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Elementi di spiritualità
dell’Oriente Cristiano

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1. Introduzione. Diverse Chiese orientali, formazione. Chiese di tradizione antiochena.

La vita di fede di una comunità cristiana adoperata nei diversi sacramenti e celebrazioni, inserita
questa celebrazione in un insieme di gesti, parole, segni..., ricevuti ed accettati dalla Chiesa, costituisce
la celebrazione liturgica. Questa liturgia si sviluppa attraverso i secoli con delle forme legate
strettamente a degli ambienti culturali diversi. La liturgia rispecchia fortemente l'ambiente culturale,
teologico ed anche etnico delle diverse comunità cristiane.
Bisogna chiarire che nelle diverse Chiese di Oriente c'è stato lungo i secoli uno sviluppo
teologico, ecclesiologico e culturale diverso di quello che c'è stato nella o nelle Chiese di Occidente;
nelle Chiese Orientali non c'è stato un movimento liturgico come quello vissuto in Occidente lungo il s.
XX, neanche un Concilio Vaticano II con tutto quello che costui ha ripresentato per la Chiesa Latina.
Le Chiese Orientali non hanno sentito nessuna necessità di riforme interne radicali; sono Chiese
che vivono oppure hanno vissuto fino a 1989 in ambienti delle volte ostili alla propria fede, i sono
Chiese sopratutto che vivono molto isolate l'una dall'altra e dall'Occidente. Comunque sono state e sono
ancora delle Chiese vive, in cui la liturgia -celebrata in una lingua che in tutto o in parte il popolo
capisce- è stata ed è il luogo privilegiato per vivere la propria fede.
Spesso le liturgie delle Chiese di Oriente sono chiamate "riti"; questa è una denominazione valida
se riflette tutto il contenuto liturgico e teologico che è vissuto in una Chiesa specifica e concreta, invece
è una forma insufficiente se riflette soltanto la possibilità di una celebrazione dei sacramenti in un modo
liturgico che la Chiesa Latina ammette come valida. Dunque la nozione di "rito" -bizantino, siro,
armeno...- come realtà teologico-liturgica-culturale di una Chiesa va accettata; semplicemente come
"veste" teologico-liturgica-spirituale ed anche culturale che una unica Chiesa può indossare per dare
un'immagine di varietà e diversità, allora non è valida.

L'origine delle liturgie orientali -di tutte le liturgie cristiane- va strettamente legato allo sviluppo
delle sedi patriarcali: Roma, per l'Occidente, e per l'Oriente principalmente Alessandria, Antiochia,
Costantinopoli e Gerusalemme, e secondariamente Seleucia-Ctesifonte, Armenia e Georgia; ne
diremmo qualcosa sui patriarcati.
Siamo abituati all'unità rituale della Chiesa Latina, e può causare sorpresa, forse, di vedere la
molteplicità delle liturgie delle Chiese di Oriente. Merita, dunque, di dare un rapido sguardo alla storia
di queste Chiese per comprendere un po la loro evoluzione liturgica. Quest'evoluzione va legata, come
abbiamo già accennato, all'importanza che pian piano hanno acquistato le diverse sedi: Roma,
Antiochia, Alessandria. Va segnalato che l'Occidente darà importanza ad una città a partire della sua
fondazione apostolica, mentre che l'Oriente guarderà di più all'importanza politica della città:
Costantinopoli sarà elevata alla dignità patriarcale del 381, mentre che Gerusalemme non lo sarà fino al
451. Invece già nel 420 le Chiese della Mesopotamia e della Persia proclamano la loro indipendenza
della sede antiochena, e nel 484, nel sinodo di Beith-Lapat costituiscono il "catolicossato" -sorte di
patriarcato- di Seleucia-Ctesifonte.

Spesso quando si parla delle diverse Chiese Orientali si danno loro dei nomi non tanto legati alla
regione dove esse si trovano quanto legati alla loro propia professione di fede; questi saranno nomi
validi in tanto che conosciamo bene i retroterra di queste comunità cristiane.
Va al di là dell'intenzione di questo corso di vedere storicamente queste Chiese -ne dobbiamo
vedere essenzialmente le liturgie- e di vedere anche le diverse divisioni tra Oriente ed Occidente. Ne
accenno pure qualcosa che potrà, poi, aiutarvi a capire anche l'evoluzione liturgica, sia in questo stesso
corso, sia in altri corsi in cui avrete occasione di entrare in contatto coll'Oriente cristiano.

1.1. Le diverse Chiese Orientali.


Spesso, con o senza ragione, le diverse Chiese cristiane vengono nominate a partire della sua
propria professione di fede. Forse sarebbe più giusto di designarle a partire della loro situazione etnica

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5
oppure geografica; comunque la storia ha fissato già dei nomi ed è per noi più facile in questa sede di
mantenerli.

Vorrei soltanto ricordare le divisioni sorte nel seno della Chiesa dopo i concili di Efeso (431-433)
e di Calcedonia (451). Ricordo anche il progressivo allontanamento tra Oriente e Occidente -e qui
parlando di Oriente penso sopratutto a Costantinopoli e parlando di Occidente penso sopratutto a Roma-
allontanamento segnato già dallo scisma di Fozio nel (863-879) e poi dallo scisma di Oriente del 1054 -
benché in ambedue i casi, sopratutto nel secondo, lo scisma non vuol dire rottura automatica tra le due
Chiese, ma piuttosto conferma del progressivo allontanamento1. Si potrebbe dire che lo scisma viene
affermato nel corso dei secoli da diversi fatti: il disinteresse dell'Oriente verso l'Occidente, da una parte,
e le crociate -sopratutto quella quarta del 1204-, e l'attività proselitista da domenicani, francescani... che
portò alla nascita di quelle che oggi vengono chiamate Chiese Uniate: quella Caldea (Giovanni Sulaka,
1552), Siro-catolica (Andrea Akidjan, 1662), Melchita (Cirillo VI, 1724), Armeno-catolica (Abramo
Arzibian, 1740), Copto-cattolica (Amba Atanasios, 1742), per accennarne soltanto alcune.

1.1.1. Chiese Siro orientali.


Vengono chiamate Chiese Siro orientali2 quelle comunità cristiane situate nella Persia e nella
Mesopotamia, eredi della tradizione esegetica e teologica della sede di Antiochia. Il nome di "nesto-
riane" veniva loro dato dalle altre Chiese cristiane in tanto che questa Chiesa propone una formula di
fede in cui vengono citati come maestri autori come Diodoro di Tarso e Teodoro di Mopsuestia che
dalle Chiese dell'Impero erano considerati come i maestri di Nestorio. Rifiuta il concilio di Efeso (431-
433) ed è la prima che si stacca dalla Chiesa Imperiale. La fondazione di questa Chiesa rissale
probabilmente verso l'inizio del secondo seccolo, ma lo sviluppo principale si colloca sotto il dominio
dei sassanidi all'inizio del terzo seccolo -fu un'epoca di grandi sviluppo ma anche di grandi persecuzioni
per questa Chiesa-3, fino alle invasioni arabe verso 632. La sede metropolitana di questa Chiesa è prima
Antiochia e, dopo la rottura, è Seleucia-Ctesifonte. Fu una Chiesa con uno slancio missionario molto
spicco, e i missionari di questa Chiesa arrivarono senz'altro fino all'India ed in Cina4. Il declino di
questa Chiesa comincia sopratutto a partire del XIV sec.,; nel nostro seccolo subì le persecuzioni dei
turchi, dei curdi e dei persiani. Attualmente i siro orientali ortodossi -e la sua Chiesa sorella "Caldea"-
si trovano in Iraq, Iran, Siria, India, le repubbliche ex sovietiche e gli USA. La lingua di questa Chiesa
fu il siriaco che venne usato fino alle invasioni musulmane; poi fu usato l'arabo, benché il siriaco, nel
suo dialetto orientale, viene ancora usato a livello liturgico. La Chiesa Siro orientale ebbe nel XII-XIII
sec. parecchi milioni di fedeli, sparsi tra 23 metropoli dell'Asia, Cina e India. Oggi ci sono due centri:
uno nelle montagne del Kurdistan, e l'altro nell'India, che è la Chiesa Siro-Malabar. È difficile di dire
quanti fedeli ci sono oggi nella Chiesa siro orientale; forse tra 150.000 e 200.000; il patriarca risiede
negli USA, e nel 1964 ci fu, a causa dell'adozione del calendario gregoriano, un divisione in questa
Chiesa, che portò alla creazione di un secondo patriarcato siro orientale ortodosso.

La Chiesa Caldea, cioè il ramo unito a Roma, è più numeroso e dipende del patriarca chiamato di
Babilonia del Caldei, con sede a Bagdad. L'unione con la sede romana, dopo una serie di anni di

1
Sul Monte Athos sopravivirà fino al 1254 un monastero di monaci benedettini di rito latino, quindi fin
ben due secoli dopo il grande scisma del 1054.
2
Una volta venivano chiamate Chiese Nestoriane; ormai preferiamo evitare gli aggetivi di tipo
confessionale e dare loro una denominazione di tipo geografico.
3
Cf., J. LABOURT , Le christianisme dans l'Empire Perse. Paris 1904.
4
Si scoprì, nel 1625, una stella bilingue siro-cinese a Siganfu e datata dal 781; questa stella ci informa
dell'esistenza di una Chiesa pienamente strutturata in Cina a partire dal 635. Questa Chiesa sarebbe arrivata fino
alla Mongolia, cf., PDOC, art., Église nestorienne, 189-191.
5
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contatti, ebbe luogo nel 1552 con Giovanni Sulaka. I fedeli di questa Chiesa sono, secondo le ultime
statistiche, verso mezzo milione.

1.1.2. Chiese Anti calcedoniane.


Vengono chiamate Chiese Anti calcedoniane5 quelle Chiese che per fedeltà al pensiero
cristologico di Cirillo di Alessandria rifiutano la professione di fede del concilio di Calcedonia (451).
Sotto questo titolo troviamo la Chiesa Sira di Antiochia, organizzata da due importanti figure: il
patriarca Severo di Antiochia (+538) e Giacomo Bar Addai6 che, nel 543 consuma lo scisma tra questa
Chiesa -di lingua siriaca- e la Chiesa che rimarrà fedele all'imperatore Giustiniano (527-565) e che sarà
chiamata Chiesa Melchita -di lingua greca. La Chiesa Sira, sia quella ortodossa oppure quella cattolica,
è una Chiesa poco numerosa e con una diaspora molto forte. Comunque ci sono dei segni di una presa
di coscienza della propria tradizione e di rilancio liturgico e teologico. Attualmente ci sono verso due
milioni e mezzo di siro ortodossi sparsi per l'Iraq, Siria, Turchia, Libano e tutta l'Europa, Latinoamerica
e USA.

Esiste anche la Chiesa Siro-Cattolica, ramo siro occidentale unito a Roma nel XVII sec;
attualmente è una Chiesa con un patriarca proprio, che abita a Beirut, e che conta verso 100.000 fedeli.
In questa tradizione si inserisce la Chiesa Siro-Malancarese dell'India, di tradizione liturgica siro-
occidentale.

La Chiesa copta -nome derivato dell'arabizzazione del nome "αιγυπτιoς", da cui "qubti"-
diventerà anche di confessione anti calcedoniana. Le sue origini sono assai oscure; è una Chiesa che si
vuol fondata da san Marco, dunque di origini apostoliche. Certo è che nel 180 -lo sappiamo da Eusebio-
7
c'è un episcopato ben organizzato con Demetrio come vescovo, ed una scuola teologica che darà come
frutto il più grande teologo cristiano di tutti i tempi: Origene. La Chiesa copta, come d'altronde da canto
suo quella sira, sarà fiorente anche in centri monastici. Lo sviluppo della letteratura in lingua copta
avviene alla fine del III sec., e sopratutto durante il IV sec.; sarà da prima una letteratura di traduzione,
ma subito diventa anche una letteratura originale che pian piano si sviluppa di fronte ed anche in
contrapposto con quella bizantina greca, predominante nella capitale, Alessandria. Dopo Calcedonia, la
grande maggioranza della Chiesa copta diventa anti calcedoniana e già nel 537 c'è ad Alessandria un
doppio patriarcato: uno calcedoniano, melchita, fedele all'imperatore, ed uno anti calcedoniano, che
tiene sotto di se tutte le comunità copte ed i principali centri monastici. La Chiesa Copta la troviamo
ridotta oggi nell'Egitto. È una Chiesa forte a livello monastico, che ha avuto poco influsso di fuori,
eccetto l'influsso di origine siriaco, per il fatto che copti e siriaci sono di confessione anti calcedoniana.
Oggi c'è in Egitto un doppio patriarcato: quello copto-ortodosso e quello copto-cattolico, fondato
soltanto alla fine del XIX sec. I copti ortodossi sono oggi verso otto milioni e mezzo di fedeli, e i copti
cattolici verso duecentomila.

La Chiesa Etiopica è un'altra delle Chiese anti calcedoniane ed è in forte dipendenza di quella
copta, aveva riconosciuto sempre l'autorità del patriarca di Alessandria ed era governata da un
metropolita eletto tra i monaci copti; nel 1951 fu eletto un patriarca etiopico che governa la Chiesa
Etiopica, benché riconosce una autorità soltanto spirituale al patriarca di Alessandria.

Un'altra Chiesa messa sotto la denominazione di anti calcedoniana è la Chiesa Armena; questa
nel 506 durante il concilio di Dvin, condanna solennemente Calcedonia e forma la terza gran Chiesa
5
Una volta venivano chiamate Chiese Monifisite; in questo caso, non essendo possibile di usare per loro
un=unica denominazione di tipo geografico, rimaniamo in una di tipo confessionale.
6
Nato verso 490 e morto nel 578, fu prima monaco e poi vescovo.
7
Cf., HE, VI.
6
7
anti calcedoniana. L'Armenia era stata evangelizzata sia da missionari venuti dalle regioni di lingua
siriaca, sia da missionari venuti dall'Asia Minore di lingua greca -il più famoso di loro è san Gregorio
l'Illuminatore. Nel 390, sotto il "catolicos" Sahag il Grande, si spezzano definitivamente i legami con la
sede di Cesarea di Capadocia; il monaco Mesrob(360-440)8 inventa l'alfabeto armeno e traduce i libri
santi e gli scritti principali della tradizione patristica. La persecuzione di cui è stata oggetto la nazione
armena la ha portata ad una forte diaspora. Oggi la Chiesa Armena si trova dispersa attraverso tutto il
mondo. Riconosce la sede patriarcale (il "catolicos") di Eichmiazin nell'Armenia, accanto a tre altri
patriarcati armeno-ortodossi: Antelias, nel Libano, Gerusalemme e Costantinopoli. In questa Chiesa c'è
anche un ramo unito a Roma, con un patriarca che risiede a Beirut.

1.1.3. Chiese Bizantine.


Le diverse comunità che rimasero fedeli alla dottrina cristologica calcedoniana, pian piano
entrarono sotto l'influsso liturgico della sede costantinopolitana, e diventarono quelle Chiese che
verranno chiamate semplicemente Ortodosse: Costantinopoli, Antiochia (melchita), Alessandria
(melchita), Gerusalemme.

Diamo dunque il nome di Chiese Bizantine ad una serie di Chiese, dipendenti dai patriarcati di
Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, patriarcati rimasti sempre fedeli a Calcedonia;
sono Chiese chiamate anche "melchite", in contrapposizione alle Chiese anti calcedoniane. I melchiti
dipendenti dal patriarcato di Antiochia sono stati sempre molto radicati alla propria terra e, malgrado
l'esilio e la diaspora -erano e sono cristiani delle zone del Libano, Siria, Iraq e Turchia- è ancora una
delle Chiese ortodosse più fiorente. I melchiti del patriarcato di Alessandria furono sempre immigrati di
lingua greca che mai si integrarono nel mondo copto egiziano. I melchiti del patriarcato di
Gerusalemme, arabi in maggioranza, si trovano oggi nella Terra Santa, guidati da una gerarchia
totalmente greca. IL patriarcato di Costantinopoli, chiamato anche "Ecumenico", ha un primato soltanto
onorifico sulle altre Chiese Ortodosse; ha giurisdizione diretta sui fedeli ortodossi della Turchia,
dell'Europa Occidentale, dell'America, dell'Australia e sul Monte Athos. Le Chiese di Xipro, Grecia e
Creta sono autocefale. Per quanto riguarda le altre Chiese ortodosse del mondo slavo, vorrei soltanto
dire che la Bulgaria diventa patriarcato nel 927; Mosca viene dichiarata terza Roma -la seconda sarebbe
Costantinopoli- nel 1492, dopo la caduta di Costantinopoli nelle mani dei turchi nel 1453, e nel 1589
diventa patriarcato. La Chiesa romena ottenne il patriarcato nel 1924.

1.1.4. Altre Chiese Orientali.


La Chiesa Maronita nasce -e sarà sempre- molto legata agli ambienti monastici limitrofi di
Antiochia e Apamea, presso il fiume Oronte, nell'attuale Libano. Possiamo dire che come Chiesa,
quella maronita nasce tra il VI-VII sec. presso il monastero di san Marone; nel 517 vi subiscono
martirio più di 530 monaci. Sarà una Chiesa opposta sia ai melchiti sia ai siriaci giacobiti, e nel seccolo
VIII-IX è già una Chiesa autonoma. La Chiesa Maronita ha voluto essere sempre un ponte tra
Occidente e Oriente. È stata sempre una Chiesa di tradizione antiochena, e fedele alla sede di Roma,
fatto che spesso l'ha condotta ad accettare tante delle latinizzazioni che nel fondo hanno oscurato un po
il suo volto orientale. È anche una Chiesa fortemente segnata dal fenomeno monastico, monachesimo
d'altronde con un forte carattere missionario.

1.2. Liturgia e teologia spirituale in Oriente.


Si tratta di vedere, nel caso delle liturgie orientali, di una anamnesi di quel patrimonio teologico,
spirituale e liturgico proprio di ognuna di esse, di quella propria rivelazione dei Misteri di Dio che si

8
Ricevette una buona formazione greca; fu monaco e corepiscopo. Si impegnò nel lavoro di traduzione di
testi all'armeno, cf., PDOC 373-374.
7
8
attuata specialmente nella celebrazione della liturgia9; cioè si tratta del patrimonio teologico, spirituale e
liturgico proprio di ogni Chiesa, di cui lo stesso Santo Padre ha insistito spesso nella necessità di avere
Ail coraggio di riscoprire le autentiche tradizioni della propria identità@10.
Vorrei piuttosto proporre alcuni aspetti che ritengo fondamentali nella vita di qualsiasi Chiesa
cristiana e quindi fondamentali anche per vivere oppure ritrovare un’identità propria come cristiani e
come cristiani di una Chiesa precisa.
Vorrei partire dal fatto che l’identità di una Chiesa si manifesta -o dovrebbe manifestarsi
pienamente- nella sua vita liturgica: una Chiesa è quello che celebra, e quello che viene celebrato
manifesta quello che una Chiesa cristiana è, quello che crede e professa. Sottolineo il legame stretto,
l’unità che si dà, in qualsiasi Chiesa cristiana, tra teologia, liturgia e spiritualità. Infatti è nella liturgia
dove la vita di una Chiesa diventa pienamente la vita in Cristo11, la propria identità. Lo Spirito di Dio è
presente nella comunità che celebra la sua fede. La vita di fede di una comunità cristiana operante e
celebrata nei diversi sacramenti e celebrazioni liturgiche, inserisce questa celebrazione in un insieme di
gesti, parole, segni, ricevuti ed accettati dalla Chiesa, e costituisce così la celebrazione liturgica; essa si
sviluppa attraverso i secoli con delle forme legate strettamente a degli ambienti culturali diversi; e
quindi la liturgia rispecchia fortemente l'ambiente culturale, teologico ed anche etnico delle diverse
comunità cristiane; la liturgia allora manifesta e celebra la fede di ogni Chiesa cristiana; manifesta,
quindi, la sua identità In questo senso ogni liturgia delle Chiese di Oriente, chiamata anche Arito@, deve
far riferimento a tutto l’insieme teologico, liturgico, spirituale e culturale che è vissuto in una Chiesa
specifica e concreta; quindi parliamo di "rito" -bizantino, siro, armeno, latino...- come realtà teologico-
liturgica-culturale di una Chiesa.
Vorrei concretare, quindi, questa presentazione a partire da due dimensioni che direi centrali e
vitali per mantenere e vivere l’identità di ogni Chiesa cristiana, dimensioni infatti che ritengo importanti
in luoghi di formazione, seminari, noviziati e studentati religiosi: una prima dimensione che ho
chiamato cristologica e una dimensione che ho chiamato ecclesiale. Ambedue vengono presentate
separatamente -benché siano strettamente collegate- e poi vengono tirate fuori alcune conclusioni.

1. Dimensione cristologica nella formazione all’identità. Bisogna sottolineare la centralità di


Cristo nel fare l’anamnesi sull’identità di ogni Chiesa cristiana orientale. Si dovrebbe partire di quel
vobiscum christianus di sant’Agostino predicando al suo gregge: siamo tutti cristiani, uniti a Cristo,
rivestiti di Cristo nel battesimo. Quello che ci identifica è questa persona: Cristo, e questo fatto: essere
cristiani. Si dovrebbe allora cominciare dalla formazione fondamentale sul fatto di essere cristiani, e di
essere cristiani assieme a tutte gli altri cristiani, a tutte le altre Chiese cristiane. Come cristiani partiamo
dall’atto interamente gratuito di Dio che si rivela nel suo Figlio Gesù (Eb 1,3); in Lui tutto è stato detto
e non ci sarà altra rivelazione all’infuori di Cristo; è Lui la nostra identità, è Lui la nostra realtà come
fedeli di una Chiesa, in Lui infatti siamo stati battezzati12. Questa rivelazione poi si manifesta
specialmente nella croce, nel mistero della morte e della risurrezione del Signore13. L’incarnazione di

9
CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI, Istruzione per l=applicazione delle prescrizioni liturgiche
del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, Vaticano 1996, nn. 7.8.
10
GIOVANNI PAOLO II, Omelia nella Divina Liturgia in rito armeno (21 novembre 1987), in Liturgie
dell=oriente cristiano a Roma nell=Anno Mariano 1987-88, Vaticano 1990, p. 143.
11
Nicola Cabasilas, nei sette libri della sua opera La vita in Cristo centra tutta la sua riflessione teologica /
liturgica / spirituale attorno alla celebrazione liturgica dei sacramenti dell=iniziazione cristiana -battesimo,
cresima, eucaristia- e alla consacrazione dell=altare, visti come i luoghi dove il cristiano riceve la pienezza della
fede, il dono dello Spirito Santo, e, assieme agli altri cristiani, celebra e vive questo dono; cf., NICOLA
CABASILAS, La vita in Cristo, Fonti cristiane per il terzo millennio 11, Città Nuova, Roma 1994.
12
Cf., Rm 6,3; Ga 3,27.
13
Cf., 1Co 1,18.
8
9
Cristo, allora, ha il valore di un evento inaudito, quello del Figlio che si incarna nel seno della Vergine
Maria; evento che non è un semplice fatto, ma la venuta di una Persona, l’Emanuele, Dio con noi14.
Cristo, quindi, non è un semplice profeta, un guru paragonabile a tanti altri, ma il Figlio di Dio
consostanziale al Padre, incarnato, morto e risorto per noi.
Questa centralità del mistero di Cristo porta, nella formazione nei seminari e case di formazione,
all’incontro personale con Lui nella vita di preghiera -strettamente legata quella liturgica e quella
personale-, nel contatto assiduo con la sua Parola, e con il contatto assiduo col fratello, icona vivente di
Cristo. San Giovanni Crisostomo, nel suo Dialogo sul Sacerdozio insisterà in questi tre pilastri nella
vita del sacerdote: il contatto con la Parola di Dio, la celebrazione della Divina Liturgia e dei
sacramenti, l’attenzione al fratello più bisognoso15.
In questo primo punto, presentando il contesto cristologico nella formazione all’identità come
cristiani orientali, è importante di sottolineare pure la necessaria riscoperta del tema della paternità
spirituale, tema centrale nella tradizione monastica dell'Oriente; nella Lettera Apostolica Orientale
Lumen (OL) di Giovanni Paolo II ne abbiamo una definizione molto chiara e precisa: Il percorso del
monaco (e qui si può dire pure di ogni cristiano) non è scandito in genere unicamente da uno sforzo
personale, ma fa riferimento a un padre spirituale, al quale si abbandona con fiducia filiale nella
certezza che in lui si manifesta la tenera ed esigente paternità di Dio16. La paternità spirituale è pegno
di esigenza personalizzata verso ogni monaco, ogni cristiano; è pegno di varietà e di diversità nell'espe-
rienza monastica; è pegno di libertà: ...per l'opera del padre spirituale il cammino di ogni monaco è
infatti fortemente personalizzato nei tempi, nei ritmi, nei modi della ricerca di Dio. Proprio perché il
padre spirituale è il punto di raccordo e di armonizzazione, ciò consente al monachesimo la più grande
varietà di espressioni, cenobitiche ed eremitiche... (il padre spirituale) non farà uguali a se stesso, ma
aiuterà a trovare la strada verso il Regno17. La paternità spirituale, poi, è pegno dell’inserimento in una
tradizione propria; quella domanda che spesso troviamo negli apoftegmi: Padre, cosa devo fare?
starebbe ad indicare quest’inserimento in una tradizione -identità- concreta, precisa; e nel nostro caso
sarebbe sicuramente l’anello della catena che ci unisce con una tradizione -un’identità- ecclesiale,
oppure l’aggancio a cui ci si ricollega.
In questo contesto dell’ambito cristologico della formazione all’identità di una Chiesa, sarebbe
anche da sottolineare il fatto che la vita cristiana, e più precisamente il ministero che alcuni cristiani
riceveranno è un dono di Dio, non una conquista né un diritto acquisito; qui sarebbe anche da ritrovare
la virtù cristiana dell’umiltà vista nel suo senso più proprio, cioè il luogo -humus- la terra pronta ad
accogliere il dono di Dio18.

2. Dimensione ecclesiale dell’identità di ogni Chiesa. Tre aspetti importanti come punto di
partenza: la Chiesa vista come soggetto della fede cioè come comunità che come tale, nella liturgia,
professa la sua fede; e sempre a partire della dimensione gratuita sopra accennata, di dono, della fede.
La Chiesa ancora vista come oggetto della fede in quanto essa, la Chiesa, è il corpo di Cristo. La Chiesa
finalmente come maestra di fede, in quanto essa è il criterio di ogni ortodossia. Sottolineo questi tre
aspetti perché ogni realtà ecclesiale è fondamentalmente di Dio; non è un punto di partenza di una realtà
sociale ma di una realtà che nasce come dono di Dio. Questo dono di Dio, quindi, si manifesta
all’origine della Chiesa e ad ogni giorno della vita di essa; lo Spirito continua a vivificarla. Questa

14
A. MANARRANCHE , I preti. Crisi e formazione, Società Editrice Internazionale, Torino 1996, pp. 175-
176.
15
GIOVANNI CRISOSTOMO, Dialogo sul sacerdozio, libro III.
16
OL 13.
17
Ibid.
18
A. MANARRANCHE , I preti, p. 177; GIOVANNI CRISOSTOMO, Dialogo sul sacerdozio, libro III.
9
10
dimensione ci aiuta a capire che la vita della Chiesa non dipende da noi, ma da un Altro che è sempre
vivo, vivificante ed operante tra di noi19, che ha operato prima di noi e lo farà dopo di noi.
Qui può essere introdotto quindi il tema della Tradizione propria di ogni Chiesa cristiana. Ed è
importante di sottolineare il senso della Tradizione come memoria del Risorto, cioè la Tradizione non è
qualcosa che addormenta la Chiesa, qualcosa che viene trasmesso senza vita, ma che la mantiene
sveglia nella memoria di Cristo Sposo; la Tradizione quindi è la memoria viva della Sposa conservata
eternamente giovane dall'Amore che la inabita. OL ancora, insiste nell'inserirsi nella Tradizione della
Chiesa -si può dire pure nel nostro contesto nell’identità della Chiesa- in quanto memoria, e nel
mostrare agli uomini la bellezza di questa memoria -di questa Tradizione, di questa identità-, la forza
che viene dallo Spirito che ci fa testimoni, figli di testimoni, cioè radicati in una schiera di martiri, di
santi, che ci hanno preceduto e con cui siamo, in questa memoria, legati: L'Oriente esprime in modo
vivo le realtà della tradizione e dell'attesa. Tutta la sua liturgia, in particolare, è memoriale della
salvezza e invocazione del ritorno del Signore. E se la tradizione insegna alle Chiese la fedeltà a ciò
che le ha generate, l'attesa escatologica le spinge ad essere ciò che ancora non sono in pienezza e che
il Signore vuole che diventino, e quindi a cercare sempre nuove vie di fedeltà vincendo il pessimismo
perché proiettate verso la speranza di Dio che non delude20.
Riprendo ancora l’insistenza sulla centralità della dimensione liturgica della formazione
all’identità: ogni Chiesa è e diventa -si identifica- con quello che celebra e col come lo celebra. La
liturgia quindi viene celebrata nella Chiesa e come essa vuole21. Qui, nel contesto dei seminari e delle
case di formazione sarebbe necessario sottolineare come la vita liturgica ed i sacramenti sono dei doni,
ricevuti nella Chiesa e ricevuti da un Altro -insistendo sulla centralità della dimensione epicletica nella
teologia sacramentaria e del suo collegamento ecclesiologico; sacramenti, ancora, che sono ricevuti
personalmente, per ogni cristiano; non si battezzano cristiani in massa, neppure si ordinano preti in
massa: è il dono dello Spirito per ogni cristiano.
In questo contesto ecclesiologico, riprendendo ancora alcune delle proposte fatte da OL, è
fondamentale di sottolineare l’essere coscienti dell’importanza che le Chiese orientali cattoliche hanno
di fronte alle chiese di tradizione latina; riconoscere senza vanagloria ma pure senza false paure:
-Che l'Oriente cristiano ha mantenuto sempre in linea di massima l'unità tra la spiritualità e la
teologia; quest'unità che OL sottolinea particolarmente nel monachesimo in quanto è vita teologica, ma
che si può e deve allargare a tutti i ministri, a tutti i membri di ogni Chiesa cristiana, cioè l'appartenenza
alla propria vita delle verità della fede; in fondo l’appartenenza ad un’identità; unità ancora che si
realizza per mezzo della configurazione a Cristo: La vita del monaco dà ragione dell'unità che esiste in
Oriente fra spiritualità e teologia: il cristiano, e il monaco in particolare, più che cercare verità
astratte, sa che solo il suo Signore è Verità e Vita, ma sa anche che egli è Via per raggiungere
entrambe; conoscenza e partecipazione sono dunque un'unica realtà: dalla persona al Dio tripersonale
attraverso l'incarnazione del Verbo di Dio22.

-Che quest'unità tra teologia e spiritualità sbocca allora, anche in un'antropologia molto positiva,
legata strettamente all'incarnazione, e quindi all’identità cristiana: L'uomo che conosce continuamente il
gusto amaro del suo limite e del suo peccato, non si abbandona allora alla recriminazione e
all'angoscia perché sa che dentro di sé opera la potenza della divinità... e la storia della salvezza non è
che la storia d'amore di Dio per la creatura che egli ha amato e scelto, volendola *secondo l'icona

19
Cf., A. MANARRANCHE , I preti, pp. 184-185.
20
OL 8.
21
Cf.,CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI, Istruzione per l=applicazione delle prescrizioni
liturgiche del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, Vaticano 1996, nn.22-30 e 31-34; cf., A.
MANARRANCHE , I preti, pp. 195ss.
22
OL 15.
10
11
dell'icona+ -come si esprime l'intuizione dei padri orientali-, cioè plasmata ad immagine dell'Immagi-
ne, che è il Figlio, condotta alla comunione perfetta del santificatore, lo Spirito d'amore23.
E’ fondamentale ancora il formare alla mutua conoscenza tra le diverse Chiese orientali cattoliche
e le Chiese ortodosse; qui sarebbe da accennare alla dimensione ecumenica nella formazione
all’identità dei membri di ogni Chiesa cristiana. Necessario rapporto di fratellanza mutua fra le Chiese
cristiane. Fondamentale è ancora la necessità della mutua conoscenza e dell’apertura cristiana all’aiuto
mutuo e alla mutua non sfiducia tra le diverse Chiese cristiane orientali, sia cattoliche che ortodosse.

Conclusioni: Vorrei proporre alcuni punti a modo di conclusione a partire delle due dimensioni
proposte -quella cristologica e quella ecclesiologica- che possano essere utili per esaminare la teologia
spirituale dell’Oriente cristiano.

1. A partire della dimensione cristologica, in cui ho indicato la necessità di ritrovare la centralità


della presenza e dell’azione di Cristo nella vita di ogni cristiano -quindi molto di più anche nella vita di
coloro che si preparano al ministero- e ciò a partire dei tre punti indicati: contatto con la Parola di Dio,
vita liturgico/spirituale, vita fraterna, vorrei insistere ancora in due aspetti: La necessità di formare al
perdono e all’amore cristiano. Diventano forse due frasi Afacili@, ma sicuramente mai come oggi le
nostre Chiese non si sono trovate in situazioni che le costringono oppure offrono la possibilità di dover
vivere e praticare nella propria carne il perdono e l’amore cristiano; in fondo che offrono la possibilità
di configurarsi pienamente a Cristo24.

2. A partire dalla dimensione ecclesiologica vorrei indicare alcuni punti che ritengo importanti:
-Formare alla conoscenza della storia della propria tradizione. Conoscere l’origine e lo sviluppo
del proprio ceppo teologico, liturgico, spirituale -sempre in quella unità di questi ambiti di cui ho
insistito sopra. Conoscenza dei Padri, cioè di coloro che hanno generato la propria tradizione in cui e di
cui ogni Chiesa cristiana vive. Qui sarebbe pure necessario di insistere -nei seminari, noviziati e luoghi
diversi di formazione- nella conoscenza e nel ritrovamento e nel ripristino, se necessario, della propria
tradizione liturgica e spirituale25.
-Formare alla conoscenza della propria storia come Chiese orientali cattoliche. Conoscere come la
propria tradizione, cioè il proprio ceppo, si è sviluppato nella singola Chiesa; come ogni singola Chiesa
è stata fedele o meno a questo ceppo originale -a livello teologico, liturgico, spirituale. Quindi come è
nata e si è sviluppata la propria storia nella piena comunione con la sede di Roma.
-Formare all’accettazione della propria storia. Quello che ogni singola Chiesa orientale cattolica
ha vissuto, ha sofferto, ha fatto oppure ha disfatto fa parte della propria storia e della propria identità
specifica: ogni Chiesa è e diventa quello che celebra. E’ importante allora accettare -non dico subire-
questa storia, in quanto l’accettazione porta ad un poter e saper individuare gli aspetti fondamentali dai
secondari, gli aspetti fondanti appartenenti al proprio ceppo originale e gli aspetti marginali, meno
importanti. A questa accettazione ed appartenenza alla propria tradizione -alla propria identità- si
collega quella dimensione pure martiriale sopra accennata.
-Formare infine delle persone che conoscano -che vivano- la propria tradizione di ogni singola
Chiesa orientale cattolica, ad evitare così l’acquisizione di forme di pensiero e di spiritualità e devozioni
non coerenti col proprio patrimonio ecclesiale26.
23
Ibid.
24
Cf., Mt 5,10-11; 39-44.
25
Cf.,CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI, Istruzione per l=applicazione delle prescrizioni
liturgiche del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, Vaticano 1996; in molti punti questo testo insiste in
questi aspetti sopra indicati.
26
CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI, Istruzione per l=applicazione delle prescrizioni liturgiche
del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, Vaticano 1996, n. 10.
11
12

La liturgia di ogni Chiesa cristiana celebra il mistero dell’amore eterno di Dio per l’uomo, il
mistero del suo amore che lo porta ad abbassarsi, ad umiliarsi, a farsi uomo, il mistero dell’economia di
Dio. Questo mistero si fa presente nella celebrazione per mezzo della lettura della Parola di Dio, per
mezzo delle preghiere, dei gesti, dei simboli, per mezzo di una serie di testi che sono l’espressione viva
del pensiero dogmatico, teologico di ogni Chiesa27.
La vita di ogni Chiesa cristiana si svolge, va, tra la memoria del passato e l’attesa dell’avvenire,
del Regno: la Chiesa poggia sulla tradizione e ha di mira l’eternità. Questo cammino va dalla creazione,
alla caduta, all’Incarnazione e alla salvezza. Un cammino segnato dall’Eden all’Eden, dal giardino della
caduta al giardino -orto del sepolcro- della restaurazione, della salvezza28. Le feste liturgiche, allora,
commemorano, celebrano e illustrano tutti gli elementi fondamentali di queste tappe, di questo
cammino.
La liturgia -ogni liturgia cristiana- ha un senso mistagogico / catechetico29: la liturgia è un
maestro nella fede dei fedeli, essa è possiamo dire impregnata di elementi che istruiscono i fedeli nelle
verità della fede; per questo la liturgia bizantina -tutte le liturgie cristiane- appartiene alla Chiesa, che la
custodisce come patrimonio intangibile30. Questa dimensione mistagogico catechetica la troviamo nei
testi liturgici -sia quelli biblici che quelli eucologici-, nello stesso svolgimento delle celebrazioni31, nel
ciclo liturgico -anno liturgico-, nell'iconografia, nell'architettura32.
Questa dimensione mistagogica la raccoglie il ciclo liturgico che, a partire - piuttosto attorno- alla
Pasqua come il suo centro fa una mistagogia sul mistero di Dio Trinità, sulla cristologia, sulla
soteriologia... Non cerchiamo, però, una sistemazione in questo sviluppo teologico del ciclo liturgico;
piuttosto si tratta di un progressivo entrare nella comprensione -forse meglio nella contemplazione- del
mistero di Dio: il misterioso amore del Dio eterno che si è manifestato per mezzo del suo Figlio nello
Spirito Santo nella creazione, nella redenzione, nella Chiesa.
I fedeli ricevono questa mistagogia attraverso la vita della Chiesa; essi non hanno letto i trattati di
Giovanni Damasceno sulle sante icone, neppure i trattati liturgici sulla Pasqua, ma hanno imparato e
vivono la dottrina sulla Pasqua, sulle icone attraverso i testi della liturgia lungo il ciclo liturgico,
attraverso la stessa iconografia che hanno sotto gli occhi, e attraverso di essa possono confrontare
quello che pregano, sentono o è loro predicato, con quello che vedono.

27
ANDRONIKOF, C, Il senso delle feste, pp. 9-10.
28
Nella liturgia bizantina, alla domenica della Tirofagia, l'ultima prima della Quaresima, viene
commemorata l'espulsione di Adamo dal paradiso: l'uomo, creato da Dio per vivere in comunione con lui nel
paradiso, a causa del peccato ne è stato cacciato, ma nella Quaresima comincia il cammino di ritorno che
culminerà quando Cristo, nel mistero pasquale, scende negli inferi e gli dà la sua mano per levarlo dalla morte e
portarlo al paradiso. Nei testi, il paradiso viene quasi personificato e associato al lamento di Adamo esiliato:
...con il rumore delle tue foglie, supplica il Creatore di aprirmi quelle porte che ho chiuso con la mia
trasgressione... Santo paradiso, prega perché io sia colmo dei tuoi fiori... Prateria beata, piante divine, dolcezza
del paradiso, delle vostre foglie, come dagli occhi, versate le vostre lacrime su di me... (testi della domenica della
tirofagia).
29
Nella liturgia possiamo scorgere un senso latreutico, di lode, di adorazione, un senso carismatico -
sacramentale- cioè di grazia che i fedeli ricevono, un senso mistagogico -catechetico- di istruzione dei fedeli
nella fede, cf., BRANISTE, E., Le culte byzantin, op. cit., p. 75.
30
La liturgia appartiene alla Chiesa, non soltanto ai vescovi o ai preti, non soltanto ai fedeli, ma alla totalità
della Chiesa.
31
Pensiamo a tutta la simbologia della prima parte della celebrazione eucaristica o degli altri sacramenti.
32
Cf., BOUYER, L., Architettura e Liturgia, Qiqajon, Bose 1994.
12
13
La liturgia della Chiesa è anzitutto celebrazione, per mezzo dello Spirito Santo, del mistero della
nostra salvezza, compiutasi nella Pasqua del Signore, in obbedienza alla volontà del Padre33. Ogni
celebrazione liturgica cristiana è, quindi, celebrazione del mistero trinitario. Proponendo in questa sede
un approfondimento -sempre in questa chiave di lettura teologica della celebrazione liturgica
nell’Oriente cristiano- di alcuni punti delle liturgie cristiane orientali:
-intendo soprattutto fare scoprire la ricchezza teologico-liturgico-spirituale che esse hanno;
-intendo far vedere come la liturgia di qualsiasi Chiesa cristiana è il luogo della rivelazione del
mistero di Dio per quella Chiesa, con le forme concrete: lingua, cultura, tradizione proprie;
-intendo far conoscere a degli studenti di tradizioni latine il patrimonio comune a tutte le Chiese
cristiane.

Presento soprattutto il tema a partire dei Padri e delle liturgie delle Chiese cristiane orientali34.
Queste hanno conservato con cura gelosa la teologia simbolica biblica esplicitata a lungo dai Padri; esse
custodiscono il senso del Mistero terribile ed indicibile che circonda e connota la celebrazione. Nei testi
e nello spirito, le liturgie orientali mantengono il senso della liturgia come dossologia incessante, come
richiesta di perdono e come epiclesi ininterrotta. La liturgia delle Chiese orientali -ed anche delle
Chiese di occidente- presenta confluente in essa l’intero patrimonio della propria Chiesa. Esse hanno
custodito per anni, specialmente nell’est europeo sotto i regimi marxisti, il loro ruolo di luogo di
catechesi ed insegnamento religioso.

In fondo, la proposta di questo corso è quella di rivalutare, nell’ambito della licenza in teologia
spirituale35, il rapporto stretto tra liturgia e mistagogia, cioè la celebrazione come insieme di testi, gesti,
canti... e quel che è celebrato, Gesù Cristo incarnato, morto e risorto, mandante il suo Spirito alla
Chiesa. La liturgia è sempre un evento comunitario, ecclesiale, se la Chiesa non celebrasse la liturgia,
cesserebbe di essere Chiesa e sarebbe soltanto un corpo sociologico, una apparenza del Corpo di
Cristo36. Pretendere divivere la comunione col Cristo Risorto senza passare attraverso la celebrazione

33
Cf., CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI, Istruzione, p. 3.
34
Chiese Cristiane Orientali, sia quelle in comunione con la Chiesa di Roma, sia quelle ortodosse; a livello
delle loro liturgie non ci sono delle diversità, aldilà delle commemorazioni ecclesiali.
35
Accettando le divisioni accademiche, pur necessarie, non dobbiamo mai dimenticare l=unità teologico
spirituale dello stesso studio, approfondimento teologico.
36
J. CORBON, Liturgia alla sorgente, pp. 104-105.

13
14
ecclesiale della Risurrezione è una contradizione; la vita del cristiano è sempre la sua vita in Cristo ed
anche nel Corpo di Cristo.

La celebrazione liturgica di qualsiasi comunità cristiana, e di qualsiasi sacramento in qualsiasi


comunità cristiana -orientale ed occidentale- ha degli elementi comuni che vorrei chiarire già
dall’inizio.
-In primo luogo l’assemblea, cioè la comunità di coloro che sono stati battezzati; altrimenti senza
di essa il Corpo di Cristo no sarebbe significato e la celebrazione non sarebbe quella della Liturgia.
-In secondo luogo il o i ministri ordinati. Le ragioni sono diverse, ma una è da sottolineare: la
comunione con la Santa Trinità no si prende ma si riceve. Ad esempio non si dà la pace nella
celebrazione, ma la si riceve, la si accoglie da Colui che è la nostra pace e che la dona nel suo Corpo
attraverso i membri ordinati; lo stesso per la Comunione eucaristica, non la si prende ma la si riceve37.
In fondo, nella celebrazione liturgica l’uomo, assetato della vera Vita, si avvicina a ricevere l’acqua
della vita, che è Cristo stesso, ed in modo gratuito.
-In terzo luogo c’è la Parola di Dio, proclamata da un ministro ed ascoltata dall’assemblea, e che
diventa Parola della Chiesa, cioè non parola soggettiva mia o di un membro della comunità, ma Verbo
di Vita il cui Corpo è la Chiesa.
-In quarto luogo ci sono le azioni simboliche, in cui tutto l’uomo, corpo ed anima, vi è impegnato.
La celebrazione integrale della liturgia porta nel centro della fede e si rinfrange in comunione, quella
della persona e quella della comunità. L’evento Cristo diventa quello della sua Chiesa soltanto se è
agito e non solo pensato o sentito.
-In quinto luogo c’è il canto come espressione anche della fede dell’assemblea: non una
giustapposizione cacofonica di parole dette, ma una unità di fede, d’intercessione e di dossologia.
-In sesto luogo c’è lo spazio ed il tempo. Ciò che cerca di passare, attraverso il luogo della
celebrazione non è altro che la novità del Cristo Risorto. Ci tratterremo sia nello spazio celebrativo
orientale, sia nel tempo celebrativo orientale38.

