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Fior di Fiorini

Monete, mercanti e cambiavalute


al tempo del Banco Medici-Sassetti

Monaci, signori e contadini


Le monete della Badia
dal Medioevo ai tempi del Granduca

I
In copertina:
Particolare dell’affresco Conferma della Regola di Domenico del
Ghirlandaio, che si trova nella cappella Sassetti della chiesa di Santa
Trinita a Firenze. Vi sono ritratti Francesco Sassetti con suo figlio
Federigo vicino a Lorenzo il Magnifico. Voluto dal Sassetti nel 1485,
come ricorda la scritta sotto i ritratti dei committenti, il dipinto
raffigura, nel suo insieme, alcuni componenti della famiglia, tra cui
la moglie Nera Corsi, i figli Federigo, Galeazzo, Cosimo e Teodoro, Fior di Fiorini
oltre a Lorenzo de’ Medici e i suoi figli Piero e Giovanni, e altri
importanti personaggi dell’entourage culturale mediceo dell’epoca,
quali il Poliziano, Marsilio Ficino, Luigi Pulci, Cristoforo Landi-
no e Demetrio Calcondila, mentre assistono, in un’ideale contem-
poraneità, alla conferma della regola monastica, concessa da papa
Onorio III a Francesco d’Assisi1. L’affresco ha, inoltre, particolare
valenza storica se si tiene conto che si tratta di una delle poche raffi-
gurazioni del Magnifico, insieme ai figli e ai suoi amici e collabora-
tori, eseguita in un’epoca a lui contemporanea. Sfolgoranti i colori
delle vesti e le espressioni dei tre soggetti che sembrano guardare
con lungimiranza verso il futuro.
A sinistra, contrapposta allo sguardo dei personaggi, una cascata
di monete la cui disposizione è ispirata alle pagine del Libro della
Zecca del Comune di Firenze, detto Il Fiorinaio, istituito nel 1317
per volere del signore della zecca allora in carica Giovanni Villani,
nel quale venivano annotate le emissioni delle monete fiorentine
corredate dai nomi degli ufficiali, dei soprintendenti e dei notai in
carica per ciascuna emissione.
Dall’alto in basso, le monete sono:
1 - Dritto del grosso guelfo di Averardo di Francesco Medici, II semestre 1427
2 - Dritto del fiorino d'oro di Niccolò di Bartolomeo di Taldo Valori, II semestre 1424
3 - Rovescio del grosso guelfo di Averardo di Francesco Medici, II semestre 1427
4 - Rovescio del fiorino d'oro di Pazzino di Francesco Strozzi, II semestre 1395
5 - Dritto del fiorino d'oro di Pazzino di Francesco Strozzi, II semestre 1395
6 - Rovescio del grosso guelfo di Francesco di Tommaso Sassetti, I semestre 1482

1 CASSARINO ENRICA, La Cappella Sassetti nella Chiesa di Santa Trinita,


Maria Pacini Pazzi Editore, Lucca, 1996.
Fior di Fiorini
Monete, mercanti e cambiavalute
al tempo del banco Medici-Sassetti

Monaci, signori e contadini:


le monete della Badia dal Medioevo ai tempi del Granduca

A cura di
Francesco Bernocchi e Alessio Montagano
con il contributo di
Veronica Vestri e Adriano Rigoli
8 – 30 ottobre 2011
Presentazione
Vaiano
Villa del Mulinaccio - Museo della Badia

L
Coordinamento mostra a mostra numismatica, articolata nelle due sezioni allestite alla villa del Mulinaccio e presso il Museo della Badia
Francesco Bernocchi, Alessio Montagano. di Vaiano, è la sintesi e la proiezione di due luoghi dell’arte e della storia, che fanno parte del circuito delle Case
della Memoria.
Testi e schede del catalogo
La villa del Mulinaccio è strettamente legata al suo fondatore, Francesco Sassetti, uomo di fiducia di Piero e Lorenzo de’
Francesco Bernocchi, Alessio Montagano, Veronica Vestri, Adriano Rigoli
Medici, amministratore delle filiali di Avignone, di Ginevra e di Lione, uomo d’affari poliedrico con la passione della
Progetto grafico e impaginazione numismatica.
Studio Amodeo Prima di tutto banchiere, seguendo una tradizione familiare: in pieno del XV secolo, venne chiamato a far fronte alle
necessità finanziarie e organizzative delle compagnie medicee, dando prova di abilità, discrezione e larghezza di vedute
Ringraziamenti per la sua epoca. Le monete erano il suo strumento di lavoro ed il segno della ricchezza conseguita in tanti anni di
Sandro Banchelli, Wilder Pellegrini e il Circolo Numismatico Mediceo, missione all’estero, ma anche oggetto di studio e di collezione, come uomo dell’Umanesimo e del Rinascimento pervaso
Anita Almehagen e Casa d'Arte Bruschi, Giuliano Marchetti e Roberto di interessi antiquari.
Orlandi della Fondazione Antica Zecca di Lucca, Alberto Varesi della Francesco Bernocchi e Alessio Montagano illustrano, attraverso documenti ed esemplari numismatici che ritroviamo nella
Numismatica Varesi, Rosita Galanti Balestri e Irene Sanesi per il FAI di mostra della villa del Mulinaccio, monete, mercanti e cambiavalute del Banco Medici Sassetti, che ci guidano a scoprire
Prato, Francesco Pupeschi per BPV, Massimo Binda, Albrici & Paderni, nei suoi aspetti più segreti e significativi.
Pier Luigi Franchi, Stefano Piacenti. Della Vaiano medievale, all’ombra del turrito campanile della Badia di S.Salvatore, rivivono i personaggi che nel 1289
furono involontari protagonisti di una vicenda truffaldina: li immaginiamo invano vaganti sul poggio del Mazzolo, nei
pressi di Schignano, alla ricerca di un tesoro di monete promesso e non mantenuto.
Stampa Il piccolo corpus di monete medievali reperite negli scavi archeologici del 1975 e del 1996-2004 presso la Badia di
Tipografia La Marina - Calenzano Vaiano, che Adriano Rigoli presenta nella seconda parte del catalogo, documenta altre piccole preziose scoperte sul
territorio ed una serie di monete testimonianza degli usi quotidiani di epoche diverse.
Copyright © 2011 - Comune di Vaiano
Annalisa Marchi
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La Val di Bisenzio, l’economia, la storia.


Francesco Bernocchi

B
uona parte dei concittadini pratesi non sempre conoscono la storia delle nostre radici, i fatti e i personaggi
famosi che hanno interessato nel lontano passato la nostra terra di Prato. Così, da una semplice chiacchie-
rata con Annalisa Marchi, profonda conoscitrice della storia della nostra città, è nata l’idea di far riscoprire
mediante una mostra numismatica un illustre personaggio, che ha vissuto nel Quattrocento in Val di Bisenzio,
nella località su cui oggi sorge villa il Mulinaccio, attualmente di proprietà del comune di Vaiano.
Francesco di Tommaso Sassetti, persona di riferimento per gli affari economici della famiglia dei Medici, nonché
amico di Lorenzo il Magnifico, nel 1477 decise di acquistare, quando Carlo, figlio di Cosimo il Vecchio, era com-
mendatario dell’abbazia di San Salvatore a Vaiano, un insieme di proprietà, costituite da poderi e una costruzione,
in loco cui dicitur Val di Bisenzio vocatur el Mulinaccio, da un membro della famiglia Strozzi di Firenze,
che risiedeva in Prato. Francesco, socio del Magnifico nel Banco dei Medici, amministrava le filiali
bancarie nazionali ed estere ed era legato a Lorenzo da una profonda amicizia; nel I semestre
del 1482, fu nominato Signore e Ufficiale della Zecca pro arte capsorum della Repubbli-
ca Fiorentina per la coniazione di monete d’argento e di mistura, tra cui il grosso
d’argento che appunto riporta l’armetta della propria casata sul rovescio della
moneta, una fionda volta a scagliare un sassolino, accanto alla figura di
San Giovanni Battista benedicente, affiancata alla f di Francesco. An-
che il figlio di Francesco, Cosimo, ricoprì questo incarico (pro arte
cambii) nel II semestre del 1519 e nel III e IV trimestre del 1522,
imprimendo a sua volta il proprio segno di riconoscimento, lo
scudo araldico a goccia bandato con l'iniziale del suo nome, sui
grossi in argento da sette soldi e sui barili da 10 soldi.
Francesco Sassetti condivideva con i suoi amici, tra cui
Lorenzo de’ Medici, nel più ampio panorama degli in-
teressi culturali sorti dal rinnovato studio dei classici,
anche la passione per la numismatica e il collezioni-
smo di monete.

Particolare del grosso guelfo del 1482 col simbolo


della fionda col sassolino e la F di Francesco Sassetti.
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Monete, mercanti e cambiavalute


al tempo del Banco Medici-Sassetti
Alessio Montagano

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Sulla base di queste premesse appariva importante, tramite un percorso espositivo di monete rappresentative del el 1397 Giovanni di Bicci fondò a Firenze metallo portato dai privati: questo spiega perché tra le
periodo Repubblicano e Granducale, divulgare e far conoscere a tutti l’importanza e la bellezza di queste straor- il Banco Medici con sede a Firenze nei pres- annotazioni nei libri di mercatura di molte compagnie
dinarie produzioni artistiche a cui presero parte, in prima persona nella direzione della loro battitura, personaggi si di Orsanmichele, fra via Porta Rossa e via fiorentine vengono riportate le condizioni offerte dalle
illustri della famiglia Medici e Sassetti. dell’Arte della Lana. Egli conosceva bene il mestiere del zecche delle principali piazze commerciali dell’epoca3.
La mostra, che si divide tra le sale della villa del Mulinaccio e del museo della Badia di Vaiano, luogo di rinveni- cambiatore, avendo avuto il privilegio di lavorare “sul A seconda delle condizioni applicate, sia per la valuta-
mento di monete antiche, mai esposte fino ad oggi, offre ai visitatori, per la prima volta nella storia del territorio campo” presso il banco di Vieri di Cambio de’ Medici, zione dei vari metalli in zecca sia per i costi di battitura,
pratese, un panorama completo di questi splendidi esemplari monetali d’oro e d’argento, ognuno coniato a colpi uno dei più importanti della città sul finire del Trecen- un mercante poteva decidere operazioni e trasferimenti
di martello, accompagnati altresì da manufatti e libri ad essi filologicamente e storicamente legati, con la speranza to. Come gli altri dell’epoca, anche il banco de' Medici dal momento che dovevano procurarsi monete del luo-
di suscitare curiosità e interesse. svolgeva le mansioni di deposito, convertendo le lettere go da spendere per le loro attività. Esemplare, è cio che
Il Prof. Giuliano Marchetti della Fondazione della Antica Zecca di Lucca permetterà, in alcune giornate della mo- di cambio in favore di banche estere, prestando denaro trascrive Lippo di Fede del Sega nel suo libro dei conti
e facendo investimenti: questo già sin dal XIII secolo, e delle ricordanze in un periodo compreso tra il 1314 e
stra, di rivivere la coniazione della moneta con le tecniche adottate sin dal medioevo, tramite una zecca ambulante.
anche se allora produceva un volume di affari piuttosto il 13224. Quando il rapporto tra l’oro e l’argento subi-
A conclusione di questa breve nota vorrei dedicare un particolare ringraziamento al sindaco del comune di Vaiano
modesto. va una forte variazione, il cambiatore fiorentino, che
che mi ha dato completa fiducia per questa iniziativa culturale, ad Alessio Montagano, da me conosciuto quasi per
Con il suo banco Giovanni di Bicci era divenuto il per- si serviva di un tavolo a Firenze nei pressi del Mercato
caso, vero esperto e amante della numismatica, con il quale ho condiviso tutte le scelte di questa mostra.
sonaggio più in vista della famiglia Medici e aveva posto Nuovo, acquistava moneta aurea e la portava sulle piazze
Inoltre un vivo ringraziamento per le ricerche archivistiche e per i preziosi consigli a Veronica Vestri. le fondamenta della potenza economica dei suoi discen- dove era maggiormente apprezzata, ricevendo in con-
Un ricordo affettuoso a mio zio Mario Bernocchi esperto, collezionista e numismatico che mi ha trasmesso la pas- denti. Il capitale investito, all’inizio della sua società, tropartita grossi d’argento5. Questi venivano poi trasfe-
sione per le monete lasciando un seme in un campo arido, che dopo tanto tempo, come spesso fa la natura, oggi è ammontava a ben 10.000 fiorini. Una cifra impres- riti all’officina del castello di Berignone, sede di zecca
germogliato ed esploso con immenso vigore. sionante se consideriamo che il gettito di fiorini d’oro dei vescovi volterrani in quel periodo6, per essere fusi
Il catalogo che verrà presentato in questa occasione si distinguerà dai classici cataloghi numismatici, per una battuti dalla zecca fiorentina nell’anno 1427 era quasi e battuti insieme a tondelli d’argento fiorentini già in
elegante e moderna veste grafica, al fine di permettere ai lettori di fruirne in modo più divulgativo e piacevole, equivalente1. suo possesso7. Al suo rientro a Firenze, cambiava i pezzi
sperando di lasciare in loro quella curiosità e quel seme che un tempo furono a me lasciati. A Firenze, come in altri comuni dell’Italia medievale, si
Ringrazio tutti coloro che hanno concesso i prestiti di monete e di quanto esposto, nonché gli enti pubblici e i 3 Cfr. TRAVAINI.
coniava moneta propria. La Zecca, aperta verso il secon-
privati che hanno patrocinato la mostra, permettendo la realizzazione di questo evento. do quarto del XIII secolo2, lavorava in gran parte con il 4 Cfr. DE LA RONCIÉRE.
5 Molto probabilmente erano grossi senesi, visto che venivano acquista-
ti sulla piazza di quella città.
1 Nello specifico furono coniati 10.608 fiorini; cfr. BERNOCCHI 1, p. 69.
6 È certo che Ranieri III Belforti (1301-1321) vi fece coniare grossi,
2 Sicuramente in un periodo antecedente il 1237, anno in cui si re- grossetti e denari piccoli. Cfr.: MONTAGANO 1.
gistra, per la prima volta, la spendita dei fiorini grossi d’argento da XII
denari; vedi oltre. 7 Non è chiaro se questi avessero lo stesso conio della moneta fiorentina

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Fior di Fiorini

monetati ottenendo così nuovi fiorini d’oro. Il guada- nel diritto di essere giudicati da un foro interno. La gestione della zecca cittadina era un incarico, oltre ad amministratore della filiale di Avignone, Francesco,
gno, al termine dell’operazione intercorsa tra i banchi A Firenze la scelta dei domini monetae era sottoposta al che prestigioso, anche molto remunerativo. Questo ci la cui famiglia era socia in affari con il Banco dei Medici,
di Firenze, Siena e Volterra (e talvolta Pisa, Perugia e vaglio delle Arti Maggiori di Calimala e del Cambio, testimonia perchè Giovanni di Bicci, fondatore “della andò a occuparsi in modo crescente degli interessi eco-
Venezia), al netto delle spese di viaggio (havemone fatta che ogni sei mesi eleggevano sorte et fortuna due loro più grande e famosa banca d’Europa nel XV secolo”13, nomici delle altre sedi (Firenze, Roma, Milano e Bru-
ogni spesa), era duplice: il primo, diretto, ottenuto attra- iscritti che dovevano sovrintendere a tutte le operazioni e suo figlio Cosimo, detto il Vecchio o pater patriae, fu- ges) con le qualifiche di gestore e procuratore. Ammini-
verso il cambio a suo favore tra la moneta d’oro e quella della coniazione: la prima arte eleggeva il “signore della rono eletti signori per l’emissione di moneta d’argento, strò prima la filiale di Ginevra, che venne poi spostata
d’argento sfruttando i tassi correnti sulle varie piazze, zecca” per l’oro, mentre la seconda, quello per l’argento rispettivamente, nel I semestre del 1406 e nel I semestre a Lione, dove investì, assieme ai Medici e altri soci, una
mentre il secondo, indiretto, determinato nel risparmio e la mistura. del 1422; lo stesso dicasi per il figlio di Cosimo, Piero il cifra che gli permetteva di partecipare agli utili; succes-
dei costi di battitura dei tondelli fiorentini nell’officina Dal 1372, soltanto figli e discendenti dei monetieri Gottoso, eletto per ben due volte signore per l’oro nel II sivamente ricevette la direzione generale del Banco che
di Berignone piuttosto che in quella cittadina, più cara ebbero il diritto di ammissione alla zecca, con la sola semestre del 1445 e nel II semestre del 1455. durò dal 1469 fino alla sua morte nel 1490. Verso gli
nell’applicazione delle commissioni. formale approvazione dei signori: il monetiere diven- Tuttavia questo privilegio non toccò solamente gli espo- ultimi anni della sua vita, una crisi profonda della filiale
Le zecche potevano essere gestite direttamente dall’au- ne così un mestiere ereditario10. È probabilmente per nenti del Banco, ma anche ai collaboratori meritevoli e di Lione provocata dalle numerosi frodi compiute dai
torità emittente, ovvero dal governo titolare del diritto questo motivo che dall’ultimo quarto del Trecento sino in qualche modo “raccomandati” dalla famiglia Medici. suoi amministratori e dall’incompetenza del suo diret-
di emettere moneta, attraverso funzionari e varie figu- alla chiusura dell’officina repubblicana, nel 153311, si Primo fra tutti, per l’amicizia che lo legava con Lorenzo tore Lionetto de’ Rossi, lo costrinse a lasciare Firenze
re di controllo, oppure dato in appalto a privati (soli- susseguirono alla direzione dell’ufficio della zecca ben il Magnifico, c’era Francesco Sassetti, nominato signo- alla volta della città francese. In questa occasione si ado-
tamente compagnìe di mercanti o banchieri) secondo ventinove membri della famiglia Medici. In virtù di re per l’argento nel I semestre del 1482. Nella storia però eroicamente in prima persona espondendosi con
precise norme e condizioni fissate in contratti molto questo ordinamento i monetieri poterono così anche della sua famiglia, le Notizie dell’origine e della nobiltà gran parte del proprio capitale per risollevare le sorti
dettagliati8. Questi stessi, definiti e regolamentati da un godere della libertà di apporre sulle proprie emissioni della famiglia Sassetti, scritte da un suo pronipote nel della compagnia dalla bancarotta15.
apposito statuto dettato dall’Arte dei Monetieri del Cho- lo stemma araldico di appartenenza, accompagnando- 1600, si racconta come Francesco Sassetti fosse l’uomo Ma l’origine del successo del Banco, come ben pun-
mune9, specificavano, tra le varie cose, i privilegi conces- lo talvolta anche alle proprie iniziali di battesimo, per di fiducia di Piero (figlio di Cosimo e padre di Loren- tualizza lo storico-economista Raymond De Roover, è
si agli zecchieri e a tutti i monetieri e operai della zecca, meglio distinguerlo da quello di un altro componente zo) e del Magnifico, con il quale “Francesco ebbe tanta da ricercarsi anche nella stabilità della moneta di cui si
che consistevano in esenzioni da tasse e servizi militari e della stessa casata12. familiarità, che li confidò tutto lo stato suo interamente, di dotavano i mercanti fiorentini sin dalla metà del XIII
maniera che, quanto a negozi, non si faceva se non quando secolo: il fiorino d’oro. Già dalla sua prima apparizione
in corso o meno. 10 BERNOCCHI 1; PAOLOZZI STROZZI. disponeva e voleva Francesco”14. esso dovette essere tutelato dalle numerose contraffazio-
8 Che stabilivano la durata della coniazione, la quantità di moneta da 11 Anno in cui Alessandro de’ Medici divenne signore di Firenze. Passato poco più che ventenne da semplice impiegato ni, imitazioni e frodi di cui era oggetto, a causa del cre-
emettere, il peso e il titolo che doveva caratterizzare il sigolo pezzo (con dito universale che subito lo aveva accolto, assegnando-
l’eventuale margine di tolleranza) e il guadagno per la zecca e quello per lo 12 Chiamato segno di zecca, iniziò a comparire sulle monete d’oro e d’ar-
zecchiere appaltatore. gento dalla seconda metà del XIII secolo. I primi segni però sono sintetici: 13 DE ROOVER 1 e 2.
stelle, nicchi, rosette, crescenti lunari ecc. e non lasciano alludere a nessun 15 Termine che deriva dall’uso genovese di epoca medioevale di rompere
9 La trascrizione completa è in GINORI CONTI. richiamo araldico di appartenenza. 14 MARCUCCI. il tavolo e la panca (o cassa di legno) del banchiere divenuto insolvente.

