murature, dal Le Vau realizza inoltre un nuovo edificio
ripetuto gioco di sporgenze e rientran- intorno al castello di caccia della reggia
ze, da illusioni scenografiche e dall’ab- di Versailles (1669), contraddistinto
bondante impiego di stucchi e affreschi. dalla severa massa del parallelepipedo
In Francia il Barocco diviene lo strumen- alleggerito da avancorpi e colonne che
to artistico impiegato per glorificare l’as- rompono la monotonia delle finestre.
solutismo di Luigi XIV, il Re Sole, che si i- Jules Hardouin Mansart (1646-1708),
spira agli ideali di monumentalità e sim- nominato primo architetto regio nel
metria del primo Rinascimento, serven- 1675, mira all’esaltazione della figura
dosi dell’architettura come di un mezzo del re tramite una fedele aderenza allo
per esprimere il proprio potere. stile barocco nella realizzazione dei
Castelli, residenze e palazzi della nobiltà suoi complessi aperti; collabora al com-
francese risentono dell’influenza del Ba- pletamento di Versailles con l’elegante
rocco italiano, così come di elementi più inserimento di un porticato aperto a
classici ereditati dal passato. I castelli peristilio, primo esempio di porte fine-
sono generalmente organizzati secondo stre che aprono la struttura al giardino
una pianta che comprende un corpo prospiciente. Uomo intelligente e ver-
centrale e ali laterali; all’edificio si acce- satile, sa anche fornire esempi di sem-
de attraverso un largo cortile e peristili, plicità, come la cupola della chiesa di
giardini decorati con fontane e curati Saint-Louis des Invalides (1679), for-
con rigore geometrico; anche gli interni mata da 3 calotte: quella interna con
esprimono il fasto con ricchi stucchi, grande apertura centrale, quella inter-
oro, specchi e dipinti. media con dipinti e quella più esterna
Nel 1655 viene nominato primo archi- che poggia su un ulteriore piano fine-
tetto di corte Louis Le Vau (1612-1670). strato sostenuto a sua volta dalla corni-
La sua opera è caratterizzata dalla gran- ce del tamburo.
diosità dei rapporti tra volumi e spazio, Nel complesso il Barocco francese ri-
dal gusto per le soluzioni scenografiche, mane una realtà a sé stante rispetto al-
dalle facciate asimmetriche e curvilinee lo stile che interessa l’Europa centrale,
e dalla ricchezza decorativa interna. Il caratterizzato dall’unione tra classico e
suo capolavoro è Vaux-le-Vicomte moderno, dalla componente rigorosa e
(1657), maggiore espressione del ca- razionale, ma anche da quella fastosa e
stello barocco francese, dove emergo- scenografica.

183
Architettura barocca

ta scanditi da finestre archivoltate alternate a colonnine bi-


nate e singole. In Ca’ Rezzonico, del 1667, vienne alleggeri-
to il bugnato alla base per privilegiare, tramite le aperture
delle finestre, una compenetrazione tra interno ed esterno
e favorire in questo modo uno scambio continuo tra pubbli-
co e privato.

SCHEMA RIASSUNTIVO
GUARINO GUARINI Dopo una serie di viaggi in cui insegna matematica e filosofia, Guarino Guarini proget-
ta, a Messina, la chiesa dei Padri Comaschi, dove compare uno degli elementi che ca-
ratterizzeranno le sue opere: la cupola aperta ad archi intrecciati. Ma è a Torino che il
Guarini lascia soprattutto la sua impronta. Nel 1563 Emanuele Filiberto di Savoia tra-
sferisce la capitale del suo ducato da Chambery (Francia) a Torino. Questo porta la città
a un ampliamento che non sconvolge però l’originale impianto a castrum. Del Guarini
sono due le opere che ben simboleggiano lo stile dell’epoca: la cappella della Santa
Sindone, con la particolarissima soluzione adottata per la cupola, e palazzo Carigna-
no. Notevole anche la sua attività di trattatista.

BALDASSARRE LONGHENA Anche la città di Venezia presenta elementi di epoca barocca, grazie soprattutto alle
opere dell’architetto Baldassarre Longhena: la chiesa della Salute e gli edifici civili Ca’
Pesaro e Ca’ Rezzonico.

184
ARCHITETTURA
DEL SETTECENTO

1 Tardobarocco e Rococò
2 Neoclassicismo
Il Barocco rimane in auge fino alla prima metà del XVIII
secolo, quando sfocia nel Rococò, uno stile che tende
a coprire la forma architettonica con rivestimenti
a imitazione della natura, come grotte e rocce, e soluzioni
architettoniche sempre meno lineari e prevedibili.
In Italia esempi importanti si trovano a Torino nelle opere
di Filippo Juvarra e Bernardo Vittone, e nel sud borbonico
(Napoli e Caserta) nelle opere di Luigi Vanvitelli.
L’esportazione di questo stile a San Pietroburgo
si deve invece a Bartolomeo Rastrelli.
Nella seconda metà del XVIII secolo la cultura europea
è dominata dal pensiero illuminista, che considera
la ragione quale unico strumento per la conoscenza
del mondo; l’Illuminismo apprezza il criterio di razionalità
che sta alla base delle architetture classica
e rinascimentale. Intanto la Rivoluzione Industriale
in Inghilterra e la Rivoluzione Francese portano
prepotentemente alla ribalta un nuovo soggetto
economico e politico: la borghesia. L’arte quindi
non è più appannaggio delle corti e della Chiesa,
poiché i borghesi si affermano come nuovi committenti
di importanti opere e come teorici di un’arte strumentale
alla vita quotidiana: nascono in questo periodo nuove
discipline come l’estetica e l’urbanistica. In tutta Europa,
ma anche nei “neonati” Stati Uniti d’America, si diffondono
quindi il Neoclassicismo, un movimento architettonico
che richiama alla semplicità dell’arte classica, soprattutto
greca, e il Palladianesimo, volto al recupero dello stile
rinascimentale di Andrea Palladio.
1 Tardobarocco e Rococò
La prima metà del Settecento vede portare all’estremo il rifiuto delle forme
del Barocco mediante l’affermazione di un nuovo stile, il Rococò. L’irrompere
nella cultura europea del pensiero illuminista e del potere politico-economico
della borghesia ben presto segna un ritorno alle linee semplici e razionali
delle architetture classica e rinascimentale, dando vita al Neoclassicismo.

Il passaggio dal Barocco al Rococò


Il termine Tardobarocco indica il periodo di passaggio che va
dalla fine del Seicento alla prima metà del Settecento: si trat-
ta di una fase transitoria di ricerca, che condurrà in maniera
graduale agli ideali illuministi, caratteristici del Settecento, e
al Neoclassicismo ottocentesco.
Il Rococò, che coincide in parte col Tardobarocco, si sviluppa Tardobarocco
anch’esso a partire dalla fine del Seicento, ma abbraccia poi l’in- e Rococò
tero secolo seguente, portando all’estremo gli effetti sceno-
grafici e le decorazioni barocche. La definizione di Rococò de-
riva dal francese rocaille (conchiglia), in uso nel Settecento per
designare le nicchie e le pietre scolpite per la decorazione di
giardini e grotte a imitazione delle rocce naturali. In ambito ar-
tistico, il termine indica un carattere bizzarro, capriccioso, ma
al tempo stesso naturalistico. Lo stile rococò non viene ap-
plicato tanto agli esterni degli edifici, quanto all’arreda-
mento e alla decorazione di interni, dove dominano le pareti Decorazione
ricoperte da ornati ramificati che si sovrappongono ai disegni degli interni
tardobarocchi; è una tendenza volta a negare la forma archi-
tettonica, rivestendola con un ripetuto gioco di cornici, festo-
ni e volute intrecciate.
Il Rococò si pone in contrapposizione al pesante plasticismo Analogie
barocco, ma al tempo stesso utilizza in modo raffinato i rit- e differenze
mi dinamici dello stile precedente. È espressione di un’ari- con il Barocco
stocrazia che nasconde il suo declino con il desiderio di eva-
dere dalla scomoda realtà attraverso la costruzione di un
mondo fittizio. Il trasferimento della corte francese da Ver- L’apice
sailles a Parigi, dopo la morte di Luigi XIV nel 1715, coinci-
de con il periodo di maggiore sviluppo dello stile. La volontà
di restaurare palazzi da tempo inutilizzati è foriera di un de-
siderio di rinnovamento: pareti chiare, tinte pastello, spec-
chi, stucchi leggeri. Al termine del Settecento il ritorno al ra-
zionalismo geometrico e alle strutture classiche segnerà la
fine di questo stile.
187
Architettura del Settecento

■ Il Tardobarocco piemontese
Agli inizi del Settecento l’architettura italiana si differenzia a
seconda delle varie realtà regionali. In Piemonte spicca la fi-
Filippo Juvarra gura di Filippo Juvarra (Messina, 1678 - Madrid, 1736). Tra-
sferitosi a Roma nel 1703, lo Juvarra inizia a studiare le opere
di Carlo Fontana e Francesco Borromini; nel 1714 fa ritorno
a Messina, per poi trasferirsi in Piemonte, dove Vittorio Ame-
deo II di Savoia lo nomina suo primo architetto. A Torino,
per volontà del sovrano, inizia l’attività di urbanista con l’am-
pliamento della città su prosecuzione dell’originale disegno
a scacchiera. Tra i suoi interventi nello spazio urbano ricor-
diamo, in piazza Castello, la facciata di Palazzo Madama, del
1718, con il grande scalone.
Basilica di Superga La sua opera più importante è la basilica di Superga (1715),
chiesa reale per la casa dei Savoia costruita su una collina che
domina la città. L’eredità classica è evidente nella pianta cen-
trale a croce greca inscritta in un cerchio, con cappelle lungo
Il modello classico gli assi diagonali; il corpo centrale è innestato nel vano qua-
drangolare del monastero. La facciata è una reinterpretazione
barocca del Pantheon romano, per il pronao corinzio a pian-
ta quadrangolare e per l’alto cilindro coperto a cupola, anche
se si differenzia per le luminose finestre curve del tamburo che
conferiscono una maggiore spinta verticale. L’insieme è arti-
colato in un gioco di curve e controcurve, soluzioni sceno-
grafiche, ordine gigante e inserimento di paraste, con eviden-
ti riferimenti al Borromini. All’interno 6 cappelle ampiamen-
te decorate circondano la navata circolare decorata con lavo-
Palazzina di Caccia razioni in marmo. Non meno importante è la Palazzina di Cac-
a Stupinigi cia, a Stupinigi, in cui torna il motivo della rotonda: in questa
composizione a più corpi dal nucleo centrale ellittico si svi-
luppano ali oblique che si estendono di fronte al palazzo, in
modo da formare una corte esagonale. Questo impianto mo-
stra una perfetta integrazione con la natura e un ponderato
equilibrio delle parti, secondo uno schema geometrico di ri-
ferimento. L’interno è dominato dal salone centrale coperto
da una cupola retta da 4 pilastri isolati e circondato da absidi.
Affreschi e stucchi decorano gli interni che risultano lumino-
L’uso della luce si grazie alle ampie finestre. La luce, usata con funzione strut-
turale e scenografica, permette di definire gli spazi, i volumi e
la distribuzione degli ornamenti.
Nel 1753 Filippo Juvarra viene chiamato a Madrid da Filippo V,
per il quale progetta diversi palazzi.
Bernardo Vittone Più estroso è invece lo stile di Bernardo Vittone (1702-1770),
ultimo esponente del Barocco piemontese. La sua formazio-
ne avviene studiando le opere di Guarini e Juvarra; la sua pre-
dilezione è per gli edifici religiosi a pianta centrale con co-
188
1 - Tardobarocco e Rococò

perture complesse costituite dall’aggregazione di più cupo-


le. Importante realizzazione è il santuario della Visitazione, a Santuario
Carignano (1738): si tratta di una chiesa a pianta esagonale della Visitazione,
con 6 cappelle che si immettono nel vano centrale attraverso a Carignano
archi di cerchio. La copertura è costituita da 3 cupole: una
esterna e l’altra a doppia calotta con intercapedine e lanter-
na finestrata finale. Altra sua opera di rilievo è Santa Chiara, a Chiesa
Bra (1742), caratteristica per l’involucro murario svuotato del di Santa Chiara
vano principale e per l’organizzazione dell’interno, che pre-
senta una galleria con alti archi in cui le cappelline sono so-
vrastate da 2 cupole, di cui una affrescata e l’altra traforata da
4 aperture curvilinee.

■ Luigi e Carlo Vanvitelli


Nell’Italia meridionale l’architetto emergente è Luigi Vanvi-
telli (Napoli,1700 - Caserta, 1773). Figlio del pittore olandese
Gaspar Van Wittel, si trasferisce a Roma dove compie studi let- Gli studi a Roma
terari, scientifici e artistici, assimilando le metodologie pro-
gettuali di artisti come Filippo Juvarra, di cui è allievo, dei trat-
tatisti del passato e di opere del tardo Seicento romano. Que-
sto tipo di formazione lo porta ad acquisire un linguaggio ar-
chitettonico equilibrato e rigoroso, nel quale fonde elementi
della tradizione antica e di quella italiana, sia rinascimentale
sia barocca. Il suo stile si pone a cavallo tra la fine del Ro- Lo stile
cocò e l’inizio del Neoclassicismo.
Fino al 1745 riceve diversi incarichi da parte di papa Clemen-
te XII che lo portano a viaggiare in molte parti d’Italia; nel
1751 viene chiamato a Napoli dal nuovo re di Napoli e Sicilia,
Carlo VII di Borbone, per il quale progetta la reggia di Ca- Reggia di Caserta
serta, i cui lavori iniziano nel 1752. L’idea del re è quella di far
costruire una reggia con annessa una nuova città, sull’esem-
pio di Versailles, per farne la residenza del sovrano e della
corte e la sede del governo. Il grandioso complesso prevede
il palazzo, il piazzale antistante, il vasto parco retrostante, la
città e l’acquedotto; il progetto non verrà realizzato comple-
tamente sia per ragioni finanziarie sia per il trasferimento del
promotore del progetto, Carlo VII, in Spagna come nuovo re,
con il nome di Carlo III. Il palazzo è a pianta rettangolare, for- Il palazzo
mata da 4 corpi di fabbrica che ne costituiscono il perime-
tro, all’interno del quale vi sono 2 bracci disposti a croce che
generano 4 cortili interni uguali e gallerie distributive; il brac-
cio che congiunge l’ingresso con la parte retrostante è per-
corso da un grande e lungo portico. All’intersezione dei 2 brac-
ci si forma un vestibolo ottagonale che costituisce il nucleo
del palazzo, nonché il punto di incontro delle varie direttrici
divergenti, secondo punti di vista angolari tipici delle scene
189
Architettura del Settecento

Figura 44 teatrali sei-settecentesche. Ne deriva un impianto dinamico,


Veduta aerea strutturato in modo regolare e geometrico, grazie anche alla
della reggia di Caserta. presenza dello scalone. Il dinamismo appare più marcato nel
prospetto posteriore, grazie alle sporgenze del corpo cen-
trale e di quelli laterali e alla scansione dei semipilastri di or-
dine gigante, di colore più chiaro rispetto al fondo murario,
alternati alle numerose finestre rettangolari. Il fronte ante-
riore presenta una maggiore monotonia, data dall’innume-
revole quantità di finestre, rotta appena dalle sporgenze de-
scritte per l’altra facciata e dal gioco di chiaroscuri dei 3 ar-
coni a pianoterra inseriti nel bugnato del basamento. Il com-
plesso avrebbe presumibilmente acquisito una maggiore va-
rietà se fossero state realizzate, come da progetto originario,
le 4 torrette angolari e la cupola centrale. In ogni modo l’edi-
Il parco ficio risulta innestato scenograficamente nel magnifico parco
che si intravede attraverso il braccio longitudinale.
Il figlio, Carlo Vanvitelli, alla morte del padre Luigi si dedica al
progetto del parco e del complesso di fontane, cascate e vasche
che salgono verso la collina, decorate da statue raffiguranti te-
mi mitici e disposte lungo il percorso secondo una scansione
Il piazzale ritmica. Il piazzale antistante è di forma ellittica; il distacco
tra il palazzo e l’ellisse è ottenuto da 2 corti bracci paralleli
con un unico punto di vista centrale, in relazione al viale di
accesso, in asse con il portone principale. Il riferimento al pro-
190
1 - Tardobarocco e Rococò

getto del colonnato di San Pietro, del Bernini, è inevitabile, Modello


anche se la concezione berniniana è di tipo barocco, in quan- di riferimento
to i due corpi di collegamento divergenti generano l’avvici-
namento alla facciata e i punti di vista sono due, posti nei fuo-
chi dell’ellisse.
Le ultime realizzazioni di Carlo Vanvitelli sono più classiche,
pur con il gusto rococò delle soluzioni scenografiche, della
leggerezza degli interni e dell’effetto sorpresa.

■ Bartolomeo Rastrelli
Un altro illustre architetto italiano dell’epoca è Bartolomeo Ra-
strelli (Firenze, 1700 - San Pietroburgo, 1771). Cresciuto in
Francia, appena sedicenne viene condotto dal padre a San Pie-
troburgo, dove nel 1736 diviene architetto di corte; il perio-
do più intenso della sua attività va dal 1741 al 1762, quando è
impegnato nel rinnovamento urbanistico ed edilizio della città.
Il suo stile è influenzato dal Barocco e dal Tardobarocco fran- Lo stile
cese e italiano e dallo sfarzoso Rococò. La sua tipicità risiede
nella capacità di unire tipologie russe e occidentali con l’ispi-
razione rinascimentale e manierista.
I suoi palazzi sono caratterizzati da una estrema linearità del
disegno: grandi facciate policrome con stucchi bianchi e blu
si uniscono alla perfetta geometria dell’architettura. I fronti so- Gli interni
no scanditi da 2 piani di colonne che, con l’ulteriore piano ba-
laustrato, danno un grande senso di verticalità. Negli interni
lo stile è estroso, arricchito dall’utilizzo di specchi, stucchi e
giochi di luce. Tra le sue opere maggiori ricordiamo il Palaz-
zo d’Inverno (1754) e la cattedrale di Smolny (1748).

SCHEMA RIASSUNTIVO
TARDOBAROCCO Il periodo artistico che va dalla fine del Seicento alla prima metà del Settecento è de-
E ROCOCÒ finito Tardobarocco; negli stessi anni si afferma un altro stile, il Rococò, che resta
in auge per tutto il Settecento. Quest’ultimo manifesta la tendenza a negare la for-
ma architettonica ricoprendola di decorazioni spesso ispirate alla natura. La decora-
zione interna dell’edificio suscita più interesse della forma esterna.

ITALIA I Savoia chiamano a Torino Filippo Juvarra, che qui progetta la facciata di Palaz-
zo Madama e la basilica di Superga. Sempre dello Juvarra è la Palazzina di Cac-
cia, a Stupinigi. Ultimo esponente del Barocco piemontese è Bernardo Vittone.
La dinastia dei Borbone commissiona all’architetto Luigi Vanvitelli la costruzione
della reggia di Caserta. Il figlio, Carlo Vanvitelli, progetta il parco e il complesso
delle cascate.

EUROPA Bartolomeo Rastrelli esporta a San Pietroburgo lo stile del Tardobarocco e del Ro-
cocò. Tra le sue opere più rilevanti il Palazzo d’Inverno e la cattedrale di Smolny.

191
2 Neoclassicismo
A partire dalla seconda metà del Settecento si assiste al ritorno sempre più
marcato delle architetture del passato, più composte e sobrie grazie anche
a uno studio più approfondito dell’antichità greca e romana. La migliore
conoscenza della produzione classica porta a superare la fredda imitazione
dei modelli, proponendo un’interpretazione basata sui diversi gusti locali.

Illuminismo e riscoperta dell’arte classica


Il ritorno A metà del Settecento l’estenuante ricerca degli eccessi scom-
della classicità pare a favore di una rinnovata interpretazione delle architet-
ture antiche. Le varie accademie straniere da tempo insedia-
tesi a Roma e i viaggi di molti artisti europei in Grecia e a Pae-
stum fanno sì che lo studio delle antichità diventi fonte di ispi-
razione per una rivisitazione dell’arte classica. Non vi è più una
semplice imitazione di pochi modelli del passato, ma lo sguar-
do verso l’antichità muta a seconda dei caratteri di architettu-
re diverse sulla base delle realtà locali. Il Settecento è princi-
L’importanza palmente il secolo dell’Illuminismo, vasto movimento filoso-
della ragione fico e culturale nato in Inghilterra, che cerca di comprendere
il mondo e l’uomo attraverso i lumi della ragione, intesa co-
me l’unico strumento comune a tutti gli esseri umani. La chia-
rezza della ragione è il tema fondamentale che si contrappo-
ne all’oscurità, agli eccessi e agli artifici dello stile barocco; si
I nuovi fondamenti rivalutano la luminosità e l’originaria semplicità della natura
dell’arte come condizione primaria dell’umanità. Anche prima d’ora vi
erano stati riferimenti al patrimonio dell’antichità, ma intorno
alla metà del Settecento si fa strada per la prima volta il pro-
blema di una teorizzazione dell’arte. È in questo periodo che
La nascita si forma l’estetica, un’autonoma scienza dell’arte che conce-
dell’estetica pisce l’indipendenza del fare artistico e che ha come unico ri-
ferimento ideali e canoni specifici del suo ambito.
Johann Joachim Winckelmann, teorico e archeologo tedesco,
nel suo scritto Storia dell’arte nell’antichità (1764) sostiene
che la razionalità illuminista sia alla base della scelta di un mo-
dello di bellezza ideale recuperabile nell’arte greca; l’arte de-
ve essere fatta di equilibrio, elegante precisione e serenità.
Il contesto Il Neoclassicismo è un periodo complesso poiché, con l’ac-
storico-politico cesso al potere economico e politico della borghesia, muta-
no le condizioni politiche e sociali degli Stati, grazie soprat-
tutto alla ventata di novità portata dalla Rivoluzione France-
se e dalla Rivoluzione Industriale inglese.
192
2 - Neoclassicismo

Nascono nuove classi di committenti e anche la figura del-


l’artista si modifica, assumendo un ruolo di impegno civile al Nuovo ruolo
servizio della comunità; gli ideali neoclassici sono particolar- dell’artista
mente evidenti in campo architettonico, ambito in cui gli arti-
sti, attingendo ai migliori esempi del mondo antico, operano
al servizio delle mutate condizioni sociali e politiche dell’epo-
ca. La civiltà greca rappresenta l’esempio perfetto di armoni- Il modello greco
co sviluppo dell’uomo; la perfezione dei Greci non era solo
estetica, ma anche etica e civile. Le scoperte archeologiche e
la conseguente conoscenza diretta dei monumenti antichi con-
tribuiscono non poco alla diffusione di questo principio. La fi-
losofia illuminista si diffonde principalmente in Francia, ma ne- Dalla Francia
gli anni tra lo scoppio della Rivoluzione Francese e la caduta al resto dell’Europa
di Napoleone viene esportata in tutta Europa.

L’architettura neoclassica
In campo architettonico la preferenza accordata all’arte greca
rispetto a quella romana suscita aspre polemiche tra artisti e
studiosi. Le aspirazioni alla razionalità e alla funzionalità ven-
gono espresse sul piano teorico con scritti sulla riscoperta di La teoria
architetti rinascimentali italiani come il Palladio (da qui il Pal-
ladianesimo, nato in Inghilterra e diffusosi poi in tutta Euro-
pa). In Francia il teorico Marc-Antoine Laugier non tiene più
conto della perfetta applicazione degli ordini classici, ma so-
stiene che gli organismi edilizi debbano fondarsi sul sistema
trave-pilastro o trabeazione-colonna, che era l’originario prin-
cipio costruttivo della capanna rustica, alla base di ogni ordi-
ne architettonico. Di questo periodo è anche la nascita del mo- Nascita
derno concetto di urbanistica, in quanto alla costruzione di pa- dell’urbanistica
lazzi e chiese si affianca la realizzazione di teatri, caserme, moderna
ospedali, mercati, e il tessuto urbano viene rinnovato con piaz-
ze, viali e giardini, tenendo conto delle condizioni igieniche,
dell’orientamento del sole e dei venti.

■ Italia
Il Neoclassicismo italiano nasce intorno al 1740 e si sviluppa
fino ai primi decenni dell’Ottocento, presentando tratti diffe-
renti nelle varie realtà regionali. In Veneto la prosperità eco- Veneto
nomica e il riferimento costante al Palladio permettono una
continuità con il Classicismo e uno sviluppo del settore edili-
zio; ci si riferisce a forme semplici e a un connubio tra bellez-
za e tecnica. A Roma il nuovo stile si afferma più lentamente, a Roma
causa della crisi economica e dell’atteggiamento ostile della cu-
ria romana alle innovazioni, ma alla fine del secolo il migliora-
193
Architettura del Settecento

mento delle condizioni economiche porta a una ripresa edili-


zia; infine il collegamento con l’ambiente internazionale fa di
Roma il centro di raccolta di numerosi artisti e teorici.
Lombardia Le origini del Neoclassicismo lombardo sono legate all’Acca-
demia di Parma, a sua volta connessa all’architettura france-
se. L’architetto Giuseppe Piermarini (1734-1808) svolge la sua
attività prevalentemente a Milano, dove giunge nel 1769 a se-
guito di Luigi Vanvitelli, del quale era stato allievo e con il qua-
le aveva collaborato alla realizzazione della reggia di Caserta.
Ottenuta la cattedra di Architettura all’Accademia di Brera, si
dedica all’urbanistica con la sistemazione di giardini e piazze
Palazzo Belgioioso (piazza Fontana). Tra le opere maggiori ricordiamo Palazzo
Belgioioso, a Milano (1772): qui emergono elementi classici
nel bugnato, più rustico al piano terra e liscio ai piani supe-
riori, nel portone con 4 semicolonne e nel timpano, in cui un
elaborato gioco di sporgenze e rientranze crea forti effetti
Teatro alla Scala chiaroscurali. Anche nel Teatro alla Scala (1776) ritornano ele-
menti caratterizzanti quali il timpano, le paraste e le semico-
lonne: questi elementi architettonici, chiaramente visibili
quando il teatro sorgeva su di una lunga e stretta strada, suc-
cessivamente, dopo la costruzione della piazza antistante, di-
ventano meno evidenti, poiché la prospettiva angolare lascia
il passo al punto di vista centrale. Con portico e terrazza ag-
gettanti il teatro è una costruzione funzionale con emiciclo in-
Lo stile terno per la diffusione dei suoni. I caratteri stilistici del Pier-
del Piermarini marini si possono riassumere nella sobrietà della struttura e
degli elementi decorativi usati con rapporti modulari. Tra le
sue principali opere si ricordano anche Palazzo Reale, a Mi-
lano (1770) e Villa Reale, a Monza (1776).

