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Antropologia

Kilani

La mondializzazione del sistema economico occidentale, l’integrazione politica ed ideologica, la


tendenza all’uniformazione dei modi di vita e dell’immaginario rendono evanescenti o dissolvono le
alterità cui l’antropologia era solita pensare e rivolgere l’attenzione.

Kilani: "La retorica della ricerca sul campo è la sublimazione del rapporto coloniale".
Vengono sottoposti a critica tutti gli approcci che tendono a perpetuare la visione esotica degli altri
e dell’oggetto antropologico. Aspira alla costruzione di un’antropologia generalizzata: punto di
vista specifico sul reale nella misura in cui è capace di pensare i rapporti fra locale e globale, fra
continuità e discontinuità, fra unità e diversità; e di analizzare la logica e le trasformazioni culturali
di realtà locali o marginali, cercando nel contempo di spiegare la complessa logica del mondo che le
circonda.

INTRODUZIONE . L’ANTROPOLOGIA IN DISCUSSIONE

Una tensione tra universalismo e particolarismo ha sempre caratterizzato la disciplina. Il progetto di


un’antropologia generalizzata presuppone un allargamento della riflessione alla società moderna
contemporanea.

Dov’è la distanza-spaesamento che ha caratterizzato il rapporto dell’antropologo con il proprio


oggetto di studio? Lo sguardo esterno era considerato come garanzia di una certa obiettività. Anche
quando l’antropologo lavora in società differenti dalla propria, esse somigliano sempre più alla sua
società d’origine. Sempre più vi ritrova aspetti conosciuti della propria cultura. Perciò nozioni come
distanziamento, sguardo esterno, osservazione partecipante devono essere riesaminate.

Il movimento di "rimpatrio" dell’antropologia nella propria società di origine si compie


generalmente all’interno di una sorta di "effetto etnografico". Una tale antropologia, postulando a
priori la pertinenza dello sguardo di cui è portatrice - e di conseguenza ignorando il dislocamento
storico e culturale che ad esso fa compiere - finisce per creare degli oggetti etnografici sostitutivi
degli oggetti "esotici" con i quali tradizionalmente aveva a che fare. Così facendo, questo
orientamento si preclude sia ogni interrogazione sui valori e le pratiche che sono al centro della
modernità industriale, sia l’allargamento della riflessione antropologica all’insieme delle situazioni
sociali e culturali costitutive del genere umano.

Gli antropologi hanno tutto da guadagnare dall’apertura all’eterogeneità e alla complessità delle
situazioni della modernità, perché in tal modo potranno infine iscrivere i loro oggetti tradizionali in
una storicità che, nella maggioranza dei casi, hanno finora negato, così come potranno meglio
realizzare il progetto universalista di pensare l’umanità nelle sue differenze e nelle sue analogie.

La riflessione antropologica è legata all’evoluzione delle idee e delle mentalità all’interno della
società che l’ha vista nascere, ovvero la società occidentale. Questa riflessione è del pari legata ai
rapporti di scambio e di dominio che hanno caratterizzato la storia delle relazioni fra l’Europa e le
società extra-europee. L’antropologia è nata da questo rapporto di dominio. Essa è il prodotto della
storia che integra le società non-occidentali nel grembo europeo. Perciò la storia dell’antropologia
deve farsi ad un doppio livello: quello dell’evoluzione della stessa società europea e quello
dell’evoluzione del rapporto che essa ha intrattenuto con le altre società.

Secondo Kilani, i termini di locale e globale non rinviano a realtà sociali positive, individuabili
empiricamente, bensì al modo in cui l’antropologo mette in prospettiva livelli diversi della realtà
con i quali si confronta nella ricerca sul campo e nella costruzione dell’oggetto antropologico.

L’antropologia si caratterizza innanzitutto come un’impresa di traduzione di culture.

PARTE PRIMA

COS’E’ L'ANTROPOLOGIA? RIFLESSIONI SULL’ATTUALITA’ DI UNA SCIENZA


DELL’UOMO

CAPITOLO I - OGGETTI EMPIRICI E OGGETTI INTELLETTUALI


DELL’ANTROPOLOGIA.

L'antropologia: scienza del tradizionale e/o dell’attuale?

Come definire l’antropologia?

La tendenza attuale consiste nel non cercare più di rivendicare un termine preciso per designare il
tipo di società cui si rivolge la disciplina. Ormai si tende a negare all’antropologia un unico oggetto
specifico. Essa si presenta e si definisce come la scienza delle diversità sociali e culturali, come la
scienza dell’uomo in società.

Il progetto dell'antropologia: pensare l’altro e il medesimo

Progetto: pensare il rapporto fra l’unità e la diversità del genere umano. L'antropologia è per
eccellenza una disciplina "contrastiva": mentre assume un ampio sguardo prospettico sulle diversità
geografiche e storiche delle società, cerca nel contempo di approdare a generalizzazioni concernenti
l’insieme dei comportamenti dell’uomo in società.

Nella storia della disciplina, il problema del rapporto tra unità e diversità è stato trattato
diversamente a seconda delle teorie: l’evoluzionismo metteva l’accento sull’unità, mentre il
relativismo lo metteva sulle diversità culturali e sociali. Negli anni ‘60, denuncia della collusione
dell'antropologia con il colonialismo. Crisi del ruolo del ricercatore.

