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Lezioni di grammatica storica

italiana
Linguistica
Università degli Studi di Roma La Sapienza
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LEZIONI DI GRAMMATICA STORICA ITALIANA
SEGNI CONVENZIONALI:
- le basi latine si scrivono in caratteri maiuscoli, quelle italiane in caratteri minuscoli
- > e < = “passa a” e “proviene da”
- un asterisco anteposto a una forma scritta in caratteri maiuscoli indica che si tratta di una base latino volgare,
non documentata ma riconosciuta dai linguisti
- nelle basi latine una o più lettere poste entro parentesi tonde rappresentano suoni che scompaiono nel
passaggio al volgare
- una lettere fra due trattini indica che il suono si trova in posizione intervocalica (es. -T- > -D- in STRATA)
- lettera seguita da trattino: posizione iniziale, lettera seguita da trattino: posizione finale
- trascrizioni tra barre oblique: valore fonematico; tra parentesi quadre: trascrizione fonetica; tra parentesi
uncinate: lettere o grafemi
- l'accento è indicato da un apice anteposto alla sillaba tonica

1. PRELIMINARI FONETICI
FONETICA: scienza che studia e classifica i vari suoni del linguaggio
FONO: qualsiasi suono normale previsto dall'inventario di una certa lingua
FONEMA: foni che si presentano in un dato contesto fonico, determinandone il significato

COPPIE MINIME: coppie di parole che si distinguono solo per la presenza di un diverso fonema (es. care-dare)
RENDIMENTO FUNZIONALE di ciascuna coppia di fonemi: numero di parole diverse ottenute dalla sostituzione di
due fonemi dati (es. /d/ e /p/: dare-fare, data-fata, dune-fune....)

Quasi tutte le lingue del mondo utilizzano l'area polmonare nella fase dell'espirazione per produrre i suoni. Dai polmoni
l'aria passa-->trachea-->laringe-->corde vocali (uno degli organi centrali della fonazione). Le corde vocali vibrano e
producono un suono. I suoni si dividono in:
- suoni sordi: quelli che si realizzano senza vibrazione delle corde vocali
- suoni sonori: quelli che si realizzano con la vibrazione delle corde vocali

Dai polmoni all'esterno si arriva alla faringe, dove si ha un'altra importante distinzione tra fonemi:
- orali: il velo palatino (parte posteriore del palato detta anche palato molle) è sollevato contro la volta superiore
della faringe
- nasali: velo palatino abbassato. In italiano sono tre /n/, /ɲ/, /m/

La lingua (l'organo fonatorio per eccellenza) se si solleva:


- verso il palato duro realizza / 0 /,2 5/e/,
B /i/, ossia le vocali palatali o anteriori

- verso il palato molle realizza / 0 /,2 5/o/,


4 /u/, ossia le vocali velari o posteriori o labiali (=arrotondamento e

spinta in fuori delle labbra)

In italiano abbiamo sette vocali toniche, raggruppate nello schema del triangolo vocalico (sistema a sette vocali
caratteristico del toscano ed estraneo a Salento, Calabria e Sicilia dove /e/ ed /o/ non esistono).
Le vocali si dividono in:
- protoniche: prima dell'accento
- postoniche: dopo l'accento

SILLABA APERTA o LIBERA: la vocale è posta a fine sillaba


SILLABA CHIUSA o IMPLICATA: la sillaba termina per consonante

La consonante viene definita in base a tre parametri:

1) modo di articolazione: a seconda del tipo di ostacolo che si frappone alla colonna d'aria ascendente. Quando c'è
chiusura si hanno le occlusive, quando c'è restringimento le costrittive (o fricative o spiranti) e le affricate sono una
via di mezzo tra le due.
2) luogo di articolazione: a livello di labbra, alveoli dentali e velo palatino.
3) tratti accessori: presenza o assenza di vibrazioni delle corde vocali, carattere nasale o orale del suono.

