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Molière: uno scrittore di

teatro e il suo pubblico


Storia del Teatro e dello Spettacolo
Università degli Studi di Milano
13 pag.

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Molière: Uno scrittore di teatro e il suo pubblico di


William Howarth

Spettatori del XVII:

Loges / Amphithéâtre > ricchi borghesi con moglie e famiglia


Premières loges > signore di rango, opinione colta
Théâtre (posti ai lati del palcoscenico) > luogo riservato agli uomini, per di più giovani nobili
mondani ed esibizionisti
Parterre > luogo ris. agli uomini comuni, composizione sociale mista: borghesi solidi + militari —>
risse = elemento di disturbo del parterre. (L’opinione dei critici rispetto al pubblico e al gusto di chi
assisteva dal parterre cambia nel corso della storia e si guadagna il rispetto durante il periodo di
Molière).

Molière come attore di tragedie> non ebbe mai successe perchè denunciato di essere troppo
“naturale”, egli rifiutava di adottare la declamazione stilizzata ed enfatica dei suoi rivali era per
questo giudicato privo di dignità e di presenza scenica.
Molière come attore di commedie> l’adozione di uno stile recitativo naturale ma convincente, e
meno sovraccaricato e lontano dagli stereotipo della farsa era gradito ai sui spettatori dal gusto più
sensibili e raffinato inoltre era molto attento ai minimi particolari.

Molière e la sua compagnia dovettero affrontare periodi di difficoltà finalmente mitigati dal supporto
reale di Luigi XIV (non mancavano tuttavia rivali e oppositori, tra cui esponenti ecclesiastici). Come
rinascimento M. ha qualche volta inserito nelle sue opere dei rinascimenti celati nei confronti del re
(Tartuffe) ed in generale era solito presentare tutte le sue opere per la prima volta alla corte del re,
soprattutto quelle successive al 1666.
- Secondo le statistiche le opere più apprezzate dalla Cour erano le commedie-balletto, forma di
intrattenimento mista (il re aveva una grande passione per il balletto, era lui stesso abile ballerino) o
le farse (preferite soprattutto di cortigiani. Spesso M. entrò in contatto con un gusto di corte
capriccioso, il cui unico interesse era che nelle commedie la loro vanità e desiderio di apparire
venissero soddisfatte), più leggere rispetto alla haute commedie (più incline al gusto della Ville).
(Diversità gusti ville-cour > le Misanthrope non venne mai messo in scena a corte, mentre a Parigi
fu rappresentato 59 volte).
- Gusto della Ville > determinato dell’istruzione (principalmente impartita dalla Chiesa, di stampo
classico: uso del latino, venerazione autorità es. Aristotele > istruzione limitante vedi: figlio del
medico nel Malade Im.) , dalle inclinazioni individuali, dalla professione, dal rapporto con la corte,
ma soprattutto dal fatto se frequentassero i Salons o meno.
- Salons > il primo è quello intrattenuto della Marchesa di Rambouillet che influenzò il gusto di
Parigi dal 1620 —> raffinatezza, delicatezza nei sentimenti, cura e purezza d’espressione negli
uomini.
Salons più influente dopo la Fronda: quello di Mademoiselle de Scudéry —> interesse per la
psicologia dei rapporti, tematiche amorose, preziosismo.
Entrambi formarono un pubblico laico ed intelligente interessato al dibattito critico. Contribuirono ad
integrare personaggi di talento di nascita non nobile nella cultura che conservava un carattere
ancora aristocratico. Furono particolarmente sovversivi per la sfida che lanciarono alla supremazia
maschile > femminismo seicentesco. Le aspirazioni femministe, oltre a voler dimostrare la loro
eguaglianza intellettuale rispetto agli uomini, si battono contro il matrimonio di convenienza.

- Preziose > ostentazione, desiderio di primeggiare nella cerchia dei conoscenti


- Honnette homme > modestia, discrezione, rifiuto di far sfoggio di sé, buon ascoltatore che non
monopolizza la conversazione, critico colto ma non professionista. —> concezione del gentiluomo

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convenzionata dai Salon che contribuisce ad un raffinamento anche delle commedie di Molière che
si distinguono dall’umorismo brutale delle prime commedie dedicate ad un pubblico provinciale.
Il gusto dei salons contribuì all’eliminazione dell’inventiva di tipo sessuale, a differenza per esempio
delle opere di Shakespeare, ricche di riferimenti sessuali, sia espliciti che velati da giochi di parole.
Molto vicino ai all’estetica classica l’etica dell’honnete homme si fondava sui principi della finezza,
ragione, buon senso, naturalezza mentre condannava il capriccio, l’immaginazione e la
fantasticheria.
Tuttavia non bisogna pensare che la qualità della commedia di M. sia interamente determinata
della fedeltà al gusto critico dei salons, trascurando così il contributo originale del commediografo. Il
M. totale è la somma di due componenti contrastanti, l’immaginazione e il bon sens, il farsesco e
l’honnete: il M. maturo si formò in virtù dell’influenza combinata del salone e della pratica teatrale.
La funzione delle honnetes gens di Molière è quella di illustrare una regola si comportamento civile
e socialmente accettatile, rispetto alla quale si può misurare e giudicare il comportamento dei
peroni comici.