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Fior di Fiorini

gli quel primato su qualsiasi santo patrono benedicente, sari aggiustamenti di valore che, modificando la lega o fo25, era il fiorino piccolo da 1 denaro. Quest’ultimo, ci-
altra moneta che poi man- Giovanni Battista18, con le il peso, modificavano in parte anche il conio, ripeteran- tato dalle fonti documentarie col nome di fiorinello26, fu
tenne finchè fu battuto: “E legende FLORENTIA e S no in sostanza l’iconografia del fiorino. Solo in alcuni presumibilmente coniato in un periodo antecedente il
si vede, che comunque questa IOHANNES B. la zecca scelse di apportarne modifiche sostanziali nella 1258, anno cioè in cui questa moneta era ufficialmente
nuova Moneta del Fiorino Lo storico Borghini ci sugge- figura del giglio ma “l’orgoglio e l’attaccamento dei fioren- conosciuta e accettata sulle piazze locali27.
d’oro uscì fuori, ella fu con risce che quello speciale gi- tini alla loro moneta, quasi fosse una diffidenza supersti- Con l’istituzione del principato mediceo nel secondo
tanta meraviglia veduta, e glio fiorentino, presente nel ziosa verso le novità resero vani i tentativi, rari per altro, quarto del XVI secolo e la contestuale preferenza da
con tale affermazione da tut- gonfalone della città, non è di introdurre modifiche radicali”20. Anzi è bene specifica- parte dei mercanti e banchieri di utilizzare quale stru-
to il mondo abbracciata, che “quel fiore così bianco, e frale, re che il primo fiorino emesso dalla zecca cittadina, che mento di pagamento aureo lo scudo d’oro di imitazione
poco a poco incominciò nulla il quale oggi vulgarmente si corrisponde peraltro alla prima moneta con l’impronta francese, si conclusero per sempre le produzioni dei fio-
altra a piacere, nè d’alcun'al- chiama Giglio, e non ha punto del libero Comune, è un grosso d’argento il cui valo- rini d’oro. Fu Alessandro de’ Medici a partire dal 1533
tra contentarsi tanto gli uomi- la forma del nostro, e nè pur re iniziale fu stabilito essere pari a 12 denari piccoli21. che sospese la loro battitura, mentre il suo successore,
ni, quanto di lei, ed in questa vi si appressa, ma il fiore d’una Comparso in un documento rogato a San Gimignano Cosimo I, a ordinarne la fusione per farne scudi. Da
volere non solo i Mercatanti minore spezie di ghiaggiuolo, nel 123722, verso la metà del XIII secolo il suo valore di questo momento le monete fiorentine avranno nomi e
fare i mercati, e ricevere I pa- che è in tre come foglie diviso cambio col fiorino d’oro era fissato a 1:20; pertanto un caratteristiche del tutto diverse da quella che era stata
gamenti, e’ cambi, ma ancora […] ed è quello, che alcuni, fiorino d’oro corrispondeva a venti fiorini grossi d’ar- la più famosa moneta del medioevo e rinascimento, e
I Signori le loro entrate” . 16
o bene, o male, han chiamata gento, cioè 240 denari. La frazione del pezzo d’argento, molti se ne dolsero, come l’erudito linguista fiorentino
Proprio grazie al credito di Legatura dello statuto dell'Arte dei Monetieri fiorentini, ante 1314 Iride Illirica, e se ne truova in che nel frattempo per differenziarlo dal suo multiplo in Bernardo Davanzati (1529-1606), nelle sue “Postille” a
cui godette universalmente, (Firenze, Archivio di Stato) Montemorello, ove spontanea- oro fu chiamato semplicemente fiorino grosso o, in alcu- Tacito: “oggi in Zecchini, Scudi, Piastre e Ducatoni se n’è
il fiorino mantenne inalterato il suo aspetto nei secoli, mente ne nasce assai” 19. ne emissioni particolari, Ghibellino23, Popolino24 e Guel- ita la gloria di sì bel nome”28.
così come mantenne sempre pressochè inalterato il suo Anche le monete d’argento e di mistura, destinate pre-
peso (3,5 g) e la sua purissima lega (24 carati): nel dritto valentemente ai commerci locali, per quanto più spesso 25 Coniato dal 1318; cfr. MONTAGANO 2, n. 51.
fu impresso il giglio sbocciato (fiore dell’iris o giaggio- variate nello stile iconografico, anche per via dei neces- 20 PAOLOZZI STROZZI, p. 13. 26 Cfr. lista di monete Columbia e Marciana in TRAVAINI.
lo bianco), simbolo della città17, e nel rovescio il suo 21 MONTAGANO 2, n.34. 27 Per la parte documentaria cfr. BERNOCCHI 3, p. 143; per il rinve-
18 Il detto fiorentino “san Giovanni ‘un vòle inganni” pare derivi proprio 22 DAVIDSOHN, pp. 27-28. nimento del nominale nel contesto archeologico di Rocca San Silvestro a
dalla coniazione del fiorino d’oro, la cui integrità era garantita dalla Zecca Campiglia M.ma cfr. CICALI - MONTAGANO - SOZZI; per la clas-
e dal Comune di Firenze. San Giovanni, in sostanza, compariva a guisa di 23 Coniato in occasione del ritorno dei ghibellini a Firenze (1260-67); sificazione della nuova serie cfr. MONTAGANO - SOZZI; GUASTI;
16 BORGHINI, p. 238 garanzia in quanto patrono della città. cfr. MONTAGANO 2, n. 42. MONTAGANO 2, n. 75.
17 Sull’origine dell’arme cittadina si veda CARDINI, pp. 14-31. 19 BORGHINI, pp. 210-211 24 Coniato tra il 1296 e il 1313; cfr. MONTAGANO 2 nn. 43/44. 28 VETTORI, p. 270.

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Fior di Fiorini

Sassetti numismatico
Veronica Vestri

L
a rinascita e l’interesse per il lo Studio fiorentino, copista e col- mana si dilunga in questioni di terminologia, facendo gi all’argomento; in una lettera all’amico Francesco
mondo antico trovarono in lezionista di antichi codici, motivo notare alcune differenze occorse nella traduzione greca Gaddi, che si trovava a Roma, il Della Fonte chiede
Francesco Sassetti espressio- per cui divenne, fra le altre attività, o latina fino alla lingua volgare, della denominazione per Cosimo Sassetti, figlio di Francesco, di trovare e
ne anche nella passione numisma- bibliotecario del re d’Ungheria Mat- della medesima moneta: Inde “as” ex duodecim unciis inviare alcune monete romane, definite comunemen-
tica, condivisa da molti altri suoi tia Corvino, bibliofilo appassionato. constat. “Mia” a Graecis, “mina” a nostris, interpositione te “medaglie”: […] recordarvi le medaglie promesse a
amici e contemporanei. Gli interessi Protetto dai Medici e in particolar literae appellatur; hanc et “libram” dicimus, cuius dimi- Cosimo Saxetti quando n’avete alcuna antiqua e bella.
“antiquari”, termine con cui, secon- modo dalla famiglia Pandolfini, che nutivum libella […]. Attingendo, poi, allo studio dei Il Della Fonte morì a Montemurlo nel 1513, dove,
do la tradizione classica, si indicava annoverava fra i suoi membri non classici tenta di stabilire i valori intrinseci delle mo- grazie all’intercessione di Pierfilippo Pandolfini, aveva
Lo stemma della famiglia Sassetti sormon-
inizialmente la passione per i i volu- tato da una lettera F gotica con accanto solo prestigiosi uomini politici del nete, citando ad esempio Plinio e Varrone che danno ottenuto il patronato della pieve di San Giovanni Bat-
mina di testi letterari o poetici e che una fionda caricata con un sassolino. Par-
ticolare tratto da una pagina del Fiorinaio. tempo ma anche signori di zecca, il diverse definizioni del peso di un “talento” romano. tista; in segno di eterna gratitudine l’umanista lasciò
in epoca umanistico-rinascimentale (ASFi,  Ufficiali della Moneta, 79, c. 149v) Della Fonte scrisse a Francesco Sas- In conclusione l’autore spiega che la materia è trat- erede del suo patrimonio, comprendente anche una
fu esteso al più ampio interesse per setti, a cui dedicò, fra l’altro, la sua tata da molti e che le monete antiche erano spesso di collezione di monete antiche, il figlio di Pierfilippo,
l’arte antica, specificatamente la scultura, la glittica e edizione del De medicina di Cornelio Celso, un breve metalli diversi, meno nobili dell’oro, argento e bron- Francesco.
anche la numismatica, facevano parte, infatti, di quel trattato di pesi e misure sotto forma di epistola: Bar- zo, come il ferro o l’allume, debitamente fuso e trat-
patrimonio culturale recuperato dall’Umanesimo eu- tholomei Fontii ad Franciscum Saxetum epistula in qua tato, indugiando in un paragone tra quanto espresso
ropeo di cui Francesco Sassetti e la famiglia Medici mensurarum itemque ponderum vocabula accuratissime da Curzio Rufo e da Erodoto ancora in riferimento al
erano protagonisti principali. Nel clima culturale della explicantur. Il documento, conservato in un codice “talento”: Materiam autem variam extitisse gravissimi
Firenze di metà Quattrocento molti erano gli interes- della Biblioteca Nazionale Centrale, si divide in due attestantur autores. Nam non solum aurum, argentum,
sati al settore, fra questi, particolari rapporti di amici- brevi sezioni: la prima dedicata alle equivalenze fra aes hoc pondere aestimari comperimus sed ferrum etiam
zia e affinità culturale, anche in ambito numismatico, pesi e misure di superficie dell’antichità con quelle a et allumen. Curtius nam candidi ferri talenta centum et
si strinsero fra Bartolomeo della Fonte, alias “Fontio”, lui contemporanee; la seconda a una spiegazione del Herodotus alluminis mille talenta scribit. Testimonian-
e la famiglia Sassetti. Il Della Fonte si inserisce a pie- valore intrinseco delle monete antiche, facendo pre- za concreta, quindi, dell’interesse comune fra il Della Fonti manoscritte: BNCF, Magliabechiano VIII, 40, cc. 55v-56r
no titolo nel panorama dell’Umanesimo in veste di cisi riferimenti a fonti classiche. Ad esempio, il Della Fonti bibliografiche: C. MARCHESI, Bartolomeo della Fonte, Firenze,
Fonte e il Sassetti per la numismatica, il breve trattato 1900 (da cui è tratta la trascrizione della lettera al Gaddi); DBI, sub voce
studioso ed editore di testi classici, insegnante presso Fonte, oltre a una definizione del valore dell’”asse” ro- non è l’unico documento che ricollega i due personag- Della Fonte Bartolomeo, a cura di R.M. Zaccaria.

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Fior di Fiorini

Acquisto del podere Mulinaccio ASFi, Notarile Antecosimiano, 392, c. 58v

Veronica Vestri

I
l 3 gennaio del 1477 Francesco Sassetti entrò trovava, il Sassetti divenne detentore di alcuni diritti
in possesso di tre poderi posti in Val di Bisenzio connessi ai beni immobili in questione e legati al
nel popolo di san Leonardo di Casi. L’atto di patronato della cappella di san Leonardo a Casi, di cui
vendita, rogato a Firenze dal notaio Andrea di Agnolo la famiglia fiorentina aveva il privilegio di nominare 1476 indictione 10
da Terranuova, descrive con esattezza le proprietà e i il cappellano. La costruzione dell’attuale villa del In Dei nomine amen Anno Domini ab eius
loro rispettivi confini; nel complesso i tre appezzamenti Mulinaccio, che venne pertanto a sostituire l’originaria incarnatione millesimo quadringentesimo
presentano case da signore e da lavoratore e terre casa padronale, posta nel podere del “Palagio”, si septuagesimo sexto indictione decima et
coltivate a viti e olivi, comprensive di boschi e selve. I avviò, come è noto, molto più tardi, nel 1491, sotto die tertio mensis Ianuarij. Actum Florentie
terreni, denominati rispettivamente “el Palagio”, dove la supervisione di Cosimo Sassetti, figlio di Francesco. in populo sanctae Mariae in Champo
al momento dell’acquisto era collocata la casa signorile,
La pubblicazione e la trascrizione parziale dell’atto, presentibus testibus spectabilibus et egregijs
“el Mulinaccio” e “la strada,”si estendono sui due lati del
in occasione di questa mostra, forniscono nuovi viris Antonio Puccii de Puccis, Laurentio
corso del Bisenzio e sono posti lungo il rio della Fratta
strumenti di approfondimento per la storia della villa Il Antonii Lanzi, Loysio Antonii Guidoni […]
e verso le proprietà di Giovanni Rucellai e confinano
Mulinaccio, a partire dalla data di acquisto del terreno, Leonardus olim Stagij Antonij de Stroziis de
con beni di Niccolò da Prato e della Badia di Vaiano
e con la strada maestra e la via che va verso i boschi definitivamente stabilita nel 3 gennaio 1477, dopo Florentia habitator in chastro Prati comitati
della valle. I tre poderi, unitamente ad altri terreni la normalizzazione della datazione finora divulgata florentini per se et suos heredes iure proprio et in perpetuum et omni modo, via, forma et
sempre in val di Bisenzio, furono venduti al Sassetti secondo lo stile dell’incarnazione (in vigore in Toscana iure quo, quare et quibus magis et melius potuit et potest dedit, vendidit et tradidit spectabili et egregio viro
per la somma complessiva di 900 fiorini larghi da fino alla fine del XVIII secolo secondo cui l’inizio Francisco olim Tomasij Federighi de Sassectis de Florentia ibidem presenti publice et ementi pro se et suis
Leonardo, figlio di quello Stagio Strozzi, che nel 1427, dell’anno era il 25 marzo) allo stile comune (secondo heredibus et subcessoribus:
già li dichiarava come sua proprietà agli Ufficiali del cui l’inizio dell’anno è il primo gennaio). tria predia cum domo pro domino et domibus pro laboratoribus et terris laborativis, vitatis, olivatis, boschatis,
Catasto fiorentino. A completamento delle procedure selvis, pratis et sodis posita in dicto comitatu sive territorio Prati predicti in loco cui dicitur in Val di Bisenzio
di acquisto il Sassetti, in data 14 gennaio 1479, nominò quorum unum dictorum prediorum vocatur “el Palagio” et est illud quod habet domum pro domino et aliud
suoi fideiussori per 250 fiorini sui 900 totali da pagarsi vocatur “el Mulinaccio” et aliud vocatur “la strada”. Quibus omnibus a primo ultra Bisentium fratris Niccolai
allo Strozzi, i pratesi Carlo, Giovanni e Bartolomeo Fonti archivistiche: ASFi, Notarile Antecosimiano 392, cc. 58v-60v; [Checchi] de Prato a secundo versus abbatiam Vaiani dictum fluvium et stratam Andree [Chualie] […] et in
174r-175v
di Carlo (cfr. ASFi, Notarile Antecosimiano 392, cc. Bibliografia: E. FIUMI, Demografia, movimento urbanistico e classi sociali
partem dicte Abbatie de Vaiano, rio della Fracta andante a tertio versus palatium predictum Iohannis Iuliani de
174r-175v). Unitamente all’acquisto del terreno, oltre in Prato, Firenze, 1968, pp. 126-127; Il Mulinaccio in Val di Bisenzio, Oricellariis et in partem Abbatie predicte et via mediante qua vadit ad silvas a quinto Abbatia predicta versus
storia della villa e fattoria a cura di C. BARTOLOZZI e A. MARCHI, Martini Chasalini a sexto el rrio (sic) dal orti […] usque ad Bisentium infra predictos confines vel alios veriores.
alle coltivazioni e alla vegetazione spontanea che vi si Vaiano, 2004

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Fior di Fiorini

Monete

Antica immagine del Santo Salvatore in piedi con le braccia aperte, tratta da VETTORI F., Il fiorino d’oro antico illustrato.

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Fior di Fiorini

Ad un certo periodo della loro storia gestirono gran parte delle finanze del mondo
e la loro moneta divenne fra le preferite negli scambi internazionali.

Raymond De Roover

Principali abbreviazioni e riferimenti bibbliografici

CNI: Corpus Nummorum Italicorum (vol XI: Toscana zecche minori, vol. XII: Firenze,)
BERN. II: BERNOCCHI M., Corpus Nummorum Florentinorum
BERN. III: BERNOCCHI M., Documentazione
GAL.: GALEOTTI A., Le monete del Granducato di Toscana 1 - FIORINO D’ARGENTO DA 12 DENARI
MIR: MONTAGANO A.Monete Italiane Regionali (2 voll. Toscana zecche minori, Firenze) (c. 1230 – 1237)
PUCCI: PUCCI A., Le monete della zecca di Firenze, epoca Medicea (6 voll. Francesco I, Ferdinando I, Cosimo II, Ferdinando II, Cosimo III e Gian Gastone)
Gr.: grammi
mm: millimetri Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori; È questa la prima moneta battuta con il conio del libero Comune
Ø: diametro cerchio perlato di Firenze. La sua emissione è inquadrabile tra i primi anni ‚30 del
RIF.: riferimento bibbliografico Rovescio: X • IOHANNES • B • il Santo è rappresentato a mezzo Duecento, periodo in cui circolavano i grossi del medesimo tipo di Pisa,
da s.: da sinistra busto, con nimbo liscio; ha la mano destra alzata in atto di bene- Lucca e Siena, e il 1237, anno in cui fece la prima comparsa questa
dire e con la sinistra tiene un’asta con croce, appoggiata alla spalla; moneta in un pagamento rogato a San Gimignano. In questa tipologìa
cerchio perlato la figura di San Giovanni è caratterizzata da uno stile arcaico, quasi
Tutte le monete rappresentate nel catalogo appartengono a privati collezionisti. Argento gr. 1,7/1, 8 Ø 18/21 mm - Rif: CNI 1/2 tav. XV, 4; primitivo, con le gote a forma di globetto e gli altri elementi del volto
Il diametro delle monete non è in scala 1:1, per questo si rimanda alla scheda di ciascuna di esse. BERN III, tav. XXXII id. II, 1/8; MIR 34 impressi con brevi tratti rettilinei, semicircolari e puntiformi.

