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ORIGINI ROMANZE

1. Il campo di indagine
L'evoluzione linguistica che porta dal latino alle lingue romanze, giunge nel corso dell'alto
medioevo (dalla caduta dell'Impero Romano, 476, al 1000): si riorganizzano nuove unitÃ
linguistiche. Nell'Europa occidentale si vengono formando anche nuove tradizioni letterarie.
Queste nuove lingue e letterature costituiscono il nucleo essenziale delle attuali lingue e letterature
nazionali romanze di queste regioni: portoghese, spagnolo, francese e italiano.
I più antichi testi conservati, scritti in volgare romanzo, risalgono al 700-800. L'epoca in cui si
configurano le tradizioni letterarie delle varie regioni della Romà nia, quando cioè le lingue romanze
appaiono con autentici capolavori, risale al 1100.

1.1 Problemi di fondo: oggetti e ricostruzione storica


Per la ricerca storica e storico-linguistica, ci sono vari percorsi di indagine: da un lato troviamo dei
dati, degli oggetti, che hanno una loro concretezza anche in termini di materiali (testi concreti). Per
le fasi più antiche disponiamo di errori, storpiature, di singole parole, individuabili in testi ancora
latini; per questo motivo si tratta di innovazioni classificabili come romanismi entro contesti
conservativi; più tardi compaiono frammenti testuali più chiaramente volgari e quindi testi
romanzi integri e coerenti; a partire dai secoli X-XI si trovano veri e propri testi letterari i romanzi
(religiosi, morali, profani ecc.), diversificati per forme (strutture narrativo-didattiche e liriche).
Ciascuno di questi testi è sfruttato in qualità di documento, come fonte di informazioni. Oggetti di
studio sono quindi nel nostro caso i testi. Dall'altra parte abbiamo una materia di studio diversa, la
configurazione e ricostruzione di un processo linguistico e storico-culturale. I percorsi verso
le origini romanze saranno quindi due: uno descrittivo, che analizza i dati di fatto e quindi oggetti
che consentono di stabilire certezze (testi); l'altro ricostruttivo, in forma di ipotesi storico-critica.
I documenti devono essere valutati in base a riferimenti spaziali e temporali. Un singolo testo,
anche di dimensione ridotta purché limpido e minimamente strutturato, vale come prova
dell'esistenza e base della conoscenza della varietà linguistica che in esso si riflette.
Diversa è invece la situazione delle letterature: fino al XII sec, per l'area gallo-romanza e fino al
XIII sec. per quella iberica e italiana, la documentazione non è molta: da un singolo testo letterario
non si può dedurre automaticamente l'esistenza di una letteratura cui esso appartenga.

1.2 Prospettive e punti di vista


L'epoca di cui ci occupiamo è problematica essendo una fase di transizione nella quale assumono
importanza i fattori di contatto e di mediazione.

1.3 Nodi problematici: definizioni


Diasistema
E’ un sistema linguistico di livello superiore, che riunisce due o più sistemi omogenei tra i quali ci
siano somiglianze parziali sul piano fonetico, morfologico, lessicale (dialetto). La definizione di
diasistema linguistico prende le mosse da quella di ogni lingua come sistema, ossia come insieme
di regole o principi che governano la comunicazione linguistica all'interno di una comunità di
parlanti e che definiscono quindi la grammatica della lingua e garantiscono l'intercomprensione.
Testo
Il testo è un enunciato scritto autonomo e autosufficiente. Per tutta la fase anteriore al XX secolo
non abbiamo per la dimensione orale, che delle trascrizioni; solo a partire dall'apparizione dei primi
atlanti linguistici (XIX-XX sec.), disponiamo di trascrizioni criticamente controllate e attendibili. Per
testo si intendono anche frammenti di minima estensione, singole parole. Il testo quindi non deve

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essere per forza compiuto e completo. I testi antichi ci sono pervenuti attraverso varie modalità :
incisioni su pareti ed epigrafi, appunti e prove di penna, anche brevi ecc. Si tratta sempre di
manufatti, realizzati sulla base di competenza scrittoria. Un oggetto testuale ha tre dimensioni, una
linguistica (per cui illustra lo stato di una lingua), una letteraria (per cui s’inscrive in un sistema
letterario), una in quanto “oggetto scritto†(per cui partecipa ad una tradizione scrittoria che ha le
proprie specificità ).
Documento/Monumento
Con il termine “documento†intendiamo tutto ciò che serve a documentare, a fornire mezzi o
materiale informativo in un determinato campo di ricerca. Quindi i documenti nel nostro caso sono
da intendersi come tutti i dati di partenza delle nostre ricerche (dati linguistici e testuali prima di
tutto), di qualsiasi estensione o qualità essi siano. I documenti sono il risultato di un processo di
conservazione volontario o comunque non completamente casuale; essi sono da valutare
prendendo in esame sia i testi o frammenti testuali, sia i supporti materiali che li hanno conservati
(libri prima di tutto) e le modalità di trascrizione, integrando anche considerazioni di tipo
paleografico o codicologico. In questo caso abbiamo a che fare con monumenti, depositari di una
memoria: tali sono i testi letterari ad esempio. I monumenti sono testi letterari che sono stati
volontariamente conservati. La distinzione fra documento e monumento è stata introdotta la Paul
Zumthor, il quale ritiene “preferibile adottare un altro criterio e distinzione tra monumenti linguistici
(I Giuramenti di Strasburgo) e documenti (qualsiasi frase di comunicazione corrente). Se si
considera la totalità degli atti linguistici possibili, risulta comunque dallo scritto, il testo, è più
monumento che documento.†In generale si distinguerà in ogni comunità linguistica: 1) uno
stato di lingua primario, “documentario†con funzione essenzialmente comunicativa; 2)
uno stato secondario, “monumentario†che si estende in rapporto al primo, ma a questo
irriducibile.
Orale/scritto
Lo scritto non individua in maniera univoca una realizzazione orale; più grafie possono
corrispondere ad uno stesso suono e più suoni possono essere rappresentati sotto la stessa
grafia. Queste corrispondenze si trovano anche in sistemi ben regolamentati come quelli odierni
(ad esempio la diversa pronuncia delle vocali nei vari dialetti italiani). Il termine scripta individua
l'insieme delle tradizioni grafico-scrittorie vigenti in un determinato ambito o territorio, che regolano
la trascrizione di testi volgari in assenza di altre norme. Il concetto di scripta è stato elaborato a
fronte di fasi avanzate nello sviluppo delle realtà volgari, caratterizzate da quantità apprezzabili di
testi. Possiamo farci un'idea dei fenomeni di formazione dei volgari, come strumenti di
comunicazione d'uso quotidiano e letterario, solo attraverso “insorgenze scrittorie†(tracce o spie). I
più antichi testi sono classificabili come “di frontiera†in quanto effettivamente vincolati a più
componenti, ma anche perché determinano la transizione dei volgari nel medium, fino a quel
momento estraneo, della scrittura. Inoltre va segnalata l'importanza assoluta dell'oralità nella
civiltà medievale, anche in molteplici aspetti della trasmissione di opere che noi classifichiamo
come letterarie. Nel medioevo, solo a partire dal XIV sec. si diffonde la realtà di un pubblico che
legge; di norma testi scritti in volgare si cantavano o recitavano ad alta voce, non erano destinati
ad essere letti individualmente, ma ascoltati da un pubblico come ad esempio i piccoli gruppi di
ascoltatori, dame, cavalieri, famiglie ecc. Per questo motivo si configura una differenza sostanziale
rispetto alla situazione moderna, nella quale il rapporto tra autore e pubblico è mediato pressoché
sempre alla lettura individuale.
Con l'invenzione della stampa le cose cominciano a cambiare: l'affermazione della tipografia e la
diffusione su scala industriale della produzione libraria introducono un rapporto del lettore con il
testo, non del tutto nuovo, ma precedentemente appartenente a figure intellettuali; si hanno a

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disposizione testi scritti confezionati e non più allestiti per uso personale; nascono delle vere e
proprie biblioteche personali.
Tutto ciò pone in risalto la necessità di operare una distinzione all'interno delle forme di
comunicazione “non scritta†tra ciò che può essere classificato come “parlato†ossia
comunicazione corrente, poco formalizzata, quotidiana, e forme di “oralità †invece controllate e
più strutturate. La distinzione tra oralità e scrittura sembra attraversare tutta la società medievale
ed essa serve a focalizzare due poli di una dialettica i cui termini verranno riformulati solo nella
transizione verso ciò che chiamiamo Basso Medioevo e poi Età moderna (XVI sec.).
Letteratura/letterarietÃ
Per letteratura intendiamo l’insieme delle forme scritte che costituiscono in tradizione scritta la
cultura di una società . Questa definizione riguarda tutto ciò che è conservato e quindi esclude una
serie di forme orali andate perdute. I termini letterario e letterarietà designano specifiche funzioni
del linguaggio e della “scrittura†intesa come creazione dei testi. L'esistenza di una vera e propria
coscienza letteraria è propria delle realtà sviluppate, mature, consolidate.
Latino/volgare
Per descrivere questa distinzione, è determinante chiarire la differenza tra “lingua alta†(totalmente
grammaticalizzata) e “lingua bassa†(non formalizzata). Il latino era la lingua di cultura
dell'Occidente medievale e cristiano, ossia di un insieme di territori bassissimi, linguisticamente
non uniformi data la presenza di parlate neolatine, germaniche, slave. Al latino venne a lungo
riconosciuto uno statuto che solo alcuni volgari conquistarono nel corso dei secoli: l'italiano come
lingua della società di corte del Rinascimento, poi sostituito dal francese e oggi dall'inglese. Tra il
XII e XIII sec. si affermano tradizioni volgari nei generi più importanti della tradizione letteraria
(narrativa in prosa, in versi, lirica ecc.) e questo determina una vittoria del volgare sul latino. Il
volgare riesce a “distruggere†il monopolio del latino anche in ambito teologico, filosofico,
scientifico e giuridico. In questo quadro di contatti reciproci e di aspirazione dell'espressione
volgare verso i livelli più alti della ricerca intellettuale va inserito il Convivio di Dante, progettato
come vasta enciclopedia morale, destinata ai laici che non conoscono sufficientemente il latino: il
trattato è composto in volgare e, attraverso le canzoni dottrinarie di cui era previsto il commento,
risulta legato ad alcuni degli aspetti più rilevanti della cultura letteraria romanza, soprattutto quella
che si era venuta configurando in Italia, con un'assoluta centralità della lirica di tradizione colta.
La stampa, incrementando a dismisura la circolazione e la possibilità di fruizione di libri scritti e
quindi accrescendo il pubblico potenziale di lettori, contribuì in maniera determinante anche alla
definitiva regolarizzazione delle lingue e all'affermazione di “norme†nazionali. Il processo di
affermazione ed espansione delle lingue moderne sarà comunque lento e graduale. Il latino nella
prima età moderna si riduce ad ambiti eruditi, letterari. Ancora oggi sono utilizzati i termini latini
(nomi dei dinosauri) e questo ci fa capire quanto l'eredità latina sia stata forte in ambito scientifico.
Anche nel ‘500, secolo che vede l'affermazione definitiva dei volgari romanzi, il latino ha ancora
funzione di strumento culturale e intellettuale.
Autore/autorità /tradizione
L'autore è uno speciale creatore, poeta, modello; l'autorità è il potere di commissione e
persuasione di un filosofo, di un poeta o di un oratore. Gli autori sono esempi e modelli stilistici,
oggetto di imitazione. Solo ad essi è attribuita l'autorità e quindi il potere di persuasione.
Nel Medioevo, la paternità autoriale, non era scontata; ciò si traduce nella frequente omissione del
nome dell'autore quando questo non sia un autore molto prestigioso. In campo romanzo, tutti i più
antichi testi sono anonimi e moltissimi nelle epoche successive, come conseguenza anche della
condizione più incerta del volgare rispetto al latino, ma forse più decisamente di fattori legati alle
tradizioni e ai generi. La situazione evolve nel tempo: la concezione della paternità autoriale si
afferma progressivamente, in condizioni mature. I primi nomi di autori volgari oggi noti con

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sicurezza, sono di trovatori provenzali. La coscienza autoriale si sviluppa dopo l'affermazione di
una tradizione letteraria. La condizione di anonimato è quindi legata ad opere considerate basse
(come le fabliaux francesi), diverse dalla scrittura drammaturgica considerata alta. Nella lirica
cortese dei trovatori provenzali invece, i nomi degli autori sono generalmente tramandati. Alla fine
del secolo XIII, prendendo le mosse da questa tradizione e da questa distinta percezione
dell'individualità dell'autore lirico, Dante riannoda con una incomparabile profondità dottrinaria e
straordinaria prospettiva di visione storica, le fila della riflessione circa la condizione dello scrittore
di cose volgari (Vita Nova, De vulgari eloquentia) e opera un salto qualitativo epocale, reclamando
in particolare per primo per i vulgares eloquentes la pienezza di condizione autoriale attraverso
l'acquisizione ad essi della qualificazione di “poeti†sino ad allora riservata alla sola produzione in
lingua latina.
Lo statuto e la presentazione dei testi
I testi, antichi e moderni, vengono di norma presentati al lettore in un formato editoriale
fondamentalmente indifferenziato se non per tipologie (dai romanzi, alle poesie, alle lettere, alle
raccolte di documenti e di leggi ecc.) e rispetta una serie di convenzioni correnti: allineamenti,
margini, punteggiatura ecc. Questa è per noi una presentazione in forma familiare. C'è una
differenza tra i testi come oggi li leggiamo a stampa e come ci sono stati conservati da trascrizioni
antiche: i testi anteriori all'età moderna derivano da trascrizioni manoscritte; nel tempo si
modificano le convenzioni scrittorie e le modalità di confezione di libri, dai manoscritti alle varie
epoche della stampa sino alle tecniche digitali. Esiste un problema generale di corrispondenza o
conformità alla volontà dell'autore dei testi oggi noti e correnti, in quanto trasmessi inizialmente e
conservatici attraverso non originali, ma copie di qualità ed esattezza non garantita; problema che
è certamente più grave per i testi antichi ma che si presenta tuttavia anche per quelli moderni:
-mancano gli autografi per tutti testi più antichi (i primi conservati per la letteratura italiana sono di
Petrarca e Boccaccio);
-fino all'invenzione della stampa la trasmissione delle opere è stata affidata agli incerti della copia
manoscritta;
-in ogni epoca e in ogni modalità di diffusione va sempre considerata l'eventualità di
modificazioni di varia entità contrarie e comunque indipendenti dalla volontà dell'autore.
Problema ancora diverso è quello dei testi di carattere tradizionale e popolare, ai quali non è
applicabile la nozione di autore individuale e che vanno affrontati con particolari avvertenze e
cautele, viste innanzitutto le peculiari modalità di conservazione e trasmissione. In ogni processo di
trasmissione si presentano inevitabilmente errori di trascrizione i quali, presentando un testo,
devono essere individuati e se possibile eliminati.
Come critica del testo intendiamo l'insieme di tecniche e operazioni finalizzate ad offrire ai lettori
un'edizione critica di un testo che cerchi di riprodurre le intenzioni dell'autore, sempre in rapporto
alla qualità dei dati disponibili, che dipende ovviamente dalla loro trasmissione. Si pone in opera un
procedimento di verifica e fissazione del testo in esame che parte dall'esame e dal confronto
di tutte le testimonianze ritenute utili e significative oggi disponibili. Tale operazione è necessaria
anche nel caso in cui si disponga di una copia redatta sotto il controllo dell'autore e da lui
autorizzata o anche di un autografo (testo originale). I successivi passaggi che scandiscono
l'operazione di definizione del testo critico, sono: procedere prima di tutto ad un censimento
delle varie copie del testo esaminato; le copie vengono definite testimoni o relatori del testo,
l’insieme dei testimoni (che non potranno mai essere identici soprattutto e ricopiati a mano) forma
la tradizione del testo. Stabilito l'elenco dei testimoni si passa ad una loro analisi comparativa
finalizzata ad eliminare reperti inutili. Si utilizzano a questo fine criteri di valutazione di ordine
filologico (modalità e aspetti della trasmissione dei testi) e allo stesso tempo con altri di ordine
linguistico, letterario e storico-culturale, riferiti sia all'epoca e all'ambiente nel quale possiamo

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collocare il testo (norma linguistica, varianti dialettali, diversificazione, costrizioni formali
dettate dai generi letterari, coerenza interna ecc.) sia anche al singolo autore, ciò che si indica
spesso con la definizione latina di usus scribendi. La metodologia di studio di un testo si divide
dunque in varie fasi: 1) eliminare reperti inutili; 2) distribuire i testimoni di un testo in un albero
genealogico laddove è possibile, il quale avrà al suo apice in testo originale dell'autore; 3)
accompagnare la critica dalle varianti, cioè tutte le altre lezioni alternative a quella scelta.
L'obiettivo posto dalla critica è quello di isolare e se possibile eliminare eventuali errori e quindi di
far sì che il testo si avvicini il più possibile a quella che era la sua stesura originaria, tenendo
sempre presente che l'originale dell'autore normalmente non è attingibile e che, anche
qualora le condizioni lo consentono, la ricostruzione condotta con metodi formali o a
giungere a riguardare se mai l'archetipo (ossia un capostipite dell'intera tradizione non più
identificabile con l'originale a causa di errori o alterazioni già in esso presenti e poi trasmessi a tutti
discendenti), non l'originale. Questa metodologia indicata vale anche per i testi moderni:
innanzitutto una verifica è sempre opportuna per l'individuazione di eventuali errori tipografici;
quando si dispone di ulteriori copie dell'autore, posteriori alle stampe e non più giunte alla luce, in
cui l'autore abbia introdotto correzioni e varianti, si procede con la stessa metodologia dello studio
dei testi antichi.
Il testo romanzo dei primi secoli viene spesso profondamente modificato nel corso della sua
trasmissione, quindi dopo essere stato ultimato dal suo creatore e senza il suo intervento; i
cambiamenti possono riguardare gli assetti linguistici e i contenuti. Gli interventi possono a volte
essere tangibili già a livello di manoscritti, come ad esempio il caso del manoscritto A del St.
Alexis, profondamente ritoccato e in qualche passo quasi riscritto da un secondo copista che
interviene erodendo la prima trascrizione.

2. Il problema delle Origini romanze


Il termine origini romanze individua il processo di formazione di nuovi sistemi linguistici e di
tradizioni letterarie. Essa riunisce in sé due macro-fenomeni da collocare in epoca alto-
medievale:
1) la formazione e stabilizzazione delle parlate romanze e in particolare il delinearsi delle
varietà linguistiche romanze che costituiscono la base delle lingue letterarie medievali e
successivamente delle lingue nazionali e ufficiali del mondo moderno e contemporaneo: il toscano
dell'italiano; il franciano ossia il dialetto dell’Ile-de-France, per il francese; il castigliano per lo
spagnolo; i dialetti del Portogallo centro-settentrionale per il portoghese;
2) la formazione e affermazione delle letterature volgari, cioè di tradizioni di composizione in
volgare di testi.
Le lingue romanze, quali sistemi linguistici regionali distinti dal latino e tra di loro, esistono
dall'inizio del IX sec. ossia dall'età carolingia; le letterature romanze, come sistemi organizzati di
tradizioni linguistico-letterarie impiantate in forma strutturata e continuativa nelle varie regioni della
Romà nia, esistono dall'inizio del XII sec. per l'area gallo-romanza e dall'inizio del XIII sec. per
l'area iberica e per quella italiana. Possiamo indicare due fasi, da collocare intorno all'anno 1100 e
intorno all'anno 1200, quali momenti di affermazione di tradizioni letterarie volgari rispettivamente
in area gallo-romanza e nelle due distinte aree iberica e italiana;
3) l'insieme delle attestazioni scritte e delle tradizioni di scrittura, abbracciando
nell'espressione una varietà di fenomeni legati ad aspetti tecnici e materiali, dalle forme grafiche
alle tradizioni manoscritte di testi romanzi e alle tipologie di manoscritti che esse coinvolgono.
La creazione di tradizioni scrittorie romanze implica:

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3a) la formazione di sistemi ortografici specifici per la trascrizione del volgare (in quanto
contrapposto al latino) e dei vari volgari, differenziati anche sotto questo aspetto per tradizioni
geografiche.
E’ poi da chiarire che per tutta l'età medievale la circolazione dei testi avviene secondo modalitÃ
diverse da quelle attuali e in generale definite, al livello sociale e culturale, da fattori quali:
3b) la presenza di forme diffuse di trasmissione orale, affidate ad esecutori professionisti, i
giullari.
3b2) la civiltà della copia manoscritta (la stampa a caratteri mobili si diffonde a partire dalla
seconda metà del XV sec.). Gli aspetti 3b1 e 3b2 insistono su un dato di base che li accomuna:
l'assenza di strumenti meccanici di riproduzione delle opere e dei prodotti librari.
4) la supremazia culturale del latino sul volgare.

2.1 Lingue e letterature: latino e volgari


Lo sviluppo delle lingue e lo sviluppo delle letterature sono tra loro differenti e si svolgono secondo
modalità e cronologie diverse l'una dall'altra. È evidente che l'affermazione delle parlate
romanze, avvertita al livello di coscienza linguistica e confermata dei primi documenti
scritti, precede di molto l'apparizione dei primi testi letterari romanzi. Inoltre, c'è un'ulteriore
differenziazione cronologica sia per le lingue che per le letterature: in entrambi i campi c'è una
differenza cronologica tra l'epoca dei fenomeni (parlati o scritti) e la loro documentazione.
Non è da mettere da parte la presenza egemonica del latino a livello culturale: il latino opera contro
l’apparizione nello scritto dei volgari. Il sistema linguistico e letterario latino quindi assume nei
confronti del volgare, una posizione contraddittoria: si oppone e funge da ostacolo ma anche da
modello. Una piena affermazione del volgare nelle tradizioni scritte si verifica solo nel basso
medioevo, per imporsi in maniera più netta a partire dall’età della stampa e dell’Umanesimo, ossia
a grandi linee dai primi decenni del XVI sec., contemporaneamente alla normalizzazione dei
sistemi ortografici e all'inizio della riflessione grammaticale sulle lingue. Un aspetto delle Origini
romanze di particolare rilievo è quello del momento di passaggio allo scritto, ossia riconquista da
parte dei volgari e di ciò che si scrive in volgare di una propria dimensione autonoma e specifica.
Per la tradizione scrittoria dei testi romanzi, essa si afferma prima di tutto in ambito monastico, con
accordi in ambito giuridico come ad esempio i giuramenti di Strasburgo.

2.2 Letterature romanze: una scelta necessaria?


Questo snodo essenziale di una tradizionalità letteraria ha in sé un aspetto particolare, quello cioè
del possibile carattere “non necessario†e anzi “volontario†dell'adozione del volgare da
parte degli scrittori medievali: essi avrebbero potuto continuare ad usare come strumento
espressivo quello ancora corrente nei medesimi ambiti di scrittura, ossia il latino. Nel mondo
romanzo medievale i capiscuola si sono distaccati dalla tradizione letteraria latina, adottando le
lingue volgari e creando da queste un complesso innovativo di testi, forme, generi, capace di
costruire rapidamente diverse tradizioni scrittorie. La scelta di adottare le lingue volgari non è
dipesa solo dagli autori, ma da una compartecipazione di autori e pubblico ad una stessa sfera
comunicativa. Scrittori e pubblico hanno quindi condiviso una lingua e con essa una cultura
volgare costituita da valori, temi, miti, forme espressive. E’ vero che a un certo momento si
manifestò un’opzione articolata in favore della scrittura in volgare. Tuttavia questa scelta cosciente
fu in sostanza una scelta storicamente obbligata, così come fu obbligata quella per il volgare
nella comunicazione, ad un tempo pratica e strutturata della predicazione, sancita dal Concilio di
Tours dell’anno 813. Entrambi gli orientamenti furono conseguenza di una rottura nel sistema
comunicativo avvertita ormai con nettezza in età carolingia, che impediva la continuazione di

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soluzioni stilistiche e soprattutto linguistiche di compromesso, e che vedeva però al tempo stesso i
nuovi testi romanzi come i continuatori ideali di questi prodotti dell'età anteriore.