Il dramma comico prima di Molière

Teoria
Negli anni che precedettero il ritorno di M. a Parigi l’honnette homme prediligeva la tragedia (i
marquis > rozzo umorismo della turlupinade; la corte > spettacolarità visiva del ballet de cour). Le
tragedie erano state ripulite dal tipico eccesso barocco, da stravaganze di stile e contenuto e rese
raisonnable con toni sfumati per dilatare il pubblico delle honnette gens.
Anche la commedia assumeva carattere sempre più definiti, in particolare si proponeva il ritratto dei
modi e del parlare della buona società; la commedia veniva definita in rapporto alla collocazione
sociale dei suoi protagonisti, alla natura familiare del suo linguaggi ed al lieto fine. Non si faceva
parola del fatto che cercasse di provocare il riso; e durante il secolo precedente a M. la commedia
era vista dai teorici come un genere d’imitazione il cui oggetto era quello di procurare piacere
attraverso una rappresentazione fedele reale, e non quella di fare il pubblico attraverso la
deformazione caricaturale della realtà stessa. Quest'ultimo era infatti l'ambito della farsa,
considerato parente illegittimo della commedia. Sappiamo che Molière venne accusato del
contemporaneo di rendere incerti il confine tra commedia le farsa. Per esempio Arnolfo viene
giudicato personaggio troppo comico per una commedia. Però per Molière il riso faceva parte
dell'essenza della commedia, di qui l'atteggiamento caricaturale dei personaggi allo scopo di far
ridere il pubblico.
Pratica
Tuttavia nel 17º secolo l'effettiva produzione teatrale si conformava raramente agli ideali teorici dei
puristi. In questo periodo l'influenza spagnola era al suo apice, influivano le trame complicate ed
ingegnose e ispiravano le condizioni sociali proprie della Spagna, compreso il fanatico concetto
spagnolo dell’onore > generale interesse nelle comédies d’intrigues, interesse all’accumulo e
all’esaurimento della tensione.
Jodelet > attore comico più celebrato, le sue commedie tra gli anni 40 e 60 del ‘600 offrivano una
trama vivace ricca di colpi di scena, con travestimenti, scambi di identità e tutto quell'insieme di
peripezie tipiche della commedia romanzesca ed in contrapposizione la buffoneria e la comicità
verbale (= polizia burlesca, Grande uso di arcaismi, neologismi, contrasti di registri stilistici, prime
fantasiose ecc.). Attorno alla metà del secolo la commedia in cinque atti si è andato affermando e
la commedia risultava più ricca di inventiva e divertente, tuttavia ancora molto lontana dall'originale
fusione operata da Molière tra la commedia di carattere e la presentazione dei costumi, nel quadro
unificato della struttura drammatica complessiva dell’opera. Tuttavia alla formula assai originale di
Molière occorse un po' di tempo per essere perfetta. Nel 1662 con la scuola delle mogli arriva alla
commedia in cinque atti, nella quale intreccio, tematica ed effetti comici si integrano totalmente, e
tutto scaturisce dalla follia di Arnolfo > nuovo genere di dramma comico nel quale l’elemento
letterario e quello teatrale, quello colto e quello popolare, la comèdie e le comique dovevano
fondersi una totalità animata dalla visione comica originale di Molière. Il commediografo di fatto

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sfida i pregiudizi critici dello spettatore colto, le cui preferenze si dirigevano alla dignità della
tragedia.

L’eredità della farsa

Mascarille, L’Eutordi > principe dei cospiratori, favorisce il successo dell’avventura galante
del padrone. È la capacità di pensare, piuttosto che di agire. rapidamente a contraddistinguerlo:
diversamente da Sganarelle, la sua è agilità mentale, non fisica. Ha la capacità di imporre la sua
personalità a tutti altri personaggi, i quali si sottomettono alla sua autorità come fossero un
burattinaio con le sue marionette.
Scapin, Les Fourberies de Scapin > carattere d’ispirazione italiana. Richiede la presenza
scenica di Mascarille ma anche l’agilità del primo Sganarelle. Alcuni pregiudizi estetici condannano
Scapin come “corruttore di giovani e pregiudicato”. Scarni dirige gli altri personaggi, li erudisce, li
mette alla prova, si esalta della sua intelligenza superiore e compie una personale vendetta. La
commedia è esibizione di virtuosismi ed ha pochi contatti con la vita reale mentre si colloca
pienamente nell’orizzonte dell’arte della comicità: l’inventiva del commediografo, l’abilità dell’attore,
e la soddisfazione del pubblico che si fa complice del bracconiere di Scapin senza alcun riguardo
per i problemi morali che potrebbero esservi implicati.; è commedia del tutto priva di valori morali,
rendo omaggio alla formula che vede vincere gli amori spontanei tra i giovani incoraggiati dai servi.
La struttura è la più classica del repertorio di M., semplice e simmetrica.
Sganarelle nel Cocu imaginaire > orginalità: combinazione di caratteristiche della tradizione
della commedia italiana (intreccio rapido e complicato ma equilibrato e simmetrico) e della farsa
francese. Rappresenta lo stato embrionale di Arnolfo ed Argan per la sua capacità riflessiva, in lui
non vediamo la risposta meccanica delle marionette ad una serie di situazioni obbligate. Conosce
proprie forze, E le debolezze altrui, con assoluta precisione; E la sua capacità di giudizio non è ho
offuscata me dalla eccessiva fiducia nella falsa modestia. Non si può affermare che sei S.
costituiscano ritorni di scena di uno stesso personaggio, ma hanno tutti una forte affinità familiare
attraverso l'ingenua presunzione, l'amor proprio, l’autocompiacimento, l’ingenuità che fanno di loro
la preda designata dell'inganno: qualità queste che formano il profilo complessivo non solo dei sei
S. ma della vasta galleria dei protagonisti di Molière da Arnolfo ad Argan.
Esaminiamo qualcuna delle caratteristiche di questa affinità familiare:
I rapporti con l'altro sesso, sostenitori della disuguaglianza coniugale. Amore di natura
carnale, personaggi come Arnolfo sono vulnerabili al desiderio, ed esposti alla tradizionale
umiliazione. Harpagon è vecchio e vedovo e vuole risposarsi > Cade nell’articolo; Argan si è
risposato; Dandin sta per essere cornificato. Tutti, compreso Jourdain, sono tiranni domestici
perfetti quando si tratta di loro figlia, disposti a sacrificare senza indugio la felicità di lei al loro
autoritarismo pure cercando di illudersi di comportarsi così per il suo bene. La loro opinione delle
donne insomma è che esse devono venire assoggettate all'autorità paterna prima del matrimonio E
a quella del marito in seguito.
Atteggiamento maschile che parte da un più generale senso di presunzione e narcisismo.
Ognuno ha la propria ossessione che contribuisce ad insediare il pater familias come sovrano
dispotico di un piccolo regno, con i suoi rituali ossessivi tieni a bada I membri della famiglia ovvero
di sudditi. Tutti hanno un carattere collerico, tuttavia Alceste del Misantropo si distingue per la sua
alienazione nel mondo in cui vive. Spesso paragonato a Don Chisciotte, idealista pronta alla
battaglia solitaria e anche se i suoi bersagli sono più reali dei mulini a vento, attribuisce loro
un'importanza del tutto sproporzionata: le convenzioni e compromessi tipici della società civile
diventano ai suoi occhi esempi di tradimento ed inganno.

Commedia e Carattere

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Il debito della commedia moderna verso quella di Plauto E Terenzio È stato valutato in vari modi da
diversi critici, ma pare sia universalmente riconosciuto che, poiché la caratterizzazione di Plauto
è più viva e minuziosa di quella del più uniforme Terenzio, I commediografi sono ricorsi più spesso
a Plauto per l'intreccio E Il modello dei personaggi, mentre hanno preferito imitare vestire il tono di
Terenzio, che pertanto può essere considerato il precursore della moderna commedia di costume.
Quando però veniamo di indagare il rapporto tra gli autori latini ed il particolare tipo di commedia di
Molière, sembra che qualsiasi influenza diretta, specialmente nel caso di Terenzio, debba essere
stata notevolmente attenuata dal debito di Molière nei confronti di altre tradizioni. Le commedie di
Molière alla fine dimostrano che nell'essenziale, la sua arte fu totalmente indipendente da maestri
della commedia latina.

