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Fisiologia cellulare,molecolare e d’organo.

La fisiologia è lo studio del normale funzionamento dell’organismo vivente e


delle parti che lo compongono, inclusi processi chimici e fisici.
Il particolare punto focale della fisiologia è l’integrazione delle funzioni
attraverso molti livelli di organizzazione.
La più piccola unità strutturale in grado di realizzare tutti i processi vitali è la
cellula.
Una barriera di lipidi e proteine chiamata membrana cellulare separa le
cellule dal loro ambiente esterno.
Gli organismi semplici sono composti esclusivamente da una cellula mentre
gli organismi complessi hanno molte cellule con differenti strutture e funzioni.
L’insieme delle cellule che presentano funzioni correlate costituiscono i
tessuti. I tessuti formano unità strutturali e funzionali denominate organi e
gruppi di organi integrano le loro funzioni per creare apparati (sistemi).

Omeostasi.
Il termine omeostasi è usato per indicare il mantenimento di condizioni
pressoché costanti nel mezzo interno. Praticamente tutti gli organi e i tessuti
del corpo svolgono funzioni che contribuiscono al mantenimento di condizioni
relativamente costanti. Per esempio i reni mantengono costanti le
concentrazioni ioniche.
Il concetto di un ambiente interno relativamente stabile è attribuito al medico
francese Claude Bernard a metà del 1800.
L’organismo omeostatico è in grado di monitorare il proprio stato interno e
intraprendere azioni atte a correggere le perturbazioni che minacciano la sua
normale funzione. Se il corpo non mantiene l’omeostasi, la normale funzione
viene danneggiata e a questo consegue uno stato di malattia o condizione
patologica.
Le malattie possono essere divise in 2 gruppi a seconda della loro origine:
• Quelle dove il problema nasce dall’interno.
• Quelle che si originano da una sorgente esterna.
Quando l’omeostasi è perturbata l’organismo tenta di compensare e ciò si
applica alle malattie con cause interne e anche esterne. Se questo processo
di compensazione ha successo, l’omeostasi è ristabilita; mentre se la
compensazione fallisce, la conseguenza può essere la malattia.
Mantenere un ambiente interno stabile significa bilanciare le perdite di acqua
con una sua adeguata assunzione. L’ambiente acquoso interno che circonda
le cellule è chiamato liquido extracellulare(LEC). Il liquido extracellulare serve
come zona di transizione tra l’ambiente esterno dell’organismo e il liquido
intracellulare(LIC) all’interno delle cellule.
Per mantenere l’omeostasi il corpo umano esegue il monitoraggio di alcune
funzioni fondamentali(pressione arteriosa,concentrazione di glucosio).
Queste importanti variabili controllate vengono mantenute entro la gamma di
valori accettabili da meccanismi di controlli fisiologici che intervengono
quando le variabili si discostano troppo dal loro valore di riferimento.
Un sistema di controllo consiste in 3 componenti:
1. Segnale di ingresso
2. Centro di controllo o di integrazione
3. Segnale di uscita
Il termine controllo riflesso sta per indicare ogni via a lunga distanza che
utilizza il sistema nervoso,endocrino o entrambi.
Una via riflessa può essere divisa in 2 parti:
1. Circuito di risposta riflessa
2. Circuito a retroazione
Un circuito di risposta consta di 3 componenti principali:
1. Segnale di ingresso
2. Centro di integrazione
3. Segnale di uscita
Un circuito di risposta riflessa si attiva quando uno stimolo viene rilevato da
un sensore(recettore). Il sensore è collegato tramite un segnale in ingresso a
un centro di integrazione che decide la risposta appropriata. Un segnale in
uscita si porta poi al centro di integrazione fino a un bersaglio che esegue la
risposta appropriata.
Un circuito a retroazione è un feedback in cui la risposta torna indietro a
modulare lo stimolo in ingresso della via.
Nei sistemi fisiologici alcuni sensori sono più sensibili di altri. Una via nella
quale la risposta si oppone o rimuove il segnale è detta a retroazione
negativa(feedback negativo). I circuiti a feedback negativo stabilizzano la
variabile regolata e quindi contribuiscono al mantenimento dell’omeostasi.
Il feedback negativo può ripristinare lo stato normale ma non può impedire la
modificazione iniziale dell’intervallo normale.
In un processo a retroazione positiva(feedback positivo) la risposta rafforza lo
stimolo invece di diminuirlo o rimuoverlo. Poiché il feedback positivo
intensifica la risposta, questo tipo di retroazione richiede un intervento(evento
esterno) per bloccare la risposta.
Si ha un feedback negativo quando il meccanismo si oppone ad un
cambiamento interno per mantenere l’omeostasi. (Es:termostato)
Si ha un feedback positivo quando lo stimolo porta ad una reazione a catena
fino al raggiungimento dello scopo. (Es:propagazione impulso nervoso).
I processi a retroazione negativa non sono in grado di prevenire il
cambiamento che innesca il riflesso. Si sono evoluti alcuni riflessi che
permettono al corpo di prevedere che sta per verificarsi un cambiamento e
che innescano il circuito di risposta in anticipo rispetto al cambiamento.
Queste risposte costituiscono il controllo anticipatorio(feedforward). Un
esempio fisiologico è il riflesso della salivazione.

Le membrane.
Ci sono 2 sinonimi per il termine membrana cellulare:
• Membrana plasmatica
• Plasmalemma
Le funzioni generali della membrana cellulare includono:
1. Isolamento fisico: la membrana cellulare è una barriera fisica che
separa il liquido intracellulare all’interno della cellula dal liquido
extracellulare.
2. Regolazione degli scambi con l’ambiente: la membrana cellulare
controlla l’entrata di ioni e di nutrienti nella cellula, l’eliminazione dei
cataboliti e il rilascio di prodotti dalla cellula.
3. Comunicazione tra la cellula e il suo ambiente: la membrana cellulare
contiene proteine che permettono alla cellula di riconoscere segnali,
costituiti da molecole o da variazioni nell’ambiente esterno e di
rispondervi.
4. Supporto strutturale: alcune proteine della membrana cellulare sono
ancorate al citoscheletro, la struttura interna di supporto strutturale, che
ha lo scopo di mantenere la forma della cellula.
I lipidi delle membrane biologiche sono principalmente fosfolipidi disposti in
un doppio strato in modo che le teste contenenti gruppi fosfato si trovino sulla
superficie della membrana e le code lipidiche idrofobiche siano nascoste nel
mezzo della membrana.
La membrana cellulare è composta da 3 tipi principali di lipidi:
• fosfolipidi
• sfingolipidi
• colesterolo
I fosfolipidi sono costituiti da uno scheletro di glicerolo con 2 catene di acidi
grassi che si estendono da un lato e un gruppo fosfato che si estende dal lato
opposto. La testa(fosfato) è polare, la coda(acidi grassi) è apolare.
Anche gli sfingolipidi hanno coda di acidi grassi, ma le loro teste possono
essere fosfolipidi o glicolipidi. Gli sfingolipidi sono leggermente più lunghi dei
fosfolipidi.
Anche il colesterolo costituisce una parte significativa di molte membrane
cellulari. Il colesterolo contribuisce a rendere la membrana impermeabile a
piccole molecole polari e mantiene la membrana flessibile in un ampio
intervallo di temperature.
Le proteine integrali sono legate strettamente alla membrana e l’unico modo
per rimuoverle è dissociare le componenti della membrana usando detergenti
o altri metodi drastici che distruggono l’integrità di membrana.
Comprendono le proteine transmembrana e quelle ancorate ai lipidi.
Le proteine periferiche sono attaccate ad altre proteine di membrana da
interazioni non covalenti e possono essere separate dalla membrana con
metodi chimici che non distruggono l’integrità della membrana.
Le proteine periferiche includono enzimi e alcune proteine strutturali che
ancorano il citoscheletro.
Le proteine transmembrana hanno catene proteiche che si estendono in tutte
le direzioni tramite la membrana cellulare.
Quando le proteine attraversano la membrana più di una volta, le catene
amminocidiche sporgono nel citoplasma e nel liquido extracellulare.
Le proteine ancorate ai lipidi sono legate covalentemente a code lipidiche che
si inseriscono nel doppio strato. Altre sono legate da un ancora GPI che
consiste in un lipide di membrana più una catena zucchero fosfato.
Molte di queste proteine si trovano associate a sfingolipidi di membrana e
formano porzioni specializzate chiamate zattere lipidiche.
I carboidrati di membrana sono per lo più zuccheri legati a proteine di
membrana(glicoproteine) oppure a lipidi di membrana(glicolipidi).
Si trovano solo sulla superficie esterna della cellula dove formano uno strato
protettivo detto glicocalice. Le glicoproteine sulla superficie della cellula
svolgono un ruolo chiave nella risposta immunitaria dell’organismo.
Il doppio strato lipidico della membrana è impermeabile alle comuni sostanze
idrosolubili(ioni,glucosio,urea); è invece permeabile alle sostanze
liposolubili(alcol,gas,ossigeno e CO 2) che possono attraversare la membrana
con facilità.

Osmosi.
Il movimento di acqua attraverso una membrana in risposta a un gradiente di
concentrazione di soluto è detto osmosi. Nell’osmosi l’acqua si sposta per
diluire la soluzione più concentrata. Appena le concentrazioni si uguagliano,
lo spostamento netto di acqua si ferma.
La membrana è permeabile all’acqua ma non permette al glucosio di
passare.
Si definisce pressione osmotica la pressione idrostatica necessaria a
impedire lo spostamento di un solvente puro in una soluzione attraverso una
membrana semipermeabile.
Per le soluzioni biologiche esprimeremo le concentrazioni come osmolarità
che è il numero di particelle(ioni o molecole) per litro di soluzione.
L’osmolarità è espressa in osmoli per litro (Osmol/L).
La tonicità di una soluzione descrive la variazione di volume cellulare che si
verifica se la cellula viene posta in quella soluzione. La cellula aumenta di
volume in soluzioni ipotoniche e si restringe in soluzioni ipertoniche. Se la
cellula non cambia dimensione all’equilibrio, la soluzione è isotonica.
Diffusione.
Il trasporto passivo attraverso le membrane utilizza l’energia cinetica
intrinseca nelle molecole. Quando le molecole sono concentrate in un’area di
uno spazio chiuso, il loro movimento fa si che diffondano gradualmente fino a
distribuirsi uniformemente in tutto lo spazio disponibile. Questo processo è
detto diffusione.
La diffusione può essere definita come il movimento di molecole da un’area a
concentrazione più elevata delle stesse a un’altra a concentrazione più
bassa.
La diffusione ha 7 proprietà:
1. La diffusione è un processo passivo. S’intende che la diffusione non
richiede immissione di energia da alcuna fonte esterna.
2. Le molecole si muovono da un’area a concentrazione maggiore verso
un’area a concentrazione minore. Una differenza di concentrazione di
una sostanza tra due zone viene definita gradiente di concentrazione
noto anche come gradiente chimico. Più è grande la differenza di
concentrazione più la diffusione ha luogo velocemente.
3. Il movimento netto di molecole si verifica fino a quando la
concentrazione diventa uguale ovunque.
4. La diffusione è rapida su brevi distanze ma è molto più lenta su grandi
distanze.
5. La diffusione è direttamente correlata alla temperatura. Alle temperature
più elevate, le molecole si muovono più velocemente.
6. Il tasso di diffusione è inversamente correlato al peso e alla dimensione
molecolare. Le molecole più piccole richiedono meno energia per
spostarsi a distanza e quindi diffondono più rapidamente.
7. La diffusione può verificarsi in un sistema aperto o attraverso una
barriera che separa 2 compartimenti.
Diffusione semplice.
La diffusione attraverso le membrane è un po’ più complicata della diffusione
in un sistema aperto. Solo le molecole liposolubili(lipofile) possono
attraversare il doppio strato fosfolipidico. Le sostanze lipofiliche che possono
attraversare il centro lipidico di una membrana cellilare si muovono per
diffusione.
La diffusione diretta attraverso il doppio strato lipidico della membrana è detta
diffusione semplice e possiede le seguenti proprietà:
1. La velocità di diffusione dipende dalla capacità delle molecole che
diffonde di sciogliersi nello strato lipidico della membrana. La velocità di
diffusione dipende da quanto la membrana sia permeabile alle molecole
che diffondono. Le membrane con un alto contenuto di colesterolo sono
meno permeabili all’acqua, di quelle che ne contengono meno.
2. Il tasso di diffusione attraverso una membrana è direttamente
proporzionale all’area della superficie della membrana. Quanto più è
grande l’area della superficie della membrana tante più la molecole
possono diffondere attraverso di essa nell’unità di tempo.
Le regole della diffusione possono essere espresse in un’equazione nota
come legge di Fick della diffusione, una relazione che lega i fattori appena
menzionati per la diffusione attraverso la membrana con il gradiente di
concentrazione. La legge di Fick dice che la velocità di diffusione aumenta
quando aumentano l’area di superficie, il gradiente di concentrazione e la
permeabilità della membrana. La permeabilità di membrana è il più
complesso dei 4 termini della legge di Fick perché è influenzata da diversi
fattori:
• La dimensione della molecola che sta diffondendo
• La liposolubilità della molecola
• La composizione del doppio strato lipidico attraverso il quale si sta
diffondendo.

Trasporto mediato da proteine.


La grande maggioranza dei soluti attraversa le membrane con l’aiuto di
proteine di membrana, un processo chiamato mediato.
Se il trasporto mediato è passivo e sposta le molecole lungo il loro gradiente
di concentrazione, il processo è noto come diffusione facilitata.
Se il trasporto mediato da proteine richiede energia dall’ATP o da un’altra
fonte esterna e sposta una sostanza contro il suo gradiente di
concentrazione, il processo è chiamato trasporto attivo.
Il trasporto mediato da proteine attraverso una membrana è effettuato da
proteine integrali note come trasportatori.
Uno schema di classificazione funzionale identifica 4 grandi categorie di
proteine di membrana:
1. Proteine strutturali
2. Enzimi
3. Recettori
4. Trasportatori

Proteine strutturali.
Le proteine strutturali hanno 3 ruoli principali:
1. Connettono la membrana al citoscheletro per mantenere la forma della
cellula.
2. Creano giunzioni cellulari che tengono insieme i tessuti.
3. Fanno aderire le cellule alla matrice extracellulare legando fibre del
citoscheletro al collagene extracellulare.

Enzimi.
Gli enzimi di membrana catalizzano le reazioni chimiche che hanno luogo o
sulla superficie esterna della cellula o appena dentro la cellula.
Gli enzimi ancorati alla superficie intracellulare di molte membrane cellulari
svolgono un ruolo importante nel trasferimento di segnali dall’ambiente
extracellulare al citoplasma.
Recettori.
Le proteine recettoriali di membrana sono parte del sistema di trasmissione di
segnali chimici dell’organismo. Il legame di un recettore con il suo ligando
induce un altro evento di membrana.
I recettori di membrana svolgono un ruolo importante anche in alcune forme
di trasporto vescicolare.
Trasportatori.
Il quarto gruppo di proteine di membrana, i trasportatori, sposta le molecole
attraverso le membrane. Lo schema di classificazione riconosce 2 tipi
principali di trasportatori:
• canali
• carrier
Le proteine canale creano corridoi pieni di acqua che collegano direttamente i
compartimenti intracellulari ed extracellulari.
Le proteine carrier si legano a substrati che trasportano, ma non formano mai
una connessione diretta tra il liquido intracellulare e quello extracellulare.
I canali possono essere classificati a seconda che i loro cancelli siano aperti
o chiusi. I canali aperti mantengono il loro cancello aperto per la maggior
parte del tempo, permettendo agli ioni di muoversi avanti e dietro attraverso
la membrana senza regolazione.
I canali controllati(o a cancello, chiusi) mantengono per la maggior parte del
tempo uno stato di chiusura, e ciò permette di regolare il movimento degli ioni
che li attraversano.
Quando uno di questi canali si apre,gli ioni si muovono attraverso il canale
nello stesso modo in cui si muovono nei canali aperti.
Quando un canale è chiuso non hanno luogo movimenti di ioni tra liquido
intracellulare e extracellulare.
Che cosa regola l’apertura e la chiusura dei canali?
Per i canali operati chimicamente, il meccanismo di apertura è regolato da
messaggeri intracellulari o ligandi che si legano alle proteine canale.
I canali voltaggio dipendenti si aprono e si chiudono quando lo stato elettrico
della cellula cambia.
I canali aperti operati meccanicamente rispondono a forze fisiche che
producono tensione sulla membrana e fanno aprire il canale.
I carrier che trasportano un solo tipo di molecole sono noti come carrier
uniporto. Una proteina che sposta più di un tipo di molecole per volta è detta
cotrasportatore.
Se le molecole trasportate si muovono nella stessa direzione in uscita dalla
cellula o in entrata le proteine prendono il nome di carrier sinporto.
Se le molecole sono trasportate in direzioni opposte le proteine carrier sono
dette carrier antiporto.
Una famiglia di proteine carrier note come trasportatori GLUT sposta il
glucosio e gli zuccheri esosi correlati attraverso la membrana.

Diffusione facilitata.
La diffusione facilitata ha le stesse proprietà della diffusione semplice.
Le molecole trasportate si muovono lungo il loro gradiente di concentrazione,
il processo non richiede contributo di energia, e il movimento netto si ferma
all’equilibrio; quando la concentrazione interna della cellula uguaglia la
concentrazione all’esterno della cellula:
[Glucosio] LEC = [Glucosio] LIC

Trasporto attivo.
Il trasporto attivo è un processo che sposta le molecole contro il loro
gradiente di concentrazione: cioè da un’area a più bassa concentrazione
verso una a concentrazione più elevata. Invece di creare uno stato di
equilibrio, il trasporto attivo genera uno stato di disequilibrio.
Muovere le molecole contro il gradiente di concentrazione richiede un
contributo di energia esterna.
L’energia per il trasporto attivo deriva direttamente o indirettamente dal
legame fosfato ad alta energia dell’ATP.
Il trasporto attivo può essere suddiviso in 2 tipi:
• Trasporto attivo primario
• Trasporto attivo secondario
Nel trasporto attivo primario (diretto) l’energia necessaria a spingere le
molecole contro il loro gradiente di concentrazione deriva direttamente dal
legame fosfato ad alta energia dell’ATP.
Il trasporto attivo secondario (indiretto) utilizza energia potenziale
immagazzinata nel gradiente di concentrazione di una molecola per spingere
altre molecole contro il loro gradiente di concentrazione.
Tutti i trasporti attivi secondari dipendono dal trasporto attivo primario, perché
i gradienti di concentrazione che guidano il trasporto secondario sono
generati utilizzando energia dall’ATP.
Il trasporto attivo differisce dalla diffusione facilitata perché il cambiamento di
conformazione delle proteine carrier richiede apporto di energia.

Trasporto attivo primario.


Dal momento che il trasporto attivo primario utilizza ATP come fonte di
energia, molti trasportatori attivi primari sono noti come ATP-asi.
Il suffisso -asi indica un enzima e la radice ATP è il substrato su cui agisce
l’enzima. Questi enzimi idrolizzano l’ATP ad ADP e fosfato inorganico
liberando nel processo energia utilizzabile.
La pompa sodio-potassio (Na-K) è probabilmente la proteina di trasporto più
importante nelle cellule animali, perché mantiene i gradienti di concentrazione
di Na+ e di K+ attraverso la membrana cellulare.
Il trasportatore è disposto nella membrana cellulare in modo da pompare
3Na+ fuori dalla cellula e 2K+ nella cellula per ogni molecola di ATP
consumata.
In alcune cellule l’energia necessaria per spostare questi ioni utilizza il 30% di
tutto l’ATP prodotto dalla cellula.

Trasporto attivo secondario.


Il gradiente di concentrazione del sodio, con un’elevata concentrazione di Na +
nel liquido extracellulare e una bassa concentrazione all’interno della cellula,
è una sorgente di energia potenziale che la cellula può utilizzare per altre
funzioni.
I trasportatori di membrana che utilizzano l’energia potenziale immagazzinata
nei gradienti di concentrazione per spostare molecole sono chiamati
trasportatori attivi secondari. Uno di questi meccanismi è il meccanismo del
trasportatore attivo secondario Na +-Glucosio (SGLT).
Sia l’Na+ sia il glucosio si legano alla proteina SGLT sul versante del liquido
extracellulare. Il sodio si lega per primo e provoca un cambiamento
conformazionale della proteina che genera un sito di legame ad alta affinità
per il glucosio.
Il meccanismo è composto da 4 fasi principali:
1. Quando il glucosio si lega al SGLT.
2. La proteina cambia nuovamente la sua conformazione e apre il canale
sul versante intracellulare.
3. Il sodio viene rilasciato nel LIC e si sposta lungo il suo gradiente di
concentrazione. La perdita del sodio dalla proteina modifica il sito di
legame per il glucosio nuovamente in un sito a bassa affinità, in tal
modo il glucosio viene rilasciato e segue l’Na + dentro al citoplasma.
4. Il risultato netto è l’ingresso del glucosio dentro la cellula contro
gradiente di concentrazione,accoppiato al movimento dell’Na + dentro la
cellula lungo il suo gradiente di concentrazione.
Il trasportatore SGLT può spostare il glucosio solo all’interno della cellula,
perché il glucosio deve seguire il gradiente dell’Na +.

