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Sistema finanziario

lezione del 25.09.2017

Si parla di banche perché a differenza degli altri fattori hanno un effetto contagio, a
catena. Per esempio, fallita la quarta banca più grande al mondo, sono fallite anche
le altre. Le banche vivono infatti in un rapporto fiduciario. Le banche sono il
motore dell’economia. Più potente è il sistema bancario, più alto è il PIL, il
benessere collettivo e via dicendo. Se salta il rapporto fiduciario si ha una
regressione generalizzata.

Il sistema finanziario è un sistema cioè un insieme di elementi che interagiscono


tra loro. Gli elementi sono: strumenti finanziari, mercati finanziari, istituzioni
finanziarie. Questi interagiscono tra loro. Si crea così il sistema finanziario.

Il sistema finanziario rappresenta la struttura attraverso cui in una economia


moderna si svolge l’attività finanziaria (la produzione e l’offerta dei servizi finanziari)

Le banche ovviamente non possono fare quello che vogliono. Data la natura
dell’attività svolta, il funzionamento del sistema finanziario avviene in un contesto di
regole e controlli. La quarta componente della struttura del sistema è costituita dalle
autorità di vigilanza. Ci sono due grandi istituzioni che vigilano sul sistema
finanziario e sono: BANCA D’ITALIA e CONSOB (La Commissione Nazionale per le
Società e la Borsa: è un’autorità amministrativa indipendente). 

La banca d’Italia controlla la stabilità del sistema finanziario. Controlla che le
banche non siano a rischio di fallimento e che gli operatori siano stabili. Il ruolo è
quello di prevenire eventi di dissesto garantendo stabilità al sistema. Lo fa con
alterne fortune. 

La CONSOB controlla la trasparenza sul mercato e la concorrenza. Tutti questi
operatori devono essere concorrenti e non deve esserci un monopolio, nessuna
posizione dominante.

Gli strumenti finanziari sono dei contratti che incorporano diritti patrimoniali e
diritti amministrativi. I diritti patrimoniali sono titoli di stato. Per esempio se
compro un titolo di Stato, ho diritto a riavere indietro sia il capitale che l’interesse.
Se compro una azione, a livello di remunerazione vale il dividendo. 

Il diritto amministrativo in una società è quello che si esercita nell’assemblea dei
soci, è il diritto di amministrare la società, non è diritto economico/patrimoniale.
L’azione incorpora sia il diritto amministrativo che quello patrimoniale.
L’obbligazione invece è solo patrimoniale.

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Gli strumenti finanziari costituiscono una forma di rappresentazione della ricchezza,
una forma che ne rende più semplice la detenzione e il trasferimento.

Si conoscono diversi strumenti finanziari:

• obbligazioni

• azioni

• titoli di Stato

• Polizze

L’idea che oggi sono presenti diversi sistemi finanziari, ci porta ad avere:

• Una maggiore denominazione della ricchezza. La ricchezza è frammentata.


Questo da vantaggio poiché la ricchezza può essere espressa in tanti modi.

• La capacità di una maggiore trasferibilità della ricchezza; oggi i trasferimenti


avvengono in modo più rapido rispetto a quanto accade con la ricchezza reale.

• La diversificazione/riduzione del rischio. Si può separare il rischio. Se succede


qualcosa c’è qualcun altro che paga al mio posto. L’assicurazione è anche sui
titoli di Stato. Io contraggo il rischio, ma eventualmente un altro ne risponde.
L’esposizione al rischio è più sopportabile se ogni investitore può ripartire la
propria ricchezza tra un numero ampio di impieghi piuttosto che destinare tutto a
un singolo investimento reale. Gli strumenti finanziari sono alla base di questa
possibilità di distribuzione della ricchezza tra una molteplicità di impieghi.

Il ruolo del sistema finanziario è:

• velocizzare gli scambi: qualcuno produce e qualcuno compra. A livello


concettuale, se ci sono scambi, l’economia cresce e il benessere collettivo
aumenta . Lo scambio si perfeziona con il denaro, con uno strumento di
pagamento, Migliore è, più velocemente si fa uno scambio. 

Il denaro è un equivalente certo.

Se dal denaro tradizionale si passa al denaro virtuale, lo scambio è ancora più
veloce. 

Lo scambio non avviene direttamente ma tramite la banca.

• agevolare il trasferimento dei soldi finanziari dai soggetti in surplus ai


soggetti in deficit. I soggetti in surplus hanno più soldi di quelli che necessitano;
un esempio sono le famiglie. I soggetti in deficit sono, per esempio, le aziende
poiché esse sono voltate alla crescita e hanno dunque bisogno costantemente di
soldi, chiedendoli ai soggetti in surplus. Questi soldi sono restituiti con interesse.
Lo Stato è sempre in deficit, emette dunque dei titoli di Stato. Lo Stato si indebita

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coi risparmiatori per finanziare le opere pubbliche; tramite determinati strumenti si
indebita con il cittadino.

Il margine di interesse è la differenza tra tassi attivi e passivi. Quanto pago per
ottenere i soldi e quanto ricevo per prestare i miei soldi? Questa differenza si
chiama SPREAD sui tassi. 

I mercati finanziari sono i mercati di borsa valori dove le società si spostano per
ottenere soldi. Essi agevolano il trasferimento a titoli di prestito. Sia intermediari
finanziari che mercati finanziari agevolano lo scambio, non a titolo di prestito ma di
capitale di rischio. 

Con la banca si ha una facilità di liquidità. La banca ha questa capacità. 

L’imprenditore si dedica al medio lungo termine. La banca attua la trasformazione
delle scadenze.

lezione del 26.09.2017

È necessario capire perché le banche facciano da intermediari. Il trasferimento


diretto del surplus avviene solo tra persone che hanno rapporti di natura familiare;
sul mercato ci sono le banche.

Un rapporto diretto tra due persone senza intermediario ha un primo problema: si


hanno costi di transizione troppo alti. Tramite la banca non si hanno costi di
transazione. Un mercato a ricerca autonoma ci fa sostituire il ruolo della banca, ma
a lungo andare ha dei costi più elevati. Si pone anche un altro problema: ci si deve
accontentare del tasso che si trova, non si ha la possibilità di una visione generale e
globale del tasso. 

Il tasso di interesse delle banche è quello di mercato, ci può essere una lieve
differenza perché altrimenti fallirebbero la banche con tasso più alto. Le banche
sono costrette ad applicare quel tasso. 

Questa è la prima teoria che giustifica il motivo per il quale le banche devono essere
presenti.

La seconda teoria è quella del rischio e delle competenze. In banca ci sono


professionisti dell’analisi del bilancio; il privato probabilmente non ha lo sguardo
puntuale sull’economia del bilancio. Non bisogna guardare solo l’impresa in
questione, ma bisogna avere una visione globale di quella economia. Molto
importante nell’analisi di fido. C’è anche il rischio di liquidità, l’intermediario può
effettuare una trasformazione di scadenze, il privato non può.

Esiste una terza teoria che conferma la necessità degli intermediari. Le banche
vanno a vedere l’andamentale; è più importante l’uomo del progetto. C’è un
problema di asimmetrie informative. Tra due persone che fanno uno scambio, le

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informazioni non sono uguali. C’è chi sa di più e chi sa di meno. Si hanno
asimmetrie informative ex ante (prima di) ed asimmetrie informative ex post.

• Le asimmetrie informative ex ante danno luogo al problema della selezione


avversa: io da solo, non conoscendo tutte le informazioni, rischio di prestare i
soldi all’imprenditore sbagliato. Scelgo la persona sbagliata. La banca cerca di
risolvere questo problema. Il tema delle selezione avversa è stato portato avanti
da Akerlof, il quale per spiegare questo concetto e per spiegare come la
selezione avversa distrugge il mercato ha fatto la teoria dei bidoni/limoni. Un
mercato in presenza di asimmetrie informative crolla perché non si realizzano gli
scambi. Il mercato privato verrebbe meno. L’intermediario elimina le asimmetrie
informative. La banca prima di poter garantire, può studiare bene l’affidabilità
dell’imprenditore. La banca fa una attività di screening (capisce chi è affidabili e
chi no).

• Le asimmetrie informative ex post danno luogo all’azzardo morale: una


persona pone meno attenzione sulle cose degli altri. Se una banca mi da molti
soldi, noi rischiamo tanto. Davanti ad un investimento, l’approccio di un investitore
è diverso. Io come faccio a capire se l’investitore usa i soldi effettivamente per il
progetto presentatomi? La banca può effettuare una attività di monitoring. Io
banca posso vedere come spende i soldi il soggetto a cui li ho dati in prestito. Se
mi rendo conto che non li spende in modo consono, lo chiamo e prima di farlo
fallire si trova una soluzione. Questo non si potrebbe fare tra privati. A volte la
banca non ti da tutti i soldi, nonostante il progetto venga approvato. Questo lo fa
per tutelarsi, poiché facendo così, si riduce l’azzardo morale (dato che nessuno
rischia coi propri soldi). Quindi la banca fa una sorta di tutela al soggetto.

"Vi siete mai chiesti come mai pagate un'auto 20.000 euro e appena usciti dalla
concessionaria ne vale 15.000 ?" Così interrogò l'aula il Prof di Economia Politica. E
proseguì: "la spiegazione la dovete a George Akerlof , economista americano, che
pubblicò uno studio famoso nel 1970, The Market for Lemons. Ciò rappresentò il
viatico ad una luminosa carriera accademica, visto che ad Akerlof fu assegnato nel
2001 il Nobel per l'Economia assieme a Stiglitz e Spence".

Il nostro articolo di oggi, cari lettori, prosegue con quello che ci abbiamo capito noi.
Influenzata dai "bidoni" (gli americani li chiamano "lemons, limoni") immessi nel
mercato, la legge della domanda e dell'offerta porta in automatico il prezzo di tutte
le auto usate a quello medio, proprio perchè la naturale "asimmetria
informativa" esistente (il venditore conosce...i suoi polli, l'acquirente no), mette chi

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compra in una condizione di guardinga inferiorità. Poiché, stando così le cose, le
auto usate di buona qualità alla lunga finirebbero con l'essere completamente
assenti da questo mercato poiché a nessun venditore converrebbe "svenderle", è
stato inventato il mercato dell'usato garantito, dei chilometri zero, gestito dalle
stesse case automobilistiche. Compare quindi in questo caso un intermediario
qualificato che, facendo da ponte fra domanda e offerta,  dovrebbe risolvere in
parte o del tutto il problema dell'asimmetria informativa. Proprio come accade, o
meglio dovrebbe accadere, fra i risparmiatori e i mercati dei capitali, attraverso il
veicolo di banche, sim, reti di promotori, compagnie assicurative e quant'altro.

Quale utilità trarre da tutto ciò ? Una verità vecchia come il mondo è che la qualità
della vendita è insita nel post-vendita. Per fiducia "istituzionale" vogliamo partire
dall'assioma che le autorità vigilino per davvero e che quindi nessuno possa andare
in giro a distribuire patacche ? I "difetti di fabbrica" non possono essere dimenticati
troppo a lungo nel cassetto delle aziende, pena la loro trasformazione nel "mercato
dei limoni", con la susseguente cattiva pubblicità di veloce propagazione. Al
contempo, tu caro venditore, chiarisci ogni equivoco, sciogli ogni nodo col "già
cliente" che hai dentro al pc, prima di partire, borsa in mano, all'acquisizione del
prossimo. E' urgente, ad esempio, intervenire nel settore bancario ove la dubbiosa
percezione che i risparmiatori hanno degli istituti di credito impone l'obiettivo di
ripristinare fiducia e trasparenza. Con la creazione del corretto surplus economico
per tutti gli attori. Tutti voi, cari lettori, per intuito o per studio, già sapete che ciò è
alla base della moderna economia di mercato. Ed infatti nel documento
accademico (cliccate) di Akerlof, il concetto è ovviamente  accompagnato da un bel
pò di numeri e funzioni matematiche.

lezione del 27.09.2017

Il ruolo delle banche è quello di favorire il passaggio da soggetto in surplus a


soggetto in deficit. La banca deve raccogliere da chi ha più soldi e prestare a chi ne
ha meno.

La prima attività della banca è raccogliere appunto il denaro. La prima attività è di


raccolta. La raccolta è l’attività che permette di reperire le risorse finanziarie a titolo
di debito che le servono per espletare la sua attività tipica. La seconda è di impiego
(presta i soldi). La raccolta è la sua attività a monte. La materia prima della banca è
la raccolta. La raccolta fa reperire i soldi per far svolgere alla banca la sua attività
tipica. Quando una banca raccoglie denaro dal pubblico, essa ha un debito nei
confronti del pubblico.

Caratteristiche comuni delle diverse operazioni di raccolta sono:

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• assunzione da parte della banca di una posizione debitoria nei confronti della
clientela;

• contabilizzazione nel passivo dello stato patrimoniale della banca;

• rischio di liquidità legato all’impegno della banca a restituire le somme raccolte. La


banca potrebbe non restituire i soldi al depositario.

Le operazioni di raccolta sono racchiuse in due macro-categorie:

• operazioni di raccolta di tipo personalizzato;

• operazioni di raccolta basata su strumenti di mercato.

Nella prima si ha un rapporto personalizzato (coerente con i propri bisogni e con le


proprie esigenze finanziarie), fatto su misura, tailor made. Si ha un rapporto diretto
col cliente. Ognuno in base alla forza contrattuale riesce a spuntare condizioni
migliori o peggiori.

Nella seconda la raccolta è standardizzata. Comprende quegli strumenti che si


rivolgono al generico mercato ed escludono quindi la negoziazione delle condizioni
con la banca e l’eventuale personalizzazione sulla base di esigenze del cliente.

Nel primo caso, una persona può depositare sul proprio tramite:

• conto corrente di corrispondenza passivo,

• deposito a risparmio (libretto),

• certificati di deposito e buoni fruttiferi (che funzionano come i certificati di


deposito),

• pronti contro termine passivi (passivi poiché è la banca che raccoglie, per noi
sono attivi).

Queste sono le tipologie, le forme tecniche per depositare.

Per la raccolta standardizzata si parla di obbligazioni bancarie e altri titoli. Le


obbligazioni bancarie sono uguali per tutti, non si fa trattativa.

La raccolta può avvenire sia in valuta domestica che in valuta estera. Dal 1990, con
la legge Amato, è stata data la possibilità di effettuare versamenti in banca sotto
qualsiasi valuta.

Si ha la tutela del risparmio: in base a questo principio, in caso di fallimento della


banca, i soldi depositati su tutto tranne che sui pronti, sono garantiti e sono
rimborsati fino a 103’000 euro. Se ho un valore più alto, tipo 200’000, fino a 103’000
vengono rimborsati (in 15 giorni tramite assegno), gli altri 97’000 potrebbero essere
recuperati tramite una causa alla banca, cercando di liquidare la sede (per esempio).

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Non si sa però se si recuperano tutti. I primi 103’000 vengono restituiti da un fondo
interbancario di tutela dei depositanti. Si ha invece, per le bcc, un fondo di
garanzia dei depositanti del credito cooperativo. Tutte le banche italiane devono
versare in questo “salvadanaio” delle quote. Nel caso di fallimento di una banca
questo “salvadanaio” si apre. Questo è per avere un rapporto fiduciario. Le quote
da versare sono diverse. La quota più alta la versa la banca piccola, poiché è più
probabile che fallisca una banca piccola. Si fa un ragionamento inversamente
proporzionale. 

La prima regola è dunque la proporzione. Più è grande, meno paga.

Tra banche della stessa dimensione, paga di più chi in futuro potrebbe fallire, perché
si fa un indice di solvibilità dello stato di salute dalla Banca. Questo indice si
chiama PATROL. In base a quello che esce, chi sta peggio, pagherà un po’ di più.

Il principio del too big, to fail è importante perché le banche troppo grandi non
possono fallire perché altrimenti fallisce la nazione. Si devono trovare escamotage
per non farle fallire.

I conti correnti di corrispondenza passivi sono lo strumento di raccolta più


importante. Esso rappresenta il primo contatto che il cliente ha con la banca. È il
primo approccio. La disponibilità di un C/C è per certi versi un requisito per
l’effettuazione di qualsiasi altra operazione bancaria.

Ha due funzioni:

• funzione di pagamento: tutti gli strumenti di pagamento non possono essere


utilizzati se non si ha un conto corrente. L’assegno è incastonato nel conto
corrente. Permettono al cliente di accedere al sistema dei pagamenti e di dare
mandato alla banca di eseguire operazioni a valere sul suo conto;

• funzione di investimento: se ho 10000 euro sul conto corrente, mi frutta


qualcosa. Ho un piccolo rendimento. Con questa funzione le banche consentono
al cliente di mettere a frutto le proprie disponibilità e alla banca stessa di
raccogliere le risorse finanziare a titolo di debito.

Per assolvere con efficacia la propria funzione di accesso al sistema dei pagamenti,
i C/C funzionano come strumento a vista, nel senso che è possibile prelevare
risorse finanziarie in ogni istante, sino a concorrenza del saldo disponibile.

Questi C/C sono i cosiddetti C/C creditori che rappresentano un debito per la banca
e per questa ragione sono detti anche C/C passivi, per distinguerli dai C/C attivi che
vengono aperti presso la banca in occasione di concessioni di credito accordate
dalla banca stessa ai propri clienti.

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Quando apro un conto corrente le condizioni devono essere messe nero su bianco
nelle condizioni generali riportate sul retro della lettera-contratto con la quale
l’apertura del conto viene confermata al richiedente (contratto tra privato e banca in
cui sono citate tutte le condizioni. Quando si firma, noi depositiamo la nostra firma.
Con questa firma si ha la convalida degli assegni).

I conti possono essere:

• a firma congiunta (due o più persone aprono lo stesso conto corrente ed


entrambi devono depositare la firma). Se il contratto è a firma congiunta, le
operazioni devono essere firmate da entrambi;

• a firma disgiunta (firmano sempre due persone), ma può firmare solo uno o l’altro
per le operazioni.

La banca può cambiare le condizioni, unilateralmente. Ovviamente il privato in base


alla legge può recedere dal contratto entro 15 giorni senza penalità.

Tra le condizioni non c’è solo il tasso di interesse (il privato ne pretende uno più
alto), ma anche la data valuta. Essa rappresenta il giorno in cui incominciano a
decorrere gli interessi sulla somma depositata. Se vado in banca oggi e verso 100
euro, vado a +100. Gli interessi sulla somma partono dallo stesso giorno. 

Se oggi verso un assegno di 100 euro, la banca fa partire gli interessi dal giorno
segnato sull’assegno stesso.

La data valuta è la data in cui un assegno diventa liquido per una banca e la banca
inizia a pagare gli interessi. 

Per un cliente è meglio che la data valuta sia minore. Si ha sempre una
negoziazione. Più si è forti contrattualmente minore sarà la data valuta.

Gli assegni possono essere o bancari o circolari; su piazza o fuori piazza.


L’assegno è su piazza quando si è nello stesso comune. Se si è fuori piazza i giorni
di valuta sono maggiori.

Supponiamo che alle 10 prelevo 1000 euro; dopo un’ora verso 10000. Il mio saldo
contabile è di 9000. Dato che c’è la data di valuta, per questa sono in debito con la
banca per i giorni di valuta. Il saldo contabile è positivo.

Si ha a fine semestre:

• l’estratto conto: documento dove vengono elencate le operazioni in ordine


cronologico, senza considerare la valuta, giorno per giorno;

• la staffa: le operazioni vengono fatte in ordine di data valuta. Gli interessi da


applicare vengono fatti sulla staffa.

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Il calcolo degli interessi è molto importante. Se in un anno sono sempre stata +, la
banca deve pagare me, altrimenti è il contrario. Il calcolo degli interessi deve essere
fatto nello stesso periodo. In passato si usavano scadenze diverse, oggi invece le
scadenze sono uguali. Si ha un reato bancario, si parla di anatocismo bancario.
L’anatocismo è il divieto di calcolare gli interessi sugli interessi.

I conti correnti sono stati utilizzati con finalità diverse: sono stati utilizzati sia come
prodotti civetta che come conto fondo.

Un prodotto civetta è quel prodotto che attira la clientela. Si fa attività di cross


selling. La distribuzione non guadagna nulla sul prodotto civetta, ma guadagna
molto su altro. Vale la stessa cosa per la banca.

Nel conto fondo ottimizzo liquidità e redditività. Con questo servizio il correntista


può gestire al meglio la liquidità familiare, senza lasciare somme infruttifere sul
conto e, al tempo stesso, senza rischiare di dover disinvestire all`improvviso.
Quando, infatti, il saldo del conto sale oltre una certa soglia, i capitali sono
convogliati nel fondo; quando, viceversa, scende sotto un determinato limite,
avviene l`inverso.

I libretti possono essere:

• nominativi: è intestato ad una persona. Solo quella persona può andare a


prelevare i soldi ivi contenuti. Su questi si può versare in qualsiasi forma.

• al portatore: non c’è scritto nessun nome. Chiunque si presenti allo sportello, può
prelevare i soldi ivi contenuti. Si versa solo denaro contante.

In caso di furto, o in caso di errore del sistema (dissonanza) tra la scrittura sul
libretto e quella della banca, se i libretti sono nominativi, nessuno dei due ha
ragione: ognuno dei due ha l’onere della prova di dimostrare la verità. Se i libretti
sono al portatore, fa fede quello scritto sul libretto.

Entro il 30 novembre di ogni anno, la banca manda a casa il riepilogo del libretto.

In generale, qualora si fa una operazione con la banca, le condizioni devono essere


esposte nei saloni di banca. Vige il principio della trasparenza.

I depositi a risparmio D/R sono strumenti destinati ad accogliere somme sottratte


più o meno durevolmente ai consumi. Essi possono essere:

• liberi: in ogni momento posso andare a versare e prelevare liberamente.

• vincolati: dai 3 mesi ai 5 anni. L’interesse è maggiore. In linea di principio, se i


soldi servono prima, la banca non deve ridare i soldi, ma la banca ti restituisce i

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soldi applicando una penalità (diminuisce il tasso di interesse). Questa penalità
non può essere mai inferiore alla nominalità stessa.

lezione del 02.10.2017

I certificati di deposito sono strumenti a breve-media scadenza: vanno dai tre mesi
ai cinque anni. Si può comprare un certificato di deposito in banca. Il prodotto è di
tipo personalizzato. Il tasso di interesse varia in base alla forza contrattuale del
contraente. Si dice che è un prodotto emesso con la tecnica “a rubinetto”: la banca
non stabilisce quanti certificati dare ai clienti, dipende cioè dalla richiesta dei
depositanti. Non c’è un numero fisso di certificati da fissare. Non funziona così per
le obbligazioni. Il quantitativo delle obbligazioni è fissato. Il certificato di deposito è
un titolo trasferibile: esso può essere ceduto ad un altro sul mercato. Lo si può
anche vendere.

Esempio: compro un certificato di deposito di 100’000 per 5 anni, al tasso del 3%.
La banca per 5 anni non me li restituisce. Supponiamo che dopo 3 anni ho bisogno
dei soldi, il certificato viene venduto ad un altro acquirente interessato. Io trovo un
cliente sempre tramite la banca e i suoi sportelli. Quello che lo compra trova la
durata ridotta (cioè ha solo gli anni che mancano). Il prezzo quale è? Dipende dal
tasso di interesse che c’è in quel momento. Io cliente pur di avere un tasso di
interesse più alto, sono disposto a comprare un titolo con un tasso maggiore
rispetto al presente, anche se lo pago poco di più. 

Anche le obbligazioni funzionano così. Se i tassi aumentano sul mercato, il valore
del titolo diminuisce. Il valore del titolo è inversamente correlato all’andamento
dei tassi di interesse.

La banca può anche procedere al riacquisto dei certificati di propria emissione a


condizione che gli stessi vengano riallocati presso altri risparmiatori.

Il valore minimo del certificato è di 500 euro nella maggior parte dei casi. Il tasso
può essere fisso o variabile (legato a qualcos’altro).

I pronti contro termine passivi sono chiamati anche vendita con patto di
riscatto: sono operazioni con le quali un soggetto vende a pronti una determinata
quantità di titoli e contemporaneamente si impegna a riacquistare al termine
convenuto e dalla stessa controparte un quantitativo uguale ad un prezzo stabilito.
Quindi è un unico contratto in cui io banca vendo oggi dei titoli ad un certo prezzo
ma contestualmente mi impegno nel contratto a ricomprarmeli ad una data futura
ad un certo prezzo.

Supponiamo che la banca ha nel suo portafoglio 50 mila euro di titoli di Stato.
Supponiamo che io compro questi titoli, la banca si procura i 50 mila che gli

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servono, ma non vende per sempre i btp (buoni del tesoro poliennale). Tramite
contratto io li rivendo alla banca, ottenendoci qualcosa. L’utilità per la banca è
passiva poiché per la banca è un debito. Il cliente fa un investimento poiché ha una
remunerazione. La banca cede un certo quantitativo di titoli di Stato, ma avrebbe
potuto cedere anche azioni della Fiat. Non lo fa con le azioni, ma in maniera
tassativa con i titoli di Stato perché il titolo è una garanzia. Se la banca fallisce non
perdo i soldi perché io posso recuperare i soldi andando a vendere nel mercato i
titoli di stato. I titoli si muovono di poco nel mercato al contrario delle azioni che
salgono e scendono.

Il valore minimo dei pronti è di 50 mila euro. In linea generale la scadenza è


massimo un anno. Nella quotidianità massimo tre mesi.

Questi erano gli strumenti di raccolta di tipo personalizzato.

In base alle scadenze gli strumenti di tipo personalizzato hanno raccolta a breve
termine. Le obbligazioni hanno durata più pronunciata.

Le forme tecniche di raccolta basate su strumenti di mercato (standardizzate)

Le banche hanno avuto la possibilità di emettere obbligazioni solo dal 1993. Prima
le banche hanno avuto grossi problemi. È successo che il d. lgs 385/93, il Testo
Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, ha permesso alle banche di poter
emettere obbligazioni, dotandosi di risorse finanziarie stabili. Prima di questa legge
in Italia vigeva una legge bancaria del 1936. Prima del TU le obbligazioni erano la
normale fonte di raccolta degli istituti di credito speciale.

