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Marja

Mortensson and Daniel Herskedal - Lååje - Dawn (Vuelie, 2019)



Benvenuti all’alba, al sole che sorge sui parchi naturali e sulle sconfinate foreste della contea
di Hedmark, regione meridionale-orientale della Norvegia. Benvenuti ai riflessi della luce sui
tronchi che lungo il fiume Glomma scorrono con la corrente verso il mare. Questo è uno degli
ultimi luoghi in Europa in cui la metà degli abitanti vivono ancora in ambito rurale, in cui è
possibile convivere con branchi di renne. Marja Mortensson viene da una famiglia sami di
allevatori di renne, nel distretto di Svahken Sïjte. Nella sua voce, nella sua musica sono
immediatamente avvertibili suoni armonici ed una qualità che la rendono unica. A
venticinque anni ci offre una prova matura e molto personale che resta legata alla cultura
sami e allo stretto rapporto con la natura nordica, ma la sa anche trascendere all’interno di un
orizzonte più vasto in cui incontra la tuba jazz e gli arrangiamenti di Daniel Herskedal,
protagonista di innumerevoli collaborazioni e di cinque dischi solisti negli ultimi dieci anni,
compreso lo splendido “Voyage” l’anno scorso. Insieme al batterista Jakop Janssønn hanno
dato vita ad un trio che trasforma brani tradizionali in emozionanti avventure giocate
sull’essenzialità ed il minimalismo. Ma questo nuovo album l’hanno dedicato al duo voce-tuba
(in tre brani) e all’incontro con il quartetto d’archi Trondheim Soloists’ String Quartet:
Bergmund Waal Skaslien, Jaroslav Havel, Ola Lindseth, Stina Elisabet Andersson (nelle
rimanenti sette composizioni).
La potenza sonora del duo è in evidenza nell’arrangiamento dell’energico brano tradizionale
“Riäksage - The Ptarmigan” che attinge (come “Tjájhnie - The Woodpecker”) al repertorio
documentato da Karl Tirén in “Die Lappische Volksmusic, Die Juoikos-melodien” e, in
particolare, da una versione di uno yoik cantato da Kristina Johansson del 1911: tour de force
per entrambi i musicisti che qui esprimono una molteplicità di voci, in funzione solista, di
accompagnamento, di seconda voce.
“Biejjeste beajjan - From One Day to the Next” permette di ascoltare tutte le diverse
combinazioni armoniche in un unico brano. In apertura, la voce di Marja Mortensson ci invita
a seguire il percorso ondulato degli yoik, antica tradizione che in genere celebra una persona
o un luogo, ma che in questo caso parla dello scorrere del tempo sulle orme di una melodia
creata da Daniel Herskedal. La tuba entra piano ed offre sostegno alla melodia con note basse,
ampie e sostenute, a creare una marcata profondità. Una pausa, il tempo di un respiro, ed ecco
che il quartetto d’archi sostituisce la tuba, quasi come un invito fisico ad alzare lo sguardo per
apprezzare un orizzonte davvero vasto che la voce non tarda ad esplorare per lasciare a sua
volta il testimone alla tuba, in questo caso in versione melodica, intersecata alle voci brillanti
ed articolate degli archi. Un nuovo respiro è l’occasione per ricongiungere tutti e sei i
musicisti, far spiccare il volo al brano per poi riportarlo sul sentiero iniziale, con il solo
violoncello a condividere con la voce il pattern di apertura, come due viaggiatori che,
raggiunto il limite dell’orizzonte, escano dal nostro campo uditivo.
“Lååje – Dawn” esprime letteralmente il titolo dell’album: gli archi fanno intravvedere qualche
bagliore da cui si fa strada la luce/voce di Marja Mortensson che, senza abbandonare
l’approccio essenziale che caratterizza tutto il disco, sa attraversare un paesaggio in
trasformazione e le fa incontrare la pienezza del giorno/tuba di Daniel Herskedal: un inno al
ciclo delle stagioni, al “tempo che cambia intorno a me / ai cambiamenti che sento nelle ossa /
da un giorno all’altro”.

https://www.youtube.com/watch?v=vufjjZcDeZ4

Alessio Surian