SEMICONSONANTI JOD E WAW: due foni che si impostano come le vocali /i/ ed /e/ ma che hanno durata più
breve. Jod semiconsonante palatale /j/ e wau semiconsonante velare /w/. Perché sia semiconsonante il fono:
- deve essere seguito da vocale
- non deve essere accentato

GRAFEMI DIACRITICI: grafemi che hanno o possono avere la funzione di determinare il valore di un grafema

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contiguo. I segni diacritici in italiano sono due:
- <h> (coefficiente di velarità)
- <i> (coefficiente di palatalità in quattro casi: /t 0 /2, 8/ 30 /,2 A/40 /,/
283 0 /)
28E
Il grafema <i> in italiano può avere quattro diversi valori:
1) vocale: pino, sassi
2) semiconsonante: Ionio, notaio
3) diacritico: pancia, foglia
4) puramente grafica: si adopera per distinguere una forma da un suo omografo (cielo) o quando non ha mai avuto
realtà fonetica (scienza).

In italiano abbiamo:
- 7 vocali in posizione tonica (5 in posizione atona)
- una consonante realizzabile solo come tenue in posizione intervocalica /z/
- 5 consonanti realizzabili solo come intense nella stessa posizione
- 15 consonanti che tra due vocali ammettono l'opposizione tenue/intensa (caro-carro)= 30 fonemi
- totale 7+1+5+30=43 fonemi, 45 con le semiconsonanti jod e wau.

2. PRELIMINARI STORICO-LINGUISTICI: IL LATINO VOLGARE


Alla base dell'italiano (ossia del dialetto fiorentino trecentesco) c'è il latino volgare, ma i concetti sono due:
Latino classico: latino scritto dai prosatori e dai poeti del periodo “aureo” della letteratura latina, tra la fine della
Repubblica romana e il principato augusteo. Furono detti “classici”' gli scrittori eccellenti
Latino volgare: concetto parso inadeguato perché alle innovazioni parteciparono tutte le classi sociali. Diversi studiosi
preferiscono parlare di latino tardo.
Potremmo rappresentare l'evoluzione del latino secondo uno schema, in cui vi sono due settori, latino arcaico e latino
tardo, che non comunicano tra loro ma hanno una zona di contatto segnata da elementi di continuità (come la caduta di
-M e -NS- > -S-).

Variazione del latino nel corso del tempo:


- variabile diacronica (tempo)
- variabile diatopica (luogo)
- variabile diafasica (livello stilistico)
Riassumendo, il latino volgare, da cui si muovono le lingue romanze, è il latino parlato nell'uso quotidiano (in
opposizione al latino classico); ha diversi tratti arcaici ma molte innovazioni: è uniforme per quanto riguarda le
strutture morfologiche fondamentali, ma vario e differenziato soprattutto nel lessico.

Fonti per la ricostruzione del latino volgare:


1) iscrizioni di carattere privato (graffiti di Pompei)
2) testimonianze di grammatici (Appendix Probi, lista di 227 coppie di parole trascritta in calce a un manoscritto
contenente opere del grammatico Probo, probabilmente Roma, III secolo d.C.; Grammatici latini è la più importante
collezione di testi grammaticali latini.
3) testimonianze di scriventi popolare
4) testimonianze di autori letterari
5) confronto tra le varie lingue romanze

Fenomeni più notevoli che contrassegnano la storia della latinità popolare:


- caduta di -M finale (fin da età repubblicana)
- monottongazione dei dittonghi AU, AE, OE (> vocale lunga)
- caduta della nasale davanti alla sibilante sonora nel nesso intervocalico -NS-

Innovazioni morfologiche del latino volgare:


- collasso delle declinazioni e del sistema dei casi: l'ordine delle parole sostanzialmente libero in latino cede a
una sequenza cristallizzata in cui la funzione sintattica soggetto/verbo è indicata dalla posizione del nome rispetto al
verbo. Le parole italiane e romanze derivano quasi sempre dall'accusativo
- perdita del neutro: l'italiano mantiene traccia dell'antico plurale neutro in una serie di plurali femminili (ossa,
corna, braccia)
- il verbo: coniugazioni, passivo, deponenti, condizionale

ALLOTROPI: da una stessa base latina si muovono due distinte parole italiane, una per via popolare, l'altra per via
dotta (spesso quella oggi più corrente).

