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I FULMINI

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La presente opera di saggistica è pubblicata con lo scopo di rappresentare
un’analisi critica, rivolta alla promozione di autori ed opere di ingegno, che si
avvale del diritto di citazione. Pertanto tutte le immagini e i testi sono riprodot-
ti con finalità scientifiche, ovvero di illustrazione, argomentazione e supporto
delle tesi sostenute dall’autore.
Nell’impossibilità di risalire agli aventi diritto delle fotografie pubblicate,
l’Editore si dichiara disponibile a sanare ogni eventuale controversia.

I Fulmini, collana diretta da Andrea Valentini

Copyright © 2010 A.SE.FI. Editoriale Srl - Via dell’Aprica, 8 - Milano


www.tsunamiedizioni.com - www.myspace.com/tsunamiedizioni

Prima edizione Tsunami Edizioni, ottobre 2010


Tsunami Edizioni è un marchio registrato di A.SE.FI. Editoriale Srl

Progetto copertina: Marco Fantin - Tune Graphics, Milano

Finito di stampare nel mese di ottobre 2010 da Grafiche Ortolan, Opera (MI)

ISBN: 978-88-96131-21-3
Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale, in qualsiasi
formato senza l’autorizzazione scritta dell’Editore.
FILIPPO PAGANI

Dr.
FEELGOOD
RINGRAZIAMENTI

Uno speciale ringraziamento va ad Andrea Valentini, ideatore


della collana, e ai ragazzi della Tsunami Edizioni, Eugenio
Monti e Massimo Baroni, per aver avuto la malsana idea di
coinvolgermi nel progetto.

Ringrazio inoltre Elisa Legramandi e Francesco Pandolfi, ca-


rissimi amici e confidenti, per la lettura preventiva di questo
libro.

Ringrazio anche me stesso e la mia buona stella per aver spe-


rimentato un centesimo della tossicità congenita dei Mötley
Crüe (immedesimarsi costa sempre una certa fatica) ed es-
serne uscito indenne e tutto d’un pezzo, sia fisicamente che
moralmente.
INDICE

01 (More) Sex, Drugs and Rock’n’Roll--------------------------------------------------------------------- 7


02 Il Cast----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------13
03 Self-Destruction Glam---------------------------------------------------------------------------------------------- 23
04 Rehab Sweet Rehab---------------------------------------------------------------------------------------------------- 33
05 Bob Around The Clock--------------------------------------------------------------------------------------------- 45
06 The Day After: I Mötley Parlano------------------------------------------------------------------------- 53
07 Workin’ Hard, Playin’ Hard----------------------------------------------------------------------------------- 63
08 Let The Talking Do The Music: I Testi----------------------------------------------------------- 69
09 Every Picture Tells A Story---------------------------------------------------------------------------------- 79
10 Babylon Over Russia------------------------------------------------------------------------------------------------- 83
11 Back To Basics--------------------------------------------------------------------------------------------------------------91
12 Clip To Clip---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 95
13 On Stage--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 99
14 Non Si Può Fare Una Frittata Senza Rompere Le Uova---------------------105
15 2009: Dr. Feelgood Colpisce Ancora-------------------------------------------------------------- 113
A1 Appendice 1: Schede Tecniche, Dettagli, Riconoscimenti e Trivia-- 117
A2 Appendice 2: Bibliografia e Riferimenti------------------------------------------------------123
Capitolo 1
(MORE) SEX, DRUGS
AND ROCK’N’ROLL

“Non sappiamo se al termine della nostra vita


ci saranno ricompense.
Non sappiamo nulla di quello che ci aspetta.
La vita è una sola.
Nell’attesa, tanto vale darsi alla pazza gioia e godersela”.
(Vince, Tommy, Mick, Nikki)

Peccaminosa, tagliente, arrogante, esaltante. Tossica, pri-


mordiale, salvifica, ambigua.
La critica d’oltreoceano non ha mai difettato di realismo
nel raccogliere aggettivi per descrivere l’impronta musicale
e la “filosofia” che impregna le trame dei primi cinque al-
bum dei Mötley Crüe.
La California dei fiorenti anni Ottanta li ha adottati,
e di questa sontuosa landa soleggiata Vince Neil, Nikki
Sixx, Mick Mars e Tommy Lee hanno incarnato i para-
digmi, riempiendo la cronaca rosa, nera e rosso proibito
con le loro imprese. Quattro bellimbusti che utilizzano
la carica iconoclasta del rock’n’roll come mezzo espressivo
e strumento per soddisfare un’innata vitalità, una voglia
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F03 - Dr. Feelgood

di eccessi che giustifica i loro comportamenti sul palco e


nella sfera privata.
I Mötley Crüe cantano quello che sono. E sono quel
che cantano. Senza trucchi o inganni, protetti solo dallo
scudo diacritico del doppio umlaut con cui incattiviscono
il proprio nome, simbolo un po’ naif di durezza. E poi ci
sono montagne di eccessi a rievocare la triade di un rigido
conservatorismo anarchico a base di sesso, droga e musica,
consolidato nei Settanta e direttamente ereditato dal liberti-
nismo in auge nella frangia dei jazzisti statunitensi già dalle
prime decadi del Novecento.

Durante l’intero decennio “da bere”, periodo davvero leg-


gendario nella parabola artistica del quartetto, è stato anche
il look a riflettere il taglio spietato, crudo e intrigante dello
stile di vita dei singoli membri. L’abbigliamento da teppisti
androgini e alcolizzati - con profusione di pellame, lacca e
make-up - aggiorna il guardaroba dei New York Dolls ed è
più che sufficiente ad attirare occhiatacce di disgusto e mal-
celata compassione da parte dei bigotti.
Fortissima componente dell’appeal dei Mötley Crüe, poi,
risiede nel parziale ribaltamento concettuale del cosiddetto
American dream. L’accezione classica del “sogno americano”,
come identificato nelle opere dello scrittore Horatio Alger,
si basa sul convincimento che col duro lavoro, il coraggio e

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Capitolo 1 - (More) Sex, Drugs and Rock'n'Roll

la risolutezza sia possibile conquistare benessere economico


e un tenore di vita migliorato: una grande mole di sforzi
sarà ricompensata con l’ottenimento di un posticino tran-
quillo nella società.
Nel caso dei Crüe, invece, il sudore della fronte ha deter-
minato l’esatto opposto: una posizione dominante, o quasi.
Esemplare, in questo senso, è quanto accaduto dopo l’inci-
dente automobilistico provocato nel 1984 da un Vince Neil
ubriaco, al volante della sua Ford Pantera. Malgrado avesse
spedito in coma una ragazza, causato ingenti danni ad altri
veicoli e – soprattutto – provocato la morte del batterista
degli Hanoi Rocks, Nicholas “Razzle” Dingley, che gli sede-
va accanto, il cantante riuscì praticamente a farla franca. Gli
venne imposta una salatissima sanzione pecuniaria (quasi
tre milioni di dollari) e soli 30 giorni di carcere, regolar-
mente scontati. Tutto ciò a patto che, per un certo periodo,
si impegnasse a lavorare in centri di recupero per alcolisti e
prestasse il proprio volto alle campagne per la guida sicura.
Affascinante e detestabile nel suo epilogo, il capitolo giu-
diziario che vide coinvolto Neil si risolse in completa burla,
grazie al potere dei soldi, degli avvocati e all’influenza eser-
citata dallo status di celebrità.

Ma non è tutto. Il pericoloso, ma costante, flirt dei Möt-


ley Crüe con l’eccesso e il caldeggiare apertamente improv-

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F03 - Dr. Feelgood

visati riti orgiastici li espone alla censura, guardiana dei tabù


imposti da Chiesa e società: ma è proprio il loro dilapidare
i profitti in sballo, donne, lusso sfrenato e tour con sceno-
grafie altamente spettacolari a santificarne l’aura, nonché a
eleggerli paladini di una “classe” di apparenti emarginati –
in realtà solo teenager della working class statunitense, affa-
mati di riscatto esistenziale.
L’aperta sfida che i Crüe portano alle convenzioni e a
ogni tipo di morale collima con il disagio e l’esaurimento
di un’intera generazione: stanca di sottostare alle castranti
regole economiche di Reagan – e della Thatcher, sulla spon-
da anglosassone – la gioventù si mostra refrattaria alle sem-
pre più utopiche promesse di sviluppo sociale, preferendo
immolarsi sull’altare del divertimento. Quello più estremo,
volgare e folle, perfettamente incarnato dal quartetto losan-
geleno, autentico campione di strafottenza. E Dr. Feelgood,
per molti aspetti, di quest’etica è allo stesso tempo esaltazio-
ne, manifesto e spietata analisi.

Il quinto album dei Mötley Crüe mostra la definitiva


maturazione di una band ineguagliabile: è il climax di
un percorso discografico e personale iniziato sette anni
prima.
Too Fast For Love (1982) si fonda sulla connaturata genui-
nità di tutti gli esordi: esaltante mix di metallo anglosassone

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Capitolo 1 - (More) Sex, Drugs and Rock'n'Roll

e urgenza punk, evidenzia il teorema “fuck and get fun”


(fotti e divertiti) sin dalla ruvida copertina.
Orecchiabile, e dall’impatto poco meno che devastante, è
il best seller dell’anno seguente Shout At The Devil. Cerniera
tra melodia hard rock e scarnificante riffing heavy metal,
raccoglie quanto lasciato vacante dall’inversione di rotta dei
Kiss (passati a un pop-AOR dalle fortune alterne) infarcen-
dolo di palesi, seppur infantili, messaggi demoniaci.
Con l’interlocutorio Theatre Of Pain, datato 1985, i Möt-
ley si sbarazzano della maldestra iconografia occulta per an-
dare a pizzicare i nervi scoperti dell’America più puritana.
Ne scaturisce uno scanzonato affresco dal sound ruffiano,
tagliente, ma tutto sommato controverso: agli osanna della
critica si leva in controcanto il giudizio sottilmente ostile
dei suoi quattro artefici.
Girls, Girls, Girls, infine, è l’unico sforzo in studio a poter
rivaleggiare ad armi pari con Dr. Feelgood. All’unanimità
ritenuto il Vangelo del rock stradaiolo, è un concept in cui il
sesso e le sue implicazioni regnano sovrani come ossessioni
di vita e sfogo di ogni nevrosi. Monumento alla trasgres-
sione, eloquente pilastro sonoro della Hollywood popolata
da lustrini e sfarzi, Girls, Girls, Girls rivela una produzione
impeccabile, patinata ma dagli echi rustici, fondamentale
per far guadagnare ai suoi interpreti lo scettro di rockstar
assolute e, quindi, immortali.

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F03 - Dr. Feelgood

Ma a causa - e per merito - delle peripezie che ne hanno


caratterizzato la gestazione, Dr. Feelgod è una miniera d’oro
di aneddoti e mitologia rock’n’roll. In termini di vendite e
di valore intrinseco, poi, quest’album ha saputo conquistare
risultati ancora più “stupefacenti”.

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Capitolo 2
IL CAST

Il 1988 è l’anno decisivo per la genesi di Dr. Feelgood.


Tutte le dichiarazioni che compongono gli identikit che se-
guono sono state rilasciate in quei 12 mesi e poi ricucite allo
scopo di conferir loro un’impronta logica.
Non c’è un rigore cronologico: passato, presente e scorci
di un potenziale futuro si confondono.

VINCE NEIL, ALIAS VINNIE, 27 ANNI

Dice di sé: “Nessuna ragazza di sani principi mi presente-


rebbe mai alla mamma. Sono un maledetto figlio di puttana
che cade sempre in piedi. Per questo molti mi odiano. So-
prattutto l’opinione pubblica”.

Dicono di lui: “Siamo della stessa pasta, è come un fra-


tello. Come il sottoscritto, ha talento per cacciarsi nei guai.
Ma se io faccio una cazzata, lui spesso ne combina una più
grande” (Nikki Sixx).
“È l’unico amico dal quale terrei lontane le mie conquiste.
Quell’uomo infilerebbe il suo uccello anche sotto le ascelle
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F03 - Dr. Feelgood

di mia nonna: basta che siano spalancate e poco pelose”


(Tommy Lee).
“Gli vogliamo bene, anche se a volte il suo menefreghi-
smo è irritante” (Mick Mars).

Hobby: passera, patonza, fica (e tutto il catalogo di voca-


boli per indicare il diffusissimo oggetto di desiderio). Pur-
ché intorno ci sia un corpo statuario, capelli biondi e visino
da fata; purché la lei in carica sia disposta a condividere
spinelli e drink. Da consumare prima, dopo e magari anche
durante l’amplesso.
“La mia penitenza l’ho già scontata. L’incidente in cui
Razzle perse la vita mi ha aiutato e condannato simultanea-
mente. Già allora, su ordine dei giudici, m’è toccato tenermi
pulito per quasi tutto il tour di Theatre Of Pain; feci la tera-
pia e ci riuscii. Poi scattarono la galera e il pentimento. Ma
se prima bevevo per piacere, dopo quell’incidente iniziai a
bere per dimenticare; fu allora che diventai un alcolizzato.
Ero arrivato a un tale punto che diluivo nei cocktail anche i
sonniferi e le aspirine. Continuai finché non mi accorsi che
stavo pisciando sangue! Serviva una rinfrescata. Mi sforzavo
di tener duro, ma gli psicologi mi facevano sentire una mer-
da. Uscivo in cerca di distrazioni e mi ritrovavo a bere come
una spugna mentre guardavo belle donne che lottavano nel
fango. Una di queste è Sharise Ruddell, una ex playmate con

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Capitolo 2 - Il Cast

due palle di marmo al posto delle ovaie. Con lei andrà bene?
Mah… le mie relazioni sono state un fiasco, ma so per certo
che a lei do amore, un sentimento esclusivo santificato dal
matrimonio. Però ho il mio debole: spogliarelliste e por-
nostar, perché con loro non ci devo andare piano. A volte
sono loro a strofinarmela sotto il naso; in questi casi, direi
che una mezz’ora di sesso ci sta tutta. Non voglio rimpianti,
perciò mi concedo. Sono scappatelle, nient’altro. Anzi, di-
rei che è un allenamento, per offrire a Sharise il meglio di
me stesso. E, per non deluderla, sto anche assumendo dei
farmaci che stimolano la repulsione verso l’alcool. Pur non
facendo di me un astemio, in qualche modo funzionano”.

NIKKI SIXX, ALIAS SIXXDAWG, 31 ANNI

Dice di sé: “Da ragazzo non avrei scommesso un centesi-


mo sul mio futuro. Ero un vagabondo, un vandalo espulso
da scuola. Ora suono davanti a 20.000 persone: un ottimo
traguardo, per uno che ha acquistato il suo primo basso
vendendone uno rubato dieci giorni prima. Sono un vinci-
tore. In crisi d’identità, meschino e fottutamente solo, ma
sempre vincitore”.

Dicono di lui: “È il re dei perdenti. Fondamentalmente


un inetto, incapace di gestirsi. Nella band ha trovato un

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F03 - Dr. Feelgood

plotone di angeli al suo servizio, me compreso, che gli per-


mettevano di comportarsi da criminale e non pagarne le
conseguenze. È come un bambino viziato in un negozio di
giocattoli e dolciumi” (Doc McGhee).
“Non ci pronunciamo. Uno che ha il culo smodato di
risorgere dalle proprie ceneri è da beatificare anche da vivo”
(i restanti Mötley Crüe, unanimi).

Hobby: Vedi Vince Neil. Differisce nei requisiti richiesti


alle sue concubine: regolare “capacità polmonare” e mas-
sima disponibilità allo sballo. Sin dalla tarda adolescenza,
i suoi cromosomi si sono mischiati con cocktail di acidi,
anfetamine, crack, coca, pasticche, Jack Daniel’s ed eroina.
Un miracolo biologico.
“Era giunta l’ora di darci un taglio. Sotto l’effetto
dell’eroina e di tutte le altre porcherie mi sono reso ri-
dicolo. In passato, ho trasformato gli innocui assistenti
che mi rifilavano in miei complici e in tossici. Secondo
i medici dovevo credere in un’entità superiore per ripu-
lirmi. Stronzate. Ricorsi al metadone, ma alla fine di-
venni schiavo anche di quello. Ero senza speranza, ma
la cosa non mi sorprendeva. Il bene che fan e amici mi
mostrarono quando seppero che non ero morto mi toccò
il cuore; però, nella solitudine della mia casa, mi accorsi
subito che tutto il loro amore non valeva quanto una bel-

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Capitolo 2 - Il Cast

la siringa infilzata nel braccio. Patetico, vero? Le terapie


per me procedevano a singhiozzo perché mi vedevo come
una cavia da laboratorio. E poi avrebbero fatto uscire il
Frank Ferrano che non mi piace, quello sfigato e senza
carisma. Però sentivo che qualcosa si stava spezzando: mi
venne quindi naturale rivolgermi agli amici, come Eric
Stacey dei Faster Pussycat, appena disintossicato. A volte
ci avventuravamo in cerca di prede in qualche pub. Era-
vamo inibiti, incapaci di instaurare un approccio adulto
con una donna. Da tossico scopavo cinque ragazze a set-
timana, incluse celebrità, grazie ad appuntamenti fissati
attraverso i nostri manager. Ora sono praticamente fi-
danzato con la mia mano destra”.

MICK MARS, ALIAS LES PAUL SR., 38 ANNI

Dice di sé: “Mi sento vecchio. Forse perché sono nato


vecchio. Godo del successo - quel successo che tanto ho
cercato - insieme a dei ragazzi più giovani di me... e mi fa
sentire ancora più vecchio. Ma anche più maturo: non sag-
gio, ma maturo. Sono l’unico a essere padre e siccome sono
convinto che qualcuno documenterà per i posteri la mia
silenziosa forza di volontà, voglio che i miei tre figli siano
orgogliosi di me”.

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F03 - Dr. Feelgood

Dicono di lui: “Parla poco, beve molto e suona in conti-


nuazione. Per certi versi è l’elemento scostante del gruppo:
una mosca bianca, valida ragione per ritenerlo un grande”
(Tommy Lee).
“Mente a se stesso, è cocciuto, inoltre non riusciamo mai
a capire cosa gli frulli in testa. Detto questo, merita molta
ammirazione” (Nikki Sixx).
“Ottimo compagno di sbronze. Per il resto, con tutti i
problemi che lo assillano, non l’ho mai calcolato” (Vince
Neil).