Trasporto vescicolare.
Le cellule utilizzano 2 processi base per importare grandi molecole e
particelle:
• fagocitosi
• endocitosi
La fagocitosi è il processo mediato da actina attraverso il quale una cellula
avvolge un batterio o altre particelle in una grande vescicola limitata da
membrana detta fagosoma. Il fagosoma si stacca dalla membrana cellulare e
si muove verso l’interno dove si fonde con un lisosoma, i cui enzimi digestivi
distruggono il batterio. Richiede energia dall’ATP per il movimento del
citoscheletro e per il trasporto della vescicola all’interno della cellula.
Nell’uomo avviene solo in alcuni globuli bianchi detti “fagociti” che sono
specializzati nel mangiare batteri e altre particelle estranee.
L’endocitosi differisce dalla fagocitosi per 2 aspetti importanti:
1. Nell’endocitosi la superficie della membrana forma un incavo piuttosto
che protrudere verso l’esterno.
2. Le vescicole che si formano dall’endocitosi sono molto più piccole.
L’endocitosi è costituitiva,cioè è una funzione che ha luogo sempre.
Pinocitosi:permette al liquido extracellulare di entrare nella cellula.
Endocitosi(mediata da recettori): ha luogo in regioni della membrana cellulare
note come fossette rivestite.
Il complesso recettore-ligando migra lungo la superficie cellulare finché non
incontra una fossetta rivestita.
Una volta che il complesso recettore-ligando è nella fossetta rivestita, la
membrana si ritira verso l’interno.
Quindi si stacca dalla membrana cellulare e diventa una vescicola
citoplasmatica. Le molecole di clatrina sono rilasciate e ritornano alla
membrana. Nella vescicola, il recettore e il ligando si separano, lasciando il
ligando all’interno di un endosoma.
L’endosoma si sposta verso un lisosoma se il ligando deve essere distrutto,
oppure all’apparato di Golgi se il ligando deve essere elaborato.
I recettori di membrana del ligando possono essere riutilizzati in un processo
noto come riciclaggio di membrana.
La vescicola con i recettori si sposta sulla membrana cellulare e si fonde con
essa. La membrana della vescicola viene incorporata nuovamente nella
membrana cellulare mediante esocitosi.
L’endocitosi mediata da recettori trasporta una varietà di sostanze nella
cellula,inclusi ormoni proteici, anticorpi e proteine plasmatiche che servono
come carrier per il ferro e il colesterolo.
Caveole: alcune endocitosi usano piccole invaginazioni a forma fiasca dette
caveole anziché le fossette rivestite di clatrina.
Le caveole hanno particolari funzioni:
1. concentrare e internalizzare piccole molecole
2. favorire il trasferimento di macromolecole attraverso l’endotelio capillare
3. partecipare alla comunicazione cellulare
Le caveole sembrano essere coinvolte in alcuni processi patologici, incluse
infezioni virali e parassitarie.
Esocitosi:è il processo opposto all’endocitosi.
Nell’esocitosi le vescicole intracellulari si muovono verso la membrana
cellulare e si fondono con essa rilasciando il loro contenuto nel liquido
extracellulare. Le cellule utilizzano l’esocitosi per esportare grandi molecole
ed eliminare gli scarti della digestione intracellulare prodotta dai lisosomi.
L’esocitosi coinvolge 2 famiglie di proteine:
1. RAB che aiutano la vescicola ad aderire alla membrana
2. SNARE che facilitano la fusione della membrana
Nell’esocitosi controllata, il processo inizia con un aumento della
concentrazione intracellulare di Ca2+ che agisce come segnale.
Il Ca2+ interagisce con una proteina sensibile al calcio che fa si che le
vescicole secretorie aderiscono alla membrana e si fondono con essa.
L’esocitosi richiede energia sotto forma di ATP.

Potenziale di membrana a riposo.


Molti dei soluti nell’organismo sono ioni e perciò portano una carica elettrica
netta. Il potassio (K+) è il catione principale all’interno delle cellule, mentre il
sodio (Na+) prevale nel liquido extracellulare.
Il potenziale di membrana dipende da una distribuzione non omogenea delle
molecole cariche(ioni) tra lo spazio extracellulare e il citoplasma.
Gli ioni negativi nella cellula cercano di seguire gli ioni positivi a causa
dell’attrazione tra cariche positive e negative. Ma, poichè la membrana è
impermeabile agli ioni negativi, essi restano intrappolati nella cellula.
Ioni positivi esterni alla cellula potrebbero tentare di spostarsi all’interno della
cellula attratti dalla carica negativa netta del liquido intracellulare, ma la
membrana non permette a questi cationi di attraversarla. Non appena il primo
ione positivo lascia la cellula,l’equilibrio elettrico tra il liquido intracellulare ed
extracellulare è alterato: l’interno della cellula ha una carica netta -1, mentre
l’esterno della cellula ha una carica netta di +1.
L’energia fornita per trasportare gli ioni attraverso la membrana ha creato un
gradiente elettrico, cioè una differenza nella carica netta tra le 2 regioni.
L’interno della cellula è diventato negativo rispetto all’esterno. Anche il
trasporto attivo di ioni positivi fuori dalla cellula genera un gradiente di
concentrazione: ci sono ora più ioni positivi fuori dalla cellula che all’interno.
La combinazione dei gradienti di concentrazione ed elettrico è detta gradiente
elettrochimico. Un gradiente elettrico tra il liquido extracellulare e il liquido
intracellulare è noto come differenza di potenziale di membrana a riposo o
potenziale di membrana.
1. L’espressione “a riposo” deriva dal fatto che questo gradiente elettrico è
presente in tutte le cellule viventi. In queste cellule “a riposo”, il
potenziale di membrana ha raggiunto uno stato stazionario e non
cambia.
2. Il sostantivo potenziale indica che il gradiente elettrico generato dal
trasporto attivo degli ioni attraverso la membrana cellulare è una fonte
di energia accumulata o potenziale, proprio come i gradienti di
concentrazione sono una forma di energia potenziale. Quando le
molecole di carica opposta si riuniscono rilasciano energia che può
essere usata per generare lavoro. Il lavoro compiuto attraverso
l’energia elettrica comprende l’apertura dei canali voltaggio-dipendenti e
la trasmissione dei segnali elettrici.
3. Il sostantivo differenza ricorda che il potenziale di membrana
rappresenta una differenza nella quantità di carica elettrica all’interno e
all’esterno della cellula. La cellula contiene K + e grandi proteine cariche
negativamente, rappresentate da Pr-.
La cellula viene posta in una soluzione di Na + e Cl-. Sia la cellula che la
soluzione sono elettricamente neutre ed il sistema è in equilibrio elettrico.
Tuttavia,esso non è in equilibrio chimico. Ci sono gradienti di concentrazione
per tutti e 4 i tipi di ioni nel sistema e dovrebbero diffondere lungo i rispettivi
gradienti di concentrazione, se potessero attraversare la membrana cellulare.
Dal momento che inizialmente non c’è K+ nel liquido extracellulare, una
piccola quota di ioni K+ uscirà dalla cellula, diffondendo secondo il gradiente
di concentrazione. Mentre il K+ lascia la cellula, le proteine cariche
negativamente, Pr- non sono in grado di seguirlo perché la membrana
cellulare non è particolarmente permeabile ad essa. Le proteine
gradualmente generano una carica negativa all’interno della cellula man
mano che il K+ diffonde all’esterno. Il K+ dovrebbe uscire dalla cellula fino a
che la sua concentrazione intracellulare non uguagli quella extracellulare.
Poiché le cariche opposte si attraggono reciprocamente, le proteine cariche
negativamente all’interno della cellula cercano di attirare nuovamente gli ioni
K+ verso l’interno della cellula. Ad un certo punto in questo processo, la forza
elettrica che attrae K+ nella cellula eguaglia in intensità il gradiente di
concentrazione chimico che guida K+ verso l’esterno della cellula.
A questo punto, il movimento netto di ioni K + attraverso la membrana si
ferma. Il ritmo con cui gli ioni K+ si muovono al di fuori delle cellule lungo il
gradiente di concentrazione è esattamente uguale al ritmo con cui gli ioni K +
si muovono verso l’interno della cellula lungo il gradiente elettrico.
Il potenziale di membrana che si oppone esattamente al gradiente di
concentrazione dello ione è detto potenziale di equilibrio o potenziale ione.
Il potenziale di equilibrio per un qualsiasi ione può essere calcolato usando
l’equazione di Nerst; se la differenza di potenziale tra l’interno della cellula e
l’esterno diminuisce, si dice che la cellula si è depolarizzata.
Un ritorno al potenziale di membrana a riposo è chiamato ripolarizzazione. Se
il potenziale a riposo si allontana da OmV, il potenziale di membrana diventa
più negativo, la differenza di potenziale è aumentata e la cellula si è
iperpolarizzata. La cellula beta presenta 2 di questi canali che permettono il
controllo del rilascio di insulina. Uno è il canale per il Ca 2+ voltaggio
dipendente che è chiuso quando si ha il potenziale di membrana a riposo.
L’altro è un canale permeabile al K+ che si chiude quando l’ATP si lega ad
esso. E’ chiamato canale per il K+ ATP-dipendente o canale KATP.
Nella cellula a riposo quando le concentrazioni di glucosio sono basse, la
cellula produce meno ATP. C’è poco ATP per legare il canale K ATP, il canale
rimane aperto consentendo al K+ di uscire dalla cellula. Al potenziale di
membrana a riposo, i canali per il Ca2+ voltaggio dipendenti sono chiusi e non
si ha secrezione di insulina. Il glucosio che raggiunge la cellula beta diffonde
in essa con l’aiuto di un trasportatore GLUT. L’aumento di glucosio nella
cellula stimola i percorsi metabolici di glicolisi e ciclo dell’acido citrico e
aumenta la produzione di ATP.
Quando l’ATP si lega al canale KATP, il cancello del canale si chiude,
impedendo la fuoriuscita di K+ dalla cellula. La ritenzione di K+ depolarizza la
cellula e ciò determina l’apertura dei canali Ca 2+ voltaggio dipendente.
Gli ioni Ca2+ entrano nella cellula dal liquido extracellulare, lungo il gradiente
elettrochimico. Il Ca2+ si lega a proteine che danno inizio all’esocitosi delle
vescicole contenenti insulina,che viene liberata nello spazio extracellulare.

Potenziale d’azione.
Il potenziale di membrana a riposo delle cellule viventi è determinato
principalmente dal gradiente di concentrazione del K + e dalla permeabilità
della membrana a riposo a K+,Na+,e Cl-.
La facilità con cui gli ioni possono attraversare un canale è detta conduttanza.
L’apertura di un canale per permettere il flusso di ioni si chiama attivazione
del canale. I canali Na+ si aprono molto velocemente, mentre i canali K+ sono
più lenti. Ciò porta ad un flusso iniziale di Na + attraverso la membrana,
seguito poi da un flusso di K+.
I potenziali d’azione, chiamati anche “spike”(picchi) sono segnali elettrici di
intensità costante che viaggiano dalla zona trigger di un neurone all’estremità
del suo assone.
Il velocissimo spostamento di un potenziale d’azione lungo l’assone viene
chiamato conduzione del potenziale d’azione.
Il potenziale d’azione può essere suddiviso in 3 fasi:
• Fase ascendente
• Fase discendente
• Fase di iperpolarizzazione postuma.

Fase ascendente del potenziale d’azione.


La fase ascendente è dovuta ad un improvviso e transitorio aumento della
permeabilità della cellula e di Na+.
Un potenziale d’azione ha inizio quando un potenziale graduato,
raggiungendo la zona trigger, area di ipereccitabilità la cui stimolazione
provoca una risposta specifica, depolarizza la membrana fino al livello soglia
(-55mV).
Via via che la cellula si depolarizza, i canali per Na + voltaggio dipendenti si
aprono, rendendo la membrana molto più permeabile a Na +.
Poiché Na+ è più concentrato al di fuori della cellula e il potenziale di
membrana negativo all’interno della cellula attrae questi ioni con carica
positiva e Na+ penetra all’interno della cellula.
L’aggiunta di carica positiva al liquido intracellulare depolarizza la membrana
cellulare, rendendola gradualmente più positiva. Appena il potenziale di
membrana diventa positivo, viene meno il gradiente elettrico che attrae Na +
all’interno della cellula. Il potenziale d’azione raggiunge un valore di picco a
+30mV quando i canali Na+ nell’assone si chiudono e si aprono quelli del
potassio.

Fase discendente.
La fase discendente corrisponde ad un aumento nella permeabilità al K +.
I canali per il K+ voltaggio-dipendenti,come quelli per il Na+, cominciano ad
aprirsi in risposta alla depolarizzazione.
Quando i canali per il K+ si aprono, il potenziale di membrana della cellula ha
già raggiunto +30mV a causa dell’afflusso di Na + attraverso i più rapidi canali
per il Na+. Quando il potenziale d’azione raggiunge il suo picco e i canali per il
Na+ si chiudono, i canali per il K+ hanno appena finito di aprirsi,rendendo la
membrana molto permeabile al K+.
Quando il potenziale di membrana è positivo, sia il gradiente elettrico, sia il
gradiente di concentrazione favoriscono la fuoriuscita di K + dalla cellula.
Mentre il K+ fuoriesce dalla cellula, il potenziale di membrana diventa
rapidamente più negativo,creando la fase discendente del potenziale
d’azione e portando la cellula al suo potenziale di riposo.
Quando il potenziale di membrana discendente raggiunge -70mV, i canali per
K+ voltaggio-dipendente non si sono ancora chiusi. Il potassio continua a
fuoriuscire dalla cellula attraverso i canali non regolati e la membrana si
iperpolarizza avvicinandosi a -90mV. Questa fase di iperpolarizzazione
postuma è chiamata undershoot.
Infine,si chiudono i lenti canali voltaggio-dipendenti per il K + e una parte della
fuoriuscita di K+ cessa. L’arresto di K+ e la penetrazione di Na+ riportano il
potenziale di membrana a -70mV,ovvero al valore che corrisponde ai normali
valori della permeabilità della membrana al K +, al Cl- e al Na+.
Il potenziale d’azione è una variazione nel potenziale di membrana che si
verifica quando i canali ionici voltaggio-dipendenti nella membrana si aprono,
aumentando la permeabilità della cellula prima al Na + (che entra) e poi al K+
(che esce). L’afflusso di Na+ depolarizza la cellula. Questa depolarizzazione è
seguita da una fuoriuscita di K+,che riporta la cellula al potenziale di
membrana a riposo.

Periodo refrattario assoluto.


Durante il periodo refrattario assoluto nessuno stimolo può innescare un altro
potenziale d’azione per circa 1-2 ms, indipendentemente dall’intensità dello
stimolo. Inoltre, i canali K+ si aprono, mentre i canali Na+ si chiudono.

Periodo refrattario relativo.


Durante il periodo refrattario relativo, solo uno stimolo superiore agli stimoli
normali può innescare un nuovo potenziale d’azione. I canali Na + ritornano
nella posizione originale, mentre i canali K+ restano aperti.
Il neurone.
Il neurone è l’unità funzionale del sistema nervoso. I neuroni hanno una
conformazione particolare,con lunghi processi che escono dal corpo cellulare.
Questi processi vengono classificati o come dentriti, se ricevono segnali in
arrivo, o come assoni, se trasportano informazioni in uscita.
Gli assoni e i dentriti permettono ai neuroni di comunicare tra loro e con le
altre cellule. I neuroni si possono classificare dal punto di vista strutturale o
funzionale. Esistono 3 tipi di neuroni:
• Neuroni sensoriali (Afferenti): conducono informazioni sulla
temperatura, sulla pressione, sulla luce e su altri stimoli, dai recettori
sensoriali al SNC.
• Interneuroni: sono i neuroni che si trovano interamente all’interno del
SNC. Si presentano con tante forme diverse.
• Neuroni efferenti (somatici e autonomici): Hanno regioni dilatate lungo
l’assone chiamate varicosità. Sia i terminali assonici, sia le vericosità
immagazzinano e rilasciano neurotrasmettitori. I lunghi assoni dei
neuroni periferici afferenti ed efferenti uniti al tessuto connettivo,
formano cordoni detti nervi che si estendono dal SNC a tessuti e organi
che costituiscono il bersaglio dei neuroni componenti.
I nervi che possono trasportare solo segnali afferenti sono detti nervi sensitivi
(portano segnali al cervello,informazioni raccolte in tutto l’organismo), quelli
che portano solo segnali efferenti sono detti nervi motori (contrazione e
rilassamento dei muscoli). I nervi che possono inviare segnali in entrambe le
direzioni sono detti nervi misti.
Le categorie strutturali sono:
• Pseudounipolare: hanno un singolo processo chiamato assone. Il
dendrite è fuso con l’assone.
• Bipolare.
• Anassonico: non hanno assoni evidenti.
• Multipolare: sono molto ramificati.
Il corpo cellulare di un neurone (SOMA) è costituito da un nucleo e da tutti gli
organuli necessari al controllo dell’attività cellulare.
I dendriti.
I dendriti sono lunghi processi ramificati che ricevono informazioni da cellule
vicine. I dendriti permettono di comunicare con altri neuroni. La principale
funzione dei dendriti nel SNP è ricevere informazioni in arrivo e trasferirle ad
una regione all’interno del neurone.
Le proteine vengono trasportate lungo l’assone con un processo detto
trasporto assonico. Il trasporto assonico può essere:
• Lento: trasporta materiale tramite flusso citoplasmatico dal corpo
cellulare al terminale assonico. Il materiale si muove ad una velocità di
0,2-0,5 mm/giorno; questo genere di trasporto può essere utilizzato solo
per elementi che non vengono consumati rapidamente dalla cellula.
• Veloce: trasporta organuli a una velocità max di 400 mm/giorno. Questo
trasporto si verifica in due direzioni:
1. Anterogrado
2. Retrogrado

Sinapsi.
La regione in cui un terminale assonico incontra una cellula bersaglio è
chiamata sinapsi. Il neurone che trasmette il segnale alla sinapsi è detto
cellula presinaptica, mentre la cellula che riceve il segnale è la cellula
postsinaptica.
Il sistema nervoso periferico ha 2 tipi di cellule gliali: le cellule di Schwann e
le cellule satellite, mentre il sistema nervoso centrale ne ha 4 tipi:
oligodendrociti,microglia, astrociti, e cellule ependimali.
Le cellule di Schwann nel SNP e gli oligodendrociti nel SNC forniscono
supporto e isolamento agli assoni producendo mielina, una sostanza
composta da strati multipli concentrici di membrana fosfolipidica. La mielina
funge da isolante intorno agli assoni ed accelera la trasmissione dei segnali.
Ci possono essere fino a 500 cellule di Schwann lungo un singolo assone.
Ogni cellula di Schwann avvolge un segmento di 1-1.5 mm dell’assone,
lasciando interstizi minuscoli tra le superfici isolate della mielina chiamati nodi
di Ranvier.
Il secondo tipo di cellule gliali del SNP, le cellule satellite, sono cellule di
Schwann che non formano mielina. Formano, invece, capsule di supporto
intorno ai corpi cellulari nervosi localizzati nei gangli. Un ganglio è un
ammasso di corpi cellulari nervosi che si trovano al di fuori del SNC. I gangli
si presentano come nodi o rigonfiamenti lungo un nervo.
Astrociti: svolgono una serie di funzioni. I terminali di alcuni processi di
astrociti sono strettamente legati alle sinapsi con le quali scambiano sostanze
chimiche.
Microglia: sono cellule gliali note per la difesa specializzata.
Cellule ependimali: l’ultima classe delle cellule gliali sono le cellule
ependimali, cellule specializzate che creano uno strato epiteliale a
permeabilità selettiva, l’ependima, che separa i compartimenti liquidi del
SNC.

La conduzione negli assoni.


L’assone non mielinizzato ha una scarsa resistenza alla dispersione di
corrente perché l’intera membrana assonica è a contatto con il liquido
extracellulare e ha canali ionici dai quali può uscire corrente.
Al contrario,gli assoni mielinizzati limitano la quantità di membrana a contatto
con il fluido extracellulare. In questi assoni, piccole sezioni di membrana
scoperta, i nodi di Ranvier, si alternano con segmenti più lunghi avvolti in
strati multipli di membrana.
La guaina mielica crea una parete molto resistente che impedisce al flusso di
ioni di uscire dal citoplasma. La mielina è analoga ai rivestimenti plastici dei
fili elettrici, poiché aumenta lo spessore reale della membrana assonica fino a
100 volte. Un potenziale d’azione,muovendosi lungo l’assone della zona
trigger al terminale assonico, attraversa regioni di assone mielinizzato che si
alternano ai nodi di Ranvier. Negli assoni mielinici,ogni nodo presenta un’alta
concentrazione di canali per il Na+ voltaggio-dipendenti, che si aprono con la
depolarizzazione e lasciano entrare Na + nell’assone.
L’andamento del potenziale d’azione che sembra saltare da un nodo all’altro,
è definito conduzione saltataria.

Sinapsi.
Ogni sinapsi è costituita da 2 parti:
• Il terminale assonico della cellula presinaptica
• La membrana della cellula postsinaptica
Le sinapsi sono giunzioni intercellulari che consistono in aree più o meno
estese in cui le membrane dei 2 elementi eccitabili vengono in contatto o
sono molto ravvicinate. L’informazione si muove dalla cellula presinaptica
verso la cellula postsinaptica. Le sinapsi si possono trovare anche
sull’assone e perfino sul terminale assonico della cellula postsinaptica.
Le sinapsi si suddividono in:
• Elettriche: le sinapsi elettriche fanno passare direttamente un segnale
elettrico, ovvero una corrente, dal citoplasma di una cellula a quello di
un’altra tramite i pori costituiti dalle proteine delle giunzioni comunicanti.
Le sinapsi elettriche si trovano principalmente nei neuroni del SNC, ma
sono presenti anche nelle cellule gliali, nel muscolo cardiaco e in quello
liscio, e nelle cellule β del pancreas.
• Chimiche: utilizzano i neurotrasmettitori per inviare informazioni da una
cellula all’altra. In questo tipo di sinapsi, il segnale elettrico della cellula
presinaptica viene convertito in un segnale neurocrino (segnale
prodotto da neuroormoni) che attraversa la fessura sinaptica e si lega
ad un recettore sulla cellula bersaglio.
Differenze
Sinapsi elettriche Sinapsi chimiche
-Sono inaffaticabili -Sono affaticabili
-Trasmissione potenzialmente bidirezionale -Trasmissione unidirezionale
La composizione chimica delle molecole neurocrine è varia ed esse possono
fungere da neurotrasmettitori, neuromodulatori o da neuroormoni.
I neurotrasmettitori e i neuromodulatori fungono da sostanze paracrine
(secreti da una cellula e diffondono a cellule adiacenti), poiché le cellule
bersaglio si trovano vicino al neurone secretore. Al contrario, i neuroormoni
vengono secreti nel sangue e distribuiti in tutto il corpo.
La differenza tra neurotrasmettitore e neuromodulatore dipende dal recettore
al quale si lega la sostanza chimica. Se una molecola agisce principalmente
su una sinapsi e provoca una risposta rapida è detta neurotrasmettitore,
sebbene possa agire da neuromodulatore.
I neuromodulatori,però,agiscono sia in siti non sinaptici che in siti sinaptici e
la loro azione risulta più lenta.
I neurotrasmettitori.
Le molecole neurocrine possono essere suddivise in 7 classi, a seconda della
struttura:
1. Acetilcolina: (Ach, costituisce una classe chimica a se stante.) Viene
sintetizzata dalla colina e dall’acetil-coA. La sintesi di acetilcolina è una
semplice reazione che avviene nel terminale assonico. I neuroni che
secernano Ach e i recettori che legano Ach vengono definiti colinergici. I
recettori colinergici si suddivdono in 2 sottotipi principali: Recettori
nicotinici (così chiamati perché la nicotina è un loro agonista) e i
recettori muscarinici (per i quali la muscarina è un agonista)
2. Ammine: I neurotrasmettitori amminici sono attivi nel SNC. Sono
derivati da singoli amminoacidi. La serotonina deriva dall’amminoacido
triptofano. L’istamina,che deriva dall’istidina, svolge anche un ruolo
nella risposta allergica oltre a quello di neurotrasmettitore.
L’amminoacido tirosina viene convertito in: dopamina,noradrenalina e
adrenalina. Tutte queste 3 sostanze fungono da neuroormoni. I neuroni
che secernano noradrenalina vengono chiamati neuroni adrenergici o
più propriamente, neuroni noradrenergici.
3. Amminoacidi: Molti amminoacidi nel SNC funzionano come
neurotrasmettitori. Il glutammato è il principale neurotrasmettitore
eccitatario del SNC, mentre l’aspartato è un neurotrasmettitore
eccitatario solo in certe regioni cerebrali. I neurotrasmettitori eccitatari
depolarizzano le cellule bersaglio, di solito attraverso l’apertura di canali
ionici che permettono l’ingresso di ioni positivi nella cellula. Il principale
neurotrasmettitore inibitorio cerebrale è l’acido γ-amminobutirrico.
Invece, il più importante neurotrasmettitore inibitorio del midollo spinale
è l’amminoacido glicina. La glicina iperpolarizza le cellule bersaglio
aprendo i canali del Cl- consentendo cosi al Cl- l’ingresso nella cellula.
4. Peptidi: Il sistema nervoso secerne una serie di peptidi che fungono da
neurotrasmettitori e da neuromodulatori, oltre che neuroormoni. Questi
peptidi comprendono la sostanza P, coinvolta in certe vie nocicettive e i
peptidi oppioidi che mediano l’analgesia. I peptidi che fungono sia da
neuroormoni sia da neurotrasmettitori includono la colecistochinina, la
vasopressina, e il peptide natriuretico atriale.
5. Purine: L’adenosina, AMP,ATP, possono agire da neurotrasmettitori.
Queste molecole sono note come “purine”, si legano ai recettori
purinergici del SNC e di altri tessuti eccitabili, tra cui quello miocardico.
6. Gas: Uno dei neurotrasmettitori più interessanti è l’ossido nitrico o
monossido d’azoto (NO), un gas instabile sintetizzato a partire
dall’ossigeno e dall’amminoacido arginina. Il monossido d’azoto quando
agisce da neurotrasmettitore si diffonde liberamente in una cellula
bersaglio invece di legarsi ad un recettore di membrana.
7. Lipidi: I lipidi neurocrini includono diversi eicosanoidi che sono ligandi
endogeni per i recettori cannabinoidi.
Ci sono molte piccole vescicole sinaptiche piene di neurotrasmettitori, che
viene rilasciato su richiesta. Alcune vescicole sono ancorate a zone attive
della membrana più vicina alla fessura sinaptica, in attesa di un segnale per
rilasciare il loro contenuto.

