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MARX 1818/1883

• nominato soprattutto da un punto di vista storico-politico


È un filosofo tedesco, nasce a Treviri in Renania, una regione che dopo il congresso di Vienna passa sotto
l'autorità prussiana ed essendo lui nato nel 1818 nasce in una regione che si trova sotto la sovranità prussiana.
Muore a Londra nel 1883

• punto di vista biografico: ha una vita davvero intensa, movimentata


• periodo della formazione: inizia con lo studio della giurisprudenza poi però decide di lasciarla e
passare agli studi di filosofia
• frequenta alcuni ambienti che sono fondamentali per lo sviluppo della cultura filosofica tedesca →
particolare Berlino, Vienna ed entra in contatto con gli ambienti dei giovani Hegeliani, della sinistra
hegeliana ed è anche lì che è influenzato e condizionato.

Grande conoscitore della filosofia hegeliana in modo particolare della filosofia del diritto della filosofia
politica hegeliana
Sarà anche interprete critico, molto critico di quella filosofia.

• Un fatto da segnalare sulla famiglia d'origine: Appartiene ad una famiglia di origine ebraica, anche
se suo padre che era un avvocato brillante ci dicono si converte al protestantesimo semplicemente
per una questione di convenienza non è una conversione religiosa

• Perché ricordiamo questo passaggio? Non per denigrare il padre di Marx, il punto è un altro, è per
segnalare che nella formazione di Marx evidentemente l'esperienza religiosa non ha un peso cosi
significativo

Sentiremo da parte di Marx parole molto dure nei confronti della religione
→ “la religione è l'oppio dei popoli”
→ “la religione è il frutto malato di una società malata”

il giudizio di Marx sulla religione è un giudizio molto severo però in fondo la religione nella famiglia di
Marx non era considerata come un elemento formativo rilevante, la superficialità con cui suo padre decide di
passare dall'ebraismo al protestantesimo semplicemente per una scelta di convenienza ci dice non desse
molto valore all'esperienza religiosa.

• Si laurea il 15 Aprile del 1841 a Jena : tesi dedicata ad un confronto tra la filosofia di Epicuro e
quella di Democrito “differenza tra la filosofia della natura di Epicuro e quella di Democrito”
• Nel confronto tra le due filosofie apprezza di più la filosofia di Epicuro rispetto a quella di
Democrito per via del riferimento al CLINAMEN , la deviazione dalla linea retta, perché interpreta
questo passaggio come in qualche modo l'affermazione di una coscienza critica individuale rispetto
al reale, nel senso che Marx lo vedremo ritiene che il compito della filosofia non possa essere
semplicemente quello di comprendere e giustificare la realtà ma debba essere quello di criticare e
modificare e allora l'idea della deviazione anche se Epicuro parla di atomi e Marx parla invece
dell'agire dell'individuo è un'idea che lo incuriosisce. Vi faccio notare anche un fatto :

la filosofia di Epicuro è una filosofia che viene dopo il grande sistema di Aristotele.
La filosofia di Marx viene dopo il grande sistema Hegeliano
In qualche modo è come se Marx forse più o meno consapevolmente individuasse una sorta di parallelismo
tra se ed Epicuro rispetto al sistema filosofico precedente .

Mettiamo in evidenza alcuni passaggi della peregrinazione di Marx


• Lavora per un breve periodo alla gazzetta renana, che è un giornale pubblicato evidentemente in
Renania, viene chiuso dalla censura, dall'autorità politica, dal governo prussiano,
• dopo di che Marx si sposterà in Francia nel 1844 → spostamento molto importante
• qui entra in contatto sia con gli ambienti del socialismo (pre Marxiano evidentemente) francese che
lui poi analizzerà criticamente considerandolo un socialismo non scientifico e per certi versi anche
un socialismo utopistico mette insieme sia l'esperienza francese che quella inglese pre marxiana ( la
conoscenza e l'incontro appunto con il socialismo pre Marxiano)
• e poi l'incontro con Friedrich Engels, lui è un intellettuale fondamentale nel percorso di formazione e
anche nel percorso di produzione filosofica di Marx (noi ci soffermiamo naturalmente sempre su
Marx però tutta una serie di opere portano la doppia firma “Marx and Engels” certo Marx in qualche
modo oscura la figura di Engels però noi in realtà dobbiamo tenerli presenti tutti e due. )

Qual è il ruolo che Engels ha nella formazione e anche nel diciamo percorso di vita di Marx?

• Punto di riferimento economico-materiale


Engels viene da una famiglia di imprenditori benestanti e ha una certa disponibilità economica
→ aiuta materialmente ed economicamente Marx che soprattutto da un certo momento in poi, periodo di
Londra vive in una condizione di vera e propria indigenza

Marx è oggetto di una continua censura e direi quasi persecuzione politica, viene cacciato, esiliato, espulso
più di una volta, perde il lavoro, perde la casa, e ha una famiglia, una moglie Jenny von Westphalen e
diversi figli alcuni dei quali piccolissimi moriranno.

• Punto di riferimento intellettuale, culturale


Avvia Marx ad una conoscenza più approfondita di temi economici

→ approfondimento dell'economia classica, dell'economia classica inglese, Adam Smith e David Ricardo
→ a supportare l'analisi filosofica con un'analisi economica importante. perché insomma l'opera più famosa
di Marx che è “il Capitale” è un'opera fondamentalmente di economia politica cioè filosofia di economia
politica.

Altro elemento che vorrei sottolineare è il suo impegno politico.

l' XII tesi su FEUERBACH dice «I filosofi hanno finora interpretato il mondo in modi diversi; si tratta
ora di trasformarlo.»

Cosa vuol dire questo?

• Vuol dire che per Hegel il compito della filosofia, (la nottola di minerva) è quello di spiegare la
realtà nella sua razionalità → comprendere razionalmente e giustificare la realtà
• secondo Marx ha il compito di modificare il mondo cioè criticarlo e cambiarlo.
• significa che per Marx la filosofia deve essere fondamentalmente “praxis” in greco azione, → deve
essere prassi, vuol dire che non può limitarsi a guardare, comprendere, spiegare ma deve intervenire
sulla realtà, intervenire per modificare la realtà.

se per HEGEL “essere e dover essere coincidono”


per MARX no! “la realtà non è come deve essere” → c'è un margine di intervento quindi.

La filosofia viene vista quindi come azione, azione da prendere alla lettera nella sua espressione più
complessa, l'azione diventerà azione rivoluzionaria, vera e propria rivoluzione

Noi vediamo Marx protagonista politico del suo tempo

• 1847 scrive insieme con Engels il manifesto del partito comunista e lo scrive per la Lega dei
comunisti di Londra, gli chiedono di scrivere il manifesto programmatico e lui lo scrive, più noto
nella forma diciamo abbreviata, “Il Manifesto”
è diventato poi un testo fondamentale, ma è un contributo, è diventato fondamentale poi per chi
studia la filosofia di Marx ma era un contributo politico per una associazione politica che era la
Lega dei Comunisti.

• 1864, scrive l'Indirizzo inaugurale della Prima Internazionale dei Lavoratori, scrive anche gli Statuti
della Prima Internazionale, noi lo abbiamo citato Marx, abbiamo detto che è uno degli artefici in
qualche modo della Prima Internazionale, ed è fisicamente presente, politicamente presente

quando nel 1889 si apre la Seconda Internazionale, è già morto da sette anni, però il punto di vista di Marx,
l'analisi politica di Marx è assolutamente al centro del dibattito ed ispira i partiti socialisti, i partiti social-
democratici, i partiti diciamo politici che in qualche modo si richiamano alla sua analisi:

poi si definiscono

più o meno riformisti più o meno massimalisti più o meno revisionisti

a seconda del fatto che

prendano alla lettera l'analisi e la la prendano come uno spunto di riflessione dal la considerino
vogliano applicare così come se quale partire ma da aggiustare in qualche modo un'ipotesi
fosse una formula matematica in relazione alle condizioni presenti irrealizzabile

però è al centro del dibattito


• I Revisionisti di Bernstein dicono “No, Marx non ha ragione le cose non andranno così”
• I Riformisti diranno “Beh si, insomma Marx ha ragione su tutta una serie di cose però intanto che
arriviamo alla rivoluzione promuoviamo delle riforme”
• I Massimalisti dicono “No, no no dobbiamo andare alla rivoluzione e la lotta di classe, nessun
compromesso con i governi borghesi”

non solo
• in Russia il partito operaio social-democratico russo si divide tra Menscevichi e Bolscevichi a chi si
richiama? A Marx, la rivoluzione d'Ottobre viene fatta in nome di Marx.
• Regimi socialisti e comunisti dei nostri tempi, ha torto o ha ragione, tradendolo molto spesso ma
apparentemente ispirandosi a lui si richiamano a Marx, alcuni miti del nostro tempo, Mao, Che
Guevara, quindi Marx è protagonista del dibattito culturale politico anche relativamente recente, poi
vedremo che in realtà molti di quelli che si richiamano a lui lo travisano, lo tradiscono, lo usano. È
difficile pensare alla Corea del Nord pensare a quella brutalità e che possa avere qualcosa a che fare
con Marx, però in qualche modo ci si richiama per quanto in modo strumentale.

