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Marco Monterosso

Feudi e famiglie nobili


del territorio siracusano
Processi d’investitura secoli XIII- XIX

La nostra terra

1
Feudi e famiglie nobili del territorio siracusano
Processi d’investitura secoli XIII-XIX

di Marco Monterosso

Edizioni LA NOSTRA TERRA Siracusa (SR) Italia

Finito di stampare nel mese di settembre 2017

In copertina:
Mappa della Sicilia (1580 circa) Galleria delle mappe, Musei Vaticani

TUTTI I DIRITTI RISERVATI ALL’AUTORE


A Tancredi e Niccolò

3
4
Indice

Presentazione

Premessa pag. 11

Introduzione pag. 12

I feudi siracusani

Almidara (Noto) pag. 43


Arbiato (Noto) pag. 43
Arcimusa (Lentini) pag. 47
Armiggi (Lentini) pag. 49
Baulì (Noto) pag. 52
Belfronte (Siracusa) pag. 54
Belliscara (Noto) pag. 55
Belludia (Noto) pag. 58
Benalì (Siracusa) pag. 62
Benisiti (Noto) pag. 64
Bibia (Noto) pag. 66
Bibino Magno (Noto) pag. 67
Bigemi (Augusta) pag. 71
Bimmisca (Noto) pag. 72
Binvini (Noto) pag. 73
Biviere di Lentini (Lentini) pag. 75
Bombiscuro (Noto) pag. 78
Bondifè (Augusta) pag. 81
Bonfalà (Noto) pag. 83
Bonfalura (Noto) pag. 86
Bosco di Schifano o di Alfano (Lentini) pag. 88
Bufalefi metà (Noto) A pag. 92
Bufalefi metà (Noto) B pag. 95
Bulgarano (Lentini) pag. 97
Buonvicino (Lentini) pag. 100
Burgio - Maucini (Noto) pag. 103
Burgio - Torrevecchia (Noto) pag. 107
Buscaglia (Augusta) pag. 108
Busulmone (Noto) pag. 111
Caddeddi metà (Noto) A pag. 113
Caddeddi metà (Noto) B pag. 117

5
Cadra o Cadera (Lentini) pag. 119
Callari (Lentini) pag. 123
Callura (Lentini) pag. 126
Cammaratini (Noto) pag. 129
Camolio (Noto) pag. 131
Canali (Noto) pag. 131
Canicattini (Siracusa) pag. 132
Capopassero (Noto) pag. 134
Carancino-Belvedere (Siracusa) pag. 137
Carcicera (Noto) pag. 141
Cardinale (Noto) pag. 144
Carmito (Lentini) pag. 147
Carrubba (Lentini) pag. 149
Casal Gerardo (Noto) pag. 152
Cassibile (Siracusa) pag. 156
Castellana (Lentini) pag. 159
Castelluccio (Noto) pag. 160
Catatausi (Noto) pag. 164
Cava della Donna (Siracusa) pag. 166
Cipolla (Noto) pag. 168
Ciurca (Noto) pag. 170
Commaldo (Noto) pag. 172
Cucco (Lentini) pag. 174
Diddino (Siracusa) pag. 175
Ferla tumoli 12 di terre del feudo (Noto) pag. 178
Fiumefreddo (Lentini) pag. 179
Floridia (Siracusa) pag. 183
Formica (Noto) pag. 187
Frescuccia (Siracusa) pag. 189
Frigintini (Noto) pag. 189
Galermo (Noto) pag. 192
Galerno (Lentini) pag. 192
Gisira (Noto) pag. 195
Gisira di Pagano (Noto) pag. 197
Gisirotta di Pagano (Noto) pag. 198
Grampoli (Noto) pag. 198
Graneri (Noto) pag. 199
Grottaperciata (Siracusa) pag. 201
Gualtieri-Baruni (Lentini) pag. 203
Imposa (Noto) pag. 203
Ingegno (Lentini) pag. 204

6
Iroldo (Lentini) pag. 205
Lauro (Lentini) pag. 207
Leone (Lentini) pag. 207
Leone metà (Lentini) pag. 208
Leone 2/3 di metà (Lentini) pag. 208
Leone 1/3 di metà (Lentini) pag. 208
Longarini (Siracusa) pag. 209
Maccari (Noto) pag. 212
Maeggio (Siracusa) pag. 216
Magnisi (Siracusa) pag. 219
Magrentino (Siracusa) pag. 220
Mandra di Donna (Noto) pag. 222
Mangino o Maucini (Noto) pag. 223
Melilli metà (Noto) pag. 223
Melilli metà (Noto) pag. 223
Meti e Santa Domenica (Noto) pag. 223
Milocca (Siracusa) pag. 224
Misilini metà (Noto) A pag. 227
Misilini metà (Noto) B pag. 229
Molisena (Noto) pag. 231
Monaco o Lupponaro (Lentini) pag. 234
Monastero (Siracusa) pag. 235
Monastero Germano (Noto) pag. 239
Monteclimato (Siracusa) pag. 240
Montesano o Pulichi (Noto) pag. 243
Moriella (Siracusa) pag. 247
Muni o Limone (Lentini) pag. 249
Murgo (Augusta) pag. 251
Palazzelli (Lentini) pag. 255
Pancali (Lentini) pag. 255
Pantano o Pantano Salso (Lentini) pag. 259
Pantano etc. 5/9 di 1/5 (Lentini) pag. 265
Pantano etc. 4/9 di 1/5 (Lentini) pag. 266
Passaneto (Lentini) pag. 268
Passaneto salme 30 di terra (Lentini) pag. 271
Passanitello (Lentini) pag. 272
Pedagaggi (Lentini) pag. 275
Pilaida metà o Mezzapilaida (Lentini) pag. 275
Pilaida metà o Mezzapilaida (Lentini) pag. 275
Pira (Siracusa) pag. 276
Pirato inferiore (Noto) pag. 276

7
Pirato superiore (Noto) pag. 276
Pittari (Lentini) pag. 276
Poggio dell’Ipso (Augusta) pag. 276
Prato o Santamino (Noto) pag. 277
Priolo (Augusta) pag. 280
Ramasuli o Comito (Lentini) pag. 283
Randazzini (Lentini) pag. 285
Randè o Cardonetto (Lentini) pag. 289
Rapisi (Lentini) pag. 290
Regalcaccia o Spinagallo metà (Siracusa) A pag. 293
Regalcaccia o Spinagallo metà (Siracusa) B pag. 297
Renda (Noto) pag. 300
Rettilini (Noto) pag. 303
Rigilifi (Siracusa) pag. 306
Rosolini (Noto) pag. 310
Rovetto (Noto) pag. 312
Sabuci (Lentini) pag. 316
Saccolino (Noto) pag. 318
San Basilio (Lentini) pag. 321
San Cusumano (Augusta) pag. 324
San Dimitri (Lentini) pag. 326
San Giacomo di Belmineo (Noto) pag. 328
San Giorgio (Lentini) pag. 331
San Giuliano (Augusta) pag. 332
San Lorenzo (Noto) pag. 334
Sant’Alfano (Noto) pag. 336
San Marco lo Celso o Catarchini (Noto) pag. 340
Santa Domenica (Noto) pag. 342
Santarelli (Lentini) pag. 342
Santolio (Lentini) pag. 342
Scarpello (Lentini) pag. 343
Scibini e Bimmisca (Noto) pag. 345
Sigona metà (Lentini) pag. 349
Sigona metà o Lauro (Lentini) pag. 351
Solarino (Siracusa) pag. 353
Spalla (Siracusa) pag. 356
Staffeuda metà (Noto) A pag. 358
Staffeuda metà (Noto) B pag. 361
Stellaini già Scalaymo (Noto) pag. 363
Tardello (Noto) pag. 365
Targia (Siracusa) pag. 367

8
Timparussa (Noto) pag. 371
Torrevecchia (Noto) pag. 371
Trifiletti (Noto) pag. 371
Tummarello (Lentini) pag. 373
Vausi o delle Balze (Noto) pag. 375
Vignali (Augusta) pag. 375
Vignali di Belludia (Noto) pag. 375
Xirumi (Lentini) pag. 377

Tabelle pag. 381

Appendice pag. 405

9
10
Premessa

Questo studio intende focalizzare la propria attenzione sui feudi come unità terriere
circoscritte, legate alle sorti dei lignaggi familiari che le possedettero. Due le linee
guida, terre e famiglie, l’analisi di un binomio indissolvibile che ha segnato profon-
damente i processi storici del territorio siciliano.
Oltre a queste linee guida, altre coordinate ne definiscono ulteriormente il campo
d’azione, si è scelto di circoscrivere l’analisi ai soli feudi “rusticani” il cui territorio
ricadeva all’interno delle città demaniali ora parte della provincia siracusana - Siracusa,
Noto, Augusta e Lentini - ripercorrendone i “fideomaggi” ed i processi d’investitura
susseguitesi dalla fine del Duecento alla costituzione abrogativa del regime feudale
del 1812. Attraverso i processi d’investitura, è possibile seguire oltrechè i variegati
passaggi di proprietà dei possedimenti feudali, anche i diversi rimaneggiamenti
territoriali, l’estensione delle prerogative connesse al possesso e più in generale le
complesse relazioni intra ed extra familiari dell’aristocrazia siracusana.
In riferimento ai soli feudi laici, e tra questi quelli rusticani, sono stati esclusi
quelli “poggianti” su beni territorialmente non definibili o su opifici di varia natura,
i cosiddetti “meri titoli”, gli uffici, le rendite e le “terre” feudali, sia di nuova che di
antica fondazione.
Nella parte introduttiva sono analizzate brevemente alcune specificità del feuda-
lesimo siciliano, in relazione all’evoluzione di tale istituto nel corso dei secoli, in
appendice, oltre a tabelle e grafici, credo possano facilitare il lettore, due schemi, uno
riepilogativo “famiglie-feudi”, ed uno riportante le probabili localizzazioni dei sin-
goli feudi, attraverso la persistenza dei toponimi, nelle carte topografiche dell’I.G.M.
1:25.000.

11
Introduzione

La lunga era del feudalesimo siciliano costituì, per gli oltre sette secoli della sua
esistenza, una realtà politica, territoriale, giuridica ed economica che non mancò di
segnare indelebilmente il tessuto sociale isolano.1
Appare tuttavia indispensabile una opportuna contestualizzazione dei vari aspetti
citati, il feudalesimo non può considerarsi infatti una istituzione monolitica e immu-
tabile nell’incedere dei secoli.2 L’alternarsi delle dinastie regnanti e dei più generali
scenari internazionali in cui la Sicilia fu di volta in volta inserita, le congiunture
economiche, a cui sono connessi gran parte dei più significativi movimenti demo-
grafici, ma anche ragioni di carattere prettamente locale se non di fazione, incisero
profondamente sugli sviluppi del feudalesimo siciliano.
Nell’XI secolo la suddivisione di porzioni del territorio conquistato dai normanni,
ancor prima della definitiva disfatta araba, a congiunti e compagni d’armi degli Alta-
villa, evidenzia la principale ragion d’essere dell’instaurazione del sistema feudale: il
riconoscimento tangibile dell’impegno militare degli alleati degli Altavilla nella con-
quista della Sicilia.3 La contemporanea ricostituzione delle diocesi, eclissatesi durante
il dominio mussulmano, rispondeva anch’essa a logiche di natura politico-militare
piuttosto che a ragioni puramente religiose. Riconoscendosi vassalli del papato gli

1 La letteratura sul feudalesimo siciliano risulta certamente vasta, tra le diverse opere appare fonda-
mentale la lettura di:
M. BLOCH, La società feudale, Torino 1949
H. BRESCH La feudalizzazione in Sicilia dal vassallaggio al potere baronale, in Storia di Sicilia,
Vol.III, Napoli 1980
R. GREGORIO, Considerazioni sopra la storia di Sicilia dai tempi normanni sino ai presenti, in
Opere scelte, Palermo 1853
D.ORLANDO, Il feudalesimo in Sicilia. Storia e diritto pubblico. Palermo 1847, (Rist.anast. Bologna
1970)
2 A tal proposito appare molto significativa la critica mossa da Carmelo Trasselli contro certa storio-
grafia:
...Il falso più grossolano fu fabbricato a proposito della feudalità che venne presentata come se
fosse stata sempre uguale, sempre identica a se stessa, come se il feudo non si fosse evoluto dagli
Angioini ai Borbone, come se gli uomini, cioè i feudatari e i loro vassalli, non avessero subito alcun
mutamento dal XII al XIX secolo”.
C.TRASSELLI, Siciliani fra quattrocento e Cinquecento, Messina, 1981
3 Sull’argomento vedasi tra gli altri:
AA.VV., La monarchia normanna e sveva, in: Il Mezzogiorno dai Bizantini a Federico II, in Storia
d’Italia, a cura di G. GALASSO, vol. III, Torino 1983
AA.VV. “Quei maledetti Normanni”. Cavalieri e organizzazione militare nel Mezzogiorno normanno,
in L’altra Europa, a cura di G.Galasso, IV, Napoli 1989.
D. MATTHEW, I Normanni in Italia, Bari 1997
J. J. NORWICH, I Normanni nel Sud 1016-1130, Milano 1971.
J. J. NORWICH, Il Regno nel sole 1130-1194, Milano 1972.
S. TRAMONTANA, La Sicilia dall’insediamento normanno al Vespro (1061-1282), in Storia della
Sicilia, vol. III, Napoli 1980

12
Altavilla assicurarono infatti alla loro impresa, e non di meno al loro casato, fino ad
allora considerato certo non di primo piano, quella legittimità di cui necessitava.4 La
concessione dei feudi quale “diritto di conquista” sopravvisse ben oltre l’età norman-
na si riprodusse infatti, seppur nelle forme e negli usi propri di ogni nuova dinastia
regnante, con la venuta degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi che avviarono
veri e propri rivolgimenti nel tessuto feudale isolano insediando nel possesso territo-
riale elementi di spicco delle nuove élites dominanti.5 Alla conquista seguiva sempre,
oltreché un nuovo assetto istituzionale, anche una redistribuzione territoriale, seppur
su basi via via meno totalizzanti, confermandosi nei loro possedimenti quelle famiglie
che, nonostante espressione di precedenti dinastie, avevano saputo opportunamente
adeguarsi ai mutati rapporti di forza. Gli atti attestano delle significative assegnazioni
feudali praticate dai primi sovrani aragonesi, il giorno dell’incoronazione dei sovrani
Giacomo I e Federico II, a cavallo tra XIII e XIV secolo, vennero creati circa quattro-
cento nuovi militi rivestiti della dignità feudale.6 La definitiva affermazione aragonese
seguita al periodo di anarchia feudale incarnato dai quattro vicàri, avviò un vero e
proprio rivolgimento del ceto feudale, con il dirompente inserimento tra le sue fila
di nuovi elementi, che scalzarono le antiche famiglie insediatesi nel corso dei quasi
tre secoli trascorsi dall’instaurazione del feudalesimo. Le grandi famiglie siciliane che
avversarono i disegni egemonici dei primi sovrani aragonesi, anche quando di origine
iberica esse stesse, accusate di tradimento o fellonia, furono sottoposte a repentine
spoliazioni dei loro feudi che la corte itinerante dei sovrani si affrettò a concedere ad
elementi loro fedeli. Al definitivo tramonto dei Chiaramonte con la decapitazione nel suo
palazzo dello Steri a Palermo di Andrea Chiaramonte e la conseguente disfatta della loro
agguerrita fazione, al “tradimento” di Jaymo Alagona e di Guglielmo Raimondo Mon-
cada, che segnò una temporaneo tramonto dei loro casati, seguì la repentina ascesa delle
famiglie Cabrera, Luna, Cardona, Requesens, Nava e Santapau solo per citarne alcune.
Gli studi di Domenico Ligresti sulle dinamiche delle famiglie feudali, comparando
la composizione dei ruoli feudali del 1335 e del 1408 con l’elenco dei partecipanti al
parlamento del 1499, mostrano chiaramente del forte rivolgimento impresso al ceto
feudale dai Martini. Nel corso del XIV secolo la grande feudalità isolana, quella cioè
investita di feudi abitati, e come tale titolare di un seggio in parlamento, vide uscire

4 Vedasi: S.TRAMONTANA, Ruggero il Gran Conte e l’inizio dello Stato normanno, Atti delle gior-
nate normanno-sveve 1975, Bari 1991
N. KAMP, I vescovi siciliani nel periodo normanno: origine sociale e formazioni spirituali, in G.
ZITO (a cura) Chiesa e società in Sicilia, vol. I, L’età normanna, Atti del I Convegno internazionale
dell’Arcidiocesi di Catania 1992, Torino 1995
5 Vedasi: AA.VV., L’aristocrazia militare del primo Trecento: fra dominio e politica, atti del conve-
gno di studi “Federico III d’Aragona re di Sicilia (1296-1337)” Palermo 1996, Società Siciliana per la
Storia Patria, Palermo 1997
E. SIPIONE, La smobilitazione del servizio militare della feudalità siciliana (1342), in Archivio
storico siracusano, I, 1971
6 D.ORLANDO, op. cit., cita B. DI NEOCASTRO, Historia Sicula, cap. 102

13
di scena il 67% dei suoi componenti che furono rimpiazzati per il 56% da elementi
“ispanici”, per l’8% da elementi “italiani” e per il restante 36% da elementi provenienti
dagli “uffici, dall’attività bancaria e mercantile e dal patriziato urbano”.7
L’azione normalizzatrice degli Aragonesi avviò un epoca di relativa ma genera-
lizzata accettazione dello status quo impresso dai Martini, non mancarono invero,
almeno fino alla metà del XVI secolo, fazioni più o meno apertamente ostili ai re-
gnanti, tuttavia non si verificarono più nel corso dei secoli significativi rivolgimenti
dell’ordine feudale siciliano.
Se i massicci interventi regi nell’ottica della redistribuzione terriera di conquista
sfumarono sempre più, si fecero invece più significativi i mutamenti legati all’evolversi
dei rapporti dei feudatari con gli altri protagonisti dell’età feudale siciliana, primo tra
tutti, con il potere centrale.
Il rapporto tra sovrano e feudatario, avviatosi quale forte legame politico tra le
parti, dominato dall’autorità regia e vissuto su basi emminentemente personali, divenne
sempre più labile, i feudatari riuscirono ad ottenere una progressiva, ma sostanziale,
gestione diretta dei loro feudi, fino a riconoscere al sovrano un dominio meramente
simbolico.
Allo stesso tempo, lungo gli oltre sette secoli di vita del regime feudale le diverse
case regnanti non mancarono di riformare anche bruscamente, le prerogative econo-
miche, fiscali e giuridiche vantate dai feudatari siciliani. Se la feudalità siciliana riuscì
ad avere mano libera nella gestione diretta dei suoi feudi già alla fine del duecento e
ottenere nel 1458 una ampia sanatoria sulla dubbia legittimità dei titoli di possesso di
molti dei suoi membri, subì allo stesso tempo significative limitazioni da parte sovrana.
Estensioni e limitazioni delle prerogative e dei doveri dei feudatari si successero così
le une con le altre all’interno di quegli inarrestabili processi di modernizzazione cui
tendono tutte le società.

7 D. LIGRESTI, Feudatari e patrizi nella Sicilia moderna. Secoli XVI-XVII. Catania 1992.
Secondo Ligresti l’esasperata mobilità del ceto parlamentare siciliano, con ricambi nell’ordine del 90%
per il Val di Mazzara, appare mitigata in Val di Noto dove il 50% degli antichi lignaggi del XIII e
XIV secolo continuarono a mantenere, ancora agli albori del Cinquecento, il possesso dei loro feudi
popolati.

14
1 I Feudi

Secondo una consolidata vulgata il termine feudo sarebbe sinonimo di grande


estensione terriera o latifondo. In realtà, da un interpretazione “ortodossa” delle fonti
di diritto feudale, il feudo non è altro che una concessione “da un signore al suo vas-
sallo al fine di procurargli il legittimo mantenimento e di metterlo nelle condizioni
di fornire al signore il servizio richiesto”8. Oggetto di concessione non era dunque
sempre e soltanto un bene fondiario ma anche una fortezza, una autorità o ufficio, un
opificio, una rendita. Alla base della concessione del feudo stava dunque non tanto
una proprietà quanto un diritto che consentiva il legittimo (poichè proveniente dal
potere sovrano) esercizio delle prerogative connesse.
Nella prima fase del feudalesimo i feudi furono distinti in feudi e subfeudi, concessi
questi non già dal sovrano ma da grandi signori titolari di estesi possedimenti, tra
quelli cosiddetti de “jure francorum” e quelli de “jure longobardorum”, con differenze
inerenti la possibile frammentazione successoria. Tra feudi ecclesiastici e laici e questi
ultimi a loro volta tra rusticani e feudi abitati, detti nobili.
La possibilità di subinfeudare terre,9 negata già da re Ruggero con la sua costitu-
zione Scire Volumus,10 fu nel tempo oggetto di numerosi provvedimenti regi. Con la
Constitutionem divae memoriae dell’imperatore Federico, fu sancita l’impossibilità
di subinfeudare nuovi territori limitandosi tale pratica, ai feudi già concessi in tal
modo. La Quia frequenter, sancì la proibizione di imporre servizi ai vassalli, mentre
la Post mortem, stabilì che alla morte di qualunque suffeudatario il suo bene venisse
ricondotto al demanio per essere da questo concesso nelle dovute forme. Nonostante i
numerosi provvedimenti tale pratica pare sopravvisse, seppur marginalmente, almeno
fino al XVII secolo, per il territorio siracusano, sono attestate, nel 1395, delle cosid-
dette “patenti comitali” rilasciate dai Moncada a membri dei Landolina per i feudi
Belliscara e Burgio. I feudi di diritto franco venivano considerati beni indivisibili e
come tali da assegnare ad un solo erede, con precedenza per il maschio primogenito,
mentre quelli di diritto longobardo potevano essere frazionati tra diversi coeredi.
L’esistenza di due diversi modi di intendere la successibilità ai feudi, va ricercata
nella composizione stessa delle armate normanne, composte da elementi di origine
franca ma anche da genti longobarde. Gli Altavilla concessero infatti ai loro alleati
nella conquista del mezzogiorno d’Italia, la possibilità di vivere secondo le consue-

8 F.L. Ganshof, Che cos’è il feudalesimo, Einaudi 1989, p.117.


9 Vedasi: E. MAZZARESE FARDELLA, Osservazioni sul suffeudo in Sicilia, in Rivista di storia del
diritto italiano, n° 34, 1961
10 Le antiche costituzione non avevano in realtà un vero e proprio titolo, generalmente vengono in-
dicate con le prime parole del loro testo. “Scire volumus Principes nostros, Comites, barones, Archie-
piscos ...” Vedasi: H. ENZENSBERGER, Il documento regio come strumento del potere, in Potere,
società e popolo nell’età dei due Guglielmi, Atti delle quarte giornate normanno-sveve, Bari - Gioia
del Colle 1979, Bari 1981

15
tudini dei loro popoli. Nello specifico, sia i feudi concessi secondo l’uso dei franchi,
che quelli secondo l’uso longobardo, escludevano dalla successione le femmine, allo
stesso modo, in caso di mancanza di eredi maschi, entrambe le due specie di feudi
ritornavano al patrimonio regio. I sovrani aragonesi, sotto la pressante spinta della
stessa feudalità isolana, avviarono un generale processo di riforma del diritto di succes-
sione.11 La costituzione In aliquibus di re Federico, seppur confermando la preferenza
dei maschi sulle femmine, ammise nella successione le donne con precedenza sui
maschi collaterali e riconobbe loro una dote detta di “paraggio” alla successione del
fratello.12 La Si aliquem di re Giacomo, limitò fortemente la riconducibilità dei feudi
al demanio, estendendo fino al sesto grado di parentela la possibilità di successione.
I sovrani espressero anche una chiara preferenza per l’indivisibilità dei feudi, conce-
dendoli soltanto secondo l’uso franco, e considerando tali, anche quelli già concessi,
senza specificare il modo di regolarne la successione cosi come è possibile vedere
dalla concessione del feudo Callari in territorio di Lentini, assegnato a Giovanni
Guarna da re Federico, nel 1312.
Secondo la già citata Scire volumus di re Ruggero, confermata poi dalla costituzio-
ne Divae memoriae dell’imperatore Federico, tutti i feudi, sia laici che ecclesiastici,
appaiono nella prima età feudale inalienabili, i feudatari ne erano cioè possessori, ma
non proprietari. La liberalizzazione del mercato dei possedimenti feudali fu avviata
solo nell’ultimo scorcio del Duecento, in età aragonese, con il capitolo Volentes di re
Federico, che introdusse di fatto la possibilità per il feudatario di vendere o donare a
chiunque il feudo anche senza l’autorizzazione sovrana.13 Superati i problemi legati

11 Due celebri giuresperiti siracusani, Bernardo de Medico e Guglielmo Perno furono, tra il XV ed XVI
secolo, tra i maggiori studiosi dell’istituto della successione feudale. Del primo si ricorda tra le altre
opere il testo Super caput Volentes regis Federici del 1537, del secondo i Consilia Feudalia del 1537 ed
il Tractatus de Feudis del 1601.
12 Altra dote, spettante però ai figli cadetti del feudatario deceduto, e dovuta dal maggiore, unico suc-
cessore, era la cosiddetta “vitamilizia”, rendita annua sui frutti del patrimonio ereditato che si estin-
gueva alla morte dell’avente causa.
13 Il capitolo di re Federico stabiliva che: “… qualsiasi Conte, Barone, Nobile o feudatario avente feu-
di, potesse, senza alcuna permissione o licenza sovrana, pegnorare il feudo intero o quella parte che
possedesse, vendere, donare, permutare, lasciare per testamento, o legare e trasferire a qualsiasi titolo,
purché la trasmissione per atto tra vivi o per causa di morte avesse avuto luogo in favore di una sola
persona, più degna o della stessa dignità dell’alienante, con esclusione però delle chiese e delle persone
ecclesiastiche. Era però dovuta la decima parte del prezzo di vendita a favore del fisco, al quale era an-
che riservato, nel caso di vendita, di poter comprare entro un mese il feudo, allo stesso prezzo di vendita
convenuto tra le parti contraenti.”
In riferimento ai titoli nobiliari, solo nel 1788, fu fatto divieto di “porre in vendita o donare titoli di
qualunque onorificenza si siano.”
C. ARNONE, La storia dei titoli nobiliari e dei feudi nobili di Sicilia e l’opera del Duca Don Francesco
San Martino, in: F. SAN MARTINO DE SPUCHES, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, dalla
origine ai nostri giorni. Palermo, 1941, 10 Voll.
Sul fenomeno noto come “allodizzazione del feudo” vedasi:
H.BRESCH, Un monde méditerranéen. Economie et societé en Sicilie (1330-1450), 2 Vol., Palermo 1986

16
ad una pressoché assoluta alienabilità dei feudi, e ad un loro mantenimento in am-
bito intrafamiliare, con il capitolo 456 di re Alfonso fu fortemente ristretta anche la
possibilità che questi fossero ricondotti al regio demanio, limitandola ai soli casi di
“fellonia, lesa maestà e colpa grave”.
Anche i feudi ecclesiastici discendevano dalle prime concessioni effettuate dai
conquistatori normanni,14 intendendo garantirsi con i frutti del feudo la sussistenza
economica delle diocesi. I feudatari di condizione ecclesiastica godevano delle stesse
prerogative e degli stessi obblighi cui erano sottoposti i feudi laici, nella prima fase
del feudalesimo infatti anche questi furono soggetti tra gli altri all’obbligo dell’in-
vestitura e del servizio militare.15 Nel corso del XV secolo tuttavia i feudatari eccle-
siastici riuscirono ad affrancarsi da tali obblighi, nel 1457 un capitolo di re Alfonso
li sollevò dall’obbligo dell’investitura, mentre i documenti non attestano più della
presenza di ecclesiastici nella presentazione di armati per il servizio militare, già dai
primi decenni del Quattrocento.
I feudi laici erano generalmente distinti in rusticani e nobili, questi ultimi popolati
da vassalli, i feudi popolati potevano essere sia di antica che di nuova fondazione, e
consentivano al loro signore di sedere tra le fila del parlamento siciliano.
Il seggio parlamentare non appare tuttavia, di per sé, connesso al possesso di una
terra abitata, sia di antica che di nuova fondazione, ma la sua concessione rispondeva a
logiche più complesse, generalmente riconducibili all’elaborato intreccio di esenzioni
ed immunità a vario titolo rivendicate dalle città demaniali siciliane nei confronti
del potere centrale. Il ruolo della città di Siracusa appare a tale riguardo emblematico,
i feudatari siracusani colonizzatori di nuove terre non sedevano infatti tra le fila del
parlamento siciliano, almeno quando possessori di sole “terre siracusane”, credo pro-
prio in ossequio alla immunità dai donativi vantata dal senato cittadino sin dal 1298 e
16
confermata nel 1518 e 1520.
I feudi potevano essere popolati solo dietro autorizzazione sovrana, fino a tutto il
XVI secolo attraverso la cosiddetta “nobilitazione del feudo”17 istituto che tendeva,

T.DAVIES, Famiglie feudali siciliane. Patrimoni, redditi, investimenti tra ‘500 e ‘600. Roma 1985
14 I diplomi di ricostituzione delle diocesi siciliane da parte dei normanni includevano anche estesi
territori soggetti al potere secolare dei prelati, inoltre nel corso dei secoli numerosi documenti atte-
stano delle generose donazioni dei discendenti degli Altavilla ai nascenti monasteri dell’isola.
15 Un diploma del 1393 attesta la partecipazione al servizio militare del vescovo di Girgenti, che in-
tervenne con dieci balestre e dell’arcivescovo di Palermo con otto armati appiedati. D.ORLANDO,
op.cit. pag. 144
16 Sui privilegi della città di Siracusa vedasi, presso la Biblioteca comunale di Siracusa,
Liber Privilegiorum et Diplomatum nobilis et fidelissima Syracusarum urbis.
- De exemptione ab omni jure dohane per totum regnum (1298) Vol. I, foglio 19
- Esenzione dal donativo (1518) Vol. III, foglio 187.
- Conferma dell’esenzione dal pagamento del regio donativo (1520) Vol. II, foglio 269
17 M.RENDA, I nuovi insediamenti nel ‘600 siciliano. Genesi e sviluppo di un comune (Cattolica
Eraclea) in: M.GIUFFRÈ (a cura) Città nuove di Sicilia XV-XIX secolo, Palermo 1979

17
più che ad un effettivo popolamento colonico a fini produttivi, a creare capisaldi for-
tificati nell’immenso territorio spopolato dell’isola. Tutte le concessioni riportavano
infatti la possibilità, o forse meglio la necessità, di costruire nella nuova terra un vero
e proprio sistema difensivo: “...costruere Castellum seu turrim vel casam fortem cum
18
mergulijs barbacanis, fossatis vel sine...”
La lunga serie di concessioni regie in favore dell’istituto feudale nel corso dei
secoli interessò la natura stessa dei beni infeudabili e il loro supposto rango, fino alla
formale determinazione di considerare di carattere esclusivamente venale gran parte
dei rapporti di natura feudale.
Il feudalesimo cambiava radicalmente faccia: da alleanza politico-militare tra
sovrano e vassallo basata sul possesso di un bene, da intendersi come ricompensa ed
indispensabile fonte di sostentamento per quest’ultimo, a status sociale. Uno status
conquistabile non più attraverso la “spada” ma attraverso la “borsa”, e come tale
aperto agli esponenti dei ceti mercantili e bancari, agli esponenti delle professioni
ed ai detentori di pubblici uffici. Se l’aspetto motivazionale dei borghesi e dei togati
va generalmente ricercato nell’affermazione su base locale dei loro affari, è indubbio
che conducesse anch’esso verso il feudo, verso cioè quel mito del possesso terriero su
vasta scala, anche quando le condizioni congiunturali lo indicavano chiaramente quale
investimento poco redditizio se non proprio fallimentare. Ultima tappa nella sfrenata
corsa verso l’affermazione sociale del proprio lignaggio consisteva nel passaggio alla
ristretta élite dei detentori di feudi abitati, titolari di un seggio in parlamento. L’acquisto
di una “terra”, cosi venivano chiamati i feudi popolati, seppur praticato, fu fortemente
limitato, la vendita generalizzata delle licentiae populandi19 aprì invece uno spiraglio
di nobilitazione parlamentare ad un gran numero di famiglie. In poco più di due secoli
vennero fondate oltre 130 nuove città, anche se spesso si trattava di borghi abitati da
poche decine di abitanti e dunque di investimenti poco remunerativi, tale fenomeno
attesta della dinamicità e della fondamentale apertura, della classe feudale siciliana.20

18 Dall’atto di nobilitazione del feudo Rosolini, concesso a Margherita de Podio e al marito Antonio
Platamone il 15 Gennaio 1485, da re Ferdinando il Cattolico. Riportato in: F. MALTESE, Memorie
storiche sulla origine di Rosolini, consultabile presso la biblioteca comunale di Rosolini.
19 Editto di Filippo III dell’11 Novembre 1611
20 Riguardo al fenomeno delle fondazioni feudali in Sicilia vedasi tra gli altri:
C.A. GARUFI, Patti agrari e comuni feudali di nuova fondazione in Sicilia, in Archivio storico siciliano,
II-III, 1947
T.DAVIES, La colonizzazione feudale della Sicilia, in “Storia d’Italia”, Annali VIII, 1978
G.GIARRIZZO, La Sicilia dal viceregno al regno, in AA.VV, Storia della Sicilia, Napoli 1978, Vol.VI
pagg.95-98
M.GIUFFRÈ (a cura) op. cit.
M. AYMARD, Le città di nuova fondazione in Sicilia, in “Storia d’Italia”, Annali VIII, 1985
F. BENIGNO, Vecchio e nuovo nella Sicilia del Seicento: il ruolo della colonizzazione feudale, in “Studi
storici” I, 1986

18
2 I processi d’investitura

L’istituto dell’investitura del feudo, sancito già nelle primordiali norme di diritto
feudale, rappresentava il riconoscimento formale della dipendenza esistente tra il
sovrano ed i suoi feudatari ed era richiesta ogni qualvolta interveniva una variazione
sia nella persona del concedente che in quella del concessionario. Tale istituto si ag-
giunse prima, per poi definitivamente sovrapporsi, all’originario obbligo per i feudatari
di prestare personalmente il cosiddetto fideomaggio,21 un giuramento di “fedeltà ed
omaggio” di cui si osservano tracce già dall’epoca della conquista normanna. Con il
primo giuramento il feudatario riconosceva il concedente quale suo signore e se ne
dichiarava dipendente, con il secondo s’impegnava solennemente a difenderne la vita
e l’onore ma sopratutto a prestargli aiuto militare, se ciò fosse stato richiesto. Nella
prima fase del feudalesimo il fideomaggio era dovuto anche per i suffeudi, già una
costituzione dell’imperatore Federico sancì tuttavia che era dovuto alla sola persona
del re.22
Se il fideomaggio rappresentava una manifestazione pubblica del rapporto scaturito
dalla stessa concessione feudale, l’obbligo dell’investitura rivestiva invece il carat-
tere di una sorta di attestazione di legittimità cui erano tenuti i discendenti dei primi
concessionari. Con il trascorrere dei secoli le rinnovazioni delle prime concessioni
avvenivano non più personalmente ed alla presenza del sovrano ma attraverso una
richiesta formale, cioè documentale, che il feudatario rivolgeva alla corona. I feudatari
attestavano il loro titolo di possesso allegando tutti quegli atti, testamenti, dotali di
nozze, donazioni e così via, che rimontavano dal primo concessionario fino a loro,
non mancando però di dichiararsi vassalli del loro sovrano (omaggio) e promettendo
di soccorrerlo in caso di necessità (fedeltà). L’investitura si affiancò così prima, per
poi definitivamente sovrapporsi, all’originario obbligo del fideomaggio che restò
formalmente in vita soltanto quale simbolico istituto che, attestando la dipendenza
dei singoli feudatari ad un unico sovrano, sanciva una sorta di primordiale schema
di stato unitario, slegato dalle logiche di fazione che sempre avevano preceduto i
mutamenti di case regnanti.
Nonostante, secondo le antiche costituzioni del regno, la mancata investitura com-
portasse la devoluzione del feudo alla corona, numerosi feudatari evasero nel tempo
tale norma, causando, specie dagli albori del XV secolo, un vasto processo di ricon-
duzione al demanio. Il giro di vite impresso dai sovrani aragonesi spinse il parlamento
del 1452 a farsi portavoce delle difficoltà del corpo feudale siciliano, richiedendo alla
corona di reintegrare nel loro possesso i feudatari privati dei beni, che ogni feudatario
potesse investirsi e prestare fideomaggio entro un anno, un mese, una settimana ed un

21 La nota 4 al capitolo VI de Il Feudalesimo di Diego Orlando, a cui si rimanda, riporta la formula di


una cerimonia di Fideomaggio.
22 Costituzione Comite vel barone viam universae carnis dell’imperatore Federico.

19
giorno, che le investiture fossero indirizzate e concesse dal viceré, infine che la pena
per chi non si fosse investito fosse non già la perdita del feudo ma di un anno di rendita
del feudo stesso. Re Alfonso il Magnanimo accordò ai feudatari una generale sanatoria
per le precedenti mancate investiture, stabilì che questa dovesse essere presa entro un
anno ed un giorno e che fosse facoltà del viceré accordarla o respingerla, portando la
questione, qualora ciò fosse ritenuto necessario, all’attenzione dello stesso sovrano
attraverso il sacro regio consiglio. Se le disposizioni di re Alfonso sanavano le posizioni
di quei feudatari che non avevano voluto investirsi, nessuna novità apportavano in
riferimento a quelle investiture che non potevano essere richieste perché mancanti dei
pregressi atti di possesso, cosicché lo stesso parlamento del 1452 richiese al sovrano
di rinnovare i titoli di tutti quei feudatari che, nonostante la mancanza dei loro antichi
privilegi, dimostrassero di esserne in possesso da almeno trent’anni.
Ancora una volta Alfonso il Magnanimo accordò il suo consenso alle richieste del
corpo feudale, tutti i titoli dei feudi siciliani, formalmente rinnovati, furono riuniti in
quello che venne chiamato “libro delle confirme”.23 Nel 1458, il corpo feudale siciliano
ottenne un ulteriore ed importante successo, re Giovanni, dietro supplica del braccio
baronale del parlamento siciliano, dispose infatti che da allora in poi nelle richieste
d’investiture fosse riportato soltanto l’ultima causale del passaggio del feudo ometten-
do tutti i titoli precedenti che risalivano fino al primo possessore. Nel 12° capitolo di re
Giovanni, da alcuni considerato formalmente abrogativo dell’obbligo dell’investitura,
era inoltre accordata una proroga di altri tre mesi per sanare le mancate investiture
ed evitare la confisca del feudo. È indubbio che le conseguenze di tale disposizioni
semplificarono sensibilmente l’istituto, la mole di documenti da allegare alle richieste
d’investitura diveniva con il trascorrere dei secoli di difficile gestione da parte degli
uffici preposti, tuttavia dietro la richiesta del braccio baronale traspare la malcelata
volontà di sanare l’usurpazione di vaste aree del territorio siciliano, praticata da un
gran numero di famiglie dello stesso corpo feudale. Confermare nel possesso di un
determinato territorio, o altro bene immobile, quei feudatari i cui antenati non potevano
dimostrare una originaria concessione sovrana consentì infatti una generale e formale
legittimazione dei loro supposti titoli, ma soprattutto un sostanziale consolidamento
dei loro diritti di possesso e godimento.24

23 D.ORLANDO, op.cit. pagg.122-123


24 Per i feudatari che potevano dimostrare le loro originarie concessioni sovrane, apparve in ogni caso
vantaggioso evitare le spese, necessarie alla trascrizione degli innumerevoli antichi atti da allegare
alle investiture.

20
3 Il territorio feudale siracusano

Se l’indubbia evoluzione dell’istituto feudale lungo gli oltre sette secoli della sua
esistenza impedisce generalizzazioni omnicomprensive del fenomeno, un’ampia ri-
cognizione sulla consistenza del patrimonio feudale siciliano dei secoli XIV e XV è
stata favorita dallo studio di alcune fonti documentali, in grado di fornire informazioni
di carattere generale sui feudi allora esistenti, sui loro possessori e sulle loro rendite.
La Descriptio feudorum sub rege Friderico, riferibile al 1335, l’Adohamentum sub
rege Ludovico, probabilmente compilato alla fine del 1345 e l’Amplissima sub rege
Martino Feudatariorum, omniumque feudorum recensio del 1408,25 seppur al centro
di un intenso dibattito sulla loro dubbia datazione,26 sono comunemente utilizzati
quali utili quadri generali di riferimento, trovandosi ampi riscontri delle notizie ri-
portatevi. Anche I Capibrevi di Gian Luca Barberi,27 compilati nel primo decennio
del Cinquecento, ed editi dal Silvestri tra il 1879 e il 1888, considerabili come la più
completa rassegna dell’intero corpo feudale siciliano del tempo, appaiono strumento
utilissimo di consultazione. L’analisi degli archivi del protonotaro del regno e della
camera reginale,28 in cui venivano riportati ufficialmente tutti i processi d’investitura
dei feudi siciliani, è stata invece limitata dalla dispersione già dal cinquecento, come
riportato dallo stesso Barberi, degli antichi registri relativi al regno di Federico III
(1296-1337) e dei suoi predecessori.

25 Pubblicati a stampa da R. GREGORIO, Bibliotheca scriptorum qui res in Sicilia sub imperio Arago-
num gestas rettulere, 2 voll., Palermo 1791-1792, pag. 464-470, 486-497.
cit. B. MUSCIA, Sicilia nobilis sive nomina et cognomina Comitum, Baronum et Feudatariorum Regni
Sicilie Anno 1296 sub Friderico II vulgo III. Et anno 1408 sub Martino II Siciliae Regibus, Roma 1692.
26 In merito alla disputa sulla datazione di tali manoscritti vedasi:
I.PERI, La Sicilia dopo il Vespro. Uomini, città e campagne 1282-1376, Bari-Roma 1981, pag. 293 e
seguenti.
A.COSTA, Sul catalogo dei feudi siciliani al tempo di Martino I, in “Medioevo. Saggi e Rassegne”,
9-1984, pag. 135-147.
Allo stato la datazione indicata da Marrone sembra la più convincente si è scelto così di riferire la
Descriptio di re Federico al 1335. Vedasi:
A. MARRONE, “Sulla datazione della descriptio feudorum sub rege Friderico (1335) e dell’Adohamentum
su rege Ludovico (1345)” in Mediterranea, Anno I, Giugno 2004
27 Gian Luca Barberi, maestro notaro della regia cancelleria dal 1491 fino a pochi anni prima della
morte avvenuta nel 1523, compilò, su sollecitazione di re Ferdinando il Cattolico, una accurata
ricognizione dello stato dei feudi siciliani, al fine di determinarne la legalità del titolo di possesso,
attraverso i pregressi processi d’investitura. Vedasi: G. STALTERI RAGUSA (a cura) G.L. Barberi
Il ‘Magnum Capibrevium’ dei feudi maggiori, Documenti per servire alla storia di Sicilia, I s. – di-
plomatica – 23, 2 voll., Società Siciliana per la Storia Patria, Palermo 1993.
28 Dotario nunziale concesso da Federico III d’Aragona alla moglie Eleonora d’Angiò nel 1305, compren-
dente le terre di Siracusa, Lentini, Mineo, Vizzini, Paternò, Castiglione, Francavilla, oltre ai casali
di Linguaglossa e Santo Stefano, alcuni tenimenti della città di Messina, più l’isola di Pantelleria.
Le terre della Camera reginale furono ricondotte al demanio, con capitoli di Carlo V, nel 1537.

21
Il monumentale studio di Francesco San Martino de Spuches,29 seppur spesso ca-
rente dal punto di vista di una razionale organizzazione delle informazioni contenutevi,
ripercorrendo i processi d’investitura dei feudi siciliani, rende invece possibile una
veloce ma efficace comparazione dei dati.
L’informatizzazione dei dati tratti dalle opere citate, riferibili ai possessori dei
feudi ricadenti all’interno dei territori delle città demaniali siracusane,30 integrati con
recenti studi sulle dinamiche feudali dei secoli XIII e XIV,31 ha consentito di fissare
delle “istantanee” che rendono possibile lo studio particolareggiato di un determinato
territorio o famiglia feudale.
Si è scelto di scattare queste istantane, nel 1335 e nel 1408, attraverso i due ruoli
feudali, nel 1622 (successione al trono di Filippo IV), e nel 1812 32 (abrogazione del
regime feudale siciliano), in modo da poter dare continuità allo studio comparato dei
singoli patrimoni feudali, già ampiamente praticato attraverso i ruoli feudali, anche in
età moderna. È cosi possibile cogliere, almeno per il territorio siracusano, cioè per i
feudi ricadenti all’interno delle citta demaniali di Siracusa, Noto, Lentini e dagli inizi
del XV secolo Augusta, il complesso sviluppo dei beni infeudati, la loro permanenza
all’interno di determinate famiglie, ma anche confutare o meno, su base locale, le più
generali tendenze studiate fin quì per il territorio siciliano.
Il ruolo di re Federico riporta un elenco di 246 feudatari siciliani in possesso di 438
feudi,33 con l’indicazione del loro reddito ed in alcuni casi della loro localizzazione.
I possessori di feudi siracusani sono 56 (compresa la regina Eleonora), titolari di 75

29 F. SAN MARTINO DE SPUCHES, Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, dalla origine ai
nostri giorni. Palermo, 1941, 10 Voll.
30 Una netta delimitazione dell’antico territorio feudale entro i confini dell’attuale provincia siracusa-
na è apparsa oltrechè di difficile attuazione anche riduttiva. Si è scelto così di analizzare e computare
anche quei feudi i cui territori ricadevano solo parzialmente all’interno dei confini dell’odierno
territorio provinciale. In ogni caso si è scelto di rispettare la localizzazione indicata dalle fonti. A
tal proposito si rimanda al quadro indicante, attraverso le carte topografiche I.G.M. 1/25.000, le
probabili localizzazioni dei feudi.
31 Vedasi:
A. MARRONE, Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390), Archivio Mediterranea, Palermo 2006
A. COSTA L’ira del re e la fedeltà dei sudditi. Un quaternus di fideomagi della metà del Quattrocento ,
Archivio Mediterranea, Palermo 2013
32 Tale data deve intendersi a carattere puramente indicativo dato che la granparte delle investiture si
fermano intorno alla seconda metà del Settecento. Le note del De Spuches riportano tuttavia noti-
zie sui legittimi possessori ben oltre l’abolizione del regime feudale. Vedasi grafico 5.
33 Pare ormai accertato che nel ruolo feudale del 1335 manchino numerose trascrizioni di possedimenti
feudali, quelle del territorio siracusano sarebbero:
- Matteo Palizzi per i feudi Castelluccio e Churca
- Martina di San Silvestro per i feudi Bimisca, Arbacamea, Maccari, Binurrati, Bonfallura e Bimeria
- Teobaldo Speciale (o il figlio Francesco) per il feudo Sacculino.
A. MARRONE, “Sulla datazione della descriptio feudorum sub rege Friderico (1335), Op.cit. pag. 145

22
feudi,34 17 casali,35 5 terre (Avola, Buccheri, Ferla, Palazzolo e Sortino, escludendo
Giarratana) e 4 tenimenti di terre. Tra i feudi sono compresi due “pantani” mentre tra i
“tenimentis” 1 salina ed un pantano. Il numero dei casali è certamente in difetto come
si puo desumere dall’annotazione del conte di Passaneto iscritto per i “casalibus” di
Palagonia e Passaneto e degli eredi di Accardo de Barba che oltre a Casal Gerardo
possedevano il “casalium, que habuit a ditto Berardo de Ajuto”.
Augusta e Melilli, in possesso di Guglielmo Raimondo Moncada e del fratello
Perriconio, sono indicati col termine “feudis” (e come tali sono stati considerati)
anzichè “terrae”.

Graf.1

34 Il feudo Sabuci e il casale di Cadra posseduti in “metà”, sono stati considerati come distinti possedi-
menti feudali. Di un ipotetica metà del feudo “Cannatini”, di cui sarebbe stato in possesso Giovanni
Landolina, oltre a non riscontrarsi la proprietà della rimanente parte, si rimanda a pag. 26. Nel ruolo
feudale del 1335, il feudo che Barberi chiama Bulgilfeza, relativo ai beni di Pietro Mohac, è a mio avvi-
so indicato due volte, erroneamente indicato come Barchiferse e Burchiferse o Bulchiferse.
35 I beni feudali indicati quali casali appaiono, specie nei ruolo feudale del 1335, distinti dai semplici
feudi detti, da alcuni autori, “piani”. Con tale termine s’indicavano dei latifondi dotati di abitazioni
e opifici vari, abitati da pochi contadini stabilmente residenti, spesso legati al proprietario da vincoli
di villanaggio. I casali medievali, derivazioni culturali delle villae romane e delle massae bizantine,
persistettero con i rahal mussulmani, per essere progressivamente abbandonati già dall’età norman-
na-sveva, seppur in Val di Noto persistettero almeno fino al 1350. Tra gli altri vedasi:
M. AYMARD - H. BRESC, Problemi di storia dell’insediamento nella sicilia medievale e moderna, 1100-
1800, Quaderni storici Vol. 8, Nr. 24, Archeologia e geografia popolamento (Sett./Dic.1973), pp. 945-976
H. BRESC, La feudalizzazione in Sicilia dal vassallaggio al potere baronale, Storia della Sicilia, vol.
III, Napoli 1980
M.GAUDIOSO, Per la storia del territorio di Lentini nel secondo Medioevo. Catania 1926 (rist.anast.
Catania 1992) pag. 31 e segg.

23
Le famiglie sono 46, i Cassaro appaiono presenti con Giovanni, titolare del feudo
e del castello omonimo, e con i fratelli Nicolò e Jacopino titolari in comune del feudo
Didino. I de Mulocta con Antonio per il feudo omonimo (Milocca) e il feudo Cipol-
la, Francesco per il feudo Tardello, gli eredi di Bongiovanni per i feudi Canicattini,
Regalcaccia, Baruni e Rachalgeri. I Rosso presenti con Andrea per i casali lentinesi
di Pedagaggi, Randazzini e Xirumi e gli eredi di Guglielmo per il feudo Pancali. I
Fimetta sono rappresentati da Ruggero per il feudo Passanelli e metà Limini e da
Simone per Fiumefreddo. Guglielmo Raimondo Moncada “e fratello” posseggono
diversi feudi tra cui Augusta e Melilli. I Sigona posseggono i feudi Montis Peregrini,
Timonelli e Rayalmichi con Federico e il feudo Sigona con Michele, anche i Landolina
sono due con Giovannuzzo (Joannucius, Joanucius, Joannutius, Joannicus) titolare
di Grampoli, Frigintini, Cammaratini e altre terre a Ragusa e Giovanni indicato però
anche lui come titolare di Frigintini “D.nus Joannes de Landolina de Notho pro feudo
Fragintini oz 15”. Ad un errore di trascrizione è probailmente da ascrivere l’annota-
zione di Giovannuzzo per medietate feudi Cannatini di cui non si trovano ulteriore
tracce e che andrebbe letto Cammaratini, feudo che, quando correttamente riportato,
è però indicato una volta in territorio di Siracusa un altra in quello di Ragusa. 36

Possedimenti feudali dei Landolina nel 1408

36 Una plausibile localizzazione dei tre feudi dei Landolina nel 1335 evidenzia però come il feudo Cam-
maratini, posto lungo l’asse viario tra Ragusa e Noto, era equidistante tra le due città demaniali, mentre
Frigintini e particolarmente Grampoli sono proprio a ridosso dell’abitato di Ragusa.

24
La ratio che sembra trasparire dalle annotazioni del ruolo feudale di re Federico, a
parte evidenti errori di trascrizione e localizzazione, sembra essere quella di indicare
i diversi feudatari raggruppandoli in relazione all’appartenenza, di un determinato
feudo, o gruppo di feudi, ad una citta demaniale. La Descriptio del 1335 cerca di
organizzare il territorio feudale elencando dapprima i feudi dell’area lentinese poi
quelli siracusani per poi passare a quelli di Noto, subito dopo i quali vengono elencati
quelli di Ragusa.
La composizione del corpo feudale, evidenzia l’affermarsi di numerose famiglie
discendenti da quei catalani e navarresi che giunsero in Sicilia durante la conquista
di re Pietro o subito dopo che, attraverso aderenze a corte e spesso ottimi matrimoni,
assunsero un ruolo di primo piano nel regno. La granparte dei feudatari del 1335 sono
discendenti da antiche ed illustri famiglie siciliane già protagoniste delle recenti vi-
cende legate al Vespro e possedevano estesi possedimenti perlopiù nell’area lentinese.
Altri ancora sono esponenti di quel patriziato siciliano che attraverso il controllo delle
cariche pubbliche cittadine sopravvissero agli sconvolgimenti istituzionali seguiti alla
morte dell’imperatore Federico.
Il conte Ruggero (II) di Passaneto, il più facoltoso tra i feudatari “siracusani” pre-
senti nel ruolo del 1335, era nipote di quel Riccardo Passaneto capitano di Lentini nel
1283 e giustiziere della Valle di Agrigento nel 1287 che ricoprì la carica di “magister
marescallarum et araciarum” dal 1285 al 1292. Creato già nel 1301 conte di Garsiliato
(esteso possedimento feudale comprendente i feudi degli attuali comuni di Niscemi,
Mazzarino e San Cono) si spogliò dei suoi beni, dopo essere divenuto frate dell’ordine
militare di S. Giacomo, rimanendo un punto di riferimento della nobiltà siciliana.
I lentinesi Simone e Ruggero Fimetta discendevano da quel Ruggero Fimetta che
esiliato dall’imperatore Federico II al suo ritorno in Sicilia, nel 1255 ottenne da papa
Alessandro IV i castelli di Modica, Palazzolo, Scicli e Vizzini. Protagonista delle
vicende del Vespro, Simone Fimetta, detto anche “da Calatafimi”, perchè avendo
sposato la figlia del castellano di quel luogo ne aveva ereditato la carica, fu coinvolto
nella cospirazione antiaragonese di Gualtiero di Caltagirone e decapitato nel 1284.
Nicola Lancia, nel ruolo del 1335 proprietario di numerosi feudi in Val di Noto, che
risulta nel 1321 giustiziere del Val di Mazara e dal 1343 al 1345 maestro razionale,
discendeva da un antica famiglia normanno-sveva, consanguinea di re Manfredi, che
subì la confisca dei suoi beni in età angioina.
Andrea Rosso, signore di tre casali lentinesi, la cui famiglia è attestata in Sicilia
gia dal 1222, era nipote (figlio di Damiano) del messinese Enrico de Rubeo, che alla
fine degli anni settanta del Duecento era stato secreto in Calabria con gli angioni, e
dopo essere stato anch’egli uno dei protagisti del vespro, maestro razionale dal 1296-
97 al 1312 per gli aragonesi.
Esponente di spicco di quelle famiglie catalane giunte in Sicilia subito dopo il
vespro, Guglielmo Raimondo (II) Moncada, era nipote del marchese di Aitona e
figlio di Guglielmo Raimondo (I) che, per il suo matrimonio con Lukina di Malta,

25
era stato signore delle isole di Malta e Gozzo finchè, nel 1319, le aveveva restituite
alla corona in cambio della signoria di Augusta. Guglielmo Raimondo (II) dopo la
compilazione del ruolo di re Federico, nel 1337, ottenne il titolo di conte di Augusta
e ricoprì la carica di regio vessillifero che probabilmente mantenne fino alla morte.
Catalani pure i de Jaconia (Giaconia) signori di Bufalefi, Caddeddi e Regalcaccia,
i de Linguida, dal 1299 in possesso del casale di Bulgarano e gli Arbes signori di
Monasteri. Di origini navarresi invece gli Assyn (o Asiain) che con Gilio erano entrati
in possesso di Floridia nel 1307.37
Gli eredi di Sancho d’Aragona, figlio naturale di re Pietro I appaiono possedere
estesi possedimenti (Cammarata, San Marco e Scibene) in Val Demone e Val di Maz-
zara. Guglielmo d’Aragona, figlio di re Federico III, nel testamento del padre dettato
nel 1334, nonostante costituito erede della contea di Calatafimi e dei castelli e terre
di Noto e Spaccaforno, di tutte le pertinenze di Capo Passero, e anche del castello
e della terra di Avola (quest’ultima solo dopo la morte della regina Eleonora), non
risulta invece iscritto.
Nel ruolo feudale di re Federico quattro feudatari sono appellati “miles”, dodici
“dominus” (oltre alla domina regina Eleonora), Bernardo de Syracusia è il solo indicato
con il titolo congiunto di “dominus miles”. Ruggero Passaneto è indicato“comes”
(di Garsiliato), il solo altro conte attestato nel ruolo è Francesco Ventimiglia, conte
di Geraci. Tre feudatari sono indicati con l’appellativo “filus”.
Cinque feudatari sono indicati quali messinesi: Rosso, de Guerchis, Bivjola,
Mustacius, e Ansalone. Tre come lentinesi: Januensis, Sigonia e Fimetta, due sono
indicati come residenti a Noto: de Barba e Castellanus. Nove infine come siracusani:
Sylvagius, Marrasius, Aspello, de Cassaro, de Baldo, de Guigia, Oliva e de Mulocca
(Franciscus e Antonius).
Dodici patrimoni feudali sono considerati in possesso di “heredes”, mentre uno
proviene da dote. La distribuzione del patrimonio feudale non appare certamente
uniforme, il solo Nicola Lancia dichiarava infatti di possedere nel territorio siracu-
sano: 2 terre (Ferla e Giarratana, quest’ultima allora in territorio di Noto), 2 casali,
8 feudi e 1 salina. È altresì indubbio che feudi e terre possedute non determinavo la
medesima rendita, il conte Ruggero di Passaneto con una rendita di 900 Onze38 appare
nell’ultimo scorcio del Trecento uno dei più facoltosi feudatari siciliani, seguito da
Guglielmo Raimondo Moncada e dal fratello, con una rendita di 400 Onze, mentre
Nicola Lancia dichiarava una rendita di “sole” 300 Onze. Oltre al Lancia due feuda-
tari erano tassati per una rendita tra 399 e 300 Onze, uno da 299 a 200, otto da 199 a
100, dieci da 99 a 50, diciotto da 49 a 20 e dodici da 49 a 3. Per Gamunti Lombardus

37 L. SCIASCIA, Nobili navarresi nella Sicilia di Federico III, in: https://dialnet.unirioja.es


38 Il conte Francesco Ventimiglia, per Sperlinga, Cristia e Pettineo dichiarava un reddito di 1500 Onze,
Matteo Sclafani, per Paternò e Centuripe, 1200 Onze, Pietro Lancia per i “proventi delle terre” di
Naro, Caltanissetta e Delia un reddito di 1000 onze.

26
“pro medietate feudi quod dicitur Bulcusina” non è indicata nessuna rendita. L’analisi
dei redditi dei feudatari siracusani iscritti nel ruolo di re Federico, mostra come ben
il 52% della rendita totale era posseduta da sole sei famiglie cioè il’13% del corpo
feudale siracusano: Passaneto, Moncada, Lancia, Modica, Siracusa e Santo Basilio. Il
caso della regina Eleonora, iscritta per la terra di Avola, il casale Silvestro, ed i feudi
di Castelluccio e Gisira, tassata per 120 Onze di reddito, evidenzia però la difficoltà
nel valutare le reali rendite fornite dai feudi siracusani quando queste siano poste
esclusivamente in relazione alla tassazione militare.39

Graf.2

Il ruolo del 1408 riporta un elenco di 421 feudatari siciliani titolari di 686 beni
infeudati, con l’indicazione della loro localizzazione ma non del loro reddito. A meno
di un secolo dal precedente ruolo, nel 1408 la situazione appare sensibilmente mutata,
i feudatari siracusani sono 84, le famiglie passano da 46 a 61 (escludendo la regina
Bianca). I Landolina sono presenti con 5 esponenti, con 2 esponenti le famiglie De
Baldo, Montalto, Ricca, Rosso, Salonia,Sigona, Speciale, Truxello e Ventimiglia. Due
nuove famiglie gli Arezzo e gli Spatafora risultano iscritte rispettivamente con 4 e 3
esponenti. titolari di 12 feudi.

39 In riferimento al reddito del feudo, da determinarsi al fine della prestazione del servizio milita-
re, deve notarsi come spesso i feudatari, specie in ragione delle loro aderenze a corte o della loro
supposta “consanguineità” con i monarchi, riuscirono a ridurre notevolmente il servizio militare
connesso alle loro terre essendo tenuti a presentare falchi, guanti o speroni, ed anche, in taluni casi,
ad esserne totalmente esentati. A tal proposito appare emblematico, tra i tanti, il caso di Nicolò Spe-
ciale, signore di Castelluccio, che si era visto accordare, con privilegio di re Alfonso, dato da Napoli
il 4 Aprile 1422, non solo la “nobilitazione” del suo feudo netino ma anche la riduzione del servizio
militare ad un paio di speroni dorati, tassati per soli 15 Tarì.

27
I feudi sono 127, numero certamente in difetto come si può desumere dall’iscrizio-
ne di Albario de Redia per il feudo di Bibino “ed altri”40, 5 terre, solo 4 casali41, 4
tenimenti, 1 corso d’acqua, 4 castelli, di cui 3 annessi a terre popolate, 2 mulini, 3
pantani o saline e una gabella, gli eredi di Arnaldo de Marino, “pro gabellis Rei et
Archi Bombicis nella città di Noto”
Agli albori del Quattrocento permangono, almeno nella denominazione, solo i
casali Silvestro, Cadra e Francofonte in territorio di Lentini e in territorio di Noto il
casale Muragello, nei pressi dell’odierna Pachino. Il casale Ossino, di Lentini, è ormai
indicato come feudo, Buscemi, che continua ad essere in potere dei Ventimiglia, è
indicata come “terra”, cioè come città popolata, e non più come casale.

Graf.3

Il drastico ridimensionamento del numero dei casali attesta, anche per il Val di Noto,
il fenomeno, gia ampiamente compiuto in altre parti della Sicilia, dell’insediamento

40 Oltre al citato caso di Albario De Redia titolare del feudo Bibino “ed altri”, Giacomo Ariccio appare
possessore del feudo Carantino “e supplimenti” (probabilmente Belvedere). Il feudo Sigona risulta
suddiviso in due metà, in potere di Pino Campolo e Federico Sigona, anche il feudo Misilini, che
dopo la “ribellione” di Orlando Traversa nel 1398, venne frazionato in due metà dalla stessa corona,
appare nel ruolo del 1408, in potere dei fratelli Giovanni e Nucio Landolina e di Giovanni Truxello.
Inoltre alcuni feudi, accorpati nell’opera del De Spuches, appaiono nel ruolo del 1408 separati,
come San Giacomo e Beimmeo.
41 Secondo alcune stime, tra il 1282 e il 1434 la popolazione siciliana subì un crollo valutato attorno al
60%, tale crisi demografica portò già alla fine del Trecento all’abbandono di buona parte dei vecchi
casali. Il fenomeno, ampiamente marcato in Val di Noto, favorì lo sviluppo di un economia esten-
siva dominata dalla pastorizia. Nel 1407-08 Siracusa, con i suoi 1400 cantari (circa 110 Tonnellate)
di formaggio esportati dal suo caricatore “fuori regno”, risulta essere l’area di maggior produzione
casearia della Sicilia.
O. CANCILA, Baroni e popolo nella Sicilia del grano, Palermo 1983

28
della popolazione all’interno delle terre fortificate.
Nel ruolo del 1408 non figurano 17 feudi registrati nel ruolo precedente tra cui Augusta
e Melilli, ricondotti al demanio nel 1407, e Sortino. Di 9 si perdono le tracce tra i due
ruoli feudali, 1 verrà considerato frazione del feudo Francofonte (Bulfida) di cui si
continuano a seguire i processi d’investitura fino all’abbolizione del regime feudale.
Appaiono invece per la prima volta 43 nuovi feudi, di questi 3 sono del nuovo terri-
torio di Augusta (Buscaglia, San Cusumano e San Giuliano più Curcuragi staccato da
Melilli e nel 1335 considerato del territorio di Lentini), 6 di Siracusa, 10 di Lentini
(tra cui due mulini) e 24 di Noto (tra cui una gabella)
I feudi Cadra e Sabuci iscritti in due metà nel ruolo del 1335 appaiono nel 1408 in
possesso di un unico feudatario, mentre vengono frazionai i feudi Sigona e Misilini
Il feudo di Cassibile, nel 1408 in potere degli Arezzo, è considerato in territorio di
Noto, mentre nel precedente ruolo era indicato come feudo siracusano.
Il gran numero di nuovi feudi, evidenzia il peso del fenomeno della feudalizzazione
delle terre delle città demaniali conseguente al periodo dei vicàri attuato, specie nell’a-
rea netina, da esponenti degli Alagona e dai loro seguaci Capoblanco e Landolina.42
Il cinquantennio del dominio pressochè assoluto esercitato dagli Alagona sul territorio
siracusano, cosi come l’effimera ascesa dei loro sodali Capobianco, non lascia quasi
traccia se posto solo in relazione ai due ruoli feudali del 1335 e del 1408. Dominio,
quello degli Alagona, costruito proprio a cavallo tra i due ruoli ed esercitato fino a
quando, attraverso l’uso politico delle accuse di tradimento, i Martini riuscirono a
ristabilire il potere sovrano sull’isola.
Giunti in Sicilia con Blasco (I) nel 1291, gli Alagona ricevettero dalla corona estesi
possedimenti in Val di Mazzara, nella prima metà del Trecento con Blasco (II), maestro
giustiziere del regno, fissarono definitivamente la loro dimora in Sicilia43
- Il figlio Artale (II) conte di Mistretta e maestro giustiziere (carica divenuta ere-
ditaria) fu uno dei quattro vicari e capo della parzialità dei catalani nel 1377, entrò in
possesso di numerosi feudi tra cui, in Val di Noto, i castelli e le terre di Mineo (1365)
e Augusta (1384) ed il feudo di San Cusumano ad Augusta.
- Manfredi subentrò al fratello nel vicariato, nella carica di maestro giustiziere
e nella castellania di Lentini e Siracusa. Sposò nel 1356 Lukina Moncada, da cui
ereditò i feudi Bulfida, Scordia Soprana e Gilermi. Nel 1361 gli venne assegnata la
castellania del castello vecchio di Noto e nel 1366 anche quella del castello nuovo.
Nel 1363 ricevette l’investitura del feudo Billudia, nel 1371 acquistò metà del feudo
Gisira, nel 1373 ebbe legati da Martina de Truxellis alcuni feudi presso Noto: Maccari,
Bimisca, Rovetto e Bonfallura. Nel 1375 ottenne il feudo Bulchachemi, nella marina

42 Sul territorio netino nel periodo XIV-XV secolo vedasi:


P. CORRAO, Uomini e poteri sul territorio di Noto nel tardo medioevo, 2001, in Contributi alla geo-
grafia storica dell’agro netino, distribuito in formato digitale da “Reti Medievali”.
43 Nel 1345 il conte Blasco, domiciliato a Catania, contribuì all’adoa con 15 cavalli armati (pari a 300
onze di reddito). A. Marrone, Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390), Op. cit. pag 27

29
di Noto, in cambio del feudo Bonfallura, l’anno successivo ebbe in feudo anche tutti
i proventi doganali della terra di Noto e del litorale sino a Vendicari. Nel 1392 re
Martino lo dichiarò, col figlio Artale, ribelle confiscandogli i feudi Bimisca, Xibeni,
Renda, Billudia, Galermo e Larbiato che furono assegnati a Gallardet Monteclup.
- Blasco (III), altro figlio di Blasco II, risulta signore della terra di Montalbano
nel 1356 e dal 1369 anche della terra di Monforte. Subentrò nel 1389 nella contea di
Mistretta e di Butera avendo nel 1366 già ricevetto l’investitura feudale di 50 Onze
di reddito sul porto di Siracusa. Possedette il feudo Scarpello in territorio di Lentini.
Dichiarato ribelle nel 1392, re Martino gli confiscò i beni.

Possedimenti feudali degli Alagona nella seconda metà del XIV secolo

- Giacomo ricevette dal fratello Artale II i proventi della secrezia di Siracusa,


ricevette in dote dalla moglie Giovanna Lanza, le terre di Ferla, e Giarratana. Nel
1365 fu nominato, a vita, capitano di Siracusa, nel 1376 gli vennero assegnati i di-
ritti sul pontile del porto di Siracusa e sempre nelle stesso anno la terra di Avola in
cambio della gabella del vino di Siracusa concessagli nel 1369, che valeva 400 Onze.
Giacomo Alagona figura cancelliere del Regno in vari periodi dal 1376 al 1387. Pos-
sedette i feudi Bumfalà e Baulì in territorio di Noto e il tenimento Castellana, presso
Siracusa. Ribellatosi contro re Martino, Giacomo Alagona ebbe confiscati i feudi e
fu decapitato nel 1393.

30
- Matteo Alagona, altro figlio di Blasco II, ricevette da questi il casale Silvestro,
dove ottenne di costruire un fortilizio, nel 1365 fu creato capitano con cognizione delle
cause criminali di Lentini. mentre nel 1370 risulta barone della terra e del castello
di Palazzolo e dei feudi Bibino, Bibinello, e Favara. Alla sua morte anche la moglie
Bartolomea Montaperto e i figli Macciotta, Blasco e Giovanni furono dichiarati ribelli
subendo la confisca dei loro beni.
Anche i Moncada, che con gli Alagona avevano esercitato un esteso dominio
territoriale nel periodo dei vicàri, ridimensionarono notevolmente il loro peso nell’a-
rea siracusana. Accusati anch’essi di ribellione nel 1397, subirono la confisca dei
loro beni. Riabilitati di li a breve, attraverso la complessa transazione che portò alla
permuta di Augusta, che ritornerà al demanio, con Caltanissetta, sposteranno i loro
interessi in Val di Mazzara, mantenendo per diversi secoli un ruolo di primo piano
tra la maggiore feudalità siciliana.44
33 famiglie, su 46 iscritte nel ruolo feudale del 1335, non sono presenti nel ruolo
del 1408, mentre ne entrano 48 di nuove. Un notevolissimo ricambio, con un indice
di mobilità che sfiora l’80% e che conferma, anche, per il territorio siracusano, del
notevole rivolgimento impresso dai Martini all’intero corpo feudale siciliano.
Tra le maggiori famiglie iscritte nel ruolo di re Federico, escono definitavamente
dalla scena feudale siracusana, i Mohac (Modica), i de Barba, i de Mulocta, i Lamia
ed i Fimetta. Permangono nei due ruoli solo 13 famiglie: de Baldo, Castello, Guerchis,
Lancia, Landolina, Moncada, Montalto, Passaneto, Rosso, Santo Basilio, Sigona,
Ventimiglia e Cacciaguerra. Subirono un forte ridimensionamento dei loro patrimoni
due delle più antiche e facoltose famiglie siciliane: i Lancia, attestati come signori di
Paternò gia nel 1234, che trasferirono gran parte dei loro feudi siracusani a Giacomo
Alagona per il suo matrimonio con Giovanna (figlia di Nicola Lancia) e i Passaneto
che perdettero anche il loro feudo omonimo, in territorio di Lentini, dopo che il conte
Ruggero (III) si ribellò a re Martino, feudo che fu concesso nel 1392 a Berengario
Cruillas. Nel 1408 i Lancia ed i Passaneto sono ormai in possesso solo di marginali
possedimenti feudali, Magrantino e il casale Ossino “maritale nomine” (i Passaneto),
Reddini e Rachalmandara (i Lancia).
I Sigona, i San Basilio e i Cacciaguerra riuscirono a mantenere il loro patrimonio
feudale pressochè inalterato. Incrementarono i loro possedimenti sempre nell’area
nord del siracusano i Rosso, che entrarono in possesso di Rachalusio e Callura nel
territorio di Lentini e di Buscala, San Giuliano e Curcassi in territorio di Augusta.
Anche i Montalto incrementarono i loro possedimenti con l’acquisto, nel 1365 da
Bernardo Rubeo, del feudo Prato, e con i feudi Milocca e Arcimusa provenienti loro,
per via marimoniale, dai de Mulocta. Preponderante invece nell’area sud l’ascesa dei
Landolina che incrementarono considerevolmente i loro possedimenti netini, degli

44 Giovanni Moncada, terzogenito del conte “fellone”, appare nel 1408 possessore del castello e della
terra di Ferla, del casale Muragello e del feudo Burgio Mangino.

31
Ariccio (Arezzo) e dei Sortino che irruppero sulla scena feudale dalla seconda metà
del Trecento.
Grandi benificiari degli Alagona, e successivamente dei Moncada, i Landolina,
presenti nel ruolo del 1335 con Giovanni e Giovannuzzo, titolari di tre feudi, non solo
riuscirono ad uscire indenni dalla “caduta” degli Alagona e dei Moncada ma ottennero
conferma dei possedimenti già avuti, mediante “patenti comitali”, oltrechè nuove
concessioni regie. Dopo aver ottenuto dal sovrano i feudi di Malta e Noto confiscati
ai de Barba, nel 1357 Giovanni Landolina ottenne anche le saline di Capopassero
già dei Romano. L’anno successivo, capitano e castellano di Noto, fu ucciso, proba-
bilmente presso il fortilizio di Castelluccio, dai seguaci dei Chiaramonte. Nel primo
decennio del Quattrocento i Landolina, che continuarono a mantenere i loro feudi
posti nell’entroterra verso il ragusano (Grampolo, Frigintini e Cammaratini), appa-
iono ormai aver spostato il baricentro dei loro interessi feudali a ridosso della fertile
valle del Tellaro (Gisira, Staffeuda, Misilini, Belliscala, Carcicera) fino a spingersi
ancora più a sud con il feudo Burgio, ricevuto dai Moncada e poi riconcesso dalla
corona, e con le saline di Capopassero, nel 1408 già in potere dei siracusani Ruffino.
Nel ruolo di re Ludovico i Landolina sono presenti con 5 esponenti titolari di 10
feudi, tutti in territorio di Noto, provenienti dai patrimoni dei Barba, (Staffenda) dai
Monachella, (Carcicera), dai Dena (Misilini) e dai Capoblanco (Belliscali).
L’ingresso tra il ceto feudale siracusano degli Arezzo appare prorompente, così
come l’ascesa dei Landolina. Provenienti dal ceto togato, nel 1392 Giacomo Ariccio è
indicato quale notaio, dopo essere entrati in possesso per via matrimoniale, da Franca
Cappello, dei feudi netini di Molisena, Alfano e Bombiscuro, acquistarono, nel 1393
dai Capoblanco il feudo Cardinale mentre l’anno successivo ricevettero dalla corona
il feudo Rettilini sempre in territorio di Noto. Nel 1398, ricevettero Cassibile dalla
corona e acquistarono Carancino, dalla camera reginale nel 1405, quando Giacomo
Arezzo riveste ormai l’alta carica di protonotaro del regno.
Anche i Sortino entrano con forza tra i grandi proprietari feudali del siracusano,
provenienti da Palazzolo, che difesero nel 1397 da un assedio di Guglielmo Raimon-
do (II) Moncada, nel 1408 risultano possedere estesi possedimenti nella area netina
provenienti dai patrimoni degli Alagona e dei Capobianco: Bibino, Renda, Maccari,
Scibini, Bimmisca, Rovetto, Billudia (una parte), Longarini, Mutaxari, Pantano de
Gallis, Canilla e Saline del Conte Enrico.
Gli Aragona discendenti da re Federico III sono presenti con Giovanni signore
dei feudi Rachalmudica, Bonfala, Baulì, Lausi, Bochini, per la terra di Avola e, per
conto della moglie, per il feudo Monastero.
I singoli patrimoni familiari appaiono già frazionati, se nel ruolo del 1335 solo
sette famiglie sono presenti con più esponenti, nel successivo ruolo appaiono iscritti
oltre ai già citati Landolina, quattro membri della famiglia Arezzo, tre dei Ricca, e
due delle famiglie: De Baldo, Castello, Montalto, Rosso, Salonia, Sigona, Spatafora,
Speciale, Truxello, Ventimiglia e Sortino. Nove feudi ed un corso d’acqua sono pos-

32
seduti da 8 feudatari per conto delle rispettive mogli, due feudi, una metà di feudo ed
una gabella sono posseduti da “eredi”. Cinque feudatari sono indicati con il titolo di
“nobile”, altrettanti come “don”, uno come “conte” (Passaneto), ed uno con il titolo
congiunto di “nobile don” (Calcerando Santapau).
La situazione nel 1622 appare ancora mutare, i feudi passano da 127 a 142, le
famiglie da 61 a 63, escono di scena 46 famiglie, rimpiazzate da 48 nuove, mentre
permangono nel possesso di feudi siracusani 15 famiglie tra cui quattro già presenti
nel ruolo del 1335 e 11 da quello del 1408. Le grandi baronie siracusane, nel ruolo
del 1408 ancora pressochè intatte, ma anche feudi di dimensioni alquanto modeste,
iniziano un inarrestabile processo di frazionamento.
Nel 1432 re Alfonso smembrò il feudo Bondifè dalla ex contea di Augusta ven-
dendolo a Guterra Nava, nel 1453 i figli di Accardo e Muzio Landolina, che insieme,
nel 1408, risultano possessori di Staffeuda s’investono ognuno di una metà del feudo.
Nel 1555 i feudi Caddeddi, Bufalefi e Regalcaccia vennero definitivamento divisi
in due metà dopo essere gia stati, dal 1453, posseduti “in comune e indiviso” dalle
famiglie Ricca e Pompeo.
Nel 1559 dal feudo Burgio (o Maucini) fu staccata una sezione denominata Torre-
vecchia per dotare Francesca Landolina andata in sposa a Stefano Monreale
Tra la fine del ‘500 e gli inizi del secolo successivo gli Alagona, oramai rientrati
in possesso di molti dei loro feudi, ottennero di poter alienare alcune “sezioni” della
loro enorme baronia di Bibino Magno: Camolio nel 1552, Bibia nel 1600, Mandra di
donna e Monastero Germano nel 1609.
Nel 1607 fu smembrato dalla baronia di Francofonte il feudo Iroldo (o Giroldo) di
cui prese investitura l’anno successivo Michele Gravina, nel 1622 Antonino Romeo
prese invece investitura del feudo Bigemi, acquistato dai conti di Augusta, che lo
smembrarono dalla loro baronia di Melilli. Sono attestati per la prima volta il feudo
siracusano di Rigilifi, di cui i Traversa ottennero “conferma di possesso” nel 1418 e
il feudo netino di San Lorenzo, concesso dalla corona ad un oscuro Giovanni de Liria
nel 1438. Tra le famiglie iscritte nel ruolo del 1335 solo i Landolina, i Montalto, i
Rosso, i Sigona ed i Ventimiglia, continuano a possedere feudi siracusani, anche se
solo i Rosso mantengono ininterrottamente per oltre tre secoli, all’interno del loro
patrimonio il feudo Xiruni. Tra quelle iscritte nel ruolo del 1408, permangono nel
possesso di feudi del territorio siracusano, le famiglie, Arezzo, Bonfiglio, Borgia,
Campolo, Cappello, De Marchisio, Gioeni, Salonia, Santapau, Sortino e Statella.
I feudi Cardinale (Arezzo), Galerno (Borgia), Bonfalura (Cappello), Castelluccio
(De Marchisio), Belliscara (Landolina), Milocca (Montalto), Xiruni (Rosso), Fegotto
(Salonia), Sigona metà (Sigona) continuano nel 1622 a rimanere nel possesso delle
famiglie già iscritte nel ruolo del 1408.
Incrementarono i loro possedimenti feudali i De Marchisio con l’acquisto dei feudi
Rapisi, nella prima metà del ‘400 e San Marco nel 1588. Mantennero le loro posizioni,
seppur all’interno di un vasto rivolgimento dei loro estesi possedimenti, gli Arezzo

33
ed i Landolina, mentre appaiono retrocedere i Montalto che riuscirono a conservare
il solo feudo siracusano di Milocca dopo aver perso la terra di Buccheri ed il feudo
Arcimusa, i Sigona costretti nel 1568 a cedere metà della loro baronia omonima ai
Cutelli, ed i Rosso che conservarono il solo feudo Xiruni (sin dal 1335), dopo aver
alienato nel corso del XV secolo i loro numerosi feudi in territorio di Lentini (i casali
Randazzini, Callura e Pedagaggi), ed Augusta (Buscaglia e San Giuliano). Netta anche
la retrocessione dei Ventimiglia e dei Sortino che, a causa di successioni femminili,
perdettero gran parte dei loro possedimenti siracusani.45 Preponderante l’ascesa delle
due famiglie protagoniste della lotta per la supremazia cittadina su Siracusa nell’ultimo
scorcio del Cinquecento, i Platamone ed i Bonanno 46.
L’abolizione della camera reginale nel 1537 aveva attirato in città quelle famiglie
emergenti che, dopo aver consolidato le loro posizioni economiche tra XV e XVI
secolo, ritenevano di poter sfruttare l’apertura di un nuovo mercato rifornendolo delle
provviste granarie prodotte nei loro feudi dell’entroterra.
I catanesi Platamone, discendenti da GiovanBattista presidente del regno nel 1436,
fecero il loro ingresso tra le file della feudalità territoriale attraverso ottimi matrimo-
ni. Nel 1453 Antonio sposò Margherita de Podio (de Puig) ereditera di Rosolini e
Commaldo in territorio di Noto, nel 1511 Francesco sposò Caterina Imposa che gli
portò in dote i feudi di Rettilini e Almidara sempre nel netino, nel 1580 entrano in
possesso di Priolo, poco lontano da Siracusa, e Buscaglia, in territorio di Augusta, per
il matrimonio di Silvio con Caterina de Gulfis. Nel 1622 sono in possesso, oltre dei
feudi già citati, anche di metà di Staffeuda, ancora una volta portato in dote, questa
volta da una Landolina.
I Bonanno giunti a Siracusa con Filippo, barone di Canicattì, nella prima metà del
‘500, tra l’altro proprio grazie ad un matrimonio con una Platamone, consolidarono
definitivamente la loro posizione con GiovanBattista.
Questi sposò in prime nozze Isabella La Rocca con cui generò Filippo e Pietro ed in
seconde nozze Giovanna Gioeni, vedova di Fabrizio Colonna, barone di Montalbano,
con cui generò Orazio e Giuseppe.
Giovanna Gioeni, la cui figura è stata a mio avviso sottovalutata da granparte degli
studiosi che si sono occupati delle vicende siracusane tra ‘500 e ‘600, dopo aver fatto
maritare le sue due figlie (Antonia e Maria), ereditiere di Montalbano, con i figli di
primo letto del marito (Filippo e Pietro) si assicurò che anche i propri figli (Orazio e
Giuseppe) entrassero in possesso, finanziandone le acquisizioni, di Linguaglossa nel
1606 e Carancino nel 1615.

