Sei sulla pagina 1di 31

9-1

Capitolo 9
CATALISI ETEROGENEA
Fenomeni fisici

Questo capitolo riguarda gli stadi 1., 2., 6., 7. dello schema illustrato nel
paragrafo 5 del Cap.8. In particolare, gli stadi 1. e 7. possono limitare la velocità
con cui avviene la reazione globale se la resistenza che essi offrono non è
trascurabile rispetto a quella degli altri stadi. Gli effetti della diffusione interna
(stadi 2. e 6.), invece, sono più complessi da analizzare poiché i gradienti di
concentrazione associati al trasporto di materia all’interno dei pori dipendono
dalla velocità con la quale avvengono gli stadi chimici della trasformazione.

9.1 Trasporto di materia nel film esterno.

I reagenti che si trovano nella massa del fluido, per adsorbirsi sulla superficie
della particella di catalizzatore e reagire, devono diffondere attraverso il film
fluido aderente alla particella. Percorso inverso devono compiere i prodotti che
si sono formati sulla superficie del catalizzatore per tornare nella massa del
fluido.

CiG

CiS

Fig.9.1 – Concentrazioni nel fluido esterno

Il flusso del componente i che perviene sulla superficie esterna della particella
può essere rappresentato con l’equazione seguente:

J i  kiC   CiG  CiS  (9.1)


9-2

dove CiG è la concentrazione molare nella massa del gas (o del liquido) e C iS è la
concentrazione di i sulla superficie esterna della particella.
Il coefficiente di trasporto kiC dipende dalle condizioni fluidodinamiche (tramite
lo spessore del film), dalle caratteristiche fisiche della miscela reagente, dalla
forma geometrica e dalle dimensioni delle particelle e dalle condizioni locali del
flusso molecolare, cioè dal valore del flusso di trascinamento dovuto alle altre
specie chimiche che diffondono in verso opposto. In particolare occorre
conoscere la stechiometria della reazione per valutare quante molecole di
prodotti tornano nella fase fluida per ogni molecola di reagente che arriva sulla
superficie della particella (e viceversa per il trasporto dei prodotti). Il valore di
kiC, in corrispondenza alle condizioni operative, può essere valutato con una
delle correlazioni fra numeri adimensionali disponibili per il trasporto di
materia. Per esempio, per flusso intorno a particelle sferiche isolate, il
coefficiente di trasporto di materia, in condizioni di flusso equimolecolare
contrario o per sistemi diluiti, può essere valutato dalla seguente correlazione:

Sh  2  0.6  Re1 / 2 Sc1 / 3 (9.2)

dove i gruppi adimensionali Sh, Re, Sc sono definiti come segue:

kiC d p
Numero di Sherwood Sh 
Di , m
u  dp  
Numero di Reynolds Re 


Numero di Schmidt Sc 
  Di , m

In queste espressioni il significato dei simboli è il seguente:

Di,m : diffusività del componente i nella miscela fluida


dp : diametro della particella di catalizzatore
u : velocità relativa della corrente fluida rispetto alla particella
ρ : densità del fluido
μ : viscosità del fluido

Espressioni analoghe alla (9.2) sono disponibili per il trasporto di calore. Il


flusso termico dalla massa del fluido a temperatura T fino alla superficie della
particella a temperatura TS può essere espresso tramite la relazione:

q  h   T  TS  (9.3)

Il coefficiente di scambio termico h, per particelle sferiche isolate, può essere


valutato dalla seguente correlazione fra numeri adimensionali:
Nu  2  0.6  Re1 / 2 Pr1 / 3 (9.4)
9-3

dove i numeri adimensionali Nu e Pr sono definiti come segue:

hdp
Numero di Nusselt Nu  kt : conducibilità termica
kt
  CP
Numero di Prandtl Pr  CP: calore specifico
kt

Trasporto di materia in letti granulari

L’espressione (9.2) si riferisce al caso di trasporto di materia intorno a particelle


isolate. Se si deve valutare il coefficiente di trasporto k iC in un letto di particelle
solide, occorre far uso di correlazioni valide per questo tipo di sistemi. Una
correlazione molto utilizzata nel caso di letti catalitici è la correlazione empirica
di Thoenes e Kramers nella quale compaiono forme modificate dei numeri di
Sherwood e di Reynolds. La correlazione di Thoenes e Kramers è la seguente:

Sh'  1.0  (Re' )1 / 2  Sc1 / 3 (9.5)

Sh’ e Re’ sono i numeri adimensionali modificati definiti come segue:

 k d 
Sh'  Sh   iC p 
(1   )   Di , m (1   )  
(9.6)
Re U    dp
Re'  
(1   )     (1   )  

Nelle espressioni precedenti, U è la velocità superficiale, ε è il grado di vuoto


del letto catalitico e γ è il fattore di forma delle particelle, definito come
rapporto fra l’area della superficie esterna della particella e l’area della
particella sferica equivalente (πdp2) cioè della sfera che ha lo stesso volume della
1/ 3

particella ( d p   
6
 V part  )
 
La correlazione (9.5) è valida nei seguenti range:

0.25<ε<0.5 40<Re’<4000 1<Sc<4000

Una volta determinato il valore di k iC, l’eq.(9.1) che fornisce il flusso di materia
del componente i , va combinata con l’espressione cinetica che rappresenta la
velocità della reazione chimica per eliminare la variabile C iS. Per una reazione
del 1° ordine ed in condizioni stazionarie si ottiene:

Sest  kiC  CiG  CiS   S est  k S  CiS (9.7)


9-4

L’eq.(9.7) esprime l’uguaglianza della portata di i che perviene sulla superficie


esterna della particella e della quantità di i che reagisce nell’unità di tempo sulla
stessa superficie esterna. Evidentemente, la relazione (9.7) è valida se la
particella non è porosa, ovvero se la sola superficie disponibile per la reazione è
quella esterna.
Dalla (9.7) si può ricavare CiS:

kiC  CiG CiG


CiS   (9.8)
kiC  k S 1  k S / kiC

Il rapporto (Da=kS/kiC) è detto numero di Damköhler ed esprime l’incidenza


relativa della reazione chimica superficiale e dei processi di trasferimento di
materia attraverso il film fluido esterno. Se è Da<<1 , la concentrazione C iS sulla
superficie della particella coincide praticamente con la concentrazione nella
massa del gas CiG. Viceversa, se Da è molto grande, la concentrazione C iS tende
a diventare praticamente zero (per l’esattezza molto più piccola di C iG). Si
osservi che un valore alto del numero di Damköhler corrisponde ad una
costante cinetica kS molto maggiore del coefficiente di trasporto di materia,
ovvero come si dice impropriamente, ad una reazione “veloce” rispetto al
trasferimento di materia.
Il valore CiS della (9.8) può essere sostituito nell’espressione cinetica o
nell’espressione del flusso di materia nel film esterno. Si ottiene, in tal modo,
una relazione che rappresenta la velocità con cui viene consumato il reagente (o
generato il prodotto) i e che non contiene grandezze locali (come la
concentrazione sulla superficie della particella) che non sono generalmente
note. Ad esempio, sostituendo la (9.8) nell’espressione cinetica si ottiene:

CiG CiG
r  k S  CiS  k S   (9.9)
1  k S / kiC 1 / k S  1 / kiC

L’eq.(9.9) mostra la velocità di reazione in termini di numero di Damköhler o in


termini di resistenze (1/kS) ed (1/kiC) offerte dalla reazione chimica e dal
trasporto di materia, rispettivamente.

Reattore catalitico a letto fisso con controllo della trasporto esterno di materia

In molti reattori catalitici industriali a letto fisso, il fenomeno controllante è la


diffusione nel film esterno. Questa circostanza deriva dalla possibilità di
effettuare la reazione a temperatura sufficientemente elevata senza avere
reazioni secondarie indesiderate.
In tali condizioni la costante cinetica è relativamente elevata. Se, per di più, le
particelle di catalizzatore utilizzate sono scarsamente porose, così che la
superficie disponibile per la reazione è sostanzialmente quella esterna delle
9-5

particelle, la resistenza controllante è quella offerta al trasporto di materia nel


film esterno alle particelle di catalizzatore.
Il problema da affrontare consiste nel determinare il legame fra conversione,
quantità di catalizzatore impiegata e condizioni di flusso.
Il primo passo per risolvere questo problema consiste nell’impostazione del
bilancio di materia del reagente chiave A per un elemento di volume
infinitesimo dV del letto catalitico (Fig. 9.2).

Fig.9.2 – Bilancio di materia nel volume dV

Se AC è l’area della sezione del reattore, il volume dV può essere espresso dal
prodotto AC dz. Pertanto il bilancio di materia in condizioni stazionarie assume
la forma:

( FAz ) z  ( FAz ) z  dz  rAS  a   AC  dz   0 (9.10)

dove FAz rappresentano le portate di A in direzione z, r AS è la velocità di


reazione per unità di superficie di catalizzatore ed a è l’area della superficie
esterna del catalizzatore per unità di volume di letto catalitico (m2/m3).
Dividendo primo e secondo membro dell’eq.(9.10) per AC dz si ottiene:

1  dFAz  S
( )    rA  a  0 (9.11)
AC  dz 

Occorre, a tal punto, esprimere FAz e rAS in termini di concentrazioni. La portata


molare FAz può essere espressa come prodotto del flusso di materia nella
direzione z per l’area della sezione trasversale del reattore. A sua volta, il flusso
di A nella direzione z risulta dal contributo di due meccanismi: trasporto di
materia per diffusione assiale JAz e trasporto di materia per convezione BAz. Se si
trascura il primo contributo rispetto al secondo, la portata molare di A è:
9-6

FAz  AC  BAz  v  C A  U  AC  C A (9.12)

dove U (=v/AC) è la velocità superficiale del fluido nel reattore e C A è la


concentrazione di A nella corrente fluida alla sezione z.
Sostituendo l’eq.(9.12) nella (9.11) si ottiene, nell’ipotesi che U non vari lungo il
reattore:

dC A
U   rAS  a  0 (9.13)
dz

Per esprimere, ora, rAS in termini di concentrazione si osservi che, in condizioni


stazionarie, la velocità con cui viene consumato il reagente A sulla superficie
del catalizzatore è pari alla velocità con cui il reagente stesso arriva sulla
superficie delle particelle di catalizzatore per diffusione attraverso il film
esterno. Pertanto, la velocità per unità di superficie r AS è pari al flusso di materia
radiale JA attraverso la superficie esterna delle particelle (Fig.9.1):

( rAS )  J A  k AC  (C A  C AS ) (9.14)

Sostituendo l’eq.(9.14) nella (9.13) si ottiene:

dC A
U   k AC   C A  C AS   a  0 (9.15)
dz

Se la reazione è controllata dal trasporto di materia nel film esterno si può


assumere CAS<<CA. Pertanto:

dC A
U   k AC  C A  a (9.16)
dz

Integrando questa equazione, con la condizione al contorno:

z=0 CA=C°A

si ottiene:

CA  ak 
 exp  AC  z 
C A  U 
(9.17)
 ak 
X A  1  exp  AC  z 
 U 
9-7

Queste relazioni forniscono i profili di concentrazione e della conversione di A


lungo il reattore. In particolare si possono calcolare le condizioni della corrente
che esce dal reattore per z=L.
Le (9.17) consentono di valutare l’effetto sulla concentrazione o sulla
conversione della temperatura di funzionamento e delle condizioni
fluidodinamiche attraverso la dipendenza da questi fattori del coefficiente di
trasporto kAC (v. par.9.1). A tal proposito si sottolinea il fatto che una variazione
della velocità superficiale influisce sia direttamente sulla conversione (eq.9.17)
sia indirettamente attraverso la variazione di Re e, quindi, del coefficiente di
trasporto.

Relazione fra superficie specifica di contatto “a” e caratteristiche geometriche del letto
catalitico.