La visione seicentesca del carattere

Secondo la tradizione dell'epoca il carattere è la manifestazione esterna della struttura psicologica


dell’individuo, ma fino a che punto sono importanti per lo studio della commedia di Molière queste
concezioni classiche dei caratteri e la teoria fisiologica degli umori sulla quale se si fondavano? I
riferimenti specifici, nella commedia di Molière, agli umori sono rari ma non per questo trascurabili.
La fisiologia degli umori fornisce abbastanza chiaramente la base per la caratterizzazione del
misantropo > causa fisica della misantropia: la bile. Ciò sembra indicare che Molière accettare i
principi generali del determinismo temperamentale, anche se era pronto a prendersi gioco della sua
concreta applicazione. Per Molière l'astrazione teorica fornisce lo scheletro, questo viene poi
rivestito dei dettagli individualizzanti che derivano da un'acuta osservazione, cosicché i personaggi
di Molière sono al tempo stesso tipici ed individuali.

Ridicolo e Honnette

I drammaturghi comici del periodo classico in Francia hanno lasciato tutti materiale teorico ricco e
preciso come commento alla loro opera. Molière accompagnò raramente le sue commedie da una
prefazione e quelle poche prefazioni che pubblicò sono di natura occasionale (la scuola delle mogli
> pubblicità avanzata per la Critique) oppure sono il veicolo di una particolare tesi (Tartuffe >
appello al re). La commedia di carattere di Molière si differenzia da quella dei suoi predecessori per
il fatto che il protagonista, dalla cui follia o eccentricità scaturiscono le vicende dell'intreccio comico,
non è più l'astrazione piatta, prodotta da una caratterologia aprioristica, ma una figura equilibrata
che possiede quella dimensione insolita di fedeltà alla vita, che solo l'osservazione minuziosa della
realtà può fornire. La formula “ridicolo in certe cose e rispettoso uomo d'onore in altre” costituisce la
risposta all'attacco sleale portato alla scuola delle mogli da un critico che sembra asserire che
Molière dovrebbe decidere quale tipo di commedia stia scrivendo. Arnolfo è un'astrazione fittizia
oppure è un convincente ritratto realistico? È concepito per far ridere o per stimolare una sensibile
partecipazione? Egli è troppo comico per una raffinata commedia letteraria ma la sua vena
drammatica non appartiene alla stravagante e caricaturale farsa. Con Molière la rappresentazione
caricaturale della follia è stata trasformata nel ritratto realistico di un individuo con una posizione
ben determinata nella società francese del seicento. L'eroe comico è diventato un uomo di mondo,
un rispettabile membro della società ma ha una debolezza, o un'ossessione comica che ne fa
zimbello altrui e l'oggetto del riso dello spettatore. Ma in che modo Molière dà ai suoi personaggi
questa nuova dimensione che li trasforma da stereotipi farseschi in maturi eroi comici? Innanzitutto
gli viene fornito un più consistente stato civile: sappiamo qualcosa della loro vita passata, della loro
posizione sociale ed economica. Inoltre sono definiti e resi accettabili socialmente dal rispetto e
dalla buona fama che gli attribuiscono gli altri personaggi, quelli rispettati dal pubblico (l’amicizia di
Chrysalde per Arnolphe, Cleante per Orgon, Philinte per Alceste), tali rapporti sono essenziali nel
fornire le credenziali necessarie agli eroi comici di Molière. Infine per ragioni di particolare
verosimiglianza ambienta alcune scene all'interno diversamente dalle sue prime commedie. Tutti
questi passi sono in direzione di una commedia di costume raffinata e

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l'effetto di questi diversi cambiamenti di stile, struttura e ambientazione deve certo essere stato
quello di stabilire un contatto tra il mondo di finzione della commedia di Molière ed un pubblico
colto. Non solo i cosiddetti raisonneurs rappresentano più o meno esplicitamente i modelli e i valori
delle honnettes gens, ma gli stessi eroi comici appartengono allo stesso ambito sociale nel senso
che anche se non sono honnettes gens, sono almeno honnettes gens manqués.

Il riso

I personaggi comici più tipici di Molière vivono in un isolamento di loro scelta. Sono alienati e la loro
condizione natura durevole, in alcuni casi incurabile. La loro mente È dominata Da un’ ossessione
che intacca ogni loro pensiero, rendendoli dimentichi delle convenzioni conosciute che regolano i
rapporti sociali. Tuttavia, spesso il loro mondo immaginario che cercano anche di imporre agli altri
È una sorta di meccanismo di difesa cui il debole e corre per trovare una compensazione alle
imperfezioni del mondo reale. Quest'alienazione può spiegarsi in vari modi: istinto di auto-
conservazione (Argan sfrutta la sua ipocondria); motivazioni psicologiche (Alceste, il Misantropo);
fenomeno gratuito (Harpagon) > qualsiasi sia la motivazione il percorso è lo stesso = i processi
mentali che si concentrano solo nel campo dell’immaginazione producono una mente squilibrata in
quanto l’ossessione domina ogni pensiero del personaggio, tant’è che il maniaco, totalmente
immerso nella sua idée fixe non riesce neanche a ritrovarsi con i suoi interlocutori > non sono sulla
stessa lunghezza d’onda.
La loro follia li rende vulnerabili, pertanto sono spesso vittime di ciarlatani o furbi in un costante
gioco tra stupidità e astuzia (Tartuffe) che rendono esplicite, a fini drammatici, le ossessioni degli
imaginaires. Esistono però in Molière anche due tipi positivi di FOURBE:
Fourbe riluttante > ammette di agire nel suo interesse personale, ha tuttavia l’approvazione
del pubblico (Cleonte e Covielle ironizzano sulla follia del Borghese Gentiluomo).
Fourbe benevolo > usa l’inganno in maniera disinteressata allo scopo di liberare gli
imaginaires dalle conseguenze peggiori della loro follia. (Bèralde e Toinette che aprono gli occhi ad
Argan sulla perfidia della moglie, Il malato immaginario).
Vi sono tuttavia anche casi in cui il fourbe non appare come La scuola delle Moglie e nel
Misantropo in quanto le debolezze caratteriali dei due protagonisti (Arnolfo e Alceste) sono più che
sufficienti a far procedere la trama > entrambe le opere sono aperte da un lungo dialogo
introduttivo nel quale la personalità dell’eroe comico, da cui dipenderà la trama, viene analizzata
esaurientemente prima che l’azione abbia inizio.
Se gli imaginaires di M. sono ricchi di potenzialità a livello d’intreccio, essi costituiscono anche
un’abbondante miniera di effetti comici. In particolare, la tendenza di coloro che sono ossessionati
da un'idea fissa a comportarsi in maniera automatica e meccanica è una perfetta illustrazione della
teoria di Bergson del riso, secondo la quale gli atteggiamenti, gesti, movimenti del corpo umano
sono ridicoli nella misura in cui il corpo ci fa pensare ad una macchina.
La rigidità e la ripetizione meccanica di movimenti politici È alla base della tecnica del clown: un
simile automatismo nei processi mentali nei maniaci di Molière trova l'espressione più evidente
nella ripetizione di una frase rivelatrice (E Tartuffe? Poverino! quando la servetta cerca di spiegare
le condizioni di salute della moglie ad Argan). Un sottile esempio offerte dalla scena in cui Alceste
per tre volte declina l'invito di Oronte criticare il suo sonetto; più sottile perché la frase di Alceste
non è rivelatrice dell'ostinata monomania di alcuni dei personaggi di Molière, ma dell'impossibilità di
conciliare la sua regola di parlar chiaro, con le ragioni dell'etichetta per un corretto rapporto sociale.
Altrove idea fissa del protagonista l'Avevi rappresentata con una ripetizione verbale più libera e
flessibile. Ciò può dare luogo a una sequenza irregolare di frasi unite a livello tematico oppure alle
riemergere in diverse scene, come una sorta di leitmotiv, le parole e frasi che definiscono
l'ossessione del personaggio. Il borghese gentiluomo, Smascheramento che in virtù di una tecnica
diversa, nella quale la serie di rimandi verbali molto stretti, disseminati in diverse scene, produce
l'effetto Violetta emotiva che definisce l’infatuazione di J. per la gente di rango:

quest'oggi ho voluto che mi vestissero come si veste un gentiluomo.

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forse gentiluomini imparano anche la musica?


Lo fanno anche i nobili?
Nel gran mondo portano i fiori in giù?

Arnolfo ed Alceste > h.h o ridicule?

La gelosia è la mania protagonista della scuola delle mogli del misantropo. Nel caso di Arnolfo
tuttavia, le caratteristiche positive si possono identificare con facilità: la sua generosità di confronti
di Horace. Insomma è presentato come un ricco borghese che ha una sua collocazione
riconosciuta nella società contemporanea francese. Ciò che rende allo stesso tempo comico non è
il puro e semplice dato della sua alienazione ma il modo in cui a questa viene data espressione
drammatica. L'ambientazione è tutt'altro che irrilevante, l'azione infatti avviene all'aperto secondo la
convenzione del teatro latino, inoltre lo scioglimento è stilizzato e come protagonista un
personaggio che viene fatto apparire ridicolo dal contesto in cui è inserito. Ancor più importante è il
modo in cui lo stesso Arnolfo sembra togliere valore agli aspetti più seri e sensibili della sua
personalità. L'ambientazione borghese, lo stretto rapporto con una coppia di stupidi servitori, la
crudezza delle stesse espressioni del personaggio quando sentimenti hanno la meglio su di lui,
tutto cospira a farsi che gli altisonanti appelli (molti monologhi) di Arnolfo al destino che lo
perseguita appaiano molto simile ad una comica posa. Con la diversità dei toni l'autore non sfoggia
un semplice virtuosismo stilistico, ma qualcosa di intimamente collegato all’imaginaire protagonista.
Lo stile elevato dei monologhi eroici riflette la sua fuga solitaria in un mondo immaginario ma anche
la sua vanità (che lo rende vulnerabile) infatti tutte le precauzioni che ha preso finiscono per
ricadere su di lui (tutti i mutamenti di sorte dipendono dal sui carattere > la stessa prudenza che lo
ha spinto a scegliere come sua futura sposa una bambina e ad allevarla nella più completa
ignoranza a garanzia della sua fedeltà, dovrebbe anche consigliargli, una volta visto fallito il suo
piano, di abbandonarlo per ricominciare da capo; al contrario però, ora egli ama a tal punto la
Agnes da cercare con ogni mezzo di trattenerla, anche alle condizioni di lei - il terrore di essere
tradito e le “maximes du mariage” sono svaniti: egli desidera solo possedere la ragazza. Questo
fatto però non interrompe la comicità della commedia anzi la scena in cui Arnolfo si adira e poi
perdona A. dopo averla rapita con l’inganno, è il punto culminante della rappresentazione comica
del protagonista). Il rasoinneur Chrysalde, rappresenta il comune denominatore dei valori e dei
modi di pensare del pubblico.
Anche Alceste presenta una delicata e problematica combinazione di Ridicule e Honneteté. Fin dai
primi versi, gli scambi dinamici tra Alceste e Philinte costringono quasi lo spettatore a prendere una
posizione. Alceste difende una versione personale di Honneteté e definisce il suo codice ideale di
comportamento di gentiluomo nell’ambito di quella società di cui sia lui che P. fanno parte. Ms
anche se sembra sottoscrivere un comportamento non dissimile da quello di P., la sua mancanza di
misura, il temperamento irascibile, il rifiuto di credere nella realtà della natura umana sono una
continua smentita della sua capacità di mettere in pratica i suoi stessi principi. I suo preteso
idealismo si dimostra essere tutt’altro che disinteressato (“Io pretendo”) e poggia sulla stessa base
egocentrica del compiacimento iniziale di Arnolfo. Gli sforzi di Alcesste di integrarsi, gli