Ma Marx è un politico? Non solo


È un economista? Non solo
È un filosofo? Non solo
È un sociologo? Non solo
È tutte queste cose insieme

la sociologia contemporanea ma anche l' analisi economica sarebbe diversa senza il contributo di Marx
anche chi lo critica ne ha però mutuato tutta una serie di strumenti analitici relativamente alla società, perché
è vero che lui è un filosofo a tutto tondo però si occupa soprattutto di analisi che hanno per oggetto la
società, la società a lui contemporanea ma in qualche modo guarda anche con occhio quasi storico ai modelli
sociali precedenti.

Cominciamo con il mettere a confronto → c'è questa strana triangolazione.


MARX HEGEL FEUERBACH
cerca di correggerlo con Feurbach cerca di correggerlo con Hegel
dietro Marx c'è però sempre uno sfondo Hegeliano anche quando lui è molto critico nei suoi confronti.
Che cosa piace a Marx di Feuerbach?
• Gli piace l'attenzione che lui ha dato all'uomo materiale, naturale, “uomo di carne e di sangue”
• Feurbach ha in qualche modo rovesciato il rapporto tra soggetto e predicato ha in qualche modo
restituito all'uomo la sua dimensione materiale, naturale, concreta
• → dopo Hegel che invece ha privilegiato la dimensione razionale, astratta, generale “l'individuo è
soltanto una manifestazione particolare di un soggetto universale”
• in Hegel quindi manca la dimensione materiale, tutto sbilanciato sull'idea e sullo spirito

Che cosa manca però a Feuerbach? All'uomo di Feuerbach che cosa manca?
• Manca la storia, nella sua analisi non c'è una dimensione storica, non c'è una profondità storica
• Lui parla di un uomo, di quale tempo? Di nessun tempo, cioè è un'astrazione che sembra un
paradosso, perché l'uomo materiale cioè l'uomo di carne e di sangue ma in fondo è un' astrazione
• per cui non esiste l'uomo ma esistono gli uomini che vivono in un certo periodo storico e che da
qual periodo storico sono influenzati

IN HEGEL IN FEUERBACH
L'alienazione è sia negativa che positiva → ha un'ambivalenza È solo negativa

MARX pensa che l'oggettivazione sia preziosa e crede che lo strumento con il quale ci oggettiviamo sia il
LAVORO, ma nella sua società il lavoro è stato ridotto a strumento di alienazione → bisognerebbe
umanizzare di nuovo il lavoro → “Ciò che ci distingue dagli animali è il lavoro”

• Feuerbach si occupa di religione come argomento principale → la religione è alienante e Marx è


d'accordo, ma all'analisi di Feuerbach manca una spiegazione dell'origine dell'alienazione religiosa
• → per MARX : sentiamo l'esigenza di un Regno dei Cieli perché qui siamo infelici anche a causa
delle ingiustizie sociali
• la Religione ha un effetto di depotenziamento delle tensioni sociali
• il problema è lo squilibrio socio-economico tra le classi dominanti e quelle dominate → questo è
all'origine dell'alienazione religiosa

Si deve correggere l'ingiustizia con la prassi : azione


Marx celebra l'incontro tra FILOSOFIA ( cervello ) , che deve proporsi di modificare l'esistenza - “bisogna
agire” - e PROLETARIATO ( cuore )

Il processo di disalienazione si compie quando si scardina quel sistema iniquo : → per Marx all'origine
dell'alienazione c'è l'ingiustizia sociale che parte dalla privatizzazione dei mezzi di produzione

Decliniamo l'Alienazione, il lavoro alienato, secondo 4 punti di vista

È alienato rispetto all'oggetto del suo lavoro → mette la sua essenza in qualcosa che non gli appartiene
Rispetto al lavoro stesso / nostre attività ( sono strettamente collegate ) → lavoro ripetitivo, non ha a che
fare con il mio valore
Siamo alienati rispetto all'essenza → il lavoro non è creativo e manca l'oggettivazione
Alienazione rispetto all'altro → la relazione con gli altri è importante ma se lavoro in una fabbrica non ci
sono relazioni costruttive che mi aiutino nel processo di auto realizzazione

MARX da piccolo respira un'atmosfera liberal-democratica → emerge in lui da subito un accento critico
anche verso HEGEL → lo stato deve essere razionale ma ancora non lo è
Deve essere corretto: pensa che il suffragio universale possa aiutarci a costruire uno stato democratico ( è
influenzato da HEGEL e ROUSSEAU ) → anche se poi dirà che solo la rivoluzione può servire a costruire
uno stato democratico.

Nella Società Civile:


MARX e HEGEL, vedono la Società Borghese dove ognuno persegue il suo interesse particolare, questa non
pensa che il cittadino dello stato sia capace di mediare tra gli interessi particolari
noi ci illudiamo di essere tutti uguali per lo Stato → poiché nella Società Civile non lo siamo
la nostra uguaglianza come cittadini è formale non sostanziale

DUE TEMI:
• Il rapporto tra Marx, Hegel e Feuerbach cercando di mettere in evidenza affinità e differenze.
• E poi ci siamo soffermati un po' più nel dettaglio a proposito del manoscritto di carattere economico-
filosofico → sul tema dell'alienazione e del lavoro alienato

Un altro tema molto importante che Marx affronta insieme con Engels sia “Nell'Ideologia Tedesca” che nel
“Manifesto del Partito Comunista” e che poi lui riprenderà anche in un testo che si intitola “Per la Critica
dell'Economia Politica” che è un po' la premessa al “Capitale” ( è quindi un lavoro importante di economia
politica che prelude poi all'impegno più consistente del “Capitale” ) .

È un tema che con un'espressione divenuta molto celebre indichiamo come


“MATERIALISMO STORICO” o “CONCEZIONE MATERIALISTICA DELLA STORIA”

Per arrivare a definire il materialismo storico, iniziamo da una premessa perché è un discorso piuttosto articolato

• HEGEL → è per Marx un punto di riferimento importante relativamente alla storicità dell'uomo, noi
sappiamo che per Marx l'uomo è l'uomo concreto, l'uomo di carne e di sangue per dirla con
FEUERBACH ma è un uomo la cui vita si svolge all'interno di un contesto storico. Non è un'astrazione,
non un uomo fuori dal tempo, l'uomo di cui si occupa Marx non è fuori dalla storia.
• L'uomo di cui si occupa Marx non vive in un contesto astorico ma in un contesto storico-politico
• questo naturalmente Marx lo mutua da Hegel lo fa proprio però lo ridefinisce, su basi culturali e
filosofiche diverse

• altro elemento che Marx mutua da Hegel è il CARATTERE DIALETTICO della storia

non soltanto i processi dentro i quali gli uomini si realizzano sono processi storici ma sono anche processi
dialettici, quindi la concezione della realtà diciamo di rilevanza antropologica quindi il processo nel quale gli
uomini si realizzano è un processo dialettico e storico. ( Marx si interessa poco di questioni ontologiche generali o
metafisiche generali → l'interesse di Marx è un interesse antropologico fondamentalmente )

Fin qui sembrerebbe niente di nuovo rispetto ad HEGEL → anche per HEGEL il contesto/processo entro il quale
gli uomini si realizzano è storico e dialettico

Dove sta la novità? La novità sta proprio sul peso diverso che HEGEL e MARX danno alle condizioni materiali
e alla coscienza, alle condizioni diciamo spirituali.

CONDIZIONI MATERIALI → condizioni economiche, socio-economiche e sono le condizioni materiali entro


le quali ci auto realizziamo
Attraverso che cosa ci realizziamo? Qual è l'affinità fondamentale da un punto di vista socio-economico?

ATTRAVERSO IL LAVORO → che per MARX è la prima azione storica , prima che noi facciamo.

Il LAVORO ci qualifica in quanto esseri umani e ci distingue dagli animali.

Perché con il lavoro noi cosa facciamo? Facciamo un' operazione che gli animali non fanno : cioè produciamo i
mezzi di sussistenza . Mentre gli animali consumano quanto la natura mette a loro disposizione e gli animali si
limitano a beneficiare dei frutti della natura, gli uomini producono i mezzi di sussistenza

Da quando? Da quando abbiamo iniziato a coltivare la terra, da quando i nostri progenitori hanno inventato
l'agricoltura e l'allevamento e da qual momento in poi hanno iniziato a produrre i mezzi di sussistenza.
QUINDI L'EVOLUZIONE DELL'UMANITÀ → è scandita proprio dall'evoluzione del LAVORO
sostanzialmente, dell'organizzazione della produzione dei mezzi di sussistenza.

Quindi su quale base è costruito il processo di auto realizzazione degli uomini, di evoluzione dell'umanità? Su
basi materiali secondo Marx .

Questo significa che conta soltanto la base materiale? Conta soltanto l'organizzazione del lavoro? No, perché
naturalmente noi viviamo non soltanto in quanto lavoriamo, ma viviamo sviluppando una certa sensibilità
culturale, organizziamo la nostra vita alla luce anche di istituzioni sociali-politiche, la nostra vita è regolata da
leggi, da codici, abbiamo sviluppato un sistema di valori religiosi, valori artistici, letterari.