La superficie a di contatto solido/fluido per unità di volume di letto viene,


generalmente, fornita dai produttori di catalizzatori. Essa dipende dalla forma
delle particelle catalitiche e dalle loro dimensioni.
Nel caso di particelle sferiche tutte delle stesse dimensioni, grado di vuoto del
letto, diametro delle particelle ed a non sono indipendenti fra loro.
Una relazione fra queste grandezze si può ricavare in base alle seguenti
considerazioni.
Nel volume V di reattore sono presenti N particelle di catalizzatore che,
complessivamente, occupano un volume:

4 
Vsolido  (1   )  V  N    RP3  N   d P3 (9.18)
3 6

dove RP e dP indicano, rispettivamente, il raggio ed il diametro delle particelle


sferiche.
La superficie complessiva esterna di queste particelle è, evidentemente:

S solido  N  4    R p2  N    d P2 (9.19)

Se si esplicita il numero N delle particelle in base alla (9.18):

N  6
1     V
(9.20)
  d P3

e si sostituisce tale espressione nella (9.19) si ha:

S solido  6 
 1     V    d 2  6  1     V
(9.21)
  d P3
P
dP

Pertanto:
9-8

a
S solido
 6
1   
(9.22)
V dP

9.2 Trasporto di materia nei pori .

Se le particelle di catalizzatore sono porose, i reagenti possono diffondere


all’interno dei pori e reagire sulla superficie interna del catalizzatore. In queste
condizioni, la concentrazione dei reagenti in corrispondenza all’imboccatura dei
pori (sulla superficie esterna) è maggiore di quella che si può osservare in una
posizione generica all’interno dei pori.
Nelle Fig.8.10 e 8.11 sono rappresentati i profili qualitativi della concentrazione
del reagente A lungo un ipotetico poro cilindrico ed all’interno di una particella
sferica di catalizzatore.
Se, inoltre, la reazione è caratterizzata da sensibili effetti termici (reazioni
fortemente esoterme o endoterme), all’interno delle particelle si possono
instaurare profili di temperatura. Nella Fig.8.11 sono mostrati gli andamenti
qualitativi della temperatura all’interno di una particella di catalizzatore nel
caso di reazioni esotermiche ed endotermiche.
Poichè la superficie interna del catalizzatore non si trova tutta nelle stesse
condizioni di concentrazione, la velocità di reazione assume valori diversi
punto per punto all’interno della particella. In particolare, le velocità di
reazione puntuali sono diverse dalla velocità di reazione che corrisponde alle
condizioni della superficie esterna della particella.
La velocità complessiva con cui viene consumato il reagente che entra nella
particella catalitica è il risultato della distribuzione delle velocità di reazione
locali e si potrebbe ricavare come valor medio di tali velocità di reazione. In
particolare, se i profili di concentrazione e di T fossero praticamente piatti
all’interno della particella, ovvero se l’intera superficie interna della particella
fosse nelle condizioni della superficie esterna, tutte le velocità locali sarebbero
uguali e la velocità effettiva di consumo del reagente A sarebbe pari al valore
(  rAS ) che tale velocità assume in corrispondenza della superficie esterna.
In realtà, per effetto dei profili reali di concentrazione e di temperatura, la
velocità di reazione osservata risulta diversa dal valore (  rAS ) .
In particolare, limitatamente al caso di particelle isoterme, se l’ordine della
reazione è n>0 (la velocità di reazione aumenta con la concentrazione del
reagente A), la velocità media osservata risulta inferiore ad (  rAS ) . Viceversa,
se fosse n<0, si avrebbe una velocità di reazione osservata più bassa di (  rAS ) .
Infine, per reazioni di ordine 0 (velocità di reazione indipendente dalla
concentrazione del reagente), la velocità di reazione osservata sarebbe pari a
(  rAS ) .
Sulla base di queste osservazioni si può definire una grandezza , caratteristica
del comportamento delle particelle catalitiche, detto fattore di efficienza.
Concettualmente, il fattore d’efficienza è definito dal rapporto seguente:
9-9

WA  oss
 (9.23)
 WA  S
In questa espressione, che definisce , (WA)oss è la quantità effettiva di A che viene
consumata nell’unità di tempo all’interno della particella (portata osservata) mentre
(WA)S è la velocità di consumo che si avrebbe se tutta la superficie (interna ed esterna)
della particella fosse nelle condizioni (T e CA) della superficie esterna.
Le portate WA possono, poi, essere espresse come prodotto della velocità
specifica di reazione (per unità di superficie (  rAS ) , per unità di volume di
particella ( rAV ) , per unità di massa di particella (  rAM ) o altro) per la
corrispondente grandezza di riferimento (superficie, volume o massa di
particella). Se ad esempio si intende utilizzare la velocità ( rAV ) , il fattore di
efficienza viene definito dalla relazione seguente:

( rAV )oss Vcat


 (9.24)
( rAV ) S  VPart

Nella (9.24) , ( rAV ) oss e ( rAV ) S sono le velocità di reazione specifiche (per
unità di volume di particella), osservata effettivamente ed ipoteticamente
rilevabile nel caso che CA e T siano uniformi all’interno della particella e pari al
valore che hanno sulla superficie esterna (CAS, TS).
Con Vcat e VPart si sono indicati, rispettivamente, il volume di particella
cataliticamente attiva, cioè contenente il catalizzatore, ed il volume totale della
particella. Molto spesso questi due volumi sono uguali, nel senso che tutta la
particella è attiva; in tal caso la relazione (9.24) assume la forma semplice:

( rAV )oss
 (9.25)
( rAV ) S

A volte, tuttavia, il catalizzatore può essere localizzato solo in una porzione del
volume della particella1. In questi casi, la definizione di fattore di efficienza
richiede che si faccia riferimento a tutto il volume della particella nelle
condizioni della superficie esterna.

Se è possibile disporre di relazioni semplici che, almeno in condizioni


particolari, consentano di valutare , la velocità effettiva di consumo del
reagente potrà facilmente essere calcolata dal prodotto:

  rA  oss      rA  S (9.26)

1
Per esempio, la particella di catalizzatore può essere costituita da un nucleo inerte rivestito da uno strato
di materiale catalitico.
9-10

Naturalmente, per effettuare realmente il calcolo, occorre saper valutare , oltre il


fattore di efficienza, la valutazione   rA  S . A tale scopo è necessario disporre
dell’equazione che rappresenta la cinetica intrinseca (cioè i fenomeni chimici
della trasformazione) ed occorre conoscere il valore della concentrazione dei
reagenti sulla superficie esterna della particella. Per avere quest’ultima
informazione si deve valutare la resistenza offerta al trasporto di materia dal
film esterno (v. par.9.1).