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Fior di Fiorini

2 - FIORINO D’ORO (1252)

Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori; battesse moneta d’oro in Firenze, che prima si batteva moneta d’ariento
cerchio perlato di dodici danari l’uno, onde allora si cominciò a battere la buona moneta
del Fiorino dell’oro di ventiquattro carati, e chiamassi Fiorino d’oro, e
Rovescio: X • S • IOHA NNES • B • il Santo è rappresentato in contavasi l’uno soldi venti; e ciò fu al tempo del detto messere Filippo
piedi, con nimbo liscio, indossa una tunica di panno e un mantello degli Ugoni da Brescia del mese di novembre li anni di Cristo 1252, de’
di pelo allacciato al petto con bottone pieno, frangiato ai lati e in quali Fiorini otto pesavano un’oncia; e dall’uno de’ lati era la 'mpronta
basso. Benedice con la destra e regge con la sinistra una lunga asta del giglio, e dall’altra di Santo Giovanni Battista, come sono oggi”. Una
con una croce alla sua sommità, appoggiata sulla spalla; cerchio conferma di quanto detto dal Villani ci giunge dalle parole di un altro
scrittore suo contemporaneo, Paolino Pieri: “In questo tempo [1252]
perlato fecero gli Fiorentini battere il Fiorino dell’oro, che in prima non erano
Oro gr. 3,50 Ø 20/21 mm - Rif: CNI 1; BERN II, 69; MIR 1 mai essuti, nè altra moneta, se non piccioli, et d’ariento, che valea l’uno
danari XII. Allora fu dato corso al Fiorino dell’oro soldi XX…”. Da queste
parole possiamo ricavare le sue caratteristiche specifiche: la prima sulla
È questo il primo fiorino d‘oro della storia. Della sua emissione ce ne sua composizione, che fu coniato in oro purissimo al taglio di 96 pezzi
parla il noto cronista fiorentino Giovanni Villani “…i mercatanti di per libbra (pari a g 3,53 ciascuno), un’altra relativa al suo corso, che fu
Firenze per onore del comune ordinarono col Popolo e comune, che si stabilito essere pari ad una lira, ovvero 240 denari.

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Fior di Fiorini

3 - FIORINO D'ORO (1267 – 1303)

Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori; ai lati e in basso. Benedice con la destra e regge con la sinistra una
cerchio perlato lunga asta con una croce alla sua sommità, appoggiata sulla spalla;
Rovescio X • S • IOHA NNES • B • il Santo è rappresentato cerchio perlato
in piedi, con nimbo perlinato, indossa una tunica di panno e un Oro gr. 3,4/3,5 Ø 20/21 mm - Segno di zecca: ruota (zecchiere
mantello di pelo allacciato al petto con bottone pieno, frangiato sconosciuto) - Rif: BERN II, 322; MIR 4/76

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Fior di Fiorini

4 - FIORINO D‘ORO (II semestre 1306)

Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori; lunga asta con una croce alla sua sommità, appoggiata sulla spalla;
cerchio perlato cerchio perlato.
Rovescio: X • S • IOHA NNES • B • il Santo è rappresentato
in piedi, con nimbo perlinato, indossa una tunica di panno e un Oro gr. 3,4/3,5 Ø 20/21 mm - Segno di zecca: scala
mantello di pelo allacciato al petto con bottone pieno, frangiato (signori per l’oro Lapo di Ghino e Geri di Cardinale) -
ai lati e in basso. Benedice con la destra e regge con la sinistra una Rif: CNI 38; BERN II, 961/5; MIR 5/11

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Fior di Fiorini

5 - FIORINO D'ORO (II semestre 1395)

Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori; lunga asta con una croce alla sua sommità, appoggiata sulla spalla;
cerchio perlato cerchio perlato
Rovescio: X • S • IOHA NNES • B • il Santo è rappresentato
in piedi, con nimbo perlinato, indossa una tunica di panno e un Oro gr. 3,4/3,5 Ø 20/21 mm - Segno di zecca: crescente lunare
mantello di pelo allacciato al petto con bottone pieno, frangiato sormontato da croce (signore per l’oro Pazzino di Francesco Stroz-
ai lati e in basso. Benedice con la destra e regge con la sinistra una zi) - Rif: BERN II, 1975/7; MIR 13/2.

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6 - GROSSO DA SOLDI 5 DENARI 6


(I semestre 1406)

Dritto: DET TIBI FLORERE XPS FLOREHTIA VERE il terzo (signore per l’argento e la mistura Giovanni di Bicci Medici)
giglio fiorentino fogliato con i fiori in boccio. - Rif: CNI 501, 597; BERN II, 2096/2115; MIR 58/9
Rovescio: • S • IOHAHHES B ATISTA il Santo, con nimbo per- L‘invocazione della legenda del dritto, che sta a significare “che Cristo ti faccia
lato, indossa una tunica di pelo frangiata all’orlo ed è avvolto da un fiorire veramente, Firenze”, viene introdotta per la prima volta nei conii dei
mantello di panno allacciato al petto. Ha la destra alzata in atto di grossi d‘argento verso la metà del Trecento, periodo nel quale la città cercava di
benedire, sopra la quale è impresso lo scudo crociato del Popolo e uscire dalle gravissime crisi economiche, preannunciate tra il 1342 e il 1346
con la sinistra tiene una lunga asta, con croce, che termina ai piedi dal clamoroso fallimento delle compagnie dei Bardi, dei Peruzzi, degli Acci-
del santo. È seduto su di un trono di forma rettangolare aiuoli e dei Bonaccorsi, e dalla peste del 1348, che eliminò i due terzi della
popolazione della città. Il corso dei grossi da 5 soldi, emessi a partire dal 1347,
Argento gr. 2,5/2,6 Ø 24/25 mm - Segno di zecca: scudo tron- fu portato a 5 soldi e 6 denari nel 1385, a seguito dell‘avvenuto incremento
cato, spaccato a metà da croce invadente con tre bisanti in ciascun del costo di reperimento dell‘argento sui mercati.

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Fior di Fiorini

7 - FIORINO D’ORO LARGO (II semestre 1424)

Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori La decisione di passare dal tondello “stretto”, in uso fino a tutto il 1421,
al tondello “largo” venne presa con la provvisione del 6 maggio 1422,
Rovescio: X • S • IOHA NNES • B • il Santo è rappresentato secondo la quale il fiorino“novissimo”, detto anche “largo” e di “galea”,
in piedi, con nimbo perlinato, indossa una tunica di panno e un sarebbe dovuto pesare un denaro a oro in più rispetto ai precedenti,
mantello di pelo allacciato al petto con bottone pieno, liscio ai lati pari quindi a gr. 3,55 ciascuno. La scelta di variarne il diametro fu
e in basso. Benedice con la destra e regge con la sinistra una lunga essenzialmente dettata da motivazioni pratiche a difesa della moneta
asta con una croce alla sua sommità, appoggiata sulla spalla. stessa in quanto la tosatura (ossia la limatura che ne asportava in
polvere una porzione), fino a questo momento largamente applicata,
Oro gr. 3,4/3,5 Ø 21/24 mm - Segno di zecca: cerchio con lettera veniva d’ora in poi resa manifestatamente difficile, al contrario del
Y sormontato da croce (signore per l’oro Niccolò di Bartolomeo di fiorino delle origini, il cui maggiore spessore consentiva una tosatura
Taldo Valori) - Rif: BERN II, 2419/21; MIR 21/6 in senso verticale assai meno percepibile

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Fior di Fiorini

8 - GROSSO DA SOLDI 5 DENARI 6


(II semestre 1427)

Dritto: DET TIBI FLORERE XPS FLORENTIA VERE il e con la sinistra tiene una lunga asta, con croce, che termina ai
giglio fiorentino fogliato con i fiori sbocciati piedi del santo. È seduto su di un trono di forma rettangolare
Rovescio: SANTVS IOHNNES BATISTA il Santo, con nimbo Argento gr. 2,5/2,6 Ø 24/25 mm - Segno di zecca: stemma
perlato, indossa una tunica di pelo frangiata all’orlo ed è avvolto da Medici di forma a mandorla con A sopra (signore per l’argento e la
un mantello di panno allacciato al petto. Ha la destra alzata in atto mistura Averardo di Francesco Medici) - Rif: CNI 58/60; BERN
di benedire, sopra la quale è impresso lo scudo crociato del Popolo II, 2472/83; MIR 60/5

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Fior di Fiorini

9 - FIORINO D‘ORO LARGO (II semestre 1433)

Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori asta con una croce alla sua sommità, appoggiata sulla spalla
Rovescio: X • S • IOHA NNES • B • il Santo è rappresentato Oro gr. 3,4/3,5 Ø 21/24 mm - Segno di zecca: nicchio con lettera
in piedi, con nimbo perlinato, indossa una tunica di panno e un N (signore per l’oro Nerio di Angelo di Nerio Vettori) - Rif:
mantello di pelo allacciato al petto con bottone pieno, liscio ai lati BERN II, 2555/7; MIR 23/4.
e in basso. Benedice con la destra e regge con la sinistra una lunga

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Fior di Fiorini

10 - SOLDINO DA 12 DENARI 11 - GROSSO DA SOLDI 6 DENARI 8


(II semestre 1470) (II semestre 1473)

Dritto: • X • DE • FLORENTIA • il giglio fiorentino con due sua figura oltrepassa il cerchio perlinato Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori all’estremità superiore
fiori. Mistura gr. 0,6/0,7 Ø 15/16 mm - Segno di zecca: stemma a Rovescio: X • S • IOHA NNES • B • il santo è in piedi, con Argento gr. 2,4/2,5 Ø 24/25 mm - Segno di zecca: stemma
Rovescio: • S • IOH ANNES • il santo è rappresentato in piedi, mandorla con tre guicciarde disposte una sopra l’altra (signore per nimbo perlato, e avvolto da un mantello di panno che copre Rucellai tondo con lettera P (signore per l’argento e la mistura
con nimbo perlato e indossa una tunica di pelo. Con la destra tiene l’argento e la mistura Luigi di Piero di Luigi Guicciardini) - Rif: parzialmente la tunica di pelo. Con la destra regge un nastro Pandolfo di Giovanni di Paolo Rucellai) - Rif: CNI 111/3; BERN
un nastro e con la sinistra tiene un’asta con croce alla sommità. La CNI 91/4; BERN II, 2880/5; MIR 94/17 su cui è scritto ECCE e con la sinistra una lunga asta con croce II, 3055/62; MIR 62/25

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Fior di Fiorini

11 - GROSSO DA SOLDI 6 DENARI 8


(I semestre 1482)

Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori all’estremità superiore.
Rovescio: X • S • IOHAN NES • B • il santo è in piedi, con Argento gr. 2,4/2,5 Ø 24/25 mm - Segno di zecca: stemma
nimbo perlato, e avvolto da un mantello di panno che copre Sassetti di forma a mandorla con lettera F gotica grande (signore
parzialmente la tunica di pelo. Con la destra regge un nastro su per l’argento e la mistura Francesco di Tommaso Sassetti) - Rif:
cui è scritto ECCE e con la sinistra una lunga asta con croce CNI 187; BERN II, 3254/8; MIR 62/42

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Fior di Fiorini

12 - GROSSO DA SOLDI 6 DENARI 8


(I semestre 1482)

Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori all’estremità superiore
Rovescio: X • S • IOHAN NES • B • il santo è in piedi, con Argento gr. 2,4/2,5 Ø 24/25 mm - Segno di zecca: stemma
nimbo perlato, e avvolto da un mantello di panno che copre Sassetti di forma a mandorla con lettera F gotica piccola (signore
parzialmente la tunica di pelo. Con la destra regge un nastro su per l’argento e la mistura Francesco di Tommaso Sassetti) - Rif:
cui è scritto ECCE e con la sinistra una lunga asta con croce CNI 187; BERN II, 3254/8; MIR 62/42

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Fior di Fiorini

13 - GROSSO DA SOLDI 6 DENARI 8


(I semestre 1482)

Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori mistura Francesco di Tommaso Sassetti) - Rif: BERN II, 3254/8;
Rovescio: X • S • IOHAN NES • B • il santo è in piedi, con nimbo MIR 62/42.
perlato, e avvolto da un mantello di panno che copre parzialmente la In questa moneta il simbolo di Francesco Sassetti è “parlante”, nel senso
tunica di pelo. Con la destra regge un nastro su cui è scritto ECCE e che il nome della figura, una fionda col sassolino da scagliare, si identifica
con la sinistra una lunga asta con croce all’estremità superiore col nome della famiglia. È questa l‘impresa più antica dei Sassetti che,
Argento gr. 2,4/2,5 Ø 24/25 mm - Segno di zecca: fionda con nell'araldica, viene solitamente accompagnata dal motto francese “a
sassolino e lettera F gotica grande (signore per l’argento e la mon pouvoir” (a mio potere mi adopero io; e Dio farà il resto).

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Fior di Fiorini

14 - BARILE DA SOLDI 10
(I semestre 1506)
taglio maggiore che semplificasse il sistema dei pagamenti in prossimità
Dritto: ✿X✿ FLOR ENTIA ✿ il giglio fiorentino fogliato e fio- delle gabelle cittadine. Questo è quanto si legge in una disposizione
rito con due fiori del Libro della Zecca del 1504: “(…) al tempo delle richolte del vino
Rovescio: X ✿ S ✿ IOAN NES ✿ B ✿ il santo Giovanni, rappre- et dell‘olio, qualche volta, per la moltitudine de’ vecturali et altri che
sentato di lato, battezza Gesù Cristo sulle rive del Rodano a uno tratto si riduchono alle porti per pagare, soprastanno maxime
Argento gr. 3,3/3,4 Ø 28/29 mm - Segno di zecca: stemma Ricci quando s‘hanno a contare quattrini, et qualche volta si pigl(i)a errore,
e stemma fasciato sormontato da asta con X con •R• sopra (signore quando in danno del pubblicho et quando del privato; et che quando
per l’argento e la mistura Roberto di Giovanni di Federico Ricci) si facessi una nuova moneta d‘ariento, che a punto si pigl(i)assi quello
- Rif: BERN II, 3524/5; MIR 72/1 si pagha per uno barile di vino et le due uno barile d‘olio, ne seguirebbe
La denominazione di questa moneta è ricercabile nel fatto che la stessa commodità et utile al pubblicho et al privato, et similmente negli altri
veniva spesa per pagare il dazio di un barile di vino e due di olio. La pagamenti si facessino di tali monete (…)” (cfr. BERN I, p. 427).
sua introduzione fu voluta principalmente per avere una moneta di

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Fior di Fiorini

15 - BARILE DA SOLDI 10 (II semestre 1511)

Dritto: ✿X✿ FLOR ENTIA ✿ il giglio fiorentino fogliato e fio- Argento gr. 3,3/3,4 Ø 28/29 mm - Segno di zecca: stemma
rito con due fiori Rucellai di forma esagonale con •B• sopra (signore per l’argento
Rovescio: X ✿ S ✿ IOAN NES ✿ B ✿ il santo Giovanni, rappre- e la mistura Bernardo di Mariotto Rucellai) - Rif: BERN II,
sentato di lato, battezza Gesù Cristo sulle rive del Rodano 3678/9; MIR 72/12

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Fior di Fiorini

16 - COTALE DA 1 LIRA 8 SOLDI


(II semestre 1511)

Dritto: ✿X✿ FLOR ENTIA ✿ il giglio fiorentino di grande for- bordo della moneta. È seduto su di un largo trono senza spalliera.
ma, fogliato e fiorito con due fiori Sopra il braccio destro è impresso il simbolo dell’Arma del Popolo
Rovescio: • S • IOAN NESBATISTA il santo, con nimbo perlato, Argento gr. 7,8 Ø 28/29 mm - Segno di zecca: stemma
avvolto da un mantello di panno che copre parzialmente la tunica Rucellai di forma esagonale con •B• sopra (signore per
di pelo. Ha l’indice della destra alzato in atto di benedire e con la l’argento e la mistura Bernardo di Mariotto Rucellai) -
sinistra tiene una lunga asta obliqua, con croce, che termina sul Rif: BERN II, 3677; MIR 70/10

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Fior di Fiorini

17 - QUATTRINO (II semestre 1512)

Dritto: • X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino con due fiori. con la sinistra tiene un’asta con croce all’estremità superiore.
Rovescio: X • S • IOAN NES • B • il santo è rappresentato a mez- Argento gr. 0,6/0,7 Ø 16/17 mm - Segno di zecca: stemma Strozzi
zo busto, con nimbo liscio ed è avvolto da un mantello di panno con G sopra (signore per l’argento e la mistura Giovanni di Carlo
che copre parzialmente la tunica di pelo. Con la destra benedice e di Palla Strozzi) - Rif: CNI 435; BERN II, 3703/7; MIR 91/6.

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Fior di Fiorini

18 - TESTONE DI ALESSANDRO
DE’ MEDICI (1535)
Questa moneta, denominata anche “riccio” per l’allusione ai capelli soldi con la testa di Sua Eccellentia da una banda e dall’altra un
Dritto: (da s.) • ALEXANDER • M • • R • P • FLOREN • destra un papiro arrotolato, a destra san Damiano che indica a san ricciuti del Duca, venne ordinata con la provvisione del 5 marzo San Cosimo e un San Damiano. Queste furono monete d’argento e
Cosma colla mano destra il libro aperto che tiene nella sinistra. 1534 (stile fiorentino) e per l’impronta dei conii fu scelto l’incisore piacquono tanto che il Duca ardiva di dire che quelle erano le mo-
DVX busto a sinistra imberbe coi capelli ricciuti Benvenuto Cellini da Pistoia, come ci ricorda egli stesso nella sua nete più belle della Cristianità». I santi Cosma e Damiano erano i
Rovescio: (da s.) • S • COSMVS • • S • DAMIANVS • i due santi Argento gr. 9,96 Ø 28 mm - Incisore dei conii: Benvenuto Cellini autobiografia «…subito mi impose [il Duca] che io facessi lo stam- protettori dell’Arte dei Medici e degli Speziali e della famiglia Medici
nimbati e barbuti in piedi; a sinistra san Cosma che regge nella mano - Rif: CNI tav. XIX, 22; GAL. XXVI, 4; MIR 103 po delle sue monete e la prima che feci fu una moneta di quaranta in particolare.

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Fior di Fiorini

Questa moneta, sebbene coniata nell‘officina in Duomo pregando la Vergine, offren-


fiorentina, venne emessa per il popolo senese dopo dole le chiavi della città e invocando la sua
l‘annessione al Granducato di Toscana “affinchè, nel nuovo protezione. La devozione mariana divenne così
19 - TESTONE DI COSIMO I DE’ MEDICI Stato, l‘esteriore significato di particolare deferenza, non poteva non rius- segno di identità culturale.
cire lusinghiero e gradito ai nuovi sudditi” (GALEOTTI p. 52). Il signi- Secondo la notizia contenuta in un Diario conservato nella Magliabe-
PER SIENA (1561 ca.) ficato della profonda devozione della città di Siena nei confrondi della chiana, cod. XVII cl. XXV (cit. in GALEOTTI p. 53, nota 1) questa mo-
Madonna, in questa moneta raffigurata a braccia aperte in segno di prote- neta incominciò ad essere coniata nel 1561: “Il Duca Cosimo tornando
Dritto: (da s.) COSMVS MED • FLOREN • ET SENARVM tra le nuvole in atto di proteggere la città di Siena zione, trova la sua consacrazione nel 1260, anno della celebre battaglia di da Siena della quale aveva preso il possesso in persona e riformato il go-
DVX II • busto a destra barbuto e a testa nuda Argento gr. 8,96 Ø 31/32 mm - Incisore dei conii: Pietro Paolo Ga- Montaperti in cui i ghibellini senesi sconfissero gli acerrimi nemici guelfi verno di quella Città, fece battere in Firenze nelle monete da una banda
leotti - Rif: CNI tav. XXV, 26; GAL. XL, 11; MIR (Toscana zecche fiorentini nonostante fossero militarmente più avvantaggiati. Alla vigilia la Città di Siena colla Vergine Maria sopra e dall‘altra l‘impronta sua e
Rovescio: SENAVETVS CIVITAS VIRGINIS la Beata Vergine minori) 578. dello scontro, i cittadini, guidati dal magistrato Buonaguida, si riunirono nell‘iscrizione si intitola Duca di Firenze e di Siena”.

