Sei sulla pagina 1di 7

Considerazioni sui Cristi Infiorati di Artena (Roma) Pacifico Felici

Alcune considerazioni sui Cristi infiorati.


Oggi la processione ne è arricchita da otto, costruiti con tecniche
diverse mantenendo il loro significato originario. In tempi meno
recenti che vanno dalla fine della guerra agli anni 70, i cristi
infiorati scompaiono a periodi dal panorama artenese. La
costruzione dei Cristi infiorati era delegata ad alcuni gruppi di
persone riconducibili alle antiche confraternite che con la
soppressione erano ridotte al solo scopo di culto. Questi
ricevevano dai Deputati della Festa (festaroli) un compenso in
denaro per la realizzazione del Cristo infiorato. Nel dopoguerra,
la situazione
economica,
permetteva
appena di
celebrare la
processione e i
fondi necessari
erano talmente
esigui che a malapena si poteva sopperire alle
minime necessità. Quasi tutto veniva realizzato
con l’apporto del volontariato. Tipico è
l’esempio della costruzione della macchina
processionale della Madonna, distrutta nel
bombardamento, con elementi floreali e
verdure, realizzata, ogni anno, fino al 19511, da
una famiglia di cristari. I Cristi, quindi
scompaiono dalla scena artenese fino al 1957
ove la stessa famiglia di cui sopra, realizza un
Cristo infiorato gratuitamente allo scopo di
sollecitare gli altri cristari ad unirsi alla sua
iniziativa. Il messaggio non venne recepito e
fino al 1962, ancora i Cristi non sono presenti.
Successivamente i festaroli incaricarono, dietro
pagamento, due famiglie di cristari di realizzare
due Cristi, quello della Madonna e del S.S. mo
Sacramento. Ma questo per breve tempo, infatti
negli anni successivi, fino al 1965, Mario Talone
di indubbia devozione e impegno, realizzo i
Cristi con una struttura in legno compensato,
dipinto con elementi allegorici simili a quello
infiorato. Nel 1965, le condizioni economiche
erano notevolmente migliorate e i festaroli potevano disporre di sufficienti risorse per
commissionare la costruzione di due Cristi infiorati (Madonna e Sacramento) al prezzo di Lit. 5000
cadauno. Questo fino al 1967 in cui i due gruppi (Madonna e Sacramento) si offrirono di costruire
tutti e quattro i Cristi tradizionali (Madonna, Rosario, Gonfalone, Sacramento) dietro pagamento
di soltanto di tre Cristi. Il trasporto venne assicurato da una parte degli antichi infioratori o dagli
eredi2. Ma intorno al Cristo infiorato e al mondo dei cristari vi sono diversi aspetti, sconosciuto ai
più, ma estremamente interessanti sotto il profilo sociale. Chi scrive ne è stato testimone sin dal
1962. Il mondo dei cristari è un mondo a parte nel panorama della Devozione mariana artenese, è
un misto di religiosità e forte spirito classista, esclusivista, chiuso nella propria concezione di fede
costruita a proprio uso e misura. Emblematico era l’atteggiamento dei cristari nei confronti del
compenso che riceveva dai festaroli. Iniziava con le riunioni in cui, il cristaro veniva convocato per

1 La macchina professionale costruita da Pietro Ricasoli nel 1784, venne distrutta nel bombardamento del 31 Gennaio
1944. Nel 1951 la famiglia Corsetti Cesare offri il materiale per la costruzione di una nuova macchina, realizzata dalla
famiglia Velli. Nel 1994 venne fatta ricostruire da Mons. Edoardo Felici, una nuova macchina professionale, identica a
quella distrutta.
2 Marisa Jori: Estratto tesi di laurea, Le infiorate, uso cerimoniale dei fiori in alcune feste primaverili del Lazio, 1987.