Nel 1929 sono fallite molte banche. C’è stata una recessione a livello mondiale. Fino
a quella data in America la legge era diversa. Il mercato lasciato libero è cresciuto
negli anni, nel ’29, non si è sistemato da solo, ma è scoppiato. Nel ’29 è stata
messa in crisi la teoria del liberismo. Nel ’32 il presidente americano cambia,
diventa Roosevelt il quale applica il New Deal. Si passa dalle teorie di Adamo Smith
al neo-keynesianesimo. Lo Stato offre dei servizi statali, sanità, scuola. Lo Stato
mette le mani in alcuni settori strategici. Si fissano le regole del gioco. Il New Deal,
oltre ad aver riformato il ruolo dello Stato, fa nell’ambito bancario delle rivoluzioni.
Questa nuova legge la si chiama “Glass Steagall act”: sancisce delle cose
particolari. Ci parla di:

• specializzazione temporale cioè le banche dal ’32 in poi devono scegliere cosa
fare: devono scegliere se diventare delle commercial bank oppure se vogliono
diventare delle investement bank. La differenza tra le due è molta. Se la banca
raccoglie denaro a breve termine, non può prestarli a lungo termine, altrimenti
fallisce. Se la banca raccoglie soldi a lungo termine, li può prestare a medio-lungo
termine. Si fa il matching finanziario delle scadenze (breve con breve, medio-

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lungo con medio-lungo). La banca commerciale raccoglie denaro solo a breve
termine: essa presta i soldi solo a breve termine. Una banca di investimento
raccoglie denaro a lungo termine tramite obbligazione: presta solo a lungo
termine. Questa legge è rimasta fino agli anni ’90.

Nel ’36 anche in Italia è stata replicata la legge con due elementi:

I. specializzazione temporale;

II. separazione banca-impresa.

Le banche devono classificarsi come banche di credito commerciale oppure


come istituti di credito speciale. A differenza degli Usa, in Italia tutte hanno scelto
di diventare banche di credito commerciale. Non ci sono stati istituti di credito
speciale a parte una che è la Mediobanca. Questa non è stata aperta al pubblico, è
stata creata nel ’46 da parte di Otto Joel. Egli a fine 1800 aveva già fondato la
banca commerciale d’Italia (oggi Banca Intesa). Nel 1946 ha fondato Mediobanca,
mettendo a capo Enrico Cuccia . Mediobanca ha gestito gli interessi delle famiglie
più grandi (Pirelli, Agnelli). È stata un tempio per le grandi famiglie. L’Italia è fatta da
piccole-medio imprese, regno delle PMI. Il problema è che le imprese, pur volendo
crescere non potevano chiedere soldi a lungo termine. Non c’è stato un modello di
Banca che ha dato la possibilità di fare credito industriale. Questo modello di banca
è stato un limite per il tessuto industriale della nostra nazione. 

Per quanto riguarda la separazione banca-impresa, prima del ’36 le banche e le
imprese compravano azioni l’una dall’altro. Questo legame si chiama siamese. Il
problema di questo legame siamese è che se una fallisce, fallisce anche l’altra. 

Nel 1917 si ha il fallimento della banca italiana di sconto (BIS) portato dal fallimento
dell’impresa Ansaldo. Quando fallisce l’Ansaldo a causa delle commesse pubbliche,
fallisce anche la banca più grande d’Italia. Nel ’36 ciò si modifica: i due mondi
devono rimanere separati. La legge del ’36 affermava che se una banca vuole
comprare una partecipazione in una impresa o se una impresa vuole diventare
azionista può farlo ma deve chiedere l’autorizzazione alla banca d’Italia. Essa
puntualmente risponde no, ergo non ci sono più legami siamesi. Questa legge è
stata modificata nel ’94. C’è stata una rivoluzione copernicana: non c’è più la
specializzazione territoriale, possono prestare a qualsiasi temine. La banca è un
supermarket finanziario.

Le due grandi teorie economiche sono:

• Liberismo economico di Adam Smith: lo stato non deve entrare nell’economia,


non c’è regolamentazione, in questo modo il mercato cresce. Se ci sono delle
distorsioni, si sistemano da sé. Si parla della mano invisibile del mercato.

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• Interventismo economico di John Maynard Keynes: intervento pubblico statale
a sostegno della domanda, nella consapevolezza che altrimenti il prezzo da
pagare è una eccessiva disoccupazione.

lezione del 03.10.2017

Oggi, da quando il TU ha permesso alle banche di usare le obbligazioni, le banche


le usano moltissimo. È lo strumento di raccolta più cospicuo. Nel momento in cui la
banca raccoglie tramite obbligazione sta vendendo al pubblico a lungo termine
(15-20 anni). 

Noi siamo disponibili a dare i soldi per così tanto, ma a che patto? Ovviamente il
tasso di interesse è maggiore. 

Io banca raccolgo tramite C/C e ho il tasso al 0.5 %; se io banca raccolgo tramite
obbligazione ho il tasso del 3%. È più cospicua ma è anche più oneroso. Quindi
perché usa le obbligazioni? Siamo sicuri che l’obbligazione costa di più alla banca
rispetto al C/C? 

(Se io raccolgo a breve, pago lo 0.5%, li presto al 4%; se io raccolgo a lungo, pago
il 4%, li presto al 6.5%.) 

Supponiamo che una banca decide di raccogliere 100 milioni di euro e lo fa solo
tramite C/C pagando lo 0,5%. Per raccogliere 100 milioni deve tenere aperti
moltissimi sportelli e quindi ha molti costi operativi (bancai, costi per mantenere
attivi gli sportelli). Per le obbligazioni invece, non ci sono costi operativi, è molto
meno oneroso. Il tasso è più alto, ma alla fin fine l’obbligazione costa molto meno, è
anche più veloce.

La legge bancaria del ’94 ha voluto dare alle banche un “contentino”. Le


obbligazioni sono forma di raccolta per qualsiasi impresa. La legislazione è molto
più favorevole per le banche, rispetto a quelle per le imprese.

- Diversa è la forma giuridica delle obbligazioni emesse dalle banche e quelle


emesse dalle imprese: 

L’impresa per poter emettere le obbligazioni deve essere S.p.A oppure s.a.p.a.;
una S.r.l. non può emettere obbligazioni. 

Le banche hanno invece come forme giuridiche S.p.A, cooperative, popolari. La
legge autorizza ad emettere obbligazioni sia le S.p.A. che le altre. Qualunque
forma giuridica di banca può emettere obbligazioni.

- L’organo deliberante delle imprese è il consiglio di amministrazione per le


operazioni giornaliere. Non si chiede, nell’operatività ordinaria, il consenso dei
proprietari. L’assemblea dei soci stabilisce l’indirizzo strategico, il CDA esegue
tale indirizzo. Per le operazioni straordinarie invece si chiama l’assemblea dei

13
soci. Quindi l’organo deliberante delle imprese è l’assemblea dei soci. 

Per le banche vale più o meno lo stesso: per le banche l’organo deliberante è
sempre il cda poiché è la loro attività ordinaria emettere delle obbligazioni.

Le obbligazioni però non sono tutte uguali: esistono obbligazioni convertibili. È


una obbligazione usata tutti i giorni. È una obbligazione che ad una certa data futura
dà la possibilità, non l’obbligo, di convertire le stesse obbligazioni in azioni. Si
cambiano le obbligazioni con azioni.

Per esempio io banca ho 1000 obbligazioni convertibili e stabilisco che in futuro chi
vuole può tornare da me con le obbligazioni e ottenere in cambio azioni.
Supponiamo che la banca sia Banca Intesa. Io ero creditore nei confronti della
banca. Se in cambio delle obbligazioni ho delle azioni c’è un rapporto di concambio
(stabilito a monte). Si cambia lo status da creditore ad azionista. 

Dopo anni si vuole cambiare, e dunque, visto che si cambia si ha un tasso di
interesse di più basso, la banca ti fa pagare la possibilità di cambiare.

Perché una impresa colloca queste obbligazioni convertibili? Io privato accetto il


cambio solo se la quotazione in borsa è favorevole.

Se la banca emette 1000 obbligazioni ordinarie, mi deve dare un tasso di interesse


che dipende dallo stato di salute della banca. Più il rischio è alto, più è alto il tasso
di interesse. Più forte è una banca, più basso è il tasso di interesse. I tassi delle
banche solide sono bassissimi. Il rischio-rendimento è l’assioma base
dell’economia.

Ci sono due motivazioni che inducono la banca ad offrire obbligazioni convertibili:

• la prima motivazione che induce la banca ad offrire obbligazioni convertibili è il


tasso più basso.

• la seconda invece cercare è convincere una persona restia alle azioni a


comprarle. È una forma di acclimatamento a diventare azionista di una società.

Le obbligazioni convertibili sono di due tipi:

• obbligazioni convertibili con metodo diretto: immaginiamo che il capo della Fiat
ci proponga una vendita di mille obbligazioni Fiat, se in futuro noi portiamo
indietro le nostre obbligazioni, in cambio ci da mille azioni. A decidere è
l’assemblea dei soci. Sono i soci a scegliere i possibili soci.

• obbligazioni convertibili con metodo indiretto: quando si barattano obbligazioni


di una società con azioni di una altra società. A decidere è il CDA. Si passa
dall’essere obbligazionista all’essere azionista.

14
- I limiti all’emissione: per le imprese, con il nuovo diritto societario il limite
massimo è due volte il patrimonio netto (dato da capitale sociale, utile e
riserve). Per le banche invece non ci sono limiti formalmente, ma dipende dallo
stato di Salute di banca. Occorre chiedere l’autorizzazione alla Banca d’Italia. La
piccola banca ha il veto della banca d’Italia. Banca d’Italia va a vedere anche lo
stato di salute dell’economia nella sua interezza (variabili macro-economiche).

lezione del 04.10.2017

Le obbligazioni bancarie possono essere a tasso fisso, a tasso variabile, con


cedola o senza cedola (dette anche zero coupon).

• con cedola: periodicamente mi prendo gli interessi;

• senza cedola: riscuoto gli interessi che sono maturati solo alla fine.

Se scritto nel prospetto informativo è possibile prevedere un rimborso anticipato. Se


a chiederlo è la banca, devono passare almeno 18 mesi. Se la richiesta la fa il
cliente devono passare almeno 24 mesi.

Perché la banca dovrebbe volermi restituire i soldi dopo 18 mesi? C’è sempre un
guadagno economico dietro. Supponiamo che ha emesso 100 milioni di euro al 4%.
Per il periodo che va dai 18 mesi ai 20, il tasso del mercato è del 2%. Io che ho
comprato l’obbligazione, se l’ho comprata al 4%, e mi faccio restituire i soldi ci
guadagno. Se voglio collocare un grosso quantitativo di emissioni, il mercato è in
grado di assorbirli? Es. 5 miliardi. Si crea un consorzio tra banche detto pool di
banche. Ma si può fare anche una emissione in tranche. La divido in tre pezzi,
momenti distinti e separati.

Le obbligazioni devono rispettare le regole di Banca d’Italia (istituzione di vigilanza).



Le obbligazioni possono essere classificate in:

A. obbligazioni con caratteristiche di mercato: l’emissione deve essere


maggiore di 150 milioni di euro; la banca deve avere un patrimonio di vigilanza
pari almeno a 25 milioni di euro, deve avere anche gli ultimi 3 bilanci in utile e
l’ultimo di essi deve essere certificato da una società di revisione;

B. se solo uno di questi requisiti viene meno si ha una obbligazione senza


caratteristiche di mercato. Il taglio minimo delle prime è di 1.000, delle
seconde di 10.000.

Il legislatore è convinto che se un soggetto è povero non comprende il rischio e


quindi ha bisogno di tutela, se è ricco ha bisogno di meno tutela. Se l’obbligazione
è migliore chiunque può comprarla, se non lo è il povero non può comprarla. Se

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l’obbligazione è con le caratteristiche di mercato si può quotare in borsa; se è
senza caratteristiche non si può quotare in borsa. Se è quotata in borsa mi permette
la liquidità del titolo.

La durata minima di una obbligazione deve essere di 3 anni, in alternativa deve


avere una duration media di 2 anni. Al momento dell’emissione è necessario un
prospetto informativo affinché si possa decidere con consapevolezza se comprarla
o meno. Il prospetto informativo deve essere fatto a norma di legge: si compone di
tre parti:

I. si ha la descrizione del soggetto emittente, evidenziando in particolare


l’ammontare del capitale sociale e delle riserve, l’eventuale rating (giudizio di
affidabilità dell’istituto emittente attribuito da agenzie specializzare
internazionali) diviene cioè chiarito lo stato di salute o solvibilità della banca.
Questo è importante perché da ciò dipende il tasso di interesse;

II. caratteristiche dell’emissione indicando la denominazione e il suo ammontare


nominale massimo, il numero dei titoli, il valore nominale unitario e i tagli previsti
per la sottoscrizione, oltre alla data di apertura e di chiusura del periodo di
collocamento;

III. descrizione dei rischi dell’operazione (di cambio, di interesse, di controparte)


e delle eventuali difficoltà per il disinvestimento dei titoli nel caso che non siano
quotati in un mercato regolamentato: ci si può trovare in una situazione negativa
perché ad esempio il tasso può aumentare e quindi il valore dell’obbligazione
scende.

Quindi tutte le variabili macro devono essere stabilite.

Le obbligazioni strutturate sono obbligazioni in cui c’è un tasso fisso e un tasso


variabile: tra di esse abbiamo:

• basket linked: immaginiamo un titolo per 10 anni, con tasso fisso dell’1 %. La
parte variabile come la costruiamo? Creiamo un basket (paniere) e ci mettiamo
altri 5 titoli. Questi sono titoli quotati in borsa (può salire e scendere). A fine anno
quelli che sono saliti sono di più rispetto a quello che sono scesi e che sono
arrivati al 2%. Quindi intasco il 3%. Se si compensano invece ho l’1%. Se i titoli
vanno in negativo ho sempre l’1% da portare a casa. 

Basket linked significa obbligazioni collegate ad un paniere. Si devono però
specificare i titoli del paniere nella piena trasparenza;

• fixed reverse floater: immaginiamo una obbligazione che ha durata di 20 anni.


Per i primi 5 anni il tasso è fisso (6%). Dal quinto anno in poi fino al ventesimo la
remunerazione è variabile. Si utilizza una tetto chiamato cap e c’è un floor che può
salire e scendere. Il rendimento è dato dalla differenza tra il tetto fisso e il

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pavimento. Supponiamo che il cap sia al 7%. Il floor si muove di anno in anno, al
4%. Qual è il rendimento all’anno 6= 7-4=3. Se il floor è 5% nell’anno successivo
il rendimento è 2. Se il floor diminuisce, ad esempio al 2%, il rendimento è del
5%. Se il pavimento aumenta, guadagno meno e viceversa. 

Fixed: parte fissa, floater: movimento, fluttuazione.

Lezione del 09.10.2017

Immaginiamo che noi abbiamo depositato i soldi in banca. Domani andando in


banca, voglio riprendermi i soldi. Se la banca non ha i soldi per restituirmeli, che
succede? Si sparge la voce, tutti ritornano a prenderseli, ma in concreto non ti
prendi nulla. La banca è fallita. Capiamo le ragioni che portano al fallimento della
banca. La banca è andata in crisi ed è fallita. Degrada lo stato di salute pian piano
fino a fallire. La banca d’Italia deve prevenire il dissesto e quindi il fallimento.

Siamo in presenza di una crisi economica o di una crisi finanziaria? Dobbiamo


cercare di capire che tipo di crisi è.

Tra crisi economica e finanziaria c’è differenza ovviamente. La crisi economica si ha


quando i ricavi sono minori rispetto ai costi nel lungo periodo.

• La crisi economica ha a che fare con il criterio della solvibilità;

• La crisi finanziaria ha a che fare con la liquidità (non solo cash, ma anche quando
qualcosa è facilmente liquidabile)

Liquidabile: capacità di far fronte tempestivamente ed economicamente-non ci


devo rimettere, se ho dovuto svendere vuol dire che non ero liquido- alle
obbligazioni assunte.

Per vendere un appartamento in pochi minuti (tempestivamente), lo si svende e


quindi non rispetto il requisito dell’economicità.

Un titolo di Stato lo liquido in poco? Si, poiché essi sono quotati in borsa. I titoli di
stato si muovono poco in borsa, quindi non viene meno il requisito dell’economicità
(magari ci perdo pochissimo, non si svende). Un titolo di stato è un succedaneo
della liquidità. Si ha la certezza della liquidità.

Le aziende hanno dei titoli facilmente liquidabili.

Le azioni sono quotate in borsa, quindi dipende da come va la borsa, si ha una


maggiore fluttuazione.

La solvibilità invece è la capacità di far fronte sempre e comunque alle


obbligazioni assunte. Non è necessario avere subito dei soldi, è importare avere

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un attivo dello Stato Patrimoniale capiente in modo da pagare pian piano i debiti. Se
ho un debito di 3 milioni di euro, ma una casa che vale 4 milioni, non sono liquido,
ma sono solvibile.

Supponiamo che io banca raccolgo 1000 e presto 1000. Ad un certo punto però, i
soggetti a cui io ho prestato 1000, sono in grado di restituirmi i soldi? Supponiamo
che ho prestato i soldi a 10 imprenditori. Se 3 falliscono ho perso i 300 euro. Non
sono in grado di recuperarli tutti. Devo svalutare gli impieghi. Il totale attivo sarà di
700 e non di 1000. In questo caso sono o non sono in crisi economica? Le perdite
mi fanno ridurre il livello del patrimonio netto. Se inizio a perdere tanto, ad un certo
punto le perdite sono tali per cui il livello dell’attivo non sarà più solvibile. 

Una impresa va in crisi economica quando la sommatoria delle attività è
minore del totale delle passività.

Oggi c’è il clima di fiducia, le banche sono tutte in crisi, ma la banca d’Italia non
può far fallire le banche, per questo fa finta di nulla. Ci sono due situazioni che si
innescano:

1. Se ho un milione di euro in banca e le persone vogliono i propri soldi indietro,


fino ad un milione io posso rendere, oltre no. oltre al milione di richieste la banca
fallisce.

2. Se si ricominciano a fare molti utili investendo i propri soldi, i clienti non si sono
accorti della crisi e la banca si riprende.

Tutto dipende dal tempo. Bisogna ricucire i buchi di bilancio. Questa è la situazione
delle banche italiane.

La fiducia è l’elemento più importante di una banca. Io credo che i miei soldi
sono al sicuro in banca. Il clima fiduciario è una strategia di marketing per incutere
fiducia.

Ci sono le banche politicizzate: esempio eclatante quello della banca dei Paschi di
Siena. Cattiva gestione voluta, porta al fallimento

Altre banche hanno perso i propri soldi a causa della crisi finanziaria.

Supponiamo che io banca ho raccolto 1000 tra conti correnti e depositi a risparmio.
Supponiamo che presto 1000. Arriva il fondatore della Apple e dice che se gli presto
1000 mi da l’1% delle azioni Apple. Avrei guadagnato probabilmente il 50%. 

Io pago l’1% e ottengo il 50%. La banca guadagna il 49% di spread sui tassi. 

In questo caso il banchiere sbaglia. Raccoglie tramite c/c quindi a breve termine.
Comprare una quota in una società è una operazione a lungo termine. Quindi la
banca fallisce poiché ha raccolto a breve e ha immobilizzato tutto.

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Questa crisi è una crisi finanziaria. Si ha un problema di liquidità, si arriva a
svendere per ottenere subito i soldi. Per il miss matching si ha la crisi.

In caso di crisi finanziaria la banca fallisce al 100%.

È peggio la crisi finanziaria, la crisi della liquidità. La banca fallisce al 100%.

Nella gestione di una banca, l’elemento centrale è la liquidità. Il vero cruccio è


come gestire la liquidità. La banca ha degli uffici che controllano se la liquidità è
sufficiente per pagare i propri debiti. Io devo tenere sotto controllo il livello di
liquidità in un ufficio della banca che è l’ufficio dei controlli interni il quale redige
periodicamente un documento particolare che si chiama contingency funding
plan. 

Con questo si verifica se c’è abbastanza liquidità o si rischia. Si fanno degli stress
test. Si stressano le variabili. Si ipotizzano condizioni estreme per la banca e si vede
se la banca resiste o meno. Si fanno delle ipotesi che si possono verificare nella
realtà e si prendono le variabili in posizioni negative. Si va a vedere come si deve
comportare la banca. Questo documento ci da le risposte: io banca sto bene o no?
Se sto male rischio di fallire e devo correre ai ripari. Questo ufficio si rivolge
all’ufficio di tesoreria il cui compito è quello di risolvere il problema. Si hanno a
disposizione due strade per procurarsi la liquidità: inizialmente vendo le riserve di
prima linea che non bastano mai (titoli di stato); quando questo non è sufficiente, le
due strade sono:

• Strada di tipo istituzionale si divide in due parti:

- chiedo prestito alla banca centrale europea (bce)

- movimento la riserva obbligatoria

• Strada di tipo privata: in questo caso mi rivolgo a privati, tipo un’altra banca che
ha più soldi di quelli che necessita. Mi rivolgo al mercato interbancario.

lezione del 10.10.2017

Nel caso in cui la banca segua la strada di tipo istituzionale, la prima via è chiedere
un prestito alla BCE: in un sistema economico ci sono le singole banche che
hanno a capo una banca sovranazionale (la mamma). Essa è la BCE (banca di
competenza europea). Prima di essa, quando era in uso la lira, la banca a capo
delle altre era la banca d’Italia. La BCE non sempre presta i soldi. La BCE vuole
delle garanzie per prestare i soldi, cioè dei titoli di stato. Io banca do a garanzia alla
BCE dei titoli di stato che posseggo.

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La banca raccoglie 1000. 800 li presta e i 200 li investe in titoli di stato. Se la banca
ha bisogno di soldi, questi 200 di titoli di stato li do in garanzia. Ovviamente la BCE
presta ma con un tasso di interesse che si chiama TUS (tasso ufficiale di sconto).

Supponiamo che il tasso sia pari al 5%. Immaginiamo che tra un anno la BCE voglia
il 7% e non il 5% oppure che faccia il contrario, spostando e cambiando il TUS.

Le banche in un sistema economico (banco-centrico) rappresentano lo strumento


di trasmissione degli impulsi di politica monetaria.

In un sistema economico c’è una movimento di soldi che circolano: in un certo


momento conviene che questo movimento aumenti oppure conviene che si
riducono. Perché? Se ci sono tanti soldi, il tasso di interesse è basso; se il denaro
costa poco, l’economia cresce molto, ma si pone un altro problema cioè l’inflazione,
la quale logora il potere d’acquisto. Se l’economia diventa troppa, si deve ridurre il
livello di soldi in circolazione, aumentando i tassi di interessi poiché si deve avere un
equilibrio.

Supponiamo che in un determinato periodo convenga che ci siano più soldi. Le


banche per prestarmi facilmente i soldi, anche esse devo recuperare soldi più
facilmente. Se i tassi diminuiscono, la BCE ha più soldi da prestare ad un tasso più
basso. Girano più soldi, si fa una espansione monetaria. Una scelta di modificazione
di un tasso, porta a modificare l’economia, si espande, si hanno più soldi che girano
a tassi più bassi. Viceversa in un altro momento storico, a causa di inflazione alta, si
aumentano i tassi e circolano meno soldi. Se il tasso aumenta, la banca si indebita
meno con la BCE e presta meno soldi ma ad un tasso maggiore. Girano meno soldi
nel sistema economico.

La seconda via è attingere alla riserva obbligatoria: Supponiamo che su 1000


euro, 200 sono di titoli di stato. Non sempre è così poiché la banca non può
investire tutti i 1000 euro. Una parte devono essere conservati in una riserva
obbligatoria (imposta dalla legge). Supponiamo che riservo 100, questi 100 non
stanno in banca, ma sono depositati presso la BCE. Questo “salvadanaio” si calcola
così: a fronte della raccolta entro i 24 mesi, si prende il 2,5% di questo valore, al
netto di un abbuono di 100 mila euro. L’abbuono mi viene regalato. Questo calcolo
si fa ogni mese. Nel mese successivo, nella BCE mi trovo il valore del salvadanaio,
se la raccolta aumenta o diminuisce si fanno le variazioni. Nel salvadanaio ci deve
stare sempre il 2,5%. Questo salvadanaio serve perché se c’è crisi di liquidità, si
può usare. Nel passato quella somma si poteva utilizzare solo in piccole parti, oggi
invece posso utilizzare completamente la riserva obbligatoria purché la stessa
riserva obbligatoria venga ricostituita nella sua giacenza media entro il mese
successivo.

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Supponiamo che la riserva sia di 100. Io la voglio utilizzare, ma ne utilizzo solo 10
per 10 giorni. Vado a 90 per 10 giorni. Entro la fine del mese (che va dal 15 al 14 del
mese successivo) devo ricostituirlo nella sua giacenza media. Devo cioè per altri 10
giorni andare a 110. Se sono un certo numero di giorni sotto, devo stare per lo
stesso numero di giorni sopra per lo stesso ammontare. È pericoloso usare la
riserva poiché la posso usare solo per pochi giorni. Tramite la riserva obbligatoria si
può fare il discorso di espansione, o di recessione dell’espansione monetaria. Se la
normativa mi permette di aumentare la capienza del salvadanaio si ha una
restrizione monetaria e viceversa.

La riserva obbligatoria si calcola così:

• raccolta in 24 mesi

• aliquota al 2,5%

In passato non era così, il 2,5% era diverso perché si calcolava sui 18 mesi e non
sui 24. All’aumentare delle scadenze, il salvadanaio è più grande e ho dunque meno
soldi da prestare. Si parla di estensione e restrizione monetaria. Se a parità di
durata ho l’aliquota aumentata ho una restrizione monetaria. Queste variabili sono
decise dalla BCE.

Se ciò non basta, si segue un canale privato e si va nel mercato interbancario:


mercato all’ingrosso cui partecipano le banche per fronteggiare i propri momentanei
squilibri di liquidità.

Supponiamo che Banca Intesa abbia bisogno di soldi, ha un deficit di liquidità e si


rivolge ad Unicredit che ha un surplus di liquidità. Unicredit presta i soldi applicando
un interesse. Il tasso di interesse deve essere ricompreso in quello che viene
definito il corridoio dei tassi. Esso è un range dove nella parte più bassa mi trovo il
tasso di interesse che la BCE mi da sulla riserva obbligatoria (depositata alla BCE)
(1%) Nella parte alta c’è il TUS (4%). Bisogna stare nel range perché se fosse in
alto, ad esempio del 4,5%, conviene andare a chiedere alla BCE. Se sta al centro,
ad esempio al 2,5%, si trasferiscono gli impulsi di politica monetaria (dato che si
tratta di privati)? Il corridoio dei tassi è mosso dalla BCE poiché il TUS e il tasso
sulla riserva sono stabiliti da essa. Anche nel canale privato (influenzato dalla BCE)
si influenzano le politiche macro-economiche che si vogliono seguire.

Il mercato interbancario riporta agli equilibri. Ci sono degli squilibri momentanei di


liquidità che vengono risolti dal mercato interbancario.