Sintesi del neurotrasmettitore.


La sintesi del neurotrasmettitore può avvenire o nel corpo cellulare del
neurone o nel terminale assonico. I neurotrasmettitori polipeptidici devono
essere sintetizzati nel soma poiché i terminali assonici non hanno gli organuli
necessari per la sintesi proteica. Gli enzimi necessari per la loro sintesi sono
prodotti nel corpo cellulare e rilasciati nel citosol.

Rilascio del neurotrasmettitore.


Il neurotrasmettitore è immagazzinato nel terminale assonico all’interno delle
vescicole, così il suo rilascio nella fessura sinaptica possa avvenire per
esocitosi. Quando la depolarizzazione di un potenziale d’azione raggiunge il
terminale assonico, la variazione nel potenziale di membrana scatena una
serie di eventi:
1. La membrana nel terminale assonico ha canali per il Ca 2+ voltaggio-
dipendenti che si aprono in risposta alla depolarizzazione.
2. Gli ioni Calcio entrano nella cellula.
3. Il neurotrasmettitore all’interno della vescicola sinaptica fuoriesce nello
spazio sinaptico.
4. Le molecole di neurotrasportatore si diffondono per poi legarsi con i
recettori di membrana sulla cellula postsinaptica.
5. Ogni vescicola sinaptica contiene la stessa quantità di
neurotrasmettitori.
Però si afferma che ci sia un secondo modello di secrezione, detto “mordi e
fuggi” le vescicole postsinaptiche si fondono alla membrana presinaptica in
un complesso detto “poro di fusione”. Questa fusione apre un piccolo canale
di grandezza appena sufficiente per il passaggio di neurotrasmettitore.
Una caratteristica essenziale dei segnali nervosi è la loro breve durata
causata dalla rapida rimozione del neurotrasmettitore dalla fessura sinaptica.
Se il neurotrasmettitore non legato viene rimosso dalla sinapsi, i recettori
rilasciano neurotrasmettitore legato,ponendo fine alla sua attività e
mantenendo costante il rapporto fra trasmettitore legato e non legato.
L’acetilcolina viene scissa nel liquido extracellulare in colina e acetil-CoA
dall’acetilcolinesterasi che si trova nella matrice extracellulare e nella
membrana della cellula postsinaptica.
La colina degradata viene ritrasportata nel terminale assonico presinaptico da
un cotrasportatore Na+-dipendente. Una volta tornata nel terminale assonico,
può essere utilizzata per la produzione di nuova acetilcolina. La
noradrenalina,invece,una volta tornata nel terminale assonico o viene
impacchettata di nuovo in vescicola oppure viene metabolizzata da enzimi
intracellulari, come la monoaminoossidasi, presente nei mitocondri.
I neurotrasmettitori e i loro componenti possono essere riciclati per riempire le
vescicole sinaptiche vuote.

Il sistema nervoso centrale.


Il sistema nervoso centrale è costituito da: encefalo e midollo spinale.
Ai primi stadi embrionali, le cellule da cui si originerà il sistema nervoso si
trovano in una regione appiattita, chiamata placca neurale, che mostra 2
piaghe laterali dette creste naturali.
Dal ventitreesimo giorno i bordi della placca neurale si fondono tra loro,
creando un tubo neurale. La parte anteriore del tubo neurale inizia a
specializzarsi nelle regioni in cui si originerà l’encefalo.
Le 3 divisioni sono:
1. Prosencefalo
2. Mesencefalo
3. Romboencefalo
Sei di queste parti sono parti dell’encefalo:
• Telencefalo
• Diencefalo
• Mesencefalo
• Cervelletto
• Ponte
• Midollo allungato o bulbo
Ci sono due ventricoli laterali(il primo e il secondo) e due ventricoli
discendenti(il terzo e il quarto).
La cavità centrale del tubo neurale diventerà anche il canale centrale del
midollo spinale. Il SNC, come quello periferico, è costituito da neuroni e
cellule gliali di sostegno. I tessuti del SNC sono divisi in materia:
• Materia grigia:non contiene mielina, infatti è costituita dai corpi cellulari
delle cellule nervose, dai dendriti e dalle parti terminali degli assoni.
• Materia bianca:è principalmente costituita da assoni mielinizzati e
contiene pochi corpi cellulari. Il suo colore chiaro deriva dalla guaina di
mielina che circondano gli assoni. I fasci di assoni che connettono
regioni diverse del SNC vengono chiamati tratti o fasci. I fasci del SNC
equivalgono ai nervi del SNP.
Nei vertebrati, l’encefalo è racchiuso in un teschio o cranio osseo, il midollo
spinale decorre in un canale della colonna vertebrale. La segmentazione del
corpo, caratteristica di molti invertebrati, è ancora visibile nelle vertebre
ossee, che sono sovrapposte una all’altra e separate da dischi di tessuto
connettivo. I nervi del sistema nervoso periferico(SNP) entrano ed escono dal
midollo spinale attraverso piccole aperture presenti tra le vertebre.
Tra il tessuto osseo e il SNC ci sono 3 membrane chiamate meningi. Queste
membrane stabilizzano il tessuto nervoso e lo proteggono da contusioni
contro lo scheletro. Partendo dall’osso e procedendo verso il tessuto nervoso
le membrane sono:
• La dura madre(la più spessa tra le 3 membrane e contiene vasi venosi
che drenano il sangue dall’encefalo attraverso cavità dette seni)
• L’aracnoide(membrana interna)
• La pia madre(membrana sottile che aderisce alla superficie
dell’encefalo e del midollo spinale) Associati a questa membrana ci
sono vasi arteriosi che irrorano l’encefalo.
L’ultima componente protettiva del SNC è il liquido extracellulare che
funziona da ammortizzatore per il tessuto nervoso. Il LCS(liquido cerebro
spinale) è secreto nei ventricoli e scorre nello spazio subaracnoideo per
proteggere il SNC dagli urti. Il LCS è riassorbito nel sangue al livello di
proiezione digiformi della membrana aracnoidea,detti villi.

Midollo spinale.
Il midollo spinale è la via principale di comunicazione tra l’encefalo e gli altri
tessuti dell’organismo. Il midollo spinale è diviso in 4 regioni:
• Cervicale
• Toracica
• Lombare
• Sacrale
Ciascuna regione spinale è suddivisa in segmenti e ciascun segmento dà
origine ad un paio di nervi spinali, uno per ogni lato. Il nervo si divide in due
branche dette radici. La radice dorsale di ciascun nervo spinale è
specializzata nel trasportare informazioni sensoriali in entrata. La radice
ventrale trasporta informazioni dal SNC ai muscoli e alle ghiandole. Il midollo
spinale presenta una parte centrale a forma di farfalla o di H, costituita da
sostanza grigia, circondata da un bordo di sostanza bianca.
La materia bianca è costituita da fasci di assoni che trasferiscono
l’informazione verso l’alto o il basso del midollo spinale.
I fasci ascendenti portano informazioni sensoriali verso l’encefalo mentre i
fasci discendenti trasportano segnali dall’encefalo verso la periferia.
I tratti propriospinali sono quelli che originano e terminano all’interno del
midollo spinale.

Encefalo.
Dal midollo spinale verso il cranio, il tronco encefalico comprende il bulbo, il
ponte e il mesencefalo.
• Bulbo: ha la funzione di controllo delle funzioni vegetative(pressione
arteriosa, respirazione,deglutizione,vomito). Viene detto anche midollo
allungato, è la zona di transizione tra il midollo spinale ed encefalo vero
e proprio. La sostanza bianca comprende:
1. Fasci somatensoriali ascendenti(che portano informazioni sensoriali
all’encefalo)
2. Fasci discendenti corticospinali(che trasportano informazioni dalla
corteccia cerebrale al midollo spinale)
• Ponte: Il ponte si trova tra il bulbo e il mesencefalo. La funzione
principale è quella di fare da centro di smistamento e transito delle
informazioni scambiate tra cervello e cervelletto. Il ponte coordina
anche i movimenti respiratori.
• Mesencefalo: Area abbastanza piccola posta al confine con il
diencefalo. La sua funzione principale è il controllo dei movimenti
oculari ed il trasferimento di segnali per i riflessi uditivi e visivi.

Cervelletto.
Contiene la maggioranza dei neuroni presenti nel SNC. La funzione
principale è l’elaborazione delle informazioni sensoriali e coordinazione dei
movimenti.

Diencefalo.
E’ costituito da:
• Talamo:riceve fibre sensoriali dal tratto ottico, dalle vie uditive e dal
midollo spinale. Riceve informazioni motorie dal cervelletto e le invia al
cervello per l’elaborazione.
• Ippotalamo:svolge un ruolo fondamentale nell’omeostasi e contiene
diversi centri che controllano comportamenti istintivi come fame e sete.
Nel diencefalo sono localizzate l’ipofisi e l’ipifisi.
Telencefalo.
E’ la porzione più voluminosa e caratteristica dell’encefalo umano,occupa la
maggior parte della cavità cranica. E’ costituito da due emisferi connessi tra
loro dal corpo calloso,una struttura costituita da assoni che passano da un
lato all’altro dell’encefalo. Questa connessione permette ai due emisferi di
comunicare tra loro. Il telencefalo è caratterizzato da sostanza grigia che può
essere suddivisa in 3 regioni:
• Corteccia cerebrale
• Gangli della base(controllo del movimento)
• Sistema limbico

Sistema nervoso autonomo.


Il SNA contiene 2 divisioni principali:
1. Divisione simpatica
2. Divisione parasimpatica

La divisione simpatica consiste di:


• neuroni pregangliari(nel midollo spinale)
• neuroni gangliari(vicini la colonna vertebrale)
• gangli collaterali(anteriori alla colonna vertebrale)
1. Costrizione delle pupille, messa a fuoco
2. Secrezione ghiandole dell’apparato digerente
3. Secrezione di ormoni
4. Stimolazione e coordinamento della defecazione
5. Contrazione della vescica
6. Costrizione vie respiratorie
7. Riduzione della frequenza cardiaca
8. Regolazione del desiderio sessuale
La divisione parasimpatica consiste di:
• neuroni pregangliari posti nel tronco encefalico
• neuroni gangliari in gangli periferici posti all’interno o nelle vicinanze
degli organi bersaglio
Innerva le strutture della testa e degli organi della cavità toracica e
addominopelvica.

Riflessi viscerali.
Rappresentano le unità funzionali più semplici nell’ambito del SNA.
Ogni arco riflesso viscerale è costituito da un recettore, un neurone
sensitivo,un centro di elaborazione e due neuroni motori viscerali:
• uno pregangliare
• uno gangliare
Le radici sensitive trasportano informazioni al SNC lungo i nervi spinali, i nervi
cronici e i nervi del SNA che innervano gli effettori periferici.
I riflessi viscerali possono essere:
• Riflessi brevi: bypassano il SNC. Essi coinvolgono neuroni sensoriali ed
interneuroni i cui pirenoferi sono localizzati in gagli autonomi. I riflessi
brevi possono controllare l’attività in una piccola parte di un organo
bersaglio.
• Riflessi lunghi: coordinano le attività dell’intero organo.

Riflesso spinale.
Un riflesso è una risposta motoria involontaria immediata ad uno stimolo
specifico. Il “percorso” di un singolo riflesso prende il nome di “arco riflesso”.
Un arco riflesso inizia a livello di un recettore e termina in periferia su un
organo effettore, come un muscolo o una cellula ghiandolare.
Stadio 1: Arrivo di uno stimolo e attivazione di un recettore.
Stadio 2: Trasporto dell’informazione al SNC. L’informazione è trasportata
sotto forma di potenziale d’azione lungo una fibra efferente.
Stadio 3: Elaborazione dell’informazione. Inizia quando un neurotrasmettitore
raggiunge la membrana postsinaptica di un neurone motorio.
Stadio 4: Attivazione di un neurone motorio.
Stadio 5: Risposta di un effettore periferico.
L’esempio meglio conosciuto è il riflesso monosinaptico semplice detto
riflesso di stiramento. Consiste in una regolazione automatica della
lunghezza del muscolo scheletrico. Lo stimolo allo stiramento di un muscolo
rilassato attiva un neurone sensoriale che innesca la contrazione del
muscolo. Il riflesso di stiramento più familiare è il riflesso patellare. In questo
riflesso, un colpo secco sul legamento patellare allunga i fusi muscolari del
quadricipite femorale. Ad uno stimolo breve, ne segue una contrazione
riflessa del muscolo e ne consegue un calcio.

Ortosimpatico.
L’acetilcolina è il mediatore sinaptico liberato nelle terminazioni pre-gangliari
mentre le terminazioni post-gangliari liberano noradrenalina. Le risposte sono
lente e la via è anielinica.
Le fibre pre-gangliari sono brevi, mentre le fibre post-gangliari sono lunghe.
I gangli si trovano vicino all’asse cerebrospinale lontano dagli organi effettori.
La divergenza è ampia, infatti l’assone di ogni neurone pre-gangliare sinapta
con numerosi neuroni post-gangliari. Nell’ortosimpatico, il territorio
d’innervazione è esteso.

Parasimpatico.
L’acetilcolina è il mediatore sinaptico liberato sia dalle terminazioni pre-
gangliari che da quelle post-gangliari. Le risposte sono rapide e vi è una
lunga via mielinica. Le fibre pre-gangliari sono lunghe, mentre quelle post-
gangliari sono brevi. I gangli si trovano vicino o all’interno degli organi
effettori. La divergenza è bassa, infatti, l’assone di ogni neurone pre-
gangliare sinapta con un solo neurone post-gangliare. Il territorio
d’innervazione è ristretto. L’acetilcolina, a differenza della noradrenalina, non
ha carattere ormonale ed agisce solo localmente a livello degli effettori.
Fisiologia del sistema cardiovascolare.
Il sistema cardiovascolare è costituito da una serie di tubi riempiti di sangue e
connessi ad una pompa (il cuore). La pressione generata dal cuore spinge il
sangue attraverso il sistema. Il sangue raccoglie l’ossigeno dai polmoni e i
nutrienti dall’intestino e poi rilascia queste sostanze alle cellule
dell’organismo, mentre rimuove rifiuti cellulari e calore destinati ad essere
escreti.
Il sistema cardiovascolare è formato da: cuore, vasi sanguigni, dal plasma e
dagli elementi corpuscolati del sangue. I vasi sanguigni che prelevano il
sangue dal cuore sono chiamati arterie. Quelli che lo riportano sono detti
vene. Il sangue scorre nel sistema cardiovascolare in una sola direzione, ciò
è garantito da un sistema di valvole localizzato sia nel cuore sia nelle vene.
Il cuore è diviso da una parete centrale,o setto, nella metà sinistra e destra.
Ogni metà funziona come una pompa indipendente che consiste di un atrio e
di un ventricolo. L’atrio riceve il sangue che ritorna al cuore dai vasi sanguigni
e il ventricolo lo pompa fuori dal cuore all’interno dei vasi sanguigni. Il lato
destro del cuore riceve sangue dai tessuti e lo invia ai polmoni per
l’ossigenazione. Il lato sinistro riceve il sangue nuovamente ossigenato dai
polmoni e lo pompa ai tessuti in tutto l’organismo.
Il sangue ben ossigenato è rosso brillante e quello meno ossigenato è di un
rosso più scuro. Il sangue meno ossigenato può conferire un colore bluastro
a certe aree della pelle. Questa condizione è nota come “cianosi”.
Dall’atrio destro, il sangue fluisce nel ventricolo destro del cuore. Da lì è
pompato attraverso le arterie polmonari ai polmoni, dove viene ossigenato.
Dai polmoni,il sangue scorre verso il cuore sinistro attraverso le vene
polmonari. L’insieme dei vasi sanguigni diretti dal ventricolo destro ai polmoni
e di quelli che ritornano all’atrio sinistro viene definito circolazione polmonare.
Il sangue dai polmoni entra nel cuore attraverso l’atrio sinistro e passa al
ventricolo sinistro. Uscito dal ventricolo sinistro entra in una grande arteria
nota come aorta. L’aorta si ramifica in una serie di arterie sempre più piccole
che formano una rete di capillari. Le vene nella parte superiore
dell’organismo confluiscono a formare la vena cava superiore. Quelle nella
parte inferiore dell’organismo formano la vena cava inferiore.
Le due vene cave si svuotano nell’atrio destro. L’insieme dei vasi sanguigni
che portano sangue dal lato sinistro del cuore ai tessuti e di quelli che
ritornano al cuore destro viene globalmente definito circolazione sistematica.
La branca rappresenta le arterie coronarie, che irrorano la muscolatura del
cuore stesso. Il sangue da queste arterie fluisce nei capillari, poi nelle vene
coronarie, che si svuotano nell’atrio destro attraverso il seno coronario.
L’aorta addominale fornisce sangue al tronco, alle gambe e agli organi interni,
tratto digerente e reni.

Pressione e flusso (sanguigno).


La pressione in un liquido è la forza esercitata dal liquido contro le pareti del
suo contenitore. Nel cuore e nei vasi sanguigni la pressione viene
comunemente misurata in mmHg, dove 1 mmHg è equivalente alla pressione
idrostatica esercitata da una colonna di Hg alta 1 mm su un’area di 1 cm 2.
Se il liquido non è in movimento, la pressione che esercita è detta pressione
idrostatica e la forza è esercitata uniformemente in tutte le direzioni.
In un sistema in cui il liquido è in movimento, la pressione diminuisce con la
distanza percorsa, poiché l’energia viene dispersa a causa dell’attrito.
Nel cuore umano, la contrazione dei ventricoli pieni di sangue può essere
paragonata allo schiacciamento di un palloncino di acqua: la pressione
generata dalla contrazione muscolare viene trasferita al sangue.
Questo sangue ad elevata pressione esce dal ventricolo e fluisce attraverso i
vasi sanguigni, sostituendo il sangue a bassa pressione già presente in essi.
La pressione generata nei ventricoli è detta pressione di spinta perché è la
forza che spinge il sangue lungo i vasi sanguigni.
Variazioni di pressione possono aver luogo nei vasi sanguigni. Se i vasi
sanguigni si dilatano, la pressione del sangue diminuisce mentre se i vasi
sanguigni si contraggono, la pressione aumenta. Le variazioni di volume dei
vasi sanguigni e del cuore sono i principali fattori che influenzano la
pressione sanguigna nel sistema cardiovascolare.
La tendenza del sistema cardiovascolare ad opporsi al flusso sanguigno è
detta resistenza del sistema al flusso. Un aumento della resistenza di un vaso
sanguigno risulta in una diminuzione del flusso in quel vaso.
Il flusso è inversamente proporzionale alla resistenza:
• se la resistenza aumenta, il flusso diminuisce
• se la resistenza diminuisce, il flusso aumenta
Per un liquido che scorre in un tubo, la resistenza è influenzata da 3
componenti:
1. Il raggio del tubo (r)
2. La lunghezza del tubo (L)
3. La viscosità del liquido (ƞ)
Legge di Poiseuille: R=(8*L*ƞ)/(π*r4) dove (8/π) è costante quindi R=(L*ƞ)/r4
Questa espressione afferma che:
1. La resistenza offerta da un tubo allo scorrimento di un liquido aumenta
con l’aumentare della lunghezza del tubo
2. La resistenza aumenta quando la viscosità del liquido aumenta
3. La resistenza diminuisce quando il raggio del tubo aumenta.
La viscosità del sangue è determinata dal rapporto tra eritrociti e plasma e
dalla concentrazione di proteine nel plasma. Un piccolo cambiamento nel
raggio di un vaso sanguigno ha un grande effetto sulla resistenza al flusso
sanguigno offerta da quel vaso. Un aumento del diametro del vaso sanguigno
è noto come vasodilatazione. La vasocostrizione, invece, riduce il flusso
sanguigno dentro un vaso.
Flusso=(ΔP)/(r) : il flusso di sangue nel sistema cardiovascolare è
direttamente proporzionale al gradiente di pressione nel sistema e
inversamente alla resistenza del sistema al flusso.
La parola flusso a volte viene utilizzata in modo impreciso perché si intende
portata, ovvero il volume di sangue che passa per un dato punto del sistema
nell’unità di tempo. Nella circolazione, il flusso viene espresso in Litro al
minuto o millilitro al minuto. La portata non dovrebbe essere confusa con la
velocità di flusso, ovvero la distanza che un dato volume percorre nell’unità di
tempo. Al contrario, la portata misura quanto(volume) sangue fluisce
attraverso un punto in un dato periodo di tempo. La relazione tra velocità di
flusso(v), portata (Q) e area della sezione trasversa di un tubo (A) è espressa
dall’equazione V=Q/A , la quale afferma che la velocità di flusso attraverso un
tubo è uguale alla portata diviso l’area della sezione trasversa del tubo.
In un tubo di diametro variabile, se la portata è costante, la velocità varia in
modo inverso rispetto al diametro. Quindi, la velocità è maggiore in sezioni
strette e minore in sezioni più ampie.
Miocardio e cuore.
Il cuore è composto principalmente da muscolo cardiaco, o miocardio,
ricoperto da strati esterni ed interni di epitelio e tessuto connettivo. La
maggior parte del cuore è costituita dalle spesse pareti muscolari dei
ventricoli, le due camere inferiori.
Tutti i vasi sanguigni principali si originano dalla base del cuore. L’aorta e il
tronco polmonare portano il sangue dal cuore ai tessuti e ai polmoni.
La vena cava e le vene polmonari riportano il sangue al cuore. L’aorta e il
tronco polmonare portano il sangue dal cuore ai tessuti e ai polmoni. La vena
cava e le vene polmonari riportano il sangue al cuore.
Sulla superficie dei ventricoli si possono notare solchi profondi che
contengono le arterie coronarie e le vene coronarie, che forniscono sangue al
miocardio.
Le parti destra e sinistra del cuore sono separate da un setto, di
conseguenza il sangue presente da un lato del cuore non si mescola con
quello dell’altro lato. Le due parti si contraggono in modo coordinato.
Il sangue fluisce dalle vene negli atri e da lì nei ventricoli. Il sangue lascia il
cuore attraverso il tronco polmonare dal ventricolo destro e tramite l’aorta del
ventricolo sinistro. Il sangue fluisce nel cuore in una sola direzione.
Due serie di valvole cardiache assicurano l’unidirezionalità del flusso: una
serie si trova tra gli atri e i ventricoli e la seconda è posta tra i ventricoli e le
arterie.
Sebbene questi due gruppi di valvole siano strutturalmente molto diversi, essi
hanno la stessa funzione: impedire il flusso retrogrado del sangue. L’apertura
tra ogni atrio e il suo ventricolo è regolata da una valvola atrioventricolare.
La valvola AV è formata da lembi sottili. I lembi sono connessi alle corde
tendinee. La maggior parte delle corde tendinee si salda ai margini dei lembi
delle valvole. Le estremità opposte delle corde sono inserite su estensione di
muscolo ventricolare noti come muscoli papillari.
Questi muscoli danno stabilità alle corde tendinee, ma non sono in grado di
aprire e chiudere attivamente le valvole AV, che si aprono o si chiudono
quando vengono spinte dal sangue che scorre.
Quando un ventricolo si contrae il sangue spinge contro la faccia inferiore
della valvola AV e la forza verso l’alto in posizione di chiusura. Le corde
tendinee impediscono che la valvola venga spinta indietro nell’atrio.
Se le corde tendinee non funzionano correttamente e la valvola è spinta
indietro nell’atrio durante la contrazione ventricolare, avviene un fenomeno
noto come prolasso.
La valvola che separa l’atrio destro dal ventricolo destro è dotata di tre lembi
ed è detta valvola tricuspide.
La valvola tra l’atrio sinistro e il ventricolo sinistro possiede solo due lembi ed
è detta valvola bicuspide.
Le valvole semilunari separano i ventricoli dalle arterie principali.
La valvola aortica si trova tra il ventricolo sinistro e l’aorta, la valvola
polmonare tra il ventricolo destro ed il tronco polmonare.