Pubblicata in “ I Cristi Infiorati di Artena”, Comune di Artena, Confraternita di Maria S.S. ma delle Grazie, Artena 2000
1
Considerazioni sui Cristi Infiorati di Artena (Roma) Pacifico Felici

stabilire il prezzo. Si assisteva ad un vero e proprio braccio di ferro tra le due parti. I cristari, ogni
anno pretendevano sempre cifre superiori all’anno precedente, adducendo motivi come
all’aumento del costo dei carburanti necessario per la ricerca dei fiori oppure paragonando la cifra
richiesta congrua rispetto ad altre spese per lo svolgimento della processione, come la banda, i
fuochi artificiali, i botti, la paratura di S,Croce3 etc. Inoltre se il pagamento non avveniva a
mezzogiorno del sabato della processione, i cristari si rifiutavano di partecipare alla processione.
Un anno, esattamente nel 1977, i cristari all’inizio della processione a S. Maria, non avendo
ricevuto ancora il compenso pattuito, erano ancora senza abito e tranquillamente ad assistere
all’uscita della Immagine da S. Maria 4. Vi fu un
attimo di panico, il presidente del comitato bloccò
l’uscita della processione per qualche minuto e
dopo aver pagato i cristari questi si unirono alla
processione. Per quei tempi era anomalo che il
Cristo infiorato passasse in mezzo alle processione.
Era evento straordinario.5

Ma per capire meglio il fenomeno bisogna andare


indietro nel tempo fino a giungere alla prima
citazione dei Cristi infiorati6. Nel 1858 nel registro
di amministrazione della festa, il cui obbligo venne
stabilito da S.E. Mons. Luigi Ricci Vescovo di Segni
in occasione della pubblicazione del Regolamento
della Confraternita di Maria S.S. ma delle Grazie, si
trova la citazione di spesa relativa al pagamento
degl’infioratori pari a scudi uno.
Non sappiamo esattamente chi fossero gli
infioratori , Paolo Di Re è dell’opinione che questi
adornavano la piazza della Vittoria con festoni7 e
che poi successivamente infiorarono i crocifissi
delle Confraternite. Nel 1861 compare la voce di
spesa: “ Regalia all’Infioratori dei Crocifissi”
quindi possiamo stabilire che in quel periodo la
tradizione di infiorare i crocifissi era già in uso ma

3 La paratura a S. Croce veniva realizzata da ditte specializzate alle quali veniva pagato un compenso variabile a seconda
degli anni e sempre in continuo aumento. Questo fino al 1987, quando la Confraternita dio Maria S.S. ma delle Grazie, ha
acquistato la stoffa necessaria e ha costruito i parati.
4 Era tradizione che i Cristi infiorati partivano almeno un ora prima della processione e aspettavano l’immagine davanti

il Municipio. Prima della banda, iniziavano ad uscire secondo l’ordine prestabilito e secondo un rituale ormai scomparso
a seguito di dubbi sconvolgimenti generati da una nuova mentalità.
5 Il cerimoniale di partecipazione alla processione era stabilito da antiche regole: i Cristi infiorati, una volta costruiti

all’interno della Chiesa di S. Croce, partivano nel momento in cui si iniziava il suono delle campane a S. Croce a martello
(due tocchi delle campane mezzana e piccola insieme e un colpo la campana grande avviata a distesa, rispetto alle altre
due suonate a mano, ferme) giungendo alla capocroce (incrocio tra Via Maggiore, Via S. maria, Via V. Emanuele) qui si
faceva la prima sosta, nei pressi dell’osteria da Ottavio ove di conseguenza il vino non mancava. Di seguito seguendo il
percorso della processione e tra vari “ristori” si giungeva nella piazzatta antistante l’edificio comunale e lì si attendeva il
passaggio di tutta la processione. Giunta la Banda musicale, che precede la S. Immagine, la processione veniva arrestata
all’altezza del l’ultimo gradino prima della piazzetta.. L’Immagine veniva posta sui cavalletti ed uno ad uno i Cristi della
Madonna, Rosario, Gonfalone, Sacramento si avviavano verso la Piazza. Nel tratto che và dalla portone d’ingresso di
Palazzo Borghese ala porta piccola della vecchia Farmacia, il Cristo veniva trasportato “an’capo” con l’utilizzo della
“coroglia”. Di Qui alternandosi, lo stendardo e il Cristo di ogni confraternita, si “usciva in Piazza”. Dopo la predica e la
Benedizione, i Cristi risalivano per via Cavour, via Crognaleto fino a giungere a S. Croce, questo in mezzo alle file dei
partecipanti alla processione, senza mai fermarsi. Durante questo tragitto era uso dei cristari ruotare il Cristo in maniera
da farsi largo tra i partecipanti, nelle strettoie del percorso e spesso i veli delle donne rimanevano impigliati nella
struttura del Cristo stesso. Qualche cristaro era famoso per farne un motivo di abilità e le donne al solo pronunciare il
nome del cristaro portatore, in quel momento, si stringevano ai muri delle case per permettere il passaggio del Cristo.
6 Archivio del convento di Santa Maria di Gesù di Artena, Libro della Venerabile Confraternita di Maria SS.ma delle