Ci sono due banche: una di Milano e una di Riccione. A luglio che caratteristiche
avranno? Quella di Milano va in deficit poiché tutti prelevano prima di partire. Quella
di Riccione andrà in surplus. Quella di Riccione presta i soldi a quella di Milano per

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due mesi e quindi vanno in pari. Questo vale anche a livello internazionale. Le
banche a livello internazionale si scambiano continuamente denaro.

Il luogo in cui si incontrano è un luogo neutro che si chiama Euromercato. Anche


la valuta deve essere neutra, terza (non deve appartenere alle due banche che si
scambiano). Ad esempio banca francese e tedesca che si incontrano in Italia.

Le piazze più frequentate sono: Francoforte, Londra, Parigi, Milano.

Questi mercati, se escludo Milano, sono mercati OTC (over the counter). Un
mercato è un luogo di incontro. Gli scambi non sono regolamentati, non ci sono
tutele. Milano è regolamentato. Gli OTC funzionano perché dal punto di vista di una
attività bancaria, nel momento in cui ad una banca vengono prestati soldi e non
vengono poi restituiti, questa banca fallisce. Sono mercati basati sulla fiducia. Gli
scambi avvengono su fiducia.

Le grandi banche si prestano soldi tra loro. Le piccole banche anche fanno la stessa
cosa tra loro. C’è una segmentazione dimensionale.

Ci sono forme tecniche per prestarsi i soldi: tramite conti/c. interbancari e


deposito interbancario.

A presta a B un milione di euro tramite C/C, la banca A mette a disposizione per B


una somma e li vuole restituiti quando A decide (con preavviso di 15 giorni). Gli
interessi sono calcolati sulla somma che realmente B utilizza. Per questo motivo A è
limitata, poiché ottiene pochi interessi. Per evitare questa situazione si utilizza il
deposito. Si da una somma con scadenza predefinita e si paga l’interesse sull’intera
cifra.

Il tasso di interesse a cui presta la banca è nel corridoio. Esso dipende da due
elementi:

1. Tempo per cui presta i soldi. Se si prestano i soldi per molto tempo il tasso è
maggiore;

2. Rischio che la banca pensa di correre. Maggiore è il rischio maggiore è il tasso.

Esistono diversi tipi di tasso:

Se si presta per una notte si ha il tasso overnight (eonia: acronimo


di Euro OverNight Index Average, ossia la media degli indici dei tassi di interesse
overnight europei). A presta a B per una notte. A livello europeo ci sono 57 colossi
che ogni giorno pubblicano dati sui vari tassi. L’eonia è fornito da queste 57,
chiamate reference banks. Supponiamo che sia l’1%. Questo è la base. Io banca
A posso prestare sia a B che a C. Supponiamo che C sia banca Intesa e B sia una
piccola banca. Si aggiunge uno spread in base al rischio che si corre. Con Banca

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Intesa non corro rischio quindi lo spread sarà 0. Con la BCC invece si aggiunge. 

In pratica le banche che hanno deficit di tesoreria  nella giornata, sono costrette a
finanziarsi presso altri istituti o presso la BCE dalla sera alla mattina (Overnight
appunto), gli istituti  bancari che invece hanno surplus di tesoreria, possono
finanziare o depositare presso la BCE questo surplus. L'EONIA viene calcolato
dalla Banca Centrale Europea, e vengono presi in considerazione i rifinanziamenti
fra le stesse banche che concorrono a formare l’EURIBOR.

Si ha l’Euribor: tasso di interesse con cui una banca presta soldi per un periodo
che va da una settimana fino ad un massimo di 12 mesi. Si definisce sempre
attraverso le 57 reference banks. Si parte dal tasso medio e si aggiunge lo spread.
Questo è il più importante perché è il più utilizzato per il tasso variabile. Varia
perché le reference banks danno sempre valori diversi.

Si ha anche il LIBOR che è come l’Euribor ma è fatto sulla piazza di Londra e non
in tutta Europa.

Si ha anche l’Eurepo che è un tasso sempre fatto dalle 57, tasso di interesse con
cui una banca presta soldi a fronte di operazioni fatte con pronti contro termine.
Ha come sottostante un pronto contro termine. Nei pronti contro termine, una
parte si impegna a vendere un titolo e a riacquistarlo ad una data scadenza ad un
prezzo fissato. Un'altra parte, invece, si impegna ad acquistare subito il titolo e a
rivenderlo al un prezzo fissato alla scadenza. È evidente come il pronto contro
termine sia: per una parte un'operazione di finanziamento, per l'altra
un'operazione di impiego. Inoltre, essendoci uno scambio di titoli, si può
configurare come un' operazione di finanziamento garantita da titoli. L'insieme
delle operazioni di pronti contro termine concluse fra le primarie banche europee,
vengono prese in analisi dalla EBF, e calcolandone la media dà luogo al tasso
EUREPO.

lezione del 11.10.2017

La banca raccoglie denaro per prestare denaro. Per capire i prestiti che la banca
concede dobbiamo capire quali sono le esigenze dell’impresa.

Ogni impresa ha un fabbisogno finanziario. Un’impresa quali problematiche ha?


L’imprenditore che problema si pone? Supponiamo che venda un prodotto in
Calabria, vendendolo all’estero guadagnerebbe più. Che problema si crea?
L’imprenditore deve produrre di più. Ha bisogno di immobilizzazioni fisse, mobili
ecc. Il fabbisogno finanziario è condensato in due voci:

• capitale fisso

• capitale circolante

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La differenza tra i due è che il capitale fisso è sempre fermo lì, ma per funzionare ha
bisogno del motore circolante che è appunto il capitale circolante.

Ci sono diversi tipi di prestiti. Io alla banca devo chiedere il prodotto adeguato in
base alle mie esigenze. Le due tipologie di capitale viaggiano in modo diverso
seppe parallelo. Se aumento la produzione, aumentano entrambi i capitali. Se
un’azienda comincia a perdere quote di mercato, diminuiscono entrambi. Viaggiano
in maniera parallela, ma si comportano in modo diversa, danno problemi diversi
all’imprenditore.

Il capitale fisso è prevedibile sia nell’ammontare che nella manifestazione


temporale. 

Il capitale circolante è ipotizzabile in via tendenziale.

Se devo comprare un nuovo macchinario, io so il prezzo di esso. Posso definire il


momento in cui posso comprarlo; nel capitale circolante, il problema è all’opposto:
non ho mai una certezza. Se ho bisogno di un determinato quantitativo e non so
quanto effettivamente me ne serve, la banca deve aiutarmi a superare questo
problema.

Ma cos’è il capitale circolante? Supponiamo che produciamo scarpe. Ho 100 euro


cash. Con questi 100 compro materia prima. Il cash diventa materia prima. Queste
le trasformo: tra tre mesi queste materie prime sono diventate scarpe, prodotti finiti.
Supponiamo che la vendo nello stesso giorno. Il prodotto finito viene venduto ma si
ha un credito commerciale (dilazione). Tra tre mesi scade e mi viene pagato.
Supponiamo che le vendo a 200. È un capitale circolante perché sta sempre in
movimento.

Oggi vado a -100, poi vado a +200. Guadagno tanto ma c’è un problema. Prima li
devo anticipare e poi guadagno. Dove prendo i soldi per anticipare? Ad un certo
punto io non i soldi per finanziare tutti i giri: mi aiuta la banca ad anticipare e
finanziare. I soldi rientrano dopo un lasso di tempo. Se ho due mesi di dilazione, la
banca mi deve anticipare 4 mesi. Se per assurdo il fornitore dicesse: i soldi me li dai
tra 6 mesi, si sarebbe risolto il problema. Se la dilazione fosse così ampia, non ci
sarebbero incontri con la banca. La banca mi anticipa i mesi scoperti.

Se la banca mi anticipa per meno tempo, io devo pagare meno alla banca. Per
raggiungere questo obiettivo, per ridurre i giorni di bisogno della banca, per ridurre il
fabbisogno della banca.

La fase di trasformazione si chiama Lead Time. Se riesco ad accorciare il lead time,


ho un minor fabbisogno nei confronti delle banche? Come lo riduco? Tramite
l’innovazione tecnologica. Si investono dei soldi nell’innovazione per realizzare in
meno tempo i prodotti. Innovare ti fa guadagnare nel lungo periodo. Si investe nella

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ricerca e nello sviluppo. Dall’altro lato potrei avere un’altra problema. Posso
allargare i crediti di fornitura e ridurre la dilazione. Come faccio?

Supponiamo di avere una azienda che produce salumi. Se va a vendere alla grande
distribuzione, ovviamente il potere contrattuale ce l’ha la grande distribuzione. Se a
vendere è il signor Coca Cola, ovviamente il potere contrattuale è in mano al signor
Coca Cola. All’aumentare della forza contrattuale di una azienda, si spuntano
condizioni maggiori e si riesce a migliorare il gap temporale. Come si rafforza la
forza contrattuale? Si prendono delle decisioni. La forza contrattuale si crea
creando un marchio, investendo nella pubblicità.

Con il capitale circolante si ha un problema di tempistica. Si hanno prima i


costi e poi i ricavi e non viceversa. Il circolante non è prevedibile poiché non si sa
la richiesta. All’aumentare della richiesta aumenta il fabbisogno. Non si nemmeno
quante dilazioni bisogna dare. Non si sanno le condizioni contrattuali.

Per risolvere questo problema, le banche mi può dare due tipologie di aiuti:

• mi da una somma di denaro per finanziare il circolante: si chiama FIDO; questo è


un termine improprio: il termine giusto è: apertura di credito in C/C. 

È una forma di liquidità extra che mi da per il capitale circolante.

• La banca mi offre uno smobilizzo: l’azienda avvia il processo del circolante,


quando arriva a vendere il prodotto, la banca aspetta al posto dell’azienda la
dilazione del pagamento. Si smobilizza il credito commerciali. La banca invece di
200 mi da 190. Io con i 190 avvio un nuovo processo.

I processi tecnici per ottenere lo smobilizzo sono:

• sconto cambiario

• anticipazione su fattura o riba.

Il processo prima costi e poi ricavi vale così per tutte le aziende in linea di massima,
ma ci sono delle eccezioni. Ci sono aziende che prima incassano e poi pagano. Un
esempio è la assicurazione. Si hanno prima i ricavi e poi i costi. Un altro esempio è
la grande distribuzione organizzata. Io posso investire questi soldi (che ricavo prima
e pago dopo), divento un gestore della liquidità degli altri. Faccio una attività di
banca.

Queste forme tecniche sono a brevissimo periodo, dopo il giro di produzione li devo
restituire.

Immaginiamo che il mio capitale circolante sia di 1000; le immobilizzazioni sono


1000. Totale attivo 2000


25
Ho debiti a breve per 1500 e debiti a medio lungo +patrimonio netto per 500. Totale
passivo 2000

Circolante -> breve

Immobilizzazioni -> lungo. Le immobilizzazioni di 1000 sono finanziare da 500


tramite mutuo a breve lungo e 500 tramite fido.

Il meccanismo è sballato e quindi la banca ti fa fallire, ti fa una istanza di fallimento.

Se la banca ti porta ad avere un miss matching, rischi di fallire. Se si fanno male i


finanziamenti si fallisce.

Questi incroci si chiamano margini di struttura. Si deve allungare la scadenza del


fido a breve.

lezione del 17.10.2017

fiorella.tr@hotmail.it

La politica della raccolta.

Per politica di raccolta si intende un insieme coordinato di diverse azioni intraprese


dalla banca al fine di determinare il volume e la composizione degli strumenti idonei
alla raccolta in condizioni di equilibrio generale.

Non è altro che la gestione del passivo.

L’evoluzione del mercato finanziario ha fatto si che il management potesse dare


sempre più importanza.

Si fissano alcuni obiettivi:

• di breve periodo;

• di lungo periodo;

• di medio periodo.

Cerca di realizzare degli obiettivi per il tasso di crescita, lo sviluppo, il


posizionamento sul mercato, cerca di fissare termini di scadenza che siano
coerenti con il rischio che ogni banca vuole intercorrere.

Gli obiettivi si dividono in: qualitativi e quantitativi.

I quantitativi, quando il mercato lo consente, sono rivolti all’aumento delle


dimensioni della banca. Questi possono essere assoluti e relativi.

26
Quelli assoluti sono rivolti all’aumento del volume della raccolta e fanno si che la
banca possa essere ammessa in termini economici e fiduciari all’interno del
mercato.

Quelli relativi invece non fanno altro che guardare il volume di raccolta rispetto agli
anni precedenti. Questi obiettivi sono rivolti all’aumento per evitare che la banca
arrivi alle crisi.

Quelli qualitativi mirano a scegliere il segmento di clientela, il luogo dove operare e


la posizione all’interno del mercato.

Quelli quantitativi sono sviluppati secondo le caratteristiche del management


bancario, della propensione al rischio, in base a caratteristiche territoriali e del
mercato di riferimento. 

Si devono avere obiettivi rivolti ad efficienza ed efficacia.

Quelli qualitativi mirano a stabilire la:

- stabilità: evitare che la banca possa subire variazioni attraverso le fasi


congiunturali del mercato;

- economicità: capacità della banca di non intaccare il reddito;

- elasticità: capacità della banca di mutare le sue condizioni a seconda delle


diverse fasi del mercato.

Come si perseguono questi obiettivi? La teoria ci dice che si perseguono grazie


all’assicurazione dei grandi numeri. La banca per essere più stabile cerca di avere
più clienti possibili: più fraziona o diversifica (strumenti e clienti) più è possibile che
la banca sia stabile. Ciò è possibile che venga raggiunto se la banca offre tanti
prodotti a tanti clienti, se induce i clienti ad utilizzare la moneta bancaria invece di
quella legale e se ci si rivolge ad un territorio eterogeneo.

La banca persegue anche altri obiettivi come quello di raggiungere una determinata
soddisfazione della clientela. Per avere delle relazioni stabili deve tenere sotto
controllo tutti i rapporti con la clientela. La fidelizzazione della clientela è correlata
alla stabilità. Più la clientela è stabile più si aumenta il reddito della banca (si
riducono i costi di perdita e si aumentano quelli di acquisizione). Questi obiettivi
comportano l’adozione di criteri che selezionino la clientela attraverso politiche di:
prodotto, prezzo, distribuzione e comunicazione.

Queste politiche vengono perseguite attraverso due approcci:

A. Breve periodo: la banca cerca di coinvolgere quanto più possibile la clientela.

B. Lungo periodo: la banca mira a fidelizzare il rapporto con il cliente.

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• La politica di prodotto è intesa come la diversificazione delle caratteristiche degli
strumenti diretti al pubblico. Si evita così il rischio che la clientela possa cambiare
banca e si amplia la quota di mercato. 

In passato vi erano pochi strumenti offerti al pubblico (deposito e C/C).

• Le politiche di prezzo invece fissano i prezzi degli strumenti di raccolta offerti alla
clientela. I tassi devono essere coerenti con il rischio, la liquidità e il rendimento di
ciascuna banca. 

Aumentare la raccolta non si fa solo tramite il prezzo, ma anche tramite un
vantaggio ___ che porta la banca al fallimento. 

Il prezzo delle diverse risorse viene ad essere stabilito tenendo conto
dell’interesse all’ingrosso, dell’elasticità della clientela, dell’andamento dei flussi di
interesse e della struttura per scadenze del passivo.

• La politica di distribuzione è intesa come sia come la scelta dei mix di canali di
vendita che dei servizi di passività: da molti anni le banche li usano per avere una
maggiore quota di mercato e una maggiore forza competitiva. 

Dall'80 si hanno diverse filiali. Dal 2012 al 2015 si ha una riduzione di filiali.
Chiudono filiali delle banche più grandi: questo perché si ha innovazione
tecnologica. Grazie a servizi online non serve più la figura del banchiere. Questa è
stata una leva incisiva alla chiusura di molti sportelli bancari. Prima si sceglieva la
banca più vicina, ora è l’investitore stesso che si informa, vi è una crescita
dell’informazione finanziaria. Si sceglie la banca per il servizio offerto.

• La politica di comunicazione: la banca così come tutte le imprese ha 4 aree di


comunicazione: commerciale (rivolta alla clientela), istituzionale (tesa a
migliorare i rapporti con gli stake holder), gestionale (volta a monitorare i rapporti
con le persone coinvolte nella gestione dell’impresa), finanziaria (migliorare i
rapporti con i finanziatori).

Ci sono obiettivi propri, ma l’obiettivo principe è comune. Al fine di fidelizzare la


clientela si perseguono questi obiettivi sia prima della vendita evidenziando i
vantaggi, sia dopo soddisfacendo i bisogni della clientela (si fanno public relations).

Prima la banca dava importanza alla clientela già acquisita. Ora si dà importanza sia
a quella acquisita che a quella da acquisire.

Si può avere una raccolta:

• diretta;

• indiretta.

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Nella diretta la banca è controparte della clientela attraverso l’emissione di proprie
passività e le operazioni vengono contabilizzate nel passivo dello stato patrimoniale.
Viene svolta al dettaglio (medio-piccola) o all’ingrosso.

Quella indiretta avviene attraverso mittenti terzi sul mercato aperto e su quello
interbancario. Le operazioni vengono contabilizzate nella nota integrativa perché la
banca non è più presente in prima persona.

La liquidità è importante perché implica la trasformazione monetaria e delle


scadenze ed è importante perché evita che la banca incorra nella crisi finanziaria.

L’economicità non intacca l’aspetto reddituale.

La raccolta è importante:

• nello spazio in relazione alle altre banche presenti nel territorio;

• nel tempo poiché vediamo l’evoluzione degli obiettivi della banca e se questi sono
stati raggiunti in modo efficiente ed efficace.

lezione del 18.10.2017

La politica dei prestiti.

Perché noi guardiamo i prestiti e non gli impieghi in generale? Perché tale
componente assume una forte rilevanza? Perché i prestiti sono la componente più
remunerativa, oltretutto non tutte le società possono emettere dei prestiti.

Il prestito è la parte più rediviva dello stato patrimoniale di una banca.

Per prestito a livello tecnico intendiamo un finanziamento che viene emesso o da


una banca oppure da un altro istituto specializzato (intermediario finanziario).

Colui che è cliente prende una somma a prestito ed è tenuto a rimborsare la somma
maggiorata dell’interesse. 

Il tasso di interesse può essere fisso o variabile. Il prestito ovverosia l’esercizio del
credito è il core business delle banche. È attività remunerativa in termini economici
(perché mi aspetto un tan e un taeg (taeg=spese necessarie all’apertura della
pratica)) poiché fidelizzare il cliente. Attraverso il prestito si evita la stagnazione del
sistema economico.

Esistono dei criteri ispiratori per la politica dei prestiti. Si riferisce a tutto il
portafoglio dei prestiti:

1. dimensione= quantum: ammontare assoluto e relativo (sia in termini temporali e


in termini geografici)

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2. composizione=rappresenta la valutazione dei clienti: il portafoglio prestiti di che
clientela si compone?

3. qualità= ragione sulla diversificazione del portafoglio e come possa essere ben
bilanciato in termini di rischio e rendimento.

Se il ciclo economico vive una fase recessiva, si hanno nello stato patrimoniale
anche bad loans (crediti deteriorati). Con questi si creano perdite. Diversificare il
portafoglio clienti fa diversificare il rischio (ed evitare molti bad loans).

Accade che non è semplice concedere un credito ad un soggetto. Non è facile per il
soggetto ottenere il prestito. 

Esistono dei limiti che incidono sul volume dei prestiti.

I limiti esterni sono:

• concorrenza: se c’è una elevata concorrenza io banca devo comportarmi in


modo più efficiente sia in termini economici che : ora si mira all’efficienza;

• ciclo economico: ancora è l’economia che entra nel mondo della finanza.
Bisogna capire se ci si trova in fase espansiva o recessiva. Correlazione positiva in
fase espansiva e viceversa;

• ubicazione della banca: la banca quando va a disegnare il piano strategico


guarda il marketing, guarda il piano della operatività e sistema la filiali. Le filiali
devono stare dove possono facilmente raggiunte.

• distribuzione del PIL e domanda da parte delle famiglie: se il PIL è


frammentato la correlazione e negativa e viceversa. Perché? Sono i soggetti che
hanno il potere economico per espandersi. La propensione al rischio rappresenta
un limite esterno per la concessione creditizia

• domanda della P.A.: se la PA si trova in deficit chiede alle banche soldi. Il deficit
corrisponde ___

• sistema finanziario nel suo complesso: é un sistema bancocentrico o no?


L’Italia lo è: la negoziazione in borsa non è molta sviluppata. Non si ha una
propensione all’acquisto di azioni: si ha propensione ad investire tramite il canale
bancario. Se il sistema è mercato-centrico (USA) è un limite per la concessione
creditizia operata dalle banca.

Ci sono anche limiti interni:

• politica del manager: il manager sta al vertice della banca e decide di procedere
guardando alla redditività, alla prudenza e alla fidelizzazione col cliente;

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• valore della raccolta: deve esserci una situazione di equilibrio, di armonia tra
valore della raccolta e valore dell’impiego: tra passivo e attivo. Prima devo
raccogliere e poi posso decidere di disegnare una politica sul prestito basata sul
valore della raccolta.

• valore della capitalizzazione: secondo gli accordi di Basilea vi è un livello


minimo di patrimonializzazione: vi è differenza tra il classico equity e quello che è il
patrimonio di vigilanza. Secondo questi accordi e altre normative vi deve essere
tutela del contribuente: vi deve essere un patrimonio che deve vigilare sull’attivo.
In caso di default io devo essere sicuro di coprire le perdite e restituire i soldi ai
contribuenti. Vi è un rapporto: patrimonio di vigilanza/rwa (risk-weighted assets,
attività ponderata per il rischio) che deve essere maggiore o uguale all’8%.

• vincoli di natura organizzativa: una banca deve mantenere al massimo


l’operatività della gestione dei suoi uffici di fido e di monitoraggio del credito.

• vincoli di pubblica utilità: leggi e vincoli normativi che arrivano dalla UE. Si sta
seguendo un processo di equilibrio e armonizzazione, un processo di scambio
informativo che mettere insieme tutti i paesi membri che parte dalla BCE.
Aumentare il TUS per ridurre il numero dei prestiti. Potrebbe aumentare anche il
corridoio dei tassi (giù c’è il TUS), potrebbe aumentare anche la percentuale della
riserva obbligatoria.

Il comitato di Basilea nasce nel 1974 con lo scopo di promuovere la cooperazione


tra banche centrali e altre agenzie equivalenti al fine di garantire una stabilità di tipo
finanziario e monetario. Dal comitato sono stati emanati tre accordi: 1989, 2007,
2013.

• Nel primo accordo si ha il limite dell’8%. Io devo creare un sistema di rating. Se


ho un rating alto la ponderazione del rischio è bassa. Meno stabile=più rischioso. 

Tutta la ponderazione deve essere fatta per il valore del rischio stesso.

• Nel secondo ci sono tre pilastri: requisiti patrimoniali, controllo prudenziale e


disciplina di mercato.

• Nel terzo si ha una rivisitazione in cui si vuole prevenire l’eccessiva assunzione di


rischi da parte degli operatori.

Ci sono altri criteri di composizione del portafoglio prestiti:

1. rischio economico: corrisponde al concetto della solvibilità

2. rischio finanziario: collegato alla liquidità

La politica di gestione della banca può muoversi per mitigare tale rischio: deve
evitare due cose:

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1. evitare la concentrazione single name: si evita la concentrazione in capo ad
un unico cliente o settore: bisogna diversificare; non si può andare oltre al 25%.
Questo limite arriva a 40 nel momento in cui il single name si riferisce ad un
gruppo bancario.

2. evitare la concentrazione geo-settoriale: è la normativa che me lo impone: si


hanno dei limiti a riguardo.

Bisogna guardare anche la somma delle singole voci: si da rilevanza alle forme
tecniche dei prestiti.

Anche i rischi finanziari soffrono dell’elasticità ___

Il fido comporta sia il rischio economico che finanziario: la banca può non riuscire a
svolgere la sua attività in modo redditizio. 

Il fido è una somma di denaro che la banca mette a disposizione di un
soggetto. Può essere concesso a tempo determinato o indeterminato. Nel primo
caso la banca non può chiederne prima la restituzione; nel secondo invece la banca
può chiedere in maniera anticipata. 

Il servizio si paga: gli interessi possono essere o su tutta la somma o solo sulla parte
effettivamente utilizzata. Circa il quantum, dipende dal merito creditizio e dal tipo di
soggetto. Si procede con una analisi di tipo quantitativo che si divide in: statico
patrimoniale e dinamico reddituale.

Ogni anno banca d’Italia vigila e ogni banca deve stilare una pagella sui propri
creditori. Ogni prestito deve essere censito.

Si hanno:

• prestito in bonis

• prestito scaduto e si concretizza nel momento in cui viene verificato un


pagamento a tre mesi

• partita incagliata: ritardo maggiore o uguale a 180 giorni

• le sofferenze hanno un cliente insolvente

Se si ha una perdita non si può chiudere un occhio. Si scrive nel bilancio.

Se il CDA chiude un occhio ha una responsabilità penale con il reato di bilancio.

A cosa servono i prestiti? Finanziano il capitale circolante e il capitale fisso. Il primo


è l’apertura credito in C/C. Il fisso è il mutuo, ….

32
lezione del 23.10.2017

Apertura di credito del C/C: fido.

L’apertura è una operazione in base alla quale la banca mette a disposizione


dell’impresa una certa somma. All’azienda magari serve solo una parte dei soldi. La
banca concede un fido per un certo ammontare, supponiamo 100 mila. Questa
somma la banca la mette a disposizione in due modi:

• a tempo determinato;

• a tempo indeterminato (senza data di rientro). La banca può chiedere la somma


quando vuole. In questo caso si devono comunque avere 15 giorni di preavviso.

Altro elemento è che la somma messa a disposizione si chiama accordato.


Supponiamo che sia di 100 mila. Non è detto che io azienda li usi tutti. Posso
utilizzarne anche solo una parte. La parte utilizzata si chiama utilizzato.
L’imprenditore che ha il finanziamento pagherà gli interessi solo sulla somma che
utilizza. La banca ci perde perché su una parte non ottiene gli interessi.

L’analisi di fido: nel momento in cui io mi rivolgo alla banca per un fido, la banca mi
da la somma che vado a richiedere? La banca deve analizzare il merito creditizio
(quanto merito di avere). Esso stabilisce se io impresa sono un soggetto affidabile
per la banca o meno; se decide di finanziarmi, la banca deve stabilire il quantum.
La banca può prestarmi tutti i soldi o al massimo un quantum da essa stabilita.
Viene stabilito attraverso una analisi fatta dalla banca (di fido). Per questa analisi si
fa:

• una analisi qualitativa (viene studiata la qualità dell’idea, il motivo del prestito);

• una analisi di tipo quantitativo: si hanno due sotto fasi: 



-analisi di tipo statico-patrimoniale 

-analisi di tipo dinamico-reddituale. 

