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CAPPELLA DI NOTRE-DAME-DU-HAUT

Le Corbusier
Ronchamp, 1950-1955

Negli anni del secondo dopoguerra la ricerca artistica di Le Corbusier si carica


di valenze espressioniste, problematizzando in senso plastico e cromatico il
rigore formale del purismo prebellico. Il cemento a vista con il suo aspetto
scabro e la sua possibilità di essere modellato plasticamente è impiegato per la
sua forza espressiva e per l’impressione di non finito conferita alle superfici.
La cappella di Ronchamp, la cui destinazione d’uso è meno vincolante di altre
dal punto di vista tipologico e distributivo, può essere considerata l’espressio-
ne più significativa in architettura di questa ricerca artistica.
La copertura a vela in cemento a vista può evocare la forma di una conchiglia
quasi una scultura espressionista; i muri intonacati a calce fanno tutt’uno con
la vela e ne esaltano la forma: il muro meridionale si protende in avanti come
uno sperone fin sotto la punta della vela; il muro settentrionale nasconde la
vela e trasmette l’immagine mediterranea di una costruzione interamente into-
nacata a calce; il muro orientale arretra sotto la vela, dando luogo ad uno spa-
zio aperto, coperto e chiuso ai lati, che ospita un altare per le messe all’aperto.
I muri sono realizzati con il pietrame ricavato dalle rovine del precedente edi-
ficio distrutto durante la guerra; Le Corbusier li definisce «stupidamente ma
utilmente grossi». Stupidamente, perché, nonostante le apparenze, la vela non
poggia su di essi, ma su pilastri e setti nascosti al loro interno e leggermente
più alti, così da lasciare una intercapedine fra la sommità del muro e la vela.
Utilmente, perché proprio lo spessore permette una suggestiva modulazione
della luce: il muro meridionale, di oltre un metro di spessore, è traforato da
molte aperture che nell’insieme richiamano una composizione astratta di ispi-
razione De Stijl. Ciascuna apertura si stringe verso il centro del muro per poi
riaprirsi sul lato opposto. All’interno esso diventa una sorgente di luce, sensa-
zione accentuata dalla lama luminosa che penetra dall’intercapedine tra vela e
muro e che. Battendo radente sulla convessità della copertura, esalta il valore
plastico della forma e l’asperità del cemento.
Le torri semicilindriche che emergono dalla copertura a nord e a sud hanno
nella composizione, come molti altri «pezzi» della cappella, il ruolo di «og-
getti a reazione poetica», e contemporaneamente quello di captatori di luce,
che dalla sommità viene convogliata verso il basso sugli altari laterali, reinter-
pretando il funzionamento dell’oculus del Serapeo di Villa Adriana a Tivoli,
osservato e disegnato da Le Corbusier nel 1911.
Sul lato occidentale una vasca contenente solidi in cemento raccoglie l’acqua
piovana convogliata da uno sgocciolatoio plasticamente modellato: altri og-
getti a reazione poetica, molto tipici della ricerca sul valore artistico della for-
me geometriche portata avanti in quegli anni da Le Corbusier.

(Giovanni Denti)

1
Bibliografia

Rogers Ernesto Nathan, La cappella di Notre-Dame-duHaut a Ronchamp di


Le Corbusier, Ed. Domus, Milano, 1956.
Cresti Carlo, Le Corbusier, la Cappella di Ronchamp, Sadea/Sansoni, Firenze,
1965.
Roversi Leonina, Le Corbusier. La Cappella di Ronchamp, Alinea Firenze,
1989.

Pianta. In nero sono evidenziati i setti e i pilastri portanti

2
Sezione ovest-est

Assonometria sezionata

3
Veduta d’insieme da sud-est

Veduta da nord con i tre campanili

4
La parete sud dall’interno

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