Grazie nella terra di Montefortino rinnovato nell'anno 1856.


7 Paolo Di Re, Artena e la Madonna delle Grazie,1988; pag. 89

2
Considerazioni sui Cristi Infiorati di Artena (Roma) Pacifico Felici

la citazione degl’infioratori scompare negli anni successivi e ricompare la voce: “infioratura alla
piazza scudi 1,90” nel 1869 e ricompare con la sola voce: “ all’infioratori scudi 3 “ nel 1871.
Le citazioni discontinue di questa spesa fa pensare a una forma di sperimentazione della
infioratura del Cristo.
“ Si preparano i cinque crocifissi delle confraternite per adornarli con vaghi fiori nella mattina del sabato in
una via per le quali deve passare la processione”.8
Questo fa pensare ad un ulteriore aspetto del Cristo infiorato.
Comunque la tradizione di infiorare il Cristo ha di per sé un qualcosa di estremamente particolare
se si pensa al momento storico in cui si affaccia nella realtà artenese.
Ci troviamo in un periodo storico in cui la Chiesa era in profonda crisi, basti pensare alla
pubblicazione dell’Enciclica
“Quanta Cura e del famoso
“Sillabo” di Pio IX avvenuta l’8
dicembre 1864, in cui sono
condannate tutte le dottrine
anticattoliche del tempo, dal
panteismo al naturalismo e al
razionalismo, dal socialismo e
comunismo al liberalismo.
Quindi anche le Chiese locali
risentivano di questa crisi e in
un contesto culturale come
l’artenese, l’idea di apportare
novità così importanti alla
processione non sembra molto
attendibile anzi quasi
impossibile. Però, chi scrive, è
dell’opinione che la nascita del
Cristo infiorato così come lo
vediamo ora, abbia matrici
diverse da quelle religiose. La
genialità della struttura tenuta
insieme con soli elementi
vegetali, la forma e la tecnica
sono quelle che inducono a
riflettere.
La forma, molto simile
all’albero e qui la simbologia
cristiana ci aiuta con
riferimento alle sacre scritture
con l’albero di Jesse9; in cui
Gesù Cristo incarnato da Maria
della stirpe di Jesse, per mezzo
della croce (derivata
dall’albero) redimerà il mondo.
E qui niente da dire, la
similitudine è perfetta; con le
relative simbologie della
fioritura dell’albero come segno
di rinascita alla vita (fioritura
primaverile) dell’umanità per mezzo della croce. Ma ad un’osservazione più attenta della struttura
infiorata, di cui è sormontata il croce, penalizza la figura di Gesù crocifisso, anzi la confonde e
l’annulla a favore dell’allegoria della infioratura. In tempi recenti, l’uso di allegorie e temi
particolari dell’infioritura, ha ristabilito in parte il giusto l’equilibrio tra senso religioso del Cristo e
le allegorie della fioritura. Contrariamente, in tempi passati, ove i temi dell’infioratura erano solo
allegorici, il fenomeno era più evidente.