Per la prima, se saltano i pagamenti, si va guardare la consistenza del patrimonio
netto in caso di crisi; si guardano i crediti commerciali oppure le scorte (liquidando
ottengo i soldi). Per la seconda, la banca non da troppo interesse alle garanzie,
ma si chiede “se ti presto i soldi, con i tuoi incassi sarai in grado di ripagarmi
senza problemi?”. Si guardano i flussi di incasso, non si guardano tanto le
garanzia. Si capisce se effettivamente ci sono delle entrate che superano i soldi
da restituire in maniera tranquilla. Se io banca mi rendo canto che i flussi sono
inferiori, la banca ti da meno e quindi l’azienda può permettersi di ripagare. Se
quadra questo ragionamento, si danno anche delle garanzie, ma sono un extra.

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• anche dal punto di vista dal macro-economico si deve fare una analisi, bisogna
vedere se conviene investire o meno in periodi di crisi economica. La banca studia
la propensione al consumo delle famiglie, l’inflazione.

Il soggetto che delibera la somma chi è? L’ufficio fidi non delibera, ha potere
consultivo e non decisionale, fa solo delle analisi. L’organo che delibera è il CDA.
Esso è l’unico organo che può decidere; anche gli effetti giuridici ricadono sul CDA.
Il CDA a suo rischio e pericolo può concedere un sistema di deleghe per cui altri
soggetti deliberano in sua vece. Una delega non si sostituisce anche alla
responsabilità giuridica. Questa è sempre in capo al CDA. Si stabiliscono i poteri
delegati.

Si parte dal basso; in filiale si chiede un prestito, il direttore della filiale stessa
(delegato dal CDA) può concedere fino ad un certo punto (per pratiche piccole). Nel
caso di una pratica maggiore, si va sempre presso la filiale, essa valuta ed esprime
un primo giudizio; si sale ad un piano superiore, si giunge al settore fidi in cui ci
sono gli analisti (che fanno analisi di fido). Essi, tra cui il responsabile, esprimono
un loro parere. Se è positivo, si sale ad un piano più alto come per esempio si arriva
al capo area (esso ha potere fino ad una determinata somma). Egli fa un’altra
analisi. Se il valore della pratica è ancora più alto si arriva al direttore generale. Se
egli non ha il potere per deliberare ma è favorevole, gira la pratica
all’amministratore delegato. L’ultima parola spetta al CDA. Anche se tutti hanno
detto si, hanno espresso opinione favorevole, il CDA per un motivo qualunque può
bocciare. Il CDA ha l’unico potere decisionale. Per grosse cifre i tempi sono più
lunghi poiché più soggetti devono analizzare la pratica.

Altro elemento importante è questo:

supponiamo che ho avuto il mio finanziamento di 100 mila euro. Io mi prendo i 100
mila e per un certo periodo di tempo, io sono a meno 100 mila. Questa è la
situazione A. Potrei avere anche una situazione sinusoidale B (giorni a più e giorni a
meno). In questi casi quando sono su, la banca paga a me; quando sono giù è la
banca che riceve i soldi da me.

La banca può controllare e vedere come io imprenditore sto impegnando i soldi che
la banca mi ha prestato.

In A, ho un fatto di interesse poiché ho l’interesse sicuro.

Il fido serve a finanziare il capitale circolante. Il capitale circolante è formato da


materie prime, prodotti finiti, ecc. Oggi avvio un ciclo, scendo sul C/C tra tre mesi
incasso i soldi e salgo, vado a +50. Ogni ciclo funziona così.

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Con B si usano veramente i soldi per il capitale circolante. Nel caso di A invece, si
ha un atteggiamento flat, i soldi non sono stati utilizzati per il circolante ma per il
fisso, quindi non mi remunerano in un breve periodo. Il fido serve solo per il
circolante. Non è detto che in tutto il periodo ricevo il tasso. È l’imprenditore che
fallisce. Se io banchiere vedo una situazione del genere, perdo quei soldi, metto una
x sopra. La cosa più immediata è modificare il fido in un mutuo (ripagare dunque a
piccole dosi). Si dice che si consolidano le passività (da breve a lungo).

I costi che io pago a fronte di un fido (per esempio di 100 mila) certamente sono gli
interessi (sulla somma utilizzata), ma non solo: ci sono anche delle commissioni
(costi aggiuntivi). In passato, fino a 10 anni fa, la banca faceva passare molte
commissioni. La più importante era la commissione di massimo scoperto
(commissione che la banca applica sul massimo saldo dare del trimestre, massimo
debito nei confronti della banca). Su questo picco si applicava questa commissione.
Essa poteva andare da: 0,125%, 0,25%, 0,315% (dipendeva dalla forza
contrattuale). Questa incideva tanto, oltre alle piccole commissioni che comunque
facevano numero. Dal 2007/08 in poi è cambiato qualcosa: accanto agli interessi,
eliminiamo tutte le commissioni e ne lasciamo solo una che vale per tutte: la
commissione di messa a disposizione fondi (commitment fee). La logica di
questa commissione è che è onnicomprensiva e sulla somma che viene accordata,
anche se ne utilizzo una sola parte, devo pagare ogni 3 mesi fino ad un massimo
di uno 0,5% (sull’accordato). Cambia il modo di ragionare, ora si è a favore delle
banche: ora l’imprenditore chiede quello che gli serve.

La commissione di massimo scoperto non c’è più, ma in alcuni casi torna in auge:

1. se vado sotto senza avere un fido sul C/C, su quella somma pago anche la
CMS.

2. se per un periodo vado giù e rimango giù per almeno 30 giorni consecutivi
(nonostante il fido), su quella somma pago la CMS.

lezione del 24.10.2017

Io posso smobilizzare i crediti commerciali in due modi:

• sconto cambiario;

• anticipazione.

Supponiamo che vendo le scarpe, ma il cliente non me le paga subito, mi firma le


cambiali. Che faccio? Aspetto i 60 giorni o le porto alla banca e aspetta lei per me.

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Essa mi concede lo sconto cambiario. La banca subentra nell’attesa. Lo strumento
è di doppia natura:

• pagherò (tra due persone)

• cambiale tratta (rapporto a tre). Funziona come un assegno. È la banca che paga
per me o riscuote per me. Nel momento in cui io prendo la cambiale e vado in
banca, essa mi da meno soldi (ci guadagna).

Cosa succede se a scadenza il soggetto non mi rimborsa? 



Io che ho portato il titolo allo sconto io sono coobbligato in ordine di regresso (se
non va lui devo andare io). La banca si fa restituire da me i soldi più le penalità ci
sono. Io posso cedere la cambiale ad un’altra persona, perché magari a mia volta io
ho un debito con un altro soggetto. Vale l’istituto giuridico della girata. 

Se non paga l’obbligato principale, in via di regresso ci vanno tutti gli altri.

L’azienda ha bisogno di liquidità per attivare un nuovo ciclo produttivo, quindi


preferisce far aspettare la banca e ottenere meno soldi al momento. Avrà più utile
alla fine.

Dal punto di vista tecnico, ci sono due situazioni.

• È una pratica costante (quando accetto solo cambiali) oppure può essere una
tantum. Se è una tecnica di finanziamento stabile, la banca mi da un castelletto
di sconto: c’è un tetto massimo che la banca mi mette a disposizione. 

La banca, in base all’analisi di fido mette a disposizione una somma massima
(plafond) di, per esempio, 200 mila euro. Vendo 50 mila di merce. Se domani
incasso i 50 mila e la banca aspetta al mio posto, a me rimane 150 mila. Dopo
domani vendo altri 50 mila, mi rimangono 100 mila. Posso portare tanti cambiali
fino ad una decorrenza massima di 200 mila. Nel momento in cui si versano, si
ritorna a 200 mila. Il castelletto diminuisce e aumenta, è a carattere rotativo.

Ci sono dei costi che dipendono dal numero di giorni: all’aumentare del numero dei
giorni, la banca mi darà di meno. I giorni rappresentano il parametro per definire
il costo. Non ci sono altre commissioni.

L’anticipazione invece riprende il discorso delle cambiali, ma va a scemare. Questo


potrebbe essere un fatto di marketing, fatto di natura fiscale. 

Il vero motivo per cui non si usano più le cambiali è perché sono dei titoli
immediatamente esecutivi. Il giorno dopo posso andare a pignorare subito. La
sottoscrivi se non hai nulla intestato o perché sai che puoi adempiere.

L’anticipazione avviene su due strumenti:

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• ricevute bancarie (Ri Ba);

• fatture.

Esempio: produco 100.000 di scarpe. Le vendo, ma il cliente invece di dare la


cambiale, danno le Ri.Ba. La banca mi anticipa. Le ricevute non sono un titolo di
debito: sono quietanze di pagamento. È un blocchetto con 10 fogli. Ogni foglio è
di 10 mila euro. Il primo foglietto ha come scadenza 24.11; il secondo 24.12 e così
via. Ogni foglietto viene firmato. Quindi ogni mese si paga quel foglietto, non si
paga tutto insieme. La banca si prende la ricevuta perché rappresenta la vendita.
Vuol dire che io ho venduto merce.

Queste operazioni sono autoliquidanti (Ri.Ba. e fatture).

Ho venduto per 100 mila. Questi entro 90 giorni devono essere dati alla banca. Il
cliente, avendo un margine di tempo, può incassare i soldi e portarli alla banca. Se
c’è una Ri.Ba. si da un po’ alla volta.

La fattura ha lo stesso concetto, se scrivo “pagamento a 90 giorni”, il soggetto ha


90 giorni di tempo per pagare alla banca. 

Entrambi i documenti attestano una vendita tra me impresa e lui.

Per la gestione dell’anticipazione, si utilizzano due metodi. 



Se la banca mi da +100 mila. Dove me li carica? 

È possibile nel calderone. È possibile anche che la banca mi crei un conto
transitorio, in cui mi accredita i 100 mila. Se viene onorato, si chiude a 60 giorni.

Per finanziare un capitale circolante c’è anche un altro modo. 



Posso finanziare tramite factoring. Vado da una società di factoring, mi rivolgo al
factor il quale, dopo che gli ho portato il credito commerciale mi anticipa i soldi e
aspetta al mio posto.

Inoltre, egli mi gestisce il portafoglio commerciale (gestisce i clienti dal punto di


vista della contabilità, fiscale, commerciale, contenzioso, legale).

- I crediti che posso portare sono esclusivamente di natura commerciale, nessun


altro tipo di credito è ammesso (altri esempi sono crediti fiscali);

- Il rapporto deve essere di natura continuativa (se io inizio un rapporto,


l’operazione la devo fare su base quotidiana). È importante perché in primo
luogo, supponiamo che io mi occupo di factoring e la gente mi porta i crediti
commerciali. Io dopo un ceto periodo di tempo vengo a conoscere tutti (chi paga
e chi non) della Calabria, io accetterò di anticipare i soldi soltanto dei creditori
che sono che sono affidabili. Il mio rischio viene a diminuire. In secondo luogo,
spesso le società di factoring fanno anche consulenza.

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- Io factor ho la possibilità di effettuare consulenze a potenziali nuovi entranti.
L’operazione può essere pro solvendo e pro soluto.

- La durata dei crediti deve andare da 30 a 180 giorni.

- Ci sono diverse tipologie: 



1. contratti full factoring, 

2. maturity factoring,

3. invoice discounting.

Nel primo faccio un contratto pieno: chiedo che il factor mi anticipi soldi, che mi
gestisca tutto, mi dia tutti i servizi;

Nel secondo non chiedo l’anticipazione finanziaria, aspetto io, ma chiedo che mi
gestisca lui: chiedo un servizio gestionale, non dal punto di vista finanziario però;

Nel terzo contratto si ha uno sconto fattura: chiedo l’anticipazione, ma non chiedo
altri servizi. Ritorno all’attività bancaria.

Il factoring internazionale

Supponiamo che ci siano due aziende. Quella italiana vende alla pakistana e deve
incassare un credito tra 100 giorni di 100 mila. 

Si rivolge ad una società di factoring italiana. Essa in questo caso è in grado di
anticipare? Ci sono molte problematiche, la società italiana contatta una società di
factoring del Pakistan. Fanno insieme la pratica. Si rendono idonee le condizioni.

I soggetti che erogano le operazioni di factoring 



Queste offerte possono essere espletate dalle banche generaliste (supermarket
finanziario); 

possiamo avere banche specializzate: possono esistere società finanziarie private
che facevano solo factoring.

Nel panorama nazionale ci sono anche le società captive: per esempio prendiamo
la fiat. Essa produce automobili. Le vende alle concessionarie. Ad ogni
concessionaria vende 50 auto. La concessionaria non gliele paga subito, ma dopo
180 giorni. Supponiamo che la Fiat abbia 500 mila euro di credito a 180 giorni solo
con la concessionaria A. La Fiat ha molto credito e si rivolge ad una società di
factoring che aspetta al suo posto. Tutto questo ha un costo. 

Può fare anche un altro ragionamento, crea una società di factoring che si occupa
di anticipare alla casa madre. L’utile rimane in famiglia. È una società che nasce
da un gruppo industriale. La Fiat poterebbe anche farlo per le altre case

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automobilistiche, si allarga al mercato. Crea un business redditizio. Per quanto
riguarda le principali voci di bilancio, per prima cosa guardo le vendite, il fatturato.
Per una società che fa factoring guardo il turn over e l’outstanding.

Supponiamo di aver creato una società “consolidata 1”.

Il turn over è la quantità di crediti che in un anno vengono passati alla società
di factoring. Quantitativo di crediti che in un anno entrano.

L’outstanding è l’ammontare dei crediti che io ho pagato ma che ancora non


mi sono rientrati (di quanto sono fuori).

Altro elemento del factoring è il ciclo operativo.

Ci sono delle fasi:

1. Noi società di factoring per accettare di pagare un credito andiamo a guardare


lo stato di salute del debitore (solvibilità del soggetto che porta il credito alla
società di factoring).

2. In seguito si accettano i crediti, si accetta il credito del soggetto che pagherà


con più certezza. Si mettono sul tavolo tutti i crediti commerciali e si scelgono.
La scelta può essere di tipo puntuale (senza un criterio prestabilito, si valutano
singolarmente), oppure di tipo merceologica (crediti di natura geografica,
settoriale, durata uguale: si sceglie per categoria). 

Si guardano due elementi fondamentali: durata e importo medio del credito che
siamo comprando. La durata è importante perché l’azienda per essere arrivata a
concedere lunghe dilazioni, la società potrebbe fallire. Si ritorna al punto 1.
L’importo medio è all’opposto, l’importo deve essere tale che gi____

3. Individuato il portafoglio crediti, mi viene un altro dubbio: si fanno una due


diligence giuridica (crediti che sono assolutamente cedibili)

4. A questo punto si conclude l’operazione.

I vantaggi quali sono?

La banca mi anticipa solo i soldi, mi fa pagare 100.

Il factor mi da anche altre servizi facendomi pagare 150.

Ci sono dei vantaggi:

1. vantaggi amministrativo-contabile: per esempio abbiamo una impresa α che


vende prodotti ai suoi clienti. Per ogni cliente ha un mastrino. Servono 10
ragionieri. Supponiamo che una parte di clienti li cedo alla società factoring che
li gestisce per me (con i suoi ragionieri). Io avrò un solo mastrino per quella di

39
factoring. C’è una semplificazione amministrativa. Bastano magari solo 2
ragionieri.

2. vantaggi in termini di bilancio (Stato patrimoniale e conto economico): per lo


stato patrimoniale c’è un vantaggio perché prima avevo crediti commerciali
(debiti verso banche). Se li cedo, mi vengono anticipati. Al posto di crediti
commerciali ho liquidità (cassa per esempio). Mi autofinanzio. Dal punto di vista
del conto economico se cedo tanti crediti al factor aumento un costo variabile
(diminuisco però i costi fissi). Non sempre è un vantaggio: se l’azienda aumenta
il fatturato, allora è un vantaggio. Meglio avere una struttura più flessibile (più
costi variabili), guadagno meno, ma se le cose vanno male non mi “accappotto”.

3. vantaggi in termini organizzativi: stessa cosa dei ragionieri. Gli altri 8 ragionieri
non li licenzio ma… in ogni azienda ci sono centri di costo (costo e basta) e
ricavo (vendi e ricavi). Se sgravo il centro di costo, formo i ragionieri e li rendo
produttivi, cambio la mia organizzazione: meno persone improduttive e le sposto
in luoghi produttivi. Il factoring rende l’organizzazione più produttiva.

4. vantaggi di tipo commerciale: una impresa che cede al factor, vende la merce
a clienti migliori, l’impresa fa una scrematura dei clienti, ho un portafoglio
migliore.

lezione del 25.10.2015

Il capitale fisso ha come caratteristica l’essere beni a fecondità ripetuta. È un


investimento che ha utilità in più esercizi. È necessario che non venga contabilizzato
come costo in un unico esercizio ma che sia spalmato tramite ammortamento. Se
compro un macchinario di 10 mila euro, negli anni successivi ho un incremento dei
costi (ammortamento) di 1000 all’anno. 

Conviene comprare se l’utilità futura è maggiore del costo. Crescono i costi. 

Se i ricavi crescono di 800 euro non conviene comprarlo, se i ricavi sono di 1200
conviene. Bisogna confrontare i due incrementi (costo e ricavo) e valutare.

Se mi rendo conto che è necessario che dal punto di vista economico è positivo
fare questo investimento devo fare una scelta: per esempio noi produciamo scarpe,
vogliamo aumentare la produzione e dobbiamo comprare un macchinario: se i ricavi
marginali sono superiori dei costi marginali lo compro.

Questo nuovo macchinario lo compro o lo noleggio (senza diritto di proprietà)? Per


fare la scelta devo capire quale è lo strumento più adatto.

Se decido di comprarlo, come lo finanzio? Che forma utilizzo? Bisogna stare attenti
al machting finanziario: posso utilizzare il mutuo, pagare con contanti (facendo un

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aumento di capitale da parte dei soci che non va restituito via via) oppure con
obbligazione (emetto obbligazioni a 10 anni e con questi soldi compro il
macchinario), potremmo utilizzare infine anche il leasing finanziario. 

Se voglio solo utilizzare il macchinario senza comprare posso utilizzare o il leasing
operativo oppure il noleggio.

Il leasing è una operazione, un contratto atipico in cui ci sono dei soggetti: il


proprietario del bene (locatore) e l’utilizzatore (il locatario). In cambio si paga un
canone periodico di leasing (come se fosse un fitto). A scadenza, il locatario può
decidere di comprarlo (riscattandolo con un maxi canone) facendolo diventare di
sua proprietà; può decidere di restituirlo o può rinnovare il contratto (magari
prendendo un macchinario più nuovo). Quali sono le motivazioni per cui io
imprenditore decido di comprarlo oppure di prenderlo in leasing?

I vantaggi del leasing sono:

• avere un bene non obsoleto, sempre nuovo;

• motivazioni fiscali: nella nostra legislazione, il canone di leasing, puoi detrarre


dalle tasse, è deducibile;

• il bilancio: se ho macchinari in bilancio; 1000 li ho comprati e sono nell’attivo. Se


li ho presi in leasing, non sono di proprietà dell’azienda, non stanno nell’attivo. Il
leasing si contabilizza fuori bilancio (off balance sheef). Supponiamo che 500 sono
in limite e 500 no, 500 sono in attivo e 500 sono a parte. Il totale diminuisce, si ha
un totale investito più basso. Questo torna utile perché mi diminuisce il capitale
economico;

ROI: rendimento sul capitale investito



È meglio una azienda che ha un rendimento alto. Questo indice si calcola come
reddito operativo/ capitale investito.

Azienda A reddito operativo pari a 100 (ma ha investito 1000): rende all’10%;

Azienda B reddito operativo pari a 100 (ma ha investito 600): rende al 15%.

Si fa anche il lease back: si vende un macchinario già di proprietà dell’azienda alla


società di leasing e si prende in leasing contestualmente. Il macchinario sparisce
dal bilancio.

Ci sono diverse forme di leasing:

• operativo: il bene non si riscatta a scadenza, si restituisce (come se fosse un


noleggio). Questo bene è standard, non consumabile. I costi sono a carico del
locatore (proprietario del bene). Il riscatto è molto vantaggioso (al di sotto del
valore di mercato del bene che ci sarà al momento del riscatto);

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• finanziario: il bene a scadenza si compra e diventa di proprietà dell’azienda. Il
bene è specifico in base alle richieste dell’azienda. I costi sono a carico del
locatario (anche se ancora non è il proprietario).

Si fa differenza tra:

• leasing mobiliare: per veicoli dotati di targa;

• leasing immobiliare: per fabbricati.

Il canone di leasing come si compone? Supponiamo che pago 10 mila di canone


all’anno. Questa somma è composta da:

1. l’ammortamento del bene (usura);

2. costi di manutenzione;

3. costo finanziario (tasso che la società deve alla banca);

4. profitto.

Il mutuo è un finanziamento a lungo termine che la banca mi eroga per finanziare:

• edilizia abitativa (casa, terreno)

• in una azienda un macchinario.

Nel primo caso, se compro casa con mutuo, esso è concesso su base di ipoteca di
primo grado sul bene. È un mutuo fondiario. Che caratteristiche ha? Supponiamo
che la casa costa 200 mila euro. Chiedo alla banca un mutuo. C’è un iter
procedurale. La banca si chiede se vale veramente 200 mila. Si nomina un perito
tecnico che valuta il bene. Le perizie da parte della banca non recano il valore di
mercato, ma è stressato (più basso, per essere garantito). In linea di principio la
banca finanzia fino all’80% del valore. Il 20% lo mette la persona interessata
all’acquisto.

Un mutuo fondiario ha come durata 20-30 anni (perché la rata va a diminuire nel
tempo e quindi nonostante la crisi si può pagare).

Per quanto riguarda i macchinari, va dai 3 ai 5 anni. La banca mi finanzia, ma


costituendosi a sua volta un pegno sul macchinario stesso.

Gli elementi caratteristici del mutuo sono 4:

1. importo;

2. durata;

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3. interesse;

4. piano di ammortamento (come restituisco i soldi negli anni): normalmente ce


ne sono due: 

-all’italiana (poco utilizzato): formato da quota capitale e interessi. L’interesse
scende man mano che il debito residuo diminuisce. Anche la rata diminuisce col
tempo

-alla francese (anche se ha dato problemi di anatocismo): ad essere costante è
la rata. La sommatoria dei due elementi è uguale. L’interesse diminuisce allo
scendere della quota capitale.

Una delle varianti è il pre-ammortamento: se ad esempio io ho un pre-


ammortamento di 2 anni, succede che per i primi due anni non pago la quota
capitale ma pago solo la quota interessi. Il debito dopo due anni resta sempre
fermo, è un periodo di “grazia”. Si paga solo la quota interessi e non la quota
capitale.

Il muto è a tasso fisso o variabile (varia al variare di altro). I parametri di


indicizzazione sono tre:

1. parametri di natura reale: un esempio è l’inflazione (l’aumento dei prezzi dei


beni di consumo, paniere dell’ISTAT)

2. parametri di natura finanziaria: Euribor, a seconda di come varia pagherò una


rata maggiore o minore.

3. paramenti di natura valutaria: al variare del tasso di cambio la mia rata


aumenta o diminuisce.

Elemento interessante è il mutuo in valuta: posso chiedere in banca l’equivalente


della cifra ma in una valuta straniera. Questo perché mi costa meno. 

Il costo del denaro in euro è del 3%, in dollari supponiamo sia dell’1%, in yen
magari è dello 0,5%. Io trovo la valuta con cui pago meno. In base a questo
esempio, nessuno fa mutui in euro. C’è un problema, io anche se sono indebitata in
yen, ogni volta che devo pagare, devo pagare in euro. Se lo yen si svaluta, dove
guadagno sul tasso ci rimetto sul tasso di cambio.

Esistono mutui multi-valuta. Pagando una commissione di denaro alla banca, ho la


possibilità di cambiare nel tempo valuta a mio rischio e pericolo.

43
lezione del 30.10.2017

Il credito al consumo riguarda il finanziamento non di investimenti, ma di beni di


consumo (tipo la Findomestic). Forma di finanziamento per le famiglie attraverso
pagamenti di natura rateale.

Fino agli anni ’80 in Italia era poco utilizzato. In seguito c’è stata una esplosione, è
andato a crescere prima in Francia e poi anche in Italia. 

Perché in Italia abbiamo avuto il ritardo? Le caratteristiche strutturali sono
particolari. In Italia le caratteristiche strutturali hanno queste fattispecie:

• in Italia non si va via di casa presto (quindi non c’è bisogno di comprare
elettrodomestici a rate);

• i tassi di interesse erano molto elevati negli anni ’90;

• gli italiani sono quelli che risparmiano di più tra i paesi industrializzati. Quindi
tasso di risparmio alto.

Quando si parla di credito al consumo bisogna capire da cosa dipende la domanda


di indebitamento. A seconda di alcune caratteristiche alcuni si indebitano di più.
Dipende da: deb=y per c/y per deb/c. Dipende da queste tre variabili.

y=reddito. Il segno prima della y positivo. All’aumentare del reddito aumenta il


debito. Se si guadagna 1000 al mese, ci indebitiamo se ne abbiamo necessità ma si
ha paura. Se si guadagna 5000 al mese non ci impaurisce molto. Il reddito mensile
è più elevato. Più si guadagna più ci si indebita. Variabile economica.

c/y= quanto consumo rispetto al reddito. Si chiama propensione al consumo.


All’aumentare della mia propensione aumenta il livello di debito che contraggo. A
livello razionale, la propensione al consumo rispetto al reddito è studiata dai
sociologi. Il gruppo di appartenenza di una persona ti induce ad acquistare quello
che anche loro hanno. Variabile sociologica.

deb/c=debito su consumo. Quanti consumi pago col debito? all’aumentare della


mia propensione all’indebitamento consumo di più. Si chiama propensione
all’indebitamento. È un fattore psicologico. Dipende da come siamo fatti. Variabile
psicologica.

Chi è che offre questo servizio? Può essere offerto dalle banche generaliste, dalle
banche specializzate (Findomestic: banca che raccoglie denaro e presta solo per
debiti a consumo), dalle società finanziarie.

Quando si parla di credito al consumo si fa riferimento a due fattispecie:

44
1. prestiti personali, altrimenti detto non finalizzato: io posso dire alla finanziaria
che ho bisogno di 30 mila euro, faccio una richiesta generica; prestito senza
vincolo di destinazione. I soldi arrivano a noi, non si ha un pagamento, ma un
finanziamento.