3. FENOMENI PIU' NOTEVOLI


DITTONGAMENTO TOSCANO: uno dei più tipici fenomeni che contrassegnano la toscanità del latino letterario;
presenta il dittongamento di una E o O breve latina tonica in sillaba libera, indipendentemente dalla presenza di un fono
successivo o di vocale in sillaba finale.

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DITTONGHI MOBILI: i dittonghi /j/ e /w/ si dicono mobili perché tendono a ridursi, fuori accento, alla sola vocale
(/e/, /o/).

PROPAROSSITONI: parole accentate sulla terzultima sillaba


PAROSSITONI: parole accentate sulla penultima sillaba

In due casi l'italiano antica recava un dittongo che successivamente si è monottongato:


a) dopo un gruppo di consonante + r: BRĔVEM > brieve > breve
b) dopo un fono palatale: (/ 0 208/,2E8/E0 2072/,27 /2 0 /,2 A/j/):
4 IŎCAT> giuoca > gioca

ANAFONESI: innalzamento delle due vocali chiuse toniche /e/ e /o/ davanti a determinati foni consonantici.

Chiusura delle vocali toniche in iato


Le vocali toniche /e/, / 0 /,2 5/o/,
B / 0 /2 seguite
54 da un altra vocale (che non sia /i/), tendono a chiudersi fino ad arrivare alle
vocali /i/ e /u/. Es: ĔGO (>èo > éo) > io.
Invece davanti ad /i/: MĔI > miei

Trattamento di e protonica
Una /e/ protonica del latino volgare (=Ĕ, Ē, Ĭ del latino classico) tende a chiudersi in una /i/ in un’area che anticamente
era limitata alla Toscana.
Es. DĔCEMBREM > decembre > dicembre
Nel fiorentino antico alcune parole hanno mantenuto la /e/ protonica piuttosto a lungo.
Il fenomeno avviene non solo all’interno di una parola ma anche all’interno di frase, coinvolgendo i monosillabi dotati
di scarso corpo fonico (es. MĒ LAVO > mi lavo); In questi casi si parla di protonia sintattica, ossia condizionata dalla
posizione che una sillaba viene ad occupare nella frase.
Numerosi sono i turbamenti cui è soggetta questa norma:
a molte parole che nell’antico italiano avevano /i/ protonica hanno oggi /e/ per rilatinizzazione d’età
rinascimentale, es. felice < filice < FĒLICEM
b latinismi, es. negozio (NĔGOTIUM)
Trattamento di I postonico non finale
Nella stessa area in cui la /e/ protonica tendeva a passare a /i/ era anticamente spontaneo un altro fenomeno, pressoché
sistematico: la /e/ postonica non finale del latino volgare corrispondente alla Ĭ del latino classico si chiudeva in /i/. Es:
HOMĬNES > uomeni > uomini
Se la /e/ postonica non finale del latino volgare rappresenta invece una Ĕ del latino classico, essa tende a mantenersi in
italiano, in particolare davanti a /r/: LITTĔRAM > lettera.

ar ed er intertonici e postonici
Nel fiorentino il gruppo –AR- in posizione intertonica (tra accento principale e secondario: MARGARITA) e postonica
(LAZARUS) passa a /er/, es: MARGARITAM > Margherita, LAZARUM > Lazzero.

Labializzazione della vocale protonica


In un certo numero di casi un fono labiale successivo (le tre occlusive /p/, /b/, /m/ e le due labiodentali /f/ e /v/) ha
determinato l’alterazione della vocale palatale precedente, attirandola nella serie delle labiali (/o/ o /u/). Es:
DĒBERE > (devere) > dovere
DĒMANDARE > (demandare, dimandare) > domandare
LĬMACA > lumaca

Il corpo fonico di una parola può accrescersi con lo sviluppo di un singolo fono o di una sillaba. Possiamo avere:
PROSTESI: se l’accrescimento avviene in posizione iniziale. Es: la tradizionale prostesi di /i/ davanti a parole
co0mincianti per /s/ + consonante ( “s impura”), quando la parola precedente termina per consonante; quindi la scuola
ma in iscuola, lo scritto ma per iscritto (fenomeno quasi del tutto scomparso).
EPENTESI: in posizione interna; può consistere nell’aggiunta di una consonante o di una vocale, es: inserimento di
una /v/ per estirpare uno iato MANTUAM > Mantova
EPITESI: in posizione finale; un esempio è lo sviluppo della vocale d’appoggio /e/ in monosillabi ossitoni, propria
dell’italiano antico e di dialetti toscani moderni, es: piùe, virtuè ed epitesi della sillaba –ne: sìne.