■ Inghilterra
In Inghilterra la ricerca di un appagamento estetico attraver-
so il godimento della natura e dell’arte porta a un’attenzione
ai valori pittorici anche nella progettazione di edifici e giar-
Attenzione dini; nasce pertanto l’idea che sia importante collocare l’ar-
alla collocazione chitettura in un ambiente fisico, rurale, urbano e storico dove
nell’ambiente tutti gli edifici siano compresi in un unico progetto monu-
mentale. L’Inghilterra georgiana aveva esaltato il ruolo della
borghesia urbana grazie all’espandersi delle attività mercanti-
li; per tutta risposta l’architettura e l’urbanistica neoclassiche
Un nuovo tipo creano nuove tipologie per l’edilizia privata chiamate terra-
di edilizia privata ces, formate da fronti compatti che donano splendore ai cir-
cus e ai crescents londinesi.
William Kent (1685-1748), architetto, pittore e decoratore di in-
terni, nel 1710 si reca per studio in Italia e conosce quello che
sarà il suo maestro, Lord Burlington, promotore dello stile neo-
194
2 - Neoclassicismo

palladiano. Kent lavora per la borghesia e la nobiltà, realizzan-


do splendidi giardini trasformati in paesaggi naturali. La luce, la I tratti fondamentali
forma e il colore sono i suoi tratti fondamentali, insieme a una
tecnica compositiva volta alla creazione di un effetto pittorico.
Gli interni di Kensington Palace (Londra, 1720) presentano tre Kensington Palace
stili differenti: Barocco veneto, Neoantico e decorazioni del-
l’antica Roma. Holkham Hall (1734) sviluppa una pianta for- Holkham Hall
mata da 4 padiglioni esterni in stile palladiano e colonnati del-
l’antica Roma, in un accentuato contrasto tra l’esterno sobrio e
l’interno spettacolare. Chiswick House (Londra, 1726) è ispira- Chiswick House
ta alla Rotonda del Palladio, mentre altre realizzazioni impie-
gano templi e scenografie teatrali per i giardini.
Robert Adam (1728-1792) nasce in Scozia, ma lavora in In-
ghilterra, dove si dedica principalmente all’architettura do-
mestica, legata all’architettura pittoresca. Quest’ultima si basa
sul tema del movimento, inteso come l’avanzare delle varie Tema del movimento
parti dell’edificio attraverso convessità e concavità.
Kedleston Hall (1760) esprime molto chiaramente i tratti fon- Kedleston Hall
damentali della sua architettura: rifacendosi all’antichità ro-
mana classica inserisce nel fronte sud un blocco edilizio che
riprende l’arco di Costantino, quindi un monumento urbano
collocato in un ambiente pastorale; un salone interno è co-
perto a cupola come il Pantheon, gli ambienti sono contigui
come nelle case romane, gli interni decorati con stucchi e af-
freschi; attingendo al Palladianesimo riprende le case a giar-
dino, i porticati curvilinei che collegano il corpo centrale ai pa-
diglioni, il pronao corinzio e le scalinate. Il suo stile è arricchito
con elementi greci e gotici, che danno origine a un “Neoclas- Un nuovo stile
sicismo domestico”, raffinato ed elegante.
John Soane (1753-1837), studente della Royal Academy, giun-
ge in Italia grazie a una borsa di studio e qui assimila i carat-
teri dell’architettura classica, maturando uno stile discreta-
mente vario. Soane sviluppa una nuova architettura di inter- Nuova architettura
ni, in cui gli ornamenti del linguaggio classico sono incisioni d’interni
e scanalature che definiscono gli spazi a volta illuminati dal-
l’alto. Effetti luminosi, volte sospese, successioni dinamiche
di piani, uso di specchi e complessità scenica con basse cu-
pole a pennacchi staccate dalla parete sono i tratti del Pitto- Il Pittoresco
resco, il movimento che unisce forme irregolari a strutture inglese
neoclassiche. Soane fonde il gusto classico con il Gotico e
con una derivazione barocca nella concezione dell’oggetto ar-
chitettonico. Lincoln’s Inn Fields (1792), la banca d’Inghil-
terra (1788) e il primo progetto della galleria d’arte del
Dulwich College, a Londra, sono tra le sue opere migliori.
John Nash (1752-1835), architetto personale del principe reg-
gente, il futuro re Giorgio IV, è un grande esponente del Pit-
195
Architettura del Settecento

toresco inglese. Esempi della Scuola Pittoresca sono rappre-


I cottage sentati dai cottage, piccole abitazioni che si differenziano per
stile e materiali, con tetti di paglia o di tegole, a uno o due pia-
ni, inserite in un grande prato.
Commistione di stili Per i suoi palazzi Nash unisce lo stile orientale a quello gotico
e classico; impiega lo stucco chiaro per le facciate, come si ve-
de in Cumberland Terrace (1828), con colonnati ionici, fron-
Riqualificazione toni e statue. Nash è ricordato soprattutto per la riqualifica-
urbana di Londra zione urbana di Londra: suoi sono i progetti per Regent Park,
Saint James Park, Trafalgar Square e le Scuderie Reali. Egli
impone un disegno controllato e omogeneo, con varietà di
forme sinuose, slarghi, piazze e ville disposte attorno ai par-
chi. L’urbanistica rappresenta infatti un nuovo campo di ap-
plicazione: ne nascono centri focali collegati fra loro con di-
segni geometrici come i circus, case a schiera curvilinee ad ar-
co di ellisse e linee sinuose date dall’alternanza di concavo-
convesso-concavo, come Lansdowne Crescent.

■ Francia
Il contesto politico In Francia il Neoclassicismo viene associato alle ideologie del-
l’Illuminismo e della Rivoluzione Francese, di cui aspira a
esprimere i nuovi significati. L’architettura neoclassica di con-
seguenza interviene nella trasformazione della società stabi-
lendo un nuovo rapporto tra progetto e realtà, al fine di tra-
smettere valori eterni. In questa comunicazione dell’arte a li-
vello sociale, lo spazio architettonico non si limita più ai si-
gnificati simbolici e funzionali dei singoli edifici, ma guarda
anche al loro inserimento nella natura e alla relazione con le
L’influenza leggi e la società. Da un lato il contatto con il mondo classico
del mondo classico porta a privilegiare la spazialità e la semplificazione delle for-
me geometriche: utilizza solidi puri come sfere o cubi, la leg-
gerezza dell’impianto strutturale, il distacco dall’imitazione
della natura per una ricerca della naturalezza, l’armonia, l’im-
piego di colonne greche alte e snelle, l’uso della trabeazione
continua, le cupole e le volte cassettonate e i massicci pronai.
Il riferimento Dall’altro lato, il riferimento al Pittoresco porta all’allontana-
al Pittoresco mento dal Barocco, a una maggiore sensibilità per l’am-
biente, quindi alla progettazione di specchi d’acqua e colon-
nati aggettanti aperti sui giardini.
Jacques-Ange Gabriel (1698-1782), architetto di corte, offre
composizioni dalle proporzioni armoniche, come si può verifi-
Petit Trianon care nel Petit Trianon, a Versailles (1761), dove il blocco centra-
le dell’edificio presenta 4 differenti facciate: porticati con pila-
stri, con colonne corinzie o senza ordini, in un’integrazione con
Place il giardino attraverso scalinate e un’assenza della linea curva. In
de la Concorde Place de la Concorde (1753) assume uno stile monumentale
196
2 - Neoclassicismo

sobrio, con 2 palazzi gemelli


aventi giganteschi colonnati a 2
piani. Lo scopo è l’affermazione
pubblica e politica della supre-
mazia regale.
Claude-Nicolas Ledoux (1736-
1806) non compie viaggi a Ro-
ma né visita l’Accademia di
Francia, ma il suo riferimento al
classico è ben visibile nella sem-
plificazione delle forme degli
elementi decorativi, anche in
progetti complessi. Le facciate
ricordano templi antichi con ru-
stiche colonne giganti compo-
ste da elementi cubici; le piante sono complesse come per le Figura 45
Saline Reali, a pianta emiciclica di gusto manierista e dall’a- Progetto per una casa
spetto difensivo; le dogane parigine (barrières) sono roton- delle guardie forestali,
a Maupertuis.
de con portici formati da colonne binate, che costituiscono
una serie continua di serliane. Ledoux è considerato un visio-
nario per i suoi ideali utopistici, come si vede nella progetta-
zione della moderna città ideale, incompiuta. La ricerca della La città ideale
razionalità lo spinge a immaginare un complesso centrale cir- moderna
condato da un viale alberato: la struttura architettonica a se-
micerchio riflette le gerarchie tipiche dell’organizzazione del
sistema industriale, e i vari edifici sparsi per la campagna bo-
scosa sono semplici, ma imponenti, con colonne giganti.
Un altro architetto che progetta edifici ideali, portando i con- I concetti si fanno
cetti di Ledoux a un elevato livello di astrazione e gigantismo, ancora più astratti
è Étienne-Louis Boullée (1728-1799), che mira a fare del-
l’oggetto architettonico uno schema. Il suo allievo Louis Du-
rand (1760-1834) nel Compendio di lezioni di architettura
(1802) teorizza una metodologia progettuale basata sulla per-
mutazione di planimetrie indipendenti dal loro sviluppo in al-
zato; qui vengono in aiuto i nuovi studi di ingegneria che si
stanno via via diffondendo.

■ Germania
In Germania la divisione in piccoli principati si riflette in una
disomogeneità in campo architettonico. Gli ideali classici Gli ideali classici
giungono nel Paese verso il 1750, grazie alla politica di aper- come modello
tura verso l’Europa e all’ammirazione del re di Prussia per Fran-
cia e Inghilterra. Questi principi classici sono evidenti negli
edifici simili al Pantheon romano, con cupole, frontoni, pro-
nai, colonnati con padiglioni annessi, e nei riferimenti ai tem-
pli greci, con alto podio, recinto sacro e forme cubiche, oltre
197
Architettura del Settecento

ad archi di trionfo e tendenza al gigantismo. L’influenza del


Palladianesimo si nota invece nei parchi paesistici e nelle ca-
se di campagna affrescate all’interno.
Karl Friedrich Karl Friedrich Schinkel (1781-1841) è tra i più prolifici architet-
Schinkel ti dell’epoca; allievo di David Gilly, dapprima si dedica alla pit-
tura e alla scenografia; tra il 1803 e il 1805 compie alcuni viaggi
in Italia, dove si documenta sulle architetture classica e medie-
vale, e poi in Francia, dove studia le opere degli architetti illu-
ministi. Nel 1810 diviene consigliere alla sovrintendenza alle co-
struzioni prussiane e svolge un’intensa attività per lo sviluppo
edilizio di Berlino, di cui traccia il piano regolatore del 1817.
Aspetto funzionale La sua architettura fonde l’aspetto funzionale con quello sto-
e aspetto storico rico; il classico si adatta al progresso industriale del tempo, co-
me i palazzi sulla Wilhelmstrasse con scale di ghisa, ma allo
stesso tempo è evidente un’adesione fedele all’antico, punti-
Stile eclettico gliosa fino alla copia dei classici. Lo stile è decisamente eclet-
tico: le forme neogreche si ritrovano nell’Altes Museum (1824)
– dotato di un ampio colonnato di 18 colonne ioniche che in-
troduce al blocco dell’edificio a pianta rettangolare e di un am-
pio vano centrale quadrato sormontato da una rotonda – e in
altre opere che traggono ispirazione dal Partenone, con scali-
nata che conduce a un portico ionico e interni barocchi. Il gu-
sto gotico è evidente nella Werdersche Kirche (1821), con fac-
ciata di mattoni e decorazioni esterne lavorate a terracotta, al-
te finestre e torri frontali oltre la copertura, tipiche del Me-
dioevo. Lo stile neorinascimentale è visibile nell’Accademia di
Architettura (1832); lo stile pittorico inglese nei castelli reali.

■ Stati Uniti
Dal 1776 al 1783 la Guerra d’Indipendenza degli Stati Uniti dal-
l’Inghilterra porta un desiderio di autonomia dall’Europa, an-
che dal punto di vista architettonico. Con la fine della Rivolu-
zione Americana si torna a guardare al Vecchio Continente,
per libera scelta della borghesia mercantile. L’architettura tro-
va i principali riferimenti nel Classicismo europeo, grazie a un
Thomas Jefferson personaggio fondamentale quale Thomas Jefferson (1743-
1826). Terzo presidente degli Stati Uniti, autore della Dichia-
razione di Indipendenza, Jefferson è anche un affermato ar-
chitetto dedito all’insegnamento. La profonda conoscenza del-
l’architettura neoclassica è conseguenza del suo soggiorno in
Francia come ministro; influenzato dal Palladio, sviluppa uno
stile basato sull’antichità. La sua architettura vuole esprimere i
valori di libertà della nuova repubblica; nelle sue opere Jeffer-
son esprime bene i rapporti uomo-natura e individuo-società.
Le opere più Il Campidoglio dello Stato della Virginia, da lui progettato,
rappresentative è tra i primi edifici americani costruito nello stile del tempio
198
2 - Neoclassicismo

IL CAMPIDOGLIO DI WASHINGTON
Le forme classiche di questo edificio, se- neoclassico e il riferimento all’antico e-
de del Congresso degli Stati Uniti, simbo- sprimono il potere governativo, compara-
leggiano le virtù americane e derivano da to a quello dell’Impero Romano. L’edificio
un rapporto di collaborazione tra diversi attuale è frutto di numerosi interventi suc-
architetti. La pianta di William Thornton è cedutisi nel corso dell’Ottocento, tra cui la
del 1793: è costituita da un corpo centra- sostituzione della cupola originaria di le-
le a T collegato a 2 ali rettangolari che tra- gno con una nuova struttura di ghisa. La
smettono orizzontalità all’edificio. Il vano cupola attuale si erge su un tamburo a 2
centrale si proietta all’esterno attraverso piani colonnato, terminante con la lanter-
un portico con colonne a sostegno del na e la statua della Libertà. Anche gli in-
timpano triangolare superiore e ampie terni richiamano il classico, con forme ad
scalinate; un’enorme cupola sovrasta il anfiteatro, mezze cupole cassonettate e
vano centrale. La progettazione di stampo l’impiego di ordini classici.

classico: una struttura che trasmette stabilità e robustezza com-


positiva – grazie anche alla sua collocazione in posizione so-
praelevata –, insieme a forme limpide e semplici. Per la sua re-
sidenza, Casa Monticello (1768), in Virginia, si ispira alla Ro- Casa Monticello
tonda del Palladio: un corpo centrale coperto a cupola è an-
ticipato da un pronao colonnato con timpano; bassi bracci non
sono più intesi come semplici portici, ma espansioni spaziali
e funzionali; queste ali sono collegate alla casa attraverso pas-
saggi semisotterranei che richiamano Villa Adriana, a Tivoli. Il
tetto a terrazza favorisce la contemplazione della natura cir-
costante, dove sono inseriti bassi edifici di servizio, disposti in
modo da formare una grande U.
Vi è una separazione tra gli ambienti pubblici e quelli pri-
vati; all’interno le stanze semiottagonali intendono ottimizza-
re gli spazi, secondo il concetto generale della formazione di
un ambiente continuo anche con il parco. Ordine e armonia
emergono da questa costruzione, archetipo della villa ameri- Archetipo
cana. Jefferson si dedica allo studio dell’architettura romana, della villa americana
di cui adotta le forme per il progetto dell’università della Vir-
ginia (1817): 2 file di padiglioni sono collegate a colonnati, po-
sti ai lati di un ampio prato; i fronti sono tutti differenti e al-
l’interno vi sono aule e alloggi per i docenti; nella parte retro-
stante sono dislocati stanze e dormitori per gli studenti.
Il progetto esprime bene il rapporto tra uomo e natura, ope- Rapporto tra uomo
rosità e contemplazione, grazie all’integrazione fra strutture e natura
per lo studio e giardini, con grande fluidità dell’impianto. La
biblioteca, posta a un’estremità del complesso, è a pianta
centrale, coperta a cupola con pronao e timpano (su modello
del Pantheon).
199
Architettura del Settecento

Il Campidoglio Ultimo lavoro, ma non meno importante, è la collaborazione


di Washington con Benjamin Henry Latrobe (1764-1820) per il progetto del
Campidoglio di Washington, iniziato nel 1793. Nato in Inghil-
terra, Latrobe si forma culturalmente in Europa; trasferitosi in
America a trent’anni, introduce nell’architettura americana ca-
ratteri greci e barocchi insieme a elementi classici come co-
lonnati e cupole. La sua conoscenza dei fondamenti dell’inge-
gneria gli permette di progettare acquedotti, piante urbanisti-
che e penitenziari e di sperimentare nuovi materiali antin-
cendio come pavimentazioni di mattoni, scale di pietra e co-
perture di ferro (Nassau Hall, Princeton, 1802).

SCHEMA RIASSUNTIVO
L’ILLUMINISMO L’Illuminismo, movimento culturale nato in Inghilterra e diffusosi in Francia e nel re-
E LA RISCOPERTA sto d’Europa, fa riferimento ai lumi della ragione come unico criterio per compren-
DELL’ARTE CLASSICA dere il mondo e l’uomo. Il movimento esalta e rivaluta la semplicità dell’arte clas-
sica in contrasto con gli eccessi artificiosi del Barocco. Nasce l’estetica come scien-
za a sé stante, che teorizza l’indipendenza del fare artistico. Gli stravolgimenti eco-
nomici e politici causati dalla Rivoluzione Industriale e dalla Rivoluzione Francese por-
tano alla ribalta un nuovo committente per gli artisti: la classe borghese.

ARCHITETTURA NEOCLASSICA Il riferimento al mondo classico non è sempre univoco: alcuni prediligono lo stile
romano, altri quello greco. In Inghilterra il Palladianesimo riscopre la figura di An-
drea Palladio. Il francese Laugier sostiene il ritorno al sistema trave-pilastro. Nasce
il concetto di urbanistica moderna.

ITALIA In Veneto il riferimento al Palladio permette una continuità con il Classicismo. A Ro-
ma solo alla fine del Settecento si assiste di nuovo al proliferare di artisti e teorici.
A Milano Giuseppe Piermarini realizza diversi edifici in stile neoclassico: palazzo
Belgioioso, il Teatro alla Scala, Palazzo Reale e Villa Reale, a Monza.

INGHILTERRA Nell’Inghilterra georgiana sono molti gli architetti neoclassici che si contraddistin-
guono per l’idea di collocare l’edificio in un contesto sia rurale sia urbano che for-
mi un unico progetto monumentale. Tra questi ricordiamo William Kent, Robert
Adam, John Soane e John Nash.

FRANCIA Anche in Francia si afferma l’idea di un progetto unitario che comprenda edificio e
ambiente circostante. Due tra i massimi esponenti sono Jacques-Ange Gabriel e
Claude-Nicolas Ledoux.

GERMANIA L’ammirazione del re di Prussia per l’Inghilterra e la Francia apre al Neoclassicismo


le porte di Berlino. Nelle ville in campagna, invece, si ritrova lo stile palladiano. Da
ricordare l’architetto Karl Friedrich Schinkel.

STATI UNITI La nuova federazione di stati indipendenti non rinnega la sua origine europea. Per
questo motivo i più importanti edifici di fine Settecento sono in stile neoclassico,
grazie anche all’opera dell’insigne architetto, nonché terzo presidente, Thomas Jef-
ferson, che insieme a Benjamin Henry Latrobe partecipa al progetto per il Cam-
pidoglio di Washington .

200
ARCHITETTURA
DELL’OTTOCENTO

1 L’architettura
dell’età della macchina
2 Eclettismo
3 Urbanesimo e architettura
La fine del Settecento è caratterizzata dalla Rivoluzione
Industriale, che riprenderà vigore nel secolo successivo
con una maggior diffusione negli Stati europei.
Questo processo porta a un miglioramento delle
condizioni di vita, a città più popolate e affollate,
nonché al progredire dei sistemi di trasporto
e delle vie di comunicazione. I metodi costruttivi vengono
perfezionati e le nuove condizioni abitative richiedono
nuove tipologie di edifici da adibire alla produzione,
alle stazioni, ai magazzini, e anche a ospedali e carceri.
Materiali simbolo di questo secolo sono il ferro, la ghisa
e il vetro, che consentono di poter realizzare opere sempre
più ardite. Dal punto di vista formale si assiste, verso la
metà dell’Ottocento, a un recupero di diversi stili del
passato, data la predilezione da parte del Romanticismo
per il sentimento piuttosto che per la ragione: si ritorna
così al Romanico, al Gotico, alle forme dell’antico Egitto
e a quelle esotiche, grazie anche alla diffusione crescente
degli studi sulle costruzioni dei Paesi “lontani”.
A livello urbanistico si assiste al collasso delle grandi città
europee, dovuto al forte inurbamento: si rivelano dunque
necessarie misure drastiche nel tentativo di adeguare
alle trasformazioni in atto la viabilità, i servizi e lo sviluppo
futuro delle città stesse. Ne sono un esempio gli interventi
realizzati a Parigi, Vienna e Barcellona.
1 L’architettura dell’età
della macchina
Il secolo è caratterizzato da scoperte scientifiche e dall’utilizzo di nuovi materiali
che portano verso un’architettura non più legata alla progettazione del singolo
edificio ma alla grande scala, fino al rifacimento della pianificazione di grandi città.

Le trasformazioni sociali e politiche


e le scoperte scientifiche
Con l’avvento della Rivoluzione Industriale che ha luogo in In- La Rivoluzione
ghilterra a metà del Settecento si assiste a una serie di rapidi Industriale
mutamenti – in campo tecnico, sociale, economico e cultura-
le – che coinvolgono prima l’Europa e poi l’America. Gli effetti
più evidenti, che si possono considerare inscindibili uno dal-
l’altro, sono la meccanizzazione dei sistemi produttivi, l’au-
mento della produzione a livello industriale e la crescita del-
la popolazione. Tutti eventi che si avvertono in primo luogo
in Inghilterra e, con un certo ritardo, nel resto dell’Europa.
Mentre in precedenza i dati sulla popolazione erano basati
esclusivamente su stime, nell’Ottocento i censimenti certifica- I censimenti
no una costante e vertiginosa crescita della popolazione de-
gli Stati europei. Questo fenomeno non dipende né da un au-
mento del tasso di natalità, che si mantiene praticamente co-
stante, attorno al 37 per mille per tutto il secolo, né da un flus-
so di immigrazione da altri Paesi. La spiegazione è da ricercar-
si nella considerevole riduzione del tasso di mortalità, che
tra la metà del Settecento e i primi vent’anni dell’Ottocento
scende del 14 per mille circa, grazie al miglioramento delle con-
dizioni igieniche, dell’alimentazione e della medicina.