45 I Ventimiglia per il matrimonio di Giulia con Bernardo Requesenz perdettero nella prima metà del
Cinquecento la terra di Buscemi ed il feudo Biffara, i Sortino, con la successione di Ippolita nel 1558,
perdettero i loro estesi possedimenti netini, nel 1408, 8 feudi, tre tenimenti di terre ed una salina.
46 Sulla disputa per la conquista dell’oligarchia cittadina siracusana tra Bonanno e Platamone vedasi:
F. GALLO, Le gabelle e le mete dell’Università di Siracusa, in Il governo della citta, a cura di D. Ligre-
sti, CUECM, Catania, 1990

34
Nel 1622 i Bonanno possedevano i feudi Arcimusa, Longarini, Floridia
e Carancino, su questi due ultimi feudi, di li a breve, otterrano la “licentia
populandi”.
Nel periodo esaminato un solo feudo siracusano appare di proprietà ecclesia-
stica, la compagnia di Gesù di Noto, erede universale di Antonio de Florenza,
s’investì infatti del feudo Saccolino, il 4 Febbraio 1622.

Graf.4

L’ultima istantanea del territorio feudale siracusano, scattata oramai al


crepuscolo del feudalesimo siciliano, mostra una situazione in cui le famiglie
feudatarie passano da 63 a 65, i feudi da 142 a 167. Escono di scena 41 fami-
glie, sostituite da 43 nuove, ne permangono 22. Solo i Landolina i Montalto ed
i Ventimiglia continuano a possedere feudi siracusani sin dal 1335, tra quelle
iscritte nel ruolo del 1408 confermano la loro presenza, oltre alle già citate
famiglie provenienti dal ruolo del 1335, solo gli Arezzo e gli Statella.
Scompaiono dalla scena feudale i netini Salonia e Pipi, mantengono le loro
posizioni i Landolina e gli Arezzo. Incrementano i loro possedimenti i Bonanno
che entrano in possesso per via matrimoniale di San Basilio (dai Balsamo) nel
1647, di Bulgarano (dai Mugnos) nel 1688 e di Maeggio (dai Landolina) nella
prma metà del ‘700 e i Platamone che entrano in possesso di Passaneto, Longa-
rini e Cipolla, seppur vendettero nel 1727 a Giuseppe Gargallo il feudo Priolo.
Preponderante l’ascesa sociale di due nuove famiglie i Francica-Nava e
i Trigona nell’area netina. I Francica-Nava (a Giovanni Francica, per il suo
matrimonio con Giovanna Nava fu imposto di unire al suo nome anche quello

35
dei Nava) acquisirono nel 1674 attraverso una complessa vicenda giudiziaria contro
Simone Montaperto, marito di Violante Falcone, ultima discendente della sua famiglia,
il feudi Carrubba, Cava della donna, Magrentini e Tardello. Nel 1761 acquistarono
dai Morreale i feudi Burgio-Torrrevecchia e Belliscara.
I piazzesi Trigona, attraverso l’ottimo matrimonio contratto da Gaspare con Anna
Deodato, entrarono in possesso nella prima meta del ‘700, dei feudi Baulì, Frigintini,
Maccari, metà Misilini e metà Staffeuda tutti in territorio di Noto. Il grande incremento
numerico dei feudi, da 141 a 166, la gran parte provenienti dallo smembramento delle
baronie di San Basilio e Ferla, attesta anche per il territorio siracusano del completo
sviluppo del fenomeno del frazionamento, tendenza già ampiamente riscontrabile
nei due secoli precedenti. Tale fenomeno comportò, almeno dalla seconda metà del
Settecento, l’effettivo smembramento dei feudi maggiori e delle antiche baronie con
la conseguente parcellizzazione del territorio feudale. La grande baronia di Bibino
Magno, (ultima investitura nel 1789) di cui si è gia detto e che fino al XV secolo si
estendeva grossomodo nel quadrilatero delimitato dalle terre di Palazzolo e Sortino e
dai feudi Canicattini e Solarino (non ancora popolati), fu frazionata in 6 parti.
L’antica baronia di San Basilio in territorio di Lentini (ultima investitura nel
1740), posta all’asta pubblica nel 1761, fu parcellizata in una vera costellazioni di
feudi, Giuseppe La Iacona acquistò metà dei feudi Leone, Cucco, Monaco, Palaz-
zelli, Randè e San Giorgio, riuscendo poi ad entrare in possesso delle rimanenti
metà. Nel 1771 il feudo Leone, posto anch’esso all’asta pubblica, fu acquistato da
Giuseppe Branciforte che nel 1793 lo rivendette a Salvatore Montaperto, questi nel
1811 vendette metà del feudo a Paolo Catalano, 2/3 di metà a Francesco Cannizzaro
ed 1/3 di metà a Gioacchino Caffarelli. Dalla baronia di Passaneto (ultima investitura
nel 1787) furono smembrati 30 salme di terre, elevate in feudo nel 1791, e il feudo
Pilaida, in due metà dette “Mezzapilaida” nel 1794. Dalla baronia di Ferla furono
distaccati il feudo Pirato nel 1807, a sua volta frazionato in due metà dette “superiore”
ed “inferiore”, e “12 tumoli di terre irrigue e 14,10 Onze annuali di censi dovuti su
4 salme di terre della stessa baronia”. Il feudo Pantano, già frazionato in due parti
nella seconda metà del Quattrocento, riunificato nel 1608, ed ancora smembrato di
una porzione di 1/5, porzione a sua volta divisa in 5/9 e 4/9, fu invece riunificato nel
1803 da Giovanni Ipellizzeri.
Se non mancarono nei secoli precedenti significativi smembramenti territoriali,
nel corso del XVIII secolo si assiste, almeno in gran parte dei casi, ad una sorta
di “frazionamento fittizio”, le investiture di tale epoca mostrano infatti come, pur
permanendo all’interno del patrimonio della stessa famiglia, ma anche nella dispo-
nibilità di un unico feudatario, le grandi unità terriere feudali del territorio siracusa-
no vengano artificialmente frazionate in feudi o marcati, anch’essi poi elevati alla
dignità feudale. Appare superfluo sottolineare come un tale incremento del numero
dei feudi, non comportò un corrispondente allargamento del territorio feudale, vero
e proprio ampliamento appare invece il fenomeno, seppur anch’esso di modeste

36
dimensioni, dell’innalzamento in feudo degli allodi di Busulmone (Francesco Sorti-
no, 1621), Ingegno (Mario Ingastone, 1651), Vignali (Pietro Rossi, 1763), Santolio
(Giuseppe Magnano, 1765), Poggio dell’Ipso (Tommaso Tumscitz, 1766), Pira
(Vincenzo Scandurra, 1767) e Meti (Melchiorre Sirugo, 1790), mentre appare dubbia

Graf.5

l’infeudazione dell’allodio delli Vausi concesso, nel 1713, a Clemente Di Pietro.47


Se il frazionamento feudale appare, almeno nei suoi tratti più esasperati, fenomeno
circoscitto all’ultima fase del feudalesimo siciliano, il ruolo della colonizzazione
feudale e della “migrazione” dell’aristocrazia siracusana verso la capitale assunsero,
nei secoli XVII e XVIII, tratti che segnarono profondamente il territorio feudale.
Nell’odierno territorio siracusano furono popolati: Floridia nel 1626, Belvedere nel
1627, Canicattini nel 1681, San Giuliano (Villasmundo) nel 1711, Rosolini nel 1713,
Scibini (Pachino) nel 1758, Solarino nel 1770 e Priolo nel 1809.48 Non ebbero invece
successo, tra altre, le colonizzazioni del feudo Monasteri appartenente alla famiglia
Gaetani e quello di Targia degli Arezzo. Tale imponente fenomeno colonico avviò un
autentico processo di mutazione del territorio feudale, con la costituzione di vere e pro-

47 Se l’infeudazione di un allodio poteva garantire la necessaria nobilitazione per quei borghesi prove-
nienti dalle professioni o dalla intermediazione fondiaria su vasta scala, non appare tuttavia fenomeno
a “senso unico”. Alcuni feudatari per sottrarsi all’obbligo dell’investitura, ed ai costi a questa connessi,
dichiaravano infatti la natura allodiale di certi loro possedimenti. A tal proposito, nel territorio siracu-
sano, appare emblematico il caso di Diego Padro, feudatario di Trifiletti, che prese investitura del suo
possedimento netino, solo dopo una sentenza intimativa del tribunale del real patrimonio del 1657.
48 Sulla fondazione delle città nuove del siracusano si rimanda, oltrechè alle diverse pubblicazioni edite
tra la fine del XIX secolo e la prima metà del Novecento, a:
F. GALLO, Dal feudo al Borgo, Floridia 1997
M. MONTEROSSO, La fondazione di una città feudale. Il caso di Belvedere. Siracusa, 1999
G. DRAGO, Gli Starrabba di Rudinì, Siracusa, 1996

37
prie enclaves che le maggiori famiglie feudali seppero opportunamente sfruttare anche
per sottrarsi alla pressione fiscale delle città demaniali. Il trasferimento dell’aristocrazia
maggiore a Palermo e Napoli avviò un processo di progressivo distacco dei feudatari
siracusani dal centro dei loro interessi economici, con la conseguente concessione in
gabella dell’amministrazione dei loro feudi e terre. Agli albori dell’Ottocento nessu-
na delle maggiori famiglie, titolate di feudi popolati, risiedeva oramai stabilmente a
Siracusa, con la cosidetta collettazione delle terre feudali49, abolito l’istituto feudale
con la costituzione del 1812, anche ai feudatari siracusani fu possibile raggiungere il
traguardo di essere nominati pari del regno, con il loro accesso nel braccio baronale
del parlamento siciliano.50 Effimero e tardivo riconoscimento di un obiettivo che i loro
antenati dovevano essersi posti quale ulteriore e copsicuo beneficio socio-politico del
loro impegno di colonizzatori.

Tab.1 Tab.2

Tab.3 Tab.4

49 Sul lungo processo riformatore che condusse alla legge eversiva della feudalità vedasi tra gli altri:
R. CANCILA, Autorità sovrana e potere feudale nella Sicilia moderna, Quaderni – Mediterranea
Ricerche storiche, 2013
50 Nel 1812 risultano le seguenti “parie” siracusane:
Avola: da dichiarare , Belvedere: Bonanno, Buccheri: Alliata, Buscemi: Requesenz,
Canicattini. Daniele, Cassaro: Statella, Ferla: Tarallo, Floridia: Grifeo, Francofonte: Gravina
Pachino: Starabba, Palazzolo: da dichiarare, Rosolini: Platamone, Solarino: Requesenz,
Sortino: Gaetani, Villasmundo: Asmundo-Paternò
Vedasi anche la nota 16 del presente volume

38
Città demaniali

Città feudali di “antica” fondazione

Città feudali di “nuova” fondazione

Rappresentazione schematica (senza nessuna corrispondenza con gli attuali confini dei diversi comuni)

39
40
FEUDI SIRACUSANI
Schede

Siracusa, sala del consiglio reginale

41
42
A LMIDARA (Noto)
Vedasi IMPOSA

A RBIATO (Noto)

Federico de Mustacio:
Il miles Federico Mustaccio di Messina iscritto nel ruole feudale di re Federico rica-
vava 18 onze di reddito dai feudi Tumbarello e Rahalbiato. Incaricato della custodia
delle macchine di guerra, morì il 18 Settembre 1349.

Manfredi Alagona:
si sconoscono i suoi titoli di possesso, dichiarato ribelle da re Martino, subì la confisca
dei beni.

Gagliardetto de Monteclup (Moncada):


re Martino gli concesse Arbiato insieme al feudo Galermo, con privilegio dato a
Catania l’8 Agosto 1392, a condizione che i redditi superiori alle 100 onze venissero
devoluti alla corona. Gagliardetto con successivo privilegio del 20 Novembre 1394,
ottenne la piena cessione “in solutum” dei due feudi.

Mainitto Sortino:
acquistò i due feudi dal precedente, atto in notaio Antonio Cappello del 28 Dicembre
1396. La corona approvò con privilegio dato a Catania il 28 Maggio 1397.

Guglielmo Boyra (Borgia):


risulta possessore nel ruolo feudale del 1408. Acquistò il feudo denominato allora
Larbiato, insieme a Galermo dal precedente per la somma di 154 onze, atto in notaio
Antonio Cappellano del 28 Dicembre 1396. Il re ratificò la vendita con suo privilegio
dato a Catania del 29 Maggio 1397.

Giovanni de Tudisco:
in esecuzione di una sentenza del tribunale del concistoro “loco Magnae Curiae”
contro Giovanna, moglie di Enrico de Tudisco e Attardo Borgia, che ne rivendicavano
il possesso, prese investitura l’11 Maggio 1423.

43
Enrico La Senna:
presentatosi al governatore della Camera reginale, affermò che il padre Simone e l’avo
Federico avevano posseduto “animo domini” il feudo Arbiato. Ottenne privilegio di
possesso dato a Siracusa il 4 Agosto 1453. S’investì il 4 Giugno 1479.

Giovanni de Bonajuto:
giurò fedeltà alla regina Giovanna il 16 Aprile 1510.

Eleonora Statella:
prestò giuramento alla regina Giovanna l’11 Dicembre 1511, s’investì il 12 Gennaio
1516.

Alfio Sgalambro:
prese investitura il 26 Marzo 1532 ed ancora il 31 Agosto 1537.

Matteo Sgalambro:
fratello del precedente, prese investitura il 29 Agosto 1538, il 16 Settembre 1555 ed
ancora il 6 Novembre 1557.

Giuseppe Sgalambro:
figlio del precedente, s’investì il 17 Febbraio 1564. Morì a Lentini il 5 Settembre
dello stesso anno.

Giovanni Luca Sgalambro:


prese investitura il 12 Agosto 1565.

Biagio Scamacca:
figlio di Antonia Sgalambro, forse sorella del precedente, prese investitura l’11 Luglio
1587.

Matteo Scamacca:
figlio del precedente, prese investitura il 14 Giugno 1597, si reinvestì il 31 Luglio 1600.

Biagio (Blasco) Scamacca:


figlio del precedente, s’investì il 7 Novembre 1603 e l’11 Febbraio 1622. Sposò
Raffaella Amesuca.

Matteo Scamacca:
figlio del precedente, prese investitura il 27 Luglio 1628. Si reinvestì il 16 Settembre
1666.

44
Giuseppe Blasco Scamacca:
figlio di Matteo, quale suo donatario s’investì il 12 Dicembre 1680. La donazione
avvenne quale dote per le sue nozze con Caterina Francica, atto matrimoniale redatto
dal notaio Francesco Parisi di Lentini del 26 Novembre 1679. Si reinvestì il 13 No-
vembre 1688, morì a Palermo, senza figli, il 26 Gennaio 1716 donando in punto di
morte i suoi beni alla moglie.

Raffaella Scamacca:
sorella del precedente, vedova di Francesco Vincenzo Buglio dei marchesi della
Bifara, a seguito di sentenza in suo favore emessa dalla gran corte il 6 Aprile 1717,
prese investitura il 3 Agosto dello stesso anno. Morì a Palermo il 20 Marzo 1739.

Mario Buglio:
figlio della precedente, prese investitura il 21 Ottobre 1739. Morì a Palermo il 5
Settembre 1744.

Emanuele Francesco Buglio:


figlio del precedente, prese investitura il 23 Settembre 1745. Morì a Palermo, senza
figli, il 10 Ottobre 1774.

Maria Gioacchina Gaetani:


per la morte del precedente, suo zio materno, s’investì il 12 Ottobre 1775. Sposò in
prime nozze Ferdinando Gravina dei principi di Palagonia, in seconde Pietro Ascenzo
dei baroni di Santa Rosalia. Morì a Palermo il 31 Agosto 1803.

Salvatore Gravina:
s’investì nel nome maritale di Maria Provvidenza Gravina, figlia della precedente, il
30 Agosto 1804. Morì a Palermo il 24 Aprile 1805.

Francesco Paolo Gravina:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Marzo 1807.

45
Pietro MONCADA
(Elisenda de Pinas)
Marchese di Aitona

Guglielmo Raimondo (+<1328)


(Luchina di Malta)
Signore di Augusta (1319) Guglielmo Raimondo III
(+1398)
Conte di Augusta
Matteo (+>1376)
(Giovanna Peralta) (Beatrice Alagona)
(Allegranza Abate) (Stefania ?)
Guglielmo Raimondo II
Conte di Augusta
(+>1348<1353) Conte di Adernò (1360) Giovanna
(Margherita Sclafani) (Raimondo de Prades)
Conte di Augusta (1337)
Costanza

Pietro
Elvira
(Antonio Ventimiglia)

Guglielmo Antonio
(Giovanna E. Luna)
Costanza Conte di Adernò
(Federico Chiaramonte)

Perriconio (+<1335) Luchina


(Contessa ?) (Manfredi Alagona) Guglielmo Raimondo IV
Signore di Bulfida (1347) (Beatrice Alagona)

Matteo II (+1423)
Simone Elisenda (Contessa d’Aragona)
(Talach ?) (Enrico Chiaramonte) Conte di Augusta
Signore di Bivona (1318) Conte di Caltanissetta (1407)
Signore di Sortino
Clara Signore di Ferla

Giovanni
Femmina (?) Conte di Novara
Signore di Militello
Signore di Saponara

Isabella
Giovanna
Eleonora

46
A RCIMUSA (Lentini)

Antonio de Mulocta:
possessore del feudo Cipunie nel ruolo feudale di re Federico.

Bernardella de Mulocta:
forse figlia del precedente, sposò, nel 1377, Turgisio (o Troisio) Montalto che risulta
iscritto nel ruolo dei feudatari del 1408.

Giovanni Montalto:
discendente del precedente ne rivendicò l’antico possesso, confermatto con atto del
14 Agosto 1453. Fu giurato di Siracusa nei bienni 1457-58, 1472-73, 1487-88 e se-
natore nel 1463-64.

Girolamo Montalto:
figlio del precedente, prese investitura il 13 Maggio 1529, si reinvestì il 17 Agosto
1537. Fu giurato di Siracusa nel 1530-31 e senatore nel 1531-32, 1538-39, 1543-44,
1550-51, 1563-64.

Giuseppe Montalto:
figlio del precedente per il suo matrimonio con Isabella Bellomo, ricevette in dono il
feudo di cui si investì il 24 Gennaio 1551. Fu giurato di Siracusa nel 1554-55 e 1558-59.

Giovanbattista Bonanno Platamone:


entrò in possesso del feudo per compera dal suddetto o dal figlio di questi (Antoni-
no), non vi sono però tracce di sue investiture. Sposò Isabella La Rocca dei signori
di Militello, in seconde nozze Giovanna Gioeni vedova del barone di Montalbano.

Orazio Bonanno Gioeni:


figlio primogenito (di secondo letto) del precedente, sposò Maria Moncada, non vi
sono tracce di sue investiture.

Giovanna Bonanno Moncada:


figlia del precedente, non vi sono tracce della sua investitura.
Sposò Giovanni Gravina dei baroni di San Michele, l’unico loro figlio di nome Orazio
morì dopo pochi mesi.

47
Giuseppe Bonanno:
zio paterno della precedente, non vi sono tracce di sue investiture. Sposò Cornelia
Settimo dei baroni di Giarratana, Eleonora Platamone dei baroni di Rosolini e Dorotea
Gravina dei signori di Palagonia. Ricoprì nella città di Siracusa le cariche di giurato,
capitano di giustizia e procuratore di Santa Lucia, fondò nel 1627 la “nuova terra”
di Belvedere.

Domenico Bonanno:
nipote del precedente, gli successe per la morte del padre, Vincenzo, nel 1641. Non vi
sono tracce della sua investitura. Sposò Dorotea Nava, fu senatore di Siracusa nel 1662.

Vincenzo Bonanno:
si investì il 2 Giugno 1687 per rinunzia del padre, sposò Maria Rosa Mugnos dei
baroni di Bulgarano.

Maria Rosa Mugnos, Domenico Bonanno Grimaldi , Vittoria Mugnos:


s’investirono di Arcimusa il 30 Dicembre 1690 per la minore età di Giuseppe Bonanno
figlio del precedente.

Giuseppe Bonanno:
sembra non si sia investito di Arcimusa, sposò Giulia Filingeri dei principi di Cutò.

Vincenzo Bonanno:
figlio del precedente, si investì il 5 Maggio 1741. Sposò Vittoria Vanni dei marchesi
di San Leonardo.

Giuseppe Bonanno:
figlio del precedente, non vi sono tracce della sua investitura. Sposò Anna Maria
Alliata dei duchi di Salaparuta.

Vincenzo Raffaele Bonanno:


investitosi il 21 gennaio 1778 fu l’ultimo ad investirsi del feudo d’Arcimusa prima
dell’abolizione del regime feudale. Sposò Vittoria Naselli dei principi di Aragona.

48
A RMIGGI (Lentini)

Federico Sigona:
possessore nella “descriptio feudorum sub rege Friderico”, del feudo Ralbamitri.

Matteo Sigona:
possessore del feudo nel 1408 denominato Rajalmichi.

Simone Sigona:
figlio del precedente, ebbe conferma di possesso con privilegio del 18 Dicembre 1453.
Fu senatore di Catania nel 1425-26, 1428-29 e 1438-39.

Guglielmo Raimondo Randisi:


non si conoscono i titoli del suo possesso, prestò giuramento di fedeltà alla regina
Isabella il 24 Novembre 1461. Fu varie volte senatore, patrizio e capitano di giustizia
di Catania, con privilegio del 17 Agosto 1515 fu nominato regio cavaliere.

Giovanni de Quatrino:
non si conoscono i titoli del suo possesso, quale marito di Giovanna Margherita s’in-
vestì del feudo Armiggi il 16 Gennaio 1474.

Da allora il feudo venne diviso in due parti

Vincenza Bonajuto: Antonino d’Arbio:


prese investitura il 22 Marzo 1538. non prese investitura.

Antonio Bonajuto:
figlio della precedente, per donazione La metà del feudo in potere del d’Arbio
prese investitura l’11 Marzo 1547. fu incorporata al regio demanio, non se
conoscono le ragioni.
Antonello Bonajuto:
nipote del precedente, prese investitura
il 24 Luglio 1550, per donazione, con ri-
serva di usufrutto da parte del donante.

49
Nicolò Bonajuto: Giovanni Battista Bonajuto:
fratello germano del precedente, la regia corte, per la somma di
ricevette il feudo in dono con 1200 Onze, gli vendette, sempre
clausola di decandenza in caso di con diritto di riscatto, metà del
suo matrimonio, prese investitu- feudo Armiggi, atto in notaio
ra il 14 Dicembre 1551. Mariano Crisafulli di Messina
del 10 Marzo 1564.
Antonello Bonajuto:
per rinunzia al feudo del fratello Raimondo Bonajuto:
Nicolò, s’investì il 13 Novembre nipote del precedente, quale suo
1552. donatario prese investitura il 22
Dicembre 1575.
Margaritella Bonajuto:
moglie del precedente, per do- Alessandro Bonajuto:
nazione, atto in notaio Bernardo figlio del precedente, per do-
Bonafede di Catania del 19 Mag- nazione prese investitura il 7
gio 1557, prese investitura il 30 Maggio 1576.
Novembre 1557.
Agatuccia Bonajuto:
figlia della precedente, sua do-
nataria, prese investitura il 27
Aprile 1562, si reinvestì il 14
Marzo 1622. Morì a Catania il 15
Novembre 1627.
Matteo Parisi:
Beatrice Gravina:
il 23 Marzo 1633 acquistò dalla
come tutrice del figlio Cesare
regia corte lo “jus luendi” su metà
Alessandrano, prese investitura
del feudo Armiggi versando la
il 27 Novembre 1628. Cesare
somma di 1206 Onze, che furono
Alessandrano sposò Margherita
corrisposte al precedente.
Milanisi.

Anna Alessandrano:
figlia di Cesare, non prese inve-
stitura.

Margherita Mollica:
acquistò metà del feudo all’asta
pubblica il 9 Marzo 1649. Non
prese investitura.

50
Mario Parisi: Mario Parisi:
acquistò il feudo dalla precedente, figlio del precedente, prese investitura
prendendone investitura il 16 Settembre il 20 Dicembre 1636 ed il 16 Settembre
1666. Atto di compera in notaio Pietro 1666.
Graffeo di Palermo del 30 Agosto 1652
Francesco Parisi:
figlio del precedente, per donazione prese investitura dell’intero feudo Armiggi, il 14
Agosto 1688.

Ottavio Scamacca:
figlio di Eleonora Parisi (sorella del precedente) e di Diego Scamacca, prese investitura
l’1 Giugno 1709. Sposò Gaetana Francica.

Mario Gravina:
nel nome maritale di Eleonora Scamacca, figlia del precedente, prese investitura il 28
Settembre 1715.

Carlo Gravina:
figlio del precedente, prese investitura il 27 Dicembre 1745. Il 29 Novembre 1762 ac-
quistò da Ignazio Migliaccio il titolo di principe di Mazzarà, con successivo privilegio
dell’8 Gennaio 1763 ottenne di poterlo commutare in quello di principe di Valdisavoia,
toponimo di una sezione del feudo Armiggi. Sposò Maria Paternò.

51
B AULI’ (Noto)

Nicola Lancia:
iscritto nel ruolo feudale di re Federico del 1335

Giacomo Alagona:
ebbe confiscati i beni da re Martino nel 1392.

Rainaldo Landolina:
con privilegio dei sovrani Martino e Maria dato a Catania il 19 Novembre 1392, ebbe
concesso il feudo con il consueto obbligo del servizio militare.

Giovanni Aragona:
iscritto quale possessore “maritale nomine” di Baulì nel ruolo del 1408. Probabilmente
si tratta di quel Giovanni d’Aragona signore di Avola dal 1392.

Giovannella Aragona:
figlia del precedente, sposò Perio Gioeni dei baroni di Castiglione. Non vi sono tracce
di sue investiture.

Belladama Alagona:
si investì di Baulì il 21 Gennaio 1517. Figlia di Blasco Alagona, signore di Palazzolo
e di Elisabetta Gaetani dei signori di Sortino, sposò Nicolò Melchiorre Branciforte
conte di Mazzarino.

Giovanni Branciforte:
figlio della precedente si investì, per donazione materna, il 18 Luglio 1527. Sposò
Emilia Moncada dei conti d’Adernò.

Artale Branciforte:
figlio del precedente, prese investitura il 18 Aprile 1530. Sposò Chiara Tagliavia.

Giovanni Branciforte:
figlio del precedente, si investì il 31 Luglio 1537. Sposò Dorotea Barresi dei marchesi
di Pietraperzia.

Fabrizio Branciforte:
figlio del precedente, prese investitura il 21 Aprile 1556 ed ancora il 16 Novembre
1557. Sposò Caterina Barresi dei marchesi di Militello

52
.Michele Settimo:
per vendita fatta dal precedente a Blasco Settimo barone di Giarratana, padre di
Michele, atto del 29 Gennaio 1571 in notaio Martino Luparello da Palermo. Sposò
Emilia Alliata dei baroni di Villafranca. Il venditore, avvalendosi del diritto di riscatto
contenuto nell’atto, rientrò in possesso del feudo.

Fabrizio Branciforte:
si investì il 26 Agosto 1600 e il 12 Febbraio 1622. Il figlio Francesco sposò Giovanna
d’Austria, premorì al padre.

Margherita Branciforte:
nipote del precedente, figlia di Francesco Branciforte e Giovanna d’Austria, non prese
investitura. Sposò Federico Colonna dei principi di Paliano, viceré di Valenza, morto
in battaglia senza discendenza.

Giuseppe Branciforte:
figlio di Giovanni, questi figlio secondogenito di Fabrizio Branciforte, per rinunzia
fattagli dalla precedente, si investì della terra e contea di Mazzarino e dei feudi e
castelli di Grassuliato il 15 gennaio 1625. In tale investitura era compreso il feudo di
Baulì che fu considerato membro della contea di Mazzarino.

Bartolomeo Deodato:
per vendita fattagli dal giudice deputato su richiesta dello stesso Giuseppe Branciforte,
si investì il 22 Luglio 1655.

Pietro Deodato:
figlio del precedente, prese investitura l’1 Marzo 1666.

Bartolomeo Deodato:
figlio del precedente, si investì l’1 Luglio 1706.

Maria Deodato:
figlia del precedente, prese investitura il 20 Marzo 1739. Sposò Gaspare Maria Trigona.

Bernardo Maria Trigona:


figlio della precedente, prese investitura il 21 Luglio 1777. Morì a Noto il 25 Marzo
1791.

Vincenzo Maria Trigona:


figlio del precedente, si investì il 9 Luglio 1791. Fu senatore di Noto nel 1793.

53
B ELFRONTE (Siracusa)

Giuseppe Gennisi:
il 20 Aprile 1736, quale procuratore di Vincenzo Beventano, prese investitura della
baronia di Monteclimato e Diddino con i feudi Frescuccia e Belfronte. Il Beneventano
aveva stipulato un contratto di concessione enfiteutica, con patto di riscatto, che dava
diritto al titolo di barone, con il sacerdote Matteo Basile, esecutore testamentario di
Eleonora Barresi, moglie di Diego Ibarra. Vincenzo Benventano morì a Palermo il
31 gennaio 1752.

Da allora non furono più prese investiture per il feudo Belfronte, solo nel 1817, Calcedonio
Navanteri fu insignito del titolo di Marchese di Belfronte.

54
B ELLISCARA (Noto)

Nicolaus De Aloysio:
figlio di Bonsignore De Aloysio, capitano di Taormina nel 1282 e giustiziere di val di
Mazara nell’aprile 1286. Possessore del feudo, allora denominato Burdiscati, nel ruolo
del 1335, ne ricavava una rendita di 10 Onze insieme al feudo Carmito (in territorio
di Lentini). Era marito di Giacoma e domiciliato a Ragusa, nell’adoa del 1345 risulta
invece residente in Catania e tassato per un cavallo armato.

Pietro Capobianco:
acquistò il feudo Belliscara dal precendete, insieme a quello di Carmito, il 27 Agosto
1350, per la somma di 228 Onze. Ricevette conferma da re Ludovico il 13 Dicem-
bre1353. Ricoprì la carica di capitano di Castrogiovanni nel1373.

Paolo Capoblanco:
figlio naturale del precedente possedette, oltre a Biliscari anche i feudi Rididino,
Burgio e Mangino con le saline, Binuino, Trifiletta, e Cardinali. In seguito alla sua
rivolta contro re Martino i feudi vennero confiscati.

Giacomo Arezzo:
ebbe concesso il feudo di Belliscara dalla corona con privilegio dato a Catania il 20
Novembre 1393.

Guglielmo Raimondo Moncada:


non si conosce come ottenne la proprietà del feudo.

Rainaldo Landolina:
ebbe in dono Belliscara ed altri territori dal precedente che gli rilasciò una “patente
comitale” data a Catania il l’1 Dicembre 1395. Quando il Moncada venne dichiarato
ribelle, ed ebbe confiscati i suoi beni, Rainaldo Landolina ottenne un nuovo privilegio
sovrano, dato a Catania, il 4 Gennaio 1397.

Mainitto Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Luglio 1453.

Rainaldo Landolina:
figlio del precedente, si investì il 14 Maggio 1489.

55
Guglielmo Landolina:
figlio secondogenito del precedente, ebbe in dono il feudo con atto redatto dal no-
taio Leonardo De Angles l‘1 Dicembre 1498. Si investì il 19 Dicembre 1508 e il 14
Febbraio 1517.

Mainitto Landolina:
fratello del precedente, si investì il 29 Marzo 1557.

Vincenzo Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 31 Gennaio 1558.

Paola Landolina:
si investì il 4 Novembre 1572, dietro sentenza in suo favore emessa dal tribunale della
gran corte il 3 Novembre 1571.

Francesca Landolina:
figlia della precedente per donazione agli atti del notaio Giacomo Rinaldo da Noto
del Giugno 1559, si investì, insieme al marito Stefano Morreale, il 4 Aprile 1573.
Francesca Landolina si reinvestì il 28 Settembre 1600 e il 4 Febbraio 1622.

Maurizio Morreale:
nipote della precedente (figlio di Michele, di Stefano), si investì il 31 Marzo 1640.
Sposò Margherita Montaperto, mori a Palermo il 24 Febbraio 1662.

Domenico Morreale:
figlio del precedente, si investì di Belliscara e Torrevecchia il 22 Maggio 1663 ed il
16 Settembre 1666. Sposò Melchiorra Montaperto dei principi di Raffadali.

Maurizio Morreale:
figlio del precedente, prese investitura il 5 Ottobre 1684.

Giuseppe Morreale:
fratello del precedente, si investì il 4 Dicembre 1698. Sposò Ippolita Valguarnera dei
principi di Niscemi.

Domenico Morreale:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Agosto 1740. Sposò in prime nozze Cate-
rina La Farina dei marchesi delle Madonie ed in seconde nozze Felicia Paternò dei
principi di Biscari. Morì a Castrofilippo il 12 Ottobre 1746.

56
Giuseppe Morreale:
figlio del precedente, prese investitura l’11 Ottobre 1747. Morì in giovane età e senza
figli il 22 Ottobre 1749.

Maria Anna Morreale:


sorella del precedente, si investì il 21 Ottobre 1750. Sposò lo zio Francesco Morreale.
Morì a Palermo l’11 Agosto 1763.

Giuseppe Maria Francicanava:


acquistò il feudo, con atto di permuta in notaio Gaetano Filippone di Palermo del 17
Settembre 1761, dalle mani di Giacomo Mariano Baiada ed Emanuele Morreale tutori
e curatori della minorenne Maria Anna Moreale.
Sposò Concetta Montalto dei baroni di Milocca, morì a Siracusa il 17 Luglio 1777.

57
B ELLUDIA (Noto)

Baldassare De Baldo:
iscritto nel ruolo feudale di re Federico.

Guglielmo de Baldo:
forse figlio del precedente, ricopriva l’incarico di sindaco di Siracusa il 12 Settembre
1343.

Muchio Castellar;
possedette il feudo ante 1363, morì senza eredi legittimi.

Manfredi Alagona:
il 17 Settembre 1363 ricevette investitura del feudo già appartenuto a Muchio de
Castellar. Dichiarato ribelle da re Martino subì la spoliazione dei suoi feudi netini.

Balduccio De Baldo:
forse figlio di Guglielmo e nipote di Baldassarre, attestato possessore del feudo il 25
Maggio 1392.

Gagliardetto de Monteclup:
ricevette il feudo dalla corona con privilegio dato a Catania l’8 Agosto 1392 fino ad
un reddito di 100 onze annuali; con altro privilegio dato a Catania il 20 Novembre
1394 il feudo fu concesso senza alcuna limitazione.

Mainito Xurtino (Sortino):


con atto di vendita stipulato il 28 Dicembre 1396 il Sortino acquistò il feudo Bellu-
dia (ma più probabilmente la frazione detta Vignali) insieme ad altri sette (Ruvetto,
Maccari, Bimmisca, Scibini, Renda, Galermo e Larbiato) per la somma di 626 onze.
I sovrani ratificarono la vendita con il consueto obbligo del servizio militare, il pri-
vilegio fu dato a Catania il 28 Maggio 1397.

Nel ruolo feudale del 1408 appaiono possessori di Billudia sia Balduccio De Baldo che
Mainito Xurtino.

Giovanni Sortino:
figlio secondogenito di Mainitto, prese investitura il 15 Luglio 1453. Non si hanno
prove se si sia investito dell’intero feudo o solo della frazione Vignali.

58
Guglielmo Sortino:
figlio di Giovanni, prese investitura il 3 Ottobre 1479.

Antonio Sortino:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Luglio 1492. Vendette il feudo a Muchio
Barbulato che non se ne investì.

Giovanni Barbulato:
figlio di Muchio, s’investì il 17 Giugno 1499 ed il 21 Gennaio 1517.

Vincenzo Barbulato:
figlio del precedente, prese investitura il 2 Novembre 1523.

Lisandra Barbulato:
sorella del precedente, si investì il 18 Luglio 1525.

Antonello Landolina:
figlio della precedente, prese investitura il 26 Aprile 1531. Si reinvestì il 17 Novembre
1557. Fu giurato di Noto nel 1556.

Tommaso Landolina:
per la morte del precedente, di cui non conosciamo il grado di parentela, si investì il
28 Maggio 1569, il 26 Agosto 1600 ed ancora il 4 Febbraio 1622.

Michele Landolina:
fratello del precedente, si investì il 4 Giugno 1624.

Antonino Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Maggio 1627.

Bartolomeo Landolina:
figlio del precedente, per atto di donazione in notaio Giuseppe Agnello da Noto del
5 Febbraio 1628, si investì il 16 Settembre dello stesso anno.

Giovanni Battista Landolina:


fratello del precedente, si investì l’8 Gennaio 1631. Morì a Noto il 30 Giugno 1649.

Antonino Landolina:
di cui è parola sopra, per la morte senza eredi dei figli Bartolomeo e Giovanni Battista
prese investitura di Belludia il 24 Aprile 1656 ed il 16 Settembre 1666. Morì a Noto
17 Ottobre 1666.

59
Pietro Landolina:
figlio del precedente, si investì il 15 Febbraio 1668.

Antonino Landolina:
quale donatario del padre Pietro prese investitura il 20 Ottobre 1670.

Pietro Landolina:
con atto di revoca della donazione rientrò in possesso del feudo, si investì il 2 Dicembre
1686. Fu patrizio di Noto dal 1694 al 1696.

Francesco Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Ottobre 1699.

Giuseppe Landolina:
fratello del precedente, si investì 24 Luglio 1708. Fu capitano di giustizia di Noto nel
1744-45, morì a Siracusa l’11 Agosto 1771.

Pietro Landolina:
figlio del precedente, prese investitura l’1 Agosto 1772.

Giuseppe Landolina:
figlio del precedente, per donazione, causa nozze, con Fara Nicolaci si investì il 19
Dicembre 1776. Fu protoconservatore di Noto nel 1791, con privilegio del 24 Giu-
gno 1800 commutò il suo titolo di marchese di Trezzano (Lombardia) con quello di
marchese di S.Alfano.

Pietro Landolina:
figlio del precedente, si investì l’1 Luglio 1809.

60
Noto, Palazzo Landolina

61
B ENALI’ (Siracusa)

Giovanni de Balena:
risulta possessore del feudo il 24 Maggio 1392, iscritto nel ruolo dei feudatari del 1408.

Giacopino de Balena:
figlio del precedente s’investì nel 1453.

Tomasa de Balena:
sorella del precedente, morto senza discendenti, non vi sono tracce di sue investitura.

Francesco de Ariccio (Arezzo):


figlio della precedente il 9 Agosto 1453 chiese ed ottenne dal governatore della ca-
mera reginale di essere riconosciuto nel possesso del feudo quale “antico possessore”

Giovanni Arezzo:
si investì il 22 Novembre 1492, non si conosce il grado di parentela con il precedente.

Francesco Arezzo:
prese investitura del feudo per ben tre volte, il 27 Marzo 1493, il 27 Aprile 1507 e il
30 Dicembre 1516. Non si conosce il grado di parentela con il precedente.

Enrico Arezzo:
si investì il 19 Agosto 1529 per la salita al trono della regina Germana, il 17 Agosto
1537 per la successione al trono di Carlo V ed ancora il 17 Agosto 1548 per la mor-
te della regina Giovanna. Sposò Beatrice de Galgano che gli portò in dote il feudo
siracusano di Targia.

Francesco Arezzo:
prese investitura l’11 Aprile 1549 come donatario del padre Enrico. Si reinvestì il 27
Gennaio 1547 ed ancora il 27 Gennaio 1557, sposò Costanza de Gulfis che portò in
dote il feudo di Gisira di Pagano.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente si investì di Benalì l’1 Agosto 1559.

Mario Arezzo:
fratello del precedente prese investitura il 25 Luglio 1600. Sposò Giulia Bologna ed
in seconde nozze Giulia Bonaiuto.

62
Francesco Arezzo:
figlio del precedente si investì l’11 Ottobre1610 ed il 21 Gennaio 1621. Sposò Eu-
femia Deodato.

Mario Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 14 Gennaio 1645.

Giuseppe Arezzo:
fratello del precedente, si investì il 14 Dicembre 1658, sposò Flavia Tedeschi.

Francesco Maria Arezzo:


figlio del precedente, prese investitura del feudo il 15 Settembre 1662, si reinvestì il
16 Settembre 1666. Sposò Caterina Statella che gli portò in dote il feudo di Fiume-
freddo in territorio di Lentini.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente si investì, per donazione fattagli dal padre, l’8 Marzo 1692. Sposò
Angelica La Valle ed in seconde nozze Francesca Valseca che portò in dote i feudi di
Caddimiele e San Filippo li Culonni.

Antonino Arezzo:
figlio del precedente prese investitura di Benalì il 30 Giugno 1749, sposò Margherita
Deodato dei Baroni di Frigintini ricevendo in dote il feudo di Crucifia.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, si investì per donazione in occasione delle sue nozze con Anna
Maria Arezzo Beneventano, il 28 Luglio 1761.

Gaetano Maria Arezzo:


figlio del precedente si investì per donazione, il 20 gennaio 1787. Sposò Maria de
Grandi dei baroni di Grottaperciata.

63
B ENISITI (Noto)

Albano Incari:
antico possessore, nel 1369 chiese ed ottenne di poter vendere il feudo.

Giovanni Antonio Traversa:


prese investitura il 10 Settembre 1453, sembra che il feudo sia giunto in suo potere
attaverso tale linea:

Roberto de Spatula

Paolo de Spatula

Nicolina de Spatula
Antonio Traversa

Rainaldo Traversa

Giovanni Antonio Traversa

Laura Traversa:
nipote del precedente, s’investì l’1 Febbraio 1497 ed il 19 Gennaio 1516. Sposò Pietro
Giovanni Daniele.

Girolamo Daniele:
figlio della precedente, sua donataria con riserva di usufrutto, s’investì il 30 Maggio
1530 ed il 18 Gennaio 1558.

Lucia Daniele:
nipote del precedente, prese investitura il 2 Ottobre 1560 ed il 7 Agosto 1600. Sposò
Alfonso d’Eredia che “maritale nomine” s’investì il 28 Agosto 1604. Il 9 Aprile 1615
si reinvestì del feudo Lucia Daniele per “restituzione di dote”.

Girolamo Daniele:
cugino della precedente, prese investitura l’11 Gennaio 1617, si reinvestì il 12 Febbraio
1622. Sposò Digna Daniele.

64
Gaspare Diamante:
ricevette il feudo dalla madre, Polisena La Gunna, che lo aveva acquistato dal pre-
cedente con atto in notaio Giacomo Maso di Siracusa del 7 Febbraio 1632. Prese
investitura il 13 Novembre 1662 ed il 20 Maggio 1666. Sposò Maria Daniele, morì
a Palermo il 20 Settembre 1667.

Vincenzo Diamante:
fratello del precedente, prese investitura il 18 Settembre 1668.

Giovanbattista Diamante:
figlio di Ignazio e questi fratello del precedente, prese investitura l’1 Aprile 1681.
Sposò Anna Platamone.

Ignazio Diamante:
figlio del precedente, s’investì il 17 Marzo 1712.

Giuseppe Diamante:
fratello del precedente, s’investì il 24 Aprile 1725.

Domenico Diamante:
fratello del precedente, prese investitura il 17 Dicembre 1748. Sposò Lucia Abela,
morì a Siracusa l’1 Marzo 1775.

Mario Grimaldi:
figlio di Vincenza Diamante, sorella del precedente, e di Giuseppe Grimaldi dei baroni
di Volta della monaca, prese investitura il 21 Dicembre 1775. Morì a Siracusa il 5
Novembre 1795.

Giovanbattista Grimaldi:
figlio del precedente, s’investì il 14 Maggio 1796. Sposò Caterina Arezzo dei baroni
della Targia, fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1803-04 e 1808-09.

65
B IBIA (Noto)
Feudo della baronia di Bibino Magno

Giuliano Abela:
per vendita fattagli da Girolamo Alagona suo suocero, si investì il 18 Maggio 1596.
Si reinvestì il 28 Settembre 1600.
Donò le frazioni di Bibia dette Camoli, Mandra di donna e Monastero Germano al
figlio Paolo che se investì il 13 Gennaio 1609.

Placido Abela:
figlio del precedente, si investì di Bibia il 31 Luglio 1608, il 14 Marzo 1622 ed il 16
Settembre 1666.

Giuseppe Abela:
figlio del precedente, si investì di Bibia l’8 Luglio 1670.

Francesco Abela:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Agosto 1677

Giuliano Abela:
fratello del precedente, si investì il 5 Settembre 1693.

Andrea Abela:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Novembre 1726.
Non risultano ulteriori investiture.

66
B IBINO MAGNO (Noto)

Guglielmo Castellar
i suoi eredi secondo il ruolo feudale del 1335, ricavavano 100 onze di reddito dalla
terra di Palazzolo e dal feudo Bibino. Non si può escludere che il Guglielmo Castellar,
che risulta signore di Bibino nei primi decenni del Trecento, possa identificarsi col
filosvevo Guglielmo di Bibino, che nel 1271 venne estromesso dal feudo di Bibino.

Pariso Castellar:
Nell’adoa del 1345 Parisio Castellar, residente a Palazzolo, fu tassato per 6 cavalli
armati (pari a 120 onze di reddito). Lo stesso milite Parisio Castellar, signore della terra
di Palazzolo, figura destinatario di lettere della regina Eleonora il 29 Ottobre 1356.

Matteo Alagona:
figlio di Blasco (II) il 14 Marzo 1370 possessore oltrechè della terra di Palazzolo dei
feudi Bibino, Bibinello e Favara.

Ponzio di Entessa:
ricevette il feudo, insieme alla terra di Palazzolo, dalla corona per la ribellione degli
Alagona.

Franzina di Entessa:
figlia del precedente, ottenne conferma del suo possesso da re Martino con privilegio
dato a Catania il 12 Luglio 1397. Il privilegio imponeva a donna Franzina, dimorante
in Catalogna, di ritornare in Sicilia entro due anni e di rimanervi permanentemente.
Passati invano i due anni i tutori di Franzina rinunziarono al feudo che fu incamerato
al patrimonio regio in cambio di ottomila fiorini d’oro.

Giacomo Campolo:
con privilegio di re Martino dato a Catania il 20 Agosto 1399, il Campolo entro in
possesso di Palazzolo e Bibino Magno, ciò per il suo credito nei confronti della corona
di 285 fiorini e in segno di riconoscimento dei servizi prestati.

Giovanni Alagona:
figlio di Matteo, rientrò in possesso delle suoi feudi dopo essere stato perdonato dal
sovrano, non vi sono tuttavia tracce di investitura.

67
Artale Alagona:
figlio del precedente, ricevette in dono il feudo con atto del 13 Luglio 1440. Con
successiva richiesta al vicere datata 1 Maggio 1453 ottenne di poter smembrare e
vendere i due terzi del feudo, concessione avallata da re Alfonso con privilegio del
20 Gennaio 1453. Sposò Costanza Staiti.

Maciotta Alagona:
figlio del precedente, non prese investitura.

Artale Alagona:
figlio del precedente, si investì il 5 Novembre 1476

Andrea Alagona:
probabilmente figlio del precedente, non prese investitura.

Artale Alagona:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Gennaio 1517.

Girolamo Alagona:
figlio del precedente, per rinunzia del padre si investì di Bibino Magno il 11 Luglio
1518

Artale Alagona:
figlio del precedente, prese investitura per la morte del padre e come donatario di
Artale Alagona suo avo, il 22 Marzo 1519, si reinvestì il 27 Gennaio 1558.

Girolamo Alagona:
figlio del precedente, si investì l’1 Agosto 1558. Vendette (?) il feudo di Bibia, parte
della baronia di Bibino magno, a Giuliano Abela, marito della figlia Eleonora.

Giuseppe Alagona:
figlio del precedente, per donazione prese investitura il 10 Giugno 1581 dei marcati:
Valle della Fame, Santo Lio e Comuni, frazioni del feudo Bibino Magno. Il 29 Agosto
1596 prese investitura anche del marcato denominato Mililli.

Il marcato di Valle della fame entrò poi in possesso di Galeato Platamone che lo
rivendette a Paolo Abela che s’investì il 21 Marzo 1622, da allora nessuno si investì
più di tale marcato del feudo Bibino Magno.

68
Vincenzo Alagona:
marito di Maria, figlia del precedente, si investì del marcato Mililli il 30 Marzo 1629.
Non prese investitura degli altri marcati.

Lucia Alagona e Giuseppe Lucchese (coniugi):


si investirono dei marcati Mililli, Santo Lio e Comuni il 29 Aprile 1644 e il 16 Set-
tembre 1666. Lucia Alagona si investì anche dei marcati Mandra della donna e Mo-
nastero Germano il 14 Novembre 1689, dopo che la madre aveva promosso sin dal
1639 azione rivendicatoria contro Antonino Abela per Mandra di donna e Costanza
Abela Bonaiuto per Monastero Germano.

Nicola Lucchese:
figlio dei precedenti, si investì dei marcati Mililli, Santo Lio e Comuni il 10 Novembre
1705. Non si investì di Mandra di donna e Monastero Germano.

Giuseppe Lucchese:
figlio del precedente, si investì di Mililli, Santo Lio e Comuni il 19 Settembre 1746.
Non si investì di Mandra di donna e Monastero Germano.

Vincenzo Denti:
marito di Marianna figlia del precedente, si investì della baronia di Bibino Magno
composta dai marcati: Mililli, Santo Lio, Monastero Germano, Mandra di donna,
Comuni di San Giovanni e Comuni delli feudi, il 25 Giugno 1767.
Vincenzo Denti “senior” vendette metà del marcato di Mililli a Giuseppe Catalano
che se ne investì il 19 Marzo 1776, e l’altra metà a Vincenzo Navanteri che ne prese
investitura il 19 Marzo 1776.

Vincenzo Denti:
nipote del precedente, si investì il 30 settembre 1789. Questo feudatario ottenne di
poter smembrare e vendere parte della baronia di Bibino Magno con licenza reale del
13 Marzo 1800. Il marcato Monastero Germano fu così venduto a Giuseppe Maz-
zarella che se investì il 21 Ottobre 1802 ed il marcato Mandra di donna a Vincenzo
Navantieri che ne prese investitura il 20 Dicembre 1802.

69
ALAGONA
Blasco (I) (+1301) Artale (I)
Signore di Salemi
Signore di Naso

figlio naturale
Maciotta
Artale (II) (+>1384)
(Giovanna Lanza) Giovanni
(Agata Moncada)
(Markisia Abate) Maria
Conte di Mistretta (Giovanni Cruyllas)
e Augusta
Contea di Augusta
Signore di Naro, Pettineo,
Signorie di Aci, Calatabiano,
Butera, Salemi e Mineo
Gagliano,Mineo, Motta S. Anastasia,
Mongialino, Paternò e Troina
Giovanni
(Isabella Palizzi)
Blasco (II) Signore di Naso
(+1355) figlio naturale
Signore di Naso Manfredi Giacomo
Aci e (Luchina Moncada) Luchina
Capo d’Orlando
Signore di Mirto, Aci,
Conte di Mistretta
Monterosso, Francofonte, Costanza
Calatabiano e Vizzini

Blasco (III)
Signore di Montalbano
e Monforte

Giacomo (+1393) Margherita


(Giovanna Lanza) (Nicola Peralta)
Signore di Ferla,
Avola e Giarratana
Maciotta
Matteo (+>1383) Blasco
(Bartolomea Monteaperto)
Signore di Palazzolo Giovanni
e Assoro
Artale (+1350)
Rodorico (+1361) (Mansueta ?)
Signore di Valcorrente Signore di Valcorrente e Monforte
e Monforte
Blasco
Ardoisia (Diamante Cannarizzo)
Benincasa Rodorico (+>1335)
Signore di Valcorrente
Oria e Monforte
(Rosso Rubeo)

70
B IGEMI (Augusta)

Guglielmo Raimondo Moncada:


Bigemi insieme ad altri trentasei feudi componeva nel XIV secolo la contea di Augusta.

Agata de Herbes:
sorella del vescovo di Siracusa Tommaso de Herbes, ricevette Bigemi insieme ai
limitrofi feudi di Spalla, Priolo e Mustrari dopo che nel 1397 una sentenza della gran
corte aveva dichiarato ribelle il Moncada, confiscando i suoi beni.

Da allora fino al 1622 non si trovano ulteriori investiture

Antonino Romeo:
si investì il 9 Aprile 1622, a seguito di vendita fattagli dal duca di Montalto quale
procuratore dei conti di Augusta che smembrarono il feudo dalla baronia di Melilli
di cui faceva parte. Da tale circostanza sembra si possa affermare che il feudo era
rientrato in potere dei Moncada.

Pietro Romeo:
si investì il 27 Maggio 1627 per la morte dello zio di cui ereditò i titoli.

Francesco Romeo:
fratello del precedente, si investì l’11 Febbraio1644.

Ignazio Romeo:
figlio del precedente, si investì il 10 Aprile 1683. Questo feudatario ottenne il titolo
di marchese di Magnisi.

Marco Antonio Romeo:


figlio del precedente, si investì il 22 Novembre 1709.

Ignazio Romeo:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Agosto 1715.

Orazio Romeo:
fratello del precedente, si investì il 19 Marzo 1761.

71
Giuseppe Impellizzeri Daniele:
si investì il 14 Dicembre 1762 come dichiaratario di Paolo Impellizzeri, questi agiva
come procuratore di Giuseppe Costa Napoli. Il Costa aveva acquistato il feudo il
13 Ottobre 1761 “pro persona nominanda” dopo che questo era stato posto all’asta
pubblica su istanza del precedente.

Nicolò Placido Branciforte:


figlio di Francesco dei duchi di Santa Lucia e di Caterina

Caterina Branciforte:
figlia del precedente, si investì il 29 Settembre 1727. Sposò Ercole Michele Branci-
forte, morì a Palermo l’11 Maggio 1763.

Salvatore Branciforte:
figlio della precedente, prese investitura il 16 Agosto 1763. Morì a Napoli il 15 Gen-
naio 1799.

Ercole Michele Branciforte:


figlio della precedente, si investì il 12 Maggio 1801. Morì a Napoli il 9 Giugno 1814.

B IMMISCA (Noto)
Vedasi SCIBINI

72
B INVINI (Noto)

Nella descripito feudorum del 1335 appaiono possessori del feudo gli eredi di Cor-
rado Aspello

Ermanno Aspello:
possessore del feudo ante 1366

Alferio Colomba:
il feudo, ritornato nelle disponibilità della corona, gli fu concesso il 4 Agosto 1366

Pietro Capoblanco:
entrò in possesso del feudo probabilmente per via maritale, in seguito rivoltatosi
contro re Martino, gli vennero confiscati i suoi beni feudali.

Rinaldo Landolina:
ricevette il feudo in dono da Guglielmo Raimondo Moncada, conte di Augusta, l’1
Dicembre 1395. Re Martino confermò la donazione con sua “real cedola” del 17
Novembre 1396.

Mainitto Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Luglio 1453, assumedo l’obbligo del
servizio militare.

Rainaldo Landolina:
figlio del precedente, si investì il 14 Maggio 1489.

Giovanni Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Dicembre 1507. In conseguenza di un grave
delitto ebbe confiscati i beni.

Paola Landolina:
sorella del precedente, s’investì il 20 Maggio 1533 ed il 25 Giugno 1558. Sposò Mi-
chele Landolina ed in seconde nozze Francesco Tornabene, che s’investì del feudo
il 9 Settembre 1571.

Francesca Landolina:
figlia di primo letto della precedente, prese investitura il 18 Settembre 1593, si rein-
vestì il 28 Settembre 1600 ed ancora il 4 Febbraio 1622. Sposò Stefano Morreale dei

73
baroni di Castrofilippo.
Maurizio Morreale:
nipote della precedente, prese investitura il 31 Marzo 1640. Sposò Margherita Mon-
taperto, morì nel Dicembre del 1656.

Domenico Morreale:
figlio del precedente, prese investitura il 22 Maggio 1663. Fu governatore della
compagnia dei bianchi di Palermo nel 1676 e del monte di pietà nel 1681. Sposò
Melchiorra Montaperto.

Damiano Ferrara:
prese investitura il 9 Giugno 1666, acquistò il feudo dal precedente, atto in notaio
Matteo D’Ippolito di Palermo del 11 Gennaio 1666. Morì a Noto il 30 Agosto 1667.

Giovanni Vincenzo Ferrara:


figlio del precedente, prse investitura il 6 Febbraio 1668. Morì a Noto il 26 Luglio 1669.

Damiano Ferrara:
figlio del precedente, s’investì il 14 Giugno 1670. Morì a Noto il 24 Luglio 1672.

Girolama Ferrara:
sorella del precedente, prese investitura il 24 Settembre 1672. Sposò Lorenzo De Lo-
renzo il quale prese investitura, maritale nomine, il 2 Ottobre 1667. Girolama Ferrara,
rimasta vedova, prese ulteriore investitura il 5 Marzo 1694.

Pietro Maria De Lorenzo:


figlio della precedente, prese investitura il 20 Marzo 1709.

Girolama De Lorenzo:
figlia del precedente, s’investì il 30 Luglio 1732. Sposò Francesco Saverio Riccioli,
morì a Noto il 14 Maggio 1746.

Ascanio Riccioli:
figlio della precedente, prese investitura il 6 Marzo 1747.

Francesco Saverio Riccioli:


figlio del precedente, prese investitura l’1 Maggio 1804. Fu senatore di Catania nel
1798-99 e 1804-05.

74
B IVIERE DI LENTINI (Lentini)

Il Biviere di Lentini è un lago artificiale probabilmente risalente alla fine del XII
o all’inizio del XIII secolo, quando i Templari, a seguito di una donazione fatta da
Rainaldo da Modica, (1195 o 98) ricevettero alcuni terreni nel territorio di Lentini,
siti tra il basso corso del fiume San Leonardo e la costa ionica. I monaci templari,
per realizzare una grande riserva d’acqua da utilizzare per la caccia e la pesca
sbarrarono, dapprima con opere precarie, l’alveo del fiume Trigona-Galici qualche
centinaio di metri prima che le sue acque confluissero nel San Leonardo.
In un diploma successivo (1210) Federico II riconfermava all’ordine dei Templa-
ri, precisandone ulteriormente i confini, la precedente donazione fatta dal conte
Rainaldo da Modica, dando ad essi anche il possesso del “pantanum salsum”, il
diritto di pescare per “totum fluvium Lentini” (il San Leonardo con i suoi principali
affluenti), e la licenza di utilizzarne le acque per incrementare il “parvum pantanel-
lum” quest’ultimo da identificare proprio come il biviere che restò, fino alla fine del
Trecento, di proprietà regia.

Monastero di Santa Chiara di Lentini:


nel 1363 la regina Costanza concesse il pesce del lago alle suore del monastero.

Riccardello Filangeri:
sposò Portulesia, damigella della regina Costanza e, a complemento delle doti as-
segnate dalla stessa regina, nel 1370 gli assegnò il reddito di 20 onze da riscuotere
annualmente sul Biviere di Lentini.

Manfredi Alagona:
Federico IV, divenuti inesigibili le 360 Onze di reddito in precedenza concessi allo
stesso sui proventi della terra di Noto, nel 1375, assegnò in sostituzione 200 onze da
riscuotere sui proventi delle gabelle e dei diritti di Vizzini e 100 onze da riscuotere
sui proventi della gabella del biviere di Lentini. (Nel 1383 Manfredi Alagona venne
esentato dal versare al fratello Matteo 50 onze annuali sui redditi e i proventi del
biviere di Lentini)

Huguetto Santapace:
nel parlamento tenutosi a Siracusa il 3 Ottobre 1398 il Santapace ottenne in cambio
della terra di Vizzini il castello e la terra di Occhiolà (Grammichele) e lo stagno di
Lentini. Il sovrano si riservò in ogni tempo il diritto di riscatto corrispondendo una
rendita di 160 onze annuali.

75
Raimondo Santapace:
figlio del precedente, si investì il 20 Agosto 1453 e il 26 Giugno 1465. Sposò Eleonora
Valguarnera dei baroni di Assoro.

Raimondo Santapace:
figlio di Ponzio Santapace fratello del precedente. Prese investitura l’11 Novembre
1472 ed il 6 Giugno 1489.

Ponzio Santapace:
figlio del precedente, si investì l’8 Aprile 1496.

Ugo Santapace:
zio del precedente, prese investitura il 24 Maggio 1507. Nel 1509 versò alla corona
6000 ducati d’oro ottenendo la cessione “in solutum” del Biviere di Lentini.

Ponzio Santapace:
figlio del precedente, si investì il 13 Febbraio 1510.

Ambrogio Santapace:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Agosto 1542. Si reinvestì il 16 Novembre
1557.

Francesco Santapace:
fratello del precedente, si investì l’8 Luglio 1565. Morì senza prole nell’anno 1590.

Francesco Lo Campo:
quale procuratore di Fabrizio Branciforte si investì del Biviere di Lentini il 7 Dicem-
bre 1591. Fabrizio Branciforte aveva ottenuto il feudo quale figlio di Dorotea Barresi
questa a sua volta figlia di Antonia Santapace sorella del precedente. Il proprietario si
reinvestì il 26 Agosto 1600 e il 12 Febbraio 1622. Sposò Giovanna d’Austria nipote
dell’imperatore Carlo V. Morì a Palermo il 4 Gennaio 1625

Margherita Branciforte:
nipote del precedente, si investì il 15 Gennaio 1625. Sposò Federico Colonna dei
principi di Palliano, Gran connestabile del regno di Napoli. Morì a Roma senza figli
il 24 Gennaio 1659.

Giuseppe Branciforte:
cugino della precedente, figlio di Giovanni Branciforte figlio a sua volta del suddetto
Fabrizio Branciforte. In virtù di una sentenza del Tribunale della gran corte del 2 Otto-
bre 1660, prese investitura il 17 Dicembre 1661. Morì a Mazzarino il 20 Aprile 1675.

76
Carlo Caraffa:
nipote del precedente, figlio di Fabrizio Caraffa dei marchesi di Castelvetrano e Agata
Branciforte sorella di Giuseppe, prese investitura il 4 Aprile 1676. Morì a Mazzarino
2 Giugno 1695

Giulia Caraffa:
sorella del precedente, prese investitura il 10 Novembre 1695.
Sposò Federico Caraffa.

Nicolò Placido Branciforte:


figlio di Francesco dei duchi di Santa Lucia e di Caterina Branciforte, figlia di Fabrizio
dei principi di Butera, prese investitura l’11 Marzo 1705, in forza di una sentenza del
tribunale della gran corte del 21 Febbraio dello stesso anno.

Caterina Branciforte:
figlia del precedente, si investì il 29 Settembre 1727. Sposò Ercole Michele Branci-
forte, morì a Palermo l’11 Maggio 1763.

Salvatore Branciforte:
figlio della precedente, prese investitura il 16 Agosto 1763. Morì a Napoli il 15 Gen-
naio 1799.

Ercole Michele Branciforte:


figlio della precedente, si investì il 12 Maggio 1801. Morì a Napoli il 9 Giugno 1814.

77
B OMBISCURO (Noto)

Il feudo Bombiscuro insieme ai feudi Alfano e Molisena era posseduto nel 1335 per
due terze parti dagli eredi di Sancio Dena e per un terzo dagli eredi di Luca Falixi.
Tale proporzione, non essendo esplicitamente indicata nella descriptio feudorum, si
ricava dal reddito del feudo.

Luca Falixi (Filesio):


iscritto nel ruolo feudale di re Federico.

Damiata Filesio:
forse figlia del precedente, non prese investitura.

Giacoma Filesio:
sorella della precedente, sposò Arnaldo de Biocta.

Franca Filesio:
sorella della precedente, si investì il 23 Aprile 1333. Re Ludovico emanò privilegio
di possesso in suo nome, il 26 Novembre 1344. Sposò Nicolò Cappello.

Rainaldo Cappello:
figlio della precedente, entrò in possesso dell’intero feudo non prese tuttavia inve-
stitura.

Francia Cappello:
figlia della precedente, non prese investitura. Sposò Benedetto Arezzo.

Rainaldo Arezzo:
figlio della precedente, non prese investitura.

Antonella (moglie di Davide Sottile):


non si conoscono i suoi titoli di possesso, prese investitura il 12 Luglio 1418.

Nicolò Sottile:
figlio della precedente, si investì il 20 Ottobre 1453.

Francesco Sottile:
figlio della precedente, morì in tenera età, non prese investitura.

78
Laura Sottile:
prese investitura il 27 Agosto 1470, sposò Giovanni Antonio Barresi dei baroni di
Pietraperzia.

Matteo Barresi:
figlio della precedente, si investì il 14 Gennaio 1517.

Girolamo Barresi:
figlio della precedente, si investì il 7 Giugno 1533.

Pietro Barresi:
figlio della precedente, prese investitura il 3 Novembre 1550, si reinvestì il 16 No-
vembre 1557.

Dorotea Barresi:
sorella germana del precedente, sposò Giovanni Zunica che si investì maritale nomine
l’11 Aprile 1579.

Francesco Santapau:
acquirente di Bombiscuro con atto in notaio Alessandro Taschetta del 2 Marzo 1577.
Si investì il 2 Maggio 1579.

Imara Benavides:
moglie del precedente, ricevette i beni del marito in attesa che il nipote Francesco
Velasquez figlio di Pietro e Camilla Santapau, questa figlia del precedente, compiesse
22 anni di età. Imara Benavides tuttavia si investì il 29 Novembre 1591 ed ancora il
20 Luglio 1600. Morì a Messina il 23 Aprile 1619.

Francesco Ruffo:
figlio di secondo letto di Camilla Santapau, figlia della precedente. Non prese inve-
stitura.

Isabella Landolina:
acquistò il feudo da Giovanna Ruffo, tutrice di Francesco Santapau. Atto in notaio
Francesco D’Amico di Palermo del 6 Luglio 1638.

Carlo Landolina:
figlio della precedente, si investì il 6 Ottobre 1640.

79
Giuseppa Cutelli:
si investì il 16 Settembre 1666, per donazione da parte del sacerdote Mario Cutelli. A
questi il feudo perveniva da Carlo Landolina a seguito di cedola di secondo decreto
della regia gran corte del 21 Gennaio 1665.

Giuseppe Landolina:
non si conosce il motivo della sua investitura avvenuta il 30 Luglio 1682.

Carlo Landolina:
figlio del precedente, si investì il 15 Novembre 1692.

Domenico Landolina:
fratello del precedente, prese investitura il 14 Marzo 1698. Morì a Noto l’1 Luglio 1706.

Guglielmo Ruffo:
si investì il 14 Dicembre 1744, per sentenza a lui favorevole emessa dal giudice depu-
tato dello stato di Palazzolo e ciò per una causa di credito nei confronti di Francesco
Landolina, fratello del precedente e suo erede.

Guglielmo Antonio Ruffo:


nipote del precedente, ricevuto Bombiscuro in dono, con il consenso del padre Carlo
Antonio Ruffo, si investì il 30 Marzo 1748. Sposo Lucrezia Reggio dei principi di
Campofiorito.

Fulco Antonio Ruffo:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Marzo 1787.

Fulco Giordano Ruffo:


figlio del precedente, si investì l’8 Aprile 1804.

Giuseppe Landolina:
prese investitura il 20 Dicembre 1806, per restituzione fattagli da Francesco Ruffo con
transazione agli atti del notaio Filippo Lionti e Papè di Palermo del 30 Aprile 1806.

Pietro Landolina:
figlio del precedente, si investì l’1 Luglio 1809.

80
B ONDIFÈ (Augusta)

In antico il feudo faceva parte della contea di Augusta.

Guterra Nava:
re Alfonso smembrò il feudo dalla contea vendendolo al Nava con atto redatto a Bar-
cellona il 24 Maggio 1432 e reso esecutivo nel regno il 14 Ottobre 1433. Il compratore
per il prezzo di 600 fiorini d’Aragona acquistava anche il diritto di imporre gabelle
sul pane, sul vino e sulla carne.

Gondisalvo Nava:
dopo oltre un ventennio di possesso venne privato del suo feudo da una sentenza della
Regia curia. Re Giovanni, per i servizi prestati a lui e a re Alfonso, con privilegio
dato a Barcellona il 3 Gennaio 1460, glielo concesse definitivamente “per sé e per i
suoi eredi”. Gondisalvo Nava aveva acquistato da Antonino Bellomo proprietario del
castello e dell’agro d’Augusta, il casale e le terre di Melilli, mezza montagna di Melilli
ed il feudo di Santa Caterina per 500 onze. Queste ultime terre furono restituite alla
Regia corte con provvedimento del 28 Giugno 1453 reso esecutivo a Palermo il 23
Luglio dello stesso anno, il re ordinò che fossero restituite le 500 onze sborsate dal
Nava per la compera di dette terre.

Guterra Nava:
figlio del precedente, entrò in possesso con privilegio regio del 22 Aprile 1468.

Giovanni Nava:
fratello del precedente, ottenne lettera di possesso da parte del viceré Giugno 1510.

Gaspare Nava:
figlio del precedente, chiese ed ottenne lettere di possesso dal viceré che furono spedite
agli ufficiali di Augusta e Melilli il 4 Giugno 1538.

Giovanni Nava:
figlio del precedente, si investì il 13 gennaio 1543 per donazione paterna. Si reinvestì
il 21 Gennaio 1558.

Giovanni Nava:
nipote del precedente, prese investitura il 14 Marzo 1596. Si reinvestì il 20 Luglio 1600.

81
Mario Nava:
figlio del precedente, prese investitura il 13 Ottobre 1625. Sposò Giovanna Falcone.

Giovanni Nava:
figlio del precedente, si investì il 22 Ottobre 1638.

Francesco Nava:
fratello del precedente, si investì il 27 Giugno 1643. Si reinvestì il 16 Settembre 1666.

Giovanna Nava:
figlia del precedente, prese investitura il 28 Luglio 1673. Sposò Giovanni Francica,
al quale fu imposto di unire al suo nome quello dei Nava. Don Giovanni, maritale
nomine, si investì il 16 Ottobre 1674.

Ignazio Francica Nava:


figlio della precedente, si investì il 9 Aprile 1721. Sposò Grazia Montalto, fu senatore,
giurato e capitano di giustizia di Lentini nel 1703-16, 1730-46 e senatore di Siracusa
nel 1746-47. Richiese lettere di possesso con la possibilità di imporre le gabelle su
“pane, carne e vino” l’1 Luglio 1748.

Giuseppe Francica Nava:


figlio del precedente, successe jure proprio ma non prese investitura. Sposò Anna
Maria Arezzo.

Giuseppe Francica Nava:


figlio del precedente, non vi sono tracce della sua investitura. Sposò Eulalia Bene-
ventano dei baroni di Montone.

Giovanni Francica Nava:


figlio del precedente, sembra non si sia investito. Sposò Caterina Guttadauro dei
principi di Reburdone.

82
B ONFALA’ (Siracusa)

Manfredi Lancia:
risulta in possesso del feudo nel 1293

Nicola Lancia:
iscritto quale signore di Bonfalà nel ruolo feudale del 1335

Giacomo Alagona:
antico possessore, per essersi reso ribelle alla corona ebbe confiscate le sue terre, fu
decapitato nel 1393.

Giacomo Arezzo:
notaio, ricevette il feudo da re Martino con privilegio dato a Catania il 29 Settembre
1392.

Giovanni Aragona:
iscritto quale possessore “maritale nomine” di Bonfalà nel ruolo del 1408. Probabil-
mente si tratta di quel Giovanni d’Aragona signore di Avola dal 1392.

Giovannella Aragona:
figlia del precedente, sposò Perio Gioeni dei baroni di Castiglione. Non vi sono tracce
di sue investiture.

Mazzullo Pipi:
prestò giuramento di vassallaggio nell’anno 1459.

Giorgio e Bartolomea Pipi:


ricevettero il feudo indiviso dal precedente, loro padre, e se ne investirono il 5 Ottobre
1479. Alla morte di Bartolomea, Giorgio Pipi se ne investì, il 31 Agosto 1483.

Pietro Pipi:
figlio del precedente, si investì il 21 Marzo 1514.

Antonino Pipi:
figlio del precedente, prese investitura il 24 Marzo 1544.

Mariano Pipi:
fratello del precedente, prese investitura il 20 Ottobre 1557.

83
Antonino Pipi:
figlio del precedente, si investì il 10 Gennaio 1587 ed il 26 Giugno 1592.

Margherita Pipi:
sorella del precedente prese investitura il 18 Maggio 1599. Sposò Prospero Landolina
che si investì il 5 Febbraio 1602 ed il 15 Marzo 1622.

Rinaldo Landolina:
figlio della precedente, prese investitura, il 18 Maggio 1633.

Giovanni Filippo Landolina:


a seguito di revoca della donazione in favore di Rinaldo Landolina, ottenne il feudo
Giovanni Filippo che si investì il 6 Luglio 1637. Morì a Noto il 6 Febbraio 1663.

Prospero Landolina:
figlio del precedente, si investì il 22 Maggio 1663.

Agata Landolina:
figlia del precedente, prese investitura il 28 Gennaio 1686.