2. prestiti finalizzati: immaginiamo di voler comprare una auto. Andiamo in


concessionaria e questa ci propone un finanziamento. La finanziaria ci concede
il finanziamento per comprare quella e quella solo automobile, non una generica
dello stesso presto. Il prestito che viene concesso è finalizzato a comprare quel
bene e solo quel bene. Prestito con vincolo di destinazione. 

Nel momento in cui il prestito è concesso, noi i soldi non li vediamo mai, i soldi
vanno direttamente alla concessionaria. Questo si può assimilare ad una forma
di pagamento? Si.

Ci sono diversi prodotti del credito a consumo:

1. prestito personale: è il prestito non finalizzato

2. credito rateale classico: è il prestito finalizzato

3. cessione del quinto dello stipendio: immaginiamo che io voglio comprare un


auto, ma non la voglio finanziare, la voglio pagare col quinto dello stipendio.
Questo quinto va direttamente alla concessionaria. SI va da datore di lavoro e si
chiede se 4/5 si mandano a casa normalmente e 1/5 si mandano alla
concessionaria. I soggetti in gioco in questo caso sono tre: io, finanziaria e
amministrazione del luogo dove lavoro (prima erano due). Il tasso di interesse in
questo caso è più alto perché c’è un altro soggetto che ci lavora. Si fa lo stesso
se so in partenza che non posso fare un finalizzato o un non finalizzato. È un
prodotto di ultima spiaggia. Non c’è la possibilità di non pagare. È una forma di
pagamento certa.

4. apertura di credito rotativa + carta di credito revolving: la banca finanziaria


mi concede un fido, mi mette a disposizione un plafond di 10 mila euro. Questa
somma la posso utilizzare con la carta di credito revolving. Con questa carta
posso prelevare anche cash. Man mano che prelevo, il saldo scende. Ogni mese
però destino una parte del mio stipendio a rimpolpare questo calderone. Man
mano che i soldi rientrano, la somma aumenta. Nel momento che rimetto i soldi
il plafond si ricompone. Il problema però è che in questa operazione vengono
nascoste molte insidie. Quando si spendono i soldi loro, si applica un tasso
altissimo (usuraio). Per questo è sconsigliata. È molto usata negli USA.

Nei primi due casi mi rivolgo alla finanziaria per ottenere una somma di denaro.
Supponiamo di chiedere 30 mila euro. Non sempre mi passa il finanziamento. Essa
cosa guarda per dire si o no? Va a guardare in primis lo storico dei pagamenti. Se

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non si ha lo storico dei pagamenti, si vuole un garante con reddito certo (padre,
madre, ecc). Dopo questo si va a guardare il rapporto rata/reddito. Nella maggior
parte dei casi non deve essere superiore al 33%. Se io guadagno 1000 euro, la rata
non deve essere sopra i 333 euro. Dipende anche se si ha un lavoro a tempo
determinato o a tempo indeterminato.

Dopo si stabilisce la durata. Oggi si arriva anche a finanziare per 7 anni (84 mesi).

Per il tasso di interesse si fa differenza tra TAN e TAEG.

Il tan è il tasso anno netto (di solito al 3,5%).

La finanziaria non ci fa pagare solo il tan. Bisogna fare anche l’assicurazione. Ci


sono tante commissioni che si devono pagare. Il TAEG è il tasso equivalente
generale che include tutte le commissioni.

Queste fonti di finanziamento implicano una erogazione monetario (prestiti per


cassa). Si forniscono i crediti di firma.

Un credito di firma: immaginiamo di avere una impresa e vendiamo un prodotto ad


un acquirente estero (in Cina per esempio). Se non ci paga che si fa? Se è una
banca cinese importante, garantisce lei per noi. Non ci da soldi la banca al
momento, garantisce per l’acquirente estero e diventa l’obbligato principale nel
caso in cui non paga. Teoricamente domani la banca cinese potrebbe pagare per
l’acquirente. Questa fa una analisi di fido con la quale si stabilisce il tetto massimo
di uscita di banca. 

Queste garanzie variano in base alle diverse tipologie.

Il credito di firma potrebbe essere:

-monetario

-non monetario

-domestico

-internazionale

Per quanto riguarda la funzionalità si utilizzano per:

-gare di appalto

-transazioni internazionali

-emissione di titoli

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I crediti di firma sono di due tipi:

• credito di accettazione: c’è l’accettazione bancaria. Per esempio, immaginiamo


un imprenditore e dei risparmiatori. Noi siamo i risparmiatori e l’imprenditore ci
chiede 100 mila che ci restituirà tra 60 giorni con gli interessi. Noi non ci fidiamo
dell’imprenditore, ma se ci da una cambiale firmata dalla banca e con su scritto
“per accettazione”, quella è una accettazione bancaria. Dopo 60 giorni gli interessi
e 100 mila vanno chiesti alla banca e non all’imprenditore. L’obbligato principale
diventa la banca, la quale è più sicura e non ce li nega. La raccolta deve essere
almeno di 50 mila; la durata non può superare i 2 mesi. A me imprenditore quanto
costa questa operazione? Ci sono da pagare le commissioni e gli interessi. Ho più
costi, ma il problema principale è della banca. Quando la banca mi da questa
garanzia forte? Quando la banca si fida di me. Se non do i soldi alla banca, essa
ci rimette. Forma di garanzia più forte.

• fideiussione/avallo: la garanzia è più soft. Se un imprenditore vende la merce, la


banca entra in seconda battuta, solo nel caso in cui il cliente non paga il debito.
Questa fattispecie si trova nelle transazioni internazionali. Anche nel caso
dell’appalto. Immaginiamo che la provincia emana una gara d’appalto per la
costruzione di un ponte. La ditta che vince l’appalto deve fare l’opera in un certo
periodo e con un ceto standard di qualità. Se non rispetto i patti, la provincia
chiede il risarcimento dei danni, ma se si ha una fideiussione bancaria, si
garantisce per la ditta.

Ci sono anche le obbligazioni del non fare: per una persona si licenzia, ma per 5
anni non può lavorare in una società che contrasta o che è in concorrenza con la
società. 

Avviene una cosa simile con l’agenzia delle entrate. 

Altra fattispecie: immaginiamo di essere imprenditori e di vuole comprare un
macchinario di una ditta del nord. Prima di spendere dei soldi lo voglio testare. Si
chiede la prova del macchinario. DI certo la ditta non si fida, chiede a garanzia
una fideiussione.

L’ultimo elemento è l’emissioni di titoli: io imprenditore devo raccogliere soldi sul


mercato. La banca mi da una fideiussione e così il mercato lo compra il titolo. Ci
sono diversi titoli: polizza di credito commerciale, cambiale finanziaria,
certificati di investimento. Questi sono gli strumenti finanziari. 

Che caratteristiche hanno? Io imprenditore cedo un titolo con la promessa che a
scadenza vi restituisco i soldi (oppure in seconda battuta c’è la banca). La raccolta
minima è di 50 mila euro.

• Se raccolgo da 1 mese a 3 mesi raccolgo con la polizza di credito commerciale; 


47
• Se voglio raccogliere dai 3 ai 12 mesi colloco una cambiale finanziaria; 


• Se voglio andare oltre i 12 mesi, vendo un certificato di investimento.


Il credito commerciale può essere venduto da tutte le imprese.

La cambiale e il certificato possono essere emessi da società quotate in borsa


oppure una S.p.A oppure una s.a.p.a. ma in questo caso almeno il 50% della
somma di denaro che colloco sul mercato deve essere garantita o da una banca
oppure sempre garantita da una finanziaria iscritta all’albo ex art. 107 del TUB. 

La banca d’Italia fa iscrivere a questo albo le migliori imprese con requisiti molto
forti. Soltanto queste sono finanziarie molto solide e solo queste possono
concedere una fideiussione a società che collocano sul mercato i titoli.

lezione del 31.10.2017

Negli anno 80 c’era una grossa polemica in Italia perché si diceva che le banche
italiane rispetto alle grandi banche (tedesche, francesi), erano sotto capitalizzate.

La struttura finanziaria di un’azienda è fatta da patrimonio netto e capitale di terzi


(debiti). 

Supponiamo che ho 100 di netto e 100 di debiti. Ho 200 di capitale complessivo. La
capitalizzazione di una impresa è il rapporto tra queste due variabili. Quindi
l’impresa ha un capitale proprio e un capitale di terzi. 

C’è un giusto dosaggio, una parte li metto io e una parte li prendo a prestito.

La polemica era questa: si diceva che le banche italiane rispetto alle banche
straniere, avessero troppo poco patrimonio netto e troppi debito. 

Questo vuol dire sottocapitalizzata: avere capitale netto troppo basso.

A cosa serve il patrimonio netto? E quanto deve essere spesso?

Una banca come qualunque impresa ha questi due capitali. Se avessi 200 di
patrimonio netto e 0 di debiti, questa sarebbe ancora una banca? Il debito è la
raccolta in questo caso. Quale è il giusto dosaggio? Il patrimonio netto è un
cuscinetto che serve per attutire le perdite. Un’azienda quando parte, ha una
perdita, i costi sono maggiori dei ricavi, il patrimonio netto serve ad attutire queste
perdite. Maggiori sono le perdite, maggiore è il patrimonio netto. Minori sono le
perdite, minore è il patrimonio netto.

Se investo molto nei prestiti o nelle partecipazioni, devo avere un cuscinetto alto
perché potrei perdere i soldi.

Diversamente avviene se ho i titoli di stato che sono più sicuri.

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La critica degli anni 80 diceva solo che il patrimonio netto era troppo alto o troppo
basso, guardava solo questo lato del bilancio, ma per poter dire se è sufficiente si
deve guardare l’attivo, cioè dipende da come ho investito i soldi. Il tipo di incrocio
tra l’attivo e il passivo si chiama sensibilità in senso dinamico. 

La solvibilità di una banca non deve essere fatta guardando capitale proprio su
capitale di terzi, ma questo rapporto deve essere rapportato a sua volta a come ho
investito, quindi guardando l’attivo. Devo sempre aggiustare i due lati del bilancio in
base a come investo. 

Se avessi una banca con netto 200 e raccolta pari a 0, i 200 vengono investiti in
prestiti alla clientela. Questa è sempre una banca. Una banca è un intermediario tra
soggetti in surplus e soggetti in deficit. 

Piuttosto che raccogliere tramite obbligazioni, C/C ecc, raccoglie tramite azioni,
quindi è una banca.

In banca è importante il patrimonio di vigilanza. Per capire se la banca è


adeguatamente patrimonializzata si deve guardare il PV.

Il PV è stato introdotto nel 1988 dal comitato di Basilea. Nel comitato i governatori
delle banche si sono riuniti e hanno fissato le regole del gioco dell’attività bancaria a
livello europeo. Hanno introdotto il PV.

Il patrimonio di vigilanza è la sommatoria di tre aggregati:

1. tier one: chiamato anche patrimonio di base. È composto dal capitale sociale
più le riserve. Quindi abbiamo un patrimonio netto al quale si aggiungono i fondi
rischi bancari generali e gli strumenti innovativi di capitale;

2. tier two: chiamato anche patrimonio supplementare primario che è


composto da: riserve di rivalutazione, strumenti ibridi di
patrimonializzazione, passività subordinate, fondo rischi su crediti,
plusvalenze e minusvalenze nette sulle partecipazioni;

3. tier three: chiamato anche patrimonio supplementare secondario che include


i prestiti subordinati di terzo livello.

Supponiamo che il tier one è pari a 500. Il tier due si compone di prestiti subordinati
di secondo livello, supponiamo che sia pari a 300. Il tier tre è pari a 200. Unendo i
tre tier abbiamo esattamente il mio patrimonio di vigilanza. In questo caso pari a
1000. I tre tier come sono composti?

CI sono dei vincoli che ci da la normativa.

Gli strumenti innovativi di capitale nel tier one possono pesare per un massimo
del 15%. Su 500 massimo (valore del primo tier, massimo il 15% può essere
rappresentato da strumenti innovativi).

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Altro vincolo è: il tier due non può superare il tier one.

Altro vincolo ancora è: le passività subordinate non possono essere maggiori


del 50% del tier one (può essere minore o uguale).

Il patrimonio di vigilanza è formato da tre aggregati di voci di bilancio. Alcune di


queste non le conosciamo.

Il tier one è il patrimonio di base: sono le voci più stabili di una banca (i soggetti che
hanno messo i soldi non possono venire a prenderli nel breve periodo); man mano
che scendo a tier due e poi al tre, sono soldi un po’ meno stabili (chi mi ha dato i
soldi prima o poi può venire a prenderli).

Le voci sono:

• capitale sociale più riserve cioè il patrimonio netto . Questa è la voce più stabile
in assoluto. Se un soggetto mette del capitale sociale non ha vincolo di
restituzione.

• fondi rischi bancari generali: come qualunque azienda, si mettono da parte dei
fondi per fronteggiare eventuali problemi. Questo serve in caso di emergenza
anche in banca (eventuale rapina, danni di tecnologia). Non è specifico per un
problema, è generale. È una sorta di salvadanaio che si costituisce.

• riserve di rivalutazione: ci sono delle riserve che vengono utilizzate quando


vengono rivalutati i cespiti (le immobilizzazioni). Se ho un immobile e ce l’ho in
bilancio a 100 mila euro, faccio una perizia e il perito mi dice che vale più,
supponiamo 150 mila. Quel 50 in più è una rivalutazione. Così come anche nel
caso di una partecipazione ad una società. Oggi magari vale 10, domani vale 15.

• fondo rischi su crediti: è sempre un fondo rischi che la banca ha, ma questa
volta non è di natura generale ma è specifico ai crediti. Per esempio ho prestato
dei fondi ad un imprenditore, penso che a fronte di 100 che ho prestato magari li
perdo in un anno, devo prendere dal fondo rischi le eventuali perdite che ho
concesso.

• plusvalenze e minusvalenze su partecipazione: se si compra una


partecipazione ad una azienda, a fine anno il valore della società aumenta, io al 31
ho plusvalenza. Se il valore scende ho una minusvalenza. Questo plus o manus lo
devo portare in bilancio.

Adesso vediamo dei titoli obbligazionari, dei titoli di debito: hanno caratteristiche
particolari sono cioè obbligazioni con caratteristiche così particolari per cui
addirittura possono essere poste vicino al patrimonio netto.

50
• strumenti innovativi di capitale: supponiamo che ci vengano a vendere un titolo
obbligazionario che però non ha scadenza (irremivibile). 

Un altro titolo che non ha scadenza sono le azioni. Da questo punto di vista è
come se fosse un azione. 

Questa obbligazione non è detto che mi pagherà l’interessa a fine anno, dipende
se la società farà utile, come nell’azione. 

In più, se la società dovesse andare in perdita, i soldi del titolo obbligazionario non
ci vengono restituiti. Vengono utilizzati per pagare il buco di bilancio. 

Anche le azioni si comportano così. 

Giuridicamente è una obbligazione ma si pone accanto alle azioni. 

In più, a partire dal decimo anno è possibile eventualmente prevedere una data di
rimborso (solo se la banca vuole). In ogni caso dal decimo anno è prevista una
clausola di step up (fare dei gradini sempre superiori). 

Se per 10 anni ho come tasso il 7%, nell’11esimo ho il 7.15% e via dicendo. Il
tasso di interesse è sempre maggiore. La banca deve prevedere una data di
rimborso. 

La banca ha due strade: 

1. non ci restituisce mai i soldi ma deve dare un tasso sempre maggiore; 

2. ci rimborsa i soldi a data stabilita.

A poter collocare queste obbligazioni non è la banca stessa, ma una sua
consociata posseduta dalla banca che però deve avere sede legale in un paese
OCSE. Per esempio, se unicredit vuole collocare un miliardo di euro di strumenti
innovativi, non li può vendere lei direttamente, deve creare un’altra società α che
ha sede in paese OCSE (paesi che hanno una trasparenza a livello bancario).

• strumenti ibridi di capitalizzazione: è un titolo obbligazionario che ha queste


caratteristiche: ha una durata maggiore di 10 anni. È un titolo a lungo termine
ma non è irremivibile, la scadenza c’è. Quindi è meno stabile: si mette nel tier due.
Se la società non fa utile non mi paga l’interesse. 

Se il livello di perdite della banca è cospicuo, dopo aver utilizzato il capitale netto
e le riserve e gli strumenti innovativi, si usano anche questi strumenti ibridi.

• passività subordinate: sono titoli obbligazionari che hanno una durata di


almeno 5 anni, per il resto vale sempre lo stesso principio delle altre due.

• prestiti subordinati in secondo livello: hanno una durata maggiore di due anni,
per il resto hanno le stesse caratteristiche delle altre tre.

Quindi sono assimilati al capitale proprio.

Il titolo più rischioso è lo strumento innovativo. Il tasso di interesse è


maggiore.

51
Sommando questi tre aggregati ottengo il patrimonio di vigilanza, supponiamo pari
a 1000. Questo patrimonio di vigilanza, che è un cuscinetto, è sufficiente? Dovrebbe
essere più alto? Dipende dalle eventuali perdite che io ho dal punto di vista
dell’attivo.

lezione del 06.11.2017

Il patrimonio di vigilanza nella banche assolda la funzione di patrimonio netto delle


aziende. Supponiamo che sia di 1000. Questo 1000 di PV è sufficiente? Non si può
dire a priori, deve essere confrontato con la rischiosità dell’attivo. Più è rischioso,
più deve essere alto.

• Basilea 1 nel 1988 (primo accordo sul capitale) ha fissato alcune regole
stabilendo questo: andiamo a vedere l’attivo. 

La banca raccoglie e investe in: C/C, mutui e altre forme di prestiti. Se ha
concesso 1000 a mutui, il rischio che alcuni soggetti non pagano a quanto
ammonta? Ogni voce di bilancio ha un certo livello di rischio. Quella probabilità va
quantificata. È più rischioso un mutuo o un C/C? O sono rischiosi allo stesso
modo? È uguale o diversa se c’è una ipoteca? 

Se si ha un mutuo con ipoteca di primo grado questo è molto sicuro. La
probabilità di perdere soldi sul mutuo è minore rispetto al fido. Il fido è
ponderato al 100% di rischio, teoricamente si possono perdere tutti. I mutui
ipotecari sono più sicuri. L’attivo ponderato per il rischio è 500. Alla fine devo fare
la sommatoria dell’attivo ponderato per il rischio. Questa sommatoria si chiama
RWA (attivo ponderato per il rischio). Supponiamo che il mio RWA sia pari a 10
mila. Teoricamente potrei perdere 10 mila. Ho un cuscinetto di 1000 che non è
sufficiente. Il rapporto tra PV e RWA deve essere maggiore uguale dell’8%.
Questo rapporto si chiama rapporto di solvibilità o meglio noto come SOLVENCY.
Il patrimonio di vigilanza è 1000, il RWA è 10000. Ho il 10%. È maggiore dell’8%.
Sto bene. Se il mio patrimonio di vigilanza è 500, ho il 5%. Il mio PV è troppo
piccolo, sono a rischio di fallimento. 

Per arrivare all’8% cosa posso fare? Potrei aumentare il patrimonio di vigilanza
(collocando strumenti innovativi, strumenti ibridi, passività subordinate ecc senza
far mettere mano sui portafogli degli azionisti). 

Non solo posso modificare il patrimonio di vigilanza, ma anche diminuire il
denominatore. Potrei diminuire il denominare decidendo di cambiare la raccolta
(se C/C è più rischioso, aumento i mutui). Si cambia l’allocazione dei soldi
prestati. Devo cambiare le voci dell’attivo diminuendo quelle più rischiose.

• Dal 1988 si è passato a Basilea II nel 2007 cercando di superare il limite del
ragionamento di Basilea I. L’RWA rappresenta la possibilità di non pagare, ma non
tutti sono uguali a livello di rischiosità. Bisogna calcolare il rischio per ognuno. Dal

52
metodo standard si passa al metodo dei rating: Internal rating basic. Le banche
possono dire: io banca mi costruisco un modellino sulle persone. In base a questo
modellino esce un giudizio di rischiosità. Da questo test esce un diverso profilo di
rischio. Questo modellino deve essere approvato da banca d’Italia. In questo
modo l’RWA è più basso. Il patrimonio di vigilanza così può essere più basso. Alla
banca questo conviene. Col metodo IRB si fanno singoli ragionamenti sulle
persone e sulla loro rischiosità. 

Per calcolare l’RWA in Basilea I abbiamo fatto la sommatoria degli attivi delle
forme tecniche dei prestiti. Basilea I analizza solo il rischio di credito: è la
probabilità di avere delle perdite in tutto o in parte rispetto al finanziamento
concesso. 

Se io presto 100 euro, il rischio di credito si manifesta non solo quando non si ridà
tutto, ma anche quando si rimette un solo euro. 

Se la banca raccoglie 1000, non li investe tutti in prestiti ma anche in titoli (riserve
di prima linea in caso di mancanza di liquidità). I 300 (supponiamo investiti) a
seconda di come va il mercato è possibile che io banca li perda. Questo è il
rischio di mercato che si aggiunge al rischio di credito. Rischio sugli investimenti
che la banca fa. A livello di rischio c’è anche un altro aspetto. La banca può subire
anche una rapina. Si ha un rischio; anche le spese legali nell’attività quotidiana
posso avere un rischio operativo (supponiamo spese legali, tecnologia ecc). 


Si hanno dunque rischi di credito, rischio di mercato e rischio operativo.
Questi tre rischi da Basilea II vengono chiamati rischi di primo pilastro.

Il PV rispetto all’RWA deve essere maggiore o uguale all’8%. Ma RWA non è solo
il rischio di credito, ma ci vanno tutti e tre i rischi. Il rapporto deve essere sempre
maggiore o uguale all’8%. 

Basilea II va oltre: accanto a questi tre rischi (che devono essere quantificati) ci
sono i rischi di secondo pilastro. Possono essere i rischi di concentrazione
(granularità del prestito); posso avere un rischio di tasso, un rischio di liquidità,
rischi qualitativi (difficili da misurare come ad esempio il rischio strategico). Il
rischio strategico si ha quando la banca sbaglia strategia. Non si può quantificare
a priori la perdita. Si ha anche un rischio reputazionale. Il calo di reputazione non
può essere quantificato.

• Infine, si ha Basilea III che è diventata più stringente. Il valore non è più dell’8%,
ma è del 10.5%. A parità di RWA il cuscinetto deve essere più alto.

53
CARTOLARIZZAZIONE cap.14

La banca raccoglie denaro tramite C/C, obbligazioni ecc. C’è anche un altro modo
con il quale la banca raccoglie. Questo è la cartolarizzazione. È una tecnica che
permette di rendere immediatamente liquidi dei flussi di cassa futuri attraverso
l’emissione di titoli sul mercato.

In Italia è stata finalmente autorizzata con la legge 130 del 1999. Prima del ’99 non
c’era questa legge in Italia e succedeva che se un soggetto voleva fare una
operazione del genere non poteva. Si andava a fare una società all’estero, senza
controlli e senza trasparenza. I primi in Italia a farla furono quelli della Banca di
Roma. Fecero tre diverse cartolarizzazioni:

TREVI 1-TREVI 2-TREVI 3

Erano in miliardi (di lire).

Prendiamo la BNL, supponiamo che voglia cartolarizzare i crediti. I soggetti che


cartolarizzano si chiamano originator. Supponiamo che abbia nell’attivo tanti crediti
(1000). Una parte decide di impacchettarli (tra di loro omogenei, con caratteristiche
similari, supponiamo 500) e decide di venderli. A chi li vende? Li vende ad una sua
società creata dalla BNL chiamata S(pecial) P(urpose) V(ehicle) (societa creata ad
hoc). LA SPV comprerà attivi per 500. Essa glieli deve pagare. Come glieli paga?
Colloco sul mercato titoli abs (obbligazionari) per 500. Incasso i soldi e pago la BNL
che mi ha venduto i titoli. La BNL ha monopolizzato i 500 di crediti. La BNL esce dal
gioco. Nel gioco ci sono la società e il mercato. Succede che tra 6 mesi qualcuno
pagherà il mutuo e la SPV paga chi gli ha prestato i soldi. Si incassa e paga.
Quando dopo 10 anni incasso l’ultimo credito e pago l’ultimo obbligazionista
l’operazione è chiusa. Queste obbligazioni si chiamano abs e vuol dire asset
backed securities (titoli che hanno alle spalle degli attivi). I crediti non possono
essere utilizzati, sono segregati se non per restituire capitale di interesse agli
azionisti. Se compro una obbligazione normale in banca ho delle garanzie? Si
poiché gli attivi sono le garanzie (mutui).

Per vendere le abs, bisogna convincere e bisogna quindi cercare di strutturare


l’obbligazione in modo che non ci siano dubbi. Devono entrare altri soggetti che
hanno il proprio ruolo per migliorare l’obbligazione e darci fiducia. I soggetti sono:

• credit enhanter (garante): se incasso meno soldi come faccio a pagare? Se


interviene il soggetto esterno a garanzia qualora i flussi in entrata non fossero
sufficienti.

• swap provider: bisogna avere in tutti e due i lati il tasso fisso o il tasso variabile. È
colui che converte un tasso fisso in uno variabile o viceversa per averli uguali. 


54
Supponiamo che il mutuo sia in dollaro e le abs siano in euro. Lo swap provider
rende omogenee gli elementi contrattuali per non correre rischi.

• agenzie di rating: calcolano la rischiosità delle abs e stabiliscono il giusto tasso


di interesse sulle abs.

• arranger: è l’organizzatore dell’operazione. È una operazione complessa, se ne


occupa un consulente di primario livello.

• servicer: la spv incassa e paga. Materialmente chi paga? Ci vuole una società
che gestisca le operazioni. Il servicer è la stessa banca originator che
raccoglie e gestisce le obbligazioni per conto della spv. Rientra in gioco
perché fidelizza.

È possibile che la banca venda il nostro mutuo senza dirci nulla. Rimane il
rapporto commerciale. Se la BNL non fa più raccolta perde il cliente. Supponiamo
che la banca abbia 1000 clienti, 500 li ha venduti ma senza dire nulla, Si ha un
incremento del rapporto commerciale. La clientela va fidelizzata e quindi i clienti
aumentano.

• investment bank: banca che si occupa di prendere i titoli e venderli su tutto il


territorio nazionale in cambio di una equa remunerazione.

lezione del 07.11.2017

Le finalità della cartolarizzazione: si distingue se a fare la cartolarizzazione è una


impresa o una banca (intermediario finanziario).

Perché l’impresa cede subito i crediti per avere liquidità? Perché:

• una impresa potrebbe non avere fonti di finanziamento; vende dei crediti e si
produce liquidità (che non potrebbe ottenere da altre fonti);

• una impresa indebitata ha bisogno di cash che ottiene vendendo i crediti: si


riduce il sovraindebitamento che si trova in bilancio;

• concentrare l’attività sul core business: cedere crediti e aprire una nuova
impresa, fare nuovi investimenti simili alla core business.