Le cellule del miocardio.


La maggior parte della massa cardiaca è composta da cellule muscolari
cardiache. La maggior parte del muscolo cardiaco è contrattile, ma circa l’1%
delle cellule miocardiche è specializzato nel generare spontaneamente
potenziale d’azione. Queste cellule conferiscono al cuore la capacità di
contrarsi senza alcuno stimolo esterno.
Il cuore può contrarsi senza una connessione con altre parti del corpo perché
il segnale per la contrazione è miogeno, cioè si origina all’interno del muscolo
cardiaco stesso.
Il segnale per la contrazione miocardica non viene dal SN ma da cellule
miocardiche specializzate, denominate cellule autoritmiche. Le cellule
autoritmiche sono anche dette pacemaker perché regolano la frequenza del
battito cardiaco.
Le cellule contrattili, invece, sono composte di muscolatura striata, con fibre
contrattili organizzate in sarcomeri. Il miocardio differisce in maniera
significativa dal muscolo scheletrico e condivide alcune proprietà con la
muscolatura liscia:
1. Le fibre muscolari cardiache sono molto più piccole rispetto alle fibre
muscolari scheletriche e presentano un singolo nucleo.
2. Le singole cellule muscolari cardiache si diramano e si connettono alle
cellule adiacenti tramite le loro estremità per formare una complessa
rete.Le giunzioni cellulari, note come dischi intercalari, consistono di
membrane interdigitate. I dischi intercalari hanno 2 componenti:
desmosomi e giunzioni comunicanti. I desmosomi sono robuste
connessioni che legano insieme cellule adiacenti, permettendo alla
forza generata in una cellula di essere trasferita a quella adiacente.
3. Le giunzioni comunicanti nei dischi intercalari connettono elettricamente
le cellule del miocardio adiacente. Esse permettono alle onde di
depolarizzazione di diffondere rapidamente da cellula a cellula, in modo
che tutte le cellule del muscolo cardiaco si contraggano quasi
simultaneamente.
4. I tubuli T delle cellule miocardiche sono più grandi di quelli delle cellule
muscolari e si ramificano all’interno delle cellule miocardiche.
5. Il reticolo sarcoplasmatico delle cellule miocardiche è più piccolo
rispetto a quello del muscolo scheletrico, rispecchiando il fatto che il
muscolo cardiaco dipende in parte dal Ca 2+ extracellulare per iniziare la
contrazione. Sotto questo aspetto, il muscolo cardiaco assomiglia al
muscolo liscio.
6. I mitocondri occupano circa un terzo del volume cellulare di una fibra
contrattile cardiaca, il che riflette l’elevata richiesta energetica di queste
cellule. Il muscolo cardiaco consuma il 70-80% dell’ossigeno portato dal
sangue, più del doppio rispetto ala quantità estratta dalle altre cellule
dell’organismo.
L’acetilcolina proveniente da un motoneurone somatico genera un potenziale
d’azione nel muscolo scheletrico che, a sua volta, dà inizio al processo noto
come accoppiamento eccitamento-contrazione. Anche nel muscolo cardiaco il
potenziale d’azione dà inizio all’accoppiamento EC, ma, a differenza di
quanto si verifica nella muscolatura scheletrica, il potenziale d’azione si
origina spontaneamente.
Quando i canali RyR si aprono, il Ca2+ immagazzinato esce dal reticolo
sarcoplasmatico ed entra nel citosol ,generando una scarica di Ca 2+.
Scariche multiple si sommano per creare il segnale di Ca 2+.
Questo processo di accoppiamento EC nel muscolo cardiaco è anche
denominato “rilascio del Ca2+ Ca2+ indotto, perché i canali miocardici RyR si
aprono in risposta al legame con il Ca2+.
Il Ca2+ rilasciato dal reticolo sarcoplasmatico fornisce circa il 90% del Ca 2+
necessario alla contrazione muscolare, mentre il restante 10% entra nella
cellula dal liquido extracellulare.
Il Ca2+ si diffonde nel citosol verso gli elementi contrattili, dove gli ioni si
legano alla troponina e danno inizio al ciclo di formazione di ponti trasversali
e, quindi, al movimento.
Il rilasciamento del miocardio è simile a quello che si verifica nel muscolo
scheletrico. Quando la concentrazione di Ca 2+ nel citoplasma diminuisce, il
Ca2+ si stacca dalla troponina, la miosina rilascia l’actina e i filamenti contrattili
scorrono indietro alla loro posizione di rilasciamento.
Come nel muscolo scheletrico, il Ca2+ è ritrasportato nel reticolo
sarcoplasmatico con l’aiuto di una Ca 2+-ATPasi. Nel miocardio il Ca2+ viene
anche rimosso dalla cellula tramite lo scambiatore Na +-Ca2+. Ogni molecola di
Ca2+ esce dalla cellula contro il suo gradiente elettrochimico.
Il Na+ che entra nella cellula durante questo trasferimento è rimosso grazie
alla Na+-K+-ATPasi.
La forza generata da un muscolo cardiaco è proporzionale ai numeri di ponti
trasversali attivi. Il numero di ponti trasversali attivi è determinato dalla
quantità di Ca2+ legata alla troponina.
Se le concentrazioni di Ca2+ citosoliche sono basse, alcuni ponti trasversali
non vengono attivati e la forza di contrazione è piccola. Se nella cellula entra
Ca2+ addizionale dal liquido extracellulare, una maggiore quantità di Ca 2+
viene rilasciata dal reticolo sarcoplasmatico.
Questa quota aggiunta di Ca2+ si lega alla troponina, promuovendo la
capacità della miosina di formare altri ponti trasversali con l’actina e generare
altra forza.
Un altro fattore che influenza la forza di contrazione nel miocardio è la
lunghezza del sarcomero all’inizio della contrazione.
La fase di depolarizzazione rapida del potenziale d’azione è il risultato
dell’ingresso di Na+ e la successiva fase di ripolarizzazione è dovuta al K + che
esce dalla cellula.

Fase 4:Potenziale di membrana a riposo.


Le cellule contrattili miocardiche hanno un potenziale di riposo stabile di circa
-90mV.
Fase 0:Depolarizzazione.
I canali del Na+ voltaggio-dipendenti si aprono, permettendo al Na+ di entrare
nella cellula e di depolarizzarla rapidamente. Il potenziale di membrana
raggiunge circa +20 mV prima che i canali si chiudano.
Fase 1:ripolarizzazione iniziale.
Quando i canali del Na+ si chiudono, la cellula inizia a ripolarizzarsi, mentre il
K+ esce attraverso i canali del K+ aperti.
Fase 2:il plateau.
La ripolarizzazione iniziale è molto breve. Il potenziale d’azione raggiunge poi
un plateau come risultato di 2 eventi:
• La diminuizione della permeabilità al K +
• L’aumento della permeabilità al Ca2+
I canali del Ca2+ voltaggio-dipendente attivati dalla depolarizzazione si sono
aperti lentamente durante le fasi 0 e 1.
Quando si aprono il Ca2+ entra nella cellula e contemporaneamente alcuni
canali del K+ si chiudono.
La combinazione dell’ingresso di Ca 2+ e della ridotta uscita di K+ fanno si che
il potenziale d’azione raggiunga un plateau.
Fase 3:ripolarizzazione rapida.
Il plateau termina quando i canali del Ca 2+ si chiudono e la permeabilità al K+
aumenta ancora. I canali lenti del K+ responsabili di questa fase sono attivati
da una depolarizzazione, ma lenti ad aprirsi.
Quando questi canali lenti si aprono, il K + esce velocemente, riportando la
cellula al suo potenziale di riposo.
L’ingresso di Ca2+ durante la fase 2 prolunga la durata del potenziale d’azione
del miocardio.
Un potenziale d'azione tipico in un neurone o in una cellula muscolare
scheletrica dura da 1 a 5 μs.
In una cellula miocardica contrattile, il potenziale d'azione dura tipicamente
200 μs.
La presenza, nel miocardio, di un potenziale d'azione prolungato aiuta ad
evitare l'insorgenza di una contrazione mantenuta nel tempo, denominata
tetano.
Il periodo refrattario è il periodo di tempo che segue un potenziale d'azione
durante il quale uno stimolo normale non può generare un secondo
potenziale d'azione.
Nel miocardio il potenziale d'azione di lunga durata implica che il periodo
refrattario e la contrazione terminino quasi simultaneamente. Nel momento in
cui si può verificare un secondo potenziale d'azione la cellula miocardica si è
quasi completamente rilasciata.
Al contrario, nel muscolo scheletrico il potenziale d'azione e il periodo
refrattario terminano quando inizia la contrazione.
Le cellule autoritmiche del miocardio hanno la capacità unica di generare
spontaneamente potenziali d'azione in assenza di stimoli provenienti dal
sistema nervoso. Questa capacità deriva dal loro potenziale di membrana
instabile che parte da -60 mV e sale lentamente verso un valore soglia.
Questo potenziale di membrana instabile e detto potenziale pacemaker
piuttosto che potenziale di membrana a riposo, perché esso non si trova mai
ad un valore costante. Ogni volta che un potenziale pacemaker depolarizza la
cellula portandola al valore soglia, la cellula autoritmica innesca un potenziale
d'azione. Quando il potenziale della membrana cellulare è -60 mV, si aprono i
canali IF che sono permeabili sia al K+ sia al Na+.
Questi canali sono chiamati IF perché permettono alla corrente di fluire.
I ricercatori che per prima scoprirono la corrente ionica attraverso questi
canali inizialmente non compresero il comportamento e la definirono corrente
buffa, da cui deriva il pedice f.
I canali IF appartengono alla famiglia dei canali HCN o canali attivati da
iperpolarizzazione regolati da nucleotidi ciclici. Quando questi canali IF si
aprono, per potenziali di membrana negativi, il Na + che entra supera il K+ che
esce.
L'ingresso netto di cariche positive depolarizza lentamente la cellula
autoritmica. Nel momento in cui il potenziale di membrana diventa più
positivo, i canali IF si chiudono gradualmente e alcuni canali Ca2+ si aprono.
Il conseguente ingresso di Ca2+ continua la depolarizzazione e il potenziale di
membrana si sposta verso il valore soglia. Quando i canali del Ca2+ si
chiudono al picco del potenziale d'azione , i canali lenti del K + si aprono.
Ne consegue l'afflusso di K+ che risulta quindi responsabile della fase di
ripolarizzazione del potenziale d'azione autoritmico.
La velocità alla quale le cellule pacemaker si depolarizzano determina la
frequenza alla quale il cuore si contrae.
L’intervallo di tempo tra i potenziali l'azione può essere modificato alterando
la permeabilità delle cellule autoritmiche ai differenti ioni, che a sua volta
varia la durata del potenziale pacemaker.

Segnali elettrici coordinano la contrazione.


La comunicazione elettrica nel cuore inizia con un potenziale d'azione che si
genera in una cellula autoritmica.
La depolarizzazione si diffonde rapidamente alle cellule adiacenti attraverso
le gap junction.
L'onda di depolarizzazione è seguita da un'onda di contrazione che passa
dapprima attraverso gli atri e poi si sposta verso i ventricoli.
La depolarizzazione inizia nel nodo senoatriale,le cellule autoritmiche
nell'atrio destro che rappresentano il pacemaker principale del cuore.
L'onda di depolarizzazione si propaga poi velocemente lungo un sistema di
conduzione specifico di fibre autoritmiche non contrattili.
Una via intermodale ramificata connette il nodo SA al nodo atrioventricolare .
Dal nodo AV,la depolarizzazione si sposta ai ventricoli.
Le fibre di Purkinje sono cellule di conduzione specializzate, che trasmettono
segnali elettrici molto rapidamente lungo il fascio atrioventricolare, detto
anche fascio di HIS,nel setto interventricolare.
Dopo un breve percorso nel setto,le fibre dei fasci atrioventricolari si dividono
in branche sinistra e destra.
Le fibre delle branche continuano verso il basso all'apice del cuore, dove si
dividono in fibre Purkinje sempre più piccole che si diramano tra le cellule
contrattili. Il segnale elettrico che dà origine alla contrazione inizia quando il
nodo SA innesca un potenziale d'azione e la depolarizzazione si diffonde alle
cellule adiacenti attraverso le giunzioni comunicanti.
La conduzione elettrica è rapida lungo le vie di conduzione internodali, ma più
lenta attraverso le cellule contrattili degli atri.
Quando i potenziali d'azione si propagano attraverso gli atri,rincontrano lo
scheletro fibroso del cuore alla giunzione tra atri e ventricoli.
Questa barriera impedisce il trasferimento di segnali elettrici dagli atri ai
ventricoli. Il segnale elettrico passa dal nodo AV attraverso il fascio AV e poi
alle branche, fino all'apice del cuore.
Le fibre di Purkinje trasmettono gli impulsi molto rapidamente ad una velocità
di 4 m/s così che tutte le cellule contrattili nell’apice si contraggono quasi
simultaneamente.
Se i segnali elettrici dagli atri fossero condotti direttamente nei ventricoli,i
ventricoli inizierebbero la contrazione dall'alto. Il sangue sarebbe spinto verso
il basso e verrebbe intrappolato in fondo ai ventricoli.
La contrazione dall'apice alla base spinge il sangue verso gli osti arteriosi
posti alla base del cuore.
L'eiezione del sangue dai ventricoli è facilitata dall'organizzazione a spirale
dei muscoli nelle pareti.
Nel momento in cui questi muscoli si contraggono spingono l'apice e la base
del cuore più vicini tra loro sospingendo il sangue fuori dalle aperture situate
nella parte superiori dei ventricoli.
Una seconda funzione del nodo AV è quella di ritardare leggermente la
trasmissione dei potenziali d'azione, permettendo agli atri di completare la
loro contrazione ventricolare.
Il ritardo del nodo AV è determinato da un rallentamento della conduzione
attraverso le cellule nodali. I potenziali d'azione si propagano ad una velocità
che è circa 1/20 di quelle alla quale si propagano i potenziali d'azione
attraverso la via internodale atriale.

Le cellule pacemaker regolano la frequenza cardiaca.


Le cellule del nodo SA regolano il ritmo del battito cardiaco. Altre cellule nel
sistema di conduzione, come per esempio il nodo AV e le fibre di Purkinje,
hanno potenziali di riposo instabili e in determinate condizioni possono agire
anche esse come pacemaker.
Tuttavia le fibre di Purkinje possono innescare spontaneamente potenziali
d'azione ma la loro frequenza di innesco è molto bassa, tra i 25 ei 40 battiti al
minuto.
Nel cuore, il nodo SA è il pacemaker più veloce è determina la frequenza
cardiaca. In condizione di blocco cardiaco completo la conduzione dei segnali
elettrici dagli atri ai ventricoli attraverso il nodo AV è interrotta. Il nodo SA si
attiva ad una frequenza di 70 battiti al minuto ma quei segnali non
raggiungono mai i ventricoli.
Se il SA funziona in maniera non corretta, altre cellule autoritmiche del nodo
AV o dei ventricoli assumono il controllo della frequenza cardiaca.

ECG(Elettrocardiogramma).
È possibile utilizzare elettrodi di superficie per registrare l'attività elettrica
interna, perché le soluzioni saline come il nostro liquido extracellulare a base
di NaCl sono dei buoni conduttori di elettricità. Queste registrazioni dette
elettrocardiogrammi mostrano la somma delle attività elettriche generate dalle
cellule cardiache. Un elettrocardiogramma viene registrato utilizzando una
deviazione per volta. Un elettrodo agisce come elettrodo positivo e un
secondo elettrodo agisce come elettrodo negativo della derivazione.
Quando un'onda elettrica che si sposta attraverso il cuore si dirige verso
l'elettrodo positivo l’onda dell'elettrocardiogramma si sposta verso l'alto
rispetto alla linea di base. Se il movimento netto delle cariche elettriche
attraverso il cuore si dirige verso l'elettrodo negativo il tracciato si sposta
verso il basso. Ci sono due principali componenti dell'elettrocardiogramma:
onde e segmenti.
I segmenti sono tratti della linea base compresi tra 2 onde.
Le onde appaiono come deflessioni sopra e sotto la linea base.
Gli intervalli sono combinazioni di onde e segmenti.
Le diverse onde dell’ECG riflettono la depolarizzazione o la ripolarizzazione
degli atri e dei ventricoli.
In un normale ECG si osservano:
• La prima onda, l’onda P, che corrisponde alla depolarizzazione degli
atri.
• Il successivo trio di onde, il complesso QRS, che rappresenta l’onda
progressiva della depolarizzazione ventricolare.
• L’onda finale,l’onda T, che rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli.
La ripolarizzazione atriale non è rappresentata da onde particolari, ma
incorporata nel complesso QRS.

Ciclo cardiaco.
Il ciclo cardiaco comincia con atri e ventricoli a riposo. L’ECG inizia con una
depolarizzazione atriale.
La contrazione atriale inizia durante la seconda parte dell’onda P e continua
durante il segmento P-R.
Durante il segmento P-R, i segnali elettrici sono rallentati dal passaggio
attraverso il nodo AV e il fascio AV.
La contrazione ventricolare comincia subito dopo l’onda Q e continua durante
l’onda T.
I ventricoli sono ripolarizzati durante l’onda T cui fa seguito il rilasciamento
ventricolare. Durante il segmento T-P il cuore è elettricamente in quiete.
Gli elettrodi addizionali forniscono informazioni dettagliate circa la conduzione
elettrica cardiaca.
Gli ECG sono strumenti diagnostici non invasivi.
Ogni ciclo cardiaco ha 2 fasi:
• La diastole,il periodo di tempo durante il quale il muscolo cardiaco si
rilascia.
• La sistole,il periodo di tempo durante il quale il muscolo si contrae.
Il sangue scorre da aree a pressione più elevata ad aree a pressione più
bassa e la contrazione aumenta la pressione mentre il rilasciamento la
diminuisce.
1. Il cuore a riposo:diastale atriale e ventricolare.
Gli atri si riempiono di sangue proveniente dalle vene, i ventricoli hanno
appena completato la contrazione. Quando i ventricoli si rilasciano, le
valvole AV tra gli atri e i ventricoli si aprono. Il sangue fluisce per
gradiente di pressione dagli atri ai ventricoli. I ventricoli rilasciati si
espandono per facilitare l’ingresso del sangue.
2. Completamento del riempimento ventricolare: sistale atriale.
La sistale atriale, o contrazione, inizia in seguito all’onda di
depolarizzazione che invade gli atri. L’aumento di pressione che
accompagna una contrazione spinge il sangue nei ventricoli. Una
piccola quantità di sangue viene spinta indietro nelle vene perché non
esistono valvole unidirezionali per bloccare il reflusso,sebbene le
aperture delle vene si stringono durante la contrazione.
Questo movimento retrogrado di sangue nelle vene può essere
osservato come una pulsazione nella vena giugulare di un soggetto
normale disteso con la testa e il collo sollevati di circa 30°.
3. Fase iniziale della contrazione ventricolare e primo tono cardiaco.
Mentre gli atri si contraggono, l’onda di depolarizzazione si muove
lentamente attraverso le cellule di conduzione del nodo AV, poi
rapidamente lungo le fibre di Purkinje fino all’apice del cuore. Il sangue
spinge contro la faccia inferiore delle valvole AV e la forza a chiudersi,
di conseguenza il sangue non può rifluire negli atri. Le vibrazioni che
seguono la chiusura delle valvole AV generano il primo tono cardiaco
S1. Con entrambe le serie di valvole AV e semilunari chiuse, il sangue
resta bloccato nei ventricoli. Questa fase è detta contrazione
ventricolare isovolumica, per sottolineare il fatto che il volume di sangue
nel ventricolo non cambia. Mentre i ventricoli iniziano a contrarsi, le
fibre muscolari atriali si ripolarizzano e si rilasciano. La chiusura delle
valvole AV isola le camere cardiache superiore ed inferiore, ciò significa
che il riempimento atriale è indipendente dagli eventi che hanno luogo
nei ventricoli.
4. Il cuore come pompa:eiezione ventricolare.
Quando i ventricoli si contraggono, generano una pressione sufficiente
ad aprire le valvole semilunari e spingere il sangue nelle arterie. La
pressione generata dalla contrazione ventricolare diventa la forza
motrice del flusso ematico. Il sangue ad elevata pressione viene spinto
nelle arterie, spostando così in avanti la colonna di sangue a pressione
inferiore in essa contenuta. Durante questa fase, le valvole AV restano
chiuse e gli atri continuano a riempirsi.
5. Rilasciamento ventricolare e secondo tono cardiaco.
Alla fine dell’eiezione ventricolare, i ventricoli iniziano a ripolarizzarsi e
si rilasciano. Di conseguenza, la pressione ventricolare diminuisce.
Una volta che la pressione ventricolare scende al di sotto di quella nelle
arterie, il sangue inizia a refluire verso il cuore. Il reflusso del sangue
riempe le cuspidi simili a coppe delle valvole semilunari, spingendole in
una posizione di chiusura. Le vibrazioni generate dalle valvole
semilunari costituiscono il secondo tono cardiaco S 2.
Quando si chiudono le valvole semilunari i ventricoli sono nuovamente isolati.
Le valvole AV restano chiuse a causa della pressione ventricolare che è più
elevata di quella atriale. Questo periodo è detto “rilasciamento ventricolare
isovolumetrico” perché il volume di sangue nei ventricoli non cambia.
Quando il rilasciamento ventricolare provoca un abbassamento della
pressione ventricolare al di sotto di quella atriale, le valvole AV si aprono.
Il sangue che si è accumulato negli atri durante la contrazione ventricolare
passa nei ventricoli. Il ciclo cardiaco, così, ricomincia.