Maria Landolina:
sorella della precedente, non è precisata la data della sua investitura.

Corradino Nicolaci:
comprò il feudo all’asta pubblica nel 1701.

Giacomo Nicolaci:
figlio del precedente, si investì il 23 Febbraio 1718. Fu giurato di Noto nel 1741-42,
morì in quella città, il 6 Novembre 1760.

Ottavio Nicolaci:
fratello del precedente, si investì il 21 Gennaio 1761. Morì a Noto il 31 Ottobre 1767.

Corradino Nicolaci:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Marzo 1768. Fu capitano di giustizia a
Noto nel 1774-75, morì a Palermo il 18 Aprile 1797.

Ottavio Nicolaci:
figlio del precedente, si investì il 29 Novembre 1798. Sposò Anna Trigona dei mar-
chesi di Canicarao.

84
Noto, palazzo Nicolaci di Villadorata, lapide sepolcrale Giacomo (+1760)

85
B ONFALURA (Noto)

Giovannuccio di San Silvestro:


Il 28 Aprile 1295 ebbe conferma da re Federico III dei beni feudali ricevuti in dote
dalla moglie Baronessa, sorella del miles Rolando Unda e cioè i casali Binurrati,
Limaccari, Bimena e Bimiska e del tenimento di terre denominato Bunfallura.

Soprano di San Silvestro:


probabilmente figlio del precedente, risulta in possesso del feudo nel 1334. Sposò
Martina Truxellis, morì in data anteriore al 30 Ottobre 1340.

Martina Truxellis il 21 Aprile 1373 istituì erede nei feudi Maccari, Bimisca, Ruvetto e
Bonfallura Giacomo Alagona, il quale avrebbe dovuto godere dell’usufrutto durante
vita e poi trasferirli al figlio. In realtà quei feudi furono avocati al fisco e assegnati a:

Federico (d’) Aragona:


con privilegio dato a Messina il 18 Settembre 1373 da re Federico II ebbe assegnati
i feudi Bimisca, Bonfallura, Rovetto e Maccari, già appartenuti a Martina Truxellis.
Fu ucciso dalla popolazione di Avola nel 1375.

Manfredi Alagona:
un privilegio dato da re Federico III nel 1375, stabilendo l’inefficacia del precedente,
assegnò, in virtù delle volontà testamentarie di Martina Truxellis, il feudo agli eredi
di Giaimo Alagona, tra cui Manfredi. Lo stesso 4 Giugno del 1375 permutò il feudo
di Bonfallura con quello di Buchalchemi nella marina di Noto.

Ruggero de Berlione:
dottore in legge, per sua asserzione donatario di re Martino, anch’esso permutò il feudo
con denaro e altre terre di proprietà del notaio Antonino Cappello. La transazione fu
ratificata dallo stesso re Martino con suo privilegio dato a Catania il 4 Giugno 1393.

Bartolomeo Cappello:
figlio di Antonino Cappello, si investì il 22 Febbraio 1454.

Antonello Cappello:
figlio del precedente, si investì il 21 Maggio 1483.

Giovanni Cappello:
fratello del precedente, prese investitura il 28 Gennaio 1500.

86
Sigismondo Cappello:
figlio del precedente, si investì il 29 Ottobre 1511 ed ancora il 17 Gennaio 1517.

Eleonora Cappello:
essendo minorenne il 3 Marzo 1548, si investì di Bonfalura la madre Isabella. Il 31
Gennaio 1558 e l’11 Settembre 1600 si investì direttamente Eleonora Cappello.

Girolamo Cappello:
figlio di Baldassarre Cappello, si investì il 9 Aprile 1615.

Baldassarre Cappello:
figlio del precedente, si investì il 4 Marzo 1621 ed il 21 Marzo 1622. Mori il 20 Gennaio
1666.

Girolamo Cappello:
figlio del precedente, si investì il 29 Agosto 1666. Morì il 4 Dicembre 1693.

Antonia Cappello:
figlia del precedente, prese investitura il 21 Marzo 1751. Sposò Giuseppe Salonia
che fu giurato della città di Piazza (Piazza Armerina) nel 1705-06. Antonia Cappello
morì a Piazza il 9 Ottobre 1750.

Rosa Salonia:
figlia della precedente, si investì il 21 Marzo 1751. Sposò Romualdo Trigona, morì
a Piazza il 12 Gennaio 1770.

Domenico Trigona:
figlio della precedente, si investì il 10 gennaio 1770. Fu maestro giurato del Val di
Noto carica che dava diritto al titolo di barone. Sposò Agata Strazzeri dei principi di
S.Elia, morì a Piazza il 27 Marzo 1774.

Romualdo Trigona:
figlio del precedente, si investì il 20 Marzo 1775. Morì anch’egli a Piazza l’11 Aprile
1801.

Domenico Trigona:
figlio del precedente, prese investitura il 27 Settembre 1801.

87
B OSCO DI ALFANO O DI SCHIFANO (Lentini)

Simone Januensis:
possessore del feudo nel ruolo feudale di re Federico.

Giovanni Schifano:
possessore al tempo di re Martino.

Antonio de Bifaro:
notaio della regia cancelleria, ebbe concesso il feudo con privilegio dato a Catania il 16
Gennaio 1397, poiché Giovanni Schifano dichiarato ribelle ebbe confiscati i suoi beni.

Giovanni Schifano:
appare possessore nel ruolo feudale del 1408, probabilmente graziato dai sovrani
ebbe restituito il feudo.

Pino Schifano:
figlio del precedente, non prese investitura.

Nicolò Parisio alias “lu Vairu”:


marito di Giovanna Schifano, sorella del precedente, ricevette conferma di possesso
dal governatore della Camera reginale con privilegio dato a Siracusa il 29 Ottobre
1453. I due coniugi si investirono il 16 Dicembre 1459, mentre Giovanna Schifano,
rimasta vedova, si reinvestì il 18 Novembre 1461.

Giovanni Guglielmo Parisio “lu Vairu”:


figlio del precedente, non prese investitura.

Giovanni Baldu “lu Vairu”:


prese investitura il 5 Dicembre 1480 come tutore di Franceschiella Parisio.

Franceschiella Parisio:
figlia di Giovanni Guglielmo Parisio, prese investitura il 24 Maggio 1507, il 16 Aprile
1517 ed ancora il 5 Giugno 1538. Sposò Bartolomeo Porco dei baroni di Limina,
rimasta vedova, ad appena un anno dalle nozze sposò, dietro dispensa pontificia, il
cognato Giaimo Porco.

88
Bartolomeo (Calcerano) Falcone:
acquistò il feudo dalla precedente il 25 Settembre 1548. Prese investitura il 16 Ottobre
1548.

Mario Falcone:
figlio del precedente, minore emancipato, ricevette in dono il feudo dal padre e se ne
investì il 12 Dicembre 1553.

Bartolomeo Falcone:
Il medesimo di cui sopra si reinvesti del feudo Carrubba l’11 Ottobre 1557 ed il 19
Agosto 1569.

Nicolò Falcone:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Novembre 1573.

Matteo Beneventano:
entrò in potere del feudo con “cedola di secondo decreto ricevuta presso la curia di
Siracusa” il 27 Novembre1591. Non prese investitura, sposò Vincenza Bonfiglio.

Vincenzo Beneventano:
figlio del precedente e cessionario delle sorelle Ramondetta, Camilla, Pietra e Mar-
gherita, non prese investitura. Fu proconservatore di Lentini nel 1620.

Vincenza Bonfiglio:
vedova di Matteo Beneventano, madre del precedente, prese investitura il 21 Maggio
1599 come donataria del figlio. Si reinvestì il 28 Agosto 1600.

Vincenzo Beneventano:
figlio della precedente (forse di seconde nozze) prese investitura il 22 Ottobre 1609.

Matteo Beneventano:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Febbraio 1622. Morì, senza figli, a Lentini
il 26 Agosto 1690 dove fu sepolto nella chiesa di San Francesco d’Assisi.

Vincenzo Beneventano:
figlio della precedente quale suo donatario, s’investì il 27 Maggio 1634. Si reinvestì il
16 Settembre 1666, morì a Scicli il 3 Ottobre 1689 e li sepolto nella chiesa del Gesù.

Matteo Beneventano:
figlio del precedente, prese investitura il 20 Gennaio 1691.

89
Guglielmo Beneventano:
fratello del precedente, morto senza eredi diretti, s’investì il 10 Luglio 1694. Morì a
Modica il 20 Novembre 1727.

Vincenzo Beneventano:
figlio della precedente, prese investitura il 12 Febbraio 1729. Sposò Eulalia Rosa.
Morì a Palermo il 31 Gennaio 1752.

Guglielmo Maria Beneventano:


figlio terzogenito del precedente, s’investì dei feudi di famiglia (Bosco, Monte Cli-
mato, Didino, Casalgerardo e Moriella) il 30 Dicembre 1752. Morì a Siracusa l’8
Gennaio 1799.

Francesco Maria Benventano:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Luglio 1799. Fu capitano di giustizia di
Siracusa nel 1802-03.

90
Siracusa, palazzo Beneventano del Bosco

91
B UFALEFI metà (Noto) “A”

Roppertus de Jeconia:
iscritto nel ruolo feudale del feudale del 1335, pro feudis Racalcachi (Regalcac-
cia) Rachaldede (Caddeddi) et Bucales (Bufalefi)

Giovanni (Nucio) de Ricca ed Artale Pompeo:


figli di Margherita de Jaconia e questa forse figlia di Roppertus, iscritti nel ruolo
feudale del 1408 per i feudi Cardedda e Ciccaleff, siti in territorio di Noto.

Rinaldo de Ricca e Giovanni Nicolò Pompeo:


figli dei precedenti, Bufalefi e Caddeddi, furono infeudati, in comune ed indivisi, con
provvedimento viceregio del 10 Luglio 1453.

Giovannello de Naro:
figlio di Bartolomea Pompeo (di Giovanni Nicolò) e Rinaldo de Naro, prese investitura
il 19 Maggio 1492 della metà dei Pompeo.

Eleonora de Naro:
sorella del precedente, insieme al marito Pietro de Martinis, prese investitura, per
donazione, il 6 Marzo 1509 ed il 19 Gennaio 1517.

Palamone Ricca:
forse nipote di Rinaldo, ottenne la metà di Caddeddi per rinuncia da parte del fratello
Bernardo, prese investitura il 30 Settembre 1526.

Bartolomeo de Martinis:
s’investì dell’intero feudo di Caddeddi il 23 Giugno 1530. Le due metà del feudo gli
pervennero come donatario di Eleonora de Naro, sua madre, e da Margaritella Ricca,
sua moglie e figlia del precedente.

Eleonora de Martinis:
figlia del precedente, prese investitura dell’intero feudo il 15 Aprile 1532 ed il 21
Ottobre 1533.

Antonio de Balducchio:
si investì di metà del feudo Bufalefi, ma anche di metà di Regalcaccia e Caddeddi,
il 6 Ottobre 1555. Ciò a seguito di una sentenza della Gran corte contro Isabella de
Martinis. Si reinvestì della metà dei tre feudi il 18 Gennaio 1557.

92
Bartolomeo Costa:
per vendita fattagli dal precedente, agli atti del notaio Giuseppe Scannavino di Siracusa
del 5 Novembre 1557, si investì di metà di Bufalefi il 7 Febbraio 1558.

Leonarda Costa:
moglie del precedente alla sua morte prese investitura il 6 Novembre 1587.

Giovanni Pietro Costa:


figlio della precedente, per donazione si investì il 7 Ottobre 1590.

Giuseppe Sauli Caponetto:


per vendita fattagli dal precedente prese investitura il 28 Settembre 1600.

Aurora Caponetto:
figlia del precedente, si investì il 26 Settembre 1601. Sposò in prime nozze un Can-
nizzaro ed in seconde Vincenzo Miccichè. Si reinvestì il 18 Dicembre 1621.

Anna Maria Miccichè:


per donazione fattagli dalla precedente e dal consorte, prese investitura il 10 Settem-
bre 1635.

Girolamo Domenico Calascibetta:


per “donazione irrevocabile tra vivi” da parte di Vincenzo Miccichè, si investì il 20
Maggio 1652.

Tommaso Impellizzeri:
per vendita fattagli da Simone Calascibetta per conto del figlio Girolamo Domenico
Calascibetta, si investì il 12 Marzo 1656.

Stefano Impellizzeri:
padre del precedente, per la morte del figlio avvenuta a Palermo il 10 Luglio 1658,
prese investitura l’8 Agosto 1659.

Francesco Impellizzeri:
figlio del precedente, per donazione agli atti del notaio Giuseppe Agnello da Noto
dell’8 Luglio 1659, si investì il 20 Luglio 1660.

Carlo Impellizzeri:
fratello del precedente, prese investitura il 2 Agosto 1661. Si reinvestì il 16 Settembre
1666.

93
Tommaso Impellizzeri:
figlio del precedente, come suo donatario, si investì l’1 Settembre 1685.

Giuseppe Impellizzeri:
fratello del precedente, prese investitura il 17 Ottobre 1732. Morì a Noto 10 Dicembre
1762.

Francesco Rao:
prese investitura l’8 Gennaio 1767, per la morte senza discendenti diretti del prece-
dente. Francesco Rao marchese di Ferla, era figlio di Isabella Impellizzeri sorella del
precedente. Sposò Angelica Arezzo dei baroni della Targia, fu patrizio di Noto nel
1787-88.

Simone Rao:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Marzo 1795. Fu tesoriere di Noto nel
1801-02.

94
B UFALEFI metà (Noto) “B”

Roppertus de Jeconia:
iscritto nel ruolo feudale del feudale del 1335, pro feudis Racalcachi (Regalcac-
cia) Rachaldede (Caddeddi) et Bucales (Bufalefi)

Giovanni (Nucio) de Ricca ed Artale Pompeo:


figli di Margherita de Jaconia e questa forse figlia di Roppertus, iscritti nel ruolo
feudale del 1408 per i feudi Cardedda e Ciccaleff, siti in territorio di Noto.

Rinaldo de Ricca e Giovanni Nicolò Pompeo:


figli dei precedenti, Bufalefi e Caddeddi, furono infeudati, in comune ed indivisi, con
provvedimento viceregio del 10 Luglio 1453.

Giovannello de Naro:
figlio di Bartolomea Pompeo (di Giovanni Nicolò) e Rinaldo de Naro, prese investitura
il 19 Maggio 1492 della metà dei Pompeo.

Eleonora de Naro:
sorella del precedente, insieme al marito Pietro de Martinis, prese investitura, per
donazione, il 6 Marzo 1509 ed il 19 Gennaio 1517.

Palamone Ricca:
forse nipote di Rinaldo, ottenne la metà di Caddeddi per rinuncia da parte del fratello
Bernardo, prese investitura il 30 Settembre 1526.

Bartolomeo de Martinis:
s’investì dell’intero feudo di Caddeddi il 23 Giugno 1530. Le due metà del feudo gli
pervennero come donatario di Eleonora de Naro, sua madre, e da Margaritella Ricca,
sua moglie e figlia del precedente.

Eleonora de Martinis:
figlia del precedente, prese investitura dell’intero feudo il 15 Aprile 1532 ed il 21
Ottobre 1533.

Isabella Giurato de Martinis:


si investì per donazione materna di metà del feudo di Bufalefi il 22 Dicembre 1551.
Insieme al marito si investì il 21 Agosto 1600.

95
Giovanni Alliata:
figlio della precedente, si investì di metà di Caddeddi per donazione fattagli dalla
madre. Si reinvestì il 22 Marzo 1622.

Giuseppe Impellizzeri:
figlio di Tommaso che aveva sposato Diana Alliata, sorella del precedente. Si investì
l’8 Maggio 1624.

Tommaso Impellizzeri:
figlio del precedente, prese investitura della metà dei due feudi il 13 Gennaio 1638.
Si reinvestì il 16 Settembre 1666. Donò la metà del feudo Caddeddi al figlio Simone
che se investì il 13 Febbraio 1679. La metà di Bufalefi al figlio Giuseppe che non ne
prese investitura.

Tommaso Impellizzeri:
nipote del precedente, si investì della metà di Bufalefi, insieme alla baronia di San
Giacomo Belmineo, il 5 Novembre 1680.

Giovanni Impellizzeri:
figlio del precedente si investì l’11 Agosto 1744 insieme ad una metà del feudo
Caddeddi.

Giuseppe Salvatore Impellizzeri:


figlio del precedente si investì il 23 Giugno 1785.

Giovanni Impellizzeri:
figlio del precedente, si investì il 2 Dicembre 1789.

96
B ULGARANO (Lentini)

Gugliemo de Balena e Manfredi di Serrasina (o Frasina):


possessori del casale in data anteriore al 1299, ribelli alla corona subirono la confisca
del feudo.

Marco Peris de Linguida:


ottenne il feudo da re Federico nel dicembre 1299.

Peres Garsia de Linguida:


ottenne concessione regia il 20 Novembre 1305.

Pietruccio de Linguida:
possessore nel 1335.

Berengaria del Linguida:


possedette il feudo nel 1357.

Orlando de Linguida:
possessore ante 1366.

Pietro de Regio:
possessore post 1366.

Costanza de Linguida:
figlia del precedente, sposò Giovanni de Axono che chiese ed ottenne, con privilegio
dato a Catania il 6 Marzo 1392, lettera regia di possesso.

Pietro de Axono:
figlio della precedente, appare nel ruolo dei feudatari del 1408 quale possessore del
feudo Bulgarano.

Giovanni de Axono:
forse figlio del precedente, signore del castello di Camastra. Dichiarato ribelle ebbe
confiscati i suoi beni con diplomi del 20 e 27 Settembre 1395, successivamente, sot-
tomessosi all’autorità regia, li ebbe restituiti.

Antonio de Axono:
zio del precedente, non prese investitura.

97
Caterina de Axono:
figlia del precedente, sposò Antonio Sardo che ottenne conferma del possedimento
con diploma dato a Siracusa il 20 Febbario 1454.

Giovanni Giliberto Sardo:


figlio della precedente, si investì nel 1478 e successivamente l’1Giugno 1507.

Giovanni Antonio Sardo:


figlio del precedente, prese investitura il 6 Luglio 1510.

Nicolò Andrea da Palermo:


si investì il 13 Settembre 1516 per vendita, con diritto di riscatto, fattagli dal precedente.

Giovanni Gilberto Sardo:


forse figlio di Giovanni Antonio Sardo, prese investitura il 6 Maggio 1538, dopo
averne preteso riscatto.

Nicolò Andrea Sardo:


si investì il 12 Marzo 1545 per donazione “propter nuptias”, fattagli dal padre. Si
reinvestì il 21 Gennaio 1558.

Pietro Sardo:
figlio del precedente, si investì il 3 agosto 1570.

Pietro Mugnos:
acquistò il feudo dal precedente il 19 Novembre 1583 previa licenza del governatore
della camera reginale del 12 Novembre 1582. Non prese investitura.

Giovanni Battista Mugnos:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Giugno 1593.

Pietro Gaspare Mugnos:


essendo minorenne si investì del feudo la madre Beatrice il 13 Agosto 1610. Rag-
giunta la maggiore età Pietro Gaspare Mugnos si investì il 15 Febbraio 1622 ed il 13
Ottobre 1668.

Francesco Mugnos:
figlio del precedente, si investì il 30 Maggio 1674.

98
Rosa Maria Mugnos:
sorella del precedente, prese investitura il 16 Novembre 1688. Sposò Vincenzo Bo-
nanno dei principi di Linguaglossa.

Vincenzo Bonanno:
figlio di Giuseppe questi della precedente, si investì l’1 Marzo 1736. Sposò Vittoria
Vanni dei Marchesi di San Leonardo. Morì a Palermo il 23 Novembre 1777.

Giuseppe Bonanno:
figlio del precedente, non si investì essendo premorto al padre. Sposò Anna Maria
Alliata dei Duchi di Salaparuta.

Vincenzo Raffaele Bonanno:


figlio del precedente, s’investì il 21 gennaio 1778. Sposò Vittoria Naselli dei Principi
di Aragona.

99
B UONVICINO o Casale Silvestro (Lentini)

Guglielmo Riera:
denominato negli atti “chirurgo”, ante 1292 possedeva il casale Silvestro, che venne
occupato ingiustamente da Ruggero Loria e resogli solo dopo l’intervento di re Gia-
como con sua lettera del 18 Ottobre 1292.

Gualtiero Pantaleone:
ebbe assegnato il feudo nel 1300 da Carlo d’Angiò.

La regina Eleonora:
iscritta nel ruolo feudale di re Federico.

Matteo Alagona:
ricevette il feudo in forza di un codicillo testamentario del padre Blasco (II) del 21
Ottobre 1355, del quale si sconoscono i titoli di possesso. Matteo, creato capitano con
cognizione delle cause criminali di Lentini nel 1370, ottenne di costruire un fortilizio
sul suo feudo allora denominato Silvestro. Alla sua morte la moglie Bartolomea Mon-
taperto e i figli Maciota, Blasco e Giovanni si ribellarono a re Martino che confiscò
i loro beni feudali.

Bernardo de Brugheroles:
ottenne il feudo dai sovrani con privilegio dato a Catania il 17 Aprile 1393. Morì
senza discendenti, il feudo fu ricondotto al demanio.

Guglielmo Asmari (de Asmar):


nel 1405, per la somma di 250 Onze, acquistò il feudo da Aloisio de Rajadellis, che lo
aveva precedentemente acquistato da Arnaldo di Santa Colomba. Re Martino ratificò
la compravendita con suo privilegio del 14 Aprile 1406.

Aloisio Asmari:
figlio del precedente, prese investitura il 24 Agosto 1453.

Eleonora Asmari:
figlia del precedente, prese investitura il 28 Novembre 1483.
Sposò Giovanni Tudisco.

Francesco Asmari:
non si conosce la sua parentela con la precedente, prese investitura il 29 febbraio 1484.

100
Costanza Tudisco:
figlia di Eleonora Asmari e Giovanni Tudisco, non prese investitura. Sposò Giacomo
Campolo dei baroni di San Teodoro.

Giovanni Francesco Campolo:


figlio della precedente, non prese investitura.

Girolamo Campolo:
fratello del precedente, prese investitura il 23 Luglio 1510. Sposò in prime nozze
Parisiella Saccano dei baroni di Monforte, in seconde nozze, Bernardina Stagno. Il
regio fisco, per ragioni che ignoriamo, gli “mosse lite”, il Campolo tuttavia restò in
possesso del feudo a seguito di due sentenze in suo favore emesse una dalla gran corte
il 19 Settembre 1521 e l’altra dal tribunale del concistoro il 9 Agosto 1522.

Giacomello Campolo:
figlio del precedente, s’investì il 30 Settembre 1534.

Girolamo Campolo:
figlio del precedente, prese investitura il 22 Settembre 1588. Fu senatore di Messina
nel 1585-86.

Giacomo Campolo:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Gennaio 1595 ed il 5 Marzo 1622. Fu
governatore della “tavola pecuniaria di Messina” nel 1615-16 e senatore di quella
città nel 1623-24 e 1626-27.

Pietro Campolo:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Maggio 1629.

Giacomo Campolo:
padre del precedente, per la morte del figlio si reinvestì del feudo il 30 Aprile 1631.

Carlo Campolo:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Maggio 1639. Sposò Lucrezia Avarna,
dichiarato ribelle subì la confisca dei beni.

101
Giovanni Andrea Massa:
s’investì il 2 Settembre 1679, fu dichiarato vero possessore da Francesco Perrone,
acquirente “pro persona nominanda”, dalla regia corte il 26 Ottobre 1678. Il 15
Maggio 1679 lo stesso Perrone acquistò per conto di Giovanni Andrea Massa il mero
e misto impero sulla baronia di Buonvicino. Sposò Giulia Galletti, morì a Plaermo
il 28 Maggio 1682.

Francesco Paolo Massa:


figlio del precedente, s’investì il 22 Agosto 1682. Sposò Agata Grimaldi dei principi
di Santa Caterina.

Cristoforo Massa:
fratello del precedente, morto senza figli, prese investitura il 20 Ottobre 1690. Fu
“governatore della pace” nel 1712, sposò Rosalia La Farina dei marchesi di Madinia
ed in seconde nozze Rosalia Caccamo dei principi di Castelforte. Morì a Palermo il
14 Dicembre 1742.

Giuseppe Emauele Massa:


figlio del precedente, prese investitura il 17 Febbraio 1743. Fu “governatore della
pace” nel 1753, sposò Ippolita Valguarnera dei principi di Niscemi. Morì a Palermo
il 21 Settembre 1785.

Salvatore Massa:
figlio del precedente, prese investitura il 24 Marzo 1788. Fu “governatore della pace”
nel 1773, sposò Maria Teresa Castiglione dei marchesi di Vallelonga, in seconde nozze
una figlia del duca Valentino di Napoli. È l’ultimo investito.

102
B URGIO - MAUCINI (Noto)

Manfredi Lancia:
possessore del feudo nel 1293.

Nicolò Lancia:
iscitto nell’antico ruolo dei feudatari quale signore di Burgio Mangino.

Il feudo aggregato al territorio di Noto, insieme al feudo Scibini, entrò in possesso di:

Guglielmo (d’) Aragona:


figlio di re Federico III, nel testamento del padre, dettato il 29 Marzo 1334, fu costi-
tuito erede della contea di Calatafimi e dei castelli e terre di Noto e Spaccaforno e di
tutte le pertinenze di Capo Passero, e ancora del castello e della terra di Avola dopo la
morte della regina Eleonora, e dei ducati di Atene e Neopatria. Morì a Palermo il 12
Maggio 1338.

Giovanni (d’) Aragona:


altro figlio minore del re Federico III, nel testamento del padre fu costituito erede
della contea di Mineo, dell’isola Pantelleria e del castello di Aci, che avrebbe dovuto
ereditare alla morte della madre la regina Eleonora. Nel giugno 1337 fu insignito
dal padre Federico III d’Aragona, poco prima di morire, del titolo di marchese di
Randazzo e di tutta la valle di Castiglione e Francavilla, e inoltre conte di Mineo e
signore di Troina. Nel maggio 1338 ereditò i beni del fratello Guglielmo, e cioè il
ducato di Atene e Neopatria e la ducea di Calatafimi e la signoria sulla terra di Noto
e del capo Passero. Sposò Cesarea Lancia, fu vicario del re Ludovico dal Settembre
1342 fino alla morte, avvenuta nell’Aprile 1348.

Federico (d’) Aragona


figlio del precedente, possessore del feudo nel 1348. Alla sua morte senza figli, avve-
nuta l’1 Luglio 1355 a Catania, i suoi beni feudali vennero incamerati al regio fisco

In data imprecisata, ma verosimilmente nella seconda metà degli anni cinquanta,


i beni feudali e burgensatici appartenenti ai traditori Muchio, Paolo e Pietro de
Barba di Noto, e ubicati nel territorio di Noto, di Malta e di Gozo furono assegnati
al dominus Giovanni Landolina. I figli del Landolina, Thumio e Vassallo, chiesero
al sovrano che venissero loro confermati i feudi già appartenuti ai Barba di Noto e
già assegnati al padre, ma il re Federico III il 31 Luglio1358 rimise la questione ad
Artale di Alagona, preposto al governo delle stesse terre.

103
Pietro Capobianco:
il 31 Agosto 1363 (conferma regia del 27 Dicembre 1363) acquistò per 204 onze i
feudi Mangino e Burgio, e le saline esistenti nel feudo da Caradonna, vedova del nobile
Giovanni Landolina di Messina, la quale stipulò la vendita anche a nome dei figli.

Giovanni Paternò:
il re Martino e la regina Maria gli concessero il feudo Burgio, con annesse saline, con
loro privilegio dato a Catania il 22 Novembre 1393. Il privilegio fu confermato nel
1395 quando una sentenza della gran corte dichiarò legalmente la confisca dei beni
di Paolo Capobianco, figlio e successore di Pietro.

Guglielmo Raimondo Moncada:


sostenne di essere il legittimo possessore del feudo, cosicchè i sovrani gli lo conces-
sero, promettendo di ricompensare adeguatamente Giovanni Paternò.

Rainaldo Landolina:
con patente comitale, emessa dal precedente conte di Augusta, dell’1 Dicembre 1395
ricevette in dono il feudo. I sovrani ratificarono la donazione con loro privilegio dato
a Siracusa il 17 Novembre 1396. Intanto il Moncada, incolpato di fellonia, subì la
confisca dei propri beni, il Landolina ottenne però nuova concessione dagli stessi
sovrani, con privilegio dato a Catania il 4 Gennaio 1397.

Mainitto Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Luglio 1453.

Rainaldo Landolina:
figlio del precedente, si investì il 14 Maggio 1489.

Mainitto Landolina:
figlio primogenito del precedente, ebbe in dono il feudo. Prese investitura il 12 Luglio
1504, ed ancora il 29 Gennaio 1517.

Vincenzo Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 31 Gennaio 1558.

Valerio Landolina:
figlio di Giovanni, fratello del precedente, ricevette il feudo in dono, si investì il 4
Dicembre 1574, si reinvestì il 23 Settembre 1600.

Giovanni Landolina:
figlio del precedente, si investì il 17 Novembre 1607.

104
Antonino Landolina:
figlio del precedente, suo donatario, prese investitura il 4 Giugno 1624.

Agnese Landolina:
figlia del precedente, prese investitura il 7 Agosto 1646 ed il 16 Settembre 1666. Morì
a Noto il 7 Ottobre 1667.

Vincenzo Deodato:
figlio della precedente, s’investì il 5 Ottobre 1668. Morì a Siracusa il 3 Novembre 1677.

Antonino Landolina:
a seguito di sentenza in suo favore emessa dalla gran corte contro Violante Sortino,
il 28 Gennaio 1678, prese investitura il 18 Marzo 1678. Nacque da Pietro Landolina
e da una sorella del precedente.

Agnese Landolina:
sorella del precedente, prese investitura il 27 Agosto 1691. Sposò Rinaldo Deodato.

Carlo Deodato:
figlio della precedente, s’investì il 9 Agosto 1701. Sposò Girolama Moncada, morì a
Noto il 22 Ottobre 1740.

Bonaventura Deodato e Girolama Moncada:


presero investitura il 18 Febbraio 1741 come tutori del minore Giacomo Deodato che
però morì in giovane età. Presero così ulteriore investitura, in nome del secondogenito
di nome Gaetano, il 28 Luglio 1744.

Girolama Deodato:
figlia di Gaetano, prese investitura il 20 Marzo 1802. Sposò Giovanni Lucchese-Palli.

105
BURGIO (suddivisione del feudo in 2 metà “Torrevecchia” e “Mangino”)

(A.S.) Rainaldo Landolina (1396)

(S) Mainitto (1453)

(S) Rainaldo (1489)

(S) Mainitto (1504)


TORREVECCHIA MANGINO

(S) Michele (S) Vincenzo (1558) (S) Giovanni

(D) Valerio (1574)


(DN) Francesca Landolina (1559)
(Stefano Morreale)
(S) Giovanni (1607)
(S) Michele Morreale

(S) Maurizio Morreale


(D) Antonino (1624) (S) Agnese (1646)
( >1663)
(Franc.Maria Deodato)

Sorella (?) (S) Vincenzo Deodato


(Pietro Landolina) (1668)

(S) Antonino (1678) (S) Agnese (1691)


Legenda (Rinaldo Deodato)
A.S.: assegnazione sovrana
S: successione
D: donazione (S) Carlo Deodato
C: compera (1701)
?: incerto
R: riscatto
A.G.: assegnazione giudiziaria
A.P.: “antico possessore”
D.N.: dotali di nozze

106
B URGIO - TORREVECCHIA (Noto)

Dal feudo Burgio (o Maucini) fu staccata una sezione denominata Torrevecchia per
dotare Francesca Landolina che sposò Stefano Monreale nel 1559.

Francesca Landolina:
non prese investitura, figlia di Michele Landolina, sposò Stefano Morreale.

Michele Morreale:
figlio della precedente, non prese investitura

Maurizio Morreale:
figlio del precedente, non prese investitura.

Domenico Morreale:
figlio del precedente, si investì di Belliscara e Burgio o Torrevecchia il 22 Maggio
1663 ed il 16 Settembre 1666. Sposò Melchiorra Montaperto dei principi di Raffadali.

Maurizio Morreale:
figlio del precedente, prese investitura il 5 Ottobre 1684.

Giuseppe Morreale:
fratello del precedente, si investì il 4 Dicembre 1698. Sposò Ippolita Valguarnera dei
principi di Niscemi.

Domenico Morreale:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Agosto 1740. Sposò in prime nozze Cate-
rina La Farina dei marchesi delle Madonie ed in seconde nozze Felicia Paternò dei
principi di Biscari. Morì a Castrofilippo il 12 Ottobre 1746.

Maria Anna Morreale:


sorella del precedente, si investì il 21 Ottobre 1752. Sposò lo zio Francesco Morreale.
Morì a Palermo l’11 Agosto 1763.

Giuseppe Maria Francicanava:


acquistò il feudo con atto di permuta in notaio Gaetano Filippone di Palermo del 17
Settembre 1761 dalle mani di Giacomo Mariano Baiada ed Emanuele Morreale tutori
e curatori della minorenne Maria Anna Moreale. Prese investitura l’8 Febbraio 1761.
Sposò Concetta Montalto dei baroni di Milocca, morì a Siracusa il 17 Luglio 1777.

107
B USCAGLIA (Augusta)

Guglielmo Raimondo Moncada:


antico possessore

Lancia Chilona:
risulta possessore del feudo nel 1340

Isabella Chilona:
re Martino le accordò, il 31 Marzo 1408, privilegio di possesso quale figlia ed ere-
de di Giovanni Chilona, forse figlio del precedente. Sposò Muchio de Fachio ed in
seconde nozze Filippo Rosso che risulta iscritto quale signore di Buscala nel ruolo
feudale del 1408.

Antonello Rosso:
figlio della precedente, sua donante, con atto in notaio Giovanni de Mantea del 13
Luglio 1408. La donazione avvenne alle seguenti condizioni:

1) Che morendo senza figli, succedesse altro figlio o figlia che saranno per nascere,
da detta Isabella;
2) che il maschio sia preferito alla femmina;
3) morendo i genitori e il detto Antonello, senza figli, vi succeda Matteo de Fachio,
figlio di primo letto di detta Isabella.

Re Martino approvò e confermò la donazione con regia cedola dell’1 Agosto 1408.

Pina de Fachio:
non si conosce la sua parentela con i precedenti, prese investitura il 21 Gennaio 1479.

Simona de Aula:
donataria della precedente, atto in notaio Antonio de Chel dell’8 Dicembre 1498,
s’investì il 9 Dicembre 1501 ed il 19 Gennaio 1517.

Girolamo de Aula:
figlio della precedente, prese investitura il 23 Giugno 1530, si reinvestì il 23 Gennaio
1558.

Antonio de Gulfis:
come “più stretto in grado di consanguineità”, prese investitura il 31 Agosto 1570.

108
Silvio Platamone:
marito di Caterina de Gulfis, erede del precedente, s’investì il 3 Gennaio 1580.

Francesco Platamone:
figlio del precedente, s’investì il 13 Agosto 1594 ed il 28 Novembre 1600. Sposò
Vincenza Falcone.

Andrea Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Settembre 1605. Sposò Francesca de Gante.

Antonio Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 28 Febbraio 1648.

Francesco Platamone:
fratello del precedente, s’investì il 29 agosto 1652 ed il 16 Settembre 1666. Sposò
Eufemia Deodato dei baroni di Frigintini, in seconde nozze Francesca Marini, dei
duchi di Gualtieri.

Antonio Platamone:
figlio del precedente, s’investì il 15 Aprile 1684. Fu senatore di Siracusa nel 1686,
sposò Costanza Requisenz dei principi di Pantelleria.

Eleonora Platamone:
sorella del precedente, prese investitura il 20 Maggio 1704. Sposò Francesco Moncada
dei principi di Larderia, maestro razionale del real patrimonio e vicario generale della
città di Messina nel 1718.

Letterio Moncada:
figlio della precedente, prese investitura l’1 Febbraio 1737. Sposò Rosalia Branciforte
dei conti di S.Antonio. Fu capitano della città di Palermo nel 1746, dove morì il 13
Giugno 1762.

Francesco Moncada:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Giugno 1763. Sposò Concetta Branciforte
dei principi di Butera. Fu gentiluomo di camera con esercizio, consigliere di com-
mercio nel 1792, ministro plenipotenziario a Roma. Morì a Napoli il 5 Luglio 1798.

109
Rosalia Moncada:
figlia del precedente, prese investitura il 26 Agosto 1798. Sposò Baldassarre Platamone
dei duchi di Belmurgo. Questi fu senatore di Palermo nel 1777 e 1780, governatore
del monte di pietà nel 1782, deputato delle strade, capitano giustiziere di Palermo nel
1786-87 e pretore nel 1793.

Michele Platamone:
figlio della precedente, prese investitura il 16 Marzo 1803. Sposò Maria Carolina
Ventimiglia dei principi di Gran Monte, morì a Palermo il 16 Dicembre 1858.

110
B USULMONE (Noto)

Francesco Sortino:
con privilegio reale del 15 Giugno 1621 ottenne l’infeudazione del suo allodio di
Busulmone.

Prospero Sortino:
figlio del precedente, per donazione se ne investì il 13 Maggio 1630. Premorì al padre
senza eredi.

Orlando Maria Sortino:


fratello del precedente, s’investì il 22 Gennaio 1636. Morì a Noto il 7 Aprile 1660.

Francesco Maria Sortino:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Ottobre 1660. Si reinvestì il 16 Settembre
1666.

Orlando Maria Sortino:


figlio del precedente, s’investì il 2 Gennaio 1682.

Guidonia Sortino:
sorella del precedente, prese investitura il 13 Ottobre 1710.

Antonio Montalto:
per l’estinzione della casa Sortino e riconosciuto il fidecommesso sancito da Francesco
Sortino, Antonio Montalto ottenne il possesso di Busulmone. Fu capitano di giustizia
di Siracusa nel 1743-44 e giurato nobile nel 1746-47. Morì il 27 Aprile 1763.

Giuseppe Montalto:
figlio del precedente, s’investì il 3 Dicembre 1763. Morì a Siracusa il 25 Aprile 1775.

Antonio Montalto:
per la sua minore età, il 21 Aprile 1776, s’investì di Busulmone la madre Anna. Fu
capitano di giustizia di Siracusa nel 1790-91.

111
Siracusa, Chiesa di San Tommaso,
sepoltura di Guidonia Sortino baronessa di Busulmone

112
C ADDEDDI metà (Noto) “A”

Salvador de Brignoles e Bertrand de Rotondo:


possessori del feudo Racaldedo nel 1271

Bartolomeo Gagliano:
dominus miles di Siracusa, sposò la nobile Francesca consanguinea di Raimondo
Marketti (Marquet)

Raimondo Marquet:
ebbe assegnato il feudo dalla corona, prima del 1292

Roppertus de Jeconia:
iscritto nel ruolo feudale del feudale del 1335, pro feudis Racalcachi (Regalcac-
cia) Rachaldede (Caddeddi) et Bucales (Bufalefi)

Berengario Monterubeo:
possessore del feudo nel 1361.

Giovanni (Nucio) de Ricca ed Artale Pompeo:


figli di Margherita de Jaconia e questa forse figlia di Roppertus, iscritti nel ruolo
feudale del 1408 per i feudi Cardedda e Ciccaleff, siti in territorio di Noto.

Rinaldo de Ricca e Giovanni Nicolò Pompeo:


figli dei precedenti, Caddeddi e Bufalefi, furono infeudati, in comune ed indivisi, con
provvedimento viceregio del 10 Luglio 1453.

Giovannello de Naro:
figlio di Bartolomea Pompeo (di Giovanni Nicolò) e Rinaldo de Naro, prese investitura
il 19 Maggio 1492 della metà dei Pompeo.

Eleonora de Naro:
sorella del precedente, insieme al marito Pietro de Martinis, prese investitura, per
donazione, il 6 Marzo 1509 ed il 19 Gennaio 1517.

Palamone Ricca:
forse nipote di Rinaldo, ottenne la metà di Caddeddi per rinuncia da parte del fratello
Bernardo, prese investitura il 30 Settembre 1526.

113
Bartolomeo de Martinis:
s’investì dell’intero feudo di Caddeddi il 23 Giugno 1530. Le due metà del feudo gli
pervennero come donatario di Eleonora de Naro, sua madre, e da Margaritella Ricca,
sua moglie e figlia del precedente.

Eleonora de Martinis:
figlia del precedente, prese investitura dell’intero feudo, il 15 Aprile 1532 ed il 21
Ottobre 1533.

Il feudo fu smembrato ancora una volta, di questa metà di Caddeddi s’investì:

Antonio de Balduccio (Balducci):


dopo sentenza in suo favore emessa dalla gran corte il 3 Aprile 1555, prese investi-
tura della metà del feudo proveniente da Palamone Ricca, il 6 Ottobre 1555. Con
il nome di Antonio Ricca de Balduccio prese nuova investitura il 18 gennaio 1557.
Quale amministratore del figlio minore Baldassarre, prese ulteriore investitura il 10
Dicembre 1582.

Carlo Balducci:
per rinunzia da parte del fratello Baldassarre, fattosi gesuita, prese investitura il 31
Luglio 1600. Fu giurato di Siracusa nel 1627-28.

Gaspare Balducci:
figlio del precedente, quale dotale di nozze, prese investitura il 10 Marzo 1615, si
reinvestì il 15 Marzo 1622. Fu giurato di Siracusa nel 1637-38 e capitano di giustizia
nel 1648-49.

Melchiorre Balducci:
figlio del precedente, prese investitura il 26 Giugno 1649. Morì a Siracusa l’1 Agosto
1655, dove fu sepolto nella chiesa di S.Andrea.

Vincenzo Balducci:
fratello del precedente, non prese investitura.

Giovanni Matteo Malandrino:


s’investì di metà di Caddeddi il 21 Febbraio 1656, per donazione fattagli dal prece-
dente, atto in notaio Giovanni Domenico Rebrara di Siracusa del 19 Dicembre 1655.
Morì a Noto il 26 Luglio 1664.

114
Giuseppe Malandrino:
quale tutore di Egidio Malandrino, figlio del precedente, prese investitura il 6 Set-
tembre 1666.

Giovanni Antonio Paredes:


come marito di Sigismonda Malandrino a cui il feudo era pervenuto per donazione da
parte di Corradino Malandrino figlio di Egidio, prese investitura il 20 Novembre 1714.

Francesco Paredes:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Novembre 1733. Fu patrizio e giurato di
Noto dal 1743 al 1746.

Concetta Paredes:
sorella della precedente, per la morte in tenera età dell’unica figlia di questi, prese
investitura il 14 Gennaio 1748.

Benedetto Cuella:
figlio della precedente, prese investitura il 29 Agosto 1761.

Ignazio Abela:
prese investitura l’1 Aprile 1769, dopo sentenza del tribunale del concistoro del 9
Febbraio 1762 e successiva del tribunale della gran corte criminale e cause delegate
del 14 Luglio 1765, sentenze emesse contro il precedente.

Antonino Abela:
figlio del precedente s’investì il 30 Aprile 1775.

Francesco Borgia:
prese investitura della metà di Caddeddi, “o meglio su 85 onze annuali di censo su
detto feudo”, a seguito di compera con atto in notaio Rosario Avarna di Palermo del
6 Luglio 1775. Fu giurato di Siracusa nel 1783-84.

Giuseppe Maria Borgia:


fratello del precedente, prese investitura il 19 Dicembre 1788.

Simone Attardo Borgia:


figlio del precedente, ricevette in dono il feudo, non è certo che si sia investito.

115
BUFALEFI - CADDEDDI - REGALCACCIA
Bartolomeo de Jaconia

Ruggero de Jaconia (1335)


Bufalefi,Caddeddi
e Regalcaccia

Regalcaccia Margherita de Jaconia Bufalefi e Caddeddi


Giovanni de Ricca (1408) Muchio e Artale Pompeo (1408)

Rinaldo Ricca (1453) Bufalefi,Caddeddi e Regalcaccia Giovanni Nicolò Pompeo (1453)


(in comune ed indivisi)
Turgisio Ricca (1486) Bartolomea Pompeo (1492)
1/2 Bufalefi,Caddeddi, (Rinaldo de Naro)
Regalcaccia “A” 1/2 Bufalefi,Caddeddi,
Regalcaccia “B”
Antonio Ricca (1498)
Eleonora de Naro (1508) Giovannello de Naro
Bernardo Ricca (1509) (Pietro de Martinis) (1506)

Palamone Ricca (1526)

Margherita Ricca Bufalefi,Caddeddi Bartolomeo de Martinis (1530)


(Bartolomeo de Martinis) e Regalcaccia (Margherita Ricca)

1/2 Bufalefi,Caddeddi, 1/2 Bufalefi,Caddeddi,


Regalcaccia “A” Regalcaccia “A”
Antonio de Balducchio (1555) Eleonora de Martinis (1532)

Melchionella Balducchio (1576) Isabella de Jurato (1551)


(Mariano Alliata)
Carlo Balduccio (1600)
1/2 Caddeddi e Regalcaccia “A” Giovanni Alliata (1604) Diana Alliata (1627)
(Giuseppe Impellizzeri )

Bartolomeo Costa (1578) Tommaso Impellizzeri (1638)


1/2 Bufalefi “A”

Tommaso Impellizzeri (1680) Vincenzo Paternò (1648) Simone Impellizzeri (1678)


1/2 Bufalefi “B” 1/2 Regalcaccia “B” Caddeddi 1/2 “B”

116
C ADDEDDI metà (Noto) “B”

Salvador de Brignoles e Bertrand de Rotondo:


possessori del feudo Racaldedo nel 1271

Bartolomeo Gagliano:
dominus miles di Siracusa, sposò la nobile Francesca consanguinea di Raimondo
Marketti (Marquet)

Raimondo Marquet:
ebbe assegnato il feudo dalla corona, prima del 1292

Roppertus de Jeconia:
iscritto nel ruolo feudale del feudale del 1335, pro feudis Racalcachi (Regalcac-
cia) Rachaldede (Caddeddi) et Bucales (Bufalefi)

Berengario Monterubeo:
possessore del feudo nel 1361.

Giovanni (Nucio) de Ricca ed Artale Pompeo:


figli di Margherita de Jaconia e questa forse figlia di Roppertus, iscritti nel ruolo
feudale del 1408 per i feudi Cardedda e Ciccaleff, siti in territorio di Noto.

Rinaldo de Ricca e Giovanni Nicolò Pompeo:


figli dei precedenti, Caddeddi e Bufalefi, furono infeudati, in comune ed indivisi, con
provvedimento viceregio del 10 Luglio 1453.

Isabelluccia de Jurato:
si investì per donazione da parte della madre Isabella de Martinis di metà del feudo
di Caddeddi il 22 Dicembre 1551. Insieme al marito, Mariano Alliata, si investì il 21
Agosto 1600.

Giovanni Alliata:
figlio della precedente, si investì insieme ad una meta di Bufalefi per donazione fattagli
dalla madre il 13 Agosto 1604. Si reinvestì il 22 Marzo 1622.

Giuseppe Impellizzeri:
figlio di Tommaso che aveva sposato Diana Alliata, sorella del precedente. Si investì
l’8 Maggio 1624.

117
Tommaso Impellizzeri:
figlio del precedente, prese investitura il 13 Gennaio 1638. Si reinvestì il 16 Settembre
1666. Tommaso Impellizzeri fu capitano di giustizia a Noto nel biennio 1645-46.

Simone Impellizzeri:
come donatorio del padre si investì i il 24 Febbraio 1678.

Tommaso Impellizzeri:
prese investitura il 5 Novembre 1680.

Giovanni Impellizzeri:
figlio del precedente, s’investì l’11 Agosto 1744. Morì a Noto il 16 Dicembre 1784.

Giuseppe Salvatore Impellizzeri:


figlio del precedente, prese investitura il 23 Giugno 1785.

Giovanni Impellizzeri:
prese investitura l’8 Aprile 1793. Fu senatore di Noto nel 1798-99.

118
C ADRA o Cadera (Lentini)

Guido Murtillano:
da un diploma di Federico II dato da un campo presso Avellino, nel Settembre del
1229, era riconosciuto nel possesso di metà del feudo Chadra, in “nomine et pro
parte Lotheringe uxoris sue”, l’altra metà del feudo “pro indiviso” spettava a donna
Verdimura sorella di Lotaringia.

Matteo Montebiano (Murtillano):


possessore del casale nel 1270.

Giacomo Montebiano (Murtillano):


fratello del precedente, possessore del casale nel 1273-74. Il 26 Gennaio1283 re Pie-
tro chiamò a contribuire alla necessità della guerra la baronessa di Cadra segno che
Giacomo (forse marito) era morto.

Tra i feudatari chiamati a contribuire alla chiamata alle armi (adoa) del 1283 vi era,
senza specificarne il nome, la baronessa di Cadra, che da documenti successivi il
Gaudioso identifica in Jacopa Murtillano. Donna Jacopa sposò, al tempo dell’insur-
rezione del vespro tale Virgilio, detto negli atti del tempo indifferentemente da Scordia
o da Catania. Con privilegio di Roberto d’Angiò del 11 Ottobre 1299, Virgilio ebbe
confermato il possesso del feudo “nomine dotis”

Secondo il Gaudioso nel Marzo del 1300 con diploma di Federico II dato a Messina,
il feudo fu assegnato a Matteo Mortillaro, tuttavia nel ruolo feudale del 1335 appa-
iono possessori di una metà indivisa dei feudi Cadra e Sabuci, Adinolfo Mortillaro
e Nicolò de Lamia

Alloisia Mortillaro e Giovanni de Lamia:


sorella di Adinolfo la prima, figlio di Nicolò il secondo. Nel 1369 i due feudatari giunsero
ad una transazione, i Mortillaro cedettero ai Lamia la loro metà del feudo Cadra in
cambio della metà non in loro possesso, del feudo Sabuci, di altre terre e della somma
di 600 Fiorini d’oro.Tale transazione si rese necessaria a seguito della costruzione
da parte di Giovanni de Lamia (che sembra avesse avuto il preventivo consenso dei
comproprietari) di un “fortilizio con torre”, all’interno del feudo Chadra.

Nicolò Lancia:
figlio di Giacomo questi fratello di Giovanni. Con diploma dato a Catania il 17 Feb-
braio 1377 Federico III lo confermò nel possesso del feudo. Seguace della fazione
chiaramontana, nel Settembre del 1392 subì la confisca dei suoi beni.

119
Berengario Cruyllas:
seguace di re Martino, in ricompensa dei servigi resi contro i chiaramontani, ottenne
nel 1392 il feudo ed il casale di Passaneto mentre il 10 Novembre 1394 con privile-
gio dato a Catania , re Martino gli assegnò i feudi di Chadra proveniente dai beni di
Ruggero de Lamia, e Francofonte dei Moncada.
Da allora i destini del feudo seguirono quelli di Francofonte spesso confondendosi.

Giovanni Cruyllas:
figlio del precedente, ricevette il feudo per donazione paterna , ebbe conferma sovrana
con privilegio dato a Barcellona il 16 Luglio 1400. Sposò Maria Alagona di Artale,
dei conti di Mistretta e di Agata Chiaramonte, dei conti di Modica. Risulta iscritto
nel ruolo feudale del 1408. Fu capitano generale di guerra in Sicilia e stratigoto di
Messina. Morì forse nello stesso feudo di Chadra nel 1423.

Berengario Cruyllas:
figlio del precedente, prese investitura il 20 Luglio 1453.
Sposò tale Giovanna con cui generò cinque figli, in seconde nozze Eufemia Abatellis.
Morì a Francofonte, dove fu sepolto nella chiesa di S.Antonio, il 26 Novembre 1453.

Giovanni Cruyllas:
figlio del precedente e di Eufemia Abatellis, prese investitura l’11 Aprile 1463, si
reinvestì il 15 Gennaio 1479. Sposò Costanza Moncada dei signori di Ferla, ottenne
nel 1460 il diritto di esercitare il mero e misto impero sui suoi feudi lentinesi. Morì
a Francofonte nel Luglio del 1491.

Isabella Cruyllas:
figlia primogenita del precedente, prese investitura nel Febbraio del 1492. Giunse a
transazione con altre quattro sorelle definendo l’eredità paterna, con atto in notaio
Paolo Cosentino del 23 Gigno 1498. Sposò Luigi Acugna, figli di Ferdinando, vicere
di Sicilia.

Dianella Acugna:
figlia della precedente, rimase orfana in tenera età restando sotto la tutela dei suoi
zii Francesco de Veniero e Vitale Cruyllas. Nel 1494, all’età di 2 anni, fu promessa
in sposa a Ferdinando Moncada, di 5 anni, secondogenito di Guglielmo Raimondo,
conte di Caltanissetta.

120
Contissella Moncada:
figlia della precedente, prese investitura della terra di Francofonte e del feudo Cadera
il 17 Aprile 1517. Sposò Girolamo Gravina dei baroni di Palagonia. Il 3 Settembre
1538 ebbe conferma del diritto di mero e misto impero su Francofonte e Cadera. Morì
a Francofonte il 19 Gennaio 1557.

Girolamo Gravina:
marito della precedente, prese investitura, maritale nomine, il 24 Gennaio 1533. Sposò
in seconde nozze Eleonora Isfar dei baroni di Siculiana, fu governatore di Augusta,
Licata e Caltagirone, capitano di giustizia di Catania. Il 2 Giugno 1565 ebbe concesso
il titolo di marchese di Francofonte.

Giovanni Gravina:
figlio del precedente e di Contissella, prese investitura il 19 Marzo 1558 per la morte
della madre.

Ferdinando Gravina:
fratello del precedente, morto senza eredi. Prese investitura il 18 Aprile 1572. Fu
vicario generale del regno e pretore di Palermo nel 1597, sposò Beatrice Gioeni.

Luigi Gravina:
figlio del precedente, fu primo principe di Palagonia nel 1629. Morì giovane, senza figli.

Ignazio Gravina:
fratello del precedente, prese investitura il 24 Settembre 1630. Sposò Emiliana Alliata
dei principi di Villafranca. Comandante generale e maestro di campo, morì nel 1685.

Ferdinando Francesco Gravina:


prese investitura del marchesato di Franconfonte e del castello di Cadra il 27 Agosto
1655, per donazione paterna. Sposò Costanza Amato dei principi di Galati.

Ignazio Sebastiano Gravina:


figlio del precedente, prese investitura il 9 Giugno 1673. Sposò Anna Maria Bonanno
dei principi di Roccafiorita ed in seconde nozze Lucrezia Gravina dei duchi di San
Michele. Si reinvestì il 7 Agosto 1686.

Ferdinando Francesco Gravina:


figlio del precedente, s’investì il 26 Aprile 1695. Sposò Anna Maria Lucchese dei
marchesi di Delia. Fu cavaliere del toson d’oro, capitano di giustizia di Palermo nel
1700 e pretore nel 1709 e 1716. Morì a Palermo il 4 Febbraio 1736 e sepolto nella
chiesa dei cappuccini.

121
Ignazio Sebastiano Gravina:
figlio del precedente, prese investitura il 22 Gennaio 1737. Sposò in prime nozze
Margherita Alliata dei principi di Villafranca, sposò in seconde nozze Agata Cottone
dei principi di Castelnuovo. Fu capitano di giustizia di Palermo nel 1733 e pretore ne
1744, grande di Spagna di prima classe, maggiordomo maggiore della regina Amalia,
morì a napoli il 29 Ottobre 1744.

Ferdinando Gravina:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Marzo 1747. Sposò Maria Gioacchina Gae-
tani dei conti di Racalmuto, che ereditò i marchesati di Bifara e di Entella. Ferdinando
Gravina morì a Palermo il 1° Maggio 1788. La marchesa Maria Gioacchina sposò in
seconde nozze Pietro Ascenzo da Modica, cavaliere di Malta e governatore del monte
di pietà di Palermo.

Giovanni Grasso:
quale giudice del tribunale della regia gran corte civile, prese investitura il 28 Aprile
1789 per la morte del precedente e in nome e per conto del legittimo successore an-
cora da dichiarare. Il 15 Settembre 1789 fu riconosciuta nel possesso dei beni Maria
Provvidenza Gravina, figlia del precedente e sposa dello zio Salvatore Gravina. Morì
a Palermo il 24 Aprile 1805.

Francesco Paolo Gravina:


figlio della precedente, prese investitura il 20 Giugno 1806. Sposò Maria Nicoletta
Filingeri dei principi di Cutò. Morì a Palermo senza figli il 15 Aprile 1854. Lasciò gran
parte dei suoi beni in favore dei poveri di Palermo edificando il ricovero di Malaspina.

122
C ALLARI (Lentini)
Investiture congiunte con il feudo BACCARATI in territorio di Piazza (Armerina).

Ugolino de Callaro:
fu signore di Noto, Buscemi, Ferla, Palazzolo e del castello di Callaro, posto in terri-
torio di Lentini; a fine 1296, avendo preso le parti di re Giacomo contro re Federico,
subì la confisca del feudo.

Riccardo Guarna:
ricevette il feudo dalla corona.

Giovanni Guarna:
figlio del precedente, risulta possessore di Callari nel ruolo feudale del 1335. Con
privilegio dato a Messina il 13 Luglio 1312 re Federico lo confermò nel possesso del
feudo alle seguenti condizioni:

a) Servire la regia corte in capite (cioè personalmente)


b) Considerare il feudo concesso secondo il diritto dei franchi
c) Apprestare il consueto servizio militare
d) L’obbligo d’incollaggio (abitare nel regno non assentandosi per oltre un anno)
e) Prestare fideomaggio alla corona e curare di investirsi del feudo per ogni succes
sione sia del sovrano sia della famiglia
f) Riservare al demanio il diritto di far legna e d’impiantare saline e miniere, le antiche
difese e il lido del mare per jactum batistae, il diritto di pascere per gli animali e
le cavalcature delle masserie e delle scuderie reali.

Filippo Guarna:
si sconosce la sua parentela con il precedente, non prese investitura.

Nicolò Guarna:
figlio del precedente, non prese investitura.

Sandrella Guarna:
sorella del precedente morto senza figli, non prese investitura.Sposò Tommaso Massaro.

Nicolò Massaro:
figlio della precedente, non s’investì.

Francesca Massaro:
sorella del precedente, morto senza figli. Sposò Pietro Bonfiglio con cui generò Nicolò
che morì a soli due anni.

123
Secondo le norme del tempo il feudo ritornò in potere della corona che lo concesse,
nel 1402, a Pietro Chiaramonte, castellano del castello Ursino di Catania.

Pietro Bonfiglio:
marito della precedente, resistette in giudizio contro l’assegnazione del feudo a Pie-
tro Chiaramonte, ottenne sentenza in suo favore dal tribunale della gran corte, che
lo riconobbe erede del figlio morto in tenera età. Con privilegio di re Martino dato
a Messina il 15 Luglio 1404 ottenne conferma del possesso. Risulta iscritto quale
barone di Callari e Baccarati nel ruolo feudale del 1408.

Filippo Bonfiglio:
fratello del precedente, ricevette gli interi possedimenti del precedente dopo che
Giovanni Bonfiglio, altro suo fratello e coerede rinunziò in suo favore.

Nicolò Bonfiglio:
figlio del precedente, prese investitura l’1 Agosto 1447.

Giovanni Filippo Bonfiglio:


figlio del precedente, prese investitura il 20 Settembre 1453, si reinvestì il 24 No-
vembre 1479.

Tommaso Bonfiglio:
fratello del precedente, s’investì il 25 Settembre 1482.

Girolamo Bonfiglio:
figlio del precedente, prese investitura il 16 Aprile 1512 ed il 18 Luglio 1516.

Tommaso Bonfiglio:
figlio del precedente, s’investì il 18 Settembre 1538 ed il 9 Ottobre 1557.

Giuseppe Maria Bonfiglio:


figlio del precedente, prese investitura il 22 Giugno 1560. Fu protoconservatore di
Messina nel 1592. Sposò Vittoria Staiti.

Tommaso Bonfiglio:
ricevette in dono i due feudi dalla madre che se li era visti riconoscere nel 1595 a
pareggio della sua dote, con sentenza della corte straticoziale di Messina. Prese inve-
stitura ben quattro volte il 16 Settembre 1598, il 31 Luglio 1600, il 18 Ottobre 1621
ed il 18 Ottobre 1631. Fu principe dell’ordine della stella, senatore di Messina nel
1612-13, 1620-21, 1629-30 e 1633-34.

124
Ottavio Minutoli:
figlio di Ascanio Minutoli-Bonfiglio dei baroni di Motta regina (Calabria) e di Beta-
rice Porzio, prese investitura, come “più prossimo in grado” con il precedente, il 16
Febbraio 1634. Sposò Prospera Romeo.

Giovanni Minutoli:
figlio di Antonino e questi del precedente, prese investitura il 2 Aprile 1645. Bandito
dalla città di Messina, con sentenza della corte straticoziale di quella città nel 1656,
fu succesivamente graziato. Si reinvestì il 16 Settembre 1666.

Antonino Minutoli:
figlio del precedente, prese investitura il 18 Dicembre 1656 a seguito della condanna
al bando del genitore. Si reinvestì l’11 Gennaio 1684 alla morte del padre. Sposò
Cornelia Di Giovanni dei baroni del Solazzo.

Giovanni Minutoli:
entrò in possesso dei feudi alla morte del precedente, suo padre, che lasciò invece
erede dei suoi beni “liberi” l’altro suo figlio di nome Andrea, gran priore dell’ordine
gerosolimitano di Messina ed autore delle celebri “Memorie del gran priorato di
Messina”. Giovanni Minutoli prese investitura il 24 Settembre 1715, sposò Rosalia
Cicala dei principi del Tiriolo. Morì a Messina il 19 Febbraio 1742.

Antonino Minutoli:
figlio del precedente, s’investì il 17 Febbraio 1743. Sposò Maria Le Calze, fu cavaliere
di Malta, barone della terza dogana di Catania e regio maestro notaro della città di
Messina. Morì il 23 Dicembre 1769.

Andrea Capece Minutoli:


figlio secondogenito del precedente, antepose al suo cognome quello dei Capece per
affermare la provenienza della sua famiglia da Napoli ed unificarla a questa. S’investì
il 24 Febbraio 1771, sposò Angela Vianisi dei duchi di Montagna reale. Fu tenete co-
lonnello del regimento Val di Mazzara nel 1800, morì a Messina il 27 Novembre 1810.

Giovanni Capece Minutoli:


figlio del precedente, prese investitura il 20 Settembre 1811. Fu cavaliere dell’ordi-
ne militare di San Giorgio, maresciallo di campo dell’esercito regio, gentiluomo di
camera di re Ferdinando I e cavaliere dell’ordine di San Gennaro. Fondò a Messina
un ospedale per gli “storpiati ed i poveri” di quella città, morì nel 1825 lasciando un
ingentissima somma a detto ospedale.

125
C ALLURA (Lentini)

Giovanni de Callura:
antico possessore.

Giletta Callura:
possedette il feudo nel 1278.

Giovanni de Ferula:
possessore del feudo ante 1292

Aloisio de Limogiis:
nel 1283 notaio della zecca di Messina, iscritto nel ruolo dei feudatari di re Federico,
ricavava 100 onze di reddito dai feudi Callura e Racallusi.

Paoletta de Limongiis:
figlia del precedente, sposò Chaus Teutonico ed in seconde nozze Andrea Rubeo. In
forza del testamento paterno dovette provvedere alle doti delle due sorelle minori,
ricevette in prestito somme dalla regina Elisabetta, la qule concesse i diritti di riscos-
sione a Riccardello Rosso, nipote di Andrea.

Agatuccia Rosso:
figlia di Andrea, possedette il feudo nel 1356.

Riccardello Rosso:
figlio del miles Gandolfo, di Messina, nipote di Tommasa, vedova di Riccardo Rosso,
la quale lo istituì erede universale.Il 31 Agosto1348 aveva come tutore Andrea Rosso.
Ereditò dallo zio Andrea Rubeo e dalla figlia di costui Agatuccia, i casali Pidagachi
e Randachini, e i feudi Rachaglusu e Callura.
Fu contrastato da altri nel possesso dell’eredità, ottenendo il 6 Aprile1358 lettere di
assicurazioni reali. In seguito alla rivolta del conte Enrico Rosso contro Federico IV,
alla quale partecipò anche Riccardello Rosso, fu privato dei suoi beni feudale.

Giovanni Lamia:
“miles di Lentini”, nel Gennaio 1365 ottenne, da re Federico, in quanto cugino di
Paola Limogis, vedova di Andrea Rubeo, la concessione dei feudi Ragagliusu (sito
presso Militello in VN) e Callura essendo stati dichiarati traditori Enrico Rubeo,
conte di Augusta, e Riccardello Rubeo.

126
Riccardello Rosso:
ritornato alla fedeltà regia, Riccardello il 14 Ottobre 1367 ricevette l’esonero dal
pagamento dello ius relevii dei feudi Pidagachi, Randachini, Rachagliusu e Callura
Il 31 Agoso1369 ottenne la remissione dal pagamento dello ius addoamenti relativo
ai feudi avuti in eredità dallo zio Andrea, in ricompensa dei gravi danni che aveva
subito e della fedeltà dimostrata al sovrano.

Damiano Rosso:
figlio del precedente, fu riconosciuto nel possesso del feudo dal presidente del regno
come proprietario “per antico possesso”, prese investitura il 15 Febbraio 1416. Risulta
iscritto quale signore di Callura nel ruolo feudale del 1408.

Guglielmo Rosso:
figlio di Aloisio, questi di Guglielmo barone di Cerami e fratello del precedente, non
vi sono tracce di una sua investitura.

Guglielmo Rosso:
figlio del precedente, non prese investitura.

Adamo Asmundo:
cognato del precedente, acquistò il feudo, gravato del diritto di riscatto da parte del
venditore, investendosene nel 1441.

Nicolò Antonio Asmundo:


figlio del precedente, ancora minore rappresentato dalla madre, ebbe conferma di
possesso il 31 Agosto 1453. Prese investitura il 18 Giugno 1459.

Isabella Asmundo:
sorella del precedente, sposò Nicolò de Carosio (Caruso), barone di Spaccaforno
(Ispica). Questi s’investì del feudo il 16 Agosto 1465.

Vincenzo Caruso:
figlio della precedente, non prese investitura.

Antonello Caruso:
fratello del precedente, morto senza figli, prese investitura il 14 Marzo 1506.

Isabella Caruso:
figlia del precedente, prese investitura il 12 Settembre 1537. Sposò Francesco Statella
dei baroni di Mongiolino.

127
Ercole Statella:
figlio della precedente, donatario della precedente, prese investitura il 10 Dicembre
1537 ed il 25 Ottobre 1557.

Biagio Statella:
figlio del precedente, s’investì il 19 Giugno 1561.

Francesco Statella:
figlio del precedente, prese investitura nel 1579 alla morte del padre ed ancora il 28
Settembre 1600 ed il 10 Febbraio 1622.

Antonio Statella:
figlio del precedente, prese investitura il 13 Giugno 1626.

Francesco Statella:
figlio del precedente, prese investitura il 22 Aprile 1651.
Antonio Statella:
figlio del precedente, s’investì il 3 Febbraio 1654.

Francesco Statella:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Settembre 1665 ed il 16 Settembre 1666.

Antonio Statella:
figlio del precedente, s’investì il 25 Aprile 1711.

Francesco Maria Statella:


figlio del precedente, s’investì il 21 Dicembre 1732.

Antonio Statella:
figlio del precedente, prese investitura il 18 Settembre 1773.

Francesco Maria Statella:


figlio del precedente, prese investitura il 3 Dicembre 1794.

128
C AMMARATINI (Noto)

Anselmo Landolina:
antico possessore, subì da parte di Carlo d’Angiò nel 1271 la confisca del feudo.

Pierre de Turryes:
ricevette il feudo dalla corona nel 1271.

Giovanni Landolina:
fu riconosciuto legittimo possessore dalla corona nel 1335, come tale risulta nel ruolo
feudale di re Federico.

Vassallo Landolina:
figlio del precedente.

Giovanni Landolina:
figlio del precedente, iscritto nel ruolo dei feudatari del 1408, prese investitura il 5
Agosto 1418.

Vassallo Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Agosto 1453.

Bernardo Landolina:
figlio di Giovanni Antonio questi figlio del precedente, premorto al padre. Prese
investitura il 20 Febbraio 1476.

Beatrice Landolina:
sorella del precedente. Sposò Baldassare Settimo dei baroni di Giarratana, che “ma-
ritale nomine” prese investitura del feudo il 10 Ottobre 1497 e il 19 Gennaio 1517.

Pietro Settimo:
figlio della precedente, per donazione si investì il 3 Giugno 1532. Il 19 Gennaio 1543
prese investitura la madre per restituzione, in seguito a nuova donazione Pietro Settimo
s’investì il 29 Marzo 1544.

Giovannello Settimo:
figlio del precedente, prese investitura il 4 Dicembre 1546 ed il 26 Ottobre 1557.
Sposò Celidonia Platamone. Fu giurato di Siracusa nel 1572-73.

129
Pietro Settimo:
figlio del precedente, si investì il 11 Luglio 1584.

Giovanni Pietro Settimo:


figlio del precedente, si investì il 17 Novembre 1592 ed il 26 Agosto 1600. Tali inve-
stiture furono prese per suo conto da Andrea Buglio Minafria, suo tutore testamentario.

Pietro Settimo:
figlio del precedente, prese investitura il 13 Gennaio 1631.

Giovanni Settimo:
figlio del precedente, s’investì il 15 Maggio 1654 ed il 16 Settembre 1666.

Caterina Giovanna Settimo:


figlia del precedente, sposò il cugino Trajano Settimo che in suo nome prese investi-
tura il 20 Febbraio 1708.

Ruggero Settimo:
figlio della precedente, non vi sono tracce di sue investiture. Sposò Maria Anna Gio-
eni, fu capitano e pretore di Palermo. Morì a Palermo, senza figli, il 23 Agosto 1765.

Trajano Settimo:
figlio di Girolamo e questi fratello del precedente, prese investitura il 10 Febbraio
1766. Capitano di giustizia di Palermo nel 1775-76, fu superiore della confraternita
dei Bianchi. Sposò Maria Teresa Naselli dei principi di Aragona, morì a Palermo il
5 Dicembre 1783.

Girolamo Settimo:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Ottobre 1785. Fu governatore del monte
di pietà nel 1796, superiore della confraternita dei Bianchi nel 1798, ricoprì le cari-
che di senatore (1797-98), pretore (1803) e capitano di giustizia (1799) della città di
Palermo. Sposò Felicia Napoli dei principi di Resuttano.

130
C AMOLIO (Noto)
Marcato del feudo Bibia della baronia di Bibino Magno

Violante Abela:
s’investì il 24 Gennaio 1552, per “restituzione di dote” da parte del marito.

Paolo Abela:
figlio di Giuliano e questi di Paolo, prese investitura dei marcati Camolio, Mandra di
donna e Monastero Germano il 13 Gennaio 1609.

Antonino Abela:
figlio di Antonio e questi di Paolo, prese investitura del marcato il 20 Maggio 1666,
anche in virtù di sentenza del tribunale della gran corte, del 13 Marzo 1666.

Ignazio Abela:
figlio del precedente, prese investitura l’8 Gennaio 1709.

Antonino Abela:
figlio del precedente, s’investì il 30 Aprile 1775. Morì a Siracusa il 5 Aprile 1799.

Giuseppe Abela:
fratello del precedente, morto senza figli, prese investitura il 4 Gennaio 1802.

C ANALI (Noto)
Vedasi CIURCA

131
C ANICATTINI (Siracusa)

Nella decriptio feudorum il feudo appare di proprietà degli eredi di Bongiovanni de Mulocta.

Violante de Mulocta:
figlia di Bongiovanni, insieme al marito Tommaso Capichi, possedette il feudo dal
1335 al 1374 circa.

Marino Capichi:
figlio della precedente, quale donatario appare titolare del feudo nel 1374. Morì l’anno
successivo.

Pandolfina Capichi:
sorella del precedente, alla sua morte ricevette in dono il feudo, insieme al altri tre,
dalla madre Violante Migliotta, atto in notaio Tommaso De Balena di Siracusa del
14 Agosto 1375. Sposò Francesco Mohac (Modica) ed in seconde nozze Bartolomeo
Altavilla, giudice della gran corte.

Bartolomeo Altavilla:
marito della precedente, ottenne da re Martino privilegio di possesso dato a Catania
l’1 Agosto 1393.

Guarnuccio De Ala:
nel 1403 acquistò il feudo per la somma di 150 Onze, dai fidecommissari testamentari
del precedente, morto senza eredi. Non prese investitura.

Allegranza De Ala:
figlia del precedente, ricevette in dote il feudo per il suo matrimonio con Giovanni
Castello. Non prese investitura.

Perruccio Daniele:
acquistò il feudo dalla precedente, atto in notaio Lorenzo Di Noto di Catania del 18
Ottobre 1413. Prese investitura il 12 Luglio 1453.

Guglielmo Daniele:
forse figlio del precedente, s’investì il 19 Ottobre 1463.

Pietro Giovanni Daniele:


figlio del precedente, prese investitura il 5 Dicembre 1510 ed il 19 Gennaio 1516.

132
Sposò Laura Traversa, fu giurato di Siracusa nel 1525-26.
Girolamo Daniele:
figlio del precedente, quale suo donatario prese investitura il 18 Gennaio 1558.

Lucia Daniele:
figlia di Michele e questi del precedente, prese investitura il 2 Ottobre 1560 ed il 7
Agosto 1600. Sposò Alonso D’Eredia che maritale nomine prese investitura del feudo
Canicattini il 28 Agosto 1604. Lucia Daniele, per restituzione di dote prese nuova
investitura il 9 Aprile 1615.

Girolamo Daniele:
cugino della precedente, prese investitura l’11 Gennaio 1617 ed il 12 Febbraio 1622.

Nicolò Daniele:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Luglio 1636 ed il 20 Maggio 1666. Fu
maestro notaro della regia cancelleria nel 1661, morì a Siracusa il 13 Gennaio 1668.

Mario Daniele:
figlio del precedente, s’investì il 10 Gennaio 1669. Sposò Anna Pallavicino, fondò la
nuova città di Canicattini.

Giuseppe Daniele:
figlio di Nicolò, che in stato vedovile divenne sacerdote, e questi del precedente, prese
investitura il 31 Ottobre 1720.

Antonio Daniele:
figlio terzogenito del precedente, prese investitura il 19 Maggio 1726 quale nomina-
tario di tale Stefana D’Angelo che aveva acquistato il feudo all’asta pubblica. Sposò
Anna Calascibetta, fu capitano di Giustizia di Siracusa nel 1733.

Giuseppe Daniele:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Ottobre 1735. Fu capitano di Giustizia di
Siracusa nel 1782-83.

Girolamo Daniele:
zio paterno del precedente, a seguito di sentenza in suo favore, che annullava la
precedente assegnazione a Stefana D’Angelo, s’investì l’8 Ottobre 1758. Morì a
Canicattini il 5 Febbraio 1799.

Giuseppe Daniele:
figlio del precedente, prese investitura il 23 Marzo 1801.

133
C APOPASSERO (Siracusa)

Guglielmo (d’) Aragona:


figlio di re Federico III, nel testamento del padre, dettato il 29 Marzo 1334, fu costi-
tuito erede della contea di Calatafimi e dei castelli e terre di Noto e Spaccaforno e di
tutte le pertinenze di Capo Passero, e ancora del castello e della terra di Avola dopo la
morte della regina Eleonora, e dei ducati di Atene e Neopatria. Morì a Palermo il 12
Maggio 1338.

Giovanni (d’) Aragona:


altro figlio minore del re Federico III, nel testamento del padre fu costituito erede
della contea di Mineo, dell’isola Pantelleria e del castello di Aci, che avrebbe dovuto
ereditare alla morte della madre la regina Eleonora. Nel giugno 1337 fu insignito
dal padre Federico III d’Aragona, poco prima di morire, del titolo di marchese di
Randazzo e di tutta la valle di Castiglione e Francavilla, e inoltre conte di Mineo e
signore di Troina. Nel maggio 1338 ereditò i beni del fratello Guglielmo, e cioè il
ducato di Atene e Neopatria e la ducea di Calatafimi e la signoria sulla terra di Noto
e del Capo Passero. Sposò Cesarea Lancia, fu vicario del re Ludovico dal Settembre
1342 fino alla morte, avvenuta nell’Aprile 1348.

Federico (d’) Aragona


figlio del precedente, possessore del feudo nel 1348. Alla sua morte senza figli, avve-
nuta l’1 Luglio 1355 a Catania, i suoi beni feudali vennero incamerati al regio fisco

Tommaso Romano:
Nell’aprile 1357 re Federico IV, dopo che Tommaso Romano prese volontario do-
micilio a Messina occupata dai nemici, gli confiscò le saline poste nella contrada di
Capo Passero ed il casale di Cesarò. Ottenuto il 18.2.1361 il perdono reale Tommaso
Romano tornò in possesso di Cesarò ma non delle saline di Capopassero

Giovannuccio Landolina:
Il 24 Aprile 1357 re Federico IV gli assegnò le saline di Capopassero. Sposò Cara-
donna, e suoi figli furono Bartolomeo (o Thumio) e Vassallo. Capitano e castellano
di Noto, venne ucciso nel 1358.

Ruggero Ruffino:
si sconoscono i suoi titoli di possesso, non prese investura.

134
Enrico Ruffino:
figlio del precedente, chiese al governatore della camera reginale, conferma ed inve-
stitura che ottenne il 13 Settembre 1453.

Bartolo Ruffino:
forse figlio del precedente, prese investitura il 5 Gennaio 1461. Negli atti risulta
“barone del mare di Siracusa”

Giovanni Ruffino:
prese investitura il 10 Febbraio 1506, il 26 Gennaio 1517 ed il 17 Giugno 1538.Fu
capitano di Siracusa negli anni 1519-20 e 1526-27 e Senatore nel 1523-24 e 1527-28

Carlo Ruffino:
figlio del precedente, per donazione prese investitura il 15 Luglio 1545.