La nascita della città moderna


e lo sviluppo di nuove tipologie edilizie
Conseguenza logica dello sviluppo industriale è il migliora- Migliori vie
mento delle vie di comunicazione, un modo per consentire di comunicazione
un più rapido spostamento a materie prime, beni di con-
sumo e persone. In Francia le strade sono generalmente lar- Le strade francesi
ghissime, dai 13 ai 20 metri, con andamento di norma rettili-
neo dal centro di un paese all’altro, ma con massicciata e fon-
203
Architettura dell’Ottocento

do stradale di non perfetta qualità, alla cui cura e manuten-


zione devono sovrintendere le popolazioni stesse tramite il si-
Le strade inglesi stema delle corvées. In Inghilterra la situazione non è miglio-
re, e per ridurre le spese di manutenzione lo Stato decide di
affidarle ai privati, autorizzandoli a esigere pedaggi.
Le condizioni stradali migliorano, diminuendo conseguente-
Nuove scoperte mente le spese di manutenzione, con l’applicazione delle nuo-
scientifiche ve scoperte scientifiche ad opera principalmente di McAdam
e Metcalf, che mettono a punto un nuovo sistema di costru-
zione delle strade: si tratta di eliminare il sottofondo di gros-
se pietre e di realizzare il manto stradale con calcare accura-
Strade impermeabili tamente pressato al fine di rendere lo strato superficiale im-
permeabile. Questi miglioramenti sono possibili grazie ai pro-
gressi della ricerca scientifica e, in particolare, a due studiosi
francesi: l’ingegner Claude-Louis-Marîe Navier, considerato
Scienza delle il fondatore della moderna scienza delle costruzioni (che nel
costruzioni e 1826 pubblica le sue lezioni tenute all’École Polytechnique),
geometria descrittiva e il matematico Gaspard Monge, la cui fama è legata soprat-
tutto alla teorizzazione della geometria descrittiva. Questa di-
Progetti sciplina consente di rappresentare i progetti con maggiore
più dettagliati dettaglio e precisione, senza dover risolvere in cantiere le ine-
sattezze progettuali.
Altra novità è l’introduzione del Sistema Metrico Decimale,
unità di misura univoca che va a sostituire le innumerevoli
unità di misura in uso nei vari Paesi.
Un altro tema caratteristico di questo secolo è la costruzione
Nuovi ponti di nuovi ponti con tecniche nuove, che consentono di spin-
gere al limite l’utilizzo di materiali tradizionali, quali la pietra
e il legno, e nuovi, come il ferro e la ghisa. Vengono riprese
le tecniche costruttive che impiegavano strutture reticolari
di legno, già teorizzate dal Palladio ma che avevano avuto una
scarsa applicazione nei secoli precedenti. I ponti di pietra as-
sumono sempre più un aspetto di leggerezza, grazie anche al-
la progettazione dell’ingegnere francese Jean-Rodolphe Per-
ronet, che migliora la tecnica costruttiva perfezionando il si-
stema di fondazioni, la centinatura e il taglio delle pietre.
L’edilizia comune In questo periodo migliora anche la tecnica costruttiva dell’e-
dilizia comune. I materiali tradizionali, laterizio e legno, ven-
gono ora prodotti industrialmente, migliorando in termini di
qualità e prestazioni e diventando anche più uniformi e omo-
genei. I materiali vengono trasportati con più facilità median-
te la nuova rete di comunicazione costituita da strade e ca-
nali, che permettono una riduzione dei costi e riducono la ne-
Le finestre cessità di stoccaggio. Alle finestre non viene più applicata la
carta oleata, ancora largamente impiegata alla fine del Sette-
cento, ma si diffonde l’uso del vetro, con l’effetto di condizioni
204
1 - L’architettura dell’età della macchina

igieniche migliori all’interno dei locali. Le coperture sono rea- I tetti


lizzate sempre più frequentemente con l’ardesia o il cotto, an-
ziché con la paglia, impiegata per coprire i tetti fino al secolo
precedente. Il ferro e la ghisa entrano sempre più nell’uso co-
mune, non solo come materiali accessori di interni, serramenti
e parapetti, ma anche come elementi portanti. I solai vengo- I solai
no sempre più realizzati con il nuovo sistema costruttivo, ba-
sato sull’accostamento di putrelle di ferro e voltini di mat-
toni, sostituendo i tradizionali solai di legno che in passato ave-
vano provocato molti problemi perché soggetti a incendi.

■ Nuove tipologie edilizie


Le grandi trasformazioni avvenute con la Rivoluzione Indu-
striale portano con sé, come logica conseguenza, una serie di
cambiamenti nelle tipologie degli edifici. Le prime costruzioni
a subire cambiamenti sono quelle produttive: se alla fine del Le fabbriche
Settecento, infatti, era necessario concentrare i luoghi di pro-
duzione il più vicino possibile alle materie prime utilizzate per
il movimento delle macchine a vapore – quindi nei pressi di mi-
niere di ferro e di carbone –, ora le moderne fabbriche sorgo-
no lungo il corso dei canali per sfruttare la forza motrice del-
l’acqua. Gli stabilimenti cominciano a svilupparsi in altezza,
sfruttando le nuove tecniche costruttive, con i muri perimetrali
di pietra e mattoni e i solai fatti con voltini di mattoni e travi di
ferro e sostenuti da colonne di ferro.
L’intensa produzione richiede ora nuovi e più grandi edifici per Gli edifici
lo stoccaggio dei prodotti. Una nuova tipologia, legata allo svi- per lo stoccaggio
luppo del commercio marittimo (in primo luogo inglese), è
quella dei moli per l’area portuale londinese: il West India Dock
del 1802 (disegnato da Jessop e Gwilt), il Surrey Docks del
1804 e l’Est India Dock del 1805 (questi ultimi disegnati dal-
l’ingegnere scozzese John Rennie). Tutte queste costruzioni
presentano strutture perimetrali realizzate in mattoni.
Tipici edifici commerciali, realizzati nei maggiori centri di svi- Gli edifici
luppo, sono quelli sorti nel Midwest degli Stati Uniti negli ulti- commerciali
mi anni del secolo. Queste costruzioni richiedevano costi di co-
struzione contenuti, tempi di realizzazione brevi, flessibilità e
funzionalità: il risultato consiste in volumi compatti, vere e
proprie “scatole” in cui sono eliminati anche i cortili interni per
sfruttare al massimo le superfici e che vengono arricchite di su-
perfici vetrate sempre più estese, volte a portare aria e luce al-
l’interno dei locali.
Gli ospedali dell’epoca si discostano dagli schemi tradizionali Gli ospedali
e seguono le nuove direttive degli igienisti, che consigliano la
tipologia a padiglioni: un esempio è l’ospedale Lariboisière
di Parigi, realizzato nel 1839.
205
Architettura dell’Ottocento

Le carceri Le carceri, che prima presentavano forma compatta, spesso a


pianta quadrata, ora seguono il nuovo concetto del panopti-
con: ciò significa che l’edificio presenta un impianto imposta-
to intorno a un nucleo centrale (dal quale un singolo individuo
è in grado di controllare l’intera struttura), da cui si diparte una
serie di bracci disposti a raggiera, destinati a ospitare i detenu-
ti. Il carcere di Devizes (1808) e la Petite Moquette di Parigi
(1826) costituiscono realizzazioni esemplari in tal senso.
Le Borse Valori Nuovo impulso si ebbe per l’edificazione delle Borse Valori
delle materie prime, costruite secondo lo schema della pian-
ta centrale, generalmente di forma circolare, con una serie di
gallerie ai piani superiori e copertura a cupola con volta, per
consentire l’ingresso della luce zenitale. Esempi di questa ti-
pologia edilizia sono la Borsa del Carbone di Londra, realiz-
zata tra il 1844 e il il 1849 su progetto di Bunning, la Borsa del
Grano di Edimburgo e la Borsa del Grano di Leeds, opera di
Brodrick del 1860.

I nuovi materiali: ferro, vetro e ghisa


L’Ottocento è il secolo delle rivoluzioni tecniche e delle gran-
di opere d’ingegneria, realizzate con nuovi materiali.
Il ferro Il ferro era già in uso nei secoli precedenti ma relativamente
a parti più nascoste e, per così dire, accessorie degli edifici:
giunzioni tra blocchi di pietra, catene e volte di costruzioni di
muratura. Il limitato impiego era dovuto anche alla difficoltà
di produzione, al costo elevato e alle difficoltà di approvvi-
gionamento. Nel Settecento la situazione cambia, poiché co-
Utilizzo strutturale mincia a diffondersi un utilizzo strutturale del ferro più spe-
più specifico cifico, anticipatore della futura armatura del cemento arma-
to: ora questo materiale viene associato alle costruzioni di pie-
tra per migliorarne le caratteristiche statiche. Costituiscono
casi emblematici il cornicione del pronao del Pantheon di
Soufflot, costruito nel 1770 da Jean-Baptiste Rondelet, e di-
verse coperture con luci poco pronunciate.
A John Wilkinson si devono lo sviluppo e il perfezionamen-
to della macchina a vapore e di altre macchine impiegate per
la produzione. Ed è alla figura di questo metallurgista e indu-
Il primo ponte striale inglese che si lega l’idea del primo ponte fatto comple-
di ferro tamente di ferro, sul fiume Severn a Coalbrookdale. Si tratta
di un manufatto disegnato dall’architetto Thomas Farnolls
Pritchard, con un arco a pieno centro di 100 piedi di diame-
tro; iniziato nel 1777, fu terminato due anni più tardi.
Il ponte di ferro Nel 1796 l’ingegnere inglese Thomas Telford realizza a
e ghisa Buildwas, sempre sul Severn, un ponte di 130 piedi di luce,
206
1 - L’architettura dell’età della macchina

utilizzando meno della metà del materiale impiegato da


Wilkinson pochi anni prima, grazie a un sistema costruttivo
delle arcate basato sull’accostamento di un gran numero di
conci di ghisa.
Uno sviluppo nella realizzazione dei ponti è operato da James
Finlay, che brevetta l’irrigidimento del piano stradale del pon-
te sospeso con catene. Il suo capolavoro si realizza nel 1810 I ponti sospesi
sul Merrimac River e presenta una luce di 74,5 metri. Lo svi-
luppo dei ponti con catene ad anelli di ferro piatto è concre-
tizzato da Brown e Telford, che nel 1820 realizzano lo Union
Bridge, di 115 metri di luce. I due saranno autori in seguito
anche del ponte a catene a Rucorn e del ponte sul Menai Strait
(177 m). Il culmine dei ponti sospesi di ferro si ha a Bristol
con il Clifton Bridge, progettato da Isambard Kingdom Bru-
nel nel 1829, ma terminato solo nel 1864. Ulteriori passi avan-
ti si hanno ad opera di White e Azzard con l’introduzione dei
cavi realizzati con fili metallici trafilati, che permettono di ri-
durre i costi di produzione e aumentare la resistenza a tra- L’impiego dei fili
zione. Questa applicazione si ha nella passerella sulle metallici trafilati
Schuylkill Falls in Pennsylvania nel 1816 e a Tain-Tourton sul
Rodano nel 1825, ad opera dei fratelli Seguin. Seguendo gli
studi condotti dall’ingegnere francese Louis Joseph Vicat sul-
la possibilità di filare i cavi metallici direttamente sul posto –
concretizzati dalla realizzazione in Francia, negli anni se-
guenti, di molti ponti sospesi –, l’ingegnere americano John
Augustus Roebling realizzerà in America un acquedotto a Pitt-
sburg, un ponte ferroviario di 243 metri di luce a Niagara Fal-
ls e il celebre ponte di Brooklyn a New York, terminato nel
1883, 14 anni dopo la sua morte.
Nel frattempo l’utilizzo della ghisa prende sempre più piede La ghisa
anche nelle costruzioni civili per la necessità di realizzare am-
bienti con luci sempre più grandi. Esempi emblematici sono
gli edifici industriali, che richiedono strutture resistenti, non
ingombranti e non infiammabili, come la filanda di cotone di
Philip-Lee a Manchester del 1801, costruita da Boulton e
Watt. In ghisa non venivano realizzati solo edifici funzionali
e con uno schema molto regolare, ma anche elementi deco-
rativi quali modanature e inferriate. Ne è un esempio il Royal
Pavilion (Padiglione Reale) di Brighton, opera dell’architetto
e urbanista inglese John Nash (1815-1821).
Insieme alla produzione del ferro e della ghisa, è in costante Il vetro
crescita anche quella del vetro, i cui progressi tecnologici con-
sentono di realizzare lastre sempre più grandi. Tuttavia, a cau-
sa delle tasse introdotte durante le guerre napoleoniche, la
produzione subisce una battuta d’arresto, almeno per quel
che riguarda l’Inghilterra. In seguito al trattato di pace la pro-
207
Architettura dell’Ottocento

duzione del vetro può riprendere la sua corsa, permettendo


la realizzazione di coperture con vetrate sempre più ampie.
Le gallerie urbane Un nuovo impiego si riscontra nelle gallerie urbane: la prima
galleria con vetrata a botte fu la Galerie d’Orléans di Fontai-
ne del 1829, realizzata nel Palais Royal, ma esempi importan-
ti si hanno anche in Italia a Genova (1875), a Napoli (1887) e
a Milano, con la celebre Galleria Vittorio Emanuele II pro-
gettata da Giuseppe Mengoni.
La serra Un’altra tipologia edilizia risultato dell’accostamento di ferro
e vetro è la serra, abbinata all’idea di passeggiata e inserita al-
l’interno di parchi e spazi pubblici. Primo esempio parigino è
il Jardin des Plantes, realizzato nel 1833 da Charles Rohault
de Fleury; seguono il progetto di sir Joseph Paxton per il Great
La Palm House Stove di Chatsworth a fine anni Trenta e la Palm House (pres-
so Londra), realizzata tra il 1845 e il 1848 su progetto di Ri-
chard Turner e Decimus Burton. Questo edificio, che ripren-
de la tradizione costruttiva delle serre già sviluppata nel se-
colo precedente, si distingue per uno sviluppo in lunghezza
di 110 metri e la presenza di un impianto di distribuzione del-
l’acqua calda per il riscaldamento invernale garantito da 12
caldaie; l’acqua piovana era raccolta dai pilastri cavi in ghisa
e da canali collettori disposti nel basamento e poi convoglia-
ta in un serbatoio sotterraneo.
La copertura delle Altra tipologia che si viene a creare nelle grandi città, sempre
stazioni ferroviarie più moderne, è costituita dalle coperture delle stazioni fer-
roviarie, costruzioni nelle quali si assiste a un utilizzo com-
binato di ferro e vetro: tra gli esempi si citano la Lime Street
Station di Liverpool, edificata nel 1849 su disegno di Turner
e Joseph Locke, la galleria vetrata della stazione di York, la
stazione di Saint Enoch a Glasgow e la stazione di Saint Pan-
crace di Londra. La realizzazione della stazione ferroviaria
rappresentava un tema progettuale complesso e di difficile
soluzione, perché mal si potevano accostare l’edificio di te-
sta, che spesso rappresentava la porta d’ingresso delle gran-
di città, costruito in stile eclettico, e la tettoia costruita nella
parte retrostante a copertura dei binari, realizzata spesso se-
condo un puro criterio funzionale. La soluzione più adotta-
ta era quella di mascherare le arcate con una facciata in sti-
le, in modo che non si vedessero dalla strada. Di fatto si as-
siste in questo caso a una netta separazione delle compe-
tenze progettuali tra l’architetto, che si occupa della stazio-
ne vera e propria, e l’ingegnere, al quale viene affidata la co-
struzione della tettoia.
Le strutture Realizzate con l’utilizzo di ferro e vetro sono anche le gran-
per le esposizioni di strutture riservate alle esposizioni, che rappresentano l’a-
pice degli edifici progettati per essere costruiti sfruttando la
208
1 - L’architettura dell’età della macchina

standardizzazione e la prefabbricazione. L’Esposizione


Universale del 1851, ospitata a Londra in Hyde Park, ha co-
me suo simbolo l’edificio realizzato per ospitare l’esposi- Crystal Palace
zione stessa: Crystal Palace. Si tratta di una costruzione pro-
gettata da sir Joseph Paxton, che negli anni precedenti ave-
va accumulato grande esperienza nella realizzazione di ser-
re. Nessuno dei 254 progetti presentati in occasione della
gara bandita per la progettazione dell’edificio fu ritenuto
idoneo. Paxton fu in grado di progettare in otto giorni una
costruzione ortogonale a 3 gradoni con uno sviluppo in
pianta a croce latina. La struttura – fondata sul modulo di
2,4 metri con campate che variano da 7,3 a 22 metri – ven-
ne montata in tre mesi. La sua importanza sta nel fatto che Il primo edificio
è stato il primo edificio costruito senza la necessità di do- “senza stile”
versi identificare con un preciso stile architettonico; sem-
plicità e rigore costituiscono la sua forza. Il successo me- Figura 46
diatico e di pubblico dell’Esposizione di Londra porta anche Crystal Palace, a Londra.

209
Architettura dell’Ottocento

LA SCUOLA DI CHICAGO
L’evoluzione della tecnica edilizia e la sco- mentano di numero ma si fanno più pic-
perta, sul finire del secolo, di nuove tec- cole. All’interno, invece, lo schema strut-
nologie – quali l’ascensore idraulico, il ri- turale è quello tipico: la maglia rettango-
scaldamento centrale, il condizionamento lare strutturale è fatta di piastrini di ghisa
dell’aria, il sistema di posta pneumatica, il e il blocco funzionale comprende scale,
telefono e l’illuminazione elettrica – per- ascensore e parte impiantistica. L’idea
mettono di realizzare edifici sempre più moderna di grattacielo si evidenzia nel
complessi. Ma è solo l’inserimento del- Reliance Building progettato da Burn-
l’acciaio nell’ossatura strutturale delle co- ham e Root a Chicago, dove si assiste a
struzioni a rendere possibile la realizzazio- una pura e semplice ripetizione del piano
ne di alberghi, magazzini e uffici di dimen- tipo. L’edificio, infatti, viene costruito nel
sioni sempre maggiori. Questa nuova tec- 1890 su 5 piani e sopralzato cinque anni
nica costruttiva prende piede soprattutto più tardi di altri 10 piani. In esso si assiste
a Chicago – da cui il nome di Scuola di alla preponderanza sempre maggiore del
Chicago –, nell’ultimo terzo del XIX seco- telaio d’acciaio a scapito della parte rea-
lo, in seguito a un violento incendio che, lizzata in muratura. L’edificio assume sem-
nel 1871, aveva distrutto quasi completa- pre più leggerezza e trasparenza, grazie
mente gli edifici della città, costruiti in le- all’utilizzo sempre maggiore delle superfi-
gno. Lo studio maggiormente attivo in ci vetrate e all’inserimento del bow win-
quel periodo è quello di William Le Baron dow, elemento caratteristico dell’architet-
Jenney, in cui si formeranno professioni- tura residenziale, che trova una sua iden-
sti del calibro di Daniel Burnham, John tità propria negli edifici multipiano, per la
Root e Louis Sullivan. Jenney realizza nel possibilità di aumentare la superficie fine-
1879 il Leiter Building, che esternamen- strata. Sullivan, invece, si fa notare per
te è retto da ritmati pilastri di muratura e una personale concezione del grattacie-
internamente da montanti di metallo; nel lo, interpretato come organismo compo-
1884 l’Home Insurance Building (il pri- sto da 3 fasce ben distinte: una prima par-
mo edificio con l’ossatura fatta interamen- te, il basamento, costituito da piano terra
te di ferro, con le pareti perimetrali non e mezzanino, in cui deve essere garantita
più portanti, ma semplicemente appog- la più ampia libertà di accesso possibile;
giate alla struttura) e, nel 1889, il Fair Buil- una seconda parte, l’attico, che rappre-
ding. Henry Hobson Richardson, forma- senta la parte terminale dell’edificio, il suo
tosi a Parigi all’Accademia di Belle Arti, si coronamento; una terza parte, il corpo
distingue per la particolare veste stilistica centrale, in cui si trova una ripetizione in-
dei suoi edifici: nei magazzini Marshall- definita di piani. Il tutto secondo richiami
Field Wholesale Store, del 1885, la co- alla tripartizione della colonna classica,
struzione non ha le forme slanciate pro- ma anche alla tripartizione caratteristica
prie di un grattacielo ma quelle di una co- del corpo umano: piedi, corpo e testa. E-
struzione massiccia in bugnato di pietra ti- sempio caratteristico di questa sua con-
pica dei palazzi rinascimentali italiani. In cezione è il Guaranty Building di Buffalo
questo edificio è evidente la ricerca della del 1994, progettato insieme a Dankmar
leggerezza e della verticalità: con il pro- Adler. I piani più bassi risultano più lumi-
gredire dei piani le finestre ad arco au- nosi e le colonne strutturali più libere.

210
1 - L’architettura dell’età della macchina

Figura 47
Dettaglio della facciata
del Reliance Building,
opera di Burnham
e Root, a Chicago.

altri Paesi europei a organizzare, negli anni seguenti, espo-


sizioni tese a mettere in evidenza i traguardi raggiunti in am-
bito industriale e nel campo della ricerca scientifica.
Un’altra Esposizione degna di nota è quella parigina del L’Esposizione
1889. In questa occasione per la costruzione del simbolo del- di Parigi
l’evento vengono adottate la torre in ferro, ideata e realiz-
zata dall’ingegner Alexandre-Gustave Eiffel – inizialmente
come installazione temporanea, ma in seguito mantenuta
stabile e divenuta un simbolo della città –, e la Galerie des
Machines. Quest’ultima costruzione viene realizzata dagli
ingegneri Contamin, Pierron e Charton con una serie di ar-
chi a giunti imbullonati e con l’applicazione di uno schema
strutturale a 3 cerniere che consente l’assorbimento delle
dilatazioni termiche. Con la sua luce di 107 metri e le piat-
taforme mobili destinate all’osservazione, la struttura era es-
sa stessa una “macchina da esposizione”.
211
Architettura dell’Ottocento

SCHEMA RIASSUNTIVO
ARCHITETTURA DELL’ETÀ McAdam e Metcalf brevettano un sistema di costruzione delle strade realiz-
DELLA MACCHINA zando il manto stradale con calcare accuratamente pressato per rendere lo stra-
to superficiale impermeabile.
Grazie all’ingegnere francese Gaspard Monge, che fonda la geometria descrit-
tiva, migliora la rappresentazione grafica dei progetti.
Gli edifici destinati alla produzione vengono costruiti lungo i corsi d’acqua con
struttura perimetrale di mattoni e interno con pilastri di ghisa e con sviluppo su
più piani. Gli edifici commerciali hanno volume compatto, grandi superfici sfrut-
tabili e grandi pareti finestrate. Gli ospedali sono realizzati con struttura a padi-
glione secondo le nuove direttive igieniche; le carceri seguono il concetto del
panopticon con un corpo centrale e bracci che si dipartono dal centro.

I NUOVI MATERIALI Il miglioramento della produzione del ferro consente la realizzazione di opere in-
gegneristicamente più ardite: i ponti coprono luci sempre maggiori con diver-
se tecniche, tra cui quella detta a catenaria. Anche la produzione del vetro con-
sente l’uso di lastre sempre più grandi, che vengono impiegate in serre, coper-
ture di stazioni ed edifici per le esposizioni, tra cui emblematico è il Crystal
Palace, costruito nel 1851 a Londra.
A Chicago, in seguito a un violento incendio che distrugge la città nel 1871, pren-
de avvio la scuola di Chicago, che grazie a Le Baron Jenney, Adler, Sullivan e
Richardson progetta edifici con intelaiatura d’acciaio e altezze sempre mag-
giori, fino a raggiungere le quote dei grattacieli.

212
2 Eclettismo
Gli anni centrali dell’Ottocento sono caratterizzati dalla contrapposizione
tra Romanticismo e Illuminismo. Sul piano architettonico il primo
porta alla riscoperta degli stili medievali, con la convinzione che siano
espressione del predominio del sentimento sulla ragione, mentre il secondo
è più legato alla costruzione, secondo schemi ben definiti.

Il recupero degli stili


La produzione architettonica della parte centrale del secolo
non è caratterizzata da uno stile predominante, ma piutto-
sto da una forte contrapposizione tra Neoclassicismo e Neo- La contrapposizione
gotico: conseguenza del dualismo tra il Romanticismo, che tra Neoclassicismo
predilige gli stili medievali perché improntati al predominio e Neogotico
del sentimento sulla ragione e per l’assenza di regole, e il Neo-
classicismo, che invece è legato alla schematizzazione classi-
ca e alla costruzione secondo regole prospettiche e di pro-
porzione. Questo periodo viene identificato come Ecletti-
smo, ovvero recupero formale di vari stili propri della pro-
duzione architettonica del passato. La scelta dello stile vie- La scelta dello stile
ne ora definita caso per caso, in base alla funzione e alla col-
locazione urbana dell’edificio. A favorire l’Eclettismo è anche
la sempre maggior diffusione delle pubblicazioni relative a
studi e rilievi degli edifici del passato o caratteristici di altri
Paesi e culture.

■ Neogotico
Il Neogotico è considerato il primo di molti revival dell’Otto- Il primo revival
cento, la cui origine è legata alla ripresa di interesse per il Me- dell’Ottocento
dioevo, che aveva caratterizzato la cultura europea.
L’Inghilterra è il primo Paese a dimostrare di voler attuare il re- Inghilterra
cupero del Gotico, che in pratica non era mai stato abbando-
nato nonostante la diffusione del Classicismo palladiano. Ver-
so la fine del Settecento gli esempi di Neogotico in Inghilterra
sono rappresentati da finte rovine e piccole costruzioni al-
l’interno di giardini, legate piuttosto a un gusto preromantico
del pittoresco. Nel secolo successivo, quando si afferma il Ro-
manticismo, si identifica nell’architettura medievale il simbolo
della storia e della tradizione nazionale. Emblema della produ-
zione neogotica in Inghilterra è il palazzo del Parlamento di Il palazzo
Londra (1836-1860), realizzato su progetto di Augustus Welby, del Parlamento
Northmore Pugin e Charles Barry. Si definisce un organico
213
Architettura dell’Ottocento

rapporto tra architettura e società, da cui derivano il valore “mo-


rale” del Gotico e il suo ruolo di modello costruttivo.
In Francia In Francia il Gotico si sviluppa come modello di razionalità
strutturale, legato all’uso corretto dei materiali e a necessità di
carattere funzionale. Il maggior artefice del Neogotico france-
se è Eugène Viollet-le-Duc, architetto, teorico e restauratore,
che applica le sue teorie negli interventi di restauro: esempi
sono Notre-Dame a Parigi (1845), le cattedrali di Reims, Amiens,
Chartres, l’abbazia di Saint-Denis e le mura di Carcassonne.
In Germania Anche in Germania, come in molti altri Stati del Nordeuropa,
il Gotico viene adottato come stile nazionale; infatti, già nel
1773 Goethe nel saggio Dell’Architettura tedesca anticipa lo
stile che sarà poi ripreso nel secolo successivo. Esempi signifi-
cativi sono il completamento della cattedrale di Colonia e la
ricostruzione del municipio di Monaco.
In Italia In Italia, invece, dove la tradizione classica e rinascimentale è
radicata, il Neogotico riveste un ruolo marginale. Nonostante
ciò si possono citare esempi di grande valore: il Caffè Pe-
drocchi (Pedrocchino) di Padova (1837) progettato da Giu-
seppe Jappelli, le facciate del duomo di Firenze (1875-1886)
di Emilio de Fabris e della basilica di Santa Croce (1857-1862)
di Niccolò Matas, il castello Mackenzie a Genova (1890) di Gi-
no Coppedè e la Sinagoga di Milano (1890) di Luca Beltrami.