Che cosa è tutto questo? Gli idealisti non avrebbero esitazioni nel definire tutto questo insieme di leggi
giuridiche, politiche, arte, religione come lo SPIRITO
→ la FILOSOFIA DELLO SPIRITO di Hegel infatti si occupa di questo, delle oggettivazioni dello spirito
attraverso le istituzioni politiche economiche giuridiche e nello SPIRITO ASSOLUTO poi ARTE, RELIGIONE e
FILOSOFIA. Tutto questo è Lo SPIRITO.

MARX non ignora il fatto che l'umanità produca anche quello che gli IDEALISTI chiamano SPIRITO.

Il punto qual è? Il punto è cercare di capire se le condizioni spirituali precedano quelle materiali, oppure le
seguano.

QUINDI:

MARX non sottovaluta l'importanza della cultura, della cultura artistica, letteraria, politica, giuridica. Non
sottovaluta le produzioni culturali dell'umanità. Semplicemente ritiene che queste condizioni culturali,
produzioni culturali dell'umanità non siano indipendenti ed autonome rispetto alle condizioni materiali. Le
condizioni spirituali seguono le condizioni materiali afferma Marx.

Secondo gli IDEALISTI è la coscienza che determina le condizioni materiali → cioè lo SPIRITO
LUI sostiene invece che siano le CONDIZIONI MATERIALI a determinare la coscienza . NON è la
COSCIENZA a determinare le condizioni materiali, piuttosto sono le CONDIZIONI MATERIALI che
determinano la COSCIENZA

Con un'espressione efficacie lui dice “la Coscienza ha la maledizione di essere infetta dalle CONDIZIONI
MATERIALI, dalla MATERIA”.

Cosa vuol dire questo? Vuol dire che forse ci piacerebbe pensare che le espressioni culturali siano autonome
rispetto alle condizioni della vita materiale ma non è così.

Le CONDIZIONI della VITA SPIRITUALE, cioè le ESPRESSIONI della VITA COSCIENTE, SPIRITUALE
sono condizionate, sono influenzate dalle CONDIZIONI MATERIALI.

Lo ritiene come un fatto limite. Forse sarebbe più nobile pensare che invece lo spirito sia indipendente dalla
materia, ma non è così. Lo spirito non è indipendente dalla materia e non la precede.

• Per un filosofo idealista lo spirito finisce per coincidere con la storia. La STORIA è in fondo lo SPIRITO.
Per capire la storia dell'umanità è sufficiente ( fare che cosa per un filosofo idealista? ) ripercorrere le
vicissitudini dello SPIRITO ( SOGGETTIVO, OGGETTIVO, ASSOLUTO ) . quindi in fondo un filosofo
idealista sviluppa un'analisi unilaterale → considera determinanti soltanto le IDEE
• MARX → non ci sta dicendo che le idee non contino nulla, ci sta dicendo che le idee non sono
indipendenti dall'organizzazione della vita materiale.
• In ogni epoca si afferma un certo modo di produzione e parallelamente e in funzione di questo modo di
produzione si afferma anche un sistema culturale, di tipo giuridico, di tipo politico, economico, religioso,
artistico-letterario. E questo sistema di idee → è influenzato da quel certo modo di produzione.
Tanto è vero che : in ogni epoca noi avremo un sistema di valori dominante che è esattamente il sistama di valori
funzionale alla classe che in quel momento è dominante.

Questo è quello che dobbiamo dire: IN OGNI EPOCA C'È UNA CLASSE DOMINTANTE E UNA CLASSE
DOMINATA → e qui arriviamo al CARATTERE DIALETTICO DELLA STORIA.

Abbiamo detto che la STORIA ha una processualità dialettica, ha un processo dialettico → si va per opposizioni e
per superamento delle opposizioni.

Allora : abbiamo usato un'espressione che non abbiamo ancora giustificato : “in ogni epoca si afferma un certo
modo di produzione”

Modo di produzione di che cosa? Cosa è che si produce?


Si producono i mezzi di sussistenza, in ogni epoca l'umanità sviluppa un certo modo di produzione.

Ma per capire il modo di produzione di una certa epoca, di quali elementi dobbiamo disporre? Che cosa dobbiamo
capire?

– Intanto dobbiamo capire quali sono i mezzi di produzione


– quando parliamo di mezzi di produzione di che cosa ci stiamo occupando? → ci stiamo occupando in
qualche modo sia degli oggetti, degli strumenti che servono per produrre i mezzi di sussistenza, sia delle
forze produttive : cioè in qualche modo delle persone che materialmente producono i mezzi di sussistenza
– riferiamo agli strumenti, oggetti che servono per produrre, ci riferiamo ai lavoratori, cioè le forze
produttive
– di che cos'altro abbiamo poi bisogno? Abbiamo bisogno anche dei rapporti di produzione → sono quelli
che intercorrono tra gli attori della produzione, i protagonisti della produzione

quindi abbiamo:

• I MEZZI DI PRODUZIONE
• LE FORZE PRODUTTIVE
• I RAPPORTI DI PRODUZIONE

chiamiamoli con i loro nomi: prendiamo in considerazione un modello di società che conosciamo bene
→ MODELLO DI SOCIETÀ FEUDALE
(modello di società originario, modo di produzione originario è in realtà quello schiavistico per Marx, poi c'è
quello feudale ed infine quello capitalistico)

il modo di produzione che si afferma nel modella di società feudale :

• i mezzi di produzione : innanzitutto la terra, poi naturalmente le vanghe, le zappe, l'aratro e anche il
bestiame che ci servono per coltivare materialmente la terra
• le forze di produzione : sono i contadini ( perché se noi abbiamo la terra, abbiamo l'aratro ma non
abbiamo i contadini, la terra non produce)
• i rapporti di produzione : sono quelli che intercorrono tra coloro i quali possiedono i mezzi di produzione
e le forze produttive → chi possiede i mezzi di produzione sono i proprietari terrieri, i contadini sono le
forze produttive che non possiedono i mezzi di produzione e che lavorano per chi li possiede

I mezzi di produzione sono quelli che garantiscono la sussistenza, di tutti, sia dei proprietari terrieri che dei
contadini. Quindi un contadino senza terra in una società feudale si può permettere di rifiutare di coltivare una
terra perché non è sua? No, muore di fame. Cioè tutto ruota intorno alla sussistenza, alla produzione dei mezzi
di produzione, di sussistenza.

Però nel concorso alla soluzione di questo problema, cioè della produzione dei mezzi di sussistenza, non siamo
uguali → perché un conto è che io possieda i mezzi di produzione un conto è che io non li possieda.

Che cosa fa la differenza? La PROPRIETÀ PRIVATA DEI MEZZI DI PRODUZIONE, SUSSISTENZA.

Quindi se io devo andare a cercare nella società feudale una CLASSE DOMINANTE, questa CLASSE
DOMINATE in ogni epoca è quella che ha la PROPRIETÀ PRIVATA DEI MEZZI DI PRODUZIONE.

Nella società feudale chi ha la proprietà privata dei mezzi di produzione? I FEUDATARI, l'ARISTOCRAZIA
TERRIERA. E la CLASSE DOMINATA è quella dei LAVORATORI, dei CONTADINI senza terra che lavorano
per i feudatari, i SERVI.

Ora che cosa determina l'appartenenza ad una classe o ad un'altra?


La sensibilità culturale? La consapevolezza? No. A determinare l'appartenenza ad una classe o ad un'altra sono le
condizioni materiali ed il modo di produzione che si è sviluppato in quel momento li e che determina la priorità
della terra rispetto ad altri.

Se noi parliamo della SOCIETÀ CAPITALISTICA

• Il modo di produzione è diverso, non più quello agricolo ma è quello industriale.


• Chi è che possiede i mezzi di produzione nella società capitalistica? Chi possiede la terra? No, chi
possiede le industrie.
• La nuova classe dominante è diversa ed è quella costituita dai proprietari delle industrie, che collochiamo
anche dentro una classe sociale che è quella della borghesia industriale.
• La classe dominata sono gli operai, operai salariati.

Lui spiega, soprattutto nel manifesto, il passaggio dalla SOCIETÀ FEUDALE alla SOCIETÀ CAPITALISTICA-
INDUSTRIALE → lo spiega in termini dialettici, perché la classe dominata di un tempo ha spezzato le sue catene
e ha in qualche modo, spazzato via la vecchia classe dominante diventando essa stessa la nuova classe dominante.
Qual è questa classe rivoluzionaria? L'abbiamo studiato in storia e abbiamo visto che protagonista della
rivoluzione francese, della crisi dell'Ancien Regime è la BORGHESIA, imprenditoriale che poi si affermerà come
borghesia industriale.

Per cui la vecchia classe dominante diventerà marginale, non è che scomparirà ma diventerà marginale.
La nuova classe dirigente nel 800 e ai primi del 900 non è l' aristocrazia, ma la borghesia industriale.
Ma nel modello di società precedente era dominanti o dominati? Erano dominati.
La borghesia era inclusa dentro il ceto dei lavoratores. La differenza non stava tanto nella ricchezza quanto nella
condizione/posizione giuridica, nella funzione sociale.