Girolamo Ruffino:
fratello del precedente, prese investitura il 6 Marzo 1549 del feudo denominato “li
mari di lu Capupassero”.

Giovanni Ruffino:
figlio di Antonio Ruffino, prese investitura il 26 Aprile 1550.

Girolama Ruffino:
s’investì della tonnara di Capopassero il 7 Agosto 1553. Aveva ricevuto in dono il
feudo dal precedente con atto in notaio Onorio Faraone del 17 Agosto 1552. Si rein-
vestì il 21 Gennaio 1558.

Ottavio Bellia:
figlio della precedente, non prese investitura.

Pietro Bellia:
fratello del precedente morto senza figli, prese investitura il 22 Marzo 1622.

Silvio Ruffino:
prese investitura il 7 Marzo 1639 in base a cedola di secondo decreto ricevuta agli
atti della Gran Corte del 22 Febbraio 1638.

Pietro Bellia:
il feudo ritorno in suo potere ma se ne ignorano le motivazioni. Il suo possesso si
ricava da inventario ereditario redatto dal notaio Vincenzo Ajello da Palermo del 20
Gennaio 1666.

135
Cesare Bellia:
figlio ed erede universale di Francesco, forse figlio del precedente. Francesco nomino
erede il figlio Cesare con testamento redatto in notaio Nicola Bonfiglio da Palermo
del 13 Febbraio 1712.

Vincenzo Rao:
s’investi della tonnara di Capopassero l’1 Novembre 1726 come nominatario di Mi-
chele Marsala, questi ottenne il feudo con cedola di secondo decreto della Gran Corte
del 9 Ottobre 1725 da potere di Cesare Bellia.

Maria Bellia:
figlia di Cesare, sposò Carlo Rao forse figlio del precedente. Maria Bellia prese in-
vestitura l’11 Febbraio 1747 in forza di sentenza del tribunale della gran corte civile
del 16 Marzo 1737 che dichiarava nulla l’aggiudicazione del feudo a Vincenzo Rao.
Morì a Palermo il 21 Aprile 1791.

Corradino Nicolaci:
prese investitura il 9 Febbraio 1774 quale enfiteuta di Giovanni Rao e della madre.
Contratto di enfiteusi in notaio Domenico Nicolò Cirafici da Palermo del 21 Maggio
1772.

Giovanni Rao:
probabilmente figlio di Maria Bellia e Carlo Rao, prese investitura il 10 Gennaio 1808
dopo che diverse sentenze, negli anni 1793-94, dichiaravano “nulla ed improduttiva
di effetto” l’enfiteusi della tonnara concessa a Corradino Nicolaci nel 1772.

136
C ARANCINO (Siracusa)

Giovanni Marrasi:
possessore del feudo Maranchino nel ruolo dei feudatari di re Federico.

Giovanni Teutonico:
il 27 Ottobre 1339 re Pietro II, alla morte del precente, accordò a Giovanni Teutoni-
co, elemosiniere della regina Elisabetta, il diritto posseduto dal Marasio sul porto di
Siracusa, ritornato in potere della Curia. Probabilmente entrò in possesso anche del
feudo Carancino.

Nicolò Marrasi:
non si conosce la sua parentela con Giovanni, risulta possessore del feudo tra il 1345
e il 1375.

Bartolomea Marrasi:
figlia del precedente, sposò Bartolomeo (o Tommaso) de Bisocto, proprietario del
limitrofo feudo di Belvedere.

Diez Sanchez de Porto Carrero:


comperò per 134 onze dalla precedente i due feudi forse già unificati.

“Bansalone” (cognome sconosciuto):


moglie di Nicolò Marrasi, rivendicò il possesso di Carancino in virtù dell’atto matri-
moniale, il feudo era infatti posto in garanzia per la eventuale mancata restituzione
della sua dote.

“Frarone” (cognome sconosciuto):


sorella della precedente, moglie di Andreolo Possu. Promosse, per il recupero del suo
credito, un giudizio di esproprio all’asta pubblica per un valore di 200 onze.

La camera reginale:
esercitando il suo diritto di prelazione entrò in possesso del feudo.

Giacomo Arezzo:
per compera dalla camera reginale, con il consueto obbligo di apprestare il servizio
militare di un cavallo armato per ogni 20 onze di rendita, privilegio dato da Re Mar-
tino in Catania, il 25 Settembre 1405. Carancino fu definitivamente accorpato da
questo feudatario, che ricoprì l’incarico di cavaliere protonotaro del regno di Sicilia,
al feudo di Belvedere.

137
Niccolò Arezzo:
figlio del precedente, si investì il 23 Gennaio 1418.

Laurina Arezzo:
sorella del precedente, non prese investitura. Sposò Corrado Lanza.

Petruccio Lanza:
figlio della precedente, ottenne privilegio di possesso il 14 Agosto 1453.

Giovanni Lanza:
si investì il 14 Agosto 1460 per compera da Valore Lanza, che a sua volta l’aveva
ricevuto in pegno dal fratello Petruccio per costituire la dote della nipote Margherita,
andata in sposa ad Antonio Ventimiglia, dei Signori di Sinagra.

Giovanni Bonaiuto:
si investì del feudo il 13 Novembre 1462 dopo averlo acquistato dal Giovanni Lan-
za per 111 onze e 20 tarì. Il venditore si riservò in qualunque momento il diritto di
riscatto sul feudo.

Bartolomeo Bonaiuto:
prese investitura il 22 Febbaraio 1510, ma dall’investitura non risulta il suo grado di
parentela con il precedente. Si investì ancora di Carancino il 28 Gennaio 1532 e il
17 Agosto 1537.

Giovanni Bonaiuto:
figlio del precedente si investì a Palermo il 10 Marzo 1549. Fu mastro secreto della
camera reginale.

Bartolomeo Bonaiuto:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Giugno 1558.

Lucio Bonaiuto:
fratello del precedente, si investì il 29 Ottobre 1560.

Giovanni Bonaiuto:
per donazione del padre Lucio si investì il 28 Novembre 1586, si reinvestì del feudo
di Carancino il 18 Dicembre 1600 per il passaggio della Corona.

Francesco Branciforte:
quale rappresentante di Giovanni Lanza riscattò il feudo ma non ne prese investitura.

138
Giuseppe Bonanno:
per compera dal precedente nel 1615, si investì il 26 Marzo 1622. Sposò Cornelia
Settimo dei marchesi di Giarratana, Eleonora Platamone dei baroni di Rosolini e
Dorotea Gravina dei signori di Palagonia. Ricoprì le cariche di giurato, capitano di
giustizia e procuratore di Santa Lucia. Nel 1627 fondò la “nuova terra” di Belvedere.

Domenico Bonanno:
nipote del precedente successe al nonno nel 1642 per la morte del padre nel 1641,
non vi sono tuttavia tracce della sua investitura. Sposò Dorotea Nava, fu senatore di
Siracusa nel 1662.

Vincenzo Bonanno Nava:


si investì il 2 Giugno 1687 per rinunzia del padre, sposò Maria Rosa Mugnos dei
baroni di Bulgarano.

Maria Rosa Mugnos, Domenico Bonanno e Vittoria Mugnos:


si investirono il 30 Dicembre 1690 per la minore età di Giuseppe Bonanno Mugnos
figlio del precedente.

Giuseppe Bonanno:
sembra non si sia investito, sposò Giulia Filingeri dei Principi di Cutò.

Vincenzo Bonanno:
figlio del precedente, si investì il 5 Maggio 1741. Sposò Vittoria Vanni dei Marchesi
di San Leonardo.

Giuseppe Bonanno:
figlio del precedente, non vi sono tracce della sua investitura. Sposò Anna Maria
Alliata dei Duchi di Salaparuta.

Vincenzo Raffaele Bonanno:


investitosi il 21 gennaio 1778 fu l’ultimo ad investirsi, sposò Vittoria Naselli dei
Principi di Aragona.

139
Siracusa, Fraz. Belvedere, Facciata chiesa parrocchiale con araldica Bonanno

140
C ARCICERA (Noto)

Pietro Monachella:
iscritto nel ruolo feudale di re Federico, quale possessore del feudo Racalchichira.

Giovanni Landolina:
capitano e castellano di Noto, possessore il feudo ante 1358 quando venne ucciso

Vassallo Landolina:
figlio del precedente.

Muchio Landolina:
figlio del suddetto, ebbe conferma, per sé ed i suoi eredi, nell’anno 1418.

Vassallo Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 2 Aprile 1456.

Eleonora Landolina:
sorella del precedente, si investì il 16 Dicembre 1479. Sposò Nicolò Lulianti.

Beatrice Lulianti:
figlia della precedente, si investì il 23 Dicembre 1488 ed il 22 gennaio 1517. Sposò
Baldassare Settimo.

Rainaldo Lnadolina-Settimo:
ebbe in dono il feudo dalla madre di cui, forse per disposizioni testamentari o perché
sancito nell’atto di nozze con Baldassare Settimo, assunse il cognome come principale.
Non vi sono tracce della sua investitura.

Matteo Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 25 gennaio 1519.

Raimonda Landolina:
sorella del precedente, si investì il 2 Dicembre 1523.

Giovanni Giacomo Landolina:


figlio secondogenito di Matteo Landolina, si investì il 12 Agosto 1545.

141
Antonina Landolina:
sconosciuta la causa della sua successione nel feudo, non prese investitura. Sposò
Giovanni Speziali.

Clara Speziali:
figlia della precedente, per donazione, si investì del feudo il 17 Gennaio 1556.

Giovanni Francesco D’Amore:


figlio della precedente, prese investitura per donazione, il 18 Aprile 1575.

Clara Speziali:
per rinunzia da parte del precedente si reinvestì il 23 Magio 1578.

Isabella D’Amore:
vedova di Giovanni Francesco, si investì come curatrice del proprio figlio Desiderio
il 30 Dicembre 1591.

Lucrezia Speziali:
figlia di Antonina Landolina e di Giovanni Speziale venne riconosciuta nel possesso
del feudo di Carcicera con sentenza della Gran Corte. Si investì il 27 Settembre 1594,
il 28 Settembre 1600 ed ancora il 10 marzo 1622.

Giuseppe Scarrozza:
figlio della precedente,si investì, insieme alla moglie Diega Zummo, il 28 Settembre
1624.

Lucrezia Scarrozza:
insieme al marito, Aurelio Landolina si investì l’11 Maggio 1630.

Desiderio Landolina:
figlio della precedente, si investì il 24 Novembre 1632.

Girolamo Landolina:
fratello del precedente, benché primogenito era stato escluso dalla successione perchè
ritenuto incapace, si investì il 16 Luglio 1639.

Girolamo Landolina:
forse nipote del precedente, si investì il 10 Febbraio 1644. Sposò Susanna Deodato,
si reinvestì con il nome di Girolamo Palmerino de Landolina nel 1666.

142
Anna Pizzi:
suora terziaria del Carmine, si investì come dichiarataria di Prospero Sortino. Questi
a sua volta era succeduto come dichiaratario di tale Maria Masi che aveva ottenuto il
feudo da Girolamo Landolina. Il feudo ritornò poi in potere di Girolamo Landolina
avvalendosi questi del diritto di riscatto contenuto nell’atto di vendita

Aurelio Landolina:
figlio di Girolamo Landolina (Palmerino), prese investitura il 3 Ottobre 1714. Sposò
Giovanna Alberti dei marchesi di Pintodattili.

Girolamo Landolina Alberti:


figlio del precedente, si investì il 9 Settembre 1723.

Francesco Parisi:
marito di Giovanna Landolina, figlia del precedente. Si investì il 15 Settembre 1780.

143
C ARDINALE (Noto)

La contessa Adelasia, nipote del granconte Ruggero, donò il casale Cardinale, insieme
alla chiesa di Santa Lucia, al vescovo di Cefalù.

Pietro Capobianco:
antico possessore nella seconda metà del Trecento.

Paolo Capobianco:
figlio naturale del precedente, rivoltoso contro re Martino i feudi in suo possesso gli
vennero confiscati.

Francesco de Ariccio (Arezzo):


lo acquistò dal precedente il 10 Marzo 1393 per 150 onze d’oro. Il feudo era soggetto
ad un censo annuale di 40 onze d’oro dovute alla chiesa di Santa Lucia. Francesco
Arezzo risulta possessore, maritale nomine, nel ruolo del 1408.

Perello Arezzo:
figlio del precedente, non prese investitura.

Giovanni Arezzo:
fratello del precedente, prese investitura l’11 Luglio 1418. Nell’atto d’investitura sono
elencate, oltreché il consueto servizio militare, le seguenti condizioni:

a) Detto Giovanni ed i suoi debbono servire la Regia Corte in Capite;


b) Debbono vivere col diritto dei Franchi;
c) Che abitino nel regno;
d) Con le solite riserve a favore della Regia Corte.

Francesco Arezzo:
figlio del precedente, s’investì il 22 Luglio 1456 ed il 1°Giugno 1459.

Giovanni Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura l’8 Dicembre 1492.

Francesco Arezzo:
figlio del precedente, s’investì il 6 Marzo 1494. Si reinvestì il 19 Gennaio 1517.

144
Enrico Arezzo:
figlio del precedente, quale suo assegnatario, s’investì il 16 Febbraio 1525. Sposò
Beatrice de Gargano che gli portò in dote i feudi Spalla, Regalcaccia e Fiumetorto.

Francesco Arezzo:
figlio del precedente, s’investì il 22 Febbraio 1549 per rinunzia in suo favore, si
reinvestì il 27 Gennaio 1558. Sposò Costanza de Gulfis che portò in dote il feudo di
Gisira Pagano.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Agosto 1559.

Giovanni Antonio Maglio:


acquistò il feudo di Cardinale dal precedente, con atto in notaio Giuseppe Scannavino
di Siracusa del 9 Marzo 1575. S’investì l’11 Luglio 1576.

Antonio Maglio:
prese investitura il 31 Ottobre 1588.

Fra Agostino Maglio:


zio del precedente, prese investitura il 13 Giugno 1593.

Mario Arezzo:
fratello di Giuseppe s’investì del feudo riscattato dal fratello, il 7 Agosto 1600.

Francesco Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura l’11 Ottobre 1610. Si reinvestì il 21 Gennaio
1622.

Mario Arezzo:
figlio del precedente, s’investì il 14 Gennaio 1645. Morì a Siracusa, senza figli, il 27
Dicembre 1657.

Corradino Deodato:
si aggiudicò il feudo all’asta investendosene il 15 Luglio 1657. Successivamente
restituì il feudo a Mario Arezzo.

Giuseppe Arezzo:
fratello di Mario, prese investitura il 14 Dicembre 1658. Morì a Siracusa il 18 Ottobre
1661.

145
Francesco Maria Arezzo:
figlio del precedente, s’investì il 28 Agosto 1662. Si reinvestì il 16 Settembre 1666.

Domenico Capobianco:
acquistò il feudo dal precedente, prese investitura il 10 Luglio 1670.

Rosalia Arezzo:
quale erede universale del precedente, suo zio, s’investì il 25 Febbario 1713.

Domenico Arezzo:
fratello della precedente, per rinunzia in suo favore s’investì di Cardinale il 2 Ottobre
1721.

Giuseppe Arezzo:
fratello del precedente, prese investitura il 18 Settembre 1760.

Francesco Arezzo:
non prese investitura.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 2 Luglio 1809.

146
C ARMITO (Lentini)

Nicola de Aloisio:
possessore del feudo nel ruolo feudale del 1335, ricavava 10 onze di reddito dai feudi
Burdiscato e Carmito. Era marito di Giacoma e domiciliato a Ragusa. Nell’adoa del
1345 risulta invece residente a Catania e tassato per un cavallo armato (pari a 20 Onze)

Pietro de Regio (Rigio):


acquistò il feudo dal precedente per 228 onze, atto redatto in notaio Guglielmo Bo-
najuto del 27 Agosto 1350. Re Ludovico ratificò la vendita con suo privilegio dato da
Catania il 13 Dicembre 1353. Il 5 Marzo1369 gli vennero sequestrati e venduti diversi
beni per somme che doveva alla Regia Curia. Fu nominato maestro razionale a vita nel
1363 ed attestato in questa carica fino al 4 Maggio 1375, data in cui ottenne l’esonero
del pagamento di un agostale sul mulino Parrafaldo (o Barrafaudo) sito in territorio
di Lentini, e posseduto dai suoi predecessori

Nicolò Rigio:
figlio del precedente, entro in possesso del feudo nel 1375. Non prese investitura.

Anfilisia Rigio:
figlia del precedente, insieme al marito Nicolò Bonfiglio, prese investitura il 2 Maggio
1418.

Pietro Bonfiglio:
figlio della precedente, s’investì il 17 Luglio 1453.

Guglielmo Raimondo de Randisi:


s’ignora la causa per la quale entrò in potere del feudo, prese investitura il 24 No-
vembre 1461.

Nicolò Bonfiglio:
figlio di Pietro rientrato in possesso del feudo, prese investitura il 7 Ottobre 1462.

Giovanni de Quatrino:
nel nome maritale di Giovanna Margherita Bonfiglio s’investì il 16 Gennaio 1474.

Guglielmo Raimondo de Randisi:


lo stesso di cui sopra, s’investì di metà del feudo il 5 Novembre 1491.

147
Nicolò Bonfiglio:
lo stesso di cui sopra, prese investitura l’1 Giugno 1507.

Isabella Marullo:
si sconosce la causa della sua investitura avvenuta il 16 Febbraio 1517.

Nicolò Antonio Bonfiglio:


si sconosce la sua parentela con i precedenti, s’investì il 26 Luglio 1538.

Giovanni Bonfiglio:
figlio del precedente, per donazione prese investitura il 16 Gennaio 1539.

Eleonora Bonfiglio:
vedova del precedente, in nome del figlio minore Nicolò, prese investitura il 20 Ottobre
1546. Nicolò Bonfiglio prese investitura il 30 Settembre 1557.

Giovanni Bernardo Bonfiglio:


figlio di Nicolò, entrò in possesso del feudo per donazione ma non ne prese investitura.

Sebastiana Bucceri:
vedova del precedente, per “restituzione di dote” prese investitura l’11 Settembre
1591. Si reinvestì il 7 Ottobre 1600.

Marcello Bonfiglio:
figlio della precedente, s’investì il 4 Settembre 1608 ed il 4 Aprile 1622.

Giuseppe Bonfiglio:
figlio del precedente, prese investitura l’11 Gennaio 1648 ed il 16 Settembre 1666.

Cesare Antonio Bonfiglio:


figlio del precedente, prese investitura il 31 Ottobre 1669.

Francesco Bonfiglio:
fratello del precedente, morto senza figli a seguito del terremoto del 1693, prese in-
vestitura il 17 Ottobre 1693. Morì a Lentini il 5 Gennaio 1710.

Giovanni Bernardo Bonfiglio:


figlio del precedente, s’investì il 20 Marzo 1717. Vendette il feudo, ma non il connes-
so titolo di barone, a Lorenzo Interlandi, arcidiacono della chiesa collegiata di San
Nicolò di Militello, che l’acquisto in nome del minore Nicolò Interlandi dei principi
di Bellaprima.

148
C ARRUBBA (Lentini)

Berardo de Syracusia:
il dominus miles Berardo Syracusia di Trapani è attestato come signore di Collesano
e del feudo Carruba da cui ricavava un reddito di 300 Onze. Sposò Aloisia di Calta-
girone, morì in data anteriore al 19 Aprile1337.

Aloisia Caltagirone:
moglie del precedente, possedette il feudo in nome del figlio minore Giovannuccio.

Rainero de Acasa:
acquistò il feudo dalla precedente nel 1344.

Pino Schifano:
subì la confisca del feudo in data anteriore al 1398.

Enrico Statella:
ricevette il feudo dal sovrano quale sue fedele suddito, venne però “vinto e allontanato”
dal feudo da Guglielmo Raimondo Moncada.

Giovanni Schifano:
figlio di Pino Schifano, ricevette il feudo da potere del conte Moncada.

Giovanni Taranto:
ricevette il feudo dal sovrano ma presto vi rinunziò restituendolo alla corona.

Enrico Statella:
con privilegio dato a Catania l’1 Marzo 1397, ricevette il feudo per se e per i suoi
eredi con l’obbligo di apprestare il consueto servizio militare.

Nicolò Parisio alias “lu Vairu”:


nel nome maritale di Giovanna Schifano, figlia di Giovanni e sorella di Jacopino,
ricevette conferma di possesso dal governatore della camera reginale con privilegio
dato a Siracusa il 29 Ottobre 1453. I due coniugi si investirono il 16 Dicembre 1459,
mentre Giovanna Schifano, rimasta vedova, si reinvestì il 18 Novembre 1461.

Giovanni Guglielmo Parisio “lu Vairu”:


figlio del precedente, non prese investitura.

149
Giovanni Baldu “lu Vairu”:
prese investitura il 5 Dicembre 1480 come tutore di Franceschiella Parisio.

Franceschiella Parisio:
figlia di Giovanni Guglielmo Parisio, prese investitura il 24 Maggio 1507, il 16 Aprile
1517 ed ancora il 5 Giugno 1538. Sposò Giacomo Porzio dei baroni di Limina di cui
restò vedova solo dopo un anno dalle nozze.

Bartolomeo Falcone:
acquistò il feudo dalla precedente il 25 Settembre 1548. Prese investitura il 16 Ottobre
1648 ed ancora il 27 Ottobre 1557.

Mario Falcone:
figlio del precedente, minore emancipato, ricevette in dono il feudo dal padre e se ne
investì il 12 Dicembre 1553.

Bartolomeo Falcone:
Il medesimo di cui sopra si reinvesti del feudo Carrubba l’11 Ottobre 1557 ed il 19
Agosto 1569.

Francesco Falcone:
forse nipote del precedente, si investì il 18 Dicembre 1585 ed il 28 Settembre 1600.

Bartolomeo Falcone:
figlio del precedente, prese investitura il 5 Luglio 1615 e il 14 Febbraio 1622.

Lucio Falcone:
fratello del precedente, si investì il 23 Febbraio 1623. Morì a Siracusa il 13 Marzo 1655.

Violante Falcone:
sorella del precedente, si investì l’1 Agosto 1657 a seguito di sentenza del tribunale
della gran corte dell’8 Aprile 1656. Insieme al marito Simone Montaperto si reinvestì
il 16 Settembre 1666. Violate Falcone morì a Palermo il 22 Aprile 1672.

Giovanni Francica,
come marito di Giovanna Nava si investì il 16 Ottobre 1674 dopo una sentenza emessa
dalla Gran corte avverso Simone Montaperto, del 28 Maggio 1674. Giovanna Nava
morì a Siracusa il 25 Febbraio 1720.

Ignazio Francica Nava:


figlio del precedente, si investì il 20 Marzo 1701. Morì a Siracusa il 16 Settembre 1754.

150
Giuseppe Francica Nava:
figlio del precedente, prese investitura l’1 Settembre 1755.

Giovanni Francica Nava:


figlio del precedente, prese investitura il 3 Febbraio 1778.

151
C ASALE GERARDO o Casale (Noto)

Accardo de Barba:
iscritto nel ruolo dei feudatari del 1335, il feudo sembra gli sia pervenuto come dote
dal “dominum Fridericum Mustacium de Leontini” di cui sposò la figlia.

Dionisio de Barba:
figlio del precedente.

Violante de Barba:
sorella del precedente, sposò Bartolomeo Landolina.

Torgisio Montalto:
acquistò, in data imprecisata, il feudo da Violante de Barba e Bartolomeo Landolina.

Giovanni Landolina:
figlio di Bartolomeo e Violante Barba, nei Capibrevi del Barberi risulta feudatario per
antico possesso. Probabilmente ricevette, nella seconda metà degli anni cinquanta, i
beni feudali e burgensatici appartenenti ai traditori Muchio, Paolo e Pietro de Barba
di Noto, e ubicati nel territorio di Noto, di Malta e di Gozo.

I figli del Landolina, Thumio e Vassallo, chiesero al sovrano che venissero loro con-
fermati i feudi già appartenuti ai Barba di Noto e già assegnati al padre, ma il re
Federico III, il 31 Luglio 1358, rimise la questione ad Artale di Alagona, preposto
al governo delle stesse terre.

Guglielmo Boyra (Borgia):


con atto in notaio Nisio de Melio da Catania del 16 Febbraio 1403, acquistò il feudo,
dai Landolina, per 200 onze. Re Martinò approvò la compravendita con suo privilegio
dato a Catania il 26 Maggio dello stesso anno.

Attardo Borgia:
figlio del precedente, non prese investitura.

Rainaldo Borgia:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Luglio 1453.

Giovanni Borgia:
non prese investitura.

152
Nicolò Borgia:
figlio di Attardo e questi del precedente, premorto al padre.
Prese investitura il 30 Dicembre 1504, si reinvestì il 22 Gennaio 1516. Sposò Paolilla
Daniele, fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1504-05.

Giovanni Giacomo Borgia:


figlio del precedente, s’investì il 2 Marzo 1553 ed ancora il 31 Gennaio 1558. Fu
senatore di Siracusa nel 1506-07.

Ottaviano Borgia:
figlio del precedente, prese investitura il 22 Gennaio 1583 ed il 23 Settembre 1600.
Sposò Belladama Alagona, fu senatore di Siracusa nel biennio 1562-63.

Giacomo Borgia:
figlio del precedente, s’investì il 12 Luglio 1632. Sposò Maria Montalto, fu senatore
di Siracusa nel 1632-33.

Pietro Borgia:
figlio secondogenito del precedente, per rinunzia del fratello Giuseppe prese investi-
tura l’8 Ottobre 1640.

Giuseppe Borgia:
per la morte del fratello prese investitura del feudo Casale il 15 Settembre 1646.

Gregorio Borgia:
fratello del precedente, s’investì il 27 Marzo 1649. Sposò Francesca Bonanno, morì
a Siracusa il 2 Giugno 1660 e sepolto nella chiesa del convento di San Domenico.

Giacomo Borgia:
figlio del precedente, prese investitura il 20 Giugno 1661 ed ancora il 16 Settembre
1666.

Nunzio Maria Borgia:


figlio del precedente, s’investì il 3 Marzo 1711.

Giuseppe Maria Borgia:


figlio del precedente, prese investitura il 2 Marzo 1725. Fu giurato nobile di Siracusa
nel 1754-55.

153
Francesco Borgia:
non prese investitura, fu giurato nobile di Siracusa nel 1783-84.

Giuseppe Maria Borgia:


non prese investitura, con privilegio dato a Napoli il 20 Gennaio 1798 fu insignito
del titolo di marchese che pose sul suo feudo del Casale.

Nunzio Ottaviano Borgia:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Giugno 1807.

154
Siracusa, palazzo Borgia del Casale

155
C ASSIBILE (Siracusa)

Giuliano d’Alessandro:
dopo il vespro gli furono concessi da Carlo II d’Angio, il 2 Maggio 1300, i casali
Lungarini e Cassibari.

Garsia Pomar:
i suoi eredi risultano possessori di Cassibile nel ruolo di re Federico.

Bernarda Pomor:
figlia del precedente, possedette il feudo nel 1345.

Orlando (d’) Aragona:


figlio di Federico III, risulta vicegovernatore e stratigoto di Messina nel 1343 Il 23
Aprile1361 ricevette l’investitura della terra di Avola ed il 16 Giugno dello stesso
anno gli venne assegnato un reddito di 500 onze annue sulla secrezia di Randazzo.
Risulta vivente il 30 Luglio 1361, morì qualche mese dopo.

Federico (d’) Aragona:


Il 26 Novembre 1361 il sovrano assegnò il castello e la terra di Avola, il feudo di
Cassibile e altri feudi appartenuti ad Orlando d’Aragona ai figli naturali ma legittimati
Alfonso, Federico e Giovannuccio. Il 4 Aprile 1366 Federico Aragona ottenne solo per
sé la signoria della terra e del castello di Avola e del feudo Cassibile, estromettendo
dall’eredità i due fratelli Alfonso e Giovannuccio. Fu ucciso dalla popolazione di
Avola nel 1375 e i suoi beni ritornarono alla corona.

Guglielmo Raimondo Moncada:


risulta possessore del feudo fino al 1397 quando lo ebbe confiscato per essersi ribel-
lato alla corona.

Giacomo Ariccio (Arezzo):


ottenne il feudo da re Martino in cambio dei suoi servigi come protonotaro del regno
e come compensazione di alcuni suoi crediti nei confronti della corte. Cedette alla
corona, i feudi Binvini e Biliscari. La concessione fu data a Catania il 18 Gennaio
1398 e successivamente confermata con privilegio datato 14 Maggio 1399. Giacomo
Arezzo appare quale possessore di Cassibile nel ruolo feudale del 1408.

Nicolò Arezzo:
figlio del precedente, s’investì il 10 Gennaio 1418.

156
Laurina Arezzo:
sorella del precedente, sposò Corrado Lanza, non prese investitura.

Pietro Lanza (alias Modica):


figlio della precedente, ottenne dal viceré privilegio di possesso in data 14 Agosto 1453.

Calcerando de Villanova:
s’ignorano i motivi che lo portarono ad investirsi il 6 Giugno 1459 ed ancora il 15
Dicembre 1461.

Vassallo Speciale:
per 900 onze acquistò metà del feudo da Pietro Lanza, atto in notaio Antonio de Aprea
da Palermo del 28 Luglio 1467. Si sconosce come entrò in possesso dell’intero feudo
che gli fu riconosciuto con privilegio del 4 Ottobre 1469. Vassallo Speciale fu capitano
di giustizia di Caltagirone nel 1444-45, senatore di Siracusa nel 1469-70 e 1472-73,
nel 1460 fu uno degli ambasciatori di Sicilia presso re Giovanni.

Giovanni Matteo Speciale:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Giugno 1475. Fu capitano di giustizia di
Palermo dal 1458 al 1461. Nel 1486 donò il feudo alla moglie Bianca che ricevette
privilegio di conferma dal vicere, questa si investì il 19 Gennaio 1516.

Nicolò Speciale:
figlio del precedente, non prese investitura.

Catarina Speciale:
sorelalla del precedente, si investì il 14 Dicembre 1523. Sposò Antonio Barresi dei
baroni di Militello, con il nome di Caterina Ventimiglia si reinvestì il 20 Ottobre 1557.

Caterinella Barresi:
nipote della precedente, figlia di Carlo Barresi, s’investì il 10 Dicembre 1580. Sposò
Fabrizio Branciforti dei principi di Pietraperzia.

Giuseppe Branciforti:
acquistò il feudo dalla precedente, atto in notaio Alessandro Taschitta di Licodia del 19
Marzo 1576, investendosene il 16 Dicembre 1580. Sposò Beatrice Barresi dei baroni
di Militello ed in seconde nozze Agata Lanza dei principi di Trabia.

157
Nicolò Placido Branciforti:
figlio del precedente, prese investitura il 16 Agosto 1597. Si reinvestì il 23 Settembre
1600 ed ancora il 18 Dicembre 1621. Nel 1610 fondò la nuova città di Leonforte sul
suo feudo di Tavi.

Giuseppe Branciforti:
figlio del precedente, per donazione si investì del feudo di Cassibile il 5 Marzo 1630.

Francesco Branciforti:
fratello del precedente, s’investì il 2 Dicembre 1652 ed ancora il 16 Settembre 1666.

Nicolò Placido Branciforti:


figlio del precedente, prese investitura il 17 Febbraio 1685.

Maria Rosalia Branciforti:


figlia del precedente, prese investitura il 9 Ottobre 1727. Sposò Salvatore Branci-
forti dei principi di Pietraperzia. Questi “maritale nomine” s’investì di Cassibile il 4
Dicembre 1743.

Ercole Branciforte:
marito di Caterina Branciforti, sorella della precedente, prese investitura il 16 No-
vembre 1750.

Salvatore Branciforti:
figlio del precedente, prese investitura il 4 Agosto 1763.

Giacomo Dolce:
razionale della regia dogana e razionale onorario del real patrimonio, ricevette in
dono il mero titolo di barone di Cassibile con atto in notaio Francesco de Miceli di
Palermo del 21 Agosto 1766. Prese investitura il 29 Agosto 1766.

Silvestro Loffredo:
il feudo ritornato in potere dei Branciforti fu posto, su loro istanza, in vendita ed ac-
quistato “pro persona nominanda” da tale Placido Longo con atto in notaio Giuseppe
Gioacchino Filippone di Palermo del 24 Novembre 1784. Con atto in medesimo notaio
del 7 Marzo 1785 il feudo entrò in potere di Silvestro Loffredo che se ne investì il 9
Aprile successivo. Il 4 Dicembre 1794 fu creato marchese di Cassibile.

158
C ASTELLANA (Lentini)
Feudo della baronia di San Basilio

II feudo Castellana é espressamente citato solo nelle investiture prese per la baronia
di San Basilio da:

Filippo Bonanno: il 17 Settembre 1666;

Francesco Bonanno: il 5 Dicembre 1711;

Giuseppe Bonanno: il 24 Dicembre 1740.

Nell’atto rogato dal notaio Giacomo Pincitore di Palermo il 2 Marzo 1772 e relativo
alla nomina di Giuseppe La Iacona per le tenute di Randè o Cardonetto, questì è
appellato barone di Castellana.

159
C ASTELLUCCIO (Noto)

Enrico Ventimiglia:
antico possessore, subì la confisca dei suoi beni per aver partecipato alla rivolta contro
gli angioni al tempo di re Manfredi (1267-68).

Pierre de Lemanon:
ottenne il feudo da Carlo I d’Angiò.

Jean de Monfort:
risulta possessore del feudo nel 1280.

La regina Eleonora:
iscritta nella descriptio feudorum di re Federico, quale feudataria di Castelluccio.

Matteo Palizzi:
risuta possessore del feudo tra il 1335 ed il 1353 anno in cui il 19 Luglio fu ucciso a
Messina con la moglie Margherita e alcuni suoi figli.

Venezia e Isabella Palizzi:


figlie del precedente ricevettero il feudo, insieme ad altri in Val di Noto, nell’agosto
1355 da re Ludovico. Lo stesso sovrano confermò ulteriormente l’infeudazione il 12
Agosto1356.

Francesco (II) Ventimiglia:


possessore del feudo nel 1361.

Guglielmo Raimondo (III) Moncada:


s’ignora il suo titolo di possesso, ebbe confiscati i beni.

Silambenio e Tommaso de Marchisio:


iscritti quali possessori dei feudi Castelluccio, Ciurca e Granieri nel ruolo dei feuda-
tari del 1408. Ricevettoro i feudi con privilegio di re Martino del 13 febbraio 1397.

Nicolò Speciale:
acquistò il feudo dai precedenti, ricevendo conferma di possesso con lettera vicereale
del 20 Ottobre 1417. Re Alfonso il, 4 Aprile 1422, concesse la “nobilitazione del
feudo” la possibilità cioè di popolarlo costruendovi un castello. Il 18 Febbraio 1426
lo stesso sovrano gli concesse inoltre il “mero e misto impero” sui suoi vassalli e
ridusse il servizio militare connesso al reddito del feudo ad un paio di speroni d’oro.

160
Pietro Speciale:
figlio del precedente, ottenne conferma di possesso con privilegio di re Alfonso dato
da Castelnuovo di Napoli il 6 Febbraio 1454.

Giovanni Matteo Speciale:


di Nicolò e questi del precedente, prese investitura il 9 Giugno 1475.

Nicolò Speciale:
figlio del precedente, non prese investitura.

Caterina Speciale:
sorella del precedente, per la morte della sorella maggiore di nome Bianca, prese
investitura il 12 Dicembre 1505 ed il 18 Gennaio 1516. Sposò in prime nozze Anto-
nio Barresi dei signori di Militello ed in seconde nozze di un membro della famiglia
Ventimiglia, con il nome di Caterina Ventimiglia s’investì infatti dei feudi Castelluccio,
Granieri, San Marco e Cassibile il 20 Ottobre 1557.

Cesare de Marchisio:
entrò in potere del feudo alla morte della precedente “sua ava” investendosi il 23
Novembre 1580.

Ferdinando de Marchisio:
fratello del precedente s’investì il 28 Agosto 1593. Sposò Caterina Settimo dei signori
di Giarratana.

Francesco de Marchisio:
figlio del precedente, s’investì il 5 Dicembre 1606 ed il 10 Marzo 1622.

Blasco (Biagio) de Marchisio:


fratello del precedente, prese investitura l’11 Novembre 1627. Sposò Laura Valdina.

Felicia de Marchisio:
figlia del precedente, prese investitura il 25 Marzo 1647. Sposò Giovanni Ventimiglia
dei marchesi di Geraci che, maritale nomime, s’investì il 30 Ottobre 1648.

Mariano de Lorenzo:
acquistò il feudo con atto redatto dal notaio Pietro Graffeo da Palermo del 26 Giugno
1655. Con successivo atto, in notaio Giacomo Buscarello di Noto del 16 Giugno 1656
dichiarò di aver agito per conto di Corrado de Lorenzo, che prese investitura del feudo
il 29 Giugno dello stesso anno.

161
Giuseppe de Lorenzo:
figlio di Corrado, si investì il 12 Agosto 1694.

Giuseppe de Lorenzo:
forse cugino del precedente, s’investì l’1 Aprile 1786.

Nicola de Lorenzo:
figlio del precedente, prese investitura nel 1786. Il 15 Novembre 1803 gli fu concesso
il titolo di marchese di Castelluccio.

162
Noto, palazzo de Lorenzo del Castelluccio

163
C ATATAUSI già (Noto)

Antonio Cacciaguerra:
signore di Cattatausi nel ruolo di re Federico da cui traeva 3 Onze di reddito. Nell’adoa
del 1345 il Cacciaguerra, domiciliato a Noto, era tassato per un “cavallo alforato”

Antonio Cacciaguerra:
nipote del precedente, chiese al sovrano di essere confermato nel possesso del feudo
di cui, a causa della guerra, si erano perduti gli antichi documenti. Re Martino accordò
quanto richiesto, nel 1396, obbligando il feudo al servizio militare di un “balestriere
pedestre”.

Francesco Cacciaguerra:
figlio del precedente, non vi sono tracce della sua investitura.

Guidone Cacciaguerra:
figlio del precedente, iscritto nel ruolo del 1408, prese investitura l’1 Agosto 1418.

Giovanni Barbulato:
figlio di Aurelia Cacciaguerra e questa del precedente, prese investitura il 10 Settem-
bre 1453.

Muchio Barbulato:
figlio del precedente, prese investitura il 19 Giugno 1456.

Giovanni Barbulato:
figlio del precedente, s’investì il 17 Giugno 1499.

Vincenzo Barbulato:
figlio del precedente, non prese investitura.

Antonella Barbulato:
sorella del precedente, non prese investitura.

Giovanni Landolina:
figlio della precedente, s’investi alla morte della madre nel 1544 e il 20 Ottobre 1557.

Vincenzo Landolina:
figlio del precedente, sembra non si sia investito.

164
Valerio Landolina:
fratello del precedente, morto senza figli, prese investitura il 23 Settembre 1600.

Ottaviano Boyra (Borgia):


acquistò il feudo dal precedente non curandosi di prenderne l’investitura.

Flora Majo:
acquistò il feudo dal precedente, prese investitura il 15 Febbraio 1622.

Gaspare Diamante:
donatario della precedente, s’investì il 20 Dicembre 1627 ed il 20 Maggio 1666. Morì
a Palermo il 20 Settembre 1667.

Vincenzo Diamante:
fratello del precedente, prese investitura il 18 Settembre 1668.

Giovanbattista Diamante:
figlio di Ignazio e questi fratello del precedente, prese investitura l’1 Aprile 1681.

Ignazio Diamante:
figlio del precedente, s’investì il 17 Marzo 1712.

Giuseppe Diamante:
fratello del precedente, non prese investitura.

Domenico Diamante:
fratello del precedente, sembra non si sia investito.

Mario Grimaldi:
figlio di Vincenza Diamante, sorella del precedente, e di Giuseppe Grimaldi dei baroni
di Volta della monaca, prese investitura il 21 Dicembre 1775.

Giovanbattista Grimaldi:
figlio del precedente, s’investì il 14 Maggio 1796.

165
C AVA DELLA DONNA (Siracusa)

Simone Moncada:
antico possessore insieme alla moglie Damieta.

Filippo de Naro:
acquistò il feudo dai suddetti per 120 onze d’oro il 5 Marzo 1439. Ratificò l’atto di
vendita il conte di Adernò Guglielmo Raimondo Moncada.

Betta de Naro:
figlia del precedente, con privilegio del governatore della camera reginale dato in
Siracusa il 12 Febbraio 1454, ottenne di essere riconosciuta legittima proprietaria.
Sposò Nicolò Spadafora che si investì di Cava della Donna il 9 Giugno 1459.

Girolamo de Naro:
quale procuratore di Bartolomea Spadafora, figlia della precedente, prese investitura
il 4 Giugno 1491.

Giacomo Zummo:
forse marito di Bartolomea Spadafora, prese investitura il 19 Luglio 1503, il 31 Marzo
1508 ed ancora il 21 Aprile 1521.

Girolamo Zummo:
figlio del precedente, prese investitura il 14 Luglio 1526.

Giovanna Zummo:
prese investitura il 10 Marzo 1549, sposò Antonino Platamone.

Violantella Platamone:
figlia della precedente, si investì il 29 Ottobre 1561, si reinvestì il 28 Settembre 1600.

Francesco Falcone:
figlio della precedente, si investì il 30 Agosto 1607

Bartolomeo Falcone:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Luglio 1615.

Lucio Falcone:
forse fratello del precedente, prese investitura il 23 Febbraio 1623

166
Violante Falcone:
sorella del precedente, si investì l’1 Agosto 1657 dopo aver ottenuto sentenza favore-
vole di possesso da parte della Gran Corte l’8 Aprile 1656. Si reinvestì il 16 Settembre
1666, sposò Simone Montaperto. Morì a Palermo il 22 Aprile 1672.

Giovanna Nava:
prese investitura di Cava della Donna il 16 Settembre 1674 a seguito di sentenza in
suo favore emessa dal tribunale della gran corte il 28 Maggio 1674, contro Simone
Montaperto. Giovanna Nava sposò Giovanni Francica, morì a Siracusa 25 Febbraio
1720.

Ignazio Francica Nava:


figlio della precedente, si investì il 9 Aprile 1721. Sposò Grazia Montalto, fu senatore,
giurato e capitano di giustizia di Lentini (1703-16, 1730-46) e senatore di Siracusa
nel 1746-47. Morì a Siracusa il 16 Settembre 1754.

Giuseppe Francica Nava:


figlio del precedente, prese investitura il 5 Settembre 1755. Sposò Concetta Montalto,
morì a Siracusa il 17 Luglio 1777.

Giovanni Francica Nava:


figlio del precedente, si investì il 3 Febbraio 1778. Sposò Maria Arezzo.

Giuseppe Francica Nava:


figlio del precedente, sembra non si sia investito. Sposò Eulalia Beneventano dei
baroni di Montone.

Giovanni Francica Nava:


forse figlio del precedente, non prese investitura, sposò Caterina Guttadauro dei
principi di Reburdone.

167
C IPOLLA (Noto)

Filippo Castellano:
signore di Chipulle nella descriptio feudorum di re Federico da cui ricavava 3 Onze
di rendita.

Rainaldo Cappello
notaio, possedette in feudo intorno al 1360, successivamente gli venne confiscato.

Antonio Flocta (alias Schimichi):


entrò in possesso del feudo a seguito di decreto della magna curia.

Enrico Grasso
insieme alla moglie Antonia de Capite Albo (Capobianco) acquistò il feudo dal pre-
cedente.

Nicolò Speciale:
acquistò il feudo dai precedenti per 36 onze, atto in notaio Nicolò de Anghesa da
Siracusa dell’11 Marzo 1405. Con privilegio di re Martino dato a Catania il 9 Agosto
1407, fu riconosciuta la proprietà dello Speciale, riservando alla corona il diritto di
far legna e di impiantare miniere e saline.

Pietro Speciale:
figlio del precedente, prese investitura il 25 Giugno 1453. Fu maestro razionale del
regno.

Giovanni Matteo Speciale:


figlio di Vassallo e questi fratello del precedente, non prese investitura.

Nicolò Speciale:
figlio del precedente, non vi sono tracce della sua investitura. Sposò Eleonora Platamone.

Caterina Speciale:
figlia del precedente, s’investì il 30 Marzo 1508.

Carlo Barresi:
figlio della precedente, non prese investitura.

Fabrizio Branciforte:
nel nome maritale di Caterina Barresi, figlia del precedente, prese investitura il 10
Dicembre 1580.
168
Diego Ibarra:
in rappresentanza del minore Francesco Ibarra, figlio di Eleonora Barresi-Ibarra che
aveva acquistato il feudo dal precedente con atto in notaio Blasco Favara da Militello
del 27 aprile 1582. S’investì il 16 Settembre 1593 ed il 28 Settembre 1601.

Carlo Ibarra:
fratello del precedente, prese investitura il 4 Novembre 1626.

Diego Ibarra:
figlio del precedente, s’investì l’11 Maggio 1641.

Eleonora Ibarra:
sorella del precedente, prese investitura il 2 Maggio 1643.

Antonio Ibarra:
figlio della precedente, s’investì il 24 Marzo 1665 ed il 16 Settembre 1666.

Anna Maria Idiaquez:


figlia del precedente, prese investitura il 2 Maggio 1687.

Eleonora Ibarra:
non si conosce la sua parentela con la precedente, non prese investitura.

Giovanni Battista Oneto:


acquistò il feudo nel 1733 dall’arcivescovo di Palermo, fidecommissario testamentario
della precedente.

Letterio Moncada:
acquistò il feudo dai fidecommissari testamentari di Eleonora Ibarra che rivendettero
il feudo per la somma di 840 onze. Prese investitura il 18 Dicembre 1749.

Francesco Moncada:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Giugno 1763.

Rosalia Moncada:
figlia del precedente, prese investitura il 26 Agosto 1798.

Michele Platamone:
figlio della precedente, s’investì il 16 Marzo 1803.

169
C IURCA (Noto)
Investiture congiunte con il feudo CANALI

Matteo Palizzi:
antico possessore, resosi ribelle subì la confisca del feudo.

Guglielmo Raimondo (III) Moncada:


ebbe assegnato il feudo dalla corona.

Matteo de Facio:
acquistò il feudo dal precedente, ribelle, lo ebbe confiscato.

Salimbenio de Marchisio:
con privilegio reale dato a Catania il 13 Febbraio 1397, ebbe concesso il feudo. Fu
protonotaro del regno.

Marchisio de Marchisio:
figlio di Giovanni e questi fratello del precedente, prese investitura il 16 Marzo 1431.

Antonella de Marchisio:
figlia del precedente, ottenne il feudo dal fratello Salimbenio, quale “pegno di dote”,
il fratello s’impegnava cioè a corrisponderle 150 onze entro tre anni, rientrando in
possesso così del feudo. Giulio Sancio Platamone, nel nome della moglie, prese in-
vestitura il 27 Ottobre 1445.

Giovanni Andrea Tedesco (Tudisco):


ricevette il feudo in dono dalla madre, che lo aveva acquistato da Salimbenio de Mar-
chisio, rientrato in possesso del feudo all’avverarsi della condizione precedentemente
posta. Giovanni Andrea Tedesco prese investitura il 9 Agosto 1493.

Giacomo Tudisco:
donatario del precedente, che si riservò l’usufrutto del feudo, prese investitura il 18
Giugno 1545.

Accursio Statella:
s’investi nel nome maritale di Agatuccia Tudisco, figlia del precedente, il 12 Aprile
1552 ed il 22 Gennaio 1558. Rimasta vedova Agatuccia sposò in seconde nozze Era-
smo Inguanti, investendosi del feudo il 30 Novembre 1563.

170
Innocenza Tudisco:
sorella di Agatuccia, prese investitura il 4 Aprile 1567 ed l’1 Aprile 1574. Del feudo
s’investì tuttavia anche Erasmo Inguanti il 14 Aprile 1568.

Alberico Paternò:
figlio della precedente, prese investitura il 28 Febbraio 1601 e l’8 Gennaio 1622.
Sposò Francesca Bellocco.

Francesca Bellocco:
vedova del precedente, s’investì del feudo il 22 Novembre 1644 ma come donataria
del figlio Prospero.

Pietro de Lorenzo:
acquistò il feudo dalla precedente, prese investitura il 29 Novembre 1645. In questa
investitura si parla pure del feudo denominato Canali, che da allora seguì sempre le
investiture di Ciurca.

Corrardo de Lorenzo:
donatario di Pietro de Lorenzo suo zio paterno e fratello del precedente, prese inve-
stitura l’8 Febbraio 1651 ed il 16 Settembre 1667. Sposò Caterina Salonia dei baroni
di Renda.

Giuseppe de Lorenzo:
figlio del precedente, non si conosce la data della sua investitura.

Giuseppe de Lorenzo:
si sconosce la sua parentela con il precedente, s’investì il 25 Settembre 1754. Morì
a Noto l’1 Aprile 1786.

Nicolò de Lorenzo:
figlio del precedente, prese investitura il 30 Settembre 1786.

171
C OMMALDO già CUGNI D’INCUMBAU (Noto)

Diaterma e Giovanni de Aspello:


antichi possessori, dichiarati “felloni” ebbero confiscati i loro beni dalla regia corte.

Gumbau de Puig: (de Podio)


ebbe concesso il feudo da re Federico il 13 Agosto 1300, risulta iscritto signore del
feudo Grignorum nella descriptio feudorum del 1335.

Antonio de Podio:
non prese investitura.

Giovanni de Podio:
risulta iscritto nel ruolo feudale del 1408, ebbe conferma del suo possesso con privi-
legio dato a Catania il 24 Agosto 1418.

Margherita de Podio:
figlia del precente, s’investì il 5 Lugio 1453, sposò Antonio Platamone.

Francesco Platamone:
figlio della precedente, prese investitura il 7 Febbraio 1511. Sposò Caterina Imposa
ereditiera dei feudi Rettilini e Almidara.

Girolamo Platamone:
figlio del precedente, prese investitura dei feudi Rosolini, Commaldo, Rettilini e
Almidara il 19 Agosto 1530.

Petruccio Platamone:
figlio del precedente, prese investitura dei quattro feudi il 18 Gennaio 1557.

Maria Platamone:
figlia del precedente, s’investì il 27 Gennaio 1561. Sposò Diego de Silva che “maritale
nomine” s’investì di Rettilini, Rosolini e Cugni d’incumbau il 5 Maggio 1574. Maria
Platamone si reinvestì dei quattro feudi il 7 Agosto 1600. Detta Maria donò il feudo
d’Almidara al cugino Andrea Platamone riservandosene l’usufrutto.

172
Andrea Platamone:
il 22 Settembre 1619 prese due investiture, una per il feudo d’Almidara vista la do-
nazione, e la morte - stante l’usufrutto- di Maria Platamone, l’altra per il feudo Com-
maldo e per la baronia d’Imposa composta dai feudi Rosolini, Rettilini, Timparussa e
Galermo. Dopo disputa con il nipote Andrea, di Francesco, si reinvestì il 17 Febbraio
1622 solo di Rosolini, Commaldo, Timparussa e Galermo.

Andrea Platamone:
figlio di Francesco, fratello del precedente, prese investitura di Commaldo e degli
altri feudi il 6 Novembre 1640.

Antonio Platamone:
figlio del precedente, s’investì della baronia d’Imposa composta dai sei feudi di Ro-
solini, Rettilini, Timparussa, Galermo, Commaldo e Almidara il 28 Febbraio 1648.

Francesco Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Agosto 1652 ed ancora il 16 Settembre
1666. Sposò Eufemia Arezzo dei baroni di San Michele, in seconde nozze Francesca
Morini dei duchi di Gualtieri. Fu creato principe di Rosolini con regio diploma del
20 Ottobre 1673.

Antonio Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Aprile 1684.

Eleonora Platamone:
figlia del precedente, prese investitura il 20 Maggio 1704. Sposò Francesco Moncada
principe di Larderia.

Letterio Moncada:
figlio della precedente, s’investì il 29 Aprile 1736.

Francesco Moncada:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Giugno 1763.

Rosalia Moncada:
figlia del precedente, prese investitura il 26 Agosto 1798. Sposò Baldassarre Platamone
dei duchi di Belmurgo.

Michele Platamone:
figlio della precedente, si investì il 16 Marzo 1803.

173
C UCCO (Lentini)
Feudo della baronia di San Basilio

La prima attestazione dell’esistenza della baronia di Cucco, è il ruolo feudale del


1408, in cui risulta possessore della baronia di San Basilio e del feudo Lucucco,
Antonio di San Basilio. Le succesive investiture vennero prese insieme a quelle della
baronia di San Basilio, di cui il feudo faceva parte.

Giuseppe Bonanno,
prese investitura il 24 Dicembre 1740.

Giuseppe La Iacona:
s’investì di metà del feudo Cucco, insieme a metà dei feudi San Giorgio, Randè o
Cordonetto, Monaco o Lupponaro e Leone il 15 Giugno 1761. Ricevette il feudo da
tale Francesco Testagrossa, acquirente all’asta pubblica “pro persona nominanda”, atto
in notaio Cesare Milana di Palermo del 4 Giugno 1760. Successivamente acquistò la
metà rimanenete del feudo e delle tenute di cui sopra, non prendendone però investitura.

Antonio La Iacona:
figlio del precedente entrò in possesso del feudo quale suo donatario, non prese in-
vestitura.

Vincenzo La Iacona:
figlio secondogenito del precedente, prese investitura del feudo insieme ai feudi San
Giorgio, Monaco o Lupponaro, Randè o Cardonetto, il 26 Gennaio 1779

174
D IDDINO (Siracusa)

Nicola, Manfredi e Giacobino de Cassaro:


appaiono possessori del feudo Diodini nel ruolo feudale di re Federico, quali eredi
del dominus Giovanni de Cassaro.

Pietro Cassaro:
aderente alla fazione dei Chiaromonte, re Federico il 19 Giugno 1361 gli riconcesse i
beni feudali in precedenza confiscati. Il 31 Gennaio 1374 fu nominato familiare del re.

Cesaria Cassaro:
forse figlia del precedente, abbadessa del monastero di San Benedetto di Siracusa,
risulta possedere il feudo nel 1365.

Anselmo Spadafora:
legittimo successore come “più prossimo in grado” con Pietro Cassaro, sentenza del
Tribunale della gran corte del 13 Novembre 1397.

Il de Spuches afferma, tuttavia, che nello stesso anno il feudo e il castello di Montecli-
mato con il feudo Diddino, erano entrati in potere di Guglielmo Raimondo Moncada.
Dopo la devoluzione dei beni del conte d’Augusta i sovrani lo concessero a Corrado
de Castella (Castello) e questo con privilegio dato a Catania il 10 Febbraio 1397. In
effetti quest’ultimo risulta il legittimo possessore di Diddino nel ruolo feudale del 1408.

Vassallo de Speciali (Speciale):


nel nome maritale di Cesarea Castello, (di Pietro, di Corrado) con privilegio del 2
Agosto 1453 fu riconosciuto feudatario di Monteclimato - terra e castello - e Diddino.

Giovanni Matteo Speciale:


figlio del precedente, prese investitura il 20 Gennaio 1477.

Pietro Speciale:
figlio del precedente essendo minorenne fu rappresentato dalla madre, certa Bianca
Flora, prendendo investitura il 15 Ottobre 1493.

Colella Speciale:
fratello del precedente, prese investitura il 30 Luglio 1496. Sposò Eleonora Platamone.

175
Antonio Platamone:
padre di Eleonora, prese investitura il 12 Dicembre 1505 di metà del feudo Diddino per
conto di Caterinella Speciale, secondogenita del precedente. Dell’altra meta del feudo
Diddino non si hanno più notizie fino al 1665. Nella stessa data prese investitura di
Monteclimato, per conto di un’altra sua nipote, di nome Antonella. Il 27 Aprile 1507
lo stesso Antonio Platamone prese investitura dei due feudi in nome di Caterinella,
succeduta alla sorella, probabilmente morta senza figli. Caterinella Platamone s’investì
dei feudi il 21 Gennaio 1516, sposò Antonio Pietro Barresi dei baroni di Militello.

Da questa data al 1580 non si hanno più notizie, quando ne prese investitura

Eleonora Barresi Ibarra:


s’investì il 26 Dicembre 1580, si sconosce il suo legame di parentela con i precedenti.
Sposò Diego Ibarra.

Diego Ibarra:
quale tutore di Francesco, suo figlio e della precedente, prese investitura il 16 Set-
tembre 1593 ed il 28 Febbraio 1601. Gli Ibarra risiedevano stabilmente a Madrid.

Carlo Ibarra:
fratello di Francesco, prese investitura l’8 Novembre 1626. Sposò Bianca de Cardona.

Bianca de Cardona:
vedova del precedente, quale tutrice del figlio Diego, prese investitura l’11 Maggio
1641.

Eleonora Ibarra:
sorella del precedente, prese investitura l’8 Maggio 1643.

Antonio Pimentel:
figlio della precedente, prese investitura il 31 Marzo 1665. Questa investitura fu pressa
per l’intero feudo di Diddino, si sconosce tuttavia come rientrò in possesso dell’intero
feudo. Si reinvestì il 16 Settembre 1666. Sposò Anna Maria Idiaquez, morì a Madrid
il 18 Febbraio 1686.

Anna Maria Idiaquez:


vedova del precedente, quale tutrice della figlia minore, Maria Antonia, prese inve-
stitura il 12 Maggio 1687.

176
Giuseppe Gennisi:
quale procuratore di Vincenzo Beventano, prese investitura il 20 Aprile 1736, della
baronia di Monteclimato e Diddino con i feudi Frescuccia e Belfronte. Il Beneventano
aveva stipulato un contratto di concessione enfiteutica, con patto di riscatto, ma che
dava diritto al titolo di barone, con il sacerdote Matteo Basile, esecutore testamentario
di Eleonora Barresi, moglie di Diego Ibarra. Vincenzo Benventano morì a Palermo il
31 gennaio 1752.

Eulalia Beneventano:
moglie di Vincenzo, prese investitura il 30 Dicembre 1752. Morì a Buccheri il 3
Gennaio 1772.

Guglielmo Maria Beneventano:


figlio della precedente, per rinunzia del fratello primogenito, e per la morte del se-
condogenito, prese investitura il 30 Luglio 1772. Morì a Siracusa il 30 Aprile 1798.

Francesco Maria Beneventano:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Luglio 1799.

177
F ERLA
TUMOLI 12 DI TERRA DEL FEUDO

Salvatore Motta:
con atto in notaio Salvatore Cirafici di Palermo del 9 Luglio 1802, acquistò da Salva-
tore Tarallo, barone di Ferla, 12 tumuli di terre irrigue e 14,10 Onze annuali di censi
dovuti su 4 salme di terre della stessa baronia. Con dispaccio reale del 22 Novembre
1802 il sovrano approvò la vendita, l’acquirente s’investì l’8 Maggio 1809.

178
F IUMEFREDDO o Flumen frigidus (Lentini)

Aloisia Fimetta:
sorella di Ruggero Fimetta, espulso dal regno da Manfredi nel 1258, risulta possedere
il feudo nel 1270

Simone Fimetta:
nipote della precedente, conosciuto come Simone da Calatafimi era figlio di Gerardo,
altro fratello di Ruggero Fimetta, che aveva sposato la figlia del castellano di Cala-
tafimi, Roberto de Ariano, e ne aveva ereditato la carica.

Giovanni e Goffredo Fimetta:


nipoti del precedente, figli della sorella Aloisia e di Perino di Malta possedettero il
feudo nel 1284. Il 26 Gennaio 1283 re Pietro aveva disposto infatti l’arresto di Si-
mone Fimetta di Calatafimi, coinvolto nella cospirazione antiaragonese di Gualtiero
di Caltagirone. In un secondo momento il Fimetta fu perdonato dal sovrano, che gli
concesse il totale reintegro dei beni posseduti in val di Noto, ma in ultimo fu deca-
pitato alla fine del 1284.

Simone Fimetta:
iscritto nel fuolo feudale del 1335 ne ricavava un reddito di 80 Onze

Matteo e Blasco Alagona:


possessori del feudo nella seconda metà del Trecento.

Giacomo Campolo:
maestro secreto del regno, ebbe concesso il feudo il 28 Settembre 1392 permutandolo,
con la corona, con i suoi diritti sulla gabella della farina e dei cuoi di Siracusa. Il feudo
era annualmente tassato con un paio di guanti di cuoio.

Cristoforo Montaperto:
notaio lentinese, si sconosce i suo titolo di possesso.

Guglielmo Lisiart:
definito “armigero”, si sconosce i suo titolo di possesso. Morto senza figli il feudo
rientrò in potere della corona.

179
Pietro Durgull:
ottenne il feudo con privilegio reale dell’11 Settembre 1402. Sostenne una lite per
il possesso del feudo, con gli eredi di Cristoforo Montaperto, ma la gran corte con-
siderati falsi i documenti prodotti dai Montaperto li fecero bruciare sulla pubblica
piazza di Catania.

Adriana Durgull:
figlia del precedente, ottenne conferma di possesso dal governatore della camera
reginale il 1° Febbraio 1454, prese investitura il 22 Febbraio 1459. Sposò Michele
Bonaccolto, che prese investitura l’8 Maggio 1461.

Nicolò Bonaccolto:
figlio della precedente, prese investitura il 15 Dicembre 1462.

Michele Bonaccolto:
figlio del precedente, per la sua minore età la madre, Laura, prese investitura il 1°
Maggio 1486. Raggiunta la maggiore età prese investitura il 25 Otobre 1512 ed il 21
Gennaio 1516.

Mariano Bonaccolto:
si sconosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 22 Settembre 1527
e il 2 Giugno 1538.

Giaime Bonaccolto:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Giugno 1546.

Iguterra La Valle:
prese investitura l’8 Giugno 1546, per averlo acquistato dagli eredi del precedente.

Vincenzo La Valle:
figlio del precedente, prese investitura il20 Aprle 1550.

Eleonora Statella:
moglie del precedente, s’investì, per donazione “pro tempore” da parte del marito,
il 18 Maggio 1565.

Francesco La Valle:
come tutore del minore Giovan Battista, figlio del precedente, prese investitura il 16
Febbraio 1566.

180
Eleonora de Bonaccoltis:
figlia di Giaime Bonaccolto , ottenne il feudo a seguito di accordo con i tutori di Fran-
cesco La Valle. Prese investitura insieme al marito, Michele Statella, il 29 Marzo 1571.

Francesco Gravina:
ottenne il feudo con “cedola di 2° decreteo della regia gran corte” del 15 Marzo 1581.
Non prese investitura.

Vincenzo Gravina:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Agosto 1600. Sposò Giuseppa Ortolano.

Ascenzio Tudisco:
acquistò l feudo all’asta pubblica il 4 Novembre 1606, prese investitura il 12 Dicem-
bre 1607.

Guglielmo Ortolano:
acquistò il feudo dal precedente con atto rogato l’8 Febbraio 1611. Non prese inve-
stitura.

Giuseppa Ortolano:
figlia del precedente, ottenne il feudo quale dotale di nozze. Il marito Vincenzo Gra-
vina, prese investitura il 18 Febbraio 1612. Vedova, prese investitura del feudo il 4
Aprile 1622.

Francesco Statella:
ricevette il feudo da parte di tale Vincenzo Cicale che se l’era aggiudicato all’asta
pubblica. Prese investitura il 9 Ottobre 1632.

Giuseppa Ortolano:
riuscì a riscattare il feudo.

Francesco Maria Arezzo:


prese investitura il 30 Agosto 1666, sposò Caterina Statela. Ottenne il feudo attraverso
i seguenti passaggi di proprietà:

181
Giuseppa ORTOLANO
(subì la vendita del bene)

Margherita SPALLETTA
(acquistò il feudo all’asta pubblica)

Caterina OSSORIO (+1648)


(nominataria della precedente)

Antonio STATELLA (+1649)


(successione testamentaria dalla precedente)

Caterina STATELLA (+1706)


(donazione dal precedente)

Francesco Maria AREZZO


(maritale nomine)

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Marzo 1707. Sposò in prime nozze Ange-
lica La Valle ed in seconde Francesca Valenza. Morì a Siracusa il 1° Novembre 1748
e li sepolto nella chiesa del Monte Carmelo.

Antonino Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 30 Giugno 1749. Sposò Margherita Deodato.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 28 Luglio 1761. Sposò Maria Anna Arezzo,
morì a Siracusa il 1° Gennaio 1787 e sepolto nella cattedrale.

Gaetano Maria Arezzo:


figlio del precedente, s’investì del feudo il 16 Giugno 1787. Sposò Maria De Grande
dei baroni di Grotta Perciata.

182
F LORIDIA (Siracusa)

Corrado de Camera:
“equites siracusano” risulta possessore del feudo quando fu chiamato da re Pietro,
nel 1283, a prestare il servizio militare.

Giulio de Assyn (Gil Asiain):


per la morte senza eredi del precedente, il feudo ritornò alla corona che lo concesse
con privilegio dato a Messina il 16 Aprile 1297 a Giulio de Assyn. Gli atti attestano
dell’esistenza di un casale all’interno del feudo. Nella descriptio feudorum del 1335
risulta in possesso degli eredi di Giulio de Assyn.

Guglielmo de Assyn:
possessore del feudo nel 1345.

Paola de Assyn:
figlia del precedente, ricevette privilegio di possesso dato a Siracusa il 15 Novembre
1396. Sposò Giovanni Perno.

Guglielmo Perno:
risulta iscritto nel ruolo feudale del 1408, non prese investitura

Giavanni Perno:
figlio del precedente, non prese investitura

Valore Perno:
figlio del precedente, ottenne privilegio di possesso dal governatore della camera
reginale il 4 Agosto 1453. Prese investitura del feudo il 22 Giugno 1459 ed il 22
Novembre 1503.

Valore Perno: Bernardo Perno:


figlio o nipote del precedente, prese in- figlio o nipote del precedente, s’investi
vestitura di metà del feudo, pro indiviso, di metà del feudo il 16 Febbraio 1506
il 21 Febbraio 1506, il 27 Aprile 1507, il ed il 27 Aprile 1507
23 Gennaio 1516 ed il 17 Agosto 1537.

Giovanni Leonardo Perno: Girolamo Perno:


figlio di Valore, prese investitura il 2 figlio di Bernardo, prese investitura il
Marzo 1545 16 Febbraio 1516

183
Giovanni Nicola Perno:
fratello del precedente, prese investi-
tura il 30 Maggio 1554.

Giacomo Perno: Francesco Corso:


figlio del precedente, prese investitura come curatore di Antonello Perno di
il 2 Settembre 1558. Bernardo e questi del precedente, prese
investitura il 22 Dicembre 1557. Sposò
Isabella Perno.

Giacomo Perno: Girolamo Perno:


come tutore del figlio Giovanni Ni- nonno di Antonello morto in giovane
colò s’investì il 6 Luglio 1579. età, prese investitura l’8 Febbraio 1558.

Francesca Perno: Isabella Perno:


forse figlia del precedente, vi sorella del precedente e vedova di Fran-
sono tracce di una sua investitura cesco Corso prese investitura
presa il 13 Gennaio 1574 ma tale della nuda proprietà di metà del feudo
atto è introvabile presso l’archivio Floridia il 3 Settembre 1569.
del protonatoro della camera re-
ginale. Sposò Giuseppe Bonaiuto.
Vincenzo Parisi:
si sconosce la sua parentela con i prece-
denti, prese investitura il 23 Dicembre
1570.

Flavia Bonaiuto:
figlia della precedente, prese investitura dell’intero feudo il 5 Dicembre 1597 ed il 31
Luglio 1600. Sposò Lucio Bonanno dei baroni di Canicattì, a cui il re concesse nel
1628 il titolo di duca di Floridia.

Filippo Bonanno:
figlio della precedente, s’investì il 7 Marzo 1656 ed il 16 Settembre 1666. Sposò
Lucia Diamante dei marchesi di Terrasena, fu senatore di Siracusa nel 1649, morì a
Palermo il 10 Ottobre 1672.

184
Lucio Bonanno:
figlio del precedente, prese investitura il 20 Gennaio 1675. Sposò Eleonora Scamacca,
fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1665-66 e senatore nel 1678. Morì a Siracusa
il 25 Novembre 1678.

Antonio Bonanno:
fratello del precedente, prese investitura il 13 Gennaio 1680. Sposò Polisena Landolina,
fu senatore di Siracusa dal 1681 al 1684. Morì a Floridia 29 Agosto 1694.

Michele Bonanno:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Febbraio 1696. Sposò Antonia Spadafora
dei principi di Maletto, morì a Floridia il 12 Marzo 1716.

Giacomo Bonanno:
figlio del precedente, s’investì il 6 Marzo 1717. Sposò in prime nozze Antonia Mon-
cada dei principi di Calvaruso ed in seconde Maria Letteria Ventimiglia dei principi
di Belmontino. Aiutante di campo di re Carlo III, morì a Napoli, senza discendenti,
il 6 Luglio 1746.

Francesco Maria Paternò:


giudice del tribunale della gran corte, amministratore dei beni del precedente, prese
investitura, in nome del legittimo successore, ancora da nominare, il 3 Ottobre 1747.

Lucia Bonanno:
sorella del precedente, con sentenza della gran corte del 23 Novembre 1747 fu di-
chiarata legittima erede, a condizione di soddisfare i crediti vantati dalla vedova
Maria Letteria Ventimiglia. Sposò Ignazio Migliaccio dei duchi di San Donato, morì
a Floridia il 24 Dicembre 1750.

Vincenzo Migliaccio:
figlio della precedente, prese investitura il 24 Dicembre 1751. Sposò Dorotea Borgia
dei baroni di Casale, morì a Siracusa il 12 Febbraio 1775.

Lucia Migliaccio:
figlia del precedente, per la morte in giovane età del fratello Ignazio, prese investitura
il 26 Novembre 1776. Sposò a soli undici anni Benedetto Grifeo dei duchi di Cimmina,
in seconde nozze, morganaticamente, re Ferdinando IV.

185
Siracusa, palazzo Migliaccio

186
F ORMICA (Noto)

Roberto de Montoro:
antico possessore, nel 1271 subì la confisca dei beni da Carlo d’Angiò.

Dominique de Ferrand:
ebbe concesso il feudo dalla corona nel1271.

Pietro Cassaro:
non si conoscono i suoi titoli di possesso, probabilmente ricevette il feudo dalla corona,
a cui era stato ricondotto, nel 1282.

Guglielmo Spallitta:
acquistò il feudo dal precedente per 55 Onze in data anteriore al 6 Luglio 1373, giorno
in cui risulta già morto.

Roberto Spallitta:
iscritto nel ruolo dei feudatari del 1408.

Giovanni Spallitta:
prese investitura il 24 Agosto 1418.

Ruggero Spallitta:
figlio del precedente, s’investì il 30 Luglio 1453.

Pina Spallitta:
figlia del precedente prese investitura il 21 Agosto 1501. Sposò Pietro de Barbulato,
in seconde nozze Mazullo de Adinalfo che maritale nomine prese investitura del
feudo 29 Gennaio 1516.

Francesco Deodato:
donatario di Pina Spallitta, prese investitura il 26 Aprile 1531.

Antonino Deodato:
figlio del precedente, s’investì il 19 Gennaio 1557.

Giovanni de Silvestro:
acquistò il feudo da Francesco Deodato di cui si sconosce la parentela con il prece-
dente, prese investitura 10 Dicembre 1575.

187
Antonio de Silvestro:
figlio del precedente, ricevette il feudo quale dotale di nozze, se ne investì il 2Agosto
1587.

Margherita de Silvestro:
moglie del precedente, prese investitura alla morte del marito prendendo investitura
il 5 Dicembre 1596. Si reinvestì il 20 Novembre 1600.

Antonino Alagona:
figlio di Carlo che l’aveva ricevuto dalla precedente, s’investì il 9 Ottobre 1652 ed
ancora il 16 Settembre 1666. Sposò Girolama Bonaiuto, morì a Siracusa il 17 Agosto
1669.

Carlo Alagona:
figlio del precedente, prese investitura il 16 Ottobre 1669.

Francesca Alagona:
prese investitura il 13 Settembre 1715. Ricevette il feudo dal sacerdote Ottavio Xi-
menes che se l’era aggiudicato da Francesco de Blasio il quale l’aveva ricevuto da
Francesco Alagona, figlio del precedente.

Antonino Alagona:
prese investitura il 24 Novembre 1736.

Giovanni Antonio Bianco:


dopo sentenza in suo favore emessa dal tribunale della gran corte civile, s’investì il
19 Dicembre 1742.

Antonino Bianco:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Marzo 1761.

Paolo Salvatore Cappellani:


per averlo acquistato dal precedente con atto in notaio Vincenzo Innorta di Siracusa
del 24 Settembre 1771, prese investitura l’1 Marzo 1772. Dottore in legge, morì a
Palazzolo dove fu sepolto il 12 Novembre 1786.

Giuseppe Cappellani:
quale erede del precedente ed a seguito di due sentenze in suo favore emesse dai
tribunali del concistoro e della gran corte, s’investì il 31 Agosto 1790.

188
F RESCUCCIA (Siracusa)

Giuseppe Gennisi:
quale procuratore di Vincenzo Beventano, prese investitura il 20 Aprile 1736, della
baronia di Monteclimato e Diddino con i feudi Frescuccia e Belfronte. Il Beneventa-
no aveva stipulato un contratto di concessione enfiteutica, con patto di riscatto e con
diritto al titolo di barone, con il sacerdote Matteo Basile, esecutore testamentario di
Eleonora Barresi, moglie di Diego Ibarra. Vincenzo Benventano morì a Palermo il
31 gennaio 1752.

Dall’investitura di Giuseppe Gennisi del 1736 non furono prese ulteriori investiture
per il feudo Frescuccia.

F RIGINTINI (Noto)

Bartolomeo Landolina:
il 23 Gennaio 1301, con privilegio di Federico III, dato nel’accampamento militare
posto durante l‘assedio di Aidone, ricevette i feudi Frigintino e Grampolo, che erano
stati confiscati a Tommaso Pesce

Giovanni Landolina:
figlio del precedente risulta in possesso del feudo nel ruolo feudale di re Federico.
Fu ucciso nella difesa di Noto dai chiaramontani nel 1358.

Bartolomeo Landolina:
figlio del precedente, non prese investitura

Attardo Landolina:
figlio del precedente, non prese investitura

Nicolò Landolina:
chiese investitura per “antico possesso” ottenendo riconoscimento viceregio dato a
Palermo il 3 Luglio 1453.

189
Giovanni Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Ottobre 1457.
Francesco Landolina:
forse figlio del precedente, prese investitura il 16 Febbraio 1480.

Giovanni Landolina:
prese investitura, dopo sentenza giudiziale in suo favore, il 7 Settembre 1503
secondo questa discendenza

Bartolomeo Landolina (1301)

Giovanni

Bartolomeo Muzio
Attardo Giovanni

Nicolò (1453) Ruggero


Giovanni (1457) Giovanni (1503)

Francesco (1480)

Ruggero Landolina:
figlio del precedente prese investitura il 24 Novembre 1516.

Inguterra Landolina:
figlio del precedente, morto senza eredi diretti.

Bartolomea Landolina:
sorella del precedente, sposò Giovanni Deodato.

Pietro Deodato:
figlio della precedente si investì, dopo loro donazione, il 10 Marzo 1543. Si reinvestì
il 31 Gennaio 1558.

Nicolò Deodato:
figlio del precedente, si investì il 17 Aprile 1578.

190
Bartolomeo Deodato:
fratello del precedente, si investì il 10 Giugno 1593 ed il 20 Luglio 1600. Sposò nel
1593 Susanna Petruso.

Pietro Deodato:
figlio del precedente, prese investitura il 23 Maggio 1608 ed il 28 gennaio 1622. Sposò
Costanza Arezzo dei baroni della Targia.

Bartolomeo Deodato:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Luglio 1644. Morì a Noto il 15 Gennaio
1665 dove fu sepolto nella chiesa di S.Francesco d’Assisi.

Pietro Deodato:
figlio del precedente, prese investitura il 1° Marzo 1666.

Bartolomeo Deodato:
figlio del precedente, prese investitura il 1° Luglio 1706.

Gaspare Maria Trigona


quale marito di Maria Deodato, figlia del precedente, prese investitura il 20 Maggio
1739.

Bernardo Maria Trigona:


figlio del precedente, prese investitura il 6 Marzo 1773. Morì a Noto il 25 Marzo 1791.

Vincenzo Maria Trigona:


figlio del precedente, si investì il 9 Luglio 1791. Fu senatore di Noto nel 1793.

191
G ALERMO (Noto)
Vedasi IMPOSA

G ALERNO o Galermo (Lentini)

Guglielmo di Malta:
antico possessore.

Lukina di Malta:
figlia del precedente, sposò Guglielmo Raimondo (I) Moncada entrambe risultano
possessori del feudo ante 1308.

Guglielmo Raimondo (II) Moncada:


figlio della precedente, risulta iscritto, quale signore di Galermi, insieme al fratello
Periconio, nel ruolo feudale di re Federico.

Manfredi Alagona:
antico possessore, accusato di “fellonia” subì la confisca di tutti i suoi beni.

Gagliardetto de MonteClup (Moncada):


ebbe concesso il feudo Galerno, insieme ad altri sette, da re Martino con suo privilegio
dato a Catania l’8 Agosto 1392.

Mainitto de Xurtino (Sortino):


acquistò tutti gli otto feudi concessi da re Martino al precedente per la somma di 626
onze, atto in notaio Antonio Cappella del 28 Dicembre 1398.

Mainitto Sortino dichiarò che i feudi Galerno e Larbiato, in territorio di Noto, li aveva
acquistati per conto del nipote Guglielmo Boira (Borgia) che aveva provveduto a
pagargleli 154 onze. I sovrani succesivamente confermarono la dichiarazione con
loro privilegio, riconoscendo il possesso di Guglielmo Borgia.

Attardo Borgia:
figlio di Guglielmo, non prese investitura.

192
Rainaldo Borgia:
figlio del precedente, non è certa la sua investitura.

Giovanni Borgia:
figlio del precedente, non prese investitura.