L’altro come pretesto, ovvero le metamorfosi dell’alterità

Attualmente si assiste ad un’esasperazione del desiderio dell’altro, ingannevole rispetto ad una


riflessione sistematica e critica sull’alterità. Turismo di massa = consumo passivo delle differenze e
degli esotismi: la curiosità per l’altro corrisponde assai spesso a sogni di evasione piuttosto che ad
un tentativo di conoscenza.

L’infatuazione del pubblico contemporaneo per la letteratura esotica obbedisce a considerazioni


recondite, nascoste nell’immaginario occidentale, come quella di rassicurarsi della sua superiorità o
di confermarsi nelle proprie qualità in rapporto all’altro. Il genere del racconto di viaggio, grazie ad
un meccanismo di distanziamento-decolpevolizzazione, soddisfa la curiosità dell’altro senza
rimettersi in discussione. Oppure utilizzo dell’altro, la cui immagine è generalmente proiettata in un
passato idilliaco, come rifugio contro un presente minaccioso ed insoddisfacente.

Gli antropologi e le metamorfosi dell’alterità

Col pretesto di riabilitare il "primitivo" o il "selvaggio", non si fa che invertire i termini della
comparazione classica tra un polo positivo ed uno negativo: si continua a ragionare in maniera
schematica e dicotomica, il che non è altro che etnocentrismo a rovescio, Corrente neo-
evoluzionista: rovescia lo schema evoluzionista: selvatichezza, barbarie, civiltà.

Una definizione dell’alterità

L’alterità non rappresenta un’essenza, una qualità intrinseca che certe popolazioni o certe culture
portano inscritta in se stesse: deve essere considerata come una nozione relativa e congiunturale: si
è "Altro" solo agli occhi di qualcuno. La categoria dell’altro non ha a che fare con una
definizione sostanziale, ma è sempre inserita in una relazione, generalmente di dominazione-
subordinazione.

Il rapporto di esteriorità-identificazione ha come effetto che al mio ritorno, dopo essere stato presso
l’altro, io non sono più lo stesso.

I luoghi di riflessione dell'antropologia

L’oggetto dell'antropologia è dinamico e fa parte integrante della società globale. Le zone marginali
non lo sono che relativamente alla società maggioritaria.

L’oggetto dell'antropologia è dialettico nel senso che mette sistematicamente in rapporto il locale e
il globale.

Iniziative pseudo-culturaliste dei paesi del terzo mondo: riducono la legittimità delle rivendicazioni
d’identità a dei valori mummificati, ricorrendo, per esempio, ad una concezione idealistica della
cultura, concepita come al di fuori della storia e delle contraddizioni sociali e politiche. Ideologia
autoritaria al servizio di un infimo strato sociale al potere in questi paesi. Il riferimento ai valori
tradizionali è molto spesso l’occasione per un esercizio esclusivo del potere.

Ugualmente i movimenti regionalisti in Europa sono stati all’origine di iniziative pseudo-


culturaliste: basano le loro rivendicazioni sul mito di una cultura originaria.

Questa ipertrofia del sentimento nazionale e dell’identità culturale non è stata soltanto all’origine
della negazione della storia e della dinamica interculturale, ma altresì la fonte di una volontà di
annientamento di altre culture e popoli.

Una definizione dell'antropologia: l’articolazione del locale col globale

Definizione di antropologia (Augé): "Il sapere antropologico assume come oggetto d’indagine unità
sociali di piccola ampiezza a partire dalle quali tenta di elaborare un’analisi di portata più generale,
cogliendo da un certo punto di vista la totalità della società in cui queste unità si inseriscono".
Quindi antropologia come disciplina che pensa il rapporto fra particolare e generale, che tenta cioè
di analizzare la logica e la trasformazione dei rapporti sociali propri alle unità locali, cercando nel
contempo di spiegare la logica complessa del mondo che le circonda.
Qualche esempio

Antropologia in ambiente industriale: contrariamente ad una visione astratta ed uniforme, vi si


scoprono testimonianze di "culture" particolari: la socialità è ricostruita su altre basi (cameratismo o
solidarietà); alla gerarchia degli status si sostituiscono altri segni. Le forme di resistenza di queste
"culture locali" assumono vari aspetti: fenomeno della "parrucca": tipo deviato di produzione;
riorganizzazione libera della catena lavorativo e dell’adattamento, concertato tra gli operai, delle
cadenze e del ritmo della produzione.

Agricoltura di montagna nelle regioni alpine della Svizzera: è proprio grazie all’integrazione totale
della modernità da parte delle popolazioni di montagna che è stata possibile la preservazione, o più
esattamente la rielaborazione delle pratiche sociali tradizionali.

L'antropologia: una disciplina della comparazione

Metodo specifico: distanziandosi grandemente rispetto al proprio universo culturale l’antropologo


può misurare le trasformazioni che agiscono sulle società moderne. L’esperienza delle altre culture,
delle tradizioni e dei gruppi minoritari consente d’illuminare di luce nuova la cultura industriale:
comparazioni interculturali, nello spazio e nel tempo, fra le particolarità e i significati sociali diversi
che l’antropologo osserva.