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Fior di Fiorini

20 - PIASTRA DI COSIMO I
DE’ MEDICI (1571)

Dritto: (da s.)✯ COSMVS • MED • MAGNVS • DVX • sinistra lunga croce, in atto di predicare. Nel fondo si vedono zolle
erbose e 2 alberi: i piedi del Santo e la zolla erbosa tagliano i cerchi;
ETRVRIÆ • busto a destra corazzato, a testa nuda.✯ esergo 1571.
Rovescio: (da s.)• S • IOANNES • ✯ BAPTISTA • il Santo con Argento gr. 32,25 Ø 41 mm - Incisore dei conii: Pietro Paolo
nimbo circolare, in piedi di fronte, tiene la destra alzata e nella Galeotti - Rif: CNI 275/9; GAL. LXII, 9; MIR 166/2.

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Fior di Fiorini

21 - PIASTRA DI
FRANCESCO I DE’ MEDICI (1583)

Dritto: (da s.)✯ FRANC • MED • MAG • DVX • mantello sulla schiena, in piedi di fronte su terreno erboso, con
la testa rivolta a destra e con la gamba destra piegata all’indietro,
ETRVRIÆ • II busto a destra corazzato, a testa nuda che interse- tiene la d. alzata e con la sinistra lunga croce, in atto di predicare.
ca la legenda in basso. Esergo 1583.
Rovescio: (da s.) • S • IOANNES • BAPTISTA • ✯ il Santo con Argento gr. 32,36 Ø 42 mm - Incisore dei conii: Pietro Paolo
nimbo circolare e con le gambe e il petto nudi, ricoperto di lungo Galeotti - Rif: CNI 76/8; GAL. VIII, 22; PUCCI 36; MIR 181/6

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Fior di Fiorini

22 - PIASTRA (CARDINALIZIA)
DI FERDINANDO I DE’ MEDICI (1587)
La croce di S. Stefano che compare nel rovescio simboleggia l‘Ordine ac ordinamus”), dando il Gran Magistero (“ufficio ecclesiastico”) “in
Dritto: (da s.) ✯ FERD • M • CAR • MAG • DVX • ETRVRIÆ pello cardinalizio con cordoni e fiocchi e circondata dalle 6 palle omonimo fondato da Cosimo I, consacrato sotto la regola benedettina, affidamento” (“perpetuo constituimus et deputamus”) a Cosimo I de’
• III • abito cardinalizio, a testa nuda; sotto il busto 1587 medicee: sulla palla superiore i 3 giglietti in rilievo in memoria della vittoria riportata dallo stesso nella battaglia di Mon- Medici duca di Firenze e poi Granduca di Toscana e ai suoi succes-
temurlo (1º agosto 1537). Fu lo stesso papa Pio IV che, con la solenne sori, cosicché l’Ordine fu definito una “quasi Religio”. Il primo Gran
Rovescio: ✯ • A • DNO • FACTVM • EST • ISTVD • ✯ croce Argento gr. 32,09 Ø 42,7 mm - Incisore dei conii: Michele Maz- Bolla “His quae” del 1º febbraio 1562 ne decretò la costituzione (“per- Maestro fu quindi Cosimo e poi i suoi successori, i granduchi di Tosca-
di S. Stefano ornata dalla corona granducale, sormontata dal cap- zafirri - Rif: CNI 24/8; GAL. VI, 7/10; PUCCI 6; MIR 201/2 petuo erigimus ac instituimus”) e ne approvò lo Statuto (“statuimus na prima di casa Medici e poi di casa Asburgo-Lorena.

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Fior di Fiorini

23 - PIASTRA DI COSIMO II
DE’ MEDICI (1609)

Dritto: (da s.) ✯ COSMVS • II • MAGN • DVX • ETRVR • Argento gr. 32,25 Ø 40/42 mm - Incisore dei conii: Gaspare
IIII • busto a destra corazzato e testa nuda. Sotto il busto, in carat- Mola - Rif: CNI 9; GAL. V, 1; PUCCI 4 (A); MIR 258/1
teri minuti, 1609; sopra la spalla G A S P M (sigla di Gaspare Mola)
É questa la prima serie argentea che porta la firma dell’incisore Gas-
Rovescio: (da s.) FILIVS • MEVS • ✯ DILECTVS • San Giovan- pare Mola, chiamato “il Cellini lombardo”, per la sua straordinaria
ni in piedi e col corpo piegato in avanti battezza Gesù Cristo in po- abilità nell’incidere i conii. La riuscita artistica di questa piastra la
sizione genuflessa, colle braccia conserte e il capo piegato; esergo 1609 rende da sempre tra le più apprezzate della serie Medicea.

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Fior di Fiorini

24 - PIASTRA DI FERDINANDO II
DE’ MEDICI (1635)

Dritto: (da s.) • FERD • II • MAGN • DVX • ETRVRIÆ • busto fronte, tiene la destra alzata e con la sinistra lunga croce, in atto di
a destra, a testa nuda, corazzato, con grande colletto alla spagnola e predicare.
con decorazione. Sotto il busto 1635. Argento gr. 32,06 Ø 43,7 mm - Incisore dei conii: Antonio Tarchiani
Rovescio: (da s.) S • IOANNES • BAPTISTA • il Santo in piedi di - Rif: CNI 79/80; GAL. XII, 9/12; PUCCI 56b/56c; MIR 292/6

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Fior di Fiorini

25 - PIASTRA DI COSIMO III


DE’ MEDICI (1684)

Dritto: (da s.) COSMVS • III • D • G • MAG • DVX • s. l’agnello accovacciato con la testa rivolta al Santo; in basso ai lati
ETRVRIÆ busto a d. corazzato, senza paludamento, con lunga M• S• (sigla di Massimiliano Soldani Benzi)
capigliatura e testa nuda; sotto la spalla • 1684 • Sul taglio, in caratteri in rilievo: X ★ IPSA ★ SVI ★ CVSTOS • ★ •
Rovescio: (da s.) S. IOANNES BAPTISTA S. Giovanni, senza FORMA ★ DECORIS ERIT • ★ •
nimbo, barbuto e seminudo, seduto a destra sopra zolla erbosa, Argento gr. 31,19 Ø 39,5 mm - Incisore dei conii: Massimiliano Soldani
con la gamba sinistra piegata e la testa volta a sinistra, tiene la sinis- Benzi - Rif: CNI tav. XXVII, 4 id. 70/1; GAL. XI; PUCCI 49; MIR 330
tra tesa e con la destra lunga croce con nastro svolazzante in cui è
scritto in caratteri in rilievo EC CE AGNVS DEI Ai suoi piedi a É questa la prima piastra di Firenze coniata con il torchio idraulico.

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Fior di Fiorini

26 - TOLLERO DI GIAN GASTONE


DE’ MEDICI PER LIVORNO (1724)

Dritto: (da s.) • IOAN • GASTO • I • D • G • MAG • DVX • Livorno sormontata da corona granducale gigliata; sotto • FIDES •
ETRVR • VII • busto a destra corazzato, con lunga capigliatura
e testa nuda; esergo 1724 Argento gr. 27,19 Ø 42,5 mm - Incisore dei conii: Lorenzo Ma-
ria Weber - Rif: CNI 2; GAL. X, 3; PUCCI 5; MIR (Toscana
Rovescio: (da s.) ET PATET ET FAVET la fortezza vecchia di zecche minori) 78/2

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Fior di Fiorini

Documenti

Incisione su rame di J.Jacobus De Rubeis (particolare), acquaforte e bulino XVIII sec.

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Fior di Fiorini

I Sassetti Signori della Zecca

Carta del Fiorinaio che elegge Francesco di Tommaso


Sassetti signore della Zecca per l’emissione di mone-
te d’argento e di mistura nel I semestre 1482 (ASFi, 
Ufficiali della Moneta, 79, c. 149v)
Nella parte raffigurata si riconosce lo stemma della fa-
miglia Sassetti sormontato da una lettera F gotica con
accanto una fionda caricata con un sassolino.

“In eterni salvatoris Dei omnipotentis


et domini nostri Iesus Chrustu nomine.
Amen
Existentibus pro magnificho populo et
comuni Florentie
Angelo Nerii de Vectoriis pro arte Kali-
smale et
Francisco Tomasij de Sassettis pro
arte Capsorum, civibus honorabilibus
florentinis et etiam Dominis Zeche comunis Florentie pro tempore sex mensium initiatorum die prima mensis
martij anni MCCCCLXXXprimo indictione XV et ut sequitur finiendo et
postea die ultima maij MCCCCLXXXII dictus Angelus Nerij de Vectorijs amisit dictum suum officium propter
mortem naturalem ipsius Angeli et loco ipsius Angeli extractus fuit pro residuo dicti temporis in officialem et
dominum Zeche predicte
dominus Tommasius Laurentii de Soderinis miles pro arte Kalismale et
Bartholomeo de Bartolinis provisore loco magistri dicte Zeche,
quorum tempore coniati fuerunt floreni larghi in summa in totum in dicto tempore librarum sexaginta trium et
unciarum sex denariorum XII, in florenis et grossis in summa librarum 2909 cum litteris et signis consuetis et de
liga et pondere prout per ordinamenta disponitur et cum litteris et signis dominorum de quibus patet in margine.
Ser Iohanne Iacobi de Melioreliis notario pro arte Kalismale
Ser Antonio ser Anastasij ser Amerigi de Vespuccijs notario pro arte Capsorum”

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Fior di Fiorini

Carta del Fiorinaio che elegge Cosimo di


“Die prima septembris MDXXII Francesco di Federico Sassetti signore della
Zecca per l’emissione di monete d’argento
In Dei nomine Amen. Existentibus dominis Zecchae comunis Florentiae suprascriptis spectabilibus viris e di mistura nel III trimestre 1522 (ASFi, 
Gherardo de Gianfiliazzis, pro arte Calismale, et Ufficiali della Moneta, 79, c. 175r)
Marco de Strozis, pro arte Cambij et simul cum eis spetialibus viris Nella parte raffigurata si riconosce lo stemma
della famiglia Sassetti sormontato da una let-
Ioanne Christofori de Spinellis pro arte Calismale et tera C
Cosmo Francisci de Sassettis pro arte Cambij noviter extractis ut supra,
quorum tempore coniati fuerunt
Floreni aurei in summa librarum
Carlini argentei in summa librarum
Grossi argentei in summa librarum
Quatreni nigri in summa librarum
Existentibus cancellarijs
Ser Roberto pro arte Calismale et
Ser Ioanne ser Antonii de Carsidonis pro arte Cambij
Existente provisore loco magistri Ioanne Bartholomei de Bartolinis

Die primo decembris MDXXII


In Dei nomine Amen. Existentibus dominis Zecchae praedictae spectabilibus viris
Ioanne de Spinellis pro arte Calismale et
Cosmo de Sassettis pro arte Cambij et simul cum eis spectabilibus viris
Bartholo Leonardi de Thedaldis pro arte Calismale et
Ioanne Tommasi de Lapis pro arte Cambij noviter extractis ut supra,
quorum tempore coniati fuerunt
Floreni aurei in summa librarum
Carlini argentei in summa librarum
Grossi argentei in summa librarum
Quatreni nigri in summa librarum
Existentibus cancellarijs
Ser Roberto pro arte Calismale et
Ser Ioanne ser Antonii de Carsidonis pro arte Cambij
Existente provisore loco magistri
Ioanne Bartholomei de Bartolinis”

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Fior di Fiorini

Bilancia pesa carati.


Veneto (sec. XVII). Fondazione Antica Zecca di Lucca. Francesco e Lorenzo:
un progetto di risanamento del Banco
Veronica Vestri

D
atabile tra il 1480 (anno in cui le filiali del te non gli era così congeniale come in politica.
banco Medici di Bruges e Venezia vennero li- Mai effettivamente realizzato, il progetto mette in eviden-
quidate) e il 1485 (anno in cui l’amministra- za il particolare rapporto personale e professionale che si
tore Lionetto de’ Rossi fu licenziato e arrestato a Lione era creato tra il Magnifico e Francesco Sassetti, chiamato
in relazione alla sua scorretta gestione degli affari delle a far fronte alle necessità finanziarie e organizzative delle
compagnie medicee), il documento, pubblicato da Ray- compagnie medicee. In tal senso colpiscono le espressioni
mond De Roover nel suo The rise and decline of the Me- conclusive del documento (cfr. Chome si vede Francesco nel
dici bank, 1397-1494, nel 1963, descrive un possibile traficho nuovo oltre la sua industria metterebbe per Lorenzo
piano di risanamento del banco Medici in un momento ducati 3000 sua magnificienza è atta a restorarvela in molti
di estrema difficoltà organizzativa e finanziaria. modi) in cui Francesco è chiamato a impegnare la sua “in-
Anonimo, ma probabilmente redatto da Giovambatti- dustria”, intesa nel classico significato di operosità mista ad
sta Bacci, dipendente della filiale fiorentina, il progetto abilità e discrezione, unitamente ai suoi denari, che Loren-
prevede di creare due nuove compagnie (chorpi) con due zo sarà pronto a rimborsare “in molti modi”, espressione
direttori distinti: Francesco Sassetti per la società che che lascia trasparire i profondi legami socio-culturali tra il
avrebbe gestito le sedi di Firenze, Pisa e Lione, Giovanni Medici e il Sassetti, fondati su altri valori e interessi che i
Tornabuoni per quelle di Roma e Napoli. Il capitale com- due condividevano, dalla passione per i codici dei classici
plessivo per l’intera operazione era previsto in 48000 du- latini e greci agli interessi antiquari, da cui la numismatica
cati (di cui 18000 a carico di Lorenzo de’ Medici, 15000 non era assolutamente esclusa. In chiusura un riferimen-
per uno a carico di Giovanni Tornabuoni e Francesco Sas- to ai complessi rapporti tra il Sassetti e Lionetto de’ Rossi
setti), espandibili a 68000 con l’intervento di alcuni soci (cfr. Resta che il Xaxetto si fidi di Lionetto e a questo a bocha
minori. La compagnia lionese avrebbe poi potuto finan- abbiamo dato e’ modi); quest’ultimo, da sempre inviso a
ziare un’attività di arte della seta o di battiloro sotto la di- Francesco, fu poi accusato del fallimento della filiale lione-
rezione di Francesco del Tovaglia; candidati alla direzione se del banco Medici e dallo stesso Sassetti incolpato della
della sede fiorentina erano Giovanni Lanfredini o Lodo- generica rovina dell’attività mercantile-bancaria medicea.
vico Masi. La definitiva decisione su tutto il progetto era
affidata al giudizio, alla cura e all’avvedutezza di Lorenzo: Fonti archivistiche: ASFi, Mediceo avanti il Principato, 83, doc. 19, cc. 67rv.
Lorenzo achonci il chonto, il tempo e modo di paghamento Fonti bibliografiche: R. DE ROOVER, The rise and decline of the Medici
bank, 1397-1494, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 1963.
chon quella dischrezione che suole; chiamato a essere “ago Traduzione italiana: Il Banco Medici dalle origini al declino, 1397-1494,
della bilancia” anche negli affari, ruolo che probabilmen- Firenze, La Nuova Italia, 1970, pp. 526-527; 534-536, 568.

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Fior di Fiorini

ASFi, Mediceo avanti il principato, 83, doc. 19, c. 67r


Farei 2 chorpi o voglamo dire 2 imprese l’una farei chon Francesco Xaxetti in Firenze, Lione e Pixa, l’al-
tra chon Giovanni Tornabuoni a Roma e a Napoli; la prima ghovernerei in questo modo:
Direi che Lorenzo mettesi ducati 9500 larghi, traessi soldi 10 per lira ducati 9500
Francesco Xaxetti mettesi ducati 14250 larghi si traessi soldi 9 per lira ducati 14250
Giovanni Lanfredini ducati 1250 larghi traessi soldi 1 per lira ducati 1250
-------------------------
ducati 25000
Sarebbe questo chorpo ducati XXVmila traranne per Lione ducati 12500 cioè scudi 14000 de’quali farei
una ragione chon Lionetto dove lui mettesi scudi 7000 e traessi il 1/3 di Firenze cioè la ragione di Firen-
ze a 2/3 sì che in effetto Lorenzo trarebbe della ragione di Lione il 1/3, 1/3 Lionetto, il 1/3 tra il Xaxetto
e Giovanni d’Orsino ducati 12500
---------------------------
ducati 12500
La ragione di Lione à di chorpo scudi 21000 di questo io rechaverei scudi 6000 e gli achompagnerei
chon Francesco del Tovaglia che ne mettesi altranti che sarebbono scudi 12000 di questo farei a Lione
una drapparia e qui o battiloro o arte di seta chome paressi al Tovaglia e traessi per ½ la ragione di Lio-
ne, la ½ il Tovaglia che sarebbe bello traficho e di grande utile.
A Lione resterebbe scudi 15000 di chorpo che sta bene
A Firenze resta chome si vede ducati 12500 de’ quali io rechaverei ducati 2500 per Pixa e vorrei Simone
Folchi e Francesco Spina che mettessuno altanti o in luogho d’uno de’ 2 sopradetti Lodovicho Masi che
sarebbe uno chorpo di ducati 5000 che otterrebbe ducati 2500
Resterebbe a Firenze ducati ducati 10000
A Pixa ducati 5000
A Lione ducati 15000
Per la drapperia e seta e oro ducati 12000
Sono in tutto ducati 27000 ducati 27000
---------------------------
Sono per questo chapo dove il Xaxetto à interesso ducati 40000
Dubito Giovanni d’Orsino gli paia avere pocha parte e a questo direi choxi metta Lorenzo ducati 9000 il
Xaxetto 15000 traghino per ½ al loro libro segreto e di questi ne traghino per Firenze ducati 9000 i qua-
li achopino chon 1000 di Giovanni e sono Xmila e Giovanni non abbi interesso se non in Firenze e loro
choxe vadino chome di sopra. E anche si potrebbe achonciare che Giovanni partecipassi a Pixa e Firenze
e non altrove per soldi 2 per lira.

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Fior di Fiorini

ASFi, Mediceo avanti il principato, 83, doc. 19, c. 67v Genalogia Medicea

A Francesco Xaxetti per fare la sua messa


facci giaiocho il suo chorpo di Firenze e
diposito e’ ducati di chambi e quello che
da Lione della ragione vechia si potessi
trarre da Lione, il resto metta di chon-
tanti e se per sorte restassi creditore di
detta ragione e Lorenzo debitore. Loren-
zo achonci il chonto, il tempo e modo di paghamento chon quella dischrezione che suole.
Chome si vede Francesco nel traficho nuovo oltre la sua industria metterebbe per Lorenzo
ducati 3000 sua magnificienza è atta a restorarvela in molti modi.
Resta che il Xaxetto si fidi di Lionetto e a questo a bocha abbiamo dato e’ modi.

Tavola genealogica della famiglia Medici, del XVII sec., incisa su carta, ornata con tralci, foglie e dall'arme delle città granducali di Pisa (a sinistra) e Siena (a
destra), firmata Iacobus Ruffonus sculp; tratta da: Alfonso LOSCHI, Compendi historici della casa de Medici granduchi di Toscana, 1668.