1.3. Spiritualità liturgica in Oriente.


Nell'Oriente Cristiano in genere, si può parlare di spiritualità liturgica? Sulla spiritualità cristiana
in genere molto si è scritto; è una parola assai larga ed allo stesso tempo assai stretta che può voler dire
molto e può allo stesso tempo non voler dire niente di preciso. Troviamo spesso la parola spiritualità
attaccata a dei qualificativi che ne limitano oppure precisano la portata: si parla di spiritualità biblica,
spiritualità patristica, spiritualità monastica, più precisamente ancora spiritualità benedettina,
francescana... e via dicendo; infine, si parla anche di spiritualità liturgica. La mia domanda è questa: è
giusto di parlare di spiritualità liturgica? E ancora prima, cos'è spiritualità, cioè cosa intendiamo quando
nella vita cristiana parliamo di spiritualità? In fondo in questa mia relazione vorrei soltanto cercar di
rispondere a queste domande nell'ambito delle Chiese Orientali, specialmente quelle di tradizione
siriaca.
Cos'è spiritualità nella vita cristiana? Ci sono due possibilità di risposta a questa domanda: 1. Il
concetto spiritualità può essere preso on modo attivo, e allora la spiritualità sarebbe la risposta che il
cristiano da a Dio -o se preferite il cammino per cui il cristiano si rivolge, ritorna a Dio- a partire del
contatto che ha con la Sacra Scrittura, con i Padri... oppure con le realtà che in qualche modo lo
riportano a Dio; la spiritualità sarebbe allora lo sfondo in cui il cristiano vive la sua fede a partire del
contatto con la Parola di Dio, con i Padri... 2. Il concetto spiritualità può essere preso in modo possiamo
dire passivo, cioè il cammino -cammini- attraverso cui lo Spirito Santo opera in ognuno dei credenti.
Ambedue aspetti non possono essere divisi: la spiritualità -non dimentichiamo che il termine viene da

37
Nella celebrazione col vescovo, è lui sempre ed unicamente che dà la comunione ai presbiteri, mai
costoro non la prendono se il vescovo c=è.
38
J. CORBON, Liturgia alla sorgente, pp. 109-112.
14
15
spirito- è il cammino dello Spirito nell'uomo, ed è il cammino dell'uomo che per la forza dello Spirito
ritorna a Dio.
In questo contesto, possiamo chiederci, pur brevemente, cos'e liturgia? Le diverse tradizioni
orientali hanno tanti punti ed aspetti che le diversificano tra di loro, ma in comune hanno sopratutto una
cosa: il fatto che la celebrazione liturgica -sia la liturgia eucaristica sia la liturgia delle ore- è il porto
dove viene adunata, vissuta, celebrata, proclamata e cantata la fede della Chiesa; la liturgia in modo
poetico-simbolico contiene tutta la fede della Chiesa39.
Da questo punto di vista, è la spiritualità liturgica una delle spiritualità tra le altre che si possono
elencare e di solito vengono elencate nell'interno della spiritualità cristiana? A partire dei Padri e dei
testi liturgici, vediamo che c'è un'unica spiritualità, e questa è il cammino a traverso cui lo Spirito si
serve per adoperare nei credenti l'economia della salvezza adempiuta da Cristo per la santificazione
dei fedeli. Tre termini di cui vorrei adesso attirare la vostra attenzione e che sono profondamente
radicati nella tradizione teologico-liturgica delle Chiese di tradizione siriaca: cammino che possiamo
tradurre anche come "itinerario", "consuetudine", economia, che possiamo pure tradurre come
"amministrazione", "dispensazione", santificazione che è anche la "santità", la "purezza". Spesso i
Padri ed altri autori monastici di tradizione siriaca, tra cui Afraate, il "Liber Graduum", Giovanni il
Solitario hanno presentato la vita del cristiano -e più specialmente quella del monaco- come una vita
che è stata portata da una scelta tra due vie quella che conduce alla vita e quella che porta alla morte40.
Nel cristiano -nel monaco- che ha scelto il cammino condotta- che porta alla vita, lo Spirito porta a
termine l'economia dispensazione- della salvezza adoperata da Cristo per la santificazione -dei fedeli.
Nelle Chiese Orientali, tutte, quelle di tradizione alessandrina e quelle di tradizione antiochena, il
posto di questa dispensazione è la liturgia. Nelle anafore orientali, per esempio, troviamo sempre la
lode trinitaria; al Padre che ci ha creati; al Figlio che ci ha riscattati per mezzo della sua croce,
sepoltura, risurrezione, ascensione, il Regno alla destra del Padre -tutta l'economia della salvezza; allo
Spirito Santo che è invocato nell'epiclesi sui doni e anche sui fedeli per la loro santificazione.
Tu sei Santo, o Dio di verità, da te viene ogni paternità, nel cielo e sulla terra. Tu sei Santo,
Figlio eterno, per te tutte le cose sono state create. Tu sei Santo, o Spirito Santo per cui tutto
viene santificato41.
Perché tu sei il Signore ed il Creatore di tutte le cose visibili ed invisibili; sei tu che per mezzo
del tuo Figlio Unigenito, Dio Verbo, che è la Luce della tua gloria, splendore uscito da te e
immagine della tua essenza, hai creato e stabilito il cielo e la terra e tutto quello che essi conten-
gono e che per mezzo del tuo Spirito Santo, Spirito di verità che procede da te hai fatto che tutti
gli esseri razionali, visibili ed invisibili siano fortificati, santificati e fatti degni di glorificare la
tua adorabile divinità42.
Venga la grazia dello Spirito Santo su di noi e su questa offerta, che discenda e riposi su questo
Pane e su questo Calice, che essa gli benedica, gli santifichi e gli segni dal suo sigillo nel nome
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo43.

Vita spirituale a partire della liturgia.

39
Diremo qualcosa del contenuto teologico delle anafore; vorrei accennare soltanto alla poesia, usata dai
Padri, come ltteratura di carattere dogmatico, come nel caso degli inni di Sant'Efrem, oppure i poemi dogmatici
di San Gregorio di Nazianzo.
40
CF., Didaché, cc. 1-6; Liber Graduum, Serm. 18,441; 19, 453.481.513; Giovanni il Solitario, Trattato su
Mt 5,3, 1-2.
41
Kus,vspa dopo il sanctus dell'anafora di Addai e Mari, cf., Missel Chaldéen, p. 80.
42
Ghanta prima del sanctus dell'anafora di Teodoro di Mopsuestia, cf., Missel Chaldéen, pp. 128-129.
43
Epiclesi dell'anafora di Teodoro di Mopsuestia, cf., Missel Chaldéen, p. 142.
15
16
Nelle liturgie cristiane viene attuato tutto il mistero di Cristo, da quando lui è presente ed eterno
nel seno del Padre, passando per la sua incarnazione, passione, morte, risurrezione e ritorno al seno del
Padre, fino alla santificazione dei fedeli per mezzo dello Spirito. L'Oriente cristiano, nelle sue liturgie, è
ricco di simbologia, e specialmente nel senso che ogni celebrazione liturgica è simbolo di tutta
l'economia di Cristo; l'Oriente cristiano è ricco di commenti dove vengono spiegati ai fedeli i simboli
della liturgia44.
Vorrei vedere tre aspetti che sono sorgente di vita spirituale e che sono collegati con la
celebrazione liturgica: 1. La Parola di Dio come fonte di vita nello Spirito; 2. I Padri come mistagoghi
dello Spirito; 3. La liturgia come sorgente di vita spirituale.

Parola di Dio, fonte di vita nello Spirito.


Per noi cristiani, che abbiamo professato la nostra fede in Gesù Cristo, lui, il Cristo, è il punto
centrale di tutta la creazione; nei diversi scritti del Nuovo Testamento troviamo questa centralità di
Cristo nel disegno di Dio: lui è "l'alfa e l'omega", "il primo e l'ultimo", "il primogenito di ogni
creatura"45. San Paolo ancora insiste in questa centralità di Gesù Cristo sopratutto in rapporto a Dio
Padre: "quando tutte le cose gli saranno state sottomesse, allora il Figlio renderà omaggio a colui che
gli ha sottomesso tutte le cose; così Dio sarà tutto in tutti"46.
Per gli scritti del Nuovo Testamento e per la tradizione patristica posteriore, questo ruolo centrale
di Cristo nell'economia della salvezza viene già preannunziato negli scritti del Vecchio Testamento; essi
sono ombra, prefigurazione, tipo delle realtà che con Cristo dovevano adempirsi. Ogni cristiano e la
Chiesa adunata come comunità di fede e di lode a Dio, dunque, trovano nella Sacra Scrittura la fonte
dove attingere l'alimento per la loro fede e la loro vita nel mondo. La tradizione cristiana, e
specialmente quella monastica, ha segnalato spesso il legame forte, indissolubile, tra Parola di Dio e
vita cristiana. La Parola di Dio è stata e viene letta, da ogni credente e dalla comunità radunata per la
liturgia, come rivelazione piena di Dio, rivelazione della sua gloria e rivelazione dei suoi
comandamenti47; bisogna dunque per ogni cristiano l'accordo con la Parola di Dio vissuta come regola
di vita. La Parola di Dio, allora, è vista dalla tradizione cristiana come alimento per la fede e la vita
della Chiesa; Origene nelle sue omelie propone un rapporto strettissimo tra la Parola di Dio e
l'Eucaristia: per Origene ambedue sono incarnazioni del Verbo di Dio e, per tanto, la meditazione della
Sacra Scrittura deve farci scoprire il Verbo di Dio, Gesù Cristo stesso, nascosto in essa.
Per questo approccio di fede, possiamo dire quasi eucaristico, alla Sacra Scrittura, i Padri -e
specialmente ancora Origene e gli autori di tradizione alessandrina- insistiranno nella vita di preghiera
che il cristiano deve portare a termine, sopratutto la preghiera che deve precedere e seguire la lettura
della Scrittura; Origene spesso insiste sulla necessità che sia lo Spirito che guida la lettura e quindi la
comprensione della Sacra Scrittura: lo stesso Spirito che ispirò l'agiografo deve adesso ispirare
l'esegeta. Cristo è presente nella Sacra Scrittura e per questo anche ci viene letta nella liturgia e per
questo la usiamo come preghiera e come fonte di preghiera48 nei salmi. Pregando i testi biblici la forza
dello Spirito opera nel mondo, come hanno detto i monaci antichi49.

44
Cf., le Omelie metriche e i Poemi di Narsai nella tradizione siriaca, oppure la Mistagogia di Massimo
Confessore e più tardi il Commento alla Divina Liturgia di Nicola Cabasilas, in area bizantina.
45
Ap 1,8; 1,17; Col 1,15.
46
1C 15,28. Cf., G. BRASÓ, Liturgia e Spiritualità, Roma 1958, pp. 87ss.
47
Cf., T. SPIDLIK, La Spiritualité de l'Orient chrétien. Manuel systématique. Roma 1978, pp. 5 ss.
48
Non entro qui nel tema, assai discusso, sul ruolo dei salmi nella preghiera cristiana, cioè sulla ricerca se
essi sono già preghiera -frutto di una lettura piuttosto letterale del testo- oppure sono sontanto fonti e cammini
verso la preghiera -frutto di una lettura piuttosto allegorica del testo.
49
CF., Giovanni Mosco, Prato Spirituale, 152.
16
17
La Parola di Dio ascoltata nell'assemblea liturgica è una parola/messaggio di Dio per il popolo e
per ognuno dei cristiani. Fu nell'ascolto liturgico della Parola che Antonio scoprì che il testo era
indirizzato proprio a lui, cioè nel quadro liturgico quella parola della Scrittura divenne Parola di Dio per
Antonio. Efrem, nel Commento al Diatessaron, insiste sull'indirizzo molteplice della Parola di Dio: "Il
Signore ha dato alla sua Parola dei belli colori diversi, affinché ognuno di coloro che la scrutano
possa contemplarvi quello che lui ama. E lui ha nascosto nella sua Parola i tutti i tesori affinché
ognuno di noi trovi ricchezza in quello che medita"50.
Non entro in questa sede nei problemi attorno dell'esegesi biblica, i problemi attorno
all'acettazione dell'esegesi allegorica oppure al suo rifiuto; ad ogni modo, tutte le tradizioni spirituali
cristiane, sia quelle greche che si affidano all'allegoria come metodo di lettura biblica, sia quelle più
semitiche -e tra queste dobbiamo mettere le Chiese di tradizione siriaca, sia orientale che occidentale-,
accettano il ruolo centra le della Bibbia come regola di fede, regola di vita, fonte di preghiera, fonte di
vita spirituale. Ruolo centrale, dunque, della lettura della Sacra Scrittura per la vita del cristiano e per la
vita dell'intera comunità. Due testi inquadrano questo ruolo centrale della Scrittura come fonte di
illuminazione e di saggezza per i credenti; sono le orazione della liturgia siro-orientale prima della
lettura dell'Apostolo:
Ti preghiamo, dispensatore -mdabrana- saggio ed amministratore ammirabile dei tuoi familiari,
tu che sei il tesoro inestinguibile da dove provengono i tuoi aiuti ed i tuoi doni, poni su di noi uno
sguardo clemente e pieno di tenerezza ed abbi pietà di noi, secondo la tua abitudine, in ogni
tempo, o Signore dell'universo, Padre, Figlio e Spirito Santo, per sempre51.
Illumina, Signore nostro e Dio nostro, i pensieri del nostro cuore, affinché possiamo capire le
parole dei tuoi comandamenti vivificanti e divini; nella tua bontà e nella tua misericordia,
concedici di coglierne i frutti: l'amore, la speranza e la salvezza di cui hanno bisogno il corpo e
l'anima, e senza posa canteremo la tua lode, Signore Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo,
per sempre52.
In questo stesso senso, più dottrinale forse, rimando anche al testo "Paulo s,vlih,.o" della liturgia siro-
occidentale.
Questo ruolo "centrale ce lo fa capire ancora la liturgia quando ci propone dei testi biblici concreti
per dei periodi liturgici concreti; per esempio, nelle Chiese Siro-orientale e Siro-occidentale, il mistero
di Cristo viene preparato nelle quattro oppure sei domeniche del attraverso i brani evangelici proposti:
in ambedue le Chiese vengono proposti i diversi "annunzi" della venuta di Cristo: annunzio a Zaccaria,
nascita del Battista, annunzio a Maria, annunzio a Giuseppe, nascita di Cristo; la Chiesa ci propone
tutto un cammino da fare in cui la Parola di Dio diventa possiamo dire il vero "mistagogo" dei fedeli.

I Padri, mistagoghi dello Spirito.


Per quanto riguarda il tema della mistagogia dei Padri vorrei soltanto sorvolare un po alcuni punti
importanti che si collegano con la spiritualità del'Oriente cristiano. La liturgia, sopratutto per i Padri del
IV-V sec. è il luogo per eccellenza della mistagogia, cioè del camino di introduzione al mistero
dell'amore di Dio manifestato nel Cristo. Le catechesi mistagogiche -anche le omelie, ed i trattati- dei
Padri possiamo considerarle attorno a tre punti concretti: catechesi sul Padrenostro, catechesi sul
simbolo della fede e catechesi sul battesimo e l'eucaristia; catechesi, dunque, che si svolgono attorno ai
sacramenti, quindi attorno alla liturgia; la liturgia è il posto dove i Padri nelle loro catechesi insegnano
ai cristiani la loro fede -spiegano il simbolo- ed insegnano loro a pregare -spiegano il Padrenostro. Sono
catechesi fatte in ambiente liturgico e si svolgono non attorno a qualcosa di astratto ma a qualcosa di
preciso, che si stà svolgendo nella comunità; i Padri non spiegano quello che lo Spirito adempirà nei
credenti ma quello che lo Spirito ha adoperato già nei fedeli, nella comunità. La catechesi dei Padri,
50
Commento al Diatessaron, I,18-19.
51
Missel Chaldéen, p. 55.
52
Ibid.
17
18
dunque, va strettamente legata alla celebrazione liturgica dei sacramenti53 e deve spiegare ciò che
significa il sacramento per i cristiani, il legame tra Parola di Dio e sacramento, il legame tra sacramento
e fede della Chiesa. Per i Padri la Parola di Dio illumina il sacramento, e la catechesi, allora, deve
chiarire come la fede di ogni cristiano, della comunità scaturisce da questo legame; Agostino,
commentando il salmo 41 dirà del battezzato che "è qualcuno fermo nella fede, che non vede ancora
quello che crede, che desidera di capire quello che ama"54.
I Padri come mistagoghi dello Spirito. Cirillo di Gerusalemme, Giovanni Crisostomo, e anche
Efrem, Narsai hanno spiegato i sacramenti cristiani soprattutto in chiave spirituale, cioè come lo Spirito,
attraverso i segni -sacramenti-, portava a termine l'opera di santificazione nei credenti. Vorrei
aggiungere qui tre brani, uno di Cirillo di Gerusalemme, uno di Teodoro di Mopsuestia ed uno di
Giovanni Crisostomo:
Con ogni sicurezza partecipiamo al corpo e al sangue di Cristo. Sotto la specie del pane ti è dato
il corpo, sotto la specie del vino ti è dato il sangue perché tu divenga, partecipando al corpo e al
sangue di Cristo, un solo corpo e un solo sangue col Cristo. Così diveniamo portatori di Cristo
spandendosi il suo corpo e il suo sangue per le nostre membra55.
Sarà lo Spirito a trasformare il corpo mortale di Cristo, di per se impotente, in un corpo
immortale sorgente di immortalità per gli altri. Ma, se lo Spirito di vita ha così trasformato il
corpo del nostro Signore, noi, che abbiamo ricevuto in questo sacramento la grazia dello stesso
Spirito... (...) dobbiamo convincerci che il pane sacramentale, incapace di procurarci
l'immortalità per sua propria natura, può farlo dopo aver ricevuto lo Spirito Santo e la sua
grazia56.
Vuoi conoscere anche sotto un altro aspetto la forza di questo sangue (di Cristo)? Bada da dove
sgorgò all'inizio e donde ebbe la fonte: dall'alto della croce, dal fianco del Signore. (...) un
soldato avvicinatosi trafisse il fianco con la lancia e ne uscì "acqua e sangue": l'una è simbolo
del battesimo, l'altro dei misteri57.

La liturgia, sorgente di vita spirituale.


Abbiamo parlato della liturgia come inquadratura, luogo dove viene proclamata la Parola di Dio,
dove viene professata la fede della Chiesa, dove i Padri hanno costituito la loro cattedra mistagogica. La
Chiesa esprime la celebrazione della sua fede attraverso dei testi liturgici, le anafore in modo speciale;
attraverso la liturgia, la Chiesa trasmette, da la comunicazione del mistero della fede che essa stessa ha
ricevuto. Questa realtà, le Chiese di Oriente l'hanno conservata e sviluppata attraverso i testi e i riti delle
loro liturgie58.
Nelle tradizioni orientali esegesi-catechesi-liturgia sono profondamente legati possiamo dire in
uno stesso mistero; la Chiesa, le Chiese orientali in modo speciale, come diceva un teologo ortodosso
moderno "coltiva la linfa stessa della conoscenza ascoltando i suoi santi ed i suoi Padri, alimentandosi
nella loro esperienza dello Spirito Santo, con il suo colloquio con il Verbo, ed essa, la Chiesa, l'offre a
tutti nella sua liturgia"59. Nella liturgia la Chiesa offre la Parola di Dio, i testi dei Padri, la propria
53
Cf., Le Catechesi Mistagogiche di Cirillo di Gerusalemme; le Omelie Mistagogiche di Teodoro di
Mopsuestia; le Omelie Catechetiche di Giovanni Crisostomo; le Omelie di Ambroggio di Milano e di Agostino,
tra molti altri; cf., M. JOURJON, Catéchèse et liturgie chez les Pères, in La Maison-Dieu 140 (1979) 41-49.
54
Sul salmo 41,5, PL 36,466.
55
Cirillo di Gerusalemme, Catechesi Mistagogica IV,3.
56
TEODORO DI MOPSUESTIA, Omelia Catechetica XV.
57
GIOVANNI CRISOSTOMO, Settima Catechesi battesimale 16.
58
CF., I-H. DALMAIS, Quelques grands thèmes théologiques des anaphores orientales, in Eucharisties
d'Orient et d'Occident, pp. 179-195.
59
P. EVDOKIMOV, L'Esprit Saint dans la tradition Orthodoxe, Paris, 1969.
18
19
esperienza della santificazione operata dallo Spirito. In questo senso, le Chiese di tradizione siriaca, sia
occidentale che orientale, sia nell'eucaristia sia soprattutto nell'ufficiatura non sono cadute, per quanto
conosco, in situazioni come quelle che delle volte si vedono in altre Chiese anche orientali: una certa
noncuranza nella proclamazione della Parola, il salterio spesso nascosto da un'esuberante innodia60. IL
ruolo rilevante per esempio della salmodia nella liturgia siro-orientale, ma anche in quella siro-
occidentale, pone queste liturgie in grado di diventare o ridiventare scuola di preghiera, quindi sorgente
di vita spirituale. Vediamo tre aspetti concreti:

Testi liturgici.
In questo punto sui testi liturgici vorrei dire qualcosa soltanto sull'anafora. Sarebbero da vedere
anche altri testi di cui prendere spunto per una ricerca di tipo teologico-spirituale, p. es. tante "kus,vapa"
e "ghanta" della liturgia siro-orientale. In tutte le tradizioni cristiane orientali, è nell'anafora eucaristica
dove viene ricordato, contemplato e celebrato tutto il mistero dell'economia della salvezza; nelle diverse
anafore viene contemplato tutto il mistero di Cristo in tutta la sua ampiezza, dalla creazione alla parusia.
Vorrei sottolineare qui alcuni punti attorno ad alcune anafore precise: quella di Addai e Mari da una
parte, e quelle dei Dodici Apostoli e di San Giacomo dall'altra.
Senz'altro lascio da parte qui in tutti i problemi che porta con se l'anafora di Addai e Mari61;
semplicemente vorrei metterne in rilievo alcune parti per trarne degli insegnamenti. Tre aspetti sono da
sottolineare: 1. L'azione di grazie; 2. L'epiclesi; 3. L'anamnesi.
L'azione di grazie. Il tema del ringraziamento è presente dall'inizio dell'anafora; questo
ringraziamento viene fatto in un modo assai sobrio -molto più sviluppato lo troviamo nelle anafore siro-
occidentali-, ed i motivi del ringraziamento sono fondamentalmente la creazione e la redenzione, e
questi due sono gli unici motivi della lode a Dio, come vediamo in questi due ghanta di prima e dopo il
sanctus:
È giusto che sia glorificato da tutte le bocche, confessato da tutte le lingue, adorato ed esaltato
da tutte le creature, il nome adorabile e glorioso del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, che
ha creato il mondo per la sua grazia, (...) che ha salvato gli uomini per la sua misericordia. (...)
Perché tu ti sei rivestito la nostra umanità per vivificarci con la tua divinità, (...) Tu hai
risuscitato la nostra mortalità, tu hai perdonato le nostre mancanze ed hai dato remissione ai
nostri peccati62.
Dunque: hai creato, hai salvato, ti sei rivestito, hai vivificato, risuscitato, perdonato... Sono
questi i temi dell'azione di grazie che vorrei rilevare, temi soteriologici e cristologici che vengono
sottolineati nell'anafora.
L'epiclesi. Anch'essa è piuttosto breve e viene fatta sui doni -nell'anafora di Teodoro di
Mopsuestia c'è la doppia epiclesi, sui doni e anche sui fedeli- affinché essi siano i portatori della forza
dello Spirito: lo Spirito, attraverso i doni santificati adopera l'economia della salvezza nei credenti:
Che venga, Signore, il tu Santo Spirito e che riposi su quest'offerta dei tuoi servitori, perché la
benedica e la santifichi, (...) affinché sia per il perdono dei peccati, per la speranza della
risurrezione dai morti e la vita nuova nel Regno dei cieli63.
L'anamnesi. Contiene la commemorazione dei misteri della salvezza nella passione, morte e
risurrezione di Cristo, cioè della dispensazione della salvezza:

60
Cf., I.H. DALMAIS, La liturgie, lieu privilégié de la catéchèse dans les traditions de l'Orient chrétien, in
La Maison-Dieu 140 (1979) 55-64.
61
Cf., B. BOTTE, Problèmes de l'anaphore syrienne des Apôtres Addaï et Mari, in L'Orient Syrien 10
(1965) 89-106.
62
Cf., Missel Chaldéen, pp. 78.84.
63
Cf., Missel Chaldéen, p. 90.
19
20
Ci rallegriamo nella glorificazione e l'esaltazione, commemorando e celebrando questo mistero
grande, ammirabile, santo, vivificante e divino della passione, morte, sepoltura e risurrezione di
nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. (...) E per questa grande e ammirabile economia verso
tutti noi, ti lodiamo e glorifichiamo...64.

Delle due anafore siro-occidentali dei Dodici Apostoli e di San Giacomo, verrei sottolineare
alcuni punti, di cui possiamo trarne alcuni aspetti della loro spiritualità:
1. Prima di iniziare il prefazio, il sacerdote recita la cosiddetta "Preghiera del velo". Sono delle
preghiere supplicatorie che vengono recitate sul il popolo prima di iniziare l'anafora. Offro due
frammenti dei testi:
Noi ci prostriamo davanti a te, Re dei re e Signore dei signori e ti chiediamo di stendere la tua
destra compassionevole sopra i tuoi servi inchinati davanti alla tremenda immensità della tua
maestà. Benedici, custodici, purifica e santifica le pecore del tuo gregge riscattato dal sangue del
tuo unico Figlio65.
Dio Padre, che nel tuo grande amore per gli uomini e nella tua ineffabile condiscendenza hai
inviato nel mondo il tuo Figlio per ricondurre la pecorella smarrita, non distogliere il tuo volto
da noi mentre ti offriamo questo tremendo ed incruento sacrificio...66.
Due punti sono da notare: l'invocazione della misericordia e della compassione di Dio: la destra
compassionevole nel primo caso, poi il non distogliere il volto dagli uomini; poi l'intercessione del
sacerdote sul popolo, presentato questo con l'immagine del gregge in ambedue le anafore: Benedici,
custodici, purifica e santifica le pecore del tuo gregge nell'anafora dei Dodici Apostoli, e per
ricondurre la pecorella smarrita in quella di San Giacomo.
2. Un secondo aspetto su cui vorrei attirare l'attenzione sono le preghiere post sanctus di ambedue
anafore. Dopo la lode data a Dio nel sanctus e prima della narrazione dell'istituzione, il sacerdote
racconta in forma anamnetica il motivo della lode; nell'anafora dei Dodici Apostoli è fatto in forma più
breve e concisa: perché Dio ha amato il mondo ed ha mandato il suo Figlio per dare la vita eterna:

64
Cf., Missel Chaldéen, pp. 89-90.
65
A. RAES, Anaphora Duodecim Apostolorum Prima. Anaphorae Syriacae I,2, pp. 214.
66
O. HEIMING, Anaphora Sancti Iacobi, fratris Domini. Anaphorae Syriacae II,2, p. 140.

20
21
Tu sei santo, tutto santo, Dio Padre con il tuo unico Figlio e lo Spirito santo. Tu sei santo, tutto
santo e magnifica è la tua gloria. Tu hai tanto amato il mondo da mandare il tuo unico Figlio
perché tutti quelli che credono in lui nessuno perisca ma abbia la vita eterna67.

Nell'anafora di San Giacomo, l'anamnesi è molto più sviluppata, e narra l'economia salvifica di
Dio dalla creazione fino alla redenzione:
Tu sei veramente santo, onnipotente, terribile, buono e misericordioso sopratutto verso la
creatura che formasti dalla terra e a cui hai concesso le delizie del paradiso. Quando l'uomo ha
trasgredito il tuo comando ed è caduto, non l'hai dimenticato e abbandonato, o Dio buono (...)
Infine hai mandato nel mondo il tuo unico Figlio per rinnovare la tua immagine. Quando discese
dal cielo e s'incarnò nella santa vergine Maria, Madre di Dio...68.

Ciclo liturgico.
Nella proposta di una spiritualità liturgica orientale vorrei fare qualche accenno al ciclo liturgico
annuale. Preferisco usare il termine ciclo a quello di anno. La successione dei tempi o periodi liturgici,
nell'Oriente cristiano e soprattutto nei due calendari siro-orientale e siro-occidentale, non è tanto una
cosa a forma di linea, con un inizio ed una fine, ma è qualcosa circolare, cioè da un punto di partenza ad
un punto di ritorno. La distribuzione dei periodi liturgici in ambedue i calendari siriaci è abbastanza
simile: "quddas,va" -sia come punto di partenza oppure punto di arrivo-, "subbara", "denh,.a",
"sauma", "qyamta", i periodi diversi di "estate" fino all'esaltazione della croce e poi fino al "quddas,va".
1. Da "quddas,va" fino alla croce per i siro-occidentali, cioè dalla Chiesa/comunità dei fedeli
santificata/santificati "quddas,ve" da Dio per il sangue del suo Figlio, passando tutto il cammino -'urh,.
a- di Cristo nella dispensazione -mdabranutha- della sua salvezza per gli uomini:
l'annunciazione/preparazione -subbara- della venuta di Cristo69 sia nel Vecchio Testamento che nel
Nuovo Testamento, la sua manifestazione al mondo -denh,.a-, il cammino nel e di deserto/digiuno -
sauma- di Cristo, la sua passione/morte/risurrezione -qyamta-, la presenza di Cristo nella vita della
Chiesa -tempo degli Apostoli-, finalmente la sua Croce vittoriosa, che è fonte di vita e di santificazione
per la Chiesa.
2. Da "subbara" fino a "quddas,va" per i siro-orientali, cioè dall'annuncio della venuta di Cristo,
della salvezza, fino a che Cristo vittorioso per la sua croce presenta al Padre la sua Chiesa santificata
dal suo sangue70.
Nel quadro della spiritualità liturgica, bisognerebbe dire qualcosa sul digiuno, per il fatto che esso
viene vissuto sopratutto accanto alla liturgia, cioè come qualcosa non per se stessa, ma come
preparazione e purificazione per la celebrazione liturgica. Dentro del ciclo liturgico accenno soltanto ai
periodi di digiuno centrati attorno ai diversi periodi del ciclo liturgico: Prima di Natale, i "Niniviti", la
Quaresima, e poi i due periodi prima della festa degli Apostoli e prima della festa dell'Assunzione di
Maria.

Liturgia delle Ore.


Per molto tempo nelle diverse Chiese cristiane la Liturgia delle Ore era rimasta limitata soltanto al
suo uso o a livello personale oppure al suo uso liturgico nei monasteri. La liturgia delle Ore nella vita di
ogni comunità cristiana, parrocchiale o monastica è di una grande validità e ricchezza. Per quanto

67
A. RAES, Anaphora Duodecim Apostolorum Prima. Anaphorae Syriacae I,2, pp. 216.
68
O. HEIMING, Anaphora Sancti Iacobi, fratris Domini. Anaphorae Syriacae II,2, p. 140.
69
Le pericope evangeliche che vengono lette in ambedue i riti siriaci sono quelle dei diversi annunzi, sia
del Battista, sia di Cristo.
70
Cf., J. MOOLAN, The Period of Annunciation-Nativity in the East Syrian Calendar. Kottayam 1985, pp.
11-56.
21
22
riguarda la liturgia delle Ore vorrei attirare brevemente l'attenzione verso tre aspetti che sono fonte di
vita spirituale: la liturgia delle Ore come preghiera personale, preghiera comunitaria, incontro
personale col Cristo. Questi tre aspetti hanno un punto in comune: i salmi. Ambedue tradizioni
siriache, quella Orientale e quella Occidentale danno, almeno teoreticamente, un posto importante ai
salmi. La tradizione monastica ha centralizzato i salmi sopratutto come forma di preghiera personale e
in questo senso i salmi vengono letti sotto un'esegesi molto letterale: la preghiera fatta dal salmista -di
speranza, di angoscia, di sofferenza- viene applicata dal monaco a se stesso71; i salmi sono, dunque la
fonte, per i monaci e per ogni cristiano, per un cammino di preghiera personale. I salmi nell'ufficio sono
anche fonte di preghiera comunitaria; i salmi nell'ufficiatura vengono letti/cantati come preghiera
della comunità, la voce del salmista viene espressa come voce della Chiesa che prega. Giovanni
Crisostomo insiste nel fatto che "È possibile pregare ognuno da se, ma è impossibile di pregare così
bene come in Chiesa (...)Poichè in essa regnano l'unanimità, l'accordo, i legami dell'amore, le
preghiere dei sacerdoti"72. La preghiera dei salmi, finalmente, è esperienza di incontro personale col
Cristo; secondo la felice espressione di Sant'Agostino nel commento al salmo 85, nella preghiera della
Chiesa "Cristo è pregato da noi, prega con noi e prega per noi"; la tradizione della Chiesa ha
interpretato i salmi, sopratutto nel loro uso nella liturgia, con un'esegesi di tipo spirituale, usando di più
o di meno il metodo allegorico ma sempre cercandovi la presenza di Cristo, la voce di Cristo, l'aiuto di
Cristo.

Conclusione.
Dopo queste riflessioni, possiamo ancora chiederci se si può parlare o no di una spiritualità
liturgica. Più che di spiritualità liturgica forse si dovrebbe parlare della liturgia come fonte di vita
nello Spirito, oppure di liturgia spirituale. La liturgia ha un carattere chiaramente dossologico, e in
questo contesto le Chiese di Oriente la celebrano; esse nella liturgia non celebrano temi neppure
intenzioni, ma celebrano l'amore di Dio che ci è stato manifestato nella creazione, nell'incarnazione fino
alla parusia.

Liturgia come fonte di vita nello Spirito:


1. Perché la liturgia è il luogo fondamentale dove la Parola viene proclamata e la fede viene
confessata -l'abbiamo visto parlando del posto della Parola di Dio e poi dei commenti mistagogici dei
Padri.
2. Perché essa è il luogo fondamentale dove questa parola proclamata e questa fede confessata
viene meditata, pregata e diventa un'unità nella vita della Chiesa e di ogni credente -l'abbiamo intravisto
nel contenuto dei testi liturgici delle anafore.
3. Perché essa è il luogo fondamentale dove questa Parola meditata, pregata, questa fede
confessata, diventa lode a Dio da parte della Chiesa, da parte di ogni cristiano. Vorrei semplicemente
rileggere il testo dell'anafora di Serapione citato all'inizio:
Fa di noi degli uomini viventi, daci lo Spirito della luce, affinché ti conosciamo a te che sei il
Vero, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Daci lo Spirito Santo affinché possiamo narrare ed
esporre i tuoi ineffabili misteri. Che parli in noi il Signore Gesù e lo Spirito Santo e canti a te
inni per mezzo di noi73.

71
Cf., T. SPIDLIK, La Spiritualité de l'Orient Chrétien. II. La Prière, Roma 1988, pp. 102-103.
72
GIOVANNI CRISOSTOMO, De incomprehensibili Dei natura, 3, PG 48,726.
73
Anafora di Serapione, cf., HÄNGGI-PAHL, Prex Eucharistica, p. 128.
22
23
2. Teologia spirituale nella liturgia siro-occidentale.

2.1. Liturgia eucaristica siro-occidentale.


Schema della celebrazione eucaristica siriaca:

I. PREPARAZIONE74.
Preparazione dell'altare. Preghiera e venerazione dell'altare.
II. LITURGIA DEI CATECUMENI.
Sacrificio di Melchisedec.
-Preparazione delle offerte.
-Offertorio del pane e del vino.
Sacrificio di Aronne.
-Vestizione.
-Preghiera ai piedi dell'altare.
Incensazione:
-dell'altare.
-delle offerte.
-del popolo.
Trisagio.
Epistola.
Evangelo.
III. LITURGIA DEI FEDELI.
Introito solenne.
Dossologia trinitaria.
Credo.
Anafora:
Introduzione. Preghiera e bacio di pace.
Preghiera dell'imposizione delle mani.
Preghiera del velo.
Prefazio.
Santo.
Anamnesi ed epiclesi75.
Dittici.
Comunione:
Frazione.
Padrenostro.
Elevazione dei Santi Doni.
Comunione del sacerdote.
Comunione dei fedeli.
Benedizione con i Santi Doni.
Azione di grazie e congedo.

74
La Chiesa Siro-cattolica ha fatto di recente, verso 1982, una riforma in cui vengono molto abbreviati
oppure quasi soppressi -celebrati brevemente soltanto dal sacerdote- i primi due servizi, e la liturgia comincia con
l'ingresso solenne.
75
Il sacerdote agita le mani sopra le oblate imitando il volo della colomba e dice l'epiclesi. Nel frattempo il
diacono dice la preghiera seguente: Quanto è terribile quest'ora, miei carissimi, e temibile questo momento
mentre lo Spirito Santo discende sopra questa Eucaristia e la consacra. State in silenzio e timore e pregate.
23
24
Nella liturgia siriaca l'anafora più antica è quella di San Giacomo, possibilmente di origine greco
e tradotta verso il VI-VII sec.; dedicheremo a questa anafora un po di tempo. Attualmente i messali
usano dodici anafore, tra cui quella chiamata dei Dodici Apostoli, benché la liturgia siriaca ne ha
conservate più di settanta, di cui parecchie sono state già edite.

Descrizione e commento dei testi eucaristici.76


I. PREPARAZIONE. Durante questo primo momento si svolgono di solito le preghiere delle ore
di terza e sesta.

II. LITURGIA DEI CATECUMENI. Il primo servizio77 della liturgia dei catecumeni viene
chiamato servizio di Melchisedec; in esso vengono preparate le offerte. L'inizio di questa parte della
celebrazione ha un carattere fortemente penitenziale, sia la preghiera di introduzione78, sia la recita del
salmo 50. La liturgia siro-occidentale ha uno sviluppo più lungo dell'ufficio della preparazione delle
offerte che non quello, molto breve, della liturgia siro-orientale; ci sono delle preghiere per accendere le
candele dell'altare79; ci sono anche delle preghiere per la presentazione del pane e del vino, preghiere
che troveremo poi nella liturgia di San Giovanni Crisostomo; ad ogni modo, nella liturgia siro-
occidentale non c'è il complesso rituale sulla prosfora, ma semplicemente il sacerdote depone il pane
sulla patena ed versa vino ed acqua nel calice80; la patena ed il calice vengono coperti con dei veli.
Questo primo servizio si conclude con un sedro -composizione non biblica, in prosa, che sviluppa un
tema preciso-, ed un inno che collegano fortemente il tema penitenziale con la grande misericordia di
Dio; c'è anche un rito di offerta dell'incenso81.
Il secondo servizio è quello chiamato servizio di Aronne. In esso si svolge la vestizione del
sacerdote, con delle preghiere per ogni paramento liturgico che indossa; ai piedi dell'altare, prima di
indossare i paramenti, il sacerdote recita la preghiera ai piedi dell'altare, preghiera molto arcaica e con
uno sfondo chiaramente semitico82. C'è di seguito la preghiera dell'offertorio con le diverse
commemorazioni83. Il sacerdote presenta a Dio le offerte al di sopra del "tablitho"84; tutto questo

76
Una traduzione italiana dei testi eucaristici della liturgia siro-occidentale si trova in Libro dell'oblazione,
secondo il rito della Chiesa Apostolica di Antiochia dei Siri, Roma 1983.
77
Inteso come primo atto del sacerdote nella liturgia eucaristica, vista tutta come un servizio a Dio.
78
Signore Dio di misericordia, che ami gli uomini, fai che noi, puri e santi, siamo degni di stare alla tua
presenza con timore, riverenza, e secondo la mistica bellezza di questi riti, ti serviamo come Signore e Creatore,
a chi si debbe l'adorazione ti tutti, Padre, Figlio e Spirito Santo, adesso e nei secoli. Amen.
79
Per la prima delle candele: Nella tua luce vediamo la luce, Gesù pieno di luce. Poiché tu sei la luce vera
che illumina tutte le creature. Illuminaci con la tua splendida luce, immagine del Padre celeste. Per la seconda
delle candele: Puro e Santo che abiti nelle stanze della luce, allontana da noi le cattive passioni ed i pensieri
malvagi, e concedici che, nella purezza di cuore, facciamo opere di giustizia.
80
Preghiera per il pane: Come una pecora viene condotto al macello, e come un agnello muto davanti al
tosatore, e nella sua umiliazione non aprì la bocca. Signore hai fatto del tuo santuario il trono della tua gloria.
Signore raffermalo con le tue mani. Che il Signore regni per sempre. Preghiera per il calice: Uno dei soldati
trafisse con la lancia il suo costato e subito ne uscì sangue ed acqua, perdono per tutto il mondo. Nella liturgia
di San Giovanni Crisostomo, questa preghiera è fatta ancora sul pane.
81
Appendice, testo I.
82
Facci degni, Signore, che, essendo i nostri cuori puri e lavati da ogni intenzione malvagia, di entrare nel
tuo Santo dei Santi sublime ed eccelso, e di stare in modo puro, santo ed splendente davanti al tuo santo altare e
di offrirti sacrifici mistici ed spirituali con una fede vera, Padre, Figlio e Spirito Santo, adesso e nei secoli.
Amen.
83
Facciamo memoria del Signore nostro, e Dio nostro, e Salvatore nostro Gesù Cristo e di tutta l'economia
redentrice adempiuta per noi. In modo speciale: l'annuncio suo fatto da un angelo, la sua nascita nella carne ed

24
25
offertorio è fortemente simbolico: il prete presenta le offerte tenendo la patena nella mano destra ed il
calice nella sinistra ed ambedue crociate una sopra l'altra evocando ancora il gesto fatto da Giaccobe
sui figli di Giuseppe a Gn 48,13-14. Viene poi l'incensazione dell'altare, delle offerte, e del popolo.
La terza parte della liturgia dei catecumeni contiene: il canto del Trisagio, le lettura dell'Epistola
ed il Vangelo85 Il Trisagio è il canto del triplice verseto: Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale che
sei stato crocifisso per noi, abbi pietà di noi86. La liturgia siro-occidentale prevede in principio la lettura
di cinque o sei brani, tre dell'AT e tre o due del NT, benché in pratica si riduce alle letture neotestamen-
tarie. Prima della lettura del testo dell'Apostolo, si canta in ogni eucaristia l'antifona Axylc SwlwP87.

III. LITURGIA DEI FEDELI. Contiene praticamente quattro parti: l'Introito solenne, che ha un
carattere penitenziale o di preparazione88, una dossologia trinitaria, con la triplice benedizione
dell'incenso e la recita del Credo, durante la quale si incensa la chiesa ed i fedeli. Comincia poi
l'Anafora che contiene a sua volta diverse parti: l'introduzione, con la preghiera e bacio di pace89, la
preghiera dell'imposizione delle mani, la preghiera del velo, e poi segue il prefazio, il santo, l'anamnesi
e l'epiclesi, e poi i dittici.