25 C. De Angelis: Notizie istoriche della prodigiosa immagine di Maria Ssma dell Grazie. Velletri, 1858 pag. 16
9 Isaia 11, 1-16
3
Considerazioni sui Cristi Infiorati di Artena (Roma) Pacifico Felici

Si

potrebbe, invece, formulare un'altra ipotesi in cui, si avesse veramente voluto “ annientare” la
figura del Cristo crocifisso, sormontandolo con la struttura simile all’albero la cui simbologia è
legata al naturalismo e al simbolo massonico dell’albero.

4
Considerazioni sui Cristi Infiorati di Artena (Roma) Pacifico Felici

La Massoneria non preclude l’esistenza di un Dio come principio dell’universo ma senza


riconoscere nessuna religione rivelata10. Quale esemplificazione migliore del concetto del deismo
massonico, la svalutazione della figura del Cristo crocifisso, culmine della rivelazione divina.

Ma viene spontaneo pensare a come sia stato possibile un simile fenomeno in un paese
culturalmente penalizzato? Ci viene in aiuto il Libro della Venerabile Confraternita di Maria SS.ma
delle Grazie nella terra di Montefortino; dall’elenco dei Deputati alle feste compaiono componenti
della Confraternita appartenenti a famiglie che nel corso della storia di Artena negli ultimi secoli,
hanno occupato sempre posti di grande rilievo (amministratori pubblici, grossi proprietari terrieri,
commercianti ecc)11. Questi certamente avevano rapporti con il mondo esterno ad Artena sia per

10Deismo Massonico. L’esaltazione della natura e una visione del mondo che tutto subordina all’uomo e alla fede nelle
sue capacità “naturali”, non è nuova ed è, comunque, più antica della Massoneria. Ciò che però caratterizza l’Istituzione
è il costante servirsi di principi filosofici, che, sconfinando nell’arbitrio più indifferenziato, le permettono di muoversi
con una certa disinvoltura per il raggiungimento concreto dei suoi scopi. Una prima matrice del naturalismo massonico è
nell’Umanesimo del Rinascimento. Il fondamentale paganesimo rinascimentale, tutto teso a sostituire l’uomo a Dio, a
proclamare l’innata bontà della natura, a proporre il cammino terrestre verso la felicità, a limitare su questa terra tutti gli
ideali della vita, finiva per deificare l’uomo. E’ evidente come la Massoneria attinga a piene mani dall’umanesimo la sua
avversione alla fede, in nome della ragione, e faccia suoi tutti i moti di insofferenza e di ribellione all’autorità della
Chiesa in nome del libero pensiero, dell’anticlericalismo e della libera ricerca del vero. Quanto la Massoneria affondi le
sue radici nell’umanesimo, è essa stessa a dichiararlo, come si può riscontrare nel volume di Ludovico Keller: “Le basi
spirituali della Massoneria e la vita pubblica” (Roma, Atanòr, IV ed. 1970)

Libro della Venerabile Confraternita di Maria SS.ma delle Grazie nella terra di Montefortino rinnovato nell'anno 1856.
11

Amministrazione 1856: Direttore, Don Antonio Carocci Cappellano; Deputati: Silvestro Tomassi, Cesare Gentili, Raffaele
5
Considerazioni sui Cristi Infiorati di Artena (Roma) Pacifico Felici

disponibilità economica che per il loro livello culturale. L’osservazione soltanto della calligrafia dei
testi del citato documento, evidenzia una cura e una ricercatezza della forma sicuramente non
tipica del mondo contadino dell’epoca!
Non è quindi improbabile una grossa influenza della cultura massonica nell’ambito della
Confraternita e se non addirittura alcuni membri facessero parte della massoneria. Da aggiungere
che il livello di preparazione dei sacerdoti artenesi non era di certo paragonabile all’attuale,
aggiunto alla grossa influenza economica di questi personaggi, il quadro è chiaro. Ogni decisione
poteva essere pilotata verso qualunque direzione senza che la Chiesa potesse, anche se
inconsciamente, opporsi. Un indagine antropologica approfondita potrebbe far luce su questo
piccolo giallo, poiché non possediamo documenti che testimoniano la nascita della tradizione di
infiorare il Cristo12.