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Fior di Fiorini

Arimmetica pratica
Composta dal P. ALESSANDRO DELLA PURIFICA- Tavola del Cambio reale per lettere della città di Fiorenza,
ZIONE per Ottavio Pulcinelli - Seconda edizione. dal trattato Decimo. Il cambio reale è una commutazione
Pubblicato in Roma nella Stamperia di S. Michele a Ripa di moneta d'un luogo in altra d'altro luogo in ordine
nel 1749, la prima edizione del 1714 è presente presso la all'operazione e computo dell'istesso cambio.
libreria dell'Università del Michigan. Ad esempio: Fiorenza cambia con Lione 62 scudi d'oro
per scudi del Sole 100.

L'opera inizia così:


Definizione prima Proemiale:
DOMANDA: che cosa è Arimmetica, detta comune-
mente Abbaco?
RISPOSTA: È una Scienza de' Numeri, e delle opera-
zioni, che si fanno circa di essi, de' quali l'unità è
l'origine : potrebbe definirsi ancora : l'Arimmetica
è un Arte di fare i conti.
La stessa è suddivisa in quindici trattati, tra cui me-
rita citare:
Quinto: Delli Guadagni, e Perdite à ragione di un
tanto per Cento.
Nel vendere e comprare mercanzie
Sesto: De' baratti in varj modi
Settimo: Del Merito Mercantile, e Sconto semplice, ed
à Capo d'Anno, ò d'altro tempo
Ottavo: Delle compagnie mercantili
Nono: Della regola d'ALLIGAZIONE, che così ini-
zia: "Questa regola è necessaria per Argentieri,
Orefici, e Zecchieri, perchè possano consolare Oro,
ed Argento, e maritarlo, ò legarlo col Rame, per
comporre Oro di varj carati, ed Argento di varia
lega, à fine di fare manifatture di vasi, ed orna-
menti di coniare Moneta di diverso valore; ..."
Decimo: Del Cambio reale per lettere.
Dove si apportano le ragioni dè Cambj, che fanno
molte piazze mercantili d'Italia con tutte l'altre
Undecimo: De' ragguagli di Piazze Mercantili
In ordine alli Cambj e Commissioni
Decimoquinto: Dell'Abbaco Ecclesiastico, e Cronologico

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Fior di Fiorini

Il Fiorino d'oro
Francesco Vettori, appassionato collezionista di antichità, Una tavola, estratta dal trattato del Vettori, raffigurante il dritto e
gemme, cammei e monete antiche, ammirabili nel XVIII rovescio di alcune monete fiorentine (fiorini d'oro e un grosso po-
secolo nella sua casa-museo a Roma, nel 1738 pubblicò, polino), veneziane (zecchino) e papali (fiorino e ducato d'oro) con i
dedicandolo al fiorentino Anton Francesco Gori, etrusco- corrispettivi simboli di zecca.
logo e antiquario, fondatore dell'Accademia della Colom- Il cartiglio in basso a destra riporta la dicitura: Romae in Museo Vic-
baria e docente presso lo studio fiorentino, un trattato di torio; sotto l'anno 1733.
numismatica esclusivamente dedicato al fiorino d'oro di
epoca medievale e rinascimentale.

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Fior di Fiorini

Le monete dei Medici


Un Giglio di Francia sulle mura di Prato
Frontespizio dell'opera dell'accademico fiorentino Ignazio
Orsini sulla storia delle monete dei Medici e Lorena.
Pubblicata a Firenze nel 1756, l'opera analizza le monete Francesco Bernocchi
coniate sotto la casa dei Medici e sotto l'augustissimo im-
peratore Francesco di Lorena come granduca di Toscana.
Composto da 149 pagine, con moltissime tavole illustrative
che espongono in maniera ottimale tutte le monete presenti
in quel periodo, coniate non solo a Firenze, ma anche nei Le postierle disseminate lungo la cerchia delle mura cezione dei bastioni di epoca medicea, sono da attribu-
territori del Granducato Toscano. della città e anche nel Castello dell’Imperatore, com- irsi con tutta probabilità al 1330 circa2 e quindi durante
pletavano il sistema delle vie di sicurezza, rispetto alle la piena dominazione dei Francesi.
porte principali; la loro elevazione da terra lascia sup- Trova conferma il documento del 3 giugno 1329, nel
porre che l’accesso con l’esterno era ottenuto mediante quale “Re Roberto D’Angiò scrive da Napoli ai Camar-
scale mobili la cui rimozione era sufficiente a impedirne linghi del Comune di Prato, dicendo di avere molto
l’accesso e garantire l’isolamento1. a cuore la costruzione delle mura di Prato e che essa
Il fiore che appare scolpito sull’architrave della postierla non venisse sospesa come, invece era successo; perciò
è un giglio di Francia e non un giglio fiorentino. Il gi- ordina che il danaro stanziato per questo scopo non sia
glio fiorentino è il giaggiolo che cresce a Monte Morello distolto per le altre spese fino a che la costruzione delle
o fiore dell’iris, un giglio sbocciato, in araldica definito mura non sia giunta a compimento” e poi “ una certa
“bottonato”, ed è caratterizzato da cinque petali supe- parte dell’ultima cerchia, quella ancora visibile era stata
riori (tre principali e due stami più sottili e bocciolati) già appaltata ad alcuni maestri muratori, quando in-
e da ramificazioni inferiori, tutte disposte in modo sim- cominciò a scarseggiare il pietrame. Allora il Consiglio
metrico mentre il giglio di Francia, divenuto nel pe- comunale approvava all’unanimità la proposta fatta dal
riodo medievale l’emblema della regalità, rappresenta il consigliere Bertoldo Guazzalotti, il quale ebbe la pensa-
Lilium candidum (detto “Fleur de lys”), e viene raffi- ta di demolire tutte le case dei Ghibellini e utilizzarne i
gurato con la parte inferiore troncata, senza cioè rami- laterizi, il Comune impose ai cittadini la raccolta delle
ficazioni (per questo definito in araldica “nutrito”) ed è pietre, da portare ai cantieri di lavoro gratuitamente.
privo degli stami in quanto ancora in boccio. Dopo due anni era terminato il tratto che dal Bisenzio
Il Comune di Prato nel XIII sec. fece costruire attorno andava fino alla porta Gualdimare”.
alla città dei fossati riempiti con l’acqua del fiume Bi- Lo stemma araldico angioino3, caratterizzato nel campo
senzio, successivamente furono erette le porte di accesso dal “seminato” di gigli d’oro di Francia, è di colore az-
con i ponti levatoi e infine vennero erette le mura di zurro con lambello scarlatto nella parte superiore (fascia
congiungimento, volute a difesa cittadina. La conclu- con merlature scendenti verso il basso). Questo stemma
sione della costruzione della mura oggi visibili, con l’ec- 2 CARLESI pp.135-136.V
1 ANIELLO p. 56, 3 CENTAURO p. 32, note 36,38 (A. Assirelli op. cit. 3 giugno 1329)

88 89
Fior di Fiorini

Particolare di una postierla in pietra alberese posta


nelle mura di Prato con un giglio e visibile dalla
Orcio da farmacia con stemma Mediceo (sec. XVII).
parte interna in prossimità dell’ospedale.

è noto dal 1270. Lo stemma campito nella parte centrale ricorda quel-
lo impresso nella piastra detta “pezza della rosa” di
Il giglio, simbolo del regno Angioi- Ferdinando II de’ Medici per Livorno datata 1665.
no, ricorrente nelle tessere mercan- Stile compendiario, fabbrica di Montelupo. Colle-
zione privata.
tili, nel vessillo pratese nonché nel
rovescio della moneta d’argento del
Gigliato nei quarti attorno alla cro-
ce, presumibilmente coniato in Prato
sotto la dominazione Angioina, con
la legenda della moneta Roberto per
grazia di Dio Re di Gerusalemme e
Sicilia, in perpetuo con i successori si-
gnore della terra di Prato (D/ ROBER-
TUS DEI GRA IERLH ET SICIL
REX - R/ IN PERPETUUM CUM
SUCCESSORIBUS DOMINUS
TERRAE PRATI) , trova una sua
4

ulteriore rappresentazione concreta


anche nelle mura cittadine.

4 BERNOCCHI 5, p. 16

90 91
Fior di Fiorini

Interno di una zecca Antico forziere

Inizi del sec. XVI (Vienna, Staatsbi- Borchiato, con sportello centrale, costruito in legno, ri-
bliothek). In primo piano si rico- vestito di lamiera e fasce in ferro fissate con borchie se-
noscono gli operai durante lo svol- micircolari, il forziere-cassaforte è corredato di tre chiavi
gimento di preparazione dei tondelli originali per l'apertura. All'interno rivestimento in tessu-
(spianatura delle lastre di metallo e to e cassetto in legno.
misurazione dei tondelli ritagliati) e di Collezione privata.
battitura delle monete mentre, nella
parte posteriore, i soprintendenti di-
scutono tra loro in prossimità di una
scrivania su cui poggia una bilancia di
precisione e un libro aperto.
Dall’antichità sino a tutto l’evo mo-
derno le monete  vengono realizzate
prevalentemente mediante un proce-
dimento di coniazione a martello, che
prevedeva l’utilizzo di un conio (stam-
po) per ciascuna faccia della moneta e
non richiedeva particolari dispositivi
tecnici. Le monete coniate a martel-
lo erano prodotte disponendo un di-
schetto liscio di metallo (tondello),
spianato e ritagliato precedentemente,
del peso corretto fra due  conii  e col-
pendo quindi il conio superiore con
un martello per produrre l’immagine
richiesta su entrambi i lati. Il conio
inferiore (denominato conio d’incu-
dine) era solitamente affondato in un
ceppo o in un’altra superficie robusta.
Uno dei  monetieri  teneva il conio di
martello nella sua mano mentre veni-
va colpito o da lui o da un assistente.

92 93
Fior di Fiorini

Lo stemma di Prato Tessera medievale francese angioina


recante sul diritto uno scudo semi-

su una tessera medievale angioina nato di gigli con lambello in capo e


motivi fitomorfi attorno.

Francesco Bernocchi

Lo scudo presente nella tessera mercantile di fianco ri- famiglie magnatizie, venissero probabilmente utilizzati va la donazione dell’errore che
portata, appare simile a quello che guarnisce il cavalie- come buoni per l’acquisto di masserizie e vettovaglie o, ai fiorentini aveva com-
re (miles pratensis) miniato nei Regia carmina (British più verosimilmente, per fare i conti sulle tavole dell’ab- della “terram messo, la-
Museum, ms. 6.E.IX) di Convenevole da Prato, offerti, baco sulle piazze commerciali o impiegati dai mercanti et castrum et mentandosi
si suppone, dal comune a Roberto d’Angiò nella prima nelle loro transazioni, come utile sussidio alla trattativa fortalitium dei mancati
metà del Trecento1. in presenza di contraenti spesso analfabeti o che uti- Terre Prati utili della
Il legame tra la terra di Prato e i Francesi prende origine lizzavano ancora il sistema numerico romano piuttosto …” da par- sua casata
da quando il Comune di Prato deliberò il 6 novembre che quello arabo, ritenuto ormai sempre più necessario te dei Reali nel territo-
1313, con 119 voti a favore e 13 contrari, di conferire la per la tenuta della contabilità organizzata in un sistema contro un rio prate-
signoria della città a Roberto D’Angiò, Re di Francia e semplice, chiaro e preciso4. impegno se, scriveva
di Napoli2. Il conferimento della signoria assicurava alla A Prato sembra che queste tessere mercantili o gettoni da parte infatti, in
città la protezione regia mediante l’intervento dell’eser- venissero consegnate dal notaio di guardia del Comune dei fiorenti- una lettera
cito angioino contro eventuali invasioni o disordini, dal ai custodes, mandati in missione alle porte, sui campa- ni, grati per inviata ad
momento che a quel tempo era dilaniata da continue nili o sui vari bigazzini, come sorta di controvalore per la donazione Angelo Ac-
scorribande forestiere, da una parte, e stretta nella mor- poi ricevere l’effettivo pagamento in ragione del servizio ricevuta, di ciaioli il 22
sa di fazioni fiorentine, dall’altra. reso5. Pertanto non è escluso, stante la dominazione an- dare un sussi- dicembre 1364
A testimonianza di quanto sopra, era accolta in una nic- gioina, che tessere di tale tipo circolassero in città. dio per le pesanti “la quale terra si
chia posta sulla facciata del palazzo Pretorio la statua di Il successore di Roberto fu la nipote Giovanna che, con spese sostenute dai valeva ogni anno
Roberto d’Angiò, eretta nel 1335 e poi rimossa nel 17993. l’intermediazione di Niccolò Acciaioli, Gran Siniscalco Reali in guerra, per un allo detto meo padre
La funzione delle tessere mercantili o quarteruoli, pre- del Regno, cedette la terra di Prato ai fiorentini. L’Accia- complessivo importo di di giusta ed onesta rendi-
senti in tutta l’Europa dell’Età di Mezzo, non è stata ioli infatti per incontrare il favore di Firenze acconsentì 17.500 fiorini d’oro, di cui ta 10.000 fiorini d’oro”.
ancora oggi chiarita. Si ipotizza, infatti, che questa spe- di negoziare la Terra di Prato con la Regina Giovanna e il 5.500 entro febbraio, ulteriori Il padre di Niccolò, infatti, era
cie di gettoni in bronzo o rame di diametro variabi- Re Luigi mediante uno stratagemma: il contratto stipula- 5.000 entro il settembre e i rimanenti presente tra i fiorentini alla corte na-
le, caratterizzati nell’impronta da simboli e stemmi di to il 23 febbraio 1351, tra i cui testimoni figurava anche 7.000 da suddividersi in sette anni in rate di ugual poletana e rivestiva la carica di Vicario della Terra di
il Boccaccio, il celebre autore del Decamerone, prevede- importo6. Prato, per la quale percepiva un compenso dal nostro
1 SAVORELLI 1, p. 66. Lo stesso Acciaioli solo successivamente si rese conto comune di 10.000 fiorini7.
2 BERNOCCHI 5, p. 22. 4 BERNOCCHI 4, p. 22.
3 SAVORELLI 2, p.130. 5 GIANI 1, p. 22. 6 GIANI 2, p. 105,106. 7 BERNOCCHI 5, p. 25, 26.

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Fior di Fiorini

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96
Fior di Fiorini

Monaci, Signori e Contadini.


Le monete della Badia dal Medioevo ai tempi del Granduca.
Monete, reperti e documenti per lo studio del territorio.
Adriano Rigoli

U
n episodio storico, che sembra curiosamente Chiaro di Guido da Pergolato di Sancasciano Val di Pesa,
uscito dalla penna di Carlo Collodi, ci in- un galantuomo che sapeva fare lo zoppo ed era un dritto;
troduce al tema che ci accingiamo a trattare, diceva di esser stato ebreo e non si ricordava neanche di
ovvero del ritrovamento di antiche monete nel nostro esser cristiano, si professava scienziato ed era solo un im-
territorio, in particolare presso la Badia di San Salvatore broglione. Da tempo girovagava nei dintorni di Prato e
a Vaiano, avvenuto in più riprese sia nel corso di scavi di Firenze, spacciandosi per medico di gran fama”3. Egli
scientificamente validati, sia a causa di scoperte casuali. subito si accorse di essersi imbattuto in due nuovi polli
La vicenda cui ci richiamiamo non emerge dal clima da spennare e mise in atto la sua trappola. Seguiamola
storico-culturale del XIX secolo dopo l’Unificazione in un semplice latino medievale, facilmente intellegi-
Italiana, bensì riguarda un avvenimento reale, ben atte- bile: “Et ipse Clarus dixit eis: - Si vultis credere mihi, vos
stato da un documento coevo: oggi potremmo definirlo habebitis multam pecuniam, ultra quinquaginta libras!4
con stile giornalistico un “fatto di cronaca”. Questo è – Et ipsi dixerunt: - Bene volumus credere tibi! – Et ipse
riportato nel Liber citacionum et preceptorum tempore d. Clarus dixit eis: - Venite mecum ad plebem Burgi5. – Cum
Cathelani de Malavoltis de Bononia (1° semestre 1290)1. ipsi fuerunt ibi, et ipse Clarus dixit eis: - Or date mihi
Protagonisti due abitanti del borgo di Vaiano, forse unum florinum de aureo. Et ipsi dederunt sibi in manu.
un po’ sempliciotti, Torsello di Mercatante e Corso di Et ipse Clarus posuit dictum florenum in aliquantulum
Nanni2. I due “in una fredda serata d’inverno – le patrie de cera, et fecit eos stare flesis genibus in terram ante eum,
memorie dicono che fosse l’anno 1289 – caso volle che si et dicebat quedam verba et eis dixit quod deberent dicere
trovassero in Prato nella locanda di Naldo di Braccio, po-
sta in porta San Giovanni. Per l’appunto vi capitò anche
3 IBIDEM, p. 152. Dall’interrogatorio cui Chiaro fu sottoposto, venia-
mo a sapere che la sua specialità erano certe polverine di sicuro rimedio
1 R. FANTAPPIÈ, Una gustosa burla a due di Vaiano, in “Archivio Sto- per le donne sterili e il mal di stomaco da prendere con vino caldo. I suoi
rico Pratese”, L, 1974, Prato, a cura della Cassa di Risparmi e Depositi, onorari, tutti esentasse, variavano da quattro denari a tre soldi, secondo le
1977, pp. 152-157. Il documento è conservato presso l’Archivio di Stato possibilità economiche dei clienti.
di Prato, Archivio Storico del Comune, atti giudiziari, filza 469, cc. 19-20.
4 Molto denaro, più di cinquanta lire cioè più di 7 fiorini d’oro, una
2 IBIDEM, pp. 152, 155. Nel documento originale essi sono così de- cifra considerevole.
Stemma e impresa (la fionda con il sasso da scagliare) dei patroni Sassetti. nominati (vedi p. 155): “Torsellus filius Mercatantis de Moschignano” e
Bassorilievo tardo quattrocentesco murato sul campanile a vela dell’antica chiesa parrocchiale di Migliana. “Cursio Iohannis cognato ipsius Torselli”. 5 Cioè la pieve di S. Stefano in Borgo al Cornio, attuale Cattedrale di Prato.

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Fior di Fiorini

1 - QUATTRINO DA 4 DENARI (1374 – 1439)


Dritto: FLOR ENTIA Rovescio: S • IOHA NNES • B
Ø 0,017 ca.; g. 0,50 ca. - Simbolo di zecca: lettera N tagliata orizzontal-
mente (Signore e Ufficiale della Zecca per l’oro, per l’argento e la mistura;
Niccolò di Tano di Mazzocco). - Datazione: 1 giugno/31 dicembre 1374.
Periodo di coniazione: fra il 1° gennaio 1374 e il 31 dicembre 1439.