2.3 Letterature e culture: eredità classiche e novità medievali, colto e popolare


La questione dell'origine delle letterature volgari e della relazione tra esse e la letteratura latina
antica e medievale, non ha una dimensione solo letteraria; abbiamo invece a che fare con
tradizioni letterarie ancora nella fase di prima definizione; il processo avviene in stretto
rapporto con l'affermazione di sistemi linguistici delle lingue neo-latine, che cominciano ad
assumere uno statuto ben definito anche nella coscienza dei parlanti solo intorno al IX sec.
Conviene pertanto riproporre il discorso sul piano delle culture entro le quali inquadrare la
questione delle origini letterarie romanze. A fronte di questi sistemi culturali e letterari in via di
formazione possiamo scorgere:
-la tradizione culturale latina e specialmente latino-cristiana a cui fa capo tutta la produzione
scritta e che definisce il livello più alto della produzione culturale e intellettuale del tempo. È quindi
inevitabile che elementi di provenienza latina, classica e medievale, risultino presenti in testi
profani dato che, tutti i più antichi testi letterari, invariabilmente d'ispirazione religiosa, sono stati
modellati entro la tradizione latino-cristiana e utilizzano tratti ripresi da scritture latine;
-la tradizione profana e volgare, cui si devono aspetti tipici delle letterature romanze: temi e
motivi legati alle figure del guerriero, del Cavaliere, della dama, alla cortesia, all'amore,
all’avventura, ecc.
Nel campo letterario-culturale legato ai volgari, l’individuazioni di questi due poli principali, da un
lato l'eredità latina e latino-cristiana, dall'altro gli elementi di novità del mondo post-romano o post-
imperiale, permette di focalizzare le due chiavi di lettura che sono state proposte da varie
scuole di pensiero per interpretare il fenomeno delle origini delle letterature romanze:
-da un lato una trafila colta, clericale, mediolatina: l'attenzione è rivolta in prima battuta verso
una letterarietà colta;
-dall'altro lato una linea popolare: si privilegiano gli aspetti folclorici, le forme legate a espressioni
orali e i nuclei tematici connessi con culture basse.
Nel primo caso si attribuisce rilevanza primaria agli aspetti formali della scrittura, di ereditÃ
letteraria e quindi alla qualità complessiva della composizione, alla letterarietà nel senso più
ristretto e rigoroso del termine, che conferisce valore e dignità al prodotto testuale.
Nel secondo caso si valorizzano gli aspetti tematici e culturali.
L'alto medioevo è il periodo per noi decisivo, dove è preferibile non introdurre distinzioni rigide
tra livelli e sistemi di cultura contrapposti, bensì pensare in termini di cultura corrente definita
come unificante della società . Sul piano dell'espressione, la tradizione dei testi letterari romanzi è
accompagnata dall'affermazione di una nuova retorica, riguardante versi, forme metriche, tecniche
di costruzione epica e narrativa, ma anche sistemi lessicali organizzati in campi semantici che
legano il versante formale e stilistico con quello dei valori. Una tradizione testuale latina e una
volgare coesistono e si influenzano: una è soprattutto scritta, l'altra soprattutto orale. Il problema di
fondo è che conosciamo solo testi scritti, quindi abbiamo necessariamente una visuale distorta
della realtà che qui ci interessa e soprattutto della fase di prime origini: della comunicazione in
lingua volgare in generale, conosciamo soltanto ciò che è stato conservato in forma scritta ad
opera di professionisti della scrittura latina. Possiamo però capire che la cultura latina mostra di
subire una pressione crescente da parte di una cultura volgare in corso di apparizione, in cerca di
strade di affermazione. Il fatto che questo fondo romanzo sia legato più immediatamente alla

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dimensione dell'oralità e che quindi a noi sfugga in gran parte per tutta la fase più antica alto-
medievale non significa che esso non esista.

3.Tarda Antichità e Alto Medioevo


L'inizio del medioevo è legato alle invasioni barbariche, a causa di un autentico e repentino
collasso dell'Impero, che si dissolve in Occidente lasciando posto ai regni Romano-barbarici. Il
fenomeno è molto complesso, ci confrontiamo con un processo graduale di disgregamento e
ricomposizione.

3.1 Il quadro storico di riferimento


Una crisi del sistema imperiale romano si sviluppa già nel III sec d.C. e con Diocleziano, alla fine
dello stesso secolo III, si ha l'ufficializzazione della separazione in due parti, occidentale e
orientale, dotate di relativa indipendenza politica, amministrativa e militare. Questa divisione
sancisce la differenza tra un Occidente culturalmente e linguisticamente latino e un Oriente greco.
La separazione non è immediata: consistenti comunità latine si manterranno sino al VI sec. in
diverse città importanti del Mediterraneo orientale e fino all'epoca di Giustiniano la cancelleria
imperiale conservò l'abitudine della scrittura in latino, come fattore anche simbolico di continuitÃ
col passato. Tuttavia nelle regioni orientali il greco prevalse in maniera rapida assorbendo
completamente le identità latine. Alla fine del IV sec. e poi soprattutto nel V sec. d.C. in Occidente
l'unità politica si disgrega, a seguito innanzitutto delle invasioni e dell'insediamento di popolazioni
barbare, soprattutto di stirpe germanica. Ne consegue l'indebolimento del centro. A ciò segue la
formazione di una serie di regni, ossia di organismi politico-amministrativi, fondati su nuclei di
popolazioni germaniche. Inizialmente questi regni furono dipendenti dall'autorità imperiale.
Le conseguenze di questa crisi politico-istituzionale, economica e sociale furono gravissime anche
sul piano culturale e linguistico:
-mancava un’unità politica, un centro; vengono duramente colpite anche le città , da sempre
elemento cardine della penetrazione romana e del sistema di controllo del territorio; la percentuale
di popolazione residente nelle città , diminuisce in maniera drastica;
-le invasioni con i loro aspetti più brutali e le guerre che si susseguono, causano danni gravissimi
all'istruzione e ai patrimoni librari;
-appaiono nuovi diritti, fondati sulle tradizioni etniche delle nuove popolazioni, prima alleate, poi
indipendenti nei nuovi organismi statali, ciò produce forti distinzioni linguistiche e culturali anche
all'interno degli stessi paesi.
Un'ulteriore modificazione degli assetti territoriali si produce tra il VI e il VIII sec.:
-le divisioni del dominio franco nell’età pre-carolingia e carolingia;
-gli sconvolgimenti prodotti nella Penisola Iberica dall'invasione arabo-berbera del 711, con la
conseguente ridefinizione della presenza cristiana in una serie di regni e principati nel settentrione
della penisola;
-le suddivisioni interne all’Italia a seguito dell'invasione longobarda e dell'insediamento di un
regno longobardo nel nord destinato a durare sino all'età carolingia, di ducati longobardi nel centro
e, contrapposti ad essi, di territori controllati da bizantini.
Il regno di Francia si forma a seguito del rapido collasso dell'unità imperiale voluta da Carlo
Magno. Già sotto i primi sovrani di stirpe carolingia si manifesta una relativa e poi sempre più
grave debolezza delle istituzioni centrali, regie, rispetto ai grandi feudatari.

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Un nuovo scenario è aperto alla conquista normanna dell'Inghilterra da parte di Guglielmo il
conquistatore; lingua e cultura francese sono riversate in Inghilterra attraverso le istituzioni
d’impianto normanno-continentale e l'aristocrazia, cui sono assegnati in gran parte i feudi e sono
attribuiti ruoli di controllo nelle istituzioni ecclesiastiche, monasteri e vescovati; al contrario, il
contatto che si stabilisce col mondo celtico è all'origine di alcune delle più grandi invenzioni
letterarie del secolo XII (Artù, i cavalieri della tavola rotonda, il santo Graal, Tristano e Isotta).
Le regioni più occidentali delle terre dell'impero germanico sono una zona di contatto, connotata
da caratteri variabili, ma sempre ibridi.
Con la Prima Crociata, culminata con la conquista di Gerusalemme nel 1099, si formò un gruppo di
Stati cristiani nell'oriente mediterraneo. La loro esistenza significò la presenza di volgari romanzi, e
principalmente del francese, in quello che si usa oggi indicare come Oriente latino.
Nella Penisola Iberica, il principati cristiani sopravvissuti nell'estremo Nord all'invasione araba del
711, consolidano la loro posizione dando vita a veri e propri stati spesso in conflitto tra di loro.
L'isolamento politico e culturale di questi regni rispetto al resto dell'Europa cristiana è marcato, con
l'eccezione della Catalogna, estremo lembo di un'Europa carolingia e post-carolingia fortemente
integrato. Dall'inizio dell’XI secolo si manifesta la Reconquista a danno dei musulmani, che
controllavano più della metà della penisola; acquisizioni importanti avvengono tra l’XI e il XII sec.
ma è il XIII sec a vedere il crollo definitivo della potenza araba.
Per quanto riguarda l'Italia: all’alta frammentazione del Nord e di parte del centro, dove si
comincia a delineare l'importanza della società comunale e delle città (attorno alle quali si
andranno definendo le realtà linguistiche e culturali poi attestate a partire dal XII sec.), fanno da
contraltare alcuni importanti principati laici ed ecclesiastici del centro, e soprattutto il grande stato
normanno del sud. La divisione e la frammentazione dei poteri conseguono alla scienza di
un'autorità centrale non solo formale – il Regnum Italiae – tra X e XI sec.

3.2 Fra tarda antichità e medioevo: fattori di continuità , fattori di cambiamento


La fase che si usa definire tra Tarda Antichità e Alto Medioevo, è molto importante dal punto di
vista storico, ma anche dal punto di vista della storia linguistica dell'Occidente, dal momento che è
tra V e VI sec. che conviene collocare il momento di prima crisi della latinità come sistema
linguistico unitario e come insieme culturale. La fine del Mondo antico si ha con il declino e poi il
crollo dell'Impero romano e della Romanità . La cesura tra Mondo antico e medioevo non è
nettissima e la trasformazione si produce in un lasso di tempo relativamente lungo.
In questa fase di passaggio però si manifestano alcuni fattori di continuità :
l'integrazione tra invasori e “ romani†si realizza ovunque nel medio-lungo periodo. Oltre alle
differenze culturali, sociali e linguistiche, un ostacolo rilevante, superato nel tempo, è dato dalle
diversità religiose.
La Chiesa si afferma definitivamente come fattore di ordinamento e consolidamento sul piano
amministrativo e su quello della pratica religiosa; soprattutto il riconoscimento della sede del
Papato portò con sé il mantenimento non solo e forse non tanto di una centralità romana, ma
soprattutto di un'idea di centro. Sopravvivono infine, in tono minore rispetto al passato imperiale,
la scuola e le strutture amministrative di gestione del potere.
Alle spalle della Chiesa come istituzione e anche del mantenimento del latino come lingua
unificante dell'Occidente sta, una realtà innovativa: il cristianesimo: è una delle religioni rivelate,
ha dunque a suo fondamento un corpus testuale, le Sacre Scritture. La Bibbia, eccettuate alcune
presenze del testo greco quasi esclusivamente molto antiche, circolate in Occidente in latino e in
varie versioni tra le quali è destinata ad affermarsi quella detta Vulgata, redatta dal San Gerolamo
alla fine del IV sec. Non solo la Bibbia è un testo scritto, che va letto e compreso innanzitutto a

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livello letterale, da cui discende la necessità di una preparazione grammaticale di base in latino,
ma è un testo difficile, che necessita di interpretazione.
Tra i padri della Chiesa, in Occidente, ha importanza determinante Sant'Agostino (354-430 d.C.),
vescovo di Ipponia in Algeria, non solo per la rilevanza intrinseca dei suoi scritti per gli aspetti
dottrinari (De Trinitate, De civitate Dei, Confessiones), ma soprattutto come principale promotore di
un'opera di mediazione a tutto campo la tradizione classico-pagana e tradizione cristiana. Nel
progetto di Agostino, il sistema di istruzione antico, fondato sulle arti dette liberali, già finalizzato
alla formazione del cittadino delle classi dirigenti romane, viene riconvertito e riorientato in senso
cristiano, finalizzato alla formazione di un sacerdote; l'insieme dell'istruzione comincia anche ad
assumere l'assetto che sarà poi tipico del medioevo, con l'articolazione su tre discipline a formare il
cosiddetto “trivium†di base (grammatica, retorica, dialettica), cui seguivano le quattro del
“quadrivium†(geometria, aritmetica, astronomia, musica). Nel De doctrina christiana Agostino
materializza la figura del nuovo intellettuale cristiano attraverso l'immagine degli ebrei in fuga
dall'Egitto con le ricchezze che potevano portare con sé di là del Mar Rosso e verso la terra
promessa: non tutto, ma ciò che si può trasportare in questa grande operazione di traghettamento
culturale dal paganesimo al cristianesimo, tutto ciò che è compatibile con l'insegnamento di Cristo.
Con l'epoca di Sant'Agostino entriamo nella fase di decisiva transizione tra il libro antico, in forma
di rotolo di papiro delicato e altamente deperibile, e il libro medievale, in forma di codice, con fogli
in pergamena riuniti in fascicoli e rilegato in maniera simile al libro moderno.
Il modello agostiniano si impone rapidamente e fonde ciò che è per noi il medioevo cristiano
occidentale nella tradizione delle lettere latine. Esso è sostanzialmente adottato a base
dell'organizzazione dei monasteri di regola benedettina e lì realizzato, soprattutto dal VII sec. in
avanti, nella duplice pratica dello studio e della trascrizione dei codici: nella fase delicata di
trapasso, le istituzioni monastiche assolsero il compito di conservare e proteggere una parte
significativa del patrimonio letterario del mondo latino (è questa una caratteristica distintiva del
monachesimo occidentale rispetto a quello orientale). Sempre il modello agostiniano conferisce
un'impronta a ciò che chiamiamo “Medio Evo†modello basilare, quello agostiniano,
eventualmente adattato alle nuove condizioni che si venivano presentando nelle società post-
antiche attraverso varie risistemazioni progettuali e interpretazioni distinte.
Nei paesi arabi si presenta una situazione che a prima vista ha diversi tratti in comune con quella
della Romà nia medievale: una sola comunità araba, con un solo libro sacro in arabo, con una sola
lingua “alta†e scritta, ma con numerosi “dialetti†nazionali. La differenza è che nei paesi arabi ci
sono comunque stati moderni e c'è un sistema scolastico capillare; i dialetti guadagnano spazio
nelle forme artistiche orali, ma continuano a restare sostanzialmente fuori dalla letteratura. Questo
può essere causato da vari fattori: al momento in cui Maometto scrisse il Corano, l'arabo era una
lingua di una comunità ristretta; di fatto non aveva una letteratura scritta, mentre esistevano generi
poetici affidati esclusivamente alla memoria; infine, quella araba era allora una società molto
semplice e poco articolata, legata al mondo della pastorizia nomade e alle attività mercantili.
Inserendosi in questo contesto, il Corano, che creava dal nulla la letteratura araba con un testo
sacro, si impose come unico punto di riferimento linguistico-letterario, impedendo di fatto qualsiasi
evoluzione innovativa nella lingua letteraria ufficiale. Inoltre durante l'espansione l’arabo, lingua del
Corano e del Profeta, fu fattore di unificazione e d'identità religiosa. A differenza del mondo arabo,
in quello latino, questa lingua preesiste al cristianesimo; si tratta di una realtà linguistico-culturale
che viene sì gradualmente cristianizzata, con effetti anche traumatici, ma la cui esistenza non
viene mai messa seriamente in discussione. Di conseguenza, la traduzione latina della Bibbia, si
inserisce in un contesto linguistico-letterario articolato, cui corrisponde la pluralità di livelli e registri
stilistici richiesta da una società complessa ed evoluta, che tra l'altro fa ampio e variegato uso della
comunicazione scritta. Quindi da un lato la Bibbia non viene affatto ad assumere il ruolo di unico e

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necessariamente stabile punto di riferimento linguistico-letterario che è proprio del Corano nella
società arabo-islamica; dall'altro, la volontà di garantire la comprensione, adeguandosi alla lingua
corrente o quantomeno tenendone conto, orienta sin dalle fasi più antiche l'opera degli scrittori
cristiani e in particolare quella dei traduttori biblici. La formulazione di lingua romana rustica con la
quale il volgare viene per la prima volta identificato esplicitamente come lingua diversa da latino (in
un deliberato del Concilio di Tours dell’813) e quelle che ne derivano costruite intorno all'idea di
romanità (lingue romanze) sottolineano la continuità romana nella riconosciuta diversità idiomatica.

3.3 La dimensione linguistica nell'eredità culturale latina classica e cristiana


Due aspetti sono da mettere in evidenza come risultati dell'eredità cristiano-latina:
a) la presenza del latino come elemento unificante al livello sia culturale che linguistico su
scala europea. La pratica di comunicazione scritta e orale in latino e diffusa e radicata in
tutti paesi della cristianità occidentale. Trasmesso inizialmente dalle istituzioni religiose e
come lingua del cristianesimo romano, il latino si mantenne come lingua di cultura, del
diritto, della scienza, della filosofia, anche oltre la frattura segnata dalla Riforma nel secolo
XVI.
b) la presenza di modalità di scrittura nell'alfabeto latino e nelle scritture che lo mettono in
pratica, le quali continuano oggi 1) nel maiuscolo la scrittura capitale epigrafica latina,
2) nel minuscolo il sistema della scrittura che designiamo come “minuscola carolinaâ€
3) nel corsivo una stilizzazione caratteristica di centri umanistici italiani della fine del XV sec
e l'inizio del XVI sec.
Per questi motivi non è errato dire che il latino ha operato per lungo tempo come una sorta di
“ superstrato linguistico-culturale†dell'Europa occidentale e dei suoi prolungamenti extra-europei.
Per altro verso, in epoca tardo-antica si registra una crisi evidente del latino come modello
linguistico unificante in senso verticale (ossia gerarchico) della società . Il fenomeno può
essere osservato da più punti di vista. Innanzitutto non vi è più una modalità stilisticamente e
grammaticalmente definita cui sia attribuita una posizione di predominio socio-culturale al vertice di
un complesso di variazioni diastratiche.
Assieme al declino generale della cultura e del modello culturale classico che era stato proprio del
mondo Romano, va posto in risalto almeno un secondo aspetto decisivo: la dissoluzione dei
centri e l'affermazione di tendenze localistiche. Un sintomo quasi emblematico della crisi del
modello culturale romano è nel rovesciamento dei valori associati ai termini di unrbanitas e
rusticitas. Le differenze sostanziali nell'organizzazione del territorio e nell'incidenza delle societÃ
urbane che si producono nell'età tardo-antica, finiscono col riflettersi su questo sistema e col
mettere in discussione il modello ad un tempo centralista ed elevato della urbanitas. Cambia anche
gradualmente, ma alla fine in maniera decisiva il sistema linguistico tardo latino. Ancora in etÃ
imperiale esso appare costituito da un complesso di varietà regionali, articolate internamente e
differenziate tra loro per aspetti di pronuncia e probabilmente anche per uno spettro ancora limitato
di scelte lessicali, le quali però riconoscevano la predominanza assoluta di una norma centrale e
coincidente con la varietà patrizia di Roma. Il riconoscimento dell'esistenza delle lingue romanze,
all'inizio del IX sec. avviene attraverso l'accettazione dell'esistenza della rusticitas linguistica come
realtà davvero differente e della quale occorre tener conto.

3.4 Letteratura
La vittoria religiosa del cristianesimo è seguita dal suo trionfo letterario: la letteratura è ormai solo
cristiana. Il che significa la cancellazione di un genere strettamente profano: la poesia satirica o
erotica. I generi eliminati rinasceranno solo con le letterature dopo l'anno 1000. Ma questo

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impoverimento è compensato dallo sviluppo di nuove forme che affondano le proprie radici nel III e
IV sec tra le quali conoscono un successo crescente i racconti che narrano la vita di un santo.
Poesie religiose e vite di santi in versi, destinate ad essere declamate e più spesso cantate in
occasione delle festività e nei luoghi di pellegrinaggio, prodotto dell'attività di predicazione, sono i
più antichi testi letterari romanzi conservati, espressione di una tradizione latina ed ecclesiastica
che si espande, in età post-carolingia, superando la barriera tra latino e volgari. Le agiografie (vite
dei santi) costituiscono un caso specialmente interessante. Questo genere letterario tipicamente
latino-cristiano, legato al culto dei santi locali e a pratiche devozionali, si prestava ad essere
utilizzato in situazioni comunicative che richiedevano una piena e facile comprensione da parte dei
fedeli del testo fissato e come consacrato nella tradizione rituale. La scelta di rivolgersi ai fedeli
secondo i dettami del sermo humilis, ossia dello stile basso, aveva già portato ad un
sovvertimento sostanziale dell'assetto stilistico-formale del testo letterario. Gradualmente si
affaccia un ulteriore termine a definire lo stile adatto per rivolgersi ai fedeli o costruiti: sermo
rusticus, ovvero linguaggio dei contadini. Tutto questo avviene all'interno di una realtà di
comunicazione linguistica percepita ancora nei secoli VI e VII come latina; il sistema tardo-latino
però appare soprattutto in Gallia in rapida degradazione a questa altezza cronologica: in effetti, per
più di un aspetto quello della fine VI e inizio VIII sec è da individuare come il momento decisivo di
transizione tra i due sistemi linguistici, quello latino antico e quelli non più latini delle lingue
romanze emergenti.

4. Le lingue romanze: cronologia, ipotesi e modelli


Le lingua scritta non è che una modalità di rappresentazione e di fissazione su un supporto stabile
della forma predominante di comunicazione, che è quella orale. Non è un caso che la fase di crisi
e di evoluzione verso i volgari coincida con un passaggio critico nella storia della cultura latina, a
cominciare dall'istruzione di base, e di eclisse di un modello culturale costruito su chiare gerarchie,
di impianto centralista e classista. La dimensione orale è dunque quella essenziale. Quella latina
doveva essere una realtà nient'affatto statica, ma diversificata e dinamica, esistevano
differenziazioni non solo diastratiche ma anche diatopiche. Tutti questi fattori entrano in gioco nella
fase di rottura del sistema. La transizione dal latino ai volgari romanzi si può ritenere accertata nel
momento in cui un modello di analisi in termini di diversificazioni diastratica e diatopica si riveli ai
nostri occhi insufficiente ad illustrare la realtà dei fenomeni. Il passaggio può essere scandito
secondo tre tappe successive: la prima consiste nella nascita della nuova oralità : evento che si
verifica quando la struttura della lingua parlata cessa di essere latina per diventare romanza; la
seconda è costituita dalla presa di coscienza di questa metamorfosi ed alla cui esistenza di una
scrittura e di un oralità che non coincidono più; la terza sopraggiunge quando la nuova oralità è
consacrata da una nuova forma di scrittura, la cui natura rivela che si tratta di un cambiamento
radicale. Questi stadi sono così riformulabili in forma schematica:
1) evoluzione dei sistemi linguistici: il latino classico vale come punto di riferimento ideale,
occorre prendere le mosse dal latino parlato tardo, un dato già internamente complesso; le
nuove lingue si sviluppano in divergenza da questo, con differenziazioni più o meno
accentuate, ma comunque alla lunga sensibili, cioè avvertibile da parte dei parlanti;
2) presa di coscienza dell'evoluzione avvenuta e della diversità dei sistemi in due tempi:
innanzitutto percezione della diversità in ogni regione tra latino e parlata volgare e
sensibilità alla reciproca distinzione dei volgari; la coscienza della rottura dell'unità latina si
genera nelle varie regioni in momenti diversi, a seconda della rapidità e della profonditÃ
dell'innovazione linguistica, ossia a seconda dell'intensità dello scarto linguistico;
3) elaborazione e utilizzazione di un sistema di trasferimento nello scritto della nuova
oralità romanza.