Es. stato-nazione / società comunitarie: la nozione di potere politico non si riduce necessariamente
all’utilizzo della violenza armata e alla specializzazione istituzionale, ma può attenere ugualmente
al simbolico e al religioso.

CAPITOLO II - PROCEDIMENTO, INDAGINE E METODI IN ANTROPOLOGIA

Dal particolare al generale, ovvero l'antropologia come scienza delle logiche sociali

Il decentramento e il distanziamento come fondamenti del procedimento antropologico

Procedimento del decentramento-distanziamento: uscire dal proprio universo culturale per poter
rendere conto della diversità, nel contempo senza cessare d’interrogarsi sulla propria società.

Nella visione antropologica, ogni unità sociale è fortemente relativizzata.

L’osservazione partecipante e la pratica di campo

Associa strettamente l’esperienza esistenziale e quella intellettuale.

Per rafforzare l’oggettività, si è spesso pensato che bastasse accentuare il carattere di microcosmo
del gruppo studiato: ma ogni unità sociale fa parte di un sistema più ampio che lo trascende.
Insistere sul carattere "chiuso" di un gruppo significa dimenticare che lo stesso ricercatore è un
intruso e la sua origine, i suoi valori, hanno influenza nella relazione con gli altri.

Le regole dell’osservazione partecipante devono dunque tener conto di due fattori: l’insieme dei
dati esterni e delle determinazioni socio-politiche globali che agiscono su un gruppo dato; il
rapporto fra l'antropologo e la popolazione presso cui lavora.
Costruzione dell’oggetto in antropologia

L’oggetto dell'antropologia non può dunque essere concepito come un dato a priori, ma corrisponde
ad un processo di costruzione, a partire dai due criteri: il rapporto del ricercatore con il campo
delimitato in questione; la presa in considerazione dell’insieme delle influenze esterne.

Un esempio: l’agricoltura di montagna come oggetto antropologico

Agricoltura di montagna come oggetto da costruire, attraverso il quale era possibile leggere:

 gli interventi dello Stato (per mantenere la popolazione sul territorio): ragioni di ordine
politico (difesa nazionale) e sociologico (equilibrio tra strutture urbane e strutture
contadine);
 l’influenza dell’economia di mercato (per il turismo: funzione di manutenzione del
territorio);
 volontà delle popolazioni locali di non accontentarsi solo di queste funzioni utilitarie e di
adattare la modernità diffusa alle proprie esigenze: grazie ai salari, alle sovvenzioni, alla
meccanizzazione, sono riusciti a tenere in vita l’attività agricola e a darle un contenuto
extra-economico con motivazioni principalmente di ordine sociale e culturale.

L’antropologia dello sviluppo come altro esempio di costruzione dell’oggetto

Bastide: allargare il campo di osservazione in modo tale da includervi tanto coloro che decidono
azioni di sviluppo (stato) quanto le popolazioni che ne sono gli "oggetti".

Es. introduzione di pompe ad acqua in India: ciò che avrebbe dovuto rappresentare un cambiamento
benefico per la popolazione ha piuttosto apportato angosce e conflitti: la tecnica non è di per sé
sufficiente a cambiare l’esistenza. Occorre che essa si integri nelle strutture sociali e culturali.
L’assunzione della contestualizzazione nell’analisi antropologica consente di misurare le difficoltà e
le resistenze potenziali.

Visione globale e "fatto sociale totale" in antropologia

Esigenza della contestualizzazione e aspirazione ad un approccio globale.

Fatto sociale totale = un fenomeno che sia al tempo stesso espressione e sintesi dell’insieme della
vita sociale di una data società. Kula.

Il kula come esempio di fatto sociale totale

Trobriand. L’interesse teorico e metodologico del kula deriva dal fatto che vi si trovano
intimamente associati transazioni economiche, comportamenti cerimoniali, un meccanismo di
alleanze politiche, l’espressione di rituali magici e di manifestazioni estetiche, insiemi di elementi
che costituiscono un sistema.

Il fatto sociale totale come nozione teorica

Potlach. Sistema di reciprocità. Fonda il legame sociale, crea quello religioso e mantiene e rafforza
la coesione sociale. La nozione di fatto sociale totale mostra che i fenomeni economici non sono
separabili da altri aspetti della vita sociale e non possono essere ricondotti esclusivamente a calcoli
mercantili o utilitari, legati al semplice baratto.
Baudrillard parla di oggetti-segni, a proposito dei beni di consumo. Postula che, al di là della loro
utilità (il valore d’uso) e del loro valore di mercato, gli oggetti industriali o culturali sono inseriti in
un sistema di valori, in un sistema di segni propriamente sociali (il valore-segno). Attraverso l’atto
del consumo, l’interessato tende generalmente ad affermare la sua appartenenza ad una classe
sociale, la sua adesione ad una moda, il suo snobismo, la sua originalità, etc.

Realtà empirica e il modello della realtà in antropologia

La riflessione antropologica consiste sempre nella costruzione di un modello ritenuto capace di


tradurre dei rapporti, delle relazioni fra fenomeni empiricamente isolati.