‘Pater noster’ ”6. Dopo questa cerimonia, restituì loro la il fiorino d’oro trovarono un denaro di rame”9. Ai due formando un piccolo corpus di monete medievali,
moneta ricoperta di cera e, “prima di congedarli impose Vaianesi creduloni non restò che presentare denuncia al piccolo forse per numero dei reperti e di tenue interesse
la penitenza: - Fate la visita delle nove chiese; in ognuna giudice dei malefici del Comune di Prato! dal punto di vista numismatico, ma al contrario di
mettete un dito della mano destra nell’ampollina dell’ac- In occasione degli scavi archeologici che, nel corso di grande importanza dal punto di vista storico, proprio
qua santa. Poi quando siete a Vaiano, andate sul Poggio circa 30 anni a partire dallo scavo Francovich-Vannini perché queste monete non provengono da collezioni
del Mazzolo7, quello sopra il Borgo di Vaiano, e scavate, del 1975, e poi negli anni 1996-2004, hanno interessato numismatiche, ma costituiscono un documento utile
scavate: lì troverete la vostra fortuna! –8 […]. La gioia di quasi completamente l’area del complesso architettonico per la storia del territorio. Ancora nel 1992 nei lavori
quella sorte insperata spinse i nostri eroi a compiere subi- della Badia di Vaiano e della piazza antistante si è venuto di restauro di un tabernacolo, presso una casa colonica
to, quella sera stessa, la prima parte della penitenza: con 9 Cioè la duecentoquarantesima parte del fiorino d’oro che Chiaro si in località Pratale, venne in luce un tesoretto di monete
trepidazione fecero il giro delle nove chiese, adempiendo a era disonestamente intascato. IBIDEM pp. 153-154. L’episodio, come già di età moderna che furono donate10 alla Mostra di
affermato, presenta singolari punti di contatto con la vicenda narrata nel
puntino le prescrizioni imposte. Ma, quando ritornarono celebre romanzo Carlo Collodi intitolato Le avventure di Pinocchio, pub- Archeologia Medievale11, allestita nell’antico Refettorio
blicato per la prima volta nel 1883. Nel Capitolo XII leggiamo il consiglio
alla locanda, Chiaro era sparito, e… nella cera anziché che danno il Gatto e la Volpe a Pinocchio per fare in modo che i cinque monastico nell’ambito degli Itinerari Laurenziani,
zecchini, regalatigli da Mangiafuoco per suo padre, diventino duemila: per ricordare il quinto centenario della morte del
6 IBIDEM, p. 155. “Bisogna sapere che nel paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto,
7 Nel documento è scritto “in podio de Montiolo super burgo de Vaia- chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una pic- Magnifico Lorenzo dei Medici che, come vedremo,
no”, IBIDEM, pp. 156. A Schignano si conosce un Pian del Mazzolo tra cola buca e ci metti dentro per esempio uno zecchino d’oro. Poi ricopri
la Fonte alla Macina e la località Le Malfarine, sulla strada verso il Monte la buca con un po’ di terra: l’annaffi con due secchi d’acqua di fontana, intrattenne relazioni precise con il monastero. Questa
Casioli: vedi la dettagliata cartina a cura di David Pozzi fuori testo in calce ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. mostra fu il nucleo fondante e generatore dell’attuale
al volume in R. POZZI, D. POZZI, a cura di, Quando presi la via dei Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e la mattina
Faggi. Diario e testimonianza, Prato, Pentalinea, 2007. Significativo anche dopo, di levata, ritornando nel campo, che cosa trovi? Trovi un bell’albero Museo della Badia e di tutto il cantiere di restauro degli
il fatto che, secondo la testimonianza orale, sulla via delle Malefarine, “si carico di tanti zecchini d’oro, quanti chicchi di grano può avere una spiga
concentra un fazzoletto di territorio, una sorta di di triangolo del mistero nel mese di giugno”. (C. COLLODI, Le avventure di Pinocchio, Milano, anni seguenti. Anche le monete del Pratale hanno a che
Fratelli Fabbri Editori, 1955, p. 32). È inutile aggiungere che quando
(Malefarine- Pian del Mazzolo, Monte Casioli e Il Castellare) che, secondo
Pinocchio nel Capitolo XIX metterà in pratica questo suggerimento per- fare strettamente con la storia del monastero vaianese:
la tradizione locale, rimanda a storie di streghe e di sortilegi; C. BARTO-
LOZZI, a cura di, Le Mappe dei Cittadini. Vaiano: toponomastica, industria derà gli zecchini, sottrattigli proprio dai suoi scellerati consiglieri: “Mi questo podere costituiva un’unità amministrativa della
del lungo fiume, agricoltura collinare, Signa, Provincia di Prato, 2004, pp. spiegherò meglio – soggiunse il Pappagallo. – Sappi dunque che, mentre
94-95. tu eri in città, la Volpe e il Gatto sono tornati in questo campo: hanno fattoria dei monaci.
preso le monete d’oro sotterrate, e poi sono fuggiti come il vento. E ora
8 R. FANTAPPIÈ, Una gustosa burla, cit., p. 153; “Poteva ben bastare chi li raggiunge è bravo! Pinocchio restò a bocca aperta, e non volendo 10 Nella donazione di queste monete ebbe un ruolo come sempre propo-
per burlare di due sciocchi; ma quel bindolo di Chiaro, consumato nell’ar- credere alle parole del Pappagallo, cominciò con le mani e con le unghie a sitivo Giacomo Milloni di Vaiano che nel 1993 fu uno dei soci fondatori
te dell’inganno, volle compiere l’operazione con ogni precauzione. Richia- scavare il terreno che aveva annaffiato. E scava, scava, scava, fece una buca dell’Associazione pro Museo della Badia di Vaiano, cui va il merito di
mò i due, che si erano allontanati di qualche passo e, con fare di scusa, così profonda, che ci sarebbe entrato per ritto un pagliaio: ma le monete aver costituito il Museo della Badia di Vaiano. Da allora Giacomo Milloni
soggiunse: - Ah già! mi dimenticavo di dirvi che quel fiorino ricoperto di non ci erano più. Allora, preso dalla disperazione, tornò di corsa in città e segue con grande passione e partecipazione le sorti del museo di Vaiano.
cera, lo dovete portare sempre con voi, anche di notte: lo terrete sotto il andò difilato in tribunale, per denunziare al giudice i due malandrini, che
guanciale!-“. lo avevano derubato” (IBIDEM, p. 54). 11 La mostra fu inaugurata il 2 maggio 1992.

100 101
Fior di Fiorini

2 - QUATTRINO (1492 - 1532)


Dritto: X • FLOR ENTIA • il giglio fiorentino. Rovescio: S •
IOHA NNES • B il San Giovanni Battista a mezza figura.
Mistura. Zecca, Firenze (sec. XV-XVI). - Ø 18 mm.

In questo scritto analizzerò in ordine i tre insiemi in cui sepolture terragne che ci testimoniano la persistenza, databile fra il 1371 e il 1374 (IV serie dal I semestre
possiamo dividere le monete della Badia, rispettando ancora nei secoli XI-XIV, di un uso antichissimo 1371 al I semestre 1374)18. Il cimitero bassomedievale
sia l’ordine cronologico dei reperti sia le varie fasi di derivato dal cosiddetto “obolo a Caronte”16: secondo la sul sagrato della chiesa abbaziale di San Salvatore era
rinvenimento. mitologia classica gli spiriti dei defunti per poter accedere dedicato alla sepoltura in terra consacrata degli abitanti
Il primo nucleo di monete è venuto alla luce negli anni all’Ade, il triste regno delle ombre il cui sovrano era il del borgo di Vaiano di cui i monaci vallombrosani della
1996-2004 nel corso degli scavi archeologici che hanno dio Plutone, dovevano attraversare il fiume Acheronte Badia detenevano ab antiquo la cura d’anime, su delega
seguito tutto l’intervento di restauro12 del complesso traghettati da Caronte, personaggio già presente nella del rettore della Pieve di Usella al cui fonte battesimale,
monastico. Questo restauro si trova ora in una fase di mitologia etrusca: a questo scopo, di solito nella bocca però, secondo i Sacri Canoni furono battezzati anche
completamento e, negli scavi archeologici che a breve del defunto, si poneva una moneta in modo che l’anima i bambini vaianesi fino al XVIII secolo19. Questa area
avranno inizio13, non è escluso che qualche nuova avesse la possibilità di pagare il traghettatore infernale, cimiteriale si estendeva a tutto il sagrato fra l’oratorio
moneta non possa essere rinvenuta. giungendo nel regno degli Inferi e non essere costretta della Compagnia del Corpus Domini 20 e il muro di cinta
Le monete più antiche sono databili ai secc. XI-XII14: si a vagare in eterno sulle rive di questo fiume. Oltre a che separava il monastero dalla chiesa21. Nel cimitero
tratta di due denari lucchesi in argento dell’imperatore una moneta, purtroppo non completa e illeggibile, sono state scavate 24 sepolture individuali, in giacitura
Enrico IV che riportano sul dritto la legenda posta tra le ossa femorali del defunto17, è venuto alla primaria, tutte con il solito orientamento ovest-est.
IMPERATOR e sul rovescio la legenda EHRICU e luce un quattrino, una moneta in mistura da denari 4 18 IBIDEM, pp. 100, 216 n. 4 (Trincea esterna, US 1053).
nel campo LV.CA15. In particolare dall’area cimiteriale 19 Il fonte battesimale nella chiesa di Vaiano fu eretto dai monaci nel
16 Sull’argomento vedi: AA. VV., Caronte. Un obolo per l’aldilà, in “La 1787 per concessione del Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena,
bassomedievale provengono alcune monete deposte nelle Parola del Passato”, L, 1995; S. FREY-KRUPPER, O. F. DUBUIS, G. nel quadro del suo piano di riforma ecclesiastica che trovò un tenace al-
PERRET (éd), Trouvailles monétaires de tombes, Actes du deuxième collo- leato proprio nel Vescovo di Pistoia e Prato Scipione de’ Ricci. Due anni
que international du Groupe suisse pour l’étude des trouvailles monétai- prima, nel 1785, avevano anche costruito il primo Campo Santo in senso
12 Per una esauriente informazione sugli scavi archeologici e sui lavori res (Neuchâtel, 3-4 mars 1995), Lausanne 1999. Anche nel Medioevo si
di restauro dell’edificio è possibile consultare il volume a più mani curato moderno sul fianco nord della chiesa, in uso fino alla fine del XIX secolo.
conserva l’usanza di porre monete nelle tombe di persone ritenute sante, E. LUCCHESI, I monaci benedettini vallombrosani nella diocesi di Pistoia e
da Riccardo Dalla Negra: R. DALLA NEGRA, a cura di, La badia di San oppure di vescovi e prelati, forse con significato bene augurante o devozio-
Salvatore di Vaiano. Storia e Restauro, Livorno, Sillabe, 2005. Prato. Note storiche, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1941, p. 320.
nale (anche nel loculo costantiniano della tomba di S. Pietro in Vaticano
13 Sotto la guida di Guido Vannini, Ordinario di Archeologia Medievale sono state trovate monete che i fedeli potevano far scivolare attraverso 20 La cui prima attestazione di esistenza si trova in un inventario del
all’Università degli Studi di Firenze. un’apposita fessura). Sull’argomento vedi anche L. TRAVAINI, Valori e 1410, ma nulla ci vieta di ritenere che essa esistesse precedentemente. Vedi
disvalori simbolici delle monete. I Trenta denari di Giuda, Roma, Edizioni R. Fantappiè, Dom Giovanni Salvucci fattore del monastero di Vaiano, “Ar-
14 Il catalogo di questo primo nucleo di monete curato da Giulia Pardi è Quasar, 2009 e F. MISSERE FONTANA, L. TRAVAINI, Monete me- chivio Storico Pratese”, XLVII, 1971, Prato, a cura della Cassa di Risparmi
pubblicato in IBIDEM, pp. 216-217. dievale e materiali nella tomba di San Geminiano a Modena, Nonantola, e Depositi, 1974, p. 54 (“I antifonario ch’è della Compagnia”).
Centro Studi Storici Nonantolani, 2005.
15 IBIDEM, pp. 216 nn. 1 (Trincea B), 2 (Trincea B, superficiale). Gli 21 R. DALLA NEGRA, a cura di, La badia di San Salvatore di Vaiano,
estremi cronologici sono sono i seguenti: Enrico IV (1056-1106), Enrico 17 R. DALLA NEGRA, a cura di, La badia di San Salvatore di Vaiano, cit., p. 98. Di questo muro resta oggi uno sprone a lato della cosiddetta
V (1106-1126). cit. pp. 100, 216 n. 7 (US 1012 Porta a Martello.

102 103
Fior di Fiorini

3 - MURAIOLA, DA 2 BOLOGNINI (1501 - 1600)


Dritto: • MATER • • BONONIA • leone rampante volto a si-
nistra che regge con le zampe anteriori l'asta della bandiera volta a
destra; Rovescio: • STVDI ORVM • chiavi decussate di S. Pietro
sormontate dalla tiara. Mistura. Zecca, Bologna (sec. XVI). La mo-
neta è classificata fra le anonime pontificie. Ø 20 mm.

Altri due esemplari provengono dall’area nord-est del chiostro; anche la tecnica di lavorazione, con superfici ufficialmente a Vaiano il monachesimo riformato,
chiostro medievale che aveva anch’esso, almeno fino trattate a ‘martellina’ appare coerente con quella degli furono sepolti ai piedi della torre di Vallombrosa e in
al XIV secolo, una destinazione funeraria. Con ogni stipiti dei portali, suggerendone un medesimo ambito quella collocazione le loro reliquie furono ritrovate
probabilità in quest’area era dislocate le sepolture cronologico. La rimozione dei monoliti di copertura, ha quando si decise, nel corso del XVI secolo, di dedicare
monastiche, secondo le usanze improntate a grande rilevato l’assenza di riempimento interno e la presenza, loro la cappella esterna del monastero, unica il cui
umiltà: si tratta infatti di sepolture collettive. Gli scavi sul fondo, dei resti scheletrici di un individuo (461) accesso era consentito anche alle donne24. Dall’unico
hanno messo in evidenza due piccoli vani, costruiti a deposto in giacitura primaria ma con le ossa private della individuo scavato nella sepoltura monastica (US 461)
ridosso dei muri perimetrali della chiesa e del campanile: connessione anatomica per la risalita delle acque di falda. proviene un’altra attestazione del perdurare dell’uso di
il primo conteneva i resti ancora in connessione L’approfondimento dello scavo ha rilevato la presenza inserire monete nella sepoltura, derivato dal cosiddetto
di almeno tre individui, l’altro era utilizzato come di altri inumati, deposti sotto il primo, dimostrandone “obolo a Caronte”: si tratta di un picciolo da denari
ossario22. A questo proposito particolare rilievo riveste così l’utilizzo collettivo riscontrato nei vani descritti in quattro detto anche quattrino, una moneta in mistura
una tomba di maggiori dimensioni addossata al muro precedenza”23. Alcuni elementi in particolare di questa di argento e rame coniata negli anni 1332-1335 (dal I
ovest del campanile: “la struttura di forma rettangolare, sepoltura ci fanno affermare, con una certa sicurezza, semestre 1332 al II semestre 1335)25. Dalla stessa area
profonda oltre cm 120, era delimitata sui tre lati da che ci troviamo difronte alle sepolture monastiche: la 24 R. N. VASATURO, G. MONZIO COMPAGNONI, a cura di, Val-
muri realizzati con materiale litico di reimpiego: grosse presenza di più di un individuo, il particolare che le lombrosa: l’abbazia e la congregazione. Note storiche, Vallombrosa, Edizioni
Vallombrosa, 1994, pp. 4-6.
pietre spaccate alternate a conci ben squadrati, messi belle lastre monolitiche di copertura della tomba, ben 25 R. DALLA NEGRA, a cura di, La badia di San Salvatore di Vaiano,
in opera su filari orizzontali con l’uso di una malta lavorate, fossero a vista nel pavimento del chiostro cit., p. 216 n. 5 (US 461). Secondo il Catalogo degli abati di Vaiano, posto
in calce alle sue notizie dall’abate Vanni nelle sue Ricordanze del 1801, si
tenace. Lo stesso legante era stato utilizzato per murare medievale, in ultimo la collocazione ai piedi della torre legge che dal 1313 abate del monastero era don Giovanni II: egli morì nel
1337 e suo successore fu l’abate “don Buono eletto, per la morte di don
due mensole di pietra nel muro del campanile, con campanaria. La sepoltura ai piedi della torre monastica Giovanni, da don Bartolo Ceci abate di san Paolo di Pisa, stante il compro-
la funzione di sostenere i tre lastroni monolitici che nel medioevo era un’usanza monastica, e vallombrosana messo fatto in lui dal capitolo di questo monastero il dì 22. Dicembre del
detto anno e, successivamente, il dì 29 dell’istesso mese e anno, venne con-
sigillavano la tomba. Questi ultimi dovevano essere a in particolare: i Dieci Beati di Vallombrosa, ossia i primi fermato dall’abate di Valombrosa”. Vedi IBIDEM, pp. 351-352. Sull’abate
Giovanni vedi anche E. LUCCHESI, I monaci benedettini vallombrosani,
vista, probabilmente utilizzati come piano di calpestio, dieci seguaci di San Giovanni Gualberto fondatore della cit., p. 286. Da una pergamena del 13 novembre 1337 sappiamo che a
dato che sono posti alla medesima quota delle soglie Congregazione Vallombrosana, tra cui il Beato Rodolfo quella data, l’abate don Giovanni era ancora vivo, benché seriamente in-
fermo: infatti una visita canonica dell’abate generale della Congregazione
d’ingresso agli ambienti laterali che si aprivano sul suo immediato successore (1073-1076) che introdusse Vallombrosana al monastero di Vaiano ci informa che all’abate Giovanni,
“irreparabili infirmitate et corporis debilitate oppressum”, era stato dato un
coadiutore nella persona di don Guido, monaco di San Fabiano di Prato.
22 Si tratta della US 494 e US 460. Vedi IBIDEM, p. 164. 23 IBIDEM. Da tempo, “iam sunt plures menses” l’abate Giovanni aveva perso l’uso

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Fior di Fiorini

4 - CRAZIA, COSIMO I (1557 - 1569)


Dritto: • COS • • MED • FL • ET SENAR • DVX lo stemma
mediceo; Rovescio: X SENA VET • CIVIT • VIRGINIS • la lupa
allattante. Mistura. Zecca, Firenze (sec. XVI). Ø 20 mm.