Hobby: ingollarsi qualsiasi liquore con gradazione supe-


riore i 40°. Versare assegni mensili per pagare gli alimenti a
Sharon e Marcia, rispettivamente vorace ex moglie e slavata
prima girlfriend. Sgranchirsi le falangi, nei limiti del con-
sentito. Ha voluto la bicicletta: ora gli tocca pedalare.
“Tengo per me i miei problemi. Da quando mi diagnosti-
carono la mia malattia mi sono sempre sentito un mostro,
un disadattato, oggetto della compassione altrui – di dotto-
ri e specialisti in primis. Ne avevo abbastanza. Nel corso del
tour americano mi prescrissero analgesici e antidepressivi.
Inutili, in quell’habitat. C’è chi beve per reprimere sensi di
colpa, come Vince, chi per annegare il subconscio che lo
tormenta, alias Nikki, o per spassarsela alla grande come fa
Tommy. Io, tipo all’antica, mi sono sempre concesso l’alcol

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Capitolo 2 - Il Cast

per pura necessità biologica. Basta con laureati amichevoli


muniti di stetoscopio e lampada frontale! Mi occorre la sola
intimità di Emi Canyn, una delle coriste assunte a partire
dal tour di Girls, che subito si dimostrò cordiale nei miei
confronti. In lei, sventola magra e atletica, sarà scattata la
sindrome della crocerossina, leale al motto ‘io ti salverò’. Io,
brutto e malaticcio, ero quasi insospettito. Quei tre coglio-
ni, invece, si incazzarono! Smisero di parlarci, rovesciavano
il cibo sulle nostre valigie; accecati dalla merda che si spara-
vano in corpo ci punirono per aver trasgredito alla sacra leg-
ge ‘non si scopa con quelli con cui si lavora’. Ero disgustato
dalla loro impotenza caratteriale. Non li ho mollati perché
più di altri capivo il periodo che stavano vivendo. Io, intan-
to, ho perso dieci chili e cento rughe. Da solo”.

TOMMY LEE, ALIAS T-BONE, 26 ANNI

Dice di sé: “Sono un atleta prestato alle turpitudini del


rock. Sono eccessivo, arrogante, dolce, feroce, mansueto.
Adoro vivere fino all’ultimo ogni sensazione”.

Dicono di lui: “È un pazzo buontempone” (Vince Neil).


“È un incosciente, prerogativa che si addice ai più gio-
vani di una sgangherata cucciolata come la nostra” (Mick
Mars).

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F03 - Dr. Feelgood

“Lo stimo perché non conosce la paura. Però non lo in-


vidio; al suo posto sarei già in pasto ai vermi da almeno
quattro anni” (Nikki Sixx).

Hobby: stazionano nella via intermedia tra quelli di Vin-


ce e di Nikki. E in ogni situazione arriva sempre a evitare
per un soffio di farsi ammazzare: qui sta la differenza.
“So di aver vissuto il periodo più intenso della mia vita,
sono ancora giovane, ma se continuassi con quei ritmi da
qui a poco suonerebbero la mia marcia funebre. Sono sem-
pre stato il meno capace a nascondere la mia inclinazione
verso la vita sul filo del rasoio: ne ho avuto la prova quan-
do andai a conoscere i genitori di Heather, la mia attuale
moglie. Abitavano a Westwood, una contea californiana
che con la California non aveva nulla in comune. Era un
paradiso in Terra, ma anche un luogo ascetico, di estrema
disciplina, dove mi toccava imboscare la pipa da cannabis
e le droghe. Era stressante. Giorno dopo giorno aumenta-
va il timore che qualche suo parente, o lei stessa, potessero
scovarli e telefonare alla polizia, al manicomio, allo zoo dei
rottami… nessuno s’è accorto di nulla: non so come avrei
reagito, se mi avessero scoperto. Dopo quattro/cinque mesi
il programma di recupero ha iniziato a dare i suoi frutti.
Mi è anche capitato di trovarmi in qualche fottuta disco-
teca dance, con pollastrelle a grappoli che pendevano dalle

20
Capitolo 2 - Il Cast

mie labbra. Anche a costo di sentirmi additato come uno


smidollato, non mi sono fatto nemmeno uno shot! Fino a
pochi mesi fa alloggiavamo nei più costosi hotel di qualsiasi
città andassimo per suonare. Proprio perché, in quei posti,
gestori e portieri soddisfacevano tutti i nostri desideri. È
evidente come un gay in mezzo a un harem di gnocche che
in futuro non godremo più di certi privilegi”.

21
Capitolo 3
SELF-DESTRUCTION GLAM

“Venderei anche l’anima al diavolo per ripetere all’infinito


un’esperienza del genere! Non dovesse avere una replica delle
stesse dimensioni, è comunque probabile che un tour come
questo lo racconteranno nei libri di scuola. Insomma, passerà
alla storia come il periodo più selvaggio e bastardo vissuto da
quattro uomini che suonano per vivere e vivono per divertirsi”
Tommy Lee

Per abbracciare appieno la genesi di Dr. Feelgood e le con-


dizioni della band al momento del suo concepimento è
doveroso compiere un balzo indietro nel tempo. La nostra
meta si chiama delirio di onnipotenza e si trova proprio nel
bel mezzo di quell’Odissea proibita, agognata da chi sniffa
chilometri d’asfalto e respira rock’n’roll.

Terzo pianeta del sistema solare, secondo semestre del


1987. Procede nella norma il tour di supporto a Girls,
Girls, Girls, lodato dalla critica come un deciso exploit nel-
lo sviluppo stilistico dei quattro laccati rocker. Un album
immerso nella turpitudine da bordello – con le sue storie
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F03 - Dr. Feelgood

naif corredate di pupe incandescenti, tafferugli e reggiseni


strappati – che dispensa consigli pratici a chiunque sogni di
ravvivare la propria routine con pizzichi di zozzeria e delin-
quenza pseudo-adolescenziale.
Eppure adolescenti, i Mötley Crüe, non lo sono più da
un pezzo. E sanno a menadito come soddisfare capricci e
calamitarsi rogne. Il meccanismo è scontato: sei una star
celebrata ovunque, dal conto bancario a dir poco ben for-
nito, quindi hai potere. E il potere è il mezzo con il quale
ottenere, gratuitamente, ciò che i bigotti condannano e i
frustrati invidiano: donne disponibili e vagonate di sostan-
ze proibite. L’eccesso di entrambi gli ingredienti conduce
all’ovvio sfacelo.
“Avevamo un jet, autocarri, elicotteri, un’enorme squa-
dra” ricorda Vince Neil “e soldi a non finire. Avevamo un
pusher che seguiva il nostro pullman per tutti gli States;
ogni volta che scendevamo appariva ostentando la sua ric-
chezza, in abiti firmati e catene d’oro. Con due puttane
sorridenti appese al braccio ci lanciava con nonchalance
grossi pacchetti di bamba. Facevamo casino ventiquattro
ore al giorno, una confusione infinita. Avrò memorizza-
to un decimo di quanto accaduto, per di più distorto dal
tempo e dalle cale. È stata però l’esperienza più fantastica
della mia vita. Se potessi descriverla al dettaglio, minuto
per minuto, dovrebbero radere al suolo l’intera fottuta fo-

24
Capitolo 3 - Self-Destruction Glam

resta Amazzonica solo per fornirmi la carta”. Difficile non


credergli.

La band ha una sola responsabilità: presentarsi sul palco


per il soundcheck pomeridiano e per i 100 minuti serali di
show. Ai quattro è richiesta un’unica garanzia: riuscire a sta-
re in piedi, possibilmente svegli, per la durata del concerto.
Tutto qui.
Nelle restanti ore della giornata nessuno vieta a Tommy
Lee di distrarsi con polvere bianca sniffata direttamente dal-
le giunoniche tette di una spogliarellista, mentre il gemello
terribile Nikki Sixx – se lo desidera - può anche svenire con
una siringa infilata nel braccio, laccio emostatico penzolan-
te e bava alla bocca. La pioggia, lo sciacquone del cesso e
qualche sguattera provvederanno a eliminare i succhi gastri-
ci sparpagliati da un Vince Neil che, oltre a bere, si concede
ogni tipo di svago, pur di scacciare i demoni scarburati che
emergono dal passato.
Più controllato dei compagni è Mick Mars, già vittima
della spondilite anchilosante, la malattia degenerativa
delle ossa che da circa vent’anni lo affligge, irrigiden-
do e infiammando giunture e legamenti della sua spina
dorsale. A farne le spese sono anche le falangi delle sue
mani, colpite da una sorta di artrite cronica. Quando i
farmaci scarseggiano, Mick trangugia cocktail e vodka

25
F03 - Dr. Feelgood

fino a intorpidirsi i sensi e scrutare il vuoto con sguardo


catatonico.
Ad arrestare questa mattanza non interviene anima viva,
o quasi, sebbene tra il gruppo e i dirigenti incravattati della
Elektra sia in atto un intenso braccio di ferro: la casa disco-
grafica non è più disposta a tollerare la dirompente vena
autodistruttiva del quartetto. Se dovesse accadere l’irrepa-
rabile, infatti, ne conseguirebbe la cancellazione del tour e
una perdita di denaro – per la label, per la band e la troupe
al seguito. Per non parlare della nomea che insozzerebbe la
già dubbia reputazione dei Mötley Crüe, che si troverebbe-
ro così esiliati dal mondo dell’intrattenimento professioni-
stico perché inaffidabili, sconsiderati ed economicamente
pericolosi per gli affari degli operatori.

In effetti Nikki, Vince, Tommy, e in misura minore Mick,


se la spassano come pazzi. Ormonauti e libertini alla mas-
sima potenza, vantano un repertorio sterminato di abusi.
Hotel immacolati si riducono a cumuli di sporcizia, sangue,
liquido seminale e vomito a ogni loro passaggio; nel peggio-
re dei casi qualche stanza può finire distrutta da un incen-
dio. Impresari e roadie sono costantemente all’erta, pagati
– nemmeno troppo profumatamente – perché riforniscano
i tattooed guys di contatti bollenti e buste dai contenuti che
manderebbero in fibrillazione il fiuto dei cani poliziotto.

26
Capitolo 3 - Self-Destruction Glam

E poi ci sono i party animaleschi, le risse scatenate per le


ragioni più assurde, bottiglie scagliate contro treni in cor-
sa, controllori feriti accidentalmente, offese ai piedipiatti e
pisciate sulle relative volanti. Tutti siparietti che rinforza-
no, se mai fosse necessario, la spregiudicatezza dei Crüe e la
loro istrionica tendenza al caos. Poi, come sempre, tocca al
manager Doc McGhee o a qualche subordinato togliere le
castagne dal fuoco.
Anche nelle situazioni ad altissimo rischio, McGhee è in
prima linea a sventare conseguenze potenzialmente fatali
sfoderando un campionario di ammonizioni, pentimenti
e sgradevoli visite al commissariato di turno: il suo truc-
co è armarsi di diplomazia, autocontrollo e un pizzico di
scaltrezza. Doti che utilizza con bravura in un ristorante
di Tokyo – tale Lexington Queen – a poche ore dal rientro
in America, quando uno sbronzo Vince, in balìa di alluci-
nazioni uditive, si convince che quattro distinti gentlemen
giapponesi sparlino sul suo conto. Si avvicina, inscena una
pantomima e ribalta il loro tavolo. Nell’arco di un battito
di ciglia il faccino del frontman si ritrova a tu per tu con le
canne di una coppia di revolver. Doc interviene nel tenta-
tivo di sedare i malumori e allontana Neil che, confuso, si
dirige verso l’uscita, scortato con pochi riguardi dalla sua
godzillesca guardia del corpo. Il prode manager azzarda un
patteggiamento. Esce dal locale, infine, con le sue gambe e

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F03 - Dr. Feelgood

senza indigestione da piombo. Prevale la virtù del baratto:


la vita di un rocker scampato al martirio in cambio di un
Rolex cosparso di diamanti – appartenente a Neil stesso e
ora stretto al polso di uno di quei distinti rappresentanti
della Yakuza.

Accantonata la collezione di (dis)avventure del tour di


Girls, Girls, Girls, giunge la meritata pausa in vista del vi-
cino Natale. Nikki, demotivato, preferisce esplorare i più
luridi centri di aggregazione offerti dallo scacchiere asiatico:
Hong Kong, Malesia e Pechino, per un corroborante pelle-
grinaggio a base di droga esotica e prostitute dagli occhi a
mandorla.
Una scelta scaturita da un’incredibile ingordigia, senza
dubbio, ma giustificata da quella solitudine che durante le
festività appare alla stregua di un mostro che rumina nello
stomaco e lascia gonfi di lacrime. Mentre gli altri godono
della compagnia di amici, qualche parente e persino una
momentanea amante poco incline all’adulterio, per Nikki
il compleanno di Cristo sarebbe un patetico festino lonta-
no dagli sguardi altrui, nella desolazione del suo alloggio.
Approfondire la “controcultura” dell’area gli appare quin-
di soluzione vantaggiosa, ostacolata però dall’immancabi-
le McGhee, spalleggiato per l’occasione da Udo, promoter
giapponese enormemente abile nel leggere dentro le perso-

28
Capitolo 3 - Self-Destruction Glam

ne. Inevitabile il litigio tra i due e il bassista, con i restanti


Mötley neutrali spettatori. Comunque la vacanza si fa, dato
che Nikki ha acconsentito ad essere scortato da McGhee e
Udo, nel ruolo di angeli custodi.
Il soggiorno arriva al culmine del parossismo quando il
tatuatissimo rocker, asserragliato in un lussuoso bordello ci-
nese, decide di spedire, modello pacco postale, dodici stan-
gone sadomaso nella stanza dell’impettito Udo-San e dieci
– alcune in divisa nazista, altre agghindate come suore – in
quella di McGhee. Anche gli angeli, si sa, esauriscono la
pazienza: i due salpano per le loro distinte destinazioni il
giorno seguente, lasciando all’incoscienza del loro protetto
la libertà di sguazzare per le più malfamate arterie cittadine
di Hong Kong in cerca di appagamento.
La sera del 21 Dicembre 1987, con Udo e McGhee già
rimpatriati, avviene il casuale incontro tra Sixx e un anziano
indovino, una sorta di chiromante del luogo la cui terribile
premonizione viene tradotta in uno sgangherato america-
no dalla graziosa interprete del musicista. “Sosteneva che
sarei morto entro la fine di quell’anno” confessa Nikki “se
non avessi modificato il mio stile di vita. Ha poi aggiunto
che non ero affatto capace di dare un taglio netto alle mie
abitudini”. Turbata dallo squarcio di futuro intravisto dal
vecchio, la ragazza crede ciecamente in quelle affermazioni.
Nikki, al contrario, non se ne cura.

29
F03 - Dr. Feelgood

Mai sazio, nell’arco delle ventiquattro ore successive il


bassista contatta il suo pusher di fiducia a Los Angeles, sor-
vola l’Oceano Pacifico e festeggia il rientro con una riconci-
liante spada californiana, consumata sulla limousine che lo
attende fuori dall’aeroporto.
Tra le mura di casa si accorge di quanto il suo fisico sia
ormai il ritratto del disfacimento. È necessario dimenticare,
soffocare il silenzio assordante: per farlo si deve far casino in
comitiva. Nikki non ha amici che non siano anche colleghi,
così interpella il compare Robbin Crosby e il duo Slash/
Steven Adler. Sale in auto e corre a prelevarli: il chitarrista
dei Ratt al suo chalet in collina, gli altri al Franklin Plaza
Hotel di Hollywood, dove dimorano in blocco i Guns N’
Roses - che hanno aperto i concerti continentali dei Mötley
in Novembre. Alla combriccola si aggiungono anche due
non ben identificati membri dei Megadeth.
Di ritorno dal Cathouse, club-simbolo di L.A. dove si
riuniscono tre quarti dei rockettari presenti sulla piazza,
Nikki e compari incontrano il pusher di Crosby; ha della
pregiata eroina persiana, su misura per la resistenza en-
dovenosa di Nikki che non esita a sbottonarsi la manica,
arrotolarsela fino alla spalla e farsi siringare il braccio. En-
trano nel Franklin Plaza con l’intenzione di bivaccare in
una delle stanze occupate da Axl Rose e soci, ma qualcosa
non va per il verso giusto. Nikki diventa bluastro, bar-

30
Capitolo 3 - Self-Destruction Glam

colla e stramazza al suolo di un corridoio deserto. Perde


conoscenza, resta a bocca spalancata, con la lingua ar-
cuata all’indietro: bloccato il passaggio d’aria, il respiro
si fa affannoso, debole. Semi-coscienti, Slash e Robbin
frugano confusamente nelle sue tasche in cerca di droga,
per evitargli scomode complicazioni con la giustizia; gli
altri chiamano i soccorsi, che in meno di cinque minuti
sono sul posto. Intanto il battito cardiaco di Nikki si af-
fievolisce.
Non si sente volare una mosca quando irrompono gli in-
fermieri. Il quadro clinico del paziente è degenerato, ma gli
praticano ugualmente il massaggio cardiaco e la respirazio-
ne artificiale.
Sono le 23:54 del 22 dicembre 1987 e Nikki Sixx se n’è
andato, candidato a infoltire la schiera leggendaria dei ro-
cker scomparsi in giovane età. Il bassista giace esanime sulla
lettiga, nell’ambulanza che sfreccia verso il policlinico più vi-
cino. Nel volgere delle due ore seguenti compagni di gruppo
e conoscenti verranno avvisati telefonicamente della sventu-
ra; la notizia farà il giro dei rotocalchi, musicali e generici,
dell’intero pianeta, generando isteria tra milioni di fan.
I paramedici però non demordono. In uno slancio di te-
stardaggine, uno di loro estrae una siringa con ago da 12
centimetri, la carica d’adrenalina e la inietta direttamente
nel cuore del fu bassista, mentre un collega applica una sca-

31
F03 - Dr. Feelgood

rica da 300 joule con il defibrillatore. Incredibilmente, il


cuore ricomincia a pulsare.
I medici, comunque, si guardano bene dall’alimentare fal-
se speranze: quali e quanti danni cerebrali può aver provo-
cato la privazione di ossigeno per un tempo oscillante tra i
due e i tre minuti?
A giudicare dal comportamento di Nikki, proprio nessu-
no. Alle 03:20 riprende conoscenza, si stacca i tubi che lo
collegano ai macchinari, manda a quel paese l’intera cate-
goria medica e fugge dalla sua stanza, indossando soltanto
un paio di pantaloni in pelle. Due fan sbigottite, accorse
davanti all’ospedale, lo accompagnano in auto alla sua abi-
tazione. Sixx, dal salotto di casa, annuncia agli altri Mötley,
del tutto increduli, che è ancora vivo. Conscio di essere sta-
to graziato, di non meritarselo, spaesato e un po’ divertito.
Ma innegabilmente vivo.