9.3 Calcolo del fattore di efficienza

Il problema sarà affrontato con le seguenti ipotesi:

 Particelle di forma sferica interamente attive;


 Presenza di un’unica reazione irreversibile del 1° ordine;
 Distribuzione uniforme della temperatura all’interno delle particelle;
 Condizioni stazionarie

Successivamente, alcune di queste ipotesi saranno rilasciate per estendere i


risultati ottenuti a casi più complessi (particelle di forma arbitraria, cinetiche
qualunque e particelle non isoterme).
Il problema principale nella derivazione di un’espressione del fattore di
efficienza risiede nella valutazione della velocità di reazione osservata, cioè della
portata del reagente A che, in condizioni stazionarie, entra nella particella e
viene consumata dalla reazione.
Un approccio conveniente per affrontare e risolvere il problema è basato nella
valutazione del flusso diffusivo di A che entra nella particella, cioè del flusso di
A attraverso la superficie esterna. Se tale flusso, in condizioni di trasporto
equimolecolare contrario o di sistema diluito, viene espresso mediante la legge
di Fick, il calcolo del valore che esso assume in corrispondenza al raggio esterno
R della particella sferica richiede la conoscenza del profilo di concentrazione di
A , CA(r ), all’interno della sfera. Tale profilo consegue dall’azione combinata
della diffusione e della velocità con cui localmente viene consumato A per
effetto della reazione. Si tratta, quindi, di un problema che tecnicamente viene
chiamato di diffusione con reazione.
Il profilo di concentrazione di A, come di consueto, può essere ricavato
attraverso un bilancio di materia locale, cioè attraverso il bilancio di materia di
A applicato ad un conveniente volume infinitesimo di controllo.
Nel caso di geometria sferica, un utile volume di controllo è quello
rappresentato dal guscio compreso fra due sfere di raggio r ed (r+dr),
rispettivamente.
9-11

Fig.9.3 – Volume di controllo per il bilancio locale di A

Il bilancio di materia di A nel volume sopra indicato è rappresentato dai


seguenti termini:

Portata di A entrante attraverso la superficie sferica di raggio (r+dr)


=
Portata di A uscente attraverso la superficie sferica di raggio r
+
Velocità con cui A viene consumato per effetto della reazione nel volume
infinitesimo compreso fra la sfera di raggio r e quella di raggio (r+dr)

Se si dispone dell’espressione cinetica che fornisce la velocità di reazione per


unità di volume di particella2, l’ultimo termine del bilancio di materia può
 
essere scritto nella forma seguente  rAV  4    r 2  dr .
Le portate possono essere scritte come prodotto del flusso per la superficie
geometrica della sfera (di raggio r ed r+dr, rispettivamente). A tal proposito si
osservi che, poiché l’ascissa radiale r è orientata dal centro della sfera verso
2
Se è disponibile la velocità di reazione per unità di superficie interna (  rAS ) è possibile esplicitare la
velocità (  rAV ) in base alla seguente ovvia uguaglianza: ( rA )  dVP  ( rA )  dSint , dalla quale si
V S

dSint
ricava: (  rA )  (  rA )   ( rAS )  Ai , dove Ai è la superficie interna per unità di volume di
V S

dVP
particella.
Talvolta è nota l’area interna per unità di massa di particella, Sm, invece di Ai. Il legame fra le due
proprietà è evidentementeil seguente: S m  Ai /  P (m2/(g.cat.) dove P è la densità apparente della
particella catalitica.
9-12

l’esterno, i flussi di materia che avvengono in verso opposto avranno segno


negativo. Poiché le portate devono essere positive, il termine di flusso deve
essere considerato come –JA.
Pertanto, il bilancio di materia di A assume la forma seguente:

 J A  4    r 2  r  dr    J A  4    r 2  r    rAV   4    r 2  dr (9.27)

dove JA rappresenta il flusso di A nella direzione radiale. La (9.27) si trasforma,


facilmente, nella seguente espressione:


d  JA  r2  
  rAV  r 2  0  (9.28)
dr

Il flusso diffusivo può ora essere espresso 3 mediante la legge di Fick modificata
mediante l’impiego della diffusività effettiva De (v. cap. sulla cinetica delle
reazioni fluido/solido). Se, inoltre, si assume per la reazione superficiale una
cinetica irreversibile di ordine n, l’eq.(9.28) diviene:

 

d r 2   dC A / dr  r 2  knV  C An
0 (9.29)
dr De

dove k nV è la costante cinetica della velocità di reazione di ordine n riferita


all’unità di volume di particella.
Eseguendo la derivata che appare nell’eq.(9.29) e dividendo primo e secondo
membro per r2 , si perviene alla seguente equazione differenziale del 2° ordine:

d 2C A 2  dC A  knV
2
    C An  0 (9.30)
dr r  dr  De

Le condizioni al contorno, per l’integrazione di tale equazione, sono:

1) Per r=0 CA finito


(9.31)
2) Per r=R CA=CAS

Dall’integrazione dell’equazione differenziale (9.30) si ottiene la funzione C A(r)


che rappresenta il profilo delle concentrazioni all’interno della particella porosa
di catalizzatore in conseguenza della diffusione e della reazione all’interno dei
pori.
La (9.30) può essere riscritta in forma adimensionalizzata introducendo le
seguenti variabili adimensionali:

3
In base alle dimensioni dei pori e delle molecole che diffondono occorre, talvolta, tener conto del
meccanismo diffusivo di Knudsen.
9-13

=CA/CAS =r/R (9.32)

Con l’impiego di tali variabili, l’equazione differenziale che esprime il profilo


delle concentrazioni all’interno della particella assume la forma seguente:

d 2 2 d
    2n   n  0 (9.33)
d2  d

dove:

n 1
knV  C AS
 2n  R 2  (9.34)
De

Il parametro  è detto modulo di Thiele. Nella definizione (9.34) l’indice n indica


che si tratta del modulo di Thiele per una reazione di ordine n.
Il quadrato 2 del modulo di Thiele rappresenta una misura del rapporto fra
una velocità di reazione superficiale ed una velocità di diffusione.
Questo significato fisico è reso più evidente se la definizione di 2 è posta nella
forma seguente:

n 1
knV  C AS R  knV  C AS
n
 2n  R 2 
De De (9.35)
  C AS  0
R

Se  è grande, la velocità con cui viene consumato il reagente è controllata dalla


diffusione nei pori; viceversa se  è piccolo, è la reazione chimica superficiale a
controllare il fenomeno globale.
Per reazioni irreversibili del 1° ordine, l’eq.(9.33) e la definizione (9.34) di
modulo di Thiele assumono le forme seguenti:

d 2 2 d
   12    0 (9.36)
d2  d

kV
1  R  (9.37)
De

Si osserva, immediatamente, che nel caso di reazioni del 1° ordine il modulo di


Thiele risulta indipendente dalla concentrazione C AS del reagente A sulla
superficie esterna della particella.