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Il secondo e il terzo momento sono collocati nel secolo IX, in età carolingia e post-carolingia,
almeno per la Gallia, dove i processi innovativi sembrano aver subito un'accelerazione
considerevole rispetto alla Penisola Iberica e all'Italia. Il primo momento invece, la nascita della
nuova oralità , è oggetto di discussione. Le ipotesi in certo modo più tradizionali tendono ad
anticipare la formazione delle parlate neolatine collocandola in epoca tardo-antica, i latini che al
contrario tendono a posticiparla. Si sono di conseguenza formulate delle domande: a che epoca si
è cominciato a parlare volgare? a che epoca si è cessato di parlare latino? Per rispondere alle
questioni sarebbe opportuna una definizione di ciò che si intende con il termine latino e volgare.

4.1 Quattro modelli ipotetici


Del passaggio tra latino e parlate romanze si sono date interpretazioni divergenti, sia per quanto
riguarda la cronologia, sia per quanto riguarda aspetti sostanziali, specialmente rispetto al rapporto
con latino, scritto e parlato. Per raffigurare il percorso che conduce da un sistema ancora
chiaramente latino all'inizio dell'età imperiale, alle manifestazioni delle lingue romanze a partire dal
VIII sec in poi, si analizzano quattro schemi grafici proposti da altrettanti studiosi. In tutti e quattro
gli schemi, i processi in atto sono raffigurati graficamente attraverso linee continue, in particolare
per ciò che riguarda la lingua parlata; questa società comune ribadisce l'impossibilità di stabilire
un punto di confine netto all'interno dell'evoluzione linguistica tra una realtà ancora latina e
una neo-latina. Lo schema di Arrigo Castellani (tavola 1 pag.114), è l'unico a cercare di dare conto
del duplice fenomeno di differenziazione dal latino e di differenziazione reciproca che caratterizza
le origini delle lingue romanze e si articola per questo su due tavole. Nella seconda è illustrato il
processo di differenziazione territoriale del latino in epoca imperiale e di divergenza tra le varie
parlate romanze, che acquisiscono gradualmente reciproca indipendenza sulla base delle diversitÃ
afflitte. Come eventi notevoli sono indicati l'Editto di Caracalla, che estese la cittadinanza romana a
tutti i sudditi liberi dell'impero, la riorganizzazione dell'Impero da parte di Diocleziano, infine le
invasioni germaniche. Nella prima tavola è schematizzata la transizione tra il latino e ogni lingua o
parlata romanza. Il latino scritto è assunto come punto di riferimento costante nella prima linea in
alto; l'evoluzione è individuata nel solo ambito del parlato. La cronologia assoluta proposta da
Castellani suggerisce che la definizione di parlate ormai romanze debba essere collocata all'incirca
nel V sec, alla fine dell’Impero, in stretta consequenzialità rispetto alle invasioni germaniche.
Gli altri tre schemi analizzano il solo aspetto di distinzione dal latino all'interno di una sola regione
ipotetica, avendo come punto di riferimento soprattutto l'area gallo-romanza. Il secondo schema
(tavola 2 pag. 115 di Robert Pulgram), è abbastanza simile alla prima tavola di Castellani anche
se:
-non illustra l'articolazione interna al latino parlato e ne semplifica drasticamente la visualizzazione,
supponendo implicitamente l'esistenza di una norma orale alta prossima allo scritto e ad essa in
definitiva riducibile;
-cerca di dare conto di un'evoluzione anche della norma scritta attraverso l'adozione di una linea
spezzata inclinata con due punti critici, l'uno all'inizio del secolo III, e un secondo in età carolingia,
intorno all'anno 800, in corrispondenza della riforma carolingia, che promuove una ripresa del
livello stilistico del latino scritto e l'inizio di una fase indicata come mediolatina;
-segnala infine l'inizio di una tradizione scritta delle lingue romanze in coincidenza con la riforma
carolingia e col cambio di orientamento della linea indicante il livello dello scritto.
In questo schema l'apparizione di sistemi linguistici chiaramente romanzi è collocata in fase alto-
medievale, all’incirca tra fine VII e VIII sec dopo una fase classificata come protoromanza.
Anche il terzo schema (tavola 3 pag. 116 di Roger Wright) non individua l'articolazione interna al
sistema latino. La semplificazione serve in questo caso a evidenziare l'aspetto saliente di questa
interpretazione, distintiva rispetto alle ipotesi di impianto più tradizionale delle tavole 1 e 2, ossia la

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presenza di uno sviluppo parallelo e relativamente indipendente del sistema orale e di quello
scritto: secondo l'autore di questo schema il latino scritto tardo-antico, e dell'epoca romano-riflette
solo parzialmente un’oralità ancora latina in evoluzione. Un sistema inteso come unitario sino
all'età carolingia si sdoppia a partire da questo momento, producendo due sistemi forniti entrambi
di un versante orale e scritto.
L'ultimo schema (tavola 4 pag. 117 di Walter Bershin) è il più complesso in quanto introduce una
serie di ulteriori elementi di confronto sul versante latino: l'altezza stilistica del latino letterario, gli
spettri di variazione diastatica, la quantità della produzione letteraria conservata. L'evoluzione del
latino volgare tiene conto di una serie di diversità interne, ossia di variazioni, ed è caratterizzata
dall'inserimento di un ulteriore elemento grafico lineare concernente l'evoluzione del latino volgare
scritto, col quale si intende indicare l'insieme della documentazione rimastaci che ci permette di
conoscere i livelli meno formalizzati di lingua.
Per la trasformazione dal latino alle lingue romanze, non è detto che vi sia una medesima
cronologia assoluta per tutti territori romanzi, anzi è verosimile il contrario, ossia che tempi e
velocità siano state distinte, anche in maniera accentuata; non è detto che nel medesimo territorio
il processo evolutivo si sia sviluppato sempre in forma lineare e regolare, è anzi del tutto verosimile
che si siano alternate fasi di accelerazione e fase di stasi, ossia di consolidamento dei sistemi; è
verosimile che in zone isolate, come la Sardegna, i sistemi si siano riorganizzati abbastanza
precocemente, su basi comunque arcaiche, quindi ricche di tratti conservativi; se si accorda
l'importanza all'aspetto di reciproca distinzione delle lingue romanze, non è possibile collocare la
loro origine neppure nella prima fase successiva alla disgregazione dell’Impero.
Tutto ciò considerato, è il periodo che va dalla metà del VII secolo alla metà dell’VIII secolo
che deve essere riconosciuto come quello in cui si situa la fase di maggiore e decisiva
accelerazione nella definizione di nuovi sistemi, a seguito della più profonda crisi del
sistema latino che è attestata dalla documentazione del secolo VII. La comunicazione in latino
era ancora presente all'inizio del VII secolo, mentre i chiari segni di rottura giungono dalla seconda
metà del secolo VIII. Ciò significa che entro questo termine basso (intorno al 760-770) devono
essersi prodotti tali fenomeni da rendere ormai impossibile per gli abitanti romanizzati del paese,
illetterati o minimamente istruiti, la comprensione, senza un'opportuna esplicazione di sostegno,
della recitazione orale di testi scritti, ossia di testi latini. Questa datazione si limita per ora alla
Gallia; è verosimile, sulla base della documentazione disponibile, che i processi per l'Italia e per la
Penisola Iberica siano stati più lenti e la cronologia complessiva risulti ritardata di un secolo o più.

4.2 La rinascita carolingia e l'apparizione delle lingue romanze


Pare che il momento critico dell'evoluzione tra sistemi linguistici diversi, e di passaggio dal latino
volgare romanzo, debba essere situato almeno per la Gallia tra VII e VIII secolo (650-750). La
riorganizzazione della Chiesa franca e della cancelleria regia a partire proprio dalla metà del
secolo VIII, innesca un processo di reazione sempre più forte al progressivo adattamento alla
lingua parlata. La Rinascita carolingia è uno dei momenti decisivi della storia della cultura
occidentale, epoca di riscoperta dei classici, copiati e conservati in grandi biblioteche di fondazioni
monastiche, e di rinnovato impulso creativo in letteratura e nelle arti figurative. Della rinascita
carolingia sono importanti soprattutto le scelte sul versante linguistico e letterario. La riforma
carolingia del latino e con essa la rifondazione classicista della cultura letteraria e delle sue
espressioni partecipe di un grande progetto che è innanzitutto politico e mira all'edificazione di
un'Europa cristiana occidentale, romano-germanica e dal baricentro tendenzialmente
settentrionale e non più mediterraneo, che si fonda su una serie di fattori unitari, sia nei valori ideali
sia anche in strumenti pratici e operativi, a partire sin dalla struttura dell'amministrazione:
l'uniformità del latino e l'uniformità della scrittura contribuiscono a garantire la relativa coesione

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dell’ insieme. Si sviluppò una nuova attività letteraria “ alta†in versi e in prosa: varie forme di
poesia sacra, specie d’argomento biblico, trattatistica religiosa, storiografica. Suo ambito di
diffusione fu in primo luogo la rete di monasteri dei territori centrali dell'Impero. Gli effetti della
Rinascita sono sostanziali e durevoli: mentre fino al secolo VIII le opere più significative della
letteratura latino-cristiana conservata provengono dall'Italia, dalla Spagna, dalla Gran Bretagna, a
partire da questo momento si consolida la preminenza di una zona corrispondente al cuore franco-
germanico dell'Impero. Questa nuova produzione letteraria, rinnovata sensibilmente nella
linguistica, è alle spalle delle origini letterarie romanze e in particolare dei resti dell'area gallo-
romanza; il più antico testo romanzo conservato, i Giuramenti di Strasburgo (anno 842), compare
in un'opera cronistica che per tutti i suoi caratteri da interpretare come un tipico prodotto dell'etÃ
carolingia; quasi simbolicamente, la Cantilena di Sant’Eulalia, la più antica poesia francese
conservata, segue un modello metrico-musicale innovativo ideato in abito latino; in generale tutti i
più significativi testi letterari romanzi dei secoli X-XI mostrano di essere stati elaborati in ambienti
ricchi di letteratura latina e quindi anche di tecnica compositiva e la curata su modelli latini. Sul
piano linguistico la Riforma carolingia si attua attraverso un'estesa ed energica restaurazione della
norma linguistica antica; rifiuta gli “imbarbarimenti†del primo medioevo nella lingua scritta, specie
quelli di provenienza merovingica, e di conseguenza anche qualsiasi compromesso con l'oralitÃ
delle terre romanze. Con la riforma carolingia si arresta un'evoluzione normativa, il latino parlato
viene “ ancorato†allo scritto, di quest'ultimo si dà un'interpretazione che tende ad essere fonetica.
Dal punto di vista del volgo, ossia degli ascoltatori di quelle agiografie e di quei sermoni, divenuti
quasi di colpo “ non più comprensibili†si allenta il rapporto psicologico con il latino, viene meno la
coscienza di una continuità , si afferma quella della discontinuità , quindi della diversità tra i
sistemi linguistici.

4.3 Il Concilio di Tours


Il riconoscimento di questa diversità tra il latino e la lingua corrente di fatto non può che giungere
da una testimonianza di cultura “alta†interna alla tradizione latina e anzi dal centro stesso del
nuovo mondo culturale carolingio. Il primo dei documenti che scandiscono in qualche modo con
sicurezza le tappe dell'evoluzione, fornendo dei riferimenti cronologici precisi, è una deliberazione
del Concilio di Tours dell'anno 813, nella quale si scorge la prima manifestazione esplicita, da
parte della gerarchia ecclesiastica, della presa di coscienza dell'irriducibilità dei sistemi
linguistici correnti e quindi dell'esistenza accanto al latino di una vera e propria lingua
parlata dal volgo, che possiamo definire come “lingua romanza†Nel Concilio di Tours si riunirono
vescovi provenienti da varie regioni dell'Impero carolingio, sia da quelle occidentali,
linguisticamente latine e ormai romanze, sia da quelle orientali, germaniche. Le deliberazioni del
Concilio abbracciano un arco anche di questioni rispondendo a preoccupazioni di ordine pratico,
organizzativo, pastorale e dottrinale (vedi pag 125). Le prescrizioni del concilio sono delicate e
pensando sia alla massa dei livelli sia anche al basso clero, che dobbiamo pensare non fosse o
non fosse ancora raggiunto dall'azione riformatrice nell'istruzione; in ogni caso, pensando a tutti
coloro che entro una gerarchia culturale carolingia potevano essere ugualmente considerati come
illitterati. L’accoglimento tra le prescrizioni ecclesiastiche di quelle d'ordine linguistico del Concilio
di Tours segnarono effettivamente una svolta nella pratica pastorale della Chiesa occidentale e
l'inizio di una tendenza innovatrice i cui ultimi sviluppi entro la chiesa cattolica si sono avuti poco
prima di quarant'anni fa col Concilio Vaticano II (1962-65), che prescrisse l'estensione dei volgari
alla liturgia e alle letture. L'indicazione cronologica che estraiamo dalle deliberazioni del Concilio di
Tours è valida per la Gallia, soprattutto per quella settentrionale. Che si può dire dell'apparizione
di una simile coscienza linguistica di opposizione tra latino e lingua parlata nelle altre
regioni della Romà nia? Per l'Italia occorre scendere di circa un secolo, fino al Panegirico

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dell'imperatore Berengario I, composto in esametri latini tra il 916 e il 922. Sebbene in queste
testimonianze figuri sempre come elemento decisivo un aspetto di comparazione tra più di due
realtà linguistiche, quelli fin qui presentati sono tutti sguardi che possiamo considerare come interni
al mondo romanzo. Ma abbiamo almeno una testimonianza esterna e ci illustra quale potesse
essere la percezione della realtà linguistica dell'Europa carolingia. Il poligrafo arabo Ibn Hurdabdih
inserisce già nella prima redazione del suo Kitab al-masalik wa l-mamalik (“Libro delle strade e dei
regni†ultimata a Bagdhad nell'anno 846, la menzione dei viaggi degli ebrei radaniti, mercanti
poliglotti in grado di parlare una molteplicità di lingue; di queste fornisce un elenco dettagliato,
entro il quale riconosciamo l'arabo, il persiano, il greco, il franco, l'andaluso, che non può
designare una varietà di arabo dialettale della regione, infine lo slavo. La menzione dell'andaluso e
del franco come lingue correnti si riferiscono al lingue parlate, ossia volgari romanzi,
rispettivamente proprie dei territori iberici dominati dagli arabi e dell'area della Francia attuale.

5. Tipologia dei primi documenti delle lingue romanze


I fenomeni innovativi tra il sistema linguistico latino e i sistemi volgari si collocano nella dimensione
del parlato; lo scritto è tendenzialmente conservativo ne può riflettere alcuni aspetti, cosa che
effettivamente avviene in alcune tipologie di testi. È grazie a questi testi che si può comprendere la
fase di transizione e cercare riscontro all'ipotesi formulabile. L'opposizione tra oralità e scrittura
interviene qui su più fronti: innanzitutto la non tutta dimensione orale è riportabile ad un livello
“basso†mentre a sua volta il livello formale degli iscritti può presentare differenziazioni anche
notevoli. Per la ricostruzione dei processi linguistici è necessario classificare qualitativamente
l’insieme di fonti, tipicamente testi, delle più svariate estensioni:
a) testi latini e contesti latini che presentano singole unità innovative;
b) testi che documentano il lento passato verso autonome manifestazioni scritte di
un'espressione orale ormai prossima al potersi dire romanza;
c) testi ormai chiaramente romanzi.

5.1 Documenti latini “ bassiâ€


Singoli elementi romanzi si insinuano in testi latini e, in generale, il sistema linguistico latino-
medievale. Troviamo testi che sono vicini alla realtà del tempo; in primo luogo le leggi e documenti,
che spesso adottano i termini correnti. Le innovazioni ci appaiono in questi casi per lo più sotto
forma di singoli elementi lessicali. Il lessico è debole e più permeabile; si tratta in sostanza di un
fenomeno di acquisizioni di neologismi (parola di recente ideazione).

5.2 Testi vicini all'espressione volgare


Nei testi riconducibili a questa seconda tipologia traspaiono soluzioni coerenti, che fanno intuire dei
modelli di oralità che preannunciano il volgare. Accanto a questi testi che non presentano riassetti
significativi del sistema grammaticale, ne incontriamo altri nei quali le modificazioni
morfosintattiche e stilistiche acquistano peso e finiscono con l'incidere profondamente sulla
fisionomia linguistica degli iscritti; ciò accade anche in testi giuridici ed è però soprattutto
caratteristico di quelli a agiografici, destinati ad essere compresi dal volgo e pertanto composti in
modalità di latino “ rustico†Per queste tipologie testuali Avalle ha introdotto nell'uso le
classificazioni di latino “circa romançum†ossia di “latino che imita il volgare†per la lingua che in
essi si manifesta e di testi composti “iuxta rusticitatem†maniera conforme a, secondo la
maniera della rusticità ) per il complesso delle scelte formali e contenutistiche.

5.3 Antichi testi romanzi


Un'altra suddivisione di testi romanzi è:
- i più antichi testi romanzi, con formulazione generica, ossia le più antiche attestazioni dell'uso
nello scritto di modalità linguistiche coerenti che possano dirsi romanze;
- i più antichi testi letterari romanzi, nei quali, in aggiunta alla manifestazione di una volontÃ
classificabile come monumentaria, si riconosce la messa in opera di una volontà espressiva e
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formale legata precisamente allo strumento del volgare e che pero va oltre la dimensione
puramente linguistica per giungere ad una più completa definizione dell'autonoma dimensione
letteraria.
Quello che importa ribadire è la sostanziale diversità dei tempi che descrivono la tradizione e
l'evoluzione di sistemi letterari veri e propri rispetto alla cronologia di più antichi testi romanzi. Una
capacità creativa e di invenzione si manifesta con certezza in maniera prepotente nei testi romanzi
solo a partire dalla fine del secolo XI, sulla base di una nuova sensibilità legata al volgare; è in
realtà solo a partire dagli anni intorno al 1100 che possiamo parlare pieno titolo di
“letterature romanze†A fronte di ciò, è però evidente che già nei due secoli anteriori all'anno
1100 è possibile individuare nella regione gallo-romanza una serie di testi che si
distanziano nettamente dagli altri antichi documenti linguistici romanzi per l'intensità della
tensione formale e creativa, per la qualità di scrittura che ne risulta e per l'impegno
complessivo che li anima. Dei testi nei quali si esplica una vera e propria letterarietà tipicamente
romanza e indirizzate, attraverso l'uso esclusivo del volgare, ad un pubblico anche laico, destinato
a divenire nel corso del tempo fattore del tutto decisivo. Si tratta di componimenti in versi,
concepiti per il canto o la declamazione. A questi soli testi si riserverà dunque la definizione di
“testi letterari†Accanto a questo nucleo innovativo di antichi testi letterari romanzi, si collocano
tradizioni scrittorie di considerevole importanza linguistica e culturale come quella testimoniata
dall'uso esteso del volgare negli atti giuridici e redatti in Linguadoca (e in minor misura in
Catalogna) a partire dalla fine del secolo XI, mentre strumenti giuridici, pubblici per lo più ed
eccezionalmente privati, redatti in volgare compagno sia nel XII sec. nell’Italia centrale, sia
soprattutto in Sardegna, già dalla fine dell’XI sec.
I nuovi testi letterari romanzi acquisiscono rapidamente carattere di compiutezza ossia di piena
finitezza formale (e quindi con strutture di esordio e di conclusione). Esempi eloquenti di questi
tratti condizionati esterni sono il contesto-contenitore latino dei Giuramenti di Strasburgo e dei
Placiti campani, ovvero la specifica situazione storica e non solo genericamente comunicativa nella
quale vanno collocati il grassetto della Catacomba di Commodilla e anche gli stessi Giuramenti.
6. Antichi testi romanzi
Il più antico testo volgare conservato, e di una certa estensione, sono i giuramenti di Strasburgo; il
più antico testo letterario invece è La sequenza di Sant’Eulalia. I giuramenti, sicuramente datati
all'anno 842, e la sequenza, assegnatile agli anni 880-90, sono sensibilmente anteriori sia a diversi
documenti italiani qui presentati (placiti campani) sia alle attestazioni iberiche. Rispetto a molti
degli altri testi, i giuramenti sono contraddistinti da un sicuro carattere monumentario, che li
distanzia dalla condizione incerta dei graffiti e iscrizioni romane; rispetto ai placiti, i giuramenti si
distaccano per la superiore complessità del dettato e per la stessa esplicita qualificazione
dell'introduce all'interno della cronaca latina di Nithard; in particolare, proprio in quanto frutto di un
intervento letterario che differisce per grado e qualità dagli altri testi antichi qui presentati, i
giuramenti di Strasburgo si pongono come antefatto diretto della sequenza di Sant’Eulalia; rispetto
a questa di giuramenti fungono da introduzione espositiva e da termine di confronto ravvicinato,
permettendo di meglio valutare i caratteri ormai totalmente autonomi del volgare nell’Eulalia; nella
sequenza di Sant’Eulalia la lingua francese viene utilizzata per la prima volta, e con grande
anticipo sulle altre attestazioni, con una funzione espressiva guidata da una chiave di anzianitÃ
letteraria.

6.1 Glosse e glossari


Si tratta non di testi organi veri e propri, ma di glosse, ossia di spiegazioni. In generale, le glosse
sono parte integrante della più ampia e articolata opera di esplicazione, illustrazione e commento
di testi, sviluppata sistematicamente in latino per la Bibbia, ma anche, in seguito, in ambiente
universitario e sempre il latino, in primo luogo per trattati teologici, giuridici e medici, e applicata tra
l’altro al commento della Commedia dantesca.
Qui si tratta di glosse di tipo lessicale, che documentano l'evoluzione del vocabolario in epoca alto-
medievale. Le troviamo di disposte accanto ai testi, nel margine o nello spazio interlineare, là dove
era opportuno spiegare e interpretare le singole parole ed espressioni o anche passi più estesi.
Talora le glosse compaiono radunate e classificate in glossari, ossia in repertori sistematici di

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ampiezza variabile. Tra i glossari di spiccato interesse romanzo se ne segnalano due: il glossario
di Monza, di origine alto-italiana, attribuibile ai primi decenni del secolo X; ha per caratteristica di
essere greco-latino e quindi spesso nei fatti greco-romanzo. Il glossario di Kassel, più antico,
viene compilato nel secolo IX da una scrivente di lingua madre tedesca, più precisamente un
bavarese, il quale operava sotto dettatura e non attraverso trascrizione o ricompilazione di
materiali preesistenti. Questo glossario sembra essere il frutto di una sorta di inchiesta giuridica
condotta da una scrivente di lingua madre germanica verso uno o più parlanti romani, interrogati
su varie parole ed espressioni di uso quotidiano, trascritte in una veste spesso marcata da tratti di
grafico/fonetici germanici con l'accompagnamento di traduzione in tedesco.