Nicolò Borgia:
figlio di Attardo e questi del precedente, premorto al padre. Prese investitura il 18
Dicembre 1503, il 7 Agosto 1507, il 28 Gennaio 1516 ed ancora il 16 Agosto 1538.
Morì a Noto il 7 Settembre 1552.

Giovanni Giacomo Borgia:


figlio del precedente, s’investì il 2 Marzo 1552.

Ottaviano Borgia:
figlio del precedente, prese investitura il 22 Gennaio 1583, il 14 Settembre 1600 ed
il 17 Febbraio 1622.

Giacomo Borgia:
figlio del precedente, s’investì il 22 Gennaio 1633. Morì a Siracusa l’8 Luglio 1639.

Pietro Borgia:
figlio secondogenito del precedente, per rinunzia del fratello Giuseppe prese investitura
l’8 Ottobre 1640. Morì a Noto il 16 Settembre 1645.

Giuseppe Borgia:
per la morte del fratello prese investitura del feudo Casale il 7 Settembre 1646.

Gregorio Borgia:
fratello del precedente, s’investì il 27 Marzo 1649. Sposò Francesca Bonanno, morì
a Siracusa il 2 Giugno 1660 e sepolto nella chiesa del convento di San Domenico.

Francesca Bonanno-Borgia:
vedova del precedente, prese investitura il 20 Giugno 1661 nel nome del figlio minore
di nome Giacomo. Questi prese investitura il 16 Settembre 1666, sposò Melchiorra
Malandrino.

Nunzio Maria Borgia:


figlio del precedente, s’investì il 4 Febbraio 1712. Sposò Dorotea Salonia, morì a
Siracusa il 26 Febbraio 1724.

193
Dorotea Salonia-Borgia:
prese investitura, in nome del figlio minore, Giuseppe Maria, il 3 Marzo 1725.

Francesco Borgia:
non prese investitura, fu giurato nobile di Siracusa nel 1783-84.

Giuseppe Maria Borgia:


non prese investitura, nel 1798 fu insignito del titolo di marchese che pose sul suo
feudo del Casale. Sposò Felicia Rao, morì a Siracusa il 9 Febbraio 1807.

Nunzio Ottaviano Borgia:


figlio del precedente, prese investitura il 20 Giugno 1807.

194
G ISIRA (Noto)

La regina Eleonora:
nel ruolo feudale del 1335 per il casale Silvestro, la terra di Avola, i feudi Castelluccio e
Gisira e altre terre in tenimento di Ragusa ricavava 120 Onze di rendita. Morì nel 1341.

Rainaldo Landolina:
possessore del feudo ante 1371.

Manfredi Alagona:
il 14 Aprile 1371 acquistò dal precedente e dalla moglie Sibilla, metà del feudo per
60 Onze.

Rinaldo Landolina:
figlio di Rainaldo (o Arnaldo), emancipato, ricevette in dono il feudo dal padre, di cui
sconosciamo il nuovo titolo di possesso, nel 1403. Risulta iscritto nel ruolo feudale
del 1408.

Giovanni Landolina:
figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investiture

Simone Landolina:
zio del precedente morto senza figli, ottenne da re Martino riconoscimento di possesso,
con privilegio dato a Catania il 23 Aprile 1408.

Giovanni Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Luglio 1453.

Rainaldo Landolina:
sconosciuta la sua parentale con il precedente, sembra non si sia investito.

Giovannello Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Gennaio 1479.

Rainaldo Landolina:
figlio del precedente, s’investì il 20 Febbraio 1495.

195
Nicolò Landolina:
sconosciuta la sua parentale con il precedente, sembra non si sia investito.

Giovannello Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 30 Luglio 1528, si reinvestì il 18 Settembre
1557.

Giovanni Filippo Landolina:


nipote del precedente, prese investitura il 22 Settembre 1561.

Lucrezia Landolina:
moglie del precedente, prese investitura come madre e tutrice di Prospero Landolina
il 5 Novembre 1594.

Rinaldo Landolina:
prese investitura il 18 Maggio 1633 per donazione fattagli dal padre Prospero.

Prospero Landolina:
prese investitura, per revoca della precedente donazione, il 16 Maggio 1646.

Giovanni Filippo Landolina:


figlio del precedente, prese investitura il 3 Aprile 1653. Morì a Noto il 6 Febbraio 1663.

Prospero Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 22 Maggio 1663, si reinvestì il 16 Settembre
1666.

Agata Landolina:
figlia del precedente, s’investì il 28 Gennaio 1686.

Maria Landolina:
sorella della precedente, prese investitura il 20 Dicembre 1687. Sposò Adamo Asmundo
Paternò ed in seconde nozze Bernardo Trigona dei marchesi di Cannicarao.

Michele Asmundo:
figlio della precedente, prese investitura il 6 Agosto 1730.

Adamo Benedetto Asmundo:


nipote del precedente, figlio di Giuseppe, prese investitura il 30 Giugno 1777.

196
G ISIRA DI PAGANO (Noto)
Investiture congiunte con il feudo GISIROTTA DI PAGANO (Vedasi)

Pachicio de Girisia (Gisira):


iscritto nel ruolo feudale di re Federico

Marco De Gulfis:
attestato vivente fino al 2 Agosto 1375, possedette il feudo allora detto Zarbactar

Marco (Marchetto) de Gulfis:


possessore del feudo dal 1392, iscritto nel ruolo del 1408.

Bartolomeo de Gulfis:
figlio del precedente, prese investitura il 2 Luglio 1417 e ottenne riconoscimento
vicereale di possesso con privilegio del 3 Giugno 1459.

Giovanni de Gulfis:
si sconosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 13 Gennaio 1479.

Antonello de Gulfis:
figlio del precedente, s’investì il 13 Maggio 1497.

Girolamo de Gulfis:
fratello del precedente, s’investì il 31 Dicembre 1502 ed il 19 Gennaio 1516.

Giovanni Francesco de Gulfis:


figlio del precedente, prese investitura il 6 Marzo 1537.

Costanza de Gulfis:
sorella del precedente, prese investitura il 27 Agosto 1545, si reinvestì il 4 Settembre
1600.

Mario de Aritio (Arezzo):


figlio della precedente, prese investitura il 19 Giugno 1607.

Francesco Arezzo:
figlio del precedente, s’investì l’11 Ottobre 1610 ed ancora il 21 Gennaio 1622. Morì
a Siracusa il 21 gennaio 1644.

197
Mario Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 14 Gennaio 1645.

Giacomo Nicolaci:
per mezzo dei suoi tutori acquistò il feudo posto all’asta pubblica, su istanza dello
stesso Mario Arezzo, per soddisfare i suoi diversi creditori, investendosene il 14
Giugno 1724.

Ottavio Nicolaci:
fratello del precedente, s’investì il 21 Gennaio 1761. Morì a Noto il 31 Ottobre 1767.

Corradino Nicolaci:
figlio del precedente, prese investitura il 27 Marzo 1768. Morì a Palermo il 26 Aprile
1798.

Ottavio Nicolaci:
figlio del precedente, prese investitura il 25 Novembre 1798.

G ISIROTTA DI PAGANO (Noto)


Vedasi GISIRA DI PAGANO

G RAMPOLI (Noto)
Investiture congiunte con il feudo FRIGINTINI (Vedasi)

198
G RANERI (Noto)

Probabilmente Graneri era “ab antiquo” una frazione del feudo di Castelluccio di
cui, nel ruolo feudale del 1335, risulta feudataria la regina Eleonora.
Il feudo passò di mano ai Palizzi (tra il 1335 ed il 1356) e poi ai Ventimiglia (1361)
finchè giunse in potere di Guglielmo Raimondo (III) Moncada

Silambenio de Marchisio:
per la “ribellione” di Guglielmo Raimondo (III) Moncada ricevettoro i feudi con
privilegio di re Martino del 13 febbraio 1397. Risulta iscritto, insieme al fratello
Tommaso quale possessore dei feudi Castelluccio, Ciurca e Granieri nel ruolo dei
feudatari del 1408.

Nicolò Speciale:
acquistò i feudi dai precedenti, ricevendo conferma di possesso con lettera vicereale
del 20 Ottobre 1417.

Pietro Speciale:
figlio del precedente, ottenne conferma di possesso con privilegio di re Alfonso dato
da Castelnuovo di Napoli il 6 Febbraio 1454.

Giovanni Matteo Speciale:


di Niccolò e questi del precedente, prese investitura il 9 Giugno 1475.

Nicolò Speciale:
figlio del precedente, non prese investitura.

Caterina Speciale:
sorella del precedente, per la morte della sorella maggiore di nome Bianca, prese in-
vestitura il 12 Dicembre 1505 ed il 18 Gennaio 1516. Sposò in prime nozze Antonio
Barresi dei signori di Militello ed in seconde nozze di un membro della famiglia Ven-
timiglia. Con il nome di Caterina Ventimiglia s’investì infatti dei feudi Castelluccio,
Granieri, San Marco e Cassibile il 20 Ottobre 1557.

Antonio de Marchisio:
sposò Antonina figlia della precedente, non vi sono tracce di sua investitura.

Cesare de Marchisio:
forse figlio del precedente, entrò in potere del feudo alla morte di Caterina Speciale,
“sua ava”, investendosi il 23 Novembre 1580.

199
Ferdinando de Marchisio:
fratello del precedente s’investì il 28 Agosto 1593 e il 16 Settembre 1600. Sposò
Caterina Settimo dei signori di Giarratana.

Francesco de Marchisio:
figlio del precedente, s’investì il 5 Dicembre 1606 ed il 10 Marzo 1622.

Blasco (Biagio) de Marchisio:


fratello del precedente, prese investitura l’11 Novembre 1627. Sposò Laura Valdina.

Felicia de Marchisio:
figlia del precedente, prese investitura il 25 Marzo 1647. Sposò Giovanni Ventimiglia
dei marchesi di Geraci che, maritale nomime, s’investì il 30 Ottobre 1648.

Mariano de Lorenzo:
acquistò il feudo con atto redatto dal notaio Pietro Graffeo da Palermo del 26 Giugno
1655. Con successivo atto, in notaio Giacomo Buscarello di Noto del 16 Giugno 1656
dichiarò di aver agito per conto di Corrado de Lorenzo, che prese investitura del feudo
il 29 Giugno dello stesso anno.

Giuseppe de Lorenzo:
figlio di Corrado, si investì il 12 Agosto 1694.

Giuseppe de Lorenzo:
forse cugino del precedente, s’investì l’1 Aprile 1786.

Nicola de Lorenzo:
figlio del precedente, prese investitura nel 1786. Il 15 Novembre 1803 gli fu concesso
il titolo di marchese di Castelluccio. E’ l’ultimo investito.

200
G ROTTA PERCIATA (Siracusa)

Francesco de Cipro:
risulta possessore del feudo nel 1335

Da allora non si hanno più tracce di investiture fino a:

Caterina de Pignone:
si investì il 18 Febbraio 1465 dopo aver acquistato il feudo da Francesca de Boira per
52 onze, si reinvestì il 23 Maggio 1466.

Bernardo Maniscalco:
quale possessore di Cava della Donna prestò giuramento di fedeltà alla regina Gio-
vanna il 18 Marzo 1481.

Guglielmo Maniscalco:
prestò giuramento alla regina Isabella il 17 Dicembre 1501, si investì il 22 Aprile 1506.

Giacomo de Grandi:
si investì il 17 Agosto 1537, in tale investitura si parla di suo precedente atto di fedeltà
alla regina Germana del 16 Marzo 1526.

Lucia de Grandi:
figlia del precedente si investì il 23 Luglio 1587 ed il 31 Luglio 1600. Sposò Vincenzo
Bon. (?)

Antonino de Grandi:
per cessione fattagli dalla precedente si investì il 12 Ottobre 1601.

Giuseppe de Grandi:
prestò giuramento di fedeltà per il feudo di Cava della donna l’8 gennaio 1622.

Pietro de Grandi:
fratello del precedente, si investì il 18 Agosto 1649 per la morte della nipote Faustina.

Antonino de Grandi:
figlio del precedente, si investì il 14 Aprile 1665 ed il 31 Agosto 1669.

201
Pietro de Grandi:
figlio del precedente, si investì il 13 Gennaio Aprile 1710.

Diego de Grandi:
figlio del precedente, si investì il 18 Settembre 1722.

Giulia de Grandi:
figlia del precedente, prese investitura il 28 Aprile 1788.

Gaetano Arezzo:
marito di Maria de Grandi, sorella della precedente, si investì il 10 Marzo 1812.

202
G UALTIERI o BARUNI (Lentini)
Vedasi RAPISI

I MPOSA (Noto)

Il De Spuches alla voce Rosolini cita quale primo documento, attestante l’esistenza
della baronia d’Imposa, l’investitura di Andrea Platamone del 22 Settembre 1619,
comprendente i feudi Rosolini, Ritillini, Timparussa e Galermo. (quadro 815)
Alla voce Imposa il De Spuches invece fa risalire la prima investitura della baronia
ad Antonio Platamone, avvenuta il 28 Febbraio 1648, comprendente oltrché i quattro
feudi di cui sopra anche quelli di Commaldo e Almidara. (quadro 485)

Francesco Platamone:
figlio di Antonio, prese investitura il 29 Agosto 1652 ed ancora il 16 Settembre 1666.
Sposò Eufemia Arezzo dei baroni di San Michele, in seconde nozze Francesca Morini
dei duchi di Gualtieri.

Antonio Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Aprile 1684.

Eleonora Platamone:
figlia del precedente, prese investitura il 20 Maggio 1704. Sposò Francesco Moncada
principe di Larderia.

Letterio Moncada:
figlio della precedente, s’investì il 29 Aprile 1736.

Francesco Moncada:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Giugno 1763.

Rosalia Moncada:
figlia del precedente, prese investitura il 26 Agosto 1798. Sposò Baldassarre Platamone
dei duchi di Belmurgo.

Michele Platamone:
figlio della precedente, s’investì il 16 Marzo 1803.

203
I NGEGNO (Lentini)

Mario Ingastone:
il 13 Settembre 1651 ottenne l’elevazione in feudo del suo fondo chiamato Ingegno,
con le seguenti prerogative e condizioni:

1) Obbligo di prestare giuramento di fedeltà;


2) Nessun obbligo di prestare servizio militare;
3) Esclusione di qualunque giurisdizione, eccetto quelle già eventualmente possedute;
4) Obbligo di apprestare un cavallo alla milizia urbana;
5) Obbligo di pagare le gabelle e le tasse dovute all’università.

Felice Ingastone:
figlio del precedente, prese investitura il 5 Settembre 1671.

Ignazio Ingastone:
fratello del precedente, quale suo donante, prese investitura il 25 Giugno 1692. Morì
a Palermo il 19 Agosto 1693.

Margherita Ingastone:
moglie del precedente, prese investitura il 29 Novembre 1696, il 16 Febbraio 1703
fu insignita del titolo di marchesa dell’Ingegno.

Francesco Ingastone:
figlio della precedente, prese investitura il 20 Giugno 1709. Sposò Francesca Bonanno
dei baroni di Poggiodiana.

Antonio Lo Faso:
s’investì nel nome maritale di Margherita Ingastone, figlia del precedente, il 24 No-
vembre 1750. Fu governatore del monte di pietà, morì a Palermo il 17 Gennaio 1755.

Francesco Leonardo Lo Faso:


figlio del precedente, prese investitura il 30 Novembre 1799. Sposò Margherita Pie-
trasanta dei principi di San Pietro.

Giuseppe di Cristofalo:
prese investitura l’11 Novembre 1808. Fu nominato possessore del feudo da Michele
Calì che lo aveva acquistato dal precedente, con atto in notaio Salvatore Milana di
Palermo del 21 Ottobre 1808.

204
I ROLDO o Giroldo (Lentini)

Un diploma di Tancredi del 1104, in favore della diocesi siracusana indica, senza
specificarne il nome, un casale in territorio di Lentini ceduto da tale Giroldus de
Gentina. In un rescritto di papa Alessandro III del 1169, probabilmente lo stesso
casale, appare invece denominato Millarino.

Non si hanno ulteriori notizie del feudo, nell’ultimo scorcio del Trecento pervenne
in potere dei Cruyllas, nel 1408 Giovanni Cruyllas risulta iscritto nel ruolo feudale
con in nome de Crucillis

Il feudo, probabilmente accorpato al feudo di Francofonte, pervenne in potere dei


Gravina.

Michele Gravina:
acquistò il feudo da Bellingario Gravina, marchese di Francofonte, atto in notaio
Giuseppe Lauria di Caltagirone del 24 Aprile 1607. Prese investitura il 9 Giugno
1608. Sposò Fenisia Bonanno.

Michele Gravina:
nipote del precedente, prese investitura l’11 Gennaio 1610 ed il 7 Febbraio 1622.
Sposò Costanza Platamone dei signori di Racalbono.

Sancio Gravina:
figlio del precedente, s’investì il 22 Novembre 1625.

Domenico Ottavio Gravina:


acquistò il feudo, con patto di riscatto, dal precedente, atto in notaio Francesco
Scorello di Palermo del 17 Marzo 1649. Prese investitura il 9 Aprile 1666 (di una
precedente investitura non è certa la data). Sposò Emanuela Valentia, morì a Mineo
il 10 Ottobre 1672.

Sancio Gravina:
figlio del precedente, prese investitura il 23 Marzo 1673. Morì a Lentini il 29 Agosto
1687.

Mario Bottiglieri:
prese investitura l’11 Febbraio 1690 quale marito e donatario di Girolama Gravina,
assegnataria del feudo a seguito di sentenza in suo favore emessa dalla gran corte il
20 Dicembre 1688, contro la vedova del precedente.

205
Domenico Ottavio Bottiglieri:
figlio del precedente, s’investì il 25 Gennaio 1745, per rinunzia del fratello seconde-
genito, erede universale del precedente. Morì senza figli a Catania il 15 Luglio 1764.

Teresa Maria Virgilio Bottiglieri:


vi successe quale figlia di Emanuela Bottiglieri chiamata a succedere quale sostituta
nel testamento di Mario Bottiglieri. Prese investitura il 24 Luglio 1764. Sposò Gaetano
Starrabba dei principi di Giardinelli, morì a Piazza l’11 Agosto 1769.

Pietro Starrabba:
figlio della precedente, prese investitura il 24 Agosto 1770.

Giovanni Gravina:
prese investitura il 26 Luglio 1779, dopo transazione con Giuseppe Antonio Requesenz,
di cui si sconoscono i titoli di possesso, atto in notaio Carlo Galasso di Palermo del
27 Marzo 1778. Sposò Eleonora Napoli dei principi di Resuttana.

Salvatore Gravina:
figlio di Girolamo e questi del precedente premorto al padre nel 1787, s’investì il 14
Febbraio 1808. Sposò Giuseppe Bonanno dei principi di Cattolica, morì a Palermo
il 31 Gennaio 1848.

206
L AURO (Lentini)
Vedasi SIGONA metà

L EONE (Lentini)
Feudo della baronia di San Basilio.

Giuseppe La Iacona:
s’investì di metà del feudo Leone il 15 Giugno 1761. Ricevette il feudo da tale Fran-
cesco Testagrossa, acquirente per suo conto, insieme a metà delle tenute Monaco o
Supponaro, San Giorgio, Cucco, Randè o Cordonetto, da potere di Giuseppe Bonanno,
atto in notaio Salvatore Domenico Bruno di Palermo del 15 Maggio 1760. Succes-
sivamente acquistò la metà rimanenete del feudo Leone e delle tenute di cui sopra,
non prendendone però investitura.

Antonio La Iacona:
figlio del precedente, entrò in possesso del feudo quale suo donatario, non prese
investitura.

Ercole Branciforte:
acquistò il feudo all’asta pubblica il 20 Luglio 1771. Non prese investitura.

Giuseppe Branciforte:
figlio del precedente, s’investì il 16 Settembre 1781.

Il 16 Maggio 1788, Stefania Valguarnera, moglie e procuratrice generale di Giuseppe


Branciforte, donò a Benedetto Li Chiavi il solo titolo di barone di Leone. Questi ne
prese investitura il 15 Giugno 1788.

207
L EONE metà (Lentini)
Feudo della baronia di San Basilio

Salvatore Montaperto:
prese investitura il 26 Agosto 1794, quale erede del padre Antonio. A questi perveniva
da parte di Domenico Caprotta, acquirente del feudo da Giuseppe Branciforte, atto in
notaio Lorenzo Testaferrata dell’1 Ottobre 1793.

Paolo Catalano:
acquistò il feudo dal precedente con atto in notaio Giovanbattista Merito di Palermo
del 14 Agosto 1811. Il compratore dichiarò successivamente di aver acquistato metà
del feudo per proprio conto, mentre la restante parte, divisa in ulteriori 2/3 ed 1/3
per conto di altre persone. Tale complessa transazione fu approvata dalla corona con
dipaccio del 17 Febbraio 1812.

L EONE 2/3 di metà (Lentini)


Feudo della baronia di San Basilio.

Francesco Cannizzaro:
fu nominato possessore di 2/3 di metà del feudo Leone da Paolo Catalano, acquirente
del feudo da potere di Salvatore Montaperto, atto in notaio Giovanbattista Merito di
Palermo del 14 Agosto 1811. Transazione approvata dalla corona con dipaccio del
17 Febbraio 1812.

L EONE 1/3 di metà (Lentini)


Feudo della baronia di San Basilio.

Gioacchino Caffarelli:
fu nominato possessore di 1/3 di metà del feudo Leone da Paolo Catalano, acquirente
del feudo da potere di Salvatore Montaperto, atto in notaio Giovanbattista Merito di
Palermo del 14 Agosto 1811. Transazione approvata dalla corona con dipaccio del
17 Febbraio 1812.

208
L ONGARINI o Lungarini (Siracusa)

Gualtiero Caltagirone:
antico possessore, figlio di Bernardino signore di Butera, sposò Ioletta figlia di Gio-
vanni Lentini. Fu uno dei protagonisti del Vespro, il 22 Maggio 1283, accusato di
sedizione, fu decapitato a Caltagirone.

Pietro Ansalone:
“iuris peritus e iudex” di Messina, ricevette il casale Longarino, da re Giacomo, il
31 Maggio 1288.

Anzalono de Ansalone:
iscritto quale possessore di Longarini nel ruolo dei feudatari di re Federico.

Gemma de Ansalone:
figlia del precedente, sposò Federico Giordano, possedette il feudo nel 1375.

Gerardo Giordano:
figlio della precedente, iscritto nel ruolo dei feudatari del 1408.

Costanza Giordano:
sorella del precedente, sposò Giacomo Arduino. I due si investirono di Longarini il
10 Gennaio 1418.

Gerardo Arduino:
figlio della precedente, non prese investitura e morì senza discendenza. Il feudo fu
devoluto alla regia corte.

Pietro Portus (Porco):


lo acquistò dalla corona, ottenendo privilegio di possesso dato a Tivoli il 10 Giugno
1447, il compratore era obbligato a prestare il servizio militare di un cavallo armato
per ogni venti onze di rendita del feudo. Pietro Porco si investì il 18 Aprile 1459, in
tale investitura si fa riferimento ad un ulteriore privilegio reale dell’8 Ottobre 1454,
con la quale si esentava il feudatario di Longarini dal prestare il servizio militare.

Pietro Portus (Porco):


figlio di Bartolomeo, questi del precedente, premorto al padre. Prese investitura il 7
Marzo 1470.

209
Bartolomeo Portus (Porco):
figlio del precedente, si investì l’1 Dicembre 1474.

Girolamo Portus (Porco):


fratello del precedente, sembra non si sia investito.

Minuchia Portus (Porco):


figlia del precedente, si investì il 24 Aprile 1507 ed il 9 Febbraio 1516. Sposò Alfonso
Siscar dei conti di Ajello.

Antonio Siscar:
figlio della precedente, si investì il 30 Agosto 1542.

Tommaso Porzio:
si investì il 7 Maggio 1548 dopo aver acquistato il feudo dal precedente con atto del
Notaio Francesco Calvo da Messina il 22 febbraio 1547, reso esecutivo con lettera
viceregia del 29 Febbraio successivo.

Isabella de Floris:
per compera dal precedente con atto in notaio Antonino Partixano da Siracusa del 11
Luglio 1559, si investì l’11 Dicembre 1559. La vendita fu ratificata dal viceré con sua
lettera del 19 Settembre 1559. Successivamente il feudo dovette ritornare al venditore.

Giuseppe e Andrea Porzio:


figli di Tommaso Porzio, si investirono il 14 Dicembre 1561.

Pietro Bonanno:
acquistò il feudo dai suddetti, atto in notaio Arcangelo Castania da Palermo del 17
Settembre 1602, ratificato con atto in notaio Giuseppe Guzzetta da Siracusa del 29
Novembre 1602, non ne prese investitura.

Erasmo Bonanno:
figlio del precedente, si investì il 15 Dicembre 1616 ed il 2 Marzo 1622. Sposò An-
tonia Scamacca.

Pietro Bonanno:
figlio del precedente, si investì il 18 Marzo 1631.

210
Francesca Settimo:
vedova di Pietro Corbonoro, barone di Pirainito, si investì il 14 Ottobbre 1655. Fran-
cesca era entrata in possesso del feudo quale creditrice di Sigismonda Mazzarella
questa a sua volta quale creditrice di Pietro Bonanno.

Francesco Platamone:
si investì il 12 Marzo 1664 ed il 16 Settembre 1666. Aveva acquistato il feudo da Leo-
narda di Fiore, questa l’aveva ricevuto quale compenso dei debiti vantati nei confronti
di Polissena Diamante, decreto della corte civile di Siracusa dell’11 Gennaio 1662.
La Diamante lo aveva ricevuto quale creditrice di Francesca Carbonaro, decreto della
corte civile di Siracusa del 2 Dicembre 1658. Francesco Platamone sposò in prime
nozze Eufemia Deodato dei baroni di San Michele ed in seconde Francesca Marini
dei duchi di Gualtieri.

Antonino Platamone:
figlio del precedente, si investì il 15 Aprile 1684. Sposò Costanza Requsens dei principi
di Pantelleria, fu senatore di Siracusa del 1686.

Eleonora Platamone:
figlia del precedente, si investì il 20 Maggio 1704. Sposò Francesco Moncada dei
principi di Larderia.

Ignazio Vincenzo Abbate


acquistò il feudo (o il solo titolo ?) prendendone investitura il 18 settembre 1723.
Sposò Anna Rivarola Giardina figlia di Francesco Barone di Rafforosso.

Mariano Abbate
figlio del precedente, sposò Agata Branciforte dei principi di Scordia. Prese investitura
dopo il 1757.

211
M ACCARI (Noto)

Giovanni de Ferula:
possedette il feudo nel nome maritale della moglie Giacoma ante 1292, ribelle al re,
subì la confisca dei suoi beni feudali

Giovannuccio di San Silvestro:


Il 28 Aprile 1295 Federico III gli confermò l’obbligazione dei beni feudali ricevuti in
dote dalla moglie Baronessa, sorella del miles Rolando Unda, e cioè i casali Binur-
rati, Limaccari, Bimena e Bimiska e del tenimento di terre denominato Bonfallura.

Soprano di San Silvestro:


figlio di Giovannuccio, proprietario del feudo nel 1334. Sposò Martina Truxellis.

Martina, morta senza discendenti diretti assegnò il feudo di Maccari (ed altri) a
Giaimo Alagona, il quale avrebbe dovuto godere dell’usufrutto durante la vita e poi
trasferirli al figlio. In realtà quei feudi furono avocati al fisco.

Federico Orlando Aragona:


con privilegio dato a Messina il 18 Settembre 1373 re Federico II gli concesse il
feudo di Maccari.

Manfredi Alagona:
un privilegio dato da re Federico III nel 1375, stabilendo l’inefficacia del precedente,
assegnò, in virtù delle volontà testamentarie di Martina Truxellis, il feudo agli eredi
di Giaimo Alagona, tra cui Manfredi.

Gargliardetto de Monteclup:
dopo che l’Alagona, dichiarato ribelle, ebbe confiscati i suoi beni, ricevette il feudo
da re Martino con privilegio dato a Catania l’8 Agosto 1392.

Mainitto Sortino:
acquistò Maccari dal precedente, insieme ai feudi Bimmisca, Scibini, Renda, Belludia,
Larbiato e Roveto, per 626 onze. Atto in notaio Antonio Cappello del 28 Dicembre 1396.
La vendita fu ratificata dalla corona con privilegio dato a Catania il 28 Maggio 1397.

Rainaldo Sortino:
figlio del precedente, prese investitura il 28 Gennaio 1454

212
Imperia Sortino:
sorella del precedente, si investì il 4 Settembre 1498 ed il 22 Gennaio 1516. Sposò
Antonio Daniele.

Paolilla Daniele:
figlia della precedente, per il suo matrimonio con Nicolò Borgia dei baroni del Casale
ricevette in dono il feudo. Il marito, in nome del loro figlio Giovan Giacomo, si investì
d’Imbaccari il 6 Luglio 1531.

Giovanni Giacomo Borgia:


figlio della precedente, si investì il 31 Gennaio 1558, fu senatore di Siracusa nel
1562-63 e nel 1566-67.

Ottavio Borgia:
figlio del precedente, prese investitura il 22 Gennaio 1583, il 23 Settembre 1600 ed
il 17 Febbraio 1622. Fu senatore di Siracusa nel 1558, sposò Belladama Alagona.

Giacomo Borgia:
figlio del precedente, s’investì il 12 Luglio 1632. Fu senatore di Siracusa nel 1632-33,
sposò Maria Montalto dei baroni di Miloca.

Pietro Borgia:
figlio del precedente, per rinunzia del fratello maggiore Giuseppe, prese invesitura
l’8 Ottobre 1640.

Giuseppe Borgia:
fratello del precedente, prese investitura il 15 Settembre 1646.

Gregorio Borgia:
fratello del precedente, prese investitura il 27 Marzo 1649. Sposò Francesca Bonanno,
morì a Siracusa il 2 Giugno 1660.

Bartolomeo Deodato:
per vendita fattagli dal precedente, prese investitura il 7 Marzo 1650.

Pietro Deodato:
figlio del precedente, si investì l’1 Marzo 1666.

Bartolomeo Deodato:
figlio del precedente, prese investitura l’1 Luglio 1706.

213
Gaspare Maria Trigona:
quale marito di Maria Deodato, figlia del precedente, si investì dei feudi Frigintini,
Imbaccari, Misilini, Baulì, Grampoli e metà di Staffeuda il 20 Marzo 1739.

Bernardo Trigona:
figlio del precedente, si investì il 6 Marzo 1773. Morì a Noto il 25 Marzo 1791.

Vincenzo Maria Trigona:


figlio del precedente, prese investitura il 9 Luglio 1791. Fu senatore di Noto nel 1793.

214
Noto, palazzo Trigona di Canicarao

215
M AEGGIO (Siracusa)

Giovanni de Ferula:
antico possessore, ante 1292

Lando de Ferula:
figlio del precedente risulta in possesso del feudo nel 1292

Guido de Baldo:
appare possessore del feudo nel ruolo dei feudatari del 1408.

Paolo de Baldo:
figlio del precedente, non prese investitura.

Guido de Baldo:
figlio del precedente, chiese ed ottenne dal governatore della camera reginale di essere
riconosciuto titolare del feudo per antico possesso, privilegio dato il 25 Luglio 1453.
Si investì il 6 Giugno 1459 ed ancora il 13 Ottobre 1461.

Francesca da Noto:
moglie del precedente, quale tutrice del figlio minore di nome Giovannello, prese
investitura il 9 Agosto 1471. Per la morte di Giovannello ed in nome della figlia Maria
si reinvestì il 27 Settembre 1473.

Orlando Scarrozza:
marito di Maria da Noto, prese investitura, maritale nomine, il 28 Giugno 1490. Fu
castellano di Noto nel 1500.

Nicolò Sacarrozza:
figlio del precedente, si investì quale donatario il 13 Gennaio 1503. Si reinvestì il 3
Maggio 1507, il 20 Gennaio 1416 e ancora l’8 Luglio 1538

Giuseppe Scarrozza:
figlio del precedente, si investì il 12 Agosto 1556.

Giovanni (o Giovanbattista) Scarrozza:


figlio del precedente, prese investitura del feudo Maeggio il 10 Ottobre 1584, il 26
Agosto 1600 ed il 22 Marzo 1625.

216
Giuseppe Scarrozza:
figlio del precedente, si investì il 25 Settembre 1628.

Lucrezia Scarrozza:
sorella del precedente, si investì il 29 Luglio 1641.

Cassandra Scarrozza:
sorella della precedente, si investì il 20 Giugno 1643.

Eleonora Scarrozza:
si investi il 16 Settembre 1666 per sentenza data dal tribunale della Gran Corte del
16 Settembre 1665. Sposò Mario Alagona.

Girolamo Nava:
si investì di Maeggio il 18 Marzo 1673, come nominatario e rinunciatario di Caterina
Sances, questa l’aveva acquistato, per conto di “persona da nominare”, da Antonia Nava
con decreto della curia delle cause civili di Siracusa del 29 Febbraio 1672. Antonia Nava
a sua volta aveva acquistato il feudo, con decreto della medesima curia, da Eleonora
Scarrozza che successivamente riuscì a riscattare il feudo rientrandone in possesso.

Filippo Tristaino Bonaiuto:


quale marito di Teresa Alagona, figlia di Eleonora Scarrozza, prese investitura il 2
Marzo 1670

Teresa Alagona:
moglie del precedente, per la morte del marito, si investì il 15 Febbraio 1696.

Michele Gayangos:
marito di Anna Tristaino prese investitura il 28 Maggio 1733.

Giovanbattista Bonanno:
secondogenito del principe di Linguaglossa Domenico Bonanno, entrò in possesso
del feudo a seguito del suo matrimonio con Saveria Landolina ma non ne prese in-
vestitura. Saveria Landolina aveva ricevuto il feudo in dono dal fratello sacerdote
Francesco Landolina Rao, al quale spettava come dichiaratario di Rosaria Buscemi,
che l’aveva acquistato da Giuseppe La Rocca nella sola proprietà, stante l’usufrutto
che la venditrice, Anna Tristano vedova di Michele Gayangos, si era riservato.

Giuseppe Bonanno:
si investì il 30 Aprile 1782 avendo ricevuto il feudo in dono al fratello Gaetano, Ve-
scovo di Siracusa dal 1802 al 1806.

217
Giangiacomo Cesare BONANNO

Francesco

Bartolomeo
Perna D’Agostino

Giacomo

Cesare

Francesco Calogero (+1511)


Ramondetta de Crescenzio
BARONI DI CANICATTI’

Filippo (+1555)
Eleonora Platamone

Gianbattista (+1597)
Isabella La Rocca
Giovanna Gioeni

Pietro Filippo (+1619)


Maria Colonna Antonia Colonna
DUCHI DI MONTALBANO

Lucio (+1658) Orazio (+1628) Giuseppe (+1642)


Flavia Bonaiuto Maria Moncada Cornelia Settimo
DUCHI DI FLORIDIA PRINC. DI LINGUAGLOSSA Eleonora Platamone
Dorotea Gravina
BARONI DI
CARANCINO-BELVEDERE

Francesco (+1633) Vincenzo (+1641)


Silvia La Rocca Angela Grimaldi

Domenico (+1699)
Dorotea Nava

GiovanBattista Vincenzo (+1689)


Saveria Landolina Maria Rosa Mugnos
BARONI DI MAEGGIO

218
M AGNISI (Siracusa)

Ignazio Romeo:
con privilegio dato a Madrid il 19 Agosto 1685 ottenne il titolo di marchese di Ma-
gnisi, piccola penisola tra Augusta e Siracusa, aggregata al feudo di Bigemi, già di
proprietà dei Romeo. Ignazio Romeo acquisì l’ufficio di luogotenente del protonotaro
del regno con annesso titolo baronale, fu governatore del monte di pietà di Palermo
nel 1694-95 e nel 1701. Sposò Caterina Miccichè dei baroni di Grottacalda

Marco Antonio Romeo:


figlio del precedente, si investì il 22 Novembre 1709 ed ancora il 9 Agosto 1715. Fu
governatore del monte di pietà di Palermo nel 1706-08, sposò Isabella Vanni.

Ignazio Romeo:
figlio del precedente, non prese investitura. Sposò Anna Maria Assenso dei baroni di
Santa Rosolia, morì a Palermo il 22 Novembre 1750.

Orazio Romeo:
fratello del precedente, si investì il 19 Marzo 1761. Sposò Maria Maddalena Romeo,
morì a Palermo il 24 Febbraio 1777.

Salvatore Giusino:
figlio di Antonia Romeo e di Antonino Giusino, prese investitura il 13 Settembre 1777.

219
M AGRENTINO (Siracusa)

Nel ruolo dei feudatari del 1408 appare quale titolare di Magrentino la moglie del
conte di Passaneto

Giovanni Tiurgico e Goffredo de Barbulato:


il 3 Agosto 1453 richiesero al governatore della camera reginale di essere riconosciuti
nel possesso del feudo di Magrentino. Dichiararono che questo era appartenuto a
Regale de Ribaldo e da questi era passato a Giovanna de Ribaldo, a questa sarebbero
successi poi Giovanni Tiurgico e la sorella Margherita sposa di Goffredo de Barbu-
lato. Il viceré accettò la richiesta riconoscendoli nel possesso, Goffredo de Barbulato
si reinvestì l’1 Settembre 1459.

Pietro Barbulato:
di cui si sconosce la parentela con il precedente, si investì di metà di Magrentino il
4 Novembre 1506.

Vincenzo Barbulato:
si investì della metà indivisa del feudo il 14 Agosto 1512, si reinvestì il 16 Gennaio
1516.

Filippo Tiurgico:
si investì dell’altra metà del feudo il 28 Aprile 1507, anche di questi si sconosce la
sua parentela con i precedenti.

Pietro Platamone:
si investì dell’intero feudo di Magrentino il 17 Agosto 1537, da detta investitura
apprendiamo di una precedente del 16 Maggio 1516.

Antonio Platamone:
si investì il 30 Marzo 1558, sposò Giovanna Zummo dei baroni di Cava della Donna.

Violantella Platamone:
figlia del precedente, prese investitura il 29 Ottobre 1561.

Francesco Falcone:
figlio della precedente, si investì il 30 Agosto 1607.

Bartolomeo Falcone:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Luglio 1615.

220
Lucio Falcone:
forse fratello del precedente, prese investitura il 23 Febbraio 1623.

Violante Falcone:
sorella del precedente, si investì l’1 Agosto 1657 dopo aver ottenuto sentenza favore-
vole di possesso da parte della Gran Corte l’8 Aprile 1656. Si reinvestì il 16 Settembre
1666, sposò Simone Montaperto. Morì a Palermo il 22 Aprile 1672.

Giovanna Nava:
prese investitura di Cava della Donna il 16 Settembre 1674 a seguito di sentenza in
suo favore emessa dal tribunale della gran corte il 28 Maggio 1674, contro Simone
Montaperto. Giovanna Nava sposò Giovanni Francica, morì a Siracusa 25 Febbraio
1720.

Ignazio Francica Nava:


figlio della precedente, si investì il 9 Aprile 1721. Sposò Grazia Montalto, fu senatore,
giurato e capitano di giustizia di Lentini (1703-16, 1730-46) e senatore di Siracusa
nel 1746-47. Morì a Siracusa il 16 Settembre 1754.

Giuseppe Francica Nava:


figlio del precedente, prese investitura il 5 Settembre 1755. Sposò Concetta Montalto,
morì a Siracusa il 17 Luglio 1777.

Giovanni Francica Nava:


figlio del precedente, si investì il 3 Febbraio 1778. Sposò Maria Arezzo.

Giuseppe Francica Nava:


figlio del precedente, sembra non si sia investito. Sposò Eulalia Beneventano dei
baroni di Montone.

Giovanni Francica Nava:


forse figlio del precedente, non prese investitura, sposò Caterina Guttadauro dei
principi di Reburdone.

221
M ANDRA DI DONNA (Noto)
Marcato del feudo Bibia della baronia di Bibino Magno

Paolo Abela:
per donazione da parte del padre Giuliano insieme ai marcati Camoli e Monastero
Germano, prese investitura il 13 Gennaio 1609.

Antonio Statella Tiburzio:


per compera dal precedente il 9 Settembre 1649.

Antonino Abela:
nipote di Paolo Abela, entrò in possesso esercitandone il diritto di riscatto.

Nicoletta Abela:
sorella del precedente, investitasi il 5 Dicembre 1665 per donazione, con diritto di
revoca, da parte del fratello.

Antonino Abela:
avvalendosi del suo diritto revocò la donazione alla sorella, investendosi il 20 set-
tembre 1669.

Lucia Alagona:
per aver rivendicato nel 1689 sentenza di possesso già riconosciuto alla madre Maria
dal Tribunale del Real Concistoro nel 1639, contro Antonino Abela.

Vincenzo Denti:
si investì della baronia di Bibino Magno composta dai marcati: Mililli, Santo Lio,
Monastero Germano, Mandra di donna, Comuni di San Giovanni e Comuni delli
feudi, il 25 Giugno 1767.

Vincenzo Denti:
nipote del precedente, si investì il 30 settembre 1789. Questo feudatario ottenne di
poter smembrare e vendere parte della baronia di Bibino Magno con licenza reale
del 13 Marzo 1800.

Vincenzo Navantieri:
per vendita dal precedente, ne prese investitura il 20 Dicembre 1802.

Francesco Navantieri:
fratello del precedente, per donazione, se ne investì il 15 Aprile 1808.

222
M ANGINO O MAUCINI
Vedasi BURGIO - MANGINO

M ELILLI metà (Noto)


Marcato del feudo Bibia della baronia di Bibino Magno

Giuseppe Catalano:
si investì della metà indivisa del feudo Melilli, il 19 Marzo 1776, a seguito di compera
giudiziale su istanza degli stessi proprietari, Vincenzo Denti e Marianna Lucchese,
coniugi.

Antonio Francesco Catalano:


figlio del precedente, minore si investì a mezzo della madre, sua tutrice, il 6 Agosto
1781. È l’ultimo investito.

Francesco Catalano:
figlio del precedente, risulta possessore del feudo nel ruolo dei donativi del 1806

M ELILLI metà (Noto)


Marcato del feudo Bibia della baronia di Bibino Magno

Vincenzo Navantieri:
si investì della metà indivisa del feudo Melilli, il 19 Marzo 1776, a seguito di compera
giudiziale, su istanza degli stessi proprietari, Vincenzo Denti e Marianna Lucchese,
coniugi.

Francesco Navantieri:
fratello del precedente, per donazione, se ne investì il 15 Aprile 1808.

M ETI (Noto)
Investiture congiunte con il feudo SANTA DOMENICA

Melchiorre Sirugo:
il 15 Dicembre 1790, ottenne l’inalzamento in feudo di un suo allodio, ubicato nei
pressi della città di Noto, senza ulteriori obblighi d’investitura.

223
M ILOCCA (Siracusa)

Antonio (de) Mulocta:


possessore di Milocca nel ruolo feudale di re Federico, ricavava 30 onze di reddito
dai feudi Mulocta e Cipunia

Giovanni (de) Mulocta:


risulta possessore del feudo ante 1356

Bernardo (de) Mulocta:


fratello del precedente, possessore nel 1356. Ribelle, subì la confisca del feudo.

Safira Landolina:
figlia di Giovanni Landolina e moglie dello stesso Bernardo Mulotta, ricevette il feudo
da re Federico IV il 9 Dicembre1356.

Bernardella Mulocta:
probabilemente figlia dei precedenti, sposò nel 1377, Troisio de Montealto (Montalto),
che risulta titolare di Mulotta e Chimusa nel 1392 ed iscritto nel ruolo dei feudatari
del 1408.

Antonio Montalto:
figlio del precedente, non vi è traccia della sua investitura.

Giovanni Montalto:
figlio del precedente, chiese ed ottenne dal governatore della Camera reginale di essere
riconosciuto nel possesso di Milocca. Il privilegio fu dato a Siracusa il 14 Agosto 1453,
con l’obbligo di apprestare il consueto servizio militare di un cavallo armato ogni
20 Onze di reddito annuale. Giovanni Montalto fu Giurato di Siracusa nel 1457-58,
Senatore nel 1463-64 e Capitano di giustizia nel 1469-70 e 1472-73.

Antonio Montalto:
figlio del precedente, prese investitura il 23 Giugno 1466.

Giovanni Battista Montalto:


figlio del precedente, prese investitura il 12 Marzo 1483. Si reinvestì il 27 Aprile 1507.

224
Girolamo Montalto:
figlio del precedente, si investì per rinunzia del padre l’1 Settembre 1522, il 13 Mag-
gio 1529 ed ancora il 17 Agosto 1537. Sposò Diana Balbi, fu giurato di Siracusa nel
1530-31 e senatore nel 1531-32.

Giuseppe Montalto:
figlio del precedente, si investì il 17 Luglio 1553 ed il 21 Gennaio 1558. Sposò nel
1550 Isabella Bellomo.

Antonio Montalto:
figlio del precedente, si investì il 6 Settembre 1581. Nell’interesse del figlio Giuseppe
si investì della nuda proprietà di Milocca il 12 Novembre 1590 ed il 20 Dicembre
1600, riservando per se l’usufrutto del feudo.

Giuseppe Montalto:
figlio del precedente, si investì il 24 Novembre 1604, si reinvestì il 14 Febbraio 1622.

Maria Caggio-Montalto:
vedova del precedente e in nome del figlio Antonio si investì il 6 Settembre 1625.
Antonio Montalto si investì il 16 Settembre 1666, fu senatore di Siracusa negli anni
1650-58-67.

Giuseppe Montalto:
figlio della precedente, si investì il 22 Dicembre 1670. Sposò Carmela Crescimanno,
morì a Siracusa il 26 Agosto 1699.

Carmela Crescimanno:
vedova del precedente in nome del figlio Antonio prese investitura l’8 Gennaio 1700.
Antonio Montalto fu capitano di Giustizia di Siracusa bel 1743-44 e giurato nel 1746-
47. Morì a Siracusa il 4 Luglio 1763.

Giuseppe Montalto:
figlio del precedente, si investì il 3 Dicembre 1763. Sposò Anna Grimaldi, morì a
Siracusa il 25 Aprile 1775.

Anna Grimaldi:
vedova del precedente, quale tutrice del figlio Antonio prese investitura il 25 Luglio
1776. Antonio Montalto fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1790-91.

225
Siracusa, palazzo Mergulese-Montalto

226
M ISILINI metà (Noto) A

Francesco Cipro:
iscritto nel ruolo feudale del 1335.

Orlando Traversa:
entrò in possesso del feudo intorno al 1360, resosi ribelle lo ebbe confiscato.

Giovanni de Truxello:
ebbe assegnato da re Martino metà del feudo,“già dei suoi avi”, con privilegio dato
a Caltagirone il 18 Ottobre 1393. Appare possessore di metà di Misilini nel ruolo
feudale del 1408.

Bricius de Truxello:
forse figlio del precedente, il 5 Luglio 1453 chiese ed ottenne dal vicere riconosci-
mento di possesso.

Guglielmo de Truxello:
si sconosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 20 Agosto 1479.

Nicolò de Truxello:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Gennaio 1508.

Nicolò Belloc:
figlio di Eleonora de Truxello e questa del precedente, prese investitura il 9 Agosto
1531.

Giovannella Belloc:
sorella del precedente, prese investitura il 10 Marzo 1543.

Andrea Farfaglia:
figlio della precedente, prese investitura il 28 Agosto 1581.

Il monastero della SS. Annunziata e la chiesa del SS. Crocifisso di Noto:


a seguito di donazione dal precedente, atto in notaio Francesco Tommaso di Noto del
13 Dicembre 1580, presero investitura il 19 Novembre 1584.

227
Giovanni Pipi:
concessionario del monastero della SS Annunziata di Noto, transazione stipulata in
notaio Giovanni de Quadro di Noto del 23 Maggio 1611, s’investì il 5 Luglio 1612
e l’8 Marzo 1622.

Anna Pipi:
figlia del precedente, prese investitura il 19 Luglio 1652.

Violante Salonia:
figlia della precedente, prese investitura il 2 Dicembre 1677. Sposò Orazio Gaetani
dei principi di Cassaro.

Luigi Gaetani:
figlio della precedente, prese investitura il 19 Febbraio 1689.

Maria Gioacchina Gaetani:


figlia di Luigi, fratello del precedente, prese investitura il 17 Maggio 1749. Sposò
Ferdinando Gravina dei principi di Palagonia.

Maria Provvidenza Gravina:


figlia della precedente, prese investitura il 30 Agosto 1804.

Francesco Paolo Gravina:


figlio della precedente, prese investitura il 20 Giugno 1806.

228
M ISILINI metà (Noto) B

Francesco (de) Cipro:


iscritto nel ruolo feudale del 1335.

Orlando Traversa:
entrò in possesso del feudo intorno al 1360, resosi ribelle lo ebbe confiscato.

Vassallo Landolina:
ebbe assegnato da re Martino una metà di Misilini con privilegio dato a Caltagirone
il 18 Ottobre 1393.

Giovanni e Nucio Landolina:


sono iscritti per metà di Misilini nel ruolo feudale del 1408

Giovanni Landolina:
forse figlio di Vassallo, si investì il 5 Agosto 1418.

Vassallo Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 3 agosto 1453.

Bernardo Landolina:
figlio di Giovanni Antonio questi figlio del precedente, premorto al padre. Prese
investitura il 20 Febbraio 1476.

Beatrice Landolina:
sorella del precedente, si investì il 19 Gennaio 1516. Sposò Baldassare Settimo.

Pietro Settimo:
figlio della precedente, per donazione si investì il 3 Giugno 1532.

Beatrice Landolina:
per cessione da parte del precedente rientrò in possesso della metà di Misilini pren-
dendo investitura il 13 Gennaio 1543.

Pietro Settimo:
figlio della precedente, per donazione,s’investì il 29 Marzo 1544.

229
Giovannello Settimo:
figlio del precedente, prese investitura il 4 Dicembre 1546 ed il 26 Ottobre 1557.

Giovanfrancesco Pietro Settimo:


figlio del precedente, si investì il 17 Novembre 1592. Andrea Buglio Minafria quale
suo tutore prese investitura il 26 Agosto 1600.

Pietro Deodato:
acquistò il feudo dal precedente investendosene il 17 Luglio 1621.

Giovanfrancesco Pietro Settimo:


riscattò il feudo dal precedente, se ne investì il 10 Febbraio 1622.

Pietro Deodato:
per vendita fattagli dal precedente, si investi il 22 Giugno 1626. Sposò nel 1612 Co-
stanza Arezzo dei baroni della Targia.

Bartolomeo Deodato:
figlio del precedente, si investì il 29 Luglio 1644.

Pietro Deodato:
figlio del precedente, si investì l’1 Marzo 1666.

Bartolomeo Deodato:
figlio del precedente, prese investitura l’1 Luglio 1706. Sposò Agata Deodato.

Gaspare Maria Trigona:


nel nome maritale di Maria Deodato, figlia del precedente, si investì il 20 Marzo 1739.
Morì a Palermo il 21 Gennaio 1777, fu sepolto a Santa Croce.

Bernardo Trigona:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Marzo 1773. Morì a Noto il 25 Marzo 1791.

Vincenzo Trigona:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Luglio 1791. Fu senatore di Noto nel 1793.

230
M OLISENA (Noto)

Il feudo Molisena, insieme ai feudi Alfano e Bombiscuro era posseduto nel 1335 per
due terze parti dagli eredi di Sancio Dena e per un terzo dagli eredi di Luca Falixi.
Tale proporzione, non essendo esplicitamente indicata nella descriptio feudorum, si
ricava dal reddito del feudo.

Luca Falixi (Filesio):


iscritto nel ruolo feudale di re Federico.

Damiata Filesio:
forse figlia del precedente, non prese investitura.

Giacoma Filesio:
sorella della precedente, sposò Arnaldo de Biocta.

Franca Filesio:
sorella della precedente, re Ludovico emanò privilegio di possesso in suo nome, il 26
Novembre 1344. Sposò Nicolò Cappello.

Rainaldo Cappello:
figlio della precedente, entrò in possesso dell’intero feudo non prese tuttavia inve-
stitura.

Francia Cappello:
figlia del precedente, sposò Nieto de Ariccio (Arezzo), il quale risulta possessore del
feudo, detto La Molisina, maritale nomine, nel ruolo feudale del 1408.

Davide Sottile:
sposo di Antonella Arezzo, questi figlia di Rainaldo, di Nitto e Franca Cappello. Ri-
cevette conferma di possesso dal vicere il 12 Luglio 1418, secondo tale discendenza.

Nicolò Sottile:
figlio del precedente, prese investitura il 20 Ottobre 1453.

Laura Sottile:
figlia del precedente prese investitura, forse come dotale per le sue nozze con Giovanni
Antonio Barresi dei baroni di Pietraperzia, il 27 Agosto 1470.

231
Matteo Barresi:
figlio della precedente, s’investì il 14 Gennaio 1517.

Girolamo Barresi:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Giugno 1533.

Pietro Barresi:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Novembre 1550 ed ancora il 15 Novembre
1577.

Dorotea Barresi:
sorella del precedente, s’investì il 25 Gennaio 1573. Sposò Giovanni Zunnica.

Francesco Santapau:
acquistò il feudo dai precedenti con atto in notaio Alessandro Taschetta di Licodia
del 2 Marzo 1577. Prese investitura il 2 Maggio 1579.

Imara Benavides:
moglie del precedente, s’investì il 20 Luglio 1600.

Isabella Landolina:
acquistò il feudo dal principe di Palazzolo, Francesco Santapau, con atto in notaio
Francesco D’Amico di Palermo del 6 Luglio 1639. Prese investitura il 9 Agosto dello
stesso anno, morì a Noto l’1 Aprile 1660.

Antonino Landolina:
figlio della precedente, prese investitura il 17 Maggio 1663.
Si reinvestì il 16 Settembre 1666.

Michele Landolina:
prese investitura il 25 Luglio 1670. Ricevette il feudo da tale Francesca Nilano che
se l’era aggiudicato per cedola di 2° decreto della gran corte civile contro Margherita
Giuseppa Landolina, questa donataria del precedente.

Giovanbattista Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Dicembre 1678.

Michele Landolina:
nipote del precedente, s’investì il 14 Giugno 1704.

232
Seguirono nel possesso di Molisena senza investirsene:

Giovanna Landolina:
tutrice e curatrice del nipote minore Michele Landolina.

Felice Reginello:
possessore con cedola di 2° decreto della gran corte civile di Noto del 17 Dicembre
1705.

Luigi Grimaldi:
nominatario del precedente.

Stefano Falbo:
possessore con cedola di 2° decreto della gran corte civile di Catania del 20 Marzo
1708.

Pietro Giordano:
nominatario del precedente.

Antonia Bellio:
con cedola di 2° decreto della gran corte civile di Siracusa del 17 Febbraio 1724.

Francesco Giordano:
nominatario della precedente, prese investitura il 2 Marzo 1725.

Ignazio Cannarella:
nipote del precedente, s’investì l’8 Ottobre 1749.

Giuseppe Landolina:
per transazione stipulata con il precedente, agli atti del notaio Giuseppe Maria Cavar-
retta di Palermo del 9 Febbraio 1791, prese investitura il 22 Giugno 1781.

Pietro Landolina:
figlio del precedente, prese investitura l’1 Luglio 1809.

233
M ONACO o Lupponaro (Lentini)
Feudo della baronia di San Basilio

Giuseppe La Iacona:
s’investì di metà del feudo Monaco o Lupponaro insieme a metà dei feudi Leone, San
Giorgio, Cucco e Randè o Cordonetto, il 15 Giugno 1761. Ricevette il feudo da tale
Francesco Testagrossa, acquirente all’asta pubblica pro persona nominanda, atto in
notaio Cesare Milana di Palermo del 4 Giugno 1760. Successivamente acquistò la metà
rimanenete del feudo e delle tenute di cui sopra, non prendendone però investitura.

Antonio La Iacona:
figlio del precedente entrò in possesso del feudo quale suo donatario, non prese in-
vestitura.

Vincenzo La Iacona:
figlio secondogenito del precedente, prese investitura del feudo Monaco o Luppona-
ro, insieme ai feudi San Giorgio, Cucco e Randè o Cordonetto, il 26 Gennaio 1779.

234
M ONASTERO (Siracusa)

Corrado de Camera:
Monastero insieme al limitrofo di Xiridia (Floridia) formava in antico un luogo di
“sollazzo reale”. Re Pietro I lo concesse a Corrado de Camera con l’obbligo di ap-
prestare il consueto servizio militare. Alla morte di questo feudatario (o forse ammi-
nistratore ?) tali territori ritornarono in potere della corona ed amministrati dal vice
segreto di Siracusa.

Gilio de Asyn:
ricevette il feudo dalla corona nel 1297.

Michele Peris de Arbis:


i suoi eredi risultano possessori di Monastero nel ruolo dei feudatari di re Federico,
ricavandone una rendita di 25 Onze.

Giovanni Aragona:
iscritto quale possessore “maritale nomine” di Monastero nel ruolo del 1408. Proba-
bilmente si tratta di quel Giovanni d’Aragona signore di Avola dal 1392.

Giovannella Aragona:
figlia del precedente, sposò Perio Gioeni dei baroni di Castiglione. Non vi sono tracce
di sue investiture.

Bartolomeo e Enrico Gioeni:


figli della precedente, non presero investitura.

Filippo Denaro:
dottore in medicina da Caltagirone, acquistò il feudo dai precedenti per 480 Fiorini
con atto stipulato dal notaio Nicolò Francavilla di Catania il 12 Marzo 1431. La
vendita era stata autorizzata con licenza viceregia data a Catania il 22 Febbraio dello
stesso anno. Filippo Denaro chiese alla regina Maria privilegio di possesso che gli fu
accordato il 20 Ottobre 1432.

Elisabetta Denaro:
figlia del precedente, sposò Nicola Spadafora. Questi chiese ed ottenne riconoscimento
di possesso ed investitura il 9 Giugno 1459.

235
Margherita Muleto:
figlia di una discendente della precedente e di Nicolò Muleto dei baroni di Cassaro.
Portò in dote il feudo al marito Pietro Siracusa che si investì l’8 Ottobre 1491 ed il
12 Agosto 1507.

Giovanni Pietro Gaetani:


il 24 Gennaio 1516 si investì nel nome maritale di Beatrice Siracusa figlia della pre-
cedente. Si reinvestì il 17 Settembre 1537.

Cesare Gaetani:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Dicembre 1543. Si reinvestì il 18 Gennaio
1557.

Pietro Gaetani:
figlio del precedente, si investì il 4 Febbraio 1581. Sposò Giovanna Moncada.

Cesare Gaetani:
figlio del precedente, si investì il 24 Settembre 1585.

Giovanna Moncada:
madre del precedente, acquistò il feudo dal figlio con atto in notaio Lazzara di Palermo
datato 4 Marzo 1585 ratificato dall’acquirente con atto in Notaio Antonino Failla da
Sortino del 26 Marzo 1586. Prese investitura il 23 Febbraio 1587.

Cesare Gaetani:
ritornò in potere del feudo per donazione da parte della madre Giovanna. Si investì
il 25 Novembre 1588 ed ancora il 9 Agosto 1600.

Giuseppe Gaetani:
figlio del precedente, per donazione si investì il 5 Giugno 1632. Premorì al padre il
27 Ottobre 1634, fu sepolto a Sortino.

Cesare Gaetani:
quale tutore del nipote, suo omonimo, si investì il 29 Gennaio 1641.

Aloisio (Luigi) Gaetani:


per rinunzia del padre Cesare fattosi gesuita, prese investitura il 26 Aprile 1652. Si
reinvestì il 26 Aprile 1652.

Cesare Gaetani:
figlio del precedente, non prese investitura.

236
Pietro Gaetani:
figlio del precedente, quale donatario si investì il 4 Giugno 1707.

Cesare Maria Gaetani:


figlio del precedente, si investì il 16 Dicembre 1750.

Antonino Crescimanno:
quale giudice del tribunale della gran corte, nominato amministratore generale di tutti
i beni del precedente, si investì il 29 Gennaio 1777 a nome del successore ancora da
dichiararsi.

Antonio Maria Statella:


venne riconosciuto successore di Cesare Maria Gaetani con sentenza del tribunale
della gran corte 27 Giugno 1778. Il 22 Luglio 1780 effettuò transazione definitiva con
Maria Cristina Lucchese vedova del barone di Monastero concedendogli lo stato di
Sortino e il mulino di Palermo. Antonio Statella morì a Palermo il 2 Dicembre 1793

Francesco Maria Statella:


figlio del precedente, si investì di Monastero il 29 Novembre 1794.

237
ARAGONA

Sancio
(zio di Costanza)
Federico II Imperatore Conte di Girgenti (1210)
(Costanza d’Aragona)
(Bianca Lancia)
Nugno
Re Manfredi Conte di Ragusa e Noto (1210)

figlio naturale
Re Pietro I (III d’Aragona) Sancho (+1335)
(Costanza, figlia di Manfredi) (Macalda Palizzi)
Signore di Militello e Cammarata (1320)

Giovanni (+1350) Federico (+<1344)


(Umana Esculo) (Giovanna Auria)
Re Federico Re Giacomo Re Alfonso Signore di Scibene Signore di Cammarata e S.Marco (1335)
III di Sicilia II di Sicilia III d’Aragona
(Eleonora d’Angiò) Federico
Signore di Pietra d’Amico

Vinciguerra (+<1381) Maciotta Sancho (+>1357)


Signore di S.Marco (1359) (Lucca Palizzi)
Signore di Cammarata (1365) Signore di S.Marco (1345)

Mattiolo (+<1359)

Giovanni Federico Bartolomeo


Vescovo di Patti Signore di S.Marco Signore di Cammarata

Guglielmo (+1338) Giovanni (+1348) Orlando (+1361)


(Cesarea Lancia) (Eleonora Ventimiglia)
figlio naturale

Conte di Calatafimi e Noto (1334)


Conte di Mineo (1334) Signore di Avola (1361)
Duca di Atene e Neopatria (1337)
Marchese di Randazzo (1337)
figli naturali
legittimati

Federico (+1355)
Duca di Atene e Neopatria

Alfonso (+<1349)
Conte di Malta (1336)

Giovanna Giovannuccio Federico (+1375) Alfonso


Signore di Avola (1361)

Bonifacio Giovanni
Signore di Avola (1392)

238
M ONASTERO GERMANO (Noto)
Marcato del feudo Bibia della baronia di Bibino Magno

Paolo Abela:
per donazione da parte del padre Giuliano insieme ai marcati Camoli e Mandra di
donna, prese investitura il 13 Gennaio 1609.

Flavia Alagona Abela:


proprietaria a seguito di sentenza della curia arcivescovile di Siracusa del 24 Marzo 1650.

Antonino Abela:
atto di rilascio in notaio Lucio Genuisi da Siracusa del 15 Gennaio 1665

Costanza Abela - Francesco Bonaiuto:


figlia e genero del precedente, si investirono del feudo l’1 Marzo 1666. Ne ottennero
il possesso tramite atto del notaio Francesco La Bella da Palermo del 12 Dicembre
1665, ratificato dal notaio Giovanni Domenico Galizia di Siracusa il 4 Febbraio 1666.
Il 9 Giugno 1679 si investì di Monastero Germano Gaspare Diamante, forse marito
di secondo letto di Costanza Abela.

Lucia Alagona:
se ne investì insieme al marcato di Mandra della donna il 14 Novembre 1689, dopo
che la madre aveva promosso, sin dal 1639, azione rivendicatoria contro Antonino
Abela per Mandra di donna e Costanza Abela Bonaiuto per Monastero Germano.

Vincenzo Denti:
si investì dell’intera baronia di Bibino Magno composta dai marcati: Mililli, Santo
Lio, Monastero Germano, Mandra di donna, Comuni di San Giovanni e Comuni delli
feudi, il 25 Giugno 1767.

Vincenzo Denti:
nipote del precedente, si investì il 30 settembre 1789 dell’intera baronia di Bibino
Magno con i suoi marcati .

Giuseppe Mazzarella:
con licenza reale del 13 Marzo 1800, Vincenzo Denti ottenne di poter smembrare e
rivendere la sua baronia. Il marcato Monastero Germano, consistente in 185 salme di
terre, fu acquistato, il 22 aprile 1801, “pro persona nominanda” da Rosario Somma
per la somma di 8440 Onze. Questi il 9 Giugno successivo dichiarò di aver acquistato
il feudo per conto di Giuseppe Mazzarella che se investì il 21 Ottobre 1802.

239
M ONTECLIMATO o Climato, Clunato (Siracusa)

Pandolfo Selvaggio:
iscritto quale signore del feudo Clunati, nel ruolo feudale di re Federico.

Da allora al 1398 non si hanno più notizie, in quell’anno secondo il de Spuches il


feudo era posseduto da Anselmo Spadafora, legittimo successore come “più pros-
simo in grado” con Pietro Cassaro, sentenza del Tribunale della gran corte del 13
Novembre 1397. Il de Spuches afferma, tuttavia, che nello stesso anno il feudo e il
castello di Monteclimato erano entrati in potere di Guglielmo Raimondo Moncada.
Dopo la devoluzione dei beni del conte d’Augusta i sovrani lo concessero a Corrado
de Castella (Castello) e questo con privilegio dato a Catania il 10 Febbraio 1398. In
effetti quest’ultimo risulta il legittimo possessore di Monteclimato nel ruolo feudale
del 1408.

Vassallo de Speciali (Speciale):


nel nome maritale di Cesarea Castello, (di Pietro, di Corrado) con privilegio del 2
Agosto 1453 fu riconosciuto feudatario di Monteclimato - feudo e castello - e Diddino.

Giovanni Matteo Speciale:


figlio del precedente, prese investitura il 20 Gennaio 1477.

Pietro Speciale:
figlio del precedente essendo minorenne fu rappresentato dalla madre, certa Bianca
Flora, prendendo investitura il 15 Ottobre 1493.

Colella Speciale:
fratello del precedente, prese investitura il 30 Luglio 1496. Sposò Eleonora Platamone.

Antonio Platamone:
padre di Eleonora, prese investitura il 12 Dicembre 1505 di metà del feudo Diddino per
conto di Caterinella Speciale, secondogenita del precedente. Dell’altra meta del feudo
Diddino non si hanno più notizie fino al 1665. Nella stessa data prese investitura di
Monteclimato, per conto di un’altra sua nipote, di nome Antonella. Il 27 Aprile 1507
lo stesso Antonio Platamone prese investitura dei due feudi in nome di Caterinella,
succeduta alla sorella, probabilmente morta senza figli. Caterinella Platamone s’investì
dei feudi il 21 Gennaio 1516, sposò Antonio Pietro Barresi dei baroni di Militello.

Da questa data al 1580 non si hanno più notizie, quando ne prese investitura

240
Eleonora Barresi Ibarra:
s’investì il 26 Dicembre 1580, si sconosce il suo legame di parentela con i precedenti.
Sposò Diego Ibarra.

Diego Ibarra:
quale tutore di Francesco, suo figlio e della precedente, prese investitura il 16 Set-
tembre 1593 ed il 28 Febbraio 1601. Gli Ibarra risiedevano stabilmente a Madrid.

Carlo Ibarra:
fratello di Francesco, prese investitura l’8 Novembre 1626. Sposò Bianca de Cardona.

Bianca de Cardona:
vedova del precedente, quale tutrice del figlio Diego, prese investitura l’11 Maggio
1641.

Eleonora Ibarra:
sorella del precedente, prese investitura l’8 Maggio 1643.

Antonio Pimentel:
figlio della precedente, prese investitura il 31 Marzo 1665. Questa investitura fu pressa
per l’intero feudo di Diddino, si sconosce tuttavia come rientrò in possesso dell’intero
feudo. Si reinvestì il 16 Settembre 1666. Sposò Anna Maria Idiaquez, morì a Madrid
il 18 Febbraio 1686.

Anna Maria Idiaquez:


vedova del precedente, quale tutrice della figlia minore, Maria Antonia, prese inve-
stitura il 12 Maggio 1687.

Giuseppe Gennisi:
quale procuratore di Vincenzo Beventano, prese investitura il 20 Aprile 1736, della
baronia di Monteclimato e Diddino con i feudi Frescuccia e Belfronte. Il Beneventano
aveva stipulato un contratto di concessione enfiteutica, con patto di riscatto, ma che
dava diritto al titolo di barone, con il sacerdote Matteo Basile, esecutore testamentario
di Eleonora Barresi, moglie di Diego Ibarra. Vincenzo Benventano morì a Palermo
il 31 gennaio 1752.

Eulalia Beneventano:
moglie di Vincenzo, prese investitura il 30 Dicembre 1752. Morì a Buccheri il 3
Gennaio 1772.

241
Guglielmo Maria Beneventano:
figlio della precedente, per rinunzia del fratello primogenito, e per la morte del se-
condogenito, prese investitura il 30 Luglio 1772. Morì a Siracusa il 30 Aprile 1798.

Francesco Maria Beneventano:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Luglio 1799.

242
M ONTESANO già Pulichi (Noto)

Guglielmo de Georgio detto de Ruffino:


antico possessore

Cesaria de Cassaro:
figlia del precedente, l’11 Febbraio1335 sposò Guido Filangeri portando in dote il feudo
Muntisanu, il 14 febbraio 1335 Guido nominò procuratore notar Ruggero Scularo e lo
delegò a prendere possesso del feudo. Fu pretore di Palermo nel 1316-17 e nel 1328-
29, risulta ancora vivente negli ultimi mesi del 1336 ma già morto il 21 Ottobre1337.

Accardo Barbulato:
appare possessore del feudo il 25 Maggio 1392, è iscritto nel ruolo feudale del 1408.

Francesca Barbulato:
moglie del precedente, sposò in seconde nozze Martino Remiges.

Sanctio Sanctii de Laudomio:


ricevette il feudo in dono dalla precedente che se ne riservò l’usufrutto, atto in notaio
Attardo de Provina di Noto del 22 Maggio 1429. Re Alfonso ratificò il passaggio con
privilegio dato a Messina il 12 Novembre 1432. Fu castellano di Noto.

Antonio de Carusio (Caruso):


acquistò il feudo da Antonio Sin, tesoriere del regno dopo che il precedente ebbe
confiscati i beni per essersi ribellato alla corona. Il feudo fu acquistato per la somma
di 1000 Fiorini, con diritto di riscatto da parte della corona, dato che il valore del
feudo era superiore alla cifra concordata, il compratore era obbligato a consegnare
al tesoriere 6 Tarì per ogni salma di frumento prodotta. Qualora la corona avesse
voluto riscattare il feudo era obbligata a riconoscere prelazione al de Carusio, questi
a sua volta avrebbe dovuto pagare la maggior somma o accettare il rimborso di 1000
Fiorini. Tale caratteristico contratto è datato 20 Gennaio 1444.

Vincenzo Caruso:
figlio del precedente, non prese investitura.

Antonello Caruso:
fratello del precedente, prese investitura il 27 Maggio 1478 ed ancora il 21 Gennaio
1517.

243
Alvira Caruso:
il feudo fu donato al monastero di Santa Chiara di Noto. Alvira Caruso, figlia del
precedente, e badessa del monastero prese investitura il 2 Giugno 1537.

Dorotea Caruso:
badessa del monastero di Santa Chiara di Noto, prese investitura il 23 Maggio 1554
ed ancora il 20 Novembre 1557.

Sapienza Caruso:
anch’essa badessa del monastero di Santa Chiara di Noto, alla morte della precedente
prese investitura, forse nell’anno 1564.

Antonello Caruso

Isabella Caruso

Ercole Statella

Blasco Statella:
avvalendosi del diritto di riscatto sancito nell’atto di donazione al monastero di Santa
Chiara stipulato da Antonello Caruso, suo avo, nel 1537, rientrò in possesso del feudo
ma non ne prese investitura.

Luca de Iuliana (Giuliana)


acquistò il feudo dal precedente investendosene il 28 Febbraio 1570.

Caterina Giuliana:
moglie del precedente, prese investitura il 27 Ottobre 1577 ed ancora il 14 Agosto 1600.

Francesco Giuliana:
figlio secondogenito della precedente, prese investitura l’1 Settembre 1605.

Tommaso Impellizeri:
acquistò il feudo dal precedente, che si riservò il diritto di riscatto, investendosene il
20 Novembre 1618.

244
Francesco Giuliana:
riscattò il feudo, prese nuova investitura il 26 Aprile 1622.

Rodorido Zappata:
acquistò il feudo dal precedente, non prese investitura.

Maria Statella:
moglie del precedente, prese investitura 22 Febbraio 1627.

Bartolomeo Deodato:
acquistò il feudo dalla precedente, prese investitura il 9 Dicembre 1649.

Pietro Deodato:
figlio del precedente, prese investitura l’1 Marzo 1666.

Bartolomeo Deodato:
figlio del precedente, s’investì l’1 Luglio 1706.

Paolo Cultrera:
acquistò il feudo dal tribunale della gran corte su istanza dello stesso Bartolomeo
Deodato. Prese investitura il 21 Agosto 1719.

Giovanni Antonio Cultrera:


figlio del precedente, s’investì il 2 Giugno 1730. Fu protoconservatore di Chiaramonte
Gulfi nel 1763, morì a Montechiaro il 29 Ottobre 1773.

Paolo Cultrera:
nipote del precedente, prese investitura l’1 Febbraio 1776. Fu protoconservatore di
Chiaramonte Gulfi dal 1777 al 1810.

245
Siracusa, palazzo Zappata-Gargallo

246
M ORIELLA o Morghella (Siracusa)

Perrono de Iuvenio (Gioeni):


risulta iscritto, maritale nomine, nel ruolo feudale del 1408.

Antonio de Ribaldo:
il 25 Luglio 1453 chiese ed ottenne dal governatore della camera reginale conferma
di possesso in nome del padre Giovanni. Il possesso risaliva ad uno zio omonimo che
in morte aveva lasciato erede la figlia Giovanna che non aveva generato discendenza
alcuna. Antonio de Ribaldo si investì per suo conto il 6 Giugno 1459 ed ancora il 17
Marzo 1463.

Ruggero de Ribaldo:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Luglio 1468.

Giovanni de Ribaldo:
non si conosce il suo grado di parentela con il precedente, si investì il 24 Febbraio
1475 ed il 30 Marzo 1506.

Girolama Grillo-de Ribaldo:


forse vedova del precedente, si investì il 7 Gennaio 1528 ed ancora il 22 Agosto 1538.

Giovanni Grillo:
figlio di Pietro questi fratello della precedente, come donatario di Girolama fattasi
suora, si investì l’11 Maggio 1542. Sposò Eleonora Sortino.

Francesco Girolamo Grillo ed Eleonora Sortino-Grillo:


in rappresentanza del minore Giovanni Vincenzo si investirono l’1 Gennaio 1557.

Giovanni Battista Grillo:


figlio del precedente, prese investitura il 19 Giugno 1596 ed il 19 Febbraio 1622.
Sposò Angelica Avizzi.

Vincenzo Grillo:
figlio del precedente, per il suo matrimonio con Isabella Settimo ricevette in dono il
feudo di Muriella. Si investì l’11 Aprile 1630.

247
Antonio Grillo:
figlio del precedente, dovette riscattare il feudo in potere della madre con atto di
liberazione emesso dalla regia corte patriziale di Palermo dell’11 agosto 1653, non
prese tuttavia investitura del feudo. Sposò in prime nozze Flavia Piamontese ed in
seconde Vincenza Muxotto dei baroni dello Zarbo.

Giovanni Battista Grillo:


figlio del precedente, si investì il 28 Gennaio 1661.

Angelica Grillo:
sorella del precedente, quale sua donataria prese investitura il 6 Ottobre 1664 ed ancora
il 16 Settembre 1666. Sposò Giovanni Retana segretario del Santo Uffizio e conser-
vatore del tribunale regio erario. Angelica Grillo morì a Palermo l’11 Gennaio 1721.

Giuseppe Lucchese:
figlio della precedente, prese investitura il 4 Marzo 1722. Sposò Girolamo Reggio
dei Principi di Aci.

Vincenzo Beneventano:
acquistò il feudo dal precedente con atto in notaio Domenico Sarci di Palermo dell’11
Luglio 1736, prese investitura il 19 Settembre dello stesso anno. Morì a Palermo il
31 Gennaio 1752.

Eulalia Beneventano:
vedova del precedente, prese investitura il 30 Dicembre 1752. Morì a Buccheri il 3
Gennaio 1772.

Guglielmo Maria Beneventano:


figlio terzogenito della precedente si investì il 30 Luglio 1772. Il primogenito Mat-
teo, fattosi chierico, rinunziò ai beni di famiglia con atto in notaio Francesco Saverio
Vacirca di Buccheri del 16 Ottobre 1752, il secondogenito di nome Giuseppe premorì
alla madre senza figli.

Francesco Maria Beneventano:


figlio del precedente, si investì il 10 Luglio 1799.

248
M UNI o Limone (Lentini)

Filippo de Herneo e Salvatore de Renda:


tra i due nacque una lite per il possesso del feudo, il tribunale della gran corte con
sua sentenza del 26 Settembre 1444, ne attribuì metà per uno. Filippo de Herneo
ottenne, il 25 Luglio 1453, conferma del suo possesso da parte del governatore della
camera reginale.

Filippo de Herneo:
nipote del precedente, figlio di Garajo, prese investitura il 12 Giugno 1559 ed il 14
Novembre 1461.

Giovanni de Herneo:
si sconosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 5 Maggio 1492. Si
reinvestì il 16 Agosto 1506 ed il 27 Aprile 1507.

Mateo de Herneo (de Erbeo):


si sconosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 22 Gennaio 1529,
si reinvestì il 17 Agosto 1537.

Francesco de Erbeo (de Arbio):


figlio del precedente, s’investì il 27 Ottobre 1557.

Salvatorella de Arbio:
figlia della precedente, prese investitura il 10 Settembre 1575 ed il 7 Agosto 1600.
Sposò Giuseppe Calascibetta.