L’integrazione dell’eq.(9.36) può essere effettuata introducendo una variabile


ausiliaria y definita come segue: y     .
9-14

Sostituendo a  il rapporto y/ e trasformando le derivate I e II che appaiono


nella (9.36), questa equazione differenziale diventa:

d2y
 12  y  0 (9.38)
d2

La soluzione dell’eq.(9.38) è la seguente:

y  M 1  exp(m1   )  M 2  exp(m2   ) (9.39)

Nella (9.39), m1 ed m2 sono le soluzioni dell’equazione caratteristica associata


alla (9.38):

m 2  12  0
(9.40)
m1 , m2   1

Pertanto:

y  M 1  exp(1   )  M 2  exp( 1   ) (9.41)

Le costanti di integrazione M1 , M2 si ricavano dalle condizioni al contorno


(9.31) trasformate nelle variabili adimensionali:

r=0 CA finito
=0  finito y(0)=0

r=R CA=CAS
=1 =1 y(1)=1

Pertanto:

 0
M1  M 2  0 (9.42)
M1  M 2

 1
M 1  exp(1 )  M 2  exp(1 )  1
M 1   exp(1 )  exp(1 )  1 (9.43)
1
M1   M 2
exp(1 )  exp(1 )

Utilizzando queste costanti si perviene alla seguente forma della (9.41):


9-15

exp(1   ) exp(1   )
y ( )     ( )   
exp(1 )  exp(1 ) exp(1 )  exp(1 )
(9.44)
exp(1   )  exp(1   ) sinh(1   )
 
exp(1 )  exp(1 ) sinh(1 )

e quindi:

C A ( ) 1 sinh(1   )
 ( )    (9.45)
C AS  sinh(1 )

Questa equazione fornisce in maniera esplicita il profilo di concentrazione del


reagente A all’interno della particella. Nella Fig.9.4 sono riportate alcuni profili
di concentrazione per diversi valori del modulo di Thiele.
Si può osservare che, per bassi valori di 1 il profilo di concentrazioni è
relativamente piatto, cioè la resistenza alla diffusione nei pori è piccola in
confronto alla resistenza offerta dalla reazione superficiale che, pertanto,
rappresenta la resistenza controllante. Viceversa avviene per moduli di Thiele
elevati; in tal caso la reazione è “veloce” ed il reagente viene rapidamente
consumato in prossimità della superficie esterna della particella, così che molto
poco riesce a penetrare all’interno.

1
Concentrazione adimensionalizzata

0.5

0
0 0.5 1
Posizione radiale: a destra r=R

Fig.9.4 – Profili di concentrazione


Curva a tratto continuo: 1=1 Curva a punti: 1=3 Curva a tratti: 1=10

Può essere utile valutare la concentrazione del reagente A al centro (r=0, =0)
della particella per una reazione del 1° ordine irreversibile. Poiché, per =0, si
ha sinh(1)=0, l’eq.(9.45) porterebbe ad una forma indeterminata del tipo 0/0.
Applicando il teorema de L’Hopital si ha:
9-16

 d  sinh(1    
 d 
lim ( )  lim  
 0  0 d 
 sinh(1 )   (9.46)
 d 
   cosh(1   )  1
 lim  1  
 0
 sinh(1 )  sinh(1 )

Tale valore è tanto più piccolo quanto più grande è il modulo di Thiele. In
particolare:

C 
lim  Ac   0 (9.47)
1   C
 AS 

cioè la concentrazione al centro della particella tende a 0 per 1   .

Calcolo del fattore di efficienza


Una volta che si dispone del profilo di concentrazioni del reagente è possibile
ricavare un’espressione esplicita per il fattore di efficienza. A tale risultato si
perviene ricordando la definizione di fattore di efficienza e calcolando la
velocità osservata con cui viene consumato il reagente A nella particella come
portata di A che entra nella particella stessa attraverso la superficie esterna. Tale
portata, a sua volta viene valutata mediante il prodotto del flusso di A in r=R
per la superficie esterna della particella.
Il flusso di materia per r=R, in termini di variabili adimensionali, assume la
forma seguente:

De  C AS  d 
JA    (9.48)
R  d   1

Quindi la portata molare di A che entra nella particella (e reagisce) è:

 d 
WA, oss  4    R  De  C AS   (9.49)
 d   1

Per calcolare effettivamente WA,oss occorre effettuare la derivata del profilo


adimensionale di concentrazione (9.45) e calcolare tale derivata per =1, cioè
sulla superficie esterna della particella. Il calcolo è riportato nelle relazioni
seguenti:
9-17

d 1    1  cosh(1 )  sinh(1 ) 
 2  
d   sinh(1 ) 
(9.50)
 d  1 cosh(1 )  sinh(1 )
 d   sinh(1 )
 1  coth(1 )  1
 1

Sostituendo tale risultato nella (9.49) si ottiene:

WA, oss  4    R  De  C AS   1  coth(1 )  1 (9.51)

In base alla definizione, il fattore di efficienza si ottiene come rapporto fra W A,oss
e la velocità con cui verrebbe consumato il reagente A se tutta la superficie
interna del catalizzatore si trovasse nelle condizioni di quella esterna. Se con
( rAV ) si indica la velocità di reazione per unità di volume di particella, la
4
velocità di cui sopra risulta uguale a: ( rAS
V
)     R 3 , essendo (  rAS
V
) il valore
3
della velocità specifica di reazione alle condizioni della superficie esterna della
particella. Per reazioni irreversibili del 1° ordine, evidentemente:

4 4
( rAS
V
)     R 3  k V  C AS     R 3 (9.52)
3 3

Introducendo questa espressione e la (9.51) nella definizione di  si perviene al


seguente risultato:

4    R  De  C AS
   1  coth( 1 )  1 
4
k V  C AS     R 3
3 (9.53)
3 D 3
 V e2   1  coth(1 )  1  2   1  coth( 1 )  1
k R 1

Nella (9.53), l’ultima uguaglianza deriva dalla definizione (9.37) di modulo di


Thiele.
L’espressione ottenuta fornisce il valore del fattore di efficienza, per particelle
sferiche e reazioni irreversibili del 1° ordine, in termini unicamente del modulo
di Thiele.
Nella Fig.9.5 è mostrata graficamente la dipendenza (9.53) di  da 1.
9-18

coth ( 100)  1
1

Fattore di efficienza
0.1

0.01
0.1 1 10 100
Modulo di Thiele

Fig.9.5 – Dipendenza del fattore di efficienza dal modulo di Thiele per reazioni del 1° ordine
irreversibili in particelle sferiche isoterme di catalizzatore (doppia scala logaritmica)

Come era prevedibile in base all’effetto di 1 sul profilo di concentrazioni,


valori bassi del modulo di Thiele comportano un fattore di efficienza prossimo
ad 1. Valori piccoli di 1 si possono ottenere utilizzando particelle con R
piccolo, vista la dipendenza di 1 da R.
Per valori relativamente grandi di 1 (ordine di grandezza 1 > 5), il fattore di
efficienza diventa <<1 e la reazione è controllata dalla diffusione all’interno
della particella. In tali condizioni, l’eq.(9.53) può essere scritta in forma
approssimata come segue:

3 3 3 1 D
lim     1  1  2  1    Ve (9.54)
1   1
2
1 1 R / 3 k

nella quale si è tenuto conto che lim coth(1 )  1 e si è trascurato 1 rispetto al


 1

valore elevato di 1.