Le Banche invece fanno cartolarizzazione nelle loro politiche di ALM (asset and
liability management) per migliorarle. Immaginate una impresa che ha dei crediti,
una parte dei suoi prestiti, in totale 1000, (500) sono cartolarizzati. Perché? Una
banca ha il problema del rapporto PV/RWA >8%. Se è troppo alto il valore del
rapporto devo ridurre l’RWA. La cassa ha rischio 0 poiché se non li investo i soldi
sono al sicuro. 


55
Si può ridurre il rischio di credito, il rischio di mercato e il rischio di liquidità. Dal
punto di vista commerciale, si mantiene il rapporto coi vecchi e si aprono altri
rapporti, il rapporto commerciale aumenta.

Per l’economia di un paese la cartolarizzazione è positiva o no? I soldi girano nel


sistema quindi si, è positiva.

Per gli investitori invece è positiva perché se ho 100 mila da investire posso
scegliere in cosa investire. L’abs è una opportunità in più di investimento.

È una operazione molto costosa per chi la fa; ne deve valere la pena.

Quali sono gli asset che posso cedere sul mercato? Non solo mutui ma anche attivi
che genereranno negli anni futuri dei flussi di cassa (piuttosto che aspettare, li
vendo) come per esempio i canoni di leasing, il credito al consumo. Più sono stabili
e certi i flussi di cassa più si paga il rating e più facilmente si piazza sul mercato.

Bisogna saper scegliere gli attivi: devono essere stabili e certi.

• Il rating è positivo e il tasso è basso (costa poco);

• Si ha più capacità di placement, si comprano con più facilità.

Per avere questi due elementi, gli attivi che si vendono:

• devono essere omogenei dal punto di vista della struttura (mutui tutti a 10 anni,
tutti tasso fisso, tutti stessa valuta ecc);

• in secondo luogo questi crediti devono essere diversificati dal punto di vista
economico (merceologico) e diversificati.

Si possono cartolarizzare anche i crediti in sofferenza.

I crediti in bonis sono quelli che si pagano regolarmente.

Se si superano i 90 giorni di ritardo si hanno crediti scaduti (past due loan)

Se si superano i 180 giorni si chiama credito incaglio (scaduto da più di 180 giorni
ma si può risolvere la situazione)

Se so che non vengono restituiti si ha un credito in sofferenza.

Che fa la banca in questi casi di sofferenza? In bilancio che succede? Di 100 mila
devo applicare il principio della prudenza, una parte dei soldi la si perde, si devono
svalutare i crediti concessi. La banca prima di portare i crediti in sofferenza fa di
tutto per salvarlo. Si può arrivare ad un compromesso: il credito viene ristrutturato
allungando la durata e diminuendo il tasso.

56
Ritorniamo alle sofferenze: supponiamo che la BNL concede prestiti per 1000. Sa
che 200 sono sofferenti. LA BNL li impacchetta questi 200 e li cartolarizza e li vende
sul mercato emettendo delle abs. Chi li compra? Dipende se c’è ipoteca o meno?
Se sui prestiti in sofferenza c’è l’ipoteca, incasso il 50%, se lo vendo a meno, il
gioco vale la candela. Dipende se c’è l’ipoteca o meno. Se c’è l’ipoteca conviene.

La banca si ripulisce il bilancio, gli conviene anche per un fatto di immagine, e non
ci sono più sofferenze. Se una banca ha un ammontare grosso di sofferenze deve
pagare un grosso personale che vanno dietro alla gestione delle sofferenze. Se
queste vengono vendute, si ha un guadagno dal punto di vista economico.

Le sofferenze sull’RWA vengono ponderate per il 150%: se ho prestato 200, la


massima perdita che si ha è di 300. È molto negativo. L’RWA cresce notevolmente e
devo aumentare anche il PV. Perché al 150%? La normativa ragiona così: oltre alla
somma persa si devono pagare anche periti, personale, ecc.

Il credit enhancement può essere interno o esterno: se l’SPV ha crediti per 100

Esterno: un’altra banca (o agenzia di assicurazione) garantisce tramite fideiussione;

Quello interno può essere organizzato in 4 modi:

1. over colleteralization: A fronte di crediti pari a 100, l’SPV colloca azioni per 80.
Si compra? Si mettono meno titoli rispetto alle garanzie dei crediti che si hanno.
La SPV deve pagare all’originator i crediti, gli da subito 80. Se tutti pagano,
rimangono 20 e glieli restituisco alla BNL.

2. deposito a garanzia: ho 100 di crediti e 100 di azioni, la BNL mette a garanzia


in un libretto 20. Questi servono in caso in cui non tutti pagano.

3. excess spread: supponiamo che i crediti sono mutui: si incassano le rate dei
mutui più gli interessi. Supponiamo che sia di 5% all’anno. Se le azioni sono col
3%, si guadagna di più e si mettono da parte (differenza tra tasso attivo e tasso
passivo);

4. emissione in tranche: più utilizzata. Ho crediti per 100, emetto però emetto
diverse abs. l’ABS1 che è la tranche senior prende i soldi (che entrano da quelli
prestati) per prima, l’abs 2 si chiama mezzanine e la abs3 si chiama junior. I
junior rischiano tanto. La prima è comprata dalle famiglie; con la seconda si
guadagna di più ma si rischia anche più: viene comprata dagli investitori
istituzionali; la terza invece viene comprata dai fondi speculativi (hedge fund).
Prendono moltissimo o perdono moltissimo.

Supponiamo che la banca A utilizza questa operazione, lo stesso fanno le banche B


e C, emettono titoli in tranche. Immaginiamo di avere tante banche. Faccio un
pacco nuovo dove metto la Senior della banca A, la Mezzanine della banca B, la

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Junior della banca C. Ci sono tanti pezzi, sia buoni che no. Chi la acquista questa
“salsiccia”? Le agenzie di rating fanno ciò, la parte malsana però prevale. Essi
hanno comprato questi titoli in cui la parte malsana era nascosta. Tutto il mondo li
ha comprati e da quasi è avuta la crisi finanziaria. Si chiamano CVO (credit default
…)

Perché la BNL crea la SPV per vedere dei crediti? L’utilità c’è a livello giuridico:

1. principio della segregazione: i crediti non possono essere utilizzati per altro se
non per rimborsare l’abs;

2. separazione patrimoniale: una SPV lancia una abs1 pari a 50. Non è detto che
tra un anno non ci sia una abs2 pari a 30, o dopo tre anni una abs. Ciascuna
abs si deve rivalere sui propri crediti; quelli della prima non pagano quella della
seconda.

Ci sono altri due vantaggi fondamentali:

3. la SPV è immune dal fallimento, anche se fallisce l’originator, fino a che ha un


rapporto con i clienti. È una tutela per chi compra abs.

4. non sono ammesse revocatorie fallimentari. Supponiamo che l’azienda 1 ha


nell’attivo un immobile di 100 mila. Il proprietario sa lo stato di salute e può dire che
i creditori possono mettere le mani sull’attivo. Se sa che sta per fallire, allora le
vende, fa sparire una parte dell’attivo. Se fallisce entro 5 anni le transazioni fatte
sono soggette a revocatoria.

Supponiamo che la BNL cede alla SPV 1 milione. Se fallisce la BNL, i creditori sono
svantaggiati. Questi crediti sono a garanzia di un popolo di abs. Non possono
essere toccati. È una deroga al codice civile.

lezione del 08.11.2017

Assunzioni di partecipazione del capitale di rischio

Si usa anche un altro termine: merchant banking. Esso nasce nel 1700 in UK,
quando famiglie ebraiche facevano import-export con paesi orientali (importi
occidentali-sete). Da qui cominciano ad occuparsi anche della finanza. Apponevano
la loro firma sulle cambiali rendendole facilmente scontabili (a garanzia).
Guadagnavano molto. Si diversificano, iniziano a fare una attività primordiale di
venture capital.

Immaginiamo ci sia una persona ricca. Arriva una persona con una nave che va a
vendere questi in oriente. È un investimento, se la nave arriva a destinazione fa
molto utile, guadagnare molto; se non arriva si perde tutto.

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La versa svolta si ha nel 1800 quando John P. Morgan che apparteneva ad una
famiglia ebraica, egli ha una idea: prende i soldi della sua famiglia e va a NY, porta
con sé tutti i soldi delle famiglie che gli danno fiducia (Rocci, Lazzard).

Fonda la J.P.Morgan bank. Egli decide di fare questo passo? Il UK è un paese ricco
(rivoluzioni industriali). Secondo lui gli USA erano più appetibili a livello di
investimenti. In USA c’era il liberismo economico. C’era una grande possibilità di
investimento che era la creazione del sistema ferroviario. Morgan entra in questo
business: finanzia la creazione del sistema ferroviario.

Oltre a questo, la new economy dell’epoca (settori in cui si guadagnava) era


composta dal settore dell’acciaio (materiale) e investe anche nel petrolio. Questi
sono settori redditizi. A meta dell’800, egli direttamente o indirettamente controllava
i 2/3 dell’intera economia americana. Non è mai successo.

Attualmente le più importante merchant banking è la Golman Sachs (nomina i


presidenti degli USA). Questa non si avvicina a quella di Morgan. Con la sua
esperienza, anche gli altri seguono la sua strada: nacquono altre merchant banking.

Queste non hanno insegne. In Italia si ha la Mediobanca. Perché non hanno


insegne? Perché hanno avuto un atteggiamento snob, elitario. Loro non vogliono
attivare la gente, non si fanno pubblicità. Questo settore decolla e ha un tasso di
sviluppo fino al 1929. IN questo anno crolla la borsa di Wall Street.

In Italia si cambia dagli anni 80, quando si sono aperte delle filiali straniere. Si ha
avuto importazione. Dal ’93 si è aperta l’attività bancaria e si sono avute altre
banche finanziarie.

capacità è l’associazione Italiana delle finanziarie di investimento. È l’associazione


di categorie: “Una banca d’affari è un investitore istituzionale la cui attività principale
(ma non esclusiva) è l’acquisto di partecipazioni (in genere di minoranza) nelle
imprese non quotate in borsa. La partecipazione nell’impresa viene gestita in un arco
temporale che va dai 3 ai 5 anni, dopodiché la stessa partecipazione viene rivenduta
sperando di ottenere un guadagno in conto capitale (capital gain) ottenuto dalla
differenza tra il prezzo di acquisto e il prezzo di rivendita.”

Immaginiamo che noi siamo imprenditori e produciamo macchine innovative.


Abbiamo un fatturato di 10 milioni di euro. Siccome noi abbiamo un prodotto
innovativo e tutti ci chiedono il prodotto. Solo a rispondere alle richieste, nel giro di
5 anni abbiamo la possibilità di portare il fatturato da 10 milioni a 50 milioni di euro.
Che problemi abbiamo? Si hanno pochi macchinari, il capitale fisso è poco, bisogna
aumentarlo. Ci vuole anche più capitale circolante (materie prime ecc). Prima devo
anticipare. Supponiamo che servano 3 milioni di euro tra fisso e circolante. La
banca ce li da i soldi, ma vuole le garanzie. Quanto ci chiede di garanzie? Le

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garanzie sono più alte, ci chiederà almeno 5 milioni. C’è il dilemma del gatto e del
topo. La banca senza garanzie non ti da nulla. In gergo si dice che le banche
soffrono di miopia finanziaria. Si deve perciò investire l’utile che si ottiene. Si ha
una attività di autofinanziamento. Cosa succede? Io ho investito, ma il momento in
cui si entra in un business è più importante. Importante è il timing.
L’autofinanziamento è deleterio.

L’unica cosa che rimane da fare è un business plan. Nel piano di impresa si ha una
prima parte descrittiva e una parte quantitativa: nella prima parte si racconta quello
che si fa, punti di forza e di debolezze; dopodiché se ho delle opportunità, avrò
fatturati crescenti. La seconda parte è consequenziale alla prima.

Si fa i business plan. Lo faccio a girare a Milano presso alcune banche d’affari e


dico: se tu banca mi dai i 3 milioni, io in cambio ti do una % della mia società.
Vendiamo una quota della mia società alla banca. La banca diventa mio socio. Gli
do in cambio il 30%. Il 70% sarà nostro; non ci sono interessi e nulla, è mio socio.
Girando, trovo una banca che creda nel mio progetto. Mi da i 3 milioni. Avuti,
investo nell’azienda (fisso e circolando). Se le previsioni sono giuste, dopo 5 anni
l’impresa avrà un fatturato di 50 milioni. A questo punto la banca che dice? Dopo
essere stato socio per 5 anni, essa vuole monetizzare la quota. La quota vale 15
milioni di euro. La banca venderà la sua quota. Si avrà un capital gain. Ci guadagna
12 milioni. Si spera che l’impresa cresca.

È importante capire che questa operazione è più rischiosa. È chiaro che la banca
vuole avere tutte le garanzie. Statisticamente su 100 business plan che arrivano alle
banche, ne vengono finanziate realmente 3. È difficile rientrare nelle 3, bisogna
essere perfetti. Cosa si guarda prima di accettarlo? Quali sono le variabili critiche?

Si guarda:

1. in mano a chi si mettono i soldi: si vuole sapere che cosa si è fatto negli anni a
livello imprenditoriale. Si vuole sapere se l’imprenditore è in grado di assolvere.
Bisogna distinguere chi è un bravo imprenditore da chi ha solo una buona idea.
Si guarda quindi la capacità dell’imprenditore;

2. Si vanno a guardare gli altri manager, chi deve realizzare l’idea? Ci vuole una
buona squadra. Ci vuole un buon management

3. ciclo di vita del prodotto (dipende da dove si colloca: se si colloca nella fase
crescente del ciclo va bene, ha senso);

4. in seguito la quota a chi la vende la banca? Si deve porre questo problema. È il


problema del Way out. Si devono avere le idee chiare. Già dall’inizio deve
capire a chi andrà a vendere. Il disinvesvimento a chi posso proporlo? 

-L’imprenditore originario riacquista la quota: buy back. Si riacquista al valore

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equo che sarà in futuro. Questo è il modo migliore: più facile e più veloce. Il
problema principale è il definire all’inizio anche il criterio che si utilizzerà per
valutare la quota. Dei criteri potrebbero essere due volte il fatturato oppure dieci
volte gli utili.

-potrei vendere ad un altro imprenditore: si ha il trade sell (vendita diretta). È
interessato un imprenditore dello stesso settore oppure qualcuno che vuole fare
una fusione. 

-in alternativa si potrebbe quotare in borsa: fare una operazione di IPO (initial
public offering). In questo caso si vende all’intero mercato. Ognuno compra una
parte. Questo potrebbe essere il modo migliore. È facile ma c’è stato per anni un
problema. In Italia non era fattibile perché costa molto quotare in borsa. I costi
dell’IPO ammontavano al 7% dell’intero valore e ogni anno si doveva pagare
una tassa. Le piccole imprese non hanno tutti questi soldi. I costi erano
proibitive per le piccole imprese. Le cose sono cambiate negli ultimi 15 anni, in
Italia e in Europa sono stati creati dei secondi mercati (rivolti alle piccole imprese
in cui si paga poco o nulla). Con questi segmenti si è aperto un mondo: tutte le
società che aveva vendute quote, hanno rivenduto qui la quota. 

-Un’altra possibilità è fare su una croce: write off. Non tutte le idee vanno a
buon fine.

Questi 4 elementi devono essere tutti perfetti, non possono essere 3 buoni e uno
no.

lezione del 14.11.2017

Vediamo quale è il ciclo operativo del merchant banking. Può essere riassunto in tre
punti fondamentali:

1. origination: è la fase dove si originano le proposte di investimento. Si


propone la proposta alle merchant banking. Essi devono scegliere su quali
aziende investire. Come arrivano? I canali del deal flow (analisi per capire da
dove arrivano) sono tre: 

-canale tradizionale: è il modo più tradizionale: noi siamo degli imprenditori e
abbiamo bisogno di soldi; facciamo un business plan e andiamo a chiedere
soldi alla merchant bank. Supponiamo di essere imprenditori e supponiamo di
andare dal banchiere, ma il potere contrattuale chi lo ha? Il banchiere, poi noi
imprenditori abbiamo bisogno del banchiere. Le condizioni del rapporto sono
più sfavorevoli per noi. 

-marketing “diretto”: il banchiere vuole investire in una società, vuole diventare
socio perché sa che faranno grandi vendite in futuro. Egli va dall’imprenditore e
chiede di poterne far parte (dando capitali per lo sviluppo). L’imprenditore può

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risultare sorpreso e si lascia convincere. Le condizioni sono favorevoli per
l’imprenditore. 

-reti esterne: per esempio Mediobanca ha solo una sede che è a Milano. Come
fa a sapere di tutte le aziende molto valide? Si affida a reti esterni: si fanno delle
convenzioni con persone che segnalano le varie imprese appetibili. Si
redigeranno business plan per le imprese della zona di pertinenza di ogni
azienda. 

L’obiettivo è procurare i business plan da prendere in considerazione. 

Si deve però fare un scrematura. Si passa alla…

2. implementation: si tengono in “semifinale” solo alcuni business plan. Come si


scartano i business plan non validi? Quali sono i fattori che fanno fare la
scrematura? 

-Il fattore settoriale è il primo punto, la fattura merceologica; 

-la redditività, l’avere un rendimento minimo (TIR); 

-conta anche la dimensione del piano (investimenti troppo piccoli o grandi).

Qui si fa la due diligence (diligenza dovuta). Si fa a guardare tutto dell’azienda, si
fa un check up dell’azienda: si va a vedere se tutto è giusto dal punto di vista
tecnologico, dal punto contabile e via dicendo. Si vede anche se si hanno
contenziosi vari: si fa il check up legale.

3. closing: si fa un’altra scrematura. Bisogna arrivare a tre business plan.


Teoricamente si potrebbe investire in tutte o tre, in una o in nessuna. Bisogna
vedere se si combacia o meno. Si contratta e si cerca un accordo non solo sul
prezzo ma anche, per esempio su fattori giuridici. Il closing non sempre va a
buon fine.

I vantaggi quali sono?

Immaginiamo di essere un imprenditore e che Mediobanca diventi nostro socio.

1. Vantaggio di natura finanziaria (no prestito);

2. L’obiettivo è ridurre il fabbisogno di capitale circolante. Si deve ridurre il credito


commerciale. Con la merchant banking si migliora l’immagine con i fornitori e
quindi anche il fabbisogno circolante;

3. Si ha un miglioramento di rapporti di forza nei confronti col sistema


bancario. Immaginiamo una banca normale che non ci da i soldi, ma
Mediobanca si. Se questa ci ha dato i soldi, l’impresa diventa più interessante
per la banca normale. Si ha un più facile accesso al credito e si risparmia
almeno del 3% sui tassi.

62
4. L’ultimo vantaggio è il più importante. Supponiamo di essere una impresa e che
lo stato ci dia i soldi a fondo perduto. Anche una banca potrebbe darci i soldi
ma ce li da solo cedendole una quota della società. 

Avere un partner come la Golman Sachs, ti apre il mondo, ti crea il network. A
5 anni dall’entrata del partner, il fatturato aumenta del 35% all’anno, le
occupazioni aumentano del 15%, la variazione del capitale fisso aumenta del
25%, la variazione dell’export aumenta del 30%. Lo Stato non fa tutto questo,
quindi in parte conviene più “pagare” i soldi.

Le fasi di investimento del merchant banking.

Il merchant banking è una attività grazie alla quale una banca compra le quote di
una società per poi rivenderle. La società che caratteristiche deve avere?

L’azienda che ha l’idea ma non i soldi, è una azienda appena nata, è ancora una
idea. Se noi andiamo dal banchiere a sottoporre una idea, egli diventa socio e fa
merchant banking. L’attività di merchant è uguale, sia che l’azienda sia appena nata
o che sia vecchia.

Il venture capital è quella sotto-fase del merchant banking iniziale (finanziamento


dell’idea). Questa si divide in due sotto-fasi: 

1. seed financing (finanziamento al seme - fase della sperimentazione). Si ha una
idea brillante, cosa succede? Da una idea non si passa subito alla realizzazione del
prodotto. Ci sono delle fasi intermedie. Si fa una indagine per capire se è
effettivamente buona. Si fanno dei test di mercato per vedere se c’è qualcuno che
le compra. Si ha bisogno di vari consigli, prima di creare lo stabilimento bisogna
essere certi. I vari consulenti hanno un costo. Supponiamo che per la
sperimentazione (per sistemare l’idea) ho bisogno di 500 mila. Dove si prendono?
C’è bisogno di qualcuno che ci lanci. La fare di sperimentazione si fa in due modi: 

-attraverso incubatori: sono degli aggiustamenti, è una struttura pubblica o privata
che ospita l’idea. L’incubatore mette a disposizione tutta l’equipe, tutti i
professionisti. Le persone che lavorano ci “incubano” per un periodo. Se attraverso
questa fase si va avanti, si fanno progressi, si va all’altra fase. Queste persone cosa
vogliono in cambio? Vogliono delle quote della società. Anche questa è attività di
merchant banking. Negli anno ’80 negli USA c’erano già 200 incubatori. In questo
ambito si investe di più in Israele. È stata fatta un’indagine: si sono viste le società
quotate nel Nasdaq, il primo paese è USA, il secondo è l’Israele. Fino a 30 anni fa
l’Israele era come la Calabria. Si è però investito nella ricerca, diventando ora un
paese ricchissimo. Gli investitori possono essere pubblici e privati. I privati non se la
sentono di mantenere gli imprenditori per molto tempo. Questo è nel settore di
informazione e comunicazione (ICT= Information Communication Technology). In
questo caso succede che la normativa sia italiana che internazionale stabilisce che
per i ricercatori, dopo tre anni di sperimentazione fanno dei test: se non ci sono

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problemi si va avanti. Dopo 3 anni si fa un altro test e l’ultimo si fa dopo 10 anni. Il
privato non può. In ambito biomedico solo lo Stato può investire. 

-attraverso business angels: è un soggetto che in media ha 65/70 anni che ha 3
caratteristiche: 

1. ha ricoperto posizioni di vertice;

2. ha dunque molti soldi;

3. ha esperienza.

Egli diventa socio e da soldi e consigli. Dopo anni se l’idea ha un percorso per cui si
arriva ad una azienda reale fa la differenza tra quanto vestito e quanto venduto. 

Le più grandi aziende del mondo sono nate così, come Microsoft, Google. 

Il vantaggio quale è? Si crea un BAN (business angels network) e si arriva facendo
la scrematura a 10 business plan, ogni mese si fa un forum (che valuta questi
business plan). Da 10 si passa a 6. Il quarto giovedì del mese si fa il forum con i
giovani che hanno l’idea migliore. Si vede chi è interessato a finanziare l’idea o
meno. 

Il vero giudice resta sempre il mercato. 

2. Start up financing: fase dell’avvio dell’impresa. Se il fabbisogno finanziario nella
fase precedente era di 500 mila, qui si parla di 3/5 milioni. Non abbiamo i soldi, che
facciamo? Dove li prendiamo? Mi rivolgo ad un merchant banker specializzato in
questo. Questa attività è una attività rischiosa perché si ha la concretizzazione
dell’idea, si apre l’idea al mercato e ci sarà un riscontro con esso. Per quanto è
andata bene l’indagine di mercato, su 10 start up, 8 vanno in write off, una va in
media e una sola va bene. Quest’ultima non solo copre le perdite delle altre, ma fa
guadagnare miliardi. 

Esempio: caso Tiscali, caso eclatante in Italia. A fine anni ’90, il proprietario di
Tiscali era Renato Soru. Inizia ad operare in Sardegna, ottiene un miliardo di lire
dalla CIS. Supera la prima fase della Tiscali, vuole passare alla start up. Gli
servivano 4 miliardi di lire. Che fa? Fa il business plan, è ancora una idea e va a
Milano e trova Kiwi (banca specializzata in merchant banking). Viene finanziato da
questo fondo in cambio della quota dell’azienda. Ancora non c’è l’azienda, si valuta
quanto vale una idea, non c’è nemmeno un bilancio, non si sa come reagisce il
mercato. Questa idea è stata valutata da Elserino Piol 40 miliardi di lire. In cambio
dunque il Kiwi ottiene il 10 % dell’idea. Nel giro di 9 mesi la società viene quotata in
borsa. La prima quotazione era di 36 euro. Dopo un anno e mezzo era arrivata a
1179 (per azione). Il valore dell’intera impresa valeva 30 mila miliardi di lire (15
miliardi di euro). Se l’intero vale così tanto, il 10% di Kiwi valeva 3 mila miliardi di
lire.

Se l’azienda è nata e ha anche solo un bilancio chiudo è nella fase private equity.
Rimane qui fino al declino.

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lezione del 15.11.2017

La fase di private equity si ha dopo la nascita dell’azienda. L’azienda parte e si trova


nella fase ascendente del ciclo di vita. Si ha la possibilità di crescita. Ha bisogno di
capitali per poter cavalcare l’onda dello sviluppo. Questa fase che rientra nel privato
equity è la fare di espansione (expansion financing). Questa va finanziata. CI sono
alcune sotto-fasi:

1. first stage financing: viene chiamata fase crescita accelerata

2. second stage: è la fase del consolidamento sviluppo

3. third stage: è la fase della bridge financing

L’azienda ha avuto 5 milioni di euro nella fase di start up. Dopo anni l’azienda fattura
10 milioni di euro. La possibilità di crescita è molto alta in poco tempo. Per fare ciò
c’è bisogno di soldi, come per esempio di 20 milioni. Il budget va sempre ad
aumentare. Come si ottengono le quote? Si fa diventare socio un banchiere che poi
rivende la sua quota della società. Supponiamo che il fatturato arriva a 100 milioni
di euro. Dopo 5 anni fatturiamo 100 milioni di euro. Ora che fa un imprenditore?
Come fa a continuare a crescere? Non può più crescere, è la fase del
consolidamento. Si può fare una fusione orizzontale comprando una azienda
concorrente. Per fare questo l’imprenditore ha bisogno di molti soldi. Oppure potrei
comprare a monte o a valle. Ottengo così, a livello di fatturato, a 300 milioni di euro.
Il fatturato consolidato aumenta. Io imprenditore cosa faccio ora? Quale è l’ultimo
passo? Quale è per un imprenditore la più grande soddisfazione? Vedere il suo
nome quotato in borsa. Anche a livello motivazionale, si può quotare il successo
quotando l’impresa in borsa. Che si fa? Si può fare un’ulteriore crescita prima di
essere quotare in borsa. Questo per far si di non essere gli ultimi in borsa. L’ultimo
stato è non chiedere 50-100 milioni di euro, ma chiedere più per allargarmi a livello
internazionale. Si fa shopping di aziende a livello internazionale. SI chiama
finanziamento ponte perché si sa sia l’inizio e la fine. L’imprenditore va a comprare e
sa che si quota in borsa. Il socio è tale per un periodo definito, guadagnerà molto
poi.