■ Neoromanico
Tratto identificativo dello stile neoromanico sono gli archi a
Archi a tutto sesto tutto sesto e le finestre ad arco, con un uso massiccio della
e finestre ad arco pietra e del mattone a vista. Il Neoromanico recupera lin-
guaggio, forme e materiali dell’architettura romanica, ma non
può essere considerato un semplice revival, bensì piuttosto un
recupero stilistico della produzione architettonica paleocri-
stiana, bizantina e romanica. Gli esempi più importanti sono
edifici di carattere religioso, e gli esponenti di maggior spic-
Esponenti francesi co sono in Francia Laurent Vaudoyer, in Inghilterra Thomas
e inglesi Henry Wyatt e Henry Clutton e in Germania Ludwig Persius.
In Italia gli esempi più rappresentativi riguardano il restauro
di edifici esistenti, in particolar modo il rifacimento delle fac-
ciate di alcune chiese, tra cui San Babila e Sant’Eufemia a Mi-
lano, o nuove costruzioni come il Museo Civico di Storia Na-
turale, casa Verdi e il Cimitero Monumentale, sempre a Mila-
Esponenti italiani no. Gli esponenti più rappresentativi sono in Italia Carlo Ma-
ciachini, Luca Carimini e Camillo Boito; in America si distin-
gue Henry Hobson Richardson, che, dopo essersi formato al-
Henry Hobson l’Accademia di Belle Arti a Parigi (École des Beaux-Arts), tor-
Richardson na in America e progetta chiese, edifici residenziali, tribunali
e atenei, nonché negozi.
214
2 - Eclettismo

■ Neoegizio
Lo stile neoegizio si ispira all’antico Egitto, favorito dalle cam-
pagne napoleoniche iniziate nel 1798 e diffuso grazie alla rea-
lizzazione di pubblicazioni sulle scoperte e sui ritrovamenti
archeologici. Questo stile ha avuto una larga diffusione nel
campo dell’arredamento e nella decorazione di carattere fu- Arredamento
nebre. Elementi caratteristici sono gli obelischi a decorazione e decorazioni funebri
di piazze, le colonne a imitazione dei fasci di papiro, i capitel-
li con fiori di loto e i tetti piani. Questi elementi si ritrovano in
edifici funerari e mausolei, con riferimento al culto dei morti,
e in edifici accademici in omaggio al progresso scientifico rag-
giunto dagli Egizi. Emblematici sono l’Egyptian Hall di P.F. Ro-
binson a Londra, il Medical College di T. Stewart a Richmond,
l’Egyptian Quay a San Pietroburgo, il cimitero di Sharrow Va-
le a Sheffield e quello di Grove Street a New Haven.

■ Esotismo
Insieme al recupero degli stili, la storia dell’architettura euro-
pea ottocentesca registra un interesse sempre maggiore nei
confronti delle culture orientali grazie ai contatti sempre mag- Interesse per le
giori con le colonie. Si diffonde così l’Esotismo (o Stile Mo- culture orientali
resco), che ha le sue note distintive nell’impiego di maioliche
per rivestire le pareti, ampie superfici decorate con trafori, cu-
pole a bulbo, colonne esili e ritmate con ampie superfici fine-
strate. Gli edifici realizzati secondo questo stile sono princi-
palmente stabilimenti termali, casinò, alberghi e sinagoghe;
particolare è la sinagoga realizzata a Berlino su progetto di Kno- La sinagoga
blauch e Stuehler (1859-1865), la cui cupola è ornata da ner- di Berlino
vature in oro e affiancata da 2 piccole torri terminanti con una
cupola che ricorda i minareti delle moschee. Altre sinagoghe
sono quella di Monaco (1832) di F. von Gartner e quella di Dre-
sda (1837) di G. Sempre. Di particolare effetto è poi il già cita- Il Royal Pavilion
to Royal Pavilion a Brighton, di John Nash (1815-1821), carat-
terizzato da una struttura di ferro e ghisa, una serie articolata
di cupole a bulbo, minareti e decorazioni a traforo.

SCHEMA RIASSUNTIVO
ECLETTISMO Verso la metà dell’Ottocento la contrapposizione tra i principi del Romanticismo
(orientati al predominio del sentimento sulla ragione e alla libera espressione) e quel-
li del Neoclassicismo (rivolti alla composizione classica secondo le regole della pro-
porzione e della prospettiva) conduce alla mancanza di uno stile predominante e al-
l’affermazione dell’Eclettismo, che recupera i vari stili della produzione del passato,
applicandoli ai singoli edifici in rapporto alla funzione e all’ubicazione. I filoni principa-
li sono il Neogotico, il Neoromanico, il Neoegizio e l’Esotismo (questi ultimi risul-
tato rispettivamente dell’interesse per l’archeologia e per le culture orientali).

215
3 Urbanesimo e architettura
La seconda fase dell’industrializzazione di inizio Ottocento porta
alla localizzazione delle sedi di produzione nei centri più importanti.
La concentrazione di forza lavoro causa nel giro di pochi decenni
il collasso delle città e fa insorgere malattie e pestilenze che dovranno
essere affrontate e risolte con interventi urbanistici drastici e innovativi.

I grandi piani di sviluppo


delle capitali europee
Con la seconda fase della rivoluzione industriale, in cui l’utiliz-
zo della macchina a vapore svincola la localizzazione della fab-
brica dalla vicinanza ai giacimenti di carbone, alla concentra-
zione di legna o alla presenza di un corso d’acqua, si assiste al-
lo spostamento delle fabbriche verso i centri più importanti.
Spostamento Queste dinamiche portano, nel giro di pochi decenni, a mas-
della forza lavoro sicci spostamenti di forza lavoro dalle campagne verso i cen-
nelle città tri urbani, che diventano sempre più grandi, sempre più
affollati e sempre più ingestibili.
Urgono piani Le abitazioni sorgono inizialmente senza un piano di svilup-
di sviluppo po ben preciso, con intenti puramente speculativi e senza che
ci si preoccupi delle condizioni igieniche dei lavoratori, che
vanno sempre peggiorando e provocano epidemie di colera,
con frequenza sempre maggiore ed effetti devastanti.
Le prime reazioni a queste ondate di pestilenza determinano
la consapevolezza della necessità di nuove fognature, pavi-
mentazioni stradali e condizioni igieniche minime nelle abi-
tazioni. Da queste semplici, ma fondamentali richieste si ar-
Le prime leggi riva alle prime leggi inglesi riguardanti prescrizioni di carat-
edilizie tere igienico (1847-1848), alla prima legge che prevede l’edi-
lizia sovvenzionata, ovvero la costruzione di edifici econo-
mici per le classi meno abbienti e per le città con più di 10 000
abitanti, nonché alla legge del 1866, che introduce il concet-
to di esproprio per pubblica utilità al fine di poter effettua-
re interventi edilizi che migliorino le condizioni di degrado.
Tutte queste nuove disposizioni richiedono però un certo las-
so di tempo perché possano diventare efficaci e produrre gli
effetti desiderati.
Parigi Clima del tutto particolare è quello che caratterizza Parigi sot-
to Napoleone III, il quale, grazie all’intervento del barone
Haussmann, prefetto della Senna in carica dal 1853 al 1870,
realizza una serie di interventi volti al miglioramento delle
216
3 - Urbanesimo e architettura

condizioni igieniche della città (che all’epoca ha superato il


milione di abitanti) ma anche alla eliminazione di quei quar-
tieri, con strade anguste e strette, che avevano favorito i mo-
ti insurrezionali del 1848. Gli interventi di Haussmann si pos- Gli interventi
sono riassumere in cinque tipologie differenti. In primo luo- di Haussmann
go riguardano le vie di comunicazione: vengono realizzate
nuove arterie stradali per collegare la città vecchia con i nuo- Nuove strade
vi quartieri periferici, vengono realizzati 95 chilometri di nuo-
ve strade e larghi boulevards che vanno a tagliare i quartieri
congestionati del centro, soprattutto quelli che avevano crea-
to problemi durante i moti. Le nuove strade presentano un
tracciato ad andamento per lo più rettilineo, mettono in co-
municazione i principali centri di Parigi con le stazioni e han-
no come punto di fuga i monumenti più significativi della città.
Il secondo tipo di intervento riguarda i lavori edilizi, in segui- Lavori edilizi
to allo stravolgimento viabilistico del centro. La Prefettura in-
terviene con la realizzazione di una serie di nuovi edifici di ca-
rattere pubblico quali scuole, uffici amministrativi, bibliote-
che e mercati, alla cui progettazione sono chiamati i migliori
architetti del momento: Henri Labrouste, Victor Baltard, Au-
guste-Émile Vaudremer (tutti francesi) e il tedesco Jacques-
Ignace Hittorf. Haussmann si occupa anche dei parchi pub- Parchi pubblici
blici, sistemando il Bois de Boulogne che, per la sua vicinanza
con gli Champs Élisées, sarà meta della borghesia parigina;
per le classi più povere viene realizzato il Bois de Vincennes,
localizzato a est della città. Altri due parchi pubblici sono le
Buttes-Chaumont e il Parc Montsouris. Collegata alla costru-
zione dei tracciati di nuove strade è la realizzazione degli im- Impianti pubblici
pianti pubblici (idrico, fognario e di illuminazione), che di-
ventano realtà grazie alla progettazione dell’ingegner François
Belgrand; ultimo intervento di riassetto della città di Parigi è
la riorganizzazione a livello amministrativo, che annette alla ca- Riorganizzazione
pitale i comuni attorno alla cinta daziaria e ridistribuisce gli ar- amministrativa
rondissements, a cui viene attribuita parte delle funzioni am-
ministrative. Molte altre grandi città della Francia sono inte- Altre città francesi
ressate dagli stessi interventi, simili per impostazione ma non
di certo per i risultati ottenuti: a Lione tra il 1853 e il 1864 ad
opera del prefetto Vaisse, a Marsiglia, dove si eseguono lavo-
ri alla rue Imperiale che attraversa la città, e a Tolosa.
A Barcellona, il piano definito dall’ingegner Ildefonso Cerdá Barcellona
nel 1859 prevede lo sviluppo della città su disegno a maglia
ortogonale con ampi isolati attraversati da 2 ampi viali che si
incrociano nel centro con andamento diagonale. L’idea di ur-
banizzazione avanzata da Cerdá si basa su una distribuzione
all’interno della città dei servizi pubblici, con gli spostamenti
favoriti dallo sviluppo dei sistemi di trasporto pubblico.
217
Architettura dell’Ottocento

Vienna Un’altra capitale europea interessata da un’importante rior-


ganizzazione urbanistica è Vienna, città che all’epoca si è
espansa oltre la cerchia delle fortificazioni. Nel 1857 l’Impe-
ratore bandisce un concorso, definendo le regole per la pro-
gettazione dell’area verde che si sarebbe creata abbattendo le
mura della città vecchia. Il progetto vincitore è quello di
Ludwig von Förster, che propone la realizzazione della nuo-
va cintura verde a coronamento del centro, chiamata Ring,
che permette il collegamento tra vecchia e nuova città senza
effettuare gli sventramenti che avevano interessato Parigi.
Lungo il Ring si affacciano anche tutti i nuovi edifici pubblici:
teatro, biblioteca, archivio, museo, mercati e gallerie.

SCHEMA RIASSUNTIVO
URBANESIMO Il forte inurbamento delle principali città europee porta in tempi rapidi a condizioni di
E ARCHITETTURA vita disagevoli e malsane. I primi interventi si concretizzano come prescrizioni di carat-
tere igienico, leggi riguardanti l’edilizia sovvenzionata e l’introduzione dell’esproprio per
pubblica utilità. Parallelamente si assiste all’ideazione di una serie di grandi piani urba-
nistici di sviluppo delle capitali europee, tra cui Parigi ad opera di Haussmann tra il 1850
e il 1870 (con stravolgimenti che interessano strade, edifici e parchi), Barcellona ad
opera di Ildefonso Cerdá nel 1859 e Vienna ad opera di Ludwig von Förster nel 1857.

218
ARCHITETTURA
DEL NOVECENTO

1 Dal Modernismo
alla Secessione viennese
2 Dal Futurismo al Razionalismo
3 Dal Movimento Moderno
all’Architettura Organica
Nel Novecento l’architettura si muove in un costante clima
di rottura con la tradizione, come si era già verificato
per tutte le arti alla fine del secolo precedente. Nascono
linguaggi nuovi (dalle ardite soluzioni del Modernismo
di Gaudí alle utopie progettuali del Futurismo), accomunati
dal rifiuto degli stili classici e dell’Eclettismo,
dall’abbandono della priorità del principio estetico
e dall’utilizzo di materiali nuovi (cemento armato, acciaio,
calcestruzzo). Negli Stati Uniti lo sviluppo urbano
accelerato porta all’elaborazione di tipologie del tutto
nuove, come il grattacielo. Alcune correnti trovano
declinazioni diverse nei singoli Paesi, come nel caso
di Art Nouveau, Jugendstil, Liberty e Secessione viennese.
Tra le figure eminenti dell’architettura del Novecento
si ricordano Otto Wagner e Adolf Loos a Vienna, Auguste
Perret e Le Corbusier in Francia, Peter Behrens
in Germania, Giuseppe Terragni in Italia, Frank Lloyd
Wright e Louis Henry Sullivan negli Stati Uniti. Tendenze
comuni sono l’utilizzo del cemento armato e la predilezione
per costruzioni lineari, funzionali, severe e prive
di ornamenti. Anche i regimi totalitari, sorti dopo il primo
conflitto mondiale, in particolare in Italia e in Germania,
adottano uno stile proprio e fanno dell’architettura
uno strumento di espressione del proprio potere
e di consolidamento del consenso popolare.
1 Dal Modernismo
alla Secessione viennese
I nuovi linguaggi espressivi che caratterizzano il Novecento sono il risultato del
rifiuto degli stili classici e dell’Eclettismo e di un rinnovato gusto estetico derivato
dall’utilizzo dei nuovi materiali costruttivi: cemento, acciaio e calcestruzzo.

Modernismo o Liberty
Con i termini Modernismo o Liberty si definisce un insieme di
tendenze architettoniche accomunate da caratteristiche analo-
ghe, prima su tutte il distacco dai criteri del passato per andare
alla ricerca di forme nuove. Tali tendenze si sviluppano in Eu- Il fondamento
ropa in coincidenza con l’Art Nouveau, verso la fine del XIX se- del Modernismo
colo, in seguito alla Rivoluzione Industriale e ai progressi da que-
sta scaturiti: si assiste al rifiuto dello stile poco attraente dell’ar-
chitettura industriale della prima metà del XIX secolo e allo svi- Nuova architetttura
luppo di nuovi concetti architettonici ispirati alla natura. Un nu- ispirata alla natura
mero consistente di architetti di tutto il mondo inizia a svilup-
pare nuove soluzioni per integrare tradizioni consolidate (co-
me il Gotico) con nuove possibilità tecnologiche. I lavori di
Louis Henry Sullivan a Chicago, Victor Horta a Bruxelles, Gaudí I maggiori esponenti
a Barcellona, Otto Wagner a Vienna e Charles Rennie Mackin-
tosh a Glasgow, tra molti altri, possono essere considerati come
primi approcci di integrazione tra vecchio e nuovo. Sebbene
si sia poi sviluppato come corrente architettonica in tutta Eu-
ropa, il Modernismo viene tuttora collegato alla sua sede origi-
naria, la Catalogna: a Barcellona e in altri centri della regione, Origine catalana
tra il 1880 e il 1930 il Modernismo trova terreno fertile nella com-
pattezza economica e nella cultura della borghesia locale, assai
colta e sensibile dal punto di vista artistico. Lo sviluppo dell’ar-
chitettura modernista catalana, che tocca la punta massima nel
primo decennio del Novecento, si protrae fino al 1914, ma
con propaggini lungo tutti gli anni Venti e una continuità vitale
difficilmente riscontrabile in altre aree europee. Il Modernismo
catalano si caratterizza per i suoi legami con lo storicismo eclet- I caratteri
tico precedente, per la libera e originale interpretazione di ele- del Modernismo
menti della tradizione locale (uso del mattone a vista, delle mat- catalano
tonelle maiolicate di gusto mudéjar, del ferro battuto e della
terracotta) e per l’adattamento intelligente ed estroso ai motivi
dell’Art Nouveau di area franco-belga.
221
Architettura del Novecento

ANTONI GAUDÍ
La figura di Antoni Gaudí (Reus, 1852 - nato, è anche vero che Gaudí usa con
Barcellona, 1926) riassume emblemati- grande spregiudicatezza i più diversi stili,
camente la vicenda del Modernismo ca- contaminandoli audacemente e trasfor-
talano, uno degli aspetti più singolari e mandoli con inesauribile fantasia. Su una
autonomi dell’arte del decadentismo eu- solidissima base strutturale elabora for-
ropeo. Gaudí frequenta la Scuola di Ar- me straordinarie e imprevedibili, lavoran-
chitettura di Barcellona (1874-1878), do con uguale perizia i più diversi mate-
città dove trascorre tutta la vita parteci- riali (mattone, pietra, ceramica, vetro, fer-
pando, ancora studente, alla realizzazio- ro), dai quali sa trarre le massime poten-
ne di alcuni edifici. Casa Vicens (1878- zialità espressive (suoi sono anche i dise-
1880) è tra i primi lavori che gli valgono gni di mobili e arredi).
la simpatia di un mecenate, l’industriale Tra le sue opere più notevoli, sempre a
Eusebio Güell, per il quale esegue, tra gli Barcellona, sono da ricordare la chiesa di
altri, il palazzo Güell (1885-1889), carat- Santa Coloma de Cervello (1898-1915),
terizzato da archi e ricchi addobbi di fer- casa Batlló (1904-1907) e casa Milá,
ro battuto, e il parco Güell (1900-1914), detta La Pedrera (1906-1914), dalla volu-
con forme biomorfe che ricordano alberi metria deformata espressionisticamente,
di pietra, fontane simili a rettili e mosaici con interni caratterizzati da un’estrema li-
composti da frammenti di ceramica inse- bertà compositiva. Il capolavoro è il tem-
riti nel calcestruzzo. pio della Sagrada Familia (1883-1926),
Il suo stile, di difficilissima collocazione, progetto a cui si dedica fino alla morte
viene talvolta definito come un insieme di con intensità sempre più ossessiva; l’edi-
motivi tardobarocchi, elementi neogotici ficio prende i connotati di una grande fo-
e Art Nouveau, ma anche di suggestioni resta di pietra e si trova tuttora in fase di
surrealiste e cubiste. Se infatti è indubbio lenta realizzazione. Per struttura ed effetti
che già nelle prime opere i ferri battuti cromatici il tempio non ha eguali nell’ar-
sono esempi originalissimi di alto artigia- chitettura europea: le forme fantasiose e
le alte guglie ricoperte di
mosaici sono divenute il
simbolo della città.
Gaudí progetta i propri edi-
fici prestando grande at-
tenzione ai minimi partico-
lari e occupandosi spesso
anche dell’arredamento e
degli accessori: aziende
spagnole vendono tuttora
oggetti e mobili prodotti su
suoi disegni originali.
Figura 48
Dettaglio dei comignoli
scultorei a forma
di guerrieri di casa Milá.

222
1 - Dal Modernismo alla Secessione viennese

Art Nouveau
Victor Horta, Henry Van de Velde, Charles Rennie Mackintosh I maestri
e Antoni Gaudí sono i maestri che hanno dato il maggior ap- dell’Art Nouveau
porto all’Art Nouveau, che nel senso più generale include vari
movimenti d’avanguardia europei (Jugendstil, Modern Style,
Liberty) tra il 1893 e il 1914. In poco tempo l’Art Nouveau af- Un linguaggio
franca l’avanguardia dai revival stilistici diffondendo un lin- inedito
guaggio inedito che assimila quello dei processi industriali e
dell’ingegneria, tramutando ogni elemento in un pezzo unico.
In opposizione all’imitazione degli stili del passato e al com-
mercio delle copie che annullano il lavoro artigiano, si dà libe-
ro sfogo in qualsiasi dettaglio alla fantasia dell’artista, per crea-
re oggetti di colori e materiali preziosi fortemente personaliz- Forte
zati. Vengono recepite anche alcune suggestioni della tecno- personalizzazione
logia, almeno a livello decorativo, attraverso il recupero delle
possibilità espressive di vetro, acciaio e cemento armato. Si pos-
sono individuare influenze provenienti dal campo pittorico Le influenze
(Ferdinand Hodler, Edvard Munch, Fernand Khnopff, Jan Too-
rop), adattate a spazi e volumi, così come suggestioni formali
derivate dalle architetture in ferro di ponti e viadotti.
La rapida diffusione dello stile si collega al clima di rinnova- Il contesto storico
mento culturale che accompagna l’espansione industriale e
il crescente potere della borghesia. Le idee e le diverse espe-
rienze artistiche si diffondono rapidamente attraverso riviste,
mostre, conferenze e grandi esposizioni. Prototipo di riferi- L’opera
mento è la casa costruita da Horta in rue de Turin 12, a Bruxel- di riferimento
les: questa riassume quasi tutte le componenti del repertorio
espressivo, in un gioco armoniosamente irregolare che imita la
leggerezza delle forme naturali, lo studio della linea, la massima
flessibilità spaziale e l’interesse per il Gotico.
In Francia i centri principali sono Parigi e Nancy: nella capi- Francia
tale sono celebri gli ingressi della metropolitana disegnati da
Hector Guimard, con originali strutture di ghisa articolate in
forme animali e vegetali. A Nancy si sviluppa una scuola di ar-
ti applicate di estrema raffinatezza, diretta da Émile Gallé.
Lo scozzese Charles Rennie Mackintosh, attraverso gli esem- Scozia
pi provenienti dal Belgio, elabora elementi che anticipano il
Movimento Moderno: nella celebre Scuola d’Arte di Glasgow
la pianta flessibile della sequenza di aule preannuncia il Ra-
zionalismo, mentre la preziosa biblioteca lignea anticipa il gu-
sto De Stijl.
Dopo la fioritura, culminata negli anni a cavallo tra Ottocen-
to e Novecento, l’Art Nouveau viene tralasciata dai Paesi mit-
teleuropei, mentre resiste in quelli latini e in America. In Ita- Italia
lia si diffonde solo dopo l’Esposizione Universale di Torino
223
Architettura del Novecento

del 1902, ma resta confinata in un ambito di rappresentan-


za, senza investire il rapporto tra arte e società, come avvie-
ne invece nel resto d’Europa.

De Stijl
Nei Paesi Bassi il movimento di avanguardia De Stijl (“Lo Sti-
le”, nome della rivista ufficiale, fondata nel 1917 dal teorico
Theo Van Doesburg e pubblicata fino al 1927) raggruppa pit-
Gli artisti tori come Piet Mondrian, Bart Van der Leck e Vilmos Huszar,
dell’avanguardia architetti come Jacobus Johannes Oud, Gerrit Thomas Riet-
veld, Jan Wils, Cornelius Van Eesteren e Robert Van’t Hoff,
scultori come Jean Hans Arp e Georges Vantongerloo e lette-
rati come il poeta Anthony Kok. Tutti mirano a fondare un’ar-
te nuova (detta Neoplasticismo) capace di investire ogni
aspetto dell’esistenza umana. L’innovativo linguaggio propu-
gnato dal Neoplasticismo consiste proprio nell’essenzialità
Mondrian della pittura di Mondrian, in grado di raggiungere l’astrazio-
ne totale. Il manifesto esce sulla rivista nel 1918, quando il grup-
Le influenze po è influenzato dalle teorie filosofiche neoplatoniche del ma-
tematico Mathieu Schoenmaekers (tra cui la restrizione della
gamma di colori utilizzati ai tre primari: giallo, blu e rosso),
integrate con concetti tratti da Hendrik Petrus Berlage e
La prima opera Frank Lloyd Wright. La prima opera legata a De Stijl è di Van’t
Hoff, una villa sperimentale di cemento armato alla periferia
di Utrecht, disegnata nel 1916 dopo una visita alle opere di
Tre tendenze Wright, in America. Si distinguono tre tendenze principali:
quella di Oud, ispirata all’esperienza cubista (villa Allegonda,
a Katwijk, le case operaie a Hoek Van Holland), quella di ascen-
denza wrightiana, presente ancora in alcune opere di Oud, di
Wils e di Van’t Hoff (le ville a Huiterheide, anteriori alla nasci-
ta del movimento), e infine quella legata alle opere di Rietveld.
La Sedia rosso-blu I mobili di quest’ultimo, a partire dalla Sedia rosso-blu (1917-
1918), costituiscono una sorta di manifesto del Neoplasticismo,
che con lui si distacca da tendenze di ispirazione astratta. Le sue
opere si basano su una scomposizione delle forme, rese ele-
mentari, isolate da colorazioni pure e vivaci e ricomposte se-
condo una dinamica accentuata dall’esibizione di brutali inca-
stri di piani. La sedia è la prima occasione per applicare la poe-
tica neoplastica alle tre dimensioni e consente di dimostrare una
possibilità di organizzazione architettonica ormai autonoma da
Casa Schroeder Wright. Il capolavoro di Rietveld è casa Schroeder, a Utrecht
(1924): l’esterno si distingue dalle abitazioni adiacenti per le li-
sce forme rettangolari e i colori primari; la struttura è articolata
su piani intersecati, senza formare un asse univoco, in una ge-
224
1 - Dal Modernismo alla Secessione viennese

nerale asimmetria ispirata dai quadri di Mondrian. La sua in-


fluenza ricade evidentemente su Van Doesburg, che nel pro-
getto della villa per Léonce Rosenberg trova una sintesi tra gli
apporti diversi presenti in De Stijl. Nonostante l’energico ten-
tativo del fondatore della rivista di dirigere unitariamente il
gruppo, il movimento si dissolve sia per i contatti con altre La fine
avanguardie sia per le ricerche divergenti di Oud, che nei pri- di De Stijl
mi anni Venti lascia il gruppo insieme a Mondrian, in dissenso
con la linea elementarista scelta da Van Doesburg, il quale avreb-
be voluto riportare il Neoplasticismo a tendenze figurative.