32
Capitolo 4
REHAB SWEET REHAB

Serpeggia un misto di rabbia, indifferenza e sarcastica


dissacrazione nei tabloid americani: il decesso-lampo e la
pronta reintroduzione in questa valle di lacrime che ha visto
protagonista Nikki non possono certo passare inosservati
per la stampa. Qualcuno s’infuria con il computer divino
- sicuramente in tilt - che dovrebbe dispensare la giustizia
in Terra: “Muoiono bambini, poveri e senzatetto, ma il mi-
racolo va a graziare un nababbo che ha fatto l’impossibile
per distruggersi”. E giù di volgarità e di articolacci in cui si
tenta di evidenziare il nullo profilo umano del bassista.
Molti si scagliano contro il rock’n’roll, lo condannano
destinandolo – nella migliore delle ipotesi – all’anticamera
purificatrice del Purgatorio. Altri, con marchette gravide di
cinismo, lodano la prontezza degli organi di soccorso evi-
tando qualsiasi giudizio di merito.
Coloro che, invece, disprezzano la ghigliottina della cen-
sura non utilizzano mezzi termini: “Nikki Sixx più in gam-
ba di Gesù Cristo: risorge in tre minuti piuttosto che in
tre giorni. C’è un nuovo Messia in città”. La palma dei più
originali spetta ai giornalisti del Los Angeles Times. E si mol-
33
F03 - Dr. Feelgood

tiplicano i santini, assurti a icone mistiche, nei portafogli


con catenaccio anti-scippo dei fan sparsi per il globo.

Nikki e compagni di scorribande ignorano certe letture.


Non sanno nemmeno che la dottrina di Girls Girls Girls
ha già distrutto la castità di Jim Bakker e Jimmy Swaggart,
predicatori televisivi. Entrambi hanno fatto pubblica am-
menda a cavallo tra il 1987 e l’alba del 1988: il primo am-
mettendo una torbida relazione con la propria perpetua, il
secondo reo confesso di aver frequentato decine di prosti-
tute. In conclusione: il virus del sesso ha mietuto vittime
anche nella sfera degli evangelisti. Ci sarebbe da sorridere,
invece si è a un passo dal dirupo.
I ragazzi sono allo stremo, incoscienti come loro solito,
stranamente confusi, spaventati come mai prima d’ora. E
con essi anche Doc, incazzato, sconvolto e deluso per essere
stato declassato a babysitter e aver visto vanificati i suoi ge-
nerosi tentativi di riportare i Crüe sulla retta via.
Viene convocato un meeting, da parte del gruppo, a cui
partecipa l’intero staff, dai roadie ai tecnici, passando per le
due coriste (le Nasty Habits) e l’apparato manageriale con
McGhee in cima alla piramide gerarchica. “Grazie all’in-
cidente che vide implicato Vince prendemmo coscienza
della nostra mortalità, delle conseguenze nate dalle nostre
azioni”, ricorda Tommy Lee, “e da allora continuammo a

34
Capitolo 4 - Rehab Sweet Rehab

devastarci, senza però la spensieratezza di prima. La terribile


esperienza di Nikki ha invece confermato quanto la morte
ci avesse sfiorato, quanto fosse vicina. Così, di comune ac-
cordo, prendemmo la decisione di annullare tutte le date
dell’anno appena iniziato. Non c’era alcun piano, volevamo
solo un break, per poi riprendere appena si fossero calmate
le acque”.
Doc sa che se continuassero la tournee almeno un mem-
bro della band tornerebbe a casa anzitempo, ma ben chiuso
in una body bag; eppure persevera con il pugno di ferro: i
Crüe pagheranno di tasca loro la penale per la cancellazione
dei concerti e se non si daranno una ripulita totale dovran-
no mettersi alla ricerca di altri manager a cui far saltare il
sistema nervoso.
Doc McGhee: “Far leva sull’aspetto monetario della que-
stione mi sembrò una mossa azzeccata: sotto sotto erano
molto venali, e sapevo che non sarebbero stati così stupidi
da bruciare altri soldi in droghe e bottiglie, mentre ne stava-
no perdendo una montagna per le medesime cause”.

Scelta vincente, quella di Doc, e la lunga pausa concerti-


stica trova in Mick un sostenitore incondizionato, ma silen-
zioso. Il motivo è semplice: non bastasse la degenerazione
della sua spondilite, responsabile di averlo ormai reso più
basso di sette centimetri, ha iniziato a soffrire di irite, un di-

35
F03 - Dr. Feelgood

sturbo della vista particolarmente fastidioso quando si è in


prossimità di fonti di luce intensa, proprio come i riflettori
e i faretti da palco.
Per il chitarrista e i tre colleghi è quindi il momento della
sospensione. Un black out forzato, su tutta la linea. Ciò
equivale anche a un taglio netto con l’esistenza animalesca,
in preda a bioritmi che una mente sana non avrebbe nem-
meno provato a sostenere.
È un arrivederci all’indolenza, che implicava intere set-
timane trascorse senza struccarsi e in precarie condizioni
igieniche; al rituale menù che anticipa l’entrata in scena,
un banchetto imbandito di vino, sedativi, distillati nor-
deuropei, polvere bianca e la coppia d’assi a nome Krell e
Zombie Dust. E si dà il benservito al menù dell’aftershow,
dove strisce di cocaina allontanano il sonno, narcotizzano
il cervello e assicurano bisbocce fino all’alba in compa-
gnia di sventole disposte a farsi impallinare senza troppe
questioni.
Sebbene i ragazzi non ne comprendano in pieno l’effica-
cia, astenersi dalle esibizioni favorisce il primo step verso
la longevità. In troppe occasioni, infatti, il forte calore
emanato da ampli e proiettori ne hanno messo a dura
prova la resistenza psicofisica, già debilitata dalle meren-
dine atomiche di cui si diceva; ogni volta si congedavano
a un passo dal collasso e in iperventilazione, dritti verso la

36
Capitolo 4 - Rehab Sweet Rehab

maschera dell’ossigeno – gesto più confacente agli attem-


pati Jagger/Richards che ai bad boys Mötley Crüe.

Purtroppo la lontananza dai palchi non corrisponde al de-


finitivo addio ai pusher e ai dealer (in slang americano sono
gli spacciatori di mezza tacca), che con somma gioia posso-
no intascare laute somme in cambio di mini-dosi smerciate
al sempre più devastato Mr. Sixx.
Urge una soluzione più radicale: è così che viene con-
cordato che, per un certo periodo, i quattro rocker pren-
deranno le distanze da tutti gli elementi – persino i gior-
nalisti e gli strumenti musicali – che li ricolleghino sia al
successo planetario che li ha intrappolati, sia al carrozzo-
ne del rock, elemento catalizzante dei loro demoni più
pericolosi.
Su inderogabile ordine di Doc si opta per un blocco
comune. Nessuna iniziativa individuale verrà tollerata e i
Crüe dovranno affidarsi a esperti nella disintossicazione.
Ognuno ne prende atto in maniera diversa: Vince sta sul-
la difensiva, il graziato Nikki non può che dirsi favorevole
(conscio dell’assenza di alternative), Mick lancia sguardi
compassionevoli. A dare il buon esempio è Tommy, l’uni-
co - in apparenza - a conservare il maggior numero di
neuroni funzionanti. Un po’ per emulazione, un po’ per
spirito di squadra, gli altri lo seguono a ruota.

37
F03 - Dr. Feelgood

La prima settimana – a metà gennaio – è quella crucia-


le. Quattro programmi differenziati per altrettante rockstar
esaurite, che vacillano sotto i colpi del team di psicotera-
peuti incaricati della gestione del caso.
Per Tommy si punta alla scissione della metà oscura da
quella buona, inoffensiva, e il tatuato batterista accetta la
terapia senza troppe lamentele. Seduto di fronte a una se-
dia vuota, risponde alle provocazioni della sua dipendenza
- impersonata dalla voce del primario della clinica di Cot-
tonwood, Tucson - che lo seduce, lo costringe ad ammettere
che senza di lei non sarebbe altro che uno spreco di pelle e
inchiostro. Tommy reagisce con sputi e pedate: sa che po-
trebbe farne a meno! Il primario sostituisce così la sedia con
un sacco da palestra, invitando il ragazzo a colpirlo con la
mazza da baseball appena passatagli, con tutta la forza accu-
mulata in corpo.
Tommy Lee: “Iniziai a pestare come un pazzo, mentre i
lacrimoni mi rigavano la faccia. Lei voleva possedermi, ma
io non ero dello stesso avviso. E più quello strizzacervelli
mi incitava a eliminarla dalla mia vita, più mi dibattevo per
massacrarla. Dalla foga mi beccai anche un paio di strappi
muscolari”.
I metodi applicati alla psiche dei suoi compari non si ri-
velano però altrettanto efficaci. Difficili da scalfire, non rag-
giungono la meta prefissa; motivo che spinge l’amico Bob

38
Capitolo 4 - Rehab Sweet Rehab

Timmons, specialista già responsabile dei trattamenti anti-


sbronza di Vince, a considerare un trattamento collettivo,
da iniziare sin dalla settimana seguente.
Vince e Nikki capitolano, uno alla volta. Rinchiusi in una
stanza popolata da altri bisognosi d’aiuto, formano un cer-
chio per cantare “You Can’t Always Get What You Want”,
brano liturgico-liberatorio firmato Rolling Stones: un mes-
saggio calzante per dei mocciosi viziati, abituati a ottenere
quel che vogliono nell’esatto istante in cui lo reclamano.
Poi s’avvia il processo di meditazione, in un religioso silen-
zio di tomba. Spetta al terapeuta scavare nell’adolescenza,
nell’infanzia, in cerca delle paure pregresse che potrebbero
stagnare all’interno dei suoi pazienti.
Per Vince vale il modello profilato per Tommy: non ha
subito traumi particolarmente gravi, non ha avuto genito-
ri molesti o assenti. È soltanto uno spaccone che chiede il
100% a ogni momento di vita; ciò che lo frega è la sua dan-
nata sensibilità, specchio concavo del desiderio di emergere
dalla massa.
Vince Neil: “Venni espulso da scuola perché mi facevo le
canne e davo in escandescenze con tutti quei figli di papà
che mi prendevano di mira, dandomi dello stronzo per via
dei miei capelli lunghi. Praticavo molti sport, perché mi
piaceva, ma anche per crearmi uno status di persona da ri-
spettare. Niente da fare. Mi sentivo un pesce fuor d’acqua,

39
F03 - Dr. Feelgood

un alieno in un harem di persone superficiali e piene di pre-


giudizi. Mi ero promesso che mai e poi mai una sensazione
simile si sarebbe impadronita nuovamente di me. Meglio
l’alcol”. Si aprono gli argini, scoppia a piangere.
Diverso il discorso per Nikki, abbandonato dal padre in
tenera età. Cambiò residenza un decina di volte, crescendo
al fianco di una madre che passava da un partner all’altro,
finché, esausta, seguì l’esempio dell’ex marito e spedì il fi-
glio a vivere dai nonni paterni. Da allora, madre e figlio non
si videro più.
Nikki Sixx:“I miei nonni sono le persone da cui ho preso
quel poco di buon senso che avevo seppellito in me. Dei ge-
nitori non dovrebbero mai comportarsi in quella maniera.
Tutto il rancore che provavo per loro mi stava ancora per-
seguitando”. Paonazzo, parla come se gli mancasse il fiato.
Segue dose extra large di lacrime.
La stanza della clinica rischia di allagarsi, uno spettacolo
che Mick non sopporta. Gli altri tre non sanno spiegarsi la
sua ritrosia: partecipa alle sedute per solidarietà, per non
contravvenire agli ordini dei manager-padroni, ma resta in
un angolo, con l’espressione tipica di chi sta per vomitare.
Mick Mars:“Blateravano di fronte a persone che avevano
problemi veri, gente stuprata dal padre o che aveva visto
uccidere la propria madre. In quel momento mi facevano
schifo! Io non avrei avuto tanta faccia tosta. Inoltre non

40
Capitolo 4 - Rehab Sweet Rehab

capisco come riuscissero a sopportare un accanimento così


frustrante”.

Infatti non lo sopportano. Gli influssi postivi delle sedute


durano due, al massimo tre giorni, al termine dei quali i
nostri eroi tornano ai soliti arnesi del fai-da-te del tossico.
Poi la settimana seguente si ricomincia da capo.
Mick presenzia solamente per mantenere un impegno
preso. Tommy e Vince arrivano, solitamente, freschi come
rose in primavera, due ore dopo dall’aver espulso tutto il
possibile con l’aiuto di due dita ficcate in gola e qualche li-
tro d’acqua. Scolaretto lavativo è il solito Nikki, l’unico che,
dopo aver troncato una squallida relazione con la showgirl
Vanity (al secolo Denise Williams), continua a trovare inte-
ressante il consumo di stupefacenti a tempo pieno. Zingaro
per vocazione, dà buca a metà degli appuntamenti nascon-
dendosi a casa di vari disperati e conoscenti, magari siste-
mati un po’ meglio dell’impenitente bassista.
Snocciolando maledizioni a ciclo continuo, McGhee e
soci battono regolarmente tutta la città in cerca della loro
pecora nera. E quasi un intero anno solare se ne va, scorren-
do stancamente sulle pieghe di questo leit-motiv.

Inverno, primavera, estate, autunno e ancora inverno si


consumano, intervallati da qualche sporadica gig casalinga

41
F03 - Dr. Feelgood

per rinverdire la memoria su accordi, strutture e testi dei


brani. Il tutto sotto la strettissima sorveglianza degli angeli
custodi incravattati, alle dirette dipendenze della casa disco-
grafica.
È risaputo che la liberazione dalle schiavitù non è mai
istantanea: richiede tempo e pazienza. Il resto del lavo-
ro lo compie un rinnovato interesse per la forma fisica.
Per rimettere in sesto muscoli flaccidi e tessuti gonfiati
da prolungati abusi di ogni genere, urge il ricorso a un
personal trainer. La Elektra ne scova uno, rigorosamente
maschio, tutto d’un pezzo: un gigante, massiccio come
un carro blindato e dalla muscolatura scolpita. Al pedi-
gree di ex istruttore dei marine si aggiunge la scomoda
postilla di essere stato mollato dalla fidanzata storica per
un attoruncolo da strapazzo. Caratteraccio naturale e un
peso stimato sul quintale completano il profilo. “Se solo
ci fossimo azzardati a rallentare il passo, quel bestione ci
avrebbe massacrato di botte”. Praticamente incorruttibile.
“Però – continua il gruppo, all’unisono – va ammesso che
una sensazione di benessere così radicata nel sangue non
la provavamo da troppo tempo. Mentiremmo se dicessimo
che non era piacevole”.
Eccetto il goffo Mick, i rimanenti tre eseguono gli ordini,
pascolano nei parchi o sui tapis-roulant, dando corpo all’ac-
cordo stretto con la casa discografica: incidere un album re-

42
Capitolo 4 - Rehab Sweet Rehab

stando, nei limiti del possibile, puliti e lontani dagli eccessi


pericolosi del recentissimo passato.
Per una volta il sudore e la bava alla bocca sono il risultato
di un genuino impegno e sforzo, e non sintomi di sindrome
da astinenza.

Nikki, nel frattempo, inizia a dare libero sfogo alla sua


ricca vena autoriale da futuro ex tossico armato di penna,
innocua sostituta della siringa. Recupera gli argomenti di
cui ha conoscenza più profonda – inclusi i flirt con aghi,
cucchiai e cannucce da naso – e libera il suo io, scrivendo
nuove musiche e testi.
Gli intenti di realizzare un disco di cui andare fieri vita
natural durante si riflettono nei suoi proclami – a ridosso
dell’inizio dei lavori in studio – ad Arlett Vereecke, amica
del gruppo e addetta alle pubbliche relazioni dei Guns N’
Roses: “È nostra intenzione preparare dei demo e scrivere
il più possibile. Al momento dispongo di 15, forse 20 can-
zoni nuove, ma ciò non vuol dire che siano perfette. Anzi,
ora come ora ne considererei soltanto nove per la scaletta.
Metteremo tutto insieme sfornando almeno una quaranti-
na di demo in studio, cosa che non abbiamo più fatto dai
tempi di Shout At The Devil. Credo che Girls Girls Girls sia
un prodotto tutto sommato ottimo, ma a posteriori sono
scontento di alcuni aspetti, soprattutto per quanto riguarda

43
F03 - Dr. Feelgood

l’accuratezza dei testi. E non tollererò che un simile errore


si ripeta nel nuovo disco”.
Staremo a vedere cosa combineranno.

44
Capitolo 5
BOB AROUND THE CLOCK

“Che diavolo avrò fatto di male, io, per sorbirmi


quei pessimi elementi?”.
Bob Rock

Appena saputo del compito che lo avrebbe atteso, il bla-


sonato produttore non ha potuto esimersi dal porsi la succi-
tata domanda. Non aveva però considerato un piccolo det-
taglio: se fossero stati veramente folli, avrebbero obliterato
un biglietto di sola andata per l’inferno.
Musicista lui stesso e ingegnere del suono, Robert Jens
“Bob” Rock è ancora oggi uno dei personaggi chiave nello
svecchiamento dell’hard’n’heavy iniziato a fine anni Ottanta.
Uomo posato e di polso, è in grado di correggere in termini
favorevoli il moto rallentato di qualsiasi carriera in debito
d’ossigeno. Con Bruce Fairbairn, suo impareggiabile mae-
stro, ha fondato gli ormai notissimi Little Mountain Studios
di Vancouver, che hanno dato i natali a trionfi planetari qua-
li Permanent Vacation degli Aerosmith e ai capolavori griffati
Bon Jovi, New Jersey e soprattutto Slippery When Wet, tutti
destinati a un riscontro di vendite da multi-platino.
45
F03 - Dr. Feelgood

Allora Rock non sapeva che di lì a breve i suoi sforzi lo


avrebbero insignito del titolo di Re Mida delle sette note, e
l’incarico affidatogli sembra tutt’altro che agevole.

Si consumano i primi due mesi del 1989. Le varie dipen-


denze che hanno ostruito il percorso umano e professionale
dei Crüe appaiono ridimensionate: entrano ed escono dalla
clinica con una frequenza disarmante, ma va bene comun-
que. Ci vorrà un misto di calma e determinazione, in stu-
dio, ma va bene così, perché dopo anni di sordità emotiva,
per i neo-sobri Mötley Crüe giunge il momento di affidarsi
all’unica amante che non li ha mai traditi: la musica.
Su suggerimento del rinato Tommy, anche Nikki inizia ad
allargare gli orizzonti della propria cultura sonora, spazian-
do ovunque ci sia da raccogliere input utili al buon esito del
quinto album. Non solo rock, glam e punk d’ordinanza,
ma anche jazz, blues, fusion e persino il pop nazionalpopo-
lare messo a disposizione dalle classifiche per fighetti. Serve
però un “sorvegliante” dall’orecchio fino, un timoniere che
sappia dare adeguato spessore al magmatico frastuono di
riff, architetture armoniche e arrangiamenti embrionali che
il gruppo sta ideando nel suo nuovo – tanto inaspettato,
quanto invocato – slancio creativo.
Nell’area in cui la fanno da padroni chitarre, watt e rit-
mi martellanti, l’unico nome plausibile è colui che Sixx ha

46
Capitolo 5 - Bob Around The Clock

avuto modo di adulare in virtù del prezioso servizio svolto


nei recenti album di Kingdom Come e Cult. Proprio Bob
Rock, che si rivela disponibile, e nel Marzo invita tre quar-
ti del gruppo a prenotare un biglietto aereo per il sud-est
del Canada. Vince sarebbe giunto un paio di giorni dopo,
essendosi trattenuto a Honolulu, su invito dell’amico Fred
Coury, per partecipare nei panni di ospite al concerto dei
Cinderella e cantare “Jumpin’ Jack Flash”.

