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LIBRO IN ASSAGGIO

DALL’ALBERO AL
LABIRINTO
DI UMBERTO ECO
Dall’albero al labirinti – studi storici sul segno e l’interpretazione
DI UMBERTO ECO

INTRODUZIONE
Al secondo congresso della International Association for Semiotic Studies
(Vienna, luglio 1979) presentavo alcuni “Proposals for a History of Semiotics”.
Raccomandavo di intensificare gli studi storici sulle varie teorie del segno e
della semiosi nel corso dei secoli, anzitutto perché lo giudicavo un contributo
necessario alla storia della filosofia nel suo insieme e poi perché ritenevo che
per fare semiotica oggi occorresse conoscere come la si era fatta ieri, sia
pure e spesso mascherata sotto altre guise. E non potevo non partìre da quel
“Coup d’oeil sur le développement de la sémiotique” con cui Roman Jakobson
aveva aperto cinque anni prima il primo congresso internazionale
dell’associazione (Jakobson 1974).
Presentavo tre possibili programmi di lavoro. Il primo aveva ambizioni più
ristrette perché si limitava a quegli autori che avevano esplicitamente parlato
della relazione di significazione, a partire dal Cratilo e da Aristotele, via via
attraverso Agostino sino a Peirce — ma non trascurando trattatisti di retorica
come Tesauro o i teorici delle lingue universali e artificiali come Wilkins o
Beck.
Il secondo programma implicava una rilettura attenta di tutta la storia della
filosofia per trovare semiotiche implicite anche là dove apparentemente non
erano state sviluppate, e l’esempio principe che fornivo era quello di Kant.
Infine il terzo programma avrebbe dovuto coinvolgere tutte quelle forme di
letteratura in cui in qualche modo si elaboravano o definivano strategie
simboliche (come, per esempio, le opere dello Pseudo Areopagita) ed
ermeneutiche di ogni tipo, tal che si citavano a modo di esempio le pratiche
divinatorie, testi come il Rationale divinorum officiorum di Guglielmo Durando,
i bestiari, le varie opere di poetica, sino alla riflessioni anche marginali di
scrittori e artisti che in qualche modo avevano riflettuto ai propri processi
comunicativi.
Chi ha qualche familiarità con la bibliografia semiotica degli ultimi trent’anni sa
che il mio appello da un lato si ancorava a interessi storiografici già sviluppati
o in via di sviluppo, dall’altro annunciava un’esigenza che vagava per così
dire nell’aria: in questi trent’anni i contributi a una ricostruzione storica delle
teorie del segno e della semiosi sono stati molti, tanto che si sarebbe ormai in
grado (se qualcuno avesse la voglia e l’energia per farlo) di progettare una
storia definitiva del pensiero semiotico, di vari autori e in più volumi.
Personalmente, nel corso di questo trentennio, ho continuato a elaborare
qualche contributo personale, ricuperando persino (e riprendendoli alla luce
dei miei interessi semiotici successivi) alcuni lavori precedenti. Per non dire di
quel capitolo di storia semiotica a cui ho dedicato il mio La ricerca della lingua

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perfetta nel 1993. Ecco pertanto l’origine e la natura dei saggi riuniti in questo
volume.
Essi sono stati concepiti in circostanze diverse, alcuni per occasioni
strettamente accademiche, altri come discorsi per un pubblico più vasto. Non
ho voluto omogeneizzarne il formato, e ho lasciato ai contributi specialistici il
loro apparato di note e riferimenti, e alle trattazioni più saggistiche la loro
natura di conversazione.
Confido che anche lettori che non nutrono interessi semiotici (nel senso
disciplinare del termine) possano leggere questi scritti come contributi a una
storia delle varie filosofie del linguaggio, o dei linguaggi.

Aggiornata il giovedì 17 aprile 2008


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