La Secessione viennese
Nell’ultimo decennio del Novecento in Austria e Germania
prende forma un nuovo fenomeno artistico che si inserisce
nel filone del ripudio delle istituzioni accademiche. In Ger-
mania, nonostante la raggiunta unità politica, non esiste una Germania
vera identità comune e si può pertanto parlare di diverse “se-
cessioni”; tuttavia esiste una tendenza unitaria verso uno sti-
le secessionista (“Sezessionstil”), al quale è collegato il feno-
meno dello Jugendstil (da Jugend, giovinezza). In questo ca-
so si tenta di costruire una nuova estetica che coinvolga ar-
chitettura, arti figurative e arti applicate. I canoni tradizionali In discussione
vengono messi in discussione: sul piano della forma si re- i canoni tradizionali
spingono lo storicismo e l’esaltazione della linearità e della de-
corazione. Grazie a una mostra del belga Henry Van De Vel-
de, che importa le inedite tendenze decorative, il nuovo stile
investe anche il piano della vita quotidiana, mirando a rimo-
dellare gli oggetti di uso comune (mobili, vasellame, vestiti,
gioielli) e a rinnovare l’arte della tipografia.
La prima secessione avviene a Monaco nel 1892, ai tempi in cui La prima secessione
domina la pittura accademica dello storicismo: un gruppo di
78 artisti dà vita alla cosiddetta Contro-Unione per una So-
cietà di Artisti e allestisce una prima mostra indipendente. Sul-
la sua scia sorgono poi altri gruppi come Neu-Dachau, di Adolf
Hölzel, e le colonie di artisti di Worpswede e Goppeln. Le rivi- Le riviste
ste Jugend (che dà il nome al nuovo stile) e Simplicissimus ne
diventano i principali organi di espressione. Otto Eckmann, Jo-
seph Maria Olbricht, Otto Pankok e Peter Behrens diffondono
lo Jugendstil in tutta la Germania. A Dresda, teatro di una se- Le secessioni
cessione nel 1893, si forma uno dei più dinamici centri esposi- di Dresda e Berlino
tivi. A Berlino Liebermann riunisce l’Unione degli Undici che
porta alla nascita della secessione berlinese come reazione al
rifiuto delle istituzioni pubbliche di esporre le opere dei gio-
vani e allo scandalo suscitato dalla mostra di Edvard Munch.
225
Architettura del Novecento

Figura 49
L’ingresso del palazzo
della Secessione,
a Vienna.

Queste sono le condizioni in cui si verifica la nascita della ce-


La Secessione lebre Associazione di pittori e scultori della Secessione au-
viennese striaca, nota come Secessione viennese, dominata dal pittore
Gustav Klimt, che ne è presidente fino al 1904. Un precursore
Otto Wagner era stato Otto Wagner, già promotore di un rinnovamento del-
l’architettura austriaca decisivo per la generazione di Adolf
Loos, il quale poi supera la secessione stessa in opere come la
Majolika Haus, che presenta elementi architettonici piatti e ret-
tilinei, e il suo capolavoro, la Cassa di Risparmio postale.
Nel primo numero di Ver Sacrum, la rivista ufficiale, compare
il manifesto del Sezessionstil che parla di «aspirazione a un’in-
tegrazione delle arti come mezzo per consentire l’opera d’arte
totale, espressione del nuovo impegno artistico e sociale del-
l’arte moderna». Si vuole così imprimere una svolta radicale ri-
spetto al gusto accademico ed eclettico e ridimensionare il ca-
rattere della Kunstgewerbeschule (Scuola d’Arte e Mestieri),
226
1 - Dal Modernismo alla Secessione viennese

fondazione pubblica nata nel 1897 allo scopo di reperire nuove


figure professionali nel campo progettuale e creativo.
Emblema architettonico del movimento è il palazzo della Se- Palazzo
cessione, costruito in tempi record tra il 1898 e il 1899 come della Secessione
spazio espositivo alternativo a quelli dell’arte accademica,
sotto il motto «Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà».
Il progetto è di Olbrich: parte da una pianta rigorosamente
quadrata che si innalza con pareti lisce e quasi disadorne (sal-
vo un fregio floreale); finestre e porte si aprono insolitamente
con tagli netti, senza cornici o timpani. La grande invenzio-
ne decorativa è l’ampia cupola di rame traforata a motivi flo- La cupola di rame
reali, rilucente di lamine d’oro. L’interno, illuminato dalla cu-
pola, dispone di ampia flessibilità spaziale e si adatta quindi
alle funzioni espositive.
L’austriaco Adolf Loos, pur ponendosi in contrasto con la Se- Adolf Loos
cessione, ne è l’ultimo e più raffinato interprete. Propugna l’i-
dea che «l’architettura non è un’arte perché qualsiasi cosa ser-
va a uno scopo va esclusa dalla sfera dell’arte». La sua è quin-
di un’architettura nuova totalmente funzionale, in cui ogni
decorazione è abolita per rispondere solo alle necessità di chi
la abita: così nasce casa Steiner, caratterizzata da semplicità
dei volumi e funzionalità delle aperture. Inserito ormai nel con- La diffusione
testo dell’Art Nouveau, all’inizio del Novecento il Sezessionstil del Sezessionstil
assume rilevanza internazionale e le principali istituzioni ven-
gono a loro volta messe in discussioni da altri piccoli gruppi.

SCHEMA RIASSUNTIVO
INCONTRO FRA TRADIZIONE In Europa si sviluppa una serie di tendenze architettoniche accomunate da carat-
E INNOVAZIONE teristiche analoghe e che vengono identificate con i termini Modernismo o Liberty.
La nascita del Modernismo si colloca in Catalogna, più precisamente a Barcello-
na, intorno al 1880; la sua diffusione si arresta solo verso il 1930.

ART NOUVEAU L’Art Nouveau, diffusa tra il 1893 e il 1914, si sostituisce ai revival stilistici diffon-
dendo un linguaggio inedito: suo tratto fondamentale è la trasformazione di ogni
elemento in un pezzo unico, in opposizione all’imitazione degli stili del passato.

DE STIJL Il movimento avanguardistico De Stijl nasce nei Paesi Bassi sulle orme della rivi-
sta omonima fondata nel 1917 che raggruppa pittori, scultori, architetti e poeti pro-
pugnatori di un’arte nuova capace di investire ogni aspetto dell’esperienza umana.

SECESSIONE VIENNESE In Austria e in Germania verso il 1890 inizia a diffondersi un nuovo fenomeno arti-
stico chiamato Sezessionstil, che si inserisce nella linea del ripudio delle istitu-
zioni accademiche e della messa in discussione dei canoni tradizionali. Edificio sim-
bolo del movimento è il palazzo della Secessione (1898-1899), realizzato su pro-
getto di Joseph Maria Olbrich.

227
2 Dal Futurismo
al Razionalismo
A pochi anni dall’unificazione, il movimento futurista si pone l’obiettivo
di attualizzare la cultura italiana e quella internazionale proiettandone
le varie espressioni artistiche verso il futuro. Pochi anni più tardi in Italia
il Razionalismo diviene la massima espressione del regime fascista.

Architettura futurista
Mentre l’Italia, che sperimenta l’unificazione solo da pochi de-
cenni, vive in ritardo il processo di rivoluzione industriale e
l’aumento della popolazione che scatena flussi migratori, il mo-
vimento futurista prende avvio su iniziativa di Filippo Tom-
Il manifesto futurista maso Marinetti con il manifesto pubblicato su Le Figaro nel
1909: il movimento si propone di ringiovanire la cultura ita-
liana e quella internazionale e di inaugurare una nuova con-
cezione estetica che abbracci ogni aspetto dell’esistenza (di-
stinguendosi così da altre tendenze contemporanee).
Il Futurismo In poesia questi intenti si traducono nell’uso del verso libe-
in poesia ro e di sintassi e analogie ardite accompagnate da una rivo-
luzione tipografica che induce a inedite suggestioni visive.
Il Futurismo In politica si esprimono posizioni fermamente interventiste,
in politica irredentiste e antisocialiste (passando da un’alleanza con il
Fascismo degli albori all’accusa di «arte degenerata» da parte
di ambienti del regime).
Il Futurismo In pittura i maestri dell’avanguardia sono Giacomo Balla, Um-
in pittura berto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gino Severini e For-
tunato Depero, ognuno con proprie originali soluzioni acco-
munate dal bisogno di rappresentare il movimento, cifra del-
la nuova civiltà delle macchine. A quello del 1909 seguono i ma-
nifesti della pittura (1910), dei musicisti, dei drammaturghi, del-
la donna, della cinematografia, della danza e della politica.
Antonio Sant’Elia Antonio Sant’Elia, nato a Como nel 1888, nel 1914 (due anni
prima di morire in guerra) firma il Manifesto dell’architet-
tura futurista. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Bo-
logna, come disegnatore e architetto sviluppa temi originali,
che entrano di diritto nel repertorio futurista: durante la sua
breve esistenza Sant’Elia elabora un corposo gruppo di schiz-
zi, caratterizzati da un forte senso tridimensionale, in cui si
raffigura la metropoli moderna proiettata nel futuro (16 ta-
228
vole vengono esposte a Milano proprio nel 1914). Tema ri- La centrale elettrica,
corrente è quello della centrale elettrica, simbolo della nuo- cattedrale del futuro
va civiltà industriale e vera cattedrale del futuro, formata da
elementi compatti, privi di decorazioni e aperture, in cui si di-
stinguono ciminiere, possenti volumi proiettati verso l’alto e
contrafforti. La serie della Città Nuova raffigura invece utopi- La Città Nuova
che visioni di complessi architettonici giganteschi attorniati
da strutture tecnologiche.

Architettura del periodo fascista


In Italia mancano le condizioni economiche, sociali e cultu- Il contesto
rali che negli altri Paesi europei portano a nuove esperienze economico-sociale
nel campo dell’arte, dell’industria e dell’artigianato. Il Paese
esce dal primo conflitto mondiale in una situazione di povertà,
disoccupazione e instabilità sociale che, unite al desiderio di
ordine della classe borghese, portano all’affermazione della
dittatura fascista. In questo clima, in ambito artistico si svi-
luppa una forma di Razionalismo diverso da quello tedesco, Il Razionalismo
espressione di una società ancora libera. Per questo, al con- italiano
trario di quanto accade in Germania, dove viene rifiutato dal
regime nazista, in Italia il Razionalismo si sviluppa parallela-
mente alla dittatura fascista e ne diventa la massima espres-
sione artistica, quale strumento per emancipare l’Italia in
senso moderno (come asserisce la propaganda). Diversa-
mente dalle esperienze del Bauhaus e di Le Corbusier, che
ispirano gli artisti razionalisti, dietro al Movimento Moderno
italiano di facciata si nascondono intenti repressivi e dittato-
riali. A questo scopo si avviano grandi iniziative architettoni-
che e urbanistiche: il ridisegno di aree cittadine, la costruzio- Ridisegno
ne di edifici pubblici e monumenti, la creazione di nuovi quar- del tessuto urbano
tieri residenziali e aree industriali e addirittura la fondazione
di nuove città (Latina, Sabaudia, Guidonia, Aprilia).
Tra gli interventi si distinguono opere di grande rilievo ed evi-
denti operazioni di propaganda, come nel caso di via della Con-
ciliazione, a Roma, dove vengono abbattuti gli antichi borghi
per creare un accesso trionfale alla basilica di San Pietro; sul-
l’esempio dell’abbattimento dei boulevards parigini di Haus-
smann, si cerca in questo modo di costringere le masse più po-
vere al trasferimento in periferia per lasciare spazio a eleganti
edifici dai volumi netti, con finestre prive di timpani e cornici.
Giuseppe Terragni si rivela il più sensibile dei maestri razio- Giuseppe Terragni
nalisti; in un primo tempo aderisce al partito fascista, ma suc-
cessivamente se ne allontana, non appena avverte di subire
limitazioni alle proprie ricerche. Sua opera emblematica è la
229
Architettura del Novecento

Casa del Fascio, a Como (1932-1936): l’edificio è a pianta qua-


drata, di altezza pari a metà della base e con prospetti scan-
diti da varie aperture quadrate in rigoroso rapporto propor-
zionale tra loro. Dietro a un’approfondita costruzione geo-
metrica di base, esternamente i prospetti si rivelano tramite
una configurazione asimmetrica dei fronti, ciascuno diver-
so dall’altro in relazione alla funzione dell’ambiente interno
e al rapporto stabilito con il contesto.
Verso Parallelamente alla diffusione del Fascismo, l’architettura ra-
il monumentalismo zionalista passa dalla purezza geometrica delle origini a un
sempre più marcato monumentalismo. Prendono il soprav-
vento marmo e travertino, prevalgono le proporzioni gigan-
tesche e la monumentalità dell’insieme: il palazzo di Giusti-
zia di Milano (1939-1940), di Marcello Piacentini, presenta un
rivestimento completamente marmoreo, finestre esagerata-
mente dilatate, scritte retoriche in rilievo e setti murari all’in-
gresso che alludono al tempio classico. Viene a mano a mano
rinnegato il principio razionalista originario secondo cui le
dimensioni di un edificio sono dettate dalle necessità di uti-
lizzo; come scriveva l’architetto tedesco Walter Gropius, il
fondatore del Bauhaus, l’architettura non dovrebbe mai «con-
siderarsi lo specchio degli ideali della società, né la mitica for-
za capace da sola di rigenerare la società, ma uno dei servizi
necessari alla vita associata».

SCHEMA RIASSUNTIVO
ARCHITETTURA FUTURISTA Nel 1909 prende avvio il movimento futurista su iniziativa di Filippo Tommaso Mari-
netti, che pubblica il suo manifesto; suo intento è quello di attualizzare la cultura ita-
liana e quella internazionale inaugurando una nuova concezione estetica che abbracci
ogni aspetto dell’esistenza.

ARCHITETTURA Poco dopo la fine del primo conflitto mondiale in Italia si sviluppa una forma di Razio-
DEL PERIODO FASCISTA nalismo differente da quello tedesco. Esso si diffonde in parallelo alla dittatura e ne di-
venta la massima espressione artistica con lo scopo di emancipare il Paese in senso
moderno; ben presto il movimento finisce per identificarsi con il regime.

230
3 Dal Movimento Moderno
all’Architettura Organica
Il periodo tra le due guerre è caratterizzato dalla ricerca della
funzionalità a scapito dell’estetica: ciò trova la sua massima espressione
nel Razionalismo e nell’Architettura Organica. Quest’ultima si pone il fine
di interpretare liberamente ogni tema cercando di trovare un’armonia
tra gli elementi naturali e artificiali.

Movimento Moderno:
caratteri principali e protagonisti
Tra le due guerre mondiali un gruppo di architetti i cui pro-
getti sono improntati a criteri di funzionalità piuttosto che
di estetica dà origine al Movimento Moderno (termine dif- Nascita
fuso inizialmente in ambiente anglosassone), che punta al del Movimento
rinnovamento generale dei caratteri e dei principi della pro- Moderrno
gettazione. Al momento della sua massima espressione, tra
gli anni Venti e Trenta, si identifica con l’International Sty-
le (con fulcro nei CIAM, Congrès Internationaux d’Archi-
tecture Moderne) e diventa uno stile architettonico in gra-
do di dettare canoni comuni per l’architettura universale.
L’Italia dell’epoca, dominata dal Fascismo, lo vive ai margini
e in ritardo sugli altri Paesi.
Le ricerche progettuali più significative possono individuar-
si nel lavoro d’avanguardia di Le Corbusier, che nelle sue
pubblicazioni si fa promotore di una sorta di “estetica del-
la macchina” e propone soluzioni abitative del tutto nuove
(enormi grattacieli polifunzionali inseriti in vasti parchi) che
comportano una vera rivoluzione nel modo europeo di con-
cepire vita e lavoro. Significativi sono poi gli apporti tede-
schi, dalla tradizione industriale e artigianale ai grandi pro-
getti di case popolari di Francoforte e Stoccarda, alla cele-
bre Scuola del Bauhaus. L’architetto tedesco Bruno Taut
riassume i caratteri del Movimento Moderno in 5 punti: rag- I 5 fondamenti
giungimento della migliore utilità dell’edificio; materiali e del Movimento
sistema costruttivo subordinati alla stessa esigenza; la bel- Moderno
lezza consistente nel rapporto diretto tra edificio e scopo;
l’estetica riassunta nell’insieme dell’edificio senza premi-
nenza di facciate, piante o particolari architettonici, e infi-
231
Architettura del Novecento

ne la casa vivente nel rapporto con gli edifici circostanti.


Facendo riferimento a questi assunti teorici l’architetto Wal-
Il Bauhaus ter Gropius nel 1919 fonda a Weimar il Bauhaus, scuola d’ar-
te, architettura e design che ricerca l’integrazione tra il “fa-
re” della tradizione artigianale e la moderna tecnologia in-
dustriale. Ludwig Mies Van der Rohe e Walter Gropius, che
del Bauhaus sono entrambi direttori, con i loro progetti e le
loro teorie influenzano la scena architettonica internazio-
L’ Esposizione nale. Nel 1927, con l’Esposizione di Stoccarda, l’Internatio-
di Stoccarda nal Style si presenta con forza in tutte le sue componenti;
sotto la supervisione di Van der Rohe si realizza un quartie-
re di abitazioni permanenti su un’altura alla periferia della
città, il Weissenhof.
Dall’esperienza del Bauhaus si sviluppa la corrente raziona-
lista, veicolo principale del Movimento Moderno, i cui mag-
giori esponenti sono, oltre a Gropius, Le Corbusier e Van der
Il Razionalismo Rohe. Il Razionalismo corrisponde al tentativo di dare rispo-
ste alle richieste di ordine e rinnovamento sociale emerse dal-
lo sviluppo della società industriale; si caratterizza per l’eli-
minazione degli apparati decorativi, la semplificazione del-
le forme, ridotte a volumi puri, e l’utilizzo di colori fonda-
mentali e materiali economici come il cemento armato, il ve-
tro e l’acciaio. Nel movimento si inquadrano anche l’archi-
tettura funzionale, che punta sui vantaggi pratici, razional-
mente dimostrabili, anziché sulle valutazioni del gusto, e l’ar-
chitettura internazionale, definita da Walter Gropius come
«l’oggettivazione di ciò che è personale e nazionale».
Nuova concezione Per la prima volta si concepisce il problema abitativo in rela-
del problema zione alle esigenze di una società di massa. Il Razionalismo
abitativo diviene presto un movimento internazionale: tuttavia la sua
diffusione è limitata dall’opposizione dei regimi politici illi-
berali che auspicano un ritorno a soluzioni architettoniche
grandiose e non tollerano lo spirito egualitario che sta alla ba-
se della poetica razionalista.
Il Movimento Moderno rivaluta in modo del tutto nuovo l’ur-
banistica: la città è considerata come un organismo vivo e uni-
tario in continua trasformazione, per il quale è necessario
adottare una logica funzionale d’intervento edilizio.

Architettura Organica
Definizione L’Architettura Organica trae dalla natura e dalle leggi che la
regolano i principi fondamentali della sua metodologia pro-
gettuale; come obiettivo si pone la ricerca di un nuovo siste-
ma in equilibrio, integrando i vari elementi artificiali propri
232
3 - Dal Movimento Moderno all’Architettura Organica

LE CORBUSIER
Considerato la personalità più univer- punto di osservazione privilegiato del-
sale del Movimento Moderno, Charles- l’ambiente circostante. Tali principi costi-
Edouard Jeanneret (1887-1965), noto tuirono un reale codice per l’architettura
con il nome della madre (Le Corbusier), d’avanguardia tra le due guerre e furono a
fu architetto autodidatta, urbanista, pitto- lungo sfruttati. A queste esperienze seguì
re e saggista. La fase di apprendistato si una fase razionalista, condotta attraverso
colloca dagli inizi del Novecento al le polemiche e le battaglie degli anni tra il
1919, quando si trasferì a Parigi e fre- 1920 e il 1939. Dopo la parentesi bellica
quentò lo studio di Auguste Perret (nel e fino alla morte curò grandi realizzazioni,
1922 aprì invece un proprio studio in passò attraverso diversi mutamenti stilisti-
società con il cugino, l’ingegner Pierre ci e ricevette riconoscimenti a livello inter-
Jeanneret). Nel 1920 fondò con A- nazionale. Significativamente riprese a
medée Ozenfant la rivista L’Esprit nou- produrre un testo teorico, il Modulor, che
veau, per la quale scrisse numerosi arti- consiste in uno studio di rapporti modula-
coli che illustravano e sostenevano le ri basato sulla “misura” dell’uomo. Si oc-
sue teorie architettoniche; formulate tra cupò anche di progetti di elevata sensibi-
il 1920 e il 1925, queste culminano nel lità spirituale, come la chiesa di Notre-Da-
concetto della casa ideale come "mac- me du Haut a Ronchamp (1950-1953) e
china per abitare". Teorizzò in questo pe- il convento di La Tourette a Éveux (1956-
riodo un rigoroso metodo di progettazio- 1957), con recuperi di forme espressioni-
ne, basato sui principi teorici e tecnici stiche, nell’esaltazione del valore primario
formulati in Vers une architecture (1923) della materia (cemento a vista). Le espe-
e riassumibili nei famosi 5 punti: la pian- rienze, le innovazioni e le profezie dell’ar-
ta libera, consentita dal diffuso utilizzo in chitetto sono sintetizzate nell’unité d’ha-
ambito edilizio del cemento armato; l’e- bitation di Marsiglia (1945-1952), unità
dificio su pilotis, liberato dal legame al autonoma e autosufficiente di 360 appar-
suolo e reso aereo; la facciata libera, di- tamenti per 2000 abitanti, che al suo ap-
retta conseguenza dell’applicazione di parire scatenò infinite polemiche.
strutture puntiformi, aperta a ogni possi- Fra i suoi lavori più famosi ci sono anche
bilità di tracciato compositivo; la finestra la Ville Savoye a Poissy (1929-1931) e il
a nastro, libera di svilupparsi da una estre- Palazzo di Giustizia (1952-1956) di Chan-
mità all’altra della parete; il tetto-giardino, digarh, in Punjab, dove curò anche parte
estensione dell’abitazione all’esterno e del piano regolatore della città).

dell’uomo (costruzioni, arredi e così via) con l’ambiente na-


turale. Nell’architettura contemporanea il concetto di orga- Concetto
nicità è espresso principalmente dalle trattazioni teoriche e di organicità
dalle notevoli realizzazioni di Frank Lloyd Wright (suo il vo-
lume Architettura Organica, del 1939). I prodromi di questo
concetto si riscontrano nell’opera di numerosi architetti in-
glesi e americani, da Philip Webb a Charles Voysey, fino a Louis
Henry Sullivan. Nella concezione di Wright l’architettura ri-
fiuta la mera ricerca estetica, così come una società organica
233
Architettura del Novecento

dovrebbe essere indipendente da ogni imposizione esterna


contrastante con la natura dell’uomo. Indipendenza quindi
Libertà interpretativa da ogni classicismo e libertà interpretativa di affrontare qual-
siasi tema, armonizzandolo con il tutto e cercandone solu-
zioni formalmente perfette. L’Architettura Organica è parte in-
tegrante del Movimento Moderno, essendo da esso recipro-
camente influenzata e sollecitata. Tra i capolavori di Wright, la
celeberrima Kaufmann House, la “casa sulla cascata”.
La teoria I punti teorici più importanti del progetto organico sono: ri-
durre al minimo le partizioni; creare un’armonia dell’edifi-
cio con l’ambiente esterno; rendere l’abitazione più libera e
abitabile eliminando la concezione delle stanze come luogo
chiuso e rigidamente definito; dare proporzioni logiche e
umane alle aperture interne ed esterne, rendendole natural-
mente ricorrenti in tutta la struttura dell’edificio; usare per
quanto possibile un unico materiale, la cui natura deve le-
garsi alla funzione dell’edificio; incorporare organicamente gli
impianti come elementi interreagenti nella struttura; far di-
venire l’arredamento parte integrante dell’edificio, stretta-
mente integrato ad esso.
La corrente organica europea trova espressione in alcune ope-
re di Hugo Häring, Hans Scharoun e Gunnar Asplund, che,
attraverso planimetrie asimmetriche e forme libere, prendo-
no le distanze dalla rigidità del Razionalismo architettonico.
Alvaar Alto Alvar Aalto, architetto finlandese, è considerato il più grande
interprete dell’Architettura Organica in Europa: la biblioteca
municipale di Viipuri (1927-1935) e i dormitori del MIT
(1947), a Cambridge, nel Massachusetts, testimoniano la sua
adesione al movimento e la sua originalità rispetto alle ricer-
Bruno Zevi che del Razionalismo europeo. In Italia Bruno Zevi, dopo la
Seconda Guerra Mondiale, cerca di diffondere e sostenere l’Ar-
chitettura Organica attraverso la fondazione dell’APAO (Asso-
ciazione per l’Architettura Organica).