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esplosivi scoppi d’ira con i quali rifiuta tale integrazione rappresentano il contrasto necessario
raggiunto grazie da una figura autenticamente esemplare, quella di P. con l’etica civile aristocratica
di cui è portatore. L’effetto comico deriva dai suoi tentativi (per es.: il suo modo di vestire - con
nastri verdi - indica il suo desiderio d’essere considerato uomo di buon gusto) di adattare il suo
temperamento asociale ad un sofisticato codice di comportamento collettivo. Alceste, come il vero
h.h., ha bisogno della compagnia di altri uomini per soddisfare la sua brama: ma la logica del suo
assolutismo è tale che l’unico luogo in cui egli potrete mettere in pratica il suo particolare concetto
di honnetetè sembra essere un luogo isolato da tutto e tutti.
Manifestazione concreta delle idee di honnetetè particolari di Alceste > la scena del sonetto.
Partendo dal presupposto che l’h.h. è un dilettante colto, sul cui gusto non c’è dubbio ma vi è
comunque una netta linea di demarcazione che lo separa dall’uomo di lettere di professione, nelle
sue qualità di preteso h.h. Alceste invita Orante a sottrarsi alle tentazioni che lo inducono a scrivere
e a declamare tali composizioni. Questa è una concessione allo spirito di riconciliazione proprio
della genuina honnetetè, ma non durerà a lungo > presto Alceste scoppierà d’ira, mostrando tutta
l’ostinazione e la presunzione tipica del pedante, bersaglio preferito dell’avversione delle honnetes
gens. Alceste è ridicolo perché di mostra incapace di sostenere il suo ruolo di h.h., il cui tatto e la
cui diplomazia dovrebbero permettergli di fronteggiare situazioni di imbarazzo. Dei 3 sottotemi
paralleli attraverso i quali viene analizzata la tematica dominante della Sincerità - poesia, processo,
passione - il primo rivela nel modo più chiaro la disparità comica esistente tre la cosiddetta
honnetetè di alceste ed il comportamento delle vere honnetes gens. Il secondo, riguarda il rifiuto di
Alcest di seguire il codice dell’h. in favore della sua concezione individualistica dell’onore > il suo
assolutismo inflessibile lo rende incapace di distinguere tra un principio astratto di giustizia e le
consuete procedure giudiziarie. L’incontro con Arsinoè costituisce altro banco di prova per l’h. del
protagonista. Dapprima, l’adulazione di lei, come quella di Oronte, si scontra con a naturale
modestia dell’h.h. che rifugge da ogni ostentazione poi però perde il suo atteggiamento da perfetto
cortigiano nel momento in cui viene sfidato direttamente: dopo che Arsinoè gli mostra la lettera del
tradimento di Celimene, la sua h. cede all’egoismo di fondo il quale detta la proposta di matrimonio
ad Eliante in segno di vendetta. Dall’inizio alla fine del IV atto Alceste abbandona qualsiasi pretesa
di comportarsi da h.h e l’amore finisce per mettere in luce la natura egocentrica che nascondeva.
La comicità di Alceste si rivela anche attraverso il suo linguaggio, dallo stile e tono eroici da
tragedia che si differenziano da quelli dei suoi rivali che comunicano i loro sentimenti per Celimene
in modo banale e comune; anche il contrasto con tono freddo e distaccato di Celimene aumenta la
sua comicità > si lascia cosi trascinare nella condizione di chi abbandona esplicitamente i principi
che ha proclamato con tanto fervore e prega la ragazza di illuderlo (che il biglietto sia in realtà
innocente). C. si rifiuta sottolineando questo passaggio di Alceste, e la sincerité passa nelle sue
mani. Come quelli di Arnoflo, anche i principi di Alceste si dimostrano solo superficiali e vengono
completamente abbandonati nel suo disperato tentativo di conquistare Celimene.

Da questo eroe tanto amato, sempre sull’orlo tra l’essere interpretato come un h.h. o un ridicolo,
scaturisce quello che viene definito “rire dans l’ame” che non è né l’ostile riso della satira né quello
distaccato e gratuito della farsa, ma un riso riflessivo.

La Satira

I limiti imposti ad uno scrittore del 600 - motivati sia da questioni di gusto che dal timore della
censura - sono rilevanti quanto si vuole studiare Molière come autore di satira e ci fanno
apprezzare il coraggio che comportava la messa in scena di tali commedie provocatorie. Infatti, fin
dai primi tempi si può distinguere, accanto alle farse e alle commedie d’ispirazione italiana, una
serie parallela di opere, collegate molto più strettamente, per via della tematica e
dell’ambientazione al mondo reale di Parigi e alla corte in cui vivevano gli spettatori di M. Il siero
delle Preziose è una delle prime opere che tratta in modo provocatorio un aspetto dei costumi
dell’epoca. Oggetto della critica di M. sono nelle commedie che ancora di possono definire entro i

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limiti dell’onesta e lecita satira, le precieuses (attacchi che si pensavano diretti al mademoiselle de
Scudety, la patrona delle preziose) e i marquis.
Critica ai cortigiani affettati > Les Facheux, Remerciment au Roi, Critique a l’école des femmes, Le
Misanthrope (critica diretta: compiaciuto elogio che Acaste fa a se stesso; critica indiretta: alceste
nei confronti di Clitandre).
Il perchè di questo “accanimento” nei confronti dei marquis è sconosciuto, può essere stato un fatto
personale oppure l’intenzione di Molière di rendere la sua commedia attuale e provocatorie tanto da
scatenare reazioni e nemici.
Vi sono opere più personalmente e direttamente critiche in cui prende di mira persone precise
dell’Hotel de Bourgogne (salon molto frequentato a Parigi, luogo di aggregazione di quei
personaggi che M. critica nelle sue opere) > L’impromptu de Versailles; Les femmes Savantes.

Mariage à la mode

La comicità che deriva dal modo in maniera tratta dei rapporti coniugali può essere definita satirica,
solo dove sembra gettare una luce critica su alcune caratteristiche specifiche della società in cui
viveva l'autore e il suo pubblico. Secondo questo criterio in commedie come la scuola dei mariti e la
scuola delle mogli la satira compare in minime proporzioni. In diverse composizioni, Molière si limita
trattare il matrimonio nello stesso modo in cui era stato caratterizzato nelle farse ossia come
battaglia all'insegna dell’astuzia tra i coniugi; E se commedia come le due scuole fanno
incidentalmente riflettere il pubblico sugli atteggiamenti raccomandabili a coloro che intendono
sposarsi, ciò avviene secondo la maniera di una commedia di idee E non attraverso la satira dei
comportamenti tipici del 17º secolo. Vi sono delle commedie, Tuttavia, le quali analizzano più
meticolosamente il rapporto coniugale: Georges Dandin e Amphitryon.