Un borghese poteva essere anche più ricco di un aristocratico, ma non aveva potere.
Avere potere era legato alla proprietà terriera, non al possesso di denaro.

Nella società industriale invece nella quale è la borghesia la classe dominante, il potere è legato ai soldi.
Tanto è vero che noi passiamo da una società statica in cui è il possesso della terra ad essere importante, ( bene
immobile per eccellenza ) ad una società dinamica in cui è il possesso del denaro ad essere importante.

Questo processo dialettico secondo Marx è inevitabile, quindi sempre la classe dominata è destinata a rovesciare
la classe dominante.

Naturalmente la filosofia Marxiana consiste più o meno in questo →

secondo lui : proletariato ( classe rivoluzionaria → quella che in qualche modo avendo pagato un prezzo altissimo
per l'oppressione subita diventa portatrice di un'istanza rivoluzionaria, rovescia in qualche modo la condizione
socio-economica dominate, quindi la borghesia spezza le proprie catene, diventa strumento di emancipazione) .
Ricordiamo l'analisi a proposito della fenomenologia dello spirito quando abbiamo detto “Marx, guarda con
interesse la dialettica servo-padrone però la riempie di contenuti poi sociali ed economici. Come dire che non è
che è una grande soddisfazione se noi acquisiamo consapevolezza del nostro lavoro, del valore del nostro lavoro.
Si il servo diventa padrone del padrone ma se continua ad avere le catene poi è una soddisfazione abbastanza
magra, è un'emancipazione soltanto formale,ideale, coscienziale. La vera emancipazione è quella che spezza le
catene. Allora però abbiamo bisogno di una classe rivoluzionaria : nella società feudale la classe rivoluzionaria,
cioè l'elemento dinamico è la borghesia, nella società industriale l'elemento dinamico è il proletariato = la classe
universale, la classe rivoluzionaria.

UTOPIA COMUNISTA → la sua utopia fondamentale punta alla società senza classi, per lui sarebbe una magra
consolazione se ci si fermasse al trionfo del proletariato che istituisce la sua dittatura, che può essere anche
democratica, ma è sempre dittatura e quindi se il proletariato diventasse classe dominante a spese di qualcun altro,
sarebbe una magrissima consolazione.
Che cosa davvero potrebbe risolvere le contraddizioni sociali ed economiche che sono all'origine delle ingiustizie?
Una società senza classi, perché una società senza classi significherebbe assenza di classe dominante e assenza di
classe dominata.
Ma per arrivare a questo, ad una società senza classi, società in cui non ci sono oppressi perché non ci sono
oppressori è una società in cui non c'è proprietà privata dei mezzi di produzione.

Perché fino a quando c'è la proprietà privata dei mezzi di produzione → c'è una classe dominata.

È consolante sapere che i dominanti di oggi erano i dominati di ieri? No, non lo è. Perché non ci siano ingiustizie
non ci devono essere classi sociali. Ma le classi sociali non ci sono se non c'è la proprietà privata dei mezzi di
produzione.
Badate bene tutti i discorsi che noi possiamo poi fare sulla proprietà privata in generale, sono una conseguenza.
Perché io posso dire che guardando alla mia condizione di vita e a quella di Trump “lui ha un grattacielo, lui ha
l'aereo privato”

la disuguaglianza tra di noi la misuriamo semplicemente rapportando la mia condizione economica con la sua
sproporzionata ricchezza ? Quella è una conseguenza, cioè la sua ricchezza spropositata è una conseguenza del
fatto che lui possiede il controllo di mezzi di produzione che sono molto importanti, quindi la proprietà privata
dell'aereo, della casa, dei diamanti è una conseguenza della proprietà privata dei mezzi di produzione. Se non ci
fosse quella non ci sarebbe neanche l'aereo personale. Io posso anche contestare il fatto che lui abbia un aereo
personale però il problema non è l'aereo personale il problema è che lui controlla mezzi di produzione tali da
condizionare la vita di milioni di persone.

Ragioniamo su un altro tema : sempre considerando il rapporto tra condizioni socio-economiche e condizioni altre
lo STATO : che cosa è? Un'istituzione politica. Dove lo collochiamo? Tra le condizioni materiali o le condizioni
spirituali (Hegel insegna) → lo STATO è una produzione culturale, della coscienza, non è una produzione
materiale. In un'epoca determinata, in cui c'è un certo modo di produzione e si afferma un certo modello politico,
quel modello politico, in che rapporto sta con le condizioni materiali? È indipendente? O è funzionale?
È funzionale → in ogni epoca si afferma un sistema politico funzionale alla classe dominante.
In epoca feudale si afferma un sistema politico-giuridico creato sul vincolo politico, creato sulla fedeltà,
sull'onore, le cerimonie vassallatiche ecc.. Esattamente funzionale a quel modo di produzione.
In epoca borghese si afferma lo stato liberal democratico, funzionale alle esigenze di una borghesia che chiede
riconoscimento politico, libertà individuali che si trasformano economicamente parlando in libertà di impresa, di
commercio ecc..
il titolo di un'opera che ho citato poco fa “L'ideologia Tedesca” perché Marx parla di Ideologia? Che cosa è
l'ideologia? È una falsa coscienza, l'ideologia nasce dall'idea sbagliata che la coscienza si affermi
indipendentemente dalle condizioni materiali, è una falsa coscienza che nasce nel momento in cui separiamo le
condizioni culturali spirituali da condizioni materiali e pensiamo che le condizioni spirituali si affermino
autonomamente, ecco questo produce l'ideologia, cioè una falsa coscienza

22 APRILE 2017

l'aggettivo Marxiana e Marxista vengono utilizzati in contesti diversi.


Se noi ci riferiamo alla filosofia di Marx → la dottrina di Marx è la Filosofia Marxiana (es: Hegeliana,Kantiana)
Se un intellettuale, un filosofo, un economista uno storico sposa la filosofia di Marx → diciamo che è Marxista

Abbiamo visto un aspetto importante della Filosofia Marxiana : il cuore della filosofia di Marx
• la CONCEZIONE MATERIALISTICA DELLA STORIA o MATERIALISMO STORICO
• abbiamo cercato di vedere la concezione materialistica della storia in rapporto dialettico con la
concezione idealistica della storia in Hegel
• abbiamo visto che cosa Marx conserva e che cosa lascia
• CONSERVA : → il carattere dialettico e l'importanza della storia
• RIFIUTA : → la preminenza delle idee/dello spirito sulla vita, sulle condizioni della vita materiale “non
è la coscienza che determina la vita materiale ma è la vita materiale/le condizioni materiali della
vita che determinano la coscienza”
• abbiamo nominato delle opere

- L'IDEOLOGIA TEDESCA 1846


- IL MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA 1847-1848

- LINEAMENTI DI UNA CRITICA DELL'ECONOMIA POLITICA 1857-1858


( in questo testo compare una coppia concettuale che viene spesso citata e che a volte viene anche
anticipata, nel senso che quando si presenta il materialismo storico la si introduce subito, in realtà queste
espressioni non vengono dagli altri due testi dove lui presenta il materialismo, ma in questa opera qui
queste espressioni sono “STRUTTURA e SOVRASTRUTTURA” )

- PER LA CRITICA DELL'ECONOMIA POLITICA 1859 ( che è un preludio al capitale )

- IL CAPITALE

STRUTTURA E SOVRASTRUTTURA → che cosa viene prima e che cosa viene dopo?

• La STRUTTURA viene prima e la SOVRASTRUTTURA viene dopo, quindi sulla struttura si eleva una
sovrastruttura.
• Con il termine STRUTTURA, Marx si riferisce alle condizioni economico sociali che organizzano la vita
materiale in una certa epoca
• con SOVRASTRUTTURA intenderemo tutte quelle produzioni culturali in senso lato che vanno dalle
istituzioni politiche, giuridiche, espressioni culturali, tutto ciò che è produzione della coscienza

È chiaro per Marx che la COSCIENZA è sociale → si realizza in un contesto sociale materiale

Abbiamo parlato dell'importanza dello STATO → si colloca nella sovrastruttura. Che cosa è lo Stato?
È l'organizzazione politica della società che non è neutra bensì funzionale ai rapporti produzione e quindi
funzionale a chi nei rapporti di produzione ha una posizione di potere.
Perché nei rapporti di produzione non si è sullo stesso piano → c'è chi controlla i mezzi di produzione e chi no.
Chi controlla i mezzi di produzione è in una posizione dominante → e tendono a conservare la propria posizione
di potere. E la propria posizione di dominio è strettamente legata al controllo dei mezzi di produzione. Nel
momento in cui non li controlla più non è più dominante.
E allora lo STATO così come qualunque altra SOVRASTRUTTURA è funzionale alla classe dominate.
“Le idee dominanti in ogni epoca sono quelle della classe dominante” “I valori dominanti sono quelli voluti
dalla classe dominante”

MARX → dice che “la STRUTTURA condiziona, determina la SOVRASTRUTTURA”