Un esempio di costruzione del modello: la spiegazione strutturale della proibizione dell’incesto

Per Lévi-Strauss non bisogna considerare solo l’aspetto negativo (l’interdizione del parente
prossimo) della proibizione dell’incesto, ma anche i suoi aspetti positivi, in altri termini le relazioni
sociali di cui è all’origine. Associando la dimensione negativa (l’interdizione di serbare) con quella
positiva (l’obbligo di donare) Lévi-Strauss scopre la struttura della parentela fondamentale che
regge le società umane: il principio di reciprocità. La proibizione dell’incesto è una delle regole
della reciprocità, che garantisce la vita sociale all’interno e la rende possibile all’esterno creando
legami di alleanza e scambio economico. E’ un modello di organizzazione della realtà sociale.

Funzione esplicita e funzione implicita

Esempio: l’interdizione nella religione musulmana di consumare carne di maiale. Preoccupazione di


ordine igienico. Altra funzione: attraverso l’interdizione tendeva millenni addietro, presso i semiti, a
dissociare le tribù nomadi da quelle sedentarie che allevavano e consumavano il maiale. Questa
interdizione era un’affermazione dell’identità del gruppo, era anzitutto una regola culturale prima di
essere una regola culinaria o igienica.

CAPITOLO III - I CAMPI DI STUDIO DELL'ANTROPOLOGIA

Situazioni e problemi

E’ importante sottolineare che l’interesse del procedimento antropologico risiede nella prospettiva
olistica che lo sottende; e che perciò ogni approccio al reale a partire da un punto di vista o da un
ambito particolari deve approdare ad una ri-totalizzazione del sociale.

L'antropologia della parentela

I rapporti di parentela strutturano e informano tutta la società. Nelle società "primitive", i effetti,
tutti i linguaggi sociali passano per la parentela: il linguaggio religioso (i rapporti con le divinità)
passa attraverso gli antenati e le generazioni passate; il linguaggio economico si traduce in termini
di lignaggio e di gruppo locale.

L'antropologia della religione e del simbolico

Tylor e Frazer: ricostruzioni evoluzionistiche che classificavano le società in funzione delle loro
forme religiose supposte.

Lévy-Bruhl oppone alla "mentalità primitiva" la "mentalità razionale".


Durkheim: la religione è analizzata come fatto sociale (il religioso partecipa del sociale) e come
fenomeno sociale totale (la religione è una cristallizzazione di comportamenti e istituzioni che
partecipano, insieme, dell’etico, del simbolico, dell’economico, del politico, del sociale); e ne coglie
le funzioni positive: la religione è all’origine della coesione sociale e del suo mantenimento, le
cerimonie religiose costituiscono un momento di effervescenza e di fusione sociale.

Oggi gli interessi dell'antropologia religiosa si sono allargati allo studio dei sistemi di
rappresentazione e dei sistemi simbolici (Lévi-Strauss) e ai meccanismi di rappresentazione
simbolica delle istituzioni sociali e della loro riproduzione (Augé): problema dei modi di pensiero e
della traducibilità di culture.

L'antropologia politica

Antropologia britannica: indirect rule. Questi studi sono all’origine della distinzione fra società con
lo Stato e società senza Stato; in queste ultime l’organizzazione politica e la struttura della parentela
sono generalmente inseparabili.

L'antropologia economica

Malinowski e Mauss: rifiuto di ogni autonomia al campo dell’economico nella definizione delle
società e messa in discussione dell’idea propria dell’economia classica secondo la quale l’uomo è
un "animale economico".

La scuola marxista ha portato nella discussione i problemi fondamentali quali quelli della
riproduzione sociale ed economica, delle categorie sociali o di età, del grado di determinazione
delle diverse istanze sociali.

L'antropologia della significazione (Mauss, Polanyi) definisce i fenomeni economici come


fenomeni sociali totali: recano in sé un senso sociale, culturale e simbolico; non si riduce solo alla
dimensione utilitaria, critica della concezione che sottende l’analisi economica classica quali le
nozioni di "rarità", "bisogno", "interesse", "capitale".

L'antropologia economica che si inscrive nella prospettiva del simbolico e della significazione ha
dunque come procedimento fondamentale quello di mettere sistematicamente in rapporto la società
moderna con le società tradizionali.

L'antropologia del cambiamento sociale

E’ solo a partire dagli anni ‘30 che si sono sviluppati gli studi sui fenomeni di acculturazione.
Approccio che derivava da una concezione meccanicistica del cambiamento: questo era infatti
valutato sempre in rapporto alla società dominante. Si pensava che il cambiamento dovesse sempre
esprimere lo stesso movimento, quello dell’adattamento, dell’aggiustamento delle società
tradizionali ai valori della società moderna: da qui deriva la rigida opposizione tra tradizione e
modernità, passato e presente, società semplici e società complesse.

Più tardi si sviluppa un’importante letteratura dedicata ai fenomeni messianici, millenaristi e


nativisti delle società "primitive" e tradizionali: sono generalmente rapportati alla medesima
funzione di adattamento e acculturazione alla società europea. Sono considerati come risposta allo
choc culturale in seguito al contatto.
Concezione fortemente unilineare del cambiamento sociale che è stata messa in discussione =>
nuova prospettiva: comprendere le unità sociali ristrette nel quadro della dialettica con la società
globale.