Speculari sono i processi per il quale si perdono foni o sillabe. Possiamo avere:
AFERESI: perdita in posizione iniziale. Un caso particolare di aferesi è la discrezione dell’articolo, frutto di un’errata
segmentazione della catena fonica: a causa della stretta unione tra l’articolo e la parola i parlanti possono interpretare
come articolo una /l/ iniziale, che viene così separata: LABĔLLUM ‘bacino, vasca da bagno’ > (lavello, interpretato
come l’avello) >> avello ‘tomba’.
SINCOPE: perdita in posizione centrale. Da segnalare due sincopi avvenute già nel latino volgare e ben rappresentate

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anche in italiano:
a. sincope della vocale postonica del suffisso -ULUM, -ULAM: VET(Ŭ)LUM > vecchio, SPEC(Ŭ)LUM > specchio.
b. sincope della vocale intertonica: CER(E)BĔLLUM > cervello, BON(I)TATEM > bontà.

APOCOPE: perdita in posizione finale. Si distingue tra apocope vocalica e sillabica. Quella sillabica vive in italiano
moderno soli in gran (gran giorno) e san (san Giuseppe). L’apocope vocalica può essere obbligatoria (buon giorno,
professor) o facoltativa ( amor, bicchier). Le condizioni che consentono l’apocope vocalica nell’italiano moderno sono:
a. la parola non deve trovarsi in fine di frase o comunque davanti a pausa
b. la vocale deve essere atona
c. la vocale deve essere preceduta da liquida (/l/ o /r/) o da nasale (/n/ o /m/): fil di ferro, fin qui.
d. la vocale non deve essere né /a/ (in tal caso l’apocope è possibile solo con l’avverbio ora e i suoi composti: allora,
ancora ecc, e con suora seguito da nome proprio: suor Carla) né /i/ ed /e/ con valore morfologico (contrassegno di
plurali: un buon padre, non i buon padri)

ELISIONE: perdita (fonetica o grafica) della vocale finale atona davanti ad una vocale iniziale della parola seguente:
a differenza dell’apocope è condizionata dal contesto sintattico.

Raddoppiamento fonosintattico
Per spiegare questo fenomeno dobbiamo parlare di assimilazione consonantica: nell’incontro di due consonanti non
ammesse da un dato sistema linguistico, la reazione più frequente è l’assimilazione di una consonante all’altra, col
risultato di una sola consonante di grado intenso. Si hanno due possibilità: se la prima consonante assimila la seconda
l’assimilazione è progressiva, se è la seconda ad assimilare la prima è regressiva.
Nel passaggio dal latino volgare all’italiano si hanno assimilazioni regressiva, es: FACTUM > fatto, RŬPTUM > rotto.
Un esempio di assimilazione regressiva è offerto dai dialetti centromeridionali, in cui il nesso –ND- passa a /nn/: annà,
quanno.
Il raddoppiamento fonosintattico è un’assimilazione regressiva all’interno di una frase ( non all’interno di una parole),
es: come ADVENĪRE > avvenire, così AD VOS [av’voi]. All’interno di una frase i fenomeni di assimilazione si
verificano maggiormente di quel che non accada nelle singole parole: TRES CAPRAS > tre capre [trek’kapre].
Il raddoppiamento fonosintattico si produce in tre casi fondamentali:
a. dopo un monosillabo “forte”: si tratta di tutte le forme con accento grafico (è, dà, né…) e di diverse forme
disaccentate: a, che, chi, da, do, fa, ho , ma….,es: che fai? [kef’fai], tu parli [tup’parli].
b. dopo un qualsiasi polisillabo ossitono: virtù somma [virtus’somma], partì subito [partis’subito].
c. dopo le parole baritone (non accentate sull’ultima sillaba): come, sopra, dove, qualche: come me [komem’me],
qualche cosa [kwalkek’k 0 sa].
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Labiovelare
Labiovelare è il nesso costituito da un elemento velare (/k/ o /g/) e da un’appendice labiale, la semiconsonante “wau”.
Si distingue tra labiovelare sorda (/kw/: cuore, quasi) e labiovelare sonora (/gw/: guerra, guasto). La labiovelare sonora
in posizione iniziale, nella maggioranza dei casi, è un germanismo (guerra, guardare, guarire).
La labiovelare sorda si è conservata solo davanti ad /a/; davanti alle altre vocali ha perso l’appendice labiale,
riducendosi a /k/, es:
QUANTUM > quanto
QUASI > quasi
QUĬD > che