Vorrei accennare a questa preghiera del velo che precede l'inizio dell'anafora. Si tratta della
preghiera fatta dal sacerdote nel momento di levare e muovere per tre volte il velo che copre le offerte;
questa preghiera è già attestata da Severo di Antiochia come un'abitudine della Chiesa di Gerusalemme.
Ognuna delle preghiere eucaristiche ha la sua propria preghiera del velo:
Anafora dei Dodici Anafora di San Anafora di San Anafora di San
Apostoli: Giacomo: Giovanni Evan- Giacomo di Sarug:
Noi ci prostriamo Dio Padre, che nel gelista: Dio grande e
davanti a te, Re dei tuo grande amore O Signore, che alla sempiterno, eccelso
re e Signore dei per gli uomini e fine dei tempi ci hai e sublime, mirabile
signori, e ti nella tua ineffabile inviato il tuo Figlio ed allo stesso

il suo battesimo nel Giordano, le sue sofferenze redentrici e la sua elevazione sulla croce, la sua morte datore di
vita e la venerabile sepoltura, la sua risurrezione gloriosa, la sua ascensione al cielo e la sua seduta alla destra
di Dio Padre. Facciamo memoria anche adesso in questa eucaristia messa davanti a noi, in primo luogo del
nostro padre Adamo e della nostra madre Eva, della Santa Madre di Dio Maria, dei profeti e degli apostoli, dei
predicatori e degli evangelisti, dei martiri e dei confessori, dei giusti e dei sacerdoti, dei padri santi e dei pastori
veri, dei dottori ortodossi, e dei solitari e dei monaci, e di coloro che stanno e pregano con noi, e di tutti coloro
che da sempre ti sono piaciuti, Signore, da Adamo ed Eva fino ad oggi.
84
Il "tablitho" è un legno rettangolare messo sull'altare su cui vengono deposti la patena ed il calice; ogni
prete ha il suo "tablitho". In una delle parti c'è incisa una croce indicando i quattro punti cardinale, e nell'altra
parte c'è una lode alla Santa Trinità ed il nome del patriarca o del vescovo che ha santificato il "tablitho".
85
Prima del Trisagio c'è un responsorio di tipo cristologico, attribuito a Severo di Antiochia; cf.,
Appendice, testo II.
86
L'inciso "che sei stato crocifisso per noi" è del patriarca antiocheno Pietro Fullone, V sec., e si collega
alla lotta monofisita. Durante il canto del Trisagio, il prete è nell'altare, sulle offerte, e fa tutt'una serie di segni di
crosce su di esse.
87
Ho udito il beato Paolo Apostolo che diceva: "Se qualcuno viene a predicarvi dottrine contrarie a ciò
che vi abbiamo insegnato, fosse pure un angelo del cielo, sia scomunicato dalla Chiesa". Ecco che dottrine
perverse appaiono da ogni parte; felice chi ha iniziato e concluso nella dottrina di Dio.
88
Cf., Libro dell'oblazione, op. cit. pp. 16-17.
89
Il baccio di pace tra i chierici viene fatto bacciando le catene del turibolo, prima il celebrante, poi i
diaconi e poi gli altri chierici, che vengono offerte ad essi dal diacono; tra il popolo, la pace viene trasmessa da
un chierico giungendo le sue mani con quelle di uno dei fedeli, e poi costui la trasmette agli altri.
25
26
chiediamo di condiscendenza hai unigenito come tempo nascosto,
stendere la tua inviato nel mondo redentore il quale ci che usi mi-
mano compassio- tuo Figlio per ri- ha lasciato questi sericordia fino a
nevole sopra i tuoi condurre la misteri santi e mille generazioni
servi inchinati pecorella smarrita, vivificanti, non verso coloro che ti
davanti alla non distogliere il considerarci come amano e d os-
tremenda im- tuo volto da noi estranei a questa servano i tuoi
mensità della tua mentre ti offriamo liturgia; non comandamenti, che
maestà. Benedici, questo tremendo ed allontanare da noi il per la venuta del
custodisci, purifica incruento sacrificio, tuo volto a causa tuo Unigenito Fi-
e santifica le pecore perché non con- della moltitudine glio nostro Signore
del tuo gregge ri- fidiamo nella nostra dei nostri peccati Gesù Cristo ci hai
scattato dal sangue giustizia ma nella poiché tu solo sei rivelato il mistero
del tuo unico tua misericordia. santo con il tuo uni- nascosto da secoli
Figlio. Fa che la Così imploriamo e genito Figlio e con e da generazioni, e
sua immagine ri- supplichiamo la tua il tuo Spirito San- ci hai fatti degni di
splenda sulle loro clemenza perché tissimo, buono, essere mediatori e
fronti perché il ne- questo sacrificio adorato, con- ministri dei tuoi
mico riconosca che istituito per il sustanziale, ora e terribili e celesti
sono le pecore nostro riscatto, non sempre e nel secolo misteri; non
redente del tuo sia di condanna per dei secoli. guardare la nostra
gregge e noi il popolo ma di malvagità per cui
offriamo lodi a te, perdono per i non siamo degni di
al tuo unigenito peccati, di accedere e
Figlio e al tuo remissione per le comunicare ai tuoi
Santo Spirito ora e offese e di doni divini, ma per
sempre e fino al gratitudine verso di la tua grazia e il tuo
secolo dei secoli. te. Per la grazia, la amore per gli
misericordia e con- uomini visitaci con
discendenza del tuo la tua misericordia
unico Figlio per il e la tua clemenza, e
quale e con il quale liberaci da ogni
insieme allo Spirito male e dall'invidia,
Santo buono, e concedici il tuo
adorato, vivificante Spirito Santo,
e consustanziale, ti spirito di sapienza
appartengono la e di intelligenza,
gloria, l'onore e la spirito di consiglio
potenza ora e e di fortezza, spirito
sempre, fino al di castità e di santi-
secolo dei secoli. tà, spirito di co-
noscenza e di
timore del Signore,
e per la purifica-
zione dell'as-
persione dell'isopo
siamo purificati e
col cuore puro
attendiamo al tuo
servizio e ti

26
27
offriamo questo sa-
crificio incruento e
terribile, per la
remissione dei
nostri peccati e
delle nostre colpe
ed in memoria dei
nostri defunti e per
la tua gloria Dio
Padre e del tuo
Unigenito e del tuo
Spirito Santo e
buono.

Dalle stesse quattro anafore adesso accennate, vorrei anche comparare le preghiere dell'epiclesi:

Anafora dei Dodici Anafora di San Anafora di San Anafora di San


Apostoli: Giacomo: Giovanni Evan- Giacomo di Sarug:
Il sacerdote dice in Il sacerdote dice in gelista: Il sacerdote dice in
segreto: Ci pros- segreto: Abbi pietà Il sacerdote dice in segreto: Signore
triamo davanti a te di me, Dio Padre segreto: Signore Dio onnipotente, ti
con la faccia a terra onnipotente e pieno di bontà e chiediamo abbi
e ti chiediamo, manda su noi e su misericordia, abbi pietà di noi ed apri
Signore Onnipo- questi sacrifici il pietà di me e man- le porte del cielo
tente e Dio delle tuo Spirito Santo, da su me e su affinché venga il
forze sante, di in- Signore e Vi- queste offerte il tuo tuo Santo Spirito
viare il tuo Santo vificante, che è Santo Spirito consustanziale a te
Spirito sopra di noi uguale a te, Dio vivente e vivifican- ed al tuo Unigenito
e sopra le offerte Padre, e al Figlio te, colui che san- Figlio e copra con
davanti a noi. nella maestà e tifica ogni cosa e la sua ombra agiti
regna insieme a voi dona la santità; le sue ali e riposi su
coesenziale, colui che ha parlato di noi e su queste
coeterno e con- per mezzo dei santi offerte e le tra-
sustanziale. Egli ha profeti; che ha in- smtui.
parlato nella Legge coronato gli
e per mezzo dei Apostoli e i Martiri,
Profeti e nel tuo perché scenda su
Nuovo Testamento; questi Misteri e li
è disceso sotto santifichi.
forma di colomba
su nostro Signore
Gesù Cristo nel
Ad alta voce: Giordano; è disceso
Esaudiscimi, sui santi Apostoli Ad alta voce:
Signore; esaudi- sotto forma di lin- Esaudiscimi,
scimi, Signore; esa- gue di fuoco. Signore; esaudi-
udiscimi, Signore. Ad alta voce: scimi, Signore; esa-
Abbi pietà, o Ad alta voce: Esaudiscimi, udiscimi, Signore.
Buono, ed abbi mi- Esaudiscimi, Signore; esaudi- Abbi pietà, o

27
28
sericordia verso di Signore; esaudi- scimi, Signore; esa- Buono, ed abbi mi-
noi. scimi, Signore; esa- udiscimi, Signore. sericordia verso di
udiscimi, Signore. Abbi pietà, o noi.
Popolo: Kyrie, Sii misericordioso, Buono, ed abbi mi-
eleison. Kyrie, ed abbi pietà di noi. sericordia verso di Popolo: Kyrie,
eleison. Kyrie, noi. eleison. Kyrie,
eleison. Popolo: Kyrie, eleison. Kyrie,
eleison. Kyrie, Popolo: Kyrie, eleison.
Sacerdote: E di eleison. Kyrie, eleison. Kyrie,
mostrare che questo eleison. eleison. Kyrie, Sacerdote: E di
pane è il Corpo eleison. mostrare che questo
+++ venerato di Sacerdote: Perché pane è il Corpo
nostro Signore venendo faccia di Sacerdote: E +++ venerato di
Gesù Cristo. questo pane il venendo faccia di nostro Signore
Corpo del Cristo +, questo pane il Gesù Cristo.
amin, Corpo + vi- Corpo +++ del
vificante, Corpo + Messia nostro Dio.
che dona la
salvezza alle nostre
anime e ai nostri
corpi, Corpo + del
Signore grande Dio
e Salvatore nostro
Gesù Cristo per la
Popolo: Amin. remissione dei
Sacerdote: E che peccati, il perdono Popolo: Amin.
questo calice è il delle colpe e la vita
Sangue +++ dello eterna a coloro che Sacerdote: E che
stesso nostro lo ricevono. Popolo: Amin. questo calice è il
Signore Gesù Sangue +++
Cristo. Popolo: Amin. Sacerdote: E di vivente di nostro
questo calice il Signore Gesù Cri-
Sacerdote: E del Sangue +++ dello sto.
contenuto di questo stesso Messia no-
calice il Sangue di stro Dio.
Cristo, amin,
Sangue + che
purifica le nostre
anime e i nostri
corpi, Sangue ++
del Signore Dio e
Popolo: Amin. Salvatore Gesù
Cristo per la
Sacerdote: Perché remissione dei pec- Popolo: Amin.
questi santi cati, il perdono
sacramenti siano delle colpe e la vita Popolo: Amin. Sacerdote: E faccia
per tutti coloro che eterna a coloro che di essi un solo
ne prenderanno: lo ricevono. Sacerdote: Perché Corpo e Sangue,
vita, risurrezione, questi Misteri siano una unica cosa san-
remissione dei Popolo: Amin. per la purificazione ta, degna e regale,

28
29
peccati, guarigione dei cuori di coloro affinché mescolata
dell'anima e del Sacerdote: Perché che ne parte- alle nostre anime ed
corpo, illuminazio- questi misteri siano ciperanno, purezza ai nostri corpi siano
ne dello spirito, per tutti coloro che per i loro pensieri, per noi e per coloro
giustificazione ne riceveranno o ne santificazione per che ne par-
davanti al tremendo parteciperanno, le loro anime nella teciperanno
tribunale del tuo santificazione delle nuova vita eterna. incremento della
Cristo perché anime e dei corpi, fede in te e per-
nessuno del tuo sorgente di buone dono di tutti i pec-
popolo perisca, Si- azzioni e forza per cati. Per essa siano
gnore. Se abbiamo la tua Chiesa santa perdonati i
agito e ti abbiamo che fondasti sulla peccatori,
servito senza posa e Roccia della fede in santificati per essa i
per tutta la vita, modo che le porte penitenti, per essa
rendici degni di dell'inferno non a- giustificati e
gioire dei tuoi ce- vranno a prevalere prevaricatori, si
lesti, immortali e poiché tu la liberi convertano per essa
vivificanti misteri. da ogni eresia e coloro che si sono
dagli scandali di persi, siano ri-
coloro che conciliati per essa
commettono ini- gli adirati, siano per
quità fino alla fine essa pacificati gli
del mondo. iracundi, per essa
siano rappacificati i
violenti, si ralle-
grino per essa i
trinti, ricevano da
essa consolazione
gli afflitti, trovino
in essa sollievo gli
attribolati, i malati
per essa siano
guariti, e per tutto e
in tutto e grazie a
tutto noi ti ren-
diamo grazie e ti
glorifichiamo a Te
ed al tuo Unigentio
ed al tuo Santo Spi-
rito.

Dopo l'anafora, comincia il rito della Comunione: c'è in primo luogo la frazione del pane: questo
viene diviso in due parti ed una di esse viene intinta nel calice e poi serve a segnare l'altra parte del
pane. Durante questa frazione un lettore legge un'omelia metrica di San Giaccomo di Sarug90. Segue poi
il Padrenostro e l'Elevazione dei Santi Doni con l'invocazione: le cose sante ai santi e ai puri, con la

90
Cf., Libro dell'oblazione, op. cit. pp. 27-29.
29
30
risposta del popolo91. Prosegue poi la comunione del sacerdote, la comunione dei fedeli, poi la
benedizione con i Santi Doni, l'azione di grazie ed il congedo. Dopo il congedo dei fedeli, il sacerdote si
congeda anche dell'altare con questa preghiera:

Rimani in pace, altare santo del Signore. Io non so se ritornerò da te. Il Signore mi conceda di
vederti nell'assemblea dei primogeniti che sono nei cieli; in quest'alleanza io pongo la mia
fiducia.
Rimani in pace, altare santo e propiziatore. Il Corpo santo e il Sangue propiziatore che ho
ricevuto da te valgono per la remissione delle mie colpe, per il perdono dei miei peccati e come
garanzia davanti al terribile tribunale di nostro Signore per sempre.
Rimani in pace, altare santo, tavola di vita, e supplica per me nostro Signore Gesù Cristo perché
non cessi la mia commemorazione su di te ora e sempre e nel secolo dei secoli. Amin.

Vorrei accennare alla preghiera del velo, che abbiamo portato in parallelo di quattro anafore.
Nella liturgia siriaca ce ne sono diversi di veli. Primo c'è il velo -oppure tenda- che separa e chiude il
santuario dalla navata; si usa in diversi momenti, e viene attestato dal Testamentum D.N.J.C.92 C'è poi il
velo che copre i doni sull'altare, ed è a questo che si riferisce la preghiera sopra indicata; infatti la
preghiera viene fatta agitando il velo sulle offerte. Vi trobbiamo alcuni elementi da notare:
-Tutte e quattro le preghiere invocano la misericordia di Dio, sopratutto la prima, la seconda e la
quarta preghiera; la terza lo fa in modo più indiretto.
-Tutte e quattro chiedono la purificazione dei ministri e dei fedeli.
-La prima e la quarta esaltano l'immensità -tremendo- di Dio e del sacrificio sull'altare.
-La seconda e la quarta accennano alla dimensone sacrificale dell'eucaristia.
-La seconda e la quarta parlano dell'eucaristia come perdono dei peccati, tema che ritroveremo
poi presente nelle diverse epiclesi.

Nell'anafora di San Giacomo, dunque, la preghiera del velo ha particolarmente una dimensione
anaforica e insiste nella dimensione sacrificiale dell'eucaristia. Per quanto riguarda l'epiclesi, è
teologicamente più elaborata dalle altre quattro proposte, sopratutto da quella dei Dodici Apostoli;
insiste su temi legati alla tradizione gerosolimitana: lo Spirito ha parlato nella Legge e nei profeti e nel
NT, ha disceso su Gesù e su gli apostoli. Insiste anche nel tema della Chiesa fondata sulla roccia della
fede.

2.2.Elementi di pneumatologia.
In queste pagine dovrei presentare alcuni aspetti legati alla presenza dello Spirito Santo, alla
teologia dello Spirito Santo, in alcuni testi liturgici di tradizione siro occidentale. Bisogna premettere
che parlare di una teologia dello Spirito Santo nella liturgia siro occidentale non è né facile né
conveniente, per il fatto che l’opera, l’azione, la presenza dello Spirito Santo -specialmente nelle
anafore- è legata strettamente e inseparabilmente all’opera che il Padre porta a termine per mezzo del
Figlio nello Spirito Santo; non troviamo mai una separazione dell’azione dello Spirito Santo da quella
del Padre e del Figlio; l’opera dello Spirito Santo viene sempre collegata a quella della Santa Trinità.

Teologia dello Spirito Santo nell’anafora -nelle anafore- siro occidentali. Il tema è molto vasto per
il semplice fatto che in tradizione siro occidentale si hanno una settantina di anafore, diverse per il loro
origine, la loro datazione, la stessa loro teologia. Per tradizione siro occidentale si intende la tradizione
teologica, liturgica, spirituale delle Chiese di lingua siriaca che rifiutano l’accettazione della cristologia
formulata nel Concilio di Calcedonia (451) e che tradizionalmente verranno chiamate Chiese monofisite

91
Ibid., pp. 30-31. Quest'elevazione si trova anche nel rito siro-orientale e nel rito bizantino.
92
I.E. RAHMANI, Testamentum D.N.J.C., Mayence, 1899, p. 34.
30
31
o più precisamente Chiese giacobite. E’ previsto in questa sede di presentare anche la pneumatologia
delle Chiese siro orientali. Vorrei, comunque, fare una premessa e cioè l’insegnamento spirituale,
ascetico e liturgico che si è espresso in lingua siriaca, lingua, che dal II-II sec è quella adoperata delle
zone cristiane dalla Palestina fino all’impero persa, è comune ad ambedue le tradizioni siriache, in tanto
che dipendono della stessa fonte, cioè la spiritualità siriaca dei primi secoli.

Più concretamente per quanto riguarda le anafore siro occidentali -fatto che pure è valido per le
altre anafore cristiane- bisogna sottolineare due aspetti essenziali:
1. In primo luogo la celebrazione liturgica -l’oblazione eucaristica, le lodi, i vespri...- con la
proclamazione del Vangelo che in essa si fa, non è una semplice commemorazione -evocazione- di fatti
passati, bensì è la presenza viva del Signore, il Salvatore in mezzo alla comunità dei fedeli battezzati.
Nei testi liturgici siro occidentali spesso troviamo l’espressione Ail Vangelo vivente@, e questo
participio Avivente@ si trova in una coniugazione verbale che indica una azione incoativa, cioè non
tanto un Vangelo che vive ma un Vangelo che dà la vita. In questo senso la proclamazione del Vangelo
stesso è vista come una epiclesi -una invocazione dello Spirito Santo sulla comunità dei battezzati-
affinché essa abbia la vera vita.
2. In secondo luogo è nella celebrazione liturgica dove i fedeli si nutrono della fede della Chiesa.
La liturgia è una scuola teologica dove i fedeli arrivano ad una esperienza, dono dello Spirito Santo,
della vita divina.

Vorrei soprattutto, in questa presentazione proporre dei testi. Questa mia presentazione verserà
quindi su due campi: alcuni testi ed aspetti sull’opera di Efrem di Nisibi, e alcuni testi ed aspetti di
alcune delle anafore siro occidentali.

I. Efrem di Nisibi.
Uno degli autori più adoperati, e che è alla base di tutto lo sviluppo teologico di tradizione siriaca
è sant’Efrem di Nisibi (+373) della cui riflessione teologico poetica prende spunto tutta la fioritura
teologico-liturgica delle Chiese di lingua siriaca. C’è in Efrem un legame stretto tra teologia e poesia.
Può sorprendere di trovare in uno stesso autore la preoccupazione per l’ortodossia a livello trinitario e
cristologico da una parte, e dall’altra l’uso del genere letterario poetico con una larga -larghissima-
simbologia, assieme alla diffidenza verso delle definizioni teologiche che possono essere alla fine
Alimitanti@ il mistero di Dio: Adefinire@ Dio, per Efrem, è in qualche modo cercare di limitare
l’illimitato, di comprendere l’incomprensibile. Di fronte all’arianesimo, che concentrava la polemica
attorno alla generazione eterna del Figlio dal Padre93, Efrem insiste sull’abisso esistente tra Creatore e
creatura e, quindi, sull’impossibilità di una definizione razionale della generazione del Figlio.

Nell’Inno X di sant’Efrem sulla fede94, troviamo queste strofe:


8. Nel tuo pane si nasconde lo Spirito che non può essere mangiato;
e nel tuo vino c’è il fuoco che non si può bere.
Lo Spirito nel tuo pane, il fuoco nel tuo vino:
ecco una meraviglia accolta dalle nostre labbra.

10. Il serafino non poteva avvicinare la brace alle sue dita,


(brace) che si avvicinò soltanto alla bocca di Isaia95;
93
Le controversie ariane post nicene si concentrano attorno a questo punto, cioè sia all=accettazione
dell=®µooύσιov che all=accettazione del γεvvηθέvτα.
94
E. BECK, Des heiligen Ephraem des Syrers Hymnen De Fide, CSCO 154, Syr. 73, Louvain, 1955, pp. 49-
52.
95
Cf., Is 6,7.
31
32
colui non l’ha presa, né costui l’ha mangiata;
ma a noi il Signore ha concesso ambedue le cose.

11. Agli angeli spirituali Abramo offrì


l’alimento dei corporali, e ne mangiarono96.
Una meraviglia nuova e grande:
nostro Signore ha dato da mangiare e da bere fuoco e Spirito ai corporali.

12. Il fuoco discese nell’ira per bruciare i peccatori97;


ma il fuoco della grazia scende sul pane e vi rimane.
Invece del fuoco che bruciò l’uomo,
abbiamo mangiato il fuoco nel pane e siamo stati vivificati.

13. Il fuoco discese e bruciò i sacrifici di Elia98,


il fuoco della misericordia è diventato per noi sacrificio di vita.
Il fuoco bruciò l’offerta;
il tuo fuoco, Signore nostro, noi lo mangiamo nella tua offerta.

14. Chi ha raccolto il vento nella sua mano?99


Vieni, vedi, Salomone, cosa ha fatto Dio tuo padre;
il fuoco e lo Spirito, contro la loro natura,
Li ha mescolati e li ha deposto nella mano dei suoi discepoli.

17. Ecco il fuoco e lo Spirito nel grembo che ti ha generato.


Ecco il fuoco e lo Spirito nel fiume dove sei stato battezzato.
Fuoco e Spirito nel nostro battesimo.
Nel pane e nel calice fuoco e Spirito Santo.

18. Il tuo pane uccide quel vorace che fecce di noi il suo pane;
il tuo calice distrugge la morte che ci divorò.
Ti abbiamo mangiato, Signore, e ti abbiamo bevuto,
non per consumarti ma per vivere da te.

Per parlare dell’eucaristia Efrem si serve di due immagini: quella della brace -il carbone
ardente100- e quindi anche del fuoco, e quella della la perla101. Il tema della brace è preso da Is 6,6, in
cui il serafino prendeva la brace con delle pinze e semplicemente sfiorava le labbra del profeta; il
cristiano, invece, tocca e consuma la Brace, Cristo stesso.
E’ quindi la discesa dello Spirito come fuoco che realizza la santificazione dei doni, e questo
preso a partire soprattutto dell’immagine veterotestamentaria della discesa del fuoco sui sacrifici come
segno della loro accettazione da parte di Dio; nella nuova alleanza il fuoco della misericordia diventa
per noi offerta vivente nell’eucaristia. La seconda immagine usata da Efrem è quella della perla; la

96
Cf., Gn 18, 8-9.
97
Cf., 2Re 1, 10ss.
98
Cf., 1Re 18,38.
99
Pr 30,4.
100
Le liturgie siriache chiamano Abrace@ i Santi Doni consacrati.
101
Cf., BROCK, L=œil, pp. 120-127.
32
33
contemplazione della perla -sferica e quindi illimitata- gli offre molti tipi da scoprire: il Regno, la fede,
la Chiesa, Maria, e finalmente l’eucaristia:
Un giorno, fratelli, presi in mano una perla,
e vi contemplai dei misteri
sul Regno, immagini e tipi
di quella maestà (divina). Era una sorgente
ed io mi abbeverai dei misteri del Figlio.

La misi, fratelli, nella mia mano.


Per esaminarla cominciai a guardarla
da un solo lato; ma aveva soltanto uno sguardo,
per tutti i lati. Così è anche la ricerca del Figlio,
che è incomprensibile, perché è luce.

Nella sua limpidezza vi ho visto colui che è Limpido,


che non soffre perturbazione. E nella sua purezza
(vi ho visto) il mistero del Corpo del Signore
che è puro. Nella sua indivisione
vi ho visto la verità, che è indivisibile102.

Mi soffermo soltanto alla prima imagine, quella della brace -del fuoco. Molto spesso in Efrem il
fuoco è il simbolo dello Spirito. L’immagine della brace, Efrem l’applica sia a Cristo che all’eucaristia.
Commentando la presentazione al tempio di Gesù, Efrem lo paragona a la brace che, come quella di
Isaia che aprì la bocca al profeta, adesso apre la bocca della profetessa Anna:
La bocca di Anna
diventa fuoco per mezzo dello Spirito,
ed ecco che canta:
ABambino regale, pargolo disprezzato,
in silenzio tu ascolti,
nascosto, guardi,
sconosciuto, tu conosci@103.

Nella visione di Isaia, il carbone ardente è sorretto dal cherubino e sfiora semplicemente le labbra
del profeta; i cristiani, invece, per Efrem, toccano e mangiano il nuovo carbone ardente, Cristo:
Il serafino non poteva avvicinare la brace alle sue dita,
(brace) che si avvicinò soltanto alla bocca di Isaia104;
colui non l’ha presa, né costui l’ha mangiata;
ma a noi il Signore ha concesso ambedue le cose.

E’ soprattutto la discesa dello Spirito come fuoco che realizza, per Efrem, la consecrazione, la
santificazione, del pane e del vino, a partire del tema veterotestamentario sopra accennato della discesa
del fuoco divino sui sacrifici. Il fuoco divino, cioè lo Spirito Santo, è tenuto allora in grande rispetto
dalla parte di Efrem; questo fuoco può distruggere oppure dare la vita:
Il fuoco discese nell’ira per bruciare i peccatori105;

102
Fid 81,1-3.
103
Nat 6,13-14.
104
Cf., Is 6,7.
105
Cf., 2Re 1, 10ss.
33
34
ma il fuoco della grazia scende sul pane e vi rimane.
Invece del fuoco che bruciò l’uomo,
abbiamo mangiato il fuoco nel pane e siamo stati vivificati.

Questo processo di assimilazione del e al fuoco divino, cioè allo Spirito Santo, è per Efrem il
processo di crescita nella configurazione a Cristo:
Il suo corpo si è mescolato
ai nostri corpi.
Il suo sangue si è versato
nelle nostre arterie.
La sua voce nei nostri orecchi,
nei nostri occhi la sua luce.
Lui e noi, interamente,
per la sua grazia mescolati106.

II. Anafore siro occidentali.


La liturgia siro occidentale, tra quelle orientali, è quella che ha una più grande varietà di anafore,
su una settantina, molte di esse ancora inedite. Mi soffermo su alcuni passi di quattro delle anafore siro
occidentali: quella dei Dodici Apostoli, quella di san Giacomo, quella di san Giovanni Evangelista e
quella di san Marco. Non entro in problemi di attribuzione né di datazione; le due prime sono
sicuramente le più arcaiche della tradizione siro occidentale -prima metà del IV sec-, mentre che le altre
due risalgono al V sec.

II.1. Anafora dei Dodici Apostoli. Una prima cosa da notare è che è un testo fortemente
trinitario più che cristologico, fatto che indica la soluzione delle crisi pneumatologiche e prima delle
crisi cristologiche. E’ un testo molto sobrio -sia di stile sia di contenuto- con una struttura assai chiara.
Dio è invocato sempre come Trinità: -cito l’inizio del prefazio: E’ degno e giusto che noi adoriamo e
glorifichiamo te, che davvero sei Dio, il tuo unigenito Figlio e lo Spirito Santo. L’azione delle tre divine
Persone viene brevemente sviluppata nelle diverse parti dell’anafora: nel prefazio l’opera creatrice del
Padre; nella narrazione dell’istituzione e nell’anamnesi l’opera redentrice del Figlio, e nell’epiclesi
l’opera santificatrice dello Spirito Santo. Su questo ultimo aspetto vorrei citare per intero il testo
dell’epiclesi:

Il diacono: Benedici padre. Quanto è terribile quest’ora, miei carissimi, e terribile questo
momento mentre lo Spirito Santo discende sopra questa Eucarestia e la consacra. State in silenzio
e timore e pregate.
Il sacerdote prosegue, a bassa voce, e agitando le mani, imitando il volo della colomba, sopra le
oblate, dicendo: Ancora ti chiediamo, Signore di tutto e Dio delle potenze sante, prostrandoci
davanti a te sul nostro volto, di mandare il tuo Spirito Santo su queste offerte qui poste.
Il sacerdote battendosi tre volte il petto, dice ad alta voce: Esaudiscimi, Signore; esaudiscimi,
Signore; esaudiscimi, Signore. Abbi pietà, o Buono, ed abbi misericordia verso di noi.
Il popolo: Kyrie, eleison; Kyrie, eleison; Kyrie, eleison.
Il sacerdote, mentre con la destra imita tre volte il volo della colomba, prosegue: E rivela107 che
questo pane è il Corpo χ χ χ prezioso del nostro Signore Gesù Cristo.
Il popolo: Amin.

106
Vir 37,2.
107
Anche: Amostra@, Afai vedere@.
34
35
Il sacerdote adora, bacia il centro dell’altare, si risolleva e con la destra imita di nuovo tre volte
il volo della colomba e dice: E che questo calice è il Sangue χ χ χ del nostro Signore Gesù
Cristo.
Il popolo: Amin.
Il sacerdote adora, bacia il centro dell’altare come prima e, ad alta voce, dice: Perché questi
santi sacramenti siano per tutti coloro che ne prenderanno: vita, risurrezione, remissione dei
peccati, guarigione dell'anima e del corpo, illuminazione dello spirito, giustificazione davanti al
tremendo tribunale del tuo Cristo, e nessuno del tuo popolo perisca, Signore.

In tutta l’anafora si accenna all’opera dello Spirito Santo soltanto riguardo alla doppia
santificazione, quella dei santi Doni e quella dei fedeli.

II.2. Anafora di san Giacomo. E’ una anafora di origine gerosolimitana, databile pure
questa attorno al IV sec.; la sua lingua originale pare essere il greco, benché rimane in una doppia
recensione, una greca ed una siriaca. L’anafora sviluppa soprattutto il tema di Dio creatore e
misericordioso verso l’uomo; il ruolo dello Spirito Santo viene sviluppato soprattutto nell’epiclesi; nei
testi che la precedono si accenna soltanto allo Spirito santo che scruta le profondità dei misteri di Dio
Padre. Nell’epiclesi, quindi, troviamo tutto uno sviluppo della teologia dello Spirito santo, sviluppo che
indica che l’anafora ha recepito la pneumatologia propria del concilio di Costantinopoli 381:

Abbi pietà di noi, Dio Padre onnipotente, abbi pietà di noi, e manda su di noi e su questi santi
doni che ti presentiamo, il tuo Santissimo Spirito, che è Signore e dà la vita, assiso sul trono
insieme con te, Dio e Padre, e con l’unigenito Figlio tuo, che regna con te, della stessa sostanza,
coeterno, che ha parlato nella legge, nei profeti e nel Nuovo Testamento, che scese in forma di
colomba sul Signore nostro Gesù Cristo nel fiume Giordano e che rimase su di lui, che è sceso
sui tuoi santi apostoli in forma di lingua di fuoco nel cenacolo della santa e gloriosa Sion.
Affinché per la sua venuta faccia di questo pane il Corpo di Cristo, amin; Corpo datore di vita,
Corpo che dà la salvezza alle nostre anime e ai nostri corpi, Corpo del Signore, Dio grande e
Salvatore nostro Gesù Cristo, per il perdono dei peccati e la vita eterna di coloro che lo
ricevono. Amin.
E di quello che è mescolato in questo calice il Sangue di Cristo, amin, Sangue che purifica le
nostre anime e i nostri corpi, Sangue del nostro Signore, Dio grande e Salvatore Gesù Cristo, per
il perdono dei peccati, la remissione delle mancanze e la vita eterna di coloro che lo ricevono.
Amin.
Affinché questi misteri diano a coloro che li ricevono e ne partecipano, santità dell’anima e del
corpo, e producano in essi frutti di buone opere, raffermino la tua santa Chiesa, che tu hai
fondato sulla roccia della fede, e contro di essa le porte degli inferi non prevarranno,
preservandola da ogni eresia e degli scandali di coloro che trasgrediscono la fede. Amin.
Tre momenti da sottolineare in questo testo: quello che lo Spirito Santo è -notiamo una
pneumatologia molto sviluppata: il tuo Santissimo Spirito, che è Signore e dà la vita, assiso sul trono
insieme con te, Dio e Padre, e con l’unigenito Figlio tuo, che regna con te, della stessa sostanza,
coeterno, che ha parlato nella legge, nei profeti e nel Nuovo Testamento...; poi quello che lo Spirito fa -
la santificazione dei Doni: Affinché per la sua venuta faccia di questo pane il Corpo di Cristo... E di
quello che è mescolato in questo calice il Sangue di Cristo...; quindi quello che il Santo Pane e il Santo
Calice diventano per i fedeli e per la Chiesa: Affinché questi misteri diano a coloro che li ricevono e ne
partecipano, santità dell’anima e del corpo, e producano in essi frutti di buone opere, raffermino la tua
santa Chiesa, che tu hai fondato sulla roccia della fede, e contro di essa le porte degli inferi non
prevarranno, preservandola da ogni eresia e degli scandali di coloro che trasgrediscono la fede..

35
36
II.3. Anafora di san Giovanni Evangelista. Faccio riferimento ad altre due anafore, prese
dal messale siriaco, benché mancanti ancora di edizione critica del testo, quella di san Giovanni
Evangelista e quella di san Marco. Nell’anafora di san Giovanni Evangelista ci troviamo con le formule
trinitarie che avevamo nell’anafora dei Dodici Apostoli: sei Santo, Dio onnipotente, con il tuo unigenito
Figlio e il tuo Spirito Santo, ma con degli sviluppi propri: Padre che hai mandato il tuo Figlio per la
nostra redenzione; Figlio che sei disceso, ti sei incarnato, hai sofferto e sei stato crocifisso per la tua
immagine che era persa; Spirito Santo che dai la vita e che santifichi i sacrifici divini.
Nell’epiclesi troviamo una invocazione dello Spirito Santo sul sacerdote, sui doni e sull’assem-
blea:
Signore, pieno di bontà e di misericordia, abbi pietà di me e manda su di me e su queste offerte il
tuo Spirito vivente, santo e vivificante che tutto santifica e dà la santità; lui che ha parlato per
mezzo dei santi profeti e che ha coronati gli apostoli e i martiri. Che lui discenda su questi
misteri e li santifichi, affinché una volta sceso faccia di questo pane il Corpo di Cristo nostro
Dio, e di questo calice il sangue dello stesso Cristo nostro Dio. Affinché questi misteri purifichino
i cuori di coloro che ne parteciperanno, rendano spirituali i loro pensieri e santifichino le loro
anime per il Regno dei cieli e la nuova vita eterna.

II.4. Anafora di san Marco. Mi soffermo soltanto nell’epiclesi di questa anafora, simile
all’anteriore ma più sviluppata:
Manda dal tuo cielo santo, grande e sublime, il tuo Santo Spirito affinché consacri questa
eucaristia mistica, Spirito Santo che è uguale a te in essenza e in onore; lui che è apparso sul tuo
Figlio unigenito nel Giordano sotto forma di colomba e che è disceso sui santi apostoli in forma
di lingue di fuoco. Che lui anche mi porti a perfezione facendo di me, per la tua grande
misericordia, un vaso di elezione per il servizio della tua maestà .
In ambedue le anafore c’è una presentazione di diversi aspetti dello Spirito Santo ed anche uno
sviluppo del ruolo e del luogo dello stesso sacerdote nella celebrazione.

III. Teologia dello Spirito Santo.


Quale pneumatologia si può tirare fuori da questi testi? Oppure quale è il ruolo e il luogo dello
Spirito Santo nell’economia trinitaria?
Lo Spirito Santo è colui che santifica il pane ed il vino, allo stesso modo che santifica e consacra
l’acqua e l’olio nel battesimo e nella cresima. In tutti e tre i sacramenti l’epiclesi occupa il luogo
centrale ed ha una struttura e dei testi assai simili; l’invocazione è la stessa, e vengono cambiati soltanto
l’oggetto della santificazione: l’acqua, l’olio o il pane ed il vino, e lo scopo ecclesiale della
santificazione. Filosseno di Mabbug, vescovo siriaco nel VI secolo, dirà che: I misteri appaiono agli
occhi degli uomini come semplici cose, ma per l’irruzione dello Spirito Santo ricevono una forza
soprannaturale; l’acqua, da una parte, diventa grembo materno che genera dei figli alla vita dello
Spirito (Il tema dell’acqua come grembo e il battesimo come nascita è tipico della teologia siriaca, tema
che verrà applicato pure alla nuova nascita, quella alla vita monastica); l’olio riceve la forza
santificatrice che unge e consacra allo stesso tempo corpo ed anima; il pane ed il vino diventano il
Corpo ed il Sangue del Figlio di Dio fatto uomo.

Ci troviamo di fronte ad una forza e ad una presenza misteriosa che agisce ed opera nell’eucaristia
-come la forza che agisce ed opera sull’acqua e sull’olio. Più che di una trasformazione si tratta di una
presenza divina dello Spirito Santo. Efrem, in una omelia sulla Settimana Santa dice: Voi mangerete
una Pasqua pura ed immacolata, un pane lievitato e perfetto che lo Spirito Santo ha preparato e ha
fatto cuocere, un vino mescolato di fuoco e di Spirito: il Corpo ed il Sangue di Dio, che fu vittima per
tutti gli uomini108. Lo Spirito Santo, quindi, è, in primo luogo, il fuoco nascosto che avvolge il sacerdote

108
In Ebd. Sanc. I.
36
37
che adopera il sacrificio; lo Spirito Santo è il fuoco che sorvola l’altare e che discende sui doni
all’epiclesi. Qui bisogna attirare l’attenzione su due aspetti importanti: in primo luogo Efrem e gli altri
autori siriaci e anche i testi liturgici adoperano un termine siriaco -Pxr- che è sinonimo del covare della
chioccia sulle uova, del sorvolare dello Spirito sulle acque (cf., Gn 1), e della discesa dello Spirito
Santo su Maria e sui Santi Doni nell’eucaristia; quindi lo Spirito Santo sorvola i doni, li riscalda, li
riempie di vita, li santifica. Come conseguenza di ciò, nella distribuzione della comunione, il sacerdote
dice di fronte ad ogni fedele: La brace purificatrice del Corpo e del Sangue di Cristo nostro Dio è data
al servo fedele N. per la remissione delle sue mancanze, il perdono dei peccati e la vita eterna. In
secondo luogo, come conseguenza, il segno epicletico nella liturgia siro occidentale è l’imitazione che il
sacerdote fa del volo della colomba con le sue mani.

L’immagine del fuoco e dei suoi effetti: calore, lievitazione, cottura, incandescenza... applicata
allo Spirito Santo sono dei simboli di realtà spirituali. Parlando dello Spirito Santo come fuoco, gli
autori siriaci e la loro liturgia vogliono sottolineare l’opera divina dello Spirito Santo per mezzo
dell’eucaristia: per mezzo di essa, diventata incandescente nello Spirito Santo, i fedeli sono vivificati e
ricevono i doni dell’immortalità. Vorrei far notare, come conseguenza da quanto è stato detto, che nella
tradizione siro occidentale l’ordinazione sacerdotale avviene nella liturgia eucaristica immediatamente
prima del Padrenostro, e l’imposizione delle mani del vescovo sull’ordinando -che si ripete per tre
volte- va preceduta da un’imposizione delle mani sui Santi Doni già consacrati sull’altare, e ancora il
vescovo copre con il suo parato il capo e le spalle dell’ordinando.

Un secondo aspetto è la dimensione ecclesiologica della teologia dello Spirito nelle anafore siro
occidentali. La santificazione adoperata dallo Spirito sui Doni è in vista alla santificazione dei fedeli,
alla purificazione delle loro mancanze e al perdono dei loro peccati: Affinché questi misteri purifichino i
cuori di coloro che ne parteciperanno, rendano spirituali i loro pensieri e santifichino le loro anime
per il Regno dei cieli e la nuova vita eterna (anafora di san Giovanni Evangelista). Nel legame stretto e
indissolubile tra battesimo, cresima e eucaristia, questa è l’alimento divino di coloro che sono nati nel
battesimo e sigillati alla vita divina.

Un terzo aspetto, proprio della tradizione siriaca, è quello di vedere nei Santi Doni, dopo la
narrazione dell’istituzione dell’eucaristia, il tipo, la figura -aspf- del Corpo e del Sangue di Cristo
immolato, morto e sepolto sull’altare, che rappresenta la croce e la tomba; un testo della liturgia della
seconda settimana dopo Pentecoste dice: L’altare è il simbolo della tomba dove fu messo il Corpo del
nostro Salvatore. Il pane e il vino sono la figura di nostro Signore nella tomba. Anche il sacerdote,
come lo fecce Gesù, dichiara la guerra a Satana, rappresentando il mistero della risurrezione.
All’invocazione del sacerdote, quindi, lo Spirito Santo, donatore di vita, scende sulle offerte che
rappresentano Cristo nella tomba e vi opera una trasformazione, una ricreazione analoga a quella del
mattino di Pasqua sul Corpo del Signore. Essi, i Santi Doni, diventano fonte di vita e di glorificazione
dei cristiani per mezzo della comunione. Questo è certamente un modo di vedere dal tutto singolare,
cioè lo Spirito Santo autore della risurrezione di Cristo, che realizza sul Corpo e sul Sangue deposti
sull’altare una trasformazione, una trasfigurazione che li rende immortali. In qualche modo si può dire
che il sacerdote invoca lo Spirito Santo affinché renda presente la risurrezione di Cristo sull’altare; cioè
dia al Corpo di Cristo messo nella tomba l’immortalità, l’incorruttibilità e lo faccia diventare, come
abbiamo letto nell’epiclesi dell’anafora di san Giacomo: Corpo datore di vita, Corpo che dà la salvezza
alle nostre anime e ai nostri corpi, Corpo del Signore, Dio grande e Salvatore nostro Gesù Cristo.
Questa simbologia morte risurrezione, la troviamo nei padri e i diversi autori siriaci, Teodoro di
Mopsuestia (+428) e Narsai di Edessa (+507).

Vorrei chiudere con un brano di un’omelia di Narsai di Edessa:

37
38
Il sacerdote invoca lo Spirito e costui scende sull’oblazione. Il sacerdote adora con timore,
tremore e grande trepidazione. In questo momento l’araldo della Chiesa -il diacono- proclama:
AStiate in silenzio e tremore. Pace a tutti@. Che tutto il popolo stia in timore in questo momento
in cui i misteri adorabili sono portati a perfezione per la discesa dello Spirito... tre volte allora il
sacerdote si china davanti a Dio, e nelle sue prostrazioni adora con fiducia la sua maestà. Per
mezzo della prima glorifica, per mezzo dell’altra ringrazia, e per mezzo della terza invoca lo
Spirito affinché scenda sull’offerta. Per tre giorni nostro Signore rimase nel grembo della terra e
al terzo risuscitò i si alzò nella gloria. Allo steso modo il sacerdote si china tre volte e per mezzo
della terza significa la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo .

38
39
3. Iconografia / Iconoclasmo. Il culto delle immagini.
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3.2. La crisi iconoclasta. Lettura teologica.


Vorrei citare all’inizio del capitolo un aneddoto e due testi che ci faranno capire meglio tutta la
problematica proposta. L’aneddoto accade durante la Pasqua delle Chiese ortodosse di qualche anno fa,
nella celebrazione del mattutino di Pasqua, ero andato nella comunità greco-ortodossa di una grande
città italiana, ed eravamo usciti fuori della chiesa per il canto del vangelo della risurrezione e il canto
del tropario Χριστός vέστη ♣κ vεκρv, e per gentilezza del parroco della chiesa cattolica latina che
era accanto, eravamo situati nell’interno dell’atrio di questa chiesa ed aveva aperte -per dare più sfondo
alla celebrazione- le sue porte ed illuminato il presbiterio. Qui -si deve dire che in quell’anno la Pasqua
cattolica era stata celebrata una settimana prima-, in alto nel presbiterio c’era una grande striscia di
stoffa bianca con una scritta in rosso: Cristo è risorto, scritta, nell’insieme di quel presbiterio già di per
se non molto bello, di un cattivo gusto spaventoso. Racconto questo aneddoto non tanto per questo del
cattivo gusto, ma per un altro fatto più importante, cioè quella comunità per celebrare la risurrezione del
Signore aveva voluto -e forse dovuto- esprimerlo in modo grafico, in una immagine anche se scritta.
Aveva sentito il bisogno di far evidente ai propri occhi la Parola che li era stata proclamata -quindi che
aveva sentito- il mistero che aveva celebrato.

Il primo testo è di Origene: In modo che diventati degni dell’aiuto divino, vedano Gesù e
ascoltino lui che parla109.
Il secondo testo, è dell’VIII sec., tratto dal Trattato sulle Immagini contro Costantino Caballin: Se
un pagano ti viene e ti dice: Mostrami la tua fede... tu lo porti nella chiesa e gli fai vedere la
decorazione che è in essa, gli mostri i santi dipinti. Lui ti chiede: Chi è quell'uomo crocifisso? Chi è
quell'uomo che risuscita e che calpesta il capo di quel vegliardo? Non è dall'immagine che tu puoi
trarre il tuo insegnamento, per poter insegnare lui che quel crocifisso è il Figlio di Dio morto per i
nostri peccati, che quel risorto ha allo stesso tempo risuscitato Adamo e che calpesta l'inferno?110

La proposta di toccare questo argomento, cioè iconoclasmo e iconografia liturgica come luogo
teologico, viene motivata direi da quattro ragioni, strettamente legate tra di esse e che presento separate
semplicemente per chiarezza. La prima ragione è quella teologica, cioè cercheremo di vedere la portata
teologica sia del culto delle immagini sia quindi della crisi iconoclasta; la crisi del VIII-IX sec. in fondo
non è altro che una nuova versione delle crisi cristologiche che i concili del V-VI sec. avevano cercato
di risolvere. La seconda è quella liturgica, cioè cercheremo di vedere il legame stretto e indissolubile tra
teologia-liturgia-iconografia. La terza è quella antropologica; le icone non sono dei ritratti possiamo
dire personali e nemmeno storici, ma delle rappresentazioni del mistero della filantropia di Dio
manifestata in Cristo, filantropia che lo porta a farsi uomo affinché l’uomo diventi Dio, secondo san
Ireneo; quindi le icone di Cristo e soprattutto della Madre di Dio e dei santi sono delle icone
dell’umanità trasfigurata, sono delle icone non tanto di un santo concreto ma di quel santo in quanto
cristiano che si è configurato pienamente al mistero di Cristo. La quarta è quella artistica, anche questa
legata con le precedenti, nel suo aspetto di bellezza che penetra nell’uomo attraverso i suoi occhi; in
questo senso vorrei semplicemente accennare a un brano della lettera Orientale Lumen che in qualche
modo vuol integrare questo aspetto:

In questo quadro la preghiera liturgica in Oriente mostra una grande attitudine a coinvolgere la
persona umana nella sua totalità: il mistero è cantato nella sublimità dei suoi contenuti, ma
anche nel calore dei sentimenti che suscita nel cuore dell'anima salvata. Nell'azione sacra anche

109
Origene, In Math., lib XI,6.
110
Cf., PG XCV, 293 CD.
41
42
la corporeità è convocata alla lode, e la bellezza, che in Oriente è uno dei nomi più cari per
esprimere la divina armonia e il modello dell'umanità trasfigurata, si mostra ovunque: nelle
forme del tempio, nei suoni, nei colori, nelle luci, nei profumi... (OL 11).