L'antropologia dell’ambiente urbano e industriale

L'antropologia in campo urbano deve mostrare in che cosa lo sguardo che l'antropologo rivolge alla
città, all’ambiente industriale e tecnico, in breve alla modernità, sia pertinente a comprendere le
logiche sociali locali nella loro articolazione con il globale.

L'antropologia della città: qualche riferimento

L'antropologia della città può essere definita come l’insieme dei lavori che cercano di cogliere e
analizzare gli spazi di coabitazione nelle città, i rapporti sociali che vi si sviluppano, l’articolazione
dei luoghi di lavoro con quelli di residenza, la distribuzione delle reti di socialità, la possibilità di
raggruppamento e di identificazione sociale ed etnica.

L'antropologia dell’ambiente industriale e tecnico: qualche riferimento

Analizzare le condizioni dell’innovazione tecnica, della sua diffusione e dei freni sociali e culturali
che incontra, tentando di mettere in evidenza le tradizioni sociali e le mentalità che accompagnano e
informano l’evoluzione della tecnica.

L'antropologia del "noi" e il rimpatrio dell’oggetto "esotico"

Una tale prospettiva arriva ad estendere gli spazi "esotici" al di là dei loro limiti tradizionali (es.
giungla delle città). Nel persistente gusto per l’esotico, è possibile cogliere un’estensione del "pre-"
(scovare credenze e comportamenti pre-scientifici, pre-razionali, pre-moderni, pre-economici) e del
periferico (periferia della produzione industriale, periferia delle istituzioni ufficiali, etc.) a
detrimento dell’interesse per le attività e le credenze centrali (il sapere scientifico, la "razionalità"
economica, il potere politico, etc.).

L'antropologia "rimpatriata" e l’elusione del metodo

L’esteriorità come principio metodologico che permette di evitare le spiegazioni che partecipano di
un punto di vista troppo generale o troppo esterno all’oggetto studiato si costruisce praticamente sul
campo in rapporto con un certo numero di criteri: la maniera in cui il ricercatore procede per
delimitare empiricamente l’oggetto, la maniera in cui lo rapporta al contesto più largo in cui esso si
inscrive, la maniera in cui definisce la propria relazione con gli attori sociali, la natura dei suoi
presupposti teorici e la finalità analitica che persegue.
PARTE TERZA

STORIA DEL PENSIERO ANTROPOLOGICO, OVVERO GENEALOGIA


INTELLETTUALE DEL DISCORSO SULL’ALTERITA’

CAPITOLO I - PRELUDIO AD UNA STORIA DELL'ANTROPOLOGIA. ETNOGRAFIA,


ETNOLOGIA, ANTROPOLOGIA: ETEROGENEITÀ E UNITÀ DELLA DISCIPLINA

Tre termini, tre momenti dello stesso procedimento

Etnografia, etnologia, antropologia: tre momenti successivi del lavoro antropologico - il che è un
modo di rappresentarsi a posteriori del lavoro scientifico.

L’etnografia

Corrisponde alla prima fase del lavoro dell'antropologo, alla fase preparatoria della raccolta dei
documenti e dei dati, e della loro prima descrizione sotto forma di registrazione, classificazione,
traduzione, etc.

L’etnologia

E’ la fase in cui si analizza, si sintetizza e si interpreta ciò che si osserva in una data cultura in
rapporto alle conoscenze sulle altre società di cui si dispone e con le generalizzazioni teoriche che si
sono costruite a partire da queste conoscenze. A questo livello, le sintesi analitiche si riferiscono
generalmente ad una sola dimensione della realtà (es. parentela, economia, religione, politica, etc.).

L'antropologia

Costituisce il terzo livello, quello più generale in cui si tenta di definire le proprietà generali di tutta
la vita sociale e culturale. Le generalizzazioni teoriche si compiono a partire dalla sistematica
compilazione di un maggior numero di esempi e di casi concreti riportati nella letteratura
etnologica.

Diversità di denominazioni e diversità delle tradizioni nazionali

Paesi anglosassoni: Anthropology.

Francia: ethnologie.

Germania: Völkerkunde (studio dei popoli primitivi) e Völkskunde (studio del folklore europeo).

Le più correnti nozioni della disciplina hanno assunto forma e consistenza all’interno delle diverse
situazioni coloniali inaugurate dagli Europei. Bisogna prendere in considerazione i rapporti sociali e
le dinamiche culturali ed ideologiche all’interno delle metropoli; la natura dei sistemi sociali dei
paesi colonizzati nei vari momenti della conquista; il tipo di dominio che ciascuna metropoli ha
imposto alle proprie colonie.

La tradizione spagnola

1492 è anche l’anno della caduta di Granada e dell’espulsione degli ebrei.


Gli Spagnoli ritenevano possibile un solo modello di società, concepibile una sola cultura,
praticabile una sola religione.

La società creola americana ha in genere riprodotto le medesime strutture ideologiche della


metropoli.