6.1.1 Il “Glossario di Reichenauâ€


E’ contenuto in un manoscritto del secolo X, proveniente dalla biblioteca dell’Abbazia benedettina
di Reichenau, sul lago di Costanza. Si tratta di una considerevole raccolta di 5.000 lemmi
accompagnati dalle relative esplicazione, suddivisa in due sezioni: la parte sostanziale della
raccolta è costituita da un glossario biblico, ossia un’elencazioni di parole difficili incontrate nelle
Sacre Scritture; dopo il glossario biblico c'è un piccolo glossario alfabetico composto secondo
criteri simili a precedente e dedicato a spiegare in termini di gatti, oltre che dalla Bibbia, anche da
scritti religiosi di vario tipo, specialmente agiografie.
Nelle glosse in chiave romanza, si trovano lemmi isolati, in genere sostantivi e il più delle volte le
parole conservano i tratti latini per quanto riguarda la morfologia, mentre la grafia non è registra
nessuna evoluzione di carattere sostanziale. Per la valutazione del glossario è ovviamente dato
essenziale quello della sua datazione e localizzazione.
6.1.2 Le “Glosse Silensiâ€
Le glosse Silensi prendono il nome dal monaco di Santo Domingo de Silos. Il manoscritto contiene
principalmente una raccolta di sermoni; le glosse concernono però solo l'ultima delle opere
trascritte. Dall'aspetto delle glosse, attribuibile ai primissimi anni del secolo XI, è apparso chiaro
che il copista trascriveva da un esemplare già glossato.

6.1.3 Le “Glosse Emilianensiâ€


Indichiamo con un Glosse Emilianensi un insieme di annotazioni esplicative composte da una sola
mano e contenenti volgarismi in misura variabile. Si tratta di un codice alto medievale proveniente
dal monastero di San Millà n, che conserva testi latini di carattere religioso. Il manoscritto venne
compilato a cavallo tre secoli IX e X, le esplicazioni sono del secolo XI, probabilmente di poco
posteriore alle Glosse Silensi. Le glosse, accompagnate da segni di richiamo al termine latino
glossato, talora formano vivere le proprie frasi.

6.2.1 Dall'Italia
Tra i documenti più significativi ricordiamo: la postilla amiatina (Monte Amiata, 1087: postilla di
due righe che il notaio Rainerio aggiunse alla fine di un atto del gennaio 1087 e nella quale si
crede di riconoscere tre versi uniti da assonanza ò-u), l'iscrizione di San Clemente (Roma, XI-XII
sec.: una serie di didascalie che illustrano, con battute pronunciate da due o più personaggi, una
scena del martirio di San Clemente, affrescata nell'omonima basilica romana), le testimonianze di
Travale (Volterra, 1158: frasi in volgare inserite in atti del giudice Balduino e relative a una
controversia circa la proprietà di alcuni casolari del contado volterrano).

6.2.1.1 L’indovinello veronese


E’ la prima di due frasi inserite da due distinte mani molto simili nella competenza grafica in uno
spazio libero presente in un prezioso codice di origine iberica, portato in Italia già all'inizio del
secolo VIII, all'epoca delle invasioni arabe. L'intervento di due scriventi è stato datato
recentemente alla seconda metà del secolo VIII, intorno a 780 circa, e interpretato come una molto
probabile prova di abilità calligrafica da parte di due diversi scribi, di pari ed elevata bravura; il
livello di competenza grafica di due scriventi presuppone per entrambi una formazione specifica
assai accurata e quindi un livello di istruzione certamente elevato. Corrisponde ad un indovinello
che cela attraverso metafore l'attività dello scrivere. L'esatta identificazione linguistica
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dell’indovinello è estremamente controversa e tuttora oggi di dibattito. Comunque si partì il testo, la
componente latina è ancora forte e la si avverte in diverse grafie: pratalia, soprattutto (-t-
intervocalica, gruppo –li-), ma anche le terminazioni in –aba, -eba degli imperfetti (ancora con –b-);
il sintagma neutro alba pratalia risponde ancora del resto a una morfologia latina. Tra i tratti più
notevoli, è indubbia l'assenza di articolo. Elementi innovativi sono la dita delle marche di caso nei
sostantivi e nei sostantivi e negli aggettivi e di persona nei predicati verbali (scomparsa della –T).

6.2.1.2 L’iscrizioni della Catacomba di Commodilla


E’ un'iscrizione in lettere capitali, graffita in verticale su una parete della Catacomba di
Commodilla, a Roma e databile alla prima metà del secolo XI. (vedi esempio pag 157).
Si tratta di un ammonimento rivolto agli officianti per ricordare di non pronunciare ad alta voce delle
parti segreti delle orazioni. A differenza dell'Indovinello veronese, l'articolo pari qui utilizzato in
maniera simile all'uso moderno ma con assetto fonetico ancora latino: ille; sono invece del
romanesco antico, che ha tratti assai più meridionali di quello moderno contemporaneo, la forma
dicere e la presenza della velare sorda in secrita; l'imperativo ha la forma moderna romanza
italiana con NON + infinito (il latino classico avrebbe richiesto una costruzione con NE +
congiuntivo).
6.2.1.3 Formule volgari dei Placiti campani
Con questo nome si indicano congiuntamente quattro formule testimoniali, ossia di
testimonianza giurata, e stesse in volgare, tra loro molto simili; formule di limitata estensione,
ma perfettamente compiute e provviste di uno statuto sintattico coerente e minimamente
complesso. Queste quattro formule compaiono ciascuna all'interno di altrettanti documenti
latini degli anni 960-963, provenienti da località a tutte in provincia di Caserta, a quel tempo
sottoposta all'influenza dell'abbazia di Montecassino. i documenti contengono sentenze, dette
appunto placiti, emesse da tre giudici a proposito di terreni contesi tra fondazioni monastiche e
signori laici del luogo. Esse si inscrivono in un disegno politico istituzionale sviluppato in quei
decenni dall’abbazia di Montecassino, da cui dipendono gli altri monasteri quei coinvolti; l'obiettivo
era il consolidamento delle proprietà delle fondazioni monastiche, in contrapposizione alla nobiltÃ
laica. Le formule volgari costituiscono il cuore del documento: i giuramenti, eventualmente ripetuti,
con varianti al più minime, se i testimoni sono più di uno, garantiscono la verità dei fatti e
garantiscono il fondamento giuridico della sentenza. È in assoluto rilevante dei personaggi che
testimoniano non sono affatto degli illetterati, ma chierici e notai: l'impiego del volgare nelle formule
non è legato individualmente alle loro persone e sembra piuttosto riflettere un uso che privilegiata
l'evidenza comunicativa. La natura dei testi, alla loro collocazione geografica, ha permesso di
delineare i contorni di un'Italia centro-meridionale longobardo-cassinate, estesa appunto tra il
ducato di Spoleto, più a nord, e a sud il ducato di Benevento e il principato di Capua. Quest'area
appare legata ad una serie di importanti fondazioni monastiche benedettine, tra cui primeggia
l’abbazia di Montecassino con la rete di monasteri che ad essa faceva capo: un'area relativamente
unitaria, contrapposta dall'alta frammentazione dell'Italia settentrionale.
La componente latina è irriconoscibile a livello morfosintattico nelle espressioni di possesso
costruite con parte, dove si avverte anche la presenza di una patina grafica latina di superficie; altri
latinismi sono tebe e bobe, rispettivamente da TIBI e VOBIS. Tratti distintivi dell’area italiana sono
la conservazione generalizzata delle vocali finali latine, la presenza di geminate, e i plurali senza
-s. Tra gli elementi tipici della regione e comuni ad altri dialetti meridionali italiani si indicano il
betacismo (uso di B al posto di V), l'assenza di dittongazione spontanea (contene) e anche
metafonetica (foro) e la coniugazione ko < QUOD.
Un aspetto puntuale sul quale conviene soffermarsi, per l'importanza circa la metodologia di
indagine e la rilevanza delle conclusioni, è quello delle forme verbali sao che compaiono in
apertura della prima, seconda e quarta formula, combinandosi nella seconda e quarta con le grafie
-cc della coniugazione cco, che secondo ogni evidenza segnano un raddoppiamento
fonosintattico.

6.2.1.4 Il conto navale pisano


E’ un elenco di spese sostenute per l'allestimento di navi. Si tratta della prima documentazione
scritta di una certa estensione nella quale sia utilizzata alla varietà Toscana. Il testo è ricco di
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tecnicismi anche altamente specializzati: restaiolo è l'artigiano che fabbrica corde; marmuto e il
velaio; ispornaio è il costruttore di speroni per galee da guerra ecc.
L'appartenenza al toscano è garantita dai seguenti tratti:
-la conservazione sistematica delle vocali di uscita latine;
-la conservazione di geminate;
-la conservazione di occlusive intervocaliche (amico, icaricatura);
-i plurali senza –s;
-la preposizione di e la forma del prefisso dis-, la preposizione in;
-l'evoluzione del suffisso latino –ARIUM(M) come –aio e di –ERIU(M) come –(i)eio (ispornaio,
matieia);
-infine, un tratto dell'antico pisano e pistoiese è la conservazione di au davanti al l.

6.2.1.5 La formula di confessione umbra


Alla fine del manoscritto B 63 della biblioteca Vallicelliana di Roma, proveniente dal monastero di
Sant’Eutizio di Norcia, di formato piccolo e attribuibile agli ultimi anni XI, lo stesso copista
principale del codice ha aggiunto una formula di confezione, nota come Formula di confessione
umbra dal luogo di origine e per i tratti dialettali che la caratterizzano. Si tratta di un testo liturgico-
devozionale. I suoi connotati linguistici sono ancora quelli di un testo di transizione, nel quale molti
elementi volgari sono inseriti all'interno di un'ossatura testuale di impianto ancora in gran parte
latino. Oltre a caratteri genericamente italiani, ossia si centro meridionali, possiamo riconoscere
anche tratti specifici dei dialetti diversi dal toscano, in particolare dell’umbro. La base italiana si
individua in fenomeni già rilevati nella carta pisana; conservazioni delle vocali in uscita e delle
geminate, plurali senza -s. Quali fenomeni specifici di area umbra si segnalano: nel trattamento
delle vocali toniche la presenza di metafonesi (modificazione del suono di una vocale per l'influsso
di un'altra vocale), ma non di dittongamento metafonetico.

6.2.2 Dalla penisola iberica: la “Noticia de kesos†castigliana


Si tratta di una lista di formaggi consumati nel convento di San Justo y Pastor. Il documento,
databile probabilmente verso il 980, ha carattere pratico e attesta un uso ormai corrente del
volgare per registrazioni a scopo utilitario. Non deve disturbare l'uso del K per indicare la velare
sorda: ci troviamo evidentemente ancora in una fase di riorganizzazione del sistema grafico latino
e di definizione della modalità di indicazione di occlusive velari. Altra avvertibile irregolaritÃ
riguarda la notazione delle labiali: in APATE, SOPRINO la P deve rappresentare una B, ma
certamente corrisponde una P in PUSERON; APATE per abate è una grafia ipercorretta che
tradisce l'indecisione grafica e fonetica intorno alle occlusive e fricative labiali.

6.2.3 Dalla Penisola Iberica: la “Noticia de fiadores†portoghese


E’ il più antico testo conosciuto scritto in portoghese, datato 1175. Si tratta di un’annotazione
conservata in una pergamena del monastero di S.Cristovao de Rio Tinto, riportante un elenco di
personaggi che si impegnano a fornire una garanzia di denaro; la tipologia si colloca a metà strada
tra la maggiore formalità delle forme più tipicamente giuridiche, ben attestate a quest'altezza
cronologica in aria occitanica, e le scritture di carattere pratico come la carta navale pisana o la
noticia de kesos. Gli elementi volgari sono qui ancora minimi, i primi documenti portoghesi di una
certa complessità sono dell'inizio del XIII sec.

6.2.4 Dai Grigioni


In uno spazio bianco del manoscritto, contenente il De offiis di Cicerone, assieme ad alcuni versetti
dei Vangeli, compare una brevissima annotazione in volgare romanzo alpino, l'unica così antica
per questa regione. La postilla (vedi pag. 167), interpretata concordemente con una semplice
prova di penna, è ovviamente per noi enigmatica; l'interpretazione più probabile fa riferimento al
detto grigionese “aver voglia di far qualcosa†Tra i tratti linguistici notevoli, la presenza di una
forma certamente plurale, come MUSCHA, sprovvista di –s morfematica.

6.3 I Giuramenti di Strasburgo


Con questo testo, biologico degli altri esaminati, si registra un salto di qualità rispetto da un lato
alla documentazione di incerta classificazione dal latino volgare, dall’altro all’ insieme di testi presi
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in esame, costituito dalle prime apparizioni di scritture volgari, occasionali, poco strutturate, di
ridotta estensione; al contrario, l’ampiezza, l'alta organizzazione, la sicura intenzionalità della
conservazione storica conferiscono ai Giuramenti una posizione di preminenza assoluta.
Col nome di Giuramenti di Strasburgo si designa una duplice formula di giuramento in lingue
volgari, in romanzo e in germanico, contenuta nella Storia dei figli di Ludovico il Pio, scritta da
Nithard, letterato e grande signore, egli stesso nipote di Carlo Magno, abate laico della grande
abbazia di St. Riquier, morto in battaglia nel 844. La Historia di Nithard è conservata da un solo
manoscritto, compilato tra X e XI sec, il giorno all'anno 1000 dunque, transitato per l’abbazia di St.
Medard a Soissons ma forse proveniente dalla stessa abbazia di St. Riquier dove
presumibilmente si conservava l'originale autografo di Nithard. La Historia narra le vicende del
conflitto che oppose alla morte del padre (840) e tre figli di Ludovico il pio:Lotario, Ludovico il
germanico e Carlo il calvo. La guerra fu decisa dall'alleanza tra Ludovico e Carlo, che portò al
trattato di Verdun (843) col quale l'Impero carolingio venne diviso in maniera definitiva in due
componenti, una occidentale romanza assegnata a Carlo e una orientale germanica assegnata a
Ludovico, separate lungo tutto l'asse Nord-sud del Mare del Nord al Mediterraneo da una sottile
striscia di territorio rimasta sotto la sovranità di Lotario. Passaggio essenziale verso il trattato di
Verdun fu un incontro, avvenuto a Strasburgo il 14 febbraio 842, tra i due fratelli Carlo e
Ludovico e i rispettivi seguiti ed eserciti, nel corso del quale vennero scambiati impegni di
fedeltà ; i due sovrani giurarono ciascuno nella lingua dell'altro e quindi fedeli ed eserciti ripeterono
ciascuno nella propria lingua il medesimo giuramento. Il fatto decisivo è che Nithard abbia deciso
di riportare il testo nelle due relazioni volgari, contravvenendo in maniera flagrante alla
convenzione letteraria e storiografica dell'utilizzazione di un'unica lingua nella narrazione,
attraverso la quale far anche parlare ed eventualmente dialogare personaggi. La scelta di Nithard
intende presumibilmente sottolineare l'importanza dell'avvenimento, anche attraverso la
componente linguistica. In effetti l'impegno a giurare nella propria lingua indica lo sviluppo di una
identità etnico-linguistica che potremmo cominciare a classificare come nazionale.
Le ragioni dell'importanza attribuita ai giuramenti nell'ambito della linguistica storica romanza sono
evidenti: nella cronaca si esplicita che il doppio giuramento volgare venne pronunciato “in lingua
romana“; la precisione assoluta nella datazione cronotopica conferisce al reperto un'evidenza
simbolica cui può essere comparata solo quella dei placiti campani; l'ampiezza, la solennità e la
complessità del dettato dimostrano una acquisita coscienza delle possibilità espressive della lingua
corrente. Tutto ciò da sempre indotto gli studiosi a vedere nei giuramenti di Strasburgo l'atto
ufficiale di nascita delle lingue romanze come strumento espressivo evoluto.
La valutazione si lega problema della matrice linguistica identificata alla base del testo dei
giuramenti nella redazione romanza (quella germanica è classificabile come francone renano).
Non sorprende, soprattutto dato il tipo di testo, che si avverta l'influsso di una tradizione latina di
cancelleria, dalla quale sono derivate le formule giuridiche che scandiscono il dettato e strutture
congiuntive come in o quid. Tale impronta è avvertibile anche nell'ordine delle parole, che tende ad
essere fedele all'assetto latino, e in aspetti conservativi come la resistenza all'introduzione di
articoli. L'impronta latina è da interpretare come il risultato di una ben incomprensibile volontà di
conferire al testo del giuramento in volgare una solennità formale adatta all'occasione e che
evidentemente non era associata, nella sensibilità del tempo, alla semplice e piana espressione di
lingua romana. È probabile che anche l'assetto grafico sia debitore a tradizioni ortografiche pre-
caroline, ossia relative a latino scorretto, che erano state proprie della cancelleria merovingica, e
che vengono estese qui al volgare sulla base dell'opposizione alle regole del latino carolingio
riformato, sulla base di quelle che potremmo definire come un'analogia culturale. In altri aspetti
dell'assetto grafico scorgiamo indubitabili tratti omogenei che sono invece riconducibili a una
cultura grafica volgare e che, ci fanno intravedere una lingua ormai decisamente gallo-romanza.
Innanzitutto dove non si presentano nessi consonantici che complessi la caduta delle vocali in
uscita è avvertibile in amur < AMOREM, christian < CHRISTIANUM, cosìcche la lingua tende ad
assumere la caratteristica impronta ossitona che è propria delle varietà gallo-romanze. La –A-
sembrerebbe stabile in posizione sia tonica, sia finale; questo mantenimento è stato interpretato
come fattore tipizzante a livello dialettologico e utilizzato per localizzazioni al limite dell'area
francese, ma in alternativa si può pensare a resistenze specifiche del sistema grafico. È del resto
notevole la conservazione di alcune vocali in uscita in forma latina, con -o e non con -e, sempre
dopo nessi consonantici. Esempi molto chiari di avvenute lenizioni consonantiche sono poblo <
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POPULUM, savir < SAPERE, sagrament < SACRAMENTUM. L'evoluzione in [jt] del nesso –CT-
latino è visibile in dreit < DIRECTUM, pleid < PLACITUM. Caratteristica dell'area gallo-romanza è
l'evoluzione che si riscontra in pois < POSSIO, con anticipazioni della semiconsonante. Da rilevare
infine quanto ai segni veri e propri l'introduzione della –z- in fazet < FACIAT, come notazione di
una affricata dentale sorda [ts], spirantizzatasi in epoca post-medievale.
Un appunto su uno di questi fenomeni, le oscillazioni nella rappresentazione delle vocali in uscita
di appoggio, ossia quelle che compaiono dopo un nesso di muta+ liquida: sembra si possa
concludere che le diverse soluzioni (o, i, a, e) non debbano essere intese come immagini di
pronunce divergenti, ma che al contrario proprio nell'incoerenza facciano intravedere il passaggio
alla soluzione poi tipica delle parlate oitaniche.
La morfologia nominale mostra bene il sistema bicasuale gallo-romanzo, con forme distinte per le
funzioni di soggetto e di complemento: in particolare si rilevano forme di soggetto singolare con -s
desinenziale, contrapposte ad altre senza -s, e pronomi soggetto come il e qui. I nuovi futuri
romanzi, derivati dalla grammaticalizzazione della perifrasi con l'indicativo del verbo HABERE,
compaiono in salvarai, prindrai. Le desinenze di queste forme di futuro presenta l'uscita
–ai < -HABEO, con intacco della consonante prodotto dalla semiconsonante tardo-latina,
successivo indebolimento del gruppo in posizione intervocalica sino al grado di semiconsonante [j]
e caduta della vocale finale latina. Un tratto notevole della sintassi è l'introduzione di
un'espressione con om/on, in cui om < HOMO conferisce una valenza impersonale, tuttora
conservata in francese con la forma adattata on, possibile anche in catalano e abbastanza
largamente attestata in altre lingue in epoca antica.