La fase successiva del ciclo di vita dell’impresa è la fase della maturità, le imprese
sono nelle cash cow. Questa è la fase di LBO.

Supponiamo che l’impresa è quotata 10 ad azione, supponiamo che l’utile si


assottiglia via via fino ad andare in perdita. In questo caso l’azienda è destinata a
fallire. Si deve cercare di rilanciare l’azienda. La fase di rilancio si chiama turnaround
financing. La fase di private equity specifica del declino si chiama così. Come
funziona?

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La merchant banking cosa potrebbe fare se l’impresa sta per morire? Compra tutte
le azioni quindi la maggioranza assoluta della società perché vuole ristrutturarla e
quindi gestirla. Che cosa si fa? Questo non basta al banchiere. SI devono rinnovare
gli impianti e via dicendo. Si devono investire altri soldi per ogni azione (per
ristrutturarla). Se il rilancio è stato ben pensato, la società riparte con un nuovo ciclo
di vita. Si ritorna a fare utili e il valore delle azioni ricresce nel giro di pochi anni. Il
banker la rivende in futuro facendo molti soldi.

In fase di turnaround si deve delistare l’impresa perché:

1. se è quotata in borsa ha una serie di adempimenti pazzeschi;

2. un titolo che vale poco, se riprende l’utile dopo un paio di anni, questi soldi
vengono

Servizi bancari

Una banca raccoglie denaro e presta denaro. La banca non fa solo questo, non vive
più di questo. Siccome il guadagno è talmente ridotto si trovano forme alternative di
guadagno. Queste sono i servizi. In banca è necessario avere dei servizi. Negli ultimi
30 anni, il sistema bancario italiano ha mutato la sua morfologia perché c’è stata
una corsa spasmodica alle fusioni tra banche. Oggi non c’è più un numero enorme
di banche perché si sono fuse tra loro. In particolare questa corsa ha ragioni di
natura storica. È stata una necessità perché il sistema è stato ingessato (foresta
pietrificata) da due cose in particolare:

1. abnorme presenza della mano pubblica. A fine anni 80, l’80% delle banche
italiane era pubbliche (dello Stato); lo Stato le guidava con che criterio? Aveva
una logica di servizio pubblico e quindi non erano efficienti.

2. c’era il concetto del “piano sportelli”: una banca per aprire una filiale in un altro
comune non lo poteva fare ma doveva chiedere autorizzazione alla banca
d’Italia. Prima di decidere doveva verificare quante banche c’erano nel comune.
Se nel comune c’erano già banche, queste si fanno concorrenza tra loro e
falliscono tra loro. Si voleva la stabilità a tutti i costi. Per non far fallire la banca
che c’è già, non se ne aprono altre (anche se quella presente è inefficiente). 

Queste banche non erano efficienti, facevano poche operazioni al giorno poiché
erano sicure di non perdere clienti.

Questo meccanismo è andato bene in Italia fino agli anni 80. Con la liberalizzazione
del mercato hanno avuto piede anche le banche straniere (efficienti) facendo sì che
le banche dovessero diventare competitive per non fallire. Succede che poco

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importa la stabilità, interessa l’efficienza. Con il testo unico del 94 si arriva ad avere
banche produttive, con una logica di mercato. Se l’obiettivo è questo, si devono
ridurre i costi. Come si migliora l’efficienza in modo veloce? Si seguono le economie
di scala che si realizzano attraverso la crescita. Si deve crescere velocemente. Per
crescere velocemente si fa la fusione. Era praticamente un obbligo per le banche.
Con l’efficienza si ha: 

-riduzione costi

-riduzione personale

-maggiore patrimonializzazione (si mettono insieme due PV e si fanno più
investimenti rischiosi: più è alto più si può investire).

Supponiamo due banche, A e B che hanno lo stesso livello di efficienza e arrivano a


competere. Hanno stessi costi, stessi prodotti con stessi tassi di interessi. Dipende
dunque, per essere “superiore”, dai servizi aggiuntivi. Si sceglie la banca che ne ha
di più. Si passa al criterio della qualità più alta in termini di servizi erogati. Si passa
all’efficacia (prima efficienza).

Questi sono i tre obiettivi: 1. stabilità 2. efficenza 3. efficacia.

Il margine di interessi è dato dalla differenze tra tassi a attivi e passivi. Aggiungendo
i servizi ho il margine di intermediazione. I servizi pesavano poco in passato,
venivano trascurati. Oggi pesa oltre il 52%. La banca oggi guadagna nell’erogare
servizi. I servizi sono più importanti nel conto economico.

Ci sono servizi tradizionali e innovativi.

I tradizionali sono divisi in tre famiglie:

1. asset management: vuol dire risparmio gestito. Si investono i risparmi degli


altri. Le banche investono i risparmi degli altri in cambio di una commissione.
Non si presta denaro, si eroga un servizio. È una attività redditizia per la banca.
Supponiamo che si gestisce 1000 euro oppure 100 mila o un milione e 100
milioni. In base ai soldi si mette una parte in azioni, un’altra parte in obbligazioni
ecc. La banca vuole una percentuale ogni anno. Maggiore è la somma investita,
più ci guadagna. All’aumentare del risparmio gestito, la banca guadagna più
senza investire il suo capitale. Questo settore è andato a crescere negli anni. Fa
un servizio di private banking: per gli investitori danarosi, si mette a disposizione
un private banker che gestisce i soldi 24h al giorno. Questo sistema è andato a
crescere fino ad arrivare il family office. Le banche oltre a gestire i soldi, si
occupa in generale tutti i servizi per il patrimonio.

2. corporate finance: si hanno dei servizi di alta consulenza, la banca fa una


consulenza molto elevata in cambio di cifre molto elevate.

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3. capital market: mercato dei capitali. Si offre la banca di gestire il rapporto delle
imprese, sia dei risparmiatori con il mercato di borsa. Nel caso delle imprese,
offre per esempio il servizio di collocamento titoli (la banca distribuisce le azioni
di una impresa e le vende facendosi pagare) oppure il servizio di negoziazione
(vale per le persone fisiche. È la banca che vende e compra azioni al posto della
persona in cambio di una commissione)

Ci sono anche dei servizi innovativi:

1. virtual banking: in passato per fare un bonifico si doveva per forza andare allo
sportello, ora si può fare tramite internet. È la banca online. Nell’ambito del
virtual banking rientra il trading online (comprare azioni da casa)

2. bankassurance: banca assicurazione: le banche e le assicurazioni si sono


avvicinate a livello operativo. La banca vende le assicurazioni ramo-vita (fondo
pensione ecc). Le assicurazione vendono prodotti bancari. SI sono avvicinati i
due mondi. In particolare, tra i prodotti più diffusi ci sono le unit linked (che sono
titoli assicurativi che hanno un rendimento legato ad un fondo comune di
investimento: migliore è la performance del fondo più soldi mi trovo a fine
periodo) e le index linked (legate ad un indice di borsa: se la borsa sale il
salvadanaio si valuta di più e viceversa).

lezione del 20.11.2017

Fondi comuni di investimento: il risparmio gestito fa riferimento a due


sottocategorie: il risparmio gestito ha un soggetto che conferisce mandato ad un
operatore specializzato a gestire i soldi, ottimizza il rischio e il guadagno/
rendimento. La definizione va bene per tutte e due le sottocategorie. Se la cifra è
alta si ha un soggetto apposito.

1. gestione collettiva: è una gestione di tipo standardizzato (seguono un


programma). Parto da 20 mila, loro ti dicono che con i soldi puoi comprare quello
soltanto;

2. gestione individuale: di tipo personalizzato. Si portano tanti soldi (per esempi


1m di euro).

I vantaggi del risparmio gestito quali sono?

-avere una gestione professionale del capitale; 


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- diversificazione: investire attraverso una gestione collettiva, da il vantaggio di


una maggiore diversificazione. Supponiamo di avere 10mila di risparmio. Con
questi investiamo in titoli azionari. Riusciamo a comprarne 2 (supponiamo fiat ed
enel). I titoli possono salire e scendere. Se abbiamo 100M possiamo comprare
300 titoli. Dei 300 titoli se li ho saputi scegliere, ho la possibilità di ridurre, di
annullare il rischio. Supponiamo di avere due titoli in portafogli (fiat ed enel). Se
aumenta il prezzo del petrolio, all’Enel aumenta il fatturato. Allora il titolo cresce.
Se il prezzo sale troppo, il titolo fiat diminuisce. Così i titoli si compensano.
Questa è la diversificazione: trovo titoli che vanno in direzione opposta e si
protegge il capitale.

- Si hanno minori costi di transazione: supponiamo di voler comprare 10 mila


euro di titoli fiat. C’è un soggetto che lo fa al nostro posto prendendosi una
percentuale (del 7 per mille). Se si comprano 100M di titoli, la banca fa pagare di
meno e non il 7x1000.

L’articolo 33 del TU della finanza ricorre ad una riserva di attività: le SGR e le


SICAV.

SGR: società di gestione del risparmio. 



SICAV: società di investimento a capitale variabile.

Questi sono i soggetti che la legge permette di fare gestione collettiva del risparmio.

L’SGR riescono a fare, gestire il risparmio attraverso un fondo comune di


investimento. Supponiamo di avere una scatola e ognuno di noi mette il proprio
risparmio. Alla fine si raccolgono 100M di euro. Questi soldi vanno investiti, la SGR
gestisce questi soldi. Un fondo comune di investimento è un patrimonio
autonomo di proprietà dei sottoscrittori delle quote del fondo gestito in monte
in maniera standardizzato. La SGR è una società per i fatti suoi. Si tratta di realtà
distinte e separate tra la società e il fondo.

La SICAV non crea un fondo di investimento, raccoglie il risparmio chiedendo al


pubblico di sottoscrivere le azioni della società. La società vendendo le azioni,
raccoglie i soldi e li investe . Non è un patrimonio autonomo. Se si sottoscrivono le
azioni della SICAV, si è azionista e risparmiatore, allo stesso tempo. La SICAV è
particolare. La disciplina della SICAV dice: in primo luogo le azioni della SICAV
vanno indirettamente liberate. Cosa significa? L’azienda ha un credito nei confronti

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di chi versa i soldi (in quelle normali si versa solo il 25%, il resto si da in seguito). In
questo caso della SICAV ciò non è consentito. Se compro azioni dalla SICAV, si
devono versare tutti i soldi subito. 


In secondo luogo vi è la possibilità di effettuare conferimenti in natura in tutte le


società (non solo denaro). Ma nel caso della SICAV non sono ammessi. È ammesso
solo denaro cash perché deve essere investito. 


Terzo elemento: le azioni non hanno un valore nominale. Se sottoscriviamo 100


azioni, il capitale sociale è di 100€. Se ognuno mette 1€, 1€ è il valore nominale. Se
poi gli utili fanno sì che l’azienda sia quotata 10, questo è il valore di mercato.

Nel caso della SICAV le azioni non hanno valore nominale perché a seconda di
come si sposta il titolo, il valore nominale sale o scende, avrò tantissimi valori
nominali al giorno.

La SGR lancia un fondo comune di investimento. Come funziona questo fondo? Ci


sono 3 fasi:

1. deve essere gestito il denaro

2. deve essere custodito

3. deve esserci un regolamento.

• Attività di gestione: gestione: la SGR si occupa di gestire i soldi. SI occupa


dell’asset allocation. Questa può essere di tipo strategico e di tipo tattico.
Supponiamo di essere a capo della SGR che lancia il fondo comune. Si deve dire
in partenza come si ha intenzione di investire questi soldi. Questa è asset
allocation (come si investe). 

Supponiamo che dei soldi raccolti, il 10% si investono in titoli di stato americano a
m/l termine, un altro 10% in titoli tedeschi a breve termine, un altro 10% in altri
modi e così via. Questa è asset allocation strategica. 

Nel momento in cui si raccolgono i soldi, questo asset va rispettato sempre.
Immaginiamo che in situazioni strane convenga comprare bitcoin. Posso decidere
che per un certo periodo di tempo mi sposto da quei paramenti, dopo un po’ si

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vendono i bitcoin e si ha un guadagno. Si prendono situazioni strane di mercato e
questa diventano a nostro favore. Questo si chiama asset allocation di tipo attico.

• Fase di custodia: l’SGR raccoglie il denaro tramite banca della banca depositario.
Poi li deve investire in base alle indicazioni della SGR. Si pone un problema.
Supponiamo che la SGR dia un ordine alla banca contro la legge o il regolamento.
Esempio: comprare derivati particolari. La legge non permette di comprarli. La
banca non deve portare avanti un’operazione contraria alla legge e deve
denunciare la SGR alle autorità. Se non denuncia, a pagare penalmente sarà la
banca. Quindi fa anche un controllo.

• Regolazione rapporti con i sottoscrittori: nel regolamento si devono indicare


tutte le informazioni possibili (principio della trasparenza). Il regolamento deve
essere a norma di legge e deve essere approvato dalla Banca d’Italia entro 90
giorni. Vale il principio silenzio-assenzio.

I fondi comuni di investimento si classificano tra fondi aperti e fondi chiuso.

Un fondo aperto è un fondo dove è possibile in ogni istante sottoscrivere nuove


quote o riscuotere i soldi.

Un fondo chiuso invece: supponiamo che voglio raccogliere 100M. Se il fondo è


chiuso nessuno può mettere soldi e nessuno può prenderli prima di 10 anni se il
fondo è mobiliare; se è immobiliare prima di 30 anni. Il fondo immobiliare investe in
titoli ecc. Il fondo immobiliare investe in immobili (si comprano immobile e si
rivendono). Nel primo caso vengono restituiti prima di 10 anni, ne secondo caso
prima di 30.

I soldi si lasciano per un periodo, ma si ha un rendimento proporzionato a questo


periodo. Ciascuno ha la possibilità di vendere la quota ad un altro soggetto in un
mercato secondario nel fondo chiuso.

Dal punto di vista della rischiosità dei fondi possiamo avere 3 tipi di fondi:

• fondi armonizzati di diritti italiani: devono sottostare sia ai vincoli prudenziali


che poi divieti generali.

• fondo riservato: possono derogare le norme prudenziali, ma non i divieti generali.

• fondi speculativi: possono derogare sia alle norme prudenziali sia a divieti
generali.

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La legge mette dei paletti per la rischiosità. Dal punto di vista economico la perdita
è in capo all’investitore. Ci sono norme prudenziali e divieti generali per tutelare
tutte le famiglie (fondi armonizzati di diritti italiani). 


Nei fondi riservati a dare soldi non sono le famiglie, ma è riservato solo ad alcuni
soggetti: investitori istituzionali.

I fondi speculativi non hanno nessun vincolo. Sono detti hedge fund. Massimo
rischio: se va bene guadagno tanto, altrimenti ci perdo. L’hedge fund più famoso è
Soros. Giu HF investono in tutto. Per poterlo fare la legge dice: ci deve essere un
numero limitato di persone e devono essere persone ricche. Ognuno deve versare
un quantitativo elevato.

lezione del 21.11.2017

I fondi possono investire in strumenti quotati e non quotati (azioni e obbligazioni di


societa quotate e non quotate); possono investire in strumenti derivati e possono
comprare quote di altri fondi di investimento o di altri SICAV purché rientrino nella
direttiva comunitaria.

Non possono concedere prestiti; non possono investire nella SGR. Essa lancia un
FCI che deve investire; se essa investe in se stessa ci sono conflitti di interessi; non
può investire in metalli preziosi o in certificati che li rappresentano; non possono
vendere allo scoperto (andare short, non andare al ribasso). Questa è una
operazione rischiosa.

Il legislatore vieta di fare ciò alle famiglie per ridurre il loro rischio. Il FCI non può
contrarre debiti: al massimo si può indebitare fino al 10% del patrimonio
complessivo però questi devono essere restituiti in 6 mesi.

Sulla trasparenza la normativa è molto attenta. Il principio come è? Vanno rispettati


alcuni principi: 

1. relazione prospetto informativo

2. classificazione dei fondi

3. individuazione di un benchmark

I. Immaginiamo di avere 100mila da investire. Vengono investiti in azioni oppure in


obbligazioni. C’è chi vuole rischiare e chi no. Chi rischia e vuole quindi

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guadagnare vede la vita in modo diverso. Ovviamente si deve sapere in che
cosa si partecipa. I fondi non sono tutti uguali: cambiano a seconda di dove vado
ad investire:

Si classificano in 5 famiglie

1. un fondo azionario è un fondo che ha almeno il 70% investito in azioni. È


rischioso. Questi sono suddivisi in sottocategorie. Si può investire solo in Italia,
sono in USA e via dicendo (quali azioni di quali paese)

2. un fondo obbligazionario ha lo 0% di azioni, solo obbligazioni. Rendimento e


rischio sono bassi, si guadagna il minimo sindacale. Quali obbligazioni? Ci sono
sempre le sottocategorie di stato.

3. C’è una via di mezzo: il bilanciato (intorno a 50%): 50% in obbligazioni e il 50%
in azioni.

4. Fondo flessibile: l’investimento azionario può essere allo 0% o investo tutto in


azioni. A seconda di come va il mercato posso comprare solo azioni o solo
obbligazioni.

5. Fondo di liquidità: quale è un investimento liquido? Un titolo di stato a breve


termine. Investono in titoli di stato a breve scadenza (18 mesi massimo)(zero
investimenti azionari)

Se il fondo è azionario, si deve avvertire.

Il benchmark è un parametro di riferimento: si deve rapportare la performance (il


rendimento) al mercato di riferimento. Lo specialista deve fare meglio rispetto a ciò
che fa la borsa. Il benchmark va battuto. Altro esempio, in Italia bisogna battere il
FTSE MIB.

Definizione Wiki: metodologia basata sul confronto sistematico che permette alle
aziende che lo applicano di compararsi con le migliori e soprattutto di apprendere da
queste per migliorare.

Questi parametri vanno creati prima del lancio del fondo. Ci sono degli index
provider. Ogni fondo ha un benchmark di riferimento. Il benchmark serve per fare i
confronti. Il benchmark è importante anche grazie

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Ci sono costi di diversa natura e possono essere “diretti”, “indiretti”. Alcuni fondi
applicano delle commissioni di entrata o uscita. Se non si hanno queste
commissioni, non si è diretti.

In tutti i fondi c’è la commissione di gestione chiamata management fee e la


commissione di performance fee (compenso per performance).

La commissione di gestione è una commissione per gestire i soldi. Di solito vanno


da 0,5% all’1,5%, Questa somma va data sempre, anche se il valore ha perso soldi.

La performance fee: esempio: supponiamo di dare l’1% fisso all’anno. Se lui è bravo
e batte il benchmark si deve fare un “regalo”. A quanto ammonta? Si calcola la
performance sul guadagno. L’accordo è 20% di commissione di performance fee.
Questo dopo aver battuto il benchmark di riferimento.

Si hanno anche costi indiretti: bisogna pagare la banca depositaria, si deve pagare
la banca di revisione; spese di pubblicità sui giornali economici (almeno 2 volte
all’anno la SGR deve pubblicare il valore della quota) più altri costi minimali.

È difficile capire quanto si spende in un anno.

Il legislatore ha stabilito che si deve sintetizzare tutto nell’expense ration. Se questo


è pari per esempio al 6%, e un altro è pari al 5%, si confrontano e questo sempre
per la massima trasparenza. Si ha una agevolazione che fa la SGR: non fa pagare
commissioni in caso di switch. Supponiamo di aver lanciato diversi fondi di
investimento. Con la stessa SGR si hanno soldi da investire in modo diversa. Ogni
fondo va in quella direzione. Supponiamo che mettiamo i soldi nel fondo azionario,
ma ci pentiamo. Vorremmo spostare i soldi in un altro fondo. La SGR ci da questa
possibilità di cambio gratuitamente.

Parliamo della gestione individuale: si chiama anche private banking. Si delega


una persona per investire i capitali. Può essere fatta in due modi:

1. GPM (gestione patrimoniale in mobiliari): i soldi si investono direttamente in titoli;

2. GPF (gestione patrimoniale in fondi): compro i fondi che a loro volta investono i
soldi. Può essere di due modi: mono brand e multi brand.

Esempio prendiamo la SGR “anima”. Questa lancia tanti fondi (50). Se scelgo la
mono brand investo una parte nei fondi americani, una parte pakistani, ma sempre
della stessa famiglia.

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Multi branding invece quando investo in fondi diversi, non della stessa famiglia (J.P.
Morgan, Anima,…).

Quali sono i vantaggi della mono brand? Se Anima riceve tutti i soldi da investire le
commissioni sono bassissime, non ci sono costi di entrata e di uscita.

Se è multi brand i costi sono maggiori, ma si ha una maggiore diversificazione di


prodotti ma anche di stile di gestione. Si diversifica ma si hanno costi di gestione
maggiori.

Il TU finanza all’art. 18-19 dice che le banche possono fare gestione individuale, ma
anche le SIM (società di intermediazione mobiliare), SGR ed infine anche le società
fiduciarie (TRUST).

È importante cosa? Nel momento in cui porto i soldi, affinché ci sia un buon servizio,
la banca per fare un bel prodotto deve fare un check-in, deve sapere tutto, tutte le
esigenze attuali e future. Si deve costruire un portafoglio che tenga conto di tutte le
necessità. Solo se c’è questa capacità di screening si ha un prodotto personalizzato.
In ogni caso in questi soggetti, il soggetto debole è il risparmiatore da tutelare.

La normativa dice che per tutelare il risparmiatore si hanno:

1. contratti per iscritto

2. non ci devono essere conflitti di interesse: un conflitto di interesse potrebbe


essere questo: supponiamo che vado da B. Intesa e porto al private 1M di euro.
Supponiamo che B. Intesa, ha in un’altra divisione un altro private che colloca
altre azioni, queste magari sono migliori e si vuole fare il bene della banca, ma
non va bene per il risparmiatore.

3. viene ribaltata l’onere della prova: se io do i soldi al banchiere privato e


secondo me ha sbagliato, io lo chiamo in causa. Succede che l’onere della prova
normalmente ce l’ha chi accusa, nel caso della gestione individuale, si ha una
situazione invertita: deve essere lui a dimostrare che è stato bravo e non io a
dimostrare che è stato fallace. Questo è per tutelare il risparmiatore

Se vado dal banker e dico che voglio investire 5M in opere d’arte, il banker può
farlo? Rispettando le regole, ci si può accordare. Si può comprare qualsiasi cosa, si
può fare un qualsiasi investimento però la normativa dice questo: bisogna rispettare
alcuni parametri:

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supponiamo che vado dal banchiere e gli dico di comprare del vino.

1. La banca deve dare tutte le informazioni su quell’investimento e sul mercato del


vino; devo diventare un esperto;

2. Non devono esserci conflitti di interesse;

3. Il trasporto merce (delle bottiglie) sono sempre a carico della banca:

4. Ci deve essere un benchmark di riferimento (per vedere l’andamento)

5. Dobbiamo stabilire il livello massimo di leva finanziaria che il cliente si dichiara


disponibile a sopportare.

I guadagni non sono sulla somma che io investo, ma sul capitale che movimento. La
leva utilizzata con un rapporto da 1 a 10, si hanno grandi guadagni e grandi perdite.
Si rischia di più. Se la leva fosse di 100, metto 1000 ma movimento 100mila. Se
scende del 10% perdo 10mila euro. All’aumentare della leva aumenta il mio rischio.
Stabilire il livello di leva è comunicare ala banca fino a che punto di rischio arrivare.

lezione del 22.11.2017

Nei fondi chiusi, i soldi non possono essere riscattati subito. Supponiamo di avere
un fondo chiuso gestito dalla management company (nome inglese di SGR).
Questa si avvale di un consulente (advisor). La prima cosa che si fa è raccogliere
questi soldi. Chi li mette i soldi nel fondo? Chi può privarsi dei soldi a lungo termine?
Sicuramente le banche (che ha le caratteristiche per investire), ma anche le
compagnie di assicurazioni. Esse cosa fanno? Incassano il premio e se si
dovesse verificare un evento li versano. L’assicurazione ha molta liquidità e la
investe. Esse fanno investimenti a medio-lungo termine. Le compagnie di
assicurazioni investono maggiormente negli immobili. Non solo questi due (banche e
assicurazioni), ma anche i fondi pensioni (raccolgono i soldi e poi te li restituiscono
alla fine, dopo gli anni lavorativi). Negli USA i fondi pensione sono quelli che mettono
più soldi, sono i maggiori finanziatori del fondo. Gli ultimi sono i privati facoltosi
(come Pirelli, Agnelli, Berlusconi)

- Prima fase: la raccolta come avviene? È facile raccogliere denaro? 



Per raccogliere denaro devi avere una buona track record. Questa è ciò che si è
fatto in passato. È come un curriculum professionale. Se ho la possibilità di

76
spendere nel mercato una buona track record ovviamente raccolgo più facilmente. 


Importante è anche il ruolo dello sponsor. Esempio di Mediobanca garantisce. 


Altro elemento importante è l’investimento nel fondo da parte della SGR.
L’SGR rispetto al fondo ha un capitale a parte. Se io sono proprietario della SGR,
e faccio versare anche i soldi della SGR nel fondo, c’è un allineamento di
interessi, rischio anche io come società. Per gli investitori c’è una maggiore
sicurezza. 


Altro elemento è che la raccolta può essere estesa anche all’estero. Piol per
esempio raccoglieva negli USA.

- Fatta la raccolta, si passa alla fase dell’investimento. Dove investo?


Supponiamo sia un fondo mobiliare chiuso. Sicuramente non investo in
obbligazioni. Potrei anche investire in borsa ma non è il target esatto. I soldi si
danno solo a patto che ci sia un rendimento. 

Un fondo aperto consente di riprendere i soldi in breve. I soldi non possono
essere immobilizzati. Si investe in beni liquidabili (azioni quotate, obbligazioni). Si
trasforma la liquidità in pochi secondi. 


Nei fondi chiusi invece non c’è il problema della liquidità. Il capitale si chiama
PAZIENTE. Posso fare investimenti a lungo termine che rendono molto. Quali
sono? Posso fare operazioni di venture capital (fase iniziale) o private equity
(espansioni, turn around, LBO) (compro una quota di una società e la rivendo in
futuro). I fondi chiusi di fatto sono delle banche d’affari, delle merchant banking.

Cosa fa l’advisor? Egli ha due ruoli:

1. advisor puro: il consulente da dei consigli, aiuta. Ci sono però due livelli di
operatività. Nei fondi pan=europei egli fa davvero il consulente. Esempio: il fondo
3i (fondo inglese) non investe solo in UK, compra ovunque e deve comprare
degli uffici, delle sedi dove questi sono dei consulenti e presidiano il territorio. Io
advisor cedo consigli alla società-madre.