NOTE A MARGINE

La consuetudine di pagare i Cristi è stata abolita nel 1982, quando il Presidente del Comitato dei
festeggiamenti impose a tutti i partecipanti e collaboratori di contribuire gratuitamente allo
svolgimento della festa. L'allora presidente, Fiorentini Vittorio, facendo parte, egli stesso, del
Comitato della ricostruzione della chiesa di S. Maria delle Letizie, si impegnò a ricavare dalla
festa il denaro necessario, pertanto cerco in tutte le maniere di limitare le spese, ottenendo un
ricavo che contribuì concretamente alla realizzazione dell'opera. Inoltre, vista la situazione dei
rapporti tra i comitati dei festeggiamenti, in cui ogni anno, i "cristari" avanzavano sempre
maggiori pretese economiche che in alcuni casi sfociavano in violente discussioni, intraprese una
vera e propria azione di forza per rompere questa consuetudine. I "cristari" alla fine cedettero alle
pressioni di Fiorentini e accettarono con rassegnazione la nuova situazione. Prima del 1982,
spesso si verificava che i "cristari" se non ricevevano il compenso entro il sabato pomeriggio,
minacciavano di non partecipare alla processione. A parere di molti, il compenso, prima degli
anni 60, poteva essere giustificato, in quanto alcuni "cristari" facevano affidamento sul
compenso per sopperire ad alcune incombenze economiche. Qualche "cristaro" aspettava la festa
di Maggio per acquistare le scarpe per se e per la famiglia.

L’ usanza di "rescì an'piazza" è prerogativa di chi, all'alba del Sabato, è andato a cogliere " lo
ruscio" (papaveri di campo appena sbocciati). Antica tradizione, in cui presentazione nella
Piazza della Vittoria del Cristo fio¬rato, spettava a chi con notevole sacrificio si alzava prima
dell'alba, a notte, e si recava nei campi bagnati della rugiada (guazza) a cogliere i fiori di
papavero. L'opera di raccogliere i papaveri, il Sabato mattina, e molto fastidiosa, in quanto ci si
bagna di rugiada sino alla cintola, perché l'erba è nel pieno del rigoglio primaverile. E tutti i
parteci¬panti a questa raccolta, mostrano con orgoglio gli indumenti bagnati in virtù del
sacrifi¬cio fatto in nome della loro devozione mariana. Non si è "Cristari" se non si partecipa a
questa parte della realizzazione del Cristo!

Guglielmetti, Giuseppe Guglielmetti, Calcedonio Fini; negli anni successivi: Giuseppe Della Croce, Giuseppe Antonio
Cece, Vincenzo Prosperi, Camillo Fiorentini, Camillo Corsetti.

12Vi sono, in Italia e nel mondo, altri esempi di infioratura di croci in occasioni diverse, ma sino ad ora non si sono
trovate analogia sia nella forma che nella tecnica di costruzione.
6
Considerazioni sui Cristi Infiorati di Artena (Roma) Pacifico Felici