L’andamento della dipendenza (9.54) in doppia scala logaritmica (logaritmo del
1° e 2° membro) è quello di una retta di pendenza -1 come si può osservare
dalla Fig.9.5.
L’eq.(9.54) può essere utilizzata per calcolare in maniera semplice il fattore di
efficienza nelle condizioni di diffusione interna controllante (alti valori di 1).
Per valori intermedi di 1, evidentemente, occorre utilizzare l’espressione
completa (9.53).

9.4 Fattore di efficienza per particelle di forma generica.

Se il procedimento illustrato nel par.9.3 viene applicato a particelle piane (v.


O.Levenspiel)4 si perviene al seguente risultato (v. Appendice 9 A):

4
O.Levenspiel – Ingegneria delle Reazioni Chimiche – Ed.Ambrosiana.
La trattazione sviluppata in questo testo fa riferimento ad un poro cilindrico nel quale, evidentemente,
tutte le superfici interessate al flusso di materia sono uguali. Il risultato è quindi equivalente a quello che
si può ricavare per una geometria piana.
9-19

C A cosh  1   
 
C AS cosh 1 
(9.55)
tanh(1 )

1

kV
dove il modulo di Thiele è definito come segue: 1  L  , essendo L il
De
semispessore della lastra piana.
Si tratta, evidentemente, di un andamento diverso da quello ottenuto per
particelle sferiche.
Nella Fig.9.6 i due andamenti sono posti a confronto.
coth ( 100)  1
1
Fattore di efficienza

0.1

0.01
0.1 1 10 100
Modulo di Thiele

Fig.9.6 – Fattore di efficienza per particelle sferiche (curva a tratto continuo)


e per lastre piane (curva a punti)

Per valori elevati del modulo di Thiele si osserva un andamento lineare (in
doppia scala logaritmica) anche per le particelle piane.
L’andamento limite può essere approssimato, in questo caso, con l’espressione:

1
 Alti valori di 1 ; particelle piane. (9.56)
1

Si osserva che le due espressioni limiti per particelle sferiche e lastre piane sono
molto simili ma non coincidenti.
E’ opportuno approfondire il significato della lunghezza caratteristica che
appare nelle due diverse definizioni del modulo di Thiele (per sfere e per lastre
piane). Se si considera, nei due casi, il rapporto fra il volume V P della particella
e la sua superficie esterna SX si ottiene:

VP 4 / 3    R 3 R
  Particella sferica (9.57)
SX 4    R2 3

VP 2  L  A
 L Particella piana di spessore 2L (9.58)
SX 2 A
9-20

dove con A si è indicata l’area di una faccia della lastra piana.


Se ne conclude che, se nella definizione del modulo di Thiele *, anziché usare
R per particelle sferiche ed L per lastre piane, si usa R/3 per le sfere ed L per le
lastre piane, ovvero una lunghezza caratteristica pari al rapporto V P/SX, in
entrambi i casi la dipendenza limite del fattore di efficienza da 1 assume la
stessa forma:
1
 
 *
VP kV kV
*    Lcar 
SX De De

(9.59)

L’estensione è applicabile anche al caso di particelle cilindriche snelle, cioè con


lunghezza h notevole rispetto al raggio R di base. In questo caso:

VP   R2  h
 
S X 2    R2  2    R  h
Cilindro snello (9.60)
  R2  h R
 
2   R  h 2

Utilizzando il modulo di Thiele *, evidentemente, l’espressione completa del


fattore di efficienza per particelle sferiche assume la forma seguente che deriva
dalla condizione *=1/3:
1
sfera   3   * coth(3  *)  1 (9.61)
3    *
2

Nella Fig.9.7 sono riportati gli andamento del fattore di efficienza per una
particella sferica e per una lastra piana in funzione del modulo di Thiele *. Si
può osservare come le due curve tendono a coincidere per valori di *
sufficientemente alti.

1
Fattore di efficienza

0.1
0.1 1 10
Modulo di Thiele con L=Vp/Sext

Fig.9.7 – Dipendenza del fattore di efficienza da *


Curva continua: particelle sferiche
Curva a punti: lastre piane
9-21

9.5 Estensione a cinetiche arbitrarie

E’ possibile estendere la relazione fra fattore di efficienza e modulo di Thiele al


caso di cinetiche arbitrarie. La trattazione risulta particolarmente semplice con
riferimento a particelle di forma piana.

z
z+dz

Fig.9.8 – Lastra piana infinita di spessore 2L


Il bilancio di materia per un elemento di volume di spessore dz all’interno di
una lastra piana di spessore 2L (v. Fig.9.8) è:

 dC 
 
S  d  De A    r V (C A )  S  dz
dz 
(9.62)

dove S rappresenta l’area della superficie interessata al flusso di materia e


 r V (C A ) è la velocità di reazione riferita all’unità di volume di particella.
L’eq.(9.62) può essere scritta nella forma:

d  dC A 
dz 
De
dz 

  r V (C A )  (9.63)

con le condizioni al contorno seguenti:

z=L CA=CAS

 dC A 
z=0   0
 dz  z  0
9-22

L’equazione differenziale (9.63) può essere integrata una prima volta


moltiplicando primo e secondo membro per l’argomento che appare al primo
membro in parentesi quadre:

 dC A   dC A 
 De dz   d  De dz    r (C A )
V
    D
e
dC A 
dz 
 dz (9.64)

Integrando, ora, il primo membro fra 0 ed il valore generico dell’argomento in


parentesi quadra ed il secondo membro fra il valore di C A al centro della
particella C°A, si ottiene:

2 C
1  dC A 
 
A

  De   De   r V (C A )  dC A (9.65)
2  dz  CA

Dalla (9.65) si ottiene:

1/ 2
dC A  
CA

De   2  De     r V (C A )   dC A  (9.66)
dz  CA 

La valutazione del fattore di efficienza può ora effettuarsi facilmente dalla


definizione di :
S  De   dC A / dz  L


( S  L)   rV (C AS )  (9.67)

La derivata che appare al numeratore della (9.67) si può ottenere dall’eq.(9.66)


sostituendo all’estremo superiore di integrazione il valore della concentrazione
di A sulla superficie esterna della particella CSA.
Si perviene così alla seguente espressione generalizzata del fattore di efficienza:

1/ 2
 C A 
S

  e
2  D   r V

(C A )  dC A  (9.68)
 C  A 

L   r (C A )
V
S

Naturalmente, per il calcolo effettivo di  occorre conoscere l’espressione
cinetica ed il valore C°A della concentrazione di A al centro della particella.
In condizioni di forte resistenza interna alla diffusione si può assumere C  A  0
per reazioni irreversibili oppure C  A  C Aequil per reazioni reversibili.