Gittata sistolica.
E’ la quantità di sangue pompata da un ventricolo durante una contrazione.
E’ misurata in ml per battito e può essere calcolata come:
(Volume del sangue prima della contrazione) - (Volume del sangue dopo la
contrazione) = GITTATA SISTOLICA.
(Volume telediastolico) - (Volume telesistolico) = GITTATA SISTOLICA.
In un soggetto a riposo: 135ml-65ml=70 ml.
La gittata sistolica non è costante e può aumentare fino a 100 ml durante
l’esercizio fisico.
Gittata cardiaca.
Il volume di sangue pompato da un ventricolo nell’unità di tempo.
Poichè tutto il sangue che lascia il cuore arriva ai tessuti, la gittata cardiaca è
un indicatore del flusso ematico totale in tutto l’organismo.
Può essere calcolata:
GITTATA CARDIACA = (Frequenza cardiaca) x (Gittata sistolica)
La frequenza cardiaca è regolata dal SN autonomo.
Le branche ortosimpatica e parasimpatica del sistema nervoso autonomo
influenzano la frequenza cardiaca attraverso un controllo antagonista.
L’attività parasimpatica rallenta la frequenza cardiaca, mentre quella
simpatica l’aumenta.

Controllo parasimpatico.
Il neurotrasmettitore parasimpatico acetilcolina rallenta la frequenza cardiaca.
L’acetilcolina attiva i recettori colinergici muscarinici che influenzano i canali
di K+ e Ca2+ nella cellula pacemaker. La permeabilità al K+ aumenta,
iperpolarizzando la cellula in modo che il potenziale pacemaker inizi ad un
valore più negativo. Nello stesso tempo, la permeabilità al Ca 2+ della cellula
pacemaker diminuisce.
La riduzione della permeabilità agli ioni Ca 2+ diminuisce la velocità di
depolarizzazione del potenziale pacemaker.
La combinazione dei due effetti fa sì che la cellula impieghi più tempo a
raggiungere la soglia, ritardando l’inizio del potenziale d’azione nella cellula
pacemaker e rallentando la frequenza cardiaca.

Controllo simpatico.
La stimolazione ad opera del simpatico delle cellule pacemaker accelera la
frequenza cardiaca. Le catecolamine (noradrenalina, rilasciata dai neuroni
simpatici e adrenalina, rilasciata dalla midollare del surrene) aumentano il
flusso varico sia attraverso i canali IF, sia attraverso i canali del Ca 2+.
L’ingresso più rapido di cationi accelera la frequenza di depolarizzazione
delle cellule pacemaker, facendo si che la cellula raggiunga la soglia più
velocemente e aumentando la frequenza di innesco del potenziale d’azione.
Quando la cellula pacemaker innesca i potenziali d’azione più rapidamente,
la frequenza cardiaca aumenta. L’aumento di ioni Na + e Ca2+ accelera la
frequenza cardiaca.

Controllo tonico.
Il controllo tonico della frequenza cardiaca è dominato dal parasimpatico.
Per ottenere una frequenza cardiaca a riposo di 70 battiti al minuto, l’attività
parasimpatica dovrà esercitare la sua azione riducendo il valore di frequenza
intrinseca del nodo senoatriale di 90 battiti al minuto.
La gittata sistolica è direttamente correlata alla forza generata dal muscolo
cardiaco durante la contrazione.
Quando la forza di contrazione aumenta, la gittata sistolica aumenta.
La forza di contrazione ventricolare è influenzata da:
• la lunghezza delle fibre muscolari all’inizio della contrazione
• il volume di sangue nel ventricolo all’inizio della contrazione
Qualsiasi sostanza chimica che influenzi la contrattilità è detta agente
inotropo e la sua influenza è nota come effetto inotropo.
Se una sostanza aumenta la forza di contrazione, si dice che questa abbia un
effetto inotropo positivo. Per esempio, le cotecolamine.
Le cotecolamine promuovono l’immagazzinamento del Ca 2+ tramite una
proteina regolatrice detta fosfolombano. La fosforilazione del fosfolombano
aumenta l’attività della Ca2+-ATPasi nel reticolo sarcoplasmatico.
L’ATPasi concentra il Ca2+ nel reticolo sarcoplasmatico aumentandone la
quantità disponibile per il rilascio di Ca 2+ indotto. Oltre ad aumentare la forza
di contrazione cardiaca, le catecolamine riducono anche la durata della
contrazione. L’aumento dell’attività Ca 2+-ATPasica accelera la rimozione di
Ca2+ dal citosol.
Questo riduce la durata del legame fra Ca 2+ e tropanina, di conseguenza la
contrazione muscolare viene abbreviata.

Apparato muscolare.
I Muscoli:
• generano calore (muscoli scheletrici)
• generano forza
• generano movimento
Si dividono in:
• Striati, che si dividono in: muscolo scheletrico e muscolo cardiaco.
• Non Striati: Muscolo liscio.
Quasi tutti i muscoli scheletrici sono attaccati alle ossa dello scheletro e
controllano quindi il movimento. Il muscolo cardiaco si trova soltanto nel
cuore e genera il movimento del sangue nel sistema circolatorio. Il muscolo
scheletrico e quello cardiaco sono classificati come muscoli striati perché
hanno un aspetto a bande chiare e scure alternate, visibile al microscopio
ottico. Il muscolo liscio costituisce gli organi interni come lo stomaco, la
vescica e i vasi sanguigni. La sua funzione principale è quella di influenzare
lo spostamento di sostanze in ingresso, in uscita e all’interno del corpo.
Il muscolo liscio non mostra bande perché la sua struttura non è cosi ben
organizzata come nel muscolo striato. I muscoli scheletrici sono spesso
definiti volontari, invece quelli lisci e cardiaci involontari.
Le fibre muscolari Scheletriche sono grandi cellule multinucleate che
appaiono striate al microscopio.
Le fibre muscolari Cardiache sono cellule striate uninucleate che si
ramificano. Si connettono tra loro tramite giunzioni specializzate dette “dischi
intercalari”.
Le fibre muscolari Liscie sono cellule uninucleate più piccole, che non
presentano striature accedenti.

Muscoli scheletrici.
Costituiscono il 40% del peso corporeo umano e sono responsabili della
postura e del movimento delle ossa. Sono attaccati alle ossa attraverso i
tendini, costituiti da collagene. L’estremità di attacca del muscolo più vicina al
tronco o all’osso più stabile, è l’origine. L’inserzione è il punto di attacco più
distale o più mobile. Quando due ossa attaccate ad un muscolo sono
connesse da un’articolazione mobile, la contrazione del muscolo provoca un
movimento dello scheletro. Il muscolo è detto flessore se i centri di queste
ossa si avvicinano durante la contrazione, e il movimento è detto flessione.
Se, quando il muscolo si contrae, le ossa si allontanano, il muscolo è detto
estensore e il movimento è chiamato estensione. Le coppie di estensori-
flessori sono dette gruppi muscolari antagonisti, perché esercitano effetti
opposti sulla stessa circolazione. Quando un muscolo si contrae e si
accorcia, il muscolo antagonista deve rilasciarsi ed allungarsi.
La membrana della cellula muscolare è detta sarcolemma, mentre il
citoplasma si chiama sarcoplasma.
La principale struttura intracellulare è rappresentata dalle miofibrille, che sono
fasci di proteine contrattili ed elastiche, altamente organizzate, responsabili
della contrazione. Le fibre muscolari scheletriche contengono un esteso
Reticolo Sarcoplasmatico (RS), una forma modificata del reticolo
endoplasmatico che avvolge ciascuna miofibrilla. Il reticolo Sarcoplasmatico
concentra e ingloba Ca2+ con l’ausilio di una Ca2+-ATPasi nella membrana del
RS. Il calcio rilasciato dal RS genera segnali al calcio che svolgono un ruolo
fondamentale nella contrazione di tutti i tipi di muscoli. Associato al RSL ma
non comunicante, vi è il sistema tubulare traverso (sistema T), formato da
una rete di tubuli disposti trasversalmente alla fibra ed in comunicazione con
il liquido extracellulare.

Miofibrille.
Sono le strutture contrattili della fibra muscolare. Ciascuna miofibrilla è
costituita da diversi tipi di proteine:
1. Le proteine contrattili miosine ed actine.
2. Le proteine regolatrici tropomiosina e troponina.
3. Le proteine strutturali titina e nebulina.
La miosina è il motore del muscolo, avendo la capacità di generare
movimento. Le diverse isoforme della miosina differenziano i diversi tipi di
muscolo, e caratterizzano la velocità di contrazione. Ciascuna molecola di
miosina è costituita da catene proteiche che s’intrecciano per formare una
lunga coda e due teste globulari.
Ogni testa della miosina ha due catene proteiche:
• La catena pesante è il dominio motore che lega l’ATP e usa l’energia
del legame fosfato ad alta energia dell’ATP per generare il movimento.
Poiché il dominio motore agisce come un enzima, è considerato una
miosina ATPasi.
• La catena pesante contiene anche un sito di legame per l’actina.
Nel muscolo scheletrico circa 250 molecole di miosina si uniscono per creare
un filamento spesso. L’actina è la proteina che costituisce il filamento sottile
delle fibre muscolari. La molecola di actina è una proteina globulare (G-
actina) rappresentata come una sfera. Molte molecole di actina globulare
polimerizzano per formare lunghe catene o filamenti detti F-actina. Nel
muscolo scheletrico, due polimeri di F-actina si avvolgono a formare il
filamento sottile della miofibrilla. I filamenti spessi e sottili sono connessi tra
loro per mezzo di ponti trasversali o legami ectoniosimici. Ciascuna G-actina
ha un sito di legame per la miosina e ciascuna testa di miosina ha un sito per
l’attacca dell’actina e uno per legare ATP. Il ponte si forma quando la testa
miosinica si lega al sito dell’actina. Al microscopio ottico, la disposizione dei
filamenti spessi e sottili dà origine all’alternarsi di bande chiare e scure che si
ripetono lungo tutta la lunghezza della miofibrilla, in modo molto ordinato.
Ogni singola ripetizione della banda costituisce il sarcomero, che a sua volta
è formato da:
1. Linea o disco Z. Un sarcomero è costituito dai filamenti che si trovano
nella zona delimitata da 2 linee Z successive. I dischi Z sono costituiti
da proteine a zig-zag che servono da attacco per i filamenti sottili.
SARCOMERO: unità ultra-strutturale delle miofibrille, le cui
caratteristiche sono dovute alla presenza di miofilamenti sottili e spessi.
2. Bande I: sono le bande più chiare all’estremità del sarcomero,
composte soltanto da filamenti sottili.
3. Banda A: Sono le bande più scure del sarcomero e coprono tutta la
lunghezza del filamento spesso. All’estremità della banda A i filamenti
spessi e sottili si sovrappongono, mentre al centro della banda A si
trovano soltanto filamenti spessi.
4. ZonaH: Regione centrale della banda A; è occupata soltanto dai
filamenti di miosina e per questo è più chiara delle estremità.
5. LineaM: Questa banda è costituita dalle proteine a cui si attaccano i
filamenti spessi; è equivalente alla linea Z. ogni linea M divide a metà
una banda A. L’actina e la miosina formano un reticolo di filamenti
spesso e sottile e parallelo, trattenuti in posizione grazie agli ancoraggi
sulle proteine delle linee M e Z. Ciascun filamento di actina circonda
ogni filamento spesso.
La titina è un’enorme proteina elastica, la più grande che conosciamo
costituita da più di 25000 amminoacidi. Una singola molecola di titina si
estende dalla linea Z al centro del filamento di miosina.
Le funzioni della titina sono due:
• Stabilizzare la posizione dei filamenti contrattili
• Consentire con la sua elasticità il ritorno del muscolo alla lunghezza
iniziale dopo il suo stiramento.
La titina è aiutata nel suo compito dalla nebulina, che si attacca alle linee Z.
La nebulina favorisce l’allineamento dei filamenti di actina nel sarcomero.
In condizioni di riposo nella zona I ci sono solo filamenti sottili, nella zona H
solo filamenti spessi, nella zona A filamenti sottili e spessi.
La lunghezza dei miofilamenti è sempre costante,durante la contrazione e
l’accorciamento è dato dalla sovrapposizione tra filamenti sottili e spessi.

Miofilamenti.
Elementi costitutivi delle miofibrille della cellula muscolare:
• Miofilamenti spessi: sono costituiti da circa 200 molecole proteiche di
miosina. Le molecole di miosina sono disposte nel filamento spesso in
modo che la coda decorre secondo l’asse del filamento, mentre le teste
sporgono ad intervalli regolari. Le molecole miosiniche sono orientate in
modo contrapposto rispetto alla metà del filamento; questo spiega
l’assenza di parti ed il maggior spessore della parte centrale.
Le singole molecole di miosina sono spostate l’una rispetto all’altra in
senso assiale e sono disposte secondo un andamento a spirale.
L’organizzazione del miofilamento consente di avere 6 teste miosiniche
a simmetria esagonale, una per ognuno dei 6 filamenti sottili che
circondano il filamento spesso.
• Miofilamenti sottili: sono costituiti da tre diverse molecole proteiche. La
troponina è una complessa molecola globulare legata ai filamenti di
tropomiosina in corrispondenza dei loro punti di giunzione. La
tropomiosina(costituita da 2 catene polipeptidiche avvolte ad α elica)
decorre nei solchi delle catene di actina.
La G-actina è una proteina globulare che forma catene filamentose (F-
actina). Il miofilamento sottile è formato da 2 lunghe catene di F-actina
avvolte a spirale tra loro a formare una doppia elica e da molecole di
tropomiosina e troponina.

Eccitabilità delle fibre muscolari scheletriche.


Le fibre muscolari scheletriche sono cellule eccitabili,infatti rispondono ad uno
stimolo adeguato generando un potenziale d’azione. La loro caratteristica è
che il potenziale d’azione è seguito dalla contrazione muscolare. Le fibre
muscolari scheletriche vengono portate in contrazione dalle fibre nervose
motorie tramite le giunzioni sinaptiche neuro-muscolari.
Potenziale d’azione.
• Il potenziale di membrana a riposo è circa -90mV.
• L’eccedenza arriva ad un massimo di 40 mV.
• La durata totale varia dai 2 ai 5 ms.
La contrazione è la manifestazione meccanica specifica della fibra muscolare
scheletrica. Il potenziale d’azione attiva l’apparato contrattile miofibrillare che
genera la contrazione con un breve ritardo (10ms) quindi la contrazione
avviene dopo che il potenziale d’azione sia terminato. La contrazione ha una
durata molto maggiore del potenziale d’azione.
La refrattarietà assoluta(fibra muscolare è completamente ineccitabile).
La refrattarietà relativa (la soglia è innalzata).
Esse corrispondono a quelle di depolarizzazione e ripolarizzazione del
potenziale d’azione, per cui la loro durata totale è solo di pochi millisecondi.
La fibra muscolare scheletrica quindi ha già riacquistato la sua normale
eccitabilità prima che inizi la contrazione ed è perciò in grado di rispondere,se
nuovamente stimolata, anche se si sta già contraendo.

La contrazione muscolare genera forza.


La forza generata da un muscolo si chiama tensione muscolare.
Il carico è il peso o la forza che si oppone alla contrazione.
La contrazione, cioè la produzione di tensione del muscolo, è un processo
attivo che richiede energia sotto forma di ATP. Il rilasciamento è la
diminuzione della tensione generata fino al livello di riposo.
Le tappe principali che portano alla contrazione nel muscolo sono:
1. A livello della giunzione neuromuscolare, la liberazione di acetilcolina
da parte del motoneurone somatico viene convertita in un segnale
elettrico nella membrana della cellula muscolare.
2. L’accoppiamento eccitazione-contrazione.
E’ il processo con cui i potenziali d’azione muscolari provocano,
l’aumento della concentrazione del calcio intracellulare che a sua volta
avvia il ciclo di contrazione-rilasciamento.
3. A livello molecolare un ciclo contrazione-rilasciamento può essere
spiegato con la teoria dello scorrimento dei filamenti. Un singolo ciclo
contrazione-rilasciamento viene chiamato “scossa semplice”.
Nel muscolo, le teste di miosina si legano alle molecole di actina,che
rappresentano la corda. Un segnale mediato del calcio avvia il “power stoke”,
o colpo di forza,durante il quale il ponte di miosina tira il filamento di actina
verso il centro del sarcomero.
Alla fine di un colpo di forza,ciascuna testa di miosina si stacca dall’actina, si
ridistende e si riattacca ad una nuova molecola per iniziare un altro ciclo di
contrazione. Durante la contrazione le teste non si rilasciano tutte allo stesso
tempo, altrimenti la fibra tornerebbe alla sua lunghezza iniziale.
Il processo del “power stoke” si ripete molte volte durante la contrazione della
fibra muscolare.
Le teste di miosina si legano, tirano e si slegano dalle molecole di actina
ripetutamente,trascinando i filamenti sottili verso il centro del sarcomero.
L’energia del “power stoke” deriva dall’ATP.
La miosina ricava l’energia necessaria all’azione meccanica dalla
conversione dell’energia chimica presente nei legami fosforici dell’ATP.
La miosina ha attività ATPasica in grado di idrolizzare ATP e ADP e Pi.
L’energia rilasciata dall’idrolisi dell’ATP è accumulata come energia
meccanica potenziale sotto forma di variazione dell’angolo tra la testa di
miosina e l’asse longitudinale del filamento spesso.

Il calcio intracellulare innesca la contrazione muscolare.


Il calcio può avviare ed arrestare il processo di contrazione grazie alla
troponina. La troponina è una proteina legante il calcio, costituita da 3
subunità. La troponina controlla la posizione della tropomiosina, un polimero
proteico allungato. Nel muscolo a riposo, la tropomiosina si avvolge attorno
all’actina e copre parzialmente i siti di legame per la miosina. Questa è la
posizione della tropomiosina detta “off” o di blocco.
Prima che si possa avere la contrazione, la tropomiosina deve passare alla
sua posizione “on” in cui libera completamente il sito di legame per la
miosina. In questo caso si possono avere legami tra actina e miosina ma
sono deboli perché la miosina non può effettuare il suo colpo di forza.
Il posizionamento on/off della tropomiosina è regolato dalla troponina.
Quando inizia la contrazione, la tropanina C si lega reversibilmente al calcio.
Il legame calcio-tropanina sposta la molecola di tropomiosina liberando il sito
per l’actina. Questa posizione “on” permette alle teste di miosina di formare
legami forti e di avviare il “power stoke” facendo scorrere il filamento di
actina. Il ciclo di contrazione si ripete fino a che i siti restano disponibili.
Affinchè la contrazione cessi, la concentrazione del Ca intracellulare deve
diminuire. Il calcio si slega dalla troponina. In assenza di calcio la troponina
permette alla tropomiosina di ritornare alla posizione off, coprendo
nuovamente i siti dell’actina per la miosina. In condizioni di riposo, quando
actina e miosina non sono legate tra loro, i filamenti del sarcomero scorrono
all’indietro fino alla posizione iniziare per azione della titina e del tessuto
connettiviale elastico.

Il ciclo dello stato di rigor.


In cui le teste di miosina sono sono strettamente legate alle molecole di G-
actina. Nel muscolo vivente lo stato di rigor è presente solo per brevissimi
periodi, poi:
1. L’ATP si lega e la miosina si distacca. Una molecola di ATP si lega al
sito della miosina. Il legame ATP-miosina diminuisce l’affinità di legame
dell’actina per la miosina che quindi si stacca.
2. L’idrolisi dell’ATP fornisce l’energia per l’estensione della testa della
miosina e il suo riattacco al sito dell’actina. Il sito ATP-asico della
miosina lega e idrolizza l’ATP in ADP-Pi. Entrambi i prodotti restano
legati alla miosina e l’energia liberata permette la rotazione della testa
di miosina fino a formare un angolo di 90° con l’asse longitudinale del
filamento. In questa posizione, la miosina si lega ad un nuovo sito di
actina distante 1-3 molecole rispetto al sito precedente. Il nuovo ponte è
debole e genera poca forza perché la tropomiosina sta parzialmente
bloccando il sito dell’actina.
3. Il “power stoke”.
Il colpo di forza inizia dopo che il calcio si è legato alla troponina per
liberare completamente i siti di legame. I ponti actomiosionici diventano
forti con la liberazione del fosfato inorganico dal suo sito di legame sulla
miosina.
4. La miosina rilascia ADP.
Alla fine del colpo di forza, la miosina rilascia l’ADP, il secondo prodotto
dell’idrolisi dell’ATP. La miosina è fortemente legata all’actina nello stato
di rigor. Quando una nuova molecola di ATP si lega alla miosina tutto è
pronto per ricominciare un nuovo ciclo di contrazione.

Lo stato di rigor.
Dopo la morte,quando il metabolismo si arresta e le scorte di ATP si
esauriscono, la miosina non è più in grado di legare ATP e quindi i muscoli
rimangono rigidi. In questa condizione, nota come Rigor Mortis, i ponti sono
bloccati e il muscolo è come se fosse congelato, totalmente rigido. Lo stretto
legame tra actina e miosina permane per circa un giorno dopo la morte, fino a
quando gli enzimi all’interno della cellula non iniziano a catabolizzare le
proteine. La miosina sembra capace di modulare il legame tra Ca 2+ e
troponina in funzione del suo legame con l’actina.

L’acetilcolina inizia l’accoppiamento eccitazione-contrazione.