2 INTERPRETAZIONI :

• questo condizionamento, questa influenza va intesa in termini meccanicistici ? Cioè : c'è questa struttura e
necessariamente scaturisce una sovrastruttura . Marx anche se a volte usa il verbo determinare però in
realtà lui intende un'influenza, un condizionamento. Cioè : il fatto che il modo in cui noi pensiamo non è
indipendente, noi non possiamo pensare secondo modalità che sono fuori dal nostro tempo, che non sono
condizionate, influenzate dal nostro tempo, questo non vuol dire che siano determinate in modo
meccanico.
• Non sono determinate in modo meccanico però sono influenzate : influenzate dal tempo nel quale noi
viviamo e da quello che è il sistema di valori che è dominante in quel momento li → HEGEL lo avrebbe
chiamato WELTANSHAUUNG

Però la WELTANSHAUUNG

• PER HEGEL → è totalmente dominata dallo spirito, dalle idee, dalla ragione, dalla astuzia della ragione
• PER MARX → è invece determinata dalla struttura, cioè dalla base economica-sociale, non da altro

MARX ha una concezione DINAMICA della STORIA → una concezione dialettica non può che essere dinamica

Abbiamo poi detto che nella struttura abbiamo


i mezzi di produzione
le forze produttive → abbiamo individuato qui i contadini, i lavoratori però anche le competenze, le conoscenze
tecniche coaiuvano per la soluzione di problemi legati alla produzione.

L'elemento dinamico, quello che in qualche modo interviene per modificare, per mettere in atto il cambiamento
allora andiamo a cercarlo nei rapporti di produzione o nelle forze produttive?

I rapporti di produzione vengono controllati da chi controlla i mezzi di produzione → chi controlla i mezzi di
produzione non vuole perdere la propria condizione anzi vuole conservare il proprio dominio → quindi non
asseconda il cambiamento. I rapporti di produzione sono quindi conservativi
Es: l'aristocrazia terriera ha sempre tentato di mantenere i suoi privilegi. La Borghesia industriale tende a
conservare la propria condizione di dominio.

Allora: l'elemento dinamico si trova nelle forze produttive dove troviamo i mezzi, i lavoratori e le competenze
qual è l'elemento che ha un effetto di sblocco? Le competenze e le conoscenze , perché vanno avanti . IL SAPERE
PROGRESSIVO ( Marx è evidentemente profondamente convinto della progressività del sapere )

→ la progressività del sapere modifica le soluzioni dei problemi legati alla produzione , ed è qualcosa che la
classe dominante non può impedire. Può impedire ai lavoratori di ribellarsi ma non può evitare che il sapere
progredisca, che nuove soluzioni tecnologiche arrivino. Anzi da un certo momento in poi anche al borghesia
capitalistica cavalca l'innovazione tecnologica : ricordiamoci di mettere in relazione l'asse molto forte tra
INDUSTRIA e RICERCA.
Il nostro presente, i nostri smartphone ci risolvono molti problemi legati alla comunicazioni e molto altro.
Il cellulare non è altro che il risultato dell'innovazione tecnologica → che non è solo “amor di scienza” ma anche
investimenti e profitti, altrimenti non sarebbe nella tasca di ognuno di noi
ELEMENTO DINAMICO – PROGGRESSIVO :
le competenze, le conoscenze
ma anche la volontà dei lavoratori di riscattarsi, di liberarsi da una situazione di sfruttamento → elemento che
recuperiamo, però in termini culturale non materiale.

Ma allora Marx in qualche modo si ricrede sul fatto che le idee, la coscienza possano avere un primato sulle
condizioni materiali? Non si ricrede ma stiamo trattando un argomento un po' complicato

Infatti , che compito ha la filosofia per Marx ? Quale compito deve avere ?
È sufficiente che come la nottola di minerva spicchi il volo al tramonto per guardarsi indietro e spiegare quello
che è accaduto? No! Non è sufficiente

I filosofi dice Marx nella XI TESI SU FEUERBACH hanno fino ad ora interpretato il mondo si tratta ora di
cambiarlo, di trasformarlo. Cioè la filosofia deve ora diventare prassi, azione.

Allora, quando è che la filosofia diventa azione? Quando l'arma della critica in qualche modo diventa potenza
materiale e quindi capace di incidere?

Lui molto critico nei confronti della filosofia tedesca che lo ha preceduto in modo particolare con la Sinistra
Hegeliana, è molto duro. Dice “loro pretendono di cambiare il mondo con idee, loro pensano che sia sufficiente
sostituire ad idee false idee vere ed il mondo è cambiato. NO! Se tu agisci con le idee modifichi soltanto le idee
ma non il mondo. Per modificare il mondo è necessario trasformare la riflessione in azione. Non ci si può limitare
a criticare. Il cambiamento più clamoroso è infatti la rivoluzione.

Ma la rivoluzione non si può fare a tavolino? NO! Secondo Marx la rivoluzione è nell'ordine delle cose è nel
processo storico. Altrimenti non la fai e se anche la fai non cambia nulla.

Quindi, la Filosofia diventa Prassi nel momento in cui in qualche modo coglie ed esalta l'elemento dialettico e
dinamico che è già nell'ordine delle cose → tanto è vero che Marx dice che la Filosofia deve incontrare il
Proletariato.

Che cosa manca al Proletariato che è il Cuore della Rivoluzione? Manca il Cervello, la guida, la
consapevolezza.
Allora la Filosofia che arriva non prima del Proletariato, semmai dopo, aiuta ad elaborare una coscienza di classe,
elaborare una piena consapevolezza della propria condizione e dà gli strumenti teorici per gestire la rivoluzione,
un'azione che cambia, lui pensa che questo cambiamento possa non essere violento (in Gran Bretagna per
esempio) ma teme che lo sarà → Quello che ha portato al trionfo della Borghesia per esempio è stato violento: la
Rivoluzione Francese è stato un processo violento . E quindi lui teme che anche un'azione di emancipazione del
Proletariato possa arrivare attraverso un processo violento, forse non sarà evitabile però questo è nell'ordine delle
cose.
Perché come è successo per la società Feudale anche per la società Capitalistica saranno le contraddizioni interne
al meccanismo del modo di produzione (quindi equilibrio tra rapporti di produzione e forze produttive a
determinare poi il superamento del modo di produzione precedente).
IMPORTANTE CAPIRE : ( difficile da governare in termini concettuali ) → che secondo Marx la rivoluzione non
può essere decisa a tavolino, un po' come succede invece Russia, in Russia in fondo nel rapporto con Marx tra i
BENSCEVICHI e MENSCEVICHI avevano ragione i MENSCEVICHI quando dicevano “In Russia la
rivoluzione noi non la possiamo fare adesso” → perché potremmo dire non era nell'ordine delle cose, degli eventi.
Tanto è vero che è stata una rivoluzione diretta da un elitè, cioè Lenin era al vertice di un elitè politica e
rivendicava il compito del partito nell'organizzazione della rivoluzione ma non era stata interiorizzata dal popolo,
o dal proletariato (perché per Marx il soggetto rivoluzionario è il Proletariato) → la classe che più ha subito sarà
la classe che potrà portare avanti la rivoluzione.

In un certo senso ci sembra una visione deterministica della storia


→ Marx ed Engels considerano il loro SOCIALISMO, un SOCIALISMO SCIENTIFICO, per distinguerlo dal
SOCIALISMO UTOPISTICO - SOCIALISMO REAZIONARIO.
È soprattutto nel Manifesto del partito comunista che lui affronta questa distinzione, tra varie forme di socialismo
• reazionario
• utopistico
• scientifico

1) reazionario → è un' ultra conservatore che rimpiange il passato. L'elemento in comune con i socialisti
Marxisti è l'anticapitalismo, l'avversione alla borghesia capitalistica. Le varie forme di socialismo
reazionario rimpiangono i bei tempi della società feudale, quei bei tempi in cui non c'era l'industria, la
borghesia capitalistica non era così potente. Socialismo reazionario è un socialismo che guarda verso il
passato, non verso il futuro, naturalmente è distante anni luce dal socialismo Marxista.

2) Utopistico → Owen in Inghilterra , Saint-Simon e Fourier in Francia.


Un'utopia (politica-sociale in questo caso) → è un modello ideale da raggiungere. Marx apprezza
abbastanza il socialismo utopistico però lui si distingue da loro, secondo Marx che lo definisce utopistico,
lo è perché parte da una analisi interpretativa anche interessante e tutto sommato illuminante ma non
dispone poi di strumenti rigorosi esplicativi del modello economico sociale e soprattutto prospettano una
soluzione che è più di carattere filantropico che di carattere socio-economico.
Perché? Il punto è che loro, secondo Marx ed Engels, colgono abbastanza bene le contraddizioni che
nascono dalla questione sociale ( la contraddizione tipica della questione sociale è : il conflitto tra datori
di lavoro e lavoratori) questa nasce nel momento in cui c'è un conflitto tra imprenditori ed operai. Allora
Marx ed Engels si rendono conto abbastanza bene che i socialisti utopisti hanno colto la contraddizione
che è all'origine della questione sociale, il problema è che non la sanno spiegare in modo rigoroso
soprattutto non prospettano una via si uscita che sia credibile,che vada al di la di una fantasticheria. Sono
modelli di comunità pensati in modo perfetto ma che non possono funzionare su larga scala. È vero che si
dice che anche quella di Marx è un'utopia ma è un po' diverso → basi più elaborate concettualmente. Qui
invece sono immagini di società ideali che però alla luce del sole, sono comunità in cui ci vogliamo tutti
bene, bellissima, ma non ha una struttura economica che possa reggere, tanto è vero che gli esperimenti
che ad esempio fa Owen non funzionano, lui era un imprenditore, un filantropo ma i sui esperimenti
falliscono, perché non scalfisce minimamente il sistema.
3) Secondo Marx invece, se la filosofia vuol diventare prassi, la filosofia deve in qualche modo diventare
azione rivoluzionaria che concorre insieme con il soggetto rivoluzionario ( il Proletariato ) a rovesciare il
sistema.