La tradizione britannica

Capitalismo di tipo mercantile e poi industriale. Problema di garantirsi l’appropriazione dei prodotti
tropicali e controllare il commercio internazionale. Tali preoccupazioni si tradussero in un sistema
politico pragmatico che consisteva nel lasciare al loro posto le strutture indigene, accontentandosi di
governarle dall’esterno. Indirect Rule.

Suddivisione delle società in unità autonome e separate => nozione di cultura.

Per trattare del cambiamento sociale, la scuola funzionalista, fedele alla definizione statica del
proprio oggetto, sviluppa le nozioni di contatto di culture e di acculturazione e i loro corollari di
adattamento e di disfunzione. In altri termini, il cambiamento sociale e culturale non è trattato se
non sotto la forma di un cambiamento orientato, di un più o meno grande adattamento dei gruppi
ristretti alla struttura dominante, ovvero alla società coloniale ed europea.

Relativismo culturale: "tutte le società sono diverse e tutte le diversità sono uguali": posizione che
sottolinea il rifiuto di ogni approccio di tipo storico ed ogni tentativo di ricostruzione delle società
in termini di evoluzione e gerarchia.

La tradizione americana

La colonizzazione si caratterizzò subito per il rifiuto di ogni cultura. E’ nel contesto di questa
separazione totale fra la società dominante e i vari popoli indiani che si svilupparono i concetti di
cultura e di tratto culturale. La cultura va concepita come la variabile primaria che struttura
l’esistenza umana, va ricostruita essenzialmente mediante l’analisi e lo studio dei diversi modi di
apprendimento e di socializzazione per i quali passa l’individuo => nozione di personalità di base.

La tradizione francese

Il modello di amministrazione dell’impero coloniale francese fu direttamente ispirato dal sistema


politico centralizzato della metropoli. I Francesi tenteranno di sostituire le strutture locali con delle
strutture ricalcate su quelle in vigore in Francia. Il colonialismo francese è definito come
assimilatore delle culture e dei popoli altri.

Es. nell’Africa del nord, le ricerche di tipo preistorico, storico ed etnografico corrispondevano
spesso alla preoccupazione di giustificare la presenza francese: questo tipo di preoccupazioni farà sì
che l’etnologia francese sarà incentrata più sulla ricerca dei "principi" della vita sociale che non sul
concreto funzionamento di queste società.

PARTE QUARTA

ANCORA SULL’ATTUALITA’ DELL'ANTROPOLOGIA. DALL'ANTROPOLOGIA


RISTRETTA ALL'ANTROPOLOGIA GENERALIZZATA
CAPITOLO I - IL LOCALE ED IL GLOBALE: UNA NUOVA ARTICOLAZIONE DEL
PROGETTO ANTROPOLOGICO

La crisi dell'antropologia negli anni sessanta non dipendeva soltanto dai limiti interni alla disciplina,
ma era determinata anche dalle generali condizioni economiche, politiche e sociali. Gli
sconvolgimenti geopolitici che hanno accompagnato il movimento di decolonizzazione, la forte
crescita economica dei paesi occidentali, l’avvio dell’industrializzazione nel terzo mondo, infine le
varie crisi ideologiche e culturali hanno imposto all'antropologia una sorta di aggiornamento
teorico.

Una nuova dialettica tra l’unità e la diversità

Formidabile processo di uniformazione su scala planetaria in tutti i campi (economico, politico,


culturale, sociale). Questo movimento è caratterizzato dall’egemonia, che si afferma sempre di più,
di certi comportamenti e valori propri della società industriale moderna => modello uniforme di
sviluppo, che ha come particolarità quella di fondarsi su pratiche economiche e culturali unificanti.

Parallelamente a questo movimento, apparentemente irreversibile, di unificazione delle pratiche,


appare un altro fenomeno, di segno contrario, quello della montata delle rivendicazioni delle
diversità:

 assume la forma di un’affermazione di principio (Unesco: salvare i patrimoni dell’umanità


nella loro diversità);
 la diversità viene vissuta direttamente nell’atto del consumo: il rapporto con la diversità
consiste nel consumare o appropriarsi di segni capaci di distinguere il consumatore dal suo
immediato vicino, o più semplicemente di soddisfare il suo edonismo. Uno degli effetti
perversi di questo tipo di consumo fa sì che spesso la diversità ricercata prenda il posto della
diversità vissuta. E’ il caso per esempio della diversità etnica che, assunta come oggetto di
consumo, si trova talvolta ridotta alle immagini di produzioni artistiche e culturali che
dipendono direttamente dal gusto e dalla domanda esterna (turismo di massa: arriva perfino
a produrre nuove forme etniche: accento sulla restaurazione, sulla preservazione e sulla ri-
creazione fittizia delle caratteristiche etniche);
 la ricerca della diversità è ugualmente osservabile al livello dell’azione di certi gruppi etnici:
l’esigenza della differenza è un problema di identità: rinvia a pratiche e valori che
generalmente sono, o si pretende che siano, in rottura con i modelli dominanti.

Una nuova problematica per l'antropologia: il locale e il globale

Data la mondializzazione dei rapporti di produzione di tipo industriale, è vano voler continuare a
restringere l’oggetto dell'antropologia alle sole società tradizionali.