SCHEMA RIASSUNTIVO
MOVIMENTO MODERNO Il Movimento Moderno prende piede tra le due guerre grazie a un gruppo di architetti
che impronta i progetti con criteri di funzionalità e non di estetica.

ARCHITETTURA ORGANCA L’Architettura Organica trae la sua origine dalla natura e dalle leggi che ne regolano i
principi fondamentali, ricercando un nuovo sistema che integri i vari elementi artificia-
li con l’ambiente naturale.

234
ARCHITETTURA
CONTEMPORANEA

1 Dall’Hi-Tech al Postmoderno
2 Dal Decostruttivismo
al Neorazionalismo
3 Nuove tendenze
L’architettura contemporanea è caratterizzata da una
produzione creativa talmente prolifica e diversificata
che nell’immediato risulta difficile darne una classificazione
chiara e univoca.
A partire dagli anni Sessanta ci si discosta dagli schemi
tradizionali per avvicinarsi a una concezione di leggerezza
e flessibilità resa possibile dall’uso di nuove tecnologie
e di tecniche costruttive avanzate. In quest’epoca
si afferma l’architettura Hi-Tech, che mette in risalto
l’aspetto impiantistico e strutturale, quasi a sottolineare
l’importanza della componente tecnologica e funzionale
dei moderni edifici.
Negli anni Ottanta si assiste a un ritorno al passato
e all’antichità classica che vede l’utilizzo di pilastri,
decorazioni e capitelli, inseriti comunque in un nuovo
contesto e integrati in un’ambientazione contemporanea.
Successivamente avviene un ulteriore cambiamento nella
rappresentazione della realtà: il movimento decostruttivista
contamina la geometria di forme pure, tipica
del Razionalismo, con una compenetrazione di forme
e volumi eterogenei e con l’applicazione di una serie
di “non regole” per la realizzazione di volumi plastici
e scultorei, estremamente liberi e non conformi
alle comuni regole costruttive.
Gli ultimi sviluppi del secolo si distinguono per una
progettazione basata sull’utilizzo di programmi informatici
avanzati, spesso impiegati in settori produttivi
a elevata tecnologia (meccanica di precisione, settori
automobilistico e aerospaziale), che consentono di poter
disegnare e realizzare forme molto articolate e complesse
fino a poco tempo prima ritenute irrealizzabili.
1 Dall’Hi-Tech
al Postmoderno
Molteplici sono gli elementi che concorrono alla definizione dell’attuale panorama
architettonico: tra questi risultano prevalenti la scomparsa della figura isolata
del progettista (che oggi appare come l’artefice dell’idea progettuale
complessiva, affiancato poi da numerosi specialisti con competenze diverse)
e l’importanza assunta dalla comunicazione, elemento primario dell’oggetto
architettonico sia come atto generativo sia come caratteristica peculiare
dell’opera nei confronti del contesto nel quale è inserita.

Inquadramento storico
Alla fine degli anni Sessanta si sviluppa un atteggiamento cul- Evoluzione del ruolo
turale volto a rivendicare la capacità creativa dell’architetto, dell’architetto
che difficilmente può essere ricondotta a una formula o a sche-
mi standardizzati. Negli anni Settanta viene ripensato il ruolo
professionale dell’architetto, che si estende significativamen-
te in ambito sociale e culturale; le premesse tecnologiche del
Razionalismo entrano in crisi e nasce l’esigenza di una revi-
sione globale dei metodi progettuali e strutturali.
A partire dagli anni Ottanta fino ai giorni nostri nascono e si
diffondono rapidamente molteplici linguaggi stilistici. Il tempo Molteplici linguaggi
che intercorre tra la produzione dell’opera architettonica con- stilistici
temporanea e la sua lettura critica è talmente breve da rendere
difficile l’individuazione di filoni unitari di pensiero e la com-
prensione dell’effettiva qualità delle opere.

Architettura Hi-Tech
A partire dagli anni Sessanta e Settanta inizia un graduale Cambiamento degli
cambiamento di quelli che erano gli approcci progettuali approcci progettuali
adottati fino a quel momento, legati alla materialità, al peso
delle strutture e alla loro opacità, a favore di una maggiore
leggerezza e flessibilità d’uso degli ambienti, grazie anche
a una rinnovata passione per tecnologie e tecniche costrut-
tive innovatrici. L’architettura comincia a voler esprimere
messaggi e a porsi in relazione con il contesto ambientale
circostante; è così che concetti come fluidità, trasparenza Nuovi fondamenti
237
Architettura contemporanea

e permeabilità divengono parte integrante dei progetti.


La base teorica L’espressione Hi-Tech (da high technology, alta tecnologia)
prende il nome dal fortunato libro High-Tech: the Industrial
Style and Source Book for the Home, pubblicato nel 1978 da
Joan Kron e Suzanne Slesin in occasione di una mostra al
Museum of Modern Art di New York.
Definizione Il termine descrive una nuova architettura sperimentata tra
di architettura gli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta, ma tutt’ora in cor-
Hi-Tech so di evoluzione; uno stile cha fa da ponte tra il Movimento
Moderno e il Postmoderno. Essa nasce dall’insoddisfazione
per gli esiti del funzionalismo modernista e dal desiderio di mi-
glioramento di quest’ultimo tramite le nuove possibilità spazia-
li offerte dall’applicazione di un’idea di dinamicità, non solo
strutturale, ma anche di utilizzo.
I precursori Le origini di questa concezione architettonica, strettamente
legata alla tecnologia, si ritrovano in architetti come Joseph
Paxton, ideatore del Crystal Palace, a Londra (1851), realizza-
to interamente in ferro e vetro, Richard Buckminster Fuller,
padre delle cupole geodetiche, costruite con aste di allumi-
nio, a definire uno spazio interno completamente libero e fles-
sibile nell’uso, e infine Frei Otto, inventore delle tensostrut-
ture realizzate con cavi metallici messi in trazione, impiegate
per le coperture di grandi ambienti.
Prime manifestazioni Le prime manifestazioni stilistiche di questa nuova tendenza
stilistiche si trovano esemplarmente espresse in due architetti: Renzo
Piano e Richard Rogers, i quali realizzano una perfetta fusio-
ne di efficienza, flessibilità e tecnologia in un’opera come il
Centre Georges Pompidou di Parigi (1971-1977). L’edificio è
un grande contenitore polifunzionale di 7500 metri quadrati,

Figura 50
Il Centre Georges
Pompidou, detto
Beaubourg, a Parigi.

238
1 - Dall’Hi-Tech al Postmoderno

completamente liberi da qualsiasi ingombro strutturale, in cui


l’ossatura di ghisa e acciaio permette di coprire una luce in-
terna di 48 metri. L’innovazione è data dal fatto che tutte le L’innovazione
strutture portanti, gli elementi di servizio e l’impiantistica so-
no spostati sul perimetro esterno dell’edificio, in modo da la-
sciare estrema libertà agli ambienti interni; tale risultato è re-
so possibile dall’impiego delle massime potenzialità espres-
sive offerte dalla tecnologia e dall’ingegneria contemporanee.
Renzo Piano non è solo l’anticipatore di un nuovo modo di
progettare: nel corso degli anni la sua creatività si indirizza tra
sperimentalismo urbanistico e opere che sfruttano la natura-
le luce solare, come la copertura di acciaio e cemento del Me-
nil Collection, a Houston (1981-1986).
Altro grande precursore è Ieoh Ming Pei, nato in Cina nel
1917 ed emigrato poi negli Stati Uniti. Pei realizza opere co-
stituite da nudi volumi geometrici e ampie superfici vetrate
prive di ornamenti, come la Library of Boston (1979) e la pi-
ramide d’ingresso del Louvre, a Parigi (1983-1987).
Ulteriori realizzazioni anticipatrici dell’Hi-Tech sono la sede del- Altre architetture
la Willis, Faber & Dumas (1972), nel Suffolk, di Norman Fo- che anticipano
ster, dotata di un’enorme facciata ondulata di vetro scuro che l’Hi-Tech
di giorno riflette come uno specchio gli edifici circostanti, men-
tre di notte consente la visione degli ambienti interni illumina-
ti artificialmente, accendendosi come una lampada.
L’architettura Hi-Tech si esprime generalmente su vasta sca-
la, nei centri polifunzionali, nei grattacieli (sede della Hong
Kong & Shanghai Bank, a Hong Kong, sempre di Foster, 1979-
1986), e nella realizzazione di impianti industriali, come la
fabbrica della Renault a Swindon, ancora di Foster, del 1983.
Come visto negli esempi finora citati, tra i maggiori esponenti
dell’architettura Hi-Tech attualmente in vita un ruolo di primo
piano è occupato da Norman Foster (Manchester, 1935); le sue Norman Foster
opere sono famose perché, pur nel massiccio impiego tecno-
logico e strutturale, mantengono un elevato livello di raffina-
tezza estetica. La sede della Hong Kong Bank è costituita da Hong Kong Bank
5 moduli strutturali prefabbricati privi di elementi di sostegno
interni, per una maggiore flessibilità degli spazi.
I principali caratteri architettonici dello stile Hi-Tech si ritro-
vano non solo nei primi esempi degli anni Settanta, ma anche
negli edifici degli anni Ottanta e Novanta, e possono essere Gli anni Ottanta
così sintetizzati: risalto degli elementi strutturali di acciaio o e Novanta
cemento armato e degli elementi di servizio (come tubatu-
re e condotti degli ascensori); impiego di un rivestimento di
vetro trasparente e uniforme, al fine di un interscambio con
l’esterno e di una chiarezza costruttiva visibile a tutti; estre-
ma flessibilità degli ambienti interni tramite la formazione
239
Architettura contemporanea

di open space. Lo spazio interno viene suddiviso sia orizzon-


talmente sia verticalmente secondo una griglia modulare
(pianta libera) che rappresenta la matrice costitutiva dell’in-
tero edificio. In linea generale si possono riassumere quattro
Quattro tipologie principali tipologie di edifici hi-tech: l’edificio a maglia (sta-
bilimento Renault, di Foster); il tunnel monodirezionale, do-
ve c’è una totale continuità strutturale tra la parete orizzon-
tale e quella verticale (aeroporto di Osaka, di Renzo Piano);
la cupola geodetica (di Buckminster Fuller) e l’edificio svi-
luppato in altezza, che applica in verticale il principio del tun-
nel (Centre Georges Pompidou, di Piano-Rogers).
Altro rappresentante di rilievo dell’architettura Hi-Tech degli
Jean Nouvel anni Ottanta è il francese Jean Nouvel (Fumel, 1945), autore
del progetto dell’Institut du Monde Arabe di Parigi (1987).
Egli sostiene che qualsiasi disegno di nuova concezione deve
derivare dal contesto nel quale sorge e che luce e materia so-
no elementi cardine della progettazione. A questo proposito
Nouvel è estremamente attento ai dettagli e agli elementi tec-
L’elemento nologici: nell’Institut du Monde Arabe un meccanismo foto-
tecnologico sensibile di oscuramento interno fa reagire le facciate, simili
a membrane di vetro, alle condizioni di luminosità esterne,
modulando così la quantità di luce necessaria all’interno.
Altre opere Tra le opere degli anni Novanta ricordiamo anche l’aeropor-
degli anni Novanta to di Stansted, a Londra (1991), di Foster & Partners, dove
l’ossatura di sostegno a tralicci a piramide rovesciata sostiene
un tetto di tipo “galleggiante” senza funzione portante; i ser-
vizi sono posti nel sotterraneo, rendendo così più evidenti la
struttura e la gradevolezza della facciata.
Il Cetriolo Comunemente conosciuto come “il Cetriolo”, il Saint Mary
Axe, a Londra (Foster, 1997-2004), è uno dei primi edifici eco-
logici della città, poiché la doppia calotta vetrata nasconde un
sistema di raffreddamento e riscaldamento solare passivo; la
superficie a cono e le strutture a triangolo riducono le tur-
bolenze, rivoluzionando così la tipologia dei grattacieli.
La cupola del Reichstag di Berlino (Foster, 1992-1999) è in-
serita nello stile neoclassico del palazzo ed è costituita da una
rampa a spirale e da un cono interno che serve a riflettere la
luce solare nelle sale sottostanti.
Un profilo caratteristico è anche quello del Clyde Auditorium,
di Glasgow (Foster, 1997), dove lastre di alluminio sono fis-
sate a un’ossatura a gusci sovrapposti che termina con un am-
pio ingresso a volta.
Altri architetti A livello urbanistico si evidenziano l’opera di Santiago Cala-
di spicco trava in generale (stazione di Stadelhofen, Zurigo, 1988-1991)
e l’attenzione per gli spazi collettivi presente nell’olandese Her-
man Hertzberger (Ministero degli Affari Sociali, L’Aia, 1990).
240
1 - Dall’Hi-Tech al Postmoderno

Architettura postmoderna
Il Classicismo postmoderno è uno stile internazionale che La reazione
nasce come reazione al linguaggio formale e funzionalista del al Movimento
Movimento Moderno. Quest’ultimo si basava sulla geometria Moderno
dei solidi come riferimento compositivo, su un repertorio fi-
gurativo incentrato sulle forme pure e sulla smisurata fiducia
nel progresso tecnologico e nell’impiego di calcestruzzo, ac-
ciaio e vetro – fino a considerare del tutto superflua qualsia-
si forma di decorazione –, ma soprattutto sulla totale nega-
zione della memoria del passato. Intorno alla metà degli anni
Settanta in America, e in seguito anche in Europa, si fa strada il
desiderio di modificare le regole dell’ormai concluso Movimen- Ridefinizione
to Moderno a favore di un ritorno al passato. Seppur ripropo- delle regole
sti in un’ambientazione contemporanea, pilastri, facciate deco-
rate e piccoli capitelli stilizzati fanno di nuovo capolino nei pro-
getti come richiamo all’antichità classica.
Il termine “postmoderno” in architettura viene applicato per la Nascita del termine
prima volta nel 1975 dal teorico Charles Jencks, il quale so- “postmoderno”
stiene che l’edificio postmoderno presenta un duplice livello
di comunicazione: da un lato si rivolge a una minoranza di ar-
chitetti e addetti ai lavori, in grado di comprendere le sfuma-
ture di un linguaggio in continua evoluzione, dall’altro alla gen-
te comune, capace di riconoscere e apprezzare l’immediatez-
za dei riferimenti alla classicità.
Il Postmoderno è caratterizzato da un’architettura simbolica Caratteristiche dello
e pervasa di ironia, quasi manierista, che recupera un rap- stile postmoderno
porto storico con la forma, autonoma rispetto alla funzione.
Una delle prime manifestazioni popolari di questo mutato at-
teggiamento – favorevole a un recupero degli stili in chiave
eclettica e a un’architettura che riscopra la componente este-
tica e l’ornamento – è la prima mostra di architettura della
Biennale di Venezia del 1980, organizzata da Paolo Portoghesi Biennale di Venezia
(1931) e intitolata La presenza del passato. L’allestimento del 1980
principale della mostra è costituito dalla Strada Novissima,
ideale ricostruzione della strada urbana su cui si affacciano 20
facciate, progettate da vari architetti postmoderni: Frank O.
Gehry, che nega la facciata creando inganni prospettici, Char-
les Moore, che punta l’attenzione sulla ripetizione di elementi
classici, nicchie e archi trionfali in modo scenografico, Paolo
Portoghesi, che riesce a unire la ricerca storica riguardo al-
l’architettura del passato (in particolare gli studi sul Seicento
italiano) con la propria ricerca professionale.
Il principale architetto che definisce le basi teoriche del Post- Robert Venturi
moderno è Robert Venturi (Philadelphia, 1925); nel suo scrit-
to pubblicato nel 1966, Complessità e contraddizione in ar-
241
Architettura contemporanea

chitettura, critica il funzionalismo modernista e parla delle


contraddizioni insite nell’architettura moderna. Nel 1972 Ven-
turi pubblica Learning from Las Vegas insieme alla moglie De-
nise Scott Brown: qui prende in considerazione il fascino di
un’architettura fatta di luci, neon e finte facciate, in contrap-
posizione al rigore metodologico dell’International Style.
Charles Moore Tra i più eccentrici esponenti del Postmoderno, lo statuniten-
se Charles Moore (1925-1993) rivela un carattere teatrale, stra-
vagante e kitsch in grado di introdurre nel linguaggio architet-
tonico contemporaneo stili eterogenei come Classicismo, Ba-
rocco e Neoclassico. La sua architettura nasce da una concreta
richiesta della committenza o da una particolare conformazio-
ne del sito; i suoi lavori sono il risultato di un’emozione.
Philip Johnson Tra le più significative opere del Postmoderno c’è l’AT&T Buil-
e John Burgee ding, a New York (1978-1984), di Philip Johnson e John Bur-
gee: il grattacielo presenta un evidente frontone di ispirazione
classica e un arco d’entrata alto 7 piani. Interamente rivestito di
granito sopra un’ossatura di acciaio, il grattacielo, emblema del-
la modernità, si riveste di una sfumatura retrò, riportandoci al-
la tradizione precedente alla Prima Guerra Mondiale.
Ricardo Bofill Ricardo Bofill (Barcellona, 1939), attivo in Francia, è un altro
esponente di rilievo che si dedica a progetti per i quartieri re-
sidenziali. Marne-la-Vallée (1978-1983) è un complesso resi-
denziale prefabbricato di cemento; l’imponente struttura a
colonne e il timpano d’ingresso uniscono il linguaggio classi-
co a quello moderno, fornendo una personale risposta al pro-
blema della banalità dei progetti abitativi su larga scala.
Ultimo, ma non per questo meno significativo, è l’apporto del-
James Stirling l’inglese James Stirling (1926-1992), uno tra i più importanti
architetti del dopoguerra. La sua opera, scherzosa e ironica,
si configura tramite una commistione di moderno e classi-
co, in cui la sua ispirazione ai modelli storici ha come fine ul-
timo quello di umanizzare gli ambienti da lui creati.

SCHEMA RIASSUNTIVO
CONTESTO STORICO Gli ultimi decenni del Novecento sono caratterizzati da un susseguirsi di stili e filoni
di ricerca spesso in antitesi tra loro, a costituire un panorama ricco e variegato.

ARCHITETTURA HI-TECH Negli anni Sessanta si diffonde un’architettura basata su leggerezza, flessibilità e uti-
lizzo di sistemi impiantistici e tecnologici sempre più sofisticati (da cui la definizione di
architettura Hi-Tech). Le figure di spicco sono Renzo Piano, Richard Rogers, Ieoh Ming
Pei, Norman Foster e Jean Nouvel.

ARCHITETTURA Il Postmoderno nasce come reazione al linguaggio funzionalista del Movimento Mo-
POSTMODERNA derno. Ritornano in auge pilastri, facciate decorate e capitelli stilizzati. Architetti di ri-
lievo sono Charles Moore, Robert Venturi, Ricardo Bofill e James Stirling.

242
2 Dal Decostruttivismo
al Neorazionalismo
Nella parte centrale della seconda metà del secolo si collocano due movimenti
in contrapposizione tra di loro: il Decostruttivismo, che trova la propria forza
espressiva nello scardinamento delle regole e nella scomposizione delle
forme, e il Neorazionalismo, che recupera la forma pura, legata alle tradizioni
culturali tipiche di ogni area geografica.

Il Decostruttivismo
Movimento architettonico che prende piede a partire dai pri-
mi anni Ottanta del Novecento, il Decostruttivismo si svi-
luppa dalla teoria avanzata dal filosofo francese Jacques Der-
rida – il cui interesse per l’architettura nasce da un invito da
parte di Bernard Tschumi a un dibattito sul Parc de la Villet-
te, a Parigi – relativa all’interpretazione del progetto come te- Il progetto come
sto. Il concetto centrale si può riassumere nella negazione di testo
un’univoca trasparenza del testo, quindi nell’impossibilità di
interpretarlo in senso veritiero.
La nascita del movimento viene comunemente fatta risalire al Nascita
1988, in occasione di una mostra al MoMA di New York or- del Decostruttivismo
ganizzata da Philip Johnson e Mark Wigley, dal titolo Deco-
struttivist Architecture, in cui viene sancita la fine del Postmo-
derno. In realtà già 2 anni prima gli architetti Paul Florian e Ste-
fan Wierzbowski avevano cercato di organizzare senza succes-
so una mostra dal titolo Perfezione violata: il significato di un
frammento architettonico, per rendere pubblica una tenden-
za che andava ormai diffondendosi in ambito architettonico.
Gli architetti espositori del 1988 sono: Daniel Libeskind, Rem Gli architetti
Koolhaas, Zaha Hadid, il gruppo Coop Himmelblau, che co- protagonisti
munica aspetti derivanti da un’esperienza fantasiosa e tra-
sgressiva del design, Peter Eisenman, rappresentante di una
forte intellettualità, Bernard Tschumi, una professionalità
sperimentata con il Parc de la Villette, a Parigi, e Frank O.
Gehry, figura emergente del panorama internazionale.
Filone conduttore del gruppo di progettisti è il riferimento al-
l’operato dei costruttivisti russi degli anni Venti, che per pri- L’influenza
mi, “destabilizzando la purezza formale”, hanno creato una dei costruttivisti
geometria instabile tramite la libera aggregazione di forme russi
pure, disarticolate e decomposte, partendo dalla composi-
243
Architettura contemporanea

Il superamento zione classica per poi stravolgerne la gerarchia, l’equilibrio e


del Costruttivismo l’unità. I decostruttivisti, considerando il loro operato come
un completamento del radicalismo avanguardistico costrutti-
vista, antepongono il “de” alla parola “costruttivismo” per sot-
tolineare la loro deviazione dal movimento architettonico cui
si sono ispirati. La forma pura e la geometria euclidea vengo-
no in questo modo contaminate; i decostruttivisti rivelano
una diversa sensibilità architettonica, in cui il desiderio della
forma pura viene modificato e stravolto, fino a non esistere
La “non architettura” più. La nuova architettura è adesso frutto di regole compo-
sitive libere e antiaccademiche, una “non architettura” che
si avvolge e si contorce su se stessa con volumi plastici e scul-
torei: la nuova regola è il caos.
Le opere decostruttiviste sono il risultato di una destruttura-
zione delle linee diritte e ortogonali che si inclinano e si defor-
mano senza una precisa apparente ragione; ordine e disordi-
ne convivono perché forte è il desiderio di liberarsi delle strut-
ture rigide, vincolate dal potere e dalle logiche razionaliste.
Distorsione Altra caratteristica di rilievo è la “dislocazione” effettuata nel
tipologica, rapporto con il contesto, attuata attraverso la “distorsione tipo-
straniamento logica” (come ad esempio nelle torri rovesciate del club The
e spiazzamento Peak, a Hong Kong, di Zaha Hadid, 1983), lo “straniamento”
e lo “spiazzamento” dei materiali, mettendo in discussione il
principio di contrapposizione tra interno ed esterno.
Non più Quest’ultima componente, che in passato aveva determinato
contrapposizione la definizione della forma tramite superfici che delimitavano
interno/esterno un volume, rappresenta ora il sovvertimento del principio di
focolare e di casa. Le pareti si inclinano, si fendono, si apro-
no; è lo stesso concetto di chiusura a essere qui destabilizza-
to e disintegrato, non solo in relazione al mondo esterno, ma
anche all’interno della costruzione stessa.

■ Frank O. Gehry
Al canadese Frank O. Gehry (Toronto, 1929) si deve l’attua-
zione delle più radicali opere decostruite, tramite architettu-
Tema re spesso caratterizzate dal tema del “non-finito” e da inter-
del “non finito” venti di “perturbazione” della statica e della tettonica tradi-
zionali, nelle quali vengono messe in discussione le stesse no-
zioni di verticale e orizzontale.
Gli anni Settanta Negli anni Settanta Gehry inizia a interessarsi dell’arte d’a-
vanguardia, avvicinandosi alla Pop art e alla Minimal art. La
sua architettura, fatta di forme semplici innestate l’una nel-
l’altra, di materiali rudimentali e poveri e di imprevedibili
spazi scenografici, è ben rappresentata nella sua casa di San-
ta Monica, in California, realizzata in fasi successive, dal 1977-
1978 al 1988, in realtà mai definitive. Questo linguaggio giun-
244
2 - Dal Decostruttivismo al Neorazionalismo

ge a maturazione in una serie di opere: Cabrillo Marine Mu- Figura 51


seum, a San Pedro (1979), California Aerospace Museum, a Il Guggenheim Museum
Los Angeles (1982-1984), Loyola Law School, a Los Angeles di Bilbao.
(1981-1984), Frances Haward Goldwyn-Hollywood Regional
Branch Library, a Hollywood (1980), il campus universitario
a Irvine (1984-1986) e la Winton House, a Wayazata, Minne-
sota (1987). Tra le opere successive si ricordano la Schnabel
Residence, a Brentwood (1986-1989), e l’American Center,
a Parigi (dal 1989).
Gehry ha lavorato per la Disney Corporation, realizzando il Le opere più recenti
Team Disney Building e il Palazzo del Ghiaccio Disney, ad
Anaheim, in California (entrambi inaugurati nel 1995), e il Walt
Disney Center di Los Angeles.
Notevole rilevanza e grande diffusione mediatica ha avuto la
realizzazione del Guggenheim Museum di Bilbao, inaugu-
rato nel 1998.