In un suo articolo che porta proprio per titolo AVedere la Parola@111, il prof. C. Valenziano
evidenzia quello che cercavo di proporvi nell’aneddoto, cioè il legame stretto tra audizione e visione,
tra parola e immagine., legame che si evidenzia in modo chiaro nella celebrazione liturgica, nell’aula
celebrativa. Questo legame la Sacra Scrittura lo tiene presente quando diverse volte collega il vedere
all’udire: Ap 1,12: Καℜ ƒπέστρεψα βλέπειv τ←v φωv←v -et conversus sum ut viderem vocem; salmo
44,11: κoυσov καℜ ∅δ∞ -audi et vide; e soprattutto il salmo 47,9: καθάπερ ″κoύσαµεv o〈τως
ε∩δoµεv ƒv πόλει κυρίoυ -sicut audivimus sic vidimus; Ct 2,14: δεξόv µoι τ←v ∠ψιv σoυ καℜ
κoυτισόv µε τ←v φωvήv σoυ -ostende mihi faciem tuam sonet vox tua in auribus meis; finalmente
ancora 1Gv 1,1-3: quod audivimus - κηκόαµεv- quod vidimus -♥ωράκαµεv- oculis nostris, quod
perspeximus -ƒθεασάµεθα- et manus nostrae temptaverunt de verbo vitae, et vita manifestata -
εφαvερώθη-... quod vidimus -♥ωράκαµεv-et audivimus - κηκόαµεv-... Audizione/visione, quindi,
legate al cammino che ogni cristiano fa nella conoscenza di Dio, in una conoscenza legata direttamente
ad un fatto centrale e radicale della confessione di fede cristiana cioè l’Incarnazione. Nella professione
di fede nicenocostantinopolitana si afferma: propter nos homines et propter nostram salutem descendit
de coelis et incarnatus est...112. Nell’incarnazione, il Verbo di Dio si fa uomo perfetto, e diventa una
realtà che può essere vista, percepita, toccata; si crea quindi, specialmente nella celebrazione liturgica -
celebrazione di questo evento: l’incarnazione, la passione, la morte e la risurrezione di Cristo-, questo
movimento, dinamica, tra l’udire la Parola, vedere la Gloria, sperimentare il Mistero. Dalla parte di Dio
c’è la Parola, la Gloria, il Mistero; dalla parte dell’uomo c’è l’udire, il vedere, lo sperimentare113.

Questo legame/unità stretto tra l’udire ed il vedere, che va a sua volta collegato fortemente ad una
antropologia in cui l’uomo è un’unità di corpo e anima, ha portato le chiese cristiane a proporre l’icona,
l’immagine come epifania della Parola, come manifestazione di ciò che viene annunziato, proclamato,
come incarnazione della stessa Parola. Questa realtà è stata colta dai padri del concilio niceno II di cui
cercheremo di approfondire il significato.

Infatti nella IV sessione del concilio viene affermato:


Il mistero nascosto da secoli e generazioni nella mente di Dio creatore dell’universo (Ef 3,9), che
non soltanto mediante la parola influisce la fede (la fede dipende dall’ascolto dice l’apostolo, Rm
10,17) ma che pure mediante l’immagine rafforza (la stessa fede) nella mente di chi vede, con
potenza viene proclamato poiché Dio si è manifestato nella carne ed è stato creduto nel mondo
(1Tim 3,16)... Ciò che dalla predicazione evangelica è stato scritto della vita che secondo la
carne egli ha vissuto sulla terra tra gli uomini, perché non cada dalla memoria, sia delineato
nelle opere d’arte dei popoli, affinché il culto della sua gloria e la sua misericordia verso di noi
si proclami del tutto manifestamente e si adori114.
Vorrei notare alcuni aspetti di questo testo: il mistero di Dio, manifestato nella Parola per la fede,
fede rafforzata quindi dall’immagine; legame stretto tra kerigma: Ciò che dalla predicazione
evangelica è stato scritto, realtà dell’incarnazione: della vita che secondo la carne egli ha vissuto

111
VALENZIANO, C., Vedere la Parola. Liturgia e Ineffabile, in Ecclesia Orans 9 (1992) 121-140.
112
Conciliorum Œcumenicorum Decreta, op. Cit., p. 24.
113
VALENZIANO, C., Vedere la Parola. Liturgia e Ineffabile, op. Cit., p. 125.
114
Concilio Nicea II, sessione IV (Mansi 13,116).
42
43
sulla terra tra gli uomini e memoria/anamnesi: perché non cada dalla memoria, sia delineato nelle
opere d’arte dei popoli.

Il concilio, sottolinea una complementarità tra ascolto della parola e visione dell’immagine / della
gloria:
Se (i padri) non hanno tramandato di leggere il vangelo, non hanno tramandato neanche che si
dipingano le immagini; ma se tramandarono quello tramandarono anche questo. Il soggetto e la
trattazione della pittura corrisponde alla narrazione evangelica e il contenuto evangelico
corrisponde alla narrazione pittorica... Cose che si rinviano reciprocamente, senza dubbio
producono intelletto reciprocamente. Se diciamo che c’è il sole sulla terra diciamo che è giorno,
se diciamo che è giorno diciamo che c’è sole sulla terra. Se vediamo in immagine l’angelo che
evangelizza la Vergine ricordiamo immediatamente la narrazione evangelica: Fu mandato da
Dio l’angelo ad una vergine... Dal vangelo ascoltiamo che l’angelo reca il mistero alla vergine e
apprendiamo; nell’immagine ugualmente vediamo che le è stato recato il mistero e
comprendiamo115.
Legame stretto sottolineato dai padri tra la narrazione evangelica e l’icona; l’imagine ricorda il
fatto e porta l’uomo alla sua piena comprensione.

Per i padri c’è anche un rapporto molto forte tra i vangeli e le imagini:
Le immagini sono state trasmesse nella Chiesa così come i vangeli; poiché con la lettura udita
dalle orecchie l’ascolto perviene alle orecchie, con l’immagine vista dagli occhi l’intelletto è
illuminato similmente, e con le due cose interdipendenti, dico la lettura delle Scritture e lo
sguardo alla pittura, apprendiamo la medesima notizia pervenendo alla memoria della storia.
Per ciò sull’attività unificata dell’ascolto e della vista è detto nel Cantico dei Cantici (2,14):
Mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce... alla cui parola siamo consonanti cantando
anche noi con il salmo (47,9): come avevamo udito così abbiamo visto116.

Come conclusione di quest’introduzione possiamo dire che l’icona è direttamente legata


all’incarnazione divina, ne è una conseguenza, si fonda su di essa e quindi appartiene inseparabilmente
all’essenza propria del cristianesimo117.

3.3. L’iconodulia e l’iconoclasmo.


Il terzo capitolo di questo corso vorrei proporlo come una visione di insieme della storia, quasi
prettamente bizantina, che portò allo scoppiare della crisi iconoclasta. Iconodulia e iconoclastia sono
due fenomeni -oppure due aspetti di una realtà ecclesiale, quella bizantina- che non è possibile di
separarli o staccarli l’uno dall’altro per il fatto che nascono, si sviluppano e si scontrano all’interno del
mondo bizantino.

Un primo punto è assai chiaro: nell’iconografia, sia quella dipinta che pure quella musiva, l’artista
esprime la sua fede e soprattutto la fede che la Chiesa confessa -siamo sempre in quel quod audivimus
sicut et vidimus, e mette in rapporto il fedele con l’archetipo dell’icona. Fu in qualche modo dalla
venerazione spontanea del popolo per l’icona che nacque la riflessione teologica, sia quella che si vuol
iconodula che quella che si vuol iconoclasta. L’icona cristiana è chiaro che non è un idolo neppure una
proiezione umana, ma si riferisce al volto di Dio reso visibile, manifesto, nella sua incarnazione118. Un

115
Ibid., 269.
116
Ibid., 220-222.
117
OUSPENSKY, L., La teologia dell=icona, op. cit., p. 6.
118
Cf., ROUSSEAU, D., L=icona, op. cit., p. 51.
43
44
monaco armeno del VII sec., Vartanes Kertogh indica in un suo trattato che le immagini cristiane non
somigliano agli idoli poiché si riferiscono a Cristo e ai suoi eletti, e che le immagini vengono dipinte in
nome di Dio così come lui è apparso visibile. Infatti conosciamo l’Invisibile attraverso quel che è
visibile119. L’icona, quindi, trova il suo fondamento teologico nell’incarnazione del Verbo di Dio resosi
visibile in nostro Signore Gesù Cristo. Questa è una ragione teologica sufficiente ma allo stesso tempo
presto si rileverà anche in certo modo insufficiente e bisognerà, come in tutte le altre controversie
teologiche dei primi secoli, delle risoluzioni trovate a livello conciliare.

Due concili ecumenici sono da rilevare in primo luogo, quelli di Costantinopoli del 553 (II) e
quello del 681 (III). Il concilio di Costantinopoli II di 553 fu convocato da Giustiniano per cercar di
risolvere lo scisma monofisita sollevato all’indomani di Calcedonia (451). Il concilio cerca una
soluzione nella condanna dei tre fautori dell’indirizzo antiocheno della cristologia: Teodoro di
Mopsuestia, Teodoreto di Ciro e Iba di Edessa. Risolta almeno a livello teologico la controversia
monofisita, sorge -e ne è una conseguenza normale- la proposta fatta dal patriarca Sergio di Costantino-
poli secondo cui se no si può parlare di Aun’unica natura@ in Cristo dopo l’incarnazione, si può parlare
di Aun’unica energia@, che sarebbe quella divina; questa soluzione permise l’adesione di importanti
gruppi di Armenia, Siria ed Egitto, ma porta ad una nuova eresia, quella del monoergenismo e del
monotelismo120. Questa problematica porta alla convocazione del III concilio di Costantinopoli nel 681.
Il problema, visto come una nuova edizione della crisi monofisita, veniva proposto nella linea che in
Cristo, dopo l’incarnazione, benché ci fossero due nature, c’era soltanto una volontà. Nel concilio
l’opera di Massimo il Confessore fu decisiva in questo senso; non si poteva privare la natura umana di
Cristo della sua volontà umana; in lui ci sono due volontà libere, quella divina e quella umana e questo
senza opposizione tra di loro poiché la volontà umana in Cristo è sottoposta a quella divina. La volontà
di Gesù libera, trasfigura e divinizza la nostra volontà e diventa libera di voler e di poter fare il bene. Il
chiarimento teologico di questi due concili di fronte al mistero di Cristo rappresenta un progresso anche
per l’iconografia intanto che le dichiarazioni contro il monofisismo e contro il monoergenismo e il
monotelismo tendono a sottolineare la realtà piena dell’incarnazione del Verbo di Dio, fondamento
della teologia dell’icona cristiana.

Il concilio Quinisesto in Trullo (692).


Conseguenza di questi due concili, sarà un altro concilio, tenutosi anche a Costantinopoli nel 692,
quello conosciuto come Quinisesto o in Trullo ad apportare dei chiarimenti al problema iconografico121.
La realtà dell’incarnazione, legata all’iconografia, sarà uno degli aspetti più direttamente affrontati nel
concilio; in questo concilio la Chiesa formula per prima volta il principio sull’arte sacra. Non si tratta né
di una concessione ai bisogni e alle esigenze dei fedeli, neppure si tratta di un semplice tema particolare
del concilio; si tratta di mettere in una dichiarazione conciliare la dottrina dei Padri della Chiesa di
fronte all’iconografia122.

Due canoni sono importanti e gli riproduciamo qui per intero:


(73). Essendo la croce vivificante colei che ci ha fatto vedere la salvezza, dobbiamo mostrare
tutto il nostro zelo per dare a ciò che ci ha salvati dell’antico peccato l’onore dovuto. Per questo,
nel desiderio di offrirgli il nostro culto di pensiero, di parola e di sentimento, diamo l’ordine di

119
Cf., S. DER NERCESSIAN, Une apologie des images du VII siècle, in Bysantion 17 (1944-1945) 58-87.
120
Cf., ROUSSEAU, D., L=icona, op. cit., pp. 52-53.
121
Viene chiamato Quinisesto in tanto che è un complemento dei due -quinto e sesto ecumenici- che lo
avevano preceduto; chiamato anche in Trullo per il luogo del palazzo imperiale dove fu celebrato, cf.,
OUSPENSKY, L., Théologie de l'icône, op. cit., pp. 55-56.
122
Cf., OUSPENSKY, L., Théologie de l'icône, op. cit., pp. 55-62.
44
45
far sparire dal tutto le immagini della croce che alcuni dipingono sul pavimento, affinché il segno
della nostra vittoria non sia calpestato dai piedi di coloro che vi passano e così venga
disprezzato. Coloro quindi che d’ora in poi dipingano l’immagine della croce sul pavimento,
diamo l’ordine che siano scomunicati.
(82). Su alcune pitture si vede il Precursore che indica col dito l’agnello, questo agnello è stato
posto lì come tipo della grazia, che ci mostra in anticipo, attraverso la legge, il vero Agnello,
Cristo, nostro Dio. Pur onorando le figure e le ombre in quanto simboli della verità e
rappresentazioni imperfette date in vista della Chiesa, noi preferiamo la grazia e la verità
ricevendo questa verità come compimento della legge. Decidiamo dunque che d’ora in poi questo
compimento sia indicato agli sguardi di tutti nelle pitture, che sulle icone sia messo, al posto
dell’antico agnello, secondo il suo aspetto umano colui che ha tolto i peccati del mondo, Cristo
nostro Dio.. Attraverso ciò comprendiamo l’elevazione dell’umanità di Dio Verbo e siamo indotti
a ricordare la sua abitazione nella carne, la sua passione, la sua morte salvifica e con questo
stesso la liberazione che ne risulta per il mondo... L’umanità di Dio deve essere rappresentata in
modo tale che, guardandola, contempliamo la gloria divina del Dio Verbo nella sua immagine
umana e che di lì comprendiamo il suo carattere salvifico della sua morte e la liberazione che ne
è risultata per il mondo123.
Del primo canone sottolineo il tema della croce vivificante che Afa vedere la salvezza@; e la croce
come icona primigenia nel culto cristiano, icona quindi la cui simbologia non può essere calpestata. Dal
secondo canone, l’82, forse uno dei più importanti del concilio, notiamo che colui a chi Giovanni
mostra non è un agnello, ma Gesù Cristo, quindi bisogna rappresentare, Afar vedere@ il Verbo di Dio
fatto carne agli occhi di tutti; sopprimendo i simboli -l’agnello- si deve far vedere l’immagine diretta
del volto di Dio e Salvatore Gesù Cristo. Di qui l’importanza dell’ultimo paragrafo del canone 82:
guardando l’umanità di Dio l’uomo deve essere portato a contemplare -a vedere- la gloria divina del
Verbo incarnato. Nel caso della raffigurazione simbolica dell’agnello, si tratta di un simbolo ancora
veterotestamentario che avrà un ruolo importante nell’arte paleocristiana; l’agnello immacolato di
Israele è la prefigurazione di Cristo. Si tratta di un’imagine molto ricca dal punto di vista dogmatico e
liturgico, immagine anche procedente da Gv 1,29. Il canone 82, ben conoscendo la simbolica di questo
versetto, si sofferma piuttosto nei versetti precedenti: Il Verbo si fecce carne e venne ad abitare presso
di noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito del Padre pieno di grazia e di verità (Gv
1,14ss). L’immagini, quindi non vuol più mostrare il simbolo -l’agnello- ma la verità, il compimento
della parola -il Verbo incarnato. Giovanni, certo, no adita un agnello ma colui che l’agnello
simboleggiava, e per questo il concilio slitta verso il divieto della raffigurazione dell’agnello.
Il canone ancora afferma: Pur onorando le figure e le ombre in quanto simboli della verità e
rappresentazioni imperfette date in vista della Chiesa, noi preferiamo la grazia e la verità ricevendo
questa verità come compimento della legge. I soggetti simbolici sono una tapa superata ed ordina di
sostituirli con la rappresentazione diretta di ciò che prefiguravano, poiché l’immagine contenuta nei
simboli veterotestamentari diventa realtà nell’incarnazione. Poi il canone fa la formulazione del legame
diretto tra icona ed incarnazione di Cristo: Attraverso ciò comprendiamo l’elevazione dell’umanità di
Dio Verbo e siamo indotti a ricordare la sua abitazione nella carne, la sua passione, la sua morte
salvifica e con questo stesso la liberazione che ne risulta per il mondo; sarà questa espressione il
fondamento dogmatico usato dagli iconoduli lungo tutto il periodo iconoclasta. Non si tratta dunque
nell’icona della rappresentazione di un mero fatto storico ma deve riflettere la gloria di Dio presente in
quel fatto, in quel santo, in Cristo Signore124. L’icona deve rispondere all’esperienza e alla conoscenza
che la Chiesa ha del mistero divino, deve rispondere alla rivelazione divina. In fondo l’iconografia
cristiana, a partire del concilio Quinisesto e durante tutta la lotta iconoclasta, cerca di trasmettere e

123
Per ambedue i canoni, MANSI XI 976 CD; 977 E-980 AB.
124
Cf., OUSPENSKY, L., Théologie de l'icône, op. cit., pp. 58-59.
45
46
rivelare fedelmente per mezzo di un’immagine storica un’altra realtà, una realtà spirituale ed
escatologica125.

Le decisioni del concilio furono approvate e segnate dall’imperatore, si lasciò spazio alla firma
del papa di Roma, e lo segnarono i patriarchi di Costantinopoli (Paolo), di Alessandria (Pietro), di
Gerusalemme (Anastasio) e di Antiochia (Giorgio), e poi le firme dei 213 vescovi e dei delegati di
Roma. Sergio di Roma, pero, rifiutò di segnare gli atti considerandoli un’errore in alcune cose che
divergevano tra Oriente e Roma: celibato obbligatorio del clero, digiuno il sabato... Comunque, Roma,
riconoscendo poi Nicea II -che a sua volta si riferiva al canone 82 del Quinisesto- implicitamente
riconosceva anche costui; ancora Innocenzo III, sempre citando il canone 82, parlerà del Quinisesto
come Asesto concilio ecumenico@.

La crisi iconoclasta.
Malgrado le decisioni conciliari del Quinisesto, non si evitò lo scoppio della crisi iconoclasta.
Lungo i primi secoli cristiani, aspetti possiamo dire pagani, naturalistici, erano entrati anche nell’arte e
la Chiesa, certamente, lotta contra questi aspetti sia per rifiutarli che per cristianizarli; allo stesso modo
che nell’ambito teologico l’eresia può essere vista come il frutto dell’incapacità umana ad accedere alla
rivelazione divina nella sua pienezza, come il frutto della tendenza naturale a rendere la rivelazione più
accessibile, così anche l’arte profana introduceva nella Chiesa degli elementi che Aabbassavano@ la
rivelazione, che volevano farla più accessibile, deformando così la dottrina evangelica. Uno dei
possibili canali di infiltrazione del mondo nella Chiesa è l’arte, facendo credere ad essa che l’arte è ciò
e nient’altro, che ha i propri valori e che costoro, senza la riflessione -la teologia- della Chiesa può
esprimere il sacro126. Questo sarebbe uno degli spunti per una riflessione sull’arte nella Chiesa, sul
luogo che esso ha e sul ruolo che la Chiesa svolge nell’adempimento dell’arte. I due concili di
Costantinopoli, il II ed il III -553 e 681- segnano in qualche modo la fine delle controversie
cristologiche nella Chiesa; i diversi aspetti cristologici vengono separatamente risolti, ma in questo
momento, a partire della fine del VII sec., e l’inizio dell’VIII sec., con l’inizio della controversia
iconoclasta, è l’insieme del mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio che viene colpito127.

Quali sono i fattori che portano alla crisi iconoclasta? In primo luogo sappiamo da alcuni Padri i
malintesi e gli abusi nella venerazione delle icone; nel VII sec., gli abiti di alcuni uomini e donne
aristocratici bizantini erano ricamato con temi agiografici. Alcuni sacerdoti celebravano i Santi Misteri
su un’icona invece che sull’altare; oppure c’erano anche dei casi della fabbricazione di Areliquie@ a
partire di icone. Nei fedeli si trovavano anche dei casi in cui si venerava più l’icona che la persona ivi
rappresentata. C’erano anche dei motivi di Ascandalo@ nelle stesso immagini; Sant’Agostino, nel De
Trinitate128 lascia intendere che nella sua epoca c’erano dipinti che rappresentavano Cristo in modo
arbitrario, secondo la propria immaginazione; indica forse questo la presenza già nel V secolo di un
certo Acanone@ iconografico per la rappresentazione di Cristo? Abbiamo testimonianze scritte che
alcune immagini scandalizzavano i fedeli a causa della loro raffinata sensualità che non si accordava col
personaggio rappresentato; quindi agli occhi degli iconoclasti l’arte sacra era impotente a riflettere la
gloria di Dio e dei santi, a riflettere in fondo il mondo spirituale. Gli atti del concilio di Nicea II
rapportano delle posizioni degli iconoclasti che sono molto chiare in questo senso: Come si può -si
chiedono gli iconoclasti- osare rappresentare per mezzo della vile arte greca la gloriosissima Madre di

125
Ibid.
126
Ibid., pp. 63-64.
127
Ibid.
128
VIII,4,7, cf., PL 42, 951-952.
46
47
Dio che ha accolto nel su grembo la pienezza della Divinità, Colei che è più alta del cielo, e più
gloriosa dei cherubini? Come non vergognarsi di rappresentare con l’ausilio di un arte pagana coloro
che devono regnare con Cristo, condividere il suo trono, giudicare l’universo e assomigliare
all’immagine della sua Gloria, quando la Scrittura ci dice che il mondo intero non è degno di loro?129
Ci sono dei fattori esterni anche nella lotta iconoclasta, fattori legati sia allo spandersi dell’islam;
fattori pure legati allo spandersi della vita monastica -nell’impero bizantino tra VII e VIII secc., c’erano
verso centomila monaci130, costoro fabbricavano e diffondevano delle icone e ci furono degli scontri
con l’impero che in qualche modo spinsero anche la persecuzione iconoclasta. Un fatto è importante: le
lotte iconoclaste del VIII-IX sec., sono un fenomeno molto complesso, le cui fonti -sia testi patristici
iconoduli che iconoclasti, atti conciliari, etc.- ci fanno vedere che nel suo retroterra ci sono soprattutto
delle motivazioni religiose, dogmatiche, ma anche delle motivazioni politiche, sociali, economiche;
comunque, come fa notare Ouspenski nel suo trattato sull’icona e come cercheremo di vederlo nel
Niceno II, c’era una base dottrinale molto importante e c’era poi un fatto da non dimenticare e che
attraverso i testi dei Padri abbiamo intravisto: l’iconoclasmo esisteva già prima che il potere imperiale
prendesse posizione a suo favore, e continuò a esistere -e forse esiste tuttora direi in ambito soprattutto
occidentale- anche quando l’impero adottò una posizione direttamente iconodula; l’iconoclasmo si
ripresenta -e sotto gli stessi presupposti ideologici- lungo la storia dell’arte e della teologia delle Chiese
cristiane senza essere legato ad alcun potere imperiale131.

Il Concilio Niceno II (787).


Nel capitolo precedente abbiamo accennato a due riunioni conciliari, rispettivamente Hieria (754)
dalla parte iconoclasta e Nicea II (787) dalla parte iconodula. Sia l’iconoclasmo che l’iconodulia
cercano una soluzione di tipo conciliare; notiamo che, malgrado il cesaropapismo intervenzionista degli
imperatori iconoclasti, coloro cercano di validare i loro decreti con atti conciliari.

Il Concilio di Hieria (754).


Il concilio di Hieria fu radunato dall’imperatore Costantino V Copronimo dal 10 febbraio al 8
agosto 754, con la partecipazione di 338 vescovi. Il concilio, dalla parte della gerarchia ecclesiastica, fu
presieduto dal vescovo Teodosio di Efeso; la sede patriarcale di Costantinopoli era vacante -
l’imperatore nominò un patriarca soltanto alla fine del concilio-, e né Roma né nessuno degli altri
patriarcati orientali furono presenti132.
La definizione conciliare di Hieria ci è pervenuta integralmente attraverso la confutazione, paraffo
per paraffo, che ne fa Nicea II133. Per i vescovi di Hieria il cristianesimo, situato tra giudaesimo -con i
suoi sacrifici di animali- e paganesimo -con il suo culto degli idoli- non ha preso niente né dei primi né
dei secondi, ma con il culto delle icone ha ceduto qualcosa al paganesimo; icone quindi e idoli sono
paragonati a Hieria. Questo concilio vuol mettersi sulla stessa strada dei precedenti ecumenici:
dipingere l’immagine di Cristo è contradire i sei primi concili perché si cadde nell’arianismo o nel
nestorianismo; dipingere l’immagine di Cristo è limitare colui che è illimitabile; non si dipinge soltanto
la carne di Cristo ma così si divide il Cristo unico e si cade nel nestorianismo. La vera immagine di
Cristo è l’eucaristia, il pane pieno di Spirito Santo134. Dipingere, poi, la Madre di Dio e i santi è anche
blasfemo poiché essi vivono in Dio, e dipingerli è visto come il distruggere la speranza cristiana della
risurrezione.
129
Mansi XIII, 276,277 D.
130
Cf., ROUSSEAU, D., L=icona, p. 57.
131
Cf., OUSPENSKY, L., Théologie de l'icône, op. cit., p. 70.
132
Cf., DUMEIGE , G., Nicée II, op. cit., pp. 83-84.
133
Ibid., pp. 236-238.
134
Cf., Ibid., p. 85.
47
48
La definizione -{Ορoς- di Hieria sottolinea il tema scritturistico dell’adorazione in spirito e verità;
cita il divieto di Dt 5,4, e mette allo stesso livello l’iconodulia e l’idolatria. Si citano alcuni testi dei
Padri: il testo di Epifanio già citato sopra, Atanasio -in un testo in cui si parla di idolatria ma senza
precisare, il concilio, se il testo si riferisce a cristiani o a pagani. Per i padri di Hieria l’icona rappresenta
la somma di tutte le eresie cristologiche: il Cristo è uno, egli è un’unica persona di due nature, Dio e
uomo. Se si decide di fare un’immagine di Cristo, che cosa si dipinge? La sua divinità? Ma è
impossibile disegnare in maniera limitata ciò che è illimitabile. La sua umanità allora? Ma questo
vorrebbe dire separare la carne dal Verbo divino, e dunque dividere Cristo. Il problema era come
rappresentare Cristo che unisce nella sua persona, senza separarle e senza confonderle, la natura divina
e la natura umana, l’immateriale e il materiale? Non si può che finire nella confusione delle due nature,
in un atteggiamento nestoriano che occulta la divinità, o in quello monofisita che schiaccia l’umanità135.
Hieria cerca di dare anche una risposta teologica in difesa dell’iconoclasmo, una risposta che in fondo
ignora o non ha conto della definizione centrale di Calcedonia: l’unita di Persona nel Verbo di Dio
incarnato che è quella che viene rappresentata.

3.4. Il Concilio Niceno II (787).


Il breve regno di Leone IV segnò una certa arresa della persecuzione iconoclasta; alla sua morte
nel 780 -il suo regno durò soltanto cinque anni- il suo figlio minorenne, Costantino VI salì al trono,
sotto la reggenza di sua madre Irene136. Essa restaurò l’ortodossia del culto delle icone, nel 784 nominò
un patriarca iconodulo, Tarasio, che resterà fino al 806 e preparò la celebrazione di un concilio che, tra
l’altro, doveva reintegrare la sede patriarcale di Costantinopoli nella comunione ecclesiale della
Pentarchia, cioè la comunione con gli altri patriarcati, assenti e contrari tutti alle decisioni di Hieria. Fu
soprattutto l’ortodossia iconodula di Irene ed il fatto della situazione di scisma in cui si trovava
Costantinopoli, che mossero l’imperatrice a comunicare a Roma la decisione della convocazione di un
concilio che doveva ristabilire l’unità nella Chiesa137.

Le sessioni conciliari.
Dall’inizio delle sessioni del concilio138, i vescovi iconoclasti furono considerati come eretici e si
chiese di loro la rinuncia dai loro errori, e tre di loro fecero atto publico di ritrattazione. Nicea II, nella
sesta sessione rifiuta, una dopo l’altra, le decisioni di Hieria che non viene considerato più come
concilio ecumenico. Si sollevarono delle questioni sulla reintegrazione dei vescovi iconoclasti e su una
loro riordinazione, questione sollevata dai monaci139.
La prima sessione del concilio (4 settembre 787) fu dedicata all’inaugurazione dell’assise e alla
reintegrazione dei vescovi iconoclasti.
La seconda sessione (26 settembre 787) fu dedicata alla ritessitura della comunione tra
Costantinopoli e le altre sedi patriarcali, specialmente con Roma ed il suo vescovo Adriano I. Venne
letta la lettera di indirizzo mandata al concilio dal papa, in cui troviamo sottolineata tra l’altro il primato

135
Cf., CHENU, B., Tracce del volto, op. cit., pp. 103-104.
136
Ci furono un paio di tentativi di colpo di stato da parte di Niceforo, fratello di Leone V; dopo il secondo,
Irene l=obbligò ad accettare i sacri ordini, cf., DUMEIGE, G., Nicée II, op. cit., pp. 99.
137
Cf., VRIES, DE, W., Orient et Occident, op. cit., pp. 224-226.
138
Una prima sessione del concilio si celebrò nel 786 a Costantinopoli; in essa vi parteciparono allo stesso
livello vescovi iconoclasti e vescovi iconoduli; in qualche modo bisognava che l=iconoclastia fosse condannata
da un concilio. L=assemblea fu dispersa dalle truppe militari; l=anno successivo, il concilio fu convocato, per
ragioni di sicurezza, a Nicea, cf., VRIES, DE, W., Orient et Occident, op. cit., p. 227.
139
Bisogna accennare qui all=opera di riconciliazione adoperata dal patriarca Tarasio, sia di fronte ai
vescovi che venivano dell=iconoclasmo sia di fronte alle posizioni rigoriste dei monaci, cf., DUMEIGE, G., Nicée
II, op. cit., pp. 104-105.
48
49
di Pietro; la tradizione iconodula della Chiesa di Roma e dei suoi vescovi nella venerazione delle
imagini di Cristo, di sua Madre e dei santi; le immagini si giustificano dalla loro utilità catechetica; la
contemplazione dell’immagine visibile porta lo spirito del fedele alla contemplazione dell’invisibile
divinità.
La terza sessione (28 settembre 787) fu dedicata all’adesione delle Chiese patriarcali di Oriente.
La quarta sessione (1 ottobre 787) il concilio volle mettersi nella linea della tradizione delle
Chiese cristiane, nel senso di dimostrare che le sue prossime e future decisioni dogmatiche entravano
nella tradizione della Chiesa; il concilio cita passi scritturistici vetero e neotestamentari in cui si parla di
immagini benché simboliche (Es 25,22; Nm 7,89; Ez 41,18-20 -i cherubini sull’arca dell’alleanza; Eb
9,25); cita anche testi patristici, rammenta la tradizione di miracoli adoperati da icone e comincia a
precisare la differenza che bisognerà segnalare tra i termini greci proskinein e latreuein nel culto dato a
Dio e alle icone140.
La quinta sessione (4 ottobre 787) fu dedicata allo studio dei decreti di Hieria; gli iconoclasti
erano presentati come emuli dei giudei, dei pagani, dei manichei; alla fine della sessione, un’icona fu
messa in mezzo all’assemblea, accanto al libro dei Vangeli; immagine e Parola erano messi allo stesso
livello141.
La sesta sessione (6 ottobre 787) fu dedicata alla confutazione punto per punto dell’Oroj di
Hieria. Fu una delle sessioni più lunghe. a) Hieria venne dequalificato come concilio ecumenico per la
mancata partecipazione dei patriarcati orientali e di Roma; i Padri ni Nicea consideravano come
tradizione cristiana dall’inizio l’esistenza delle immagini, tradizione che non bisognava dimostrare
perché legata strettamente alla tradizione che unisce audizione del Vangelo e visione dell’immagine:
quod audivimus sic et vidimus, già citato parecchie volte. b) Per Nicea l’immagine non è niente di
blasfemo che potrebbe abbassar la divinità che si vuol rappresentare; l’imagine non ha un’anima ed
hanno un ruolo di rappresentazione e di venerazione per il loro archetipo. Immagine e prototipo sono
diversi: essa porta al modello ma non è il modello; dipingendo Cristo sotto forma umana, non se ne
separa la divinità; bisogna sempre affermare l’unità di Persona del Verbo incarnato. c) Sull’Eucaristia
come vera immagine di Cristo, Nicea II semplicemente dice che i Santi Doni non sono immagine ma
vero Corpo e Sangue di Cristo. d) E’ soprattutto l’economia divina che ha permesso di fare delle
immagini, in tanto che il Verbo di Dio si è fatto uomo142.
La settima sessione (13 ottobre 787) è dedicata alla presentazione dell’ di Nicea II.
143
L’ottava sessione (23 ottobre 787) fu la conclusione dell’assise conciliare .

L’Oroj di Nicea II.


Vorrei leggere e commentare alcuni dei brani importanti dell’oroj del concilio.
Noi conserviamo senza introdurre niente di nuovo tutte le tradizioni ecclesiastiche, scritte o non
scritte, che sono state stabilite per noi. Una di queste è la rappresentazione di immagini dipinte,
in quanto in armonia con la storia della predicazione evangelica in vista della credenza nella
vera e non illusoria incarnazione di Dio Verbo e per nostra utilità. Perché le cose che si indicano
l’un l’altra, senza alcun dubbio si esprimono l’una con l’altra. Stando così le cose, camminando
per la via regale e seguendo l’insegnamento divino ispirato dei nostri santi Padri e della
tradizione della Chiesa cattolica -perché sappiamo che è dello Spirito santo che abita in lei-,
decidiamo con totale precisione e dopo un esame completo che, come la croce santa e vivificante,
allo stesso modo le sante e preziose icone dipinte a colori, fatte di piccole pietre e di ogni altra
materia corrispondente a questo scopo, devono essere poste nelle sante chiese di Dio, su vasi e

140
Cf., DUMEIGE , G., Nicée II, op. cit., pp. 106-122.
141
Cf., Ibid., pp. 128-129.
142
Cf., Ibid., pp. 129-136.
143
Cf., Ibid., pp. 140-150.
49
50
sulle vesti sacre, sulle pareti e su tavole, nelle case e nelle strade, sia che si tratti di icone di
nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, o della nostra regina immacolata, la santa Madre di Dio,
o dei santi angeli, o degli uomini santi e venerabili. Perché ogni volta che vediamo la loro
raffigurazione attraverso l’immagine, contemplandoli siamo spinti a ricordare i prototipi,
acquistiamo maggior amore per loro e siamo maggiormente incitati a render loro omaggio,
facendo e testimoniando loro venerazione, non la vera adorazione, che secondo la nostra fede
conviene solo alla natura divina, ma allo stesso modo che rendiamo omaggio all’immagine della
Croce preziosa e vivificante, al santo vangelo e ad altri oggetti sacri, ai quali si rende omaggio
con l’incensazione e i ceri secondo il pio costume degli antichi. Perché l’onore reso all’immagine
va al suo prototipo, e chi venera l’icona venera la persona che vi è rappresentata.
Questo è infatti l’insegnamento dei nostri santi padri, tale è la tradizione della santa Chiesa
cattolica che ha diffuso il Vangelo da un capo all’altro del mondo. Così noi seguiamo Paolo che
ha parlato in Cristo e la cerchia divina degli apostoli e la santità dei Padri che avevano le
tradizioni che noi seguiamo. Così cantiamo profeticamente gli inni di vittoria della Chiesa:
AGioisci, figlia di Sion, rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme. Il Signore ha
revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu
non vedrai più la sventura e la pace sarà su di te per sempre@ (Sof 3,14-15).
Così decidiamo che coloro che hanno l’audacia di pensare o d’insegnare diversamente seguendo
l’esempio degli eretici nefasti, di disprezzare le tradizioni ecclesiastiche, di suscitare innovazioni
o di rinnegare qualcosa di quel che è stato santificato dalla Chiesa, si tratti del vangelo, o della
raffigurazione della croce, o della pittura delle icone, o delle sacre reliquie dei martiri; o coloro
che hanno sentimenti cattivi, perniciosi o sovversivi verso le tradizioni della Chiesa cattolica;
quelli infine che osano dare un uso comune ai vasi sacri o ai venerabili monasteri, decidiamo
che, se sono vescovi o chierici, siano deposti, se sono monaci o laici siano scomunicati144.

Il testo sottolinea la tradizione vivente della Chiesa che viene aggiunta a quella scritta. C’è una
affermazione dell’ispirazione divina dell’icona. Essa attesta i veri frutti dell’incarnazione mostrando
l’imagine del Verbo di Dio incarnato. Vorrei sottolineare alcuni punti di questo testo:
1. Noi conserviamo senza introdurre niente di nuovo tutte le tradizioni ecclesiastiche, scritte o
non scritte, che sono state stabilite per noi. Una di queste è la rappresentazione di immagini dipinte; la
tradizione delle icone entra direttamente nella grande tradizione della Chiesa, specialmente quella dei
Padri: camminando per la via regale e seguendo l’insegnamento divino ispirato dei nostri santi Padri e
della tradizione della Chiesa cattolica.
2. Il culto dato alle icone parte e si centra nell’incarnazione del Verbo di Dio: in armonia con la
storia della predicazione evangelica in vista della credenza nella vera e non illusoria incarnazione di
Dio Verbo e per nostra utilità.
3. Il culto -l’onore- dato all’icona non è lo stesso che si dà a Dio; è una venerazione dell’immagi-
ne non il culto che dobbiamo dare al prototipo: siamo maggiormente incitati a render loro omaggio,
facendo e testimoniando loro venerazione, non la vera adorazione, che secondo la nostra fede conviene
solo alla natura divina.
4. Il culto dato all’immagine porta il fedele al culto dato al prototipo: Perché l’onore reso
all’immagine va al suo prototipo, e chi venera l’icona venera la persona che vi è rappresentata.
Benché la Chiesa cattolica con la pittura rappresenti Cristo nella sua forma umana, non separa
la sua carne della divinità che si è unita ad essa, al contrario crede che la carne è deificata e la
confessa una con la divinità, ... Allo stesso modo che chi raffigura con la pittura un uomo non lo
rende con questo inanimato ma l’uomo al contrario rimane animato e l’immagine è chiamata suo
ritratto a causa della sua somiglianza; allo stesso modo quando facciamo l’icona del Signore,
confessiamo la sua carne deificata e non riconosciamo nell’icona nient’altro che un’immagine

144
MANSI, XIII, (6a sessione).
50
51
che raffigura una somiglianza del prototipo. È per questo che essa riceve il suo nome; è
unicamente in questo che ne è partecipe e per questo è venerabile e santa145.
In qualche modo questo testo dà quello che è la teologia dell’icona: Benché la Chiesa cattolica
con la pittura rappresenti Cristo nella sua forma umana, non separa la sua carne della divinità che si è
unita ad essa, al contrario crede che la carne è deificata e la confessa una con la divinità... L’icona
non è un semplice ritratto; l’icona rappresenta la Persona divina incarnata attraverso la carne deificata
della sua natura umana.

3.5. Aspetti teologico-liturgici attorno all’iconografia.


All’inizio di questo corso abbiamo citato quel testo tratto dal Trattato sulle Immagini contro
Costantino Caballin:
"Se un pagano ti viene e ti dice: Mostrami la tua fede... tu lo porti nella chiesa e gli fai vedere la
decorazione che è in essa, gli mostri i santi dipinti. Lui ti chiede: Chi è quell'uomo crocifisso?
Chi è quell'uomo che risuscita e che calpesta il capo di quel vegliardo? Non è dall'immagine che
tu puoi trarre il tuo insegnamento, per poter insegnare lui che quel crocifisso è il Figlio di Dio
morto per i nostri peccati, che quel risorto ha allo stesso tempo risuscitato Adamo e che calpesta
l'inferno?146

L’immagine mistero della fede, l’immagine mistagogia della fede, l’immagine catechesi della
fede. Vi proponevo quattro ragioni che giustificavano quest’avvicinamento al fenomeno dell’iconodulia
/ iconoclasmo: La prima ragione era quella teologica, e abbiamo cercato di vedere la portata teologica
sia del culto delle immagini sia quindi della crisi iconoclasta; abbiamo visto come la crisi del VIII-IX
sec. in fondo non è altro che una nuova versione delle crisi cristologiche che i concili del V-VI sec.
avevano cercato di risolvere. La seconda era quella liturgica, cioè il legame stretto e indissolubile tra
teologia-liturgia-iconografia, ed è quella che cercheremo di intravedere nell’ultimo capitolo del corso.
La terza era quella antropologica, che abbiamo anche intravisto, cioè le icone non sono dei ritratti
personali e nemmeno storici, ma delle rappresentazioni del mistero della filantropia di Dio manifestata
in Cristo; quindi le icone di Cristo e soprattutto della Madre di Dio e dei santi sono delle icone
dell’umanità trasfigurata, sono delle icone non tanto di un santo concreto ma di quel santo in quanto
cristiano che si è configurato pienamente al mistero di Cristo. La quarta è quella artistica, anche questa
legata con le precedenti, nel suo aspetto di bellezza che penetra nell’uomo attraverso i suoi occhi.

C’è un legame stretto tra teologia-liturgia-iconografia. Le chiese di pietra o di legno viste come
spazi celebrativi, come luoghi dove l’uomo e la comunità cristiana si radunano per partecipare in
qualche modo alla liturgia eterna, sono dei luoghi simbolici, ma non platonicamente simbolici di un
universo astratto ma come simbolo di uno spazio liberato dalla morte147. Nicea II affermava che nel
medesimo Cristo noi contempliamo ad un tempo l’indicibile ed il rappresentato148; la chiesa stessa non
è altro che l’icona del corpo di Cristo. Circondando l’assemblea che celebra qui e adesso, tutti gli attori
del mistero sono presenti. Lo spazio della chiesa è trasfigurato, le sue superficie animate dalle icone si
aprono al di là di se stesse verso lo spazio del Regno che viene: le sue pietre, dove sono annunciate le
meraviglie del mistero di Cristo, diventano le pietre viventi della Gerusalemme nuova. Proprio perché
questo spazio è sacramentale, la chiesa manifesta la Chiesa149.

145
Ibid.
146
Cf., PG XCV, 293 CD.
147
Cf., CORBON, J., Liturgia alla sorgente, op. cit., p. 168.
148
MANSI XIII 244b.
149
Cf., CORBON, J., Liturgia alla sorgente, op. cit., pp. 168-169.
51
52
Lo spazio sacramentale, e l’iconografia che ci si trova, non può essere capito se non in una
visione di fede; lo spazio iconografico di una chiesa, del luogo celebrativo dove si raduna la comunità, è
il luogo che ricorda il ritorno del Signore, che attira verso il Regno, luogo dell’epiclesi dello Spirito
Santo e quindi della trasformazione di ogni offerta nel Corpo di Cristo. L’aula dove la comunità
cristiana si raduna -di solito aula cruciforme- è il luogo dove viene celebrata la fede, cioè proclamata la
Parola, invocato lo Spirito sui Santi Doni; in quest’aula, con un ciclo iconografico che almeno si apra al
Pantocratore nell’abside e alle dodici grandi feste dell’anno liturgico -feste comuni a tutte le liturgie
cristiane-, troviamo allora realizzato -celebrato, nel senso più forte della parola- quel versetto del salmo
47,9: come avevamo udito così abbiamo visto.
Dal punto di vista occidentale c’è quello che possibilmente alcuni hanno criticato come Amoda
delle icone@; ma si tratta di una moda? Si tratta semplicemente della scoperta di un arte bello?
L’apparizione di tante icone nelle chiese occidentali cattoliche -fino in alcune di quelle protestanti- fa
pensare che forse si tratta di una sette dell’immagine specificamente cristiana, dell’immagine comune
fino al XII sec., in Oriente e Occidente -romanico catalano, mosaici ravennati, mosaici palermitani.
Bisogna forse parlare qui della necessità di un ricupero dell’icona/immagine -sottolineo la parola Aico-
na/immagine@ e non dico semplicemente Aicona bizantina@ perché come abbiamo visto il mondo
bizantino ha la sua iconografia, quello siriaco la sua, quello copto la sua150... quello latino la sua anche;
ricupero dell’icona, accettazione dell’icona che richiede, pero, delle implicazioni anche teologiche151.
Ho accennato diverse volte, un po come tema di fondo del corso, al legame stretto tra teologia-
iconografia. L’arte cristiano è una questione di fede; contemplando i cicli dei mosaici palermitani -sia la
Cappella Palatina che Monreale- ci si accorge che per fare quell’insieme ci volevano certamente buoni
artisti e mosaicisti, ma soprattutto ci si volevano buoni teologi. In questo punto, allora, si può parlare di
un arte cristiano, di un arte delle Chiese cristiane; accettando Nicea II le Chiese accettano questo fatto
cioè l’esistenza delle immagini precise, definite dal suo contenuto e dalla sua destinazione, che
corrispondono alla confessione della fede e che ne manifestano l’unità nelle Chiese cristiane. Abbiamo
visto come il problema centrale tra iconoclasti e iconoduli era quello soprattutto attorno all’immagine di
Cristo; l’accettazione della vera incarnazione del Verbo di Dio, della sua piena divinità. L’iconografia
cristiana rispecchia la cristologia della Chiesa152.
Teologia-Iconografia-Liturgia. Non per sciogliere questo nodo ma per chiarirlo, propongo la
Alettura@ di due icone di due delle grandi feste comuni a tutte le Chiese cristiane: quella dell’Ascensio-
ne e quella della Pentecoste.