Bob Rock: “La fama di quei ragazzacci era nota anche a


chi non ci aveva mai avuto niente a che fare, me compreso.
Quando i responsabili della casa discografica mi fecero sapere
che la band mi voleva a tutti i costi e a qualsiasi prezzo, non
dovetti far altro che ripassare le mie regole di lavoro, in modo
che le mie direttive fossero più convincenti possibile ai loro
occhi. Fortunatamente non fu necessario. O meglio: lo fu,
eccome, ma non nella misura che pensavo. Al primo approc-
cio mi ritrovai con una gang di bastardi che dopo essersi sco-
lati una bottiglia di vino a testa volevano uccidersi a vicenda.
Perciò, allo scopo di minimizzare i conflitti e agevolare la
produzione del disco, compresi la soluzione migliore: dove-
vano registrare le loro parti separatamente. Avevo ragione:
presi singolarmente, erano quattro Peter Pan appena sveglia-
ti dopo un brutto incubo. Il grosso lato positivo di tutta la
faccenda era che mi ritrovavo con delle persone che stavano

47
F03 - Dr. Feelgood

riacquistando la loro piena maturità umana dopo aver tra-


scorso quasi dieci anni ad autodistruggersi, a combinare una
cazzata dopo l’altra. Sapevano di essere sobri e puliti, sapeva-
no di voler restare in quelle condizioni e volevano diventare
più grandi di quanto fossero mai stati. Era quella la scintilla
che diede i natali a una manciata di ottime canzoni”.
Uno - e uno soltanto - è l’ingrediente alla base dell’alchi-
mia perfetta: “La capacità di focalizzare quel che si vuole: è
questo il segreto per capitalizzare una serie d’idee. L’hanno
avuta Jon Bon Jovi durante Slippery When Wet, Ian Astbu-
ry e Billy Duffy dei Cult in Sonic Temple e i Metallica col
Black Album. E l’applicazione di questa ricetta ha avuto
successo anche con i Mötley. Il processo di lavorazione è
stato piuttosto veloce secondo le mie abituali tempistiche.
Ci si divertiva il giusto, senza eccedere nella lunghezza del-
le pause, e ci si dava dentro. Ma non credo che Vince e
compagnia la pensassero allo stesso modo: a loro l’impe-
gno non mancava, però non erano abituati a considerare
lo studio di registrazione come un luogo di lavoro, dove
impegnarsi al 100% per cicli di sedici ore, o forse più, al
giorno”.

Il periodo trascorso ai Little Mountain Studios di Van-


couver, immersi in un paesaggio quasi paradisiaco e lontani
da tentazioni metropolitane, dissipa gradualmente l’indo-

48
Capitolo 5 - Bob Around The Clock

lenza e la gigioneria a cui si aggrappavano i Crüe sin dagli


esordi, per trasformarle in pragmatico fervore.
Nikki Sixx: “Più di una volta l’istinto di sopravvivenza
ci aveva rimessi in pista. A questo, nel caso di Feelgood, si
sommava una svolta salutista, essenziale per affrontare con
più concentrazione e forza interiore il regime lavorativo du-
rissimo imposto da Bob. Non era mai contento di niente; ci
ha fatto sudare come beduini”.
Ed è proprio alla figura del produttore canadese, assai
critico, esigente e pignolo in merito alla puntualità, che
andrebbe attribuito una buon 50% del merito complessi-
vo. Non è raro, nelle session di Dr. Feelgood, sentire Mick
suonare senza interruzioni lo stesso fraseggio o doppiare
tutte le sue parti strumentali per quattro ore filate. Idem
per Tommy e Nikki, obbligati a mantenere una precisione
quasi metronomica su ciascun singolo colpo e nota. Dal
canto suo, Vince si sgola fin dal mattino, a volte solo per
udire un’unica parola incisa su bobina, verso il tramonto.
È applicazione allo stato puro, che unita agli incontri col-
lettivi presieduti dallo psicologo e tutor Bob Timmons allon-
tana dalla band qualsiasi lusinga eventualmente lanciata dalle
care, vecchie – ma al momento superate – cattive abitudini.

Anche se i quattro lo ignorano, l’estrema disciplina alla


quale sono sottoposti è parte integrante di un programma

49
F03 - Dr. Feelgood

teso a smantellare l’opinione comune della stampa, alquan-


to pessimista, e quella dell’industria musicale, addirittura
tragica. Si tratta, dunque, di ricostruire un’immagine cre-
dibile ai Mötley. Le loro vicende extra-professionali hanno
solleticato la fame di gossip dei reporter e malgrado il co-
municato rilasciato da Sixx abbia lanciato segnali di serietà,
stampa e produttori perseverano nella convinzione che in
mancanza di “combustibile” proibito il fuoco del gruppo
sarà vicino all’estinzione. Si sbagliano.
“L’unione fa la forza”, si è soliti sostenere in situazioni simi-
li. Unione uguale a sostegno, che in questo caso arriva anche
dagli esperti Aerosmith, loro stessi invischiati in costose te-
rapie disintossicanti per risollevarsi da una dipendenza che li
accompagna da quasi due decenni. Infatti è provvidenziale la
presenza dei bostoniani nella sala adiacente dello stesso studio,
impegnati nella creazione di Pump. Steven Tyler, in partico-
lare, che di alti e bassi legati allo sballo continua a viverne in
abbondanza, provvede a sensibilizzare i Mötley a riguardo del
problema. Così, oltre a mettere in pratica i consigli dei rispet-
tivi psicologi, Steven Tyler e i quattro Crüe perseverano nella
dieta rassoda-muscoli, bevendo solo bibite gassate e correndo
a passo tranquillo tra le verdeggianti radure della zona.

Sotto la supervisione tecnica di Mr. Rock nasce la guglia


inarrivabile del fenomeno glam metal, il manifesto supre-

50
Capitolo 5 - Bob Around The Clock

mo dello spirito che pervade un’intera generazione. Un di-


sco astuto, fondato sul giusto bilanciamento tra asprezza e
godibilità, lastricato di hard, intenso, saturo di influenze e
finalmente spoglio del veleno che minava la grandezza dei
suoi predecessori.
Cacofonico prologo a parte, Dr Feelgood inanella una de-
cina di tracce divenute hit e classici da antologia. Ad esaltare
il valore intrinseco dell’album, specie al vaglio dei feticisti,
interviene un selezionato schieramento di amici, confiden-
ti e conoscenti che hanno avuto il privilegio di far visita
al gruppo e, già che c’erano, contribuire amichevolmente
all’incisione dei cori. Al di là del mentore Tyler, individuia-
mo Robin Zander e Rick Nielsen in forza nei Cheap Trick,
nonché Jack Blades dei Night Ranger. Con i fratelli mino-
ri Skid Row al gran completo e l’indigeno Bryan Adams
(incrociato casualmente da Tommy in uno strip club della
città) si completa l’elenco delle comparsate illustri.

51
Capitolo 6
THE DAY AFTER:
I MÖTLEY PARLANO

Sesso, droga e rock’n’roll. Tre argomenti pericolosamente


cari ai Mötley, che agli sgoccioli delle session di Dr Feelgood
si abbandonano a tre monologhi ciascuno, per raccontarci
ciò che passa per le loro teste in quel momento.

VINCE NEIL

Al secolo Vince Neil Wharton. Nato a Hollywood, Cali-


fornia, l’8 Febbraio 1961.
Cantante scapestrato. Sotto quella folta chioma bionda
freme il più consumato degli stereotipi che si possano asso-
ciare ai ribelli del rock.

Sex: “Sharise è una tale rottura di balle che quasi sono


contento di non vederla ogni giorno. Dopo che è diventata
la signora Neil ha mollato il mud-wrestling per sperperare
20.000 dollari al mese. I miei soldi! Il poco tempo insie-
me lo passiamo litigando: è convinta che io la tradisca. E
allora?! Nemmeno io so quante corna mi ritrovo in testa.
L’amore è esclusivo finché dura, il sesso invece non deve
53
F03 - Dr. Feelgood

esserlo per forza. Lo puoi praticare con chiunque ti garbi, è


come un fiammifero multiuso: una vampata che si estingue,
e poi ancora, ancora e ancora. Questa è la mia teoria, ma
mi guardo bene dal riferirgliela con queste parole. Anzi, ci
arriverà da sola. Se sei sposata a un cantante rock’n’roll devi
accettarne anche le conseguenze”.

Drugs: “Ero giunto a un punto in cui il mio corpo era


completamente saturo. Ne aveva a sufficienza di drink be-
vuti anche a stomaco vuoto. Sono una testa calda e non
permetto che qualcosa mi limiti, ma quando mi accorsi che
stavo per vomitare in bocca a mia moglie, poco prima di un
bacio, compresi che così non poteva andare avanti. Lascerò
che il mio fisico si prenda una boccata d’aria. Poi imparerò a
dosare le mie voglie... perché un sabato sera senza bicchieri-
no in mano è come una modella sotto la terza di reggiseno.
Un’occasione sprecata”.

Rock’n’roll: “Adoro ‘Don’t Go Away Mad’, una feel-good-


song che appena la senti t’invoglia subito a cantare e saltare.
E anche ‘Without You’: dal vivo mi permetterà di rilassare
la voce. Grazie all’insistenza del nostro ingegnere del suono
ho scoperto potenzialità che non credevo di avere, anche
per via del mio timbro nasale. Ho capito di essere un can-
tante, non un semplice intrattenitore. Le sbronze avevano

54
Capitolo 6 - The Day After: I Mötley Parlano

rallentato la mia crescita: me ne sono accorto proprio in


questi mesi. Detto questo, nessuno mi leverà dalla men-
te che ‘Dr. Feelgood’, il pezzo, sarà un classico! Quel suo
bomp-bomp-bomp ti conquista e non ti molla più”.

NIKKI SIXX

Al secolo Franklin Carlton Serafino Ferrana jr. Nato a San


Josè, California, l’11 Dicembre 1958.
Bassista e membro fondatore, epicentro creativo, cicero-
ne. Un ex zingaro che non stonerebbe nei romanzi beat di
Kerouac

Sex: “Il gestore del Cathouse mi ha fissato un appunta-


mento al buio con una coniglietta di Playboy, tale Brandi
Brandt, ex di Taime Down dei Faster Pussycat: non sapevo
se e quanto un rocker spompato, emotivamente vulnerabile
come me, avrebbe fatto al caso suo. Dopo che siamo stati
a letto insieme la prima volta ho scoperto che è la figlia di
Brie Howard, ragazza provinata meno di due anni fa per il
ruolo di corista e con la quale mi sono divertito un paio di
notti. Me lo merito. Dopo aver divorato il frutto maturo,
ora centellino il frutto fresco. Sarebbe però fico se la mia
intesa con Brandi si cementasse sul serio. Con lei ho tra-
scorso le due settimane prima della mia partenza e provato

55
F03 - Dr. Feelgood

emozioni che pensavo di non avere più. Mi fanno tornare


innocente come un bambino, sensibile, bisognoso di amare
e di essere amato. Non vedo l’ora di poterla riabbracciare”.

Drugs: “Ho capito di aver riacquistato il controllo di


me stesso dopo che ho rifiutato un passaggio in macchina
dall’attrice Demi Moore. Girava voce che si fosse separata
dal marito, Bruce Willis, e credendo che fosse a caccia di
qualcosa di più selvaggio, rifiutai di farmi accompagnare
fino all’albergo. Era a Vancouver per girare un film, e poco
prima di iniziare le session io, lei e il nostro produttore ab-
biamo cenato insieme. La mancanza di droghe aveva però
svuotato la mia esistenza. La trovavo noiosa. L’ho riempita
con tempeste di parole su carta e ginnastica. Nient’altro. A
parte le lotte coi fantasmi del passato, che ogni tanto torna-
no a bussare sulle tempie”.

Rock’n’roll: “L’assenza di Brandi mi ha depresso. Ep-


pure, non sentendo altri tipi di ‘urgenze’, ho sfruttato il
tempo scrivendo canzoni. Io e i ragazzi ci vedevamo po-
chissimo, il minimo indispensabile per unire le idee e dar-
ci dentro. In merito ai brani, ‘Kickstart My Heart’ vale,
secondo me, tutto l’album. L’ho steso in pochi minuti, ed
è uno di quei pezzi che confermano la mia determinazione
nel ricavare qualcosa di buono da ogni overdose passata.

56
Capitolo 6 - The Day After: I Mötley Parlano

È una canzone quasi sbrigativa, come quelle del periodo


scanzonato di Too Fast For Love: credevo che l’avremmo
esclusa dalla scaletta definitiva, invece s’è ritagliata una sua
autonomia. Dr. Feelgood potrebbe anche centrare il bersa-
glio che tanto desideriamo. Non m’importa dei dischi di
platino e delle classifiche. Voglio un album che mi ren-
da fiero al 100%, anche se non è chiassoso, assordante e
zeppo di errori come quelli che per quasi due decenni ho
ritenuto imbattibili”.

MICK MARS

Al secolo Robert Alan Deal. Nato a Terre Haute, Indiana,


il 4 Maggio 1951.
Chitarrista, silenzioso “ecce homo” detenuto in un corpo
beffato da sfortuna ereditaria. Il leprecauno del gruppo.

Sex: “Il sollievo me lo procura Emi. Qui a Vancouver ho


goduto di un doppio privilegio: eravamo vicini e in più
condividevamo la stessa camera. La sera era sacra, niente
e nessuno avrebbe potuto impedirci di stare insieme a farci
coccole ed effusioni. È un sollievo, un antidepressivo natu-
rale che riesce a farmi scordare la debolezza dei miei com-
pagni. Adesso sembra che la nostra relazione non sia più un
ostacolo alla loro ‘morale’; forse se ne sono fatti una ragione,

57
F03 - Dr. Feelgood

o forse l’essere spremuti a giorni alterni da Bob e dagli striz-


zacervelli li ha pian piano addomesticati. Non fanno più
scherzi di cattivo gusto. A qualcosa, almeno, tutte quelle
stupide sedute sono servite”.

Drugs: “Si può smettere solo se si vuole. Ero pronto,


non avevo bisogno di cure intensive. Mi bastava formare
un anello con le dita, come se tenessi in mano un bicchie-
re. Gridavo ‘Boom!’ e sbattevo le dita contro le labbra,
inchinando indietro il capo, come fa chi tracanna uno
shot di tequila in un solo fiato. Alla fine tutto si riduce a
una semplice questione di testa. Inzialmente facevo que-
sta cosa ogni ora e in qualsiasi posto – negli States avrò
sicuramente spaventato un sacco di gente – poi durante
le session di Dr. Feelgood lo stimolo a dare spettacolo s’è
ridotto fino a scomparire. E comunque era anche molto
meno costoso dell’accanimento terapeutico al quale erano
sottoposti gli altri tre piagnoni”.

Rock’n’roll: “Ancor prima di festeggiare i miei vent’anni,


avevo arraffato tutti i segreti della chitarra. Ci davo dentro
seriamente, cosa che ho mollato negli anni passati a deva-
starmi il fisico. Non ho mai voluto intestardirmi sulla velo-
cità o sulla tecnica, il mio obiettivo è stato sempre uno: tirar
fuori assoli melodici. Se in passato funzionavano, anche se

58
Capitolo 6 - The Day After: I Mötley Parlano

suonati da schifo, in questo album sento che, in più, sono


davvero eseguiti bene. I nuovi pezzi hanno un sapore più
blues, retaggio del mio periodo pre-Mötley, quando ascol-
tavo Paul Butterfield, Leslie West dei Mountain, Michael
Bloomfield e i Ten Years After. La forma ritrovata di Nikki
mi ha dato la sicurezza che andavo cercando. Ora non pro-
vo alcun imbarazzo nell’ammettere che l’inizio di ‘Slice Of
Your Pie’ mi è stato ispirato da ‘I Want You’, misconosciuto
pezzo di quei Beatles, ai quali devo il mio mestiere. E sono
orgoglioso anche dei riff che sono farina del mio sacco. In
‘Dr. Feelgood’ mi sono anche cimentato al microfono per
dare un carattere grottesco alla voce demoniaca che arriva,
guarda caso, proprio in coda all’assolo”.

TOMMY LEE

Al secolo Thomas Lee Bass. Nato ad Atene, Grecia, il 3


Ottobre 1962.
Batterista con sprezzo del pericolo, naturalizzato america-
no. Eccessivo ed acrobatico, più che la l’abilità ritmica, gli
invidiamo la tecnica amatoria.

Sex: “Certe donne ti portano dritto alla pazzia, altre san-


no salvarti dal patibolo che ti stavi stupidamente costruen-
do da solo. Alcune si dedicano alla prima attività, altre alla

59
F03 - Dr. Feelgood

seconda. La donna vera, per quanto rara, ti rende insicuro


e convinto allo stesso tempo, regredisci sino alla timidezza
della post-pubescenza. Ti fa sospirare ogni microsecondo
che passi con lei, come se fosse il dono più meraviglioso che
esista. Prima non capisci, poi ti rendi conto della tua for-
tuna, e non ti resta che camminare a un metro da terra. La
mia donna per me non ha difetti. Heather ha trasformato
un marpione innamorato della figa in un uomo che non
può vivere in assenza del cuore che la anima. Heather è la
mia Afrodite, l’anima gemella che temevo di non incontrare
mai. E che da due anni e mezzo condivide con me gioie e
sconfitte”.

Drugs: “I luminari sostengono che la dipendenza da eroi-


na si manifesta più in fretta rispetto ad altre sostanze per via
del suo alto tasso di letalità: sono sufficienti dosi molto più
basse rispetto alla norma, per ucciderti. Non discuto. Però
devo dire che io mi facevo saltuariamente e riuscivo a vivere
benissimo senza. Quando non ci facevamo, Nikki rimpiaz-
zava l’eroina con la nicotina, io con l’alcol – che è più gesti-
bile, perché si espelle vomitando. Il fatto è che sentire i miei
organi interni messi a soqquadro, mi piaceva. Anche l’erba
che mi fumavo non mi ha mai dato seccature. Alleggeriva la
testa e faceva partire la fame chimica”.