Giuseppe Calascibetta:
come padre e “legittimo amministratore” di Giacinto Calascibetta, prese investitura
il 15 Marzo 1613.

Giacinto Calascibetta:
figlio del precedente, prese investitura il 26 Gennaio 1622.

Giuseppe Calascibetta:
figlio del precedente, s’investì il 16 Giugno 1637, in nome della figlia Antonina s’in-
vestì il 30 Luglio 1639.

249
Giuseppe Calascibetta:
figlio della precedente, prese investitura il 22 Ottobre 1663, si reinvestì il 30 Agosto
1666. Dottore in legge fu auditore generale del regno.

Giacinto Calascibetta:
a mezzo del suo curatore, Bernardino Masbel, prese investitura il 14 Maggio 1683.

Alfio Antonio Calascibetta:


figlio del precedente, s’investì 20 Ottobre 1727. Fu segretario del regno di Sicilia
nel 1734.

Giuseppe Calascibetta:
figlio del precedente, prese investitura il 30 Settembre 1760.

Biagio de Geronimo:
s’investì del feudo il 7 Aprile 1766 per averlo acquistato all’asta pubblica, su istanza
dello stesso Giuseppe Calscibetta, l’8 Febbraio 1765, per la somma di 600 Onze. Morì
a Lentini il 29 Luglio 1779.

Gaetano de Geronimo:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Gennaio 1780. Fu proconservatore a Lentini
dal 1786 al 1802, capitano di giustizia nel 1789-90. Morì a Lentini il 12 Marzo 1803.

Vincenzo de Geronimo:
figlio del precedente, s’investì il 12 Febbraio 1804. Fu protoconservatore a Lentini
nel 1803.

250
M URGO (Augusta)
Investiture congiunte con il feudo CARICATORE DI AGNONE

Ruggero Fimetta:
esiliato dall’imperatore Federico II ritornò in Sicilia, il 21 Agosto1255 papa Alessandro
IV gli concesse i castelli di Modica, Palazzolo, Scicli e Vizzini, che rendevano circa
200 onze l’anno ed erano appartenuti fino ad allora a Matteo de Magistro. Nuova-
mente espulso dal regno da Manfredi nel 1258, Ruggero non tornò in Sicilia e risulta
già morto nel 1270.

Aloisia Fimetta:
sorella del precedente, risulta in possesso del feudo ante 1270.

Simone Fimetta (Simone da Calatafimi):


con provvedimento del Luglio 1272 Carlo d’Angiò dispose che a Simone fossero
restituiti alcuni beni fra cui un mulino e che lo stesso Simone non venisse molestato
nel possesso di alcuni casali in territorio di Lentini e di Salemi. Il 18 Agosto dello
stesso anno Carlo d’Angiò gli affidò la castellania di Calatafimi.
Il 26 Gennaio1283 re Pietro dispose l’arresto di Simone Fimetta di Calatafimi, coin-
volto nella cospirazione antiaragonese di Gualtiero di Caltagirone, in un secondo
momento il Fimetta fu perdonato dal sovrano, che gli concesse il totale reintegro dei
beni posseduti in val di Noto ma in ultimo fu decapitato alla fine del 1284.

Guglielmo di Malta:
nipote del precedente, figlio di Aloisia Fimetta e di Perino di Malta. Risulta in possesso
del feudo già nel 1281.

Lukina di Malta:
figlia del precedente, sposò Guglielmo Raimondo (I) Moncada. Risulta in possesso del
feudo, insieme al marito ante 1308. Lukina gli portò in dote oltre alle isole di Malta e
Gozo, i casali di Bulfida, Scordia Soprana, Galermo e Murgo.

Guglielmo Raimondo (II) Moncada:


nel 1324 sposò Margherita Sclafani, nel giugno 1337 fu decorato del titolo
di conte di Augusta che il padre aveva ottenuto in cambio di Malta e Gozo nel 1319

Guglielmo Moncada:
figlio del precedente, ottenne in dono il feudo, con il consenso del fratello Matteo, il
4 Febbraio1344.

251
Guglielmo Raimondo (III) Moncada:
figlio di Matteo e questi fratello del precedente. Matteo Moncada nel suo testamento
del 29 Novembre 1359 aveva assegnato alla madre (Margherita Sclafani) l’usufrutto
del feudo Murgo, di cui era certamente ritornato in possesso.

Giovanni Paternò:
per il “tradimento” di Guglielmo Raimondo (III) Moncada re Martino gli concesse il
feudo l’1 Luglio 1398 a condizione che rinunziasse ad ogni pretesa nei confronti del
feudo Burgio e sulle sue saline appartenenti a Rinaldo Landolina. Forse per non aver
ottemperato a tale condizione il feudo gli fu successivamente confiscato.

Biagio Scamacca:
re Martino, “in compenso dei servigi prestati” gli concesse il feudo l’8 Settembre
1409. Con successivo privilegio dato a Barcellona il 10 Marzo 1410 il feudo Murgo
fu distaccato dalla contea di Augusta.

Matteo Scamacca:
figlio del precedente, prese investitura l’11 Giugno 1429.

Blasco Scamacca:
figlio del precedente, prese investitura il 19 Luglio 1453.

Matteo Scamacca:
figlio del precedente, s’investì il 9 Luglio 1464.

Blasco Scamacca:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Ottobre 1499.

Matteo Scamacca:
figlio del precedente, s’investì il 26 Novembre 1513. Si reinvestì il 16 Dicembre 1516.

252
Blasco Scamacca: Bastiano Sgalambro:
figlio del precedente, prese investi- acquistò per 8000 Fiorini da Mat-
tura il 6 Ottobre 1549. teo Scamacca il marcato chiamato
“Purilli” e un mulino. Vendita agli
atti del notaio Giovanni Marciano
di Lentini del 21 Ottobre 1515.
Prese investitura il 16 Marzo 1516
e succesivamente il 27 Novembre
dello stesso anno.

Matteo Scamacca: Alfio Sgalambro:


figlio del precedente, quale suo s’investì dei beni acquistati dal
donatario prese investitura il 9 padre il 18 Novembre 1523.
Dicembre 1557. Sposò Antonia
Sgalambro dei baroni di Arbiato.

Blasco Scamacca:
figlio di Matteo, s’investì il 29 Aprile 1574. Sposò Isabella Falcone, morì a Lentini il
27 Agosto 1596. Rientrò in potere del marcato Purilli e del mulino forse perchè tra i
beni dotali della madre, figlia di Alfio Sgalambro.

Blasco Scammacca:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Aprile 1574. Sposo Isabella Falcone, morì
a Lentini il 27 Agosto 1596 dove fu sepolto nella chiesa di Santa Maria del Gesù.

Matteo Scamacca:
figlio del precedente, prese investitura il 14 Giugno 1597. Si reinvestì il 31 Luglio
1600. Sposò Eleonora Gravina dei baroni di San Michele.

Blasco Scamacca:
figlio del precedente, s’investì il 7 Settembre 1602. Si reinvestì l’11 Febbraio 1622.

Raffaella Amesuca:
vedova del precedente, come tutrice di Matteo Scamacca, prese investitura il 27 Luglio
1628. Si reinvestì il 16 Settembre 1666.

Giuseppe Blasco Scamacca:


figlio di Matteo, quale suo donatario s’investì il 12 Dicembre 1680. La donazione
ebbe luogo quale dotale per le sue nozze con Caterina Francica. Si reinvestì il 13
Novembre 1688, morì a Palermo, senza figli, il 26 Gennaio 1716.

253
Raffaella Scamacca:
vedova di Francesco Vincenzo Buglio dei marchesi della Bifara, a seguito di sentenza
in suo favore emessa dalla gran corte il 6 Aprile 1717, prese investitura il 3 Agosto
dello stesso anno.Morì a Palermo il 20 Marzo 1739.

Mario Buglio:
figlio della precedente, prese investitura il 21 Ottobre 1739. Morì a Palermo il 5
Settembre 1744.

Emanuele Francesco Buglio:


figlio del precedente, prese investitura il 23 Settembre 1745. Morì a Palermo, senza
figli, il 10 Ottobre 1774.

Maria Gioacchina Buglio:


per la morte del precedente, suo zio materno, s’investì il 12 Ottobre 1775. Sposò in
prime nozze Ferdinando Gravina dei principi di Palagonia, in seconde Pietro Ascenzo
dei baroni di Santa Rosalia. Morì a Palermo il 31 Agosto 1803.

Salvatore Gravina:
s’investì nel nome maritale di Maria Provvidenza Gravina, figlia della precedente, il
30 Agosto 1804. Morì a Palermo il 24 Aprile 1805.

Francesco Paolo Gravina:


figlio del precedente, prese investitura il 10 Marzo 1807.

254
P ALAZZELLI (Lentini)
Vedasi SANTARELLI

P ANCALI (Lentini)

Guglielmo Rubeo (Rosso):


possessore del feudo, denominato Anichare o Pancare, nel ruolo feudale di re Federico.

Antonio Speciale:
possessore nel ruolo dei feudatari del 1408.

Nicola Speciale:
figlio del precedente.

Florella Speciale:
figlia del precedente, morì senza discendenza. Il feudo insieme a quello di Ramasuli
fu devoluto alla corona.

Guterra Nava:
comprò i feudi di Ramasuli e Pancali da re Alfonso per 300 onze, il privilegio di
possesso fu dato a Napoli il 20 Settembre 1423.

Gondisalvo Nava:
fratello del precedente, ebbe conferma di possesso con privilegio dato a Napoli il 31
Agoso 1453.

Guterra Nava:
figlio del precedente, prese investitura il 30 Settembre 1467.

Giovanni Nava:
figlio del precedente, si investì il 27 Aprile 1507.

Giacomo Falcone:
prese investitura il 27 Maggio 1507. Si sconoscono i motivi che portarono il feudo
in casa Falcone.

255
Michele Falcone:
prese investitura del feudo Pancali il 10 Gennaio 1516, quale procuratore del “ma-
gnifico Giovanni Falcone”.

Sebastiano de Mancinis:
si sconosce il suo titolo di proprietà.

Antonello Sigona:
marito di Eleonora de Mancinis, sorella del precedente, s’investì il 20 Dicembre 1520.

Gaspare Nava:
figlio di Giovanni Nava, s’investì il 13 Aprile 1527.

Giovanni Nava:
prese investitura il 21 Gennaio 1558, in tale documento è riportata una precedente
investitura il 13 Gennaio 1542. Morì a Siracusa nel 1596

Giovanni Nava:
nipote del precedente, prese investitura il 14 Marzo 1596 , si reinvestì il 20 Luglio
1600 ed il 25 Gennaio 1622.

Lucio Falcone:
quale procuratore di Mario Nava, figlio del precedente, si investì il 13 Ottobre 1625.

Giovanni Nava:
figlio del precedente, si investì il 22 Ottobre 1638.

Francesco Nava:
fratello del precedente, si investì il 27 Giugno 1644 ed il 16 Settembre 1666. Sposò
Antonia Scamacca, morì a Siracusa il 2 Agosto 1672.

Diana Nava:
figlia del precedente, prese investitura il 28 Luglio 1673, morì a Siracusa il 25 Febbraio
1720. Sposò Giacinto Francica che, maritale nomine, si investì il 16 Ottobre 1674.

Pietro Francica:
figlio della precedente, si investì il 19 Maggio 1719. Sposò Felicia Bonanno, morì a
Siracusa il 30 Agosto 1755.

256
Antonio Maria Tedeschi:
quale marito di Isabella Francica, prese investitura il 4 Aprile 1735.

Vincenzo Francica:
figlio di Pietro Francica, s’investì il 5 Agosto 1758.

Giuseppe Maria Francica:


figlio di Giacinto e questi del precedente, prese investitura il 22 Agosto 1796.

257
Siracusa, chiesa di Montevergine, araldica Nava

258
P ANTANO già PANTANO SALSO (Lentini)

Secondo Vito Amico la palude di Lentini apparteneva in antico a Rinaldo conte di


Modica che alla fine del XII secolo la concedette all’ordine dei Templari così come
appare da un diploma dell’imperatore Federico del 1210.

“tenimento quod dicitur Pantanum Salsu intenimento Lentini cum pertinentiis suis
........eidem domui militiae templi obtulit nec non barcamusum piscandi per totum
fluvium Lentini, piscariam quoque alosarum in ipso flumine videlicet a Petra lata
que est subtus ecclesiam Sancti Helie consista juxta ripam ipsius fluminis usque ad
pas- sagium Sancti Georgii ... eidem domui Templi ut liceat fratibus ipsius domus
sumere aquam abipso flumine et ducere per conductum per terra ipsius domus in
parvum pantanellum suum; et piscariam ibi habere ad utilitatem ipsius domus libere
et sine molestia alicujus”

Giacomo de Buvala:
possessore ai tempi di Re Federico d’Aragona, iscritto nel ruolo feudale del 1335

Ughetto Lanzano:
possessore del feudo tra il 1335 e il 1366

Matteo Moncada:
il 26 Maggio 1366 ricevette dal sovrano l’investitura del Lago seu Pantano di Lentini

Ludovico de Rayatelis:
re Martino gli concesse il Pantano di Lentini in cambio del castello e della terra di
Caltavuturo. Iscritto nel ruolo dei feudatri del 1408.

Dopo la morte di Ludovico de Rayatelis re Alfonso concesse il feudo del Pantano


a Guterro Nava. Tra Arnao Villedemagno, marito di Giovanna Rayatellis, nipote di
Ludovico e sua erede, e il Nava ne nacque una forte disputa che si risolse solo con una
transazione effettuata da Consalvo Nava figlio di Guterro, stipulata dal notaio Pino
de Ferro di Palermo il 26 Aprile 1442. Il feudo fu così diviso in due porzioni uguali.

Gutero Nava: Antonio Bellomo:


s’investì il 23 Novembre 1451. Si sconosce acquistò metà del feudo Pantano da
la sua parentela con i precedenti. Guterra Nava, nel 1442.

259
Gondisalvo Nava: Guccio Salonia:
fratello di Guterra, chiese ed ottenne dal go- acquistò il feudo dal precedente agli
vernatore della camera reginale: visti “i molti atti del notaio Giovanni de Arangio
servizi resi alla corona ed essendo regio di Siracusa del 14 Agosto 1442.
familiare e castellano del castello regio del Vendita confermata con privilegio
Marcheto a Siracusa” privilegio di possesso del re Alfonso dato a Valenza il 18
che fu concesso il 1 Settembre 1453. Maggio 1445.

Gondisalvo Nava: Antonio Salonia:


forse nipote del precedente, non figlio del precedente, ottenne privi-
prese investitura. legio di possesso datato 15 Febbraio
1454. S’investì il 12 Gennaio 1460.

Giovanni Nava: Salvatore Salonia:


fratello del precedente, prese inve- non conosciamo la sua parentela
stitura il 27 Aprile 1507. con il precedente, si investì il 19
Febbraio 1507.

Antonio Salonia:
non conosciamo la sua parentela
con il precedente, prese investitura
il 3 Maggio 1507.

Gaspare Nava: Cassandra Falcone:


figlio del precedente, si investì l’8 non conosciamo il titolo del suo
Febbraio 1516. possesso, prese investitura il 12
Settembre 1508 ed il 12 Gennaio
1516. Sposò Antonio Sigona dei
Giovanni Nava: baroni di Sigona
figlio del precedente, in occasione
delle sue nozze ricevette in dono il
feudo investendosene il 13 Gennaio
1542.

260
Sebastiano Sigona: Vincenza Sigona:
acquistò il feudo dal precedente, forse figlia della precedente, prese
atto in notaio Bartolomeo di Ma- investitura il 23 Ottobre 1532 ed il
stroerrigo del 27 Maggio 1547. 17 Agosto 1537. Sposò Sebastiano
Prese investitura il 7 Dicembre Sigona.
dello stesso anno.

Antonio Sigona: Antonio Sigona:


figlio della precedente, prese inve- figlio del precedente, s’investì di
stitura di metà del feudo il 2 Agosto metà del feudo Pantano il 15 Marzo
1560. 1563.

Silvio Francesco Sigona:


figlio di Antonio, prese investitura dell’intero feudo Pantano il 4 Novembre 1569.
Morì a Siracusa il 20 Novembre 1608

Enrico Sigona:
donatario del padre, salvo l’usufrutto riservatosi in vita, si investì il 26 Agosto 1588
ed il 18 Settembre 1600. Alla morte del padre si reinvestì nella formula più ampia il
15 Dicembre 1608. Sposò Giovanna Cicala.

Giovanna Cicala:
vedova del precedente, dietro sentenza della corte patriziale di Palermo del 18 Luglio
1617, si investì il 5 Maggio 1618.

Francesco Sigona:
figlio della precedente, prese investitura il 12 Dicembre 1631.

Teodoro Sigona:
zio del precedente, per refuta fattagli da questi agli atti del notaio Francesco Mascardi
di Palermo del 13 Febbraio 1633, si investì il 28 Gennaio 1634. Alla morte del nipote,
prese investitura piena, in data 10 Dicembre 1640.

Agatino Paternò Castello:


si investì il 7 Settembre 1651 come dichiaratario di Silvestro Picardo il quale aveva
acquistato il feudo all’asta pubblica “pro persona nominanda”. Il feudo ritornò poi in
potere di Teodoro Sigona che non ne prese investitura.

261
Francesco Sigona:
donatario del padre Teodoro, si investì il 25 Settembre 1653.

Grazia Ferrara:
aggiudicataria del feudo per cedola di 2° decreto ricevuta agli atti della regia gran
corte l’8 Giugno 1657. Si investì il 13 Settembre 1666.

Ninfa Mastrilli:
ricevette il feudo dalla precedente nel 1667, non ne prese investitura.

Antonia Cicala:
ricevette il feudo dalla precedente ma non ne prese investitura.

Angela Sortino:
acquistò il feudo dalla precedente per conto di Biagio Scammacca agli atti del notaio
Filadelfo Maxheo di Lentini del 15 Marzo 1677.

Matteo Scammacca:
figlio di Biagio, non prese investitura.

Isabella Grillo:
ricevette il feudo dal precedente, sembra non si sia investita.

Felicia Scammacca:
il tribunale del concistoro annullò l’aggiudicazione fatta alla precedente, assegnando
il feudo a Felicia Scammacca, sorella di Matteo.

Dorotea Rizza:
acquistò il feudo dalla precedente in nome di Girolama Scrofano. Non prese investitura.

Antonino Statella:
Anna Saveria Lo Forte aveva acquistato il feudo da Girolama Scrofano il 18 Gennaio
1698, dichiarando di averlo fatto in nome e per conto di Girolama Maria Lo Forte.
Questa a sua volta in nome di Orsola Lo Forte ed ancora questa per conto di Antonio
Statella, che se ne investì il 2 Dicembre 1728.

Rosa Leto:
si investì il 21 Gennaio 1743 per dichiarazione in suo favore fattale dai fratelli
Sebastiano ed Anna Amodei. Questi erano successi a Rosa Amodei che era entrata
in possesso del feudo per cedola di 2° decreto agli atti della regia gran corte del 16
Novembre 1741.

262
Felicia Merendino:
si investì il 22 Agosto 1746 come dichiarataria della precedente agli atti del notaio
Francesco Randazzo di Noto del 26 Luglio 1744.

Giovanni Impellizzeri:
si investì il 2 Gennaio 1803. Successe per 4/5 con sentenza pronunciata dal tribu-
nale della gran corte contro i fidecommissari dell’eredità di Tommaso Impellizzeri
a cui spettavano come donatario di Felicia Merendino. La quinta parte restante era
suddivisa in altre nove parti, cinque di questi li ottenne da Liborio Geraci al qua-
le spettavano per averli acquistati in enfiteusi, pro persona nominanda, da Enrico
Conversano. Le rimanenti quattro parti li ricevette in enfiteusi da Vincenzo Denti.

263
Siracusa, palazzo Bellomo

264
P ANTANO, PANTANELLO, PANTANAZZI,
FIUME E BRACCIO DI FIUME (Lentini)

Cinque noni di una quinta parte del feudo

Girolama Landolina-Cappello:
ricevette testimoniale di possesso dalla curia capitanale di Noto il 14 Agosto 1679.
Prese investitura il 19 Luglio 1680.

Eleonora Cappello:
figlia della precedente, fu coerede della madre insieme ai fratelli Antonino, Iguterra,
Gaetano e Giuseppe. Dopo che i fratelli le donarono le loro spettanze, prese investi-
tura il 4 Luglio 1701.

Margherita Marino e Francesco Conversano (coniugi):


Margherita Marino ottenne il feudo quale restituzione di dote da parte del defunto
marito Gaetano Cappello tanto quanto sua erede. Presero investitura il 6 Luglio 1711.

Marcello Conversano:
forse figlio dei precedenti, si investì il 20 Dicembre 1746.

Enrico Conversano:
figlio del precedente, non prese investitura.

Giovanni Impellizzeri:
prese investitura il 21 Ottobre 1784 come dichiaratario di tale Liborio Geraci a que-
sto il feudo spettava per averlo acquistato in enfiteusi, “pro persona nominanda”, dal
precedente con atto in notaio Fischetti del 12 Febbraio 1784.

265
P ANTANO, PANTANELLO, PANTANAZZI,
FIUME E BRACCIO DI FIUME (Lentini)

Quattro noni di una quinta parte del feudo

Cassandra Ciofalo ed Eleonora Grillo:


non essendosi investite del loro feudo, il Tribunale del real patrimonio, con senten-
za del 6 Aprile 1623, intimò loro di prenderne regolare investitura e di presentarsi
al cospetto di quella corte. In loro nome si presentò Giovanbattista Grillo, figlio di
Eleonora e donatario di Cassandra Ciofalo, che prese investitura il 12 Luglio 1623.

Benedetto Emanuele:
nel nome maritale di Doroeta Grillo, figlia del precedente, prese investitura il 12
Luglio 1623.

Vincenzo Grillo:
fratello di Dorotea Grillo, si investì il 15 Gennaio 1644. Sposò Isabella Settimo.

Antonio Grillo:
fratello del precedente, dovette riscattare il feudo dalla madre che lo aveva trattenuto
come risarcimento della sua dote. Non prese investitura. Morì a Palermo il 21 Ottobre
1660.

Giovanni Battista Grillo:


figlio del precedente, prese investitura il 9 Febbraio 1662.

Angelica Grillo:
sorella del precedente, si investì il 6 Ottobre 1664. Sposò Giovanni Rettana, morì a
Palermo il 13 Dicembre 1668.

Marianna Rettana:
figlia della precedente, prese investitura il 16 Dicembre 1689. Morì a Palermo l’11
Gennaio 1721.

Giuseppe Lucchese:
figlio della precedente, si investì il 4 Marzo 1722. Morì a Palermo il 26 Febbraio 1766.

Marianna Lucchese Palli e Vincenzo Denti (coniugi):


figlia e genero del precedente, presero investitura il 25 Giugno 1767.

266
Lucio Denti:
figlio dei precedenti, non prese investitura ma ottenne lettere patrimoniali assolutorie
l’1 Maggio 1789. Morì in Francia, a Montpelier, il 7 Febbraio 1788.

Vincenzo Denti:
figlio del precedente, prese investitura il 5 Luglio 1789.

Giovanni Impellizzeri:
enfiteuta del precedente con atto in notaio Giuseppe Miraglia di Palermo del 27 No-
vembre 1799, si investì il 2 Gennaio 1803.

267
P ASSANETO (Lentini)

Riccardo (I) Passaneto:


sposò Druda, figlia del Vescovo di Siracusa Simone da Lentini, ricoprì numerosi im-
portanti incarichi. Nel 1301 fu creato conte di Garsiliato, mentre risulta già signore
dei casali Palagonia e Passaneto e del feudo Caltafaro.

Riccardo (II) Passaneto:


figlio del precedente, per l’ingresso del padre tra i frati dell’ordine della milizia di
S. Giacomo, ricevette il feudo, e la contea di Garsiliato, in data 30 Novembre 1309.

Guglielmo Passaneto:
fratello del precedente, morto senza figli, ottenne conferma di possesso da re Federico
III, il 20 Febbraio 1311.

Ruggero (I) Passaneto:


fratello del precedente, iscritto nel ruolo dei feudatari di re Federico. Nel 1345, il
conte Ruggero domiciliato a Lentini, contribuiva con ben 33 cavalli armati al servizio
militare, pari a 670 Onze di reddito.

Ruggero (II) Passaneto:


figlio del precedente, possessore del feudo ante 1354. Sposò Violante Alagona, figlia
di Blasco giustiziere del regno di Sicilia.

Blasco Passaneto:
figlio del precedente, minore fu sotto tutela di Blasco e poi di Artale Algona, venne
liberato da tale tutela il 20 Marzo 1363 all’età di 17 anni.

Ruggero (III) Passaneto:


figlio del precedente, ottenne conferma di possesso il 17 Dicembre 1375. Ribellatosi
alla corona subì la confisca dei suoi beni.

Berengario Cruillas:
con privilegio dato a Lentini il 28 Settembre 1392 ebbe concesso il feudo da re
Martino, con l’obbligo per ogni passaggio di proprietà, di fare omaggio di un paio
di guanti di cuoio.

268
Giacomo Campolo:
acquistò il feudo dal precedente per la somma di 1125 Fiorini d’oro. La vendita
venne ratificata dai sovrani Martino e Maria con loro privilegio, dato a Catania, il 14
Dicembre 1392.

Enrico Statella:
acquistò il feudo dal precedente per la somma di 286 Onze, con atto in notaio Pietro
Dell’Aquila del 25 Luglio 1446. Il venditore si riservò il diritto di riscatto. La vendita
risulta da una “provisione viceregia” datata 10 Marzo 1471.

Caterina Statella:
espose al vicere che il feudo era posseduto da Enrico Statella - che risulta infatti iscritto
quale barone di Passaneto nel ruolo feudale del 1408 - a cui era succeduto un figlio
omonimo, questi a sua volta l’aveva donato al figlio Riccardo, padre di Caterina. Sep-
pur la Statella dichiarava di non essere in possesso degli antichi titoli di possesso dei
suoi avi, il vicere la confermò nel possesso del feudo con privilegio del 22 Dicembre
1453. Sposò Gaspare Ventimiglia, barone di Buscemi

I feudatari di Passaneto furono obbligati oltrechè al consueto servizio militare di un


cavallo armato per ogni venti onze di rendita del feudo, a regolare le successioni secondo
il diritto dei franchi ed a risiedere stabilmente all’interno dei confini del regno, così
come erano obbligati eventuali possessori di frazioni del feudo. La corona si riservò
inoltre i diritti di “legnare, miniere, saline, solazzi, foreste, antiche difese e il lido del
mare per il tratto di un tiro di freccia, nonchè il diritto di pascolo per le scuderie e gli
animali delle regie masserie”. Gaspare Ventimiglia, marito di Caterina Statella, ot-
tenne il 10 Marzo 1471 la concessione dello “jus luendi”, nonostante tale diritto fosse
già stato venduto ad Andrea Navarro il 10 Febbraio 1470. Succesivamente lo stesso
Ventimiglia chiese ed ottenne nuova investitura, maritale nomine, il 15 Maggio 1474.

Inguterra Ventimiglia:
figlio dei precedenti, non prese investitura. Sposò Ramondetta Moncada, morì senza figli.

Giovannello Ventimiglia:
figlio di Sigismondo, secondogenito di Caterina Statella. Prese investitura il 24 Gennaio 1506.

Pietro Ventimiglia:
fratello del precedente, prese investitura il 26 Febbraio 1512 ed il 19 Gennaio 1517.
Chiese ed ottenne, in data 30 Settembre 1525, la nobilitazione del suo feudo, con
facoltà di “costruirvi un castello, tenere ed eleggere quei vassali che vi abiteranno
ed amministrare loro giustizia, tenere chegge, bajulo ed imporre gabelle e permutare
esse, a sua libera volontà, come si gode in simili castelli o casali”

269
Isabelluccia Ventimiglia:
figlia del precedente, prese investitura il 14 Giugno 1532.

Ercole Ventimiglia:
zio paterno della precedente, prese investitura il 24 Marzo 1547, come “più stretto in grado”

Antonio Ventimiglia:
non si conosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 16 Luglio 1552
ed il 29 Marzo 1558. Sposò Antonella Francica.

Francesco Giorgio Ventimiglia:


forse nipote del precedente, rappresentato dalla madre Agatuccia, prese investitura
di Passaneto il 29 Agosto 1569.

Ettore Ventimiglia:
figlio del precedente, s’investì il 7 Ottobre 1594, si reinvestì il 26 Agosto 1600.

Bernardino Ventimiglia:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Marzo 1608 e l’11 Febbraio 1622.

Bernardino Ventimiglia:
figlio postumo del precedente, prese investitura il 4 Agosto 1626.

Girolama Ventimiglia:
sorella del precedente, s’investì il 20 Giugno 1630. Sposò Giuseppe Cannizzaro.

Bartolomeo Cannizzaro:
figlio della precedente, s’investì il 9 Giugno 1653, si reinvestì il 16 Settembre 1666.

Giovanna Cannizzaro:
sorella del precedente, prese investitura il 30 Aprile 1687.

Dorotea Cannizzaro:
figlia della precedente, quale sua donataria s’investì il 28 Giugno 1696. Sposò Sal-
vatore Platamone, morì a Palermo il 4 Aprile 1734.

Baldassare Platamone:
figlio della precedente, prese investitura l’8 Febbraio 1738, quale dotale di nozze per
il suo matrimonio con Francesca Lucchese dei principi di Campofranco.

270
Michele Platamone:
figlio del precedente, per donazione s’investì del feudo Passaneto il 6 Giugno 1748.
Sposò Floria Nicosia, morì a Palermo, il 21 Marzo 1783.

Baldassare Platamone:
figlio del precedente, s’investì il 27 Febbraio 1787.

P ASSANETO (Lentini)
SALME 30 DI TERRA DEL FEUDO

Luigi Ventimiglia:
acquistò dal tribunale della gran corte, in danno di Baldassare Platamone, trenta salme
di terra della baronia di Passaneto. L’atto di vendita fu rogato dal notaio Rosario Averna
di Palermo, il 15 Febbraio 1791, il compratore prese investitura il 14 Febbraio 1792.

271
P ASSANITELLO o Passanello (Lentini)

Ruggero Fimetta:
iscritto nella descriptio feudorum di re Federico.

Giovanni de Renda:
possessore del feudo dopo il 1345.

Tommaso Crispo:
ebbe concesso il feudo da re Martino, con privilegio dato a Catania il 10 Marzo 1394.

Giovanni de Renda:
possessore del feudo nel ruolo feudale del 1408.

Baldassarre de Queralto:
ebbe concesso il feudo, durante la sua vita, dalla regina Maria con privilegio dato a
Valenza il 3 Aprile 1426.

Tuccio Piga (o Piza):


il precedente, dopo aver ottenuto autorizzazione dalla regina Maria vendette il feudo al
Piga con atto in notaio Giovanni Lippo di Messina del 13 Settembre 1433. La regina
ratificò la compravendita con sua “carta” data a Valenza l’1 Agosto 1435.

Giovanni La Gunna:
nipote del precedente, ebbe concesso il feudo quale dono di nozze. Dopo aver ot-
tenuto conferma di possesso, da parte del governatore della camera reginale, il 25
Luglio 1453, prese investitura il 28 Luglio 1459. Giovanni La Gunna aggiunse al suo
cognome quello dei Piga.

Antonio Piga La Gunna:


figlio del precedente, prese investitura del feudo il 9 Agosto 1491, quale dotale di nozze.
Si reinvestì il 27 Marzo 1506, l’1 Maggio 1507, il 29 Gennaio 1512 ed ancora il 20
Gennaio 1517.

Girolamo La Gunna:
prese investitura il 7 Settembre 1537.

272
Giuseppe La Gunna:
figlio del precedente, s’investì, per donazione, il 21 Febbraio 1544. Si reinvestì il 27
Ottobre 1557.

Girolamo La Gunna:
ritornò in potere del feudo per la morte senza eredi del figlio, prese investitura il 3
Settembre 1551.

Antonio Ballo:
quale procuratore del “magnifico” Pompeo La Gunna, s’investì di Passanitello il 26
Febbraio 1563.

Cesare La Gunna:
fratello di Pompeo, prese investitura il 28 Dicembre 1569.

Giovanni Tommaso Gurreri:


acquistò il feudo dal precedente, con atto in notaio Stefano Muratore di Mineo dell’8
Aprile 1585. Prese investitura il 23 Agosto 1585.

Benedetto Leto:
acquistò il feudo da Desiata, vedova del precedente, atto in notaio Antonio De Dulcetto
di Catania del 28 Luglio 1597. Prese investitura il 22 Maggio 1599.

Vincenzo Leto:
figlio del precedente, entrò in possesso del feudo quale dotale per le sue nozze con
Eleonora La Valle. S’investì il 23 Ottobre 1600.

Benedetto e Agata Leto:


quali tutori del minore di Giovanbattista Leto, presero investitura il 26 Gennaio 1610.
Questi s’investì il 9 Gennaio 1622.

Eleonora Leto:
quale turice e curatrice di Vincenzo Leto, s’investì il 9 Settembre 1625. Questi prese
investitura il 16 Settembre 1666.

Antonio Laurefice (Lorefice):


entrò in possesso del feudo con atto di permuta stipulato con il collegio della Com-
pagnia di Gesù di Modica, atto in notaio Antonio Grana del 12 Febbraio 1695. Al
collegio spettava quale lascito in punto di morte, di Vincenzo Leto. Antonio Lorefice
prese investitura l’11 Settembre 1699, morì a Vittoria il 25 Novembre 1707.

273
Alessandra Giurato e Francesco Lorefice:
presero investitura il 10 Marzo 1708, quali tutori di Giovanbattista Lorefice, figlio de
precedente. Giovanbattista morì a Comiso il 13 Febbraio 1717.

Michele Ferrara (Ferreri):


nel nome maritale di Caterina Lorefice, sorella di Giovanbattista, prese investitura il
3 Agosto 1717. Caterina morì a Comiso il 15 Aprile 1777.

Silvestro Ferreri:
figlio dei precedenti, prese investitura il 16 Agosto 1777. Morì a Comiso il 20 Marzo
1787.

Emanuele Ferreri:
fratello del precedente, prese investitura il 18 Febbraio 1788. Sposò Margherita Ber-
tone, morì a Comiso l’8 Settembre 1806.

Michele Ferreri:
la madre di questi, sua tutrice, s’investì del feudo Passanitello, l’1 Settembre 1807.

274
P EDAGAGGI (Lentini)
Investiture congiunte con il feudo RANDAZZINI (Vedasi)

P ILAIDA META’ o Mezzapilaida (Lentini)


Feudo della baronia di Passaneto

Baldassare Platamone:
prese investitura il 17 Febbraio 1787, per la morte del padre Michele, barone di Passaneto.

Croce Cafici:
il 27 Maggio 1794 acquistò “40 salme di terre, nominate di Mezzapilaida, dismembrate
dalla baronia di Passaneto” il sacerdote Gaetano Calvo. Questi dichiarò di aver pro-
ceduto all’acquisto per conto di Pasquale e Croce Cafici. Il 24 Luglio 1799 Pasquale
Cafici rinunziò alla sua parte in favore di Croce che ne prese investitura il 20 Maggio
1801. Questi fu capitano di Giustizia di Vizzini nel 1807-1809. Mori il 12 Luglio 1809.

Giorgio Cafici:
figlio del precedente,prese investitura il 28 Settembre 1809.

P ILAIDA META’ o Mezzapilaida (Lentini)


Feudo della baronia di Passaneto

Baldassare Platamone:
prese investitura il 17 Febbraio 1787, per la morte del padre Michele, barone di
Passaneto.

Paolo Cannizzaro:
il 3 Giugno 1794, il sacerdote Gaetano Valvoa aveva acquistato dal precedente il
feudo per poi dichiarare di averlo acquistato per conto di Paolo Cannizzaro, che ne
prese investitura il 3 Febbraio 1800. Questi morì a Vizzini il 10 Settembre 1809.

Michele Cannizzaro:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Aprile 1810. Successe nei 4/5 del feudo
come donatario del padre, per il rimanente 1/5 come donatario dello zio Filippo.

275
P IRA (Siracusa)
Vincenzo Scandurra:
con privilegio dell’1 Settembre 1767, ottenne l’innalzamento in feudo di un suo fondo
omonimo in territorio di Siracusa.

P IRATO INFERIORE (Noto)

Ferdinando Bordonali:
acquistò il feudo, di pertinenza della baronia di Ferla, con atto in notaio Girolamo
Tommasino di Palermo dell’1 Giugno 1807.
La corona ratificò la transazione, e la separazione del feudo dalla baronia di Ferla,
con cedola reale del 2 Ottobre 1809, l’acquirente prese investitura il 23 Ottobre 1809.

P IRATO SUPERIORE (Noto)

Salvatore Nicolaci:
s’investì del feudo il 20 Maggio 1808. Fu indicato quale vero acquirente da Giuseppe
Monte che aveva acquistato “pro persona nominanda” e per il prezzo di 7100 Onze
il feudo Pirato superiore, di pertinenza della baronia di Ferla. Atto rogato in notaio
Francesco Cirafici di Palermo del 30 Maggio 1805.

P ITTARI (Lentini)
Vedasi SAN BASILIO

P OGGIO DELL’IPSO (Augusta)

Tommaso Tumscitz:
con privilegio vicereale del 13 Luglio 1766 ottenne di poter infeudare un suo fondo
allodiale detto Poggio dell’Ipso.

276
P RATO o Santamino (Noto)

Il de Spuches riporta due volte la cronolgia delle investiture di questo feudo, una con il nome
di “Padro già Santamino ossia Prato” (Q.683) l’altra con quello di “Fegotto già feudo Prato
o Santamino” (Q.1986) . Non si riscontrano particolari differenze tra i diversi feudatari che
se ne investirono.

Roberto Montoro:
antico possessore, subì la confisca del feudo (chiamato Saturnino), da Carlo d’Angiò.

Dominique de Ferrande:
ottenne il feudo dalla corona nel 1271.

Accardo Barba:
ricevette l’investitura del feudo Tabaria, sito nell’isola di Malta, il 21 Gennaio 1316
ma possedette molte altri feudi in Sicilia tra cui il feudo Prato o Santanino e altri
casali che ebbe da Berardo di Ajuto (o Ayto).

Dionisio Barba:
figlio del precedente possedette fra gli altri feudi il feudo Santanino. Nell’adoa del 1345
Dionisio e Perruchio de Barba, domiciliati a Noto, furono chiamati a contribuire a loro
nome con 4 cavalli armati, e a nome del loro nipote, con due altri cavalli armati, per
un totale di 6 cavalli armati pari a 120 onze di reddito. Dionisio Barba risulta morto
tra il 1346 e il 1354.

Perruccio Barba,
fratello del precedente, per poter pagare i debiti contratti dal padre e da lui medesimo,
dovette cedere il feudo per 24 onze ad Andrea di Cholo di Noto.

Andrea di Cholo:
per compera dal precedente, ricevette il privilegio dell’ investitura l’1 Marzo 1354.

Succesivamente il feudo rientrò in potere della famiglia Barba

Violante Barba:
figlia di Accardo e sorella di Dionisio e Perruccio, sposò Bartolomeo Landolina

Muzio e Accardo Landolina:


figli di Giovanni e questi della precedente, possessori del feudo ante 1400.

277
Nicolò Enrico Salonia:
acquistò il feudo dai precedenti per la somma di 60 onze, atto in notaio Bartolomeo
de Gnasco da Noto il 22 Luglio 1400.

Antonio Salonia:
il 13 Marzo 1417 venne riconosciuto nel possesso del feudo.

Tuccio Salonia:
figlio di Antonio, non prese investitura.

Salvatore Salonia:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Luglio 1453.

Matteo Salonia:
figlio del precedente, prese investitura il 22 Novembre 1492.

Condisalvo Salonia:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Novembre 1504 ed il 29 Gennaio 1517.

Guglielmo Zambori:
acquistò il feudo dal precedente investendosene il 31 Ottobre 1534.

Antonina Salonia:
sorella di Condisalvo, avvalendosi del diritto di riscatto il feudo ritornò in potere dei
Salonia. Antonina Salonia non prese tuttavia investitura, sposò Antonio Santo Stefano.

Corrado Salonia:
nipote di Condisalvo, si investì il 4 Marzo 1547.

Condisalvo Salonia:
forse figlio del precedente, risulta una sua investitura del 4 Marzo 1577, non riscon-
trabile in archivio.

Antonia Salonia:
figlia del precedente, prese investitura il 7 Settembre 1587.

Matteo Salonia:
fratello della precedente, risulta una sua investitura del 25 Febbraio 1601, non riscon-
trabile in archivio ed una successiva del 15 Marzo 1622.

278
Antonio Salonia:
figlio del precedente, prese investitura il 28 Febbraio 1648. Morì a Modica il 5 Luglio
1650 e lì sepolto in cattedrale.

Onofrio Salonia:
fratello del precedente, non prese investitura. Morì a Modica il 25 Gennaio 1665.

Matteo Salonia:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Aprile 1666.

Onofrio Salonia:
figlio del precedente, dopo rinunzia al possesso da parte del padre, s’investì il 3 Feb-
braio 1689 (o 1690).

Rosalia Salonia:
s’investì il 1° Giugno 1706. Ottenne il feudo “con cedola di II decreto agli atti della
regia gran corte” del 28 Febbraio 1704.

Corradino Nicolaci:
acquistò il feudo dalla precedente, prese investitura il 3 Giugno 1715.

Ottavio Nicolaci:
figlio secondogenito del precedente, prese investitura il 23 Febbraio 1717 (o 1718).

Giuseppe Maria Nicolaci:


figlio del precedente, prese investitura il 1° Luglio 1768.

Ottavio Nicolaci:
figlio di Corrado, secondogenito del precedente, prese investitura nel 1802, quale
“chiamato e sostituto nel fidecommesso agnatizio mascolino”, disposto da Ottavio
Nicolaci senior.

279
P RIOLO (Augusta)

Guglielmo Raimondo (III) Moncada:


antico possessore, nel 1397, subì la confisca dei beni.

Agata De Herbes:
sorella del vescovo di Siracusa, ottenne, insieme al fratello, il feudo dai sovrani
Martino e Maria.

Pietro Bisulduno:
prese investitura il 16 Dicembre, 1452 di Priolo insieme al casale di Melilli e ai feudi
Santa Caterina, Bondifè, Martixatu, Vigunio, Spalla, Malfitano, li Margi, Cagni di
lu re, Giurana

Da allora e fino al 1486 non si rinvengono più notizie sui possessori di Priolo.

Guglielmo Moncada:
nel nome maritale di Caterina Cardines, prese investitura il 7 Agosto 1486.

Francesco Alagona:
nel nome maritale di Caterina Mescia, donataria della precedente, prese investitura
il 22 Marzo 1519.

Antonino De Gulfis:
non si conosce la sua parentela con i precedenti, fu riconosciuto possessore dal “con-
cistoro della Sacra coscienza” il 6 Giugno 1550. Prese investitura l’8 Dicembre 1550
e il 21 Gennaio 1557.

Silvio Platamone:
marito di Caterina De Gulfis, e questa “erede più stretta in grado” del precedente,
s’investì il 3 Gennaio 1580.

Francesco Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 13 Agosto 1594 ed il 28 Settembre 1600.

Andrea Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Settembre 1605.

280
Antonio Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 28 Febbraio 1648.

Francesco Platamone:
fratello del precedente, morto senza discendenti, prese investitura il 29 Agosto 1652.

Antonio Platamone:
figlio del precedente, s’investì il 15 Aprile 1684.

Eleonora Platamone:
sorella del precedente, prese investitura il 20 Maggio 1704.

Letterio Moncada:
figlio della precedene, prese investitura l’1 Febbraio 1737.

Giuseppe Gargallo:
acquistò il feudo da Eleonora Platamone e dal marito Francesco Moncada, atto in notaio
Giovanni Venturino di Palermo dell’1 Dicembre 1727. La vendita doveva interdersi
formalizzata solo dopo aver fatto fronte ad alcune soggiogazioni pendenti sul feudo.
Alla morte di Eleonora Platamone l’accordo fu confermato da Letterio Moncada il
24 Agosto 1736. Estinta l’ultima soggiogazione sul feudo il 4 Ottobre successivo, il
Gargallo potè investirsi il 6 Aprile 1737. Sposò Agata Bonaiuto, morì all’età di 102
anni a Siracusa, il 2 Aprile 1762.

Giuseppe Gargallo:
figlio di Francesco e questi del precedente, prese investitura il 17 Febbraio 1763.
Sposò Anna Maria Deodato.

Emanuele Gargallo:
figlio del precedente, s’investì il 13 Marzo 1803.

Pietro Gargallo:
zio del precedente, prese investitura il 22 Ottobre 1803.

281
Siracusa, Palazzo Gargallo di Castellentini

282
R AMASULI o Comito (Lentini)

Maddalena (cognome sconosciuto):


vedova di Antonio Alagona, in antico il feudo le era stato concesso dalla corona a titolo
d’enfiteusi, ma non pagando questa il canone annuo, fu ricondotto alla regia corte.

Nicolò Crisafi:
nel 1394 questo feudatario, che ricopriva la carica di mastro notaro dell’ufficio del
maestro razionale del regno, lo ebbe concesso dai sovrani Martino e Maria.

Antonino Speciale:
appare possessore del feudo nel ruolo dei feudatari del 1408.

Nicolò Speciale:
lo possedeva insieme alla figlia Florella, che morì senza eredi. Il feudo fu nuovamente
ricondotto al regio demanio.

Guterra Nava:
comprò i feudi di Ramasuli e Pancali da re Alfonso per 300 onze, il privilegio di
possesso fu dato a Napoli il 20 Settembre 1423.

Gondisalvo Nava:
fratello del precedente, ebbe conferma di possesso con privilegio dato a Napoli il 23
Luglio 1453.

Giovanni Nava:
figlio del precedente, s’investì il 7 Febbraio 1506.

Michele Falcone:
prese investitura del feudo Ramasuli il 17 Agosto 1537, da tale investitura sappiamo
che si era già investito il 10 Aprile 1527. Si sconoscono i motivi che portarono il
feudo in casa Falcone.

Giovanni Nava:
prese investitura il 21 Gennaio 1558, in tale documento è riportata una precedente
investitura del 13 Gennaio 1542.

283
Giovanni Nava:
nipote del precedente, prese investitura il 14 Marzo 1596 , si reinvestì il 20 Luglio
1600 ed il 25 Gennaio 1622.

Mario Nava:
figlio del precedente, s’investì il 13 Ottobre 1625.

Giovanni Nava:
figlio del precedente, s’investì il 22 Ottobre 1638.

Francesco Nava:
fratello del precedente, s’investì il 27 Giugno 1644 ed il 16 Settembre 1666.

Giovanna Nava:
figlia del precedente, prese investitura il 28 Luglio 1673, morì a Siracusa il 25 Febbraio
1720. Sposò Giovanni Francica che maritale nomine s’investì il 16 Ottobre 1674.

Ignazio Francica Nava:


figlio della precedente, s’investì il 20 Marzo 1721. Sposò Grazia Montalto, fu senatore,
giurato e capitano di giustizia di Lentini (1703-16, 1730-46) e senatore di Siracusa
nel 1746-47.

Giuseppe Francica:
figlio del precedente, prese investitura il 5 Settembre 1755. Sposò Anna Maria Arezzo,
morì a Siracusa il 17 Luglio 1777.

Giovanni Francica Nava:


figlio del precedente, s’investì il 3 Febbraio 1778.

284
R ANDAZZINI (Lentini)
Investiture congiunte con il feudo PEDAGAGGI

Enrico (I) Rubeo (Rosso):


il milite messinese Enrico Rosso, alla fine degli settanta del Duecento era stato secreto
in Calabria, dopo il Vespro aveva preso le parti degli aragonesi, ma fatto prigioniero nel
Giugno 1282 fu liberato, dietro il pagamento di un riscatto di 1000 Onze, nel Marzo
1284. Sposò Giovanna Cacholi, da cui ebbe sette figli, morì nel 1315.

Damiano (I) Rosso:


figlio primogenito del precedente, “iuris civilis professor”, sposò Ismeralda figlia di
Raimondo Romei, maestro della zecca di Messina dal 1283. Morì il 19 Ottobre 1316.

Andrea Rosso:
figlio del precedente, possessore del feudo nella descriptio feudorum sub rege Fride-
rico. Sposò Rosanna Mohac, in seconde nozze Paola Limongiis, già vedova di Chaus
Teutonico che gli porto in dote il feudo Callura. Morì prima del 20 Gennaio 1356.

Riccardello Rosso:
figlio di Gandolfo fratello del precedente. Ricoprì la carica di maestro razionale dal
1355, nel 1356 fu nominato castellano e capitano della Mola di Taormina. Causa le
continue liti per la sua successione con Perello Mohac (cugino di Rosanna, moglie
di Andrea Rosso), ricevette lettera di assicurazioni reali il 6 Aprile 1358. Nel 1365 si
ribellò al sovrano subendo la confisca dei beni, tuttavia già nel 1367 appare ritornato
alla fedeltà regia.

Enrico (II) Rosso:


cugino del precedente, a seguito di una lunga disputa riuscì ad entrare in potere del
feudo. Sposò Lucchina Chiaramonte, morì a Palermo nel 1388.

Enrico (III) Rosso:


figlio del precedente.

Beatrice Rosso:
sorella del precedente, ottenne i feudi Randazzini e Pedagaggi dal cugino Damiano
Rosso quale quota a lei spettante per la morte senza figli di Enrico Rosso, atto stipulato
in notaio Antonino Scammacca il 27 Settembre 1401 e confermato dalla corona con
privilegio dato a Catania il 2 Novembre 1401. Sposò Tommaso Spadafora.

285
Damiano (II) Rosso:
figlio di Riccardo, di cui sopra, nonostante la cessione a Beatrice Rosso, risulta iscritto
quale barone di Randazzini e Pedagaggi nel ruolo feudale del 1408. Prese investitura
dei due feudi il 27 Gennaio 1417.

Giovanni Barresi:
figlio di Antonino e di Margherita Rosso entrò in possesso dei feudi per disposizione
testamentaria del precedente. Ottenne conferma di possesso dal governatore della
camera reginale il 2 Agosto 1436.

Blasco Barresi:
fratello del precedente, morto senza figli. Ottenne ratifica di possesso da re Alfonso
con suo privilegio dato a Napoli l’11 Agosto 1453. Prestò giuramento di “fideomag-
gio” avanti il governatore della camera reginale il 6 Febbraio 1454. Prese investitura
il 23 Giugno 1459.

Pezio Barresi:
figlio del precedente, prese investitura il 21 Novembre 1461.

Blasco Barresi:
forse figlio del precedente, prese investitura il 28 Aprile 1510 e dil 27 Aprile 1520.

Gaspare Barresi:
figlio del precedente, prese investitura l’8 Dicembre 1521. Da questa investitura fino
al 1576 non si hanno più ntizie.

Gaspare Bellacera:
si sconosce come questa famiglia entrò in possesso dei feudi di Randazzini e Peda-
gaggi. Nell’investitura presa da Gaspare Bellacera il 18 Settembre 1576 sappiamo che
questi s’investì per la morte del padre, già possessore, e per “accordo di transazione”
con l’ordine gerosolimitano del 7 Marzo 1574. Morì a Palermo il 15 Dicembre 1590.

Ingastone Bellacera:
figlio del precedente, non prese investitura. Cedette a sua moglie Laura D’agostino,
già vedova La Liotta, i due feudi per “restituzione di dote”.

Laura D’agostino:
moglie del precedente, prese investitura il 12 febbraio 1592.

286
Gaspare Bellacera:
figlio della precedente, entrò in possesso dei feudi per donazione materna e per ac-
cordo intercorso con tale Antonello Formica che vantava pretese sui due feudi. Prese
investitura l’11 Gennaio 1603, si reinvestì il 24 Febbraio1622.

Ingastone Bellacera:
figlio del precedente, prese investitura il 27 Settembre 1629 ed il 16 Settembre 1666.

Salvatore San Filippo:


prese investitura il 28 Febbraio 1716 per cessione fattagli dal vicerettore della casa di
Gesù di Palermo con atto redatto in notaio Giuseppe Domenico Azzarello di Palermo
del 28 Gennaio 1712. All’ordine gesuitico era giunto attraverso:

Ingastone Bellacera
subì la vendita coatta dei feudi

Francesca Sindona-Natali
cedola di 2° decr. della gran corte del 13/10/1667

Antonia Mangiapane-Maggio
nominataria della precedente, con atto del 17/10/1668

Casa di Gesù di Palermo


nominataria della precedente e cedola di 2° decr.
della gran corte del 7/2/1685

Giovanna Ferranti
acquistò i feudi all’asta pubblica contro la casa di Gesù di Palermo
atto del tribunale del concistoro del 16/01/1687.

Casa di Gesù di Palermo


nominataria della precedente atto del 20/11/1698

Clemente San Filippo:


fratello del precedente, morto senza figli, s’investì il 7 Marzo 1726.

287
Ercole Michele Branciforte:
nel nome maritale di Caterina Branciforte prese investitura il 20 Dicembre 1749, a
seguito di sentenza in favore di questa emessa dal tribunale della gran corte del 26
Marzo 1746, contro la casa di Gesù di Palermo. I gesuiti erano rientrati in potere dei
feudi come dichiaratari di Eleonora Pennisi che li aveva acquistati da Clemente San
Filippo.

Ercole Michele Branciforte:


s’investì nel nome proprio il 16 Febbraio 1764 come retenzione finchè “non rimborsato
della somma di onze 2136, tarì 8 e grani 9 da lui spesa per il recupero dei due feudi”.
Morì a Palermo il 20 Novembre 1764.

Salvatore Branciforte:
figlio del precedente, s’investì il 30 Giugno 1765. Con atto stipulato in notaio Gae-
tano Filippone di Palermo del l’11 Dicembre 1770 vendette a Giuseppe Pagano, solo
durante la vita di questi e della moglie Aloisia Puglisi, il “mero titolo” di barone di
Randazzini e Pedagaggi.

Enrico Giacomo Guttadauro:


s’investì l’11 Dicembre 1781 come nominatario di Vincenzo Marino che aveva ac-
quistato i feudi, “pro persona nominanda”, dal precedente, con atto in notaio Angelo
Accardi di Palermo del 24 Luglio 1781. Morì a Catania l’1 Aprile 1797.

Vincenzo Guttadauro:
figlio del precedente, prese investitura il 18 Aprile 1797.

288
R ANDÈ O CARDONETTO (Lentini)
Feudo della baronia di San Basilio

Giuseppe La Iacona:
s’investì di metà del feudo Randè o Cordonetto, insieme a metà dei feudi Monaco o
Lupponaro, Leone, San Giorgio e Cucco il 15 Giugno 1761. Ricevette il feudo da tale
Francesco Testagrossa, acquirente all’asta pubblica “pro persona nominanda”, atto in
notaio Cesare Milana di Palermo del 4 Giugno 1760. Successivamente acquistò la metà
rimanenete del feudo e delle tenute di cui sopra, non prendendone però investitura.

Antonio La Iacona:
figlio del precedente entrò in possesso del feudo quale suo donatario, non prese in-
vestitura.

Vincenzo La Iacona:
figlio secondogenito del precedente, prese investitura del feudo insieme ai feudi
Monaco o Lupponaro, San Giorgio e Cucco, il 26 Gennaio 1779.

289
R APISI (Lentini)
Investiture congiunte con il feudo GUALTIERI-BARUNI

Il Barberi nei suoi “Capibrevi” affermò che tutti i signori di Rapisi erano stati, allo
stesso tempo, signori di Gualteri-Baruni.

Giovanni Filingeri:
antico possessore.

Andrea De Guerciis:
iscritto nel ruolo feudale di re Federico quale possessore di Rapisi.

Antonio De Guerciis:
figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investiture.

Andrea De Guerciis:
fratello del precedente, non vi sono tracce di sue investiture.

Antonio De Guerciis:
discendente di uno dei fratelli di cui sopra, iscritto nel ruolo feudale del 1408.

Giovanna De Guerciis:
figlia del precedente, sposò Pietro Porco, che ottenne privilegio di possesso dai pre-
sidenti del regno il 15 Febbraio 1416.

Tommaso De Marchisio:
non si conoscono i titoli del suo possesso. Questi ebbe un figlio legittimo di nome
Giovanni ed un figlio adulterino di nome Antonio, procreato con una certa Domeni-
ca, “donna nubile”. Antonio affermò che nel 1422 con privilegio di re Alfonso fosse
stato legittimato.

Antonio De Marchisio:
donatario del padre, atto in notaio Giovanni Guercio di Catania del 2 Gennaio 1427,
prese investitura il 20 Luglio 1428.

Salimbenio De Marchisio:
forse figlio di Giovanni, ottenne sentenza in suo favore emessa contro il precedente.
Re Alfonso lo confermò nel possesso del feudo.

290
Giovanni Salimbenio De Marchisio:
forse figlio del precedente, ottenne riconoscimento ed investitura dal governatore della
camera reginale il 30 Agosto 1453. Si reinvestì l’1 Dicembre 1459 e l’1 Giugno 1507.

Salimbenio De Marchisio:
figlio del precedente, s’investì il 15 Dicembre 1507 ed il 26 Marzo 1517.

Francesco De Marchisio:
figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investiture.

Antonio De Marchisio:
figlio del precedente, s’investì il 18 Dicembre 1517.

Vincenzo De Marchisio:
figlio del precedente, prese investitura il 18 Maggio 1582.

Cesare De Marchisio:
fratello del precedente, prese investitura il 18 Agosto 1582.

Ferdinando De Marchisio:
fratello del precedente, prese investitura il 28 Agosto 1593 ed il 9 Agosto 1600. Sposò
Caterina Settimo.

Francesco De Marchisio:
figlio del precedente, s’investì l’8 Marzo 1610 ed il 10 Marzo 1622.

Blasco De Marchisio:
fratello del precedente, prese investitura il 6 Novembre 1627. Morì a Palermo il 20
Marzo 1647.

Felicia De Marchisio:
figlia del precedente, prese investitura il 27 Marzo 1647. Si reinvestì nell’ufficio del
protonotaro del regno, il 16 Settembre 1666, asserendo che i due feudi si chiamavano
Bonalbergo, feudo, secondo il De Spuches, in realtà esistente ma in territorio di Nicosia.

Francesco Roderico Ventimiglia:


non si conosce la causale del suo possesso, prese investitura il 5 Giugno 1687, per
conto di Giovanni Ventimiglia.
Giovanni Ventimiglia:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Agosto 1688.

291
Felicia Ventimiglia:
figlia del precedente, per la morte senza figli dei fratelli Ettore e Giovanni, s’investì
il 18 Dicembre 1693.

Giovanna Ventimiglia:
sorella della precedente, s’investì il 10 Ottobre 1713. Sposò Guglielmo Moncada.

Antonio Alliata:
giudice della gran corte criminale, come amministratore dei beni della precedente,
prese investitura, in nome “del vero e legittimo possessore da dichiararsi” il 17 Luglio
1735.

292
R EGALCACCIA O SPINAGALLO META’ (Siracusa) “A”

Ruggero de Jaconia:
iscritto nel ruolo dei feudatari del 1335, traeva un reddito di 30 onze dai feudi Rachal-
cachi (Regalcaccia), Bucales (Bufalefi) e Rachadedi (Caddeddi). Risulta già morto
il 30 Ottobre 1340.

Margarita Jaconia:
non conosciamo la sua parentela con il precedente, visse nella seconda meta del
Trecento.

Paolo Capobianco:
figlio naturale di Pietro Capobianco, a nome della moglie, il 25 Maggio1392 dichiarò
di possedere il feudo Rahalchaci.

Nel ruolo feudale del 1408 è iscritto “Giovanni de Ricca, per il feudo Rayalcacha,
sito in territorio di Siracusa”.

Giovanni Ricca e Artale Pompeo:


iscritti nel ruolo del 1408 “per i feudi Cardedda e Ciccaleff, siti in territorio di Noto”
fratelli uterini, figli di Margherita Jaconia, chiesero ed ottennero riconoscimento del
feudo “per antico possesso”, privilegio dato dai presidenti del regno l’11 Luglio 1418.

Rinaldo Ricca e Giovanni Nicola Pompeo:


il primo figlio di Giovanni, il secondo figlio di Antonio Pompeo forse figlio o fratello
di Artale. Si investirono in comune del feudo indiviso ottenendo nuova conferma di
possesso con privilegio dato Siracusa il 25 Luglio 1453. Si reinvestirono il 13 Giugno
1459.

Le successive investiture furono prese distintamente dalle famiglie Ricca e Pompeo.


Della metà in potere dei Ricca si investì:

Turgisio Ricca:
forse figlio o fratello del precedente, prese investitura il 14 Settembre 1486.

Antonio Ricca:
non si conosce la sua parentela con il precedente, si investì il 24 Agosto 1498, si
reinvestì il 6 Gennaio 1506.

293
Bernardo Ricca:
non si conosce la sua parentela con il precedente, si investì il 27 Ottobre 1509.

Palamone Ricca:
fratello del precedente, si investì della nuda proprietà del feudo, visto che il fratello
se ne era riservato l’usufrutto, il 4 Giugno 1526.

Antonio Balducci:
si investì il 6 Ottobre 1555 in virtù di una sentenza emessa dal tribunale della regia
corte del 3 Aprile dello stesso anno. Si reinvestì del feudo il 19 Gennaio 1557.

Melchionella Balducci:
figlia del precedente, per donazione si investì il 10 Luglio 1576. L’atto di donazione,
stipulato in notaio Antonio Capri il 18 Aprile 1574, sarebbe stato revocato se fossero
sopraggiunti eredi maschi del donante.

Antonio Balducci:
in rappresentanza del figlio Baldassare si reinvestì del feudo.

Carlo Balducci:
fratello di Baldassare, per rinunzia di questi prese investitura il 13 Agosto 1600. Sposò
Francesca Scalia.

Gaspare Balducci:
figlio del precedente, si investì il 15 Marzo 1615 a seguito di assegnazione del padre
a tacitazione di quanto questi doveva per restituzione di dote alla moglie Francesca
Scalia. Si reinvestì il 15 Novembre 1622. Sposò Silvia Faragone, fu girato di Siracusa
nel 1637-38 e capitano di giustizia nel 1648. Morì a Siracusa il 14 Luglio 1648.

Carlo Balducci:
figlio del precedente, per donazione si investì il 3 Gennaio 1633. Premorì al padre
senza discendenti.

Melchiorre Balducci:
fratello del precedente, si investì il 26 Giugno 1649.

Vincenzo Balducci:
fratello del precedente, prese investitura il 5 Luglio 1656. Con lettere vicereali del 3
Aprile 1659 il feudo fu ricondotto al regio fisco. Vincenzo Balducci sposò Pietrina
Baldi, morì a Siracusa il 3 Dicembre 1663.

294
Gaspare Balducci:
figlio del precedente, dietro supplica della madre al vicere riottenne il possesso del feu-
do con atto di clemenza del 16 Maggio 1665. Gaspare Balducci si investì il 30 Agosto
1666. Fu giurato di Siracusa nel 1693-94, capitano di giustizia nel triennio 1696-98
e senatore nel 1704-05. Sposò Giuseppa Nicolaci che premorì al marito senza figli,
il Balducci, trovandosi debitore per restituzione di dote con i familiari della defunta
moglie, assegnò, a titolo di transazione definitiva, la sua metà del feudo di Regalcaccia
con atto in notaio Francesco Saverio Mangaliviti di Siracusa dell’8 Dicembre 1716.

Corradino Nicolaci:
prese investitura il 3 Agosto 1717, morì a Noto il 28 Settembre dello stesso anno.

Giacomo Nicolaci:
figlio del precedente, si investì il 25 Aprile 1718. Fu giurato di Noto nel 1741-42,
morì in quella città, senza figli, il 6 Novembre 1760.

Ottavio Nicolaci:
fratello del precedente, prese investitura il 21 Gennaio 1761. Fu patrizio di Siracusa
nel 1746-47, morì a Noto il 31 Ottobre 1767.

Corrado Nicolaci:
figlio del precedente, si investì il 27 Marzo 1768. Comprò dal marchese di Spaccaforno
il titolo di principe di Villadorata, fu capitano di giustizia a Noto nel 1774-75, morì
a Palermo il 25 Aprile 1798.

Giuseppe Abela:
rivendicò il feudo come rappresentante della famiglia Balducci ottenendo sentenza
favorevole dal tribunale della regia gran corte in data 2 Ottobre 1777. Si investì l’1
Agosto 1786.

295
Siracusa, palazzo Impellizzeri

296
R EGALCACCIA O SPINAGALLO META’ (Siracusa) “B”

Ruggero de Jaconia:
iscritto nel ruolo dei feudatari del 1335, traeva un reddito di 30 onze dai feudi Rachal-
cachi (Regalcaccia), Bucales (Bufalefi) e Rachadedi (Caddeddi). Risulta già morto
il 30 Ottobre1340.

Margarita Jaconia:
non conosciamo la sua parentela con il precedente, visse nella seconda meta del
Trecento.

Paolo Capobianco:
figlio naturale di Pietro Capoblanco, a nome della moglie, il 25 Maggio1392 dichiarò
di possedere il feudo Rahalchaci.

Nel ruolo feudale del 1408 è iscritto Giovanni de Ricca, per il feudo Rayalcacha, sito
in territorio di Siracusa.

Giovanni Ricca e Artale Pompeo:


fratelli uterini, figli di Margherita Jaconia, chiesero ed ottennero riconoscimento del
feudo “per antico possesso”, privilegio dato dai presidenti del regno l’11 Luglio 1418.

Rinaldo Ricca e Giovanni Nicola Pompeo:


il primo figlio di Giovanni, il secondo figlio di Antonio Pompeo forse figlio o fratello
di Artale. Si investirono in comune del feudo indiviso ottenendo nuova conferma di
possesso con privilegio dato Siracusa il 25 Luglio 1453. Si reinvestirono il 13 Giugno
1459.

Le successive investiture furono prese distintamente dalle famiglie Ricca e Pompeo.


Della metà in potere dei Pompeo si investì:

Rinaldo De Naro:
marito di Bartolomea Pompeo, donataria da parte del padre, della nuda proprietà del
feudo, prese investitura il 9 Novembre 1492.

Giovannello De Naro:
figlio dei precedenti, prese investitura il 6 Gennaio 1506.

297
Pietro De Marinis:
nel nome maritale di Eleonora De Naro, sorella del precedente, s’investì il 24 Gen-
naio 1516.

Eleonora De Marinis:
risulta in possesso del feudo nel 1550, non prese investitura.

Isabella Giurato:
s’investì il 22 Dicembre 1551 come donataria della precedente, si sconoscono tuttavia
i loro legami familiari. Si reinvestì il 26 Agosto 1600. Sposò Mariano Alliata, senatore
della città di Palermo nel 1579-80.

Giovanni Alliata:
figlio della precedente, quale suo donatario prese investitura il 13 Agosto 1614. Si
reinvestì il 22 Agosto 1622.

Giuseppe Impellizzeri:
figlio di Diana Alliata, sorella del precedente e di Tommaso Impellizzeri, prese inve-
stitura il 6 Novembre 1627. Sposò Caterina Landolina dei baroni di Burgio.

Tommaso Impellizzeri:
figlio del precedente, prese investitura il 13 Gennaio 1638. Sposò la cugina Diana
Impellizzeri, fu capitano di giustizia di Noto nel 1645-49.

Vincenzo ed Eleonora Paternò (coniugi):


per transazione con il precedente, atto in notaio Giuseppe Agnello di Noto del 21
Gennaio 1647, presero investitura di metà del feudo Regalcaccia, il 21 Gennaio 1648.

Giacinto Paternò:
figlio dei precedenti, prese investitura il 5 Luglio 1656, per donazione. Si reinvestì
il 16 Settembre 1666.

Ignazio Paternò Castello:


marito di Eleonora Paternò, figlia della precedente, s’investì il 9 Marzo 1677. Morì a
Milazzo il 28 Febbraio 1700, fu sepolto a Catania nel convento del Carmine.

Guglielmo Di Stefano:
secondo marito di Eleonora Paternò, prese investitura il 28 Settembre 1715.

298
Tra i figli di Eleonora, Vincenzo Paternò Castello (primo letto) e Luigi Maria Di
Stefano (secondo letto), alla morte di questa, nacque un litigio per la titolarità della
metà del feudo Regalcaccia.

Il tribunale della regia gran corte:


prese investitura il 4 Luglio 1727, a nome del “vero successore”, ancora da dichiarare.
Con sentenza dello stesso tribunale il 28 Agosto 1728, venne riconosciuto legittimo
proprietario Vincenzo Paternò Castello. Questi morì a Catania il 22 Giugno 1750.

Nicolò Paternò Castello:


figlio di Vincenzo, prese investitura il 27 Luglio 1750. Morì a Catania il 14 Gennaio
1802.

Vincenzo Domenico Paternò Castello:


figlio del precedente, s’investì il 3 Luglio 1803.

299
R ENDA (Noto)

Simone Januensis (Genuisi):


di Lentini secondo il ruolo feudale del 1335 ricavava un reddito di 40 Onze dai feudi
Renda e Bosco di Alfano

Giovanni Genuisi:
forse figlio del precedente, possedette il feudo Renda post 1335

Ysolda Genuisi:
forse figlia del precedente, sposa di Giacobino Schifano, avendo preso le parti dei
Chiaramonte, il feudo le fu confiscato e assegnato a Pietro Consalvi. Il 17 Giugno
1361 Ysolda e il marito tuttavia ottennero, dal sovrano, la restituzione del feudo

Gicobino Schifano:
da allora e fino all’agosto 1375 lo Schifano fu titolare del feudo Renda, il cui pagamento
dello ius relevii gli venne abbonato per i meriti da lui acquisiti durante la campagna
militare a fianco di re Federico IV

Manfredi Alagona:
possessore del feudo tra il 1375 e il 1392, ebbe confiscati i beni da re Martino.

Gagliardetto de Montecluso (Moncada):


ricevette il feudo da re Martino con privilegio dato a Catania l’8 Agosto 1392. La
limitazione di onze 100 di reddito sul feudo venne meno con successivo privilegio,
concesso nella forma più ampia, dato a Catania il 20 Novembre 1394.

Mainito Xurtino (Sortino):


acquistò il feudo dal precedente insieme con altri sette, con atto in notaio Antonio
Cappello del 28 Dicembre 1396. I sovrani autorizzarono la vendita con loro privilegio
dato a Catania, il 28 Maggio 1397.

Rainaldo Sortino:
figlio del precedente, ricevette Renda insieme al feudo Maccari per disposizioni te-
stamentarie paterne, prese investitura il 28 Gennaio 1454

Alvaro Sortino:
figlio secondogenito del precedente, successe nel feudo, non risulta si sia investito.

300
Raimondo Sortino:
figlio del precedente, prestò giuramento e omaggio il 1° Maggio 1459 si investì del
feudo Renda nell’anno 1508.

Beatrice Sortino:
sorella del precedente, sposò in prime nozze Antonio de Ricca ed in seconde Antonio
Perio Salonia. Beatrice Sortino durante lo stato vedovile prese investitura nel 1509,
risulta un ulteriore investitura per la morte di re Ferdinando.

Giuseppe Salonia:
prese investitura il 21 Gennaio 1558, si sconosce il titolo di tale investitura.

Giovanni Battista Salonia:


figlio del precedente, si investì il 12 Dicembre 1563.

Giuseppe Salonia:
forse nipote del precedente, figlio di Michele Salonia, prese investitura il 9 Aprile
1578, si reinvestì il 26 Agosto 1600.

Vincenzo Salonia:
figlio del precedente, prese investitura il 30 Luglio 1608.

Giuseppe Salonia:
figlio del precedente, si investì il 23 Luglio 1616, si reinvestì il 29 Gennaio 1622.

Vincenzo Salonia:
figlio del precedente, prese investitura il 26 Giugno 1649.

Pietro Salonia:
per la morte del precedente di cui sconosciamo il grado di parentela, si investì il 2
Ottobre 1653.

Corrado Salonia:
fratello del precedente, si investì l’11 Giugno 1660, si reinvestì il 16 Settembre 1666.

Caterina Salonia:
sorella del precedente, dietro rinunzia della sorella Giovanna, prese investitura del
feudo di Renda il 2 Ottobre 1677. Sposò Corrado de Lorenzo.

301
Giuseppe de Lorenzo:
figlio della precedente, prese investitura il 2 Giugno 1689.

Giuseppe de Lorenzo:
forse nipote del precedente, prese investitura il 25 Settembre 1754.

Nicolò de Lorenzo:
figlio del precedente, si investì il 30 Settembre 1786.

Primo maii VII indicionis (1459) Noto


Nobilis Raymundus de Xurtino in presencia illustris domini viceregis perso-
naliter constitutus tactis sacrosanctis scripturis iuramentum ac ligium et ho-
magium manibus et ore comendatum secundum formam iuris ac iuxta prag-
maticarum et constitucionum regni continenciam et tenorem quod erit fidelis
servitor vassallus et baro serenissimo domino nostro regi heredibus et suc-
cessoribus suis in hoc regno pro pheudis de Renda, de Maccari, lu Ruvectu
e la salina di lu Ruvectu et Sacculinu prestitit pariter et tribuit in manibus
dicti domini viceregis, presentibus domino locumtenente in officio bmagistri
iusticerii, domino Iacobo de Chirico et Iohanne de Belloflore.

A. Costa L’ira del re e la fedeltà dei sudditi. Un quaternus di fideomagi della metà del Quattrocento,
Archivio Mediterranea, Palermo 2013, Appendice II, pagg.188-89

302
R ETTILINI o Redidino (Noto)

Guido Mohac:
la famiglia possedeva beni feudali siciliani fin dal tempo dell’imperatore Federico e
di re Manfredi. Ribellatosi agli angioini fu tuttavia perdonato e nel 1270 riammesso
nel godimento di alcuni suoi beni, perdette tuttavia il casale Redidino.

Bertrand Actanulfo:
gli fu concesso tra il 1270 e il 1274, quando lo restituì alla regia curia in cambio del
castello di Montesecco in Abruzzo.

Pietro (II) Modica:


figlio di Pietro (I), aveva un ruolo di primo piano tra i familiari del re nel Dicembre
1314, fu stratigoto di Messina nel 1324. E’ iscritto quale signore del feudo nel ruolo
feudale di re Federico.

Federico Modica:
fratello del precedente, tenne il feudo tra il 1335 e il 1345, che lasciò al nipote Petruccio
(figlio di Pietro II), anzichè al figlio, Chicco, ritenuto illegittimo.

Pietro Capobianco:
acquistò il feudo dal precedente, e dalla moglie Cecilia, per la somma di 80 Onze. Atto
in notaio Pietro de Parisio del 9 Settembre 1364, la vendita fu ratificata da re Federico.

Paolo Capobianco:
figlio del precedente, dichiarato fellone, ne subì la confisca.

Francesco Arezzo:
ricevette il feudo da re Martino con privileguio dato a Catania, il 22 Novembre 1394.

Perruccio Lanza:
acquistò Rettilini insieme al limitro feudo di Almidara dal precedente, non vi sono
tracce di sua investitura

Filippo Nava:
acquistò i due feudi dal precedente con atto in notaio Giovanni de Minardo dell’11 Set-
tembre 1431, per la somma di 500 Onze. Questi non prese investitura perchè Ferdinando
Velasquez, procuratore dell’Infante Pietro, secondo il capitolo “Volentes”, domandò la
preferenza sull’acquisto del feudo, con la riduzione del 10 % sul prezzo concordato.

303
Giovanni Battista Platamone:
acquistò i feudi dal Velasquez, ottenendo privilegio, dato a Castel di Aci, il 6 Febbraio
1432. L’infante Pietro, Vicario del regno di Sicilia, confermò la vendita in suo nome
il 30 Giugno 1434. Re Alfonso accordò al Platamone privilegio di possesso dato a
Napoli, il 10 Aprile 1442.

Giulio Sancio Platamone:


figlio del precedente, il 16 Luglio 1453 ottenne dal vicere nuova conferma di possesso
ed investitura.

Giovanni Ferrando Platamone:


non si conosce la sua parentela con il precedente, non vi sono tracce della sua inve-
stitura.

Guglielmo Imposa:
acquistò i feudi dal precedente con atto in notaio Bartolomeo Siracusa di Catania
del 20 Settembre 1469. Ottenne conferma di possesso dal vicere il 14 Aprile 1470.

Caterina Imposa:
figlia del precedente, prese investitura il 22 Settembre 1500. Sposò Francesco Platamo-
ne che maritale nomine s’investì dei feudi Reddidini ed Almidara il 12 Gennaio 1517.

Girolamo Platamone:
figlio della precedente, prese investitura il 5 Aprile 1532.

Petruccio Platamone:
figlio del precedente, s’investì il 18 Gennaio 1557.

Maria Platamone:
figlia del precedente, prese investitura il 27 Gennaio 1561 e il 7 Agosto 1600. Sposò
Diego de Silva.

Andrea Platamone:
figlio di Silvio, fratello di Petruccio, prese investitura il 22 Settembre 1619.

Andrea Platamone:
figlio di Francesco e questi di Silvio, per accordo con il precedente, transazione in
notaio Paolo Muleè di Palermo del 29 Ottobre 1621, entrò in possesso dei feudi.

304
Petruccio Platamone Silvio Platamone

Maria Andrea Francesco


Diego de Silva
Andrea

Antonio

Antonio Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 28 Febbraio 1648.

Francesco Platamone:
figlio di Antonio, prese investitura il 29 Agosto 1652 ed ancora il 16 Settembre 1666.
Sposò Eufemia Arezzo dei baroni di San Michele, in seconde nozze Francesca Morini
dei duchi di Gualtieri.

Antonio Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Aprile 1684.

Eleonora Platamone:
figlia del precedente, prese investitura il 20 Maggio 1704. Sposò Francesco Moncada
principe di Larderia.

Letterio Moncada:
figlio della precedente, s’investì il 29 Aprile 1736.

Francesco Moncada:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Giugno 1763.