150
MAHMOUD ZIBAWI, Orienti cristiani, Jaca Book, Milano 1995.
151
Cf., OZOLINE, N., La théologie de l=icône, in AA.VV., Nicée II 787-1987, pp. 404-405.
152
In questo senso facciamo notare la cristologia diversa presente nei due battisteri di Ravenna: quello
ortodosso, in cui Cristo nudo nel battesimo è un=immagine sessuata, mentre che nel battistero degli ariani Cristo
nudo nel battesimo è un=immagine asessuata.
52
53
4. Ordinazione nella tradizione bizantina.
4.0. Bibliografia.
AA.VV., Ordinations et ministères. Conférences Saint-Serge. XLII semaine d'études liturgiques, Paris
27-30 juin 1995. Bibliotheca "Ephemerides Liturgicae" subsidia 85, Edizioni Liturgiche, Roma
1996.
ARRANZ, M., Liturgia patristica orientale, in Complementi interdisciplinari di Patrologia, Città Nuova
Editrice, Roma, 1989, pp. 634-639.
ARRANZ, M., Les sacrements de l'ancien euchologe constantinopolitain (1), in OCP 48 (1982) 284-335.
ARRANZ, M., L'Eucologio Costantinopolitano agli inizi del secolo XI, PUG, Roma 1996.
AWIKE, D.Z., L'ordination épiscopale dans l'Église Melkite. Libreria Editrice Vaticana, Vaticano 1994.
BOTTE, B., L'Ordre d'après les prières d'ordination. In Etudes sur le Sacrement de l'Ordre, Lex Orandi
22, Paris 1957, pp. 13-35.
BRADSHAW, P.F., Ordination Rites of the Ancient Churches of East and West, Pueblo Publishing
Company, New York 1990.
DE MEESTER, P. Studi sui sacramenti amministrati secondo il rito bizantino, Roma 1947.
DENZINGER, H., Ritus Orientalium Coptorum, Syrorum et Armenorum in administrandis sacramentis,
Graz 1961.
FELMY, K.C., La teologia ortodossa contemporanea. Una introduzione, Giornale di teologia, 264,
Queriniana, Brescia 1999.
GUILLAUME, D., Grand Euchologe et Arkhiératikon, Diaconie apostolique, Parma 1992.
GALERIU, C., "Reçois ce gage (trésor) et garde-le...". In Ordinations et ministères. Conférences
Saint-Serge. XLII semaine d'études liturgiques, Paris 27-30 juin 1995, Bibliotheca "Ephemerides
Liturgicae" subsidia 85, Edizioni Liturgiche, Roma 1996, pp. 119-129.
GUY, P.M., Les ancienne sprièers d’ordination, dans La Maison-Dieu 138 (1979) 93-122.
HANSSENS, J.M., Les Oraisons sacramentelles des ordinations orientales, in Orientalia Christiana
Periodica 18 (1952) 297-318.
JANERAS, S., Bibliografia sulle Liturgie Orientali. (1961-1967), Roma 1967.
LECUYER, J., Note sur la liturgie du Sacre des évêques, in Ephemerides Liturgicae 66 (1952) 369-370.
LECUYER, J., Le sacerdoce dans le mystère di Christ, Cerf, Paris 1956.
LECUYER, J., Le sens des rites d'ordination d'après les Pères, in L'Orient Syrien 5 (1960) 463-475.
LECUYER, J., Le sacrement de l’Ordre, Paris 1983.
MERCENIER, E., La prière des Eglises de rite byzantin, Chevetogne 19372.
NOCENT, A., Ordine-Ordinazione in DPAC, Roma 1983, 2496-2501.
PARENTI, S.- VELKOVSKA, E., L'Eucologio Barberini Gr. 336, Bibliotheca "Ephemerides Liturgicae"
"Subsidia" 80, Ed. Liturgiche, Roma 1995.
PATERNOSTER, M., L'imposizione delle mani nella Chiesa primitiva, Bibliotheca Ephemerides
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ROSE, A., Les lectures bibliques des ordinations, in AA.VV., Ordinations et ministères, pp. 275-285.
SAUGET, J.M. Bibliographie des liturgies orientales (1900-1960), Roma 1962.
ZIZIOULAS, I., L'Etre ecclésial, Perspective orthodoxe 3, Labor et Fides, Genève 1981.
ZIZIOULAS, I., Épiskopé et Épiskopos dans l'Église primitive. Bref inventaire et documentation, in
Irenikon 56 (1983) 484-502 .
ZIZIOULAS, I., Le Mystère de l'Église dans la tradition orthodoxe, in Irénikon 60 (1987) 323-335.
ZIZIOULAS, I., Eucaristia e Regno di Dio, Qiqajon, Bose 1996.

53
54
4.1. Introduzione153.
Vorrei tenere conto in questo appartato delle ordinazioni del diacono, del prete e del vescovo.
Non entro nelle ordinazioni del lettore e dell’ipodiacono. Le ordinazioni episcopale, presbiterale e
diaconale sono connesse all’eucaristia. Questo per il loro legame all’assemblea liturgica, alla comunità
che celebra la liturgia, alla Chiesa come Corpo di Cristo, a Cristo stesso che si fa veramente presente
nell’eucaristia. Questo fatto sottolinea anche che il ministro che viene ordinato, non lo è per se stesso
bensì per il popolo di Dio di un luogo concreto, per una Chiesa ben concreta.

La successione apostolica per le ordinazioni episcopali è riconducibile fino al II sec; altrettanto


antiche sono le organizzazioni, le disposizioni intra ecclesiali nei gradi di vescovo, presbiteri e
diaconi154. Anche arcaica è la concezione cristiane che nessun ministero nella Chiesa è conferito senza
un rito di benedizione e ordinazione.
Il sacerdozio di Cristo, dato, comunicato agli apostoli non doveva limitarsi a costoro ma doveva
passare ai loro successori155. Dall’inizio del cammino della Chiesa di Cristo troviamo, accanto agli
apostoli altri uomini che adempiono nella comunità diversi ministeri e che troviamo col nome di
apostoli -nome usato non soltanto per i Dodici- vescovi, presbiteri e diaconi.

Il titolo di apostolo, al di là dei Dodici, viene adoperato e dato anche ad altri tra cui Paolo stesso
che lo rivendica anche per se: A voi, gentili, poi dico: in qualità di apostolo dei gentili onoro il mio
ministero...156; Non sono io forse libero? Non sono io apostolo? Non ho veduto Gesù, nostro Signore?
Non siete voi opera mia nel Signore? Se per altri non sono apostolo, per voi almeno lo sono; voi siete il
sigillo del mio apostolato nel Signore...157. Si tratta di un apostolato in perfetta comunione con i Dodici
non in opposizione.
Il titolo invece che viene più usato è quello di episkopos. Nella prima lettera a Timoteo 3,1ss
troviamo la descrizione delle qualità dell’episkopos: E' degno di fede quanto vi dichiaro: se qualcuno
aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro. Bisogna infatti che l'episcopo sia irreprensibile,
marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, adatto all'insegnamento, non dedito al
vino, non violento ma indulgente, non litigioso, non attaccato al denaro; che sappia ben governare la
propria famiglia e tenere con grande dignità i figli in sudditanza. Poiché se uno non sa governare la
propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio? Non sia però un neofita, per timore che,
gonfiato dall'orgoglio, non incorra nella medesima condanna toccata al diavolo. Bisogna inoltre che
abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, perché non cada in discredito e nei lacci del diavolo.
A partire di questo testo il vescovo avrebbe un potere cultuale, di amministrazione... e una serie di
qualità...
Il NT presenta anche, accanto al titolo di episkopos quello di presbyteros, che parecchie volte
sono ancora nel NT intercambiabili: I presbiteri che presiedono bene siano stimati degni di doppio
onore, soprattutto quelli che si affaticano nella parola e nell'insegnamento158. Sono die nomi all’inizio
sicuramente sinonimi, benché nel NT i presbyteroi sono nominati normalmente al plurale159 eccetto
nella prima lettera di Giovanni in cui l’autore parla di se stesso, mentre che l’episkopos viene nominato
normalmente al singolare con l’articolo. Assieme a questi due titoli, il NT parla anche dei diaconi,
benché si fa riferimento sicuramente a diversi servizi nella comunità.
153
Cf., FELMY, K.C., La teologia ortodossa contemporanea, pp. 334ss.
154
Cf., le Lettere di Ignazio di Antiochia.
155
LECUYER, J., Le sacerdoce, pp. 341ss.
156
Rm 11,13.
157
1Co 9,1-2.
158
1Tim 5,17.
159
1Tim 4,14; 5,17; Tit 1,5; 1Pt 5,1.5.
54
55

Vorrei sottolineare alcuni aspetti del sacerdozio a partire del NT.


In primo luogo il sacerdozio ha un fondamento cristologico in diversi aspetti:
-Elezione: Mc 1,16-20; Gv 1,35-51. Elezione dei discepoli da parte di Cristo.
-Sequela di Cristo: Mt 4,18-22; At 9,3-19: vocazione dei discepoli -Pietro, Paolo...- alla sequela
di Cristo.
-Separazione -distinzione- e formazione: Mc 3,13-19; 6,7-13.
-Costituiti come inviati ed autorevoli: Lc 22,19-20; Gv 20,22-23... le missioni dei discepoli
dopo la risurrezione di Cristo.

In secondo luogo, gli apostoli rappresentano Gesù integralmente. Lo fanno nella loro
missione di pastori, di roccia: Il vostro edificio ha per fondamento gli apostoli e i profeti, mentre Cristo
Gesù stesso è la pietra angolare160; missione di maestri: Mt 23,8; 28,19-20; missione di taumaturgi: Lc
7,22; At 2,4.16. Questo rapporto di immagine di Cristo va inteso anche nell’accoglienza o la non
accoglienza dei discepoli: Chi ascolta voi ascolta me. Chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza
me disprezza colui che mi ha mandato161.

In terzo luogo, Cristo si rende presente ed operante nella persona e nelle azioni dei suoi apostoli.
Per mezzo della sua risurrezione Cristo opera ancora di più negli apostoli: Andate dunque, ammaestrate
tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad
osservare tutto ciò che vi ho ordinato. Ed ecco: io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del
mondo162. Gli apostoli, ancora, rappresentano l’autorità del Risorto, per esempio nell’autorità e potere
di rimettere i peccati: Gv 20,21-23.

4.2. Rituale di ordinazione.


Le ordinazioni di vescovo, presbitero e diacono hanno luogo quindi normalmente nel contesto
della celebrazione della Divina Liturgia e, per evitare che una candidato passi direttamente da laico a
vescovo i riti di ordinazione sono stati disposti in modo tale che il grado di ordinazione superiore sia
conferito in un momento precedente della Divina Liturgia: quello del vescovo dopo il piccolo ingresso,
quello del presbitero dopo il grande ingresso, quello del diacono infine alla fine dell’anafora.

L’ordinazione del diacono, alla fine dell’anafora, avviene con la presentazione del candidato,
accompagnato da due ipodiaconi al vescovo alle porte del santuario. Il candidato è fatto girare per tre
volte attorno all’altare. Questi giri attorno all’altare fanno parte di tutte e tre le ordinazioni. Il candidato,
inginocchiato ai piedi dell’altare e toccandolo con la testa, riceve l’imposizione delle mani del vescovo
che recita delle preghiere; sono delle preghiere che iniziano sempre con la formula ALa grazia
divina...@. La prima delle preghiere chiede la grazia ricevuta anche dal diacono Stefano; la seconda
chiede il dono dello Spirito Santo per il ministero del diacono. Il diacono nella liturgia canterà le
Aektenie@, leggerà il Vangelo ed agiterà i Aripidia@ durante tutta l’anafora; nella comunione dei fedeli
reggerà il calice e alla fine consumerà le Sante Specie restanti. Il diacono, in tradizione bizantina, non
può amministrare nessun sacramento; senza un vescovo o un presbitero, il diacono non può celebrare
nessun rito liturgico163.
L’ordinazione presbiterale avviene dopo il grande ingresso. C’è in essa a presentazione del
candidato, i tre giri attorno all’altare e le preghiere ALa grazia divina...@. La prima delle preghiere

160
Ef 2,20.
161
Lc 10,16.
162
Mt 28,19-20.
163
Cf., FELMY, K.C., La teologia ortodossa contemporanea, p. 337.
55
56
contiene riferimenti all’amministrazione della Parola di verità (cf., Rm 15,16); la seconda preghiera
contiene riferimenti alla celebrazione eucaristica.
L’ordinazione episcopale avviene dopo il piccolo ingresso. Ci devono essere tre vescovi
ordinanti. Dopo la presentazione e i giri attorno all’altare, il candidato riceve l’imposizione delle mani
tenendo sul capo l’evangeliario aperto sul lato del testo. Si sottolinea il legame chiaramente
ecclesiologico -sponsale- a una Chiesa, mentre nelle ordinazioni diaconali e presbiterali, il legame è a
un vescovo.

4.2.1. Ordinazione di un diacono.


Come è stato indicato, l’ordinazione avviene alla fine del’anafora. Il vescovo si colloca a un lato
dell’altare, quello nord, seduto sul trono. L’ipodiacono che verrà ordinato li viene presentato da due
diaconi o due ipodiaconi, secondo le tradizioni. Per tre volte costoro chiedono al vescovo di ordinare
colui che viene presentato, facendo ad ogni richiesta un inchino; il vescovo alla fine benedice il
candidato.

Si fanno i tre giri dell’altare cantando nel primo giro: Santi Martiri che bene lottaste e foste
incoronati, intercedete verso il Signore affinché abbia pietà delle anime nostre. Nel secondo giro:
Gloria a Te, Cristo Dio, vanto degli apostoli, letizia dei Martiri, la cui predicazione fu la Triade
consustanziale. E nel terzo giro dell’altare: Isaia esulta; la Vergine ha concepito e partorito un figlio,
l'Emanuele, Dio e uomo, Oriente è il suo nome: e noi glorificandolo celebriamo beata la Vergine.
L’ordinando fa tre metanie davanti l’altare, genuflette un ginocchio e mette le mani e la testa
sull’altare; il vescovo lo benedice, gli mette l’omoforion e la mano sulla testa e prega la prima
preghiera: La grazia divina che ha sempre guarito de debolezze e rimpiazzato le mancanze, ha
designato il piissimo ipodiacono N. per il diaconato. Preghiamo per lui affinché venga su di lui la
grazia dello Spirito Santo. Il clero risponde per tre volte: Kyrie, eleison. Il vescovo benedice tre volte
l’ordinando sulla testa e prega per lui.
Segue poi la seconda preghiera del vescovo, detta a bassa voce: Signore Dio nostro, tu che nella
tua ineffabile prescienza mandi il tuo Spirito Santo su coloro che dalla tua inscrutabile potenza sono
stati scelti per essere i ministri e i servitori dei tuoi misteri immacolati. Tu stesso, Signore, conserva
immacolato quest’uomo che ti sei degnato promuovere, per mio mezzo, al ministero del diaconato,
affinché custodisca il mistero della fede in coscienza pura. Concedi a lui la grazia che hai concessa a
Stefano che ti sei scelto come primo tra i diaconi. Fai che sia degno della carica che li viene concessa
dalla tua grazia, perché coloro che avranno adempiuto bene il loro ministero saranno promossi ad un
posto onorevole; e fai che il tuo servitore sia perfetto. Perché tuo è il Regno...
Segue una litania diaconale. Durante questa litania, il vescovo, avendo la mano sulla testa del
candidato, recita la terza preghiera: O Dio, nostro Salvatore, tu che per mezzo della tua voce
incorruttibile hai fatto conoscere ai tuoi apostoli la legge del diaconato, che hai fatto di Stefano il
primo diacono, e che hai detto nel santo Vangelo: ASe qualcuno tra di voi vuol essere il primo, diventi
servo di tutti@; Tu, Signore di tutte le cose, per la discesa del tuo Spirito Santo e Vivificante -perché
non è per l’imposizione delle nostre mani ma per la visita della tua misericordia che la grazia viene
data a coloro che sono stati scelti da te- riempie di una fede integra, di carità, di forza e di santità
questo tuo servo qui presente che hai giudicato degno del ministero del diaconato, affinché lontano da
tutti i peccati, stia davanti a Te senza confusione nel giorno terribile del giudizio e riceva la
ricompensa da te promessa. Poiché tu sei Dio buono e ti rendiamo gloria...
Infine il neo diacono viene rivestito dai propri parati, nella consegna di cui il popolo canta:
Adegno@!, dopo la richiesta del vescovo: Adegno@!.

4.2.2. Ordinazione di un sacerdote.


Come è stato indicato, l’ordinazione avviene dopo il grande ingresso, alla fine dell’inno dei
Cherubini. Il vescovo si colloca a un lato dell’altare, quello nord, seduto sul trono. Il diacono che verrà
56
57
ordinato li viene presentato da due diaconi, che all’arrivo davanti al vescovo lo consegnano a due preti.
Per tre volte costoro chiedono al vescovo di ordinare colui che viene presentato, facendo ad ogni
richiesta un inchino; il vescovo alla fine benedice il candidato.
Si fanno i tre giri dell’altare cantando nel primo giro: Santi Martiri che bene lottaste e foste
incoronati, intercedete verso il Signore affinché abbia pietà delle anime nostre. Nel secondo giro:
Gloria a Te, Cristo Dio, vanto degli apostoli, letizia dei Martiri, la cui predicazione fu la Triade
consustanziale. E nel terzo giro dell’altare: Isaia esulta; la Vergine ha concepito e partorito un figlio,
l'Emanuele, Dio e uomo, Oriente è il suo nome: e noi glorificandolo celebriamo beata la Vergine.
L’ordinando fa tre metanie davanti l’altare, genuflette sui due ginocchi e mette le mani e la testa
sull’altare; il vescovo lo benedice, gli mette l’omoforion e la mano sulla testa e prega la prima
preghiera164: La grazia divina che ha sempre guarito de debolezze e rimpiazzato le mancanze, ha
designato il piissimo diacono N. per il sacerdozio. Preghiamo per lui affinché venga su di lui la grazia
dello Spirito Santo. Il clero risponde per tre volte: Kyrie, eleison. Il vescovo benedice tre volte
l’ordinando sulla testa e prega per lui.
Segue poi la seconda preghiera del vescovo: O Dio, senza principio e senza fine, prima di ogni
creatura, che hai onorato col nome di sacerdote coloro che sono stati degni di adempiere il ministeri
della parola della tua verità. Te stesso, Signore, conserva immacolato quest’uomo che ti sei degnato
promuovere per ricevere la grande grazia dello Spirito Santo. Fai che sia perfetto questo tuo servo
affinché ti sia in tutto gradito e viva questo grande onore del sacerdozio che da te li è stato concesso
nella tua prescienza. Perché tuo è il Regno...
Segue una litania diaconale. Durante questa litania, il vescovo, avendo la mano sulla testa del
candidato, recita la terza preghiera: O Dio, che sei grande nella tua forza e imperscrutabile nella tua
scienza, ammirabile nei tuoi disegni verso i figli degli uomini. Riempie del dono dello Spirito Santo
costui che ti sei scelto per il sacerdozio affinché rimanga irreprensibile davanti al tuo altare, annunci il
Vangelo del Regno, adempia il ministero della parola della verità, ti offra doni e sacrifici spirituali,
rinnovi il tuo popolo nel lavacro della rigenerazione; affinché lui stesso possa andare incontro del
nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo, tuo unico Figlio, nel giorno della sua seconda venuta e
riceva dalla tua bontà la ricompensa del suo servizio. Poiché tu sei Dio buono e ti rendiamo gloria...
Infine il neo diacono viene rivestito dai propri parati, nella consegna di cui il popolo canta:
Adegno@!, dopo la richiesta del vescovo: Adegno@!.
Il neo ordinato concelebra accanto al vescovo e, dopo l’epiclesi, riceve il frammento AIS@
dell’Agnello nella sua mano, si colloca dietro l’altare recitando il salmo 50. Prima della comunione
rimette nelle mani del vescovo il frammento di Agnello.

4.2.3. Ordinazione di un vescovo.


Come è stato indicato, l’ordinazione avviene dopo il piccolo ingresso. I tre vescovi ordinanti si
collocano davanti alle porte sante.
Uno dei preti fa la presentazione del candidato: N. amato da Dio, vescovo eletto e confermato,
viene presentato per essere ordinato vescovo della città protetta da Dio N.
L’eletto viene accompagnato fino all’angolo del tappetto che porta disegnata l’aquila portando
in mano i sacri canoni delle Chiese orientali.
Il primo dei vescovi li chiede: Perché sei venuto qua? Cosa chiedi?
Il candidato risponde: L’imposizione delle mani che conferisce la grazia episcopale, poiché il
chierici mi hanno eletto vescovo di N.
Il primo dei vescovi li chiede: Quale è la tua fede?
L’eletto legge ad alta voce il simbolo niceno costantinopolitano.
Il primo dei vescovi mentre lo benedice dicendo: La grazia dello Spirito Santo sia con te.

164
E= la stessa preghiera fatta per i diaconi.
57
58
L’eletto viene portato fin sopra l’aquila e si fa una seconda volta sia la presentazione sia la
professione di fede.
Il primo dei vescovi li chiede: Mostraci più dettagliatamente quale è la tua professione di fede,
quali sono le proprietà delle tre Persone dell’incomprensibile Trinità.
L’eletto legge una seconda professione di fede molto più dettagliata, in cui si sviluppano aspetti
trinitari e cristologici165.
Il primo dei vescovi mentre lo benedice dicendo: La grazia dello Spirito Santo sia con te, ti
illumini, ti confermi e ti istruisca tutti i giorni della tua vita.

L’eletto viene portato fino alla testa dell’aquila e si fa una terza volta sia la presentazione sia la
professione di fede.
Il primo dei vescovi li chiede: Mostraci ancora più dettagliatamente quale è la tua professione
di fede sul Figlio e Verbo di Dio, e sulle due nature dell’unico Cristo Dio nostro.
L’eletto legge una terza professione di fede molto più dettagliata, in cui si sviluppano aspetti
soprattutto cristologici166.
Il primo dei vescovi mentre lo benedice dicendo: La grazia dello Spirito Santo, per mio umile
mezzo, ti promuove a te N., sacerdote amato da Dio, eletto vescovo della città custodita da Dio N.

L’eletto riceve l’hypogonation; poi il primo vescovo li consegna il pastorale dicendo: Ricevi
questo bastone per pascolare il gregge di Cristo che ti viene affidato; per coloro che sono obbedienti
esso sarà, nelle tue mani sostegno ed aiuto; ma per i disobbedienti e coloro che non si sottomettono te
ne puoi servire come forza, come verga che punisce.

L’eletto, accompagnato dai tre vescovi ordinanti entra nel santuario. Si fanno i tre giri dell’altare
cantando nel primo giro: Santi Martiri che bene lottaste e foste incoronati, intercedete verso il Signore
affinché abbia pietà delle anime nostre. Nel secondo giro: Gloria a Te, Cristo Dio, vanto degli apostoli,
letizia dei Martiri, la cui predicazione fu la Triade consustanziale. E nel terzo giro dell’altare: Isaia
esulta; la Vergine ha concepito e partorito un figlio, l'Emanuele, Dio e uomo, Oriente è il suo nome: e
noi glorificandolo celebriamo beata la Vergine.

Dopo il triplice giro, l’ordinando genuflette un ginocchio davanti all’altare e appoggia su di esso
mani e testa. Il primo dei vescovi apre l’evangeliario e dalla parte del testo lo colloca sulla testa
dell’eletto; gli altri due sostengono l’evangeliario.
Il primo dei vescovi fa questa preghiera: Per mezzo dell’elezione e la conferma dei sacerdoti e
del clero della città di N., la grazia divina che ha sempre guarito de debolezze e rimpiazzato le
mancanze, ha designato il piissimo prete N. per essere vescovo della città di N. Preghiamo per lui
affinché venga su di lui la grazia dello Spirito Santo.

Il primo dei vescovi fa sulla testa dell’ordinando tre volte il segno della croce. Poi tenendo la
destra sulla testa dell’eletto, prega così: Maestro e Signore Dio nostro, che per il servizio dei tuoi santi
e puri misteri e per celebrarli nel tuo santo altare hai istituito per mezzo del tuo santo apostolo Paolo
una serie di gradi e di ordini; in primo luogo gli apostoli, poi i profeti, poi i dottori: te stesso, Signore
di tutte le cose, guarda adesso costui che è stato eletto e giudicato degno del giogo evangelico e della
dignità episcopale; per l’imposizione della mia mano, io che sono peccatore, e di quella dei miei
concelebranti e corepiscopi qui presenti, fortificalo per mezzo della venuta, della grazia e della forza
del tuo Spirito Santo, così come hai fortificato gli apostoli e i profeti e hai unto anche i pontefici. Fai

165
Cf., MERCENIER, E ., La prière des Eglises de rite byzantin, pp. 381-384.
166
Cf., MERCENIER, E ., La prière des Eglises de rite byzantin, pp. 384-386.
58
59
che il suo pontificato sia irreprensibile, fallo perfetto e santo affinché sia degno di presentarti delle
preghiere per la salvezza del popolo e tu lo ascolti...

Segue una litania fatta da uno dei vescovi concelebranti. Durante questa litania, il vescovo,
avendo la mano sulla testa del candidato, recita questa preghiera: Signore nostro Dio, a causa della
debolezza della natura umana che non può sopportare l’essenza della divinità, tu hai stabilito,
conforme al tuo disegno, dei maestri che come noi sono provati e li hai destinati ad offrire dei sacrifici
per il tuo popolo. Fai Signore che quest’uomo, che diventa dispensatore della grazia episcopale, sia
imitatore tuo, di te che sei il vero Pastore che ha dato la sua vita per le pecore. Faine un guida per i
ciechi, una lucerna per coloro che sono nelle tenebre, un precettore per gli ignoranti, un pedagogo per
i piccoli, una luce nel mondo, affinché avendo radunato in questo mondo le anime a lui affidate, si
possa presentare senza vergogna davanti al tuo tribunale e riceva da te la grande ricompensa
preparata da te per coloro che hanno sofferto per la predicazione del tuo Vangelo...
Infine il neo diacono viene rivestito dai propri parati, nella consegna di cui il popolo canta:
Adegno@!, dopo la richiesta del vescovo: Adegno@!.

59
60
Ordinazione di un Ordinazione di un Ordinazione di un
diacono. sacerdote. vescovo.
Come è stato Come è stato Come è stato
indicato, l’ordinazione indicato, l’ordinazione indicato, l’ordinazione
avviene alla fine del’anafora. avviene dopo il grande avviene dopo il piccolo
Il vescovo si colloca a un ingresso, alla fine dell’inno ingresso. I tre vescovi ordi-
lato dell’altare, quello nord, dei Cherubini. Il vescovo si nanti si collocano davanti
seduto sul trono. colloca a un lato dell’altare, alle porte sante.
L’ipodiacono che verrà quello nord, seduto sul trono. Uno dei preti fa la
ordinato li viene presentato Il diacono che verrà ordinato presentazione del candidato:
da due diaconi o due li viene presentato da due N. amato da Dio, vescovo
ipodiaconi, secondo le diaconi, che all’arrivo eletto e confermato, viene
tradizioni. Per tre volte davanti al vescovo lo presentato per essere
costoro chiedono al vescovo consegnano a due preti. Per ordinato vescovo della città
di ordinare colui che viene tre volte costoro chiedono al protetta da Dio N.
presentato, facendo ad ogni vescovo di ordinare colui L’eletto viene
richiesta un inchino; il che viene presentato, accompagnato fino
vescovo alla fine benedice il facendo ad ogni richiesta un all’angolo del tappetto che
candidato. inchino; il vescovo alla fine porta disegnata l’aquila por-
benedice il candidato. tando in mano i sacri canoni
delle Chiese orientali.
Il primo dei vescovi
li chiede: Perché sei venuto
qua? Cosa chiedi?
Il candidato risponde:
L’imposizione delle mani che
conferisce la grazia
episcopale, poiché il chierici
mi hanno eletto vescovo di
N.
Il primo dei vescovi
li chiede: Quale è la tua
fede?
L’eletto legge ad alta
voce il simbolo niceno
costantinopolitano.
Il primo dei vescovi
mentre lo benedice dicendo:
La grazia dello Spirito Santo
sia con te.

L’eletto viene portato


fin sopra l’aquila e si fa una
seconda volta sia la
presentazione sia la
professione di fede.
Il primo dei vescovi
li chiede: Mostraci più
dettagliatamente quale è la
tua professione di fede, quali

60
61
sono le proprietà delle tre
Persone dell’incomprensibi-
le Trinità.
L’eletto legge una
seconda professione di fede
molto più dettagliata, in cui
si sviluppano aspetti trinitari
e cristologici.
Il primo dei vescovi
mentre lo benedice dicendo:
La grazia dello Spirito Santo
sia con te, ti illumini, ti
confermi e ti istruisca tutti i
giorni della tua vita.

L’eletto viene portato


fino alla testa dell’aquila e si
fa una terza volta sia la
presentazione sia la
professione di fede.
Il primo dei vescovi
li chiede: Mostraci ancora
più dettagliatamente quale è
la tua professione di fede sul
Figlio e Verbo di Dio, e sulle
due nature dell’unico Cristo
Dio nostro.
L’eletto legge una
terza professione di fede
molto più dettagliata, in cui
si sviluppano aspetti
soprattutto cristologici.
Il primo dei vescovi
mentre lo benedice dicendo:
La grazia dello Spirito
Santo, per mio umile mezzo,
ti promuove a te N., sacer-
dote amato da Dio, eletto
vescovo della città custodita
da Dio N.

L’eletto riceve
l’hypogonation; poi il primo
Il candidato entra nel Il candidato entra nel vescovo li consegna il
santuario. santuario. pastorale dicendo: Ricevi
questo bastone per pascolare
il gregge di Cristo che ti
Si fanno i tre giri Si fanno i tre giri viene affidato; per coloro
dell’altare cantando nel dell’altare cantando nel che sono obbedienti esso
primo giro: Santi Martiri che primo giro: Santi Martiri che sarà, nelle tue mani sostegno

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bene lottaste e foste bene lottaste e foste ed aiuto; ma per i
incoronati, intercedete verso incoronati, intercedete verso disobbedienti e coloro che
il Signore affinché abbia il Signore affinché abbia non si sottomettono te ne
pietà delle anime nostre. Nel pietà delle anime nostre. Nel puoi servire come forza,
secondo giro: Gloria a Te, secondo giro: Gloria a Te, come verga che punisce.
Cristo Dio, vanto degli Cristo Dio, vanto degli
apostoli, letizia dei Martiri, apostoli, letizia dei Martiri, L’eletto,
la cui predicazione fu la la cui predicazione fu la accompagnato dai tre
Triade consustanziale. E nel Triade consustanziale. E nel vescovi ordinanti entra nel
terzo giro dell’altare: Isaia terzo giro dell’altare: Isaia santuario.
esulta; la Vergine ha esulta; la Vergine ha
concepito e partorito un concepito e partorito un Si fanno i tre giri
figlio, l'Emanuele, Dio e figlio, l'Emanuele, Dio e dell’altare cantando nel
uomo, Oriente è il suo nome: uomo, Oriente è il suo nome: primo giro: Santi Martiri che
e noi glorificandolo e noi glorificandolo bene lottaste e foste
celebriamo beata la Vergine. celebriamo beata la Vergine. incoronati, intercedete verso
il Signore affinché abbia
L’ordinando fa tre L’ordinando fa tre pietà delle anime nostre. Nel
metanie davanti l’altare, metanie davanti l’altare, secondo giro: Gloria a Te,
genuflette un ginocchio e genuflette sui due ginocchi e Cristo Dio, vanto degli
mette le mani e la testa mette le mani e la testa apostoli, letizia dei Martiri,
sull’altare. sull’altare. la cui predicazione fu la
Triade consustanziale. E nel
terzo giro dell’altare: Isaia
esulta; la Vergine ha
concepito e partorito un
Il vescovo lo Il vescovo lo figlio, l'Emanuele, Dio e
benedice, gli mette benedice, gli mette uomo, Oriente è il suo nome:
l’omoforion e la mano sulla l’omoforion e la mano sulla e noi glorificandolo
testa e prega la prima testa e prega la prima celebriamo beata la Vergine.
preghiera: La grazia divina preghiera: La grazia divina
che ha sempre guarito de che ha sempre guarito de L’ordinando fa tre
debolezze e rimpiazzato le debolezze e rimpiazzato le metanie davanti l’altare,
mancanze, ha designato il mancanze, ha designato il genuflette un ginocchio e -
piissimo ipodiacono N. per il piissimo diacono N. per il appoggia su di esso mani e
diaconato. Preghiamo per sacerdozio. Preghiamo per testa. Il primo dei vescovi
lui affinché venga su di lui la lui affinché venga su di lui la apre l’evangeliario e dalla
grazia dello Spirito Santo. Il grazia dello Spirito Santo. Il parte del testo lo colloca
clero risponde per tre volte: clero risponde per tre volte: sulla testa dell’eletto; gli altri
Kyrie, eleison. Kyrie, eleison. due sostengono
l’evangeliario.

Il vescovo benedice Il vescovo benedice Il primo dei vescovi


tre volte l’ordinando sulla tre volte l’ordinando sulla fa questa preghiera: Per
testa e prega per lui. testa e prega per lui. mezzo dell’elezione e la
conferma dei sacerdoti e del
Segue poi la seconda Segue poi la seconda clero della città di N., la
preghiera del vescovo, detta preghiera del vescovo: O grazia divina che ha sempre
a bassa voce: Signore Dio Dio, senza principio e senza guarito de debolezze e
nostro, tu che nella tua fine, prima di ogni creatura, rimpiazzato le mancanze, ha

62
63
ineffabile prescienza mandi che hai onorato col nome di designato il piissimo prete N.
il tuo Spirito Santo su coloro sacerdote coloro che sono per essere vescovo della
che dalla tua inscrutabile stati degni di adempiere il città di N. Preghiamo per lui
potenza sono stati scelti per ministeri della parola della affinché venga su di lui la
essere i ministri e i servitori tua verità. Te stesso, grazia dello Spirito Santo.
dei tuoi misteri immacolati. Signore, conserva im-
Tu stesso, Signore, conserva macolato quest’uomo che ti Il primo dei vescovi
immacolato quest’uomo che sei degnato promuovere per fa sulla testa dell’ordinando
ti sei degnato promuovere, ricevere la grande grazia tre volte il segno della croce.
per mio mezzo, al ministero dello Spirito Santo. Fai che
del diaconato, affinché sia perfetto questo tuo servo Poi tenendo la destra
custodisca il mistero della affinché ti sia in tutto gradito sulla testa dell’eletto, prega
fede in coscienza pura. e viva questo grande onore così: Maestro e Signore Dio
Concedi a lui la grazia che del sacerdozio che da te li è nostro, che per il servizio dei
hai concessa a Stefano che ti stato concesso nella tua tuoi santi e puri misteri e per
sei scelto come primo tra i prescienza. Perché tuo è il celebrarli nel tuo santo
diaconi. Fai che sia degno Regno... altare hai istituito per mezzo
della carica che li viene del tuo santo apostolo Paolo
concessa dalla tua grazia, una serie di gradi e di
perché coloro che avranno ordini; in primo luogo gli
adempiuto bene il loro apostoli, poi i profeti, poi i
ministero saranno promossi dottori: te stesso, Signore di
ad un posto onorevole; e fai tutte le cose, guarda adesso
che il tuo servitore sia costui che è stato eletto e
perfetto. Perché tuo è il giudicato degno del giogo
Regno... evangelico e della dignità
episcopale; per l’imposizio-
ne della mia mano, io che
sono peccatore, e di quella
Segue una litania dei miei concelebranti e
diaconale. Durante questa corepiscopi qui presenti,
Segue una litania litania, il vescovo, avendo la fortificalo per mezzo della
diaconale. Durante questa mano sulla testa del venuta, della grazia e della
litania, il vescovo, avendo la candidato, recita la terza forza del tuo Spirito Santo,
mano sulla testa del preghiera: O Dio, che sei così come hai fortificato gli
candidato, recita la terza grande nella tua forza e apostoli e i profeti e hai unto
preghiera: O Dio, nostro imperscrutabile nella tua anche i pontefici. Fai che il
Salvatore, tu che per mezzo scienza, ammirabile nei tuoi suo pontificato sia
della tua voce incorruttibile disegni verso i figli degli uo- irreprensibile, fallo perfetto
hai fatto conoscere ai tuoi mini. Riempie del dono dello e santo affinché sia degno di
apostoli la legge del diaco- Spirito Santo costui che ti sei presentarti delle preghiere
nato, che hai fatto di Stefano scelto per il sacerdozio per la salvezza del popolo e
il primo diacono, e che hai affinché rimanga tu lo ascolti...
detto nel santo Vangelo: ASe irreprensibile davanti al tuo
qualcuno tra di voi vuol altare, annunci il Vangelo Segue una litania
essere il primo, diventi servo del Regno, adempia il fatta da uno dei vescovi
di tutti@; Tu, Signore di tutte ministero della parola della concelebranti. Durante
le cose, per la discesa del verità, ti offra doni e sacrifi- questa litania, il vescovo,
tuo Spirito Santo e ci spirituali, rinnovi il tuo avendo la mano sulla testa
Vivificante -perché non è per popolo nel lavacro della del candidato, recita questa

63
64
l’imposizione delle nostre rigenerazione; affinché lui preghiera: Signore nostro
mani ma per la visita della stesso possa andare incontro Dio, a causa della debolezza
tua misericordia che la del nostro grande Dio e della natura umana che non
grazia viene data a coloro Salvatore Gesù Cristo, tuo può sopportare l’essenza
che sono stati scelti da te- unico Figlio, nel giorno della divinità, tu hai
riempie di una fede integra, della sua seconda venuta e stabilito, conforme al tuo
di carità, di forza e di santità riceva dalla tua bontà la disegno, dei maestri che
questo tuo servo qui presente ricompensa del suo servizio. come noi sono provati e li
che hai giudicato degno del Poiché tu sei Dio buono e ti hai destinati ad offrire dei
ministero del diaconato, rendiamo gloria... sacrifici per il tuo popolo.
affinché lontano da tutti i Fai Signore che quest’uomo,
peccati, stia davanti a Te che diventa dispensatore
senza confusione nel giorno della grazia episcopale, sia
terribile del giudizio e riceva imitatore tuo, di te che sei il
la ricompensa da te promes- vero Pastore che ha dato la
sa. Poiché tu sei Dio buono e sua vita per le pecore. Faine
ti rendiamo gloria... Infine il neo ordinato un guida per i ciechi, una
viene rivestito dai propri lucerna per coloro che sono
Infine il neo ordinato parati, nella consegna di cui nelle tenebre, un precettore
viene rivestito dai propri il popolo canta: Adegno@!, per gli ignoranti, un pedago-
parati, nella consegna di cui dopo la richiesta del go per i piccoli, una luce nel
il popolo canta: Adegno@!, vescovo: Adegno@!. mondo, affinché avendo
dopo la richiesta del radunato in questo mondo le
vescovo: Adegno@!. Il neo ordinato anime a lui affidate, si possa
concelebra accanto al presentare senza vergogna
vescovo e, dopo l’epiclesi, davanti al tuo tribunale e
riceve il frammento AIS@ riceva da te la grande
dell’Agnello nella sua mano, ricompensa preparata da te
si colloca dietro l’altare per coloro che hanno
recitando il salmo 50. Prima sofferto per la predicazione
della comunione rimette del tuo Vangelo...
nelle mani del vescovo il
frammento di Agnello. Infine il neo ordinato
viene rivestito dai propri
parati, nella consegna di cui
il popolo canta: Adegno@!,
dopo la richiesta del
vescovo: Adegno@!.

4.3. Ordinazione e imposizione delle mani167.


Il legame tra i ministeri nella comunità cristiana, specialmente tra il conferimento dei ministeri e
l’imposizione delle mani come gesto di preghiera e di invocazione della forza, dell’aiuto, del dono di
Dio, è presente già dal NT. L’elezione dei sette diaconi di At 6,6 parla di preghiera e imposizione delle
mani. A At 14,23 Paolo e Barnaba impongono le mani i presbiteri di Iconio, Antiochia di Pisidia e
Lystra. 1Tim 4,14 parla di nuovo dell’imposizione delle mani ricevuta da Timoteo, e ancora a 2Tim 1,6
si accenna all’imposizione delle mani su Timoteo ricevuta da Paolo. Si tratta di un’imposizione delle
mani legata al ministero di Paolo, dei suoi discepoli, quindi legata alla successione apostolica.

167
LECUYER, J., Le sacerdoce, pp. 345ss.
64
65

Siamo di fronte ad un rito che conferisce, che dà lo Spirito Santo ai successori degli apostoli; si
tratta, l’imposizione delle mani, di un rito istituito dagli apostoli per comunicare ai loro successori il
sacerdozio ricevuto da Cristo. Siamo assai poco informati su come sono stati istituiti i successori degli
apostoli168; sul sacerdozio ricevuto dagli apostoli e trasmesso ai loro successori non abbiamo una storia
precisa, al di là dell’accenno all’imposizione delle mani, di alcuni riti di ordinazione e della presenza
già stabilita dei tre gradi nelle lettere ignaziane alla fine del I sec. nella seconda metà del II sec Ireneo ci
indica, al di là delle liste di successione apostolica per la Chiesa di Roma, sul fatto che gli apostoli
hanno ricevuto da Cristo non soltanto il potere di offrire l’eucaristia, ma in più, nella Pentecoste, hanno
ricevuto un carisma speciale, simile a quello ricevuto da Cristo stesso nel Giordano, per cui diventano
capi, guide spirituali della Chiesa169; Ireneo sottolinea il vero grado di successione apostolica
nell’autorità e nella dottrina per i vescovi nelle Chiese cristiane.

Un’altro testo di cui vorrei fare accenno è la Tradizione Apostolica; essa ci tramanda una
preghiera di ordinazione episcopale: Stendi, adesso, questa forza che viene da te, la forza dello Spirito
sovrano, che hai dato al tuo Figlio diletto Gesù Cristo, e che lui diede ai santi apostoli che edificarono
la tua Chiesa.... Si tratta di un testo, problematico in quanto a datazione, che presenta già delle funzioni
chiare: il vescovo è successore di Cristo e riceve come lui nel Giordano lo Spirito sovrano; è successore
degli apostoli a cui Cristo ha comunicato lo stesso Spirito. L’autore della Tradizione Apostolica
descriverà le funzioni del vescovo: supremo sacerdozio, funzioni liturgiche, offerte, remissione dei
peccati, istituzione dei chierici pe cui, dice l’autore, e soltanto per loro, bisogna una imposizione delle
mani.

168
Si ricordi la diversità ecclesiologica, alla fine del I sec., tra i tre gradi di vescovo, presbiteri e diaconi
della Chiesa di Antiochia, e la pochissima precisazione per quanto riguarda la Chiesa di Roma.
169
IRENEO, Adv. Haer. IV,17,5.
65
66
4.4. Dialogo sul sacerdozio di Giovanni Crisostomo170.
Presento in questo appartato il Dialogo sul Sacerdozio di san Giovanni Crisostomo. Faccio, in
primo luogo, un brevissimo cenno sull’autore, poi una presentazione del Dialogo sul Sacerdozio, e
quindi cercherò di rilevare alcuni degli aspetti più importanti cui accennavo.

Autore. Originario di Antiochia di Siria, nato nella metà del IV sec., Giovanni ricevete una
buona formazione letteraria e cristiana, la prima nella scuola di retorica pagana della sua città guidata
dal famoso retore Libanio, la seconda, quella cristiana, dalla mano di sua madre e dalla frequentazione
assidua della Sacra Scrittura. Dopo il battesimo a 20 anni, fa qualche esperienza di vita monastica, semi
eremitica per quattro anni ed eremitica per due; saranno anni in cui Giovanni s’impone di approfondire
e quasi di imparare a memoria la Sacra Scrittura e pure si carica con dei rigori ascetici che li
rovineranno per sempre la salute; rimarrà per tutta la sua vita una persona di salute fragile, e in più
preoccupato -un po fissato- per la sua salute; di questo anche l’iconografia ne dà un’immagine chiara.
Rientrato in diocesi dopo l’esperienza tra i monaci -e bisogna pure dire che Giovanni avrà sempre in
grande stima la vita dei monaci, e ne parlerà spesso nelle sue omelie-, nel 381 è ordinato diacono e nel
386 prete. Ottimo oratore -assieme al suo contemporaneo Agostino di Ippona sarà sicuramente il più
grande predicatore cristiano-, per ben 12 anni ad Antiochia e spesso alla presenza del patriarca della
città, predicherà le sue più belle omelie. Eletto alla sede patriarcale di Costantinopoli nel 398, sarà
questa, l’epoca costantinopolitana, quella più sfortunata della sua vita, benché rimane sempre vivo il
grande predicatore. Esiliato dalla sede costantinopolitana in Armenia nel 404, muore nel 407.