6.4 Il più antico testo letterario francese: la Sequenza o Santilena di Santa Eulalia
Si tratta di un codice pergamenaceo di 143 fogli, assegnabile al IX sec. e proveniente dal fondo
librario del monastero benedettino di Saint-Amand, sul confine franco-belga. Il codice contiene la
traduzione latina dei sermoni teologici di San Gregorio di Nazianzo.
Alla fine del codice vennero operate alcune aggiunte di testi brevi, quelli che qui interessano, da
parte di tre diverse mani tutte attribuibili su base paleografica alla fine dello stesso secolo IX. Si
tratta in tutto di quattro componimenti: sul fronte venne trascritta una sequenza latina dedicata a
Santa Eulalia (Cantica virginis Eulalie). Sul retro della stessa carta venne in seguito trascritta la
sequenza volgare di Santa Eulalia, che ricalca l'assetto metrico del testo latino. Nello spazio
ancora disponibile in fondo il medesimo amanuense cui si deve l’Eulalia inizia la trascrizione del
Rithmus teutonicus de piae memoriae Hluduuico Rege filio Hluduuici aeque regis (“ritmo
germanico su re Ludovico di pia memoria, figlio di Ludovico anch’egli re†Sempre sui medesimi
fogli e immediatamente a seguito del testo germanico, un terzo scrittore aggiunse un'altra
sequenza latina d'argomento sempre religioso ma non più connessa con la martire Eulalia. È
altamente significativo che i due testi volgari, l’Eulalia e il Rithmus teutonicus, l'uno romanzo e
l'altro tedesco, siano trascritti dalla stessa mano e siano stati conservati congiuntamente in un
codice proveniente da una regione di confine fra i due domini linguistici.
Il Rithmus venne composto per onorare il re dei franchi Ludovico, vincitore della battaglia di
Saucourt dell’881 e morto poi l'anno seguente: è dunque databile tra i due avvenimenti, mentre
l'intitolazione piae memoriae presente nel manoscritto ci garantisce che la trascrizione è posteriore
alla morte. All'inizio del IX sec. è da ricondurre anche la duplice sequenza, latina in volgare, su
Santa Eulalia, martire spagnola del secolo III: infatti il culto della Santa si diffuse dopo la
scoperta del suo presunto sepolcro, avvenuta nel 878 Barcellona.
La sequenza è un tipo di componimento della tradizione latina alto-medievale, concepito a partire
da una base musicale costituita da coppie di unità simmetriche ripetute, cui corrispondono nel
testo letterario altrettante coppie di serie sillabiche, classificabili come versicoli. La sequenza è alla
base di alcune rielaborazioni formali in campo romanzo, ma nella sua tipizzazione originaria è una
forma pressoché esclusiva della tradizione latina. Si può affermare che l’Eulalia, primo testo
letterario romanzo, fa uso di una forma precipuamente latina, non desueta, ma di stringente
attualità .
La sequenza di Santa Eulalia è composta in 14 periodi ritmici di lunghezza diseguale, ciascuno dei
quali è costituito di due unità pari tra loro per computo sillabico, legate da assonanza e stesso
simmetriche o perlomeno correlate sintatticamente quanto a sviluppo testuale. La struttura ricalca
in gran parte quella della sequenza latina. Le due sequenze sono diversissime dal punto di vista
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del contenuto e della struttura poetica: la sequenza latina ha un'intonazione lirica e un andamento
quasi elegiaico nel ricordo della martire, canta il valore della testimonianza di fede per il credente,
attinge a un lessico più ricercato; la sequenza volgare ha al contrario assetto decisamente
narrativo e descrivere la funzione esemplare del suo martirio. Si possono immaginare funzioni
diverse e anche pubblici in parte distinti per le due sequenze: quella volgare, pensata forse per i
rustici, poteva avere destinazione più ampia rispetto a quella, più elitaria per lingua e taglio
complessivo, della prosa latina.
A pochissimi decenni di distanza dai giuramenti di Strasburgo, la lingua dell’Eulalia si presenta
considerevolmente più nitida. Il testo esemplificate bene diverse caratteristiche linguistiche
dell'area gallo-romanza settentrionale e anche delle varietà orientali, con aspetti problematici di un
certo rilievo, non più, però, col grado di opacità così nettamente avvertibile nei giuramenti. C'è la
presenza di alcuni tratti ortografici conservativi nei confronti del sistema latino, in sostanza dei veri
e propri debiti mantenuti a traverso la pratica dello scritto, talora conservatisi sino ai giorni
nostri:pulcella, bellezour, polle, perdesse, getteremt,, domnizelle, auuisset.
Quanto alle principali isoglosse del francese e quindi ai tratti che identificano la regione linguistica
oitanica entro la più complessiva e articolata area gallo-romanza, si segnala in primo luogo il
peculiare trattamento di -A- tonica libera, che, attraverso un dittonga mento /ae/, passa a /Æ e
quando è preceduta da fonema palatale, a /ie/. Ne consegue che l'antico francese i due esiti di –A-
latina libera, preceduta o meno da palatale, non rimano fra loro: è uno dei fenomeni evolutivi della
–A- latina propri dell'area francese descritti in quella che si definisce “legge di Bartsch†Questo
esito contrappone il francese a provenzale e franco-provenzale.
E’ altrettanto evidente la riduzione di /a/ finale a /e/, poi progressivamente indebolita, contro la
conservazione del fonema in provenzale e nelle altre varietà romanze; in franco-provenzale -A è
conservata solo quando finale assoluta, altrimenti evolve in –e e, se finale assoluta e preceduto da
fonema palatale, in -i. Esempi nella Santa Eulalia sono: elle, enorme, nonque, morte.
E’ documentato con precisione anche il dittongamento delle vocali in posizione tonica e in sillaba
libera:
-di E breve: ciel
-di I breve E lunga: sostendreiet
-di O breve: buona
-di O lunga U breve: bellezour
In alcuni casi il dittongamento non si produce (raneiet, lei, melz).
Lenizione delle occlusive interevocaliche: presentede, auuisset e in particolare della velare sorda
interna /a/ in preier e della sonora in regiel, con apparente probabile palatalizzazione: le grafie
risultanti in questi casi sono tra quelle che maggiormente concorrono a definire un'impressione di
grande arcaicità della lingua.
Quali tratti differenziati rispetto al provenzale si segnalano riduzione del dittongo latino –AU- >
o, le evoluzioni di G+E/I, il trattamento della –A- tonica e atona.
Nella morfologia verbale si segnalano i perfetti forti:auret, pouret, voldret e una prima
attestazione di condizionale:sostendreiet, con la funzione specifica di futuro nel passato.
Entro una sintassi ormai volgare è da notare come tratto caratteristico dell’Eulalia l'assenza di
articolo in alcuni sintagmi che parrebbero invece richiederlo.
Tratti regionali valloni, cioè esattamente della regione in cui si trovano Valenciennes e il
monastero di St. Amand, sono riconducibili in:
-vocalizzazione di /B/ davanti a /I/:DIAULE
-passaggio /en/>/an/ in posizione iniziale atona: RANEIET
-riduzione o mancato sviluppo dei dittonghi
-presenza di un elemento epentetico anti-iatico: SOUUE
-desinenza di prima persona plurale in –am anziché in –on/-ons: ORAM
-grafia –zs- per un probabile grado intermedio tra quelli di fricativa dentale sorda e di fricativa
palatale sorda (ossia tra /s/ e /ʃ/ in posizione intervocalica: LAZSIER
-conservazione di uno stadio arcaico di evoluzione nei perfetti latini in –UI: AURET < HABUERAT,
col dittongo au- nel quale la semivocali.alla bilabiale latina indebolita
-mancato inserimento della –e prostetica davanti a parola iniziante per “s complicata†(ossia con un
nesso di sibil,+con. occlus.): SPEDE < SPATHA

23
Tuttavia non mancano dati contraddittori. Nell’Eulalia si individuano due fenomeni o gruppi di
fenomeni non riducibili all'area dialettale vallone:
-esito di /ka-/iniziale:chielt < CALET, chief < CAPUT, tenendo presenti i casi di pronuncia velare
indubbia come chi (<QUI), corps, eskoltet; sono possibili due spiegazioni: o il trattamento della
velare iniziale dipende da influssi di tipo piccardo, dove, come in normanno, la consonante si
mantiene, oppure si tratta di un problema di resa grafica, per cui diversi grafemi, alcuni
conservativi, altri innovativi, concorrono ad indicare delle pronunce ormai di tipo affricato;
-presenza di una consonante epentetica (consiste nell’aggiunta di una vocale o di una sillaba
all’interno di una parola) di transizione, un'occlusiva dentale sorda [d], in sequenze di nasale+
vibrante (sostendreiet) e di laterale+ vibrante (voldrent, voldret) causate dall'evoluzione fonetica;
questo tratto non è né piccardo né vallone; si può pensare ad un influsso linguistico “originario†di
area centrale o champenoise, ma anche ad un primo esempio di interferenze tra originale e copia
in ambito romanzo.

6.5 Bilancio
Innanzitutto è opportuno ribadire la priorità cronologica dell'area gallo-romanza, immediatamente
percepibile attraverso l'accostamento dei complessi Giuramenti di Strasburgo a uno qualsiasi dei
più antichi reperti di altre aree. Non è certo un caso che quella gallo-romanza, specie nella sua
porzione settentrionale, sia la regione più fortemente innovativa entro la Romà nia antica e
costituisca anche il nucleo centrale della Rinascita carolingia.
I più antichi testi romanzi complessi sono rappresentati da formule di giuramento. Il Giuramenti di
Strasburgo e quelli campano-cassinese sono forniti di una propria autonomia e provvisti anche di
caratteri funzionali/formali precisi che derivano da una tradizione giuridico-cancelleresca; sono
legati a condizioni peculiari, dalle quali dipendono in maniera determinante: senza la presenza dei
rispettivi testi-contenitore latini, la cronaca di Nithard e le sentenze dei giudici campani, le formule
volgari non potevano esistere. Queste antiche documentazioni di uso del volgare, racchiudono
diversi aspetti essenziali della fase delle origini ed in particolare del processo che si sviluppa tra le
prime attestazioni romanze e l'affermazione di tradizioni scrittori vere e proprie. Questo processo si
costruisce intorno a due parametri: la formalità dell'impianto testuale e la sua stretta funzionalitÃ
rispetto a finalità espressive complesse, da cui dipendono organizzazioni testuali rigorose.
Nell'assetto dei componimenti, anche come si sono tramandati dai manoscritti del tempo, ciò
corrisponde tra l'altro al conseguimento di un carattere di finitezza e compiutezza, ossia alla
presenza di un inizio e di una fine. Tutti questi aspetti trovano una prima realizzazione già nei più
antichi testi letterari romanzi conservati. Il primo di essi, la Sequenza di Santa Eulalia, compare giÃ
alla fine di quello stesso secolo IX che abbiamo visto aprirsi sotto il regno della Riforma carolingia
e del riconoscimento dei volgari sancito dal Concilio di Tours. La compiutezza dell’Eulalia, quale
organismo testuale, è ammirevole; nel manoscritto di Valenciennes la disposizione nella pagina è
accurata e sicura è perfettamente coerente con la costruzione formale. L'avvio della letteratura in
area francese, dentro il contesto culturale post-carolingio, sembra delinearsi con grande forza e
chiarezza, nella sequenza ravvicinata Giuramenti di Strasburgo-Sequenza di Santa Eulalia.
L’Eulalia adotta una veste formale, metrica, tipicamente latina. Servirà almeno un secolo, il X,
perché si comincino a definire le prime soluzioni espressive più propriamente romanze e un altro
ancora, l’XI, perché queste presenze si consolidino, venendo a costituire la base di un sistema
letterario volgare che si manifesta in tutta la sua forza innovativa a cavallo tra XI e XII sec., ossia
intorno all'anno 1100.
7. Le origini delle letterature romanze
I testi citati costituiscono solo le lontane premesse delle letterature romanze medievali; si tratta
infatti dei primi passi di tradizioni scrittorie che dimostrano chiaramente l’avvenuto distacco dal
latino. Un percorso lungo separa queste prime prove dalle vere e proprie letterature romanze del
Medioevo: come si è più volte richiamato, questo passaggio è uno degli aspetti nodali delle Origini
letterarie romanze.

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7.1 Tempi, fasi, tipologie testuali
Due tappe scandiscono il percorso di formazione di vere e proprie tradizioni letterarie
nell'Occidente romanzo:
-la prima fino all'anno 1000, fatto ancora di apparizioni isolate;
-la seconda che si sviluppa sull'arco del secolo XI per l'area gallo-romanza e dei secoli XI e XII per
quella iberica e italiana; durante questa seconda fase:a) nell'area gallo-romanza le documentazioni
di carattere letterario si infittiscono e conseguono anche un grado notevolissimo di compiutezza
formale, giungendo ad annoverare testi letterari di primo livello in Iberia e in Italia a fronte di
documentazioni ancora del tutto episodiche, si cominciano a delineare le condizioni e le premesse
concrete per lo sviluppo di una produzione letteraria autonoma, cosa che accadrà dalla fine del
secolo XII e poi nel XIII.
L’insieme di testi gallo-romanzi anteriori al XII secolo è di assoluta rilevanza. Si tratta comunque di
presenze in qualche misura insufficienti, che lasciano un senso d’incompletezza. Questi
componimenti dei secoli X e XI, si concentrano difatti in generi d’ispirazione religiosa; si tratta
perlopiù di testi destinati ad essere cantati. Manca invece completamente i generi profani: la lirica
amorosa, le canzoni di gesta, i romanzi d'avventure. Eppure questi generi, la lirica, le canzoni di
gesta e il romanzo appaiono di colpo ma perfettamente formati per lingua, stile, forme
metriche, strutture testuali complessive nei rispettivi generi, negli anni a cavallo tra XI e XII secolo,
intorno all'anno 1100. Per la lirica e l'epica abbiamo a che fare con opere che costituiscono punti
di riferimento essenziali per scuole letterarie che da lì si dipartono. Di qualche decennio anteriori,
scaglionati lungo il secolo XI, sono i testi religiosi volgari, di carattere agiografico. Infine,
intorno al 1100, sono documentati alcuni testi lirici religiosi che appaiono quasi come un
contraltare della prima lirica cortese amorosa profana sviluppatasi nella Francia centro-
occidentale. Da dove vengono i testi profani che vediamo apparire così all'improvviso e in forma
non certo definitiva ma di sicuro compiuta intorno all'anno 1100? Come valutare la loro comparsa
improvvisa e grosso modo contemporanea? Qual è il rapporto con i poemetti agiografici e
complessivamente con la produzione religiosa in volgare che li precede di qualche decennio con le
sue prime apparizioni? Come valutare e spiegare la precocità e la conseguente preminenza
dell'area gallo-romanza? Su questi interrogativi si è aperto il dibattito circa le origini delle
letterature romanze.
Occorre ricordare che ci troviamo in una fase anteriore all'insediamento stabile dei volgari nella
tradizione letteraria scritta. Gli elementi più interessanti di discussione sono in buona parte
costituiti da aspetti e prodotti sia della letteratura latina, sia delle arti figurative, ossia prodotti di
tradizioni che erano in grado di assicurare almeno la possibilità della conservazione.
in particolare, la letteratura latina opera a due livelli: come tradizione letteraria consolidata, cui
possiamo ragionevolmente attribuire la funzione di modello, ma anche come tradizione aperta a
temi che apparivano legati alla cultura corrente e specificamente recettiva di innovazioni formali,
metriche innanzitutto, legate nativamente alle lingue volgari.

7.2 Letteratura latina medievale e nascita delle tradizioni volgari


L'arco cronologico che qui ci interessa, disteso su un periodo che va dal secolo IX al XII,
corrisponde con la stagione forse più importante e produttiva, sia sul piano qualitativo che
quantitativo, della letteratura latina medievale, compresa tra l'età carolingia (XI sec.) quella
ottoniana (X-XI sec.) e la cosiddetta “Rinascita del XII secoloâ€
L’epoca tra IX e XI-XII secolo vede innanzitutto la riscoperta dei classici non solo come referenti
grammaticali, ma anche per la loro qualità letteraria, la riorganizzazione di biblioteche, l’avvio di
una prassi di studio, commento e interpretazione dei testi condotta con mezzi sempre più
approfonditi ed estesa alle Scritture Sacre e patristiche degli auctores antichi e a tenta proprio
anche alle qualità formali di questi. Si precisano col tempo anche nuovi profili intellettuali: accanto
a figure più tradizionali di scrittori di formazione ecclesiastica ne compaiono altre classificabili
più tipicamente come letterati (poeti e prosatori); agli studiosi formatisi in monastero e a coloro
che erano legati alle poche cancellerie alto-medievali, si vengono affiancando quelli attivi nelle
scuole cattedrali, nelle cancellerie, che si sviluppano fortemente soprattutto dopo il XII secolo, poi
nelle università . Sul piano delle tipologie testuali, diverse dalle forme latine coltivate nei secoli
IX-XI sono utili per comprendere tipi romanzi che compaiono successivamente e per contribuire a
spiegarne la genesi. Oltre a generi già attestati, come le agiografie, vanno menzionate la grande
25
produzione di poesia ritmica, la poesia musicale, che vede l'adozione di innovazioni metriche che
preannunciano in particolare i ritornelli della tradizione romanza, l’apparizione di prime forme
teatrali strutturate. Più tardi compaiono raccolte di narrazioni in prosa, spesso nella specifica
funzione di repertori di racconti destinati all'attività dei predicatori. Anche questa minima
indicazione di forme a vario titolo pertinenti alla sfera romanza fa a avvertire uno spostamento
dell'equilibrio interno del repertorio: da una dominanza di forme e tipologie legate alla predicazione
e alla devozione, si va verso un'incidenza apprezzabile di forme più controllate, anche
maggiormente connotate in senso individuale, portatrici in ogni modo di una qualità formale
superiore, a aspetto quest'ultimo che appare come davvero decisivo.

7.3 Testi mediolatini come tracce possibili di tradizioni volgari


Entro la Romà nia e nei vicini territori tedeschi, alcuni testi latini dei secoli X-XI e poi anche del XII
paiono echeggiare temi e forme peculiari della letteratura romanza.
Un caso notevole è quello della cosiddetta Cantilena di San Farone. Ancora più importante però è
la Nota Emilianensis: è un breve testo latino rinvenuto in un manoscritto castigliano proveniente
dal monastero di San Millà n, nella Rioja, nel quale uno scrivente della seconda metà del
secolo XI, probabilmente verso il 1070, riporta il latino lo schema narrativo di un racconto di
carattere epico relativo ad una spedizione in Spagna da parte di Carlo Magno, conclusa con una
battaglia al Passo di Roncisvalle nella quale muore l'eroe Rolando. La trama corrisponde bene
all'assetto generale della Chanson de Roland francese, di cui si conserva una redazione
attribuibile agli anni 1070-1090 circa. Si tratta poco più che di un appunto, vergato in scrittura molto
posta e inserito con grande attenzione, in maniera studiata, in uno spazio disponibile nel codice.
L'intenzionalità della conservazione è in questo caso indubbia. Nell'elenco dei grandi signori che
attorniano Carlo Magno compaiono, accanto ai protagonisti del Roland, anche personaggi che non
figurano affatto nella Chanson francese conservata e che sono invece protagonisti di altre canzoni
o di interi cicli di canzoni.
La più antica versione conservata della Chanson de Roland è trasmessa da un manoscritto
anglonormanno della seconda metà del XII secolo (1170-1180), ma, sulla base di una serie di
allusioni interne a luoghi ed avvenimenti, l'epoca di composizione del poema è ritenuta
generalmente da riportare alla fine del secolo XI, ossia all’incirca a un secolo prima del codice che
la conserva e grosso nodo alla stessa età della Nota emilianense. A fronte di questa
retrodatazione l'importanza di quest'ultima potrebbe apparire assai sminuita, quasi trascurabile: c'è
più un intero poema, qual è l’utilità di un riassunto latino, per giunta con sistematico? Non è così,
perché occorre sempre ricordare la differenza ontologica tra i fatti, in questo caso la Nota, e le
ipotesi: l'esistenza della Nota è un dato oggettivo, positivo, che in qualche modo à ncora a un
riferimento sicuro la storia del Roland e le stesse ipotesi della critica.
Il “Frammento dell’Aia†è trasmesso, in completo dell'inizio, da un manoscritto che ha le
dimensioni tipiche di un quaderno piccolo, databile all'inizio del secolo XI e assegnabile su basi
paleografica alla Francia settentrionale. È il frutto di un esercizio scolastico, consistente nella
prosificazione di un poema epico latino in esametri che descrive l'assalto a una città fortificata con
scene d'assedio e battaglia nelle quali compaiono Carlo Magno e personaggi che saranno
protagonisti del complesso di canzoni di gesta francesi imperniato su Guglielmo d’Orange.
A queste testimonianze di area romanza se ne possono contare due di area tedesca, il Waltharius
e il Ruodlieb, rispettivamente del secolo X e del secolo XI, entrambi di origine monastica. Il
primo è una rielaborazione in forma epica di impianto virgiliano di temi che compaiono nell'antico
frammento di Hildebrandslied e successivamente nel Waldhere e nel Nibelungslied conservato, il
secondo un abbozzo di poema epico-cavalleresco nel quale si comincia scorgere una certa
impronta cortese.
In campo lirico, varie poesie latine dall’XI secolo in poi dimostrano la progressiva affermazione di
una vena amorosa, sostanzialmente diversa dall'antica lirica erotica classica e però comparabile
solo parzialmente anche con la lirica cortese romanza che si afferma a partire dal secolo XII.
Col nome di Carmina Cantabrigensia si designa una collezione di poesia lirica della metà del
secolo XI, redatta sulla base di interessi prevalentemente musicali. Il manoscritto di fattura inglese
(Canterbury), ma la confezione dell'antologia di nuovo riporta ad un'area germanica renana,
benché i testi siano poi di provenienza svariata e almeno in parte risalenti al secolo precedente.
Accanto a diverse composizioni religiose, figurano nella selezione alcune poesie profane, tra cui
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spiccano due componimenti celebri e di grande eleganza, Iam dulcis amica venito, un invito
all'incontro amoroso, e evis exsurgit zephyrus, canto d'amore in voce di donna aperto da un
esordio primaverile.
Un certo interesse hanno anche i Carmina dell'anonimo innamorato di Ripoll: un monaco
sconosciuto, probabilmente di origine francese, verso la metà del secolo XII inserì in un
manoscritto dell’abbazia catalana di Ripoll una collezione di poesie amorose latine, semplici
nell'assetto e dai tratti popolareggianti.
Nel corso del XII sec. si delinea un’ulteriore corrente di produzione mediolatina che si dimostra
dipendente per temi e per forme dalla letteratura profana romanza del tempo: si ricordino almeno il
poemetto noto come Concilio di Remiremont, il trattato De Amore di Andrea Cappellano (Francia
settentrionale). Mentre per i secoli anteriori al XII non abbiamo che tracce discontinue e non del
tutto coerenti di produzione letteraria romanza, per il XII sec. ci troviamo di fronte ad una
produzione volgare che è sì di origine ancora solo gallo-romanza e che però dimostra di aver
goduto di diffusione realmente europea e che si configura con caratteri di potente originalitÃ
innovativa.

7.4 Testimonianze iconografiche


A quelle di carattere letterario, si aggiungono testimonianze indirette, allusioni, riferimenti in opere
storiche e documenti. Particolarmente notevoli sono le testimonianze iconografiche, tra le quali se
ne segnalano tre italiane, di specialissima rilevanza sia per l'epoca sia per le tradizioni letterarie cui
si riferiscono.
A Nepi (Viterbo), un'iscrizione del 1131 utilizza il nome di Gano, protagonista negativo della
Chanson de Roland, come paradigma della figura del traditore.
A Verona, una delle statue che decorano il portale centrale della chiesa di San Zeno, del 1160
circa, raffigura Roland: attestazione precoce della fortuna della leggenda rolandiana in una regione
dalla quale giungono, circa un secolo dopo, due importanti rimaneggiamenti in franco-veneto della
chanson antica, uno dei quali molto vicino al testo anglonormanno di Oxford.
Ancora più notevole è la seconda raffigurazione. Sull'archivolto del portale laterale settentrionale
del Duomo di Modena, databile alla prima metà del XII secolo (1120-1130), sono raffigurati alcuni
personaggi della leggenda arturiana: Arturo, Galvano e altri cavalieri si dirigono verso un castello,
formato da una torre centrale in pietra circondata da un fossato e da torri in legno, nel quale
Mardoc si è rinchiusa Winlogee (Ginevra) e si preparano ad assalire da due lati la fortificazione,
difesa da Burnaltus e Carrado. Con questo bassorilievo siamo prima della decisiva formalizzazione
letteraria, in latino, della leggenda arturiana, la Historia regum Britanniae di Goffredo di
Montmouth, con la quale viene ripreso e totalmente reinventato il personaggio di Artù. Siamo
Modena, lungo la via Emilia e dunque tappa importante lungo la strada che conduceva dalla
Francia verso Roma e i domini normanni di recente acquisizione nell'Italia del sud, che tra l'altro
comprendevano una delle più importanti mete di pellegrinaggio medievali, il santuario di San
Michele al Gargano. I riscontri circa l'esistenza di questo asse sono numerosi: a Otranto, nel
mosaico absidale della cattedrale troviamo un'altra antiche raffigurazioni di Artù. A Modena
dunque, nel momento del rifacimento del Duomo da parte di uno dei più significativi artisti del
tempo, si decise di inserire come elemento decorativo emblematico un momento di leggenda
esotica, il tutto ancora prima che nelle regioni di origine della leggenda stessa si giungesse
a una sua messa in forma letteraria.
L’archivolto di Modena è una dimostrazione eccezionale dell'esistenza a quel momento di
vie lungo le quali per l'Occidente medievale si diffondevano leggende e storie, tra le quali
vediamo comparire anche alcuni dei capitoli fondanti della letteratura medievale.
Le stesse vie ci testimoniano, attraverso ricerche onomastiche, la diffusione in larga parte
d'Europa, a partire dalla seconda metà del secolo XI, di nomi di personaggi importanti dell'epica
francese: emblematico da tutti il caso delle coppie di fratelli battezzati come Rolando e Olivieri, dal
nome degli eroi di quella che è per noi è la Chanson de Roland. È chiaro che a partire dalla metÃ
del secolo XI cominciano a presentarsi condizioni favorevoli all'accoglienza e all'elaborazione
autonoma di spunti, di temi, di storie, che probabilmente avevano anche avuto una vita antica
presso varie genti, come parte del loro patrimonio culturale tradizionale: così certamente lo spunto
storico-narrativo relativo ad Artù, così anche la storia di Roland e le varie tradizioni di età carolingia
e post-carolingia che rifluiscono nelle canzoni di gesta del secolo XII.
27
7.5 Ipotesi a confronto sul tema delle origini delle letterature romanze
Sono stati formulati due schemi generali d’interpretazione della genesi delle letterature romanze e
si sono individuati i seguenti modelli di origini letterarie romanze:

-un modello dotto e religioso o clericale, con riferimento agli ambienti scolastici e monastici e
attribuzione di valore formativo alle prove di letteratura religiosa conservata presso i secoli X-XI,
elaborate a partire da esempi latini e poi utilizzate a loro volta come modelli e punti di riferimento
per componimenti profani;

-un modello popolare, del tutto opposto al primo, del quale ribalta cronologia e rapporti; esalta la
funzione della tradizione popolare, dunque della memoria e dell'oralità , come veicolo di
trasmissione dei nuclei tematici e dei componimenti stessi.