Collocandosi nell’articolazione del locale col globale, il procedimento dell'antropologia consisterà


nel trovare unità sociali pertinenti che possano funzionare come indicatori della società globale o
della struttura dominante. In tal modo, gli oggetti non sono più dati a priori, ma devono essere ogni
volta costruiti in funzione del campo e delle problematiche scelte.

CAPITOLO I - STORICITÀ DEGLI OGGETTI TRADIZIONALI


DELL'ANTROPOLOGIA
L’allargamento dell’oggetto dell'antropologia presuppone anche una sua storicizzazione:
reintrodurre la dimensione storica.

Le forze storiche di integrazione e di unificazione delle società tradizionali periferiche

I processi di uniformazione hanno un’origine storica: la società industriale del diciannovesimo


secolo. Il suo perno è costituito da due figure centrali: lo Stato-nazione e il mercato:

 lo Stato-nazione storicamente si è costituito in Europa intorno all’idea di uno spazio


geografico e simbolico unificato che garantisce una serie di valori e pratiche comuni:
uniformità delle leggi, un solo codice linguistico, corpo politico centralizzato e
rappresentativo, omogeneità etnica, culturale o religiosa. Le costruzioni nazionali sono
generalmente accompagnate da una progressiva riduzione dei particolarismi politici, di
quelli culturali e di quelli linguistici.
 il mercato per funzionare adeguatamente necessita di un certo numero di istituzioni sociali e
giuridiche: spazio territoriale uniforme, uniformità di leggi e regole, l’accesso per tutti,
l’universalità della transazione monetaria. Il mercato è per sua natura unificatore: impone i
suoi valori e le sue pratiche, cancella o marginalizza le strutture economiche, sociali e
culturali che gli si sottraggono - es. le pratiche della reciprocità, del dono o della mutua
assistenza.

La convergenza dello Stato-nazione con il mercato si realizza storicamente a partire da un certo


numero di punti comuni: stessa nozione di territorialità, stessi valori, stessa ideologia (da parte dello
Stato, badare al benessere dei cittadini; da parte del mercato, offrire i mezzi per questo progresso e
questo benessere).

Interventi esterni e storicità della montagna

Alpi vallesi. Lo stato interviene con interventi per l’integrazione politica:

 introduzione della fiscalità sotto la forma di imposte individuali;


 creazione di fondazioni per venire in aiuto dei poveri, degli orfani e dei vecchi (in modo tale
che le pratiche comunitarie di aiuto reciproco e di sostegno vengono a scomparire);
 la condanna del chiarivari, che costituiva una sorta di disordine rituale (disapprovazione del
villaggio) e la sua sostituzione col versamento di una somma in denaro da parte delle
persone interessate (la moneta finisce sempre più per mediare le relazioni tra gli individui);
 sostituzione dei banchetti funebri (considerati occasione di bagordi e di spreco) col principio
della colletta per i poveri (spezza le reti della socialità);
 soppressione di numerose feste da parte della chiesa cattolica.

In sintesi, le finalità dell’intervento dello Stato sulle collettività di montagna nel corso del XIX
secolo sono consistite nell’associare e accelerare un processo di individualizzazione che andava di
pari passo con la diminuzione dell’intensità delle pratiche comunitarie; nel monetizzare sempre più
i rapporti sociali; infine, nel promuovere i valori del produttivismo, dell’accumulazione e del
profitto.

Inoltre, le regioni di montagna vengono sconvolte radicalmente dallo sviluppo di una poderosa
industria turistica: si impiantano strutture di tipo urbano, i modi di vita si uniformano, il passato
viene svalorizzato oppure preservato sotto forma di istituzione folklorica.

Forme di integrazione e cambiamento sociale nelle società tradizionali "esotiche"


Medesime tecniche di intervento. La fiscalità fu una delle prime misure adottate: l’introduzione
dell’imposta pro-capite assolveva diverse funzioni:

 controllare politicamente i paesi censendo la popolazione individuo per individuo;


 fornire manodopera alle imprese minerarie (lavoro salariato);
 creare un mercato a livello locale.

CAPITOLO III - CAMBIAMENTO SOCIALE E LOGICHE SOCIALI DIVERSE

Il problema del cambiamento va collocato al livello del confronto tra le strutture e i metodi
dominanti e le forme locali. Analizzati in questo quadro, i fenomeni di cambiamento e di resistenza
non appaiono più come un semplice rifiuto da parte di un gruppo o di una parte della società di
fronte all’intrusione di forze uniformanti, ma come forme di espressione sociale in costante
elaborazione, le quali, pur integrando l’innovazione, cercano di preservare, di trasformare o di
ricreare la socialità e le pratiche locali.

Antropologia del cambiamento: studiare contemporaneamente i processi di uniformazione e di


cambiamento sociale; analisi dialettica di queste due dimensioni.

Rapporti di lavoro salariato e permanenza delle relazioni sociali

Introduzione del lavoro salariato: mezzo privilegiato per l’espansione coloniale e per l’integrazione
delle zone marginali nel sistema capitalistico nazionale e internazionale.