Molière e i dottori

Troviamo uno degli esempi di satira a livello personale riguardo la medicina e la professione
medica. La commedia satirica ai danni delle professioni dotte ha una lunga storia nel teatro
europeo e consiste più che altro nel creare caricature di dottori comiche e fantasiose, a questa
tradizione si rifà lo stesso M. ne Le Médicin Volant, Le Mariage forcé (Sganarelle, travestito da
dottore fa battute tradizionali sulla medicina. Predomina l’invenzione fantastica ma introduce un
riferimento contemporaneo > il vino emetico, tema che ritornerà nelle opere di M, il quale era
scettico riguardo i “miracoli” che si diceva facesse il farmaco - a parta questo sottofondo polemico,
il tono è quello della comicità scanzonata). Lo stesso discorso vale per Le Médicin Malgré Lui del
1666 in cui Sganarelle è costretto dalle circostanze è fingersi dottore, anche qui l’accenno al vino
emetico ma la trama è ancora prevalentemente farsesca che vede un falso dottore chiamato a
curare una falsa malattia come ne L’Amour Médecin anche se in quest’ultima pièce vi è un atto, del
tutto inutile allo sviluppo dell’intreccio, in cui 4 medici che dovrebbero discutere riguardo la
patologia della paziente (la quale si finge malata come stratagemma per arrivare al suo amato)
finiscono in realtà per confrontarsi e parlare dei loro affari in Facoltà > qui la critica è diretta a
persone Vivant, reali, ovvero 4 rappresentati della Facoltà del tempo, che potevano esser
chiaramente riconosciuti date che nella rappresentazione teatrale gli attori indossavano maschere
ad immagine e somiglianza dei rispettivi dottori.
Le Malade Imaginaire si distingue dalle altre commedie “di dottori” di M. Innanzitutto la medicina
ricopre il ruolo centrale nella tematica e nell’intreccio tanto da poterla considerare una “commedia
sulla medicina”. E’ l’unica che presenta veri dottori che interagiscono con veri pazienti (prima o falsi
dottori recitano tale ruolo per favore lo sviluppo della fabula, o medici in buona fede che però non
riconoscono la falsa malattia che hanno di fronte). Ma il caso di Argan è diverso da tutti gli altri, egli
è un malato immaginario, ma cosa significa questo realmente? Da una parte è ovvio che
fisicamente lui stia bene, è in salute per poter sopportare tutti quei salassi e spurghi prescritti dal
medico quindi forse la sua malattia va ricercata in un altro livello, non quello fisico ma in quello
mentale > la sua non è una malattia immaginaria, ma una malattia dell’immaginazione, il cui il

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sintomo più importante e più serio è che chi ne soffre è convinto di essere malato. Ma la diagnosi
seicentesca della malattia mentale non può venire paragonata a quella dei giorni nostri quindi in
quest’ottica i professionisti della medicina nel Malade, operano onestamente in relazione alla loro
intelligenza, attenendosi alle conoscenze dell’epoca (sembra che M, abbia cambiato punto di vista
rispetto ai medici rispetto al L’Amuor Medecin). Diventa quindi evidente che il bersaglio nel Malade,
non sono i singoli dottori, o particolari terapie ma la medicina stessa come pseudo- scienza
pericolosa e inaffidabile. Argan rappresenta la scienza dogmatica basata sugli insegnamenti dei
classici mentre l’atteggiamento di Bèralde è quello del pensatore empirico per il quale l’unico
criterio valido per giudicare la scienza medica è la sua utilità > hanno una bella cultura, sanno parlare
un buon latino, sanno i nomi delle malattie, descriverle, classificarle: ma in quanto a guarirle, questa è una
cosa che non sanno affatto.
Bèralde ha un riferimento positivo, una fede nell’influenza benefica della natura come forza
risanatrice, è portatore del messaggio naturalista (consiglia ad Argan solo di riposare). Questa
scena consiste in uno scontro tra un dogmatismo aprioristico ed il suo contrario; tra una
sistematicità autoritaria ed una sfiducia all’insegna del buon senso, per tutti i sistemi, tra la spinta di
costringere gli altri entro modelli di comportamento restrittivi, in nome di qualche astrazione
intellettuale.
Molto probabilmente questa riflessione nasce da un fatto della contemporaneità di M, quando
venne introdotta la pena di morte per tutti coloro che proponeva tesi anti-aristoteliche del 1670. I
legami con lo scolastiicismo accademico sono abbastanza chiari da fare della satira di M. un
attacco a vasto raggio contro un bersaglio più importante. Se a questo allargamento della sfera
intellettuale si aggiunge il contributo positivo portato dal messaggio umanistico di Bèralde, il
risultato è una commedia di idee, o di valori, che trascende di gran lunga i limiti di ciò che
normalmente intendiamo per satira.

Tartuffe, satira o commedia?

Comporre una commedia sulla credenza religiosa nel ‘600 era sicuramente un atto di coraggio o
temerarietà. L’interpretazione più prudente non deve nel Tartuffe nessun modello particolare ma vi
è un contemporaneo che può aver stimolato M, nell’ideazione di questo personaggio > il Principe di
Conti il quale dopo una repentina conversione smise di proteggere e supportare M, addirittura si
dichiarò nemico del teatro. A M. questa sembrava una conversione falsa e forzata, un esempio di
egocentrismo mascherato di pietà > tema comune al Tartuffe e al Dom Juan (opere più discusse e
predisposte alla censura di M.).
La versione del 64 (rappresentata solo fino al 3 atto) non ci è pervenuta e sicuramente ci sono state
delle modifiche in quelle due tra il 67 e 69 ma la concezione di fondo della trama, che dipende dal
rapporto dei personaggi, viene definita nella versione originale del 1664.
Commedia in 5 atti > raffinata commedia di costume (soprattutto nel finale) con qualche residuo di
farsa > la parte di madame Pernelle, scena di Orgon sotto il tavolo.
La comicità è focalizzata nella figura di Orgon , e questa focalizzazione comica - ovvero il contrasto
tra la visione immaginaria del mondo fondata sulla fantasia soggettiva e la realtà oggettiva del
mondo quale ci viene mostrata - precede ogni altra implicazione satirica relativa alle conseguenze
materiali o morali dell’ascendente che Tartuffe esercita su di lui. La presenza di Tartuffe nella
famiglia di O. dipende di fatto del mondo fantastico di quest’ultimo. Le implicazioni satiriche
dell’infatuazione di O per Tartuffe e le sinistre conseguenze del logoramento dei rapporti con la
famiglia, rimangono sullo sfondo, ed anche il minacciato sfratto e l’allontanamento di Damis, anche
se sono cardini dell’intreccio, non sono tuttavia presentati in maniera realistica > conflitto tra
fantasia soggettiva e realtà oggettiva > conflitto spiegato dal valore del dato visivo: O. crede a tutto
ciò che vede. L’esperienza visiva non ha valore oggettivo perché viene filtrata attraverso le
distorsioni del pregiudizio aprioristico. O. vuole credere Tartuffe e dunque prende la sua ostentata
pietà per quello che sembra, reinterpretando i dati dei sensi quando ciò che vede contrasta con la
sua idea preconcetta. Il verbo “vedere” ritorna spesso come Leitmotiv > apice: quando O. disilluso
circa di illuminare la madre: “l’ho visto coi miei occhi, l’ho visto!…”)

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La vera provocazione, ciò che irritò gli uomini di chiesa, non consiste nel ritratto di Tartuffe,
l’ipocrita smaccato, ma in quello di Orgon, il credente autentico > Orgon sarebbe meno comico se
Tartuffe fosse un sincero devoto? Qualsiasi sia lo stimolo (vera o falsa pietà di Tartuffe) Orgon è
comico per la sua fuga in un mondo personale; ciò è dovuto senza dubbio alla sua pietà genuina e
l’isolamento cristiano diventa il prototipo dell’isolamento comico.
M. non solo mette in ridicolo le credenze dei bigotti della società ma pronuncia una pesante giudizio
sugli atteggiamenti mentali comuni ai pensatori bigotti di ogni epoca quali usano l’autorità della
chiesa o di un partito politico per giustificare comportamenti antisociali o attività disumane. Cleante
mostra la proposta implicita di un’alternativa umanistica alla crudele attività del precetto cristiano
(vedi dialogo tra lui e Orgon, il quale dice che quando è con Tartuffe giunge ad una pace talmente
profonda che persino la morte della sua famiglia lo lascerebbe indifferente - esiste un passo molto
simile ad una lettera del vangelo secondo Luca > grande critica al clero).

