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1.

Cari fratelli e sorelle, la Parola di Dio, oggi ci illumina su un aspetto molto importante per noi Cristiani: la
Risurrezione.

Nel Vangelo, Gesù affronta chiaramente il grande tema della risurrezione dei morti, contro una corrente
religiosa del suo tempo che la negava, i Sadducei.

Soffermiamoci sul nocciolo della risposta di Gesù, quando dice: "che poi i morti risorgano, lo ha indicato
anche Mosè a proposito del roveto, quando chiama il Signore: Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di
Giacobbe. Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi, perché tutti vivono per lui".

Quando Mosè parla di Dio chiamandolo in quel modo, Abramo, Isacco e Giacobbe sono già morti da molto
tempo. Ma Gesù fa aggiunge una cosa assai importante: "Dio non è Dio dei morti ma dei vivi". I tre
patriarchi, sebbene secondo i criteri umani siano da ritenersi morti, essi invece sono per Dio persone
viventi.

Dio è colui che fa vivere e nella sua potenza non è vincolato dalla legge della morte, che domina invece
incontrastabile la vicenda umana. Chi crede nel vero Dio, deve ammettere la realtà di una vita a cui la morte
non pone fine: la realtà di una vita eterna. Chi è stato in un rapporto vero con Dio, "vive per lui" sempre,
anche quando secondo le misure umane deve essere annoverato fra i morti.

Il Signore Iddio è la fonte inesauribile dell’esistenza e della vita. Benché a causa del peccato la morte sia
entrata nel mondo [cfr. Rom 5,12], il Dio della vita, stringendo la sua Alleanza con uomini [Abramo e i
patriarchi, Mosè, Israele] impedisce loro di essere ghermiti dalla morte e sono resi partecipi della stessa vita
di Dio: "vivono per Lui".

Tutto questo si compie definitivamente nella morte e risurrezione di Gesù, "poiché se a causa di un uomo
venne la morte a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo,
così tutti riceveranno la vita in Cristo" [1Cor 15,21].

È questa dunque la grande prospettiva che oggi la parola di Dio apre davanti a noi. Non ci attende, come
destino finale, la morte ed un nulla eterno, ma la Vita eterna. Dio, il nostro, non vuole essere il Dio dei morti
ma dei viventi.

2. Ma la parola di Dio oggi ci dice un’altra cosa. Prendiamo la prima lettura. Vi si narra di un tiranno che
negando il diritto di libertà religiosa, impone a sette giovani un atto di culto contrario alla loro coscienza.

Essi rifiutano, pagando colla vita il loro rifiuto, richiamandosi precisamente al fatto che Dio risusciterà a vita
nuova ed eterna i suoi fedeli. «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell'universo, dopo che
saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna», e ancora: “È preferibile morire per
mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati”.

Tutto questo ci fa capire che la Risurrezione e la vita eterna, non solo ci fanno guardare avanti, ma già da
adesso ci dà una libertà interiore che nessun potere di questo mondo potrà distruggere. Infatti nemmeno la
morte e le torture hanno fatto desistere questi sette ragazzi dalla loro fede. Il cristiano deve sempre aver
presente che c’è altro oltre questa vita, che inevitabilmente passa.

Chiediamo allora alla Vergine Maria la grazia di essere sempre con Dio, per godere poi della vita eterna,
considerando che tutte le difficoltà di questa vita non sono nulla al cospetto del premio eterno. Sia lodato
Gesù Cristo!