60
Capitolo 6 - The Day After: I Mötley Parlano

Rock’n’roll: “Da batterista, conosco le figure ritmiche,


ma non so nulla di melodie. Pertanto non mi vergogno a
dichiarare che il mio apporto si limita a fare da spalla di
Nikki. Sempre da batterista, ritengo sia mio dovere e piace-
re dedicarmi all’aspetto scenico dei futuri live-show. Nelle
date di Girls, Girls, Girls abbiamo scritto pagine inedite nel-
la storia dell’intrattenimento rockettaro. Chi altri ha mai
osato suonare dentro una batteria formato astronave, men-
tre si solleva a mezz’aria, ruota su se stessa e sfida le leggi del-
la gravità? Sono l’unico esemplare al mondo di ‘batterista-
kamasutra’: suono in tutte le posizioni. E ho in mente altre
sorprese, per il tour in arrivo”.

61
Capitolo 7
WORKIN’ HARD, PLAYIN’ HARD

“Anche se in realtà di ‘dottori’ strani ne conosciamo


ben più d’uno, lo intitoleremo Dr. Feelgood.
Riferito ad uno solo: il boss!
Croce e delizia del nostro essere Mötley Crüe fino in fondo”.
Nikki Sixx

Le session con Bob Rock originano la bellezza di circa


24 brani, da cui selezionare la scaletta dell’album. Vengono
sottoposte a una sostanziale ristrutturazione le rudimentali
versioni demo di “Kickstart My Heart”, della title-track e
di “Without You”, mentre alcune tracce come “Too Hot
To Handle”, “Brotherhood”, “Rodeo”, “Get It For Free”
e “Pulling My Chain” non hanno trovato posto nel disco.
Medesimo destino per una mezza dozzina di altri brani,
grossomodo incompleti e tuttora privi di titolo.
“Slice Of The Night” è l’unica canzone ad aver subito una
trasformazione nella denominazione, diventando “Slice Of
Your Pie”, con tanto di performance di Vince all’armoni-
ca e azzeccate cadenze funky a infittire la tavolozza ritmica
dell’album. Un pezzo che nasconde una particolarità, udi-
63
F03 - Dr. Feelgood

bile soltanto da chi possiede timpani da mastino. Stando


alle parole testuali di Vince, “ascoltando bene le parti stru-
mentali, in sottofondo si possono sentire i gemiti di qual-
cuno che sta scopando”. Rivelato il peccato, non si svela il
peccatore; tuttavia è indicativo sapere che “a Vancouver la
prostituzione è legale”.
A “Sticky Sweet”, col suo irresistibile impianto rock’n’roll,
spetta invece la qualifica di ultimo brano composto in or-
dine cronologico tra quelli che hanno ottenuto una collo-
cazione sul disco. Per la stesura del testo sono stati impiega-
ti non più di cinque minuti – in contrasto con l’approccio
più intenso alle liriche millantato da Sixx – paradossalmen-
te molto più tempo è stato impiegato per campionare il
suono della zip e dell’indecente sghignazzata che introduce
le danze.
Tommy Lee: “Vorrei tanto poter dire che la zip è dei miei
pantaloni e la risata dell’unica corista libera che, colta alla
sprovvista, s’è trovata davanti il mio glande ricoperto di
panna montata, ma in realtà non è altro che un campiona-
mento tratto da un film porno amatoriale”.
Bob Rock, il produttore, in un’occasione ha abbandonato
i cursori del mixer per imbracciare il basso di Nikki, dato
che questi era impegnato alle tastiere. Il risultato dell’esperi-
mento è ascoltabile in “Time For Change”. Il connubio tra
potenza, sprint e ruffianeria è ora realtà.

64
Capitolo 7 - Workin’ Hard, Playin’ Hard

Paradossalmente, proprio il pezzo che intitola il disco


svela il lato più involuto e selvaggio del gruppo: “Dr. Feel-
good”, autentico inno ricamato sopra una solida cavalcata
della sei corde, trascina con la sua andatura intimidatoria e
si stampa immediatamente sulla corteccia cerebrale.
Sfodera una dinamica che provoca assuefazione la sexy
“Rattlesnake Shake”: impreziosita da fiati, e piano honky-
tonk – ossia il nuovo vademecum dei Mötley Crüe che non
si accontentano del solito hard rock massimalista – aggiorna
la lezione dei Led Zeppelin.
Di “Kickstart My Heart” sono sufficienti la tonante me-
lodia, inequivocabilmente anni Ottanta, il riff scanzonato e
i cori da intonare a squarciagola. Nel caso non vi bastassero,
c’è il messaggio, che parla di issare in cima alla scala dei
valori il divertimento.
L’altrettanto tosta “She Goes Down” è la quintessenza del
glamour sbarazzino trafugato ai cadetti Poison. E sua ge-
mella eterozigote è “Same Ol’ Situation”, a prova di saltelli
con le terzine poste tra le strofe e contagiosa nel refrain da
arena.
E se “Don’t Go Away Mad” – studiata di sicuro ossessi-
vamente dai Guns N’ Roses – è una carezza che culla nel
suo clangore elettroacustico e rifocilla per il sapore legge-
ro del ritornello, tocca all’obbligatoria power ballad “Time
For Change” rincuorare fino alla commozione, magari sotto

65
F03 - Dr. Feelgood

alla fiammella tenue di un accendino acceso nella notte. Ma


ancora meglio riesce a fare “Without You”: un arpeggio sof-
fice, manciate d’incanto, la semplicità sublimata a poesia.
Durante l’ascolto l’urgenza a munirsi di fazzoletti è dimo-
strata – sia per gli uomini, che per le fanciulle.

In linea generale, l’orecchiabilità dell’album lo rende


un prodotto molto stimolante per i propositi lucrativi
della Elektra, che si dice convinta di avere tra le mani
un prodotto in grado di piacere ai palati rock quanto a
quelli metal. Tutto vero, anzi verissimo. Tuttavia, nessu-
na strategia viene orchestrata. Niente di niente. In gioco
vengono messi solo un set di canzoni, una data di pub-
blicazione e la spietata concorrenza del business... sarà
quel che sarà. Che nell’economia di Dr. Feelgood non
equivale a competere con lo smisurato potenziale di fuo-
co delle ultime fatiche firmate Madonna, Queen, Cure o
Depeche Mode – artisti che vendono dischi come fossero
patatine, a ogni uscita; né con Tears For Fears, George
Michael, Beastie Boys o Tina Turner, e tantomeno con
i calienti balli latini della “Lambada”. Questo perché i
potenziali acquirenti dei Mötley Crüe condividono una
passione quasi esclusiva per i frutti del rock (duro) a stel-
le e strisce, purché conservino intatto un sound infettivo
e pungente.

66
Capitolo 7 - Workin’ Hard, Playin’ Hard

Nell’ottica della label, significa che band e disco devono


buttarsi in pista senza timori reverenziali al cospetto di Ali-
ce Cooper (giovanilista oltremisura nel suo Trash), davanti
agli amici Aerosmith di Pump e ai Whitesnake – che con
Slip Of The Tongue mirano al bis, dopo il colpaccio messo a
segno dal funambolico 1987. Formazioni quasi intoccabili,
quindi, al pari dei Kiss, che però sono sul mercato con Hot
In The Shade, un surrogato troppo fiacco per impensierire.
E poi ci sono i gruppi stilisticamente allineati, come gli
amici Ratt, che con Reach For The Sky hanno fatto il passo
più lungo della gamba. Sostano su un gradino intermedio i
minacciosi W.A.S.P. di The Headless Children, detonante ex-
ploit di metallo saturato di ruggine sleaze, accompagnati da-
gli affini L.A.Guns e White Lion – in pista rispettivamente
con Cocked And Loaded e Big Game – entrambi a braccetto
con gli “adulti” Great White, formidabili in Twice Shy. È
un’incognita la formazione dalla fisionomia androgina dei
Poison, i soli che per tipologia di fan, spiccato libertinismo
e amalgama musicale-testuale possono rivaleggiare con i
Mötley fino all’ultimo respiro.
Lungi dal suscitare preoccupazioni è il drappello di matri-
cole alla riscossa, sebbene i Mr.Big del navigato Billy Shee-
han, la quintessenza mainstream dei Warrant e soprattutto
le doti glam-street dei sorprendenti Skid Row potrebbero
scalare le charts con poca fatica.

67
F03 - Dr. Feelgood

L’organigramma musicale che per sommi tratti può rite-


nersi consanguineo dell’universo stilistico dei Mötley Crüe,
e quindi danneggiarne la corsa al top, comprende anche il
thrash secco dei Metallica, il pop metal rurale dei Bon Jovi,
quello pomposo degli Europe e gli imborghesiti Van Halen.
Distanziati, pochi metri più indietro, nicchiano i simme-
trici Guns N’ Roses, seguiti dall’hard tecnologico dei Def
Leppard.

68
Capitolo 8
LET THE TALKING DO THE MUSIC:
I TESTI

Dr Feelgood, il titolo che battezzerà nell’immediato futuro


l’album più autorevole dei Mötley Crüe, evoca innanzitut-
to la figura dello spacciatore di droga – “Doctor Feelgood”
è infatti il termine gergale che lo designa. Una scelta em-
blematica, sicuramente, ora che il peggio sembra alle spalle
per i quattro rocker che tanto ci hanno flirtato e più volte
l’hanno sfiorato.
La decisione di utilizzare questa denominazione, a livello
più profondo, rappresenta lo specchio dell’emancipazione
umana e artistica del gruppo. Se in precedenza il Doctor Fe-
elgood era una presenza costante ma oscura, nella vita della
band, ora che gli eccessi sono stati allontanati e sconfitti è
il momento di sbatterlo in prima pagina. O meglio, sulla
copertina di un disco. Anzi, sarebbe intollerabile trascurarlo
e glissare su di lui, visto che siamo in presenza di una col-
lezione di brani che, beffardamente, descrivono invece con
dovizia di particolari gli effetti causati dalle sostanze da lui
dispensate.
Ma vediamo nel dettaglio di cosa si occupano i testi di
ogni singola canzone, per capire meglio l’universo del Dot-
69
F03 - Dr. Feelgood

tore e quali meraviglie letali sia in grado di prescrivere a un


famelico rocker.

T.N T. (TERROR ‘N TINSELTOWN)


Il prologo dell’album è incentrato sul prematuro deces-
so di un diciassettenne anonimo, vittima di un’overdose e
del mancato funzionamento del rianimatore cardio-polmo-
nare. La chitarra si snoda lungo un soffocante singhiozzo
d’apertura, a evocare gli spasmi del malcapitato, mentre lo
scenario urbano – tra sirene d’ambulanza e brusche frena-
te sull’asfalto – è cornice per le scoraggianti comunicazioni
che infermieri e poliziotti diramano via radio. Agghiaccian-
te. Come del resto lo è la quotidianità dei teenager america-
ni. Fiction nuda e cruda, pesantemente indicativa del tema
spinoso trattato nella title-track...

DR. FEELGOOD
...che fa della sua natura controversa una pietra miliare nel
curriculum del quartetto. L’incipit in vago sentore di thrash,
unito alle martellanti ritmiche squadrate, è riconoscibile nel
giro di pochi secondi. Nello slang anglofono il “Dr. Feelgo-
od” è da sempre il pusher dispensatore di paradisi narcotici
e proibiti, che per il gruppo assume l’identità di Jimmy. Un
benefattore per alcuni, un malvivente per molti. Ha la città in
pugno, è fornitore abituale di droghe per attori, manager, ar-

70
Capitolo 8 - Let The Talking Do The Music: I Testi

tisti e potenti di vario rango; vanta favorevoli agganci sia con


le gang messicane, sia con le corrotte forze dell’ordine. Don-
ne facili ai suoi piedi, tonnellate di amici compiacenti, auto
di grossa cilindrata ed esistenza votata al glamour più srego-
lato non impediranno al suo destino inglorioso di compiersi.
Nel relativo videoclip, Jimmy va incontro al sonno eterno per
avvelenamento da piombo all’interno della lussuosa magio-
ne da lui acquistata con i proventi del narcotraffico. Critica
e fan premiano l’onestà intellettuale di un Nikki Sixx il cui
desiderio principale, nemmeno troppo inconscio, è suggerire
una punizione ineluttabile per gli spacciatori che, al pari di
Jimmy, speculano cinicamente sulla dipendenza altrui.

SLICE OF YOUR PIE


Fremiti e istinti proibiti continuano a contrassegnare il pe-
coreccio catalogo dei Mötley Crüe. E “Slice Of Your Pie”, a
somme tirate, è uno di quei pezzi in cui le allusioni sessuali a
sfondo dolciario si sprecano. Trasuda ormoni impazziti Vin-
ce Neil, che con la sua voce da bohemienne della Downtown
considera la sconcia ipotesi di una fornicazione ai limiti della
legalità. Lui è un trentenne, biondo e così sciupafemmine
da stazionare nei parcheggi delle scuole superiori in cerca di
prede; lei, maggiorenne da una manciata di mesi, con gambe
tatuate, è un vero magnete della libido maschile. Giocoforza,
con gentilezza da Dongiovanni, implora un’altra “fetta della

71
F03 - Dr. Feelgood

sua torta”, pronta per essere tagliata da un torrone mandor-


lato… Non è ancora stato chiarito se la lolita in questione la-
vorasse in un fast-food il giorno e in uno strip-club la notte,
ma di sicuro le roventi fiamme del peccato stanate in Girls,
Girls, Girls divampano come non mai.

RATTLESNAKE SHAKE
Non occorre certo un team di esperti in semiotica per pene-
trare il significato di “Rattlesnake Shake”, che già dal titolo è
un’esortazione a “scuotere il serpente a sonagli”, ossia l’arnese
che gonfia boxer e slip della popolazione maschile mondiale.
Un serpente che brama un meticoloso lavoretto – di mano o
bocca, a scelta – a opera di una compiacente donzella.
La band evoca un immaginario frutto di una deriva senza
controllo dei cardini concettuali di Hustler e Playboy, una
valle dell’Eden popolata da donne dal fascino letale, capa-
ci di condurre l’eccitazione maschile a livelli immaginabili
con un unico provocante sculettamento o un semplice pas-
saggio di lingua sulle labbra rossettate. Femmine talmente
seducenti da sembrare irreali, al punto che rischiare di rom-
perle con eccessiva virilità sarebbe un atto criminale. E in
“Rattlesnake Shake”, difatti, alla fellatio di base si aggiunge
un esauriente catalogo di esplorazioni manuali da parte ma-
schile, ma senza giungere alla consumazione del rapporto
completo. Gloria al petting!

72
Capitolo 8 - Let The Talking Do The Music: I Testi

KICKSTART MY HEART
Letteralmente “metti in moto il mio cuore”, “Kickstart
My Heart” è uno squarcio autobiografico della vicenda-
simbolo vissuta da Nikki Sixx. Avambraccio immobile, si-
ringa, dose. E poi il limbo: morte clinica per oltre 150 se-
condi. L’antidoto ha la forma dell’adrenalina, che iniettata
direttamente nel muscolo cardiaco lo riporta tra i vivi. E chi
s’è visto, s’è visto.
Con il sorriso stampato sul volto, tipico di chi s’è preso
gioco della morte, il bassista ha steso testo e musiche nel
giro di pochi minuti, e pur racchiudendo un tema il cui
epilogo avrebbe potuto rivelarsi letale, nella dinamica scan-
zonata del pezzo scalpita la bolgia di un gran party in costu-
me organizzato appositamente per aver procrastinato a data
da stabilirsi l’appuntamento con il Creatore. “Impara dai
tuoi errori, ma gioisci appena scampi il pericolo”, sembra il
sottotesto di questa parabola.

WITHOUT YOU
Tommy Lee sarà anche un grande entertainer, valido bat-
terista e decente pianista, però non avrebbe saputo verba-
lizzare i sentimenti che agitavano la sua anima per la bella
Heather Locklear.
Se la burrascosa liaison con la tettuta Pamela Anderson
passerà alla leggenda per le performance sessuali divenute
di pubblico dominio via Web, è il vincolo coniugale che
73
F03 - Dr. Feelgood

univa Tommy alla diva di Melrose Place a far fremere i so-


gnatori dal cuore di panna. Il solito Nikki Sixx li vedeva
costantemente avvinghiati l’uno all’altra, affiatati e in vena
di tenerezze, sicché ha pensato di dedicar loro la splendida
“Without You”.
Soffice come un cristallo di brina mattutina, questa acce-
cante romanticheria d’altri tempi deve il suo impatto alla
forza catartica che l’ha originata; un ingrediente talmente
raro che il pur bravo Jon Bon Jovi (partner artistico di Ri-
chie Sambora, futuro sposo e futuro ex marito della Lockle-
ar) non ha mai saputo replicare in decine di inutili e stuc-
chevoli canzonette alla melassa.

SAME OL’ SITUATION


Gli acronimi spesso nascondono tranelli. Fino all’ago-
sto del 1989 S.O.S. è stato il messaggio universale lan-
ciato da chi chiede aiuto; subito dopo l’uscita di Dr. Fe-
elgood è diventato anche l’abbreviazione di “Same Ol’
Situation”. E non è nemmeno da escludere che le due
interpretazioni abbiano un punto di convergenza, visto
e considerato che il pezzo verte sul peggiore incubo di
ogni uomo: essere mollato da una donna per un’altra
donna.
Sfortunatamente per il protagonista, però, la ragazza fi-
lippina che si inserisce come terzo incomodo non mostra

74
Capitolo 8 - Let The Talking Do The Music: I Testi

segnali di bisessualità latente: ménage à trois sfumato e fiori


d’arancio in doppio abito femminile all’orizzonte.

STICKY SWEET
Non è necessario vantare esperienze da puttaniere o pa-
rentele con Ron Jeremy per capire a cosa si riferisce que-
sto “dolce appiccicoso” del titolo. L’oggetto del discorso
non corrisponde alla zona pelvica dell’altra metà del cie-
lo, ma quella maschile, nella sua fiera, inesauribile, con-
turbante pienezza. La zip aperta di scatto a inizio brano
evoca l’appagamento dei pruriti di una pepata giovincella
da iniziare alla ginnastica da materasso. Dieci secondi di
rumba – una sveltina – sono più che sufficienti per ter-
minare la pratica d’iniziazione e beccarsi un buffetto sulle
chiappe, simbolo dell’apprezzamento ricevuto dalla fan-
ciulla. Adatto anche per una filastrocca, l’azzeccato riff di
Mick Mars sottolinea il lato più festaiolo e disimpegnato
della sessualità.