Rosalia Moncada:
figlia del precedente, prese investitura il 26 Agosto 1798. Sposò Baldassarre Platamone
dei duchi di Belmurgo.

Michele Platamone:
figlio della precedente, s’investì il 16 Marzo 1803.

305
R IGILIFI (Siracusa)

Roberto Traversa:
proprietario del feudo, non prese investitura.

Nitto Traversa:
figlio del precedente, non risultano investiture.

Antonio Traversa:
figlio del precedente, ottenne conferma di possesso, per se ed i suoi discendenti, con
privilegio dato a Catania il 24 Agosto 1418. Prestò giuramento di fedeltà alla regina
Giovanna, il 18 Luglio 1459.

Orlando Traversa:
figlio secondogenito del precedente, con il consenso del fratello primogenito Antonio
prese investitura del feudo il 2 febbraio 1465.

Nicolò Antonio de Siracusa:


per rinunzia in suo favore da parte di Orlando Traversa, atto in notaio Giacomo Amo-
relli del 20 Agosto 1506, s’investì il 4 Novembre 1506.

Alvara Bonsignore:
s’investì il 5 Marzo 1509, quale donataria di Orlando Traversa cui il feudo era ritornato.

Giovannella Grimaldi:
donataria di Alvara Bonsignore, si investì il 5 Aprile 1512.

Girolamo Grimaldi:
il 5 Ottobre 1514 prestò giuramento di fedeltà alla regina Germana.

Lonzino Grimaldi:
prese investitura il 21 Maggio 1533.

Santorella Grimaldi:
figlia del precedente, prestò giuramento ai sovrani Giovanna e Carlo, il 21 Agosto
1537. S’investì il 20 Ottobre 1557, sposò Giulio Cannizzaro.

306
Girolamo Cannizzaro:
figlio secondogenito della precedente, a seguito di rinunzia fattagli dal fratello Gio-
vanni, si investì il 23 Dicembre 1593. Si reinvestì il 26 Agosto 1600.

Giulio Cannizzaro:
figlio del precedente, prese investitura il 18 Dicembre 1607.

Giuseppe Cannizzaro:
cugino del precedente, a seguito di rinunzia in suo favore da parte di Giulio Cannizzaro,
divenuto chierico, atto in notaio Pietro Venuti da Noto del 9 Maggio 1638, s’investì
il successivo 22 Giugno.

Giovanni Cannizzaro:
padre del precedente, per la morte del figlio avvenuta a Noto il 18 Novembre 1638
e per testamento rogato dal notaio Pietro Venuti da Noto il 10 Ottobre 1638, prese
investitura il 18 Novembre 1638.

Successivamente il feudo ritornò in potere di Giulio Cannizzaro che, abbandonata


la vita ecclesiastica, sposò Angela Maria Trigona. Giulio Cannizzaro morì a Noto il
12 Febbraio 1659.

Corradino Cannizzaro:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Aprile 1662, si reinvestì il 16 Settembre
1666. Morì a Noto senza figli il 6 Maggio 1676.

Giuseppe Cannizzaro:
fratello del precedente, si investì il 30 Marzo 1677. Morì a Noto, anch’egli senza
prole, l’1 Settembre 1693.

Giovanna Cannizzaro:
cugina del precedente, per rinunzia fattale dal fratello Corradino, si investì 20 Agosto
1694. Sposò Nicola Landolina, morì a Noto il 20 Marzo 1707.

Nicola Landolina:
marito della precedente, per la morte della moglie e del cognato Leonardo Cannizzaro,
prese investitura l’1 Dicembre 1708. Morì a Noto il 22 Agosto 1717.

Rosario Landolina:
fratello del precedente, prese investitura il 30 Giugno 1721.

307
Nicola Landolina:
nipote del precedente, figlio di Giuseppe Landolina dei marchesi di Trezzano e di
Francesca Bonanno, si investì il 6 Ottobre 1727. Morì, senza figli, a Siracusa il 18
Ottobre 1741.

Filippo Landolina:
fratello del precedente, si investì il 12 Gennaio 1742.

Pietro Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 27 Agosto 1809.

308
Siracusa, museo Bellomo, araldica Landolina

309
R OSOLINI (Noto)

Pachicius de Guisia:
possessore nel ruolo feudale di re Federico dei feudi Busanini (Rosolini) e Giffira
(Gisira) da cui ricavava un reddito di 15 Onze.

Gombaldo de Podio:
acquistò il feudo dal precedente l’11 Gennaio 1341, con atto in notaio Niccolò
carubeni di Noto.

Antonio de Podio:
figlio del precedente non vi sono tracce di sue investiture.

Giovanni de Podio:
figlio del precedente, prese investitura il 16 Agosto 1418.

Margherita de Podio:
figlia del precedente, prese investitura il 5 Luglio 1453, sposò Antonio Platamone.

Francesco Platamone:
figlio della precedente, prese investitura il 7 Febbraio 1511. Sposò Caterina Imposa
ereditiera dei feudi Rettilini e Almidara.

Girolamo Platamone:
figlio del precedente, prese investitura dei feudi Rosolini, Commaldo, Rettilini e
Almidara il 19 Agosto 1530.

Petruccio Platamone:
figlio del precedente, prese investitura dei quattro feudi il 18 Gennaio 1557.

Maria Platamone:
figlia del precedente, s’investì il 27 Gennaio 1561. Sposò Diego de Silva che “maritale
nomine” s’investì di Rettilini, Rosolini e Cugni d’incumbau il 5 Maggio 1574. Maria
Platamone si reinvestì dei quattro feudi il 7 Agosto 1600. Detta Maria donò il feudo
d’Almidara al cugino Andrea Platamone riservandosene l’usufrutto.

310
Andrea Platamone:
il 22 Settembre 1619 prese due investiture, una per il feudo d’Almidara vista la do-
nazione, e la morte - stante l’usufrutto- di Maria Platamone, l’altra per il feudo Com-
maldo e per la baronia d’Imposa composta dai feudi Rosolini, Rettilini, Timparussa e
Galermo. Dopo disputa con il nipote Andrea, di Francesco, si reinvestì il 17 Febbraio
1622 solo di Rosolini, Commaldo, Timparussa e Galermo.

Andrea Platamone:
figlio di Francesco, fratello del precedente, prese investitura di Commaldo e degli
altri feudi il 6 Novembre 1640.

Antonio Platamone:
figlio del precedente, s’investì della baronia d’Imposa composta dai sei feudi di Ro-
solini, Rettilini, Timparussa, Galermo, Commaldo e Almidara il 28 Febbraio 1648.

Francesco Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Agosto 1652 ed ancora il 16 Settembre
1666. Sposò Eufemia Arezzo dei baroni di San Michele, in seconde nozze Francesca
Morini dei duchi di Gualtieri. Fu creato principe di Rosolini con regio diploma del
20 Ottobre 1673.

Antonio Platamone:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Aprile 1684.

Eleonora Platamone:
figlia del precedente, prese investitura il 20 Maggio 1704. Sposò Francesco Moncada
principe di Larderia.

Letterio Moncada:
figlio della precedente, s’investì il 29 Aprile 1736.

Francesco Moncada:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Giugno 1763.

Rosalia Moncada:
figlia del precedente, prese investitura il 26 Agosto 1798. Sposò Baldassarre Platamone
dei duchi di Belmurgo.

Michele Platamone:
figlio della precedente, si investì il 16 Marzo 1803.

311
R OVETTO o Pantanum Ruvecti (Noto)
Feudo con annessa salina (o pantano)

Soprano di San Silvestro:


risulta già morto il 30 Ottobre 1340 quando lasciò alla moglie Martina Truxellis i
beni feudali da lui posseduti

Martina Truxellis:
risposatasi con Facio d’Anglona (o Anglano), dovette sostenere nel 1341 con Nicolò
de Turri, una vertenza giudiziaria per il possesso dei feudi, che si concluse positiva-
mente per lei. Il 10 Maggio1343 re Ludovico confermò a Martina il possesso dei feudi

Federico Aragona:
figlio naturale ma leggittimato di Orlando e questi di re Federico III, fu vicegover-
natore e stratigoto di Messina dal 1343 al 1346, ricevette investitura della terra di
Avola il 23 Aprile1361. Ricevette il feudo Rovetto, insieme ad altri dalla corona,
il 18 Settembre 1373. Fu ucciso dalla popolazione di Avola nel 1375 e i suoi beni
ritornarono alla corona

Manfredi Alagona:
sposò nel Dicembre 1356 Luchina Moncada, il 16 Settembre1361 gli venne assegnata
la castellania del castello vecchio di Noto, carica che l’11 Marzo1363 potè essere
trasmessa anche agli eredi. Il 31 Maggio 1366 venne investito in perpetuo anche della
castellania del castello nuovo di Noto. Per conto del figlio naturale Giacomo (II) il
21 Aprile 1373 ebbe legati da Martina Truxellis i feudi: Maccari, Bimisca, Rovetto e
Bonfallura ottenendo conferma reale il 22 Maggio1375. L’anno successivo ebbe in
feudo, sotto servizio militare, tutti i proventi doganali della terra di Noto e del lito-
rale sino a Vendicari. Dichiarato ribelle il 4 Aprile 1392, col figlio Artale, fu presto
perdonato e reintegrato in granparte dei suoi possedimenti feudali.

Cristofaro Romano:
si sconosce come entrò in possesso del feudo.

Giovanni Antonio Romano:


figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investiture

Antonio Carubeni:
permutò con il precedente la salina del Rovetto con sue terre in territorio di Noto, atto
in notaio Giovanni De Guasto di Noto del 12 Novembre 1433.

312
Martina Carubeni:
figlia del precedente, insieme al marito, Rainaldo Sortino, ricevette privilegio di
possesso, dato a Napoli il 5 Luglio 1443.

Pietro Sortino:
figlio terzogenito della precedente, ricevette in dono il feudo quale dotale di nozze.
Prese investitura il 28 Settembre 1476 ed il 15 Novembre 1479.

Rainaldo Sortino:
figlio del precedente, non prese investitura.

Nicola Sortino:
fratello del precedente, s’investì il 13 Febbraio 1504.

Maria Brigida Costanza Sortino:


figlia del precedente, non prese investitura. Morì nubile.

Antonello Sortino:
zio paterno della precedente, prese investitura il 26 Giugno 1512.

Vincenzo Sortino:
figlio del precedente, prese investitura il 5 Settembre 1525.

Carmixina Sortino:
sorella del precedente, morto senza discendenti, prese investitura il 27 Agosto 1527.

Giovanna Margherita Ruffino:


figlia della precedente, prese investitura il 5 Gennaio 1541. Sposò Giacomo Borgia.

Ottavio Borgia: Giuseppe Salonia:


figlio della precedente, prese investi- fu possessore di metà “pro indiviso”
tura di metà della salina di Rovetto della salina e del feudo Rovetto. S’in-
e del feudo omonimo il 22 Gennaio vestì il 21 Gennaio 1558.
1583. Si reinvestì il 23 Settembre
1600.

Giacomo Borgia: Giovanni Battista Salonia:


figlio del precedente prese investitura figlio del precedente, prese investitura
il 29 Aprile 1628. il 12 Dicembre 1563.

313
Giuseppe Salonia:
nipote del precedente, prese investi-
tura il 9 Aprile 1578, ed il 26 Agosto
1600.

Francesco Salonia:
figlio del precedente, quale suo
donatario, prese investitura il 25
Settembre1606.

Vincenzo Salonia:
figlio del precedente, quale suo dona-
tario, prese investitura il 19 Maggio
1607.

Giuseppe Salonia:
figlio del precedente, prese investitu-
Marco Antonio Lorefice: ra il 23 Luglio 1616.
acquistò la metà indivisa della salina
e del feudo di Rovetto prendendone
investitura il 16 Giugno 1629. Antonio e Carlo Landolina:
acquistarono il feudo ed il connesso
titolo baronale, dal precedente, con
Bartolomeo Deodato: atto in notaio Michele Infantino di
acquistò la metà indivisa della salina Noto del 24 Dicembre 1634. Antonio
e del feudo di Rovetto prendendone Landolina rinunzio al titolo in favore
investitura il 22 Luglio 1653. L’acqui- di Carlo.
stò da Giuseppe Ragusa il quale l’ave-
va ricevuto in permuta da Francesco
e Vincenzo Deodato, fidecomissari
del seminario di Noto. Al seminario
netino era giunto da potere di Vitto-
ria Ragusa che l’aveva acquistato dagli
eredi di Marco Antonio Lorefice.

Pietro Deodato:
figlio del precedente, prese investitu-
ra l’1 Marzo 1666.

314
Lucia Deodato: Pietro Landolina:
vedova del precedente, prese investi- figlio del precedente, prese investitu-
tura il 31 Agosto 1720. ra l’1 Agosto 1772. Morì a Noto il 18
Dicembre 1785.

Gaspare Trigona: Giuseppe Landolina:


il 19 Dicembre 1742 prese investitura figlio del precedente, prese investitu-
di una quarta parte della salina e del ra l’8 Marzo 1786. Morì a Noto il 23
feudo Rovetto quale amministrato- Marzo 1809.
re di Bernardo Maria Trigona, suo
figlio minorenne, erede di Lucia
Landolina.

Vincenzo Trigona: Pietro Landolina:


figlio di Bernardo morto a Noto il figlio del precedente, prese investitu-
30 Marzo 1791. Prese investitura il ra l’1 Luglio 1809. È l’ultimo investito.
9 Luglio 1791. È l’ultimo investito.

315
S ABUCI (Lentini)

Il monastero del SS. Salvatore de Lingua Phari di Messina:


possedette il feudo nel 1271

Adinolfo Mortillaro e Nicolò de Lamia:


iscritti nel ruolo feudale di re Federico quali possessori, ognuno di una metà, del
feudo Sabuci.

Gerardo Saluti:
iscritto nel ruolo feudale del 1408 quale possessore dell’intero feudo Sabuci.

Filippo de Herneo :
ottenne riconoscimento, “per antico possesso” con privilegio dato a Siracusa il 31
Luglio 1453. Prese investitura il 12 Giugno 1559 ed il 14 Novembre 1461.

Giovanni de Herneo:
si sconosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 5 Maggio 1492. Si
reinvestì il 16 Agosto 1506 ed il 27 Aprile (o Agosto) 1507.

Mateo de Herneo (de Erbeo):


si sconosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 22 Gennaio 1529,
si reinvestì il 17 Agosto 1537.

Francesco de Erbeo (de Arbio):


figlio del precedente, s’investì il 27 Ottobre 1557.

Salvatorella de Arbio:
figlia della precedente, prese investitura il 10 Settembre 1575 ed il 7 Agosto 1600.
Sposò Giuseppe Calascibetta.

Giuseppe Calascibetta:
come padre e “legittimo amministratore” di Giacinto Calascibetta, prese investitura
il 15 Marzo 1613.

Giuseppe Calascibetta:
figlio di Giacinto, prese investitura il 16 Giugno 1637.

316
Antonina Calascibetta:
figlia del precedente e sua donataria, non prese investitura.

Giuseppe Calascibetta:
padre della precedente, prese investitura il 22 Ottobre 1663, si reinvestì il 30 Agosto
1666. Dottore in legge fu auditore generale del regno. Morì a Palermo il 25 Maggio
1682.

Giacinto Calascibetta:
a mezzo del suo curatore, Bernardino Masbel, prese investitura il 14 Maggio 1683.

Alfio Antonio Calascibetta:


figlio del precedente, s’investì 20 Ottobre 1727. Fu segretario del regno di Sicilia nel
1734. Morì a Palermo il 12 Marzo 1768

Giuseppe Calascibetta:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Novembre 1768. Morì a Lentini nel 1773.

Alfio Calascibetta:
figlio del precedente, s’investì il 12 Settembre 1775. Sposò Camilla Cuccetti, fu giurato
di Lentini nel 1782-83. Morì a Lentini l’1 Giugno 1796.

Camilla Cuccetti e Giuseppe Calascibetta:


come tutori ed amministratori del minore Eduardo Calascibetta s’investirono il 2
Settembre 1796.

317
S ACCOLINO (Noto)

Gualtiero de Caltagirone:
proprietario nella seconda metà del XIII secolo del casale Sacculinu. Il feudo fu
ricondotto alla corona per il mancato pagamento delle tande dovutele.

Pietro Anzalone:
ebbe concesso il feudo da re Giacomo con privilegio dato a Messina il 31 Maggio
1288. Messinese, fu giudice della Magna regia corte e protonotaro del regno.

Macalda Anzalone:
ricevette in dote il feudo per le sue nozze con Teobaldo Speciale, matrimonio avvenuto
in data anteriore al 2 Febbraio 1301.

Francesco Speciale:
figlio della precedente, nell’adoa del 1342 figura tassato per un cavallo armato per il
feudo Sacculino.

Teobaldo Speciale:
forse figlio del precedente, risulta barone del feudo Sacculino nel dicembre 1356.
Subì la confisca dei suoi beni.

Paolo de Baldo:
possessore di Saccolino post 1356, ricevette il feudo dalla corona.

Iaquinta Speciale:
il vicere le accordò privilegio di possesso ed investitura il 25 Maggio 1420. Era figlia
di Francesco Speciale e moglie di Matteo di Lu Re di Messina, che risulta iscritto
quale barone di Saccolino già nel ruolo dei feudatari del 1408.

Pietro Fontana (alias Speciale):


non si conosce la sua parentela con la precedente, non prese investitura.

Antonio Carobeni:
acquistò il feudo dal precedente, per la somma di 130 Onze, atto in notaio Lorenzo
Noto di Catania del 3 Settembre 1426. Re Alfonso ratificò la vendita con suo privilegio
dato a Torre Ottava il 27 Agosto 1451.

318
Rainaldo Sortino:
possessore del feudo come “concessionario” del precedente, non prese investitura.

Giovanna Falcone:
mosse causa al precedente per il possesso del feudo, a seguito di sentenza in suo
favore, prese investitura di Saccolino il 23 Giugno 1496.

Rainero Falcone (alias Fontana):


figlio della precedente, quale suo donatario, prese investitura nel 1501 o 1502, si
reinvestì il 23 Giugno 1517.

Giovannello Falcone (alias Fontana):


figlio del precedente, prese investitura il 25 Maggio 1519.

Guglielmo Zarbari:
acquistò il feudo dal precedente, s’investì il 27 Luglio 1532.

Giovanni Matteo Zarbari:


figlio del precedente, prese investitura il 23 Gennaio 1548.

Giovanni Vincenzo Zarbari:


fratello del precedente, s’investì il 21 Luglio 1553 ed il 20 Ottobre 1557.

Eleonora Zarbari:
fratello del precedente, s’investì il 29 Ottobre 1562.

Stefano Morreale:
acquistò il feudo dalla precedente, prese investitura il 19 Gennaio 1567.

Francesco Starabba:
acquistò il feudo dal precedente, atto in notaio Antonio Lazzara di Palermo del 19
Settembre 1577, prese investitura il 24 Luglio 1578.

Raffaele Starabba:
figlio del precedente, quale suo donatario, s’investì il 17 Novembre 1592.

Carlo Giavante:
acquistò il feudo dal precedente, prese investitura l’11 Settembre 1600.

La compagnia di Gesù di Noto:


erede universale del precedente, prese investitura il 4 Febbraio 1622.

319
Antonio de Florenza:
acquistò il feudo permutando altri valori, atto in notaio Pietro Bonerba di Regalbuto
del 14 Aprile 1661. Prese investitura il 15 Marzo 1662, morì a Regalbuto il 27 Luglio
1665.

La compagnia di Gesù di Noto:


erede universale del precedente, non prese investitura.

Marcello Bruno:
s’investì di Saccolino il 28 Maggio 1674. Aveva ricevuto il feudo da tale Giuseppe
Ciambrì che lo aveva acquistato, pro persona nominanda, dalla compagnia di Gesù di
Noto con atto in notaio Bartolomeo Drago di Palermo dell’8 Dicembre 1673. Sposò
Giovanna Lanziralli dei baroni di Sanagia con cui fondò il convento di San Francesco
di Paola di Salemi.

Aloisio Bruno:
figlio del precedente, prese investitura il 14 Settembre 1675. Sposò Innoccenza Ric-
cio dei baroni di S.Anna ed in seconde nozze Maria Lanza dei principi di Lanza. Fu
castellano di Salemi, senatore di Trapani nel 1684 e governatore del monte di pietà
di Palermo nel 1717. Morì senza figli.

Marcello Sieripepoli:
fgilio di una sorella del precedente, prese investitura il 7 Gennaio 1722.

320
S AN BASILIO o Sanctus Basilius (Lentini)

Alafranco di San Basilio:


iscritto quale possessore del feudo nel ruolo di re Federico.

Alaynuccio di San Basilio:


cugino del precedente, morto senza figli. Appare nell’adoa del 1345 domiciliato a
Lentini e tassato per tre cavalli armati, corrispondenti ad una rendita di 60 Onze.

Alafranco di San Basilio:


figlio del precedente, morì nell’anno 1395, a Lentini, dove fu sepolto nel convento
di San Francesco.

Antonio di San Basilio:


cugino del precedente, è iscritto nel ruolo del 1408.

Giacomo di San Basilio (Lentini):


nipote del precedente, ottenne riconoscimento da parte del governatore della Camera
reginale con atto dato a Siracusa il 31 Luglio 1453. Al concessionario era fatto obbligo
di risiedere nel regno e di apprestare il consueto servizio militare, in ragione di un
cavallo armato per ogni 20 onze di rendita del feudo.

Francesco Lentini:
figlio del precedente, s’investì l’11 Marzo 1477.

Angelo Balsamo:
marito di Eleonora Lentini, questa sorella del precedente, prese investitura di San
Basilio il 15 Dicembre 1501. Si reinvestì il 7 Marzo 1506. Morì a Messina, il 3
Agosto 1507.

Francesco Balsamo:
figlio del precedente, s’investì il 3 Dicembre 1507.

Petruccio Balsamo:
figlio del precedente, prese investitura il 16 Novembre 1526.

Antonio Francesco Balsamo:


per rinunzia da parte del padre, prese investitura l’11 Gennaio 1538. Nel 1540 il feudo
fu rivendicato da Onofrio Lentini (alias di San Basilio) secondo marito di Marianna,

321
vedova di Francesco Balsamo, dunque patrigno del precedente.
Antonio Francesco Balsamo sfruttando abilmente la consanguineità tra Giovanna
Platamone ed Eleonora Lentini, (vedasi albero genealogico) che avrebbe impedito
il matrimonio tra i genitori di Onofrio, senza dispensa ecclesiastica, lo tacciò d’ille-
gittimità. Si pervenne così ad un compromesso, Onofrio rinunziava alla titolarità del
feudo, mentre Antonio Francesco Balsamo si impegnava a riconoscergli una rendita
di 90 onze annue ed a rinunziare alla lite di illegittimità.

Pietro Balsamo:
figlio di Antonio Francesco, prese investitura il 22 Marzo 1575. Si reinvestì il 18
Settembre 1600 ed il 14 Marzo 1622.

Pietro Bonanno:
figlio di Giacomo e di Antonia Balsamo, sorella del precedente, ricevette il feudo in
dono da Francesca Tagliavia, vedova del precedente. Prese investitura con il nome
di Balsamo il 6 Giugno 1647. Sposò Violante Notarbartolo, morì a Palermo, senza
figli, il 16 Ottobre 1659.

Giacomo Bonanno:
figlio di Filippo, fratello del precedente, prese investitura il 15 Dicembre 1661. Sposò
Francesca Marini dei duchi di Gualtieri.

Filippo Bonanno:
figlio del precedente, prese investitura il 17 Settembre 1666. Sposò in prime nozze
Rosalia de Bosco dei principi di Cattolica, ed in seconde nozze Stefania del Bosco
dei principi di Belvedere.

Francesco Bonanno:
figlio del precedente, s’investì il 5 Dicembre 1711. Sposò Isabella Morra dei principi
di Buccheri, in seconde nozze Anna Maria Ventimiglia dei principi di Mirto.

Giuseppe Bonanno:
figlio secondogenito del precedente, prese investitura il 24 Dicembre 1740. Fu l’ul-
timo ad investirsi della baronia di San Basilio che fu smembrata e venduta a diversi
acquirenti.

322
LENTINI
Alaimo e Alafranco Lentini
Militello (1071)

Giovanni Tommaso Alaimo (+1287) Matteo


Sortino (1270) (Patriarca latino di Gerusalemme) (Macalda di Scaletta) (+1285)
Castelvetrano (1271) (+1277) Militello (1266)
Augusta (1271) Palazzolo (1282)
Buccheri (1282)

Ioletta Tommaso Giacomo


(Gualtiero Caltagirone) (+>1297)

Nicolia

Eufemia
SAN BASILIO

Padre (?) Fratello (?)

Alafranco (Lentini) Alaimo (+>1345) Fratello (?)


di San Basilio (Parisia)
(+>1335)

Alafranco (+>1395) Antonino (+>1408)


(Venturella)

Alaimo Giacomo (+<1477)

Onofrio
Andreana Eleonora Francesco
(G.B. Platamone) (Angelo Balsamo) (+<1501)
Giovanni Antonio
(Giovanna Platamone)
Giovanna Platamone Francesco Balsamo
(Marianna ?)
Onofrio
(Laura Gotho)
(Marianna ?)

323
S AN CUSUMANO o San Cosmano (Augusta)

Tommaso Schifano:
antico possessore.

Artale Alagona:
s’ignora il suo titolo di possesso, dichiarato ribellle subì la confisca dei beni.

Giovanni Bellomo:
ottenne il feudo dalla corona, con privilegio dato a Catania, il 16 Gennaio 1398.

Guglielmo Bellomo:
il feudo gli fu venduto da Giovanni, vicario del regno e fratello di re Alfonso, per 1200
Fiorini d’oro. Il privilegio di posesso fu dato ad Augusta il 22 Maggio 1422. Il 7 Ottobre
1458 Gugliemo Bellomo acquistò per 800 Fiorini anche il mulino di San Cusumano.

Antonio Bellomo:
figlio del precedente, fu confermato nel possesso del feudo con privilegio, dato da re
Giovanni a Barcellona il 2 Gennaio 1460. Sposò Eleonora Arezzo, fu conte di Augusta.

Giorgio Bellomo:
figlio del precedente, non prese investitura.

Giovanna Margherita Bellomo:


sorella del precedente, morto senza figli, prese investitura il 7 Febbraio 1484

Antonio Bellomo:
s’ignora la sua parentela con la precedente, non prese investitura. Sposò Isabella Vinci.

Giovanni Bellomo:
figlio del precedente, s’investì il 9 Maggio 1508 ed il 19 Gennaio 1516. Con privilegio
dato a Palermo, il 10 Aprile 1519, gli fu concesso di costruire un casale all’interno
del suo feudo. Sposò Bianca Celesti.

Isabella Vinci:
madre del precedente, ricevette il feudo in dono, atto in notaio Pietro Satalia di Sira-
cusa del 11 Dicembre 1520. Prese investitura il 10 Giugno 1521.

324
Antonio Bellomo:
figlio di Giovanni, ricevette lettere di possesso dal vicere datate 29 Aprile 1554. Sposò Violante
Gulfi dei baroni di Gisira.

Giovanni Francesco Starrabba:


acquistò il feudo dal precedente con atto in notaio Thaddeo Giambertone di Piazza dell’11
Luglio 1577. Prese investitura il 24 Luglio 1578, fu protonotaro del regno.

Raffaele Starrabba:
figlio del precedente, quale suo donatario, prese investitura il 17 Novembre 1592.

Pietro e Giuseppe Starrabba:


figli del precedente, tenero il feudo indiviso, non prendendone investitura.

Antonino Trigona:
prese investitura il 23 Febbraio 1596 dopo aver acquistato il feudo dai precedenti. Il 19 Gennaio
1619, per 3440 Onze, acquistò l’ufficio di percettore del val di Noto.

Antonino Trigona:
figlio del precedente, prese investitura per donazione l’8 Luglio 1610. Sposò Salomea Starrabba.

Antonino Trigona:
padre del precedente, per revoca di donazione, prese nuovamente investitura del feudo il 9
Ottobre 1619 e l’8 Gennaio 1622.

Antonino Trigona:
figlio del precedente, alla morte del padre, prese investitura il 15 Marzo 1628, anche a seguito
di sentenza in suo favore emessa contro il regio fisco.

Antonio Maria Trigona:


figlio del precedente, prese investitura il 16 Giugno 1642 ed il 16 Settembre 1666.

Pietro Starrabba:
per rinunzia fattagli dal precedente, atto in notaio Vincenzo Mundello di Palermo del 10 Maggio
1667, prese investitura l’8 Giugno 1668.

Vincenzo Starrabba:
figlio del precedente, prese investitura il 26 Giugno 1684.

I fidecommissari della Cattedrale di Piazza:


presero investitura, il 22 Marzo 1709. Ottennero il feudo da tale Rosalia Facinato che lo aveva
acquistato, pro persona nominanda, dal precedente.
325
S AN DEMETRIO (Lentini)

Astasello de Taranto:
iscritto nel ruolo feudale del 1408.

Blasco de Taranto:
figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investiture.

Astasello de Taranto:
figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investiture.

Giovanni de Taranto:
figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investiture.

Betta de Taranto:
figlia del precedente, ottenne conferma di possesso ed investitura dalla camera reginale
il 9 Agosto 1453. Sposò Giovanni Gioeni che, maritale nomine, s’investì del feudo
il 17 Giugno 1459.

Giovanni Gioeni:
figlio della precedente, prese investitura il 28 Maggio 1492.

Elisabetta (vedova di Giovanni Gioeni):


prese investitura, come tutrice del figlio Guglielmo, il 26 Maggio 1507.

Fabio Paternò:
come tutore di Guglielmo Gioeni, prese investitura il 12 Gennaio 1516.

Federico Gioeni:
fratello del precedente, prese investitura il 4 Giugno 1520 ed il 12 Settembre 1537.

Vincenzo Gioeni:
figlio del precedente, per donazione, “propter nuptias”, s’investì il 14 Aprile 1551, si
reinvestì il 18 Agosto 1557. Sposò Girolama Sardo.

Giovanni Gioeni:
figlio del precedente, per rinunzia al titolo ed al feudo da parte del padre, prese in-
vestitura il 12 Marzo 1559. Con privilegio del 14 Dicembre 1587 fu nominato regio
cavaliere.

326
Sicilia (vedova di Giovanni Gioeni):
come tutrice del figlio Vincenzo, prese investitura il 13 Settembre 1594.

Vincenzo Gioeni:
figlio della precedente, prese investitura il 23 Settembre 1600. Sposò Diamira Tudisco,
morì a Catania nel 1616.

Giovanni Gioeni:
figlio del precedente, prese investitura il 17 Settembre 1616 e l’11 Marzo 1632.

Vincenzo Gioeni:
figlio della precedente, prese investitura l’1 Luglio 1631, si reinvestì il 16 Settembre
1666. Sposò Eleonora Stella, fu capitano di giustizia di Catania nel 1667-68.

Salvatore Pellegrino:
per nomina fattagli dal sacerdote Antonio Pellegrino, acquirente del feudo all’asta
pubblica, prese investitura il 14 Aprile 1714. Morì a Catania il 22 Novembre 1736.

Domenico Pellegrino:
figlio del precedente, s’investì il 20 Febbraio 1738. Morì a Catania il 3 Novembre 1739.

Salvatore Pellegrino:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Aprile 1740. Cooptato nella mastra nobile
di Catania nel 1753, fu capitano di giustizia in quella città nel 1770-71. Morì a Catania
il 6 Dicembre 1805.

Domenico Pellegrino:
figlio del precedente, s’investì il 18 Novembre 1806. Fu senatore di Catania nel
1798-99.

327
S AN GIACOMO DI BELMINEO (Noto)

Pietro (II) Modica:


iscritto nel ruolo feudale di re Federico.

Pietro (IV) Modica:


forse nipote del precedente, risulta possessore del feudo nel 1391.

Cesarea Modica:
figlia naturale del precedente, in occasione delle sue nozze con il veneziano Aloisio
Contarini ebbe in dono dal padre il feudo di San Giacomo, atto in notaio Nicolò de
Avela dell’1 Giugno 1394. I sovrani confermarono la donazione sanando, in cambio
della somma di 40 onze, la condizione di Cesarea Modica, il privilegio di possesso
fu dato a Catania il 10 Luglio 1395.

Simone Morisco:
ottenne da re Alfonso privilegio di possesso, dato a Gaeta il 26 Dicembre 1439, prese
investitura il 10 Gennaio 1470.

Antonio Morisco: Pietro Morisco:


non si conosce la sua parentela con il non si conosce la sua parentela con
precedente, entrò in potere di meta il precedente, prese investitura il 20
del feudo di San Giacomo prenden- Gennaio 1479.
done investitura il 20 Gennaio 1479.
Almisenda Morisco:
Filippo Morisco: figlia del precedente, s’investì il
forse figlio secondogenito del prece- 10 Ottobre 1491. Ebbe tre mariti,
dente, prese investitura il 20 Marzo il secondo, Pietro Pompeo, prese
1492. investitura, maritale nomine, il 19
Gennaio 1516.

Francesco Morisco: Francesco Morisco:


non si conosce la sua parentela con Almisenda Morisco, il marito Agosti-
il precedente, prese investitura di no Pompeo ed il figlio di prime nozze
metà del feudo San Giacomo il 21 Lorenzo de Gulfis gli cedettero la
Gennaio 1516. metà del feudo in loro possesso, atto
redatto in notaio Angelo de Aurifice
da Noto il 27 Marzo 1521. S’investì
dell’intero feudo il 12 Luglio 1521.

328
Giovanna Morisco:
sorella del precedente morto senza figli, prese investitura il 16 Gennaio 1524. Sposò
Tommaso Impellizzeri.

Giuseppe Impellizzeri:
figlio del precedente, non prese investitura.

Tommaso Impellizzeri:
figlio di Giuseppe, si investì il 31 Luglio 1593, Si reinvestì il 7 Agosto 1600, ed ancora
il 14 Ottobre 1621.

Tommaso Impellizzeri:
nipote del precedente, come donatario si investì il 27 Aprile 1632.

Giuseppe Impellizzeri:
figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investiture.

Tommaso Impellizzeri:
figlio del precedente, prese investitura il 13 Gennaio 1638, si reinvestì il 16 Settembre
1666. Fu capitano di giustizia di Noto nel biennio 1645-46.

Tommaso Impellizzeri:
forse nipote del precedente, si investì il 5 Novembre 1680. Fu giurato di Noto nel
1701-02 e capitano di giustizia nel 1740-41. Mori il 21 Febbraio 1744.

Giovanni Impellizzeri:
figlio del precedente, prese investitura l’11 Agosto 1744.
Fu proconservatore di Noto dal 1758 al 1776, morì il 16 Dicembre 1784.

Giuseppe Salvatore Impellizzeri:


figlio del precedente, prese investitura il 23 Giugno 1785.
Fu proconservatore di Noto nel 1776, morì il 21 Dicembre 1792.

Giovanni Impellizzeri:
figlio del precedente, si investì l’8 Agosto1793. Fu senatore di Noto nel 1798-99.

329
Noto, palazzo Impellizzeri di San Giacomo

330
S AN GIORGIO (Lentini)
Feudo della baronia di San Basilio

Giuseppe La Iacona:
s’investì di metà del feudo San Giorgio, insieme a metà dei feudi Randè o Cordonetto,
Monaco o Lupponaro, Leone e Cucco il 15 Giugno 1761. Ricevette il feudo da tale
Francesco Testagrossa, acquirente all’asta pubblica “pro persona nominanda”, atto in
notaio Cesare Milana di Palermo del 4 Giugno 1760. Successivamente acquistò la metà
rimanenete del feudo e delle tenute di cui sopra, non prendendone però investitura.

Antonio La Iacona:
figlio del precedente entrò in possesso del feudo quale suo donatario, non prese in-
vestitura.

Vincenzo La Iacona:
figlio secondogenito del precedente, prese investitura del feudo insieme ai feudi Mo-
naco o Lupponaro, Randè o Cardonetto e Cucco, il 26 Gennaio 1779.

331
S AN GIULIANO (Augusta)

Guglielmo Raimondo (III) Moncada:


antico possessore.

Antonio Sciacca:
ebbe concesso il feudo dal precedente, nella seconda metà del XIV secolo.

Martino Sgalambro:
dopo la confisca dei beni del conte d’Augusta, ebbe concesso il feudo da re Martino
con privilegio dato a Catania il 16 Gennaio 1397.

Pietro Sgalambro:
figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investiture.

Sgalambra Sgalambro:
figlia del precedente, prese investitura il 29 Settembre 1453. Sposò Giovanni de
Aretiis (Arezzo).

Francesco Arezzo:
figlio della precedente, quale suo donatario, prese investitura l’1 Aprile 1484.

Giovannello Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Ottobre 1500 ed il 27 Novembre 1516.

Michele Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Luglio 1543.

Giovanni Arezzo:
figli del precedente, per donazione s’investì del feudo il 21 Febbraio 1544. Si reinvestì
il 20 Dicembre 1558.

Beatrice Arezzo:
figlia del precedente, prese investitura il 14 Marzo 1596 e l’11 Settembre 1600. Sposò
Alessandro Cutelli.

Girolamo Asmundo:
nel nome maritale di Paola Cutelli, figlia della precedente, prese investitura il 23
Ottobre 1601.

332
Francesco Asmundo:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Febbraio 1622. Sposò Olivia Paternò dei
baroni d’Imbaccari.

Girolamo Asmundo:
figlio del precedente, s’investì il 23 Settembre 1628 ed il 16 Settembre 1666. Il 4
Novembre (o Marzo) 1669 fu creato marchese di San Giuliano con privilegio di re
Carlo II. Sposò in prime nozze Maria Trovato, in seconde nozze Giulia Romeo dei
baroni di Carcaci ed in terze, Agata Amico. Fu capitano di giustizia di Catania nel
biennio 1651-52, senatore nel 1657-58 e 1662-63.

Francesco Asmundo:
figlio del precedente, prese investitura l’11 Maggio 1677. Sposò Laura Joppolo dei duchi
di S.Antonio. Fu capitano di giustizia di Catania nel 1679-80, morì nell’anno 1687.

Girolamo Asmundo:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Marzo 1688. Morì in giovane età, senza eredi.

Consalvo Asmundo:
zio del precedente, fratello di Francesco, prese investitura l’11 Luglio 1694. Nel 1710
fondò su terre del feudo la nuova città di Villasmundo. Fu più volte giudice della gran
corte criminale, morì, senza figli, il 17 Maggio 1716.

Antonino Paternò Castello:


prese investitura del feudo nel nome maritale di Giulia Asmundo, sorella di Girolamo,
ed in seguito a sentenza della gran corte civile e del tribunale del concistoro del 3
Marzo 1700.

Orazio Paternò Castello:


figlio del precedente, prese investitura il 23 Dicembre 1720. Sposò Silvia Paternò
Castello dei duchi di Carcaci. Fu capitano di Giustizia di Catania nel 1733 e patrizio
nel 1739. Morì a Catania nel 1770.

Antonino Paternò Castello:


figlio del precedente, prese investitura il 30 Settembre 1770. Sposò Maria Gravina
dei baroni di Armiggi. Fu capitano di giustizia di Catania nel 1763 e patrizio della
stessa città nel 1768.

Antonino Paternò Castello:


forse figlio secondogenito del precedente, prese investitura il 10 Marzo 1802. Sposò
Maria Concetta Tedeschi.

333
S AN LORENZO (Noto)

Giovanni de Liria:
ebbe concesso il feudo da re Alfonso con privilegio dato a Catania, il 23 Dicembre
1438.

Antonello de Carusio (Caruso):


s’investì di San Lorenzo il 27 Maggio 1479 ed il 21 Gennaio 1516.

Elvira Caruso:
quale badessa del monastero di Santa Chiara di Noto, prese investitura dei feudi San
Lorenzo e Montesano, per donazione del precedente, il 2 Giugno 1537.

Dorotea Caruso:
anch’essa quale badessa del monastero di Santa Chiara di Noto, prese investitura il
23 Maggio 1554 ed il 20 Novembre 1557.

Sapienza Caruso:
badessa del suddetto monastero s’investì nel 1564.

Luca de Juliana (Giuliana):


prese investitura del feudo il 28 Febbraio 1570 dopo averlo acquistato da Blasco
Statella, erede di Antonello Caruso che aveva ceduto il feudo al monastero di Santa
Chiara con diritto di riscatto “quandocumque”.

Antonello Caruso

Isabella Caruso
Blasco Statella

Ercole Statella

Blasco Statella

Caterina Giuliana:
moglie del precedente, prese investitura il 27 Ottobre 1577 ed ancora il 14 Agosto 1600.

334
Francesco Giuliana:
figlio secondogenito della precedente, prese investitura l’1 Settembre 1605 ed il 26
Aprile 1622.

Roderico Zappata:
acquistò il feudo dal precedente ma non ne prese investitura. Alla sua morte sembra
se ne sia investita la moglie Maria Statella.

Corrado De Lorenzo:
prese investitura l’8 Febbraio 1651 come donatario di Mariano De Lorenzo, acqui-
rente del feudo da Vincenzo Giuliana, (forse figlio di Francesco, rientrato in potere
del feudo). Corrado De Lorenzo si reinvestì il 9 Giugno 1666.

Giuseppe De Lorenzo:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Agosto 1694.

Giuseppe De Lorenzo:
forse nipote del precedente, prese investitura il 25 Settembre 1754. Morì a Noto l’1
Aprile 1786.

Nicola De Lorenzo:
figlio del precedente, ancora minorenne prese investitura il 30 Settembre 1786.

335
S ANT’ALFANO (Noto)

Il feudo Alfano, insieme ai feudi Molisena e Bombiscuro era posseduto nel 1335 per
due terze parti dagli eredi di Sancio Dena e per un terzo dagli eredi di Luca Falixi.
Tale proporzione, non essendo esplicitamente indicata nella descriptio feudorum, si
ricava dal reddito del feudo.

Luca Falixi (Filesio):


iscritto nel ruolo feudale di re Federico.

Damiata Filesio:
forse figlia del precedente, non prese investitura.

Giacoma Filesio:
sorella della precedente, sposò Arnaldo de Biocta.

Francia Filesio:
sorella della precedente, re Ludovico emanò privilegio di possesso in suo nome, il 26
Novembre 1344. Sposò Nicolò Cappello.

Rainaldo Cappello:
figlio della precedente, entrò in possesso dell’intero feudo non prese tuttavia inve-
stitura.

Francia Cappello:
figlia del precedente, sposò Nieto de Ariccio (Arezzo), il quale risulta possessore del
feudo, maritale nomine, nel ruolo feudale del 1408.

Raimondo Arezzo:
figlio della precedente, non vi sono tracce di sue investiture.

Antonia Arezzo:
figlia del precedente, s’investì il 12 Luglio 1418. Sposò Davide Sottile.

Nicolò Sottile:
figlio della precedente, prese investitura l’1 Settembre 1453.

Francesco Sottile:
figlio del precedente, morì in giovane età, non vi sono tracce di sue investiture.

336
Laura Sottile:
sorella del precedente, prese investitura il 27 Agosto 1470. Sposò Antonio de Barresio
(Barresi) dei baroni di Pietraperzia.

Matteo Barresi:
figlio della precedente, prese investitura il 14 Gennaio 1517.

Girolamo Barresi:
figlio del precedente, s’investì il 7 Giugno 1533.

Pietro Barresi:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Novembre 1550, si reinvestì il 16 Novembre 1557.

Dorotea Barresi:
sorella del precedente, prese investitura il 25 Gennaio 1572. Sposò Giovanni Zunnica.

Francesco Santapau:
per compera dalla precedente, atto in notaio Alessandro Taschetta di Licodia del 2
Marzo 1577, prese investitura il 2 Maggio 1579.

Imara Benavides:
moglie del precedente, prese investitura il 29 Novembre 1591. Si reinvestì il 20
Luglio 1600.

Dal 1600 al 1639 non vi sono tracce di ulteriori investiture. Dai precedenti si arriva
a Francesco Ruffo secondo questa linea:

337
Francesco Santapau
Imara Benavides

Camilla Santapau
Pietro Velasquez Muzio Ruffo

Gutierrez Velasquez Vincenzo Ruffo


(morto senza eredi) Giovanna Ruffo

Francesco Ruffo

Isabella Landolina:
acquistò il feudo da Giovanna Ruffo con atto in notaio Francesco D’amico di Palermo
del 6 Luglio 1638. Prese investitura il 9 Agosto 1639, in tale investitura viene citata
una precedente di Francesco Ruffo del 16 Luglio 1638, tuttavia questa non risulta
registrata negli archivi ufficiali.

Giovanbatista Landolina:
figlio del precedente, per donazione, prese investitura il 3 Luglio 1640.

Michele Landolina:
donatario del precedente, suo padre, prese investitura il 12 Dicembre 1659. Si reinvestì
il 16 Settembre 1666, morì a Noto il 9 Marzo 1678.

Giovanbatista Landolina:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Dicembre 1678.

Giuseppa Giordano:
acquistò il feudo dal precedente, investendosene l’8 Febbraio 1699.

Michele Landolina:
nipote di Giovanbatista Landolina, che aveva riscattato il feudo, s’investì il 4 Giugno
1704.

Francesco Giordano:
prese investitura il 2 Marzo 1725, il feudo gli era pervenuto attraverso:

338
Giovanna Landolina
zia e tutrice del minore Michele Landolina.

Luigi Grimaldi
nominatario di Felice Riggi con cedola di 2° decreto della gran corte civile di Noto
del 17 Dicembre 1705.

Stefano Lalbo
cedola di 2° decreto della gran corte civile di Catania del 20 Marzo 1708.

Pietro Giordano
nominatario di Antonia Giordano con cedola di 2° decreto della gran corte civile di
Siracusa del 17 Febbraio 1724.

Ignazio Cannarella:
nipote di Francesco Giordano, s’investì l’8 Ottobre 1749.

Giuseppe Landolina:
per transazione con il precedente, agli atti del notaio Giuseppe Maria Cavarretta di
Palermo del 9 Febbraio 1781, prese investitura il 22 Giugno dello stesso anno. Fu
protoconservatore di Noto nel 1791, sposò Fara Nicolaci. Con privilegio del 24 Giu-
gno 1800 commutò il suo titolo di marchese di Trezzano (Lombardia) con quello di
marchese di S.Alfano.

Pietro Landolina:
figlio del precedente, si investì l’1 Giugno 1809.

339
S AN MARCO LO CELSO o Catarchini (Noto)

Roberto de Montoro:
antico possessore, subì la confisca dei beni da Carlo d’Angiò.

Dominique de Ferrand:
ebbe concesso il feudo dalla corona nel1271.

Accardo Barba:
i suoi eredi risultano possessori del feudo nella descriptio feudorum di re Federico.

Bartolomeo Barbulato:
medico, sposò una figlia del precedente ed entrò in possesso, maritale nomine, del
feudo di cui ebbe rilasciato lo ius relevii da re Federico IV il 3. Giugno1375.

Accardo e Francesca Barbulato (coniugi):


possessori del feudo nel ruolo feudale del 1408.

Nicolò Speciale:
regio tesoriere, il 27 Giugno 1418 acquistò il feudo dai precedenti per 250 onze d’oro.

Vassallo Speciale:
figlio del precedente, prese investitura il 5 Luglio 1453 e prestò giuramento di fedeltà
il 24 Aprile 1459

Caterina Speciale:
sorella del precedente, per la morte della sorella maggiore di nome Bianca, prese
investitura il 12 Dicembre 1505 ed il 16 Gennaio 1557.

Caterina Barrresi:
figlia di Carlo e questi della precedente, prese investitura il 10 Dicembre 1580, in
esecuzione di sentenza della gran corte del 4 Agosto 1579.

Ferdinando de Marchisio:
acquistò il feudo dalla precedente, investendosene il 15 Settembre 1588. Si reinvestì
il 18 Novembre 1600, sposò Caterina Settimo dei marchesi di Giarratana.

Francesco de Marchisio:
figlio del precedente, s’investì il 10 Marzo 1610 ed il 10 Marzo 1622.

340
Biagio de Marchisio:
fratello del precedente, non si conosce la data della sua investitura.

Felicia de Marchisio:
figlia del precedente, prese investitura il 25 Marzo 1647.

Antonio De Lorenzo:
acquistò il feudo dalla precedente con atto in notaio Giacomo Buscarello di Noto del
16 Giugno 1656. Morì a Noto il 6 Ottobre 1658.

Mariano De Lorenzo:
fratello del precedente, prese investitura il 14 Luglio 1659. Sposò Aloisia Rao, morì
a Noto il 3 Maggio 1672.

Giuseppe De Lorenzo:
figlio del precedente, si investì il 5 Novembre 1672. Fu capitano di giustizia di Noto
nel 1695-96.

Giovanni De Lorenzo:
fratello del precedente, per donazione s’investì il 29 Giugno 1699. Sacerdote, fu
parroco della chiesa collegiata di Noto.

Giuseppe Maria De Lorenzo:


cugino del precedente, s’investì l’1 Aprile 1729.

Giuseppe De Lorenzo:
forse nipote del precedente, prese investitura il 25 Settembre 1754. Morì a Noto l’1
aprile 1786.

Mariano De Lorenzo:
cugino del precedente, per donazione fattagli in occasione delle sue nozze con Fran-
cesca Cappellani, prese investitura l’1 Aprile 1780.

Nicola De Lorenzo:
figlio di Giuseppe ricevette il feudo dal precedente che lo aveva ricevuto a condizio-
ne di restituirlo qualora il donante avesse generato prole. Nicola De Lorenzo prese
investitura il 12 Aprile 1807.

341
S ANTA DOMENICA (Noto)
Vedasi METI

S ANTARELLI (Lentini)
Feudo della baronia di San Basilio

Investiture congiunte con il feudo PALAZZELLI

Giuseppe Bonanno:
il 24 Giugno 1803 s’investì del mulino delle grotte di Salnitraro, e delle tenute: “delle
case, Santarelli, Palazzelli e Pittari ”, terre rimaste nel possesso della famiglia Bo-
nanno dopo lo smembramento della baronia di San Basilio.

Giuseppe Recupero:
acquirente per conto di Domenico Zappalà, prese investitura il 20 Settembre 1805.
Atto di vendita in notaio Giovanni Asnago di Palermo del 2 Gennaio 1799, nomina
del reale compratore in notaio Antonino Ganci di Palermo del 14 Dicembre 1799.

S ANTOLIO (Lentini)

Giuseppe Francesco Magnano:


acquistò da Cesare Airoldi un titolo di Barone, chiedendo alla corona di poterlo imporre
sulle sue terre dette di Santolio. Il 17 Settembre 1765 il tribunale del real patrimonio
acconsentì all’infeudazione con l’obbligo del servizio militare di una coppia di speroni.
Giuseppe Francesco Magnano fu patrizio della città di Lentini nel 1782-83 e 1791-92.

Alfio Magnano:
si sconosce la data della sua investitura, fu capitano di Giustizia di Lentini nel 1806-
07 e 1811-12.

342
S CARPELLO (Lentini)

Blasco Alagona:
antico possessore.

Arnaldo Segni:
ricevette il feudo dai sovrani Martino e Maria che lo confiscarono all’Alagona, di-
chiarato ribelle.

Giacomo La Rocca:
il feudo, per la morte senza discendenti del precedente, fu ricondotto al demanio,
i sovrani lo assegnarono a Giacomo La Rocca con privilegio dato a Catania il 25
Maggio 1395.

Angerio de Larta:
iscritto nel ruolo feudale del 1408.

Giovanni Bonajuto:
prese investitura il 13 Giugno 1459. S’ignorano i titoli del suo possesso.

Da allora, fino al 1601, non si rinvengono ulteriori investiture.

Maria Falanga:
s’investì il 26 Giugno 1601, giunse in possesso del feudo come erede universale del
nonno Melchiorre che aveva ricevuto il feudo in dono da tale Agata, vedova di Gio-
vanni La Cappera, atto in notaio Mariano La Perna di Castrogiovanni del 4 Agosto
1578. Sposò Massimiano Petruso.

Francesco Petrusio:
figlio della precedente, s’investì il 26 Gennaio 1622.

Vincenzo Sessa:
s’investì il 14 Maggio 1637. Acquistò il feudo da Giovanni Tommaso Petrusio, fra-
tello del precedente, atto in notaio Giuseppe Riera di Catania, del 27 Maggio 1636.

Antonino Sessa:
prese investitura il 16 Settembre 1666. Ricevette il feudo dalla madre Rosalia Galofaro,
che aveva trattenuto il feudo quale riscatto della sua dote.

343
Carlo Antonio Conversano:
prese investitura il 25 Agosto 1682. Acquistò il feudo da Vincenzo Sessa, figlio del
precedente, atto in notaio Luigi Vasta di Palermo del 23 Maggio 1682.

Francesco Conversano:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Settembre 1691.

Carmela Conversano:
forse figlia del precedente, prese investitura il 19 Maggio 1719. Sposò Francesco
Cianciolo, morì a Messina, di peste, nel 1743.

Giuseppe Migliorino:
quale marito di Olivia Cianciolo, figlia della precedente, prese investitura il 26 Set-
tembre 1747. Morì a Messina nel 1794.

Scipione Migliorino:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Luglio 1794. Morì il 13 Agosto 1805.

Giuseppe Migliorino:
figlio del precedente, prese investitura il 17 Ottobre 1807. Morì a Messina il 10
Gennaio 1808.

Scipione Migliorino:
figlio del precedente, prese investitura l’8 Dicembre 1808. Sposò Concetta Guardarglia.

344
S CIBINI (Noto)
Investiture congiunte con il feudo BIMMISCA

Gualtiero Charaviti:
posseddette il feudo nei primi anni ottanta del Duecento. .

Rolando Unda de Chalcis:


risulta possessore del feudo l’8 Maggio 1288

Giovannuccio di San Silvestro:


ricevette il feudo in pegno dal precedente, di cui aveva soposato la sorella il 28 Aprile
1295, Federico III gli confermò l’obbligazione,

Soprano di San Silvestro:


figlio del precedente il suo possesso si ricava da un dispaccio di re Pietro II del marzo
1334 in cui si ordinava al baiulo di Noto di far stabilire da arbitri scelti dalle parti i
confini tra i feudi Bimisca e Arbacameo.

Martina de Truxellis:
moglie del precedente, rimasta vedova si risposò con Facio d’Anglona (o Anglano),
nel 1341 dovette sostenere una vertenza giudiziaria per il possesso dei feudi, che si
concluse positivamente per lei. Il 10 Maggio1343 re Ludovico confermò a Martina
il possesso dei feudi provenienti dal marito.

Federico d’Aragona:
figlio naturale ma leggittimato di Orlando e questi di re Federico III, il 21 Aprile 1373
ebbe legati da potere di Martina, i feudi Maccari, Bimmisca, Rovetto e Bonfallura.
Fu ucciso dalla popolazione di Avola nel 1375, i suoi beni ritornarono alla corona.

Manfredi Alagona:
sposò nel Dicembre 1356 Luchina Moncada, il 16 Settembre1361 gli venne assegnata
la castellania del castello vecchio di Noto, carica che l’11 Marzo1363 potè essere
trasmessa anche agli eredi. Il 31 Maggio 1366 venne investito in perpetuo anche della
castellania del castello nuovo di Noto. Per conto del figlio naturale Giacomo (II) il
21 Aprile 1373 ebbe legati da Martina Truxellis i feudi: Maccari, Bimisca, Rovetto e
Bonfallura ottenendo conferma reale il 22 Maggio1375.

345
Gagliardetto de Montecluso (Moncada):
ricevette con privilegio di re Martino dato a Catania l’8 Agosto 1392 diversi feudi
ed altri beni ma solo fino ad un reddito annuale di 100 onze e limitatamente alla sua
persona. Con successivo privilegio, dato a Catania il 20 Novembre 1394, li ricevette
nella forma più ampia e senza limitazione alcuna.

Mainito de Xurtino (Sortino):


dietro licenza sovrana, con atto stipulato in notaio Antonino Cappello il 28 Dicem-
bre 1396 acquistò Scibini e Bimmisca insieme con altri feudi. Il sovrano approvò la
vendita con privilegio dato a Catania il 28 Maggio 1397. Il Sortino appare possessore
nel ruolo dei feudatari del 1408.

Giovanni Sortino: Giorgio Salvatore Sortino:


figlio del precedente, ereditò il feudo figlio di Matteo e questi del prece-
Scibini, prese investitura il 15 Luglio dente, ereditò il feudo Bimmisca.
1453. Morì senza figli.

Guglielmo Sortino:
figlio di Giovanni, ereditò dal padre Scibini e dallo zio il feudo di Bimmisca. Non
prese investitura.

Antonino Sortino:
figlio del precedente, non prese investitura.

Guglielmo Sortino:
figlio del precedente, prese investitura il 23 Agosto 1511, si reinvestì il 21 Gennaio
1516.

Vincenzo Sortino:
figlio del precedente, prese investitura il 18 Aprile 1543.

Ippolita Sortino:
figlia del precedente, si investì 26 Luglio 1558.

Raffaele Starabba:
figlio della precedente, si investì il 24 Gennaio 1575. Fu bandito dal regno e i suoi
beni posti all’asta pubblica.

Pietro Starabba:
fratello del precedente, acquisto i feudi all’asta, non prese investitura.

346
Francesco Raffaele Starabba:
figlio del precedente, prese investitura il 13 Ottobre 1605.

Francesco Starabba:
nipote del precedente, morto senza eredi diretti, si investì il 3 Febbraio 1616. Si
reinvestì il 19 Maggio 1622.

Giuseppe Starabba:
figlio del precedente, ricevette i feudi in donazione dal padre che nello stato vedovile
aveva abbracciato la vita ecclesiastica. Si investì il 30 Luglio 1633, sposò Rosalia
Marchiafava.

Pietro Starabba:
figlio del precedente, si investì il 23 Febbraio 1649. Si reinvestì il 16 Settembre 1666.

Vincenzo Starabba:
figlio del precedente, prese investitura il 26 Giugno 1684.

Pietro Maria Starabba:


figlio del precedente, si investì il 14 Settembre 1730. Morì a Piazza (Piazza Armerina)
il 14 Maggio 1754.

Gaetano Starabba:
figlio del precedente, per il suo matrimonio con Teresa Virgilio ricevette i due feudi
in dono, il donante si riservò l’usufrutto, atto in notaio Francesco Vinci Battaglia da
Palermo del 30 Maggio 1754. Gaetano Starabba che si fregiava del titolo di principe
di Giardinelli, ottenne nel 1760 di poter popolare Scibini, la nuova città ricevette il
nome di Pachino. Morì a Palermo il 27 Maggio 1796, la sua salma fu trasportata a
Pachino dove fu tumulata.

Pietro Starabba:
figlio del precedente, prese investitura il 25 Marzo 1798.

347
Pachino, chiesa madre, sepoltura di Gaetano Starrabba

348
S IGONA META’ (Lentini)

Peregrino de Sigona:
antico possessore

Michele de Sigona (de Berga):


iscritto nel ruolo feudale di re Federico.

Giacomo de Rao:
il feudo riacquisito dalla corona. gli fu assegnato da re Martino attorno al 1390

Giacomo Campolo:
possessore del feudo con concessione regia data a Siracusa il 14 Novembre 1396

Il feudo fu nuovamente riacquisito dalla corona che dopo averlo diviso a metà lo
assegnò a:

Giacopino Campolo:
Federico Sigona: iscritto nel ruolo dei feudatari del
iscritto nel ruolo dei feudatari del 1408 1408 per metà feudo
per metà feudo .
Tommaso Campolo:
Enrico Sigona: figlio del precedente, ottenne privile-
nipote del precedente, rientrò in pos- gio vicereale che confermava il suo
sesso dell’intero feudo Sigona. possesso il 18 Febbraio 1416. Prese
investitura il 6 Giugno 1461 ed il 4
Giugno 1479.

Tommaso Girifalco, Antonio Asmundo e Raimondo Santapace:


quali tutori del minore Antonello Sigona, figlio di Enrico, si investirono il 31 Gennaio
1483. Antonello Sigona si investì il 26 Maggio 1507 ed ancora il 12 Gennaio 1516.

Sebastiano Sigona:
figlio del precedente, si investì il 15 Dicembre 1530.

Antonio Sigona:
figlio del precedente, come suo donatario si investì il 17 Agosto 1537. Si reinvestì il
27 Gennaio 1558. Vendette la metà del feudo detta “Lauro” a Girolamo Cutelli, atto
in notaio Vincenzo Caputo di Catania del 11 Marzo 1568. La vendita fu ratificata dal
vicere con sue lettere del 20 Ottobre 1569.

349
Silvio Francesco Sigona:
figlio minore del precedente, il padre in sua rappresentanza si investì di metà del
feudo Sigona il 4 Novembre 1569. Silvio Francesco Sigona morì a Siracusa il 20
Novembre 1608.

Enrico Sigona:
figlio del precedente, come suo donatario si investì il 26 Agosto 1588 ed il 18 Set-
tembre 1600.Alla morte del padre si reinvestì il 15 Dicembre 1608. Sposò Giovanna
Cicala, morì a Palermo il 20 Marzo 1618.

Giovanna Cicala-Sigona:
vedova del precedente, dietro sentenza della corte patriziale di Palermo del 18 Luglio
1617, in restituzione della sua dote, si investì il 5 Maggio 1618.

Francesco Sigona:
figlio della precedente, prese investitura il 12 Dicembre 1631.

Teodoro Sigona:
zio del precedente, si investì il 10 Dicembre 1640.

Agatino Paternò Castello:


si investì il 7 Settembre 1651 come dichiaratario di Silvestro Picardo il quale aveva
acquistato il feudo all’asta pubblica “pro persona nominanda” da “mani e potere” di
Teodoro Sigona a mezzo Mario Cutelli giudice deputato nominato dal vicere.

Orazio Paternò Castello:


figlio del precedente, suo donatario, si investì il 16 Settembre 1666.

Michelangelo Paternò Castello:


fratello del precedente, morto senza figli a causa del terremoto dell’11 Gennaio 1693,
prese investitura il 2 Giugno 1694. Sposò Francesca San Martino, morì nel 1728.

Giuseppe Agostino Paternò Castello:


figlio del precedente, si investì il 16 Luglio 1728. Morì a Catania il 12 Aprile 1768.

Gioacchino Paternò Castello:


fratello del precedente, prese investitura il 30 Luglio 1768. Morì a Catania il 28
Giugno 1781.

Francesca Paternò Castello:


figlia del precedente, si investì il 22 Agosto 1783. Sposò Vincenzo Paternò Castello.

350
S IGONA META’ O LAURO (Lentini)

Peregrino de Sigona:
antico possessore

Michele de Sigona (de Berga):


iscritto nel ruolo feudale di re Federico.

Giacomo de Rao:
il feudo riacquisito dalla corona. gli fu assegnato da re Martino attorno al 1390

Giacomo Campolo:
possessore del feudo con concessione regia data a Siracusa il 14 Novembre 1396

Il feudo fu nuovamente riacquisito dalla corona che dopo averlo diviso a metà lo
assegnò a:

Federico Sigona: Giacopino Campolo:


iscritto nel ruolo dei feudatari del 1408 iscritto nel ruolo dei feudatari del
per metà feudo 1408 per metà feudo
.
Enrico Sigona: Tommaso Campolo:
nipote del precedente, rientrò in pos- figlio del precedente, ottenne privile-
sesso dell’intero feudo Sigona. gio vicereale che confermava il suo
possesso il 18 Febbraio 1416. Prese
investitura il 6 Giugno 1461 ed il 4
Giugno 1479.

Tommaso Girifalco, Antonio Asmundo e Raimondo Santapace:


quali tutori del minore Antonello Sigona, figlio di Enrico, si investirono il 31 Gennaio
1483. Antonello Sigona si investì il 26 Maggio 1507 ed ancora il 12 Gennaio 1516.

Sebastiano Sigona:
figlio del precedente, si investì il 15 Dicembre 1530.

351
Antonio Sigona:
figlio del precedente, come suo donatario si investì il 17 Agosto 1537. Si reinvestì il
27 Gennaio 1558. Vendette la metà del feudo detta Lauro a Girolamo Cutelli, atto in
notaio Vincenzo Caputo di Catania del 11 Marzo 1568. La vendita fu ratificata dal
vicere con sue lettere del 20 Ottobre 1569.

Garzia Cutelli:
figlio di Girolamo, prese investitura l’8 Marzo 1587.

Girolamo Cutelli:
padre del precedente, morto in tenera età, s’investì l’11 Novembre 1591.

Felicia Cutelli:
figlia del precedente, s’investì il 13 Aprile 1595, l’11 Settembre 1600 ed il 17 Marzo
1622. Sposò Giuseppe Cottone dei conti di Bauso ed in seconde nozze Giovanni
Lanza dei principi di Malvagna.

Carlo Cottone:
figlio della precedente, prese investitura il 15 Marzo 1660 ed il 23 Febbraio 1666.
Morì a Messina l’1 Marzo 1670.

Scipione Cottone:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Aprile 1670.

Carlo Cottone:
figlio del precedente, s’investì il 22 Maggio 1699. Morì a Palermo il 21 gennaio 1763.

Gaetano Cottone:
figlio del precedente, s’investì il 21 Gennaio 1764.

Carlo Cottone:
figlio del precedente, s’investì il 20 Ottobre 1803.

352
S OLARINO (Siracusa)

Gualtiero Oliva:
iscritto nel ruolo dei feudatari di re Federico.

Pietro (IV) de Mohac (Modica):


possessore nel 1391.

Cesarea Modica:
figlia naturale del precedente, ricevette in dono il feudo per il suo matrimonio con
Aloisio Contarini. I sovrani Martino e Maria, in cambio di 40 Onze, approvarono con
loro privilegio dato a Catania il 10 Luglio 1395. Aloisio Contarini risulta possessore
del feudo nel ruolo feudale del 1408.

Nicolò Speciale:
investito del feudo l’11 Aprile 1477.

Giovanni Caruso:
acquistò il feudo da Vassallo Speciale, forse figlio del precedente, prese investitura
insieme alla moglie Marianna, il 31 Marzo 1484.

Guglielmo Riva:
prese investitura il 12 Ottobre 1492.

Pietro Platamone:
acquistò il feudo da Catarinella Speciale che se ne riservò l’usufrutto. Prese investitura
il 29 Maggio 1508, il 10 Gennaio 1516 ed ancora il 17 Agosto 1537.

Giovanni Platamone:
forse figlio del precedente, non prese investitura. Sposò Eleonora Landolina dei baroni
di Alafranca.

Antonio Platamone:
quale curatore e procuratore del minore Petruccio Platamone, figlio del precedente,
prese investitura il 30 Marzo 1558.

Girolamo De Milone:
quale curatore e procuratore del minore Francesco Platamone, fratello del precedente,
morto in giovane età, prese investitura il 16 Giugno 1562.

353
Francesca Platamone:
vedova di Francesco Platamone, quale tutrice del figlio minore Giovanni, s’investì il
9 Novembre 1584 ed il 4 Settembre 1600.

Pietro Platamone:
figlio della precedente, prese investitura per la morte senza discendenti del fratello
Giovanni, il 26 Maggio 1603. Morì a Siracusa l’8 Febbraio 1622.

Giacomo Gravina:
quale procuratore di Eleonora Platamone, sorella del precedente, prese investitura
l’1 Settembre 1622.

Emilia Gravina:
quale tutrice di Sancio Gravina, figlio di Eleonora Platamone, s’investì il 3 Dicembre
1625.

Costanza Platamone:
sorella di Eleonora, prese investitura, per la morte senza discendenti di Sancio Gra-
vina, il 6 Aprile 1627.

Sancio Gravina:
figlio della precedente, prese investitura il 30 Ottobre 1648. Ricevette in dono il feudo
per le sue nozze con Alessandra Alliata. In stato vedovile abbracciò la vita religiosa,
rinunziando ai beni, in favore della madre.

Eleonora Platamone:
figlia di Costanza e sorella del precedente, prese investitura il 18 Luglio 1650. Morì
a Siracusa il 16 Agosto 1656.

Antonio Requesenz:
marito della precedente, quale tutore del figlio Salvatore, prese investitura il 15 Di-
cembre 1656.

Salvatore Requesenz:
figlio del precedente, prese investitura il 16 Settembre 1666. Morì a Plaermo il 29
Maggio 1707.

Antonio Requesenz:
figlio del precedente, prese investitura il 25 Marzo 1708. Morì a Palermo il 28 Di-
cembre 1719.

354
Francesco Requesenz:
figlio del precedente, s’investì l’11 Ottobre 1720. Morì a Palermo il 29 Aprile 1748.

Giuseppe Antonio Requesenz:


figlio del precedente, prese investitura il 29 Aprile 1749. Sposò Maddalena Branciforte,
morì a Palermo il 30 Maggio 1778. Nel 1770 ottenne di poter fondare sul suo feudo
una nuova città che fu chiamata San Paolo - Solarino.

Francesco Requesenz:
figlio del precedente, prese investitura il 30 Gennaio 1781.

355
S PALLA (Siracusa)

Agata de Herbes:
sorella del vescovo di Siracusa, ebbe assegnato il feudo insieme ad altri che compo-
nevano la contea di Augusta, confiscata a Guglielmo Raimondo Moncada, nel 1397.

Francesco Galgana:
prese investitura il 2 Marzo 1473.

Antonio Galgana:
figlio del precedente, non prese investitura.

Francesco Galgana:
figlio del precedente, prese investitura il 19 Ottobre 1502.

Giovanni Galgana:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Aprile 1532.

Beatrice Galgana:
s’investì il 31 Luglio 1543 per la morte senza figli di Giovanni Galgana, suo fratello.
Sposò Enrico Arezzo.

Francesco Arezzo:
figlio dei precedenti, per donazione di nozze prese investitura il 22 febbraio 1549.
Si reinvestì il 27 Gennaio 1558. Sposò Costanza de Gulfis dei signori di Gisira di
Pagano. Morì a Siracusa il 26 Luglio 1559.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, si investì il 3 Agosto 1559.

Mario Arezzo:
fratello del precedente, si investì il 7 Agosto 1600. Sposò Giulia Bologna ed in seconde
nozze Giulia Bonajuto. Morì a Siracusa il 15 Ottobre 1609.

Francesco Arezzo:
figlio del precedente, si investì l’11 Ottobre 1610, si reinvestì il 21 Gennaio 1622.
Sposò Eufemia Deodato, morì a Siracusa 21 Gennaio 1644.

356
Mario Arezzo:
figlio del precedente, si investì il 14 Gennaio 1645. Morì a Siracusa il 27 Dicembre
1657.

Giuseppe Arezzo:
fratello del precedente, si investì il 14 Dicembre 1658. Sposò Flavia Tedeschi, morì
a Siracusa il 18 Ottobre 1661.

Francesco Arezzo:
figlio del precedente, si investì il 28 Agosto 1662, si reinvestì il 16 Settembre 1666.
Sposò Caterina Statella.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, in occasione delle sue nozze con Angelica La Valle ricevette in
dono il feudo di cui si investì il 28 Marzo 1692. Sposò in seconde nozze Francesca
Valseca, morì a Siracusa l’1 Novembre 1748.

Antonino Arezzo:
figlio del precedente, ricevette in dono il feudo, con riserva di usufrutto da parte del
donante, in occasione delle sue nozze con Margherita Deodato dei baroni di Frigintini.
S’investì il 30 Settembre 1749.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 28 Luglio 1761. Sposò Maria Anna Bene-
ventano, morì a Siracusa l’1 Gennaio 1787.

Gaetano Maria Arezzo:


figlio del precedente, prese investitura il 16 Giugno 1787. Sposò Maria De Grandi
dei baroni di Grottaperciata.

357
S TAFFEUDA META’ o Stafenda (Noto) A

Paolino da Malta:
ebbe concesso il feudo, nel 1235 dall’Imperatore Federico.

Accardo Barba:
forse nipote del precedente risulta possessore del feudo nel 1316.

Dionisio Barba:
figlio del precedente, non risultano tracce d’investitura, morì tra il 1346 e il 1354.

Violante Barba:
sorella del precedente, sposò Bartolomeo Landolina.

Accardo e Muzio Landolina:


figli dei precedenti, tennero la proprietà indivisa del feudo.

Nicola Landolina:
figlio di Accardo, prese investitura di metà del feudo Staffeuda il 3 Luglio 1453.

Giovanni Landolina:
si sconosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 29 Ottobre 1457.

Francesco Landolina:
si sconosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 16 Febbraio 1480.

Paolo Landolina:
figlio del precedente, s’investì il 21 Gennaio 1505 ed il 19 Gennaio 1517.

Francesco Landolina:
figlio del precedente, dopo sentenza in suo favore che gli restituiva il feudo, ingiu-
stamente sottrattogli dal fisco, prese investitura il 6 Aprile 1527. Si reinvestì il 22
Marzo 1536.

Eleonora Landolina:
figlia del precedente, prese investitura il 18 Aprile 1543 ed il 13 Ottobre 1557. Sposò
Giovanni Platamone.

358
Francesco Platamone:
figlio della precedente, s’investì il 10 Novembre 1565.

Giovanni Platamone:
figlio del precedente, per donazione s’investì il 23 Settembre 1600.

Pietro Platamone:
fratello del precedente, prese investitura il 12 Ottobre 1604.

Eleonora Platamone:
sorella del precedente, prese investitura l’1 Settembre 1622. Sposò Ferdinando Gra-
vina dei baroni di Ramacca.

Sancio Gravina:
figlio della precedente, s’investì il 3 Dicembre 1625.

Costanza Platamone:
zia del precedente, sorella di Eleonora, prese investitura il 6 Aprile 1627. Sposò Mi-
chele Gravina dei baroni d’Irodo, (fratello di Ferdinando, di cui sopra) ed in seconde
nozze Lucio Bonanno.

Sancio Gravina:
figlio della precedente, per donazione s’investì il 30 Ottobre 1648.

Eleonora Gravina:
sorella del precedente, prese investitura il 18 Luglio 1650. Sposò Antonio Requesenz
dei principi di Pantelleria. Morì a Siracusa il 16 Agosto 1650.

Salvatore Francesco Requesenz:


figlio della precedente, s’investì il 15 Dicembre 1656 ed il 16 Settembre 1666. Sposò
Vincenza Morso dei principi di Poggioreale, morì a Palermo il 28 Maggio 1707.

Antonio Requesenz:
figlio del precedente, prese investitura il 25 Maggio 1708. Sposò Giuseppina Del
Carreto dei conti di Regalmuto, fu capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1696.

Francesco Requesenz:
figlio del precedente, s’investì il 31 Ottobre 1720. Sposò Rosalia Di Napoli dei principi
di Bellacera. Fu capitano di giustizia di Palermo nel 1728 e pretore negli anni 1731
e 1736. Morì a Palermo il 28 Aprile 1748.

359
Giuseppe Antonio Requesenz:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Aprile 1749. Sposò Maddalena Branciforte
dei principi di Butera, fu governatore del monte di pietà di Palermo dal 1772 al 1774
e deputato della giunta pretoria. Fondò nel 1770 la nuova città di San Paolo-Solarino.

Felice Astuto:
acquistò il feudo il 16 Novembre 1767 all’asta pubblica, prendendone investitura il
10 Marzo 1768. Fu giurato di Noto nel 1775-76, morì il 30 Marzo 1789.

Vincenzo Astuto:
figlio del precedente, prese investitura il 24 Marzo 1790.

STAFFEUDA (suddivisone del feudo in 2 metà)

Dionisio Barba (<1346) Violante Barba


(Bartolomeo Landolina)

Accardo Landolina (1408) Muzio Landolina (1408)

Nicola (1453) Giovanni (1453)


Giovanni (1457) Ruggero
Francesco (1480) Giovanni (1480)
Paolo (1505)
Antonino Cannizzaro
Francesco (1527) (acquistò il feudo nel 1512)

Eleonora (1543)
(Giovanni Platamone)

Francesco Platamone (1565)

360
S TAFFEUDA META’ o Stafenda (Noto) B

Paolino da Malta:
ebbe concesso il feudo, nel 1235 dall’Imperatore Federico.

Accardo Barba:
forse nipote del precedente risulta possessore del feudo nel 1316.

Dionisio Barba:
figlio del precedente, non risultano tracce d’investitura, morì tra il 1346 e il 1354.

Violante Barba:
sorella del precedente, sposò Bartolomeo Landolina.

Accardo e Muzio Landolina:


figli dei precedenti, tennero la proprietà indivisa del feudo.

Giovanni Landolina:
figlio di Muzio, si investì di metà di Staffeuda il 20 Giugno 1453.

Ruggero Landolina:
non conosciamo la sua parentela con il precedente, non prese investitura.

Giovanni Landolina:
non conosciamo la sua parentela con il precedente, prese investitura il 16 Febbraio
1480.

Antonio Cannizzaro:
acquistò la metà di Staffeuda dal precedente per 225 onze. L’atto fu redatto dal notaio
Matteo de Honesa del 29 Maggio 1512, previa licenza viceregia data a Messina il
12 Maggio 1512. Prese investitura l’11 Marzo 1513 ed ancora il 28 Gennaio 1517.

Pietro Deodato:
figlio di Giovanni e Bartolomea Landolina si investì, dopo loro donazione, il 10 Marzo
1543. Si reinvestì il 31 Gennaio 1558.

Nicolò Deodato:
figlio del precedente, si investì il 17 Aprile 1578.

361
Bartolomeo Deodato:
fratello del precedente, si investì il 10 Giugno 1593 ed il 20 Luglio 1600. Sposò nel
1593 Susanna Petruso.

Pietro Deodato:
figlio del precedente, prese investitura il 23 Maggio 1608 ed il 28 gennaio 1622. Sposò
Costanza Arezzo dei baroni della Targia.

Bartolomeo Deodato:
figlio del precedente, prese investitura il 29 Luglio 1644.

Pietro Deodato:
figlio del precedente, prese investitura il 1° Marzo 1666.

Bartolomeo Deodato:
figlio del precedente, prese investitura il 1° Luglio 1706.

Gaspare Maria Trigona


quale marito di Maria Deodato, figlia del precedente, prese investitura il 20 Maggio
1739.