La cronaca che si ripete ogni anno

La festa della Madonna delle Grazie è Artena; Artena con i suoi conflitti fattivi tra le Confraternite;
tra i cristari e il Comitato organizzatore. S’inizia a parlare del terzo sabato di Maggio, già a Marzo,
ma gli argomenti sono sempre gli stessi: dove passa la Processione, quale sarà la festa civile, quale
sarà la banda che accompagnerà l'immagine in processione. Tutto si ripete con un copione
consolidato. Ma alla fine quando la piccola campana di S. Maria, ridicola nel suono, rispetto al
"martellare" imponente di S.Croce, annuncia l'inizio della processione, tutte le conflittualità
spariscono. Tutto cede, al passaggio imponente della Macchina della Madonna, portata a spalla
dagli otto "Fratelli" di turno. Qualcuno ha commentato, questo, come fatto miracoloso, simile allo
smettere dell'eventuale pioggia, all'uscita dell'Immagine da S. Maria. Noi non crediamo a ciò; il
miracolo c'è ma non viene dal soprannaturale, ma dalla capacità di tutti di aprire, ogni anno,
reciprocamente, una sorta di capitolo della concordia in virtù della devozione alla Madonna.
Entrare nei fatti e nelle opinioni dei partecipanti attivi a questa festa è un po' difficoltoso se non si è
mai partecipato a questo grande coinvolgimento popolare. Dietro di ciò che si vede il terzo Sabato
di Maggio, vi è ben altro oltre le conflittualità dei vari gruppi partecipanti. Ciò che succede nei
giorni di preparazione dei "Cristi", nessuno ne è a conoscenza ma sono tutti da scoprire e capire.
Tutti vivono questi giorni in una dimensione avulsa dalle normali preoccupazioni ed egoismi, in
cui si riscoprono i più elementari fondamenti della solidarietà. All’interno di ogni gruppo si
riscoprono e si manifestano i sentimenti più puri e semplici della gente di Artena. Iniziando dalla
semplice occasione di parlare e scambiarsi le reciproche preoccupazioni; oppure al mangiare
insieme dopo aver lavorato ad una fase della costruzione, cosa quasi impossibile negli altri periodi
dell'anno. Raccontare ai più giovani, da parte degli anziani, le esperienze degli anni passati e
colorandole di fanciullesca leggenda. Ricordare gli amici "cristari" non più tra di noi, esaltandone
le capacità e l'abilità costruttiva dei "Cristi", creando un motivo di emulazione per i più giovani.
Ma i " Cristi " non è tutto vi sono anche i momenti di intima spiritualità legate ai vari momenti
liturgici di preparazione alla processione del Sabato. La mattina del Sabato ci si ritrova tutti a S.
Maria, molto presto, per la celebrazione Eucaristica e in seguito per la cerimonia della "Vestizione"
dell'immagine della Vergine delle Grazie. La prerogativa di vestire l'immagine è delle Suore di
Carità coadiuvate da due donne che per scelta praticano la castità. L'immagine viene tolta dalla
nicchia, dove è posta tutto l'anno, sempre coperta da un velo come tradizione, e posta nella
macchina processionale da due "Fratelli" anziani mentre la nostra sempre cara " Suor Luisa" recita
il S. Rosario. Tutte le operazioni della vestizione sono accompagnate dalla preghiera comunitaria
di tutti i fratelli e dalle pochissime persone ammesse ad assistervi. Normalmente possono essere
presenti solo i " Fratelli " le Suore e le due donne, ma viene concesso anche ad altri di assistervi se
sono direttamente coinvolti nello svolgimento dei festeggiamenti (il Comitato organizzatore,
qualche persona devota). Questi segni, l'immagine sempre coperta e posta alla vista dei fedeli solo
per dodici giorni l’anno ( 9 a Maggio e 3 a Settembre) e la cerimonia della vestizione fatta a porte
chiuse alla presenza solo di un gruppo scelto di persone, genera in tutti noi una smania di attesa
che contribuisce a rafforzare costantemente la nostra devozione mariana. Questo fatto è reso
evidente in maniera profonda e tangibile quando la sera del Venerdì precedente la Processione,
quando è scoperta l'immagine tra il fragore degli spari dei colpi oscuri e le grida osannanti di "
Viva Maria "; le persone presenti sono tutte coinvolte in una particolare emozione comune di cui
mancano le parole per descriverla. Viverla è il modo migliore per capirla. Durante la nostra
esistenza ognuno di noi dovrebbe partecipare allo svolgimento all'organizzazione di questo
grande evento artenese affinché si consolidi e si migliori il rapporto tra chi organizza e chi è
spettatore, alle volte poco attento a ciò che avviene tra Marzo e Maggio di ogni anno.