La prima ipotesi è decisamente “letteraria†in quanto fa riferimento ad un duplice, strutturale


intervento della tradizione colta e per l’appunto scritta. Ad essa è associata la funzione di modello
che opera al livello sia nella composizione lingua volgare in ambienti colti, sia nella stessa
trasmissione dei testi; le letterature romanze vengono viste come uno sviluppo del movimento che
comincia con la Rinascita carolingia e delle evoluzioni nel sistema culturale latino a partire dalla
fine del secolo XI.
La seconda ipotesi, al contrario, prescinde in sostanza dalla “letteratura†in quanto tende a
svincolare la fase di genesi della componente colta, letteraria e scritta, la quale interverrebbe
appunto solo nelle fasi finali e avrebbe così funzione proporzionalmente poco rilevante, non
decisiva, e comporterebbe, attraverso la messa in forma grazie alla mediazione con il livello
letterario alto, un certo grado almeno potenziale di distorsione della tradizione pre-letteraria
volgare.
La gente del medioevo ha raccontato, cantato, ballato; l'ha fatto con testi che dobbiamo
immaginare legati alla lingua corrente e provvisti di un’almeno rudimentale o minimali struttura
metrica e il cui contenuto può essere facilmente immaginato: stagioni, feste, rituali, credenze, miti
d’ascendenza pagana ma anche cristiana, amore, imprese, guerre, eventi memorabili e così via.
Circa la loro esistenza, fanno fede sufficienti le ricorrenti ammonizioni ecclesiastiche (condanne
che si riferiranno in questi casi a canti amorosi o legati a tradizioni folk loriche). Quanto a contenuti
e assetti testuali di questi componimenti, è lecito dire molto poco e in particolare bisogna astenersi
dal derivare deduzioni stringenti da apparizioni in epoche successive di composizioni di livello
basso, le quali molto probabilmente sono il risultato di una revisione formale attraverso il contatto
con un livello cosciente e altamente stilizzato di scrittura alta. D'altra parte deve essere data per
scontata la presenza di un fondo tematico di tipo tradizionale, possibilmente associato a proprie
modalità espressive, quindi a forme; questa componente di fondo è classificabile se vogliamo
come popolare, avendo ben chiaro che non si tratta assolutamente di una dimensione circoscritta
alle sole classi inferiori;

-quale esempio dei frequenti riferimenti a condanne di giullari e di “cantilenae†è importante la


settima di liberazione del Concilio di Tours dell'anno 813 (pag 209-10). Questi giullari erano
portatori di un'espressione orale non necessariamente solo volgare: entro certi limiti e in ambienti
più colti o linguisticamente più conservati, come l'Italia per esempio, il latino poteva ancora essere
utilizzato, magari all'occorrenza storpiato e adattato all'uso locale, avendo dalla sua l'immenso
vantaggio dato dall'essere strumento pratico e largamente condiviso di comunicazione, per
definizione sovrannazionale.

-sin qui ci troviamo all'interno di una dimensione probabilmente solo orale e a questa riportano
anche le notizie circa giullari e simili; invece i resti antichi conservati hanno un'indubbia
componente letteraria in senso proprio, che non può essere considerato solo come il risultato di
un'ultima messa in forma finale. Si tratta di strutture complesse fortemente coese, a partire dalle
quali non è lecito estrapolare forme testuali originarie a minore o nullo contenuto di letterarietà ;
28
-il confine tra dotto e colto, da un lato, e tradizionale e popolare, dall'altro cioè anche tra scritto e
orale, è in larga misura artificioso; le due realtà sono a contatto e la stessa ragion d'essere di
tipologie testuali conservate da epoca abbastanza precoce anche in veste romanza, come
l’agiografia e liriche religiose legate a particolari ricorrenze, dimostra l'interscambio tra le due
dimensioni, anche a livello di esecuzione e di messa in scena. Si può escludere che, soprattutto
nella fase più antica, anche testi volgari di carattere più colto e di impronta più letteraria, quindi più
prossimi alla dimensione latina, dipendano in qualche misura da influenze e mediazioni rispetto ad
una tradizione volgare più bassa;

-il carattere estremamente curato, finito e al tempo stesso fortemente innovativo che riconosciamo
in molti testi letterari romanzi della fase più antica, soprattutto in area gallo-romanza, fa pensare
che l'aspetto formale, nel senso più lato, sia decisivo appunto per l'apparizione e il consolidamento
in tradizione autonoma delle nuove espressioni letterarie romanze. I volgari giungono a
conquistare uno spazio entro un generale sistema di distribuzione e gerarchizzazione della cultura
del mondo medievale, dunque riescono a costituirsi in tradizioni letterarie in senso proprio e quindi
anche a guadagnarsi con relativa stabilità un ruolo e una dimensione nella documentazione scritta.

Consegue a tutto ciò che il percorso di apparizione delle letterature romanze medievali è
soprattutto un processo di definizione formale, che va seguito su entrambi i piani
dell'espressione (metrica, versificazione, figure ecc.) e dei contenuti (valori, sensibilità , tipi
umani, ruoli e personaggi ecc.), del resto strettamente intrecciati tra loro nei concreti risultati
testuali. I testi letterari romanzi delle origini e in generale le nostre letterature romanze sono
comunque dei prodotti di mediazione e sintesi, nei quali si presentano di volta in volta più o
meno accentuati i caratteri tradizionali di fondo, reinterpretati in misura minore o maggiore a
confronto con la tradizione di scrittura che ne modella la configurazione testuale.
Ciò che è peculiare dell'epoca delle origini neolatine è il continuo confronto interno alla lingua
latina e le lingue che ne discendono, tra la cultura latina e le culture volgari che tendono a
emanciparsi dell'egemonia della prima, pur non riuscendo a svincolarsi dal debito un funzionale
contratto con essa e anzi a più riprese ricercando l'emulazione e il rafforzamento del rapporto.
L'influsso della letteratura latino sulle figure volgari non si arresta o attenua in un modo a partire
dall'altezza cronologica entro la quale si è arrestata la campionatura dei contatti, ossia dallo snodo
tra XI e XII secolo. Il rapporto con le lettere latine e mediolatine resta fortissimo, innanzitutto
a partire da tutta la produzione intellettuale più complessa (filosofia e teologia, scienze,
medicina, diritto e politica) e da tutte le scritture legate a temi religiosi.
E’ tuttavia avvertibile una divaricazione essenziale, la cui portata può essere ben apprezzata
considerando quella che forse la più nota raccolta di lirica mediolatina, la collezione dei Carmina
Burana, così denominata dal convento bavarese di Benediktbeuern, da dove proviene il
manoscritto, il Codex Buranus. Si tratta di una silloge in sé abbastanza tarda, compilata nel XIII
secolo, con materiali però in buona parte della metà e seconda metà del precedente
Il XII secolo segna effettivamente una svolta nei rapporti reciproci tra tradizioni latine e tradizioni
volgari, che vede il delinearsi della supremazia delle seconde negli ambiti che noi consideriamo più
strettamente letterari. Questa inversione di tendenze ha come centro l'area gallo-romanza ed è
preannunciata da un considerevole numero di testi attribuibili ai due secoli precedenti, il X e l’XI.

8. I più antichi testi letterari romanzi


Quello che segue è in catalogo delle opere letterarie romanze pervenute anteriori al XII secolo;
diversi testi, sebbene trasmessi da manoscritti del XII secolo, sono però ritenuti composti nel
secolo precedente, come ad esempio il St. Alexis e della S.te Foy.
Con l'unica eccezione delle controverse xarajat arabo-andaluse, tutti gli altri testi di carattere
letterario provengono dall'area gallo-romanza, che appare nettamente precoce rispetto a quella
iberica e italiana per quantità e qualità dei prodotti. Di conseguenza, l'area gallo-romanza occupa
una posizione cruciale di preminenza rispetto al complesso delle letterature romanze
medievali e svolge una funzione di modello e orientamento, della quale si hanno prove
evidenti negli influssi decisivi che testi gallo-romanzi esercitano sulle prime opere letterarie di altre

29
regioni della Romà nia. Ciò vale per l'elaborazione non solo di forme e di registri espressivi, ma
anche di temi, di valori, di modelli umani e comportamentali.
In favore di questo sviluppo così macroscopicamente anticipato dell'area gallo-romanza possono
aver giocato fattori interni, linguistico-culturali, ed esterni, storico-sociale di e anche istituzionali: più
rapida evoluzione dei sistemi linguistici e precoce presa di coscienza della diversità dei sistemi;
sviluppo di una prestazione specifica ai problemi della comunicazione anche strutturata in ambito
quantomeno religioso; relativa omogeneità degli assetti territoriali e dei poteri, in contrasto con la
più elevata frantumazione caratteristica di Italia e Iberia; coincidenza con alcune delle regioni
culturalmente più sviluppate dell'età post-carolingia e quindi con i centri di produzione letteraria
latina dei secoli X-XI. Non è infine da sottovalutare l'importanza di contatti con aree produttive
anche in campo volgare; si pensi alle zone germaniche occidentali e soprattutto l'Inghilterra
anglosassone, luogo privilegiato d’incontro a seguito della conquista normanna del 1066 e
l'insediamento di una nuova classe dirigente linguisticamente francese.

8.1 Catalogo dei testi letterari romanzi anteriori al XII secolo

A. IN LINGUA D’OIL

8.1.1 Sequenza di Sant’Eulalia, anno 880 circa, 29 diversi disposti in 14 periodi di due versi
ciascuno, con l'ultimo irrelato (privo connessione o relazione con altri elementi) in una struttura di
sequenza; marcati elementi dialettali valloni di base, con pochi ma evidenti tratti estranei, alcuni
probabilmente piccardi e altri franciani. Il manoscritto proviene dal monastero di St. Amand, presso
Valenciennes, probabile luogo di composizione della sequenza stessa e oggi a Valenciennes.

8.1.2 Sermone su Giona o sermone di Valenciennes, testo latino-francese con le due lingue
alternate, composto nel pieno X secolo, tra il 937 e il 952, conservato in un codice ora a
Valenciennes; il testo consta complessivamente di 37 ampie righe di scrittura e proviene dalla
medesima regione dell’Eulalia. È l'unico dei testi qui considerati a non essere in versi e lo statuto
letterario appare in certo modo discutibile. Spicca in maniera evidente il carattere romanzo della
maggioranza delle parole espresse in chiaro, contratti anche molto ben definiti.

8.1.3 Vie de Saint Léger, 240 octosyllabes in strofe di sei versi assonanzati a coppie; suo vallone,
trascritto nel Poitou, con sovrapposizioni di tratti linguistici di questa regione. È un testo inserito
nell’XI secolo con parecchi altri testi in spazi bianchi di un manoscritto del secolo X contenente un
Liber Glossarum. Il codice forse proviene da stretto di St. Maixent, presso Poitiers, dove
potrebbero essere state effettuate queste aggiunte.

8.1.4 Passion, 516 octosyllabes in 129 strofette di quattro versi assonanzati a due a due. Testo
originario della fascia meridionale dell'area oitanica; il manoscritto che lo tramanda e di sicura
provenienza pittavina ed è il medesimo che conserva anche il St. Léger. Il testo è noto
correntemente come Passione di Clermont dal luogo di attuale conservazione.

8.1.5 Sponsus (XI secolo), dramma religioso bilingue incentrato sulla parabola evangelica delle
vergini sagge e delle vergini folli; sezioni latine si alternano a sezioni volgari, queste ultime su
strofe di 3 décasyllabes rimati con refrain; è opinione comune che le sezioni romanze siano state
interpolate in una base preesistente monolingue, con funzioni di esplicazione e parafrasi di
corrispondenti parti del testo latino, che non esclude alcuni ulteriori sviluppi indipendenti. Lo
Sponsus è conservato in un manoscritto composito della fine dell’XI secolo o dell'inizio del XII,
proveniente dall’abbazia di San marziale a Limoges. Il dialetto originario del testo è riconducibile al
sud ovest dell'area oitanica, ossia al Poitou, ma la copia è dovuta ad uno scrivente dell'estremo
Nord dell'area occitanica.

8.1.6 Tropo Quant li solleiz converset en leon (fine XI secolo), 24 strofe di 3 versi. Il tropo era
destinato ad essere cantato in occasione della festa dell'Assunzione, prima dell’offertorium Ave
Maria. Originarie delle regioni dell'ovest, copiato probabilmente in territorio un po' più meridionale,
ossia nella valle della Loira. La datazione entro il secolo XI in questo caso non è assicurata, dal
30
momento che il manoscritto relatore è da assegnare al primo quarto del XII. Si è inserito
comunque il tropo nel catalogo per una duplice ragione. Innanzitutto esso rappresenta una
categoria di testi religiosi, inni e preghiere, che è attestata con più di un prodotto a partire dall'inizio
del XII secolo e con origini anche settentrionali. Così per esempio l’Epistola farcita per la festa di
santo Stefano, componimento latino/volgare destinato ad essere cantato in occasione della
festività del salto e riconducibile ad una tipologia testuale di lingua mista qui già incontrata con lo
Sponsus.

8.1.7 Vie de Saint Alexis o Chanson de Saint Alexis, (pag. 222) testo dell’XI secolo, 1040 circa;
la lingua è comunque antica e corrisponde a uno stadio anteriore a quella utilizzata nella Chanson
de Roland conservata e la datazione alla metà o entro il terzo quarto del secolo XI appare assai
probabile. Testo su strofe di 5 décasyllabes, legati da assonanza: nella redazione del manoscritto
più antico, il poemetto conta 625 versi.
Il testo dell’Alexis volgare venne originariamente composto sul continente, in area linguistica della
Francia settentrionale. La diffusione antica del poemetto è documentata soprattutto nella regione
anglo-normanna: è discusso se vi sia stata una vera è propria revisione e ristrutturazione in area
normanna, forse nel monastero di Le Bec, ovvero se le diverse copie anglo-normanne pervenute,
appartenenti a diversi rami della tradizione, siano da identificare come tracce indipendenti di una
generica ampia fortuna del testo. Il testo del prologo ingrossa si legge nel suo manoscritto più
antico.

8.1.8 Chanson de sainte Catherine, fine XI secolo, 1050-1070 circa, ossia contemporanea della
redazione primitiva del Saint Alexis. Manoscritto anglonormanno del secolo XIII. L'autore sembra
provenire da Rouen e opera forse in Inghilterra, nei primissimi anni a ridosso della conquista
normanna. Il poema venne integralmente riscritto dalla monaca inglese Clemence de Barking
nell'ultimo quarto del XII secolo come Vie de Sainte Catherine, in distici (strofa formata da una
coppia di versi) di ottosillabi.

B. IN LINGUA D’OC

8.1.9 Formule augurali per la guarigione delle ferite ritrovate da Bernard Bischoff nel margine di
un manoscritto del secolo IX/X, dove sono state inserite, assieme ad un'altra simile il latino, da una
mano assegnabile alla metà o alla seconda metà del secolo X. In entrambi i testi e perché di dire la
presenza di tradizione ortografica latina; tra gli elementi linguistici significativi in chiave romanza è
da notare l'assenza dell'articolo.

8.1.10 Frammento di sei versi noto come Passione di Augsburg appartenente ad una
composizione drammatica di natura o intonazione profetica, con notazione musicale per il canto;
provenienza dalla Francia orientale un nord orientale, causa di almeno possibili distorsioni a
seguito della sovrapposizione di una patina linguistica settentrionale sul fondo occitanico;
manoscritto de X secolo. Senza addentrarsi in ipotesi di ricostruzione, si noteranno un assetto
metrico su una base di octosyllabes e la presenza di un apparente refrain, elemento che indirizza
verso le canzoni da ballo, attestate anche in ambito clericale.

8.1.11 Alba religiosa bilingue o Alba di Fleury componimento su tre strofe in latino, ciascuna
delle quali è seguita da refrain costante in volgare; quest'ultimo è difficilmente decifrabile sia nel
dettato che nell'assetto linguistico di base. L'Alba venne copiata nel X secolo nel monastero di
Fleury-sur-Loire. Il testo vi compare aggiunto sul verso del penultimo foglio del manoscritto, che
contiene testi religiosi e monastici.
31
8.1.12 Boeci (XI secolo), frammento iniziale di 225 versi di un poemetto narrativo-didattico sulla
vita del filosofo tardo-romano Severino Boezio, vissuto nel secolo VI e autore del trattato “La
consolazione della filosofia†fatto giustiziare dal re ostrogoto Teodorico e per questo interpretato
dalla tradizione medievale come martire cristiano; testo lasse brevi di décasyllabes rimati,
concepito per il canto individuale. Originale in limosino, trascritto nell’abbazia di Saint-Martial a
Limoges entro il secolo XI.

8.1.13 Canzone mariana bilingue In hoc anni circulo … mei amic e mei fiel (XI secolo); 19
strofe di tre heptasyllabes monorimi ciascuna, alternate tra latino e volgari, con le ultime tre in
volgare; ciascuna strofa è seguita da un verso di clausola, di fatto equivalente di un refrain,
costante dopo le strofe latine, minimamente variato in quelle volgari.

8.1.14 Versus Sanctae Mariae (XI secolo), preghiera alla Vergine di 12 strofe di quattro
hexasyllabes a rime maschili, su schema rimico a a b b.
8.1.15 Tropo noto come Tu autem dall'inciso latino che richiama il Ps. 101 13 Tu Autem.
Domine, in Aeternum permane set momoriale tuum in generationem et generationem.

8.1.16 Due minimi testi lirici della seconda metà del secolo XI, di contenuto amoroso e
entrambi di una sola strofa e accompagnati da notazione musicale rinvenuti da Bernhard Bischoff
alla fine di un manoscritto di Terenzio confezionato all'inizio del secolo XI e proveniente dalla
regione del Reno; qui uno scrivente tedesco, molto probabilmente renano, della seconda metÃ
dello stesso XI secolo ci ha conservato sottoforma di appunto su un foglio di guardia del codice,
questa prima apparizione della lirica romanza profana: il secondo testo è forse meglio classificabile
come di contenuto satirico; il primo testo è di indubbio contenuto amoroso. Esso è molto
probabilmente occitanico in origine, ma deve essere giunto nelle mani del copista tedesco
attraverso regioni più settentrionali, transito gli che gli ha lasciato come traccia sensibile
l'adattamento in -er delle rime originariamente in –ar, l'evoluzione presumibilmente in affricata
palatale /tʃ/ nella forma imbracher.

8.1.17 Chanson de Sainte Foi (seconda metà del XI, 1060 circa). Testo di 593 octosyllabes in
lasse assonanzate, destinato al canto, originario della regione ocitaica al limite meridionale del
Masiccio Centrale; la chanson è copiata agli inizi del XII secolo in un manoscritto proveniente
dall’abbazia di Fleury-sur-Loire, senza modificazioni significative dell'assetto linguistico primitivo. Il
manoscritto nel suo stato originale si presentava come una raccolta organica destinata a usi
paraliturgici e con la significativa presenza musicale, comprendente testi in latino e in volgare.

C. IN FRANCOPROVENZALE

8.1.18 Frammento di un Roman d’Alexandre ossia di una traduzione della Storia latina di Curzio
Rufo, ad opera di un Albéric de Pisancon; il frammento è conservato in un manoscritto databile
all'inizio del secolo XII e consta di 105 octosyllabes, distribuiti in 15 lasse di misura abbastanza
costante, oscillante intorno ai 6-8 versi ciascuna, in un solo caso 10, legati perlopiù da rima e in tre
casi da assonanza.

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D. MOZARABO

8.1.19 xarajat romanze, ossia all’incirca refrains romanzi, tuttavia d’incerta decifrazione anche in
conseguenza della scrittura in caratteri arabi che si trovano inseriti in canzoni arabe appartenenti al
genere delle muwassahat, composte in Andalusia nella seconda metà dell’XI e nel XII secolo: in
tutto gli inserti romanzi identificati con ragionevolezza sono 68. La muwassahat si articola
normalmente in un corpo in arabo classico, che prevede l'inserzione strutturale in ogni strofa di
clausole di chiusura in arabo volgare, ossia nella lingua corrente, assimilabili in certo modo ai
nostri ritornelli. In un certo numero di muwassahat di origine andalusa composta da poeti si arabi
sia ebrei in luogo della clausola in arabo volgare se ne incontra una nel volgare romanzo della
regione, il romanzo andaluso comunemente indicato come mozarabo. La decifrazione linguistica
dei testi, prima ancora della loro interpretazione, è resa difficoltosa dalla trascrizione che, secondo
le norme degli alfabeti arabo ed ebraico, non indica le vocali, allora pronunciate mentalmente dal
lettore e oggi reintegrate dagli studiosi moderni attraverso molteplici difficoltà e con risultati incerti,
tant'è che, per la base linguistica romanza oltre al mondo arabo si è pensato anche ad altre varietÃ
peninsulari.

8.2 Precisazioni metriche


Con la sola eccezione del Sermone di Valenciennes, tutti gli altri testi delle origini sono in versi e
l'impressione generale è che la presenza di un'organizzazione metrica, via via sempre più
precisa e con crescenti caratteri romanzi, in allontanamento da modelli latini del tempo,
pienamente rispettati solo nell’Eulalia, e quindi di una forma percepibile ed elevata, sia una
caratteristica qualificante disistima nell'apparizione di primi testi letterari romanzi. E’ pertanto
opportuno abbozzare i contorni di questa acquisita formalità attraverso alcune definizioni degli
aspetti mterici incontrastati nei testi sopra presentati.

Strofa: unica metrica costituita di un numero fisso di versi (al minimo due nel distico) monometrici
o polimetrici; in campo romanzo la strofa è caratteristica della poesia lirica, dove compare
soprattutto le realizzazioni complesse, destinate sempre in origine ad essere accompagnate dal
canto (da cui appunto il nome di lirica), secondo una melodia ripetuta di norma di strofa in strofa
con le sessioni di forme particolari, i discordi, costruiti su articolazioni più libere, non strofiche; ma
forme minime e standardizzare di strofa, in particolare il couplet d’octosyllabes (distico di
ottosillabi) nella letteratura francese e la quartina di alessandrini in varie tradizioni nazionali
(francese, spagnola, italiana) vennero largamente utilizzate per la letteratura in versi d'argomento
narrativo e didattico; così poi l’ottava di endecasillabi detta anche ottava rima, che compare per la
prima volta nel Filostrato di Boccaccio ed è poi lirica della narrativa italiana in versi dalla metà del
‘300 in poi, utilizzata sia nei cantari sia nei poemi cavallereschi in versi.
lassa: unica metrica costituita da un numero variabile di versi monometrici. Forma tipica della
letteratura medievale gallo-romanza e specificatamente delle canzoni epiche (chanson de geste) e
di alcune canzoni agiografiche, essa venne utilizzata anche in ambito iberico e antico italiano.
Metri tipici delle canzoni gallo-romanze in lasse sono il décasyllabe (equivalente ad un
endecasillabo italiano) e l'alessandrino.
rima: due versi rimano tra loro quando tra di essi vi sia identità perfetta, sia nelle vocali che nelle
consonanti, a partire dall'ultimo accento di ciascuno; la rima è la sezione finale di un verso, a
partire dall'ultimo accento, quello che nella tradizione romanza medievale e post-medievale
identifica i tipi di versi.
assonanza: identità tra le sole vocali, in condizioni analoghe a quelle che definiscono la rima.