Dom Juam, La commedia nera di M.

Quasi tutti i personaggi di quest’opera hanno origine da fonti esterne (Don Juan, El burlador de
Sevilla di Tirso de Molina - il cui messaggio era che non si può ottenere la salvezza dopo una vita
di detrazioni solo con un pentimento calcolato sul letto di morte) al teatro di M. la tematica però è
simile a quella del Tartuffe (ipocrisia - falsa devozione) ma l’elaborazione drammatica è assai
diversa. Nelle opere sul DJ francesi precedenti il protagonista iniziava ad assumere una fisionomia
differente, non era più solo un avido seduttore ma diventa un eroe intellettualmente lucido e
amorale che difende razionalmente la sua condotta > con M, questa trasformazione è compiuta.
Nella scena d’apertura Sganarelle dà un quadro piuttosto negativo del suo padrone alla quale però
DJ risponde risolutamente, enunciando la sua esistenza votata non alla conquista sessuale ma ad
un appetito di tipo intellettuale sotto forma di principio > è un uomo della Ragione. Egli raggira le
donne grazie alla sua superiore capacità intellettuale. Ma le donne sono solo una parte del quadro,
nell’opera sono presenti attacchi alla medicina, alla religione contribuendo a definire la posizione di
DJ in rapporto allo scetticismo materialistico in voga tra gli aristocratici emancipati del tempo. DJ
espone la sua etica individualista, burlandosi di tutte le convezioni sociali. Egli afferma che gli
ipocriti in religione formano una società coerente ed organizzata > riferimento forse alla Compagnie
du Saint-Sacrement. Pare certo che qui Molière renda pan per focaccia a quelle autorità le cui pie
potreste avevano bandito Tartuffe l’anno prima. La storia ricorda diversi casi di nobili che
abbracciarono la religione dopo una vita scandalosa (principe di conti) > nuova maschera di pietà a
nascondere l’egocentrismo amorale. Infine la punizione coglie DJ quando la statua viene a
reclamare la sua vittima ma Dj affronta la morte con molta coerenza “Accada quel che accada, non
sarò mai detto che io debba pentirmi”.
Dall’inizio alla fine della commedia, viene quindi offera un’immagine coerente di un uomo razionale,
intellettualmente autonomo che rifiuta l’ipotesi soprannaturale e persegue le sua etica individualista,
senza riconoscere una sanzione proveniente dall’esterno. Questo DJ è legato in tutto e per tutto al
clima ideologico della società di M.; e la caratterizzazione che egli ne fa è un prodotto dell’originale
visione creata del drammaturgo, giacche non siamo costretti ad operare un confronto con le sue
versioni precedenti, ma possiamo accettare la sua esistenza indipendente. Il
resto del materiale è certamente di derivazione, ma M, se ne appropria in maniera totale.
Strutturalmente ha natura episodica, struttura insolita che contribuì, insieme al contenuto
enigmatico, a far si che la commedia fosse trascurata, secondo alcuni era impossible da recitare.
Col tempo però la mancanza di una trama coerente, i subitanei cambiamenti di tono, la mescolanza
di spettacolo e farsa grossolana, retorica e volgarità non sono più considerati difetti e proprio per
queste caratteristiche il DJ non ha mai smesso di suscitare interesse.
Di solito nell’opera molieriana, il procedimento comico e quello drammatico interagiscono: non è
cosi per DJ, il protagonista non è un personaggio comico; lo spettatore ride sempre con lui delle
sue ingenue vittime ma mai di lui. Nella vita reale non apporremmo i gesti subdoli di DJ ma nel
teatro il procedimento comico è tanto efficace che il nostro giudizio morale viene sospeso e ci
rendiamo complici della sua doppiezza e ambiguità. Tuttavia le ultime scene cessano via via di

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essere comiche per lasciare spazio ad avvenimenti più seri in cui però l’indole di DJ non muta
affatto. Si ha cosi il caso di un protagonista, la cui abilità intellettiva conquista la nostra simpatia in
tutta una serie di incorni comici, ma che, in una sequenza di scene drammatiche diventa sempre
più odioso fino a che va incontro ad una meritata punizione. Questa ambivalenza ha uno scopo
satirico > M. voleva mostrare il fascino pericolo dei DJ della vita reale, il loro successo nello
sfruttare, in altri, pregiudizi e convenzioni da cui essi erano immuni. La sua funzione drammatica è
quella del fourbe: egli è l’artefice, non l’oggetto, del ridicolo; sicché la sua punizione deve essere
parte della struttura drammatica e non comica della commedia. Che M, abbia voluto dispensare
giustizia poetica ai suoi nemici, intaccabili nella vita reale dietro lo scudo del privilegio e del potere?

Gli intrattenimenti a corte

Le opere di M. vennero tutte prima o poi rappresentate sia a corte che nella capitale. Però è
evidente che il genere di commedia sviluppatasi in riposta al gusto cittadino diveniva da quelle che
la corte ed il re privilegiavano. Queste ultime in particolare volevano conciliare la danza e la
comicità farsesca.
Commedia per la città > maggior importanza al contenuto, trama. Di fatto rispettava le tradizionali
convenzioni del dramma secondo cui trama, tematica e caratterizzazione contavano in maniera
prioritaria.
Commedia per la corte > maggior attenzione allo stile, il contenuto risultava meno rilevanti rispetto
alla ricchezza di immaginazione e fantasia nella modalità della presentazione > Ballet de cour
(desiderio di unire le arti in una sintesi armoniosa).

