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Il Vangelo di oggi ci parla della pace, la pace di Cristo, che lui stesso dà ai suoi discepoli.

Cristo ci dice che la sua pace non è come la pace del mondo. Com’è allora questa pace del mondo?
Potremmo dire che è l’assenza di scontri e di guerre. È quella viene data dai grandi imperi, si parla
per esempio di “Pax Romana”, è quella che si ebbe nell’Impero romano, in quel breve periodo in
cui non c’erano guerre e per commemorarla si costruì l’ “Ara Pacis”, l’altare della pace, che anche
oggi possiamo visitare.
Questa pace però si basa e viene mantenuta con la forza delle armi. Ricordiamo il detto latino “Si
vis pacem, para bellum”, se vuoi la pace, prepara la guerra. Descrive perfettamente questo aspetto
della pace del mondo.
Proprio per il fatto che si basa sulla forza, questa pace può prescindere dalla giustizia, cioè può
essere una pace ingiusta. E l’ingiustizia fa cercare la giustizia, perciò una pace ritenuta ingiusta
spinge ad una guerra ritenuta di conseguenza giusta. Queste non sono chiacchere, vediamo il
novecento: quante situazioni di ingiustizia pacifica hanno portato a guerre terribili e sanguinose. È
ovvio che la propria difesa sia un diritto naturale, ma qui stiamo parlando della giustizia
Quanto è differente la pace di Cristo! La prima cosa che ci colpisce è che è un dono di Dio. Non
dipende dalla nostra forza, ma è Cristo che ce la dona. Ce lo dice lui stesso: “Vi lascio la pace vi do
la mia pace”. Inoltre il profeta Isaia, parlando del Messia lo chiama “Principe della pace”.
Dobbiamo quindi essere grati a Dio e fare di tutto per salvaguardarla.
Un’altra grande differenza con la pace del mondo è che, a differenza di questa, la pace di Cristo è
innanzitutto interiore, e non esteriore, cioè risiede nelle nostre anime. E se questo ad un primo
sguardo ci può sembrare che sia una debolezza, perché non si tocca con le mani, ad uno sguardo
più attento noteremo che proprio per il fatto di non essere qualcosa di materiale, questa pace non
può venire persa a causa di qualcosa di esterno a noi, come le guerre o qualsiasi altra difficoltà.
Certamente in situazioni difficili il dolore rimane, ma la pace non si perde a causa di queste cose.
Questo lo vediamo specialmente nei martiri, che tante volte predicano, pregano e cantano mentre
subiscono le più crudeli torture del martirio, proprio come San Paolo Miki e i suoi compagni, uccisi
nel 1600 a Nagasaki, in Giappone.
La pace di Cristo inoltre non può esistere senza la grazia di Dio, cioè senza l’essere in pace col
nostro Creatore. Questo è chiaro: chi è in peccato, è per così dire, “in guerra” con Dio, gli ha
voltato le spalle, per sua scelta. Se anche Dio gli offre la sua pace, il peccatore la rifiuterebbe, se
l’accettasse infatti, smetterebbe di essere peccatore, perché si riconcilierebbe con Dio. Ma Cristo ci
offre la sua pace? Certamente! Lo fa nella confessione, dove noi ci riconciliamo con Dio, torniamo
ad essere in pace con lui. Infatti nella confessione si dice così: “Dio Padre di misericordia, che ha
riconciliato il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio e ha effuso lo Spirito Santo per la
remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa il perdono e la pace”. Non
solo il perdono, ma anche la pace.
Questa grazia implica che vi sia la carità, che è l’amore a Dio, ma anche al prossimo in ordine a Dio.
La carità perciò fa sì che noi ci comportiamo in modo giusto, sia nei confronti di Dio, che nei
confronti del prossimo. Per questo la pace di Dio è sempre giusta, non fa torto a nessuno.
Avendo visto tutte queste cose, chiediamo, per l’intercessione della Vergine Maria, di avere in noi
questa pace e di custodirla sempre, per averla poi anche nell’eternità. Sia lodato Gesù Cristo!