■ Daniel Libeskind
Daniel Libeskind (Lódz, 1946) è un architetto statunitense di
origine polacca dell’ultima generazione di decostruttivisti. Le
sue costruzioni si fanno portatrici di un messaggio: sono una
forma che nasconde dentro di sé un significato ben preciso.
Ne è un esempio il Museo Ebraico di Berlino (1989-1999): la Il Museo Ebraico
pianta dell’edificio ha un andamento tortuoso che ricorda di Berlino
una saetta, la struttura ha alte mura con rivestimento di la-
miera di metallo ondulato e numerosi tagli diagonali che dan-
no luce all’interno. Tutte forme e simbologie che rievocano
la distruzione del popolo ebraico. L’edificio non ha un ac-
cesso diretto, ma è raggiungibile soltanto da un passaggio sot-
terraneo del vicino edificio. Tra le più note realizzazioni di Li-
245
Architettura contemporanea

Altre opere beskind vi sono il padiglione per la Fiera internazionale dei


giardini di Osaka (1988-1990); il piano urbanistico per la città
di Groninga (Paesi Bassi), ultimato nel 1990; un complesso
di residenze e uffici a Berlino (1987-1991). Libeskind, che si
occupa anche di scenografia, ha inoltre progettato un teatro
sperimentale con annesso complesso di servizi per la società
Hespos, a Oldenberg (1991). Nel 2004 è stato scelto il suo pro-
getto (elaborato con Zara Hadid e Arata Isozaki) per la riqua-
lificazione del quartiere Fiera di Milano.

■ Peter Eisenman
Architetto statunitense, Peter Eisenman (Newark, 1932) ri-
mane il più significativo e fecondo traduttore del Deco-
struttivismo, tramite una ricerca tesa a rendere autonomi e fi-
ni a se stessi il linguaggio e la scrittura architettonica. Critico
Nuova concezione verso il contesto attuale e la comune concezione di “casa”, af-
dell’abitare ferma che essa può essere migliorata grazie all’estraniazione
dell’individuo dal modo consueto di percepire il suo ambien-
te. Ne è un esempio la Casa VI, del 1972, edificio nel quale ven-
gono contraddette la classica organizzazione degli spazi e la
funzionalità, arrivando addirittura ad aggiungere a una scala
realmente funzionante, colorata in verde, una falsa scala colo-
rata in rosso, simmetrica a quella vera, ma che termina contro
I progetti il soffitto e non porta in nessun luogo. La sua attività proget-
tuale riguarda ambiti diversi: ricordiamo i grandi progetti ur-
bani, fra cui il Manhattan Waterfront e il Roosevelt Island Hou-
sing, a New York, il Friedrichstadt-Süd, a Berlino, il Parc de La
Villette, a Parigi. Dal 1980 collabora con James Robertson: in-
sieme progettano il nuovo University Art Museum and Arbo-
retum della California State University, a Long Beach, e il Mu-
seo di Rovereto. Tra i suoi progetti più recenti ricordiamo il
Centre for Visual Arts, presso la Ohio State University (1989),
la sede della Koizumi Sangyo Corporation, a Tokyo (1991), il
Convention Center di Columbus (Ohio, 1993) e un comples-
so di alloggi popolari in un’area vicina a uno dei quartieri un
tempo occupati dal Muro di Berlino (1993).

Il Neorazionalismo
Ritorno alle Il Neorazionalismo è un movimento, o meglio una tendenza,
specificità locali che si sviluppa tra gli anni Sessanta e Settanta in diversi Pae-
si europei, ma anche in Giappone e negli Stati Uniti. In que-
sti anni si evidenzia la necessità di un ritorno all’architettura
che si rispecchi nelle tradizioni culturali tipiche di ogni spe-
cifica realtà geografica, in contrasto con la teoria del Movi-
246
2 - Dal Decostruttivismo al Neorazionalismo

mento Moderno che aveva portato a uniformare i caratteri


dell’architettura in tutto il mondo. Ora si cerca di recuperare
la cosiddetta forma pura (Aldo Rossi riprende i paradigmi il- Ritorno alla forma
luministi di Giovanni Battista Piranesi, Claude-Nicolas Ledoux pura
ed Étienne-Louis Boullée), in contrapposizione con la ricer-
ca interessata alla sola funzione, sebbene l’architettura ri-
manga legata alle esigenze del vivere quotidiano.
Anche la città viene vista nel suo sviluppo attraverso varie fa-
si storiche, promuovendo il recupero della continuità spazia- Recupero della
le e contrapponendosi viceversa al principio dello “zoning”, continuità spaziale
introdotto dalle recenti tendenze urbanistiche. della città
In Italia la figura di riferimento del Neorazionalismo è l’archi-
tetto Aldo Rossi (Milano, 1931-1997), promotore di una rifon-
dazione del linguaggio architettonico. Le sue opere sono co-
stituite di materia, volume ed effetti cromatici basati su un ap-
profondito studio del contesto e della storia locale. Dal 1955
Rossi collabora con la rivista Casabella-continuità; i suoi pro-
getti si basano sull’uso ripetuto di forme semplici e sugli ar- Uso ripetuto
chetipi classici, spesso caricati di valori simbolici. Tra il 1968 di forme semplici
e il 1976 lavora in collaborazione con Carlo Aymonino al pro- e archetipi classici
getto del quartiere Gallaratese di Milano, in cui rielabora la
tradizionale casa d’affitto milanese e progetta un’unità resi-
denziale nel complesso Monte Amiata.
Nel 1971 termina il progetto per il cimitero San Cataldo, a Mo-
dena (1973-1980), in cui sono evidenti i riferimenti tipologici e
formali alla fabbrica e alla cascina padana. Nel 1973, con il pro-
getto del municipio di Trieste, riprende l’ottocentesca tradi-
zione locale ed elabora un’interpretazione personale della na-
tura della burocrazia moderna, dando all’edificio la forma di un
penitenziario. Nel 1979 realizza l’allestimento del Teatro del Il Teatro del Mondo
Mondo per la Biennale di Venezia. In esso sono evidenti lo stu-
dio tipologico e l’utilizzo di materiali che conferiscono il senso
provvisorio del teatro e la ricerca del nuovo ruolo che deve es-
sere assunto dal monumento in ambito urbano. Successiva-
mente si dedica all’edilizia scolastica e a quella residenziale di
piccola scala. Nel 1988 vince il concorso internazionale per il
Deutsches Historisches Museum di Berlino. Tra le sue ultime
realizzazioni si ricordano il Museo di Maastricht (1992) e il pro-
getto per trasformare gli edifici della ex Cantoni, a Milano, ne-
gli uffici dell’Istituto universitario Carlo Cattaneo (1994). Oltre
che come architetto, Rossi viene ricordato come designer e
scrittore: ilsuo testo più noto èL’architetturadellacittà(1966).
Figure di rilievo nel panorama architettonico del Canton Tici-
no sono Luigi Snozzi (Mendrisio, 1932) e Mario Botta (Men- Mario Botta
drisio, 1943). Quest’ultimo, laureatosi a Venezia con Carlo Scar-
pa, ha come punto di riferimento l’architettura ecclesiastica ita-
247
Architettura contemporanea

liana, e in particolare quella romanica. Un esempio significati-


Chiesa vo è la chiesa di San Giovanni Battista, a Mogno, in Svizzera, ri-
di San Giovanni costruita con forme geometriche primordiali, basata su cer-
Battista, a Mogno chio, ellisse e cilindro troncato che svetta alto sopra le altre co-
struzioni del paese (elemento quest’ultimo che poi caratteriz-
zerà Botta in molte altre realizzazioni). L’edificio presenta un
rivestimento in fasce orizzontali di marmo bianco di Peccia e
granito grigio di Riveo e sorge sul sedimento della precedente
chiesa del XVII secolo, distrutta da una valanga nel 1986, come
gran parte del paese. La costruzione è decisamente contem-
Richiami poranea, ma può chiaramente identificarsi con la tradizione
alla tradizione costruttiva locale per le forme massicce e per il forte senso
costruttiva locale materico dato dalla tipologia di rivestimento utilizzato. Pro-
prio le murature sono un elemento distintivo della produ-
zione di Botta, in particolare di quella religiosa, perché con-
sentono di identificare il sacro come luogo isolato da tutto il
resto: uno spazio in cui interno ed esterno sono nettamen-
te divisi da possenti pareti.
Altri edifici religiosi disegnati da Botta sono la cappella di San-
ta Maria degli Angeli, sul Monte Tamaro (1990-1996), dove
l’edificio diventa parte integrante del paesaggio grazie alla ter-
razza e alla passeggiata esterna, e la cattedrale di Evy, in Fran-
cia (1988-1995).
I progetti residenziali La progettazione residenziale è un altro capitolo importante
della produzione di Botta. Il concetto di casa va collegato a
quello di rifugio, di luogo sicuro, saldamente radicato al suo-
lo, quasi una primordiale caverna. Da ciò deriva il carattere in-
trospettivo delle sue opere, poco aperte al contesto urbano,
anche se con esso tentano di stabilire forme di relazione. Tra
gli edifici residenziali ricordiamo la casa unifamiliare a Riva
San Vitale (1971-1973) e casa Dario, a Bellinzona (1889-1992).

SCHEMA RIASSUNTIVO
DECOSTRUTTIVISMO Movimento architettonico che si diffonde negli anni Ottanta del Novecento; la forma
pura e la geometria euclidea vengono stravolte da una sensibilità architettonica di-
versa, fatta di volumi molto plastici e forme che si contorcono su se stesse. Ber-
nard Tschumi, Frank O. Gehry, Daniel Libeskind, Peter Eisenman e Zaha Hadid sono i
nomi di spicco.

NEORAZIONALISMO Movimento, o meglio tendenza, sviluppatosi tra gli anni Sessanta e Settanta, il Neora-
zionalismo tenta di recuperare la forma pura e le tradizioni culturali tipiche di ogni
realtà geografica, in contrapposizione all’uniformità proclamata dal Movimento Mo-
derno. Architetti di riferimento sono Aldo Rossi e Mario Botta.

248
3 Nuove tendenze
Gli ultimi anni del secolo sono caratterizzati da una produzione architettonica
sempre più articolata e fantasiosa, volta alla rappresentazione di forme amorfe
e amebiformi, ottenute grazie a nuovi programmi di grafica computerizzata
e a nuovi materiali, frutto di una continua ricerca tecnologica.

L’evoluzione del sistema progettuale


Un’importante rivoluzione nel linguaggio architettonico, a
partire dalla metà degli anni Ottanta, è l’introduzione del-
l’utilizzo di software sempre più specializzati per lo sviluppo Software
della progettazione. Questi sistemi, chiamati Computer Aided di progettazione
Design, più comunemente identificati con l’acronimo CAD,
hanno consentito – non senza forti polemiche legate all’idea
che tali sistemi possano portare all’impoverimento della qua-
lità del linguaggio architettonico e a una sua standardizzazio-
ne – una modifica radicale della fase progettuale, con la pos-
sibilità di sviluppare particolari sempre più complessi e di
poterli gestire fin nei minimi dettagli.
Le nuove potenzialità offerte dai sistemi CAD hanno consen-
tito lo sviluppo di originali forme espressive: se i primi siste- Originali forme
mi di grafica computerizzata consentivano infatti di sviluppa- espressive
re disegni solo in pianta e in alzato, ovvero nelle due dimen-
sioni, oggi la progettazione affronta l’oggetto architettonico
nella sua tridimensionalità, lavorando su modelli del tutto si-
mili al manufatto reale.
Un ulteriore sviluppo si ha grazie all’applicazione di tecniche
di calcolo in uso nel settore produttivo e di forme di anima-
zione, derivate dal mondo cinematografico, in grado di for-
nire accattivanti rappresentazioni dell’opera finita.
L’evoluzione del sistema progettuale e della concezione di for-
me architettoniche sempre più ardite e complesse non sa- Evoluzione
rebbe stata possibile senza una parallela evoluzione tecnolo- tecnologica
gico-prestazionale dei materiali da costruzione e dei sistemi dei materiali
di rivestimento.
Oggi sono in produzione nuovi materiali e nuove metodo-
logie di trattamento dei materiali tradizionali che consen-
tono di fornire soluzioni sempre nuove e in continuo aggior-
namento. Questi sistemi rappresentano per l’edificio una
“pelle” ad alto contenuto tecnologico e funzionano come ve-
re e proprie macchine per migliorare le condizioni ambien-
tali all’interno della struttura.
249
Architettura contemporanea

ARCHITETTURA BLOB
L’architettura Blob rappresenta l’evoluzio- residenziali, ma più comunemente in edi-
ne della progettazione mediante l’utilizzo fici di carattere pubblico quali musei, tea-
di sistemi CAD. I termini architettura Blob, tri e sale da concerto. Un esempio è co-
Blobitettura o Blobbismo vengono uti- stituito dal Kunsthaus di Graz, di Peter
lizzati per la prima volta nel 1995 dall’ar- Cook e Colin Fournier, in cui la copertura
chitetto Greg Lynn per identificare co- dell’edificio appare come un’enorme bol-
struzioni amebiformi, dalle forme organi- la blu dalla quale emergono una serie di
che e globulari, con un movimento mor- protuberanze protese in tutte le direzioni.
bido e sinuoso. Queste nuove figure so- Altre tipologie sono le forme geodetiche
no rese possibili dall’utilizzo di un softwa- in uso per edifici di carattere scientifico,
re di progettazione denominato Binary come le cupole dell’Eden Project o la li-
Large Objects (BLOB), che permette di breria filologica presso l’Università di Ber-
modificare gli algoritmi del modello. lino, progettata da Norman Foster. Il mu-
Riferimento storico è il gruppo di archi- seo Experience Music Project, a Seattle,
tetti inglesi Archigram, attivi negli anni progettato da Gehry e terminato nel
Sessanta, che per primi introducono 2000, è composto da diversi edifici rive-
un’architettura gonfiabile quasi biomorfa, stiti in lastre di metallo dai colori differen-
in grado di muoversi nello spazio. Esem- ti per evidenziare i diversi stili musicali.
pi sono il Walking Cities e l’Instant City, Esempi di architettura Blob si hanno an-
di Ron Herron (membro dell’Archigram) o che in edifici commerciali come il Lon-
il Sin Centre, di Michael Webb. Primo e- don’s City Hall o il Future System dei
sempio di architettura Blob è il Water Pa- grandi magazzini Selfridges (2003), a Bir-
vilion, nei Paesi Bassi, iniziato nel 1993 e mingham, di Jan Kaplicky, in cui la forma
terminato nel 1997 su progetto di Nox dell’edificio evoca la silhouette di una
Architects; costruzione con prevalente donna che indossa un famoso vestito di
andamento orizzontale, forme sinuose e Paco Rabanne a maglia metallica.
una geometria in costante movimento, Forme sinuose e articolate sono realizza-
all’interno ospita un’installazione di sen- te anche mediante l’utilizzo di materiali
sori che interagisce con il visitatore atti- sintetici, schiume di polistirolo e polieste-
vando luci, suoni e proiezioni di particola- re, come nella fermata dell’autobus pres-
re effetto scenografico. Molte costruzioni so l’ospedale di Spaarne, a Hoofddorp
Blob sono caratterizzate da una pelle e- (Paesi Bassi), del 2003, in cui lo spazio è
sterna realizzata con una struttura di fer- movimentato da una lunga striscia di co-
ro e vetro, utilizzata raramente in edifici lore rosso ripiegata su se stessa.

SCHEMA RIASSUNTIVO
NUOVE TENDENZE Cambiamento fondamentale nella progettazione architettonica degli ultimi anni è l’uti-
DELL’ARCHITETTURA lizzo dei sistemi CAD, che consentono forme sempre più articolate e complesse. Ul-
CONTEMPORANEA teriore sviluppo di questa tendenza è l’architettura Blob (Binary Large Objects), in cui
le costruzioni assumono forme organiche globulari, dal movimento morbido e sinuoso.
I maggiori esponenti sono Nox Architects, Peter Cook, Colin Fournier e Jan Kaplicky.

250
Indice
Aalto, Alvar 234 Appio Claudio Cieco 75 Basilica di San Lorenzo fuori Berlage, Hendrik Petrus 224
Abbazia di Casamari 144 Aqua Antoniniana (Roma) le mura (Roma) 101 Berlino, piano regolatore
Abbazia di Chiaravalle 144 85 Basilica di San Nicola (Bari) 198
Abbazia di Cluny 123-125 Aqua Appia 75 131 Berlino, secessione 225
Abbazia di Fontenay 141 Aqua Claudia 75 Basilica di San Pietro (Città Bernini, Gian Lorenzo 174
Abbazia di Fossanova 144 Aqua Marcia 76 del Vaticano) 100, 159, Biblioteca Laurenziana
Abbazia di Hauterive 132 arcaico, Periodo 56-63 165, 173, 175 (Firenze) 156, 166
Abbazia di Pontigny 141 Archigram 249 Basilica di San Sebastiano Biennale di Venezia (1980)
Abbazia di Saint Albans 131 Architettura Blob 249 fuori le mura (Roma) 100 241
Abbazia di Saint-Denis 136, architettura della città, L’ Basilica di San Vitale BLOB (Binary Large
214 247 (Ravenna) 108 Objects) 249
Abbazia di San Galgano 144 Architettura Organica 233 Basilica di San Zeno Blobbismo 249
Abbazia di Santa Maria Arco a sesto acuto 146 (Verona) 130 Blobitettura 249
Laach 132 Arco a tutto sesto 89 Basilica di Sant’Agnese Bofill, Ricardo 242
Abbazia di Westminster 142 Arco di Costantino (Roma) (Roma) 103 Bois de Boulogne (Parigi)
Abbazie 121-125 77 Basilica di Sant’Ambrogio 217
Abitazioni private romane Arco di trionfo 89, 100 (Milano) 117, 130 Bois de Vincennes (Parigi)
86-87 Arco rampante 146, 147 Basilica di Sant’Apollinare 217
Abu Simbel 41 Arnolfo di Cambio 145 in Classe (Ravenna) 108 Boito, Camillo 214
Accademia di Architettura Asplund, Gunnar 234 Basilica di Santa Croce Borromini, Francesco
(Berlino) 198 Assiri 32-33 (Firenze) 145, 164, 214 Castelli detto il 173, 176
Accademia di Parma 194 Associazione per Basilica di Santa Maria Borsa del Carbone (Londra)
Acquedotti romani 75-76 l’Architettura Organica della Neve (Roma) 102 206
Acropoli di Atene 64, 65-68 (APAO) 234 Basilica di Santa Maria in Borsa del Grano
Adam, Robert 195 AT&T Building (New York) Trastevere (Roma) 103 (Edimburgo) 206
Adler, Dankmar 210 242 Basilica di Santa Maria Borsa del Grano (Leeds)
Aeroporto di Osaka 240 Atene 63, 65-68 Maggiore (Roma) 99, 206
Aeroporto di Stansted Augusto, epoca di 76 102 Borse Valori 206
(Londra) 240 Avila 127 Basilica di Santa Sabina Botta, Mario 247-248
Agorà 64 Aymonino, Carlo 247 (Roma) 103 Boulevards (Parigi) 217
Agrigento 69 Babilonesi 33-34 Basilica di Santa Tecla Boullée, Étienne-Louis 197
Aketaton (Tell el-Amarna) Babilonia 34 (Milano) 106 Bow window 210
43 Baldacchino di San Pietro Basilica di Superga (Torino) Bramante, Donato 155,
Alberti, Leon Battista 155, (Roma) 174 188 159, 165
158, 160, 164, 168 Baltard, Victor 217 Basilica Emilia (Roma) 79 Broletto 145
Allée couverte 22 Banca d’Inghilterra (Londra) Basilica Giulia (Roma) 79 Brunel, Isambard Kingdom
Allineamenti (alignements) 195 Basilica Liberiana (Roma) 207
22 Banca di Hong Kong 239 102 Brunelleschi, Filippo 155,
Altare di Pergamo 68, 69 Barcellona 217, 221, 222 Basilica Maior (Milano) 106 158, 159, 163, 164
Altes Museum (Berlino) Barry, Charles 213 Basilica Maior (Roma) 101 Buckminster Fuller, Richard
198 Basilica Aurea (Roma) 100 Basilica paleocristiana 97- 238, 240
American Center (Parigi) Basilica del Santo Sepolcro 104 Buontalenti, Bernardo 157
245 (Gerusalemme) 110, 129 Basilica Porcia (Roma) 79 Burgee, John 242
Ammannati, Bartolomeo Basilica dell’Annunciazione Basilica romana 78-80 Burlington, Richard Boyle
157 (Nazareth) 110 Basilica Ulpia (Roma) 79 conte di 194
Anfiteatro Flavio Basilica della Natività Battistero di Parma 130 Burnham, Daniel 210
vedi Colosseo (Betlemme) 109 Battistero di San Giovanni Burton, Decimus 208
Anfiteatro romano 81 Basilica di Massenzio in Laterano (Roma) 104 Ca’ Pesaro (Venezia) 183
Angers 141 (Roma) 79 Bauhaus 231, 232 Ca’ Rezzonico (Venezia) 184
Antelami, Benedetto 130 Basilica di Saint-Sernin Behrens, Peter 225 Cabrillo Marine Museum
APAO (Associazione per (Tolosa) 119 Belgrand, François 217 (San Pedro) 245
l’Architettura Organica) Basilica di San Giovanni Beltrami, Luca 214 CAD (Computer Aided
234 in Laterano (Roma) 99 Benedetto da Maiano 160 Design) 249

251
Indice

Caffè Pedrocchi Castellamonte, Amedeo Cattedrale di Laon 138, 147 di Heiligenkreuz 132
(Pedrocchino, Padova) di 180 Cattedrale di León 144 Chiesa capitolare
214 Castelli del Barocco 183 Cattedrale di Limburg 132 di Lilienfeld 132
Caio Plauzio Venox 75 Castello di Colchester Cattedrale di Lincoln 131 Chiesa dei Padri Comaschi
Calatrava, Santiago 240 (Inghilterra) 127 Cattedrale di Lund 133 (Messina) 179
California Aerospace Castello di Dover Cattedrale di Magonza 132 Chiesa dei Santi Apostoli
Museum (Los Angeles) (Inghilterra) 128 Cattedrale di Naumburg (Colonia) 132
245 Castello di Durham 132 Chiesa dei Santi Luca
California State University (Inghilterra) 128 Cattedrale di Norwich 131 e Martina (Roma) 173
(Long Beach) 246 Castello di Hendigham Cattedrale di Notre-Dame Chiesa del Gesù (Roma)
Callicrate 65, 66, 67 (Inghilterra) 128 (Parigi) 136, 138-140, 159
Campidoglio (Roma) 156 Castello di Richmond 147, 214 Chiesa del Redentore
Campidoglio (Washington) (Inghilterra) 128 Cattedrale di Noyon 138 (Venezia) 159
199, 200 Castello di Rochester Cattedrale di Palma Chiesa della Resurrezione
Campidoglio dello Stato (Inghilterra) 128 di Maiorca 144 (Gerusalemme) 110
della Virginia 198 Castello di Vaux-le-Vicomte Cattedrale di Parma 130 Chiesa della Salute
Capanna primitiva 19 183 Cattedrale di Piacenza 130 (Venezia) 182
Cappella dei Pazzi (Firenze) Castello Mackenzie Cattedrale di Praga 143 Chiesa della Trinità (Caen)
159, 164 (Genova) 214 Cattedrale di Reims 136, 129
Cappella della Santa Castello medievale 124-126 141, 147, 214 Chiesa di Notre-Dame
Sindone (Torino) 180 Castrum 76 Cattedrale di Ribe 133 (Jumièges) 123, 129
Cappella di Santa Maria Catacombe 95-97 Cattedrale di Roskilde 133, Chiesa di Notre-Dame-du-
degli Angeli (Monte Catacombe di Domitilla 143 Port (Clermont-Ferrand)
Tamaro) 248 (Roma) 95 Cattedrale di Saint-Étienne 129
Cappella reale (Cambridge) Catacombe di Panfilo (Sens) 136 Chiesa di Saint-Étienne
142 (Roma) 95 Cattedrale di Santo Stefano (Caen) 129
Cappella reale Catacombe di Priscilla (Vienna) 143 Chiesa di Saint-Étienne
(Westminster) 142 (Roma) 96 Cattedrale di Sciaffusa 132 (Nevers) 129
Cappella Rucellai (Firenze) Catacombe di San Callisto Cattedrale di Smolny 191 Chiesa di Saint-Front
165 (Roma) 95 Cattedrale di Soissons 138, (Périgueux) 129
Carcassonne 141, 214 Catal Hüyük 21 147 Chiesa di Saint-Louis des
Carcere di Devizes 206 Cattedrale di Amiens 136, Cattedrale di Strasburgo Invalides (Parigi) 183
Carimini, Luca 214 141, 147, 214 143 Chiesa di Saint-Martin
Carnac 22 Cattedrale di Anversa 142 Cattedrale di Toledo 144 (Tours) 129
Casa Batlló (Barcellona) Cattedrale di Bamberga Cattedrale di Tournai 133, Chiesa di Saint-Philibert
222 132 142 (Tournus) 129
Casa Dario (Bellinzona) 248 Cattedrale di Barcellona Cattedrale di Traù 133 Chiesa di Saint-Savin 129
Casa del Fascio (Como) 230 144 Cattedrale di Uppsala 143 Chiesa di Saint-Sernin
Casa in rue de Turin 12 Cattedrale di Beauvais 141 Cattedrale di Visby 144 (Tolosa) 129
(Bruxelles) 223 Cattedrale di Bourges 136, Cattedrale di Winchester Chiesa di Sainte-Madeleine
Casa Milá (Barcellona) 222 147 131 (Vézelay) 129
Casa Monticello (Virginia) Cattedrale di Bruges 147 Cattedrale di Worms 132 Chiesa di San Babila
199 Cattedrale di Bruxelles 142 Cattedrale gotica 145-148 (Milano) 214
Casa Schroeder (Utrecht) Cattedrale di Burgos 144 Cattedrale romanica 118- Chiesa di San Carlo alle
224 Cattedrale di Byblos 129 121 Quattro Fontane (Roma)
Casa Steiner (Vienna) 227 Cattedrale di Canterbury Centrale elettrica 229 176
Casa sulla cascata 234 142 Centre Georges Pompidou Chiesa di San Donato (Zara)
Casa unifamiliare a Riva Cattedrale di Chartres 129, (Parigi) 238, 240 133
San Vitale 248 136, 140-141, 214 Centuriazione romana 76 Chiesa di San Giorgio
Casa Verdi (Milano) 214 Cattedrale di Coimbra 132 Cerdá, Ildefonso 217 Maggiore (Venezia)159
Casa VI 246 Cattedrale di Colonia 214 Cetriolo, Il 240 Chiesa di San Giovanni
Casa Vicens (Barcellona) Cattedrale di Durham 131 Chartres 129, 136, 140- Battista (Mogno) 248
222 Cattedrale di Ely 131 141, 214 Chiesa di San Lorenzo
Casabella-continuità 247 Cattedrale di Évora 132 Chiaravalle 144 (Firenze) 155, 158, 163
Case a corte medievali 159 Cattedrale di Evy 248 Chicago, Scuola di 210 Chiesa di San Lorenzo
Case romane 86-87 Cattedrale di Gerona 144 Chiesa a sala (Hallenkirche) (Milano) 107
Cassa di Risparmio postale Cattedrale di Gloucester 142 Chiesa di San Lorenzo
(Vienna) 226 131 Chiesa capitolare (Torino) 181