Opera. Dialogo sul Sacerdozio. L’opera del Crisostomo, soprattutto quella omiletica è
immensa, e non ne farò qui una presentazione -avete i dizionari e i manuali di Patrologia-; mi soffermo,
quindi, soltanto nel Dialogo sul Sacerdozio. Si tratta di un testo, -alcuni dicono che si tratta del
capolavoro del Crisostomo- che, come indica il titolo, è scritto in forma di dialogo, seguendo il modello
letterario dei dialoghi platonici: due personaggi svolgono una discussione attorno ad un tema che viene
proposto all’inizio del testo, a partire di qualche fatto che ne offre il motivo.

I fatti riportati nel nostro testo si svolgono così: Giovanni ha un amico, di nome Basilio, a cui è
unito da una stretta amicizia nata negli anni degli studi fatti insieme. Ambedue decidono di
intraprendere assieme il cammino della vita monastica, benché due ostacoli né impediscono la
realizzazione: da una parte i lamenti della madre di Giovanni, e dall’altra l’elezione all’episcopato di
tutte e due. Insieme decidono di accettare l’ordinazione, benché arrivato il momento, Giovanni fugge e
lascia da solo l’amico Basilio. Costui, ricevuta l’ordinazione, si presenta all’amico per rimproverarlo e
lamentarsi dell’abbandono del patto stabilito. La diciamo lagnanza dell’amico offre a Giovanni
l’occasione di redigere il suo trattato.
Per quanto riguarda la datazione del testo, è difficile pure di fissare; c’è una data massima che è
il 392, anno in cui san Girolamo dice di averlo letto. Fosse Giovanni prete o ancora no quando ha scritto
il Dialogo sul Sacerdozio, quello che dal testo appare chiaro è che ha una esperienza acquisita su alcuni
aspetti che lui, nel Dialogo sul Sacerdozio, chiede a colui che guida la comunità. Il Dialogo sul
Sacerdozio di Giovanni Crisostomo è un testo che ha avuto una grandissima diffusione; soltanto del
testo greco ce ne sono 83 manoscritti, fatto che ne indica la diffusione.
Tre punti che vorrei precisare dall’inizio, prima di entrare nella presentazione del contenuto del
testo. In primo luogo è ancor’oggi in discussione la storicità dei fatti narrati, cioè se sono avvenimenti
accaduti oppure se si tratta di una finzione letteraria. In secondo luogo è difficile di identificare la figura
di questo Basilio; non sembra che si tratti di Basilio Magno neppure di Basilio di Seleucia, ma di un
certo Basilio di Rafaena, sede episcopale nei pressi di Apamea, in Siria. In terzo luogo, il Dialogo sul

170
GIOVANNI CRISOSTOMO, Il sacerdozio, Collana di testi patristici 24, Città Nuova, Roma 1997.
66
67
Sacerdozio (περℜ ⊇ερωσύvης) è un trattato soprattutto sul ministero del vescovo, del Acapo / guida
della comunità@, benché è valido e applicabile in modo più largo al Apastore della comunità@.

Contenuto del Dialogo sul Sacerdozio. Il testo del Dialogo sul Sacerdozio è strutturato in sei
libri, sei parti, sei capitoli se volete. Il libro I contiene l’inizio del Dialogo, la presentazione, da parte di
Giovanni, dei fatti ed il rimprovero di Basilio di fronte all’inganno/abbandono del Crisostomo. Il libro
II rapporta la giustificazione di Giovanni di fronte a Basilio, e comincia la trattazione del tema Il libro
III, che è la parte centrale del testo, contiene la descrizione della grandezza del sacerdozio cristiano. Il
libro IV sottolinea la necessità che il sacerdote sia un buon predicatore. Il libro V, collegato con
l’anteriore, è, si potrebbe dire, un manuale di predicazione, di omiletica. Il libro VI contiene un
paragone tra la vita monastica e la vita Apastorale@ in diocesi.
Il Dialogo sul Sacerdozio è un trattato eminentemente pratico; i punti che sono più chiaramente
teologici o ecclesiologici inerenti al sacerdozio -la sua origine divina, la successione apostolica, la
costituzione monarchico-episcopale della Chiesa, il primato di Pietro- sono presupposti dal Crisostomo.
e li accenna soltanto in modo molto sommario. Si può dire che ha delle preoccupazioni eminentemente
pratiche.
Vorrei seguire l’ordine stesso dei sei libri per presentarne alcuni aspetti che ritengo rilevanti e,
soprattutto, stimolarvi a leggere il testo -al di là del testo greco, ne abbiamo, in biblioteca, almeno due
traduzioni italiane ed una francese.

Nel libro I, come indicavo sopra, si ha l’inizio del Dialogo, ed una presentazione, da parte di
Giovanni, dei fatti accaduti ed il rimprovero di Basilio di fronte all’abbandono del impegno preso da
parte del Crisostomo. Costui intenta di giustificare l’inganno, che d’altronde riconosce, dicendo che
delle volte è pure valido e che in questi casi bisogna chiamarlo non inganno ma senno oppure prudenza.

Nel libro II Giovanni Crisostomo comincia propriamente la trattazione del tema. Presenta i
punti che per lui sono importanti e che svilupperà lungo il Dialogo:
1. Il sacerdozio è una prova dell’amore che si ha verso Cristo.
2. Il sacerdozio è un servizio, che si concreta nel celebrare i sacramenti e nel pascolare la
comunità affidata.
3. Il sacerdozio richiede una lotta, sia contro i nemici esterni (Ef 6,12), sia contro i nemici
interni, cioè le passioni (Ga 5,19-20; 2Co 12,20).
4. Il sacerdozio è un ruolo / servizio difficile che può scivolare verso lo scoraggiamento.
5. Quindi è anche per amore di Cristo che si può sfuggire il sacerdozio.
6. Virtù richieste al sacerdote: prudenza, cura pastorale (vedove e vergini) e, soprattutto,
l’eloquenza.
Il sacerdote è colui che ama Cristo, e questo amore viene chiesto dallo stesso Cristo nella
persona di Pietro:
E qual maggior guadagno, soggiunsi, che l’essere venuti a compiere quelle opere che Cristo
stesso disse di essere segni dell’amore verso di lui? E, rivolgendosi al corifeo degli apostoli
(Gv 21,15): Pietro, dice, mi ami tu? E affermandolo questi soggiunse Cristo: Pascola le mie
pecore.

E aggiunge Giovanni Crisostomo molto acutamente:


Dice Cristo infatti: *Pietro mi ami tu più di costoro? Pascola le mie pecore+. Poteva per altro
dirgli: ASe mi ami, pratica il digiuno, il sonno su nuda terra, le vigilie ininterrotte, assumi la
difesa degli oppressi, sii come un padre agli orfani e come un marito alle madri loro (Ecli
4,10); invece, lasciando da parte tutte queste cose, che dice? Pascola le mie pecore171.
171
II,1.
67
68

Notiamo qui la centralità del rapporto amore a Cristo e servizio / pascolo del gregge. Non è che
Giovanni Crisostomo disprezzi il digiuno, le veglie, il dormire a terra... ma tutto questo è dopo il
servizio, il pascolo del gregge.
Il sacerdote, il pastore, poi deve saper curare e guarire le malattie del gregge. Tre cose rammenta
l’autore:
-Che le malattie tra le pecore -uso il linguaggio che usa Giovanni- sono segrete, cioè di solito
nascoste e che bisogna che il pastore abbia l’occhio di scoprirle.
-Bisogna che il pastore abbia conto dell’atteggiamento del malato, e ne rispetti la libertà,
rammentandoli certamente le conseguenze. Lui, il pastore, può applicare rimedi, medicine, lenitivi, ma,
aggiunge Giovanni Crisostomo:
...va bene la facoltà di legare, di interdire l’alimento, di bruciare e tagliare; ma la facoltà di
accogliere il rimedio, risiede non in chi porge la medicina, sebbene nell’infermo stesso...172.

-Bisogna, da parte del pastore, più la pazienza e la persuasione che non la forza:
Soprattutto poi ai cristiani non è permesso di correggere a forza gli errori dei colpevoli... tali
individui debbono essere corretti con la persuasione anziché con la violenza... bisogna al
pastore molto lavoro, molta fortezza e molta tolleranza...173.

Giovanni Crisostomo insisterà spesso su questa pedagogia necessaria al pastore e nel principio
di libertà delle pecore più che dell’imporre; la disciplina deve essere un bisogno non un peso.

Nel libro III, che è la parte centrale del testo, troviamo la descrizione della grandezza del
sacerdozio cristiano. Costui è sempre un dono di Dio dato per mezzo dello Spirito, e dato ad un uomo;
Giovanni Crisostomo sottolinea sempre questo equilibrio tra il dono di Dio e la realtà umana, concreta
dell’uomo:
...il sacerdozio si compie sulla terra, ma è nell’ordine delle cose celesti; e con ogni ragione,
poiché non un uomo, non un angelo, non un arcangelo, né altra forza creata, ma lo stesso
Paraclito ordinò quest’ufficio, ispirando quelli che tuttora stanno nella carne a ideare una
funzione propria degli angeli...174.

In modo speciale per Giovanni Crisostomo questo dono di Dio viene messo in evidenza nella
celebrazione dei sacramenti, e nel testo parla della celebrazione dell’eucaristia, del battesimo e del
perdono dei peccati. E’ bellissima la descrizione che l’autore fa dell’abbassamento, della
condiscendenza di Dio, sia nel momento dell’epiclesi, quando il sacerdote davanti ai doni prega e
invoca lo Spirito che, come il fuoco invocato da Elia sugli animali offerti (1Re 18,22.30) scende e
santifica i doni, sia pure nel momento in cui -e qui è interessante anche per la storia della liturgia- i
fedeli ricevono nella mano i Santi Doni, li stringono a se, li portano fino agli occhi:
...o filantropia di Dio: colui che siede in alto insieme col Padre, in quel istante viene tenuto
nelle mani di tutti, e dona se stesso a chi vuole abbracciarlo e stringerlo a se fino a portarlo
agli occhi...175.

Il sacerdote è padre per il gregge in quanto è colui che genera i figli nel battesimo. Di solito i
Padri, parlando del battesimo sottolineano la dimensione maternale della Chiesa come colei che genera

172
II,3.
173
II,3-4.
174
III,4.
175
Ibid.
68
69
i figli; ma qui è interessante di notare come Giovanni Crisostomo sottolinea questa dimensione di
paternità del vescovo che genera nel battesimo:
A loro infatti, a loro fu affidata la generazione spirituale, e il partorire per mezzo del
battesimo; per mezzo loro rivestiamo il Cristo, siamo congiunti al Figlio di Dio, e fatti membri
di quel beato capo176.

Il sacerdote è colui, ancora che perdona i peccati. Giovanni Crisostomo fa notare che mentre i
sacerdoti dell’antica alleanza dovevano semplicemente confermare la lebbra del corpo e poi, se più tardi
spariva, confermarne la guarigione, i sacerdoti della nuova alleanza sono coloro che debbono purificare
la lebbra dell’anima con il perdono dei peccati e soprattutto con la preghiera. L’autore ritorna parecchie
volte a questo aspetto: il sacerdote prega per il popolo a lui affidato; lo aveva già indicato nel momento
dell’epiclesi eucaristica e lo ripete adesso nel perdono dei peccati.

Nello stesso libro, Giovanni Crisostomo fa un elenco dei vizi oppure dei pericoli che possono
capitare al sacerdote. Gli esterni sono abbastanza evidenti: calunnie, accuse, menzogne, insidie...; ma
gli interni sono più sottili: la vanagloria -il più funesto dirà il Crisostomo-, la compiacenza per gli
sconvenienti dei propri colleghi e il rammarico per i loro successi, disprezzo dei poveri e l’ossequiosità
per i ricchi... la perdita della libertà -παρρησίας vαίρεσις- (questa parola greca vαίρεσις viene usata
per indicare quando ad un soldato li vengono rubate le arme, e qui il Crisostomo la usa direi molto
chiaramente: il pastore non può perdere la libertà, la παρρησία. Diverse volte ancora nel trattato
Giovanni insisterà in questo poter agire in tutto con libertà. Il sacerdote, poi, non dovrà dimenticare che
i suoi difetti si vedono e vigilare, dice l’autor, che nessuno li possa dare un colpo mortale.

Lungo il dialogo, Giovanni Crisostomo parla più dei vizzi che delle virtù dei sacerdoti;
comunque ne indica diverse. E, tra le altre, cioè bontà, cura dei deboli... indica la prudenza e
soprattutto, dice che deve essere intelligente e anche -senza usare la parola- furbo, cioè saper prevedere
e anticiparsi ai problemi, sia degli altri, sia propri:
...non bisogna attendere il giudizio degli altri se mai gli accada di commettere una mancanza
degna della deposizione... ma uscir di carica egli stesso; così è anche provabile che attiri su di
sé la misericordia di Dio... Deve il sacerdote essere sobrio e perspicace, munito da un’infinità
di occhi177.

Quindi, sempre nel libro III Giovanni Crisostomo mette il sacerdote, il pastore, di fronte, in
qualche modo in dilemma, tra le virtù ascetiche più preclare e la grandezza di anima che gli è richiesta;
in fondo è un paragone, non un’opposizione, tra la vita monastica e la vita pastorale -Giovanni
Crisostomo amerà sempre moltissimo la vita monastica e la difenderà e la promuoverà, ma mai non la
metterà al di sopra della vita pastorale, sono due realtà diverse; Giovanni tende a non opporre ma a ben
differenziare le virtù del monaco da quelle del vescovo, sbilanciandosi verso una chiara simpatia verso
costui. Contemporaneamente, o quasi, un Efrem presenta i vescovi di Nisibi come grandi personaggi e
ottimi pastori del gregge proprio perché avevano le virtù dei monaci: preghiera, ascesi, lettura assidua
della Scrittura, digiuno...:
Noi vediamo che non è per nulla difficile il disprezzo dei cibi, delle bevande e dei soffici letti,
specialmente a coloro che menano una vita rustica e furono allevati così fin dalla tenera età,
come anche a molti altri quando la disposizione fisica e la consuetudine ha abituato alla
asprezza di queste cose. Ma sopportare l’ingiuria, l’insolenza... i dileggi dagli inferiori e i
biasimi dai superiori...è molto difficile... e conclude il Crisostomo: Che colui che presiede (la
comunità) non dimagrisca per l’astinenza né vada a piedi nudi non recherà alcun detrimento

176
III,6.
177
III,10.
69
70
alla comunità ecclesiale; mentre invece un temperamento violento -asprezza d’animo -θυµ∈ς
γριoς- produce grandi malanni178.

Alla fine del libro III, Giovanni accenna alla cura che il pastore deve avere verso le vedove e le
vergini. Verso le vedove li chiede di essere allora magnanimo e misericordioso -è uno stato che esse
non hanno scelto, lo stato di vedovanza e di conseguenza di povertà involontaria- e allora vigilante
perché esse non siano scandalo con le loro esigenze. E’ bella da sottolineare questa ponderazione del
Crisostomo. Per quanto riguarda le vergini, divieta che esse abitino nell’episcopio, sia per il pericolo di
cadere i peccato con esse, sia anche e soprattutto per evitare lo scandalo che sicuramente, anche se non
ci fosse nessun peccato, nascerebbe nelle anime dei fedeli:
...per le anime che essi hanno scandalizzate, avranno a rendere non minor conto che se
avessero peccato insieme...179.

Nei libri IV-V si sottolinea la necessità che il sacerdote sia un buon predicatore. Come indicavo
all’inizio, il Crisostomo presenta un manuale di predicazione, di omiletica. Il dono della parola è
importante per colui che pascola una comunità, cioè per colui che la deve difendere contro gli attacchi
delle fiere -le eresie, e Giovanni Crisostomo lo presenta come un’arma di cui il pastore deve essere
munito. Quest’arma, il dono e l’uso della parola, ha tre punti fondamentali che Giovanni sottolinea
chiaramente: 1. Conoscenza della Sacra Scrittura e contatto con essa -Giovanni cita Paolo: La parola di
Cristo dimori tra voi abbondantemente (Col 3,16). 2. Conoscenza della realtà teologica, della fede,
della sua Chiesa -e Giovanni elenca le diverse eresie hanno toccato e toccano la Chiesa di Antiochia. 3.
Finalmente avere una base dialettica, cioè una buona formazione anche oratoria.

Il luogo, secondo il Crisostomo, dove queste tre basi vengono messe in pratica è l’omilia, la
predicazione. Qui il sacerdote dovrà aver conto di due cose: in primo luogo che la sua omilia è fatta, e
soprattutto, per piacere a Dio:
...riceva critiche, riceva adulazioni, li basta di sapere, a consolazione dei suoi sforzi, che ha
scritto e ritmato il suo insegnamento per piacere a Dio180.

In secondo luogo dovrà considerare l’atteggiamento del popolo che ha davanti. Il sacerdote sa
che tra i fedeli che ha dinanzi alcuni saranno attratti dalle sue parole, altri ne saranno dispiaciuti; pure
alcuni li rinfacceranno si usa brani, frasi, oppure omelie intere prese da un altro. Il predicatore deve
cercare che i fedeli lo seguano, senza lasciarsi portare dai gusti loro. E’ molto interessante di notare,
nelle omelie, discorsi, trattati del Crisostome e degli altri predicatori dell’epoca dei Padri, gli
atteggiamenti e le reazioni dei fedeli: approvazione oppure rimprovero, pianto, riso, gemiti... Per il
Crisostomo, il predicatore deve riuscire a non impressionarsi tropo dalle lodi del publico e a non
scoraggiarsi se viene rimproverato.

Un altro aspetto importante sottolineato dal nostro autore è quello che oggi si direbbe dello
studio costante, cioè quella conoscenza della Sacra Scrittura, quella conoscenza della realtà teologica,
della fede, della Chiesa, e quella base dialettica, di cui abbiamo parlato, debbono essere curate, lavorate,
incrementate:
Ma non potrà sottrarsi a un assiduo travaglio neppure quando possieda gran potenza di parola,
cosa che non è facile trovare se non in pochi...181.

178
III,10
179
III,13.
180
V,7.
181
V,5.
70
71

Nel libro VI troviamo un paragone tra la vita monastica e la vita Apastorale@ in diocesi.
Giovanni Crisostomo sottolinea i pericoli che i monaci, nella loro solitudine, riescono ad evitare, e che i
sacerdoti, immersi nella vita quotidiana, devono di più evitare. Tenendo sempre in grande stima, ripeto,
la vita monastica, Giovanni la ritiene più facile a vivere e anche per quanto riguarda la cura pastorale,
benché qualche monaco abbia la responsabilità, come padre spirituale, di altri, costoro sempre saranno
in numero minore di coloro di una Chiesa.
Conclusione. Ci sarebbero ancora altri aspetti o sfumature da sottolineare nel testo di Giovanni
Crisostomo. Ne ho sollevato alcuni di quelli che ritengo importanti sia nel testo di Giovanni, sia nel
nostro oggi ecclesiale.

71
72
5. Penitenza nella tradizione bizantina.
5.0. Bibliografia.
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WINKLER, G., L’aspect pénitentiel dans les Offices du soir en Orient et en Occident. In Liturgie et
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72
73
5.1. Riflessione sistematica182.
Abbiamo già visto nell’introduzione alcuni aspetti legati alla penitenza, aspetti come il peccato,
ed il rapporto tra pentimento, confessione e remissione.
Nella tradizione orientale, come in quelle anche occidentale, la confessione va legata alla
ricezione della comunione eucaristica, e legata anche alla paternità spirituale. Mentre nella prassi
attuale delle Chiese orientali, il ministro della penitenza è il vescovo o più abitualmente il sacerdote,
nella storia la confessione -oppure se si preferisce Al’ascolto@ dei peccati- va legata alla paternità
spirituale o al ministero carismatico di un cristiano183. La teologia delle Chiese orientali oggi è quella di
sottolineare che, secondo le diverse formule di assoluzione, Gesù Cristo stesso o lo Spirito Santo
rimette i peccati nel ministero della penitenza, ma in terra fungono da organi visibili di questo potere,
dopo gli apostoli, i vescovi e i presbiteri.

Nelle diverse Chiese bizantine la modalità di assoluzione è un po varia. Mentre nella Chiese
greca la modalità delle formule è deprecatoria, che è la prassi più antica184, la Chiesa Russa, per influsso
di Pietro Mohila e, quindi indirettamente per influsso latino, ha introdotto la formula dichiarativa185.

Le Chiese orientali hanno conservato sempre, di fronte ad una dimensione più giuridica della
penitenza in occidente, la dimensione terapeutica della confessione; essa è vista come un bagno
spirituale che lava i peccati dell’anima, come un farmaco celeste che guarisce le ferite di essa186.
Dumitru Staniloae, un teologo ortodosso rumeno, sottolinea che Ail prete, come medico dell’ammalato,
procura la guarigione non soltanto procurando farmaci e terapie, ma in particolare offrendogli
comprensione e misericordia; in questo modo, del resto, Cristo ci ha donato la forza di superare i
peccati: egli, il medico più grande, per amore nostro ha preso su di se anche la morte i croce@.

Il sacerdote, peccatore pure lui, diventa, quindi, il testimone scelto dal peccatore davanti a Dio.
L’unico giudice è nostro Signore Gesù Cristo. La penitenza, e anche la soddisfazione imposta al
penitente, ha una funzione pedagogica, terapeutica e paterna; essa deve ridestare nel peccatore dolore e
pentimento. Un canone del concilio Trullano (692) evidenzia in modo profondo quello che cerchiamo
di presentare:
Chi ha ricevuto da Dio il potere di sciogliere e legare, deve considerare la natura peculiare del
peccato e la disponibilità del peccatore alla conversione e così proporre congruamente una
terapia per la malattia, onde con una azione inadeguata non si fallisca... nella salvezza di colui
che soffre. Il peccato, infatti, non è un morbo semplice...187

In questo contesto teologico, vorrei trattenermi nel commento del rituale del sacramento della
penitenza. La struttura del rito è come segue:
-Preghiere iniziali.
-Salmo 50
-Tropari.

182
Cf., FELMY, K. C., La teologia ortodossa contemporanea. Una introduzione, Giornale di teologia, 264,
Queriniana, Brescia 1999, pp. 326-333; ANDRONIKOF, C., Des mystères sacramentels, pp. 211-218.
183
Nella Russia la presenza dei Vecchi Credenti Aasacerdotali@ mostra la permanenza di questa tradizione
portata e vissuta in una situazione scismatica.
184
Cf., infra. Rituale, formula 1.
185
Cf., infra. Rituale, formula 4.
186
Cf., FELMY, K. C., La teologia ortodossa, p. 328.
187
Cf., FELMY, K. C., La teologia ortodossa, p. 330-331.
73
74
-Invocazione (sorta di epiclesi) della misericordia di Dio.
-Proposito del penitente ed esortazione del sacerdote.
-Confessione dei peccati, esortazione e penitenza.
-Preghiera di assoluzione.
-Congedo.

Il potere di rimettere o non i peccati, come abbiamo già visto, dipende dal dono di Cristo sui
suoi discepoli, dal dono dello Spirito Santo. La confessione dovrebbe essere preceduta dal digiuno -una
settimana? Di meno?-; si consigliano i periodi di digiuno durante l’anno liturgico: Grande Quaresima,
Quaresima degli Apostoli, Quaresima della Dormizione, Quaresima di Natale.
Confessore e penitente si collocano davanti all’icona di Cristo188. Si fanno le preghiere iniziali.
Seguono i tropari, che sono quelli dell’apodipnon, a sottolineare il carattere liturgico del sacramento.
Due preghiere seguono la recita di questi tropari e dei 40 Kyrie eleyson189:
Dio nostro Salvatore, che per mezzo del tuo profeta Natan hai concesso il perdono a Davide
quando si pentiva dei suoi peccati e hai accettato la preghiera di pentimento che ti indirizzava
Manasse, ricevi anche tuo servo N. Che si pente delle mancanze che ha commesso. Nel tuo
amore per gli uomini che è proprio a te, accetta il suo pentimento, non guardare le sue azioni,
tu che perdoni i peccati e non consideri le iniquità. Te stesso, infatti, hai detto: non voglio la
morte del peccatore ma che si converta e viva. Tu hai anche detto che i peccati vengono
perdonati settanta volte sette. La tua grandezza è senza limiti e lo è anche la tua misericordia;
perché se consideri le colpe, allora chi sussisterà?
Poiché tu sei il Dio di coloro che si pentono, e noi rendiamo gloria a te, Padre, Figlio e Spirito
Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

Si tratta di un testo in cui si implora la misericordia divina affinché essa riceva il penitente. La
seconda preghiera, di tradizione slava, aggiungerà degli elementi di tipo ecclesiale: il potere dato da
Cristo ai discepoli di Alegare@ e Asciogliere@.

Segue poi una doppia preghiera/invocazione, una fatta dal penitente chiedendo la misericordia
divina e la forza per non peccare più, per essere rinnovato. Una sorta di confessione e supplica
insieme: Padre, Signore del cielo e della terra, ti confesso tutti i segreti della mia anima e
del mio cuore, e tutte le mancanze visibili che fin’ora ho commesso. E ti chiedo perdono, a te
che sei giudice giusto e misericordioso, e ti chiedo anche la grazia di non peccare più.

La seconda preghiera è una esortazione del sacerdote in cui Dio viene messo al centro del
sacramento; è lui a chi il peccatore si confessa190:
Fratello, non ti vergognare di confessare quello per cui sei venuto davanti a Dio e davanti a
me; tu, infatti, non lo confessi a me ma a Dio alla presenza di cui ti trovi.

188
Il rituale raccomanda di confessare nella chiesa o in un luogo dove ci siano icone, e di non confessare
durante la celebrazione della Divina Liturgia o durante le ore dell=Ufficiatura.
189
Il rituale greco ne porta soltanto una, quella tradotta nel nostro testo, mentre il rituale slavo ne porta anch
euna seconda, più lunga.
190
Il rituale slavo porta un testo un po più lungo di quello greco, in cui si sottolinea il vero celebrante della
confessione, che è Cristo, di nuovo nella Aveste@ medicinale:
Ecco, figlio mio, Cristo è presente invisibilmente qui e riceve la tua confessione. Non devi avere paura ne
soggezione.. E dimmi senza paura tutto quello che hai fatto per ricevere di nostro Signore Gesù Cristo la
remissione... Io sono soltanto un testimone che devo dare testimonianza davanti a lui di quanto tu mi
dirai...
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75
Poi il penitente confessa i suoi peccati. Il sacerdote, dopo la confessione ammonisce il fedele
con la formula seguente, che sottolinea di nuovo la centralità di Dio e della sua misericordia; ed anche il
ministero ricevuto dai discepoli dato loro da Cristo risorto di rimettere i peccati:
Figlio mio spirituale, tu ti sei confessato alla mia umile persona; ed io, povero peccatore, non
posso perdonare i peccati sulla terra: soltanto Dio lo può. Ma in virtù della parola divina che
ha pronunciato dopo la sua risurrezione, quando ha detto ai suoi apostoli: A tutti coloro a chi
rimetterete i peccati, saranno loro rimessi, e a coloro a chi non li rimetterete, non saranno loro
rimessi. Noi anche, confidando in questa parola, diciamo: tutto quello che tu hai confessato
alla mia povera persona, tutto quello che non mi hai detto per dimenticanza o per ignoranza,
tutto questo che Dio te lo perdoni in questo mondo e nell’altro. Amin.

Il sacerdote infine impone l’epitrachilion sul capo del fedele e pronuncia una delle formule di
assoluzione. Vorrei sottolineare qualche aspetto di quella terza:
Signore, Dio nostro, salvezza dei tuoi servi, te che sei tenerezza e misericordia, lento all’ira e
grande nell’amore, che ci porti al pentimento delle nostre mancanze e dei nostri peccati, te che
per bocca di Ezechiele hai detto: Io non voglio la morte del peccatore ma che si converta e che
viva; te stesso, Signore buono e Maestro amico degli uomini, vieni ancora in aiuto del tuo servo
N. e concedi a lui sentimenti di pentimento e la remissione dei suoi peccati, e perdonalo, per
mezzo di me, indegno servo tuo, ogni mancanza volontaria e involontaria. Tu infatti, Signore,
hai detto ai tuoi santi discepoli e apostoli: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati,
saranno loro rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti. E tutto ciò che scioglierete o legherete
sulla terra sarà sciolto o legato nel cielo. Signore, perdona anche al tuo servo N. per mezzo
della mia indegnità, tutte le mancanze che ha commesse; riconcilialo anche e riportalo alla tua
santa Chiesa, in Gesù Cristo nostro Signore, a cui appartengono la gloria, la potenza e la
maestà, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

-Sottolinea il tema della misericordia divina e del pentimento come dono: Signore, Dio
nostro, salvezza dei tuoi servi, te che sei tenerezza e misericordia, lento all’ira e grande
nell’amore, che ci porti al pentimento delle nostre mancanze e dei nostri peccati...
Signore buono e Maestro amico degli uomini, vieni ancora in aiuto del tuo servo N. e
concedi a lui sentimenti di pentimento e la remissione dei suoi peccati...

-Presenza del tema del dono dello Spirito Santo nella remissione dei peccati e della
mediazione della Chiesa, del sacerdote: Tu infatti, Signore, hai detto ai tuoi santi
discepoli e apostoli: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno loro
rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti. E tutto ciò che scioglierete o legherete sulla
terra sarà sciolto o legato nel cielo. Signore, perdona anche al tuo servo N. per mezzo
della mia indegnità...

-Infine la dimensione ecclesiale dello stesso sacramento: riconcilialo anche e riportalo


alla tua santa Chiesa, in Gesù Cristo nostro Signore...

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5.2. Celebrazione della penitenza.
Rituale della confessione.

Sacerdote: Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amin.
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi (3 v).
Santissima Trinità, abbi pietà di noi, Signore purifica i nostri peccati, Sovrano perdona le nostre
colpe, Santo visita e guarisci le nostre infermità, per il tuo Nome.
Signore pietà (3v).
Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.
Padre Nostro...
Poiché tuo è il Regno, la potenza e la gloria, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre e nei
secoli dei secoli. Amin.
Signore pietà (12v).
Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

Venite, adoriamo e prostriamoci al Re Dio nostro.


Venite adoriamo e prostriamoci a Cristo Re e nostro Dio.
Venite adoriamo e prostriamoci a Cristo stesso Re e nostro Dio.

Salmo 50.
Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia, nella tua grande bontà cancella il mio
peccato; lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. La mia colpa io conosco, il
mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro te, contro te solo ho peccato, quello che ai tuoi occhi
è male, io l'ho fatto; affinché tu appaia giusto nella tua sentenza, retto nel tuo giudizio. Ecco:
nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre. Ecco: sincerità tu vuoi
nell'intimo e sapienza tu m'insegni nel segreto. Purificami con l'issopo e sarò mondo, lavami e
sarò più bianco della neve. Fammi risentire gioia e letizia, fa’ che esultino le ossa che hai
fiaccato. Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe. Un cuore puro crea in
me, o Dio, in me rinnova uno spirito saldo. Non respingermi dalla tua presenza, non privarmi
del tuo santo spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza, mi sostenga un animo generoso.
Insegnerò agli erranti le tue vie e a te ritorneranno i peccatori. Liberami dal sangue, o Dio, Dio
della mia salvezza: la mia lingua esalti la tua giustizia. Apri le mie labbra, o Signore, e la mia
bocca annunzi la tua lode. Poiché il sacrificio tu non gradisci e se offro l'olocausto, tu non
l'accetti. Il mio sacrificio, o Dio, è uno spirito contrito, un cuore contrito e umiliato tu non
disprezzi, o Dio. Nella tua benevolenza sii propizio a Sion, riedifica le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai di nuovo i sacrifici legittimi, l'olocausto e l'intera oblazione; allora s'immoleran-
no le vittime sul tuo altare.

Tropari.
Abbi pietà di noi, o Signore, abbi pietà di noi; privi di ogni giustificazione, noi peccatori ti
rivolgiamo, o nostro Sovrano, questa supplica: abbi pietà di noi.

Gloria al Padre...
Signore, abbi pietà di noi: in te, infatti, abbiamo riposto la nostra fiducia; non ti adirare
oltremodo con di noi, né ricordare le nostre colpe; ma riguardaci anche ora, misericordioso
quale sei, e liberaci dai nostri nemici. Tu sei, infatti, il nostro Dio e noi il tuo popolo; tutti siamo
opera delle tue mani e abbiamo invocato il tuo nome.

Ora e sempre...

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Aprici la porta della misericordia, o benedetta Madre di Dio; fa che, sperando in te, non
veniamo delusi, ma siamo liberati per mezzo tuo dalle avversità; tu, infatti, sei la salvezza del
popolo cristiano.

Signore, pietà (40v)

Il penitente, a capo chino, dice: Signore, ho peccato, perdonami (3v).


Il penitente, alzando il capo, dice: Signore, abbi pietà di me peccatore.

Sacerdote: Preghiamo il Signore.


Dio nostro Salvatore, che per mezzo del tuo profeta Natan hai concesso il perdono a Davide
quando si pentiva dei suoi peccati e hai accettato la preghiera di pentimento che ti indirizzava
Manasse, ricevi anche tuo servo N. Che si pente delle mancanze che ha commesso. Nel tuo
amore per gli uomini che è proprio a te, accetta il suo pentimento, non guardare le sue azioni, tu
che perdoni i peccati e non consideri le iniquità. Te stesso, infatti, hai detto: non voglio la morte
del peccatore ma che si converta e viva. Tu hai anche detto che i peccati vengono perdonati
settanta volte sette. La tua grandezza è senza limiti e lo è anche la tua misericordia; perché se
consideri le colpe, allora chi sussisterà?
Poiché tu sei il Dio di coloro che si pentono, e noi rendiamo gloria a te, Padre, Figlio e Spirito
Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

Il penitente, inginocchiato, dice: Padre, Signore del cielo e della terra, ti confesso tutti i segreti
della mia anima e del mio cuore, e tutte le mancanze visibili che fin’ora ho commesso. E ti
chiedo perdono, a te che sei giudice giusto e misericordioso, e ti chiedo anche la grazia di non
peccare più.

Il sacerdote dice: Fratello, non ti vergognare di confessare quello per cui sei venuto davanti a
Dio e davanti a me; tu, infatti, non lo confessi a me ma a Dio alla presenza di cui ti trovi.

Il sacerdote lo interroga sui peccati.

Alla fine il sacerdote aggiunge: Figlio mio spirituale, tu ti sei confessato alla mia umile persona;
ed io, povero peccatore, non posso perdonare i peccati sulla terra: soltanto Dio lo può. Ma in
virtù della parola divina che ha pronunciato dopo la sua risurrezione, quando ha detto ai suoi
apostoli: A tutti coloro a chi rimetterete i peccati, saranno loro rimessi, e a coloro a chi non li
rimetterete, non saranno loro rimessi. Noi anche, confidando in questa parola, diciamo: tutto
quello che tu hai confessato alla mia povera persona, tutto quello che non mi hai detto per
dimenticanza o per ignoranza, tutto questo che Dio te lo perdoni in questo mondo e nell’altro.
Amin.

Il sacerdote impone una penitenza. Poi aggiunge una delle preghiere di assoluzione.

Preghiere di assoluzione
1
Dio, che per mezzo del profeta Natan ha perdonato Davide quando ha confessati i suoi peccati;
Dio che ha perdonato Pietro quando ha versato delle lacrime amare dopo il suo rinnegamento;
Colui che ha perdonato la peccatrice che piangeva ai suoi piedi; Colui che ha perdonato il
publicano e il figlio prodigo; questo stesso Dio ti perdoni per mezzo di me, peccatore, in questo
mondo e nell’altro. Che lui non deva condannarti quando dovrai comparire davanti al suo
tribunale, Lui che è benedetto nei secoli dei secoli. Amin.

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78

2
Signore Dio nostro che hai concesso a Pietro e alla peccatrice il perdono delle loro mancanze a
causa delle loro lacrime, e che hai giustificato il publicano che riconosceva le proprie mancanze,
accetta anche la confessione del tuo servo N. e, nella tua bontà, perdona tutti i suoi peccati,
volontari e involontari, commessi di parola, in opera, in pensiero, poiché soltanto tu hai il potere
di rimettere i peccati. Poiché tu sei un Dio misericordioso, pieno di tenerezza e di amore per gli
uomini, e noi ti diamo gloria e anche al tuo Padre eterno e al Santissimo, Buono e Vivificante
tuo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

3
Signore, Dio nostro, salvezza dei tuoi servi, te che sei tenerezza e misericordia, lento all’ira e
grande nell’amore, che ci porti al pentimento delle nostre mancanze e dei nostri peccati, te che
per bocca di Ezechiele hai detto: Io non voglio la morte del peccatore ma che si converta e che
viva; te stesso, Signore buono e Maestro amico degli uomini, vieni ancora in aiuto del tuo servo
N. e concedi a lui sentimenti di pentimento e la remissione dei suoi peccati, e perdonalo, per
mezzo di me, indegno servo tuo, ogni mancanza volontaria e involontaria. Tu infatti, Signore,
hai detto ai tuoi santi discepoli e apostoli: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati,
saranno loro rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti. E tutto ciò che scioglierete o legherete
sulla terra sarà sciolto o legato nel cielo. Signore, perdona anche al tuo servo N. per mezzo della
mia indegnità, tutte le mancanze che ha commesse; riconcilialo anche e riportalo alla tua santa
Chiesa, in Gesù Cristo nostro Signore, a cui appartengono la gloria, la potenza e la maestà, ora e
sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

4
Che Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Dio, che ha dato ai suoi santi apostoli e discepoli
l’ordine di legare e sciogliere i peccati degli uomini, volga il suo sguardo dai tuoi peccati e
mancanze. Ed io, indegno servo suo, che ho ricevuto il potere di fare la stessa cosa, ti assolvo da
ogni scomunica in quanto posso farlo e in quanto ne hai necessità. Io ti assolvo di tutti i peccati
che hai confessato davanti a Dio e davanti alla mia indegnità, nel nome del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo. Amin.

Il sacerdote recita questa litania:


Abbi pietà di noi, o Dio, nella tua grande misericordia, noi ti preghiamo, ascolta ed abbi pietà.
Signore, pietà (3v).
Preghiamo ancora per il perdono dei peccati del servo di Dio N., affinché sia a lui perdonata
ogni mancanza volontaria e involontaria.
Signore, pietà (3v).
Poiché tu sei un Dio pieno di misericordia e di amore per gli uomini, e noi rendiamo gloria a te,
Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

Congedo
Sacerdote: Gloria a te, o Cristo Dio, speranza nostra, gloria a te.
Fedele: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei
secoli. Amin. Signore, pietà (3v). Benedici, o padre santo.
Sacerdote: Cristo nostro vero Dio, per l’intercessione della tuttasanta e immacolata sua
Madre, dei santi, gloriosi ed illustri apostoli, dei nostri santi padri teofori e di
tutti i santi, abbia pietà di noi e ci salvi, poiché è buono e amico degli uomini.
Per le preghiere dei nostri santi padri, Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi
pietà e salvaci. Amin.

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6. Matrimonio nella tradizione bizantina.
6.0. Bibliografia.
AA.VV, La cella del vino. Parole sull'amore e il matrimonio, Ecumene. Collana di vita e teologia
ortodossa 9, Servitium, Bergamo 1997.
AA.VV. Le Mariage, Conférences Saint Serge, XL Semaine d’Etudes Liturgiques, Paris 1993, B.E.L.,
Roma 1994.
ANDRONIKOF, C., Des mystères sacramentels, Cerf, Paris 1998.
BALDANZA, G., Sacramentalità del matrimonio ed ecclesiologia: Alcune riflessioni nella prospettiva
della lettera agli Effesini, in Ephemerides Liturgicae 109 (1995) 289-309.
BALDANZA, G., L'ecclesiologia sponsale della lettera agli Efesini e la sua interpretazione in alcuni riti
matrimoniali di lingua siriaca, in Ephemerides Liturgicae 111 (1997) 209-241.
CERNOKRAK, N., Les fondements bibliques de l’office byzantin du mariage, in AA.VV. Le Mariage,
Conférences Saint Serge, XL Semaine d’Etudes Liturgiques, Paris 1993, B.E.L., Roma 1994, pp. 39-56.
DACQUINO, P., Storia del matrimonio cristiano alla luce della Bibbia, LDC, Torino 1984.
EVDOKIMOV, P., La donna e la salvezza del mondo, Jaca Book, Milano 19892.
EVDOKIMOV, P., Sacrement de l'amour, Desclée de Brouwer, Paris 1980 (trad. Italiana, Sotto il Monte
1999).
FELMY, K.C., La teologia ortodossa contemporanea. Una introduzione, Giornale di teologia, 264,
Queriniana, Brescia 1999.
FORTINO, E., Il matrimonio nella chiesa bizantina, Sussidi Catechetici 2, Roma 1986.
MEYENDORFF, J., Marriage. An Orthodox Perspective, St. Vladimir's Seminary Press, New York
1989.
RAES, A., Le mariage dans les Églises d'Orient, Ed. Chevetogne, Namur 1958.
RITZER, K., Le mariage dans les Eglises chrétiennes du premier au onzième siècle, Paris 1970.

6.1. Riflessione teologica sul matrimonio191.


Il matrimonio come via -una via- che porta al Regno di Dio. Il matrimonio, nella Chiesa, non
rappresenta una semplice risposta ai bisogni sociali, psicologici dell’uomo, ma entra in quella
dimensione soteriologica ed escatologica che la comunità cristiana, la Chiesa evidenzia nel mondo. I
cristiani veniamo chiamati a glorificare Dio non soltanto con il proprio spirito ma anche con il proprio
corpo che è tempio dello Spirito Santo192. Il matrimonio costituisce una chiamata degli sposi alla gioia
non solo nella vita presente ma anche nell’eternità193.
La comunione coniugale, allora, trova il suo fondamento nella figura profetica del Regno di Dio
e la sua meta nella gloria finale dell’uomo. Mentre nell’Antico Testamento il matrimonio occupa spesso
il posto di simbolo ad indicare in modo tipologico il rapporto di Dio col suo popolo194, nel Nuovo
Testamento e nella Chiesa -al di là del simbolismo sempre valido del rapporto di Dio col popolo- ha un
senso più forte, più sostanziale in tanto che manifesta e rivela la dimensione del banchetto messianico, a
ricordare le volte che troviamo espressioni come: Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: *E'
simile il regno dei cieli a un re il quale fece un banchetto di nozze per suo figlio...195.

191
Cf., G. PATRONOS, Il matrimonio nella teologia e nella vita, in AA.VV, La cella del vino, pp. 76ss.
192
1Co 6,19.
193
Le stesse corone che gli sposi portano in testa sono un rimando, una testimonianza della loro gloria
escatologica nel Regno di Dio, aspetto che troviamo anche in una delle preghiere del sacerdote: Benedici questo
matrimonio e concedi a questi tuoi servi N. e N. vita pacifica, longevità, temperanza, mutuo amore nel vincolo
della pace, una progenie che viva a lungo, figli ripieni di grazia, la corona eterna della gloria.
194
Cf., Os 2,19; Is 54,4; Ez 16,7.
195
Cf., Mt 22,1ss; Lc 14,15ss; Mc 14,22ss.
80
81

Il matrimonio cristiano non è soltanto una unità terrena, sessuale, tra una coppia, ma è al tempo
stesso un vincolo eterno. Paolo stesso ritiene che le dimensioni del matrimonio non si limitino alla
realtà del mondo e della vita presente, ma che persino la morte sia incapace di distruggere la perfezione
sacramentale; la comunione dei coniugi è costituita sull’amore. La stessa possibilità che la Chiesa offre
di seconde o terze nozze indica quanto sia importante per la comunità cristiana che la persona che ha
scelto la vita sponsale si trovi continuamente all’interno del sacramento nuziale -dell’amore nuziale-
nonostante le conseguenze distruttive della morte. E ciò soprattutto per il fatto che il matrimonio non
equivale soltanto a sicurezza sociale o spirituale ma in primo luogo grazie all’amore si apre all’eternità.

Questa Aradicalità@ del matrimonio nell’amore, cioè il radicamento sull’amore, la troviamo


anche in tanti dei testi del rituale matrimoniale bizantino. Nel rito del fidanzamento si trova
l’invocazione che Dio mandi dall’alto ai promessi sposi l’amore perfetto, a sottolineare che non basta
per il vincolo matrimoniale un semplice amore umano; c’è bisogno di un dono dall’alto, dal cielo, da
Dio, per portare i due a una unione perfetta nell’amore e nella grazia di Dio196. Cioè soltanto questo
amore, visto e vissuto come dono dello Spirito, trasfigura il cuore dell’uomo, dei coniugi, e li rende
eternamente fedeli al sacramento nuziale. L’amore trasforma entrambi i coniugi in una unica e nuova
esistenza. Il matrimonio, facendo di entrambi una sola carne: Tu stesso, ora, o Sovrano, stendi la tua
mano dalla tua santa dimora e unisci il tuo servo N. e la tua serva N. poiché da te la donna è unita
all'uomo. Uniscili nella concordia, incoronali nell'amore, uniscili in una sola carne.