Gli eventi del processo di accoppiamento eccitazione-contrazione sono:
1. L’acetilcolina è rilasciata dal motoneurone somatico.
2. L’Ach provoca un potenziale di placca, che a sua volta innesca un
potenziale d’azione nella fibra muscolare.
3. Il potenziale d’azione nella fibra muscolare induce il rilascio di calcio dal
reticolo sarcoplasmatico.
4. Il calcio si lega alla troponina e la contrazione può iniziare.
L’Ach rilasciata dal motoneurone si lega ai canali chemio-dipendenti presenti
nella fibra muscolare a livello della placca motrice. Quando i canali
Ach-dipendenti si aprono, consentono sia al Na + sia al K+ di attraversare il
sarcolemma.
L’ingresso di Na+ è superiore all’uscita di K+, perché il gradiente elettrochimico
del Na+ è maggiore di quello del K+.
L’aggiunta di cariche positive nette alla fibra muscolare depolarizza la
membrana, dando origine ad un potenziale di placca. Il potenziale di placca
sono sopra soglia e danno sempre origine ad un potenziale d’azione
muscolare. Il potenziale d’azione si propaga sulla superficie della cellula e nei
tubuli T grazie all’apertura dei canali del Na+ voltaggio-dipendenti.
Il potenziale d’azione che si muove lungo la membrana e lungo i tubuli T è
responsabile del rilascio del Ca2+ dal reticolo sarcoplasmatico.
I livelli di calcio libero nel citoplasma del muscolo a riposo sono piuttosto
bassi, ma dopo un potenziale d’azione aumentano di circa 100 volte.
Quando i livelli del calcio intracellulare sono alti, il Ca 2+ si lega alla troponina e
che smuove la tropomiosina e libera i siti dell’actina per il legame con la
miosina dando inizio alla contrazione.
La trasduzione del segnale elettrico in segnale chimico(calcio) ha bisogno di
2 proteine di membrana. La membrana dei tubuli T contiene un tipo di canali
voltaggio-dipendenti per il calcio di tipo L, detti recettori per la
diidropiridina(DHP).
Questi canali ionici specializzati sono collegati meccanicamente ai canali per
il rilascio del Ca2+ nel reticolo sarcoplasmatico. I canali di rilascio del calcio
del reticolo sarcoplasmatico sono chiamati anche recettori per la rianodina.
Il calcio accumulato nel reticolo e nelle cisterne terminali diffonde secondo il
proprio gradiente elettrochimico nel citoplasma dove inizia la contrazione.

Rilasciamento.
Alla fine della contrazione, il calcio deve essere rimosso dal citosol.
Il reticolo sarcoplasmatico ripompa il calcio nel suo lume per mezzo di una
Ca2+-ATPasi.
Quando la concentrazione del calcio diminuisce, l'equilibrio tra calcio legato e
libero si modifica.
Il calcio si stacca dalla troponina, la tropomiosina torna nella sua posizione di
blocco del sito di actina, i ponti si staccano e la fibra si rilascia.
Un singolo ciclo contrazione-rilasciamento del muscolo è detto scossa
semplice.
Il periodo necessario per l'accoppiamento eccitazione-contrazione è detto
periodo di latenza e questo intervallo si trova tra il potenziale d'azione
muscolare e lo sviluppo della funzione muscolare. Il bisogno di ATP è un
punto fondamentale per la contrazione muscolare. Il muscolo necessita
sempre di energia, la prima fonte di energia di riserva nel muscolo è la
fosfocreatina,una molecola i cui legami fosfato ad alta energia sono generati
a partire da creatina e ATP quando i muscoli sono a riposo.
Quando i muscoli si attivano il gruppo fosfato ad alta energia della
fosfocreatina viene trasferito all’ADP, formando nuovo ATP che fornisce
energia.
L'enzima responsabile del trasferimento del gruppo fosfato dalla fosfocreatina
all’ADP è la creatina chinasi,nota come creatinfosfochinasi.
L'energia contenuta nei legami fosfato ad alta energia è limitata e quindi i
muscoli devono ricorrere a reazioni metaboliche per trasferire energia dai
legami chimici dei nutrienti all'ATP. Il glucosio è la fonte di energia più veloce
ed efficiente per la produzione dell’ADP.

La fatica muscolare.
I fattori che svolgono un ruolo nell’affaticamento sono classificati in fattori di
affaticamento centrale, che si originano dal SNC e in fattori di affaticamento
periferico che hanno origine a livelli diversi tra la giunzione neuromuscolare e
l’apparato contrattile. La diminuzione del pH, dovuta alla produzione di acidi
durante l’idrolisi dell’ATP viene spesso considerata una possibile causa di
fatica muscolare e ci sono prove che l’acidosi moduli la sensazione di fatica a
livello cerebrale. La fatica è associata all’esaurimento del glicogeno.

Muscolo liscio.
Ci sono diversi modi per classificare i diversi tipi di muscolo liscio, i principali
sono:
1. A seconda della sede.
Nell’uomo il muscolo liscio è suddiviso in 6 tipi fondamentali: vascolare,
gastrointestinale, urinario, respiratorio, riproduttivo e oculare.
2. A seconda del modello di contrazione.
Il muscolo liscio può essere classificato in funzione del fatto che alcuni
stati di rilasciamento e di contrazione o se presenta uno stato di
continua contrazione. I muscolo sottoposti a cicli di contrazione e di
rilasciamento periodici si dicono muscoli lisci fasici.
I muscoli che sono continuamente contratti sono chiamati muscoli lisci
tonici, perché essi devono sempre mantenere un certo livello di tono
muscolare.
Gli sfinteri dell’esofago e della vescica sono esempi di muscoli
tonicamente attivi la cui funzione è quella di chiudere l’apertura di un
organo cavo.
3. A seconda di come avviene la comunicazione con le cellule vicine.
In alcuni muscoli lisci le cellule sono elettricamente collegate attraverso
le gap junction e si contraggono come unità coordinate.
Questo tipo di muscoli è detto muscolo liscio a singola unità o muscolo
liscio unitario.
Nel muscolo liscio multi-unitario le cellule che non sono accoppiate
elettricamente a ciascuna cellula muscolare ha funzionamento
autonomo. Il muscolo liscio unitario è anche chiamato muscolo liscio
viscerale perché entra nella costituzione delle pareti dei visceri. Tutte le
cellule del muscolo unitario sono accoppiate tra loro elettricamente
attraverso le gap junction. Il muscolo liscio multi-unitario è costituito da
cellule che non sono accoppiate elettricamente.

Differenze con il muscolo scheletrico.


1. Il muscolo liscio si trova principalmente nelle pareti degli organi cavi e di
condotti, molti dei quali si espandono e si contraggono durante il
riempimento e lo svuotamento. Al contrario, i muscoli scheletrici sono
collegati a più ossa e operano su una gamma di lunghezze più ridotte.
2. All’interno di un organo, gli strati di muscolo liscio possono avere
orientamenti diversi. Al contrario, la maggior parte dei muscoli
scheletrici sono disposti in modo che la loro contrazione accorci il
muscolo.
3. Il muscolo liscio si contrae e si rilassa molto più lentamente dei muscoli
scheletrici o cardiaci.
4. I muscoli lisci, utilizzano meno energia per generare e mantenere una
determinata quantità di forza. Il consumo di ATP è inferiore rispetto ai
muscoli striati. Il muscolo liscio ha meno mitocondri dei muscoli striati e
per la produzione di ATP si affida principalmente alla glicolisi.
5. Il muscolo liscio è in grado di mantenere la contrazione per periodi
prolungati senza fatica. Questa proprietà permette alla parete degli
organi cavi, come la vescica urinaria, di mantenere la tensione contro
un carico persistente.
6. I muscoli lisci hanno cellule piccole, fusiformi, mononucleate, a
differenza delle grandi fibre multinucleate dei muscoli scheletrici.
7. Nel muscolo liscio, la contrazione può essere innescata da segnali
elettrici o chimici o da entrambi. Nel muscolo scheletrico, la contrazione
inizia sempre con un potenziale d’azione nella fibra muscolare.
8. Nel muscolo liscio, le fibre contrattili non sono disposte in sarcomeri,
quindi a bande distinte, come nei muscoli striati.
9. Il muscolo liscio è controllato dal SNA, mentre quello scheletrico dal
sistema motorio somatico del sistema nervoso.
10. Il muscolo liscio è privo di regioni recettoriali specializzate come le
placche motrici, che si trovano nelle sinapsi del muscolo scheletrico.
11. Nel muscolo liscio, il segnale del Ca2+ dà l’avvio ad una cascata di
eventi che termina con la fosforilazione delle catene leggere della
miosina e con l’attivazione della miosina ATPasi. Nel muscolo
scheletrico, per iniziare la contrazione il Ca 2+ lega la tropanina, che è
assente nel muscolo liscio.
12. Nel muscolo liscio, il Ca2+ per la contrazione proviene dal liquido
extracellulare nonché dal reticolo sarcoplasmatico. Nel muscolo
scheletrico, il Ca2+ proviene dal reticolo sarcoplasmatico.
Il muscolo liscio ha gli stessi elementi contrattili del muscolo scheletrico,
actina e miosina, che interagiscono attraverso porte trasversali, così come un
reticolo sarcoplasmatico che immagazzina e rilascia Ca 2+.
L’actina è più abbondante nel muscolo liscio rispetto al muscolo striato. Nel
muscolo liscio l’actina è associata anche alla tropomiosina, come nel muscolo
scheletrico. Però, a differenza del muscolo scheletrico, il muscolo liscio è
privo di tropanina.
Il muscolo liscio ha meno miosina rispetto al muscolo scheletrico.
I filamenti di miosina del muscolo liscio sono più lunghi di quelli del muscolo
scheletrico e l’intera superficie del filamento è rivestita dalle teste della
miosina. Le cellule del muscolo liscio hanno un esteso citoscheletro che
consiste di filamenti intermedi e proteine dei corpi densi nel citoplasma e
lungo la membrana cellulare.
La disposizione del reticolo sarcoplasmatico nel muscolo liscio è meno
organizzata rispetto al muscolo scheletrico.

Contrazione e rilasciamento del muscolo liscio.


La contrazione ed il rilasciamento del muscolo liscio sono simili a quelle del
muscolo scheletrico, ma differiscono per molti importanti aspetti:
1. Ca2+ proviene sia dal LEC sia dal reticolo sarcoplasmatico.

2. Per il rilascio di Ca2+ non è richiesto un potenziale d’azione.

3. Non è presente tropanina, quindi il Ca 2+ avvia la contrazione attraverso


una cascata che include la fosforilazione della catena leggera della
miosina.
4. Un ulteriore passaggio nel rilasciamento del muscolo liscio è la
defosforilazione della catena leggera della miosina tramite la miosina
fosfatasi.

Apparato respiratorio.
Oltre a far penetrare nel nostro organismo l’ossigeno, il nostro apparato
respiratorio si occupa anche di depurarlo dall’anidride carbonica.
Esso è costituito da una serie di organi, detti vie aeree, attraverso i quali l’aria
arriva nei polmoni: qui avviene l’ematosi, cioè lo scambio tra l’ossigeno
dell’aria e l’anidride carbonica del sangue.
L’apparato respiratorio è costituito da:
• Le vie respiratorie o aeree, che comprendono il naso, la faringe, la
laringe, la trachea, i bronchi e tutte le loro successive diramazioni.
Hanno lo scopo principale di condurre l’aria fin nei polmoni, di
riscaldarla e di liberarla dalle impurità.
• I polmoni, gli organi principali della respirazione, in cui avviene
l’ematosi. La loro struttura è formata dall’insieme degli alveoli e dalle
ramificazioni branchiali, e sono rivestiti da una membrana detta pleura.
Un muscolo a forma di cipolla, il diaframma, separa la cavità toracica da
quella addominale.
• Il naso: ha la forma di una piramide triangolare:
presenta una radice situata tra le sopracciglia, due facce laterali fisse
nella metà superiore e mobili in quelle inferiore, due solchi laterali, un
margine anteriore e una base in cui si aprono le narici. Lo scheletro del
naso è costituito dalle ossa nasali, dai mascellari e da lamine
cartilaginee; esternamente è ricoperto dalla cute e dal tessuto
sottocutaneo in cui si trovano alcuni muscoli mimici. Internamente, il
naso è rivestito dalla cute a livello delle narici e dalla mucosa nella
parte superiore. Il naso è la sede del senso dell’olfatto, localizzato nella
mucosa che riveste la parte superiore delle fosse nasali. Inoltre
partecipa alla respirazione filtrando riscaldando e inumidendo l’aria
respirata e conferendo un particolare ritmo e determinati suoni.
• La faringe: è un canale muscolo-membranoso verticale che si estende
dalla base del cranio alla sesta vertebra cervicale comunicante, in
basso, anteriormente con la laringe e la trachea e posteriormente con
l’esofago. La faringe è divisa in tre porzioni:
La rinofaringe, orofaringe, ipofaringe.
E’ costituita da una fitta muscolatura fatta di fibre longitudinali che
accorciano e dilatano il canale e di fibre a semicerchio che lo
restringono. Partecipa alle funzioni respiratorie digerente e fonatoria.
• La laringe: è il centro principale della voce dove si trovano le corde
vocali. La laringe trasforma l’aria in suoni modificando la forma e la
disposizione dei suoi anelli cartilaginei. E’ meno voluminosa ed ha un
contorno quasi cilindrico nei bambini e nelle donne, aumenta di volume
nell’uomo adulto. E’ composta da vari tratti cartilaginei articolati e mobili
per azione di muscoli striati.
Congiunto al primo semi-anello della trachea vi è un anello completo
detto circote ed a formare la parete posteriore della laringe contribuisce
la piastrina della circoide che porta sopra di sé due cartilagini triangolari
dette aritenoidi. L’epiglottide è di forma triangolare ed in stato di riposo
è disposta con la base in alto e l’apice diretto in basso. Al momento del
passaggio del bolo alimentare, l’epiglottide esegue un movimento
all’indietro e in basso e chiude l’apertura superiore della lingua
impedendovi ogni penetrazione di alimenti. Una parte della laringe
compresa tra le due corde vocali è la glottide che appare come una
strozzatura. La glottide si allarga nell’inspirazione e si restringe
nell’espirazione sino a chiudersi negli spazi. Si stringe e si accorcia nei
suoni acuti e compie il procedimento opposto nella produzione di suoni
gravi.
• La trachea: è un canale rigido che scende attraverso il collo, fino al
torace. E’ costituito da una parete cartilaginea suddivisa in vari anelli a
cui si alternano degli anelli membranosi: variano da un numero di 16 ad
uno di 20. In questo modo la trachea riesce ad essere allo stesso
tempo resistente per non disperdere l’aria che corre al suo interno e
flessibile per non intralciare i movimenti del tronco e del collo. Gli anelli
cartilaginei sono in realtà dei semi-anelli, il tratto che manca è
compensato da una membrana ricca di fibre muscolari. In questo modo
l’esofago, che scorre dietro la trachea, non trova una parete resistente
che ostacoli la dilatazione al passaggio del bolo alimentare. All’interno il
tubo tracheale è rivestito interamente da una mucosa, che mantiene la
superficie umida, e da piccole ciglia vibratili che oscillano dall’alto in
basso rimuovendo lentamente i granuli estranei e facilitandone con il
muco l’espettorazione. Dal tubo tracheale nascono due diramazioni: i
bronchi.
• I bronchi: si formano dalla divisione in due della trachea. Ogni bronco si
suddivide a destra ed a sinistra in bronchi sempre più sottili sino ai
bronchioli terminali; al termine di queste diramazioni si trovano gli
alveoli polmonari. Anch’essi sono strutturati, come la trachea, da quelli
cartilaginei, man mano che si assottigliano modificano la loro struttura:
gli anelli cartilaginei si riducono a piastrine fino a scomparire del tutto
nei bronchi capillari, che hanno solamente una parete fibra-muscolare.
• I polmoni: sono gli organi principali della respirazione e occupano le
due metà della gabbia toracica lasciando libero una spazio mediano
(mediastino) in cui si trova il cuore e scorre l’esofago. I polmoni hanno
l’aspetto di due masse spugnose ed elastiche a forma semi-conica con
superficie liscia di un colore che varia dal rosa al grigio a seconda
dell’età. Essi poggiano sul diaframma. Alcuni solchi profondi inteccano
la superficie polmonare: il polmone di destra è diviso da questi solchi in
tre lobi e quello di sinistra in due.
• I bronchioli terminali sono così sottili che il loro calibro arriva a misurare
meno di un millimetro; ciascuno di questi termina con una specie di
grappolo, detto vescicola polmonare. Ogni grappolo è formato da tante
piccole cavità a forma di sacchetti, dette alveoli polmonari; possiamo
paragonare ogni vescicola polmonare ad un grappolo d’uva ed ogni
alveolo ad uno degli acini. Le vescicole polmonari sono sospese ai
branchi capillari sono migliaia ed ognuna di queste possiede centinaia
di alveoli; in uno spazio relativamente piccolo grazie ad una particolare
disposizione anatomica, è racchiusa una superficie enorme che può
raggiungere i 200 metri quadri. Questa è la superficie respiratoria: è
sottilissima e dentro essa si estendono le reti dei capillari sanguigni con
cui termina l’arteria polmonare.

Gli alveoli sono la sede degli scambi gassosi.


Gli alveoli raggruppati all’estremità dei bronchioli terminali costituiscono la
maggior parte del tessuto polmonare. La loro funzione primaria è lo scambio
di gas che contengono il sangue. Negli alveoli ci sono 2 tipi di cellule
epiteliari: le cellule alveolari di II tipo, più piccole, una più spessa, sintetizzano
e secernano una sostanza chimica chiamata surfactante. Il surfactante si
mescola con il sottile strato di liquido che riveste gli alveoli per facilitare
l’espansione polmonare durante la ventilazione. Le cellule di tipo II
contribuiscono anche a minimizzare il volume di liquido presente negli alveoli
trasportando soluti seguiti da acqua, fuori dagli spazi aerei alveolari. Le
cellule alveolari di tipo I sono più grandi, occupano il 95% della superficie
alveolare e sono così sottili che i gas possono diffondere rapidamente
attraverso di esse.
L’arteria polmonare in realtà porta sangue venoso: è chiamata arteria per il
vaso con cui procede il sangue. Nel suo breve percorso, l’arteria si divide in
due rami che raggiungono ciascuno un polmone e ci penetrano dentro
ramificandosi allo stesso modo delle ramificazioni branchiali; possiamo dire
che nel polmone vi sia una doppia, fitta ramificazione: quella branchiale per il
trasporto dell’aria e quella vasale per il circolo del sangue.
In corrispondenza dei branchiali capillari, i capillari dell’arteria polmonare
recanti sangue venoso formano con le loro reti maglie molto strette, che
sporgono per metà dentro la cavità delle vescicole polmonari piene di aria
ossigenata. Il sangue è ora separato dall’aria soltanto dell’endotelio del
capillare e dall’endotelio che tappezza interamente l’alveolo: il sangue aggira
il nucleo delle cellule dell’epitelio e viene a contatto con l’ossigeno;può venire
così l’ematosi ossia il sangue abbandona l’anidride carbonica e il vapore
acqueo e prende l’ossigeno. I capillari arteriosi vanno poi a raccogliersi nelle
vene polmonari. Le quattro vene polmonari vanno poi a sfociare nell’atrio
sinistro del cuore, che distribuirà il sangue arterioso per tutto il corpo umano.

La pleura.
E’ costituita da diversi strati di tessuto connettivo elastico e da numerosi
capillari. Durante il meccanismo respiratorio, la gabbia toracica si ampia e si
restringe; il polmone, che è racchiuso in essa è obbligata a seguirla. La
superficie della pleura è liscia, umida e rivestita dall’endotelio a cellule
appiattite, da cui trasuda siero; due lamine pleuriali vengono a contatto tra di
loro nel movimento di espansione del torace, scorrendo facilmente l’una
sull’altra. Il liquido pleurico, ha diverse funzioni, la prima è creare una
superficie umida e scivolosa in modo che i due foglietti membranosi possano
scorrere l’uno sull’altro durante il movimento dei polmoni nella cavità toracica.
La seconda è mantenere i polmoni a stretto contatto con la parete toracica.

Ventilazione.
I fisiologi e i clinici valutano la funzionalità polmonare con la misura del
volume di aria che un soggetto riesce a spostare durante la ventilazione a
riposo e durante una ventilazione forzata. Questi test di funzionalità
respiratoria usano lo spirometro, uno strumento che misura il volume di aria
spostata a ogni atto ventilatorio. La quantità di aria che viene mossa durante
la ventilazione può essere divisa in 4 volumi polmonari:
1. Volume corrente è il volume di aria inspirata durante una singola
respirazione normale.
2. Volume di riserva inspiratoria
3. Volume di riserva espiratoria
4. Volume residuo è il volume dell’aria che resta nei polmoni al termine di
un’espirazione massimale.
La somma di due o più volumi polmonari è detta capacità. La capacità vitale è
la somma del volume di riserva inspiratoria con il volume di riserva espiratorio
e del volume corrente. La capacità vitale rappresenta il massimo volume di
aria che può essere volontariamente spostata dentro e fuori l’apparato
respiratorio durante un ciclo inspirazione-espirazione. Per misurare la
capacità vitale, bisogna invitare il soggetto a respirare quanta più aria
possibile e poi a eliminarla totalmente. La capacità vitale diminuisce con l’età,
perché i muscoli si indeboliscono e i polmoni diventano meno elastici. La
somma della capacità vitale e del volume residuo costituisce la capacità
polmonare totale. Le altre capacità importanti in chimica sono la capacità
inspiratoria e la capacità funzionale residua.