SHE GOES DOWN


Che sia in compagnia di una groupie in un angolo im-
provvisato del backstage, nei cessi paludosi di un locale mal-
famato o sul sedile posteriore di una gettonatissima Che-
vrolet vecchio modello, non è mai facile rifiutare le gioie
di una sana trombata. Ancor meno se si è ricchi, famosi,

75
F03 - Dr. Feelgood

dediti al vizio del rock’n’roll e con la corona di mascalzone


adagiata sul capo.
“She Goes Down”, letteralmente, si basa sul più classico
dei doppi sensi. Da una parte c’è la pupa disposta a inginoc-
chiarsi o chinarsi a novanta gradi pur di appagare l’intem-
peranza ormonale della rockstar preferita; dall’altra emerge
la realtà di coloro che con la rockstar coltivano un rapporto
strano, basato su questo principio: “la prossima volta che
suonerò nella tua città, torna a trovarmi e ci divertiamo an-
cora, okay?”.
Quasi un inno alla ciclicità di alcuni incontri – program-
mati o improvvisati, non importa – “She Goes Down” è
una marchetta che esalta la sorpresa iniziale che è il sale dei
rapporti occasionali.

DON’T GO AWAY MAD (JUST GO AWAY)


Quando lo scambio di fluidi viene canalizzato verso una
sola persona ed è il momento di misurarsi con la lunga git-
tata dei sentimenti, entra in gioco “Don’t Go Away Mad”,
brano che a causa di un testo impregnato di rarefatta leg-
gerezza rimane uno dei più sottovalutati del catalogo dei
Crüe.
Vince Neil è convincente nel dar voce al velato rimorso
per una storia d’amore troncata. Si tratta del sequel di “Too
Young To Fall In Love”, contenuta in Shout At The Devil, e

76
Capitolo 8 - Let The Talking Do The Music: I Testi

la storia è questa: due adolescenti s’incontrano, si piacciono


e si legano con un affetto serio, anche se troppo giovani per
valutarne le conseguenze. Però il tempo trascorre inesorabi-
le e fa benissimo il suo mestiere di grande logoratore. Così
tutto finisce: il ragazzo - che nel frattempo ha abbandonato
le sue frequentazioni pericolose e viene anche un po’ sfot-
tuto dagli ex amici - fotografa il momento in cui la sua ex
amata se ne va di casa. E la prende con grande filosofia: sa
che le decisioni prese quando entrambi erano troppo in-
genui non potevano che portare a un simile epilogo. Ed è
per questo che invita l’ormai ex compagna a non andarsene
rabbiosa, ma ad andarsene e basta, a sottolineare che è inu-
tile farsi accecare dall’ira quando il finale era già scritto, fin
dal principio.

TIME FOR CHANGE


Tutto muore, nulla è per sempre. Nikki Sixx si congeda
con una lucida – prima cinica, poi rassegnata – riflessione
sugli eventi che hanno mutato i connotati della società nel
1989. Anche se la caduta del muro di Berlino, con la sim-
bolica fine della Guerra Fredda, era prossima a compiersi,
il bassista non cita né sottintende alcun episodio specifico,
preservandosi così il vantaggio di assiepare in un solo te-
sto ben tre differenti chiavi di lettura. Il profetico “tempo
di cambiare”, oltre a introdurre aneliti di speranza per il

77
F03 - Dr. Feelgood

nuovo decennio in arrivo, riflette lo stato mentale di chi ha


viaggiato parecchio e saputo confrontare le proprie abitu-
dini da americano con le culture di mezzo mondo. Presso-
ché interiore, dalla corposa matrice psicologica, è infine il
cambiamento vissuto in prima persona, tanto che in “Time
For Change”, sotto un velo di finta superficialità, Sixx dà
addio al dramma della tossicodipendenza appena superato
– anche se in procinto di ripresentarsi (ma questa è un’altra
storia).
La placida intensità di questa ballata si accompagna al
tono solenne dei cori, che la bravura dei backing vocalist
tinge di sfumature quasi gospel.

78
Capitolo 9
EVERY PICTURE TELLS A STORY

“Nikki vuole riferimenti al massiccio consumo di droga e


al male che ti scorre nelle vene, fino a raggiungere stomaco
e cervello. Pretende un richiamo alla purificazione interiore
grazie ad agenti esterni e, in più, uno sfondo mistico che dia
l’idea degli opposti che s’incontrano”
Kevin Brady

Primo elemento ad apparire davanti agli occhi, ma quasi


mai esaminato con cura dai fan, la grafica di un album è
sovente il tassello finale a essere studiato e realizzato nella
gestazione di un album. Così è anche per Dr. Feelgood.
Inizialmente la copertina del disco viene immaginata con
un’illustrazione che raffigura Allister Fiend (insignificante
mascotte del gruppo, caricatura fumettosa del rockettaro
prepotente e maleducato) in veste di medico invasato, ma
ben presto il gruppo boccia l’idea – riciclata comunque come
soggetto di una serie di T-shirt ufficiali dell’affollato catalogo
di merchandising targato Mötley Crüe. Perché i nostri quat-
tro rocker, al solito capeggiati dall’indomabile Sixx, per il loro
nuovo lavoro pretendono ben altro e non si accontentano.
79
F03 - Dr. Feelgood

Si sono lasciati la piaga della tossicomania alle spalle,


ma proprio per questo arrancano sull’aspro sentiero del
turbamento latente, tipico di chi ha appena voltato pagi-
na e non sa quali insidie potrebbero manifestarsi percor-
rendo la nuova strada. Pur non avendo nulla di concreto
in mente, sono alla ricerca di un simbolo che incarni la
contraddizione tra malattia e salute, buio e luce, illusio-
ne chimica e concretezza fisica. In sintesi, il “prima” e il
“dopo”, vissuti direttamente sopra e sotto l’epidermide
della band, allacciati tra loro.
Si rivela preziosa, in questo frangente, l’amicizia tra
Nikki e Kevin Brady, proprietario del Sunset Strip Tattoo
di Hollywood, uno tra i primi tatuatori ad aver scaraboc-
chiato l’oggi coloratissimo braccio sinistro del bassista.
Nikki Sixx:“Lui era abituato alle richieste strane, in più
col suo lavoro non poteva non conoscere un elemento
figurativo adatto al nostro caso!”.
Il simbolo tanto agognato possiede nome e sagoma ben
noti. Si tratta del Caduceo, stemma araldico le cui radici
affondano nella fertilissima mitologia greca. Inglobato
nella Stella della vita (la croce azzurra con sei braccia) è
l’universale marchio appiccicato sulla carrozzeria di tutti
i veicoli civili di soccorso medico – esattamente come
l’ambulanza che è stata scenografia per la resurrezione
di Sixx.

80
Capitolo 9 - Every Picture Tells A Story

La configurazione classica del Caduceo si compone del


bastone di Asclepio – il dio della salute nel Pantheon el-
lenico – a volte provvisto di ali collocate sulla sua sommi-
tà superiore, attorno al quale è attorcigliato un serpente.
L’unione tra quest’ultimo, sinonimo di rinascita e fertilità,
e il bastone/scettro originariamente impugnato dal dio
Mercurio per dirimere le liti, è stato scelto per simboleg-
giare l’opera dei dottori, con l’avvento della medicina mo-
derna.
La genialità di Brady è tutta rinchiusa nella personaliz-
zazione dello stemma, opportunamente stravolto nei det-
tagli al fine di trascenderne e potenziarne l’impatto. Ne
scaturisce un emblema dai tratti decisamente evocativi
della “liturgia” rock e metal: al posto delle ali angeliche
ne spunta un paio di diaboliche, una minacciosa vipera
verdastra usurpa l’inquilino precedente e, soprattutto, una
robusta spada appare in sostituzione dell’innocuo bastone,
di rimando al lessico in uso tra i tossicodipendenti per
indicare la siringa con cui bucarsi.
Menzione obbligatoria per il teschio in miniatura e dai
folti capelli grigi che sormonta l’elsa dell’arma: “In ricor-
do” confida Nikki “di come sarei diventato pochi anni
dopo la mia morte, se non mi avessero salvato per tempo.
Brutto, incartapecorito e con le fiamme dell’inferno nelle
orbite”.

81
F03 - Dr. Feelgood

Definito il soggetto fondamentale dell’artwork, interviene


Don Brautigam, il bravo illustratore che aggiunge il toc-
co finale: l’azzeccato sfondo color malva, in cui le piastrelle
scheggiate evocano tanto il raduno di sbandati e reietti nei
cessi dei bassifondi californiani, quanto il ritrovo degli stessi
nei centri ambulatoriali in cerca di assistenza. O di un cer-
tificato di morte.

I Mötley Crüe non hanno mai adottato un logo fisso,


tant’è che Kevin Brady si accolla anche l’ideazione di quello
nuovo, meno spigoloso rispetto a quelli dei primi lavori e
più sulla falsariga di Girl Girls Girls – sebbene scatole crani-
che e tibie liquefatte adagiate ai margini del monicker non
lancino segnali rassicuranti.

William Hames provvede, infine, al corredo fotografico


interno, con l’intera combriccola bloccata in camicie di for-
za e immortalata tra le pareti imbottite di un manicomio:
acida rilettura del vago spettro della schizofrenia che ha ri-
schiato di indebolirne il cammino nel periodo antecedente
la trasferta canadese.

E poi qualcuno ha il coraggio di affermare che le coperti-


ne siano vuote di significati…

82
Capitolo 10
BABYLON OVER RUSSIA

Doc McGhee, come già accennato, impersona quel rigore


ed equilibrio che i Mötley Crüe hanno smarrito per un inte-
ro decennio. È il quinto membro della band, il custode che
placa le tormente innescate dalla condotta esuberante dei
suoi pupilli, il burattinaio che tira i fili delle loro esistenze
artistiche e garantisce loro un cospicuo conto in banca.
Al servizio degli incontrollabili Nikki e Tommy, Doc s’è
dovuto adattare a passare notti in gattabuia, inginocchiarsi
e supplicare perdono presso i tipi meno raccomandabili che
possano venire in mente, cavarli dagli impicci alla presenza
di sbirri invidiosi o condotti allo sfinimento dai loro atteg-
giamenti spavaldi, spesso insensati. A volte, quando la quo-
ta di tolleranza del sano Doc era giunta agli sgoccioli, si è
giunti anche alle mani. Senza drammi: un paio di ganci ben
assestati, e buonanotte ai rocker. Un rapporto basato sul
reciproco rispetto, non idilliaco, ma nella assoluta norma se
si è nel libro paga di una delle più grosse band del globo. E
i ragazzi sanno che in sua assenza non avrebbero mai saputo
affrontare le dinamiche gestionali che comportano l’essere
famosi e idolatrati.
83
F03 - Dr. Feelgood

A meno di un mese dall’effettiva pubblicazione di Dr.


Feelgood, il gruppo combatte per non interrompere la pro-
pria astinenza. E il buon Doc, manager dalle infinite risorse,
decide che è giunta l’ora di testare la forza di volontà dei
suoi protetti: li invita a partecipare a un festival, una coppia
di date in terra euro-asiatica che sarà rodaggio per l’immi-
nente tour.
Oltre ai Crüe è stata chiamata una pletora di nomi a dir
poco interessanti: i decani Scorpions e Ozzy Osbourne, i
blues-rockers Cinderella, i novelli Skid Row, gli acclama-
tissimi Bon Jovi – ed è anche prevista una comparsata alla
batteria del figlio d’arte Jason Bonham.

Il mega-raduno denominato Moscow Music Peace Festi-


val deve tenersi al Lenin Stadium, nella capitale dell’URSS,
il 12 e 13 Agosto 1989. In principio la pensata appare abba-
stanza bizzarra, tuttavia McGhee, da esperto manovratore
dell’entertainment, è conscio che la kermesse potrà essere un
tassello nella svolta della movimentata situazione politica e
sociale dell’Unione Sovietica, territorio assolutamente ver-
gine in quanto a cerimoniali rock.
Con il comunismo prossimo al collasso, la due giorni
moscovita potrebbe contribuire a smantellare la cortina
culturale eretta tra Occidente e Oriente. Ma non solo. Le
ragioni che danno vita all’evento celano infatti motivazioni

84
Capitolo 10 - Babylon Over Russia

legate a reati compiuti all’alba del decennio dell’edonismo.


Nel 1982, a pochi mesi dal primo incontro informale con i
luogotenenti del rock’n’roll, a McGhee vennero appioppate
una multa e una condanna a cinque anni di galera con la
condizionale, per aver partecipato al contrabbando di un
grosso quantitativo di hashish dalla Colombia al North
Carolina. Come se non bastasse, fu anche accusato di aver
facilitato, l’anno precedente, l’introduzione di ben cinque
tonnellate di cocaina e marijuana negli Stati Uniti. La Dea
Bendata, però, gli è corsa in aiuto.
Secondo la legislazione a stelle e strisce, McGhee avrebbe
dovuto essere ospite di un penitenziario dello stato in cui è
stato consumato il crimine. Ma, all’epoca del misfatto, le
prigioni del North Carolina mostravano preoccupanti segni
di sovraffollamento e, considerando che ogni singola incar-
cerazione pesava sulle spalle dei contribuenti per la bellezza
di 20.000 dollari annui, i magistrati spesso appoggiavano le
pene alternative escogitate dai consulenti federali. Le sen-
tenze di gran lunga più apprezzate proponevano un misto
di indulgenza e attenzione al sociale.
“Nella pratica” ammette un ancora esterrefatto McGhee
“grazie a questa botta di culo non dovetti far altro che di-
chiararmi colpevole, come del resto ero, e rimettermi alla
clemenza della Corte. Affrontai un giudice severo e un Pub-
blico Ministero ancor più rigido. Allora il mio lavoro di

85
F03 - Dr. Feelgood

manager era agli inizi, eppure sapevano che avrei potuto


godere di grande visibilità, così un luminare s’inventò una
proposta immediatamente accolta: avrei dovuto fondare
un’associazione contro l’uso di stupefacenti che raccogliesse
denaro da destinare ai programmi di disintossicazione”.

In poche parole, con il Moscow Music Peace Festival,


McGhee utilizza l’espediente professionale per incenerire i
suoi vecchi scheletri nell’armadio e trasformare una vicenda
scabrosa in un avvenimento di pubblico dominio, capace
di imbottirgli il portafoglio di verdoni e coinvolgere i mass-
media dei cinque continenti. A nome dell’associazione di
cui si è detto, la Make A Difference Foundation, progetta e
mette in moto il festival che – negli intenti ufficiali – deve
promuovere la pace e mettere in guardia i giovani sull’uso e
abuso di sostanze illegali.

Poche ore dopo l’atterraggio all’aeroporto moscovita a


bordo del jet privato del grassoccio manager, i Mötley Crüe
iniziano a comprendere che le sue frasi erano semplici zuc-
cherini per convincerli ad aderire all’iniziativa. La disparità
di trattamento riservata alle singole band – ordine d’esibi-
zione, durata del set, utilizzo di effetti pirotecnici non con-
cesso – crea un’incredibile tensione nel backstage, alimenta-
ta soprattutto dalla rabbia di Tommy Lee. “Quello stronzo

86
Capitolo 10 - Babylon Over Russia

spiegò che tutti avrebbero avuto lo stesso rilievo e non ci


sarebbero state primedonne, che ogni gruppo avrebbe suo-
nato cinquanta minuti, senza coreografie o effetti speciali.
Giunti sul posto era soltanto il caos a regnare. Quando il
direttore di produzione ci confessò che avremmo dovuto
ridurre la nostra scaletta a 40 minuti per dare spazio a Ozzy,
cominciammo a capire. Ero fuori di me, ma per rispetto al
Madman cercai di calmarmi, anche su invito di Doc”.

Ci sono 120.000 paganti, lo stadio stracolmo e l’atmo-


sfera da grande appuntamento. In effetti, lo è. È il primo
concerto, nella futura Russia, all’interno di un impianto
sportivo; il primo evento in cui all’audience è permesso sot-
tolineare il proprio entusiasmo stando in piedi e ballando.
La popolazione sovietica degusta l’aroma al salnitro della
globalizzazione. E i Mötley, sul palco illuminato dalla luce
del tardo pomeriggio, catalizzano l’attenzione degli astan-
ti con una prestazione maiuscola. Il successivo home video
non rende giustizia alla scaletta, comprendente un assag-
gio di “Same Ol’ Situation” e la title track del nuovo disco.
Il concerto integrale – trasmesso anche in Italia dall’oggi
defunta Videomusic – rivela, al contrario, una condizione
collettiva davvero invidiabile. Ingentiliti dalla presenza delle
graziose coriste, i quattro sbancano. Vince macina chilome-
tri, il placido Mick arroventa le sue corde, finché in coda a

87
F03 - Dr. Feelgood

una tarantolata “Jailhouse Rock” di Presleyana memoria la


baraonda sonica prelude al programmatico annientamento
della strumentazione. Nikki, invasato, fracassa ben due bas-
si, Tommy detronizza e smembra la sua batteria prima di
sfoggiare platealmente le natiche in mondovisione.
Show leggendario, da antologia, presto avvelenato dai
dissapori maturati in seguito all’esibizione dei Bon Jovi.
Troppa sostanza per il quintetto del New Jersey, probato-
ria della mancata onestà di McGhee, bersaglio prediletto
dell’inviperito Lee. “A loro vennero concessi ben 90 minu-
ti, in prima serata! E persino l’uso dei fuochi pirotecnici,
vietati in Russia senza un’autorizzazione scritta risalente a
un mese prima dell’evento. Non riuscivo a crederci! Doc
era anche il manager dei Bon Jovi, quindi sapeva con largo
anticipo quello che avrebbero voluto. Ha assecondato tutte
le loro esigenze, nessuna delle nostre. Con Jon Bon Jovi e
gli altri aveva parlato in faccia chiaramente, mentre con noi
aveva mentito della grossa. Cosa gli sarebbe costato dirci la
verità? Con quella menzogna si era giocato il posto. Al ter-
mine dei due giorni andai a cercarlo nel backstage, lo trovai,
lo buttai a terra con uno spintone e gli dissi che era fuori.
Licenziato!”.