Cosa vuol dire rovesciare il sistema?


Togliere a chi ce l'ha la proprietà privata dei mezzi di produzione. Questo mette in crisi il sistema. Non una
comunità perfetta in cui ci vogliamo tutti bene, che però non modifica minimamente il sistema.

Quali sono le fasi della rivoluzione? L'azione rivoluzionaria ha due fasi.

• Quella del socialismo e della dittatura del proletariato


• E quella del comunismo e della società senza classi
1) Fase che Marx ritiene debba essere temporanea, transitoria, cioè destinata ad essere superata. Intanto
perché il termine dittatura non piace a Marx e poi perché secondo in Marx finché c'è qualcuno che
esercita il potere su altri, c'è un dominato e c'è un dominante. La fase della dittatura del proletariato è la
fase in cui la vecchia classe dominata ( cioè il Proletariato ) diventa classe dominante, tanto è vero che
parliamo di “dittatura del Proletariato” e c'è una fase anche in cui il Proletariato da soggetto della
rivoluzione controlla lo stato. Nel senso che se aboliamo la proprietà privata dei mezzi di produzione, la
proprietà dei mezzi di produzione passa allo Stato, cioè dovrebbe essere una proprietà pubblica → nella
vecchia Unione Sovietica, li si sono fermati. Tanto è vero che era molto potente chi controllava la
burocrazia del partito e dello Stato e disponeva poi del controllo dei mezzi di produzioni, quindi non è
non ci fossero dominanti e dominati.

Marx aveva previsto questo passaggio? Si ma non nei termini in cui lo intesero in Russia però aveva
previsto un passaggio in cui dall'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione si passava alla
proprietà statale dei mezzi di produzione → però secondo Marx questo passaggio doveva essere
transitorio, provvisorio.

2) Doveva essere superato da una società senza classi, società senza dominanti e dominati. Quindi in fondo
lo stato finisce per diventare superfluo. Perché lo stato essendo lo strumento politico funzionale alla
classe dominante, se non c'è la classe dominante perde la sua stessa ragion d'essere.

Ora è chiaro che però questa prospettiva mostra tutto il suo carattere utopistico, però su una base
concettuale diversa ed in fondo è quasi un richiamo a una delle tante espressioni dell'Anarchismo → una
società senza stato era quella a cui pensavano gli anarchici. Marx non vuole essere considerato un profeta
dell'osteria della storia, cioè capisce che facilmente potrà essere smentito dai fatti, vuole però dare
strumenti di analisi.

LEZIONE 3 MAGGIO 2017

il Capitale: la più famosa e quella che l'ha impegnato più a lungo, Marx cura personalmente la pubblicazione del
volume. È un'opera imponente in cui riporta un'analisi economica serrata, precisa, puntuale. Con la quale vuole
correggere l'economia classica un po' l'errore tipico dell'economia politica e dell'economia politica classica.

Perché?
Pur riconoscendo che gli economisti classici hanno individuato alcune categorie anche importanti, relativamente
all'analisi del lavoro, e di tutta una serie di altre dinamiche che hanno a che vedere anche la struttura economica
del capitalismo, però secondo Marx gli economisti classici fanno un errore, cioè considerano quelle condizioni
come delle condizioni naturali, eterne. Cioè non come un prodotto storico-dialettico, nel senso che Marx ci dice:
“Si, d'accordo, però, come si è arrivati a quel modo di produzione?”. Cioè non c'è un modo di produzione che sia
naturale, scontato. Qualunque modo di produzione è un prodotto storico. È il risultato di azioni storiche, non c'è
niente di naturale. È un risultato a cui si arriva.
Allora la prospettiva analitica quale può essere?
Una prospettiva che sia contemporaneamente: genetica e dialettica.

PAG 102
In che senso genetica e dialettica?
Abbiamo detto che se una condizione economica non è naturale e spontanea vuol dire che è stata originata da
qualcosa. E allora la prospettiva genetica sarà quella che analizza le condizioni all'origine del modo di produzione
capitalistico.

E dialettica perché?
Perché il processo di sviluppo anche in economia non può che essere storico e dialettico. Qui la lezione è quella di
Hegel.

Partiamo da un punto importante : IL RICAMBIO ORGANICO TRA UOMO E NATURA.


Cosa intendiamo per ricambio organico tra uomo e natura?
Noi consideriamo il lavoro → (pensiamo ad Hegel, alla fenomenologia dello spirito, alla dialettica servo-
padrone.) : attraverso il lavoro che cosa fa il servo? Si emancipa perché svolge un'azione che è squisitamente
umana, cioè quello di dare una forma alla materia, quando in qualche modo si oggettiva nella materia.
E allora, che cosa succede nel processo lavorativo?
Gli uomini trasformano la natura esteriore.

Che cos'è la natura esteriore?


La materia. → Cioè la materia bruta viene trasformata appropriandosi degli elementi naturali in funzione dei
propri bisogni.

Perché questa trasformazione? Perché la trasformazione della natura esteriore?


Perché gli uomini, a differenza di tutti gli altri animali, producono i propri mezzi di sussistenza, allora attraverso il
lavoro, in qualche modo piegano la natura ai propri bisogni, “ciò significa che il modo di produzione entro il
quale gli uomini si trovano ad operare determina l'orizzonte storico naturale in cui si svolge la loro stessa vita
pratico- materiale. Però questa trasformazione della Natura trasforma al tempo stesso la Natura dell'uomo
condizionando il suo modo di essere e produrre” . Cioè se c'è da parte dell'uomo un intervento sulla Natura
esteriore, che viene plasmata secondo i propri bisogni, c'è anche però poi di riflesso una trasformazione sull'uomo
che deriva dal modo di produzione che in qualche modo si è affermato.

es : → cioè se in Epoca Medievale, il modo di produzione è quello Feudale, quel modo di produzione li è
finalizzato a rispondere ai bisogni dell'uomo, ma quella particolare organizzazione del lavoro si riflette poi sulla
qualità della vita degli uomini e delle donne del Medioevo. Quindi:

• da un lato → il modo di produzione è una soluzione del problema fondamentale, cioè produrre i mezzi di
produzione
• dall'altro lato però → quel modo di produzione ha un'influenza, si riflette sulla qualità della vita.

“Questa trasformazione della Natura,tuttavia, trasforma al tempo stesso la Natura dell'uomo, condizionando il
suo modo di essere e produrre” (PAG 101)

IMPORTANTE : Perché parliamo di ricambio organico allora?

Perché in qualche modo c'è una sorta di scambio tra uomo e natura attraverso il lavoro. ( È NECESSARIO )
• Da un lato → gli uomini si devono adattare alle risorse naturali e trasformarle per produrre mezzi di
produzione
• dall'altro lato però → quel modo di produzione ha una ricaduta di carattere sociale ed anche storico

es: → tanto è vero che noi nelle varie epoche storiche individuiamo i diversi modi di produzione e questi modi di
produzione scaturiscono da un equilibrio dinamico a volte anche dialettico-conflittuale, tra gli uomini e tra gli
uomini le risorse naturali.

Marx nota subito anche il CARATTERE SOCIALE DEL LAVORO

Perché il lavoro, non è semplicemente una risposta a dei bisogni individuali, il lavoro ha una rilevanza sociale
quasi da subito, perché un conto è la raccolta spontanea dei frutti della terra “io li raccolgo per me, tu li raccogli
per te” un conto è il LAVORO, cioè nel momento in cui c'è il lavoro e la divisione del lavoro → il concetto di
divisione del lavoro è un concetto sociale, “io coltivo la terra, tu combatti, tu comandi, tu preghi, lo fai anche per
me e io coltivo la terra anche per te, gli altri fabbricano armi”è una dimensione sociale del lavoro che è
inevitabile.
D'altra parte in una società complessa in particolare in cui non è che tutti fanno tutti, se io so coltivare la terra ho
bisogno di qualcuno che costruisca case, di qualcuno che curi le malattie”

C'è una sorta di SCAMBIO DI PRODOTTI E DI SERVIZI → dimensione sociale è assolutamente inevitabile.