Inspirazione.
Affinchè l’aria vada verso gli alveoli è necessario che la pressione nei
polmoni diventi inferiore a quella atmosferica. Durante l’inspirazione il volume
del torace aumenta in seguito alla contrazione di alcuni muscoli della gabbia
toracica e del diaframma. Quando il diaframma si contrae si abbassa verso
l’addome. Durante l’inspirazione, i muscoli intercostali esterni e gli scaleni si
contraggono esercitando una trazione sulle coste verso l’alto e l’esterno.
Quando il volume della cavità toracica aumenta, la pressione all’interno
diminuisce e l’aria fluisce nei polmoni.
• Tempo 0: Nella breve pausa tra un atto respiratorio e l’altro, la
pressione alveolare è uguale a quella atmosferica. In assenza di un
gradiente di pressione, non si ha flusso di aria.
• Tempo 0-2s: Inspirazione.
Quando l’inspirazione inizia, i muscoli respiratori si contraggono e il
volume toracico aumenta. Con l’aumento del volume si riduce la
pressione nitropolmonare di circa 1mmHg al di sotto della pressione
atmosferica e l’aria inizia a muoversi verso gli alveoli poiché le
variazioni dei volumi polmonari sono più veloci del flusso di aria, la
pressione alveolare raggiunge il valore minimo circa a metà dell’atto
inspiratorio. Mentre l’aria continua ad entrare negli alveoli, la pressione
riaumenta gradualmente fino a quando la cassa toracica smette di
espandersi, appena prima del termine dell’inspirazione. Il flusso dell’aria
continua per una frazione di secondi, fino a quando la pressione
all’interno dei polmoni è uguale a quella atmosferica. Al termine
dell’inspirazione, il volume di aria presente nei polmoni è al massimo
valore raggiunto nel ciclo ventilatorio e la pressione alveolare è uguale
a quella atmosferica.
Espirazione.
Alla fine dell’inspirazione, i moto neuroni somatici smettono di inviare
potenziali d’azione ai muscoli inspiratori, che si rilasciano. Il ritorno elastico
dei polmoni riporta il diaframma e le coste alla posizione di partenza, come
una fascia elastica allungata si ritira quando viene rilasciata.
• Tempo 2-4s: Espirazione.
La pressione nell’aria nei polmoni aumenta, raggiungendo un valore
massimo di circa 1mmHg. La pressione alveolare ora è superiore a
quella atmosferica, quindi il flusso d’aria si riveste e l’aria esce dai
polmoni.
• Tempo 4s.
Al termine dell’espirazione, il movimento dell’aria si blocca quando la
pressione alveolare è di nuovo uguale a quella atmosferica. Il volume
polmonare arriva al proprio valore minimo nel ciclo ventilatorio. A questo
punto termina un ciclo respiratorio e ne inizia un altro. Durante
l’esercizio fisico o ventilazione forzata, i valori diventano
proporzionalmente più elevati. L’espirazione attiva si verifica durante
l’espirazione volontaria o quando la ventilazione supera 30-40 atti al
minuto. La frequenza ventilatoria normale è di 12-20 atti al minuto per
un adulto. L’espirazione attiva usa i muscoli intercostali interni e i
muscoli addominali che non sono impiegati durante l’inspirazione.
Questi muscoli sono chiamati muscoli espiratori. I muscoli intercostali
interni rivestono la superficie interna della cassa toracica. Quando si
contraggono, tirano le coste all’interno riducendo il volume della cavità
toracica. I muscoli intercostali esterni ed interni agiscono come gruppi
muscolari antagonisti per modificare posizione e volume delle coste
durante la respirazione, mentre il diaframma non ha un muscolo
antagonista. La capacità dei polmoni di espandersi è definita
complianza o cedevolezza. Nel polmone, la complianza è il
cambiamento di volume che risulta da una data forza o pressione
esercitata sul polmone. L’elastanza o elasticità è l’inverso della
complianza, ovvero la capacità del polmone a resistere alle
deformazioni e ritornare al proprio volume.
Apparato urinario.
La funzione principale dei reni è la regolazione omeostatica del contenuto di
acqua e di ioni nel sangue, definita anche come bilancio idrosalino o bilancio
idroelettrolitico.
I reni mantengono normali le concentrazioni di acqua e di ioni nel sangue
bilanciando l’apporto di tali sostanze con la loro escrezione tramite le urine.
Possiamo suddividere le funzioni dei reni in 6 categorie generali:
1. Regolazione del volume del liquido extracellulare e della pressione del
sangue.
Quando il volume del liquido extracellulare diminuisce, diminuisce
anche la pressione arterosa. I reni operano in maniera integrata con il
sistema cardiovascolare per assicurare il mantenimento della pressione
arteriosa e della perfusione tissutale in un ambito di valori accettabile.
2. Regolazione dell’osmolarità.
L’organismo integra la funzione renale con le motivazioni
comportamentali, come la sete, per mantenere l’osmolarità del sangue
ad un valore prossimo a 290mOsm.
3. Mantenimento del bilancio ionico.
Il sodio è il principale ione coinvolto nella regolazione del volume e
dell’osmolarità extracellulare. Anche le concentrazioni del potassio e del
calcio sono strettamente regolate.
4. Regolazione omeostatica del pH.
Se il LEC diventa troppo acido, i reni rimuovono H + e trattengono ioni
bicarbonato che agiscono da tampone. Se il LEC diviene troppo
alcalino, i reni rimuovono HCO3- e trattengono H+. I reni svolgono un
ruolo importante nell’omeostasi del pH, ma non correggono le
alterazioni del pH tanto velocemente quanto i polmoni.
5. Escrezione di prodotti di scarto.
I reni rimuovono prodotti metabolici di scarto e sostanze estranee come
farmaci e tossine ambientali. I prodotti metabolici di scarto
comprendono la creatina, che deriva dal metabolismo muscolare e i
cataboliti azotati come urea e acido urico.
6. Produzione di ormoni.
Anche se i reni non sono ghiandole endocrine essi svolgono ruoli
importanti in tre diverse vie ormonali. Le cellule dei reni sintetizzano
eritropoietina, la citochina ormone, che regola la sintesi degli eritrociti.
Nella prima fase della produzione di urina, acqua e soluti passano dal plasma
a cavità tubulari che costituiscono il ?? parerichima ?? dei due reni. Questi
tuboli modificano la composizione del liquido che li attraversa. Il liquido così
modificato passa in un’altra cavità tubulare detta uretere. Ci sono due ureteri,
che collegano ciascun rene alla vescica urinaria. La vescica si espande
riempendosi di urina fino a quando per un’azione riflessa, si contrae ed
espelle l’urina attraverso un’unica struttura tubulare, l’uretra. Nell’uomo,
l’uretra raggiunge l’esterno attraverso il pene, nella donna l’orfizio uretale è
localizzato anteriormente agli orfizi vaginali e anali. La minzione è il processo
attraverso il quale l’urina è escreta. I reni sono il sito di produzione dell’urina.
Sono situati ai due lati della colonna vertebrale al livello dell’undicesima e
dodicesima costa. Sebbene si trovino sotto il diaframma, tecnicamente i reni
sono esterni alla cavità dominale, compresi tra la membrana peritoneale, che
riveste la cavità addominale, e le strutture ossee e muscolari del dorso. I reni
sono irrorati dalle arterie renali che nascono come rami della orta addominali.
Le vene renali trasportano il sangue refluo dalla circolazione renale alla vena
cava inferiore. I reni ricevono il 20-25% della gittata cardiaca, nonostante essi
costituiscono solo lo 0,4% del peso corporeo totale. Questo elevato flusso di
sangue è di importanza critica per la funzione renale.

Il nefrone è l’unità funzionale del rene.


Una sezione trasversale di un rene mostra che la struttura interna è
organizzata in 2 strati:
1. Una corteccia esterna.
2. Una midollare più interna.
Gli strati derivano dall’organizzazione di tubuli microscopici chiamati nefroni.
Circa l’80% dei nefroni di un rene è contenuto quasi per intero entro la
corteccia, mentre il restante 20%, detti nefroni juxtamidollari, penetra nella
midollare. Il nefrone è l’unità funzionale del rene. Un rene contiene circa 1
milione di nefroni. Il sangue raggiunge il rene attraverso l’arteria renale prima
di passare in arterie più piccole e quindi nelle arteriole della corteccia. A
questo punto, l’organizzazione dei vasi sanguigni diviene un sistema portale,
uno dei 3 presenti nel nostro organismo. Il sangue scorre dall’arteriola
afferente ad una rete sferoidale di capillari detta glomerulo. Il sangue in uscita
dal glomerulo fluisce in un’arteriola efferente, quindi in una seconda rete di
capillari, quella dei capillari peritubulari, che circondano il tubulo.
Nei nefroni juxtamidollari, i lunghi capillari peritubulari, che penetrano in
profondità nella midollare sono detti vasa recta. I capillari peritubulari si
raccolgono in venule e piccole vene, che portano il sangue fuori dal rene
attraverso la vena renale.
La funzione del sistema portale renale è prima di tutto quella di filtrare liquido
dal sangue, a livello dei capillari glomerulari, per raccoglierlo nel lume del
nefrone quindi di riassorbire liquido dal tubulo verso il sangue a livello dei
capillari peritubulari. Le forze, grazie alle quali avviene il movimento di liquido
nel sistema portale renale sono simili a quelle che governano la filtrazione
d’acqua e di molecole a livello dei capillari sistemici in altri tessuti.

Elementi tubulari del rene.


Il nefrone inizia con una struttura sferica cava, la capsula di Bowman, che
circonda il glomerulo. L’endotelio del glomerulo si fonde con l’epitelio della
capsula di Bowman in modo che il liquido filtrato dai capillari passi
direttamente nel lume del tubulo. L’insieme del glomerulo con la capsula di
Bowman è detto corpuscolo renale. Dalla capsula di Bowman, il liquido filtrato
passa nel tubulo prossimale, poi nell’ansa di Henle, un segmento tubulare a
forma di forcina che scende verso la midollare e poi risale.
L’ansa di Henle è divisa in 2 tratti:
• un tratto discendente
• un tratto ascendente che presenta un segmento sottile ed uno spesso
Il liquido arriva quindi nel tubulo distale. I tubuli distali di diversi nefroni
drenano in un singolo tubulo più grande, il dotto collettore.
Un tubulo distale e il suo dotto collettore insieme costituiscono il nefrone
distale. I dotti collettori passano dalla corteccia attraverso la midollare e
drenano nella pelvi renale. Dalla pelvi renale,il liquido filtrato e modificato, che
ora è detto urina, passa nell’uretre e si avvia all’escrezione.
Il nefrone si torce e si piega su se stesso in modo che la parte terminale del
tratto ascendente dell’ansa di Henle passi tra l’arteriola afferente e quella
efferente. Questa regione è nota come apparato juxtaglomerulare.
Nel nefrone avvengono 3 processi fondamentali:
1. Filtrazione.
2. Riassorbimento.
3. Secrezione.
La filtrazione è il movimento di liquido dal sangue verso il lume del nefrone.
Avviene solo nel corpuscolo renale, dove la parete dei capillari glomerulari è
quella della capsula di Bowman sono modificate per permettere il passaggio
di elevati volumi di liquido. Quando il liquido filtrato,raggiunge il lume del
nefrone va a far parte dell’ambiente esterno all’organismo, come le sostanze
presenti nel lume del tratto intestinale. Per questa ragione tutto ciò che è
filtrato nel nefrone è destinato all’escrezione, rimosso con le urine, a meno
che non venga riassorbito nell’organismo. Dopo che il filtrato ha lasciato la
capsula di Bowman, esso va incontro a modificazioni tramite processi di
riassorbimento e secrezione.
Il riassorbimento è il processo di trasporto di sostanze presenti nel filtrato dal
lume del tubulo al sangue che scorre nei capillari peritubulari.
La secrezione invece rimuove selettivamente molecole dal sangue e le
aggiunge al liquido presente nel lume tubulare. Sebbene la secrezione e la
filtrazione glomerulare determinino entrambe un passaggio di sostanze dal
sangue al tubulo, la secrezione è un processo più selettivo, che di solito
utilizza proteine di membrana per trasportare molecole attraverso l’epitelio
tubulare. Il filtrato che abbandona il tubulo prossimale ha la stessa osmolarità
del filtrato in ingresso. Per questo si dice che la funzione principale del tubulo
prossimale è il riassorbimento di un elevato volume di liquido isoosmatico.
Dopo aver lasciato il tubulo prossimale, il filtrato passa nell’ansa di Henle, il
sito principale deputato alla diluizione delle urine. Quando esce dall’ansa di
Henle il filtrato passa nel tubulo distale e quindi nel dotto collettore. In questi
2 segmenti avviene la fine regolazione del bilancio idrosalino sotto il controllo
di diversi ormoni. La secrezione indica l’allontanamento, separazione, come
nel separare qualcosa dalla sua fonte. Nel nefrone i soluti secreti sono
spostati dal plasma al lume tubulare. La filtrazione ha luogo nel corpuscolo
renale e consiste nel movimento di liquido dai capillari glomerulari verso la
capsula di Bowman. Il riassorbimento e la secrezione avvengono lungo le
varie porzioni del tubulo. La quantità e la composizione delle sostanze
riassorbite o secrete varia nei diversi segmenti del nefrone. Il filtrato che resta
nel lume tubulare al termine del nefrone è escreto come urina.
Filtrazione.
La filtrazione del plasma nei tubuli renali rappresenta la prima tappa nella
formazione delle urine. Questo processo produce un filtrato la cui
composizione è molto simile a quella del plasma, ma senza le proteine
plasmatiche. In realta solo 1/5 del plasma che attravesa i reni filtra nei
nefroni. I restanti 4/5 del plasma insieme alle proteine e agli elementi
corpuscolati del sangue, scorre nei capillari peritubulari.
La percentuale di volume plasmatico totale che viene filtrato nei tubuli è detta
frazione di filtrazione. Le sostanze che lasciano il plasma devono passare
attraverso 3 diverse barriere di filtrazione prima di raggiungere il lume
tubulare:
• L’endotelio dei capillari glomerulari
• Una lamina basale
• L’epitelio della capsula di Bowman
La prima barriera è rappresentata dall’endotelio capillare. I capillari
glomerulari sono capillari fenestrati con grandi pori che permettono alla
maggior parte dei costituenti del plasma di filtrare attraverso l’endotelio.
Inoltre, le proteine cariche negativamente localizzate alla superficie dei pori
contrinuiscano a respingere le proteine plasmatiche, anche esse cariche
negativamente.
Le cellule mesangiali sono situate tra i capillari glomerulari e attorno ad essi.
Queste cellule contengono dei fasci citoplasmatici di filamenti simili all’actina
che consentono loro di contrarsi e modificare il flusso del sangue attraverso i
capillari. Le cellule mesangiali secernono citochina associate a processi
immunitori ed ??infermi?? motori. La perdita della funzione delle cellule
mesangiali è stata associata a diversi processi patologici a carico del rene.
La seconda barriera di filtrazione è la lamina basale, uno strato acellulare
formato da motrice extracellulare,che separa l’endotelio dai capillari, dal
rivestimento epiteliare della capsula di Bowman.
La lamina basale è costituita da glicoproteine cariche negativamente.
La terza barriera di filtrazione è l’epitelio della capsula di Bowman.
La regione dell’epitelio capsulare che circonda ciascun capillare glomerulare
è costituito da cellule specializzate chiamate podociti.
I podociti presentano lunghe estenzioni citoplasmatiche dette pedicelli, che
fuoriescono dal corpo cellulare. I pedicelli avvolgono i capillari glomerulari e si
intrecciano l’uno con l’altro lasciando strette fessure di filtrazione chiuse da
una membrana semiporosa, che contiene alcune proteine uniche, tra cui la
nefrina e la podocina.
I 3 tipi di pressione che influenzano la filtrazione glomerulare sono:
1. La pressione idrostatica del sangue che scorre nei capillari glomerulari,
spinge il liquido ad uscire attraverso l’endotelio fenestrato.
La pressione del sangue nel capillare è di circa 55mmHg e favorisce la
filtrazione nella capsula di Bowman.
2. La pressione colloido-osmotica all’interno dei capillari glomerulari è
maggiore di quella del liquido nella capsula di Bowman.
3. La capsula di Bowman, a differenza dello spazio interstiziale, è uno
spazio chiuso, perciò il liquido al suo interno genera una pressione
idrostatica capsulare che si oppone al passaggio del liquido all’interno
della capsula.
Il volume di liquido che filtra nella capsula di Bowman nell’unità di tempo è
detto velocità di filtrazione glomerulare (VFG).
VFG=Kf X Pf
Il rene è capace di autoregolare il proprio flusso ematico modificando la
resistenza vascolare in risposta alla variazione della pressione arteriosa in
maniera estremamente efficiente, infatti il flusso del sangue e quindi la VFG
rimane costante in un range di pressioni estremamente grandi(tra i 90 e i 180
mmHg).
L’autoregolazione avviene in risposta alle variazioni della pressione arteriosa
ed alle variazioni del flusso tubulare.

Risposta miogena.
E’ dovuta alle proprietà intrinseche dei muscoli lisci vascolari che tendono a
contrarsi quando vengono stirati, pertanto quando la pressione arteriosa
aumenta, si genera un aumento con conseguente stiramento delle pareti
dell’arteriola che provoca una contrazione dell’arteriola.
La dimiuizione della pressione arteriosa, viceversa, determina un
rilassamento delle fibrocellule muscolari lisce, con conseguente
vasodilatazione articolare.
Feedback tubuloglomerulare.
Dovuto ad un circuito a feedback nel quale il flusso del liquido tubulare viene
rilevato da elementi sensori della ??macula?? densa dell’apparato
juxtaglomerulare e convertiti in segnali capaci di modificare la VFG tramite
effetti sulla muscolatura liscia dell’arteriola afferente e dell’arteriola efferente.
Di questo meccanismo di feedback tubulo-glomerulare non sono tuttavia noti
né la variabile rilevata dall’apparato juxtaglomerulare né la sostanza che
media le modificazioni della resistenza dell’arteriola.

Riassorbimento.
Ogni giorno, 180 litri di liquido filtrato passano dai capillari glomerulari ai
tubuli dei nefroni, ma solo 1,5 litri sono escreti nelle urine. Quindi più del 99%
del liquido che entra nei tubuli deve essere riassorbito nel sangue,mentre il
filtrato scorre attraverso i nefroni. La maggior parte di questo riassorbimento
avviene nel tubulo prossimale, mentre una quota minore avviene nei
segmenti distali del nefrone.

Riassorbimento attivo o passivo.


Il riassorbimento di acqua e soluti dal lume tubulare al liquido extracellulare
dipende dal trasporto attivo. Il filtrato che si muove dalla capsula di Bowman
al tubulo prossimale ha la medesima concentrazione di soluti nel liquido
extracellulare. Per trasportare soluti al di fuori del lume,le cellule tubulari
devono creare gradiente di concentrazione o elettrochimici utilizzando il
trasporto attivo.
L’acqua segue per osmosi i soluti riassorbiti. Il trasporto attivo di Na + dal lume
del tubulo al liquido extracellulare genera un gradiente elettrico transepiteliale
in cui il legame è più negativo del LEC.
Così gli anioni seguono gli ioni Na + carichi positivamente all’esterno del lume.
La rimozione di Na+ e anioni dal lume al LEC determina la diluizione del
liquido nel lume e un aumento di concentrazione nel LEC, così l’acqua lascia
il tubulo per osmosi.
La perdita di volume nel lume aumenta la concentrazione dei soluti che
rimangono nel filtrato: una quantità di soluto invariata in un volume più piccolo
comporta un aumento di concentrazione.
Quando l’aumento delle concentrazioni dei soluti nel lume sono maggiori di
quelle del liquido extracellulare, i soluti diffondono fuori dal lume se l’epitelio
del tubulo è a loro permeabile.
Il riassorbimento coinvolge il trasporto transepiteliale in cui le sostanze
attraversano sia la membrana apicale sia la membrana basolaterale della
cellula epiteliale tubulare per raggiungere il liquido interstiziale.
Nella via paracellulare, le sostanze passano attraverso le giunzioni tra 2
cellule adiacenti. La via seguita da un dato soluto dipende dalla permeabilità
delle giunzioni epiteliali e dal gradiente elettrochimico del soluto. I soluti che
si muovono secondo gradiente utilizzano canali aperti oppure una diffusione
facilitata attraverso trasportatori della membrana cellulare.

Trasporto attivo del sodio.


Il riassorbimento attivo di Na+ è la forza propulsiva principale per la maggior
parte dei processi di riassorbimento renale.
Il filtrato che entra nel tubulo prossimale ha una composizione ionica simile a
quella del plasma, con una concentrazione di Na + superiore a quella presente
all’interno delle cellule. Il Na+ presente nel filtrato può entrare passivamente
nelle cellule del tubulo muovendosi secondo il suo gradiente elettrochimico. Il
movimento apicale di Na+ avviene grazie a una varietà di proteine di sinporto
e antiporto o canali a perdita aperti.
Nel tubulo prossimale, lo scambiatore di Na +-H+ svolge un ruolo fondamentale
nel riassorbimento di Na+,come anche il canale epiteliale Na+.
Il Na+ è trasportato attivamente all’esterno della cellula attraverso la
membrana basolaterale grazie allo scambio con K+ operato dalla Na+,
K+-ATPasi. Un canale basolaterale a perdita K + previene l’accumulo di K+
nella cellula. Il risultato finale è il riassorbimento di Na + attraverso l’epitelio del
tubulo. Nel nefrone, il trasporto attivo secondario legato al sodio è
responsabile del riassorbimento di molte sostanze, tra cui il glucosio,
amminoacidi, ioni e diversi metaboliti organici.
Il Na+ è pompato fuori dalla Na+,K+-ATPasi, mentre il glucosio diffonde
all’esterno grazie alla diffusione facilitata per mezzo di un trasportatore GLUT.
Secrezione.
E’ il trasferimento di molecole dal liquido extracellulare verso il lume del
nefrone. La secrezione di K+ e H+ da parte del nefrone è importante nella
regolazione omeostatica di questi ioni. La secrezione permette al nefrone di
aumentare l’escrezione di una certa sostanza.
Se una sostanza è filtrata e non riassorbita, essa è escreta in modo molto
efficiente. Se però la sostanza è filtrata nel tubulo, non è riassorbita e poi una
quantità ulteriore viene secreta nel tubulo dai capillari peritubulari,
l’escrezione sarà ancora più efficiente. La secrezione è un processo attivo
perché richiede il movimento di substrati contro i loro gradienti di
concentrazione. I trasportatori responsabili dell’escrezione dei soluti organici
hanno un’ampia specificità.

Escrezione.
La velocità di escrezione di una sostanza dipende:
1. Dal carico filtrato.
2. Dalla possibilità che essa sia secreta o riassorbita durante il suo
passaggio lungo il nefrone.
La clearance descrive quanti ml di plasma che passa attraverso i reni sono
depurati totalmente da un soluto in un determinato periodo di tempo.
La clearance dell’inulina corrisponde alla VFG. Nella pratica clinica la VFG si
misura tramite la clearance della creatinina.
L’esame della clearance può essere utilizzato per determinare a quali
processi è sottoposto un soluto filtrato nel nefrone.

Minzione.
Quando il filtrato esce dai dotti collaterali, non può più essere modificato e la
sua composizione non cambia. Il filtrato, da questo punto detto urina, fluisce
nelle pelvi renali e quindi tramite l’uretre raggiunge la vescica, aiutato dalle
contrazioni ritmiche della muscolatura liscia.
La vescica è un organo cavo la cui parete contiene strati ben sviluppati di
muscolatura liscia. L’urina è accumulata nella vescica fino a quando è
espulsa mediante il processo della minzione.
Il collo della vescica è in comunicazione con l’uretra attraverso la quale l’urina
raggiunge l’ambiente esterno. Il passaggio tra vescica e uretra è chiuso da 2
anelli di muscolatura circolare chiamati sfinteri. Lo sfintere interno è una
continuazione della parete vescicale ed è costituito da un muscolo liscio.
Il suo tono normale lo mantiene contratto. Lo sfintere esterno è un anello di
muscolatura scheletrica controllato da motoneuroni somatici.
La minzione è un processo spinale semplice soggetto a controllo conscio e
inconscio di centri cellulari superiori.
Quando la vescica si riempie di urina e la sua parete è stirata, recettori di
stiramento inviano segnali tramite neuroni sensoriali al midollo spinale.
Lo stimolo della vescica piena eccita neuroni parasimpatici che innervano la
muscolatura liscia della parete.