del chiostro medievale proviene un’altra piccola moneta: in laterizio “sono comparse una serie di canalette di del 137431. Questa piccola moneta risulta avere un
si tratta in questo caso di un picciolo da denari uno areazione (sic), costituite da spallette in mattoni e pietre ruolo determinante nel confermare la datazione dello
o denaro collocabile cronologicamente per le cattive di recupero, coperte da lastre di pietra (605), disposte strato III dello scavo archeologico: infatti “ i limiti
condizioni di conservazione fra il 1325 e il 1400 (dal lungo i muri perimetrali del vano e nel centro, con cronologici dello strato III e quindi la fase costruttiva del
I semestre 1325 al I semestre 1400)26. Interessante la schema a croce”28. In questo contesto è stato rinvenuto pavimento (3) vengono indicati, come accennato, da un
presenza di una moneta senese in mistura rinvenuta in un quattrino senese con grande S sfogliata sul dritto e esame dei materiali fittili per la cui produzione possono
un ambiente del monastero medievale all’angolo sud- croce patente sul rovescio, collocabile cronologicamente essere indicati i primi decenni del sec. XV”32, ma “la
est dell’edificio, che solo in epoca moderna divenne la alla metà del XIV secolo, con terminus post quem una datazione proposta riceve anche una buona conferma
residenza dell’abate27: sotto il pavimento cinquecentesco Ordinanza in materia monetaria del 14 gennaio 135129. dall’esame del fiorino argenteo qui rinvenuto, che
delle sue facoltà, “propter defectum senii ed deficientis nature nullatenus
Un’altra moneta è emersa durante lo scavo di un fornisce il terminus post quem al 1374, le cui condizioni
sufficere possit ad sustentandum se ipsum”, e le cose nel monastero non an- ambiente di limitata estensione addossato all’esterno di particolare consunzione da usura (nonostante
davano affatto bene: “in spiritualibus et temporalibus dilabuntur ac impro-
vide consumuntur”. Vedi R. FANTAPPIÈ, a cura di, Le carte del monastero del muro meridionale della torre campanaria30. Si tratta l’ottimo stato di conservazione mantenuto in strato,
di San Salvatore di Vaiano (1119-1260), Prato, Società Pratese di Storia
Patria, 1984, pp. 34-35. La morte dell’abate Giovanni avvenne dunque fra di un quattrino in mistura del valore di quattro denari ove era “protetto” da spesse incrostazioni ferrose dovute
il 13 novembre e il 22 dicembre 1337. Che non siano suoi i resti ritrovati che è stato possibile, attraverso l’identificazione dello alla contiguità con vari chiodi rugginosi) ne rivelano un
nella sepoltura monastica e databili come terminus post quem, dalla mone-
ta ivi rinvenuta (US 461), al 1332-1335? stemma del Signore della Zecca Niccolò di Tano di uso prolungato prima dello smarrimento”33.
26 IBIDEM, p. 216 n. 6 (Corridoio chiostro, US 456). Mazzocco, attribuire cronologicamente al II semestre 31 IBIDEM, p. 97 n. 95. Della moneta non è presente nessuna raffigura-
27 Risulta pertanto erronea, per l’epoca medievale, la determinazione del zione né grafica, né fotografica.
Vano A, e del relativo luogo di comodo o agiamento ivi scoperto, come stanze del chiostro disotto e vi fu fatto un letto a cameretta (R: A: a c. 201 a 32 IBIDEM p. 97. La datazione prende in esame “le serie di associazioni
facente parte dell’appartamento (IBIDEM, pp. 168-171) che, per questo t:); ancora nel 1666 nell’appartamento dell’abate al piano terreno vengono riscontrabili fra la produzione della maiolica arcaica in una fase piuttosto
periodo, deve essere collocato al primo piano del chiostro e non al piano compiuti alcuni lavori: “Avendo il novo padre abate Borghi osservato che avanzata, che in qualche caso mostra anche la variante blu-cobalto, la maio-
terra. Come conferma la documentazione in nostro possesso, lo sposta- la stanza contigua alla camera dove dorme il padre abate era molto umida e lica a zaffera, la cui fortuna non pare abbia avuto un arco cronologico trop-
mento avvenne solo nel 1617. Vedi la trascrizione a mia cura dell’impor- mal sana, perché sotto vi passava l’acqua, vi fece fare il vespaio e ingrandire po esteso, l’italo-moresca, già presente anche se non in quantità rilevante,
tante documento conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze, Corpora- la finestra”. Questo ambiente con buona verosimiglianza può essere identi- la ceramica di tipo “figlinese” ancora rappresentata in numero consistente;
zioni Religiose soppresse del Governo Francese, serie 259, pezzo 8, manoscritto ficato con il cosiddetto Vano A. ulteriore elemento interpretabile nello stesso senso, infine, il rapporto quan-
cartaceo: W. M. VANNI, Notizie interessanti la venerabile badia di san Sal- titativo fra la ceramica d’uso comune invetriata e quella acroma, ancora pre-
vatore di Vaiano estratte dalle ricordanze di detta da me don Willebaldo Maria 28 IBIDEM, p. 168.
valente ma chiaramente in via di sostituzione”, IBIDEM, p. 97.
Vanni abate visitatore e scritte nell’anno 1801. La trascrizione completa del 29 IBIDEM, p. 216 n. 3 (Vano A, US 605).
documento, purtroppo stampata in un carattere troppo piccolo, si trova in 33 IBIDEM, pp. 97-98. Ancora “la fase edilizia qui in esame potrebbe
R. DALLA NEGRA, a cura di, La badia di San Salvatore di Vaiano, cit., 30 Vedi R. FRANCOVICH, G. VANNINI, San Salvatore a Vaiano: sag- con molta probabilità ricondursi agli interventi realizzati in occasione del-
pp. 325-355. A p. 332 si legge: “1617. In detto anno avendo osservato che gio di scavo in una badia del territorio pratese, in “Archeologia Medievale”, la cessione in commenda del complesso moastico al Cardinale di Aquileia,
le camere del padre abate erano scomode alla chiesa e al salotto, e molto III, 1976, Firenze, Edizioni CLUSF, 1976, pp. 55-138. Lo scavo archeolo- Antonio Pancerino da Portogruaro, avvenuta a partire dal 1410”, IBI-
soggette al vento, acqua, freddo e caldo, furono accomodato per esso le gico avvenne dal 16 giugno all’8 luglio 1975, IBIDEM, p. 55 n. 1. DEM, p. 98. Per la moneta vedi la bibliografia citata in IBIDEM, p. 97

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Fior di Fiorini

5 - QUATTRINO DI GROSSO o QUATTRINO


BIANCO (1505)
Dritto: X • FLOR ENTIA il giglio di Firenze; Rovescio: • S •
IOANNES - • B • il San Giovanni Battista a mezza figura. Stemma
del maestro di Zecca Filippo Sacchetti. Mistura. Zecca, Firenze (I
semestre 1505). Ø 20 mm.
Nel corso della sua lunga storia la Badia di San Antonio Pancerino, cardinale di Aquileia36. Al la ricostruzione del chiostro del monastero secondo
Salvatore ha legato le sue vicende a quelle di illustri tempo delle commende medicee abbiamo, invece, i dettami stilistici del Rinascimento: essa avvenne
personaggi: a parte la leggendaria accoglienza di Dante, negli anni 1460-1470 all’epoca di Carlo de’ Medici
36 R. FANTAPPIÈ, Dom Giovanni Salvucci, cit., pp. 45-52. Rilevante
esule da Firenze, rifiutato dai feudatari della rocca di nel manoscritto del monaco Salvucci (Biblioteca Roncioniana di Prato, che era contemporaneamente anche proposto di
ms. 375, R’ IV 10) i prezzi di numerosi generi (vedi IBIDEM, pp. 44-50):
Cerbaia34, in epoca rinascimentale annovera le presenze “I vini migliori si vendevano a s. 30 il barile (c. 21); il “vino vantaggiato” a Prato. Lo attestano gli stemmi che furono posti alle
più famose, specialmente nella seconda metà del XV s. 26 (c. 6) e a s. 25 (c. 7) e a s. 20 (c. 6): il “vino bianco da Vaiano, picholo pareti del chiostro e quello scolpito sulla chiave del
e brusco” a s. 22 (c. 7) e a s. 20 (c. 6); il “vino di pergole e d’arbori di pia-
secolo, al tempo delle commende medicee, quella di no” a s. 16 il barile (cc. 6 e 7). Una libbra di “castrone” si pagava d. 28 (c. portale d’ingresso al monastero, la cosiddetta Porta a
10) e d. 24 (c. 10v); una libbra di “sale” o “salina” d. 22 (c. 10v): un paio
Carlo, figlio naturale di Cosimo il Vecchio e quella di pollastre s. 10 (c. 10); ventidue cataste di legna furono contrattate per martello37. Dopo di loro abbiamo il personaggio più
34 lire. Le fave costavano s. 8 lo staio (c. 6); il panico s. 7 e s. 8 (cc. 6-7);
che Lorenzo il Magnifico ottenne dal Papa Sisto IV l’orzo s. 8 (c. 10); il grano s. 26 (c. 6). Notisi che lo staio a misura fioren- interessante che abbia legato i suoi destini a quelli del
per il figlio Giovanni, futuro papa Leone X35. In quel tina, usato generalmente nelle registrazioni del libro, è diverso da quello monastero vaianese: nel 1538 Agnolo Firenzuola, uno
a misura pratese: “… tre quarti di grano a misura fiorentina o veramente
periodo infatti fu possibile riparare i danni del passato, uno staio pratese (c. 36). È segnalato anche che “fiorini cinque vechi val- dei più interessanti scrittori del tardo Rinascimento, fu
sono al bancho in tutto, furono fiorini 4 gravi per lb. 4 s. 2 l’uno e fiorini
fra XIV e XV secolo, quando dannose ingerenze esterne 1 di punto per lb. 4, in tutto valsono lb. 20 s. 8 (c. 11)”: IBIDEM, p. 46. creato “usufruttuario e amministratore perpetuo” del
condizionarono pesantemente l’attività del monastero Ancora troviamo “A dì primo di novembre [1410] sabato, per libre 56 di monastero. Questa sostanziosa prebenda gli permise
porco per saleggiare pella famiglia per d. 18 la libra in tutto, lb. IIII s. IIII.
vaianese al punto di cancellare quasi la tradizionale Item, detto dì, per libre 3 di castrone s. VI”, mentre la “carne secha per s. di vivere tranquillamente a Prato, conteso nei ritrovi
8 lo staio” e a Vaiano “s. 2 la libra”, “un paio di scarpette pel monachino,
vita monastica. I rapaci commendatari infatti non s. XVI”; IBIDEM, pp. 47-48. Inoltre “Spesi in cacio, da dì ch’io presi la pomeridiani e serali da tutte le più nobili famiglie,
si erano preoccupati delle reali esigenze dei monaci, possessione 24 di settembre per infino a Ognissanti, pella famiglia di casa libero di “coltivare i dolcissimi orti delle dilettevoli
e pei vendemmiatori e vetturali in tutto coppie 22, lb. III s. 6. Per cinque
come testimonia una memoria quattrocentesca di don maçi d’agli mandai a Vaiano, s. VIII.”; IBIDEM, p. 48. Per la festa del Muse”. In questo periodo compose le sue opere più
monastero il 9 novembre furono fatte consistenti spese: “Spese fatte pella
Giovanni Salvucci, procuratore del commendatario festa di san Salvadore. In prima per meça libra di spezie dolci, s. 17; per famose come La prima veste dei discorsi degli animali,
meça libra di spezie forti, s. 14; per oncia I di cafferano, s. 14; per libre 5
di candele di serro, s. 20; per due cerotti pell’altare di libre 2, s. 22; per in cui con suggestiva invenzione esalta le bellezze
20 melarance, s. 5; per libre 4 di parmigiano, s. 16; per una forma d’altro naturali della val di Bisenzio e di tutto il territorio
cacio fu libre 6 oncie 4 per s. 3 la libra, s. 19; per 36 bicchieri, s. 12; per
M. BERNOCCHI, Le monete della Repubblica fiorentina, I, Il libro della due meçiquarti, s.7; per 4 serque d’uova pella vigilia, s. 12; per uno meço pratese (dimostrandone anche un’ottima conoscenza),
zecca, Firenze, Leo Olschki Editore, 1974, pp. 186-187; M. BERNOC- quarto di ceci, s. 7: in tutto, lb. VIII s. V. Item, per libre 60 di vitella per
CHI, Le monete della Repubblica fiorentina, II (Corpus nummorum florenti- s. 2 la libra in tutto, lb. 6. Item, per libre 14 d’arista per d. 22 la libra in e i Dialoghi sulle bellezze delle donne, tesi a descrivere
norum), Firenze, Leo Olschki Editore, 1975, pp. 234-235, tav. XIX n. 30. tutto, lb. I s.V d. VIII. Item, per libre 4 di sugnaccio, s. VIII. Item, per
libre 12 di capi e piedi di porco per solcio, s. XII. Item, per vettura d’uno
le forme della donna ideale. Il Firenzuola rimase abate
34 E. LUCCHESI, I monaci benedettini vallombrosani, cit., p. 247.
letto fornito, tovaglie et altre cose et tutte le soprascritte per mandare da di Vaiano per soli due anni, probabilmente i più felici
35 Vedi le pagine a mia cura in A. MARCHI, a cura di, Itinerari Laurenziani. Prato tutti panni e fornimenti de’ miei da San Fabbiano, lb. I. A dì 9 [ di
Dalla Villa di Cafaggiolo alla Villa di Poggio a Caiano attraverso l’area pratese, dicembre] per libre 4 di candele minute ebbi infino pella festa e meça libra
Prato, Giunti Industrie Grafiche, 1992, pp. 60-66 (in particolare p. 61). d’incenso, pagai oggi questo dì, lb. II s. XV.”; IBIDEM, pp. 49-50. 37 A. MARCHI, a cura di, Itinerari Laurenziani, cit., pp. 60-62.

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Fior di Fiorini

Ciborio a bassorilievo in pietra serena: alla base è lo stem-


ma Sassetti tra foglioni, l’edicola è decorata da lesene com-
posite con candelabre mentre nel timpano semicircolare
con acroteri a palmetta è visibile l’immagine del calice con
l’ostia. Inizio sec. XVI. Migliana, chiesa parrocchiale di S.
Maria Assunta.

della sua vita: mantenne però il titolo di pensionarius tra cui, nel 1540, Filippo il personaggio più interessante comparatismo linguistico, di cui Filippo
della Badia, che gli garantiva una modesta rendita, fino legato alla storia del Mulinaccio. Come scrisse un suo Sassetti è considerato uno dei pionieri, ben
alla morte avvenuta nel 154338. discendente nel XVII secolo, Filippo prese alla lettera due secoli prima della teorizzazione delle
Nello stesso periodo, e proprio a causa degli stretti “l’incitamento a cercare terre e cose nuove che gli veniva dal lingue indoeuropee. Oltre a queste, di lui
rapporti con la famiglia Medici, commendatari della padre quando era ancora adolescente. Appena raggiunta ci restano trentadue lettere, considerate
Badia di Vaiano, anche un’altra famiglia fiorentina la maggiore età andò a Siviglia e a Lisbona, tentando un “monumento di lingua e di storia
“investiva” in val di Bisenzio: era l’11 gennaio 1476 la fortuna, dove non riuscendoli il guadagno come si era preziose”: molte di esse furono inviate dalla
quando Francesco Sassetti, che si definiva compagno di promesso […] l’anno 1581 risolvé di passare nelle Indie sua residenza del Mulinaccio e ad essa,
Lorenzo de’ Medici negli affari del famoso Banco istituito orientali di Portogallo; dove, doppo molti travagli della dove abitava allora il fratello Francesco,
da Cosimo il Vecchio, acquistò “una chasa con 2 poderj navicazione, si condusse a Goa (dove fa residenza il fece riferimento per inviare le sue missive
et con terre lavorative et boschj sodj […] in valdibisenzio viceré della Indie per il re del Portogallo), con carico di dall’India, ricche di informazioni e di
presso al borgho di vaiano popolo di santo Lionardo da assistere a tutto il negozio de’ pepi che d’India si navicano curiosità su quel paese lontano39.
Casi, conprata da Lorenzo di stagio degli strozzj”, come in Portogallo: negozio principalissimo di quel traffico, e Una recente scoperta aggiunge un nuovo
risulta dalla sua portata al Catasto del 6 gennaio 1480. La tale che, doppo il viceré, lui era il primo uomo di quel tassello nella storia dei rapporti della
trasformazione della prima casa in villa rinascimentale reggimento; a tal che egli aveva grandissima occasione famiglia Sassetti con la val di Bisenzio.
avvenne al tempo del figlio Cosimo (nato nel 1463), al d’arricchimento. Ma, come piacque a Dio, egli si morì Se al Mulinaccio non si sono purtroppo
quale il padre aveva intestato la possessione insieme al l’anno 1588, in detto luogo di Goa, nel mese di settembre, conservati stemmi araldici di questa casata
fratello Teodoro, secondo un’accorta strategia familiare l’anno 48 di sua età”. Personaggio di ampia cultura e di (che pur dovevano esserci), ben due ne
che assegnava a ciascun componente i molteplici beni vasti interessi culturali, come si vede dall’elenco di libri sono stati da me individuati nella chiesa di
fondiari via via acquisiti. I beni di Cosimo, morto senza e strumenti scientifici che egli legò ai Gesuiti di Goa, Migliana, di cui i Sassetti (ed anche questa
eredi nel 1527, passarono al nipote Giovambattista scrisse anche una Vita di Francesco Ferrucci e altre opere è una notizia) erano patroni o compatroni.
(† 1563), figlio di Teodoro: dal matrimonio con legate alle questioni di lingua dibattute nel suo secolo. Nell’inventario degli arredi sacri della chiesa
Maddalena Gondi ebbe tre figlie femmine e due maschi È lui il primo a notare le somiglianze fra il sanscrito e di Migliana del 1794, troviamo: “In coro
le lingue indiane a lui contemporanee con l’italiano e le
39 C. BARTOLOZZI, A. MARCHI, Il Mulinaccio in
38 A. RIGOLI, A cena con Messer Abate Agnolo Firenzuola, Firenze, Poli- altre lingue europee, anticipando in questo modo quel Val di Bisenzio. Storia della Villa e Fattoria, Firenze 2004,
stampa, 2007, pp. 10-14. pp. 17-23, 47-63.

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Fior di Fiorini

6 - QUATTRINO, COSIMO II (1609 - 1621)


Dritto: • COSM • II • MAG • DVX • ETR • IIII lo stemma me-
diceo; Rovescio: • S • IOAN[NES] BAPT[..]TA • il San Giovanni
Battista seduto. Mistura. Zecca, Firenze (sec. XVII). Ø 18 mm.

[…] Un tabernacolo di pietra nel muro con calice e ostia documentarie potrebbero darcene la certezza, all’epoca in quel secolo si può presumere, con fondamento, che
sopra a bassorilievo, e l’arme gentilizia de’ Signori Sassetti di Francesco Sassetti (1420-1491) e dei figli Cosimo continuasse il giuspatronato su questa chiesa. Uno dei
(compadroni una volta) al di sotto, con uno sportellino (1463-1527) e Teodoro (1479-1546)43 detentori della principali doveri del patrono, infatti, insieme a tutti i
di legno, toppa e chiave, foderato di seta pavonazza al possessione del Mulinaccio, fra la fine del XV e l’inizio diritti onorifici e reali, era proprio quello di curare la
di dentro, contenente una borsa di seta paonazza con del XVI secolo, deve essere collocata cronologicamente riparazione o la ricostruzione della chiesa patronata ove
entrovi lo scatolino d’argento per l’Olio Santo, qual borsa l’origine dei diritti di patronato della famiglia Sassetti fosse stato necessario46. Per tale motivo sul campanile
è sopra un corporale pulito”40. Dopo la costruzione della sulla chiesa di Santa Maria Assunta a Migliana44. addossato accanto alla facciata della piccola chiesa, di
nuova chiesa del paese su progetto di Adelio Colzi, i La descrizione araldica dell’arme di questa casata una foggia inconsueta che imita l’imponenza di un più
cui lavori furono conclusi nel 1946, e il conseguente fiorentina, che ha rivestito un ruolo non disprezzabile importante campanile a torre, fu posto lo stemma dei
abbandono ai fini di culto dell’antica chiesa parrocchiale nella storia del territorio valbisentino, riporta: patroni47; esso è corredato ai due lati anche dall’antica
(documentata fin dal 1189 quando il suo diritto di d’argento, alla banda d’azzurro bordata d’oro45: essa fu impresa araldica dei Sassetti che è la fionda con il sasso
giuspatronato fu ceduto da Stefano del fu Aldibrandino posta anche sul muro del campanile a vela dell’antica da scagliare, allusiva al cognome di famiglia (fig. a pag.
al monastero di Vaiano41), il tabernacolo con lo stemma chiesa databile alla fine del XVII secolo, dunque anche 117). Lo stesso Filippo Sassetti nella Lezione seconda
Sassetti si trova oggi murato nella testata del transetto intorno alle Imprese48 ne spiega il significato: “Sarà forse
destro. Gli studiosi datano questa opera agli inizi del 43 Traggo gli estremi biografici degli esponenti della famiglia Sassetti poco dicevole che io faccia qui menzione della impresa
dall’albero genealogico presente nel bel volume di E. MARCUCCI, Lette-
Cinquecento42 e probabilmente, ma ulteriori indagini re edite ed inedite di Filippo Sassetti raccolte ed annotate da Ettore Marcucci, della famiglia mia; ma lo avere di lei, più che di niuna
Firenze, Felice Le Monnier, 1855, p. XIX.