Bernardo Maria Trigona:


figlio del precedente, prese investitura il 6 Marzo 1773. Morì a Noto il 25 Marzo 1791.

Vincenzo Maria Trigona:


figlio del precedente, si investì il 9 Luglio 1791. Fu senatore di Noto nel 1793.

362
S TALLAINI o Scalayno (Noto)

Guglielmo Pipi:
antico possessore, ottenne il feudo dalla corona intorno al 1410 che lo aveva confi-
scato ai De Filippo

Marzullo Pipi:
si sconosce la sua parentela con il precedente.

Guglielmo Pipi:
si sconosce la sua parentela con il precedente, s’investì il 15 Maggio 1479.

Rainaldo Pipi:
figlio di Pietro e questi del precedente, prese investitura il 27 Luglio 1481.

Pietro Pipi:
figlio del precedente, prese investitura il 23 Gennaio 1487 e il 22 Gennaio 1517.

Francesco Pipi:
figlio del precedente, prese investitura il 4 Marzo 1547.

Pietro Pipi:
figlio del precedente, s’investì il 26 Luglio 1558.

Vincenzo Pipi:
fratello del precedente, morto senza figli, prese investitura il 5 Dicembre 1565.

Giovanni Pipi:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Settembre 1605. Si reinvestì l’8 Marzo 1622.

Anna Pipi:
figlia del precedente, s’investì il 19 Luglio 1652 ed il 16 Settembre 1666. Morì a
Palermo l’1 Dicembre 1676.

Violante Statella:
figlia della precedente, prese investitura il 2 Dicembre 1677. Sposò Orazio Gaetani
dei principi di Cassaro.

Luigi Gaetani:

363
figlio della precedente, prese investitura il 19 Febbraio 1689.
Maria Gioacchina Gaetani:
cugina del precedente, prese investitura il 17 Maggio 1748. Sposò in prime nozze
Ferdinando Gravina dei principi di Palagonia ed in seconde nozze Pietro Ascenzo
dei baroni di Santa Rosalia.

Maria Provvidenza Gravina:


figlia della precedente, s’investì il 30 Agosto 1804. Sposò lo zio, Salvatore Gravina,
dei principi di Palagonia.

Francesco Paolo Gravina:


figlio della precedente, prese investitura il 20 Giugno 1806. Sposò Nicoletta Filingeri
dei principi di Cutò. Morì a Palermo il 15 Aprile 1854.

364
T ARDELLO o Dardello (Noto)

Francesco de Mulocta:
iscritto quale signore di Dardelle nel ruolo feudale di re Federico.

Gualtiero de Mulocta:
forse figlio del precedente.

Mario Mancino:
nipote del precedente, re Martino lo confermò nel possesso del feudo con privilegio
dato a Siracusa il 25 Agosto 1363.

Bartolomea Mancino:
figlia del precedente, prese investitura il 16 Luglio 1418. Sposò Giovanni Campisciano.

Jacopino Campisciano:
figlio della precedente, prese investitura il 14 Luglio 1453. Fu senatore di Siracusa
nel 1468-69 e 1471-72.

Antonino Campisciano:
forse figlio del precedente, prese investitura nel 1479.

Matteo Campisciano:
si sconosce la sua parentela con il precedente, non prese investitura. Fu giurato di
Siracusa nel 1499-1500.

Gaspare Campisciano:
fratello del precedente, morto senza figli, s’investì il 29 Ottobre 1501. Si reinvestì il
19 Gennaio 1516. Fu giurato di Siracusa nel 1511-12, 1524-25 e 1528-29.

Antonino Campisciano:
figlio del precedente, prese investitura l’8 Maggio 1534. Fu giurato di Siracusa nel
1564-65.

Leonardo Campisciano:
figlio del precedente, quale suo donatario prese investitura il 6 Aprile 1582 ed il 28
Settembre 1600.

365
Federico Campisciano:
figlio del precedente, s’investì il 18 Gennaio 1603. Fu giurato di Siracusa nel 1609-10
e giudice della gran corte nel 1573-75.

Lucia Campisciano-Calvo:
zia del precedente, prese investitura il 13 Ottobre 1616.

Lucrezia Zummo:
s’investì del feudo Tardello il 14 Novembre 1620 a seguito di accordo di transazione
con la precedente. Si reinvestì il 26 Marzo 1622.

Simone Montaperto:
nel nome maritale di Violante Falcone, figlia della precedente, prese investitura il 17
Settembre 1666.

Giovanni Francica e Giovanna Nava (coniugi):


per la morte senza eredi del precedente, presero investitura l’1 Dicembre 1674.

Ignazio Francica Nava:


figlio dei precedenti, prese investitura il 9 Aprile 1721. Sposò Grazia Montalto.

Giuseppe Francica Nava:


figlio del precedente, s’investì il 4 Settembre 1755.

366
T ARGIA (Siracusa)

Oberto Mustriola:
re Federico III concese, il 14 Giugno 1312, a Oberto Mustriola, di Piacenza e abitate
ad Augusta, insieme al figlio Franceschino il godimento vitalizio delle rendite della
Targia maggiore e minore. L’8 Marzo 1318 il sovrano concesse i redditi del feudo
Targia anche ai loro eredi finchè non si fossero rivalsi delle somme spese per case
e mulini edificati all’interno del feudo. Essendo morto Francesco, Oberto Mustiola
ottenne un nuovo privilegio il 15 Giugno 1328 col quale assicurava l’eredità al figlio
Domenico. Nel ruolo dei feudatari del 1335 Oberto ricavava dal detto feudo 15 onze
di reddito.

Domenico Mustriola:
figlio secondogenito del precedente, morì all’inizio del 1343.

Giovannella Mustriola:
figlia del precedente, sposò Michele Baudo. L’unica loro figlia di nome Magnella,
morì in tenera età.

Tommasa Mustriola:
zia della precedente, sorella di Domenico, sposò Vanni Balcarino. Dopo una lunga
lita contro Michele Baudo prese investitura sotto re Federico IV.

Giovanni Balcarino:
figlio della precedente, iscritto nel ruolo dei feudatari del 1408.

Adriana Filingeri:
vedova di Adamo Asmundo, in nome del figlio Nicolò Antonio, ebbe conferma di
possesso con privilegio del 22 Febbraio 1454. Si investì il 18 Giugno 1459.

Giovanni Filingeri:
non conosciamo le ragioni del suo possesso, s’investì il 18 Dicembre 1461.

Francesco Galgana:
prese investitura il 2 Marzo 1473.

Tommaso Galgana:
quale procuratore di Franceschiello Galgana, figlio minore del precedente, prese
investitura il 22 Novembre 1502.

367
Francesco Galgana:
fattosi maggiorenne si investì il 27 Aprile 1507 ed ancora il 24 Gennaio 1516.

Giovanni Galgana:
figlio del precedente, prese investitura il 20 Novembre 1523.

Beatrice Galgana e Enrico Arezzo (coniugi):


si investirono l’1 Agosto 1543 per la morte senza figli di Giovanni Galgana fratello
di Beatrice.

Francesco Arezzo:
figlio dei precedenti, per donazione di nozze prese investitura l’11 Aprile 1549. Si
reinvestì il 27 Gennaio 1557. Sposò Costanza de Gulfis dei signori di Gisira di Pagano.
Morì a Siracusa il 26 Luglio 1559.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, si investì l’1 Agosto 1559.

Mario Arezzo:
fratello del precedente, si investì il 25 Luglio 1600. Sposò Giulia Bologna ed in se-
conde nozze Giulia Bonajuto. Morì a Siracusa il 15 Ottobre 1609.

Francesco Arezzo:
figlio del precedente, si investì l’11 Ottobre 1610, si reinvestì il 21 Gennaio 1622.
Sposò Eufemia Deodato, morì a Siracusa 21 Gennaio 1644.

Mario Arezzo:
figlio del precedente, si investì l’14 Gennaio 1645. Morì a Siracusa il 27 Dicembre
1657.

Giuseppe Arezzo:
fratello del precedente, si investì il 14 Dicembre 1658. Sposò Flavia Tedeschi, morì
a Siracusa il 18 Ottobre 1661.

Francesco Arezzo:
figlio del precedente, si investì il 15 Settembre 1662, si reinvestì il 16 Settembre 1666.
Sposò Caterina Statella.

368
Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, in occasione delle sue nozze con Angelica La Valle ricevette
in dono il feudo di cui si investì l’8 Marzo 1692. Sposò in seconde nozze Francesca
Valseca, morì a Siracusa l’1 Novembre 1748.

Antonino Arezzo:
figlio del precedente, ricevette in dono il feudo, con riserva di usufrutto da parte del
donante, in occasione delle sue nozze con Margherita Deodato dei baroni di Frigintini.
Si investì il 30 Giugno 1749.

Giuseppe Arezzo:
figlio del precedente, prese investitura il 28 Luglio 1761. Sposò Maria Anna Bene-
ventano, morì a Siracusa l’1 Gennaio 1787.

Gaetano Maria Arezzo:


figlio del precedente, prese investitura il 16 Giugno 1787. Sposò Maria De Grandi
dei baroni di Grottaperciata.

369
Siracusa, palazzo Arezzo della Targia

370
T IMPARUSSA (Noto)
Vedasi IMPOSA

T ORREVECCHIA (Noto)
Vedasi BURGIO - TORREVECCHIA

T RIFILETTI (Noto)

Ermanno de Aspello:
antico possessore dei feudi Trifiletti e Binvini. Morto senza discendenti, i due feudi
vennero ricondotti al demanio.

Alferio de Columba:
ottenne i due feudi con privilegio dato a Messina il 4 Agosto 1366.

Paolo Capobianco:
possessore del feudo nel 1392.

Da allora fino al 1657 non si hanno più notizie del feudo.

Diego Prado:
nel 1657 questi possedeva Trifiletti ma dichiarava di non doverne prendere investi-
tura trattandosi di un allodio. Il tribunale del real patrimonio con sua sentenza del
24 Ottobre 1657 dichiarò però la natura feudale del territorio imponendo al Prado di
prenderne investitura. Diego Prado prese così investitura il 18 Novembre 1658 ed il
16 Settembre 1666.

Giovanbattista Prado:
figlio del precedente, prese investitura il 19 Giugno 1683.

Diego Prado:
figlio del precedente, prese investitura il 12 Gennaio 1691.

371
Giovanbattista Prado:
fratello del precedente, s’investì il 10 Dicembre 1712.

Diego Prado:
figlio del precedente, s’investì il 24 Aprile 1725. Morì a Noto l’11 Dicembre 1736.

Domenico Prado:
fratello del precedente, prese investitura il 4 Dicembre 1737.

Eleonora Prado:
figlia del precedente, s’investì il 23 Settembre 1757. Sposò Gaetano Arezzo dei baroni
della Targia, morì a Noto il 9 Novembre 1789.

Domenico Arezzo:
figlio della precedente, prese investitura il 6 Settembre 1791. Sposò la cugina Concetta
Arezzo. È l’ultimo investito.

372
T UMMARELLO o Tumbarello (Lentini)

Federico de Mustacio:
Il miles Federico Mustaccio di Messina iscritto nel ruole feudale di re Federico rica-
vava 18 onze di reddito dai feudi Tumbarello e Rahalbiato. Incaricato della custodia
delle macchine di guerra, morì il 18 Settembre 1349.

Giovanni Patti (de Pattis, de Pactis):


iscritto nel ruolo dei feudatari del 1408. Sposò Margherita de Raynerio.

Antonio Patti:
figlio del precedente, non vi sono tracce di sue investitura.

Giovanni Matteo Patti:


figlio del precedente, prese investitura il 12 Dicembre 1461.

Tommaso Patti:
figlio del precedente, s’investì il 29 Aprile 1500.

Antonio Patti:
forse figlio del precedente, prese investitura l’1 Febbraio e l’1 Giugno del 1507.

Antonino Patti:
non si conosce la sua parentela con il precedente, prese investitura il 26 Marzo 1517.

Blasco Patti:
forse fratello di Tommaso, non prese investitura.

Bernardo La Rocca:
per donazione dal precedente, forse quale dotale di nozze, prese investitura il 28
Gennaio 1519 ed il 12 Ottobre 1537. Sposò Cecilia Patti, fu senatore di Messina.

Vincenzo La Rocca:
figlio del precedente, prese investitura il 9 Gennaio 1548 ed il 17 Agosto 1557.

Giovanni La Rocca:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Giugno 1570.

Eleonora La Rocca:
figlia del precedente, prese inestitura il 9 Luglio 1572, si reinvestì il 7 Ottobre 1600.
Sposò Francesco Statella.
373
Antonio Statella:
figlio della precedente, s’investì il 28 Agosto 1605.

Mariana Melchiorra Quintana e Duegna:


per sentenza in suo favore emessa dal tribunale della gran corte contro Antonio Statella,
prese investitura il 4 Maggio 1618. Si reinvestì l’1 Settebre 1622. Sposò Ferdinando
di Toledo e Syloa che, maritale nomine, prese investitura il 19 Giugno 1627.

Antonio Statella:
per sentenza in suo favore emessa contro i precedenti, prese investitura il 6 Settembre 1638.

Francesco Statella:
figlio del precedente, s’investì il 22 Aprile 1651.

Antonio Statella:
figlio del precedente, prese investitura il 3 Febbraio 1654.

Francesco Statella:
figlio del precedente, s’investì il 7 Settembre 1661, si reinvestì il 16 Settembre 1666.

Lo stesso 16 Settembre 1666 s’investì del feudo Tummarello Marianna Quintana e


Duegna. Come suo erede s’investì il 25 Giugno 1677, Paolo Arduino Patti. I suoi
discendenti non presero ulteriori investiture.

Antonio Maria Statella:


figlio di Francesco, prese investitura il 25 Aprile 1711.

Francesco Maria Statella:


figlio del precedente, prese investitura il 21 Dicembre 1732.

Antonio Statella:
figlio del precedente, prese investitura il 18 Settembre 1773.

Mario Pasquale Cafici:


nominatario del sacerdote Lorenzo Cafici, a sua volta nominatario di tale Gioacchino
Pomara acquirente all’asta pubblica, pro persona nominanda, del feudo Tummarello.
Atto in notaio Giuseppe Savasta di Palermo del 17 Maggio 1780. Mario Pasquale
Cafici, prese investitura il 16 Dicembre 1781, fu capitano di giustizia di Vizzini nel
1790-91 e 1802-03, morì in quella città il 4 Dicembre 1811.

Corrado Cafici:
figlio del precedente, prese investitura il 10 Marzo 1812.
374
DELLI V AUSI o Delle Balze (Noto)

Clemente Di Pietro:
il 21 Luglio 1713 ebbe concesso un titolo di barone che appose su un allodio di sua
proprietà in territorio di Noto, detto delli Vausi. Non vi sono ulteriori investiture.

V IGNALI (Augusta)

Pietro Andrea Rossi:


il 26 Dicembre 1763 ottenne l’infeudazione di un suo allodio chiamato Collereale in
seguito detto Vignali. Sposò Maria Custureri, morì ad Augusta il 27 Settembre 1764.

Antonio Rossi:
figlio del precedente, prese investitura il 28 Gennaio 1766.

V IGNALI DI BELLUDIA (Noto)

Guglielmo Sortino:
figlio del precedente, prese investitura il 23 Agosto 1511, si reinvestì il 21 Gennaio
1517.

Vincenzo Sortino:
figlio del precedente, si investì il 18 Aprile 1543.

Ippolita Sortino:
figlia del precedente, si investì il 26 Luglio 1558 del feudo detto “Vignali della piana
di Belludia”

Raffaele Starabba:
figlio della precedente, prese investitura il 24 Gennaio 1575.

Carlo de Gravanti:
acquistò il feudo dal precedente con atto in notaio Francesco Giovantommaso di Noto
del 16 Gennaio 1592.

375
Mariano Minniti:
acquistò il feudo dai rettori del monte di pietà di Noto e dai procuratori della chiesa
madre e cappella di San Nicolò ai quali il feudo era giunto per lascito del precedente.
Si investì l’8 Gennaio 1608.

Pietro Di Lorenzo:
si investì il 28 Marzo 1618 in virtù di una sentenza del tribunale del santo uffizio del 16
Marzo 1617 emessa contro Valerio e Mariano Minniti. Si reinvestì il 28 Marzo 1622.

Mariano Di Lorenzo:
ebbe assegnato il feudo da uno zio omonimo, figlio di Pietro, si investì l’8 Febbraio
1651. Si reinvestì il 9 Giugno 1666.

Giuseppe Di Lorenzo:
figlio del precedente, prese investitura il 5 Novembre 1672.

Giovanni Di Lorenzo:
fratello del precedente, per donazione s’investì il 29 Giugno 1699. Fu giurato di Noto
nel 1694-96.

Pietro Maria Di Lorenzo:


erede universale del sacerdote Giovanni Di Lorenzo, s’investì l’1 Aprile 1729.

Giuseppe Maria Di Lorenzo:


fratello del precedente, prese investitura il 28 Maggio 1732.

Giuseppe Di Lorenzo:
non si conosce il suo grado di parentela con il precedente, si investì il 25 Settembre
1753.

Mariano Di Lorenzo:
per il suo matrimonio con Francesca Cappellani ricevette in dono il feudo, se ne
investì l’1 Aprile 1780.

Nicolò Di Lorenzo:
cugino del precedente, prese investitura il 12 Aprile 1807.

376
X IRUMI (Lentini)

Enrico Rubeo (Rosso):


antico possessore, alla fine degli anni settanta del Duecento era stato secreto in Cala-
bria. Dopo il Vespro aveva preso le parti degli aragonesi, ma era stato fatto prigioniero
dagli angioini nel giugno 1282 e liberato con un riscatto di 1000 onze nel marzo 1284.
Fu maestro razionale dal 1297 al 1312. sposò Giovanna Cacholi, da cui ebbe sette
figli, morì nel 1316.

Damiano (I) Rosso:


figlio primogenito del precedente, sposò Ismeralda figlia di Raimondo Romei, maestro
della zecca di Messina. Morì prima del 1335.

Andrea Rosso:
figlio del precedente, possessore del feudo nella descriptio feudorum sub rege Frideri-
co. Sposò Rosanna Mohac ed in seconde nozze Paola Limongiis, già vedova di Chaus
Teutonico che gli portò in dote il feudo Callura. Morì prima del 20 Gennaio 1356.

Riccardo Rosso:
nipote (figlio di un fratello) del precedente, causa le continue liti per la sua successione,
ricevette lettera di assicurazioni reali il 6 Aprile 1358. Nel 1365 si ribellò al sovrano
subendo la confisca dei beni, tuttavia già nel 1367 appare ritornato alla fedeltà regia.

Enrico (I) Rosso:


conte di Aidone, cugino del precedente, erede particolare di Andrea Rubeo per il
feudo Xirumi, Il 14 Ottobre1367 ebbe rilasciato il pagamento dello ius relevii. Sposò
Lucchina Chiaramonte, morì a Palermo nel 1388.

Riccardello Rosso:
figlio del miles Gandolfo, di Messina, era nipote di Tommasa, vedova di Riccardo
Rosso iuris civilis professor, la quale lo istituì erede universale; nel 1348 aveva come
tutore Andrea Rosso.

377
Nacque una lunga controversia legale per il possesso dei feudi Piedace, Randasino e
Xirumi fra Riccardo Rosso ed il di lui figlio Damiano da una parte e il conte Enrico
Rosso sr e i di lui figli conte Enrico Rosso jr e Beatrice Rosso dall’altra: col risultato
che in un primo tempo i tre feudi furono assegnati al conte Enrico Rosso sr, che li lasciò
in eredità al conte Enrico jr, il quale cedette un sesto dei beni ereditari alla sorella
Beatrice con contratto del 27 Settembre 1401, confermato da re Martino il 2.11.1401;
mentre in un secondo momento con investitura viceregia del 27 Gennaio 1417 i feudi
Pidagaci e Randachino, e il feudo Chilomo vennero assegnati a Damiano Rubeo,
figlio di Riccardo mentre il feudo Xirumi fu assegnato agli eredi di Enrico (I) Rosso.

Enrico (II) Rosso:


figlio di Enrico (I).

Beatrice Rosso:
figlia del precedente, ottenne il feudo nel 1401, insieme ad altri beni, quale dote per
il suo matrimonio con Tommaso Spadafora.

Damiano (II) Rosso:


figlio di Riccardo, iscritto nel ruolo feudale del 1408.

Vitale Castedorio de Blanes:


con privilegio del 21 Aprile 1433, ricevette il feudo dalla corona, rientrata in possesso
del feudo per la morte senza eredi del precedente.

Guglielmo Rosso:
cugino di Damiano, acquistò i feudi Xirumi e Carnichini dal precedente, atto in notaio
Giacomo Corte di Palermo del 5 Novembre 1437, per la somma di 250 Onze d’oro.
Il venditore si riservò facoltà di riscattare i due feudi entro dieci anni.

Adamo Asmundo:
cognato del precedente, acquistò Xirumi con atto trascritto dal “regio luogotenente
del protonotaro” del 7 Luglio 1444, prese investitura il 20 Dicembre 1445.

Pietro Ponzio Rosso:


nipote di Guglielmo, rientrato in possesso del feudo mediante clausola di riscatto,
prese investitura l’8 Agosto 1461. Sposò Betarice Barresi dei baroni di Pietraperzia.

Antonio de Carusio (Caruso):


genero del precedente, suo donatario, prese investitura il 14 Aprile 1484.

378
Enrico Rosso:
figlio di Pietro Ponzio, non conosciamo i motivi che riportarono il feudo in casa Rosso,
s’investì il 18 Aprile 1505. Sposò Betarice Santapau dei baroni di Licodia.

Girolamo Rosso:
figlio del precedente, prese investitura il 6 Marzo 1508. Sposò in prime nozze Caterina
Barresi, in seconde nozze una tale Teodora.

Vincenzo Rosso:
figlio di secondo letto del precedente, prese investitura, rappresentato dalla madre, il
29 Aprile 1517. Sposò Girolama Larcan dei baroni di San Fratello.

Giovanni Bonaiuto:
figlio di Antonio e di Antonia Rosso, sorella di Girolamo, prese investitura il 22 No-
vembre 1527 ed il 26 Luglio 1538.

Vito Rosso:
avvalendosi del diritto di riscatto riconosciuto alla sua famiglia sul feudo, ne rientrò
in possesso con atto in notaio Antonio Abbate di Catania del 24 Maggio 1541. Prese
investitura il 23 Novembre 1541.

Enrico Rosso:
figlio del precedente, prese investitura il 7 Dicembre 1542 ed il 26 Giugno 1558.

Carlo Ottaviano Rosso:


figlio del precedente, prese investitura l’11 Ottobre 1568.

Enrico Rosso:
figlio del precedente, per donazione, s’investì il 26 Agosto 1592.

Carlo Rosso:
figlio del precedente, prese investitura l’1 Settembre 1599. Sposò Dorotea Landolina
dei baroni di Belludia.

Girolama Rosso:
figlia del precedente, prese investitura il 20 Luglio 1621 ed il 21 Dicembre 1672. Sposò
Giovanni Grimaldi dei baroni di San Giovanni, morì a Modica il 16 Febbraio 1686.

Carlo Grimaldi:
figlio della precedente, prese investitura il 14 Febbraio 1687. Sposò Antonia Cloverio,
fu governatore della contea di Modica. Morì a Modica, senza figli, il 19 Gennaio 1693.

379
Enrico Grimaldi:
fratello del precedente, prese investitura il 3 Luglio 1693. Sposò Agnese Scalambro
dei baroni di Serravalle, morì a Modica il 23 Ottobre 1728.

Giovanni Grimaldi:
figlio del precedente, prese in vestitura il 20 Agosto 1731. Sposò Grazia La Restia,
vedovo, si risposò, morì a Mineo il 5 Febbraio 1755.

Fortunata Muratore:
prese investitura, dell’usufrutto del feudo Xirumi, assegnatole dal tribunale della gran
corte, il 27 Luglio 1747. Morì a Mineo il 3 Marzo 1751.

Agnese Raja:
forse figlia della precedente, s’investì dell’usufrutto del feudo, solo durante la vita
del cedente, Giovanni Grimaldi, il 2 Marzo 1752.

Enrico Grimaldi:
figlio di Giovanni, prese investitura il 22 Marzo 1755. Sposò Angela Muratore, fu
proconservatore di Mineo nel 1758, morì in quella città, il 23 Marzo 1760.

Emanuele Grimaldi:
figlio del precedente, prese investitura il 15 Dicembre 1760. Sposò Emanuela Celesia,
dei marchesi di S.Antonio, fu proconservatore di Mineo dal 1760. Morì il 10 Ottobre
1807.

Enrico Grimaldi:
figlio del precedente, prese investitura l’8 Ottobre 1808. Sposò Antonina Colonna,
dei baroni di Nixima.

380
Tabelle

381
382
383
384
385
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397
398
399
400
401
402
403
404
Appendice

405
Feudi siracusani di cui è attestata l’esistenza fino al ruolo feudale del 1408 ma di cui
non si rinvengono ulteriori tracce, in alcuni casi anche per variazioni toponomastiche.

A. Marrone, Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390),


Archivio Mediterranea, Palermo 2006

ALTAVILLA: Barberi, MC, 245 (VN).


Terra, ora nel territorio dell’attuale comune di Melilli (contrada Castello).
Feud.: Guglielmo Raimondo (I) Moncada (c. 1320) > Matteo Moncada (1370) >
Guglielmo Raimondo (III) Moncada.

Guglielmo Raimondo I Moncada, figlio secondogenito di Pietro marchese di Aito-


na, venne in Sicilia subito dopo il Vespro. Re Federico III il 23.2.1303 gli concesse
tutti i proventi della R. Curia provenienti dalla terra e dai tenimenti e pertinenze di
Troina, sotto servizio militare, e il 27.4.1306 il reddito annuo di 300 onze, comprese
le 50 onze godute su Troina, con l’obbligo militare di 15 cavalli armati416. Sposò
tra il 1300 e il 1308 Lukina figlia di Guglielmo di Malta che le portò in dote le isole
di Malta e Gozo, e i casali di Bulfida, Scordia Soprana, Gilermo (Galermo, in VN
territorio di Lentini) e Murgo. Malta e Gozo, su richiesta della Corona, furono rese
alla Curia e il Moncada il 23.3.1319 (II ind.) ottenne in cambio la castellania della
terra di Augusta e i redditi di questa terra spettanti alla Curia (Barberi, MC, pp. 240-
241, 245-266; De Barberiis, 1966, 275-276), il castello e terra di Altavilla, il casale
di Melilli e inoltre il reddito di 100 onze annue sui proventi dell’assisa della baiula-
zione di Caltagirone

ARBACAMEO: Feudo presso il feudo Bimmisca (VN).


Feud.: Soprano di San Silvestro (1334).

Nel marzo 1334 il re Pietro II ordinò al baiulo di Noto di far stabilire da arbitri scelti
dalle parti i confini tra i feudi Bimisca (Barberi, I, 150-152) e Arbacameo (questo
feudo non figura nel Barberi) appartenenti a Soprano di San Silvestro, figlio di Gio-
vannuccio.

406
ARMIA: (VN). Feudo presso Lentini.
Feud.: Ugo Caprino (1312).

Il 21.2.1312 re Federico III concesse al milite Ugo Caprino, figlio di Guerao Gugliel-
mo Caprino di Catalogna, maggior camerario del re Giacomo, defunto re di Sicilia
e Aragona, il feudo Armia sito in territorio di Lentini sotto servizio militare di un
cavallo armato, per la durata della sua vita (Asp, C, 2, 74).

Potrebbe trattarsi del feudo Armiggi (Lentini) di cui il 16 Gennaio 1474 prese inve-
stitura Giovanni de Quatrino (Caprino ?)

AUGUSTA TONNARA: (VN); Augusta.


Feud.: Guglielmo Raimondo II Moncada (1336).

Guglielmo Raimondo II Moncada (sposò Margherita Sclafani), Il re Federico III


concesse a lui e agli eredi sia la tonnara di Augusta sotto servizio militare di 3
cavalli armati il 6.10.1336, che il reddito di 300 onze da riscuotere sui proventi dei
diritti e della cassia della città di Palermo il 20.9.1337

AVOLA TENIMENTI: (VN). Tenimento di terre in territorio di Avola.


Feud.: Bartolomeo Galioto + Giovanni Sacco + Andrea de Dario + Giovanni Palaz-
zolo > Curia > Guillaume Olivier + Jean Riquier (1271) > Curia (1282).

Carlo I d’Angiò confiscò a Bartolomeo Galioto un tenimentum presso Avola, che


nel 1271 fu assegnato a Guillaume de Olivier e Jean de Requier (RA, I, 256; RA,
VIII, 73).

BASARI (Vasari): (VN). Feudo in territorio di Buscemi.


Feud.: Palatino de Truxello (ante 1361) > Guglielmo Truxello (ante 1363).

Guglielmo Truxello fu barone del feudo Basari (o Vasari) sito presso la terra di
Buscemi, del feudo Guffora (?), e di metà del feudo Misilino (sito presso il feudo
Staffeuda). Il 16.9.1363 ottenne da re Federico di poter vendere il feudo Basari, in
conformità a quanto aveva disposto il padre (Asp, C, 7, 305r).

407
BILLITTI (Bullitti): Barberi, I, 279 (VN). Feudo in territorio di Lentini.
Feud.: Regina Eleonora > notar Nicola (1363) > Bartolomeo de Fiso (1363) >
Curia > figlio di notar Nicola (1365) > Infilisia de Fiso > (occupazione: Riccardello
Lamia (ante 1367) >) Ruggero Lamia (1367) > Macalda de Fiso + Ambrosiano Sica-
minò (1368) > Gerardo Sicaminò.

Bartolomeo (o Bartuccio) de Fiso il 12.1.1363 (I ind.) ricevette in concessione dalla


regina Eleonora il feudo Billitti e le terre di Campana (entrambi siti nel territorio di
Lentini, VN) (Barberi, I, 280-281)253.
Alla morte di Bartolomeo successe la figlia Infilisia de Fiso moglie di Vitale Falcone
(Asp, P, 13, 40v).
A Infilisia successe la sorella Macalda de Fiso, figlia di Bartuccio de Fiso, alias di
Santa Cecilia o di Santa Sicilia, la quale sposò Ambrosiano Sicamino e gli portò in
dote i feudi Campana e Billitti (Asp, C, 11, 105; Barberi, I, 281). Il 20.2.1368 il re
Federico IV ordinò che il tenimento detto Campana, che era stato occupato da molti
durante la guerra, fosse restituito a Macalda, con l’obbligo del servizio militare (Asp,
C, 11, 106v-107r).
A Macalda successe il figlio Gerardo Sicaminò, che il 31.1.1373 vendette il tenimen-
to di terre la Campana a Tuchio Timera (Asp, C, 13, 40v).
Una lettera regia scritta nell’agosto 1365 (non meglio databile, anche perché il do-
cumento è mutilo: Asp, C, 4, c. 123r-v, cui fa seguito il f. 122r) rende poco chiare le
vicende concernenti i feudi Billitti e Campana. In esso si dice che la regina Costan-
za, moglie di Federico IV, concesse a un non meglio precisato notar Nicola (manca
il cognome) e ai suoi eredi il tenimento Campana, sotto il censo annuo di 4.8 salme
di frumento e 2 salme di orzo, e che la regina Eleonora, moglie di Federico III, il
12.1.1363 gli concesse il tenimento Billitti per 5 salme di frumento e 2.8 salme di
orzo. Morto il detto notaio gli successe Bartuccio de Fiso (ignoriamo se fra i due vi
fosse parentela), e morto anche Bartuccio, dato che questi non aveva provveduto
a pagare il canone dovuto, quei tenimenti furono reintegrati alla R. Curia, che il
26.5.1365 li concesse al figlio del notaio Nicola, col solo obligo di corrispondere
ogni anno alla stessa R. Curia un paio di speroni dorati (cfr. Barberi, I, 279-280).
Le diverse versioni sul destino dei due tenimenti di terre si possono però comporre,
anche perché esplicitamente si dice in un altro documento del 20.2.1368 che durante
gli anni precedenti quelle terre erano state occupate da diverse persone (Asp, C, 11,
106v-107r).

408
BIMENA: (VN). Casale e feudo, in territorio di Noto.
Feud.: Gualtiero Charaviti > Rolando Unda (1288) > Baronessa Unda + Giovannuc-
cio di San Silvestro (1295) > Soprano di San Silvestro (1334) > Martina moglie di
Soprano > Martina + Facio Anglora (1343) > Martina Truxellis (ante 1373) > Curia
> Federico di Orlando di Aragona (1373).

Il 28.4.1295 Federico III confermò a Giovannuccio di San Silvestro l’obbligazione


dei beni feudali ricevuti in dote dalla moglie Baronessa, sorella del miles Rolando
Unda, e cioè i casali Binurrati, Limaccari, Bimena e Bimiska e del tenimento di terre
denominato Bonfallura (Sciascia, 1994, 110).

BINURRATO: (VN). Casale e feudo, in territorio di Noto.


Feud.: Baronessa Unda + Giovannuccio di San Silvestro (1295) > Soprano di San
Silvestro (1334) > Martina moglie di Soprano > Martina + Facio Anglora (1343) >
Martina Truxellis (ante 1373) > Curia > Federico di Orlando di Aragona (1373).

Il miles Gualtiero Charaviti di Noto possedette nei primi anni ottanta del Duecento
il casale Binurrato, con i casali e territori ad esso pertinenti (Binurrato, Limaccari,
Bimena e Bimiska.
L’8.5.1288 re Giacomo concesse con i consueti obblighi militari al giudice Rolando
Unda de Chalcis di Messina, figlio di Bartolomeo de Chalcis di Agrigento, il casale
di Binurrato con i suoi casali e territori adiacenti, prima appartenenti a Gualtieri di
Noto, e il casale Bonfallura, in territorio di Noto; di essi sono descritti i confini (La
Mantia, 1917, 404-407; Sciascia, 1994, 111).
Il 28.4.1295, sui beni feudali comprendenti i casali Binurrati, Limaccari, Bimena
e Bimiska e il tenimentum terrarum Bonfallura, re Federico III confermò l’obbliga-
zione contratta da Orlando Unda di darli in pegno, in conto di onze 100 di dote as-
segnate alla sorella Baronessa Unda per le nozze con Giovannuccio di San Silvestro
(Sciascia, 1994, 110-112). Negli anni trenta del Trecento questi casali risultano in
possesso di Soprano di San Silvestro, figlio di Giovannuccio.

BRACANECCHIO (in RA; Bracanachi): (VN). Casale in territorio di Lentini.


Feud.: Giovanni Fimetta > Maria Fimetta + Roberto di Thionville (1270).

Giovanni Fimetta, titolare del casale Bracanecchio in territorio di Lentini, nel 1270
ne costituì dote per la figlia Maria sposa di Robert de Thionville (RA, VI, 31).

409
BRUCUSANA (Bulcusina in ms Bsp, Bulfusina): Barberi, I, 499 (VN). Feudo, ora
contrada Belfusina in territorio del comune di Francofonte.
Feud.: a) ? Gualterio Lamia (1335) > Nicola Lamia > Antonio de Tinera (1393) b) ?
Gamunti Lombardo (1335).

Nicolò Lamia Possedette il feudo Cartularo (in VD e in territorio di Castroreale), il


casale Linguaglossa, e il feudo Brucusana (nel tenimento della terra di Lentini), che
dava un reddito di 10 o 12 onze (era appartenuto al dominus Gualtiero Lamia, vedi).
Ribellatosi al sovrano, questi beni gli furono confiscati: Cartularo fu concesso il
14.11.1393 al messinese Enrico Rubeo (Barberi, II, 83); Linguaglossa fu concessa il
29.9.1392 al messinese Nicoloso Crisafi (Asp, C, 20, 180-181); il feudo Brucusana
fu assegnato l’8.1.1393 al lentinese Antonio De Tinera (Barberi, I, 499-500)
Dominus Bamunti (?) Lombardo secondo la D. F. del 1335 da metà del feudo Bul-
cusina (Brucusana, in Barberi, I, 499) ricava un reddito non segnalato, e il suo
nominativo non compare nel ms Bcp, ma solo nel ms Bsp, inserito nell’elenco delle
persone che tenevano «gabellas et iura spettancia ad officium secretie Sicilie».

BUCHALCHEMI (Bulchachemi) (VN). Feudo presso Marina di Noto, nell’attua-


le territorio di Noto.
Feud.: Manfredi Alagona (1375).

Manfredi Alagona il 4.6.1375 ottenne il feudo Bulchachemi, nella marina di Noto,


in cambio del feudo Bonfallura

BUFFATO: (VN). Feudo in territorio di Noto.


Feud.: Pietro Monachella (1335-45).

Pietro Monachella (o Monakella, in ms Bsp) secondo la D. F. del 1335 ricavava un


reddito di onze 30 dai feudi Buffato e Racharchitira (o Rachalcitira, in ms Bsp), nel
tenimento di Noto. Nell’adoa del 1345 lo stesso Monachella, domiciliato a Siracusa,
fu tassato per un cavallo alforato (onze 10 di reddito).

BULFIDA: (VN). Feudo e casale, nel territorio dell’odierno comune di Francofonte.


Feud.: Mastro Anselmo > Alberto De Catania (1233) > Aloisia Fimetta > Simone
Fimetta (1270) > Aloisia Fimetta > Guglielmo di Malta (1284) > Lukina di Malta +
Guglielmo Raimondo I Moncada (ante 1308) > Guglielmo Raimondo II Moncada +
Periconio Moncada (1335) > Lukina Moncada + Manfredi Alagona (1375)

410
Guglielmo Raimondo I Moncada, figlio secondogenito di Pietro marchese di Aito-
na, venne in Sicilia subito dopo il Vespro. Re Federico III il 23.2.1303 gli concesse
tutti i proventi della R. Curia provenienti dalla terra e dai tenimenti e pertinenze di
Troina, sotto servizio militare, e il 27.4.1306 il reddito annuo di 300 onze, comprese
le 50 onze godute su Troina, con l’obbligo militare di 15 cavalli armati416. Sposò
tra il 1300 e il 1308 Lukina figlia di Guglielmo di Malta che le portò in dote le isole
di Malta e Gozo, e i casali di Bulfida, Scordia Soprana, Gilermo (Galermo, in VN
territorio di Lentini) e Murgo. Malta e Gozo, su richiesta della Corona, furono rese
alla Curia e il Moncada il 23.3.1319 (II ind.) ottenne in cambio la castellania della
terra di Augusta e i redditi di questa terra spettanti alla Curia (Barberi, MC, pp. 240-
241, 245-266; De Barberiis, 1966, 275-276), il castello e terra di Altavilla, il casale
di Melilli e inoltre il reddito di 100 onze annue sui proventi dell’assisa della baiula-
zione di Caltagirone.
Il 2.4.1310 Gerardo Montalto, dominus seu baro casalis Bukerii, «fu condannato a
restituire a Guglielmo Raimondo Moncada, signore di Bulfida, delle terre spettanti
a quest’ultimo in base all’inchiesta ordinata da re Federico» (Sciascia, 1994, 150).

Il feudo, nel ruolo feudale del 1408 in potere di Giovanni Cruyllas, successivamente
verra accorpato alla baronia di Francofonte di cui seguirà i passaggi di proprietà

BULFIRA: (VN). Feudo ubicato tra Noto e Buscemi.


Feud.: Palaxino Trussello > Artale Truxello (1361).

Artale de Truxello il 9.3.1361 (XIV ind.) doveva onze 6 per ragione di decima e
relevii alla R.C. per i feudi Bulfira e Misilino (si tratta dell’altra metà del feudo
Misilino), siti in prossimità delle terre di Noto e Buscemi, per la morte di Palatino de
Trussello barone dei feudi predetti (Asp, C, 4, f, 66).

CAMAT (Chamat): (VN). Tenimento di terre nel territorio di Augusta.


Feud.: Lukina Moncada > Enrico Montemurro > Guglielmo Raimondo Moncada
(1330).

Il 22.4.1330 il circospectus vir «mastro Enrico de Montemurro, col consenso dei


figli maggiorenni Ricco e Paolo, vendette a Guglielmo Raimondo Moncada tre teni-
menti di terre contigui, chiamati rispettivamente Lu Munti, La Gisira e Chamat, in
territorio di Augusta, che gli erano stati dati in seguito all’assegnazione di 20 onze
annue, fatta da Luckina Moncada, madre dell’acquirente, per il prezzo di onze 80»
(Sciascia, 1994, 225).

411
CAMPANA: Barberi, I, 279 (VN). Tenimento di terre presso Lentini.
Feud.: Regina Costanza > notar Nicola (1363) > Bartolomeo de Fiso (1363) > Curia
> figlio di notar Nicola (1365) > Infilisia de Fiso > Macalda de Fiso + Ambrosiano
Sicaminò (1368) > Gerardo Sicaminò > Tuchio Timera (1373).

Bartolomeo (o Bartuccio) de Fiso il 12.1.1363 (I ind.) ricevette in concessione dalla


regina Eleonora il feudo Billitti e le terre di Campana (entrambi siti nel territorio di
Lentini, VN) (Barberi, I, 280-281)253.
Alla morte di Bartolomeo successe la figlia Infilisia de Fiso moglie di Vitale Falcone
(Asp, P, 13, 40v).
A Infilisia successe la sorella Macalda de Fiso, figlia di Bartuccio de Fiso, alias di
Santa Cecilia o di Santa Sicilia, la quale sposò Ambrosiano Sicamino e gli portò in
dote i feudi Campana e Billitti (Asp, C, 11, 105; Barberi, I, 281).
Il 20.2.1368 il re Federico IV ordinò che il tenimento detto Campana, che era stato
occupato da molti durante la guerra, fosse restituito a Macalda, con l’obbligo del
servizio militare (Asp, C, 11, 106v-107r).
A Macalda successe il figlio Gerardo Sicaminò, che il 31.1.1373 vendette il tenimen-
to di terre la Campana a Tuchio Timera (Asp, C, 13, 40v).

CANDAFIRIO (in ms Bcp; Caudiferio in ms Bsp): Feudo, ubicato verosimilmente


presso Lentini.
Feud.: Berardo De Ajuto > Accardo Barba > eredi di Accardo Barba (1335).

Accardo (o Actardo o Attardo) Barba ricevette l’investitura del feudo Tabaria, sito
nell’isola di Malta, il 21.1.1316 (XIV ind.) (Barberi, III, 438-440), ma possedette
molte altri feudi in Sicilia: i feudi Stafeuda (presso Spaccaforno in VN), Cachartini
(o Tachartini; in VN, territorio di Noto), Changemi, Pantano (di questi ultimi due
feudi nulla ci è noto; per Pantano, si tratta forse del feudo La Salina sive Pantanum
Ruvecti, cfr. Barberi, I, 157); il Casal Gerardo (che egli aveva avuto in dote dal
«dominum Fridericum Mustacium de Leontini»); il feudo Candafirio (o Caudiferio,
come in ms Bsp; si tratta forse del feudo Prato o Santanino, che fu poi posseduto da
Dionisio Barba (Asp, P, 2, 309)) e altri casali, che ebbe da Berardo di Ajuto (o Ayto)
(cfr. infra). Il feudo Cachartini fu assegnato ad una sua figlia andata sposa al medi-
co Bartolomeo Barbalato (o Barbulato) di Noto (Asp, C, 4, 195v). Accardo Barba
risulta già morto al momento della D. F. del 1335, quando i suoi eredi, domiciliati a
Noto, dichiaravano un reddito di 100 onze dai loro feudi: il feudo Tabatia nell’isola
di Malta; i feudi Stafeuda, Cachartini, Changemi, Pantano, Casal Gerardo, Canda-
sirio e altri casali. .

412
CASTELLANA: Barberi, I, 161 (VN). Tenimento di terre presso Siracusa.
Feud.: Giacomo Alagona > Curia > Iacopo de Aricio (1392).

Giacomo Alagona Possedette il feudo Bumfala, in territorio di Noto, e il tenimento


Castellana, presso Siracusa (Barberi, I, 161); il feudo Bauli, in territorio di Noto
(Barberi, I, 184); il feudo Belmonte, in VN presso Palagonia (Barberi, I, 298). Ribel-
latosi contro re Martino Giacomo I Alagona ebbe confiscati i feudi, e fu decapitato
nel 1393.
Dopo la confisca re Martino fece le seguenti concessioni: il 29.9.1392 il feudo
Bumfala e il tenimento Castellana al notaio Giacomo Aricio di Siracusa (Barbe-
ri, I, 161); il 19.11.1392 il feudo Bauli a Rainaldo Landolina (Barberi, I, 184); il
12.10.1392 il feudo Belmonte a Giacomo Campolo (Barberi, I, 298); Giarratana a
Bernardo Cabrera (Barberi, MC, 84); i diritti sul pontile del porto di Siracusa furono
assegnati a Giacomo de Colle (Barberi, I, 521).

CHIMIMELLO: Barberi, I, 374 (VN). Feudo ubicato tra Vizzini e Buccheri.


Feud.: Dionisio Barba > Violante Barba + Bartolomeo Landolina > nr Jacopo di lu
Buccheri (1371) > Pietro Di Not. Rainero (1399).

Alla morte di Dionisio Barba senza figli, Casal Gerardo, Stafeuda e probabilmente
altri feudi già appartenuti a Attardo Barba, passarono alla figlia di questi Violante
Barba, che sposò Bartolomeo Landolina. Essi, in quanto eredi di Dionisio Barba
vendettero (in data non precisata nel documento) il feudo Casalgerardo a Torgisio
Montalto, e il feudo Chimimello a notar Jacopo di lu Buccheri: ai nuovi proprietari
venne richiesto il 3.4.1371 il pagamento dello ius relevii

CURCURACI : Barberi, MC, 253 (VN). Feudo, ora contrada Curcuraggi, nel terri-
torio dell’attuale comune di Melilli.
Feud.: Chiesa di Siracusa > Galvagno de Lando (1296) > Guglielmo Raimondo II
Moncada + Periconio Moncada (1335).

Galvagno de Lando nel 1296 ebbe infeudato il feudo Curcuraci, appartenente alla
chiesa di Siracusa (Bresc, 1986, 898).
Guglielmo Raimondo II Moncada sposò Margherita Sclafani, che gli portò in dote
beni per 1800 onze: il loro contratto matrimoniale fu stipulato il 23.10.1324 (Asp,
Moncada, 816, 6). Egli col fratello Periconio (la segnalazione della comunità di beni
col fratello solo in ms Bcp) era accreditato secondo la D. F. del 1335 di un reddito di
400 onze proveniente dai feudi Scordia superiore, Bulfida e Galermo (Calarino, in

413
ms Bcp), dalle terre di Augusta e Melilli, dal feudo Curcuraci (oggi contrada Cur-
curaggi del Comune di Melilli, cfr. Castelli, 2001, 396), comprese anche le 20 onze
sui proventi delle antiche assise di Caltagirone.

CUZULUTU (Cazulutu): casale vicino Noto o Lentini (Amari, 2004, 92).


Feud.: Pietruccio Linguida (1335).

Pietruccio Linguida, che secondo la D.F. del 1335 dai casali di Crimasta, Cazulutu
e Burgaramo ricavava 130 onze di reddito. Nell’adoa del 1345 Pietro Linguida, do-
miciliato a Lentini, contribuiva con 7 cavalli armati (pari a 140 onze), ma la metà del
contributo gli venne rilasciato (Barberi, MC, 8). Il 4.12.1353 fu nominato maestro
razionale della Curia (Asp, P, 2, 293). Pietro de Linguida risulta già morto in data
anteriore al 7.9.1356

DACHALA (Dochari): (VN). Tenimento di terre nei pressi di Lentini.


Feud.: Guglielmo Passaneto > Regina Costanza > Eximenes Viotta (1363).

La regina Costanza il 10.3.1363 concesse il tenimento di terre dette Li Dochari (o


La Dachala), in territorio di Lentini, già appartenuti al traditore Guglielmo Passane-
to, a Eximenes de Viotta e i suoi eredi. Eximenes ne ricevette conferma da re Fede-
rico IV il 14.8.1363 (Asp, P, 1, cc. 106; 161-162).

FAVARA (Fabaria): (VN). Casale in territorio di Palazzolo.


Feud.: Parisio Castillar > Matteo Alagona (1370).

Nell’adoa del 1345 Parisio Castellar residente a Palazzolo fu tassato per 6 cavalli
armati (pari a 120 onze di reddito). Lo stesso milite Parisio Castellar, signore della
terra di Palazzolo, figura destinatario di lettere della regina Eleonora il 29.10.1356
(Giuffrida, 1980, 22). Alla morte di Parisio Castellar, che possedette oltre la terra e il
castello di Palazzolo, anche i feudi Bibino, Bibinello e Favara, gli successe (ma non
conosciamo le ragioni) Matteo Alagona che possedeva quei feudi il 12.3.1370 (Asp,
C, 12, 50v; Barberi, MC, 573).

414
GISIRA (Gissira in ms Bcp e ms Bsp; La Gisia): Barberi, I, 456 (VN). Tenimento di
terre o feudo, in territorio di Augusta.
Feud.: Lukina Moncada > Enrico Montemurro > Guglielmo Raimondo Moncada
(1330) > Camera Reginale (1335) > Rainaldo Landolina (ante 1371): 1/2 Rainaldo
Landolina (1371-1403) + 1/2 Manfredi Alagona (1371) > Arnaldo Landolina (1408:
Muscia, 1692, 96).

Il notaio Enrico Montemurro è attestato a Malta in occasione del testamento di Gu-


glielmo di Malta nel 1299 (Bresc, 1986, 625). Ricoprì la carica di regio secreto e
maestro procuratore nel 1309-10, 1311-12, 1312-13, 1313-14 (Acfup, 1, 140; Asp,
C, 2, cc. 106v, 107v-108r; Asp, C, 2, cc. 106v, 108, 109).
Il 12.12.1322 la Magione di Palermo locò a mastro Enrico di Montemurro per 29
anni e per un censo annuo di onze 1.15 un mulino nel territorio di Palermo (Tooma-
spoeg, 2003, 760). Il 22.4.1330 il circospectus vir «mastro Enrico de Montemurro,
col consenso dei figli maggiorenni Ricco e Paolo, vendette a Guglielmo Raimondo
Moncada tre tenimenti di terre contigui, chiamati rispettivamente Lu Munti, La Gi-
sira e Chamat, in territorio di Augusta, che gli erano stati dati in seguito all’asse-
gnazione di 20 onze annue, fatta da Luckina Moncada, madre dell’acquirente, per il
prezzo di onze 80» (Sciascia, 1994, 225).

LANSI (Laufi, Lanfi, Lilansi): Barberi, I,192 (VN). Casale, nei pressi di Noto.
Feud.: Bartolomeo Parisio > Curia (1271) > Guillaume Isnard (1271) > Curia (1282)
> … > Giovanni Aragona (1408: Muscia, 1692, 96).

Nel 1271 Carlo d’Angiò confiscò a Bartolomeo de Parisio i casali di Burgilluso (in
VN, cfr. Barberi, I, 192) e Laufi probabilmente da identificare col feudo Lilausi (in
VN, cfr. Barberi, I, 192) (RA, VIII, 72).

MARGOLLI: (VN). Feudo in territorio di Siracusa.


Feud.: Bartolomeo de Gallano > Raimondo Marquet (ante 1292) > eredi di Berenga-
rio Marquet (1335) > Calcerando Marquet (1345).

Bartolomeo de Gallano, dominus miles di Siracusa, sposò la nobile Francesca, una


consanguinea del barcellonese Raimondo Marketti (Marquet) (Battle, 1983, II, 176:
10.5.1295). Il Gallano possedette, in territorio di Siracusa, i casali Margolli, Fava-
rocta, Rachadeti, Gemelli. Anche questi feudi passarono in data anteriore al 1292 a
Raimondo Marquet (La Mantia, 1956, 227). La nobile Francesca, vedova di Bartolo-
meo Gallano, il 10.5.1295 cedette al nobile Bernardo Market, figlio di Raimondo, le
rendite del suo casale Mulgella (si tratta di Margolli ?) in cambio della fornitura di
alimenti e vestiti in vitalizio (Battle, 1983, II, 176).
415
MONTE PEREGRINO (in ms Bsp; Peregni in ms Bcp; Monte Pillirino): Barberi,
I, 475 (VN). Casale, feudo, presso Buscemi.
Feud.: Matteo de Peregrino (1277) > … > Federico Sigonia (1335).

L’8.9.1277 Matteo de Peregrino, feudatario del casale disabitato di Monte Peregri-


no, «dovette chiedere licenza di matrimonio per poter sposare Alberica, figlia del fu
Giacomo di Sinibaldo di Lentini, benché questi non avesse possedimenti feudali»
(Catalioto, 1995,132; RA, XIX, 249).
Abbiamo notizie del miles Fredericus de Sygona de Lentino come teste in un atto sti-
pulato ad Agrigento il 14.2.1318 (I ind.) (Pace, 1996, 244). Il miles Federico Sigonia
di Lentini secondo la D. F. del 1335 ricavava 60 onze di reddito (reddito non segnato
in ms Bsp) dai feudi Monte Peregrino (o monte Pillirino, VN presso Buscemi),
Mutomelli (Timonelli, in ms Bsp) e Rabalmitri (Ralbamitri o feudo Armiggi in VN,
territorio di Lentini; cfr. San Martino De Spucches, I, 156); nel 1345, sempre domi-
ciliato a Lentini, corrispondeva l’adoa per 2 cavalli armati (pari a 40 onze di reddito).
Giovanni de Podio che figura nel ruolo feudale del 1408 come titolare dei feudi
Cugni, Lussanitto (sic!) e Monte Peregrino (Muscia, 1692, 96) ed ebbe conferma
del feudo li Savini il 16.8.1418 (Barberi, I, 106) e del feudo Li Cugni il 24.8.1418
(Barberi, I, 104).

MOTESI (in ms Bcp; Mothesi in ms Bsp): (VN). Feudo in territorio di Siracusa.


Feud.: Filippo Ebdimonia > eredi di Filippo Ebdimonia (1335-45).

Gli eredi di Filippo Ebdemonia (Timonia, in ms Bsp) secondo la D. F. del 1335 go-
devano di un reddito di 50 onze sui feudi Motistino e Motesi, siti presso Siracusa, in
VN. Anche nel 1345 l’adoa fu corrisposta dagli eredi di Filippo de Dimonia, domi-
ciliati a Palermo, per due cavalli armati (pari a 40 onze di reddito).

MOTISTINO (in ms Bsp; Momlisano in ms Bcp): (VN). Feudo in territorio di Siracusa.


Feud.: Filippo Ebdimonia > eredi di Filippo Ebdimonia (1335-45).

Gli eredi di Filippo Ebdemonia (Timonia, in ms Bsp) secondo la D. F. del 1335 go-
devano di un reddito di 50 onze sui feudi Motistino e Motesi, siti presso Siracusa, in
VN. Anche nel 1345 l’adoa fu corrisposta dagli eredi di Filippo de Dimonia, domi-
ciliati a Palermo, per due cavalli armati (pari a 40 onze di reddito).

416
MUNTI: (VN). Tenimento di terre in territorio di Augusta.
Feud.: Lukina Moncada > Enrico Montemurro > Guglielmo Raimondo Moncada
(1330).

Il notaio Enrico Montemurro è attestato a Malta in occasione del testamento di Gu-


glielmo di Malta nel 1299 (Bresc, 1986, 625). Ricoprì la carica di regio secreto e
maestro procuratore nel 1309-10, 1311-12, 1312-13, 1313-14 (Acfup, 1, 140; Asp,
C, 2, cc. 106v, 107v-108r; Asp, C, 2, cc. 106v, 108, 109).
Il 12.12.1322 la Magione di Palermo locò a mastro Enrico di Montemurro per 29
anni e per un censo annuo di onze 1.15 un mulino nel territorio di Palermo (Tooma-
spoeg, 2003, 760). Il 22.4.1330 il circospectus vir «mastro Enrico de Montemurro,
col consenso dei figli maggiorenni Ricco e Paolo, vendette a Guglielmo Raimondo
Moncada tre tenimenti di terre contigui, chiamati rispettivamente Lu Munti, La Gi-
sira e Chamat, in territorio di Augusta, che gli erano stati dati in seguito all’asse-
gnazione di 20 onze annue, fatta da Luckina Moncada, madre dell’acquirente, per il
prezzo di onze 80» (Sciascia, 1994, 225).

MURBANO (in ms Bcp e ms Bsp; Morbano): Barberi, I, 320 (VN). Feudo ubicato
tra Vizzini e Buccheri.
Feud.: Guillotta Chaulo > Lando De Ferula (1375) > Giacomo Serra > … > Nicola
Castagna (1408: Muscia, 1692, 88).
Guillotta (Guililmotta, in ms Bsp) Chaula secondo la D. F. del 1335 dal feudo Mur-
bano (sito tra Vizzini e Buccheri in VN) ricavava 4 onze di reddito. Alla sua morte il
feudo Murbano fu acquistato il 18.6.1375, col consenso di re Federico IV, da Lando
de Ferula (Asp, C, 8, 165).

MURRAGELLO (in ms Bsp; Murchella in ms Bcp, Muragello): Barberi, I, 486


(VN). Casale, ubicato presso Noto.
Feud.: Nicola Lancia (1335) > … > Giovanni Moncada (1408: Muscia, 1692, 100).

Il dominus Nicola Lancia, giustiziere del Val di Mazara nel dicembre 1321 (Acfup,
VI, 6-7), secondo la D. F. del 1335 ricavava un reddito di onze 300 dalle terre di
Giarratana e Ferla (Ferula), dai casali di Osino (Oxino in VN), Murchella (Murra-
gello, in ms Bsp), dalla salina del conte Enrico, dal bosco di Boali (si tratta del feudo
Bauli), e dai feudi Donna Scala, Mangino (VN), Burgio (VN), Bonfalo (Bumfala),
Longarino, Mutataxati (Mutaxati in ms Bsp), Pantano di Gallo e Taguida (Canigla,
in ms Bsp).

417
Si tratta probabilmente del territorio e annessa salina, posto sulle rive del mare, nei
pressi dell’attuale Pachino di cui persiste il toponimo “Muredda”

MUSTRARI: Barberi, I, 241 (VN). Feudo in territorio di Augusta.


Feud.: Guglielmo Raimondo III Moncada > Curia (1397).

Guglielmo Raimondo (III) Moncada, sposò il 3.9.1367 in prime nozze Beatrice Ala-
gona, figlia di Giovanni e di Isabella Palizzi (figlia di Matteo Palizzi). Ella gli portò
in dote 1200 onze e, in occasione delle nozze, Guglielmo Raimondo Moncada ebbe
dal padre Matteo donazione irrevocabile tanto della contea di Augusta e delle terre
d’Altavilla e Melilli, quanto della contea di Adernò e Centorbi per cui verteva ancora
causa nella R.G.C. (Asp, Moncada, 127, 225; Asp, Moncada, 397, 251). Da Beatrice
ebbe Matteo, Giovanni, Isabella, Giovanna ed Eleonora. Sposò in seconde nozze
Stefania da cui ebbe Guglielmo Raimondo (IV) Montecateno.
Fu signore della terra di Novara (Barberi, MC, 312); del feudo Thimonia (in VM,
confinante con i feudi Casata, la Montagna di Cani, Valzina e Favarocta, e col territo-
rio di Misilmeri) (Barberi, III, 261); del tenimento Ruzulino, in territorio di Mazara
(Barberi, III, 283); del tenimento Li Manchi con il Vignale Li Casi di Lu Castello,
in territorio di Castrogiovanni (Barberi, III, 285); del tenimento di terre Summaro,
nel territorio di Agrigento, con censuali per onze 2.10 (Barberi, III, 404); del feudo
San Giuliano (in VN e territorio di Augusta), che possedeva insieme ad Antonio di
Xacca (Barberi, I, 264-265); del feudo Curcasi, presso Augusta (Barberi, I, 500);
del castello di Castelluccio di Noto con suoi feudi e pertinenze, e del feudo Churca,
appartenuti a Matteo Palazzi (Barberi, I, 87-93); dei feudi Spalla, Bigeni, Mustrari
e Priolo, in VN e territorio di Augusta (Barberi, I, 241); del feudo e del castello di
Monte Climato, in VN (Barberi, I, 352-3); del feudo lu Murgo, nel territorio di Len-
tini (Barberi, I, 358); del feudo e del castello di Cassibile (Barberi, I, 145).

MUTAXATO (Mutaxari): tenimento di terre, presso Noto.


Feud.: Nicola Lancia (1335) > ... > Mainitto Sortino (1408: Muscia, 1692, 99).

Il dominus Nicola Lancia, giustiziere del Val di Mazara nel dicembre 1321 (Acfup,
VI, 6-7), secondo la D. F. del 1335 ricavava un reddito di onze 300 dalle terre di
Giarratana311 e Ferla (Ferula), dai casali di Osino (Oxino in VN), Murchella (Mur-
ragello, in ms Bsp), dalla salina del conte Enrico, dal bosco di Boali (si tratta del
feudo Bauli), e dai feudi Donna Scala, Mangino (VN), Burgio (VN), Bonfalo (Bu-
mfala), Longarino312, Mutataxati (Mutaxati in ms Bsp), Pantano di Gallo e Tagui-
da (Canigla, in ms Bsp).

418
MUXIA (Mugia o La Musìa): Barberi, I, 114 (VN). Feudo in territorio di Noto.
Feud.: Nicola Siracusis (1345) > Filippo Siracusis > Simone Siracusis (1366) > Fi-
lippo Siracusis > Antonio Nicola de Salonia (1370) > Nicola Salonia (1408: Muscia,
1692, 97).
Al tempo di Federico IV figura feudatario del feudo Muxia (o Mugia, nel territorio
della città di Noto) il notaio messinese Filippo di Siracusis che alla sua morte ebbe
come erede il figlio Simone, che ricevette l’investitura sovrana l’11.12.1366 (Asp,
C, 13, 102v; Barberi, I, 114).Antonio Nicola de Salonia di Noto il 7.8.1370 acquistò
per onze 70 da Filippo Siracusis il feudo Muxia, nel territorio di Noto. La moglie del
Siracusis, Giacobina e le figlie Agnese, Cara ed Agata il 28.9.1372 confermarono la
vendita al Salonia, che ricevette conferma reale il 5.10.1372 (Barberi, I, 115). Cola di
Salonia, signore del feudo La Musìa, ne risulta titolare il 25.5.1392 (Barberi, I, 440).
Gli successe il figlio Nicola Salonia che ottenne investitura il 20.3.1418 (XI ind.).

OXINO (in ms Bsp; Osino in ms Bcp): Barberi, I, 476 (VN). Casale nel territorio del
comune di Lentini (contrada Ossena, a sud di Scordia).
Feud.: Nicola Lancia (1335) > ... > contessa di Passaneto (1408: Muscia, 1692, 85).
Il dominus Nicola Lancia, giustiziere del Val di Mazara nel dicembre 1321 (Acfup,
VI, 6-7), secondo la D. F. del 1335 ricavava un reddito di onze 300 dalle terre di
Giarratana311 e Ferla (Ferula), dai casali di Osino (Oxino in VN), Murchella (Mur-
ragello, in ms Bsp), dalla salina del conte Enrico, dal bosco di Boali (si tratta del
feudo Bauli), e dai feudi Donna Scala, Mangino (VN), Burgio (VN), Bonfalo (Bu-
mfala), Longarino312, Mutataxati (Mutaxati in ms Bsp), Pantano di Gallo e Taguida
(Canigla, in ms Bsp).

PRATO (Manistalla): Barberi, I, 324; Barberi, MC, 600 (VN). Feudo presso Sira-
cusa.
Feud.: Pandolfino Selvaggio > Sera Martines di Viscarra + Bernardo Russo (1363) >
Filippo Montalto (1365) > Turgisio Montalto (1377-93).

Sera Martines di Viscarra, moglie di Bernardo Russo, l’8.7.1363 ricevette in con-


cessione dalla regina Costanza il feudo Prato con orto e case chiamate Manistalla
(già appartenuto a Pandolfino Silvaggio), sito in territorio di Siracusa, e ne ebbe con-
ferma da re Federico IV il 17.8.1363 (Asp, P, 1, cc. 110; 181-182; Asp, Pergamene
varie, 171).
Il catalano Bernardo Russo (o Rubeo), in quanto marito di Sera Martines di Viscarra
possedette il feudo Prato con orto e case chiamate Manistalla, in territorio di Sira-
cusa (Asp, P, 1, 110).
Il 29.3.1365 il siracusano Filippo Montalto acquistò dal catalano Bernardo Rubeo

419
il feudo Prato con orto e case chiamate Manistalla, in territorio di Siracusa per 250
fiorini. Il 28.2.1377 il nobile Filippo Montalto, sposo di Simona, emancipò dalla
patria potestà il figlio Turgisio donandogli il tenimento Prato, le terre dette Joseph in
contrada Mulotta e l’orto Manistalla (Asp, Pergamene varie, 173).

RACALMADARI (Rachalmadari, Rohamildar, Ramaldari in ms Bsp; Rilmadali


in ms Bcp; Rayhalmandari): Barberi, I, 140 (VN). Casale, poi feudo (1408), presso
Noto.
Feud.: Guido Mohac > Raymond de Roubion + Raymond de Levens (1270 c.) >
Curia (1282) > … > Pietro II Modica (1335) > … > Pietro de Faudo (1392).

Guido de Mohac, la cui famiglia possedeva dei beni feudali fin dal tempo dell’impe-
ratore Federico e di re Manfredi, si era ribellato agli Angioini. Alla fine del 1270 fu
perdonato e riammesso nel godimento di taluni beni (RA, VI, 187) da Carlo d’Angiò,
che però assegnò alcuni suoi feudi a militi d’oltralpe: il casale Redidino (Reddino,
in contrada Respensa, nel territorio di Ragusa), assegnato a Bertrand Actanulfo, che
lo restituì alla Curia nel 1274, in cambio del castello di Montesecco in Abruzzo (RA,
VIII, pp. 71, 190-191; RA, XI, 95); il casale Rohamildar (cfr. sotto: Rilmadali), fu
assegnato a Raymond de Roubion e Raymond de Levens (RA, VIII, 73; Catalioto,
1995, pp. 86, 104, 116, 119); mentre il casale Favarotta (VM, presso Licata; Barberi,
III, 72), che Guido Mohac, fin dal tempo dell’imperatore Federico, aveva ereditato
dalla moglie, figlia di Silvestro di Donnabalzana, fu assegnato a Isnardo de Trenca
La Boyre (Catalioto, 1995, 294; RA, VIII, pp. 72, 191).
Pietro (II) Modica, figlio di Pietro, aveva un ruolo di primo piano fra i familiari del
re nel dicembre 1314 (Mirazita, 1983, 120 ss.). Figura come stratigoto di Messina
il 6.3.1324 (Salvo, 1992, 95). Secondo la D. F. del 1335 egli ricavava onze 300
(reddito segnato solo nel ms Bcp) dal feudo Barchifersa (Burgilfeza)397, dai casali
Rididino, Bermineo, Rilmadali, Buxello398, Bulchiferne e dalla terra di Xortino
(Sortino, ora Sciortino)399, tutti in VN. Alla sua morte la terra di Sciortino e gli altri
beni feudali passarono al già citato Federico Modica.
Pietro de Faudo il 24.5.1392 risulta titolare del feudo Rahalmadara, in territorio di
Noto (Gregorio, 1791-92, II, 478).
Perruccio Modica (IV), ereditò dallo zio i feudi Buxella e Monaco, la terra di Scior-
tino, di cui ricevette conferma dal duca Martino il 2.11.1391 (Barberi, MC, 595), e
i feudi Belmineo, Rachalmadari, Rididino e Burgilfersam, quest’ultimo in VN e
territorio di Modica (Barberi, I, 340).

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RACALMEDI (Rachalmedica, Rachalmedi in ms Bsp, Rachalmudica): Barberi,
I, 192 (VN). Feudo nel territorio di Noto.
Feud.: Baldassare de Baldo (1335) > ... > Balduccio de Baldo (1392).

Baldassare de Baldo di Siracusa secondo la D. F. del 1335 ricava 15 onze di reddito


dai feudi Billudia (VN) e Rachalmedi (Rachalmedica, in VN) (feudo e feudatario
figurano solo in ms Bsp). Non è attestato nell’adoa del 1345.
Guglielmo de Baldo ricopriva l’incarico di sindaco di Siracusa il 12.9.1343 (Bcs,
Liber privilegiorum, I, 115-116); non conosciamo il grado di parentela con il prece-
dente e successivo feudatario.
Fu certamente erede e successore di Baldassare de Baldo il Balduccio de Baldo che
il 25.5.1392 risulta titolare dei feudi Belludia e Rahalmedica, e di un reddito feuda-
le di 30 onze gravante sulla R. Curia (Gregorio, 1791-92, II, 478), ma già l’8.8.1392
il feudo Billudia risulta infeudato da re Martino a Guaglardetto Monteclup (Barberi,
I, 151). Successivamente Balduccio de Baldo riacquisì la signoria sul feudo Belludia
come si evince dal ruolo feudale del 1408 (Muscia, 1692, 97).

RACALMENI (Rachameno in ms Bsp e ms Bcp, Rachalmeni, Rajalmeni):


(VN). Casale, poi feudo (1408) presso Buccheri (ora Ragameli).
Feud.: Gerardo Montalto > Riccardo Montalto (1335) > Artale Alagona (1337) >
Riccardo Montalto > Giovanni Montalto (ante 1361) > Riccardo Montalto (1361) >
… > Giovanni de Crucillis (1408: Muscia, 1692, 84).

Il 2.4.1310 Gerardo Montalto, dominus seu baro casalis Bukerii, «fu condannato a
restituire a Guglielmo Raimondo Moncada, signore di Bulfida, delle terre spettanti
a quest’ultimo in base all’inchiesta ordinata da re Federico» (Sciascia, 1994, 150).
Successivamente, in data 25.2.1314 (XII ind.), considerati i meriti e i servizi prestati
al re dal detto Gerardo, questi fu investito della terra di Buccheri «sub consueto mi-
litari servitio ana scilicet oz XX pro quolibet equo armato secundum annuos redditus
illius» (Barberi, MC, 635). Nel 1321 ritroviamo Gerardo Montalto in controversia
con i suoi vassalli (Asp, Villafranca, 260). Sposò Francesca, titolare di alcuni feudi
presso Sciacca, fra cui probabilmente Rachalmaymuni (Asp, P, 2, 407). Gerardo
ebbe due figli: Riccardo, il maggiore, e Giovanni (Barberi, MC, 635-637).
Morì in data anteriore alla D. F. del 1335, quando gli eredi del milite Geraldo Mon-
talto, che godevano di un reddito di 160 onze, avevano la signoria della terra di
Buccheri (Barberi, MC, 635-637) e del casale Rachamemi, presso Lentini.
Il casale Rachalmemi toccò al primogenito Riccardo che il 19.9.1337 lo vendet-
te per 200 onze ad Artale Alagona (Giuffrida, 1978, 26-27; Bresc, 1986, pp. 811,
820).

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A Giovanni successe come barone di Buccheri il figlio Turgisio (o Trogisio o Troi-
sio) Montalto. Il 30.4.1361 re Federico IV gli ordinò di consegnare allo zio Riccardo,
da poco reintegrato nella fama, nelle cose e nei beni burgensatici e feudali, il casale
Rachalmemi, che era stato assegnato in precedenza a Giovanni Montalto (Asp, P,
2, 71).

RACHILGIDIDI (Racalgia in ms Bcp; Rachalchia in ms Bsp): Barberi, I, 107 (VN).


Feudo, ora contrada Fontana di la Mortilla in territorio del comune di Siracusa.
Feud.: Bongiovanni Migliotta (ante 1335) > Violante Migliotta + Tommaso
Capichi > Marino Capichi (1375) > Pandolfina Capichi > Lucia Capichi (1385).

Nell’adoa del 1345 gli eredi di Bongiovanni Migliotta (Muglacca, per errore, in ms
Bsp) risultano essere Tommaso Capichi, domiciliato a Augusta e marito di Violante,
figlia o parente del Bongiovanni, tassati per un cavallo armato e mezzo (onze 30 di
reddito). Morto Tommaso Capichi, la vedova Violante lasciò alla figlia Pandolfina
Capichi quattro feudi: Chandicactini, Racalveti, li Baruni e la Funtana di li Mortilla,
tutti in VN (Barberi, I, 107).
Morto Tommaso Capichi, la vedova Violante, con una donazione irrevocabile fatta
in data anteriore al gennaio 1374 lasciò i feudi Chandicattini, li Baruni, Raboceti
(Rachalveti), Rachilgididi detta la Fontana de la Mortilla, al figlio Marino Capichi
(Asp, C, 12, 189).
Marino Capichi di Siracusa, che sposò la figlia di Ansaldo Campolo, il 10.1.1374
ebbe rilasciato lo ius relevii sui feudi Chandicatini, li Baruni, Rachalgididi e Rachal-
veti (Asp, C, 12, 189), risulta vivente il 2.8.1375 (Asp, C, 13, 203), e morì qualche
giorno dopo.
Morto Marino, la madre Violante con altra donazione irrevocabile del 14.8.1375,
confermata da re Federico IV il 12.12.1375, lasciò quattro feudi (Chandicactini, Ra-
calveti, li Baruni e la Funtana di li Mortilla, tutti in VN) alla figlia Pandolfina
Capichi
Bartolomeo Altavilla iudex iurista e iurisperitus, di Corleone, fu giudice della M.R.C
dal 1356 al 1393 almeno. Sposò Pandolfina Capichi, già vedova di Francesco Mohac,
la quale aveva ereditato i feudi Chandicactini, Racalveti, li Baruni e la Funtana di li
Mortilla, tutti in VN (Asp, C, 5, 252-254). Pandolfina fece testamento il 10.7.1385 e
lasciò il feudo La Fontana di La Mortella alla sorella monaca Lucia e come esecu-
tore testamentario e fidecommissario il marito Bartolomeo Altavilla che l’1.8.1393
ricevette l’investitura dei tre feudi Chandicattini, li Baruni e Rachalveti (o Rachilve-
ri) (Barberi, I, 107-9; Asp, C, 4, 87). Il giudice Bartolomeo Altavilla fece testamento
il 24.8.1396 (Sardina, 1995, 212).

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RAOLETO (Laureto in RA): casale presso Augusta.
Feud.: Guglielmo e Pietro Amico (1271) > Curia (1282).

I fratelli Guglielmo e Pietro d’Amico ottennero nel 1271 i feudi Baiamonte Cifo,
Rugibles (Bulgifers), Saracena (per la terza parte) nella baronia di Mohac, il feudo
appartenuto a Guglielmo Tornatore, oltre al casale di Raoleto (Laoretus) e al muli-
no detto «di Marcellino», che erano ubicati un po’ più a settentrione, nel territorio
di Augusta (Catalioto, 1995, 150; RA, VIII, pp. 71, 188)49. Guglielmo d’Amico,
attestato per la prima volta nel giugno 1230 come figlio del conte Amico de Amicis
(Sciascia, 1994, pp. 46-48, 72-73), risulta già morto in data 30.4.1273; suoi figli ed
eredi furono Filippo, Giovannino, Contessa, Rossella e Isolda (Sciascia, 1994, 72).

SALINA DEL CONTE ERRICO: (VN), presso Noto.


Feud.: Nicola Lancia (1335).

Dominus Nicola Lancia, giustiziere del Val di Mazara nel dicembre 1321 (Acfup, VI,
6-7), secondo la D. F. del 1335 ricavava un reddito di onze 300 dalle terre di Giarra-
tana311 e Ferla (Ferula), dai casali di Osino (Oxino in VN), Murchella (Murragello,
in ms Bsp), dalla salina del conte Enrico, dal bosco di Boali (si tratta del feudo
Bauli), e dai feudi Donna Scala, Mangino (VN), Burgio (VN), Bonfalo (Bumfala),
Longarino312, Mutataxati (Mutaxati in ms Bsp), Pantano di Gallo e Taguida (Cani-
gla, in ms Bsp).

SAN CALOGERO: Barberi, MC, 247 (VN).


Feudo, ora contrada nel territorio del comune di Lentini.
Feud.: Ughetto Lanzano (1357) > … > Guglielmo Raimondo Moncada (1396).

l’1.7.1357 re Federico IV concesse al catalano Ughetto Danzano e ai suoi eredi il


feudo San Calogero con la motta (Asp, P, 2, 87; Asp, P, 2, 424). Il Lanzano possedet-
te anche il Lago o Pantano di Lentini, che successivamente re Federico IV concesse
il 26.5.1366 a Matteo Montecateno (Asp, Moncada, 127, 193; Barberi, III, 332).

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TIMOGNI: Barberi, I, 354 (VN). Tenimento di terre nel territorio di Noto.
Feud.: Orlando Traversa (fino a 1393) > Curia > Muchio Landolina.

Orlando Traversa possedette metà del feudo Misilino che gli venne confiscato e il
18.10.1393 fu assegnato a Vassallo Landolina (Barberi, I, 328); possedette il terri-
torio o tenimento di terre Li Timugni, in territorio di Noto, che dopo la rivolta fu
assegnato a Muchio Landolina il 6.5.1398 (Barberi, I, 354).

TIMONELLI (in ms Bsp; Mutonelli in ms Bcp): (VN). Feudo presso Lentini ?


Feud.: Federico Sigonia (1335).

Abbiamo notizie del miles Fredericus de Sygona de Lentino come teste in un atto sti-
pulato ad Agrigento il 14.2.1318 (I ind.) (Pace, 1996, 244). Il miles Federico Sigonia
di Lentini secondo la D. F. del 1335 ricavava 60 onze di reddito (reddito non segna-
to in ms Bsp) dai feudi Monte Peregrino (o monte Pillirino, VN presso Buscemi),
Mutomelli (Timonelli, in ms Bsp) e Rabalmitri (Ralbamitri o feudo Armiggi in VN,
territorio di Lentini; cfr. San Martino De Spucches, I, 156); nel 1345, sempre domi-
ciliato a Lentini, corrispondeva l’adoa per 2 cavalli armati (pari a 40 onze di reddito).

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