Apparato digerente.
Funzioni e processi del sistema digerente:
Il tratto gastrointestinale (GI) è un lungo tubo che decorre all’interno
dell’organismo; la sua funzione principale è quella di portare nutrienti, acqua
ed elettroliti dall’ambiente esterno a quello interno. Gli alimenti che
introduciamo sono prevalentemente macromolecole, per esempio proteine e
carboidrati complessi, perciò il sistema digerente deve secernere enzimi
capaci di scindere i cibi in molecole sufficientemente piccole da poter essere
assorbite dall’organismo. Allo stesso tempo però, questi enzimi non devono
digerire le cellule del tratto gastrointestinale stesso (autodigestione). Se i
meccanismi protettivi contro l’autodigestione falliscono, sulle pareti del tratto
gastrointestinale si sviluppano zone di erosione, dette ulcere peptiche.
Un’ulteriore sfida affrontata dal sistema digerente è quella di respingere gli
agenti estranei. In effetti, il sistema digerente rappresenta la superficie di
maggior contatto tra l’ambiente interno dell’organismo e il modo esterno.
L’organismo affronta queste sfide fisiologiche, coordinando i quattro processi
fondamentali che avvengono nel sistema digerente:
1. La Digestione.

2. L’Assorbimento.

3. La Motilità.

4. La Secrezione.
Digestione: è la frammentazione chimica e meccanica dei cibi in unità più
piccole, che possono attraversare l’epitelio intestinale, per entrare
nell’organismo.
L’Assorbimento: è il trasferimento attivo o passivo di sostanze, dal lume del
tratto gastrointestinale verso il liquido extracellulare (LEC).
Motilità: (da movere, muovere e tillis, caratterizzato da), indica il movimento di
materiale lungo il tratto gastrointestinale determinato dalla contrazione
muscolare.
Secrezione: indica sia il passaggio di acqua e ioni dal LEC al lume del tratto
gastrointestinale, sia il rilascio di sostanze sintetizzate da cellule del canale
alimentare stesso.
Motilità e Secrezione sono continuamente regolate per aumentare al
massimo la disponibilità di materiale assorbibile. La Motilità è regolata perché
se gli alimenti si muovono troppo rapidamente non permangono nel lume un
tempo sufficiente per essere digeriti e assorbiti. La Secrezione è regolata
perché se gli enzimi digestivi non sono secreti in quantità adeguate, gli
alimenti presenti nel tratto gastrointestinale non possono essere frammentati
in molecole assorbibili.

ANATOMIA DEL SISTEMA DIGERENTE.


Il sistema digerente inizia con la cavità orale, che funge da ricettacolo per gli
alimenti. Nel cavo orale le prime fasi della digestione iniziano con la
masticazione e la secrezione di saliva dalle tre coppie di ghiandole salivari: le
Ghiandole Sottolinguali, localizzate ai lati della lingua; le Ghiandole
Sottomandibolari, sotto la mandibola; le Ghiandole Parotidi, localizzate a
livello dell’articolazione della mandibola. Una volta inghiottito, il cibo si muove
nel tratto gastrointestinale, spinto da onde di contrazione muscolare. Lungo il
tragitto, agli alimenti vengono aggiunte secrezioni prodotte dall’epitelio
secretorio del canale stesso, dal fegato e dal pancreas, formando un
composto semifluido detto Chimo. La digestione ha luogo principalmente a
livello del lume del tubo. I prodotti della digestione vengono assorbiti
dall’epitelio della parete e passano nel comparto extracellulare. Da qui
passano nel circolo ematico o linfatico per essere distribuiti in tutto
l’organismo. Le sostanze di scarto che restano nella regione terminale del
tratto gastrointestinale lasciano l’organismo attraverso un orifizio detto ano.
Il sistema digerente è un canale. Il cibo che viene inghiottito passa
nell’esofago, uno stretto tubo che attraversa il torace fino all’addome. Le
pareti dell’esofago sono costituite inizialmente da muscolo scheletrico che poi
diventa muscolo liscio a circa due terzi della sua lunghezza. Proprio sotto il
diaframma, l’esofago termina nello stomaco, un organo a forma di borsa che
può contenere fino a 2 litri di cibo e liquidi, quando è completamente
espanso, anche se a queste dimensioni risulta essere piuttosto fastidioso.
Lo stomaco è suddiviso in tre sezioni:
1. Il FONDO, in alto;

2. il CORPO, centrale;

3. l’Antro, in basso.

Lo stomaco prosegue la digestione iniziata nella bocca, mescolando il cibo


con acido ed enzimi per formare il chimo. Il passaggio tra stomaco e intestino
tenue è controllato dalla valvola pilorica. Questo spesso anello di muscolo
liscio tonicamente contratto si rilascia periodicamente per consentire il
passaggio di limitate quantità di chimo nell’intestino tenue. La maggior parte
della digestione a luogo nell’intestino tenue, che è suddiviso in tre sezioni: il
Duodeno (i primi 25cm), il Digiuno e l’Ileo, che insieme sono lunghi circa 260
cm. La digestione è compiuta dagli enzimi intestinali, coadiuvati dalle
secrezioni esocrine dei due organi Ghiandolari Accessori, il pancreas e il
fegato. Le secrezioni di questi due organi raggiungono la parte iniziale del
duodeno attraverso dei dotti. Uno sfintere tonicamente contratto impedisce al
succo pancreatico e alla bile di entrare nell’intestino tenue al di fuori dei pasti.
La digestione è complessa essenzialmente nell’intestino tenue, ed è qui che
vengono assorbiti quasi tutti i nutrienti digeriti e i succhi secreti, per cui solo
circa 1,5 L di chimo passano ogni giorno nell’intestino crasso. Nel Colon la
sezione prossimale dell’intestino crasso, l’acqua e gli elettroliti vengono
assorbiti dal chimo e passano nel LEC, il chimo acquoso è quindi trasformato
in feci semisolide. Una volta che le feci vengono spinte nella sezione
terminale dell’intestino crasso, chiamata retto, la distensione della parete
rettale innesca il rilesso della defecazione. Le feci lasciano il tratto
gastrointestinale attraverso l’ano, il cui sfintere esterno è costituito da
muscolo scheletrico sotto controllo volontario.

LA PARETE DEL TRATTO GASTROINTESTINALE HA 4 STRATI.


La struttura base della parete gastrointestinale è simile nello stomaco e negli
intestini, sebbene ci siano alcune variazioni da una sezione all’altra. La
parete gastrointestinale è costituita da quattro strati:
1. Uno strato interno di mucosa, che si affaccia sul lume;

2. Uno strato intermedio definito sottomucosa;

3. Strati di muscolatura liscia che formano la tonaca muscolare; 4) uno


strato esterno di tessuto connettivo ed epiteliale definito tonaca seriosa.
La Mucosa: è il rivestimento interno dello strato gastrointestinale ed è
costituita da (1) un singolo strato di cellule epiteliali, (2) dalla lamina propria,
tessuto connettivo sottoepiteliale che mantiene in sede l’epitelio; 3) dalla
muscularis mucosae, un sottile strato di muscolo liscio. L’intera parete si
ripiega a formare le cosiddette rughe nello stomaco e pliche nell’intestino
tenue. La mucosa intestinale proietta inoltre nel lume piccole estensioni
digitiformi, i villi. L’area disponibile è resa maggiore anche dalla presenza di
invaginazioni tubulari della superficie mucosa che si portano in profondità nel
tessuto connettivo di sostegno. Queste invaginazioni sono dette ghiandole
gastriche nello stomaco, e cripte nell’intestino. Alcune delle invaginazioni più
profonde formano ghiandole sottomucose secernenti che si aprono nel lume
tramite dotti. Nell’intestino i raggruppamenti di tessuto linfatico formano
piccoli noduli e ampi aggregati, detti placche del Peyer , che formano
protrusioni visibili della mucosa. Il terzo strato della mucosa, la muscolaris
mucosae, separa la mucosa dalla sottomucosa. È un sottile strato di
muscolatura liscia, la cui contrazione modifica l’area utile per l’assorbimento
muovendo i villi avanti e indietro.
La sottomucosa: è lo strato della parete gastrointestinale adiacente alla
mucosa; è costituito da tessuto connettivo contenente vasi sanguigni e
linfatici più grandi rispetto a quelli che si trovano nella mucosa. La
sottomucosa contiene anche il plesso sottomucoso, una della due principali
reti nervose del sistema nervoso enterico, che a sua volta contribuisce a
coordinare le funzioni digestive, e il plesso sottomucoso innerva sia le cellule
dello strato epiteliale sia le cellule della muscolatura liscia della muscolaris
mucosae.
La tonaca muscolare e la sierosa: lo strato più esterno della parete del tratto
gastrointestinale è costituito principalmente da due strati di muscolo liscio:
uno strato interno circolare e uno più esterno longitudinale. La contrazione
dello strato circolare riduce il diametro del lume, mentre la contrazione dello
strato longitudinale accorcia il tubo. Lo stomaco ha un terzo strato incompleto
di muscolo obliquo posto tra i muscoli circolari e la sottomucosa. Tra gli strati
muscolari circolari e longitudinali si trova la seconda rete nervosa del sistema
nervoso enterico, il plesso mioenterico. Questo plesso, chiamato anche di
Auerbach, controlla e coordina le attività dei due strati muscolari. La
copertura più esterna di tutto il tratto digerente, la sierosa, è una membrana
di tessuto connettivo che è in continuità con la membrana peritoneale, che
riveste la cavità addominale. Ripiegandosi intorno al tubo gastroenterico, il
peritoneo forma i foglietti del mesentere che mantengono le anse intestinali in
sede e impediscono che si attorciglino durante la peristalsi.
Motilità. la motilità del tratto gastrointestinale ha due finalità: spostare gli
alimenti dalla bocca dell’ano e mescolare meccanicamente il cibo per
suddividerlo in piccoli frammenti uniformi.
La muscolatura liscia del tratto gastrointestinale mostra diversi modelli di
contrazione. Tra i pasti, quando il tubo digerente è un parte vuoto, una serie
di contrazioni inizia nello stomaco e passa lentamente da una sezione all’altra
impiegando circa 90 minuti a raggiungere l’intestino crasso. Questo tipo di
attività contrattile, noto come complesso motorino migrante, ha la funzione di
fare pulizie, cioè di spingere i residui alimentari e i batteri dalla parete
superiore del tratto gastrointestinale verso l’intestino crasso. Le contrazioni
muscolari che avvengono durante un pasto e subito dopo, si suddividono in
due tipi. La peristalsi è costituta da onde di contrazione che si spostano da
una sezione del tratto gastrointestinale all’altra. Nella peristalsi lo strato di
muscolo circolare si contrae proprio dietro la massa, o bolo, alimentare.
Questa contrazione spinge il bolo in avanti in una regione dove lo strato
circolare è rilasciato e costituisce un segmento ricevente. La peristalsi
nell’esofago fa avanzare il materiale dalla faringe allo stomaco. Nelle
contrazioni segmentali segmenti di intestino alternativamente si contraggono
e si rilasciano. Nei segmenti in contrazione, i muscoli circolari si contraggono
mentre i muscoli longitudinali si rilasciano. Queste contrazioni possono
verificarsi a caso lungo l’intestino, oppure a intervalli regolari.
Secrezioni: Il sistema digerente secerne ioni e acqua. Gran parte dei 7 liquidi
secreti quotidianamente dal sistema digerente è costituita da acqua e ioni, in
particolare Na+,K+,Cl-,HCO3- e H+. gli ioni sono prima secreti nel lume del
tubo digerente e poi riassorbiti. L’acqua segue i gradienti osmotici creati dal
trasporto dei soluti da un versante all’altro dell’epitelio. L’Acqua si sposta
attraverso le cellule, passando per canali di membrana, oppure attraverso le
cellule. Le cellule epiteliali gastrointestinali presentano membrane apicali e
basolaterali molto diverse. In alcune regioni del tratto digerente il Na+ e
l’acqua possono passare anche attraverso giunzioni lasse fra le cellule. Molti
dei trasportatori e delle pompe dell’apparato digerente sono simili a quelli
presenti nel tubulo renale. La membrana basolaterale contiene l’ubiquitaria
Na+ -K+ (NKE) e una H+ -K+ -ATPasi. I canali ionici comprendono il canale
apicale Na+ ENaC, canali del K+ e del Cl-, per esempio i canali regolati per il
Cl- noti come canali regolatori della conduttanza transmembrana della fibrosi
cistica (CFTR).
Secrezione acida: Le cellule parietali poste in profondità nelle ghiandole
gastriche, secernono HCl nel lume dello stomaco. Il pH citoplasmatico delle
cellule parietali è di circa 7,2 il che significa che le cellule devono pompare
H+ contro un fortissimo gradiente; nel lume infatti la concentrazione di H+ è
fino a 2,5 milioni di volte maggiore rispetto a quella citoplasmatica. Il
processo ha inizio quando l’H+ che deriva dall’acqua nella cellula peritale
viene pompato verso il lume gastrico della H+ -K+ -ATPasi in scambio con
uno ione K+ che entra nella cellula. Lo ione Cl- segue il protone nel lume,
passando attraverso un canale aperto per il cloro, ne risulta cosi la
secrezione netta di HCl da parte della cellula. Mentre l’acido viene secreto nel
lume, il bicarbonato formato nella CO2, con l’OH- derivato dall’acqua, viene
assorbito nel sangue. L’azione tamponante dell’HCO3-, rende meno acido il
sangue che lascia lo stomaco, creando la cosiddetta “marea alcalina”.
Secrezione di bicarbonato: la secrezione di bicarbonato nel duodeno
neutralizza gli acidi provenienti dallo stomaco. Una piccola quantità di
bicarbonato proviene dalle cellule duodenali, ma la maggior parte deriva dal
pancreas, che lo secerne sotto forma di una soluzione acquosa di
bicarbonato di sodio (NaHCO3). La parte esocrina del pancreas è formata da
lobuli detti acini. Le cellule degli acini secernono enzimi digestivi, mentre le
cellule dei dotti producono NaHCO3. Il pancreas secerne anche ormoni dalla
sua parte endocrina, costituita dalla cellule delle isole di Langerhans, incluse
fra gli acini. La produzione di bicarbonato richiede livelli elevati dell’enzima
anidrasi carbonica. Il bicarbonato prodotto a partire da CO2 e acqua e poi
secreto da un antiporto Cl-/HCO3- apicale. La secrezione di Na+ e acqua in
questi tessuti è un processo passivo, sostenuto dai gradienti elettrochimici e
osmotici. Il movimento delle cariche negative dal liquido extracellulare verso il
lume attrae gli ioni positivi Na+, che diffondono secondo il loro gradiente
elettrochimico attraversando le giunzioni permeabili poste tra le cellule. La
secrezione di Na+ e HCO3- nel lume crea un gradiente osmotico , quindi
l’acqua segue i soluti per osmosi. Il risultato finale è la secrezione da parte
del pancreas di una soluzione acquosa di bicarbonato di sodio.
SECREZIONE DI NaCl: oltre agli ioni secreti dallo stomaco e dal pancreas, le
cellule delle cripte nell’intestino tenue e crasso producono una soluzione
isotonica di NaCl che, rimescolandosi con il muco secreto dalle cellule
caliciformi, contribuisce a lubrificare il contenuto intestinale. La fase attiva è la
secrezione di Cl-, che avviene come descritto per le cellule pancreatiche. Il
cloro entra nelle cellule attraverso il cotrasporto NKCC, poi esce nel lume
attraverso un canale apicale CFTR. Lo stesso modello spiega la secrezione
isotonica di NaCl negli acini delle ghiandole salivari.
GLI ENZIMI DIGESTIVI SONO SECRETI NEL LUME: gli enzimi digestivi
sono secreti da ghiandole esocrine o da cellule epiteliali della mucosa
gastrica e dell’intestino tenue. Gli enzimi sono proteine sintetizzati nel reticolo
endoplasmatico rugoso e poi racchiusi dall’apparato del Golgi in vescicole
secretorie, e accumulati all’interno delle cellule fino al momento del bisogno.
Alcuni enzimi digestivi sono secreti sotto forma di proenzimi inattivi e sono
collettivamente definiti zimogeni, i quali devono essere attivati nel lume del
tratto gastrointestinale prima di poter compiere la digestione.
IL MUCO è SECRETO DA CELLULE SPECIALIZZATE. Il muco è una
secrezione viscosa costituita principalmente da glicoproteine chiamate
MUCINE. Il muco è prodotto dalle cellule esocrine specializzate, denominate
cellule mucose nello stomaco, e cellule caliciformi nell’intestino. I segnali per
il rilascio del muco includono l’innervazione parasimpatica, una varietà di
neuropeptidi presenti nel sistema nervoso enterico e le citochine rilasciate
dagli immunociti.
LA SALIVA E’ UNA SECREZIONE ESOCRINA. La saliva è un liquido
iposmotico complesso secreto dalle ghiandole salivari nella cavità orale. Le
ghiandole salivari sono organizzate in acini e dotti; sono esocrine, con un
epitelio secretorio che si apre verso l’ambiente esterno attraverso un dotto. Il
liquido secreto dalle cellule acinari, assomiglia al liquido extracellulare nella
sua composizione ionica, una soluzione isotonica di NaCl. Mentre questo
liquido scorre nel dotto, diretto verso la cavità orale, le cellule epiteliali del
dotto riassorbono Na+ e secernono K+ fino a che la composizione ionica è
più simile a quella del liquido intracellulare, con alta concentrazione di K+ e
bassa concentrazione di Na+. La salivazione è controllata dal sistema
nervoso autonomo.
IL FEGATO SECERNE LA BILE. La bile è una soluzione non enzimatica
secreta dagli epatociti, o cellule epatiche. I principali componenti della bile
sono: 1) i Sali Biliari, che facilitano la digestione dei grassi; 2) i Pigmenti
Biliari, come la bilirubina, che rappresentano i prodotti della degradazione
dell’emoglobina; 3) il Colesterolo, che viene secreto con le feci. I farmaci e le
altre sostanze xenobiotiche vengono rimossi dal sangue da parte del fegato,
che li elimina nella bile. I Sali biliari agiscono da detergenti per solubilizzare i
grassi durante la digestione. La bile viene secreta nei dotti epatici e
raggiunge la colecisti, che la accumula e la concentra. Durante un pasto la
contrazione della colecisti spinge la bile nel duodeno tramite il coledoco,
insieme alla soluzione acquosa di bicarbonato ed enzimi digestivi provenienti
dal pancreas.
DIGESTIONE E ASSORBIMENTO: la maggior parte delle secrezioni
gastrointestinali hanno la funzione di favorire la digestione. Il sistema
gastrointestinale digerisce le macromolecole in unità assorbibili grazie a una
combinazione di disgregazione meccanica ed enzimatica. La masticazione e
il rimescolamento sminuzzano il cibo, esponendo cosi una maggiore
superficie agli enzimi digestivi. La bile, ha uno scopo simile, in quanto
favorisce la dispersione dei lipidi. Il pH ottimale al quale i diversi enzimi
digestivi funzionano meglio rispecchia la sede in cui sono più attivi. Gli enzimi
che agiscono nello stomaco lavorano meglio a pH acido; quelli secreti
nell’intestino tenue lavorano meglio in ambiente alcalino. La maggior parte
dell’assorbimento ha luogo nell’intestino tenue; un ulteriore assorbimento di
acqua e ioni si verifica nell’intestino crasso. La superficie dell’intestino viene
notevolmente aumentata dalla presenza di estroflessioni digitiformi dette villi
e dall’orletto a spazzola costituito da numerosi microvilli sulla membrana
luminale di ciascuna cellula.
I CARBOIDRATI SONO ASSORBITI COME MONOSACCARIDI: circa la
metà delle calorie assunte in media ogni giorno proviene da carboidrati,
soprattutto amido e saccarosio. Il trasporto di questi attraverso la parete
intestinale è ristretto solo ai monosaccaridi, il che significa che tutti i
carboidrati complessi e i disaccaridi devono essere ingeriti per essere
assorbiti. Noi non possiamo digerire la cellulosa perché ci mancano gli enzimi
necessari, perciò la cellulosa contenuta nei vegetali, costituisce quella
porzione della nostra dieta nota come fibra alimentare che viene escreta
indigerita. I carboidrati complessi che noi possiamo digerire comprendono il
glicogeno e l’amido. L’amilasi è l’enzima che frammenta l’amido in catene
glucidiche più brevi e nel disaccaride maltosio. I prodotti terminali della
digestione dei carboidrati sono il glucosio, il galattosio e il fruttosio.
L’assorbimento intestinale del glucosio e del galattosio utilizza gli stessi
trasportatori presenti nel tubulo prossimale renale.
LE PROTEINE SONO DEGRADATE A PICCOLI PEPTIDI E AMMINOACIDI:
gli enzimi per la digestione proteica sono classificati in due grandi gruppi: 1)
le endopeptidasi; 2) le esopeptidasi.
Endopeptidasi: attaccano i legami peptidici all’interno della catena
aminoacidica e rompono una lunga catena in frammenti peptidici più piccoli.
Le proteasi sono secrete sotto forma di proenzimi inattivi da parte delle
cellule epiteliali di stomaco, intestino e pancreas e vengono attivate nel lume
del canale alimentare; alcuni esempi sono la pepsina, secreta nello stomaco,
e la tripsina e la chimotripsina, secreta dal pancreas. Le esopeptidasi
rilasciano invece singoli aminoacidi dai peptidi staccandoli uno alla volta dalle
estremità della molecola proteica. Le esopeptidasi più importanti per la
digestione sono due isoforme di carbossipeptidasi secrete dal pancreas. Le
aminopeptidasi hanno un ruolo minore nella digestione. I prodotti primari nella
digestione delle proteine sono aminoacidi liberi, dipeptidi e tripeptidi, tutte
sostanze facilmente assorbibili. La struttura degli aminoacidi è talmente
variabile che esistono nell’intestino molti sistemi di trasporto per queste
molecole. La maggior parte degli aminoacidi liberi è trasportata da proteine di
cotrasporto Na+-dipendenti, simili a quelle del tubulo prossimale del nefrone.
I di e tri peptidi, sono trasportati all’interno delle cellule della mucosa
mediante il cotrasportatore PepT1 che è H+-dipendente. La maggior parte è
degradata ad aminoacidi dalle peptidasi citoplasmatiche e gli aminoacidi
risultanti vengono trasportati attraverso la membrana basolaterale e immessi
in circolo. Quelli che non sono scissi in singoli aminoacidi sono trasportati
intatti attraverso la membrana basolaterale da scambiatori H+ -dipendenti.
I SALI BILIARI FACILITANO LA DIGESTIONE DEI GRASSI: nell’intestino
tenue, al fine di aumentare la superficie disponibile per la digestione
enzimatica dei grassi, i Sali biliari interagiscono con i lipidi per frammentare le
grosse gocce in particelle più piccole e più stabili. I Sali biliari sono sostanze
anfipatiche , cioè hanno una regione idrofobica e una idrofila. I Sali biliari che
rivestono l’emulsione intestinale, hanno tuttavia anche l’effetto di complicare
la digestione, in quanto la lipasi non riesce a penetrare dentro lo strato si Sali.
Perciò la digestione dei grassi richiede la presenza della colipasi, un cofattore
proteico secreto dal pancreas. Mano a mano che la digestione enzimatica e
meccanica procede, gli acidi grassi, i Sali biliari, i monogliceridi, i fosfolipidi e
il colesterolo formano minutissime gocce denominate micelle; che a loro volta
entrano nello strato acquoso vicino le cellule assorbenti che rivestono il lume
dell’intestino tenue.