C'è anche una DIMENSIONE STORICA DEL LAVORO


Perché le modalità attraverso le quali noi ci affidiamo per risolvere questi problemi cambiano nel tempo, non sono
sempre uguali ( non si coltiva la terra come nell'anno 1000 ora ) quindi evidentemente storicamente, nel tempo, e
anche dinamicamente le modalità della produzione cambiano.

Ora però se noi andiamo ad esaminare in qualche modo a fermarci sul modo di produzione capitalistico ci
soffermiamo su alcuni concetti particolari:

• uno inevitabile : è quello di MERCE, cioè il CAPITALISMO non può fare a meno delle merci.
“se io considero un qualunque oggetto, un tavolo, un libro, una penna, un paio di scarpe, questi prima
ancora di essere merci sono cose, oggetti, ciascuno dei quali ha un valore, un VALORE D'USO.
es. “Devo scrivere → uso una penna. Devo mangiare → mi serve un cucchiaio.”

Questo VALORE D'USO è quantificabile? Lo possiamo “apprezzare” , cioè possiamo dargli un prezzo ?

Non proprio, perché io posso avere tanti soldi, essere la persona più ricca del mondo, una disponibilità infinita di
assegni tutti coperti, ma se sono nel bel mezzo della foresta amazzonica, perché con il mio aereo ho dovuto fare
un atterraggio di emergenza, tutta la tecnologia moderna non funziona, capito vicino a una tribù che lì si trova
perfettamente a proprio agio, non sa cosa sia un telefono, un aereo, ma ha le competenze, gli strumenti per
sopravvivere in quella condizione lì molto più di quanto non ce li abbia io che sono un banchiere ricchissimo.

Allora a quel punto che cosa faccio io? Pago le competenze degli Indios con i miei assegni? NON SANNO CHE
FARSENE.

Quindi → QUELLO CHE IO HO MAGARI HA UN VALORE DI SCAMBIO ALTISSIMO, MA NON HA UN


VALORE D'USO UTILE IN QUELLA CIRCOSTANZA, nella maniera più assoluta. Ha un maggior valor d'uso
la competenza di uno sciamano locale di quanto non ne abbia la mia esperienza di uomo tecnologico.

Quindi → IL VALORE D'USO È RELATIVO

Economicamente parlando gli oggetti non hanno soltanto un valore d'uso ma hanno anche un valore di scambio,
ciò vuol dire che io posso scambiare delle merci.
• Posso scambiare delle merci tra di esse.
• Posso scambiarle in cambio di denaro.

Questo SCAMBIO, in termini economici, non può essere casuale, deve essere QUANTIFICATO.

• Nelle società precapitalistiche → in cui si utilizza comunque il denaro lo scambio è


• MERCE → DENARO → MERCE
• Cioè : “Io produco grano, vendo grano, con il denaro che ho guadagnato vendendo grano mi compro le
scarpe”
• quindi in qualche modo io ho messo in moto un circolo, diciamo che il DENARO, mi serve soltanto come
strumento per affrontare lo scambio. Perché si potrei scambiare direttamente il grano con le scarpe ma
non è comodo. Il DENARO rende più comodo lo scambio tra merci.

Ora però ci soffermiamo su un fatto, in base a quale criterio io stabilisco quanto grano serve per un paio di
scarpe?O quanto denaro serve per un paio di scarpe e per il grano che io ho prodotto?

“Io vendo il grano e mi viene dato del denaro.” Quanto?


“Io vado a comprare le scarpe, quanto le pago?”

allora la quantificazione del valore di scambio è un passaggio fondamentale.


Qual è l'unico criterio che allora noi possiamo seguire per quantificare il valore di scambio di qualcosa?
Il tempo impiegato a produrre, la quantità di tempo impiegato necessario per produrre. Questo è un principio
abbastanza oggettivo per quantificare il valore di scambio.

Però nella SOCIETÀ CAPITALISTICA non semplicemente si acquista della merce ma si acquista anche la forza
lavoro, cioè stiamo parlando di lavoratori, operai, essere umani.

Naturalmente, si acquistano i lavoratori o si acquista la forza lavoro, cioè il lavoro di quei lavoratori?
Si acquista la forza lavoro, cioè la capacità che un lavoratore ha per produrre. ( qui il discorso si complica )

INTANTO : → “io assumo dei lavoratori, mi sto quindi impegnando ad acquistare la loro forza lavoro, come se
fosse un'altra merce che io devo pagare”
es : → un imprenditore che vuole produrre qualcosa ( supponiamo una fabbrica tessile ) deve:
• avere una fabbrica
• deve avere delle macchine in questa fabbrica adeguate alla filatura, alla tessitura ecc..
• deve avere una materia prima
• deve avere degli operai

Per avere tutto questo che cosa gli serve? Gli servono i soldi, cioè gli serve il CAPITALE.

CAPITALE : è quantità di denaro che a lui serve per disporre dei mezzi di produzione ( fabbrica, macchine )

• il circolo produttivo quindi parte dal DENARO


• con quel denaro lui acquista : materie prime, macchine ed il lavoro degli operai.
• DENARO → MERCE
• Però naturalmente alla fine di questo circolo si aspetta di avere più denaro di quello che ha investito in
partenza, altrimenti ci ha rimesso.
• Quindi il nuovo circolo è : DENARO → MERCE → PLUSDENARO
• Tanto è vero che quando noi parliamo di Capitale, parliamo di INVESTIMENTO → “io spendo 10 nella
speranza di avere poi 20”
• 20 naturalmente non può essere considerato tutto profitto perché da questo devo togliere

1) i salari degli operai ( CAPITALE VARIABILE )


2) ma devo togliere anche ( il CAPITALE COSTANTE ) tutte le spese strutturali : la fabbrica intesa
come edificio che contiene tutta l'unità produttiva, le macchine, la materia prima ecc..

Perché uno viene considerato come Capitale Costante e l'altro come Capitale Variabile?
Perché il Capitale Costante non muta il proprio valore nel tempo, cioè periodicamente va aggiornato.
Il Capitale Variabile è invece costituito dal denaro che all'imprenditore serve per pagare il lavoro degli operai,
questo è un Capitale il cui valore varia nel tempo.

Allora se noi esaminiamo un attimo il circolo : DENARO → MERCE → PLUSDENARO


Noi dovremmo cercare di capire questa integrazione del denaro da dove viene.
Questa accumulazione del Capitale da dove viene?

PERCHÉ nello schema PRECAPITALISTICO andiamo alla pari : MERCE → DENARO → MERCE. Nel senso
che il circolo economico serve per risolvere dei problemi per cui nessuno ci guadagna.
INVECE nel circolo DENARO → MERCE → PLUSDENARO c'è qualcuno che ci guadagna.

C'è questo PLUSDENARO che cominceremo a chiamare PLUSVALORE. Cioè un valore maggiorato.
Da dove viene il PLUSVALORE ? Dal PLUSLAVORO, cioè viene dal lavoro non pagato. C'è un lavoro svolto
dagli operai che non viene pagato dagli imprenditori.

Si tratta ora di capire come arriviamo a questo punto. Facciamo un passo indietro.

“Noi abbiamo detto che per quantificare il valore di scambio di una merce bisognava tener conto del TEMPO
socialmente necessario a produrre quella determinata merce.”
“Ora però noi non stiamo parlando di un paio di scarpe, stiamo parlando della capacità di lavoro di un operaio,
perché quello va pagato con un salario.” Quindi ora il datore di lavoro deve quantificare il salario del suo
lavoratore. Cioè quanto lo devo pagare.”

QUINDI : → se il criterio è la quantità di tempo o la quantità di lavoro necessario a produrre quella determinata
merce come faccio a definire il salario di un operaio, cosa devo considerare?

Perché qui non è tanto la quantità di lavoro necessaria a produrre quell'oggetto li, ma trattandosi di un essere
umano è la quantità di lavoro necessario a mantenerlo e a consentirgli di riprodursi. Non a caso gli operai
vengono chiamati Proletari perché il riferimento è proprio alla capacità di mettere al mondo i figli, in fondo è
l'unica prerogativa che hanno, l'unico tesoro che hanno, l'unica ricchezza che possono produrre sono i loro figli.

Allora io devo quantificare che cosa?


Devo quantificare in qualche modo l'entità di tutti i mezzi che servono a quell'operaio per mantenersi in vita. Cioè
il salario deve rispondere ad esigenze fondamentali che consentano all'operaio di nutrirsi, coprirsi, ripararsi e
mettere al mondo dei figli.

Ora è facile definire questo giornalmente?


“Io giornalmente posso definire soltanto eventualmente il cibo, l'entità del cibo di cui l'operaio ha
quotidianamente bisogno, ma l'operaio non ha bisogno soltanto del cibo quotidianamente, ha bisogno di tutta una
serie di altre cose.”
Queste altre cose come fai a definirle nel giorno per giorno?
Es: → l'affitto non lo paghi ogni giorno, lo paghi per mesi. Un cappotto ammesso che un operaio ce l'abbia non lo
acquista ogni giorno e nemmeno ogni mese, magari ne acquista uno all'anno.

E allora si definisce la spesa annuale, in termini così sommari si definisce quanto serve in un anno ad un operaio e
alla sua famiglia cioè si quantifica l'entità della spesa annuale e poi la si divide per 365 giorni in maniera tale da
arrivare a capire l'entità giornaliera della quantità di lavoro necessario a mantenere un operaio e la sua famiglia.