Parallelamente, si può definire un modulo di Thiele per cinetiche arbitrarie


imponendo la condizione che, per qualunque cinetica, sia ancora valida la
9-23

1
relazione   in condizioni di forte resistenza alla diffusione interna.

Pertanto, per reazioni irreversibili, si può porre:

1 / 2
 
S
CA

  V S
A  
  L   r (C )  2   De   r V (C A )  dC A    (9.69)

 0 

Un’espressione analoga si ottiene nel caso di reazioni reversibili ponendo


l’estremo inferiore di integrazione pari al valore di equilibrio invece che a 0.

Le relazioni (9.68) e (9.69) si riducono a quelle già trovate per reazioni


irreversibili del 1° ordine ed in condizioni di forte resistenza interna:

1 / 2
 
S
CA

 
 
  L  k  C  2   De  k  C A  dC A 
S
A 

 0 
 (9.70)

 L  k  C AS 
1
 2
 S  L
k
2  De  k C A De

1/ 2
 C A 
S

2   De   k  C A   dC A 
 0 
 
L  k  CA S
 
 
1/ 2
 C AS
2
 (9.71)
 2  De  k  
 2 
 

L  k  C AS 
1 De 1
  
L k 

Per reazioni irreversibili di ordine n e forte resistenza interna si ottiene:

1/ 2
1  2  De 
  
L  k   n  1 
 
 C AS
1 n  / 2
(9.72)

 k   n  1 
1/ 2

  C AS 
( n 1) / 2
  L  (9.73)
 2  De 

L’espressione (9.73) di  può essere confrontata con il modulo di Thiele (9.34)


n introdotto per reazioni irreversibili di ordine n in particelle di forma sferica.
Si osserva che:
9-24

1/ 2
1  n  1
  n (9.74)
3  2 

Le differenze derivano dal modo diverso di definire la lunghezza caratteristica


e dalle condizioni di forte resistenza interna adottate per ricavare la (9.73).
La relazione (9.72) mostra che, per reazioni di ordine n>1, il fattore di efficienza
decresce all’aumentare della concentrazione di A sulla superficie esterna della
particella.

9.6 Cinetiche falsificate

L’interpretazione di dati cinetici per reazioni catalitiche eterogenee può dar


luogo a risultati errati se le prove sperimentali sono state effettuate in
condizione di forte resistenza nei pori.
Se, ad esempio, la cinetica intrinseca è di ordine n con coefficiente cinetico kn, la
velocità osservata sperimentalmente sarebbe:

( rAV ) oss    ( rAV ) S    k n  C AS    n


 (9.75)

che, in condizioni di forte resistenza alla diffusione nei pori e particelle sferiche,
in base alla (9.72), diventa:

1/ 2
3  2  De 
  C AS   k n  C AS  
 1 n  / 2 n
( r )
V
 
R  kn   n  1 
A oss

1/ 2
(9.76)
3  2  De 
  k 1/ 2
 C 
S ( n 1) / 2

R  n  1 
n A

L’eq.(9.76) può essere posta nella forma:

 
( rAV )oss  k n , app  C AS
n app
(9.77)

dove:

1/ 2
3  2  De 
kn , app    kn1 / 2
R  n  1 
(9.78)
n 1
napp 
2

L’ordine napp è quello che si osserverebbe dall’interpretazione dei dati cinetici e


kn,app la corrispondente costante cinetica. In realtà, come si può notare da tutto lo
9-25

sviluppo, l’ordine di reazione e la costante cinetica vere sono, rispettivamente n


e kn.
Per quanto riguarda l’ordine di reazione si ha la seguente corrispondenza:

napp nvero
1/2 0
1 1
1.5 2
2 3

Inoltre l’analisi della dipendenza della costante cinetica apparente dalla


temperatura può condurre a valori falsati dell’energia di attivazione. Dall’eq.
(9.78) si ha infatti:

d ln(k n , app ) 1  d ln k n d ln De 
   (9.79)
dT 2  dT dT 

e poiché si possono assumere le seguenti dipendenze di k n e di De dalla


temperatura:

Ea
k (T )  k   exp( )
R T
E
De (T )  De  exp( d )
R T

dalla (9.79) si ottiene:

Ea  Ed
Eoss 
2

Inoltre, essendo Ed<<Ea, il valore trovato è in realtà circa la metà dell’energia di


E
attivazione vera: Eoss  a .
2

9.7 Valutazione del peso della resistenza interna

Per stabilire se la resistenza interna alla diffusione nei pori è determinante nella
velocità con cui il reagente A viene consumato all’interno delle particelle di
catalizzatore occorre disporre di dati sperimentali.
Una prima possibilità riguarda il caso che siano noti i valori di almeno due
velocità di reazione misurate (osservate) in presenza di particelle di
catalizzatore di dimensioni diverse. Siano L 1 ed L2 le lunghezze caratteristiche
dei due tipi di particelle e (  rAV ) oss ,1 ed (  rAV ) oss , 2 le velocità di reazione
osservate in presenza delle particelle L 1 ed L2, rispettivamente (a parità delle
altre condizioni).
9-26

Poiché il modulo di Thiele è proporzionale ad L, si ha nei due casi:

1 L1
 (9.80)
 2 L2

Se, nei due casi, la resistenza interna è elevata, il fattore di efficienza è


inversamente proporzionale al modulo di Thiele. Pertanto, in condizioni di
forte resistenza interna:

1  2 L2
  (9.81)
 2 1 L1

Tenendo presente la definizione di fattore di efficienza e considerando che le


condizioni operative (CAS, T) sono uguali nei due casi5 , dalla (9.81) si ottiene:
1  2 L2   rA  oss ,1
V

  
 2 1 L1   rAV  oss , 2
(9.82)

Se ne deduce che, in condizioni di forte resistenza nei pori, le velocità di


reazione osservate stanno fra loro nel rapporto inverso delle lunghezze
caratteristiche. Questa osservazione è, quindi, un indice di forte resistenza
interna.
Viceversa, se si osservasse l’uguaglianza delle velocità di reazione si dovrebbe
dedurre che la resistenza esterna è trascurabile, cioè che i fattori di efficienza
valgono 1 nei due casi:

 r  V
A oss ,1
1
1 1

 r  V
A oss , 2 2 1
(9.83)

Se non è verificata né la (9.82) né la (9.83) ci troviamo in una situazione


intermedia, almeno per una categoria di particelle.