Spirantizzazione della labiale sonora intervocalica


-B- latina si è trasformata da costrittiva labiale sonora a costrittiva (o spirante) labiodentale sonora /v/, es:
HABĒRE > avere
FABULA > favola
I casi di conservazione di –B- sono cultismi: abitare < HABITARE

Sonorizzazione consonantica
Le consonanti sorde in posizione iniziale restano generalmente intatte. Un certo numero di sonorizzazioni si ha solo nel
caso della velare /k/. La sonorizzazione delle consonanti in posizione intervocalica ( o interconsonantica, cioè tra
vocale /r/) è un fenomeno in cui la consonante sonorizzata può successivamente spirantizzarsi e poi cadere (AMĪCAM
> franc. amie). Le consonanti interessate sono quattro, le tre occlusive e la sibilante:
-K- > /g/ es: LACUM > lago
-T- > /d/ es: HOSPITALEM > ospedale
-P- > /b/ (con successiva spirantizzazione /v/) es: RĪPAM > riva
-S- > /z/

Nessi di consonante (diversa da R e da S) + “iod”


Davanti ad una “iod” del latino volgare (in cui erano confluite sia la Ĭ in iato sia la Ĕ in iato del latino classico:
FILĬUS /’filius/ > /’filjus/ e ARĔA /’area/ > /’arja/) gran parte delle consonanti precedenti si rinforzano. Rafforzamento

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di ha con le labiali –PJ-, -BJ- e -VJ-.
SAPIAT > sappia, SĒPIAM > seppia
• Se la consonante è un affricata prepalatale sorda /t 0 /2 e8 3sonora / 0 /2 la
A 4 “iod” viene assorbita da quella
consonante:
FACIAT >faccia, ACIARIUM > acciaio.
• Dopo una nasale dentale / 0 /2 e7 2una laterale /l/, la “iod” produce una palatalizzazione, cioè fa arretrare
l’articolazione della consonante precedente, determinando rispettivamente una nasale palatale / 0 2072/,27 2e una
laterale palatale / 0 208/:2E8VĪNEAM
E (> *VINNJAM) > vigna.
• Dopo una dentale sorda /t/ e sonora /d/, la “iod” intacca la consonante determinando la assibilazione, cioè
trasformandola in affricata alveolare sorda /ts/ e sonora /dz/:
PŬTEUM > pozzo, VĬTIUM > vezzo
MĔDIUM > mezzo

Nesso di R + “iod”
In Toscana e nelle aree limitrofe il nesso –RJ- ha perso la vibrante riducendosi al solo “iod”. Es:
AREAM (> *ARJAM) > aia
CŎRIUM > cuoio
GLAREAM > ghiaia

Nella maggior parte degli altri dialetti italiani l’esito di –RJ- è /r/.

Nesso di S + “iod”
L’esito del nesso –SJ- in Toscana è duplice: sibilante palatale sorda di grado tenue / 0 /,2 8sibilante
3 palatale sonora / 0 /:2 9 2

sibilante palatale sorda / 0 /2 8 3


BASIUM > bacio
CASEUM > cacio

sibilante palatale sonora / 0 /2 9 2


(OC)CASIONEM > cagione
PE(N)SIŌNEM > pigione

Nesso di consonante + L
Nei nessi di consonante + L la laterale si palatizza, trasformandosi in “iod”; in posizione intervocalica il risultato è
quello di una consonante intensa.

Es. in posizione iniziale o postconsonantica:


CLAMAT > chiama, FLŌREM > fiore

Es. in posizione intervocalica:


ŎC(U)LUM > occhio, MAC(U)LAM > macchia

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