2. advisor impuro: per molti anni (anche ora), creare un fondo chiuso in Italia era
proibitivo. Le tasse e i vincoli sono enormi. Il 90 o più % dei fondi che operano in
Italia non hanno sede in Italia, ma all’estero. Come si opera così in Italia? Io creo
la SGR a Londra, ma opero in Calabria. Ho bisogno di un advisor in Calabria che

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presidi il territorio. L’advisor è il vero SGR, quella a Londra lo è solo sulla carta.
L’operatività quotidiana non è a Londra, ma in Italia. L’advisor non è un
consulente ma è la SGR stessa. 

Vediamo il rendimento. La SGR guadagna la management fee e la
performance fee. Nel caso di fondi chiusi si chiama CARRIED INTEREST.
Questa equivale al 20% dei profitti. La management fee (è l’impegno che
l’advisor ci mette nel gestire i soldi) in genere equivale al 3% (maggiore del fondo
aperto, era tra 0,5 e 1,5). 

Il settore dei fondi chiusi è molto redditizio. Supponiamo di avere un fondo con
100M. Io SGR per 10 anni guadagno 3M di euro fino al decimo anno. Al decimo
anno il fondo viene aperto. Il fondo è cresciuto di valore: supponiamo da 100M a
300M. Succede che aperto il fondo, il profitto è 200M, il 20% è dell’advisor, il
resto è degli investitori. Il guadagno è diviso tra 4 persone (segretario,
amministratore delegato, analista e presidente della SGR). Posso lanciare col
guadagno un altro fondo maggiore. Con la stessa SGR si riparte. Va assunta
solo una persona, un altro analista.

A livello giuridico, i fondi sono disciplinati dal regolamento di Banca d’Italia del
20.09.99 che ha sostituito la vecchia normativa 344/93.

Stabilisce, facendo confronti tra vecchia e nuova normativa:

1. Il capitale sociale prima era di 5 miliardi, ora è di 1milione.

2. La vecchia normativa diceva che non soltanto si doveva investire i 5 miliardi, ma


non poteva mettere più. Oggi invece si possono aggiungere altri soldi
all’ammontare iniziale.

3. L’acquisto delle imprese: la vecchia legge diceva che il fondo chiuso poteva
comprare solo quote di minoranza di una società (non turn around). Banca Italia
oggi dice che tutto è permesso (anche comprare il 100% della società).

4. Tecnica del draw down: mentre in passato non era ammesso, oggi lo è. Che
cos’è? Se io lancio un fondo chiuso, chiedo i soldi. Se tutti sono disponibili, inizio
a raccogliere denaro da investire. Già da domani posso investire tutti i soldi? Il
fondo dura 10 anni. La vecchia legge diceva che a prescindere da quando
saranno investiti, i soldi vanno messi all’inizio. Oggi non è così, si da un avviso di
15 giorni ai promittenti. I capitali vengono richiamati dal fondo al momento in cui
servono per essere investiti. Se prima del draw down raccolgo 1000, ho
guadagnato 10, ho lo 0,1% di rendimento. Se invece raccolgo poco la volta, ogni

78
volta che mi necessitano i soldi, ho un denominatore minore. Avere un
denominatore più basso perché non ho raccolto tutto, a parità di rendimento, mi
fa avere una percentuale più alta.

I servizi bancari si dividono in:

• asset management,

• corporate finance,

• capital market: è il servizio di collocamento titoli. Vuol dire che una impresa che
vuole raccogliere capitali sul mercato, colloca e vende al pubblico azioni o
obbligazioni. Se la Fiat vuole collocare 500M di euro, come li raccoglie? Sempre
tramite le banche. Sono le banche che piazzano i titoli. È un servizio
remunerativo. Supponiamo che sia un imprenditore e che io voglia collocare dei
titoli. Perché devo rivolgermi alla banca?

La prima motivazione è utilizzare la struttura distributiva della banca (varie
filiali). 

Ci sono anche altre motivazioni: si hanno asimmetrie informative senza banca. Se
arriva una banca importante ed essa ci mette la faccia, fa da promoter, le
asimmetrie informative cadono. Il ruolo delle banche è dare sicurezza a chi
compra il titolo. 

Altro elemento è la predisposizione di documenti informativi e fiscali. Tutti
questi documenti sono fatti dalla banca, dal reparto di corporate finance. 


La banca permette anche la stabilizzazione del prezzo del titolo


Ci sono due tipi di collocamenti:

1. IPO (initial public offering): i titoli devono essere collocati sul mercato.

2. SEASONED OFFERING di titoli già quotati, come la FIAT.

Il collocamento può essere anche

1. pubblico: vendo le azioni al pubblico dei risparmiatori.

2. privato: divido le azioni in tre parti, i primi 30 li vendo con una banca, e via
dicendo Vendo con gli istituzionali. 


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Altro elemento è la clausola di lock up: spesso viene fatta una proposta: se
compro il titolo e non lo vendo prima di una data, mi vengono regalate come
premio altre azioni. (ho 100 azioni “bloccate”, mi danno 10 azioni con la clausola
lock up). 

Altro elemento è il flipping: supponiamo che voglio quotare in fase di IPO la
società. Valuto la mia società. Arrivo a dire che il valore equo della mia azione è
di 10 euro. All’inizio il prezzo che viene messo sul mercato è minore. Si parla di
IPO discount. Si fa, ma non c’è una spiegazione oggettiva. Nel momento in cui
si quota una società al prezzo equo, questo prezzo nelle settimane successive
diminuisce, ma non si sa perché. Se si vende ad un prezzo più basso, il prezzo
in seguito aumenta e va oltre. I mercati si comportano così da sempre. Cosa
succede? Supponiamo di essere grandi investitori e compriamo ad 8 l’azione che
vale 10; il prezzo inizia a salire e va a 12. Cosa facciamo a 12? Vendiamo questo
guadagno aumentato del 50%, ma se tutti cominciano a vendere, il prezzo inizia
a scendere. Il piccolo risparmiatore che non conosce, farebbe perdere
reputazione all banca. Allora le banche devono cercare di stabilizzare il prezzo. E
come fanno a non far crollare il prezzo? 

Si ha un divario quando c’è discordanza tra domanda e offerta. Se tutti voglio
vendere e pochi comprano, il prezzo scende. Se il prezzo non scende è perché
le banche comprano questi titoli invenduti, il prezzo viene stabilito. Questa attività
è il flipping. Non è consentito dalla legge, viene manipolato il mercato. Lo si fa
per influenzare il libero mercato altrimenti crollerebbe. La legge lo fa fare solo per
due mesi. 


Quando c’è un collocamento di titoli si chiede alla banca:

1. servizio organizzativo

2. servizio distributivo: non tutte hanno la stessa capacità di distribuzione, è


diversa la reputazione. Le banche hanno un diverso placing power. La
reputazione è l’asset più importante della banca in questo settore.

3. servizio assicurativo (circa il buon esito della operazione). Si realizza


attraverso la tecnica dell’accollo. Può essere individuale o collettivo. stiamo
collocato un grosso quantitativo di titoli, solo che la banca da sola non può farlo.
Abbiamo per esempio tre banche A(300), B(300), C(400). A fine mese A ha
piazzato tutti e 300, B ne ha lasciati 50, C 100. Questi 150 vanno accollati. Se
l’accollo è individuale ognuno si accolla quello che ha lasciato; se l’accollo è

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collettivo si divide l’ammontare di titoli lasciati e si divide (50 a testa, anche se A
non ha lasciato nulla invenduto).

lezione del 27.11.2017

Con la banca possiamo avere tre soluzioni come garanzie:

• assunzione a fermo

• best effort

• con garanzia.

Immaginiamo che una impresa vada alla banca e il prezzo equo dei titoli è di 10
euro. La banca potrebbe ricomprarle a 9.2, poi essa li vende ai clienti. Si ha la
certezza che tutte le azioni vengano vendute, pur avendo un guadagno minore. La
banca corre il rischio. Questa è l’assunzione a fermo.

Supponiamo di avere 50M di azioni da collocare. La banca le vende tutte a 10€,


mettendocela tutta (best effort) però se non riesce a venderle tutte, la restante parte
ritorna all’azienda. Non si garantisce nulla. Si paga solo sul quantitativo di azioni
collocate sul mercato. Qui non si ha garanzia.

Nel terzo caso, si ha la tecnica dell’accollo, non c’è acquisizione a monte delle
azioni, se dovessero rimanere la banca compra queste rimanenze.

Se il quantitativo di titoli è notevole, ci saranno più banche che venderanno molti


titoli. Si ha un pool di banche. Questo è coordinato da una banca LEAD
MANAGER. I rapporti tra i soggetti (tra pool di banche e banca leader) sono
disciplinati giuridicamente dalla lettera d’impegno e dal patto consortile (quanti
titoli si devono vendere, quanto si guadagna, tipo di accollo, …).

Per tutto ciò si hanno delle commissioni:

• normalmente a livello statistico l’organizzazione costa l’1% del controvalore;

• la parte distributiva va intorno al 2%;

• la parte assicurativa va fino al 4%.

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Complessivamente costa circa il 7% dell’intera operazione (su 100M, 7M è il costo).
L’organizzazione la fa il leader, la distribuzione il pool e l’assicurazione è fatta da
tutti.

Supponiamo che voglio collocare 5 miliardi di euro. Questi non li colloco solo in
Italia, 1MI in Italia, 2MI in Francia, 2MI in Germania. 

Si creano diverse strutture. Un pool in Italia con la lead italiana; un pool in Francia
con la lead francese, un pool in Germania con la lead tedesca. 

Questa operazione si chiama global coordinator. Questo ruolo è assunto da una
delle banche leader che coordinerà tutta l’operazione.

Un elemento molto importante è il ruolo della banca leader. È una attività molto
delicata. Essa deve mettere d’accordo tre diverse esigenze. Essa deve
accontentare la società emittente, il pool di banche, il mercato. Deve anche
stare sulle “montagne russe” per mettere d’accordo i soggetti che tra loro stanno in
conflitto. 

Il soggetto emittente: supponiamo che noi vogliamo collocare dei titoli a 10 euro
per operazione. La banca mi dice che il valore reale non è 10, ma 8. Se la banca
vende i titoli a 8, si guadagna meno rispetto a se si vendono a 10. Il nostro interesse
è venderli ad un prezzo più alto. Se la banca li vende a meno, noi non siamo
contenti e cambiamo banca. La banca perde reputazione sul mercato. Supponiamo
che la banca colloca questi titoli a 12; noi siamo contenti, ma andando dal lato del
mercato, il mercato cosa fa? O le può comprare (perché magari consigliati dalla
banca leader, però il mercato viene penalizzato dopo dei mesi perché poi perdono
valori questi titoli. Se la banca fa ciò, perde capacità nel piazzare i titoli) oppure il
mercato non si convince e ne compra magari un quantitativo minimo. Queste azioni
rimaste, vengono comprate dal pool di banche.

Invece se la banca decide di venderle ad 8 (valore equo 10): il mercato è contento, il


pool pure (non le deve ricomprare poi). La società emittente però è scontenta.

Non si deve mai imbrogliare il mercato.

Esempio Freedomland è una società Italia. Il proprietario era de Giovanni. Aveva


creato una scatola che collegata ad internet dava internet alla tv. Si quota in borsa e
inizia a crescere in maniera notevole. Ad un certo punto, dopo un paio d’anni la
CONSOB fa una ispezione nella sede. Lì vedono che i bilanci erano stati truccati. I
ricavi erano fittizi del 25-30%. Succede che la CONSOB sospende le quotazioni del
titolo. Quando viene appurata la truffa, il titolo non valeva più niente. La società è
fallita però ad essere stata incriminata è stata la lead manager (banca Leonardo).

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Dopo che questa ha fregato il mercato, nei 2 anni successivi non ha avuto neanche
una operazione. Fallì.

Altro elemento del mercato è la clausola di green shoe-nome proprio di una società
che ha fatto ciò per la prima volta- (over allotment).

Se colloco 50 milioni di azioni della Cons1, al prezzo di 15€ per azione. La banca ha
un mese di tempo per venderli. Supponiamo che la richiesta sia superiore di 50M. La
banca non vuole trattare in modo diverso il mercato. Si stipula questa clausola. Nel
momento in cui la banca lo chiede, l’azienda Cons1 vende un altro quantitativo
(10-15% in può 5/7.5M di titoli) nel mese successo. Questo si fa per accontentare un
po’ tutti.

Se invece il quantitativo richiesto è molto più elevato, si parla di over subscription.


In questo caso (2-3 volte superiore all’inizio, supponiamo da 50M a 150M) la legge
(regolamenti CONSOB) stabilisce che se il collocamento è di tipo privato, si può
scegliere liberamente, non si deve dare conto. 

Se invece è pubblico, la legge dice che io devo a monte stabilire un criterio per la
scelta. Un criterio può essere per esempio darne meno a tutti quanti, fare più lotti
meno capienti. Un altro è il criterio cronologico (chi arriva prima li prende).

Importante è il ruolo dell’advisor. Egli solitamente coincide con il lead manager.


Questo è ammesso nelle società private. Nelle pubbliche sono soggetti diversi (lo
dice la legge).

Si deve stabilire la tipologia dei titoli da collocare. Supponiamo di essere


imprenditori e di avere bisogno di 50M di euro. Come li raccogliamo questi soldi sul
mercato? Con azioni e obbligazioni. Quali azioni e quali obbligazioni? Ci sono delle
sottocategorie che vengono individuate dall’advisor. 

In secondo luogo egli stabilisce il prezzo del titolo. Se siamo in fase di IPO, deve
collocare un IPO discount. Se ho un aumento di capitale le azioni valgono più e le si
pagano di più. 

Importante è la tecnica del book building. Questa è per fissare il prezzo equo. Si
costruisce un libro. Si vede la curva di domanda (prezzo per quantità)
dell’investitore. Se si fa per tutto il mercato, si sa la curva di domanda aggregata. Si
sa ad ogni prezzo quanti titoli si vendono. Trovo il range in cui massimizzo prezzo e
quantità. Questo in genere non può andare oltre il 25% di scostamento. Dopo che
l’ho individuato, cosa faccio? Esco sul mercato e dico: io sto collocando le azioni e le
vendo, per esempio, da 9 a 10,2. Il mercato, senza sapere quanto la pagheranno
inrealtà, passa gli ordini effettivi. In un mese li raccolgo e a seconda degli ordini che

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ho ottenuto, io mi tengo nella parte bassa o alta. Il prezzo è stabilito dopo che si
hanno tutti gli ordini. Se c’è un exploit si vendono a prezzo alto e viceversa. 

Importante è anche il timing. La buona riuscita del collocamento è in base al
momento che sta attraversando la borsa. Se la borsa è giù, non conviene a collocare
titoli sul mercato. Se c’è molta euforia è il momento giusto per piazzare i titoli.

Quali sono le caratteristiche che i soggetti devono avere?

• Il leader e il pool devono avere capacità relazionali.

• La struttura organizzativa deve essere snella (il CDA composto da poche


persone).

• Ultima cosa è avere delle capacità patrimoniali elevate. Questo perché,


ragionando sul servizio assicurativo, le azioni invendute vanno comprate col
proprio patrimonio netto.

Esempio eclatante: Olivetti 1995, investe nella Omnitel, però ci sono due problemi:

1. occorreva investire 800 miliardi di lire;

2. l’Olivetti non era molto in salute, aveva un buco di bilancio di 2mila miliardi di lire.
Essa rischiava di fallire. Tra l’altro l’Omnitel avrebbe dato utili dopo 3 anni.

Per risolvere, si fa un aumento di capitale, si chiedono i soldi al mercato per 2257


miliardi di lire. La cosa eclatante era che una società sull’orlo del fallimento
investiva.

Fino a quel momento è stato il secondo caso di aumento del capitale nella borsa
italiana. Il primo era stato realizzato negli anni 90 dalla FIAT nel ’93, per un
controvalore di 3000 miliardi. La FIAT era praticamente fallita. Essa è stata salvata
da Gheddafi.

Per l’aumento del ’95 Mediobanca agisce sia da lead manager sia da global
coordinator. SI fa un pool di banche.

Per l’assicurazione si ha un rischio inoptato di 1478 miliardi. Le banche comprano


fino a questa cifra.

Succede che il proprietario di Olivetti, vuole fare altri due aumenti di capitali delle
aziende che le controllano (CIR, COFIDE). Per le due holding che controllano
l’Olivetti si vogliono fare incrementi di 415 miliardi e 167 miliardi. Mediobanca blocca,

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de Benedetti rinuncia agli aumenti di capitale ma si fa aumentare l’assicurazione, il
rischio inoptato fino a 1778 miliardi. Ma anche la percentuale di guadagno della
banca aumenta fino al 4%. L’operazione viene svolta così: si effettua una road
show. Si fa nelle piazze finanziare (Parigi, Londra, Bruxelles) a presentare l’iniziativa
chiedendo soldi agli investitori. Si va accompagnati da banche prestigiose. Il road
show fatto da Olivetti era accompagnano da Golman Sachs, J. P. Morgan e Morgan
Stanley. Sono riusciti a vendere tutte le azioni, il 70% all’estero, il resto in Italia. Tutto
questo grazie alla reputation. Le banche d’Italia non hanno comprato azioni ma si
sono incassati 70 miliardi di premio assicurativo.

lezione del 20.11.2017

Strumenti derivati: sono titoli che derivano il loro valore da un’attività sottostante, la
quale (detta underline asset), che può essere di natura finanziaria (abbiamo il
financial derivates), di natura reale (commodities derivatives).

Questo titolo è legato a fattori che non dipendono dal titolo stesso, ma che, in base
alla loro crescita o diminuzione influenzano il titolo. 

Se è legato ai commodities (petrolio, oro e altri beni di alto consumo) è di tipo reale. 

Se è legato a qualcosa di tipo finanziario come un BTP (bene di natura finalizzato) è
un financial derivates.

Le tipologie di base di questi titoli sono:

• contratti a termine chiamati: forward,

• futures,

• opzioni (options),

• swap.

Sono 4 tipologie di base di strumenti derivati.

I contratti scambiati su mercati non regolamentati sono: forward e swap. 



I futures sono di regola scambiati sui mercati regolamentati, le opzioni in entrambi.

Qualunque tipo di soggetto può adoperare (Stato, pf, pg, multinazionale) con questi
strumenti. 

Quali sono le finalità? Finalità speculative e finalità di copertura di rischi

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(hedging). Il derivato permette di trasferire il rischio o una parte del rischio di una
operazione da un soggetto che vuole ridurre il rischio ad un altro soggetto che
invece lo vuole aumentare sotto commissione (lo fa se ha un tornaconto).

Contratti a termine: supponiamo che ho delle azioni Fiat da vendere, Tizio le cede
a Caio a 10, che deve pagare. Quando c’è uno scambio di titoli il regolamento (il
pagamento) non avviene contestualmente, ma deve avvenire entro 3 giorni di borsa
aperta. Se l’operazione si chiude entro 3 giorni canonici si ha una operazione a
termine, si chiama a pronti. Si potrebbe fare anche con un altro tipo di accordo:
ovvero accordandoci per lo scambio di un titolo bloccando il prezzo e ci impegniamo
ad una data successiva, il contratto dal 4° giorno è a termine: due soggetti
scambiano titoli ad una data futura ad un prezzo stabilito. Perché si fa ciò? Caio si
impegna a comprare tra tre mesi un’azione Fiat a 10€, perché pensa che tra 3 mesi
il titolo cresce. È fortemente rialzista. Tizio che vende a 10 euro, si impegna a
vendere, lo fa perché pensa che tra tre mesi il titolo scenda. È una visione
ribassista. Immaginiamo che il titolo è salito a 12, Caio ha guadagnato 2€, Tizio ha
perso 2€. Se il titolo è sceso a 7, Tizio guadagna 3€, è nell’area profitti, Caio invece
perde 3. Guadagno e perdita si bilanciano, sono diametralmente opposte. Questa è
una finalità speculativa. Caio è fortemente rialzista, Tizio fortemente ribassista.
Stiamo facendo una speculazione.

Il contratto a termine si può utilizzare anche con finalità di copertura: supponiamo di


essere imprenditori di salumi, dobbiamo comprare grossi quantitativi di carne.
Ragioniamo così: faccio un contratto a termine, tra 3 mesi il fornitore ci consegna la
cane a 1,20 al Kg, tra quattro mesi 2€ al kg. Il prezzo varia in base alle quotazioni
della borsa alimentare. Dovendo comprare grossi quantitativi anche qualche
centesimo incide. SI può decidere di usare un contratto a termine in cui si chiede la
vendita li a, per esempio, tre mesi di un certo quantitativo di carne ad un certo
prezzo stabilito. Programmiamo la fornitura al prezzo di oggi, ad un prezzo stabilito.
Blocchiamo il prezzo, questa è strategia aziendale. Questo ragionamento prescinde
dalla speculazione: non voglio correre rischi di rialzi improvvisi di prezzi e quindi lo
blocco per tutte le future forniture, indipendentemente dal fatto che il prezzo
potrebbe scendere o salire.

Stessa cosa se compriamo carne dagli USA e blocchiamo il tasso di cambio.


Siccome è scambiato su un mercato OTC, il contratto a termine può essere
regolamentato in un giorno qualsiasi, per un qualsiasi quantitativo, non essendo
soggetto a nessun vincolo. Mi copro da fluttuazioni inattese dal prezzo o dal tasso di
cambio delle valute. Questa è una finalità di copertura.

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Questo contratto è fatto su un mercato OTC: la data futura non è regolamentata, si
può scegliere il quantitativo, non c’è nessun vincolo. A scadenza quello che perde
che fa? Non si presenta, ma un soggetto che non adempie alle obbligazioni è fuori
dal mercato, perde reputazione.

Il contratto si può cedere in questo caso? C’è fiducia tra i 2 soggetti, il terzo soggetto
non si conosce. La cessione del contratto quindi non è permessa da entrambe le
parti. I guadagni e le perdite sono conteggiate tra 3 mesi, a scadenza, quando si
materializzano.

Future: vale quanto detto rispetto ai forward per guadagni/perdite. È un contratto


regolamentato. C’è una tutela di legge, è stabilito ogni elemento contrattuale
(quantitativo cioè quanti titoli si possono scambiare; la data deve essere o al 30
marzo, o al 30 giugno o al 30 settembre). L’elemento di differenziazione è la
presenza di una cassa di compensazione e garanzia (clearing house, che si
metterà in mezzo ad ogni transazione). Essa si metterà in mezzo a ogni transazione
tra chi compra e chi vende. Tra un soggetto che compra e uno che vende c’è questa
cassa, prende i titoli di chi compra e i soldi di chi vende. Che vantaggi ci sono?

- problemi di inadempienza non ce ne possono essere: essa interviene al posto del


soggetto inadempiente togliendolo dal mercato

- possibilità di cedere il contratto ad un soggetto terzo

Chi sono i proprietari di essa? Gli operatori del mercato, ognuno mette una quota
sociale. I proprietari sono clearing members. In genere sono le banche.

Le clearing house hanno introdotto due regole: margine iniziale e margine di


variazione/mantenimento.

La clearing house della cifra complessiva vuole un margine iniziale che va dall’1% al
10%. In questo caso non ci interessa se il prezzo sale o scende. A fine giornata si
deve saldare il conto a chi ha perso secondo la clearing house. Il guadagno e la
perdita si fanno ogni giorno, questo si chiama margine di variazione ( chi ha
guadagnato deve dare a chi ha perso. Compro 100.000 di Fiat, tra 3 mesi se sale
guadagno 10.000, se scende perdo. Posso ragionare così: voglio comprare un
contratto future di 100.000, di margine iniziare devo dare 10.000, ne compro un
secondo dando un altro margine iniziale. I 100.000 li divido in 10 acconti di 10.000.
Ho investito 100.000, ma comprato 10 contratti per 1 milione (10 per 100.000). Se il
titolo scende guadagno 100.000 e viceversa. Si danno acconti e si ha la possibilità di

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moltiplicare il capitale. SI movimentano più soldi di quanti se ne investono. Questa è
la leva finanziaria.

Opzioni: 2 soggetti si scambiano titoli tra 3 mesi ad un prezzo. Si fa anche un 2°


accordo, uno dei due non ha l’obbligo di presentarsi, non ha l’obbligo di assolvere
all’obbligazione (chi compra il contratto). In cambio deve pagare un premio per
comprarla.

È un contratto dove si ha la facoltà, ma non l’obbligo di comprare o vendere un


quantitativo di titoli ad un prezzo prestabilito.

Ci sono:

1. opzione call: dà la facoltà di comprare a scadenza un titolo, ma non l’obbligo

2. opzione put, facoltà di vendere a scadenza un titolo

Possono essere europee o americane (la possibilità la posso esercitare solo in un


giorno stabilito nell’europea, nell’americana sempre)

Profilo di pay off: supponiamo di comprare un opzione call sulla fiat per tre mesi, a
10€ a operazione detto stake price (da 10€ a chi vende l’azione). Tra tre mesi
posso chiedere di comprare l’azione se il prezzo è salito. Per questo diritto di
scegliere si da il premio di opzione, supponiamo che sia 1€ a operazione. Io che
compro sono a -1. Questo è profilo pay off. Devo recuperare questo -1, Tra tre mesi
il prezzo deve essere 11, allora sono perfettamente a pareggio. Da 11 in poi,
guadagno. Se va a 5, rifiuto il contratto. Sono nell’area della perdita. Ci rimetto al
max 1€ (arrivo a 6). Il mio guadagno potenziale va all’infinito. Se il prezzo è 10,5
esercito o no? (parte colorata). Man mano che mi sposto verso l’11 si riducono le
perdite. Se è 10,5 perdo 0,5. Tra lo stake price e il prezzo di pareggio comunque
esercito perché ridicole perdite.

Il guadagno del venditore si riduce man mano che mi avvicino a 11. Se il prezzo sale
molto, lui può guadagnare solo il premio, se il prezzo si riduce lui perde fino a meno
infinito. Il cool qui è rialzista, se qualcosa va storto al massimo perde il premio. È
rialzista prudente. Vediamo il profilo pay off del put. Ho delle azioni e le vendo a 10€
tra tre mesi. Le vendo se il prezzo è sceso. Guadagna quanto il titolo è sceso. A 9 né
guadagna né perde. Tra tre mesi il titolo va a 15, allora non conviene portare avanti il
contratto. Ci rimetto 1€. Se il prezzo va a 5, guadagna. Più scende, più guadagna.
Se va male, scende e guadagna all’infinito. Tra 9 e 10 esercita. In questo caso sono

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ribassista prudente. Chi mi ha venduto la put? Si aspetta che il prezzo salga. Può
guadagnare massimo 1€. Se il titolo scende, perde soldi.

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