Criterio di Weisz-Prater

Nella forma che viene qui presentata il criterio di Weisz-Prater si riferisce a


reazioni irreversibili del 1° ordine e non richiede la conoscenza diretta del
modulo di Thiele.
Poiché è:

 r  V
A oss    kV  C AS

risulta:
5
E quindi sono uguali le velocità di reazione calcolate nelle condizioni della superficie esterna.
9-27

kV 
 r 
V
A
(9.84)
  C AS

D’altronde, dalla definizione di modulo di Thiele per reazioni irreversibili del


1° ordine, è anche:

2
kV   De (9.85)
L2

Dall’uguaglianza della (9.84) e (9.85) si ricava:

  2  
 
L2  rAV oss
(9.86)
De C AS
Il gruppo adimensionale al secondo membro è detto modulo di Weisz-Prater e
può essere valutato se sono note la velocità di reazione osservata in
corrispondenza alla concentrazione CAS e le altre proprietà delle particelle (L e
De).
In base al valore che assume il modulo di Weisz-Prater si può concludere
quanto segue:

Se il modulo è molto minore di 1, ovvero se è    2  1 la resistenza


interna è trascurabile. Infatti questa situazione si verifica per <<1 che
corrisponde ad =1.
Se, viceversa, è    2  1 , la resistenza interna è elevata. Infatti, in
1 1
questo caso, risulterebbe >>1 e   e, quindi,    2    2    1
 
Infine il caso    2  1 caratterizza una situazione intermedia.

9.8 Fattore di efficienza globale

Questa grandezza viene definita come rapporto fra la quantità di A che viene
consumata nell’unità di tempo all’interno della particella di catalizzatore e la
quantità di A che verrebbe consumata nell’unità di tempo se tutta la particella
fosse nelle condizioni della massa di fluido:

WA  oss
 (9.87)
WA  Fluido

Ad esempio, per una reazione irreversibile del 1° ordine con reagente A in fase
gassosa, si avrebbe:
9-28

 r 
V
A oss    kV  C AG (9.88)

Una relazione fra il fattore di efficienza globale  ed il fattore di efficienza


interno  può essere dedotta facilmente, per reazioni irreversibili del 1° ordine,
in base alle seguenti considerazioni.
In condizioni stazionarie, la portata di A che si trasferisce dalla massa del fluido
fino alla superficie esterna della particella è pari alla quantità di A che entra
nella particella nell’unità di tempo e reagisce:

 J A  est  Sest    rAS  oss   Sest  Sint     rAS oss  Sint (9.89)

 
dove  rAS oss è la velocità di reazione specifica per unità di superficie.
Nell’ultimo passaggio della (9.89) si è trascurata la superficie esterna della
particella Sest rispetto alla superficie interna dei pori Sint.
Sostituendo le espressioni del flusso nel film esterno e l’espressione della
velocità di reazione osservata in termini di fattore di efficienza interno si
ottiene:

 
k A, c  C AG  C AS  Sest    k S  C AS  Sint (9.90)

Da questa relazione si ricava la seguente espressione per la concentrazione di A


sulla superficie esterna della particella:

C AG
C AS 
k S (9.91)
1    S  int
k A, c Sest

La quantità di A che reagisce nell’unità di tempo all’interno della particella può


essere scritta, in termini di fattore di efficienza interno, nel modo seguente:

WA  oss    kS  C AS  Sint 


C AG
   kS   Sint (9.92)
k S
1    S  int
k A, c Sest

mentre il denominatore della (9.87) è semplicemente: k S  C AG  Sint


Sostituendo questo gruppo e la (9.92) nella definizione (9.87), con qualche
semplificazione, si ricava la relazione cercata:



k S (9.93)
1    S  int
k A, c S est
9-29

Nella trattazione precedente e nel risultato (9.93) si è fatto uso della velocità di
reazione specifica per unità di superficie. La trasformazione che consente di
utilizzare kV anziché kS è, però, immediata se si tiene conto che
  rAS   Sint    rAV   Vpart , ovvero: kS  kV  VSpart .
int
9-30

APPENDICE 9 A

Con riferimento al bilancio di materia nell’elemento di volume Sdz (v.Figura) si


ha:

z
z+dz

 dC A 
S  d  De
dz   
  r V (C A )  S  dz
 
d  dC A 
De  kV  C A (A.1)
dz  dz 
d 2C A kV
  CA  0
dz 2 De

La soluzione di questa equazione lineare del secondo ordine è del tipo:

C A  z   M 1  exp m  z   M 2  exp  m  z  (A.2)

dove m e –m sono le soluzioni dell’equazione caratteristica associata alla (A.1):

kV
m (A.3)
De

ed M1, M2 sono le costanti di integrazione che si ricavano dalle due condizioni


al contorno:

C A  C As per z0
dC A
0 per zL
dz

Si ottiene:
9-31

C As  exp  m  L 
M1 
exp m  L   exp  m  L 
(A.4)
C As  exp m  L 
M2 
exp m  L   exp  m  L 

Pertanto, il profilo di concentrazione all’interno della particella piana ha la


forma seguente:

C A  z  exp m   L  z    exp  m   L  z  
 
C As exp m  L   exp  m  L 
  z  (A.5)
cosh m  L  1  
  L 

cosh  m  L 

Seguendo ora lo stesso procedimento adottato per le particelle sferiche, ovvero


valutando la portata entrante nella particella come prodotto del flusso calcolato
in corrispondenza della superficie esterna per la superficie esterna della
particella, si perviene al seguente risultato del fattore di efficienza:

tgh(m  L) tgh  
  (A.6)
mL 

dove il modulo di Thiele Φ si è posto pari a:

kV
  L (A.7)
De