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décasyllabes: in italiano meglio traducibile con decenario piuttosto che con decasillabo per evitare
confusioni sulla misura: verso caratterizzato e individuato da un accento dominante in decima
sede, che identifica la rima con l'assonanza; il décasyllabes epico prevede inoltre un secondo
accento, d'importanza quasi pari al primo, collocato sempre in quarta sede e individuante una
cesura interna; la struttura nei due casi e dunque è stabilmente o 4+6 oppure 6+4. Nella misura
prosodica complessiva il décasyllabe epico è strettamente comparabile all'endecasillabo della
tradizione italiana è però più simile al décasyllabe lirico della tradizione provenzale. Il décasyllabe
è nella tradizione francese il verso tipico della canzone di gesta del secolo XII, poi affiancato e in
parte sostituito dall'alessandrino.
octosyllabe: in italiano ottosillabo mai equivalente al novenario: verso individuato da un accento
dominante in ottava sede. Nella tradizione gallo-romanza e in particolare come elemento
costitutivo del distico di octosyllabes questo è il metro caratteristico dei generi versificati
d'argomento narrativo e didattico destinati alla lettura: nelle canzoni di gesta fa la sua comparsa
solo nell'antica canzone di Gormont e Isembart, ma è caratteristico di un buon numero di antichi
poemetti, a cominciare dal St. Leger.
alessandrino: verso lungo, corrispondenti a un dodécasyllabe cesurato al mezzo e costituito
dunque di due unità simmetriche, ciascuna caratterizzata da un accento strutturale in sesta sede,
dopo la quale può o no essere presente un'ulteriore sillaba atona, corrispondente di norma alla
finale di una parola piana. L'alessandrino venne così chiamato a partire dal testo che lo impose nel
gusto del pubblico, un Roman d’Alexandre, ossia una rielaborazione della storia leggendaria di
Alessandro Magno composta verso la fine del secolo XII. Organizzato in strofette di quattro versi,
dette appunto quartine di alessandrini, questo verso fu un metro importante della poesia
soprattutto didattica francese e spagnola, con esempi notevoli anche in Italia, in particolare come
soluzione metrica di diga della poesia didattica settentrionale.
tropo: dal greco tropos “ direzione, maniera, stile†termine passato a indicare nella retorica antica
il traslato, ossia uno dei fenomeni di deviazioni e traslazione di significato, una figura di pensiero
che organizza sensi figurati. Conservando quel significato nella tradizione retorica, il termine tropo
ne assunse un altro nella tradizione metrico-musicale mediolatina, indicando ampliamenti
particolari di elementi preesistenti; si trattava quindi di sviluppi anche autonomi ma costruiti sempre
a partire da un elemento dato e quindi non in tutto liberi, in forma in fondo non dissimile sul piano
concettuale da quel che saranno in seguito alle variazioni.
versus/verso: con questo nome sono designate diverse composizioni del repertorio dell’abbazia
di San Marziale a Limoges, attribuibili alla fine dell’XI e al XII secolo e caratterizzate dall'originalitÃ
e libertà nella costruzione, a differenza di quanto avviene per i tropi. I versus della scuola aquitana
hanno forma strofica, passata in eredità alla forma del vers nella più antica tradizione trobadorica
provenzale, poi rielaborata intorno alla metà del secolo XII in quella di canzone, fondamento a sua
volta della lirica d'arte romantica del medioevo.

8.3.1 Dimensioni dei testi


E’ innanzitutto evidente che questi componimenti acquistano nel corso del tempo una dimensione
via via maggiore: anche lasciando di lato la cantilena di Santa Eulalia, che alla struttura molto
particolare di sequenza, passiamo dai 245 versi del St. Leger ai 516 della Passion, ai 593 della
S.te Foy, ai 625 del St. Alexis. La Chanson de Roland, di cui conosciamo una versione forse
attribuibile alla fine del secolo XI e rimaneggiata all'inizio del successivo, conta più di 4000 versi.

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8.3.2 Connotati culturali di origine: tradizioni monastiche
L'ambito di origine dei testi è sempre religioso e più precisamente monastico; non compaiono
invece centri di cultura che pure dal secolo XI cominciano ad avere una specifica rilevanza, come
le scuole che si definiscono cattedrali ossia associate a una sede vescovile, dunque di fatto a città .

8.3.3 Tradizione manoscritta


Con la sola eccezione del St. Alexis, tutti questi componimenti sono in testimonianza unica, ossia
sono trasmessi da un solo manoscritto. La maggiorparte pare essere rimasta legata a luogo di
composizione: in questi casi non possiamo supporre un'effettiva circolazione dei testi. Altri
componimenti invece sono trascritti in codici esemplati in luogo diverso e talora anche lontani da
quello dove videro presumibilmente la luce. Il fatto che in uno stesso manoscritto siano stati riuniti
testi differenti quanto a origine fa intuire un processo di circolazione delle opere e di loro raccolta in
centri interessati a queste tipologie testuali, fenomeno che potrebbe essere stato ben più esteso di
quanto ricostruibile sulla base della documentazione conservata. È aspetto indubbiamente
notevole la trascrizione di alcuni testi fuori dall'area romanza, da affiancare all'apparizione
dell’Eulalia in una zona e in un manoscritto di confine e da porre in relazione con l'alta percentuale
di testi provenienti dalle zone orientali del dominio gallo-romanzo. Questi contatti e percorsi si
stabiliscono anche a cavallo tra latino e volgare. Nell'elaborazione della leggenda religiosa, il St.
Alexis francese deriva ovviamente da modelli agiografici latini, ma ne influenza a sua volta. Ancora
più singolare il caso dell'antico St. Leger, che deriva da una vita latina radicata in territorio
pittavino, là dove il santo era specialmente venerato; il poemetto romanzo venne composto in zona
piccarda e ritorno però nella regione d'origine della leggenda, finendo scritto in un manoscritto
localizzabile tra Poitou e Limosino e il segnando così un doppio percorso di andata e il ritorno
dell'asse sud ovest-nord est dentro l'area oitanica. Opportuno distinguere due piani. Da un lato
abbiamo una geografia precisa, culturalmente definita dai manoscritti conservati e dei centri
monastici cui possono quasi tutti essere ricondotti; è una geografia reale, ma anche molto
lacunosa, a causa proprio della parzialità della documentazione. Accanto a questa è però giusto
considerare anche una geografia dai connotati assai meno netti, suggerita da alcuni percorsi di
diffusione che possono essere delineati almeno in via di ipotesi. In particolare, a proposito di
diversi di questi testi gallo-romanzi, in genere legati al canto e all'esecuzione pubblica, dalla
Passion sino alla canzone di gesta di Girart de Roussillon, della metà del secolo XII, è stata
discussa la localizzazione con proposte che rivolgevano a un capo o all'altro dell'area di
transizione il cosiddetto croissant (ossia quella regione che contorna a nord la regione occitanica
nell'area del Massiccio Centrale), formulate a partire da dati linguistici contraddittori; questo fatto è
un indizio della potenziale mobilità dei gesti, ossia della possibilità di semplicissimi adattamenti
operati tra modalità linguistiche tra loro simili, neppure necessariamente coincidenti con quella
originaria del testo.

8.3.4 Geografia culturale della tradizione


Le geografia che possiamo delineare è contraddistinta da centri religiosi di cultura, in primo luogo i
monasteri. Circa il ruolo delle istituzioni ecclesiastiche, il caso del St. Alexis è per tanti aspetti
emblematico. L'inno latino Pater Deus ingenite, composto a Roma verso il 1070, si configura
come un adattamento della leggenda sacra a partire da uno schema coincidente con quello della
chanson volgare e divergente dalle varie vitae latine del Santo, conosciute a loro volta, a quanto
risulta, soprattutto a cominciare dall'inizio dello stesso secolo XI e con Roma come centro
apparente di radiazione. Il St. Alexis esce dai monasteri. Verso la metà del secolo XII la fortuna
della Francia orientale è assicurata dal ruolo che le viene assegnato nell'episodio della
conversione di Pietro Valdo il quale secondo un cronista del tempo avrebbe deciso di abbracciare

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la vita religiosa, fondando il movimento riformatore che da lui prese il nome, dopo essere rimasto
colpito nell'ascoltare la vita del Santo, la recitata e verosimilmente in volgare, da un giullare sulla
piazza del mercato di Lione.

8.3.5 Tipologie di manoscritti


Si individuano più tipologie significative di manoscritti. Tutti i testi qui elencati sono ospitati in
manoscritti latini. Troviamo innanzi tutto testi romanzi chiaramente inseriti su un supporto
ascrivibile disponibile che funge da semplice appoggio, senza un chiaro progetto di
conservazione nel tempo. In questi casi si può a pieno diritto parlare di scritture avventizie indotte
da una volontà di conservazione innanzitutto personale dei testi coinvolti; non a caso si tratta di
trascrizioni informali, si tratta di testi brevi, con basso grado di complessità . Abbiamo poi testi
anche questi inseriti in spazi bianchi di manoscritti latini preesistenti, però secondo modalità tali da
far pensare alla sicura intenzionalità della trascrizione in termini di cosciente volontà di
conservazione nel tempo dell'oggetto testuale. I parametri rilevanti per questa valutazione
sono: la disposizione complessiva del testo, l'accuratezza della scrittura, la tensione delle partizioni
del testo, a cominciare dalla distribuzione di iniziali di testo e di stoffa. Si può parlare in questo
caso di testi romanzi ospitati entro manoscritti latini. I testi da collocare in questo gruppo sono
l’Eulalia, il St. Leger, la Passion, il Boeci, il Roman d’Alexandre d’Alberic.
Compaiono in fine testi romanzi integrati originariamente all'interno di manoscritti latini
ovvero concepiti secondo un progetto unitario. In questi casi la modalità trascrizione dei testi
romanzi è totalmente allineata a quella dei testi latini pur ancora preponderanti nell'economia
complessiva di codici interessati; e si gratta in tutti i casi di manoscritti latini di atto o anche
altissimo livello.

8.3.6 Preistoria: pratiche liturgiche


E’ possibile che a monte di questi testi ve ne fossero altri analoghi. Per esempio una testimonianza
dell'inizio del secolo XI è quella cronista Bernardo d’Angers è relativa ai pellegrinaggi a Conques
legati alla devozione per Santa Fede che avevano luogo in quel tempo: durante i festeggiamenti e
anche dentro la Chiesa i pellegrini intonavano delle cantilene rustiche; si tratta di componimenti di
forma ovviamente non precisabile e però certamente di argomento religioso e che su questa base
il testimone giudica benevolmente come espressione della simplicitas, ignorantia e fragilitas dei
pellegrini. La testimonianza di specialissima rilevanza, considerato che Coques si trova ai limiti
della regione nella quale può essere collocata, su base dialettologica, l'origine della Chanson de
S.te Foy.

8.3.7 Forme metriche e storia letteraria


Dei due tipi di versiche ricorrono negli antichi testi agiografici, il décasyllabe è il metro dominante
delle canzoni di gesta, l’octosyllabe della poesia didattica e narrativa oitanica, destinata a dilagare
dalla metà del secolo XIIin poi. Sia per il décasyllabeche per l’octosyllabe sono stati additati
antecedenti più o meno diretti in tipi di verso attestati in precedenza nell’innografia religiosa
mediolatina. Un secondo aspetto che richiede attestazioni è quello dei modelli di organizzazione
del raggruppamento dei versi, in breve delle forme storiche. Con l’eccezione dell’Eulalia, a tutti
testi di dimensioni apprezzabili sono in strofe o in lasse comunque brevi. L’opinione corrente circa
il due modelli di organizzazione stroficaè che la lassa sia un derivato della strofa, già attestata in
ambito mediolatino, e che in particolare la successiva strofa epica del Roland discenda dalla strofa
di cinque versi di décasyllabe del St. Alexis.
E’ possibile riconoscere l’affinità retorico-compositivacomplessiva che lega due gruppi di opere: da
un lato soprattutto i più tardi e complessi dei “poemetti agiografici†e in primo luogo il St. Alexis,

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dall’altro le canzoni di gesta, a cominciare con la Chanson de Roland. Speciale e particolarmente
stretto è il rapporto che intercorre tra Alexis e Roland. Oltre alla tecnica di costruzione del
decasillabo, è simile anche l’articolazione metrico-narrativa che s’impernia assai spesso su
gruppi di strofe di impostazione simmetrica, costruiti specialmente per gruppi di tre unità ,
con effetti di rallentamento dell’azione e di potenziamento o intensificazione delle emozioni.
Vi è quindi un’affinità formale specifica è abbastanza stringente che implica, al di là della semplice
coerenza cronologica, un’affinità sostanziale di ambienti e di pubblico e configura una condizione
di contatto dinamico tra i due generi dell’agiografia volgare e dell’epica. Alexis e Roland sono due
realizzazioni riconducibili ai diversi indirizzi di una medesima arte compositiva e radicate nella
medesima cultura letteraria, benché poi diversissime nell’ispirazione e nel sistema di valori
portanti, quando ci si aspetterebbe da un testo agiografico-ascetico e un’epica, certamente
cristiana, ma dai tratti guerrieri e laici.

8.3.8 Geografia e storia della letteratura: Nord e sud in area gallo-romanza


Tra i testi versificati gallo-romanzi, un carattere nettamente settentrionale è evidente solo
nell’Eulalia e nel St. Leger. Diversi testi vengono da zone di transizione (Poitou, regione franco-
provenzale) o presentano tratti ibridi o problematici, anche interpretati come elementi originari cui
si sono sovrapposte successive stratificazioni linguistiche, connesse a possibili revisioni sostanziali
(così anche nel caso del St. Alexis). Si comincia a percepire un’opposizione nella distribuzione di
tipi testuali che vede una predominanza della lingua d’oil (nord della Francia) nei generi narrativi,
cui fa da contrappeso un’anteriorità e predominanza della lingua d’oc (sud della Francia) nella lirica
colta. Il complesso della letteratura romanza medievale si costituirà nella sua articolazione di forme
e generi a partire da due punti di riferimento costituiti nell’ambito oitanico per tutta la narrativa e per
alcune espressioni liriche di tipo basso e di contenuto folklorico-tradizionale e nell’ambito
occitanico per la lirica colta o d’arte di matrice cortese.
La distinzione tra le due tradizioni si riflette e in qualche modo genera la bipartizione funzionale
iberica negli usi delle lingue letterarie, che vede il galego-portoghese come lingua trans-nazionale
di una lirica che si costituisse in tradizione a partire dal corpus testuale dei trovatori provenzali e
tuttavia con una cospicua anomalia di carattere almeno in apparenza almeno colto e più
tradizionale, costituito dall’importante corpus di canzoni di donna, le cantigas de amigo, individuate
anche da propri tratti formali esclusivi, che trovano a loro volta alcune corrispondenze in ambito
francese.

8.3.9 Assenza del centro e predominanza della periferia in area oitanica


All’interno dell’area oitanica (lingua d’oil=nord della Francia), si delinea con sufficiente precisione
una caratteristica di fondo della distribuzione geografica della produzione e circolazione dei testi
letterari, destinata a permanere fino al XIII secolo inoltrato. I primi centri di cultura volgare francese
sono relativamente periferici nei confronti della capitale. Da una parte la Piccardia-Vallonia
(regione della Francia settentrionale), dall’altra il Poitou (zona posta fra la Loira e la Gironda). A
queste due aree si aggiunge a partire dalla fine dell’XI secolo quella anglo-normanna (regione
Nord-Ovest della Francia), che svolge una funzione determinante sino al terzo quarto del XII
secolo, affiancata, dalla metà dello stesso XII secolo, da altre aree non centrali, come la
Champagne e la Lorena, che si aggiungono sull’asse orientale alla regione piccardo-vallone. E se
è vero che primi testi di origine centrale appaiono alla fine del XII secolo, Parigi non comincerà a
rivestire un ruolo di un qualche rilievo come capitale anche delle lettere volgari che dall’epoca di
San Luigi, alla metà del XIII secolo, quando entreranno potentemente in gioco la corte è già ,
l’università e anche la scuola musicale di Notre Dame quali nuovi poli culturali di riferimento,
destinati a dominare il panorama delle lettere francesi già a partire dalla fine del secolo.

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In area occitanica (lingua d’oc=sud della Francia), dove non vi è una capitale e non vi è neppure
una zona che possa agire da vero e proprio centro geografico di attrazione e dove esistono invece
più centri regionali, la preminenza iniziale dell’area limosina (Limoges) è da spiegare con la
presenza di centri di cultura religiosa importanti, tra i quali si segnala funzione primaria in questa
fase più antica il monastero di San Marziale a Limoges.

8.3.10 Tra preistoria e storia: l’apparizione della tematica cortese


Tra i due testi di lirica amorosa individuati da Bischoff (8.1.16), ci sono da fare delle osservazioni:
innanzitutto la discrepanza linguistica di base è essenziale: il copista annota il testo estraneo che
l’ha colpito. Secondariamente, lo spazio del codice utilizzato è questa volta davvero marginale,
indizio da un lato dell’occasionalità e fortunosità della conversazione, dall’altro della sostanziale
marginalità , da intendere come stranezza linguistica ma anche come diversità culturale di fondo
della materia lirica dei due frammenti rispetto all’ambiente nel quale vennero colti.

8.3.11 Tra preistoria e storia: singolarità del frammento di Roman d’Alexandre


Il poema di Albéric (18) è da considerare il capostipite delle successive numerose rielaborazioni
gallo-romanze della leggenda di Alessandro ed è probabile che anche alla loro fortuna si debba
imputare l’eclisse quasi totale della redazione più antica. Il poema di Albéric si colloca in una
posizione cruciale di snodo tra generi diversi e anche tra intere tradizioni distinte della letteratura
gallo-romanza delle origini. L’argomento del poema è sviluppato successivamente in opere che
classifichiamo abitualmente come romanzi. La sua forma è prossima a quella dei poemi agiografici
del secolo XI e non lontana da quella dell’epica più antica. L’atteggiamento dell’autore induce a
collocare poemetto in ambiente colto, quantomeno scolastico, coerente con l’argomento, ed è però
significativa la serietà del volgare e la giustificazione che egli ne dà (vv.7-8). La lingua infine, non è
omogenea, ma composita, come accade per diversi altri testi del dominio francoprovenzale e del
Delfinato e presenta la mescolanza di tratti di origini differenti anche a livello di lingua letteraria.
Difatti troviamo fenomeni linguistici settentrionali accanto ad altri meridionali. La lingua
dell’Alexandre pone così a contatto entro lo stesso testo le due tradizioni linguistico-letterarie che
si andavano allora delineando; più ancora che la possibilità di una concreta configurazione del
piano dialettologico in una zona effettivamente di transizione, cosa che è peraltro possibile
attraverso l’individuazione del territorio franco-provenzale come presumibile aria di origine del
poemetto, appare significativa la scelta dell’autore di utilizzare contemporaneamente elementi
caratterizzanti di entrambe le tradizioni in linguistico-letterarie emergenti dell’area gallo-romanza,
che evidentemente doveva alloggiare suoi occhi aveva assunto fisionomie tanto significative, di
certo non sul piano linguistico-dialettologico, bensì su quello linguistico-letterario. E con l’opera di
Albéric siamo intorno all’anno 1100.

8.2.12 La Chanson de Saint Alexis come punto di svolta nelle origini romanze
L’apparizione del St. Alexis (7) corrisponde a una svolta sostanziale. La leggenda dell’uomo di Dio,
di alti natali e che rinuncia però del tutto al proprio rango e alla propria famiglia per una vita
solitaria di mendicante che lo conduce sin dentro la casa paterna, è indubbiamente in sé
particolarmente toccante e dovette dare voce a una serie di inquietudini e di nuove sensibilità che
si affacciavano nel mondo occidentale dopo il 1000. Essa è interpretata in volgare in un testo di
considerevole qualità letteraria che occupa una posizione nodale nello sviluppo delle forme
romanze. Il poemetto godette di durevole fortuna nel tempo e la sua persistenza è confermata dal
numero consistente di testimoni di diversa provenienza che ce lo hanno trasmesso. I manoscritti
sono scaglionati sull’arco di oltre un secolo e mezzo e sono originali sia dell’Inghilterra normanna
sia del continente. È la dimostrazione della presenza di una tradizione culturale e letteraria

38
romanza ormai fortemente stabilita. Il manoscritto siglato L nella tradizione del St. Alexis presenta
per la prima volta un testo romanzo inserito in posizione di grande evidenza entro un manoscritto
monastico di altissimo livello qualitativo e come parte cospicua di un progetto organico
complessivo, che lo vede affiancato da un lato a una raffigurazione pittorica della vita di Cristo,
composta da decine di illustrazioni a piena pagina, dall’altro a una sezione formata da salmi e da
una collezione di cantica e inni: il poemetto volgare con varie così dall’altro, in posizione non
subordinata, a fianco di uno dei massimi esempi di scrittura sacra in latino. Inoltre con il
manoscritto A della fine del XII secolo, incontriamo uno dei massimi esempi integralmente
conservati di “manoscritti romanzi†ossia di libri progettati e realizzati per accogliere solo
testi volgari, tra l’altro in questo caso legati tra loro da elementi a pensarli di coerenza.
Dato emblematico circa il momento di svolta nei rapporti tra letteratura latina e letterature volgari è
la dipendenza dell’inno latino Pater Deus ingenite da una versione romanza della vita del Santo
che non doveva essere molto differente da quella conservata; ciò che per noi più importa è che si
ha qui una prima dimostrazione evidente dell’’influenza diretta di un comportamento romanzo dai
tratti strutturati su un componimento latino, quindi di un’influenza tra le due letterature che
comincia ad essere tardi vilmente il biunivoca.