252
Indice

Chiesa di San Michele classico, Periodo 63-68 vedi Chiesa di Saint-Louis Fair Building (Chicago) 210
(Pavia) 130 Clifton Bridge (Bristol) 207 des Invalides Fidia 60, 65, 66
Chiesa di San Petronio Cloaca Maxima 75 Domus Aurea (Roma) 77, Fiera internazionale
(Bologna) 145 Cluny 123-125, 129 81 dei giardini di Osaka 246
Chiesa di San Sebastiano Clutton, Henry 214 Domus ecclesiae 94, 95 Filanda di Philip-Lee
(Mantova) 165 Clyde Auditorium (Glasgow) Domus romana 86 (Manchester) 207
Chiesa di Sant’Agnese 240 dorico, Ordine 58-61 Filarete 155
(Roma) 177 Cnosso, palazzo di 50 Dormitori del MIT Filocle 67
Chiesa di Sant’Andrea Collegi inglesi 142 (Cambridge) 234 Finlay, James 207
(Mantova) 158, 159, 165 Colonna Traiana 77 Doura Europos Firenze (Rinascimento) 153,
Chiesa di Sant’Eufemia Colosseo (Roma) 77, 81-84 (Mesopotamia) 95 154
(Milano) 214 Compendio di lezioni Dresda, secessione 225 Florian, Paul 243
Chiesa di Santa Cecilia di architettura 197 Dulwich College (Londra) Fontaine, Pierre-François-
(Roma) 94 Complessità e contraddizione 195 Léonard 208
Chiesa di Santa Chiara (Bra) in architettura 241 Duomo di Cefalù 131 Fori (Roma) 78-79, 80
189 Computer Aided Design Duomo di Firenze 145, 163, Foster, Norman 239, 240
Chiesa di Santa Maria (CAD) 249 214 Fournier, Colin 249
da Divina Providencia Contro-Unione per una Duomo di Gurk 132 Frank Lloyd Wright 233, 234
(Lisbona) 181 Società di Artisti 225 Duomo di Milano 145 Friedrichstadt-Süd (Berlino)
Chiesa di Santa Maria della Controriforma 171 Duomo di Modena 130 246
Pace (Roma) 173 Cook, Peter 249 Duomo di Monreale 131 Future System
Chiesa di Santa Maria delle Coop Himmelblau 243 Duomo di Orvieto 145 (Birmingham) 249
Grazie (Milano) 165 Coperture delle stazioni Duomo di Pisa 131 Gabriel, Jacques-Ange 196
Chiesa di Santa Maria ferroviarie 208 Duomo di Spira 132 Galerie d’Orléans (Parigi)
in Campidoglio (Colonia) Coppedè, Gino 214 Duomo di Torino 180 208
132 corinzio, Ordine 62-63 Duomo di Treviri 132 Galerie des Machines
Chiesa di Santa Maria Correzioni ottiche 58, 61, Durand, Louis 197 (Parigi) 211
Laach (Renania) 122, 132 67 Eckmann, Otto 225 Gallé, Émile 223
Chiesa di Santa Maria Cortile del Belvedere Eden Project 249 Galleria Vittorio Emanuele II
Novella (Firenze) 155, (Vaticano) 165 Edifici industriali 207 (Milano) 208
159, 165 Creta 49-51 Edificio a maglia 240 Gallerie urbane 208
Chiesa di Santa Maria Cromlech 22 Edilizia sovvenzionata 216 Gargouille 147
presso San Satiro Crystal Palace (Londra) Edvard Munch 225 Gaudí, Antoni 221, 222,
(Milano) 165 209, 238 Egyptian Hall (Londra) 215 223
Chiesa di Santa Susanna Cubicula 95 Egyptian Quay (San Gehry, Frank O. 241, 243,
(Roma) 173 Cupola (antica Roma) 91 Pietroburgo) 215 244
Chiesa di Santo Spirito Cupola aperta ad archi Eiffel, Alexandre-Gustave Gerico 21
(Firenze) 158, 164 intrecciati 179 211 Giardini pensili 34
Chiesa di Santo Stefano Cupola geodetica 240 Eisenman, Peter 243, 246 Gilly, David 198
Rotondo (Roma) 106 Dahshur 39 Eleusi 68 Giulio Romano 160
Chiesa di Urnes 133 De architectura 11, 77 Ellenismo 68-69 Giza 40
Chiesa rinascimentale 158 De Fabris, Emilio 214 Ensinger, famiglia 143 Goethe, Johann Wolfgang
Chiswick House (Londra) De Gerville, Charles 115 Epidauro 64 214
195 De re aedificatoria 164 Eretteo (Acropoli di Atene) Graffiti rupestri 20
CIAM (Congrès De Stijl 224-225 67 Grattacielo 210
Internationaux Decostruttivist Architecture Esotismo 215 Great Stove (Chatsworth)
d’Architecture Moderne) 243 Esposizione di Stoccarda 208
231 Delfi 62 232 Groninga (urbanistica) 246
Cimitero Monumentale Dell’Architettura tedesca Esposizione Universale Gropius, Walter 230-231
(Milano) 214 214 (Londra) 209 Grotta della Natività
Cimitero San Cataldo Delo 68 Esposizione Universale (Betlemme) 110
(Modena) 247 Derrida, Jacques 243 (Parigi) 211 Guaranty Building (Buffalo)
Città ideale 161-162 Deutsches Historisches Esposizione universale 210
Città Nuova 229 Museum (Berlino) 247 (Torino) 223 Guarini, Guarino 178, 179
Città-palazzo 162 Docks di Londra 205 Esztergom 143 Guggenheim Museum
Città-stato 52 Dogane di Parigi 97 Experience Music Project (Bilbao) 245
Classicismo postmoderno Dolmen 22 (Seattle) 249 Guglielmo di Sens 142
241 Dôme des Invalides Fabbriche 205 Guimard, Hector 223

253
Indice

Hadid, Zaha 243, 244 Le Corbusier 231, 232 Mausoleo di Alicarnasso 68 neoromanico, Stile 214
Hallenkirche (chiesa a sala) Le Figaro 228 Mausoleo di Santa Neu-Dachau 225
142, 143 Le Vau, Louis 183 Costanza (Roma) 104 Notre-Dame (Parigi) 136,
Häring, Hugo 234 Learning from Las Vegas Medical College 138-140, 214
Haussmann, barone 242 (Richmond) 215 Nouvel, Jean 240
Georges 216, 217 Ledoux, Claude-Nicolas 197 Medici, famiglia 154 Nox Architects 249
Herron, Ron 249 legno, Architetture in 26-27 megalitica, Architettura 22 Nuraghi 25-28
Hertzberger, Herman 240 Leiter Building (Chicago) Mégaron 52 Obelischi 215
High-Tech: the Industrial 210 Meidum 39 Olbricht, Joseph Maria 225,
Style and Source Book Liberty 223 Menfi (necropoli) 38 227
for the Home 238 Libeskind, Daniel 243, 245, Menhir 22 Olimpia 60
Hittorf, Jacques-Ignace 217 246 Menil Collection (Houston) Oratorio di San Filippo Neri
Holkham Hall (Norfolk) 195 Libone 60 239 (Roma) 177
Hölzel, Adolf 225 Library of Boston 239 Mercati Traianei (Roma) 80 Ordini classici 57-63
Home Insurance Building Liebermann 225 Metaponto 69 Ospedale degli Innocenti
(Chicago) 210 Lime Street Station Metropolitana di Parigi 223 (Firenze) 164
Hong Kong & Shanghai (Liverpool) 208 Micene 52 Ospedale Lariboisière
Bank (Hong Kong) 239 Lincoln’s Inn Fields (Londra) Michelangelo Buonarroti (Parigi) 205
Horta, Victor 221, 223 195 156, 159, 162, 166 Otto, Frei 238
Ictino 65, 66 Locke, Joseph 208 Michelozzo Michelozzi di Oud, Jacobus Johannes
Institut du Monde Arabe Loggia delle Cariatidi Bartolomeo 155, 160 224
(Parigi) 240 (Acropoli di Atene) 67 Mileto 68 Paestum 60
Insula (Roma) 86 London’s City Hall 249 Ministero degli Affari Palafitte 26
International Style 231 Londra (riqualificazione Sociali (L’Aia) 240 Palazzi micenei 52-53
ionico, Ordine 61-62 urbanistica) 196 Mnesicle 65, 66 Palazzi minoici 50-51
Ippodamo di Mileto 64, 68, Longhena, Baldassarre 182 Modern Style 223 Palazzi Vaticani 165
76 Loos, Adolf 226, 227 Modulor 233 Palazzina di Caccia
Jappelli, Giuseppe 214 Lorenzo il Magnifico 166 Moli di Londra 205 (Stupinigi) 188
Jardin des Plantes 208 Louvre (Parigi) 175, 209, MoMA (New York) 243 Palazzo Barberini (Roma)
Jefferson, Thomas 198 239 Monaco, secessione 225 173, 174, 176
Jencks, Charles 241 Loyola Law School (Los Monastero di Santa Maria Palazzo Belgioioso (Milano)
Johnson, Philip 242, 243 Angeles) 245 (Ripoll) 132 194
Jugend 225 Luxor, templi di 42 Monastero di Santo Palazzo Carignano (Torino)
Jugendstil 223, 225 Lynn, Greg 249 Domingo (Silos) 132 181
Juvarra, Filippo 188 Maciachini, Carlo 214 Mondrian, Piet 224 Palazzo Chiericati (Vicenza)
Kaplicky, Jan 249 Mackintosh, Charles Rennie Monge, Gaspard 204 160
Karnak, templi di 42 221, 223 Mont Saint-Michel 129 Palazzo d’Inverno (San
Kaufmann House (casa Maderno, Carlo 173, 176 Monumento coregico Pietroburgo) 191
sulla cascata) 234 Maestro di Olimpia 60 di Lisicrate (Atene) 63 Palazzo dei Normanni
Kedleston Hall 195 Majolika Haus (Vienna) 226 Moore, Charles 241, 242 (Palermo) 128
Kensington Palace (Londra) Manhattan Waterfront moresco, Stile 215 Palazzo dei papi (Avignone)
195 (New York) 246 Municipio di Monaco 214 141
Kent, William 194 Manierismo 156 Municipio di Trieste 247 Palazzo del Parlamento
Klimt, Gustav 226 Manifesto dell’architettura Museo Civico di Storia (Londra) 213
Knoblauch, Eduard 215 futurista 228 Naturale (Milano) 214 Palazzo della Ragione
Koolhaas, Rem 243 Mansart, Jules Hardouin Museo di Maastricht 247 (Vicenza) 160
Kron, Joan 238 183 Museo di Rovereto 246 Palazzo della Secessione
Kunsthaus (Graz) 249 manuelina, Architettura 144 Museo Ebraico (Berlino) (Vienna) 227
La Rotonda (Vicenza) 161 Marienkirche (Cracovia) 245 Palazzo di Assurnasirpal 33
Labrouste, Henri 217 143 Myrtos 49 Palazzo di Diocleziano
Lansdowne Crescent Marinetti, Filippo Tommaso Nancy 223 (Spalato) 77
(Londra) 196 228 Nash, John 195, 207, 215 Palazzo di Giustizia (Milano)
Latrobe, Benjamin Henry Marne-la-Vallée 242 Nassau Hall (Princeton) 200 230
200 Martini, Francesco Navier, Claude-Louis-Marie Palazzo di Khorsabad 33
Laugier, Marc-Antoine 193 di Giorgio 162 204 Palazzo di Parte Guelfa
Laurana, Luciano 155, 162 Màstaba 38 Necropoli (Menfi) 38-39 (Firenze) 164
Le Baron Jenney, William Matas, Niccolò 214 neoegizio, Stile 215 Palazzo Farnese (Roma)
210 Mathieu d’Arras 143 neogotico, Stile 213 160

254
Indice

Palazzo Güell (Barcellona) Petite Moquette (Parigi) 206 Pugin, Northmore 213 Saint James Park (Londra)
222 Piano, Renzo 238, 239, 240 Quartiere Fiera di Milano 196
Palazzo Madama (Torino) Piazza del Campidoglio 246 Saint Mary Axe (Londra)
188 (Roma) 162 Quartiere Gallaratese 240
Palazzo Massimo (Roma) Piazza Fontana (Milano) (Milano) 247 Saint-Denis 136, 214
156 194 quattro libri dell’architettura, I Sainte Chapelle (Parigi) 136
Palazzo Medici-Riccardi Pienza 162, 165 167 San Gimignano 128, 145
(Firenze) 160 Piermarini, Giuseppe 194 Raffaello Sanzio 134, 156, San Giovanni in Laterano
Palazzo Pitti (Firenze) 164 Pietro da Cortona, Pietro 160 (Roma) 99, 104
Palazzo Reale (Babilonia) 34 Berrettini detto 173 Rainaldi, Carlo 177 San Pietro (Città del
Palazzo Reale (Milano) 194 Pilo 52 Rainaldo 131 Vaticano) 100, 159, 165,
Palazzo Reale (Palermo) 128 Piramide del Louvre (Parigi) Rastrelli, Bartolomeo 191 173, 175, 176
Palazzo Reale (Torino) 180 239 Razionalismo 232-234 San Pietro in Montorio 165
Palazzo rinascimentale 159- Piramide di Chefren 40 Recinto sacro di Apollo San Pietroburgo 191
160 Piramide di Cheope 40 (Delfi) 62 San Tommaso d’Aquino 135
Palazzo Rucellai (Firenze) Piramide di Djoser 39 Regent Park (Londra) 196 Sangallo il Giovane, Antonio
160, 165 Piramide di Micerino 40 Reggia di Caserta 189-190 da 160
Palazzo Strozzi (Firenze) 160 Piramide Rossa 39 Reggia di Versailles 183 Sant’Ambrogio (Milano)
Palazzo Te (Mantova) 160 Pireo 69 Regola delli cinque ordini 117, 130
Palazzo Thiene (Vicenza) Pittoresco inglese 195-196 di architettura 157, 167 Sant’Andrea al Quirinale
160 Place de la Concorde Reichstag di Berlino 240 (Roma) 175
Palazzo Valmarana (Parigi) 196 Reliance Building (Chicago) Sant’Elia, Antonio 228
(Vicenza) 160 Policleto il Giovane 64 210 Sant’Ivo alla Sapienza
Palladianesimo 193, 198 Ponte Aemilius (Roma) 75 Rennie, John 205 (Roma) 177
Palladio, Andrea di Pietro Ponte dei Quattro Capi Richardson, Henry Hobson Santa Croce (Firenze) 145,
della Gondola detto 159, (Roma) 75 210, 214 164, 214
160, 161, 167, 193 Ponte di barche sul Reno 75 Rietveld, Gerrit Thomas 224 Santa Maria degli Angeli
Palm House (Londra) 208 Ponte di Besalù (Spagna) Ring (Vienna) 218 (Firenze) 164
Palmanova 162 128 Rivoluzione Industriale 203 Santa Maria del Fiore
Pankok, Otto 225 Ponte di Brooklyn (New Robertson, James 246 (Firenze) 145, 163, 214
Panopticon 206 York) 207 Rodi 68 Santa Maria Laach
Pantheon (Roma) 77, 91 Ponte di Buildwas 206 Roebling, John Augustus (Renania) 122, 132
Pantheon di Soufflot 206 Ponte di ferro 207 Santa Maria Novella
Parc de La Villette (Parigi) a Coalbrookdale 206 Rogers, Richard 238 (Firenze) 155, 159, 165
246 Ponte di legno sul Danubio Roma (Barocco) 172 Santa Monica (California)
Parco Güell (Barcellona) 222 75 Roma (Rinascimento) 155 244
Parigi (urbanistica) 216-217 Ponte Fabricius (Roma) 75 Roma (urbanizzazione) 74 Santiago de Compostela
Parler, Peter 143 Ponte Rotto (Roma) 75 Rondelet, Jean-Baptiste (santuario) 119, 132
Partenone (Atene) 66, 67 Ponte sul Merrimac River 206 Santuario della Visitazione
Pasargade 34 207 Roosevelt Island Housing (Carignano) 189
Passerella sulle Schuylkill Ponti (nuove tecniche) 204 (New York) 246 Saqqara 39
Falls (Pennsylvania) 207 Ponti romani 75 Root, John 210 Scala Regia (Roma) 175
Paxton, sir Joseph 208, Porta dei Leoni (Micene) 52 Rossellino, Bernardo 162, Scharoun, Hans 234
209, 238 Porta Maggiore (Roma) 77 165 Schinkel, Karl Friedrich 198
Pedrocchino (Padova) 214 Portici (Roma) 80 Rossi, Aldo 247 Schoenmaekers, Mathieu
Pei, Ieoh Ming 239 Porto di Napoli 74 Rohault de Fleury, Charles 224
Pergamo 68, 69 Porto di Ostia 74 208 Scott Brown, Denise 242
Perrault, Claude 175 Portoghesi, Paolo 241 Royal Pavilion (Brighton) Scuderie Reali (Londra) 196
Perret, Auguste 233 Posidonia 69 207, 215 Scuola Attica 65
Perronet, Jean-Rodolphe presenza del passato, La Sabbioneta 162 Scuola d’Arte di Glasgow
204 241 Sacrestia Nuova di San 223
Persepoli 34, 35 Priene 69 Lorenzo (Firenze) 156, Scuola di Chicago 210
Persiani 34-36 Pritchard, Thomas Farnolls 166 Secessione viennese 225-
Persius, Ludwig 214 206 Sacrestia Vecchia di San 226
Peruzzi, Baldassarre 156, Propilei (Acropoli di Atene) Lorenzo (Firenze) 159, Sedia rosso-blu 224
161 65 163 Seguin, fratelli 207
Petit Trianon (Versailles) Prospettiva rinascimentale Sagrada Familia Selinunte 69
196 154, 163 (Barcellona) 222 Serlio, Sebastiano 166

255
Indice

Serre 208 Teatro romano 80 Tschumi, Bernard 243 Villa Reale (Monza)
Sette libri dell’architettura Tebe 52 Tunnel monodirezionale 194
di Sebastiano Serlio Telford, Thomas 206 240 Villa rinascimentale 160-
bolognese 166, 167 Tell Hassuna 21 Turner, Richard 208 161
Sezessionstil 225, 226 Tempietto di Atena Nike Uffizi, galleria degli (Firenze) Villa romana 87
Simplicissimus 225 (Acropoli di Atene) 66 157 Villa Sacchetti (Roma)
Sin Centre 249 Tempio Bianco di Uruk 32 Union Bridge 207 174
Sinagoga di Berlino 215 Tempio corinzio 62-63 Unione degli Undici 225 Villaggi, nascita dei 21
Sinagoga di Dresda 215 Tempio di Apollo Epicureo Unité d’habitation Vincennes 141
Sinagoga di Milano 214 (Vasse) 62 (Marsiglia) 233 Viollet-le-Duc, Eugène
Sinagoga di Monaco 215 Tempio di Atena (Paestum) Urbino 162 214
Sistema Metrico Decimale 61 Valla, Lorenzo 134 Vitruvio Pollione, Marco 11,
204 Tempio di Eridu 32 Van de Velde, Henry 223, 77, 167
Slesin, Suzanne 238 Tempio di Hera (Olimpia) 225 Vittone, Bernardo 188
Snozzi, Luigi 247 60 Van der Rohe, Ludwig Mies Volta 90
Soane, John 195 Tempio di Hera (Paestum) 232 Volta a bacino 90
Software di progettazione 60 Van Doesburg, Theo Volta a botte 90
249 Tempio di Khafajah 32 224 Volta a catino 90
Stabilimento Renault 239, Tempio di Nettuno Van Eesteren, Cornelius Volta a crociera 90
240 (Paestum) 60 224 Volta a crociera ogivale
Stazione di Saint Enoch Tempio di Zeus (Olimpia) Van’t Hoff, Robert 224 146
(Glasgow) 208 60 Vanvitelli, Carlo 190 Volta a vela 90
Stazione di Saint Pancrace Tempio dorico 58-61 Vanvitelli, Luigi 189, 194 Volta gotica 146, 147
(Londra) 208 Tempio egizio 41-43 Vasari, Giorgio 134, 157 Von Förster, Ludwig
Stazione di Stadelhofen Tempio greco 56-68 Vasilikì 49 218
(Zurigo) 240 Tempio ionico 61-62 Vaudoyer, Laurent 214 Voyse, Charles 233
Stazioni ferroviarie 208 Tempio Malatestiano Vaudremer, Auguste-Émile Wagner, Otto 221,
Stirling, James 242 (Rimini) 165 217 226
Stonehenge 23 Tempio romano 78 Venturi, Robert 241, 242 Walking Cities 249
Storia dell’arte nell’antichità Templi rupestri 41 Ver Sacrum 226 Walt Disney Center
192 Terme di Caracalla (Roma) Versailles 183 (Los Angeles) 245
Strada Novissima 241 77, 84, 85-86 Via Appia 74 Water Pavilion 249
Strade consolari 74 Terme di Diocleziano Via Aurelia 74 Webb, Michael 249
Strutture espositive 208- (Roma) 82 Via Casilina 74 Webb, Philip 233
209 Terme romane 77, 84-86 Via Cassia 74 Weissenhof (Stoccarda)
Stuehler, F. A. 215 terra cruda, Architetture Via Clodia 74 232
Suger (abate di Saint- in 30-31 Via della Conciliazione Welby, Augustus 213
Denis) 136-137 Terrace 194 (Roma) 229 Werdersche Kirche
Sullivan, Louis Henry 210, Terragni, Giuseppe 229 Via Flaminia 74 (Berlino) 198
221, 233 Tesoro dei Sifni (Delfi) 62 Via Ostiense 74 White Tower (Londra)
Sumeri 31-32 Tesoro di Atreo 53 Via Salaria 74 127
Susa 34 The Peak (Hong Kong) Via Tiburtina 74 Wierzbowski, Stefan
Table des Marchands 244 Vicat, Louis Joseph 207 243
22 Thòlos 21, 49, 53, 68 Vie consolari 74 Wigley, Mark 243
Tain-Tourton 207 Tirinto 52 Vienna (urbanistica) Wilhelmstrasse (Berlino)
Taut, Bruno 231 Tituli 94 218 198
Teatri minoici 51 Titulus Ceciliae 94 Vignola, Jacopo Barozzi Wilkinson, John 206
Teatro alla Scala (Milano) Tomba di Agamennone detto il 157, 159, 161, Willis, Faber & Dumas
194 vedi Tesoro di Atreo 167 (Suffolk) 239
Teatro del Mondo 247 Tombe a màstaba Villa Adriana (Tivoli) 77, 87 Wils, Jan 224
Teatro di Arles 81 vedi Màstaba Villa Capra, detta La Winckelmann, Johann
Teatro di Epidauro 64 Torino 179, 188 Rotonda (Vicenza) 161 Joachim 192
Teatro di Marcello (Roma) Torri civiche 128 Villa Farnese (Caprarola) Wright, Frank Lloyd 223,
81 Tour Eiffel (Parigi) 211 161 224, 233
Teatro di Orange 81 Trafalgar Square (Londra) Villa Farnesina (Roma) 156, Wyatt, Thomas Henry
Teatro di Sabratha 81 196 161 214
Teatro di Timgad 81 Trattato di geometria Villa Madama (Roma) 156, Zevi, Bruno 234
Teatro greco 64 e matematica 182 160 Ziqqurat 33

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ARCHITETTURA
SCHEMI RIASSUNTIVI, QUADRI DI APPROFONDIMENTO

TUTTO
Studio • Riepilogo • Sintesi
TITOLI DELLA COLLANA
ARCHITETTURA - BIOLOGIA - CHIMICA - CINEMA - DIRITTO
ECONOMIA AZIENDALE - ECONOMIA POLITICA E SCIENZA
DELLE FINANZE - FILOSOFIA - FISICA - FRANCESE
GEOGRAFIA ECONOMICA - INGLESE - LATINO - LETTERATURA
FRANCESE - LETTERATURA GRECA - LETTERATURA INGLESE
LETTERATURA ITALIANA - LETTERATURA LATINA
LETTERATURA SPAGNOLA - LETTERATURA TEDESCA
MUSICA - NOVECENTO - PSICOLOGIA - PEDAGOGIA - SCIENZE
DELLA TERRA - SOCIOLOGIA - SPAGNOLO - STORIA - STORIA
DELL’ARTE - TEDESCO