UNA VOLTA CHE SI È QUANTIFICATO UN CERTO COSTO : → Es: 3 scellini al giorno per mantenersi
Quante ore di lavoro da parte dell'operaio coprono quei 3 scellini?
Naturalmente è facile qui, perché il datore di lavoro, in quelle ore di lavoro ottiene delle merci che hanno un
valore pari, quindi l'EQUIVALENTE del lavoro dell'operaio e dell'entità delle merci prodotte dall'operaio entro un
arco di ore. Es: 6 ore.
In un lavoro di 6 ore l'operaio ha pagato il suo mantenimento.

Ma gli operai lavorano 6 ore? All'epoca era normale che lavorassero 12 ore a volte anche 14.
E allora tutto il lavoro compiuto dall'operaio al di là di quelle 6 ore per le quali è pagato, è lavoro di cui beneficia
il datore di lavoro punto e basta, cioè è PLUSLAVORO, cioè lavoro non pagato.

tu lavorando per 6 ore guadagni 3 scellini e con quei 3 scellini il tuo datore di lavoro ti paga la quantità di lavoro
giornaliero che serve per mantenerti e poi ti fa lavorare per altre 6 ore ti paga sempre 3 scellini, ma tu quelli li hai
già ammortizzati dopo 6 ore, ma devi restare in fabbrica per altre 6 ore, ore che vanno a totale beneficio del tuo
datore di lavoro.
Naturalmente con il mio lavoro produco a mia volta valore, perché produco degli oggetti che hanno poi un valore
di scambio.

Quindi quando è che finisco di pagare quei 3 scellini con il mio lavoro? Dopo 6 ore, con 6 ore di lavoro.
Questo lo quantifico con gli oggetti che produco, se io sto producendo chiodi quei chiodi hanno un valore di
scambio, quindi se io produco chiodi per 6 ore quei chiodi che io ho prodotto valgono 3 scellini.

Ora io però non mi fermo dopo quelle 6 ore con le quali ho già pagato il mio salario. Dopo 6 ore ho pagato quello
che tu mi stai pagando, cioè lo scambio sarebbe equo.

Il problema è che noi non è che abbiamo DENARO → MERCE → DENARO ma noi abbiamo DENARO →
MERCE → PLUSDENARO. Quindi PLUSVALORE deriva da PLUSLAVORO, cioè dal lavoro che l'operaio fa
ma che il datore di lavoro non gli paga.
Naturalmente sempre fatto salvo che dal capitale dobbiamo distinguere il Capitale Costante ed il Capitale
Variabile, che non è tutto profitto, insomma una serie di fattori.

Però c'è comunque un PLUSLAVORO per un PLUSVALORE. Ora questo naturalmente ci dice che i lavoratori si
trovano in una posizione di svantaggio rispetto ai datori di lavoro, perché comunque sono obbligati a lavorare ma
per quel lavoro non vengono pagati.

ORA : la soluzione quale potrebbe essere?


• Aumentare il salario degli operai? Potrebbe, ciò che poi in realtà sarà, cioè i lavoratori poi riusciranno ad
ottenere dei vantaggi salariali
• Però per Marx la strada non doveva essere quella, cioè secondo lui ciò che doveva essere smantellato
doveva essere proprio il sistema della Merci, il Sistema della Mercificazione del Lavoro. Questo è ciò che
a lui non piaceva, pensava che fosse comunque molto pericolosa la riduzione del lavoro a merce, anche
perché rispetto ad altre merci, gli operai sono capaci da dare valore.

Com'è che danno valore? Danno valore con il loro lavoro, perché il datore di lavoro dà una balla di cotone e da
quella balla di cotone gli operai tireranno fuori un tessuto di cotone, quindi hanno dato valore alla materia. Però
per questo lavoro che fanno non vengono riconosciuti, anzi si trovano ad essere abbruttiti e sotto pagati.

• Abbruttiti perché è un lavoro alienante


• Sotto pagati perché lavorano un quantitativo di ore in più rispetto a quelle che sarebbero sufficienti per
pagare il loro mantenimento

Qual'è la CONTRADDIZIONE INTERNA al SISTEMA CAPITALISTICO?


*( Perché naturalmente il Sistema Capitalistico non ha scrupoli di carattere umanitario, si ci può essere un
imprenditore filantropo ma non potrà essere quella la soluzione, il socialismo utopistico non potrà essere una
soluzione. Quindi il Capitalismo non ha scrupoli. )*
Perché ad un certo punto secondo Marx cade in una contraddizione?
RIFLESSIONE: → ( analizzando anche le condizioni del Capitalismo di fine 800 )

Marx muore prima che alcune contraddizioni siano pienamente evidenti però fa in tempo a vedere l'inizio della
Prima Grande Depressione.

Che cosa era stata la Prima Grande Depressione? Si produceva più di quanto non si riuscisse a vendere, perciò
questo aveva determinato una caduta del Profitto.

Da che cosa è causata una crisi di sovrapproduzione? Qual è il problema?


Cala il potere di acquisto e quindi la richiesta.

Che cosa è che determina il calo del potere d'acquisto in una società capitalistica che va bene, abbiamo tante
fabbriche, si investe il Capitale. Ma com'è che le cose cominciano a non andare così bene come andavano prima?
Teniamo conto di un fatto : → man mano che passa il tempo le competenze avanzano e le conoscenze
tecnologiche diventano sempre più elevate e ad esempio le fabbriche di fine 800 non sono le fabbriche di fine 700,
hanno macchine molto più sofisticate, molto più elaborate, Marx non conosce la catena di montaggio però si andrà
proprio incontro alla catena di montaggio.

Questo che cosa significa? Servono meno operai, ma soprattutto servono meno ore, cioè in realtà quell'operaio
che nella fabbrica di fine 700 ci impiegava 6 ore di lavoro per dare al datore di lavoro l'equivalente del suo
mantenimento, in una fabbrica iper tecnologica il suo mantenimento lo paga con 3 ore di lavoro, però viene pagato
sempre come prima.

Quindi se prima erano 6 ore di lavoro, adesso sono 9 ore di lavoro in più. Quindi apparentemente tutto bene, ma in
realtà che cosa accade?
Servono meno operai, servono meno ore di lavoro di quegli operai, molti operai vengono licenziati o pagati
ancora di meno e quando l'offerta di lavoro è eccedente rispetto alla richiesta, la capacità contrattuale degli operai
diminuisce in modo verticale. Questo significa che gli operai, vedono diminuire fortemente il loro potere
d'acquisto.
Ma se noi andiamo a vedere quando l'industria è capace di produrre in serie chi può rispondere ad una produzione
in serie? Dei consumatori in serie → cioè la società di massa.
Ma se c'è una società di massa povera come può assorbire? Allora secondo Marx questa era una contraddizione
potente, interna al sistema capitalistico, che lo avrebbe portato al tracollo.
In realtà le cose poi non sono andate così. Nel senso che lui ha visto bene questa contraddizione, ripeto lui non
conosce la catena di montaggio perché è una novità dei primi del 900 e lui muore nel 1883, però in realtà intuisce
che si sarebbe andati in quella direzione. Intuisce il carattere contraddittorio, però evidentemente non sa che il
sistema capitalistico ha le sue risorse per compensare.

Quali saranno queste risorse messe in atto?


In parte lui aveva immaginato che si sarebbe andati verso quella direzione, la concentrazione industriale, il
monopolio,gli oligopoli, le vendite rateali e l'aumento dei salari. ( FORD: probabilmente capisce leggendo Marx
che bisogna trovare una soluzione all'azzerarsi del profitto se non avesse messo la maggior parte dei potenziali
consumatori in grado di acquistare, questi sono per la maggior parte operai, devi mettere i tuoi stessi operai nella
condizione di poter comprare quello che tu produci, altrimenti rischi di far chiudere la fabbrica se aspetti che a
comprare le macchine siano soltanto avvocati, farmacisti ecc.. )
INTUIZIONE GENIALE che consente al Sistema Capitalistico di salvarsi, di trovare risorse.
Marx infatti da questo punto di vista giustamente diceva “il problema non aumentare i salari, il problema è
destrutturare questo sistema” → perché l'aumento del salario in realtà mantiene in vita il sistema stesso, è un
ulteriore investimento, non è sufficiente pagare il mantenimento dell'operaio in modo scientifico, non è sufficiente
pagare le materie prime ma è necessario creare una politica salariale.

SFIDE DI OGGI: Il lavoro manuale in crisi perché sostituito dalle cosi dette macchine intelligenti.
Fra 50 anni forse non avremmo più gli autisti, avremmo aerei e macchine che funzioneranno da soli, gli autisti
non avranno più potere contrattuale. Ci sono ospedali in cui la terapia è passata da robot. Ma una volta che si
saranno licenziati tutti questi lavoratori, chi sarà a comprare? Con quali soldi compreranno?
Avremmo un elitè di scienziati eccellenti, ingegneri professionisti, ma se gli altri non lavorano chi è che compra?
Chi è che consuma?