È fatta: la separazione dai Crüe suggella la chiusura di un


capitolo che per il rampante affarista è durato sin troppo a

88
Capitolo 10 - Babylon Over Russia

lungo. Affiora il sollievo dopo una estenuante trafila di stra-


zi nelle parole di Doc: “Il giorno dopo l’overdose di Nikki
capii che il gruppo stava deragliando, sapevo che a breve ci
saremmo separati. Avevano smesso di piacermi, punto. Non
ho nulla da recriminare contro me stesso: ho organizzato
qualcosa di buono per il mondo, per l’ambiente in cui ope-
ro, per le band e per me stesso. E mi rammarica aver consta-
tato che le band erano interessate più agli aspetti secondari
che al vero spirito del festival. Il Moscow Music Peace verrà
ricordato a lungo, in virtù del suo essere stato un festival
unico al mondo, mai più ripetuto”.
Malgrado McGhee continui a glissare, lo storico radu-
no hard’n’heavy di Mosca è stato anche al centro di aspre
polemiche, fomentate da alcune delle band che vi hanno
partecipato e dalle dichiarazioni al vetriolo degli addetti
impiegati dietro le quinte. Il resoconto scritto di David Ko-
now, Bang Your Head: The Rise And Fall Of Heavy Metal,
evidenzia una lunga serie di ipocrisie, paradossi e lamentele
di stampo logistico, basate soprattutto sull’invidia verso il
pop (e non rock) di facile consumo dei privilegiati Bon Jovi
e in merito al massiccio consumo di alcool e droghe leggere
da parte di alcuni musicisti coinvolti – Skid Row e membri
della band di Ozzy Osbourne su tutti – in totale spregio del
virtuoso obiettivo della Make A Difference Foundation.

89
Capitolo 11
BACK TO BASICS

“Non uscivamo, non facevamo feste folli fino all’alba,


avevamo tutti una donna fissa e stavamo attenti a non ficcare
il cazzo in posti sbagliati. Non eravamo più animali selvaggi,
ma una macchina perfettamente funzionante.
Non eravamo mai stati così in forma!”.
Nikki Sixx

La parentesi sovietica viene archiviata con un carosello di


fresche riforme che si profilano all’orizzonte. Decisamente
confortante è il dato principale: quello di Mosca è il primo
concerto tenuto dai Mötley Crüe in stato di assoluta so-
brietà.
Se si eccettua il ritrovato vigore psico-fisico e l’inclusio-
ne della cover “Teaser” (Tommy Bolin) nella compilation
Stairway To Heaven/Highway To Hell - con tutti gli artisti
che presero parte al Moscow Music Peace - la novità dav-
vero determinante riguarda l’avvicendamento di manager.
Al posto del defenestrato McGhee sbuca il suo ex braccio
destro, Doug Thaler, che non manca di scoccare frecciatine
sull’operato del collega-maestro: “Doc era fondamental-
91
F03 - Dr. Feelgood

mente una bravissima persona che ha commesso degli er-


rori, come ne commettono tutti, ma l’industria discografica
lo ha convertito in un avido schiavo del denaro. S’è butta-
to nel business dei commerci illeciti soltanto per appagare
la sua fame di potere e ricchezza. E, già che c’era, avrebbe
potuto così soddisfare vezzi e vizi dei suoi protetti. Fu una
mossa azzeccata, cacciarlo; i Mötley ne avrebbero tratto un
enorme beneficio”.
Ufficializzato il rapporto tra le parti, il gruppo prepara la
seconda apparizione pubblica, il definitivo warm-up tra le
mura amiche del Whisky A Go Go di Los Angeles, fissato
per il 5 Ottobre 1989.
L’escamotage di adottare lo pseudonimo The Foreskins
(che significa “i prepuzi”) non imbroglia i fan, che stipano
il club all’inverosimile. Oltre due le ore di set, con episodi
risalenti fino agli albori di Too Fast For Love. È anche l’occa-
sione per girare le immagini che confluiranno nel videoclip
di “Kickstart My Heart”.

Intanto per Dr. Feelgood è iniziato l’assalto alle classifiche:


a 35 giorni dall’uscita ufficiale il termometro di Billboard lo
mostra al top, tanto che per due settimane l’album guarda
dall’alto verso il basso i lavori dei più “nobili” Paula Abdul,
Milli Vanilli e Janet Jackson. Traguardo unico e mai più
uguagliato.

92
Capitolo 11 - Back To Basics

I funzionari della Elektra, a braccetto con Thaler, fiutano


il colpaccio. Come una gallina da favola, Dr. Feelgood pro-
mette uova d’oro; ma il pennuto va stimolato e spremuto,
al fine di accumulare profitto su profitto. Il manager adem-
pie ai suoi doveri raggranellando un monte di show che
andranno a monopolizzare l’agenda del gruppo fino al 6
settembre dell’anno successivo - giornata che fa registrare,
dopo la bellezza di 135 serate a spasso per i cinque conti-
nenti, la partecipazione agli MTV Music Awards nella natia
Città degli Angeli.
Più che per il valore intrinseco della performance dei ra-
gazzi, la serata organizzata dall’emittente musicale passerà
agli annali della tv per lo scontro fisico, avvenuto nei semin-
terrati del palazzetto, tra un furibondo Vince Neil e Izzy
Stradlin, mingherlino chitarrista dei Guns N’ Roses reo di
avere pesantemente picchiato Sharise - la moglie del biondo
cantante - poco meno di un anno prima, al Cathouse. Non
c’è storia: occhio pesto e naso rotto per Izzy. L’intromissione
di Axl Rose, tra dichiarazioni al vetriolo diffuse via stampa e
rese dei conti mai consumate, incrinerà in modo risoluto il
buon rapporto tra le due band cardine della corrente street
metal.

Frattanto, la label galoppa sulle ampie praterie verde-dol-


laro create dal boom di Dr Feelgood e pubblica altri singoli

93
F03 - Dr. Feelgood

estratti dal disco. Title track a parte - aperitivo per stuzzicare


i golosi - fino all’estate del Novanta escono quattro titoli,
accompagnati da altrettante b-side, tre delle quali già note
ai possessori del full-length.

94
Capitolo 12
CLIP TO CLIP

DR FEELGOOD
Il battesimo video di Dr. Feelgood, con il brano omoni-
mo, vede il gruppo destreggiarsi tra rottami e lamiere, in
mezzo a incendi appiccati sulle carcasse di veicoli destinati
alla demolizione. Le riprese, supervisionate dal fido Wayne
Isham, si svolgono tra le mura ignifughe di un gigantesco
hangar situato a Pomona, sobborgo della contea losangele-
na. Il fuoco, simbolo di combustione e carenza d’ossigeno,
simboleggia quella prerogativa umana chiamata riscatto. Le
carcasse metalliche evocano la desolazione di abitudini per-
se o forzatamente abbandonate, alle quali si era affezionati
ma che ora non servono più. Le riprese alternano questo
scenario con la nottata-tipo del più standardizzato dei pu-
sher latino-americani, immerso nel buon svolgimento dei
suoi compiti. Grezzo, sintetico, essenziale.

DON’T GO AWAY MAD (JUST GO AWAY)


Va inserito nel filone dei clip sceneggiati. L’appartamento
di Vince lamenta la mancanza di una presenza femminile,
fuggita all’alba dopo una notte di passione e ora dispersa
95
F03 - Dr. Feelgood

nella giungla urbana dove vivacchiano Tommy e compa-


ri, diretti in sala prove. Nel percorrere la strada dispensano
qualche autografo, salutano le battone stazionanti sui mar-
ciapiedi e telefonano al redivivo cantante, intento a dar fiato
alle tonsille. Un giorno intero per una canzone, tante parole
ben centellinate per un messaggio di speranza che mira a
colpire telepaticamente la destinataria. Non c’è il sole a ca-
rezzare la pelle, soltanto un leggero alone bluastro, segnale
di quiete e armonia, che scivola sull’onda del tramonto e
accompagna le inquadrature sino all’incontro dei ragazzi tra
le familiari mura insonorizzate della sala prove.

WITHOUT YOU
Pioggia, polvere dorata, simbologia esoterica e una pan-
tera dal manto leopardato chiamata Czar sono gli sfuggenti
punti focali di un video filmato nella teatrale Grand Opera
House, di Galveston (Texas), con esotiche mini architetture
di cartapesta poste tra i musicisti e l’orizzonte serale domi-
nato dalla luna piena. A tratti smaccatamente convenziona-
le, riesce a ergersi sopra la mediocrità grazie al tono onirico
conferito dagli ovvi – ma assemblati con gusto – elementi
grafici che si prospettano ogni volta che si apre il sipario an-
tistante il retroscena. Il candore, il romanticismo e un tocco
di ambigua religiosità zampillano sinuosi da ogni frame, sia
grazie ai miagolii della lap steel guitar accudita da Mick, sia

96
Capitolo 12 - Clip To Clip

per merito dell’avvenente fanciulla di turno, ritratta in vena


di ritualistiche premure d’accoppiamento. In mezzo a siffat-
to pathos, il nesso con la purificazione intestinale c’è e dura
un paio di istanti: Tommy che impugna una brocca piena
d’acqua per farsi un bicchiere. Fermo immagine. Applausi
meritati.

KICKSTART MY HEART
Ritrae uno spaccato del temperamento del quartetto sul
palco. La band giunge al Whisky A Go-Go - dove si esibirà
- a bordo di una vettura guidata dall’attore comico Sam Ki-
nison. Da questo momento parte una vorticosa escalation
di immagini: il luminoso bianco e nero delle sequenze live
si alterna a frammenti a colori basati su sport estremi e pe-
ricolosi incidenti di gara. Verso il punto centrale c’è spazio
per una digressione tipo album dei ricordi, con una rapida
panoramica di momenti live del passato del gruppo. Un
video semplice, ma movimentato, perfettamente adeguato
all’energia del brano che lo accompagna.

SAME OL’ SITUATION


Come il clip di “Kickstart My heart” è dedicato alla vita
dei Crüe come band sempre in tour. Meno variegata la tes-
situra, che però ha il grandissimo pregio di fotografare uno
show della band alla stregua dell’avvenimento irrinunciabi-

97
F03 - Dr. Feelgood

le, dove piccante e sregolato è il gusto dell’estasi che viene


indotta tramite l’apparato visivo.
Oltre due milioni sono i fan che in 14 Stati, tra l’agosto del
1989 e quello dell’anno successivo, hanno urlato, saltellato e
condiviso con la band l’apoteosi scenografica che ne caratteriz-
za le esibizioni. Per ringraziarli il gruppo filma appositamen-
te quattro gig che, fusi insieme, sono immortalati nel video.
Chicca è lo sdoppiamento di ruolo di Vince, immortala-
to con una chitarra ritmica che supporta quella di Mick.
L’atterraggio dell’elicottero che accoglie la band, di contro,
profuma di replica narcisistica all’introduzione decisamente
più borghese di “Kickstart My Heart”. Riflettori impazziti,
belle ragazze sopra e sotto il palco, esplosioni, fan fuori con-
trollo: questo è il rock’n’roll! Vince e Nikki scatenati, Mick
diligente e Tommy incontenibile da qualunque altezza o
postazione si trovi: questi sono i Mötley Crüe!

98
Capitolo 13
ON STAGE

Il festival russo e i timidi concerti casalinghi per rimettersi


in pista appartengono al recente passato. Ora c’è l’Europa
da conquistare. Germania, Italia (spassosa la performance
al Palatrussardi di Milano, il 18 Ottobre), l’intero blocco
scandinavo insieme a Francia e Inghilterra spingono Dr. Fe-
elgood e i suoi genitori sul podio dello scenario hard rock
di fine decennio - Guns N’ Roses permettendo e con il be-
neplacito degli Skid Row, promossi nelle vesti di gruppo
spalla.
La scaletta delle esibizioni è costruita sul repertorio com-
pleto del quartetto; ma è evidente, dai titoli scelti, l’immen-
so credito assegnato all’album fresco di uscita. Addirittura
sono sette gli episodi di Dr. Feelgood inclusi – gli unici ac-
cantonati, introduzione a parte, sono “Without You”, “She
Goes Down” e “Sticky Sweet”. Ed è emblematico che l’aper-
tura di ogni data sia l’anthemica “Kickstart My Heart”, una
scelta che sillaba a lettere cubitali la svolta del gruppo: dalla
fase vissuta sulla corsia di emergenza, conclusasi mesi addie-
tro, allo stadio dell’attuale equilibrio, che viaggia nel corri-
doio di accelerazione.
99
F03 - Dr. Feelgood

Stornella e non si risparmia dal vivo, il biondo platino


Vince. Ugola da paperetta in calore, corporatura da dame-
rino semi-palestrato e fisionomia da surfer caro all’imma-
ginario dei Beach Boys. E ogni sera scatena la guerra dei
bollori in “Red Hot”, per poi spernacchiare l’immatura vi-
rulenza post-adolescenziale di quella “Live Wire” che diede
avvio alla leggenda. “Con un urlo avrei demolito un’intera
cristalleria a dieci miglia di distanza. Mi sentivo rinvigorito,
forte come un toro da monta e incazzato come se mi aves-
sero fregato l’amichetta”. Impareggiabile.

Nikki Sixx, da parte sua, non si scompone. Per lui la nuo-


va vivacità sul palco è un surrogato del footing riscoperto
in Canada. E racconta: “Ero stanco morto ogni sera, ma in
grado di recuperare con le mie sole forze, in venti minuti
d’orologio. Suonavo con impegno, giocando con le corde
del mio basso. Un bel cambiamento, rispetto a quando mi
muovevo come uno zombie e facevo il mio compitino col
pilota automatico. All’inizio, però, non è che cambiasse
molto a livello generale. In fondo erano i classici concerti
dei Crüe, tosti, gasati e bastardi. Solo in un secondo tempo
mi accorsi di quanto non potessi farne a meno. Ero così su
di giri che avrei continuato a scorazzare sul palco fino al
mattino seguente”.

100
Capitolo 13 - On Stange

Il tour di Dr. Feelgood, poi, regala un’importante novità:


dieci minuti di vetrina personale per Mick Mars. Assoli, riff
di ogni risma, scariche lisergiche di wah-wah e distorsioni
certificano - finalmente - il bagaglio tecnico ed espressivo di
un chitarrista ingiustamente svalutato, ma che nell’econo-
mia dei Crüe ricopre da sempre il ruolo di capomastro, di
radicato perno. Il catalogo che sfodera esplode in un Nir-
vana di armonizzazioni, riverberi e scale: è il personale an-
tidoto del chitarrista ai troppi anni di power-chord. “Dopo
dieci anni di concerti, ho finalmente potuto avere un mio
spazio autonomo. Prima di allora non avevo mai manifesta-
to apertamente l’intenzione di cimentarmi in solitaria con
il mio strumento, a causa di un misto di paure - dettate
più che altro dalle mie condizioni di salute, in lento de-
clino. E i ragazzi non me l’hanno mai proposto, forse per
non ferire i miei sentimenti. Ero felice; si sentiva che da
lì in avanti le potenze decisionali in seno al gruppo sareb-
bero cambiate. In più sembrava che, per la prima volta in
assoluto, fossimo artefici incontrastati del nostro destino”.

A Tommy, lo scavezzacollo, tocca il graditissimo compito


di innalzare - letteralmente - il tasso di spettacolarità del
concerto. Anche a scapito della mera esecuzione, definita
scolastica dagli esperti di percussioni. Tommy Lee:“I fuochi
pirotecnici, le fiamme, il fumo e tutto l’equipaggiamento

101
F03 - Dr. Feelgood

scenico, hanno la mia batteria come punto nevralgico. E con


lo spazio riservato all’assolo di batteria si raggiunge sempre
l’apice del coinvolgimento. Era mia intenzione avvicinarmi
al pubblico, vederlo da un’angolazione diversa da quella del
palco; così i tecnici mi hanno preparato la batteria volante”.
Si tratta di un intero set di percussioni incassato in uno sche-
letro in titanio fatto a capsula; il tutto a un certo punto si alza
verticalmente dalla pedana posta sul palco e arriva a lambire
il tetto delle arene in cui i concerti sono ospitati. Tommy per-
cuote le sue pelli come se nulla fosse anche quando una se-
conda serie di binari lo conduce sopra le zucche sudate degli
astanti, a un’altezza variabile dai cinque ai sette metri. Breve
rotazione di 180° e via a ritroso, fino al punto di partenza.
“In pratica ero sospeso nell’aria, suonando di continuo su
una base. Molta gente mi chiedeva cosa avrei escogitato la
prossima volta, ma non ne avevo idea… forse avrei potuto
suonare avvolto dalle fiamme, coperto dagli spessi strati di
una tuta ignifuga. [...] Il fatto è che non riesco a immagi-
narmi un nostro concerto senza boati o trovate sceniche che
facciano scorrere l’adrenalina a fiumi. Il rock’n’roll è come
una motocicletta: solo quando la senti ruggire sai che cam-
bierà la tua vita. Se non ruggisce, non ti rimane che am-
mirarla sconsolato, con l’amaro in bocca”. Un motto uni-
versale. Peccato che le autorità abbiano bandito l’utilizzo
dei fuochi artificiali in ambienti chiusi. I più appassionati

102
Capitolo 13 - On Stange

Mötley-fan hanno storto il becco, ma la Mötley-truppa (dai


fonici agli impiantisti, passando per i tecnici fino alla stessa
band) riesce a sopperire magistralmente a tale lacuna. Del
resto, uno show dei Mötley Crüe nel biennio 1989-90 è
tutto questo. Sbruffoneria, dinamismo, esplosività, esube-
ranza. E i boati della folla.

103
Capitolo 14
NON SI PUÒ FARE UNA FRITTATA
SENZA ROMPERE LE UOVA

La dolorosa stretta della vita on the road lontana dagli


agi casalinghi, la necessità di assassinare il tempo e soppor-
tare la routine fatta di interviste/soundcheck/concerti ogni
santo giorno: questi problemi sono pesanti e a volte insor-
montabili per un gruppo in tour. Vero è che Doug Thaler
sfoggia un’invidiabile fermezza nel proteggere i suoi pupilli
dalle tentazioni: “In qualsiasi albergo andassimo”, confessa-
no Niki e Tommy, “non trovavamo nemmeno una goccia di
liquore in camera. A volte non c’era nemmeno il mini-bar.
Quando poi uscivamo, gli spacciatori non mancavano, ma
ci facevano una pena infinita. Lividi, emaciati, lo sguardo
cupo di chi scherza con la morte: trovavamo insopportabi-
le che alcuni di noi avessero passato ogni ora degli ultimi
cinque anni in simili condizioni. Erano degli zombie, non
c’interessava più essere come loro”.

Mick e Nikki, in questo scenario, si arrangiano come pos-


sono.
Il chitarrista si crogiola nella sua presunta superiorità, ali-
mentata anche dall’assunzione del Tryptophan, un amino-
105
F03 - Dr. Feelgood

acido - miscelato ai suoi frullati di frutta - che ha virtù an-


tidepressive. Riposte le sue chitarre, Mick si cala nei panni
del saggio eremita. Lascia che siano i tre compari a sbrigare
le faccende con gli intervistatori, dà fiato alle tonsille solo se
strettamente necessario, non firma autografi. E, soprattutto,
dato il solido vincolo sentimentale che lo stringe alla tene-
ra Emi, manifesta un marcato disinteresse per le fameliche
groupie che tentano di cornificare le singole partner dei suoi
soci.