La tradizione delle Chiese cristiane annovera il matrimonio tra i sacramenti; costui è un mistero,
un sacramento non solo perché con esso si preannuncia il Regno di Dio, ma anzitutto perché nella
comunione nuziale di amore abbiamo una esperienza viva della sua presenza nella storia. Con il
sacramento del matrimonio la Chiesa propone di santificare la vita dell’uomo. Dal primo istante della
nascita -col battesimo, la cresima e l’eucaristia- fino al letto di morte -con la divina comunione- ogni
momento dell’esistenza umana e cristiana viene santificato con i sacramenti della Chiesa: essa offre
l’unico sacramento della salvezza per l’uomo tramite il sacramento dell’unzione nella malattia, quello
del matrimonio nella gioia, quello dell’ordine nell’offerta e nella consacrazione, quello della penitenza
nell’ora della caduta...

Giovanni Crisostomo e diversi Padri hanno parlato del matrimonio come Apiccola Chiesa@;
come la Chiesa è il sacramento di salvezza per l’umanità, similmente il matrimonio agisce
soteriologicamente sulle sue membra. L’amore e la comunione tra i coniugi, l’amore e il rispetto dei
figli... l’apertura dei coniugi ad altri... sono una testimonianza di questa dimensione soteriologica del
matrimonio.

6.2. Rito della celebrazione.


L’attuale formulario bizantino del matrimonio è frutto di una lunga evoluzione, con degli
elementi provenienti da diverse fonti: dalla Sacra Scrittura, dal diritto civile, dalle tradizioni popolari.
L’attuale prassi bizantina conosce due momenti, celebrati sia insieme sia separatamente.

La celebrazione degli sponsali o del fidanzamento.


Questo rito consiste nella consegna degli anelli, nel loro scambio, come pegno ed impegno per il
matrimonio. E' il sacerdote che mete gli anelli e li scambia: simbolo dell'azione di Dio che unisce i due
promessi. Lo scambio indica fedeltà reciproca.
Il rito è accompagnato da invocazioni e preghiere in cui si dice che la vera unica sorgente dell'amore
fedele è Dio, autore dell'unione dell'uomo e della donna in un vincolo indissolubile.

196
Cf., G. PATRONOS, Il matrimonio, pp. 78-79.
81
82

Lo svolgimento della celebrazione è simile alle altre celebrazioni liturgiche bizantine. Si inizia
con l’Ekfonesi e la litania diaconale in cui alle formule abituali si aggiungono delle domande per la
coppia:
Per il servo di Dio N. e per la serva di Dio N. che ora si fidanzano, e per la loro salvezza,
preghiamo il Signore.
Perché sia loro elargito un amore perfetto, sereno e l'aiuto divino, preghiamo il Signore.
Perché la benedizione di Dio li conservi in concordia e salda fedeltà, preghiamo il Signore.
Perché siano conservati irreprensibili nella loro vita privata e sociale, preghiamo il Signore.
Perche' il Signore Dio nostro conceda loro un matrimonio onorato e un letto nuziale inviolato,
preghiamo il Signore.

Vediamo come il vero scopo del matrimonio è l’amore e quindi la salvezza. Notiamo anche la
dimensione del dono dell’amore: Perché sia loro elargito un amore perfetto, sereno e l'aiuto divino...
Notiamo anche la dimensione di castità sottolineata dall’inizio con l’espressione letto nuziale
inviolato...

Viene di seguito una prima preghiera del sacerdote in cui si sottolinea il ruolo di ministro del
sacramento che Dio stesso ha: O Dio, eterno, Tu che raccogliesti nell'unità le cose divise imponendo un
vincolo indissolubile al loro stato; Tu che benedicesti Isacco e Rebecca dichiarandoli eredi della tua
promessa; Tu stesso benedici anche questi tuoi servi guidandoli in ogni opera buona. Poiché tu sei il
Dio misericordioso ed amico degli uomini, e noi rendiamo gloria a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo,
ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Segue poi la prima preghiera col capo chino, segno di una benedizione sicuramente assai arcaica
nel rito di fidanzamento: Signore Dio nostro, tu che fra tutte le nazioni hai scelto per la tua sposa la
Chiesa vergine pura, benedici questi sponsali, unisci questi tuoi servi e custodiscili in pace e concordia.
Poiché' ogni gloria, onore e adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e
nei secoli dei secoli. Dio stesso è l’archetipo del sacramento, lui che ha preso la Chiesa come sposa.

In questi testi troviamo già ben presente già gli elementi essenziali del matrimonio: la salvezza,
la vittoria sulla divisione, vittoria per mezzo dell’amore e della fede, purezza fisica e spirituale.

C’è poi la consegna degli anelli, segno dell’unità tra i due fidanzati. La preghiera di
benedizione, assai lunga, insiste nei temi della fedeltà tra i due con degli esempi presi dalle figure
dell’AT: Signore Dio nostro, tu che accompagnasti in Mesopotamia il servo del patriarca Abramo
perché trovasse una sposa al suo padrone Isacco e gli rivelasti come sposa Rebecca, mediante il gesto
dell'attingere l'acqua, benedici anche gli sponsali dei tuoi servi N. e N. e conferma la parola da essi
data consolidandoli nella santa unione di cui Tu sei l'autore. Tu, infatti da principio, creasti l'uomo e la
donna. Tu unisti la donna all'uomo per aiutarlo a perpetuare il genere umano. Tu stesso dunque, o
Signore Dio nostro, che mandasti la fedeltà sulla tua eredità e la tua promessa sui tuoi servi, i nostri
Padri eletti di generazione in generazione; riguarda ora il tuo servo N., e la tua serva N., e conferma i
loro sponsali nella fedeltà, concordia, verità e amore; per Tu o Signore, insegnasti a dare il pegno e lo
rendesti inscindibile. Per mezzo dell'anello fu data la potestà a Giuseppe in Egitto, per mezzo
dell'anello fu esaltato Daniele nella città di Babilonia, per mezzo dell'anello si manifestò la verità di
Thamar, per mezzo dell'anello il nostro Padre celeste divenne misericordioso verso il figlio suo disse
egli infatti: Amettete l'anello alla sua destra, e uccidete il vitello grasso e, banchettando godiamo@.
Questa tua destra, o Signore, guidò, come un esercito, Mosè nel Mar Rosso; per la tua parola veritiera
i cieli si rassodarono e la terra si consolidò, e la destra sei tuoi servi sarà benedetta con la tua possente
parola e con il tuo altissimo braccio. Tu stesso, dunque, o Signore, benedici ora quest'atto di donazione

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dell'anello con una benedizione celeste. L'angelo del Signore li preceda in tutti i giorni della loro vita.
Poiché ogni cosa Tu benedici e santifichi e noi rendiamo gloria a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora
e sempre nei secoli dei secoli.

Rito dell'incoronazione
Nel centro della chiesa, davanti all’iconostasi, viene collocata una mensa -altare- con la croce e
l’evangeliario sopra. La struttura della celebrazione, a livello schematico è come segue:
(Consenso).
Benedizione iniziale.
Litania.
Prima preghiera.
Seconda preghiera.
Terza preghiera.
Incoronazione.
Letture.
Litania.
Calice comune.
Processione attorno all’altare.
Preghiere finali.

Le tre preghiere cantate dal sacerdote dopo la litania, riprendono il tema della creazione
dell’uomo e della donna; sulla base degli esempi biblici si chiede la presenza di Dio e la sua forza per
santificare gli sposi: Benedici questo matrimonio e concedi a questi tuoi servi N. e N. vita pacifica,
longevità, temperanza, mutuo amore nel vincolo della pace, una progenie che viva a lungo, figli ripieni
di grazia, la corona eterna della gloria. Falli degni di vedere i figli dei figli. Proteggi dalle insidie il
loro letto nuziale; spargi sudi loro, dall'alto, la celeste rugiada, dona loro la fecondità della Terra.
Riempi la loro casa di grano, 'vino, olio e di ogni bene, affinché ne facciano parte ai bisognosi.

Nella seconda preghiera troviamo degli aspetti teologicamente notevoli: Benedetto sei tu,
Signore Dio nostro, consacratore del matrimonio sacramentale e immacolato, legislatore dell'unione,
custode della integrità e provvido dispensatore del necessario Sei tu, Signore, che hai foggiato l'uomo e
lo hai posto a re del creato. Tu dicesti: ANon è bene per l'uomo star solo sulla terra: diamogli un aiuto
adeguato!@ E con una costola di lui hai foggiato la donna, della quale disse Adamo: AOsso delle mie
ossa e carne della carne mia. Sarà chiamata moglie perché n'tratta dal suo marito. Per questo l'uomo
lascerà padre e madre, si unirà alla donna sua e i due saranno una carme sola. Ciò che Dio ha unito
non separi l'uomo giammai@. Tu dunque, Padrone e Signore, nostro Dio, manda ora la tua grazia
celeste sui tuoi servi N. e N.; dà a questa giovane di essere in tutto sottomessa al marito, a questo tuo
servo dadi essere il capo della moglie, affinché i due vivano secondo la volontà tua. Dio vi è invocato
come colui che consacra il matrimonio, ne è il legislatore, il custode...

Quindi la fase centrale di tutto il rito: l'incoronazione. La Corona è qualcosa che completa,
perfeziona, dà splendore e gloria. Il sacerdote incorona primo lo sposo poi la sposa, ad indicare che
ciascuno dei due sposi riceve l'altro come corona, cioè come perfezionamento, completamento, come
splendido ornamento. Nella preghiera di incoronazione: O Signore Dio nostro, incoronali di gloria e di
onore si sottolinea ancora che il Signore è il ministro del sacramento; nel momento dell’incoronazione
anche il verbo adoperato è al passivo, come nella formula battesimale.

Quindi il sacerdote porge agli sposi del vino in un calice detto Acomune@ in quanto il bere nello
stesso calice indica la comunione di vita che si attua nel matrimonio. La benedizione del vino ricorda
quella che fece Gesù in Cana, e quindi indica la presenza mistica del Cristo.
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Segue un triplice giro degli sposi intorno all'altare; residuo d'una antica danza nuziale, ma anche
simbolo del lungo percorso della vita rischiarato dalla luce della fede (le candele) e col sostegno della
religione (il sacerdote). Si cantano tre tropari: Isaia, martiri e Cristo stesso: Isaia esulta; la Vergine ha
concepito e partorito un figlio, l'Emanuele, Dio e uomo, Oriente è il suo nome: e noi glorificandolo
celebriamo beata la Vergine. Santi Martiri che bene lottaste e foste incoronati, intercedete verso il
Signore affinché abbia pietà delle anime nostre. Gloria a Te, Cristo Dio, vanto degli apostoli, letizia
dei Martiri, la cui predicazione fu la Triade consustanziale.

La celebrazione si conclude con le preghiere finali. Gli sposi, così santificati, dovranno cercare
di vivere nel senso del mistero sacramentale celebrato197.

197
ANDRONIKOF, C., Des mystères sacramentels, p. 311.
84
85
CELEBRAZIONE DEGLI SPONSALI (FIDANZAMENTO)
Sac.: Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: In pace preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Per la pace che viene dall'alto e per la loro salvezza preghiamo il Signore.
Per la pace di tutto il mondo, per la prosperità delle sante Chiese di Dio e per l'unione di tutti,
preghiamo il Signore.
Per questa santa chiesa e per coloro che entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il
Signore.
Per il nostro Vescovo N., per l'ordine venerabile dei sacerdoti, per quello dei diaconi in Cristo,
per tutto il clero e il popolo, preghiamo il Signore.
Per il servo di Dio N. e per la serva di Dio N. che ora si fidanzano, e per la loro salvezza,
preghiamo il Signore.
Perché sia loro elargito un amore perfetto, sereno e l'aiuto divino, preghiamo il Signore.
Perché la benedizione di Dio li conservi in concordia e salda fedeltà, preghiamo il Signore.
Perché siano conservati irreprensibili nella loro vita privata e sociale, preghiamo il Signore.
Perche' il Signore Dio nostro conceda loro un matrimonio onorato e un letto nuziale inviolato,
preghiamo il Signore.
Per essere liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il Signore.
Sac.: Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodisci, o Dio, con la tua grazia.
Sac.: Facendo memoria della tutta santa, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di
Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni e gli
altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.
Tutti: A te, o Signore.
Sac.: Perché ogni gloria onore ed adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e
sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: O Dio, eterno, Tu che raccogliesti nell'unità le cose divise imponendo un vincolo indissolubile
al loro stato; Tu che benedicesti Isacco e Rebecca dichiarandoli eredi della tua promessa; Tu
stesso benedici anche questi tuoi servi guidandoli in ogni opera buona.
Poiché tu sei il Dio misericordioso ed amico degli uomini, e noi rendiamo gloria a Te, Padre,
Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin
Sac.: Pace a tutti.
Tutti: E al tuo spirito
Sac.: Inchinate il vostro capo al Signore.
Tutti: A Te, o Signore.
Sac.: Signore Dio nostro, tu che fra tutte le nazioni hai scelto per la tua sposa la Chiesa vergine pura,
benedici questi sponsali, unisci questi tuoi servi e custodiscili in pace e concordia. Poiché' ogni
gloria, onore e adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei
secoli dei secoli.
Tutti: Amin.

(Il sacerdote mette gli anelli agli sposi dicendo):


Sac.: Il servo di Dio N. prende la serva di Dio N. come fidanzata nel nome del Padre, del Figlio, dello
Spirito Santo. Amin.
La serva di Dio N. prende il servo di Dio N. come fidanzato nel nome del Padre, Del Figlio,
dello Spirito Santo.
Tutti: Amin

85
86
(I testimoni fanno Io scambio degli anelli).
Sac.: Preghiamo il Signore
Tutti: Signore pietà
Sac.: Signore Dio nostro, tu che accompagnasti in Mesopotamia il servo del patriarca Abramo perché
trovasse una sposa al suo padrone Isacco e gli rivelasti come sposa Rebecca, mediante il gesto
dell'attingere l'acqua, benedici anche gli sponsali dei tuoi servi N. e N. e conferma la parola da
essi data consolidandoli nella santa unione di cui Tu sei l'autore. Tu, infatti da principio, creasti
l'uomo e la donna. Tu unisti la donna all'uomo per aiutarlo a perpetuare il genere umano. Tu
stesso dunque, o Signore Dio nostro, che mandasti la fedeltà sulla tua eredità e la tua promessa
sui tuoi servi, i nostri Padri eletti di generazione in generazione; riguarda ora il tuo servo N., e la
tua serva N., e conferma i loro sponsali nella fedeltà, concordia, verità e amore; per Tu o
Signore, insegnasti a dare il pegno e lo rendesti inscindibile. Per mezzo dell'anello fu data la
potestà a Giuseppe in Egitto, per mezzo dell'anello fu esaltato Daniele nella città di Babilonia,
per mezzo dell'anello si manifestò la verità di Thamar, per mezzo dell'anello il nostro Padre
celeste divenne misericordioso verso il figlio suo disse egli infatti: Amettete l'anello alla sua
destra, e uccidete il vitello grasso e, banchettando godiamo@. Questa tua destra, o Signore,
guidò, come un esercito, Mosè nel Mar Rosso; per la tua parola veritiera i cieli si rassodarono e
la terra si consolidò, e la destra sei tuoi servi sarà benedetta con la tua possente parola e con il
tuo altissimo braccio. Tu stesso, dunque, o Signore, benedici ora quest'atto di donazione
dell'anello con una benedizione celeste. L'angelo del Signore li preceda in tutti i giorni della
loro vita.
Poiché ogni cosa Tu benedici e santifichi e noi rendiamo gloria a Te, Padre, Figlio e Spirito
Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin

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RITO DELL’INCORONAZIONE (MATRIMONIO).
Coloro che debbono essere incoronati, entrano in chiesa con un cero acceso in mano; li precede il
sacerdote con il turibolo, al canto del salmo 127.

(Benedicendo con il S. Vangelo)


Sac.: Benedetto il regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: In pace preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Per la pace che viene dall'alto e per la loro salvezza preghiamo il Signore.
Per la pace di tuffo il mondo, per la prosperità delle sante Chiese di Dio e per l'unione di tutti,
preghiamo il Signore
Per questa santa chiesa e per coloro che entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il
Signore.
Per il nostro Vescovo N., per l'ordine venerabile dei sacerdoti, per quello dei diaconi in Cristo,
per tutto il clero e il popolo, preghiamo il Signore.
Per i servi di Dio N. e N. che ora si uniscono in matrimonio e per la loro salvezza, preghiamo il
Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché questo matrimonio sia benedetto come quello in Cana di Galilea, preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché sia loro concessa la temperanza e il frutto dell'amore, preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché gioiscano nel vedere figli e figlie, preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché sia loro concessa la gioia di una felice fecondità e una condotta incensurabile, preghiamo
il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché sia concesso a loro e a noi tutto ciò che è necessario alla salvezza, preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché noi e loro siamo liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il
Signore.
Tutti: Signore, pietà
Sac.: Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.
Tutti: Signore, pietà
Sac.: Facendo memoria della tutta santa, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di
Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni e gli
altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.
Tutti: A te, o Signore.
Sac.: Perché ogni gloria, onore ed adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e
sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: Preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Dio immacolato, creatore di tutte le cose, che per il tuo amore verso gli uomini trasformasti in
donna la costola del progenitore Adamo e benedicendoli dicesti: ACrescete e moltiplicatevi e
assoggettate la Terra@; li hai dichiarati, per mezzo del connubio, un solo corpo; per questo
Al'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua moglie e saranno due in un corpo solo, e
l'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto@. Tu, dischiudendo il seno di Sara, hai benedetto il
tuo servo Abramo facendolo padre di una moltitudine di popoli; hai donato Isacco e Rebecca
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benedicendo il suo parlo; hai unito Giacobbe a Rachele traendo da essi i dodici Patriarchi; Tu
hai congiunto Giuseppe ed Asenet concedendo Efraim e Manasse come frutto delle loro opere;
hai accolto Zaccaria ed Elisabetta concedendo loro il parto del Precursore; dalla radice di Jesse
hai fatto germinare, secondo la carne, la Vergine è da essa hai preso carne e sei nato per la
salvezza del genere umano. Per ineffabile tuo dono e per eccesso di bontà sei stato presente in
Cana di Galilea benedicendovi le nozze per mostrare che il legittimo coniugio e la procreazione
sono secondo il tuo volere. Tu stesso, Santissimo Sovrano, accogli la nostra preghiera, noi che
Ti supplichiamo, e sii presente con la tua invisibile protezione come già lo fosti a Cana.
Benedici questo matrimonio e concedi a questi tuoi servi N. e N. vita pacifica, longevità,
temperanza, mutuo amore nel vincolo della pace, una progenie che viva a lungo, figli ripieni di
grazia, la corona eterna della gloria. Falli degni di vedere i figli dei figli. Proteggi dalle insidie il
loro letto nuziale; spargi sudi loro, dall'alto, la celeste rugiada, dona loro la fecondità della
Terra. Riempi la loro casa di grano, 'vino, olio e di ogni bene, affinché ne facciano parte ai
bisognosi. Nello stesso tempo, concedi, ai qui presenti, ciò che è di bisogno alla salvezza Poiché
Tu sei Dio di misericordia, di compassione ed amante degli uomini e noi rendiamo gloria a Te,
insieme all'eterno Tuo Padre ed al Santissimo buono e vivificante Tuo Spirito, ora e sempre, e
nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin

Sac.: Preghiamo il Signore. Signore, pietà.


(Poi dice la seconda preghiera del matrimonio)
Benedetto sei tu, Signore Dio nostro, consacratore del matrimonio sacramentale e immacolato,
legislatore dell'unione, custode della integrità e provvido dispensatore del necessario Sei tu,
Signore, che hai foggiato l'uomo e lo hai posto a re del creato. Tu dicesti: ANon è bene per
l'uomo star solo sulla terra: diamogli un aiuto adeguato!@ E con una costola di lui hai foggiato
la donna, della quale disse Adamo: AOsso delle mie ossa e carne della carne mia. Sarà chiamata
moglie perché n'tratta dal suo marito. Per questo l'uomo lascerà padre e madre, si unirà alla
donna sua e i due saranno una carme sola. Ciò che Dio ha unito non separi l'uomo giammai@.
Tu dunque, Padrone e Signore, nostro Dio, manda ora la tua grazia celeste sui tuoi servi N. e N.;
dà a questa giovane di essere in tutto sottomessa al marito, a questo tuo servo dadi essere il capo
della moglie, affinché i due vivano secondo la volontà tua.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Abramo e Sara.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Isacco e Rebecca
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Giacobbe e i patriarchi.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Giuseppe e Asenet.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Mosè e Sefora.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Gioacchino ed Anna.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Zaccaria ed Elisabetta.
Preservali, Signore Dio nostro, come preservasti Noè nell'arca.
Preservali, Signore Dio nostro, come preservasti Giona nel ventre del cetaceo.
Preservali, Signore Dio nostro, come preservasti i tre giovanetti dal fuoco mediante una rugiada
del cielo.
Scenda in loro quella gioia che sperimentò la beata Elena quando ritrovò la preziosa Croce.
Ricordati di loro, Signore Dio nostro, come ti ricordasti di Enoch, di Seme di Elia.
Ricordati di loro, Signore Dio nostro, come ti ricordasti dei tuoi quaranta santi martiri, quando
inviasti loro dal cielo la corona
Ricordati pure, o Dio, dei loro genitori, assicura alla casa stabili fondamenta.
Ricordati, Signore Dio nostro, dei paraninfi, tuoi servi che accompagnano lo sposo e la sposa, i
quali sono venuti a prendere pane a questa gioia.

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Ricordati, Signore Dio nostro, del tuo servo N. e della tua serva N.: benedicili. Dà loro una bella
figliolanza come progenie e un perfetto accordo sia delle anime che dei corpi loro. Esaltali come
i cedri del Libano, come una vite dai tralci rigogliosi. Concedi loro di mieter raccolti in
sufficienza di tutto, affinché moltiplichino essi le buone opere, tanto gradite ai tuoi occhi.,
possano veder i figli dei loro figli a guisa di virgulti d'ulivo alla loro mensa; possa tu rimirarli
come stelle che brillano in cielo, cioè in te, Signore nostro.
Gloria, potenza, onore, adorazione sono presso dite, come pure presso il Padre tuo eterno, e lo
Spirito tuo vivificante: adesso e sempre e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac: Preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.

(Poi dice la terza preghiera del matrimonio)


Sac.: Dio santo, che dalla polvere plasmasti l'uomo e dalla sua costola formasti la donna unendola a
lui come aiuto, infatti piacque alla tua maestà che l'uomo non fosse solo sulla terra; Tu stesso,
ora, o Sovrano, stendi la tua mano dalla tua santa dimora e unisci il tuo servo N. e la tua serva
N. poiché da te la donna è unita all'uomo. Uniscili nella concordia, incoronali nell'amore,
uniscili in una sola carne. Concedi loro il frutto del grembo, la gioia di una felice fecondità ed
una condotta incensurabile. Poiché tua è la potenza, il regno, la forza e la gloria, Padre, Figlio e
Spirito Santo ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.

(Il sacerdote incorona gli sposi dicendo):


Sac.: Il servo di Dio N. riceve come corona la serva di Dio N., nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo.
Sac.: La serva di Dio N. riceve come corona il servo di Dio N., nel nome del Padre, Figlio e dello
Spirito Santo.
Sac.: (Benedicendoli canta per 3 volte così):
O Signore Dio nostro, incoronali di gloria e di onore.
Sac.: Stiamo attenti!
Lett.: Hai posto sulle loro teste corone di pietre preziose. Ti domandarono la vita e Tu gliela donasti.
Sac.: Sapienza!
Lett.: Lettura dall'epistola di San Paolo Apostolo agli Efesini.(5,20-33)
Sac.: Sitiamo attenti!.
Lett.: Fratelli, rendete sempre grazie per tuffo, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, a Dio Padre
sottomettendovi gli 'mi agli altri nel timore di Cristo Le donne siano soggette ai loro mariti,
come al Signore, perché l'uomo è capo della donna come Cristo è capo della Chiesa, Egli il
Salvatore del corpo di lei; or come la Chiesa sta soggetta a Cristo, così anche le donne stiano
soggette al mariti in tutto. E voi, o mariti, amate le vostre mogli, così come Cristo amò la Chiesa
e diede se stesso nel fine di santificarla, purificandola con lavacro dell'acqua mediante la parola
di vita, per far comparire Egli stesso davanti a se' gloriosa la Chiesa, affinché sia senza macchia,
senza ruga o altra cosa siffatta ma anzi santa cd immacolata. Così anche i mariti devono amare
le propie mogli come i propri corpi; chi ama sua moglie ama se stesso; giacché nessuno ha
odiato mai la sua carne, ma la nutre e la circonda di cure come Cristo fa alla Chiesa, giacché noi
siamo membra del corpo di Lui e della sua carne e delle sue ossa. Per questo abbandonerà
l'uomo il padre suo e la madre sua e si unirà strettamente con la moglie sua e saranno due in una
sola carne". Grande è questo mistero; io dico a riguardo di Cristo e della Chiesa. Così dunque
ciascuno di voi ami la propria moglie così come se stesso e la donna rispetti l'uomo.
Tutti: Alliluia(3v.)
Sac.: Sapienza in piedi! Ascoltiamo il Santo Vangelo pace a tutti.

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Tutti: E al tuo spirito.
Sac.: Lettura del Santo Vangelo secondo Giovanni.(2,1-11)
Tutti: Gloria a Te, Signore, gloria a Te.

Sac.: Diciamo tutti con tutta l'anima, e con tutta la nostra mente diciamo:
Tutti: Signore, pietà (3v. ad ogni invocazione)
Sac.: Signore Onnipotente, Dio dei Padri nostri, noi Ti preghiamo, esaudiscici ed abbi pietà di noi.
Abbi pietà di noi, o Dio, secondo la tua grande misericordia, noi Ti preghiamo, esaudisci ed
abbi pietà di noi.
Noi preghiamo ancora per implorare misericordia, vita, pace, salute, salvezza e protezione dei
servi di Dio N. e N. che ora si sono uniti in matrimonio.
Poiché Tu sei Dio misericordioso e amante degli uomini, e noi rendiamo gloria a Te, Padre,
Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: Preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Signore Dio nostro, che nei tuoi salutari disegni, Ti degnasti, con la tua presenza, in Cana di
Galilea, di onorare le nozze, Tu stesso o Sovrano, conserva anche ora i tuoi servi che Ti
compiacesti di unire in matrimonio, in pace e concordia. Mostra loro quanto siano degne
d'onore le nozze, custodisci puro il loro letto nuziale, compiaciti di rendere perpetuamente casta
la loro convivenza. Concedi loro che, operando in purità di cuore, a norma dei tuoi precetti,
pervengano a tarda vecchiaia. Tu, infatti, sei il nostro Dio, Dio di misericordia e di salvezza, e
noi rendiamo gloria a Te, con l'eterno tuo Padre e col buono e vivificante Tuo Spirito, ora e
sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Chiediamo al Signore che l'intero giorno sia perfetto, santo, tranquillo e senza peccato.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiediamo al Signore un angelo di pace, guida fedele, custode delle anime nostre e dei nostri
corpi.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiediamo al signore la remissione e il perdono dei nostri peccati e delle nostre colpe.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiediamo al Signore ogni bene, utile alle nostre anime e la pace del mondo.
Tutti: Concedi, o Signore
Sac: Chiediamo al Signore la grazia di trascorrere il resto della nostra vita nella pace e nella
penitenza.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiediamo una morte cristiana, serene, senza dolore e senza rimorso, e una valida difesa dinanzi
al tremendo tribunale di Cristo.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiedendo l'unità della fede e l'unione nello Spirito Santo affidiamo noi stessi, gli uni e gli altri,
e tutta la vita a Cristo Dio.
Tutti: A Te, o Signore.
Sac.: E concedici, o Signore che con fiducia e senza condanna, osiamo chiamare Padre Te, Dio del
cielo, e dire:
Padrenostro.
Tutti: Amin.
Sac.: Pace a tutti.

90
91
Tutti: E al tuo spirito.
Sac.: Inchinate il vostro capo al Signore.
Tutti: A Te, o Signore.

(Il sacerdote offre agli sposi un calice di vino, e benedicendolo dice):


Sac.: Preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac: O Dio, che con la tua potenza creasti ogni cosa, consolidasti la terra e adornasti il coronamento
di tutte le tue opere, benedici con una benedizione spirituale questo comune calice, che viene
offerto a costoro che si sono uniti in comunione di vita matrimoniale. Poiché benedetto è il tuo
nome e glorificato il tuo regno, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre, e nei
secoli dei secoli.
Tutti: Amin.

(Dopo che gli sposi comunicano al calice, il sacerdote seguito dagli sposi e dai testimoni Aparaninfi@
che sostengono le corone, compie un triplice giro cantando i seguenti tropari):
Sac.: Isaia esulta; la Vergine ha concepito e partorito un figlio, l'Emanuele, Dio e uomo, Oriente è il
suo nome: e noi glorificandolo celebriamo beata la Vergine. Santi Martiri che bene lottaste e
foste incoronati, intercedete verso il Signore affinché abbia pietà delle anime nostre. Gloria a
Te, Cristo Dio, vanto degli apostoli, letizia dei Martiri, la cui predicazione fu la Triade
consustanziale.

(Dopo l'ultimo giro il sacerdote toglie le corone dalla testa dello sposo e della sposa dicendo):
Sac.: Sii magnificato, o sposo, come Abramo e benedetto come Isacco e moltiplicato come Giacobbe,
procedendo in pace e osservando, in giustizia i precetti di Dio.
E tuo sposa, sii magnificata come Sara e allietata come Rebecca e moltiplicata come Rachele,
compiacendoti nel tuo marito e custodendo i termini della legge, perché così è piaciuto a Dio.
Preghiamo il Signore
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: O Dio, Dio nostro che fosti presente in Cana di Galilea e vi benedicesti le nozze, benedici anche
questi tuoi servi uniti, per la tua provvidenza in matrimonio. Benedici le loro entrate e uscite,
prolunga, In mezzo ai beni la loro vita. Conserva nel tuo regno le loro corone custodendole
illibate, immacolate e immuni da insidie, nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: Pace a tutti.
Tutti: E al tuo spirito.
Sac.: Inchinate il vostro capo al Signore.
Tutti: A Te, o Signore.
Sac.: Vi benedica il Padre, il Figlio e il Santo Spirito, la Triade consustanziale e tutta santa, una
divinità e regno, vi conceda lunga vita, numerosa prole e aumento di vita e di fede, e vi colmi di
tuffi i beni che sono sulla terra. Vi renda degni del godimento dei beni promessi, per
l'intercessione della Santa Madre di Dio e di tuffi i Santi.
Tutti: Amin.

(Il sacerdote porge gli auguri ai novelli sposi e fa la preghiera di licenziamento):


Sac.: Cristo vero Dio nostro, che con la sua presenza in Cana manifestò degne d'onore le nozze, per
l'intercessione dell'immacolata sua Madre, dei Santi e celebrati apostoli, dei Santi Re e
Isapostoli Costantino ed Elena divinamente incoronati, dal Santo Megalomartire Procopio e di
tuffi i Santi, abbia pietà di noi e ci salvi come buono e amante degli uomini.
Tutti: Amin.

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Testi.
Preghiera del velo.
Anafora dei Dodici Anafora di San Anafora di San Anafora di San
Apostoli: Giacomo: Giovanni Evan- Giacomo di Sarug:
Noi ci prostriamo Dio Padre, che nel gelista: Dio grande e
davanti a te, Re dei tuo grande amore O Signore, che alla sempiterno, eccelso
re e Signore dei per gli uomini e fine dei tempi ci hai e sublime, mirabile
signori, e ti nella tua ineffabile inviato il tuo Figlio ed allo stesso
chiediamo di condiscendenza hai unigenito come tempo nascosto,
stendere la tua inviato nel mondo redentore il quale ci che usi mi-
mano compassio- tuo Figlio per ri- ha lasciato questi sericordia fino a
nevole sopra i tuoi condurre la misteri santi e mille generazioni
servi inchinati pecorella smarrita, vivificanti, non verso coloro che ti
davanti alla non distogliere il considerarci come amano e d os-
tremenda im- tuo volto da noi estranei a questa servano i tuoi
mensità della tua mentre ti offriamo liturgia; non comandamenti, che
maestà. Benedici, questo tremendo ed allontanare da noi il per la venuta del
custodisci, purifica incruento sacrificio, tuo volto a causa tuo Unigenito Fi-
e santifica le pecore perché non con- della moltitudine glio nostro Signore
del tuo gregge ri- fidiamo nella nostra dei nostri peccati Gesù Cristo ci hai
scattato dal sangue giustizia ma nella poiché tu solo sei rivelato il mistero
del tuo unico tua misericordia. santo con il tuo uni- nascosto da secoli
Figlio. Fa che la Così imploriamo e genito Figlio e con e da generazioni, e
sua immagine ri- supplichiamo la tua il tuo Spirito San- ci hai fatti degni di
splenda sulle loro clemenza perché tissimo, buono, essere mediatori e
fronti perché il ne- questo sacrificio adorato, con- ministri dei tuoi
mico riconosca che istituito per il sustanziale, ora e terribili e celesti
sono le pecore nostro riscatto, non sempre e nel secolo misteri; non
redente del tuo sia di condanna per dei secoli. guardare la nostra
gregge e noi il popolo ma di malvagità per cui
offriamo lodi a te, perdono per i non siamo degni di
al tuo unigenito peccati, di accedere e
Figlio e al tuo remissione per le comunicare ai tuoi
Santo Spirito ora e offese e di doni divini, ma per
sempre e fino al gratitudine verso di la tua grazia e il tuo
secolo dei secoli. te. Per la grazia, la amore per gli
misericordia e con- uomini visitaci con
discendenza del tuo la tua misericordia
unico Figlio per il e la tua clemenza, e
quale e con il quale liberaci da ogni
insieme allo Spirito male e dall'invidia,
Santo buono, e concedici il tuo
adorato, vivificante Spirito Santo,
e consustanziale, ti spirito di sapienza
appartengono la e di intelligenza,
gloria, l'onore e la spirito di consiglio
potenza ora e e di fortezza, spirito
sempre, fino al di castità e di santi-
secolo dei secoli. tà, spirito di co-
noscenza e di

92
93
timore del Signore,
e per la purifica-
zione dell'as-
persione dell'isopo
siamo purificati e
col cuore puro
attendiamo al tuo
servizio e ti
offriamo questo sa-
crificio incruento e
terribile, per la
remissione dei
nostri peccati e
delle nostre colpe
ed in memoria dei
nostri defunti e per
la tua gloria Dio
Padre e del tuo
Unigenito e del tuo
Spirito Santo e
buono.

Dalle stesse quattro anafore adesso accennate, vorrei anche comparare le preghiere dell'epiclesi:

Anafora dei Dodici Anafora di San Anafora di San Anafora di San


Apostoli: Giacomo: Giovanni Evan- Giacomo di Sarug:
Il sacerdote dice in Il sacerdote dice in gelista: Il sacerdote dice in
segreto: Ci pros- segreto: Abbi pietà Il sacerdote dice in segreto: Signore
triamo davanti a te di me, Dio Padre segreto: Signore Dio onnipotente, ti
con la faccia a terra onnipotente e pieno di bontà e chiediamo abbi
e ti chiediamo, manda su noi e su misericordia, abbi pietà di noi ed apri
Signore Onnipo- questi sacrifici il pietà di me e man- le porte del cielo
tente e Dio delle tuo Spirito Santo, da su me e su affinché venga il
forze sante, di in- Signore e Vi- queste offerte il tuo tuo Santo Spirito
viare il tuo Santo vificante, che è Santo Spirito consustanziale a te
Spirito sopra di noi uguale a te, Dio vivente e vivifican- ed al tuo Unigenito
e sopra le offerte Padre, e al Figlio te, colui che san- Figlio e copra con
davanti a noi. nella maestà e tifica ogni cosa e la sua ombra agiti
regna insieme a voi dona la santità; le sue ali e riposi su
coesenziale, colui che ha parlato di noi e su queste
coeterno e con- per mezzo dei santi offerte e le tra-
sustanziale. Egli ha profeti; che ha in- smtui.
parlato nella Legge coronato gli
e per mezzo dei Apostoli e i Martiri,
Profeti e nel tuo perché scenda su
Nuovo Testamento; questi Misteri e li
è disceso sotto santifichi.
forma di colomba
su nostro Signore

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Gesù Cristo nel
Giordano; è disceso
Ad alta voce: sui santi Apostoli
Esaudiscimi, sotto forma di lin- Ad alta voce:
Signore; esaudi- gue di fuoco. Esaudiscimi,
scimi, Signore; esa- Ad alta voce: Signore; esaudi-
udiscimi, Signore. Ad alta voce: Esaudiscimi, scimi, Signore; esa-
Abbi pietà, o Esaudiscimi, Signore; esaudi- udiscimi, Signore.
Buono, ed abbi mi- Signore; esaudi- scimi, Signore; esa- Abbi pietà, o
sericordia verso di scimi, Signore; esa- udiscimi, Signore. Buono, ed abbi mi-
noi. udiscimi, Signore. Abbi pietà, o sericordia verso di
Sii misericordioso, Buono, ed abbi mi- noi.
Popolo: Kyrie, ed abbi pietà di noi. sericordia verso di
eleison. Kyrie, noi. Popolo: Kyrie,
eleison. Kyrie, eleison. Kyrie,
eleison. Popolo: Kyrie, Popolo: Kyrie, eleison. Kyrie,
eleison. Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.
Sacerdote: E di eleison. Kyrie, eleison. Kyrie,
mostrare che questo eleison. eleison. Sacerdote: E di
pane è il Corpo mostrare che questo
+++ venerato di Sacerdote: Perché Sacerdote: E pane è il Corpo
nostro Signore venendo faccia di venendo faccia di +++ venerato di
Gesù Cristo. questo pane il questo pane il nostro Signore
Corpo del Cristo +, Corpo +++ del Gesù Cristo.
amin, Corpo + vi- Messia nostro Dio.
vificante, Corpo +
che dona la
salvezza alle nostre
anime e ai nostri
corpi, Corpo + del
Signore grande Dio
e Salvatore nostro
Gesù Cristo per la
remissione dei
Popolo: Amin. peccati, il perdono
Sacerdote: E che delle colpe e la vita Popolo: Amin.
questo calice è il eterna a coloro che
Sangue +++ dello lo ricevono. Popolo: Amin. Sacerdote: E che
stesso nostro questo calice è il
Signore Gesù Popolo: Amin. Sacerdote: E di Sangue +++
Cristo. questo calice il vivente di nostro
Sacerdote: E del Sangue +++ dello Signore Gesù Cri-
contenuto di questo stesso Messia no- sto.
calice il Sangue di stro Dio.
Cristo, amin,
Sangue + che
purifica le nostre
anime e i nostri
corpi, Sangue ++
del Signore Dio e

94
95
Popolo: Amin. Salvatore Gesù
Cristo per la
Sacerdote: Perché remissione dei pec- Popolo: Amin.
questi santi cati, il perdono Popolo: Amin.
sacramenti siano delle colpe e la vita Sacerdote: E faccia
per tutti coloro che eterna a coloro che Sacerdote: Perché di essi un solo
ne prenderanno: lo ricevono. questi Misteri siano Corpo e Sangue,
vita, risurrezione, per la purificazione una unica cosa san-
remissione dei Popolo: Amin. dei cuori di coloro ta, degna e regale,
peccati, guarigione che ne parte- affinché mescolata
dell'anima e del Sacerdote: Perché ciperanno, purezza alle nostre anime ed
corpo, illuminazio- questi misteri siano per i loro pensieri, ai nostri corpi siano
ne dello spirito, per tutti coloro che santificazione per per noi e per coloro
giustificazione ne riceveranno o ne le loro anime nella che ne par-
davanti al tremendo parteciperanno, nuova vita eterna. teciperanno
tribunale del tuo santificazione delle incremento della
Cristo perché anime e dei corpi, fede in te e per-
nessuno del tuo sorgente di buone dono di tutti i pec-
popolo perisca, Si- azzioni e forza per cati. Per essa siano
gnore. Se abbiamo la tua Chiesa santa perdonati i
agito e ti abbiamo che fondasti sulla peccatori,
servito senza posa e Roccia della fede in santificati per essa i
per tutta la vita, modo che le porte penitenti, per essa
rendici degni di dell'inferno non a- giustificati e
gioire dei tuoi ce- vranno a prevalere prevaricatori, si
lesti, immortali e poiché tu la liberi convertano per essa
vivificanti misteri. da ogni eresia e coloro che si sono
dagli scandali di persi, siano ri-
coloro che conciliati per essa
commettono ini- gli adirati, siano per
quità fino alla fine essa pacificati gli
del mondo. iracundi, per essa
siano rappacificati i
violenti, si ralle-
grino per essa i
trinti, ricevano da
essa consolazione
gli afflitti, trovino
in essa sollievo gli
attribolati, i malati
per essa siano
guariti, e per tutto e
in tutto e grazie a
tutto noi ti ren-
diamo grazie e ti
glorifichiamo a Te
ed al tuo Unigentio
ed al tuo Santo Spi-
rito.

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96

S. Efrem di Nisibi.
Inno X sulla fede.
8. Nel tuo pane si nasconde lo Spirito che non può essere mangiato;
e nel tuo vino c’è il fuoco che non si può bere.
Lo Spirito nel tuo pane, il fuoco nel tuo vino:
ecco una meraviglia accolta dalle nostre labbra.

10. Il serafino non poteva avvicinare la brace alle sue dita,


(brace) che si avvicinò soltanto alla bocca di Isaia198;
colui non l’ha presa, né costui l’ha mangiata;
ma a noi il Signore ha concesso ambedue le cose.

11. Agli angeli spirituali Abramo offrì


l’alimento dei corporali, e ne mangiarono199.
Una meraviglia nuova e grande:
nostro Signore ha dato da mangiare e da bere fuoco e Spirito ai corporali.

12. Il fuoco discese nell’ira per bruciare i peccatori200;


ma il fuoco della grazia scende sul pane e vi rimane.
Invece del fuoco che bruciò l’uomo,
abbiamo mangiato il fuoco nel pane e siamo stati vivificati.

13. Il fuoco discese e bruciò i sacrifici di Elia201,


il fuoco della misericordia è diventato per noi sacrificio di vita.
Il fuoco bruciò l’offerta;
il tuo fuoco, Signore nostro, noi lo mangiamo nella tua offerta.

14. Chi ha raccolto il vento nella sua mano?202


Vieni, vedi, Salomone, cosa ha fatto Dio tuo padre;
il fuoco e lo Spirito, contro la loro natura,
Li ha mescolati e li ha deposto nella mano dei suoi discepoli.

17. Ecco il fuoco e lo Spirito nel grembo che ti ha generato.


Ecco il fuoco e lo Spirito nel fiume dove sei stato battezzato.
Fuoco e Spirito nel nostro battesimo.
Nel pane e nel calice fuoco e Spirito Santo.

18. Il tuo pane uccide quel vorace che fecce di noi il suo pane;
il tuo calice distrugge la morte che ci divorò.
Ti abbiamo mangiato, Signore, e ti abbiamo bevuto,
non per consumarti ma per vivere da te.

198
Cf., Is 6,7.
199
Cf., Gn 18, 8-9.
200
Cf., 2Re 1, 10ss.
201
Cf., 1Re 18,38.
202
Pr 30,4.
96
97

Inno I sulla Perla.


Un giorno, fratelli, presi in mano una perla,
e vi contemplai dei misteri
sul Regno, immagini e tipi
di quella maestà (divina). Era una sorgente
ed io mi abbeverai dei misteri del Figlio.

La misi, fratelli, nella mia mano.


Per esaminarla cominciai a guardarla
da un solo lato; ma aveva soltanto uno sguardo,
per tutti i lati. Così è anche la ricerca del Figlio,
che è incomprensibile, perché è luce.

Nella sua limpidezza vi ho visto colui che è Limpido,


che non soffre perturbazione. E nella sua purezza
(vi ho visto) il mistero del Corpo del Signore
che è puro. Nella sua indivisione
vi ho visto la verità, che è indivisibile203.

Commento a Lc 2.
La bocca di Anna
diventa fuoco per mezzo dello Spirito,
ed ecco che canta:
ABambino regale, pargolo disprezzato,
in silenzio tu ascolti,
nascosto, guardi,
sconosciuto, tu conosci@204.

Il serafino non poteva avvicinare la brace alle sue dita,


(brace) che si avvicinò soltanto alla bocca di Isaia205;
colui non l’ha presa, né costui l’ha mangiata;
ma a noi il Signore ha concesso ambedue le cose.

Il fuoco discese nell’ira per bruciare i peccatori206;


ma il fuoco della grazia scende sul pane e vi rimane.
Invece del fuoco che bruciò l’uomo,
abbiamo mangiato il fuoco nel pane e siamo stati vivificati.

Il suo corpo si è mescolato


ai nostri corpi.
Il suo sangue si è versato
nelle nostre arterie.
La sua voce nei nostri orecchi,

203
Fid 81,1-3.
204
Nat 6,13-14.
205
Cf., Is 6,7.
206
Cf., 2Re 1, 10ss.
97
98
nei nostri occhi la sua luce.
Lui e noi, interamente,
per la sua grazia mescolati207.

Omelia di Filosseno di Mabbug:


I misteri appaiono agli occhi degli uomini come semplici cose, ma per l’irruzione dello Spirito
Santo ricevono una forza soprannaturale; l’acqua, da una parte, diventa grembo materno che
genera dei figli alla vita dello Spirito (Il tema dell’acqua come grembo e il battesimo come
nascita è tipico della teologia siriaca, tema che verrà applicato pure alla nuova nascita, quella
alla vita monastica); l’olio riceve la forza santificatrice che unge e consacra allo stesso tempo
corpo ed anima; il pane ed il vino diventano il Corpo ed il Sangue del Figlio di Dio fatto uomo.

