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La Francia è un paese che si confronta col suo passato coloniale in Africa del nord,
da cui resterà a lungo condizionata anche dopo l’indipendenza dei paesi maghebini
Algeria, Tunisia e Marocco (con Mauritiana e Libia se considerato nell’accezione di
unione politica), i cui popoli colonizzati precedentemente intrapresero i primi viaggi
migratori verso la Francia, arricchendola della loro diversità. La Francia è stata
doppiamente accogliente, sia per principi repubblicani in quanto il popolo francese
si dichiara amico di tutti i popoli sia per necessità economiche e demografiche.
A partire dall'XI secolo e fino al XIX secolo, le immigrazioni sono solo stagionali e
temporanee e durante questo periodo le popolazioni, inizialmente molto diverse tra
loro, si uniscono progressivamente sul territorio.
Un primo cambiamento avviene con la crisi economica e la disoccupazione sorte alla
fine del XIX secolo: la parola “immigrato” fa la sua apparizione suscitando un
distacco dalla Francia accogliente del passato.

L’avvento della Grande guerra come il secondo conflitto mondiale porta con sé il
reclutamento in massa dei Maghrebini come lavoratori o come soldati e la necessità
relative alla ricostruzione economica in Francia portarono l’Ufficio nazionale
dell’immigrazione a reclutare ancora una volta Maghrebini per il lavoro in miniera e
nell’industria.
A questo scopo gli Algerini ottennero la libertà d’ingresso in Francia, ciò comportò
cambiamenti importanti a livello qualitativo nell’emigrazione algerina: mentre prima
essa era costituita unicamente da uomini soli, sposati o celibi, da allora essa
riguardò anche le famiglie. L’emigrazione proveniente da Marocco e Tunisia, che
non beneficiò di tale libertà di circolazione, restò relativamente più limitata,
individuale e maschile , composta di un buon numero di clandestini reclutati da
imprese francesi, il più delle volte in seguito alla raccomandazione di compatrioti già
presenti in Francia.
Con la crisi politica dell’inizio degli anni 50, seguita dalle guerre di liberazione
nazionale, provocò un aumento del controllo sull’emigrazione e quindi una sua
significativa riduzione. Pertanto, a metà degli anni 50, quando il periodo coloniale
stava per finire, si potevano contare in Francia quasi 250000 immigrati Maghrebini,
costituiti per più di nove decimi da algerini.
Fino ad allora l’emigrazione maghrebina si era adeguata esattamente ai bisogni della
Francia. Essa era costituita quasi esclusivamente da uomini giovani, il più delle volte
costretti a svolgere lavori faticosi e pericolosi.
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A causa della situazione particolare dell’Algeria, dal 1947 i cittadini Algerini ebbero
anche la cittadinanza francese , rispetto a Tunisia e Marocco.
Nel 1954, gli Algerini costituivano più del 93% della comunità maghrebina in
Francia, contro appena il 5% dei Marocchini ed il 2% dei Tunisini.
In seguito la lunga guerra d’Algeria rallentò il ritmo delle partenze verso la Francia,
mentre l’indipendenza del Marocco e quella della Tunisia contribuirono a
intensificare l’emigrazione proveniente da questi due paesi, la Francia firmò accordi
con il Marocco e la Tunisia.
In questi due paesi la Francia insediò, rispettivamente a Casablanca e a Tunisi, una
succursale dell’Ufficio nazionale dell’immigrazione incaricata di reclutare, dopo una
selezione i lavoratori.
L’effetto di questi accordi fu immediato, provocando un enorme incremento delle
partenze. Migliaia di candidati all’emigrazione affluivano verso i centri di
registrazione e reclutamento.
Bisogna inoltre ricordare che questo periodo è segnato anche dall’emigrazione quasi
totale delle comunità ebraica e dei coloni dal Maghreb a causa del conflitto Arabo-
Israeliano nel 1967.
La quasi totalità dei coloni rimpatriati tornò in Francia, dove diventò un importante
elemento nella filiera d’assorbimento di emigrati maghrebini diretti verso l’antica
madrepatria. Questi si inserirono nel settore agricolo francese. Si sviluppò così
un’emigrazione di carattere stagionale e temporaneo tra Francia e Maghreb.
Il ricongiungimento familiare ha cominciato ad essere praticato, a partire dagli anni
60, coloro che beneficiarono maggiormente della misura del ricongiungimento
familiare furono soprattutto gli emigrati partiti da tanto tempo, che presentavano i
requisiti necessari per poter accogliere la propria famiglia, un reddito sufficiente e
un alloggio dignitoso.
La possibilità offerta ai lavoratori maghrebini di far venire la propria famiglia in
Europa, o di crearsene una, ha finito per dare al fenomeno una maggior ampiezza
tra le tre comunità e di influire in maniera decisiva sulle caratteristiche dei flussi
d’immigrazione In quanto la maggioranza degli emigrati, ritenendo molto difficile, se
non impossibile, il loro reinserimento in un contesto socioeconomico nazionale
incerto e sempre meno conosciuto, considerava inevitabile e definitiva la
permanenza in Francia.
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Il ricongiungimento familiare si è intensificato, poiché questo permetteva ai migranti


non solo di condurre una vita normale, ma anche di approfittare di sussidi familiari
più interessanti su cui contante e dava agli immigrati la speranza di assicurare ai loro
figli un’istruzione francese. Gli immigrati col passare del tempo, si trovano tra due
realtà socioculturali, da un lato restano gli anziani fedeli ai comportamenti della
propria identità d’origine ,mentre i giovani trasformano il proprio modo di pensare e
di agire attraverso la nuova vita in Francia e il progressivo inserimento sociale.
La strada che porta all' integrazione è però tutta in salita, dal momento che gli
immigrati devono superare le resistenze che derivano dalle proprie tradizioni e il
distacco della società francese, ciò porto una chiusura con l’ambiente esterno,
spesso gli immigrati infatti si chiudevano in quartieri diversi per religione o paese
d’arrivo.
L’evoluzione della struttura familiare
Uno degli aspetti più importanti e determinanti del radicamento degli immigrati, è
rappresentato dalla destrutturalizzazione della famiglia tradizionale patriarcale.
Le donne anche se in un primo momento sono turbate dai cambiamenti, si adattano
molto velocemente alle nuove responsabilità (contatti con le istituzioni, i medici, i
vicini), sottraendo una parte di potere all’uomo, pur non mettendone in discussione
la sua autorità di capo famiglia. I giovani nati e allevati in Francia sono più istruiti dei
propri genitori e spesso non comprendono la lingua d’origine.
A questo si aggiunge il fatto che, frequentemente, i padri occupano un ruolo sociale
mediocre si arriva ad una devalorizzazione dell’immagine paterna che, associata ad
un’emancipazione quasi eccessiva, induce i giovani, a rispettare sempre meno la
figura paterna e quindi ad osservare con scarso entusiasmo le proprie usanze e
tradizioni, che tendono così a diluirsi fino a scomparire nel tempo.
Il matrimonio, rappresenta un frequente argomento di conflitto,la scelta del
congiunto e la modalità dell’accordo con la futura famiglia spetta spesso ai genitori
ma sempre più frequentemente le unioni di convenienza sono rifiutate dai figli che,
giustamente, vogliono decidere liberamente.
Un altro aspetto da sottolineare è che la Francia non ha mai smesso di essere
presente sulle ex-colonie, di influenzare i dirigenti africani e di suggerire loro le
politiche da attuare, sviluppando così una situazione di neocolonialismo, usurpando
il nome di “paesi indipendenti”.