Nikki Sixx, dal canto suo, si affida alle vitamine B-6 e


B-12, che, anche diluite nella birra analcolica, producono
nel suo organismo reazioni vagamente simili a una bella
puntura nelle vene, stimolando un barlume d’appagamen-
to. Del resto in lui è subentrato l’autentico terrore che il
Mietitore lo decapiti definitivamente e non sia più così pie-
toso casomai ripiombasse nel tunnel. Tornato tra i comuni
mortali, Nikki diventa la persona più noiosa del mondo: il
suo humour è troppo debole per trasformarlo in una sago-
ma, troppo fulminata la sua memoria per riesumare com-
portamenti della vita ordinaria che non ha mai voluto - né
potuto - condurre. Vane anche le sue passioni, che ruotano
intorno a pulsioni da motociclista e amore per i tatuaggi. In
piena parentesi di compostezza coniugale, poi, ha bandito i
languori che sino al 1987 lo spingevano a condividere con

106
Capitolo 14 - Non Si Può Fare Una Frittata Senza Rompere Le Uova

Tommy o con Vince qualche professionista da marciapiede,


l’ammiratrice con vocazione da porca o persino la propria
compagna del momento.

Per Tommy le cose cambiano radicalmente. Sempre affabi-


le ed esuberante, ha svariati interessi fuori dal trinomio sesso-
droga-rock’n’roll; uno di questi ha la minacciosa aura delle
armi da fuoco, anche se - più che altro - si tratta di ferri d’an-
tiquariato acquistati in giro per in mondo e finalizzati al puro
piacere collezionistico. A questa passione si aggiunge presto
una fascinazione per le corse automobilistiche, che non si
riduce certo a seguirle sugli schermi al plasma rinchiuso nel-
la stanza di qualche albergo. Anzi, nel corso delle rare soste
concesse dal tour, il batterista è sempre pronto a mettere in
guardia i dirigenti dei circuiti sportivi a lui più vicini pur di
prenotare un pomeriggio all’insegna della velocità.
Ciò che appare alla stregua di un eccentrico trastullo ri-
creativo, con l’ingresso in carreggiata di Vince - anch’egli
rapito da cilindri e rombi di motore - si trasforma in un au-
tentico derby consumato sull’asfalto. Acceleratore a tavolet-
ta, i due si dilettano in gare private ricche di speronamenti,
stando bene attenti a non compromettere la loro integrità.
Un modo come un altro per favorire il flusso dell’adrenali-
na, senza pregiudicare le proprie funzioni vitali. Anche se,
a dirla tutta, il coraggio di Vince nel premere il pedale del

107
F03 - Dr. Feelgood

gas di un bolide elaborato – specie dopo il fatale incidente


di cinque anni prima, con tanto di vita stroncata sulla co-
scienza – pare sia un effetto di alcuni farmaci da lui assunti.
Prima di calcare il palco, infatti, il cantante è solito fare uso
di steroidi, doping certificato dalla scienza farmacologica
che provoca uno stato d’invulnerabilità simile a quello sca-
tenato da qualche shot di whisky liscio. Non si esclude, per-
tanto, che vi faccia ricorso, in minime razioni, anche prima
di sedersi davanti a un volante.

Tutto ok, dunque? I ragazzacci si sono ravveduti? Non


proprio. La volontà è un’arma tanto efficace nei perio-
di di relax quanto spuntata oltre certe soglie di affatica-
mento: dopo una dose equina di date live, inizia a esse-
re necessario qualcosa con cui sopperire alle energie che
scemano. Ne hanno piena cognizione manager e roadie,
tanto da assicurare ai ragazzi i migliori alloggi dotati di
eccellenti comfort, con diritto alla sauna a qualsiasi ora
della notte, massaggi thailandesi anche nel più sperdu-
to buco dell’Ontario e tante, tante, tante distrazioni pur
di minimizzare il peso dei ricordi orientati al passato.
“Imparammo a comportarci come persone normali, ma non
ci fu verso. Guardare la stupida tv e discutere di football era
peggio che vomitare il fegato da mattina a sera; dopo dieci
minuti eravamo ridotti allo stato vegetativo! Così consegna-

108
Capitolo 14 - Non Si Può Fare Una Frittata Senza Rompere Le Uova

vamo a Doug una certa cifra in contanti, e lui se ne ritorna-


va indietro con statuine voodoo, souvenir, coupon turistici,
notevoli saggi letterari e riviste di tutti i tipi, incluse quelle
soft-core e relative al mondo delle due e quattro ruote”.
Fatica sprecata. Il nemico non è la bottiglia, l’erba, la neve
in bustina o i composti chimici: è il successo, cavalcato a
dismisura.

Non dimentichiamo che Dr. Feelgood supera le vendite


dei suoi predecessori e presidia la vetta delle classifiche
in concomitanza con la vittoria del duraturo supporto
compact disc a spese dell’antiquato (e venduto a minor
prezzo) vinile. Lo sveglio Thaler insiste, pertanto, nello
spremere tutto il succo che l’album può elargire in termi-
ni di popolarità e tornaconto, per lui, per la band e per la
Elektra.
Nikki Sixx: “La nostra etichetta continuava a pubblicare
singoli. E tutto con la complicità di Doug, che nel frattem-
po ci aveva fissato date per almeno un altro anno, quindi
fino alla primavera del 1991. Eravamo un meccanismo per
fare soldi e ci hanno usato finché non ci siamo guastati. Ti-
rare il fiato era impossibile, i rapporti con le nostre fidanzate
o mogli si stavano deteriorando a causa della lontananza e
lo stress era giunto a livelli impensabili, spalancando le por-
te al ritorno delle care vecchie abitudini, con stupefacenti

109
F03 - Dr. Feelgood

e donne di facili costumi in vetta ai gradimenti. Un tour


iniziato sotto ottimi auspici si sarebbe concluso sotto forma
di drogatissimo circo del sesso, con tutte le conseguenze che
ne sono derivate. Eravamo conciati come stracci da buttar
via, pronti ad azzannarci l’un l’altro per ogni minima in-
comprensione”.

La frittata è fatta. Le uova sono rotte, ma il tegame va


lasciato a contatto con la fiamma, perché tuorlo e albume
amalgamati raggiungano la giusta consistenza a fuoco lento.
È così che alla fine del tour (de force), dopo una data in
Giappone accorciata di ben otto pezzi per sfinimento, scatta
l’operazione Decade Of Decadence. Solo una semplice com-
pilation satura di evergreen, un paio di curiosità remixate
per i completisti, tre inediti (Angela, Primal Scream e la co-
ver dei Sex Pistols Anarchy In The U.K.) e una versione live
di Kickstart My Heart: una genialata che porta in cassa una
marea di banconote, altre interminabili trasferte, ma anche
- e principalmente - l’aggravarsi della situazione generale.
Vince, l’elemento più indisciplinato, non gradisce il nuo-
vo carico di impegni. Accusato di negligenza, faciloneria e
disinteresse per le sorti collettive del gruppo, nel febbraio
1992 getta la spugna. Oppure viene cacciato. Oppure en-
trambe le cose. L’oggettiva versione dei fatti non verrà mai
alla luce. Questa, però, è un’altra storia…

110
Capitolo 14 - Non Si Può Fare Una Frittata Senza Rompere Le Uova

Forse, a corollario dell’intera storia narrata, non ci resta


che sposare il gusto per il calembour dei magazine d’oltreo-
ceano che trasformarono il vecchio adagio “time is the best
healer” (“il tempo è il miglior guaritore”) in “time is the best
dealer” (ossia “il tempo è il miglior spacciatore”).

111
Capitolo 15
2009:
DR. FEELGOOD COLPISCE ANCORA

Gli anni Novanta per i Mötley sono decisamente trava-


gliati: intrighi, abbandoni, cambiamenti di direzione musi-
cale, dischi poco convincenti, video hard amatoriali trafu-
gati, divorzi e un lutto pesante da superare (la morte della
figlioletta di Vince Neil, Skylar). I Duemila sono all’insegna
di una maggiore stabilità dei rapporti interni alla band -
nuovamente riunita nella sua conformazione originale - ma
fruttano solo due dischi di inediti (rispettivamente nel 2000
e nel 2008). È in questo panorama che riaffiora il nostro
amico Feelgood: il Dottore ha ormai la veneranda età di 20
anni nel 2009, ed è decisamente un’occasione da celebrare.

Detto, fatto. Il gruppo, headliner nella seconda edizione


del CrüeFest - parto della mente di Nikki Sixx, evidente-
mente ispirato dalla Ozzfest inventata dal Madman - de-
cide di riproporre dal vivo l’intero Dr. Feelgood, coi brani
nell’esatta sequenza del disco.
Dal 19 luglio al 5 settembre, sera dopo sera, i discoli pre-
cursori dello sleaze metal consacrano il compleanno del loro
album-cardine, facendo metaforicamente deflagrare le can-
113
F03 - Dr. Feelgood

deline della torta. Audience in visibilio, una bolgia di anime


a cantare parola per parola i singoli versi di quei 10 cavalli
di battaglia (integrati da un mini-set di evergreen posto in
coda).
Sebbene danneggiato da rughe e un vago surplus di ciccia,
Vince è il clone del sé stesso di due decadi addietro; quasi
identici Nikki e Tommy, sodi e asciutti. Mick, invece, è una
pallida statua di cera in sovrappeso: si intuisce che è vivo e
vegeto solo dalla stentata mobilità di mani e braccia. Ep-
pure la resa sonora complessiva è devastante. Riproporre il
disco nella dimensione dei live-show ne celebra l’avvenuta
maturazione ed è un modo per ricambiare i suoi servigi -
che si erano concretizzati in valanghe di dollari, levitazione
degli ego e una poltrona da occupare, vita natural durante,
nell’Empireo delle stelle rock.
Prevedibilmente, il festival colleziona report elettrizzan-
ti e il festeggiato conquista l’onore della pubblicazione di
un’edizione deluxe a fine settembre 2009. Saranno anche
trascorsi vent’anni, ma Dr. Feelgood è ancora saldamente an-
corato a quel gradino altissimo che occupò nel 1989.

“Un tempo questa band era alimentata dal disagio. Eravamo


spronati dal fatto di trovarci sull’orlo della follia e del disastro.
Eravamo spinti avanti dalla lotta quotidiana. Fu la nostra
condanna e insieme la nostra fortuna. Adesso ci dedichiamo

114
Capitolo 15 - 2009: Dr. Feelgood Colpisce Ancora

alle nostre consorti e a educare i nostri pargoli. Beviamo, respi-


riamo e caghiamo rock’n’roll. S’impossessa ancora della nostra
mente e ce lo spariamo nel corpo, ma non ne approfittiamo
più. Abbiamo giocato pesantemente con le sue leggi, uscendone
miracolosamente vivi nel corpo e rinforzati nell’anima. Non è
da tutti”.
Nikki, Mick, Tommy, Vince

115
Appendice 1
SCHEDE TECNICHE, DETTAGLI,
RICONOSCIMENTI E TRIVIA

Dr. Feelgood
(Elektra, 1 settembre 1989, # 1 Billboard)

Registrato presso i Little Mountain Studios di Vancouver,


Canada
Produttore: Bob Rock
Tecnici del suono: Randy Staub e Bob Rock
Assistente: Chris Taylor

Musicisti:

Vince Neil - voce, armonica in “Slice Of Your Pie”


Mick Mars - chitarre, voci filtrate in “Dr. Feelgood”
Nikki Sixx - basso, tastiere e piano in “Time For Change”
Tommy Lee - batteria
Bob Rock - basso in “Time For Change”
John Webster - piano in “Rattlesnake Shake”

117
F03 - Dr. Feelgood

Tracklist:

T.N.T. (Terror N’ Tinseltown) 0:42”


Dr. Feelgood 4’:50”
Slice Of Your Pie 4’:32”
Rattlesnake Shake 3’:40”
Kickstart My Heart 4’:48”
Without You 4’:29”
Same Ol’ Situation (S.O.S.) 4’:12”
Sticky Sweet 3’:52”
She Goes Down 4’:37”
Don’t Go Away Mad (Just Go Away) 4’:40”
Time For Change 4’:45”

La versione editata nel 2003 dalla Elektra contiene degli


extra costituiti dalle seguenti tracce:

Dr. Feelgood (Demo Version) 4’:42”


Without You (Demo Version) 4’:29”
Kickstart My Heart (Demo Version) 4’:48”
Get It For Free (Previously Unreleased) 4’:14”
Time For A Change (Demo Version) 4’:45”

Per il ventesimo anniversario (2009) è stata pubblicata


un’edizione deluxe su doppio cd. Il primo disco contiene
118
Appendice 1: Schede Tecniche, Dettagli, Riconoscimenti e Trivia

l’album regolare. Il secondo si avvale degli stessi bonus di


sei anni prima, arricchiti dalla presenza di quattro estratti
registrati dal vivo.

Dr. Feelgood (Demo version) 4’:42”


Without You (Demo version) 4’:29”
Kickstart My Heart (Demo version) 4’:48”
Get It For Free (Unreleased track) 4’:14”
Time For Change (Demo version) 4’:45”
Girls, Girls, Girls
(Live Around the World 89-90) 5’:41”
Red Hot
(Live Around the World 89-90) 3’:22”
All In The Name Of Rock
(Live Around the World 89-90) 4’:54”
Dr. Feelgood
(Live Around the World 89-90) 6’:41”

Singoli estratti

Dr. Feelgood/Sticky Sweet (28 agosto 1989, # 6 Billboard)


Kickstart My Heart/She Goes Down (20 novembre 1989,
# 27 Billboard)
Without You/Slice Of Your Pie (12 marzo 1990, # 8 Bill-
board)

119
F03 - Dr. Feelgood

Don’t Go Away Mad (Just Go Away)/Rattlesnake Shake


(28 maggio 1989, # 19 Billboard)
Same Ol’ Situation (S.O.S.)/Wild Side (20 agosto 1990, #
78 Billboard)

Copie vendute

Otto milioni circa complessivamente; oltre sei milioni negli


Stati Uniti, due nel resto del mondo. Grazie alle ristampe
del 2003 e del 2009 la cifra totale è lievitata fino a lambire
i nove milioni.

Onorificenze

Disco d’oro nel Regno Unito, novembre 1989.

Grammy Award per la categoria “Favorite Heavy Metal/


Hard Rock Album” nel 1991, davanti agli Aerosmith di
Pump e ai Poison di Flesh And Blood.

I singoli di “Dr. Feelgod” e “Kickstart My Heart”, pubbli-


cati sia in formato cd-single che 45 giri in vinile, hanno
avuto una nomination agli American Grammy Awards per
la categoria “Best Hard Rock Performance”. In entrambi i
casi non hanno ottenuto il titolo, attribuito per due volte

120
Appendice 1: Schede Tecniche, Dettagli, Riconoscimenti e Trivia

di seguito ai Living Colour (rispettivamente con “Cult Of


Personality” e “ Time’s Up”).

Nel 1990-91, il gruppo per due anni consecutivi è stato


nominato per la voce “Favorite Heavy Metal/Hard Rock
Artist”. L’ambito Grammy ha però premiato rispettiva-
mente i Guns N’ Roses e gli Aerosmith.

Varie ed eventuali

Il batterista dei Metallica, Lars Ulrich, in varie interviste ha


affermato che l’ingaggio di Bob Rock in veste di produt-
tore del loro acclamato best-seller, Metallica (alias The Black
Album) del 1991, è scaturito dall’ottimo lavoro che fece in
Dr. Feelgood.
La Nike, illustre azienda produttrice di abbigliamento e
accessori sportivi, ha commercializzato delle scarpe a collo
alto ispirate ai dettagli cromatici dell’album. Chiarissimo
verde cadmio, malva e squamato, con banda e suola rossa:
sono le Dunk High Pro SB, più celebri come Dr. Feelgood.
Per la gioia degli affezionati di Rock Band, il videogioco, gli
spartiti e i tabulati di tutte le canzoni che compaiono sul
disco – a eccezione dell’impraticabile intro – sono scarica-
bili e implementabili dal 14 ottobre 2008.

121
Appendice 2
BIBLIOGRAFIA E RIFERIMENTI

Capitolo 1
Estratto da intervista sostenuta con loro

Capitolo 2
Miscellanea tra dichiarazioni tratte dalla versione ameri-
cana di ‘The Dirt’, video-interviste da Tv canadesi (‘New
Music Profile: Heavy Metal 80’s Discussion’, 1987), ameri-
cane (‘Jimmy Kimmel Show’, 2004) e intervista sostenuta
con loro. Parole di Neil tratte anche da intervista con Tv
finlandese, canale YLE, nel 1991.

Capitolo 3
Estratto principale da ‘Spin’ magazine, gennaio 1990;
dettagli narrativi e restanti virgolettati tratti da ‘The Dirt’,
versione originale.

Capitolo 4
Tommy Lee da intervista con Tv finlandese, canale YLE,
1989, e da versione originale di ‘The Dirt’; Vince Neil da
medesima stazione, ma nel 1991; Mick Mars da intervista
123
F03 - Dr. Feelgood

esclusiva e da ‘The Dirt’ (v.o.), Nikki Sixx da intervista sulla


CNN, 2007, ed estratti da ‘The Dirt’ (v.o.)

Capitolo 5
Bob Rock: estratti dal sito Blender.com (intervista in
‘Twilight Of The Gods’); il resto è composto da stralci di
‘The Dirt’ e intervista esclusiva con Sixx.

Capitolo 6
Miscellanea tra dichiarazioni tratte da ‘The Dirt’ (v.o.),
intervista esclusiva, estratti da ‘Spin’ magazine, gennaio
1990, e dalle già citate video interviste sostenute con la Tv
finlandese.

Capitolo 7
Scarti mai pubblicati di un’intervista apparsa su Metal
Hammer (versione nostrana), luglio 2009.

Capitolo 9
Intervista esclusiva rilasciata da Kevin Brady; intervista a
Sixx sostenuta in esclusiva.

Capitolo 10
Estratti da ‘The Dirt’ e video-interviste in tema tratta dal
web (‘Interview With Doc McGhee’, 2003).

124
Appendice 2: Bibliografia e Riferimenti

Capitolo 11
Sixx iniziale: da intervista esclusiva; Thaler: dichiarazione
tratta da intervista rilasciata per ‘Mötley Crüe’, di Eddie
McSquare, 1990.

Capitolo 13
Estratti da ‘Spin’ magazine, gennaio 1990

Capitolo 14
Estratti da ‘Spin’ magazine, gennaio 1990

Capitolo 15
Finale da ‘The Dirt’ (v.o.), miscelato con dichiarazioni
esclusive rilasciate da tutti i membri del gruppo.

125