Il Borghese Gentiluomo e il Malato Immaginario = commédies-ballets

Qui il drammaturgo prendeva iniziativa e riusciva a trasformare il tradizionale intrattenimento di


corte in una forma artistica praticabile, definita in primo luogo dal suo carattere specificatamente
drammatico, ma le cui componenti musicali spettacolari costituivano comunque una parte
integrante. Nessuna delle precedenti c-ballets aveva lo stesso livello d’integrazione tra gli elementi
drammatici e quelli musicali. Soprattuto nel Borghese G. musica e balletto trovano posto nella
struttura complessiva senza nessuna artificiosa forzatura: Jourdain si attenga a patrono delle arti e
assumendo maestri di danza e malo da si che il prologo e il primo intermezzo sono un naturale
prolungamento della commedia stessa. (Idem per l’intermezzo dell’incoronazione a Mamamouchi -
lo spettacolo organizzato per la marchesa ecc). Il balletto finale “ballets de Nations” è del tutto
autonomo ma conserva l’atmosfera festosa e celebrativa del finale. Una caratteristica sorprendente
del Borghese Gentiluomo. è il suo sereno buonumore, e lo scioglimento non è punitivo anzi, a
Jourdan viene concesso di conservare la sua illusione e credere che essa sia stata accettata anche
dagli altri. Questa può anche esser un’euforia precaria ma il pubblico non è invitato ad assistere
alla disillusione di Joudain; le allusioni satiriche ai costumi della corte e della città possono anche
essere se si vuole cercarle, ma sono comunque addolcite dall’inventiva scoppiettante della
commedia. Forse per questo resta una commedia “Inferiore” rispetto al Tartuffe o al Misantropo ma
resta comunque un capolavoro in cui M. ha superato i limiti di un genere ibrido. Il Malato
immaginario non comunica la stessa atmosfera di serenità e buon umore; è una commedia di idee
e al di là dell’invenzione comica vi sono problemi seri che offrono allo spettatore abbondante
spunto di riflessione. Qui come nel Borghese Gentiluomo, lo scioglimento permette al maniaco di
ritirarsi nel suo mondo fantastico e di aggrapparsi alla consolazione delle sue illusioni, ma, se il
mondo immaginario di J. è uno spazio sociale, popolato da parassiti che sfruttano la sua vanità,
l’universo immaginario di Argan è un mondo solitario e triste dove la nota dominante è costituita
dall’autocommiserazione. J, mostra indifferenza nei confronti della sua famiglia, Argan invece ne
dipende, cieco della perfidia della moglie. Anche la presenza di Béralde che rappresenta la voce
della tradizione critica umanistica (a diff di Madame Jourdan che rappresenta la semplice intuizione
basata sul buon senso) attribuisce maggior serietà e spunti riflessivi rispetto al Borghese
Gentilomo. Lungi però dall’essere una commedia cupa: l’ingenua credulità di Argan, la

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pedanteria di Purgon e Diafoirus, l’ingegnosa personificazione i Toinette, la collegano saldamente


alla tradizione comica.

Commedia in PROSA

Malato Immaginario > prosa cadenzata, spesso più simile al verso che alla prosa > produce moduli
ed effetti stilistici simili a quelli naturalmente propri del verso.
Tartuffe > stilizzazione dell’alessandrino
Borghese Gentiluomo > nelle liti dei giovani amanti / conversazione tra J. e i suoi maestri, toni
diversi ma comunque > balletto verbale
Dom Juan > commedia che contiene la gamma più vasta di espressioni linguistiche, e di varietà di
registri, dal dialetto contadino alla retorica emotiva di Elvira. Dom Juan non possiede un propio stile
caratteristico, preferisce adattarsi alle diverse circostanze > cerca di sedurre con un balletto
verbale fatto di rapidi scambi di fatture secondo uno schema preordinato.
In generale i contemporanei pensavano che la prosa fosse più adatta e commedie brevi e leggere
per questo sia L’avaro che il Dom Juan, commedie di 5 atti, erano ritenute inopportune anomalie.
M. sembra contraddire ciò che il suo maestro di filosofia dice nel BG “ tutto ciò che è prosa non è
versi, tutto ciò che è versi non è prosa”.

Commedie in VERSI

Amphitryon > verso libero


Il misantropo > ricco del bel usage e tratti linguistici dell’epoca (M. uomo del suo tempo)
La prova della capacità di un commediografo di impiegare l’alessandrino consiste innanzitutto,
nell’accertare se il suo verso riesca con successo ad adattarsi al proprio contesto drammatico e sia
inoltre appropriato nei riguardi di colui che lo pronuncia. Il verso di M. abbraccia una vasta gamma
di toni ed effetti drammatici, in particolare lo usa come segno teatrale che, convenzionalmente,
riproduce la conversazione delle h. gens. Il commediografo poteva comunque disporre di
espedienti retorici di carattere funzionale, grazie ai quali egli poteva produrre effetti drammatici di
ripetizione, antitesi, ed altri tipi di messa in rilievo che fossero necessari. (Sticomitia
- Dialogo simmetrico > Eliante (misantropo) quando parla dei pregiudizi che gli uomini mostrano
quando parlano delle donne che amano/ Dorine e Orgon quando parlano riguardo lo stato si salute
della moglie del padrone)

Raisonnerus e Honntetes Gens

M. dette forma ad un genera completamente nuovo di commedia che pretendeva di riferirsi al


mondo reale fuori del teatro, offre un’immagine valida e coerente della natura umana.
Filosofia della vita > a prima vista, essa appare critica o negativa, dal momento che mette in
ridicolo alcune tendenza asociali o anti-sociali dell’indole umana - vi è un comune denominatore di
egoismo e di interesse personale - ma è tuttavia possibile ricavare un ideale sociale positivo che è
molto vicino a quello delle honnette gens. Nell’ambito di questa considerazione un gruppo di
personaggi assumente una posizione di rilievo: i cosiddetti raisonneurs (Chrysalde, Béralde,
Cleante..) i quali sono protagonisti di un confronto dialettico che M. ritrae in maniera obiettiva,
senza prendere le parti di alcun contedente. Si tratta di personaggi maturi che occupano una
posizione appartata rispetto all’azione drammatica, che ma mostrano un vivo interessamento per le
sorti del protagonista, al quale sono legati per parentela o amicizia. Philinte (il misantropo) è un
elemento a parte, è più giovane ma è l’unico a rappresentare pienamente l’h.h. nel senso esclusivo
ed aristocratico del termine: egli è un cortigiano illuminato mentre Crhysalde e Cleante sono
esponenti della borghesia. Tuttavia non c’è dubbio che tutti rappresentino le virtù della
moderazione, tolleranza, carità, ottimi ascoltatori, saggi consiglieri e non teorici dogmatici ma
uomini pratici integrati nella società a cui appartengono e buoni amici. Non bisogna però

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confondere il termine Raisonneurs con raisonemmente, nel senso che in realtà sono gli imaginaires
che impiegano, in maniera aprioristica, la propria capacità di ragionare nel tentativo di costringere
altri ad accettare le loro opinioni.
Ancora una volta nel misantropo c’è un aspetto unico, molti, nonostante Philinte rappresenti la
personificazione eccellente dell’h.h continueranno a preferire il suo amico caparbio ed ostinato con
uno sviluppatissimo senso dell’onore e dell’integrità morale.

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