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Io la prendo in parola e le presento succintamente anche la cornice extra-matematica.

Sto lavorando da alcuni anni a un testo che ambisce a fornire una nuova teoria della magia e della
follia. Può sembrare un abbinamento strano (e in parte le ragioni di questa scelta sono state
contingenti) e non è nemmeno pacifico cosa si intenda con "follia" e con "magia", tuttavia in questa
sede non c'è lo spazio per spiegare lo scopo del libro nella sua interezza. Diciamo che per trattare
l'abnorme degli argomenti suddetti si rende necessaria una teoria della coscienza e del pensiero
umano nella loro norma, quindi mi limiterò a trattare di questa parte, che è più che sufficiente.

Ogni volta che si dice (che si pensa) che un certo qualcosa è, dietro a quell'"esso è" si nascondono
necessariamente una fase semiotica (in cui una certa parte del Fenomeno viene "ritagliata" e
catalogata come un tipo o un altro di segno, cosa che determinerà come dovrà svolgersene
l'interpretazione), una ermeneutica (in cui il segno inviato dalla semiotica verrà ricollegato a certi
Nomi piuttosto che ad altri, in certe proposizioni piuttosto che in altre), una grammatologica (in cui
tutti i significati, nominali e proposizionali, dei Nomi utilizzati nella fase ermeneutica si
"aggiornano", sommando la traccia fenomenica o "ontica", ritenuta dal segno in questione attraverso
le varie fasi precedenti, a tutte le tracce fenomeniche precedentemente assegnate a quegli stessi
Nomi) e infine una ontologica (nella quale l'aggiornamento semantico suddetto si manifesta come
attualità, l'esistenza stessa di quell'"esso è" in esame). Per qualche motivo, secondo i risultati delle
ricerche dei filosofi, ogni Fenomeno che si dà nel tempo implicherebbe queste quattro fasi, in
quest'ordine, come proprio "tempo-macchina" interno (almeno nel pensiero umano, l'unico di cui
possiamo parlare). Per portare un esempio, potremmo dire che ogni turno di un gioco da tavolo, tipo
Risiko, implica che il giocatore sia passato attraverso una serie di fasi (attacco, spostamento,
sorteggio): che durante ognuna di queste fasi le sue azioni procedano a una certa velocità o a un'altra
è indifferente: dal punto di vista del tempo macchina (discreto) superiore tutto ciò che avviene
all'interno del turno può essere riassunto nello scatto di un ingranaggio, reso puntiforme pur nella sua
complessità (la sequenza obbligata: prima attacchi e spostamenti, poi sorteggio) e, una volta reso
puntiforme, da questi punti temporali o meglio istanti può istituire un nuovo continuo, nel quale il
tempo di gioco reale viene interamente sussunto.
La sequenza ->Semiotica->Ermeneutica->Grammatica->Ontologia-> implicata in ogni Nominazione
impone dunque una struttura a circuito completo, così

della cui quadruplicità volevo capire il perché. Inoltre, risultava chiaro da molte considerazioni, che
non c'è lo spazio di fare qui, che ogni quadrante di quel circuito è composto di sottoinsiemi che
intrattengono gli uni con gli altri relazioni più complesse e aggrovigliate. La grammatica si può
dividere tipologicamente in verbi, sostantivi e aggettivi, oppure in sintassi e semantica, e la semantica
a sua volta in nominale e proposizionale. L'ontologia si può dividere modalmente in un piano attuale,
uno necessario e uno possibile, oppure tra persona, categorie e individuo. La semiotica si divide in
qualità, relazioni e rappresentazioni, oppure in icone, indici e simboli. L'ermeneutica si può dividere
esegeticamente tra piani letterale, morale e mistico, &c. Si badi che sebbene adesso io presenti queste
suddivisioni in maniera abbastanza sistematica, non era affatto questa la mia percezione ancora poco
tempo fa. Ognuno di questi elenchi era assolutamente parziale e non sembrava esserci la possibilità di
sapere se mai sarebbe stato completo. Inoltre, questi sottoinsiemi delle quattro fasi cardinali il cui
ordine pareva così ben stabilito necessariamente dovevano poter comunicare tra loro secondo un altro
ordine la cui direzione poteva anche opporsi, "risalendo", a quella del livello superiore. Una struttura
di questo tipo

Perciò, oltre a voler capire la ragione più profonda della quadruplicità del circuito maggiore, volevo
anche ovviamente far chiarezza sulle gerarchie aggrovigliate del suo tempo macchina, complicate dai
sottolivelli.
Mi sono dedicato perciò allo studio dei vari campi coinvolti, ed è nella semiotica ho trovato la
situazione più chiara dal punto di vista formale. Si dà il caso che il fondatore della semiotica (anche
se lui non la chiamava così), C. S. Peirce, fosse anche un matematico e che il suo pensiero
accogliesse la forma diagrammatica, tant'è che da alcune leggi generali della semiotica ricavava uno
specifico grafo, un albero o meglio un albero di iperalberi, questo:

Suddette leggi ci dicono che


a) ogni segno è composto di tre parti: i) qualcosa (il segno in senso stretto) sta per ii) qualcos'altro
(l'oggetto) secondo iii) qualcuno (l'interpretante). Ovvero, ogni "representamen" è composto da un
ground o feeling (la qualità: primità) che viene correlata a un oggetto esterno (secondità) da parte di
un soggetto interpretante (terzità);
b) nessuna categoria può essere prescissa da quelle superiori: la primità può essere astratta dalla
secondità e dalla terzità, la secondità può essere astratta dalla terzità ed infine la terzità non può essere
astratta da alcunché.
Queste due osservazioni si esplicano nell'albero qui sopra. Si può vedere la prima (partendo dall'alto)
tricotomia dividere tra primità (a sinistra), secondità (al centro) e terzità (a destra). Della primità si dà
solo primità, e così il primo ramo non si biforca ulteriormente. Della secondità si danno una primità e
una secondità: la primità a sinistra non si biforca ulteriormente, la secondità a destra invece prevede
una primità di secondità di secondità e una secondità di secondità di secondità. A destra la terzità
presenta una primità, una secondità e una terzità. E così via. Si noti però che le secondità e terzità di
terzità di terzità non ramificano ulteriormente come ci si potrebbe aspettare (per questo più sopra l'ho
definito "albero di iperalberi" e non semplicemente "iperalbero"). In quel caso il grafo sarebbe
infinito, rappresentabile o parzialmente con una scala logaritmica oppure integralmente attraverso
un'attribuzione di dimensionalità frattaliche; vedremo più avanti che Peirce non sceglie questo grafo
per semplificarsi la vita ma per una ragione precisa. Per oggi però non voglio mettere troppa carne al
fuoco, perciò accettiamolo così com'è, nella sua veste finita, "interrotta".
Intorno a dicembre tentai di applicare l'albero di Peirce al circuito quadrato della nominazione,
seguendo a ritroso il percorso che primità, secondità e terzità dovevano necessariamente svolgere nei
sottolivelli, partendo proprio dal quadrante della semiotica e risalendo la corrente. Ottenni questo:

(mi scuso per la qualità infima dell'immagine ma il foglio è grande e devo fotografarlo da lontano.
Erano carte preparate anche con l'idea di vedersi di persona; ora la dimensione del cartaceo, che
avevo desiderato per essere più chiaro, mi si ritorce contro).
D'altra parte, è possibile rappresentare lo stesso circuito in maniera molto più economica, per esempio
in questo modo, "a loop":

Dico "a loop" perché il margine sinistro e destro andrebbero sovrapposti, arrotolando il foglio sulla
superficie esterna di un cilindro.
Nelle settimane successive, con mio progressivo sbigottimento e relativo scetticismo cautelare, ho
trovato che questa nuova struttura riusciva a spiegare in modo soddisfacente le relazioni tra i
sottolivelli, permettendomi di distinguere due tempi macchina (quello "a monte" dei sottolivelli con
le loro connessioni oblique rispetto a quello "a valle" del quadrato formato dai quattro insiemi
maggiori con le loro connessioni rette).
Il mio scetticismo si concentrò allora su un punto: la procedura che avevo usato per mettere in
relazione l'albero di Peirce con il circuito completo della nominazione era unica oppure una fra tante?
Quali altri modi c'erano di trasformare quell'albero in un circuito? E fu così, andando per tentativi,
che mi parve di scorgere un risultato importante (per me); parvenza per confermare la quale mi sono
mezzo appunto in cerca di un consulto matematico.
Mi risulta cioè che non solo vi sia un legame particolare tra l'albero di Peirce e il circuito a cui sono
arrivato (nel senso che sarebbe l'unico possibile), ma che addirittura la forma quadruplice del circuito
(intorno alla quale come si ricorderà mi interrogavo) dipende da suddetto albero. Ovviamente, quando
applicai quella struttura ternaria al mio circuito quadrato non mi sorpresi di ricavare dodici
sottoinsiemi. Credevo banalmente che il dodici derivasse dal fatto che moltiplicavo per tre una
struttura già di per sé quadruplice, per cui non ci trovavo niente di strano. Provando a trasformare
l'albero di Peirce in un circuito a due, a tre, a cinque o a sei blocchi, mi resi conto invece che il
quattro era inscritto nell'albero (a livello di generazioni) e che quindi l'intera struttura poteva essere
derivata dalle leggi della semiotica. Se infatti un circuito a due o tre blocchi crea dei sottolivelli
"ambigui", in cui lo stesso sottolivello dovrebbe di volta in volta essere considerato come (per
esempio) la secondità di secondità della secondità piuttosto che la secondità della secondità della
terzità (lo stesso elemento dovrebbe cioè assumere più ruoli "contemporaneamente"), un circuito a
cinque o a sei prevede degli elementi che mai, in nessuna circostanza sarebbero utilizzati, e perciò del
tutto dispensabili (ockhamianamente).
Ecco quindi la mie prime domande: esistono teoremi che definiscono la correlazione (univoca o
meno) di alberi e circuiti completi? Potrei arrivare a descrivere formalmente l'albero di Peirce e il
"mio" circuito come accoppiati?

Il discorso non si conclude qua, ma sono sicuro che quello che ho scritto darà adito a già abbastanza
perplessità e preferisco aspettare di colmare le inevitabili lacune di quel che sarò riuscito a
trasmetterle in questa forma raggrumata prima di buttare altra carne al fuoco.
Cosa non si è capito di quello che ho scritto?

Ho veramente difficoltà a trovare gli interlocutori adatti per farmi aiutare nella mia ricerca, e d'altra
parte mi rendo anche conto che l'argomento non è leggerissimo. Perciò, ancora, grazie del tempo e
dell'attenzione!

Lorenzo