40 A. RIGOLI, M. SANTI, Migliana. Devozione popolare e religiosità in 44 Che numerosi fossero gli interessi in quest’area appenninica lo con- 46 M. L. CAROBBI LAMPERI, S. Lorenzo a Usella. Una Pieve e un po-
un paese dell’Appennino Toscano (Secc. XVII-XX), Prato 2006, p. 92. ferma anche il fatto che nella decima del 1525 troviamo un mess. Ventura polo 997-1997, sl, CDSE della val di Bisenzio, 1997, pp. 30-31.
Sassetti, canonico della Pieve di S. Stefano di Prato, detentore della cap-
41 Vedi la Charta offersionis et donationis, 1189 aprile 22 pubblicata nell’im- pella della Concezione nella stessa Pieve (per la quale aveva una rendita 47 La presenza di questo stemma è passata inosservata anche ad attenti
portante edizione delle pergamene fino al 1260, curata da Renzo Fantappiè: annuale di 12.3 fiorini larghi di lire sette a fiorino) e della chiesa di S. studiosi. Vedi C. CERRETELLI, Prato, cit., p. 271: “La facciata, intonacata
R. FANTAPPIÈ, a cura di, Le carte del monastero, cit., pp. 106-108. Martino a Schignano per una rendita annua di 18.13 fiorini larghi. Il tutto e con coronamento orizzontale, ha un modesto portale con mostra a fascia
per una rendita totale di fiorini 32.2. Vedi E. FIUMI, Demografia, movi- in pietra, e soprastante finestrino; sulla destra è l’originale campanile a vela,
42 Anche nell’accurata guida storico-artistica del territorio dell’attuale pro- mento urbanistico e classi sociali in Prato dall’età comunale ai tempi moderni, del tardo Seicento, costituito da una robusta fascia con muratura in pietra
vincia di Prato di C. CERRETELLI, Prato e la sua Provincia, Prato, Giunti Firenze, Leo Olschki Editore, 1968, pp.170-172. che si sovrappone in parte alla facciata partendo da terra, e si conclude con
Industrie Grafiche, 2003, pp. 270-271 non si trova l’identificazione dello due monofore e piccolo fastigio a doppia voluta. Alla base è il monumento
stemma Sassetti: “Nell’area del transetto la cappella destra ha altare in pietra 45 Vedi Archivio di Stato di Firenze, Ceramelli Papiani, blasoni del- ai caduti (moderno bassorilievo di Romano Battaglioli)”. A una più attenta
serena (1949) di fianco al quale è collocato un * ciborietto in pietra serena, le famiglie toscane descritte nella Raccolta Ceramelli Papiani, fasc. osservazione lo stemma, sia per i caratteri dello scudo sia per la realizzazione
degli inizi del Cinquecento: la base ha uno stemma tra foglioni, mentre 4270, fasc. 6444, in http://lartte.sns.it/ceramellipapiani2/index. del bassorilievo, pare più arcaico forse tardo quattrocentesco.
l’edicola, fiancheggiata da lesene composite con candelabre, è conclusa da php?page=Famiglia&id=6786 e http://lartte.sns.it/ceramellipapiani2/in-
un timpano semicircolare con acroteri a palmetta”. dex.php?page=Famiglia&id=6787. 48 E. MARCUCCI, Lettere, cit. p. V.

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Fior di Fiorini

7 - QUATTRINO, COSIMO II (1609 - 1621)


Dritto: • COS • II • [MAG •] DVX • E • IIII lo stemma mediceo;
Rovescio: • S • IOANNES BAPTIS A • il San Giovanni Battista in
piedi. Mistura. Zecca, Firenze (sec. XVII). Ø 19 mm.

altra, contezza, fa che io di quella ragioni. È adunque Di questo periodo tardo rinascimentale, un documento e quotidiani i rapporti della Badia con gli uomini di
l’impresa nostra una frombola col motto franzese A MON prezioso per la storia della Badia di Vaiano è costituito da Pratale lo conferma un curioso episodio che coinvolge
POUVOIR, che importa: a mio potere. Fu la frombola un tesoretto di monete, rinvenuto in occasione di alcuni anche l’abate: “1731. La sera del dì 6. di settembre di
quell’arme con la quale il giovanetto David ammazzò lavori di restauro nel 1992 in una fessura del muro di un detto anno, ritrovandosi il padre abate don Mercuriale
il gigante Golia; onde quegli che fece in Santa Trinita tabernacolo devozionale presso la casa colonica di Pratale, Prati in Bisenzio, ove aveva da 8. uomini che lavoravano
dipignere la cappella nostra, da quella parte di fuori sopra al centro di un podere posseduto dal monastero di Vaiano ed approdavano i sassi grossi, senza che qui fosse caduta una
un pilastro, fece immaginare quel giovanetto armato di fino alla soppressione napoleonica del 1808. Si tratta di goccia d’acqua, all’improvviso sopragiunse una spaventosa
questa arme, con un motto tale: Tutanti puero patriam un gruppo di sei monete probabilmente inserite nel muro piena, che sopravanzò i ripari, e tutti sarebbero periti e
Deus arma ministrat. Donde, s’io non sono errato, si cava al momento della costruzione oppure lasciate nel tempo portati via da essa piena, se non erano avvisati dagl’uomini
il concetto dell’impresa nostra, quasi dicesse chi la fece: A da viandanti e pellegrini attraverso un’apertura realizzata di Pratale, che cominciarono a gridare e con una precipitosa
mio potere m’adopero io; e Dio farà il restante; sì come allo scopo. Si hanno notizie di possedimenti della fuga si poterono salvare, ma i vestiti ed i ferri furono portati
egli prestò aiuti a David contro al nimico”49. Ulteriori Badia al Pratale fin dal 1222 e 124351, anche se notizie via dalla detta piena, la detta piena non fece male alcuno”53.
indagini archivistiche potranno meglio chiarire il più precise e continue provengono dal più volte citato Di due poderi della Badia si sono conservati i libretti
periodo in cui iniziarono, e poi terminarono, i diritti manoscritto dell’abate Vanni, a partire dal 1513: in esso colonici: redatti ogni anno a cura del monaco camarlingo
di giuspatronato della famiglia Sassetti sulla chiesa si parla di vari esponenti della famiglia Franchi di Pratale al momento del raccolto, in questi libretti dei saldi era
di Migliana, ma già la presenza di questi due stemmi che tenevano a livello cospicui appezzamenti di terra dal registrata, secondo il contratto classico di mezzadria, la
araldici ci offre un’indicazione cronologica precisa50. monastero, alcuni acquistati anche dal “signore Cosimo parte che doveva essere ceduta al monastero e la parte
49 IBIDEM, p. XVIII. Un bello stemma accompagnato dall’impresa del signor Gualterotto da Vernio”52. Come fossero stretti che rimaneva al contadino. Si tratta di un libretto legato
delle frombole si trova a p. XIX. Sull’importanza delle imprese in epoca in pergamena relativo agli anni 1786-1808 di “Lorenzo
rinascimentale vedi M. ROSSI, Un letterato e mercante fiorentino del secolo ponderoso e documentatissimo lavoro di AMANDA LILLIE, Florentine
XVI. Filippo Sassetti, Città di Castello, Presso S. Lapi Tipografo-Editore, villas in the Fifteenth Century. An Architectural and Social History, New Barni e suoi, lavoratori al podere di Moschignano”54;
1899, pp. 107-119. Da non sottovalutare nella storia dei rapporti della York, Cambridge University Press, 2005. Nel volume l’autrice analizza la
famiglia Sassetti con Vaiano e la val di Bisenzio il fatto che la “cappella no- costituzione e la gestione dei patrimoni di due importanti famiglie fioren- ri di manutenzione e accrescimento delle strutture del podere di Pratale,
stra” di cui parla Filippo, fatta affrescare fra il 1482 e il 1485 da Francesco tine: gli Strozzi ed i Sassetti appunto. che datano fino al 1791, si trovano nella mia trascrizione del manoscritto
Sassetti al pittore Domenico Ghirlandaio con le Storie di San Francesco dell’abate Vanni del 1801 in R. DALLA NEGRA, a cura di, La badia di
d’Assisi (essa conserva i ritratti e la tomba del committente e della moglie 51 R. FANTAPPIÈ, Le carte del monastero, cit., pp. 133-134 (1222 ago- San Salvatore di Vaiano, cit., pp. 325-355. Per notizie più precise su questo
Nera Corsi), si trova nella basilica fiorentina di Santa Trinita, retta fin dalla sto 4, Prato), 170-174 (1243 giugno 10, Vaiano). importante documento vedi qui alla nota 27.
fine del sec. XI dai monaci Benedettini-Vallombrosani, gli stessi cui era
affidata la Badia di Vaiano. 52 Questi beni furono acquistati l’8 luglio 1587 “per prezzo di scudi 120. 53 Vedi il manoscritto dell’abate Vanni in IBIDEM, p. 348.
di lire 7. per scudo” con atto “rogato ser Vincenzio Migliorati al palazzo
50 I rapporti dei Sassetti con la chiesa di Migliana sono sfuggiti anche al del podestà di Firenze”. Le numerose notizie sui beni e sui continui lavo- 54 Dopo la soppressione napoleonica del monastero di Vaiano nel 1808,

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Fior di Fiorini

l’altro interessante documento per la storia dei rapporti al tramonto, oppure il quattrino di grosso o quattrino particolare a Pontecchio la Badia di Vaiano possedeva smontaggio per un intervento di restauro: si tratta di un
economici del monastero che si è potuto consultare bianco che, attraverso la determinazione dello stemma lo Spedale di San Niccolò (il più antico documento che quattrino di Leopoldo II del 185465; esso ci richiama alla
solo di recente è relativo alla famiglia Assilli, contadini del Signore e Ufficiale della Zecca Filippo Sacchetti è lo attesta è del 111961), i suoi “gestori” (lo spedalingo, mente l’episodio evangelico dell’obolo della vedova.
proprio al podere di Pratale55. Le monete del Pratale possibile attribuire con precisione al I semestre 150557. un monaco e un converso) offrivano ospitalità ai Infine in una collezione privata locale si conserva
risultano completamente inedite e vengono pubblicate Interessante poi la crazia di Cosimo I, databile agli anni viandanti e amministravano numerose terre coltivate; lo un discreto numero di monete: si tratta di crazie,
per la prima volta: il loro ambito cronologico abbraccia 1557-156958, battuta dopo la conquista di Siena del 1555 spedale costituiva infatti una vera e propria “succursale” paoli, giuli e bolognini, ma anche monete in argento
circa due secoli dalla fine del XV secolo al secolo XVII. con il simbolo della lupa senese sul rovescio, che presenta padana della Badia di Vaiano62. In età moderna, anche di maggior peso e valore come testoni, piastre e
Si tratta sempre di monete spicciole di esiguo valore, il nuovo titolo di Duca di Firenze e Siena, ma ancora, le devozioni mariane più diffuse facevano riferimento francesconi, interessanti anche dal punto di vista
soprattutto quattrini del valore di quattro denari e crazie sul diritto, con lo stemma mediceo senza la corona ai santuari bolognesi (Boccadirio e la Madonna di San artistico per la bellezza del conio, storicamente perché
del valore di cinque quattrini. Interessanti da un punto granducale. La muraiola da 2 bolognini59, battuta dalla Luca) di cui si conservano ancora oggi le immagini nei presentano sul diritto il ritratto del sovrano regnante
di vista storico risultano il quattrino, databile agli anni Zecca pontificia di Bologna nel corso del XVI secolo, ci tabernacoli mariani nel territorio. Infine le due monete in Toscana, a partire dalla metà del secolo XVI: da
1492-153256, ancora con il giglio e S. Giovanni Battista, testimonia le interrelazioni con il territorio padano: nel Cosimo II, un quattrino63 e una crazia64 in mistura, con Cosimo I a Gian Gastone per la dinastia medicea, da
le insegne della antica Repubblica Fiorentina ormai Medioevo la val di Bisenzio gravitava culturalmente ed lo stemma mediceo sormontato dalla corona granducale Francesco Stefano a Leopoldo II per gli Asburgo Lorena
economicamente su Bologna; i notai che vi operavano concessa dal Papa S. Pio V nel 1569. Commovente è il e, dopo Unità Italiana di cui quest’anno si ricorda il
sono annotati i saldi colonici fino al 1855 del podere di Spicciano dove la facevano uso del formulario giuridico bolognese60, le due ritrovamento nel 1988 di una piccola e umile moneta in centocinquantesimo anniversario, i reali d’Italia della
famiglia Barni si trasferì. Questo libretto fu donato al Museo della Badia
nel 1992 da Dino Barni, discendente degli antichi dipendenti del mona- abbazie della valle (Vaiano e Montepiano) avevano spedali rame sotto la pedana del coro in chiesa, al momento dello dinastia sabauda, da Vittorio Emanuele II, passando
stero, con l’attiva sollecitazione di Donatello Salimbeni. Vedi UFFICIO e vasti possedimenti fondiari nel territorio bolognese; in per Umberto I, fino a Vittorio Emanuele II.
BENI CULTURALI DELLA DIOCESI DI PRATO, Parrocchia di San 61 IBIDEM, pp. 81-83 (Charta donationis, 1119 settembre 1, Pontecchio).
Salvatore – Vaiano. Inventario degli arredi sacri, dei beni mobili, ecc., Prato,
marzo aprile 1996, p. 49. 57 Vedi M. BERNOCCHI, Le monete della Repubblica fiorentina, II 62 IBIDEM, pp. 35-38; E. LUCCHESI, I monaci benedettini vallombro-
(Corpus nummorum florentinorum), cit., pp. 487-489. E non al 1504 come sani, cit., pp. 280-282. Nel 1410 “Lo spedale di Pontecchio dà l’anno di
55 Anche questo è conservato dai discendenti degli antichi contadini. datato in UFFICIO BENI CULTURALI DELLA DIOCESI DI PRA- fitto lire nove di bolognini”; R. Fantappiè, Dom Giovanni Salvucci, cit., p.
Interessante notare come dal cognome della famiglia che conduceva a TO, Parrocchia di San Salvatore – Vaiano. Inventari, cit., p. 35 (Inventari: 51. Nel più volte citato documento dell’abate Vanni si trova che, fra gli
mezzadria il podere della Badia, la famiglia Assilli appunto, sia nato il inv. Ente 0233). Questa minuzia non inficia comunque il valore di questo obblighi dello spedalingo di Pontecchio secondo il regolamento del 1504,
microtoponimo “l’Assillo” registrato nel territorio fra Vaiano e Il Fabbro. preciso inventario dei beni della Badia di Vaiano, strumento prezioso per vi era quello di pagare al monastero “lire 10 di bolognini, che sono paoli
Vedi anche C. BARTOLOZZI, a cura di, Cantagallo in Val di Bisenzio: la conservazione, la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico. 20 fiorentini, ogn’anno alla Pasqua di Natale”, vedi R. DALLA NEGRA,
sentieri tra storia, natura, edilizia rurale (Le mappe dei cittadini / Provincia a cura di, La badia di San Salvatore di Vaiano, cit., p. 327.
di Prato. Assessorato all’assetto del territorio. Sistema informativo territo-
riale SIT ; 2), Firenze, Polistampa, 2008. 58 IBIDEM, p. 35 (Inventari: inv. Ente. n. 0236). 63 UFFICIO BENI CULTURALI DELLA DIOCESI DI PRATO, Par-
rocchia di San Salvatore – Vaiano. Inventario, cit., p. 35 (Inventari: inv.
56 UFFICIO BENI CULTURALI DELLA DIOCESI DI PRATO, Par- 59 IBIDEM, pp. 34-35 (Inventari: inv. Ente. n. 0232). Ente. n. 0237).
rocchia di San Salvatore – Vaiano. Inventario, cit., p. 35 (Inventari: inv.
Ente. n. 0235). 60 R. FANTAPPIÈ, Le carte del monastero, cit., pp. 74-76. 64 IBIDEM, p. 35 (Inventari: inv. Ente. n. 0234). 65 IBIDEM, p. 35 (Inventari: inv. Ente. n. 0088).

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Fior di Fiorini

Bibliografia Sommario

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e http://lartte.sns.it/ceramellipapiani2/index.php?page=Famiglia&id=6787. La Val di Bisenzio, l’economia, la storia. 7
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Renzo FANTAPPIÈ, Una gustosa burla a due di Vaiano, in “Archivio Storico Pratese”, L, 1974, Prato, a cura della Cassa di Risparmi e Depositi, 1977, pp. I Sassetti Signori della Zecca 75
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UFFICIO BENI CULTURALI DELLA DIOCESI DI PRATO, Parrocchia di San Salvatore – Vaiano. Inventario degli arredi sacri, dei beni mobili, ecc., Bibliografia 118
Prato, marzo aprile 1996.

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In ultima di copertina:
Particolare degli affreschi della Cappella Migliorati nella chiesa di
San Francesco a Prato. Il particolare, relativo al ciclo delle storie
della vita di S. Matteo, raffigura il banco dei pubblicani, ossia dei
prestatori ebrei che dopo aver anticipato ai cittadini romani i denari
per il pagamento dei tributi, ne esigevano il rimborso con forti tassi
di interesse. Matteo, che era un pubblicano, in seguito alla con-
versione al Cristianesimo abbandonò tale occupazione, divenendo
apostolo di Gesù ed evangelista, mantenendo però, secondo la tra-
dizione, il proprio nome legato all’attività bancaria di cui è il patro-
no. Niccolò Gerini, attivo in Prato alla fine del XIV secolo, non solo
nell’esecuzione della cappella Migliorati, ma anche per la commit-
tenza artistica di Francesco Datini, colloca e raffigura il banco dei
pubblicani nella propria epoca, arricchendo la scena di particolari
tipici dei banchi mercantili/bancari del Trecento toscano: spiccano
infatti sul tavolo, arricchito da un prezioso tappeto, il libro mastro
per le registrazioni dei conti e delle transazioni, una piccola bilancia
e altri strumenti tipici dell’attività del cambiatore.
Durante l’impero romano, o probabilmente già in età repubblicana,
Finito di stampare nell'ottobre 2011 quelli che commerciavano in denaro, ossia i banchieri e cambiava-
presso la Tipografia La Marina, Calenzano (FI) lute, chiamavano il loro banco da lavoro mensa argentaria, per la
quantità di monete che disponevano per gli affari della giornata.
A questa antica usanza devono la loro origine i nostri termini ban-
chiere e bancarotta, che poi passarono anche nel linguaggio inglese e
francese per mezzo dei fiorentini, i principali bachieri d’Europa nel
medioevo. Questi erano soliti in quel tempo esporre il loro danaro,
proprio come gli antenati romani, sopra un banco di legno, donde
il nome di banchieri; e, se qualcuno non poteva mantenere i propri
obblighi finanziari, il suo banco veniva immediatamente rotto, fatto
a pezzi, ad indicare concretamente l’interruzione dell’attività profes-
sionale a cui il banchiere fallito era condannato; da qui il significato
dell’espressione bancarotta, che significa fallimento di somma grave
Tiratura: n° 1000 copie e non privo del sospetto di frode.

Copia n° /1000
Bibliografia:
A.A.V.V., Banchieri e mercanti di Siena, Monte dei Paschi di Siena, 1987.
BALDINI U., La cappella Migliorati, Prato, 1965