Omelia di Narsai di Edessa:


Il sacerdote invoca lo Spirito e costui scende sull’oblazione. Il sacerdote adora con timore,
tremore e grande trepidazione. In questo momento l’araldo della Chiesa -il diacono- proclama:
AStiate in silenzio e tremore. Pace a tutti@. Che tutto il popolo stia in timore in questo momento
in cui i misteri adorabili sono portati a perfezione per la discesa dello Spirito... tre volte allora
il sacerdote si china davanti a Dio, e nelle sue prostrazioni adora con fiducia la sua maestà.
Per mezzo della prima glorifica, per mezzo dell’altra ringrazia, e per mezzo della terza invoca
lo Spirito affinché scenda sull’offerta. Per tre giorni nostro Signore rimase nel grembo della
terra e al terzo risuscitò i si alzò nella gloria. Allo steso modo il sacerdote si china tre volte e
per mezzo della terza significa la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo .
Ordinazione di un Ordinazione di un Ordinazione di un
diacono. sacerdote. vescovo.
Come è stato Come è stato Come è stato
indicato, l’ordinazione indicato, l’ordinazione indicato, l’ordinazione
avviene alla fine del’anafora. avviene dopo il grande avviene dopo il piccolo
Il vescovo si colloca a un ingresso, alla fine dell’inno ingresso. I tre vescovi ordi-
lato dell’altare, quello nord, dei Cherubini. Il vescovo si nanti si collocano davanti
seduto sul trono. colloca a un lato dell’altare, alle porte sante.
L’ipodiacono che verrà quello nord, seduto sul trono. Uno dei preti fa la
ordinato li viene presentato Il diacono che verrà ordinato presentazione del candidato:
da due diaconi o due li viene presentato da due N. amato da Dio, vescovo
ipodiaconi, secondo le diaconi, che all’arrivo eletto e confermato, viene
tradizioni. Per tre volte davanti al vescovo lo presentato per essere
costoro chiedono al vescovo consegnano a due preti. Per ordinato vescovo della città
di ordinare colui che viene tre volte costoro chiedono al protetta da Dio N.
presentato, facendo ad ogni vescovo di ordinare colui L’eletto viene
richiesta un inchino; il che viene presentato, accompagnato fino
vescovo alla fine benedice il facendo ad ogni richiesta un all’angolo del tappetto che
candidato. inchino; il vescovo alla fine porta disegnata l’aquila por-
benedice il candidato. tando in mano i sacri canoni
delle Chiese orientali.
Il primo dei vescovi
li chiede: Perché sei venuto
qua? Cosa chiedi?
Il candidato risponde:
L’imposizione delle mani che

207
Vir 37,2.
98
99
conferisce la grazia
episcopale, poiché il chierici
mi hanno eletto vescovo di
N.
Il primo dei vescovi
li chiede: Quale è la tua
fede?
L’eletto legge ad alta
voce il simbolo niceno
costantinopolitano.
Il primo dei vescovi
mentre lo benedice dicendo:
La grazia dello Spirito Santo
sia con te.

L’eletto viene portato


fin sopra l’aquila e si fa una
seconda volta sia la
presentazione sia la
professione di fede.
Il primo dei vescovi
li chiede: Mostraci più
dettagliatamente quale è la
tua professione di fede, quali
sono le proprietà delle tre
Persone dell’incomprensibi-
le Trinità.
L’eletto legge una
seconda professione di fede
molto più dettagliata, in cui
si sviluppano aspetti trinitari
e cristologici.
Il primo dei vescovi
mentre lo benedice dicendo:
La grazia dello Spirito Santo
sia con te, ti illumini, ti
confermi e ti istruisca tutti i
giorni della tua vita.

L’eletto viene portato


fino alla testa dell’aquila e si
fa una terza volta sia la
presentazione sia la
professione di fede.
Il primo dei vescovi
li chiede: Mostraci ancora
più dettagliatamente quale è
la tua professione di fede sul
Figlio e Verbo di Dio, e sulle
due nature dell’unico Cristo

99
100
Dio nostro.
L’eletto legge una
terza professione di fede
molto più dettagliata, in cui
si sviluppano aspetti
soprattutto cristologici.
Il primo dei vescovi
mentre lo benedice dicendo:
La grazia dello Spirito
Santo, per mio umile mezzo,
ti promuove a te N., sacer-
dote amato da Dio, eletto
vescovo della città custodita
da Dio N.

L’eletto riceve
l’hypogonation; poi il primo
Il candidato entra nel Il candidato entra nel vescovo li consegna il
santuario. santuario. pastorale dicendo: Ricevi
questo bastone per pascolare
il gregge di Cristo che ti
Si fanno i tre giri Si fanno i tre giri viene affidato; per coloro
dell’altare cantando nel dell’altare cantando nel che sono obbedienti esso
primo giro: Santi Martiri che primo giro: Santi Martiri che sarà, nelle tue mani sostegno
bene lottaste e foste bene lottaste e foste ed aiuto; ma per i
incoronati, intercedete verso incoronati, intercedete verso disobbedienti e coloro che
il Signore affinché abbia il Signore affinché abbia non si sottomettono te ne
pietà delle anime nostre. Nel pietà delle anime nostre. Nel puoi servire come forza,
secondo giro: Gloria a Te, secondo giro: Gloria a Te, come verga che punisce.
Cristo Dio, vanto degli Cristo Dio, vanto degli
apostoli, letizia dei Martiri, apostoli, letizia dei Martiri, L’eletto,
la cui predicazione fu la la cui predicazione fu la accompagnato dai tre
Triade consustanziale. E nel Triade consustanziale. E nel vescovi ordinanti entra nel
terzo giro dell’altare: Isaia terzo giro dell’altare: Isaia santuario.
esulta; la Vergine ha esulta; la Vergine ha
concepito e partorito un concepito e partorito un Si fanno i tre giri
figlio, l'Emanuele, Dio e figlio, l'Emanuele, Dio e dell’altare cantando nel
uomo, Oriente è il suo nome: uomo, Oriente è il suo nome: primo giro: Santi Martiri che
e noi glorificandolo e noi glorificandolo bene lottaste e foste
celebriamo beata la Vergine. celebriamo beata la Vergine. incoronati, intercedete verso
il Signore affinché abbia
L’ordinando fa tre L’ordinando fa tre pietà delle anime nostre. Nel
metanie davanti l’altare, metanie davanti l’altare, secondo giro: Gloria a Te,
genuflette un ginocchio e genuflette sui due ginocchi e Cristo Dio, vanto degli
mette le mani e la testa mette le mani e la testa apostoli, letizia dei Martiri,
sull’altare. sull’altare. la cui predicazione fu la
Triade consustanziale. E nel
terzo giro dell’altare: Isaia
esulta; la Vergine ha
concepito e partorito un

100
101
figlio, l'Emanuele, Dio e
Il vescovo lo Il vescovo lo uomo, Oriente è il suo nome:
benedice, gli mette benedice, gli mette e noi glorificandolo
l’omoforion e la mano sulla l’omoforion e la mano sulla celebriamo beata la Vergine.
testa e prega la prima testa e prega la prima
preghiera: La grazia divina preghiera: La grazia divina L’ordinando fa tre
che ha sempre guarito de che ha sempre guarito de metanie davanti l’altare,
debolezze e rimpiazzato le debolezze e rimpiazzato le genuflette un ginocchio e -
mancanze, ha designato il mancanze, ha designato il appoggia su di esso mani e
piissimo ipodiacono N. per il piissimo diacono N. per il testa. Il primo dei vescovi
diaconato. Preghiamo per sacerdozio. Preghiamo per apre l’evangeliario e dalla
lui affinché venga su di lui la lui affinché venga su di lui la parte del testo lo colloca
grazia dello Spirito Santo. Il grazia dello Spirito Santo. Il sulla testa dell’eletto; gli altri
clero risponde per tre volte: clero risponde per tre volte: due sostengono
Kyrie, eleison. Kyrie, eleison. l’evangeliario.

Il vescovo benedice Il vescovo benedice Il primo dei vescovi


tre volte l’ordinando sulla tre volte l’ordinando sulla fa questa preghiera: Per
testa e prega per lui. testa e prega per lui. mezzo dell’elezione e la
conferma dei sacerdoti e del
Segue poi la seconda Segue poi la seconda clero della città di N., la
preghiera del vescovo, detta preghiera del vescovo: O grazia divina che ha sempre
a bassa voce: Signore Dio Dio, senza principio e senza guarito de debolezze e
nostro, tu che nella tua fine, prima di ogni creatura, rimpiazzato le mancanze, ha
ineffabile prescienza mandi che hai onorato col nome di designato il piissimo prete N.
il tuo Spirito Santo su coloro sacerdote coloro che sono per essere vescovo della
che dalla tua inscrutabile stati degni di adempiere il città di N. Preghiamo per lui
potenza sono stati scelti per ministeri della parola della affinché venga su di lui la
essere i ministri e i servitori tua verità. Te stesso, grazia dello Spirito Santo.
dei tuoi misteri immacolati. Signore, conserva im-
Tu stesso, Signore, conserva macolato quest’uomo che ti Il primo dei vescovi
immacolato quest’uomo che sei degnato promuovere per fa sulla testa dell’ordinando
ti sei degnato promuovere, ricevere la grande grazia tre volte il segno della croce.
per mio mezzo, al ministero dello Spirito Santo. Fai che
del diaconato, affinché sia perfetto questo tuo servo Poi tenendo la destra
custodisca il mistero della affinché ti sia in tutto gradito sulla testa dell’eletto, prega
fede in coscienza pura. e viva questo grande onore così: Maestro e Signore Dio
Concedi a lui la grazia che del sacerdozio che da te li è nostro, che per il servizio dei
hai concessa a Stefano che ti stato concesso nella tua tuoi santi e puri misteri e per
sei scelto come primo tra i prescienza. Perché tuo è il celebrarli nel tuo santo
diaconi. Fai che sia degno Regno... altare hai istituito per mezzo
della carica che li viene del tuo santo apostolo Paolo
concessa dalla tua grazia, una serie di gradi e di
perché coloro che avranno ordini; in primo luogo gli
adempiuto bene il loro apostoli, poi i profeti, poi i
ministero saranno promossi dottori: te stesso, Signore di
ad un posto onorevole; e fai tutte le cose, guarda adesso
che il tuo servitore sia costui che è stato eletto e
perfetto. Perché tuo è il giudicato degno del giogo
Regno... evangelico e della dignità

101
102
episcopale; per l’imposizio-
ne della mia mano, io che
sono peccatore, e di quella
Segue una litania dei miei concelebranti e
diaconale. Durante questa corepiscopi qui presenti,
Segue una litania litania, il vescovo, avendo la fortificalo per mezzo della
diaconale. Durante questa mano sulla testa del venuta, della grazia e della
litania, il vescovo, avendo la candidato, recita la terza forza del tuo Spirito Santo,
mano sulla testa del preghiera: O Dio, che sei così come hai fortificato gli
candidato, recita la terza grande nella tua forza e apostoli e i profeti e hai unto
preghiera: O Dio, nostro imperscrutabile nella tua anche i pontefici. Fai che il
Salvatore, tu che per mezzo scienza, ammirabile nei tuoi suo pontificato sia
della tua voce incorruttibile disegni verso i figli degli uo- irreprensibile, fallo perfetto
hai fatto conoscere ai tuoi mini. Riempie del dono dello e santo affinché sia degno di
apostoli la legge del diaco- Spirito Santo costui che ti sei presentarti delle preghiere
nato, che hai fatto di Stefano scelto per il sacerdozio per la salvezza del popolo e
il primo diacono, e che hai affinché rimanga tu lo ascolti...
detto nel santo Vangelo: ASe irreprensibile davanti al tuo
qualcuno tra di voi vuol altare, annunci il Vangelo Segue una litania
essere il primo, diventi servo del Regno, adempia il fatta da uno dei vescovi
di tutti@; Tu, Signore di tutte ministero della parola della concelebranti. Durante
le cose, per la discesa del verità, ti offra doni e sacrifi- questa litania, il vescovo,
tuo Spirito Santo e ci spirituali, rinnovi il tuo avendo la mano sulla testa
Vivificante -perché non è per popolo nel lavacro della del candidato, recita questa
l’imposizione delle nostre rigenerazione; affinché lui preghiera: Signore nostro
mani ma per la visita della stesso possa andare incontro Dio, a causa della debolezza
tua misericordia che la del nostro grande Dio e della natura umana che non
grazia viene data a coloro Salvatore Gesù Cristo, tuo può sopportare l’essenza
che sono stati scelti da te- unico Figlio, nel giorno della divinità, tu hai
riempie di una fede integra, della sua seconda venuta e stabilito, conforme al tuo
di carità, di forza e di santità riceva dalla tua bontà la disegno, dei maestri che
questo tuo servo qui presente ricompensa del suo servizio. come noi sono provati e li
che hai giudicato degno del Poiché tu sei Dio buono e ti hai destinati ad offrire dei
ministero del diaconato, rendiamo gloria... sacrifici per il tuo popolo.
affinché lontano da tutti i Fai Signore che quest’uomo,
peccati, stia davanti a Te che diventa dispensatore
senza confusione nel giorno della grazia episcopale, sia
terribile del giudizio e riceva imitatore tuo, di te che sei il
la ricompensa da te promes- vero Pastore che ha dato la
sa. Poiché tu sei Dio buono e sua vita per le pecore. Faine
ti rendiamo gloria... Infine il neo ordinato un guida per i ciechi, una
viene rivestito dai propri lucerna per coloro che sono
Infine il neo ordinato parati, nella consegna di cui nelle tenebre, un precettore
viene rivestito dai propri il popolo canta: Adegno@!, per gli ignoranti, un pedago-
parati, nella consegna di cui dopo la richiesta del go per i piccoli, una luce nel
il popolo canta: Adegno@!, vescovo: Adegno@!. mondo, affinché avendo
dopo la richiesta del radunato in questo mondo le
vescovo: Adegno@!. Il neo ordinato anime a lui affidate, si possa
concelebra accanto al presentare senza vergogna
vescovo e, dopo l’epiclesi, davanti al tuo tribunale e

102
103
riceve il frammento AIS@ riceva da te la grande
dell’Agnello nella sua mano, ricompensa preparata da te
si colloca dietro l’altare per coloro che hanno
recitando il salmo 50. Prima sofferto per la predicazione
della comunione rimette del tuo Vangelo...
nelle mani del vescovo il
frammento di Agnello. Infine il neo ordinato
viene rivestito dai propri
parati, nella consegna di cui
il popolo canta: Adegno@!,
dopo la richiesta del
vescovo: Adegno@!.

Rituale della penitenza in tradizione bizantina.


Rituale della confessione.

Sacerdote: Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amin.
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi (3 v).
Santissima Trinità, abbi pietà di noi, Signore purifica i nostri peccati, Sovrano perdona le nostre
colpe, Santo visita e guarisci le nostre infermità, per il tuo Nome.
Signore pietà (3v).
Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.
Padre Nostro...
Poiché tuo è il Regno, la potenza e la gloria, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre e nei
secoli dei secoli. Amin.
Signore pietà (12v).
Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

Venite, adoriamo e prostriamoci al Re Dio nostro.


Venite adoriamo e prostriamoci a Cristo Re e nostro Dio.
Venite adoriamo e prostriamoci a Cristo stesso Re e nostro Dio.

Salmo 50.
Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia, nella tua grande bontà cancella il mio
peccato; lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. La mia colpa io conosco, il
mio peccato mi sta sempre dinanzi. Contro te, contro te solo ho peccato, quello che ai tuoi occhi
è male, io l'ho fatto; affinché tu appaia giusto nella tua sentenza, retto nel tuo giudizio. Ecco:
nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre. Ecco: sincerità tu vuoi
nell'intimo e sapienza tu m'insegni nel segreto. Purificami con l'issopo e sarò mondo, lavami e
sarò più bianco della neve. Fammi risentire gioia e letizia, fa’ che esultino le ossa che hai
fiaccato. Distogli lo sguardo dai miei peccati, cancella tutte le mie colpe. Un cuore puro crea in
me, o Dio, in me rinnova uno spirito saldo. Non respingermi dalla tua presenza, non privarmi
del tuo santo spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza, mi sostenga un animo generoso.
Insegnerò agli erranti le tue vie e a te ritorneranno i peccatori. Liberami dal sangue, o Dio, Dio
della mia salvezza: la mia lingua esalti la tua giustizia. Apri le mie labbra, o Signore, e la mia
bocca annunzi la tua lode. Poiché il sacrificio tu non gradisci e se offro l'olocausto, tu non
l'accetti. Il mio sacrificio, o Dio, è uno spirito contrito, un cuore contrito e umiliato tu non
disprezzi, o Dio. Nella tua benevolenza sii propizio a Sion, riedifica le mura di Gerusalemme.

103
104
Allora gradirai di nuovo i sacrifici legittimi, l'olocausto e l'intera oblazione; allora s'immoleran-
no le vittime sul tuo altare.

Tropari.
Abbi pietà di noi, o Signore, abbi pietà di noi; privi di ogni giustificazione, noi peccatori ti
rivolgiamo, o nostro Sovrano, questa supplica: abbi pietà di noi.

Gloria al Padre...
Signore, abbi pietà di noi: in te, infatti, abbiamo riposto la nostra fiducia; non ti adirare
oltremodo con di noi, né ricordare le nostre colpe; ma riguardaci anche ora, misericordioso
quale sei, e liberaci dai nostri nemici. Tu sei, infatti, il nostro Dio e noi il tuo popolo; tutti siamo
opera delle tue mani e abbiamo invocato il tuo nome.

Ora e sempre...
Aprici la porta della misericordia, o benedetta Madre di Dio; fa che, sperando in te, non
veniamo delusi, ma siamo liberati per mezzo tuo dalle avversità; tu, infatti, sei la salvezza del
popolo cristiano.

Signore, pietà (40v)

Il penitente, a capo chino, dice: Signore, ho peccato, perdonami (3v).


Il penitente, alzando il capo, dice: Signore, abbi pietà di me peccatore.

Sacerdote: Preghiamo il Signore.


Dio nostro Salvatore, che per mezzo del tuo profeta Natan hai concesso il perdono a Davide
quando si pentiva dei suoi peccati e hai accettato la preghiera di pentimento che ti indirizzava
Manasse, ricevi anche tuo servo N. Che si pente delle mancanze che ha commesso. Nel tuo
amore per gli uomini che è proprio a te, accetta il suo pentimento, non guardare le sue azioni, tu
che perdoni i peccati e non consideri le iniquità. Te stesso, infatti, hai detto: non voglio la morte
del peccatore ma che si converta e viva. Tu hai anche detto che i peccati vengono perdonati
settanta volte sette. La tua grandezza è senza limiti e lo è anche la tua misericordia; perché se
consideri le colpe, allora chi sussisterà?
Poiché tu sei il Dio di coloro che si pentono, e noi rendiamo gloria a te, Padre, Figlio e Spirito
Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

Il penitente, inginocchiato, dice: Padre, Signore del cielo e della terra, ti confesso tutti i segreti
della mia anima e del mio cuore, e tutte le mancanze visibili che fin’ora ho commesso. E ti
chiedo perdono, a te che sei giudice giusto e misericordioso, e ti chiedo anche la grazia di non
peccare più.

Il sacerdote dice: Fratello, non ti vergognare di confessare quello per cui sei venuto davanti a
Dio e davanti a me; tu, infatti, non lo confessi a me ma a Dio alla presenza di cui ti trovi.

Il sacerdote lo interroga sui peccati.

Alla fine il sacerdote aggiunge: Figlio mio spirituale, tu ti sei confessato alla mia umile persona;
ed io, povero peccatore, non posso perdonare i peccati sulla terra: soltanto Dio lo può. Ma in
virtù della parola divina che ha pronunciato dopo la sua risurrezione, quando ha detto ai suoi
apostoli: A tutti coloro a chi rimetterete i peccati, saranno loro rimessi, e a coloro a chi non li

104
105
rimetterete, non saranno loro rimessi. Noi anche, confidando in questa parola, diciamo: tutto
quello che tu hai confessato alla mia povera persona, tutto quello che non mi hai detto per
dimenticanza o per ignoranza, tutto questo che Dio te lo perdoni in questo mondo e nell’altro.
Amin.

Il sacerdote impone una penitenza. Poi aggiunge una delle preghiere di assoluzione.

Preghiere di assoluzione
1
Dio, che per mezzo del profeta Natan ha perdonato Davide quando ha confessati i suoi peccati;
Dio che ha perdonato Pietro quando ha versato delle lacrime amare dopo il suo rinnegamento;
Colui che ha perdonato la peccatrice che piangeva ai suoi piedi; Colui che ha perdonato il
publicano e il figlio prodigo; questo stesso Dio ti perdoni per mezzo di me, peccatore, in questo
mondo e nell’altro. Che lui non deva condannarti quando dovrai comparire davanti al suo
tribunale, Lui che è benedetto nei secoli dei secoli. Amin.

2
Signore Dio nostro che hai concesso a Pietro e alla peccatrice il perdono delle loro mancanze a
causa delle loro lacrime, e che hai giustificato il publicano che riconosceva le proprie mancanze,
accetta anche la confessione del tuo servo N. e, nella tua bontà, perdona tutti i suoi peccati,
volontari e involontari, commessi di parola, in opera, in pensiero, poiché soltanto tu hai il potere
di rimettere i peccati. Poiché tu sei un Dio misericordioso, pieno di tenerezza e di amore per gli
uomini, e noi ti diamo gloria e anche al tuo Padre eterno e al Santissimo, Buono e Vivificante
tuo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

3
Signore, Dio nostro, salvezza dei tuoi servi, te che sei tenerezza e misericordia, lento all’ira e
grande nell’amore, che ci porti al pentimento delle nostre mancanze e dei nostri peccati, te che
per bocca di Ezechiele hai detto: Io non voglio la morte del peccatore ma che si converta e che
viva; te stesso, Signore buono e Maestro amico degli uomini, vieni ancora in aiuto del tuo servo
N. e concedi a lui sentimenti di pentimento e la remissione dei suoi peccati, e perdonalo, per
mezzo di me, indegno servo tuo, ogni mancanza volontaria e involontaria. Tu infatti, Signore,
hai detto ai tuoi santi discepoli e apostoli: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati,
saranno loro rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti. E tutto ciò che scioglierete o legherete
sulla terra sarà sciolto o legato nel cielo. Signore, perdona anche al tuo servo N. per mezzo della
mia indegnità, tutte le mancanze che ha commesse; riconcilialo anche e riportalo alla tua santa
Chiesa, in Gesù Cristo nostro Signore, a cui appartengono la gloria, la potenza e la maestà, ora e
sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

4
Che Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Dio, che ha dato ai suoi santi apostoli e discepoli
l’ordine di legare e sciogliere i peccati degli uomini, volga il suo sguardo dai tuoi peccati e
mancanze. Ed io, indegno servo suo, che ho ricevuto il potere di fare la stessa cosa, ti assolvo da
ogni scomunica in quanto posso farlo e in quanto ne hai necessità. Io ti assolvo di tutti i peccati
che hai confessato davanti a Dio e davanti alla mia indegnità, nel nome del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo. Amin.

Il sacerdote recita questa litania:


Abbi pietà di noi, o Dio, nella tua grande misericordia, noi ti preghiamo, ascolta ed abbi pietà.
Signore, pietà (3v).

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106
Preghiamo ancora per il perdono dei peccati del servo di Dio N., affinché sia a lui perdonata
ogni mancanza volontaria e involontaria.
Signore, pietà (3v).
Poiché tu sei un Dio pieno di misericordia e di amore per gli uomini, e noi rendiamo gloria a te,
Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amin.

Congedo
Sacerdote: Gloria a te, o Cristo Dio, speranza nostra, gloria a te.
Fedele: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei
secoli. Amin. Signore, pietà (3v). Benedici, o padre santo.
Sacerdote: Cristo nostro vero Dio, per l’intercessione della tuttasanta e immacolata sua
Madre, dei santi, gloriosi ed illustri apostoli, dei nostri santi padri teofori e di
tutti i santi, abbia pietà di noi e ci salvi, poiché è buono e amico degli uomini.
Per le preghiere dei nostri santi padri, Signore Gesù Cristo, Dio nostro, abbi
pietà e salvaci. Amin.

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Rituale del matrimonio in tradizione bizantina.
CELEBRAZIONE DEGLI SPONSALI (FIDANZAMENTO)
Sac.: Benedetto il nostro Dio, in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: In pace preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Per la pace che viene dall'alto e per la loro salvezza preghiamo il Signore.
Per la pace di tutto il mondo, per la prosperità delle sante Chiese di Dio e per l'unione di tutti,
preghiamo il Signore.
Per questa santa chiesa e per coloro che entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il
Signore.
Per il nostro Vescovo N., per l'ordine venerabile dei sacerdoti, per quello dei diaconi in Cristo,
per tutto il clero e il popolo, preghiamo il Signore.
Per il servo di Dio N. e per la serva di Dio N. che ora si fidanzano, e per la loro salvezza,
preghiamo il Signore.
Perché sia loro elargito un amore perfetto, sereno e l'aiuto divino, preghiamo il Signore.
Perché la benedizione di Dio li conservi in concordia e salda fedeltà, preghiamo il Signore.
Perché siano conservati irreprensibili nella loro vita privata e sociale, preghiamo il Signore.
Perche' il Signore Dio nostro conceda loro un matrimonio onorato e un letto nuziale inviolato,
preghiamo il Signore.
Per essere liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il Signore.
Sac.: Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodisci, o Dio, con la tua grazia.
Sac.: Facendo memoria della tutta santa, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di
Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni e gli
altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.
Tutti: A te, o Signore.
Sac.: Perché ogni gloria onore ed adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e
sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: O Dio, eterno, Tu che raccogliesti nell'unità le cose divise imponendo un vincolo indissolubile
al loro stato; Tu che benedicesti Isacco e Rebecca dichiarandoli eredi della tua promessa; Tu
stesso benedici anche questi tuoi servi guidandoli in ogni opera buona.
Poiché tu sei il Dio misericordioso ed amico degli uomini, e noi rendiamo gloria a Te, Padre,
Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin
Sac.: Pace a tutti.
Tutti: E al tuo spirito
Sac.: Inchinate il vostro capo al Signore.
Tutti: A Te, o Signore.
Sac.: Signore Dio nostro, tu che fra tutte le nazioni hai scelto per la tua sposa la Chiesa vergine pura,
benedici questi sponsali, unisci questi tuoi servi e custodiscili in pace e concordia. Poiché' ogni
gloria, onore e adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei
secoli dei secoli.
Tutti: Amin.

(Il sacerdote mette gli anelli agli sposi dicendo):


Sac.: Il servo di Dio N. prende la serva di Dio N. come fidanzata nel nome del Padre, del Figlio, dello
Spirito Santo. Amin.
La serva di Dio N. prende il servo di Dio N. come fidanzato nel nome del Padre, Del Figlio,
dello Spirito Santo.

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108
Tutti: Amin
(I testimoni fanno Io scambio degli anelli).
Sac.: Preghiamo il Signore
Tutti: Signore pietà
Sac.: Signore Dio nostro, tu che accompagnasti in Mesopotamia il servo del patriarca Abramo perché
trovasse una sposa al suo padrone Isacco e gli rivelasti come sposa Rebecca, mediante il gesto
dell'attingere l'acqua, benedici anche gli sponsali dei tuoi servi N. e N. e conferma la parola da
essi data consolidandoli nella santa unione di cui Tu sei l'autore. Tu, infatti da principio, creasti
l'uomo e la donna. Tu unisti la donna all'uomo per aiutarlo a perpetuare il genere umano. Tu
stesso dunque, o Signore Dio nostro, che mandasti la fedeltà sulla tua eredità e la tua promessa
sui tuoi servi, i nostri Padri eletti di generazione in generazione; riguarda ora il tuo servo N., e la
tua serva N., e conferma i loro sponsali nella fedeltà, concordia, verità e amore; per Tu o
Signore, insegnasti a dare il pegno e lo rendesti inscindibile. Per mezzo dell'anello fu data la
potestà a Giuseppe in Egitto, per mezzo dell'anello fu esaltato Daniele nella città di Babilonia,
per mezzo dell'anello si manifestò la verità di Thamar, per mezzo dell'anello il nostro Padre
celeste divenne misericordioso verso il figlio suo disse egli infatti: Amettete l'anello alla sua
destra, e uccidete il vitello grasso e, banchettando godiamo@. Questa tua destra, o Signore,
guidò, come un esercito, Mosè nel Mar Rosso; per la tua parola veritiera i cieli si rassodarono e
la terra si consolidò, e la destra sei tuoi servi sarà benedetta con la tua possente parola e con il
tuo altissimo braccio. Tu stesso, dunque, o Signore, benedici ora quest'atto di donazione
dell'anello con una benedizione celeste. L'angelo del Signore li preceda in tutti i giorni della
loro vita.
Poiché ogni cosa Tu benedici e santifichi e noi rendiamo gloria a Te, Padre, Figlio e Spirito
Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin

108
109
RITO DELL’INCORONAZIONE (MATRIMONIO).
Coloro che debbono essere incoronati, entrano in chiesa con un cero acceso in mano; li precede il
sacerdote con il turibolo, al canto del salmo 127.

(Benedicendo con il S. Vangelo)


Sac.: Benedetto il regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: In pace preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Per la pace che viene dall'alto e per la loro salvezza preghiamo il Signore.
Per la pace di tuffo il mondo, per la prosperità delle sante Chiese di Dio e per l'unione di tutti,
preghiamo il Signore
Per questa santa chiesa e per coloro che entrano con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il
Signore.
Per il nostro Vescovo N., per l'ordine venerabile dei sacerdoti, per quello dei diaconi in Cristo,
per tutto il clero e il popolo, preghiamo il Signore.
Per i servi di Dio N. e N. che ora si uniscono in matrimonio e per la loro salvezza, preghiamo il
Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché questo matrimonio sia benedetto come quello in Cana di Galilea, preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché sia loro concessa la temperanza e il frutto dell'amore, preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché gioiscano nel vedere figli e figlie, preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché sia loro concessa la gioia di una felice fecondità e una condotta incensurabile, preghiamo
il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché sia concesso a loro e a noi tutto ciò che è necessario alla salvezza, preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Perché noi e loro siamo liberati da ogni afflizione, flagello, pericolo e necessità, preghiamo il
Signore.
Tutti: Signore, pietà
Sac.: Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.
Tutti: Signore, pietà
Sac.: Facendo memoria della tutta santa, immacolata, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di
Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni e gli
altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio.
Tutti: A te, o Signore.
Sac.: Perché ogni gloria, onore ed adorazione si addice a Te, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e
sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: Preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Dio immacolato, creatore di tutte le cose, che per il tuo amore verso gli uomini trasformasti in
donna la costola del progenitore Adamo e benedicendoli dicesti: ACrescete e moltiplicatevi e
assoggettate la Terra@; li hai dichiarati, per mezzo del connubio, un solo corpo; per questo
Al'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua moglie e saranno due in un corpo solo, e
l'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto@. Tu, dischiudendo il seno di Sara, hai benedetto il
tuo servo Abramo facendolo padre di una moltitudine di popoli; hai donato Isacco e Rebecca
109
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benedicendo il suo parlo; hai unito Giacobbe a Rachele traendo da essi i dodici Patriarchi; Tu
hai congiunto Giuseppe ed Asenet concedendo Efraim e Manasse come frutto delle loro opere;
hai accolto Zaccaria ed Elisabetta concedendo loro il parto del Precursore; dalla radice di Jesse
hai fatto germinare, secondo la carne, la Vergine è da essa hai preso carne e sei nato per la
salvezza del genere umano. Per ineffabile tuo dono e per eccesso di bontà sei stato presente in
Cana di Galilea benedicendovi le nozze per mostrare che il legittimo coniugio e la procreazione
sono secondo il tuo volere. Tu stesso, Santissimo Sovrano, accogli la nostra preghiera, noi che
Ti supplichiamo, e sii presente con la tua invisibile protezione come già lo fosti a Cana.
Benedici questo matrimonio e concedi a questi tuoi servi N. e N. vita pacifica, longevità,
temperanza, mutuo amore nel vincolo della pace, una progenie che viva a lungo, figli ripieni di
grazia, la corona eterna della gloria. Falli degni di vedere i figli dei figli. Proteggi dalle insidie il
loro letto nuziale; spargi sudi loro, dall'alto, la celeste rugiada, dona loro la fecondità della
Terra. Riempi la loro casa di grano, 'vino, olio e di ogni bene, affinché ne facciano parte ai
bisognosi. Nello stesso tempo, concedi, ai qui presenti, ciò che è di bisogno alla salvezza Poiché
Tu sei Dio di misericordia, di compassione ed amante degli uomini e noi rendiamo gloria a Te,
insieme all'eterno Tuo Padre ed al Santissimo buono e vivificante Tuo Spirito, ora e sempre, e
nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin

Sac.: Preghiamo il Signore. Signore, pietà.


(Poi dice la seconda preghiera del matrimonio)
Benedetto sei tu, Signore Dio nostro, consacratore del matrimonio sacramentale e immacolato,
legislatore dell'unione, custode della integrità e provvido dispensatore del necessario Sei tu,
Signore, che hai foggiato l'uomo e lo hai posto a re del creato. Tu dicesti: ANon è bene per
l'uomo star solo sulla terra: diamogli un aiuto adeguato!@ E con una costola di lui hai foggiato
la donna, della quale disse Adamo: AOsso delle mie ossa e carne della carne mia. Sarà chiamata
moglie perché n'tratta dal suo marito. Per questo l'uomo lascerà padre e madre, si unirà alla
donna sua e i due saranno una carme sola. Ciò che Dio ha unito non separi l'uomo giammai@.
Tu dunque, Padrone e Signore, nostro Dio, manda ora la tua grazia celeste sui tuoi servi N. e N.;
dà a questa giovane di essere in tutto sottomessa al marito, a questo tuo servo dadi essere il capo
della moglie, affinché i due vivano secondo la volontà tua.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Abramo e Sara.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Isacco e Rebecca
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Giacobbe e i patriarchi.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Giuseppe e Asenet.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Mosè e Sefora.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Gioacchino ed Anna.
Benedicili, Signore Dio nostro, come benedicesti Zaccaria ed Elisabetta.
Preservali, Signore Dio nostro, come preservasti Noè nell'arca.
Preservali, Signore Dio nostro, come preservasti Giona nel ventre del cetaceo.
Preservali, Signore Dio nostro, come preservasti i tre giovanetti dal fuoco mediante una rugiada
del cielo.
Scenda in loro quella gioia che sperimentò la beata Elena quando ritrovò la preziosa Croce.
Ricordati di loro, Signore Dio nostro, come ti ricordasti di Enoch, di Seme di Elia.
Ricordati di loro, Signore Dio nostro, come ti ricordasti dei tuoi quaranta santi martiri, quando
inviasti loro dal cielo la corona
Ricordati pure, o Dio, dei loro genitori, assicura alla casa stabili fondamenta.
Ricordati, Signore Dio nostro, dei paraninfi, tuoi servi che accompagnano lo sposo e la sposa, i
quali sono venuti a prendere pane a questa gioia.

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Ricordati, Signore Dio nostro, del tuo servo N. e della tua serva N.: benedicili. Dà loro una bella
figliolanza come progenie e un perfetto accordo sia delle anime che dei corpi loro. Esaltali come
i cedri del Libano, come una vite dai tralci rigogliosi. Concedi loro di mieter raccolti in
sufficienza di tutto, affinché moltiplichino essi le buone opere, tanto gradite ai tuoi occhi.,
possano veder i figli dei loro figli a guisa di virgulti d'ulivo alla loro mensa; possa tu rimirarli
come stelle che brillano in cielo, cioè in te, Signore nostro.
Gloria, potenza, onore, adorazione sono presso dite, come pure presso il Padre tuo eterno, e lo
Spirito tuo vivificante: adesso e sempre e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac: Preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.

(Poi dice la terza preghiera del matrimonio)


Sac.: Dio santo, che dalla polvere plasmasti l'uomo e dalla sua costola formasti la donna unendola a
lui come aiuto, infatti piacque alla tua maestà che l'uomo non fosse solo sulla terra; Tu stesso,
ora, o Sovrano, stendi la tua mano dalla tua santa dimora e unisci il tuo servo N. e la tua serva
N. poiché da te la donna è unita all'uomo. Uniscili nella concordia, incoronali nell'amore,
uniscili in una sola carne. Concedi loro il frutto del grembo, la gioia di una felice fecondità ed
una condotta incensurabile. Poiché tua è la potenza, il regno, la forza e la gloria, Padre, Figlio e
Spirito Santo ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.

(Il sacerdote incorona gli sposi dicendo):


Sac.: Il servo di Dio N. riceve come corona la serva di Dio N., nel nome del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo.
Sac.: La serva di Dio N. riceve come corona il servo di Dio N., nel nome del Padre, Figlio e dello
Spirito Santo.
Sac.: (Benedicendoli canta per 3 volte così):
O Signore Dio nostro, incoronali di gloria e di onore.
Sac.: Stiamo attenti!
Lett.: Hai posto sulle loro teste corone di pietre preziose. Ti domandarono la vita e Tu gliela donasti.
Sac.: Sapienza!
Lett.: Lettura dall'epistola di San Paolo Apostolo agli Efesini.(5,20-33)
Sac.: Sitiamo attenti!.
Lett.: Fratelli, rendete sempre grazie per tuffo, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, a Dio Padre
sottomettendovi gli 'mi agli altri nel timore di Cristo Le donne siano soggette ai loro mariti,
come al Signore, perché l'uomo è capo della donna come Cristo è capo della Chiesa, Egli il
Salvatore del corpo di lei; or come la Chiesa sta soggetta a Cristo, così anche le donne stiano
soggette al mariti in tutto. E voi, o mariti, amate le vostre mogli, così come Cristo amò la Chiesa
e diede se stesso nel fine di santificarla, purificandola con lavacro dell'acqua mediante la parola
di vita, per far comparire Egli stesso davanti a se' gloriosa la Chiesa, affinché sia senza macchia,
senza ruga o altra cosa siffatta ma anzi santa cd immacolata. Così anche i mariti devono amare
le propie mogli come i propri corpi; chi ama sua moglie ama se stesso; giacché nessuno ha
odiato mai la sua carne, ma la nutre e la circonda di cure come Cristo fa alla Chiesa, giacché noi
siamo membra del corpo di Lui e della sua carne e delle sue ossa. Per questo abbandonerà
l'uomo il padre suo e la madre sua e si unirà strettamente con la moglie sua e saranno due in una
sola carne". Grande è questo mistero; io dico a riguardo di Cristo e della Chiesa. Così dunque
ciascuno di voi ami la propria moglie così come se stesso e la donna rispetti l'uomo.
Tutti: Alliluia(3v.)
Sac.: Sapienza in piedi! Ascoltiamo il Santo Vangelo pace a tutti.

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Tutti: E al tuo spirito.
Sac.: Lettura del Santo Vangelo secondo Giovanni.(2,1-11)
Tutti: Gloria a Te, Signore, gloria a Te.

Sac.: Diciamo tutti con tutta l'anima, e con tutta la nostra mente diciamo:
Tutti: Signore, pietà (3v. ad ogni invocazione)
Sac.: Signore Onnipotente, Dio dei Padri nostri, noi Ti preghiamo, esaudiscici ed abbi pietà di noi.
Abbi pietà di noi, o Dio, secondo la tua grande misericordia, noi Ti preghiamo, esaudisci ed
abbi pietà di noi.
Noi preghiamo ancora per implorare misericordia, vita, pace, salute, salvezza e protezione dei
servi di Dio N. e N. che ora si sono uniti in matrimonio.
Poiché Tu sei Dio misericordioso e amante degli uomini, e noi rendiamo gloria a Te, Padre,
Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: Preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Signore Dio nostro, che nei tuoi salutari disegni, Ti degnasti, con la tua presenza, in Cana di
Galilea, di onorare le nozze, Tu stesso o Sovrano, conserva anche ora i tuoi servi che Ti
compiacesti di unire in matrimonio, in pace e concordia. Mostra loro quanto siano degne
d'onore le nozze, custodisci puro il loro letto nuziale, compiaciti di rendere perpetuamente casta
la loro convivenza. Concedi loro che, operando in purità di cuore, a norma dei tuoi precetti,
pervengano a tarda vecchiaia. Tu, infatti, sei il nostro Dio, Dio di misericordia e di salvezza, e
noi rendiamo gloria a Te, con l'eterno tuo Padre e col buono e vivificante Tuo Spirito, ora e
sempre, e nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodiscici, o Dio, con la tua grazia.
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: Chiediamo al Signore che l'intero giorno sia perfetto, santo, tranquillo e senza peccato.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiediamo al Signore un angelo di pace, guida fedele, custode delle anime nostre e dei nostri
corpi.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiediamo al signore la remissione e il perdono dei nostri peccati e delle nostre colpe.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiediamo al Signore ogni bene, utile alle nostre anime e la pace del mondo.
Tutti: Concedi, o Signore
Sac: Chiediamo al Signore la grazia di trascorrere il resto della nostra vita nella pace e nella
penitenza.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiediamo una morte cristiana, serene, senza dolore e senza rimorso, e una valida difesa dinanzi
al tremendo tribunale di Cristo.
Tutti: Concedi, o Signore.
Sac.: Chiedendo l'unità della fede e l'unione nello Spirito Santo affidiamo noi stessi, gli uni e gli altri,
e tutta la vita a Cristo Dio.
Tutti: A Te, o Signore.
Sac.: E concedici, o Signore che con fiducia e senza condanna, osiamo chiamare Padre Te, Dio del
cielo, e dire:
Padrenostro.
Tutti: Amin.
Sac.: Pace a tutti.

112
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Tutti: E al tuo spirito.
Sac.: Inchinate il vostro capo al Signore.
Tutti: A Te, o Signore.

(Il sacerdote offre agli sposi un calice di vino, e benedicendolo dice):


Sac.: Preghiamo il Signore.
Tutti: Signore, pietà.
Sac: O Dio, che con la tua potenza creasti ogni cosa, consolidasti la terra e adornasti il coronamento
di tutte le tue opere, benedici con una benedizione spirituale questo comune calice, che viene
offerto a costoro che si sono uniti in comunione di vita matrimoniale. Poiché benedetto è il tuo
nome e glorificato il tuo regno, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre, e nei
secoli dei secoli.
Tutti: Amin.

(Dopo che gli sposi comunicano al calice, il sacerdote seguito dagli sposi e dai testimoni Aparaninfi@
che sostengono le corone, compie un triplice giro cantando i seguenti tropari):
Sac.: Isaia esulta; la Vergine ha concepito e partorito un figlio, l'Emanuele, Dio e uomo, Oriente è il
suo nome: e noi glorificandolo celebriamo beata la Vergine. Santi Martiri che bene lottaste e
foste incoronati, intercedete verso il Signore affinché abbia pietà delle anime nostre. Gloria a
Te, Cristo Dio, vanto degli apostoli, letizia dei Martiri, la cui predicazione fu la Triade
consustanziale.

(Dopo l'ultimo giro il sacerdote toglie le corone dalla testa dello sposo e della sposa dicendo):
Sac.: Sii magnificato, o sposo, come Abramo e benedetto come Isacco e moltiplicato come Giacobbe,
procedendo in pace e osservando, in giustizia i precetti di Dio.
E tuo sposa, sii magnificata come Sara e allietata come Rebecca e moltiplicata come Rachele,
compiacendoti nel tuo marito e custodendo i termini della legge, perché così è piaciuto a Dio.
Preghiamo il Signore
Tutti: Signore, pietà.
Sac.: O Dio, Dio nostro che fosti presente in Cana di Galilea e vi benedicesti le nozze, benedici anche
questi tuoi servi uniti, per la tua provvidenza in matrimonio. Benedici le loro entrate e uscite,
prolunga, In mezzo ai beni la loro vita. Conserva nel tuo regno le loro corone custodendole
illibate, immacolate e immuni da insidie, nei secoli dei secoli.
Tutti: Amin.
Sac.: Pace a tutti.
Tutti: E al tuo spirito.
Sac.: Inchinate il vostro capo al Signore.
Tutti: A Te, o Signore.
Sac.: Vi benedica il Padre, il Figlio e il Santo Spirito, la Triade consustanziale e tutta santa, una
divinità e regno, vi conceda lunga vita, numerosa prole e aumento di vita e di fede, e vi colmi di
tuffi i beni che sono sulla terra. Vi renda degni del godimento dei beni promessi, per
l'intercessione della Santa Madre di Dio e di tuffi i Santi.
Tutti: Amin.

(Il sacerdote porge gli auguri ai novelli sposi e fa la preghiera di licenziamento):


Sac.: Cristo vero Dio nostro, che con la sua presenza in Cana manifestò degne d'onore le nozze, per
l'intercessione dell'immacolata sua Madre, dei Santi e celebrati apostoli, dei Santi Re e
Isapostoli Costantino ed Elena divinamente incoronati, dal Santo Megalomartire Procopio e di
tuffi i Santi, abbia pietà di noi e ci salvi come buono e amante degli uomini.
Tutti: Amin.

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