Uso della moneta e logica tradizionale dello scambio: l’esempio del sistema cerimoniale moka

Presso i Melpa di Mount Hagen, che possiedono un sistema cerimoniale elaborato, detto moka,
l’introduzione della moneta negli scambi cerimoniali consente di realizzare degli aggiustamenti
interni atti a garantire, in queste società, una continuità sociale e culturale. I big-men decisero di
introdurre il denaro nel sistema moka: utilizzato sia per lo scambio come valore non convertibile,
sia per acquistare beni che poi vengono immessi nel circuito degli scambi tradizionali. Il danaro
ormai rappresenta, agli occhi dei Melpa, tanto la riuscita dell’economia di mercato, da cui dipende il
sistema cerimoniale, quanto il mezzo per mantenere dinamica la sfera cerimoniale tradizionale.

Condizioni economiche moderne e amplificazione del sistema cerimoniale tradizionale: l’esempio


del potlach

Interazione tra modernità e tradizione.

Logica sociale tradizionale e modello di sviluppo

Attraverso gli esempi illustrati, si coglie l’importanza dei fattori socio-culturali endogeni
nell’adattamento della società tradizionale alla modernità circostante. La sfera del tradizionale può
essere l’origine di una riorganizzazione positiva del modello classico di sviluppo.

I Binandere della Papuasia: gli scambi competitivi di prodotti alimentari e artigianali hanno
consentito la partecipazione attiva e motivata dell’intero gruppo alle iniziative collettive di
produzione, e allo stesso tempo il rafforzamento della coesione, della solidarietà e dell’identità delle
comunità di villaggio in un contesto nuovo di unificazione e di uniformazione nazionale.
OUVERTURE - DESCRIZIONE E SCRITTURA DEL TESTO ANTROPOLOGICO

Il problema della scrittura riguarda la sua stessa capacità di rappresentare il reale. In effetti, la
facoltà di osservare dipende dai mezzi che si usano per inscrivere i dati raccolti entro sistemi di
rappresentazione e per trasformare l’esperienza di ricerca sul campo in un resoconto descrittivo ed
interpretativo che "faccia autorità".

La testualità come formalizzazione del rapporto con l’altro

Se l'antropologia può essere definita come rapporto con l’altro, la scrittura antropologica è una
formalizzazione di questo rapporto.

Gli antropologi hanno sempre costruito i loro oggetti esotici a partire da una suddivisione che
procede da una visione del reale storicamente e culturalmente determinata: ciò che loro interessa
non è tanto l’unità della conoscenza-azione al livello locale, quanto piuttosto l’ambito della
conoscenza a distanza, il sapere universale che formalizzano a partire da questi primi oggetti. Di
conseguenza il risultato finale è che il testo antropologico si caratterizza, tanto apparentemente che
strutturalmente, per l’assenza di ogni traccia di intersoggettività. Questo stesso oggetto, in origine
costituito da individui, da relazioni e da interazioni, non appare più nel testo se non come un
soggetto collettivo e astratto. Al "noi" collettivo ed impersonale dell’antropologo fa eco il "loro"
altrettanto collettivo ed impersonale della cultura di cui egli tratta.

Oggi si assiste ad un deciso ritorno della soggettività e del soggetto.

Geertz: tentativo di integrare la testualità in un approccio alle culture di tipo interpretativo.


Definisce il concetto di cultura come un "concetto semiotico". Il rapporto con l’oggetto è
essenzialmente un rapporto di scrittura di significati ai quali l'antropologo accede attraverso la
partecipazione e la comunicazione con la gente.

L’interesse per l’intersoggettività assume infine la forma di una riscoperta o di una riabilitazione di
tutto ciò che prima era stato relegato fuori dal testo, e cioè il diario di campo, la biografia
intellettuale, il racconto, il taccuino di viaggio, il romanzo etnografico, la storia di vita.

Segalen: ripensa il rapporto col campo e con la scrittura.

Il modo di scrivere e la pragmatica della relazione con l’altro

La caratteristica fondamentale del discorso etnologico moderno è dunque consistita finora nel
collocare il proprio oggetto fuori della storia per poter meglio parlare al suo posto; la scrittura è il
mezzo attraverso il quale si realizza questa collocazione fuori del tempo.

La scrittura monologica è caratterizzata da:

 dal porsi in disparte del narratore (il "Noi" scientifico; "Essi");


 dall’uso del tempo presente (presente etnografico);
 dalla "retorica dello sguardo";
 dallo stile indiretto (trasformando così l'antropologo un portavoce esclusivo della cultura
presso cui lavora.

Antropologia riflessiva e nuovi modi di scrittura del testo antropologico


Certi antropologi preconizzano nuove procedure di descrizione, ed in particolare il ricorso al
registro dialogico o polifonico. Romanzo polifonico di Dostojevskij o Dickens.

La moltiplicazione dei punti di vista e l’esplicitazione delle diverse situazioni discorsive


permetterebbero all'antropologo di cogliere una cultura nella sua totalità, senza tuttavia ridurla al
suo solo sguardo onnisciente e onnipresente. In quanto rappresentazione del dialogo, la scrittura
dialogica reintroduce necessariamente l’autorità monologica, anche se ne sposta i limiti e la portata.

La decolonizzazione e la trasformazione della società: oggi che i soggetti sono capaci di parlare per
se stessi, una più grande incertezza pesa sulle possibilità di descrivere le diversità.