9. Le letterature romanze medievali

9.1 Penisola iberica e Italia


Due coordinate cronologiche importanti sono gli anni 1100 e 1200, ossia gli inizi del XII e del XIII
secolo. Abbiamo visto come intorno al 1100 nelle diverse regioni dell’area linguistica gallo-
romanza si cominciano a definire centri e tradizioni di un’attività letteraria in volgare in via di rapida
affermazione. I segnali sono sensibili già dalla fine del secolo XI: si pensi anche solo ad un inizio
della forza della Nota Emilianense e si è detto come la composizione e la prima fortuna della
Chanson de St. Alexis, a cavallo tra XI e XII secolo, segni per varie ragioni un punto di svolta nella
vicenda delle origini delle romanze. Un’ulteriore svolta si registra a circa un secolo di distanza,
intorno al 1200 o poco oltre, in coincidenza del passaggio tra XII e XIII secolo. La svolta,
accertabile anche sulla base della documentazione conservata e non più solo ipotizzabile sulla
base di indizi e tracce spesso infide o deboli, concerne pressoché contemporaneamente la
Penisola iberica e l’Italia.
Nella Penisola Iberica constatiamo sia l’avvio di una tradizione lirica autoctona di lingua
galego-portoghese sia la composizione del capostipite della letteratura castigliana medievale, il
Poema de Mio Cid, poema epico in tre cantares nel quale sono revocate le imprese di Rodrigo
Diaz de Bivar, eroe della Riconquista.
Si delinea rapidamente la prevalenza castigliana:le varità linguistiche più prossime, il leonese e
l’asturiano, vengono cancellate rapidamente da panorama letterario, mentre l’aragonese è relegato
ad un ruolo del tutto marginale. La più antica cantiga galego-portoghese databile è del 1196: si
tratta di un testo satirico a sfondo politico composto da Joan Sorez de Pavia “Ora riunisce
l’esercito il signore di Navarra†La tradizione lirica galego-portoghesesi estende dall’ultimo scorcio
del secolo XII fino al XIV inoltrato, con caratteri assai forti di continuità interna negli aspetti formali
e tematici. Sua caratteristica essenziale è l’adozione, come elemento costitutivo posto a propria
base e fondamento, di una sola lingua poetica a matrice innanzitutto galega e poi tintasi di tratti
portoghesi nel corso della sua evoluzione e soprattutto ad opera dei trovatori più tardi di origine
appunto lusitana. La corte di Toledo del re di Castiglia e Leon Alfonso X, è riconosciuta come
massimo centro promotore di una tradizione di prosa castigliana di alto livello: Alfonso fu egli
stesso poeta profano in galego e adottò questa lingua per la monumentale raccolta di canti in
onore della Vergine Maria da lui promossa e nella cui realizzazione intervenne di certo

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direttamente. Per quanto riguarda l’ambito più propriamente castigliano e il Poema de Mio Cid,
tutte le indagini più recenti convergono nell’assegnare agli ultimissimi anni del secolo XII o ai
primissimi del XIII il poema così come conservato nel manoscritto unico. Rodrigo Diaz detto
appunto “il Cid†era un vassallo scacciato da Alfonso VI di Castiglia e Leon nel 1081 e da allora
protagonista di una serie di spedizioni fuori dai confini del regno, prima contro il Conte di
Barcellona, poi contro gli arabi, ai quali riuscì a strappare persino la grande città di Valencia.
Rodrigo Diaz personifica i caratteri di un tipo, etico e umano, propriamente castigliano: per ogni
famiglia nobile ma non appartenente all’alta aristocrazia, valoroso ma anche insofferente e
protagonista così di una ribellione contro il proprio re, di conseguenza espulso e bandito dal regno
ma capace di conquistare la dignità e il favore del sovrano grazie alle proprie imprese e di
difendere poi l’onore delle proprie figlie umiliate da mariti invidiosi provenienti da una famiglia della
più alta nobiltà . Dopo il Cid e ormai dentro il secolo XIII seguiamo i primi passi di una letteratura
castigliana ancora in cerca anche di un proprio canone formale, destinato a definire intorno alle
figure di Gonzalo de Berceo e poi soprattutto di Alfonso X.
In Italia, i primi testi letterari cominciano ad apparire dopo l’anno 1100, passi lungo il corso del
secolo e con una concentrazione significativa negli ultimi decenni. È innanzitutto conservato un
brevissimo frammento della metà del secolo XII noto come Pianto della Vergine di Montecassino,
costituito da tre versi introdotti da una didascalia in latino. Si tratta della sezione conclusiva di un
testo drammaturgico in latino, uno di quei componimenti che si è soliti indicare col nome generico
di sacre rappresentazioni. I tre versi volgari compaiono anche in un più ampio Pianto della Vergine
trasmesso da tre manoscritti sensibilmente posteriori, stagionati tra la fine del XIII e la metà del
XIV secolo. Si ha dunque l'impressione che tre versi inseriti alla fine del dramma latino siano stati
estratti da un componimento volgare e già esistente a quell'epoca. Il dato appare concorde con
quanto cui più volte rilevato circa il rapporto di dipendenza tra cultura latina e cultura volgare nella
fase di gestazione delle tradizioni romanze: è il testo latino che fornisce il contenitore che può
cogliere e preservare nello scritto, in forma digitazione, un testo volgare dallo statuto ancora
non precisato, per altro collocato nella posizione massimamente evidente di clausola finale.
Restando in Italia, a fianco del Pianto sono da ricordare alcuni altri componimenti di tematica
religiosa provenienti sempre dall'area mediana che vedeva ancora i monasteri benedettini, a
cominciare da quello di Montecassino, i centri culturali fondamentali: il Ritmo cassinese, il Ritmo su
Sant’Alessio marchigiano, primo adattamento nella penisola della leggenda sacra tanto importante
nella letteratura gallo-romanzo delle origini. Si affaccia anche una produzione profana, di tematica
politica e civile, ispirata dai conflitti che travagliano il mondo comunale e attraverso i quali si
comincia a intravedere l'intersezione tra elementi cortesi e feudatari, dai connotati galloromanzi, e
membri di cultura cittadina. Il più antico testo poetico della Toscana centrale, il Ritmo Laurenziano,
un posto poco prima del 1200, con ogni probabilità tra il 1188 e il 1197, prese dalla medesima cifra
complessiva, adattata però a un componimento giullaresco leggero e scherzoso.
E’ noto a tutti che l'avvio di una vera e propria letteratura nazionale in Italia è in vario modo
segnato dall'inizio del XIII secolo. Il Cantico delle creature di San Francesco, riprendendo effetti
di tradizione mediana e innovando però in maniera del tutto originale sul fronte dell'assetto
disuguale, apre una stagione durante la quale si può realmente misurare la spinta creativa della
letteratura in Italia. La Scuola poetica siciliana costituitasi attorno a Federico II, inaugura una
tradizione lirica intorno alla quale, a partire dalla mediazione Toscana, prima anche pisana poi più
precisamente fiorentina, si stabilisce tra XIII e XIV secolo la base stessa della lingua letteraria
italiana.

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9.2 Cronologia assoluta e relativa
Riassumiamo il quadro cronologico globale dei rapporti tra letterature romanze e tradizioni
manoscritte:
-sotto l'etichetta di Francia, tutta la regione gallo-romanza, quindi sia l'area oitanica che quella
occitanica;
-sotto l'etichetta di Spagna, le varie aree iberiche, Catalogna compresa, con l’avvertenza questa
volta che la quantità di testi portoghesi medievali è minima sino ad una data assai avanzata e che
parimenti minima e la quantità di manoscritti medievali conservati (degli schema pag 271).
In sostanza, quanto detto circa la cronologia dei testi trova riscontro nelle tradizioni manoscritte, e
sono un'importante spia della natura e qualità dei sistemi culturali. I manoscritti francesi conservati
del secolo XII sono relativamente numerosi. Al contrario il numero di manoscritti duecenteschi
italiani è ancora ristrettissimo (i tre grandi canzonieri antichi della lirica delle origini, i primi codici
della poesia didattica settentrionale, il Laudario di Cortona, alcune raccolte di testi didattici in prosa
di provenienza toscana: la maggior parte di questi manoscritti è da ricondurre all'ultimo scorcio del
secolo). Analogamente, in pochi codici duecenteschi di origine spagnola sono pressoché tutti da
associare a un luogo e a una situazione particolarissima, ossia alla corte castigliana di Alfonso X,
che fu al tempo stesso grande centro culturale e grande officina vittoria, ossia luogo sia di
compilazione sia di trascrizione delle opere.
Dopo l’anno 1300 si registra un’ulteriore svolta per tanti aspetti decisiva in tutta la Romà nia
letteraria e di segno diverso: mentre si attenua la centralità francese e viene meno del tutto o quasi
del tutto il punto di riferimento rappresentato dalla lirica cortese provenzale, si delineano varie
tradizioni nazionali, che appaiono ormai saldamente costituite e provviste ciascuna di loro i tratti
caratterizzanti e distintivi. Anzi, mentre la Guerra dei cent'anni (1340-1450) è causa di una
profonda crisi materiale e culturale della Francia, il Trecento vede l'autentica esplosione della
letteratura volgare italiana e, soprattutto, l'aumento esponenziale, del numero dei codici
conservati, rappresentativi di tutti i generi della cultura scritta.

9.3 Modalità e tempi


Entro il processo d’insiemi di sviluppo delle letterature romanze tra XI-XII e XIV secolo è opportuno
soffermarsi su due aspetti di portata complessiva: i passaggi che portano alla costituzione di una
civiltà letteraria volgare e al consolidamento di una sua specifica memoria, e diversità nei tempi e
nelle velocità tra le aree (vedi schema pag 273):
La presenza di “tracce†non è limitata alla sola fase più antica. Anche in momenti successivi
continuiamo a imbattersi in prestazioni saltuarie, in genere precarie e non canoniche, anzi per lo
più occasionali al livello di modalità di trascrizione, che si documentano, accanto alla più o meno
larga diffusione di testi della letteratura alta, provvisti di propri canali e modi canonici di
trasmissione e persistenza, la presenza di filoni di produzione in genere di tipo basso, ancora
fortemente legati alla dimensione dell'oralità . Queste tracce, raramente o che eccezionalmente
condensatesi in macchie comunque non persistenti, sono l'unica dimostrazione di esistenza di
testi, forme e tradizioni e spesso hanno corrispondenti nei modi della letteratura alta; si tratta di
presenze non esattamente quantificabili e quantificabili, che tuttavia arricchiscono, in termini di
articolazione diastratica, il panorama della produzione basso-medievale.
Quanto ai tempi che scandiscono la prima fase d'avvio, anche un primo sguardo che abbracci
l'insieme dell'area romana accoglie le differenze macroscopiche: il ritardo di un secolo di
Penisola Iberica e Italia rispetto alla Francia e poi, stringendo la focale sul solo XII secolo, la
povertà e assoluta sporadicità delle attestazioni iberiche e italiane a fronte dell'ampiezza e
della ricchezza anche assoluta, in termini qualitativi, della produzione letteraria gallo-romanza,
attraverso la quale si definisce a pieno titolo una letteratura, non più solo rappresentata da isolati

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monumenti, per considerevoli che siano, come accade ancora per il secolo XI, ma articolata e
distesa su un sistema di generi e tipologie.
Una funzione e posizione centrale dell'area gallo-romanza nei suoi due versanti diversi e per tanti
aspetti complementari è avvertibile nell'irradiamento di testi e nella diffusione di elementi costitutivi
decisivi: temi (i nuovi personaggi e i nuovi paesaggi e terreni d'azione della letteratura romanza del
secolo XII), generi (le canzoni di gesta, il romanzo, la lirica cortese, ecc.), forme (modelli sfrofici,
metri, ma anche aspetti stilistici e di tecnica compositiva e poi l'affermazione della prosa narrativa
e didattica). Inoltre, nel XIII e XIV secolo la letteratura francese, specie nei generi narrativi, circola
largamente nell'Italia centro-settentrionale. L'importanza della presenza su tale che stimolò la
composizione di opere originali in francese, ma anche in lingua ibrida, ottenuta mescolando con
diverse percentuali e densità francese e dialetti dell'area padano-veneta, dando vita a un filone in
realtà poco coeso, se non nel dato secolo. Per l'assenza iberica e italiana dalla fase più antica di
avvio delle tradizioni letterarie volgari, che pare riflettere un effettivo ritardo, oltre che corrispondere
a una maggiore precocità dell'area gallo-romanza, si sono proposte spiegazioni che fanno
riferimento:
a) per l'Iberia alla situazione ancora precaria dei territori cristiani e alla debolezza del tessuto
culturale-letterario;
b) per l'Italia, prima all'arretratezza e staticità della situazione alto-medievale, poi
all'evoluzione innovativa e creativa della produzione latina che si indirizza in città importanti
dell'Italia centro-settentrionale, gravitanti intorno a Bologna e alla sua università .

9.4 Il XII secolo: l'affermazione della letteratura in volgare


Ritorniamo allora sul XII secolo nell'area gallo-romanza: per la letteratura in lingua volgare è
questo un secolo non più di formazione, ma di affermazione. Il cambiamento rispetto al periodo
precedente e sostanziale: per l’XI secolo occorre parlare ancora a tutti gli effetti di origini, ossia di
una fase di preparazione della quale rimane un certo numero di testimonianze di impronta
religiosa, già rilevanti di per sé e che si permettono anche, assieme alle grazie indirette fornite da
testi il mediolatini, di abbozzare una preistoria ipotetica, formale e tematica, di alcuni generi
profani. Dopo l'anno 1100 dobbiamo parlare invece di piena manifestazione di una letteratura
romanza variegata nei temi e nelle forme e nella quale campeggiano nuovi generi profani,
cui è ormai da attribuire una funzione autenticamente trainante, anche sulla base di fattori di
qualitativa novità .
Nell’epica campeggiano eroi cristiani, per lo più cavalieri di nobile stirpe, spesso investiti i feudi, il
lotta contro nemici di religione diversa, di norma musulmani, ma anche pagani sassoni come ad
esempio nella Chanson des Saisnes. Si manifesta qui la sensibilità della civiltà feudale tra assetti
alto-medievali e realtà contemporanee. L'andamento è corale e la destinazione delle opere e, non
solo nella fase più antica, quello della declamazione pubblica sulla base di una linea melodica; i
personaggi sono eroi simbolici, nei quali il pubblico può riconoscere i propri campioni.
Nella narrativa cortese si afferma un tipo umano simile al precedente, ma diverso: i protagonisti
sono di nuovo nobili cavalieri ma il loro campo d'azione non è più quello di gravi scontri collettivi tra
nazioni, civiltà e religioni, come nell'epica, ma quello dell'avventura individuale di ricerca,
scoperta e riconquista: di un ruolo sociale, di una condizione, di una donna, spesso ereditiera di un
feudo e di un titolo. Si affaccia l’amore come potente stimolo dell'azione umana, talora
assolutamente incontrollabile. I protagonisti sono dunque in primo luogo gli individui: su questa
linea è l'intera tematica dell'avventura cavalleresca in origine del tutto profana può venire
sottoposta a revisioni che la cristianizzano nel profondo. Si delinea un certo gusto per l'esotico, di
sicuro alimentato dalle Crociate e di ingenerare nell'interesse dell'oriente, documentato già a
partire dal secolo XII attraverso il frammento francoprovenzale di Albéric. Prendono così corpo tre

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nuclei essenziali, ciascuno provvisto di propri connotati: il romanzo storico e antico; le storie di
Tristano; le storie di re Artù e del Graal. Tutti questi cicli verranno sottoposti in misura maggiore o
minore nel corso del duecento ad operazioni di risistemazione, connesse con l'affermazione della
scrittura in prosa e al gusto per ampie complicazioni cicliche di carattere sistematico.
L’accentuazione individuale della narrativa cortese riprende e sviluppa in chiave narrativa e quello
che è il nucleo essenziale della lirica cortese, creazione esclusiva del sud della Francia e di poeti
detti trovatori legati al peculiare tessuto sociale di questa regione, caratterizzata da un'alta
frammentazione dei poteri territoriali. Nel suo più completo e decisivo sviluppo, a partire dalla
seconda metà del secolo, la lirica dei trovatori acquisisce valenza e statura europea, imponendosi
come punto di riferimento ad un tempo di una nuova sensibilità cortese. Una delle ragioni
determinanti dell'affermazione europea della lirica cortese trobadorica, è proprio il conseguimento
di un'espressione formalmente compiuta e quindi l'affermazione testuale, letteraria, di una nuova
soggettività che si manifesta unicamente attraverso l'assunzione di una centralità della prima
persona e del punto di vista soggettivo e individuare che ad essa è associato. Oggetto dell'amore
e una donna collocata in una posizione di dominanza, rispetto alla quale l’amante trovatore accetta
una condizione di subalternità e sottomissione, nella speranza che fedeltà e perseveranza gli
permettano di colpire l'anno della donna. Questo nuovo io laico e questa nuova sensibilità si
impongono nella lirica cortese come forma modellate anche a livello grammaticale dell'intero
discorso amoroso e quindi di una nuova sensibilità e di una nuova modalità di percezione
dell'individuo; dal sistema dei segnali testuali si costruisce una visione dell'esistenza che è
innovativa rispetto ai modelli trado-antichi e alto-medievali, di estrazione classica, cristiana o
barbarica. Si affaccia in fine con alcune prime prove la letteratura di tipo didattico, cui
riconduciamo diversi trattati informativi, anche di contenuto eminentemente pratico. La strada
aperta dalle prime scritture didattiche all'inizio del XII secolo porta a quella graduale estensione del
campo d'azione del volgare a scapito del latino che si è segnalata più volte come uno dei grandi
temi sui quali è possibile costruire una periodizzazione di riferimento tra medioevo e Età moderna.

9.5 Novità del XII secolo


si affermano attraverso testi nuovi ideali e nuovi tipi umani, nel complesso si definisce una nuova
cultura, componente centrale di quella che si suol definire Rinascita del XII secolo. Le nuove
espressioni letterarie volgari manifestano una cultura non più solo religiosa ma anche laica
che attraverso quei resti che appare ormai evidente e organizzata in forme e modi di
comportamento del tutto svincolati da qualsiasi connessione con la rusticitas e che anzi si presenta
come antitetica alla componente tradizionale e corrente, aspirando coscientemente una condizione
elitaria. I testi romanzi innovativi riflettono un cambiamento in corso e in parte almeno lo guidano,
contribuendo a definire un sistema di valori che stabilisce una discontinuità sensibile con l'epoca
precedente. L’apparizione delle letterature romanze volgari è un fenomeno di tale vastità e
importanza da farci intuire la profondità del cambiamento in atto nella spiritualità di una parte
considerevole della società medievale. Due dei testi più notevoli di questa prima stagione della
letteratura francese sono la Chanson de Saint Alexis e l’Yvain di Chrétien, una canzone
agiografica dedicata al santo eremita e asceta e un romanzo costruito intorno alle avventure di un
Cavaliere (trame pag 281). L'aspetto da sottolineare si trova nell'apertura delle due storie, in
entrambi testi si può individuare un elemento comune a base dell'azione: l’abbandono per scelta
del protagonista di un luogo chiuso e protetto, provvisto di chiare valenze simboliche rispetto alle
scelte di base dell'esistenza, la casa paterna la sera delle nozze e quindi alla vigilia della
costituzione di una nuova famiglia dei perpetui l'ordine e assuma l'eredità ; la corte e il suo giardino
dove il giovane cavaliere è già affermato che potrebbe semplicemente attendere il proprio
momento; questo per intraprendere una ricerca è comunque nelle due diversissime maniere in cui

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viene portata avanti la ricerca di se stessi, della propria vita umana individuale. L'elemento
tematico basilare comune tra St. Alexis e Yvain ci fa intravedere quelle che dovevano essere
pensioni effettive nella spiritualità e nella stessa vita sociale del tempo; la storia di Alessio non è
una consueta vita di Santo e il successo che le arrise tra XI e XII secolo dimostra chiaramente la
corrispondenza con una sensibilità in via di cambiamento e con le domande nuove che essa
poneva. Un un ulteriore elemento di novità di sistema da mettere in evidenza concerne i centri
della vita intellettuale e della produzione letteraria. Aspetto determinante della nuova
letteratura del XII e poi del XIII secolo è l'apparizione di nuovi centri di produzione, di nuovi punti di
riferimento in una geografia culturale volgare i cui confini tendono a superare quelli linguistici della
romanza. Per l'epica, e più antico almeno in alcuni presupposti di fondo è spesso difficile
individuare centri e luoghi di produzione: il peculiare rapporto col pubblico che è implicito nell’epica
suggerisce che gli ambienti di creazione e diffusione dovrebbero essere stati in buona parte
comparabili con quelli dell'antica agiografia (non monasteri, mete di pellegrinaggi, tappe di dì e
commerciali, anche città ). E’ certo invece che le varie forme della letteratura che definiamo cortese
devono essere ricondotte a corti nobiliari soprattutto grandi corti per la narrativa del nord, almeno
nella fase iniziale, soprattutto piccole corti della lirica del sud.

9.6 Prospettive
-geografia e storia: a partire dalla svolta tra XII e XIII secolo, compaiono sulla scena nuove aree e
prendono corpo nuove tradizioni in Italia e nella Penisola iberica. Anche là dove si era registrato
alla prima affermazione delle tradizioni letterarie romanze la geografia non è stabile: mentre si
annuncia un primo declino dell'area occitanica e della tradizione più propriamente trobadorica, si
affievolisce il rilievo dell'area anglo-normanna. In Inghilterra si mantiene l'abitudine alla scrittura
letteraria in francese, l'isola perde però quei caratteri di centro propulsivo e le tematiche celtiche e
di preminenza per la precoce attenzione alla conservazione dei testi in forma scritta consolidata e
sono tratti strutturanti della storia letteraria del secolo XII. Parallelamente si afferma la preminenza
della regione centrale francese e di Parigi come capitale e il centro culturale d'importanza europea,
grazie soprattutto alla sua Università ; non più dell'Inghilterra ma è dalla Francia settentrionale, con
Parigi in posizione sempre più marcatamente predominante dalla fine del 200, che proviene la
grande maggioranza dei manoscritti volgari conservati del XIII secolo;
-generi: rispetto al quadro tipologico dei componimenti più antichi, il panorama delle tipologie
testuali riscontrabile nelle tradizioni romanze del basso medioevo si amplia considerevolmente,
anche a seguito dell'adozione estesa della rossa; tra le innovazioni più significative, oltre al
panorama nutritissimo di volgarizzamento si segnalano almeno la didattica religiosa e profana e lo
sviluppo della narrativa profana con caratteri non più solo cavallereschi e cortesi e strutturata su
un'ampia varietà tematica e formale, che prevede accanto al romanzo, anche forme delle righe
preannunciano il racconto e la novella italiana;
-forme: in particolare intorno alla distinzione tra versi e prosa che ha carattere strutturale quanto
se non più di quella tra lirica e forme narrative e didattiche in versi e epica. Infatti tutta la
produzione di significativa del secolo XII è in versi, la prosa si affaccia nella scrittura letteraria
con le prime applicazioni, ma è ancora strutturalmente limitata all'tipologie formali delle ristrette,
oltre che all'importante tradizione documentaria e giuridica del sud occitanico. Proprio dalla fine del
secolo XII la prosa si afferma nella storiografia e nelle forme narrative ampie come il nuovo e
potente strumento espressivo legato a principi e estetici differenti da quelli che avevano generato e
animato le scritture in versi. La prosa è destinata a conquistare progressivamente i settori più
disparati attraverso tipologie testuali via via più differenziate, in particolare su versanti delle
scritture didattiche e scientifiche, religiose e morali, giungendo a restringere in maniera abbastanza
netta l'uso dei versi. Questa dialettica tra prosa e verso costituisce un’ulteriore chiave di lettura del

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confronto continuo volgare e latino che si riarticola in termini nuovi sul terreno della prosa: si
volgare si era affacciato nello scritto in forme testuali complesse attraverso la mediazione formale
indispensabile del verso e quindi di forme metriche, lo sviluppo della prosa è permesso da un
nuovo grado di coscienza e attribuisce ormai a volgare piena maturità espressiva. Come si è più
volte avvertito, il confronto tra versi e prosa non si decida fatto subito, si prolunga per tutto il
medioevo, però è chiaro che la svolta di fine XII secolo ha carattere nel complesso decisivo. Le
radici di quest'espansione su più piani si possono ravvisare nel XII secolo, anche per esempio
nell'apparizione della prosa in quelli letterari speciali che sono i sermoni, diretti a tutti e quindi
programmaticamente e sotto ogni aspetto riformulati in rusticam romanam linguam. Anche sotto
questo profilo, e in sostanza sotto ogni punto di vista, la letteratura gallo-romanza del secolo XII si
conferma come un grande repertorio comune di forme e termini, poi sviluppati successivamente e
con specifiche originalità individuali nelle scuole letterarie nazionali: in certo modo e ribadito che la
centralità francese si manterrà inalterata per tutto il secolo XIII (mentre il ruolo del sud occitanico
comincia a declinare precocemente già con l'inizio dello stesso secolo), il XII secolo gallo-romanzo
costituisce un momento di grande letteratura europea occidentale.

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